Caro bugiardo

Stampa questo copione

CARO BUGIARDO

CARO BUGIARDO

Commedia di Jerome Kilty, tratta dalla corrispondenza intercorsa fra

George Bernard Shaw e Mrs. Patrick Campbell.

Dal testo italiano di EMILIO CECCHI

Titolo originale: "DEAR LIAR"

(riduzione di R.Lussignoli)

“CARO BUGIARDO” non è una commedia, nel senso comune che viene dato a questo termine; è una stesura tratta dal lungo ed intenso epistolario (durato quasi quarant’anni) fra il commediografo irlandese G.B.Shaw e l’attrice inglese missis Patrick Campbell.

La commedia prevede due soli personaggi: l'attore, che parla con le parole di George Bernard Shaw, e l'attrice, che parla con quelle della signora Campbell. La messinscena è semplice: seggiole; sgabelli appoggiapiedi per le signore Campbell; 2 leggii. In mezzo al palcoscenico una cappelliera posata su un tavolinetto.

Appunti

I due hanno personalità molto forti, che lottano per il predominio l’una sull’altra; e si amano veramente.

Lui è burbero, permaloso, presuntuoso; borbotta; è sempre arrabbiato; le sue battute ironiche sono impregnate di humor inglese.

Lei è una farfallina; si diverte a fare la vittima, ma non lo è assolutamente.

E’ una commedia brillante, e tale dovrà risultare nei toni.E’ una commedia statica; tutto si gioca sul colore (e sul volume) della voce, con la quale si devono evidenziare sentimenti ed emozioni. Se noi non ci divertiamo ad interpretarla, il pubblico non si diverte ad ascoltarci.

Note:

Gli interpreti saranno in coppia; una coppia è composta dagli attori-lettori, mentre gli altri si alterneranno nella lettura delle parti di Shaw e Campbell.

Prima dell’inizio delle letture comunitarie:

* leggetelo più volte, per comprendere le variazioni di situazione e di sentimenti che si alternano in questo lavoro.

* divertitevi ad accentare sia le “e” sia le “o”, utilizzando il fascicoletto “Regole della pronuncia italiana”


ATTO PRIMO

(Quando si alza il sipario sono sulla scena l'ATTORE e l'ATTRICE. Fra i due una cappelliera, chiusa)

ATTRICE      Buonasera...

ATTORE       Buonasera...

ATTRICE      Durante quarant'anni del­la loro conosciutissima vita, la famosa attrice in­glese Patrick Campbell e George Bernard Shaw,il ben noto vegetariano, ebbero una relazione segreta e molto intricata.

ATTORE       Vegetariano e commediografo.

ATTRICE      E commediografo. Il si­gnor Shaw, come ebbe a dire egli stésso, era già tanto vecchio da aver l'età della ragione quando s’innamorò perdutamente della signora Campbell. (divertita) Sognava e camminava sulle nuvole: cantava e correva per le strade andando incontro a lei, la sua Stélla Stellarum, la sua meravigliosa signora di marmo bianco, la sua Beatricissima. Il suo amore, diceva, era infinito e immortale...

ATTORE       Sì, ma quarant'anni dopo, alla notizia che ella era morta, Shaw scrisse: (spiega un giornale e legge pomposamente) "Tutti si sentono estremamente sollevati e léi, credo, più di tutti. Perché ella era incapace di vivere con persone vére, in un mondo vé­ro. Ma era una grande ammaliatrice, e incantò mé, come tanti altri." (ripiega il giornale) Ecco la storia del loro incantamento raccontata con le loro stésse parole, nélle centinaia di lettere che si scrissero nel corso degli anni. Lettere che entrambi con­servarono, per le quali litigarono, e che per poco non si persero durante la seconda guerra mondiale. Ma la nostra storia comin­cia quarant'anni prima. (i due aprono insieme la cappelliera e prendono i due pacchi di lettere) Immaginate la fine del 1800. Vittoria è ancora sul trono, l'Inghil­terra è ancora la più moderna fra le nazioni moder­ne, le guerre mondiali sono ancora di là da venire.

ATTRICE      La signora Campbell è al vertice della sua carriera. Con Ellen Terry, ha regnato sul teatro inglese per più di un decennio. Ha già dato origine a molti grandi personaggi ma il più bello, quello di Lisa Doolittle, la piccola fioraia di Pigma­lione, è ancora da venire.

ATTORE     Io, perché vi stiamo par­lando con le autentiche parole di George Bernard Shaw...

ATTRICE     E di Missis Patrick Campbell.

ATTORE      Io, dicevo, ero alla fine della mia attività di critico musicale e teatrale, e cominciavo a sfornare commedie ma nessuna con un successo decisivo. (l'attrice slega il suo pacco di lettere e osserva le buste) Ispirato dalla bellézza e dall'arte della signora Campbell cominciai una nuova commedia: Cesare e Cleopatra, sperando che, una volta finita, lei ­avrèbbe accettato di recitarvi la parte della Regina d'Egitto. Con quést’idea io la invitai nella mia ca­sa di campagna, per una visita di fine settimana.

ATTRICE     Ma è tutto qui, nélle lettere. (porgen­do a Shaw il suo pacco) Lecedo la parola, signor George Bernard Shaw.

SHAW           (prende le lettere) Grazie, grazie tante, Miss Patrick Campbell. (Mentre Shaw legge la sua prima lettera, la Campbell ne tiene in mano un'altra,  in atto di scor­rerla) 12 aprile 1899. Cara signora, terremo quésta casa solo fino al 14 maggio; non tardi a venire. Mia moglie sarà felice di vederla.Sostenevano che la mia dièta vegetariana era troppo povera e che le ossa dél mio piède fratturato non si sarebbero potute risaldare. Una radiografia li ridicolizza.  E... hop! ecco l'osso perfettaménte aggiustato, e così candido e bèllo che ho lasciato istruzioni perché, se muoio, ne facciano un allargaguanti, e lo mandino a lei come souvenir. (la signora Campbell si mette a ridere, posa la lettera ed ascolta)

Ho sotto gli occhi la sua ultima fotografia. Per quanto sia meravigliosa, io avrei preferito fotografarla a letto, sulla scena, si capisce. Perché ci sono in giro tante persone belle; ma non tutte sono capaci di prendere dal proprio cervèllo un filo di materia grigia e farlo passare nélla cruna d'ago di una commedia. In ciò consiste il vero dono, e lei ce l'ha... Spero proprio che lei possa venire... Sinceramente suo, George Bernard Shaw. (Shaw ha in mano una lettera, mentre lei parla)      

CAMPBELL      21 aprile 1899. Caro signor Shaw... Mi fa orrore vedere le mie fotografie; l'ora delle rughe è arrivata… Dio protegga mé e tutte le donne! Temo che non potrò accettare il suo invito. Vorrei avere una numerosa famiglia che mi obbligasse a non accettare quésta orribile tournée in America, vénti settimane e una montagna di dollari al minuto...    Mi hanno chièsto di recitare in una nuova cosa di Rostand: una meravigliosa commedia di fate. Non sarèbbe carino se lei ce la mettésse in inglese?  Mi dica di sì.   Dio la benedica per le tante belle risate che le sue commedie ci fanno fare, e le perdoni anche certe sue piccole mancanze di gusto che ci fanno venire la pelle d'oca... Sinceramente sua... Beatrice Stélla Campbell.

SHAW           Cara signora Campbell, non credo d'essere il tipo adatto per occuparmi délla fiaba di Rostand; le darèi subito un odorino di zolfo! No! Offra una possibilità ai suoi contemporanei. Si rivolga agli astri nascènti; io sono esausto, risaputo, involgarito e troppo, troppo vècchio per quésti giochétti.

CAMPBELL   Vècchio?      

SHAW           Sì, quarantacinque anni compiuti lo scorso luglio... sinceraménte... George Bernard Shaw.

ATTRICE       Nél quinto mése dél véntesimo secolo, mio marito morì in guerra, in Sud  Africa. Eravamo stati marito e moglie sedici anni, e il sènso di solitudine fu schiacciante. L'unica cosa da fare era rituffarmi nél mio lavoro. Comparvi in una serie di commedie che portai in Inghilterra ed in America. Passarono anni prima d’aver notizie del signor Shaw.

ATTORE       Ed io sfornavo una commedia dopo l'altra, e facevo soldi a palate. Final­ménte mi misi a lavorare ad una commedia che da molto tèmpo avevo in mènte per la signora Campbell: Pigmalione.  Ai primi del 1911 era finita. Piom­bai a casa sua, le léssi la mia commedia e l'indomani léi mi scriveva.

CAMPBELL      Caro signor Shaw, che commedia! Sono rimasta sbigottita dai suoni sgradévoli dél vernacolo di Lisa.Tuttavia, grazie per avermi letto il suo componimento teatrale, e per avér meditato che io potréi essere la sua graziosa straccioncèlla. Ma se lei ci tiène dav­véro, il primo passo da fare è di tornare qui e dirmi seriaménte quando, dove e con chi, e io, forse, un giorno... (al pubblico) Difatti arrivò un glorioso pomeriggio di giu­gno, con gli occhi allegri e naturalménte un contrat­to in tasca. Dopo che se ne fu andato, ebbi la stra­na impressione che la nostra amicizia corresse un po' troppo; e ne fui del tutto sicura quando ri­cevètti il suo bigliétto successivo.

SHAW           Oh, Stélla! Lei sapeva che così doveva succedere. Io venni tranquillaménte a casa sua, a di­scutere d'affari; ma dopo i primi trénta secondi ero ai suoi pièdi, in ginocchio, innamorato. E durante le trénta ore che seguirono sognai, e cammi­nai sulle nuvole, come se il mio prossimo compleanno fosse il ventèsimo.

CAMPBELL     Ma lei non ha affatto vénti anni, e non si scherza con il teatro. E’una cosa sèria; il teatro sono affari, grossi affari. Se, le dico se, mi rièsce di méttere insième le persone adatte, sarò io la sua gra­ziosa fioraia.

SHAW           Bènissimo: e parliamo dunque d'affari. Io rénderò pubblica la travolgènte notizia: che Missis Patrick Campbell mi ha sedotto per farsi dare la mia nuova commedia.

CAMPBELL    (lo guarda con una smorfia di sorpresa, stupore)

SHAW             Lo vede? Quésto è il brutto dell'avere a che fare con mé: lei sarà vittima di quélla cinica atmosfèra diètro cui si nasconde la mia povera piccola animuccia. E allora Stélla: in guardia.

CAMPBELL     Ah, sì? Bène: ha inizio il duèllo. Camp­bell contro Shaw, fino all'ultimo sangue. Allora, in guardia!

ATTORE         Se Stélla aveva deciso di cat­turarvi ogni resistènza era inutile, perché léi era ir­resistibile.

SHAW           Ma di che ha paura?  Forse di innamorarsi di quest’istrione irlandese, chiacchierone e bugiardo... come a lui è già successo con léi? O ha paura di non essere capace nemmeno di quésto?

CAMPBELL   Quélli che lo dicono hanno ragione: léi è un follétto. E come si fa ad innamorarsi di un follétto? Venga venerdì e le prométto che saremo soli.

CAMPBELL      Vogliamo attenerci agli affari, signor Shaw? Io ho fatto un'offerta precisa; ho fatto sapere a tutto il mondo che mi métto a fare l'impresaria e che potrei anche recitare nella parte della Lisa del signor Shaw. For­se lo ha già letto sui giornali. Non so ancora chi prèndere per la parte dell'uomo. Qualcuno troveremo, per Higgins.

SHAW           Qualcuno? Troveremo qualcuno per Higgins? La parte di Higgins è importante quanto quélla di Lisa... (la Campbell fa l'atto di parlare, ma lui la ferma) Silènzio; Stélla attenzione: se vuol ten­tare Pigmalione così come ha détto nulla, neppure il mio gènio potrà salvarla dalla finale disfatta.

Per più di metà il suo pubblico si compone di donne. Bisogna soddisfare il loro deside­rio di un maschio da idealizzare. Come potrebbero idealizzare un povero salariato anonimo, schiacciato dalla sua recitazione? Vuol fare la Duse? Vuol essere un martello sènza incudi­ne?  Sì, sì... metta in scena Pigmalione con un Higgins da quattro soldi, e le dirò io cosa accadrà: personal­ménte léi avrà un successo strepitoso. Ma dopo qual­che settimana gli affari cominceranno a traballare. Terrorizzata, si metterà a spèndere come una pazza in pubblicità. Porterà Pigmalione in provincia, lotterà fino all'ultimo centèsi­mo. No, io devo trovare un uomo che abbia la forza di resisterle sulla scèna. A léi piace recitare con le mezze cartucce, attori poco fastidiosi che vanno benone per certe commedie commerciali, ma le commedie mie de­vono essere recitate da attori veri, e recitate sul serio! No, Stélla. Io devoavere un Higgins superbo. Mi rifiu­to di essere la causa délla sua rovina, e délla mia. Non potrei amarla tanto, mia cara, se non amassi il dènaro ancor di più.

CAMPBELL      O signor Shaw; léi è un tale clown! Lo so bènissimo che uno spettacolo con due stélle è più soddisfacente che con una sola.

SHAW           E allora, se lo sa, perché fa tanto la difficile?

CAMPBELL     Non faccio la difficile.Se a léi non importa che io lavori con mia pièna soddisfazione, ci sono molti altri cui importa. James Barrie ha una nuova commedia per mé, e mi ha offerto una fortuna.

SHAW           Sì, sì; queste cose le so tutte; ma, per amor di Dio, Stélla, sia ragionevole.

CAMPBELL     Invece sono del tutto irragionevole, e mi sento a disagio a litigare in questo modo con lei. Se la parte di Higgins è più importante di quella di Lisa, si cerchi una stélla maschio e una piccola attrice; io mi ritiro!

SHAW           Stella Patrick Campbell, ragioni! Lei è una stélla affermata, una veterana; vicino a léi non ci può stare che una stélla come léi.

CAMPBELL     Una veterana? Ma come osa? Io non sono una veterana. Una veterana! Mi fa sèntire come il cavallo che una volta vinse un Derby e da allora l'hanno mésso a pastura. Porto la parrucca? Ho gli occhi di vetro? Ho una gamba di legno? Ebbene, sappia che i mièi occhi sono i mièi occhi, i mièi ca­pélli sono i mièi capélli e le mie gambe in pièna forma. E non consentirò mai ad avere un giorno più di trentanove anni. E’vero che ho una figlia di ventotto, ma cosa vuol dire? In India è comunissimo.

SHAW           Io voglio la Lisa che intèndo io, e nessun’altra Lisa. Ho scritto la commedia per avere la mia Lisa. E voglio un Higgins che vada bène con la mia Lisa.

CAMPBELL      Sia ragionevole, Clown!

SHAW           Io non sarò ragionevole! Starò qui seduto ad ululare; posso urlare venti anni, più forte e sèm­pre più forte.

CAMPBELL      Oh, amato!

SHAW           Mister Shaw, per piacere!

CAMPBELL      Dico "amato" perché "mister Shaw” non vuol dir niènte; mentre "amato" significa uomo, mente, linguaggio. E adesso, caro clown, in pista; io sono pronta e convoco la compagnia per cominciare le prove il primo settembre.

ATTORE        Purtroppo non andò così. Qualche settimana dopo Stélla ebbe un tremèndo incidènte di taxi che stroncò di colpo i nostri progetti e le impedì di recitare per più di un anno. Durante l'incidènte aveva sulle ginoc­chia uno dei suoi immancabili pechinesi, e quélla volta era Pinky Panki Poo.

CAMPBELL       Fu un urto tremèndo; la testa mi si gonfiò di non so quanti centimetri e l'emorragia mi scese sotto pelle per tutta la faccia. Devo essere stata uno spettacolo orribile. Da parte tua sarèbbe gèneroso mandarmi il manoscritto di Pigmalione per por­tarlo con mé in Francia, dove vado per un periodo di riposo. Così potrò lèggere Lisa... Scrivimi, e fammi guari­re. Una lettera al giorno non mi basterà.

SHAW           Mia cara Stélla, non una ma mille lette­re al giorno le scriverò. Ringraziamo Iddio che non è morta. Le manderò una copia di bozze del Pigmalione ma l'avverto in anticipo che, se lei lo lègge, è perduta; e cascherà subito ai miei piedi. Solenneménte riaffermo che il giorno che vènni a casa sua mi sèntivo arroganteménte sicuro délla mia invulnerabilità. E in trénta secondi… oh, Stélla! Trénta secondi!  E’ dignitoso? E’ ragionevole? Alla mia età: rammollito, rincretinito. Bisogna che io vinca quésta mia debolézza, Stélla! Potrei cercare di sfruttarla, scri­vèndo una bèllissima commedia.

CAMPBELL     Scriva pure commedie su quel che le pare ma per piacere: non su di noi... Mia figlia Stél­la, da piccola, cantava sèmpre una canzoncina che le doveva parere divertènte. Cominciava così:

                              E’ matto, matto, matto. La testa sé n'è andata.

                              Si lucida le scarpe con della marmellata.

                              E sul più bèllo si mangia il cappèllo.

                              E’ matto, matto, matto.

Quésta canzone le va come un guanto. Forse, un giorno, se alle prove lei sarà buono e si comporterà bène, le scriverò una lettera d'amore.          

SHAW          Una lettera d'amore!  E quando mi hai scritto qualcos’altro?   Ah, come vorrèi che tu fossi qui; mi risparmierésti délle figuracce, come quélla di ièri per esèmpio. In una piccola città, ad una ventina di miglia dal confine francese, la macchina s'è sfasciata; per starmene un po' in pace, ed evitare le fatiche di un corso di meccanica, sono entrato da un barbiere dimenticando che m'ero fatto i capelli il giorno prima, col risultato che ora sono rapato a zero. Non ho capito che cosa mi stava succedèndo fino al momènto in cui quello non ha attaccato il mio sopracciglio, forse scambiandolo per un baffo supplementa­re a causa della sua arricciatura mefistofelica. Insomma, sono tosato all'osso, come un fox terrier a pelo duro. Se tu mi vedéssi ora, non ti apparirei di certo romantico.

CAMPBELL       Non te lo meriti d'essere intelligènte come sei; e poi non è che sei tanto intelligènte; la tua è solo esuberanza. Non resisto alla tua vivacità, al tuo accènto irlandese, che deve essere come quéllo dél serpènte, altriménti Eva non si sarèbbe neppure accorta délla mela. Quanto vorrèi tu fossi qui, e che but­tassi fuori dalla finestra tutti quésti medici. Mi manchi tremendaménte. Vièni prèsto.

SHAW           Mi sono avvicinato a té, mia dea, d’altre cèntovénti miglia. E’ piuttosto strano che finora io non sia mai stato qui, ad Orleans. Una volta o l'altra mi piacerèbbe scrivere un dramma su Giovanna d'Ar­co, cominciando da quando spazzano le cèneri dopo il suo martirio e continuando col suo arrivo in cièlo. Ti piacerèbbe fare la Pulzella? Ar­riverésti a cavallo, con una armatura scintillante, e combatterésti contro eserciti di comparse.

CAMPBELL     Le tue lettere sono un baccanale di parole. Come faccio io a risponderti, con i mièi miseri vagiti? Il giorno in cui ti accorgerai che in realtà non sono che una donnétta qualunque, sènza intelli­gènza né fascino, sarà un giorno spaventoso. Se lunedì o martedì prossimo tu fossi tornato, ti aspet­to alle quattro.

SHAW           Ahimè! Benché abbia rimésso piède in In­ghilterra, né lunedì né martedì sarò disponibile. Bisogna che vada a Liverpool, ad un'altra prova del Cesare e Cleopatra. La prova coi costumi è stata un disastro: papere, entrate a vanvera... Il colmo fu alla fine dél quarto atto, quando la scèna è buia e si scopre Ftatatita assassinata. 

"E’ buio, e mi sènto sola"; recitò Cleopatra con una naturalézza così convincènte che il comprènsivo elettricista la consolò subito, inondandola con una fiumana di luce.

CAMPBELL     Oh caro! Ormai è troppo tardi e non mi résta che accettarti ed amarti.  Non ti ho detto "baciami" perché la vita è troppo corta per il bacio che il mio cuore domanda... ed anche perché tu hai sèmpre fretta: non vuoi es­sere in ritardo per il tè, per il pranzo, per Carlotta. Préga, piuttosto, Carlotta d'esser gentile. Anche se créde che io sia una pazza o un'avventurièra, potrèbbe lasciarti venire a trovarmi, ora che sono malata. E’ una cosa perfettaménte decènte. E io so essere di una terribile correttézza.

SHAW       No no. A Carlotta, è meglio non chièdere nulla e a mala pena mi azzardo a fare il tuo nome. Ièri, tragèdia! Carlotta sorprese la nostra conversazione telefonica, e l'effétto fu spaventoso; se c’è una cosa che non sopporto è vedere qualcuno soffrire a quélla manièra.   Secondo lei, io dovrèi ucci­dermi o ucciderla.   A volte mi domando perché uno non possa rendere felice una donna ch'e­gli ama, sènza rénderne infelice un'altra.

ATTRICE      Dopo di che, cominciai a rimet­termi... Entrai in una casa di cura, dove la mattina mi malmenavano e la notte mi legavano distesa su un'asse. Ma a gennaio volteggiavo per la mia ca­mera e a febbraio lasciarono entrare i visitatori. Uno veniva tutti i giorni, portando rose e al­legria: l'onorevole George Cornwallis-West. Non ci volle molto perché il signor Shaw notasse le sue visite, ed allora cominciò a comportarsi in manièra veraménte curiosa.

SHAW           Ma sarà vero? Il mio diavolino m'avverte che mi stai menando per il naso perché aspiri a di­ventare baronéssa.Vorrei sapere se sono licènziato sul serio, se devo smettere di scrivere poesie, per quanto conféssi che le sole rime che mi vèngono in mènte per “Stélla” sono “ombrélla” e “ma che bèl” per la “signora Campbèll”; e altri orrori di questo genere. Ho simpatia per George; dico però che lui è giovane e io sono vècchio. Fallo dunque aspettare, fin­ché non mi sarò stancato di té.

CAMPBELL     Stai calmo, carissimo clown; e abbi paziènza coi matti. Poverino: per quanto grande pos­sa essere la tua irritazione non è niènte in confronto al­l'umiliazione che io sènto néi riguardi di Carlotta. 

Lo so che tu non ci puoi fare niènte, ma George può far molto, e al­lora, ti prego, calmati. Ho sentito della malattia délla tua ca­ra mamma. Una volta, mi ricordo, tu dicesti: “E’ da lei che mi viène il mio cervèllo e il mio carattere, ed è tutto a suo onore". Oh, Clown! So quanto le vuoi bene. Se ella ci lascia, lascerà un vuoto im­mènso.

SHAW    ... Mamma... sì… trovò il modo di mét­tere il dènte dél giudizio ad ottant’anni. E ora sostengono che è alla fine.  Il mondo sta cambiando da fare paura.  G.B.S.

CAMPBELL     Proprio ora mi hanno dato la triste notizia. Che possa riposare in pace. Quando puoi, fammi sape­re qualcosa di té. (al pubblico)  Poi, ad un tratto, i medici che mi curavano mi dichiararono guarita.

ATTORE         E Pigmalione fuannunciato, finalménte, per l'aprile 1914.

CAMPBELL     Io conoscevo le mie forze. Bisognava che m'allontanassi da Londra per studiare la mia par­te ma avevo dimenticato il mio quotidiano visitatore: George Cornwallis-West. In un momento di leggerézza gli dissi che poteva accompa­gnarmi a Brighton e aiutarmi a ripassare il testo. Ma che fare di Clown? La migliore cosa era di fargliène cènno nélla manièra più casuale. Il giorno prima, all'ospedale, mi avevano tolto una scheggia di sotto un’unghia ed egli mi aveva tenuto la mano: ne feci la scusa per un bigliètto. "Mio caro Joe, ièri all'ospe­dale sei stato tutto simpatia e gentilézza, e sono sicura che avrei sentito molto più male se non ci fossi stato tu. A proposito, domani vado a Brighton per alcuni giorni. Tu sai che al mare devo essere sola; come fac­cio altrimenti a ripigliare forza per mé e per Lisa? Ma devo essere sola, hai bèn capito?"

SHAW          Amatissima, la solitudine è meravigliosa, ma non quando si è soli. Sei ancora depréssa, dopo tutto il dolore che hai provato? Se fossi con té, in qualche modo saprèi come liberarti da quésta de­pressione: ti nasconderei fra le mie braccia e ti direi tante cose, tutte vére, da fartela dimenti­care. La solitudine… quando io sono solo, tu sei sèmpre con mé. E quando sei sola lungo il mare, dove sarò io? Posso vènire?

CAMPBELL     Quando tu sei così delicato, migliaia d'angioletti fanno capolino da diètro le tue ali de­moniache e mi divènta difficile non amarti più di quéllo che dovrei. Dimmi subito qualche cosa di cattivo per farmi tornare alla ragione. Ma non vè­nire; qui al mare devo essere sola.

SHAW           (al pubblico) E come potevo starmene a Londra ora che lei era ridiventata sé stéssa? Feci la valigia, presi il primo treno per Brighton e, poco dopo colazione, corrévo verso il suo albergo.

CAMPBELL     Egli saliva gli scalini quattro a quat­tro mentre io discendévo, sola, nella hall.

SHAW           Stélla! Stélla Stellarum!

CAMPBELL   Joe! Che cosa diavolo sei venuto a fa­re? Non hai letto la mia lettera?

Ti prego di tornare a Londra immediatamente. Immediatamente. (si fissano reciproca-mente) Benissimo; se non vuoi andartene tu, me ne andrò io. Insomma uno dei due dovrà pur comportarsi come un gentleman. Joe, ti prego!    

ATTRICE         Non se ne volle andare.

CAMPBELL     Lo ri­vidi la sera a cena, senza George naturalmente. Alle undici cascava dal sonno; per rimandarlo al suo albergo, gli promisi che avremmo fatto il bagno in­sieme la mattina dopo. Ma era soltanto un'astuzia. (L’attore consegna un bigliettino a Shaw) Quando arrivò col suo costume da ba­gno, io e Cornwallis-West eravamo partiti, non senza la­sciare alla cameriera un biglietto per lui...

SHAW           (legge il biglietto)  "Quando leggerai que­sto, io sarò già partita. Arrivederci; sono ancora stan­chissima. Sarebbe toccato a te andare via; per fare il viaggio eri in migliori condizioni di me. Stella". (fa il biglietto a pezzettini e si volta verso di lei)  Benissimo; vattene, vattene!

La perdita di una donna ­non è poi la fine del mondo. Il sole risplende; io nuoto; lavorare fa bene; la mia anima sa starsene sola ma sono profondamente, profondamente offeso. Tu sei sènza carattere, sei senza cervello! Tu sogni di vivere e quando ti si offre la vita scappi via. E vattene, allora. Hai ferito la mia vanità, ecco l'imperdonabile delitto! Ma poi, a te, che cosa importa? A te non importa neanche di quell'altro. Tu non sposerai George; all'ultimo momento scapperai o sarai sostituita da un'altra anima più schietta. Anche se, intimamente, ne avessi avuto abbastanza della nostra avventura, io andrei nel fuoco piuttosto che farti subire il tremendo colpo d'essere piantata. Ma di queste cose che ne sai tu? Tu strapperesti le corde dell'arpa d'un arcangelo per legarci dei pacchi!             

CAMPBELL     Finiscila. Finiscila! Tu, vagabondo, cieco tessitore di parole, sei incapace di capire una semplice donna. Tu mi hai perso perché non mi hai mai trovata. E mi assordi con i muggiti del tuo egoismo, con gli starnuti del tuo insopportabile io.

ATTORE           31 dicembre 1913...

ATTRICE       Che nel nuovo anno tu possa giocare con la luna, baciare le stelle, e tenere la terra sulle tue ginocchia.

SHAW           Vigilia dell'anno nuovo. Notte di tutte le notti dell'anno. Rammenti la vigilia dell'anno scorso?  Ti sto chièdendo se te ne rammenti sul serio. Per te significò qualche cosa? Io la ricordo; e mi sento disperato. Ho l'impressione che da allora siamo sofferenti. Ci penso con profonda disperazione perché tu hai svegliato il dolore che dormiva in me. Se la parte che tu hai avuto era illusione, allora io sono solo, solo come Dio. Ma tu devi essere ancora per me la Madre degli Angeli perché, con tutte le nostre finte capacità, questa è la sola cosa per la quale noi due siamo fatti. Ricordatelo sempre, perché in questo io ti sono profon­damente fedele, fedele oltre l'amore. Ed in questo siimi fedele anche tu, e ti perdonerò, benché tu mi tradisca in tutto il resto. Io ti perdonerò, io ti onorerò, io ti adorerò. (si accosta alla sua sedia) Il tuo nome è Stella! (le ten­de la mano) Per te innalzerò la mia testa più vicino al cielo.

CAMPBELL      (prende la sua mano)  Oh, mio Clown! Se sapessi scrivere lettere come sai tu, scriverei a Dio... (sciolgono la loro stretta di mano)

ATTORE             Finalmente Pigmalione s'avvia. Dopo tanta chiacchiere e ritardi le prove hanno inizio a metà febbraio 1914, con Missis Patrick Campbell nella parte di Lisa ed uno dei migliori attori d'Inghilterra, Sir Herbert Tree, nella parte di Higgins.

SHAW        La battaglia è cominciata, e indietro non si torna più.

CAMPBELL       Oh, Dio, ora ci siamo. Cerchiamo d'esser bravi davvero.Sarò docile come un agnellino; ubbidientissima. Ho un po' paura.

ATTORE      Tutti avevamo ragione di essere preoccupati... A Stella, quarantanove anni, era affidata la parte di una ragazza non ancora ventenne, che per di più doveva parlare come una donna del popolo. La parte pesante del lavoro cominciava.    Dopo la prima lettura cominciammo a provare scena dopo scena... …

SHAW           Come tu sai, Stella….Stella! Come tu sai, il principio della commedia si svolge sotto le arcate del Covent Garden… l’Operà è a sinistra… E’ una notte piovosa, e molta gènte si ripara sotto le arcate, aspettando le macchine alla fine dello spettacolo… Fra quésti il cèlebre professor Henry Higgins, massima autorità mondiale nel campo degli studi di fonetica… E nel brusio generale distinguiamo mèglio la tua voce, Stélla, mèntre Lisa si avvicina sbucando di sotto la pioggia, con i vestiti che ciondolano e tutta in disordine…la piccola fioraia Lisa Doolittle…. Insomma, Stella, non è poi tanto difficile..in un mese o due ci arriverai. Non vedo perché sia tanto difficile per té essere volgare.                                  

CAMPBELL      (entra in scena con uno scialle sulle spalle) Bène! Mi hai già messa completamente a disagio, e siamo soltanto al quarto giorno... Io lo so che stai cercando di cavare sangue da una rapa... mi dispiace se sono così impacciata ma devi ammettere che Lisa, nella scena del tè, è un po' più signora!                                       

SHAW           Siamo esatti... come l'ho scritta io, è metà signora e metà popolana; ma tu stai cercando di sembrare una popolana mentre fai una parte da signora; così non funziona per niente. Cos'è poi questa novità che hai tirato fuori ora, di voltarti sempre di spalle?

CAMPBELL       Buona quésta! Qualcosa dovrò pur fare… tutti gli insegnamenti che hai dato a Tree sono completaménte inutili.  

SHAW          E non ti degni più di sorridere...     

CAMPBELL      Il mio partner fa delle pause interminabili. M'è venuta una paralisi facciale per lo sforzo di fingere una qualsiasi espressione intelligènte. Per questo mi volto di spalle... aspetto che la mia faccia si rimetta a posto.

SHAW           Ecco perché la tua faccia pare una mela cotta!

CAMPBELL     Non credere di offendermi. Te l'ho detto che in quella scena andavo male... ed ora non m'importa di quello che pensi di me e del mio talento! (si toglie bruscamente lo scialle)                   

SHAW           La scena del tè ancora mi preoccupa. Stasera verrò a casa tua e la ripasseremo…ne fai ancora un numero da caffè-concerto.

CAMPBELL       Ma l’hai scritta tu come un numero da caffè-concerto…e del

resto giova alla tua commedia far ridere più che si può!

SHAW          …Dunque, ora attaccheremo da quando sei arrivata e ti siedi.…. Brava Stella: ci siamo; sei meravigliosa, quando ti ci metti sul serio. Buonanotte!

CAMPBELL      Caro Clown, mancano soltanto quat­tro giorni... E ho paura che non vada sufficientemente bene.

SHAW           E’ vero. Non hai ancora trovato l’espressività nella scena finale. Forse ti aiuterebbe se tu immaginassi me al posto di Higgins; allora sapre­sti essere sprezzante quanto è necessario. E ricordati di tirar fuori la voce. A volte, da fondo teatro, non capisco una parola di quello che dici.

CAMPBELL   Lo so che la mia interpretazione è una buffonata; te lo dissi fin dal primo giorno che son troppo vecchia per quella parte, e non posso diventare una zoticona. Ma se proprio vuoi saperlo io mi faccio sentire da tutti i posti di qualsiasi teatro del mondo. Non è colpa mia se stai diventando sordo... (gli volta le spalle con rabbia)

SHAW           Ultime disposizioni! Stasera è la sera. Molto dipende se all'ultimo minuto tu sarai ispirata. A me non piace combattere, mi piace vincere. Ma tu che ami il combattimento ora dovrai vincere, la spada in pugno: e la cosa meravigliosa, Stella, è che io so che ce la farai; trionferai con slancio, talento e decisione. E allora…

CAMPBELL E SHAW   ... Avanti!

ATTRICE      La commedia andò come un sogno, un paradiso illuminato da risate. Son certa che la prima di una commedia non arrivò mai in porto così festosamente.

SHAW         (al pubblico) Ad ogni atto le risa e gli applausi diventavano più forti, più entusiastici, e alla fine fu chiaro che Stella ed io avevamo conquistato tutta Londra. (pausa) Carlotta aveva organizzato una piccola festa sul palcoscenico, a recita finita. Ma quando andai a cercare Stella, mi aspettava una sorpresa. Oh, lei aveva il genio per i colpi di scena!

CAMPBELL      Joe…

SHAW           Non rimani per la festa? Non te ne andrai a casa, sola... in una sera come questa...

CAMPBELL      Non vado sola. Vado a casa con Geor­ge. Mi aspetta nella sua automobile.

SHAW           George?

CAMPBELL      Sì: l'onorevole George Cornwallis-West. Ti ricordi di lui, vero?

SHAW           Sì.

CAMPBELL     Mercoledì scorso l'ho sposato.

FINE PRIMO ATTO

ATTO SECONDO

ATTRICE     Pigmalione fu il gran successo della stagione londinese. Ma eravamo nell'anno 1914. Pochi mesi dopo la prima recita il Belgio fu invaso e tutta Europa sprofondò nella guerra. A Londra si chiusero i teatri. Mio marito e mio figlio Beo s'arruolarono, partirono per il fronte e combatterono. Decisi di portare Pigmalione in America. Il signor Shaw scriveva, scriveva, scriveva.

SHAW           Stella, questa guerra sta diventando talmente stupida che non si riesce nemmeno a dir quan­to. Non concludono niente; il solo risultato è uccidere, uccidere, uccidere. Ogni tanto il Kaiser chiede un milione d’uomini da far ammazzare, e il Re ne chiede un altro milione per ammazzare gli altri. E dimostrano che la loro guerra imbecille non risolve nulla. Ma allora, perché le donne non si alzano e dicono: "A noi donne tocca la fatica di fabbricare questi uomini; e se non la smettete di ammazzarvi ci rifiuteremo di farne altri"? Purtroppo, le donne sono altrettanto idiote degli uomini...

E questo è tutto, Stella; se ne potrebbe fare un bell'articolo di fondo. Applaudite!   E non ti domandi che cosa ne è stato delle mie poesie, dei miei sonetti"?

CAMPBELL     No, non sento la mancanza dei tuoi "sonetti". Ti conosco troppo bene; so bene quanto mi stimavi e quanto non mi stimavi. Ma ci avevo rimesso 7.750 dollari di tasca mia, per portare la commedia attraverso l'America fino a San Francisco, col caldo soffocante e le rapide soste, per una sola rappresentazione, in teatri praticamente deserti. La gente credeva che Bernard Shaw fosse "roba da in­tellettuali", e girava al largo.    Sto sfiorendo. I capelli mi si stanno facendo grigi e i giornali di questo paese sono tali da farci uscire tutti di cervello.  Sto e sono stata molto in ansia per mio figlio Beo. Si è ammalato in trincea ai Dardanelli, e lo hanno mandato ad Alessandria; del suo plotone ne sono rimasti tre soli. Oh, l'enor­mità, l'infinito e lurido errore di questa guerra... Ho bisogno di te. Sento moltissimo la tua mancanza, e mi chiedo se ti rivedrò mai più... Stella.

SHAW           Fine ottobre, sono tornato dall'Irlanda, insieme ai superstiti del Lusitania, per fare delle con­ferenze sulla guerra... La tua fotografia è troppo giovane e bella per essere vera; ma tu dovresti vedere me. Sembra che io abbia settanta anni. Mi sono la­sciato alle spalle il teatro, come una specie di follia di gioventù: e torno alla politica, alla religione, alla filosofia. Mi danno dei tremendi dolori di testa ma mi fanno bene all'anima.

ATTRICE         Dopo due lunghi anni d'America, tornai a Londra nel 1916, per recitare Bella Donna alle truppe in Francia e Inghilterra. Mio ma­rito ad Anversa l'aveva scampata; ma Beo era di nuovo stato mandato al fronte. La guerra diventava ogni giorno più orrenda: le liste dei morti, i feriti per le strade! Passarono mesi, prima che avessi altre noti­zie di Joe.

SHAW          14 maggio 1916. Stella: ho avuto la spa­gnola, come tutti, e nonostante due settimane passate al mare, mi sento in vena di suicidio. Il mio nuovo libro avrebbe dovuto uscire un mese fa; ma non c'erano tipografi per comporlo, non c'erano legatori per legarlo, e non c’erano treni merci che impiegassero meno di tre mesi fra Londra e Edimburgo dove il libro veniva stampato... Suppongo tu sia a Londra, ma cosa m'importa… in tutta la vita non mi sono mai sentito solo e triste come ora.

Non posso scrivere; non mi vengono fuori che delle geremiadi per i gior­nali, quasi sempre su questa guerra dannata. Sono vecchio e distrutto. Per non finire col mettermi a piangere, pian pianino, quando mi capita, cerco di portare avanti una nuova commedia, a due o tre bat­tute alla volta. Non so neanche bene di che cosa si tratti. Ma cominciai ai primi di marzo, e sono ancora alla prima scena...  Il mondo è putrefatto. Quando tornò dal fronte, tuo marito aveva un'aria affaticata: non credo che camperà molto. Anche tu devi sentirti debole e invecchiata. Mi domando quale sia la ma­niera più facile: se col carbone, con la stricnina o con l'acido prussico. Addio sul serio; probabilmente non ci vedremo più. Segnati il mio nuovo indirizzo: "Crematorio, Cimitero Centrale, Londra".

CAMPBELL     Povero te? Povera me. Mio figlio è in gran pericolo; e le ore sono grevi, non passano.

SHAW           7 marzo 1917... Mi hai mandato una mezza lettera, scarabocchiata in maniera indecente. Mandami il resto, e risponderò. Quello che ho ricevuto sembre- rebbero gli ultimi due foglietti. Fammi avere i primi sei... Esistono tre gradi d’analfabeti­smo, ciascuno più profondo di quello che precede. L'­analfabetismo di coloro che non sanno nemmeno di essere analfabeta; l'analfabetismo di Lisa, che non riuscì neanche capire la sua storia e l'analfabe­tismo di quelli che non hanno mai letto le mie opere... Ma esiste al mondo un'unica persona, che è un tale mostro d'analfabetismo da combinare tutte e tre que­ste forme in un unico cervello. (l’attrice consegna alla Campbell un telegramma) Ed io, massimo Maestro delle Lettere oggi vivente, insieme a questa persona mi sono dato in spettacolo a tutta Europa.

CAMPBELL     (durante l'ultima parte del discorso di Shaw, la Campbell ha letto un telegramma il quale le annuncia che suo figlio è stato ucciso. Immersa nel proprio dolore, quando Shaw smette di parlare, ella aspetta un momento)

Il mio amatissimo Beo è sta­to ucciso. Ho l'impressione come se egli dorma, e che debba svegliarsi e tornare a me, se riuscirò ad essere forte e serena... Il cappel­lano mi scrive che Beo e il suo comandante erano in cima alla scala del loro ricovero quando una granata esplose, uccidendoli sul colpo. Vorrei che tu leggessi questa lettera, piena di tragica dolcezza e di lodi per il coraggio del mio figliuolo.

SHAW            (cerca d'essere gentile, ma vi rinuncia)  No, no Stella, no! E’inutile: non mi riesce d'intenerirmi; sono cose che mi fanno diventare feroce. Ho bisogno di bestem- miare. Anzi,bestemmio!Ucciso perché siamo governati da dei maledetti imbecilli. E viene fuori anche un cappellano a dirci delle cose carine. Non è compito suo dirci cose carine; il suo dovere è di urlare che "il sangue di tuo figlio grida vendetta al cospetto di Dio".  No, non farmi vedere la lettera. Al diavolo il tuo cappellano e la sua tragica dolcezza! Probabilmente la prossima granata lo farà a pezzettini; e qualche altro cappel- lano scri­verà alla mammadel primo un'altra lettera carina... Non è consolante? Non ci man­ca che una lettera del Re per convincermi che quella granata era una benedizione travestita...   Aspetta una settimana, e di nuovo sarò intelligente e compren­sivo; avrò dimenticato tutto... sarò carino come il cappellano. Schifo, schifo, schifo.... Oh, cara, cara, cara... carissima…

CAMPBELL      Se Beo fosse vissuto ancora tre setti­mane, la guerra sarebbe finita.

ATTORE       Dall'armistizio uscì un mon­do cambiato.  Quanto al nostro rapporto, esso prese una pièga tragicomica. Di pun­to in bianco ci trovammo a litigare accanitaménte su quéllo che si doveva fare di tutte le lettere che c’eravamo scritti e che, cosa curiosa, pareva che en­trambi avéssimo conservato.

CAMPBELL      (legge una lettera) Gennaio 1921... Joe, ho ricevuto da un editore una lettera sulla quale molto gradirei il tuo parere. E’ in forma di contratto per il mio libro e mi fa un po' spavènto. Per favore, fammi sapere quando vièni in città. Mi scrive un'a­mica da Nuova York, entusiasta di Casa cuorin­franto. Da parte tua sarebbeun pochino scortese la­sciarmi fuori dalla distribuzione, se la daranno qui a Londra.

SHAW           Amatissima... non ti posso includere nel "cast" di Casa cuorinfranto. Mi hai completaménte terrorizzato durante le prove di Pigmalione.

CAMPBELL     Quésta non me lo aspettavo. Ed è così triste, che non riesco nemmeno piangere. Quést'affare dél libro mi preoccupa. 

SHAW           Già: è proprio triste che tu non possa piangere. Qualunque attrice potrèbbe. Ma insomma che cosa hai scritto? La tua vita. O la mia?

CAMPBELL     Tu sai che non so scrivere bène e sbaglio l'ortografia. E tutto quéllo che so sulla punteggiatura è mettere la virgola nei posti sbagliati. Ti chiamo in aiuto! 

SHAW           Stélla!... Ho deciso! Il tuo libro s'intitolerà: l'Autobiografia di un’Incantatrice... E credo che te la caverai facilménte se dedicherai délle pagine ai tuoi primi attori. 

CAMPBELL   Ti ubriachi con le tue stesse parole. Mi fanno sapere che Carlotta è inquièta a causa délle nostre lettere. Spero che non sia véro. Ma non le hai mai detto che io sono una persona per bène?  Sono raggiante, per non aver distrutto le tue lettere... si sta facendo copia di quélle che intèndo pubblicare.

SHAW           Délle copie?

CAMPBELL      Se sei d'accordo.

SHAW          Délle copie? Stammi a sentire: tu dici di essere una persona per bène.

E allora sappi che una persona per bène non bacia qualcuno per poi andare in giro a raccontarlo. Con ciò è detto tutto. Chiuso!

CAMPBELL     M'è facilissimo amméttere che, oltre al mio, ci sono altri punti di vista. Ciò che chièdo è il tuo consiglio circa il modo di ottenere la pura verità sulla pagina di un libro.

SHAW           Oh, Stélla! Ascolta: anch’io sto scrivendo certi bozzetti autobiografici per l'edizione completa délle mie opere. Supponi che ci mettéssi dèntro le tue lettere più intime.

CAMPBELL     Joe, voglio prenderti sul serio. Tu dici: "Supponi che ci metta dentro le tue lettere più intime..."

SHAW           Sì…

CAMPBELL     Non c'è nessuna mia lettera che non possa essere pubblicata, purché tu

corregga gli errori d'ortografia.

SHAW          Intorno al 1895 scrissi una serie di lettere d’amore a Ellen Terry; ne ebbi una meravigliosa serie di risposte e…

CAMPBELL     Perché non chièdi a Ellen Terry che mi lasci pubblicare le lettere d’amore che scrivesti a lei, insième a quélle che hai scritto a me?

SHAW           Incredibile! Ci vuole un martello da fabbro per cacciarti nélla tèsta un po' di buonsènso. Se solaménte tu potéssi vedere té stéssa come ti vedranno gli altri, dopo aver letto il tuo libro...

CAMPBELL     Umiliami, ingiuriami, picchiami, nessuno rièsce più a farmi male. Non è meraviglioso essere invulnerabili? Perché ti preoccupi délla stupi­dità dél mondo?

SHAW         Dio mi liberi da quélli che non capiscono nulla! E’ come se spiegassi la "Teoria della relatività" a una gallina... Ma basta. Mandami le  bòzze di stampa e ti dirò, brutalménte, quéllo che puoi dire e quéllo che non puoi.

CAMPBELL      Ascoltami! Non perdere la pazienza, sii gèntile e bravo, aiutami senza prendermi in giro. Io mi chièdo se ti sarèbbe piaciuto spedire a Shakespeare il tuo primo manoscritto, perché lo giudi­casse, e lo avesséro invece esaminato sua moglie e la sua dattilografa.  

SHAW           (le parla con pazienza infinita, come a una bambina)  Bène; bisogna ti parli come ad una bambina di nove anni. Mia piccola Stélla, devipartire dal principio che la pubblicazione di lettere intime non è ammissibile fra gènte d'onore. Se poi quéste lettere sono lettere d'amore, l'indelicatézza è decuplicata, centuplicata.E se si tratta di lettere d'amore scritte da un uomo sposato a una donna che non è sua moglie, e che a quél tempo era fidanzata  con un altro che poi ella sposò, allora l'indelicatézza divènta un’oscenità; se è l'uomo che le pubblica è un mascalzone, se è la donna che le pubblica, una sudiciona! Malgrado ciò tu persisti a domandar­mi per quale motivo non dovrésti pubblicare le let­tere. Tanto varrèbbe tu mi chiedéssi perché non devi andare a battere i marciapièdi.

CAMPBELL     Scoppio talmente di collera per la tua dannata impudenza che non colgo lo schiaffo déi tuoi insulti... Hai rovinato il mio libro... hai rovinato la storia délla mia vita... hai voluto nascondere al mon­do la sola cosa che poteva essere gridata ai quattro venti: i nostri giuochi di leoni sènza lussuria. Che tu possa bruciare all'Inferno! Me ne infischio!!             

SHAW           Basta! Non ne voglio più sentire parlare! Vuoi sapere perché non voglio la pubblicazione di quélle lettere? Perché mi rifiuto di fare il cavallo che porta a spasso lady Godiva, tutta nuda.

CAMPBELL     Ecco qua, è proprio a causa di questi tuoi ragionamenti da epilettico che non sei quel superuomo che potresti essere e che invece credi di essere!

Sono stata circuita da un arrivista qualunque. Tutto era menzogna. Mi ero affezionata a un uomo che ora mi si rivela il più meschino di tutti gli uomini. La prossima volta che cercherai di sedurre un'attrice, non servirtene come di un mezzo per tormentare tua moglie, che è la cosa più orribile che tu hai potuto fare! Sei un perfido. Il tuo giuoco è barare, sempre. Tu rispetti solo coloro che si comportano peggio di te. E allora, da questo momento, io pubblicherò esattamente quello che voglio. E tu dovrai essermi riconoscente se io sarò così buona da tagliare tutto ciò che ti rende ridicolo!

Se tu andassi in Paradino, troveresti divertente stringere la mano al Signore e con l’altra sfilargli la sedia di sotto! E invece no: non sarà affatto divertente. Le tue farse ridicole non divertono più nessuno. Non ci diverti più! Un uomo che rinnega la propria fede è un …irlandese! 

ATTRICE      Il libro uscì: conteneva solo poche lettere, ma la critica fu entusiasta.

CAMPBELL        Tutti affermarono che avevo rivelato al mondo il vero Shaw, il Bernard Shaw umano. E riscuoteva successo ovunque, le sue commedie si davano dappertutto: “I fidanzati impossibili”,” Oh, il matrimonio”, “Casa cuorinfranto” einfine: “Santa Giovanna”.   Fu all'indomani della trionfale prima di Santa Giovanna che io ebbi sue notizie, dopo quasi sedici mesi di silenzio rabbioso.

SHAW           (la fissa duramente per qualche momento) E allora, sei ancora viva!

Figurati che l’altro giorno ero andato a cercare John Gilguld nel suo camerino per dargli un ultimo consiglio, prima che si alzasse il sipario; e lui si mise a farneticare su di te, come la più grande attrice del mondo; spergiurava che eri più bella che mai. Un vero pazzo… Ormai ti perdono le lettere, perché da qualche parte c’è una stélla che le protegge; e su quella stélla noi due saremmo dovuti nascere. Stai bene? Guadagni molti soldi? E’ rifiorita la tua virginale beltà? Ti ricordi di “Tri­stano ed Isotta”? Hai dimenticato i nostri stupidi litigi? Il libro ti rese abbastanza da saldare i tuoi debiti? Che vita fai, ora?…A luglio avrò 68 anni, e queste più o meno sono tutte le mie no­vità, a parte quelle che puoi leggere sui giornali.  

CAMPBELL      Caro, caro Clown. Ricevere in teatro la tua lettera mi ha dato uno strano piacere... Sì, il libro mi rese una somma importante. Questa settimana mi porteresti ad una diurna di Santa Giovanna?  Mi compenserebbe di tante cose.

Ho letto le tue lodi con molta soddisfazione caro Joe; dicono che tu scendi giù giù, in fondo al cuore; che “Santa Giovanna” è di gran lunga la più bella cosa che tu abbia scritto; naturalmente ti paragonano al si­gnor Shakespeare; e un giornale non faceva che insistere su come sei giovane... Sessantotto davvero? No, ventidue, ed io, tua nonna. Non dimentico mai “Tristano e Isotta”, tu ventuno anni ed io diciassette...

SHAW           Oh, mio Dio! Stella, questo non sarà più, finché entrambi non saremo morti. Allora ci mette­ranno con Dante e Beatrice, Paolo e Virginia, Romeo e Giulietta e tutto il corteo.                    

CAMPBELL      Io mi sento come quella ragazzina negra che, quando l'inglese l'ebbe baciata, corse dalla mamma e le disse: "Inglese mangiata me!" E il giorno dopo, di soppiatto, tornò dall'inglese e gli disse: "Mangia me un pochino, ancora..."

ATTORE       Cominciarono brutti giorni per Stella e, per un breve periodo, si ridusse ad insegnare Dizione nell'Arte Drammatica.

Diventava per lei sempre più difficile ottenere qualche scrittu­ra, e per prima cosa le nuoceva l'età. Le sue pretese economiche erano sempre alte, e il suo orgoglio più alto ancora.

CAMPBELL     Febbraio 1929... Caro Joe, avevo sem­pre immaginato che la grande battaglia della vita si com­battesse durante la gioventù: mi sbagliavo!  E’ quando siamo vecchi e il nostro lavoro non è più richiesto che la lotta infuria... Il mio padrone di casa non mi permette di ri­cevere qui i miei allievi, ma prendere in affitto un locale dove insegnare è un'avventura troppo perico­losa. Chissà se verrai a leggermi la tua nuova com­media La Carretta delle mele. Tu me l'avevi quasi promesso.

SHAW           Stella! Non posso leggere commedie ad una donna che muore di fame. Perché George non ti ha aiutato?                   

CAMPBELL      Ah, è vero, non te l'ho detto! Credevo tu sapessi che mi ha lasciato due anni fa.

SHAW           Che possiamo fare per te? Che diresti di una serata di beneficenza?

CAMPBELL      Io non voglio nessuna serata di bene­ficenza!      Per fa­vore, per favore, tu che una volta mi scri­vesti che eri "il mio amico per l'eternità", vieni a leg­germi la tua commedia. Muoio dalla voglia di sapere di cosa si tratta.

SHAW           La pura e semplice verità è che sono troppo timido per leggerti l'unica scena che potrebbe interessarti.

CAMPBELL      …….Ma cos'è questa storia? Ieri sono stata ad un ballo ed ho incontrato la signorina Edith Evans. Mi fissava intensamente, mi studiava e mi disse che “io” sono il personaggio della “Car­retta delle mele”. Nessuno parlava d'altro... e che è un’infamia... che ti dovevo scriver subito, che è un insulto, eccetera, eccetera, eccetera..

SHAW           Calma! Calma! Non parlarne troppo. Non c'è nulla che possa essere intuito dal pubblico, e tan­to meno dalla stampa. Questo deve essere un segreto fra noi.

CAMPBELL   Un "segreto" fra noi, quando Edith Evans mi ha dichiarato che stava recitando “me?”

SHAW           Edith Evans ha tirato ad indovinare. Può essere che qualche altra persona lo sappia. Quel­lo che conta è che la stampa non se ne impadronisca.

CAMPBELL      No, povero Clown! Se avessi qui il copione ne parlerei col mio legale; sono certa che è un tentativo di diffamazione, e che la tua commedia potrebbe essere proibita.

SHAW           A me sembra che non ci sia nulla di male. E poi funziona magnifica-mente.

CAMPBELL    Sei un ciarlatano!

SHAW          Siamo una coppia di ciarlatani. Riguardo a quest’ultima commedia ho ragione io, come tu l'avesti per le lettere. Vedrai che La mia carissima bugiarda si trova lì perché tutto il mondo possa amarla come l'ho amata io. Stasera verrò a casa tua, e leggeremo la scena ad alta voce, insieme. Dopo tutto il can-can che hai fatto, non potrai che restare colpita dalla sua purezza.  …Finito.  Non ho fatto di te un ritratto superbo?

CAMPBELL     Che cosa triste avere un cervello spappolato come il tuo. 

SHAW           Come? 

CAMPBELL     Straccia questa scèna. Straccia questa scena e riscrivila.                            

SHAW          Come?  

CAMPBELL     La gente potrà dire soltanto che la vecchiaia e la tua vanità sovru-

mana ti hanno fatto perdere il senso comune.                         

SHAW           Tu osi darti delle arie con me?!           

CAMPBELL     Sì, signor Shaw, oso!

ATTORE        Sette anni passarono, anni durante i quali tutti e due diventammo più vecchi, più stizzosi, più separati e lontani che mai.Più volte a Stella era stato offerto di andare a Hollywood; era l'epoca del cinema muto, e aveva rifiutato sempre. Ma con l'avvento del sonoro pensò che poteva tentare. E partì: armi, bagagli e pechinese. Benché fosse già stata in America più volte e credesse di conoscerla abbastanza bene, ella era assolutamente inadatta a vivere in California. I re e le regine di Hollvwood, che in tutto il mondo apparivano come astri, per lei erano soltanto glorie fasulle. Incontrandoli ai ricevimenti di Beverly Hills non sapeva trattenersi dal prendersi giuoco di loro. Quando conobbe Joan Crawford, le chiese "Che cosa fa lei nella vita?" E a John Gilbert, il più gran seduttore del cinema muto, disse: "Giovanotto, lei è bello, dovrebbe cercar di fare del cinema". Nei teatri di posa si comportava anche peggio. Inutile dire che non era molto popolare. Le parti assegnatele diventavano sempre più piccine, e presto si trovò a corto di soldi. Cercavano di aiutarla ma non serviva a niente. Alessandro Woolcott affermò che era come una nave che affonda e che spara furiosamente sui soccorritori. Per di più aveva con sé il suo ultimo pechinese, “Raggio di luna”, e molte furono le occasioni che rifiutò a causa sua. Non voleva tornare in Inghilterra per via delle leggi che ordinavano una severa quarantena per i cani; e si rifiutava di andare in quei paesi dove Raggio di luna non potesse entrare. Finalmente, la proposi per una particina nella mia nuova commedia La Milionaria. Ma ella credette, temo, che le fosse stata offerta la parte di protagonista.  E nell'aprile 1935, mi scrisse finalmente da Hollvwood.

CAMPBELL      (entra dal fondo; viene avanti lentamente, e si siede) Hotel del Tramonto; Viale del Tramonto... Hollywood, California... Caro Joe, è stato un tale conforto, una tale gioia ricevere la tua lettera! Includo una mia fotografia di sei mesi fa; come puoi vedere mi mantengo non tanto male, e se davvero tu avessi bisogno di me per la tua Milionaria sarebbe meraviglioso. Mi domando a chi può somigliare questa “milionaria”. Cosa fa? Cosa dice?

Hollywood e la macchina da presa m'hanno insegnato l'umiltà, un'umiltà profonda: nessuno deve più avere paura di me. Tre setti­mane di lavoro in sedici mesi mi hanno quasi spenta. Ogni vol­ta che telefono ai miei agenti la risposta è immutabile: "La Metro-­Goldwyn sta pensando a lei, ma fino ad ora non s'è prospettato niente che le convenga...". E’ strano che io stia mendicando il tuo aiuto, e senza vergognarmene. Sono in un brutto pasticcio. Forse posso andare avanti per sei settimane; ma ne occor­rono altrettante, se non più, prima che giunga la mia rata di pensione, e non basterà per rimettermi in sesto. Mi aiuterai?  Stai riguardato, mio caro, e svàgati. Come sempre, Stella. 

SHAW           11 Agosto 1937... Con i miei ottantun anni, la mia vetustà ormai estrema mi ha obbligato a fare un repulisti fra le mie carte, ed a prendere alcune decisioni in vista di un mio probabile, imminente decesso. Scopro di aver commesso una cosa iniqua: ho conservato tutte le tue lettere. Serbai le lette­re di Ellen Terry perché la sua calligrafia ne faceva dei veri quadri che non potevo bruciare. Non ho questa scusa, nel tuo caso.Pensavo di comprare, in qualche negozio di moda, uno splendido scrigno da gioielli abbastanza grande da contenere la tua corrispondenza. Ma l'unica cosa semplice e sicura è ficcare le lettere in una volgare serie di buste raccomandate e spedirtele per posta, in modo che tutta la corrispondenza completa sia in mano tua. Il che aumenterà il suo valore, se tu dovessi venderla. (si accosta, ormai vegliardo, a Stella) Dalle cose che hai detto alla stampa, e che non avresti dovuto dire, sono lieto d'accorgermi che sei sempre Stella. (ritorna al suo posto)

CAMPBELL     New York... Agosto 1937... Mio tanto caro Clown, credo che le raccomandate presto saranno qui. Povera me! Ho una stretta al cuore…il desiderio di sentirmi nuovamente ragazzina mi tenterà a rileggerle... Non capisco perché le tue ceneri e quelle di Carlotta debbano essere rese alla terra pri­ma di pubblicare le lettere che mi scrivesti....  Sono appena tornata dal Connetticut dove ho recitato in due teatri estivi. Un’ovazione, e qualcuno piangeva in sala… Non mi aspetto che tu mi risponda; volevo solo tu sapessi che cosa ho fatto della mia vita in questi ultimi anni.

SHAW         Prima di poter rispondere a questa patetica lettera caddi gravemente ammalato, tanto che alcuni giornali americani annunciarono perfino la mia scomparsa con necrologi, articoli di fondo e sospiri di sollievo.

CAMPBELL     Lago di Garda, Maggio 1938. Caro Clown, che tristezza. Ho letto sui giornali della tua malattia. Per me, la mia amata Italia ha fatto mi­racoli. Mi trasportarono in barella sulla nave, quando lasciai gli Stati Uniti: “reumatismo al ginocchio”; quattro mesi d’agonia. Il dottore americano aveva diagnosticato: "18 mesi e le grucce." Quando il dot­tore italiano mi visitò, sorrise e disse: “Fra due set­timane la farò ballare..." Ed ecco qua: dodici impac­chi di fango radioattivo per dodici giorni mi hanno completamente guarita... Ma la cosa che ora conta è che tu ti rimetta, e questa è la mia gran preoc­cupazione.

SHAW           Stella! Questa è l'epoca dei miracoli! Sono di nuovo al mio scrittoio.... Pare che alla fine i dottori mi abbiano guarito, pugnalandomi il sedere per quindici giorni con una mostruosa siringa ipodermica. E così, per il momento, non sono morto, sebbene questo mio sopravvivere sia una questione di pura ufficiosità, con­siderato che ho ottantadue anni, e li dimostro.    Del resto, quel bravo Hitler ci ammazzerà lui tutti, se non ci ammazzano prima i dottori.

CAMPBELL      Caro Joe,tralascia le tue umoristiche allusioni all'età o ti sciuperai la gloria del tramonto. Ho sentito l'enorme successo del tuo film Pigmalione; devi guadagnare tanti soldi da non sapere come spenderli. Mi chiedo se ti ricordi tutto il lavoro che feci allora. Quando fu? Sono quasi trenta anni. E come sopportai i tuoi insulti alle prove!  Naturalmen­te ti sei scordato ogni cosa, altrimenti mi avresti mandato un regalo di Natale. Hai avuto il corag­gio di andare in giro per il mondo a dire che iosono impossibile in teatro, per la sola ragione che un giorno non ne potei più. (va in proscenio e punta il dito verso il pubblico) Mi alzai, andai alla ribalta e dissi: "Se il signor Shaw non va via da questo teatro, me ne andrò io". Te lo ricordi, Joe? Che tu lo ricordi o no, è la verità vera. (ritorna al suo posto)

SHAW           Avessi il tempo di scrivere io le tue memorie, farei di te la donna più famosa d'Europa e d'America. Non ho un soldo; il prossimo mese devo pagare al fisco un patrimonio e del film Pigmalione non ho ancora visto un centesimo. Quanto a farti tornare qui, farei piuttosto tornare il diavolo. Metteresti sottosopra me e tutti gli altri. Tu non sai quanto ho benedetto la quarantena per i cani!... Tu dovresti scrivere un libro sincero, intitolato:“Perché, nonostante fossi un'attrice meravigliosa, nessun impresario volle mai scritturarmi due volte.”

CAMPBELL     Bugiardo, bugiardo, bugiardo! Caro bugiardo!  Se scoppia la guer­ra che ne sarà delle nostre lettere?  Le ho ficcate in una vecchia cappelliera, e la notte le nascondo sotto il letto. Eccoti dunque, alla fine, al tuo posto, Clown: sotto il mio letto!   Ho una piccola camera con il fuoco di legna nel caminétto, un delizioso panorama dei giardini delle Tuilerie e il sole parigino tutto il giorno. A lato della strada ci sono i portici, così posso uscire sia con la pioggia che con il bel tèmpo. Vedo che hai scrit­to un'altra commedia. Alla tua età!

SHAW           Già, la mia nuova commedia: Ginevra.  E’orribile! Il critico più rispettoso mi descrive come un autorevole scimmione che bombarda il pubblico con le noci di cocco. Andai a vederla l'altro giorno, mi fece male. Splendidi gli attori, però. Devo smettere di rendermi odioso. Ma devo scrivere commedie come Ginevra. Non è che voglia, è che non posso evitarlo, come non pos­so evitare che la guerra si approssimi.   Stella, sai qual è la cosa più straordinaria che hai inventato? Joe il Clown!  E’ vero... (guardando lei) E’ molto vero!...

CAMPBELL     Io ho inventato Joe il Clown? No, sono le tue lettere che me l'hanno ispirato. Se esse menti­vano, allora Joe il Clown è un impostore. Ma non ti farò più perdere tempo con altre mie “ridicole” lettere. Ci ritroveremo in cielo; tu t'inchinerai, io ti farò una bella riverenza, e gli angeli si diranno fra loro: “Non seppero afferrare la gioia sulla terra e vengono a di­sturbare il mondo alato”.

ATTORE      Solo un'altra volta ebbi notizie di Stella. Mi rispose il mese dopo. La sua lettera era datata 28 giugno 1939. Lei aveva settantaquattro anni; Hitler ammassava i suoi carri armati davanti alla linea Maginot. La seconda guerra mondiale era im­minente. Avevo già avvertito Stella che stavano pensando a lei per una parte del film tratto dalla mia commedia Maggiore Barbara, ma mi domandavo se era ancora in campo.

CAMPBELL   ... Sì, sono ancora in campo: ma non come carne da cannone...

Una settimana fa, pensando d'essere eroica, m'offersi al teatro inglese di qui a 25 sterline per settimana. Per risposta mi mandarono da leggere una commedia.

La mia parte era quella di una madre ebrea con un figlio idiota che ha la fissazione d'ammazzare delle ragazzine e nasconderle nel ripostiglio dove la madre tiene gli stracci. Il mio dialogo consisteva di "Ohi ohi ohi; non avremmo dovuto lasciarlo solo"... Spero di andarmene nel sud della Francia, in un alberghetto modesto ma in un luogo stupendo: la deliziosa “Ferme de Orangers”, con i suoi usignoli ed il profumo dei suoi aranceti…  (molto lentamente le luci cominciano ad attenuarsi su lei, prima quelle del palco, poi il suo proiettore)  Mi sto abituando al disagio e alla miseria, e perfino alla profonda infelicità di non aver nessun braccio cui appoggiarmi quando attra­verso la strada, con in collo Raggio di Luna, in mezzo al fracasso terrificante di tutte quelle macchine sen­za cuore. (buio su lei)

SHAW           Londra, 21 agosto 1939. Mia cara Stella... Il gigante è decrepito, e sua moglie rattrappita dalla lombaggine... Il produttore ti voleva per la parte che ti dissi; ma ha rinunciato, visto che non puoi separarti dal tuo cagnolino per sei mesi. Per l'amor del Cielo, quando l'infelice animaletto perirà dimorte naturale, o schiacciato da un'automobile, comprati un orso, una giraffa, un bufalo o un tricheco, bestie che puoi portarti appresso dove vuoi. Diventano ani­mali domestici affezionatissimi, anche se il bufalo pare abbia pericolose preferenze per i bambini negri.(le luci cominciano ad attenuarsi; quelle del palco si spengono completamente, quindi il suo proiettore)  Quest'anno mi ten­go alla larga dal Festival Bernard Shaw di Malvern; ma la mia nuova commedia ha ravvivato la stagione.Ho smesso di dirigere le prove: sono troppo vecchio, troppo vecchio, troppo vecchio... G. B. S. (la “S” deve essere pronunciata nell'oscurità completa. Dopo un buio di non più di 5 secondi si riaccendono le luci.

I due si alzano in piedi, prendono le lettere, le mettono nella cappelliera, chiudono il coperchio; il sipario cala mentre i due si guardano fissamente)

FINE

CRONOLOGIA di G.B.S.

1856.  A Dublino, da una famiglia d’origine inglese, protestante, nasce George Bernard Shaw.

1872.  La madre di Shaw si stabilisce a Lon­dra.

1876.  G.B.S. parte alla volta di Londra.

1879-1880.  Lavora presso la Edison Tele­phone Company, e comincia la sua carriera di scrittore con romanzi di mediocre valore, raccolti sotto il titolo di “Nove!s of my non­age”.

1884.  Si iscrive alla Fabian Society, di cui è un attivissimo oratore e organizzatore.

1885.  Grazie alla conoscenza fatta con un giovane critico teatrale, William Archer, re­censisce libri per The Pall Mall Gazette. E’ inoltre critico musicale per il giornale The Star.

1890-1894.  Con lo pseudonimo “Corno di Bassetto” si afferma sul The World come il maggior critico musicale del suo tempo.

1891.  Scrive il primo dei suoi saggi maggio­ri “The quintessence of ibsenism”, che insie­me a “The perfect Wagnerite”, è molto im­portante per comprendere la sua formazio­ne artistica.

1892.  Compare sulla scena del Royalty Theatre di Londra Le case del vedovo, che iniziò in collaborazione con Ar­cher, ma che Shaw portò a termine da solo.

1895-1898.  G.B.S. è critico drammatico del­la Saturday Review, pubblica articoli esplo­sivi contro il teatro e la recitazione tradizio­nali.

1898.  Sposa Charlotte Payne-Townshend, una facoltosa irlandese, che fu per lui il mi­gliore dei suoi amici. Pubblica un volume con il titolo:”Commedie: gradevoli e sgrade­voli”, che comprende sette opere: Le case del vedovo, Le armi e l'uomo, La professione della signora Warren, Candida, L'uomo del destino, Non si può mai dire.

1901.  Pubblica “Tre commedie per puritani”, un volume che comprende: Il discepolo del diavolo, Cesare e Cleopatra, La conversione del capitano Brassbound.

1903.  Prima rappresentazione di Candida a New York, il 9 dicembre.

1905-1909.  G.B.S. conosce il primo perio­do di vero successo teatrale al Royal Court Theatre, dove rappresentano quasi ininter­rottamente opere del commediografo, tra le quali: Non si può mai dire, Il dilemma del dottore, Maggiore Barbara, Candida, L’uo­mo del destino.

1914.  Prima rappresentazione di Pigmalio­ne, 11 aprile 1914, protagonista Mrs. Patrick Campbell, con la quale G.B.S. ebbe una lun­ga relazione platonica, di cui ci resta un am­pio epistolario.

1921.  Prima rappresentazione di Casa Cuoreinfranto, 10 novembre, e inizio della revi­sione di Torniamo a Matusalemme, ampia parabola sull'evoluzione creatrice che inizia nel giardino dell'Eden e termina nel 31920.

1923.  Prima rappresentazione, 28 dicem­bre, di Santa Giovanna, che termina con la famosa invocazione: “Dio, quando questa bella terra che Tu hai creato, sarà pronta per ricevere i Tuoi santi? Quando, o Signore, quando?".

1925.  G.B.S. vince il premio Nobel per la letteratura.

1926-1939.  Le opera di G.B.S. si fanno sem­pre più brillanti dialetticamente e sempre più povere di avvenimenti: sono “pamph­lets” dialogati più che commedia. Di questo periodo vanno ricordate: Troppo vera per es­sere buona (1932), La Miliardaria (1935), "On the Rochs (1933), Geneva (1938).

1940.  Insuccesso al New Theatre di Londra de I giorni dorati del buon re Carlo, che viene ritirata dopo poche repliche.

1934.  Morte della moglie Charlotte.

1950.  Tornato a casa dall'ospedale, dove aveva subito due operazioni, morì il 2 no­vembre, serenamente.

Gorge Bernard Shaw: il piùgrande autore comico-satirico inglese.

G.B.S.: con le tre lettere, iniziali del nome e del cognome, il 5 novembre 1950, a tre giorni dalla sua morte, il “Corriere della Sera” titolava una rivisi­tazione di tutto George Ber­nard Shaw, fatta da quel grande del teatro che fu Rena­to Simoni. E su Shaw scrissero in tanti, nel periodo imme­diatamente successivo alla sua scomparsa o molto tem­po dopo; e ci fu chi scrisse bene di lui, e chi male, anzi malissimo, sul suo conto.

George Bernard Shaw nacque in Irlanda il 26 luglio 1856 emorì ad Ayot St. Lawrence il 2 novembre 1950.­ Proveniente da una famiglia protestante borghe­se, trascorse l'infanzia in ristrettezze economiche (il padre era dedito all'alcol) ma in un clima aperto al gusto della let­teratura e della musica (la madre, can­tante, nel 1876 si trasferì a Londra come insegnante di musica). Shaw, lasciata la scuola perché non gli dava soddisfazione, s’impiegò in un primo tempo presso un agente fondiario, poi andò a sua volta a Lon­dra dove lavorò nella società telefonica Edi­son; successivamente fe­ce il critico musicale. Nel 1882 si convertì (si fa per dire) al socialismo fabia­no, e si considerò sem­pre marxista, pur impe­golandosi in continue controversie coi marxisti ortodossi. Fu oratore politico, sognò riforme universali, fu scettico nei confronti della società contempora­nea. Narratore, dram­maturgo e saggista, la sua produzione consta di sette opere narrati­ve, di più di una quindicina di opere sag­gistiche, di un nutrito epistolario e di una serie innumerevole di opere teatrali. I giudizi sulla produzione di George Bernard Shaw furono e restano differen­ti e contrastanti: tre a caso, ad indicare la non catalogabilità del dramma­turgo irlandese, tanto longevo quanto ir­requieto.

“Nelle molte sue opere di teatro vi è un intreccio d’idee e di opinioni ardite che egli riesce a presentare in forma ar­guta e vivace; il suo dialogo è un insie­me di argomenti brillanti, ingegnosi e appassionati. Con i suoi terribili para­dossi ha tentato di distruggere tutti gli istituti sui quali si regge la società e tutti i principi artistici e letterari generalmen­te accettati; è il più radicale degli icono­clasti: nella sua opera si burla della so­cietà inglese, dell'imperialismo, del pu­ritanesimo e di tutto ciò che gli pare ipo­crita e convenzionale.”(Cesare Resmini).

“Shaw è un commediografo irritante con una logorrea irritante.”(Tim Parks, scrittore inglese).

“L'opera di Shaw è caratterizzata da un vivo impegno di contenuti alimenta­to, da un lato, dagli interessi per l'ideolo­gia del socialismo e del comunismo in­ternazionale, dall'altro dal fastidio per il perbenismo esteriore e conserva­tore della buona società vittoriana. Que­sto impegno, e le verità amare che que­sto impegno porta a dire, assumono pe­rò la veste levigata e gradevole della pièce bien faite alla francese o addirittura della commedia ad aforismi di Oscar Wilde: ma si tratta di una libera e con­gruente scelta, che Shaw ha operato ben sapendo di doversi rivolgere a un pub­blico borghese e vittoriano, con il quale certi contenuti non potevano essere che contrabbandati.”

 (...) Poiché molte delle sue opere sono legate a problemi e temi contin­genti, egli stesso sostenne che il proprio teatro non era destinato a sopravvivere al tempo e alla società per i quali era na­to. E tuttavia nel vasto corpo del suo tea­tro non mancano cinque o sei capolavo­ri che bastano a porre Shaw tra gli autori più rappresentativi e grandi del seco­lo" ("Lo Spettacolo", ed. Garzanti).

Le case del vedovoè una delle “Com­medie Sgradevoli” di G. B. Shaw, pubbli­cata e rappresentata nel 1892. Bernard Shaw così sunteggia­va la sua commedia:”.... esposizione grottescamente realistica dello sfrutta­mento dei quartieri poveri, di truffe mu­nicipali e dei legami patrimoniali tra di esse e la raffinatezza degli strati superio­ri della società che credono di non esser toccati da così sordide faccende...

Del 1895 è Candida,in tre atti, da Shaw stesso chiamata "mistero". Giorgio Prosperi, scrivendone sul "Radiocorrie­re", annotava:”Quando scrisse Candi­da, Shaw aveva 40 anni; in teatro era poco più di un principiante; per di più i 40 anni di Matusalemme sono poco più dell'inizio della giovinezza. Aveva di­nanzi a sé l'esempio di donne fatali, d’ineffabili nemiche, di creature torbide e vampiresche; creò con Candida, supre­ma originalità, una donna normale, il cui eroismo, se così può chiamarsi il suo innaturale istinto di protezione, è, alme­no all'esterno, della specie meno fulgida e appariscente”.

Il decorato O’Flaberty; atto unico scritto, per di­chiarazione del suo autore, allo scopo di farepropaganda per l'arruolamento in Irlanda durante la guerra del 1914-18; ma il lavoro teatrale, pensato con tanta cura per rispondere allo scopo, fu di­chiarato inammissibile. Non è difficile capirne le ragioni. Il gusto del parados­so, lo spirito caustico e mordace di Ber­nard Shaw è presente anche in questa commedia, dove tutto il sapore del lavoro sta principalmente nel dialo­go, pieno di battute dalle quali esce tut­to un lato della polemica shawiana. Nella prefazione al suo lavoro, G. B. Shaw afferma: “La guerra non rende più acuti gli spiriti; e io credo di aver offeso qualcuno col voler pensare a modo mio su questa faccenda del recluta- mento in Irlanda". Ma quando mai G. B. Shaw non ha pensato a modo suo su una qualsiasi faccenda che lo interessasse? Va detto comunque che fra gli atti unici di Shaw questoè fra i più interessanti e gradevoli. Ognuno pensi di G. B. Shaw ciò che ritiene più opportuno; manca però un tassello al mosaico completo. Lo fornisce Giorgio Prosperi, già citato.. "Dopo il breve servizio funebre per G. B. Shaw il reverendo R. J. Davie, pastore di Ayot St. Lawrence, il paesino di 110 abitanti in cui lo scrittore ha passato gli ultimi 44 anni della sua vita, ha dichiarato: “Il signor Shaw non era un ateo vero e proprio. Lo direi piuttosto “un irlandese". Non è facilmente spiegabile che cosa volesse intendere il reverendo Davies; è probabile che, da buon inglese, in primo luogo volesse mettersi in pace con la sua coscienza e con il mondo negando l'ateismo di un personaggio di cui aveva appena religiosamente celebrato il trapasso. In secondo luogo il suo giudizio sugli irlandesi è tipico del puritanesimo inglese, il quale considera gli irlandesi intelletti ricchi ma distruttivi, spiriti aristocratici che hanno il gusto dell'irriverenza. Shaw sarebbe stato, per il reverendo Davies, un genio, un campione di codesto atteggiamento mentale. È difficile, in una materia così sottile, stabilire quale sia la verità; ma una volta accettata la tesi del reverendo Davies che Shaw non fosse un ateo vero e proprio (un artista non è mai, anche se si professa tale, un ateo vero e proprio) possiamo affermare con sufficiente approssimazione che il dio di Shaw non è il Dio Padre della tradizione cattolica, nè il Lord delle preghiere protestanti, ma un dio Madre, una specie di grande matrice del­le cose create. Per essere aiutati a capire appieno chi sia stato G. B. Shaw varrebbe forse la pena di infilarsi in un'emeroteca a ricer­care il già citato articolo di Renato Simo­ni sul "Corriere della Sera" del 5 novem­bre 1950; il "Ricordo di G. Bernard Shaw" scritto da Giulio Confalonieri sul "Radiocorriere" del 12-18 novembre 1950; la nota di Gerardo Guerrieri ap­parsa sullo stesso "Radiocorriere" del 26 novembre- 2 dicembre 1950, l'articolo di Giacinto Alimena intitolato "Il riso iconoclasta di Bernard Shaw" e pubbli­cato su "Realtà politica" del 2 ottobre 1965, a quindici anni dalla morte del vecchio irlandese. La lettura dei citati ar­ticoli, e l'accostamento diretto alla pro­duzione di Shaw, porteranno probabil­mente ad accettare il giudizio conclusi­vo di Kenneth Muir: "L'opera complessi­va di Shaw non è unitaria; egli per pri­mo ne guastò gran parte atteggiandosi a bello spirito. Ma i suoi drammi migliori si pongono all'avanguardia della com­media di idee inglese, e il suo stile nella prosa, che W. B. Keats trovava "irritante come una macchina da cucire", si dimo­strò un eccellente strumento della sua arte della persuasione".

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 14 volte nell' ultimo mese
  • 227 volte nell' arco di un'anno