Cenerentola e il principe buzzurro

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Sì, cosa credete voi

Teatro Comico Italiano

CENERENTOLA E IL PRINCIPE BUZZURRO

COMMEDIA IN DUE ATTI

Autore:

Camillo Vittici

Iscrizione S.I.A.E. N.118123

(In caso di traduzione dialettale si prega di specificare alla SIAE il titolo originale dell'opera)

PERSONAGGI

Cenerentola

La Matrigna

Anastasia

Genoveffa

La Fata Smemorina

La Fata Turchina

La Strega

Il Grillo Parlante

Il Principe

La storia si svolge in un soggiorno

(I vestiti dei protagonisti si lasciano alla fantasia del regista)

La storia

Un’elaborazione in chiave moderna della favola di Cenerentola con una buona dose di… confusione.
Il principe non è quello delle favole e Cenerentola è un po' più disincantata

PRIMO ATTO

GRILLO PARL:  (Sul proscenio, prima dell’aprirsi del sipario). Buona sera miei cari signori. Che piacere essere qui con voi. Vi starete sicuramente chiedendo chi sono, ma con la vostra fantasia sicuramente avrete già intuito la mia identità. Ma per più duri di comprendonio, a coloro che hanno, per così dire, le rotelline del cervello un po' arrugginite, consiglio di non fare ulteriori sforzi. Comunque lo potreste capire da soli... Sono tutto nero, ho due antennine sulla testa... per cui…  sono sicuramente… Accidenti alla memoria! Ecco… sono Calimero… no… forse… Ecco, forse… un merlo. E brava quella signora là in fondo... Grazie signora! Sono un grillo, chiaro no? Veramente, più che chiaro, sono un po’ scuretto visto che sono tutto nero come, del resto, tutti i grilli lo sono. Pensate che un mio amico, per essere all’altezza dei tempi e dell’evoluzione tecnologica, al posto delle antennine si è fatto trapiantare una parabola satellitare. Non l’avesse mai fatto! L’hanno dovuto rinchiudere al manicomio poiché la testa s’era fusa a forza di captare segnali audio e video da tutto il mondo. Ma tengo a precisare che io non sono un grillo qualunque; se mi udite parlare vuol dire che sono il Grillo Parlante. Semplice, no? E che ci fa il Grillo Parlante nella favola di Cenerentola? - potrebbe chiedersi qualcuno. Dovete sapere, miei cari signori, che un maledetto giorno un bambino si è divertito a strappare ad una ad una tutte le pagine del libro delle favole per poter colorare i vari personaggi. Alla fine, rimbrottato dalla mamma, le ha rimesse in fretta e furia fra la copertina del volume tutte alla rinfusa e quindi tutti i personaggi si sono mischiati ed ecco perchè mi trovate qui. Ma torniamo a noi... Questa sera vi voglio parlare di… Accidenti alla memoria! Vi voglio parlare di… una pentola… di una sventola… No… ah, ora ricordo…  Vi voglio parlare di  Cenerentola; anzi... mi sa tanto che non ne ho il tempo perchè la sto sentendo arrivare e non vorrei che pensasse che stiamo parlando di lei. Sapete come sono fatte le donne; sospettose e, non a torto, tengono molto alla loro privacy. Magari ci vediamo più tardi. Arriva... Scappo... A dopo. (Esce mentre si apre il sipario)

CENERENTOLA: Sì, cosa credete voi? Che la storia è andata davvero così? Dai, per favore, non prendiamoci in giro… Finchè la raccontiamo ai bambini può andar bene, ma noi che abbiamo l’uso della ragione riusciamo a capire bene che c’è qualcosa che non quadra in tutta questa storia. Certo che l’ho conosciuto il cosiddetto principe, ma la storia della scarpetta capite bene che non può stare assieme nemmeno con lo sputo. Intanto incominciamo dal nome… E’ vero, qualcuno ha avuto l’idea cretina di chiamarmi Cenerentola; proprio come la moglie di uno dei sette nani, magari… Cenerentolo. Brontolo, Pisolo, Cenerentolo e via via tutti gli altri Una volta infatti in casa c’era il camino che produceva un sacco di cenere che ti entrava nei capelli, negli occhi; insomma dappertutto. Sicuramente è per quello che mi hanno chiamato così perché l’addetta al fuoco sono stata sempre io. Per fortuna ora ci sono i caloriferi e le stufe… Magari, in questo caso,  mi avrebbero chiamata Stuferentola. O magari Elettrola se il riscaldamento fosse stato con una stufetta elettrica. Quando ero piccola mia madre morì giusto nel momento in cui io venivo al mondo e mio padre, pace all’animaccia sua, non ti va poco dopo a sposare un’amica della cara defunta? Fosse stata bella almeno; doveva avere una gran fame per prendersi quel catorcio di donna! Bell’amica! State attente alle amiche mie care signore; sono quelle le prime che vi fregano. Con la scusa di consolare il vedovo gli stanno vicino, molto vicino, troppo vicino… finchè, dopo poco, prendono il posto dell’ex padrona di casa. Il menu è ben congegnato; antipasto di moine, primo piatto di sorrisi, secondo piatto della serie “ti amerò per tutta la vita”, per dolce le solite parole melliflue e poi, una volta pagato il conto, “mettiamo subito in chiaro chi deve portare i pantaloni in questa casa!”.  Dopo un misero De Profundis e magari una Messa cantata, la moglie defunta viene sepolta con la sua bella fotografia sulla lapide e viene spedita in Paradiso con una velocità tale che sulla terra non rimane traccia. Ma la traccia mia mamma l’ha lasciata, eccome! Perché? Io non sono da considerare una traccia?  E che traccia porca miseria! Guardate qua; trecce dorate, visetto angelico, due seni di media misura, non siliconati e appiccicati al punto giusto; insomma…vitino da Merilin Monroe e due gambe che neanche ai manichini dei negozi le hanno così belle e tornite. E dovreste vedere invece le mie due sorellastre… Ah, già; dimenticavo di dirvi che mio padre ha avuto il coraggio e l’eroismo di fare due figlie con la sua Ledy Tremaine (Tremèn), la nuova moglie. Chissà quante pastiglie blu si è preso per stimolare l’ardore di poter… diciamo incontrare- se ci sono qui dei minorenni- la sua strega. E dire cattiva strega è ancora niente. Bella famiglia che mi sono ritrovata. Eccola qui Anastasia, la prima figlia; sta arrivando. (Entra Anastasia, si siede in poltrona e legge una rivista di moda). Vedete? Sempre vestita all’ultima moda…Con tutti i soldi che mio padre- che per inciso e per disgrazia è anche il suo- ha lasciato se lo possono permettere; eccome! Appartamenti in centro, terreni edificabili, BOT, CCT, obbligazioni e non so quant’altro.

ANASTASIA: Cenerentola! Cenerentola rispondi!

CENERENTOLA: Che vuoi Anastasia?

ANASTASIA: Sistemami il cuscino dietro la testa. (Cenerentola esegue). Ora grattami questa gamba che mi prude. (Cenerentola esegue)

CENERENTOLA: Sicura di non avere pidocchi, piattole o zecche?

ANASTASIA: Ma come ti permetti villana! Sappi che mi faccio tre bagni al giorno con prodotti di produzione francese

CENERENTOLA: Con quel cagnetto spelacchiato che ti porti sempre addosso non ci sarebbe da stupirsi

ANASTASIA: Sempre meglio di quel tuo gattaccio nero che ti gironzola attorno in cucina

CENERENTOLA: Il mio Lucifero è sempre ben lavato e profumato

ANASTASIA: Sappi, comunque, che ieri sono entrata in un istituto di bellezza

CENERENTOLA: Visto come sei oggi ti dovresti far rimborsare

ANASTASIA: E mi hanno anche depilata

CENERENTOLA: Hanno usato il tagliaerba?

ANASTASIA: Genoveffa! Genoveffa! Vieni, corri subito (Entra Genoveffa)

GENOVEFFA:  Che c’è Anastasia? Ti ha morso la tarantola?

ANASTASIA: Peggio! Lo sai cos’ha avuto il coraggio di dirmi Cenerentola? Che ho le piattole e i pidocchi!

GENOVEFFA:  Per punizione stasera a letto senza cena! (Si siede e gioca con la Play Station)

ANASTASIA: Mamma! Mamma!

MATRIGNA: (Entrando). Ma non si può avere un minuto di pace in questa casa! Cenerentola; va a vedere se è arrivata la posta. Che hai da gridare Anastasia?

ANASTASIA: Cenerentola mi ha detto che ho i pidocchi e le piattole

MATRIGNA: Ma lascia perdere; sii superiore. E’ lei che è una piattola e sicuramente anche pidocchiosa

CENERENTOLA: Ecco la posta

MATRIGNA: Vediamo… E questa cos’è? Una lettera dal principe?

GENOVEFFA: Dal principe?

ANASTASIA: Cosa vorrà il principe da noi? Leggi mamma

MATRIGNA: Ragazze, il principe questa sera dà una festa da ballo nella sua villa.. Bambine, stasera c’è un ballo e siamo state tutte invitate

ANASTASIA: Ma mamma, stasera c’è il commissario Rex, è la puntata in cui....

GENOVEFFA: Eh no, cara mia, io voglio vedere Stranamore…

CENERENTOLA: Io vorrei vedere Super Quark…

GENOVEFFA: Tu non vedi un bel niente. La tele è solo nostra

MATRIGNA: Non mi interessa! Tele o non tele questo ballo può cambiare la nostra vita, potremo diventare ricche, ricche, ricchissime! Oh, guarda qua; c’è anche scritto che potrà intervenire ogni fanciulla in età da marito

GENOVEFFA: Allora è per noi!
ANASTASIA: Io sono proprio da marito!
CENERENTOLA: Ma allora potrò venirci anch'io!
GENOVEFFA: Ah! Ce la vedi lei a ballare col Principe?
ANASTASIA: "Vostra altezza mi onora... vi dispiace reggermi la scopa?" Ah, ah, ah!

MATRIGNA: Su, forza allora; preparatevi sin da ora! Manicure, pedicure, shampoo e vestiti eleganti

GENOVEFFA: Ma il principe non è mica quello che ha la più grande fabbrica di salumi? Ma perché, poi, lo chiamano il principe?

ANASTASIA: Perché il padre è il re dei salumi e, se il padre è il re, lui è il principe dei salami

GENOVEFFA: Quello sì che è ricco sfondato. Quello sì che sarebbe un bel partito per ogni fanciulla. Pieno di soldi, di case, di terreni

ANASTASIA: Yot di 23 metri ormeggiato a Montecarlo, grande allevamento di maiali…

MATRIGNA: Una ragione di più per non mancare. Magari potrebbe mettere un occhio su una di voi due…

ANASTASIA: Pensi che abbia un occhio solo mamma?

MATRIGNA: Ma si fa per dire sciocchina. Già me lo immagino… Una delle mie bimbe che va in sposa al principe…

CENERENTOLA: E lei diventerebbe la suocera del salumiere

GENOVEFFA: Appunto mamma; vieni anche tu?

ANASTASIA: Ma tu non sei una fanciulla in età di marito…

MATRIGNA: Due ragazze sole non sta bene che vadano ad un ballo; lo faccio solo per proteggere la vostra moralità

ANASTASIA: Allora non vedo l’ora di andarci. Hai preparato i nostri vestiti da sera Cenerentola? Lavati? Stirati? Profumati? I pizzi apposto?

CENERENTOLA: Sono sempre pronti; tutto fatto per filo e per segno

ANASTASIA: E io dovrei crederti?

CENERENTOLA: Va a controllare allora

ANASTASIA: Io non mi fido di questa. Vieni con me Genoveffa e tu, Cenerentola, se trovo un filo fuori posto, il cibo lo salti anche domani!

MATRIGNA: Vengo anch’io; il tempo è poco e mi devo preparare. (Escono)

CENERENTOLA: Preparare? Quella si deve restaurare! E così è la mia vita di ogni giorno… Ma come potrei cambiarla? Andare al ballo poi è semplicemente impossibile. Non potrei certo andare con questo grembiule. Per me ci vorrebbe un miracolo, una magia. Ma chi sarebbe in grado di fare una magia? Mica ci sono le fate d’una volta al giorno d’oggi… E, se anche ci fossero; come le trovo? Magari, chiamando il 2424… Io comunque ci provo; non si sa mai… (Al cellulare). Pronto, buongiorno signorina, potrei sapere se ci sono delle fate qui attorno? No, non vendite a rate… Fate! Come? Non ci sono Fate disponibili? Allora trovatemi qualcuno che abbia gli stessi poteri. Avete… Avete una strega? Strega ho detto, mica una sega. Che me ne faccio di una sega? Va bene, comunque, in mancanza di meglio, va bene anche una Strega. A volte anche quelle possono combinare qualcosa di buono. Come? Già inviata? Accidenti che servizio celere! Grazie (Spegne). Spero solo che sia capace di combinare qualcosa di buono per me. Vuoi vedere che me la mandano davvero? Anche se non ci credo molto… (Entra la Strega)

STREGA: Mi sa tanto che qualcuno di queste parti mi abbia chiamato

CENERENTOLA: Veramente avrei preferito una Fata

STREGA: Una fata? Una di quelle bambolotte vestite di veli e con quei ridicoli cappelli a punta sulla testa? Quelle sono impegnate a fare le Veline, le Letterine, le Zoccoline… Con quei visetti tutti tirati poi…

CENERENTOLA: Per quello… basta vedere il tuo. Ma che strega sei? Da dove vieni?

STREGA: Hai mai sentito parlare della strega di Biancaneve?

CENERENTOLA: Accidenti se ne ho sentito parlare; tu dovresti essere quella che distribuisci veleno a gogo

STREGA: Ma so fare anche altre cose sai… So far girare la testa al contrario, invecchiare in pochi secondi una persona, far venire un grosso brufolo sul naso, mettere una zampa di porco al posto dei piedi…

CENERENTOLA: No, no; fermati! Veramente io desideravo qualcosa di più positivo, qualcosa che cambiasse d’un tratto la mia vita

STREGA: Vuoi che ti spedisca all’inferno?

CENERENTOLA: Ma no; spediscimi in paradiso invece

STREGA: In paradiso? Per questo non sono ancora attrezzata. Guarda che per andare in paradiso, comunque, dovrei prima farti morire. E questo mi riesce facile; devi solo scegliere il modo… Impiccagione? Ictus cerebrale? Infarto? Trauma cranico? Ernia strozzata? Appendicite fulminante?

CENERENTOLA: Forse non ci siamo capite bene. Per me il paradiso è rappresentato dal salone delle feste del principe. Insomma, fa una delle tue magie e io potrò partecipare alla gran festa col vestito migliore che ci sia

STREGA: Piano, piano; queste cose non riuscivo a farle nemmeno con quei sette rompipalle di nanetti. Aveva un bel dire Biancaneve a tenerli a bada…

CENERENTOLA: I nanetti! Che simpatici i nanetti… Quindi tu… li hai conosciuti?

STREGA: Altrochè se li ho conosciuti, sette nanerottoli, sette pesti. Il più pesante era Brontolo…

CENERENTOLA: Pesante? Era così grasso?

STREGA: Macchè grasso; era il più pesante da sopportare, un vero rompiscatole, per cui una sera si sono riuniti tutti e hanno deciso di cambiargli nome

CENERENTOLA: Di cambiare nome a Brontolo? E come l’hanno chiamato?

STREGA: Stronzolo!

CENERENTOLA: E gli altri?

STREGA: La stessa sorte è capitata, uno dopo l’altro, anche a loro. Prendi Eolo ad esempio. Eolo, il nome del dio del vento; faceva sempre delle tali puzze che impestavano la stanza di odori pazzeschi; è stato inevitabile chiamarlo… Puzzolo

CENERENTOLA: Puzzolo? Ah, che ridere

STREGA: Perché non sai degli altri. Mammolo ogni sera, al ritorna dal lavoro, si riempiva di Nutella e di Kinder Brioches e gli venivano tanti di quei foruncoli sul faccione che l’hanno chiamato…

CENERENTOLA: Che l’hanno chiamato?

STREGA: Che l’hanno chiamato… Brufolo

CENERENTOLA: E gli altri quattro?

STREGA: Tu, signorina, vuoi sapere un po’ troppo

CENERENTOLA: Ma per questo mi stai regalando qualcosa che non provo da tanto tempo

STREGA: Ti sto regalando qualcosa? Le streghe non regalano mai niente, capito?

CENERENTOLA: E invece no; tu mi stai regalando un po’ d’allegria che in questa casa manca da un’eternità. Dimmi di Gongolo…

STREGA: Gongolo, ad esempio, era il più civettuolo della compagnia e come se la tirava! E come ci teneva a farsi notare. Il suo vestito era fatto di mille cerchi colorati ed è stato così che l’hanno chiamato…

CENERENTOLA: Lasciami indovinare… Elegantolo?

STREGA: No, Coriandolo!

CENERENTOLA: E Cucciolo?

STREGA: Cucciolo era il più piccolo e tutti lo calpestavano e dovevi sentire che lamenti gli uscivano dalla bocca. E allora hanno deciso di chiamarlo… Rantolo. Per non parlare poi di Dotto. Quello si spacciava di sapere tutto, di essere, insomma, il sapiente della compagnia. E sai come lo chiamano adesso? Rompiscatolo!

CENERENTOLA: Rimane Pisolo…

STREGA: Quello era sempre assonnato, a volte si addormentava anche durante la cena e gli cadeva la testa nella minestra

CENERENTOLA: E così hanno cambiato nome anche a lui…

STREGA: Certamente; l’hanno chiamato Sbrodolo

CENERENTOLA: Ma sui libri delle favole questo non si sa

STREGA: Ma te lo dico io che conoscevo bene quella strana famigliola squinternata

CENERENTOLA: Ma perché erano così piccoli?

STREGA: Perché erano tutti nati nei Paesi Bassi

CENERENTOLA: Ma erano davvero così piccolini?

STREGA: Erano così piccoli che i capelli gli puzzavano di piedi e, quando pioveva, si riparavano sotto i funghi

CENERENTOLA: Ma lavorano ancora tutti in miniera?

STREGA: Ma no; ne è passato di tempo da allora. Adesso sono tutti in pensione

CENERENTOLA: E Biancaneve? Com’è?

STREGA: Com’è? Com’era, vorrai dire. Quella prende l’accompagnamento e alla sua età, con l’Altzeimer che si ritrova, sta ancora aspettando il suo principe Azzurro

CENERENTOLA: A proposito di principe; tu che puoi tutto o quasi, perché non mi fai apparire un vestito fantastico per questa sera?

STREGA: Senti ragazzina; è come chiedere al diavolo di servir Messa. Mica sono una Fata io; sono semplicemente una Strega e, da ottima Strega, so combinare solo cose spiacevoli, sgradevoli o ripugnanti. Decisamente hai sbagliato indirizzo o numero di telefono. Comunque, se avessi bisogno di qualche maleficio o imbroglio, sarò sempre a tua disposizione. Telefonami sul cellulare al numero 1717, che non è altro che il numero della sfiga, e io ti riverrò a trovare. Vado, corro e sparisco; mi hanno chiamato a fare una fattura al principe Azzurro

CENERENTOLA: Al principe Azzurro? Proprio a lui?

STREGA: Sì, al principe Azzurro. Alla sua età è ormai pieno di acciacchi; la gamba destra non funziona più e cammina col bastone. Vado a dare una gran botta al suo bastone così che, cadendo, si romperà anche la gamba buona

CENERENTOLA: Ma no! Al principe Azzurro no! E il sua cavallo che fine ha fatto? Sta correndo in qualche verde prateria?

STREGA: Questo non lo so; l’ultima volta che l’ho visto era legato all’esterno di una macelleria. Ciao ragazza; vado. Intanto inventerò nuovi guai da portare all’umanità. Ciao. (Esce. Entra la matrigna)

MATRIGNA: Cenerella!

CENERENTOLA: Cenerella? Ora non mi si chiama più col mio nome?

MATRIGNA: Dovresti esserne contenta; Cenerella è un vezzeggiativo. Posso sapere cosa stai facendo lì tutta imbambolata? Ti sei dimenticata che in questa casa si lavora?

CENERENTOLA: Certo; è solo questo che si deve fare in questa casa; un po’ di svago e di riposo no, vero? Neanche la domenica. La domenica è il giorno del signore…

MATRIGNA: Vero! La domenica è il giorno del signore e, siccome in questa casa di signori non ce ne sono, vorrà dire che è il giorno delle signore; Anastasia, Genoveffa e la sottoscritta

CENERENTOLA: Ma il giorno del Signore si riferisce ad un’altra cosa…

MATRIGNA: Zitta tu, ignorante, fannullona e inutile persona!

CENERENTOLA: Inutile io? Ma, se non ci fossi io, chi farebbe le faccende domestiche? Lavare…

MATRIGNA: Ma se ti abbiamo regalato la lavatrice!

CENERENTOLA: Già, ma poi i panni si devono asciugare, stirare, rimettere al loro posto…

MATRIGNA: Cosa credi? Che possa chiamare un’impresa di pulizie? Mica siamo il principe noi! A proposito di principe…

CENERENTOLA: Già, a proposito di principe; posso sapere quale vestito indosserò per la festa?

MATRIGNA: Cooosa? Tu alla festa? Questa è proprio bella! Cenerella alla festa in cui il nostro principe dovrà scegliere la sua sposa! Ah, che spasso! E tu, magari, penseresti che potrebbe scegliere una stracciona ignorante e zotica come te? Ma hai visto come sono appetibili Anastasia e Genoveffa? Sicuramente sceglierà una di loro. Abbassa la testa e continua a lavorare; anzi, vieni di là che ci aiuti ad indossare i nostri superbi vestiti. Via! March! (Escono. Entra il Grillo)

GRILLO PARL:  Ed è così che inesorabilmente crollano le speranze di Cenerentola di partecipare alla grande festa di stasera. Però, anche lei, chiamare una Strega… Non era proprio il caso. Doveva insistere e chiamare qualcuno che, dotato di poteri magici, fosse riuscito  a realizzare il suo grande sogno. Un Fata, dunque. Ma quale? Oh, che smemorato… Io ne conosco una che ha condiviso con me una vecchia storia; quella di un certo burattino di legno. Come si chiamava? Ah, la memoria… Pidocchio… Finocchio… Ginocchio… Insomma qualcosa del genere. Quella deve avere davvero dei poteri eccezionali perché, per dare vita ad un pezzo di legno e mutarlo in un bambino in carne ed ossa, ci sapeva davvero fare. Come si chiamava? Ah, già; Fata Tacchina… Stracchina… Turchina… Insomma qualcosa del genere. Ah, la mia memoria! Da quando quel disgraziato burattino mi tirò un martello in testa ha delle tremende amnistie… eresie… amnesie. Insomma qualcosa del genere. E come faccio a chiamarla? Chissà in quale nuova favola sarà andata a finire quella…

FATA TURCH:  (Entrando). Invece no! Eccomi mio caro Grilletto!

GRILLO PARL:  Grilletto a me? Si ricordi, cara la mia signora, che io sono un serio e rispettoso grillo, io sono il Grillo Parlante. L’ormai famoso Grillo Parlante!

FATA TURCH:  E io sono l’ormai famosa Fata Turchina, per servirla, anche se un po’ decrepita per via dell’età, ma la mia bella figura la faccio ancora

GRILLO PARL:  Ma sì, mi ricordo di te. Ho ben visto le fatiche che hai fatto a seguire e proteggere quel mascalzone di Finocchio… di Pinocchio

FATA TURCH:  Mascalzone? Peggio! Incosciente e impertinente. Quello aveva una testa così dura…

GRILLO PARL:  Per forza, era di legno…

FATA TURCH:  Ma non solo per quello; sapeva combinarne di tutti i colori

GRILLO PARL:  Ma tuttavia aveva anche i suoi lati buoni. Ti ricordi quando si è buttato in mare per andare a cercare suo padre senza nessun timore di affogare?

FATA TURCH:  Primo, non poteva affogare perché era di legno e il legno sta sempre a galla. Secondo, il povero Geppetto in mare lo aveva buttato lui poiché non gli voleva mollare quelle quattro monete d’oro che aveva in tasca dopo che aveva riparato i mobili di Mangiafuoco

GRILLO PARL:  Già, le monete che sono andate e rimpinguare le tasche del gatto e della volpe. Chissà come rimase male quella volta

FATA TURCH: E’ vero, ci rimase di sasso

GRILLO PARL: Ma non era di legno?

FATA TURCH: Era di legno, ma ci rimase di sasso lo stesso. Comunque per quella ragazza si dovrebbe pure fare qualcosa altrimenti col cavolo che riesce ad andare alla festa del principe

GRILLO PARL: E allora datti da fare; cosa aspetti?

FATA TURCH:  Mi spiace, io non ci posso fare niente. Io sono specializzata in burattini di legno e Cenerentola è una persona in carne ed ossa

GRILLO P: Ma non hai mai pensato di sposarti per avere un figlio vero anche tu che non sia un burattino?

FATA TURCH: Confesso che la tentazione l’avevo avuta…

GRILLO P: Davvero? E chi sarebbe stato il tuo grande amore?

FATA TURCH: Il principe azzurro

GRILLO P: E non l’hai sposato?

FATA TURCH: All’ultimo momento ho rinunciato

GRILLO P: Ma perché?

FATA TURCH: Semplicemente perché da una fata Turchina e dal principe azzurro sarebbero nati i Puffi

GRILLO PARL:  Ma chi dovrei chiamare allora per Cenerentola?

FATA TURCH:  Per quel che ne so dovrebbe esserci una mia collega che sarebbe adatta alla situazione. Una che in queste cose ci sa fare. Oddio, è un po’ su di età e ai primi passi dell’Alzheimer…

GRILLO PARL:  Dell’Alzheimer? Ma allora deve capire un po’ poco e magari è anche un po’ smemorata

FATA TURCH:  Infatti la chiamano la Fata Smemorina, ma sono certa che qualcosa saprà combinare. Ci penso io, come la vedo te la mando

GRILLO PARL:  Grazie Fatina dai capelli turchini. Mi auguro di ritrovarti presto

FATA TURCH:  Sarà difficile; devo correre a controllare cosa starà combinando Pinocchio. Addio Grillo parlante!

GRILLO PARL:  Addio Fatina! (Si allontanano ed escono in direzioni opposte)

GENOVEFFA: (Entra in vestaglia). Cenerentola! Cenerentola! Quando occorre quella non c’è mai. Cenerentola!

CENERENTOLA: (Entrando). Eccomi; che c’è ancora?

GENOVEFFA: Ancora? Ma se non hai ancora iniziato! Le unghie!

CENERENTOLA: Le unghie? Che hanno le mie unghie? Sono pulitissime! Per forza, a botte di detersivo con tutti i panni che lavo…

GENOVEFFA: Le mie unghie, non le tue. Ho appena applicato le tips e devi lustrarmele

CENERENTOLA: Le… le tips? Cos’è ‘sta roba?

GENOVEFFA: Sono le estensioni; guarda, ho messo quelle con le roselline. Trova uno spazzolino e lustramele

CENERENTOLA: (Esce e rientra con lo spazzolone del water). Pronta

GENOVEFFA: Ma cos’è quello?

CENERENTOLA: E’ lo spazzolone del water; non ho trovato altro (Afferra una mano di Genoveffa e la spazzola con vigore)

GENOVEFFA:  Ma che schifo! Aiuto! Soccorso!

ANASTASIA: (Entrando. Vestaglia da camera e bigodini). Che è successo?

GENOVEFFA: Aiutami Anastasia! Guarda cosa mi sta facendo cenerentola! Sta usando la spazzola del water…

CENERENTOLA: E infatti non è anche tanto pulito; senti che puzza!

GENOVEFFA: Togliglielo dalle mani!

ANASTASIA: Io? Ma io ho schifo solo a toccarlo! Mamma! Mamma!

MATRIGNA: (Entrando). Ma cos’è tutto questo strillare?

GENOVEFFA: Guarda quello che mi sta facendo Cenerentola!

MATRIGNA: Ti sta lustrando le unghie…

GENOVEFFA: Ma sta usando la spazzola del water!

MATRIGNA: Oddio… oddio… Sto per svenire… I Sali! I Sali! (Da un mobile prende un barattolo e lo fa annusare). Etci! (Serie di starnuti). Ma cosa mi hai dato?

CENERENTOLA: Ops! Devo aver commesso un piccolo errore… Ho preso il barattolo del pepe… (Le figlie si precipitano verso la madre e la trascinano all’esterno. Cenerentola si rivolge al pubblico). Di solito non sono così cattiva, ma quando ci vuole… ci vuole. Le due principesse del pisello se ne stanno tutto il giorno alla televisione, giocano al Nintendo, si mettono al computer in chat per vedere se riescono a cuccare qualche disgraziato che le possa incontrare, sempre al cellulare con le amiche… E io? Io qui a sgobbare tutto il santo giorno. Quasi sempre sola con il mio gatto che mi ricambia con le sue fusa. È Lucifero. Era un demonio! Graffiava, faceva a brandelli le tende, litigava con tutti i cani del vicinato… Ho detto era… perché adesso è buono come un agnellino. La matrigna ha finalmente ascoltato il mio consiglio e l’ha fatto castrare; insomma ora è nè gatto nè gatta, ma è buono come il pane e la nutella. Anch’io sono buona come il pane e la nutella, ma fino ad un certo punto però… le cose che mi fanno andare in bestia sono le ingiustizie. La lettera del principe dei salami parlava chiaro … “potrà intervenire ogni fanciulla in età da marito “ e anch’io sono in età da marito; quindi siamo state tutte invitate, ma io non ci potrò andare. La chiamate giustizia questa? D'altronde non saprei come fare, l’unico vestito che ho è questo grembiule da lavoro. Mica mi potrei presentare con questo… (Entrano la matrigna e le figlie elegantemente vestite)

MATRIGNA: Genoveffa, telefona al taxi che ci venga a prendere. (Genoveffa usa il cellulare). E tu, Cenerentola, ti do il modo di impiegare meglio il tuo tempo. Stendi il bucato e vai avanti col tuo lavoro. Batti il grande tappeto della sala, lava le finestre, pulisci la tappezzeria…

ANASTASIA: Non dimenticare di rammendare la mia gonna e non impiegare tutto il giorno perché hai altro da fare…

MATRIGNA: C'è quel grande tappeto nell'ingresso... sbattilo! E le finestre al piano di sopra... lavale! Poi c'è da fare la tappezzeria e le tende...

CENERENTOLA: Ma le ho appena finite…

MATRIGNA: Falle di nuovo! Van fatte meglio! Poi rastrellerai il giardino, laverai il terrazzo, scoperai le stanze, le scale e pulirai il caminetto. Poi naturalmente c'è il rammendo, il cucito ed il bucato da fare...

GENOVEFFA: Rimetti a posto i miei vestiti che ho appena tolto…

MATRIGNA: E ricordati di fare il bucato. E aspettaci in piedi per aiutarci a svestirci perché torneremo molto tardi questa notte. Andiamo ragazze; il principe ci aspetta (Escono)

CENERENTOLA: (Scopa in mano).

Cenerella, Cenerella, sempre in moto,
Cenerella, su in soffitta, giù in cantina,
Disfa i letti, vai in cucina,
Lava i piatti, il fuoco accendi,
Poi lava, stira e stendi,
Comandan sempre loro e
Ripeton tutte in coro
"Al lavoro, al lavoro, Cenerella”



SECONDO ATTO

GRILLO PARL: (Avanti e indietro guardando l‘orologio). Le donne! Non sono mai in orario le donne! L’ora per loro è un optional. Avevo anche telefonato alla Bella Addormentata per avere un suo aiuto. Poi ho saputo che non si era svegliata; le si era rotta la sveglia. Ma questa benedetta fata Smemorina doveva già essere arrivata da mezz’ora e…

FATA SMEMOR: (Da fuori). È permesso?

GRILLO PARL: Eccola finalmente. Vieni pure avanti. Era ora

FATA SMEMOR: (Entrando). Perché? Che ora è?

GRILLO PARL: E’ sempre troppo tardi. La festa è fra un paio d’ore e qui non si è fatto ancora nulla. Pronta allora?

FATA SMEMOR: Prontissima! Ma mi sono dimenticata del perché sono venuta qua

GRILLO PARL: Ma non te l’hanno detto?

FATA SMEMOR: Certo che me l’hanno detto, ma non mi ricordo

GRILLO PARL: Se ti chiamano Fata Smemorina ci sarà pure una ragione… Avevo incaricato la Fata Turchina…

FATA SMEMOR: Ah sì, la Fata Turchina; adesso mi sembra di ricordare…

GRILLO PARL: In poche parole dovresti preparare all’istante per Cenerentola un bellissimo abito perché possa andare alla festa

FATA SMEMOR: Per chi?

GRILLO PARL: Per Cenerentola

FATA SMEMOR: Mai sentita nominare

GRILLO PARL: Comunque sei la sola che lo puoi fare

FATA SMEMOR: Mica mi avrai preso per una sarta… Ho sentito parlare di pentola, di pendola, di sventola, di un certo Vendola, ma di Cenerentola mai! È per caso tua moglie?

GRILLO PARL: Ma no, è solo un’amica

FATA SMEMOR: Ah, ah, ah, ah… Allora ti sei fatto l’amichetta Grilletto mio. Furbetto lui; sembra una personcina tanto seria e giudiziosa e s’è fatto l’amichetta…

GRILLO PARL: Guarda Smemorina che il tempo passa e qui non si fa niente. Lo vuoi fare questo vestito?

FATA SMEMOR: E facciamo questo vestito. Passami ago, filo e stoffa

GRILLO PARL: Ma io non le ho queste cose…

FATA SMEMOR: Ma con cosa vorresti che lo facessi questo benedetto vestito? Con tenaglie e martello? Con il Black e Daker? Ho capito; dovrò inventarmi qualcosa. Intanto chiamala; dovrò pure prendere le misure no?

GRILLO PARL: Schizzo fuori e te la chiamo. (Esce)

CENERENTOLA: (Entrando). Ho sentito una vocina che mi ha detto che qui c’è qualcuno per me. Buona sera. Ma come ha fatto ad entrare?

FATA SMEMOR: Le fate sanno fare questo ed altro

CENERENTOLA: Una fata? Ma esistono ancora le fate al giorno d’oggi?

FATA SMEMOR: Se sono vecchie e decrepite come me sicuramente. Comunque sappi, ragazza, che le fate non muoiono mai

CENERENTOLA: E che ci fa qui di bello?

FATA SMEMOR: E chi se lo ricorda? Ah, già; ti serve un vestito per una certa festa di stasera

CENERENTOLA: E tu, cara la mia fatina, sapresti fare…

FATA SMEMOR: Se sono qui è perché lo so fare. Dai, mettiamoci al lavoro.

Svelti, svelti
Ad aiutare, per la festa,
Cenerella, deve esser la più bella!
Su diamoci da fare!
E faremo un bel vestito a Cenerella!

Allora… vuoi vedere che ho dimenticato le parole? Ah, ci sono… Bibbidi bobbiti bu, Fata Turchina pensaci tu

FATA TURCH: (Entrando). Visto che in questi giorni sono disoccupata eccomi qua. Ho portato la corona. Siediti fanciulla che te la proviamo. (La posa sulla testa). Direi che ti sta d’incanto. Che ne dici Smemorina?

FATA SMEMOR: Già mi sembra una principessa.; ma dove l’hai trovata?

FATA TURCH: Al teatro dei burattini di Mangiafuoco; là c’è di tutto. Per il prossimo spettacolo dovrà fare a meno del pupazzo della regina

CENERENTOLA: Allora l’hai rubata…

FATA TURCH: Ma no, l’ho solo presa in prestito; domani la rimetterò al suo posto. E poi, per una buona azione, è tutto permesso

FATA SMEMOR: Bene, la corona l’abbiamo. Che dici? Manca ancora qualcosa?

FATA TURCH: Beh, direi che manca la parte più importante… il vestito

FATA SMEMOR: Forse hai ragione. Bibbidi bobbiti bu, Strega Grimilde pensaci tu

STREGA: (Entrando). Ma come vi permettete di chiedermi di fare opere buone? Io sono la Strega Grimilde e il mio lavoro è quello di fare solo cose brutte e cattive

FATA SMEMOR: Senti Grimilde, sta un po’ zitta e scendi dalla pianta. L’hai portato o no il vestito per Cenerentola?

STREGA: L’ho rubato a Biancaneve. Chissà come ci rimarrà male quando si accorgerà di non averlo per incontrare il Principe Azzurro! Così l’ho fregata ben benone. Eccolo qua. Il corpetto…

FATA SMEMOR: Daglielo, non perdere altro tempo…

STREGA: E la gonna…

FATA SMEMOR: Cos’è questa roba?

STREGA: E’ una minigonna. Non sai che in questi tempi si usa la mini per andare al ballo? Non è più come ai tempi nostri; cosa credi? Che si balli ancora il minuetto e la quadriglia? Ora si balla la Salsa, la Lambada, il Merenghe…

FATA SMEMOR: Ma neanche più il valzer? La mazurca? Il tango?

STREGA: Ma no! Ma dove sei rimasta? Vuoi che io non lo sappia? Dopo tutto sono la più bella del reame

FATA TURCH: A parte il fatto che mi sembri uno scorfano…

STREGA: Scorfano a me? Senti un po’ carina; non la vorresti una mela in regalo?

FATA TURCH: La conosco la storia; tu sai solo regalare mele avvelenate

STREGA: Una mela al giorno leva il medico di torno

FATA TURCH: Sì, prova a dirlo a Biancaneve…

FATA SMEMOR: Basta così! Cenerentola, va’ di là, cambiati e ritorna subito qua ch penserò poi io a trovarti un mezzo di trasporto sino al palazzo del principe. (Cenerentola esce con i vestiti). Però c’è ancora qualcosa che manca…

FATA TURCH: Vero; mica potrà andare al ballo con le ciabatte…

STREGA: Dimenticavo; ho qua quello che fa per lei. (Da una borsa estrae un paio di scarponi). Questi potrebbero andarle bene

FATA SMEMOR: Ma cosa credi? Che vada a fare una passeggiata in montagna?

FATA TURCH: Ho io quello che fa per lei. (Da una borsa estrae un paio di scarpette dorate).

FATA SMEMOR: Queste vanno già meglio

FATA TURCH: Però… C’è un però…

FATA SMEMOR: Quale però…

FATA TURCH: Se quella a mezzanotte non lascia la festa si trasformeranno in un paio di stivali da pescatore e non vorrei proprio vederla con quelle cosacce ai piedi

FATA SMEMOR: Vabbè; glielo diremo

CENERENTOLA: (Entrando). Che ve ne pare?

FATA SMEMOR: Splendida!

STREGA: Fantastica!

FATA TURCH: Bellissima!

CENERENTOLA: E ora che si fa?

FATA SMEMOR: Bibbidi Bobbidi Bu, dalla finestra affacciati tu!

CENERENTOLA: (Si affaccia). Ohh! Che meraviglia! È per me?

FATA SMEMOR: Certo che è per te! A dire il vero avevo pensato ad una zucca trainata da cavalli bianchi, ma ho pensato che una Ferrari sarebbe andata meglio. Quella di cavalli ne ha tanti di più nel motore. Vai tranquilla, quella ti porterà dritta alla tua festa. Ma ricordati; devi lasciare la festa prima di mezzanotte altrimenti l’incantesimo svanirà.

CENERENTOLA: Me lo ricorderò. Grazie Fata Smemorina, grazie Strega Grimilde, grazie Fata Turchina! Vado?

FATA SMEMOR: Ma non ti sei accorta che ti manca qualcosa?

CENERENTOLA: Ah già; il cellulare, la borsetta, la pillola del giorno dopo…

FATA SMEMOR: Ma le scarpe, no?

CENERENTOLA: Eh sì, le scarpe; è vero. (Le indossa). Così va decisamente meglio. Sono perfetta! Grazie ancora. Vado?

TUTTE: Vai! (Cenerentola esce seguita dalle tre)

GRILLO P:  (Entrando). E fu così che Cenerentola andrò al ballo del principe. Alla sua entrata ci fu un mormorio di ammirazione; nessuna aveva mai visto tanta bellezza ed eleganza in una ragazza. Le due sorelle per poco non si presero un infarto vedendola entrare. La matrigna, poi, era diventata così pallida che sembrava le avessero lavato il muso con lo Spic & Span. Il principe rimase esterrefatto da tale visione, non aveva occhi che per lei. (Dietro il Grillo, accompagnati da un fascio di luce, compaiono il principe e Cenerentola che ballano –Sottofondo musicale- Valzer lento). E così ballarono tutta la notte o, almeno, fino alla mezzanotte. Allo scoccare della mezzanotte… (Cenerentola esce precipitosamente di scena. Il principe la rincorre). Allo scoccare della mezzanotte Cenerentola corse via e sparì dalla grande villa lasciando allibiti il principe e tutti gli invitati. Ma lascio a voi, miei gentilissimi spettatori, il proseguo della storia. (Esce)

CENERENTOLA: (Entrando. Zoppica per la mancanza di una scarpa). Che emozione ragazzi! Non avrei mai pensato di vivere una simile avventura in vita mia. Io, Cenerentola, ho danzato tutta la notte con il principe! Ho vissuto un sogno che non scorderò mai per tutta la vita. Ho perso i miei occhi nei suoi occhi, il suo braccio stringeva la mia vita, il mio cuore batteva all’unisono con il suo. Purtroppo alla mezzanotte ho dovuto scappare. Anche se non ho mai calzato queste scarpette… Oddio! Ne ho solo una! Devo averne persa una nella fretta di lasciare la sala… Come farò a giustificarmi con la Fata Smemorina?

FATA SMEMOR: (Entrando). Dal tuo viso comprendo che la tua avventura di questa sera sia stata bellissima. L’importante che tu abbia avuto il tuo momento di gloria, che tu abbia goduto di uno scampolo di felicità

CENERENTOLA: Sì, Smemorina, sono stata felice; è come avessi vissuto in un sogno, un bellissimo sogno che mai ho goduto nella mia vita passata e mai lo rivivrò

FATA SMEMOR: Non è detto. Se il principe ha voluto danzare con te tutta la serata vedrai che farà di tutto per ritrovarti

CENERENTOLA: Il principe; il mio principe…

FATA SMEMOR: Il mio compito finisce qua. La tua vita futura sarai tu a scegliertela. La Fata Smemoranda… Smemoruccia… Smemorella… Accidenti non mi ricordo più come mi chiamo…

CENERENTOLA: Smemorina…

FATA SMEMOR: Appunto, volevo dire Smemorina; la Fata Smemorina se ne va e corre ad aiutare altre fanciulle che anelano il suo aiuto. Intanto restituiscimi le scarpe che potrebbero servire ad altri

CENERENTOLA: Uhm, c’è un problema fatina mia

FATA SMEMOR: Sentiamo un po’; qual è il problema?

CENERENTOLA: Ecco, vedi… qui ce n’è una sola

FATA SMEMOR: Vedo; fino al due so contare. E l’altra?

CENERENTOLA: L’altra l’ho persa scendendo di corsa dallo scalone poiché era da poco suonata la mezzanotte

FATA SMEMOR: Beh, prima o poi arriverà anche la seconda. Non ti preoccupare; le fate hanno sempre un paio di scarpette di riserva. Addio Cenerentola. Che la fortuna ti assista! (Esce. Cenerentola la accompagna. Entrano la matrigna e le figlie)

MATRIGNA: Ora ci deve una spiegazione

GENOVEFFA: Spudorata! Come si è permessa?

ANASTASIA: Come ha potuto? Una sguattera che va al ballo del principe?

MATRIGNA: Abbiamo visto quanto ha ballato con lei

ANASTASIA: Abbiamo visto come la stringeva

GENOVEFFA: Abbiamo visto come la guardava

ANASTASIA: E noi solo a fare tappezzeria

GENOVEFFA: Noi che eravamo ben più eleganti

MATRIGNA: Noi che eravamo le vere signore e non sguattere da due soldi

CENERENTOLA: (Entrando. Ha rivestito gli abiti soliti)

ANASTASIA: Eccola che arriva la principessa dei miei stivali

GENOVEFFA: L’attrazione da baraccone della serata

CENERENTOLA: Ce l’avete con me? Dopo tutto vi ho presentato al principe come le mie adorabili sorelle

ANASTASIA: Ma lui guardava da tutt’altra parte

GENOVEFFA: E guardava solo te quel cafone!

CENERENTOLA: Come fai a chiamarlo cafone se non ha mai aperto bocca per tutta la serata

GENOVEFFA: Ma parlava con gli occhi

CENERENTOLA: Se le sue parole fossero affascinanti come il suo sguardo sarebbe l’uomo perfetto da sposare

ANASTASIA: Sposare? Ma chi ti saresti messa in testa da sposare tu, piccola mocciosa?

GENOVEFFA: Piccola serva

MATRIGNA: Piccolo essere inutile e presuntuoso. (Bussano alla porta. Cenerentola corre alla porta). Bussano? A quest’ora? Ma chi sono questi maleducati che si permettono…

CENERENTOLA: Signore, c’è il principe in persona

TUTTE: Il principe in persona? (Rivolta a Cenerentola). Tu va pure di là e non farci fare brutte figure (Cenerentola esce)

PRINCIPE: (Entrando. Tipo un po’ burino). Sì, sono io, il principe in persona

MATRIGNA: (Profondo inchino). Ma… sua altezza

GENOVEFFA: Vostra grazia

ANASTASIA: Vostra magnitudine

PRINCIPE: Piano, piano con le parole. Cosa sono tutte queste smancinerie porca miseria? E cosa sarebbe questa magnitudine? Mi avete preso per un terremoto?

MATRIGNA: Mi scusi; potrei sapere lo scopo della sua visita?

PRINCIPE: Della mia visita? Mica sono un dottore che fa le visite io. Ma guarda un po’ cosa mi dice questa vecchia carampana!

GENOVEFFA: Non badi alla mamma, ma parli con me

PRINCIPE: Con chi? Con te pezzo di salamella alla griglia?

ANASTASIA: Posso esserle di aiuto? Si rivolga pure a me

PRINCIPE: Aiuto a me? Ma per chi mi hai preso prosciutto affumicato che non sei altro? Io non ho mai bisogno di aiuto. Sedetevi voi due…

MATRIGNA: E io che devo fare?

PRINCIPE: Tu devi solo stare zitta, vecchia babbiona, e lasciare parlare me. Via le scarpe voi due

GENOVEFFA: Come via le scarpe…

PRINCIPE: Toglietevele da quei piedi puzzolenti. Sembra di essere nella fabbrica del gongorzola. Per trovarvi non ho fatto altro che seguire la puzza dei vostri piedi

MATRIGNA: Ma perché trovare noi?

PRINCIPE: Perché siete uscite in compagnia di una ragazza che vorrei ritrovare e ho solo questa scarpa come indizio

GENOVEFFA: Magari sono io…

PRINCIPE: Dai, non farmi perdere tempo e calza questa scarpa. (Genoveffa fa sforzi sovrumani per calzarla). Ma non vedi tonta che hai il 42 e questa sarà più o meno il 36? Dai provala anche tu. (Stessi tentativi per Anastasia). Dai, piantala piede di elefante. Ma io ho visto un’altra ragazza tra i piedi quando sono entrato

MATRIGNA: Ma quella è la serva…

ANASTASIA: È Cenerentola!
GENOVEFFA: La nostra sguattera!
ANASTASIA: E’ una stracciona; sta in cucina!

PRINCIPE: Ormai sono qui. Chiamatela! In fretta però; non ho tempo da perdere io. Il tempo è danaro! Su, forza! (Rivolgendosi all’esterno. Magari con un fischio). Ehi, tu, bella topa; vieni qua un momento

CENERENTOLA: (Entrando). Chi mi vuole?

PRINCIPE: Ma… Ma tu… non sei… Provati questa scarpa

CENERENTOLA: Non c’è bisogno che la provi; questa è la mia scarpetta

PRINCIPE: Allora sei tu? Sei tu quella bella pollastra con cui ho ballato tutta la sera?

CENERENTOLA: Sì, sono io la pollastra mio bel maialino. Tuttavia…

PRINCIPE: Tuttavia un bel corno! Lascia parlare me e tu tieni la bocca chiusa. È sempre l’uomo che comanda, quindi zitta che ti devo dire una cosa

CENERENTOLA: No, caro il mio principe dei salami; la cosa gliela devo dire io e tu sta zitto altrimenti questa scarpetta ti arriva dritta in faccia

PRINCIPE: Ma come ti permetti di parlare così a…

CENERENTOLA: Di parlare a chi? Ad un presuntuoso e villano come te? Mi permetto e come, visto che qui sono in casa mia

PRINCIPE: Ma non avete detto che è la serva?

CENERENTOLA: Essere serva non vuol dire essere anche villana, quella villania che tu, caro principe del prosciutto, stai manifestando da quando sei entrato. Avrai pure una fabbrica, un sacco di soldi e non so quant’altro, ma la tua cafoneria supera di molto tutte le tue ricchezze per cui ti prego, e lo faccio gentilmente, di uscire e ritornare ai tuoi salumi.

PRINCIPE: Esco, ma non finisce qui

CENERENTOLA: E invece finisce proprio qui. Pensavo che tu fossi una persona a modo finchè stavo ballando con te, ma ora mi accorgo che sei peggio dei maiali con cui fai i tuoi salami e le tue salsicce

PRINCIPE: Vado, ma ti assicuro che rimarrai per sempre una zitella perché qui in paese nessuno, dico nessuno, oserà chiedere la tua mano, altrimenti l’avrà a vedere con me (Esce e con lui escono le donne. Cenerentola prende fra le mani il gatto – peluches- e si siede in mezzo al palcoscenico)

GRILLO P: (Entrando). Povera Cenerentola, che delusione… d'altronde lei è fatta così, animo nobile, semplice e sincero. Sposare quel principe avrebbe voluto dire diventare ricca sì, ma essere condannata ad un matrimonio d’inferno. Non sempre le storie finiscono come vorremmo, ma il lieto fine, anche in questo caso, c’è comunque. Meglio soli che male accompagnati dice il proverbio; insomma, meglio restare sole che essere preda di un burino simile. Cenerentola ricorderà con malinconia e passione il suo ballo e dimenticherà tutto quanto è avvenuto dopo. (Esce. Entra la Fata Smemorina)

FATA SMEMOR: Ciao Cenerentola. Sono venuta a riprendere la scarpetta

CENERENTOLA: E’ lì sul tavolo; prendila pure, e grazie ancora

FATA SMEMOR: Grazie di che? Dopo tutto non ti è servita a niente. Ti vedo giù e molto triste. Posso fare qualcosa per te?

CENERENTOLA: No, cara Smemorina; più nessuno può fare qualcosa per me. Ormai sono condannata a stare in eterno a fare la serva in questa casa. Nessuno mi sposerà mai poiché le minacce del principe dei salami avranno il loro effetto.

FATA SMEMOR: Certo che si è rivelato un bel villanzone… Ma non l’avevi capito mentre ballavi con lui?

CENERENTOLA: No, si limitava a stringermi e a sorridere. Almeno avesse aperto bocca almeno una volta…

FATA SMEMOR: E cos’avresti fatto?

CENERENTOLA: Sarei fuggita alle dieci invece che a mezzanotte

FATA SMEMOR: Vorrai, però, convenire che non è poi un brutto uomo

CENERENTOLA: Eh, fatina mia, un uomo con un grosso conto in banca non può essere brutto…

FATA SMEMOR: Forse avrei fatto bene, invece di prepararti il vestito per la festa, a presentarti direttamente il Principe Azzurro delle favole

CENERENTOLA: Ma perché lo chiamano il principe… azzurro?

FATA SMEMOR: Perché è nato in Costa Azzurra

CENERENTOLA: E la fata Turchina?

FATA SMEMOR: Mah, forse in Turchia

CENERENTOLA: Ma esiste davvero il principe azzurro?

FATA SMEMOR: Certo che esiste, anche se ora è un po’ avanti con gli anni; tutti invecchiano prima o poi. Adesso ha la faccia piena di rughe, è un po’ ingobbito, ha la prostata ingrossata, i capelli bianchi, si regge col bastone…

CENERENTOLA: Ma è sempre azzurro?

FATA SMEMOR: Sempre azzurro; adesso lo scambiano tutti con Avatar

CENERENTOLA: E tu avresti voluto farmi conoscere uno sgorbio simile?

FATA SMEMOR: Non è bello ciò che è bello…

CENERENTOLA: Lo conosco il proverbio, ma un brutto è sempre brutto

FATA SMEMOR: Ma col tempo ci guadagna. E’ il contrario di una donna bella; quella col tempo diventa brutta, ma la brutta non peggiora

CENERENTOLA: Pensa Fatina che avevo un compagno di scuola così brutto che, quando è nato, il padre è andato allo zoo e ha ucciso tutte le cicogne

FATA SMEMOR: Dici davvero?

CENERENTOLA: Certo che dico davvero! E, se lo vuoi sapere, quando è nato il fratellino, la sorellina ha chiesto alla mamma se non era il caso di tenere la cicogna. Poi, quando è cresciuto, gli piaceva andare allo zoo, ma quando ci andava comprava due biglietti, uno per entrare e uno per uscire, altrimenti l’avrebbero messo nella gabbia delle scimmie. Però, al di là di ogni chiacchiera, io rimango e rimarrò sempre sola… Però…

FATA SMEMOR: Però?

CENERENTOLA: Però, forse, qualcosa potresti fare per me

FATA SMEMOR: Dimmi; sono tutt’orecchi

CENERENTOLA: Magari è una cosa impossibile…

FATA SMEMOR: Per la Fata Smemoranda… Smemoruccia… Smemorella… Accidenti non mi ricordo più come mi chiamo…

CENERENTOLA: Smemorina…

FATA SMEMOR: Appunto, volevo dire Smemorina; per la Fata Smemorina non ci sono cose impossibili. Prima di andarmene voglio farti quest’ultimo regalo. Dimmi tutto e sarai esaudita

CENERENTOLA: Lo vedi questo gattone che tengo fra le braccia? Il mio Lucifero? È l’unico che mi vuole bene in questa casa. Quindi… posso osare?

FATA SMEMOR: Osa, osa…

CENERENTOLA: Vorrei che lo tramutassi in un bel ragazzo. Chiedo troppo?

FATA SMEMOR: Ma va! È la cosa più facile del mondo

CENERENTOLA: E allora falla questa magia

FATA SMEMOR: Però…

CENERENTOLA: Però?

FATA SMEMOR: Però, c’è un però

CENERENTOLA: E sarebbe a dire?

FATA SMEMOR: Meglio rinunciare

CENERENTOLA: Rinunciare? E perché?

FATA SMEMOR: Perché… perché… Tu dovresti ricordartelo

CENERENTOLA: Cosa?

FATA SMEMOR: Che proprio tu hai voluto che fosse castrato! (Pianto disperato di Cenerentola)

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