C’era una casa di matti

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C’ERA UNA CASA DI MATTI

N° SIAE 915053A

Commedia in 2 atti di Gennaro Tagliaferri

PERSONAGGI                      INTERPRETI                      

Carmine Mesolella                    ________________________

Investigatore privato, ex ispettore di polizia, lavora affiancato ad Alfredo Locasciullo. Carattere sicuro e forte autostima. Apparentemente senza scrupoli ma è solo un mestierante.

Alfredo Locasciullo             ________________________

Assistente di Camine Mesolella, detective improvvisato ed imbranato. Vile, vigliacco e sensibile alle donne.

Filippo Iannone                 ________________________

Fondatore e gestore del Circolo Culturale OFFICINA 180. Cerca di fare il possibile per proteggere e rieducare i suoi pazzi e per reinserirli nella società.

Adelina                         ________________________

Cuoca. Assassina e cannibale in realtà docile e innocua se la si lascia in pace.

Deborah                         ________________________

Domestica. Ninfomae ed esibizionista con la mania delle pulizie. Fa anvaches a chiunque gli capiti a tiro.

Geppina                         ________________________

Socia. Ama andare in giro con un bambolotto animato che tratta come un figlio.

Sciummo                         ________________________

Autista. Pirata della stada, gira per il circolo con il suo monopattino che tratta come un auto scambiando chiunque gli ostacoli la corsa per extracomunitari del semaforo.

Cafiero Pasquale                 ________________________

Addetto alla sicurezza. Ex caporale dell’esercito si crede costantemente in missione. Una missione, quella di uccidere Strunz. Ha spesso problemi di dissenteria che sovente di fare fino in fondo il suo dovere.

Peppiniello                     ________________________

Angelo custode. Succube di Carlona che gli mangia sempre le ali.

Bobcat                          ________________________

Fattorino. Ha una forza spropositata e non disdegna farsi schiavizzare da Deborah.

Strunz(bimbo nel carrozzino)         ________________________

Forse il più lucido tra i pazzi del circolo. Si divide tra l’essere il bambolotto animato di Geppina e la preda delle missioni di Pasquale. Di origini tedesche ha ereditato il nome dal padre: Karl Heinz Strunz.

Carmela                         ________________________

Ragazza madre continuamente in cerca dell’uomo che l’ha sedotta e abbandonata che riconosce erroneamente in persone che schernisce e costringe alla mercè cannibale della famelica figlia Carlona.

Carlona                         ________________________

Figlia di Carmela. A dispetto del aspetto estetico è solo una bambina che soffre di una fame insaziabile ed è spesso dedita al cannibalismo. Infierisce sovente su Peppiniello credendolo, date le ali da angelo, un pollo da mangiare. L’unica che riesce a sedare i suoi istinti è la madre.

Ceccio                          ________________________

Contadino che gira il paese canticchiando motivetti strani ed allusivi. Pazzo non ufficiale in quanto non è mai stato rinchiuso in manicomio. Ha un debole per le donne. Bonaccione e ingenuo.

Signor Santoro                  ________________________

Proprietario dell’appartamento dove ha sede il circolo. Intende sfrattare il circolo per farne un casinò.

PRIMO ATTO

Si apre il sipario sulla scena di una stradina di paese: c’è un cassonetto della spazzatura con qualche sacchetto, un’aiuola, una panchina, un lampione e qualche albero. Ci sono degli adulti vestiti da bambini che stanno giocando a nascondino tra le panchine e i contenitori della spazzatura.

BOBCAT: Otto, nove e dieci. (si gira) Allore Pasquale sotte a panchine, Peppiniello adderete a piante, Sciummo adderete o bidone da munnezze.

SCIUMMO: (esce dal bidone della spazzatura) E sbagliate, steve a dinte o Bidone.

CAFIERO: E mo a chi tocca a ie a sotte?

PEPPINIELLO: Pascà tocca a te, si state truvate pe primme.

CAFIERO: Uffa. (si mette in posizione)Allore e une, (gli altri corrono a nascondersi) e, e une, e, e une (si gira con un saltello)Bobcat, Pascalee Peppenielle. V’aggia acchiappate a tutte e tre.

PEPPINIELLO: O nun vale, devi contare fine e dieci.

SCIUMMO: È nun vale, manche o tiempe e ce movere.

BOBCAT: Nun vale proprie.

CAFIERO: E ie nun sacce cuntà fine e diece.

PEPPINIELLO: Ma addò e fatte e scole?

CAFIERO: Sotto o surdate.

SCIUMMO: Ja fa na cose, si nun saie cunta fine e diece dice diece vote une. È a stessa cose.

CAFIERO: Wa hai ragione.

SCIUMMO: So nu mostre. Vai, cunte moca nuie ci annascunnimme.

CAFIERO: (si gira di spalle) Une e une e une… (conta sempre uno portano il segno sulle dita ma sempre sule stesse dita. Intanto gli altri si nascondono: Sciummo dietro al bidone della spazzatura, Bobcat dietro la panchina e Peppiniello rimane in mezzo immobile facendo strane smorfie)

SCIUMMO: Peppeniè, Peppeniè te vuò moreve, te vuo annasconnere?

PEPPINIELLO: Nun te preoccupà ca accussì nun me vede.

SCIUMMO: Ma comme nun te vede?

PEPPINIELLO: So invisibile. Pecchè tu me vide?

SCIUMMO: E certe ca te vede.

PEPPINIELLO: E allore nun ce vide buone. Bobcat diciancelle tu.

BOBCAT: È vere è invisibile. Io o veche ca è invisibile.

SCIUMMO: Ma site scieme… ?(notando che Pasquale conta sempre uno) e chist’ate che conte sempe. Pascà va buone, si arrivate a diece.

CAFIERO: A si? E diece (si gira). Peppenielle t’aggia beccate.

PEPPINIELLO: Nun vale, stai mbruglianne. Ie so invisibile.

CAFIERO: Ie t’aggia viste o stesse.

PEPPINIELLO: Me viste? E vide comme te facce l’uocchie tante.

CAFIERO: E viene cà.(fanno per azzuffarsi ma gli altri due li dividono)

SCIUMMO: We ma volete smetterla.

BOBCAT: Baste, furnitele.

PEPPINIELLO: Stu sceme e uerre.

CAFIERO: Stu ualle ncoppe a munnezza.

SCIUMMO: Dateve na calmete ca a gente che passe ce piglie pe pazze.

BOBCAT: È, a gente se penze ca nuie simme pazze.

SCIUMMO: Ma nuie nun simme pazze. È vero?

TUTTI E QUATTRO: Noooooooo?

SCIUMMO: Comme a ditte a duttore Iannone? Comportatevi bene sennò niente più gita. Nun ve facce ascì chiù a dinte o circhele.

BOBCAT: Facite pace, su. (Peppiniello e Cafiero si danno lamano e si abbracciamo piangendo)Me pare carramba che sorpresa… me vene a chiagnere.

SCIUMMO: A me me vene vummecà.(si sentono delle voci) Zitte, zitte ca sta arrivanne qualcune. Annascunnimmece. (tutti fanno pe scappare tranne Peppiniello che rifa le smorfie che secondo lui lo rendono invisibile) No accussì scè. Ce simme annasconnere veramente… senza addeventà invisibili. (ed escono. Arrivano Mesolella e Santoro che discutono,quest’ultimo in modo acceso e animato)

SANTORO: Ispettore, ispettore mio… sta cavolo di legge 180. Basaglia! Ha tolto i pazzi dai manicomi lasciandoli a piede libero…

MESOLELLA: Ma davvero?

SANTORO: Si! Lei la conosce lalegge Basaglia?

MESOLELLA: … più o meno.

SANTORO: Ecco, quindi sa la storia dei manicomi chiusi?

MESOLELLA: …ho sentito.

SANTORO: Bene, allora ha sentito anche delle associazioni e dei circoli per il reinserimento nella società ecc... ecc…?

MESOLELLA: … si, si.

SANTORO: Ebbene, pe qualu motivo, sta maniate e pazze s’adda venì a reinserì dinte a casa mie?

MESOLELLA: A casa vostra?

SANTORO: Si, l’appartamento che ho qui, a via dei Pazzi 22… è diventato un covo di pazzi scatenati che si danno alle più crudeli efferatezze.

MESOLELLA: Uh mamma mì, ma voi che dite?

SANTORO: Si, so assassine, s’accidene dalla mattina alla sera.

MESOLELLA: Niente di meno.

SANTORO: Si, pò so cannibali, se magnene tra di loro.

MESOLELLA: Tra di loro?

SANTORO: È…

MESOLELLA: A cumpagnielle insomma: oggi ie me magne a mana toia e tu te magne a recchia mie… ma per favore signor Santoro! Che sciocchezze sono queste?

SANTORO: Ma ispettore…

MESOLELLA: E lei pretende che io le creda?

SANTORO: Ispettore lei non deve credermi, deve indagare. Ha accettato l’incarico ed io la pagherò se troverà uno straccio di prova di quello che ho detto. A me serve quell’appartamento e l’unico modo per mandar via quei pazzi è trovare le prove dei tanti delitti che avvengono in quel circolo.

MESOLELLA: Mi scusi signor Santoro, ma non potrebbe semplicemente sfrattarli?

SANTORO: Non posso, l’appartamento fu affittato al dottor Iannone per farne un luogo di incontro e scambio culturale per menti illustri ed io entusiasta di poter conoscere tali geni e persone importanti gli feci un contratto d’affitto a vita. Chi poteva pensare che in realtà il dottore era il diavolo che avrebbe fatto del mio appartamento un girone infernale.

MESOLELLA: Addirittura?

SANTORO: E già.

MESOLELLA: La cosa si fa complicata…

SANTORO: Altri detective e ispettori prima di voi hanno cercato di venire a capo della cosa, ma nisciune maie ha resistito alla disperazione che agiva in quelle stanze. Sono tutti fuggiti via, scappati, impazziti a loro volta.

MESOLELLA: Ed io?

SANTORO: E voi siete il migliore, ispettore Mesolella, vuie site o maste, o mmeglie che la piazza offriva.

MESOLELLA: Anche questo è vero. Non sono mai venuto meno ai miei impegni.

SANTORO: Bene, allora agite in fretta. Mi sono permesso di fissarvi un appuntamento con il dottor Iannone… il capo della combriccola insomma.

MESOLELLA: Ma come, ha fissato un appuntamento? Ma non era meglio sfruttare l’effetto sorpresa?

SANTORO: Ma qua sorprese ne ispettò? Quelli la sorpresa ve la fanno a voi.

MESOLELLA: Ma non si agiti, stia tranquillo… ci penso io.

SANTORO: No, non mi agito. A proposito ma a pistole ve l’avite purtate?

MESOLELLA: E che bisogno ce ne? Io lavoro senza. Io agisco di intelletto, di cervello.

SANTORO: Si, quelli vi tagliano la testacon tutto il cervello dentro e so mangene co limone, tipe pere o musse!

MESOLELLA: Ma nun esagerate… lei deve stare solo calmo e fidarsi e affidarsi alle mie capacità investigative peculiari di un…

SANTORO: Ma che caspite state dicenne? Vuie v’avita movere. Mannatene a chilli pazze a dinte a casa mie. Sinnò nun sacce che posse fa.

MESOLELLA: we we, e c’avite passate?

SANTORO: Scusatemi ispettore… è proprio un brutto periodo.

MESOLELLA: Capisco. E dopo che ne farà dell’appartamento signor Santoro… ?

SANTORO: Ispettò lei fa troppe domande… comunque prima si libera l’appartamento, prima lo affitto ad altra gente.

I quattro che all’inizio tentavano di nascondersi adesso si avvicinano lentamente ai due incutendo loro paura fino ad essergli proprio addosso

MESOLELLA: Quindi ha gia dei nuovi clienti?

SANTORO: Si, una società… vuole farne un casinò. Ottimi guadagni sa. Ma sto ancora trattando.

MESOLELLA: Ah ecco allora! Embè se sta ancora trattando perché tanta fretta?

SANTORO: Perché la follia è contagiosa! Guardatevi intorno. Tutt’o paese se sta ammiscanne. A pazzie ammesche. Pur’ie me sto ammiscanne.(con euforia cadenzata)

MESOLELLA: Beh in effetti… stia tranquillo signor Santoro.

SANTORO: Io sono tranquillo…

MESOLELLA: Si si, si vede. Non si preoccupi allora ci penserò io e quanto prima le farò sapere.

SANTORO: Benissimo, piuttosto lei lavora da solo?

MESOLELLA: In verità no… solo che il mio collega è abbastanza in ritardo. Mo lo vado a cercare. Mi stia bene.(ed esce dalle scale)

SANTORO: speriamo bene… e voi cosa volete, via sciò. (ed esce maltrattando i quattro ragazzi)

Restano sulla scena i quattro ragazzi che confabulano tra di loro.

SCIUMMO: Hai sentito?

BOBCAT: Si, si.

SCIUMMO: Tu hai sentito?

PEPPINIELLO: È, è.

SCIUMMO: E sentute pure tu?

CAFIERO: Pur’ie.

SCIUMMO: Amma sentute tutte quante.

BOBCAT: Allore ce sentimme buone?

PEPPINIELLO: A me fa male nu poche a panze.

CAFIERO: Sarranne e puparuole di ieri.

SCIUMMO: Ma ieri ce simme magnate e mulignane.

CAFIERO: Si ma fatte a puparuole però!

PEPPINIELLO: Se, comme a paste e fasule cu e patane.

BOBCAT: Pecchè nun te piacevene?

PEPPINIELLO: Ma e fasule nun ce stevene.

CAFIERO: E fasule nun ce stevene ma facettene o stesse effette.

BOBCAT: Ma quanne maie stette colpe da lasagne cu è gnocche…

SCIUMMO: Oè, baste mò… ca o fatte è serie e vuie parlate e mangià.

BOBCAT: E mò è quasi ora e magnà, e che vuò parlà?

PEPPINIELLO: Vulimme parlà e pallone?

CAFIERO: Parlamme e femmene?

BOBCAT: Parlamme e coccose, abbaste ca parlamme.

SCIUMMO: We… niente parlare. Dobbiamo agire.

PEPPINIELLO: C’avimma fa?

SCIUMMO: Agire.

CAFIERO: Pur’ie?

SCIMMO: È, pure tu.

CAFIERO: E c’aggia fa?

SCIUMMO: Agire, agire, agire.

BOBCAT: E aggire, nun o fa arrabbià.

CAFIERO: Accussì? (gira su se stesso)

PEPPINIELLO: È brave, gire sempe, gire.

CAFIERO: Ma me gire a cape.

BOBCAT: È impressione.

SCIUMMO: Ma la volete finire? Site pazze?

BOBCAT: Simme pazze?

PEPPINIELLO: Nuie? No quanne maie.

CAFIERO: Chi è pazze?

 Uno alla volta alzano il dito

SCIUMMO: Lasciamo stare… qui rischiamo di finire in mezzo a una strada. Sarà la nostra fine!

BOBCAT: Vabbuò e ce mettimme ncoppe o marciapiede…

SCIUMMO: Tu nun capisce niente.

BOBCAT: Cammnamme sotto o mure comme e zocchele.

SCIUMMO: Chiste nun è sule pazze, è pure sceme.

PEPPINIELLO: Si proprie nu pazze sceme…

CAFIERO: mpazzute scemute…

SCIUMMO: Dobbiamo subito correre ad avvisare il dottor Iannone. Currimme, facimme ambresse.

Ed escono via correndo. Entra Alfredo, assistente di Mesolella, insieme ad una donna, spingendo una carrozzina enorme… con un bambino.

ALFREDO: Signora complimenti, overe è gruosse stu criature.

GEPPINA: Grazie(il bimbo piange)

ALFREDO: E che voce ca tene.

GEPPINA: A pigliate tutte da sua mamma.

ALFREDO: Perché vuie cantavene?

GEPPINA: E certe.

ALFREDO: Musica lirica.

GEPPINA: No a fronne e limone.

ALFREDO: In che sense?

GEPPINA: (con aumento della voce cadenzato)Nel sense ca quande o piccerille mie dorme e l’ati criature a parte vasce fanne rummore, ie ce votte cierti lucche a coppe o balcone ca me pare a rincarnazione e Maria Callas.

ALFREDO: Mamma mia(il bimbo piange)guardate, avite fatte chiagnere o ciature.

GEPPINA: Ma quando mai, io quando allucco appriesso agli scugnizzi lui ride, volete vedere? (urlando) we scugnezzielle, figle e mappatelle, piezze e semmiente, cuppetielle e lesse, vuttazzielle ntufate, jatevenne a pazzia dinte a chelli nicchie de case voste. (il bimbo ride)

ALFREDO: Az chille ride veramente!

GEPPINA: Avite viste? Quand’è bellille o cicciobelle e mamma soia (fanno versi strani) Guardate, guardate, n’è vere ca sumiglie tutte a mamme?

ALFREDO: Al massimo o pate.

GEPPINA: Pecchè vuie cunuscite opate?(arrabbiata e il bimbo piange)

ALFREDO: ma quanne maie, l’avite fatte chiagnere guardate, ma mo ve l’accuiete ie... (comincia a fare strani versi ma il bimbo piange)

GEPPINA: Ma levateve a cà, mo vede ie… uh piezze e catapiezze, pippe sguffate, cuoppe e alice, buatta e pummarole rangenute… (il bimbo comincia a ridere a crepapelle)ecco qua.

ALFREDO: Site meglie e nu carriglion. Ma accussì nun se mpara troppi parolacce?

GEPPINA: Ma chille è piccerille o ntufatielle e mammà soie è? Nun è capisce ancore sti cose.

ALFREDO: Ah bene. Scusatemi cara signora ma adesso devo proprio andare. Me n’aggia ie.

GEPPINA: Uh e pecchè? Chille o spellecchielle se steve affezionanne.

ALFREDO: Ho apputtamentO con un amico. Sa io sono un detective privato e cu l’amiche mie ispettore dobbiamo fare un indagine proprio qua vicino.

GEPPINA: E dove di preciso?

ALFREDO: Un posto ca se chiamme Officina 180 credo, Circolo Culturale Officina 180.

GEPPINA: (con fare sospetto)E che dovete indagare?

ALFREDO: Precisamente nun o saccio, ma di sicure succede qualcosa di illegale là dentro e noi dobbiamo scoprirlo, dobbiamo trovà le prove per cacciare gli inquilini da quella casa. Dobbiamo fare delle indagini insomma.

GEPPINA: Caspita. E voi e il vostro amico siete bravi, cioè e facite bone sti cose, sti indaggine?

ALFREDO: Signora io sono Alfredo Locasciullo il migliore investigatore privato e Napule e province. (il bimbo nel carrozzino fa un sonoro pernacchio) we chi è stato?

GEPPINA: Uh noinvestigatò, scusatelo, è stato il mio bambino. Ha fatto una pernacchina.

ALFREDO: A fetentone di zio Alfredo (arriva Mesolella)

MESOLELLA: Alfrè tu stai qua?

ALFREDO: We ispettò.

MESOLELLA: Io ti sto cercando ovunque.

ALFREDO: Mi ero un attimo trattenuto con la signora e il suo bambino. Guardate che bella criature, guardate.

MESOLELLA: (con indifferenza)Si Alfrè, ma adesso dobbiamo andare ca è tardi.

GEPPINA: Questo è il vostro amico ispettore? Quello che vi deve aiutare nelle indagini?

ALFREDO: Si si e lui.

MESOLELLA: Alfrè casomai sei tu che aiuti me… ma… ma hai parlato alla signora delle nostre indagini.

ALFREDO: Èèèèè…

MESOLELLA: Ma doveva essere una missione segreta. Ma si sceme?

GEPPINA: Ma non vi preoccupate. Alfredo ma ditte tutte cose ma ie muta sugno. (con cadenza siciliana)

ALFREDO: Avete visto ispettò? La signora muta ie.(con cadenza siciliana)

MESOLELLA:(con cadenza siciliana) E io Montalbano sugno… Alfrè tu si tutte sceme proprie.

GEPPINA: Aaa vi chiamate pure voi Montalbano, comme a chille da telivisione?

MESOLELLA: Ma quande maie signò. Io sono Carmine Mesolella ex ispettore di polizia, investigatore privato e abilissimo detective, il migliore direi. (sonora pernacchia del bimbo) Alfrè ma che fai? Non ti vergogni che c’è una signora?

ALFREDO: Ispettò nun so state ie.

GEPPINA: Si si ispettò, è il piccolino. Ha fatto la pernacchina.

MESOLELLA: Az la pernacchina? Me pareva a trombe e na nave.

GEPPINA: Ma mio caro ispettore, nun ve pigliate paure, non era una pernacchia di sforzo di pancia. L’ha fatte con la bocca (arricciando il muso e spernacchiando) così.

MESOLELLA: Peggio ancora allora.

GEPPINA: E pecchè ispettò?

MESOLELLA: Pecchè non era una reazione fisiologica ma proprie uno sfottò alla mia persona.

GEPPINA: Ma quando mai, quello il puzzolone mio le fa per divertimento, pe fa ridere insomma. Volete vedè?

MESOLELLA: Perché le fa a comando?

GEPPINA: E certo, facce sentì a mammà.

ALFREDO: N’e fa, n’e fa.

MESOLELLA: infatti, non era possibile, che è un robot?

GEPPINA: ma si che le fa. Ci vuole lo stimolo… volete vedè? Dite il vostro nome un'altra volta.

MESOLELLA: Il mio nome… che volete dire che il mio nome è un lassativo, fa cagare?

GEPPINA: No, ma comme site permaloso ispettò. Ja mo lo dico io. Ascoltate… qui c’è il detective… comme avite ditte ca ve chiammate?

MESOLELLA: Carmine Mesolella(il bambino spernacchia)

GEPPINA: Avite viste? È proprie brave.

MESOLELLA: Caso mai aggia sentute. Signora ma stu bambine è scostumate. Nun se fanne e pernacchie alle persone.

GEPPINA: Ma lui lo fa senza malizia. Quelle è un bambino. E sentite sentite (in tono molto irriverente)Carmine Mesolella (pernacchio del bambino)

MESOLELLA: N’altra volta?

GEPPINA: Carmine Mesolella (pernacchio del bambino)

MESOLELLA: Ancora?

GEPPINA: Carmine Mesolella (pernacchio del bambino)

MESOLELLA: E baste signò!E che modi so questi? E lo ripetete, lo ripetete, lo ripetete sempe.

GEPPINA: E voi dicevate “n’altra volta” e “ancora” penzavo che vi piacesse.

ALFREDO: E vere ispettò. Aggia senture pur’ie, e me penzave ca ve piaceve.

MESOLELLA: (arrabbiato) Me piaceve e me fa fa e pernacchie dietro?

ALFREDO: A me mi piaceva.

MESOLELLA: E pure voi signora. Fate controllare sto bimbo. Facitece fa na visita da un dottore, da un pediatra, da uno specialista.

ALFREDO: Da un marmittista.

MESOLELLA: Da un marmittista?

ALFREDO: Chille c’acconcene e marmitte, e tubbe e scappamente… (con ironia)caso mai ce stesse quacche buchille che sfiate.

MESOLELLA: Alfrè tu staie inguaiato. Jammuncemme ja c’avimme che fa.

ALFREDO: Arrivederci signora, cià trumbettella sfiatate. (ed escono e entrano i quattro di prima)

GEPPINA: We, e vuie che ce fate cà? Come siete usciti dal Circolo?

SCIMMO: O duttor Iannone ci ha dato un permesso.

BOBCAT: Facciamo l’uscita ricreativa.

PEPPINIELLO: Na gita.

CAFIERO: A piedi però, senza il pulmino.

GEPPINA: Va bene, però mo avimma turnà subito al circolo, pecchè aggia scoperte na cosa grave assai.

SCIUMMO: Pure nuie.

BOBCAT: Grave, grave.

PEPPINIELLO: Chiù grave da toie.

CAFIERO: Mamma mie che paure.

GEPPINA: A mie è chiù grave. Stanno venendo due signori che ci vogliono sfrattare. Ce vonne mannà miezze a vie.

SCIUMMO: Allore so e stesse c’avimme incuntrate nuie.

BOBCAT: La mannate Santoro.

PEPPINIELLO: Vonne truvà a scuse pe ce caccià.

CAFIERO: Simme perdute, simme perdute.

GEPPINA: E mò comme facimme mannagge?

SCIUMMO: Ie nun voglie turnà o manicomie.

BOBCAT: Nemmene ie, piuttoste m’accide.

PEPPINIELLO: Pur’ie me suicide, me votte sotte a n’aereoplane in volo.

CAFIERO: (si sdraia a terra) Ie invece me votte sotte a stu carruzzine, acussì.Cammineme pe cuolle Geppì, voglie murì!(il bimbo piange)

GEPPINA: E nun fa spaventà a cicciobelle mie.

SCIUMMO: Ma quanne è belle… o voglie piglià nu poco mbracce. (lo prende in braccio ma ne viene in mano solo il corpo mentre la testa riman nel carrozzino)

BOBCAT: Mamma mì, che fatte!

SCIUMMO: C’aggia fatte?

PEPPINIELLO: Ce tagliate a cape!

CAFIERO: Le decapate, scapate, scapesate, scapurchiate… comme se dice?

GEPPINA: Decapitate.

CAFIERO: No, quale ce capitate. Chille la fatte proprie apposte. La pigliate e se n’è venute a cape.

In quella si alza il bimbo dal carrozzino che in realtà era un uomo che dava al bimbo solola testa mentre il corpo era di un bambolotto

BIMBO:Emo basta a fa e scieme.

SCIUMMO: Ma come è cresciuto questo bambino.

BOBCAT: Ma che bel bambino.

BIMBO:Insommeavete capito ca cà tenimme nu probleme? E gruosse pure. Riuscite a essere n’attimo seri.

PEPPINIELLO: (mentre gli altri annuiscono conta gli altri segnandoli col dito) Une, doie, tre, quatte, mammete a cinghe e tu…?

BIMBO: Sei.

CAFIERO: Bravo, sa gia contare.

BIMBO: Ho detto seri, no sei. Seri. Lasciamo perdere, nun tenite speranze. Ie accumence a me procurà na tenda ca secondo me stasera gia durmimme miezze a vie.

SCIUMMO: No, miezze a vie no. Me mette paure.

BOBCAT: Nun te preoccupà, busseremo a tutte le porte, qualcuno ci aprirà.

GEPPINA: E se nessuno ci aprirà.

PEPPINIELLO: Allora andremo in una grotta.

CAFIERO: Al freddo e al gelo.

BIMBO: È è, tu scendi dalle stelle…

SCIUMMO, BOBCAT, PEPPINIELLO E CAFIERO: (intonando il motivo tutti e quattro abbracciati) … o re del ceeeeelo e vieni i una grooootta….

BIMBO:Nuie ammà fa sule e cummedie. Ma jatevenne site senza speranze.

GEPPINA: No, no nun dicere accussì. Qualcosa dobbiamo far per salvare il circolo. Che possiamo fare, che possiamo fare?

BIMBO:ie n’idea a tenesse, però m’avite fa parlà. Allora innanzitutto dobbiamo trattenere a quei due, l’ispettore e il suo socio mezzo scemo, per farli arrivà chiù tardi possibile al circolo, pe avè chiù tiempeper prepararci. Vediamo un po’, chi potrebbe trattenerli per noi. (in quella arriva sulla scena Ceccio cavalcando un bastone come un cavallo)

CECCIO:(cantando)Op op giddap, vai cavalle cammenatore, saglie tutte e sagliute, scinne tutte e scese, zumpe tutte e fuosse e quanne vide a immenta toie cantece sta canzone e cu iesse miettete a sgruppà e doppe a scauceià. Oooo i a, oooo i a

GEPPINA: Ma comme parle?

BIMBO:Amma truvate a soluzione zitte, zitte… oi Cè.

CECCIO:Me staie chiammanne a meo?

BIMBO:Si, si a te.

CECCIO:Ma propetamente a meo.

BIMBO:Proprie a te.

CECCIO:E che ie?

BIMBO:Puoi farci un favore?

CECCIO: E nin so, forse si e forse no.

BIMBO: In che senso?

CECCIO: Ce vo quaccose in cambio.

GEPPINA: Sorde nun ce ne stanne o Cè.

CECCIO: Ma qua sorde, ie campe e grauline spullechiate. Nun voglie sorde.

BIMBO:E che vuò?

CECCIO:Na mane maniate ngoppe o poppopò da signore, è è.

GEPPINA: Ma comme se permette…

BIMBO:Stai calma. Ceccio sta cose nun se po’ fa. Se puoi chiedermi cocc’ata cose.

CECCIO:Almene nu vase vasille da signore?

BIMBO:Va bene, ma sule doppe ca ce fatte o piacere a nuie.

CECCIO:Ok c’aggia fa?

BIMBO: Ce stanne due tipe vestute cu l’impermeabile, stanne cercanne o circhele do duttor Iannone. Tu facce perdere chiù tiempe ca può.

CECCIO: E che ce vò. E doppe fatte voglie o vasille.

BIMBO: Doppe fatte viene o circhele e te facce da nu vase a tutte e guaglione ca ce stanne.

CECCIO: Overe.

BIMBO: Parola d’onore. E mo vai curre, muovete.

CECCIO:vado l’ammazzo e torno. (cantando) Op op giddap, vai cavalle cammenatore, saglie tutte e sagliute, scinne tutte e scese, zumpe tutte e fuosse e quanne vide a immenta toie cantece sta canzone e cu iesse miettete a sgruppà e doppe a scauceià. Oooo i a, oooo i a…(ed sce in groppa al suo bastone/cavallo)

BIMBO: Ok primo problema risolto, mo avimma inventà qualcosa per convincere sti due investigatori a lasciarci dinte o circhele.

GEPPINA: Nun avimme inventà niente, facimme chelle c’avimme sempe fatte.

BIMBO: Cioè?

GEPPINA: I pazzi.

BIMBO: Si, così dopo sfrattati ci arrestano pure.

GEPPINA: Ma nò, faremo passare tutto per una commedia che stiamo preparando. Na recita insomme.

BIMBO: Una recita?

GEPPINA: Si, sti quattro deficiente per esempio.

SCIUMMO: Chi ie?

BOBCAT: Ie?

PEPPINIELLO: Noooo.

CAFIERO: Oooooo.

GEPPINA: È!Diciamo che stanno recitando. Stamme priparanne na cummedia teatrale addò ognuno di noi interpreterà se stesso. Quindi si a chiste o vedene ca divisa ncuolle e o fucile ce dicemme che sta facenne a parte do surdate.E così per ognuno di noi.

BIMBO: E tu dice ca ce caschene.

GEPPINA: Doie so e cose: o e convicimme ca simme brave atture e se ne vanne senza ce sfrattà o rischiamme e essere troppo convincenti.

BIMBO: E allore?

GEPPINA: E allore me sa ca ce facimme e valige.

BIMBO: Vuie che dicite?

SCIUMMO: Boh?

BOBCAT: Posso avè a domande e riserve?

PEPPINIELLO: Ie primme o sapeve mo m’aggia scurdate.

CAFIERO: Ie o sacce, ie o sacce. So d’accorde cu vuie.

BIMBO: Stamme nguaiate. Jamme a priparà sta cummedie e avvisamme pure o duttore Iannone.

Escono tutti ed arrivano dalle scale l’ispettore Mesolella e il suo assistente Alfredo

MESOLELLA: Alfredo, io in mezzo a tutti questi vicoli non mi ci raccapezzo.

ALFREDO: ispettò, Officina 180, via dei pazzi, 22. Tenene pure a strada dedicata a lore

MESOLELLA: ma che dici Alfrè, via dei Pazzi, i Pazzi erano una famiglia fiorentina.

ALFREDO: erane na famiglia e pazzi?

MESOLELLA: ma no Alfrè, Pazzi era il cognome.

ALFREDO: sicuro? Era sule o cugnome o erane pazzi proprie? Chille e vote o cugnome rispecchia.

MESOLELLA: ma pecchè Alfrè, Bruno Vespa è na vespa?

ALFREDO: no, al massimo può essere na l’ape.

MESOLELLA: A l’ape?

ALFREDO: O trerrote comme o chiammate?

MESOLELLA:ah, l’ape tipo quella dei fruttivendoli?

ALFREDO: è si, tutti chilli cose nire nfacce, me parene tanta muschille scamazzate annanze o parabrezza.

MESOLELLA: Mo Bruno Vespa tene e muschille nfacce… chille so nei.

ALFREDO: È, so neri… neri, quaccune marrone…

MESOLELLA: lasciamo stare Alfrè, qui dobbiamo domandare a qualcuno. Fa na cosa entra in questo bar e chiedi di sto posto.

ALFREDO: subbito ispettore. (eesce)

MESOLELLA: e fa ambresse.

Entra Cecciodalla sala che saluta continuamente.

CECCIO:Op op giddap, vai cavalle cammenatore, saglie tutte e sagliute, scinne tutte e scese, zumpe tutte e fuosse e quanne vide a immenta toie cantece sta canzone e cu iesse miettete a sgruppà e doppe a scauceià. Oooo i a, oooo i a… buongiorno, buongiorno (e prende la mano di Mesolella)

MESOLELLA: buongiorno

CECCIO: buongiorno

MESOLELLA: buongiorno

CECCIO: buongiorno (sempre tenendo la mano a Mesolella)

MESOLELLA: si ho capito buongiorno, ma pecchè me salute sempe?

CECCIO: pecchè o salute e de l’angele.

MESOLELLA: si ma a mane è a mie.

CECCIO:(lasciandogli la mano e osservandola) uh overe? Nun me n’era accuorte. Però è ucuale a mie uadde cà. L’e cupiate è? Si n’archette, si n’archette.

MESOLELLA: che cosa? Che so?

CECCIO: l’archette, chille che masturbizzen e cedde. O tiene o l’urdeme e Ciccio Alessie, o tiene?

MESOLELLA: ma che cosa, cosa dice?

CECCIO: o cedde o tiene. O tiene, o tiene o cedde e Laura Palle e sive?

MESOLELLA: Laura Palla e sive…? Laura Pausini e Gigi D’Alessio no Ciccio Alessie. E po si dice hacker no archette. E po che è stu masturbizzen?

CECCIO: quanne tu piglie o cedde e o miette dinte o pecce e iesce o duppione.

MESOLELLA: masterizzare, masterizzare, mamma mia ma state nguaiate.

CECCIO: no sule nu poche e male gole, vuie site nu duttore?

MESOLELLA: ma no quale duttore.

CECCIO: a gia site l’archette.

MESOLELLA: no, no e no. Sono un ispettore di polizia.

CECCIO: Èèè ispettore… ispettore prrr (fa una pernacchia)

MESOLELLA: n’altra volta cu sti pernacchie? Tiè (mostra il tesserino)

CECCIO: ie nun saccio niente, i nun ce steve vo giure e si ce steve n’aggiu viste niente.

MESOLELLA: vabbè lasciamo stare, piuttosto saprebbe darmi un informazione?

CECCIO: preche, preche.

MESOLELLA: conosce il circolo culturale officina 180?

CECCIO: comme no cunosche! O manicomie? O circhele de pazze.

MESOLELLA: ma guardi io sto parlando di un rinomato circolo culturale, quello diretto dal dottor Iannone.

CECCIO: è si. Chillu là. O duttor Iannone o miedeche de pazze.

MESOLELLA: vabbè comunque mi sa indicare come ci si arriva?

CECCIO: e certo. Guaddeme a me. Vo po deritte, po struorcio o vuallone, no o primme cuolle e zimbere o seconde, piglia a cemmerze, po sempe annenze miezze a chiazza dumande.

MESOLELLA: come scusi.

CECCIO: miezze a chiazza dumande.

MESOLELLA: no io non ho capito dall'inizio.

CECCIO: ahh, e mo vo diche nata vote. Vo po deritte, po struorcio o vuallone, no o primme cuolle e zimbere o seconde, piglia a cemmerze, po sempe annenze miezze a chiazza dumande.

MESOLELLA: piano piano per favore.

CECCIO: ooo ma allore si sceme proprie, vo po deritte...

MESOLELLA: o deritte? Che dè o deritte?

CECCIO: o deritte allà, annanzo, o stuorte arreto.

MESOLELLA: ok ho capito, poi stuorce o vallone... stuorce, stuorce ma che è?

CECCIO: stuorce, stuorcere, accussì no.(fa un girotondo)

MESOLELLA: aaa, girare? Mo si. Devo girare intorno al pallone?

CECCIO: no vuallone.

MESOLELLA: pallone?

CECCIO: vuallone, v_u_a_l_l_o_n_e. No pallone, vuallone, ca vue, no ca pe.

MESOLELLA: vue? Ma che alfabeto è scusi?

CECCIO: fabeto taliane.

MESOLELLA: ma lei lo conosce?

CECCIO: fabeto? Comme co saccio.

MESOLELLA: e mi faccia sentire un po' sto fabeto, ja.

CECCIO: allor, aaaaa, be, ce, de, eee, fe, ge, (H), iii,

MESOLELLA: aspetti aspetti, credo che ha saltato una lettera, la acca

CECCIO: noooo, (H)

MESOLELLA: e questa sarebbe la acca?

CECCIO: è muta nun se dice.

MESOLELLA: ah ah ho capito continui...

CECCIO: do cape?

MESOLELLA: da capo

CECCIO: allor, aaa, be, ce, de, eee, fe, ge, (H), iii, le, me, ne, ooo, pe, qe, re, se, te, uuu, ve, tze e po' ce stanne e lettere nove, chella ca mo so sciute, je, ke, wue, wue di vuallone, ics e peselong ca po fosse a iii ma chiù long, peselong.

MESOLELLA: è così magari conoscendo il tuo alfabeto riesco a capire qualcosa. Allora, stuorce o vuallone, e po’?

CECCIO: no o primme cuolle e zimbere o siconde…

MESOLELLA: ecco, o cuolle e zimbere. Ma che dè?

CECCIO: comme che dè, comme che dè?

MESOLELLA: we e non si arrabbi, non lo so che cos’è stu zimbere.

CECCIO: ma tu a pasche che te mange?

MESOLELLA: ma che ci azzecca che mi mangio a pasqua?

CECCIO: dice che te mange, te sto aiutanne.

MESOLELLA: vabbè, il piatto santo?

CECCIO: no leve, appriesse.

MESOLELLA: a minestra, a minestra è buona.

CECCIO: no leve, appriesse.

MESOLELLA: il baccalà e il capitone?

CECCIO: scè, chelle se magna a Natale. Che pacienze.

MESOLELLA: a tu che pacienze. Allora, l’agnello?

CECCIO: o parente…

MESOLELLA: il capretto?

CECCIO: o fratecuggine.

MESOLELLA: mi scusi ma na cunosche a famiglia de pecore.

CECCIO: no, che capite, o zimbere è o fratecuggine do capretto.

MESOLELLA: ah ecco, e com’è ci stanno i capre... ehm… i zimberi in mezzo alla strada?

CECCIO: no, o cuolle e zimbere.

MESOLELLA: ce stanne e cuolle e zimbere miezz a via? mamma mia che schifo…

CECCIO: o cuolle e zimbere che s’appicce e se stute.

MESOLELLA: i lampioni, i lampioni

CECCIO: è si chilli là.

MESOLELLA: i lampioni, mannaggia a me mannaggia. Ok al secondo cuolle e zimbere piglia a cemmerze, cheste a saccio, a sinistra.

CECCIO: no, qua sinistra. A cemmerze (e fa il gesto con la mano sinistra)

MESOLELLA: è, ho capito a sinistra.

CECCIO: no a cemmerze, tu te pierde si vaie a sinistra, siente a me.

MESOLELLA: si si sente a te, si vado a sinistra mi perdo, ie sto perdenne a cape a parlà cu te. Allora stavamo dicendo piglia a cemmerze poi annanzo, sarebbe avanti, di là.

CECCIO: brave, te staie mbaranne a parlà, brave

MESOLELLA: ie me sto mbaranne a parlà? E tu quanne te mbare, passa niente. Comunque annanze miezze a chiazza devo domandare.

CECCIO: è.

MESOLELLA: si ma miezze a chiazze, a chiazze che è? Na chiazze n’uoglie, na chiazze d’acqua, che è?

CECCIO: a chiazze, a chiazze (e fa ampi gesti per mimare uno spazio largo)

MESOLELLA: na chiazze, na macchia, na macchia grossa?

CECCIO: no, a chiazze, a chiazze, tutta a gente cammine, parla, nciuce a chiazze.

MESOLELLA: la piazza, la piazza.

CECCIO: è chella là.

MESOLELLA: mamma mia e che faticata.

CECCIO: guagliò, sienteme nu poche. Me staie sentenne?

MESOLELLA: si si la sento.

CECCIO: me staie sentenne?

MESOLELLA: si te sto sentenne.

CECCIO: e sienteme buone.

MESOLELLA: e vuò parlà.

CECCIO: siente a me, va a scole, stai ancora a tiempo pe te mbarà a parlà. Statte buone.(cantando) Op op giddap, vai cavalle cammenatore, saglie tutte e sagliute, scinne tutte e scese, zumpe tutte e fuosse e quanne vide a immenta toie cantece sta canzone e cu iesse miettete a sgruppà e doppe a scauceià. Oooo i a, oooo i a

MESOLELLA: e capite nu poco. So io che devo imparare a parlare. (intanto torna Alfredo con un panino in mano) we Alfrè e tu qua staie, è certo tu te mise a mangià.

ALFREDO: ispettò nu poche e debbulezze e stommeche, ma vi ho fatto aspettare assai, vi siete scocciato?

MESOLELLA: nooo, anzi ho approfittato per imparare un po’ della lingua locale.

ALFREDO: overe ispettò, comme parlene strane cà. Ie aggia chieste indicazione ma non ho capito niente, pecchè nun trasite pure vuie a dinte viste c’avite mbarate a lingua lore.

MESOLELLA: Alfrè lasciamo stare, ne ho avuto gia abbastanza di lingue morte. Comunque credo di aver capito che si va di qua. Andiamo va, che gia è tardi.(ed escono)

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

Il sipario si apre sulla scena di un salotto con un divano al centro su un tappeto, qualche colonna, vasi con fiori, quadri alle pareti. Entra Ceccio dalla porta d’igresso a sinistra.

CECCIO:Permesso, pozzo trasire? C’era la porta aperta, io traso. So trasuto. Ho nzerrato pure la porta. Ci sta nisciuno…? Nun ce sta nisciuno, mah? E chiste ienne o circhele ufficina 180, o circhele de pazze. Tantu strane però nun iè! E pò e pazze nun ce ne stanne. Fosse ca stesserene nzerrate dinte a li celle? Troppe silenzie, però… (annusa l’aria) st’addore e carne arrustute… stanne priparanne a mangià. A carne arrustute, chisà si iè carne e puorce o e vacche, e ciucce o e cavalle? Oppure e crestiane… mamma mì, chille se dice po paese ca dinte cà se magnene e crestiane. Pienza ca mò mò a dinte a chella porte ascesse na vecchia stregate tutta inguacchiate e sanghe cu nu curtellacce mane e chesta manere ca me vede e dice…

ADELINA:(entrando con grembiule sporco di sangue e un coltello) aaa si mangia!

CECCIO: uh santu cavalline cammenatore, a vecchia sguffate co curtellaccie... oi mà fuje fuje. (ed esce correndo)

ADELINA: we e che scustumate, se ne iute senza manco salutà.

IANNONE: Adelina, ma cos'era sto casino? Ho sentito urlare.

ADELINA: non lo so, credo che fosse o guaglione do macellaie, m’aveva purtà a carne pe stasere. Ma comme m'ha viste a me, se n’è fiute.

IANNONE: è normale ca se n’è fiute, tu ti presenti combinata e chesta manera.

ADELINA: ah gia è vero, o sanghe.

IANNONE: e cerchiamo di stare un poco più attenti. Su mo vatte a cambiare ca oggi avremo na visita importante.

ADELINA: overe? E chi addà venì?

IANNONE: il solito ispettore di polizia, investigatore che viene a fa indagini... me l’hanno detto i ragazzi mo che so tornati dalla libera uscita.

ADELINA: ma che vonne sta gente a nuie?

IANNONE: e non lo sai? Quel povero Santoro, le sta provando in tutti i modi per sfrattarci. Addirittura sta spargendo voce che siamo assassini e cannibali.

ADELINA: scostumate, e comme se permette?

IANNONE: Tutte menzogne. Noi siamo un circolo culturale, amanti dell’arte del teatro, no nu manicomio e pazze.

ADELINA: se se

IANNONE: E mo che viene sto ispettore gli daremo dimostrazione delle nostrecapacità recitative…

ADELINA: a faie bone a parte.

IANNONE: eee Adelì, nun te ce mettere pure tu. Vai vai, vatte a cagnà e dì ai ragazzi che si preparino per l’esibizione. Dobbiamo lasciarli senza fiato.

ADELINA: e chille accussì rimanene, (smorfia di soffocamento) senza fiato.

IANNONE: Adelì e te ne vuoi andare?

ADELINA: Subbito. (ed esce e suona il citofono)

IANNONE: e questo deve essere l'ispettore, e mica me pozze fa truvà accussì. Deborah, Deborah, Deborah

DEBORAH: (entrando con fare sensuale ed armata di spolverino di piume)we friscò, me chiammate?

IANNONE: az t'aggia chiammate, ie sto urlando comme a nu pazze.

DEBORAH: e scusatemi, non ho sentito, steve pulezzane co spolverino.

IANNONE: to siva mise dinte e recchie stu spolverino ca nun sentive? Hanno suonato al citofono, addà essere l'ispettore, fallo salire, io intanto mi vado a preparare.

DEBORAH: ma debbò finì di togliere la polvere. (con lo spolverino spesso liscia il suo interlocutore)

IANNONE: rispunne primme o citofono e doppe vaie a pulezza. Io vado muovete. (ed esce)

DEBORAH: si friscone mie comme dice tu. Comme me piace quanne se ncazze. (risponde al citofono che intanto continuava a suonare) chi è?

MESOLELLA:(voce fuori campo)sono l’ispettore Mesolella, avrei un appuntamento con il dottor Iannone.

DEBORAH: si salite pure. Ve riceverà in salotto. (attacca il citofono) che bella voce teneve st’ispettore. Sarrà nu friscone pur'isse. Fammi ì a furnì e pulezzàva.(esce)

MESOLELLA:(entrando)permesso, buongiorno.

ALFREDO: ispettò nun ce sta nisciune.

MESOLELLA: la signorina al citofono ha detto che dovevamo aspettare in salotto. E questo dev'essere il salotto.

ALFREDO: o salotto? Ie vedo sule nu divane fetente.

MESOLELLA: Alfrè mi raccomando facciamo attenzione, che questa è n'indaginedelicata assai.

ALFREDO: a proposito ispettò, mi stavate spiegando e cose strane che succedono dinte a stu circolo.

MESOLELLA: allora Alfrè, questo posto doveva essere un circolo frequentato da persone importanti, professori, dottori, architetti poi quando il nuovo direttore...

ALFREDO: o duttore Iannone.

MESOLELLA: esatto, quando il dottor Iannone lo ebbe in gestione nel circolo so accuminciate a succedere strane cose. Le voci parlano di assassinii, atti di cannibalismo, e cose così.

ALFREDO: az! è pericoloso allore... e nuie nun ci simme purtate manco na pistola?

MESOLELLA: Alfrè, ma allora non hai capito. Sono solo malelingue. Il Dottor Iannone è una persona seria, mi so informato, un professionista, e non permetterebbe certe cose. È il proprietario, il signor Santoro, che vuole sfrattare il circolo per farne un casinò… e capì, se tratte e sorde.

ALFREDO: si, ma avite ditte pure che gli altri due ispettori ca so venute primme e nuie, sono impazziti vedenne chelle ca succedeve ca dinte.

MESOLELLA: erano solo dei dilettanti ca se so lasciate suggestionà. Alfrè noi siamo i migliori e risolveremo questo caso.

ALFREDO: giusto ispettò, noi siamo i migliori. Ma si vedimme coccose e strane ce ne fuimme pecchè ie me cache sotto de paure.

MESOLELLA: ma non ti preoccupare, vedrai ca s'è sempre trattate di una falsa voce messa in giro dal proprietario.

ALFREDO: Ispettò ma se siete convinto della cosa, pecchè avite accettate l’incarico?

MESOLELLA: Perché qualunque sia la verità Santoro adda pagà! Noi stiamo un po’ qua, parliamo con qualcuno dei soci del circolo e poi andiamo via.

ALFREDO: ispettò, chella ca è è, comunque stammece accorte, anzi, ie me mette vicine a porta accussì, si succede coccose, so o primme a fuie.

MESOLELLA: az e che belle aiutante me so truvate. Nun te preoccupà, ce sto io, l'ispettore Carmine Mesolella... zitto zitto sta arrivanne qualcuno.

DEBORAH:(Entrando Deborah con movenze sexi) prego, buongiorno.MESOLELLA: ehm... buongiorno.

ALFREDO: è è we we ciao (Mesolella lo batte sul capo)

MESOLELLA: ehm… mi scusi signorina… (come in attesa di un nome)

DEBORAH:Deborahhhhhhhh(in modo felino, stuzzicando i due con lo spolverino)

ALFREDO: ahhhhhhhh (svenendo su Mesolella)

MESOLELLA: Alfrè, ma che tieni?

ALFREDO: avita sentute, se chiamme Deborahhhhhhh

MESOLELLA: embè, Alfrè, si chiama Debora.

DEBORAH: con la acca, Deborahhhhhh (come sopra)

ALFREDO: ahhhhhhh, ispettò… (come sopra)

MESOLELLA: insomma smettiamola, ehm signorina Deborah, noi…

DEBORAH: desiderano?

ALFREDO: e che to dico a fa?

MESOLELLA: Alfrè, Alfrè, contegno. Niente signorina cercavano il dottor Iannone

DEBORAH: ah o friscone... se starà facendo na doccia. Abbiamo appena finito sa e stava tutto sudato.

ALFREDO: wa e capite o duttor Iannone.

MESOLELLA:(riprendendo a gomitate Alfredo) ehm... va bene capisco. Lo attenderemo qui.

DEBORAH: ok, intanto posso fare quacche cosa anche pe voi?

ALFREDO:az... Quacche cosa? Tutte cose!

MESOLELLA: Alfredo! Tu a ste cose non ci devi pensare quando siamo in servizio. (poi rivolto a Deborah) No grazie, siamo apposto così.

ALFREDO: si si, apposto accussì.... ehm... se putesse sta meglio... ma va bene così.

DEBORAH: come volete, allora intanto c'aspettate io continuo a fa le pulizie.

Deborah comincia a spolverare la polvere, anche per aria, con fare sensuale suscitando gli istinti di Alfredo difficilmente frenati da Mesolella. All'improvviso si sente una voce provenire da un'altra stanza.

IANNONE: Deborah corri ho bisogno, corri subbito.

DEBORAH: siiii, friscone mi, arrivo subito.

IANNONE: vieni, vieni fai presto.

DEBORAH: eccomi arrivo (esce di corsa)

Mesolella e Alfredo restano di nuovo soli quando all'improvviso arriva Sciummo guidando un monopattino facendo il verso del motore di un auto e arrestandosi d'un tratto, con tanto di verso di frenata brusca, come in attesa del semaforo rosso.

MESOLELLA:(stranito dall'atteggiamento di Sciummo) ehm... mi scusi, se potesse aiutarmi, io sto cercando...

SCIUMMO: no no, nun me serve niente...

MESOLELLA: ma io...

SCIUMMO: t'aggia ditte ca nun me serve niente

MESOLELLA:(asciugandosi il sudore con il fazzoletto)mah?Questo è pazzo...

SCIUMMO: oè posa stu panno, mo pure e vetre me vuò lavà, nun tengo e spicci.

ALFREDO: ispettò non vi arrabbiate, ci penso io. (poi rivolto a Sciummo) giuvinò ma che state dicenno? Calmateve n'attimo.

SCIUMMO: ma che m'aggia calmà. Ogni juorne è cheste. Comme me fermo o simafore s'avvicine stu marrucchine pe me lavà e vetre.

MESOLELLA:  ma come si permette! Io sono un ispettore.

SCIUMMO: chelle che si si ispettore, miediche, ngignere... semp nu marrucchine si!

MESOLELLA: aaa chiste è sceme, fammi il favore Alfrè, parlece tu.

SCIUMMO: e è meglio, almeno a isso o capisco. Tu parle tutte marrucchinese, Abdallì, abdallà.

ALFREDO: scusate, forse n'avite capite. Nui vuleveme sule n'informazione.

SCIUMMO: vabbuò, cu vuie ce parle, ma nun facite avvicinà o marrucchine cu chella pezza fetente vicino a machina mie.

MESOLELLA: ma quale macchina mi scusi?

SCIUMMO: quala machine, ie tengo stu mercede a sotte, ma che ne vuò capè tu, marrucchine, o paese tuoie cammine ancore co cammelle.

MESOLELLA:(rivolto ad Alfredo che intanto ride) Alfrè per piacere ja.

ALFREDO: giovanotto, ascoltatemi a me, noi volevamo solo un'informazione.

SCIUMMO: a isposizione, aspettate ca imposto o navigatore, addò ita ì?

ALFREDO: ma da nessuna parte...

SCIUMMO: e allore site arrivate.

ALFREDO: ma nun avite capite...

SCIUMMO: ie aggia capito che me state facenne sul perdere tiempe. Guarda a cà, è scattate nata vote o russe, mo me facite fa tarde.

MESOLELLA: eee per piacere Alfrè, lascia stare. Essa fa tarde o pilote. (mima il gesto che è pazzo) e mi scusi, dove dovete arrivare?

SCIUMMO: cheeeeeee???????

MESOLELLA: volevo solo sapere dove andavate così di corsa?

SCIUMMO: ma ca ditte?(rivolto ad Alfredo) Ma comme parle? Io o marrucchinese nu l'aggia mai capite?

ALFREDO: vo sapè addò site dirette, addò ita ì?

SCIUMMO: e che se ne fotte isse? ah, aggia capite, niente niente vulesse pure nu passaggio. Diciancello ca nu vaco o Marocco. Ca sa facesse a pede.

ALFREDO:(rivolto a Mesolella) a detto di farvela a piedi pecchè nun ci arriva ad accompagnavi in Marocco...

MESOLELLA: Alfrè ma famme o piacere, e tu traduci pure, l'aggia capite ca ditte stu sceme. Piuttosto cerca di capire dov'è il dottor Iannone.

SCIUMMO: Iannone?

ALFREDO:si perchè lo conoscete? Conoscete il dottor Iannone?

SCIUMMO: dottor Iannone? Boh? Io conosco il Comandante Iannone.

ALFREDO: no nun è isse allore.

MESOLELLA: aspè Alfrè, forse aggia capite. Ma lei sta parlando di Filippo Iannone?

SCIUMMO: no, nun cia faccio, nun o capische, abdallà, mustafà, cucugnac, nun capische che dice.

MESOLELLA: Alfrè traduci per cortesia.

ALFREDO: allora, Filippo Iannone, noi stiamo cercando Filippo Iannone.

SCIUMMO: è si chillu là, il Comandante Filippo Iannone dei Vigili Urbani.

ALFREDO: dottò ma facite c'amma sbagliate posto?

MESOLELLA: Alfrè, allore né capite proprio niente? Domanda addò sta stu comandante?

ALFREDO:(dubbioso) boh? E addò o putimme truvà a stu comandante Iannone?

SCIUMMO: io in questo momento sto andando proprio addo isse, si vulite ce dico co state aspettanne.

ALFREDO: si si grazie, facci sta cortesia.

SCIUMMO: e qual'è o problema? A isposizione. Mo subbite ce vaco. Spustateve nu poco faciteme fa manovra. Marrucchine levete annanze che te votte all'aria. Via (ed esce con versi di motore)

ALFREDO: ispettò, chiste è nu manicomio furnute.

MESOLELLA: non ti preoccupare Alfrè, il tempo di parlare con Iannone e ogni pazzo tornerà al suo posto.

ALFREDO:è... speriamo.(mentre parlano entra un uomo vestito da angelo, Peppiniello) E chiste mo chi è?

MESOLELLA: natu pazze.

PEPPINIELLO: aiutateme, mamma mì. Aiutateme.

MESOLELLA: calma calma, che è successo?

PEPPINIELLO: m'aggia annasconnere (e fa come per nascondersi nella giacca di Mesolella)

MESOLELLA: ma stia fermo, ma si può sapere che succede?

PEPPINIELLO: aggia fuie, aggia fuie (e scappa via)

(Mesolella e Alfredo si guardano straniti, mentre entra un uomo in divisa militare, Caporale Pasquale Cafiero, urlando con un mitra in mano)

CAFIERO: fuite, fuite, facite ambresse (e si lancia a terra facendo il passo del giaguaro)

ALFREDO: we e che succiesse?

CAFIERO: (si lancia dietro al divano) arreparateve acca derete, facite ambresse.

MESOLELLA: mi scusi ma che sta succedendo?

CAFIERO: muviteve, ce stanne sparanne…

ALFREDO: uh mamma ma. (corre dietro al divano anche lui) nun voglio murì, nun voglio murì.

MESOLELLA: Alfrè ma che staie facenne? Esci da là dietro?

ALFREDO: fosse scemo, ca ce stanne sparanne ncuolle.

CAFIERO: (utilizzando di una radio) pronto, pronto, me ricevite? Mannate e rinforze, ce stanne circondanno.

MESOLELLA: ma chi vi sta circondando?

CAFIERO: e tedesche, e tedesche, eccolo, l’ho individuato. Sneill, Strunz Strunz.

ALFREDO: mamma mia, e nun o chiammate strunze, ca chille se ncazze.

MESOLELLA: ma io non vedo nessuno?

CAFIERO: attenzione, adderete a vuie.

ALFREDO: dottò, fuite, sta arrete a vuie.

MESOLELLA: ma nun ce sta nisciuno, qua dietro.

CAFIERO: (avvicinandosi a Mesolella) esci subito con le mani in alto, muovete Strunz.

MESOLELLA:(avvicinandosi ad Alfredo) ma esci da lì Alfrè, ma manco hai capito… fa parte della compagnia.

CAFIERO: guagliò, è all’urdema vote ca to dico, io conto fino a tre e po’ sparo… e capite? E une… e … e … e po che vene? ma vafancule (spara e da dietro una tenda esce un uomo che mima una sofferenza prima della morte) Strunz.

ALFREDO: mamma mì, ispettò. Avita viste pur vuie? O strunze ce steve.

MESOLELLA: ma, ma, voi siete pazzo? C’avite cumbinate?

CAFIERO: (alla radio) pronto, pronto, qui caporale Cafiero, generale Iannone, mi sente?Missione compiuta, Strunz e muorte.

IANNONE:(voce da dietro alle quinte) ricevuto caporale, ottimo lavoro.

CAFIERO: generà, mo mannate a qualcune a pulezza ca a terra… chiste gia fete…

IANNONE: caporale, ma è normale che puzzi…

CAFIERO:  a gia era nu strunze.

IANNONE: bravo caporale, adesso torni alla base, passo e chiudo.

CAFIERO:  agli ordini. (ed esce)

Mesolella e Alfredo restano interdetti di fronte all’apparente cadavere riverso a terra

ALFREDO: ma è muorte overamente… mamma mia ispettò, che impressione.

MESOLELLA: ma che ne so, magari è un’altra commedia.

ALFREDO:(scalcia il morto) nun se move, ispettò…

MESOLELLA: ma che fai Alfrè?

ALFREDO: ispettò, che schife… (intanto entrano un ragazzo, Bobcat e la cameriera di prima) o o ispettò guardate chi sta venenne.

MESOLELLA: Alfrè, calma i bollenti spiriti.

ALFREDO: comme o manea belle o spolverino, mamma mia.

DEBORAH: uffa, ogni giorno sempe a stessa storia, su Bobbecat, aizza a Strunz e valle a jetta.

BOBCAT:(alzando il cadavere) o issa, mamma mia, Strunzo oggi pesa di più.

DEBORAH:Bobbecat, si tu che te staie ammuscianne.

BOBCAT: no padrona, io so sempe tuoste tuoste (e va via con il cadavere sulle spalle)

DEBORAH: si tuoste? tu a capa tiene tosta. (si mette a spolverare dove prima c’era il morto)

MESOLELLA: mi scusi signorina…

DEBORAH: Deborahhhhhhhh

ALFREDO: ahhhhhhh

MESOLELLA: Alfrè e smettila, anche voi signorina per favore, e pure a vuie ve piace e sfrugulià a mazzarella, ma chi era quello?

DEBORAH: chi quello? ah, è Bobbecat, il fattorino, è tutte sceme proprie.

MESOLELLA: azz isse è sceme? ma no, io dicevo il morto, il cadavere, ma come hanno appena ucciso un uomo qua dentro e voi non chiamate nemmeno il 113?

DEBORAH: ma chi? Strunz? Ah ah ah ah ah (ride sguaiata) ma che sta dicenne chiste, ah ah ha ma pe piacere ah ah ha ha  (va via)

MESOLELLA: ma io non capisco, ma, Alfrè tu che dici?

ALFREDO: ispettò, a guerra, e surdate, o muorte, o bobcat, ma iammucemme a casa. Chiste so tutte pazze.

MESOLELLA: no Alfrè, io non mi arrendo, chiste e tutto un piano del dottor Iannone per sviare le nostre indagini. Noi dobbiamo scoprire cosa succede qua dentro.

ALFREDO: Ie me mettepaure,iammuncemme

MESOLELLA: no Carmine Mesolella non si tira mai indietro, scoprirò se questo è un vero circolo culturale o se come sospetto è un covo di delinquenti e assatanati criminali.(mentre parla rientra quatto quatto Peppiniello che fa per nascondersi) Ecco il tizio di prima, adesso ci facciamo portare dal dottor Iannone e sbrogliamo questa matassa. We tu vestito da pappagallo vieni un attimo qua.

PEPPINIELLO: ssssst, zitte, n’alluccate ca ce sente.

MESOLELLA: ma chi ce sente?

PEPPINIELLO: è una belva inferocita... è nu lione.

ALFREDO:(impaurito e tremante) a belva inferocita, ispettò.

MESOLELLA: stai calmo Alfrè, ma di quale belva stai parlando?

PEPPINIELLO: Carlona, nun se sazia mai, sa mangiate gia na ascella a vedite, e mo se vo magna o rieste.

ALFREDO: sa magnate gia a scelle, nun se sazia mai.

MESOLELLA: Alfrè pe piacere e lasseme, e a vuie, aspettate nun ve ne jate.

PEPPINIELLO: fujimme sta arrivanne... (entra Carlona) gia sta cà... (ed esce)

ALFREDO: ispettò, a belve inferocita... o lione...

MESOLELLA: az o lione, ma cheste è nu mammut.

CARLONA: mmm, addò staie, addò si ghiute? Viene a cà… e io tengo ancora fame.

ALFREDO: ispettò, tene ancora famme.

MESOLELLA: mo ce penzo ie Alfrè, ehm mi scusi signorina, state cercando a qualcuno.

CARLONA: si, mi stavo spuzzelianno un piccolo pullastriello, ma se ne fiute. L'avissana viste e passà?

MESOLELLA: e si, è passato proprio di qua, ma po se ne volato via. Chissà addò e ghiute.

CARLONA: uffa mannaggia, e io tengo ancora fame.

MESOLELLA: embè, e iate abbascie, dinte a quacche puteca, ve facite fa nu panine.

CARLONA: nooo, ie tengo voglia e qualcosa di buono.

ALFREDO: ispettò, e datece nu ferrero ruscè.

MESOLELLA: Alfrè, ma pe piacere. Scusate ma che intendete pe quaccosa di buono?

CARLONA:(Carlona si inclina ognitanto a guardare Alfredo nascosto dietro a Mesolella) e che ne so? Adderete a vuie, che state annascunnenne...

MESOLELLA: ce l'ha cu te Alfrè... no niente.

CARLONA: comme niente, ie vedo na bella facce e salame...

ALFREDO:(fugge da dietro a Mesolella) no no, ie no, mangiateve a isse, tene a faccia do capitone.

MESOLELLA: Alfrè, ma che caspita stai dicendo... az bell'amico che si.

CARLONA: nooo, o capitone se mangia a Natale. Ie mo tengo voglie e nu bellu salame.

ALFREDO: no no, o salame no signò, ve saglie o colesterole.

CARMELA:(entra con un biberon in mano e rivolta a Carlona) we, e tu che ce faie cà? Forza iesce dinte a cucina.

CARLONA: mmmm, e no mammì, e ja.

ALFREDO E MESOLELLA: mammina?

CARMELA: te fatte priparà o latte, e ancore te le piglià.

CARLONA: mammì, ma io tengo fame e a buttiglielle nun me piace.

CARMELA: a buttigliella nun te piace e te vai mangianne sule schifezze da matine a sera.

ALFREDO: è vere l'aggia viste io. Se steve mangianne nu pullastriello e po se vuleve mangia pure o capitone.

CARLONA: e pure o salame.

CARMELA: Carlona, bella e mamma soia, tu si piccerella e sti cose te fanne male o pancino... iesce subbete allà e vatte a zuga sta buttiglielle muovete.(Carlona prende il biberon ed esce lamentandosi)

CARMELA:(rivolta ai due) ma come devo fare cu sta figlia mia, o latte nun o vuole, e po' dice ca tiene fame e se va mgnanne solo schifezze.

MESOLELLA: infatti. Se vuleve magna pure a Alfredo. Signò ma ho capito bene, avete detto vostra figlia? Chelle è figlia a voi?

CARMELA: e si.

ALFREDO: wa e o pate chi è kinghi kong?

MESOLELLA: ma non scherzi signora. Quella non è una bambina. È troppo grande. Ci avrà su per giù 40 anni.

CARMELA: ma quanne maie. Chelle a piccerella mia tene solo 5 anni.

ALFREDO: signò pe piacere, ma na vedite quant’è grossa. Chelle me pare na balena.

CARMELA: ma no, o probleme è ca magna assaie. E magne sul schifezze.

ALFREDO: no signò, chelle è proprio na cannibale. Se vuleve magnà a me.

CARMELA: E appunto, sule schifezze! E chelle a piccerella ha subito nu trauma ed è rimasta sconvolta.

MESOLELLA: overe? E cosa le è successo?

CARMELA: o pate.

ALFREDO: chi Kinghi Kong?

CARMELA: Ci ha abbandonate. Chille omme e niente. Me mettette incinta e po' se né fiute cu nate.

ALFREDO: signò secondo me se né fiute pecchè a figlia so vuleve magnà.

CARMELA: menu male ca a nuie ce penze o duttor Iannone. Ma si o ncontre miezz’a via a chillu fetente (si sofferma a guardare Mesolella)

MESOLELLA: signò ma voi conoscete il dottor Iannone? Signora, signò. (anche Alfredo insieme a Carmela osservano attentamente Mesolella) Ma che Alfrè? Tengo quaccosa nfaccia? O e parlate ma che è?

CARMELA: aspettate nu ve muvite. Vuie tenite na faccia cunusciute. Gia v'aggia viste a quacche parte.

ALFREDO: e overe tenite proprio na faccia cunusciute. Pur'ie gia v'aggia viste quacche vote.

MESOLELLA: Alfrè, pure tu tieni na faccia conosciuta. Tiene a faccia e sceme.

CARMELA: no no veramente. Facite nu poco comme a me (e mima un'espressione del viso)

MESOLELLA: signora ma per favore.

CARMELA: facite accussì.(e mima un'espressione del viso)

ALFREDO: e ja ispettò, na facite ncazza. Facite accussì.

(Mesolella imita le espressioni di Carmela)

CARMELA: omme e niente, fetente, tu si tu? (incede verso Mesolella che indietreggia) tu lo sai cosa sei? Un fetente.

MESOLELLA: signora ma vi state sbagliando. Io non vi conosco.

CARMELA: c'hai abbandonato a me e a quella povera creatura, fetente.

ALFREDO: signò ma state dicenne ca chiste è...?

CARMELA: è o pate, o pate. Si, isse è o pate!

ALFREDO: kinghi kong?

MESOLELLA: Alfrè, ma almeno tu pe piacere, aiutami a risolvere sta situazione.

ALFREDO:(con faccia schifata) signò, nun ve preoccupate, chille mo s'assume tutte e responsabilità di padre. Tornerà insieme a vuie e alla piccola Carlona.

MESOLELLA: Alfrè ma che caspite stai dicenne?

ALFREDO: ispettò, me meraviglie e vuie, ma nun ve mettite scuorne. Abbandonare sta bella donna e chella criaturella.

MESOLELLA: ooooo, ma qua stiamo superando i limiti. Io questa signora non la conosco ne tanto meno quella bestia di figlia ca se ritrova. Io sono un professionista, una persona seria. Sti cose nun è faccio. Ci siamo spiegati?

CARMELA:(dopo un attimo di esitazione) omme e niente, fetente, ancora rinneghi la realtà?

ALFREDO: site proprio spietate ispettò.

MESOLELLA: site proprio scieme... tutte e duie.

CARMELA: io mo vado a chiamare o duttor Iannone, accussì a risolvimme sta cosa. (ed esce)

MESOLELLA: brava, brava andate a chiamare sto benedetto dottor Iannone, ca mi so scocciato di queste commedie, iate, iate.

CARMELA:(rientrata in fretta) fffffffffetente (ed esce)

ALFREDO: ispettò però, site state troppe... ehm...

MESOLELLA: spietato.

ALFREDO: è spietato, spietato.

MESOLELLA: e sule accussì, s'adda essere co sta gente, cu sta maniate e pazze, ca me stanne facenne mpazzì pure a me appriesse a lore.

entra strunz e Alfredo è spaventato nel vedere quel che lui considerava morto

ALFREDO: ispettò, ispettò...

MESOLELLA: Alfrè che c'è, we ma te fatte bianche bianche, che è? Hai visto un fantasma?

ALFREDO: Strunz

MESOLELLA: Alfrè, ma comme te permiette?

ALFREDO: Strunz...

MESOLELLA: N'altra volta, Alfrè guarda che ti licenzio.

ALFREDO: o Strunz, o Strunz che cammine. (e sviene)

MESOLELLA: we Alfrè. Svegliati e nun me fa preoccupà.

STRUNZ:(si avvicina) ma è muorte?

MESOLELLA: ma non credo, forse è solo svenuto.

STRUNZ: comm'è? Belle e buone uno piglia e sviene?

MESOLELLA: ma non lo so, avrà visto nu fantasma. E poi diceva strunze, strunze.

STRUNZ: a vuie? Ve chiammave strunze?

MESOLELLA: ma non lo so, (si rende conto della presenza viva di Strunz) diceva strunze, uhh mamma mia, o Strunz. (e sviene anche lui)

STRUNZ: a me strunze, ma tu vide stu fetente... ma fossene muorte? We we ma che so sti cose? Ma nun s'era ditte ca o muorte o faceve ie? Chi so sti duie scieme? Caporà, Caporaleeee.

CAFIERO: we ma chi è che urla? So arrivate e tedesche? We Strunz tu cà staie, t'aggia sparà mpiette.

STRUNZ: ooooo scè, aspiè, nu sparà, nu sparà.

CAFIERO: comme nu sparà, t'aggia accidere. Sta scritte ncoppe o cupione.

STRUNZ: infatti, e ncoppe o cupione sta scritte ca ie aggia murì, ok? E chi so sti duie ca gia so muorte?

CAFIERO: uh mamma mì! E mò, comme facimme?

STRUNZ: e ie che ne saccio? Chiamma o Generale Iannone e vide isse che dice.

CAFIERO: è si mo o chiamme, hai ragione. Pronto, pronto, qui Caporale Cafiero, Generale Iannone mi riceve?

IANNONE: la ricevo forte e chiaro Caporale. Come è andata la missione? Strunz e muorte?

CAFIERO: generà, veramente ogge e strunze so addeventate duie.

IANNONE: comme duie?

CAFIERO: generà, e ie che ne saccio, avrà magnate e chiù.

IANNONE: e vabbuò, abbondiamo. Ti mando qualcuno a pulire sinnò se mpuzzelentisce tutta la casa.

CAFIERO: e si fate bene.

IANNONE: ci vediamo allora. Passo e chiudo.

CAFIERO: passo e chiudo Generà.

STRUNZ: ma allore ie ogge nu more?

CAFIERO: ogge te le cavate ja.

STRUNZ: wa belle belle...(festeggia in modo esagerato)

CAFIERO: (lo spara e Strunz si accascia anche lui a terra) e staie a fa nu burdelle.

DEBORAH:(entra con Bobcat) we Pascà, e quanta munnezza che hai fatte oggi?

CAFIERO: io? Ie aggia sparate sule a Strunz, a chist’ati duie chi e sape?

DEBORAH: vabbuò puliamo tutto, su Bobbecat aizze sta robba a terra.

BOBCAT: oggi aggia fa pure o straordinario... buone, buone, più soldi.

DEBORAH: ma qua sorde né Bobbecat? Muovete, fa ambresse.

BOBCAT: ie dimanevache o sindacate, facce o sciopero! sempe a faticà sempe a faticà(e comincia a portare via l’Mesolella e Alfredo con una carriola).

DEBORAH: però è Pasca, stu povero Strunz muore tre o quatte vote o juorne e nisciune ce spenne maie na parola.

CAFIERO: allor permietteme, cara, ca cia recite ie na poesia in suo onore:

Strunz ca durmenne staie sotto a na lenze e sole, passe nu muscheglione e te cante a ninna nanna e te dice strunze che faie? Duorme? Strunz chi ta cacate? nu cule e vecchia o nu cule e signurine. Chi ta cacate ta cacate sempe nu strunze si state.

DEBORAH: bello Pascà si proprio nu poeta... ma famme o piacere, ma va a sparà e quaglie. (ed esce insieme a Bobcat che si è caricato sulle spalle Strunz)

CAFIERO: va a fa o buone va. (d'improvviso entra Adelina ancora abbigliata da macellaia con il coltello) uh mamma mia (gli punta il fucile e fa come per nascondersi).

ADELINA: we avote stu fucile, mo ci avimme fa male?

CAFIERO: si tu Adelì, mannaggia a capa toie.Me fatte piglia nu colpo, tutto stu sanghe.

ADELINA: az te si mise paura? Tu dice chissà quanta guerre e fatte, quanta gente hai accise e mo te caghe sotto pe vedè na cuoca co mantesine spuorche.

CAFIERO: vabbè ma che centra, me pigliate alla sprovvista. Ma po' ie n'aggia maie accise a nisciune, o saie, è tutta na finte.

ADELINA: se è tutta na finta, intanto quei due poveri signori se so sentute male, mo siente o duttore Iannone, mo che vene, oiccanne oì…

IANNONE:(entrando) ma insomma, ma… ma c’avite cumbinate?

ADELINA: tutta colpa llore dottò… ci anna fatte piglia nu colpe…

IANNONE: llore ci anna fatte piglia colpe… ma pecchè secondo te uno ca te vede accussì cumbinate a te, nun ce fa niente?

ADELINA: vabbè, ma la mia è una normale mise da casalinga.

IANNONE: a mise da casalinga? Tu te mise e panne e gek o squartatore. Adelì per favore vatti a cambiare e tu Pasquale dimentica la commedia e le prove che stamme facenne. Diciancello a tutte quante ca cercassene e esserepiù normali. Io mo vado a recuperare l’ispettore e il suo assistente e speriamo bene sinnò stavote veramente jamme in carcere, io e voi appriessa a me.

ADELINA: si, Sansone cu tutte e filistei…

CAFIERO: o grande puffo e tutte e puffe piccerille.

IANNONE: iatevenne….

ADELINA e CAFIERO: si si andiamo (ed escono)

IANNONE: chiste me fanne ascì pazze a me, ie me sto mpazzenne appriesse a llore. Deborahhhh, addò sta chest’ata scema, Deborah.

DEBORAH:(entra tutta trafelata) we we dottò, che è state? M’avite chiammate?

IANNONE: noooo, appena appena, ma si pure sorde? Come stanno i nostri ospiti? Si sò ripresi?

DEBORAH: si si, ma secondo me ancora nun stanne buone. E chille so cadute ca capa n’terra. Se sarrà spustate quaccosa dinte e cerevelle.

IANNONE: fa na cosa falli venire di qua ca ci voglio parlare.

DEBORAH: si si,(mentre va via se li trova davanti ridotti abastanza male) subbito… a eccoli. Salve signori ispettori il dottor Iannone vi aspetta. (ed esce)

MESOLELLA: era ora, era ora che conoscessimo a stu dottor Iannone.

ALFREDO: era meglio a fa a cunuscenza ca signurine?(bavando con deborah)

IANNONE: signor ispettore che piacere conoscerla.

MESOLELLA: il piacere non è mio, carissimo il mio dottor Iannone… vuie m’avite spiega che caspite sta succerenne cà dinte?

IANNONE: lasci che le spieghi ispettore, credo che ci sia stato un equivoco…

ALFREDO: az n’equivoco? Ca se ne vedene e tutte manere, assassini, cannibali, prostitute, pazzi e pure e zombi ce stanne.

IANNONE: ecco come vi dicevo c’è stato un equivoco. E vui v’avite soffermate all’apparenza comme gia fecero gli altri ispettori.

MESOLELLA: scusate dottò, ma di quale apparenza state parlanne. Ca dinte ce stanne sule pazze.

IANNONE: e se non fossero pazzi, si ve stissene sbaglianne?

MESOLELLA: vuò vede ca o pazze mo so io?

ALFREDO: veramente ca ce state facenne addeventà pazze.

IANNONE: diciamo ca la cosa in parte me fa piacere, vuol dire che sono bravi i miei ragazzi… a fanne bone a parte.

MESOLELLA: a parte? Ma voi volete dire ca stavano recitando?

IANNONE: appunto, e per la precisione stavamo provando alcune scene per una recita che faremo a breveed io ne sono il regista.

MESOLELLA: e i morti, e cannibale e tutto o rieste, tutte finte?

IANNONE: si

MESOLELLA: e gli altri ispettori ca se ne so fiute e hanno lasciato addirittura il loro lavoro.

ALFREDO: qualcuno s’è pure mpazzute.

IANNONE: nessuno mi ha dato mai dato modo di spiegare, comme avite ditte vuie, se ne so fiute. Adesso se volete accomodarvi ve li presento… i finti pazzi a cominciare dalla mia segretaria Deborah… Deborah… Deborahhhhhhhhhhhh

DEBORAH: dottore mi avete chiamato?

IANNONE: è nu poco sorde, ma recita bene.

ALFREDO: e che parte fa essa?

IANNONE: la cameriera sexi.

ALFREDO: e le vene bbone sta parte, ce l’avita pittate proprie ncuolle.

IANNONE:diciamo che le viene naturale. Deborah saluta gli ospiti e vai, vai.

DEBORAH: arrivederla ispettore, ciao pupazziello.

ALFREDO: cia perzechella.

MESOLELLA: arrivederla signorina Debora.

DEBORAH: Deborahhhhhhhhhh… con la acca.(ed esce)

ALFREDO: ahhhhhhhhhhhh

IANNONE: ehm… scusatela è entrata completamente nella parte… poi avete conosciuto Sciummo, il mio autista.

MESOLELLA: ah l’imbecille col monopattino, me lo ricordo, ah eccolo.

SCIUMMO:(entrando col monopattino) we bello, ma qua monopattine, chiste è nu mostre e machine.

ALFREDO: scusate dottor Iannone, ma si chiste è l’autiste vuoste cheste è a machine?

SCIUMMO: embè bello che tiene a dicere, ie e o duttore ncoppe a sta machine acchiappammo malamente propete.

IANNONE: vabbè Sciummo abbiamo capito, puoi andare.

SCIUMMO: ok, a proposito duttò, ve truvassene nu pare d’eure… aggia fa o cagne d’uoglie.

MESOLELLA: ma dove? Nel monopattino?

SCIUMMO: che? Che ditte? Nun te capische.

MESOLELLA: ma…

SCIUMMO: duttò, né facite trasì e marrucchine ca dinte, s’azzecchene ncuolle, vonne pe forza vennere e fazzulettine…

IANNONE: ehm, va bene Sciummo vai vai.

SCIUMMO: io vaco duttò, aggia fa pure benzine, ammm ammm. (ed esce)

MESOLELLA: ma non aveva detto che stavano solo recitando?

ALFREDO: e si vede che stanno ancora provando.

IANNONE: e gia infatti, allore mo chi vene… ah il Caporale Cafiero, la mia guardia del corpo.

MESOLELLA: ma chi è lo smidollato che pensa di stare in guerra?

ALFREDO: veramente chille a guerra a tene ncape.

IANNONE: ma no, è solo ligio al servizio, adesso lo chiamo, (prende la radio) pronto Caporale Cafiero mi riceve?

MESOLELLA: ma comm’è, lo chiamate con la radio?

IANNONE: è abituate accussì, sennò non mi risponde. Caporale dove siete? Passo e chiudo.

CAFIERO: qui Caporale Cafiero, vi ricevo Generale, forte e chiaro.

MESOLELLA: generale?

ALFREDO: sta ancore recitanne, zitte.

IANNONE: eeee, Pasquà, ma qua generale, sono il dottor Iannone, addò staie, t’avevo detto di avvisare tutti e di mettere tutto a posto, ma che cumbinate?

CAFIERO: spiacente dottò, ma non ho potuto eseguire gli ordini ce state nu contrattempo. Nu strunze nu vo murì.

ALFREDO: aggia ditte sta ancore recitando.

IANNONE: Pasquale, ma io ti avevo detto basta con le recite.

CAFIERO: dottò ma ie nun sto recitanne.

IANNONE: e di quale strunze stai parlanne?

CAFIERO: dottò lasciate sta, mmmm, mo nun pozze parlà, mmmmmm.

IANNONE: Pasquale ma stai bene?

CAFIERO: no dottò saranne state e puparuole e miezzijuorne.

IANNONE: (attacca la radio) credo che non potrà venire per un po’…

ALFREDO: almeno siamo sicuri ca nun sta recitanne.

 Entra intanto Peppiniello, questa volta senza ali

ALFREDO: uuuuu guarde è turnate o pullastriello

IANNONE: eh eh lui è peppiniello, il nostro angelo custode

PEPPINIELLO: è si na vote, mo guardate cà, guardate, tutte e doie scelle sa mangiate, e mo comme facce, nu pozze chiù vulà.

MESOLELLA: vuol dire ca ta faie a pete.

PEPPINIELLO: è si, e comme ma faccia a pete? Chelle a ditte ca doppe e scelle se vo mangia pure a coscia.

ALFREDO: ma dai che è tutto per finta, è solo una recita, calmati.

PEPPINIELLO: a recita? e dumandancelle a essa si è na recita, sta venenne ie mene fuie. (e scappa via ed entra Carlona)

MESOLELLA: oh ecco la cara piccola Carlona.

IANNONE: ssssssst fate silenzio e state seduti e tranquilli che può essere pericoloso

MESOLELLA: mi scusi, ma n’avite ditte ca è na recita.

IANNONE: si ma essa nun o sape.

ALFREDO: in che senso nun o sape, vuol dire ca veramente è…

IANNONE: cannibale.

ALFREDO: uh mamma mia.

MESOLELLA: sssst zitte Alfrè, hai sentute ca ditte o duttore, dobbiamo stare calmi.

IANNONE: sule a mamma ce po salvà.

CARLONA: mmm, guarda ca guarda. Ie sto currene appriesse a chillu pullastriello e addò vado a finì, dinte a nu bellu ristorante.

MESOLELLA: si ma stiamo chiusi.

CARLONA: uh guarda ca, o capitone c’aggia viste stammatine. È stammatine nun o vuleve, ma mo quase quase nu muzzuchille cio desse.

ALFREDO: uh mamma mia, ma so cavate. E certe a chest’ora o salame s’avessa mise ncoppe o stommeche.

CARLONA: uuuuuuu ciao, ca ce sta pure o salame, buone buone ogge me facce nova nova.

MESOLELLA: ere meglio si te stive zitte Alfrè. Dottò che dobbiamo fare, dottò.

IANNONE: zitte, zitte ca a me nun ma viste.

ALFREDO: comme nun va viste. E vuie va vulite cavà accussì? Mo mo vede ie…

IANNONE: no no per l’amor di Dio no.

ALFREDO: eeee piccerè, sienteme nu poco a me, co salame te saglie o colesterolo, o capitone sta chine puche ca si te ne rimmane una nganne t’affuoche, ca ce sta stu bellu casatielle, menete a uocchie chiuse… anze sai che a fa, mo co ngigne me dai na fella…

IANNONE: ma cosa stai dicendo, ma tu si pazze…

CARLONA: ma no nun te preoccupà, nun cia donghe na felle, mo mangio tutto io, e l’accumpagne cu na felle e salame e doppe me pulezze e riente cu è puche do capitone.

I tre cominciano a scappare intorno alla stanza con Carlona che li insegue quando all’improvviso entra Carmela

CARMELA: we Carlona e mamma soia, tu qua stai? Sempre a correre appriesse o mangia è overe?

CARLONA: mamma, ma era solo lo spuntino di metà pomeriggio.

ALFREDO: all’anema do spuntino, e a pranze cheste che se mangia n’esercite e surdate?

IANNONE: finalmente Carmela, sei arrivata tu, salvaci da sta belva e tua figlia. (e fugge via)

CARMELA: ma come devo fare dottò cu chesta creatura, o latte nun o vò e po’ se va magnanne sule schifezze…

MESOLELLA: è vero signora, vuie a sta criature a sita nzerrà dinte a nu manicomio.

CARMELA: ah, ce stai pure tu, fetente… e tu vuò nzerrà a figlieta dinte a nu manicomio, e a te addò t’aggia nzerrà dinte o gabbinette, fetente

MESOLELLA: oooo, ancora cu sta storia signò, ma io non vi conosco a voi e a sta bestia.

CARMELA: a si, Carlò, sopeglia, magnatille a stu capitone.

Riprendono a rincorrersi

MESOLELLA: va bene, ok, comme vulite vuie, so o pate, so o pate, e tu si figlia a me, mannaggia a vita mia e che fine c’aggia fatte.

CARMELA: finalmente te si decise, fetente. Carlona e viste a mammà? Papà è turnate e te vo bene… è overe ca vuò bene? È overe o no?

MESOLELLA: si si a voglio bene, chell’è a vita mia.

ALFREDO: ispettò e che vite e merde.

CARMELA: allora ta vuò pure abbraccia è vere?

MESOLELLA: si si, viene a cà a papà, fatte abbraccià.

CARMELA: vai Carlona, abbraccia a papà tuoie, dalle nu vase.

CARLONA: babbuccio mio. (lo morde)

MESOLELLA: ahi ahi, ma ma date nu muorse?

CARLONA: mamma, è buono papà, è morbidoso.

CARMELA: è vero che non ci lascerai mai più… è overe o no?

MESOLELLA: si si mai chiù, resto cà cu vuie.

ALFREDO: eh eh, ispettò tutto è bene quel che finisce bene. V’avite sistimate pure vuie.

MESOLELLA: Alfrè tu ridi, guarda ca Carlona mi ha confidato ca se nammurate e te, è overe Carlona a papà suoie.

CARLONA: si si è vero, me piace assaie Alfffffredo.

MESOLELLA: e viste Alfrè mo addeventamme pure pariente.

ALFREDO: no no quante maie vuie site pazze.

MESOLELLA: ie ce so addeventate pazze e ce addeventà pure tu viene accà addò fuie.

Escono dalla scena rincorrendosi Alfredo davanti inseguito da Carlona Mesolela e Carmela. Dalla porta entra Geppina inseguita da Ceccio

CECCIO: Viene accà. Bella papagnona mie.

GEPPINA: No vattene… nu vasille te l’aggia date e pure n’ate, mo che vuò chiù?

CECCIO: N’ate, ne voglie n’ate e pure n’ate. E strigneme fotte, fotte comme a nu nennille.(si mettono l’uno di fronte all’altro separati dal divano)

GEPPINA: Ma quanne maie, ma vattenne. Si nun te ne vaie chiamme e pazze e te facce accirere sa.

CECCIO:(cantando) Ma tu si na perzechelle quanne te ngazze te faie chiù bella… oi Geppina Geppinella ie sò l’aucielle e tu si a mullechella.

GEPPINA: Aiuto, aiutateme, Caporale Cafiero, Caporà.

CAFIERO: (voce fuori scena) Sto dinte o bagne.

GEPPINA: Chiste sta sempe dinte o bagne. Sciummo, Sciummo aiuteme tu.

SCIUMMO:(voce fuori scena) Sto mettenne a pressione e rote do monopattine.

GEPPINA: Mannagge, Peppinièèèèèè.

PEPPINIELLO: (voce fuori scena) Nun posse venì, se so magnate e scelle.

GEPPINA: Ma ce stesse nu pazze normale cà dinte. Strunz, Strunz addo staie?

STRUNZ: (voce fuori scena) Si nun sente a botte nun iesche, sta scritte ngoppe o cupione, primme m’anna sparà.

GEPPINA: Ma qua cupione… Bobbecat.

BOBCAT: (entra) Chiamato?

GEPPINA: Ah fnalmente, quaccune ce sta. Piglia a stu Cecce e caccele a vie e fore.

BOBCAT:Io essere in sciopero oggi, arrangiateve. (ed esce)

GEPPINA: Mo pure e pazze se mettene in sciopere. Mo chi me salve a chiste animale?

CECCIO: Si songo n’animale aaarggh, sono un puorcio che vuole fare il puorcio cu te.

GEPPINA: Che si?

CECCIO: Nu puorce, te piace o puorce è?

GEPPINA: E certe ca me piace e ce sta pure a chi ce piace chiù e me. Stai là, chiude l’uocchie ca mo venghe e facimme e purcellucce.

CECCIO: Si si, me piace, facimme e purcellucce.

GEPPINA: Carlona, Carlona.

CARLONA:(voce fuori scena) Che c’è?

GEPPINA: Vieni un attimo, la zia Geppina è andata a fare la spesa e t’à purtate a bella cose.

CECCIO: A me a bella cose?

GEPPINA: A te, a te, nun arapì l’uocchie però.

CECCIO: No, no è tenghe chiuse.

CARLONA:(arrivando con un velo bianco in testa) zia, ie me steve spusanne cu Alfredo, che c’è?

GEPPINA: A zie t’a purtate o regale po matrimonio, nu bellu puorce pe festeggià.

CARLONA: A zie ma chille miche è nu puorce?

GEPPINA:ma certo che loè? Vuoi vedè a zia? Ceccio tu che si? E dimmelle forte.

CECCIO: So nu puorce, nu puorce, nu puorce maiale mpurcellate.

GEPPINA: E viste a zie, vall’acchiappàprimme ca se ne fuie e magnatille.

CARLONA: Aaaaaaaaaaaa (corre verso Ceccio)

CECCIO: Uh mamma mì a pazza cannibbele (e scappa via inseguito da Carlona e intanto canta) currè cavalle cammenatore, curre chiù forte e chesta lione, cheste ce mange e cosce e scelle e o cuppelone.

Entra Iannone con aria circospetta

IANNONE: Geppina, Geppina ma Carlona sta ancora qua?

GEPPINA: No, no è uscita proprio adesso dottò. Ha adducchiate nu puorce e nun crede ca so fa scappà. Quanne tene fanne Carlona nun perdone.

IANNONE: aaaa per un pelo, me so salvate pure stavote.

GEPPINA: Che è successo dottò, non state bene?

IANNONE: No, è che anche stavolta Santoro non è riuscito a fregarci. Anzi credo c’aggia truvate pure a n’ati duie attori. Ma quand’è facile a fa ascì fore a scemaria e na perzone, a pazzia. Baste nu poco e tutte quante addeventamme pazze (entra Adelina sempre acconciata da squartatrice)… ahhhhhhh mamma mia Adelì.

ADELINA: we dottò, pare c’avite viste nu fantasme.

IANNONE: megliu nu fantasme ca a te.

ADELINA: ma che state dicenne e fantasme so trasparente, nun se vedene. Io so carne e ossa.

IANNONE: e sanghe…

ADELINA: è il sangue della carne che stavo preparando.

IANNONE: o sanghe e chi te vive, tu staie ancora cumbinate accussì?

ADELINA: uh gia, m’ere scurdate, l’ispettore nun aveva sospettà. A proposito ma addò sta l’ispettore e il suo assistente?

IANNONE: vabbè ma ormai nun serve chiù, se so mpazzute pure lore. Ormai manche lore capisce chiù a differenza tra a normalità e a pazzia.

ADELINA: èèèè, e quale fosse sta differenza?

IANNONE: piglia a me e a te. Chest’è a differenza.

ADELINA: aaa, mo aggia capite. Eppure io o diceve sempe ca a vuie ve vedeve nu poche pazze. Mo me n’avite date a conferma. Ma mica siete pericoloso?

IANNONE: Adelì, ma pe piacere. Te ce miette pure tu.

GEPPINA: Adelì a proposito ma che stai cucinando? Sente n’addore mamma mie… mmmm che famme.

ADELINA: Na cosa nuova.

GEPPINA: Uh che bello. È na ricetta tua?

ADELINA: Si più o meno.

IANNONE: Scusa Adelì ma il ragazzo della macelleria non è venuto più?

ADELINA: È no.

IANNONE: E quinde a carne nun te l’a purtate?

ADELINA: È.

IANNONE: E allore quala carne stai cucenanne ne Adelì?

ADELINA: Emhh…

IANNONE: Adelina quale carne hai squartato e cucinato?

GEPPINA: Dottò sono segreti professionale, ma che ne vulite sapè? Abbaste ca magnamme.

IANNONE: (arrabbiato)Adelina…

ADELINA: Dottò io non avevo la carne da preparare e ce steve stu tipe ca aggirave attuorne a case, tutte e juorne. E ce spiave a dinte a feneste.

IANNONE: E tu che fatte?

ADELINA: (con voce cattiva) So asciute a fore e pe derete l’aggia date tre, quatte cultellate dinte e rine. (più calma) Poi l’aggia purtate dinte e chianu chianu l’aggia spellecchiate.

GEPPINA: Comme a na galline.

ADELINA: A galline se spenne, no nun l’aggia spennate, l’aggia spellecchiate, l’agge levate a cotene. Cheste nun capisce niente e cucine.

IANNONE: E po’?

ADELINA: L’aggia tagliate pezzulle pezzulle, nu poco l’aggia congelate e o rieste l’agge cucenate pe stasere.

GEPPINA: Buone, buone e ce mise e patane vicine.

ADELINA: Patate e carote.

IANNONE: Ma la volete smettere voi due. Adelì quante volte ti ho detto che noi non mangiamo carne e crestiane.

ADELINA: Si lo so. Però chillu tipe m’è state sempe antipatiche a me. Io o diceve sempe, nu juorne e chiste mo mange, nu juorne e chiste mo mange. Po’ aggia approfittate ca o macellaie nun ha purtate a carne e aggia fatte a botte.

IANNONE: E fatte n’omicidie e fatte. Ma aggia capite buone, lo conoscevi al tipo che hai ucciso?

ADELINA: Si, pure voi lo conoscevate.

IANNONE: Uh mamma mi, e chi era?

ADELINA: Vi stava pure antipatico, stava antipatico a tutti.

IANNONE: Adelì a chi e accise?

ADELINA: (Farfugliando dice Santoro ma non si capisce)

GEPPINA: Chi?

ADELINA: (Farfugliando dice Santoro ma non si capisce)

IANNONE: Parle buone Adelì n’aggia capite.

ADELINA: Santoro! Mo avite capite?

IANNONE: Uh mamma mia bella!

GEPPINA: E brava Adelina, ce simme levate nu belle penziere. Mo nisciune chiù ce ne po mannà a ca dinte.

ADELINA: brave. E o vuò vedè, o vuò vedè comme l’aggia priparate belle?

GEPPINA: si si, voglio vedè. (Adelina esce e rientra con un carrellino con un piatto coperto)

ADELINA: e vualà. (alza il coperchio e sotto in un piatto c’è la testa di Santoro con un limone in bocca e verdure a decorarla)

IANNONE: uh Gesù, Gesù! Jamme a’avvisà agli altri. Dobbiamo preparare una nuova commedia per convincere tutte la gente che verrà che non siamo dei mostri assassini e cannibali.

ADELINA: Verrà a vederci altra gente?

IANNONE: Nu sacche e gente, na marea e gente.

GEPPINA: Che bello un vero pubblico, numeroso. E chi so ne dottò?

IANNONE: L’esercite!!! Ma comme aggiafa cu vuie? Vuie… vuie… vuie site pazze.

GEPPINA: Si, si è vere simme pazze.

ADELINA: Sinnò nun steveme cà.

IANNONE:(Sorridendo, cambia il tono che diventa serio e solenne) Si Adelì..hai ragione… (Le luci sul palco si spengono lasciandone accesa solo una che illumina il trio. Adelina e Geppina restano in silenzio, con lo sguardo assatanato fisso sul pubblico. Breve pausa di silenzio poi riprende il discorso il dottor Iannone.) Site pazze…. e forse pure ie so pazze! E che problema ce sta? E pazze vivene dinte a nu suonno e forse nemmene se vulessene scetà perché niente e buone ci hadato sta realtà. E se sonnene ca vivene diversamente. Ma chiste nun è nu problema! O problema è da gente attuorno, ca nun riescene a le capè. Nuie a loro l’amma capite e pirciò amma pigliata n’ata vie.Nuie simme pazze e o dice stesse a parole, pazze, pazziamme, pazziamme a ce fa a guerra, ma a guerra nun sapimme che è! A guerra a fanne chille che tenene e cerevelle n’capa! A capa, nuie, pe fortuna, l’amma persa!  Però ce rimaste o core... pe pazzià, pe campà allegramente. E stamme chiù attientesi quaccuno ce saluta e ce regale nu sorrise o nu poche e tiempe. Ce n’accurgimme quanno o tiempo sta cagnanne...e si vene a chiovere nun ce spustamme pecchè l’acqua nun ce dà fastidio, ma ce dà fastidio o disprezze, l’indifferenze, a cattiveria da gente. E allora... si accussì stanne e cose nun me dispiace e essere pazze, anzi me fa pure piacere quanne quaccune pe strade se ferma e cu l’aria sprezzante ce guarda e dice: “Chist sò pazze!”. L’ha capite pur’isse ca simme n’ata razze…!!!

FINE

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