Cenerentola

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CUCINA DELLA CASA DI ATTANASIA

CENERENTOLA

fiaba drammatizzata da L. A. Mazzoni

Personaggi

CENERENTOLA

ATTANASIA, la matrigna

AMAROSA, una sorellastra

ACIDOSA, l’altra sorellastra

IL CANE

IL GATTO

IL RE

LA REGINA

LA FATA

LA FATINA

IL PRINCIPE EREDITARIO

IL GRAN CIAMBELLANO

IL BANDITORE

LA BARONESSA ACQUACHIARA

LA BARONESSINA SERENA

IL PAGGIO FERNANDO

MEDEA

EBE

NOBILI E DAME - SERVI E VALLETTI,

PRIMO TEMPO

A sala piena entrano in scena attempate signore e si accomodseranno su un palchetto preparato appositamente a lato del palcoscenico, in modo da essere in platea e allo stesso tempo a fianco degli attori. .

MEDEA         Ció, Ebe, csa corta!

EBE                Dai, Medea, l’è tërd. Dai dai.

MEDEA         Duv a m’et purtê, stasera? As pol savé?

EBE                Eh, a teatar.

MEDEA         Al vegh nèca da par me a n’ so miga ziga.  Mo csa dai?

EBE                Una cumegia.

MEDEA         Ciò, Ebe, a j ho fed.  Mo ch’ cumegia. Eh?

EBE                Cenerentola.

MEDEA         E chè?

EBE                Cenerentola.

MEDEA         A m’ vegh a ca. (si alza per andarsene la l’amica la ferma)

EBE                Mo spëta. L’è bëla, l’è bëla.

MEDEA         Al saveva ta m’ fraghivta. Al saveva. Dai spess, dai spess!  S’andeva e Pamela l’era mej.

EBE                A j andè dop a balê. Ta j po neca fê aspatêr un pô i tu umarcet. 

MEDEA         Te bedta i tu che me a m’abêd i mi. Immãca ch’ u j foss stê una bêla cumegia in dialett, magari  cun cvi ‘d Garnarôl.  T’è capì! Una fôla! Beh  e tota sta zèt acvè j ha paghê dodgmela frech pr’avdé una fõla? (al pubblico) Me a degh ch’a si disum! Ven ch’a s’andèn a cà!

EBE                Dai, Medea, sta bona. Sta bona. Ch’a s’ fasè cumpatì. I s’ gvêrda tot. No sta fê la disma.

MEDEA         T’è rasô, i gvêrda cla disma ch’a so me ch’a vegh in zir cun una sbrenga cume te.

EBE                Ssst! Sta bona chi cmèza! (si alza per andarsene ma viene di nuovo bloccata dall’amica) E sta zo!

SCENA I

CASA DI CENERENTOLA - CUCINA

In scena: Cane e Gatto, poi Amarosa, Acidosa e Cenerentola. Infine Attanasia.

AMAROSA (entra con Acidosa spintonando Cenerentola) Tu, in salotto con noi, non ci stai!

CENEREN.   Ma cosa ho fatto!?

ACIDOSA      Amarosa ha ragione.

AMAROSA    Grazie, Acidosa!

ACIDOSA      (con un inchino)  Obbligata. ( a Cenerentola) Ci insudici tutti i divani!

CENEREN.   Non è vero!

AMAROSA    Stai zitta!  Tu non puoi stare in salotto perché tu non fai parte della nostra famiglia.

ACIDOSA      E’ solo per compassione che noi e la mamma ti teniamo in casa.

AMAROSA    Acidosa ha ragione.

ACIDOSA      Grazie, Amarosa.

AMAROSA    (con un inchino) Obbligata. Il tuo posto dovrebbe essere la prigione.

CENEREN.   Perché?!

AMAROSA    Perché hai fatto morire di crepacuore tuo padre e tua madre.

CENEREN.   Non è vero.

AMAROSA    Sì,  li hai fatti morire perché sei cattiva

ACIDOSA      Malvagia...

AMAROSA    Perfida...

ACIDOSA      Diabolica...

AMAROSA    Scellerata...

ACIDOSA      Congelata!

AMAROSA    E questo cosa c’entra!

ACIDOSA      Non lo so però suona bene!

AMAROSA    Hai ragione!

A DUE           Congelata!

CENEREN.   Non è vero! (piange)

AMAROSA    Guardala, piange.

ACIDOSA      Lacrime di coccodrilla!

CENEREN.   Non è vero.

AMAROSA    Spero che tu ora l’abbia capito.

ACIDOSA      Noi non vogliamo spartire niente con una stracciona come te.

CENEREN.   Io non sono una stracciona.      

AMAROSA    E se vuoi mangiare, come dice la mamma,  guadagnati il pane.

ACIDOSA      E non venire più in salotto.

AMAROSA    Il tuo posto è qui, vicino al camino.

ACIDOSA      A lavorare con un grembiule sporco e grigio come la cenere.

AMAROSA    Si. Accucciata accanto al focolare come questo pidocchioso di un cane. (prende a calci il cane:

CENEREN.   Lascialo stare. Lascialo.

ACIDOSA      (al gatto che le si struscia contro) Vieni Pussi-pussi, no  stare con questa gentaglia.

AMAROSA    E abbraccialo il tuo sacco di pulci, cenere!

ACIDOSA      Cenere... Cenerina... Cenerella...

AMAROSA    Cenerentola! Si, si, Cenerentola!

CENEREN.   (ribellandosi) Io non mi chiamo Cenerentola, il mio nome è Primarosa.

AMAROSA    Ahhh! Aiuto! Mammaaa!

ACIDOSA      Smettila! Mammaaa!

ATTANASIA (entra) Cosa succede qui?

AMAROSA    Lei ci minaccia.

ACIDOSA      Lei ci vuole picchiare.

CENEREN.   Non è vero.

ATTANASIA  Zitta! Si parla solo quando si è interrogati. Avanti, bambine, spiegatevi.

AMAROSA    Io ho trovato...  Noi abbiamo trovato un bel nome per lei e lei non lo vuole.

ATTANASIA  Ah, sì? E quale nome?

A DUE           (prendendo un pugno di cenere e facendola cadere) Cenerentola.

ATTANASIA  Cenerentola? Adattissimo per te. Non trovi?

CENEREN.   Io...

ATTANASIA  E allora perché non lo vuoi?

CENEREN.   Non ho detto che non voglio.

ACIDOSA      Si invece, e ci voleva picchiare.

AMAROSA    Acidosa ha ragione.

ACIDOSA      Mille grazie.

AMAROSA    (con un inchino) Obbligata.

CENEREN.   Ma non è vero...

AMAROSA    (nascondendosi dietro la madre) Ah! Mamma ho paura!

ACIDOSA      (c.s.) Aiuto!

ATTANASIA Su, su bambine. Ci sono qua io.  (a Cenerentola) E’ questo il ringraziamento per il bene che ti vogliono le tue sorelle? Cenerentola è un nome anche troppo bello per te. Ingrata! E stai zitta! Guai se ti azzardi a protestare, piuttosto datti un po' da fare, non vedi quanto lavoro! (indicando il cane) E caccia fuori quell’animalaccio di casa! (esce)

AMAROSA    (le strappa nastri ed ogni ornamento e le consegna un grembiule color cenere) Cenerentola!

ACIDOSA      (le getta una manciata di cenere e le consegna una scopa) Cenerentola! (escono)

CENEREN.   Io non mi chiamo Cenerentola. Io non mi chiamo... 

A DUE           Cenerentola dalla faccia a pentola, Cenerella dalla faccia a padella!

CENEREN.   (singhiozza)  Non gli basta avermi portato via tutto, avermi segregata in casa, farmi lavorare tutto il giorno come una schiava, fare da serva alla matrigne e alle sorellastre e sopportare i loro dispetti e le loro cattiverie... ora anche il nome vogliono portarmi via...

GATTO           Eh, pôra burdëla.

CANE            (rifacendo Acidosa) Vieni, pussi pussi... S’u t’sta tãnt a côr la burdëlo parchè ta n’ j é dê un sgranfõgn a cla braghira?

GATTO           Alora cl’êtra ch’l’ha t’ha masacrê ‘d bot, ta n’i putivta dêr un môrs int una nusèta?

CANE            No no. Ta n’ cãmbia dscors! E fat l’è che te t’si un rufiãna! Tóti mosi. E t’ bed sol a e tu intarës! U t’ n’ infrega ben a te dla burdëla.

GATTO           Intãt te ta gli e ciapi e me no.

CANE            Sicura, parchè me a n’ vegh a sfraghê cal tre! Te invezi...

GATTO           Csa sit invigios?

CANE            No, a degh sol ch’a n’ so un rufiã cume te che t’è tot al faz.

GATTO           E alora tèt al tu bot e sta zèt!

CANE            Cvand ch’a sera zovan, cvesta l’era una cà alegra, andeva a caza cun è padrõ, a spass cun la sgnora e la babina, a zugheva cun la babina! U s’ magneva bèn e una masa. E pu dopp una sgrêzia ataca a cl’êtra. Prema u s’ murè la padrona, la mãma dla burdëla, e i dutur i n’savè ‘d mêl ch’ u s’ foss. E pu dop e cminzè avnì par ca cla streja cun al su do scèmi. E la  fo fata.

GATTO           U s’ murè nèca e bab.

CANE            Murè!? Al l’ha avalnê luiêtri tre!

GATTO           E pu dop a so arivêda me!

CANE            Sicura, la cuchina dal do surëli. Sempar int al su braza.

GATTO           Sé, la cuchina! Prema al m’ha de fugh a e pel dla schina e pu al m’ha tajê la coda! U j è pôch da ridar!

CANE            Parò ta li sfregh listess!

GATTO           Ció, s’a voi magnê!

CANE            (Guarda Cenerentola che ha continuato a piangere in silenzio) Pôra burdëla! Cun do surëli e una mãma acsè, l’è un miracul s’lè incora e mond. (indicando Cenerentola) La piãnz incora. (si avvicina) So purèna. T’avdiré che prema o dop e mond e dà un arvultõ e alora e toca a te.

GATTO                     Par adës a m’arvult me! (fa una capriola davanti a Cenerentola. Cenerentola lo accarezza) Di un pô ta n’aress cvell da magnê ch’ a j ho fã?

CANE            Magnê? A t’ pêral e mumèt?

GATTO           Par magnê  tot i mumèt j è bõ!

CANE            Ció, dai pu un taj! Ch’a te dëgh a te un môrs int una nusèta!

GATTO           E me at’ sgranfogn e mus!

CANE            Provta!

GATTO           Mo sta zet pôvar vëc sdintê!

CANE            E te sta bona, rufiãna e macoda!

CENEREN.   Su su su, non litigate anche voi due.

GATTO           Sdintê!

CANE            Macoda!

CENEREN.   (autoconsolandosi e carezzando i due animali) Eh! Coraggio. Prima o poi le cose cambieranno!

CANE            Ah, mo alora me csa gevi?

GATTO           Bravo! T’è fat la trasmissione del pensiero!

CANE            Macoda!

GATTO           Sdintê!

CENEREN.   Prima o poi le cose cambieranno.

SCENA II

CASA DI CENERENTOLA - CUCINA

In scena. Cenerentola, Cane, Gatto. Poi, Amarosa, Acidosa e Attanasia.

ACIDOSA      (entrando) Cenerentola! Aiutami a mettere il nastro. Dobbiamo            uscire a fare spese!

CENEREN.   Volentieri.

AMAROSA    (fuori scena) Cenerentola! Vieni a  pettinarmi!

CENEREN.   Vengo subito.

AMAROSA    Cenerentola!

CENEREN.   Un attímo!

AMAROSA    (entrando) Ma insomma quando ti chiamo...  (vede il nastro) Lascia    quel nastro, ladra!

ACIDOSA      E'mio!

AMAROSA    No. E' mio. Me l'hai rubato!

ACIDOSA      E'mío. La mamma l'ha comprato per me.

AMAROSA    No per me.  (si contendono il nastro)

ACIDOSA      Bugiarda, ricordo benissimo che la mamma me l'ha comprato perché si intona ai miei capelli.

AMAROSA    Non è vero. Ricordo benissimo che la mamma l’ha comprato perché si intonava al mio vestito.

ACIDOSA      Bugiarda.

AMAROSA    In ogni caso sta meglio a me.

ACIDOSA      No a me.

AMAROSA    A me.

ACIDOSA      A me. (Acidosa vince il tira e molla)

AMAROSA    Tanto con quel nastro sei brutta.

ACIDOSA      Non è vero!

AMAROSA    Brutta e racchia.

ACIDOSA      Non è vero!

AMAROSA    Brutta, racchia e acida. (Acidosa si mette a piangere e Amorosa le strappa il          nastro)

CENEREN.   Scusate. A me non sembra valga la pena di litigare per cosi poco. Il nastro è lunghissimo, se lo tagliate a metà ne avrete uno ciascuno!

AMAROSA    Tu cosa cerchi?

ACIDOSA      Chi ti ha interpellato?

AMAROSA    Ritorna fra la cenere!

ACIDOSA      E stai zitta!

(Cominciano a stuzzicarla, ripetendo all'infinilto)

AMAROSA    Cenerentola dalla faccia a pentola!

ACIDOSA      Cenerentola dalla faccia a padella!

A DUE           (gettandola a terra) Via via via via!

ATTANASIA (entrando) Cosa c'è! Cos'è tutto questo baccano?

AMAROSA    E’ colpa sua.

ACIDOSA      Cenerentola non ci lascia in pace!

AMAROSA Ci tormenta sempre!

CENEREN. Non è vero

ACIDOSA      Voleva tagliare il mio... il nostro nastro!

AMAROSA    Acidosa ha ragione.

ACIDOSA      Mille grazie.

AMAROSA    Obbligata.

CENEREN. Non è vero. Voi litigavate e io...

ACIDOSA      Noi litigare?

AMAROSA (alla sorella) Hai sentito?

ACIDOSA      Sei falsa!

AMAROSA    Bugiarda!

ACIDOSA                Ipocrita!

AMAROSA              Cattiva! (Cenerentola abbassa il capo e le sorelle sono soddisfatte)

ATTANASIA Basta bambine. Cenerentola hà capito di aver sbagliato e non lo farà più, vero? E per punizione ripulirà la casa da cima a fondo mentre noi usciremo a fare spese!

ACIDOSA Ah, si mamma, mi serve proprio un vestito nuovo. Ne ho visto uno bellissimo ma è un po’ caro

ATTANASIA Tutto per la mia bambina.

ACIDOSA      Grazie mamma. (la bacia)

AMAROSA    A me invece serve un paio di scarpe nuove. Ne ho viste di bellissime, ma costano tanto

ATTANASIA Tutto per la mia bambina.

AMAROSA    Grazie, mamma. (la bacia)

ATTANASIA E tu, Cenerentola, cosa vuoi?

CENEREN.   Volete davvero comprare qualcosa per me?

ATTANASIA Avanti, di su!

CENEREN.   Io non saprei

ATTANASIA Niente vero? Hai ragione. Stai tutto il giorno fra la cenere dei focolare a cosa ti servono un abito nuovo o un paio di scarpe? Su bambine, andiamo. (esce)

AMAROSA Tieni ti regalo il nastro. Tanto fa schifo! Ciao!

ACIDOSA      (prima che Cenentola raccolga il nastro lo calpesta per dispetto) Oh, che peccato! Si è sporcato tutto! (esce)

CENEREN.   (raccoglie il nastro sconsolata)

CANE            Et vest ch’fata stregna!

GATTO           Ciò, nèca lì parò, l’è incantêda. La n’s’arvôlta mai.

CANE            Sicura che t’si un bëla sucialesta te! Dai. ciapa da la cal stiren un pô. (Il gatto si rifiuta. Il cane prende il nastro e lo strascina via. Il Gatto non può resistere prende l'altro capo e corre nella direzione opposta. I due escono. Cenerentola è accorata.

MEDEA         (si alza con piglio deciso e brandendo un ombrello, 

EBE                ( la ferma a stento)  Csa fet, nèca?

MEDEA         Lasum andê!

EBE                Mo duv avut andê?

MEDEA         A li met a post me cal tre sbrenghi! A j dêgh un’arcamêda!

EBE                Mo no. L’è  e fat che l’ha d’andêr acsè! 

MEDEA         Alora me a cãmbi e fat, t’é capì?. (se la piglia con uno del pubblico)  E vò cs’aviv da gvardê? E sta a lè e gvêrda e un fa un azidèt! Vuietar oman za a si tot pracis! La sera a stasì in pultrona a gvardê la televisiõ e nõ a s-ciarê i piët, a stirêr i pènn, a parparê da zena! Bëla fameja, va pu la. E pu dop j ariva e cume se gnit foss it bota una mã... t’è capì! 

EBE                Ssst! Sta bona!

MEDEA         Mo adês se vè la colazione a v’ mitèn a post nõ!

EBE                E chè?

MEDEA         Eh, la colazione, che cvël che par fê di fiul u n’ j è piò bsogn di oman par fêj. Insoma, a lè, t’è capì.

EBE                La clonazione!

MEDEA         Parchè me cus o j ha dett? I l’ha dett neca ajr par televisiõ. Cun cvela u n’ j è piò bsogn d’ fê gnit.  Una cella, e via, u s’fa gni cõsa.

EBE                Una cellula.

MEDEA         Parchè me cus ho j a dett?

SCENA III

GIARDINO DEL PALAZZO REALE.

Il Re, la Regina, Servi e poi il Principe

REGINA (Prendendo il tè) Caro,sono preoccupata.

RE                  Anch’io, mia diletta. Non siamo più così giovani e bisogna pensare al futuro del regno. Nostro figlio tra un po' siederà sul trono dal quale dovrà governare il reame con giustizia e onestà. Ma non basta. Accanto a lui dovrebbe sedere una donna che lo aiuti e sostenga nelle scelte più difficili.

REGINA        E a me non dispiacerebbe avere uno o due nipotini da viziare. Caro marito mio,  il principe, nostro figlio, è ora che si sposi.

RE                  Tesoro, hai ragione, ma di matrimonio nostro figlio non vuole neppure sentirne parlare!

RE                  Pensa solo a divertirsi e a far chiasso con gli amici. Donne tante, ma fidanzate nessuna! Eh, almeno qui è figlio di suo padre!

REGINA        Perché, tu, alla sua età, avevi tante donne?

RE                  Ma cosa dici mai, stellina mia. Tu sei stata la prima e sarai l’ultima donna della mia vita!

REGINA        Ma allora mi ami!

RE                  Non c’è dubbio, mia venere mattutina!

REGINA        E quanto mi ami?

RE                  Ehhh... Ma ecco che arriva lo scapestrato (sopraggiunge il Principe pronto per il tennis)

REGINA        Figliolo fermati un po' qui con noi.

PRINCIPE Vado di fretta madre, sono già in ritardo per la partita.

RE                  Dimentica la partita per un momento. Siedi, tua madre ed io dobbiamo parlarti.

PRINCIPE Non possiamo proprio rimandare?

RE                  No figliolo, è importante.

PRINCIPE Ma...

RE                  Non ci sono ma che tengano! Figliolo hai trascurato già abbastanza i tuoi doveri regali. E’ ora che cominci a pensare seriamente a trovarti una fidanzata, a sposarti... (il principe starnutisce)

REGINA        E regalarci qualche bel nipotino!

PRINCIPE Sposarmi? Et-ci!

REGINA        Carino, hai preso il raffreddore.

PRINCIPE     No, mamma. E’ solo allergia.

REGINA        Allergia? A cosa?

PRINCIPE     Al matrimonio, mamma! Et- ci! Solo a sentire la parola...

REGINA        Oh, carino. (al Re) E adesso, come facciamo? Lo senti?

RE                  Poche chiacchiere! Tu devi sposarti!

PRINCIPE     Et-ci! Et-ci! Scusate, ma adesso debbo proprio scappare. (esce starnutendo)

RE                  Ehi,... aspetta... Accidenti!

REGINA        Oh, caro, e se fosse allergico davvero al matrimonio!

RE                  Per sapere se si è allergici al matrimonio bisogna prima essere sposati, non trovi, mia stella polare? Et-ci!

REGINA        Anche tu sei allergico, tesoro mio?

RE                  Ma cosa dici mai, mia supernova, questo è  raffreddore! In questo giardino ci sono spifferi ovunque.

I servitori servono il tè.

REGINA        E adesso cosa facciamo?

RE                  Cosa facciamo, cosa facciamo.

REGINA        Mio adorato se nostro figlio non si sposa non avremo dei successori al trono.

RE                  Lo so ciliegina mia. Lo so.

REGINA        Ho trovato caro! A giorni, sarà il compleanno di nostro figlio. Per festeggiare l'occasione daremo un sontuoso ballo e inviteremo tutte le nobili dei regno. Forse qualcuna di loro farà innamorare il Principe.

RE                  Ottima idea zuccherino! Però...

REGINA        Però?

RE                  Bocciolo. tutte le nobili dei nostro reame sono... racchie.

REGINA        Come caro, sono racchia anch'io

RE                  Cosa dici mai, passerottino! Tu sei bellissima, sono le altre che sono scorfani senza rimedio. Ho paura che faranno inorridire, non innamorare, nostro figlio.

REGINA        E allora? (sorseggiano il tè)

RE                  Allora al ballo inviteremo tutte le ragazze del regno in età da marito.Con tante ragazze presenti, sicuramente fra loro troverà quella giusta. Che ne dici pasticcino mio?

REGINA        Si, caro.

RE                  E al momento opportuno la luce tenue, la musica romantica e tutti gli accessori, lo faranno capitolare. Il piano non può fallire. Dico bene mio bon‑bon?

REGINA        E se lui si innamora di una popolana, tesoro come facciamo?

RE                  L’importante è che si sposi!

REGINA        Come caro! Vorresti dare in sposa nostro figlio ad una popolana?

RE                  Cosa dici biscottino, mai al mondo!

REGINA        E allora?

RE                  Ascolta fragolina, se nostro figlio si innamorerà di una popolana, allora le daremo un bel titolo nobiliare, che so baronessina...

REGINA        E'troppo poco caro...

RE                  Contessina?

REGINA        E'già meglio caro.

RE                  Poi la faremo sposare a nostro figlio e il futuro dei reame sarà cosi assicurato. Che ne pensi mio bignè?

REGINA        Marito mio, dico che è un’ottima idea e che tu sai sempre sistemare le cose per il meglio.

RE                  Allora, mia macedonia con gelato, mia torta alla crema chantilly, mio tiramisù, andiamo a dare ordini.

Il banditore gira per la sala.

BANDITORE Udite, udite! Le loro Maestà Serenissime il Re e la Regina, sono lieti di invitare tutte le ragazza in età da marito ‑nobili, damigelle, popolane e plebee, al sontuoso ballo che si terrà fra tre giorni nella sala del trono dei Palazzo Reale in occasione dei venticinquesimo compleanno dei Principe Ereditario. Fra le presenti alla festa, sua Grazia Nobilissima il Principe sceglierà la sua fidanzata e sposa.

SCENA IV

CASA DI CENERENTOLA

Cenerentola, Amorosa, Acidosa, Attanasia, Cane e Gatto.

AMAROSA    (da fuori) Cenerentolaaaa! Svelta vieni a truccarmi!

CENEREN.   (attraversando dí corsa la scena) Arrivo!

ACIDOSA      (c.s.) Cenerentolaaaa! La mia collana!

CENEREN.   (c.s.) Corro!

AMAROSA    (c.s.) Cenerentolaaaa! Dove hai messo le mie scarpe?!

CENEREN.   (c.s.) Eccole!

ATTANASIA (entrando ín scena) Cenerentola, vieni qui! Allacciami il busto!

CENEREN.   Subito!

ACIDOSA      Cenerentolaaaa!

AMAROSA    Cenerentolaaa! (chiamano ancora un paio di volte, poi entrano in scena)

ATTANASIA Un momento bambine, anch'io devo prepararmi. (a Cenerentola) Hai finito?

AMAROSA    (ad Acidosa) Quella è la mia collana!

ACIDOSA      Non è vero, è la mia!

AMAROSA    La tua è a pezzi!

ACIDOSA      Bugiarda!

AMAROSA    L'hai. rotta tre giorni fa!

ACIDOSA      Piuttosto sarà il contrario. E' la tua che hai rotto tre giorni fa!

ATTANASIA Bambine!

AMAROSA    Eccola se tanto ci tieni. Prendila pure, tanto con o senza collana sei brutta lo stesso!

ACIDOSA      Non è vero!

AMAROSA    Brutta e racchia!

ACIDOSA      Non è vero!

AMAROSA    Brutta, racchia e acida!

ATTANASIA  Bambine!

ACIDOSA      E' Iei che mi ha detto acida!

AMAROSA    E' lei che mi ha rubato la collana!

ATTANASIA  Su, su bambine. Finite di prepararvì! Siete belle entrambe. Se fossi   il Principe non saprei proprio chi scegliere. (Le due sorelle escono contente)

CENEREN.   Signora Madre?

ATTANASIA  Cosa c'è?

CENEREN.   Come dev'essere bello un ballo! Spero proprio che una delle mie sorelle sia la prescelta.

ATTANASIA  Grazie Cenerentola.

CENEREN.   Signora Madre?

ATTANASIA  Si?

CENEREN.   Mi piacerebbe tanto poter vedere l'orchestra, le luci sfavillanti dei candelabri, le danze. Posso venire anch'io?

ATTANASIA Venire con noi? Certo! Tu devi venire con noi!

CENEREN.   Davvero? Posso venire anch'io? Proprio?

ATTANASIA  Si. Sei anche tu mia figlia, come le altre.

CENEREN.   Corro a prepararmi!

ATTANASIA  Però...

CENEREN.   Però?

ATTANASIA  C'è prima una piccola lista di lavori da fare (srotola una pergamena lunghissima). Se riuscirai a farli tutti in tempo, e troverai un vestito adatto, potrai venire con noi!

CENREN.     Non arriverò mai a fare tutto in cosi poco tempo

ATTANASIA  Oh,, cara mia, questi sono affari che non mi riguardano. Se non        riesci ad organizzarti nei lavori di casa tu che li conosci così bene. Spero non pretenderai di venire al ballo lasciando la casa in disordine? Vero!? (esce, mentre si fanno avanti Acidosa e Amarosa che hanno sentito tutto).

ACIDOSA      Oh povera Cenerentola, vorresti venire al ballo anche tu!

AMAROSA    E hai tutti quei lavori da fare!

ACIDOSA      Non ti preoccupare ti aiutiamo noi!

CENEREN.   Sul serio?

AMAROSA    Certo. Siamo o non siamo le tue sorelline?

CENEREN.   Oh, grazie. Grazie!

ACIDOSA      Non ci devi ringraziare. Lo facciamo con piacere!

AMAROSA    Da dove cominciamo? (da ora in poi trascineranno Cenerentola da una parte all'altra del palcoscenico)

ACIDOSA      Dalle camere!

AMAROSA    No! Prima dalla cucina!

ACIDOSA      Cosa dici? Prima dal salotto!

AMAROSA    No, no! Prima bisogna portare dentro la legna per il fuoco!

ACIDOSA      No, prima l'acqua per lavare i pavimenti!

AMAROSA    Il fuoco!

ACIDOSA      L'acqua!

AMAROSA    Il fuoco!

CENEREN.   Basta! Vi prego! Basta!

ACIDOSA      Il camino!

CENEREN.   Lasciatemi!

AMAROSA    La cenere. Bisogna pulire il camino dalla cenere!

CENEREN.   Vi prego!

ACIDOSA      Hai ragione, la cenere! La cenere! (fanno giro tondo ripetendo 'la cenere". Cenerentola sí accascia a terra e piange)

ATTANASIA (da fuorí scena) Bambineee! E' arrivata la carrozza!

ACI e AMA    La carrozza? Veniamo mamma! Addio Cenerentola! Buon divertimento!

CENEREN.   E' inutile, non posso più sperare. Le cose qui non cambieranno mai. Non posso più credere a nulla. A nulla!

CANE            (entrando) Oh! Purèna! L’it trata propi pez d’un cã!!

GATTO           (entrando) Uhi, al s’è aviêdi! Ven, ven ch’a s’anden a pusê sora la tumãna! E pu chisà ch’a n’acatèma nèca cvël da magnê!

CANE            Ecco, cvell che pèsa, lo! Ah, mo alora t’si propi sèza côr! Ta n’ la vì?

GATTO           Sé, a la vegh, a la vegh. Alora a vèt, o a n’ vèt!

CANE            No, adës  me a stêgh acvè e t’a j sté nèca te. Li l’ha bsogn ‘d nõ!

GATTO           Nõ? Mo csa j putegna fê nõ? Li l’avleva andê a balê, ló in l’ha tôlta so. Csa putègna fê?

CANE            A la fasè balê nõ!

GATTO           Dai va là, chêat da lè!

CANE            E alora csa la vut lasê da par lì trãma la zendra! Sèza un pô ‘d cumpagneia?

GATTO           Beh, la po pu avnì nèca li d’la ins la tumãna!

CANE            Dai, basta! Avejta! Chevta de capar!

GATTO           Oh, me pu a m’avei sol s’um pê.

CANE            No, te ta t’avei sobit!

GATTO           E invezi me a stêgh acvè!

CANE            No...

GATTO           Csa rudgta! Ta n’ vi ch’la dôrma?

CANE            E alora met’ta zo nèca te e sta zeta!

GATTO           Mo la tumãna...

CANE            Sta zeta!

GATTO           (si rannicchia) Vëc, sdintê e preputèt!

CANE            Rufiãna, macoda e...

GATTO           Preputèt! (i due si addormentano)

SCENA V

CASA DI CENERENTOLA

Fata, fatina, Cenerentola, cane e gatto

FATA              (entrando trafelata), Ohh! Che corsa! Spero di essere arrivata in tempo. Arrivo sempre all'ultimo momento. Sono questi tempi moderni. Non si arriva è più a niente. Non c’è più tempo nemmeno per se stessi, è tutto uno stress! Ma dove è sparita a mia assistente? Fatina?!

FATINA          Sono qui, Fata!

FATA              Dove ti eri cacciata? Avanti, svelta! Altrimenti Cenerentola farà tardi!

FATINA          Correvi come il vento, ho faticato a starti dietro! Sono stanca!

FATA              Cosa vi dicevo? Eccone un’altra. La gioventù moderna. E’ sempre stanca! Dunque, stai bene attenta! Quella è Cenerentola. Capito?

FATINA          Capito!

FATA              Il tuo compito è quello di mandarla al ballo con gli abitanti più belli dei reame, su una carrozza dorata, tirata da sei magnifici cavalli bianchi! Hai capito?

FATINA          Capito!

FATA              Quanti cavalli bianchi ci vogliono per la carrozza?

FATINA          Sei!

FATA              Di che colore?

FATINA          Bianchi!

FATA              E cerca di fare in fretta, e senza sbagliare. Hai capito?

FATINA          Capito!

FATA              E non ti dimenticare niente! La mia bacchetta magica dove l'ho messa?

FATINA          Siamo alle solite. Non ho mai visto una fata più smemorata di lei! E vu9ole insegnare a noi apprendiste fate a non dimenticarci nulla.

FATA              (alla fatina) Dove hai messo la mia bacchetta magica?!

FATINA          Io?! Ma se l'avete Iì nella cintura!

FATA              Ah, già! Me ne ero dimenticata! Svelta adesso. Io sto lì dietro!

FATINA          Va beneCenerentola?Cenerentola?

CENEREN. Chi mi chiama?

FATINA          Sono io, non mi vedi?

CENEREN. Buona sera. Mi dispiace, la mia signora madre è uscita. Non c'è           nessuno in casa.

FATINA          Io non cerco la tua signora madre e nemmeno le tue signorine           sorelle. Io cerco te!

CENEREN.Me?

FATINA          Sì.

CENEREN. E chi siete?

FATINA          Sono la tua fata! (la fata si schiarisce la voce) Cioè, la tua fatina, apprendista fatina di prima categoria,  e voglio aiutarti!

CENEREN. Aiutare me, e come?

FATINA          Cara la mia Biancaneve...

FATA              (intervenendo) Cenerentola!

FATINA          Ah, già! Che sciocca,, ho sbagliato fiaba! Dicevo, cara la mia   Cenerentola io so che tu desideri andare al ballo.

CENEREN. Oh, si! Lo desidero tanto. Ma ora non è possibile. E' tardi, il ballo          sarà già iniziato. Il castello è lontano. Non ho l'abito, adatto e poi (piange)

FATA              (incitando la Fatina) Avanti dunque!

FATINA          Piange!

FATA              E allora?

FATINA          Mi viene da pianger anche a me.

FATA              Apprendista fatina di prima categoria!

FATINA          Agli ordini!

FATA              Avanti! Tocca a te farla smettere!

FATINA          (a Cenerentola) Su, su non piangere. Adesso ci sono qua io e tu andrai al ballo! Uno, due, tre...  ecco l'abito per te! (entrano due valletti con un pigiama)

CENEREN. Un pigiama?

FATINA          Ehm! Scusami! Devo aver sbagliato incantesimo! Sai, perché ti devo confessare che...

FATA              Apprendista fatina!

FATINA          (ai valletti) Via, via! Adesso riproviamo eh? Quattro, cinque, sei,, un bel vestito per lei! (entrano due valletti con un cappotto)

FATA              Oh, che confusione!

CENEREN. Un cappotto?

FATINA          (arrabbíandosi) Ma insomma! Di numeri una ventina, datele un vestito da regina! (entrano  valletti con l'abito e uno con un paravento dietro il quale Cenerentola si cambierà) Oooh! E adesso pensiamo alla carrozza e ai lacchè! (guarda Cane e Gatto) Mi occorrono due lacchè!

GATTO           Uhi, la s’ gvêrda a nõ!

CANE            Mo csa vôla!?

GATTO           A me la m’ pis pôch!

FATINA          Mi occorrono proprio due lacchè!

GATTO           Ció, me a m’avei!

CANE            Aspëta ch’a vegn nèca me!

GATTO           Fa cõt ‘d gnit!

CANE            Sé, sèza dê int l’occ! (cercano di uscire alla chetichella)

FATINA          Ehi, voi due, venite qui, per favore!

CANE            Chi, mè?

FATINA          Aspettate!

GATTO           Scapa me!

CANE            E nèca me! (fuggono)

FATINA          Fermi! Fermi! O vi trasformo in rospi (li insegue uscendo di scena)

FATA              Quella nuova apprendista mi farà disperare. E' volenterosa, ma fa una confusione! Però, se penso a quando anch'io ero giovane e ínesperta! Quante ne ho combinate! Eccola che ritorna.

FATINA          (rientrando di corsa, trionfante) Ho fatto tutto!

FATA              La carrozza?

FATINA          Fatta, con una zucca del giardino.

FATA              I lacchè?

FATINA          Il Cane e il Gatto. Li ho presi!

FATA              I cavalli?

FATINA          Sei topolini di campagna! E il cocchiere un vecchio asino! Sono Stata brava, vero?

FATA              Non c'è male.

FATINA          Allora possiamo andare.

FATA              Sei certa di non aver dimenticato niente?

FATINA          Ho fatto tutto!

FATA              Sicura?

FATINA          Sicurissima!

FATA              Allora andiamo. Il nostro compito qui è finito. (escono mentre il paravento si toglie  e lascia vedere Cenerentola completamente trasformata)

CENEREN. Ohhh! Che bel vestito!

CANE            Signora, se vuole seguirmi.

GATTO           La carrozza è pronta.

CENEREN. La carrozza? Andiamo al ballo?

FATINA          (tornando in dietro di corsa) Cenerentola! Cenerentola!

CENEREN. Fatina! Grazie, grazie mille! Tutto questo è un sogno! Un sogno meraviglioso diventato realtà.

FATINA          Ma come tutti i sogni non può durare a lungo. Dimenticavo di dirti che l'incantesimo dura solo fino a mezzanotte!

CENEREN. Mezzanotte, ho capito. Grazie ancora...

FATINA          Aspetta un momento! Non dimenticarti che allora l'incantesimo svanirà e tutto tornerà come prima.

CENEREN. Capisco. E molto più di quanto riuscissi a sperare.

FATINA          Via adesso, è già tardi! Buon divertimento!

CENEREN. Grazie mia buona fatina! (esce)

FATA              (comparendo) Avevi fatto tutto, eh?

FATINA          Mi ero dimenticata un piccolo dettaglio.

FATA              Male! Un fata che si rispetti non deve dimenticare niente! ... La mia bacchetta! Dove ho messo la mia bacchetta?!... (esce)

FATINA          Ehh! Che ci volete fare, è fatta così! (Allarga le braccía ed esce)

SECONDO TEMPO

SCENA I

CASA DELLA BARONESSA DI ACQUACHIARA

BARONESSA Allora hai capito, Serena.

SERENA       Sì, mamma.

BARRONESSA Sfodera tutto il fascino delle donne degli Acquachiara.

SERENA       Sì, mamma.

BARONESSA Mostra al principe tutte le tue grazie. Quando farà il ballo con te, guardalo fisso negli occhi, così! (sguardo languido) Prova?

SERENA       Così?

BARONESSA Ma no!

SERENA       E come?

BARONESSA (ripete) Così.

SERENA       Come un pesce lesso, mamma?

BARONESSA (spazientita) Sì, come un pesce lesso. E poi sospira, così! (esegue) Ah!

SERENA       (rifà in maniera comica) Ah!

BARONESSA Sei una incapace.

SERENA       Grazie, mamma.

BARONESSA E poi spingi avanti il seno!

SERENA       Io mi vergogno.

BARONESSA Ancora? Ti ho già spiegato che devi vergognarti solo se non diventi regina!

SERENA       Il principe non mi piace. Non lo amo.

BARONESSA Quanto sei sciocca, figlia mia. L’amore è un lusso che possono permettersi solo i poveri. E poi la pagano con il matrimonio! Tu invece sarai regina! Avrai ricchezza e potere! E una volta ricca e potente potrai fare quello che vuoi  e far credere quello che ti pare. Hai capito?

SERENA       Sì, mamma. Però io amo il paggio Fernando.

BARONESSA Non devi nenache nominarlo quel nome. Un paggio! Un servo! Tu non lo sposerai mai!

SERENA       Va bene, mamma.

BARONESSA E sorridi, sorridi!

SERENA       Così?

BARONESSA Ah, se ci fossi io al tuo posto.

SERENA       Ecco, mamma, perché non ci andate voi?

BARONESSA Zitta, stupida! Stasera tutte le ragazze faranno carte false pur di accaparrarsi il principe. E tu devi batterle tutte!

SERENA       Va bene, mamma.

BARONESSA Allora, ricominciamo da capo. Cosa devi dire al principe quando verrà a prenderti per il tuo ballo?

SERENA       (meccanicamente) Altezza voi siete il giovane più adorabile della terra.

BARONESSA Con un po’ di sentimento! Ripeti.

SERENA       (ripete meccanicamente) Altezza voi siete il giovane più adorabile della terra, con un po’ di sentimento. Ripeti.

BARONESSA (a se stessa) Io la strozzo! Giuro che la strozzo! (a Serena) E poi cosa gli dici?

SERENA       Che caldo, usciamo sulla terrazza?

BARONESSA Con malizia!

SERENA       Come con malizia? Non dobbiamo uscire solo noi due?

BARONESSA Sì, dovete uscire da soli.

SERENA       No, perché se c’è qualcun altro io mi vergogno.

BARONESSA (sull’orlo di una crisi di nervi) Sì Sì! Uscite da soli. E poi cosa fai.

SERENA       Faccio finta di svenire. Così. Ah!

BARONESSA Brava, e poi?

SERENA       Non mi ricordo più!

BARONESSA Lui ti prende tra le braccia e tu lo ba... lo ba...

SERENA       Lo ba... lo  bacio!

BARONESSA Brava!

SERENA       Dove?

BARONESSA Dove?! Hai il coraggio di chiedermi dove?

SERENA       No, mamma...

BARONESSA Sul naso, sulla punta dei piedi, su ogni capello, sul comò, sul lampadario! (esce in preda ad una crisi di nervi). Io la strozzo, la strozzo!

SERENA       Mamma, non posso baciare tutti quei posti in una volta sola! Mamma!

SCENA II

PALAZZO REALE - SALA DEL TRONO

CIAMBELL. (annuncia gli invitati più importanti) Il Conte e la Contessa di Montebello... il Marchese di di Boscogiallo e la Marchesina Alba... la Baronessa di Acquachiara e la Baronessina Serena... la Baronessa Superbia e le figlie Acidosa e Amorosa... il Conte Amato e la Contessa Carina ... (gli invitati si salutano mentre i valletti passano con gli aperitivi) Le loro amate Maestà Serenissime, il Re e la Regina Madre! (Tutti si inchinano) Sua Altezza Reale il Principe Ereditario! (nuovo ínchino)

RE                  Vi ringrazio per essere intervenuti così numerosi alla nostra festa da ballo. A nome della mia amata consorte, la Regina e di mio figlio il Principe Ereditario, sono lieto di darvi il benvenuto a corte. Mi auguro che passiate una serata indimenticabile. E adesso, si dia inizio alle danze! (musica. Ciascuna ragazza si reca dal Principe per chiedergli di ballare. Questi cortesemente rifiuta ogni invito e incarica altri nobili della sua corte di ballare al posto suo. La musica si interrompe.) Insomma figliolo! Non è possibile che nessuna di queste ragazze ti piaccia! Balla. Divertiti!

REGINA        Tuo padre ha ragione.

RE                  Grazie, mio lillà.

REGINA        Obbligata, tesoro. Ve ne sono di bellissime. Avanti!

PRINCIPE     Non ho voglia di ballare.

RE                  Devi trovarti una fidanzata!

PRINCIPE     (starnutendo) Et-ci! Non voglio fidanzarmi! Et-ci!

REGINA        Ma tesoro...

PRINCIPE     E non voglio nemmeno sposarmi. Et-ci! Sono troppo giovane. Ho deciso! (esce starnutendo)

RE                  Lascialo fare. Peggio per lui. Se non se la sceglie da solo, la sposa, gliela sceglieremo noi!

REGINA        Tuo padre ha ragione!

RE                  Vieni, tenero ciclamino, andiamo a dare lustro alle danze. (ballano. Arriva Cenerentola. Stupore generale. Tutti si fermano. Gli uomini vanno a chiederle di ballare. Anche il Principe si scuote)    Leggiadra fanciulla, posso avere l'onore di fare questo ballo con lei?

CENEREN.   Volentieri. (due ballano assieme ed escono di scenal

MEDEA         Lì l’è un cvilìn alè ch’ u n’ s’ved invèll. Mo lo, ciò,  l’è propi un bël bastardaz! Una sbalaciêda cun lo am la farebb propi nèca me.

EBE                Parchè ta n’ i dì se dopp e vè cun nõ!

MEDEA         E pu at farebb avdé ch’a so incora in gãmba!

EBE                Mo s’t’è dett adës adës che t’a n’ vi l’ora che vègna la clonazione par no fê piò gnit cun i oman.

MEDEA         Un mumèt. Cvell l’era un êtar dscors! E pu cvest  l’è un burdël cun dla tësta. U n’ s’vô brisul maridê e l’ha rasõ! Amarsi sempre non sposarsi mai, cum e dis e pruverbi.

MEDEA         Mo se te ta t’ si maridêda. Trè  vôlt. E alora?

EBE                Se sé, t’è rasõ.  Me a j ho un êtar pruverbi.

MEDEA         Ch’ pruverbi?

EBE                Sposarsi spesso e divorziare sempre.

MEDEA         Mo u n’ j è miga un pruverbi acsè!

EBE                Al so. A l’ho invantê me adës! T’é capì?

REGINA        Vieni, caro, vieni a vedere nostro figlio. Parla con una ragazza?

RE                  Davvero?

REGINA        Sì, e non ha il raffreddore!

RE                  (guardando all’esterno) E’ vero!

REGINA        Guarda, tesoro, come parlano fitti, fitti. Quasi come noi, ricordi?

RE                  Certo, mia camelia! (guardando ancora) Bene, bene non so chi sia quella ragazza, ma ha fatto di certo colpo su nostro figlio, non credi  mia rosa tea?

REGINA        Hai ragione, caro. Credo proprio che il Principe nostro figlio si sia innamorato.

RE                  Allora festeggiamo! Via questa lagna? Maestro, qualcosa di più allegro. (la musica da valzer diventa un samba che ballano anche Amarosa e Acidosa)

AMAROSA Tanta fatica per abbigliarsi e il Principe non mi degna nemmeno di uno sguardo.

ACIDOSA      Non ha occhi che per quella sconosciuta. Vorrei proprio sapere chi è.

ATTANASIA  Però, quella ragazza io la conosco.

AMAROSA    Hai ragione, mamma. Assomiglia a Cenerentola.

ACIDOSA      Non è Cenerentola. Dove ha preso un così bel vestito.

AMAROSA    E’ Cenerentola.

ACIDOSA      Noo. E come ha fatto ad arrivare fin qua, senza carrozza, senza cavalli.

AMAROSA    E’ Cenerentola.

ACIDOSA      Non è Cenerentola! Ha anche due servitori, io li  ho visti.

AMAROSA    No!

ACIDOSA      Sì!

ATTANASIA  Basta, bambine. In ogni caso sarà meglio controllare.

ACIDOSA      Ah, sicuro che se avessi io un abito cosi...

AMAROSA    Sarebbe uguale. Anche con quell'abito saresti brutta lo stesso.

ACIDOSA      Non è vero!

AMAROSA    Brutta e racchia!

ACIDOSA      Non è vero!

AMAROSA    Brutta, racchia e acida!

ACIDOSA      Mammaaaa!

ATTANASIA Ma bambine anche qui!

AMAROSA    Voglio andare a casa!

ACIDOSA      Anch’io! Io il Principe non lo voglio sposare!

AMAROSA    Figurati se sposa una racchia come te!

ATTANASIA Bambine, non possiamo lasciare la festa, è appena mezzanotte. E poi abbiamo una cosa da fare, ve lo siete già scordate?

AMAROSA    Hai ragione, mamma. Andiamo a vedere chi è. (escono tutte e tre. Si sentono i rintocchi della mezzanotte)

CENEREN. (entrando in scena agitatissima) Oddio! Mezzanotte! Debbo andare! Addio mio Principe. Grazie di tutto non dimenticherò mai questo ballo.

PRINCIPE     Aspetta! (la rincorre per la sala, esce e rientra quasi subito sconsolato. Intanto la fata e la fatina entrano in scena con la scarpetta e la posano sui gradini)  E scomparsa nella notte! Non vi è traccia né della carrozza, né dei cavalli o dei suoi servi. Via! Via tutti! Voglio restare solo! (tutti escono. Il principe vede la scarpetta) Cosa c’è qui?Una scarpetta?!

RE                  Cosa succede figlio mio?

PRINCIPE     E' la sua!

RE                  E quella giovane che era con te?

PRINCIPE     E’ scomparsa. Sono disperato.

RE                  Non è il caso di prendersela così, ci sono ancora tante damigelle tra le quali scegliere

PRINCIPE     (con decisione) Padre, voglio ritrovare quella giovane!

RE                  Calma, calma figliolo..

PRINCIPE     O sposerò lei o non sposerò nessun'altra!

RE                  Adesso non esagerare!

REGINA        Cosa succede, caro.

RE                  (alla Regina) Mia petunia, nostro figlio è stato sedotto e abbandonato la sera del suo compleanno!

REGINA        Oh!

PRINCIPE     Sposerò solo lei. Ho deciso!

RE                  Oh, disdetta! Adesso che si vuole sposare, abbiamo perso la sposa!

REGINA        Caro., nostro figlio è innamorato, non vedi? Dobbiamo aiutarlo!

RE                  Hai ragione gardenia del mio cuore, ma come facciamo a ritrovare quella damigella?

REGINA        E'semplice, vieni caro che andiamo a dare ordini  (escono)

SERENA       (spinta avanti dalla madre) Principe?

PRINCIPE     Cosa c’è?

SERENA       Fa caldo qui, usciamo senza malizia, solo noi due sulla terrazza... e poi... ah..  svengo!

PRINCIPE     Ci mancava anche questa! (la prende tra le braccia, la madre gongola) Fernando! Fernando!

FERNANDO Eccomi. Principe.

PRINCIPE     Non so cosa ha fatto. Pensaci tu.

FERNANDO (la riconosce) Serena?

SERENA       Paggio Fernando? Fa caldo qui, usciamo senza malizia, solo noi due sulla terrazza... e poi...(i due escono mentre la madre è colta da una crisi di nervi)

FERNANDO Usciamo, si usciamo.

BARONESSA Datemi una corda, datemi un pugnale, datemi un martello! Che il cielo mi fulmini! (si sente il rumore di una saetta e la baronessa cade a terra)

BANDITORE Udite, udite! Sua Altezza Reale il Principe Ereditario prenderà in sposa la ragazza ‑sia essa di qualsiasi ceto sociale - che riuscirà a calzare la scarpetta ritrovata sui gradini dello scaione di corte. Udite, udite! Una commissione reale presieduta dal Gran Ciambellano di corte passerà in ogni casa per misurare la scarpina a tutte le damigelle in età da marito!

SCENA III

PIAZZALE ANTISTANTE LA CASA DI CENERENTOLA

Gli inviati del Principe per la prova della scarpetta.

CIAMBELL.   Abbiamo giàprovato la scarpetta e trecento damigelle e a nessuna, dico nessuna, è calzata! Vediamo a chi tocca adesso... (consulta un lunghissimo elenco, intanto i servitori si riposano)

SERVO 1°     Sono stanco morto.

SERVO 2°     Non ne posso più. Non  vedo l’ora di trovare questa benedetta ragazza.

SERVO 3°     Se fosse facile.

SERVO 2°     No no. Non è facile. E’ impossibile.

SERVO 4°     E se non la troviamo?

SERVO 1°     Te la facciamo provare a te!

SERVO 4°     Oh! Io non voglio sposare il Principe!

SERVO 3°     Io dico che nonn la troviamo. Ormai abbiamo visto piedi di ogni forma e grandezza. E anche ogni tipo di astuzia per poter calzare.la scarpetta.

SERVO 1°     Lo credo. Chi calza la scarpina diventa regina! 

SERVO 2°     Eh, e ogni ragazza è pronta a qualsiasi sacrificio. 

SERVO 3°     Vi ricordate quella nanerottola? Aveva dei piedini piccolissimi e si era fatta fare dei calzini di gomma a forma di piede per ingrandirli un po’. Quando tentò di calzare la scarpetta il piede era troppo grande, allora si tolse il calzino a forma di piede...

SERVO 2°     ... e il piede era troppo piccolo!

SERVO 1°     E quella che si è tagliata il ditone? Zac! Via di netto!

SERVO 4° Ahh! Che impressione!

SERVO 3°     E non solo ditoni sono partiti, ma anche talloni affettati, dita resecate, piedi smozzicati. Tutto, per poter calzare la scarpetta.

SERVO 4°     E nessuna l’ha calzata?

TUTTI             Nessuna, nessuna.

SERVO 1°     Per me questa scarpetta è magica. Quando il piede èpiccolo lei diventa grande come una barca, quando il piede è grande lei diventa piccola come un ditale!

SERVO 2°     Hai ragione, c'è qualcosa che puzza.

SERVO 1°     I piedi puzzano! Scommetto che l'ultima alla quale abbiamo provato la scarpetta non se li lavava da almeno tre mesi!

SERVI TUTTI Blah, che schifo!

SERVO 4°     Chissà come farà a resistere il Gran Ciambellano, lui che deve fare personalmente tutte le prove!

SERVO 1°     Lui non sente niente.

SERVO 4°     Perché, ha il raffreddore?

SERVO 1°     No. Ha la puzza sotto il naso per conto suo!  (ridono)

CIAMBELL.   Silenzio! Adesso tocca alla casa della Baronessa Attanasia. Ha tre figlie. Andiamo. (escono in fila indiana)

SCENA IV

CASA DI CENERENTOLA.

La prova della scarpetta.

CENEREN. (con Cane e Gatto) ... Credetemi era tutto perfetto. Il palazzo.. se aveste visto!

CANE            A j avè vest. A j avè vest. A so incora tot indulì a caseta ‘d cla caroza!

CENEREN.   Il ballo, le luci, la musica e ... il Principe...

GATTO           Parò immãca a n’ho mai magnê acsè tãnt cumpãgna cla sera.

CANE            Ecco cvel che pèsa, lo.

GATTO           E pu dop me a j ho truvê una piò bëla tumãna. A m’ i so butê int la veta .... a ch’fata durmida ch’a j ho fat!

CENEREN.   Il principe! (con aria trasognata) Ohh! Come vorrei che fosse qui!

CANE            L’è propi inamurêda!

GATTO           Pôra incantêda!

AMAROSA    (entrando con Acidosa) Con chi stai parlando, Cenerentola?

CENEREN. Oh! Con nessuno, nessuno...

ACIDOSA      Nessuno? Sei diventata anche stupida adesso?

AMAROSA Controllaci un po' i vestiti.

ACIDOSA      Dobbiamo fare bella figura. A momenti sarà qui il Gran Ciambellano per la prova della scarpetta.

AMAROSA E non vogliamo essere in disordine!

CENEREN. Ma no, siete elegantissime.

ATTANASIA (da fuori scena) Bambineee?! (entra in scena sistemandosi i capelli) Siete pronte? (finisce di sístemarsi canticchiando) "Calzare una scarpina per diventare regina"

CENEREN    Signora madre?

ATTANASIA  Cosa c’è Cenerentola?

CENEREN    Posso provarla anch’io la scarpina?

ATTANASIA  Tu?! Ma certo cara, anche tu devi provare la scarpina.

CENEREN.   Grazie signora madre.

ATTANASIA  Però...

CENEREN.   Però?

ATTANASIACarina, tu non eri alla festa,vero?,

CENEREN.   Io...

ATTANASIA  E allora è inutile che tu ti provi la scarpetta.

CENEREN    No, io...

ATTANASIA  Insisti?! Spero non vorrai farmi credere che l’altra sera tu eri al ballo.

CENEREN.   No, no.

ATTANASIA  E allora, carina, perché vuoi far perdere del tempo al Gran Ciambellano! E poi, ti pare che un pari del regno come lui possa inginocchiarsi davanti a una come te, una serva, tutta coperta di cenere, con i piedi sporchi.... Su su, non mi fare arrabbiare! Passa nella legnaia e tirati dietro anche questo sacco di pulci. Svelta.

CENEREN.   Ma, signora madre...

AMAROSA    Non hai sentito cosa ha ordinato la mamma?

ACIDOSA      Sei diventata sorda?

AMAROSA    Nella legnaia!

ACIDOSA      Nella legnaia!

A DUE           (la spingono e picchiano) Cenerentola dalla faccia a pentola, Cenerella dalla faccia a padella! Via via via via!!

GATTO           A gli è propi do carogn! (e fa il carino con loro)

ATTANASIA  Bussano alla porta.

AMAROSA    Stanno arrivando.

ACIDOSA      Sono qui!

ATTANASIA Bambine vado ad aprire! Mi raccomando, fate un bell'inchino al Gran Ciambellano. è molto vanitoso!

CIAMBELL.   (entra con tutto il seguito) Buon giorno Baronessa. Sono qui per la prova della scarpetta!

ATTANASIA  Eccellenza, si accomodi! La mia casa è troppo modesta per ospitare un uomo di cotanta importanza.

CIAMBEL.     Troppo buona, Baronessa!

ATTANASIA Eccellenza, lei è il nobile più splendente dei regno!

CIAMBELL.   Grazie, grazie. Se vogliamo fare la prova intanto!

ATTANASIA Ecco le mie bambine! (salutano con un inchino. Il Gran Ciambellano inorridisce) Vedrà che tra di loro il Principe troverà certamente la sua sposa! E io diventerò la Regina Madre!

SERVO 1°     Speriamo di no!

SERVO 2°     Non aver paura, sono brutte come i debiti!

SERVO 1°     E antipatiche come le malattie! (ridono)

CIAMBELL.   Silenzio! (alle sorelle) Allora a chi tocca?

ACIDOSA      Tocca a me!

AMAROSA    No a me!

ACIDOSA      Io sono la maggiore!

AMAROSA    Non mi interessa!

ATTANASIA Bambine!! Tocca prima ad Acidosa.

AMAROSA    Fai pure. Tanto anche se ti calzerà la scarpetta, il Principe non ti vorrà!

ACIDOSA      Perché?

AMAROSA    Perché sei brutta!

ACIDOSA      Non è vero!

AMAROSA    Brutta e racchia!

ACIDOSA      Non è vero!

AMAROSA    Brutta, racchia e acida!

ACIDOSA      Mammaaaa!

ATTANASIA Bambine!!

CIAMBELL.   Vorrei farle notare, baronessa, che non ho molto tempo da perdere! Andiamo di fretta! Sono giorni ormai che giriamo in lungo e in largo il regno con questa benedetta scarpetta!

ATTANASIA Avete sentito! Non fate arrabbiare il Gran Ciambellano! Avanti Acidosa provala tu per prima.(siede)

CIAMBELL.   (ai servi) Scarpetta! (i servi si passano parola) Calzatoio! (come prima) Spray deodorante! (come prima)(Il Ciambellano, dà lo spray nel piede di Acidosa e  prova la scarpetta) Non entra!

ATTANASIA Ne è sicuro?

CIAMBELL.   Sicurissimo. Troppo piccola! (ridà scarpetta, calzatorio e spray ai servi) 

AMAROSA    (ad Acidosa           ) Ben ti sta! Andrà bene  a me che ho un piedino piccolo piccolo! (siede)

CIAMBELL.   (ripete la  stessa scena fatta con Acidosa)  Balla!

ATTANASIA Ne è sicuro?

CIAMBELL.   Sicurissimo. Troppo grande! (riconsegna la scarpetta ai servi)

ATTANASIA (consola le figlie che piangono) Mi dispiace bambine.

EBE                E duv a vet nèca adës?

MEDEA         A m’ vegh a pruvê la schêrpa nèca me.

EBE                E che?

MEDEA         A m’ vegh a pruvê la schêrpa nèca me. Sit sorda? (al pubblico) Mo a set che s’la m’va bèn a me a j ho fat santõ!

EBE                Mo te t’si maridêda.

MEDEA         Beh e alora? Faremo il terzo divorzio e il quarto matrimoni. T’é capì? (al pubblico) Cus a j ël pu da di? Incù us fa acsè! Cvi chi fa i cino, i divorzia piò che me e pu i i met int e  giurnêl, i in dscor par televisiõ. S’am marid cun un prenzip im met nèca me par talevisiõ! A voj fê s-ciupê da l’invigia tot ch’al sbrenghi de Pamela.

EBE                Mo te ta n’ po’ miga pruvêt la schêrpa.

MEDEA         Oh, mo sicura csa stëghi. (da la voce al Gran Ciambellano che intanto stava controllando i nomi sulla pergamena. La scena si arresta.) Uhi, te, cum at ciãmta? Ven  acve cun cla scherpa ch’am la pruv nèca me. Uhi, a degh cun te!

EBE                Lasa perdar. U n’ t’ po’ abadê!

MEDEA         Parchè? Cus ël sord? S’a sèt me cvell che dis lo da lè e sintarà pu nèca lo cvell ch’a deggh me d’acvè. Uhi!?

EBE                A vit cun t’abêda!

MEDEA         S’un abêda lè un ignurãt! (minacciandolo con l’ombrello) Uhi, a degh cun te! Bêda che s’a vegn a lè...

EBE                Lasa perdar!  Un po’ sintì, l’è il Gran Ciambellano.

MEDEA         Cus’ ël?

EBE                Ciambellano.

MEDEA         Ciam’bell’ano! Mo dov? A me u m’ pê ch’l’epa un sgnor Giulio come tot chi etar. (rivolta al Gran Ciambellano) Alora am la fet pruvê se o no? 

CIAMBELL.   Signora, la prego, la smetta. Non possiamo più andare avanti. 

MEDEA         Ohi, a vit ch’l’ha abadê? Dai, ven acvè e provum la schêrpa neca a me!

CIAMBELL.   Signora, lei sta scherzando?

MEDEA         No no, a degh da bõ.

CIAMBELL.   Non crederà di essere Cenerentola?

MEDEA         No no, me a so la Medea. Mo se la schêrpa la m’ va bè a me toi me che bastardaz! T’é capì? Dai, dai spess ch’a j ho un sparatisum adoss? (Il Gran Ciambellano prova la scarpetta a Medea. La scarpa è troppo piccola.)

EBE                A sit cuntèta adës? Cun al bêrch t’é.

CIAMBELL.   (a Medea) Possiamo continuare adesso?

MEDEA         (delusa er arrabbiata) Par me a putivi tirê dret nèca prema.

ATTANASIA  Andiamo, andiamo. Salutate sua Eccellenza che se ne và. (sospirando) Eh.

CIAMBELL.    Signora baronessa. Può ancora diventare Regina Madre. Le resta ancora una figlia.

ATTANASIA Una figlia?! Queste sono le mie uniche bambine.

CIAMBELL.   (consultando il suo elenco) Eppure qui vedo scritto tre figlie.

ATTANASIA C’è un errore! Io ho solo due  figlie.

CENEREN.   (entrandó) Sono io la terza figlia!

ATTANASIA Cenerentola! Come ti permetti di disturbare sua Eccellenza! Torna subito in cucìna! Non datele retta!

ACIDOSA      E' la nostra sguattera!

AMAROSA    Malata di mente!

ATTANASIA Ah, si, una scioccherella piena di fantasia. E poi non era al ballo quella sera.

CIAMBELL.   Un momento, madame. Ho l'ordine di provare la scarpetta a tutte le ragazze. Vieni bambina.

ATTANASIA Eccellenza, non vorrà dare credito a questa stracciona. Non è davvero mia figlia. E’ figlia del mio defunto marito. La teniamo qui per compassione. Sapesse quello che ci costa!

CIAMBELL.   Allora è vero che non è sua figlia?

ATTANASIA No. Ma le pare? La guardi. La guardi!

CIAMBELL.   Vedo. E' molto graziosa. (guarda Cenerentola, poi le due sorelle e poi Attanasia) Ha ragione. Non è sua figlia!

ATTANASIA Si vede così bene.

CIAMBELL.   Creda, si vede benissimo, madame. E’ un vero peccato, se non è sua figlia...

ATTANASIA e FIGLIE Arrivederci Eccellenza! Arrivederci!

CIAMBELL.   Cosa avete capito? Se non è sua figlia, madame, lei non ha più nessuna possibilità di diventare Regina Madre, ma io devo provarle ugualmente la scarpetta. L'editto parla chiaro: "tutte le ragazze in età da marito". Accomodati fanciulla! (Cenerentola si siede. Stessa scena come nelle prove preceden«). Calza. E' perfetta! (sorpreso di quel che ha dettoj

TUTTI             Calza!??

CIAMBELL.   Calza!!!

SERVO 1° (chiamando la gente) Abbiamo trovato la Principessa!

SERVO 2° L'abbiamo trovata!!

VOCE ESTERNA E chi é?

SERVO 1°     E'Cenerentola!!

VOCE ESTERNA Cenerentola sposa il Principe! Evviva!!

Entra il popolo scatenato in un rock, mentre ricompare il paravento.  Arrivano il Re, la Regina e il Principe.)

MEDEA         (suona il suo telefonino) Pronti. Sé, a so me. A sò acvè a teatar! Sé una bëla cumegia. Tota da ridar! Da bo? A vegn sobit, paciarì. Aspetum.

EBE                Chi è?

MEDEA         L’è e mi Arturo. Il mio principe azzurro. U m’aspëta a ca!

EBE                E a balê?

MEDEA         Arturo! Mi ami? Mo quanto mi ami? Tanto tanto? (la telefonata continua muta)

POPOLO       Il Principe! Il Principe!

PRINCIPE     (entra mentre da dietro il paravento ricompare Cenerentola vestita come al ballo) Ti riconosco, tu sei la fanciulla con cui ho danzato al ballo. E sarai la mia sposa! (la prende per mano e la conduce via seguiti dal popolo))

REGINA        Che bella coppia, vero caro?

RE                  Quasi come noi spumino mio!

REGINA        Spero proprio che saranno felici come lo siamo noi! (escono)

CANE            (si è commosso)

GATTO           Csa fet?

CANE            U m’  ven i guzlõ a i occ.ì da la cuntinteza!

GATTO           Neca me cvãnd ch’a pès, a tota la roba bona da magnê ch’ u i sarà pr’è spusalezi!

CANE            Gata, rufiãna e macoda!

GATTO           Cagnaz vëc e sdintê e piangulõ!

AMAROSA    (ad Acidosa, entrando. Intanto Medea sempre al telefonino da segni di nervosismo ) E’ tutta colpa tua! Quando ti sei provata la scarpetta l’hai allargata!

ACIDOSA      Non è vero!

ATTANASIA Basta, bambine.

AMAROSA    E’ colpa tua.

ACIDOSA      No, tua! Tua! (si accapigliano)

ATTANASIA Basta, bambine!

MEDEA         Uhi, adës basta al degh me!

ATTANASIA E lei cosa vuole!

AMAROSA    Ha disturbato per tutto lo spettacolo!

ACIDOSA      La smetta subito!

MEDEA         A la smett sobit, lo! Arturo spëta!

EBE                Lasa perdar.

MEDEA         Te sta zeta. (prende l’ombrello e insegue le tre che fuggono)

A TRE            Aiuto! Aiuto!

MEDEA         (Dopo averle inseguite per la platea e fatte uscire dalla sala. Ritorna col il telefonino all’orecchio) A j sit incora Arturo? Mo gnit, paciarì... tre sbrenghi... (al pubblico una volta raggiunto il proscenio) Mo gil nèca vuietar, ël mai pusebil ch’u n’s’posa fê una telefunêda in sãnta pêz?

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