Celebrità

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CELEBRITA’

Una scena

di giuseppe faraci

PERSONAGGI

TEODORO

YVONNE

Commedia formattata da

Quando in un colloquio tra innamorati o tra amanti ci si stanca di scam­biarsi teneri baci, si ricorre alla conversazione. Un argomento non è pre­sto trovato ma il timore di rimanere per due motivi con la bocca inerte smuote l'estro. I colloqui d'amore non sono certo il pretesto migliore per un'accurata disamina sulla psicologia dei cani idrofobi o per una severa esegesi di un testo azteco o per una elaborata dissertazione sul teatro universale, ma ci si ricorre con un senso di liberazione e di rifugio in queste speciali condizioni di spirito. In queste condizioni appunto si trova da alcuni giorni il non più giovane critico Teodoro, il quale, carezzando negligentemente i capelli della sua amica Yvonne, giovane attrice, piccola generica in una compagnia di pri-mordine, insegue un argomento interessante col quale sostituire decoro-samente i baci che non desidera più. Ha già tentato diversi argomenti con insuccesso e non si rassegna. Perché egli si accorge da tempo che i suoi baci hanno stancato lui e hanno depresso lei. Se questa, per un amante, è sempre una penosa constatazione, non bisogna negare che Yvonne ha messo tutta la sua arte di giovane attrice per renderla più evi­dente. La sua arte e la sua abilità devono essere veramente preziose se ella vi è riuscita con rapidità e precisione. Tuttavia un ultimo resto di generosità femminile e di pietà, al quale si unisce innegabilmente il naturale rispetto per un critico illustre, autorevole, intransigente e par­ticolarmente severo in certe condizioni, la rendono Umida e indecisa a pronunciare la parola definitiva. Pensa che non è intelligente per una giovane attrice, che comincia ora, mostrare una esuberante ricchezza di sincerità verso un critico importante, soprattutto se non più giovane. Ma il critico illustre autorevole e severo è anche un uomo che ama lo spirito della verità in ogni sua faccenda personale. Che in amore si dichiara cinico. Che non tiene alle illusioni. Perciò avendo tentato invano vari argomenti, dopo la stanca azione dei baci, egli investe decisamente quello che più lo interessa, e che è in verità di molta importanza e di eccezio­nale gravità. Entrambi intuiscono che è prossima la fine, e irrimedia­bile. Ma nessuno vorrebbe essere il primo a pronunciare o a ricevere l'addio. Vorrebbero affidarsi alla fatalità, al caso, o a un avvenimento estraneo alla loro volontà, al quale esser costretti a obbedire. Tuttavia sentono che è ormai necessario. E cominciano dopo una lunga pausa, durante la quale egli non ha cessato di carezzarle negligentemente i ca­pelli e di fumare, lei di masticare marrons glacés, sdraiati sui multi­colori cuscini del salotto di cui egli le ha fatto grazioso omaggio dopo il primo giorno del loro amore.

Teodoro                        - (con amarezza) Mi sento proprio vecchio. Lo sono...

Yvonne                         - (lo guarda con molto stupore. La fin­zione è abilissima. Non parla).

Teodoro                        - Tu non me l'hai mai detto, ma..,

Yvonne                         - No, non te l'ho mai detto. Si capi­sce: perché non posso dirtelo: perché non è vero: perché tu sei ancora giovane...

Teodoro                        - Ma l'hai pensato. Ho letto il tuo pensiero.

Yvonne                         - Tu potresti leggere cose più diverten­ti, caro. E anche più intelligenti. La lettura del pensiero è ancora dominio delle donnette da cortile e dei professori di occultismo. Ti ripeto che tu non sei vecchio: il tuo aspetto è anzi quasi giovanile. Vuoi un altro marron glacé?

Teodoro                        - (che insiste nella sua idea, perché gli sembra buona) Vedi, anche i marrons glacés sembrano freschi, saporiti, gustosi, come se fossero appena staccati dall'albero; invece appena li tocchi con le labbra rivelano la loro inconsistenza farinacea, la macerazione nello zucchero, il pesante sapore dolciastro...

Yvonne                         - Non capisco il paragone. Però sono buoni. Dunque, non ne vuoi. A me piacciono. Ne mangerei sempre. La scatola che mi hai portato ieri è quasi finita.

Teodoro                        - Te ne porterò un'altra domani.

Yvonne                         - Domani...

Teodoro                        - (fingendo di non capire l'esitazione di Yvonne) La vuoi forse subito?

Yvonne                         - Domani... (Si riprende) Domani è venerdì. Tu sai che sono superstiziosa. Non posso accettar regali di venerdì. Tutte le at­trici siamo superstiziose, e tutte temiamo il « terribile venerdì ». Anch'io dunque...

Teodoro                        - E' vero. L'avevo dimenticato. An­che il venerdì scorso l'avevo dimenticato, quando ti regalai...

Yvonne                         - Una borsetta, caro! (Lo carezza) Ricordo. Ma non era un dolce. Sono i dolci che io non posso accettare di venerdì. Se vuoi...

Teodoro                        - Sei diventata una raffinata, nelle su­perstizioni!

Yvonne                         - (lievemente offesa) Vuoi dire, anche nelle superstizioni. Raffinata sono sempre sta­ta. Anche prima di conoscere te.

Teodoro                        - Non tengo affatto a stabilire una priorità in una faccenda che non mi riguarda direttamente.

Yvonne                         - (molto nervosa e dispettosa, scaglia un cuscino in un angolo del salotto. Poi si alza e va a riprenderlo) Oggi sono tanto nervosa, e tu ti diverti a tormentarmi. Se non la smet­ti, è meglio che te ne vada.

Teodoro                        - Che cosa hai?

Yvonne                         - (avvicinandosi a Teodoro, con tenerez­za e facendogli delle moine) Sai che Pom­peo, il capocomico, vuol togliermi la. parte?

Teodoro                        - Quale parte?

Yvonne                         - La modella. In quella commedia che non vuole andare assolutamente e che si pro­va da tre mesi. Sai quanto io tenga a quella parte...

Teodoro                        - Ti si vede nuda...

Yvonne                         - Oh, sei stupido! (Pentita, carezzan­dolo) No, non sei uno stupido. Ma quella parte sarà la mia rivelazione. Anzi, la mia affermazione. Io la considero una parte di primordine. Vedrai che i critici di tutti i giornali si occuperanno di me.

Teodoro                        - (facendo pesare la sua importanza) Se me ne occuperò io...

Yvonne                         - (remissiva) Va bene. Ma anche se tu li pregherai prima di occuparsene bene. Del resto, anche tu ti sei interessato per farmi avere quella parte.

Teodoro                        - Hai insistito tanto!

Yvonne                         - (dolce e maligna) E con argomenti così persuasivi...

Teodoro                        - Oh!...

Yvonne                         - Così irresistibili!...

Teodoro                        - Be', perché Pompeo vuol toglierti la parte?

Yvonne                         - Perché è un asino. Dice che sono in­disciplinata, che vado sempre tardi alla pro­va, che mi infischio di lui e dell'arte...

Teodoro                        - Quali esagerazioni!

Yvonne                         - Ma è un pretesto meschino. Teme il mio trionfo a danno della primattrice, che è la sua amante.

Teodoro                        - Oh, sei diventata pettegola!

Yvonne                         - Ma no, è la verità! Lo dicono tutti, in compagnia.

Teodoro                        - Ma sono le solite insinuazioni di palcoscenico, i soliti pettegolezzi degli attori.

Yvonne                         - (risentita) Gli attori non fanno insi­nuazioni e non sono pettegoli! E' un critico che parla! (Si calma; riprendendosi) Ha detto dunque che mi toglierà la parte.

Teodoro                        - E a chi vuol darla?

Yvonne                         - Mah! Non so! Dove vuoi che trovi un'altra attrice che abbia un corpo come il mio?

Teodoro                        - (socchiude gli occhi. Pausa. Con voce triste) Dunque, non è facile che te la tolga.

Yvonne                         - L'ha detto! E' capace di farlo. E' capace di sostituirmi anche con una gobba. In compagnia non è difficile la scelta.

Teodoro                        - Perché sei così frizzante e maligna?

Yvonne                         - Non sono maligna: è la verità.

Teodoro                        - (con una speranza lontana) Che cosa vuoi che si faccia?

Yvonne                         - (che ha capito la speranza e intende servirsene pienamente. Carezzandolo) Tu sei andato già una volta da Pompeo.

Teodoro                        - (insiste nella speranza) Quando mi mandasti tu, perché ti facessi dare quella parte.

Yvonne                         - (più dolce) Egli è tuo amico, ha per te molta stima, molta fiducia... molta paura...

Teodoro                        - Ma Yvonne!...

Yvonne                         - Ti ascolta. Qualunque cosa tu desi­deri egli la fa. Anche quella volta, quando gli hai detto di non rappresentare più la com­media di quel giovane che tu avevi stroncato e che ti disse poi « noioso e rammollito », ricordi?

Teodoro                        - (che ricorda, le fa cenno di tacere).

Yvonne                         - Ebbene, la tolse subito dal cartello. Eppure aveva successo, al pubblico piaceva. E l'autore è un ragazzo d'ingegno. Dunque è provato che Pompeo ti ascolta, o perché ha stima di te o perché ha paura.

Teodoro                        - Va bene.

Yvonne                         - Tu, amore, dovresti dirgli di con­servarmi quella parte. Perché quella parte non posso farla che io... non debbo farla che io... (drammatica e tenera insieme) E' indi­spensabile che la faccia io, capisci? Questa è la parte che mi farà conoscere, che mi sco­prirà...

Teodoro                        - Ti scoprirà certamente!

Yvonne                         - Che mi darà la celebrità! Non vuoi che io diventi celebre? (Solleticando la sua dignitosa vanità) La tua piccola Yvonne, at­trice celebre... Celebre, pensa, come te... co­me tu sei un celebre critico!... Pensa che a questa celebrità avrai contribuito anche tu, e un giorno sarai orgoglioso di questo, sarà una delle tue maggiori soddisfazioni artistiche! (Lo bacia furiosamente).

Teodoro                        - (è turbato. Non sa che cosa pensare. Si lascia baciare passivamente. Accenna a commuoversi).

Yvonne                         - Un giorno dirai a te stesso, agli ami­ci, lo scriverai, lo proclamerai al mondo in­tero: « Questa attrice, questa insigne attrice, l'ho fatta io. E' stata la mia più bella crea­zione ». E l'insigne attrice sarò io, questa pic­cola che ti ama, ti ama tanto, e tu non vuoi capirlo! (lo carezza e lo bacia ancora, sempre furiosamente).

Teodoro                        - (si è commosso completamente; sì en­tusiasma; la bacia con molto fervore) Calmati, Yvonne cara, calmati. Tu divente­rai certamente una grande attrice. Sei un'at­trice nata. Possiedi le migliori qualità. Hai una foga irresistibile. Se non fossi già con­vinto che tu sei una grande attrice, bastereb­be questa scena di seduzione...

Yvonne                         - (stupita) E' una scena di seduzio­ne? Ma è vera! Non credi che sia vera?

Teodoro                        - Non dico che non sia vera. Ma tut­tavia mi dimostra che possiedi un vero tempe­ramento artistico.

Yvonne                         - (che non capisce) Ebbene?

Teodoro                        - Tu possiedi tutte le qualità per riu­scire. La celebrità non potrà mancarti certa­mente.

Yvonne                         - (non ancora convinta se Teodoro dica sul serio o se faccia dell'ironia) Lo credi? Ne sei sicuro?

Teodoro                        - Ma sì, cara Yvonne. E sono conten­to di te, felice, orgoglioso. Come donna...

Yvonne                         - (finalmente convinta e disposta a qua­lunque generosità) Oh, come donna sono tutta tua!

Teodoro                        - ... e come attrice.

Yvonne                         - (sfruttando subito il successo) E an­drai dal capocomico?

Teodoro                        - Andrò dal capocomico.

Yvonne                         - Domani?

Teodoro                        - Domani mattina, alla prova.

Yvonne                         - E gli dirai che mi conservi la parte della modella?

Teodoro                        - Lo pregherò finché non s'impegnerà assolutamente.

Yvonne                         - Non devi pregarlo. Devi imporglielo.

Teodoro                        - Glielo imporrò. Va bene?

Yvonne                         - Va bene. Ti amo. (lo abbraccia).

Teodoro                        - (si associa con entusiasmo).

                                      - (Una lunga pausa, incrinata da qualche so­spiro).

Teodoro                        - Adesso, cara, devo andare. E' l'ora di trovarmi al giornale.

Yvonne                         - Va, caro. E io studierò bene quella parte.

Teodoro                        - Sì, cara, studiala bene.

Yvonne                         - E domani?

Teodoro                        - Domani verrò a dirti che Pompeo s'impegna a non toglierti la parte.

Yvonne                         - Bravo. Dagli una lezione, se la me­rita.

Teodoro                        - Gliela darò.

Yvonne                         - Caro. Verrai alla solita ora?

Teodoro                        - Sì. E ti porterò una scatola di marrons glacés.

Yvonne                         - Sì, sì, sono buonissimi!...

Teodoro                        - Oh, scusa, domani è venerdì...

Yvonne                         - Non importa, non importa. Portali ugualmente. Per domani farò un'eccezione.

Teodoro                        - Va benissimo. Le eccezioni di que­sto genere sono una comodissima invenzione delle attrici golose. Arrivederci, cara.

Yvonne                         - (lo bacia) Arrivederci, amore.

Teodoro                        - (scende le scale molto soddisfatto. Il suo cuore è allegro, gli dice tante cose dolci, che lo colmano di tenerezza, e gli danno dei sottili brividi di piacere. E pensa) Dopo tutto, non sono ancora tanto vecchio. Quella piccina mi ha dato oggi una dolcissima con­ferma. Decisamente l'amore ringiovanisce. Ormai è chiaro: Yvonne è innamorata di me. E io credevo di esserne stanco, e di averla stancata. Sono ancora un fanciullone inesper­to. Mi ama, e non capivo. E' mia, e non sa­pevo prenderla. Ed è anche un 'attrice mera­vigliosa. Ha un temperamento di primordine. Bisogna che domani vada da Pompeo. Anzi, è meglio che ci vada subito. (E si avvia ai teatro, dove pregherà il capocomico, con la sua alta autorità di critico severo e infransi-gente, di conservare la parte a Yvonne, pic­cola attrice che solo per suo merito domani sarà celebre).

Yvonne                         - (rimasta sola, accenna con spensiera­tezza due passi di danza, sorride, ride, ac­cende una sigaretta, si sdraia su un mucchio di cuscini) Benissimo. Ci andrà. Ho la sen­sazione di essere veramente una grande attri­ce. Mi sembra di poter pensare con certezza alla celebrità, (pausa inazzurrata dal fumo della sigaretta) La commedia si rappresenta tra dieci giorni. Tra quindici potrò liquidare definitivamente quel povero Teodoro.

 

FINE

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