CALIPSO

Dramma in sette quadri

di FRANZ THEODOR CSOKOR

Versione italiana di Grazia e Fernaldo Di Giammatteo

PERSONAGGI

IL VATE CIECO

CALIPSO

ERMETE

ODISSEO

GALATEA

IL FABBRO DI EFESTO

UN UCCELLO STINFALICO

EROS (che non parla)

L'OMBRA Di'AGAMENNONE

II luogo dell'azione rimane, per tutta la durata del dramma, la grotta della ninfa Calipso, sull'Isola Ogigia. Epoca mitica. Lo stile della scenografia sia quello degli antichi affreschi di paesaggi omerici che si troviamo sull'Esquilino ed a Pompei nella Casa dei Vezi. Il portamento ed i gesti delle persone siano simili alle statuette di Tanagra e alle figure dipinte sui vasi ellenici piuttosto che ai marmi dell'et di Pericle. Soltanto il Vate cieco ha i tratti della nota erma di cieco, definita anche erma di Omero. I versi del Vate cieco siano estratto, con lievi vallanti, dal primo e dal quinto canto dell'Odissea.


Commedia formattata da

QUADRO PRIMO

Volta a forma di conchiglia, aperta sul fondo, simile ad un triangolo capovolto. Dietro l'apertura della grotta pendono liane e tralci, che sostengono maturi grappoli d'uva. L'apertura fiancheggiata da ulivi, alni e cedri. La parte inferiore ingombra di cespugli; dietro di essi si vede un alto cipresso di color scuro, oltre il quale vi il mare aperto, azzurro cupo. La costa del mare si suppone sia pi in basso. Nell'interno della grotta, sulle cui pareti si scorge un lieve riflesso rossastro, vi sono, a sinistra, un telaio verticale ed una spoletta d'oro, con la quale gi stato iniziato il lavoro; dinanzi al telaio uno sgabello e, pi a sinistra, il letto, grande, fatto di assi forti e scure, e coperto di pelli bianche. Alla testa del letto, un tripode con braciere. Nel centro vi un rozzo tavolo rotondo, di pietra, al quale siedono, una di fronte all'altro, su sgabelli d'oro con cuscini di porpora e schienali rotondi, la i ninfa Calipso ed il dio Ermete. Hanno dinanzi un rosso cratere e coppe di forma schiacciata, e piatti lucenti, pieni di frutta. Entrambi hanno il capo incoronato, per il banchetto. Calipso, che indossa una veste azzurra, una bellezza molto femminile e riservata, raccolta nei gesti. Ermete, che indossa un rosso chitone, un efebo tutto muscoli e nervi. Sotto la corona di tralci egli porta un'anadma d'oro; ha i sandali alati. Posato sul tavolo, dinanzi a lui, lo scettro, anch'esso d'oro. (Sulla destra arde un fuoco vivo, da un focolare ricavato nella roccia. Il Vate cieco, con il volto - simile a quello dell'erma omerica - illuminato dai riverberi del fuoco, siede appoggiato ad una colonna; ha dinanzi a s un boccale fatto di pelle d capra, colmo di vino. Il suo bastone bianco, con l'impugnatura d'oro, lungo una volta e mezza un uomo, ed una vecchia cetra d'oro, con le corde spezzate, sono appoggiati al dado della colonna, dietro di lui. Dall'apertura sul fondo entra la luce di un radioso meriggio estivo. Da lontano si ode a tratti un fragore lungo e sordo).

Calipso - Ancora nettare?

Ermete - (le porge la coppa) Mezza coppa. (Calipso versa. Egli beve) Com' squisito. (Alza la coppa verso di lei) Kaire. Lo mantieni fresco nella neve?

Calipso - (accostando le labbra alla coppa) Nella neve d'Olimpo.

Ermete - (sorride) Non ti bastano l'Ossa e il Pelio?

Calipso - Lass la neve si scioglie a primavera.

Ermete - Anche ci che ci piace dev'essere eterno come noi, nevvero? (Beve) Eppure io son spesso triste per non essere nulla di meglio che un Dio. Anche se per ci non mi dissolvo, come la neve d'Olimpo.

Calipso - Che fa ora il padre degli di?

Ermete - Custodisce, accanto ad Era, il focolare celeste, ed ella difende da lui il focolare degli uomini.

Calipso - A lui invece piacque accendere in quelli il suo fuoco... nelle loro donne... travestito...

Ermete - ... da toro... da aquila... da nube... da Dio... con Anfitrione persino da soldato...

Calipso - Da uomo mai di certo.

Ermete - Non degno di lui.

Calipso - Le donne amano i soldati. Le donne degli uomini: non io.

Ermete - Anche alle donne degli di talvolta piacciono. Rammenti: Afrodite colta, con Ares, nella rete? Come ridemmo, allora, primo fra tutti il padre degli di!

Calipso - Mai and dalle donne col suo sembiante?

Ermete - Come Zeus? Una volta soltanto. E la fanciulla ne mor. Si chiamava Semele.

Calipso - (lentamente) Se un uomo si presenta a noi com', non ne dobbiamo subito morire?

Ermete - Se non si dea, si muore.

Il Vate cieco - Non v' bisogno che l'uomo sia un dio.

Ermete - (gettando uno sguardo al Vate cieco, a mezza voce) Quel vecchio ci spia...

Calipso - Ha l'udito cos acuto, perch cieco. E' un vate...

Ermete - Ma terreno, pare.

Calipso - Non proprio. Poich egli vate.

Ermete - Gli si sono spezzate tutte le corde della cetra...

Calipso - Attende che un dio gli tocchi la fronte. Allora rinasceranno.

Ermete - Non sar io. A che pr lo imbecchi?

Calipso - Un giorno canter.

Ermete - Non ti macchiare con gli uomini, figlia di Atlante.

Calipso - (sorridendo) Sulle spalle il cielo, ai piedi la terra... non anch'egli fra quelli e voi?

Ermete - Ma a noi pi vicino. Fa come noi. Noi ci allontaniamo da essi a poco a poco. Altrimenti fanno portare a noi la terra, s che la debolezza loro divenga nostra colpa. (Il fragore, che giunge di lontano, aumenta) Chi fa questo spaventoso rumore?

Calipso - Il bastardo di Posidone.

Ermete - Polifemo il ciclope?

Calipso - Pare sia affamato.

Ermete - Tu lo capisci, forse?

Calipso - Io no. Gli uccelli stinfalici affermano che sono potenti parole quelle ch'egli emette.

Ermete - Continuano a spargere il ferro rovente?

Calipso - Di concerto con lui.

Ermete . - Anche qui?

Calipso - No. Sopra le case degli uomini.

Ermete - E quelli?

Calipso - Fuggono all'aperto dinanzi a loro. Ma l Polifemo li ghermisce.

Ermete - E li divora?

Calipso - Dall'elmo al calcagno.

Ermete - Gusti da ciclope. Io preferisco l'ambrosia. Kaire. (Brinda a Calipso).

Calipso - - Parli cos perch non ne accompagni nessuno all'Ade, com' tuo ufficio?

Ermete - Quei divorati? Grazie! Eroi io accompagno, re, veggenti, guerrieri che cadono, a volte anche donne. Ci che vien divorato non conta.

Calipso - Ma che il padre degli di non intervenga... questo non capisco.

Ermete - Non manderebbe neppure Eracle! Polifemo laggi ha il potere... perci nel giusto. E se continua per molto ancora a divorarli, finiranno per farlo dio e scoprire che dice parole potenti. Come gli uccelli stinfalici. (Il fragore si fa violento e prolungato).

Calipso - (si alza) Ermete, accaduto qualcosa di grave.

Ermete - (rimane seduto e alza le spalle) Ha morso una corazza?

Un Uccello stinfalico - (entra, eccitato. Ha piedi scagliosi, ad artigli, corpo coriaceo, occhi rotondi, becco metallico, ed un ciuffo di piume metalliche che danno l'effetto di una maschera calata sul viso. Le braccia terminano in due ali di ferro, ch'egli agita furiosamente) Papi, papapapi, papi

Ermete - Parla la lingua d'Olimpo!

L'Uccello - (c. s.) Papi, papi, papapapi, papi!

Ermete - Io sono Ermete. Il messaggero degli Dei. In viaggio.

L'Uccello - (c. s.) Papi.. papi... papapapi!

Calipso - Si - (comporta come fosse fuor di senno. Che stato?

L'Uccello - (c. s.) Papi... papi... ai... ai... ai... (Esce in fretta. Il fragore lontano si trasforma in un lamento).

Ermete - Polifemo dev'essere infermo.

Calipso - Per fortuna degli uomini.

Ermete - Credi? Ora che sono avvezzi a lui?

Il Vate cieco - (si alza e solleva il capo, in ascolto).

Ermete - Canter il tuo vate, ora che Polifemo si tace?

Calipso - Che un dio l'abbia toccato?

Il Vate cieco - (fissando il vuoto) Vedo, vedo...

Ermete - Pare che il cieco intravveda qualcosa. Dove?

Calipso - Ohe vedi con i tuoi occhi spenti?

Il Vate cieco - Non con gli occhi...

Ermete - Costui insuperbisce. Solo Zeus pu questo, ed ora neppur gli piace.

Il Vate cieco - (ispirato) Vedo il gigante... si torce... tende l'orecchio... da un foro nella fronte sgorga il sangue... getta ora massi sui flutti... (Lontani tonfi in acqua, ripetutamente).

Ermete - (si alzato) E' vero! Il tuo cieco ci umilia. (Al Vate cieco) Vedi contro chi?

Il Vate cieco - Ad una zattera con armati, egli mira...

Ermete - Vedi una zattera sul mare, Calipso?

Calipso - No. E gli credo.

Ermete - Io pure. Ma, come osa veder pi d noi, suoi di? Quest'uomo dev'esser pazzo... o di Delfi.

Calipso - Un vate l'uno e l'altro.

Il Vate cieco - (c. s.) Ed ora colpisce! (Si ode un lontano urlo, di pi voci) Ahi! (Si copre il capo).

Calipso - (ansiosa) Nessuno si salva?

Il Vate cieco - (rialza il capo) S! Uno... emerge con sforzo dalla schiuma... si dibatte sulle onde e giunge alla riva...

Calipso - (c. s.) Alla nostra?

Il Vate cieco - S. Ora sale sulla sponda. (S dirige brancolando verso il suo angolo, dove si abbatte esausto).

Ermete - Una visita dell'umanit? (Prende lo scettro) Volo...

Calipso - Non sei curioso?

Ermete - Non quanto te. Accetta il mio consiglio: ricaccialo in mare.

Calipso - Prima lo si pu ascoltare.

Eremte - Perch ? Tutte menzogne. Te ne pentirai. (Saluta con lo scettro) Se hai bisogno di me, mandami una nube. (Via dal fondo).

Calipso - (al Vate cieco) Se egli mente, anche tu menti, ospite cieco?

Il Vate cieco - Forse, se canto. Ora non canto.

Odisseo - (zuppo d'acqua, seminudo, entra nella caverna. E' un uomo vigoroso, di cinquant'anni, con un pizzo scuro ed occhi acuti. Non appena scorge Calipso si inginocchia ai suoi piedi) Dea!

Calipso - Ninfa... La ninfa Calipso.

Odisseo - Per me, dea. (Si alza) Per me qui tutto divino. (Si stira) Perch vivo.

Calipso - (lo squadra) Come sei potuto sfuggirgli?

Odisseo - Io a lui? No: lui a me.

Calipso - Polifemo... a te? Non devi essere in senno.

Odisseo - S}, sono fuor di senno. Che quello ancora vive.

Calipso - Se l'hai offeso, fuggi. Con l'occhio della sua fronte vede abbastanza. Sin qui, sino a noi.

Odisseo - A nessuno, in vita, egli nuocer pi, se pur la sua vita l'eternit.

Calipso - Da chi l'hai appreso?

Odisseo - Da me! Sono stato pi pronto di lui.

Calipso - Tu omiciattolo, ch'egli sbriciola fra i denti?

Odisseo - L'ho accecato...

Calipso - (lo fissa senza parole).

Il Vate cieco - (si alza) Come hai fatto?...

Odisseo - Lo resi ebbro e poi lo accecai nel suo unico occhio... con un palo rovente. Ora tacete. Porse vi era caro? Ho gi confessato troppo? Allora, osservate la legge dell'ospitalit... (Si volge verso l'ingresso della grotta).

Calipso - Dove vai?

Odisseo - Riprendo il mio errare... (Si avvia verso la soglia, ma si sente improvvisamente venir meno e si appoggia ad una parete, sopraffatto da una subita debolezza).

Calipso - Prima siedi! Riposa!

Odisseo - (si ferma, esitando) Che avete sullo scudo?

Calipso - Vorrei aiutarti.

Odisseo - (si avvicina lentamente al tavolo e siede) Non m'era mai occorso. Perdona! Genti che mi accolgono come voi... senz'urli... senza ferro... senza assalto?

Calipso - Non sai che significa pace?

Odisseo - No. Solo che debbo vivere, io so. Null'altro.

Il Vate cieco - (avvicinandosi al tavolo) Da questo momento?

Odisseo - Da quando la morte fu su di me... da anni... da lustri... mai l'ho sentito cos intensamente.

Il Vate cieco - (a tastoni, verso Odisseo) Sei forse un gigante caduto?

Odisseo - (stancamente) No. Soltanto un uomo. (Abbandona il capo sul tavolo).

Calipso - E qual il tuo nome?

Odisseo - Nessuno... (Chiude gli occhi).

QUADRO SECONDO

La stessa scena del primo quadro. Crepuscolo con nubi variopinte. Il fuoco che arde nel focolare illumina sempre pi intensamente la scena a mano a mano che imbrunisce. Insieme al monotono sciacquio del mare giunge a tratti, dal fondo, un sordo lamento.

(L'una di fronte all'altro, Calipso e Odisseo, siedono al tavolo coperto di anfore e coppe, pane, fichi, olive, melagrane in vassoi. Il Vate cieco - che ha dinanzi a s frutti ed un piccolo otre di vino siede come prima).

Odisseo - (brinda a Calipso, poi, soddisfatto, si lascia andare sullo schienale) Alfine un tavolo che non uno scudo, ed una coppa che non un elmo. Un banchetto di di!

Calipso - (sorridendo) Ti basta, uomo?

Odisseo - Pane d'orzo, fichi, olive e vino... di terra che bevve pioggia e non sangue.

Calipso - Te ne senti privo?

Odisseo - Non io. Debbo un sacrificio a te... un sacrificio di sangue.

Calipso - Qui non verserai sangue, n per te n per me.

Odisseo - Si bruciano solo frutti di campo, per onorarti?

Calipso - Perch vuoi saperlo?

Odisseo - Affinch mi conservi la tua benevolenza, dea straniera, di cui nulla so.

Calipso - Straniero fuggiasco, che so io di te?

Odisseo - (sorridendo) Il mio nome!

Calipso - Nessuno ? Nessun uomo si chiama nessuno . Non vi basterebbe un tal nome. Voi vi chiamate re, capitano, eroe.

Odisseo - (c.s.) Fui gi tutto. Ora mi chiamo nessuno .

Calipso - E prima? Anche se non parli, lo sapr.

Odisseo - Perch sei fra le dee? Ma le dee non debbono esser curiose. Se lo sono, in terra nascono guerre...

Calipso - Alludi al pomo di Paride. Allora sei stato dinanzi a Troia, dove fosti eroe, capitano, re. Allora tu sei... Odisseo!

Odisseo - Ecco: conosci la mia sorte...

Calipso - Tutti gli altri sono da tempo alle loro case. Tu sei ritenuto morto. Da un decennio ormai erri sul mare, di rischio in rischio, verso la tua patria, dove si vuol convincere la tua donna alle nozze. Ma tu sogni ch'ella ti attende...

Odisseo - (altero) E' mia sposa. Attender!

Calipso . - Anche Clitennestra attende il suo sposo... con la rete e l'ascia nella mano.

Il Vate cieco - (si alza) Penelope ord l'inganno per amor dello sposo. Di giorno ella tesse l'abito di nozze pei Proci, di notte ne disfa la trama, e mai giunge alla fine.

Odisseo - (si alza) Chi costui che sa guardar nell'occulto? Venga al nostro desco! Voglio interrogare...

Il Vate cieco - Ora non so dir altro che questo. (Torna brancolando al suo posto) Ma forse un giorno questo sar un poema, e tu vi sarai mio ospite, eroe.

Calipso - (a mezza voce, a Odisseo) E' cieco, e non vuole recar fastidio.

Odisseo - La cecit d fastidio agli di?

Calipso - S, che non bella.

Odisseo - Anche quella di Tiresia, il vostro veggente, a mezzo del quale parlaste quando foste in collera con noi?

Calipso - Gli di l'accecarono per castigo. Ma pure ci che puniamo, sempre ci appartiene. Eppoi egli morto da tempo.

Odisseo - (si risiede) Lo so. Lo incontrai.

Calipso - Dove?

Odisseo . - Negli Inferi.

Calipso - Sei stato negli Inferi? Tu... uomo? Uomo ancora in vita?

Odisseo - L'uomo che ti sta dinanzi.

Calipso : - Come avvenne? Quando?

Odisseo - (le porge la coppa) Dea, prima mesci il vino.

Calipso - Calipso mi chiamo. La ninfa Calipso. Te l'ho gi detto. (Gli versa da bere) Sembra che pensi a te solo, quando parli.

Odisseo - (brindando a lei) Solo a te, mio buon demone Calipso! (Vuota il bicchiere) Ricco il tuo desco, inebriante il tuo vino, i tuoi frutti scoppiano per la dolcezza. Sai quando una bevanda mi rinfresc di pi? Quando assaporai di pi la dolcezza dei frutti?

Calipso - Porse agli Inferi?

Odisseo - Prima... Fuggivamo, e ancor pi veloce ci inseguiva, volando in cuneo come le anatre, il branco degli uccelli stnfalici... Rovesciavano i loro colpi su di noi, che correvamo su terra sassosa, arsa dal sole. Allora scorgemmo" una fonte, un pozzo. Ci gettammo a terra tutt'intorno, con le labbra protese, e sopra di noi gracchiavano irati gli uccelli di ferro, e fra di noi, spezzando gli elmi e le corazze, sibilava la semente mortale. Ma noi tirammo il secchio e ci rinfrescammo senza fine, e insieme ingoiammo bacche purpuree di cespugli fra i sassi. Nulla mi appag cos, neppure i vitelli di Elio, pei quali perdetti met delle navi. Gli uccelli prima di notte ci abbandonarono, ed il sonno ci colse... Uno solo non dorm: io! Ti sembra, dunque, ch'io pensi a me quando parlo?

Calipso - (si alzata) Continua.

Il Vate cieco - (si alza) Parla ancora, Odisseo. Perch non dormisti?

Odisseo - Anche allora pensavo a me per ultimo, perch pensavo a tutti quelli che mi erano intorno. Pensai pure ai miei morti, che imputridiscono lontani dalla patria, e che fra essi avevo quasi pi amici che in terra. Allora un capro mi balz dinanzi; lo considerai un segno e lo seguii...

Calipso - Poi lo sacrificasti per i compagni, o per te?

Odisseo - Per nessuno che respira come voi o come me. Ci fermammo in una fossa colma di cadaveri sin oltre il bordo: il fuoco degli uccelli di ferro aveva colpito l'ingresso di una caverna dove gli uomini s'erano rifugiati. Essi giacevano cerei, le bocche spalancate nel grido eterno, le dita allargate sul viso, come implorassero...

Calipso - Erano morti... tutti?

Odisseo - S, tutti. Ho visto innumerevoli morti, guerrieri. Non fu mai cos orribile. L'armatura come un abito funebre. Ma questi erano contadini, insieme alle donne e ai figli, e con ceste di frutta sulle tuniche, non caduti da eroi. Assassinati. E non si capiva perch .

Calipso - Per Polifemo.

Odisseo - S, ma non lo sapevano. Neppur io lo sapevo. Il capro mi port nel fondo della caverna... l mi circondarono corpi e ancora corpi: sembravano fatti di fumo. Una luce emanava da essi, azzurra come la mia spada. E capro s'impunt dinanzi a uno stagno, e le ombre si protesero verso di lui, e verso di me. Compresi: volevano sangue. Uccisi per essi la bestia.

Il Vate cieco - Solo quando si d loro il sangue, lo so, le ombre parlano. Ma io d il sangue mio, non l'altrui.

Calipso - Tu sei un vate. Egli un eroe. Racconta ancora, Odisseo. Vedesti altri eroi?

Odisseo - E maggiore di tutti: Achille. Rinuncerebbe al nome di eroe e al dominio sulle ombre, se potesse tornare in vita: anche come il pi vile guardiano di porci. Lo comprendi tu, Ninfa? Io no.

Calipso - Perch tu non sei altro che eroe. Lo comprendi tu, vate?

Il Vate cieco - Entrambi li comprendo.

Odisseo - Mi si avvicinarono molti che un giorno conobbi, e immersero le dita nel sangue del capro e implorarono che restassi da loro con la mia vita, da cui traevan calore... Poi mi promisero una patria in sogno, assai pi bella della mia, ed anche a me parve bene il dimenticare e l'esser dimenticato, com'essi.,.

Calipso - (fievole) Anche a me sarebbe parso bene, se avessi sofferto come te.

Odisseo - Infine giunse Tiresia.

Il Vate cieco - ... e che ti predisse?

Odisseo - Che soltanto un cane m'avrebbe riconosciuto nella mia casa... e soltanto prima di morire, e che stranieri crapulano nel mio palazzo, e bramano la mia terra e il mio scettro... che come un mendico m'avrebbero cacciato dalla sala, dove 6i contendevano la mia donna. Allora il sangue eruppe come fossi stato il capro che m'era morto ai piedi. Urlai come urlano dieci uomini nell'ira... Per questo mi svegliai, .accanto ai miei.

Calipso - E poi?

Odisseo - Poi seppi perch ero ancor vivo, perch avevo tanto sofferto e ancor pi ero pronto a soffrire.

Calipso - Per salvare i tuoi?

Odisseo - Per vendicarmi. Per vendicarmi come guerriero, come sposo, come principe. Una vendetta smisurata, inesorabile. Cos resistetti alla maga Circe, fui sordo al richiamo delle sirene, e cacciai nell'occhio del bruto Polifemo il palo rovente... Ed ora chiedo a te una zattera per il ritorno.

Calipso - Per vendicarti?

Odisseo - Per vendicarmi.

Il Vate cieco - Vorrei carezzare i cedri del bosco sacro, prima ch'egli li abbatta. (Si avvia verso l'uscita, tastando il terreno con il bastone).

Calipso - Hai sofferto pene inaudite...

Odisseo - ... come nessuno dei guerrieri di Troia...

Calipso - ... sino all'Averne sei penetrato...

Odisseo - Non per me... per i compagni miei!

Calipso - Dove sono rimasti?

Odisseo - Caduti, scannati, annegati.

Calipso - Ma tu, tu vivi ancora.

Odisseo - L'ultimo sono.

Calipso - Di migliaia... tu. Tu solo. E ci non ti spinge ad altro che alla vendetta, straniero?

Odisseo - (sorride) Odisseo mi chiamo.

Calipso - Non avresti dovuto accecar Polifemo, eroe Nessuno.

Odisseo - Odisseo di Itaca.

Calipso - Ad un vendicatore il nome non serve. Un dolore che compie vendetta, non pi dolore. Quando vai?

Odisseo - (colpito) Quando me l'ordini?

Calipso - Presto. (Una breve., dolce musica di flauto dall'interno).

La Ninfa Galatea - (porta una stretta tunica fatta di veli, come le statuette di Tanagra; ha un copricapo a punta ed un ventaglio sottile, a forma di foglia di palma. Entra leggera dal fondo, abbraccia e bacia Calipso) Zeus sia con te, diletta. Una visita breve. Polifemo attende. Sai gi? (Calipso annuisce) S: da tempo mi struggevo per lui: solo ora che cieco, egli grande.

Calipso - Lo credi? Lo crede anch'egli?

Galatea - Naturalmente. Di s crede sempre le cose migliori. Ora lo cura Pan, il vecchio cerusico. Temo lo voglia ammansire, perch ai ciechi si addice. Ma non con me. Sono decisa a curarlo io stessa da domani. Sapessi come mi strinse i fianchi per ringraziarmi... per lo Stige, come un vero dio! E non neppur semidio, ed mortale come quell'animale che chiamano uomo. Ma i ciechi sono doppiamente focosi perch l'infermit non disturbi, quando amano; e danno grandi vantaggi. (Accorgendosi della presenza di Odisseo) Gran Zeus! Io chiacchiero apertamente dinanzi ad altri. Chi ?...

Calipso - Uno straniero.

Galatea - (adocchiando Odisseo) Uno straniero? Con quale freddezza lo dici. Ogni straniero migliore di noi. Porta forse notizie del gigante?

Calipso - Di chi parli, ora?

Galatea - Del gigante che assal Polifemo. Tre volte pi grande e pi grosso di lui...

Calipso - Polifemo lo dice?

Galatea - ... e che il gigante non gli dichiar guerra...

Calipso - Perch Polifemo uso dichiarar guerra agli altri?

Galatea - Per lui non occorre. Quando ha fame, divora. Quando sazio fa ammazzare per la provvista. Egli lo pu: un bruto. Ma chi non lo , ascolti gli di e le loro leggi! Cos dice Polifemo, a ragione.

Calipso - Per te, sempre.

Galatea - Non solo per me! Chiedi agli uccelli stinfalici. Lo vendicheranno orribilmente. Cercano il gigante e lo vogliono colpire, ovunque egli sia, anche in Olimpo.

Odisseo - (fa un passo avanti, tranquillo) Eccolo. Non gigante. Uomo.

Galatea - (si guarda intorno; fissa Odisseo, sgomenta) Ma non possibile. Parla, Calipso.

Calipso - E' com'egli dice. Non lo tradire.

Galatea - (fuori di s) Un uomo cos, vince il ciclope? Sei ferito? Potrei curarti...

Calipso - Vuol soltanto ferire. Ma non prima d'essere in patria. L nessuno l'attende, ma egli lo vuole. Per questo sceso agli Inferi.

Galatea - Per poter tornare in patria? (Gira attorno ad Odisseo) E' possibile? (Gli tasta il braccio) Ha un buon aspetto, per. (Fermandosi dinanzi a lui) Non vorresti implorare protezione da me, uomo? Afferrami forte ai fianchi, e inginocchiati. Cos diventi mio ospite, ed io ti" devo esaudire, io voglia o no. Ma lo voglio.

Odisseo - Ma non voglio io.

Galatea - Non hai fiducia in me? E' un'usanza sacra. Dev'essere rispettata anche coi nemici mortali, dice la vecchia Temi. (Sorride) Ed ho forse l'aspetto nemico?

Odisseo - Voglio soltanto tornare alla mia casa.

Galatea - Perch affrettarti cos? La mia isola si trova giusto di fronte. Non hai bisogno di barca. Mi sacrifichi un porcellino, e non appena io sento il fumo del sacrificio, ti mando una nube per la traversata, una nube serotina, color d'oro...

Odisseo - E mi fai continuare il viaggio?

Galatea - "Verso casa? Non darei che fastidio, allora! Ohi viene da me, rimane. Ed lui che lo vuole, non io.

Calipso - Hai sentito: vuol soltanto andare a casa.

Galatea - Da te vuol andarsene. Ci non significa voler andare a casa.

Calipso - Non t'attende l'eroe Polifemo? Sento i suoi lamenti, perch tu lo curi.

Galatea - E' Pan che zufola per Siringa. No, di me vuoi disfarti, perfida! Nel passato giorno degli di tu eri diversa. Non v'era ancora il bel gigante cio vuol soltanto andare a casa. Se penso quanto ti amai fino a ieri! Come una sorella! Che dico, sorella? Come un uomo. (Fa per andarsene) Ma ora guardatevi dagli uccelli stinfalici.

Calipso - Io sono ninfa, e sulla mia isola sono all'ombra degli dei. Nessun nemico mi pu qui sopraffare, come fossi sul seggio nevoso di Zeus.

Galatea - No, sino a che ospiti uomini. (A Odisseo) Pensaci, straniero. A lei porti il pericolo. A me no, e a te neppure, se presso di me. Sono amica di Polifemo, -ed egli pur cieco. Kaire. (Esce dal fondo Breve suono di flauto. Poi silenzio. Fuori annotta: si ode un debole lamento).

Odisseo - (si volge verso l'uscita).

Calipso - Vorresti seguirla? Presto, allora.

Odisseo - Tu sai qual la mia mta. Qui arreco dissidio fra te e l'amica di ieri.

Calipso - (sorride) Era nel passato giorno degli di. Noi di non possiamo invecchiare, come voi; perci calcoliamo il tempo a nostro modo. Il periodo dall'infanzia vostra alla maturit, conta un giorno per noi: trenta dei vostri anni. H mio ieri mi tocca cos poco come ci che a te accadde trent'anni fa.

Odisseo - Ma ti minaccia il pericolo, se resto.

Calipso - Non conosco pericoli.

Odisseo - Li conosco io.

Calipso - E li terni?...

Odisseo - Non so pi come si viva senz'essi.

Calipso - Se non li temi tu, come possono minacciarmi?

Odisseo - Curiosa sei.

Calipso - Non del pericolo.

Odisseo - Di che allora?

Calipso - Non so... (Il lamento lontano, affievolitosi sempre pi, si tramutato in un cupo, triste canto).

Odisseo - Chi canta laggi?

Calipso - (lo guarda) Non so...

Odisseo - Polifemo?

Calipso - (c. s.) Non so... (Il canto aumenta d'intensit).

Odisseo - Hai arco e frecce?

Calipso - Contro chi?

Odisseo - Contro gli uccelli di fuoco.

Calipso - Vuoi difenderti?

Odisseo - Difendere te.

Calipso - (di scatto) Li devi appuntire. Ti mostro dove... (Gli afferra la mano e lo conduce fuori scena Pausa, durante la quale il canto di Polifemo diventa pi grave e triste, senza parole, una lamentosa melodia primitiva).

Il Vate cieco - (entra a tentoni nella caverna, illuminata ora dal fuoco che arde nel focolare, e raggiunge il suo posto) Com' triste il canto lontano! E' Polifemo. Finora mai ha cantato: ha urlato soltanto. Perch ora canta? Perch cieco? Ora anch'io sono triste, per lui. Anche voi siete muti, voi due!... Dove siete? - (Brancica nel vuoto).

Eros - (un bel giovane alato, con la faretra e l'arco, entra dal fondo sulla punta dei piedi, si avvicina al focolare, donde prende un tizzone, con il quale accende il braciere del tripode, a capo del letto, a sinistra. Poi comincia a rassettare il giaciglio).

QUADRO TERZO

La stessa scena del primo quadro.

(La luna piena illumina la grotta. La sua luce raggiunge il giaciglio, a. sinistra, dove Calipso e Odisseo riposano, coperti da pelli. Nel tripode dietro di loro langue il fuoco del braciere. Sul tavolo d pietra, al centro, sono posati un arco ed un mazzo di frecce. Nella nicchia a destra palpita debolmente il fuoco. Di fuori, al di l del dirupo, giunge il ritmico respiro del mare).

Odisseo - (si agita bruscamente nel sonno) Armi! Armi!

Calipso - (cercando di acquetarlo) - Qui nessuno ci minaccia. Taci.

Odisseo - (sempre nel sonno) Non nessuno ! Odisseo, colui che torna. H vostro signore Odisseo, cani! Avete sete? Ecco il vino... il sangue vostro! Avete fame? Carne inghiottite... la vostra!

Calipso - (gli accarezza la fronte) Io sola sona con te...

Odisseo - (si erge e la fissa) Calipso? Dov'ero?

Calipso - Gridavi nel sonno...

Odisseo - Ti ho destata? Perdona. (Tende l'orecchio) Si ode un lamento sotto di noi... l'Ade?

Calipso - Il mare.

Odisseo - (si alza e guarda in giro) Allora qui tutto era vero?

Calipso - (sorride) S. Io pure.

Odisseo - E il nostro cieco? Dov'?

Calipso - Dorme sullo scoglio, come sempre. Ma credo non dorma. Ascolta...

Odisseo - (si avvicina all'uscita della grotta e guarda fuori) Ha ragione! Il mare gli d tutto: riso e pianto... peana e cetre... piet e morte... porta sul dorso il sole e in grembo i mostri dell'abisso. Amo il mare!

Calipso - Non v' nessun altro cui possa dire che l'ami?

Odisseo - (torna da lei, siede sul giaciglio e l'abbraccia) Certo! Te! La nave di questo mare, che tu sei! Che mi ha salvato, che ora mi guida!

Calipso - Di questo amore non parlare... un altro amore devi conoscere... un amore che attende...

Odisseo - Tu mi dai pure quello, poich tu non naufragherai come tutti gli altri sin qui.

Calipso - Lo vorresti. E lo credi?

Odisseo - Ne son certo come che tu vivi accanto a me e nel mio amore.

Calipso - (difendendosi debolmente) E non solo nel sangue, ch'ora nuovamente mi cerca?

Odisseo - Non so che vedi in me, tu. So soltanto ci ch'io vedo in te... (Calipso vuol parlare) No, non chiedere di pi. Ora ci culla il mare.

Calipso - (con un lieve sospiro) Non mi ami abbastanza. Altrimenti anche tu avresti chiesto.

Odisseo - (la tiene abbracciata) Meravigliosa sei stata! Non volevo bere nel Lete, laggi, affinch la mia spada non marcisse. Ma per te si pu tutto scordare, anche la missione di carnefice dopo il ritorno. S, per te... getto i calzari nel fuoco, ed insieme la vendetta... Per te! E forse sar dio accanto a te, signore dei venti e dei flutti...

Calipso - (bacia la sua mano) Ed il mio!

Odisseo - Che fai?

Calipso - Se rinuncia per me alla vendetta, merita questo la tua mano! Bacerei anche i tuoi piedi se da me riposassero.

Odisseo - Vorresti trasformarmi anche tu, come Circe?...

Calipso - Ma non in bestia...

Odisseo - Oh, quanto ti amo...

Calipso - Io ti amo pi ancora! (Odisseo la bacia. Poi si stacca dalle sue labbra).

Odisseo - Se non fossi immortale, ti potrei uccidere! Tanto ti amo!

Calipso - Tu, con me, sarai immortale. Tanto ti amo!

Odisseo - (la stringe a s) Bruciamo, Calipso. bruciamo!

Il Vate cieco - (da fuori) Calipso! Calipso! Bruciamo, Calipso!...

Odisseo - (si alza) ~ H cieco! Che gli accade?

Calipso - (alzandosi dal giaciglio) Vado da lui.

Odisseo - Resta! Egli ci sente...

Il Vate cieco - (all'ingresso della grotta) Mettono a fuoco la tua pace.

Calipso - (lo prende per mano e lo conduce al suo posto) Ti spaventano i sogni?

Il Vate cieco - Non sono sogni. (Si erge) Dov' la mia cetra?

Odisseo - (gliela porge) Ecco, padre cieco. Come vuoi suonarla?

Il Vate cieco - (la stringe a s e si rannicchia al suo posto) Con lei voglio morire. Null'altro.

Calipso - Taci. La morte non giunge sino a noi.

Il Vate cieco - S! Orribile! La sento. Non la senti tu? (Dall'alto un lontano, cupo brontolio che aumenta d'intensit).

Odisseo - Gli uccelli stinfalici! (Va al tavolo e afferra arco e frecce).

Il Vate cieco - Gli dei! Eroe, chiama in aiuto gli dei.

Odisseo - (prova la corda dell'arco) Non ne ho bisogno!

Calipso - Lo far io per te.

Odisseo - (tendendo l'arco e incoccando la freccia) Ecco i miei dei! Non hai una spada?

Il Vate cieco - Tu bestemmi, tu che fosti salvato da mille pericoli.

Odisseo - Solo con le mie forze! Non con il loro aiuto! Dov'erano quando i mostri, gli scogli, le tempeste mi predavano nave dopo nave, guerriero dopo guerriero? E quando scesi all'Averno e costrinsi i morti a predirmi il futuro, perch essi, gli eterni dei, tacquero? E quando cacciai la fiaccola in fronte al gigante? I sacrifici li esigono, quando noi li temiamo, ma non danno segno di vita quando ci aiutiamo da noi.

Calipso - Ma possono punire la superbia. Come ti protegger da loro?

Odisseo - Ora io proteggo te. (Va all'ingresso della caverna, oltre il quale l'irato brontolo divenuto sempre pi forte).

Calipso - (lo segue) Qui nessuno mi pu attaccare, n attaccare voi dietro di me. Lasciami! (Un fortissimo sibilo, una vampata, un gran frastuono e rumore d'una corrente d'aria che si ripercuote sotto la volta della caverna).

Il Vate cieco - (le mani volte al cielo) Zeus, padre Zeus!

Odisseo - (che ha spinto da parte Calipso ed ha puntato l'arco verso l'alto) Attaccher io! (Scocca la freccia. Si ode un tonfo) Il primo caduto. (Incocca un'altra freccia) Ora vino, Calipso. (Calipso afferra la coppa) Non nella coppa! Dall'otre! Con l'odore di capro! Puro, inebriante!

Calipso - (gli solleva dinanzi alla bocca l'otre, da cui egli beve un lungo sorso) Cos migliore?

Odisseo - E' come dal petto di una madre, dea. (Beve ancora) Se cado, non mi piangere. Lega una pietra al mio corpo e gettalo in mare.

Calipso - Sei sempre tu? Non ti riconosco...

Odisseo - Mai son stato pi forte. (Un altro rumore si approssima) Ecco un altro. (Scocca la freccia verso l'alto. Un tonfo) Senti? Se lo divora il suo fuoco.

Il Vate cieco - Zeus ti stato propizio.

Odisseo - (con una risata selvaggia) Si guardi! Posso scoccare la freccia sino all'Olimpo. (Mette a posto le frecce; guarda verso l'alto) Tre uno dietro l'altro. Va nella grotta Calipso! Attaccano con furia, ora. (Fuori si ode un triplice cupo fragore, seguito da spostamento d'aria. Riflesso d'incendio che persiste e crepita).

Il Vate cieco - (ascolta) I cedri gemono... i cespugli urlano.

Calipso - Bacia il bosco.

Odisseo - Bene! Ora si vede meglio. (Fa partire tre frecce; si ode due volte il tonfo) Uno mi dev'essere sfuggito...

Il Vate cieco - E gli altri?

Odisseo - Si inceneriscono al suolo. (Guarda in alto) Indietro. (Tira verso l'alto) A Odisseo non la farai!

Il Vate cieco - Hai colpito?

Odisseo - Non so. Si addensa il fumo tra noi... qualcosa vi si rotola dentro... (Ripetuti bagliori, ma il fragore si indebolisce) Volteggiano lass ma non piombano a terra...,

Calipso - Mutano rotta... fuggono...

Il Vate cieco - Fuggono? Eroe! Eroe! (La grotta tutta illuminata dal riflesso dell'incendio).

Odisseo - (getta via l'arco e attira a se Calipso) Il fuoco ci ha fatto il giaciglio, le sue nubi ci coprono. Vieni, dea! Rendimi immortale di te!

Il Vate cieco - Sei pi grande di Eracle!

Calipso - Mio vincitore.

Odisseo - (la trascina sul giaciglio) Mia corona!

Il Vate cieco - (tende l'orecchio) Dei passi? (Urla) Eroe... in guardia!

Un Uccello stinfalico - (ha la pelle coriacea, le ali di ferro, che agita furiosamente, il becco corneo; sul capo un ciuffo di piume d'acciaio. Gli occhi tondi, spalancati) Ahi... ahi...!

Calipso - (coprendo con il suo corpo Odisseo) Questa terra di di! '

L'Uccello - Ahi! (Cade a terra presso il Vate).

Odisseo - (afferra l'arco; poi lo ripone) A nessuno pu far danno.

Calipso - E' ferito?

Odisseo - (si china sull'uccello, che agita ancora un poco le ali) A morte. Ma ora il suo aspetto... Guarda.

L'Uccello - (si alza con difficolt, aiutandosi con le ali e si siede al posto del Vate) Torna! (Il bagliore dell'incendio investe il suo volto, un bel volto di giovane sofferente, liberato dal ciuffo di piume, dagli occhi tondi e dal becco corneo).

Calipso - (a bassa voce) Ha l'aspetto... di un uomo...

Il Vate cieco - ... perch soffre...

L'Uccello - (fervorosamente) Ritorna!

Odisseo - Chi invochi?

L'Uccello - Fiori, ruscelli, bimbi che giocano... anch'io...

Il Vate cieco - (a bassa voce) Invoca se stesso.

Calipso - (si china con la coppa di vino sull'uccello) Vuoi bere?

L'Uccello - Dov' la madre?... Come piangevo quando non c'era! (Fissa Calipso) Sei tu... la madre? (Si erge e poi scivola a terra).

Il Vate cieco - Di' s, Calipso, di' s.

Calipso - Non ci ode pi. (Fuori il bagliore dell'incendio va smorzandosi).

Odisseo - Seppelliamolo nella terra, secondo gli usi guerreschi. (Il fuoco che divampa nel focolare arde pi intenso).

Il Fabbro di Efesto - (esce dalla nicchia del focolare; un giovane dalla barba nera, fuligginosa; seminudo, porta il grembiule del fabbro ed una corta spada alla cintura) Aspettate.

Tutti - (si voltano).

Odisseo - Chi mi contraddice?

Il Vate cieco - Solo un dio l'oserebbe.

Il Fabbro - Io non appartengo al vostro pigro Olimpo. Sono un dio che lavora.

Calipso - H tuo nome...

Il Fabbro - E' il mio mestiere. Un fabbro del vecchio Efesto, senza il quale voi di non potreste vivere, ed i vostri uomini morire. (Si guarda intorno) Ho sentito che qui c' ferro vecchio da portar via.

Odisseo - E' un caduto che seppelliamo.

Il Fabbro - (si avvicina all'uccello morto e gli strappa le ali di ferro) Io ne faccio un uso migliore. Gettate il resto agli avvoltoi.

Calipso - Spogli un cadavere... perch ?

Il Fabbro - (agita le ali sopra la brace del focolare, che avvampa) Servono a meraviglia per attizzare la brace e far fresco nello stesso tempo. Quanto volete?

Odisseo - Forgiate pugnali?

Calipso - Odisseo!

Odisseo - Se tornassero gli uccelli.

Il Fabbro - Se non vincono, non tornano. Poi affermano che un dio gli stato contro affinch nessuno dica che vi qualcuno pi forte di loro. (Si toglie dalla cintura la corta spada e la getta sul tavolo) Prendi questa per ricompensa. E' un dono d'onore! Fu fatta per Ares, il vendicatore. Ma ora non si vendica pi. Per alcuni giorni degli di!

Calipso - Perch ?

Il Fabbro - E' di nuovo innamorato. Della vostra signora... Ci sono altri caduti?

Odisseo - Fuori.

Il Fabbro - (all'uscita della caverna, guarda fuori) Stupendo!

Il Vate cieco - A tal punto ti rallegra la vista dei morti?

Il Fabbro - Debbo pur sapere perch ho sudato tanto sul fuoco. Dieci ali in un colpo solo... fumer la mia incudine. Mander anche una corazza dorata, con saldatura doppia. (Con il paio di ali sotto il braccio esce dalla grotta).

Odisseo - Tacete entrambi? Qualcosa ti turba, Calipso?

Calipso - Sono triste.

Odisseo - Anch'io.

Il Vate cieco - Tu hai vinto... e sei triste, Odisseo?

Calipso - La spada che volevi, anche quella ora hai.

Il Vate cieco - Hai sconfitto Polifemo, hai sgominato gli uccelli di ferro! Non hai pi nemici!

Odisseo - Pi nemici? L'hai detto.

Calipso - E ne sei cos triste?

Odisseo - S.,

QUADRO QUARTO

La stessa scena del primo quadro.

(Calipso, al telaio, fa scorrere la spola d'oro. Appoggiato alla sua colonna, a destra, il Vate cieco tocca la cetra. Silenzio d'un pomeriggio assolato. La risacca del mare, calmissimo, si ode appena).

Il Vate cieco - (alzando il capo, per ascoltare) Tessi? Per l'eroe?

Calipso - (lavorando) Una tunica.

Il Vate cieco - (sorride) Ma solo quando fuori... in segreto. Per raddoppiare la sua gioia?

Calipso - Purch non abbia prima la corazza. Debbo esser pi veloce del fabbro.

Il Vate cieco - Lo rivedrei volentieri.

Calipso - Perch , vorresti armi da lui? Anche tu?

Il Vate cieco - Vorrei desse corde alla cetra.

Calipso - Porse dalla corazza qualcosa avanza. H tuo canto vive di ci che si sottrae alla guerra.

Il Vate cieco - Non sempre canto di guerre.

Calipso - No. Anche della fedelt di Penelope.

Il Vate cieco - Di tutti e di ognuno cui dato un fato.

Calipso - Solo noi immortali non abbiamo un fato?

Il Vate cieco - Voi lo apprestate per noi.

Calipso - Non canterai mai di me, dunque.

Il Vate cieco - Non so ancora.

Calipso - Allora, si...? E dove vedi il fato in me, vate?

Il Vate cieco - Dove noi mutiamo, l il fato. Tu eri una dea...

Calipso - Ed ora?

Il Vate cieco - Ora parli da un corpo pregno di sangue.

Calipso - Come le vostre donne terrene?

Il Vate cieco - Questo non ti fa piacere.

Calipso - (dura) Forse s. E se fossi come Penelope? (S ferma un istante) Le assomiglio almeno, quando siedo al telaio?

Il Vate cieco - (sorridendo) Dimentichi che son cieco. (Si ode soltanto il rumore del telaio).

Calipso - (lavorando) Credi che abbia nostalgia di lei?

Il Vate cieco - Di che abbia nostalgia un uomo, neppur egli spesso lo sa...

Calipso - (c. s.) Certo, intorno a me non vi sono pretendenti cui muover guerra...

Il Vate cieco - ...e se pure lo sa non lo confesser mai. Meno di tutti a se stesso.

Calipso - E quella manca a lui e a me.

Il Vate cieco - Dunque, trasformatelo! Ci riesce financo alle donne terrene.

Calipso - Perch vogliono gli uomini simili a loro.

Il Vate cieco - Non sei Circe, che fa di noi porci. Volevi che accanto a te fosse un dio.

Calipso - Fui io, invece, a divenir mortale, per lui. Questo taci.

Il Vate cieco - Anche se cadi, mai cadi fuori di te.

Calipso - Non m'importa. Soltanto mi addolora che rifiuti di innalzarsi a me. Ma tu, cieco, come puoi capirlo?

Il Vate cieco - Chi ha amato, lo pu.

Calipso - (si alza) E' la prima volta che ne parli. (Si avvicina a lui, fermandosi presso il tavolo) Dov' la tua donna?

Il Vate cieco - Mor prima d'esser mia.

Calipso - Meglio cos, forse, per entrambi.

Il Vate cieco - No. Perch presi un'altra donna che mi partor figli. Ma un giorno...

Calipso - L'abbandonasti?

Il Vate cieco - ... un giorno divenni cieco.

Calipso - Fu lei che ti abbandon?

Il Vate cieco - Sapevo che un cieco non lo si piange. E compresi qual grazia...

Calipso - Te ne andasti da lei?

Il Vate cieco - ... senza addio...

Calipso - ...e divenisti vate perette fosti solo?

Il Vate cieco - S.

Calipso - Se lo lascio solo, un assassino diventa.

Il Vate cieco - Un vendicatore.. Cos dice.

Calipso - Per me lo stesso.

Il Vate cieco - (si alza e va, a tastoni, verso l'uscita) Quando vi sarete trovati, ritorner. (Esce).

Calipso - Ci siamo gi perduti, forse. (Riprende a lavorare. Breve pausa).

Odisseo - (entra. Indossa una corazza. Al fabbro di Efesto che lo segue) Non si adatta ancora alla spalla...

Il Fabbro - L'allargo. (Si toglie il martello dalla cintura).

Odisseo - (si accorge della presenza di Calipso, mentre il fabbro batte col martello la corazza) Che cosa tessi?

Calipso - (lavorando) Una tunica di lino, sotto quella di ferro che ti sta misurando.

Il Fabbro - (d un ultimo, vigoroso colpo di martello) Fatto... Perfetto. Neppur lo strale d'Eros la trapassa.

Odisseo - (a Calipso) Anzi, ora potrebbe. Voi de amate il coraggio.

Calipso - (c. s.) Solo se nell'uomo non vi foss'altro per cui meritasse l'amore.

Il Fabero - (ripone il martello) Se aveste altro ferro, chiamatemi. Da me non arruginisce nulla.

Odisseo - Dove sono le ali degli uccelli di ferro?

Il Fabbro - Gi vendute... Alle Erinni, che ora inseguono Oreste, dopo che egli uccise la madre. Come prima ella uccise il padre suo. Ma egli lo fece per ordine di quegli di ch'ora ne voglion la morte.

Calipso - Anche dei tuoi di.

Il Fabbro - Il mio dio sono io stesso. (Esce dalla grotta).

Odisseo - (a Calipso, afferrandole il braccio) Lascia. Non lavoro per te.

Calipso - Ti ricorda lei? Lei deve ricordare.

Odisseo - Anche senza di lei, io ti amo.

Calipso - No. Prima dimmi se m'ami.

Odisseo - Amo te in altro modo. Come quel che ora sono.

Calipso - E allora com'eri? Non ne seppi mai nulla.

Odisseo - N tu, n alcuno che mi caro lo seppe.

Calipso - A me puoi confidarlo. Confessa. Porse eri migliore, prima?

Odisseo - Ancor oggi me ne debbo vergognare.

Calipso - La tua sposa, allora, si vergogn di te?

Odisseo - Da lei nacque tutto! Quando fui costretto ad unirmi all'impresa dei principi contro Troia...

Calipso - Confessa!

Odisseo - Simulai la pazzia.

Calipso - Si pent di averti tradito?

Odisseo - Io stesso mi tradii.

Calipso - Non ti sbarr la strada... con il figlio... con due vite per la tua?

Odisseo - Come avrebbe potuto s'erano gi sulle mie tracce? Dopo, io stesso non compresi pi. Ma quando il primo si fece sotto la mia spada, seppi perch si vive da uomini. O forse, allora, ero realmente pazzo?

Calipso - Credo che anch'io l'avrei potuto. Perch ti avrei amato ancor pi per la tua pazzia... pi di lei... pi di quanto non ti ami ora...

Odisseo - Che io abbia sopraffatto Polifemo e scacciato gli uccelli di ferro, non t'importa?

Calipso - Non tanto quanto la vergogna di cui ti macchiasti per lei che amavi. L'ami ancora? (In seguito ad un movimento di Odisseo) No! Taci! Se non l'amassi, non saresti degno di nessun'altra, neppure di me.

Odisseo - Sbagli! Non glielho mai perdonato. Come non l'ho perdonato a me stesso.

Calipso - Verso casa ti spingeva soltanto la vendetta... e non la sposa?

Odisseo - Non so.

Calipso - Ma io so. Non con Penelope debbo lottare per averti. Ella fu la mia sorella pi debole.

Odisseo - (l'attira a s, sorridendo) Con chi allora?

Calipso - Con te.

Ermete - (appare all'ingresso della grotta. Alza il caduco) Figlio di Laerte!

Odisseo - Sono io! - (Lascia Calipso).

Ermete - H consiglio degli di ha deciso che in patria, ad Itaca, tu debba tornare.

Odisseo - Dopo aver errato dieci anni! O di benigni!

Ermete - Altro dovrai soffrire...

Calipso - . Ed io che l'ospitai?

Ermete - Tu no, di certo. Tu sei dea.

Odisseo - ' Noi viviamo per soffrire, noi uomini.

Calipso - E il mio non soffrire? Mi strappate l'uomo, ch' per me pi che ospite.

Ermete - . Vedi forse il suo avvenire, come io lo vedo? Il principe di un'isola manda a morte i suoi compagni, perch egli mostra amicizia per lui... ed egli...

Odisseo - (lo interrompe) Basta! Qui sar il mio avvenire!

Ermete - (lo fissa desolato) Sono io il dio... o costui? Calipso, parla tu.

Calipso - Lo debbo cacciare perch vi sfida?

Ermete - Ci ringrazierai quando ti avr lasciata. (Esce dal fondo).

Calipso - Non presumi troppo dicendo che il tuo avvenire sono io... soltanto perch ora riposi da me?

Odisseo - Esigi le prove? (Le prende le mani) Te l'ho pur date...

Calipso - (ergendosi un poco) S. Una.

Odisseo - (l'attira a s) Che vuoi di pi?

Calipso - Un sacrificio! Un sacrificio per me.

Odisseo - (sorridendo, c. s.) Dunque vuoi sangue? Anche tu, ora? Che pretendi? Ecatombi? O t' sufficiente un vitello... un agnello?

Calipso - (accarezzando la sua corazza) Affondala in mare.

Odisseo - (lascia Calipso) Mi aderisce come la pelle. Strapparla come strapparmi la pelle.

Calipso - Lo vorresti... da quando la senti di nuovo indosso. Nudo giungesti alla mia spiaggia.

Odisseo - Ilio... vinsi con quella.

Calipso - E come vincesti me? Di questo non vuoi che parliamo: dinanzi a me non vuoi essere uomo, ma eroe. Io voglio essere molto di pi per te. (Si stringe a lui) Voglio essere il tuo amico, la tua sorella, la tua bestia.

Odisseo - (a bassa voce) Che cerchi per confondermi?

Calipso - Voglio essere il tuo nemico, se ti necessario.

Odisseo - (con forza) Io non voglio altro che te. Te sempre di pi, sempre pi profondamente! (L'attira a s).

Calipso - Mi fai male.

Odisseo - Voglio che tu sia alfine te stessa, per me. Tu sola... tutta sola!

Il Vate cieco - (appare all'ingresso) Dove sei dea? Sei sola?

Calipso - Tutta sola.

Il Vate cieco - Debbo restare con te ora?

Calipso - No.

Il Vate cieco - (esce).

Odisseo - (o bassa voce) Come sei scaltra nel mentire!

Calipso - Ho mentito?

Odisseo - Eternamente nuova sei. Mai si pu conoscerti a fondo. (La stringe a s) No. Ora ti espugno.

Calipso - (con un lamento) La tua corazza mi spezza il cuore.

Odisseo - Per mari di ferro e di fuoco... due volte dieci anni pieni di morte...

Calipso - (geme) Polifemo!

Odisseo - L'ho vinto! S! Come i flutti. Come gli uccelli di ferro. Chi oser opporsi a noi? Vincer anche i tuoi di, se ci divideranno!

Calipso - (c. s.) Tu... sei Polifemo!

Odisseo - (La lascia. Colpito) Che... dici?

Calipso - (lascia cadere le braccia) Abbi piet: uccidimi ora.

Odisseo - (e. s.) Voglio che tu mi ami, come noi uomini ci amiamo...

Calipso - Se debbo amare come gli uomini, fa che anch'io muoia! Cos, troppo si soffre!

QUADRO QUINTO

La stessa scena del primo quadro.

(Il Vate cieco dorme sul fondo, all'ingresso della grotta; egli ha accanto a s la cetra. Sul vasto giaciglio a sinistra, Odisseo, con il capo volto al soffitto e gli occhi chiusi, sta accanto a Calipso, anche essa addormentata, e volta verso di lui. Il cupo bagliore del fuoco, nel braciere dietro il letto, si riverbera sulla parete sinistra della grotta, dove ora, appena percettibile, si profila l'ombra di Agamennone, con una rete intorno al corpo nudo).

L'Ombra di Agamennone - Dove lasciasti la sposa, Odisseo?

Odisseo - (sempre nella stessa positura, senza voltarsi verso il punto donde proviene la voce) Attende., al telaio.

L'Ombra - L'hai tradita...

Odisseo - Sogno...

L'Ombra - ...prima ch'ella tradisca te.

Odisseo - (gravemente) No! Ella no! Io solo-io soltanto...

L'Ombra - Ti dimenticher, se tu la dimentichi?

Odisseo - (e. s.) Non posso continuare...

L'Ombra - Anche qui ti trattiene?

Odisseo - ...un'altra...

L'Ombra - Tutte... come una!

Odisseo - Non questa! Questa mi ha soccorso... mi tra ospitato...

L'Ombra - Per se stessa!

Odisseo - . Mi vuol rendere immortale.

L'Ombra - Vuol essere anche il tuo nemico, se ti necessario.

Odisseo - Tanto mi ama! Si!

L'Ombra - E' gi tuo nemico.

Odisseo - Ma anch'io l'amo, com'ella mi ama...

L'Ombra - Troppo poco! Ella vuol creare da te un altro uomo, da te e dalla sua carne partorire un uomo nuovo. Dov' la tua nostalgia? Ella la tua nostalgia... Il pericolo che ti tempr? Te l'ha tolto... La tua patria? Ella vuol esser la tua Itaca! Tra le sue braccia ti corrompi!

Odisseo - (geme) No! No!

L'Ombra - Per questo assalisti dieci anni Troia! Dieci anni al timone sul mare ribollente! il suo corpo la tua corazza; la tua vela... i suoi capelli. Tu sei l'eroe Nessuno... solo ora lo sei!

Odisseo - (c. s.) Voglio destarmi!

L'Ombra - Lo devi. Ma poi va! Getta il cuore lontano e va.

Odisseo - Dove?

L'Ombra - Dovunque ti piaccia. Dovunque ancora t'attendono.

Odisseo - Itaca...

L'Ombra - Quando l sarai, essa muter nome.

Odisseo . - . Come si chiama la mia patria?

L'Ombra - La lontananza.

Odisseo - E tu...? Come ti chiami...?

Il Vate cieco - (nel sonno, sema muoversi) Agamennone...

L'Ombra - L'ha detto.

Odisseo - (si alzato sui cuscini, senza voltarsi verso l'ombra. Poi si abbandona nuovamente all'indietro) Ora so perch mi hai ammonito-Sbagli! Clitennestra non era Calipso!

L'Ombra - Coloro che vogliono la nostra morte, non sono i peggiori. (Pi piano, mentre impallidisce a mano a mano che la luce cala) Quelli che vogliono la vita nostra, lo sono.

Odisseo - (con gli occhi chiusi, il viso sempre rivolto verso l'alto) Mi lasci?

L'Ombra - (svanendo insieme alla luce emanata dalla brace del tripode) Debbo. Costui mi vede in sogno... come te... e mi trascina via...

Odisseo - Fra i suoi...

L'Ombra - Mi trascina indietro... verso le ombre... Sa qual' il mio posto... Sa pi di un mortale... E un Dio?

Odisseo - E' un vate...

L'Ombra - (scomparendo) Addio!

Odisseo - Come potr vivere dopo ci che mi hai predetto?

L'Ombra - Vivrai... se vivrai solo per te. (Scompare. La brace si spegne. La luna illumina il giaciglio).

Calipso - (svegliandosi di soprassalto)

Odisseo - Dove sei stato?

Odisseo - (apre gli occhi) Con te.

Calipso - Ho sognato ch'eri partito...

Odisseo - (duro) Vuoi sorvegliare anche i miei sogni?

Calipso - (ferita) Odisseo...

Odisseo - Perdona...

QUADRO SESTO

La stessa scena del primo quadro. Da un tardo, limpido pomeriggio sino al crepuscolo. Lievissimo mormorio del mare, che cresce verso la fine del quadro.

Il Vate cieco - (con i ginocchi stretti fra le braccia ed il capo gettato all'indietro, accoccolato contro una colonna, ascolta).

Galatea - (vestita in modo ancor pi sgargiante che nel secondo quadro, entra in fretta) Vecchio vate... dov' la vostra ninfa?

Il Vate cieco - (senza muoversi) Non so.

Galatea - Ma non dicono che tu odi l'erba crescere?

Il Vate cieco - (c. s.) Ora odo un carme...

Galatea - Me devi udire! Va! Cerca Calipso!

Il Vate cieco - Sono cieco.

Galatea - Ma zoppo non sei. O lo sei pure?

Il Vate cieco - (si alza) Vorresti mandarmi via?

Galatea - Indovinato, furbacchione. Sino a che sar qui. Attendo Ermete. Per una decisione divina.

Il Vate cieco - Su Calipso?

Galatea - A Delfi il nostro oracolo parl di voi. Ma saprai tutto quand'ella sar giunta. Ci fa compassione. Lo sventurato eroe che ama, siede sulla sponda del mare e guarda sempre l dov'ella non . Ho gi interrogato Eros, ma quegli sa soltanto di coloro che amano. Conosce l'animo di Calipso e non quello di lui. Per lui l'amore di Calipso un peso. Ma perch parlo ancora con te, come se dimorassi sull'Olimpo accanto a noi? Vattene!

Il Vate cieco - (prende la cetra e il bastone e fa per allontanarsi),

Ermete - (appare nel vano dell'ingresso. E' vestito come nel primo quadro) No! Rimanga! Anche i vati possono servire. Dopo Tiresia non abbiamo alcuno che parli a noi degli uomini, e a quelli di noi.

Il Vate cieco - Lo debbo fare io... Posso chiedere, allora?

Galatea - Senti? Un miracolo ora vuol da te. Porse dovrai riprendergli un morto nell'Ade, come facesti per quell'altro vate, Orfeo.

Ermete - Mai pi! Nessuno ti ringrazia. N la morta, che ha gi trovato la pace, n quelli ch'ora stanno al suo posto e ch'ella tornando disturber. Ma un piccolo miracolo... di buon grado.

Il Vate cieco - Solo che tu incordi la mia cetra.

Galatea - Se lo farai... non ci calunnier nei canti che comporr su noi?

Il Vate cieco - Se il cantore non libero... come pu egli cantare? Non foste voi di a darci questo?

Ermete - Ci valse sin quando per voi valemmo; sin quando noi vi fummo indispensabili. Ora non credete pi in noi.

Il Vate cieco - Rifiuti, allora?

Galatea - Che farnetica costui? No, non occorre crucciarsi tanto!

Ermete - Tocca la cetra.

Il Vate cieco - (esegue. Ne sprigiona un accordo pieno) Grazie, Eterni! (Si avvia in fretta verso l'uscita).

Galatea - Potevi restare.

Il Vate cieco - (commosso) Non posso. Debbo andare al mare, a scoprire se ha il suono pi forte del fragor della risacca. (Trae un altro accordo dalla cetra) L'avr! L'avr! (Via in fretta).

Ermete - Eros non viene?

Galatea - Perch lo invitammo? No. Vien soltanto senza invito, il furfante; solo quando fuggito per sempre, ci avvediamo che c'era.

Ermete - Sei amara... Che fa Polifemo?

Galatea - Che m'importa di lui, se non divora pi alcuno? Un gigante di cui nessuno ha timore, che gigante ? Non voglio pi sapere di lui.

Ermete - (sorrdendo) E un altro... non vuol sapere di te?

Galatea - Ma neppur di Calipso.

Ermete - Sii cauta! Ella viene.

Calipso - (dall'ingresso della grotta. E' seria, calma, il capo lievemente chino, come se portasse un peso invisibile) Perch mi cercate?

Galatea - (le va incontro, l'abbraccia) Misera sorella!

Calipso - (si svincola) Perch mi commiseri?

Galatea . - E' giusto. Meglio commiserare lui.

Calipso - Neppure lui. Chi mai venuto a lagnarsi con voi? Noi no.

Galatea - (si siede al tavolo) Non vuoi capirmi ora!

Ermete - (siede anch'egli) Vogliamo aiutarti.

Calipso - Perch ? (Si siede) Di me sono paga. Vi prego, siatelo anche voi.

Ermete - Lo lascerai tornare in patria, come noi desideriamo?

Calipso - S'egli lo desidera...

Ermete - Mai l'oser! Nulla hanno ancora osato gli uomini, senza di noi!

Galatea - Ti sar riconoscente... dentro di s!

Calipso - Ordinateglielo allora! Forse vi sar grato. A voi deve ubbidire. Non a me.

Galatea - Come soffri! Come soffro con te!

Ermete - (inquieto) Non avesti una sorte, Calipso? Come un uomo comune?

Calipso - S. Ma che ne sapete voi, imperturbabili? Chi di voi la conosce? Me la invidiereste, voi eterni spensierati, come invidiate gli uomini. Oggi l'amo quasi pi di lui, che me l'ha data.

Ermete - (si alza) Giunse a tempo, allora, e noi giungemmo troppo presto. Ti interrogher fra un giorno degli di.

Galatea - (restando seduta) lo non tollero questo. Vorrei parlargli per te, sorella mia.

Calipso - Vuoi che ti respinga ancora?

Galatea - (si alza, va in fretta verso Ermete, che attende all'ingresso, e gli afferra il braccio) La sorella Pallade l'ha fatta uscir di senno. (A Calipso) Bevi ametista pestato, mia cara. Ti snebbier il cervello. Euploi. Addio.

Ermete - (uscendo con Galatea) Sino al prossimo giorno degli di, tu sai che fare... (Escono entrambi).

Calipso - (si avvicina al giaciglio, ed accarezza lievemente i cuscini) Se veramente andr, se io rester sola con voi... ricordatemi allora, voi che ci avete sempre uditi. Nulla voglio perdere di lui. Quando mi fu pi vicino? Lo fu nel bacio, quando pi non seppi chi lo dava e chi lo riceveva? Lo fu il suo respiro nel sonno, che rispondeva a domande ch'io di giorno non facevo? Lo fu durante le veglie silenziose, quando il mare mugghiava dall'abisso, insieme al pulsar del nostro sangue? O mai... O solo nei miei pensieri? (Si getta sul giaciglio) Eros, Eros terribile, perch mi cacci codesto strale nel fianco? Ha accecato me pure, col palo rovente, come il gigante. A me l'ha cacciato nel cuore : non so pi dove sono e cerco soltanto di lui. (Si fa buio).

Odisseo - (con un semplice chitone, entra dal fondo) Stanca?

Calipso - (ergendosi a met dal giaciglio) Non potevo dormire, per te...

La voce del Vate cieco - (traendo accordi dalla cetra) Io raccogliealo amica, io lo nutria gelosamente, io prometteagli eterni giorni, e dal gel della vecchiaia, immuni.

- (Pausa, come prima, con lievi accordi).

Odisseo - Che bramavi quando, irata, m'interrogasti poc'anzi? Non devi odiarmi, Calipso!

Calipso - (a bassa voce) Pensavo che saresti rimasto egualmente; non sarebbe stata che una prova per te, per entrambi. Ma che pu sapere una povera dea degli strani cuori degli uomini? (Pausa, durante la quale si odono lievi accordi) Ora non posso pi dirti: rimani! Gli di non possono.

Odisseo - Neppure gli uomini con gli di nel sangue. Perch ci creaste cos? Il capo fra le stelle... i piedi nel fango?

La voce del Vate cieco - (traendo accordi dalla cetra) Incredibile come gli uomini gettino la colpa su gli di! Incolper Tuoni dunque sempre gli Dei? Quando a se stesso i mali fabbrica, de' suoi mali a noi d carco, e la stoltezza sua chiama destino.

- (Pausa, con accordi lievi).

Calipso - Va, ora, e abbatti gli alberi!

Odisseo - (commosso) Calipso!

Calipso - Scegli i cedri. L'ascia sulla riva. Quanto tempo ti occorre?

Odisseo - Quanto voglio...

Calipso - Fa presto! E manda dentro il vate. In avvenire dormir qui.

Odisseo - Ed io?...

Calipso - Egli saggio e vecchio. A lui voglio dare l'eternit che tu non hai voluto.

Odisseo - Non vuoi neppur darmi l'addio? Neppure questo?

Calipso - Forse. Ma senza che tu veda. Prendi questo per il viaggio, che le notti son fredde. (S avvicina al telaio e comincia a toglierne la tela) Non ancora finito... come il lavoro di Penelope. (Gliela porge).

Odisseo - Finiscilo allora! (Glielo restituisce) Per non dimenticarmi, come dovresti.

Calipso - E tu?

Odisseo - Io non ti dimenticher mai...

Calipso - Quando sei lontano da me, non mi dimentichi pi. Ma ora che sei qui. (Odisseo si ferma) Va dunque! Devi ancora incendiare Troia!

Odisseo - Non pi.

Calipso - Sempre incendiano Troia... gli eroi...

Odisseo - (vuole rispondere, ma fermato da un gesto di ripulsa di Calipso, si allontana senza far rumore. Pausa, con lievi accordi).

La voce del Vate cieco - (traendo accordi) Di qual nuvole il cielo ampio inghirlanda Zeus, ed il mare conturba? E come tutti fremono i venti? A certa morte io corro.

Calipso - (con un urlo) No!... No! (Corre verso l'uscita).

Ermete - (si ferma sull'ingresso, nelle vesti di Psicopompo, con il rituale abito nero; sul petto del suo chitone ricamata una farfalla rossa. Nella destra tiene la rbdos , il bastone con il quale spinge innanzi i morti).

Calipso - (balza indietro) Che cerchi ancora qui?

Ermete - (con voce profonda e pacata) Debbo accompagnare un morto...

Calipso - Chi deve morire? Non certo Odisseo?...

Ermete - No... Il tuo amore per lui. (Fuori terminano gli accordi della cetra).

Calipso - Riconducilo a me. Allora potrai averlo!

Ermete - Lo condurr il prossimo giorno degli di.

Calipso - Per me il tempo uguale. Sono eterna...

Ermete - (con un sorriso ambiguo) Tu, s... (Pausa, senza accordi; da lontano si sente crescere il fragore del mare).

Calipso . - Dove sfociano le lacrime versate sulla terra? Lo sai?...

Ermete - Scorrono con tutte le acque al mare! E l piangono ancora. Non le odi? (Pausa, come sopra. Ad un tratto si odono forti colpi d'ascia) Che ?... Chi ti abbatte gli alberi sacri?

Calipso - (immobile, impietrita) L'eroe! Il nostro eroe! Per la nave che lo condurr via... (Continuano i colpi d'ascia. Un albero comincia a precipitare, crosciando).

QUADRO SETTIMO

La stessa scena del primo quadro. Trentanni dopo: un giorno degli di.

(Il Vate cieco, ora centenario, con la barba ed i capelli bianchi come neve, ma con il volto eretto, illuminato da una luce interiore, accovacciato a destra, accanto alla sua colonna, e sta traendo un accordo finale dalla sua cetra. Calipso, al telaio, sul quale tesa la tela finita, fa scorrere per l'ultima volta la spoletta. Nel focolare brilla il fuoco, che riempie l'ambiente di una luce tremula. Fuori un pomeriggio nebbioso e piovoso, che volge al crepuscolo).

Calipso - (si alza e toglie dal telaio il lavoro finito) Ho finito.

Il Vate cieco - (depone la cetra) Io pure.

Calipso - (piega il lavoro e lo pone sul tavolo) La mia tela.

Il Vate cieco - Il mio carme.

Calipso - (si siede sul tavolo) Quando iniziasti?

Il Vate cieco - Quando tu iniziasti la tela

Calipso - Solo da un giorno...?

Il Vate cieco - Un giorno del vostro tempo. Trent'anni del mio.

Calipso - Anni degli uomini? Che t'importano Pi?i

Il Vate cieco - Presto forse dovr... Bono molto stanco.

Calipso - E la tua cetra? Non le fioriscono altri canti?

Il Vate cieco - Nessuno che possa esser migliore.

Calipso - (sorride) Cos grande, questo t' riuscito...?

Il Vate cieco - Fra un secolo degli di lo saprete, se voi e la terra sarete ancora. (Pausa).

Calipso - (c. s.) Ci sarai anche tu... accanto a noi...

Il Vate cieco - Non voglio pi. (Pausa) Purch giunga lieve. Senza dolore... senza timore...

Calipso - Di che parli?

Il Vate cieco - Della mia fine.

Calipso - Neppure tu vuoi la vita eterna con me!

Il Vate cieco - La cetra gettamela dietro, in mare... (Pausa).

Calipso - Sia latta la tua volont!

Il Vate cieco - Sei irata con me?

Calipso - Neppure te so trattenere!

Il Vate cieco - Ma io trattengo te...

Calipso - Nel carme?

Il Vate cieco - Nel carme.

Calipso - Dove c' pure tutto di lui?

Il Vate cieco - (annuisce) H ritorno come mendico... la vendetta... la sposa... (Pausa).

Calipso - Ma dove vedi questo... nella lontananza?

Il Vate cieco - Posso guardare anche nel tempo... che verr.

Calipso - In ci che accadr dopo il tuo canto? Nel futuro?

Il Vate cieco - Ci che accadr nel futuro esiste gi, come tutto ci che accadde nel passato, per chi vive nell'Eternit.

Calipso . - Quando eri eterno, con me, lo potevi. Ma prima... ed ora?

Il Vate cieco - In questo fui sempre eterno. Certo... solo in questo! (Pausa).

Calipso - Che predici all'eroe Odisseo?

Il Vate cieco - Nessun eroe sopravvive all'azione che lo chiam. Dopo, torna uomo, come ogni altro.

Calipso - (seccamente) Lo vedo: accanto al focolare... tiene il filo a Penelope... e le racconta di me...

Il Vate cieco - (si alza e fissa il vuoto) Siede sulla sponda del mare e guarda lontano... come allora... con te.

Calipso - Ma dove guarda, ora?

Il Vate cieco - Guarda qui!

Calipso - (si alza) Menti!

Il Vate cieco - Alla nostra isola.

Calipso - ...e forse abbatte alberi per la nave?

Il Vate cieco - (si batte la fronte come destandosi) Forse tenter anche questo. (Pausa. Un lieve suono di arpa).

Galatea - (vestita d'un vaporoso abito nero, entra nella grotta) Zeus sia con voi, miei cari. Mi manda Polifemo...

Calipso - Un tempo mandava gli uccelli stinfalici. Quali frecce infuocate mi porta oggi a tuo mezzo?

Galatea - Che orribile scherno! Egli te l'ha adagiato dinanzi alla soglia. Mi pare infinitamente nobile...

Calipso - Chi...?

Galatea - Ecco come sei tu! Mi strappi le parole di bocca! Avrei dovuto morsicarmi la lingua piuttosto di raccontare tutto cos... (Pausa).

Calipso - Lui... vuoi dire?

Galatea - S, il tuo eroe di ieri. Certo, ora non ha aspetto di eroe. Non capisco che trovai in lui, allora... anche se ora gli porto il lutto. A proposito, come stanno i veli neri?

Calipso - (la fissa) Se non vuoi che te li strappi di dosso, parla chiaro!

Galatea - Quando agii diversamente con te? Guarda! Non gli manca nessun pezzo. Del resto Ermete gi per strada: ti informer ufficialmente. Solo prepararti: questo volevo, perch infine sempre ti amo. Buona Eternit. (Esce in fretta).

Calipso - (fa per seguirla, ma, come presa da un improvviso malore, si abbatte presso la colonna del Vate cieco e si copre il capo).

Il Vate cieco - (come prima, fissando il vuoto) Non Polifemo che lo riporta...

Calipso - (alza il capo) Ma... allora venuto da s? (Si alza) Allora vive...?

Il Vate cieco - Il mare te lo porta! Il mare che te lo diede e te lo riprese...

Calipso - (va verso l'uscita, si ferma) Aiutami!

Il Vate cieco - (le si avvicina a tentoni) Dov'?... L, dove scroscia la pioggia?

Calipso - (da fuori) S! Chinati. Prendi.

Il Vate cieco - (la segue. Fuori si fatto buio, e la pioggia scroscia pi forte. Pausa).

Calipso - (appare all'ingresso della grotta, con il Vate. Trasportano un corpo nudo, 'Vestito solo d una fascia intorno alle reni. Calipso lo tiene per le spalle, il Vate per i piedi) Sul giaciglio. (Con l'aiuto -del Vate, ella lo adagia sul giaciglio, poi prende dal focolare un tizzone e lo pone nel braciere a capo del letto, in modo che non si veda chiaramente che il morto, i cui tratti sono forti, calmi e quasi pi giovanili che nel primo quadro. Calipso si piega su di lui e gli chiude gli occhi) Ora rimarrai con me, Odisseo?

Il Vate cieco - Cos dormiva quando giunse ad Itaca. Svegliandosi, non riconobbe nulla...

Calipso - (accarezza il morto) Mi riconoscerai, Odisseo?

Il Vate cieco - ...nessuno lo salut, nessuno gli offr doni...

Calipso - (tenera) Anche a me giungesti cos. E che ti diedi...? Tanto poco! Solo ms stessa!

Il Vate cieco - ... un mendico in stracci...

Calipso - (alza il capo) Lo dobbiamo coprire!

Il Vate cieco - Con la tela che filasti per lui?

Calipso - S. (Prende la tela dal tavolo e la stende sul morto. Un profondo e grave arpeggio).

Ermete - (entra, vestito da Pscopompo, come nel quadro precedente, con il petaso, il bastone con le serpi e la rbdos) Eccolo, come promisi...

Calipso - (si erge) Ma non cos...

Ermete - Sapevamo che volevi vederlo ancora una volta. Sapevamo che ogni giorno andava di soppiatto al mare nell'ora in cui un tempo ti lasci. Gli facemmo vedere la tua isola, fra il cielo e i flutti: gli scogli, la grotta, la risacca sul mare. Non torn pi dai suoi. Si adatt un tronco e con esso affront le onde, ed i rami gli furono pale, sin quando nel petto ansante il cuore non gli scoppi. Ma l'albero, spinto ancora dalla sua i'orza, fendette le onde sino a te... (Pausa).

Calipso - Salvarmelo non voleste?

Ermete - Te l'abbiamo trasformato, da vecchio, in uomo, come quando era con te.

Calipso - Se fosse vivo, non l'avvertirei.

Ermete - Abbiamo fatto abbastanza. Pi non possiamo.

Calipso - . Ma uccidere potete!

Ermete - Perch siamo di.

Calipso - Anche gli uomini... uccidono.

Il Vate cieco - D eroi ! Non uomini. Odisseo s fece uomo quando part da Itaca, per raggiungerti.

Ermete - Quest'uomo ha sfidato il destino. Chi sfida il destino rinuncia al nostro aiuto. Nessuno pu destare dalla morte un tale uomo, neppure Zeus.

Il Vate cieco - (si avvicina al giaciglio del morto) lo posso.

Ermete - (sconcertato) Come osi, mortale?

Il Vate cieco - E voi? Come osate, voi di? Sulla nostra insania, sulla nostra debolezza, sulla nostra paura salite all'Olimpo. Nessun cielo potr mai innalzarsi sul cielo che noi vi creammo!? Chi agogna cose maggiori che il desiderio di voi, voi lo precipitate nel fondo, come costui.

Ermete - Ti gonfi come se fossimo creature vostre, tu polvere!

Il Vate cieco - Voi siete il fumo del sacrificio che noi siamo! Chi sente il fumo del sacrificio che arde? Ma quando si dissolve in cenere, il fumo si disperde. Perch , allora vi invochiamo?

Ermete - Non tutte le follie sono sacre. Guardati!

Calipso - (/issa il Vate. Con un gesto ad Ermete) Lascialo! (Al Vate) Continua. Noi morremo...?

Il Vate cieco - S! Tu Calipso... ed Ermete... e tutto il vostro Olimpo! Ed altri di vi seguiranno, ed altri uomini e popoli... Ma costui rimarr, questo Odisseo nel poema ch'io canto per lui...

Ermete - Non voglio sentir oltre! E' bestemmia contro Zeus. Cadano i fulmini sul tuo capo! (Via in fretta).

Calipso - (china sul morto Odisseo, lo sguardo rivolto al Vate cieco) Continua, padre mio.

Il Vate cieco - Egli vive... e tu... e gli di... per mezzo suo! Dove un uomo in futuro errer per cercare la patria, l sar lui, Odisseo! E dove gli verranno dati asilo e amore, nella sua fuga senza fine, l sarai tu, Calipso! Soltanto la patria non ravviser se pur vi far ritorno. Che s'ha da perder per sempre la patria, per ravvisare dov'era.

Calipso - (c. s.) Dunque... ero io la sua patria. Continua!

Il Vate cieco - Migliaia... ne vedo vagare come lui, alla ricerca di un'Itaca, che pi non esiste. Solo pochi si riposano come lui, ed anche quei pochi cercano ancora, e se pur trovano Itaca alfine, vi trovano contese e miseria, come dovunque. Ma tu, tu saresti stata la pace contro la morte, che da noi sempre si versa sul mondo. (Pausa. Fuori piove sempre pi forte).

Calipso - Malgrado contese e miseria, agognate vendetta! Contro di essa non io n Penelope mai nulla potemmo... Non la donna divina, n la donna terrena.

Il Vate cieco - Ma forse un giorno verr al mondo un paziente pi grande di costui, che prender su di s la nostra miseria, senza brama di contese e di vendetta. Quegli non avr bisogno n di te n di me, quegli sar allora il suo stesso canto. Perch chi si domina e si offre, pi dell'eroe di tutti gli eroi, se di ci cosciente...

Calipso - E lo riconosci tu, padre mio?

Il Vate cieco - ...di tutto ci che noi ancora osiamo essere! Della nostra debolezza! Della nostra colpa! Affinch minore sia un giorno il duolo su questa terra insanguinata... (La pioggia scroscia fortissima).

Calipso - Chi sei tu che dici cose pi profonde di quanto non sia dato agli di e agli uomini? Pino ad oggi mi tacesti il tuo nome. Come ti chiami, vate cieco?

Il Vate cieco - Ancora non so. Oggi mi chiamo ancora come egli si chiam quando venne da te...

Calipso - Nessuno...?

Il Vate cieco - S. Nessuno.

FINE