Camere con crimini

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CAMERE CON CRIMINI

di Sam Bobrick e Ron Clark

Personaggi:

MITCHELL LOVELL, amante di Arlene, dentista

ARLENE MILLER, donna più o meno attraente

PAUL MILLER, marito di Arlene, venditore di automobili

Scene:

Una stanza d’albergo in una serata di un giorno qualunque di dicembre. Sul fondo, tre finestre una accanto all’altra. Tutte e tre le finestre sono girevoli e ruotano verticalmente su perni. In mezzo, un letto. Ai lati del letto ci sono due tavolini su uno dei quali c’è un telefono. Ci sono due porte e quella più vicina al proscenio è l’armadio a muro.

ATTO PRIMO

Arlene è stesa sul letto evidentemente agitata e fuma. Dal bagno sentiamo per qualche secondo scorrere l’acqua nella vasca e poi qualcuno chiudere il rubinetto. Un altro paio di secondi e si apre la porta. Entra Mitchell Lovell che indossa una giacca a scacchi alquanto vistosa.

MITCHELL - Beh, la vasca è pronta. (va verso il proscenio e si spazzola i capelli davanti a uno specchio immaginario) Cosa c’è tesoro, non sarai nervosa, vero? (si volta verso Arlene)

ARLENE - No… Stavo pensando, Mitchell. Questo, dopo tredici anni, sarà il primo Natale che Paul ed io non passeremo insieme. Tredici!

MITCHELL - Non essere cabalistica, amore. Devi concentrarti su quello che dobbiamo fare.

ARLENE - Se solo non mi amasse tanto! Sarebbe tanto più facile se non provasse nulla per me ma, Dio, quanto mi ama!

MITCHELL - (innervosito) Beh, non ti ama certo più di me.

ARLENE - Ma sì, invece. M’ama più di quanto qualsiasi donna meriti di essere amata.

MITCHELL - (innervosito) Beh, se ti ama così tremendamente, perché non resti con lui?

ARLENE - Sei geloso?

MITCHELL - (alza la voce incazzato) Certo che sono geloso. Non sopporto il pensiero che ti tocchi qualcuno al di fuori di me, va bene? Arlene, sono un dentista e lo sai che posso avere quante donne voglio, ma io voglio solo te.

ARLENE - Oh, Mitchell.

MITCHELL - Questo non te lo avevo mai detto, ma ricordi quando misi a Paul quel ponte e tornò a casa piangendo per il dolore? Lo avevo fatto apposta. Gli avevo messo un ponte di tre misure più grande. Volevo che soffrisse. (si mette in ginocchio sulla sedia e cade sul letto come un coglione appena Arlene dice)

ARLENE - Ti amo, Mitchell. (si abbracciano con passione)

MITCHELL - Facciamo l’amore! (come per supplicarla, tutti e due affiancati sul bordo del letto)

ARLENE - No, ti prego, ora no. Ho troppe cose per la mente. Non verrebbe bene.

MITCHELL - Forse hai ragione. (si alza) OK. Ripassiamo il piano un’altra volta. Proviamolo! Primo: io apro la porta.

ARLENE - Secondo: io dico “entra Paul e non fare domande!”.

MITCHELL - Terzo: io lo colpisco alla testa con una lampada.

ARLENE - Quarto: io gli do un colpo di karate alla nuca.

MITCHELL - Quinto: lo colpisco alla testa con una sedia.

ARLENE - Sesto: io gli caccio un fazzoletto in bocca perché non gridi.

MITCHELL - Settimo: gli faccio l’iniezione e lui crolla sulle ginocchia. (mima la scena)

ARLENE - Otto: (serrando il ritmo) lo trasciniamo nel bagno. (trascinando la sedia)

MITCHELL - E nove: lo ficchiamo nella vasca e gli teniamo la testa sott’acqua per quanto occorre.

ARLENE - (abbracciando Mitchell molto eccitata) Baciami! Baciami! Mitchell scopiamo!

MITCHELL - Scordatelo Arlene, ora no! Lo hai detto anche tu che non verrebbe bene. (va nel bagno)

ARLENE - (enfatica) Povero Paul… chissà come la prenderà male. Ma io… io? Non ho diritto alla vita, io? Non merito di conoscere la tenerezza, il calore, la passione senza dovermi buttar giù dal tuo letto all’alba e saltare su un taxi per tornare a casa? Ci sarà mai felicità per una donna come me!

MITCHELL - (rientra dal bagno come se non l’avesse neanche ascoltata e va di fronte allo specchio immaginario) Ma che cazzo fa? Ha detto che sarebbe stato qui per le sei.

ARLENE - (distrutta) No, se sta trattando un affare. Sai quando si vendono macchine usate, puoi passarci un pomeriggio promettendo la luna ad un cliente.

MITCHELL - Lo dici a me? Da lui comprai un’automobile per mia madre. Il giorno dopo la scadenza della garanzia si staccò il motore. Beh, questa volta facciamo pari. Lui crede di venir qui per fare un grosso affare di macchine rubate.

ARLENE - (va allo specchio) Io lo amavo. Forse lo amavo più di quanto lui amasse me. Poi, ad un tratto, si rovesciò la situazione. Mi accorsi di essere amata più di quanto non potessi amarlo. (si gira verso Mitchell) Tu hai idea di ciò che vuol dire essere amati più di quando non si possa amare?

MITCHELL - Posso immaginarlo.

ARLENE - (parla mentre cammina guardando il pavimento) Ti fa impazzire. Allora ti sforzi di amare di più. E sforzati oggi, sforzati domani, cominci a odiarlo per le fatiche che fai. Capisci che voglio dire?

MITCHELL - Assolutamente sì. Dio, quando veniste la prima volta nel mio studio per un controllo, avrei giurato che eravate la coppia più felice del mondo.

 ARLENE - (si posiziona alle spalle di Mitchell, è un po’ sull’esaurito) Quando conobbi Paul Miller, ero giovane e stupidina, ero ingenua. Ma poi cominciai a leggere. Da principio i giornali, poi le riviste….e improvvisamente….da un momento all’altro, i libri. A poco a poco ci fu il superamento. (si mette con la testa a destra e sinistra di Mitchell) Lui andava a destra, io a sinistra. Lui entrava, io uscivo. Io salivo, lui scendeva. Io acceleravo e lui…

MITCHELL - …decelerava?

ARLENE - Me lo lasciavo indietro finché non era che un piccolo punto all’orizzonte.

MITCHELL - Non potrei mai vivere con un uomo così. Che te ne fai di un punto all’orizzonte?

ARLENE - Infatti! Devo dire che mi ha dato tutto: casa, mobilia, vestiti, argenteria… (un po’ schizzata, della serie “che palle!”) Vuoi sapere quanti orologi ho? Cinque, ho cinque orologi.

MITCHELL - Nessuno ha bisogno di cinque orologi!

ARLENE - (stesa appoggiata sui gomiti) No naturalmente. Oh, certo, eravamo felici da principio. Non avevo conosciuto che lui. Avevo ancora gli occhi chiusi, non mi ero svegliata come “essere”. (si stende come per stirarsi) E poi, incontrai te e da bruco diventai farfalla. Non ero più la stessa ragazza che Paul aveva posseduto mille e mille volte.

MITCHELL - Si va bene Arlene, non quantifichiamo.

ARLENE - Caro, è ancora mio marito.

MITCHELL - Ancora per poco! (si avvicina ad Arlene)

ARLENE - Baciami! Baciami! (si baciano con passione; si sente bussare alla porta) È lui!

MITCHELL - Che palle!

PAUL - (fuori) Signor Zapata!

MITCHELL - (falsando la voce con un goffo accento ispanico) Uno momiento! (Arlene lo guarda sbalordito) Gli ho detto per telefono che ero messicano.

ARLENE - (prendendolo in giro) Hai proprio un ottimo accento.

MITCHELL - Ho visto tre volte il film “I tre caballeros”.

ARLENE - (va verso di lui) Oh, Mitchell. Non posso fare a meno di chiedermelo. Abbiamo il diritto di togliere la vita a un’altra persona?

MITCHELL - Certo che no. Perciò si chiama omicidio. Ma tu vuoi la completa felicità, vero? (Arlene annuisce) Beh, lui è fra te e la completa felicità.

ARLENE - Sono così confusa.

MITCHELL - Allora senti… Ti farebbe sentir meglio se prima parlassimo di lui? Chissà, potrebbe anche concederti il divorzio.

ARLENE - Mai, quel poveretto mi ama troppo.

MITCHELL - Proviamo. Se dice di no dovremo ucciderlo, almeno avremo la coscienza pulita. (Paul bussa nuovamente alla porta) Uno momiento! Che ne dici Arlene?

ARLENE - OK, proviamo, ma non ci sperare.

MITCHELL - Ti amo Arlene!

ARLENE - Ti amo, Mitchell!

MITCHELL - Devi essere ottimista. (apre la porta e ci si mette dietro; Paul Miller, fermo nel vano della porta, ha un soprabito grigio, un vestito grigio ed una cravatta grigia. Quando vede Arlene resta fulminato)

PAUL - (incredulo) Arlene?!

ARLENE - Entra Paul e non fare domande.

PAUL - (entra) Arlene, cosa fai tu qui? Io dovevo incontrarmi col signor Zapata.

MITCHELL - (chiudendo la porta) Salve, Paul, come vanno gli affari?

PAUL - Dottor Lovell! Ma che succede? Dov’è Zapata?

MITCHELL - Sono io Zapata.

PAUL - Lei?! Lei è un dentista! Non fa abbastanza soldi con i denti? Deve operare anche nel racket dell’usato?

ARLENE - Paul, dammi il cappotto. Il dottor Lovell ha qualcosa da dirti. (a Mitchell) Avanti, tesoro. (prende il cappotto di Paul e lo appende)

PAUL - Teesoroo?! Ma chi chiama tesoro un dentista?

MITCHELL - Paul, in sintesi: io amo sua moglie, sua moglie ama me. Siamo tutti adulti. Queste cose accadono. Che posso dire di più?

PAUL - Allora le macchine rubate erano una balla!

MITCHELL - (ad Arlene) Ora parla tu.

ARLENE - Paul, io voglio divorziare.

PAUL - Divorziare?!

MITCHELL - Che ne dice, eh, Paul, un bel taglio netto. Lasciamo far tutto agli avvocati, restiamo amici e da ora in avanti io le faccio il 50% di sconto sulle protesi.

PAUL - Divorziare? Io non capisco, Arlene… resto di sasso. Appena ieri notte in un’ora: 9 settimane e mezzo! (occhiata di Mitchell ad Arlene)

ARLENE - (si alza, a Mitchell, come per giustificarsi) Ho pensato che per lui era l’ultima volta…

PAUL - Divorziare!

ARLENE - Che ne dici, eh, Paul? Sì o no?

MITCHELL - Altrimenti dobbiamo andare sul pesante.

PAUL - (sbalordito) Tu e il dentista siete innamorati?

ARLENE - Ho paura di sì.

PAUL - (fa per picchiare Mitchell) Innamorata di un uomo che mi ha fatto una strage in bocca! Ancora mi fa male quello schifo di ponte che mi ha messo. Mangio con tre denti. (Arlene va a separare i due)

MITCHELL - Allora non mi paghi.

PAUL - Vorrei vedere!

ARLENE - Che vogliamo, discutere di onorari?

PAUL - Non riesco a crederci, Arlene. Dopo quello che siamo stati l’uno per l’altra… (a Mitchell) Amo questa donna. La tratto come una dea. Tutto quello che vuole glielo do. Sa che le ho comprato…

ARLENE e MITCHELL - Cinque orologi.

PAUL - Qualunque cosa le comprerei! Arlene, nominami una cosa che vuoi e che non hai.

ARLENE - La felicità.

PAUL - Adesso non perderti nei particolari. Ho mancato mai in qualcosa?

ARLENE - No, Paul, non è così semplice. È solo che……..la gente cambia.

PAUL - (con fierezza) Io no.

MITCHELL - Beh, c’è chi cambia e chi no.

ARLENE - Quello che cerco di dire, Paul, è che… la magia, i violini, i tramonti, le corse folli sotto la pioggia… le passeggiate al chiaro di luna… beh… non resta niente.

MITCHELL - Per me è routine quotidiana.

PAUL - Sono tramortito, tramortito. Perché Arlene, perché? Qual è la vera ragione. Dov’è che ho sbagliato? Sono stato troppo forte? Troppo debole? Troppo accomodante, troppo rigido?

ARLENE - Non ha importanza adesso. Ormai è il giornale di ieri.

PAUL - Come sarebbe il giornale di ieri? Per me la notizia è freschissima! L’ho saputa ora. Io devo capire! È perché non ho senso umoristico?

ARLENE - Noo. No. No, è che uno deve far sempre ridere la moglie.

MITCHELL - (interessato) Allora perché, Arlene?

ARLENE - (un po’ seccata) Ho incontrato te.

MITCHELL - Appunto.

PAUL - Sono tramortito. Sono veramente tramortito.

MITCHELL - Oh, andiamo. Vuol dire che non sospettava niente? Sua moglie va dal dentista tre o quattro volte la settimana, a volte perfino la domenica, torna a casa all’alba congestionata, con gli occhi cerchiati fino alle caviglie e lei non sospetta niente?

PAUL - Avevo fiducia in lei!

ARLENE - Per quello era bravo…

PAUL - (si alza) Qui c’è qualcosa che non quadra. Voi mi nascondete qualcosa. Una donna non pianta un marito perfetto senza un motivo.

ARLENE - Ci sono un sacco di motivi, Paul. Tu sei superficiale, sei monotono, sei cupo. Non sorridi mai…

PAUL - (ammirato) Ma non ti sfugge niente!

ARLENE - L’altro giorno ho aperto il tuo armadio. Sai che tutto il tuo guardaroba è grigio? Apri l’armadio di Mitchell: c’è colore, c’è vita. Ci sono i rossi, i verdi, i gialli…

MITCHELL - ...il principe di Galles, le righe e i quadrettoni.

ARLENE - C’è l’avventura, nell’armadio di Mitchell… (salta sul letto) eccitazione… concupiscenza…

MITCHELL - Io, mettiamo, ho calzoni lunghi e corti, con risvolti e senza risvolti, a tubo, scampanati, jeans, simil-jeans. Calzoni da mattina, mezza mattina, pomeriggio, mezzo pomeriggio, da sera e mezza sera. (della serie “io sono molto fico) La notte non ne porto. (si bacia con Arlene)

PAUL - Dottor Lovell che razza di uomo è chi va in giro rubando mogli agli altri?

MITCHELL - Lei si metta al mio posto. Io sono un dentista perfettamente sano, normale e… e sì, belloccio. Un giorno entra da me una donna sposata, attraente. Si siede sulla poltrona e comincio a guardarle la bocca. (pausa) E non ho visto i denti…

PAUL - Se ne ha 32!

MITCHELL - …ho visto l’anima!

PAUL - Sarà perché si è fatta le tonsille.

ARLENE - (svolazzando con lo sguardo sognante) L’anima gemella! (riprendendosi)Paul, comunque sia io sono fatta di carne. Ti aspettavi troppo da me.

PAUL - Io mi aspettavo che ti comportassi come una moglie. Non ti soddisfacevo sessualmente?

ARLENE - Qualche volta sì e qualche volta no. Sai, è come per certi cavalli da corsa. A volte hanno un ottimo sprint, ma non reggono l’andatura.

PAUL - Non si può arrivare sempre primi.

ARLENE - Era quello il guaio. Quando arrivavi, arrivavi sempre primo.

MITCHELL - Io sempre secondo. Prima le signore.

PAUL - (schifato) Che finezza!

ARLENE - Paul, non sono felice con te.

PAUL - Farò finta di non aver sentito.

ARLENE - Certo che non hai sentito. Non ascolti! Mitchell ascolta, si interessa. Vuol sapere quello che mi preoccupa. Ci sono fiumi di cose, oggi, che disturbano le donne come me. Cose che non hanno risposta nella nostra vita.

PAUL - Per esempio? Dimmele che te le do le risposte.

ARLENE - (melodrammatica) Per esempio, cosa ci rende così irrequiete. Cosa ci fa sentire così incomplete. Cosa ci fa sentire così smarrite.

PAUL - (sgomento) Devo rispondere a tutte insieme?

ARLENE - Almeno con Mitchell, di notte, quando ne parlo, non si addormenta.

MITCHELL - E lei si addormenta, con accanto una donna come questa?

PAUL - Sono stanco. Il matrimonio è sfibrante.

MITCHELL - Ma se si trova il tempo di odorare le rose, di guardare le stelle…

PAUL - Lo sa dove se le deve mettere le rose? (ad Arlene) E non credi che ogni tanto anch’io sia stato deluso dal nostro matrimonio?

ARLENE - Cioè quando?

PAUL - Diverse volte. Diverse. Come quando tieni la luce accesa tutta la notte per leggere. Quando lecchi i francobolli ignorando la spugnetta. Quando apparecchi e metti le forchette con le punte in basso. Quando usi le mie stampelle di legno… E potrei continuare.

MITCHELL - Uhm, si sta entrando troppo nel privato.

PAUL - Arlene, conosco i tipi così. Ti spezzerà il cuore. Passano troppe donne sulla sua poltrona.

MITCHELL - Ah, sì? Beh, in quindici anni di attività, ho avuto tre storie con pazienti sposate.

PAUL - Hai sentito?

ARLENE - Ma questo è umano, Paul. E lo ammiro in un uomo. Tu non hai mai neanche guardato un’altra donna. Non è normale.

PAUL - Perché dovrei guardare un’altra donna? Detesto le donne.

MITCHELL - Beh, io le amo e amo specialmente Arlene.

ARLENE - Sono stata fortunata Paul.

PAUL - Senta, Lovell, so che significa Arlene per lei. Un salto addosso e via… Follia di un’ora e “grazie, signora”! L’amore è molto più di quattro paroline dolci. Voi maschi single mi fate pena. Che ne sapete dell’amore? Vediamo un po’: che le ha comprato in questo mese?

MITCHELL - Che ne so io dell’amore?! (ridendo) Chi è che scappa con Arlene, lei o io?

PAUL - Questo non è amore, è sesso.

MITCHELL - Il sesso è amore.

ARLENE - Per me, più o meno dite la stessa cosa.

PAUL - Arlene, credi che io non potrei avere delle avventure? Continuamente vengono donne a comprare macchine. Non ho che da togliere altri 200 dollari dal prezzo minimo e il gioco è fatto. Ma io sono fedele. E finché resterà in me un alito di vita, farò essere fedele anche te. Prendi il cappotto! (prende il suo)

MITCHELL - Paul, per l’ultima volta, concede o no ad Arlene il divorzio?

PAUL - Mai! Prendi il cappotto. (Mitchell e Arlene si guardano)

MITCHELL - Noi, provare ci abbiamo provato.

ARLENE - (va alla porta, mette il cartellino “non disturbare” e poi la richiude a chiave) Paul, quello che succederà da questo momento, lo avrai voluto.

PAUL - Ma di che stai parlando?

ARLENE - (guardando Mitchell) Vuoi dirglielo tu?

MITCHELL - No diglielo tu.

ARLENE - OK, Paul; per quanto crudele possa sembrare, per quanto spietato, per quanto insensibile…

MITCHELL - (impaziente) Insomma, diglielo!

ARLENE - (accarezzandolo) Noi ti uccidiamo, Paul.

PAUL - Ripetilo.

MITCHELL - Noi-ti-uccidiamo-Paul. (tira fuori una giacca bianca da dentista dalla borsa e la indossa)

PAUL - (una pausa, poi li guarda) Prendi il cappotto, Arlene. (la prende per un polso)

ARLENE - Diciamo sul serio, Paul. Noi ti uccidiamo.

PAUL - Non mi fate ridere.

MITCHELL - Non sta scherzando, Paul. La festa è finita.

PAUL - (ridacchia) Raccontamela giusta. Voi uccidete me? Voi due dilettanti mi uccidete? Voglio proprio vedere.

ARLENE - Tu non credi che lo faremo, eh?

PAUL - No, non credo che lo farete. Non credo che ci riuscirete. Credete sia facile ammazzare uno? Fermargli il cuore? Portargli via la vita? La gente come noi non va in giro ad ammazzare il prossimo, siamo troppo ceto medio per questo.

MITCHELL - A chi accidenti dai del “ceto medio”? Io sono un professionista, un dentista con le pareti piene di diplomi…

PAUL - Volete uccidermi? OK, coraggio, uccidetemi. Che volete che faccia? Che mi metta sulla sedia così voi mi legate? (si toglie il cappotto e lo riappende)

MITCHELL - Beh, veramente non l’avevamo pensata così…

ARLENE - No, per niente. Grazie comunque per la collaborazione. (spinge la sedia al centro del palco) Siediti qui che io torno subito. Vedrai come abbiamo concertato il tutto. Lo troverai molto stimolante. (a Mitchell) Non ucciderlo finché non torno. (esce e va in bagno)

PAUL - (si siede) Forza, legatemi, uccidetemi.

MITCHELL - Va bene. Tanto più che lo chiedi.

PAUL - (si alza) Io non credo che ci riusciate. Non credo che ne abbiate il fegato… Se lo avete, avanti! Ma se non ci riuscite, Arlene viene via con me e si cambia dentista!

MITCHELL - Un affare così può proporlo giusto un venditore dell’usato.

PAUL - Ma lei ci sta?

MITCHELL - Andata! (si stringono la mano) Siediti. (Paul torna a sedersi; Mitchell si toglie la cravatta e cerca di legare le mani di Paul dietro la sedia)

PAUL - Sa qual è il problema di mia moglie? Sono quelle maledette riviste che legge. La confondono. Fanno passare il sesso per un divertimento.

MITCHELL - (ironico) E invece… (inginocchiato dietro Paul, finisce di legargli le mani) Troppo stretto? (alzandosi)

PAUL - No, va bene.

MITCHELL - Mi dovrai prestare la tua cravatta.

PAUL - La prenda, tanto ne ho dieci come questa. (Mitchell toglie la cravatta a Paul e comincia a legagli i piedi alla sedia) Dipenderà dall’età. Sa, quando le donne cominciano a sfiorire… È dura per loro quando arrivano ai 38…

MITCHELL - (si ferma) Arlene ne ha 38?!

PAUL - Non glielo ha detto?

MITCHELL - Non lo sapevo che ne aveva 38. Hai capito! Ho due anni meno di lei.

PAUL - (cinico) Intende dire che le è crollata?

MITCHELL - No davvero. Ma perché mi avrà mentito?

PAUL - La gente mente. Mente continuamente. A volte nel mio lavoro devo farlo anch’io. Io, il sincero Paul Miller! Tutta la vita una menzogna. Da bambino ti dicono che c’è Babbo Natale, che ti hanno trovato sotto un cavolo… Ti dicono che, se lavori sodo, avrai successo, che se trovi la donna giusta, sarai felice… Io sono la prova vivente che è tutta una menzogna. Tutti ti ingannano. Ma diversamente da Arlene, io mi ci sono… (breve pausa, guarda Mitchell) …adattato. Capisce?

MITCHELL - Paul, perché non mi dai del tu?

PAUL - A questo punto……..ammazzarmi sa di molto confidenziale.

MITCHELL - Tu con gli anni sei diventato molto amaro.

PAUL - Non sono amaro. Sono realistico. So cosa… Ahi!

MITCHELL - Cosa c’è?

PAUL - Quello schifo di ponte che mi hai messo!

MITCHELL - (va alla borsa e prende i suoi strumenti) Apri, fammi dare un’occhiata.

PAUL - No, no è passato.

MITCHELL - Apri! (guarda nella bocca di Paul) Hai usato il filo interdentale?

PAUL - E chi ha il tempo?

MITCHELL - Sei fortunato che muori, Paul. Ci vorrebbero 1200 dollari di lavoro qui.

PAUL - Non verrei da te fossi l’ultimo dentista al mondo!

MITCHELL - Paul, io per te, sono l’ultimo dentista al mondo. (si apre la porta del bagno e Arlene entra con un’equivoca parrucca)

ARLENE - (a Paul, imitando una battona sexy) Ciao, bambino, ci vogliamo divertire?

PAUL - Ma è completamente rincoglionita!

ARLENE - Sono io, Paul, Arlene.

PAUL - (annoiato) Lo so che sei tu.

ARLENE - (va a specchiarsi) Così mi sono registrata qui stamani, come Kitty Latour. In modo che quando troveranno il tuo cadavere, lo collegheranno a questa ragazza.

MITCHELL - Sei di un sexy con quella parrucca!

PAUL - A me sembra ordinaria. Le da un’aria da prostituta.

ARLENE - Beene! Quella devo essere.

PAUL - Assoceresti la mia morte a una puttana?

MITCHELL - È il delitto perfetto. Sei venuto qui per incontrarti con questa puttana, avete fatto le porcherie nella vasca, hai battuto la testa sul bordo e sei affogato.

PAUL - Le porcherie nella vasca? E come le ho fatte legato a una sedia?

ARLENE - Cresci Paul! Tu non hai idea delle posizioni…

PAUL - (scioccato) In vasca con le sedie?! Ma che mondo!

MITCHELL - La vasca è piena e non resta che ficcartici dentro e affogarti. (ad Arlene) Poi tu puoi uscire a prendere qualcosa da mangiare.

PAUL - Perché non ce lo facciamo portar su?

ARLENE - (va al telefono) Buona idea. Da quando abbiamo deciso di ucciderti in questo albergo, sto pensando al fritto misto. Qui lo fanno speciale.

MITCHELL - Arlene, riattacca. (dà uno schiaffetto sulla testa di Paul e si va a sedere)

ARLENE - A te piace il gelato. Ne hanno ventotto gusti diversi.

MITCHELL - Ho già preso un ghiacciolo, prima di salire.

PAUL - Un ghiacciolo! Piccolino! (come per prenderlo in giro) Sei proprio un bambino piccolo!

MITCHELL - Riattacca, Arlene. Mangeremo quando avremo finito. Forse ti porto anche a ballare.

ARLENE - (riattacca) Ecco Paul! A me piace ballare e tanto pure!

PAUL - Beh, io lo odio. Sto in piedi tutto il giorno. La sera ho i piedi gonfi. Chi mi dà la voglia di ballare? Voglio sedermi e rilassarmi.

ARLENE - Beh, io no. È anche questo che rovina i matrimoni.

PAUL - I piedi gonfi?!

ARLENE - No, non fare le cose insieme.

PAUL - OK, allora faremo le cose insieme.

ARLENE - Quella che farai ora certamente no. (si siede sulle gambe di Paul) Ma poi sarebbe stato troppo tardi. Sei quello che sei e di più non potresti fare. La grande differenza tra noi, Paul, è che tu sei come in gabbia e io no. Io sono libera. Ho trovato me stessa. Tu non sei neanche uscito a cercarti.

PAUL - Arlene, io lavoro dodici ore al giorno. Tutta la settimana. Io non sono uscito a cercarmi perché non ne ho il tempo. E credi che lavori per me? Lavoro per poterti comprare le cose. Io non ho bisogno di niente. A me bastano solo i soldi per il nuovo dentista e per comprarti quelle cose.

ARLENE - (si alza dalle gambe di Paul) Paul non capirai mai. Il fatto è che io ti ho superato. Sono maturata, sono sbocciata! (allarga le braccia verso il basso)

MITCHELL - A proposito, Paul m’ha detto che hai 38 anni.

ARLENE - Paul, sei davvero molto carino.

MITCHELL - Credi che mi importi dell’età? Nessuno, oggi, fa più caso all’età.

ARLENE - Hai l’età che ti senti. (a Paul) E io mi sento una sposina novella. Ho voglia di muovermi. Ho voglia di fare. Sono irrequieta. Sono irrefrenabile. E voglio scrivere e voglio dipingere e voglio prendere lezioni di danza classica e voglio fare il giro del mondo.

PAUL - (a Mitchell) Dottore, hai un’idea di quanto ti costerà?

ARLENE - Sono stata troppi anni li seduta ad aspettare che succedesse qualcosa. Aspettare! Aspettare! Aspettare! Beh, il mio aereo è in pista, ho allacciato la cintura e sono pronta al decollo.

MITCHELL - E questa volta sarai in prima classe.

PAUL - (cercando di sciogliersi) Accidenti, mi hai legato troppo stretto.

MITCHELL - Così deve essere.

PAUL - Arlene, guarda nella mia tasca sinistra.

ARLENE - Perché?

PAUL - E guarda! Che cos’hai da perdere!

ARLENE - (fruga nella tasca e tira fuori un pacchettino)Oh, Paul, non dovevi! Io non ti ho preso niente per Natale. Sai, pensando che… (apre il pacchetto)

PAUL - Non avuto il tempo di comprare il bigliettino. (a Mitchell) Fino a che ora stanno aperti i cartolai?

MITCHELL - Fino alle nove, ma non credo che ce la farai.

ARLENE - (tira fuori un orologio, delusa) Un altro orologio! Mi ha comprato un altro orologio! Paul, ci prendi gusto a tormentarmi?

PAUL - È un digitale. Così non ce l’hai.

ARLENE - Non lo voglio questo orologio… (lo rimette nella scatola) Riportalo dove l’hai comprato.

MITCHELL - Come fa a riportarlo? Fammelo vedere. (guarda l’orologio) Mica male. Quanto lo hai pagato?

PAUL - Cento dollari…

MITCHELL - Balle! È di Taiwan.

PAUL - Vuoi comprarlo? Me ne dai 50…

MITCHELL - Te ne do 20.

ARLENE - (a Mitchell) Perché vuoi un orologio da donna?

MITCHELL - Per mia madre. Mi piace farle dei regalini.

PAUL - Per tua madre? Che bravo bambino… È un bambino… un bambino!

MITCHELL - Vedremo chi è un bambino. (prende una siringa dalla borsa) Ecco qua. (schizza un po’ di liquido in aria)

PAUL - (allarmato) Che diavolo è?

MITCHELL - Novocaina. Te la faccio in tutte e due le braccia e in tutte e due le gambe, così in un momento sarai un cocco e ti rotoleremo nel bagno.

ARLENE - La tua sola speranza, nella vasca, è trattenere il fiato e aspettare che arrivi la donna delle pulizie. Ma ce la farai? Con le sigarette che fumi…

PAUL - Arlene, prendi il cappotto. Andiamo a casa.

ARLENE - Se solo potessi lasciarmi… Concedimi il divorzio.

PAUL - Mai!

MITCHELL - (studiando Paul) Qui abbiamo un problema. Bisogna togliere la giacca e tirare su le maniche della camicia.

PAUL - Mi tolgo la giacca e mi tiro su le maniche della camicia. (sarcastico) Magari prima mi pettino.

MITCHELL - Vediamo se ne vengo a capo io. (tenendo la siringa in una mano, comincia a tirare via la giacca di Paul dalle spalle e a sbottonargli la camicia per scoprire il braccio)

PAUL - È per l’assicurazione vero?

MITCHELL - Che assicurazione?

PAUL - La mia. Sulla vita. Ecco la vera ragione per cui mi uccidete! Ora mi torna! Sapevo che l’amore non c’entrava niente.

ARLENE - Paul, Mitchell non ha bisogno dei tuoi soldi

MITCHELL - E di quanto sarebbe l’assicurazione?

PAUL - Di duecentomila dollari. (Mitchell fischia colpito)

ARLENE - Paul, credevo fosse solo di 50.000.

PAUL - Beh, il mese scorso ci ho riflettuto e ho pensato che non era sufficiente.

ARLENE - Paul Miller, sei un brav’uomo.

PAUL - E questo è solo il principio. Se muoio in un incidente aereo è raddoppiata.

MITCHELL - Beh, qua un aereo non c’entra. Andiamo avanti.

PAUL - (ad Arlene) Eri stata fortunata a sposarmi, nonostante tutto quello che dici. Il guaio con le donne come te è che non siete mai soddisfatte. Non capite che nessuno è perfetto. Guarda quella fede che porti al dito. Ne andavi orgogliosa, volevi che tutti sapessero che eri diventata la signora Miller. Che io ero tuo e che tu eri mia. (a Mitchell) Ma tu, dottor Lovell, ti pentirai di non essere rimasto single! Se il mio matrimonio non ha funzionato con me, tu cosa puoi sperare?

MITCHELL - L’amore vince tutto.

PAUL - L’amore vince un cazzo! Arlene, se volevi un’evasione, non avevi che venire da me e chiedermelo. Io ti avrei detto: no! E questo avrebbe chiuso l’incidente.

MITCHELL - (ad Arlene) Aiutami ad arrotolargli i calzoni. (eseguendo, si accorgono che Paul porta le giarrettiere) Le giarrettiere?! Chi porta più le giarrettiere?! Questo spiega tutto l’individuo!

PAUL - Per quanto è vero iddio, se ne venite a capo, tornerò dalla tomba per rovinarvi le nottate! (emette suoni e fischi demoniaci)

ARLENE - (un po’ perplessa) Che ne pensi, Mitchell?

MITCHELL - Che sta bluffando.

PAUL - Volete la mia opinione personale su questa faccenda?

MITCHELL - Fuori!

ARLENE - Sì.

PAUL - (gridando) Aiutoooo!

MITCHELL - Ma sei pazzo! Vuoi far salire tutti quassù?

PAUL - Aiuto!

ARLENE - Ma che ti prende Paul?

MITCHELL - Presto, portami un asciugamano!

ARLENE - Giusto.

PAUL - Aiuto! Aiuto!

MITCHELL - Presto! (Arlene corre nel bagno, Mitchell mette una mano sulla bocca di Paul per zittirlo)

PAUL - (soffocato) Aiuto!

ARLENE - (arriva con l’asciugamano) Zitto, Paul!(Dà l’asciugamano a Mitchell e prende lei la siringa) Tieni… (lui comincia ad imbavagliare Paul)

PAUL - (soffocato) Aiuto!

ARLENE - (a Mitchell, ammirata) Bisogna vedere la pulizia di questi bagni! Tornerei domani in questo albergo. (Paul smette di gridare)

MITCHELL - Eeeeecco!

ARLENE - (colpita) Bravissimo. Non credevo che funzionasse. (Mitchell si allontana per ammirare il suo lavoro e accidentalmente va contro la siringa che ha in mano Arlene)

MITCHELL - Oooooh!

ARLENE - Oh, scusa tanto. Meno male che non mi stavi di fronte.

MITCHELL - Lasciamo perdere l’anestesia. Facciamola finita!

ARLENE - (A Mitchell, guardando Paul) Ti dispiacerebbe se prima gli dicessi addio?

MITCHELL - No, però sbrigati. (va nel bagno)

ARLENE - (girando intorno a Paul con tono accomodante, mentre Paul la guarda furente nel tentativo di portarla a liberarlo) Sai Paul, ci sono cose nella vita molto difficili a giustificarsi. Tu non sei stato un cattivo marito. Scommetto che molte donne avrebbero preso volentieri il mio posto. Sfortunatamente per te eri l’uomo sbagliato nel posto sbagliato con la donna sbagliata… Non vorrei che te ne andassi con l’idea che è tutta colpa tua. Ma è poi così brutto che una metta le sue esigenze davanti a quelle di tutti gli altri? (Paul scuote la testa) Probabilmente hai ragione, ma lo fanno tutti. Darei qualsiasi cosa per non farlo. Qualsiasi cosa. Se solo non fossi tanto possessivo. Se solo non fossi tanto innamorato di me. Se solo mi concedessi il divorzio. Che ne dici Paul? (Paul scuote furiosamente la testa e cerca di muoversi saltellando con la sedia verso la porta) Sempre evasivo!

MITCHELL - (uscendo dal bagno zoppica per la novocaina che ha nel gluteo) OK, Paul, è l’ora del bagno. (i due trascinano Paul sulla sedia nel bagno)

ARLENE - (da fuori) Ne mettiamo ancora calda? Non so mi sembra un po’ freddino.

MITCHELL - (da fuori) Che importa? Odio questo tipo di lavoro. (una pausa, dopodiché si sente un grosso splash; un momento dopo Arlene esce seguita da Mitchell)

MITCHELL - Ti senti bene?

ARLENE - Credo di sì. È morto?

MITCHELL - (sbirciando nel bagno) Credo di sì. Dà sul bluastro. Andiamo via di qui. (raccolgono in silenzio la loro roba; si sente il suono di una musica. Mitchell prende il suo cappotto e la sua borsa, Arlene prende il suo cappotto e altra roba. Evitano di guardarsi mentre raggiungono la porta d’ingresso. Mitchell apre la porta, Arlene lo guarda)

ARLENE - Guidi tu?

MITCHELL - Meglio che guidi tu. Ho una chiappa in catalessi. (spegne le luci e chiude la porta dietro di loro. Improvvisamente, Paul esce barcollando dal bagno. Ha la sedia attaccata al sedere, è avvolto nel telo della doccia ed è bagnato fradicio. Non ha più il bavaglio alla bocca)

PAUL - Basta, domattina andiamo da un consulente matrimoniale! (si abbatte su una poltrona mentre aumenta la musica)

SIPARIO

ATTO SECONDO

Sei mesi dopo, camera 907. È identica all’altra, a parte il colore diverso delle tende e della sopracoperta. Al posto del lume a colonna c’è un tavolino tondo e basso. Sottofondo musicale.

ARLENE - (cammina nervosamente avanti e indietro; va alla sua borsa e ne toglie un flacone di pillole; va al telefono e compone un numero mentre la musica sfuma) Pronto, Mitchell, sono Arlene… Non fare domande. Sono nella camera 907 al Bermuda Hotel. (scuote il flacone delle pillole vicino al ricevitore) Senti? Sono barbiturici. Voglio solo che tu sappia che io mi ammazzo. (riattacca; si sente bussare violentemente alla porta)

PAUL - (da fuori) Arlene! Arlene, non lo hai fatto ancora, vero? (Arlene apre la porta e fa entrare Paul. Indossa un completo grigio estivo, camicia bianca, scarpe nere e una cravatta grigia a strisce con un tocco di colore. Ha con sé un sacchetto di carta)

ARLENE - Ciao, Paul.

PAUL - (restando ancora sulla porta) Sarei venuto prima ma sono rimasto in mezzo alla ressa che aspetta che cominci lo spettacolo pirotecnico. (guarda in giro) Sei sola?

ARLENE - Sì.

PAUL - Sicura? (sbircia dietro la porta)

ARLENE - Sì, mi sto ammazzando. Non sto dando una festa.

PAUL - Ma perché ti ammazzi? Se è per il divorzio, l’avvocato ci sta lavorando. Sto facendo in modo che abbia tutto tu.

ARLENE - Preferirei non parlarne. Volevo solo che tu fossi l’ultima persona al mondo a vedermi viva.

PAUL - Che pensiero gentile. (Paul mette il contenuto del sacchetto sul tavolino e si siede. È un vassoietto con un pollo fritto e una confezione di birra da sei) Ti ho portato un po’ di pollo e la birra. Pensavo che potessero tirarti un po’ su.

ARLENE - Carina quella cravatta.

PAUL - (si rialza e si ferma a rimirarsela) Sì, ora io sono a colori.

ARLENE - Ti dona moltissimo. (si siede sul tavolino)

PAUL - Sì, trovo anch’io. Ne ho comprate altre cinque uguali e il negoziante me ne ha dato un’altra in omaggio.

ARLENE - (prendendo un pezzetto di pollo) Te lo sei ricordato, bello croccante.

PAUL - (si toglie la giacca e si siede) Mi sei mancata, Arlene. Quanto tempo!

ARLENE - Eh, sì. Quasi sei mesi.

PAUL - Sei mesi, tredici giorni e ventitré ore.

ARLENE - (guardando nel vassoietto del pollo) Ti hanno dato tutte ali.

PAUL - Ti ingannano tutti in questo mondo. Avevo chiesto petti di pollo.

ARLENE - (si alza, va verso la finestra e guarda la strada sotto) Paul mi ami ancora? Mi piacerebbe andarmene sapendo che qualcuno mi ama ancora.

PAUL - (si alza e dice le battute mentre guarda sotto il letto e nell’armadio) Se io ti amo? Se io ti amo ancora? Arlene, amarti è la mia vita. Non ho mai smesso di amarti. Perfino nel dicembre scorso, quando mi affogasti, mai ho cessato d’amarti.

ARLENE - Povero Paul. Quanto devo averti ferito! (afferra le pillole) Sono una schifosa, merito di morire.

PAUL - (corre e la tira via dalla finestra) No, no, Arlene. (la abbraccia)

ARLENE - Vuoi sapere il mio piano? Butto giù un flacone di sonnifero, mi siedo sul davanzale e mi pugnalo.

PAUL - Semplice e ben articolato. (le strappa le pillole, guarda l’etichetta e le mette nella tasca dei calzoni)

ARLENE - Non voglio correre rischi. (vanno entrambi al tavolo e riprendono a mangiare) Oh, Paul, non è strana la vita? È come le montagne russe. Sei giù, sei su… Giri a destra, giri a sinistra, preghi iddio di non cascare di sotto.

PAUL - Ehi, è quello che sto studiando a scuola.

ARLENE - Tu vai a scuola?

PAUL - Due sere la settimana. So uno dei motivi per cui mi hai lasciato: perché io ero... ero.. Sai il niente? Di meno. Ora sono “di più”, Arlene. Sai perché? Perché faccio un corso di autorealizzazione.

ARLENE - Mi sorprendi, Paul.

PAUL - (in un crescendo di entusiasmo) Ho un professore fantastico. Dovresti conoscerlo. Ti piacerebbe. Si chiama Malcom Dewey. Ha solo 25 anni, è bassetto, ma sembra che sappia tutto. Non ti uccideresti mai se conoscessi Malcom Dewey. (si alza) Ti giuro, Arlene, già dopo un mese riesco ad afferrare il senso della vita.

ARLENE - Deve essere così vivificante!

PAUL - Sì. (si pulisce la bocca e va sul pavimento esaltatissimo iniziando a fare flessioni) Lui condensa tutta la filosofia in due parole sole: “PRIMA IO”! Se vai bene per te, vai bene per tutti. Chi è veramente sano ed egoista non si toglierebbe mai la vita. Ripeti con me: “Chi è veramente sano ed egoista non si toglierebbe mai la vita”.

ARLENE e PAUL - Chi è veramente sano ed egoista non si toglierebbe mai la vita.

ARLENE - (non gliene frega niente dei discorsi di Paul) Non ci sono le patatine.

PAUL - Un altro inganno. (si ferma con le flessioni e si siede per terra a gambe incrociate) La settimana prossima faremo “Consapevolezza Fisica”. Ti porta a parlare con le parti del tuo corpo. È fantastico per chi è solo. (alle mani) Salve mani! Come state? Ciao, gomito… Ciao ginocchia…

ARLENE - È affascinante. Non ti hanno dato i tovagliolini?

PAUL - Altro inganno.

ARLENE - (si alza) Ho dei Kleenex.

PAUL - (si alza e la segue) Sono un altro uomo, Arlene. Ho perfino smesso di bere.

ARLENE - Non sapevo che avessi cominciato. (prende i Kleenex dalla borsa; vanno a sedersi entrambi sul letto. Paul ne prende uno e comincia a pulire le bocche di entrambi)

PAUL - Sì, per un po’ sono andato avanti a una cassa di birra al giorno, per dimenticarti.

ARLENE - Ma come hai fatto a non ingrassare?

PAUL - Mi ero tolto le patate.

ARLENE - Ma adoravi le patate!

PAUL - Sì, ma non aiutano a dimenticare. (pausa di due secondi per cambiare discorso) Allora è finita. Allora è finita fra te e il dentista. È finita.

ARLENE - Non ti ho detto tutto.

PAUL - Ma scherzi! Ti picchiava, vero? Fammi vedere i lividi.

ARLENE - No, no… Niente del genere.

PAUL - Ti costringeva ad atti umilianti? Che razza di mostro è? (dopo una breve pausa si alza) Ti faceva fare le faccende? C’era un’altra donna? (Arlene piange) Un’altra donna. Ma che vuole quel barabba? Perché la gente non si contenta di quello che ha? Io lo sapevo… Un uomo che fa uso inconsulto di novocaina… OK, la moglie di chi, questa volta?

ARLENE - È stato orribile. L’altro giorno ero uscita per lo shopping. Ho pensato di fargli un’improvvisata allo studio.

PAUL - Sì.

ARLENE - (mimando) Sono entrata. Non c’era nessuno. Silenzio assoluto. Allora in punta di piedi sono andata alla sua porta, l’ho aperta…

PAUL - Sì?

ARLENE - Ed erano li, sulla poltrona.

PAUL - Sulla poltrona?!

ARLENE - Lui e la sua assistente.

PAUL - Con Judy? Credevo che Judy facesse solo la pulizia dei denti. Feccia! Feccia del creato.

ARLENE - Eh, quella, sì.

PAUL - Io dicevo di lui.

ARLENE - Mi ha rovinato la vita, Paul, per non parlare della tua. Ha scatenato la mia fantasia. M’ha accecato, m’ha ipnotizzato. M’ha concupito, m’ha sedotta.

PAUL - Quando penso che mi metteva le mani in bocca…

ARLENE - Mi ha fatto innamorare con l’inganno… Ha sbeffeggiato il nostro matrimonio. Ha tradito te come paziente, ha tradito me come amante.

PAUL - Non c’è più lealtà al mondo. (guardando il vassoietto del pollo) Non c’è più religione. Né fedeltà. Non c’è più niente. Tutti ti tradiscono! Volevo i petti, m’hanno dato le ali. Che schifo di mondo è? Non ucciderti, Arlene. Non uccidi la persona giusta. È lui che merita di morire. (preso dalla foga) La gente come lui va distrutta. (inizia a muoversi) Io lo ammazzo! Io lo ammazzo! Io lo faccio a brandelli! Gli do fuoco! Lo faccio saltare in aria! Lo accoltello! Lo metto nell’olio boll…

ARLENE - (tirando fuori una pistola dalla borsetta e porgendola a Paul) Non c’è tempo per fargli tante cose. Ecco la pistola.

PAUL - (si allontana dalla parte opposta del tavolo) Una pistola? E che me ne faccio io di una pistola?

ARLENE - Lo ucciderai, Paul…

PAUL - Vuoi che uccida il dentista? Non è un po’ strafare? Dove hai preso quella pistola?

ARLENE - (non raccogliendo) Sai come usarla?

PAUL - Certo. Che ci vuole? Prendi la mira, premi il grilletto e la notte dormi in cella.

ARLENE - Dovrebbe venire da un momento all’altro.

PAUL - Viene qui? (va alla porta e guarda attraverso la serratura)

ARLENE - Lo odio. Volevo che trovasse il mio cadavere. Volevo rovinargli la giornata. Oh, Paul, sarà meraviglioso d’ora in avanti. Tu e io ancora insieme!

PAUL - Arlene, se è solo per noi due, perché devo ucciderlo?

ARLENE - Non capisci, Paul, il mio odio per lui e così profondo che, finché sarà vivo, sarò incapace di darti il cento per cento a letto.

PAUL - Chi pretende il cento per cento? (bussano alla porta)

MITCHELL - (da fuori concitatamente) Arlene! Arlene! Non farlo! (continua a bussare freneticamente)

ARLENE - (lancia la pistola a Paul) Deve essere lui.

PAUL - (Puntando l’arma contro la porta) Bene. Apri la porta e gli sparo per legittima difesa.

ARLENE - (va a prendere la giacca all’appendiabiti) No, no, nasconditi nell’armadio. (dà a Paul il pollo, la birra e la giacca mentre lo spinge verso l’armadio) Io lo porto sul letto. Al momento che cominciamo a fare l’amore, tu salti fuori dall’armadio e gli spari.

PAUL - Ma non potrei sparare prima che cominciate a fare l’amore?

ARLENE - Io voglio umiliarlo come lui ha umiliato me… Voglio che soffra.

PAUL - Ma quello muore divertendosi! (ripensandoci) Ma no… ma no… coitus interruptus, sarà bellissimo!

MITCHELL - (da fuori bussando) Arlene! Arlene! È troppo tardi!

ARLENE - (a Paul) Ti amo! (lo spinge nell’armadio e va verso la porta; Paul riapre lo sportello dell’armadio e tira fuori la testa)

PAUL - Il più bel 4 luglio della mia vita! (Arlene apre la porta e va a sedersi sul letto. Mitchell chiude la porta e segue Arlene sul letto. Ha una bottiglia dentro un sacchetto di carta)

MITCHELL - Arlene! Meno male sono arrivato in tempo. Ho bruciato i semafori. Ho bruciato gli stop. Ho bruciato le zebre. Ringrazio iddio che sono un medico. Mi è permesso guidare come un pazzo… Arlene, quello che ho fatto è imperdonabile. Non m’ero mai sentito tanto verme in vita mia. Questi pochi giorni senza di te sono stati orrendi!

ARLENE - Sono stati peggiori per me, Mitchell.

MITCHELL - Veramente sono stati peggiori per Judy. È all’ospedale.

ARLENE - (si alza) Oh, mamma mia! Perché?

MITCHELL - (si alza e si avvicina lentamente ad Arlene) Quando sei fuggita gridando dallo studio, io sono saltato giù dalla poltrona. Ho sbagliato a schiacciare bottone, la poltrona si è chiusa a libretto e Judy e in trazione.

ARLENE - (sarcastica) Povera Judy. Dovrei mandarle dei fiori.

MITCHELL - Anch’io. (le orge lo spumante) Oh, a proposito, ho preso il tuo preferito.

ARLENE - (tira fuori lo spumante dal sacchetto) Sei troppo buono con me.

MITCHELL - Non sapevo se eri ancora viva. (fiuta) C’è puzza di pollo e di birra, qui. (gira per la camera fiutando)

ARLENE - È il 4 di luglio. È nell’aria.

MITCHELL - (davanti alla porta dell’armadio) Scommetto che tutti i ciglioni della città hanno comprato pollo e birra oggi.

ARLENE - (abbraccia Mitchell) Oh, Mitchell, sono stata così vicina alla morte, ma ora che ti vedo, mi accorgo che uccidermi sarebbe stato uno sbaglio.

MITCHELL - Deve ben esserci un’altra soluzione.

ARLENE - Certo che c’è. Non mi sento di condannare Judy perché ti vuole. Deve essere un supplizio di Tantalo lavorare con un carnivoro predatore come te!

MITCHELL - Sei molto percettiva.

ARLENE - Mi sei mancato, sai. Dammi uno di quei tuoi famosi baci osceni.

MITCHELL - Se è quello che vuoi… (si baciano. Mitchell dà la schiena all’armadio. Paul salta fuori con la pistola in mano e un pezzo di pollo nell’altra. Fa cenno ad Arlene di portare Mitchell sul letto per potergli sparare. Arlene gli fa cenno di rientrare nell’armadio. Paul esegue. itchell, a fine bacio, comincia a togliersi i calzoni)

MITCHELL - Arlene, tanto di cappello! Mentre salivo non sapevo cosa aspettarmi. Pensavo che, se eri viva, ci sarebbero state grida, melodrammi, eccetera…

ARLENE - Non è nel mio stile…

MITCHELL - Hai trasformato la situazione in qualcosa di bello e positivo. (va verso l’armadio con i suoi indumenti) A proposito, perché hai scelto questo posto? Qui è dove abbiamo cercato di uccidere il beccamorto.

ARLENE - (dirottando Mitchell dall’armadio) Scordati il beccamorto va a scaldare il letto.(Mitchell obbedisce. Arlene apre l’armadio e getta gli indumenti a Paul, poi richiude)

MITCHELL - Sai che facciamo noi? Ce ne andiamo in crociera nei carabi. Sette giorni e sette notti senza uscire mai di cabina.

ARLENE - Non vedo l’ora. (si mette sul letto con Mitchell)

MITCHELL - (abbracciandola) Questo è il più bel 4 di luglio della mia vita!

ARLENE - E ancora non è finito! (Mitchell comincia a baciarla appassionatamente. Arlene grida verso l’armadio) Vieni! Vieni!

MITCHELL - Che fretta c’è? (continua a baciare Arlene. Si apre lo sportello dell’armadio e ne esce Paul con pistola, pollo e birra. In punta di piedi va all’interruttore sulla parete e accende altre luci, poi va ai piedi del letto e lì si ferma, puntando la pistola su Mitchell)

PAUL - Il beccamorto è qui!

MITCHELL - (folgorato, continua a stringere Arlene) Paul! (guarda Arlene) C’è Paul!

PAUL - OK, uomo da camera, su le mani e in piedi!

MITCHELL - (come per avvertirlo) Paul, non sei venuto per il solito controllo, il mese scorso. La carie è in agguato!

ARLENE - Spara! Spara, Paul!

MITCHELL - Arlene, ma che dici?

ARLENE - Spara! Spara! (si stacca da Mitchell e salta dal letto)

MITCHELL - Dai Arlene, ha una pistola. (corre dietro a lei e se ne fa scudo) È carica quella?

ARLENE - Eccome! Spara! Spara!

PAUL - Non posso. Togliti! (Arlene cerca di spostarsi, ma Mitchell la tira a sé)

MITCHELL - Aspetta… Cure e protesi gratis per un anno.

ARLENE - Sparagli! Sparagli!

MITCHELL - Perché, Arlene? Perché? Ci siamo appena baciati e abbiamo fatto pace.

ARLENE - Ti rendo pan per focaccia, Mitchell. (gli dà un pestone su un alluce e corre dalla parte di Paul)

MITCHELL - Ooooooohiii!!!!

PAUL - Sappilo, Lovell. Nessuno tradisce mia moglie!

MITCHELL - (afferrando i cuscini per proteggersi e saltando sul letto) Non sparare, Paul! Ti prego non sparare!

PAUL - Che bambino! Che bambino!

ARLENE - Dai Paul, spara!

MITCHELL - Non la farai mai franca!

ARLENE - (a Paul) Sì!

MITCHELL - No!

ARLENE - Non ha importanza.

PAUL - Come sarebbe non ha importanza?

ARLENE - Lascia perdere, spara e basta.

MITCHELL - Andrai sulla sedia, Paul…

ARLENE - Ti pago io l’avvocato.

MITCHELL - Vi metterà sul lastrico, l’avvocato!

ARLENE - Sparagli!

MITCHELL - Non sparare!

ARLENE - Sparagli.

MITCHELL - Non sparare!

PAUL - (disorientato si prende la testa fra le mani) Aspettate! Basta! Zitti tutti e due. La mia testa! Mi fate impazzire. (Mitchell salta giù dal letto e va a rinchiudersi nell’armadio)

ARLENE - Piglialo, Paul! (Paul tenta inutilmente di aprire l’armadio a muro) Ma non ti vergogni alla tua età? Nasconderti dentro gli armadi!

PAUL - (imitando Mitchell) È da bambiiino!

ARLENE - Fa’ l’ometto. Guarda la morte in faccia!

PAUL - Questi sportelli sono di compensato. Non vorrei farne due colabrodo. Mitchell, io conto fino a 10 e apro il fuoco!

ARLENE - No, fino a tre, fino a tre!

PAUL - Rettifico. Fino a tre. Uno… Due… Due e mezzo… (si spalanca lo sportello, balza fuori ululante Mitchell che corre verso la porta; a metà strada incespica e cade lungo disteso. Paul gli è subito sopra, lo tira e lo spinge lungo tutta la stanza sotto la minaccia della pistola) Va bene, furbastro. Di qua! Di là! Di là! Di qua! Di qua! Arlene, prendi i suoi pantaloni. (andando verso l’armadio)

ARLENE - Perché non gli spari, Dio mio!

PAUL - C’è un modo migliore di sbarazzarsene.

ARLENE - Cioè?

PAUL - Il suicidio!

MITCHELL - E perché vorresti ammazzarti?

PAUL - Il tuo suicidio!

ARLENE - È vero. Ma sai che non ci avevo pensato?

PAUL - (inizia a spingere Mitchell verso la finestra) Perché dovremmo andarci noi di mezzo? Lo spingeremo fuori dalla finestra. Penseranno che ci si sia buttato. Poi noi prenderemo il pollo, la birra, lo spumante, andremo a casa e vivremo per sempre felici e contenti. (bacia Arlene sulla guancia; intanto , musica)

MITCHELL - E perché dovrei suicidarmi? Ho uno studio avviato, non ho problemi di parcheggio, ho appena cominciato il golf, ho tutti i capelli…

PAUL - (a Mitchell) Sali sul davanzale

ARLENE - Aspetta, Paul, manca una cosa.

PAUL - Cosa?

ARLENE - La lettera di suicidio.

PAUL - Brava! Faremo una bella squadra (a Mitchell) Seduto! Arlene prendi della carta. (Mitchell siede al tavolo)

ARLENE - (cerca un po’ in giro e trova qualcosa nel comodino del letto; apre un cassetto e tira fuori una cartolina) La carta non c’è, solo un paio di cartoline.

PAUL - Scriverà piccolo.

ARLENE - (guardando la cartolina) Guarda come sembra bello qui, questo albergo. Questi alberi davanti non ci sono…

PAUL - Tutti ti ingannano. (a Mitchell) Ora prendi la penna e comincia a scrivere. (gli punta la pistola contro la tempia) Dunque, vediamo, come si comincia?

ARLENE - “A chi può interessare”.

PAUL - Brava! “A chi può interessare…”

ARLENE - Bell’apertura.

PAUL - (detta) “Io, Mitchell Lovell, sano di mente…”

ARLENE - “…e di corpo...”

PAUL - (le dà una rapida occhiata e poi continua) “…ho deciso di…”

ARLENE - “…uccidermi”?

PAUL - È meraviglioso Arlene. Facciamo di nuovo le cose insieme!

ARLENE - Continuiamo, Paul.

PAUL - Bene. “La vita è crudele e anche il governo non è che mi entusiasmi”. (Mitchell e Arlene guardano Paul) Questo è per metterli fuori pista.

ARLENE - Ora firma: “Mitchell Lovell, medico dentista.”

PAUL - (amorosamente) Siamo di nuovo insieme, no?

MITCHELL - C’entra solo medico.

PAUL - E te lo meriti. Be, dottor Lovell, che ne pensi?

MITCHELL - Ecco che ne penso. (strappa la cartolina e la getta in aria)

ARLENE - Non abbiamo tempo per scherzare, Mitchell.

PAUL - (ad Arlene) Prendi un’altra cartolina.

MITCHELL - No!

PAUL - Che significa no? 

MITCHELL - No, io non scrivo altri biglietti, no. Io non mi suicido. Se volete uccidermi, dovrete premere voi quel grilletto.

ARLENE - Premi il grilletto! Premilo!

MITCHELL - Io sarò morto e voi in galera a vita.

ARLENE - (inizia a dimenarsi) Stendilo!

MITCHELL - Quando uscirete di galera, Arlene sarà sulla novantina. Sarà sesso tra sedie a rotelle!

PAUL - Allora non ti butti?

MITCHELL - No.

PAUL - Vuoi almeno metterti vicino alla finestra che ti possa dare una spinta?

MITCHELL - (si alza) No, se mi volete morto, dovrai premere tu il grilletto. Avanti! (sfida Paul spingendolo indietro) Avanti, spara!

PAUL - Sparo?

MITCHELL - Spara!

PAUL - (pensando) Sparo!

MITCHELL - (ad Arlene) Arlene, tu mi vuoi morto. È la cosa più bella che mi è successa! Tanto odio è quello che chiamo vero amore!

ARLENE - Io ti odio.

MITCHELL - Mi ami.

PAUL - Io ti odio.

MITCHELL - Tu non c’entri. (spinge da parte Paul e va da Arlene)Arlene, sono felice che Paul abbia una pistola. Potrei andarmene, se volessi. Potrei fuggire di qui. Ma no! Voglio restare con te perché ti amo, Arlene. (durante le battute seguenti Paul si siede perplesso, indeciso sul da farsi)

ARLENE - (freddamente, girando per la camera) Avanti.

MITCHELL - Avevi ragione tu, lo so, sono immaturo… Lo so, trovo difficoltà nell’impegno. Ti dirò la verità, ero spaventato quando sei venuta a vivere con me. Ero stato celibe per tanti anni…

ARLENE - Continua.

MITCHELL - Judy non è niente per me. Mai stata niente. Paul aveva ragione, sono un bambino.

ARLENE - Continua.

MITCHELL - Ti amo, Arlene. Ti amo dal primo momento che entrasti in studio con l’uomo in grigio. Ti ho amato attraverso tutti i nostri sotterfugi, tutti i nostri inganni di adulteri. Sempre sapevo che c’era qualcosa di eccezionale.

ARLENE - Se solo potessi crederti…

MITCHELL - Come posso provartelo? (a Paul) Paul, tu credi che menta?

PAUL - (sempre seduto) E proprio a me lo chiedi?

MITCHELL - Arlene vuoi che lo gridi al mondo? Io lo grido al mondo.

ARLENE - Gridalo.

MITCHELL - (apre la finestra e grida) Ehi, mondo! Amo la signora Miller!

ARLENE - Paul hai sentito? Dice sul serio. Non so te ma io ora mi sento piccola piccola. Me la sento un po’ meno di ammazzarlo.

MITCHELL - (andando verso Arlene) Ti amo! Arlene, io ti amo! Ti amo! (bacia Arlene, lei alza una gamba)

PAUL - (alzandosi e andando da Arlene) E io ti amo, ti amo, ti amo! (la bacia e lei alza l’altra gamba)

ARLENE - Piove sul bagnato.

PAUL - OK, Arlene. Scegli: o lui… punta la pistola su Mitchell) o me! (punta la pistola su di sé)

MITCHELL - (cadendo su un ginocchio) Io non ti tradirò mai più. Domani licenzio Judy.

ARLENE - Non devi esagerare.

MITCHELL - Tanto vale. Già stava accennando ad un aumento. Ti amo, Arlene. Ti amo, ti amo, ti amo!

PAUL - (si siede sul ginocchio di Mitchell e gli punta la pistola) Dici che l’ami, che l’ami, che l’ami? (si alza e va da Arlene) E vediamo quanto l’ami! (afferra Arlene e le punta la pistola alla testa) O ti butti o l’ammazzo!

ARLENE - Paul, stai superando i limiti del buongusto.

MITCHELL - Ma sei impazzito? Hai perso il senso del vivere civile?

PAUL - Senso del vivere civi…? Io cerco di salvare un matrimonio. Salta!

MITCHELL - (va verso la finestra di destra) Dai, c’è l’asfalto la sotto!

PAUL - Meglio. Arresterà la caduta. Dai! Salta!

MITCHELL - Paul, abbi cuore.

PAUL - Conto fino a tre. Uno…

MITCHELL - Non spararle! Ora mi butto.

ARLENE - No, Mitchell, no!

PAUL - Due!

MITCHELL - OK, OK, ho detto che mi butto… Che fretta c’è?

PAUL - La fretta è che prima tocchi il suolo, prima Arlene ed io potremo ricostruire il nostro matrimonio! Buttati!

MITCHELL - Non riuscirai mai a soddisfare i suoi bisogni.

PAUL - (ad Arlene) Di che hai bisogno? Te lo compro.

MITCHELL - Ha bisogno di comprensione. Ha bisogno di compassione, calore, di identificazione, di tatto, di sentimento.

PAUL - Imparerà a vivere con meno. Salta ora!

ARLENE - Mitchell, ti giuro, non ho mai immaginato che le cose dovessero “precipitare”

PAUL - Precipita lui solo. Salta!

MITCHELL - Vado. Ti chiedo una cosa sola, Arlene.

ARLENE - (affascinata) Certo, qualunque cosa.

MITCHELL - Un ultimo bacio.

ARLENE - Posso, Paul?

PAUL - Tu non baci nessuno, niente baci.

ARLENE - Oh, andiamo, Paul. Abbi pietà. Un bacio innocente ad un uomo che sta per morire.

MITCHELL - Non è che chiedo una copula.

PAUL - Salta! (Mitchell gira la finestra, sale sul davanzale e si siede con i piedi ciondoloni verso l’esterno)

MITCHELL - Va bene! Ci vediamo, Arlene. Addio giorni felici!

PAUL - Salta! (Mitchell si sporge un po’ e sparisce. Arlene grida e si gira inorridita. Paul, dando la schiena alla finestra, sta ancora puntando la pistola su Arlene) Salta! Salta! (ad Arlene) Tu che hai da strillare? Salta! (si volta scioccato) Oh, mio Dio! Lo ha fatto! Chi ha chiesto di buttarsi di sotto? Non credevo che lo facesse. Perché lo ha fatto? Non doveva farlo! (si rende conto di avere la pistola in mano e improvvisamente vuol tirarsene fuori e la fa volare fuori dalla finestra) Sono stanco di tutta questa cosa. (si siede sul letto; si sente uno sparo da sotto. Improvvisamente, Mitchell si affaccia dall’esterno della finestra)

MITCHELL - Hai ammazzato un gatto.

 ARLENE - Guarda! È un miracolo!

PAUL - (guardando fuori dall’altra finestra) C’è un maledetto cornicione, qui!

MITCHELL - Certo che c’è un cornicione. Credi che sia tornato su di rimbalzo?

PAUL - (rabbioso va verso Mitchell) Va bene. Smetti di fare il pagliaccio. Salta!

MITCHELL - No!

PAUL - Salta!

MITCHELL - No!

PAUL - (afferra un cuscino e scavalca la finestra per inseguire Mitchell)

ARLENE - Paul, Dio mio è pericoloso!

PAUL - Lo butterò giù con queste mani. (Paul incomincia ad inseguire Mitchell sulla sinistra del palcoscenico) Salta!

MITCHELL - Fanculo!

ARLENE - Corri, Mitchell, corri! (Mitchell appare dalla finestra di sinistra che è chiusa. Bussa ai vetri)

MITCHELL - (gridando) Fammi entrare! (Arlene corre alla finestra e cerca di aprirla senza riuscirci. Paul è addosso a Mitchell e lo prende a cuscinate sulla testa)

PAUL - Salta!

MITCHELL - (grida ad Arlene) Tornerò!(fugge inseguito da Paul fuori scena) No! (spariscono entrambi dalla scena)

ARLENE - (guarda giù in strada) Oh, mio Dio! Guardano tutti quassù. Che figura! (improvvisamente, Mitchell appare oltre la finestra diretto verso destra, sempre inseguito da Paul)

MITCHELL - (bussa ai vetri gridando) Arlene, apri!

ARLENE - (a voce alta) Com’è che sei davanti a Paul?

MITCHELL - Non ne ho idea. Fammi entrare! (Arlene comincia ad aprire, ma è troppo tardi. Paul è alle spalle di Mitchell e lo colpisce col cuscino)

ARLENE - (a Mitchell) Vieni all’altra finestra! (Arlene corre ad aprire la finestra, ma Mitchell, sempre incalzato da Paul, non ha il tempo di entrare)

PAUL - Salta!

MITCHELL - Ho le vertigini. (spariscono verso destra)

ARLENE - (grida a Mitchell) Non guardare giù!

PAUL - (fuori scena) Guarda giù!

ARLENE - (chiamandoli) Mitchell! Paul! Attentini! (improvvisamente si sentono i fuochi artificiali a distanza; nota le luci nel cielo) Oh, i fuochi! I fuochi! Adoro i fuochi! Adoro il 4 luglio. (spegne le luci sui tavolini, cammina per la stanza come in estasi, musica) È una festa meravigliosa. Mi fa tornare a quand’ero bambina. Quando tutto era così semplice e candido. Non ho saputo cosa era un uomo fino a 12 anni. Ora ne ho quasi 40 e ho due uomini su un cornicione che rischiano la vita per me. Ma quale scelgo? Quale preferisco? Quale amo eternamente e quale distruggo? Io non so più cosa fare. Sono così confusa. Che cosa voglio? Che cosa voglio veramente? Qui bisogna che me ne vada. (afferra la birra e apre la porta) La vita è così complicata per noi intellettuali! (esce)

MITCHELL - (da fuori, grida) Arlene! In che camera siamo? Sono tutte uguali! (compare alla finestra di sinistra ed entra carponi, nervosissimo, spaventatissimo, senza fiato) Oh, Dio, il pavimento! Amo il pavimento! È stato orribile! Tutta quella gente laggiù che mi gridava di saltare. Ho fatto il giro di tutto il fabbricato. Vanno bene gli affari, qui. Tutte le camere occupate. (si guarda intorno) Arlene! Dove diavolo è andata? (si infila le scarpe, afferra la giacca e va verso la porta) Eppure sento che mi dimentico qualcosa. (individua la bottiglia di spumante, la prende, apre la porta, si ferma, realizza qualcosa e corre verso la finestra) Paul! Paul! (guarda fuori) Mio Dio deve essere caduto! (esce velocemente sbattendosi la porta dietro. Una pausa)

PAUL - (da fuori, flebilmente) Aiuto! Aiuto! (riappare a destra della scena con le braccia allargate, le mani rivolte indietro e la schiena alla finestra, che gira e lo porta dentro) Aiuto! Aiuto! (incapace di fermarla, viene riportato fuori) Aiuto! Aiuto! (la finestra gira di nuovo, ma questa volta riesce a fermarla; scende dal davanzale e guarda in giù al pavimento come se fosse un salto di nove piani) Aiuto! Aiuto! Aiuto! (cerca di saltar giù, ma ha paura; si china, prende una spazzola dal piano della toilette e, come per misurare l’altezza, la lascia cadere. Soddisfatto, si arrischia a scendere e va verso il bagno; come se fosse ancora sul cornicione, continua ad aver paura di cadere Ho visto la morte. Mi ha fatto l’occhiolino. (apre la porta del bagno e guarda dentro) Arlene! Arlene! (apre lo sportello dell’armadio) Dottor Lovell! (si dirige verso il letto, nota qualcosa sulla manica della camicia, strofina) Un piccione: la cacca addosso a me! Non ci voleva nessuno su quel cornicione! Non ce la faccio più! (siede sul letto con le braccia tese in alto; per qualche secondo guarda inebetito il nulla, poi si fruga nella tasca dei calzoni e tira fuori il flacone delle pillole di Arlene. Lo guarda, si riempie la mano di pillole e la solleva verso la bocca. Ad un centimetro dalla bocca si ferma e fissa la mano) Ciao, mano! (rovescia la mano e tutte le pillole cadono sul pavimento) Ciao, braccio. Ciao, gomito. (si guarda le ginocchia) Salve, ginocchia. (comincia a calare il sipario) Capito, ragazzi? Ci hanno fregato un’altra volta.

ATTO TERZO

Camera 1015, lo stesso albergo. La camera è praticamente uguale all’altra, a parte le tende e la sopracoperta di colore diverso. Non  ci sono il tavolo e le sedie. Al loro posto una piattaforma larga due metri, lunga uno e cinquanta, alta trenta centimetri. È coperta con un panno. Ci sono una bottiglia di Champagne e due bicchieri sulla toilette. È tarda sera. Al levarsi del sipario, Mitchell, in pantaloni da smoking, camicia bianca e farfalla nera, è in ginocchio che pianta gli ultimi chiodi nella piattaforma. Dopo diverse martellate, entra Paul dal bagno asciugandosi le mani con un asciugamano. Porta uno smoking di taglio antiquato che gli va strettino.

PAUL - Sai, a casa ho già cinque asciugamani di questo albergo. A che punto siamo?

MITCHELL - Ho quasi finito. Un’altra volta ricordati di portare due martelli.

PAUL - Se siamo bravi non ci saranno altre volte.

MITCHELL - (continuando a martellare) Sai che questa è la prima fine dell’anno che non ho una donna?

PAUL - Odio la fine dell’anno. Non mi è mai piaciuto lo smoking. (si guarda nello specchio immaginario al proscenio. Poggia l’asciugamano sull’avambraccio sinistro) Mi fa sembrare un cameriere.

MITCHELL - Beh, era d’obbligo, stasera. Nessuno sospetterà mai quello che stiamo per fare. Poi riusciremo a disperderci nella ressa qui sotto. (guardando lo smoking di Paul) Ne avevo anch’io uno così. Non so quanti anni fa.

PAUL - (si guarda) Cos’ha che non va?

MITCHELL - Niente. Su te fa la sua figura.

PAUL - Mi sono sposato con questo smoking. Guarda, ho ancora il riso in tasca. (lo getta sul pavimento e va verso la piattaforma sedendosi)

MITCHELL - (si siede sulla piattaforma e, come se parlasse a se stesso) Se solo riuscissi a dimenticarla. Se solo potessi togliermi dalla mente Arlene. Mai pensavo che mi lasciasse.

PAUL - È il suo sport lasciare la gente.

MITCHELL - Cosa non ho fatto per quella donna! Avevo cambiato tutta la mia vita per lei. A parte quella volta con Judy, avevo chiuso con tutte le altre donne.

PAUL - Io avevo chiuso con le patate.

MITCHELL - Le ho comprato tutto quello che voleva. Sai che le ho regalato per il suo compleanno? Un orologio a pendolo.

PAUL - Lo ha gradito?

MITCHELL - Credo di sì. Se l’è portato via quando se n’è andata. Dio cosa non ho fatto per lei! L’ho adorata. L’ho idolatrata! La mia vita era tutta per lei. Perché doveva lasciarmi?

PAUL - Posso essere sincero?

MITCHELL - Certo.

PAUL - Ecco, non è per criticare, ma sei un po’ bambino… Un bambino.

MITCHELL - Forse hai ragione. (entrambi sollevano la copertura della piattaforma e la sistemano sul letto) Ero così depresso. Ho fatto di tutto per dimenticarla. Sono perfino andato in crociera ai carabi. Sette giorni e sette notti tutte da solo. Non sono uscito di cabina una volta.

PAUL - Ci vogliono altro che sette giorni e sette notti per dimenticare Arlene. (Paul salta sulla piattaforma per collaudarla) Non male.

MITCHELL - Prima di incontrare Arlene, non avevo complessi. Ora faccio terapia di gruppo cinque sere la settimana. Il sabato e la domenica mi sento perduto.

PAUL - Quella troia!

MITCHELL - Quella puttana!

PAUL - Quella cagna in calore! (i due vanno sul fondo, dietro il letto, e sollevano e inseriscono nella piattaforma una grande forca di legno rozzamente costruita. La forca è alta un metro e ottanta, con un braccio a cui attaccare la corda che si protende per novanta centimetri)

MITCHELL - Pensi che reggerà questo coso?

PAUL - Che importa. Lo useremo una volta sola. Hai la corda?

MITCHELL - È nel sacchetto. (Paul prende il sacchetto e comincia a tirar fuori la corda in ginocchio. non finisce mai) Sai, il mio studio va a rotoli. L’altro giorno prendevo l’impronta a una delle poche pazienti rimaste e le ho cementato le gengive inferiori a quelle superiori. La alimentano per via anale.

PAUL - (continuando a tirar fuori la corda) Ma quanta corda hai preso?

MITCHELL - Quanta ne occorre per il lavoro. La settimana scorsa ho devitalizzato un dente a un vecchio che porta la dentiera.

PAUL - (sta ancora estraendo la corda, si siede sul letto) Ma per cosa gli hai detto che la volevi!

MITCHELL - Cosa?

PAUL - La corda.

MITCHELL - Per scalare la montagna.

PAUL - Ma non ci sono le montagne, qua.

MITCHELL - L’ho presa la corda, no? Sai che cosa ho fatto ieri? Mi è caduta un’otturazione d’oro giù nella gola di una donna. 140 dollari buttati nel cesso. Paul, che dolore, che tormento, che senso di vuoto e di terrore andare a letto ogni sera sapendo di non dormire, paventando di svegliarmi la mattina perché sai di non avere una ragione per alzarti..

PAUL - (finisce di tirare fuori la corda) Cristo Santo! Saranno una ventina di metri.

MITCHELL - Non potevo mica andar lì e comprarne un metro e mezzo. Si insospettivano.

PAUL - Quanto ti è costata?

MITCHELL - (tira fuori lo scontrino dalla tasca) 12 e 50. Mi devi 6 dollari e 25.

PAUL - Io ti do due dollari. Il resto te lo prendi quando riporti la corda al negozio.

MITCHELL - Non posso. Era in liquidazione.

PAUL - Hai comprato la corda in liquidazione?

MITCHELL - È di seconda scelta. C’è un fallo.

PAUL - Che tipo di fallo?

MITCHELL - E che ne so! Era una tale occasione, non ho neanche chiesto.

PAUL - Un fallo. Lei sarà qui da un momento all’altro e io devo cercare il fallo. (si mette sulle ginocchia e freneticamente cerca il fallo) Dov’è il fallo? Non trovo il fallo!

MITCHELL - Lo sai quanto ci costa impiccare Arlene? Fra camera, legno, chiodi e corda sono più di cento dollari.

PAUL - Credi a me, è un affare!

MITCHELL - (va all’armadio e apre lo sportello) Potevamo risparmiare un sacco impiccandola nell’armadio.

PAUL - Ma no! Avrebbe toccato con i piedi per terra. (rinuncia a trovare il fallo e si rialza)

MITCHELL - No.. Bastava legarle il collo qui al bastone e le caviglie alle stampelle.

PAUL - Ehi, qui si parla di impiccare mia moglie, non di fare una porchetta arrosto. Questo è il sistema migliore. (va verso il patibolo e Mitchell lo segue) Le mettiamo il cappio intorno al collo. Poi veniamo qui e tiriamo per il tempo che ci vuole. C’è anche il fatto che non vedremo tutte le linguacce che farà.

MITCHELL - È veramente più umano così. Vuoi che faccia il cappio?

PAUL - No, lo faccio io. Sono sempre il marito. Dovrà comportare qualche privilegio. (si siede sul letto e comincia a fare il cappio. Nel corso delle seguenti battute, Mitchell mette una sedia sulla piattaforma, ci sale sopra, inclina il collo, si affloscia, caccia fuori la lingua come un impiccato)

MITCHELL - Potrei arrivare a perdonarla per aver tradito un marito. Ma come si può tradire un amante? Però tutta questa situazione dipende molto da te. Se non l’avessi convinta ad andare a quel corso di autorealizzazione, non si sarebbe mai resa conto che non ci voleva nessuno dei due. i(salta giù e va verso il letto)

PAUL - Di tanti che potevano finire con lei…..quello schifoso buono a niente del mio insegnante Malcom Dewey!

MITCHELL - (puntualizzando) La “Malcolm Dewey-Società per azioni”.

PAUL - Sì, è un grossa azienda ora, quella cicca d’uomo.

MITCHELL - Ammetti che ha avuto una bella trovata. Promettere alla gente il significato della vita in un mese.

PAUL - Quel bastardo ha filiali in tutti gli States.

MITCHELL - Ho una confessione da farti, Paul. Sono andato ad uno dei suoi corsi ad immersione totale… 500 dollari. Non ti lascia neanche uscire per fare la pipì.

PAUL - E ti ha giovato?

MITCHELL - (ridendo si alza dal letto e corre verso il bagno) Sì. Alla velocità. Facevo tempi olimpionici per arrivare al bagno!

PAUL - (urla) Ho sentito che il fato lavorava per noi quando ho letto che per la campagna di promozione soci, dava la festa di fine d’anno in questo albergo.

MITCHELL - (da fuori) Ci saranno mille persone giù nella sala da ballo.

PAUL - Sì. E novecento sono donne.

MITCHELL - Ma tu in lui che ci vedi?

PAUL - È vero che si mette l’ovatta negli slip?

MITCHELL - Di tutte le donne che poteva avere, perché avrà scelto la nostra?

PAUL - È un incubo.

MITCHELL - (si volta verso Paul) Credi che lei abboccherà con quel biglietto?

PAUL - Ma scherzi?(si alza) Arlene è una romantica. Quando trova la chiave di questa camera e il mio bel biglietto falsificato, penserà che è di Dewey e volerà quassù in un amen. Quella troia! (su “quella troia” salta sulla pedana incazzatissimo)

MITCHELL - Quella puttana.

PAUL - Quella cagna in calore. (ha fatto il cappio e lo porge a Mitchell)Tieni. (Mitchell lo prende, tira un capo e il nodo scorsoio immediatamente si scioglie)

MITCHELL - Che razza di cappio è questo?

PAUL - (strappandogli la corda di mano) L’hai rovinato.

MITCHELL - Come sarebbe l’ho rovinato? Si è sciolto da sé. Sarebbe successa la stessa cosa quando lo mettevi al collo di Arlene.

PAUL - (comincia a fare un altro cappio) Ti giuro, Mitch, morta lei, non mi sposo più.

MITCHELL - Non essere ridicolo. Ma perché no?

PAUL - No, mi è bastata la lezione. Di questi tempi, alla mia età, il matrimonio non funziona più. Le donne ora cominciano a pensare. Ti mettono in discussione. Non c’è più divertimento a sposarle.

MITCHELL - Non essere sciocco. La vita matrimoniale è la sola giusta. Non hai idea di quanto ti invidiavo. Tornare a casa ogni sera. E lì musica e risate.

PAUL - E le sere che Arlene era fuori?

MITCHELL - (si ferma e si siede sul bordo della pedana) Allora musica e risate le facevo io. Ma a lungo termine, tu ne facevi molte di più.

PAUL - Si, ma la mattina, quando ti svegliavi, avevi il letto tutto per te. Potevi stirarti senza cozzare contro il sedere di nessuno.

MITCHELL - Sì, ma nelle notti d’inverno, non ti scaldavi contro quel sedere…

PAUL - Sì, ma l’inverno non è eterno.

MITCHELL - Una casa vuota è una casa sempre fredda.

PAUL - Forse dovresti trasferirti da tua madre.

MITCHELL - Non posso. Coabita con un tizio.

PAUL - Lo dico io, Mitch! Se le mamme hanno tizi, questo mondo è alla deriva! (un nuovo pensiero gli attraversa la mente) Senti, avevo paura di chiedertelo perché per un bel po’ sei stato il nemico, ma… Arlene ti ha mai detto niente di me?

MITCHELL - No, veramente no.

PAUL - Ti ha detto che ero carente a letto?

MITCHELL - Sì, ma una volta sola.

PAUL - Quella troia!

MITCHELL - Quella puttana!

PAUL - Quella cagna in calore! (porge il cappio a Mitchell) Ecco. Prova ora. (Mitchell riprende il cappio e lo tira a sé; si scioglie subito di nuovo) L’hai guastato ancora!

MITCHELL - Dai, provo io. Sono stato “lupetto”.

PAUL - (lo prende in giro) Lupetto… bambino… (con tristezza) Perfino i boy scout mi lasciarono in mezzo a un bosco. Per gli urli che cacciai, fuggirono tutti i lupi e gli orsi della zona. Fu un disastro ambientale. (fa su e giù per la camera) Cosa non ho fatto per quella donna. Volevo che fosse fiera di me. Sapevo di… non avere stile. Capivo che mi surclassava. Lo capivo perché me lo diceva lei. Così ho seguito un sacco di corsi. Creatività sessuale. Sblocco psicologico. Ceramica creativa con i piedi. (dimostra con un piede) Ho fatto persino un corso di lettura rapida. E tutto per cosa?

MITCHELL - (sincero) Povero!

PAUL - Ho letto “Guerra e Pace” in un ora e dieci netti. A che pro? Ho perfino fatto un corso di ballo.

MITCHELL - E con chi vai a ballare?

PAUL - Con nessuna. Sai qual è l’ironia? È che a forza di corsi, ho superato la donna che mi aveva superato.

MITCHELL - Ammettilo, Paul. Tu soffri anche più di me.

PAUL - Perché non dovrei? Sono io quello sempre fregato da tutti.

MITCHELL - (tende il cappio a Paul) Prova ora.

PAUL - (colpito) Ehi, magnifico! Questo le starà aderentissimo.

MITCHELL - Hai portato gli indizi?

PAUL - (tira fuori della roba da sotto il letto e la dà a Mitchell) Sì, li ho qui sotto il letto. Il mantello di Malcolm Dewey… E le galoches di Malcolm Dewey.

MITCHELL - Stupendo. Lo metteranno dentro a vita, quel ciarlatano! Ma porta le galoches?

PAUL - Ehi, lascia il marito che porta le giarrettiere per uno che porta le galoches!

MITCHELL - L’insostenibile leggerezza dell’essere femminile!

PAUL - (tira fuori una sciarpa di seta bianca) È quello decisivo. La sciarpa di seta bianca di Malcolm Dewey. (si alza)

MITCHELL - Paul, sei il più grande ladro della città!

PAUL - Grazie. Sai che me lo dicono anche molti clienti? Ho anche questo. (tira fuori un rossetto dalla tasca della giacca)

MITCHELL - Rossetto?

PAUL - Il rossetto di Arlene. Quando lo trovano sulla sua sciarpa…

MITCHELL - Sei astuto, Paul

PAUL - Grazie. (tende il rossetto a Mitchell) Dai, mettiti il rossetto e bacia la sciarpa.

MITCHELL - Prego?

PAUL - Ho detto mettiti il rossetto e bacia la sciarpa.

MITCHELL - Falla baciare ad Arlene la sciarpa.

PAUL - Neanche a farla baciare me, riuscirei. Ho studiato la tua faccia, Mitch… Le tue labbra somigliano molto alle sue. Metti il rossetto e bacia la sciarpa.

MITCHELL - (disturbato) Non mi sono mai messo il rossetto in vita mia e non comincerò adesso. Io ho due regole di vita: niente rossetto e niente supposte.

PAUL - Metti il rossetto e non esasperarmi.

MITCHELL - No, mettilo tu.

PAUL - (spazientendosi) Mettilo o mando tutto a monte!

MITCHELL - (riflettendo, prende il rossetto, va al proscenio davanti allo specchio immaginario e comincia a metterselo) OK, ma che non esca da queste mura! (se lo mette con molta abilità) Che ne dici?

PAUL - (poggia per un momento la testa sulla spalla di Mitchell) Mi piaci. (gli tende la sciarpa) Tieni. Ora bacia la sciarpa. (Mitchell esegue, poi la rende a Paul, colpito) Una “o” perfetta. Che bel lavoro di squadra! (sistema la sciarpa sul letto) Forse potremmo fare altre cose insieme. Oh, sarà bello senza Arlene fra i piedi. (durante le battute seguenti, attaccano il cappio alla forca e arrotolano il resto della corda. Una volta finito, tolgono la sedia e mettono via gli arnesi)

MITCHELL - Dì, fai qualcosa tu, dopo?

PAUL - Credo che andrò a casa a vedere Sammy Davis.

MITCHELL - È morto.

PAUL - (sospira) Mah, è la vita!

MITCHELL - Ti piace il pesce?

PAUL - Solo se ci tolgono le spine. Perché?

MITCHELL - C’è un bel localino qui all’angolo. Mi sono informato. È aperto tutta la notte. Fammiti offrire la cena. Non è carino star soli per la fine dell’anno.

PAUL - Beh, tanto sono già da sera.

MITCHELL - Certo, approfittiamo per divertirci. Ci daranno cappellacci e stelle filanti…..

PAUL - OK. Ma alla romana. Solo che tu hai pagato la corda, io pago i vini.

MITCHELL - Magari domani sera potremo andare al cinema.

PAUL - Vediamo prima come va la cena.

MITCHELL - (mettendo la giacca dentro lo smoking) Sai, di tutti gli omicidi programmati fra noi, questo per ora è il migliore.

PAUL - (mettendo mantello e cilindro di Malcom) È perché non c’è Arlene a far da guastafeste. Una cosa c’è da dire di quello… ha bella roba. (rumore della chiave nella serratura)

MITCHELL - Eccola!

PAUL - Spegni! (Mitchell spegne le luci e si allontana dalla porta. Paul è in piedi al centro della porta. Arlene entra a tastoni lasciando la porta aperta. Va verso Paul)

ARLENE - Malcolm! Malcolm! Truciolino! (Mitchell accende le luci proprio mentre Paul si apre il mantello con le mani in alto alla Dracula)

PAUL - Buon anno, Arlene.

ARLENE - (fulminata) Paul! (Paul va ad accarezzare il patibolo

MITCHELL - (chiude la porta sbattendo forte) Ciao Arlene. Come butta?

ARLENE - Mitchell!!! Avanti, che succede qui? Io qui devo trovare Malcolm Dewey.

PAUL - Truciolino non c’è. (Mitchell svita la maniglia dalla porta

ARLENE - (credo che mi si debba una spiegazione) Credo che mi si debba una spiegazione.

PAUL - Brutte notizie, Arlene. Cominci l’anno morta. Non ci sono scuse per quello che ci hai fatto. Due uomini che ti amavano disperatamente! (lei va verso la porta)

MITCHELL - (con la maniglia in mano) Non disturbarti. Ho io la maniglia.

PAUL - E non disturbarti nemmeno a gridare. È la fine dell’anno. Abbiamo dato martellate per ore e nessuno è venuto a protestare. (grida lui a dimostrazione e lo stesso fa Mitchell. Arlene grida sul serio) Qualcuno si lamenta? (si toglie mantello e cilindro)

ARLENE - Io non capisco. Ero giù che aiutavo a registrare nuovi soci, quando ho ricevuto un biglietto di Malcolm con una chiave. Mi chiedeva di venire qui.

MITCHELL - Il biglietto l’ha scritto Paul.

ARLENE - Tu! Ma la calligrafia è la sua!

PAUL - Ho trascorso mesi a perfezionarmi.

MITCHELL - Questo ci ha fatto “sforare”. Avevamo deciso di ucciderti per i “morti”.

ARLENE - Mitchell, ma ora metti il rossetto?

MITCHELL - Oh. (comincia a toglierselo. Arlene ora guarda l’uno, ora l’altro)

PAUL - Non è quello che pensi, Arlene. (indica le cose di Malcom) Guarda, Arlene, riconosci niente?

ARLENE - Il mantello di Malcolm. Il cilindro di Malcolm. La sciarpa di Malcolm.

PAUL - (tendendole la sciarpa) Queste labbra le riconosci?

ARLENE - Sono le mie.

MITCHELL - (con orgoglio) Errore, sono le mie.

ARLENE - (a Paul) Che ne fate di questa roba?

PAUL - Semplicissimo. A: ti impicchiamo. B: scarichiamo la colpa su Malcolm.

MITCHELL - E… C: per festeggiare, stapperemo questo champagne.

ARLENE - (sempre più allarmata e nervosa) Non la farete franca. Malcolm è qui con mille testimoni. Ha un alibi perfetto.

PAUL - Tutto calcolato. Al momento che ti impicchiamo telefoniamo giù e diciamo che nella 1015 c’è un tale che vuole investire grosso nella “Malcolm S.p.A.”.

MITCHELL - Noi usciamo, lui viene su, chiamiamo la polizia e lo pescano qui col tuo cadavere e ti garantisco che il suo alibi vale meno della garanzia sulle macchine di Paul.

PAUL - Impicchiamola. (la trascinano al capestro)

ARLENE - Andiamo, ragazzi, siate ragionevoli.

PAUL - Sali lassù, baldracca! (Arlene deve salire su una cassettina)

MITCHELL - Baldracca? Dio quant’era che non lo sentivo!

ARLENE - (è salita sulla cassettina) Non potete impiccare una donna innocente.

PAUL - Innocente? Tutti sul patibolo dicono così. E poi, innocente è una donna che va in albergo con suo marito.

MITCHELL - (si sposta per andare a sedersi) O col suo primo amante.

PAUL - Giusto.

MITCHELL - Arlene, perché? Perché il terzo uomo?

PAUL - Come puoi lasciar noi per uno che ha 25 anni ed è miliardario!

MITCHELL - Uno che porta le galoches.

PAUL - È 30 centimetri più basso di te e ha una testa grossa come un pallone di basket.

MITCHELL - È secco! Nudo deve sembrare uno stecchino con l’oliva!

PAUL - E per il sesso? Non sarà poi tanto meglio di noi?

ARLENE - Sesso? Pensate che vi abbia lasciato per quello? Pensate che abbia in testa solo il sesso?

PAUL - Arlene, basta con le stronzate. Stai parlando con un venditore di macchine usate.

ARLENE - Paul, una donna non lascia suo marito e il suo amante per il sesso.

PAUL - Sì, eccome.

ARLENE - No, e no.

MITCHELL - Sì, eccome.

ARLENE - (gesticola molto e Mitchell, per sfotterla, la imita in silenzio) No e no. Paul, con te io riuscivo a soddisfare i miei istinti di moglie e con te riuscivo a soddisfare le grida della carne. Ma con Malcolm sono in un contesto completamente diverso. Su un piano molto più alto. Ho allargato il mio orizzonte.

MITCHELL - Chiamalo orizzonte!

PAUL - Arlene, sei sotto droga?

ARLENE - Con Malcolm è diversissimo. Pensiamo insieme. Scaviamo. Esploriamo. Ricerchiamo. Immaginiamo…

MITCHELL - Paul dice che si mette l’ovatta nelle mutande.

ARLENE - Disinformato.

MITCHELL - Ci vuoi raccontare che non c’è mai stato sesso con Malcolm Dewey?

ARLENE - Mai!

PAUL - Mai?

ARLENE - Neanche una volta.

MITCHELL - Arlene, per caso Malcolm è rimasto a cavalcioni di qualche cancellata?

ARLENE - Malcolm mi ha insegnato ad essere libera. A sfuggire al nulla quotidiano, al tran-tran senza scoperte, senza illuminazioni. La morta gora della borghesia.

PAUL - Avere un marito e un amante fa borghesia?

MITCHELL - Se questa è borghesia, chissà che fanno i ricchi!

ARLENE - Malcolm mi ha portato oltre il regno dei sensi, in un mondo di spazi più profondi. Non usiamo più parole come amore e affetto. Compatire il prossimo è solo umana vanità. Per il raggiungimento della completezza, la chiave è l’egoismo totale. Ma lo capite cosa ha fatto? Malcolm ha fatto di me più che una donna. Io sono un movimento.

PAUL - (Paul e Mitchell ridono) Allora, Arlene, non impicchiamo solo te. Noi impicchiamo un’idea. Un’idea pericolosissima. Non sono mica tanto sicuro di che idea sia, ma so che puzza di marcio. Io non dico che il posto della donna sia la casa… Superato. Superato da tutti… Ma lasciare due ragazzi fantastici come noi per uno che parla e basta, è perverso. Devi essere distrutta.

MITCHELL - (al telefono) La sala da ballo, prego.

PAUL - (stringendo il nodo intorno al collo di Arlene) Ti accosta bene?

ARLENE - Un po’ stretto.

PAUL - Bene.

MITCHELL - (al telefono) Malcolm Dewey, prego. È urgente.

PAUL - (ad Arlene) Qualche ultima parola prima che ti impicchiamo?

ARLENE - Non mi impiccate.

PAUL - Battuta vecchia, Arlene.

MITCHELL - (al telefono con accento spagnolo) Pronto, senòr Dewey. Aqui es el senòr Zapata. Sono ricco hombre di business di Mexico. Che dice usted de allargare sua acienda en toda l’America Latina?

ARLENE - (gridando) Non salire, Malcolm, è un trane…(Paul stringe il cappio impedendole di gridare)

MITCHELL - (al telefono) Sì. Io habla de camionades de dollàros. Bo. Yo sono in camera 1015. Quanto presto posso aspettare? Benissimo. Adios, amigo. (ragazzo avido) Ragazzo avido.

PAUL - Facciamola finita. (vanno dietro al capestro e afferrano la corda)

ARLENE - Impiccare me stanotte non fermerà l’ondata di meraviglioso egoismo che inonderà il paese.

PAUL e MITCHELL - Uno!

ARLENE - Certo, vi sbarazzerete di me. Ma credete che non ci sarà chi raccoglierà da terra la bandiera?

PAUL e MITCHELL - Due!

ARLENE - Non c’è corda che basti per fermare la valanga dell’autocommiserazione.

PAUL e MITCHELL - Tre!

ARLENE - Non si impicca un sogno!

PAUL e MITCHELL - Addio, Arlene! (tirano la corda che si spezza; rimangono attoniti, guardandosi)

PAUL - Il fallo! Ho trovato il fallo! (Arlene si precipita alla porta dimenticando che non c’è la maniglia) Pigliala!

ARLENE - (si volta e va verso il letto) Non mi avrete mai! (si tuffa sotto il letto)

PAUL - Pigliala! Pigliala!

MITCHELL - Vado! (sbircia sotto il letto dietro ad Arlene)

PAUL - Fregati dalla corda! (pausa) L’hai presa? (silenzio) Siete due animali! Venite fuori di li! Prendo un secchio d’acqua! (si alza, apre la porta del bagno, guarda dentro) Trovassi mai un secchio d’acqua, quando lo cerchi. Un bastone. Prendo un bastone. (va all’armadio, tira fuori la barra trasversale e con quella fruga sotto il letto) Forza! Venite fuori di là!

MITCHELL - Oooohi! (Mitchell e Arlene vengono fuori) Sei ancora la donna più sexy che ho conosciuto, Arlene.

ARLENE - Avevo dimenticato come baci bene.

PAUL - Insomma basta! Non ne posso più. Al diavolo l’impiccagione! Io la strangolo con le mie mani! (Arlene e Mitchell si alzano. Paul, camminando sul letto, va verso Arlene. Ha uno sguardo da maniaco) È la fine delle mie sofferenze. Sono stufo di preoccuparmi di dove sei, con chi sei e che fai. Basta. Finito. Amen. (getta Arlene sul letto e mettendola sotto le ginocchia comincia a strangolarla. Mitchell, conscio della gravità della situazione, si dirige verso la porta) Sai perché ti ammazzo? Non perché hai fatto strage della mia vita, ma perché sarà un godimento. E sai perché? Perché grazie a te ora sono pazzo, Arlene. E quando avrò finito con lei, Mitch, strangolo te. (Mitchell velocemente prende la maniglia e comincia ad avvitarla alla porta. Paul si alza dal letto)

PAUL - E quando sarai morto tu, sai a chi tocca? A me! Mi ammazzo! E sai come? (improvvisamente si porta le mani al petto) Oooooh!

ARLENE - (allarmata) Paul!

MITCHELL - (allarmato) Che cos’hai? (Paul disegna nell’aria la silhouette di un cuore e poi si indica il peto.

ARLENE - Secondo me è un infarto.

MITCHELL - Oh, no!

ARLENE - Aiutalo! Aiutalo! Presto, distendilo! (stendono Paul sul letto. Mitchell gli mette dietro dei cuscini) Presto chiama un dottore!

MITCHELL - Sono io un dottore. (a Paul) Apri. (Paul spalanca la bocca)

ARLENE - No, tu sei un dentista. Chiama un dottore vero.

MITCHELL - (ad Arlene) Prendigli dell’acqua, chiamo giù!

ARLENE - Bene. (corre dentro il bagno. Mitchell alza il ricevitore. Paul gli afferra la mano)

PAUL - Mitchell! Aspetta. Se mi succede qualcosa, giurami che ti occupi di lei.

MITCHELL - Vuoi dire che la impicco da solo?

PAUL - No, voglio dire che devi averne cura.

ARLENE - (arriva di corsa con un bicchier d’acqua) Non morire, Paul non morire!

PAUL - Dammi l’acqua.

ARLENE - Ecco, tesoro. (cerca di fargliela bere, ma gliela rovescia in faccia)

PAUL - (gemendo) Non per lavarmi, per bere.

ARLENE - (a Mitchell) Hai chiamato il dottore?

MITCHELL - Ci provo. Pronto? Ma chi è lei? (a Paul e ad Arlene) Ho preso il room-service. Serve qualcosa, che ordino? (prova a fare un altro numero)

PAUL - (ad Arlene) Ti chiedo scusa per tutti i problemi che ti ho creato sposandoti. I problemi sono la storia della mia vita. M’è andato sempre tutto storto. Un fallito.

MITCHELL - No, non è vero. Sei una persona per bene, Paul. Non posso neanche pensare a cosa sarebbe stato di me se avessi scopato la moglie di qualcun altro.

PAUL - Potevo essere più carino.

MITCHELL - Pronto? Pronto? Ma chi è? Le prenotazioni? Che volete che prenotiamo? Siamo già qui.

PAUL - Così finisce la vita di Paul Miller… Un pianto! Almeno una volta nella vita mi sarebbe piaciuto ridere di cuore. Ora sai che voglia di ridere ha il mio cuore!

MITCHELL - La sai quella della monaca e del nano?

PAUL - (affannando) È troppo tardi Mitch. Lascia perdere. Non era destino. Non era scritto nelle stelle. Basta. È l’ora della morte e così sia. Mi sento soffocare… Oh, Dio…!

ARLENE - Paul…!

PAUL - (fa un enorme rutto) Forse era solo aria. Wow! Ho visto la morte in faccia… È la seconda volta in questo albergo. (Mitchell riattacca)

ARLENE - Cos’hai mangiato a pranzo?

PAUL - Non è quello che ho mangiato, è come ho mangiato. Mangio troppo in fretta ultimamente. Sempre di corsa, di corsa, programmando omicidi. Perché ci renderemo la vita così difficile? Perché dobbiamo cercare di ammazzarci l’uno con l’altro? Non ci siamo nati.

MITCHELL - Siamo orribili. (prende lo champagne e i due bicchieri)

ARLENE - È tutta colpa mia. Non sapevo quello che volevo. Vi ho confuso tutti e due poverini. (durante le battute seguenti, Mitchell stappa lo champagne, riempie i bicchieri per Arlene e per sé; poi ne versa un po’ nel bicchiere del bagno per Paul. Accidentalmente molla il bicchiere e va tutto sui pantaloni di Paul. Nessuno se ne accorge)

MITCHELL - No, no, è colpa mia. Se non fossi entrato in scena io..

PAUL - No, è colpa mia. Per essermi tanto ostinato… Non ho voluto cedere. Dovevo isolarmi e leccarmi le ferite.

ARLENE - No, la colpa di questo pasticcio è tutta mia.

MITCHELL - No, no, ho molta più colpa io di voi.

PAUL - La colpa è di tutti.

ARLENE - Nessuno è colpevole quanto Malcolm Dewey. Quando ho creduto che stessi morendo, ho capito quanto sbaglia sul significato della vita. Bisogna preoccuparsi del prossimo.

MITCHELL - Ci ha fatto passare un anno schifoso a tutti e tre.

PAUL - Ciarlatano fasullo, è una minaccia per gente per bene come noi.

ARLENE - Beh, io comincio l’anno nuovo con il piede giusto. Paul, ritorno con te.

PAUL - Arlene, non te ne pentirai mai. Ce la metteremo tutta. Non troveremo la felicità, ma qualcosa che le stia vicino, sì.

MITCHELL - E questa volta io ne resto fuori. Mi è bastata la lezione. Io sarò il vostro dentista e basta… (guarda l’orologio) Ehi, è quasi mezzanotte!

ARLENE - Presto, accendi la TV! (Mitchell esegue) Ragazzi, è passato un altro anno.

MITCHELL - È proprio volato, eh?

PAUL - Io sento che questo sarà migliore. (dalla TV, il conto alla rovescia; i tre in coro)

PAUL, MITCHELL e ARLENE - Nove..otto..sette..sei..cinque..quattro..tre..due..uno!

ARLENE - (a Paul) Buon anno, caro!

PAUL - Buon anno, Mitch! (Arlene bacia Paul. Paul stringe la mano a Mitchell) Buon anno, Mitch!

MITCHELL - Buon anno, Paul! (Arlene e Mitchell si baciano; i tre guardano la TV e cantano a loro volta “Aild Lang Syne”. Lentamente Arlene e Mitchell si voltano l’uno verso l’altra e si baciano appassionatamente. Paul, che ancora canta, si accorge che sta cantando da solo. Guarda loro, guarda il pubblico e riprende a cantare. Bussano alla porta; si guardano tutti l’un l’altro. Mitchell spegne il televisore)

VOCE FUORISCENA - Signor Zapata!

PAUL - È lui! (lentamente comincia a calare il sipario)

MITCHELL - Riempio la vasca!

PAUL - Sistemo la corda!

ARLENE - Ragazzi! Ragazzi, per favore!

MITCHELL - Gli spacco la testa con la sedia!

PAUL - Lo butto fuori dalla finestra!

SIPARIO

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