Casa mia, casa mia…

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CASA MIA, CASA MIA…

COMMEDIA IN TRE ATTI

di Augusto Novelli

Firenze 1910

Personaggi

GAETANO

Macellaro

EUFEMIA

Moglie di Gaetano

BEPPINO

Loro figlio e fidanzato di Nella

NELLA

Figlia di Elisa e fidanzata di Beppino

ELISA

Mamma di Nella

STEFANO

Calzolaio

NENA

Moglie di Stefano

RITA

Loro figlia

CECCO

Garzone di Gaetano

MARY

Dirimpettaia

CARLO

Dirimpettaio

La scena si svolge a Firenze,

nel quartiere di San Lorenzo nell’anno 1910


ATTO PRIMO

Un salotto modesto, di persone plebee ma agiate. Nel fondo, in mezzo una ve­trata aperta che dà sul terrazzino prospiciente la strada. Da questo terrazzo scorgesi una finestra dello stabile di faccia. Verso la destra, sempre nel fondo, la comune che da sull’andito che conduce alle scale.

Porte laterali: due a sinistra e una a destra; delle due a sinistra quella prossima alla ribalta conduce in cucina, l'altra più indietro è della camera dei vecchi. La porta a destra invece è quella della camera del figlio. Un ta­volino quadro da pranzo, una credenza alla parete di fondo, lume a sospensione, uno specchio, sedie, ecc. Siamo alla fine di settembre e la scena è fissa per tutti gli atti.

SCENA PRIMA

GAETANO, EUFEMIA e BEPPINO

Sono le cinque del dopo pranzo. La famiglia ha appena terminato di mangiare e mentre Eufemia, già in piedi, sta ripiegando e ri­ponendo nella credenza la tovaglia, i tovaglioli e il fiasco, padre e figlio, scamiciati: col berretto ed ancora il grembiule da macel­laro avvoltolato alla vita, sono rimasti seduti a tavola per fare i conti sulle riscossioni della giornata, centellinando il caffé nei bicchieri del quale si vede il bricco di latta e la bottiglia della grappa.

Beppino

(col lapis sopra ad un foglio di carta gialla, facendo la somma)- Sette e cinque, dodici; e, sei? Diciotto!... Diciotto e sei?... (E si ferma, per guardare in faccia il padre).

Gaetano

Che l'ho a saper io, scusa?...Se sapessi…!

Beppino

(contando sulle dita). 18, 19, 20, 21, 22, 23 e 24! (Scrive).

Eufemia

(ripiegando la tovaglia dopo essersi fermata a guardarlo).

Eh, si sono spesi benino!...

Gaetano

Sta' zitta, tene; un c'interrompere

Beppino

(scrivendo e biascicando il lapis) Segno 4 e porto 2…,2 e 5?... 2 e 5, 7!... 7 e 6 ?.. (Pensando col lapis in bocca e con gli occhi fissi al soffitto) 7 e 6…7 e 6…

Eufemia

7 e 6, 16, ciuco!...

Gaetano

Che ti vo' chetare?

Eufemia

Ma t'un lo vedi 13... E' biascica e' biascica e un viene a capo di nulla. E così quande gli andava a scola, un faceva che mangiare e' manichi delle penne!

Beppino

Guarda icchè la si ricorda lei! (Poi, arrabbiandosi) Ma che son conti da fassi a quest'ora, questi?...

Gaetano

O quande s' hanno a fare?

Beppino

Un c'è lo scrivano in bottega?... Lui sa la carne che piglio e sa quale l'è la mi' gita. Quande a lei ho consegnato icchè ho riscosso io son for di' mi' obbrigo. (Togliendo un involto di denaro e mettendoglielo davanti). A lei!...queste le sono 80 lire; io e' conti li fò collo scritturale, perchè fra me e lui ci s' in­tende subito...

Eufemia

(fra se) - Eh, lo credo!

Beppino

Un c'è mica bisogno di sta' qui a lambiccassi i' cervello. Che ha ella paura che gli rubi quarcosa?...

Gaetano

Coteste le son discorse; che c'entr'egli i' rubare?

Eufemia

(continuando a riporre la roba e canterellando

Tutti mi chiamano stella,

stella di vivo splendor…

(continuando a mezza voce)

Gaetano

Ch’è la prima vorta, scusa che si guarda icchè t’ha’ ‘ncassato?... Eppure tu lo sa’ da tene come si sta su’ libri; se un si tiene un po’ dietro a questa gente e’ ci mangiano anche a stadere

Beppino

O se l'è vera! Da un pezzo in quà vu' mi stache alle co­stole come se fussi un estraneo!

Eufemia

………Stretti, stretti....

Gaetano

No, cotesto tu l'ha' a dir tene. Nissuno ti fa l’aguzzino....

Eufemia

(c. s.) -  La spagnuola sa amar così....

Gaetano

(volgendosi stizzito alla moglie) Che ti vo' chetare co' i' can­tare?...

Eufemia

Chi vi dà noia?

Beppino

(sorridendo). Lasciala fare; lo so io per chi 'la la canta.

Eufemia

Già; te tu la conosci, unn' è vero, questa storia?... Ma c'è chi la canta meglio di me.

Gaetano

Finichela, finichela, quande si ragiona d'interessi. Perché qui, credeche, 'gliè un affar serio. Pe' vendere si vende più di tutti, ma e' conti un mi tornano.

Beppino

Eh, caro lei; sinchè le bestie le costeranno i' prezzo che le costano, l'ha voglia d'urlare; si lavorerà dimorto e si guadagnerà poco.

Gaetano

No e, cotesto t'un me l'ha' a dire; io son più vecchio e più pratico di te ni' mestiere; sin tanto che la si dà a bere agli attri, vah, ci sto anch'io; ma fra noi si può parla' chiari, un c'è misteri; basta sapere stare a i' banco, i' su' guadagno si trova sempre.

Beppino

E allora icchè la brontola?...Che sto io a i' desco? Se un gli torna la metta un po' più d'osso.

Gaetano

Ora, aspetto tene a 'nsegnammi!

Eufemia

Sicuro, vah; perchè t'un ti fa 'nsegnà da lui?...Lui e’ pratica tante persone distinte che le ne sanno più di noi.

Beppino

E dàgli!... Ma la un si vuo' mica chetare !...

Gaetano

Eufemia, chetati; pensa alle cose di casa, a quelle di bot­tega ci penso da me…I'un vo' maestri in bottega mia, pa­dron son io!... O niamino, 'ia!... (Un momento di pausa. Il figlio zufola; egli prende il bicchiere e tira giù l’ultimo goccio  di caffè, poi) 'Gli è diaccio come un accidente!

Eufemia

Sfido, 'gli è du' ore che vu' l'aete dinanzi!... (Portando via bricco e bicchieri) Pe' fa' du' lumeri e par che faccino le divise di' Guicciardini! (ed entra in cucina)

Beppino

Basta che la voglia sempre mette' bocca!

Gaetano

Però, bada; la unn'ha mica tutt'i torti; ora io fope' non andare nell'un via uno, ma un ti crede' pe' questo che tu' ma­dre la unn'abbia ragione...la n'ha mille, 'nvece d'una!

Beppino

(alzandosi) l'ho belle 'nteso; 'gliè meglio andare a rimpu­lizzissi.

Gaetano

E torna un po' più presto, la sera; un si sa mai che ore tu faccia.

Beppino

Che ho mancato mai alla mi' ora, la mattina?... lo sono a bottega prima di lei.

Gaetano

E sai, sciala; quande ero giovanotto 'gli era piùle sere che unn'andavo a letto che quelle che dormivo, e un c'era            ma' pericolo che tardassi un quarto d'ora.

Beppino

O allora icchè la dice se l'ha fatto peggio di me?

Gaetano

Ma allora a star fòri la notte s'era sicuri; mentre in oggi t'un trovi che della robaccia. Lo sentì che be' fatti succede?...

Beppino

Sie, robaccia; 'gna vedere indoe uno va e chi pratica...Tutt'a i' più posso essere a' i' Puliteama Nazionale.

Gaetano

Lo soe, lo soe, un dubitare. Anche te tu se' di quelli che vanno a fare i' rocchio ne' posti distinti.

Beppino

Che rocchio?... lo cerco di tienemmi più su ch' i' posso. O la unn'ha piacere che i' su' figliolo e' faccia una bòna figura?...

Gaetano

Gli sta bene, un dico di no; ma ricordati che tu sei un macellaro.

Beppino

Sie, macellaro... Unne 'mporta mica che lo sappiano.

Gaetano

Ma quando tu ti metti a sedere ne' posti distinti se t' ha' ri­portaco i' segno e' lo sentano!... Votta bellino…o che ti vergo­gneresti forse?...

Beppino

Io un mi vergogno di nulla...

Gaetano

Ahn, credeo…perchè gli stà bene aère ognuno la su' di­gnità, ma non mica che ci s'abbia a vergognare di' su' proprio mestiere.

Beppino

(per troncare discorso). La guardi piuttosto se la mi dà quarcosa...

Gaetano

O che gli ha' bell' e' finichi ?...

Beppino

Uhm; la mi dette dieci franchi sabato sera...

Gaetano

E' siamo a martedì...

Beppino

Paga i' barbiere; tre lire persi a' i' gioco di' pallone...

Gaetano

Benone!... Anche i' pallone!...Mangiateli, piuttosto, grul­laccio!... Quande c'era Ziotti io pigliavo un sordo di semi e un diecin di vino, ma mi divertivo più di voiattri.

Beppino

Che voI'ella, ora e' c'è i' totalizzatore.

Gaetano

Seguita, seguita…(apre l’involto e gli dà un foglio). Ec­cogli artre dieci lire. (rientra Eufemia). Come poi l’abbia a finire un lo soe.

Beppino

(ridendo) Noe, la stia tranquillo; con questi vò sino a oggi a otto! (Ed entra nella propria camera a destra).

Gaetano

Vah, se tu vuo' fa' bene domanlattro t' ha' a tuffa' da capo!...


SCENA SECONDA

Eufemia e Gaetano

Eufemia

(avanzandosi e cominciando a rassettar la stanza). Bravo, bravo…tu fa' bene...

Gaetano

(Vai!...l’ha visto!)

Eufemia

Tu fa' bene a cortivargli e' su' vizi!...

Gaetano

Bada lie; e' son giovanotti, si sa…E poi, quande lavorano gli hanno i' diritto di divertissi...

Eufemia

l' dico che tu fa' bene, e basta!

Gaetano

Fa bene sicuro, perchè po' poi, lo sai come la va ?...

Eufemia

Sentiamo

Gaetano

Anche l’artra sera, all'adunànza della società de' macellari e' s'è déciso d'aumentalla un'artro sordo i' chilo!

Eufemia

E te tu te li dèi fa’ mangiare da i’ figliolo!...

Gaetano

Ma se un si danno a lui a chi s’hanno a dare? O unn’è i’ nostro sangue?...

Eufemia

Se bastassero quelli che gli si dà!...

Gaetano

(arrabbiandosi) Eccoci alle solite ragionacce! Te t’hai sempre mille paure…e io unn’ho punte. Per ora so che de’ chiodi un me n’ha fatti.

Eufemia

Tu te t’accorgera’ tutto a un tratto. Tu l’ha’ auto, vero, i’ mastio? Tu lo sentirai!

Gaetano

(urlando) Noe; per tene ci volea una pisciona. Pe’ friggersela. Stavo fresco se unn’aveo un omo che armeno m’aiutasse in qualche cosa.

Eufemia

Se avessi avuto una bambina sare’ stata padrona di fanne icche’ voleo!

Gaetano

Toccava a te. Tu sai icchè t’avei a fare.

Eufemia

(sospirando) Mi fussi pentita quante de’ mi peccati!

Gaetano

Brava, sentiche icchè s’ha sentì dire da una madre. Ma t’un ti ‘ergogni? …Che forse l’ho partorito io?

Eufemia

(piangendo) O se l’è vera…Io un son padrona di digli ma’ nulla son subito rimporpettata da tutte le parti…Ma’ nulla, ma’ nulla gli posso dire!...

Gaetano

E ora, che bisogno c’è egli di belare? Tu se’ tanto uggiosa! Già da una parte un mi par vero che la sia finica. Un piglia moglie?...Così sarà finico tutte le questioni; la ci salverà lei.

Eufemia

Moglie!... Poera Nella, la sta fresca.

Gaetano

(dopo averla guardata) A dar retta a voiattri v’aete sempre furia, v’aete paura che vi scappi. Tempo alle cose!...

Eufemia

(sottovoce) Ebbene, che lo vuo’ sapere?...Ieri sera la venne qui a piangere!

Gaetano

A piangere?...

Eufemia

Da  i’ giovedì della settimana passata un s’è fatto più vedere. Ecco perché io dico!....

Gaetano

Oh, questo mi dispiace…questo un l’ha a fare.

Eufemia

Che ti pare una bella cosa sacrificare a questo modo una figliola che l'è degna d'esse' portata 'n parma di mano ?...

Gaetano

(dopo aver  pensato). Tira 'ia…si vede gli arà auto da fare...

Eufemia

Ma che da fare!...lo so che te tu venivi tutte le sere...e guai se un t'aspettavo; un potevo nemmeno portare i' mi' fratellino in piazza Santa Croce 'a senti' la ritirata...

Gaetano

Se tu ti ricordi e' c'era bersaglieri…! L'eran le prime penne che sortiva fòri, qui a Firenze, le vi facean gira' la testa, l’avean preso Zorferino e Magenta. Eppoi quelli gli eran artri tempi....O che in oggi c'è più i' focod'una vorta?... Allora bastava gli entrasse 'n bottega un be' pezzo di serva, pe' noi garzoni l'era vista e presa; si facca a picca…oggi, invece tu li senti dire: ­Icchene? Una serva?... - E' par che anche quella la un sia grazia di Dio!

Eufemia

Lo vedi se tu pensi come la penso io?... Per me, dopo aer fatto fòcoe fiamme pe' mettessi a fare all' amore con quella ragazza, ora unne vuo' sape' più di nulla!

Gaetano

Ma i' motivo?...

Eufemia

Domandagnene. Si vede che si vergogna. La fà la panta­lonaia; l’è figliola d'una poera vedova. O v’un gli dache una principessa!...

Gaetano

Se 'gli è così ci dovea pensare innanzi.

Eufemia

‘Gli è icchè dico anch'io!... Che si fa di queste figure? Da icchè si passa di fronte alla gente?

Gaetano

(dopo aver pensato)Chiè! Un pol’essere. l' mi' Beppino un le po' far di coteste azionàcce. Ose 'gli era innamorato cotto!

Eufemia

E tutto a un tratto e' s'è rivortàco. Opiglia!...

Gaetano

Ci ha esse' quarche cosa: (togliendosi il grembiule)Dammi la giacchetta e i’ cappello.

Eufemia

(eseguendo). In do' tu vai ?..

Gaetano

Vò subito a sentire...

Eufemia

O se ‘nvece tu domandassi quarche cosa a lui?...

Gaetano

No! Perchè lui mi può dare a bere icchè vòle, mentre dalla Nella saprò ogni cosa! (s’infila la giacca) E' picchiano, va' a aprì.

Eufemia

Chi sarà egli?... (esce, poi torna)

Gaetano

(spolverandosi col setolino ch’egli prende di sulla dispensa) Eh no!... Se la corpa la fusse di lei, allora gli sta bene; quando la dona la manca l’omo  'gli ha i' diritto d'alIontanassi; ma se però 'gli è pe' un capriccio suo di lui, io gli annocchino sodo sodo la testa?... Di' bene quante ne volè; ma in casa mia, quando s'è daco una parola, l'ha esse' quella!...

SCENA TERZA

Eufemia, Cecco, Gaetano e Nella

Eufemia

(rientrando) 'Gli è Cecco.

Cecco

(da macellaro, tenendo in mano due chiavi ed un involto di carne) Bòna sera; ecco le chiavi della stalla. (le depone sulla credenza)

Gaetano

O un c'era i' ragazzo pe' riporta' le chiavi?

Cecco

Bisognava che passassi di qui. Vuo' nulla?

Gaetano

(guardandolo). O cotesta carne a chi tu la porti?

Cecco

La porto qua vicino, a una che la l'ha ordinata pe' sta­sera perchè domattina la unn'è 'n casa.

Eufemia

Ahn, senti…I’ho capito. La conosco.

Gaetano

Che ha i' conto aperto?

Cecco

Credo che l' abbia da dare anche parecchio.

Gaetano

Allora, diamognene, eh? Le cose lunghe le diventan serpi.

Eufemia

T’un potei di' meglio.

Cecco

Io gne ne dico, ma se bastasse. Buonanotte! (e va per uscire; ma quand’è sulla porta incontra Nella) Oh, ecco la sora Nella!

Gaetano

Meglio, così la mi risparmia la gita! (e si ritoglie la giacchetta)

Cecco

(andandosene, rivolto alla ragazza) I’ho comprato la roba pe’ fammi un par di pantaloni per le feste.

Nella

(entrando pallida e turbata con un pacchetto in mano) La me li porti…la me li porti!

Cecco

Sie, tanto unn'ho furia. Arrivedelli! (Esce).

Eufemia

(che si è subito accorta del di lei turbamento) Icchè t’hai?

Nella

Che c’è?!

Gaetano

‘Gli è in camera sua. Che ha’ tue?

Nella

(trattenendo a stento le lacrime e deponendo il pacchetto) Ecco qui dentro…c’è tutta la su’ roba. C’è l’orologino, l’anello…c’è ugni cosa.

Gaetano

(scattando) Vien via, vien via; te ora tu se' briaca!...

Nella

No, sa Gaetano; tanto, lo vedo bene... Oramai(e scoppia in singhiozzi cadendo a sedere)

Eufemia

(sottovoce al marito) Ha’ visto?

Gaetano

(alla moglie, accennandole la camera del figlio) Fammi i’ piacere, accosta l'uscio, perchè prima 'gliè bene sentì lei!

Eufemia

(eseguendo) Guardache a che scene ci s'ha a ritrovare pe’ quella canaglia!

Gaetano

(sedendosi accanto alla ragazza) Vien quà, vien qua, da' retta a me; sentiamo come l’è ita.

Nella

Icchè la vuo’ sentire?. (asciugandosi gli occhi lesta, lesta) La guardi, per me l'è bell'e finita, perchè se mi vedesse piangere e' riderebbe troppo. Però la gli dica che son io che gli dò le pere; e la gli aggiunga che io un l'ho ma' fatto i' comodino degli altri! Degli avanzi unn'ho ma' vorsuchi!

Eufemia e Gaetano

Avanzi?!?

Nella

Avanzi, avanzi, se unn’ero sicura di questo i’ un mi sare’ mossa.

Gaetano

Io casco dalle nuvole!

Eufemia

Io casco ritta!...Guarda che differenza.

Gaetano

Ma mi dici come le stanno le cose? Mi dici icchè 'glì è successo,  perchè a me mi pare che qui ci sia quarcuno che cerchi di buttare all'aria ugni cosa!

Nella

Quello che cerca cotesto e' c'è, la un dubiti; ma la lo domandi a lui. A me mi dispiace d’una cosa sola; d’avè da pensare a quella poera donna di mi’ madre a quest’ora gnen’aveo bell’e fatto vedere. Un po’ di vetriolo pe’ sciupare i’ musino di quella cimbardosa l’avevo bell’è trovo!

Eufemia

(scoppiando) Lo dicevo che c'era quarcosa?

Gaetano

Ma icchè ci ha essere, vien via anche tene!

Eufemia

Ah, senti; da un pezzo 'n qua ne macina troppi!

Gaetano

O che pretenderesti, voiattre, che un giovane di quell'età e’ campasse…come un frate? - E' si sa, quand'uno unn'ha ancora preso moglie... quarcosa 'gli ha a fare.

Eufemia

Eh, già: per te 'gliè un obbrigo!

Nella

Caro so' Gaetano, la un creda che io sia come tante ra­gazzeche le si fanno dell’illusioni e che le pretendano l’im­possibile...

Gaetano

O allora ?...

Nella

Ma altro gli è icchè la dice lei, e altro l'avere una pra­tica vera e propria!

Gaetano

(con rabbia, urlando sempre più forte). Ma che pratica!...

Nella

(urlando anche lei e accennando  fuori dal terrazzo il balcone di faccia) O se la l'ha di faccia, ch'è cieco?!

Eufemia

(al marito) Lo vuo' sapere?... Me n'ero bell'avvista an­ch' io!

Gaetano

(stupito) Di faccia?...

Nella

(andando sul terrazzo) Che la vede la finestra di qui' quar­tierino indoe sull'uscio di strada c'è scritto: “Affittasi camere ammobiliate?...” La sta lì.

Gaetano

Ma come?...Ce la tiene anche sotto i’ muso?...

Eufemia

E' fa pe' pena' più poco vah! Così gli scende le scale e l' ha subito pronta. Te t'ha' paura che soffra!

Gaetano

(guardando sempre) Ma…chi è ella, c’è da sapello?

Eufemia

Ma, domandalo a lui.

Nella

L’è una che ha marito, dice.

Gaetano

Marito?...

Nella

La sta’nsieme cor uno, poi, chi lo sa?...E come ‘gliè contento anche lui. ‘Gliè i primo a invitallo a casa.

Eufemia

Si capisce: indoe si manduca i’ ciel ci conduca. Chi sa come te lo sporpano!...Lei da una parte e lui da un’artra!...

Gaetano

(guardando giù nella strada) Numero, numero (a Nella), famm'i' piacere: che numero 'gliè l'uscio di casa?...

Nella

(guardando) Trentadue, secondo piano, la un lo vede?...La guardi: e’ sorte ora Cecco!

Eufemia

Gliè ito a porta gli i' lesso e la bistecca, vah, naturale!...E come la l'ordina pe' tempo, anche!...

Nella

Che vol'ella, 'gna che la si mantenga bene: se la unn' ha un po' di brodo ristretto come l' ha a fare a tenessi su?...

Gaetano

Oh, figli…(alla moglie) e te tu sapevi...?

Eufemia

lo, caro mio, i'ho gli occhi boni. (volgendosi alla ragazza) Oramai lo posso dire, veggo che tu ne sa' più di me.

Nella

La dica, la dica...

Eufemia

Gli ho trovachi mille vorte, lei alla finestra e lui qui, su’ i’ terrazzino, a  fassi mille cenni, e ammiccassi come le scimmie. L'ho visto persino buttagni i' bacino, e lei rispondigli…Son sempre andaca via perchè mi facevano stomaco!

Nella

(piangendo) Lo sente?...Lo sente?... Ma armeno sapessi icchè gli ho fatto!...

Gaetano

(commosso e indignato) Un piangere…Un piangere (poi a sua moglie) Già io, vedi, l'ho con te! Perchè se te tu m’avessi detto subito quarche cosa...

Eufemia

Bravo! Ora t'ha' a da' la corpa a me! Pe' sentimmi dire ch' i'ero una bugiarda!...

Gaetano

(un momento di pausa. Egli passeggia su e giù, smaniando e fermandosi di tanto in tanto a guardare la finestra di faccia, poi esclama) E come la tira 'ia a ordinar le bistecche!

Eufemia

E te a mandagnene!...(che sarà andata alla credenza a mescere due dita di vino con l’acqua, andando a porgerlo a Nella) Tieni, bevi, un piangere!

Nella

(che si è messa a sedere da una parte ed è rimasta li a singhiozzare) l'un ne voglio, grazie.

Eufemia

Bevi, ti va via i' singhiozzo!... Tu po' credere se a me mi passa i' core !

Nella

(beve e si calma)

Gaetano

(quasi parlasse a se stesso) Ora capisco perchè da un pezzo in qua e' sembra un milorde!

Eufemia

E' calzini di seta…

Nella

L'arriccia baffi pe' tenesseli su ritti!

Gaetano

E la barba quattro vorte la settimana…mentre io un me la fo nemmeno i' sabato!...

Eufemia

Quando poi ‘gli esce tutto rivestico, se tu t'accosti e' puzza di mustio che gli appesta!

Gaetano

Ogni mese un vestico nòvo!

Eufemia

E i' babbo paga!

Gaetano

Eh, ma io gli lèo i' pizzicorino!...

Eufemia

(accennando la camera). E po', guarda; basta vedere quante ci mette a vestissi. 'Gliè du' ore che 'gliè di là a fassi la tuelette! Icchè faccia un si sa.

Nella

La capirà, se deve avvicinare di que' generini bisogna che si lisci.

Gaetano

E che si prefumi co’ i’ coso a schizzetto! (imitando) Zuff!...Zuff!...Zuff!...

Nella

E dire che 'gli era tanto un giovanotto perbene!...E dire che 'gli era pazzo per me!.. Tutto a un tratto, là, via, sparito ugni cosa (scattando rivolta alla finestra di faccia) Ma chi un la 'ncontri mai pe' la strada, perchè se la 'ncontro, quant'è vero che c'è Iddio gli leo l'ombrellino e’ gne ne stronco sulla charlotte!

Gaetano

Ma sode!...Cosi guadagna la modista (dal quartierino di faccia, sul pianoforte, l’aria della Spagnuola, che continua fino a che Mary non si affaccia).

Eufemia

Lo senti?...L’è lei!

Gaetano

(correndo a guardare) Fa’ edere…ch’i’ la conosca!...

Eufemia

E lei l’è grulla a fassi scoprire quande ci siamo noi! Se tu la vuo’ conoscere ‘gna che tu ti nasconda come ho fatto io…se tu va’ di là vien subito fora anche lui…E come corre sur i’ terrazzino a fare i’ vanesio…Lo senti i’ pianoforte?...Quest’aria ‘gliè i’ segnale che gli hanno fra di loro.

Nella

Ha sentico che bella roba?... Anche i' segnale co' i' piano­forte. E i' marito gli paga i' nolo!...

Gaetano

Fache, una cosa; entrache in camera mia. Di là vu la potreche vedere e sentire…a me mi preme di vede' le mosse che gli fa lui.

Eufemia

Bada, perchè 'gli sta in dentro. Se tu vedi lui, t'un vedi lei!

Gaetano

(spingendole) T'ho detto che mi preme di vedello. Mi metto all'uscio di cucina e sto attento. Andache, andache.

Eufemia

Un fare scene, per via di' vicinato.

Gaetano

Ma che scene! (dando il pacchetto a Nella). E te ripiglia la tu' roba; quande mi sarò assicurato, tu fara' icchè tu vuoi.

Nella

(eseguendo e incamminandosi). Ah, per me, oramai l'è bell'e finita…(singhiozzando). O un lo vedo che l'è più bellina di me? Ma icchè vor dire!...

Eufemia

BeIlina, tutta tinta! (le due donne entrano a sinistra, nella camera dei vecchi)

Gaetano

(alludendo al petto di Nella) La pagherebbe, secondo me, d’aere…du’ accumulatori a quella maniera!...I’un lo so icchè cerca!...(entrando in cucina) Sarà, ma un ci credo. (sparisce).


SCENA QUARTA

Beppino e Mary

Beppino

(Mentre il pianoforte continua, egli sco­sta la porta della propria camera ed entra pian piano, guardando se è solo, col cap­pello in mano, che depone, e facendosi il fiocco alla cravatta. Come si è udito egli è tutto azzimato, abito finissimo, scarpe di pelle lustra, ecc. Si avanza canterellando l'aria del pianoforte.)

            Stretti, stretti; in estasi d'amor...

(fermandosi in mezzo alla scena e slargan­dosi con le dita il solino.)

Accident' a que­ sti goletti!... Saranno belli, mah!... Ep­pure bisogna portalli.

(E riattaccando quella canzone gira di nuovo lo sguardo e va a farsi il fiocco della cravatta spec­chiandosi ai vetri della vetrata del terraz­zino.)

Mary

(Appena il giovinotto si è fatto vedere cessa di suonare, alza la tenda e si mostra alla finestra di faccia. Saluta con un sorri­so Beppino.)

Beppino

(rispondendo al saluto, ma guardandosi anche alle spalle per non esser sorpreso dai suo) Riverita!... Come sta?

Mary

Non c'è male; e lei?

Beppino

Così, così; si vive. Che viene stasera?...

Mary

Mi dispiace, ma non posso. Mio marito ha da fare... Non so nemmeno se usciremo.

Beppino

Peccato, perchè stasera c'è l'operetta nòva.

Mary

La rifaranno.

Beppino

Chi lo sa; se la si fischia un la rifanno più.

Mary

Perchè vuol fischiare, scusi; che sugo c’è?...

Beppino

(ridendo.) Noi delle prime file ci si di­verte più a fischiare che a batte' le mani.

Mary

Cattivo!...

Beppino

Ma domani mattina ci si vede?...

Mary

Ah, domani mattina, certo. Non l'ab­biamo mai veduta una fiera di uccelli...

Beppino

La si diverte, la vedrà…

Mary

Si ricordi che lei ha promesso di com­prarmi un usignolo.

Beppino

Anche due gne ne comprerò!...

Mary

Mi basta uno... (E ride.)

Beppino

Unn' è mica vero!

Mary

Allora, a domani mattina. Alle cinque, vero?...

Beppino

Eh, sì. Verrò a sonargli i' campanello.

Mary

Mio Dio, alzarsi così presto. (Guardando in alto.) Speriamo che non piova.

Beppino

Se piove la riparo io!...

Mary

(sorride, china la testa in atto di salu­to e si ritira.)

Beppino

(gettando le un bacio.) Tieni, bellona!... (scorgendo entrar suo padre.) (Buci!.) (E torna a guardarsi nei vetri, riattaccando): Stretti, stretti...

SCENA QUINTA

Gaetano e Beppino

Gaetano

(entra con l'involto del denaro in mano, ricontando quei biglietti. Si volge e lo chia­ma.)

Da' retta, vie n qua.

Beppino

Icchè c'è?...

Gaetano

Quante t'ha' detto che tu mi conse­gnavi?...

Beppino

Ottanta lire tonde tonde...

Gaetano

Ecco, t'ha' sbagliaco, le son quadre perchè manca dieci lire. Dieci tu te ne fa' dare, dieci tu ne pigli, le son venti... A coresto modo gli anderebbe 'nnanzi un funaiolo!

Beppino

Come, come, come?...

Gaetano

l' come eccolo qui; contali.

Beppino

- O che incomincia a stare attento? (Contando.) Uno, due, tre...

Gaetano

Se' persuaso?...

Beppino

Si vede che ho sbagliaco ni' fa' la somma.

Gaetano

Ecco, d'ora 'nnanzi tu m'ha' a fare un piacere; un li voglio più rinvortachi ni' foglio... Sinora li pigliavo, li mettevo in tasca e li mescolavo con l'incasso di bot­tega; ma d'ora'n poi s'ha' a fa' le cose più precise!

Beppino

O la' unn' ha lo scrivano?

Gaetano

Noe, lo scrivano un c'entra! lo credo di mettere in tasca una cifra e invece l'è un'attra; così, e' conti tornano, ma quat­trini un ci son più!...

Beppino

Farò come la vòle; però mi pare che la sia la listessa. Che forse che la incomin­cia anche lei a nun fidassi più?

Gaetano

Tene un te n'occupare. Fa' come ti dico io...

Beppino

Va bene, va bene. (E va a prender la spazzola)

Gaetano

Basta la parola. (Rimonta la scena.)

Beppino

(si spolvera da capo a piedi, zufolando fra' denti la solit’aria.)

Gaetano

(fermandosi al cristallo dove poc'anzi si specchiava il figlio.)

Fanno bene, eh, que­sti vetri?

Beppino

(volgendo appena la testa e continuando a spolverarsi con la gamba sulla sedia.)Fanno bene sicuro.

Gaetano

(accostandoglisi.) O t'unn' ha' più la spera in camera tua?...E pure tu volesti che ti si mettesse perfino l'armuà a spec­chio che s'avea noi. Se tu ti servi de' vetri delle finestre rendici l'armuà.

Beppino

(guardandolo) Ma icchè l'ha, babbo, stasera?...

Gaetano

Eh, i' unn'ho nulla! Ti dico sortanto questo: falla finica, Beppino. Cerca di finilla più presto che tu poi, se no' son dolori!...

Beppino

Ma d'icchè?...

Gaetano

D'icchè? E t'ha' anche i' coraggio di domandammelo?.. Gliè dieci giorni che t'un ti se' fatto vedere da quella poera figliola!... Vergognati!

Beppino

(prendendola allegramente)Ahn, i'ho capito!...Se 'gli è per via di lei, bada lie!...

Gaetano

(sorpreso) Bada lie?... Dunque a te ti pare di fare una bella cosa? Tu mi fa' andare a chiedilla; tu mi fa' far mille rive­renze e poi…

Beppino

Ma che riverenze!... Ch' ebbe bisogno di fa' le riverenze per andare 'n una casa come quella?

Gaetano

(sempre più trasognato.) Dammi retta; che lo sai come tu' padre' gli andò in quella casa? 'Gli andò co' i' cappello 'n mano... Un so se per andare in quarche artro posto, gliè necessario scoprissi i' capo! (E nel dir ciò egli accenna la finestra di faccia, poi.) Ci siamo 'ntesi, unne 'mporta discorre' tanto.

Beppino

(dopo un momento di silenzio, andando a prendere il cappello per spolverarselo.) E allora. .. stasera anderò a trovalla.

Gaetano

Noe, t'un ti devi sforzare. Se t'unne vo' più sapere, sii leale: fa' festa e bòna notte; ma dillo!...

Beppino

(subito.) Chi ha ma' detto di fa' festa?...Se un gli volessi bene un mi sare' messo.

Gaetano

Eh, lo 'eggo!...Tu gli vuo' bene ma tu tieni e' piedi in du' staffe!...(Con forza.) O che quella ragazza la dèe fare i' como­daccio tuo?...

Beppino

Va bene...l'ho 'nteso... Anderò e mi spiegherò... E sè c'è quarcuno che gli ha messo dell'ubbìe pe' la testa, glie le farò sparire!...La Nella la mi vuo' troppo bene pe' da' retta a icchè dican gli attri.

Gaetano

E perchè 'la ti vuò bene tu te n' ha' a approfittare. E poi, vah, chiamale ub­bìe!... (E torna, ad accennare fuori.)

Beppino

Gli dico che la 'farò finita, dunque unn'occorre dir attro!...

Gaetano

A me mi preme d'aetti fatto capire che in casa mia pasticci i' unne voglio.

Beppino

(un po' forte.) l'ho 'nteso, o la un n' ha capito?...

Gaetano

Basta la parola!...(E siede al tavolo per ricontare ancora una volta i biglietti di banca, come chi ha paura ne manchin sem­pre di più, e fra sè stesso sussurra): Acci­denti a chi un sa fare nemmeno un o co' i' bicchiere!... Tu facei sempre forca, o scontala!

Beppino

(va per uscire, ma poi.) A proposito; domattina sin verso l'otto io un posso venire. Cecco può fa' benissimo anche la mi' gita.

Gaetano

O indo' t' ha' da 'ire?

Beppino

Si ricorda della quistione che successe un mese fa in Mercato?

Gaetano

In Mercato ci si questiona tutt'i giorni.

Beppino

Parlo di quande fecero la contravven­zione a i' Morino per via delle curatelle che gli volean porta' via.

Gaetano

O unn' avean ragione?... Le puzzàano lontano un miglio!

Beppino

Ma le sigaraie le le pigliàano!

Gaetano

Be' discorso; ma lui un le mangiàa mica!...

Beppino

Insomma, ora bisogna vede' di sarvallo. Domattina alle cinque c'è l'appuntamento di tutt' i testimoni da i' su' avvocato.

Gaetano

Alle cinque?

Beppino

Dalle cinque all’otto.

Gaetano

Si lea presto quest' avvocato.

Beppino

Alle nove gli ha i' tribunale.

Gaetano

(alzandosi.) Vah, fa' tene; ma a me, se te l'ho a dire, la un mi va giù.

Beppino

(mettendosi il cappello e prendendo il bastone col pomo d'argento.) In quanto poi a icchè riscòto, la un dubiti; d'ora 'nnanzi gli conterò sino all'urtimo cen­tesimo.

Gaetano

Tu fara' bene, perchè mi par che ne manchi degli attri!...

Beppino

(andandosene.) Bòna sera.

Gaetano

(fermandolo.) Ricordiamocene. C'è quella ragazza che, la t'aspetta. Procuria­mo di nun sbagliare la strada.

Beppino

La guardi, vo' subito!

Gaetano

Basta la parola!

Beppino

(uscendo dalla comune.) M'hanno bell'e svortaco anche lui! (E sparisce cante­rellando.)

Gaetano

(guardandolo per le scale, con orgoglio.) Sie, e' sarà come le dicano; ma però, in Mercato, de' ragazzi sgherrocci a qui' modo un se ne poppa!

SCENA SESTA

Eufemia, Nella, Gaetano e poi Mary e Carlo

Eufemia

(uscendo dalla camera.) Se' persua­so?...

Nella

Ha visto?...

Gaetano

Sie, sie, i' ho visto; ma unn' è mica po' poi tutt' i' male che vu' vi credeche...

Eufemia e Nella

Come?!...

Gaetano

(a Nella), Va' 'ia', va' 'ia, pena poco; 'gli è ito a casa a cercatti.

Nella

l' grullo che l'è, la scusi se gli dico così!...

Eufemia

Ma che vo' tu che lui 'gli abbia sentico, se 'gli era in cucina.

Gaetano

Ma i' ho visto!...

Nella

E' un basta, perchè noiattre dalla fine­stra di camera s'è inteso che domattina e' vanno tutti alla fiera di' Poggio 'Mpe­riale!...

Eufemia

Papaero!... Artro che appuntamento co' i' sor avvocato. Gli ha promesso di compragni l'usignòlo!...

Nella

Papaero!... Artro che appuntamento co' i' sor avvocato. Gli ha promesso di compragni l'usignòlo!...

Gaetano

Ma io l'ho detto che la un m'andàa giù!

Eufemia

Ma tu l'ha' beuta!

Nella

(volgendo l'occhio alla finestra di fac­cia.) La guardi! La guardi!... Mentre lui gli esce unn'hanno ritegno nemmeno a salutallo!...

Mary e Carlo

(Si sono affacciati e si scor­gono sorridere e salutare Beppino, mentre egli esce di casa.)

Mary

Buon divertimento!...

Carlo

Arrivederci a domani mattina! Aspetteremo lei!...

Eufemia

(urlando.) Sentilo qui' beccaccio, e' l'a­spetta!...

Nella

(slanciandosi sul terrazzo.) O vane­sia!... O spudorato!...

Gaetano

(seguendola e urlando.) Facheci un crocione!... Delle mi' bistecche v'un ne pappache più!...

Mary e Carlo

(Ritirandosi subito, spa­ventati.) Ma cos' hanno?...

Eufemia

(tirando in casa suo marito per le falde.) Nòe, per via di' vicinato!... 'Gna pensare, ma a sarvallo, se no ci rovina tutti!...

SIPARIO

Si chiude il sipario mentre Gaetano e Nella

continuano a strillare contro i due vicini.

FINE PRIMO ATTO
ATTO SECONDO

La stessa scena. Un baule aperto da una parte. Qua e là dei pacchi, degli involti e vari indu­menti da uomo. Sono passati circa due mesi. Siamo nel mese di novembre.

SCENA PRIMA

Eufemia ed Elisa

(Le due donne stanno raccogliendo le robe di Beppino; le piegano e le accomodano nel baule.)

Eufemia

(spazzola una giacca.)

Elisa

(esce dalla cucina con due paia di scar­pe.) Eccogli ripulito anche le scarpe. Che n' ha du' paia sole?

Eufemia

Un artro paio gne n'ha a riportate i' carzolaio che gli sta su; Stefano, lo cono­sce!...

Elisa

Si poI' andare a sentire.

Eufemia

Ora, aspettiamo. Mi par che con quel­le n'abbia assai.

Elisa

Mi pare anche a me. (Incarta le scarpe e le accomoda nel baule.)

Eufemia

(disperandosi.) Ma 'la mi dica!... 'la mi dica se ci si dovea ritrovare a questi dispiaceri.

Elisa

(sospirando.) Eh, l'è amara!... e non sortanto per loro. l' un me la sare' ma' aspettata un'azione di questo genere.

Eufemia

Se l'era una femmina di questi dolori la un ce li dava!... Ma la corpa l'è tutta di su' padre perchè 'gliè staco lui che gli ha sempre cortivaco e' su' vizi!...Ora che lo voleva piegare icchè t'ha fatto?...Ti piglia su e va via. O vai!. .. l'ha' uta?

Elisa

Poer' orno, la un lo vede anche lui in pochi giorni un si riconosce più?...

Eufemia

(lacrimando.) E' mi mòre; se resta solo quell'orno mi mòre!...

Elisa

(asciugandosi anche lei gli occhi con la cocca del grembiule.) O la mi' Nella che soffre poco?.. Poera mi' bambina, la un se lo meritava.

Eufemia

Brutt'assassino, invece d'accomoda­gni i' baule'gli anderebbe preso e stroz­zato!. .. (poi cambiando tono di voce) Che glie l'ha messe le camicie stirate?...

Elisa

Sì, le son ni' fondo.

Eufemia

Le gli si spiaccicheranno.

Elisa

No, perchè c'è quell'attro scomparti­mento.

Eufemia

L’ha ragione. (Andando per deporre la giacca ch'ella spolverava, mostrandoglie­la.) La guardi, la guardi che bella robina gli s'era fatto.

Elisa

'Gli ha un corredo che fa innamorare. E come tenuto!

Eufemia

(deponendo la giacca nel baule.) Lo sò io se 'gliè tenuto bene. Non pe' merito suo, sa?...Perchè, bòria dimorta, ma frittelle quante la ne vuole!... A Milano un l'avrà più la mamma che tutte le mattine la s'ar­ronza lo stomaco con la brenzina!...Gli a anda' fòri co' buchi ni' sedere!...

Elisa

La un lo dica; auguriamo gli piuttosto che gli stia bene e che faccia la su' fortu­na come dice lui.

Eufemia

Ma icchè la vòle che faccia, se un sa fare nemmeno una somma?.. E' son bonini lassù!... E' c'è de' merli a caso, a Milano.

Elisa

Dice che gli ha subito pronto una bòna speculazione.

Eufemia

Ora, gli aspettan lui!... l' su' posto gli era qui, in bottega di su' padre, e se un ci fosse stato quarcuno che gli ha empito la testa di discorsi, la volea vedere; i' mi' figliolo un si moveva. Ma 'gliè bene che provi. O se 'gliè bene!... lo n'ho un mon­te di piacere! (E si rasciuga una lacrima.)

Elisa

Certo, una decisione così all'improvvi­so nessuno se l'aspettava.

Eufemia

E' disse di volere anda' via dopo la leti­cata pe' la fiera degli uccelli, 'lo disse e l'ha fatto! (Volgendosi alla finestra di fac­cia.) Eccoli là quelli che ci hanno corpa. Accidenti a chi ce li fece tornare di faccia!

Elisa

Ma ora, però, un c'era più nulla.

Eufemia

Che lo sa lei? ... Per me le facean più pulite!

Elisa

Allora, 'gliè bene che vada via, così finirà ugni cosa. Però la Nella la m'assi­ cura che un c'è più nessun attaccaticcio.

Eufemia

(che ha continuato a guardare di fac­cia.) La scusi; la mi guardi un po' lei, io ci veggo poco bene; e poi comincia a fa' sera. La un c'è la gabbia coll'usignolo che gli comprò alla fiera di' Poggio.

Elisa

(osservando.) lo un veggo gabbie. Si vede che la l'ha messo in casa.

Eufemia

Chiè!...la lo tien sempre fòri. O se la notte un si può dormire!... Gne ne scer­se anche reale perchè la lo sentisse!...

Elisa

Alla mi' bambina 'gli avea promesso di compragli un lucherino, ma se ne scor­dò!...

Eufemia

E lei la gli ha detto d'aspettallo?.. Ma la un lo vede che c'è più fondo in Arno?

Elisa

Speriamo, che voI'ella che gli dica. Le son ragazze; le piangano, le si disperano, ogni pochino le vogliano smettere, e poi le ci ricascan daccapo. Speriamo che co' icchè gli darà su' padre vada lassù e faccia fortuna.

Eufemia

Intanto per ora un gli ha daco un cen­tesimo, e fa bene!

Elisa

(sorpresa.) O che lo mandan via senz'aiutallo?...

Eufemia

Per me gli darei e' quattrini di' viaggio e basta. Un vòle andà via? S'ingegni!...

Elisa

Uh, poerini, o come' gli ha a fare?...E sai c'è da perder dimorto tempo. Un parte alle sette?

Eufemia

(vedendo entrare il figlio.) Zitta! (Continuano a fare il baule,. in silenzio.)


SCENA SECONDA

Beppino,Eufemia, Elisa e poi Stefano

Beppino

(entra in scena dalla propria camera, si ferma, guarda, e come se egli cercasse qualcuno va alla porta di cucina ed a quella della camera dei vecchi. Quindi si volge e chie­de.) O la unn' è tornata la Nella?

Eufemia

Uhm; tu l'ha' mandaca fòri, chi l'ha più vista?

Beppino

(guarda l'orologio e poi mormora cor­rucciato come se aspettasse chi non arri­va.) O che lo so, io?

Elisa

Noi, sa, Beppino, un gli s'è nemmen domandato in doe la l'ha mandata.

Beppino

L’ho mandata a pigliammi della roba, e             poi a sentire icchè fa mi' padre, che un si vede ancora!...

Eufemia

Caro mio, tu' padre, tu lo sa' meglio di me, sino alle sette un chiude. (Poi con intenzione.) Se un fusse rimasto solo potrebbe veni' via 'nnanzi! (e fa un gesto come a dire: Tieni!)

Beppino

(sentendo entrar qualcuno.) Eccolo!...(Poi) Ah, no; 'gliè i' carzolaio.

Stefano

(entrando dalla comune con un paio di stivaletti nuovi.) Ha visto se l'ho servica 'n tempo?...

Beppino

Bravo; grazie, Stefano... (guardando­li.) Che costuman colla punta così, ora?

Stefano

Urtimo figurino. Lei vadia. Che gli pa­re che voglia mandare di' lavoro a Milano senza che sia come gli ha essere. Gnamo, ci s'hanno a proare?...

Beppino

(sedendo e provandosi uno stivaletti.) Dichegnene voi che vu' ci sieche stato, se Milano la unn' è una di quelle città indoe un giovane, se vòle...

Stefano

(infilandogli la scarpa.) Eh, quanto a quello, sor' Eufemia, la può star sicura... io ci sono staco... Spendere se ne spen­de dimorti, ma...

Eufemia

Vah! 'Gliè icchè ci vuò' per lui!

Beppino

(cercando di correggere ciò che dice Stefano e dandogli dei calci.) Ma però, se uno 'gli ha voglia, tempo due o tre anni, dichegnene!...

Stefano

Tempo du' anni, se uno' gli ha voglia…Sicuro!... La pigi!...

Eufemia

(ripetendo, ironica.) Se uno gli ha voglia!... Ma con la voglia tutt' i posti son boni!...

Beppino

Cotesto 'la lo dice lei. O dichegnene!

Stefano

(imbarazzato, affibbiando la scarpa.) Eh, gne n'ho detto...Milano...io ci sono staco... Milano... (Alzandosi.) Mi par che le gli vadin bene!

Beppino

(guardando.) E a me mi pare che le fac­cino una grinza.

Eufemia

'La l'ha a manda' lassù con cotest'idee e po’ ragionammene!...

Stefano

Se la guarda a una grinza...

Beppino

O un l'ho a guardare?...

Stefano

Le sono un par di scarpe comode, per­ché a Milano un c'è mica i' lastrico come da noi!...

Beppino

Sie, via, le piglio; ma non mica che anche lassù un ci si guardi a certe cose. (E si rimette la vecchia scarpa.) C'è ciot­toli, lo so; ma icchè vòr dire?

Eufemia

Lui e' va 'n carrozza, eh; che gli pare! Le un ci son lassù le carrozze?

Stefano

E' c'è i' brum.

Eufemia

Come?...

Stefano

l' brum!...

Eufemia

Sentiche in che paese e' và! Le carroz­ze le chiaman rum!... (Ridendo e pren­dendolo in giro.) 'Gliè capace che gli onnibussi li chiamin cognacche!... Dio voglia t'un sappia più nemmeno come chiedere un bicchier d'acqua!...

Elisa

(prendendo le nuove scarpe, incartando­le e mettendole nel baule.) ‘Gnamo, via...

Stefano

(ridendo.) Ma a 'mparare e' pena poco. lo ci sono staco.

Eufemia

Bella soddisfazione perdere anche la su' lingua. Gli attri e' vengan qui pe' sen­ticci discorrere, e lui gli scappa!

Beppino

Sie, sie; fra un par d'anni se ne ragionerà.

Eufemia

(sempre ironca.) Quande tu tornerai pieno sino alla punta de' capelli, vero?...Eh, pol'essere, ma se unne sbaglio te tu torni come tornò i' mi' fratello galibardi­no quande 'gli andò a Mentana. Pieno, ma di…!

Elisa

(troncando le la frase.) Ma ' gnamo, icchè la dice?...

Eufemia

(scoppiando.) l' un posso stare, 'gliè inutile! 'Gna che dica!...

Beppino

Lasciachela fare... Lasciache che la si sfoghi…(con forza) Perchè i' vo' a vede­re di fammi una posizione un poco più civile i' merito di mori' di fame, ha capi­to Stefano!...

Stefano

(calmandolo.) La sia bòno...

Eufemia

La posizione tu l'avevi, sai!...

Elisa

(calmando a sua volta la madre.) La stia zitta…

Beppino

(trattenuto sempre da Stefano.) l' aveo i' macellaro...! Be' genere di mestiere!...

Eufemia

(scaldandosi.) Un mestiere onesto!...

Beppino

Quande un rubano!...

Eufemia

(disperatamente) l' ladro tu se' te che tu ci disurpi i' nostro sudore!... (E cade a sedere esausta.)

Stefano

(O so' Giuseppe, o icchè la si mette a fare?)

Beppino

(mordendosi le labbra.) Eh, vah, l'è mi madre...! Un gli posso rispondere...!

Stefano

(avvicinandosi a Beppino e mettendogli una mano sulla spalla) Accidenti, un po piue!...’Gnamo, 'gnamo, la venga a pigliare una boccata d’aria…!

Beppino

Si, 'gliè meglio ch' i esca. Vo' ire a piglia­re un mazzo di sigari toscani.

Stefano

Ecco; a quelli l'ha a pensare, perché lassù un son boni.

Beppino

(alle donne.) Se vien Cecco che pigli i' baule e lo porti alla stazione. (Poi, an­dandosene con Stefano.) Bisogna che sar­ga a salutare anche le vostre donne.

Stefano

(accompagnandolo.) Unne 'mporta, unne 'mporta! Le scendan poi da sè. Andiamo fòra, andiamo fòra... (ed esco­no dalla comune.)

Elisa

(rimasta a confortare la madre.) La lo compatisca; son giovani...

Eufemia

(che si rodeva le mani, appena sparito il figlio balza in piedi ed in un impeto di rabbia raccoglie furiosamente quello che è ancora fuori e che andrebbe accomodato nel bagaglio. Ne fa delle palle e caccia ogni cosa alla rinfusa nel baule, dicendo): l' un vo' 'ngrulli' più!... Tieni!... Piglia!... Vai!...

Elisa

Oh, vergin santa!...Sor Eufemia!...Sor Eufemia, ma ch'è impazzata?...E' gli si rincincigna ugni cosa!...

Eufemia

(buttando giù il coperchio del baule e pigiando.) Se gli si rincincigna, a Milano troverà quarcuno che glie lo ristirerà! (E fa degli sforzi per chiudere.)

Elisa

Ma la un vede, un si può nemmen chiu­dere?

Eufemia

(urlando.) O la pigi, anche lei, icchè la sta a fare?! (Ed ambedue si mettono a pigiare il coperchio.)

SCENA TERZA

Cecco,Eufemia ed Elisa

Cecco

(entrando dalla comune.) Che si pòle?...

Eufemia

(subito, senz'abbandonare il baule.) Cecco, vien qua, lesto. Pigia! Pigia, Cecco!... Pigia!...

Cecco

(che si è subito gettato bocconi sul coper­chio, gravitando lo) Eh, i' pigio, ma un va più giù!...

Eufemia

(agganciando la serratura.) Eccolo!...(Girando la chiave.) Ecco fatto. (Rial­zandosi, asciugandosi il sudore e andan­dosene.) Va' all'inferno te e chi ti leverà lo svincolo!

Cecco

(dopo avergli dato un'occhiata.) Ma chi l'ha a portare peso a qui' modo?...

Eufemia

(fermandosi sulla soglia.) Sai icchè t'ha' a fare? Tu l'ha' a pigliare e butta' dalla finestra!...(Ed entra in camera propria.)

Elisa

Noe; se gli pesa, la guardi, la l'ha a piglià così e strascicare pe' le scale.

Cecco

Eh, lo so. Ma se mi fo male, io lo lascio andare. (Chinandosi per prenderlo.) Guardache anche questo in do' va co' i' cervello!... O un 'gliè entraco la fregola di Milano. Già a questi ragazzi gli puzza i' bene stare. (Poi, fermandosi e volgendo l'occhio alla solita finestra.) A proposito, la scusi; di quì si dèe vedere... (E va a guardare. )

Elisa

Icchè la guarda?...

Cecco

Eh, guardavo se si vedeva nissuno. Siccome i' so' Gaetano gli ha bisogno di fa' cassa pe' dàlli...lei la m'intende a chi, e m'ha mandato anche da loro; ma i' ho fatto tre viaggi da stamani in quà e unn' ho ma' trovato nessuno. Veggo che gliè ugni cosa chiuso, unne sto nemmeno a risalir le scale. (Torna al baule.)

Elisa

(sottovoce.) Che gli devan dar dimorto?

Cecco

(afferrando la maniglia.) 'Gliè meglio unne ragionare! Fortuna gli smesse a tempo. L’abbia pazienza, la me l'arzi un momentino. (Vedendo entrare Gaetano e Nella.) Oh!... Ecco lui.


SCENA QUARTA

Gaetano, Nella, Cecco ed Elisa

(Nella entra per la prima con un involto che va a deporre sul tavolo. Gaetano vien subito dietro alla ragazza. Sul suo volto si legge tutto il dolore che lo affligge; però egli cerca di mostrarsi tranquillo. Appena entrato si ferma e guarda il baule.)

Cecco

Se la sentisse come pesa!

Gaetano

Perchè t'unn' ha' portaco i' ragazzo?...

Cecco

Se credevo, la un dubiti...

Nella

(volta a Elisa.) Un c'è Beppino?

Elisa

No, ma ora torna subito.

Gaetano

(tornando a tastare e a guardare il baule.) Che gli aete messo ogni cosa?...

Elisa

Mi pare…

Gaetano

Ma che gne n'avete saputa accomoda­re? Perchè alle ferrovie vu' lo sapete come fanno; e' ruzzolano ugni bene.

Elisa

'La glie l'ha accomodato la sor' Ufemia, poi un so.

Nella

Allora si può stàr tranquilli. (Tastando anche lei il baule.) Speriamo che gli arri­vi sano.

Gaetano

(dopo aver dato un'ultima occhiata a quel baule col quale sembra gli vada via il cuore, afferrandolo per una maniglia.) 'Gnamo, via; t'aiuto a scendillo e a met­tillo sur i' barroccino.

Cecco

Oh, ora si ragiona!

Nella

La badi di nun fassi di' male.

Gaetano

Lasciami fare, lasciami fare. (a Cecco.) Va' innanzi; fa' adagino, eh?.. E badia­mo di non sciupagnene, perchè se no... (Ma il singhiozzo gli chiude la gola. Egli sparisce sostenendo il baule, preceduto da Cecco e rasciugandosi furtivamente una lacrima col gomito della, manica. Poi torna.)

Nella

(andando ad aprire l'involto da lei reca­to.) Ha visto icchè m'ha mandato a pigliare dopo che son 'ita a chiamar su' padre!... La guardi: una sporverina da viaggio di giaconetta fine e un berretto all'inglese.

Elisa

Poeri quattrini!

Nella

O un bastava che per i' treno si met­tesse un vestito un pochino più liso?.. No, signore. Sempre la boria!... Sempre! (Prende il fagotto ed entra in camera di Beppino.)

Elisa

E' n'ha sciupachi tanti pe' i' lusso!...

Gaetano

(rientrando soffiandosi il naso forte forte.) Ecco fatto. La roba l'è bell' e par­tita, ora tocca a lui. (Egli guarda qua e là, come smemorato, intontito, e poi, fissando la vecchia.) Lo vede, eh, sor' Elisa, che belle consolazioni ci danno e' nostri figliòli?...Lei la li tira su, la spende, la crede d'aelli contentati in tutto e per tutto, nella famiglia, nella posizione, ni' nome perbene che portano, in ugni cosa, la crede... E invece, paffete!.. . Un ber giorno la s'accorge che unne sta più nulla bene!... O unn' è un disìo mettere a i' mondo de' ragazzi per arriare a questi ferri? . .. La dica lei.

Elisa

(sospirando.) Eli, che voI' ella che dica?...

Gaetano

Basta, ‘gli è meglio un ci pensare. Facciamogli bòn viso e facciamo i' nostro dovere sin' all'urtimo, perchè unn' ha a dire che io gli ho troncato l'avvenire. (Guardando qua e là.) Oh, icchè vole­vo?... Da stamani in qua i' ho perso la testa... (Ricordandosi.) Ahn!... In do' ella quell' attra?...

Elisa

L’è di là in camera sua.

Gaetano

l' ho bisogno di ragionagli; perchè 'gli ha a andar via in pace con tutti.

Elisa

Oh, questo si, la fa bene!

Gaetano

La lasci fare a me, ora ci penso io. Con me un si scherza... Non che la un gli voglia bene, sa ella.

Elisa

Anzi...

Gaetano

Ecco, lei la m'ha capito. 'Gliè i' troppo che la fa esse' così uggiosa. La gli dia poi la lingua, un son ma' potuchi anda' d'ac­cordo. Lei la l'ha co' i' dire che sono staco io, che la corpa l'è mia; ma unn' è vero, sa. 'Gliè che un mi conoscano, ma io sono staco sempre più tremendo di tutti! Da bambino 'gli ha avuto certi sca­paccioni da me che se ne ricorda ancora.

Elisa

(incredula.) Eh, lo credo.

Gaetano

Dunque, voglio che prima di lasciallo la sia finica. Un fo bene?

Elisa

La fa benone!

Gaetano

O la lasci fare a me. (Affacciandosi alla propria camera, in tono ch'egli tenta di prendere allegro.) Ohe, in do' se' tu?...(Risoffiandosi bene bene il naso.) Vien quà, vien quà, ascorta me e facciamola finica. (Osservando nell'interno.) Da' retta, l'è lì che piange. Vien via, icchè tu beli, grullina?...Un va mica…alla mor­te!...(E sparisce. Ma si sente che egli è più commosso di colei alla quale va a far coraggio)

Elisa

Eh, 'gli ha dimorto da dire!...

SCENA QUINTA

 Nella, Elisa poi Beppino

Nella

(uscendo dalla camera del giovinotto con una piccola sacca di pelle.) La guardi, mamma. La vada lì in camera e la mi porti tutta la roba ch' e' tiene sulla tuelette. (Depone la sacca sul tavolino e l'apre.)

Elisa

Subito. (Sparisce nel luogo indicato; poi torna.)

Nella

(comincia a trarre dalla sacca dei picco­             li involti ed a disporli internamente con più ordine.) Sempre ciattrone; sempre ugni cosa alla rinfusa.

Beppino

(dalla comune, con un mazzo di sigari involtati, allegro.) Oh finarmente; che se' tornata?... E i' babbo?...

Nella

'Gliè bell'e venuto. (E appare mesta, mentre continua a fare la sacca.)

Beppino

Meno male; perchè se un mi da icchè ho a aere un posso andar via, un ti pare?... (Osservandola.) Icchè tu fai?... O se l'a­veo accomodaca io.

Nella

Benino tu l'avei accomodaca...

Beppino

Un mancava che mettere...

Nella

Lo so, ci ho pensato.

Beppino

Allora, tieni. Metti anche questo mazzo di sigari toscani, perchè m'hanno detto che lassù un si trovano bòni come da noi. (E glieli dà.)

Nella

(eseguendo.) Fuma dimorto.

Beppino

M'hanno a bastare per tutto l'anno.

Nella

(sorridendo.) A chi tu lo da' a d'inten­dere?...

Beppino

Gli ha esse' così...! Se voglio, un dubi­tare…

Nella

Sarà!

Beppino

(accostandosi a lei, carezzevole.) Credi a me, Nella; per volere che l'orno metta giudizio, un c'è che questo: bisogna fallo viaggiare!

Nella

Speriamo che un viaggi troppo! Tante vorte a anda' via c'è i' rischio di sperdissi.

Beppino

Sperdimmi io?...

Nella

La un sarebbe la prima vorta!... (Pausa.)

Beppino

(egli si allontana; continua a guardarla grattandosi leggermente la nuca, e quindi, riaccostandosele.) Ma t'un se' contenta che dentro a un anno io ti mandi a dire: Nella! mi son bell' e fatto una posizione, parti subito!

Nella

E io gli ho lì... po' venitti subito dreco!.

Beppino

T'un vo' venire a stare a Milano? L’ è più bella di Firenze, sai!

Nella

(scattando.) Imbecille te e chi te l'ha daco a d'intendere!...

Beppino

(ridendo.) Icchè tu ne sai, tene?...

Nella

O te che ne sa' quarcosa?... Chi egli, i' ciaba che t'ha detto questo?

Beppino

Ma che ciaba!... Lo sanno tutti.

Nella

O senti; io ho sempre sentico dire che come i' viale de' Colli un c'è nissuno!

Beppino

Ma Milano gliè un' artra cosa, te t'un la vuo' capire...! A Milano, capisci, c'è i' commercio…

Nella

O ora un c'è anche qui?...

Beppino

Lassù c'è la vita; lassù si fa' quattrini. Se t' ha' mille lire, in un mese tu le raddoppi!

Nella

Oppure tu resti senz'uno!

Beppino

(arrabbiandosi.) E' milanesi, insomma, son più vivi!....

Nella

Noe, noe, t'un mi persuadi!... Se tu morissi di fame, 'gli sta bene; ma te tu se' nell'oro, e lo sai come dice i' proverbio? Chi sta bene nun si mòva. Ma te, invece, tu vuo' ire, tu vuo' far di tu' testa. (Pian­gendo.) Vai! Va' pure... Va' pure... A me, guarda, Un me ne 'mporta nulla!... (E si nasconde la faccia nel fazzoletto.)

Beppino

(sedendo lontano, e canterellando):

Tutti mi dicono stella,

stella di vivo splendor...

Nella

Canta, canta... (Poi, correndogli vicina.) Ma bada, Beppino!... Prega i' tu' Dio di falle cariche, perché se vengo a sape' quarcosa io vendo anche i' letto pe' venire a levatti 'gli occhi!...

Beppino

(alzandosi e andando ad abbracciarla, ridendo.) Va' ia, gelosa!... O t'unn' ha' finico ancora con le gelosie?...

Nella

(piangendo.) Bada!... Bada!... Sta' attento!... 'Gliè tanto che soffro, mi par che sia l'ora di leva' questo vin da' fia­schi!

Beppino

(carezzandola.) E' si leverà, e' si leverà, un dubitare! Buacciola!... Mangia e bei e sta' allegra!...

Nella

Sì, sì, te t'ha' a ridere!...

Beppino

Va' ia!... Va' ia!... (E l'abbraccia riden­do.)

Elisa

(uscendo dalla camera di destra con vari gingilli già involtati ed una bottiglietta da profumo con la pompa.) Che porta via anche i' còso con lo stantuffo, quie?...

Beppino

(abbandonando subito la ragazza.) Si­curo, eh!... La metta qui, la metta qui...

Elisa

(lasciando quelle robe sul tavolino e tor­nandosene via, dopo aver dato una sbir­ciata alla coppia.) l' ho capito; 'glièmeglio che mi trattenga di là un artro pochino. (Via.)

Beppino

(riafferrandola.) Ma, o t'unn' ha' piace­re anche te che io diventi un artro?

Nella

Punto!

Beppino

l' motivo?

Nella

Perchè se tu diventi un artro, addio Gesù!...

Beppino

Cotesto tu l'ha' a di' te. Se io fo questo passo, lo fo perché son sicuro e perchè... t'un l'ha' 'ntesa?... lo mi vergogno a anda' colla paniera della carne!...

Nella

A rubare ci si vergogna, ma non a fare i’ su’ mestiere...

Beppino

Sie, te t'ha 'a dire a cotesto modo, ma ti vorre' ne' mi' panni!

Nella

O se gli operai un son ma' stachi ri­spettachi come oggi; o se c'è degli impie­gati che farebbero a baratto!

Beppino

Tu credi!... Ma digli che vadin loro a insudiciassi a' Macelli!...

Nella

Unn' è quello i' sudicio che fa vergo­gna!

Beppino

(senza badarle, continuando.) Che vadin loro ad ammazzare quelle poere bestie!... 'Gliè così che si diventa co' i' core duro!...

Nella

(urlando.) O se t'unn' ha' mai ammaz­zato nemmeno un agnello, ma icchè tu mi da' a d'intendere?...

Beppino

Ma io li spello!...

Nella

E a spellare i' tu' poero babbo la un ti rimorde la coscienza?... (Allontanandosi.) Va' 'ia, va' ia, va 'ia famm' i' piacere, finiscila Beppino! (E torna a riempir la sacca.)

Beppino

Sì, sarà meglio perchè se no...

Nella

Tu fa' tardi. Lo so che t'ha' furia... Lo so che t'un vedi l'ora d'andar via!

Beppino

(cercando.) Che me l'ha' ripresa quella roba?

Nella

Lè di là 'n camera...

Beppino

Allora, vediamola... (E va per uscire.)

Nella

(volgendosi stizzita) Aspetta, accident'a te!...

Beppino

(fermandosi sulla soglia, sorridente.) O t'unn' ha' finico?... (Poi, guardandola             frugarsi.) Icchè t' hai?

Nella

(che avea levato di tasca un piccolo involto, aprendolo e guardandolo, ad un tratto, pentita.) Già, 'ghè meglio che un ti dia nulla! (E va per nasconderlo in seno.)

Beppino

(Correndo e tentando di cacciarle le mani nel corsetto.) Fa' 'edere!... fa' 'edere!... Fa' 'edere!...

Nella

(lottando.) No!... no!... T'unn' ha' èr nulla!...

Beppino

Eh, vo' 'edere!...

Nella

(ridendo.) Beppino se' bòno!... Se' bòno Beppino; tu mi fa' i pizzicorino!...

Beppino

(strappandole il piccolo involto.) Ec­colo!... (Aprendolo, sorpreso.) Un anel­lo?... (Pausa, quindi afflitto.) Ora te tu mi mortifichi.

Nella

Bene!... 'Gliè icchè voglio!...

Beppino

E io icchè ti dò?...

Nella

(dopo un momento.) lo un vo' nulla... Un me ne 'mporta... (altra piccola pausa e quindi, tra le lacrime.) Speriamo che t'un lo perda!...

Beppino

(saltandole al collo e baciandola.) Tieni!...

SCENA SESTA

 Gaetano, Nella, Beppino, poi Eufemia, indi Elisa

Gaetano

(entrando dalla propria camera e tor­nando subito indietro.) No; dico... bada di non far tardi a i' treno!

Beppino

Chiè, chiè; la vienga babbo, la vienga pure. (E da sè..) Ma di lei un me ne potrò mica scordare!

Nella

(cacciando nella borsa gli oggetti da toe­lette.) S'era qui... che si faceva la sacca.

Gaetano

Eh, i' ho visto... Bada allo zifone, un 'gli s'abbia a rompere; mettignene per­ benino.

Nella

La un dubiti.

Beppino

(aspettando.) E allora?...

Gaetano

Son da te! (Prende una sedia e mette mano al portafoglio.)

Nella

Se dò noia... (E va per partire.)

Gaetano

No!... Anzi; ‘gliè bene che tu veda e tu senta. Un ci ha' esser segreti fra di noi. Ci s'ha esser tutti!

Eufemia

(entra piano piano e resta da una parte.)

Gaetano

(col portafoglio in mano.) Dunque te tu mi dicesti d'aver bisogno di tremila lire, va bene?

Beppino

Per entrare in società con quello di lassù, la capirà, le mi ci vogliano, perchè...

Gaetano

(troncandogli la frase.) Basta la parola. lo ti dissi i' mi' parere, a te t'è parso di fare a tu' modo, un discuto più. (Togliendo uno chèque.) Ecco, questo' gli è uno scec­che di tremila lire su' i' banco di Napoli.

Eufemia

(mandando un sospirone lungo lungo.) Eheeee!...

Beppino

(piega lo chèque e mettendolo nel por­tafoglio.) lo la ringrazio, babbo. (E va per rintascare tutto.)

Gaetano

(fermandolo, anch'egli col portafoglio     in mano.) Un momento, aspetta. Che se' sicuro che ti bastino?...

Eufemia

Se gli bastano?!...

Gaetano

Te' chetati, t'ho detto. Soffia quante tu vòi, ma stà' zitta.

Eufemia

Seguita, seguita! Se tu vuò fa' bene tu gli ha a dare anche la camicia!...

Beppino

Ma sì, babbo, io unn' ho bisogno d'ar­tro, e la vedrà che con questi pochi...

Eufemia

(urlando.) Sentilo, li chiama pochi!

Gaetano

(urlando anche lui.) Che ti vuo' cheta­re?!

Elisa

(uscendo dalla destra.) Icchè c'è?...

Nella

(ricacciandola in quella camera.) -  La vadia via! La vadia via!

Elisa

- Allora chiamami! (E sparisce di nuovo.)

Gaetano

(continuando a brontolare con sua moglie.) Ma icchè tu te n'ha a 'ntendere, te? Icchè tu ne sai di' giro che c'è ni' commercio?

Eufemia

lo so che te tu cominciasti con nulla!

Gaetano

Ma un son più que' tempi!... Allora si potea, ma oggi con la guerra a i' capitale un trionfa che quello!... T'un lo capisci?  'gli era meglio se lo lasciavano stare?!...

Beppino

- Meno male; c'è chi gne ne canta.

Eufemia

E allora fai, fa' pure...! Guarda, io mi metto a sedere.

Gaetano

Dunque io domando se gli bastano perchè, se quelli che gli ho dato gli devan servire pe' icchè vuo' fare, naturale che appena 'gli arriva gli ci voglia quarcosat­tro per campare e' primi mesi!

Beppino

(subito.) Ahn, già; un ci aveo pensato.

Gaetano

(a Eufemia.) Lo vedi?

Eufemia

(rivolta a Nella.) Pe' forza; gne ne mette 'n bocca, figurati se quello unn' attacca i' dente!...

Gaetano

(rivolto al figlio, e tornando ad aprire il portafoglio.) E allora, siccome io cono­sco i' mondo meglio di quarched'un attro…

Beppino

(guardandogli nel portafoglio), Eh, quanto a questo, nissuno può dir nulla. La lo conosce, si!

Gaetano

(togliendo un biglietto.) A lei; queste cinquecento lire 'le saranno pe' sistemas­si e pe' le prime spese.

Eufemia

Giue!

Beppino

(prendendo il biglietto di banca, un po' commosso.) lo, vah, babbo, un so icchè gli dire, ma però voglio...

Gaetano

(commovendosi a sua volta e fermando la di lui espansività.) Basta la parola!... (Poi mettendogli una mano sulla spalla, solennemente.) Però, bada!... Bada, bam­bino!... Tieni bene a mente questo: qua­lunque cosa t'avvenga, qualunque cosa ti succeda, 'gliè inutile che tu scriva, perchè un ce n'è più... lo ho fatto tutti gli sforzi possibili. " Per contentatti i' ho raggranellato tutto quello che potevo raggranel­lare... Chiodi no, un me ne son creati per­chè quande un si sa se si possan pagare so icchè voglian dire... Ma i' ho un dicatti se mi resta tanto da poter tirare innanzi me e la tu' mamma. (Battendogli sulla spalla.) Abbi giudizio, dunque!... Fa' le cose meglio che tu pòi, (accennandogli Nella che piange) ricordati che t'ha' un impegno sacro, (alzando il braccio sulla sua testa) e vattene con tutte le mi' benedizioni! (sen­tendo sua moglie scoppiare in singhiozzi, e volgendosi a lei.) Guardala, oh, quella che volea fa' la cattiva!...

Nella

(correndo al balcone.) Ecco Cecco con la carrozza!

(Balzano tutti in piedi e da questo momento incomincia la fretta e l'a­gitazione della partenza, tra le lacrime che ognuno cerca di nascondere.)

Beppino

(che è corso ad abbracciare sua madre.) Coraggio, mamma, e la mi perdoni se quarche vorta l'ho fatta arrabbiare.

Eufemia

(piangendo.) Vai, vai, ma tu te ne n'ha' a penti tanto…

SCENA SETTIMA

Elisa, Beppino, Nella, Cecco, Gaetano, Eufemia, Stefano, Nena e Rita

Elisa

(entrando con la spolverina e il berretto da viaggio.) O quèsta, la un se la met­te?...(Lascia le robe e torna in camera per portar fuori degli altri fagotti.)

Beppino

Dio bene!... (E corre a vestirsi da viag­gio.)

Nella

(aiutandolo, tra le lacrime.) Scrivimi subito!...

Beppino

Diamine, scrivo a tutti!...

Cecco

(entrando.) l' ho preso Ulisse, l'ho tro­vaco, pe' la strada!

Gaetano

(che è corso a guardar nella sacca.) O pe' mangiare v'un ci aveche pensaco?...

Eufemia

(che giù alla dispensa a far degl'involti.) Noe, i' aspettavo te!...

Stefano

(entrando seguito dalle sue donne.) Che si va via?

Nena

Tanti auguri!...

Rita

Buon viaggio!... (Porgendo un foglioli­no a Beppino.) Che mi fa un piacere? Giacchè la va a Milano che mi manda questi numeri arretrati dell'Amore Illu­strato?

Nella

Sie, ora può pensare a tene!...

Eufemia

(andando a riporre nella sacca ciò che da lontano mostra al figlio.) Guarda; questo 'gliè i' vino, e qui c'è un cazzottino fresco e una bella braciola fritta!...

Beppino

 (dall'altra parte, mentre aiutato dalle ra­gazze si veste e si spolvera, ridendo.) Ma no!...

Gaetano

Ma che braciola!... Che pe' viaggio si mangia cotesta roba?... (Mostrando al figlio due involti che egli si è già tolti di tasca.) Guarda; t'ho fatto fare tre òva alla còcca e un voluvà! (E caccia tutto nella sacca.)

Eufemia

(arrabbiandosi.) O un po' di carne la unn' è meglio?

Gaetano

Come gli ha fare a digerilla se gli sta a sedere?...

Beppino

(sempre ridendo.) Ma noe, unn' è importa! O un c'è i' vagone ristorante?... Con cinque lire io pranzo lì!

Eufemia

Risparmiateli!

Gaetano

Lasciachelo fare; se gli piace ci anderà, se no mangerà da sè! (Chiudendo la sacca) Va’ ia, va’ ia, tu fa tardi!... (E guarda l'orologio.)

Elisa

(che è uscita con un altro fagotto.) Ohè, gente, ma di là c'è dell'artra roba!...

Nella

Vengo io!... (Sparisce nella camera del giovinotto)

Gaetano

(a Cecco.) Tieni, t'un fa' nulla. Comin­cia a porta giù! (E gli consegna dei fagotti.)

Eufemia

lo torno subito! (Entra in camera pro­pria)

Nella

(tornando con una cappelliera.) Che lo lasci i' cappello che tu ti se' levato?...

Beppino

(che stava accomodandosi.) Sì, quello unn' è più bòno.

Cecco

Allora lo piglio io! (Esegue ed esce con dei fagotti, e fa così due o tre viaggi.)

Gaetano

E' tu fa' tardi!... (E riguarda l'orolo­gio.)

Eufemia

(tornando fuori con una pezzuola di seta.) Tieni; mettitela a i' collo!... L’è quella che aveo in capo quando sposai i' tu' babbo, un la perdere!... (E gliela av­volge al collo.)

Gaetano

(con le lacrime, urlando.) E' resta 'n terra co' comprimenti!...

Eufemia

(baciando lo tra le lacrime.) Addio, e se' bono!...

Beppino

Arrivedella, babbo!...

Gaetano

Abbi giudizio!... abbi giudizio!...

Nella

(col volto rigato dalle lacrime.) Addio, Beppino!... Ricordati d'icchè t'ho det­to!

Gaetano

(gettando l'uno nelle braccia dell'altra.) Tirache 'ia, tanto, oramai...

Tutti

Ma sicuro!... Addio!... Addio!... (E lo accompagnano dalla ribalta al fondo, cir­condandolo e dicendogli:)

Gaetano

Un ti mette' dalla parte di' finestrino, se no tu pigli un male!

Beppino

(serrando le mani a tutti e allontanan­dosi.) La unn' abbia paura!...

Nella

Scrivi!...

Beppino

Sta' tranquilla!...

Eufemia

Cerca di fa' dell'economie!...

Beppino

l' ho 'inteso!...

Tutti

Addio!... Addio!... (E spariscono per le scale. La scena resta vuota per un istan­te. Si sentono continuare gli addii. Riap­paiono trafelate Eufemia e Nella.)

Eufemia

Me ne sòn dimenticata, t'ha' ragio­ne!... (E fugge in camera propria, dicen­do:) L’ha riportaca dianzi i' tintore!...

Nella

Lesta!... Lesta!... Siamo a tempo!...

Gaetano

(rientrando.) Ma, o unn' ha attre?

Nella

E' ce l'ha, ma gli fa comodo anche quella! (E vanno a guardare sul terrazzo.)

Gaetano

(parlando al vetturino.) No!... quella sacca accomodagnene così, ecco!... E va' pianino, eh?... Bada a i' tranvai!...

Nella

(volgendosi.) Lesta!...

Eufemia

(rientrando e facendo un involto, mentre corre sul terrazzo.) Tieni!... (Gettando­glielo.) L’è la camiciola di lana. Mettitela appena t'arrivi, perchè lassù 'gliè fresco!

Beppino

(dalla strada.) Grazie!... Addio a tut­ti!... (Schiocco di frusta.)

Tutti

Addio! Buon viaggio!...

Nella

Scrivi!...

Eufemia

Unne scialare!...

Gaetano

Abbi giudizio!... (Continua a salutar­lo coi fazzoletti sinché non lo vedono spa­rire.)

Cecco

(rientrando con Elisa.) - Sie, sie... Sarà che mi sbagli, ma ni' mentre che spedivo i' baule i' ho visto anche quegli attri che mandavan via du' valigie!...

Elisa

(senza fiato.) - Icchè la mi dice!?...

Gaetano

(rientrando di sul terrazzo con le donne e piangendo come loro, rivolto a sua moglie.) Ora tu avra' finico di leticare?...(Rientrano anche i pigionali.)

Eufemia

(disperata.) Se tu vuo' fa' bene t' ha' a cominciare a martirizzarmi!... Ma vo' via anch’io!...Vo’ via e vo’ via!... (E cade a sedere)

Tutti

Ma noe, noe...

Gaetano

Meglio!... Così mi scergo un be' ser­vone e resto solo!... (Ed entra in camera

Mentre Nella e gli altri cercano di conso­lare Eufemia.

Dall'altro lato Elisa conti­nua a parlare sotto sotto con Cecco.

SIPARIO

FINE SECONDO ATTO
ATTO TERZO

Sempre lo stesso scenario. La tavola apparec­chiata a metà. Nel mese di Dicembre. Uno scaldino da una parte.

SCENA PRIMA

Gaetano poi Stefano

Gaetano

(termina di apparecchiare la tavola per il pranzo modesto di lui e di sua moglie, e mentre canticchia mestamente non si ac­corge di disporre tre posate e tre bicchieri):

Tu non sai quanto soffrì

il tuo vecchio genitor,

tu non sai quel che soffrì

il tuo vecchio gènitor...

(Ma andando per pulire col tovagliolo l'ul­timo bicchiere si ferma, si rasciuga col tovagliuolo stesso una lacrima e guarda sulla tavola. Poi, sorridendo, esclama): Guarda che imbecille che son'io. l'ho messo tre posate e tre bicchieri. (Toglien­do una posata ed un bicchiere e andando a rimetterli nella credenza, come se parlasse a sè stesso.) Noe; e' un c'è più lui... E' un c'è più, 'gliè tre mesi tra poco che 'gliè ito via... E te t'un la vuo' capire.

Stefano

(affacciandosi alla soglia della comune con un paio di aggiuntature in mano, sof­fiandosi sulle dita.) O che tien l'uscio aperto, so' Gaetano, con questa sizzettina.

Gaetano

Che lo soe, io? Anche quella, da un pezzo 'n quà l'ha perso i' cervello... (E va per andare a chiuderlo.)

Stefano

La un si confonda. Gne ne serro io. (Avanzandosi.) E così, notizie?

Gaetano

Mah!... 'Gliè quindici giorni che s'aspetta lettere e un si vede nulla.

Stefano

Che si confonde? Nulla nòva, bòna nova.

Gaetano

Gli sta' bene, ma io un capisco; ni' primo mese ci scriveva anche tre vorte la settimana, a poco a poco gli andò a cala­re e ora 'gliè da i' due di questo mese che un si vede più nulla. Speriamo bene, icchè ho a dire?

Stefano

Un c'è da allarmassi, sa.  Milano, ved' ella, io ci sono stato; Milano l'è una città che quande s'entra ni' giro degli affari un si pensa che a quelli.

Gaetano

Ma la famiglia l'ha esse' la prima!

Stefano

Gli sta bene, ma bisogna esserci stati pe' capire. Vai da una parte, corri da un' artra, un resta un minuto di tempo; io lo so, ci sono stato.

Gaetano

Sicchè per voi la posta di lassù la unne 'ncassa nemmeno un centesimo?...

Stefano

Un dico coresto, ma la creda a me; quando s'entra in quell' ingranaggio un s'ha che una passione; di fare e' quattrini, e presto!... E si fanno, sa ella; lassù si fanno, io ci sono staco.

Gaetano

(guardandolo.) Eh, sì 'ede!... Si 'ede come vu' gli aete fatti anche voi!... (Accennando il soffitto.) Vi si sente batte' le sòla sino a' i' tocco e le due!... Vien giù tutt' i' carcinacci!

Stefano

(facendo l'atto di andarsene e ridendo), La un si confonda; quest'attri se' mesi vo' via!

Gaetano

Che tornache a Milano?

Stefano

No, ma che gli pare!...l' torno di casa co' i' mi' genero, 'gliè sposo la me' figlio­la maggiore.

Gaetano

Beato voi; armeno vu' l'avreche sem­pre vicina.

Stefano

(sulla soglia della comune, vedendo entrar Nella.) Oh, ecco la su' nòra.

Gaetano

La dovrebbe diventare, ma per ora... (Vedendo entrare la ragazza.) Vieni, vieni, Nella!...

SCENA SECONDA

Nella, Gaetano e  Stefano

Nella

(entrando con un paio di pantaloni coperti da una pezzuola ch'ella depone sulla spalliera d'una sedia.) Bòna sera... Che ha scritto?...

Gaetano

Chiè, un s'è visto nulla. E a te?...

Nella

Nemmeno a me.

Gaetano

Che vo' tu che ti dica?... Un c'è attro che sia andato fòri di Milano…

Stefano

(tornando indietro.) Può esse' benissi­mo. Può essere andaco a Monza, a Lugano; perchè lassù, 'nteso, quelle case di commercio le son tutte legache 'nsie­me, e un fanno artro che andare in su e'n giù. lo lo so, perché...

Gaetano

(senza lasciarlo finire.) Vu' ci sieche staco, i' ho capito. (Poi, a lei:) Vien via, vien via, un ti confondere, sta' allegra. Che t'aspettano a casa?...

Nella

Sono andata a i' magazzino e i' ho detto che mi fermavo anche qui.

Gaetano

(tornando alla credenza e rimettendo sul tavolo un altro coperto.) Allora tu mangi un boccone con noi.

Nella

No, sa, so' Gaetano; un mangio, un mangio... l' un posso.

Gaetano

Guarda; i' aveo tiraco fòri un'artra posata e un artro bicchiere perchè mi parea che ci fusse sempre anche lui... Te lo chiedo in piacere!

Nella

(si rasciuga gli occhi e tace.)

Gaetano

(disponendo il coperto per Nella.) Se tu piangi, allora un si mangia; e ìnvece s'ha a stare più allegri che si pòle!... Se seguita questo be' tempo t'un lo sai icchè s'ha a fare quest'attra per settimana, pe' Ceppo? S'ha ire a fallo tutti in campa­gna... perchè qui, senza lui, sarebbe più i' patire che attro. Dico bene. Stefano?...

Stefano

Benone!... (Alla ragazza.) La un sente che udorino?

Nella

M'import' assai, ved' ella!... Penso proprio a i' mangiare!...


SCENA TERZA

Eufemia, Nella, Gaetano,  Stefano poi la voce fuori campo del postino

Eufemia

(uscendo affannata dalla propria came­ra, spalancando la vetrata e correndo sul terrazzo.)  E’ c’è il postino!...

Nella e Gaetano

l' postino?!... (E corro­no anch'essi sul terrazzo, rianimati.)

Stefano

C'è la posta delle due... Vah, l'è pro­prio quella che arriva co' i' treno di Mi­lano. Brrr, che freddo! (E corre a prende­re lo scaldino.)

Postino

(suonando un campanello lontano, in distanza): Postaa!...

Eufemia

(chiamandolo.) PSS!... pss!... Ehi!...Postino!...

Gaetano

O aspetta, t'un lo 'edi 'gliè laggiù alla cantonata? Un po' di pazienza; anche loro gli hanno du' gambe sole.

Nella

Ma son tanto tentennoni!...

Stefano

Le un dubitino, se c'è quarcosa si ferma.

Eufemia

Unn'è mica vero! Anche i' mese passa­to me la tenne du' giorni.

Nella

O a me un m' hanno perso du' carto­line illustrate di quelle di cinque sordi l'una!

Gaetano

Si sae; quelle belle le piglian loro.

Nella

(guardando.) Ora e' s'è fermato anche dalla merciajna!

Eufemia

E sai, quando va lì 'gli ha sempre da fare la chiacchieratina.

Nella

E noi ci si strugge!

Eufemia

Tutt' i giorni anche quella l'ha da rice­vere quarche lettera. Chi gli scriva un si sa!

Gaetano

O perchè t'un ti metti in casa i' servi­zio speciale? Tu ci leticavi sempre e ora pe' ricevere una su' lettera tu tratteresti male anche i' postino!

Eufemia

(urlando.) Ma io son su' madre!

Gaetano

O io non son su' padre?!

Stefano

(urlando anche lui.) 'Gliè freddo!...C'è da pigliare un mal di petto a star costìe! - Sie, e' sentano un corno!

Nella

(continuando a guardare.) Eccolo, 'gli attraversa!... Eccolo da questa parte!

Eufemia  e Gaetano

Ehi!... pss!... Postino!...

Gaetano

O che li pigliano anche sordi?...

Eufemia 

(spenzolandosi.) C'è nulla per noi?...

Postino

(dalla strada.) Niente per loro!

Gaetano

Proprio?... che... che ha guardaco bene?

Postino

Benissimo!... Lei può andare!...

Gaetano

(balbettando.) Ba... basta la parola!...

I tre rientrano a capo chino e, mogi mogi. Stefano posa lo scaldino e corre subito a chiuder la vetrata. Eufemia siede a sini­stra, Gaetano a destra e Nella da una parte, nel fondo, tutti afflitti e abbattuti.

Stefano

(dopo aver chiuso.) Scommetto si son ghiacciachi?

Gaetano

Accidenti, un po' piue.

Postino

(lontano, suonando un'altra scam­panellata.) Signorina Ada Martelli!... Postaa!...

Eufemia

(rivolta al marito asciugandosi gli occhi.) Senti se agli attri gne ne portano.

Gaetano

Ma questo t'un lo senti, 'gliè un damo a una dama…

Nella

(scattando.) O io chi sono?

Un'altra pausa; tutti e tre tacciono, mentre Stefano è rimasto in piedi nel mezzo e non sa se rimanere o se andare via. In quest'alternativa egli si gratta la testa

Eufemia

(con un sospiro, guardando il soffitto e come se ella pensasse a qualcosa di brutto.) Eh, bah!...

Nella

(col gomito appoggiato sulla tavola, sospirando battendo una posata sull'orlo di un piatto e come se anch'essa pensasse a qualcosa di poco buono, sottovoce:) lo sono una gran grulla ni' mi' mondo... Un dico attro!

Gaetano

(seduto e appoggiato con le braccia con­serte alla spalliera della seggiola, sottovoce anche lui.) Tu non sai quanto soffrì... (e poi, alzandosi) Gnamo, gnamo si mangia.

Stefano

Ma sicuro, 'gliè meglio, perchè un c'è mica di bisogno di scoraggiassi a questo modo. Alle quattro gli arriva i' direttissimo!...

Nella

(senza alzarsi; subito) Ma le distribui­scan domattina! Be' servizio!

Eufemia

(ferma anche lei, a suo marito.) Difen­dila, la posta. Perchè t'un seguiti a difen­dilla?... Già, te tu difenderesti i' diavo­lo!...

Gaetano

O perchè t'un te la rifa' co' i' governo?

Eufemia

Noe, quì un c'entra i' governo... E' c'entra quarchedun attro, ci si capisce. lo dico a socera perchè nora m'intenda. Ne' primi giorni un riparava a scrivere a lei, a noi, a tutti; ma unn'è ancora passato tre mesi, un se ne sa più nè puzzo nè brucia­ticcio!

Gaetano

Ma che lo può sapere gli affari che 'gli ha?.. Che se 'ndovina?.. Domandalo a lui che c'è staco a Milano...

Stefano

(accostandosi a lei) La senta, sor' Ufemia...

Eufemia

(Con un urlaccio.) l' un vo' sape' nul­la! Ne sò abbastanza! (E si alza per andare a togliere il pane e il vino dalla credenza mormorando): - 'Gliè sempre tra' piedi, questo vessican­te!

Stefano

Allora vo' via. Arrivedello so' Gae­tano, bon'appetito.

Gaetano

(accompagnandolo.) - Abbiache pa­zienza.

Stefano

(andandosene.) - No, ma vah; ‘gliè che tra pigionali s'ha' piacere di sapere... Unn'è mica pe' bracare; ma anche le mi' donne... 'La un m'intende?...

Gaetano

- O se lo soe. Ma con quella là un si ragiona. Si ragionava, poco prima, figu­rachevi ora!...

Stefano

Arrivedello. (Esce.)

Gaetano

Salute!... Fache adagino. (Poi, andando alla tavola.) Dunque, gnamo, si mangia.

Nella

(che poche battute prima, alle sibilline parole di Eufemia si è scossa, non appena vede di esser sola coi due vecchi, facendosi animo.) Ma che' mi dicono una cosa?...

Gaetano

(sorpreso, volgendosi.) D'icchè?...

Nella

D'icchè?... (Volgendosi a Eufemia.) Lodomando a lei, sor Eufemia; a lei che la unn' ha peli sulla lingua. Che mi dice icchè c'è?...

Gaetano

(Subito, senza dar tempo a sua moglie di rispondere.) Ma icchè ci ha essere?... 'Gnamo si mangia; 'gnamo!

Nella

Ah, no, io un mangio, io ho bisogno di ragionare!... Perchè loro e' sanno ugni cosa; anzi, dirò di più; 'la lo sa anche mi' madre, me ne sono avvista… Un ci son che io che son tenuta a i' buio!

Gaetano

Ma icchè sha a sapere?...

Eufemia

(mentendo malamente.) Sicuro; icchè s'ha a sapere?...

Nella

Quello che 'gliè successo! Perchè appena Beppino fu andato via m'accorsi che tutti loro unn' eran più così tranquilli come quande ci lasciò!

Eufemia

Ma no; no, un t'allarmare...

Gaetano

Coteste le son tutte ubbie che tu ti metti pe' la testa te!...

Nella

No! No!... C'è quarcosa!... C'è quar­cosa!... Loro lo sanno benissimo e a me un mi si vuoI dire!... (E piange copren­dosi gli occhi col grembiule.)

Gaetano

Che si mangia?

Eufemia

Ma... senti, veh, bambina; la verità l'è una sola... (E sta per parlare.)

Gaetano

(alzando il pugno, sottovoce, non visto né udito dalla ragazza) - Bada! Un t'ho ma' toccato, ma questa vorta se t'apri bocca cor un nocchino ti fo cascare 'n corpo la lingua!...

Eufemia

(allora, scattando, infuriata.) Ah, noi... No, giur'a mio!... Perchè la unn' è giusta che questa poera figliola la sia messa in mezzo da quanti no' siamo!... Sì, sì, in mezzo, da te, da me, da su' madre, da tutti!...

Nella

(con un grido.) Ah, lo v'ede?...

Gaetano

(disfatto e oramai impotente.) E allora chiacchiera, chiacchiera... Di' pure… Ma lo sai icchè tu farai, te, a digli de' dubbi che s'ha noi?... (A Nella che scatta.) Sì, sì, de' dubbi, perché e' nostri un son attro. (Tornando a sua moglie.) Che lo sai icchè tu farai?... Te farai in modo che un si potrà più sarvare... Se anche a me rimaneva una speranza, (accennando, la ragazza), l'era questa. Co' i' su' aiuto, se 'gliè vero icchè si crede, si potea ripor­tallo sulla bona strada; ma senza di lei, senza mettegli dinanzi quella pe' la quale volea fare una pazzia e che un pol'aver dimenticato, lui si perderà, noi... noi si scoppierà da i' dispiacere... e così... così la sarà finica pe' tutti. Chiacchiera, chiac­chiera! . .. (e soffocato, affranto, rimonta la scena e lo si vede strapparsi la cravatta per poter respirare.)

Nella

(dopo un momento di silenzio, con abbastanza calma.) Dunque' gliè vero?... Le un son bugie quelle che m'è riuscito di levar di corpo a Cecco?

Gaetano

(volgendosi subito.) Oh, figlio d'un cane!

Eufemia

(con un gran sospiro di soddisfazione.) Ohooo!... Dio, che peso, mi son levaca di sullo stomaco!

Gaetano

Cecco t'ha' detto?!...

Nella

(subito, lesta.) Sono stata io, sono stata io, 'gli è inutile che 'la lo rimproveri!...

Eufemia

Va' a tiragnene a lui ora, i' nòcchino sulla testa, vai!

Gaetano

(pazzo per la rabbia.) Ma come poI'aver fatto se m' avea, giurato...

Nella

Eh, la capirà; se no stasera un gli ripor­tavo qui' paio di pantaloni; domani'gliè festa!... (E li accenna.)

Gaetano

(correndo ad afferrare i calzoni e facen­done una palla.) Ora' gli ha a vieni' da me a piglialli!...

Nella

(correndo.) Icchè la fà?... Icchè, la si mette a fare?...

Eufemia

Brao; rifattela co' su' garzoni!

Nella

La 'glie li sciupa tutti.

Gaetano

Unn' ha' 'ere e' su' carzoni?... Quande viene a riporta' le chiavi di bottega gne ne dò io! Basta la parola! (E non sapendo do­ve cacciarli, dopo aver guardato in qua e in là, va per chiuderli nella sotto credenza.)

Eufemia

(correndo a strapparglieli dalle mani.) E' c'è l'avanzo de' fagioli conditi... im­becillone!... (E li rimette dov'erano, dopo averli accomodati.)

Gaetano

(sudando.) 'Gli ha' anda' fòra fusse lui e i' pontefice!...

Nella

Ma icchè la vuò butta' fòra?... Che aveo di bisogno che me lo dicesse lui, o un me n'ero avvista? (Mettendo le mani in tasca e levando una lettera.) O se quasi quasi me l'ha scritto da sè stesso.

Gaetano

Te l'ha scritto?

Nella

L’è l'urtima lettera, quella di 15 giorni fa, dopo i' unn' ho viste più... Ma basta questa pe' capire quante s'è pentito! Le sentano, le sentano, ora gne ne posso leggere. (E legge questo periodo.) " Tu mi dici che t'un sa' più quello che tu fai; ma che credi che anch'io stia veramente bene come mando a dire a casa?... Se tu sapessi, Nella! Se tu sapessi!... Mi pentissi de' mi' peccati quante mi pento d'aver dato retta a della gente che per mia disgrazia la mi capitò davanti!"

Eufemia

Davanti? Là difaccia; 'gliè chiaro!

Gaetano

(palpitando e ansioso) Chetati!

Nella

(continuando.) "Oh, la mi' bella Fi­renze!... Oh, i' mi be' via Guerfa!... Casa mia, casa mia, benchè piccola tu sia tu mi sembri, una badia..." (Ma il sin­ghiozzo le chiude la gola, essa non può pro­seguire.)

Eufemia

(con un grido, disperatamente.) U nn'ha più un centesimo!... Te l'hanno bell' e' disugato!

Gaetano

(egli è preso dal convulso, passeggia come un pazzo e poi) Preparachemi la valigia!...

Eufemia

lndo' tu vo' andare?

Gaetano

I' un lo soe!... Preparachemi la valigia e nun discorreche tanto...

Eufemia

O se gli si telegrafasse prima di spende' degli attri quattrini?

Nella

Ma che telegrafare, la un sente?...

Gaetano

Accident' a te è 'alla tu' avarizia!... E sai, lei la pensa, sempre a' quattrini, ecco­la lì!

Eufemia

(piangendo.) I' vo, i' vo; ma tanto, ora mai, e' s'ha a rimane' senza figliòlo e nudi bruchi!...(e mentre va per uscire, sentendo bussare alla porta si ferma per dire.) E' picchiano!... (Nella sparisce dalla comune.)

Gaetano

Va' 'ia, va' 'ia; un te n'occupare.

Nella si avvia alla porta per aprire.

Eufemia

Gli ha a venire i' lattaio.

Gaetano

Ci penso io, va' 'ia!

SCENA QUARTA

Nella, Elisa, Eufemia, Gaetano

Nella

(rientrando con sua madre.) Icchè c’è?....

Elisa

E' c'è una lettera per te, da Milano!

Tutti

Una lettera?!... (Nella l'afferra e rompe il sigillo.)

Elisa

l' son corsa subito, perchè sapevo…

Nella

(osservando la data.) L’è scritta d'ie­ri!...

Eufemia

Allora la unn' ha ritardato, gnamo.

Gaetano

Lo 'edi?... Leggi, leggi!...

Eufemia

Si potesse risparmia' questi pochi!...

Nella

(che ha già scorso la lettera, balbettando e tremando.) Maria santa!...

Tutti

Icchè c'è?!

Nella

Icchè 'gliè i' Naviglio?!...

Tutti

l' Naviglio?...

Nella

Qui in fondo mi dice che s'è fermato pe' scrivemmi a un caffè su' i' Naviglio e quando si rizzerà un sa se tornerà diritto a casa o seppure... E tanti puntolini! (Si guardano tutti in faccia interrogandosi, e poi):

Eufemia

(con forza a Gaetano.) Icchè 'gliè i' Naviglio?!...

Gaetano

O che lo so io?!... (Ad Elisa.) Fachemi    i' piacere, andache a chiamare quello che c'è staco, lui l'ha a sapere!

Eufemia

Che ci vuo' dimorto a chiamallo?... (Corrono, spalancano la vetrata e andan­do sul terrazzo alzan la testa e gridano): Stefano!... Stefano!... la venga giù subi­to, s'ha bisogno di lei! (E rientrano, lasciando la vetrata aperta.)

Tutti

(Continuando a guardarsi.) Navi­glio?... Naviglio?.. Icchè 'gliè i' Na­viglio?

Elisa

Ma, le scusino; naviglio un vor dir basti­mento?...

Eufemia

Vai!... E s'è 'mbarcato!... 'Gliè ito in America!

Gaetano

Ma che America?... Che c'è i' mare a Milano?... (a Nella.) Te tu l'ha' a sape­re... In do' resta Milano?...

Nella

(cercando di ricordarsi e come se ella ripetesse un'antica lezione imparata a mente.) "Milano... Milano, città conti­nentale... "

Gaetano

(a sua moglie.) Continente. Lo vedi?

Eufemia

Icchè vòr dire?

Nella

"Città continentale, capitale della Lombardia!..."

Gaetano

(con slancio, sempre a sua moglie.) Ti   pare che ni' Lombardo-Veneto ci sia i' mare?!

SCENA QUINTA

Stefano, Nena, Rita, Nella, Elisa, Eufemia, Gaetano

Stefano

(entrando affannato.) Icchè c'è?.. (E sentendo subito il freddo corre a chiudere la vetrata.)

Nena

Icchè c'è stato?...

Rita

Icchè 'gli è successo?

Gaetano

(andando a prendere Stefano.) Veniche quà!

Stefano

O che aète e' calori?

Gaetano

(palpitando.) Dichemi... Icchè 'gli è i' Naviglio che c'è a Milano?

Stefano

l' Naviglio?.. 'Gli è l'Arno di lassù!

Eufemia

(con un grido, cadendo di schianto sopra una sedia, come colta dalle convulsioni.) Ah!... Oh, Dio!... Oh, Dio!..

Nella

(dando in pianto dirotto.) l' mi' Beppino… l' mi' Beppino… (Confusione, urli e grida da tutte le parli.)

Stefano

Ma icchè c'è?!

Nena

Icchè c'è stato?...

Rita

Parlache!...

Gaetano

(urlando più forte di tutti, come se aves­se perduto la testa.) Che... che mi fache la valigia?!

Eufemia

(disperandosi e sbracciando.) E' un siam più a tempo!... A quest'ora 'gliè bell' e ito!... S'è bell' e buttato nell' Arno di Milano!...

Stefano Nena

Rita

Ma chie, spiegatevi!

Nella

(dando la lettera a Stefano.) La legga! La legga!...

Stefano

Da dove si legge l'è e ritta da du' parte? (gettando gli occhi sulla quarta pagina.) "Riapro la lettera per dirti…"

Gaetano

Eufemia

Nella

Riapro?.. (E rimangono ad ascoltare a bocca aperta come tante statue.)

Stefano

(continuando a leggere.)"...che men­tre andavo per impostare la medesima, ho incontrato in Galleria un tenore di Firenze, reduce da i' Brasile. L’amico mi paga i' biglietto. Partirò domattina con l'omnibusse perchè unn' ho attri, e arri­verò verso, le sette. Avverti a casa. "

Gaetano

Eufemia

Nella

(scoppiano tutti e tre in una grande e lunga risata, guardan­dosi e dandosi la beffa.) Ah, ah, ah! (Come presi dal convulso.) Ah! ah! ah! Ah, ah, ah! (E poi, stanchi ed esausti.) Oh Dio, Dio, Dio! (E si rasciugano le lacrime suscitate prima dal dolore e quin­di da quell'irresistibile scoppio di benefica allegria.)

Stefano

(ridendo anche lui, a Gaetano.) Ma mi dice icchè l'avea letto lei?

Gaetano

O che so leggere io?... L’è staca lei!...

Nella

So assai se 'gli scrive anche di dietro!...

Eufemia

Davvero, icchè vòr dire a nun vòrtare i' foglio, alle vòrte!...

Stefano

C'è da morì' d'un accidente senza nes­sun motivo!....

Gaetano

Ma che sieche sicuro che dice a qui' modo?

Stefano

(Mostrando il foglio.) Eccolo qui!...

Gaetano

Basta la parola. (E diventa serio.)

Stefano

A quest' ora, se unn' è arrivato' gli ha esse' lì lì pe' arrivare.

Eufemia

'Gna ire a ricevillo...

Gaetano

A ricevillo?... Nemmen se fusse i' re Paramindo! Te tu se' cattìa a chiacchiere, ma io quande mi ci metto son tremendo co' fatti!...

Eufemia

O indoe 'gli ha andare, 'gli è capace che unn'abbia nemmeno un centesimo?...

Stefano

Eh, questo sì, perchè... io ci sono staco.

Gaetano

'Gli ha a ire indoe vòle!... Sin tanto che si tratta di dagli la su' camera, vah... Ma purchè alle nove la sera sia 'n casa. (Alla moglie.) Intendiamoci: la chiave la un gli si dà più!... Un si va più a fare i' vanesio ne' posti distinti a' i' Puliteama Nazionale!...

Eufemia

Lo dirò a tene che tu gli davi sempre e' quattrini pe' i' biglietto!...

Gaetano

Gli sta bene, ma d'ora 'nnanzi, regime nòvo; dieta continua...!

Nella

(che non può stare, e che è andata a dare un' occhiata all'orologio in camera dei vecchi.) C'è un quarto alle sette... (E va a guardare sul terrazzo.)

Eufemia

(seguendola.) Che si vede?.. (Anche le altre donne la seguono.)

Stefano

(tirandosi su il bavero.) l'ho 'nteso. Qui si piglia un mal di petto.

Nena

(di sul terrazzo.) E' verrà co' i' legno.

Eufemia

Co' i' legno, di Giambracone!

Nella

O la un sente, e' vien co' i' treno onni­busse perchè unn' ha più? (Commoven­dosi.) Chi sa che freddo, con questa sta­gione!

Gaetano

Ora e' c'è i' riscardamento, un ti con­fondere.

Stefano

(che avrà ripreso lo scaldino.) Ma qui un ce n e più!...

Eufemia

Lui che gli ed abituato a tutti su' comodi. Ma la mi dica, la mi dica!. .. (E le donne rimangono sul terrazzo a guardare e a cicalare.)

Stefano

(guardandole.) Ma icchè le stanno a fare?... Co' i' treno onnibusse, prima che 'gli arrivi... Lo so io... Se le chiudessero?

Gaetano

(fermandolo, sottovoce.) Dachemi retta.

Stefano

Icchè la vòle?...

Gaetano

Che mi faresti un piacere?...

Stefano

Due, se posso.

Gaetano

(dopo avere osservato se le donne si muovono di' sul terrazzo.) Non che si meriti quarche cosa, 'nteso...

Stefano

Ma oramai, che voI' ella; 'gli è meglio abbozzare.

Gaetano

Chiè!... Unn' abbozzo io!... Ho mes­so e' piedi a i' muro e se venisse anche... Che mi fache un piacere?... Son giova­notti, 'nteso; i' un vorrei che dopo aecci scritto, nun trovando nissuna alla stazio­ne...

Stefano

Ecco!

Gaetano

Lassù c'è i' coso, i' bastimento... Cioè, i' Naviglio...

Stefano

E qui c'è l'Amo! O la un lo sente?...Se si buttan giù pe' nulla!...

Gaetano

(con le lacrime.) Fachemi i' piacere, Stefano; arrivacheci voi...

Stefano

Ma volentieri!...

Gaetano

Poi si farà tutt'insieme una bella cena. Se vo io... un passa la gabella!...

Stefano

(volgendosi' al terrazzo.) Donnine, io ho bisogno d'arrivare in un posto, che vi ritrovo qua?…

Nella

(rientrando.) Vai, vai!...

Stefano

Ma icchè vu' guardache, tanto ci avreb­be a esse' tempo. (Poi a Gaetano.) - Ci penso io! (Ed esce.)

Gaetano

- Grazie. (Quindi, alle donne.) Oh, allora... Che si mangia 'nvece di stare a i' terrazzo?... (E va per sedere.)

Eufemia

(rientrando.) Mangiare?.. O un sareb­be meglio aspetta' lui, un gli pare a loro?

Elisa e Nena

Sicuro, eh.

Nella

Parrebbe anche)a me.

Gaetano

(rialzandosi.) Veleno, gli anderebbe dato! (E va alla credenza a tirar fuori un altro coperto.)

Nella

La su' camera ch'è pronta?

Eufemia

T'ha' ragione...

Nella

Vò io, vò io!... La stia ferma.

Eufemia

Bada, perchè va buttato giù e' sacconi!

Nena

Vengo a dagli una mano.

Nella

Fo da me!... Fo da me! Un vo' nessu­no! (Entra in camera dei giovinotto.)

Nena

Sie, la venga via... (La segue.)

Gaetano

(gridando loro dietro.) Durachene dimorta della fatica per lui!... (Poi volgendosi alla moglie): Che ce n'è brodo?... Ma che sia cardo!

Eufemia

Ce n'è un pochino avanzato d'ieri, perchè pe' l'appunto i' ho fatto le past'asciutte cor un pezzo di magro e a lui lo stracotto un gli piace.

Gaetano

(ripulendo bene bene i piatti e il bic­chiere più bello che egli mette al figliuolo.) Se un gli piace, 'gli ha andare alla tratto­ria!... (Poi battendo il palmo sulla tova­glia.) L’ha esse' finica di fa' tutto a su' modo!... In casa mia comando io e i' padron son io!

Eufemia

Ma chi ha ma' fatto a su' modo?

Gaetano

Perchè te tu se' bòna a dire, ma nun a fare! Questa vòrta però lo raddirizzo io! (E cerca di accartocciare il tovagliolo pulito per metterglielo ritto sul piatto, ma non gli riesce).

Eufemia

'Gliè capace che si sia spento anche i' foco!... (Entra in cucina.)

Elisa

Se l'ha bisogno d'una mana... (La segue)

Gaetano

(continuando a tentare di disporre la sal­vietta com' egli vorrebbe.) Se un gli piace, d'ora innanzi solo pane!... Brutt'assassino, m'ha messo alla limosina, m'ha messo... (Volgendo la testa per chiamare Rita rima­sta sul terrazzo a far dei cenni a qualcuno, e continuando sempre a cercare di tener ritto il tovagliuolo.) Senti, Nina... Vien via, anche tene!... O che veniche tutti qui, accidem' a terrazzini e a chi gli ha 'nven­tachi! ... Già vo' torna' di casa indoe un si vede che tegoli.

Rita

(rientrando e facendo l'ingenua.) Che dice a me?

Gaetano

No, dico a un altro! (Continuando ad arrabattarsi per il tovagliuolo.) Da' retta, che mi fa' un piacere!... Che arrivi a bot­tega a fatti dare un par di bistecche?.. Ma che le sien belle!

Rita

 Subito!... La gne ne dica lei alla mamma! (E va per fuggire.)

Gaetano

Aspetta, vien qua!... (Accennandole il tovagliuolo.) Che ti riesce d'accomodal­lo come a i' Gambrinusse?...

Rita

Icchè ci vuole?... (Eseguendo), La guar­di, la faccia così e poi casi... A lei!... (E pianta il tovagliuolo come vuol lui.)

Gaetano

Brava!... O va' ia, vai; pena poco!... Un ti fermare a discorrere co' i' parrucchierino!..

Rita

Parrucchierino?... Uhm, nemmen per sogno! (Esce dalla comune.)

Gaetano

(guardando con soddisfazione il tova­gliuolo ritto.) Gli stanno bene, ma vah; bisogna essecci nati pe' fa' que' lavorini sulla tavola.

SCENA SESTA

 Nella, Gaetano, Eufemia, Nena

Nella

(uscendo dalla destra.) Ecco fatto, la camera l'è pronta. (E scappa a guardare sul terrazzo.)

Gaetano

E alle dieci a letto!... Comando io!...

Eufemia

(uscendo di cucina e andando alla cre­denza, rivolta a Nella.) Che si vede?...

Nella

Ancora no.

Gaetano

E' viene, unn'aete paura; e' viene...(Scorgendo sua moglie che trae fuori una tovaglia pulita.) Icchè tu fai?...

Eufemia

l' muto la tovaglia, se no da icchè si passa?...

Gaetano

Va 'n lae, va 'n lae!!... Forse Dio ho sudaco pochino!... (E accenna il tova­gliuolo.)

Nena

(uscendo dalla destra.) Icchè c'è?...

Eufemia

(riponendo la tovaglia.) Guardache, e po' son'io...! (E accenna il tovagliuolo.) 'Gli ha accomodaco anche i' tovagliolo come fanno nelle case de' signori.

Gaetano

O che è lì tutt' i' male?

Nella

(risoluta.) Sì, che c'è i' male!... Perché lei, senz'accorgersene, la l'avvezza per le forche!...

Gaetano

Pe' i' tovagliolo?...

Nella

(scaldandosi.) Pe' i' tovagliolo! pe' i' to­vagliolo!... E siccome poi ci ho a star io... un l'ha 'er ritto un accidente! (Afferra la salvietta e ripiegandola comunemente.) L’ha 'ere come costuma in casa mia!...

Eufemia

Brava!

Nena

La unn' ha mica tutt' i torti. (E va sul terrazzo a guardare...)

Eufemia

Ci ho piacere, perchè te tu dici a me!

Gaetano

O te che tu gli volei mette' la tovaglia stirata?

Nella

Ma la tovaglia l'è, pe' pulizia, e i' coso a carciofo 'gliè pe' lusso!

Gaetano

Ma che lusso!

Eufemia

No, sarà per avvezzallo bene!... (Volgendosi a Nena.) Che si vede?...

Nena

(Fa dei cenni come per dire: aspettate, guardo meglio.)

Nella

Icchè la dice?... Che si vede?.. (Nena continua, a guardare e a tacere.)

Gaetano

Ohe; si dice a voi. Che si 'ede?

Nena

E' m'è parso di vedere entra' gente, ma 'gliè buio i' un distinguo... (Eufemia e Nella vanno per correre a guardare.)

SCENA SETTIMA

Cecco, Beppino di dentro, quindi Elisa,  Nella, Gaetano, Eufemia, Nena, in ultimo una voce

Cecco

(dal fondo della strada affannato.) So' Gaetanooo!...

Nena

Eccolo!...

Eufemia

(palpitando.) No, questo 'gliè Cecco!

Nella

Si vede che prima s'è fermato a bottega!...

Elisa

(uscendo  dalla cucina col soffietto in mano.) Che c'è?..

Nena

Eufemia

Nella

Ma se un si sa! (E vanno per correre verso le scale.)

Gaetano

(cercando di dare l'esempio di una seve­rità per la quale non è tagliato.) Guar­datele, e po' son io!... O che l'avvezza­che bene a correre a coresto modo?...

Tutti

O come s'ha a fare, la ce lo dica lei!...

Gaetano

Così fache!... (Prendendo una sedia.) Pigliache una seggiola e mettechevi a tavola... Senza nemmeno scomodassi, a muso duro!... (E siede volgendo le spalle all' ingresso.)

Cecco

 (più vicino, ma sempre affannato.) So' Gaetanooo!...

Eufemia

T'un senti, 'gli ha l'asma!...

Gaetano

Ma che gli scoppi!...

Nella

Ma che c'è, perchè questo 'gliè Cecco!

Gaetano

E se c'è, icchè vòr dire?.. lo un mi smo­vo! (A Elisa.) Sora sposa, che si mangia?

Cecco

 (vicinissimo) So' Gaetanooo!...

Gaetano

(lottando.) Che... che si mangia, sì o no?...

Beppino

(a due passi.) Babbooo!...

Basta questa voce, è un urlo generale

Tutti

 'Gliè lui!...

E via, tutti, urtandosi, giù per la scala; ma il più svelto è Gaetano; egli ha rovesciato la sedia ed è scomparso per il primo. Le altre, tranne Elisa, lo seguono.

Elisa

(rialzando le sedia.) Fortuna, un si volea smòvere!...

Dalle scale grida di gioia, di dolce rimprovero, ecc.

Si capisce che l'in­contro avviene sul pianerottolo del secon­do piano.

Una voce

(dalla finestra accanto.) O icchè c’è?

Elisa

(affacciandosi al terrazzo e rasciugando­si una lacrima col grembiule.) 'Gliè tor­nato Beppino!...

Una voce

Ah, senti! La me lo saluti tanto!

Elisa

Presenterò... Ma tanto ora un va più via, sa. (E rientra.)

SCENA ULTIMA

Eufemia ed  Elisa, poi Nella e Cecco, quindi Gaetano e Beppino

Dietro a questi Stefano, Nena e Rita

Eufemia

(rientrando tutta in lacrime e affannata, disperandosi.) Poerini, icchè mi s'è ridot­to!... Unn' ha più scarpe!... Par diventa­to un lucignolo!... Sorte che ho messo a' i' fòco i' brodo d'ieri! (E fugge in cucina.)

Elisa

La gli metta un torlo d'ovo!

Nella

(rientrando anche lei affannata con due fagotti chiusi in due vecchi fazzoletti.) Canaglia!...Unn' ha più nemmeno la catena con l'uriòlo!... (E fugge in camera del giovinotto.)

Elisa

Che tragedia!... Che tragedia!...

Cecco

(con un sacco cucito con un pezzo di balla.) Vah, e' pare i' baule che gli spe­dii! ...

Elisa

O unn' ha attro?...

Cecco

De' chiodi, se su' pa' gnene vorrà paga­re! (E segue Nella.)

Elisa

Par proprio che torni uno che 'gliè sor­tico di galera!...

Gaetano

(entra bassando il braccio al collo del figlio e tenendolo stretto al seno. Il volto ha rigato dalle lacrime; si ferma sulla soglia e non potendo parlare accenna la casa come per dirgli: La vedi? La riconosci?)

Beppino

(con la blouse, il grembiule e il berretto di bottega, sorridendo e commosso.) Eh, la vedo, la vedo; l'è la mi' casina...

Gaetano

(con un grido soffocato, alzando il pugno sulla di lui testa.) 'Gli anderebbe che gli schiacciassi ugni cosa!...

Tutti

Dice bene!... Dice bene!

Gaetano

(scostando una sedia alla tavola appa­recchiata.) A lei, questo 'gliè i' su posto.

Beppino

(sedendo, fra le lacrime.) Grazie, babbo.

Eufemia

(rientrando con una tazza di brodo e ponendola dinanzi al figlio, in tono di dolce rimprovero.) E questo 'gli è pe' rimettissi dalle grinze!

Beppino

Grazie... (E va per baciarle la mano santa )

Nella

(ch'è già rientrata con Cecco, batten­dogli sulla spalla.) La scusi; che si vergo­gna sempre a andare a' macelli, perchè di cotesto un se ne beve che nelle case de' macellari!

Beppino

(mostrando sè stesso.) O t'un lo vedi? ... Prima di veni' qui son vorsuto passare da bottega pe' rimettimmi la bruse e i' ber­retto!

Gaetano

(entusiasmato, agli altri.) Allora poi, basta la parola!...

Eufemia e Nella

(con un urlo.) Noe, la un basta!!...

Risata generale

SIPARIO

FINE

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