CENERI ALLE CENERI
(Ashes to Ashes)
Commedia
Di HAROLD PINTER
Traduzione di Alessandra Serra
PERSONAGGI
Devlin un uomo sui quarantanni
Rebecca una donna sui quarant'anni
L'azione si svolge ai giorni nostri.
Commedia formattata da
Una casa in campagna. Una stanza al piano terra. Un'ampia finestra. Oltre la finestra, il giardino. Due poltrone. Due lampade. Verso sera. Estate. La stanza si oscura durante la commedia. Le luci delle lampade aumentano. Alla fine della commedia la stanza e il giardino sono appena distinguibili. La luce delle lampade diventata molto forte ma non illumina la stanza. Devlin in piedi con un bicchiere in mano. Rebecca seduta. Silenzio.
Rebecca - Beh... per esempio... lui si piegava su di me mostrandomi il pugno. E poi con l'altra mano mi afferrava la nuca e mi spingeva il viso verso il suo. Il pugno... mi sfiorava la bocca. E ani diceva, Baciami il pugno.
Devlin - E tu lo facevi?
Rebecca - Certo. Gli baciavo il pugno. Le nocche. Poi apriva la mano e mi porgeva il palmo... da baciare... che io baciavo. (Pausa). Poi cominciavo a parlare.
Devlin - Cosa dicevi? Dicevi cosa? Cosa dicevi?
Pausa.
Rebecca - Dicevo: Mettimi la mano attorno alla gola. Glielo sussurravo nella mano, mentre gliela baciavo, ma lui la sentiva, la sentiva attraverso la mano, sentiva la mia voce nella mano, la sentiva li.
Silenzio.
Devlin - E lo faceva? Ti metteva la mano attorno alla gola?
Rebecca - Oh si. Lo faceva. Lo faceva. E ce la teneva, delicatamente, molto delicatamente, tanto delicatamente. Mi adorava, sai.
Devlin - Ti adorava? (Pausa). Che significa, ti adorava? Cosa vuol dire? (Pausa). Vuoi dire che non ti stringeva la gola? questo che vuoi dire?
Rebecca - No.
Devlin - Allora cosa? Cosa vuoi dire?
Rebecca - Mi stringeva... un po'... la gola, s. Quel tanto da farmi piegare la testa allindietro, delicatamente, ma lo faceva davvero.
Devlin - E il corpo? Il tuo corpo dove se ne andava?
Rebecca - II mio corpo se ne andava all'indietro, lentamente, ma se ne andava davvero.
Devlin - E cosi le tue gambe si aprivano?
Rebecca - Si.
Pausa.
Devlin - Le gambe ti si aprivano?
Rebecca - Si.
Silenzio.
Devlin - Ti senti ipnotizzare?
Rebecca - Quando?
Devlin - Ora?
Rebecca - No.
Devlin - Davvero?
Rebecca - No.
Devlin - Perch no?
Rebecca - Da chi?
Devlin - Da me.
Rebecca - Te?
Devlin - Cosa pensi?
Rebecca - Penso che sei una testa di cazzo.
Devlin - Una testa di cazzo? Io! Stai scherzando.
Rebecca sorride.
Rebecca - Scherzando, io? Starai scherzando tu.
Pausa.
Devlin - Lo capisci perch ti faccio queste domande. Vero? Mettiti al mio posto. Non posso farne a meno. Ci sono tante di quelle cose che non so. Non so niente... di tutto questo. Niente. Buio pesto. Ho bisogno di luce. O pensi che le mie domande non siano legittime?
Pausa.
Rebecca - Quali domande? Pausa.
Devlin - Senti. Ci terrei che tu me lo descrivessi pi chiaramente.
Rebecca - Descrivertelo? Che significa descrivertelo?
Devlin - Fisicamente. Cio, che aspetto aveva? Sai, lunghezza, larghezza... altezza, stazza. Cio, a prescindere... dalla sua indole, se cosi si pu chiamare... dal suo carattere... o dalle sue tendenze... spirituali... vorrei, beh, ho bisogno... di avere una idea pi chiara di lui... non proprio un'idea chiara... un'idea, perch... in realt non ho la minima idea... oggi come oggi.... del suo aspetto. Che aspettoaveva? Non riesci a dargli una forma, una forma concreta? Ne voglio un'immagine concreta, sai... un'immagine che possa portarmi appresso. Riesci solo a parlare delle sue mani, una sul tuo viso, l'altra sulla nuca, poi di nuovo la prima sulla gola. Avr qualcos'altro oltre le mani. E gli occhi? Non aveva occhi?
Rebecca - II colore?
Pausa.
Devlin - S, proprio quello che ti sto chiedendo... amore.
Rebecca - Che strano sentirsi chiamare amore. Nessuno mi ha mai chiamata amore. Tranne il mio amante.
Devlin - Non ci credo.
Rebecca - A cosa non credi?
Devlin - Al fatto che nessuno ti abbia mai chiamata amore. (Pausa). Tu pensi che io faccia un uso improprio di questa parola?
Rebecca - Quale parola?
Devlin - Amore.
Rebecca - Ah gi, mi hai chiamata amore. Che buffo.
Devlin - Buffo? Perch buffo?
Rebecca - Come fai a chiamarmi amore? Io non sono il tuo amore.
Devlin - S che lo sei.
Rebecca - Beh io non voglio essere il tuo amore. l'ultima delle cose che voglio. Non sono l'amore di nessuno.
Devlin - E una canzone.
Rebecca - Cosa?
Devlin - Im nobody's baby now.
Rebecca - E You re nobody's baby now. E comunque, io non ho usato la parola baby. (Pausa). Non riesco a descrivertelo.
Devlin - Te lo sei dimenticato?
Rebecca - No. Non me lo sono dimenticato. Non questo il punto. E che se n' andato anni fa.
Devlin - Se n' andato? E dove?
Rebecca - Se n' andato per lavoro. Aveva un lavoro.
Devlin - Che lavoro?
Rebecca - Come?
Devlin - Che tipo di lavoro? Che lavoro?
Rebecca - Credo avesse a che fare con un'agenzia di viaggi. Che fosse una specie di accompagnatore. No. No, mi sbaglio. Quello era solo un lavoro part-time. Nel senso che era solo una parte del suo lavoro all'agenzia. Era molto in alto. Aveva grosse responsabilit.
Pausa.
Devlin - Che tipo di agenzia?
Rebecca - Un'agenzia di viaggi.
Devlin - Che tipo di agenzia di viaggi?
Rebecca - Era una guida. Sai, una guida.
Devlin - Una guida turistica?
Pausa.
Rebecca - Ti ho mai raccontato di quel posto... di quella volta che mi ha portato in quel posto?
Devlin - Quale posto?
Rebecca - Sono sicura di avertelo detto.
Devlin - No. Non me lo hai mai detto.
Rebecca - Che buffo. Potrei giurarlo. Di avertelo detto.
Devlin - Non mi hai mai detto niente. Non mi hai mai parlato di lui, prima. Non mi hai mai detto niente. (Pausa). Quale posto?
Rebecca - Ah, era una specie di fabbrica, credo.
Devlin - Che significa, una specie di fabbrica? Era una fabbrica o no? E se era una fabbrica, che tipo di fabbrica era?
Rebecca - Non so, facevano delle cose... come in tutte le fabbriche. Ma non era la solita fabbrica.
Devlin - Come mai?
Rebecca - Portavano tutti il berretto... gli operai... un berretto floscio... e quando entrava lui se lo toglievano, quando mi precedeva tra le file di operai.
Devlin - Si toglievano il berretto? Vuoi dire che si scoprivano il capo?
Rebecca - S.
Devlin - E perch?
Rebecca - Me l'ha detto dopo, era un segno di grande rispetto.
Devlin - E perch?
Rebecca - Perch era a capo di una fabbrica dove si rigava dritto. Avevano completa fiducia in lui. Rispettavano la sua... integrit, i suoi... principi. Si sarebbero buttati in mare da un precipizio se lui lo avesse chiesto, mi disse. Avrebbero cantato in coro se lui li avesse diretti. Diceva, anzi, che avevano molto orecchio.
Devlin - E a te come ti prendevano?
Rebecca - Me? Oh, erano adorabili. Quando sorridevo. Subito tutti mi sorridevano, nessuno escluso. (Pausa). Solo che quel posto era... cosi umido. Troppo umido.
Devlin - E non erano vestiti per quel clima?
Rebecca - No.
Pausa.
Devlin - Mi pareva avessi detto che lavorava per un'agenzia di viaggi.
Rebecca - C'era un'altra cosa. Dovevo andare in bagno. Ma non riuscivo a trovarlo. L'ho cercato dappertutto. Doveva pur essercene uno. Ma non sono riuscita a scoprire dove. (Pausa). Si, lavorava per un'agenzia di viaggi. Era una guida. Andava alla stazione camminava su e gi lungo i binari e strappava i bambini dalle braccia delle madri urlanti.
Pausa.
Devlin - Davvero? Silenzio.
Rebecca - A proposito. Mi sento profondamente turbata.
Devlin - Davvero? Perch?
Rebecca - Per via della sirena della polizia che passata un paio di minuti fa.
Devlin - Quale sirena?
Rebecca - Non l'hai sentita? Non puoi non averla sentita. Un paio di minuti fa.
Devlin - E allora cosa?
Rebecca - Mi ha profondamente turbata. (Pausa). Sono proprio turbata. (Pausa). Non vuoi sapere il perch? Beh, te lo dir lo stesso. Se non lo dico a te, a chi vuoi che lo dica? Ora te lo dico. Mi ha colpito. Vedi... ho pensato che mentre la sirena si affievoliva per me, per qualcun altro stesse diventando sempre pi forte.
Devlin - Vuoi dire che ci sar sempre qualcuno che la star sentendo, da qualche parte? questo che vuoi dire?
Rebecca - Si. Sempre. E per sempre.
Devlin - E questo ti rende pi sicura?
Rebecca - No! Mi rende insicura! Terribilmente insicura.
Devlin - Perch?
Rebecca - Detesto sentirla affievolirsi. Detesto l'eco che si allontana. Detesto che mi lasci. Detesto perderla. Detesto che sia qualcun altro a possederla. La voglio mia, sempre. un suono cosi bello. Non trovi?
Devlin - Non preoccuparti, ce ne sar sempre un'altra. Ce n' una che ti sta venendo incontro adesso. Credimi. La risentirai fra pochissimo. A minuti.
Rebecca - Ne sei sicuro?
Devlin - Sicurissimo. Sono molto indaffarati, quelli della polizia. Hanno cosi tanto da fare. Hanno tante di quelle cose di cui occuparsi, da tenere d'occhio. Non smettono mai di ricevere segnalazioni, il pi delle volte in codice. Non c' un solo istante del giorno in cui non corrano da un angolo all'altro del mondo, con le loro macchine, a sirene spiegate. Perci consolati. Dai. Non rimarrai mai pi sola. Non rimarrai mai pi senza sirena della polizia. Te lo prometto. (Pausa). Senti. A proposito di quel tizio di cui mi parlavi prima... cio quello di cui stavamo parlando... se cos si pu dire... quand' che lo hai conosciuto? Cio quand' esattamente che successo tutto quanto? Non riesco... come dire... a mettere a fuoco. E stato prima o dopo che mi hai conosciuto? piuttosto importante. Penso che tu te ne renda conto.
Rebecca - A proposito, c' una cosa che muoio dalla voglia di dirti.
Devlin - Cosa?
Rebecca - Mi successa mentre scrivevo un appunto, degli appunti per la lavanderia. Beh... insomma... stavo facendo la lista per la lavanderia. Ho appoggiato la penna su quel tavolino ed rotolata a terra.
Devlin - No?
Rebecca - E rotolata gi, sul tappeto. Davanti ai miei occhi.
Devlin - Mio Dio.
Rebecca - Una penna, una innocentissima penna.
Devlin - Non puoi sapere se davvero innocente.
Rebecca - Perch no?
Devlin - Perch non sai da dove viene. Non sai quante altre mani l'hanno usata, quante altre mani ci hanno scritto, cosa ne hanno fatto. Non ne conosci la storia. Non conosci la storia dei suoi genitori.
Rebecca - Una penna non ha genitori. Pausa.
Devlin - Non puoi star seduta li a dire cose simili.
Rebecca - Si che posso star seduta qui.
Devlin - Non puoi star seduta li a dire cose simili.
Rebecca - Vuoi dire che non ho il diritto di stare seduta qui? Non posso sedere su questa sedia, in casa mia?
Devlin - Dico che non puoi stare seduta li su quella sedia n su n in nessun'altra sedia a dire cose simili, il fatto che abiti qui o no non c'entra.
Rebecca - Non ho il diritto di dire cosa?
Devlin - Che quella penna innocente.
Rebecca - Tu pensi sia colpevole?
Silenzio.
Devlin - Ti sto dando troppa corda. Te ne sei accorta? Ti sto lasciando andare. O forse sono io a la-sciarmi andare. E pericoloso. Lo sai? Sono nelle sabbie mobili.
Rebecca - Come Dio.
Devlin - Dio? Dio? Pensi che Dio stia affondando nelle sabbie mobili? Lo trovo un concetto davvero disgustoso. Se lecito chiamarlo concetto. Attenta a come parli di Dio. l'unico Dio che abbiamo. Se te lo lasci sfuggire non torner pi. Non si volter nemmeno a guardarti. E poi che farai? Lo sai com' quel vuoto? come una partita Inghilterra-Brasile a Wembley e nello stadio nemmeno un'anima. Te lo immagini? I due tempi in uno stadio completamente vuoto. La partita del secolo. Silenzio assoluto. Senz'ombra di spettatori. Silenzio assoluto. A parte il fischio dell'arbitro, qualche vaffanculo e un po' di buon calcio. Se giri le spalle a Dio vuol dire che il grande e nobile gioco del calcio cadr per sempre nell'oblio. Niente goal nei tempi supplementari dopo i tempi supplementari dopo i tempi supplementari, niente goal nel tempo eterno, nel tempo infinito. Assenza. Stallo. Paralisi. Un mondo senza un vincitore. (Pausa). Spero che tu abbia afferrato il concetto. (Pausa). E ora lasciatelo dire. Poco fa hai fatto... se cosi si pu dire... hai fatto un'allusione indiretta a quel tuo tizio... al tuo amante?... e a bambini e madri eccetera. E binari. Da ci deduco che volevi parlare di una qualche atrocit. E ora vorrei chiederti questo. Chi ti autorizza a mettere in discussione tali atrocit?
Rebecca - Non mi autorizza nessuno. Non mi successo mai niente. Non successo mai niente a nessuno dei miei amici. Non ho mai sofferto. E nemmeno i miei amici.
Devlin - Bene. (Pausa). Vogliamo parlare un po' pi intimamente? Parliamo di cose pi intime, parliamo di cose personali, di qualche tua esperienza recente. Cio, per esempio, quando il parrucchiere ti prende in mano la testa e comincia a lavarti i capelli con delicatezza, a massaggiarti la cute, quando te lo fa, quando i tuoi occhi sono chiusi, e lui te lo fa, gode della tua piena fiducia, non cosi? Non solo la testa che ti tiene in mano, vero, bens la tua vita, il tuo benessere... spirituale. (Pausa). Ci che voglio sapere ... quando il tuo amante ti teneva la mano sulla gola, ti ricordava il tuo parrucchiere? (Pausa). Parlo del tuo amante. Quello che ha tentato di assassinarti.
Rebecca - Di assassinarmi?
Devlin - Di darti la morte.
Rebecca - No, no. Non ha tentato di assassinarmi. Non voleva assassinarmi.
Devlin - Ti ha soffocato e ti ha strangolato. Pi o meno, non fa molta differenza. Secondo le tue descrizioni. O mi sbaglio?
Rebecca - No, no. Ha avuto piet di me. Mi adorava.
Pausa.
Devlin - Aveva un nome, questo tizio? Era straniero? Io dov'ero a quei tempi? Cosa vuoi farmi capire? Che mi hai tradito? Perch non ti sei confidata con me? Perch non me l'hai confessato? Ti saresti sentita molto meglio. Davvero. Potevi considerarmi un prete. Avresti potuto mettermi alla prova. Ho sempre desiderato essere messo alla prova. Era una delle ambizioni della mia vita. Ho perso la mia grande occasione. A meno che tutto questo non sia successo prima che ci conoscessimo. In tal caso non sei obbligata a dirmi niente. Il tuo passato non mi riguarda. Non mi sognerei mai di raccontarti il mio. Non che ne abbia uno. Quando dedichi una vita agli studi non hai voglia di essere importunato dalle sciocchezze della vita, dalle tette, sai, da quella roba li. Hai la mente altrove. Hai una brava padrona di casa, che ti porta su uova e bacon anche dopo le undici di sera, il letto caldo, il sole si leva nel punto giusto, la minestra fredda? Il sedere della cameriera lo palpi solo una volta ogni morte di papa, ammesso che ci sia... la cameriera, non il sedere... certo sono cose che non succedono se hai moglie. Quando hai moglie lasci che pensieri, idee, riflessioni seguano il loro corso. Vale a dire che non lasci mai che vinca il migliore. In culo al migliore, sempre stato il mio motto. chi va avanti a testa bassa col bello e col cattivo tempo, quello che alla fine ce la fa. Un uomo coraggioso e determinato. (Pausa). Uno a cui non gliene frega un cazzo. Uno con un rigoroso senso del dovere. (Pausa). Le ultime due affermazioni non sono in contraddizione. Credimi. (Pausa). Riesci a seguire il filo del discorso?
Rebecca - Ah, ecco, mi sono dimenticata di dirti una cosa. Una cosa davvero strana. Guardavo dalla finestra il giardino, il giardino fuori dalla finestra, in quella casa nel Dorset, era mezza estate, ti ricordi? Ah no, tu non c'eri. Non c'era nessun altro, credo. No. Ero per conto mio. Ero sola. Guardavo fuori dalla finestra e ho visto una gran folla che attraversava il bosco, verso il mare, diretta al mare. Sembravano tutti molto infreddoliti, indossavano cappotti, bench fosse una giornata splendida. Una splendida e calda giornata, tipica del Dorset. Portavano tutti delle borse. C'erano... le guide... che li accompagnavano, che li guidavano. Attraversavano il bosco e li vedevo lontani che attraversavano la scogliera gi fino al mare. Poi li ho persi di vista. Mi incuriosii e andai di sopra alla finestra pi alta della casa, da dove potevo vedere la spiaggia da sopra le cime degli alberi. Le guide... scortavano quella folla sulla spiaggia. Era una giornata cosi bella. Non un filo di vento, il sole che splendeva. E li ho visti entrare in mare. La marea che lentamente li ricopriva. Le borse che galleggiavano su e gi sulle onde.
Devlin - Quand' stato? Quando hai vissuto nel Dorset? Io non ci ho mai vissuto nel Dorset.
Pausa.
Rebecca - A proposito, qualcuno l'altro giorno mi ha detto che esiste un disturbo che si chiama elefantiasi mentale.
Devlin - Che significa qualcuno mi ha detto? Che significa l'altro giorno? Di cosa parli?
Rebecca - Elefantiasi mentale significa che quando versi una goccia d'olio, per esempio, questa subito si espande a macchia d'olio. Diventa un mare d'olio che ti circonda tutto e finisci per affogare in uno spesso mare d'olio. terribile. Ma la colpa solo tua. L'hai voluto tu. Non ne sei la vittima, bens la causa. Perch sei stato tu il primo a versare l'olio, sei stato tu a consegnare loro il fagotto.
Pausa.
Devlin - Il cosa?
Rebecca - II fagotto.
Pausa.
Devlin - Dove vuoi arrivare? Sei disposta ad affogare nel tuo stesso olio? Sei disposta a morire per il tuo Paese? Senti. Che ne dici, tesoro? Perch non usciamo, prendiamo la macchina, andiamo in citt a vederci un film?
Rebecca - Che strano, molto tempo fa... in un sogno... qualcuno mi chiamava tesoro. (Pausa). Alzai lo sguardo. Stavo sognando. Non so se alzai lo sguardo nel sogno o dopo aver aperto gli occhi. Ma nel sogno c'era una voce che mi chiamava. Di questo sono certa. Di questa voce che mi chiamava. Mi chiamava tesoro. (Pausa). Si. (Pausa). Uscii nella citt gelida. Anche il fango era ghiacciato. E la neve era di un colore strano. Non era bianca. Anzi no, era bianca ma c'erano anche altri colori. Come delle vene che le scorrevano sotto. E non era nemmeno liscia, com' la neve, come dovrebbe essere. Era piena di cumuli. E quando arrivai alla stazione vidi il treno. Cera altra gente. (Pausa). E vidi il mio migliore amico, l'uomo a cui avevo dato il cuore, quello che sapevo sarebbe stato il mio uomo fin dalla prima volta che lo incontrai, il mio adorato, il mio prezioso compagno, lo vidi passeggiare lungo i binari e strappare tutti i bambini dalle braccia delle madri urlanti.
Silenzio.
Devlin - Hai visto Kim e i bambini? (Lei lo guarda). Dovevi vedere Kim e i bambini oggi. (Lei lo fissa). Tua sorella Kim e i bambini.
Rebecca - Ah, Kim! E i bambini, si. Si. Si, certo che li ho visti. Abbiamo preso il t insieme. Non te l'ho detto?
Devlin - No.
Rebecca - Certo che li ho visti.
Devlin - Come stavano?
Rebecca - Ben comincia a parlare.
Devlin - Davvero? E che dice?
Rebecca - Oh, cose come: Il mio nome Ben. Cose cosi. Il nome di mamma mamma. Cose cosi.
Devlin - E Betsy?
Rebecca - Cammina a quattro zampe.
Devlin - No, davvero?
Rebecca - Credo che comincer a camminare prestissimo. Sul serio.
Devlin - Forse anche a parlare. A dire cose come: Il mio nome Betsy.
Rebecca - Si, certo che li ho visti. Ho preso il t con loro. Mah... poverina mia sorella... non sa cosa fare.
Devlin - In che senso?
Rebecca - Beh, lui vorrebbe tornare... sai... non fa che telefonarle e chiederle se pu tornare. Dice che non ce la fa pi, che con l'altra finita, che vive da solo, che con l'altra finita.
Devlin - Ed vero?
Rebecca - Cosi dice lui. Dice che gli mancano i bambini.
Pausa.
Devlin - E sua moglie non gli manca?
Rebecca - Dice che con l'altra finita. Che non mai stata una cosa seria, sai, solo sesso.
Devlin - Ah. (Pausa). E Kim? (Pausa). E Kim?
Rebecca - Non lo vuole pi. Mai pi. Dice che non divider mai pi il letto con lui. Mai. Mai pi.
Devlin - Perch?
Rebecca - Mai pi.
Devlin - Ma perch?
Rebecca - Certo che ho visto Kim e i bambini. Ho preso il t con loro. Perch me lo chiedi? Pensavi che non li avessi visti?
Devlin - No. Non sapevo. E che tu mi avevi detto che saresti andata a prendere il t con loro.
Rebecca - Si che sono andata a prendere il t con loro! Perch non avrei dovuto? mia sorella. (Pausa). Indovina dove sono andata dopo? Al cinema. Ho visto un film.
Devlin - Ah si? E cosa?
Rebecca - Una commedia.
Devlin - Ah-aah? Divertente? Hai riso?
Rebecca - Gli altri ridevano. Gli altri spettatori. Era divertente.
Devlin - Ma tu non hai riso?
Rebecca - Gli altri si. Era una commedia. C'era una ragazza... e un uomo. Facevano colazione in un ristorante chic di New York. Lui la faceva ridere.
Devlin - Come?
Rebecca - Beh... le raccontava delle barzellette.
Devlin - Ah, capisco.
Rebecca - Poi nella scena seguente la portava in una spedizione nel deserto, in camper. Lei non era mai stata in un deserto prima. Ha dovuto imparare tutto.
Pausa.
Devlin - Sembra divertente.
Rebecca - C'era un uomo seduto davanti a me, alla mia destra. E rimasto immobile durante tutto il film. Non si mai mosso, era rigido, come in rigor mortis, non ha riso una sola volta, sembrava un cadavere. Io mi sono spostata, mi sono spostata il pi lontano possibile.
Silenzio.
Devlin - Senti, ricominciamo di nuovo. Noi viviamo qui. Non vivi... nel Dorset... n da nessun'altra parte. Vivi qui con me. Questa la nostra casa. Hai una sorella deliziosa. Vive qui vicino. Ha due bellissimi bambini. Tu sei la loro zia. E ne sei felice. (Pausa). Hai un magnifico giardino. Adori il tuo giardino. Lo hai creato con le tue stesse mani. Hai un vero pollice verde. E anche delle bellissime dita. (Pausa). Hai sentito quello che ti ho detto? Ti ho appena fatto un complimento. Anzi, te ne ho fatti parecchi. Ricominciamo di nuovo.
Rebecca - Non credo che possiamo ricominciare di nuovo. Abbiamo cominciato... molto tempo fa. Cominciato. Non possiamo ricominciare di nuovo. Possiamo finire di nuovo.
Devlin - Ma non abbiamo mai finito.
Rebecca - Oh, si. Molte molte molte volte. E possiamo finire di nuovo. Di nuovo e di nuovo. E di nuovo.
Devlin - Non stai facendo un uso improprio della parola fine? Fine significa fine. Non si pu finire di nuovo. Si pu finire una sola volta.
Rebecca - No. Si pu finire una volta e poi finire di nuovo. (Silenzio. Cantando sottovoce) Ceneri alle ceneri...
Devlin - E polvere alla polvere...
Rebecca - Se la donna non ti finir...
Devlin - L'alcol ci riuscir...[1]. (Pausa). Ho sempre saputo che mi amavi.
Rebecca - Perch?
Devlin - Perch ci piacciono le stesse melodie. (Silenzio). Ascolta. (Pausa). Perch non mi hai mai detto di questo tuo amante prima d'ora? Avrei tutto il diritto di essere molto arrabbiato. Lo sai? Avrei tutto il diritto di essere molto arrabbiato. Lo capisci, vero?
Silenzio.
Rebecca - A proposito, c' una cosa che volevo dirti. Ero in piedi in una stanza di un palazzo molto alto nel centro della citt. Il cielo era pieno di stelle. Stavo per chiudere le tende ma poi rimasi alla finestra per un po' a guardare le stelle. Poi guardai gi. Vidi un vecchio e un bambino camminare per strada. Trascinavano entrambi una valigia. La valigia del bambino era pi grande di lui. Era una notte molto chiara. Per via delle stelle. Il vecchio e il bambino camminavano per strada. Si tenevano per mano, quella libera. Mi domandai dov'erano diretti. E quando stavo per accostare le tende all'improvviso vidi una donna che li seguiva, con un bambino in braccio. (Pausa). Ti avevo detto che la strada era ghiacciata? Era ghiacciata. Perci lei era costretta a procedere con molta attenzione. Scavalcare quei cumuli. Le stelle brillavano. Segui il vecchio e il bambino finch non svoltarono l'angolo e scomparvero. (Pausa). Lei rimase immobile. Baci il suo bambino. Era una bambina. (Pausa). La baci. (Pausa). Ne ascolt il battito del cuore. Il cuore della bambina batteva. (Le luci si sono abbassate. Le lampade sono fortissime. Rebecca seduta immobile). La bambina respirava. (Pausa). Me la tenevo stretta. Respirava. Il cuore batteva.
Devlin le si avvicina. In piedi accanto a lei la guarda dall'alto. Lui chiude il pugno e glielo mette davanti al viso. Le afferra la nuca con la mano sinistra. Porta il suo viso verso il pugno chiuso. Il pugno le sfiora la bocca.
Devlin - Baciami il pugno. (Lei non si muove. Riapre la mano e le mette il palmo sulla bocca. Lei non si muove). Parla. Dimmelo. Dimmi: Mettimi la mano attorno alla gola. (Lei non parla). Chiedimi di metterti la mano attorno alla gola. Lei non parla, non si muove. Lui le mette la mano sulla gola. La preme delicatamente. La sua testa si piega all'indietro. Restano immobili. Lei parla. C' un'eco. Lui allenta la presa.
Rebecca - Ci portarono ai treni
Eco - ai treni
Le toglie la mano dalla gola.
Rebecca - Stavano portando via i bambini
Eco - i bambini
Pausa.
Rebecca - Io avvolsi la mia bambina nello scialle
Eco - nello scialle
Rebecca - E ne feci un fagotto
Eco - un fagotto
Rebecca - Lo tenni sotto il braccio sinistro
Eco - il braccio sinistro
Pausa.
Rebecca - E riuscii a passare con la mia bambina
Eco - mia bambina
Pausa.
Rebecca - Ma la bambina cominci a piangere
Eco - a piangere
Rebecca - E l'uomo mi richiam
Eco - mi richiam
Rebecca - E mi chiese cos'hai l
Eco - hai l
Rebecca - Allung una mano per farsi consegnare il fagotto
Eco - il fagotto
Rebecca - E io gli consegnai il fagotto
Eco - il fagotto
Rebecca - Quella fu l'ultima volta che tenni il fagotto
Eco - il fagotto
Silenzio.
Rebecca - Poi salimmo sul treno
Eco - sul treno
Rebecca - E arrivammo in questo posto
Eco - questo posto
Rebecca - E incontrai una donna che conoscevo
Eco - che conoscevo
Rebecca - E mi chiese cos' successo alla tua bambina
Eco - tua bambina
Rebecca - Dov' la tua bambina
Eco - tua bambina
Rebecca - E io dissi quale bambina
Eco - quale bambina
Rebecca - Non ho una bambina
Eco - una bambina
Rebecca - Non so niente di nessuna bambina
Eco - nessuna bambina
Pausa.
Rebecca - Non so niente di nessuna bambina. Lungo silenzio. Buio.
FINE
[1] E una nenia cantata dai bambini che in realt fa: Ceneri alle ceneri e polvere alla polvere se il Signore non ti vorr il diavolo ti prender. La troviamo anche in Figli e amanti di D. H. Lawrence nel capitolo Defeat of Miriam (La sconfitta di Miriam).


