Carabinie’

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CARABINIE’

Schizzo drammatico in un atto di:

ENRICO  GEMELLI

Alfatre Gruppo Teatro 1997


PERSONAGGI

Fransesch Arnati                                                           Bracconiere

Teresa                                                                          Sua moglie

Rico                                                                              Loro figlio

Giliola                                                                           Loro figlia

Gidotti                                                                          Maresciallo dei Reali Carabinieri

Tomà                                                                            Oste del Falcone

Morotti Bërnard                                                             Carabiniere a cavallo

Tecla                                                                            Madre di Morotti

Vallardi                                                                         Carabiniere a piedi

Tita Ronsa                                                                     Guardia campestre della Gloriosa

Gep                                                                              Contadino scemo

Marieta                                                                         Contadina

Ghita                                                                            Contadina

Lussia                                                                           Montanara

Ginota                                                                          Montanara

Contadini e Montanari

Scena:

Una piazzetta-cortile, chiusa al fondo da due muricciuoli. A destra (dello spettatore ) l'osteria di Tomà. A sinistra la casa di Fransesch. un tavolo sul davanti a destra; una sedia sotto la travata della casa del Bracconiere.

La scena ha luogo in un paese presso Susa.   Epoca presente : 1888


SCENA 1a

All'alzarsi del sipario. Dalla parte dell'osteria l'allegria è completa. Seduti sopra una botte posta in fondo, presso il muro, stanno due contadini, l'uno dei quali suona l'ocarina e l'altro la chitarra . Diversi contadini e contadine danzano nel mezzo del cortile ed altri circondano i suonatori con curiosità. Il costume è montanaro . Dalla parte sinistra si scorge Teresa seduta sotto la travata col capo fra le mani, ed i due bambini che timidi e melanconici, osservano il ballo. Tomà, vero tipo di oste rubicondo e grasso , sorridente, tiene il bicchiere in mano e guarda i contadini che ballano, accompagnando con le movenze del corpo la musica, che sarà una monferrina.

(Teresa, Rico Gigliola, Marieta, Gep e a tempo Morotti e Vallardi in divisa da carabiniere)

Tomà:           Sôta sôta, fieuj! an gamba, matëtte! Fé biauté côle burere(la danza si anima). Avanti, che dopô i beivôma tuti!

(A queste parole i suonatori precipitano il tempo della Monferrina e tutti ballano freneticamente gridando. in questo frattempo compariscono dal fondo Morotti e Vallardi e si fermano dietro agli altri ad osservare con compiacenza quella danza. Gep, tipo di montanaro scemo, appena scorge i carabinieri, corre verso i suonatori per avvertirli. Mette la mano dando un colpo al braccio di quello che suona l'ocarina, che gli risponde con uno scapaccione. Gep va a cadere ruzzoloni per terra)

Sonador:        Cos j'elo, panada? Mol-la!

Gep:              I caramônié, i caramônié !  (indicandoli).

(Tutti si voltano e salutano. Il ballo viene interrotto, i carabinieri si avanzano e Gep li saluta ripetutamente e goffamente, levandosi il berretto).

Morotti:         Evviva l'allegria!

Vallardi:         L'om alegher 'l Ciel l'aiuta...

Contadine:     (avanzando verso Vallardi) E le fômne?...

Vallardi:         La fômna a ven pì cara e pì bela.

Morotti:         (vedendo Gep)Ohe? ... Guarda sì 'l balila, l'eroe, l'salvatôr dël pais. Côst a le côl ch'a l'ha massà côl can anrabià a tu për tu côn 'l bastôn dle sije.. pa vera fije ? ch'a le stait chiel ?

Contadine:     Si... si.. chiel Gep !

Morotti:         E dis 'n poc, Gep, côma ca l'é andaita ?... Cônta perchè mi e me camrada j'ero d'sevissi fora , e i lôma  vist niente.

Gep:              (descrivendo) Turch... can gross.... anrabià... am ... am... a mordia tuti... Tuti scapavo ... scapavo can.. Can an vén ancontra... Da le fnestre tuti crijavo.. Tiro causs, e am scapa sôco d'ant ii pé.. ciapa can sle stomi... Can ciapa sôco e mordija, mordija... Mi anlôra (alzando il bastone che avrà trà le mani) patasach! patasach!.. dôe bastônà... Can robatà per  tera, e cain.. cain...... peui tôrna ausesse ... Bôca larga, batija i dent..... Ven ancôntra, e mi patasach, patasach!... Daine dautre dôe....... Anlôra rubata d' pianta e mi daje...... daje..... e can, cain.... cain......  tira causset...... cagnass mort ! (ride)

Morotti:         Ma bravo... E anlôra tuti a sôn surtì fora, e a l'han fate d'elogi, d'regai, a l'han date d'sold, e anssi i sai   'd co ch'a  j'e staje na fia ch'a l'ha fate quaicosa d'autr... Neh? Cônta 'n poch.

Gep:                (ridendo)Ah! im ancalô pa...

Morotti:         Im ancalô bin mi... A l'ha fate 'n basin.

Gep:                (segnando la guancia) Sì.... sì....  Basin bele sì...

Morotti:         E a l'é bel côla fia là  (indica Marieta).

Contadine:     (ridono)

Marieta:         Eben.. sissignôre ! I l'hai prope basalo. E ant côl môment i l'avria fiña spôsalo, forsa ch'a m'è smiame belv !

Contadine:     (ridono) Oh!.. oh!.. bel! bel ?

Marieta:         Si ! pì bel che tute noi autre, përchè mentre che noi sôma scapà, chiel a l'ha salvà l' pais da tante e tante disgrassie.

Morotti:         Brava Marieta ! it l' has rason. (a Gep) E peui, cônta 'n poc... e dël can, peña ch'it l'has massalo?

Gep:              (riprende il racconto) Peui ciapa can gross per la côva e tira... tira per 'l pais. ( ciò facendo si troverà presso una sedia sulla quale, a questo punto, due contadini lo fanno sedere, poi lo alzano di peso).

Contadini:      (gridando)Viva Gep!

(la musica riprende la monferrina alla testa della comitiva, indi le donne , poi Gep , portato dai contadini escono allegramente dal fondo gridando e ridendo).

Tomà:           (ridendo e guardando dietro alla brigata) Ah! ah! ah! Ma s'a sôn nen mat côj lì ai na j'é pa gnun gnanca al manicomio

Vallardi:         Giôvo, ardì, pien d' vita; a fan benissim.

Morotti:         Sa! Un mes liter , Tomà !

Tomà:           Ch'a s'imagino!(via in casa).

Morotti:         (guardandogli dietro) Fa 'l piasì, prëstie n'euj, che ghërssin ! (ride) Se l'me pover Martin a l'aveissa da pôrtese n'sela côl elefant d'un ostô, a lavria pi nen tant giget... Ma sasstô nen che se chiel'lì a cress ancôra an poc a finiss për ....

Vallardi:         A finiss për piesse  'n côlp, e rësté sech côme un ciò. Ventrìa, mentre cha l'é ancôra a temp, trôvé la manera d'aresté côla pinguedine....

Morotti:         (serio) Dis? Sôma giusta an dôj: arestômla nôi.

Vallardi:         (ridendo) A saria n'arest d'neuv gener!

Morotti:         Ma a saria ancora nen l'maximum d'ij arest ch'a peussa fé n'carabinié.

Vallardi:         E qual ch'a saria stô maximum?

Morotti:         Côl d'aresté n'treno diret mentre ch'a viagia.

Vallardi:         Oh! Antlôra ai na j'é un autr pì impôrtant ancôra . Côl d'aresté 'l fià.

Morotti:         Oh! a j'é d'co 'l so carabinié anche për lon. 'L tërdes da taroch! Butje n'alum an testa e che pi bel carabinié che col... A j'é pi gnun ch'ai scapa.

Toma:           (ritornando con bottiglia e bicchieri) Ecco servija la reale benemerenza.

Vallardi:         Ma vëde nen, cômpare Tomà, ch'i feve balé tant ' l magasin dle tripe ch'a smia 'l mar  an burasca.!

Tomà:           Oh! bel côl mar an burasca! e côl magasin dle tripe! (ride forte da versare il vino).

Vallardi:         (prendendo la bottiglia) L'é mei ch'i la pija mi la bôta, del rest vôi i spatare tut l'vin.

Morotti:         (segnando la casa di Fransesch) E Giovan? Côma ca stà côl pover vej?....

Tomà:           (serio , scuotendo il capo) Eh! ... për côl-lì .. Anche  'l medich a dis ch'a tira a lunga fin ch'a peul, ma ch'a j'é pì 'nsssuñe speranse.

Vallardi:         Eh! na famia bin desgrassià.

Morotti:         E d' gent ônesta e brava e d'bôn cheur!

Vallardi:         Eh! s'a fussa nen d'côla contravenssiôn...

Morotti:         E che contravenssiôn! Porto d'armi abusivo in tempo di divieto... e peui a j'é ancôra le circostansse agravante .. le vie di fatto..... le minacie...

Tomà:           Eh!....eh!... un brut afé; un brut afé...

Morotti:         E già che d'bel a  j'é gnente, ma gnanca a j'é gnente d' brut! E bele sì, sì ch'a sarìa l'caso d'invoché côla " forza irresistibile", ch'a decanto tant j'avôcat! Bracônié, cassadôr apassiônà, ancôra giôvo, un om che fiña da cit a l'ha sempre fait côl mësté, ch'a l'ha 'l fusil tacà d'sôra del let.... la  "Gloriosa" a dôi pass 'd distanssa ; ch'a s' ved a  passé ii sibjé d'sôra d'ii côp.. a l'é na frev... A bsogna esse cassadôr per capilo.

Tomà:           E tant la multa a sarà grossa?

Morotti:         E.... côn le speise... j'avôcat... eccetera, a s'la gavrà côn poc, s'ai daran tersent lire.

Tomà:           Oh ! Mi! Mi povr'om!..... Ma côma ch'a fassa? A fito sì da mi e am pagô gnanca l'afit d'cà! a n'han gnun e a la fin dël meis i sarai costret a licensieje.

Vallardi:         Da si eut di?....

SCENA 2a

(Fransesch dalla sua casa e detti)

Morotti:         (vedendolo) Ciuto!.. A j'e Fransesch.

Fransesch:     (tipo di cacciatore sulla quarantina. Simpatico, barba completa, fisionomia scomposta dal dolore. Il suo volto è sofferente, l'occhio pensoso e incavato. E' pallido e smunto. Viene fino in proscenio; siede poi, sospira profondamente) Ah! i l'avia franch da bsogn d'un pò d'aria libera. Côl povr vej a s'è andormisse. Teresa a j'é tacà e mi peus vnì a respiré n'poch d'aria bôña. I n'hai tant dabsogn!

Morotti:         (che nel frattempo avrà parlato con gli altri due segnando sovente Fransesch, dice a Tomà) Ciamelo, ciamelo; peui andé a pié na bôta d' barbera, d'côl vej...

Tomà:           Ma volonté  (va da Fransesch).

Vallardi:         L'hasstô fait atenssiôn , Morotti , che l'ostô a rii pì nen!

Morotti:         A l'é 'n brav om, d'cheur.

Vallardi:         Ma a piôra nen....

Morotti:         E falo da bsogn d' piôré për avei d'cheur? Generalment côl ch'a piôra d' meno a l'é col ch'a seufr d'pì.

Tomà:           (che avrà parlato con Fransesch segnando i carabinieri)Andôma là, Fransesch... un bicer d'vin an bôña cômpagnia a fà mai mal.

Fransesch:     No grassie .. im sentô nen dabôn.

Tomà:           I veule dunque rifudé l'invit d'coi bravi militar? 

Morotti:         (si alza e viene verso il bracconiere)

Fransesch:     (si alza e gli porge la mano)  Oh no i sôma trop amis...

Tomà:           (va in casa a prendere il vino, che porterà a tempo e verserà senza interrompere il dialogo al quale prende viva parte).

Morotti:         Andôma, Fransesch, un bicer d'vin e dôe ciance..

Vallardi:         E... côrage..(gli stringono la mano. Fransesch siede tristemente, appoggia la testa sul tavolo e piange).

Morotti:         Côrage... eh! Fransesch .. sôma omini o masnà?

Fransesch:     Sôn omo, sôn pare, sôn fieul, ma i na peuss franch pì.

Vallardi:         A valo nen mei vost pare?

Fransesch:     Andarà mei quand ch'a sarà lassù...

Vallardi:         Oh ! ma andôma!  Fin ch'a j'è d'fià, a j'è d'vita.

Fransesch:     (cupamemte) E se mi dôveissa un poch esse arestà?!

Morotti:         Veule già mandé 'l chér dnans ai beu?...

Fransesch:     A l'é la terssa volta che 'l Pretôr, për sôa bôntà, am acorda la proroga al pagament d'la multa; ma côsta volta a l'ha propi côntamla ciaira, ch'a peul pì nen e ch'ii penseissa a le cônseguensse ... Penseje? ..(tristemente) a le bele pensà... Subije!(bevono).

Morotti:         Ma a proposit; mi sôn ancôra nen arivà a capì côme vôi, côsì prudent, 'l pì brav, cassadôr, 'l bracônié  pì pratich dla valada, e perciò n'om pratich dle leggi, i l'abie pôdù lasseve tiré andé a cassa ant un recint, an temp d' cassa prôibìa e sensa port d'armi. Ma scoseme; a bsôgnava franch ch'i l'aveisse përdù la testa.

Fransesch:     (fissandolo) Oh! il l'avia a post la testa. Na seira J'era lì ant l'ajra côn la testa apôgià a la travà, quand chi sentô na vôs ch'am ciama: -Brav om, elo sì ch'ai stà Fransesch Arnati 'l bracônié ?- I sôn bele mi, ii rispôndo, aussandme.- I l'avria da bsogn d' parleve.- Ch'a parla pura.- S'av rincress nen j andôma sì a l'ostarìa, che an beivend as discôr mei- côma ch'a veul - e ii veño apress. A l'era già scur e ant l'aria l'avia pa pôdulo vëde ben; ma rivà bele sì.... ecco precisament a côsta taôla, 'l sgnôr a l'é stasse dov'a l'é stà chiel adess, monssù Morotti; Tomà a l'ha pôrtà l'ciair, e alôra im vëddo davanti un sgnôr tut lon ch'as peul disse d'elegant e simpatich; e voi, Tomà, peule dilô s'a l'é vera.

Tomà:           Côrnacc!  a l'ha cômandame na famôsa bôta d'bareul.

Morotti:         Ma chi ch'a l'era?

Fransesch:     Për mi lô sai ancôra gnanca adess...

Morotti:         E i l'avie mai vistlô prima?

Fransesch:     Mai, an vita mia...

Morotti:         Gnanca vôi Tomà ?

Tomà:           Da dop ch'i l'hai dailo a baila...

Morotti:         A l'é drolo!... e peui?

Fransesch:     Dop, Tomà a l'ha pôrtà 'l vin e a l'é tôrnà an cusiña; e côl sgnôr a s'avsiña a mi e lì sech ,sech am dis:- Veule guadagné dôi o tre biet d'sent lire?- Capirà mi sôn rëstà lì e aussandme  a metà, i l'hai dije: - Ma ch'am  scusa,  'l sgnôr... guadagneje?... ma ant che manera? - Oh! bela côn la vostra professiôn. - Côn la cassa? - Si - Ma fôrsse 'l sgnôr a sa nen che adess la cassa a l'é proibija... - A le corte, se vôi për saba im feve trôvé na dôseña d' pernis, quaich bëcassa, e quaich levr, i guadagne dôsent lire...Ma ch'a scusa! ... - A le vera; i l'avia dit tërsent.... sté tranquil che gnun a na savrà d' niente... a devo serve për un gross disné ch'ii dôma al Ministr d' Grassia e d' Giustissia ch'a lé d' passage...

I Carab.:        (si guardano attoniti)

Fransesch:     ... e s l'han indicame vôi, brav cassadôr, pratich e côn   'l recint sl'uss.. 'L teniment dla "Gloriôsa" vôi deve cônosslô branca për branca... dunque la fatiga a l'é poca... - E, senssa deme temp a rispôndije, am buta an man un biet d'sent lire, disendme: - Ecco sì la capara... Saba quand ch'i mandrai a pié la roba , i ricevreve le autre dôsent lire, riservandme sempre, s'i l'avreve faita boña, a deve na gratificassiôn. - Ma mi i peuss nen; a le prôibija!

I Carab.:        (secondano Fransesch nel racconto con controscena).

Fransesch: E anlôra chiel, butandme na man s'la spala: - Tropi scrupôi, me car... Lon che vôi av ripogna d' fé na volta, tanti a lô fan tuti i dì; e, s'iv lô dijô, a lìé përchè ch'ì lô sai. - Tërsent lire a le na bela sômma per un pare d'famija ! - E a le andassne via senssa gnanca pì spetè la risposta! Mi pôdìa corrie apress, rendie i so dné, ma le ultime parole d'côl sgnôr a lavìo  anciodame a sta mira. Mi pensava: Sent lire! cioè tërsent lire... pover me pare, povra Teresa ! Ma lon a l'era na risôrsa per tuti nôi.. Ed ecco come certe volte 'l bsogn, la fatalità a côstringio un om a cômëtte d'assiôn che…... (si ferma strozzato dalle lagrime).

Morotti:         Là, là ... calmeve adess... e i seve peui andaje?

Fransesch:     La Gloriôsa a l'é diritura un vivié d'animai e an poch temp, fasendla franca, i pôdia prôcureme tut lon ch'am ocôrija...

Tomà:           Già, già. A l'era propi question d' fela franca. Se anvece ch'a s'tratava d'un pover pare d' famija, ch'a lô fasia per bsogn, a fussa tratasse d'un d' côi birbant ch'a lô fan per mesté, per rapina, a l'é pa vera, seve, ch'iv trôverie ant le angustie ch'iv trove. Ma le levr e ii sibijé,  ch'a mangiô i sgnôri a Turin, d'andôva ch'a veno se nen dai recint? (scaldandosi) Ma bele a mì stamatin a l'han pôrtame na famôsa... (si ferma di botto guardando i carabinieri).

Morotti:         Na famôsa..... cosa? Cosa??

Vallardi:         Cosa eh?

Tomà:           (ride) Na famôsa galiña faraôña.

Vallardi:         (malizioso) Im tnireve le piume dla côva d'côla galiña.

Morotti:         No.. no... a mi im tnireve le piote për gavé la sabiôniña d'an sla taôla e im dareve la pel per feji ne stômiet a mia mare st'invern...

Tomà:           (ride) eh !...eh!...

Vallardi:         ah!...ah!...

Morotti:         Già... (ridendo) Lassomla beuje.

Tomà:           (subito) Ebin, Fransesch, seve peui andait?

Fransesch:     I l'avia gnuñe autre strà, ma a j'era però un'idea ch'am cônsolava, e a l'é che ant ii bosch i l'avria trôva Andrea, la guardia del recint... Ah ! i sôma côme fratei e i l'avia côntaje tut. Difatti, apeña intrà 'nt'l bosch, dôi côlp d'fusil am averto dla sôa presenssa. Oh! i la cônosso la vôs del sò fusil e im falissô mai! . A dev esse Andrea ch'ai tira a le vôlp; e im butô a l'opera e i sôn stait fôrtunà al punto che ant dôi ôre circa l'avia già radunà tant da sôrpassé l'ordinassiôn d'côl sgnôr; e mentre ch'i j'era lì ch'i fasìa n'anlup d'tut ansema, i sento ant la brughiera un can ch'a côr. Oh ecco Fido, l'can d'Andrea, e i lô ciamo fort: Fido, veñ sì Fido! - A l'é nen Fido, a l'é Leôn, am rispond na vôs rauca da daré dle spale; im volto... A l'era la vôs dl'unic om che forse am odia a côst mônd, I j'era propi nen falime. 'L fusil a l'era propi col d'Andrea ma ci ca lô portava a l'era Tita.

Morotti:         Tita?

Tomà:           Si Tita Rônsa 'l campé dla Gloriôsa.

Morotti:         Cosa? Côla bruta chigna ch'i peus nen vedde? !  A l'ha mai fame gnente ma... E che môtiv halô da ôdieve?

Fransesch:     Un môtiv semplicissim. I j'erô tuti dôi añnamôrà dl'istessa fia, e adess côla fia a l'é mia fômna, Teresa.

Tomà:           Già; përché Teresa l'ha preferì Fransesch, Tita a l'ha giurajla e a bsogna propi ch'a vadô a incôntresse 'nt 'l bosch.

Fransesch:     A l'é capitaje 'l balon sël brassal; ma a peul ringrassiè me pare vej e malavi e le mie masnà; del rest a lé  prô vera che un d'nôi  dôi a sortìa pà viv da là drinta!

Morotti:         Là, là! E a l'é chiel ch'a l'ha fave la contrvenssiôn?

Fransesch:     Na  vera infamia! - Finalment i s' trôvôma, me car galantom, am dis, finalment i peus feve passé côla boria, me bel bracônié!   E Teresa i veui ch'a s'ricorda 'ncôra na volta d'côl farfo d'un Tita, che për chila a l'avria fait môneda faussa. Leôn ! su! Côrage, to dôver! - Leôn a l'é 'n cagnass mastin, aut parei (segna) ; cissà dal padrôn a s'aventa côntra d'mi. - Leôn!, ii crijô, cos' fastô? - La povra bestia a cônoss la mia vôs; a s' ferma sul post, am nufia le gambe e a dà man a bogé la sôa  grossa côva, a 'm nufia la giaca , e a furniss për pôgeme le dôe piote sle stomi, lavandme la facia e le man e fasendme mila feste. Tita a lera livid da la rabia... Ambranca l'can për 'l côlar e a lô sramassa a tera; e peui côn n'acent pien d'odio, am dis: Vôi i seve lon ch'a v' tôca. - I lô sai, ii rispôndô mi... feme pura la côntravenssiôn, i seve ant ii vostri dirit; e m'ancamiñô për andemne. - Dé sì côl fusil, a crija Tita, fasend un pass vers mi. A côle parole volteme e buteme an guardia a l'é stait un lampo. - Mè fusil?... Guardé pitost i lô  fas ant sent mila toch sôt ai me pé ! I seve ch'i sôn, cosa ch'i fass, dôva ch'i stagh; fé 'l vost dôver e mi portrai la peña dël mal ch'i l'hai fait; ma, fin che mi sôn viv, sto fusil a bôgia nen da ste spale. Tita a tenta tôrna d'avnime ancôntra, mi tôrno a buteme an guardia; e... anlôra vëdend ch'i l'avrìa nen cedula, fasend schërsiné i dent da la rabia, a s'é alôntanasse për 'l bosch... nen prima d'aveime crià d'ogni sort d'imprôperi... e mi tut i l'hai travôndù... i l'avia tort!  Ma quand che la sôa bôca a l'ha prônunssià  la parola "lader" oh! anlôora l'é stame impôssibil a frené lon ch'i sentìa si n'drenta. I sôn vôlà a'l fusil, l'hai armane 'l grilet, e adess Tita a saria là, côn la testa fracassà se, da vigliach, côma ch'a l'é, a fussa nen sparì ant 'l bosch!

Morotti:         Là a l'é mei mei ch'a sia andaita parei.

Fransesch:     Apeña arivà sì ant l'aira im  sento a tôché ant le gambe ; a sañne chi ch'a l'era? Leôn.

Morotti:         'L can?

Fransesch:     Sì. 'l can ch'a l'avia piantà Tita për vnime apress a mi; a l'era tut quacc, malinconich.. a smiava quasi ch'a vôreissa ciameme scusa d'nen aveime conôssù ant 'l bosch.

Morotti:         Povra bestia ! A l'é propi vera che certe volte le bestie a l'han pì d'cheur che i cristian.

Rico:             (dal cancello della casa) Papà, papà, j'é mare ch'at ciama... (Rientra in casa)   

Fransesch:     (alzandosi) I vad subit:

Vallardi:         Ancôra na gôssa..

Fransesch:     No, no pì nen! am faria mal... ch'a scuso...( si avvia).

Morotti:         (si è alzato, lo accompagna facendogli animo e stringendogli la mano)Animo su! môstreve nen tant abatù.. feve côrage...

Fransesch:     (fermandosi) D' côrage? Oh! d' côrage i n'hai prô; ma adess, ch'a guarda lì.. Opaghé tërsent lire o la përsôn!(via in casa).

Morotti:         (ritorna al tavolo)

Vallardi:         Pëcà ! Ecco n'om ruvinà.

Tomà:           A peul prô dì n'intera famija ruvinà .(si batte nell'osteria). I veñô ! i veñô ! Oh ! côma ch'a picô! I volô! (alzandosi) I volô ! Ma a smia ch'a siô dasse la parola d' vinì a rômpme le scatôle a mi.. (si seguita a battere e chiamare più forte)Côrnacc! A j'elo gnun d'autri ostô ant 'l pais !? (si batte ancora più forte) Oh ! ma ii bôttrai d'acqua 'nt ël vin. I volô, i volô!(via nell'osteria).

Morotti:         (ride) Bel tipo d'un ostô: Mi lo ricordrai për un pes. J'auitri a s' lamento ch'ai mancô j'aventôr e chiel sì as lamenta ch'a n'ha tropi.

Vallardi:         Dunque it na vas a cà a l' ômbra dla tôa ciabota?

Morotti:         Davsin a la mia veja...

Vallardi:         E tacà ii côtin dla giôvô..

Morotti:         Natural ! A sôn sinch ani che le Regie Poste a travajô për nôi e am pijô  quatr sold për pôrteje le espressiôñ pi sincere, i cavei, le viôlëtte. Adess la Quaresima di Galeazzo a l'é ôra ch'a fornissa e ch'ai cômenssa 'l Carlevé.

Vallardi:         E quanto prima të studieras la teoria dla paternità

Morotti:         Lô spero; ma nen tanta roba... un paira .... un mascc e na fumela ... për cônservé la rassa d'ij Morotti.

Vallardi:         Già, già.. j'autri  t'ii tniras për cômpiacenssa.

Morotti:         E... s'a veñô... për forsa! Am serviran d'riserva... Ma ai veul d' sold për manteñe na famija. Adess che mia mare a riva da Susa, ii cônsëgnô stà busta côn tërsent lire(gliela mostra) e la mia cassa matrimônial a côntrà peui un fôndo 'd dôdes mila lire.

Vallardi:         Per Bacco! a l'é già na bela sômma.

Morotti:         L'é stait un impegn, na testarderìa. Quand che mi l'hai cônossù Maria, chila a l'avia ses mila lire 'd dote. Mi possedìa quaicosa, ma bin poc... Cosa veustô? Mi l'hai prôvà dë scrupôoi, am smiava che j'amis, i parent, ii stessi cômpagn d'caserma a l'aveisso da chërde che l' mè matrimoni a fussa na specôlassiôn për taché l' mè capel atacà al ciò. Lôlì am piasia nen! L'hai pià a quatr eui mia mare e Maria e l'hai faje un giurament al qual l'avria nen mancà për niente al mônd. L'hai dije: Ecco, fin a tant ch'i l'abia d'co nen mì ses mila lire parei d 'Maria, non si parla di matrimonio. - Oh! ma ... bônom.., l'han rispondôme lôr.- No,no !  I  veui parei; s'ai mancheissa dôi sold, për dì, niente matrimonio. - Basta, a l'han acetà, e adess côn côste tërsent lire la mia dote a l'é faita.

Vallardi:         (alzandosi con caricatura) Signorina Morotti, i miei complimenti.

Morotti:         (imitando la voce di donna) Prego prego capitano, non mi faccia il giavano. Aspirerebbe forse alla mia dote? Mi spiace, sono impegnata.

Vallardi:         Che dërmage !(siede).

Morotti    : Côsti dnè i l'avrija portaje bele mi al pais, ma sicôe mia mare a l'é andaita a la fera a Susa, stasseira ch'a tôrna a cà, ii consëgnô a chila.

Vallardi:         A dev esse bôña côme 'l pan.

Morotti:         Oh! d'pì a pôdria nen esslô. Figurte ch'a vôria ch'ii deissa i sold stanmatin! Mi l'hai risponduje : Già! për ch'av ii robô a la fera?- E chila: I vôrria vëde anche côla ! Rôbeje i sold a la mare d'un carabinié!

Vallardi:         Ma! Ti beato! parola d'onôr ch'am rincress a vëd-te a parte: Un vei brav cambrada parei d'tì!

Morotti:         E a mi nen? T'pensi forse, perchè a cà am speta la felicità, la pas, la famija, che mi senta nen na spiña ant l'cheur, pensand ch'i devô lassé i me cambrada e specialment ti e côl brav marescial Gidotti? Sôn tanti ani ch'i vivôma ansema... Ma però sicôme mi sôn l'prim ch'i fôrmô l'nì, i veui na prômëssa da vôi autri..

Vallardi:         E quala?

Morotti:         Ch'i veñe a passé côn mi 'l bel dì d'le mie nosse e peui ch'i veñe a trôveme sôvens... ant la ciabota dël vei cambrada. Oh! a j'é pa d'lusso, sasstô! A l'é na cita cà côn la sôa aira , l'sò ort, andôva ch'a 's peul sempre trôvesse dôi bei pôvrôn, na bela saladiña, quaich tômatica e quaich siôlot da mangiè ant l'euli con dôi euv; për la côrt peui ai saria quaich picatera, quaich bel pôlastr da tireje 'l col...

Vallardi:         (si avvicina premuroso a Morotti, accennando col capo che và bene)

Morotti:         Ah! ah! Lon at tira la gôla neh? Basta , i 's etruma là sôtt al pinacôl, i 's butrôma dacant na -mesa dôsena, magara na dôsena d' liter al fresch e i beiverôma e i mangërôma alegrament, ricôrdand ansema j'ani passà, ii pericôi avù, le gioje, le sôdisfassiôn,(facendosi serio) ma i cerchërôma d'lassé da part certe scene, ant le quai nôi  a bsogna ch'i dësmentiô d'esse omini për mach pì ricôrdesse d'esse carabinié , ch'a bsogna ch'i dësnentiô che sì sôtt a la tunica i l'ôma un cheur ch'a batt, për mach ricôrdesse che sôtt'a le faudiñe i l'avôma le manëtte e dacant ìl revolver...... It na ricordi neh? quand che ant le valade d' Gerlet i l'ôma tnuje pé a côi set bandì ? ... I j'erô ferì, strach, rôtt, ma tre d'côi assasin a l'han môrdù la pôver sôtt'ai nostri revolver e j'autri i lôma arestaje la matin dopô. Ma sì che dop anlôra , di man an man ch'i na vëdia a casché un, i disia tra mi: Eben, ch'a sia! I l'hai massà n'om, ma i l'hai fait 'l me dôver, l'hai purgà la sôcietà da un baloss, da un lader.. e j'era ôrgoliôs anlôra.... Ma quand che st'om, stô  istess carabinié a l'é ôbligà  'l dì dop, fôrse la seira istessa a intré ant na sufiëtta, ant un pover tuguri, dôva tut a l'é miseria e desôlassiôn e a l'é ôbligà a s-cianché dai brass d'la fomna e d'ii fieuj un pover pare d'famija, forse pì dësgrassià che côlpevôl; quand ch'a 's ved  d'antôrn côi pover cit, livid për lë spavent, maire, côn j'eui bagnà da le lacrime, ch'a implorô pietà a man giônte, ch'ai dijo: No ! per carità ! ch'an porta nen via nost pare, ch'a l'é l'unica nostra risôrssa, la nostra afessiôn.. Ma anlôra noi 's sentôma cômoss, nôi i  la capiôma  tuta la prepôtenssa  d' côl dôlôr, l'imensità d' côla disgrassia; ma nen sôlament nôi pôdoma feje gnente, ma a bsogna ancôra ch'i usô la forssa côntra la preghiera, 'l diritto côntra le lagrime... ah ! anlôra a s'ha bel esse fort, côrassà, gigant , carabinié fin ch'it veule , ma quand che 'l cheur a parla, a parla!!!

Vallardi:         Eh ! si..

Morotti:         Mi ciamo mach na cosa; i l'hai ancôra des dì da filé; i prego Dio ch'am fassa pì nen vëde d'côste peñe.

SCENA 3a

(Marescial e detti, indi Tita e Tomà).

Marescial:      (entra dai cancelli bruscamente. Viene sino alla casa di Fransesch, la guarda tristemente, scrolla il capo, poi s'avanza verso i carabinieri).

Vallardi:         (con Morotti appena visto il maresciallo si mettono in posizione)

Marescial:      Comôd .. comôd.... ch'a veñô subit an caserma ch'i l'hai da deje quaich ôrdin(ripassa dinnanzi alla casa di Fransesch e la guarda fermandosi ancora e poi esclama) Ah! côntacc , côntacc, côntacc.!(via dal fondo).

Morotti:         A dev essie quaicosa d'brut përché 'l marescial a l'ha dit tre côntacc.

Vallardi:         Na quaich trôtada an campagna.

Morotti:         A sarà; ma l'cheur am dis gnente d'ben. (escono dal fondo dietro il maresciallo).

Tita:              (partiti i carabinieri esce  dall'osteria. E' un uomo sui quarant'anni, abbastanza bello , ma pallido in viso e con lo sguardo sospettoso. Fissa a lungo la casa di Fransesch con uno  sguardo di triomfo, indi siede). Sì i sôma ai primi post e da sì i pôdrai godme tutt 'l spetacôl, ch'a tarda nen a cômenssé. L' ôrdin d'arest a l'é già arivà... a l'ha assicuramlô adess l'Cancelliere. Na bôña bôta e ch'a la vada(batte con uno scudo).

Tomà:           (di dentro) Cosa j'elo ? Cosa ch'a jé(esce) Cosa veule? (lo fissa) Ah i seve voi, Tita?

Tita:              Si, i sôn mi e an pel, carn e oss.

Tomà:           (da sé) Quand a s' vedd a spônté le crivele, l'é segnal d'maleur.(forte) Cosa veule?

Tita:              Na bôta d'bônarda veja.

Tomà:           Va ben; a sarijlô nen mei ch'i vneisse a beivla drenta?

Tita:              E chi sa l'përchè ?

Tomà:           Fransesch a l'é intrà ant cà dla minuta.

Tita:              Bravo! Chiel a l'é a sôa cà e mi sôn a l'ostô, dôva, pagand i me dné, i sôn padrôn de steje fin ch'am pias... Dël rest, sagrineve nen, che mi i l guardô gnanca. Stasseira  ai daran na certa gata da pent-né...

Tomà:           (da sé) Basta ch'at la dagô  nen a ti la gata da pent-né(forte) Côma c'hi veule(entra nell'osteria e torna con il vino)

Tita:              I veui avei la sôdisfassiôn d' vëde côl ôrgoliôs a seurte da sôa cà, grôpà an mes ai carabinié e la bela Teresa disperà a ciamé misericordia, ma inutilment.

Tomà:           (mesce il vino a Tita poi rientra).

Tita:              (alterandosi) Ah ! ant 'l dì dle vostre nosse i seve passà davanti a la mia ciabota, tnisendve sôt brassëtta e rivà an facia a la mia porta i seve basave. I j'era daré dle gelôsie, i l'hai vistve... e im sentìa a sôfôché da la rabia e dal dôlôr. Gnente a l'ha cômovute, mia bela Teresa; i l'hai pregate an ginôjôn, piôrand, d'avei pietà d'mi e 't l'has rispôndume : mi ii veui ben a Fransesch.. i sposrai mach chiel. T'l'has spôsalô, t'l'has preferilô? Eben, adess it vëdrass che farsa ch'ai faran.

SCENA 4a

(Gep dalla strada a detto, indi Teresa.)

Gep:              (con bastone) Andôma 'n poch a tireje d'acqua a barba Tomà. (vede Tita e si ferma) Ma a l'é prope Tita... Teh ! a l'é vestì da festa... A l'ha né la blôss né la placa da campé.

Teresa:          (esce di casa con ampolla in mano e perla di dentro)  Sì, sì, pare... i mandô a pievlô subit:(chiude la porta) Madona santa ! e côma fé? (vedendo Gep) Oh ! Gep! giusta vôi ch'iv sercava.

Gep:              I l'eve mach da dì lon chi veule, Teresa.

Teresa:          (da sé)  Ma senssa dne coma ch'a s' fà ? (forte) Tentôma... Gep, andé dal farmacista e dije ch'av ampinissa st'amôlin 'd tamarindi .. Adess me omô a le nen  ant cà, ma quandi ch'a veña ii portô subit i sold.

Gep:              Oh! s'as trata mach d' lon, i vadô subit.. ii sold ii butô bele mi e vost Fransesch am j rimborserà peui  (si incammina indi ritorna) E vaire ch'a côsta 'l tamburlindo ?

Teresa:          Ses sold.

Gep:              Oh bele rafé! L'hai autr che lon mi ! L'hai ancôra tuti i sold del can.. i seve ben... Cain, cain!... Lassé fé da mi, lassé fé. (via dal fondo).

Tita:              (sentendo Teresa si è voltato con emozione; partito Gep batte sul tavolo leggermente con lo lo scudo dicendo) I l'eve dit la busìa, bela Teresa, a dì che vostr omô a l'é nen ant cà.

Teresa:          (fermandosi) Côsta vôs...

Tita:              A saran magara i ses sold ch'a sôn nen ant cà.

Teresa:          (riconoscendolo) Tita!... (per partire).

Tita:              Senssa compliment.. (facendo suonare lo scudo) S'i l'eve bsogn d'quaicosa per vôi, bela Teresa....

Teresa:          (con fierezza) I veui pà anvelené mia famija...

Tita:              Oh! scapé nen! che paura! I veui pa pì spôseve, benché, s'i podeise, adess lo farije bele vôi 'l barat.

Teresa:          (sprezzante) Guardé ! Se me omô a vneissa a cà côn le man sporche d'sangh e am dieissa: Teresa ! ant un môment d'ira i l'hai massà n'om, eben, anche anlora i preferirìa me Fransesch a vôi, che për una bassa e brutal vendeta i l'eve butà a la disperassiôn na povra famija. Ah... ma pieve guarda che Dio a paga tard, ma a paga largh   (rientra fieramente in casa).

Tita:              Bôndì bela Teresa, e dësmentieve nen d' feve dé i ses sold da vostr omô për deije a côl imbecil. (volgendosi)  A l'é andassne... Eh ! a l'é ben giù d'corda côla dona. Ma a l'é giust l' prôverbi: chi è causa del suo mal pianga se stesso.

SCENA 5a

(Morotti. Vallardi, Tita, Gep e Tomà)

Morotti:         (con un plico) No, guarda, côsta a l'é na vera fatalità ... A smijlo nen faita a posta ?!

Vallardi:         (dietro Morotti che è entrato dal fondo).

Morotti:         Mach un môment fà it disìa : l'hai pochi dì e spero ch'am rivrà pì gnente; ecco che l' marescial am'incarica mi d'....

Tita:              (da sé) J' angei custodi a sôn pôrtasse sla linea.

Morotti:         (vedendo Tita) Chiel' là a l'é bin Tita... 'l guardia cassa d'la Glôriosa ?

Vallardi:         Già ch'a l'é chiel ; côl ch'a l'ha faje la côntravenssiôn a Fransesch.

Morotti:         Cos' veullô dì la sua presenssa bele sì? A ven mai da côste part... Ch'a l'abia nufià dl'arest ?...

Gep:              (entra con bottiglia e bastone, contando i denari) O ch'a l'ha damne d' pì, o ch'a l'ha damne d'meno; i veui vëde 'l me cônt(và a sedersi in fondo).

Morotti:         (a Vallardi) Avert Tomà che fin tant che nôi i sôma sì, a lassa intré gnun ant la cort dl'ôstarìa . Ti fà altretant da la part dla strà. Sì i bastô mi. I ciaprai a quatr eui Fransesch e ii significô 'l mandato. D' altronde  per chiel a sarà pì nen una nôvità, ma i pensô a côl pover môribônd, a côla fômna, a côle masnà ...(si ferma commosso) Va, va; ant 'l cas , it ciamô.

Vallardi:         (via dall'osteria).

Tita:              (da sé) Cos'  diaô falô la Benemerita?  Ai veul-lô tant a buteje le manëtte?

Morotti:         (andando al tavolo) Bôndì Tita.

Tita:              Oh ! caro Morotti! Ebin e la salute? Veullo Beive? Ch'a speta.... Tomà, 'n bicer!

Morotti:         Grassie, grassie ! com' s'i l'aveissa acetà. Pitost iv pregherìa d'un autr piasì. Ch'i laveisse la compiacenssa d'intré per quaich minuta ant l'ôstarìa. Sì i l'hai da fé...

Tota:             Già, già; ma sicôme per mi a l'é pi nen un segret e i sai già d'lon ch'a's trata... e peui mi impedissô pà che la giustissia... ansi s'à ôcor...

Morotti:         A ôcor gnente d'autr che iv na vade.

Tita:              Oh ! côn le bone! La conossô anche mi la legge...

Morotti:         Eben, se la cônosse tant mei.

Tita:              Sì i sôma ant un post publich.

Morotti:         L'hai bele capì (impazientito batte sul tavolo).

Tita:              I vad per pura cômpiasenssa...

Morotti:         Tomà ?

Tomà:           (dall'osteria) Cosa ch'a veul?

Morotti:         (a parte a Tomà) I seve lon ch'am toca d' fé...

Tomà:           I lô sai purtrop ! Vallardi a l'ha dime tut.

Morotti:         (forte)  Ben, porté via côla bôta e côl bicer.  Se Tita a veul beive, ch'a beiva drinta; n' bele sì,  no !.

Tita:              Oh ! i vad, i vad.(prende il bicchiere per bere).

Tomà:           (togliendogli il bicchiere di mano) Sì, as beiv pì nen!

Tita:              (per reagire) Oh ! vilan !

Morotti:         (lo ferma).

Tomà:           Se chiel-lì a ven ancôra a beive da mi, ii buto d'gialapa ant  'l vin(via).

Tita:              I vad. (accennando alla finestra dell'osteria) Tant da là i pôdrai vëde tut l'istess. (indietreggiando urta Gep e gli fà cadere la bottiglia) Eh! gavte da  'n mes...

Gep:              (si precipita su Tita urlando con il bastone alzato).

Morotti:         (fermandolo) Cos' J'elo ?

Tita:              Chiel-lì a l'é mat !

Gep:              (ridendo) Mi can anrabià... tuti parei, patasch! patasach ! Dôe bastônà e can... mort! pieve guarda vôi.

Tita:              Vate perde, imbecil !(entra nell'osteria).

Morotti:         Cosa ch'a l'ha fate?

Gep:              L'ha dame n'arbuton e l'ha fame versé tut  'l tamburlindo  'd Teresa (raccogliendolo)

Morotti:         Là, ven sì; va da Fransesch e disie ch'a  j'é sì  fora na persôña ch'a lô speta. Ma disie nen ch'i sôn mi.

Gep:              Va ben .(incamminandosi verso la cas di Fransesch) Ii dijô ch'a j'é sì fora 'l caramônié ch'a lô speta.. ma ch'i seve nen vôi...

Morotti:         Ma no...

Gep:              Ii dirai ch'a j'é 'l caramôniè sì fora.

SCENA 6a

(Fransesch e detti. indi Teresa e i bambini)

Fransesch:     (sull'uscio della casa non visto da Morotti).

Morotti:         Ma no... parlie nen d'carabinié ... Disie: Fransesch vnì fora ch'a j'é na persôña ch'av serca...

Fransesch:     (avanzandosi) Chi  l'elô ch'am serca...

Gep:              (segnando Morotti) L'é chiel... l'é 'l caramônié ch'a veul nen esse l' caramônié.

Morotti:         (da sé) E difatti ant côst môment  i vorrìja nen esslô!

Fransesch:     Mônssù Morotti, chiel am serca, mentre ch'i soma vëdusse un môment fa.(ansioso fissandolo) Ma dunque ?

Morotti:         (si fissano entrambi, poi Morotti fa segno a Gep di andare) Va per i to afé....

Gep:              I vad a porteje 'l tamborlindo a Teresa (si incammina) Che facia arsisià ch'a l'han tuti dôi!(entrando in casa) Teresa, a l'é sì 'l tamburlindô.

Fransesch:     Ma dunque sôn propi nen falime ? A l'é nen l'amis, a l'é nen Morotti ch'am serca, ma a l'é 'l carabinié? ...

Morotti:         Pôr trop! a l'é 'l carabinié(porgendogli una carta da leggere) Ecco, me car Fransesch.

Fransesch:     (leggendo) 'L mandato d'arest ?!(pausa) Trè meis d'carcere? Trè meis?! .... Oh! ma ant côsta manera a l'é pà mi ch'am punissô, a l'é la mia famija ! A mi 'l pan am lô dan, a l'é a le mie masnà ch'ai lô gavô!... Ma anvece 'd trè  meis, ch'am fassô fé un ann là drinta, ma ch'am lassô almenô 'l temp d' sareje j'eui a me  pover pare !(si ferma commosso piangendo).

Morotti:         I seve egôista, Fransesch... e vostra fômna e ii vostri cit ?

Fransesch:     I me cit (vuole entrare in casa e poi si ferma ) Vaire temp l'haine ancôra?

Morotti:         Ma ... verament..

Fransesch:     A l'é per subit ?

Morotti:         (accenna di sì).

Fransesch:     (avanzandosi) Eben... tantô mei. Andôma! chiel , ônest e brav sôldà, ch'à fassa 'l so  dôver da carabinié e ch'a cônsegna stô pover côlpevôl a la sua punissiôn; ma ch'am prômëtta che subit dopô l'omô, l'amis a vnirà a deje la trista nôtissia a la mia povra famija. (si ferma commosso).

Morotti:         (commosso stringendogli la mano, accenna di sì).

Fransesch:     E pensé che tut son a l'é opera d'un vigliach ch'a s' vendica ant una manera côsì... (vede Tita alla finestra dell'osteria; lo fissa) Ma no! Mi delirô pà... A l'é Tita... Là ! a côla fnestra.. (avventandosi trattenuto da Morotti) Ah! miserabil ! It ses vnù sì për gode fin a l'ultima mira ii piasì dla tôa vendeta crudel, për vëde tuti j spasim d'na famija ch'it 'tl'has ruvinà.. Ah! Per Dio ! Veñ sì fora! (si slancia).

Morotti:         Fransesch !? për amôr di Dio!

Teresa:          (con i bambini spaventati escono dalla casa) Fransesch ! Cos' j'elô?!

Fransesch:     (la prende per la mano e le addita il guardiaboschi) Guardlô là, Tita, côl miserabil, che avend savù che ancheui a dôviô arësteme...

Teresa:          Che ?! Arëstete! ancheui...(lo abbraccia spaventata ed i bambini circondano Fransesch piangendo).

Fransesch:     (dopo lunga pausa) Ecco 'l mandato ... Trè meis d' carcere... trè meis! (svincolandosi) Ah ! la mort ch'am dagô, ma ch'a lassô almeno ch'i strangola côl asassin... Ma no! A l'era ant 'l bosch ch'i dovija tirete na s-ciôpëtà ant la testa e gavete dal mônd, miserabil ! Vigliach!

Una Voce:      (dall'interno chiama ripetutamente) Fransesch! Fransesch!

Teresa:          Fransesch ! për carità! pare a l'ha sentì.

Fransesch:     Me pare! (dà in dirotto pianto) Me pare!.... Ch'i lô vëdda almenô për l'ultima volta. (si avvia, poi ricordandosi si volge supplice a Morotti) Carabiniè? am-lô përmëttlô?

Morotti:         (commosso) Andè, andè.....

Fransesch:     Oh! me pare, me pare!  (via piangendo in casa).

Teresa:          (seduta sulla panca piangendo forte)

Morotti:         Corage, Teresa; a bsogna ch'i  n'abie per tuti.

Teresa:          (quasi delirando)  Ma dôva ch'i lo pija e chi ch'a pôdrìa resiste a tanto strassi?... E côi cit senssa cà, senssa pare, senssa pan? - A dev essie un mezzo për salvene, neh? ch'a j'é ?... Oh ! ch'am lô dija chiel lon ch'i devô fé mi për me pover Fransesch, për mia famija, che mi lô farai... mi...(non può continuare).

Morotti:         (commosso) Calmeve, Teresa... Che mezzi ch'i veuli ch'ai sia ? L'unich a sarìa ...

Teresa:          ‘D paghé la côntravensiôn! Tersent lire! ... Ma tut lon che la disperassiôn a peul sugerije a na mare disperà, tut mi l'hai tentalo ! tut ! Ma...

SCENA 7a

(Marescial e detti, indi Rico e Giliola)

Marescial:      (entra dal fondo,  si ferma ad osservare) Morotti ?

Morotti:         (senza guardare) Sëcheme nen!

Marescial:      Morotti!

Morotti:         (voltandosi) Ah ! marescial!(si mette in posizione).

Marescial:      Gnente d'neuv?

Morotti:         Gnente; a meno che...

Marescial:      E... e Fransesch?...

Morotti:         L'hai significaje 'l mandato d'arest e... a l'ha pregame ch'i përmëtteisa d'andé a ambrassé so pare për l'ultima volta.

Marescial:      (burbero per nascondere l'emozione) Natural ! cioé... Côl por diaô a 's treuva a mal partì dunque ?

Morotti:         (commosso) Oh ! purtrop ! purtrop !

Marescial:      L'hai capì, l'hai capì!... E Teresa ?

Morotti:         L'é là ! Sentlô nen côma ca piôra ?

Marescial:      (commosso) I sentô... i sentô..(si porta da Teresa passando davanti a Morotti).

Morotti:         (approffitta per asciugarsi gli occhi. Il maresciallo si volta in fretta e Morotti nasconde comicamente il fazzoletto).

Marescial:      E le masnà?

Morotti:         Povri angelet ! Sôn disperà... an mes d'na strà.... l'pare...

Marescial:      Basta, basta! Uhm! suveve côi eui. Cos diaô l'eve adess?

Morotti:         (confuso si mette in posizione) Sono raffeddato, maresciallo...

Marescial:      Anfreidà ? anfreidà.. Côntacc! che carabinié ! Un bôn carabinié a dëv nen andé sôget a côla sort d'anfreidôr, dël rest a peul andé a risigh për ogni pcita cosa d'esse anfreidà tut l'ann.

Morotti:         Ma l'é che...

Marescial:      L'hai capì tut, silenssio !(si avvia per ritornare) Fé 'l vostr dôver.. feje côrage...

Rico:             (con Giliola dalla casa) Mama, mama! ven prest! A j'é nonô ch'a l'ha sentì che i carabinié a veulô mné via papà e a l'ha campaje i brass al col e adess a dis ch'a veul andé d'co chiel an përsôn côn so fieul (piange)

Teresa:          (desolata entra in casa coi bambini singhiozzando).

Marescial e Morotti: (con analoga sensazione si guardano reciprocamente, alterando il viso per nascondere l'emozione. Il maresciallo passeggia sbuffando, poi si ferma da Morotti).

Marescial:      Cosa ch'i l'eve vôi ch'im guarde d'côla manera ?

Morotti:         (mettendosi in posizione) Maresciallo ! anche lei è raffeddato !

Merescial:      Anfreidà mi ?! Ah côntacc ! Un marescial anfreidà ... Nossgnôr! (si asciuga gli occhi e si soffia il naso) Côrage ! fé 'l vost dôver ... mes'ôra d' temp.(brontolando) Mi anfreidà ? Mi ?... un marescial ?! ah côntacc! (via dal fondo).

Morotti:         (si lascia cadere su d'una sedia) Auff ! i na pôdìja pì... s'andasìja nen via, i s-ciôpava. 'L carabinié a dev nen piôré, a dev nen avei d'lacrime.. Al post dël servel a dev avei un toch d'marmo, al post dl'anima un roch, al post dël cheur un ciapin.Oh ! che bel sôget da museo ch'a sarìa un bôn carabinié ... però 'l maresciall ch'a l'é pì vei e pì gross che mi e spërmija i limôn ch'a l'era n' piasì !

Rico:             (esce colla bimba dalla casa e si avvicina pian piano a Morotti)

Morotti:         E côma ch'a 's fa? Se Fransesch a fussa un birbant, un lader, un assassin.. Ma no ! a l'é n'ônest pare d' famija e...  (si asciuga gli occhi) Assident ! assident.. am tôca a mi... ancôra des dì da fé !

Rico:             (mettendogli la mano sulla spalla) Dunque?...

Morotti:         (alzandosi e mettendosi in posizione) Marescial! (accorgendosi che è il bimbo) Oh ! va al diaô ! (siede).

Rico:             Dunque anche chiel, bele ch'a sia carabinié a piôra?

Morotti:         Bo ! Mi perchè ch'i sôn carabinié i devô pi nen avei 'l cheur e le lagrime ?!

Rico:             Eben, ch'a meña nen via me papà ! Ma salo nen, che se papà a va an përsôn, nono a meuir? E mia mama ?E nôi ?... Già tant nôi i 's tacrma tuti tacà a chiel e côôsì a dôvrà pôrtene tuti an përsôn côn papà!

Morotti:         Tuti ansema? Eh !... na bela partìa d'piasì!

Rico:             Tant nôi i l'ôma pì 'nssuñe cà e papà a disìa mach adess che i so fieuj a saran côstret a ciamè la limosna.... la carità ! La carità ?! oh no, no! Pitost mi e mia sorela i s'campoma ant l'acqua (piange).

Morotti:         (commosso, prende i bambini sulle ginocchia) Ma me cari cit, cosa veule ch'ii fassa? Ma i chërde fôrsse che mi la capissa nen tuta la grandëssa dla vostra sventura? Sôn d'co mi fieul e i l'hai avulô d'co mi un pare, ch'am vôria ben.. prest i l'avrai na fômna e d'cit.. d'bei cit, brav parei d' vôiaôtri (li bacia).

Tita:              (sempre intento a guardare dalla finestra dell'osteria) Oh ! che bel quader! La forssa ch'a basa la debôlëssa !

Morotti:         Ma cosa ch'i veule, care le mie masnà ! I sôma ant un mônd egoista.. Ognun a penssa për chiel... Vaire ch'a spendô ant na minuta lon ch'a bastrìa për salveve ?! Cosa ch'a sôn tërsent lire? Gnente. Epura a sarìjô na risôrssa.. la vita pëôr na povra e ônesta famija !(esaltandosi) Ma chi ch'ai j' ha a s' jë teñ ! Oh a s'è përdusse la rassa d'côi omini d' cheur, ch'a s' cômeuvo a le sventure d'j'autri. Prediché, prediché: Fé d'ben! ma s'ai fussa un ch'a l'aveissa tërsent lire.... (si ferma colpito da un'idea e si alza in fretta. I bimbi cadono piangendo. Si alza) No, no... piôré nen L'hai nen falô aposta . S'ai vneissa quaicadun a smijrìa ch'i l'abia daje... pié  'l saber... dëmôreve atacà al fioch... ma piôré nen . L'aveissa quaicosa.. (frugandosi) Ah le manëtte ! (leva le manette) Guardé che bela dëmôra ? Andé, andé a divertive ant l'ort.(li spinge fuori di scena) Andé! rangiô mi tut  ! Ah bravo, Bërnard ! Na bela idea! Salvé cola pôvra famija ! Le sôe benedissiôn a faran dël bin a la tôa. E Maria ? (si ferma) Maria ch'a l'ha tantô cheur.quand a savrà tut, am sautrà al col e am vôrrà pi ben che prima! I spetrôma ancôra un poch.... ( per avviarsi si ferma) Ma e il tuo dovere, carabiniere? -Ma mi l'me dôver lôfassne fôrsse nen ? Fin da masnà a l'han môstrame che 'l general 'd tuti ii generai a l'avìa dit ch'a l'é un dôver quand ch'a  's peul agiuté 'l nostr prossim ch'a seuffr.. Mi l'hai tërsent lire; côn côste i peus salvé na povra famija da la miseria, rende un pare a le sôe masnà. Fassne nen 'l me dôver ? 'L general 'd tuti ii generai l'é côntent, e mi pì che chiel. Andoma.(va nell'orto a prendere i bimbi e ritorna con essi) Piôré pì nen... piôré pì nen, papà a va pì nen an përsôn

Rico:             A stalo sempre sì chiel a guernelô ?

Morotti:         No! Verament mi l'hai d'autr da fé ! Si pagherà la comtravvenzione.

Tita:              (dalla finestra) Cos' diaô dislo ?

Morotti:         Bsogna fé parei për forssa... però che gnun a sappia ch'i sôn mi.

SCENA 8a

(Marescial e detti, indi Fransesch, Teresa e Vallardi)

Morotti:         Guai peui se 'l marescial a vneissa a saveilo! Già sì a bsogna cônté quaich frotttola. Mi ciapô da na part Teresa; ii cônto i sold an man e... e peui? (ai bimbi) Ma môstreme quaicos vôiautri ! Ti peui ch'it ses na fia... (se li stringe al petto).

Marescial:      (a Vallardi) A smia che me carabinié a fassa pratica matrimônial......

Morotti:         I l'hai trôvalo! 'L solit incognit benefatôr ch'a j'é ant la cômedie.... Chielsì a sa che côn tërsent lire a s' peul salvesse na famija, ai jë dà a lôr , lôr a mi.. l'é bele fait ! Basta barba carabinié (si volge per incamminarsi, vede il maresciallo, lascia la bimba che gli resta appesa al collo colle braccia e si mette in posizione) Assident ! Sôn ciapà !

Marescial:      (staccandogli la bimba) L'idea a l'é abastanssa bôña... nen pôdend arësté 'l pare, l'eve pensà d'arësté ii fieui ?

Fransesch:     (comparisce dalla casa e si ferma) I lô vëdrai mai pì ! mai pì !

Teresa:          (abbracciandolo) Dis nen lon, për carità !

Morotti:         (da sé) Fransesch ! Adess côl-lì a na sà gnente... (forte) Marescial ! 'l mandato d'arest a resta anulà dal môment che Fransesch a l'ha pagà la côntravenssiôn.

Marescial:      Pagà ?! Tërsent lire ?

Morotti:         Sissgnôr. (porge la busta al maresciallo).

Marescial:      (prende, l'apre senza guardarne la busta ed esamina le trecento lire) Chi ch'a l'é ch'a paga?

Morotti:         Fransesch Arnati.

Fransesch:     (credendosi chiamato si stacca dalla moglie con uno sforzo e viene avanti) I sôn sì. Andôma ... ma subit.

Morotti:         (da sé) Oh ! Dio !

Marescial:      Andé... andôva ?

Fransesch:     Al me destin; an përsôn.

Morotti:         (tirando Fransesch per l'abito) Silenssio !

Marescial:      (comprende e fissa Morotti) Ma dal môment ch'i l'eve pagà la côntravenssiôn për vôi a j' é pa pì 'nssuña përsôn.

Tita:              (dalla finestra) Côl angel custode a l'ha famla !

Fransesch:     Pagà ?! Mi pagà ?

Morotti:         Silenssio, silenssio !

Teresa:          Oh ! Per carità ! ch'am ingano nen !

Marescial:      Ma sì a j'é gnun ch'a ingana; sì a j'é tërsent lire ch'am ha cônsëgname 'l carabinié Bernardo Morotti diciarand-me d'aveije ricevù da vostr omô Fransesch për paghé la côntravenssiôn.

Fransesch:     (tentando di stringere la mano a Morotti) Oh ! cheur generôs !

Teresa:          (c.s.) Angel benefatôr !

Morotti:         Un corno ! Sachërdissna ! sachërdissna !

Marescial:      (osservandoli) Dunque mi ii portô sti dné al pretôr e im fas rilassé la ricevuta. - Sà 'l mandato d'arest. (Morotti glielo porge) Dunque la ricevuta a va faita a nom ?...

Morotti:         (piano a Fransesch) Rispôndie : Me....

Fransesch:     So (indicando Morotti).

Morotti:         (c.s.) No ! Vostr.

Fransesch:     Ah  ! Si ! Mè ....

Marescial:      (sorridendo) Ah ! già ; stavolta iv arcorde d'aveije dait sti dné al carabinié.... bene...bene ! Arvëdsse da sì des minute... (si avvia guardando la busta; giunto al cancello leggendo la soprascritta della lettera, si ferma).

Morotti:         (si mette alla posizione).

Vallardi:         (piano) Bravo, cambrada ! n'assiôn degna d' ti !

Fransesch:     (a Morotti trascinandolo in casa) Ma mi savia nen...

Morotti:         Ma vôi im feve fé na bela figura !

Teresa:          Oh ! monssô Morotti ... ij lo diô a pare; pare ? Pare !

Morotti:         Silenssio !(entrano tutti e tre in casa di Fransesch).

Marescial:      (dopo aver letta la busta ritorna indietro e dice a Vallardi) L'halo vist che rassa d'una dedica a l'han sti dné ? (legge) " Cara Maria. Con queste lire 300 è completa la dote di lire seimila e mia madre mi dà il permesso di sposarti fra un mese. Che gioia ! Un bel bacione su quelle care mangioire dal tuo bel carabiniere Bernardo Morotti". E anche bel carabiniere as firma. Ch'am dija sincer , Vallardi a na salo gnente?

Vallardi:         (in posizione) Ecco... marescial...

Marescial:      Giù côla man e fora la vrità !

Vallardi:         Morotti da vej cambrada a l'ha cônfidame tut. Për spôsé la sôa Maria, ai andasìô ses mila lire. Sinch mila e setsent a j'erô già ancassà e ai mancavô mach pì...

Marescial:      (mostrando la busta) Côste tërsent.

Vallardi:         E fra quindes dì a sarìa fasse 'l matrimoni.

Marescial:      E senssa le ses mila lire Morotti a meuir vergine e martire! Già, e adess chi sà vaire ch'a dev spëté ! Che d'sôspir ! Ah ! Côntacc ! Ma côma ch'as fa a esse côsì tupin...  da côre  'l arsigh d' rinônssié a na cosa ch'ai sta tantô a cheur, për paghé na côntravenssiôn... [Na bela assiôn, bravo ! ] Ma elô nen na gôfada ? n'assiôn da...

Tita:              (dalla finestra) ... panada (si nasconde).

Marescial:      (volgendosi e vedendo Gep fermo dietro la finestra in atto di sorvegliare Tita) Cosa fasstô lì ti ?

Gep:              Fas la guardia a lë scurpiôn e s'a bôgia... patasach ! patasach !!

Vallardi:         (dal fondo) Ch'a guarda, marescial, sì a j'é la mare d'Morotti, ch'a veñ a saluté so fieul prima d' tôrné al pais e a pié i sold da deje a Maria.

Marescial:      E adess cos'ai daralô l'autr bel merlo ?! Basta là ! Chiel Vallardi ch'a vada subit dal Pretôr e ch'ai dija che Fransesch a l'ha pagà la côntravenssiôn e che la sômma il l'hai mì an deposit. Tra dôe minute i sarai là.

Vallardi:         (saluta ed esce).

Marescial:      L'avrìa giuralô che côl carabinié am na fasìa uña dle sôe! Ah ! ma côsta a l'é trop grossa ! Ii dagh ôrdin d'aresté un individuo e chiel për gavessne la peña, ai paga la côntravenssiôn ! Gnentemeno che lon ! Ma se tuti i carabinié a feisso parei, a pôdrìo prô saré le carceri... neuve e veje. Storie, storie ! A l'ha famla trop grossa, trop grossa.... e i lô punirai. Un pò d'cadeña, un pò d'cadeña.  (siede al tavolo borbottando).

SCENA 9a

(Tecla e detto)

Tecla:            (entra sbuffando con cesti che depone in fondo; poi viene al maresciallo) Uff ! Uff ! Côst ch'a l'é trôté ! Oh ! Cerea, sôr marescial ! e me fieul Bernardo Morotti ?

Marescial:      A bsogna ch'i l'abbie passienssa, ma vostr fieul a l'é d'servissi ant ii dintôrn e për ancheui a bsogna rinônssié d' vëdlô.

Tecla:            Côma ! Côma? Ma se mach stamatin a l'ha dime sh'a l'avrìa spëtame për saluteme e deme na certa...

Marescial:      I lô sai, i lô sai ; ma sicôme a l'ha dôvu parte imprôvisament, a l'ha incaricame mi d'saluteve e d' feve un basin a vôi e a la bela Lucressia...

Tecla:            Lucressia ?! Chi ch'a l'é sta Lucressia ?

Marescial:      Eh ! Lucressia... la spôsa d' vost fieul !

Tecla:            (ride) Lucressia?... Maria, Maria !

Marescial:      Uff ! Maria o lucressia a fa l'istess ; Basta ch'a sia na dona.

Tecla:            Ma ... ma ecco... a l'avija da deme tërsent lire da pôrté a cà...

Marescial:      Ah ! Sì ! a l'é vera ! Guardé che testa ! Im na ricôrdava pì nen! Pié ! (le porge la busta coi denari avuta da Morotti) A l'ha dame sta busta. Forse a l'é lon ch'i serche.

Tecla:            A l'é propi lon ! E sempre côsì neh ? Tute le volte a impiniss la busta d' parôliñe dôsse e d'na mesa dôseña d' basin.. e mi ii jë portô.

Marescial:      Na volta i l'hai d'co pôrtaije mi ! .

Tecla:            Ma côsta a l'é l'ultima volta ch'i fas d'côste cômissiôn; dop a s'intendran tra d'lôr.

Marescial:      Dunque 'l matrimoni sta volta a s'fa propi ?..

Tecla:            Cërnacc ! Bërnard fra des dì a tôrna a cà a fra un meis 'l grôp a l'é bele fait ! Da lì a sëscapa nen ! A sôñ ses ani ch'a filo senssa fé d' teila ; ma adess(mostra la busta) a l'é rivaie 'l môment.... le ses mila lire a sôñ bele rotônde

Marescial:      Ma s'a fussa mancaje na senteña d'lire dop tut a s'rangiava l'istess, na bòta sul sercc e l'autra sla dôva....

Tecla:            A fussa mancaje dôi sold ch'a s' rangiava gnente, a d'bòte a s'na dasìa 'nssuñe e da gnuñe part.

Marescial:      (da sé) E Morotti ch'a savìa lon... as sacrificava për.. (si alza) Bôndì, mare, bôndì. (via dal cancello borbottando).

Tecla:            Cerea, sôr marescial ! Ch'a saluta 'l me Bërnard. Brav'om côl marescial. Bele ch'a l'abbia le righe sul brass e che me fieul a n'abbia gnuñe, as veulo na bin dl'anima. Là ! adess ch'i l'hai nen vist e ch'i peus nen vëde me Bërnard magara i vad an piass a pjé 'd tabach da nufié. Ma e le cavagne?...(vedendo Gep) Oh! bel fieul ? iv ferme sì 'mpess ?

Gep:              A l'elô a mi bel fieul ?.. Cos' veule?

Tecla:            I vôrrìa ch'ii deisse n'ôciada a sta roba.

Gep:              Andé pura.

Tecla:            Grassie là(per partire)

SCENA 10a

(Morotti e detti)

Morotti:         (dalla casa di Fransesch parlando verso l'interno) No, no; I tôrno.. sté sicur. Vad mach a vëde s'a j'é arivaje mia mare.

Tecla:            (sentendo) Ma côsta a l'é la vôs d'me fieul ! (chiamando) Bërnard ? O Bërnard !

Morotti:         Oh ! Mama ! (si abbracciano).

Tecla:            Ma côrnacc ! Alôra cos ch'a l'ha côntame 'l marescial, ch'a l'avia dime ch'it j'eri d' servissi, ch'i pôdia nen vëdte ?...

Morotti:         Difatti i l'hai peña 'l temp d' saluteve, d' feve n' basin e.. via.

Tecla:            Quand ch'a l' é parei stame alegher e arvëdsse prest.. e për Maria gnente ?

Morotti:         [Côntacc ! adess i sôn bel ! Cosa devô dije ?] Sente , mama, i l'hai dabsogn ch'in fasse un gran piasì.

Tecla:            Ma sent ! bôn fieul...

Morotti:         Vôi ii veuli ben al vost Bërnard, l'elô pa vera ?

Tecla:            OH ! Bela ! e t'ëm lô ciami adess ? Ma perchè ch'it dij lon ?

Morotti:         Ecco... vôi seve d'età e certe cose i peule capije d'pì che un giôvo...

Tecla:            Ebin ?

Morotti:         Ebin... vôi ch'i seve d'età i deve feje capì a Maria ch'a l' é giôvo, ch'a bsogna avei passiensa dôi meis, përché prima i peus nen marieme.

Tecla:            (stupita) Oh ! diane ! E chi sà përchè?

Morotti:         Përchè.... përchè..... përchè adess i peus nen divlô... ma vôi i sareve la prima a saveilo.

Tecla:            (guardandolo fisso) Dis? it sariestô a le volte malavi !?

Morotti:         Sôn san côme un pèss, mare, ma adess..

Tecla:            (siede) Ma adess mi im bôgio nen da sì, s'i t'ëm cônti  nen tut, prope tut l'on ch'it veuli stërmeme.

Morotti:         [E adess i sôn pì fresch che prima ! Se mi ij cônto a mia mare  'l vero përchè, da sì dôi ôre a lô san a des mija a l'anvirôn... Cosa diane dije ? ... L'hai trôvà !] - Mare, sagrineve nen, ma a l'é capitame na disgrassia. I lô conosse Martin... me caval ?

Tecla:            Oh ! diaschne ! I l'hai sì l' sucher da deje.

Morotti:         Eben... stamatin i l'hai tacalo për feje pôlissìa ; Cos' diaschne halô vist i sai nen... L'élo stait un tavan, 'l fatto a l'é che Martin a l' ha rôtt la cavëssa e via d'galop, L'é andame a casché ant la Doira, giù dla riva a s'é fracassasse...

Tecla:            L'é mort ?

Morotti:         Mort !

Tecla:            Che dësgrassia ! povr Martin ! (stà muta) Ma disme n'poch..... elô dle volte che ai carabinié, quand ai meuir un caval, a devô pôrteje 'l deul dôi meis ?

Morotti:         No.... ma i devô paghelo.

Tecla:            E passienssa ! 'L mônd a va pà a la fin për lon.... I sôñ-ne pà sì mi ? E côi quat sold ch'i pôssedo, veui pà pôrtem-je al mônd dëdlà !

Morotti:         [N'ambrocô mai uña !] Ma l' é ch'i l'hai dôvù fé 'n deposit....

Tecla:            E s-ciaô, che diane !

Morotti:         Un deposit d' tërsent lire...

Tecla:            E passienssa, passienssa !

Morotti:         [Côma ch'a l'é dura mia mare ! ] Ma vôi l'eve nen capime; për fé un deposit d' tërsent lire, i l'hai dôvré côle d' Maria Côsì che i peus nen devie da pôrté a cà.

Tecla:            (si alza seria) Ah ! birbant d'un fieul ! Ah ! canaja d'un Bërnard ! ... Ah ! manigoldô d'un carabinié... (lo prende per un orecchio).

Morotti:         Ohe ? Mare ! Un carabinié për le  ôrije !

Tecla:            E valo ben a minciôné côsì tôa mare ? Una povra veja ch'a faria môneda faussa për chiel !

Morotti:         Silenssio ! Crijé nen tant fort; che 'nssun a dev savei gnente ! përdôneme e feme përdôné da Maria ; ma i dôvìa fé parei e s'i l'aveissa nen falô, i lô farìa adess.

Tecla:            Ah ! It masse i cavai ? ...

Morotti:         È stato un suicidio per amore.

Tecla:            Ti it paghi tërsent lire e it peuli pì nen demie da pôrté a cà ? E la povra Maria përchè ch'a l'é mortie 'l caval, a butrà j spron ? !.ô

Morotti:         Ii posô fiña mi adess.

Tecla:            (battendogli la busta sul viso) L'elô pà lon?

Morotti:         Sicura.

Tecla:            (c.s.) Sòn, sòn, sòn.. cosa ch'a l'é ?

Morotti:         (guarda la busta, la prende, l'osserva, conta i denari, guarda la casa di Fransesch, poi prende la madre per un braccio) Mama ! Mama , Për l'amor di Dio ! Dôva ch'i l'eve pià sta busta ? Dôva ch'i l'eve trôvala ? Chi ch'a l'ha davla ?

Tecla:            A m'ha damla to marescial un quart d'ôra fa disendme ch'it ses ti ch'it avìe daila për pemla a mi.

Morotti:         'L marescial !? Ma mi perdô la bocia ! Ma se mi l'hai daje sti dné për ch'ai pôrteissa al Pretôr për paghé la contravenssion d' Fransesch ! ?(colpito) Dio Santo ! che 'l marescial vëdend 'l sacrifissi che mi fasìa, privandme d'côsti dné, a l'abbia penssà ben 'd deije a mia mare, 'nvece d'pôrteje al Pretôr ? Ah ! e côla povra famija ch'a spëtava nen autr.. ch'a l'era già côsì felice ? A sarà dunque pì dolôrôs ancôra 'l disingann! Côl pover vej... côle masnà.. Ah ! sôr marescial a l'ha famla trop grossa. E.. superiôr o inferiôr a l'ha da paghemla. (si avvia).

SCENA 11a

(Marescial e tutti gli altri)

Morotti:         (vedendolo) Marescial...

Marescial:      Carabiniere Morotti.

Morotti:         Marescial, mi l'hai da bsogn d' parleje.. Marescial....

Marescial:      Silenssio !... Silenssio ! .. A la pôsissiôn !

Morotti:         Maledeta dissipliña ! (si mette in posizione).

Marescial:      (serio) Carabiniere Morotti, ecco sì la ricevuta dël Pretôr dle tërsent lire côn le quai Francesco Arnati a l'ha pagà la côntravenssiôn.

Morotti:         Ma chi ch'a l'ha pagà ?

Marescial:      Oh ! che domanda ! l'eve nen damie vôi istess ii dné ?

Morotti:         Va ben; ma chiel côi dné a l'ha daije a mia mare !

Marescial:      A vostra mare i l'hai daje ii dné ch'i l'éve dame vôi da deje.

Morotti:         Ah ! Ma anlôra..

Marescial:      (serio) Cosa ?

Morotti:         Marescial ! An nom dla nostra antica amicissia, ch'am acorda una grassia....

Marescial:      Cosa ? Parlé !

Morotti:         Ch'a lassa Bôje për des minute la dissipliña e ch'am përmëtta d'parlé ?

Marescial:      Avanti; cosa ch'i veule ?

Morotti:         Alôra a l'é stait chiel?..

Marescial:      (serio) Cosa?

Morotti:         Si ! A l'é stait chiel...

Marescial:      Cosa ? Côntacc !

Morotti           A l'é stait chiel ch'a l'ha pagà !

Marescial:      Silenssio !

Morotti:         Ma neh ? ch'a l'é chiel ?

Marescial:      Silenssio ! Per Dio !!

Tita:              Adess i la finisso mi stà landa....

Gep:              (dà un colpo di bastone alla finestra dove sta Tita e la finestra lo colpisce sul naso).

Tita:              (di dentro) Ahi ! Ahi ! (grida pel dolore; tutti si volgono)

Marescial:      Cosa j'elô ?

Gep:              (ridendo trionfante) Pa nen.... pa nen .... i lôn massà 'l scorpiôn !

Marescial:      Côrage , carabinié Morotti cônsegneje la ricavuta a côl brav Fransesch e dije ch'a l'é pienament an libertà.

Morotti:         (eseguisce. Fransesch e Teresa lo attorniano riconoscenti).

Fransesch:     Côma pôdraine mai ricômpensé tanta generôsità ?!

Morotti:         Mi na sai d'gnente... a l'é chiel.. (segna il maresciallo).

Marescial:      Silenssio ! per Dio !

Morotti:         Ma vëdlô nen ch'am ringrassiô mi...

Marescial:      (fermandolo) Veule sté chiet ? Guardé, vôi i leve ancôra des dì da fé sôtt j'armi; se i dije na sôla parola i v'na fas fé dôdes d' përsôn.

Morotti:         Troppa grazia, Sant' Antonio !

Marescial:      La bela assiôn a l'é vôi ch'i l'eve fala.

Morotti:         Ma i dné a l'ha tiraje fora chiel.

Marescial:      Ma che ! Se i dné a së spendeissô sempre parei... jë scù a valrìô sent lire.

Morotti:         Ma...

Marescial:      A j'é gnun ma ch'a teña ! Vôi i seve assôgetave vôlôntariament a un sacrifissi, e mi ch'i pôdia felô senssa scomdeme i l'hai gnanca penssaje ; dunque 'd chi ch'a l'é 'l merit ?

Morotti:         Ma..

Marescial:      Gnente për gnente, ma !

Morotti:         (mostrandogli la busta).

Marescial:      Veule sté chiet ?!

Morotti:         Oh ! s'ai fussa passaje des dì, ii na dirìa mi quatt !(alla posizione).

Marescial:      Dunque vôi da sì des dì l'eve finì vost temp ?

Morotti:         Sissignôr, Marescial.

Marescial:      (lisciandosi i baffi) E a l'elô bela vostra spôsa ?

Morotti:         Eh !...

Marescial:      Rispônde! Elô bela ?

Morotti:         Oh ! cristianin d'or !

Marescial:      Dunque elô bela sì o no ?

Morotti:         A me piace maresciallo .

Marescial:      Tanto meglio ...

Morotti:         Cosa veullo dì son ?!

Marescial:      E i l'avreve d' masnà ?

Morotti:         I lo spero.

Marescial:      E mi d'co.

Morotti:         Grassie.

Marescial:      Sôma inteis fin d'adess, ch'i veui esse mi 'l parin dla prima masnà ch'i l'avreve.

Morotti:         (commosso) Oh ! marescial, marescial che onôr ! che piasì !

Marescial:      (serio) Silenssio ! Guardé mac d' prôcureme na bela mariña.

Morotti:         Oh ch'a staga tranquil, che a me pais a j'é certe ferlingote grase tëgge robuste.

SCENA ULTIMA

(Rico e Giliola e detti entrano dall'orto tenendo in mano le manette)

Giliola:           (a Morotti) Ch'a pija, sôr carabinié; nôi sôma già dëmôrasse prô; l'ôma pi nen veuja.

Morotti:         (fa segno di nasconderle).

Marescial:      (copre i ragazzi e prende le manette)  Andè, andeve pura a dëmôré,  vôi  autri (i ragazzi si ritirano).(a Morotti mostrando le manette) Bravo ! bravo, carabinié !

Morotti:         (alla posizione) A sôn le mie.

Marescial:      Oh ! I lô vedô. Pa mal l'idea! Mi iv dagh l'ôrdin d'aresté 'l pare e vi ii deve le manëtte da demôresse ai fieui ?!

Morotti:         Ch'am cômpatissa; i savìa pi nen lon ch'im fasìa ...

Marescial:      Ma che cômpatì... Sà, la vostra man, brav soldà !

Morotti:         Oh ! Sôr Marescial !

Marescial:      Ma che man! si, sì ant ii me brass, om generôs !(concerto).

Morotti:         Oh ! Grassie ! Eviva 'l marescial!

Tutti:             Eviva !....

Marescial:      Silenssio !

Morotti:         Ma mi veui crijé...

Marescial:      Silenssio !

Morotti:         Eviva !....

Tutti:             Eviva !

Marescial:      Carabiniere, a la pôsissiôn !

Morotti:         (si mette alla posizione e tutti fanno silenzio).

FINE

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