Casanova (il tramonto di un mito)

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 Casanova (il tramonto di un mito )

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Titolo

Eventuale titolo

 Casanova ( il tramonto di un mito )

Casanova

Autore ed aventi diritto

Giuliano Angeletti  poetangeletti@gmail.com

tel. 3317115597

Data pubblicazione

01 .04.2017

Anno di stesura

2017

Genere

commedia

Atti

1

Durata (min)

75

Lingua

italiano

Personaggi maschili

3

Personaggi femminili

3

Minimo attori maschili

3

Minimo attrici femminili

3

Premi e riconoscimenti

Depositato S.i.a.e.

Sezione DOR numero posizione SIAE 198563

Codice Opera   927902A

Reparto proventi : concordato tra gli Aventi Diritto

Da effettuarsi dalla SIAE

100%

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Sinossi: “Casanova” di Angeletti ,  non è una rivisitazione della vita del grande libertino ma una vera e propria fantasiosa riscrittura: dove  il famoso seduttore  con il passare degli anni è  ormai un uomo stanco ed affaticato con la sua massima aspirazione, il ritirarsi in solitudine ed essere  dimenticato: ma, purtroppo il Nostro, prigioniero della sua fama e della sua vita,  è condannato ad amare ed essere amato  da donne che non lo hanno mai dimenticato. Al suo fianco,  Lorenzo  suo fedele ed accondiscendente servitore  che come un moderno “ manager ” è un vero e proprio confidente.  Il fido Lorenzo, collaboratore zelante di Casanova , si occupa di tutto: sia dal pernottamento in locanda che e a gestire gli appuntamenti per  il suo signore, che per lui ormai è molto più che un padrone, ma un fratello minore:  lo protegge dai creditori e  condivide con lui , piaceri ed angosce .  Angeletti nel suo dramma scava nell’anima del famoso libertino  e intimamente fa di lui  un antipersonaggio, che lo avvicina alle paure dell’uomo moderno, nel contesto di una società  in piena decadenza  , una società in cui Casanova non si ritrova e non vorrebbe più farne parte.

Casanova e Lorenzo, parlano in italiano con leggera inflessione veneta

SCENE: Fondo neutro, un divano , un tavolino, due sedie , un orologio a pendolo

EFFETTI SCENICI: una luce, occhio di bue si focalizza sul protagonista, la luce cambia colore a seconda dell’umore del seduttore

COSTUMI: abiti settecenteschi, o in chiave moderna in abiti anni 1930

 CASANOVA

(il  tramonto di un mito)

commedia

di

GIULIANO ANGELETTI

Sezione DOR numero posizione SIAE 198563

Codice Opera   927902A

PERSONAGGI

GIACOMO CASANOVA

LORENZO

CONTE EVARISTO RICCOBALDI

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI

CONTESSA EUSEBIA CONTINI

CINZIA

SCENA PRIMA

CASANOVA, LORENZO, CONTE EVARISTO RICCOBALDI, CINZIA

 ( Musica Settecentesca )

(il pendolo rintocca 10 colpi )

(buio)

(pausa , si accendono le luci, il palcoscenico è in penombra)

( opportunamente il fonico  fa sentire in tutto il teatro le grida di un mercato rionale  )

( Casanova è sul divano, immobile, suona il campanello, arriva subito Lorenzo)

GIACOMO CASANOVA: Lorenzo !

LORENZO: signor Giacomo desiderate!

GIACOMO CASANOVA: Lorenzo gentilmente, potreste chiudermi le imposte, con questo trambusto non riesco neppure a riposare

LORENZO: mio signore, io posso anche chiuderle ma  io le consiglierei di prendere penna e calamaio e  scrivere al podestà per fare spostare il mercato rionale, o per risolvere il problema, la soluzione più ovvia sarebbe ….

GIACOMO CASANOVA:  cambiare casa! Me lo ricordate sempre,  ma per adesso non si può,  non possiamo permettercelo!

LORENZO: allora purtroppo bisogna sopportare

(Lorenzo, va a chiudere l’immaginaria finestra e il rumoroso sottofondo si attenua fino a scomparire )

GIACOMO CASANOVA:  mene male,  con  questo silenzio,  mi sembra di rivivere! Lorenzo, le dispiacerebbe portarmi lo sgabello  : vorrei sollevare i piedi, ormai la vecchiaia purtroppo avanza

LORENZO: la vecchiaia (ride) e poi questa frase detta da voi!

CASANOVA: ( calmo) si proprio detta da me, a pensare che poco tempo fa! Ma lasciamo stare!

(Lorenzo va a prendere lo sgabello e il libertino solleva i piedi e dal divano e li posa sullo sgabello)

LORENZO: signore avete ancora bisogno  !

GIACOMO CASANOVA: Lorenzo,  voi siete sempre così gentile, anche se sapete, sono anni che non posso permettermi di darvi un ducato, se volete vi rendo libero di  trovarvi un altro impiego

LORENZO: Signore, dopo tanti anni di onorato servizio al vostro fianco e visto la mia non più giovane età, troverò sicuramente difficoltà nel trovare un altro impiego, e poi , soldo e non soldo mi sono affezionato a voi, e mi sento: non offendetevi … non come vostro padre, ma come un fratello maggiore

GIACOMO CASANOVA: io vi ringrazio per la vostra devozione, adesso abbiate pazienza … portatemi della cipria e uno specchio, le ore scorrono inesorabili

(Lorenzo, si alza esce di scena e con calma porta specchio e cipria)

LORENZO: signore mi permettete di tenervi lo specchio

GIACOMO CASANOVA: io non so, proprio come potrei fare senza di voi Lorenzo

LORENZO: le vostre lusinghe, mi inorgogliscono!

( Lorenzo tiene lo specchio, mentre il libertino si incipria)

GIACOMO CASANOVA: ( si specchia ) penso che così possa andare! Mio fido quali sono gli appuntamenti per questa sera …

LORENZO: adesso vado a vedere

( Lorenzo, prende lo specchio e la cipria ed esce di scena)

(pausa)

(ritorna con un brogliaccio e legge)

LORENZO: signor Giacomo,  per oggi ne avremmo due ! La contessa Martina Alibrandi ,  e il conte Riccobaldi

GIACOMO CASANOVA: Lorenzo, quante volte vi ho detto che due appuntamenti sono troppi, non ho più vent’anni!

LORENZO: signore vi voglio rammentare che noi abbiamo da pagare due mesi di pigione al padrone di questo locale

GIACOMO CASANOVA: i soldi, sempre soldi , in questa casa non si sente parlare d’altro!

LORENZO: per forza! Non ci sono! E voi siete l’unico mezzo che abbiamo per poter guadagnare dei soldi

GIACOMO CASANOVA:  Ma mio buon Lorenzo … quanto potrò durare!

LORENZO: per adesso, va bene, godiamoci il presente!

GIACOMO CASANOVA: si ! giusto, ora pensiamo al presente: a che ora bisogna andare dalla contessa!

LORENZO: stasera, è la contessa che viene da noi! Non noi andiamo da lei!

(si alza e molto agitato)

GIACOMO CASANOVA: come, viene in una casa come questa, lei : una gran dama! E voi avete lasciato che venisse …

LORENZO: viene in incognito, e poi a lei non interessa il luogo, il suo interesse mira a ben altre cose!

GIACOMO CASANOVA: lo so quali sono le mire della contessa

LORENZO: mio  signore, per stasera ho pensato a tutto io… ho in fresco anche due bottiglie di rosolio, so che lei non dispiace

GIACOMO CASANOVA: Lorenzo, se perdessi voi, sarei rovinato!

LORENZO: la contessa non viene sola, viene con una sua nipote, una giovane donna: la figlia del conte  Contini

GIACOMO CASANOVA: ilConte Contini! Chi è costui:  mai ho conosciuto nobili che fanno questo nome , ma di dove sono originari?

LORENZO: mi sono informato viene da Genova

GIACOMO CASANOVA:da Genova! Quante battaglie contro la mia Venezia, e quanta fierezza in quella gente: ma mai e poi mai ho avuto il piacere di giacere con una delle loro donne

LORENZO: e neppure questa volta! Perché signor Giacomo,  io vi ricordo che solo la contessa Martina dovrà essere nella vostra mente: lei paga fior fiore di zecchini … per questo suo ambito incontro!

GIACOMO CASANOVA: capisco , caro Lorenzo … noi abbiamo bisogno di soldi!

LORENZO: la contessa e la sua beneamata nipote verranno dopo l’Ave Maria

GIACOMO CASANOVA: quindi,  loro desineranno a palazzo

LORENZO: si, non verranno a cena da noi, perché forse questa dimora non si addice al loro rango

GIACOMO CASANOVA: ( sorridendo) ipocrite non lo lasciano trapelare, ma lo pensano

LORENZO: voi ne sapete una più del diavolo, o forse voi stesso siete il diavolo!

GIACOMO CASANOVA: ( sorridente) non so se prendere questa vostra allusione come una lusinga o come un monito! Cosa avete preparato per cena

LORENZO: oggi è una giornata particolare, per questo vi ho preparato un desinare degno di voi

GIACOMO CASANOVA: penso che sia una cosa di cui sono goloso

LORENZO: certamente, sarà una sorpresa molto piacevole e golosa, a base di cipolle

GIACOMO CASANOVA: cipolle e fegato , sono la mia passione

LORENZO: adesso con il vostro permesso mi permetto di congedarmi per dedicarmi al desinare

GIACOMO CASANOVA:Lorenzo, vi ringrazio : andate pure, cercherò di non disturbarvi più: il desinare è importante e va preparato con cura!

(Lorenzo esce di scena)

GIACOMO CASANOVA: ( si alza, va al centro della scena, si guarda intorno come fosse sorpreso e qualcosa lo turbasse, poi comincia a parlare tra se e se ) : lontani, sembrano i tempi , eppure sono passati solo pochi anni: e più gli anni passano e più mi rendo conto che  la vita e volubile come volubile è  il genere umano, si passa con un niente tra fortune e disgrazie: io che ho calcato i salotti e conosciuto decine di donne ora  ne sto facendo le spese : donne di ogni rango sono state nel mio letto, se volevo:  potevo essere un autorevole uomo di corte, la nobiltà si contendeva la mia presenza e rimaneva incantata dalla mia arte oratoria.  Ora i tempi, sono mutati, ed il cambiamento o ti uccide o dovutamente devi adeguarti. La mia vita, infinitamente aperta e goduta appieno ha provocato una morbosità indescrivibile da parte del gentil sesso, che io fortunatamente capisco,mentre, dalla parte maschile, ho raccolto solo risentimenti ed invidie. Il cuore degli uomini è arido, mentre il cuore delle donne, è un insieme di colori e profumi inebrianti, che solo chi ne scorge l’essenza può goderne i favori. E i favori non sono per tutti. Ed io mi considero fortunato. Ancora adesso che i miei capelli non sono più neri ma bianchi e il viso e il corpo inarcato dalle rughe: le donne mi cercano per quello che riesco a dare loro, tanto amore e tanta comprensione, perché per comprendere l’indole di una donna bisogna solo amarla, l’aridità non si fa per una donna, mentre …

(pausa)

Si sente questo sublime profumo di cipolla che viene dalla stanza accanto

LORENZO: mio signore, il desinare è pronto..

GIACOMO CASANOVA: Lorenzo: il vostro dono è quello di inebriare la gente

(Casanova esce di scena)

(pausa )

( musica settecentesca)

( bussano alla porta)

( fuori scena ) GIACOMO CASANOVA: Lorenzo!

(fuori scena ) LORENZO: si mio signore vado a vedere, dovrebbe essere il conte

( fuori scena) GIACOMO CASANOVA: voi Lorenzo,  sapete come comportarvi : se sono creditori, io non sono in casa, se è una donna piacente e danarosa, fatela attendere: ma poi sapete voi cosa fare, mi fido ciecamente.

( Lorenzo entra in scena) (bussano ancora)

LORENZO: ( si avvicina alla porta simbolica ) buonasera, chi ha l’onore di disturbare il  letterato Giacomo Casanova

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:sono il conte Evaristo Riccobaldi e desidero conferire con il maestro, avevo un appuntamento!

LORENZO: prego, accomodatevi  senza fare caso al loco: penso voi siate abituato a ben più gloriose dimore

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: forse un tempo, quando la nobiltà era un pregio, ormai è quasi diventata un fardello

LORENZO: sedetevi , li sulla poltrona, in attesa dell’arrivo del maestro

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: (odorando) sento un piacevole odore di cipolla soffritta

LORENZO: è il desinare del mio padrone, lui va matto per queste cose

( entra Giacomo Casanova)

GIACOMO CASANOVA: gentile signore , questo delizioso profumo è di fegato con cipolle, un piatto tipico della mia Venezia: città che mi manca tanto.

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: si, basta poco,  per condurre la mente a piacevoli ricordi

LORENZO:signor conte ho il piacere di presentarvi il letterato Giacomo Casanova ( a Casanova)

Mio signore, ho il piacere di presentarvi il Conte Evaristo Riccobaldi

GIACOMO CASANOVA: onoratissimo

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: l’onore è mio nell’essere ricevuto da una tanto nota persona

GIACOMO CASANOVA: caro signore, la notorietà è fatta di risvolti sia positivi che negativi

LORENZO: signore, se permettete, io preferirei ritirarmi in cucina!

GIACOMO CASANOVA: Lorenzo, io preferirei rimanesse, la cucina può aspettare!

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: chiedo scusa, ma io preferirei un’ udienza privata

GIACOMO CASANOVA: ma non avrete per caso  timore di Lorenzo, un mio fidato che  oltre ad essere  un uomo discreto, è anche dispensatore di buoni consigli!

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: ma rimane sempre un servo!

(pausa)

GIACOMO CASANOVA: ( rivolto verso Lorenzo) mi dispiace Lorenzo, non dovevate andare in cucina

LORENZO: vi ringrazio mio signore, buona conversazione.

GIACOMO CASANOVA: prima di andare, potete portarci un bicchierino di rosolio,

( Casanova si siede su una poltrona accanto al conte : Lorenzo, porta il rosolio e poi esce di scena)

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: ( bicchiere in mano ) profumo sublime (sorseggia) e gusto ancora più sublime

GIACOMO CASANOVA: questo, e nettare pregiato, viene dalle terre di Sicilia, un vitigno raro..

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:come ho già detto: un nettare!

GIACOMO CASANOVA: signor Conte, non penso voi siate venuto a chiedermi udienza, non solo per gustare questo vino.

CONTE EVARISTO RICCOBALDI :no, io sono venuto a trovarvi, perché ho un problema che mi affligge ( pausa) e penso solo voi potete aiutarmi a risolverlo.

GIACOMO CASANOVA: tutto questo, mi lusinga, ma , non mi ritengo un uomo infallibile …

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: riuscirete, se volete: naturalmente  pagando il dovuto ! Ora vi espongo il problema!

GIACOMO CASANOVA: tutto questo, mi lusinga! ditemi …

(pausa)

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: insomma, sono  in imbarazzo …

GIACOMO CASANOVA: ditemi, sono pronto ad ascoltarvi

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: vedete, io sono venuto da voi perché presto, verrà a trovarvi una donna di inimitabile bellezza, tanto austera, quanto giovane e meravigliosa

GIACOMO CASANOVA: signor conte, vi sbagliate: ormai sono passati i tempi degli incontri galanti

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: Signor Giacomo, a me non la raccontate : se vi dico che voi tra breve riceverete una visita, è la verità …   ammettete!

GIACOMO CASANOVA: in effetti in maniera confidenziale vi dico di si!

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: verranno due nobildonne; una espressamente per entrare nel vostro letto: mentre l’altra,  giovanissima, viene per accompagnarla e perché mossa da curiosità per vedervi

GIACOMO CASANOVA: solo per vedermi ?

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:si : ma non ha mire nei vostri confronti ( pausa) ebbene: la contessina Eusebia mi è molto cara, e voi dovete convincerla ad amarmi. Perché io la voglio sposare: quindi voglio che voi intervenite e mi aiutate nell’intento.

GIACOMO CASANOVA: ma i matrimoni della nobiltà non sono combinati, che problema avete !

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: suo padre a parità di patrimonio , le ha dato la possibilità di scegliere tra me e il Marchese  Vitaliano Ceccardi e lei non si è ancora espressa: ecco quaranta zecchini, gli altri quaranta li avrà quando mi avrà scelto

(mette i soldi sul tavolino)

GIACOMO CASANOVA: (guarda i soldi ma non li prende e mostra indifferenza) ma signor conte!

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:( sorpreso) signor Casanova mi sembrate perplesso, forse ritenete la mia offerta di così poco valore: se volete io posso raddoppiarla

GIACOMO CASANOVA: no signor conte, non è per il denaro che sono perplesso , ma è per voi … mi ricordo di aver a suo tempo scritto missive d’amore per una donna sconosciuta, sempre dietro a vostro compenso

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: le missive che a suo  tempo mi avete preparato, sono sempre per lei, la mia diletta contessa Eusebia

( bussano alla porta, Lorenzo va ad aprire: senza farsi annunciare entra Cinzia con una cesta piena di panni )

LORENZO: ( cerca di fermarla ma invano) signorina  Cinzia, dove andate !

CINZIA: vado a cercare il vostro padrone!

LORENZO: il mio padrone è troppo impegnato, non può ricevervi

( cerca di spingerla fuori dalla porta)

CINZIA: ( agitata e scurrile)  Lorenzo ma cosa fate! Mi toccate ! Brutto Porco,  vi piace la carne buona e soda. Lasciatemi! Io voglio parlare con il vostro padrone

LORENZO: il mio padrone è a colloquio con un conte, una persona importante: non può ricevervi.

CINZIA: ( agitata e scurrile) mi deve ricevere per forza , deve ancora pagarmi le lavature

(  Cinzia entra al centro della scena seguita da Lorenzo: la donna nel vedere il conte, ne è intimorita ed affascinata)

LORENZO: mio signore, ho tentato invano di fermarla ma questa donna è una furia

CINZIA: ( intimorita perde la sua sicurezza) io sarei venuta!

GIACOMO CASANOVA: benvenuta Cinzia!

LORENZO: io purtroppo ho fatto il possibile …

GIACOMO CASANOVA: Cinzia sedetevi con noi , Lorenzo e portate un bicchiere di rosolio anche per lei e dopo lasciateci soli

LORENZO: per lei, io non capisco ma mi adeguo!

( Cinzia si siede in maniera goffa ed impacciata)

( entra Lorenzo con il bicchiere, dopo esce di scena)

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: il mio nome è Evaristo: conte Evaristo Riccobaldi

( Cinzia confusa)

CINZIA: io Cinz… ia.. e sono la lavandaia, si inchina

( inchinandosi mostra i seni e i due uomini muovono la testa in sintonia per vederli)

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:  la signorina Cinzia, è venuta per riscuotere un credito: avrei pochi spiccioli di debito per le sue prestazioni, che naturalmente il qui presente conte salderà in mia vece.

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:di quanto ammonta il debito: uno zecchino può bastare.

(tira fuori i soldi)

CINZIA: si! Si ! (prende i soldi e li mette in seno)

GIACOMO CASANOVA: mai in un luogo così protetto, è mai stato nascosto il denaro: fortunato è il denaro: adesso andate mi cara Cinzia.

CINZIA: grazie Signor Conte e grazie signore: per voi Giacomo la porta della mia casa sarà sempre aperta: di nuovo ringrazio ( fa gli occhi dolci a Casanova)

( fa l’inchino ed esce di scena)

( rimangono soli i due nobili)

GIACOMO CASANOVA: cosa ne pensate!

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: bella, ma non nobile, le popolane sono solo da fienile: e poi ha fatto gli occhi dolci solo a voi: e solo a voi si è concessa …

GIACOMO CASANOVA: lo so!  Purtroppo tutti i giorni mi provoca … ed io …

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: e voi signore!

GIACOMO CASANOVA: niente; veniamo al vostro caso! Io penso, voi non abbiate bisogno dei miei uffizi : siete giovanissimo, bello e prestante: io potei essere vostro padre!

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: ( disperato) aiutatemi, ve ne prego! Io sono alla vostra mercé ! per me è questione di vita e di morte, io la amo da impazzire e il solo pensare che possa essere di un altro non mi fa vivere …

GIACOMO CASANOVA: suvvia! Calmatevi …. io vedrò di fare il possibile!

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:grazie signor Giacomo! Io vi pagherò in zecchini

GIACOMO CASANOVA: vi ringrazio adesso: andate, purtroppo devo congedarvi, ma andate  fiducioso: prometto che mi occuperò io di voi !

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: ( si alza dalla poltrona) signor Casanova, vi ringrazio … sono sicuro di essere in buone mani

GIACOMO CASANOVA: Lorenzo

(entra Lorenzo)

LORENZO: si mio signore

GIACOMO CASANOVA: Lorenzo, accompagnate il signore alla porta

LORENZO: mi segua signor conte

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: Signore allora, io vado : si ricordi che io sono nelle vostre mani!

GIACOMO CASANOVA: andate … andate

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: Signore i miei ossequi

( Il conte e Lorenzo escono di scena)

( rimane in scena Casanova)

GIACOMO CASANOVA: è proprio vero che quando serve, i benpensanti mettono da parte tutte le ipocrisie e le loro bassezze e quello che prima era considerato, un libertino senza dio da condannare e disprezzare ora è diventato un uomo da imitare. La povertà d’animo e l’incoerenza umana rendono l’uomo cieco ed abbietto, assetato solo di potere e cupidigia: anche il padre del nostro amato conte e non mi meraviglierebbe anche lui, tempo fa erano tra i miei maggiori ed influenti denigratori. L’uomo è volubile e non bisogna prenderlo sul serio, le donne danno molto più affidamento

( si avvicina allo specchio, si incipria e si profuma)

E ora, prepariamoci per il prossimo evento!

( musica)

SCENA SECONDA

CASANOVA, LORENZO,CONTESSA MARTINA ALIBRANDI

CONTESSA EUSEBIA CONTINI, CINZIA, SERVITORE DELLA CONTESSA

( bussano alla porta )

GIACOMO CASANOVA: Lorenzo stanno arrivando : , io vado nell’altra stanza: perché il piacere dell’attesa è anch’esso piacere

(Lorenzo va ad aprire)

LORENZO: prego, signora contessa, e venga contessina, siate benvenute !

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: grazie Lorenzo, voi siete sempre così gentile e dispendioso di buone parole

LORENZO: per voi , le dolci parole non saranno mai abbastanza

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: Lorenzo  avete imparato molto vedo dal vostro padrone in quanto a galanteria, e per questo ho deciso di farvi un mio sentito omaggio

( entra il servitore della contessa con un due fagiani allo spedo)

LORENZO: mai più gradevole omaggio potevate farmi, intanto accomodatevi, vi ho lasciato il rosolio con i bicchieri, nell’attesa che il mio padrone si pronto ad incontrarvi

(Lorenzo prende i fagiani, ed esce di scena: il servitore della contessa esce di scena)

(rimangono in scena , le due contesse)

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: mia giovane nipote,  solo pensando a questo incontro, io mi sento eccitata come una ragazzina al suo primo appuntamento  …

CONTESSA EUSEBIA  CONTINI : cara zia, io non ho mai visto il signor Casanova, ma per quanto affascinante voi lo descrivete, è sempre un uomo “ vecchio” più vecchio del mio Conte Padre, e  voi volendo potreste cercarvi un amante, molto più giovane e immagino molto più virile …

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: mia cara Eusebia, forse la vostra giovane età vi rende ancora cieca, e poco incline alle visioni che l’amore può dare e donare, per questo il frequentare una donna della mia età ricca di esperienze amorose può solo essere per voi di giovamento

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: cara zia, io sono una vostra cara allieva …

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: cara contessa, voi mi aiutate nel consolidare il mio amore per il mio Giacomo, accompagnandomi in questo mio folle ed audace fare, mi raccomando però sapete, voi siete giovane e bella ed avete il vantaggio dell’età: per questo vi faccio monito, di non civettare davanti al mio amante, e di non tenere nei suoi confronti atteggiamenti provocanti: anche perché volevo ricordarvi che prossimamente siete in procinto di convogliare a nozze ed avete due spasimanti con eguale patrimonio, e vostro padre, uomo retto che vi ama, ha dato a voi la facoltà di scelta tra i due nobili.

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: gentilissima zia, se devo essere sincera, io non amo nessuno dei due,  ma devo rispettare il volere di mio padre  …

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: cara contessina anch’io ho dovuto sposare come voi un uomo ricchissimo ma che non amavo: ma non vi avvilite, nè dubitate: l’amore come me, lo troverete dopo. Accettate il mio consiglio, dei due scegliete il più fragile, il più debole e mettete subito le cose in chiaro,  solo così e appena raggiunta la libertà farete come me e farete collezione di amanti

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: gentilissima contessa , io vi adoro, seguirò ad ogni passo i vostri pregiati consigli

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: adesso silenzio!  Sento dei passi, sta arrivando ! Sono tutta emozionata, sapessi nipote mia! Sapessi quanto lo amo.

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: mia pregiata zia: ma cercate di darvi un contegno: è solo un uomo, neppure tanto bello e soprattutto vecchio!

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: per favore vi supplico, fate silenzio,  sta arrivando!

( le due donne rimangono in silenzio)

(musica d’epoca)

(entra Giacomo Casanova)

( La contessa Martina, è molto civettuola: mentre la ragazza alla vista del vecchio seduttore prova un senso di disgusto e di disagio)

GIACOMO CASANOVA: ( galante) buona serata mie care gentildonne,  vorrei scusarmi per il mio ritardo,  sinceramente non causato per mio volere,  ma per un impegno che purtroppo dovevo assolutamente assolvere .

( bacia la mano alle gentildonne, Martina ne è entusiasta, l’altra mostra un senso di disgusto)

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: l’attendervi signor Giacomo, è una meravigliosa emozione

GIACOMO CASANOVA: l’attendere voi, è l’attesa dell’arrivo di un angelo, perché voi siete una creatura angelica.

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: che parole sublimi, mio adorato: si sono un angelo ai vostri piedi, piegato dalla forza dell’amore

GIACOMO CASANOVA: contessa sono io che sono schiavo della vostra bellezza

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: ogni volta sempre di più vi adoro

( pausa)

GIACOMO CASANOVA: contessa, ma che vedono le mie pupille!  Presentatemi la vostra giovane e graziosa accompagnatrice: mi rammarica e in cuor mio mi amareggia, il fatto che una donna così bella stia relegata in un angolo , in casa mia.

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: mio adorato, perdonatemi, questa graziosa fanciulla, è mia nipote: la contessina Eusebia Contini , che mi ha accompagnato in questo incontro

GIACOMO CASANOVA: contessina, mia graditissima ospite: sono lieto di fare la vostra conoscenza

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: ( trattenendo a stento lo sdegno)  Signor Casanova, io non sono lieta di conoscervi,  e poi a me sinceramente non sembrate un uomo tanto affascinante come vi descrivono, anzi la vostra galanteria mi sembra ridicola e il vostro viso è pieno di rughe ed il corpo piuttosto cadente

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI:( alterata)contessina, moderate i vostri termini:  non vi permetto di offendere una sì tanto cara persona.

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: ( trattenendo a stento lo sdegno)  vi chiedo scusa, mia gentilissima zia: ma io con tutta la sincerità che mi contraddistingue, non posso negare di essere rimasta alquanto  delusa:  io sinceramente mi aspettavo un uomo di tutt’altro aspetto: affascinate,  seducente … adorabile : invece il tanto amato e ricercato Casanova: non è che un uomo piegato dagli anni come tanti … un uomo senza importanza

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: ( alterata)contessina Eusebia, per favore: cercate di avere rispetto, non solo per lui : ma soprattutto per me

GIACOMO CASANOVA: ( impassibile e gentilissimo ) Contessina Eusebia , con molta umiltà mi duole molto non incontrare i vostri favori, bella come siete ci sarà una coda di uomini prestanti che lotteranno per diventare vostri pretendenti. Io purtroppo dovrò rimanere fuori dalla porta del vostro nobile cuore, ma benché io sia piegato dal peso degli anni, lasciate almeno che vi pensi, e il mio pensiero percorra le candide valli del vostro sublime corpo … ma solo  il mio pensiero ma non altro …

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: ( perplessa) le vostre signor Casanova,  sono parole ricercate, parole che incantano le donne ( ad alta voce) forse le altre donne ma non me …

GIACOMO CASANOVA: ( impassibile e gentilissimo ) contessa vi chiedo scusa se le mie parole vi hanno causato offesa,  ed in questo caso spero solo di essere da vostra grazia, perdonato ( si inchina)

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: ( perplessa) per questa volta vi perdono

(Casanova si siede e versa il rosolio)

GIACOMO CASANOVA: ( alza i calici, tutte alzano i calici) gentilissime nobildonne, brindiamo all’amore e alla prosperità in modo che mai ci abbandoni

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: brindiamo

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: ( estasiata) si brindiamo al nostro amore Giacomo !

GIACOMO CASANOVA: ( brindano) si al nostro amore, ed anche alla vostra giovane nipote, con la speranza che questo dolce calice trasformi il suo fiele in miele

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: ( in imbarazzo) ma cosa dite! Io non vi permetto!

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: ( estasiata) amore, dovete capirla: lei non ha mai conosciuto il potere dell’amore: ed è ancora, un fiore non colto.

GIACOMO CASANOVA: fortunato sarà colui che coglierà questa bellissima rosa!

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: ( in imbarazzo, poi furiosa ) sicuramente non sarete certamente voi!

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI:( estasiata) abbiate pazienza amore mio, mia nipote non è in se

( entra senza essere annunciata Cinzia canticchiando)

( Casanova e le contesse rimangono immobili come statue)

CINZIA: con permesso, sono venuta per stendere i panni, li metto sul filo del davanzale !

( nel vedere Cinzia Lorenzo si precipita per cercare di non farla entrare)

LORENZO: ( spingendola fuori) Cinzia, ma siete  pazza: andate  via !

CINZIA: ( si ribella e protesta) come Lorenzo mi mandate  fuori ! ho capito!  Ci sono le due vacche pronte per il toro ( ride isterica) ma guardate il  grande Casanova come si è ridotto a fare  marchette per mantenersi ! La giovane è un mucchio d’ossi e la vecchia mi fa proprio pena, sembra la scimmia dello zoo dei signori  di Ferrara!

( Cinzia esce di scena)

( Casanova e le contesse si rianimano)

GIACOMO CASANOVA: gentilissime, vi chiedo scusa per l’intrusione di quella donna, un essere gretto e non abituato alle buone maniere

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: quella donna è solo una miserabile plebea , e mi meraviglio di  voi che vi ritenete un uomo di buona società:  non è persona  da  frequentare

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: in effetti,  mia nipote ha pienamente ragione: quella donna è una grezza plebea, però ha dalla sua che è molto  giovane e soprattutto molto  bella,  ed io se fossi un uomo ne rimarrei infatuato: ( a Casanova) ma voi no,  Giacomo … voi amate solo me,  vero!

GIACOMO CASANOVA: si Martina,  voi siete  la vera padrona del mio cuore, adesso gustiamoci questo rosolio di Pantelleria , un vino dolce per palati pregiati come i vostri

( alzano i calici e brindano)

Ed ora gentilissima contessina, dovete avere la pazienza di aspettare perché io e la nobile Martina ci dobbiamo appartare, nel  frattempo gustatevi questo meraviglioso vino …

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: contessina, vi prego attendetemi con certosina pazienza , fatelo per amore di vostra zia

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: certamente mia nobile zia, io vi attendo pazientemente ed ora andate a godervi la meritata serata

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: amatissima Eusebia,  non so quanto vi voglio bene e non solo per la vostra condotta discreta e sincera: vi assicuro che cercheremo di non fare molto  tardi …

GIACOMO CASANOVA:  con il vostro permesso contessa

( Casanova e la contessa Martina escono di scena)

(rimane in scena Eusebia)

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: ( tra se e se ) ma guarda cosa mi  tocca fare, aspettare mia zia che è di là con  il suo amante, quel Casanova: ma cosa ci troverà in quel vecchio, ha gli anni di mio padre, eppure tutte le donne dell’ alta sociètà fanno a gara per uscirci. Io però non ci trovo niente di speciale, è tutto pieno  di rughe, gli mancano alcuni denti, soldi non mi sembra ne abbia molti, e poi mi rende inquieta, quando mi fissa con quegli occhi , sembra che mi spogli , tanto  che sono costretta ad abbassare la testa e girarmi da un’altra parte: solo con la sua presenza mi sento  a disagio: no non lo voglio più vedere, non voglio più  sentire parlare di lui …

(entra Lorenzo)

LORENZO: pregiatissima contessa il mio gentilissimo padrone mi ha detto nell’attesa di mettermi al vostro  servizio

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: ( sorpresa )  Lorenzo, sono profondamente sorpresa dalla gentilezza e dalle premure che ha il suo padrone nei miei confronti

LORENZO: pregiatissima contessa, posso offrirle un altro bicchierino di rosolio

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: ( sorpresa )  vi ringrazio, ed accetto di  buon grado il bicchiere di vino, ma ditemi quanto tempo dovrò aspettare  affinché l’incontro d’amore tra mia zia e il vostro padrone finisca

LORENZO: (sorridente) purtroppo signorina,  non si riesce a quantificare un tempo certo, ed in quanto a voi il mio padrone mi ha pregato di consegnarvi una sua missiva: e contando nella vostra assoluta discrezione anche con vostra zia

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: ( sorpresa )  una missiva, e per me: non capisco, ma per quanto riguarda la discrezione dite al vostro padrone che la mia discrezione è assoluta

( il servitore consegna la missiva alla contessina, che prende la lettera ma non la legge )

LORENZO: (sorridente) signorina io le chiedo se posso ritirarmi:  in caso di bisogno vi prego di suonare la campanella

CONTESSA EUSEBIA CONTINI:  prego Lorenzo, andate: se ho bisogno di voi, so come  fare … vi ringrazio per la vostra assoluta disponibilità

( Lorenzo esce di scena)

(sottofondo musicale del settecento) apre la lettera e legge …

“ Gentilissima contessa Eusebia,

il mio cuore rimasto abbagliato dalla vostra bellezza, batte ancora come impazzito: i vostri occhi sono celestiali , la vostra bocca sublime e la vostra pelle bianca come il latte e soffice come seta.

Dolce  Eusebia, domani nel meriggio alla ora 17 io vi aspetto nella mia dimora perché ardieri  trascorrere un pomeriggio con voi e nel  deliziarmi della vostra presenza, dovrei conferire con voi  di  cose importanti : vi prego mia diletta contessina,  di   mantenere una certa discrezione ,  anche nei confronti di vostra zia.. “

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: ( sorpresa e tra se e se) ma cosa vuole da me questo tipo,  ma come si permette, io non capisco:  ma per chi mi  ha preso, per qualcuna delle donne allegre che frequenta … io non sono come loro  ( a disagio: si versa un altro bicchiere di rosolio e beve) e poi cosa vuole, la mia discrezione, il mio silenzio …ma io dirò tutto a mia zia … la contessa deve capire con che uomo si sta mettendo … si dirò tutto a lei, e non  voglio più vedere questo luogo e non sentire né vedere questo signor Casanova ….

(sottofondo musicale del settecento)  ma quanto ci mettono … ormai non  ce la faccio più ad aspettare. Rimpiango amaramente di essermi prestata a questo ignobile gioco

( il pendolo rintocca  11  colpi )

(sottofondo musicale del settecento)

(voce fuori campo)

SONO LE VENTITRE E   TUTTO VA BENE

Ma guarda sono già le undici, non passa mai  il tempo in questa casa di plebei, ormai non resisto più: non mi sono portato neppure nulla da leggere, e non posso neppure dormire … questo tempo non passa mai

( si sente in lontananza il rintocco delle ore )

( la contessa si alza nervosa gira per la stanza,  si affaccia alla finestra: si siede sbadiglia )

Non ci resisto, in questa casa!

( il pendolo rintocca  12  colpi )

(sottofondo musicale del settecento)

(voce fuori campo)

E’ MEZZANOTTE  E TUTTO VA BENE

È già mezzanotte! Ma dove sono capitata, mia zia si sollazza ed io ! ma in futuro non l’accompagnerò più, si sentono dei passi, forse arrivano : devo darmi un contegno ( cerca con le mani di toccarsi ed aggiustarsi la parrucca )

( In lontananza si sentono voci  sorridenti e parole d’amore: i due amanti rientrano in scena )

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: (sorridente ) mia carissima nipote, mi spiace per avervi fatto attendere più del dovuto e per quello avete messo a dura prova la vostra pazienza

GIACOMO CASANOVA: ed io che ne sono la causa vi chiedo sinceramente ed umilmente  scusa ,ma purtroppo come vi ho ribadito in precedenza queste cose non si possono quantificare

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: vi perdono tutti e due, malgrado abbia passato in solitudine  queste ore teniose

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: (sorridente ) un giorno  non molto lontano vivrete voi le cose che sto vivendo io, lo sapete che io alla vostra età io avevo già perso il fiore e per sposarmi con vostro zio il mio cerusico aveva adottato uno stratagemma, che aveva ingannato tutti: quanta apprensione e dopo quante risate al compimento dell’inganno

GIACOMO CASANOVA: voi contessa siete la regina delle amanti e la regina delle ingannatrici (ride) voi contessina dovete essere orgogliosa di avere una zia così libertina ed attraente

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: siete la mia maestra contessa, io vi adoro e per sempre sarò la vostra fedele  e prediletta allieva

GIACOMO CASANOVA: nessuna parola è mai più saggia

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: adesso però amore mio, anche se pur a  malincuore ma dobbiamo andare, dobbiamo purtroppo mantenere per il nostro rango un certo contegno!

GIACOMO CASANOVA: il vedervi partire è per me fonte di dispiacere

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: e per me fonte di dolore, solo il  fatto di rientrare a palazzo e vedere mio marito, ma preferisco non pensare! Adesso andiamo …

GIACOMO CASANOVA: contesse mi è d’obbligo offrirvi il bicchiere della staffa

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: con molto piacere!

( entra Lorenzo,  versa a tutti il rosolio ed esce di scena)

GIACOMO CASANOVA: ( alza il calice) alla piacevole serata che abbiamo passato

( le donne in unisono, si toccano i calici ) Prosit! ( e bevono)

( la contessa Martina bacia Casanova )

(le donne escono di scena )

(il pendolo rintocca 2 colpi )

(voce fuori campo)

SONO LA ORA  DUE  E TUTTO VA BENE

( musica settecentesca )

(entra Lorenzo)

LORENZO: pregiatissimo padrone, come è andata!

GIACOMO CASANOVA: cosa volete , mio buon Lorenzo, gli anni passano e le donne più invecchiano e più diventano esigenti, e poi questa contessa è più passionale di una sedicenne: io sinceramente non ce la faccio più: mi sento vuoto come un oncia di vino dei colli Euganei

LORENZO: in effetti vi vedo molto provato

GIACOMO CASANOVA: (spossato) fatemi sedere Lorenzo

LORENZO: prego signore

( Casanova si siede)

LORENZO: signore, non è per essere venale, ma la contessa ha pagato?

GIACOMO CASANOVA: si,  ha profumatamente pagato, come al solito: ed anzi ha lasciato un paio di zecchini in più come mancia

( Casanova si siede visibilmente spossato)

LORENZO: ma è magnifico!  Con i buoni uffizi della contessa, possiamo vivere dignitosamente

GIACOMO CASANOVA: si Lorenzo, ma questa non è per me vita!

LORENZO: amare ed essere amato dalle donne è vita che ogni uomo desidera

GIACOMO CASANOVA: ( si alza e alterato) ma essere costretto ad amare donne ripugnanti solo per denaro, non è piacevole … dovete capire Lorenzo!

LORENZO: ho capito, a chi tutto e a chi niente!

GIACOMO CASANOVA: ( si calma e si risiede) questa vita non può durare in eterno, per cui vi anticipo Lorenzo che dopo l’affare con il conte Riccobaldi , noi due lasciamo per sempre questa città

LORENZO: ma signore vorreste lasciare una miniera d’oro come la contessa Martina

GIACOMO CASANOVA: ormai ho deciso, andremo via

LORENZO:  ma dove?

GIACOMO CASANOVA:  in un’altra città, non ho ancora deciso  dove: ma ora volete aggiornarmi sulla contessina Eusebia,  avete consegnato la missiva che vi ho dato?

LORENZO: signore, per quanto riguarda la missiva alla contessina Eusebia, io l’ho consegnata come mi avevate comandato: ma senza farmi notare :  ho notato che la gentildonna quando l’ha aperta e  l’ha letta,  ho letto nel suo volto un senso di stupore e di disprezzo, la mia umile opinione è che domani non verrà!

GIACOMO CASANOVA: ( si alza ) verrà! Verrà! Ne sono certo, voi non conoscete le donne

( Casanova esce di scena ) (rimane in scena Lorenzo)

LORENZO:  io sono perplesso,  ma se lo dite voi, sicuramente verrà!

(intermezzo musicale con musica d’epoca)

( BUIO )

(intermezzo musicale con musica d’epoca)

( LUCE)

SCENA TERZA

CASANOVA, LORENZO,CONTESSA MARTINA ALIBRANDI

CONTESSA EUSEBIA CONTINI, CINZIA, CONTE EVARISTO RICCOBALDI, CONTESSA MARTINA ALIBRANDI, CINZIA

(entra in scena Lorenzo, mette in ordine la stanza)

LORENZO : anche questa giornata, si presenta faticosa

(entra Cinzia non annunciata con una cesta piena di panni da stendere)

CINZIA: ( alterata) proprio voi parlate di lavoro, ma se non avete mai alzato una foglia, da una vita voi vivete alle spalle del tuo padrone, Lorenza mi fate veramente pena.

LORENZO : ( con flemma) signorina fate silenzio, svegliate il mio padrone e sapete anche voi che il suo sonno è prezioso

CINZIA:  in questa casa di prezioso, non c’è proprio niente : neppure il vostro padrone ( pausa) non capisco cosa ci trovino le donne con lui …

LORENZO : per favore signorina, moderi i termini e soprattutto la voce: vi ho ribadito più volte che il signor Casanova sta riposando, e quando riposa (pausa) non vuole essere assolutamente disturbato, oggi ha una giornata molto faticosa e se non dorme diventa nervoso

CINZIA: ( ironica) il signorino diventa nervoso, ma voi lo sapete che ore sono: è già passata da tempo l’ora del desinare, e tra poco si sentirà il canto dell’imbrunire: dite piuttosto al vostro padrone che deve pagare i conti al trippajolo , al pecorajo e al pollajolo, e anche a me, una povera lavandaja… invece di dormire fino a tardi.

LORENZO : silenzio signorina, calmatevi e mi raccomando rassicurate  tutti i creditori ;  dite loro che presto tutti i loro conti saranno  al  più presto tutti saldati

CINZIA: ( ironica) dirò! Riferirò ! Ma ormai è difficile tenerli a bada, io cercherò  di fare il possibile  … in fin dei conti: voi due mi siete perfino simpatici

LORENZO : vi ringrazio, anche a nome del mio padrone … adesso per favore andate

CINZIA: ( ironica) vado, vado: come sempre, ci vuole sempre Cinzia a mettere a posto le cose! Se non avete denaro potete pignorare il pendolo olandese,  se volete posso trovare degli acquirenti in pochissimo tempo

LORENZO: no,  il pendolo proprio no! Il mio padrone gli è affettivamente molto legato

CINZIA: ( ironica)  ho capito,  meglio la galera che il pendolo!

( Cinzia esce di scena)

(rimane solo in scena Lorenzo)

LORENZO: meno male, che abbiamo Cinzia , è una donna gretta,  ma concreta, la persona giusta per calmare le animosità dei creditori

(pausa)

Tra poco arriverà o non arriverà la contessina Eusebia , per  dialogare con il mio padrone, per il suo spero programmare il matrimonio con il conte Evaristo Riccobaldi, che ha promesso una lauta ricompensa in zecchini nel caso andasse a buon fine: e con quei soldi finalmente io e il mio padrone potremmo pagare i creditori , andare via da questa città, e dopo spero si convinca a ritirarsi in campagna: una villa, un podere e una vita tranquilla …

(pausa)

Io però ora sto solo fantasticando, probabilmente la contessina non verrà

( il pendolo rintocca 17 colpi )

e’ arrivata l’ ora, adesso vedremo se la contessina verrà davvero!

(pausa)

( si sente il rumore di una carrozza )

Una carrozza si è fermata sotto casa ?

(si sentono dei passi molto concitati)

( bussano alla porta)

( Lorenzo va ad aprire )

LORENZO: ( apre e vede la contessina)  contessina Eusebia, entriate il mio padrone vi sta aspettando! Siete  venuta sola!

CONTESSA EUSEBIA CONTINI: ( concitata e ferma  sulla porta ) si sono venuta sola , ho mandato a  il mio cocchiere a fare una commissione, con il compito di tornare tra due ore! Posso entrare …

LORENZO: contessa vi chiedo  scusa ,  entrate …

(la ragazza entra e va alla finestra a fare cenno al cocchiere di andare via)

( si sente il rumore della carrozza che parte )

LORENZO: vi prego contessa, sedete : fate come se foste a casa vostra !

( la contessa senza avere riguardi,  ed in modo  altezzoso e strafotente dimenticando le buone maniere si getta sulla poltrona )

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : (irriverente) Lorenzo, con premura chiamatemi  il vostro padrone, vorrei sapere cosa ha di tanto importante da rivelarmi …

LORENZO: contessina, abbiate pazienza,  vi prego non abbiate premura, il mio padrone arriverà a momenti …

(musica settecentesca )

(entra Giacomo Casanova)

GIACOMO CASANOVA: ( pacato ) carissima contessina,  eccomi , sono al vostro servizio, spero mi  scuserete per il mio non voluto ritardo

( la contessa si ricompone e come intimorita perde la sua spavalderia )

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : signor Casanova, io sono sincera, ero molto tentata dal non venire, ma nel contempo ero curiosa più che altro per sapere ciò che bramavate dirmi con tanta premura

GIACOMO CASANOVA: sedetevi mia cara, ( a Lorenzo) Lorenzo portateci due bicchieri di rosolio

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : vi ringrazio,signor Casanova  (calma) ma non penso che mi abbiate invitato per bere un bicchiere di rosolio, e in quanto alla vostra fama,   io non vi vedo né seducente,  né affascinante,  anzi non riesco a capire cosa ci trovi  mia zia in voi, e cosa ci trovino  le altre donne: per cui se mi avete invitata perché avete mire nei miei confronti, vi assicuro che per voi sarà una cocente delusione, non sono una donna che si possa concedere ad un vecchio!

GIACOMO CASANOVA: (pacato) sono sinceramente ammirato dalla vostra cruda sincerità, ma io ho avuto il privilegio di avervi convocato in questa mia umile dimora per conferire con voi in conseguenza di un  fatto che principalmente vi riguarda

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : ( alterata) io non capisco, a cosa possono interessare a voi i miei fatti personali

GIACOMO CASANOVA: (pacato) mi sta molto a cuore il fatto che voi presto vi dobbiate sposare

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : ( sorridente ) signor Casanova, malgrado il mio diniego , vedo che voi vi interessate al mio matrimonio :  volete che non mi sposo più,  per fuggire con voi (ironica) purtroppo non posso accontentarvi!

GIACOMO CASANOVA: (pacato)  il vostro matrimonio mi sta a cuore!

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : (triste)  tutta colpa di mio padre che ha detto che sono in età di marito: però non mi ha imposto niente e mi ha dato la possibilità di scelta, tra due uomini che hanno un eguale patrimonio: il conte Evaristo Riccobaldi e il marchese Vitaliano Ceccardi, ma io  non amo nessuno dei due ( disperata)  pensate, sapete come li chiamano in ambiente: uno  il conte dalle orecchie a sventola e l’altro,il   marchese dal naso storto …. Purtroppo dovrò sposare uno dei due , altrimenti non so  cosa mi succederà.

GIACOMO CASANOVA: uno dei vostri due spasimanti e mi sembra una persona degna persona

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : immagino che sia il “ conte dalle orecchie a sventola “ che uomo scialbo, è orribile per una donna farsi toccare da un essere simile: e per non parlare di Vitaliano, antipaticissimo e poi quel naso lo rende ancora più orrendo. Signor Casanova,  mio padre non mi sta obbligando ma mi sta imponendo di scegliere di sposare due orribili perfetti imbecilli.

GIACOMO CASANOVA: ma anche la vostra adorata zia ha sposato un uomo che non amava

 CONTESSA EUSEBIA CONTINI : ma voi signor Casanova capite che le condizioni erano diverse, il mio conte zio, prima di sposarla aveva già una amante, e la mia illustre zia lo sapeva e ne era consapevole: quello era per entrambi un matrimonio senza amore e senza dolore.

(pausa)

Io non so che dire,né cosa fare: entrambi gli imbecilli non fanno altro che scrivermi lettere d’amore, belle parole: tante promesse …. Mi amano tutti e due, ma io non  li  voglio … ( piange ) ma uno devo sposarlo.

Ecco signor Casanova, vedete cosa mi scrivono questi due! Sono sicuro che non è farina del loro sacco. Questi due non sono in grado di  scrivere né dire parole che possono incantare una donna

( passa le lettere a Casanova)

GIACOMO CASANOVA: ( il seduttore si alza e legge la prima lettera ) mia dolce primula (poi fa cadere la lettera per terra e continua a recitare inginocchiandosi davanti a lei) la primavera non ha colore senza i vostro  sorriso ( prende la seconda lettera legge poi la getta) il mio cuore cessa di battere se si allontana dal vostro sguardo.

(pausa)

Se volete posso continuare, per altre trenta lettere d’amore venti inviate dal conte Evaristo, e dieci accorate inviate dal marchese Vitaliano

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : (commossa abbraccia Giacomo) ho sempre sospettato che c’era la vostra mano in queste parole d’amore, ma non volevo ammetterlo, mentre ora ne ho la certezza

(piange)

GIACOMO CASANOVA: ( cerca di consolarla) dai contessa tiratevi su: anche se vi capisco  il matrimonio senza amore e poi alla vostra età …

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : io sono disperata

GIACOMO CASANOVA: ( cerca di consolarla) comunque, i vostri spasimanti, specialmente il conte Evaristo mi sembra un’ottima persona,  un degno marito per voi

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : ( alterata) fate silenzio, tacete: come se non lo sapessi che via ha pagato, non solo per le lettere ma anche per convincere me per poterlo sposare! Ma io non ci casco: sono purtroppo a conoscenza dell’essere abbietto con cui forse dovrò convogliare a nozze …

GIACOMO CASANOVA: ( cerca di consolarla) vostra zia vi aiuterà!

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : non mi aiuterà, perché non se li porterebbe a letto  neppure lei

GIACOMO CASANOVA: contessina, voi siete così bella, chissà quanti spasimanti avrete, e quanti amanti si faranno avanti: cosa volete che sia poi  il matrimonio!

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : se io se mi devo sposare per forza, il mio fiore non lo devono cogliere nessuno di loro due

( pausa)

coglietelo voi signor Giacomo …

GIACOMO CASANOVA: (dubbioso)  la vostra scelta mi lusinga molto: ma, non mi sembra un appropriato comportamento, lo sapete che se non arrivate con il fiore intatto al matrimonio potrebbe succedere uno scandalo ed essere ripudiata con un lauto rimborso in denaro a favore dell’uomo che non sposerete più

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : ( delusa) signor Casanova mi sembrate  dubbioso: non avrete per caso perso la vostra sicurezza, o forse non mi considerate all’altezza di essere una vostra amante, forse perché troppo giovane : ma la vostra fama è fatta di conquiste giovani; forse per voi valgo di meno di mia zia (delusa) e questo non credo proprio  (pausa) forse non mi  trovate bella e questo mi deluderebbe enormemente

( si alza provocante)

Forse non trovate gradevole  il mio seno

(fa vedere il seno)

Forse non trovate gradevoli le mie gambe

 ( si tira su la gonna e le fa vedere)

Sono forse storte e non ben tornite

Forse pensate che le mie labbra, non sappiano baciare

 (Casanova è perplesso davanti a tanta tracotanza)

GIACOMO CASANOVA: no! Ma che dite: voi siete bellissima …

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : allora, fatemi vivere il piacere che avete fatto provare alle vostre ed insaziabili amanti

( la contessa prende per mano Casanova e i due escono di scena)

( intermezzo musicale, di pochi minuti con musica d’epoca)

( la contessa rientra in scena cerca  in malo modo di ricomporsi ma è visibilmente alterata, la segue Casanova anche lui visibilmente deluso)

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : (alterata) mi dispiace doverlo dire,ma signor Casanova  non siete pari alla vostra fama: ho goduto di più con il figlio del mio fattore che con voi

GIACOMO CASANOVA: mi spiace,  non pensavo assolutamente … non pensavo

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : (nervosa) come non pensavate ! Ma con le altre donne, come vi comportate: spero non come con me , mi fate pena signor Casanova, l’idolo delle donne , il grande amore di mia zia, un impotente !

 ( pausa)

E pensare che io mi sono giocato anche la reputazione nel venirvi a trovare e anche sola!

(Casanova rimane in silenzio)

Non dite niente,  capisco non avete niente da dire:  datemi almeno un bicchiere di rosolio : sì di quel rosolio che ne decantate tanto  le virtù, ma che in effetti è un vino liquoroso di pessima qualità: e poi niente da dire per il profumo che usate, lavanda e acqua di colonia , ma fate qualcosa per il vostro alito ( ironica) puzzate di cipolla da morire …

GIACOMO CASANOVA: vi chiedo umilmente scusa signorina

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : contessa ! Per voi sono : Contessa Eusebia !

(pausa)

GIACOMO CASANOVA: ( a disagio) contessa Eusebia, io non so che dire (pausa) anzi dovrei dire, ma non so da dove cominciare (pausa)

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : allora parlate!  Cosa aspettate!

GIACOMO CASANOVA: ( a disagio) io non so se posso

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : potete! Potete!

GIACOMO CASANOVA: ( a disagio) ma io ho dato la mia parola di gentiluomo

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : preferite che tutte le donne della  nobiltà venga a sapere del nostro fatto!

GIACOMO CASANOVA: ( a disagio) no, per niente!

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : allora parlate!

GIACOMO CASANOVA: ( a disagio) io parlo, ma faccio appello alla vostra discrezione

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : vedremo!

GIACOMO CASANOVA: ( a disagio) allora mi posso  fidare

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : dovete fidarvi per forza

(pausa)

GIACOMO CASANOVA: ( a disagio) dovete sapere che la mia vita, dal punto di vista economico (pausa) non è florida

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : io so che voi non navigate nell’oro e siete pieno di debiti,  che   paga mia zia

GIACOMO CASANOVA: ( a disagio) poteva anche non dirvelo

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : andate avanti

GIACOMO CASANOVA: ( a disagio) come immagino sapete, uno dei  vostri promessi sposi, mi ha offerto una lauta somma di denaro se voi scegliete lui e arrivate al matrimonio con il vostro fiore ancora non colto , così mi sono frenato

 CONTESSA EUSEBIA CONTINI : (calma) si  il conte dalle orecchie a sventola

GIACOMO CASANOVA: si lui, ma avete promesso la vostra discrezione

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : si sarà un nostro segreto, solo che a me non importa della mia verginità, in caso la perdessi prima del matrimonio … mia zia ha un amico medico!

(pausa)

GIACOMO CASANOVA: contessa Eusebia, in questo caso ( pausa) possiamo tornare in camera

(entrano in camera)

( intermezzo musicale, con musica d’epoca)

( il pendolo rintocca 18 colpi  )

( intermezzo musicale, con musica d’epoca)

( il pendolo rintocca 21 colpi )

( i due amanti rientrano visibilmente appagati, sorridenti si siedono sulle poltrone , dopo la contessa va a sedersi sulla ginocchia di Casanova)

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : amore ho deciso, per farvi un piacere, sposerò il conte Evaristo e il figlio del fattore diventerà il mio amante, insieme a voi naturalmente che finalmente siete tornato degno  della vostra fama

GIACOMO CASANOVA: con immenso piacere amore mia diletta, amarmi è per me il  paradiso

(entra Lorenzo)

LORENZO: pregiatissima contessa il vostro cocchiere è giù in strada che sta aspettando

(la contessa bacia Casanova)

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : adesso amore, purtroppo devo andare … a presto

( felice e correndo esce di scena)

(rimangono in scena Casanova e Lorenzo)

LORENZO: ( alterato)  nei confronti di Casanova) siete contento Giacomo, probabilmente avete gettato a monte tutto: la vostra irresponsabilità mi è da tempo nota, ma questa volta avete oltrepassato i limiti ( ancora più feroce) voi lo sapete, che non navighiamo nell’oro e abbiamo debiti con tutti, sì voi lo sapete, ma non siete stato in grado di trattenervi: così adesso,  non solo  perdiamo i soldi del conte Evaristo,  ma perdiamo anche il vitalizio della vostra amante la contessa Martina: perché non credo rimanga molto contenta,  appena saprà che voi avete approfittato della nipote

GIACOMO CASANOVA: (scusandosi) ma Lorenzo, io non mi sono approfittato di nessuno e voi sapete bene!

LORENZO: ( alterato)  lo so, che  la contessina vi ha provocato, ma per sua zia: Eusebia è sempre una ingenua ragazzina, almeno lo crede!

GIACOMO CASANOVA: (scusandosi) ma quella ingenua ragazzina, è invece una calda donna smaliziata, ma comprendo di avere sbagliato: e adesso come possiamo rimediare

LORENZO: la prima cosa per rimediare è preparare le valige; per fortuna ho dei zecchini da parte: miei,  per pagare il vetturino e cambiare città,  una città molto lontana

GIACOMO CASANOVA: (scusandosi) io lo so di essere un danno, ma capisco di essere nelle vostre mani: solo seguendo i vostri consigli posso evitare il carcere ( si dispera) ma cosa ho combinato! Cosa ho combinato!

LORENZO: intanto vado a preparare le valigie, è meglio essere previdenti

( Lorenzo esce di scena)

( Casanova esce di scena )

 ( musica settecentesca )

( si sente bussare incessantemente alla porta

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: aprite ! aprite !

( bussa incessantemente)

LORENZO: ( calmo ) vengo ! vengo! Signore datemi il tempo

( Lorenzo apre)

( entra concitato il conte)

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: ( agitato) voglio assolutamente parlare con il vostro padrone, devo assolutamente parlare con lui …  con quell’approfittatore,con quel vigliacco !

LORENZO: ( calmo ) calmatevi,  signor conte, adesso per favore sedetevi e non alzi la voce , bevetevi un bicchiere di vino, vado subito a chiamarlo! Anche se dovete capire che in questo momento è molto  impegnato

CONTE EVARISTO RICCOBALDI: io non aspetto per  niente, se lo prendo lo uccido con le mie stesse mani

LORENZO: ( calmo ) calmatevi intanto bevetevi un goccio di questo nettare (porta il vino) anzi vi lascio anche la bottiglia

(mette la bottiglia sul tavolino ed esce di scena)

( rimane in scena il conte)

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:  ( beve prima con il bicchiere e poi alla bottiglia il ragazzo è eccitato ed alticcio ) foglio vederlo morto questo libertino, se fosse stato lui veramente a cogliere il fiore alla mia dama io lo uccido  e lei la ripudio ( prende la bottiglia e la spacca sul palco)

LORENZO: ( calmo ) vi  annuncio l’arrivo del mio padrone

 

(entra Casanova,  appena lo vede entrare, gli si para innanzi minaccioso, ma Lorenzo lo immobilizza)

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:  (alterato) furfante, bastardo cosa avete fatto alla mia bella, datemi modo di rimediare, e voi plebeo smettete di toccarmi con le vostre mani immonde o vi farò bastonare dai miei servi

CONTE EVARISTO RI CCOBALDI:  signore se non vi calmate io non posso dirvi niente!

LORENZO: (al conte) se io mollo la presa e vi libero, mi promettete che vi comportate in modo più consolo al vostro rango, il mio padrone vi deve parlare

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:  ( piange ) si va bene, va bene: io sono disperato

LORENZO: (al conte) bravo sono contento che vi è tornato giudizio, ora lasciatevi disarmare

( Lorenzo si lascia andare sulla poltrona e piange)

GIACOMO CASANOVA: io non capisco, il perché di questo pianto, oggi  per voi dovrebbe essere una  gaia giornata, la Contessina Eusebia  vi ha concesso l’onore della propria mano

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:  (si asciuga le lacrime) si per questo fatto,  dovrei essere felice, anche per merito vostro sopratutto per le toccanti missive che mi avete dettato ed io inviato. Ma il fatto che c’è una voce che ventila al circolo della nobiltà,  questa non  mi sta assolutamente bene, ed io devo vendicare il mio onore

GIACOMO CASANOVA: e quale sarebbe questa voce, se mi è dato di sapere?

(il conte  con un singulto)

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:  voi al circolo della nobiltà dicono che la mia futura sposa è un fiore già colto,  e le voci dicono che siete stato voi : e questa ignominia io devo cancellarla: voi non siete nobile, quindi non vi posso sfidare a duello …. (pausa) posso solo farvi bastonare a morte  dai miei servi

GIACOMO CASANOVA: e voi signor conte fareste bastonare l’uomo che vi ha aperto la porta della felicità

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:  per questo ve ne sono  grato, però nel contempo avete colto quanto di più bello aveva

GIACOMO CASANOVA: signor conte,  io mi meraviglio di voi: non date ascolto alle voci che più che altro sono mosse non dalla ricerca della verità ma dall’invidia e dalla gelosia, una continua maldicenza che da sempre regna in seno alla nobiltà

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:  è vero, signor Casanova! E’ verissimo!

GIACOMO CASANOVA: vedete , qui voi siete tra amici

( i due si abbracciano)

Lorenzo per favore, altro vino per il mio ospite

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:   vi chiedo  solennemente scusa per il sospetto che ho avuto e per il male che volevo farvi .

( Lorenzo porta il  vino ed entrambi  bevono)

( improvvisamente il conte si altera)

Però ! Se per caso la mia stella fosse già stata deflorata!

( in quel momento entrano le due contesse,  le due contesse avevano passato la notte entrambe con Casanova)

 ( la contessa Martina  ha in mano una lettera )

Contessa siete qui anche voi, e anche voi Eusebia:  mi vergogno per la condizione in cui mi avete trovato!

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: non preoccupatevi, io e noi donne riusciamo a capire un uomo innamorato

CONTESSA EUSEBIA CONTINI :   contate anche sulla mia discrezione signor conte

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: ( legge ad alta voce la lettera) e per quanto riguarda le dicerie e le calunnie che ho sentito: mia nipote la contessa Eusebia Contini è una donna candida come un giglio: ecco il suo certificato di “ verginità” redatto dall’ illustrissimo medico e conte Mario Orietto Quintavalle !

GIACOMO CASANOVA: vedete signore, questo cambia le vostre carte in tavola, ed ogni dubbio è fugato

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:   in questo caso, vi chiedo umilmente scusa: e stato un incivile e abominevole  disguido, sobillato da menti malsane e focalizzato dalla mia sete d’amore, perdonami Eusebia, e perdonatemi Martina  (pausa) e come potrei sdebitarmi da voi signor Casanova

GIACOMO CASANOVA: signor conte potrei parlarvi un minuto in privato

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:   certamente! Signore volete scusarmi e perdonarmi

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: fate pure signor conte

( le due donne si allontanano, rimangono al centro della scena il conte e Casanova)

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:  ( il conte si avvicina al tavolino prende la penna d’oca e scrive

una cambiale)  signor Casanova,  questa è la cambiale con la quale domani in banca può ritirare il denaro, le ho aumentato la somma per indennizzarlo delle offese che in preda alla mia ira le ho rivolto

( il libertino prende l’assegno e lo mette nella borsa)

GIACOMO CASANOVA: io accetto le vostre scuse signor conte

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:  questo è per me grande gaudio

( il conte richiama le donne )

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: signor conte  devo rivalutarvi molto, adesso vi state comportando da vero signore

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:  era il minimo che potevo fare,  per farmi perdonare, spero che mi perdonerete anche voi

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: si che vi perdoniamo, ma ora tornate a palazzo, avete uno sgradevole odore di alcool

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : si andate,  noi ci tratteniamo ancora un poco con il signor Casanova e dopo veniamo anche noi

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:  io allora vado, signori e signore i miei rispetti

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI:  contessa Eusebia,accompagnate a casa il vostro futuro marito, e dopo fatevi portare a palazzo dal suo cocchiere

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : ( delusa) ma gentilissima zia! Non posso, e poi con la sua carrozza: cosa penserà la gente e la nobiltà!

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: ascoltate e fate tesoro del mio consiglio! La gente crederà con giusta ragione che voi avete scelto finalmente il vostro futuro marito

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : ( a bassa voce) io non me la sento: chissà quanto avrò tempo di stare con questo “imbecille”

CONTE EVARISTO RICCOBALDI:  cosa avete da confabulare, andiamo mia futura sposa!

( la contessina guarda sbigottita, cercando gli occhi di Casanova)

GIACOMO CASANOVA: contessina Eusebia, ve ne prego: fate contenta vostra zia e vostra consigliera

CONTESSA EUSEBIA CONTINI : ( a bassa voce) ma io, non voglio! Io voglio rimanere con Giacomo

GIACOMO CASANOVA: contessina, seguite il  mio consiglio e andate

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: avanti nipotina, il cocchiere vi aspetta

( la ragazza singhiozzando esce di scena per mano con il futuro marito)

(rimangono in scena la contessa Martina e Casanova)

GIACOMO CASANOVA: ( alla contessa) in fin dei conti, è andata anche troppo bene!

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: ( sorridente ) sono contenta per mia nipote!

GIACOMO CASANOVA: ( alla contessa) ma vostra nipote non mi sembra tanto contenta degli eventi

 CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: purtroppo deve capire che il mondo gira così: sono sicura che dopo il primo sgomento lei si farà molti amanti, la ragazza è di sangue caldo, molto passionale e di indole libertina

GIACOMO CASANOVA: proprio come la zia, il sangue non mente!

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI: ma caro, io non mi  vergogno a dire che mi piacciono gli uomini, infatti non lo nascondo

GIACOMO CASANOVA: al mondo vi dovrebbero  essere più donne come voi, e tutto  andrebbe meglio

(pausa)

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI:  siete silenzioso, cosa volevate dirmi

GIACOMO CASANOVA: sono sinceramente in apprensione per il futuro di vostra nipote

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI:  ancora, parlate di lei! Deve starvi molto  a cuore

GIACOMO CASANOVA: ( a disagio) no dicevo così per dire

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI:  ( alterata ma nello stesso tempo pacata) caro signor Giacomo, guardate che io sarò tutto ma non scema e a me non la si fa! Mia nipote mia ha raccontato tutto quello che è successo tra di voi!

GIACOMO CASANOVA: ( a disagio) allora se voi sapete tutto, saprete che non è colpa mia!

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI:  anche se non  era colpa vostra, voi non dovevate accettare la provocazione di  mia nipote, perché la contessina è venuta apposta, dietro mio ordine a provocarvi per mettervi alla prova: ma purtroppo mi avete profondamente deluso

GIACOMO CASANOVA: ma signora contessa, io stento a capire: ma noi fino a poco tempo fa stavamo facendo un menage a tre, e a quanto mi è sembrato eravate “ molto soddisfatte”

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI:  quello era il nostro canto del cigno, diciamo un nostro ultimo regalo

(pausa)

 GIACOMO CASANOVA: (deluso) ma allora, voi rimanete senza amante

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI:  ( ironica) non credetemi  così ingenua, il mio nuovo amante è quel ragazzetto che voi chiamate “ il conte dalle orecchie a sventola “

GIACOMO CASANOVA: (deluso e meravigliato) lui!

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI:  ( ironica) sì proprio lui, il futuro marito di  mia nipote, sì proprio  il conte che disprezzate (ride) dovete sapere che a differenza di voi lui a letto è un “ gran stallone”

GIACOMO CASANOVA: (deluso) e voi mi abbandonereste così,  su due piedi!

(pausa)

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI:  ( calma) no: certamente la contessa Martina, è nobile di nome e di fatto. Questa mattina ho mandato uno dei miei emissari a saldare tutti i vostri debiti, perfino la pigione della vostra misera abitazione: ed in più vi regalo 100 zecchini di indennizzo per il piacevole periodo che ho passato con voi, compreso il noleggio della carrozza con cocchiere per la vostra partenza per Bologna, a patto che voi partite domani l’altro all’alba: così avete il tempo di passare in banca a prelevare anche i soldi che vi ha donato il conte e con questo vi saluto , ecco il denaro!

( Casanova prende il borsello pieno di monete, ma la contessa si riprende i soldi e toglie 20 zecchini)

CONTESSA MARTINA ALIBRANDI:  ( calma) signor Casanova, dimenticavo dalla somma tolgo 20 zecchini, in soldi che ho dovuto dare al medico per poter pagare il suo silenzio e ricostruire una verginità fittizia a mia nipote.

Distinti saluti e buona vita signor casanova

( la contessa esce di scena)

(pausa)

(il pendolo rintocca 10 colpi)

( entra in scena Lorenzo)

(Casanova si siede sulla poltrona tenendosi disperato il viso)

LORENZO: ( deluso) signore, lo sapevo che succedeva cosi

(prepara la roba da portare via) il pendolo, lo portiamo o lo vendiamo?

GIACOMO CASANOVA: il pendolo sì lo portiamo, quello non si venderà mai! Per il resto fai tu!

LORENZO:  si lo so, devo pensare sempre io a tutto! E proprio adesso che le cose stavano mettendosi per il meglio, potevamo vivacchiare e farsi i soldi per comprare un bel podere,  darlo in mezzeria, e con quello vivere da nababbi: invece voi, come sempre siete cascato nel loro tranello come un ragazzino: signor Giacomo, voi non maturerete mai: ( pausa)

 GIACOMO CASANOVA:  (alterato) Lorenzo,  volete fare silenzio! Avete sentito meglio di me che la contessa ha pagato i nostri debiti, e anche la carrozza per il nostro trasferimento e in più abbiamo un gruzzoletto da parte e dopo anche i soldi del “ conte dalle orecchie a sventola “ che vado a ritirare domani … abbiamo il modo di ricominciare tutto d’accapo: per cui non  esageriamo e cerchiamo di pensare positivo

LORENZO: tanto con voi non si può parlare, volete avere sempre ragione!

( Casanova esce di scena, Lorenzo continua ad ammassare la roba in un ‘angolo della scena)

( Lorenzo, esce di scena)

(buio)

( il pendolo rintocca 14 volte)

( sono in scena Casanova e Lorenzo: i facchini portano i laterizi, fuori scena, Lorenzo accompagna i facchini)

( a lato scena Cinzia in lavatoio, canta lavando i panni: Casanova nel vedere il seno prosperoso e lo splendido fondo schiena si avvicina a Cinzia )

CINZIA: ( sorpresa ma contenta) ma signor Casanova cosa fate  !

GIACOMO CASANOVA: ( eccitato) vieni  Cinzia … vieni!

(porta Cinzia fuori scena)

(musica)

(buio)

( entra in scena Casanova, cerca di ricomporsi e fa l’atto di uscire di scena)

( entra in scena sconvolta Cinzia e segue Casanova)

CINZIA: ( sconvolta ed eccitata) Amore aspettami vengo con voi a Bologna, avrete certamente bisogno di una lavandaia

(Cinzia e Casanova escono di scena )

GIACOMO CASANOVA: ( sconsolato) un’altra donna! No… ormai sono la mia disperazione

(musica settecentesca )

( il pendolo rintocca 16 colpi )

(buio )

SIPARIO

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