C’era na’ vorta n’ sogno

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C’era na’ vorta n’ sogno

C’era na’ vorta n’ sogno.

                Ninetta, la vera storia di Cenerentola

di

Luciano Bertini e Barbara Barroccu
C’era na’ vorta n’ sogno.

                                    Ninetta, la vera storia di Cenerentola

Commedia in tre atti liberamente tratta dalla fiaba di Charles Perrault, scritta da Luciano Bertini e Barbara Barroccu.

Roma, 1993.

Strizzando l’occhio a Trilussa e Pascarella, con un’ambientazione in una Roma Papalina della prima metà dell’ottocento, la commedia racconta le tormentate vicende di una giovane sguattera romana, Ninetta appunto, che altri non è se non quella Cenerentola che <<…Tutte le regazze in età da marito …>> hanno sognato di essere almeno una volta nella loro vita. E proprio il sogno di cambiare vita, di lasciare alle ortiche le angherie di matrigna e sorellastre per poter trovare il vero amore, magari anche ricco e nobile, è il motivo dominante della commedia sotto il quale però si nascondono due messaggi molto forti rivolti ai giovani, uno, quello di perseguire con costanza e determinazione  propri sogni e le proprie aspettative senza permettere ad alcuno di offuscarli e l’altro, quello di avere fiducia nel prossimo e nelle persone più inaspettate, rappresentate nella commedia da una folta schiera di popolani tra pescivendoli, pardon, pesciaroli, fruttaroli, matrone romanesche che si adoperano in tutti i modo perché <<…il sogno di Ninetta diventi realtà…>>.


Personaggi in ordine di apparizione:

Romolo

Ninetta

Sogno di Ninetta

Madama Tremendoni (La Matrigna di Ninetta)

Anastasia

Genoveffa

Nunziata

Checco

Marchese Orsini

Monocolo

Matilde

Mimì

Cicorietta

Banditore

Zingara

Marchesino Orsini


ATTO PRIMO

Scena prima

A SIPARIO CHIUSO

(L’attore entra in scena a sipario chiuso, dalla destra del palcoscenico, raggiunge il

centro del proscenio e si rivolge direttamente al pubblico)

ROMOLO    Bonasera a lor signori …, un inchino a le madame.

Ve sete tutti accomodati? (pausa)

Me presento. Io me chiamo Romolo, ma all’osteria me chiameno Romoletto, dato si che me conoscheno da quanno ero ‘n pupo.

Stasera sto qui perché è da tempo che ve vojo riccontà ‘na storia. ‘Na storia che piacerà alle madame qui addivenute… Stateme a sentì: (pausa).

C’era ‘na vorta, in una paese lontano, lontano … (si ferma pausa, non è convinto).

Beh, però questa è la favola, io, invece, ve vojo riccontà ‘n fatto. ‘N fatto vero che è successo a Roma …

Sapete che famo? ‘Namo a vedè comè annata sur serio.

(Fa il gesto di introdurre lo spettacolo, aprendo il braccio verso il sipario, attende che lo stesso inizi ad aprirsi ed entra nella scena per uscire dalle quinte posteriori rientrando poi  e prendendo la posizione).


SI APRE IL SIPARIO

Una musica  introduttiva un po’ fiabesca (richiamo a Cenerentola)  accompagna  l’apertura

Scena Seconda

Vicoli di Roma della metà dell’800, osteria romana  con tavoli all’aperto e mercato popolare.

(E’ mattina presto. Insieme a Romolo entrano in scena lentamente i popolani, con le ceste, le cassette e le vettovaglie da vendere al mercato. Si posizionano “casualmente” sulla sinistra della scena. Ninetta esce cantando dalla porta dell’osteria da destra ).

NINETTA (NI)        …I sogni son desideri …

MATRIGNA (MA) (Voce fuori scena, dall’osteria), Ninetta, (entra in scena), Ninetta, ce sta poco da cantà, co’ tutto quello che devi da fa’, io penserei più a fa’ quarche faccenna, eh!

NI                               Ma …ma…sora madre …fateme arivà…

MA                             Gnente ma! Eh dico, Guarda li tavoli… ce stanno tutti li tavoli da sistemà … e li piatti? L’hai lavati li piatti? Er pranzo ? L’hai messo su e sugo ? E che hai preparato pe’ i nostri clienti? Che je damo da magnà ? E li panni ?…Eppoi co’ tutti li panni ammonticchiati da stirà …

(Nel frattempo sono entrate in scena le due sorellastre sempre da destra e si posizionano accanto alla madre).

ANASTASIA (AN)  Ce credo, nun fa gnente tutto er giorno!

GENOVEFFA (GE) Basta che s’alliscia li capelli.

AN                              Già, abbasta che se pettina.

MA                             Bambine basta! Che modi, Anastasia, Genoveffa, un po’ di contegno. Namo dentro adesso, e tu Ninetta: al lavoro!

AN/GE                       (In coro urlando con aria di scherno rivolte a Ninetta) Al lavoro!!

                                    (Prima di uscire di scena, la matrigna si ferma accanto ad un tavolo dell’osteria sul quale è posato un fiasco di vino e dei bicchieri. Ci pensa e poi versa del vino in un bicchiere poggiato sul tavolo e beve).

MA                             Mhhhh. Bono!

                                    (Nel frattempo Romolo e Nunziata si sono avvicinati a Ninetta).

RO                              A Ninè, è sempre la stessa storia?

NI                               Romolè, lassame perde, questa è la vita mia!

RO                              Ninetta, nun me dì così, me fai strappa er core …Ma che è successo?

NI                               … e che è successo, qualunque cosa nun so mai contente … <<io je lavo , je stiro, je cucino, e scopo e spiccio e sporvero e strufino, che quanno che è la sera c’ho l’affanno! Poi c’è er pranzo, le feste, er coprianno, e allora me ce scappa er contentino che mò da mette puro er sinalino pe aprì la porta a quelli che ce vanno. Io rubbo, io fò’ la cresta, io fò la spia e nun so stirà la biancheria …Hai voja a lavorà: ho da strazziamme l’animaccia mia!>> (1)

NUNZIATA (NU)    Fija bella, ma che nun ce lo sai com’è la vita?  Noi povera gente, semo nati pe soffrì ma però nun se sa mai. T’aricordi, fatte conto, com’è annata alla sora Pia: a trent’anni stava ancora dietro la vesta de’ la madre, magnava pane e cipolla e se ce scappava…mhhh sta bocca…. che poi ha ‘n contrato ‘n pidocchio rifatto, scemo ma rifatto, e mò fa la vita da gran signora.

NI                               Nunziata mia, ma proprio tu me dici così …Già io stò tutto er tempo a sognà, e mò te ce metti puro tu?

NU                              Ninè damme retta, fai bene a sognà …

RO                              Ninè, daje retta fai bene a sognà. Li sogni nun te li po’ levà nessuno! Eppoi ogni tanto s’avvereno!

SOGNO (SO)           (Compare lentamente in scena. Le luci si fanno soffuse. Parte una musica soave molto bassa. La stessa dell’apertura del sipario Soltanto Ninetta è in grado di vederlo).

                                    Ninettaaa. Lo senti che te lo dicono pure loro?

NI                               Arieccote che compari, me stai a tormentà. Ma me voi lassà ‘n pace?

NU                              Come dici Ninè?

NI                               No gnente Nunzià, parlavo co me stessa.

(Si rivolge al sogno)

Allora ma te ne voi annà.

SO                              Nun me ne posso annà, sei tu che me evochi!

(La musica aumenta di intensitàe Ninetta non resiste al richiamo del sogno e di nuovo canta e balla come in trance)

MA                            Aridaje co ste canzoni, ma ‘ndò te credi da stà, a saremo?

GE                              Ninetta, abbisogna pelà  le patate, che lo devo da fa io?

NI                               E che te pesa er culo?

MA                            Ninetta, nun te permette! Chedè sto’ modo de’ parlà?

AN                             (Voce fuori scena dall’osteria) Sora madre, Genoveffa, venite ‘npo’ a vedè che ha combinato …

                                   (Escono di scena correndo curiose).

CHECCO (CH)        (Si rivolge a Cicorietta che gli sta accanto) Ma quanto me stanno antipatiche!

CICORIETTA (CI) E quanto so brutte. A madre me pare la morte ‘mbriaca.

CH                             Te sbaji, a madre nun te pare, è mbriaca. Sempre!

(Voce furoi campo chiama Ninetta che esce di scena. Tutti i popolani sono ormai in scana, bisbigliano tra loro e lavorano. Dalla quinta di sinistra in fondo entrano in scena il Marchese Orsini e Monocolao,  sono presi da un discorso già iniziato).

MARCHESE (MR)  …hai capito Monocolao, qui abbisogna fa quarcosa, mio figlio c’ha ormai trent’anni e stà lì come ‘n bambacione e nun s’è ancora spostato. <<E che ce vò a pià moje in fine in fonno? L’arte de pià moje da na parte, è la cosa più facile der monno: voui sposà na regazza? Fai le carte, vai in chiesa, vai dar prete e poi se parte, pe’ fa tutte le cose che ce vonno>> (2) (pausa). Ma quer che è peggio è che le donne, er signorino, manco le guarda più…

MONOCOLAO (MO) Ma signor Marchese, de’ sti’ tempi, nun ce se fa più caso. Chissà, avrà scoperto de esse gay. Je piaceranno l’ommini! Fa tanto politically correct…

MR                              Monocolao!! Ma che stai a dì, un Orsini frocio? Ma che voi che te tajo la capoccia? Nun te permette sa. Se te sentisse er capostipite Oddone,  se rivolterebbe nella tomba... se ce l’avesse…

MO                             Scusate eccellenza …avete raggione me so confuso, ma co tutto quello che se sente in giro oggi. Basta che senti er notiziario.. Comunque Marchese nun sarebbe er solo …

                                    (pausa fa il gesto di pensare).

                                    Sapete che po esse?

MR                              No, nu lo so. Che po’ esse?

MO                             Po esse depresso!

MR                              Depresso? Ma se semo pieni de titoli onorifici, apprezzati da Sua Santità (Lui e Monocolo si fanno il segno della Croce e accennano un inchino) potenti, pieni de titoli, pieni de sordi.. 

MO                             (rivolto al pubblico con aria confidenziale) de buffi…,

                                    (poi di nuovo rivolto al marchese) Ma sor Marchese è proprio pe’ questo Nun c’ha stimoli da la vita

MR                             Sarà depresso. Ma allora che se pò fa?

MO                             Beh! Se pò mannà da no psicanalista, però, sarvognuno, ma quanto ve costa? E’ quasi mejo organizzà na festa a palazzo!

MR                              Na festa? …Bravo Monocolao …na bella festa, co tutte le regazze in età da marito (pausa). Eh, Ma quanno …Stasera …stasera istessa!

MO                             Stasera!? Ma signor Marchese …

MR                              Stasera istessa ho detto, altrimenti … (fa il,gesto di tagliargli la gola)

MO                             Mannaggia a me, ma me potevo sta zitto!

                                   

                                    (Mimì nel frattempo si è avvicinata ai due e si rivolge al marchese offrendogli una mela)

MIMI’ (MI)                 Signor Marchese illustrissimo, vogliate favoritre, nun me permetterei mai, senza offesa arcuna, ma questa l’ho ‘corta’ pe voi co le mani mie!

MR                              L’avete ‘corta’ pe me?

MI                               Corta signor Marchese, corta, no ‘corta’!

MR                              Grazie signorina … ma dite ‘n po’, siete spostata voi?

MI                               (Inchinandosi) Signor Marchese, ma che ve volete burlà de me?

MR                              (Dando una gomitata a Monocolao) Visto Monocolao quante belle rIgazze. Stasera istessa!

(I due escono di scena mentre i popolani li salutano inchianandosi e togliendosi il cappello).

MATILDE (MT)        A Mimì, che te possino ma che vai a ‘mportunà er Marchese?

MI                               Ma che ‘mportunà, lui simmai me se voleva sposà, me l’ha chiesto?

NU                              Te piacerebbe! Ma nun l’hai capito come stanno le cose? Dormi sa! Quello la moje la sta a cercà per fijo.

MI                               Bè a di davero, a meme piacciono l’omini maturi, vorrà dì che m’accontenterò!

RO                              Già e te pare che er Marchesino te se sposa proprio a te?!

MI                               Mbè perché, che me manca. <<Quanno sortanto li grugentti belli trovassimo marito, buonanotte! Dice er proverbio.: si tutti l’ucelli conoscessimo er grano, addio pagnotte!>>. (3)

NU                              Magara a te nun te manca gnente, a parte ‘mpò de sordi; è ar marchesino che je manca la fantasia de sposasse!

RO                              E chiamelo scemo!

NU                              Tu statte zitto che vojartri ommini è sempre mejo a perdeve che a trovavve …c’avete solo pretese, sete sempre stanchi, lavorate …VOI! Noi donne invece nun sapemo come riempì la giornata. ‘Nfatti vedi che partita a burraco che me stò a fa? Che poi, stasera, si nun trova pronto … A proposito,  Cicoriè, damme du’ baiocchi d’andivia.

MT                              A ma, a me nun me piace l’ansalata.

NU                              Sta bona a mamma, che te fa cresce …

                                    (Cicorietta le porge l’insalata).

NU                              <<E che me dai? Quattro peducci soli! Oh! Santa fede, ma sei matto davero o me ce fai? E questa capata chedè, manco se vede!>> (4)

CI                                Sora Nunzià, su nun fate cresta, così solo dar Cicoria la trovate. Ma che ve credete che co li stessi sordi l’artri ve riempieno la cesta? Si guarda quant’è bella … e provate!

NU                              <<Guarda qui, du’ baiocchi d’ansalata … L’erba è diventata d’oro è diventata!>>.

RO                              L’erba ? Ma tutto, sora Nunziata, tutto. St’inflazione c’ammazza. Er baiocco ar cambio nun vale più gnente. L’unica salvezza sarebbe aveccene a palate.

CI                                Ma mica è vero. Hai sentito er Marchese Orsini quanti problemi. Damme retta de sti tempi li sordi nun so più gnente.

CH                              Poi da quanno PIO IX ha varato la gabella finanziaria, è proprio mejo a nun avecce na lira, tanto te le levono tutte.

RO                              Abbonbisogno ce toccava de pagà na tassa pe ogni fojetta che ce facevamo.

CI                                (Mostrando un carciofo) Pe nun parlà de quanto je toccava da pagà a mi padre pe ogni carciofo che vendevamo.

                                    (Si sente un rullo di tamburi. Entra in scena il banditore portando con se un panchetto. Si ferma al centro della scena, poggia a terra il panchetto e vi sale sopra. Srotola un lungo papiro e comincia a leggere il proclama. Tutti si fermano incuriositi ad ascoltare e, quando il banditore inizia a parlare si avvicinano a lui. Poco dopo anche Ninetta, la matrigna e le sorellastre escono dall’osteria per ascoltarlo).

BANDITORE (BA)   Sarò breve. (srotola) Udite! Udite! Oggi ventinove de febraro der milleottocentocinquantotto (1858), er popolo se fermi e venga sotto. Er Marchese gran signore de l’Orsini ve vò invità a voi tutti, cittadini. (Sta per cadere dal panchetto). E benchè nun sia sicuro de me stesso, dispongo e stabilisco quanto appresso. Stasera stessa ce sarà na festa che tutta Roma se ricorderà. Er Marchesino Orsini a ubbidì se appresta, lo vò er Marchese: na moje ha da trovà. Pe voi regazze ancora da marità, oggi è ‘n gran giorno, er vostro sogno se realizzerà. Tutte a palazzo, dunque, correte a rione Ponte, la prima che ariva, abbonbisogno, c’avrà er fio Conte!

                                    (Schiamazzi di popolo. Il banditore arrotola il papiro, prende il banchetto ed esce di scena. Ninetta, con aria entusiasta e speranzosa, si porta al centro della scena, di fronte al pubblico).

NI                               (Corre in avanti verso il pubblico )Un ballo, a palazzo, col Marchesino … Sarebbe bello!

AN                              Ninetta, Ninetta, ma ‘ndò stai?

                                    (Ninetta sobbalza dal centro della scena e si avvicina ad Anastasia).

NI                                Ma che voi?… M’hai messo paura!

GE                               Oh! Quanno te cerco nun te trovo mai. Ma che nun hai sentito, nun ce lo sai che me devo da fa bella!

NI                                (La squadra da capo a piedi) Sarà difficile!

AN                              Ahò! Me devi da stirà er vestito, quello bono, me devi da cucì le carze, me devi da pettinà, me devi da mette lo smarto …

                                    (Si fa avanti Genoveffa).

GE                               Prima a me! Me devi da fa lo shampoo, me devi da trucca, me devi da lucidà le scarpe, me devi da ttaccà quer bottone …

NI                                Gnentartro!? No perché me dovrei da preparà puro io!

GE                               E pe annà dove?

NI                                Ar ballo!

GE                               Ar ballo ?! ah ! Ah ! Te la immagini a ballà cor marchesino

AN                              <<Vostra grazia me onora, je dispiace de arregge stà scopa?>>

NI                                Si nun so sorda, ha detto tutte le regazze in età da marito” e io, si nun ve pare, so  da marito come vojartre…anzi de più

(Entra la matrigna in scena)

MA                             Ragazze ma la volemo finì de litigà?

(Si rivolge a Ninetta)

                                    Ninetta, quanno che avressi finito, ci avrei puro io qualche cosetta …

NI                                Ma sora madre, puro io c’ho diritto da venì a stà festa!

MA                             Sicuro, SE avrai finito per tempo.

NI                                Fò come n’furmine!

(esce di scena correndo)

AN/GE                      (in coro) Ma mamma, come sarebbe a dì?

MA                             Ho detto: SE!

AN/GE                      Aaaaaaah! Ha detto: SE!

(Escono di scena continuando a chiamare Ninetta. La matrigna le segue, ma prima di uscire di scena si ferma di nuovo davanti al tavolo dell’osteria, dove c’è il fiasco di vino e ne versa un goccio nel bicchiere).

MA                             Rossello de velletri: proprio bono!

(Inizia la musica che annuncia il calar della sera. Le luci calano lentamente e arriva il tramonto. I popolani cominciano pian piano ad uscire di scena portando via gli attrezzi del mercato. I loro movimenti sono lenti. E’ finita la giornata. La piazza si è svuotata, entra in scena Ninetta che, tristemente, spazza per terra e riassetta i tavoli.

Poco dopo rientrano in scena Romolo e Nunziata che si mostrano sorpresi nel vederla ancora al lavoro).

RO                              Ahò! Ma tu stai ancora qui?

NI                                E che ho da fa? Nun so come venì, nun c’ho gnente da metteme, tranne stì quattro stracci.

                                    Eppoi, chissene m’porta, che sarà mai …

NU                              E daje bella, nun t’accorà, a tutto c’è rimedio.

NI                                Nunziata cara, te l’ho detto: ce stà poco da rimedià, io so ‘na disgraziata!

NU                              Ma lassà fa, mo’ te fò vedè io …

(Ci pensa un’attimo, poi strilla verso le quinte richiamando i popolani).

                                    Mimì, Matilde, …

RO                              Checco, cicoria, …

(tutti entrano in scena correndo)

TUTTI                        Che è, che succede?

NU                              Ninetta, la festa er vestito!

(Ballo per vestire Ninetta con tutti i popolani che partecipano alla realizzazione dell’abito coordinati da Nunziata). (Musica tipo Zip do di du da)

Alla fine Ninetta viene avanti al centro del palco e mostra l’abito al pubblico. I popolani escono di scena. Dopo poco entrano in scena  la matrigna e le sorellastre, in fila indiana, pronte per andare al ballo. Ninetta le sente, si volta e corre entusiasta verso di loro).

NI                                Aspettate, aspettate. Guardate, nun è magnifico?

AN                              Ma cosa … e come hai fatto …?

GE                               Ndò l’hai preso?

(Rivolte verso la matrigna)

AN/GE                      Oh! Mamma, nun je lo poi permette!

GE                               E’ na serva, na stracciona …!

MA                             Basta! Finitela co’ sti schiamazzi!

(Pausa. E’ visibilmente sorpresa e contrariata.  Si rivolge verso Ninetta e le gira intorno, osservando e toccando l’abito)

MA                             Già, già, gnente male st’abituccio.

                                    D’antra parte, però, senza sta’ mantella (la mostra con insistenza a Genoveffa). E’ questa che dà grande magnificenza ar tutto. Tu che ne dici Genovè?

GE                               (distratta) Macchè stai a dì, è ‘na schifezza, ‘na bruttura, ‘na porcheria … (si accorge all’improvviso che la mantella è la sua) Aaaah! Brutta vassalla, ladra che nun sei artro: aridamme la robba mia!

AN                              Guarda, m’ha fregato la collana de perle!

(Le strappano di dosso i vestiti. Ninetta cerca di difendersi)

NI                                Ma perché, che v’ho fatto,? E’ tutta robba che avevate buttato!

GE                               Ma che stai a dì. Guarda, la fascia, gli orecchini, …

MA                             Bambine, adesso basta!

(si rivolge e a Ninetta) Ninetta, come te lo devo dì che ‘ste cose nun se fanno? Adesso rimarrai a casa, da sola!

(Escono di scena in fila indiana. Ninetta le guarda andare via sconcertata poi, in preda alla disperazione

NI                                Che vita disperata … ma a che serve sognà?

(Inizia piano una musica tipo Danza Macabra. Ninetta è disperata. Si siede e appoggiandosi ad uno dei tavoli dell’osteria inizia a piangere. Le luci si abbassano dal fondo della scena entra la zingara che si avvicina a Ninetta, la sfiora e la accarezza poi inizia a ballare prima da sola e poi con Lei sulle note della danza Macabra ora forte ed intensa. Attraverso un incantesimo della zingara si realizza il sogno di Ninetta. Finisce il primo atto con la strega che esce di scena lentamente avvolta in un grande mantello nero).

ATTO SECONDO

Scena unica

Interno del palazzo del marchese Orsini, ambiente signorile dell’ottocento.

Inizia a sipario chiuso una Musica nobile di sottofondo, si apre il sipario, in

scena luce intensa e sfarzosa. La festa in onore del marchesino è già iniziata.

I popolani invitati sono già tutti lì, in piedi che parlano tra loro, osservando le

meravigliose ricchezze esposte nella grande sala del ricevimento. Il marchesino è

seduto stanco ed annoiato su una specie di trono posto alla sinistra della scena.

Gli stanno accanto il Marchese, Monocolo, ed il banditore)

RO                  Questo è er gran salone. Er salone der ricevimento. A Nunzià te piace?

NU                  Ehmbè’ è scicche. Ma chissa che spesa! Tiè! Bella ‘stà figuretta giapponesa.

RO                  Guarda stè tazze, so porcellanate. Ah! Queste qui davero che so rare.

NU                  Quanto so belle, ma ‘ndò l’avranno comprate?

(Mentre parlano i popolani passeggiando, si pongono a turno nel proscenio passando davanti al pubblico).

CH                  (Rivolto a Mimì) Ma ce lo sai che li nobili parleno le lingue forestiere? Er milanese, er francese. A Mimì Ma tu la lingua francesa l’hai studiata?

MI                   (Cercando di darsi un contegno colto) ‘Mbè, un pochetto!

CH                  Ah! Si, si la lingua francese è na parlata proprio scicche. Tu, ‘nfatti, guarda le persone ricche che c’hanno tutte quante sta parlata.

MI                   Ecco, io … a parlà me trovo ‘mpò ‘mbrojata.

CH                  Ma purquà?

MI                   Purquà me manchè la pratique e nun me riquerd la grammaticchè … Me muà … (si ferma e con disappunto…) Lo vedi, già me so ‘mbruojata!

 (Si fanno avanti Monocolao e Mimì e si avvicinano al marchese)

MO                 Permette signor marchese che je presenti sta damigella. Mimi’ De Bollè?

MR                  Tanto piacere!

MO                 Se mettino a sedere.

MI                   No, no grazie, preferisco de stà sall’impiedi.

MO                 Pe’ carità, nun faccia complimenti.

MR                  De Bollè? Dica ‘mpò, ma so parenti de quello che hanno fatto cavaliere ?

MI                   No, cavalli nun ce n’avemo… a Roma c’ho sortanto ‘n zio droghiere che tiene la bottega a li serpenti …

MR                  Beh,  so sempre animali….E lei? Che fa de bello?

MI                   E che ho da fa, stò ar banco, giù ar mercato, a via del la moretta, do ‘na mano a mi fratello.

(Si allontanano insieme. Arrivano Romolo e Checco che da tempo stanno cercando del cibo)

RO                  Ahò! A Checco, ma nun se magna mai qua?

CH                  E che ne so? L’ho capiti questi. Questi so ricchi, ma so puro tirchi! Io ce so venuto apposta. Me immaginavo certi banchetti. Me frega assai de la moje der marchesino.

RO                  Trovassimo armeno ‘n goccio de Frascati.

CH                  Va a capiì ‘ndo lo tengono ‘nguattato. E ‘namo a vedè. Toccherebbe fasse amico er coco.

(Il banditore all’improvviso,  facendo spaventare tutti batte in terra il bastone per le presentazioni)

BA                   Ve presento la signorina Matilde Gattofoni

(Matilde si avvicina al marchesino seduto sul trono e si inchina per riverirlo. Il marchesino si alza e si inchina, frettolosamente, poi si siede stanco e annoiato)

MA                  Piacere, piacere.

(Il Marchese guarda il figlio ed è senza speranze. Si rivolge e Monocolao)

MR                  A Monocolà, stamo qui da ‘n par d’ore e mi fijo sta sempre a dormì.

MO                 Eh! Lo so, l’ho visto.

MR                  Ma com’è che nun je ne piace nessuna?

MO                 Beh Nun c’ha tutti i torti … D’artra parte, sor marchese, voi speravate in un incontro romantico, … luci soffuse, … dico ma che davero, davero. Oggi giorno a ‘ste cose nun ce se crede più!

(Di nuovo il banditore, che prosegue con le presentazioni)

BA                   Le signorine Anastasia e Genoveffa Tremendoni …

(Con sottofondo musicale walzer tipo “Giro del mondo in 80 giorni” le sorellastre si avvicinano al marchesino. Nello stesso istante si rianima il marchesino che sembra sorprendersi di qualcosa. Anastasia e Genoveffa pensano che l’interesse sia rivolto a loro. Invece è nel frattempo entrata in sala Ninetta. Colpo di scena Il marchesino si alza e avanza verso di lei, facendosi strada tra le due sorellastre. Si avvicina a Ninetta, le prende la mano, la port al centro della scena, la bacia e le chiede di ballare.

Si aprono le danze. Dopo un primo giro di valzer da soli, ai due si aggiungono tutti gli altri popolani.

(Ad un tratto scocca la mezzanotte. Ninetta sobbalza preoccupata)

NI                    Accidenti , me s’è fatto tardi …

MS                   Tardi Ma come sarebbe a dì, è solo mezzanotte!

NI                    Appunto. Vostra grazia, purtroppo so costretta a tornà a casa …

MS                   Ma perché? Stavo a penzà de portàvve a ‘na festa rave a Fregene… noi due da soli. Ma che è successo?

NI                    E che è successo. Gnente. Gnente marchesì, nun so come spiegavve … devo annà via … ve saluto …

(Fa per andersene, ma il marchesino la rincorre e la trattiene per un braccio)

MS                   Ma indove annate? Nun so nemmanco er vostro nome … e aspettate ‘n momento!

NI                    Marchesino, cò rispetto parlanno … ma che sete de coccio? Me ne devo annaà … Addio.

(Ninetta fugge via correndo dietro le quinte. Tutti hanno visto la scena. Il marchesino la rincorre fuori poi rientra in scena. Ha una scarpa in mano.

MT                  (Rivolta un po’ a tutti) Ahò, ma chi era?

CI                    Nun lo so, però me pareva na faccia rivista.

CH                  Vista o nun rivista, sai che te dico, a me me pareva carina!

RO                  Diciamo pure bona!

MS                   (Scocciato, interviene ad alta voce).Bona, carina, ma senti questi. Ma che ne sapete vojartri. Ma che c’avete ballato voi? (Sniffa l’aria). Ma che l’avete annusato er su profumo? Ma che ce lo sapete com’era quella pella: velluto. Ma stateve zitti, no?!

                        E tu Mariangela, Lucrezia, Filomena, ma come te chiamerai mai?

                        Stella! Solo sto nome po’ spiegà quanto sei bella!

RO                  Scusate marchesino, ma quanto tempo era che nun vedevate na donna?

MS                   Ma che voi? Ma nun lo vedi che so ispirato!

RO                  (Rivolto al pubblico) Ah! Perché adesso se dice ‘ispirato’!

MR                  (Tutto contento e soddisfatto) Arrapato,  se dice arrapato…

MS                   A papà e zitto. Ma quanta bellezza, ma ‘ndò l’avrai presa? Lo so, l’hai rubata a ‘n angelo mentre dormiva e sei scappata co’ la refurtiva (Da una gomitata a Romolo) T’è piaciuta questa?

                        Te ne sei annata così, in un secondo, ma giuro, te verrò a cercà pe’ tutto er monno!

MR                  A Monocolà, meno male che oggigiorno a ste cose nun ce se crede più,  nun vanno più de moda, nun ce se fa più caso. (Pausa, ci pensa su) Solo che mò te la sei fatta scappà!

MO                 Io! Ma che centro io?

MR                  Tu c’entri sempre.

MS                   (Avvicinandosi al padre) A papà la vojo, ma ndò starà?

MR                  Nun te preoccupà, core mio bello, che mò Monocolao se fa venì qualche idea e te la ritrova quella ragazza, vero Monocolà?

MO                 Ma sor marchese, ma come je la ritrovo^

BA                   (Si avvicina ai tre) Beh! Si permette signor marchese, io c’avrebbi n’idea.

MR                  (Lo guarda incuriosito)  Vabbè, sentimo …

BA                   Si nun me sbajo, er bambacione …, pardon er marchesino, c’ha na scarpetta n mano …

MO                 (Lo interrompe) Ho capito ndò voi annà a parà. Mò annamo in giro pè tutta Roma a misurà scarpe. Ma come te viene n mente dico io!

MR                  No Monocolao, no “namo ‘n giro pe’ tutta Roma”, Vai ‘n giro pe’ tutta Roma.

                        Da Ponte alla Suburra, da Monti a Trastevere, tutte le regazze in età da marito  s’anno da misurà sta scarpa. Vedi de fa ‘n bon lavoro e de chiude ‘sta pratica!

MO                 (Rivolto al banditore) Ma tu n c’avevi gnentartro da fa?

MR                  Ah! Dimenticavo portateve appresso pure mi fijo.

                        (Rivolto agli invintati) Signori, Madame, la festa è finita, me dispiace, ma c’avemo da fa!

BA                   Forza! Tornatevene tutti a casa, li balli so finiti, sé chiude!

(Dissenso generale, schiamazzi, tutti si lamentano e mugugnano)

TUTTI             Buuuu! Ma perché? Ma nvedi questi, ma nvedi si che robba! Sti sola!

CH                  (Con un pollo arrosto in mano) Proprio adesso che avevamo trovato da magnà!

RO                  (Rassegnato) Namo Nunzià, ve do n passaggio coer calesse.

NU                  Si, ma vedi de annà piano!

I popolani escono progressivamente di scena, chiude il sipario e l’atto finisce al suono

della stessa musica con il quale si era aperto.

ATTO TERZO

Scena unica

(Stessa scena del primo atto. Torna la piazzetta romana con l’osteria., E’ l’alba, pian

 piano il sole illumina la scena. Si ode in lontananza il canto del gallo e il suono delle

 campane) Ninetta esce dall’osteria e, come tutte le mattine, inizia  a sistemare i tavoli.

 Ad un tratto le ritorna in mante la musica del ballo con il marchesino, smette di

 lavorare e si mette a  momento, sospira ed inizia  a canticchiare il motivo del valzer.

(Si porta al centro della scena )

NI                                Ma  proprio a me è successo tutto questo? Se nun fosse pe’ sta scarpetta sarei certa che è stato come ar solito, tutto n sogno!

                                    Romolo dice che faccio bene a sognà, che li sogni nun me li po’ levà nessuno, … ma quer ballo, er marchesino, … ma che quello era n sogno?

(Romolo entra in scena sull’ultima battuta di Ninetta)

RO                              Che dè che nun capisci Nineè?

NI                                No, gente, gnente, …

RO                              Senza volè ho sentito che parlavi der ballo. Eh! Lo so, te sarebbe piaciuto da venicce!

(Checco nel frattempo è entrato in scena con Nunziata e prepara il  proprio banco al mercato)

CH                              E daje a girà er dito nella piaga Romolè, e statte zitto np?! Eppure ce lo sai che è stata l’unica de tutta Roma che nun c’è venuta a sto ballo!

NU                              Nun te preoccupà, nun te sei persa gnente, …

NI                                Sei sicura che nun me so persa gnente Nunzià?

NU                              Sicura!! Aho! Hai da vedè Mimì, faceva la signora, <<c’aveva n’abito scollato, me pareva n’ materazzo strapuntato pe’ la gran robba che je scappava fora!>>… Eppoi, tutto er tempo appresso ar marchese che c’ha cent’anni più de lei.

(Nel frattempo entra in scena Mimì che la sente)

MI                               Ma senti sta’ linguaccia, pensa pe’ te, che quanno hanno presentato tu fija ar marchesino, <<s’è inchinata, s’è spremuta ne li fianchi, s’è tutta ntorcinata, ha mannato la panza ndentro, ha insaccato er petto, …>>, belli li consigli che je dai!

NU                              Ma statte zitta, te sarà venuto er corpo della strega: Ahò! Pe’ fatte vedè bene t’eri ncollata le scarpe ar pavimento!

(Nel frattempo entrano in scena Matilde e Cicorietta)

MA                             A mà, ma la piantate, ve se sente fino in fonno ar vicolo.

CI                                Certo che voijartre nun c’avete la grazia e la bellezza de’ quella gran signora de jer sera!

CH                              Certo che si nun era pe’ la donna der mistero, er marchesino se stava a fa’ ‘n sonno!

RO                              Aho,  davero! A Ninè, jersera c’avemo avuto puro er corpo de scena …

NI                                E già …

MT                              Pensa che er marchesino ha deciso de ritrovalla a tutti i costi!

(Ninetta si mostra sorpresa e molto interessata)

NI                                Si? … Ma, …e come fanno?

MT                              Aho! Ma quelli so’ l’Orsini. E’ da sta notte che vanno ‘n giro co’ ‘na scarpa. Boh! E che te credi, mo verranno puro qua!

NI                                Vengono qua?!  Ma allora nun me posso fa trovà così …

(I popolani si domandano cosa intenda dire Ninetta)

(Ninetta si volta e si avvia verso la porta per rientrare, canticchiando a voce alta la musica della sera precedente, accennando qualche passo di danza. Nello stesso istante la matrigna e le due sorellastre escono dalla porta e le sbarrano la strada. Ninetta si scuote, si risveglia e si rende conto di essersi tradita. La matrigna ha sentito tutto e ha capito che è Ninetta la ragazza che il marchesino sta cercando).

MA                             (Serafica, cercando di controllarsi) Ninetta, va a prende un fiasco de vino, quello rosso de Marino, quello speciale., pe Romolo e i suoi amici. Stà giù in cantina.

NI                                (In difficoltà) Subbito sora madre, … Ma ce ne stanno ‘n pajo de bottije qui, drento alla credenza …

MA                             (Molto determinata) Quello della cantina è più fresco!

NI                                (Prova a controbattere, non vuole farsi sfuggire l’occasione di incontrare il, marchesino) Ma nun so nemmeno …

MA                             (Alza un po’ la voce) Va a prendere quello n cantina ho detto!

(Ninetta rassegnata va a prendere il vino ed esce di scena. La matrigna, oramai tranquilla, mostra una chiave alle due sorellastre e verso il pubblico, cercando di non farsi sentire ne’ vedere dai popolani)

MA                             Presto! Annatela a chiude drento!

(Anastasia e Genoveffa corrono via, eseguendo gli ordini della matrigna. Ma cicorietta e matilde hanno seguito tutta la scena e tutti gli altri popolani si ribellano)

CI                                Ma come sarebbe a dì?

MT                              Ma che intenzioni c’avete?

(Si sente un rumore di chiavi che chiudono fuori scena, poi la voce di Ninetta, che bussa più volte alla porta ormai chiusa)

NI                                Ma, ma …Nooo! Vi prego, nun potete famme questo!

(La Matrigna con aria soddisfatta sfida i popolani ed a testa alta, rientra nell’osteria)

NU                              Povera fija, nun trova pace!

MI                               Ma qui abbisogna fa’ quarcosa.

CH                              La chiave, ma come potemo fa’ a pija la chiave. Capirai, quelle se la terranno stratta drento al reggipetto.

RO                              Però, famme pensà. A Cicoriè, ma tu padre nun c’veva n’amico scassinatore? Quello che je portavate l’aranci a Castello?

CI                                ‘Mbè, si è libero je lo posso chiede … Tutto sommato ce deve n favore. Vojo provà, famme corre!

MT                              Cicoriè, vengo co te, aspettame.

(Escono di scena correndo)

(Musica trionfale, entrano in scena in pompa magna il Marchese, Monocolao, il Marchesino e il Banditore. Sono stanchi morti e si trascinano uno con l’altro. E’ tutta la notte che girano cercando la ragazza)

BA                               (Con voce stanca) Pè ordine der marchese che nun s’è fidato e c’è voluto venì puro lui, tutte le regazze bone pè maritasse, s’hanno da misurà sta scarpa (alza il cuscino e la fa vedere), metteteve in fila e si già sapete che nun è la vostra, nun ce fate perde tempo …

MO                             …anche perché co questa stamo alla 144esima casa e si consideri che, mediamente, pe ognuna avemo misurato armeno ‘n par de piedi, mo arivamo bono, bono, a trecento fette!

(Poi rivolto al banditore)

MO                             Sarai contento, tu e sta bella idea che c’hai avuto! Mannaggia …

MR                              Calma Monocolao, calma, che qui semo tutti stracchi! Te prometto che si tu me dai na mano a trovà sto benedetto piede, io … poi cerco ‘na bella moje puro pe te!

(Monocolao si gira  lentamente verso il Marchese)

MO                             Allora nun avete capito … Capirai che bel regalo che me fate! A sor marchese, io nun ce penso proprio… pe  gnente!!

MR                              Ma coma sarebbe a dì, ma allora tu nun capischi gnente proprio (prende sotto braccio Mimì) Tiè, guarda si che fiore, …Eeeeeh! Si c’avessi trent’anni de meno!

MO                             (Fa un ampio gesto della mano per dire no e poi scandendo le sillabe) No sor Marchese, nun me con-vin-ce-te.

MS                              (Si intromette un po’ scocciato) A papà, ma se volemo sbrigà, invece de sta a perde tutto sto tempo a chiacchierà!

MO                             (Rivolto al marchesino) Ha parlato! Ma po’ esse che nun te ricordi che faccia c’ha sta regazza? Ma che c’ho ballato io? Te ricordi er piede e nun t’aricordi la faccia. Ma putacaso che l’avessimo da trovà, ma che je baci er piede, je baci? Boh! E si poi trovamo ‘n piede che ce cape ma nun è er suo? Aoh! Te la sposi uguale eh!

MR                              A Monocolà, ma che te frega? E poi queste so sottigliezze. E va a cercà er capello!

(La scena si ferma. Romolo passa davanti a tutti, si porta sul proscenio e si rivolge al

 pubblico)

RO                              Hai voja a dì signori miei! L’intelligenza, la furbizia, la bellezza, l’istruzione, la cultura, li sordi … Lo vedete com’è er destino: basta ‘n piede, er piede giusto ar momento giusto e … tutto te cambia!

(Rientra in scena tra gli altri)

BA                               Orsù movemose. Avanti la prima.

MI                               A sor Marchese, io nun me la provo. Certo me piacerebbe da diventà na nobildonna, ma nun è la mia quella scarpetta!

Da completare:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::     

(Entrano in scena irrompendo le due sorellastre)

AN                              Eccome qua! Finalmente m’avete trovata. Sor Marchese. So io la proprietaria de sta scarpetta!

(Il marchese la squadra dalla punta dei piedi alla testa e rimane perplesso)

MR                              Ma po esse?

GE                               E no che nun po esse! E’ la mia quella scarpa.

AN                              Ma quale tua, ma si l’ho comprata apposta a via Condotti!

(Genoveffa si avvicina al banditore e prende la scarpa dal cuscino)

GE                               Ma damme qua ‘sta scarpa, fammela provà, così lo vedemo de chi è!

(Si prova la scarpa che naturalmente non le entra. Il Banditore cerca di aiutarla ma lei lo caccia via. Anastasia si avvicina, le prende la scarpa e prova a misurarla)

AN                              E’ inutile che azzeppi, tanto nun t’entra.

(Interviene la Matrigna che vede il marchese un po’ contrariato)

MA                             Bambine, calma, calma. Che figura ce famo di fronte ar signor marchese!

MR                              (Un po’ scocciato)  Infatti. Ce lo potevate dì subito che nun era la vostra, nvece de facce perde tutto sto tempo!

(Poi guarda la Matrigna con aria ironica)

MR                              A parte lei, che nun me pare dell’età adatta, spero nun ce sia più nessuno …

MA                             No, sor Marchese, purtroppo nun ce sta più nessuno …

(Ma all’improvviso entrano in scena dalla porta dell’osteria, Cicorietta e Matilde che portano Ninetta)

CI                                E ‘nvece si! Ce sta n’artro piede da misurà!

(Ninetta accompagnata dai due popolani si fa avanti. Tutti si distraggono nel vederla arrivare. Allora la matrigna ne approfitta per rubare e nascondere la scarpetta.

Il Marchesino si avvicina a Ninetta e la guarda incantato)

MR                              (Anche lui è rimasto affascinato) Ma certo! Venga avanti signorina, s’accommodi.

(Monocolao si gira per prendere la scarpetta dal cuscino  ma non la trova. Allora si rivolge al banditore)

MO                             Aho! E la scarpetta? ‘Ndò l’hai messa?

BA                               (Si mostra sorpreso) Io? Che ne so! Stava qui sopra!

(Monocolao è proprio preoccupato)

MR                              Aho, Tirate fori sta scarpa, sennò stamo qui fino a stasera!

NI                                Ma nun c’è bisogno, sor marchese …

MR                              E no, signorina, le regole so regole e abbisogna rispettalle!

MO                             Oddio, ma quanno finirà sta storia.

NI                                Ma ve l’ho detto de nun preoccupavve, ce l’ho io la soluzione.

MO                             Ma come faccio a nun disperamme (Si rivolge al marchesino che contiunua incantatao a guardare Ninetta). Guarda questo: nun fa gnente, nun dice gnente … me pare na mummia. (si avvicina e gli prende il braccio) Aho! Ma che sei na mummia?

NI                                Vedete caro Monocolao, le cose nun so mai così brutte come sembrano. Io per esempio l’ho imparato a spese mie. Ho penato tanto … ma in fonno al core mio nun ho mai smesso de sperà… e un bel giorno, proprio quanno avevo perso la speranza de tutto, so stata ricompensata! E pure adesso me crederebbe de sognà, si nun fosse … si nun fosse … pe sta scarpetta!

(Quando Ninetta mostra la scarpetta il marchesino ha la conferma che è proprio lei la ragazza dei suoi sogni. Così si inginocchia ai suoi piedi e gli dichiara il suo amore, cantando la prima parte del brano “You are my destiny” di Paul Anka).

MO                             Anvedi er marchesino! Parla! Ma allora pure tu c’hai er dono della parola!

MR                              Per favore, basta co le chiacchiere.

                                    Signore, signori, volemose tutti bene, mi fijo s’è innamorato! Monocolao, te ne rendi conto? S’è innamorato, ma l’hai sentito?

MO                             E che nun l’ho sentito, l’avemo sentito tutti, me pareva, me pareva … Paul Anka!

(Entra in scena la zingara)

MR                              Madama Lucrezia, ma ce state pure voi? Ma allora …?

ZI                                E no signor marchese, nun ve sbajate, io sto qui pe godemme la festa, adesso. Certo nun posso negà de essere n po’ impicciata, de avè creato, come se dice oggi, l’opportunità. Ma ‘sta regazza se lo meritava! L’opportunità se l’è annata a cercà!

MR                              Bene, dunque…., so sincero nun ce speravo proprio!

                                    Ma qui abbisogna festeggià. Popolani, cari popolani, ve vojo invità a tutti ar grande matrimonio … ar grande matrimonio de mi fijo, er Marchesino Orsini, co’ …, co’?

MS                              Co Stella!

NI                                Io veramente me chiamerei “Ninetta”, comunque …

MS                              “Ninetta”: che nome romantico!

MR                              Cari amici miei, sete tutti invitati, puro voi, madama Tremendoni, Genoveffa, Anastasia … (ci pensa su e poi si rivolge A Monocolao). Monocolao, domani?

MO                             A sor Marchese, ma dovemo fa sempre tutto de prescia?

POP                            ( Tutti insieme ) Monocolao, e su! E facce diventà sto sogno realtà!

                                    (Entra in scena il sogno)

SO                               Sogno, chi m’ha chiamato?, Cercavate n sogno? Eccome qua!

MT                              Più che n sogno a me me pare n’incubo!

NU                              Ma te voi sta zittà!

RO                              Hai visto Ninè, che te dicevo? Er sogno s’è avverato! Eccotelo tiè (e indica il Sogno)

SO                               Si, me s’ho avverata, embè che c’è de strano? In fin dei conti i sogni so belli quanno s’avvereno … E’ che purtroppo, molto spesso, rimangono sogni! Comunque dipende pure da voi (e indica i compagni, poi si rivolge al pubblico). Cioè da noi, me ce metto pure io, perché mica è vero che so eterea, so de carne e ossa.

CI                                Più carne che ossa!

SO                               Nsomma, so vera … Me chiamo Federica (o nome proprio dell’interprete) … Dicevo, i sogni tocca pure sapelli fa avverà. Ninetta, per esempio, che poi è mi sorella Valentina, aò è stata tosta co’ sta’ storia der  marchesino, e alla fine …

GE                               Si, ma è stata pure fortunata!

NI                                La mejo fortuna mia è stata quella de avecce a te come sorella!

MR                              Beh! Un pizzico de fortuna ce vole sempre, ma l’importante è credere sempre in quello che si vuole fare.

MO                             Ve pare facile, sor marchese, io c’ho na confusione n testa, solo pe capiì da che parte ho da sta’!

                                    Ma, a proposito, ma voi da grande che volete fa?

MR                              Io? …Ma er Marchese Orsini!

CH                              namo bene!

POP                            Alessà (o nome proprio dell’interprete), ma che stai a dì?

SO                               Scusate, basta n po’ per favore! Ragazzi, fateme parlà coi protagonisti della storia: (nomi propri degli interpreti) venite qua. Abbisogna finì sta recita, pure pe sto pubblico paziente. Allora come volemo chiude?

MS                              Ma …

NI                                Permetti vero caro? Parlo io prima che fai danni.

Da verificare:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

                                    Io ce vedrei bene na canzone d’amore.

SO                               (Rivolta alla regia) Sor maestro, ce l’avemo na bella canzone d’amore?

VOCE                         Penso de si, senti se te piace questa!

FINALE DA RISCRIVERE

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