Camera 719
CAMERA719
Tre tempi di
GIACOMO AVERSA
Da unidea di
NEIL SIMON
Roma, una suite al settimo piano dello SHERATON HOTEL immerso nel verde dellEUR.
La scena divisa in due ambienti. A sinistra c il soggiorno. E una stanza arredata con gusto, con porta dingresso sulla parete di sinistra ed una finestra sulla parete di fondo che affaccia su Roma. Una porta conduce alla camera da letto che ha un ampio letto matrimoniale, una finestra e la porta che si apre sul bagno. La stanza contiene anche un ampio guardaroba immaginario con specchio rivolto verso il pubblico, c una poltroncina quasi a proscenio e mobili ed accessori da camera da letto.
ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO
Sono circa le quattro del pomeriggio di met dicembre. La porta della suite si apre, entra il cameriere ed accende la luce nel soggiorno. Trasporta una borsa da viaggio. Dietro di lui entra Angela Siani. Indossa un visone vecchio di qualche annetto che andrebbe rimesso a modello, ed un paio di galosce. Sotto la pelliccia porta un costoso vestito che purtroppo stava meglio allindossatrice della boutique di quanto non stia ad Angela. Angela ha circa 42 anni e non ne fa una tragedia. E una donna piacente e affabile che ha lasciato che peso ed anni seguissero il loro corso naturale. In testa ha calcato un berretto di pelliccia. In mano ha un pacco della boutique con gli acquisti del pomeriggio e un mazzolino di fiori.
Il cameriere chiude una finestra semiaperta nel soggiorno, accende la luce e poggia la valigia sullapposito sgabello. Angela si guarda intorno, poi si dirige verso la camera da letto e poggia pacco e fiori su una sedia. Il cameriere entra in bagno ed accende le luci anche l. Angela lo segue nel bagno. Il cameriere ne esce, rientra in soggiorno, fa per uscire ma si ferma nel vano della porta.
CAMERIERE: Tutto bene signora?
ANGELA: Un minuto. Voglio essere certa che sia la stanza giusta. (Ritorna in
soggiorno) Questa e la suite 719, e fin qui non ci sono dubbi. Ma siamo sicuri che sia sempre stata la 719?
CAMERIERE: Certo, signora la 719!
ANGELA: No, no, le spiego meglio. A volte capita che gli alberghi cambino la
numerazione delle Camere e magari questa era la 714 o la 715. Per me importante che sia proprio la 719. (Rientra in camera da letto per riprendere i fiori).
CAMERIERE: I numeri delle camere non cambiano mica, questa sempre stata la
719.
ANGELA: Vedo che lei non sa nulla della 826 dellhotel Savoia.
CAMERIERE. Prego?
ANGELA: (Togliendo la carta ai fiori sulla consolle dietro il divano del soggiorno)
Beh, c stato Un famoso delitto nella stanza 826 dell'hotel Savoia. E lanno seguente scoppiato un incendio. E lanno seguente marito e moglie, sa coshanno fatto nella 826?
CAMERIERE: Qualcosa di brutto?
ANGELA: Si sono suicidati proprio l, in quella camera. Dopo di ci nessuno voleva
ancora la 826 e cos lhanno trasformata in guardaroba. Di fatto, Allhotel Savoia la 826 non esiste pi.
CAMERIERE: Se per questo, non esiste neanche pi lhotel Savoia. Lhanno
buttato gi due anni fa.
ANGELA: (Lo guarda con aria incredula. Poi va a guardare fuori della finestra)
Oh, mio Dio, guarda che roba. Il Savoia non c pi E cos quellorrore?
CAMERIERE: E il palazzetto dello sport.
ANGELA: (Sempre guardando fuori della finestra)Questo le fa capire quante sono le
volte che vengo in citt!Non c' niente da fare, le cose oggi vanno cos. Ci che vecchio e bello, la mattina dopo non lo trovi pi.
CAMERIERE: ( indicando laltra finestra) Pu sempre affacciarsi qui. La vista
bella.
ANGELA: ( Avviandosi verso la camera da letto, prende la borsa dallo sgabello
Portabagaglio e la poggia sulla toletta di fronte alla finestra della camera da letto) E ovvio che quelli cerchino di non farlo sapere al personale. Pare che vogliano buttare gi anche quest'hotel per costruire un albergo di lusso di cinquantadue piani.
CAMERIERE: Ma perch? Questo non un hotel di lusso?
ANGELA: Si, ma un vecchio hotel di lusso. Oggi di moda il nuovo. Il vecchio
non funziona. E troppo vecchio. (tira su il telefono sul cassettone nel soggiorno) A me, comunque basta che non me lo buttino gi stanotte.
CAMERIERE: Non credo ci sia pericolo, signora. Ha bisogno di altro?
ANGELA: Un attimo. ( mette gi il telefono, corre in camera da letto, prende il
borsellino e cerca degli spiccioli) Non mi dire che non ho moneta!
CAMERIERE: Non si preoccupi signora.
ANGELA: (Rientrando in soggiorno) Niente affatto, lei vive anche di questo. (Tira
fuori qualche moneta) Prenda.
CAMERIERE: (prendendo le monete) Grazie infinite.
Esce. Angela ritorna in camera da letto e si guarda nello specchio immaginario. Si toglie il cappello e lo ripone sulla toletta
ANGELA: Angela, sei una donna di mezza et. Non c niente da fare.
Va al telefono sistemato sul comodino accanto al letto, alza la cornetta e siede sul letto senza togliersi il visone.
ANGELA: Il servizio di camera, per favore.
Emette un gemito e si piega per togliersi le galosce
ANGELA:No, centralino, solo un lamento tra me e me( si toglie la pelliccia) Il
servizio di camera? Sono Siani, stanza numero 719 vorrei una bella bottiglia di champagne ghiacciatofrancese?perfetto, con due bicchieri e un po dantipasti assortitiper senta niente acciughe la prego. Mio marito non le pu mangiare e non piacciono neanche a me. Cos niente acciughe mi raccomandoSi, esatto Siani, 719 (riattacca) Vedrai che arrivano le acciughe (poggia il telefono sul comodino) Ma gurda che roba, il Savoia non c pi. (Si appresta a togliersi le galosce per la seconda volta.Il telefono squilla. Ce n' uno in ogni camera. Angela si alza e risponde a quello accanto al letto) Pronto (il telefono in soggiorno continua a squillare. Angela si affretta a riattaccare il telefono vicino al letto e corre a rispondere allaltro) ProntoSandro Dove sei? Bene, sali su allora. Sono qui. In quale stanza? Non lo indovini? La 719. Ti ricordi la 719? No, non te la ricordi. Va bene, vieni su lo stesso. (Riattacca) Non se la ricorda.
Frettolosamente apre il pacco della boutique e ne tira fuori un neglig. Si appoggia il neglig sul vestito e va a specchiarsi nello specchio del guardaroba. Non completamente soddisfatta di ci che vede. Il telefono suona, di nuovo. Quindi poggia gi il neglig e corre a rispondere al telefono del soggiorno.
ANGELA: Pronto(Il telefono in camera da letto continua a suonare. Angela
frettolosamente riattacca e si precipita in camera da letto a rispondere) Pronto? Ah, salve signorina Sbrizzi. No, non ancora qui, sta arrivando. Non sar mica una cosa importante, vero? Spero proprio che questa sera gli siano risparmiati i problemi di lavoro. (Guardandosi i piedi) Dio mio, non mi sono ancora tolte le galosce Si, si, gli dico senz'altro di richiamare. Si, appena arriva. Buonasera. (Riattacca e si piega nel tentativo di togliersi le galoscie. Ma non ci riesce. Suona il campanello della porta) Porca miseria. ( grida) Un attimo. (Il campanello suona di nuovo. Lei sta penando con la soprascarpa destra) Guarda te che bella pensata, mettermi le galoscie proprio oggi. (Riesce finalmente a sfilarsi la galosce destra ma la scarpa le rimane dentro. Il campanello suona impazzatamente) Accidenti(cerca di tirare fuori la scarpa dalla galoscia, ma la scarpa rimasta incastrata dentro) Va bene, mi arrendo arrivo. (Butta via la galoscia con tutta la scarpa dentro e rimane con il piede coperto dalla sola calza. Si avvia verso il soggiorno) Mi doveva succedere giusto il giorno del mio ventesimo anniversario. (Zoppicando arriva alla porta e apre. Appare Sandro Siani. Ha appena compiuto cinquantanni ma fa di tutto per non dimostrarli. E azzimato, impeccabile. I suoi vestiti sono ben tagliati, di sartoria, anche se un po troppo in stile giovane manager. Ha una borsa per documenti di Gucci. Ogni cosa in lui irradia misura ed efficienza. Lei gli sorride con calore) Ciao, Sandro. (Sandro le passa bruscamente davanti ed entra nella stanza, guardandosi intorno)
SANDRO: Sono stato inchiodato sulla poltrona del dentista per un ora e quindici
minuti. ( Poggia la borsa sulla sedia in proscenio accanto alla porta della camera da letto e si toglie il cappotto.
ANGELA: (Chiude la porta dingresso sempre sorridendo amorevolmente) E adesso
come ti senti?
SANDRO: Fra le sue barzellette sporche e la sua radiolina mi ha fatto venire un mal
di testa spaventoso. (Va davanti allo specchio che si trova sul cassettone del soggiorno e si guarda i denti) Ha chiamato nessuno?
ANGELA: Sandro, non ti ricorda niente questa stanza? (Gli si avvicina)
SANDRO: (Continuando ad esaminare i suoi denti) Meno male, ancora due capsule
e poi ho finito. (Si gira mostrando i denti) Che te n pare?
ANGELA: I denti? ( Lui annuisce sempre mostrando i denti. Angela si mette una
mano davanti agli occhi come a proteggersi dal bagliore) Abbaglianti!
SANDRO: Non sono per caso troppo bianchi? ( si gira e si guarda di nuovo allo
specchio) Che te ne pare? Troppo bianchi?
ANGELA: Ma no. Staccano a meraviglia sul celeste della camicia.
SANDRO: ( Guardando lora) Gi le quattro? La riunione deve essere appena
finita Non ha chiamato nessuno?( porta il cappotto e la borsa in camera da letto, mettendo il cappotto sul cassettone e la valigetta sul letto)
ANGELA: La signorina Sbrizzi, dallufficio. Vuole che la richiami.
SANDRO: ( La guarda seccato) E perch non me lo hai detto subito?
ANGELA: Perch eravamo impegnati a parlare dello splendore dei tuoi denti. Felice
anniversario, Sandro. ( prende il vaso e si dirige alla camera da letto).
SANDRO: ( Sta gi al telefono e non ha sentito una parola) Il 65 90 672 Che hai
detto? ( La vede zoppicare verso la camera da letto) Che cosa hai fatto alla gamba?
ANGELA: E pi corta dellaltra. Non te neri mai accorto? Sono anni ormai.
SANDRO: (Al telefono) Nicoletta? Sono Siani. Mi passi la signorina Sbrizzi, per
favore. ( Sandro si guarda nello specchio del guardaroba) Bene, vedrai che oggi non riesco neppure ad andare dal barbiere. ( al telefono. Angela nel bagno inizia a cantare) Signorina Sbrizzi, ha chiamato DeAngelis?ha mandato i contratti? ( Si mette una mano sullorecchio libero per non sentire Angela che canta) E Amato?Ho capito (Prende rapidamente un taccuino dal comodino e lo poggia sulla borsa che sta sul letto di fronte a lui. Non riesce a trovare una penna e fa schioccare le dita per attirare lattenzione di Angela. Sempre parlando al telefono) Com la storia? AhAh ( Di nuovo schiocca le dita rivolto ad Angela) Una penna, una penna (Angela si precipita fuori del bagno e cerca su entrambi i comodini del letto e della toletta. Sandro ancora al telefono) Mi sembra che vada bene, ma devo rivedere il preventivo Domani mattina? Questo non ci lascia molto tempo Aspetti un attimo, mi ripeta quelle cifre (Mette la mano sopra la cornetta e sibila arrabbiato) Angela, maledizione, una penna! ( Angela sta freneticamente esplorando la borsa. Sandro sempre al telefono) La percentuale da uno e settantacinque sale a tre e quindici (Angela prende un rossetto dalla borsa e lo porge a Sandro)
ANGELA: Tieni.
SANDRO: (Scrive sul taccuino) Da uno e settantacinque a tre e quindici ( si
interrompe e guarda Angela) Ma questo un rossetto!
ANGELA: ( Prendendo dalla sedia la busta vuota della boutique) Non trovavo la
penna.
SANDRO: E allora perch mi hai dato il rossetto?
ANGELA: Perch non trovavo la penna. E rosa perlato ma scrive lo stesso. ( butta la
busta nel cestino vicino alla toletta)
SANDRO: ( La guarda. Poi al telefono) Bene, adesso rivedo le cifre. Se DeAngelis
chiama oppure se arrivano i contratti, me li porti immediatamente qui. Cosa? (Ride) Eh, gi, sempre la stessa storia. ( Ride ancora. Angela fa il verso al marito che scherza con la signorina Sbrizzi mentre zoppica verso la camera da letto) Bene, ci sentiamo dopo. E grazie, signorina Sbrizzi. ( riattacca) Un contratto di centosettantacinquemila euro e tu mi dai un rossetto rosa perlato! (Sbatte il rossetto sul comodino).
ANGELA: ( Esce zoppicando dalla stanza da bagno con il vaso) Ti avrei dato il mio
sangue, ma non blu.
SANDRO: Dai, non stare a menarla, ho gi uno di quei mal di testa. (Si stropiccia
gli occhi con il pollice e lindice, apre la borsa e tira fuori un flaconcino di aspirina. Lei zoppica fino al soggiorno e poggia il vaso sulla scrivania. Lui la guarda) E, per lamor del cielo, Angela, piantala di aggirarti per la stanza zoppicando. Mi dai sui nervi sentire questo dadn, dadn, dadn!
ANGELA: (con un sospiro) Felice anniversario.
SANDRO: Anniversario? E di che? ( Avviandosi al bagno con laspirina) Non mica
il nostro anniversario.
ANGELA: ( Si siede alla scrivania e si tira via laltra galoscia con rispettiva scarpa)
Non forse il quattordici dicembre?
SANDRO: E allora?
ANGELA: E allora oggi sono ventanni che siamo sposati.
SANDRO: ( La guarda incredula) Dici sul serio?
ANGELA: Non sono ventanni oggi?
SANDRO: No. (Esce dal bagno con un bicchiere dacqua e prende unaspirina)
ANGELA: Non sono ventanni che siamo sposati?
SANDRO: No.
ANGELA: Non siamo sposati?
SANDRO: Il nostro anniversario domani e noi siamo sposati da diciannove anni. (
poggia il bicchiere sulla toletta e si dirige verso il soggiorno)
ANGELA: ( lo guarda) Ne sei sicuro?
SANDRO: Che significa ne sei sicuro? So benissimo quanto cade il nostro
anniversario. Ci siamo sposati il quindici dicembre di diciannove anni fa. Come hai potuto fare un errore del genere?
ANGELA: Va bene, non ti innervosire. In fondo non neppure questo grande errore
perch non ti ho ancora comprato il regalo Sei certo che non il quattordici?
SANDRO: Ogni anno la stessa storia. Quando si tratta di numeri, date o et, te ne
vieni sempre fuori con qualche stupidaggine. (Si gira, esasperato, e va verso la camera da letto) Ci siamo sposati il quindici dicembre del 1984
ANGELA: Quindi ho ragione io. Ventanni fa.
SANDRO: Fra lottantaquattro ed il duemilatre, di anni ne passano diciannove!
ANGELA: Quindi hai ragione tu. ( alza le spalle) La matematica non mai stata il
mio forte.
SANDRO: ( Appendendo la giacca sulla sedia della toletta) Macch matematica, qui
parliamo della nostra vita. ( Va verso Angela) Quanti anni hai?
ANGELA: Come?
SANDRO: E una semplice domanda. Quanti anni hai?
ANGELA: ( Ha una certa riluttanza a rispondere e si dirige verso la finestra) Ad
Aprile ne compir 42. ( Sandro la guarda senza credere a ci che sente, torna indietro verso la camera da letto e si appoggia contro la porta. Angela lo segue) Non cos? Non compir 42 anni?
SANDRO: Si, ma non questaprile. Questo aprile ne farai 41. Come diavolo fai a
sbagliarti su cose simili? ( Tira fuori alcuni documenti dalla borsa)
ANGELA: Non trattarmi come se fossi una ragazzina. Dopo tutto sono una donna di
quarantunanni.
SANDRO: La cosa che mi fa pi infuriare e che sbagli a tuo svantaggio. Perch i
invece di aumentarti gli anni, non te li cali come fanno tutte le donne di questo mondo?
ANGELA: Benissimo, ho solo quarantunanni. ( Si getta sul letto ed assume una posa
sexy) Ti paio pi sexy adesso?
SANDRO: ( Andando verso la scrivania dove si siede ed inizia ad esaminare le sue
carte) Piantala, Angela, la testa mi scoppia. Stamattina ho partecipato a cinque riunioni, mi hanno incapsulato quattro denti e non ho neanche preso il mio ipocalorico. (Va al telefono nel soggiorno) Sar meglio che mangi qualcosa. (Tira su il telefono)
ANGELA: Ho appena ordinato degli antipasti.
SANDRO: Non per me. Sai che sono a dieta di novecento calorie al giorno. (Al
telefono) Servizio camera, per favore. (Si gira e si guarda nello specchio) Dio santo, e quello sarei io? Hai visto i miei occhi? Non ho pi le pupille. ( Si gira verso Angela) Vieni qui. Guarda. Vedi ancora le pupille?
ANGELA: ( Si avvicina e guarda nello specchio) Si, Sandro, vedo due splendide
pupille
SANDRO: ( continuando a guardarsi nello specchio) Dove? Dove? Non ho pi le
pupille, sono sparite. Mi prenderesti le gocce per gli occhi?
ANGELA: (Dirigendosi verso la borsa poggiata sul letto) Secondo me lavori troppo,
Sandro. Questo mese, sarai rientrato si e no due notti.
SANDRO: ( Stirando le braccia) Mi servirebbe un po di sole. E un mese completo
di sonno. (Mentre Angela rovista nella borsa, va al telefono) Pronto, servizio camera? Vorrei un piatto di roastbeef freddo, cottura media e magro. Capisce cosa intendo per magro? No, non significa senza grasso significa senza un filo di grasso poi vorrei uninsalata, scondita, un mezzo pompelmo e una tazzina di caff il tutto prima possibile, per favore aspetti un attimo. (Ad Angela che entrata nel soggiorno con le gocce per gli occhi) Dove siamo?
ANGELA: A Roma, Sheraton hotel, camera 719.
SANDRO: ( al telefono) 719. Il tutto prima possibile, mi raccomando. ( riattacca, va
verso Angela che si seduta sul divano) Che c che non va oggi?
ANGELA: Non ci crederai, ma fino a quindici minuti fa ero la pi felice delle
donne Siediti, ti faccio riemergere le pupille.
SANDRO: (Stende la mano per prendere le gocce) Posso farlo da solo.
ANGELA: Lo so Sandro, ma mi piace metterti io le gocce negli occhi. (Lui si sdraia
sul divano con la testa sul bracciolo e lei guarda gi verso di lui dal lato del divano) Cos almeno sei costretto a guardarmi. In questi ultimi tempi non mi guardi mai. (Sta pronta con le gocce)
SANDRO: Quando ho tanto lavoro non guardo in faccia nessuno.
ANGELA: Neanche la signorina Sbrizzi? Al telefono mi sembravi gentile.
SANDRO: Mettimi le gocce.
ANGELA: ( Chinandosi sul bracciolo del divano) Prima dammi un bacio. (lui le da
un tenero bacio. Angela si raddirizza) E ora apri le tue incantevoli pupille. (Angela riempe il contagocce di liquido)
SANDRO: Otto mesi. E da otto mesi che lavoro su questo affare e oggi i miei due
principali collaboratori si danno ammalati, cos io mi ritrovo a dover fare tutto da solo. ( Lei gli mette le gocce negli occhi. Lui fa un salto) Ahh! ( Si sfrega locchio dolorante)
ANGELA: Che succede?
SANDRO: ( Tirandosi su) Negli occhi mi ci devi mettere le gocce non il contagocce.
ANGELA: Mi dispiace, hai mosso la testa.
SANDRO: Perch mi stavi ficcando quellaffare negli occhi. ( Si alza e si guarda
nello specchio sopra il camino) Porca miseria!
ANGELA: Calmati, Sandro, ti ho chiesto scusa.
SANDRO: Ma perch credi che si chiama contagocce? Perch un contagocce, non
un punteruolo. (Glielo toglie di mano) Dammelo faccio da solo.
ANGELA: Questo significa che abbiamo gi finito di essere carini fra noi?
SANDRO: E poi, vorrei capire che ci facciamo in un hotel. Stanotte devo lavorare e
non vedo proprio come far a concentrarmi.
ANGELA: Dovevamo pure dormire da qualche parte. Limbianchino dice che ci
vorranno due giorni per far asciugare la vernice.
SANDRO: Ma perch riverniciare ora? Potevi farlo in primavera. Questo per me il
periodo pi incasinato dellanno.( Sandro poggia le gocce sul tavolinetto e si dirige verso la camera da letto)
ANGELA: Lo so, ma per limbianchino esattamente il contrario. Adesso
disponibile, a primavera incasinato lui.
SANDRO: Almeno potevi chiedermelo! (Angela lo segue in camera da letto)
ANGELA: Non ti vedo mai con limbianchino ho pi dialogo. ( Sandro entra in
bagno)
SANDRO: ( Dal bagno, intanto che lei prende il suo cappotto dalla sedia e lo
appende sullappendiabiti) Di tutti i periodi dellanno, proprio questo! Almeno hai portato le mie cose? Lo spazzolino? Il pigiama?
ANGELA: Lo spazzolino si, te lho portato.
SANDRO: Vuoi dire che hai dimenticato il pigiama?
ANGELA: ( si lascia cadere gi sul letto) Non lho dimenticato. Semplicemente, non
lho portato.
SANDRO: (Uscendo dal bagno asciugandosi gli occhi con un asciugamano) Perch?
ANGELA: Perch questa la suite 719 dello Sheraton hotel ed io pensavo che non
avresti avuto bisogno del pigiama stanotte.
SANDRO: Lo sai che non riesco a dormire senza pigiama.( Ritorna in bagno).
ANGELA: (Alzando la voce per farsi sentire) Il mio piano era proprio questo
SANDRO: Che?
ANGELA: Lasciamo perdere. Se vuoi, ci sono delle boutique nella hall.
SANDRO: (Uscendo dal bagno) Non ti capisco. Tutto quello che dovevi fare era una
stupida valigetta.
ANGELA: Perdonami. Sar che anche per me questo un periodo incasinato.
SANDRO: Dai, Angela, non fare la sarcastica. ( Si dirige verso la scrivania in
soggiorno) Ho tante cose per la testa e non mi va di sentire stupidaggini Potessi almeno bermi un bel doppio martini ghiacciato?
ANGELA: ( Lo segue nel soggiorno e si appoggia sul cassettone) Senza che ti
arrabbi, mi spieghi una cosa? Perch non te lo puoi bere questo bel doppio martini ghiacciato?
SANDRO: Ti ha dato di volta il cervello? Ma lo sai quante calorie ci sono in un
doppio martini?
ANGELA: ( Alza le spalle) Si che lo so. IL doppio che di un martini semplice.
SANDRO: Tu scherzi, ma con il mio metabolismo basta un doppio martini e divento
un barile.
ANGELA: Un tempo quando bevevi diventavi sexy ( prende un foglio di carta da
lettere dellalbergo dal cassettone)
SANDRO: ( Si alza con le carte dellufficio per andarsi a sedere pi comodamente
sul divano) E invece adesso divento un barile. A meno che non mi tenga rigorosamente a stecchetto (Mentre passa davanti allo specchio sul camino si ferma ammirando la sua circonferenza vita) Cosa che evidentemente riesco a fare ( Si siede sul divano)
ANGELA: ( Cominciando a piegare il foglio ) Io ti preferisco grassottello.
SANDRO: Sei pazza?
ANGELA: ( Continuando a piegare il foglio) Dico solo che grassottello mi piaci di
pi. Ammetto che cos sembri uno della giovent ranpante, ma non mi pare naturale. Un uomo della tua et dovrebbe avere al punto vita almeno un minimo di rotoli di grasso.
SANDRO: Spiacente di deluderti.
ANGELA: Non sono delusa, sono a disagio. La sera, sai, ti guardo quando ti spogli.
Ebbene, niente. Non si muove niente. Sembri confezionato sotto vuoto, come il caff. Quando ti slacci la cintura mi aspetto sempre di sentire pzzzz! ( continua a piegare il foglio )
SANDRO: Credi che sia facile mantenere la linea con un metabolismo come il mio?
Sai cosa significa andare a un pranzo d'affari e vedere gli altri che si strafogano un piatto di spaghetti mentre tu sgranocchi un cuore di lattuga?
ANGELA: Rendo omaggio al tuo spirito di sacrificio.( ha terminato il suo lavoro di
piegatura)
SANDRO: Per mi preferisci grassottello.
ANGELA: Abbiamo tutti il nostro lato perverso.
SANDRO: E se cambiassimo discorso?
ANGELA: Come vuoi. ( Lancia laeroplanino di carta che ha appena finito di fare e
lo fa volare per la stanza)
SANDRO: ( Si alza e misura a grandi passi la stanza visibilmente irritato) E
perch diavolo mi preferisci grassottello?
ANGELA. Ricominciamo?
SANDRO: No, no. Per carit!
ANGELA: Va bene. ( Va in camera da letto e comincia a piegare il suo neglig.
Sandro torna a sedersi sul divano. C un silenzio. Infine)
SANDRO: Angela?
ANGELA: Si, Sandro? ( Si va a sedere su una sedia. Sandro, turbato, resta in
soggiorno. Entrambi contemplano il pavimento per alcuni secondi)
SANDRO: Non litighiamo.
ANGELA: Litigare? E perch?
SANDRO: ( Si alza e si avvia verso la camera da letto. Si ferma sulla porta
cercando di trovare le parole) Angela
ANGELA: ( Solleva lo sguardo) Si, Sandro?
SANDRO: ( Non gli sembra il momento giusto per dire ci che ha in mente)
Niente Lavoro un po, va bene? ( ritorna in soggiorno e si siede sul divano)
ANGELA: ( Resta seduta. Senza malanimo) Non ti ricordi neanche pi questa stanza,
bestia che non sei altro.
SANDRO: Perch? Che ha?
ANGELA: ( Si alza e va in soggiorno) Magari non so quanti anni ho, ma sono sicura
come la morte che abbiamo trascorso la nostra luna di miele nella suite 719 dello Sheraton Hotel. E questa certamente la 719 perch ho rifilato al cameriere una mancia che se la ricorder per sempre.
SANDRO: ( Guarda la stanza per la prima volta) Era questa la stanza?
ANGELA: Diamine!( si siede sul bracciolo del divano)
SANDRO: ( Si alza e si guarda intorno) Aspetta un attimo, mi pare che hai ragione. (
Guarda in camera da letto) Ma certo, sembra proprio la nostra suite. Solo che arredata in modo diverso. La nostra era blu.
ANGELA: ( Andando in camera da letto) Tu eri in blu. Eri arruolato in marina. La
camera era verde.
SANDRO: Ti sbagli. La camera era blu.
ANGELA: Non sar che ti confondi con qualche altra luna di miele? ( Si siede sul
letto) Ehi, Sandro, ti ricordi che abbiamo cenato qui, in camera da letto?
SANDRO: No!
ANGELA: Ma si! Abbiamo cenato in camera da letto E ti ricordi cosa abbiamo
mangiato?
SANDRO: A cena? Diciannove anni fa? Non me lo ricordo.
ANGELA: Si che te lo ricordi, basta che ci pensi un attimo.
SANDRO: Ci ho pensato, ma non me lo ricordo.
ANGELA: Abbiamo ordinato una bottiglia di champagne e un piatto di antipasti. E
abbiamo buttato tutte le acciughe nel cesso.
SANDRO: Ah! ( va alla finestra del soggiorno e guarda fuori)
ANGELA: Se cerchi il Savoia, non c pi. (Va alla finestra della camera da letto
E accompagna lo sguardo di lui)
SANDRO: ( guardando fuori dalla finestra) Veramente , guardavo il grattacielo
delleur.
ANGELA: C ancora la torre?
SANDRO: Angela.
ANGELA: Si?
SANDRO: ( Sempre guardando fuori della finestra) Era la 819. ( Angela indietreggia
dalla finestra e guarda Sandro. Sandro si gira e la guarda a sua volta) Eravamo nella 819, non nella 719.
ANGELA: ( Lo guarda e digrigna i denti con ostilit) Ti sbagli.
SANDRO: No, non mi sbaglio. Eravamo alla 819. Ne sono certo.
ANGELA: ( Arrabbiata) Non continuare a dire che hai ragione come se avessi
ragione. Hai torto. Eravamo nella 719.
SANDRO: Vuoi la prova? Vieni qui. ( Angela lo raggiunge alla finestra del
soggiorno) Ti ricordi che avevo un binocolo e spiavamo quella coppia che si spogliava nel grattacielo proprio di fronte a noi? Eravamo allottavo piano. Me lo ricordo perch la notte seguente li abbiamo cercati di nuovo e li chiamavamo gli Adamo ed Eva dellottavo piano
ANGELA: Non so come li chiamavi tu. Per me erano Gli Adamo ed Eva del
settimo piano. (Si avvia irritata alla volta della camera da letto)
SANDRO: Vogliamo discutere su questo? Che importanza ha?
ANGELA: Se non ha importanza, perch insisti?
SANDRO: Perch tu ne hai fatto una questione di puntiglio.
ANGELA: ( Andando sulla porta della camera da letto) Se io mi sono impuntata a
dire che eravamo alla 719, tu ti sei impuntato a dire che non ceravamo.
SANDRO: Daccordo, Angela, daccordo. ( va verso il camino)
ANGELA: E non dirmi Daccordo Angela. Se io pensavo che era la 719, perch
non hai avuto la cortesia di lasciarmi nella mia ignoranza, nella mia convinzione che fosse la 719?
SANDRO: Mi scuso. Forse era la 719.
ANGELA: Era la 819! ( Rientra in camera da letto)
SANDRO: ( Seguendola in camera da letto) No, in realt hai ragione tu. Era proprio
la 719.
ANGELA: Niente 719. Era la 819 e bastaE sai che ti dico, ora che ti guardo bene?
Hai messo su un po di pancia. (E una cattiveria. Sandro guarda Angela, poi rientra in soggiorno, si rassicura sulla sua linea davanti allo specchio sul camino, riprende le sue carte e si siede. Angela realizza ci che ha fatto. Va in soggiorno e lo abbraccia) Scusami, Sandro.( Sandro annuisce e continua a guardare le sue carte. Angela gira intorno al divano) Come coppia siamo uno schifo, eh?
SANDRO: ( Senza alzare gli occhi) Mah.
ANGELA: Mah, cosa?
SANDRO: ( Alza gli occhi) Mah, si, siamo uno schifo di coppia.
ANGELA: ( Senza cattiveria) E finalmente siamo daccordo su qualcosa!
SANDRO: Senti, Angela, non prendertela, ma stasera devo lavorare su questi
preventivi. Lo capisci, vero?
ANGELA: Certo.
SANDRO: Ti ho gi detto che Gianni e Carmine hanno linfluenza e
ANGELA: Non ti preoccupare, Sandro sei scusato( Vaga per la stanza senza uno
scopo. Cogliendo limmagine di se stessa nello specchio, esamina la sua figura e decide che ha bisogno di qualche esercizio, ma rinuncia subito. Si siede sul bracciolo del divano, accanto a Sandro). Posso aiutarti a leggere i preventivi?
SANDRO: Non hai proprio niente di meglio da leggere?
ANGELA: ( Si alza, va al cassettone, prende un opuscoletto) C il regolamento
dellalbergo. E tutto quello che sono riuscita a rimediare La stanza va lasciata entro le tre ( getta via il regolamento, va verso Sandro che tornato alle sue carte e lo prende per il braccio) Dai, lascia perdere quelle cartacce e portami a vedere un film a luci rosse. ( Cerca di tirarlo su dal divano) Su, Sandro, andiamo.
SANDRO: Smettila, Angela.
ANGELA: Sai che danno allArgo? Scopatrici assatanate e Ursula la porcella.
Ho visto i manifesti passando con il taxi, lo giuro su mia madre.
SANDRO: Brava, se vuoi andarci, vacci.
ANGELA: E che succede se qualcuno mi fa delle proposte?
SANDRO: Telefonami, cos non ti aspetto.
ANGELA: ( Abbracciandolo) Dio mio, che fine ha fatto il tuo senso dellumorismo?
Dai, che mi accontento di una passeggiata. Un giretto di dieci minuti e poi ti lascio in pace.
SANDRO: Forse pi tardi. Vediamo.
ANGELA: ( Alzandosi e mettendosi a camminare ad ampi passi) Niente cinema
porno niente passeggiata. (Si siede sul ripiano del cassettone, prende una rivista e la scorre velocemente. C un gran silenzio. Poi) Che ne diresti di tornare a casa a vedere se la vernice e asciutta? (Sandro, al limite della pazienza, si alza con le sue carte e si dirige verso la camera da letto) Cerco solo di pensare a qualcosa da fare insieme.
(Suona il campanello della porta)
SANDRO: ( Dalla camera da letto) Devo andare io oppure una di quelle cose che
vorresti facessimo insieme? ( Angela alza le spalle, va alla porta e la apre. Davanti c il cameriere con il cibo sul carrello)
CAMERIERE: Buonasera.
ANGELA: (Sorride) Salve.
CAMERIERE: ( Entra spingendo il carrello) Dove preferisce che lo metto? Va bene
vicino alla finestra?
ANGELA: ( Andando verso la camera da letto) Sandro, ti va bene il tavolo vicino
alla finestra?
SANDRO: ( Disinteressato) Per me va bene tutto.
ANGELA: ( Dolcemente al cameriere) Per lui va bene tutto.
CAMERIERE: ( Lasciando il tavolo vicino alla finestra) Allora lo lascio qui?
ANGELA: Sandro, allora lo lascia l?
SANDRO: ( Gettando il contratto sul letto e dirigendosi verso la porta) Qui, l, come
vuole, per me va bene tutto.
ANGELA: ( Alza le spalle, sorridendo al cameriere) Qui, l, come vuole. Per lui va
bene tutto.
CAMERIERE: ( Prende la sedia davanti alla scrivania e la mette a destra del tavolo)
Si, signora. ( Prende la poltroncina dalla destra del divano e la spinge vicino al tavolo)
SANDRO: ( Al cameriere) Non c bisogno di spostare tutto.
ANGELA: ( Al cameriere) Non c bisogno di spostare tutto.
CAMERIERE: Va bene, signora. ( Fa per riportare indietro la poltroncina)
SANDRO: Non importa, ora che le ha spostate, le lasci pure dove sono.
ANGELA: Ma certo, le lasci pure dove sono. Tanto ormai le ha spostate.
CAMERIERE: ( Rimette la sedia accanto al tavolo) Mi fa una firmetta? ( Porge il
conto e la penna a Sandro. Angela esamina il vassoio di antipasti sul tavolo)
ANGELA: Toh, guarda quante belle acciughe.
SANDRO: ( Ad Angela) Ma non gli avevi detto che le acciughe non le volevi?
CAMERIERE: Non desiderava le acciughe?
ANGELA: ( Non vuole ulteriori problemi) Come no! Vado pazza per le acciughe.
SANDRO: ( Porge il conto al cameriere) Va bene cos, grazie.
ANGELA: Si,si, va bene cos, grazie.
CAMERIERE: Grazie a loro. ( si avvia verso la porta)
ANGELA: ( Guarda il tavolo) Un momento. Lo champagne. Dov lo champagne?
CAMERIERE: Manca lo champagne? ( Controlla sul foglio dellordinazione) E
vero. Hanno dimenticato lo champagne.
ANGELA: Per le acciughe se le sono ricordate.
SANDRO: ( Ritornando in camera da letto) Non posso bere, devo lavorare. Che ci
facciamo con unintera bottiglia di champagne?
ANGELA: E il nostro anniversario. ( Al cameriere) Glielho gi detto, no?
CAMERIERE: Di nuovo auguri.
ANGELA: ( Sedendo sul bracciolo della poltroncina accanto al tavolo) Grazie.
Siamo sposati da diciannove anni o ventanni, o oggi o domani.
CAMERIERE: Allora devo portarlo lo champagne?
ANGELA: Con due figli ormai grandi.
CAMERIERE: Oh, magnifico!
ANGELA: ( Alzando le spalle) Lei crede? A scuola il maschio un perfetto asino e la
femmina fa la contestatrice.
SANDRO: ( Molto irritato rientra in soggiorno) Ma quale asino, quale contestatrice?
Cosa racconti? ( cerca di contollarsi. Al cameriere) Va bene cos, grazie.
CAMERIERE: Se non desidera lo champagne, lo tolgo dal conto.
SANDRO: Lo champagne non serve. Lo tolga pure. ( Si dirige verso la camera da
letto)
ANGELA: ( Al cameriere) Non lo tolga! Io lo champagne lo voglio. Mi porti una
bottiglia con un solo bicchiere.
CAMERIERE: Come vuole, signora.
SANDRO: ( Dalla camera da letto) Vada pure, grazie.
ANGELA: Si, vada pure, grazie.
CAMERIERE: ( Aprendo la porta) Quando vuole che le sbarazzi il tavolo non ha che
da suonare.
ANGELA: ( Muovendosi verso il cameriere) Chiamer senzaltro quando vorr che
sbarazzi il tavolo.
CAMERIERE: Grazie e ancora auguri. ( Esce dalla stanza. Sandro va al carrello
e toglie un coperchio da un piatto)
ANGELA: ( Presso il camino) Lhai sentito, Sandro? Ci ha fatto gli auguri.
SANDRO: Eh?
ANGELA: Per il nostro diciannovesimo anniversario.
SANDRO: ( Disgustato, sbatte il coperchio di nuovo sul piatto) Avevo chiesto del
roastbeef magro. E questo sarebbe magro? ( Va al divano e si siede, prendendo
un contratto dal tavolino)
ANGELA: ( con aria meditativa) Sai quante persone conosciamo che sono sposate da
altrettanto tempo? Solo unaltra coppia. I De Paolis La gente pi noiosa che abbia mai incontrato.
SANDRO: ( Non riesce pi a contenersi) Perch hai parlato al cameriere in quel
modo?
ANGELA: In quale modo? ( Siede al tavolo e comincia a servirsi)
SANDRO: Come se lo conoscessi da un secolo. Lhai appena incontrato. E entrato
qua dentro due minuti fa con quel suo roastbeef grasso. Non sono affari suoi come vanno gli studi di nostro figlio.
ANGELA: Stavo facendo un po' di conversazione. Mi sento sola, mi piace parlare
con la gente.
SANDRO: Quello un cameriere. Parlagli di mangiare.
ANGELA: Ho sbagliato di nuovo. Mi dispiace. Quando porta lo champagne mi
nascondo dietro la tenda.
SANDRO: Non c bisogno. Basta che non gli racconti gli affari nostri.
ANGELA: E che dovrei fare? Mentire?
SANDRO: Certamente, mentire. Lo fanno tutti. Digli che hai una figlia bella e
obbediente. Digli che tuo figlio uno studente brillante. Digli che hai solo 38 anni!
ANGELA: E che ci guadagno? Ho forse pi possibilit di piacere se mi calo gli anni?
SANDRO: Non c bisogno di sbandierare la propria et come se fosse qualcosa di
cui vantarsi.
ANGELA: Io questa angoscia di invecchiare non ce lho proprio. Invecchiano tutti,
anche tu. Hai compiuto 50 anni.
SANDRO: ( Annuisce esasperato) Questa la differenza fra noi. Che io non lo
accetto. Non accetto di avere 50 anni. ( Alzandosi e dirigendosi verso di lei) Non accetto di invecchiare, capito?
ANGELA: Bene, vuol dire che sarai il pi giovane del cimitero.
SANDRO: Uffa, con te impossibile discutere. ( Si dirige impettito verso la camera
da letto, si chiude la porta alle spalle e si stende sul letto)
ANGELA: Accetta la tua et e sar possibile discutere. ( Si interrompe quando
Sandro chiude la porta) Non vuoi mangiare qualcosa? ( Si alza esamina il piatto della carne. Ne prende un pezzo, va davanti alla porta della camera da letto e chiama Sandro) Sandro, ho trovato una fetta di roastbeef molto magra. ( Ne mordicchia un pezzetto) Questa se la mangi, dimagrisci. ( Suona il campanello) Ehi, vieni, arriva lo champagne. ( Si dirige alla porta di ingresso e la apre. Di fronte a lei c Paola Sbrizzi, la segretaria di Sandro. E una giovane donna, linda e attraente. E vestita con cura, appare luminosa ed efficiente) Oh, signorina Sbrizzi!
PAOLA: Buongiorno signora Siani. Spero di non disturbare.
ANGELA: Ma le pare? Assolutamente no. Mio marito ed io stavamo giusto
scherzando un po. Entri, la prego. ( Ha sempre la fettina di roastbeef in mano)
PAOLA: Grazie. ( Entra nella stanza chiudendosi dietro la porta) Mi dispiace, ma ci
sono alcune carte che il signor Siani deve firmare durgenza.
ANGELA: Certo. ( Chiama) Sandro. C la signorina Sbrizzi. ( Mentre la signorina
Sbrizzi tira fuori dalla sua cartella svariati contratti, Angela si siede sul bracciolo della poltroncina) Gradisce qualcosa? ( Mostra il roastbeef che ha in mano)
PAOLA: ( sistemando i contratti sul tavolo davanti al divano) Non pranzo, grazie.
ANGELA: Non pranza? Mai?
PAOLA: ( Prendendo occhiali e penna dalla sua borsa sulla consolle dietro il
divano) Faccio una sostanziosa colazione, un pranzo leggero ed uno spuntino prima di andare a letto. Con un lavoro come questo, si finisce spesso per fare tardi. Cos ho modificato le mie abitudini alimentari; e mi ci trovo bene.
( Sandro si alza dal letto e si dirige verso il soggiorno)
ANGELA: Posso capirla. Mi sono persa tante di quelle cene con mio marito.
SANDRO: Oh, salve. Mi ha portato le carte? ( Si siede sul divano e si mette ad
esaminare un contratto)
PAOLA: Sono appena arrivata. E tutto pronto, basta firmare.
ANGELA: ( A Paola) Le va una tazza di caff? Oppure le sconvolge la dieta?
PAOLA: Un caff, si, grazie.
ANGELA: Allora, un caff per la signorina e tu pure vuoi un caff, Sandro?
SANDRO: No.
ANGELA: Benissimo, un caff s e uno caff no. ( Angela va al tavolo; Sandro
esamina i contratti, Paola si siede accanto a lui. Angela versa il caffe)
SANDRO: Perch queste cifre sono state ritoccate?
PAOLA: ( Guardando il contratto) Cera un errore di copiatura sui tabulati di
Milano. Sul Computer non risultava, ma io ho verificato sui miei fascicoli e ho
fatto le correzioni. ( Indica le rispettive pagine del contratto) Cos litem 17b diventa trecentoventimila e la cifra sul 17a non va presa in cosiderazione.
ANGELA: Con panna e con zucchero?
PAOLA: No, grazie.
SANDRO: Ma questo sul computer avrebbe dovuto risultare.
PAOLA: Avrebbe dovuto, ma non risultava. Ovviamente non erano stati immessi i
dati giusti.
ANGELA: No grazie, senza panna e senza zucchero oppure no grazie, senza panna e
con lo zucchero.
PAOLA: Niente panna e niente zucchero.
ANGELA: Quindi, si, senza panna e senza zucchero.
SANDRO: Ha segnalato la cosa a Di Somma?
ANGELA: (Porgendo la tazza a Paola) Pasticcini o biscottini? Qui la pasticceria
ottima.
PAOLA: E davvero gentile, grazie. ( A Sandro) Il signor Di Somma dice che questo
mese era gi successo. Ma non ha potuto verificarlo finche non ha fatto il riscontro dellintera partita.
ANGELA: ( Girando intorno al divano fino a pararsi di fronte a Sandro) Vai in
ufficio? Stasera?
SANDRO: Non posso farne a meno, Angela. ( Paola poggia la tazzina del caff)
Abbiamo di nuovo problemi con quel maledetto computer.
ANGELA: Potrei venire con te. Magari il computer ha solo bisogno di una
spolveratina.
SANDRO: Qualcosa da spolverare via in quel ufficio c di sicuro. ( Si alza e si
dirige verso la camera da letto. Paola raduna i contratti e li va a mettere dentro la sua cartella poggiata sulla consolle) Signorina Sbrizzi, perch intanto non salta su un bel taxi e comincia a controllare queste cifre con Giorgio? Il tempo di darmi una sistemata e fra venti minuti sono da voi.
PAOLA: Vado.
SANDRO: Spero di non averle rovinato la serata. Aveva da fare?
PAOLA: Quando stamattina ho visto queste cifre, ho capito che era meglio non
prendere impegni per la serata. ( Chiude la cartella. Sandro prende un flaconcino di pillole dalla sua borsa e si dirige verso il bagno) Grazie per il caff, signora Siani.
ANGELA: Io le consiglierei di mangiare qualcosa. Altrimenti sviene sul computer.
PAOLA: ( Aprendo la porta di uscita) Non si preoccupi.
ANGELA: ( Si muove verso di lei passando dietro il divano) E un peccato che non
possa restare ancora due minuti. Sta per arrivare lo champagne. Posso dirle perch, Sandro?
SANDRO: ( Esce dal bagno dopo aver preso le pillole. Getta il flaconcino nella
borsa) Perch cosa? ( Beve dal bicchiere della toletta. Prende la giacca dalla spalliera della sedia e la infila)
ANGELA: Beh, non che normalmente vado in giro a spiattellare gli affari di
famiglia, ma il nostro diciannovesimo anniversario di matrimonio.
PAOLA: Oh, non lo sapevo. Complimenti.
ANGELA: ( A Paola, ma a beneficio di Sandro) Grazie La vita stata cos buona
con me. Ho una figlia bella e obbediente, un figlio brillante che tra i migliori della scuola. Ho solo 38 anni, che posso volere di pi?
SANDRO: ( Entrando nel soggiorno) Angela, la signorina Sbrizzi deve rientrare in
ufficio. (Sandro rientra in camera da letto, prende la spazzola dal necessaire e si spazzola i capelli davanti allo specchio del guardaroba)
ANGELA: Oh, mi scusi. ( A Paola) Non gli permetta di farla lavorare fino a tardi.
PAOLA: Non c problema. Mi ci sono abituata. Ancora complimenti, signora Siani.
( Esce chiudendosi dietro la porta)
ANGELA: ( A Sandro) Che ragazza dolce. E davvero dolce, Sandro.
SANDRO: Sono molto dispiaciuto per stasera, Angela, credimi, non posso farne a
meno. ( Rimette la spazzola dentro il necessaire)
ANGELA. Che ragazza dolce, giovane e snella.
SNADRO: (Prende un rasoio elettrico dalla sua borsa e si dirige verso il bagno)
Pensavo che se me ne vado ora, forse riesco a tornare in tempo per una cenetta
di mezzanotte.
ANGELA: ( Entra in camera da letto e si siede su una poltrona) Non ti preoccupare
per me, Sandro. ( Sandro comincia a radersi) Capisco benissimo, sono sola dispiaciuta per te. Avresti potuto trascorrere una serata tranquilla, e invece te ne dovrai stare rinchiuso in un ufficio soffocante tutte quelle ore, chino su qualche noioso contratto con la tua bella faccia rasata di fresco.
SANDRO: ( Continuando a radersi, fa capolino dalla porta del bagno) Beh, non
penserai mica che io possa attraversare la hall dello Sheraton con la barba non fatta, vero? ( Ritorna in bagno)
ANGELA: Figurati, non ti lascerebbero neanche entrare in ascensore. E non
dimenticare la tua virile acqua di colonia. Il portiere non ti chiamer mai un taxi se non emanerai leffluvio giusto.
SANDRO: ( Spegne il rasoio. Entra in camera da letto, Guarda un momento Angela)
Che stai cercando di dire, Angela?
ANGELA: Niente, scherzavo. Non capisci pi quando scherzo, Sandro?
SANDRO: No.( Gira intorno al letto e mette il rasoio nella borsa)
ANGELA: ( Scherzosamente, gli da una piccola pacca sul deretano e poi si siede sul
letto) Certo che scherzavo. Stavo prendendomi gioco di te, insinuando che hai una relazione con la tua segretaria.
SANDRO: Capisco. ( Prende il suo cappotto dal ripiano del cassettone e se lo infila)
ANGELA: E cos, Sandro? La dolce, giovane, snella signorina Sbrizzi la tua
amante?
SANDRO: Per lamor di Dio, Angela, ti pare una cosa da dire?
ANGELA. Beh, se non lo , una bassa insinuazione. Ma se lo , una gran bella
domanda.
SANDRO: Non la ritengo degna di una risposta.
ANGELA: ( Sulle ginocchia, saltellando su e gi come una bimba) Piantala, Sandro,
tu e la tua dignit. Muoio dalla voglia di saperlo. Dimmi: Hai o non hai una relazione con lei.
SANDRO: E mi crederai?
ANGELA: Certo.
SANDRO: No, non ho una relazione con lei.
ANGELA: ( Con un grande sorriso) Si, Che ce lhai.
SANDRO: Ma smettila. ( Guarda fuori dalla finestra) Mi pare che piove. Speriamo
di riuscire a trovare un taxi.
ANGELA: ( Togliendosi la sua treccia di capelli posticci) Se non hai una relazione
con lei, Sandro, faresti bene ad averla. E una simpatica ragazza.
SANDRO: ( Prendendo la sua borsa dal letto) Grazie le far piacere saperlo.
Pensavo di chiamare la portineria e chiedere se ti possono procurare il biglietto
per uno spettacolo. Non c motivo che te ne resti qua sola. C qualcosa che ti piacerebbe vedere?
ANGELA: ( Sorride) Si. Quello che tra poco farete tu e la signorina Sbrizzi.
SANDRO: Angela! Questa la trovo proprio di cattivo gusto! ( Va in soggiorno,
poggia la sua borsa sulla consolle dietro il divano)
ANGELA. ( Prendendo una spazzola dal suo necessaire) Perch? Sto cercando di
essere franca. Dico solo che se tu, a questo stadio della tua vita, hai voglia di avere una relazione con una ragazza giovane e snella, io posso anche capirlo. ( Si siede di nuovo sul letto e comincia a pettinare la treccia)
SANDRO: ( Smette bruscamente di radunare i contratti dal tavolino e rientra in
camera da letto) Cosa intendi con A questo stadio della tua vita ?
ANGELA: ( Continua a pettinare) Tu hai un numero x di anni. Non torno a dire
quanti, perch so che non li accetti. E capisco che quando un uomo comincia
ad avere x anni si sente insicuro, ha paura di perdere la sua virilit. ( Sorride a Sandro) E che la cosa migliore per lui pu essere una tranquilla scappatella. Lo so. Lho letto su Viver sani e belli
SANDRO: E cos, avrei il consenso della stampa.
ANGELA: E il mio, se ci tieni.
SANDRO: ( Grida) Non ci tengo e non ho nessuna relazione.
ANGELA: E allora perch strilli?
SANDRO: ( Si dirige verso la camera da letto) Perch questa una conversazione
idiota!
ANGELA: ( Crolla sul letto) Oh, Sandro, sono cos felice.
SANDRO: ( Prende i contratti dal tavolinetto e li mette nella borsa) Ah, adesso sei
felice? Sei felice perch ti sei convinta che non ho nessuna relazione?
ANGELA: Certo che sono felice. Credi che sono una casalinga impazzita? Non ho
mai detto che mi farebbe piacere se tu avessi un amante. Ho detto che se ce lhai, posso capirlo.
SANDRO: ( Si dirige verso la camera da letto e raccoglie un contratto dal letto)
Angela, mi aspetta una serata di duro lavoro. Torner verso mezzanotte. ( Fa per andare)
ANGELA: Sandro, resta ancora un attimo a parlare con me. Cinque minuti.
SANDRO: In ufficio mi stanno aspettando, ho da fare.
ANGELA: Hai chi ti aiuta in ufficio( Dopo un momento, Sandro si siede sul bordo
della scrivania) Sandro, lo so che da un po di tempo le cose fra noi non vanno. Tu sei molto occupato con il tuo lavoro e magari non lavrai notato, ma non siamo pi cos felici.
SANDRO: Me ne sono accorto, Angela.
ANGELA: ( Continua a pettinare la sua treccia) Cosa c che non va? Abbiamo una
casa di dodici stanze in campagna, due cari figlioli, una cameriera senza il vizio del bere. Cos che ci manca?
SANDRO: Non Non lo so.
ANGELA: Potresti provare a rifletterci su? Ho bisogno di capire, Sandro C
qualcosa che ti potrei dare e che non ti sto dando?
SANDRO: Sono io, Angela, non sei tu. ( Va in soggiorno, infila i contratti nella
borsa e la chiude)
ANGELA: ( Poggia la treccia e la spazzola sulla toletta e lo segue in soggiorno)
Daccordo. Allora cosa c che non va in te, Sandro?
SANDRO: ( Dopo una lunga pausa) Non lo so ( Va al camino e poi si mette a
passeggiare davanti al divano) Non so se puoi capirlo ma quando avevo terminato luniversit avevo lintera vita davanti a me. E tutto ci che sognavo, tutto ci che volevo era sposarmi, avere dei figli e anche avere successo Beh, sono stato molto fortunato Ho ottenuto tutte queste cose matrimonio, figli pi denaro di quanto avessi mai sognato
ANGELA: ( Sedendosi sul divano) E allora cos che ti manca?
SANDRO: ( fermandosi davanti al camino) Vorrei ricominciare tutto da capo
ripartire dal maledetto inizio.
ANGELA: ( Lunga pausa) Capisco. Ma francamente, Sandro, non credo che in
facolt ti riaccettino di nuovo.
SANDRO: ( Sorride mestamente) No, perch non passerei lesame di ammissione. (
Prende la borsa e si avvia verso la porta duscita) Te lo avevo detto che era una cosa stupida. Si risolver da sola. Altrimenti, mi tinger i capelli. ( Apre la porta)
ANGELA: Sai cosa penso? Che vorresti uscirne fuori e non sai come dirmelo.
SANDRO: ( Si ferma sulla porta. Si gira verso Angela) Non vero.
ANGELA: Cosa? Che vuoi uscirne fuori o che non sai come dirmelo?
SANDRO: Perch cominci sempre le pi serie discussioni della nostra vita quando
sono sulla porta.
ANGELA: Se quello che vuoi questo, perch non me lo dici apertamente? Basta
che mi dici Angela, non ha pi senso andare avanti cos . Preferisco sentirlo a voce, piuttosto che ricevere la notizia per posta.
SANDRO: Ne parliamo quando torno, va bene? ( Fa per uscire)
ANGELA: ( Non riesce pi a controllarsi. Ora non c pi nessun tono scherzoso
nella sua voce. Salta su) E no, maledizione, invece ne parliamo ora! Non ho nessuna intenzione di fare notte in una camera d'albergo per sapere che ne sar della mia vita... Se hai qualcosa da dirmi, abbi almeno la decenza di dirmela prima di varcare quella porta. ( C' un attimo di silenzio mentre ognuno cerca di ricomporsi Sandro torna indietro e chiude la porta)
SANDRO: E rimasto del caff?
ANGELA: Le cose stanno messe proprio male, eh? Va bene, tu siediti e intanto io
ti prendo il caff. ( Si avvia verso il tavolino e si ferma, guardandosi le mani. Sandro va verso il divano. Poggia la borsa sul tavolino e si siede) Guarda, tremo come una foglia. Serviti da solo, per piacere. Ho la sensazione che entro qualche minuto, non sar pi tanto bendisposta verso di te. ( Si siede sullottomana vicino al divano, le mani congiunte. Sandro non riesce a guardarla)
SANDRO: In tutti i casi, Angela, in 19 anni di matrimonio i miei sentimenti per te
sono rimasti immutati. Tu sei mia moglie ed io ti amo ancora.
ANGELA: Ci siamo, adesso arriva il peggio.
SANDRO: Non colpa tua. E Successo Ho una relazione con lei! ( Sandro
attende che Angela reagisca. Lei resta seduta e si guarda le mani) Sono sei mesi che questa storia va avanti ho anche provato a dargli un taglio, ma niente da fare Dopo un paio di giorni tutto ricominciato E poi, beh, che senso ha continuare a parlarne? Volevi la verit? Eccola. Ho una relazione con Paola.
ANGELA: ( Alza gli occhi) E chi questa Paola?
SANDRO: Paola! La signorina Sbrizzi.
ANGELA: Ah, per un attimo ho pensato che le amanti fossero due.
SANDRO: Non sono bravo in queste cose. Non so bene cosa dire.
ANGELA: Non preoccuparti. Te la cavi benissimo. ( Si alza e va verso il tavolino)
Lo vuoi ancora il caff? Adesso ho la mano ferma, Vedi? ( Gliela mostra)
SANDRO: Che cosa faremo?
ANGELA: ( Si gira verso Sandro) Tu sei apposto. Hai una relazione. Sono io che ho
bisogno di darmi da fare.
SANDRO: Far quello che vuoi, Angela.
ANGELA: Quello che voglio io?
SANDRO: Me ne andr. Stanotte stessa Oppure smetter di vederla. La mander
via dallufficio. Far quello che mi dirai di fare.
ANGELA: ( Va verso il divano) O.K. opto per Smetti di vedere Paola Caspita,
com facile. ( Fa schioccare le dita) Ora possiamo tornare al nostro trantran e vivere felici per sempre. ( Comincia a versare il caff, poi si ferma e mette gi la caffettiera) Non la mia giornata. Perfino il caff freddo.
SANDRO: Su, Angela, non giocare a comportiamoci da persone civili. Dimmi
pure che sono un bastardo. Buttami il caff in faccia.
ANGELA: Sei un bastardo! Vuoi panna e zucchero?
SANDRO: Se ti pu essere di conforto, non avrei mai pensato di arrivare a questo
punto. Non ricordo neppure come abbiamo cominciato
ANGELA: Pensaci un attimo e vedrai che te lo ricordi.
SANDRO: Lo sai che erano due anni che lavorava da me e non lavevo mai notata?
ANGELA: Per poi ti sei rifatto del tempo perduto.
SANDRO: ( Arrabbiato) E dai! ( Va in camera da letto e si sdraia di traverso sul
letto)
ANGELA: ( Lo segue) No, Sandro, mi interessa. Voglio sapere come andata. Lei
lavorava da due anni nel tuo ufficio e tu non sapevi neanche che si chiamava Paola. Poi una sera siete rimasti a lavorare fino a tardi e improvvisamente tu hai lasciato spiovere un ciuffo di capelli sulla fronte, ti sei tolto gli occhiali e lei hai detto Oh, signor Siani, lei bellissimo
SANDRO: ( prende un cuscino e se lo piazza sopra la testa) E andata cos, parola
per parola. Dovevi essere nascosta nello sgabuzzino.
ANGELA: ( Strappa via il cuscino e lo getta di nuovo gi dal letto) E allora sai
quando penso che sia iniziato il tuo miserabile romanzetto? Te lo dico
esattamente. Il 19 giugno. Il giorno del tuo compleanno quando sei entrato nei cinquanta. Cinque-zero, e tu ti sentivi in gran forma e depresso nello stesso tempo. Giusto?
SANDRO: Oh Dio mio, risparmiami la psicoanalisi.
ANGELA: E la sola ragione per cui sei cascato sulla signorina Sbrizzi che la prima
persona che hai visto quella mattina era lei. Se fosse stata assente, come amante ti saresti preso il ragazzo dellascensore.
SANDRO: Impossibile. Il ragazzo ha cinquantadue anni e gli uomini anziani non mi
piacciono.
ANGELA: ( Si allontana da lui e va verso il soggiorno) Avevi ragione tu, Sandro. E
meglio se rimandiamo la discussione a pi tardi.
SANDRO: ( Mettendosi a sedere sul suo lato del letto) Eh, no. Abbiamo cominciato
ed ora andiamo fino in fondo. Ti ho detto la verit, ho unaltra donna. Non ne sono orgoglioso, Angela, ma le cose stanno cos. Adesso secondo te che dovrei fare?
ANGELA: ( ritorna verso la porta della camera da letto) Suggerirei il suicidio, ma tu
potresti pensare che parlo del mio ( Ritorna in soggiorno) Ho un altro suggerimento. Facciamo finta di niente.
SANDRO: ( Con asprezza) Che vuoi dire?
ANGELA: ( Camminando dietro il divano) Voglio dire che non colpa tua. E che
forse io riuscir a convivere con questa storia finch non finisce. Cosaltro
potrei fare, Sandro? Ti sono attaccata. Cos vai tranquillo, trascorri una bella nottata e quando torni domattina portami il giornale. ( Siede sul divano)
SANDRO: Anche se vivessi con te altri 19 anni, non credo che arriverei mai a capirti.
ANGELA: Se una proposta, la accetto.
SANDRO: ( Si alza e va verso Angela) Maledizione, Angela, smettila di accettare
tutto quello che la vita ti sbatte in faccia. Reagisci, combatti almeno una volta! Non essere comprensiva con me. Odiami! Non sto attraversando un periodo critico della mezza et, sto vivendo una storia con unaltra. Una sordida, spregievole storia di adulterio.
ANGELA: Se questo ti aiuta a sentirti pi romantico, Sandro, accomodati pure. Ma io
so qual la verit.
SANDRO: ( passando dietro al divano per arrivare al camino) Ma cosa sai? Non
sapevi neppure che avevo una relazione.
ANGELA: Lo sospettavo. Lavoravi tre notti la settimana e il nostro reddito non
aumentava.
SANDRO: ( Appoggiandosi sul camino) Capisco. E ora che sai tutto, ho la tua
benedizione.
ANGELA: No, solo il mio permesso. Sono tua moglie, non tua madre.
SANDRO: Questo scandaloso. Non ho mai smentito niente di simile in tuta la mia
vita. Per dirla chiara, Angela, sto perdendo ogni stima per te.
ANGELA: Cosa c, Sandro, ti sto rovinando i tuoi deliziosi sensi di colpa? Ti
sentiresti meglio se facessi una scenata e ti saltassi addosso?
SANDRO: ( Passa davanti al divano) Almeno ti capirei. Sarebbe normale. Non so
proprio cosa aspetti a farti venire una crisi isterica e a strillare che vuoi un avvocato.
ANGELA: ( Alzandosi per confortarsi con lui) E va bene, Sandro, se questo ti pu
aiutare ti dir che fai schifo. Sei un vanesio, lamentoso, deludente uomo di
mezza et.
SANDRO: Ora finalmente stiamo trovando il tono giusto.
ANGELA: Ah, cos ti piace? Ti rende tutto pi semplice, vero? Ora puoi andartene di
qui come un marito incompreso, un povero martire. No, non ti dar questa soddisfazione. Ritiro tutto, Sandro, (si siede sul divano. E con amabilit e grande controllo) Sei il mio micione. E per quando torni, ti preparo latte e biscotti.
SANDRO: ( Siede sullottomana) NO, no. Finisci quello che stavi dicendo. Sfogati,
Angela. Ti sei tenuta le cose dentro per 19 anni. Voglio sentire tutto. Vanesio, lamentoso e che altro? Su, dimmi, che altro?
ANGELA: Ti dico che sei adorabile. E adesso mangiati pure il fegato.
SANDRO: ( Furioso) Angela, non farmi questo.
ANGELA: Mi spiace, sono una donna che sa perdonare. Non posso farne a meno.
SANDRO: ( Si alza, prende la sua borsa e va verso la porta) Cos mi spingi ad
andare, lo sai vero?
ANGELA: Se torni potrai sempre sistemarti nel garage.
SANDRO: Se passo quella porta ora, non torner certo indietro.
ANGELA: Io credo di si.
SANDRO: Cosa te lo fa pensare con tanta sicurezza?
ANGELA: Hai dimenticato di prendere le tue gocce per gli occhi.
SANDRO: ( Si precipita al tavolino, afferra le gocce e ritorna alla porta. Si ferma)
Prima di andare vorrei dirti ancora una cosa. Tutto ci che in questo momento pensi di me probabilmente vero. Anzi, non probabilmente, tassativamente. Sono stato un bastardo sin dallinizio e non mi aspetto che mi perdoni.
ANGELA: E invece io ti perdono.
SANDRO: ( Voltandosi verso di lei) Lasciami finire. Non voglio il tuo
perdono. Ma ti chiedo in coscienza, facendo appello a tutta la tua comprensione, di non buttare la colpa su Paola.
ANGELA: ( crolla sul divano. Poi cercando di ritrovare il controllo) Le mander un
bel regalo.
SANDRO: ( Mette gi la borsa accanto al divano) Da quando cominciata questa
storia, non ha fatto che torturarsi. Sono stato io a forzare la situazione.
ANGELA: ( allontanandosi da lui sul divano e facendo limitazione di Paola) Sul
computer non si vedeva, ma io ho controllato sui miei fascicoli e ho fatto le correzioni Lo sappiamo tutti e due che questo in codice significa Appuntamento al Picadilly Hotel
SANDRO: ( Inginocchiandosi accanto al divano) Non vuoi credermi, eh, quando ti
dico che una brava ragazza.
ANGELA: Brava per me e brava per te sono due concetti differenti.
SANDRO: Se la psicologia dellinserto supplementare allEspresso che stai usando,
Angela, ti avviso che controproducente. Perch cos mi rendi solo le cose pi facili.
ANGELA: Tanto a te le cose facili piacciono, no? Anche per avere una relazione,
non ti sei sprecato troppo.
SANDRO: Sarebbe a dire?
ANGELA: Sarebbe a dire che avresti potuto almeno fare lo sforzo di cercarti una
ragazza fuori dallufficio( Prende un immaginaria cornetta) Signorina Sbrizzi, le dispiacerebbe venire qui da me ed iniziare una relazione Fammi il piacere Sandro. ( si muove dietro il divano)
SANDRO: Angela, non costringermi a difendere Paola.
ANGELA: Non posso farci niente. Mi hai delusa. Sei stato cos poco originale.
SANDRO: Chi volevi che mi prendessi per amante, una pilota da combattimento
israeliana?
ANGELA: Tutti mettono le corna alla moglie con la segretaria. Da mio marito mi
aspettavo qualcosa di pi.
SANDRO: ( Scuotendo la testa) Non ti avevo mai visto cos. Uno pu vivere con una
persona lintera vita e non arrivare a conoscerla.
ANGELA: ( Passando davanti al divano in direzione della camera da letto) Su,
Sandro, viviti pure la tua storia. Hai, cinquantanni, fra unora potrebbe essere tardi. ( Siede alla toletta e comincia a spazzolarsi i capelli)
SANDRO: ( Alzandosi ed andando da lei in camera da letto) Mio Dio, Angela. Sono
19 anni che siamo sposati ed ancora non riesco a decifrarti. Non sembri granch diversa da una donna normale, ma in giro non c niente che ti assomigli. Sei veramente qualcosa di speciale.
ANGELA: ( lascia cadere la spazzola e si gira verso di lui. Ridendo) Se sono tanto
speciale, perch mi tradisci con le segretarie?
SANDRO: Vorrei saperlo anchio ( Si guardano lun laltro. Poi lui si gira e si
avvia verso la porta, prendendo la borsa)
ANGELA: ( Seguendolo nel soggiorno) Sandro! (Sandro si ferma) Sandro Ho
ancora diritto a scegliere? ( Lui si gira e la guarda) Perch se ce lho scelgo. Sbarazzati della signorina Sbrizzi. Resta qui e risolviamola insieme, Sandro ( Lui distoglie lo sguardo, Angela gli volta le spalle e si appoggia sul bracciolo del divano) Perch altrimenti ho limpressione che ti perder. Non andare in ufficio, Sandro Ti prego, resta con me
SANDRO: ( Appoggiandosi sulla consolle, la guarda) Te lo giuro, vorrei poter
tornare indietro. A come eravamo solo qualche anno fa, prima che nascessero i problemi.
ANGELA: Forse possibile, Sandro. Faremo come hai detto prima. Ci racconteremo
delle bugie. Ci diremo che tutto va per il meglio che stasera in ufficio non c bisogno di te, che non esiste nessuna signorina Sbrizzi e che io ho ventisette anni Cosa ne dici, Sandro?
SANDRO: ( Esita indeciso) Forse domani, Angela Stasera non posso! Ci
vediamo.
ANGELA: Quando? ( Lui esce lasciando la porta aperta) Fa niente, amo le sorprese.
( Mentre Sandro va via, appare il cameriere con una bottiglia di champagne nel secchiello del ghiaccio e due bicchieri)
CAMERIERE: Lo champagne Ho pensato di portare due bicchieri nel caso che suo
marito (Chiude la porta e poggia il secchiello e i due bicchieri sulla scrivania da unocchiata dietro) Il signore ritorna?
ANGELA: ( rimane appoggiata sul divano) Sa che questa una gran bella
domanda?
BUIO, SIPARIO.
Laddio al celibato
Stessa scena del primo tempo. La luce del mattino filtra nel soggiorno, attraverso le tende aperte. La camera da letto, invece, al buio e si intravede appena. Tende e avvolgibili sono chiusi. Dal letto proviene un lungo, fragoroso sbadiglio maschile.
MARCO: Oh, mamma ( Si strofina la faccia con le mani) Ohhhhhhhhhh! ( Si alza
per andare in bagno, costretto a muoversi come uno zombi dalla ferocia del suo mal di testa. Marco Micheli un uomo sui 42 anni. Indossa mutande a pantaloncino, maglietta a mezze maniche e un calzino nero. Ha i capelli scompigliati. Dal bagno ora provengono i suoi gargarismi. Adesso torna in scena, si dirige, come pu, verso il letto e ci si stende). Ugh, mai pi mai, mai, mai pi ( Seduto sul letto prova a respirare, quando allimprovviso da sotto le lenzuola, sbuca fuori un braccio: un braccio femminile. Fa un balzo allindietro, spaventato a morte). Chi ?! (Solleva quella mano allaltezza della propria faccia e la osserva. Poi solleva la coperta ed appare una donna che, per quanto e dato di vedere, sembrerebbe bella. Ella indossa solo la giacca del pigiama di lui) E tu che ci fai qui? Credevo che te ne fossi andata. ( Non emerge risposta: la ragazza spenta come una lampada spenta) Hei! (Le da qualche colpetto) Hei! Dai, dai non puoi restare qui! Dai svegliati! ( Si volta, cerca a testoni lorologio sul comodino e lo guarda) Le undici! Che mi venga un colpo, sono le undici! ( Schizza fuori dal letto) Svegliati! Forza alzati che sono le undici, capitoooo?! ( si volta e si lancia sul telefono) Pazzo, devo essere pazzo! ( Al telefono) Centralino? Che ora ? (Urla) Le undici? E perch non mi avete chiamato?! Avevo chiesto la sveglia per le otto! Si che lho chiesta! Micheli, camera 719, sveglia alle otto non risulta? Non capisco Va beh, non fa niente. Mi ha chiamato nessuno? Caso mai prima, ma adesso voglio essere disturbato, chiaro? Aspetto una telefonata. (Riaggancia) Come ho fatto a scordarmi di lasciare la sveglia? ( Scuote la ragazza, poi comincia a vestirsi) Bimba? Andiamo, ti alzi per favore? Ti devi vestire: mia moglie pu arrivare da un momento allaltro! Le undici! E magari laereo gi arrivato! ( Si mette i pantaloni e laltro calzino)
Risorgi alla vita, figliola, siamo finiti in corsia demergenza! ( Si mette la
camicia. La ragazza non si e mossa) Ehi, sei sorda? Niente, sono saltati i contatti. ( Si sdraia di traverso sul letto. Lei respira ma non si muove) Ma sei viva? ( La scuote di nuovo. Lei emette un gemito ma non si muove. Lui si volta e guarda il pavimento vicino al letto. Prende un biglietto da visita che esce da una borsetta aperta che per terra e lo legge) Monica Sanders, via Ah, ti chiami Monica? ( Getta con noncuranza il biglietto sul letto, torna a guardare poi per terra e tira su una bottiglia di vodka) Ma che hai fatto? Ti sei scolata una bottiglia di vodka? Con mia moglie in arrivo?! Sei pazza? (La scuote) Ti senti male? Riesci a sentirmi? ( Lei geme). Cosa? Che hai detto? Non tho capito ( Lei geme ancora, lui mette lorecchio sulla bocca) Male, eh? Ti senti male E io no? Sei negroni ed una bottiglia di vodka, scusaAscolta, adesso tu ti vesti, ti prendi un taxi e te ne vai a sentirti male a casetta tua, nel tuo lettuccio santo, va bene? No, da quest orecchio non ci senti, eh? ( Nessuna risposta) Oh, mamma, che faccio adesso?! Acqua! La vuoi un po dacquetta? ( Si precipita al tavolo, prende un bicchiere dacqua ghiacciata e torna verso di lei) Coraggio signora. Un sorsino dacqua fresca. ( Le solleva la testa e prova a versarle un po dacqua in bocca ma le labbra non si vogliono aprire e cos lacqua gli scorre gi, sulla faccia) Apri quelle belle labruzze per amor mio Niente panico, eh? Il panico la scorciatoia per il divorzio. ( Infila le dita nel bicchiere e le spruzza un po dacqua sul viso) Su, su, su! Ecco qua! Alzati risplendi! Tutti in piedi, op!Op!( Spruzza una maggiore quantit dacqua. Lei non si muove. La scuote per le spalle ma lei penzola di qua e di l, come una bambola di pezza.) E muoviti! Per favore, Dio, dille "Alzati e cammina": Finch campo sar un angioletto anche dopo, lo giuro. ( Ma lei non si muove. Giace li inerte) E va bene, adesso ti vesto e ti ficco in un taxi Scusami, sai (legge, il biglietto da visita, sul letto, senza toccarlo) Monica, deve essere stata una bellissima serata ma io non mi ricordo niente! Adesso mi aiuti un pochino, zucchero filato? No, non mi aiuti. Perfetto! Marco, pensa, pensa Marco. ( Si da delle sberle in faccia per aiutarsi a pensare) Da qui bisogna sloggiare. ( Prende il telefono) Centralino, mi passi la ricezione Pronto? Sono il signor Micheli della camera 719 , col sangue agli occhi! In questa camera mi trovo malissimo! Il bagno ha sgocciolato tutta la notte. No, non voglio un idraulico, voglio unaltra camera. Posso spostarmi subito: Aspetto mia moglie da Milano e sono sicuro che a lei questa camera non piacer Chi qui?! MIA MOGLIE?! MIA MOGLIE QUI?! Ma come mandate su una moglie senza avvertire?!?!.. Come avete potuto farmi una porcheria del genere? Ma che razza di stamberga questa? Mandi subito qualcuno a placcarla! ( qualcuno bussa alla porta del soggiorno. Lui sbatte gi il telefono e schizza in giro per la stanza, in preda al parossismo) Oddio! ODDIODDIODDIO!!! Stammi a sentire! Io devo andare di l; tu chiuditi dentro a chiave e non aprire a nessuno, capito? A nessuno! ( Bussano ancora. Lui va in soggiorno, chiudendosi dietro la porta di comunicazione. Poi domanda soave ed innocente ) Chi ?
SUSANNA: Sono io.
MARCO: Io chiiii? Susanna?
SUSANNA: Si.
MARCO: ( apre la porta) Ciao, confettino mio.
SUSANNA: Ciao. Perch ci hai messo tanto? Perch non sei venuto a prendermi
allaeroporto?
MARCO: Percheee?
SUSANNA: Si , perch?
MARCO: Perch sono stato male tutta la notte. Ho vomitato di la. Perci. Tu non ci
andare. Il dottore se ne andato proprio dieci minuti fa. Ho un attacco di gastroenterite niente di grave.
SUSANNA: E quando successo?
MARCO: Questa notte, verso le due.
SUSANNA: Che avevi mangiato?
MARCO: Fagioli, con una salsa bianca e appiccicosa, piena di pezzi di aglio
farcito era un ristorante messicano.
SUSANNA: Fagioli pieni di aglio?
MARCO: E lumache alla parmigiana. Al tavolo accanto sono svenute due persone
Mai mangiata roba simile.
SUSANNA: E dove lhai trovato un dottore?
MARCO: Ho telefonato a mio fratello. Quel dottore mi ha trasformato in uno
stomaco con un uomo intorno. Non ho mai visto un ristorante cos unto: pensa che i tovaglioli scivolavano via dal tavolo
SUSANNA: Hai una cera orrenda. Mettiti a letto, ti sentiresti meglio.
MARCO: No, no se mi sdraio mi viene la nausea invece mi servirebbe un po di
Compazine spansules.
SUSANNA: E che ?
MARCO: Compazine spansules: fa passare la nausea.
SUSANNA: Non ce lavranno in albergo?
MARCO: No, non la tengono, perch c la codeina. La farmacia pi vicina sta a
circo Massimo. Ma non la mandano, ci devo andare personalmente. Ma lidea che potrei vomitare in taxi mi terrorizza.
SUSANNA: Allora ci vado io. Mi dai la ricetta?
MARCO: Che ricetta?
SUSANNA: Il dottore non tha fatto la ricetta? Senza ricetta non te la danno la
codeina.
MARCO: A Roma? Hai voglia Compazine spansules. ( si mette una mano sullo
stomaco)
SUSANNA: Va bene se non c bisogno della ricetta, mandiamoci un taxi Io sono
sfinita, arrivo da Milano
MARCO: Si, ma mica a piediMi hanno detto che qui non c da fidarsi dei tassisti,
sono famosi nel mondo: vanno per farmacie e non tornano pi
SUSANNA: E per la cerimonia cosa hai deciso?
MARCO: Ci andiamo. Brava che me lhai ricordato Mi ha chiamato Andrea, poco
fa, raccomandandoci di arrivare in chiesa prima possibile. Perci, perch non vai gi a chiamare un taxi, mentre io finisco di vestirmi?
SUSANNA: Ma sono appena le undici. Non dovevamo trovarci l per le quattro?
MARCO: Noi no. Tutti gli altri, si. Noi dobbiamo prendere posto davanti, il prete ha
una vocetta da castrato e mio fratello non vuole che ci perdiamo il suo discorsetto. Perci, perch non vai gi a chiamare un taxi, mentre io finisco di vestirmi?
SUSANNA: E io che mi metto?
MARCO: Perch? Non te lo sei portato il vestito nuovo?
SUSANNA: Me lhanno perso (Comincia a piangere) Non trovano pi la mia
valigia
MARCO: Ma chi?
SUSANNA: Quelli della compagnia aerea. Mhanno perso tutto: la mia valigia
nuova, col mio vestito nuovo e le mie scarpe nuove. Non ho niente da mettermi( Sighiozza)
MARCO: ( Con ira eccessiva) T hanno perso la valigia? Quella bella che ti ho
regalato a Natale?
SUSANNA: Hanno detto che, appena la trovano, mi telefonano qui. Non
vedevo lora di arrivare, per farmi un bagno e un sonnellino
MARCO: Non tempo di sonnellini! Andiamo immediatamente allaeroporto e
piantiamo un casino, finch non ci risarciscono.
SUSANNA: Ma io non voglio essere risarcita. Io voglio il mio vestito nuovo, per la
cerimonia di matrimonio di tuo fratello
MARCO: Lo compriamo a via dei Condotti: il miglior momento perch non c
ancora tanta ressa.
SUSANNA: Si, ma questo viaggetto ci coster un patrimonio. Perch hai preso una
suite?
MARCO: Per farti stare pi comoda e per festeggiare il nostro primo viaggio a
Roma Ma stato un grosso errore: in camera da letto non si respira, sai? Ci sono tanti di quei rampicanti, fuori dalla finestra, che non si puo respirare. Anzi passando, mi devo ricordare di dire al portiere di farla chiudere proprio, cos noi ce ne stiamo in questa camera che un amore.
SUSANNA: ( Si guarda intorno) Ma qui non vedo letti.
MARCO: Ah, perch, ti vuoi fermare? Io credevo che ce ne saremmo tornati subito a
Milano, dopo la cerimonia.
SUSANNA: Oggi stesso? E quando la vedo Roma?
MARCO: E che c da vedere? Che c di interessante in questa cittadina?
SUSANNA: Cittadina? Roma caput mundi, tu la chiami cittadina? Mi hai sempre
parlato di Roma come la citt pi bella e pi interessante che tu abbia mai
visitato.
MARCO: Ma io parlavo degli abitanti. I romani sono le persone pi belle e pi
interessanti che io abbia mai visto. Ma tanto noi non ne conosciamo nessuno
SUSANNA: Cos io mi sarei fatta mille chilometri solo per vedere una cerimonia di
matrimonio? Ne ho gi viste, sai, e non se lo meritano un viaggio del genere. Non me lo fare mai pi!
MARCO: ( Colpevole) Cosa cara? Cos che non devo farti pi?
SUSANNA: ( Si alza) Devo andare al bagno.
MARCO: ( urla) Proprio adesso?! (Scatta a bloccare il passaggio verso la camera da
letto)
SUSANNA: Sono quattro ore che non ci vado e quindi Adesso, sarebbe ora.
MARCO: Ma ci ho vomitato, la dentro, te lho detto: nella vasca sul pavimento, sullo
specchio. E meglio che non entri.
SUSANNA: Ti ho visto malato anche altre volte.
MARCO: Ma mai di domenica. Mai in vacanza. Mai! in vacanza si dovrebbe
sempre cercare di conservare un minimo di romanticismo A casa, invece,
non ci baderei.
SUSANNA: Ma io non ci resisto fino a casa. Sai che sei strano? Sei sicuro di non
avere la febbre?
MARCO: Potrbbe essere il dottore ha detto che possono venirmi attacchi di febbre
e attacchi di incapacit di intendere il come e il perch di certi fatti inesplicabili
SUSANNA: Quali fatti inesplicabili?
MARCO: ( Si stringe nelle spalle) E che ne so io? Si puo dare il caso, per
esempio, che salti fuori qualche fattarello insignificante che io non saprei spiegarmi. Il dottore ha detto che pu succedere.
SUSANNA: Non capisco una parola, di quello che stai dicendo.
MARCO: Allora siamo in due.
SUSANNA: Io devo andare in bagno.
MARCO: Almeno permettimi di renderlo presentabile, ti prego, molto importante
per me.
SUSANNA: In cinque anni di matrimonio non hai mai pulito un bagno per me.
MARCO: Appunto. Era ora che cominciassi. ( La bacia sulla guancia) Faccio
presto. Se tu intanto vuoi andare nella hall (La spinge dolcemente verso la porta) Ci sono dei negozietti di abbigliamento molto belli, vedi se riesci a trovare qualche bel vestitino. ( Intanto ha aperto la porta e la spinge fuori, lei scompare) il tempo di pulire, dammi due minuti. (Chiude la porta a chiave, entra in camera da letto. Si precipitato, intanto accanto al letto. La ragazza ancora inerte. Tenta di sollevarla.) Chiedo scusa. Faccio schifo, lo so, ma bisigna che ti scarichi in corridoio. ( La prende in braccio e la trscina verso la porta di ingresso) Vedrai che non ti troverai male. Tutti ti riempiranno di premure: c un servizio fantastico, qui. (Ha raggiunto la porta e lapre con una mano, tenendosi la ragazza appoggiata contro la schiena. Ficca fuori la testa ma vede qualcuno.) Oh! oh, oh, oh, oh, mi ha spaventato. Sta bene? ( annuisce col capo e intanto cerca di tenere lontano la ragazza cos che non possa essere vista) Distinti ossequi( Chiude la porta. Attende qualche secondo con le spalle alla porta, gaurda lorologio, dice qualcosa a bassa voce che non si riesce a capire, poi sbuffa, si gira, riapre la porta, caccia fuori la testa, e la ritira subito dentro, chiudendo violentemente la porta, ha il volto spaventato) Susanna. ( Chiude a chiave la porta e ritrascina la ragazza velocemente in camera da letto) Oddio! Tu almeno collabora! ( Va verso il letto e ci scarica la ragazza sopra. Si sente bussare alla porta Susanna.)
SUSANNA: Marco? La porta chiusa a chiave.
MARCO: NON TI SENTO! SONO IN BAGNO! ( Sistema bene il corpo sul letto e
cerca di seppellirlo sotto le lenzuola e coperte. Ingaggia una lotta con le gambe di lei perch stiano distese e cerca freneticamente di spianare le lenzuola e coperte)
SUSANNA: Apri la porta. Perch chiusa a chiave?
MARCO: Non chiusa. Forse si incastrata. ( Appena la ragazza completamente
coperta, lui nasconde le sue scarpe e gli altri suoi oggetti ed indumenti sotto il letto. Poi gli cade locchio sul bigliettino da visita della ragazza che aveva gettato prima sul letto, lo prende e se lo ficca precipitosamente in tasca, non sapendo dove altro nasconderlo.) Il biglietto! Meno male che me ne sono accorto!
SUSANNA:Cerca di sbloccarla, per lamor di Dio!
MARCO: Non ho ancora finito in bagno.
SUSANNA: Devo andare in bagno! Apri questa maledetta portaaaa?1
MARCO: Apro che?
SUSANNA: La porta! La porta! ( Questo duetto continua finch Marco non
pronto ad aprire la porta)
MARCO: ( apre la porta) Hai visto? Era aperta! Non sai nemmeno come si apre
una porta?
SUSANNA: Perch ci hai messo tanto? Cera una donna qui dentro?
MARCO: ( Reggendo il suo scherzo) Indovinato! Ah! Ah! Ah! Avevo nel letto
una rossa favolosa Il bagno pulito adesso ci puoi andare.
SUSANNA: Carina questa camera. Avrei preferito non cambiare. ( Entra in bagno e
si chiude la porta alle spalle.)
MARCO: ( Si avventa di qua e di l , cercando di escogitare un modo per
sbarazzarsi della ragazza. Apre di nuovo la porta della camera per vedere se allesterno c qualcuno. Torna in camera da letto, solleva la ragazza dal letto e si avvia verso la porta di ingresso, quando si trova tra la camera da letto e il soggiorno sente lo sciacquone del bagno) Non ce la faro mai! ( Rimette il corpo a letto, Lo copre con lenzuola e coperte, lo poggia e lo spiana a dovere, corre nel soggiorno a chiudere la porta, si riporta in camera da letto , sistema ancora meglio il letto e si stende dolcemente sul bordo del letto in modo da cercare di nascondere la ragazza, proprio mentre la porta del bagno si apre ed entra Susanna.)
SUSANNA: Mi piace il telefono in bagno.
MARCO Che divertente vero?
SUSANNA: Come ti senti?
MARCO: Non bene come vorrei. Perch non ti fai una doccia cos io mi faccio
unoretta di sonno? Tanto abbiamo un sacco di tempo. Nel frattempo pu darsi che salta fuori la tua valigia.
SUSANNA: Mio Dio, speriamo. Va bene, facciamoci un pisolino.
MARCO: ( Pietrificato) Tu dici insieme?
SUSANNA: Non ti ci sei ancora abituato?
MARCO: Eh, no, perch noi dormiamo insieme, ma il pisolino, di solito, me lo faccio
da solo, scusa
SUSANNA: ( Andando verso il letto) Non ti avevo mai sentito sragionare in questo
modo Fammi, posto. Mi voglio sdraiare.
MARCO: ( Schizza subito in piedi) No! No, ti prego, ioMettiti un momento a
sedere, Susanna. Ti devo dire una cosa.
SUSANNA: Non me la puoi deire mentre sto sdraiata?
MARCO: E il genere di cose che meglio ascoltare seduti.
SUSANNA: ( Stringe le spalle) Se vuoi che mi sieda, mi siedo. ( Siede in poltrona e
si toglie le scarpe).
MARCO: Susanna, tu sei la cosa pi importante della mia vita ma a volte si
commettono stupidamente delle sciocchezze che, involontariamente, possono
recare torto e offesa allaltro e
SUSANNA: Io non credo che tu mi abbia mai fatto un torto, consapevolmente.
MARCO: Consapevolmente no. Ma una parola sconsiderata di qua, un gesto
avventato di l
SUSANNA: Niente di grave. Marco. Ci siamo fatte tante belle litigate ma mai per
delle ragioni gravi.
MARCO: Brava, proprio questo il punto: quali sono le ragioni che considereresti
gravi?
SUSANNA: Mah, non so Non ti ci vedo a fare qualcosa di grave. Un paio di
sciocchezze forse, ma una cosa grave, no.
MARCO: Ma se succedesse se, per esempio, la malattia mi avesse spinto a
comportarmi in modo anomalo, qual il torto che tu considereresti pi grave?
SUSANNA: E difficile rispondere Non so forse maltrattare i bambini
MARCO: ( Cogliendo la palla a balzo) Questo lo mettiamo al numero uno! E
senzaltro la cosa peggiore che un marito possa fare alla moglie. Maltrattare i bambini: Dio, che schifo! Che vergogna! Che tutto il resto si potrebbe anche perdonare, no? ( Guarda verso il letto)
SUSANNA: Anche ladulterio! Grave anche quello!
MARCO: Ma come? I figli li accantoni cos subito?! I figli sono lincarnazione
dellamore I figli sono il riflesso dello spirito damore
SUSANNA: La schiena mi fa un male da morire. Mi devo sdaraiare qualche minuto.
( Si alza e va verso il letto)
MARCO: ( Con un balzo le si mette davanti) Facciamo lamore in soggiorno?
SUSANNA: Che?
MARCO: Facciamo lamore sul sof, in soggiorno, come quella volta a Parigi, in
luna di miele.
SUSANNA: Ma quella era una poltrona anatomica, costruita apposta per quella
funzione. ( Savvia verso il letto)
MARCO: ( Tentando di dirottarla) E che ne dici del tappeto? Quello del soggiorno.
Ci facciamo portare un po di champagne
SUSANNA: Quello non un tappeto: una moquette. Non mi piace fare lamore
sulla moquette, mi fa venire lallergia al sedere.
MARCO: Andiamo, su. ( Si stende lungo sul pavimento) Siamo in vacanza siamo
sulla soglia del mezzo secolo
SUSANNA: Ma tu ce lhai col letto? Non mai stato ingrato con noi.
MARCO: Volevo solo tentare con qualcosa di diverso per rompere la monotonia
del letto. ( Lei attraversa la camera da letto)
SUSANNA: ( Seccata) Non credevo che fare lamore con me fosse una cosa
monotona. ( Lui la segue)
MARCO: E infatti non lo ! E il letto che lo rende ripetitivo. ( Si mette le mani sullo
stomaco) Ho paura che mi stia venendo un altro attacco.
SUSANNA: ( Arrabbiata) E chi te lha ordinato di andare a mangiare porcherie
messicane? E comunque, non ci sei solo tu a sentirti male!Mi sento male anchio. (Comincia a piangere) In aereo mi sono venute le mie cose E la prima vacanza che ci facciamo insieme da due anni e mi dovevano venire le mie cose, maledizione!( Crolla allimprovviso sul letto singhiozzando tra i cuscini) Perci non venirmi a raccontare che ti senti male, non il caso!( Susanna giace proprio accanto al corpo nascosto la vicino. Marco contempla il quadro terrorizzato)
MARCO: ( Con un urlo) No!
SUSANNA: ( Si tira su e lo guarda stranamente) E non il caso nemmeno di
disperarsi in questo modo! Non colpa mia!
MARCO: Lo so.
SUSANNA: ( Si stende di nuovo) Vieni qui, sdraiati vicino a me e abbracciamoci
senza fare lamore. ( Marco si sdraia, e si trova faccia a faccia con il
fantoccio) Stringimi, Marco, e dimmi che non ti arrabbi se mi sento cos irritabile, sai che mi succede sempre quando ho le mie cose.
MARCO: Lo so.
SUSANNA: Mi ami?
MARCO: Ti amo!
SUSANNA: Mi adori?
MARCO: Ti adoro!
SUSANNA: Anche se a volte con te mi comporto male?
MARCO: Tesoro tu con me non ti sei mai comportata male!
SUSANNA: Marco, che c in questo letto?
MARCO: ( Alza la testa terrorizzato) Che c in questo letto?
SUSANNA: Sto toccando qualcosa di
MARCO: Cosa?
SUSANNA: Questo! ( estrae da sotto le coperte una scarpa di marco)
MARCO: La mia scarpa?
SUSANNA: La tua scarpa! Dovevi star proprio male ieri sera per non toglierti le
scarpe. Cerchiamo laltra
MARCO: No! Laltra sta in bagno lho vista prima e mi chiedevo questa( Mostrando
la scarpa che ha in mano) Che fine avesse fatto?
SUSANNA: Oh Dio!
MARCO: Cosa hai trovato?
SUSANNA: Niente, solo dovrei ritornare in bagno, scusami. ( Marco si alza
fulmineamente).
MARCO: Prego vuoi che ti ordini qualcosa?
SUSANNA: No sai la colite quando sono nervosa mi tira dei brutti scherzi.
MARCO: Ma fai con comodo, abbiamo tutto il tempo che vogliamo, anzi se vuoi
farti anche la doccia.
SUSANNA: Si, grazie tesoro, ti preoccupi sempre per me, mentre tu soffri ed io non
riesco ad esserti utile.
MARCO: Non preoccuparti di me pensa, a star bene.( Susanna entra nel bagno e si
chiude la porta alle spalle. Marco si fa prendere dalla frenesia di risolvere la questione. Esce dalla camera da letto, si affaccia fuori dalla porta di ingresso, fa capolino vede che la strada e libera e senza chiudere la porta rientra in camera da letto, prende il fagotto dal letto se lo carica sulle spalle) Cara, credo che questa sia la volta buona, scusa per il disturbo, avremo modo di rincontrarci, mi far vivo io
( Mentre attraversa il soggiorno, squilla il telefono sul camino. Marco, fa alcuni passi di indecisione, se rispondere prima al telefono o posare il fagotto fuori la porta)Vengo, un attimo.
SUSANNA: ( Dal bagno) Marco, rispondi?
MARCO: ( Con il fagotto sulle spalle) Si cara, non preoccuparti. ( Carico della
ragazza risponde al telefono) Pronto Si, il signor Michelicosa? Ah si, sul volo Milano/Roma di questa mattina Ah, lavete ritrovata grazie
SUSANNA: ( dal bagno) Marco chi al telefono?
MARCO: Gi al portiere va bene
SUSANNA: ( Dal bagno) Marco? Chi al telefono?
MARCO: Un attimo(Alla moglie, tappando il microfono del telefono) Hanno
ritrovato la tua valigia allaeroporto, la lasciano adesso al portiere. ( Liberando il microfono) Si, va bene cos( Sente lo scarico dal bagno. Ritappa il microfono del telefono) Cara, non c bisogno che esci la recuperiamo pi tardi. ( Riparlando al telefono) Grazie la debbo lasciare. ( Riaggancia la cornetta) Oddio!?!?( Fa qualche passo con la ragazza sulle spalle, Poi sente aprire la porta del bagno, con il piede chiude la porta dingreso, poi scaraventa il fagotto sul divano e gli si para davanti. Intanto dalla camera da letto esce Susanna.)
SUSANNA: Allora?
MARCO: Era dalla hall, hanno ritrovato la tua valigia.
SUSANNA: Me la riportano su.
MARCO: No mi hanno detto che devi scendere tu, sai per il ricinoscimento.
SUSANNA: Non potevi andarci un attimo tu?
MARCO: ( Con le mani giunte) Cercavano un parente stretto.
SUSANNA: Come?
MARCO: Volevo dire, lintestatario del biglietto.
SUSANNA: Burocrazia idiota.
MARCO: Beh, conviene scendere subito, altrimenti potrebbero riportarsela.
SUSANNA: Si, conviene che vado. (Esce. Poi rientra subito)
MARCO: ( Urtandola) Ci hai ripensato?
SUSANNA: No, prendo la borsetta dal divano, ( Trattenuta da Marco) Prima ho
visto un rossetto nella profumeria dellalbergo, voglio comprarlo.
MARCO: Non preoccuparti, ( Cerca il portafogli nelle tasche e non lo trova) Ti do
io i soldi, non preoccuparti. Ma dove cavolo
SUSANNA: Guarda che la borsetta sul divano alle tue spalle.
MARCO: Ma unoffesa per me, non lo permetterei mai.
SUSANNA: Ma i nostri soli sono una sola cosa.
MARCO: Ma dove cavoloEcco, fallo mettere sul conto della camera, Suite 719.
(Spinge fuori dalla porta Susanna, le da un bacio e chiude la porta in faccia a Susanna che resta con un espressione inebetita.)
MARCO: ( Resta solo, tira due lunghi sospiri con le spalle alla porta. Poi raggruppa
le forze , va verso il divano si trascina dietro la ragazza, fino alla porta, Poi apre la porta con una mano tenendosi appoggiata la ragazza contro la schiena. Ficca fuori la testa ma vede qualcuno) Oh! Oh,oh,oh,oh mi ha spaventato. Sta bene? (Annuisce con il capo e intanto cerca di tener lontana la ragazza cos che non possa essere vista) Distinti ossequi ( chiude la porta.) Ma questo sta sempre nel corridoio? Porca ( Si riaffaccia alla porta vede Susanna) Non possibile! (Riporta la ragazza in camera da letto, tentenna poi la infila nella porta del bagno, chiudendosi la porta dietro.)
SUSANNA: ( Entrando dalla porta dingresso, nervosa) Ma come possibile!
MARCO: Cara sto in bagno, sei tu?
SUSANNA: Si, sono io. Non si pu essere tanto imbecilli come quelli dellaeroporto
di Fiumicino.
MARCO: Non ti sento, puoi ripetere?
SUSANNA: Quelli dellaeroporto di Fiumicino sono degli idioti.
MARCO: ( Aprendo la porta del bagno ed uscendo, vede che Susanna nel
soggiorno ed appoggia la coperta sul letto) Cosa successo?
SUSANNA: Ma come? Ho denunciato la scomparsa di una valigia di pelle marrone
dalla grandezza di un metro e venti, e quelli mi hanno portato una valigia rigida in plastica di color rosso fuoco, di circa due metri di lunghezza, ma sono cose dellaltro mondo.
MARCO: Va bene ma non il caso di innervosirsi cos tanto,per un errore di valigia?
SUSANNA: Perch tu non soffri di colite?
MARCO: Non vedo cosa centra la colite con la tua valigia?
SUSANNA: Perch pi mi innervosisco pi mi vengono i dolori di pancia, e pi
devo andare in bagno.
MARCO: Cosa?
SUSANNA: Si devo andare di nuovo in bagno.
MARCO: Come? Se ci sei andata prima.
SUSANNA: E ci devo ritornare.
MARCO: Ma no, adesso tocca a me.
SUSANNA: Ma se ci sei appena uscito.
MARCO: E devo ritornarci.
SUSANNA: Certo che stai veramente male. Vai io leggo qualche rivista, puo darsi
che riesco a calmarmi.
MARCO: Faccio subito.( Entra nella camera da letto, e chiude la porta alle sue
spalle chiudendola a chiave. Susanna si mette a leggere una rivista sul divano, Marco entra nel bagno. Ne esce con la ragazza in braccio.)
SUSANNA: Ma chiss, quellaltra disgraziata che ha perso la valigia, star nelle mie
stesse condizioni?
MARCO: ( Rientra in bagno, lasciando la sola testa fuori dalla porta) Dicevi
qualcosa?
SUSANNA: Dicevo, la proprietaria della valigia rossa, star nelle mie stesse
condizioni?
MARCO: Cio?
SUSANNA: Disperata, il vestito nuovo allinterno della valigia, il matrimonio del
fratello di mio marito fra due ore, una colite nervosa che mi far impazzire
MARCO: Mi raccomando non entrare in camera da letto
SUSANNA: Un marito che si comporta in modo strano.
MARCO: ( Posizionando la ragazza sul letto come stava prima) Be potevi prenderla.
SUSANNA: Cosa?
MARCO: La valigia. Allinterno potevi trovare un vestito nuovo, un paio di scarpe
nuove
SUSANNA: Poteva anche essere la valigia di un uomo.
MARCO: ( Ha completato la sistemazione. Apre la porta della camera da letto e fa
capolino dalla stessa. ) Beh! Io ho finito se vuoi il bagno libero.
SUSANNA: (Poggia la rivista sul tavolinetto) Beh! Francamente la lettura mi ha
calmata abbastanza. Lunica cosa che adesso avrei bisogno solo una bella dormita. Andiamo di la e sdraiamoci un po sul letto.
MARCO: Ma sei impazzita? Il letto ti fa peggiorare la tua colite nervosa.
SUSANNA: Ma sembra che ti stia per venire a te la colite nervosa!
MARCO: Ma ovvio, tu non puoi cambiare idea ogni secondo.
SUSANNA: Cambiare idea su cosa?
MARCO: Su tutto.
SUSANNA: Su tutto che?
MARCO: Ma si, su tutto. Prima vado in bagno, poi no, vado a letto, poi ancora no,
vado nel soggiorno, poi a prendere la valigia, poi la colite si risveglia, bene va in bagno , no la lettura mi ha calmato. Beh deciditi una buona volta cosa hai intenzione di fare?
SUSANNA: E questo tuo malore, che ancora non ho capito coshai che mi sta
turbando tutta, non ti riconosco. Comunque io vado a sdraiarmi se vuoi vieni
altrimenti arrangiati.( Entra in camera da letto e si sdraia sul lato opposto alla ragazza.)
MARCO: (La segue terrorizzato nei movimenti, finalmente emette un sospiro.) Hai
ragione.( Si sdraia sul pavimento, accanto al letto).
SUSANNA: ( Guarda gi, verso di lui) Marco? Perch non vieni a letto?
MARCO: (Si alza e si allontana) Basta non ce la faccio pi! Susanna, devo dirti
una cosa.
SUSANNA: Dimmi, caro, cosa c?
MARCO: Non avevo nessuna intenzione di farti del male, Susy, ma assai probabile
che tra poco tu stia molto, molto male.
SUSANNA: E una cosa del genere grave o del genere sciocchezza?
MARCO: Per me una sciocchezza ma ho paura che per te possa essere una cosa
grave.
SUSANNA: Non puo essere tanto grave se tu non vuoi nascondermela. Dimmela.
(Monica, nella sua innocenza, si tira vie le coperte di dosso e si rivela ma, in questo momento, Susanna sta guardando dalla parte opposta)
MARCO: ( Guarda angosciato il soffitto, perch non saprebbe dove altro guardare;
anche Susanna, di conseguenza, guarda in alto.) C una cosa che ti voglio far vedere, Susy, ma ti scongiuro non dire niente per dieci secondi. Qualunque cosa ti venga in mente, ti supplico di star zitta per dieci secondi, fallo per il nostro amore Adesso puoi voltarti. ( Lei volta la testa e vede il corpo nel letto. Lo guarda e dimprovviso scoppia in una fragorosa risata)
SUSANNA: Uno due tre St pregando Marco, Sto pregando Dio che la
cameriera sia venuta qui per le pulizie e ti sia svenuta nel letto, per il troppo lavoro e prego Dio che le cameriere di questalbergo, circolino in pigiama.
MARCO: Non la cameriera. Susy.
SUSANNA: Allora speriamo che sia il dottore E questo il tuo dottore? Se il tuo
dottore non questo, avrai bisogno del tuo avvocato.
MARCO: Non il dottore una donna.
SUSANNA: Era la mia terza ipotesi Chiama quelli della compagnia aerea per
dirgli di non preoccuparsi pi della valigia, non mi serve pi Adesso posso farti una domanda stupida? Perch non si muove?
MARCO: Posso spiegarti tutto?
SUSANNA: Daccordo, per non venirmi a raccontare che ti scarrozzavi una
paralitica derelitta, perch tanto non la bevo.
MARCO: Ha bevuto sei negroni e una bottiglia di vodka. Non resusciter prima di
domani Susanna io non ti nascondo niente.
SUSANNA: Meglio cos, perch io invece ti accuso di tutto! ( Si siede in poltrona e
comincia a mettersi le scarpe ) E una puttana? E una che conoscevi o una puttana? Se una puttana, divorzio. Se una che conoscevi ti ammazzo.
MARCO: No, non la conoscevo. Ne la conosco. Si, probabilmente una puttana ma
non glielho chiesto.
SUSANNA: Lumiliazione! Pensa allumiliazione di aver giaciuto nello stesso
letto di una puttana dormiente, mentre ti raccontavo che avevo le mie cose! Di alla bella addormentata di restituirti il pigiama, Marco, perch lunica cosa che ti lascer. ( Va verso il telefono. Lui le sbarra la strada)
MARCO: Equesta la sola cosa che ti preme? Il castigo? E i nostri cinque anni di
matrimonio non contano niente? Non sono stati belli?
SUSANNA: Sono stati stupendi Ma non mi ero mai preoccupata di dare
unocchiata dallaltra parte del letto. ( Prova ancora a raggiungere il telefono)
MARCO: Dammi cinque minuti Se non riesco a farti cambiare idea in cinque
minuti, vuol dire che meritavo di perderti.
SUSANNA: ( Che segue un suo pensiero angoscioso) Ci pensi che bello se mi
addormentavo e poi mi svegliavo abbracciata a quella l?
MARCO: ( Che segue un suo pensiero di espiazione) Ho peccato, ho tradito, ho
commesso adulterio.
SUSANNA: Nelle sue condizioni, si chiama necrofilia! Sparisci dalla mia vita!
MARCO: Lei era sveglia. Ubriaca ma sveglia. Eravamo ubriachi tutti e due. Credi
che avessi fatto una cosa simile, se fossi stato sobrio?
SUSANNA: Dichiarazioni di questo genere non sono certo idonee a farmi cambiare
idea ( Al talefono) Mi dia il portiere, prego. ( A Marco) E permettimi di aggiungere una cosa, maltrattare i bambini sta al numero due. E questa cosa qui che sta al numero uno!
MARCO: Per te, forse Guarda, arrivo persino a capire quanto sa importante per te.
Ma per me non ha significato proprio niente.
SUSANNA: Che peccato! Ci resto sempre cos male, sai? Quando tu non ti diverti.
(Guarda il corpo senza vita) Guardalo li, il cadaverino, non c da stupirsi che non ti sia divertito. Pronto? Per favore un taxi. Camera 719. Signora Micheli, ancora per poco. ( Riaggancia) Magari mi capita lo stesso taxi con cui venuta lei.
MARCO: Pu esserti di sollievo sapere che non lho cercata io? Che non glielho
chiesto io di venire?
SUSANNA: Davvero? E chi te lha mandata? Lente del turismo? ( Va in soggiorno e
Marco la segue)
MARCO: E stato un regalo, una sorpresa
SUSANNA: Ma perch, Natale qui a Roma?
MARCO: Me lhanno mandata. Io non lho nemmeno pagata.
SUSANNA: Ma chi?
MARCO: Tanto che cambia?
SUSANNA: Chi?
MARCO: Non ha importanza chi.
SUSANNA: Tuo fratello! Andrea! Tu non conosci nessunaltro a Roma. Roba da
matti! Avevo sentito dire che qui si fanno delle feste di addio al celibato un tantino eccentriche ma questo e troppo. Ci scommetti che ne ha mandata una a tutti gli invitati? Ma laddio al celibato era per lui non per gli invitati!
MARCO: Lha mandata solo a me Andrea pi giovane di quattro anni. Quando
comp sedici anni, come regalo di compleanno, gli feci la sua prima donna. E cos, da allora si sentito in debito. Sapeva che non avevo mai nemmeno guardato nessunaltra, da quando siamo sposati. Ieri sera all addio al celibato, ho bevuto poco e mi sentivo proprio bene. Quando ci siamo salutati, mi ha detto che in camera avrei trovato un regalino. Io a tutto pensavo, fuorch a questo, al massimo mi aspettavo un cestino di frutta Certo, avrei potuto mandarla via, ma non lho fatto, lei era qui, carina, un po brilla e offerta in omaggio. E poi non volevo dare un dispiacere ad Andrea, lha fatto perch mi vuole bene Ecco. Non granch, come giustificazione, lo so, ma una cosa certa, non mi succeder mai pi, perch, non solo non mi sono divertito, ma nemmeno mi ricordo niente E adesso se vuoi lasciarmi, fa pure, ti capisco, per quando mi ammazzo, spero sia tu a capire.
SUSANNA: ( Si alza) Devo essere ancora sotto choc, non mi venuta ancora
nessuna reazione. Ma quando tutto lorrore di aver giaciuto accanto alla puttana di mio marito, mi schiaccer sotto il suo peso, una bufera di rabbia si scatener fuori di me. ( Torna in camera da letto) Ma ti rendi conto? Io devo starmene in piedi, a contemplare la donna con cui ha fornicato che dorme in un letto in cui io vorrei ma non posso entrare!
MARCO: ( Andandole dietro) Vorresti qualcosa da bere, confettino mio? Ti
calmerebbe un po.
SUSANNA: Io non voglio calmarmi. Io voglio ricordarmelo bene questo momento.
Hai portato la macchina fotografica? Mi piacerebbe avere un bel ricordo del nostro primo viaggio a Roma, noi tre tutti insieme.
MARCO: Cos, va bene Susy, sfogati. Prima ti sfoghi, prima te ne liberi.
SUSANNA: Allora? Non lhai portata? Fa niente, telefona ad Andrea e dirgli di
mandarti il fotografo della festa! Tanto lui specializzato in spedizioni in carne ed ossa. Questa quanto dici che costa, Marco? Cento? Sar una puttana da Cento Euro?
MARCO: Non lo so. Sar cento.
SUSANNA: Che miserabile che . Noi ne avremmo speso almeno seicento, per quel
pidocchioso di tuo fratello.
MARCO: Amore ho imparato la lezione. Prometto che non ci casco pi.
SUSANNA: Obbligatissima. E intanto, secondo te, dovrei venire al matrimonio di
tuo fratello e dire Congratulazioni Alluomo che ha pagato questa donna per baloccarsi con mio marito?
MARCO: Lui non lo sa che tu lo sai.
SUSANNA: Ah, giusto. Allora lo prendiamo per il sedere, tanto siamo solo due
A sapere che io lo so.
MARCO: Guarda, facciamo tutto quello che vuoi tu. Se vuoi prendere il primo volo
per Milano, io vengo con te. Al diavolo la festa.
SUSANNA: ( Ci pensa su molto, molto tempo) No Non voglio dare questa
soddisfazione a te o ai tuoi parenti Mi comporter con una dignit che tu non ti sei mai sognato. Non ti lascio, Marco, non divorzio e ti perdono. Dimenticher che questa cosa sia mai successa, cercher di capire perch successa e prometto che non ci torner sopra mai pi, per tutta la vita E adesso vado a via dei Condotti e spendo fino allultimo centesimo che possiedi.
MARCO: Aspettami, cara, vengo con te. Finisco di vestirmi e andiamo per negozi,
andiamo alla cerimonia e stasera cambiamo albergo Va bene cos. Susy?
SUSANNA: Si, Marco, va bene cos. Vorrei ripartire da zero e cercare di ricostruire il
nostro matrimonio sulla fiducia e sulla fedelt Una cosa del genere non deve accadere mai pi.
MARCO: Mai pi, tesoro, promesso. ( Va verso di lei) Sei la donna pi rara del
mondo. Susanna e io ti adoro. ( La stringe) Ti adoro non sai quanto.
SUSANNA: ( Liberandosi dallabbraccio) No, per favore, no. Non davanti alla
puttana.
MARCO: ( Annuisce) Due minuti per la barba ed usciamo.
SUSANNA: Dobbiamo lasciarle un biglietto?
MARCO: Non credo, probabilmente abituata a queste cose Ma tu sei cos piena
di premure per tutti Ti amo di pi in questo momento che in tutta la mia vita. ODDIO, come sono fortunato! ( Sta l, l per sciogliersi in lacrime e per tanto corre in bagno e chiude la porta dietro di se, cos pu singhiozzare in tutta tranquillit. Squilla il telefono e Susanna risponde)
SUSANNA: ( Al telefono) Pronto? chi? ah, si va bene, me lo passi. (Rivolta verso il bagno) Marco il bimbo al telefono Pronto? Ciao amore, come stai? (Susanna siede sul letto) Ti manco tanto? Anche tu mi manchi tanto, sai? (Susanna si sdraia sul letto) Pap? pap sta bene, per stanotte ha dormito poco Sullaereo? Si tutto bene no non ho sofferto il mal daria.( Il braccio della puttana si abbatte su Susanna, lei lo guarda con repulsione) Ho una voce strana? Beh, a dirti la verit, mi sento un po stravolta, amore mioAllaeroporto mi hanno perso la valigiaSi tutto il vestito nuovo che ho comperato per la cerimonia, le scarpe nuove, insomma tutto( Comincia a chiudersi il sipario) Eh, si, un disastro, amore mio, sono proprio sconvolta ( Sipario e buio)
Durante le ultime battute di Susanna al telefono, Marco rientra in scena, ormai sbarbato e calmo. Si affretta a mettersi la cravatta, cerca il fazzoletto nella tasca dei pantaloni e trova anche il bigliettino da visita di Monica. Lo esmina alle spalle della moglie e guarda, curioso e divertito, ora il bigliettino, ora Monica, ora Susanna e infine sta per buttare il bigliettino nel cestino, poi ci ripensa, mette in tasca il biglietto e si stringe tra le spalle.
IL PADRE DELLA SPOSA
E sabato, e sono le tre di un caldo pomeriggio di primavera.
Il soggiorno adornato con vasi e cesti di fiori. In camera da letto, per terra, giace una valigia aperta che contiene abiti femminili da giorno. Una grande scatola, che conteneva un abito da sposa, poggiata sullo sgabello portabagagli e sul letto giace un vestito da uomo. Una stola di pelliccia ed un paio di guanti sono buttati sulla spalliera del divano. Dappertutto sono spsrpagliati telegrammi di congratulazioni e giornali. Oggi stanno usando la suite n pi n meno che come spogliatoio, dal momento che in uno dei saloni in basso si sta per svolgere un matrimonio.
Quando si accendono le luci, Maria Cacace al telefono in camera da letto e picchietta con impazienza sul ricevitore. E vestita con abito da cocktail e un cappello ad ampia tesa ed appare al suo meglio, come qualsiasi donna desideri apparire il giorno delle nozze di sua figlia. Ma estremamente nervosa e per degli ottimi motivi come scopriremo presto.
MARIA: ( Al telefono) Pronto Pronto, centralino? Mi passi il salone Blu, per
piacere Il salone Blu E il salone Rosa? No, senta, vorrei il matrimonio Pettinelli- Cacace Il salone verde, giusto Grazie Potrebbe passarmelo subito, centralino unemergenza ( Guarda verso il bagno nervosamente. Cammina avanti e indietro nervosamente) Pronto? chi ? Oh, signor Pettinelli sono Maria Cacace No, va tutto bene si, stiamo scendendo ( Sorride e tenta di comportarsi con calma e disinvoltura) Eh si, ha ragione, davvero un gran giorno Signor Pettinelli, per caso mio marito l ? Sarebbe cos gentile? Oh, anchio sono tanto felice Paolo un ragazzo meraviglioso Certo, sono entrambi ragazzi meravigliosi No, no. Francesca calma, tranquillissima E lo stile delle nuove generazioni Ma si, tutto sta procedendo in modo fantastico Assolutamente fantastico Oh, Grazie. ( chiaro che adesso dallaltra parte del filo c suo marito, perch Maria cambia bruscamente espressione ed emette un sospiro carico di tragedia. Sedendosi sul letto) Salvatore? Vieni su subito, siamo in un guaio terribile Non fare domande! Vieni su e basta Spero, che tu non sia gi ubriaco perch da sola non so proprio come fare. Non dire nulla, sorridi, scivola viae vieni su pi veloce che puoi. ( Riattacca, rimettendo gi il telefono sul comodino. Va verso il bagno e mette la testa contro la porta del bagno) Francesca, ti informo che sta salendo tuo padre! Ora, voglio che esci da quel bagno e vai gi a sposarti. ( Nessuna risposta) Mi senti? Ne ho abbastanza di questa stupidaggine Apri la porta! ( Capisce che lautorit non funziona e cambia tono, quasi implora) Francesca, tesoro, per favore vai gi a sposarti, lo sai come fatto tuo padre Capisco quello che stai provando, bimba mia, sei solo nervosa E chi non lo sarebbe il giorno del matrimonio? Andr tutto bene, cara. Tu ami Paolo e Paolo ama te. Avete avanti un meraviglioso futuro. Perci esci dal bagno! ( Tende lorecchio, ma non arriva nessuna risposta) Francesca, se te ne infischi della tua vita, pensa almeno alla mia. Tuo padre mi uccider, ( Il campanello della porta suona, Maria getta nervosamente uno sguardo e si sposta allaltro lato del letto) Oh, Dio, qui Francesca, Francesca, ti prego, risparmiami questa cosa Se vuoi, ti faccio annullare il matrimonio la prossima settimana, ma ora per piacere esci e vatti a sposare! ( Dal bagno non arriva nessuna risposta, mentre il campanello della porta suona con impazienza) E allora, faccio entrare tuo padre. E che il cielo ci aiuti tutti e tre!
( Dalla camera da letto passa in soggiorno, va alla porta e la apre mentre Salvatore Cacace irrompe nella stanza. Salvatore in tight con le code e i pantaloni a righe, tutto come si conviene. Ha un aspetto elegante ma cos vestito non si sente tanto a suo agio. E un uomo collerico, esplosivo quando si tratta di misurarsi con il duro e competitivo mondo degli affari. Ma nervoso e spaventato quando si tratta di veder sposare la sua unica figlia)
SALVATORE: Che fai qui inpalata? Di sotto ci sono sessantotto persone che
mangiano e bevono a spese mie! Se questo matrimonio si deve fare facciamolo e non ci pensiamo pi! ( Fa per uscire ma vede che Maria non si muove e anzi si siede sul divano. Rientra) Hai sentito quello che ho detto? Dopo di noi c unaltra coppia che ha prenotato il salone Verde su, sbrighiamoci. (Fa di nuovo per uscire)
MARIA: ( Con molta calma) Salvatore, non potresti sederti un momento? C
qualcosa di cui vorrei parlarti.
SALVATORE: ( La guarda come si guarda una pazza) Vuoi parlarmi ora? Hai avuto
ventun anni per parlarmi mentre tua figlia cresceva. Parleremo quando gli sposi saranno alle Bermuda. Adesso, per piacere, possiamo celebrare il matrimonio?
MARIA: Se io e te non parlamo non ci sar nessun matrimonio.
SALVATORE: Ma sei impazzita? Mentre qui di sopra io e te parliamo, la sotto
quattro musicisti suonano per duecento euro lora. Ci parleremo pi tardi, quando staremo ballando. Su, prendi Francesca e andiamo. ( Di nuovo si avvia alla porta)
MARIA: E proprio di lei che ti voglio parlare.
SALVATORE: ( Torna indietro) Di Francesca?
MARIA: Siediti. Quello che sto per dirti non ti piacer.
SALVATORE: Sta male?
MARIA: Non sta male. Non proprio.
SALVATORE: Che intendi con Non proprio? Sta male o non sta male?
MARIA: Non sta male.
SALVATORE: E allora celebriamo il matrimonio. ( Va verso la camera da letto)
Francesca, dabbasso ci sono salsiccette viennesi da cocktail per un valore di quattrocento euro che stanno diventando fredde ( Ritorna in soggiorno al lato del divano. Guarda Maria) Dov Francesca?
MARIA: Prometti che non te la prendi con me?
SALVATORE: Prendernela con te? Coshai combinato?
MARIA: Non ho combinato niente. Mi vuoi rimproverare per questo?
SALVATORE: Che sta succedendo? E Francesca dov
MARIA: Giura che non te la prendi con me?
SALVATORE: Lo giuro! Lo giuro! E ADESSO DIMMI DOVE DIAVOLO E?
MARIA: Si chiusa a chiave nel bagno! Non vuol venir fuori e non vuole
sposarsi.
SALVATORE: ( Guarda Maria con aria incredula. Poi, decidendo che non pu
essere altro che uno stupido scherzo, le sorride. Emette persino un debole accenno di riso soffogato. Con calma) Non scherzare, dov?
MARIA: ( Si allontana) Non mi crede. Ora mi ammazzo.
SALVATORE: ( Si gira e si precipita verso la camera da letto, arriva davanti al
bagno e bussa alla porta . Poi cerca di aprirla. E chiusa a chiave. Prova di nuovo. Batte sulla porta con il pugno) Francesca? Francesca? FRANCESCA? ( Nessuna risposta. Disponendosi ad affrontare il problema, riattraversa la camera da letto per raggiungere il soggiorno. Arrivato allaltezza del divano lancia un occhiata a Maria) Cosa le hai fatto?
MARIA: ( Saltando su e allontanandosi) Lo sapevo! Lo sapevo che te la prendevi
con me. Avevi giurato. Dio ti punir.
SALVATORE: Non me la prendo con te. Voglio solo sapere cosa vi siete dette per
farla reagire cos?
MARIA: Non ho detto neppure mezza parola, io! Mi stavo mettendo il rossetto, lei
era in bagno, ho sentito un click, la porta stata chiusa dal di dentro e la mia vita andata a rotoli! Che cosa vuoi da me?
SALVATORE: E non le avevi detto niente?
MARIA: E che avrei dovuto dirle?
SALVATORE: ( Muovendosi minacciosamente verso Maria che indietreggia) Cosi,
tu stai cercando di farmi credere che una ragazza di ventunanni, normale, intelligente, agiata, diplomata, che negli ultimi diciotto mesi mi ha fatto diventare matto, con le sue liste di nozze, gli addobbi floreali e la scelta di antipasti assortiti, ha improvvisamente deciso di trascorrere il pi bel giorno della sua vita chiusa in un cesso dello Sheraton Hotel?
MARIA: ( Fermandosi presso il camino) Si! Si! Si! Si! Si!
SALVATORE: ( Rabbioso) DEVI AVERLA DETTO QUALCOSA! ( Si precipita
verso la camera da letto, Maria lo segue)
MARIA: Salvatore Salvatore Che hai intenzione di fare?
SALVATORE: ( Fermandosi davanti al letto) Per prima cosa intendo tirar fuori la
diplomata dal bagno, poi farla sposare e poi io e te ci faremo una bella chiacchierata. ( Torna davanti alla porta del bagno e la bombarda di colpi) Francesca, sono tuo padre! Voglio che tu ed il tuo vestito da sposa da quattromila euro usciate da li entro cinque secondi.
MARIA: ( In piedi al lato del divano) Non minacciarla. Non verr mai fuori se la
minacci cos.
SALVATORE: ( A Maria) Sotto ci aspettano sessantotto invitati, nove camerieri,
quattro musicisti e un ragazzo con una licenza matrimoniale. Non c tempo per essere diplomatici. ( Batte sulla porta) Francesca! Vieni fuori o dobbiamo celebrare il matrimonio fra la vasca e lo sciacquone?
MARIA: Abbassa la voce? Ci sentiranno tutti.
SALVATORE: ( A Maria) E per quanto tempo credi che riusciremo a mantenere il
segreto? Non appena quel ragazzo dice Si e non c nessuno in piedi accanto a lui, cominceranno ad avere dei sospetti, no? ( Batte sulla porta) Non potrai rimanere rinchiusa li dentro per sempre. Francesca. E poi abbiamo il salone Verde fino alle sei Mi senti? ( Dal bagno non arriva ancora nessuna risposta)
MARIA: Per favore, Salvatore, cerca di controllarti.
SALVATORE: ( Facendo grande sfoggio di pazienza, va ai piedi del letto e si siede)
E va bene, io rester qui a controllarmi e tu scenderai gi a sposarti quel ragazzotto! (Sbottando ) Ma, in che pianeta vivi? Ti rendi conto di quello che sta succedendo?
MARIA: ( Andando verso di lui) Si, me ne rendo conto. Nostra figlia nervosa,
spaventata, terrorizzata a morte.
SALVATORE: Da cosa? DA COSA? E stata due anni a strillare che se lui non la
sposava si sarebbe buttata gi dal nono piano Da che cosa spaventata?
MARIA: Non lo so. Forse ci ha ripensato.
SALVATORE: ( Alzandosi e andando verso la porta del bagno) Ah, ci ha ripensato?
Non il momento per i ripensamenti. I pensieri di prima mi stanno gi costando ventimila euro. ( Batte sulla porta) Francesca, apri subito quella porta.
MARIA: E questa lunica cosa che ti preoccupa? Quanto stai spendendo? Non ti
importa la felicit di tua figlia?
SALVATORE: ( Ritorna da lei passando davanti al letto) Si, certo che mi importa
della felicit di mia figlia. Ma mi importa anche di quel ragazzo che aspetta gi. Un onesto, rispettabile, intelligente giovanotto
MARIA: Non hai la minima idea di quello che le sta passando per la mente in questo
momento.
SALVATORE: E tu invece?
MARIA: Potrebbe trattarsi di qualsiasi cosa. Non so, magari pensa di non essere alla
sua altezza.
SALVATORE: ( La guarda incredulo) Di non essere alla sua latezza? Ma di chi?
Del promesso sposo? E chi sar mai? Un dio greco? Non nientaltro che un giovanotto qualsiasi Tutto questo ridicolo. ( Ritorna alla porta del bagno e vi batte contro) Francesca! Francesca, apri la porta. ( Si gira verso Maria) Forse non la dentro.
MARIA: Si che la dentro. ( Si afferra il petto e si siede sul lato del letto) Dio mio,
sento che mi arriva un attacco di cuore.
SALVATORE: ( Con lorecchio alla porta per ascoltare) Non sento il minimo
rumore. C una finestra la dentro? Non avr commesso una follia?
MARIA: ( Girandosi verso di lui) Fantastico. A una donna che sta per avere un
attacco di cuore, vai a dire che forse sua figlia si buttata dalla finestra.
SALVATORE: Dai unocchiata dal buco della serratura. Voglio essere sicuro che sia
la dentro.
MARIA: E li dentro. Te lo dico io. Guardami, solo questa mano che impedisce al
mio cuore di saltare fuori!
SALVATORE: Ti decidi a guardare la dentro per vedere se sta bene o devo chiamare
il poliziotto dellalbergo?
MARIA: ( Alzandosi e muovendosi davanti al letto) Perch non guardi tu?
SALVATORE: Magari sta facendosi un bagno.
MARIA: Due minuti prima del suo matrimonio?
SALVATORE: ( Dirigendosi verso di lei) Quale matrimonio? Lha disdetto!
MARIA: Ma avrei dovuto sentire scorrere lacqua!
SALVATORE: Con quel cappello calcato sulle orecchie non sentireste neanche le
cascate del Niagara! E allora, guardi tu cosa sta facendo tua figlia nel bagno o devo chiederlo al primo che passa?
MARIA: ( Avviandosi alla porta) Guardo! Guardo! Guardo! ( Con riluttanza si
inginocchia e guarda con un occhio attraverso il buco della serratura) Oh, mio Dio!
SALVATORE: Che succede?
MARIA: ( A lui) Mi si smagliata la calza. ( Si alza e si esamina la calza)
SALVATORE: E La?
MARIA: Ela! E la! ( Zoppicando fino al lato estremo del letto e sedendosi sul
bordo) Dove lo trovo un altro paio di calze adesso? Come mi presento al matrimonio con le calze smagliate?
SALVATORE: ( Andando verso il bagno) Se manca la sposa, chi vuoi che bada alle
tue calze? ( Si inginocchia davanti alla porta e guarda dal buco della serratura) Eccola. Seduta sul cesso che piange.
MARIA. Te lho detto che cera Sono la sola della mia famiglia ad avere una figlia
che si sposa all Sheraton Hotel e ho le calze smagliate.
SALVATORE: ( Inginocchiato con locchio al buco della serratura) Francesca, ti
vedo! Mi senti? Non girare la testa dallaltra parte quando ti parlo.
MARIA: Potrei preovare a fare un salto nella boutique qui sotto. Hanno belle calze.
(Va verso il cassettone in camera da letto dov poggiata la borsa, la prende e gurda dentro)
SALVATORE: ( Sempre guardando dal buco della serratura) Vuoi che sfondi la
porta, Francesca? E questo che vuoi? Perch quello che far se non esci di l entro cinque secondi Smetti di asciugarti le lacrime con il vestito. Usa lasciugamano.
MARIA: ( Andando da Salvatore) Non ho soldi. Dammi quindici euro. Sar di
ritorno fra dieci minuti.
SALVATORE: ( Si alza e si muove davanti al letto) Fra dieci minuti Francesca sar
una donna sposata, perch ne ho abbastanza di questa sciocchezza. ( Grida) E va bene Francesca, riparati nella doccia perch sto per buttare gi la porta.
MARIA: ( Parandosi davanti alla porta) Salvatore, non fare pazzie.
SALVATORE: ( Preparandosi acorrere verso la porta) Togliti dai piedi.
MARIA: Verr fuori, Salvatore, se le parlerai con dolcezza.
SALVATORE: ( Facendole segno di allontanarsi) E cosa ho fatto finora? Non resta
che buttare gi la porta. Francesca, stai pronta, sto arrivando!
MARIA: No, Salvatore, non farlo! No! ( Maria, si toglie di mezzo mentre Salvatore si
lancia contro la porta dando una forte spallata. Niente di fatto. Lui resta contro la porta in silenzio per un secondo, senza reagire. Poi dice con voce calma e piana)
SALVATORE: Chiama un dottore.
MARIA: ( Stando ritta a lato della porta) Lo sapevo. Lo sapevo.
SALVATORE: ( Indietreggiando) Non dirmi che lo sapevi, chiama un dottore
e basta ( Alla figlia) Non arrivo subito, Francesca, perch mi sono rotto il braccio.
MARIA: Fammelo vedere. Riesci a muovere le dita? ( Gli si avvicina e gli esamina
le dita)
SALVATORE: ( Attraverso la porta) Sei contenta ora? Tua madre si rotta le calze e
tuo padre si rotto un braccio. Per quanto tempo ancora deve andare avanti questa buffonata?
MARIA: ( Muovendo le dita di Salvatore) Non rotto, puoi muovere le dita. Dammi
quindici euro con laltra mano, devo comprarmi le calze. ( Comincia a frugare nelle tasche. Lui le da una pacca sulle mani per farla smettere)
SALVATORE: Sei pazza a muovere un braccio rotto?
MARIA: Facciamo dieci euro, ne compro un paio a buon mercato.
SALVATORE: ( Come se avesse a che fare con una pazza) No ho liquidi con me
oggi! E tutto a nolo.
MARIA: Non posso noleggiarmi le calze. Non hai neanche la carta di credito?
(Ricomincia a frugare nelle sue tasche)
SALVATORE: ( Di nuovo cerca di liberarsi dalle sue mani con degli schiaffetti. Poi
puntando il dito drammaticamente) Aspetta nel salone Verde. Qui non mi servi a niente, va ad aspettarmi nel salone Verde.
MARIA: Con le calze smagliate?
SALVATORE: Mettiti dietro una delle piante noleggiate. ( La prende per il braccio e
la conduce davanti al letto. Con tono confidenziale) Quelli gi, chiameranno fra un secondo per sapere che fine ha fatto la sposa. E sono io quello che dovrebbe rispondergli. Io, capisci, io! ( Il telefono suona. Spingendola verso il telefono) Eccoli. Parlaci tu.
MARIA: Ah, si? E dove finito quel io che doveva rispondere? ( Il telefono
continua a squillare)
SALVATORE: ( Andando verso la porta del bagno) Rispondi! Rispondi tu! ( Il
telefono squilla ancora)
MARIA: E che gli dico?
SALVATORE: Non so. Forse ti viene unispirazione mentre parli.
MARIA: ( Alza il ricevitore) Pronto? Oh, signor Pettinelli Si, arrivato il
grande momento( Si sforza di ridere allegramente)
SALVATORE: Intrattienilo! Temporeggia! Continua a parlare. Cerca di guadagnar
tempo, in qualsiasi modo. (Si gira verso la porta)
MARIA: ( Al telefono) Si, saremo gi tra due minuti. (Riattacca)
SALVATORE: ( Si gira verso di lei) Sei pazza? Che ho parlato a fare? Ti ho detto di
guadagnar tempo.
MARIA: Ho guadagnato tempo. Ora hai due minuti. Che vuoi di pi?
SALVATORE: ( Agita il braccio contro di lei) Ti fai sempre cogliere dal panico.
Ogni volta che c una piccola difficolt, tu vai in crisi e ti fai cogliere dal panico.
MARIA: ( Agitando il braccio contro di lui) Non minacciarmi con quel tuo braccio
rotto. Perch non lo usi per portare tua figlia fuori dal bagno?
SALVATORE: ( Arrabbiatissimo, trascinandosi in ginocchio sul letto verso di lei)
Avrei una bella risposta da darti!
MARIA: ( Affrontandolo si inginocchia a sua volta sul letto) E allora prch non me la
dai?
SALVATORE: Perch finiremo per litigare. E io non voglio rovinarti questa
giornata, ( Si alza e ritorna davanti alla porta del bagno) Francesca, tuo padre che ti parla Credo che tu sappia che non sono un tipo violento. Mi pu capitare di essere rigido e severo, ma violento mai eccetto quando mi arrabbio. E adesso sono molto arrabbiato, Francesca. Puoi chiederlo a tua madre. ( Si sposta in modo che Maria possa avvicinarsi alla porta)
MARIA: ( Raggiungendo la porta del bagno) Francesca, mamma che ti parla. E
vero, tesoro, tuo padre molto arrabbiato.
SALVATORE: ( Ritornando davanti alla porta) E di nuovo tuo padre, Francesca. Se
hai un problema di cui vuoi discutere, apri la porta e lo discuteremo. Non ho intenzione di domandartelo ancora una volta, Francesca, hai raggiunto il limite della pazienza, ora conter fino a tre e come vero Iddio, ragazzina, quando sar arrivato a tre meglio che questa porta venga aperta. ( Si allontana dalla porta in direzione del letto) Allora uno!Due! TRE! ( Da dietro la porta non si sente arrivare una risposta ne un movimento. Salvatore impotente crolla aterra ai piedi del letto) In che cosa abbiamo sbagliato con lei?
MARIA: ( Si dirige verso lestremit del letto e si siede sul bordo) Ma no, non
abbiamo sbagliato.
SALVATORE: Sotto suonano la marcia nuziale e quella se ne sta barricata nel
bagno. Dobbiamo aver sbagliato.
MARIA: ( sospira) E va bene, se ti fa sentire meglio, abbiamo sbagliato.
SALVATORE: Uno lavora e sogna e spera e tira avanti in vista di questo giorno, e
con un giro di chiave, trac, improvvisamente tutto va a rotoli. Perch? Qual il motivo?
MARIA: Non colpa tua, Salvatore. Smetti di rimproverarti.
SALVATORE: Non mi sto affatto rimproverando. So di aver fatto del mio meglio.
MARIA: ( Si gira a guardarlo) Che vuoi dire?
SALVATORE: Voglio dire che non siamo perfetti. Facciamo degli errori, siamo
esseri umani. Io ho fatto del mio meglio e noi abbiamo sbagliato.
MARIA: Vuoi insinuare che io invece non avrei fatto del mio meglio?
SALVATORE: ( Girandosi verso di lei) Non so qual il tuo meglio. Solo tu puoi
saperlo. Hai fatto del tuo meglio?
MARIA: Si, ho fatto del mio meglio.
SALVATORE: E anchio ho fatto del mio meglio.
MARIA: Quindi entrambi abbiamo fatto del nostro meglio.
SALVATORE: Conclusione: non colpa nostra.
MARIA: E quello che dicevo prima. ( Si voltano lun laltro le spalle)
SALVATORE: ( Con tono quieto) A meno che uno di noi due non abbia fatto del
suo meglio.
MARIA: ( Saltando su ed allontanandosi) Basta, cos, non voglio pi parlare.
SALVATORE: Benissimo, che cosa facciamo allora?
MARIA: Io ho un attacco di cuore, tu inventati una soluzione.
SALVATORE: Bene, sai che faccio? Scendo gi e glielo dico, (Si alza e si avvia
verso la porta della camera da letto)
MARIA: ( Andando verso la porta e mettendosi davanti a lui) Glielo dici? Gli dici
cosa? ( Mentre tutti e due si muovono nel soggiorno, lei lo ferma dietro il divano)
SALVATORE: Non so. Quei poveracci la sotto avranno pur diritto a qualche
spiegazione. Si sono tutti messi in ghingheri per loccasione, giusto?
MARIA: Cosa vuoi dirgli? Hai intenzione di dirgli che mia figlia non vuol sposare il
loro figliolo e che si chiusa a chiave nel bagno?
SALVATORE: E Che vuoi che faccia, che cominci con un paio di buone barzellette?
Prima o poi lo scopriranno anche loro, no?
MARIA: ( Con grande determinazione) Te lo dico io quel che faremo. Se entro
cinque minuti non venuta fuori da li, noi ce la filiamo dalluscita posteriore e pertiamo per New York Dallaltra parte dellOceano! Non penserai mica che io possa ancora mostrare la mia faccia in questa citt, vero? ( Salvatore considera la cosa per un momento, poi la rassicura con una pacca sul braccio. Lentamente si gira e va in camera da letto. Dun tratto ha perso il controllo e lascia che la rabbia abbia il sopravvento su di lui. Afferra la sedia della toletta e brandendola sopra la testa, si lancia contro la porta del bagno, senza neppure aggirare il letto, ma passandoci sopra direttamente. Maria urla e lo rincorre) Salvatore! ( Arrivato alla porta del bagno, Salvatore riesce a fermarsi in tempo ed evita di fracassare la sedia contro la porta del bagno, ma trema di frustrazione e di rabbia. Infine, esausto mette gi la sedia davanti alla porta e vi si siede a cavalcioni, poggiato sullo schienale. Maria sprofonda nella poltrona della camera da letto)
SALVATORE: Non ci crederai, ma la scorsa notte ho pianto. Oh, si, proprio cos.
Rigiravo la testa nel cuscino e giacevo la nel buio, piangendo, perch oggi avrei perso la mia bambina. Un estraneo stava venendo a portare via, lontano da me, la mia piccola Francesca Cos ti ho voltato la schiena ed ho pianto
MARIA: ( Persa nella sua infelicit) Avrei dovuto invitare tua cugina Rosaria. ( Fa
un gesto come invocare il cielo) Ci teneva, lo so. ( Dun tratto Salvatore comincia a ghignare, Maria lo guarda. Lui ghigna pi forte, sebbene la sua risata sia chiaramente priva di allegria) Ci trovi qualcosa da ridere?
SALVATORE: Si, trovo divertente che ho ingaggiato un fotografo per duemila euro.
Trovo divertentissimo che nella foto ufficiale di nozze ci saremo io e te di fronte alla porta del cesso chiusa a chiave! ( Si alza e sposta la sedia da un lato) Basta, non continuer a stare qui seduto ad aspettare che quella porta si apra. ( Si dirige verso la finestra della camera da letto e cerca di aprirla)
MARIA: ( Seguendolo) Che fai?
SALVATORE: Adesso ti faccio vedere io. ( Non riuscendo ad aprire la finestra della
camera da letto, va in soggiorno e apre li una finestra. La tenda si gonfia dalla brezza)
MARIA: ( Gli va dietro) Se hai intenzione di buttarti di sotto, mi butto anchio. Qui
da sola non ci resto!
SALVATORE: ( Guardando fuori dalla finestra) Vado fuori sul cornicione e provo
ad entrare nel bagno dalla finestra. ( Si appresta a scavalcare il davanzale)
MARIA: Sei matto? Siamo al settimo piano. Ti ammazzerai. ( Si aggrappa a lui per
trattenerlo)
SALVATORE: Sono quattro passi. Non c nessun problema. Te lo assicuro, fammi
andare
MARIA: ( Lottando per trattenerlo dalluscire fuori) No, Salvatore! Non farlo!
Lasciamola nel bagno, sar lhotel a occuparsi della cosa. Non andare sul cornicione. ( Con un gesto di disperazione si aggrappa a una delle code del suo tight)
SALVATORE: ( Mezzo fuori dalla finestra e cercando di uscire mentre lei lo
trattiene per la giacca) Mi strappi la coda! Lasciami! Ci manca solo che mi strappi la giacca. ( Mentre cerca di scrollarsela di dosso, la giacca si strappa completamente sul di dietro, fino al colletto. Lui si blocca e lentamente rientra nella stanza. Dopo aver mollato la presa sulla giacca, Maria, se ne resta di ghiaccio vicino alla porta della camera da letto. Salvatore si raddrizza con grande dignit e controllo. Si gira lentamente e si dirigge verso la camera da letto, fermandosi accanto al letto. Con grande pazienza parla allindirizzo del bagno. ) Ehi, tu la dentroSei contenta ora? Tua madre si smagliata le calze e tuo padre si quasi rotto il braccio e si strappato il tight a noleggio. Per ti giuro che in un modo o nellaltro, il tuo matrimonio si far. (Esplodendo, si precipita di nuovo verso la finestra aperta del soggiorno) Togliti dai piedi!
MARIA: ( Portandosi le mani alla testa) Mi gira la testa. Sto per svenire.
SALVATORE: ( Togliendosela di mezzo) Potrai svenire dopo la cerimonia (Va
fuori dalla finestra sul cornicione) Chiama il servizio camera. Voglio un doppio scotch per quando torno. ( Salvatore scompare dalla vista mentre si inoltra lungo il cornicione. Maria corre in camera da letto e ha una rapida visione di lui mentre passa attraverso la finestra per poi scomparire di nuovo)
MARIA: ( Lamentando il proprio destino) Si uccider. Cadr di sotto e si uccider.
Oggi proprio la mia giornata fortunata. ( Si allontana barcollando dalla finestra e si appoggia al cassettone) Non voglio guardare, aspetter qui finch non sentir il suo grido. ( Il telefono squilla e Maria urla dallo spavento) Ahahahahah! Pensavo fosse lui( Si avvicina al telefono vicino al letto. Il telefono continua a squillare) Oh, Dio che gli dico adesso? ( Alza il ricevitore) Pronto? Oh, signor Pettinelli. Si, stiamo arrivando Mio marito sta prendendo Francesca proprio ora Saremo gi in un attimo. Intanto faccia girare gli antipasti Oh, grazie. Proprio cos, il giorno pi felice della mia vita. ( Riattacca) Forse dovevo dirgli che ho un marito penzolante nel vuoto sullEur ( Mentre si dirige verso la finestra aperta, cade un improvviso scroscio di pioggia. Lei arriva alla finestra e vede piovere) Lo sapevo! Lo sapevo! Doveva succedere ( Si sporge fuori dalla finestra e cerca di guardare fuori) Tutto bene, Salvatore?Salvatore? ( nessuna risposta) Non sta bene, caduto. ( Si muove barcollante nella camera da letto) E caduto, caduto, caduto, caduto E morto lo sento. ( Crolla sulla poltrona) Giace l in una pozzanghera in mezzo al traffico. E io sto svenendo. Questa la volta buona, sto davvero svenendo. ( Sviene sulla sedia, con braccia e gambe spalancate. Suona il campanella della porta) Vengo! Vengo! Vengo! Aiutami, chiunque tu sia, aiutami! ( Attraversa correndo la camera da letto, raggiunge il soggiorno e la porta di ingrasso) Per favore, che qualcuno mi aiuti! (apre la porta e si trova davanti Salvatore gocciolante, furioso, esausto, con il vestito sotto sopra ed i capelli scompigliati)
SALVATORE: (Entra barcollando nella stanza e si appoggia stancamente al
camino. Gli ci vuole qualche momento per riprendere fiato. Maria, piena di sollecitudine, lo segue) Ha chiuso anche la finestra. Per rientrare son dovuto passare attraverso una camera dove cerano due che si sono messi a gridare. Credi che mi faranno causa?
MARIA: Non potevi ritornare indietro?
SALVATORE: Ma non hai visto che piove? ( Debolmente va di nuovo alla camera
da letto, seguito da Maria, che afferra le code della giacca nello sforzo di fermarlo. Fuori smette di piovere)
MARIA: ( Fermandosi davanti al letto) Non sgridarla. Non turbarla ulteriormente.
SALVATORE: ( Girandosi indietro a guardarla) Non turbarla? Io, penzolo appeso a
un doccione dal settimo piano mentre la pioggia scroscia e tu pretendi che mi preoccupi per lei? Lo sai che sta facendo li dentro? Sta giocherellando con le ciglia finte ( Va verso la porta del bagno) Io sto la fuori a combattere per la mia vita con i piccioni e lei giocherella con le ciglia finte ( Ritornando verso Maria) Ho gi preso la mia decisione. Il momento che riesco a mettere le mani su di lei, la uccido. (Ritorna alla porta) Basta che mostro le note spese del matrimonio e nessun giudice al mondo potr giudicarmi colpevole E se per puro caso sopravvive, di matrimonio non se ne parla pi Pu ritirarsi in un convento. ( Lentamente si riavvicina a Maria davanti al letto) Non intendo tirar fuori un centesimo per altre cerimonie di nozze annullate ( Smanioso si precipita al tavolo accanto alla poltrona e afferra dei quotidiani) Ora o viene fuori di l o io do fuoco a questi giornali e lasfissio.
MARIA: ( Lo ferma, lo blandisce e fa in modo di calmarlo. Con delicatezza lo fa
sedere ai piedi del letto. E realmente spaventata) La faccio uscire io! Vedrai se non la faccio uscire! ( Va alla porta del bagno e bussa) Francesca! Francesca! Ti prego! (Bussa sempre pi forte) Francesca, vuoi distruggere la famiglia? Vuoi uno scandalo? Vuoi che finiamo sul giornale di domani? E questo che vuoi? E questo?Apri la porta! Aprila! ( Bussa ancora pi forte, poi si ferma e si gira verso Salvatore) Promettimi che non ti fai venire una crisi isterica.
SALVATORE: Che hai fatto? ( Si gira verso di lei fiaccamente)
MARIA: Ho rotto il mio diamante.
SALVATORE: ( Mentre i giornali gli cadono da mano) Il tuo anello di diamanti,
quello buono?
MARIA: E quanti ne ho?
SALVATORE: ( Grida verso la porta) Ehi, tu con le tue ciglia finte. ( Si alza e va
alla porta) Vuoi vedere un anello di diamanti rotto? Vuoi vedere ventimila euro ridotti in frantumi? ( Afferra la mano di Maria e la guida davanti al buco della serratura) Ecco qui! Questo un cimelio di famiglia privo ormai di qualsiasi valore. (Prende a calci la porta) E questa la porta di un cesso che vale un diamante! (Riprendendo il controllo. A Maria) Sai che far ora? Ne hai unidea ? ( Maria si porta la mano alla bocca, sgomenta. Salvatore si allontana dalla porta, dirigendosi verso lestremo lato del letto) Mi lavo le mani dellintera faccienda del matrimonio Cacace Pettinelli. Puoi caricarti tutti i Pettinelli e tutti gli antipasti e andare sul laghetto artificiale a fare un pic nic da 10mila euro ( Si interrompe e si gira di nuovo verso Maria) Adesso scendo gi al bar con il mio braccio rotto, il mio tight al nolo fradicio e stracciato e scelgo di diventare cieco! Non intendo ubriaco, intendo totalmente cieco (Esplodendo con grande veemenza) Perch non voglio mai pi vedere n te n quella pazza di tua figlia, dovessi campare mille anni. ( si gira, si precipita fuori dalla stanza e attraversa il soggiorno fino alla porta. Mentre cerca di aprirla, Maria lo raggiunge, e lo afferra per la coda della giacca e lo tira indietro nella stanza)
MARIA: E va bene. Falla finita con me. Falla finita con tua figlia. Falla finita con noi
proprio quando abbiamo pi bisogno di te.
SALVATORE: Tu non hai bisogno di me. Tu hai bisogno di un rinnoceronte con una
fiamma ossidrica per corno, perch altrimenti in quel bagno non si entra.
MARIA: ( Con crescente emozione ) Te lo dico io chi potrebbe entrare in quel bagno.
Qualcuno che si preoccupi di quella povera bambina, alle prese con una terribile decisione e bisognosa di aiuto. Un aiuto che soltanto tu ed io possiamo darle. Ecco chi potrebbe entrare in quel bagno. ( Salvatore la guarda con solennit Poi la oltrepassa, esita, si volta a guardarla, quindi rientra in camera da letto e va alla porta del bagno. Maria lo segue. Lui si gira e guarda di nuovo Maria. Poi bussa delicatamente alla porta e parla con tono tenero e conciliante)
SALVATORE: Francesca! E pap C qualcosa che non va, tesoro?
(guarda di nuovo Maria, che annuisce con aria incoraggiante, felice della svolta caratteriale del marito. Poi lui si gira ancora verso la porta) Voglio aiutarti, bambina mia. Tua madre ed io solo questo vogliamo. Ma come passiamo farlo se tu non parli con noi? Francesca, mi senti? ( nessuna risposta. Lui guarda di nuovo dietro verso Maria)
MARIA: ( Allestremit del letto) Forse troppo sconvolta per parlare.
SALVATORE: ( Attraverso la porta) Francesca, se mi senti, batti due volte per dire
si ed una per dire no. Mi senti? ( Dalla porta risuonano due colpi. Salvatore e Maria si guardano speranzosi) Bene, brava ora, Francesca, ti faremo una domanda molto, molto importante. Vuoi o non vuoi sposare Paolo? ( Attendono ansiosamente la risposta. Sentono un colpo, una pausa, poi un altro colpo)
MARIA: ( Felice) Ha detto si.
SALVATORE: ( Scoraggiato) Ha detto no. ( Si allontana dalla porta e va ai piedi
del letto)
MARIA: Erano due colpi. Due, colpi significa si! Vuole sposarlo.
SALVATORE: Non era un doppio colpo si. Erano due singoli colpi no. Non
vuole sposarlo.
MARIA: Non dirmi che non vuole sposarlo. Lho sentita distintamente battere si.
Ha fatto cos. ( Batte due volte sul cassone del letto) Si, voglio sposarlo.
SALVATORE: No, Non era ( Batte due volte sul cassone del letto)era (Batte una
volta) e poi un altro (batte ancora una volta) cio no, due volte, non intende sposarlo. no ,no! ( Sprofanda sul letto)
MARIA: ( Andando alla porta) Domandiamoglielo di nuovo. ( Alla porta)
Francesca, che hai detto? Si o no? ( Restano in ascolto. Si sentono due colpi forti e distinti. Maria si gira verso Salvatore) Visto? Detto a chiare lettere Tu non seo capace di parlare con tua figlia. ( Si scosta dalla porta)
SALVATORE: (Alzandosi stancamente ed avvicinandosi alla porta) Francesca, non
questo il modo migliore per avere una conversazione. Ti farai male alle nocche Non vorresti venire fuori a parlare con noi? Francesca?
MARIA: ( Conduce con gentilezza Salvatore ai piedi del letto) Non capisci?
Probabilmente si tratta di qualcosa di cui non pu discutere con il padre. Ci sono volte in cui una figlia preferisce restare sola con sua madre. ( Fa sedere Salvatore ai piedi del letto e ritorna davanti alla porta) Francesca, non vuoi che venga la dentro da te a parlarti, io e te sole solette, tesoro? Dimmi, cara, questo che desiseri? ( Nessuna risposta, Da sotto la porta del bagna appare una striscia di carta igienica. Salvatore se ne accorge, spinge Maria di lato, si china, la raccoglie e la legge) Cosa? Cosa dice? ( Salvatore le porge solennemente la striscia di carta igienica, Maria la legge ad alta voce) Preferirei parlare con pap ( Maria annientata. Lui al guarda con comprensione. Si sente la chiave girare per sbloccare la porta del bagno. Salvatore non sa che dire a Maria. Le da un rapido abbracio)
SALVATORE: Sar breve. ( Apre la porta ed entra, chiudendosi la porta alle spalle
silenziosamente. Maria, con ancora la striscia di carta igienica in mano, cammina lentamente e tristemente fino ai piedi del letto e si siede. Guarda con aria tetra la carta)
MARIA: ( Ad alta voce) Preferirei parlare con pap Doveva proprio scriverlo
sulla carta igienica? ( Appallottola la carta) Forse e vero, non ho fatto del mio meglio pensavo che avessimo un rapporto cos bello. Da amiche. Tutti credevano che fossimo amiche, invece che madre e figlia Ho cercato di comportarmi nel modo giusto Ho cercato di insegnarle che tra madre e figlie ci pu essere di pi del solo amore Ci pu essere fiducia, rispetto, amicizia e comprensione ( Arrabbiandosi, si gira e grida verso la porta chiusa) Accidenti a te, Francesca! ( Si asciuga gli occhi con la carta igienica. La porta del bagno si apre. Un Salvatore dallaria solenne ne emerge, poi la porta si chiude a chiave dietro di lui. Salvatore in modo calcolato si abbottona la giacca e si dirigge verso il telefono della camera da letto senza dire una parola. Maria non gli toglie gli occhi di dosso. La pausa sembra interminabile)
SALVATORE: ( Al telefono) Il salone verde, Per favore Il signor Pettinelli Paolo.
Grazie.
MARIA: ( Alzandosi dal letto) Devo indovinare, vero? La situazione tanto
grave che preferisci non dirmelo Non riesci neppure a formulare le parole, pe quanto orribile, cos? Ti prego, sono forte. Salvatore. Dimmelo subito, sapr affrontarlo
SALVATORE: ( Al telefono) Paolo? Sono Cacace Puoi slire alla camera 719?
Si, ora ( Riattacca e fa segno a Maria di seguirlo. Lui si dirigge verso il soggiorno fino allottomana, dove si siede. Maria lo segue e resta in piedi in attesa dietro di lui. Infine) Voleva parlare con me perch non sopportava lidea di dircelo a tutti e due nello stesso tempo La ragione per cui si rinchiusa nel bagno che ha paura.
MARIA: Paura? E diche ha paura? Che Paolo non la ami?
SALVATORE: Nonche Paolo non la ami.
MARIA: Che lei non ama Paolo?
SALVATORE: Non che lei non ami Paolo.
MARIA: E allora di cosa ha paura?
SALVATORE: Ha paura di quello che potranno diventare.
MARIA:Non capisco?
SALVATORE: Riflettici un po!
MARIA: ( Dirigendosi verso il divano) Su cosa devo riflettere? Su come
diventeranno? Si amano, si sposeranno, avranno dei figli, invecchieranno, diventeranno come noi. ( Allimprovviso afferra. Si ferma al lato del divano e si gira verso Salvatore) Non ci avevo mai pensato.
SALVATORE: E invece una cosa su cui riflettere. Ono?
MARIA: Non mi pare che siamo cos male Si, capita che strilliamo un po. E di
conseguenza ci esasperiamo, ci azzuffiamo e ci malediciamo a vicenda. Cos tu mi accusi di essere una pessima madre e io ti accuso di essere un pessimo marito. Ma questo non significa che non siamo felici non vero? ( Alzando il tono di voce) Non vero?
SALVATORE: ( La guarda) Lei vorrebbe qualcosa di meglio. (Suona il campanello
della porta. Lui va ad aprire la porta. Maria lo segue) Ciao, Paolo.
PAOLO: ( Entrando nella camera) Salve.
MARIA: Ciao, caro.
SALVATORE: ( Con gravit) Paolo, tu sei un giovanotto intelligente. Non star a
menar il can per laia. Abbiamo un probblema serio.
PAOLO: E cio?
SALVATORE: Francesca preoccupata. Preoccupata riguardo il vostro futuro
insieme. Riguardo listituzione stessa del matrimonio. Noi abbiamo cercato di dissipsre le sue paure, ma di certo non siamo stati troppo di buon esempio. Pare che tu sei il solo che pu comunicare con lei. Insomma, si chiusa nel bagno e non vuole uscire Vedi se puoi fare qualcosa. ( Senza dire una parola, Paolo passa davanti al divano ed entra in camera da letto e arriva diritto alla porta del bagno. Bussa)
PAOLO: Francesca? Sono Paolo datti una calmata! ( Poi si gira e ritorna in
soggiorno. Attraversando la stanza dietro al divano. Oltrepassa i Cacace e senza degnarli unocchiata, dice) Ci vediamo gi! ( Esce senza mostrare la minima emozione. I Cacace lo seguono con lo sguardo. Ma a questo punto la porta del bagno si apre e Maria e Salvatore si guardano poi si voltano lentamente mentre Francesca ne emerge bellissima nello splendore dellabito bianco da cerimonia ed il viso incorniciato dal velo)
FRANCESCA: Sono pronta, ora! ( Maria si gira e le va incontro in camera da letto.
Salvatore la segue, lentamente, scuotendo la testa con stupore)
SALVATORE: Ora sei pronta? Ora esci fuori?
MARIA: ( Ammirando Francesca) Salvatore, per favore
SALVATORE: ( Arrabbiandosi si china verso di lei al di sopra del letto) Io mi
rompo tutte le ossa del mio corpo e tu esci fuori per un Datti una calmata?
MARIA: ( Spingendo Francesca verso Salvatore) Sei bellissima, tesoro. Avviati al
braccio di tuo padre, voglio guardarvi.
SALVATORE: ( Fumantino. Rivolto a Maria che gli prende il braccio) E questo il
modo in cui li cumunica? E questo il brillante esempio di comprensione tra due persone? Datti una calmata?
MARIA: ( Raccigliendo lo strascico di Francesca mentre si avviano verso il
soggiorno) Non cominciare, Salvatore.
SALVATORE: A che razza di uomo fai sposare tua figlia? ( Si fermano dietro il
divano. Francesca prende il suo bouquet da sposa sulla consolle dietro il divano, mentre Maria prende stola e Guanti dalla spalliera)
MARIA: Salvatore, ti avverto. Non rovinarmi questo giorno.
SALVATORE: I ragazzi oggi non badano a niente. Non pi come ai mie tempi.
MARIA: Muoviti. Andiamo. Ancora cinque minuti e quello si sposa a una damigella
donore. Vuoi muoverti? ( Francesca prende Salvatore sotto il braccio lussato, lui ha una smorfia di dolore e si avviano alla porta mentre Maria li segue)
SALVATORE: ( Girandosi verso norma) Pazzo. Devo essere impazzito a permetterle di sposare un tipo come quello. ( Apre la porta) Era meglio se teneva duro. Rendo lidea? Era proprio meglio se restava chiusa nel cesso ( Sono ormai fuori dalla porta, marcia nuziale)
SIPARIO
Personaggi:
ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO
Cameriere
Angela
Sandro
Paola
LADDIO AL CELIBATO
Marco
Monica
Susanna
IL PADRE DELLA SPOSA
Maria
Salvatore
Paolo
Francesca
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