Carini ma un po’ nevrotici

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Carini ma un po' nevrotici

CARINI MA UN PO’ NEVROTICI

Commedia in un atto

di ALDO NICOLAJ

                                   

PERSONAGGI

FIORE

GIONA

Commedia formattata da

 Grande cucina-soggiorno in una casa di campagna isolata. Una porta laterale dà su un piccolo esterno con tettoia, dove arriva a ripararsi dalla pioggia Giona, bagnato come un pulcino. Nell’interno, un grande camino acceso, davanti al quale è seduto Fiore. Nella stanza, poltrone, divani, mobile bar ed in fondo una cucina attrezzata. Sta facendo buio.

Fiore                              -  (la sua attenzione è richiamata da rumori all’esterno, dove Giova sta scrollandosi la pioggia di dosso. Spegne il disco che sta sentendo, apre la porta ed esce sotto la tettoia, dove scopre Giona) Cosa vuole?

Giona                            -  (esita un attimo, poi) Piove.

Fiore                              -  Lo vedo che piove. E allora...?

Giona                            -  Mi riparo.

Fiore                              -  Proprio qui?

Giona                            -  Ero in strada, lo scroscio si è fatto più forte...

Fiore                              -  E lei se ne va in giro sotto la pioggia?

Giona                            -  È proibito?

Fiore                              -  Anzi. È consigliato dai medici per i reumatismi... Da dove viene?

Giona                            -  Dall’autostrada.

Fiore                              -  Una bella passeggiata.

Giona                            -  Uscito dal raccordo ho preso questa direzione...

Fiore                              -  Andava a piedi anche per l’autostrada?

Giona                            -  No, ero in macchina.                

Fiore                              -  E poi?

Giona                            -  Mi hanno fatto scendere.

Fiore                              -  I banditi?

Giona                            -  La signora che stava guidando.

Fiore                              -  S’era stufata della sua compagnia?

Giona                            -  Mi ha fatto uscire e, sbattuta la portiera, se n’è andata...

Fiore                              -  ... senza darle nemmeno un ombrello?!?

Giona                            -  Avevamo litigato.

Fiore                              -  Sua moglie?

Giona                            -  La mia compagna. Ex ormai.

Fiore                              -  E l’ha mollato sull’autostrada...

Giona                            -  ... davanti ad un paracarro.

Fiore                              -  ... sotto le cataratte del cielo. E lei non ha protestato?

Giona                            -  Non ne potevo più di sentirla urlare.

Fiore                              -  Purtroppo l’amore comincia coi sussurri e finisce con urla.

Giona                            -  La credevo di straordinaria dolcezza.

Fiore                              -  Non se ne stupisca. Diventa aceto anche il vino migliore.

Giona                            -  Lei assomiglia molto...

Fiore                              -  ... ad una gazza, me lo dicono tutti... Pare che all’origine fosse un serpente. Come,del resto, tutti gli uccelli prima dell’evoluzione della specie.

Giona                            -  La sua casa è riscaldata? Avrà il camino acceso...

Fiore                              -  È logico. Con questo tempo da lupi...       

Giona                            -  Se potessi asciugarmi un po’ vicino al fuoco...

Fiore                              -  Ci vuole altro per asciugarsi, bagnato com’è.

Giona                            -  Un camino è pur sempre una fonte di calore... Con l’acqua che ho preso.

Fiore                              -  Immagino, l’autostrada non è vicinissima.

Giona                            -  ... e la pioggia non ha smesso un momento.

Fiore                              -  Poteva fermarsi da qualche parte.

Giona                            -  Prima, non pioveva così.

Fiore                              -  Ma sempre acqua era.

Giona                            -  Perché non mi fa entrare? Ha paura di me?

Fiore                              -  È troppo bagnato per farmi paura.

Giona                            -  Stia tranquillo, non ho cattive intenzioni.

Fiore                              -  Le sue intenzioni sono personali, perciò segrete. Ad ogni modo, entri, se insiste,così telefona alla sua compagna perché venga a riprenderla.

Giona                            -  Non lo farà mai.

Fiore                              -  Ci provi lo stesso. Sa come raggiungerla?

Giona                            -  Ha il telefonino. Posso entrare, allora?

Fiore                              -  Visto che ci tiene tanto... (lo fa entrare e chiude la porta) Si metta vicino al fuoco. Per riscaldarsi le offro una grappa. (va al bar e prende un bicchierino ed una bottiglia)

Giona                            -  È quello che ci vuole. Grazie. Bel calore. Si sta bene qui.

Fiore                              -  Ora si asciughi. Se deve scannarmi, lo farà dopo. Siamo isolati, anche se gridassi,non sentirebbe nessuno.

Giona                            -  Lei si difenderebbe, suppongo.

Fiore                              -  Non è detto. Non sono troppo attaccato alla vita.       

Giona                            -  Non si lascerebbe ammazzare senza difendersi.

Fiore                              -  Chi lo sa? Difficile sapere che reazioni si hanno in un momento come quello... (gliversa la grappa) Beva, mandi giù.

Giona                            -  Lei non beve?

Fiore                              -  Soltanto champagne. Se dovesse ammazzarmi stappo una bottiglia per farmicoraggio.

Giona                            -  Già, ce ne vuole per morire. (beve)

Fiore                              -  Anche per vivere no?

Giona                            -  Certo. Per vivere ci vuole anche più tempo.

Fiore                              -  Già, a morire si fa prima. Ma non sempre.

Giona                            -  Quant’acqua! Detesto la pioggia.

Fiore                              -  La terra era secca ed aveva sete. Abbiamo avuto una stagione molto asciutta.Nemmeno un temporale. (cerca in un cassetto)

Giona                            -  Cosa sta cercando? Una pistola?

Fiore                              -  (tira fuori una pipa dal cassetto) No, la pipa. Tira anche questa, ma in mododiverso.

Giona                            -  E fa danno solo a chi la fuma.

Fiore                              -  Non è il parere degli ecologisti. Non fumo più, ma mi piace tenerla in bocca, ognitanto. (gli versa altra grappa) Beva.

Giona                            -  Grazie. Mi fa bene un po’ d’alcool, dopo tanta umidità...

Fiore                              -  Una grappa, una poltrona, il calore del camino e la vita diventa di nuovo gradevole. Più che le grandi cose, il gusto di vivere, lo danno le piccole. Curioso, no? Si tolga la giacca e la faccia asciugare.

Giona                            -  Permette? Mi sfilo le scarpe. Ho i piedi fradici.

Fiore                              -  Si tolga anche le calze e si metta le mie pantofole, le trova vicino al camino. Nonme le bagni troppo.       

Giona                            -  Mi faccio asciugare i piedi, prima di infilarle. Mi sarei riparato sotto un albero, maho paura dei tuoni.

Fiore                              -  Se le va, si prenda un’altra grappa. E telefoni alla sua donna, che sarà piena dirimorsi.

Giona                            -  (si versa da bere) Per carità, lei non sa cosa sia il rimorso.

Fiore                              -  (gli  avvicina  il  telefono)  Provi  lo  stesso.  Perché  mi  guarda  così?  Le  ricordoqualcuno?

Giona                            -  Sì, lei rassomiglia a... non so più a chi.

Fiore                              -  Abbiamo tutti due occhi, un naso, una bocca, per forza ci rassomigliamo. Logicoche ogni faccia ne richiami un’altra. Faccia il numero.

Giona                            -  (fa il numero, nessuno risponde) Non è collegato.

Fiore                              -  Vede com’è facile liberarsi dai seccatori? Basta togliere il contatto e non ti scocciapiù nessuno.

Giona                            -  Vuole sapere perché abbiamo litigato?

Fiore                              -  No, ma se non viene a riprenderla è un guaio. Non ci sono mezzi di trasporto, daqueste parti...

Giona                            -  Appena spiove, torno sulla provinciale e tento l’autostop.

Fiore                              -  Se lo avesse fatto subito, qualche anima buona si sarebbe fermata.

Giona                            -  Ci ho provato, ma senza risultati.

Fiore                              -  Si   vede   che   invece   di   anime   buone   c’erano   solo   anime   terrorizzate   daautostoppisti che rapinano ed ammazzano.

Giona                            -  Non sempre.

Fiore                              -  C’è la regola e l’eccezione.

Giona                            -  Si sta d’incanto vicino al fuoco.

Fiore                              -  La fiamma manda via i cattivi pensieri.

Giona                            -  Lei ne aveva?            

Fiore                              -  Io ne ho sempre. Lei no?

Giona                            -  Mi guarda così perché mi sono seduto sulla sua poltrona?...

Fiore                              -  Non si preoccupi. Sto bene anche su questa.

Giona                            -  Vive qui solo?

Fiore                              -  Sto bene con me stesso.

Giona                            -  Senza annoiarsi?

Fiore                              -  Lei si annoierebbe?

Giona                            -  Penso di sì. Non avere nessuno con cui parlare.

Fiore                              -  Qualche vittima a volte capita.

Giona                            -  Sì?

Fiore                              -  Stasera... lei, per esempio... (ride)

Giona                            -  Cosa fa tutto il giorno?

Fiore                              -  E lei?

Giona                            -  Lavoro.

Fiore                              -  Anch’io.

Giona                            -  E lavora... qui?

Fiore                              -  Dove, altrimenti?

Giona                            -  Di che si occupa?

Fiore                              -  Indovini.

Giona                            -  Non so. Medicina.

Fiore                              -  In un posto come questo sarebbe meglio veterinaria.

Giona                            -  È veterinario?   

Fiore                              -  No, ma mi piacerebbe. Amo gli animali e comunico bene con loro. Non mideludono mai.

Giona                            -  Lei è un intellettuale e gli intellettuali amano tutti quanti gli animali, chissàperché...

Fiore                              -  Se li amasse anche lei lo capirebbe.

Giona                            -  Non è che non li ami. Ma vede... da ragazzino avevo un gatto che adoravo. Me lohanno ammazzato. Strangolato. Non ho più voluto affezionarmi alle bestie.

Fiore                              -  Pensa sia meglio affezionarsi agli esseri umani?

Giona                            -  Non immagina come abbia sofferto.

Fiore                              -  Si rassicuri, anche gli essere umani fanno soffrire. (pausa) Cosa fa nella vita?

Giona                            -  Quello che capita.

Fiore                              -  Per esempio?

Giona                            -  Compro... vendo... Sono in commercio...

Fiore                              -  La macchina che lo ha scaricato era la sua?

Giona                            -  Perché me lo domanda?

Fiore                              -  Al suo posto, avrei puntato i piedi e non sarei sceso.

Giona                            -  Ha ragione. Avrei dovuto far scendere Vanda.

Fiore                              -  Chi?

Giona                            -  La mia ex compagna. Si chiama Vanda. Non le piace il nome?

Fiore                              -  Un nome vale l’altro.

Giona                            -  Ho comprato la macchina e l’ho intestata a lei...

Fiore                              -  Generoso da parte sua...

Giona                            -  Lo sono per natura. Specie con le donne.       

Fiore                              -  Pericoloso.

Giona                            -  Essere generoso?

Fiore                              -  Fidarsi degli altri. Diffida del prossimo tuo come di te stesso, dicono le scritture.

Giona                            -  Veramente dicono il contrario.

Fiore                              -  Quando una cosa è vera, è vero anche il suo contrario.

Giona                            -  Sposato?

Fiore                              -  Sposato o no, vivo solo.

Giona                            -  Non deve essere una grande allegria in un posto come questo, fuori dal mondo.Come fa passare il tempo? Letteratura, musica, TV, Internet?

Fiore                              -  Non m’interessa quello che succede fuori. Sono un uomo solo.

Giona                            -  Nemmeno una donna?

Fiore                              -  Non ho fatto voto di castità. Ogni tanto il telefono mi aiuta a cedere alle tentazionidella carne che, come sa, è debole. Molto. Specie la mia.

Giona                            -  E quando non ne ha il modo?

Fiore                              -  Volendo,   un’occasione   si   trova   sempre...   Ma   posso   anche   supplire   conl’immaginazione.

Giona                            -  E si accontenta?

Fiore                              -  Certo. Con la fantasia si ha tutto: successo, fortuna, amore. Si può stringere tra le braccia la più bella donna del mondo e quando non ti va più farla sparire in un soffio, senza discussioni o drammi e partire per altre avventure...

Giona                            -  Illudersi coi sogni?

Fiore                              -  E l’amore non è un’illusione?

Giona                            -  Ma che gusto può dare un’emozione creata dalla fantasia, un’emozione tutta ditesta?

Fiore                              -  Come qualsiasi piacere. Se non ci pensa intensamente prima, durante e dopo... ilpiacere dov’è?                

Giona                            -  Quello che conta è viverlo.

Fiore                              -  Immaginarlo è come viverlo.

Giona                            -  Gustare un pasticcino non è come pensare di averlo gustato.

Fiore                              -  Ma convincendosi di averlo gustato, la sensazione è uguale.

Giona                            -  Perché raccontarsi bugie?

Fiore                              -  Le bugie si raccontano agli altri.

Giona                            -  Sarà, ma io penso che, per vivere, non basti la fantasia. O sbaglio?

Fiore                              -  Apparteniamo alla generazione che la voleva al potere, ricorda? Lei ha ragione, sono solo, ma ogni tanto mi entra in casa uno come lei che mi distrae. Allora parlo, discuto, rido, mi arrabbio... Ma l’accetto solo come variante. Quando la persona se ne va, ricupero la mia solitudine con sollievo.

Giona                            -  Appena spiove me ne vado, stia tranquillo.

Fiore                              -  Se non vengono a riprenderla, come fa ad andarsene?

Giona                            -  Dovrei passare la notte qui?

Fiore                              -  Questo lo devo decidere io, non lei.

Giona                            -  Nessuno la obbliga ad ospitarmi.

Fiore                              -  Certo che no. Potrei anche sbatterla fuori.

Giona                            -  Sotto la pioggia? Finirei all’ospedale.

Fiore                              -  Non sia così pessimista. Sotto la tettoia ci sono delle sdraio. Con una coperta ed un cuscino, può, volendo, passarci la notte. Posso spingere il mio altruismo fino ad offrirle anche una bottiglia di grappa.

Giona                            -  È un bel pensiero.

Fiore                              -  Ma perché farla star fuori, quando c’è tanto posto dentro? La casa è grande ecomoda.

Giona                            -  Mi ospiterebbe senza nemmeno sapere chi sono?...      

Fiore                              -  Cos’è un nome? Come dice Shakespeare, la rosa avrebbe lo stesso profumo se si chiamasse con un altro nome? E la merda puzzerebbe lo stesso, anche se si chiamasse rosa... Se non si è presentato prima, perché farlo ora? Faccia un altro tentativo per chiamare la sua compagna fuggitiva...

Giona                            -  (rifà il numero che non risponde) Vede?

Fiore                              -  Non avrà fatto un numero sbagliato o che non esiste?!?...

Giona                            -  Perché avrei dovuto?

Fiore                              -  Non lo so. La risposta può darmela solo lei. Purtroppo non c’è altra soluzione.Deve passare la notte qui.

Giona                            -  Accetto con gratitudine la sua ospitalità.

Fiore                              -  Quello che mi scoccia è che dovrò anche darle da mangiare.

Giona                            -  Non si faccia problemi. Non ho pretese.

Fiore                              -  Ci mancherebbe anche facesse il difficile.

Giona                            -  Posso darle una mano. Cucino benino.

Fiore                              -  Cosa sa fare?

Giona                            -  Di tutto.

Fiore                              -  Chi sa fare di tutto, non sa fare niente bene.

Giona                            -  È che cucinare è un atto d’amore. E ci vuole tempo.

Fiore                              -  Di tempo ne abbiamo in abbondanza. Cos’è che sa fare meglio?

Giona                            -  Il soufflé al cioccolato.

Fiore                              -  Ottimo. Il soufflé è il mio dessert preferito. Ma non cominci dalla fine, cosapropone prima?

Giona                            -  Potrei farle un pollo alle erbe aromatiche.

Fiore                              -  Alla provenzale. Le erbe ci sono, ma non il pollo.      

Giona                            -  Vive in campagna e non ha nemmeno un pollo? Non importa anche magrolino,due porzioni vengono fuori. Per fare il pollo, il pollo è indispensabile.

Fiore                              -  Capisco benissimo che senza pollo non si può fare un pollo. Ho solo uova chesono polli falliti. Ma ho delle bistecche in frigo.

Giona                            -  Vada per le bistecche.

Fiore                              -  Questo devo dirlo io, non lei. Non ho nessun dovere di offrirgliela. Posso tirarnefuori una solo per me.

Giona                            -  Ed io non le preparo il soufflé.

Fiore                              -  Ed, invece che in un letto, dormirà in una sdraio sotto la tettoia.

Giona                            -  Ma se avrò troppo freddo, passerò dalla finestra e verrò ad infilarmi sotto le suecoperte.

Fiore                              -  Sarebbero queste le sue segrete intenzioni?

Giona                            -  Non è il mio tipo. E, purtroppo per lei, amo le donne.

Fiore                              -  Mi dà una delusione dopo l’altra. (gli versa da bere)

Giona                            -  Se ci fosse stato un feeling, andare a letto con lei sarebbe stata una soluzione. Manon suscita in me alcun trasporto erotico.

Fiore                              -  Preferisce dormire sulla sdraio? D’accordo. Tanto più che nemmeno lei risveglia imiei sensi. Coraggio, ci beva sopra.

Giona                            -  Alla salute. (beve) In fondo abbiamo anche finito per fare amicizia.

Fiore                              -  Non si illuda. La mia è soltanto buona volontà. Ho cercato solo di stabilire unacordialità indispensabile per una convivenza, sia pure provvisoria...

Giona                            -  Lei mi fa la doccia scozzese. Se lo lasci dire, non ha un carattere facile.

Fiore                              -  ... lei nemmeno. Del resto, non sono stato io a cercarla, è stato lei a decidere divoler entrare in casa mia. Sia ben chiaro ha anche insistito...

Giona                            -  Se sono capitato qui, non è stato per mia volontà.

Fiore                              -  Ma perché raccontare bugie?       

Giona                            -  Bugie? Quali?

Fiore                              -  Lei non è un commerciante, non è stato abbandonato in autostrada da unafantomatica Vanda e soprattutto è capitato qui espressamente, per dei motivi benprecisi.

Giona                            -  Cosa sta dicendo? Perché avrei dovuto...

Fiore                              -  È stato bravo, sul momento non ho reagito perché ci sono cascato in pieno, ma,poi...

Giona                            -  Poi?

Fiore                              -  Poi si è tradito.

Giona                            -  Io? E come?

Fiore                              -  Non importa. Meglio così, giochiamo a carte scoperte...

Giona                            -  Non capisco.

Fiore                              -  Cosa è venuto a fare? Cos’è che vuole da me?...

Giona                            -  Non scherziamo, sa benissimo come è successo...

Fiore                              -  Mi ha detto solo bugie, non c’è nulla di vero in quello che mi ha raccontato. Macredo di sapere perché è qui e che cosa vuole.

Giona                            -  Allora me lo dica, visto che lei ha quel dono della fantasia che a me manca.

Fiore                              -  Vorrei solo sapere come ha fatto a scovarmi...

Giona                            -  Io scovare lei?!?

Fiore                              -  Sono qui da anni. Nessuno ha mai sospettato della mia presenza, nessuno sa chiveramente io sia.

Giona                            -  Cosa vuol dire? Non capisco...

Fiore                              -  Quella della pioggia è stata una bella trovata ma avrebbe potuto anche prendersiun malanno.

Giona                            -  Ma che trovata e trovata? Sta piovendo veramente.       

Fiore                              -  Non ci scherzi sopra: io sono disposto a venderla a caro prezzo la mia pelle.

Giona                            -  Ma nessuno gliela vuole comprare. Si spieghi, cosa si è messo in testa? Cos’è chevuol dire?

Fiore                              -  Lei è qui per un giornale? Non mi dica che lavora per la polizia, sarebbe anche piùgrave...

Giona                            -  Che giornale, che polizia. Ho visto una tettoia e mi sono riparato. Tutto qui. Cheabitasse lei od un altro, per me era la stessa identica cosa...

Fiore                              -  Com’è riuscito a sapere di me? Nessuno mi ha mai notato da queste parti. La casa è isolata. Chi ci viveva prima di me era poco conosciuto. Tutti pensano che questa casa sia mia...

Giona                            -  Non è sua?

Fiore                              -  Diciamo che è come se lo fosse. Ho assunto l’identità del proprietario e mi ci sono installato. Ho i suoi documenti e mi faccio chiamare col suo nome. Tanto a lui casa e nome non servono più ed immaginerà anche il perché.

Giona                            -  Non immagino niente.

Fiore                              -  Già, mi ha confessato che manca di fantasia. Posso dirle tutto, chi sono e cosa hofatto, ma non le servirà a nulla.

Giona                            -  Non sono qui per indagare su di lei...

Fiore                              -  Però devo avvertirla che sono pericoloso. Per questo non intendevo farla entrare.Ma lei me lo ha chiesto con insistenza, perciò la responsabilità è soltanto sua.

Giona                            -  (comincia a spaventarsi) Perché? Lei chi è?

Fiore                              -  Ha detto a qualcuno che sarebbe venuto qui?

Giona                            -  Io? Ma a chi avrei potuto dirlo? Mi sono avvicinato per caso... pensavo fosse lacasa di un qualsiasi gentiluomo di campagna...

Fiore                              -  (scoppia a ridere, sinistro) Di un gentiluomo di campagna? Non sono affatto di campagna e meno che mai un gentiluomo. E lei lo sa benissimo. Ed ora che lo ha scoperto, devo dirle chiaro e tondo che da qui non uscirà vivo. Perciò si rassegni e si metta l’anima in pace. Ha fatto un grosso errore di calcolo. Non volevo farla entrare, lei ha insistito. Ora ne pagherà le conseguenze.

Giona                            -  Le conseguenze? Errore di calcolo? Non uscirò vivo? Ma cosa dice? Se è unoscherzo, è di pessimo gusto.                

Fiore                              -  Ripeto che da qui non uscirà più, ma prima di sopprimerla, dovrà prepararmi il soufflé al cioccolato, che adoro. Lo vorrei al profumo di arancio, lo preferisco a quello di menta.

Giona                            -  (non raccoglie, sbigottito) Eh? Cosa dice?

Fiore                              -  Risponda. Le ho detto che il soufflé lo preferisco al profumo di arancio. Siagentile, me lo prepari subito, così, dopo, posso ammazzarla con calma, chiaro?

Giona                            -  In questa situazione non me la sento.

Fiore                              -  Non faccia lo spiritoso. Il soufflé me lo farà, le assicuro che me lo farà. Lo torturerò ore ed ore fino a quando finirà per accontentarmi... Perciò non faccia il difficile. Amo i dolci. Adoro tutto quello che mi solletica la gola. Sono goloso. Lo ero fin dalla più tenera infanzia. Mia madre, quando le rubavo miele, marmellata, dolci, diceva sempre che sarei finito diabetico. Invece no, non sono diabetico. Ho altri piccoli disturbi, dovuti all’età che non è più giovanissima, ma niente diabete. Non sarebbe piacevole per un goloso di dolci avere il diabete, non è vero? (nessuna risposta) Lei ho fatto una domanda: risponda.

Giona                            -  Già.

Fiore                              -  Già non è una risposta, ma una semplice emissione di suono. Perché mi guarda così? L’ho spaventata? Le faccio paura? Si tranquillizzi. Con un altro tronco nel camino forse il tono della nostra conversazione si scalda un poco.

Giona                            -  Posso fare una telefonata?

Fiore                              -  Il telefono è a sua disposizione. Vuole chiamare Vanda? La chiami... Temo però che nemmeno questa volta risponderà. Se esiste, sempre che esista. Perché della sua esistenza non ho alcuna prova. Proprio come non ne ho dell’esistenza di Dio. Ma Vanda non è dio, anche se manifestando la sua presenza in questo momento, per lei un dio, lo diventerebbe.

Giona                            -  (fa un numero al telefono, poi non aspetta la risposta e riaggancia)

Fiore                              -  Bravo, ha rinunciato. Perché se, al posto del numero della sua compagna, ne avesse fatto un altro, invece della pipa, avrei preso la pistola e le avrei sparato. Al contrario della pipa, la rivoltella non fa male a chi tira, ma a chi ne riceve il tiro. (ride) Spiritoso, no?

Giona                            -  Perché continuare a farmi paura?

Fiore                              -  Ognuno si diverte come può.

Giona                            -  Lei chi è? Cosa vuole da me?       

Fiore                              -  ... il soufflé, solo il soufflé. Allora, soddisfatto di avere realizzato il suo scoop? Lei è un giornalista, vero? Preferisco pensare che sia un giornalista piuttosto che uno della polizia. In questo caso le farei fare una morte molto più lenta. Ed atroce.

Giona                            -  Io sono soltanto un commerciante...

Fiore                              -  Commerciante perché vende articoli ai giornali. E pagati bene, suppongo. Peccato non abbia portato anche una macchina fotografica. Le foto si vendono meglio ancora. E sa perché? Perché l’emozione è immediata. Uno la guarda e scopre l’assassino così com’è. Con la sua faccia insospettabile, ma con la piega della bocca che rivela crudeltà insospettate... Come questa mia piega, la vede? È rivelatrice. Un uomo crudele come me non è facile trovarlo.

Giona                            -  Lei chi è? Un bandito? Un assassino? Un terrorista?

Fiore                              -  Tutto questo messo insieme: sono un ladro, un assassino, un terrorista, un bandito, uno stupratore, un dinamitardo, un delinquente che ha tenuto in scacco la polizia per anni e che nella sua vita non ha mai risparmiato nessuno. Ed ha ucciso con livore, con rabbia, cominciando le sue trasgressioni fin dalla più tenera infanzia. Sa come? Rubando la marmellata ed i dolci alla mamma. Ed ho continuato a rubare tutto quello che pensavo potesse allietarmi la vita Ho cominciato nelle pasticcerie. Ah, l’inebriante dolcezza dei miei primi furti infantili! Prima un pasticcino, poi un torrone, una stecca di cioccolato, una scatola di fondants... Poco a poco sono arrivato alle torte... Avevo un debole per quelle al cioccolato con la panna, ma mi piacevano anche alla gelatina di frutta, guarnite di canditi o di marrons-glacés... Oh, i marrons-glacés, il mio debole. Si sciolgono in bocca con voluttà lasciando nel palato un sapore languido di un piacere appena consumato... Poi, ho continuato. Ma è dai dolci che sono partito. Ed ho sempre pensato che se un giorno mi avessero beccato, sarebbe stato per la gola... Perciò non posso rassegnarmi a farmi scoprire per l’odore degli stracci bagnati di chi sognava di fare il più grande scoop della sua vita.

Giona                            -  Mi ascolti. Non so lei chi sia o che cos’abbia fatto e perché viva sotto falso nome in una casa isolata in campagna. Non lo so e non lo voglio sapere. Ho troppi guai per conto mio per potermi occupare di quelli degli altri... Non so nemmeno che tipo di scoop si possa fare con lei perché non mi sono mai occupato di giornali...

Fiore                              -  Uno scoop è uno scoop. La gente è ghiotta di cronaca nera, come lo sono io di dolci. Ed alla gente fa un grande piacere leggere che è stato scoperto uno che ha assassinato il proprietario di una casa di campagna, assumendone l’identità dove averne bruciato il cadavere nel camino...

Giona                            -  ... nel camino?!?

Fiore                              -  Proprio in quello a cui sta scaldandosi. Tra la cenere ho ritrovato giorni fa, intatti e sanissimi, alcuni dei suoi denti. Il proprietario era un gran bell’uomo e ci teneva da matto al fulgor del suo sorriso...       

Giona                            -  Non credo ad una parola di quello che dice.

Fiore                              -  E fa male. Malissimo. Perché dal momento che ha tanta simpatia per questocaminetto, chissà non riservi anche a lei la stessa fine. Le piacerebbe?

Giona                            -  (si alza atterrito)

Fiore                              -  Comodo, seduto. Non si muova, se ne stia sulla sua bella poltrona che lo ha accolto come in un abbraccio materno. Lei è spaventato e la capisco. Ma, visto che sapeva chi ero, doveva pur prevedere la fine che le avrei fatto fare, se lo avessi scoperto... O si credeva più furbo di me?

Giona                            -  Non sapevo e non so chi lei sia. Sono arrivato qui per puro caso... Mi lasci andaree le giuro che sparirò e non dirò mai di averla incontrata.

Fiore                              -  E dovrei crederle? Pensa che un uomo come me possa lasciarsi abbindolare da un giornalistucolo da strapazzo? No, mio caro signore, lei da questa casa non esce vivo. Qui ha voluto entrare e qui finirà i suoi giorni.

Giona                            -  Vuole davvero ammazzarmi?

Fiore                              -  Non prima d’averle fatto preparare a regola d’arte il soufflé al cioccolato. Coraggio,vediamo se in casa c’è tutto l’occorrente... Avanti, dica, quello che occorre...

Giona                            -  (dalla paura non riesce a parlare)

Fiore                              -  Forza, vuole degnarsi di rispondermi? Cosa occorre per fare un soufflé? Se non me lo dice sarò costretto ad ammazzarla subito. Ragioni, pensi che con il soufflé può allungarsi la vita anche di un paio d’ore... Si decida a parlare. Dunque cosa ci vuole? Uova?

Giona                            -  Quattro.

Fiore                              -  Bene. Le ho di giornata. Vivendo in campagna è logico. Poi?

Giona                            -  Cioccolato amaro fondente.

Fiore                              -  Quanto?

Giona                            -  (fa con la mano il segno di tre)

Fiore                              -  Chili?

Giona                            -  Etti.      

Fiore                              -  Avanti, continui.

Giona                            -  Tre etti di zucchero.

Fiore                              -  Di zucchero ce n’è quando ne vuole. Avanti...

Giona                            -  Mezzo litro di latte, una noce di burro, due cucchiai di farina...

Fiore                              -  ... farina?

Giona                            -  Per la besciamella.

Fiore                              -  Non sapevo occorresse la besciamella. Come la fa?

Giona                            -  (sempre terrorizzato) Faccio sciogliere al fuoco una noce di burro con un cucchiaiodi farina ed aggiungo piano piano il latte, sempre rimestando dolcemente...

Fiore                              -  Interessante. Poi?

Giona                            -  ... la faccio raffreddare e vi aggiungo il cioccolato, i tuorli e i bianchi d’uovosbattuti a neve...

Fiore                              -  E il profumo d’arancio?

Giona                            -  Ne strizzo nel composto la buccia...

Fiore                              -  Ne ho ricevuto una cassa dalla Sicilia. Profumatissimi, rossi. sa? Paiono pieni di sangue... Ora prepareremo il tutto... Grazie al soufflé si allungherà la vita. Serve sapere cucinare, no? Ma se il soufflé non si gonfia come dovrebbe, escogito per lei la morte più lenta e dolorosa che si possa trovare. Le ho già confessato che posso essere crudelissimo. Pochi maneggiano il coltello come me. Riesco a fare sulla pelle di una persona dei disegni bellissimi, vere opere d’arte. Ma per ammirarli meglio occorre aspettare che il soggetto sia morto, che il sangue sia secco e la superficie ben lavata. Non per vantarmi, ma sono un artista, un vero maestro. Mi è sempre piaciuto disegnare. Sulla pelle viva, però. Perché mi guarda così?

Giona                            -  Nonostante tutto non riesce a farmi paura.

Fiore                              -  Sa perché? Perché mi presento bene, parlo con proprietà, ho modi corretti, vesto in modo elegante senza eccentricità, ho mani ben curate... Contano in un assassino. Osservi le mie: bianche, lunghe, affusolate, morbidissime. Per strangolare non c’è di meglio. Se deciderò di strangolarla, non se ne accorgerà nemmeno. Le andrebbe essere strangolato come il gatto che aveva da bambino?

Giona                            -  Non avrei mai pensato di fare la stessa fine.       

Fiore                              -  Ma non ho ancora deciso che fine le riserverò. Sorpresa. Come vorrebbe essereucciso? Avrà delle preferenze...

Giona                            -  Con un colpo alla nuca.

Fiore                              -  Classico, ma banale. E non dà nessunissima soddisfazione ad un assassino. Bisognerebbe, prima, divertirsi con un po’ di tortura. Non molta, si tranquillizzi, un accenno. Senza sangue. Il sangue sporca. Potrei farle scorrere un po’ di brace sulla schiena... O, meglio ancora, sul basso ventre. Sarebbe l’ultima vampa di una passione infuocata... (ride)

Giona                            -  Guardi che io so difendermi. Sono un uomo forte.

Fiore                              -  Ma tra un po’, non lo sarà più. I suoi bei muscoli saranno completamenteafflosciati. (ride)

Giona                            -  Non dica sciocchezze.

Fiore                              -  Perché le avrei servito con tanta generosità la grappa? Può pensare che un criminale possa essere così gentile con la sua vittima? Nella grappa era sciolta una polverina che atrofizza i muscoli impedendo loro di funzionare. Provi, forse l’effetto è già cominciato...

Giona                            -  Non è possibile...

Fiore                              -  Si tratta di una polverina di effetto sicuro. I militari usano scioglierla nel cibo dei prigionieri più pericolosi. Un prodotto che viene dall’America, alla cui efficacia bisogna credere, perché è indiscutibile come la democrazia di quello stesso paese.

Giona                            -  (completamente sconvolto cerca di far forza con le braccia ma per la tensione non ciriesce)

Fiore                              -  Ha visto? Non ho detto una bugia. Non ne dico mai, io. Prima che i suoi muscoli si atrofizzino completamente, passiamo però alla preparazione del soufflé. Così, dopo, quando il soufflé uscirà dal forno, nel forno potrà entrare lei. (scoppia a ridere) Ha notato come sono spiritoso? È importante finire tra le mani di un assassino che ha il senso dell’umorismo. Non c’è di peggio che un assassino noioso. Allora? Si è convinto che faccio sul serio? Mi pare terrorizzato, amico mio. Ma è meglio parlar chiaro e sapere subito che deve essere eliminato.

Giona                            -  (sgomento) Senta, io non so... non capisco...

Fiore                              -  Non si preoccupi, c’è poco da capire. Ma stia calmo, non è ancora il suo momento. Tra la preparazione e la cottura del soufflé passerà un bel po’ di tempo. Ne approfitti per abituarsi all’idea che la sua permanenza in questa valle di lacrime è giunta alla fine. Del resto cosa lascia? Amori... no. La storia con la sua Vanda mi pare finita. Figli mi pare di capire che non ne abbia. Avrà certo dei                   parenti, ma i parenti, anche se affezionati, dimenticano presto. Come gli amici, del resto. Su, coraggio. Se si comporta bene, cercherò di non farla troppo soffrire. Abbia fiducia, sono un professionista. Del resto pensi, se non dovesse morire, quante brutte sorprese le riserverebbe ancora la vita. Questa, per lo meno, come sorpresa è l’ultima. Quella definitiva.

Giona                            -  (si prende la testa tra le mani ed ha come un singhiozzo)

Fiore                              -  Coraggio, non si abbatta. Nonostante tutto, mi creda, ho simpatia per lei. Mi faanche pena. Ma si metta al mio posto, cos’altro posso fare? La colpa è solo sua.Non avrebbe dovuto mettersi in questo pasticcio. Io devo difendermi. Legittimadifesa.   Al   mio   posto,   non   farebbe   altrettanto   anche   lei?   (silenzio)   Su,   mirisponda...

Giona                            -  Mi dica che male le ho fatto?!?

Fiore                              -  Nessuno. Ma se lo lasciassi libero, me ne farebbe.

Giona                            -  Non fiaterei. Non direi ad anima viva di averla incontrata.

Fiore                              -  Forse in questo momento lo crede. Ma, poi, si sentirebbe sicuramente lusingato raccontando un’esperienza come questa, in gran segreto all’amico più caro, facendogli giurare di non dir niente a nessuno e quello, dopo aver giurato, racconterebbe tutto agli amici del bar. Lo confiderebbe anche alla donna del cuore mentre la stringe appassionatamente tra le braccia. Lei si ecciterebbe e la ripagherebbe con momenti sublimi. Superano ogni immaginazione le reazioni di una donna quando le si raccontano avvenimenti scabrosi in un momento di intimità. No, zitto lei non starebbe. Perciò, anche se a malincuore, sono costretto a sopprimerla. Si rassegni.

Giona                            -  Perché uccidermi? Non sono ancora vecchio, la vita può ancora...

Fiore                              -  Ingenuo! Cosa pensa di poter ancora avere alla sua età? Non è ancora anziano, ma il meglio, ormai, è passato. Ci rifletta e mi darà ragione. Si lasci, invece, eccitare dall’idea di sapere presto cosa c’è nell’aldilà. Scoprire cosa c’è dopo la morte è affascinante. Lei è fortunato. Tra poco saprà la verità, mentre io starò ancora qui ad angosciarmi. Ora mi permetta di lasciarla un momento. Torno tra qualche minuto. Voglio farle una sorpresa. Una piccola sorpresa, che le farà piacere, spero.

Giona                            -  Cioè?

Fiore                              -  Eh, no, lei vorrebbe sapere subito, sapere troppo. Un poco di pazienza. Se ne stia seduto lì e non si muova. Guai se fa il minimo tentativo di allontanarsi. Sarebbe stupido ed anche inutile. Se mi accorgo che ha approfittato della mia assenza anche solo per muovere un passo, quando torno, la lego, la infilo in uno spiedo e la faccio rosolare nel camino. Come un pollo. Ma vivo e palpitante, ha capito? (esce)       

Giona                            -  (è tentato di scappare. Guarda verso la porta da dove è uscito Fiore e poi verso quella che dà alla tettoia. Ha un attimo di esitazione, poi si alza, si toglie le pantofole, cerca tremando di infilarsi le scarpe, l’emozione gli fa perdere tempo e rallenta i suoi movimenti. Così lo sorprende Fiore rientrando)

Fiore                              -  (ha tra le mani un involto che posa sul tavolo) Bravo! Complimenti. Cosa le avevodetto?

Giona                            -  Mi sono solo alzato dalla sedia...

Fiore                              -  ... cercando di mettersi le scarpe. Via, se le tolga. Subito.

Giona                            -  (si toglie le scarpe) Io volevo solo...

Fiore                              -  Dice le bugie come i bambini? Le avevo detto di non muoversi. Crede sia dispostoa lasciarmi prendere in giro da uno come lei?!!

Giona                            -  L’assicuro che...

Fiore                              -  Peccato! Avevo cercato di instaurare un rapporto di cordialità, ma lei mi ha remato contro. Ha voluto disubbidire? Peggio per lei. Non mi dica che è colpa mia. Se l’è voluto. Ha sbagliato e deve pagare. Dritto. In piedi, dritto, con le gambe unite. La schiena ben tesa, le mani lungo i fianchi. In posizione d’attenti, diciamo. Così. Ora mi guardi in faccia e dica a voce alta ed intelligibile: è colpa mia. (silenzio. Urlando) Dica: è colpa mia!

Giona                            -  (balbetta) È colpa mia.

Fiore                              -  Più forte. Lo dica tre volte a voce chiara e forte.

Giona                            -  È colpa mia... è colpa mia... è colpa mia.

Fiore                              -  Ed, ora, senza esitare un attimo, si tolga i pantaloni.

Giona                            -  Eh?

Fiore                              -  I pantaloni. Ha capito benissimo. Si tolga i pantaloni.

Giona                            -  Scusi, perché?

Fiore                              -  Le domande, le faccio io. Giù i pantaloni.

Giona                            -  Perché i pantaloni?!?      

Fiore                              -  Perché   sì.   Mi   è   venuto   questo   capriccio.   (urla)   Cosa   aspetta?   Se   li   sfiliimmediatamente.

Giona                            -  Io non...

Fiore                              -  Vuole obbligarmi a strapparglieli di dosso?

Giona                            -  (lentamente si sfila i pantaloni)

Fiore                              -  (fa il cenno di appoggiarli alla sedia) Ora la camicia.

Giona                            -  La camicia?

Fiore                              -  La camicia. Esattamente la camicia.

Giona                            -  Avrò freddo senza.

Fiore                              -  Non dica sciocchezze, è davanti al fuoco.

Giona                            -  (si sfila la camicia)

Fiore                              -  Porta la maglietta di lana? Via anche quella.

Giona                            -  (si toglie la maglia)

Fiore                              -  Non è piacevole osservare la sua squallida nudità. Ma non è completa. Via lemutande.

Giona                            -  Eh?

Fiore                              -  Le mutande. Ho detto le mutande.

Giona                            -  No. Le mutande no.

Fiore                              -  Le mutande sì, invece.

Giona                            -  Mi vergogno.

Fiore                              -  Si vergogna di me?

Giona                            -  Se deve ammazzarmi, mi ammazzi con le mutande.       

Fiore                              -  Le scelte le faccio io, non lei. Se le ho detto di levarsele, non può fare altrimenti.Ha capito?

Giona                            -  Ma perché?

Fiore                              -  Mi danno noia. Se si vergogna mi giri le terga. Invece della virilità, mi esporrà lacurva del sedere. Svelto.

Giona                            -  (si gira e, molto riluttante, si sfila le mutande)

Fiore                              -  Ora faccia tre passi e si metta contro il muro.

Giona                            -  (con un urlo) No?!? Violentarmi no!?! Non può violentare un uomo come me?!?

Fiore                              -  Perché? Cos’ha di diverso dagli altri da non poter essere violentato?!? Lei è unuomo, come tutti.

Giona                            -  Sia buono, se vuole uccidermi, lo faccia, ma non mi usi violenza. Non lo sopporterei. Mi risparmi questa vergogna. Non ho mai subito un’onta di questo genere, glielo giuro.

Fiore                              -  Meglio, così morirà dopo aver fatto un’esperienza nuova.

Giona                            -  No... non voglio... non voglio!

Fiore                              -  Perché? Non sono il suo tipo? Non le suscito alcun desiderio erotico, me lo ha confessato. Ma si è anche lasciato scappare che se l’avessi lasciato sul terrazzo, sarebbe entrato dalla finestra per infilarsi sotto le mie coperte. Potrebbe essere stata una profferta d’amore...

Giona                            -  Non si avvicini... non si avvicini...

Fiore                              -  Non urli. Nessuno la sente, nessuno può venire in suo aiuto...

Giona                            -  Se fa un passo verso di me, la rovino...

Fiore                              -  Lei?!? Cosa mai può fare? Se si vedesse... Così bianco e nudo come un verme,uno di quei vermi che si schiacciano col piede... Se per lo meno fosse bello davedere...

Giona                            -  (urla disperato) Non mi tocchi... non mi tocchi...

Fiore                              -  (fa una fragorosa risata) E chi ha mai pensato di toccarla? Io l’ho fatta soltantospogliare, l’idea della violenza è tutta sua, le giuro che non mi era nemmeno       venuta in mente. Si tranquillizzi. Se lei teme quello che la sua fantasia ha immaginato... non ci pensi più ed amici come prima.

Giona                            -  (stupito si volta e lo guarda) Amici ha detto?

Fiore                              -  Amici, amici... Tante storie per aver voluto usarle una cortesia. L’ho fatta spogliare perché si togliesse di dosso quella roba umidiccia e si mettesse un pigiama caldo ed una vestaglia. (gli consegna l’involto che aveva messo sul tavolo) Coraggio, così nudo prende freddo...

Giona                            -  Mi ha portato un pigiama?

Fiore                              -  Credo sia della sua taglia. Ha pensato veramente che avessi intenzione di violentarla? Preferisco alla violenza il soufflé di cioccolato. (scoppia in una grande risata)

Giona                            -  (lo guarda scombussolato e comincia a vestirsi)

Fiore                              -  Vede? Basta un po’ di fantasia per non annoiarsi.

Giona                            -  Questo vuol dire che lei...

Fiore                              -  Dica, esprima il suo pensiero...

Giona                            -  Ha voluto solo farmi paura?

Fiore                              -  Ho recitato una parte.

Giona                            -  Si è divertito a terrorizzarmi...

Fiore                              -  ... visto che lei era entrato nel giuoco. Come a teatro. (ride)

Giona                            -  Io ero convinto... convinto che mi avrebbe fatto fuori...

Fiore                              -  Mi dica bravo, allora.

Giona                            -  Ma per che diavolo lo ha fatto?

Fiore                              -  Secondo lei la fantasia non serve a dare gioia né piacere... Le ho dimostrato cheserve anche ad impaurire e terrorizzare...

Giona                            -  Ho rischiato l’infarto.

Fiore                              -  Non dica sciocchezze, lei è forte, vitale...       

Giona                            -  No, io... è stato un incubo tremendo...

Fiore                              -  È finito, ora, si distenda, si metta tranquillo. Pensavo che si sarebbe fatta una bella risata liberatoria come ho fatto io, invece, è serio come se mi tenesse rancore. Non è meglio così? Preferiva veramente che l’ammazzassi?

Giona                            -  Dio mio, che paura ho avuto.

Fiore                              -  Ma ora sa che scherzavo. Si calmi. È piacevole il pigiama? Morbida la vestaglia?

Giona                            -  È un piacere sentire questo tessuto sulla pelle...

Fiore                              -  Lo credo bene. Purissimo pelo di pecora nana del Tibet. Non c’è di meglio sul mercato. Mi è sempre piaciuta la biancheria raffinata. (pausa) Pensava proprio che l’avrei sodomizzata?

Giona                            -  Farmi spogliare e mettermi contro il muro...

Fiore                              -  Per immaginare un atto del genere ci vuole una malizia che io non ho. Cercavo solo di farmi credere assassino... Come ha fatto a lasciarsene convincere? Non mi pare di avere maniere da delinquente...

Giona                            -  Mi dica per lo meno perché lo ha fatto...

Fiore                              -  Per movimentare la serata. Mi pare proprio di esserci riuscito.

Giona                            -  La cosa che non mi persuadeva è che in quel momento insistesse col soufflé...

Fiore                              -  Ne sono goloso.

Giona                            -  Se avesse voluto assassinarmi, prima avrebbe voluto davvero il soufflé?

Fiore                              -  E lo voglio ancora. Non vedo l’ora di vederlo uscire dal forno bello gonfio, con la sua crosticina croccante, la pasta morbida ed il suo inconfondibile profumo. Sa perché? Mi suscita ricordi lontani... quand’ero poco più che un ragazzo.

Giona                            -  (con intensità) Anche a me ricorda gli anni dell’adolescenza...

Fiore                              -  Vede? Abbiamo qualcosa in comune... Ora che si è rifatto del suo spavento, le metto a disposizione tutti gli ingredienti che occorrono e procederà alla preparazione del soufflé. Lo innaffieremo con uno champagne di annata, lo champagne è l’unico alcolico di cui non so fare a meno. Vedrà, passeremo insieme un bel momento. Uno di quelli che la vita dovrebbe concederci più sovente per farci sentire in pace con noi e con gli altri.       

Giona                            -  Io non posso sentirmi in pace con lei...

Fiore                              -  No?

Giona                            -  Avrei voglia di mettere del cianuro, nel soufflé.

Fiore                              -  Mi spiace, non ne ho. Un ingrediente di cui non faccio uso.

Giona                            -  In cucina bisognerebbe sempre averne per quando capita l’occasione. Come oggi,per esempio.

Fiore                              -  Se ne servirebbe?

Giona                            -  La voglia ce l’avrei...

Fiore                              -  Mi ammazzerebbe? Perché le ho fatto paura? Perché sono riuscito a farmi credereun assassino? Ma, ormai, ogni dubbio è scomparso.

Giona                            -  Ma un’ombra di sospetto resta.

Fiore                              -  Anche ora che le ho dato un pigiama di lana di pecora nana del Tibet e stiamo per procedere alla preparazione del soufflé? Le faccio paura? Forza, tiro fuori per primo che cosa?

Giona                            -  Burro, farina e latte per la besciamella... Io di lei so soltanto che vive solo in questa grande casa, che ama i dolci e gli animali e si diverte con l’immaginazione. È poco.

Fiore                              -  Ma tutto vero. Nessuna bugia.

Giona                            -  Un pentolino. Dove vuole che la faccia, la besciamella?

Fiore                              -  Va bene questo? Io non le ho detto bugie, lei sì.

Giona                            -  Un cucchiaio di legno, per favore. (comincia a fare la besciamella)

Fiore                              -  Raccontarmi che è un commerciante. Una persona colta come lei, di manieredistinte, che parla con proprietà... Così poco burro?

Giona                            -  Quanto ne occorre. Ora stempero nel burro la farina... così. Il latte, per favore.

Fiore                              -  Eccolo.

Giona                            -  Me lo versi, piano. Prima a goccia... Bravo così... Poi, tra un po’ a filo...                   

Fiore                              -  Deve sempre girare?

Giona                            -  Sì, altrimenti la besciamella fa i grumi...

Fiore                              -  Lei non amerà gli animali, ma è un intellettuale come me. Non uno che passa lavita a vendere e a comprare...

Giona                            -  Ci sono commercianti coltissimi. Versi il latte a filo, ora. Ed aumenti poco apoco...

Fiore                              -  Così...

Giona                            -  Perfetto.   Ci   vorrebbe   un   grembiule.   Ho   paura   di   macchiare   questa   bellavestaglia...

Fiore                              -  I  grembiuli  in  questa  casa  non mancano.  (apre un cassetto e tira fuori deigrembiuloni da cucina)

Giona                            -  Potrei commerciare in preziosi, in antichità, in vecchi manoscritti. Vado matto peri libri antichi e gli incunaboli...

Fiore                              -  (dà un grembiule a Giona) Questo le va bene? Più che vecchio, è antico. Le arrivaai piedi.

Giona                            -  Giri, mentre io me lo metto. Dovrebbe indossarne uno anche lei. (se lo è infilato)Mi ridia il cucchiaio.

Fiore                              -  (si mette anche lui un grembiule) Va matto per gli incunaboli, i libri antichi e... ledonne.

Giona                            -  Non per farne commercio. Sia gentile, mi annodi il grembiule lei, non possolasciare di girare. Stretto. Poi gliel’annodo io a lei. (si annodano il grembiule)

Fiore                              -  Io le ho fatto il doppio nodo. Me lo faccia anche lei. Così non si scioglie. Dicevo delle donne perché mi pare molto generoso con loro. All’ultima ha regalato anche una macchina.

Giona                            -  Sono generoso di natura. Spenga pure. La besciamella è fatta. Riempia d’acquafredda un recipiente e ci mettiamo dentro il pentolino per far raffreddare labesciamella.

Fiore                              -  (esegue) Bravo, è stato velocissimo.

Giona                            -  In cucina non si deve perdere tempo. Tiri fuori le uova. E due recipienti, uno persbattere gli albumi, l’altro per i tuorli. Lei di me saprà poco, ma io di lei non sonulla.    

Fiore                              -  Cosa vuole sapere? Se sono sposato? Se ho figli? Qual’è il mio patrimonio catastale? Qual’è il mio deposito in banca? Qual’è il mio gruppo sanguigno? Quanti anni ho? Scelga la domanda, ma ha diritto ad una sola, non di più.

Giona                            -  Mi basterebbe vedere un suo documento.

Fiore                              -  Avevo visto giusto, lei è della polizia.

Giona                            -  E se fosse, avrebbe paura? (rompe le uova) I gusci dove li butto?

Fiore                              -  Dia  a  me,  la spazzatura  va  qui dentro...  (butta i gusci) Che  intenzioni ha?Riprendere il giuoco delle domande come prima?

Giona                            -  Lo farei volentieri, se trovassimo il modo di scambiarci le parti.

Fiore                              -  Questa volta io vittima e lei assassino?

Giona                            -  Presunto.

Fiore                              -  Come dice?

Giona                            -  Presunto. L’assassino è sempre presunto.

Fiore                              -  Allora io... la presunta vittima.

Giona                            -  La vittima è vittima. Mai presunta. Non ha una frusta elettrica per sbattere leuova?

Fiore                              -  La cucina non è attrezzata. Manca di elettrodomestici.

Giona                            -  È noioso sbattere i bianchi a mano. Vanno montati a neve.

Fiore                              -  Lei sbatte i rossi con lo zucchero. Ai bianchi ci penso io.

Giona                            -  D’accordo. Mi passi lo zucchero. Allora, non crede a quanto le ho raccontato?

Fiore                              -  Non a tutto. (sbatte i bianchi d’uovo)

Giona                            -  A cosa in particolare non crede? Che sono stato abbandonato in autostrada sotto la pioggia? Che ho vagato per la campagna senza sapere dove andare? Che mi sono fermato sotto la tettoia per ripararmi dalla pioggia?

Fiore                              -  Credo a qualcosa, non a tutto.       

Giona                            -  Insomma il fatto che la mia compagna mi abbia mollato sull’autostrada non laconvince!?!

Fiore                              -  È la parte più debole del racconto. Il resto è più convincente. Se non le basta lozucchero, ce n’è altro.

Giona                            -  Se conoscesse una donna come la mia compagna...

Fiore                              -  Conosco lei e penso che non si lascerebbe buttar fuori da una macchina per restare appiedato sotto la pioggia. Più che probabile che sia stato lei a far scendere la sua compagna...

Giona                            -  Mi crede capace di trattare così una donna?

Fiore                              -  ... soprattutto incapace di subirla fino a quel punto.

Giona                            -  Sbatta con regolarità e tenga bene la frusta. Mi pare che la sua manualità abbiamolto a desiderare. Allora mi spieghi come e perché sarei arrivato qui?!?

Fiore                              -  Bisogna che ci rifletta. Per fortuna ho tutta la serata per farlo.

Giona                            -  Continua a giocare?

Fiore                              -  Bisogna pure arrivare alla verità.

Giona                            -  Ha la mano stanca? Vuole aiuto?

Fiore                              -  No, stanno montando che è una meraviglia.

Giona                            -  In lei c’è qualcosa che mi è familiare, ma non so che cosa...

Fiore                              -  Provi a descrivermi come mi vede, forse capirà.

Giona                            -  Bell’uomo tra i quaranta ed i cinquanta... elegante, bel guardaroba... biancheria di primissima qualità... portato al giuoco ed alla recitazione... goloso... colto... uomo di mondo...

Fiore                              -  ... e con uno spiccato senso dell’ospitalità.

Giona                            -  ... e follie improvvise.

Fiore                              -  Alt! (duro) Follia è una parola che non amo e che respingo. Mai dirla in miapresenza. Continui...       

Giona                            -  ... vive solitario in una sperduta casa di campagna non si sa se per scelta operché costretto...

Fiore                              -  Guardi i miei albumi? Sembrano spuma.

Giona                            -  Ancora qualche colpo di frusta e sono montati. Lei cosa pensa di me?

Fiore                              -  Ha più o meno la mia età, personalità introversa, buona cultura, biancheria discutibilmente meno raffinata della mia, diffidente, insicuro, in fondo simpatico, un certo fascino ma... molto... molto nevrotico. Ho sbagliato?

Giona                            -  Tutt’altro. Ha dato di me un giudizio perfetto.

Fiore                              -  Non le ha dato fastidio sentirsi dare del nevrotico?

Giona                            -  Lo sono. Lo sono veramente. Alt, così. Montate come si deve. Continui a girare dolcemente mentre aggiungo i tuorli sbattuti con lo zucchero. Mano leggera, mi raccomando. Ora bisogna grattare il cioccolato.

Fiore                              -  Non ho una grattugia adatta.

Giona                            -  Allora lo faccia a pezzi con un coltello. Si scioglierà col calore del forno. Sonoqualcosa di più che nevrotico.

Fiore                              -  Davvero? Eppure devo dirle che si sa controllare molto bene.

Giona                            -  Non sempre.

Fiore                              -  Poco fa avrebbe potuto perdere la calma... Ha avuto delle reazioni esasperate, mache erano quasi normali. Cos’altro ha scoperto di me?

Giona                            -  Lei non vive isolato per sua scelta, ma per qualche motivo.

Fiore                              -  Bisogna scoprirlo.

Giona                            -  È un uomo colto. Uno studioso.

Fiore                              -  Perché ho la casa piena di libri? Potrebbero non essere miei.

Giona                            -  Lo sbricioli di più il cioccolato. (molto concitato) Come si vede che in questa casa non c’è nessuno che sia appassionato di cucina. Non c’è niente di quanto potrebbe servire. Mai visto una cucina così disorganizzata. Possibile che manchi ogni tipo di elettrodomestico, non ci siano degli attrezzi giusti per lavorare, che le pentole siano tutte così vecchie e malandate... i mestoli arrugginiti...       

Fiore                              -  Perché si sta alterando? All’improvviso è diventato nervoso.

Giona                            -  Sono nervoso. Soffro di crisi. Ed a volte sono molto forti. Allora è un guaio.

Fiore                              -  Per lei o per gli altri?

Giona                            -  Per tutti. Ha capito? Tutti.

Fiore                              -  Mi scusi, ma non volevo innervosirla.

Giona                            -  Sia sincero, guardandomi in faccia si capisce che qualche volta non riesco acontrollarmi?

Fiore                              -  No, non si direbbe.

Giona                            -  Però ha capito che ero nevrotico. Basta così il cioccolato. Lo versi nell’impasto. Se lo vuole al profumo di arancia mi dia uno di quei frutti che sono su quel vassoio. Scelga il più maturo. E ci gratti la buccia...

Fiore                              -  Nevrotici lo siamo un po’ tutti. Guardi che bel frutto... Una polpa fina ed un profumo che dà gusto alle narici. (cerca di cambiare discorso) Ora che lei me lo ha insegnato, cercherò di farmi qualche volta il soufflé.

Giona                            -  Vede? Imburro il recipiente e ci passo un po’ di pane grattugiato ed ora, piano, piano verso dentro tutto quanto il composto... (esegue) Vede com’è facile? Non ci vuole nessuna bravura. Svelto, accenda il forno. Non la fiamma alta, mi raccomando... bassa, così. (inforna il soufflé) Ha detto che ero nevrotico perché ha capito che lo sono. Ebbene sì. Ha visto giusto... Ed ha anche capito che le avevo detto una bugia. Nessuna donna mi ha mollato in autostrada. Non ne ho. Nessuna donna nella mia vita... E se l’avessi, non l’avrei scelta con quel nome.

Fiore                              -  Un nome vale l’altro...

Giona                            -  Quel nome non mi piace.

Fiore                              -  Perché?

Giona                            -  Sarebbe troppo lungo spiegarglielo.

Fiore                              -  Visto che dobbiamo conoscerci meglio...

Giona                            -  Così si chiamava la donna che mi ha ucciso il gatto e che io ho cercato di strangolare. Ma ero un ragazzo, che non aveva la forza sufficiente per farlo. Sono appena riuscito a graffiare quel collo bianco... con le sue venette azzurrine... Ed a rovinare la mia vita.       

Fiore                              -  (lo osserva) Si fanno cose terribili, quando si è ragazzi.

Giona                            -  ... anche da grandi. Infatti, ora che sono cresciuto, le mie mani sono diventate molto più forti. Non sono lunghe, morbide ed affusolate come le sue, ma strangolano altrettanto bene. Non importa che siano belle, basta che sappiano stringere, stringere, stringere sempre più forte. Il pollice è importante. Deve premere nel punto giusto. Sulla carotide... Se lo si fa con impegno e seriamente in pochi istanti il risultato è raggiunto.

Fiore                              -  (cerca di calmarlo) E poi dice di non avere fantasia. Ora vuole condurre il giuoco elo sa fare bene.

Giona                            -  Non   è   un   giuoco.   Vede,   per   lunghi   periodi   riesco   ad   essere   una   personatranquilla, normale. Ma lei ha capito subito che sono nevrotico. Come ha fatto?

Fiore                              -  Non dia troppo peso a quella parola...

Giona                            -  Lei è intelligente ed ha capito. Vero che ha capito tutto?

Fiore                              -  Non so cosa ci sia da capire...

Giona                            -  La storia della donna in autostrada non se l’è bevuta. Ha capito che ero in fuga...che stavo scappando...

Fiore                              -  Da dove?

Giona                            -  Da dove ero rinchiuso. Dicono che sono pericoloso. Non è vero. Il fatto è che per mesi e mesi sto tranquillo, poi, non so cosa mi prenda, mi sento con un bisogno irresistibile di sfogarmi... una necessità... un impulso che non so reprimere... E nelle mani mi nasce una forza... una forza formidabile, che le fa diventare tenaglie... una morsa d’acciaio.

Fiore                              -  La smetta, non cerchi di farmi credere che è...

Giona                            -  ... matto? Non dica questa parola che fa paura a lei come a me. Non lo sono. Non lo sono mai stato. Ma con questo pretesto mi hanno rinchiuso. Tutta una vita dietro le sbarre. Sbarre. Sbarre dappertutto. Porte chiuse a chiave che si aprono solo dall’esterno. Persone pagate solo per sorvegliarmi continuamente, giorno e notte... occhi che ti guardano senza sosta ed osservano quello che fai... Telecamere che ti seguono dappertutto... Non è un carcere, è peggio di un carcere. Perché in carcere ti rinchiudono se devi scontare una pena. Io non ho pene da scontare. Io non ho fatto niente di male... solo, ogni tanto, mi vengono impulsi che non riesco a controllare...

Fiore                              -  (preoccupato) Non si affanni. La capisco.       

Giona                            -  Da anni non parlo con nessuno. Tengo tutto dentro. Un medico m’interroga sempre, mi fa mille domande, ma non rispondo mai. Con lei è diverso. Con lei mi trovo bene. Posso dirle quello che voglio. Perché non è lei ad interrogarmi, ma sono io a parlare. Nevrotico. Come dice lei sono nevrotico e non schizofrenico, come sostengono loro.

Fiore                              -  Le hanno diagnosticato schizofrenia acuta?

Giona                            -  (urlando) No, non sono schizofrenico. Sono nevrotico. Solo nevrotico. Non è vero che non mi piacciono gli animali. A me piacerebbe averne uno. Ma lì non è permesso. Né animali, né donne, né alcool. Niente di niente. Solo medicine, iniezioni e calmanti. Lei mi ha dato della grappa. Era buona.

Fiore                              -  Forse ne ha bevuta troppa.

Giona                            -  È buono l’alcool. E non fa male. Dà come un senso di libertà. Cambia attorno ledimensioni. Come la droga. Lei non si è mai drogato?

Fiore                              -  No.

Giona                            -  C’è stato un periodo della vita in cui mi drogavo. Mi aiutava a resistere. Ed anchead esistere. Poi ho smesso. Faceva male ad uno come me.

Fiore                              -  La droga fa male a tutti.

Giona                            -  Ma a me di più, di più, di più. Perché sono nevrotico. Vede? In certi momenti non riesco a controllarmi e faccio del male a chi mi è vicino. Tolga di lì quel coltello, per favore. Non mi dia delle tentazioni. Io non resisto alle tentazioni. Quella lama d’acciaio davanti ai miei occhi... mi eccita... e la sua luce mi acceca... (urla) Tolga quel coltello davanti a me...

Fiore                              -  (con dolcezza) Si metta tranquillo, si calmi. Cerchi di calmarsi.

Giona                            -  Non dica anche lei le parole che dicono tutti. Quando mi dicono di stare calmo, non mi calmo, anzi mi eccito. Mi eccito sempre di più. Mi viene una voglia, una voglia matta di fare star zitto per sempre chi mi dice di star calmo...

Fiore                              -  (prende il telefono)

Giona                            -  Giù il telefono. Chi vuol chiamare? Ha paura di me?

Fiore                              -  Io...

Giona                            -  Faccio davvero paura? L’ho vista sbiancare... Ha temuto veramente che volessi piantarle nel cuore quel coltello? Non ne ho mai avuto l’intenzione, nella vita ho cercato soltanto di strangolare una donna che mi aveva fatto del male... Non sono          violento. Nevrotico sì, ma poco poco, senza esagerare. Può stare tranquillo, non faccio del male a nessuno Faccia uno sforzo, cerchi di ricordarsi di me, anche se è passato tanto tempo... Eravamo ragazzi... ricoverati nello stesso reparto di una clinica di lusso. I medici dicevano che ci avrebbero guarito. Dormivano vicino, nella stessa stanza... Stavamo sempre insieme, non ci lasciavamo mai. Sono cambiato, lo sa, ma guardami meglio... Giona, ti ricordi di me, di Giona?...

Fiore                              -  Giona... Come non averlo capito subito? Sei Giona... il mio amico per la pelle ditanti anni fa...

Giona                            -  Cercando riparo dalla pioggia, ho trovato te...

Fiore                              -  Dove  diavolo  stavi  andando  sotto  quell’acqua?  Mi  sembra  impossibile  avertiritrovato... (lo abbraccia)

Giona                            -  (stretto a lui) Neanche a me sembra vero.

Fiore                              -  Quanti anni? Più di venti.

Giona                            -  Ventiquattro... dopo la storia di Vanda, mi avevano cambiato reparto... e tu eristato portato via da tua madre... E, non abbiamo saputo più nulla l’uno dell’altro.

Fiore                              -  Il mio compagno di giuochi... Eri tutta la mia famiglia...

Giona                            -  E tu la mia. Insieme, perfino là dentro, eravamo felici...

Fiore                              -  Sei scappato da una casa di cura?

Giona                            -  Certo. Mi credevi in gita di piacere? Ce l’ho fatta. E tu?

Fiore                              -  Dopo un permesso, non sono rientrato e non mi sono più fatto ritrovare. Perchéstare rinchiuso?

Giona                            -  ... quello che dico anch’io. E, poi... sono solo un po’ nevrotico.

Fiore                              -  Da dove arrivi? Dall’autostrada?

Giona                            -  ... la macchina si è guastata. Avevo paura che mi inseguissero. Sono scappatoattraverso i campi... Era come se un istinto mi spingesse qui...

Fiore                              -  E mi hai riconosciuto subito?

Giona                            -  No. Mi ricordavi qualcuno, ma non riuscivo a capire chi...

Fiore                              -  Anch’io ero turbato da qualcosa del tuo viso... Ma è difficile riconoscersi dopotanti anni...                

Giona                            -  ... dormivi nel letto accanto al mio... allungando una mano sentivo il tuo corpo.Ricordi le nostre chiacchierate?

Fiore                              -  Quante prima di addormentarci. Non eravamo mai stanchi di parlare... (un tempo)Scusa, non dimentichiamoci del soufflé.

Giona                            -  Non aprire il forno, per carità. (guarda nel forno) Tutto procede a meraviglia...Lasciamo che finisca la cottura. Dimmi, cosa fai isolato in questa casa?

Fiore                              -  Qui non do noia a nessuno. Mi lasciano in pace...

Giona                            -  Il tuo sorriso lo ritrovo intatto. Non è cambiato da allora...

Fiore                              -  Sapessi quante volte ho pensato a te. Come starei bene qui, con Giona, pensavo. E Giona starebbe bene qui con me. Mi è rimasta la voglia di giocare. (si abbracciano di nuovo)

Giona                            -  Ti guardavo sperando fossi tu. Ma avevo paura di sbagliare. Potevi essere uno che ti assomigliava. Anche se dentro di me sentivo come una voce che mi diceva... che eri tu, che ti avevo ritrovato.

Fiore                              -  Io solo, ora mi sono reso conto chi sei. Scusami, ma sei così diverso, da allora.

Giona                            -  Quando ho capito che eri tu, il cuore mi ha dato un balzo, ma avevo paura diessermi sbagliato...

Fiore                              -  Io ho avuto la certezza che eri Giona soltanto quando, alla fine, sei ritornato a parlare del gatto... Prima non ci avevo fatto caso. Quella storia, me l’ero dimenticata... Ad un tratto... di colpo, ho ricordato tutto...

Giona                            -  Ha cominciato a martellarmi nel cervello il tuo nome... Fiore... Fiore... Fiore...

Fiore                              -  Dicevi sempre che un maschietto non poteva chiamarsi Fiore.

Giona                            -  ... e tu che Giona era un nome da bambina perché finiva in a.

Fiore                              -  (gli fa una carezza) Bravo! Devo ringraziare la pioggia che ti ha portato da me...

Giona                            -  Quando sei apparso sotto la tettoia mi sono detto: non è uno sconosciuto...

Fiore                              -  Perché raccontarmi tutte quelle bugie?...

Giona                            -  Volevi che dicessi ad uno che non sapevo chi fosse che ero scappato da una casa di cura? Che cercavo di rifugiarmi per non farmi ritrovare? Non si può stare rinchiuso tutta la vita... È lunga, una vita...           

Fiore                              -  Ti sei sempre divertito a dire bugie. Quante ne raccontavi, la sera prima didormire...

Giona                            -  Non ti piacciono le bugie?

Fiore                              -  Sono faticose. Ci vuole tempo per pensarle, fantasia per inventarle, coraggio per dirle, forza per provarle, ostinazione per sostenerle. Non mi piace raccontarle agli altri. Le racconto a me stesso. E non si chiamano bugie, ma sogni... illusioni.

Giona                            -  Mi tornano alla mente i nostri giuochi... le nostre paure... I progetti per scappare dalla nostra dorata prigione... Ricordi? Gli altri ci zittivano, ma noi parlavamo, parlavamo, parlavamo...

Fiore                              -  Non finivamo mai, la nostra vita era un giuoco. Mi pare che siano stati gli annipiù felici quelli passati là, con te...

Giona                            -  Lo sono. Speravo di ritrovarti in ogni nuova casa di cura dove mi portavano... Poi,ho perso ogni speranza.

Fiore                              -  Tre anni insieme, la nostra adolescenza.

Giona                            -  Io, tu e Vanda.

Fiore                              -  Prima c’era anche il gatto, ma nella clinica animali, non ne volevano.

Giona                            -  Ho detto il nome di Vanda, appena arrivato. Non hai reagito. Mi impaurivatrovarmi in casa di chissà chi.

Fiore                              -  Mi sono divertito a metterti paura. Come da ragazzi. Ricordi gli scherzi terribiliche facevo là dentro, quando eravamo ragazzi malati.

Giona                            -  Non malati, soltanto un po’ nevrotici.

Fiore                              -  ... piccoli nevrotici viziati che genitori annoiati avevano deciso di far curare in unaclinica di lusso.

Giona                            -  Con un’infermiera tutta per noi... che quando ci comportavamo bene, ci faceva ilsoufflé.

Fiore                              -  E tu hai imparato.

Giona                            -  A me piace di più alla menta. Ora l’ho fatto come piace a te, all’arancio, ma laprossima volta lo farò alla menta...       

Fiore                              -  Come ci hanno cambiato gli anni. Eri un ragazzetto carino. Ti sei guastato, seidiventato un omone...

Giona                            -  Anche tu sei cambiato. Crescendo si diventa brutti. I tuoi bei riccioletti biondidove sono andati a finire?

Fiore                              -  Poveri riccioletti, sono passati più di vent’anni.

Giona                            -  Peccato! Però, allora eravamo più carini. Carini ed anche nevrotici, ora non losiamo più.

Fiore                              -  Credi?

Giona                            -  Meno, lo siamo molto meno.

Fiore                              -  O forse anche di più. A chi hai rubato la macchina?

Giona                            -  (ride) Ad un infermiere. Ho imboccato l’autostrada senza sapere dove andare.Peccato, però eri così bellino...

Fiore                              -  Anche se avevo i brufoli?

Giona                            -  Avevi i brufoli? Sì, ce li avevi.

Fiore                              -  Brufoli o no, da ragazzi si è belli. Poi si cresce...

Giona                            -  Io sono rimasto quello di allora. Sono solo un po’ cresciuto.

Fiore                              -  Perché ti sei inventato una compagna che si chiama Vanda?

Giona                            -  Mi sono inventata una donna cattiva. Tutte le donne cattive si chiamano così.

Fiore                              -  Ne hai avute molte?

Giona                            -  Di cattive?

Fiore                              -  Di cattive e di buone. Allora?

Giona                            -  Le cattive sono rimaste cattive e le buone sono rimaste buone. Tutte qui, nellamia fantasia.

Fiore                              -  Ora ti cercheranno.

Giona                            -  Le cattive o le buone?           

Fiore                              -  Quelle della clinica.

Giona                            -  Cerchino, cerchino, non troveranno nulla.

Fiore                              -  Potrebbero scoprire la macchina, e pensare che a piedi non puoi essere andatolontano.

Giona                            -  Il proprietario non la ritroverà più.

Fiore                              -  Ne sei sicuro?

Giona                            -  Certo, perché diventerà cenere. Dentro il camino...

Fiore                              -  La macchina?

Giona                            -  L’infermiere. Andremo a prenderlo, lo tireremo fuori dal bagagliaio, lo faremo apezzi e lo bruceremo, come il tuo padrone di casa...

Fiore                              -  Non dirmi che lo hai ammazzato?!?

Giona                            -  Tu cosa pensi?

Fiore                              -  Non lo so. Io sono quasi guarito, anche se non completamente.

Giona                            -  Io nevrotico ero e nevrotico sono. Ma tu che giuochi a fare l’assassino, proprionormale non lo sei... (scoppia a ridere)

Fiore                              -  Non abbiamo giocato abbastanza da ragazzi, perciò, dobbiamo giocare ancora.Nella vita bisogna farlo. Altrimenti non si diventa grandi.

Giona                            -  Dimmi la verità. Hai ammazzato veramente il tuo padrone di casa?

Fiore                              -  Tu cosa credi?

Giona                            -  Un uomo con la biancheria così raffinata... Avevo mai indossato un pigiama fattodi lana di pecora nana.

Fiore                              -  ... delle montagne del Tibet...

Giona                            -  E  questi  grossi  grembiuloni  di  lino...  Mhm,  senti  che  profumo...  Il  soufflédovrebbe essere quasi pronto.

Fiore                              -  Un profumo delizioso. Sei felice di essere qui, con me, come una volta?       

Giona                            -  Infelice proprio no.

Fiore                              -  Quando non si è infelici, vuole dire che si è felici. Cosa credi sia la felicità se nonla mancanza d’infelicità?

Giona                            -  E tu?

Fiore                              -  Io che cosa?

Giona                            -  Sei felice?

Fiore                              -  Evidentemente non sono infelice. Ma lo sarò di più quando mi servirai il soufflé.Lo tolgo dal forno?

Giona                            -  Porta pazienza, ancora qualche minuto. Prendi gli sgabelli...

Fiore                              -  Si sta più comodi sulle sedie.

Giona                            -  Una volta usavamo gli sgabelli.

Fiore                              -  Una volta eravamo ragazzini...

Giona                            -  Io lo sono ancora. E tu anche. Mettiamo i piatti e le posate...

Fiore                              -  E le coppe per lo champagne.

Giona                            -  I ragazzini, diceva Vanda, non devono bere champagne.

Fiore                              -  Allora metto una sola coppa.

Giona                            -  Due. Io sono un ragazzino disubbidiente. Che fortuna esserci ritrovati e stare di nuovo insieme come allora. È come se nulla fosse cambiato. Manca solo la signorina Vanda...

Fiore                              -  Ricordi? Ci faceva mettere un bel bavaglino colorato...

Giona                            -  Giusto, mettiamocelo anche oggi.

Fiore                              -  Aspetta, in questo cassetto ce ne sono di bellissimi. Tutti colorati, grandi, grandi.(cerca i bavaglini)

Giona                            -  Ma sei sempre solo, qui? Nessuno viene mai a trovarti?       

Fiore                              -  Nessuno deve sapere che sono qui. Ogni tanto, però telefono. Ed, allora, viene apassare la notte con me una bionda... vedessi che bionda...

Giona                            -  Io non voglio una bionda, voglio una bruna. Le bionde sono tutte come lasignorina Vanda che strangola i gatti.

Fiore                              -  Lo ha fatto sparire, non l’ha strangolato...

Giona                            -  Tu la difendi ancora. L’hai sempre difesa...

Fiore                              -  Vieni a vedere cosa c’è in questo armadio. (apre un armadio)

Giona                            -  Che meraviglia. Orsetti.... cavallucci... fucili pneumatici... trenini... cappellacci dacow boy... bellissimi... Ne prendo uno?

Fiore                              -  Prendi quello che vuoi. Ce n’è per tutti e due.

Giona                            -  (si mette un cappello e ne dà uno a Fiore) Da dove viene tutta questa roba?

Fiore                              -  Sono i giocattoli di quando ero piccolo...

Giona                            -  Abitavi qui?

Fiore                              -  Era la nostra casa di campagna. È qui che mio padre si sparò un colpo di fucile e morì. Avevo sedici anni. Ricordi quando vennero a prendermi per portarmi via? Tu eri in osservazione per la storia di Vanda...

Giona                            -  Ti portarono qui.

Fiore                              -  Per un periodo. Poi in un’altra casa di cura. Poi in un’altra ed in un’altra ancora. Non capivano che ero triste perché nessuno giocava con me... Per questo non guarivo... Il mio solo compagno sei stato tu...

Giona                            -  Allora, a parte la signorina Vanda, eravamo felici...

Fiore                              -  Quando eravamo buoni ci faceva il soufflé...

Giona                            -  Ora te lo farò sempre. Tutti i giorni... Dallo a me quel bavaglino, lo voglio io quellogiallo...

Fiore                              -  Quello giallo è il mio. Ti do quello verde...

Giona                            -  Hai voluto il soufflé all’arancio? Ora io voglio il bavaglino giallo... Annodamelobene.      

Fiore                              -  (esegue) E tu annoda il mio.

Giona                            -  Dici che mi cercheranno?

Fiore                              -  Sai da quanto cercano me? Ma qui siamo fuori del mondo e non diamo fastidio a nessuno. Basta non farsi notare e continuare a giocare. Qui la vita è quella d’allora. Anzi, meglio, molto meglio. Non ci sarà più la signorina Vanda a farci il soufflé, ma ce lo faremo lo stesso. Allora lo sforniamo? (spegne il forno)

Giona                            -  (tira fuori il soufflé) Stai attento che scotta. (mette sul tavolo il soufflé e siede sullo sgabello di fronte a Fiore. Coi grembiuloni, i bavaglini colorati, il cappellaccio in testa sembrano due bambini)

Fiore                              -  Bello! Bello! Bello! (comincia a sbattere le posate sul piatto)

Giona                            -  (batte le posate anche lui davanti al soufflé fumante)

Fiore                              -  Un momento. (si alza, va al frigidaire e tira fuori una bottiglia di champagne e prima di stapparla) Non ti spaventare, Giona, ora il tappo uscendo farà un grande rumore... farà bum! Ma niente paura. È lo champagne.

Giona                            -  Farà BUM?!? (si copre le orecchie con le mani)

Fiore                              -  (stappa lo champagne e quindi allegro ne ripete il verso) Bum! Bum! Bum!

Giona                            -  (come un bambino che vuole fare il furbo affonda il cucchiaio nel soufflé)

Fiore                              -  Prima io, prima io... prima a me... (si servono allegri vociando come ragazziniscatenati e si dividono il soufflé, mentre cala il sipario)

FINE    

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