CENERE PER LE SORELLE FYNN
(THE SISTER)
Commedia in un atto
di JAMES JOYCE
Traduzione e riduzione di Lucio Chiavarelli
Dalladattamento di Kenneth OShea
PERSONAGGI
NANNIE
MAHONY
ELISA
GEORGE
O'ROURKE
FYNN
Commedia formattata da
Una piccola stanza di ingresso, stipata di mobili e di oggetti, soffusa d'una cupa luce dorata. Nel fondo, una porta che d su un esiguo giardino, fiancheggiata da due strette finestre velate da tende di merletto color ocra, che filtrano la luce esterna sino a far impallidire, nel confronto, le tenui fiamme d'una lumiera a gas appesa nel centro della stanza. A destra una scala di legno conduce a un piccolo ballatoio, dove si aprono le porte delle due camere da letto. A sinistra, in prima, la porta della cucina e in seconda un'ampia credenza di legno chiaro. Un tavolo rotondo, con sopra un servizio completo da t, qualche sedia, una piccola biblioteca, colma di vecchi libri molto sfogliati e accanto a questa una comoda poltrona di pelle e un panchetto imbottito. Siamo a Chapelizod, un malinconico sobborgo di Dublino, nel 1895. All'alzarsi del sipario Elisa Flynn - la pi solida e anziana della famiglia - seduta rigidamente nella poltrona, mentre la sorella Nannie -esile, minuta, con un volto da topolino e le trecce ostinatamente castane ancora annodate con cura - in piedi, di profilo al pubblico, con la nuca appoggiata allo stipite della porta di ingresso aperta sul giardino. E' gi calato il crepuscolo, ma le finestre della casa esposta a ponente, riflettono l'oro fulvo d'una grande barriera di nuvole, che copre e movimenta il cielo all'inizio dell'autunno.
Nannie - (a qualcuno che nel giardino) Grazie d'essere venuta. (Si volge alla sorella) S, la signora Mahony. (A bassa voce) Ha condotto anche George.
Mahony - (una bonaria matrona dai capelli rossi, vestita di scuro con una certa ricercatezza) Coraggio, George. (Nannie li introduce nella stanza).
George - ( un ragazzo malinconico sui quattordici anni, cresciuto in fretta malgrado conservi ancora una voce infantile. Entra tutto timoroso e si toglie il cappello) Buonasera, signorina Elisa; buonasera, signorina Nannie.
Elisa - Mia sorella e io vi siamo grate di esservi ricordati di noi. (Mahony dopo una pausa fa per parlare, poi si limita a stringere affettuosamente la mano sia ad Elisa che a Nannie).
Nannie - E' su, in camera sua. (Si avvia per la scala con l'aria affaticata di chi ha compiuto molte volte in poche ore lo stesso percorso. Quando sul pianerottolo si ferma per indicare una delle due camere) Se volete vederlo...
Mahony - (a Elisa) Con il suo permesso. (A George) Su, caro; vieni con la zia. (George la segue con aria sempre pi spaurita. Nannie apre una delle due porte sul pianerottolo e fa entrare Mrs. Mahony, poi si volge ancora a George, che si fermato ai primi gradini della scala, e lo incoraggia ad entrare facendogli ripetuti cenni con la mano. George sulla soglia della camera dove entrata Mrs. Mahony, chiude gli occhi ed entra. Nannie chiude l'uscio alle sue spalle, ma bastato uno sguardo nella stanza perch i suoi occhi si velassero di pianto. Ridiscende la scala e va a sedere presso la poltrona di Elisa. La commozione la vince improvvisamente e allora ella piega il capo sulle ginocchia della sorella per nascondere il suo pianto. Una lunga pausa).
Elisa - Lo sai che non devi fare cos. James non sarebbe contento.
Nannie - Non per disubbidirti. Ma non ce la faccio a trattenermi; lascia che pianga.
Elisa - Io non piango, non devi piangere nemmeno tu. (Una pausa).
Nannie - (asciugandosi gli occhi) S, Elisa.
Elisa - Alzati adesso; non essere ridicola.
Nannie - Mi piace rimanere vicino a te. Cosa c' di male?
Elisa - Non devi commuoverti.
Nannie - Prover. (Si alza) Come sembrano lunghe queste giornate!
Elisa - Hai lasciato la porta aperta.
Nannie - Non fa freddo.
Elisa - Non essere pigra, chiudila.
Nannie - Verr anche la signora Gallaher; e forse anche il reverendo O'Connor.,.
Elisa - Non importa: suoneranno la campanella.
Nannie - (poggiandosi allo stipite della porta come all'inizio della commedia) A quest'ora le case lungo il fiume sembrano ancora pi brutte e pi sporche; mi fanno pensare a una banda di vagabondi stretti l'uno all'altro. Hanno davvero un'aria sinistra. (Un tempo). Non sono case, sono proprio persone, coi loro vecchi pastrani incrostati di polvere e di fuliggine. Sembra che aspettino il primo freddo notturno per alzarsi, scuotersi e sparire. Sarebbe pi bella Dublino, senza di loro.
Elisa - Non le distruggerai con le parole. Chiudi la porta, Nannie.
Nannie - (chiudendo la porta mentre la luce nella stanza diminuisce) James mi perdoni: mi sembra di chiudermi in prigione.
ORourke - (appare sul ballatoio: un giovane prete di fragile corporatura, con mani piccole e bianche, la voce tranquilla e i modi gentili) Se non le d troppo disturbo, signorina Elisa, posso versarmi una tazza di t?
Elisa - (alzandosi) Vado a fare riscaldare l'acqua.
ORourke - (avvicinandosi al tavolo dove la teiera e poggiandovi la mano sopra) Non occorre; calda a sufficienza.
Elisa - (riprendendo energicamente Nannie che rimasta presso la finestra) Nannie! Il t per il reverendo O'Rourke.
Nannie - (accorrendo per preparare la tazza di t) La signora Mahony?
O'Rourke - Sta pregando. (Un tempo).
Nannie - Forse era meglio far rimanere George qui con noi.
O'Rourke - Sta pregando anche lui. Si sono inginocchiati vicino alla salma. (Si seduto al tavolo ma non ha ancora preso il t).
Elisa - (osservandolo) Non vale un penny, un t n freddo n caldo.
O'Rourke - Gi. (Beve in fretta il suo t) Ma questo ancora abbastanza caldo. E poi... e poi io trovo che non ha proprio nessuna importanza.
Nannie - Ha ragione: in momenti come questi... non so cosa avremmo fatto senza di lei. Deve essere stanco; eh?
O'Rourke - Non questo. Non riesco a farmi una ragione della morte di suo fratello; penso al vuoto che lascer nella parrocchia.
Elisa - A questo non avevo pensato.
Nannie - (come un eco) Nemmeno io.
Elisa - Ma con lei, padre O'Rourke... con lei mio fratello parlava a lungo, si confidava, credo... oppure anche lei quel poco che sapeva di James aveva dovuto intuirlo, con una attenzione estrema alle sue abitudini, alle sue reazioni, ai suoi silenzi? In coscienza: lo conosceva lei? Poteva dire di conoscerlo a fondo?
ORourke - (dopo una pausa) In coscienza, non posso rispondere. (Termina di sorseggiare il t) Ma dovrei rispondere di no, nonostante fossi il suo confessore. (Come per cambiare argomento) Non ha lasciato un testamento?
Elisa - No, non possedeva nulla.
Nannie - Mia sorella vuol dire: niente che avesse un certo valore.
Elisa - Insomma: questa casa mia e i mobili pure. I terreni sono di Nannie. James non ci ha lasciato altro che il libro che stava scrivendo e quelli della sua biblioteca. (Un tempo) Se lei ne vuole qualcuno per ricordo...
O'Rourke - Non saprei; grazie, ci penser,(Sulla soglia della camera del defunto appaiono Mrs. Mahony e George. Si segnano, poi discendono in silenzio le scale, mentre Nannie va alla finestra e ne rialza le tende, poi trae silenziosamente dalla credenza una bottiglia di sherry e dei bicchieri che poggia sulla tavola).
Nannie - Se vuole favorire, signora Mahony...
Elisa - (stancamente) Vado a scaldare un po' d'acqua per il t.
Mahony - Grazie, l'ho gi preso prima di uscire.
Elisa - Allora lo sherry. (Guarda la sorella come per scuoterla dalla fantasticheria in cui si immersa) Nannie, per favore... (Nannie versa lo sherry alla signora Mahony) e tu, giovanotto vieni qui. (Indica il panchetto) Qui al tuo solito posto. Cosa ? hai paura di me? Mi farai compagnia come la facevi a lui.
George - (ubbidendo) S, signorina Flynn.
Nannie - I biscottini! Ci vogliono i biscottini per George! Tieni, caro, sono tutti per te. Un sorso di sherry, padre O'Rourke?
O'Rourke - No, grazie. Ho gi preso il mio t.
Mahony - (a George che sta mangiando i biscotti) Non fare tanto rumore quando mangi, George! E sta composto. Fai il signorino, da bravo!
George - (alzandosi e poggiando il piattino sul tavolo) S, zia.
Nannie - Non ne vuoi pi? non ti piacciono? Forse non sono abbastanza freschi.
George - No, sono ottimi. (A Elisa) Posso prendere un'annata dell'Union Jack, signorina Flynn? (A Nannie) Finir dopo di mangiare i biscotti.
Elisa - Puoi prendere quello che vuoi. (Una pausa piuttosto lunga. Elisa sospira. George torna a sedere accanto a lei per sfogliare il libro che ha preso nella biblioteca).
Mahony - E cos, andato in un mondo migliore! (Elisa sospira ancora e china il capo assentendo. Mahony facendo rotare il bicchiere per le mani prima di bere a piccoli sorsi) E' morto... serenamente?
O'Rourke - Serenissimamente, signora.
Nannie - Non si sarebbe potuto dire quando ha cessato di respirare...
Elisa - Ha fatto una gran bella morte, grazie a Dio.
Mahony - (dopo una piccola pausa) E per quanto riguarda.,.
O'Rourke - Una settimana fa aveva avuto un attacco che s'era poi felicemente risolto. Ma in quella occasione gli avevo dato l'Estrema Unzione e lo avevo preparato a tutto.
Mahony - Sapeva dunque?
O'Rourke - Era pienamente rassegnato. Col cuore in quelle condizioni!
Mahony - Davvero ha l'aspetto rassegnato.
Elisa - Lo ha detto anche la donna che venuta a lavarlo. Ha detto che con quell'aria serena, sembrava semplicemente addormentato. Non avrei proprio creduto che mio fratello avrebbe fatto una cos bella salma!
Mahony - Davvero. (Beve ancora un sorso di sherry) Ad ogni modo, dev'essere un gran conforto per loro, pensare che hanno fatto tutto quello che era possibile. Sono sempre state tanto buone, bisogna proprio dirlo, due sorelle eccezionali , non vero, padre?
ORourke - Certamente.
Elisa - (lisciandosi il vestito sulle ginocchia) Ah, povero James! Dio sa se abbiamo fatto tutto quello che si poteva per lui. Non avremmo mai permesso che gli mancasse qualche cosa, sinch era in vita. (Nannie scoppia a piangere) Cosa c' adesso?
Nannie - Niente, niente... Lasciatemi sola per un momento, vi prego. Non ditemi niente, passer... Scusatemi! (Corre su per le scale a rifugiarsi nella camera accanto a quella del defunto).
Elisa - Povera Nannie... sfinita. Abbiamo avuto tanto di quel lavoro, lei e io... far venire la donna per lavarlo, far venire il signor Gallaher per metterlo nella bara; e poi occuparci di tutti i preparativi per la Messa nella Cappella. Se non ci fosse stato padre O'Rourke non so proprio come ce l'avremmo fatta. E' lui che ha portato tutti quei fiori e due candelabri d'argento e il calice da mettergli tra le mani; lui che ha scritto l'annuncio sul Freeman's Journal e si occupato delle carte per il cimitero.
Mahony - E' stato davvero molto gentile.
ORourke - Non ho fatto che il mio dovere.
Elisa - In queste occasioni si conoscono i veri amici, le persone su cui si pu contare. (Un tempo).
Mahony - (lievemente sbigottita dalle parole di Elisa in cui ha visto brillare una vaga accusa) Noi lo abbiamo saputo con molto ritardo. Ce lo ha detto, dopo pranzo, il vecchio Cotter. Ma non era sicuro, quel rimbambito! Noi non volevamo crederci: George soprattutto. Ha dovuto fare una corsa sin qui e leggere la carta appuntata sul crespo nero fuori del cancello, per persuadersene. E' tornato a casa mogio mogio, con una faccia da ometto e non c' stato bisogno di chiedergli la conferma. Allora perfino quel miscredente di mio marito ha smesso di prendere in giro il ragazzo chiamandolo Rosacroce e ci ha dato il permesso di venire qui a trovarvi. Se lo avessimo saputo in tempo, saremmo venuti prima ad aiutare anche noi.
ORourke - George, volevi tanto bene al povero padre Flynn? (George accenna di s).
Mahony - Hai perso la lingua, adesso?
Elisa - Anche mio fratello era molto affezionato a suo nipote.
Mahony - Dio l'abbia in gloria! Ma non fate caso se questo scimunito se ne sta zitto zitto come avesse visto un fantasma. Ci teneva al suo padre Flynn, e come! Quando io me ne dimenticavo - una volta ogni tanto, ma succedeva... - mi ricordava subito di dargli un po' di tabacco per portarlo al suo professore e padre spirituale. Ah, gli eravamo affezionati anche noi! Pensino che da principio ho dovuto sostenere pi d'una discussione, ma di quelle inferocite veh!, con quel mangiapreti di mio marito. Non ce lo voleva mandare a dottrina, lo sa? Diceva che i ragazzi come George debbono solo correre e divertirsi con quelli dell'et loro, senza pensare a struirsi . Se ti dico io! (Un tempo).
ORourke - Anche per me padre Flynn era una guida, una guida illuminata e sapiente.
Mahony - Io sono sicura, adesso che se ne andato verso il premio eterno, che ci protegger tutti di lass. E che non si dimenticher di chi stato buono con lui.
Elisa - Ah, povero James, non era certo un gran disturbo per noi. In casa non lo si sentiva pi di adesso. (Istintivamente tutti guardano verso la porta del defunto e sono imbarazzati dei loro sguardi) Negli ultimi tempi dava lezione solo a suo nipote ed il resto del tempo lo passava a scrivere su uno scartafaccio che teneva chiuso gelosamente in una scatola con la serratura. Chiss mai che cosa scriveva. Ogni tanto, alzando gli occhi dal mio tombolo, lo sorprendevo intento a fissarmi con due occhi spiritati; e poi subito ricominciava, a capo chino, a mettere una parola dietro l'altra sul suo libro. Mah! Io so soltanto che se ne andato, e tutto il resto...
Mahony - Quando la casa sar vuota, quando ogni cosa sar passata, allora s che lei si accorger della mancanza di suo fratello.
Elisa - Lo so. Io non gli porter pi la sua tazza di brodo e lei non gli mander pi il suo tabacco. Ah, povero James! (Si ferma come rimanendo in intima comunione con il passato. Un tempo. Poi con circospezione) Vede, io avevo osservato gi da un po' di tempo che c'era in lui qualcosa di strano. Pi di una volta, in quest'ultimo mese, quando gli portavo la minestra, lo trovavo con il breviario che gli era caduto per terra, sdraiato in questa poltrona e con la bocca spalancata. E non era mai tranquillo: gli si leggeva negli occhi un'ansiet che lo consumava. Mai una parola per. Anzi! Diceva che prima della fine della stagione bella voleva fare una gita in carrozza, tanto per rivedere la vecchia casa in cui eravamo nati, laggi a Irish-town. Voleva che andassimo tutti e tre insieme... Lui che non era mai stato troppo espansivo con noi sorelle. Voleva che gli trovassimo una di quelle carrozze che non fanno troppo rumore, una di quelle carrozze moderne di cui gli aveva parlato padre O'Rourke...
Mahony - ... quelle con le ruote reumatiche !
Elisa - S. Se l'era proprio messo in mente... Caro James.
ORourke - Iddio abbia misericordia dell'anima sua.
Elisa - (si asciuga gli occhi con un fazzoletto, poi resta per qualche istante a fissare il vuoto) E' sempre stato troppo scrupoloso. I doveri del suo ministero erano troppi per lu. Troppi. E si teneva tutto dentro. Non si confidava nemmeno con padre O'Rourke...
ORourke - No. Gliel'ho gi detto. Nemmeno con me.
Elisa - (dopo un sospiro) E poi... una vita, cos... come dire?... contrariata.
Mahony - Un uomo deluso. Si capiva.
George - (nel silenzio che si formato si alza e rimette a posto il libro. Poi avvicinandosi al tavolo) Posso finire i miei biscotti, adesso?
Mahony - S, caro. Eccoli. (George li prende e va a sedere vicino alle finestre. E' scesa una sera violacea).
Elisa - (riannodando lentamente il discorso) E' stato... quel calice che ruppe... quello fu il principio di tutto. Quattro giorni fa.
ORourke - Ma no! era vuoto, ve l'ho gi detto! E poi fu forse colpa del chierico, che prima...
Elisa - Fu colpa sua, Dio gli perdoni.
Mahony - Fu quello, allora?
Elisa - (dopo aver annuito solennemente) Quell'incidente deve avergli scombussolato il cervello. Un calice che scoppia pochi secondi prima dell'Elevazione! Da allora per tre giorni non ci rivolse la parola. Come se fosse stata colpa nostra! La notte scorsa vennero a chiamarlo di urgenza e non riuscimmo a trovarlo in nessuna parte. Il sacrestano sugger di andare a vedere se fosse stato nella Cappella. Allora con padre O'Rourke... (Si ferma come se avesse udito un rumore al piano superiore) No, non niente. Dicevo, signora Mahony, che padre O'Rourke e il sacrestano lo trovarono solo solo nella Cappella.
Mahony - Dormiva? O stava gi male, col suo cuore affaticato?
ORourke - No. Se ne stava nel buio del confessionale, completamente sveglio. Sembrava che ridesse, piano piano, tra s.
Elisa - Io penso, invece, che stesse piangendo, come ha detto il sacrestano. Comunque, non sapremo mai perch... (Rimane ancora intenta ad ascoltare un rumore dal piano superiore) Eppure... no, certamente sar mia sorella, nella sua stanza. (Questa volta tutti hanno ancora alzata la testa per guardare in direzione della camera del defunto) Completamente sveglio, questo certo, e solo da chiss quante ore in quel buio e in quell'umido. Ansimava come una bestia da tiro. Lo abbiamo messo a letto; ma non parlava pi. Non voleva parlare pi, voleva solamente morire - ne sono sicura - anche se ne ignoro il motivo. S' portato via con s il suo segreto. (Un tempo) Con noi non aveva mai avuto troppa confidenza. L'unico uomo in casa, e sacerdote per di pi: metteva soggezione, ecco. Eppoi non era tipo che avesse bisogno di essere compatito o vezzeggiato. Era sempre stato un orso. S, con tutto il rispetto per lui: un vero orso.
ORourke - Non vorrei sembrare irriguardoso, ma, a dire la verit mi sono sempre domandato per quale motivo avesse scelto il sacerdozio e in et piuttosto avanzata, a quanto mi risulta.
Elisa - (dopo averlo guardato con aria alquanto severa) Se mio fratello fosse vivo, la troverebbe una domanda irriverente. (Un tempo) La Grazia, suppongo. Non parlavamo mai di questo, ma sono del parere che un giorno, presto o tardi non lo so, James deve essersi reso conto che... come dire? Sono discorsi tanto difficili... che era chiamato a questo ufficio, toccato dalla Grazia, appunto. Ecco, sicuramente stato cos. (Nannie appare sul ballatoio. Si riassettata. Discende la scala con sicurezza mentre gli altri continuano a parlare).
ORourke - O forse lo sperava. S, sperava che l'abito talare potesse metterlo in pace con Dio, e con s stesso. E' questo che lei vuol dire, signorina Flynn?
Elisa - (tornando alla placidit consueta) Non riuscir a farmi inquietare, padre O'Rourke. E non capisco per quale motivo voglia farlo: in un momento come questo!
ORourke - Non ho nessuna intenzione del genere, mi creda.
Elisa - Comunque, il fatto questo: io sono io e mio fratello mio fratello. Purtroppo.
Mahony - (che non ha capito un bel niente) Gi.
ORourke - Ha detto una cosa profondamente vera. Era estraneo alla sua coscienza di sorella. Ha perfettamente ragione e io temo allora che nessuno potr capire se davvero era lieto di morire. Nessuno. (Un tempo) O meglio: nessuno di noi. (Pian piano cominciano a spegnersi tutte le luci eccettuata quella su George che da qualche tempo sta ascoltando i discorsi dei grandi ) Io non posso dire niente al riguardo. Comunque, quando l'ho confessato, l'incidente del Calice non era ancora avvenuto: egli attendeva serenamente la morte nell'adempimento dei suoi doveri; non aveva rinunciato a vivere, anche se era pronto a morire...
George - Che cosa il bene e che cosa il male? Cos' la salute? Cos' la malattia, padre James? E perch dici che Dio che ce le ha date tutte e due? Se una cosa il contrario dell'altra... Perch proprio il contrario, non vero? (Buio completo. Indi le luci si riaccendono ad una intensit maggiore che non quella dell'inizio della commedia.
Tutti i personaggi, tranne George, sono spariti. Un bel mazzo di genziane troneggia al centro del tavolo. Nella poltrona presso la biblioteca ora seduto il rev. James Flynn, un uomo di cinquantacinque anni, piuttosto grosso di corporatura. I suoi capelli grigi incorniciano il volto corrucciato: apparentemente non se la passa troppo male; anche gli attacchi di affanno cui va soggetto non debbono risultare preoccupanti o comunque drammatici).
Flynn - Sono cose contrarie tra loro ma derivano tutte da Dio. Vedi, George, forse il bene e la salute ci sono stati dati per servirLo e noi ne abbiamo fatto un uso... be', diciamo pure piuttosto profano. E allora Lui ci ha mandato il male, la malattia per correggerci. Speriamo di non fare cattivo uso anche delle Sue punizioni. Questo potrebbe accadere a tutti. Anche a me.
George - Anche se sei un prete?
Flynn - Anche se sono un prete. E adesso se ti deciderai a darmi quell'eccellente tabacco scuro che tua zia ha la bont di mandarmi a regalare, mi farai proprio cosa gradita.
George - Niente tabacco oggi.
Flynn - Come sarebbe?
George - Non stai ancora troppo bene, Padre Flynn. Le tue sorelle lo hanno detto alla zia e la zia ha deciso che devi avere dei riguardi. Cos oggi niente tabacco, ma solo uova di giornata. (Flynn ha un moto di rabbia, ma non dice niente. Scansa con un gesto stizzoso gli oggetti che sono sul tavolo e vi avvicina una sedia, per scrivere su un libretto che ha tratto fuori da una scatola chiusa a chiave e nascosta dietro i libri della biblioteca. Comincia a scrivere. George lo osserva con la moderata curiosit di chi abituato a tante precauzioni. Dopo una pausa) E' inutile che scrivi tante parole sul tuo libro. Lo hanno fatto per il tuo bene, lo hanno fatto perch hai il cuore stanco, lo ha detto anche il dottore.
Flynn - Lo hanno fatto perch sono donne e non sanno quello che fanno. Mai. Prendono gusto solo a tormentarmi e a privarmi delle poche cose che ancora mi fanno piacere. (Scrive ancora qualche rigo) E se tu sei venuto a fare il loro avvocato di fiducia, potevi fare a meno di prenderti questo incomodo. (Una pausa).
George - Non vuoi che venga pi? (Flynn seguita a scrivere) Non mi insegnerai pi a parlare bene e a pronunciare il latino come uno che stato a Roma? Eppoi... non hai finito di parlarmi di Napoleone Buonaparte. E nemmeno delle catacombe e di come dovrebbero essere i veri cristiani.
Flynn - A che ti serve conoscere queste cose?
George - Non te ne preoccupare, che mi serve.
Flynn - C' tuo zio. Ci sono le mie sorelle, fattele insegnare da loro.
George - Ma tu proprio non vuoi pi? (Flynn ha ripreso a scrivere sul suo misterioso libretto; George lo osserva per un po' di tempo, poi lo sfida) Tanto io lo so quello che tu scrivi su quel libro.
Flynn - Che cosa?
George - Tutte le idee che ti passano per la testa. Ho indovinato o no? Rispondi.
Flynn - Hai quasi indovinato.
George - E perch scrivi tanto?
Flynn - Per quando non ci sar pi. E sar presto.
George - Non gliele potresti dire adesso quelle cose, senza scrivere sul libro?
Flynn - Non mi ascoltano adesso. Ma dopo leggeranno; si precipiteranno a leggere quello che scrivo: la scatola con la serratura le ha messe in gran curiosit.
George - Allora come una vendetta: e tu hai detto...
Flynn - Non una vendetta. E' un testamento, un diario. Non mi hanno voluto capire da vivo? che mi capiscano da morto, allora! E tremino! Perch in questo libro, amico mio, in questo libro c' roba da far tremare una congregazione di sante. E le mie sorelle, con tutta la loro saggezza, con tutta la loro bont, sante non sono. Tremeranno.
George - Se smetti di scrivere io ti d una cosa. Una cosa che ti piace.
Flynn - George Mahony, sei un gran vigliacco impostore. Scommetto che hai in tasca un pacchetto di tabacco. Avanti, dammelo e presto!
George - Se finisci di scrivere.
Flynn - (riponendo il libretto nella scatola che chiude a chiave) Eccoti servito. (George gli porge il pacchetto con dentro il tabacco).
George - Ne ho preso un po' da Duffy. (Con le mani che tremano James Flynn tenta di mettere il tabacco nella sua tabacchiera) Eh, piano! cos lo fai cadere fuori.
Flynn - (ansimando per la gioia) Mettilo nella tabacchiera. Grazie, George, sei stato bravo. (Va a sedere nella poltrona mentre George mette il tabacco nella tabacchiera nera del prete) Adesso vieni qui, al tuo solito posto.
George - (avvicinandosi) Ecco fatto. Ma non ne prendere troppo tutt'insieme.
Flynn - (alzando la grande mano tremula al naso, mentre nuvolette di tabacco gli scendono lungo le dita sulla tonaca) E' buono assai questo tabacco. E mi fa bene: vedi sto gi meglio.
George - (accomodandosi presso di lui sul panchetto e osservando i libri della biblioteca) Il libro dei Padri della Chiesa tanto grosso che ci vorr un anno per leggerlo tutto.
Flynn - Un anno per leggerlo, ma non basta una vita per capirlo.
George - E' pi grosso dell'Annuario delle Poste. Ma qual pi importante?
Flynn - Non lo so, figlio mio, non lo so ancora. (E' ripreso dall'affanno) Vedi? mi prende sempre a tradimento.
George - Debbo chiamare la signorina Elisa?
Flynn - No, lascia stare; passer.
George - (alzandosi) Vado a chiamarla.
Flynn - (trattenendolo) No, sono uscite tutte e due. Sapevano che saresti venuto tu a tenermi compagnia, e sono andate a restituire una visita alla signora Gallaher. Non c' nessuno in casa.
George - Nemmeno oggi lo zio voleva mandarmi. Quell'antipatico del vecchio Cotter proprio ieri sera gli ha parlato ancora di te. Ha detto che c' qualche cosa di poco chiaro nel tuo modo di fare, capisci?, e che non sarebbe stato soddisfatto se i suoi figli avessero avuto a che fare con un tipo come te. Allora lo zio mi ha detto: Guai a te, Rosacroce, se ci vai ancora da Padre Flynn . Poi ha ricominciato a raccontare la solita storia che all'et mia faceva un bagno freddo, inverno e estate, che quello che adesso lo fa star bene, che l'istruzione una gran bella cosa, ma meglio un asino vivo che un dottore bacato. Ha detto bacato; non ha detto morto.
Flynn - E tu perch sei venuto oggi?
George - Perch la zia mi ha detto di portarti le uova e di pensare a struirmi, come dice lei.
Flynn - (con una certa tensione) E sei venuto solo perch te lo ha detto la zia?
George - (con pudore) No. Sono venuto perch mi piace stare qui.
Flynn - Ti ringrazio, George. (Una pausa) Ma hai torto. E' meglio che tu non venga pi, ha ragione il signor Cotter.
George - Quel vecchio peperone imbecille!
Flynn - No. Quel vecchio dalla vista lunga.
George - (stupito) Perch dici adesso che ha ragione lui?
Flynn - Dammi la mano, George. Promettimi di scordarti quello che ti dir. Di scordartene subito per ricordarlo quando sarai pi grande e io... Insomma, serba per te, adulto e peccatore tutto quello che ti dico. Tienilo nascosto nella parte migliore del tuo cuore. E adesso dammi la mano e aiutami. (George lo guarda con aria smarrita e gli stringe la mano senza parlare) E' molto difficile, sai. E' come se adesso sia io a confessarmi a te. Abbiamo scambiato le parti, George. Ma ci sono cose che rimangono in agguato per anni dentro di noi; se mi ascolterai senza dire nemmeno una parola saprai essere migliore confessore di padre O'Rourke, ed io... io star meglio. Ecco, cominciamo dai primi giorni che sei venuto qui: ti ricordi quante domande ti facevo? Ti domandavo quali libri avevi letto e se preferivi Lord Lytton a Walter Scott e poi se conoscevi proprio tutti i libri di Lord Lytton, perch alcuni non sono adatti ai ragazzi. E questo era giusto. S, era giusto che ti mettessi in guardia. Ma forse io lo facevo solamente perch tu mi domandassi il motivo per cui i ragazzi non avrebbero dovuto leggere tutti i libri di Lord Lytton. E questo non era giusto. (Senza motivo, inavvertitamente, George ritrae la mano) Cos quando ti domandavo se a scuola avevi l'innamorata e quante ne avevi e se ne avevi pi tu o il tuo caro compagno di banco, Leo Dillon, io...
George - (allegro) E io allora ti ho chiesto quante ne avevi tu alla nostra et e tu hai risposto che ogni ragazzo ha una innamorata e che anche tu a quindici anni ne avevi almeno due. (Flynn di scatto abbassa la testa, mentre le sue labbra si muovono in una rapida, ardente e silenziosa preghiera) Cosa c'era di male? E perch preghi adesso? In cuore mio ho pensato che quello che dicevi dei ragazzi e delle innamorate era giusto. Ma tu tremi, hai i brividi...
Flynn - Non niente s' fatto tardi; tornatene a casa e lasciami solo con i miei libri.
George - Aspetter che siano qui le tue sorelle, padre Flynn. Mi metter in un angolo a guardare l'annata dell'Union Jack e non ti dar fastidio, non mi sentirai neppure. (Un tempo) Ma se credi che possa farti bene, stringi la mia mano e seguita a parlarmi come prima. Ascolter senza ascoltare e ricorder senza ricordare subito, come tu volevi.
Flynn - Grazie, figlio mio. Mi hai gi aiutato abbastanza. Ora conosco me stesso; anche se questo non serve ancora a trovare la verit, serve almeno a regolare la propria vita: e non c' niente di pi giusto.
George - Io ho capito una cosa sola: che tu soffri molto e che il tuo rimorso... la tua sofferenza... ecco, non lo so pi.
Flynn - Ora posso continuare io. S, la mia sofferenza - il mio rimorso - provano che quello che ho cercato, che ho desiderato ardentemente per tutta la vita, era gi anche in me. In me, anche se nessuno quaggi poteva dire di conoscermi: n il mio confessore, n le mie sorelle, n il mio vescovo, n il pi umile o il pi potente di Dublino o del mondo intero. Per tutta la vita ho desiderato che gli altri mi comprendessero, senza rendermi conto che innanzitutto ero estraneo a me stesso. Nel mio orgoglio mi rifiutavo di ritrovare i lineamenti del mio spirito nell'immagine riflessa sull'acqua putrida dei miei sensi. Ero incapace di salvarmi perch aspettavo aiuto fuori da me, un aiuto dagli altri che non ho mai stimato o dal Cielo che sentivo troppo lontano. Come sbagliavo. Ecco perch quando avrai bisogno anche tu di dare un motivo alla tua esistenza, ti prego di ricordare di me solo questo: io ti dico che la speranza in te, che devi cercarla in te e che la troverai sempre, se soltanto saprai conoscere te stesso con umilt, se soltanto saprai vincere l'orrore della tua anima messa a nudo. In quell'umilt e in quell'orrore ti ritroverai salvo. (George fa cenno lentamente di s, poi si avvicina al rev. Flynn perch questi sembra ripreso da forte affanno) Non niente, non spaventarti. (Tenta di sorridere) Oggi giornata di presagi-mentre officiavo la messa, il calice si infranto sull'altare, come per rifiutare il contatto delle mie mani. Questo segno mi ha indotto a parlarti prima che fosse troppo tardi. Non ho pi niente da insegnarti, ora che ho osato dire a te quello che mi rifiutavo persino di pensare. E se la tua purezza ti ha vietato e ti vieta ancora di comprendere tanta mia ignominia, il tuo cuore ha saputo riconoscere il mio pentimento e indicarmene il significato. Se credi al mio dolore, a questo dolore che m'ha lasciato sperare in un perdono, assolvimi per la mia breve pace presente, per la mia vita futura. (Si inginocchia in atteggiamento di preghiera davanti a George che smarrito, arretra lentamente sino alla finestra mentre tutte le luci, eccettuata quella sul ragazzo cominciano a spegnersi dolcemente) Adesso non posso fare altro che pregare e aspettare la morte, invocandola; mi allontano da te e da ogni altra passione di questo mondo perch vorrei poter persuadermi - almeno per un istante - che Dio, solo Dio, degno di un tale amore. (Un istante di oscurit completa).
ORourke - (mentre le luci si rialzano per tornare alla intensit in cui erano quando si sono abbassate per la prima volta. Anche gli altri personaggi riappaiono nella stessa posizione di allora) Nessuno potr capire se davvero era lieto di morire. Nessuno. 0 meglio: nessuno di noi. Io, certo, non posso dire niente a riguardo, comunque, quando l'ho confessato, l'incidente del calice non era ancora avvenuto: egli attendeva serenamente la morte nell'adempimento dei suoi doveri; non aveva rinunciato a vivere, anche se era pronto a morire. Ripensandoci bene, tuttavia, potrebbe aver lasciato scritto qualche cosa in quel suo scartafaccio di cui lei parlava.
Elisa - (dopo breve esitazione) Insomma... se crede che abbia lasciato qualcosa di consolante per noi in quel libretto, possiamo guardare.
Nannie - (facendole eco come sempre) S, possiamo guardare.
Elisa - Di solito lo teneva in una scatola dietro i libri. (Si avvicina alla biblioteca) Quante volte l'ho visto mentre lo nascondeva qui!
Nannie - Ecco la chiave. (Elisa si volge a guardarla con un certo stupore; poi prende la scatola con il libro nel solito nascondiglio. Porgendo la chiave alla sorella quasi per giustificarsi) L'aveva nella tasca della tonaca.
ORourke - (in preda a scrupoli tardivi) Penso che sia preferibile non guardare proprio oggi... Meglio attendere che sia trascorso un tempo maggiore dalla sua... partenza. In fondo non abbiamo nessun diritto di...
Elisa - (interrompendolo decisamente) Non ci ha mai vietato esplicitamente di leggere quanto scriveva.
Nannie - In verit non se ne mai parlato tra noi.
Mahony - (evidentemente incuriosita con tono conciliante al rev. O'Rourke) Se non glielo ha mai esplicitamente vietato... (Ha l'aria di sottintendere siamo padroni di guardare ).
Elisa - (si avvicina alla tavola centrale seguita da tutti gli altri personaggi meno George, che rimane a guardare i colori della sera nel cielo autunnale, impassibile) Ma aperta.
Mahony - (trionfante, al rev. O'Rourke) Ha visto? non era nemmeno chiusa a chiave.
Elisa - (con lenti gesti quasi rituali ha aperto la scatola e ne ha versato il contenuto - un mucchietto di cenere - sul tavolo. Una lunga pausa) Ha bruciato tutto; di quanto aveva scritto in questi anni, non rimane che un po' di cenere.
Mahony - (decisamente delusa) Potrebbe aver nascosto il libro altrove...
Elisa - (con astio) No. L'ha bruciato. Ne sono sicura.
ORourke - Meglio cos.
Nannie - Io mi domando perch non s' limitato a distruggere il diario e perch ha lasciato la cenere nella scatola.
Elisa - Non facciamoci illusioni: era destinata a noi.
Mahony - Come si fa con i ragazzi discoli, per la Befana? No, via, non mi sembra possibile. (George torna al suo solito posto presso la biblioteca, e seduto su un panchetto riprende a sfogliare un'altra annata dell'Union Jack).
ORourke - (turbato suo malgrado) No, io credo che abbia voluto perdonare a tutti, anche a se stesso. Ha lasciato la cenere per farci intendere che non aveva valore quello che aveva scritto, quello che aveva fatto o pensato di fare, ma soltanto la ricerca di se stesso, intrapresa con quel diario. Ha bruciato ogni suo risentimento, datemi ascolto.
Elisa - (pratica) S. Pu essere. Ma allora perch non ci ha lasciato due parole pi chiare? Non lo abbiamo mai capito da vivo, lui ne ha sofferto, lo so... allora perch non ha voluto che lo comprendessimo da morto?
Nannie - Io avrei letto nei suoi dolori e nelle sue aspirazioni, con la devozione con cui chiedo a Sant'Agostino di ispirarmi per un sonno senza peccato. (Si avvicina ad Elisa, le pone un braccio sulla spalla) Ci ha lasciato sole: sole, Elisa mia!
Mahony - (vieppi, incuriosita) A te, George, il povero padre Flynn ha parlato qualche volta del libro che scriveva?
George - (alzando appena un attimo gli occhi dal libro e rispondendo a tutti, con voce ferma) No.
Mahony - Non sapremo mai che avesse in testa quel benedetto uomo.
Elisa - Era solo anche lui, povero James.
Nannie - (cercando le parole) Forse ha voluto essere cos, rimanere cos. Forse... ha voluto dirci che le anime si salvano ognuna per suo conto, consumandosi lentamente nel fuoco... dei rimorsi.
Elisa - (che ha chiuso a chiave la scatola e si incantata a osservarne la chiave) Tu credi?
Nannie - (allontanandosi da lei) E anche le pi deboli, anche le pi stanche debbono rifiutare l'aiuto altrui ed accettare con il coraggio degli umili questa solitudine profonda. (Siede sul tappeto accanto a George, che le offre la rivista che stava osservando) Questa solitudine amara. (Prende a sfogliare la rivista).
ORourke - (dopo una pausa) Potrei avere quella scatola per ricordo di James?
Elisa - (con una certa forza) No. (Stringe a s la scatola e si avvia su per la scala. Poi con tono pi normale) No, mi dispiace.
Mahony - (invitando George a rialzarsi) S' fatto tardi. Tuo zio sar su tutte le furie. E' ora di tornarcene a casa, George. (Elisa entra nella camera del fratello).
FINE
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