Ce l’hai fatta, Lonely Heart!

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Ce l'hai fatta Lonely Heart

CE L'HAI FATTA, LONELY HEART!

due atti di Paolo Cappelloni

Personaggi

Il Narratore

Gianluca/John Luke

Alfonso/Alf

Colette/Matilde Colletta

Jenny/Giannina Romane

La storia prevede tre ambienti distinti: lo studio di Gianluca, il bar e il salotto di Matilde.

Nello studio di Gianluca c’è un divanetto e un tavolo con sopra una macchina per scrivere e diverse pile di fogli di carta, di giornali, riviste e libri. Da qualche parte c’è appoggiato un “Borsalino”.

Nel bar c’è un bancone con bottiglie e bicchieri.

Il salotto di Matilde ha un divano e un tavolinetto. Inoltre dovrebbe essere pieno di oggetti e cianfrusaglie.

Ci sarà un’uscita a sinistra (nello studio di Gianluca) e una a destra del palco (nel salotto di Matilde)

TUTELA SIAE

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Nel caso di rappresentazione dichiarare alla SIAE il titolo originale.

PRIMO ATTO

Luce sulla zona studio

Gianluca è seduto al tavolo del suo studio; sta scrivendo a macchina: si ferma, corregge, sfila il foglio, fa cadere inavvertitamente dei libri, li raccoglie e li risistema sul tavolo; riprende a battere, fa cadere qualcos'altro con il cursore della macchina da scrivere, cambia foglio, riprende a battere.

Nel frattempo entra il Narratore che si ferma ad osservarlo poi si rivolge al pubblico.

Narratore -           (Al pubblico) Buonasera, signore e signori, e benvenuti in questa casa. Io sono il narratore di questa storia d'arte e d'amore, sono colui che vi condurrà per mano, passo dopo passo, attraverso le pieghe che la vicenda prenderà, siano belle oppure brutte, divertenti o pericolose, ma qualunque cosa succeda, dovunque vi troviate è sufficiente che facciate sempre capo a me e tutto si risolverà nel migliore dei modi. Lasciate ora che vi presenti Gianluca Martini, il nostro eroe, uno scrittore di libri gialli ma anche un poeta, in un certo senso.

Gianluca -            (Alza la testa dalla macchina da scrivere) Grazie!

Narratore -           Prego! Un poeta, dicevo, che ama perdersi nelle sue storie fantastiche, purtroppo non sempre apprezzate dal suo editore.(Entra Alfonso, si avvicina a Gianluca, sbircia il suo lavoro e si siede su una poltroncina a leggere, dopo avergli affettuosamente accarezzato i capelli) Il nostro scrittore vive o, diciamo pure, è costretto a vivere, per ragioni economiche, con Alfonso, la persona che è appena entrata. Un tipo particolare, Alfonso, ma che è diventato forse il suo unico amico. Certo è che Gianluca non è del tutto soddisfatto della sua sistemazione e desidererebbe qualcosa di più, e di alternativo

Alfonso -             Perché? io non sono forse alternativo?

Gianluca -            Alfonso! Fammi concentrare su questo romanzo altrimenti è la volta buona che il mio editore mi sbatte fuori definitivamente!

Alfonso -             A che punto sei arrivato?

(Nel frattempo il Narratore esce silenziosamente facendo un cenno al pubblico come per dire: "ci vediamo dopo")

Gianluca -            Circa a metà. Sto cercando di descrivere i bassifondi di una grande città come New York, un luogo dove il protagonista viene a trovarsi, semisvenuto, gettato da un'auto in corsa.

Alfonso -             Bè? E sei in difficoltà per questo? Dai, scrivi che t'aiuto io. Allora: "Quando rinvenni credevo di essere appena uscito da un tritacarne, mi guardai attorno e capii subito in che razza di quartierino mi avevano gentilmente scaricato. (Gianluca nel frattempo batte a macchina) Due enormi portoricani mi stavano fissando con intenzioni che non osavo mettere a fuoco. Li guardai a mia volta: uno era alto e atletico, l'altro più tarchiato ma ugualmente belloccio. Lanciai un gridolino."

Gianluca -            (Interrompe la battitura) Alfonso! questo è un detective, un uomo rotto ad ogni esperienza!

Alfonso -             Appunto!

Gianluca -            Ma lo vedi, tu, un Philip Marlowe lanciare gridolini?

Alfonso -             No, ma mi piacerebbe tanto!

Gianluca -            Lasciamo perdere, continuo io, anche se devo dire che spesso mi sei di grande aiuto con le tue colorite descrizioni d'ambiente!

Alfonso -             E di persone! Ti ricordi quella volta che ti descrissi il personaggio di quella grassona ereditiera alcolizzata che non sapevi come presentare? (Ricorda il passo) "Miss Cisterna, così tutti la chiamavano in sua assenza; era difficile definirla una donna: era un qualcosa di enorme che avrebbe fatto la felicità di un grossista di bevande alcoliche, l'avrebbe tenuta in cantina e fatta invecchiare lì. Per ironia della sorte il suo vero nome era Cosetta. Mai nome di persona fu meno appropriato di quello."

Gianluca -            E il romanzo ottenne anche un certo successo.

Alfonso -             Eeeh! Se tu ti lasciassi guidare un po' di più dal tuo Alfonsino diventeresti sicuramente un nuovo... cosa posso dire... un Rex Stout, un Edgar Wallace, un'Agatha Christie!

Gianluca -            Me lo immagino!

Alfonso -             Allora fai da solo! Ingrato che non sei altro! Un po' che in questi ultimi tempi ti vedo più nervoso del solito, eh? Cosa c'è? Qualcosa non va? Se tu ti aprissi un po' con me ti potrei consigliare ma mi fai sempre il ritroso! Ti chiudi come un riccio!

Gianluca -            Ti ringrazio per l'interessamento ma non c'è niente che tu possa fare per me perciò è inutile che io mi apra, non hai niente che mi possa essere utile!

Alfonso -             Sicuro?

Gianluca -            Sicurissimo!

Alfonso -             Hai proprio l'atteggiamento di una vecchia zitella inacidita che ha bisogno di sfogo, mio caro!

Gianluca -            (Riprende a battere a macchina) Senti questa: "Il portoricano più alto mi si avvicinò, cercai febbrilmente il mio revolver ma mi accorsi che se l'erano preso i miei amici come souvenir, vidi allora una pattumiera che faceva al caso mio, con uno scatto felino la presi..."

Alfonso -             … e me la feci dentro dalla paura!

Gianluca -            … e la scagliai contro di lui!!

Alfonso -             Che cosa?!

Gianluca -            La pattumiera!!

Alfonso -             Ah! Povera stella!

Gianluca -            La pattumiera?

Alfonso -             Ma no! Il portoricano! Lo vuoi un caffè?

Gianluca -            (Concentrato) No.

Alfonso -             (Uscendo) Come sei nervoso! Vuoi una camomilla?

Gianluca -            Smettila, per favore! (Entra il Narratore)

Narratore -           Come avete visto, nonostante l'amicizia per Alfonso, Gianluca non si trova completamente a suo agio ed inizia ad avvertire sempre più il bisogno di una persona che gli possa essere di complemento mentre deve cercare continuamente di sottrarsi alle sue attenzioni fagocitanti.

Gianluca -            (Ad alta voce, ad Alfonso che è fuori scena) Le tue attenzioni per me sono fagocitanti!

Narratore -           È per questo che, di nascosto da Alfonso, Gianluca si è messo in contatto con un'agenzia per cuori solitari, con la speranza di trovare una donna con cui dividere gli anni a venire e sentire una presenza femminile che in vita sua gli è sempre stata negata.

Gianluca -            (Si sfoga) Ho avuto sempre a che fare con gli uomini! Sono cresciuto in collegio dove c'erano solo preti e chierichetti, sul lavoro siamo tutti uomini, non c'è uno straccio di segretaria! Vengo a casa e trovo Alfonso!! (Il Narratore fa un gesto al pubblico per dire: "cosa vi dicevo?" poi esce)

Alfonso -             (Entrando) Cos'hai da dire, contro di me? Sai che anch'io sono stato sempre circondato da maschi d'ogni risma? Una tortura, credimi! Dovunque andassi non mi potevo salvare! Oh! Gli uomini sono sempre stati un'ossessione, per me. Li vedo dappertutto! Ma ad un certo punto uno si mette l'animo in pace! Stringe i denti e... accetta! E fa buon viso a cattivo gioco!

Gianluca -            Ooh! Ed è per questo che io sono nervoso! perché non so fare, come te, buon viso a cattivo gioco! (Riprende a battere a macchina) "Riuscii a far perdere le mie tracce infilandomi in un night di quart'ordine che si chiamava... (Si ferma a riflettere)

Alfonso -             "Bluemoon".

Gianluca              Troppo sfruttato.

Alfonso -             "Jingle Bell".

Gianluca -            Troppo natalizio.

Alfonso -             "Golden Eagle".

Gianluca -            Troppo americano.

Alfonso -             "Dal Lercio - Girls, Pizza e Rock and roll”!

Gianluca -            (Batte a macchina) "Dal Lercio", un localaccio gestito da un viscido texano di lontane e losche origini italiane."

Alfonso -             (Continua) "L'arredamento sembrava raccattato qua e là nelle raccolte differenziate dei rifiuti urbani insieme alle "girls", le ragazze che si potevano avere in tutte le salse per pochi sporchissimi dollari. Appena entrai sentii ribaltarmi lo stomaco, se ancora m'era rimasto qualcosa da quelle parti. Sentii il cardias andare al posto del piloro, il piloro al posto del cardias, il resto diede una gomitata al fegato chiedendogli scusa e andò a sedersi pesantemente sull'intestino che emise un cupo brontolio di riprovazione ma nessuno, per fortuna, lo sentì." (Gianluca si alza, indossa un Borsalino e assume la parte del detective) "Spettatore di tali lotte intestine, non mi rimase che avvicinarmi al bancone del bar e ordinare qualcosa."

Luce sulla zona bar

(Gianluca si appoggia al bancone dove c'è Alfonso che ha assunto la parte di Alf, il barman, indossando una lercia parannanza)

John Luke -         Un whisky. Doppio e abbondante.

Alfonso -             Ehi John! Da dove sei uscito? Da una pattumiera di Brooklyn o da un bordello del Bronx?

John -                   Lasciami in pace, Alf, ho appena tenuto delle relazioni diplomatiche con due rappresentanti di Harlem. (Beve e tossisce)

Alf -                     Sei un tipo troppo delicato, baby, per questi postacci, tu dovresti frequentare Manhattan.

John -                   Infatti è là che lavoro abitualmente ma la mia professione mi porta a frequentare anche cessi come questo.

Alf -                     Bada come parli, sai!

John -                   Altrimenti?

Alf -                     Altrimenti grido!

John -                   E dagli! Ma tu, quando ti trovi in difficoltà, sai solo gridare?!

Alf -                     E cosa vuoi che faccia? sai che odio la violenza!

(Entra Jenny accompagnata da musica suadente. È una delle ragazze del night. Si avvicina a John Luke)

Jenny -                 Ehi, baby, il barman ti sta forse importunando? Dimmelo, sai, io ti salverò!

(John rimane fulminato dalla prorompente bellezza di Jenny. Alf esce scocciato. Entra il Narratore)

Narratore -           Il nostro eroe non si aspettava di trovare uno schianto simile in un locale del genere, o uno schianto del genere in un locale simile, o un locale simile in uno schianto del genere, o un locale del genere in uno schianto siffatto... (Si accorge che John e Jenny lo stanno osservando) Insomma si trovò spiazzato, lo stomaco tornò al suo posto scusandosi per il disturbo, John prese la bottiglia di whisky... (John prende la bottiglia) due bicchieri... (John prende due bicchieri) e disse la prima cosa che gli venne in mente. (Esce)

John -                   Che razza di pezzo di sgnacchera! (Versa il whisky mancando completamente il bicchiere)

Musica

DUETTO JOHN/JENNY

John -                   Chi sei?

Jenny -                 Jenny, e tu?

John -                   Non ha importanza.

Jenny -                 Per me sì.

John -                   Il mio nome è Luke, John Luke.

Jenny -                 John Luke?! Il famoso tevec... dect... veched... il famoso investigatore privato?

John -                   In carne e ossa rotte, piccola!

Narratore -           (Entra nella parte di un cameriere) Desiderate mangiare qualcosa?

John -                   Togliti dai piedi.

Narratore -           (A John) Una brioche?

John -                   No!

Narratore -           (A Jenny) Un bignè?

Jenny -                 No!

Narratore -           (A John) Un roast-beef?

John -                   Sparisci!

Narratore -           (A Jenny) Un bon bon?

Jenny -                 Lasciaci in pace, papà! (Il Narratore esce)

John -                   (Stupìto) Tuo padre?!

Jenny -                 Adottivo. Sai com'è...

John -                   Piccola!

Jenny -                 Ma tenace!

Iniziano le note di uno slow

John -                   Balli?

Jenny -                 Sì, e tu?

John -                   Solo con te. (Ballano e conversano) Cosa fa in un posto del genere un bocconcino simile?

Jenny -                 Vive.

John -                   Ci sono posti migliori.

Jenny -                 Per esempio?

John -                   Con me.

Jenny -                 Sei incorreggibile, John Luke!

John -                   Lo so. (Si appoggia al tavolo, lo manca e cade)

Si spegne la luce.

La musica sfuma

Jenny!!!

La luce torna sulla zona studio

Jenny è scomparsa

Alfonso -             (Entrando senza più la parannanza) Il romanzo ti sta prendendo la mano, eh? Chi è questa Jenny?

Gianluca -            (Senza più il Borsalino, seduto al tavolo) La donna dei miei sogni.

Alfonso -             Ma smettila! Resta coi piedi per terra! Non esistono delle "Jenny" nella realtà! Day dreamer! Incantato e sognatore!

Gianluca -            Prima o poi la troverò. E ho già fatto il primo passo.

Alfonso -             Sarebbe?

Gianluca -            Ho scritto... ho scritto ad un'agenzia per cuori solitari.

Alfonso -             (Rivolto al cielo) Oh, Signore! Oh, Madonna delle Grazie aiutaci tu! C'è Gianluca, qui, che s'è ammattito! Mettigli una mano in testa e fallo tornare normale! (A Gianluca) Che cosa hai fatto?!?

Gianluca -            Ho dato i miei dati a 'sta ditta.

Alfonso -             A 'sta ditta tu hai dato i tuoi dati?

Gianluca -            E lei, con tatto, m'ha messo in contatto… con una signora, vedova.

Alfonso -             Con una signora??

Gianluca -            Sissignore.

Alfonso -             Oh, Signore!... Ed io?

Gianluca -            Provvederà!

Alfonso -             Ma no! Io, come farò?

(Entra il Narratore che interrompe Alfonso)

Narratore -           (Al pubblico) Alfonso vede il mondo crollargli addosso! Non si aspettava un tradimento simile da parte di Gianluca!

Alfonso -             (A Gianluca) Porco!

Narratore -           E ora sicuramente lotterà con le unghie e con i denti per non lasciarlo andare via, (Mentre il Narratore dice queste cose, Alfonso si convince sempre più della sua "drammatica" condizione) per dissuaderlo da questo folle proposito e tenerlo ancora con sé. Io so come vanno certe cose. Ho già narrato tante commedie! (Esce)

Alfonso -             Ma Giànlu!! Ti rendi conto che se questo tuo folle proposito andrà in porto tu te ne andrai per sempre? E io? Il tuo fedele amico? Colui che ha dedicato questi due anni ad accudirti, ad aiutarti nei tuoi numerosi momenti di défaillance? Che ti ha fatto crescere sia professionalmente che spiritualmente? Perché io sono stato come una mamma, per te, lo devi riconoscere!

Gianluca -            Ma dai!

Alfonso -             (Melodrammatico) E quando, stanco, tornerò dal lavoro, la sera tardi, tardissimo, non avrò più il conforto di trovarti su quella sedia e sentire il delizioso ticchettio della tua macchina da scrivere!

Gianluca -            Ma avremo sempre modo di vederci, saremo sempre nella stessa città, non andrò mica in America! Io verrò a trovare te e tu verrai a trovare me!

Alfonso -             Ah, no! Mi dispiace ma io non la vorrò vedere nemmeno dipinta, quella donnaccia che ti strapperà a me!

Gianluca -            Alfonso! La stai facendo più grave di quello che è! Poi stai parlando come se fosse già tutto definitivo! Ancora la devo vedere, questa vedova!

Alfonso -             E va bene, va bene. (A se stesso) Alfonso, ti devi fare coraggio: devi sapere affrontare anche questi tormenti! E va bene, saprò affrontarli con coraggio e dignità! (Si getta, piangente, tra le braccia di Gianluca)

Gianluca -            Ma via! su! Alfonsino! Ricordati che sei e rimarrai sempre il mio migliore amico!

Alfonso -             (Tra i singulti scemanti) È la prima volta che mi chiami "Alfonsino". Dici davvero?

Gianluca -            Certamente!

Alfonso -             Giuralo!

Gianluca -            E va bene!

Alfonso -             Allora alza la mano destra: "Giurin giurelli/ti cascassero i capelli/Giurin giurello ti cascasse anche il cappello"! Dì: "lo giuro"!

Gianluca -            Lo giuro!

Alfonso -             E avrai ancora tanto bisogno di me?

Gianluca -            Ci puoi scommettere, sia per i miei futuri romanzi che per aiutarmi ad affrontare l'incontro con la vedovella.

Alfonso -             Ecco che torna fuori l'egoismo degli uomini! E sia! Ti aiuterò anche in questo perché non voglio che tu faccia una brutta figura, pasticcione come sei!

Gianluca -            Hai ragione, sono sempre stato un po' impedito e a dir la verità vorrei presentarmi in maniera adeguata. Ma ora sii buono e lasciami lavorare, su! (Torna alla macchina da scrivere) Dove eravamo rimasti?

Narratore -           (Entra e attraversa la scena, rivolto al pubblico) Eravamo rimasti al punto in cui Jenny scompare lasciando John Luke sia moralmente che fisicamente col sedere per terra! Eeeh, Jenny! (Esce)

Gianluca -            Ah, sì. (Scrive) "Eeeh! Jenny era passata come una meteora, come una cometa nella vita di John, lasciandogli un dolore che nessuna massaggiatrice di Brooklyn avrebbe potuto lenire."

Alfonso -             Dai, continua. "Avrebbe voluto dimenticare, uscendo da quel locale di infima categoria e dalla vita di Jenny ma fuori, la notte della grande metropoli lo rendeva troppo triste e ogni insegna al neon gli ricordava gli occhi di Jenny."

Jenny -                 (Entra, attraversa il palco ed esce dalla parte opposta) "Poi c'erano i ghenter, gli stengher, i ghens... i delinquenti che non aspettavano altro che riempire lo stomaco di John facendogli assaggiare ogni tipo di passata di piombo ma John era stanco di essere preso di mira da quegli chef del crimine e avrebbe reagito a modo suo chiudendo presto il conto." (Esce)

Alfonso -             "Decise senz'altro di passare la notte in una delle camere libere seppure occupate da ogni genere di animali compresi degli enormi ragni creati dal delirio del suo vicino di stanza, un idraulico alcolizzato giunto ormai allo stadio di 'delirium tremens'".

Luce sulla zona bar

John -                   (Si alza dal tavolo, indossa il Borsalino) Alf! questo posto è davvero un cesso!

Alf -                     Dici così perché non hai ancora visto la toilette!

Colette -              (Entrando. Colette è una laida e volgare grassona) Mi hai chiamato, Alf?

Alf -                     Ho detto toilette, non Colette.

John -                   (Al pubblico) A ben guardare non c'è poi molta differenza!

Colette -              (A John. Melliflua) Preeego?

Alf -                     Dato che sei qui, fai cambiare stanza al signore e preparagli la numero 13, quella con Tiby e Toby. Svelta! srotolati! (Esce)

John -                   Chi sono Tiby e Toby?

Colette -              Due scarafaggi. Sono con noi da così tanti anni che ci siamo affezionati ma se vuoi, per te, solo per te, li schiaccerò! Con tutto il cuore! (Languida) Ho sempre sognato di accompagnare in camera il famoso John Luke e ora che ci sei, ti sarà difficile sfuggirmi!

Musica

(Colette lo agguanta e lo costringe a ballare)

DUETTO JOHN/COLETTE

John -                   È molto che sei qui?

Colette -              20 anni, e tu?

John -                   20 minuti.

Colette -              Piiiiccolo scriiiicciolo indifeso! Ma ti abitueresti anche tu a questa latrina, dopo i primi anni di schifo un bel giorno tireresti la catena e tutto ti sembrerebbe migliore!

John -                   Conosci una certa Jenny?

Colette -              Jenny... Jenny... Ma certo! Quel serpentello che fa la smorfiosa con i clienti! Lasciala perdere, non è roba per te!

John -                   E chi sarebbe "roba per me"?

Colette -              Ma io! Mio dolce detectivino! Io! Colette Immonde! La donna della tua vita che, se vuoi, potrai portare con te nel tuo mondo dorato, lassù, fra i grattacieli di Manhattan! (S'appoggia al tavolo ma lo manca e cade con un grande tonfo che viene amplificato. La musica sfuma. Buio) John!! John! Dove sei? John! Qualunque cosa accada io d'amarti non cesso! C'è una catena che ci unisce! (Esce)

La luce torna sulla zona studio

Gianluca -            (È al suo tavolo da lavoro, senza Borsalino) Alfonso!

Alfonso -             (Entrando) Sììììì?

Gianluca -            Faccio un piccolo relax. Allora, mi vuoi aiutare?

Alfonso -             A far cosa?

Gianluca -            A far colpo sulla bella vedovella.

Alfonso -             Oh, sì. Ogni promessa è debito. Sarà un'impresa difficile ma ce la faremo! Allora: (Prende un lungo scialle e lo indossa) Io sarò la vedovella, tu vai alla porta e fatti avanti. Se poi farai pena ti correggerò! (Gianluca esegue)

Gianluca -            Buongiorno!

Alfonso -             Eh, no! Perbacco! Primo errore! Non essere così precipitoso! Aspetta, prima di parlare. Fatti solamente ammirare in tutto il tuo splendore di maschio latino. (Gianluca posa alla Humphrey Bogart) Ma chi è questo bel giovanotto? Si accomodi pure!

Gianluca -            (Avanza) Buongiorno.

Alfonso -             Ma lei, ma tu non sarai mica il cuore solitario mandato dall'agenzia "Cuori Solitari" per riempire il vuoto di quest'altro solitario cuore?

Gianluca -            Be'!

Alfonso -             Be'! Dici bè! Che classe! Che fascino! Che charme! E come ti chiami?

Gianluca -            Gianluca.

Alfonso -             Gianluca! Ma non sarai mica quel Gianluca amico di Alfonso?

Gianluca -            Be'...

Alfonso -             Ah! Me l'ero subito immaginato! Una classe così s'impara solo con Alfonso!

Gianluca -            Questa scena non mi sembra molto obiettiva!

Alfonso -             (Esce dal personaggio) Ma può accadere benissimo! Dai, seriamente: fatti avanti con energia, prendimi di petto!

Gianluca -            Salve! Mio piccolo fiore selvaggio! Il destino mi ha portato fin qui ma non credevo, non speravo di trovarmi di fronte ad un bocciòlo di rosa che aspettava con ansia che qualcuno lo cogliesse!

Alfonso -             Cogliere lo vuoi?

Gianluca -            Cogliere lo voglio!

Alfonso -             Còglilo, allora! (Con ritrosia) Ma attenzione! Non c'è rosa senza spina!

Gianluca -            Non temo affatto i picchi sulla pelle quando la ricompensa è una donna come te, baby!

Alfonso -             Tu mi adùli!

Gianluca -            (Lo corregge) No, io ti àdulo!

Alfonso -             (Piccato) No! Tu mi adùli!

Gianluca -            (C.s.) Io ti àdulo!

Alfonso -             Tu mi adùli, mi adùli e mi adùli!

Gianluca -            Sì! sì! e sempre ti adulerò, mia cara... A proposito, qual è il tuo nome?

Alfonso -             (Esce dal personaggio) Come si chiama?

Gianluca -            Non lo so!

Alfonso -             Bè, allora: Se il mio nome saper voi bramate, dal mio labbro or ora ascoltate: io son Casùla che fida vi adùla che sposo vi brama sia ricca oppur grama la vita futura sarà.

Gianluca -            Zan zan!

Alfonso -             (Esce dal personaggio) Che c'entra "zan zan"?

Gianluca -            È la conclusione!

Alfonso -             (Ride) Che mattacchione!

Gianluca -            Allora? Mi sembra che così vada bene!

Alfonso -             Bè, sì: potrebbe andare bene se lei fosse un tipo romantico, ma ti potrebbe anche capitare il tipo pratico che va per le spicce e che mira al sodo! (Con le dita fa il gesto dei "quattrini")

Gianluca -            E allora?

Alfonso -             Allora torna alla porta e fatti avanti di nuovo!

Gianluca -            (Alla porta) È permesso?

Alfonso -             Sì? Chi è?

Gianluca -            Io sarei...

Alfonso -             Sì? Chi sarebbe?

Gianluca -            Quello mandato...

Alfonso -             Dove l'hanno mandata?

Gianluca -            Qui. Sono il cuore solitario.

Alfonso -             Ah, si accomodi. Il suo nome?

Gianluca -            Gianluca. Gianluca Martini.

Alfonso -             (Prende appunti) Ha a che fare col vermouth?

Gianluca -            Nnnno.

Alfonso -             Peccato.

Gianluca -            Dispiace anche a me.

Alfonso -             Non ci pensiamo. Cosa fa nella vita?

Gianluca -            Scrivo.

Alfonso -             Cosa?

Gianluca -            Romanzi... polizieschi.

Alfonso  -            E qualcuno li legge?

Gianluca -            Spero di sì.

Alfonso -             Non è una risposta esauriente. E quanto guadagna?

Gianluca -            Be', dipende.

Alfonso -             Dipende da cosa?

Gianluca -            Dalle copie che vengono vendute.

Alfonso -             Capisco. Si affida alla clemenza del lettore.

Gianluca -            Diciamo così.

Alfonso -             Diciamolo! Ed è sano? Quali malattie ha avuto?

Gianluca -            Quelle di tutti: la varicella. il morbillo, la scarlattina, la tosse cattiva...

Alfonso -             E gli orecchioni?

Gianluca -            Prego?

Alfonso -             La parotite! L'ha avuta?

Gianluca -            Credo di sì.

Alfonso -             Sarebbe bene esserne certi: non vorrei, in caso, avere dei problemi.

Gianluca -            (Si fa coraggio) Ma... parliamo di lei.

Alfonso -             Benissimo! Mi chiamo... mi chiamo Iva Partita e sono la capo-contabile di una grande azienda che verte tutta sulle mie spalle, sono una donna con due... grosse passioni: il mio lavoro che mi tiene occupata dalle ore sette del lunedì alle ore dodici del sabato, ininterrottamente; sfrutto invece il fine settimana per divagarmi un po' con la mia seconda passione: la matematica, e mi rilasso risolvendo problemi, equazioni e perfezionandomi nella quantistica; tengo a precisare che quando mi dedico al mio hobby non voglio assolutamente essere disturbata da chicchessia.

Gianluca -            Ma, scusi, allora a che le serve un compagno?

Alfonso -             Mah! Me lo sono chiesta anch'io ma da una statistica che mi sono elaborata ho riscontrato che ci sono alcuni momenti in cui provo un certo bisogno di parlare ed avere qualcuno che mi stia a sentire.

Gianluca -            Capisco.

Alfonso -             È già qualcosa. (Prende appunti) Fratelli? Sorelle? Genitori? Amanti?

Gianluca -            No - no - sì - ma stiamo scherzando?

Alfonso -             Risposta concisa e pertinente. Benissimo, lei è accettato.

Gianluca -            E a quanto ammonterà il mio stipendio?

Alfonso -             (Esce dal personaggio) Ma cosa stai dicendo?

Gianluca -            Eh, mi hai fatto un'intervista come per un'assunzione!

Alfonso -             Ti potrebbe capitare anche di questo! Come ti potrebbe capitare il tipo appassionato e focoso, non trovi? Coraggio! Torna all'ingresso. (Gianluca agisce) Sìì? Chi è?

Gianluca -            Il cuore solitario.

Alfonso -             (Si alza di scatto e si precipita verso Gianluca, lo abbraccia e lo bacia appassionatamente) Ooooh! Finalmente sei arrivato! Cuoricino desideroso di unirsi ad un altro palpitante cuore che sta bramando di fondersi in un unico... organo! (Gianluca si divincola e riesce a liberarsi)

Gianluca -            Ehi! stiamo calmi! non sia così precipitosa!

Alfonso -             Ma sono anni che attendo questo momento! Orsù non indugiamo! (Lo trascina con sé)

Gianluca -            Un momento di pazienza! Ancora non conosco nemmeno il tuo nome!

Alfonso -             Mi chiamo Assa Tanata.

Gianluca -            Piacere, Gianluca Martini.

Alfonso -             Tu mi farai ubriacare! E ora che le presentazioni sono state fatte... vieni qui, cucciolone morbidone, ché io ti prenda tra le mie braccia e non ti lasci più finché il mio animo e il mio corpo non siano completamente esausti! (Gianluca scappa, Alfonso lo rincorre)

Gianluca -            Alfonsoooo!!!

Alfonso -             Sììì?

Gianluca -            Non ti pare di stare esagerando?

Alfonso -             Nemmeno per sogno! È una situazione probabilissima, con tutte quelle donnacce vogliose di maschietti come te!

Gianluca -            Be', vediamo di considerarla solo come ultima chance! (Esce)

Alfonso -             Fai come ti pare ma non sottovalutarla troppo! Sapessi com'è cattivo il mondo!

Narratore -           (Entra. Rivolto al pubblico) Che belle istruzioni gli ha dato Alfonso, eh?

Alfonso -             Perché, avevi forse dei dubbi sulle mie capacità? A proposito, ma tu chi sei?

Narratore -           Il narratore di questa storia!

Alfonso -             (Lo squadra) Carino!! Ma non potresti entrare e far parte dell'intreccio? Visto che Gianluca se ne andrà potresti venire tu ad abitare con me.

Narratore -           No, grazie ma non è possibile, io non dovrei nemmeno parlare, con voi personaggi.

Alfonso -             Ma via, su! Facciamo uno strappo! Tutt'al più che cosa mai ti potrebbe succedere?

Narratore -           Oh, che nel secondo atto l'autore non mi farebbe più entrare in scena!

Alfonso -             Accipicchia! Sarebbe come ucciderti!

Narratore -           In un certo senso...

Alfonso -             Questi autori non hanno cuore! Che peccato! Una bella amicizia troncata sul nascere! (Esce lanciandogli un bacio che il narratore non disdegna)

Narratore -           (Tra sé) Dispiace anche a me! Be', sarà per un'altra volta. Pazienza. È il destino di noi narratori che non siamo né spettatori né personaggi, né carne né pesce, né questo né quello... Mah! (Esce)

(Si sente il rumore amplificato dei tasti della macchina da scrivere che poi sfumano)

Luce sulla zona bar e resta accesa nella zona studio

Colette -              (Entrando) Jenny! Jenny! Corpo di mille rotoli! Dove sei?

Jenny -                 (Entrando) Cosa c'è?

Colette -              Ah! Mi chiedi cosa c'è?! Brutta sgualdrina! Lei che non si degna nemmeno di parlare coi clienti del locale si permette di fare la svenevole nientepopodimenoche con John Luke!

Jenny -                 Ma io lo amo!

Colette -              (Ride sguaiatamente) Lo ami!! Ma stai scherzando? Come può una ranocchia, amare un superman!

Jenny -                 Ma la ranocchia potrebbe trasformarsi in una principessa!

Colette -              (Ride sguaiatamente) Una principessa! Tu? Ma non farmi pisciare addosso! Miss Mondezza!

Jenny -                 Dice il poeta: "Dai diamanti non nasce niente, dalla mondezza nascono i fior"!

Colette -              E da te cosa nasce? La gramigna!?

Jenny -                 Sarà pure gramigna ma lui la gradirà lo stesso!

Colette -              Io ti giuro che non lo vedrai mai più! Ti farò restare vita natural durante a pulire questo posto e sarò io a volare verso l'amore con lui che mi porterà a Manhattan lontano da questo schifo!

Jenny -                 No! no! Ti prego! Non farmi questo! Dimmi di no!

Colette -              Invece sì! Piccola arrivista fetente! Troppi cessi dovrai pulire prima di migliorare la tua lercia condizione! (Le getta un secchio e uno straccio e la obbliga a pulire in terra mentre lei si mette alla macchina da scrivere)

Jenny -                 Regina reginella/quanti cessi devo fare/per fuggir da 'sto letame/e raggiunger la mia stella?

Colette -              (Battendo a macchina) Passerai la vita intera/sempre in questa pattumiera/sempre china a pecoroni/con i sorci e scarafoni/mentre io con gran goduria/scorderò questa sozzuria/orsù, via! tempo non perda/presto via da questo sporco/sciolgo pure lo chignon/e mi sposerò Luke John!

Jenny -                 (Prende il posto di Colette alla macchina da scrivere) Me meschina e sfortunata/che mi son impantanata/senza dirlo a mio cugino/in 'sta specie di casino/con un capo ch'è un buzzurro/mentre il mio principe azzurro/a Manhattan se ne andrà/e di me si scorderà/ Accidenti e poi mannaccia!/brinderanno alla mia faccia/e lui prenderà una sbronza/per Colette, quella gran perfida!

Colette -              Via, di sopra! Su! Sgualdrina!/va' e pulisci la latrina/ché il tuo posto è solo quello/in 'sta specie di bordello! (Caccia Jenny uscendo a sua volta)

Si spegne la luce sulla zona bar

La musica sfuma

Gianluca -            (Entra e si mette alla macchina da scrivere dove vede il foglio battuto) E questo chi l'ha scritto? Alfonso! Alfonso!!

Alfonso -             (Entra) Cosa c'è da urlare tanto?

Gianluca -            Sei stato tu a scrivere queste cose?

Alfonso -             Non mi permetterei mai di mettere mano nei tuoi romanzi, a meno che tu non me lo chieda. Soprattutto ora che il nostro sodalizio sta per terminare!

Gianluca -            (Strappando il foglio) Ma fammi il piacere! Sodalizio!

Alfonso -             Sentilo! Sentilo! Dopo che gli ho tenuto anche lezioni di comportamento con la vedovella del mistero! Sei un irriconoscente!

Gianluca -            Sentilo, sentilo come rinfaccia! Per avermi detto due cose che non so nemmeno fino a che punto potranno essermi utili!

Alfonso -             Oh, bè! certo che se darai sfogo alla tua personalità l'incontro sarà certamente un disastro! (Esce)

Gianluca -            (Batte a macchina) Le sfacciate profferte della laida Colette non fecero che aumentare il desiderio di John di rivedere Jenny, l'unica cosa bella in quel lercio ambiente. Ma, nonostante quel locale non fosse certamente l'Hilton per grandezza e numero di camere, egli non riusciva mai ad incontrarsi con lei. John sentiva come una forza avversa incombere sul loro amore.

Alfonso -             (Entrando) Hai finito di scrivere quelle stupidaggini?

Gianluca -            Sei ancora offeso? Be', ti chiedo scusa. Ritiro tutte le brutte cose che ti ho detto, non pensiamoci più.

Alfonso -             E va bene. Perdonato. Bacino?

Gianluca -            Qua la mano! (Si stringono la mano)

Alfonso -             Be'! È stata una giornata veramente intensa. Che ne dici di finirla qui e andare (Sbadiglia) a letto?

Gianluca -            Sì, è una buona idea. Abbiamo lavorato sodo e poi, domani, avrò il fatidico incontro con la vedovella. Buonanotte, Alfonso.

Alfonso -             Buonanotte, Gianluca!

(Gianluca esce a destra e Alfonso lo segue: subito dopo Gianluca entra e riesce dalla porta di sinistra; Alfonso fa la stessa cosa. Gianluca rientra dalla porta di sinistra e sta per uscire da quella di destra quando si accorge che Alfonso lo sta ancora seguendo. Gianluca lo ferma)

Gianluca -            Allora, anche stasera, come tutte le sere, io dormo qua (Indica la porta di destra) e tu dormi là (Indica la porta di sinistra) Buonanotte.

(Appena Alfonso scompare dalla porta di sinistra, Gianluca esce da quella di destra)

Alfonso -             (Da fuori) Insensibile!

FINE DEL PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

Luce sulla zona studio

Gianluca -            Oggi è finalmente il grande giorno! Oggi incontrerò la mia bella vedovella e le dirò:

Alfonso -             (Entrando) Che travaglio! Che travaglio questa notte! Non ho fatto altro che girarmi e rigirarmi nel mio lettino, ossessionato da un incubo che ho ancora ben vivo nella mente! Pensa, Gianluca, mi trovavo in un deserto sotto un sole cocente e arrancavo alla ricerca di un'oasi; stavo per perdere ogni speranza quando, in lontananza, scorsi un beduino su di un cammello, bellissimo! Il beduino, non il cammello! Bellissimo ed altissimo, con la pelle bruciata dal sole! Mi avvicino per chiedergli un po' d'acqua ma questi scompare lasciandomi a tu per tu con l'enorme cammello con due gobbe che sembravano due mongolfiere. Hai presente?

Gianluca -            Le gobbe?

Alfonso -             Ma no! Le mongolfiere! Io cerco di allontanarmi ma il cammello mi si fa sempre più vicino, con il suo enorme corpo, fino a gettarsi su di me e a schiacciarmi sotto il suo peso!! Orribile, non trovi?

Gianluca -            Saranno stati i due chili di cuscus che ti sei trangugiato ieri sera!

Alfonso -             Devi sempre trovare delle squallide spiegazioni ad ogni cosa! Chissà che invece tutto ciò non abbia un significato recondito, non sia una premonizione di qualcosa che accadrà. (Esce)

Gianluca -            (Indossando il Borsalino e diventando John) Allora, le dirò:

Luce sulla zona bar

                            Stella splendente/il cuore mio ardente/palpìta per te!

Alf -                     (Entra con la parannanza È impaurito) John Luke, qui fuori ci sono due loschi figuri con tanto di mitra che chiedono di te!

Voce f.s. -            John Luke!

John Luke -         Oui, c'est moi! (Esce)

Alf -                     (Osserva la scena che avviene al di fuori) Sì, dai! Così! Colpiscilo in basso!... (Contrariato) Ma non intendevo alle caviglie!... Dagli di destro! Ora di sinistro! Dagli! Dagli! Strappagli tutti i bottoni del doppio petto! (Si sentono spari e raffiche di mitra) Ehi! Ma voi giocate pesante! Attenti alla carta da parati!

John Luke -         (Rientra togliendosi la polvere dalla giacca) Piccoli killer inconcludenti! Mi dispiace per il tuo vaso cinese, Alf.

Alf -                     Ma era un "Ming"! un grosso "Ming"! (Esce correndo)

John Luke -         Ah! Questo posto sta diventando troppo pericoloso per la piccola Jenny! (Schiocca imperiosamente le dita)

Appare Jenny

Musica

Jenny -                 John!

John Luke -         Jenny!

Jenny -                 John!

John Luke -         Jenny!

Jenny -                 John!

John Luke -         Jenny! (Si abbracciano nella penombra che viene a crearsi. Entra il Narratore)

Narratore -           John e Jenny. Eh sì! Quando John Luke decide di farla finita non ci sono mitra né pistole né grossi Ming che tengano! Perché lui è un duro, signori miei, ed è in questo modo che il sudato romanzo di Gianluca potrà avviarsi alla conclusione, ora che i malvagi sono stati liquidati e Jenny è stata ritrovata. Quel che ancora non sappiamo e che maggiormente ci interessa è come finirà la realtà che è sempre più complicata della finzione: Che cosa accadrà tra Gianluca e la vedovella? e ad Alfonso, quando resterà solo? E di me? che ne sarà? Non ci resta quindi che aspettare il finale della storia! A più tardi, miei cari! (Esce)

Luce su John e Jenny

Jenny -                 John!

John Luke -         Jenny!

Jenny -                 John!

John Luke -         Jenny! Sei proprio tu?

Jenny -                 Sì, John!

John Luke -         Oh, Jenny! Niente e nessuno potrà mai più separarci! Vai, ora, prendi le tue cose e andiamo via! (Jenny Esce)

La musica sfuma

Gianluca -            (Si toglie il Borsalino e si avvia verso l’uscita del suo studio che è in penombra) Accidenti com'è tardi! Alfonso! Io vado! (Esce)

Alfonso -             (Da fuori) Mi raccomando! Sii giudizioso! Pensa a me!

Luce sul salotto di Matilde

Matilde -              (Entra. La signora Matilde non è che una Colette lievemente più raffinata È intenta a rileggere la propria descrizione che ha mandato all'agenzia per cuori solitari) "Bella vedovella sta aspettando il suo nuovo principino con cui dividere la vita e il suo bel castello" 'Agenzia per cuori solitari'… Ed egli verrà qui! Il mio bel pretendente! Che impressione gli farò? (Chiama) Giannina!!

Giannina -            (Entra con il grembiulino da cameriera) Dica, signora.

Matilde -              (Con atteggiamento fatale) Che impressione gli farò?

Giannina -            A chi, signora?

Matilde -              Ma come, a chi!? Al mio nuovo pretendente!

Giannina -            Be', non saprei. Sicuramente impressione gli farà!

Matilde -              Ma sentite! Sentite che maniera di rispondere ha questa viperetta! Questa ragazza possiede il potere di farmi scordare che sono una signora!  (Giannina sta per uscire) Aspetta! Rimani qui! Giannina, cos'hai fatto stamattina?

Giannina  -           Prego?

Matilde -              (Spazientita) Giannina Romane, cos'hai fatto stamane? (Va a controllare il grado di pulizia dell'ambiente guardando Giannina minacciosamente)

Giannina -            Le solite cose, signora: ho rifatto i letti, ho spolverato, sono andata a fare la spesa e ho cominciato a preparare il pranzo.

Matilde -              Sei sicura di avere spolverato tutto con cura?

Giannina -            Certo, signora. Come al solito!

Matilde -              Bugiarda! Mentitrice! Guarda qui! Guarda qui che roba! Tracce di polvere dappertuttovunque! Quante volte ti debbo dire che sono allesbica alla polvere domestica?

Giannina -            (La corregge) Si dice "allergica", signora.

Matilde -              E che non sopporto il benché minimo granello! L'intera villa deve risultare completamente ascetica!

Giannina -            (La corregge) "Asettica", signora.

Matilde -              Silenzio! Dopo che fai la fannullona osi anche contraddirmi? Per non parlare dei soprammobili che ogni giorno, vedi? trovo spostati di parecchi centimetri! Sei una pasticciona! e sciatta! Guarda lì come sei conciata! Sistemati l'abito e i capelli e renditi più presentevole! Almeno oggi! Via!

Giannina -            Sì, signora. (Esce)

Matilde -              Ah! Le domestiche del giorno d'oggidì sembra che facciano tutto per dispetto! Non avevo certo queste preoccupazioni nella casa che gestivo anni fa! La bella casa di cui ero la gestante! Tutto pulito, organizzato, le ragazze rispettose, disponibili. E i clienti? Che signori! Eeeh! Quelli sì, erano bei tempi! Non ci sono più le case di una volta!

Giannina  -           (Entrando) Scusi, signora.

Matilde -              Cosa c'è, ora? Hai rotto qualcosa?

Giannina -            No, signora, volevo solo chiederle se per secondo preferisce il pollo oppure i baltinsocca... i socchinb... i salbintoc... gli involtini.

Matilde -              Ma che domande mi fai? Ma il pollo, Giannina, il pollo! A proposito, fra poco dovrebbe giungere il mio pretendente, vedi di accoglierlo garbatamente, con la massima educazione e cortesia!

Giannina -            Certo, signora. Con permesso. (Si avvia)

Matilde -              Ah!

Giannina -            Sì, signora.

Matilde -              (Ci ripensa) Niente, niente, vai pure. Ah!

Giannina -            Dica, signora.

Matilde -              Portami... niente, niente, vai pure. Ah!

Giannina -            Dica, signora.

Matilde -              Vieni qui, anzi no, vai pure.

Giannina  -           Sì, signora. (Si avvia)

Matilde -              (Grida) Giannina!!

Giannina -            (Ha un sobbalzo) Ah! (Si volta verso Matilde)

Matilde -              Sì, signora!

Giannina -            Niente, vado pure! (Esce)

Matilde -              Ah, che gioventù! Che gioventù! Giannina!

Giannina -            (Entra) Dica, signora.

Matilde -              (Pavoneggiandosi nella sua laida grassezza) Come mi trovi?

Giannina -            In che senso, signora?

Matilde -              Pensi che io sia adeguata a ricevere il mio pretendente e probabile futuro marito?

Giannina -            Certo, signora, è bell... è decorosa.

Matilde -              Vai, vai, sciacquetta! (Giannina Esce) (Matilde diventa sempre più nervosa per l'attesa) Giannina!!!

Giannina  -           (Entra) Dica, signora.

Matilde -              Mi raccomando, voglio l'insalata, insieme ai saltimbocca!

Giannina  -           Ma, signora, mi ha appena ordinato il pollo!

Matilde -              Che cosa ti ho ordinato, io? Ma tu sei scema! Io non ho mai sopportato il pollo! Ho detto che voglio i saltimbocca alla romana!

Giannina -            Sì, signora (Esce)

Matilde -              Io la licenzio, quella lì! Farmi mangiare i saltimbocca dopo che le ho detto e ridetto che voglio un pollo allo spiedo! (Chiama) Giannina!! Giannina!! Ma dov'è quella disgraziata? Giannina!! È pronto l'arrosto misto? (Esce) (Si sente bussare alla porta. Entra Gianluca che si mette in posa secondo i consigli di Alfonso. Ha in mano un mazzo di fiori che tiene nascosto dietro la schiena.)

Gianluca -            (Bussa) È permesso? Ehm! ehm! È permesso? (Ribussa) È permesso? C'è nessuno in casa? (Ribussa) Si può? C'è nessuno in casa? (Nel portare davanti a sé il mazzo di fiori che tiene dietro la schiena spazza via tutti i soprammobili che stanno su di un tavolino posto accanto all'ingresso; ha un attimo di panico che lo fa scendere di corsa i tre gradini della porta ma inciampa, lascia cadere i fiori, con la destra cerca di aggrapparsi ad una lampada a stelo, ribaltandola, e con la sinistra si appoggia ad un tavolino davanti a sé che ugualmente si ribalta con tutte le cose che ci sono sopra. Entra Matilde)

Matilde -              Cos'è questo casino? (Vede il disastro e Gianluca a gambe all'aria) Oh, cielo! Che cosa è successo?

Gianluca -            (Si alza, vede Matilde e ha un sobbalzo per lo spavento) Mi scusi, signora, ho inciampato nei gradini. (Per indicare i gradini si gira con il braccio teso e dà una spinta ad una statua che riesce a non far cadere abbracciandosi ad essa)

Matilde -              Ma lei chi è?

Gianluca -            (Ricomponendosi e raccogliendo il mazzo di fiori ridotto maluccio) Sono... sono... Gianluca Martini.

Matilde -              E chi è?

Gianluca -            Il cuore solitario.

Matilde -              Ah! Tipo focoso, eh? Si accomodi pure.

Gianluca -            (Si va ad accomodare muovendosi come in un negozio di cristalleria) Lei è la mamma della vedovella?

Matilde -              No! Io sono la vedovella!! (Gianluca ha un altro moto di spavento)

Gianluca -            Ooooh! (Porgendole i fiori) Mi scusi ma non la facevo così...

Matilde -              Così...?

Gianluca -            Ecco... (Si mette in posa) Salve! mio piccolo fior.. mio cespuglio di fiori selvatici! Il destino mi ha portato fin qui ma non credevo, non credevo proprio di trovarmi di fronte ad un boccio... ad un mazzo di... rose che aspettava con ansia che qualcuno lo cogl...

Matilde -              Lo cogl...?

Gianluca -            … esse, lo cogliesse.

Matilde -              Ma attenzione! Non c'è rosa senza spina!

Gianluca -            Non temo affatto i pungiglioni nella carne quando la condann... la ricompensa è una donna come te, big baby!

Matilde -              Oh! Focoso e romantico, il mio pretendente! Ordunque?

Gianluca -            Aaah! sì! Orbene, siamo qua. Io sono Gianlini Martuca... Gianluca Martini.

Matilde -              Me l'ha già detto, io, contrariamente, mi chiamo Colletta, signora Matilde Colletta. Vedova.

Gianluca -            Mi dispiace.

Matilde -              A me, invece, non me ne fre... non mi dispiace affatto! (Ride sguaiatamente)

Gianluca -            Adesso che ci penso, neanche a me. (Risolino)

Matilde -              Non mi dispiace perché ormai ci sono abituata.

Gianluca -            In che senso?

Matilde -              Mi sono già morti tre mariti! (Nel frattempo, nell'altro appartamento, in penombra, Alfonso appare nervoso. Entra ed esce di scena)

Gianluca -            Sa... salute!

Matilde -              È questione di fisico, sa? E lei?

Gianluca -            Io no. (Si schermisce) Sono ancora signorino!

Matilde -              (Svenevole e patetica) Ma che caso fortunato!! E che cosa fa? che cosa fa di bello?

Gianluca -            Lo scrittore.

Matilde -              Lo scrittore!!!!! Che bravo!! Ma uno scrittore... che scrive?

Gianluca -            Be'...

Matilde -              Che bello!! Io, invece, sono una semplice donnina di casa. Una volta la tenevo, una casa, ma ormai è chiusa! Oddio, era chiusa anche quella volta là ma, ormai, sa, le leggi... della natura!

Gianluca -            Già, le leggi... be'... (Guarda l'orologio) ora devo andare.

Matilde -              Ma come? Già se ne va? Rimanga ancora un po', conosciamoci meglio. Sono tanto sola! Lei vive con la mamma?

Gianluca -            No, con Alfonso, cioè, divido un appartamentino con un mio amico.

Matilde -              Che si chiama Alfonso! Che bello! Ma dimmi, ti piacerebbe venire ad abitare in una villa come questa? dove non ti mancherebbe niente e avresti tutto il posto che vuoi per scrivere i tuoi bei libri?

Gianluca -            Be', forse è un po' prematuro parlare di questo, ci dovrei pensare un po' su. (Si alza) Mi dia un anno.

Matilde -              Un anno???!!!

Gianluca -            Volevo dire... un mesetto!

Matilde -              (Rimettendo Gianluca a sedere) Un mesetto. Va bene, ma in questo periodo dovrai venire a trovarmi tutti i giorni. Notte e dì!

Gianluca -            Ma io ho il mio lavoro!

Matilde -              Verrai a lavorare qui! Io ho una bellissima macchina da battere donatami quar... trent... qualche anno fa dal Duca De Bosciat, mio carissimo amico! Quanto ho battuto... su quella macchina!

Gianluca -            Ne sono sicuro! (Si alza) Oh! com'è tardi!

Matilde -              (Lo rimette a sedere) Ma che tardi! Che tardi! C'è qualcuno che ti aspetta a casa?

Gianluca -            No, ma...

Matilde -              E allora? Gradisci un liquorino? (Grida) Giannina!! Giannina!! Per la tua... (Si riprende) datrice di lavoro dovresti essere più solletica! (A Gianluca) Che servitù! che servitù!

Gianluca -            Che servo io?

Matilde -              (Ridendo) Ma no, dicevo: che domestici! Non ci sono più i servi di una volta! Giannina!

Giannina -            (Entrando) Dica, sign... (Vede Gianluca e ne rimane affascinata, idem per Gianluca)

Matilde -              Giannina! Sveglia! Porta un liquore al signore, presto!

Giannina -            Sì, signora. (Esce sempre con gli occhi su Gianluca)

Matilde -              (Alludendo a Giannina) È una povera ragazza perduta che ho trovato e raccolto per compassione in un localaccio di infimo ordine. Per carità.

Gianluca -            Ma si figuri!

Matilde -              No, dicevo che l'ho raccolta per pietà!

Gianluca -            Ah, capisco. (Guardando verso la porta da cui è uscita Giannina) Però è una bell...

Matilde -              Eh?!

Gianluca -            È cari...

Matilde -              Eh?!

Gianluca -            È una... cameriera... abbastanza... solerte!

Matilde -              Solerte, sì, dipende dai giorni, oggi per esempio è abbastanza nuvolosa! Chissà cosa le sta passando per la testa...

Gianluca -            Perché non mi mostra la sua macchina da scrivere?

Matilde -              Ma certo!!! Aspetta qui, non te ne andare, sai? (Esce tra mille moine)

Gianluca -            Nonnò!

Giannina -            (Entra) Il suo liquorino, signorino.

Gianluca -            (Affascinato) In questo bicchierino?

Giannina -            (C.s.) Sì, signorino.

Gianluca -            Perché non bevi con me?

Giannina -            Oh, no! grazie, io non bevo!

Gianluca -            (Estrae un pacchetto di sigarette) Una sigaretta?

Giannina -            Oh, no! grazie, io non fumo!

(Entra il Narratore)

Gianluca -            (Estrae un libretto) Un libretto?

Giannina -            Oh, no! grazie, io non leggo!

Gianluca -            (Estrae una penna) Una penna?

Giannina -            Oh, no! grazie, io non scrivo!

Gianluca -            Allora cosa vorresti da me?

(Durante tutta la prossima battuta del narratore Gianluca estrae dalla giacca ogni genere di oggetti che Giannina rifiuta negando col capo)

Narratore             Giannina sa bene che cosa vuole da Gianluca ma non osa chiederglielo, si decide, infine, solo grazie a me, al narratore, che con un gesto impercettibile può cambiare il corso del destino. (Il narratore dà una spinta a Giannina che cade addosso a Gianluca, baciandolo)

Giannina -            (Si alza insieme a Gianluca) Mi sembra di conoscerti da sempre!

Gianluca -            Anche a me fa lo stesso effetto. Come ti chiami?

Giannina -            Giannina, ma gli amici mi chiamano Jenny.

Gianluca -            (Esultante) Jenny! Jenny! Sapevo che prima o poi ti avrei trovata!

Matilde -              (Da fuori) Gianluca!! Arrivo!!

Giannina -            Oh, arriva la belv... la signora! Scusami ma devo andare di là!

Gianluca -            Ci rivedremo?

Giannina -            Sì. (Esce)

(Gianluca si mette a raccogliere tutti gli oggetti offerti a Giannina)

Narratore -           Avete visto com'è piccolo il mondo e come è labile il confine tra sogno e realtà? Chi avrebbe mai detto che anche in questa arida vita qualche volta i John possono incontrare le loro Jenny? Semplice fortuna? Pura predestinazione? Chi lo sa? Certo è che solo io sono destinato a restare così qual mi vedete: per sempre un semplice narratore che s'intrufola nelle vite altrui e che silenziosamente ne esce. (Esce)

Matilde -              (Entra con la macchina da scrivere) Con chi stavi parlando?

Gianluca -            Oh, niente, era il narratore.

Matilde -              Ecco, caro Gianluca, questo sarà il tuo nuovo strumento di lavoro, ti piace?

Gianluca -            Mo... molto.

Matilde -              Allora provala!

Gianluca -            Adesso?

Matilde -              Certamente! (Esce)

Gianluca -            (Inserisce il foglio e comincia a battere) "John Luke ne aveva fin sopra il Borsalino di quel letamaio, non voleva altro che pagare il conto e andarsene verso zone meno infette. In mente aveva solo lei: Jenny."

Il ticchettio della macchina viene amplificatopoi sfuma

Gianluca indossa il Borsalino

Luce sulla zona bar

                            Alf!! Alf!! Dove si sarà ficcato quel mezzo venditore di sciacquabudella? Alf!

Colette -              Cerchi Alf, caro? È in cantina a distillare il suo intruglio che si ostina ad etichettare come whisky. Se hai bisogno di qualcosa ci sono qua io. Io ho tutto!

John Luke -         Sì, però mal distribuito.

Colette -              Potresti pensarci tu a rimettere le cose a posto. So che hai sempre risolto anche i casi più difficili!

John Luke -         Lasciamo stare. Volevo solamente saldare il conto, mi sono trattenuto anche troppo, in questo porcile notturno!

Colette -              Come ti capisco, baby! Andiamocene insieme, tu ed io, scordiamoci il passato e cominciamo una nuova vita, vuooooi?

John Luke -         Il colesterolo deve averti dato alla testa, piccolona! Io sono un detective, non un domatore di elefanti! Poi ho trovato Jenny e ho visto in quali miserrime condizioni la tenevi segregata, brutta cloaca putrescente! Vade retro! Go back! Tira la catena e sparisci dalla mia presenza!

Colette -              Ah, sì? La metti su questo piano? La metti su questo tono? La metti sotto questo aspetto? La metti in questi termini? La metti su questo tenore?... Dove stracavolo la metti??

John Luke -         La metto dove cavolo vuoi, basta che tu vada via!!

Colette -              Alf!! Alfuccio!! La tua Colette non è mai stata tanto offesa in vita sua!

(Entra Alf e Colette si ripara dietro di lui con ben poco successo)

Alf -                     Che cosa hai fatto alla mia piccola Colette?

Colette -              (Da dietro Alf) Mi ha detto che sono una cloaca!

Alf -                     (A John, minaccioso) È vero? (A Colette) Ti ho sempre detto che non devi dare confidenza a certa gente! Il tuo posto è qui, vicino a me! Ora lasciaci soli che me la sbrigherò in due secondi, con questo bellimbusto! (Colette Esce) (Alf guarda John con occhi minacciosi. John guarda Alf.)

John Luke -         Allora?

Alf -                     Che cos'è una "cloaca"?

John Luke -         "Cloaca"… è una parola polacca, significa "pupa".

Alf -                     Tutto qui?

John Luke -         Tutto qui. (Estrae i soldi) E questo è il denaro che ti devo. (Si toglie il borsalino e passa nel salotto di Matilde)

Alf -                     (Tra sé, andandosene) Benissimo, allora. (Grida a Colette che è fuori) È tutto a posto, stai tranquilla, mia bella cloaca! (Esce)

Luce sul salotto di Matilde

Matilde -              (Riappare) Allora? Scrive ancora bene?

Gianluca -            Benissimo! Ma vedi, non so se potrò mai usarla.

Matilde -              Non dire scioccherìe! Ora vai a casa, se proprio devi, ma rifletti bene su quello che ti ho detto e mi raccomando: da domani ti voglio vedere tutti i giorni qui! (Gianluca si avvia verso l'uscita) Au revoir, mon amour! E fai attenzione!

Gianluca -            A che cosa?

Matilde -              A non ribaltare qualcos'altro! (Ride sguaiatamente) (Gianluca esce) Giannina!! Per la tua... Giannina!!!

Giannina -            (Entra) Dica, signora.

Matilde -              Giannina, puoi considerarti licenziata!

Giannina -            Ma che cosa ho fatto di male, signora? (Gianluca appare nell'angolo di sinistra, in casa sua, alla macchina da scrivere)

Matilde -              Che cosa hai fatto di male?! E hai pure il coraggio di chiedermelo? Ho visto, sai, con quale sfrontata sfacciataggine guardavi il mio corteggiante, piccola spudorata! Io non voglio più sgualdrine in casa mia! Ne ho già viste fin troppe! Via!

Giannina -            Sì, signora. (Esce)

(Campanello)

Matilde -              E adesso chi sarà? Giannina!! La porta!! Giannina!! Ah, che servitù! Appena licenziata non si fa nemmeno più vedere! (Va ad aprire la porta)

Alfonso -             Buongiorno, signora, è qui il signor Martini?

Matilde -              (Colpita da Alfonso) È uscito da poco. Ma lei chi è?

Alfonso -             (Colpito da Matilde) Sono un suo amico, lei è la vedovella?

Matilde -              (Lusingata) Come ha fatto ad indovinare?

Alfonso -             La immaginavo proprio così!

Matilde -              Lei non sarà mica il signor Alfonso?

Alfonso -             Precisamente! Come ha fatto ad indovinare?

Matilde -              La immaginavo proprio così! Si accomodi pure! Se è amico di Gianluca sarà certamente una personcina deliziosa!

Alfonso -             La ringrazio della fiducia, mia signora, ma ho anch'io i miei difettucci.

Matilde -              Ma cosa mi dice?! Lei, dei difetti?! Si vede subito che è un gran signore!

Alfonso -             Signorino.

Matilde -              Oh, sì! Bene! Gradisce un liquorino? (Usa la bottiglia e i bicchieri rimasti sul tavolino)

Alfonso -             Grazie. Sono venuto qui perché ero un po' in ansia per Gianluca, sono stato in pena fin ad ora, avrà notato che è un tipo... poco pratico, di certe cose.

Matilde -              Sì, ma è tanto caro! e l'ho visto così insicuro, indeciso, indifeso...

Alfonso -             Imbranato. Sì, sì, è lui, Gianluca è proprio così!

Matilde -              Lei deve essere tutto il contrario, invece.

Alfonso -             Beh, io sono differente.

Matilde -              Oh, si vede! È proprio per questo che m'ha subito colpito!

Alfonso -             Dice davvero?

Matilde -              Certo! Lei ha un qualche cosa che non so spiegare ma che in un certo senso mi attrae.

Alfonso -             La attrae? Oh! potrei dire altrettanto di lei, signora! (Fra sé) Ma che cosa sto dicendo?

Matilde -              Chiamami Matilde!

Alfonso -             Se tu mi chiami Alfonso!

Matilde -              Affare fatto! Alfonso! (Si mettono a conversare sottovoce)

Narratore -           (Entrando) Mai mi era successo di assistere ad un cambiamento così totale e repentino! Che cosa è avvenuto, Alfonso? E dire che eri così... perfetto! Che cosa ti è successo? (Esce)

DUETTO ALFONSO/MATILDE

Alfonso -             Ma che cosa m'è successo?/Io non sono più me stesso!/Sì colpito in un momento/da codesto sacramento/che non so sicur vedere/s'è una donna o un corazziere!/ Ho una grande confusione/e una strana sensazione/d'esser tutto trasformato/e di essere cambiato/ non so cosa sia successo/ma non sono più me stesso!

Matilde -              Mi ha colpito a ciel sereno/qui nel cuore un gran baleno/e ho sentito per Alfonso/un ardore tanto intenso!/Che cos'è 'sta frenesia/che mi porta quasi via/e mi causa 'sto languore?/Non sarà mica l'amore?

Giannina -            (Entra. Ha in mano due valigie) Signora, io vado.

Matilde -              Dove, mia cara?

Giannina -            Vado via, mi ha licenziata!

Matilde -              Oh, sì, ma prima fammi un piacerino, gioia, telefona al signor Gianluca Martini e digli di venire subito qui. (Giannina esce)

(Si vede Gianluca, nella penombra del suo studio, che parla al telefono poi esce)

(Ad Alfonso) Per onestà dovremo spiegargli che cosa ci è successo, non trovi?

Alfonso -             (Indossa il Borsalino di John Luke) Hai ragione, pupona, è bene chiarire le cose, ma non ti preoccupare, queste sono faccende che si risolvono, come si dice… tra uomini.

Matilde -              Oh, Alfonso! sei tanto...

Alfonso -             (La interrompe) Anche tu sei tanta! Sei tu che inconsciamente cercavo! La tua energia, la tua forza, la tua personalità, la tua possanza, la tua stazza, la tua graziosa enormità, baby! (Si abbracciano)

(Campanello)

Giannina entra e si precipita alla porta dove compare Gianluca e lo abbraccia.

Matilde -              Cosa significa questo abbraccio?

Giannina -            Significa che ci amiamo e che a giuste nozze conlov... vonloc... convelo... e che ci sposeremo!

Gianluca -            Mi scusi, signora, ma senza volerlo, proprio in casa sua ho incontrato la donna dei miei sogni ma... John Luke! Che ci fai, tu, qui?

Alfonso -             (Si toglie il cappello) Non sono John Luke, sono Alfonso!

Gianluca -            Alfonso!?!?

Alfonso -             Sì, Gianluca. Appena ho conosciuto Matilde ho sentito come una voce che mi diceva: “quella è la tua dolce metà!” Poi si è corretta e ha aggiunto: “i tuoi tre quarti!”

Gianluca -            Non starai mica scherzando?

Alfonso -             Ho mai scherzato su queste cose?

Gianluca -            Sono stupìto!

Alfonso -             E poi?

Gianluca -            Sorpreso!

Alfonso -             E poi?

Gianluca -            Sbalordito!

Alfonso -             E poi?

Gianluca -            Esterrefatto!

Alfonso -             Non ti so dar torto. Lo sono anch'io, credimi!

Gianluca -            Ma, Alfonso, non avrei mai creduto che tu andassi anche... che volessi pure... che potessi inoltre... be', sono contento! Auguri e figli... maschi!

Alfonso -             Anch'io sono contento per te e ti ringrazio per l'opportunità che mi hai dato d'incontrare la mia anima plurigemellare!

Gianluca -            Grazie anche a te, di tutto! (Esce con Giannina)

Alfonso -             Addio, piccolo scrittore solitario. Addio Raymond Chandler dell'Olivetti 32! Ce l'hai fatta anche tu! (Esce con Matilde)

Narratore -           (Entra. Indossa il Borsalino di John Luke e si comporta quasi allo stesso modo) Nella calda luce di quel chiaro pomeriggio autunnale le due coppie si allontanarono felici verso una nuova vita. Gianluca con il suo amore sempre cercato, Alfonso con il tipo di amore che lo avrebbe reso felice. Tutto si concluse così, in quell'autunno che faceva prevedere un caldo inverno per tutti e quattro. Solo il narratore restò solo, col cuore spezzato e tanta amarezza nell'animo. Ma tant'è, domani è un altro giorno. "As time goes by..."

(Si odono le note di uno struggente blues. Il narratore si allontana canticchiando sulle note della musica che lo accompagna)

SIPARIO

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