Che botto col lotto delle otto
Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
Che botto col lotto delle otto
Commedia in due atti
di
Santo Capizzi
Santo Capizzi
mob. 347 80 60 577
santocapizzi1@alice.it
www.santocapizzi.it
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
A te Adriano,
saldo punto fermo
ed insieme faro che orienta.
s.c.
Un particolare grazie per il suo preziosissimo aiuto a mio figlio, drammaturgo in erba, chea tre anni mi propone battute per le nostre commedie. la mia ancora al sogno.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
Questa storia semplice frutto della fantasia, pertanto ogni riferimento a persone, fatti e luoghi del tutto casuale.
Sinossi
Un piccolo imprenditore edile si trova nella paradossale situazione di avere un grosso credito che non riesce ad incassare da parte di un Ministero ed un piccolo debito con un altro Ministero che deve necessariamente saldare, pena la galera. Oramai al collasso, limprenditore si convince che lunica soluzione sia giocare del denaro al lotto, puntandolo su dei numeri avuti in modo rocambolesco e che crede siano la panacea ai suoi mali. Non possedendo quel denaro, accetta un grosso prestito da un uomo di malaffare che non tarder a reclamare quanto crede gli sia dovuto. La storia che si svilupper attraverso movimentate situazioni e turbolenti equivoci, accompagner lo spettatore in un viaggio diretto verso uno spaccato della societ di oggi.
Nota dellautore
NellAnno Domini 2012, in una delle economie pi sviluppate del mondo si lotta ancora, anzi di nuovo, per sopravvivere, e lo si fa letteralmente e non prestando questa espressione ad una logora metafora. Ed in questo tempo che lo Stato sembra rifuggire in maniera spregiudicata la sua funzione sociale e morale, in questo tempo che potentati di diversa specie ma medesima finalit, sembrano stringere taciti accordi di reciproco protettorato. Ed in questo triste tempo che troppa gente scorata lascia la presa, molla il morso, sfiancata da unimpari lotta contro quella bestia che ci hanno insegnato a chiamare crisi, perdendosi in atteggiamenti che normalmente non gli apparterebbero, allentando pericolosamente i freni inibitori nellillusoria quanto fugace promessa di un facile riscatto assegnato dalla sorte. In una stagione particolarmente difficile si pongono delle domande, una di queste : gettare la spugna e perdersi o rialzarsi determinati a ripartire? C chi scorge la speranza nel domani.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
Scena unica
Personaggi
Carlo Raccozzaglia
Gaspare
Letizia
Nello
Cosimo Cornadicervo
Giulia
Felice
Don menza palora
Signora Nsina
Pacifico
Rag. Pitulla
Imprenditore edile
Pescivendolo
Fruttivendola
Barista
Marito geloso
Moglie di Cosimo
Muratore
Usuraio
Avventore
Emissario di don menza palora (stesso attore di Rag. Pitulla)
Perito della banca (stesso attore di Pacifico )
Nota: Se possibile, fare entrare ogni tanto dei clienti nelle attivit commerciali.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
ATTO PRIMO
Piazzetta di un quartiere popolare. Ci sono: un bar con i relativi tavolini sulla piazza, una pescheria ed una bottega della frutta.
Scena I
(Gaspare, Letizia)
Allapertura del sipario si vedono il pescivendolo e la fruttivendola che entrando ed uscendo dai loro rispettivi negozi, sistemano la merce.
GASPARE: (mentre sistema la merce canta guardando verso la bottega della fruttivendola).(cantando) E io sono vedivo
LETIZIA: mischinedda, arrifriscavu!
GASPARE: e unattra la cecco bedda
LETIZIA: a cerca bedda sparti, iddu ca chi lariu da morti quannu chavi u tomucu sburbutu.
GASPARE: e se poi anche frisca,
non ci lassu mancu a resca.
LETIZIA: (risponde usando la stessa melodia senza per guardare Gaspare).
(cantando) E sogno signorina
GASPARE: (parlando)si sogna sogna, su tu si signurina, ju sugnu Al co babb.
LETIZIA: (cantando) e sogno macari fresca
GASPARE: (ironico)e certu comu no! di primo pilu.
LETIZIA: (cantando) e a chi mi fa la corte,
io ci dogno tante botte.
GASPARE: e allura stai tranquilla, non c bisognu ca ti smanichi, pirch fudda non ci nn.
LETIZIA: quannu a volpe non arriva alluva, dici ca fracida.
GASPARE: non minteressa di sta recina.
LETIZIA: (A voce alta per richiamare la folla)forza signori venghino, ca chavenu a frutta bella,chidda di marca bona, chidda co bullino giallu, co francubbullo virdi, e se preferite avevu chidda abbullata direttamenti a posta.
GASPARE: accorrino genti, ca oggi u pisci e chi friscu dajeri
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LETIZIA: a certu lappi a canciari pi forza, hava accucchiatu tri simani.
GASPARE: forza, non pirdemu tempu ca spadu ancora sta natannu, prima ca scappa
LETIZIA: si, si tuffa a panzata intra funtana da chiazza.
GASPARE: su vata a fari a pasta co nuvuri spicciativi, ca i sicci sunu talmenti vivuli ca co nivurustannu scrivennu n romanzu.
LETIZIA: e tu comu u sai su non sai leggiri?
GASPARE: gente vu staiu dicennu prima accuss non vi lamentati dopu: su vi pighiati u puppucaviti a pavari macari u verbali, pirch accuss vivu ca mentri circava di turnarasinni a mari, fici scattari lautovelox. Ju vu staiu dicennu prima.
LETIZIA: arrancate signore, ca oggi oltre a robba bella c macari u teatru in piazza.
GASPARE: si sderitimi; intantu su non fussi pi mia sta piazza fussi un mortoriu.
LETIZIA: avanti signore belle, oggi faciticci alliccari i baffi e mariti, preparaticci a pasta mari emonti.
GASPARE: brava, u vidi ca ni putemu mentiri in societ.
LETIZIA: i fungi i pighiati ndi mia, e po gamberu vi faciti na passiata a piscaria centrali.
GASPARE: grazia ah!
Scena II
(Detti, Cosimo, Giulia, Nello)
GIULIA: (entra dalla comune seguita dal marito. Il suo atteggiamento di nervosa esasperazione).Ma no, come te lo devo dire? Io non ne ho amanti; la tua una fissazione che ci sta rovinando lesistenza. Io nella mia vita ho avuto solo te, lo vuoi capire oppure no?
COSIMO: (convulso)ah sulu a mia! E mu dici cu sta facci di bronzu?
GIULIA: beddu, ju sulu chista chaiu; voli diri ca a prossima vota mi ni muntu una di ramu. Te lo
ribadisco nautra vota: tu sei lunico e solo uomo che ho conosciuto nei secoli seculorum.
COSIMO: tu, tu cu sta facci angelica ca pari chidda ca non ci curpa; tu sei una grandissimabububugiardona, ecco che cosa sei. Ma quali solo nei secoli soculorun e requiem eternum; tu mi hai cornificato tanti di quelle volte ca ormai persi macari u cuntu. In conforntu a mia una quarara di vaccareddi modello crastuni, hannu a testa chi liscia di una balata di marmuru.
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GIULIA: ma chi stai farneticannu Cosimo? Io extra coniugatamente parlando, femmina illibatasono.
COSIMO: si da parti da trinca.
Nel frattempo si sono seduti ad un tavolo.
GIULIA: senti, a tia, ma per chi mi hai prenduta? Non fare illazioni.
COSIMO: ma quali gnizioni e cristeri.
GIULIA: auoh, ma che ti pare che sogno una femmina fedifraga.
COSIMO: esattamente! Una fetentifraga ecco cosa sei. Chi ta scrudasti quannu erumu ziti,mentri ju eru a militari, quella scappatella con il mio migliore amico?
GIULIA: e certu vinevi in licenza ogni morti di papa. Ju eru carusa, nda stati cera caudu
COSIMO:e tu attruvasti a chiddu ca ti ciuschiava, veru?
GIULIA: auh chi voi di mia? Io ero giovane ed indifesa e poi questo tuo migliore amico, su mitirava u filu voli diri ca tantu amicu non era.
NELLO: buongiorno signori. Cosa gradiscono?
COSIMO: (alla moglie)chi ca voi?
GIULIA: per me una gassosa, che mi sento lo stomaco un poco sguazzariato.
COSIMO: ca certu, pi colazione ti cafuddasti a schiacciata ca tuma fridda di jeri sira.
NELLO: bene; e per lei signore.
GIULIA: (fra se)na badda di vilenu.
COSIMO: un caff ed un cornetto.
GIULIA: (fra se)u vidi comu ci piaci!
NELLO: ok, torno subito.
COSIMO: (poi pensandoci)anzi no, u cornettu meghiu di no, mi jetta pisanti. Portami una bellacipollina.
NELLO: vado.
COSIMO: e poi quellautra scappata co juvani do macellaiu! Docu chi avevi macari caudu?
GIULIA: senti amore miu, ti piaceva mangiari na sira filettu, nautra castratu, appoi a fesa
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COSIMO: e ju chi sapeva ca erununu frutto della tua corruzione? E certu, intantu dovevo suspittarimacari allora, pirch ogni vota ca ni mangiavu mi sentivo un amaro in bocca.
GIULIA: no chiddu era pirch sappigniava nda pignara.
COSIMO: e pi non parrarri appoi
GIULIA: senti, chi voi fari tutta a lista ora, cca ni scura.
COSIMO: ah, e sparti mi sfutti? Ti prendi gioco di me?
GIULIA: auh, auh, aaaauh, ora basta! A pighiarisi gioco di te non sugnu sula, suni almenu in 38.
COSIMO: (non credendo a quelle parole).Quaquanti?
GIULIA: bonu capisti.
COSIMO: sei una strafallaria, una svergognata.
GIULIA: e se lo sono diventata per colpa tua, pirch io un vero masculo, uno ca stava attentu allasua fimmina, un uomo con gli attributi al posto giusto, non ce lho mai avuto e lhaiu addisidiratu.
COSIMO: a si?
GIULIA: si!
COSIMO: a si? E ora tu fazzu vidiri ju cu to maritu! Tu fazzu vidiri ju su non haiu i contributi alposto giusto. U prossimu ca vidu ca ti talia, u scannu, u mmazzu, u sdisintegru, u macinu ausi capuliatu di primo taglio.
GIULIA: a unni a jiri jennu cu sti pedi chini di caddi.
COSIMO: e chi fai mi sfidi?
Scena III
(Detti, Carlo )
Dalla comune entra Carlo, Giulia vedendolo si alza lo abbraccia e lo bacia. Ovviamente Carlo non avr il tempo di capire cosa sta succedendo.
GIULIA: Cosimo, uomo senza pantaloni, questo bel giovane il mio attuale amante.
COSIMO: bih, cosa fitusa che non sei autro, e chi mi fai crastu di facci e facci?
GIULIA: si! E videmu ora chi fai.
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COSIMO: (va minaccioso verso Carlo)disgraziato, vigliacco e quarataquno. Quataratno.
Quastalaqu, mancu. (A Carlo con tono gentile) scusi non mi veni a parola.
CARLO: non ci sono problemi, e chi semu a chistu? Mi ni dicissi nautra di mana parola.
COSIMO: grazie.
CARLO: prego.
COSIMO: dicevamo? A si! Disgraziato, vigliacco, infame ca non si autru. Comu ti permetti difarimi questo affronto! Ma ju ti scannu, ju tammazzu, ti sdisintegru, ti macinu ausi capuliatu di primo taglio senza grassu.
CARLO: chiddu pi fari u sugu?
COSIMO: (gentile)si bonu macari , anche se io preferisco mintiricci a sasizza a pezzi.(Furioso)ma quali rag e pasta che mulinciani, chi mi fai diri? Ma juju ti frullu, ti frantumu, io non rispondo pi delle mie azioni.
GIULIA: senti, Jack lo squartatore dei poveri becchi, chi fai tutta a jurnata? A tia stamu aspittannu.
COSIMO: (con codardia)a si! E allura vaiu, mattrezzu e tornu. E si deve perdere il mio nome su achistu non u mmazzu, quantu veru ca mi chiamu CosimoCornadicervo (esce).
CARLO: ma, mama signora ci sta succidennu. Cu ddu chistianu ca mi voli capuliari?
GIULIA: (infastidita mentre sono ancora abbracciati)e mi lasci brutto screanzato. Come sipermette di toccarmi?
CARLO: ma ju, veramenti
GIULIA: approfittarsi di una povera donna indifesa, maialo(gli da uno schiaffo).
CARLO: e mammuccai un tumpuluni di capu matina. Ma quali approfittarsi? Ju mi staiu sintennupighiatu de turchi.
GIULIA: tutti cos dite. Ora appena torna me maritu, tu fa vidiri iddu comu ti finisci, porcu.(Va peruscire, poi sulla comune) per complimenti baci davvero bene. Esce.
NELLO: (entrando con le bevande)signora, ma dove andate? E sti cosi cu mi pava? Signora,signorama vadda chi cosi, di dui sacchippunu e mia lassuni lordinazioni. A cipollina a pozzi riciclari, a gazzusa e possu n tuppari nautra vota, ma stu caf mi pari persu.
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Scena IV
(Carlo, Nello, Gaspare, Signora)
CARLO: dammillu a mia stu caf Nello(si accomoda ad un tavolino).Ma chi avevuni ddi dupazzi?
NELLO: ma chi sacchi ju? Havi di quannu sassittanu ca sacchiappunu, mi parsi di capiri ca sitratta di storia di corna.
CARLO: bih e chiddu chi voli di mia? Non cridu ca ddu cannaruzzuni appiddaveru criduvu ca jueru lamante?
In scena una signora che entra nella bottega della frutta.
GASPARE: (intervenendo nella conversazione)e si capisce caro Carlo! Ju ntisi tutta adisquisizioni e cridimi, chiddu pazzu furiusu.
CARLO: appiddaveru? Ma poi cu chistu, a prima vota ca u vidu ndo quarteri.
NELLO: veramenti macari ju.
GASPARE: (a Nello)mutu tu di chi tintrichi? Avanti trasitinni intra a ntuppari gazzusi forza.
(A Carlo), cca a situazioni si fatta pericolosa.
Nello rientra.
CARLO: (impaurito)ma chi mi stai dicennu Gasparino? Appiddaveru accuss gravida ?
GASPARE: gravida? Gravidissima, praticamenti parturivu! Chiddu un famoso criminali e ascipparicci i testi e genti, non ci pensa du voti. Ora ca si fici cunvintu ca tu sei lamante della moglie, non sacciu comu ta fa finiri.
CARLO: a no sai?
GASPARE: no, anzi si, u sacciu. Chiddu su attrova cincu minuti fra una fracassata di corpa e unascippatina di testa, veni in prima pirsuna e ti scanna; annunca su non attrova tempu liberu, entru 24, 48 uri al massimo, manda un suo emissario e(mima la testa tagliata) zacchiti.
CARLO: zacchiti?
COSIMO: zacchiti!
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CARLO: bih, ma talia ouh, senza sapiri n leggiri n scriviri in quali situazioni mi trovu.
GASPARE: la sorte mio caro, la sorte.
CARLO: :comu su gi non si fussi abbastanza accanita cu mia sta mala sorti. Ci mancava sulu upazzu furiusu, idda ca non quagghia.
Nello esce a sistemare i tavoli.
CARLO: Nello u principali chi intra?
NELLO: si alla cassa.
CARLO: quantu chi vaiu a ddumannari un favuri.Esce.
NELLO: auh Gaspare ma pirch ci ncucchiasti tutti ddi fissar a Carlo, vidi ca chiddu ci cridivuappiddaveru e si pighiavu un bellu scantu.
GASPARE: ma quali scantu, chi dici? Ju stavu schirzannu, ora appena nesci ci dicu a virit.
La signora esce dal negozio di frutta con delle buste e va in pescheria.
SIGNORA: c nessuno? Signor Gaspare.
GASPARE: arrivo signuruzza, arrivo.
SIGNORA: chi avemu oggi?
GASPARE: signuruzza bedda avemu un pocu di tuttu. Ci sunu masculini, trigghi, spadua lei chici sirveva?
SIGNORA:vulevu pisci pi fari u brodu. U sapi com, arristai sgagnulata e possu mangiari sulu cosi moddi.
GASPARE: ma quali brodu! U brodu si duna e malati. Ci dugnu quattru belli calamari morbidi,morbidi.
SIGNORA: ma sunu teniri appiddaveru?
GASPARE: signora e lei a voghiu beni e ci u possu diri. Oggi allingrossu mi ficiunu na truffa.
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SIGNORA: e pirch?
GASPARE: ca pirch! Signuruzza mi vinnenu pi calamari, vaiu a grapiri a cassettae attruvaicrema. Signora chisti no c bisognu ca si cucina, si p spalmari ndo pani ausi marmellata.
SIGNORA: (sorridendo)a quanti ni sapi! Mi ni facissi un chilu.
GASPARE: signura bedda oggi c lofferta spiciali. Ogni du chila di calamari, c in omaggio unacascia dintera.
SIGNORA: ma cumu, non eranu crema?
GASPARE: sicuro. Ma nuautri po si e po no, ni curamu in saluti. Trasissi ca ci puliziu.(Entranonel negozio).
SIGNORA: e va beni, basta ca non mi fa spenniri assai, pirch ju campu cu na povira pensionisocialista.
Scena V
(Carlo, Felice, Signora, Letizia, Don)
CARLO: (uscendo)e almenu chista sistemata.
FELICE: (entrando)oh Carlo, finalmenti tattruvai.
CARLO: ciao Felice. U vidi unni mi finivu?
FELICE: e chi ci fai cca? Ju ava passatu nellufficio pi pighiari i buste paga pi mia e pi tuttiloperai, e attruvai chiusu sigillatu. Mancu Pinella, a segretaria, cera.
CARLO: non c Pinella, non ci sugnu chi ju, non ci si tu. Felice non c chi nuddu, sugnurovinato.
FELICE: ma chi mi stai dicennu?
CARLO: chiddu ca sintisti.
FELICE: non capisco.
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CARLO: ca ora vegnu e mi spiegu. Caro Felice, tu si u me capu canteri di quanthavi ca ju mi sonoaperto la ditta edile.
FELICE: veru . Venti cinque anni di onorato servizio in unazienda seria, onesta e ca non mhafattu mai mancari u pani a casa.
CARLO: pirch giustu accuss. Cu travaghia deve essere pagato. Gi u nostru un lavorousurante
FELICE: nda stati.
CARLO: che cosa?
FELICE: suranti nda stati, agghiaccianti ndo mennu.
CARLO: raggiunu hai.
Nel frattempo la signora uscendo dalla pescheria entra nel bar.
SIGNORA: avanti, a spisa ma fici. Ora mi joci sti cinquanta euro o lottu. 67 e 89, un bellambosiccu di nummira ritardatati supra a rota di Palermu. (Passando saluta la fruttivendola) arrivederci signora Letizia, e spiriamu ca chista a vota bona ca sistemu e me fighi.
LETIZIA: signora, ma su tutti sti gran sordi ca cappizza co lottu si mittissi intra a n caruseddu,dicu ju, a Natali non ci facissi n bellu rigalu e so fighi o postu di daraccilli a mangiari a Statu!
SIGNORA: e chi voli signora Letizia, cu non risica non rusica, e poi io gioco respondabilmente.
LETIZIA: certu, comu no a 50 euru o corpu. Sti governanti no voluni capiri ca cu tutti sticammur di jochi stannu ruvinannu famighi sani. Granni, nichi, masculi, firmini; e chi morti di fami sunu e chi soldi cabbianu ndi sti jochi di diavulu.
CARLO: dicevo, il nostro un lavoro faticoso, ci mancassi sulu ca un operaio non vinissi pavatu cupuntualit.
FELICE: e tu pi chistu ha statu sempri pricisu e puntuali. Hai dato di travaghiari e tanta genti te ne grata.
CARLO: e ju ne sono contento, ma oggi sono anche arrovinato. Vedi mio caro Felice i crediti mimancianu vivu, mi hanno disossato.
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Entra un tipo losco che si va a sedere ad un tavolo vicino a quello di Carlo. Chiede un caff ed ascolta attento tutta la conversazione.
FELICE: i crediti? Fossi voi diri i debiti?
CARLO: no dissi giustu, i crediti. Vedi una piccola azienda comu a nostra comu un orologiu,cammina fino a quannu tutti lingranaggi sunu al posto giusto. Insomma tanti acchetti pi tanti buttuni. E su i sordi non trasuni, unu p tirati un pocu a corda, p fari qualche acrobazia, ma alla fine casca e senza riti. Devi sapere ca a simana scorsa mi chiamavu u commercialista, ca ci avunu arrivatu due lettere pi mia.
FELICE: e chi dicevunu sti littri.
CARLO: una era da parte del Ministero della Pubblica Istruzione.
FELICE: di cui?
CARLO: a scola. Ti rivoddi quella bella ristrutturazione ca ficiumu nda dda scola.
FELICE: certu, e comu mu possu scurdari! Un bel lavorone, un sacco di soldi. Ma tirminamuchiossai di tri anni fa.
CARLO: ecco bravu appuntu. Un lavoro di un sacco di soldi, tirminatu tri anni faper il qualeancora non ho vistu un euro.
FELICE: ci possu cridiri?
CARLO: cridimi Felice, cridimi. di tannu ca accumincianu tutti i me vai. Ah, mannaggia a mia equannu mi misi a travaghiari co Statu. Insomma ju mimpignai pisantuliddu chiedendo un prestito alla banca augurannumi ca stu travaghiu mu pavavuni prestu.
FELICE: e va bene, non arrivavu a littra do ministru della pubblica distruzione?
CARLO: certo, sulu ca nda littra cera scrittu ca a causa della crisi, lo Stato doveva spostare ilpagamento di almeno tre anni.
FELICE: quanti? Tri? E tri di prima, semu a sei.
CARLO: e no finisce qui. La seconda lettera era invece dellufficio delle entrate. Do fiscu.
FELICE: ouh chisti sunu comu a motti, non ci scappa nuddu. E chi cera scritto nda sta littra?
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CARLO: cera scritto ca a iddi, ci arrisutta che io ho fatto un lavoro per lo Sato, incassando unacifra molto consistente per la quale non ho pagato le tasse. E ora siccome dicono ca sugnu un evasore, volunu i soldi tutti nda na vota, accuss nda lunghia, pena il sequestro della casa di abitazione o il carcere. Dicuni che in questi giorni mi mannanu un loro riscossore.
FELICE: ma scusa ah, quali fussi stu travaghiu consistenti per il quale acchiappasti tutti sti soldi?
CARLO: a scola di prima!
FELICE: a scola? Ma comu cu na manu ti dicunu ca i soldi ca thannu a dari da tri anni ti dununu,forsi, cu nautri tri, e cu lautra taddumannunu i tassi supra i soldi ca iddi stissi ancora non thannu datu!
CARLO: proprio daccuss.
FELICE: ma non p essiri, chistu scherzu .
CARLO: purtroppo no. Sono andato alla banca pi spiegaricci a situazione e addumannari un
prestito pi pavari sti tassi, 50 mila euro in contanti, e anche tutti i fornitori...
FELICE: e iddi? Di sicuru tu desunu stu prestitu, havi vintanni ca travaghiunu cu tia.
CARLO: mi ficiunu fari i cursi! Ci mancava pocu ca u diritturi mi pighiava a pidati ndo panaru.Insomma pi farla brevi, di n latu oggi avanzu 300 centu mila euro di travaghi fatti, dei quali 200 mila do Statu e di lautru ci nhaiu a dari 50 mila sempri o Statu e nutru tantu e fornitori. Ora, i me debitori soldi non ci nhannu e a scola di pavarimi non ni voli sentiri, mentri i creditori e sopratuttu il fisco i soldi i voluni di tutta cursa.
FELICE: certo chista una situazione ingarbugliata. E chi pensi di fari?
CARLO: no sacciu, cridimi ca no sacciu. Ju soldi non ci nhaiu, ddi quattru pidocchi ca mavunuarristatu i usai pi pavari alloperai e saldare qualche debito. U patruni di casa di lufficiu appena ntisi a storia, pi solidariet mabbiavu fora
FELICE: e unni ti metti a travagliari?
CARLO: cca.
FELICE: comu cca?
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CARLO: ca cca. Caddumannai a Fausto, u proprietario da bar, su possu momentanemanetitrasferiri u me ufficio nda stu tavululinu e iddu mi dissi di si.
FELICE: ma fammi capiri, travaghiu ci nhai?
CARLO: travaghi novi havi ca non ni trasuni ca macari mu scurdai.
FELICE: e allura chi ci duni a casa?
CARLO: ju nun vulussi, ma comu fazzu? O a casa cu intra mugheri, fighi e soggira, o u carciri.
Pinsannucci bonu ci putissi dari a me soggira po carcirima non pensu ca accettanu.
FELICE: auh cridimi Carlo, mi sta vugghennu u sangu a sentiri tutti sti cosi storti, sti supirchiar.
CARLO: basta Felice, non ti preoccupare ca un modo pi nesciri u trovu.
FELICE: cridimi, su avissi soldi di dariti.
CARLO: ma chi dici, ca tu hai sei fighi e na mugheri, si chi poveru e pazzu di mia. Avanti non cipinsari, vottinni a casa.
FELICE: a va beni va. Prima accattu tannicchiedda di pisci.
CARLO: va bene vai.
Scena VI
(Gaspare, Felice, Don, Carlo )
Gaspare parla con Letizia con fare corteggiatore.
FELICE: Gaspare appena puoi, mu fai quantu un chilu e menzu di staccafissu.
GASPARE: non ci nn.
FELICE: ma comu, su u staiu vidennu dda intra.
GASPARE: caro mio, cu sta crisi non c chi nenti di fissu.
FELICE: ma comu? Chiddu ca stiu vidennu, non staccafissu?
GASPARE: nonosi, chiddu stoccu precario, part-time.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
FELICE: avaia e ju ca ti dugnu cuntu.
GASPARE: trasi, trasi ca tu abbessu. Entrano in negozio.
DON: (verso Carlo come a schiarirsi la gola )hem, hem hem. (Non avendo attirato lattenzione diCarlo aumenta il volume e frequenza) hem hem hem(adesso tossisce) cof, cof (aumenta il volume e frequenza fino a che la tosse diventa vera e sta soffocando). Aiuto, aiuto.
CARLO: (finalmente accorgendosi, si alza per soccorrere il signore )signore, cosha? Presto bevaun poco di acqua. (Quando la situazione rientrata) e chi fu saffucavu?
DON: si, un poco di salivazione che mi ha antata di trasversale.
CARLO: e menu mali ca ju mi naccurg subitissimu?
DON: (ironico)immediatamente, stato il lampo con il trono.
CARLO: sarricupighiavu?
DON: si crazie, mi sono arricopreso. Ma zenta, mi scusi se mi prento la liberatoria di dicci quelloche sto per dicci.
CARLO: prego dichi, dichi.
DON: mentre ho stato accoffolato qua ndel tivolino, che mi facevo i fatterelli dei miei, il mioarecchio sciddicato intra alla discussione che stava fando col il suo mastro.
CARLO: e va beni, non si preoccupi, sunu cosi brutti, ma onesti.
DON: sapemocci intisere ah, non che io ho assuppato tutta la discussione, ogni tanto quacchepalora sciddicava ammeri qua. Cio volglio dire, non ca ho intiso che lei comminato malino e ci ha debiti che praticamenti chi di l banna che di questa banna.
CARLO: e menu mali ca sciddicavu sulu qualche parola.
DON: ma ora lei con il suo prontuario interventistico, forsi che forsi mi ha conservato la vita.
CARLO: no, per cos poco.
DON: mi dichi, comu la sanno sentiri ndella sua esistenzazioni?
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CARLO: Carlo, mi chiamo Carlo Raccozzaglia.
DON: mio caro signor Callifero, non facci il modestico, me lo facessse dicere. E io sono un uomodi quelli dellantichit, con un cuore accossi granne che laricchio del liafante a confrontico una cacata di muschitta.
CARLO: non la seguo.
DON: e se lei non mi insegue, vuole dicere che lo assicuto io. Andiamo al soldo, tagliamo le tette altoro. A lei ci servono soddi liquefatti, di corsa e assai. J ci posso impristari trenta mila neuro.
CARLO: ma come, ma su mancu mi canusci? E poi comu fazzu a turnaraccilli?
DON: per mia, il gestico che ha faciuto aiutandomi a stuppari i cannarozza, cosa grande. Per laritornatina, non ci sono pobblemi. Quannu lhavi, mi tona. Fra noi attri genti pebbene e mi lasciase dicere, di cottura, non ci avessero a stare tutti questi convincevoli.
CARLO: grazie, lei un santo, ma mi creda non posso, non posso e non me la sento.
DON:basta non ne palliamo pi. Se ci spiccia che ci spiccia il cuore, basta che addomanna di me in fondo alla cantunera, sanno come truvarmi. Qua, mi sgaggio di lasciaricci il mio bigliettino per le visite.
CARLO: (legge il bigliettino)don menza palora, professione(piccola pausa)amico.
DON: baciamo le mani signo Carlo(esce).
CARLO: bih, varda a chistu, pi na tumpulata nda carina mi sta uffrennu tutti sti gran soldi; e suci davu na pirata nda panza! Chi genti strana.
Felice esce dalla pescheria, saluta Carlo ed esce di scena.
FELICE: avanti ti salutai Gaspare. Ciao Carlo.
CARLO: ciao Felice.
FELICE: bih Gaspare, u jammuru mi stavu scurdannu.
GASPARE: a quali scurdannu, ca potti passari avanti sulu.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
FELICE: ma chi dici? Sempri ca scherzi.
GASPARE: no, dicu seriamenti. Chiddu accuss friscu ca si siddiava a aspittari ca ti puliziavu itrigghi e accuminciavu a fari strada. Anzi curri prima ca si perdi vaneddi vaneddi.
FELICE: dammi a busta va.
Gaspare gli porge la busta col pesce, Felice esce di scena.
Scena VII
(Carlo, Cosimo)
Mentre Carlo sta guardando dei documenti seduto al tavolino, Cosimo entra quatto in scena indossando un kimono da karateca. Va alle spalle di Carlo e comincia ad urlare accompagnandosi con dei grotteschi gesti di arti marziali.
COSIMO: uatkitirisci
CARLO: (saldando in aria per lo spavento)aiuto, ni stannu attaccannu i cinisi!
COSIMO: eccomi, grande fetente conrificatore.
CARLO: bih turnavu u pazzu ca mughieri ciabatta.
COSIMO: sono tornato pi capuliariti. Fatti avantiscicut.
CARLO: ma quali scicut e stoccami in tre! Ju a so mugheri non a canusciu, e comu ci lahiu a diri.
COSIMO: Vieni qua vigliacco, combatti se hai coraggio.
CARLO: ma caro signore, cca non si tratta di curaggio, ma di cintraggiu. Ju tornu a ripetiri noncentru nenti.
COSIMO: non mi fari perdiri a pazienza ca peggiu. Uataaaaaaaaaaasturutuc
CARLO: raggiuni aveva Gaspare, chistu periculusu, ambrisa ca mi voli scippari a testaappiddaveru. Aiuto, aiuto!
COSIMO: inutili ca cerchi aiuto, ju sugnu cintura nivura vintisettesimo dannu di tikitint.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
CARLO: autru ca vinti setti danni, su chistu mi pighia sutta, dannu mi ni fa uno ma bonu. Masignor corna di crasto
COSIMO: di cervo, sono Cornadicervo.
CARLO: e va beni, ora non facissi u piliddusu, o di cervu o di crastu sempri corna sunu.
COSIMO: (facendo mosse a vuoto)schialalat, ooooohtrichitit. Veni ca ti fazzu un kat.
CARLO: ca thana ammazari a tia e quannu ti ncuntrai.
COSIMO: e va beni non voli veniri a cumbattiri? E allura staiu vinennu ju, maspittassi ddocu.
CARLO: e cu si scugna.
COSIMO: carica botta sugna cca staiu arrivaaaaannu!(Corre verso Carlo).
CARLO: mattri sugnu mortu, sugnu mortu.
Mentre corre, Cosimo perde il suo slancio e comincia a rallentare i movimenti.
COSIMO: ahi, ahiahiu ficutu, mi sta dulennu u ficutu.
CARLO: chi havi? Chi succidivu?
COSIMO: a cursa, fu sta cursa ca mi fici, mi sta dulennu u ficutu.
CARLO: a comu, quarantasittesimu dannu di stricchitik, pidati ca pari ca stava acchiappannumuschitti, pugni ca sava astruppiari macari laria, insomma tuttu stu film e poi havi a panza ciatu pi tri passi di cursa?
COSIMO: e chi voli let.
CARLO: vinissi ca lo aiuto a susirisi.
COSIMO: ahi, no fernu, ca mi sincravaccavu u nervu sciatalgico.(Resta con un braccio ed unagamba sollevati).
CARLO: e va beni si ripusassi qualche secunnu. Calassi a jamma.
COSIMO: e comu a calu? Arristavu bloccata.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
CARLO: bonu cumminatu. Almenu calassi u braccio ca sta parennu un porta ombrelli.
COSIMO: si, na parola. Mi sentu lossu omericu comu allippatu con la spadda clavica. Mi dassiuna manu.
CARLO: ju? E comu?
COSIMO: ci u spiegu ju. Accuminciamu da jamma.
CARLO: ma ju non sugnu fisioterapico. Non cridu ca u scucchiu?
COSIMO: tranquillo. Allura, si mittissi a cavallo supra a coscia.
CARLO: mah(esegue).
COSIMO: ora con un movimento delicato e sussultistico, faccia su e gi.
CARLO: (lasciando la posizione)coso lurdo e porco. Ma pi cu mi pighiavu!
COSIMO: ma chi capivu? A fari finta ca supra o cavaddu. Cu stu movimentu, a jamma alleggiualleggiu si sblocca e cala.
CARLO: ma talia chi mi tocca fari, comu su non ci navissi gia a chi pinsari.(Si rimette inposizione). Pronti semu?
COSIMO: si, partemu.
CARLO: e videmu unni arrivamu.
COSIMO: forza, non saffruntassi.
CARLO: ma ju non attrovu u ritmu.
COSIMO: e sarrivuddassi quannu era picciriddu. Su rivodda Furia il cavallo del west?
CARLO: certu.
COSIMO: bravu, accuminciassi a cantari ca ci veni mugghiu.
CARLO: allura cantu?
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
COSIMO: si, cantamu insemi. Uno, diu e tri.
Insieme: (cantano) je Furia a cavallo del west,che beve solo caff
per mantenere il suo pelo
il piu' nero che c'
COSIMO: forza, forza ca sta calannu, forza. Cantassi forza, ca a mintemu nda stadda
Carlo canta ancora per il tempo che lattore riterr apporuno, poi la gamba si abbassa.
COSIMO: oooh, bravu. Ha visto? Chi ci vuleva!
CARLO: ouh, mi fici na suratuna.
COSIMO: ora abbissamu u bracciu.
CARLO: e docu chi chaiu a cantari a canzuni di gigghi robbottu dacciaiu?
COSIMO: no u bracciu chi facili. Lei lha vunchiatu mai un canottu ca pompa.
CARLO: si certu.
COSIMO: ecco, ha fari u stissu movimentu ma o cuntrariu.
CARLO: u cavaddu u curcamu, ora sgunfiamu u canottu. E unni semu o villaggiu turisticu?
COSIMO: forzaoooissaoooissa
CARLO: forza si sta sdillippandoecco fatto.
COSIMO: oh, grazie tantissimo.
CARLO: avanti, ora ci cuntrollu a prissioni de roti e si ni po iri a casa.
COSIMO: ci devo un favore.
CARLO: allura chi voli diri ca pi oggi nenti corpa? Facemu ca non ha succidutu nenti?
COSIMO: ma quali corpa! Chidda tutta scena era.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
CARLO: in che senso.
COSIMO: ju u sacciu ca lei non centra cu me mughieri; ma su ju non faceva tutta stu tiatru achidda ci pareva ca eru un ominicchiu.
CARLO: e non mu puteva diri prima, ca mi fici pighiari un corpu!
COSIMO: e va beni, ora ci u dissi. Anzi mentri ca ci semu ci addumannu una cortesia.
CARLO: parrassi.
COSIMO: pi fari a parti chi realistica, cu na para di jorna, quannu c me mugheri in zona, cimannu un attore che far finta di essere un delinquente assoldato da me pi tumpulialla. Va beni per lei?
CARLO: ca su sulu na messa in scena!
COSIMO: teatro, puro e semplice teatro.
CARLO: ca va beni, basta ca c a paci in famighia.
COSIMO: grazie allura. Ora ju mi ni vaiu a casa a cuntarici a me mugheri ca lho sdisintigrato...ementri ci sugnu mi fazzu spalmari tannicchia di pumata per i reumatismi e lattrosi.
CARLO: allura arrivedecci. Ah marraccumannu, non sa facissi di cursa anfinu a casa.
COSIMO: no, allegiu alleggiu. Arrivederci(esce).
CARLO: ma guarda un po chi personaggiu.
Scena VIII
(Gaspare, Letizia, Carlo, Signora, Nello)
GASPARE: (cantando) e questa letizia mia ha preso il cuore,e non vuole lasciarlo andare.
Ma lamore dovr trionfare,
prima o dopo dovr accettar.
LETIZIA: e chi mancavuni scecchi a fera!
(cantando la stessa melodia)
Se mio caro lamore c,
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
certo io non lo dico a te.
Se davvero lo vuoi scoprire,
una sera tu fammi uscire.
SIGNORA: (esce dal bar e si siede ad un tavolino, poi chiama il barista)avanti quantu marriposucincu minuti e poi marricighiu pi cucinari. Signora Letizia ce lo pozzo offrire un caf.
LETIZIA: signora mia con piacere, almenu stu pisciaru non mi curturia chi.
SIGNORA: e vinissi cca allura, mi facissi cumpagnia tannicchia, tantu a putia ci p dari un occhiuda qua.
Letizia si siede al tavolo.
SIGNORA: signora Letizia, mi fa tantu piaciri ca maccittasturu stu caf.
LETIZIA: u piaciri do me.
SIGNORA:u sapi chi ca ? Ju oramai sugnu vicchiaredda, me maritu, saluti c cca, marrifriscavu chinnici anni fa.
LETIZIA: chi voli diri ca a rrifricavu.
SIGNORA: voli diri ca dopu quarantatreanni di matrimonio, finalmente stiravu i palitti. Era bravuchistianu sapemuni sentiri, e ca nda vicchiania ci avuni acchinatu lalteri arteriosi. Non si puteva sumputtari chi, armaleddu. Sempri a lamintarisi pi ogni cosa.
LETIZIA: e chi voli, granni, nichi o vecchi, sempri masculi sunu; su non si mummurianu non ciprovunu soddisfazioni.
SIGNORA:ma daltro canto u so duviri u fici. Ouh appena ni maritamu, mancu allannu ci stampamu u primu fighu, dopu 11 misi u secunnu, e comu fu e comu non fu nda 10 anni n accucchimu setti.
LETIZIA: signora ci davuru sutta ah.
SIGNORA: e chi voli, erumu carusi e a ddi tempi non ca era comu ora
LETIZIA: e certu.
SIGNORA: televisori non ci nerunu e u tempu in qualche modu lavumu a passari.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
LETIZIA: e non putevuru jucari e carti?
SIGNORA: si, jucavumu a scupa.
NELLO: signore cosa vi porto.
LETIZIA: un caff per me grazie.
SIGNORA: sicura? Non facissi complimenti ah.
LETIZIA: no no, va benissimo u caf.
SIGNORA: come desidera.
NELLO: allura du caf?
SIGNORA: no pi mia nenti caf. U sapi signora ci haiu un poco di lucciola, e u dutturi mi dissi dinon esagerari co caf pirch p fari sdillassari il portuso intestinifero.
NELLO: ci portu un canarino?
SIGNORA: si na quaghia e menzu pollo o furnu.
NELLO: allura chi sacciu, un bicchieri di acqua.
SIGNORA: ma quali acqua! Cu lacqua marruggianu lossa.
NELLO: e allura chi portu?
SIGNORA: un bellu cognacchi portami.
NELLO: a facci da lucciola. Torno subito.
SIGNORA: comu ci stavu dicennu u so duviri u fici, i fighi mi lassavu, na casuzza macari, unapinsioni discreta ca non mi fa moriri da fami.
LETIZIA: ha vistu signora! Chi p disidirari di pi?
SIGNORA: cumpagnia, un poco di cumpagnia ogni tantu.
LETIZIA: ma comu cu dda zammuliata di fighi e non sacciu quanti niputi, sula!
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
SIGNORA: come un cane. Si fannu avvidiri sulu quannu ci sunu di pighiari soldi.
LETIZIA: e allura, su lei una semplici pensionata, non si fannu vidiri mai.
SIGNORA: giustu. Ma ju u sapi chi mi studiai?
LETIZIA: cosa?
Nello porta le bibite.
SIGNORA:ju mi jocu ogni misi una parte della pinsioni o lottu, sia chiddu anticu ca chisti moderni. Ora per esempiu, mi jucai un ambo sicco ndo lottu chiddu ca nesci ogni cincu minuti. Ci offru stu caf e intantu aspettu ca nesciunu i numeri.
LETIZIA: e unnu i pighia i soldi?
SIGNORA: pi diri a virit vaiu vincennu. Savvicinassi ca ci dicu un sigretu.
LETIZIA: parrassi.
SIGNORA: ju mi vaiu nsunnannu a bonammuzza di Calogiru, me maritu, e ogni vota travistitudi qualche cosa.
LETIZIA: e di che cosa?
SIGNORA: chi sacciu, na vota un pisci spada ca testa di Calogiru, na vota n pedi di tavulinica so testa, nautra vota u scupinu do c
LETIZIA: ho capito signora. Ho capito.
SIGNORA: e in basi su ndo sonnu sira o matina, parra o sta mutu, ju mi sacciu arrivulari comujucari.
LETIZIA: e vinci?
SIGNORA: ogni corpu. Non ni savuta unu.
LETIZIA: chi bella cosa!
SIGNORA: ora per esempiu, sta notti mu nsunnai,era un affio
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
LETIZIA: chi?
SIGNORA: avaia, chiddi curti curti, ca ricchi a punta, u cappeddu viddi ca travaghiunu stagionalicu babbu natali.
LETIZIA: ah, un elfo.
SIGNORA: e chi dissi ju: un affio. Insomma, mi desi un terno in sicco pa rota di Venezia pidumani.
LETIZIA: dumani.
SIGNORA: si signora, e fu chiarissimo: Nsina, jocati sti numeri pi Venezia u prosimu sabatundella estrazioni delle ottu.
Carlo, che prima stava leggendo delle pratiche, si protende incuriosito dal discorso.
SIGNORA: e lei chi talia? Chi non mi cridi?
CARLO: no, no, e comu su ci cridu! Anzi pinsavu: non mu putissi nsunnari macari ju qualcunu cami duna na para di nummira!
SIGNORA: senta, ma u sapi ca assumiglia sputatu, sgraccatu a buonanima di me maritu, saluti ccca! Lei chi misteri fa?
CARLO: io faccio il geometra e ho una piccola ditta di costruzioni.
SIGNORA: bih, vadda chi cumminazioni!
CARLO: u stissu travaghiu di so maritu?
SIGNORA: si, illo era custurere che custureva. Ma leri propriu u tissu, mi sta facennu macariimpressioni. Videmu facissi u pedi do tavulinu?
CARLO: avaia signora, ma che cosa mi chiede!
SIGNORA: avanti ca a facissi cuntenta a na povira vecchia solitaria.
LETIZIA: avanti signor Carlo, alla fini chi sulu un pedi di tavulinu.
CARLO: ouh, oggi tutti a mia mi stannu capitannu. Ma cu mu fici fari a nesciri da casa!
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
Carlo con fare comico mima il piede di un tavolo.
SIGNORA: u stissu! Cosa darrizzari tutti i pila da carina. E videmu, ora facissi u pisci spada.
CARLO: avai signora
SIGNORA: e chi mi voli fari moriri cu stu disideriu!
Carlo con fare comico mima un pesce spada.
GASPARE: (gridando come un pescatore che avvista una grossa preda).
Pighiulu, pighiulu pighiulu acchiappulu. (Prende una tovaglia da tavolo o una rete o simile e la lancia su Carlo come a catturarlo).
CARLO: fermo, fermo.Chi stai facennu!
GASPARE: e quannu mi capita di piscari n tunnu accuss granni.
CARLO: ma lassami, quali piscari e piscari. E poi sono un pisci spada non un tonno.
GASPARE: meghiu, ci guadagnu chiossai.(Rilancia la tovaglia).
CARLO: e lassami.
LETIZIA: unni semu, allopera dei pupi?
SIGNORA: ora u scupinu, u scupinu.
CARLO: no, u scupui no. Mi pari ca a me opera bona pi oggi a fici.
SIGNORA: e chi si cunfunnivu po scupinu?
CARLO: si.
SIGNORA: e va beni.
LETIZIA: signora, mi dicissi na cosa. Ma lei si rivodda a nenti sti numira.
SIGNORA: si cu sta testa ca chaiu; ca mi scrivu in un pezzu di carta. Tri belli nummiri scrittirussi accuss non c periculu ca mi cunfunnu.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
LETIZIA: brava signora, speriamu ca vinci.
SIGNORA: ca spiriamu. Accuss sulu i me fighi e niputi si fannu vidiri chi o spissu.(A Nello)giovane niscuvu a jucata de cincu minuti?
NELLO: si signora.
SIGNORA: mi deve scusare quantu vaiu a cuntrullari.
LETIZIA: a stu puntu sugnu curiusa, vegnu cu lei.
SIGNORA:n minutu, mi facissi asciugari u nasu ca signu influenzata. (Mentre prende un fazzoletto dalla tasca, le cade un pezzo di carta piegato).
LETIZIA: e chisti sunu i corpi di aria.
SIGNORA: amuninni.
Scena IX
(Carlo, Signora, Letizia, Gaspare)
CARLO: (vede cadere il pezzo di carta)signora aspettassi ci casc(mentre parla lo apre e leggecapendo che ci sono scritti i numeri del sogno).
N la signora n Letizia lo sentono.
CARLO: (quasi incredulo)aspetta un minutu. Cca ci sunu scritti dei numeri(non crede ai suoiocchi) e sunu scritti ca pinna russa. Ma no! Non p essiri. Perci, u spirdu ci duna inummiri pi un ternu siccu e idda i si porta accuss dappressu comu su nenti fussi, con il pericolo di pirdilli? E in tantudi essiri sunu nummira: 1, 60 e 90, cca sunu scritti chiaramenti. A pinna a mia mi pari russa, almenu ca nda vicchiania non addivintai sdittonicu. (Combattuto) Ma p essi? E intantu dui chi dui fa quattru, anzi nda stu casu tri comu un ternu siccu. In effetti putissi essiri u destinu
GASPARE: chi hai ca parri sulu?
CARLO: Gaspare tu ci cridi ndo distinu?
GASPARE: e comu!
CARLO: e secunnu tia tuttu scrittu oppuri qualche cosa si deve agevolare?
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
GASPARE: certe cose sunu scrittu nda petra e non ci poi fari nenti, autri sunu sulu, dicemuappuntati, e tocca a nuautri decidiri chi ni vulemu fari. Per esempiu ju sacciu ca u distinu di dda fruttarola di essere la mia zita. una situazioni appuntata
CARLO: e tu chi stai facennu.
GASPARE: pe accomora a staiu nciumannu, ma fra pocu ci fazzu u ridipuntu.
CARLO: ho capito. E poi comu dissi a signura: chi non risica non arosica. Grazie Gaspare(va peruscire di scena).
GASPARE: e unni ti ni stai jennu?
CARLO: a risicare caru amicu, a risicare.(Verso la comune)don menza paloraamico, staiuarrivannu (esce).
LETIZIA: (uscendo dal bar)bih allura veru ! U sognu funziona, anzittavu i nummira.
SIGNORA: e chi ci pari ca dicevu fissar! Avanti quantu mi raccolgo bambole e pupi e mi ni tornua casa a telefonaricci e me fighi pi diricci ca oggi ponnu passari. Arrivederci (esce).
LETIZIA: buona giornata.
GASPARE: (con fare ammaliante)Letizia, Letiziedda mia bedda
LETIZIA: auh ca scugniti, chi ca mallisci.
GASPARE: ma u sai ca oggi sei appidavero motto sexuale.
LETIZIA: ahu a tia, ma chi ca ti mintisti n testa? Chi stai facennu ah!
GASPARE: staiu accuminciannu la fase ridipuntistica.
LETIZIA: ma chi ncucchi, pezzu di babbasunazzu.
GASPARE: e cara mia, dammi tempu ca ti perciu.
(cantando mentre si chiude il sipario) E io sono vedivo
FINE PRIMO ATTO
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
ATTO SECONDO
Stessa piazzetta del primo atto.
Scena I
(Letizia, Nello,Gaspare)
Allapertura del sipario Nello sta sparecchiando i tavolini, Letizia sistema la merce, mentre Gaspare seduto ad un tavolo con un fazzoletto che tiene la mandibola ed legato alla fronte.
LETIZIA: oooh, e finalmente un poco di pace nda sta piazza.
NELLO: ce certu Gaspare non po parrari.
GASPARE: (dolorante perch stato dal dentista)poco. Posso parlare, ma poco e alleggiu, allurasi sdillabbranu i punti.
NELLO: ma quali punti? Si po sapiri chi ti succidivu.
LETIZIA: ha fatto unestrazione il signorino.
NELLO: unestrazione?(Gaspare annuisce con la testa)e pi quali rota?
GASPARE: pa rota do scimunitu ca si! Ahiahiahi, pezzu di scunchiudutu non mi farti jittari vucica non ca fazzu.
LETIZIA: ci scippanu una janga. Chidda do giudiziu.
NELLO: e chi aristasti sgagnulatu ora?
GASPARE: cannaruzzuni ca non si autru; pirchi chi avemu sulu na mola?
NELLO: e chi sacciu ju? Non lhaiu cuntatu mai.
GASPARE: ah, santa ignuranza. Noi ndella dintatura
LETIZIA: si ca erumu cavaddi
GASPARE: muta tu su i cosi ne sai. Tu a scola non ha studiasti a scientigrafia, ah?
LETIZIA: no, ju studiai sulu a tacchi.
GASPARE: e allura, pezzi di affabbetici ca non siti autru, ascutati le parole del professore Gaspare.Allora ndel fonnico bocchifero, partento della facciata di facci, avemu: dui denti muzzicatori (indica gli incisivi).
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
NELLO: comu muzzicatori? Ma si sicuru!
GASPARE: auh, non sulu a scola ci jevi sulu quannu ceruni i giti e sparti hai la pritisa di metterein dubbito i me paroli! Tu quannu chianti un muzzucuni, comu fai?
Nello mima di addentare qualcosa.
NELLO: bih hai ragiunu, usu sti du.
GASPARE: u vidisti, infilato! Siccome che sevvono pe ammozzicare, noi scientifici ci abbiamodato il nome di denti muzzicatori.
LETIZIA: e tu fussi scinziatu?
GASPARE: senti, paparella del mio cuore, vidi ca ju pi pighiarimi a licenza pescivendola fici uncorso accelerato, alli voti ti pari ca marrialavu qualche amico politicante! Ora muti su vuliti impari qualche cosa nda vita, allura votu bordu e mi ni vaiu.
LETIZIA: macari sti paroli arrivassunu o cielu.
NELLO: a mia mintaressa continua.
GASPARE: dunque. Doppo dei du denti mozzicatori, appena che forr a destra oppuri a sinistra,attrovi il dente cagnifero. Appena che ti fai unaltri due passi incontri propriu di facci, ca su non stai attentu ci ntappi, i denti chiamati i po-mollari.
LETIZIA: ma na vota non si chiamavunu pre-molari?
GASPARE: arrivavu! Addivintamu tutti prufissuri ora! Si chiamaunu i po-mollari.
NELLO: ma in che sensu?
GASPARE: (improvvisando)manel senszochesiccome va(idea)ah ecco, nel significatoca siccome ca chai chiddi davanti e appoi chi ammucciati ci suni le janghe, i cagniferi sunu macari supecchiu
NELLO: a si!
GASPARE: ca certu, sono supecchio e dunque su ne voi i poi muddari.
NELLO: bih e tutti sti cosi sunu intra a me vucca? Allura china china!
LETIZIA: a vucca china, u ciriveddu ca leggiu.
GASPARE: a certu, Nello tu non hai na testa, ma un porta capelli.
NELLO: chi fazzu arriru?
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
GASPARE: no, fecondativo.
NELLO: chi?
LETIZIA: facoltativo.
NELLO: comu?
LETIZIA: zoccu voi fari fai.
Nello entra nel bar.
Scena II
(Gaspare, Carlo)
Carlo entra sconfortato e si siede al tavolo di Gaspare.
GASPARE: chi hai Carlo?
CARLO: nenti, nenti. Tu chiuttostu, chi ti succidivu ca stai parennu un uovo di pasqua.
GASPARE: nenti, haiu a statu ndo dentista per farmi una pulizia dei denti.
CARLO: e ti cummunavu accuss? Chistu non era un dentista, era un arrotinovenghino signorevenghino arrivato larrotino, ammolu cuteddi, abbessu cucini a gassi, ci mettu a stuppa nde pedi de seggi.
GASPARE: si sfuttimi tu; io ho il senso degli affari.
CARLO: chi voi diri?
GASPARE: ca ju ero l solo pi na pulizia, a un certo punto u dutturi mi dissi: senta, taliasse che cuna janga un poco storta, pi 50 euri tutto compreso ce la sdradico.
CARLO: ma a tia ti purtava disturbu?
GASPARE: no, ma pi 50 euru chi eru scemu ca non accitavvu? Mi purtai avanti.
CARLO: sei un affarista.
GASPARE: modestamente.
CARLO: ma scusami ah, su ti jevi a livari un unghiu incarnatu e u dutturi tu diceva ca ci hai unajamma un pocu stortachi ta facevi scippari?
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
GASPARE: su cera di sgavitari si. Ma tu inveci, mu voi diri chi hai, pari ca ti mossi qualcunucaru!
CARLO: ju, staiu pi moriri ju.
GASPARE: chi voi diri?
CARLO: che sono stato un pazzo. Vedi Gaspare a me situazioni economica ta cuntai
GASPARE: si a sacciu, i tassi di pavari, i soldi ca non trasuni, a banca ca chiama carta.
CARLO: ecco bravu. Ta ricordi a discussioni del fato...
GASPARE: si, certu.
CARLO: ecco. Lautru jornu a signura di lelfu e do pisci spada, ci cascavu da sacchietta n pezzudi carta cu scritti tri nummira russi.
GASPARE: e chi voli diri?
CARLO: a storia longa, per morale della favola, ju eru sicuru ca niscevunu e mi jucai tuttuchiddu ca avevu, anzi ca non avevu o lottu, nella speranza di una grande vincita e di sistimari tutti cosi.
GASPARE: e quantu pirdisti?
CARLO: trenta mila euru.
GASPARE: quanti?
CARLO: capisti bonu.
GASPARE: e cu ti desi tutti sti soldi.
CARLO: don menza paloraamico.
GASPARE: ddu criminali!
CARLO: si, ma quannu mi fici pristari non u sapevu ca era un cravattaru.
GASPARE: e cu ti pareva ca era babbu natali?
CARLO: insomma, chistu fu u colpu di grazia. Chiddu accuminciavu a dumannari i soldi arreri.
GASPARE: mancu u tempu?
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
CARLO: si. E comu su non fussu gi nde vai, a banca dissi ca ha veniri un perito pi circari dicapiri meghiu a me situazioni economica.
GASPARE: e chi c di capiri. Si persu!
CARLO: ju capisciu di costruzioni no di cunti. Cca ci vuleva un contro perito.
GASPARE: e su pi chistu non ci sono porblemi, taiutu ju.
CARLO: e comu?
GASPARE: a basta ca mu dici u jornu prima e ju mi mangiu matina, menzu jornu e sira quarari equarari di treiaca. Ci u fazzu avvidiri ju a chistu u contru piritu.
CARLO: ma chi capisti? Un perito, un esperto.
GASPARE: e dopu ca un piritu espertu! Chi ti pari ca ju scherzu! A mia e tempi belli misapevanu sentire uragano savvaggio, facevu certi ruggiti intestiniferi. Ahi, ahi.
CARLO: chi fu?
GASPARE: a mola. Megghiu ca non parru chi.
CARLO: arripositi. Ju vaiu n minutu intra a parrarri cu Fausto(entra nel bar).
Scena III
(Gaspare, Cosimo, Carlo)
GASPARE: ahi, ahiahi
Entra Cosimo e si guarda in giro come se cercasse qualcuno.
COSIMO: (a Gaspare)buongirono.
GASPARE: (a causa del mal di mola non parla ma risponde con gesti e mugugni:buongiorno)umum..u!
COSIMO: chi havi, addivintavu mutangulu?
GASPARE: no. Nganga.
COSIMO: e comu parra? Mi sta parennu un addrevu. Chi ci succidivu ci vinni un corpu di ixi?
Gaspare fa gli scongiuri.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
COSIMO: bih, ma vadda com storta a sorti. Chi lo doveva diri, lei un tipo accuss vivolo,risulenti, con chiacchiera e la parlantina sempri in pizzo alla vucca, comu ci finivua parrari pi gemiti ausi un picciriddu.
GASPARE: (borbottando non chiaramente:ma chi dici?) a i ii?
COSIMO: basta, non si sfrurzassi prima ca sta ixi attiventa zeta a ci veni un corpu siccustinnicchievuli.
GASPARE: au iii asoooo.
COSIMO: u fighiuvadda comu si sta inturciuniannu tuttu paru! U cori mi sta divintannu nicunicu ausi na nucidda americana.
GASPARE: (si fa forza per vincere il dolore)ma chi schifiu sta ncucchiannu!
COSIMO: miracolo, miracolo, parra di novu. Santu Masciddaru, u prutitturi de lingiu longhi ci ficia grazia!
GASPARE: bonu, ju sugnu bonu. Pozzu parrari comu e meghiu di prima. Haiu sulu duluri di molaperch mi fici un piccolo interventoaah.
COSIMO: e non mu puteva diri prima, ca mi fici pighiari tutta sta grandi collira.
GASPARE: e stassi attentu alli volti sta sira non mangia.
COSIMO: comunque, ju stavu circannu ddu signori ca cera lautru jornu cca, chiddu ca ci ivundo menzu nda scinata fra mia e me mugheri.
GASPARE: ah, cerca a Carlo, u geomitra.
COSIMO: precisamente.
GASPARE: sta turnannu, manca cincu minuti.
COSIMO: e ju sti cincu minuti non ci lhaiu. Senta ca possu lassari ditta una cosa po giomitra.
GASPARE: parrassi.
COSIMO: vidissi ca cosa importanti.
GASPARE: auh, su non si fida aspittassi e parra direttamenti cu iddi.
COSIMO: no, tempu non ci nahiu. Mi fidu. Allura, ci deve dire ca quella messa in scena
GASPARE: quali?
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
COSIMO: iddu sapi. Quella mesa in scena non si fa pi. Cu me mugheri ficiumu a paci e perci tutto a postu.
GASPARE: meghiu daccuss.
COSIMO: chiaro veru?
GASPARE: chiarissimo, comu lacqua da gebbia.
COSIMO: mi raccomando, ci u dicissi subitu ca cosa importantissima.
GASPARE: e torna. Vidissi ca il qui rappresentato Gaspare detto coccio di mucco, havi unamemoria di fero e su pighia un impegno, u rispetta a costo della vita(fra s) di qualche dunu autru.
COSIMO: va bene, allora la ringrazio e la saluto.(Uscendo)comunque ju su fussi in lei ndodutturi del cirivello ci issu u stissu, non havi na bella cira e lixi pu arrivari da un momento allautru (esce).
GASPARE: a forza ca ti venia a tia u ixi, a zeta e tuttu lalfabetico, pezzu di crastu cuntentu.
Scena IV
(Gaspare, Nello, Carlo, Pacifico)
Nello esce per sistemare i tavolini.
GASPARE: ahi, mi scuppiavu un duluri di testa ca ci manca sulu a parola.
NELLO: e chi centra ora testa? Tu non avevi duluri e denti?
GASPARE: e bestia senza mirudda ca non si autru, tu i denti unni ci lhai suttu e custati dellatrinca, allippatti e nginaghi do ginocchiu, arreri o viddicu, ca ti muzzicuni aschiddi
NELLO: auh chi voi! Chi mi cunti a mia!
CARLO: (uscendo dal bar)mi ha cercato qualcuno.
GASPARE: nessuno, proprio nuddu. Avanti quantu mi vaiu a abbissari un pocu di robba(va nelsuo negozio).
CARLO: meghiu daccuss(si siede ad un tavolo e comincia a leggere dei documenti).
GASPARE: Ahi!
CARLO: chi fu?
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
GASPARE: (non si capisce quello che dice:sallintanu i punti, non possu parrari chi)i aaa i ui. Oouu aai i.
Entra un uomo rozzo, dal fare prepotente.
Nota: lattore che interpreta il personaggio di Pacifico lo stesso di Pitulla, per agevolare ilcontrasto fra le due scene, Pitulla sar elegantemente vestito, mentre Pacifico indossa jeans o pantaloni in pelle, giubbotto chiodato o simile, stivali, occhiali da sole.
PACIFICO: sabbenedicano lorsignori. Sto ciccanto un certo signoreCallosoCalliferoCallo.
CARLO: sono io, chi mi cerca?
Gaspare segue lazione dal suo negozio, sempre alle spalle di Pacifico.
PACIFICO: non infommazione che ci deve interessare.
CARLO: bih talia quantu matelicu chistu.(Dopo una breve riflessione)aspetta, aspetta unminutu, chistu di sicuru lattore ca mi mannavu du pazzu di Corna di Crasto. Ca va beni, facemu stu tanicchia di commedia. Avanti vidissi chi ha fari ca ju tempu non ci nhaiu assai.
Gaspare capisce che Carlo ha scambiato Pacifico per lattore che Cornadicervo gli ha detto non avrebbe pi mandato. Comincia allora a fare tutta una serie di gesti per dissuadere Carlo dal comportarsi spavaldamente.
PACIFICO:tantu pi accominciari, quannu parri cu mia, levaccilla quantu nenzu chilu di matelicheria. Cca su c unu ca po fari u matelicu, sugnu ju.
CARLO: giusto. Ognuno ca so parti. Tu fai lemissario do crastu e ju fazzu chiddu ca pighia corpa.(A Gaspare che fa cenni per farlo desistere) non ti preoccupare Gaspare, tutto sottocontrollo, appoi ti spiego.
PACIFICO: auh tu, cosu ca non cunta e non scunta, comu ti permetti di chiamari crastu o meprincipali!
CARLO: e non taffenniri, tantu u sannu tutti ndo quarterti.
PACIFICO: ma chi dici?
CARLO: tranquillo, sacciu chiddu ca dicu. crastu ca prova.
PACIFICO: ma ju ti rumpu, ti scucchiu, ti
CARLO: si va beni, tutti sti cosi i sacciu, gi mi dissi iddu:(con sufficienza)e ju ti scannu, jutammazzu, ti sdisintegru, ti macinu ausi capuliatu di primo taglio senza grassu. Ora circamu di passari avanti forza.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
PACIFICO: ma chi non ti scanti?
CARLO: (con sufficienza ed ironia)si mi scantu. Ma staiu facennu sutta, non vidi comu tremu?Talia, brrrrmi sentu tutti i pila da carina arrizzati.
PACIFICO: e chi fai, mi sfutti?
CARLO: ma quali! Stamu ricitannu no? Anzi talia chi facemu: ora ju mavvicinu e tammuttu.(Lospinge)
PACIFICO: ma chi si pazzu? Comu tarrisicasti a tuccarimi?
CARLO: bravu, accuss ti voghiu. Devi essere arraggiato, calati nella parte.
PACIFICO: ma ju a tia ti fazzu calaria mascedda cu n tumpuluni.(Lo spinge a sua volta).
CARLO: e chi veni sulu?
PACIFICO: mancu vegnu, mannu sulu a manu.
CARLO: ahahah, a si spiritusu, certu ca poi fari u cabarettistico. Gaspare basta, chi ca voi ca havimenzura ca tarrimini docu arreri! No vidi ca ni stamu addivittennu!
PACIFICO: a ti stai addivittennu?
CARLO: comu n picciriddu. Talia chista(con dei movimenti veloci avanti ed indietro, tipo pugile,gli d schiaffetti sul viso e colpetti allo stomaco), auh e cu sugnu Rocky Joe?
PACIFICO: mi staiu siddiannu!
CARLO: a si, marititi.
PACIFICO: mi staiu innervusennu.
CARLO: e allura ora ci pensu ju(gli salta sulla schiena e comincia a fargli il solletico sul collo esul petto).
PACIFICO: (sorridendo istericamente)no, no, u solledico no.
CARLO: e si, si u cartighiamentu si.
PACIFICO: (facendolo cadere)gran pezzu di babbu, forsi tu non hai caputu cu sugnu ju e cu mimannavu!
CARLO: u sacciu, u sacciu. Tu si lattori ca mannavu Cornadicervu.(Vedendo i vistosi cenni didiniego di Gaspare) anooo.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
PACIFICO: nonsi.
CARLO: ee cu si?
PACIFICO: chiamami Pacifico. Mi manna(minaccioso)donmenza palora.
CARLO: (terrorizzato)lalalamico?
PACIFICO: propriamentilamico, e voli i so soldi.
CARLO: ma caro signor Atlantico
PACIFICO: Pacifico mi chiamu.
CARLO: e va beni, non si surriscaldi. Mio caro commendatore Pacifico, ju i soldi non ci lhaiu. Gici u dissi al nostro (con enfasi) caro amico comunitario, eravamo accordati.
PACIFICO: a mia non mintaressa. Voli diri ca i carti in tavula cancianu, su prima si jucava abriscula ora si joca o setti e menzu.
CARLO: e allura ju staju ca matta.
PACIFICO: (prendendo per il bavero)auh pezzu di capra a forma di quagghia
CARLO: grazie, apprezzo il complimento. Si vidi che lei pirsona canicapiscia.
PACIFICO: canicapiscia a mia? Ma ju ti smuntu
CARLO: (riparandosi dietro ad un tavolo)no fermu, ci fu un fraintendimento
PACIFICO: cca lunico frammento si tu su tacchiappu, pezzu di sceccu a forma di muschitta.
CARLO: aiuto Gaspare, fai qualcosa.
GASPARE: (incomprensibile:non pozzu mi doli a janga) u ou i oi a anga.
PACIFICO: senti cunighiu a forma di scarafaggiu, ju tempu di perdiri non ci nhaiu. Ti dugnu un
ultimaitcu: dumani a questa ora tornu e voghiu a mit de soldi.
CARLO: propropriu a mit? Decimila non ci abbastunu? Per il resto ci firmu 1925 comde ratedecennali.
PACIFICO: a mit dissi.
CARLO: e mi dica, se puta il caso, auh dico puta sapemunu sentiri, ju non arriniscissi a accucchiaristi deci mila (deglutendo come se avesse un nodo alla gola e parlando in falsetto) chichi mi succedi?
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
Pacifico si avvicina con calma, lo prende per il bavero e fa il cenno della gola sgozzata.
PACIFICO: (si metta lonomatopeico che rende meglio)pu.
CARLO: (come a cercare conferma)pu, pu?
PACIFICO: (asserendo con la testa e lentamente)pu, pu! A tia e a tutta a to famiglia.
CARLO: tutta? Non cabbasta me soggira!
PACIFICO: tuuutta.
CARLO: ma accuss ci facissi macari un servizio alla societ.
PACIFICO: tutta a settima generazioni.(Esce di scena lentamente con la stessa arroganzadellingresso).
CARLO: sugnu mortu.(A Nello che esce dal bar)Nello beddu talia chi fai.
NELLO: dicaaa.
CARLO: 180 e 75coppa larga.
NELLO: e chi haiu a fari cu sti nummira?
CARLO: portaccilli o tabbutaru, e dicci ca pi dumani a questora mi fa attruvari un bel cappotto dimogano
NELLO: mogano?
CARLO: si. Anzi no ca non mu possu permettiri. Faccillu fari di cumpinsatu.
NELLO: ma prich avissa a fari sta cascia?
CARLO: ca pi mia, pirch dumani a questa ora sar unanima che va verso il cielosempri su dda iaccettuni chiddi protestati a banca.
NELLO: ma chi dici? E ju ca dugnu cuntu(rientra nel bar).
CARLO: e unnu i pighiu i soldi ora? Ju mi jucai o lotti spirannu nde nummiri da signora. Pazzosono stato un folle e chista a fini ca mi meritu. Mannaggia a mia e quannu accittai ddu travaghiu da scola, stu Statu mi misi nde vai.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
Scena V
(Gaspare, Nello, Carlo, Signora, Letizia)
La signora Nsina entra in scena ascoltando la radio con delle cuffie, mentre balla e canta guarda in giro come se cercasse qualcosa che ha perso.
SIGNORA: (ballando e cantando con un ritmo da discoteca).
e unzi unzi unzi stuppa,
unzi unzi unzi stuppa,
unzi unzi unzi stuppa.
Si avvicina a Letizia e le parla urlando.
SIGNORA:(urlando)signora Letizia bongiorno.
LETIZIA: signora Nsina, buongiorno a lei.
SIGNORA: (non la sente a causa della musica alta e risponde sempre urlando)chi? Non a staiusintennu(poi preoccupata) bih, ambrisa ca cu sti aricchiolari addivintai sudda!
Letizia le fa cenno di abbassare il volume della radio.
SIGNORA: si, havi raggiuni. Un attimo che mento la radio in menopausa! Oh, ecco fatto.
LETIZIA: signora bella radiu chavi.
SIGNORA: u sacciu. Ma desi me niputi po compleannu. Mi dissi: nanna, ti staju arrialannu unpoddu nanu.
LETIZIA: un ai poddi nanu, voli diri?
SIGNORA: si, si; e chi sacciu cu sti nomi muderni. Comunque mi dissi: nanna azzicchiti iricchiolari nda ricchi e ti senti n bellu discu ca ti ho sdimixato io personalmente.
LETIZIA: e chi musica rocchiti oppuri di discoteca?
SIGNORA: ma quali rocchi e racchi. Claudio Villa versioni alla giornata.
LETIZIA: bellu!
SIGNORA: bellissimu. Ju parrannu cu lei, unni infilatu u discu non lhaiu caputu. Mah, intantumascutu a musica, quannu finisci marizzettu.
LETIZIA: giustu.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
SIGNORA: ma mi senta. Pi casu chi ha vistu n pezzu di carta unni ceranu appuntati nummirascritti russi?
LETIZIA: no
CARLO: (fra s)biiiiih, sta circannu a carta che nummiri. Ma talia chi cosi va, haiu a moriricapiliatu e infamatu
SIGNORA: no pirch erunu i nummira da prissioni.
CARLO: (saltando sul posto)di chi?
SIGNORA: della prissioni, mi lhava scrittu a nfimmera del medico di casa. U sapi jusugnutroppu tisa
LETIZIA: chi lei?
SIGNORA: avaia ca quannu una havi a prissioni javuta. E allura dipenni dei valori di prissioni, jumi pighiu menza pinnula oppuri una sana. Ora lautru jornu non attruvannu u foghiu, ci sono andata accuss a mimoria e mi ni pighiai una sana. Ora per mi minni u scrupuliu di cuscienza e vulissi capiri quali erunu i valuri veri.
CARLO: e chi nummira erunu chiddi ca si ricorda?
SIGNORA: mi ricordu a massima ca era 160.
CARLO: cecentu sissanta? No 1 e 60?
SIGNORA: no era 160, a massima.
CARLO: (quasi piangendo)a prissioni, a pirisioni. E ju mi jucai 30 mila euru supra e valuri daprissioni da signora.
SIGNORA: a minima ca non mi ricordu.
CARLO: 90.
SIGNORA: veru , era 90. E lei comu u sapi?
CARLO: e va da se, u dicunu tutti i dutturi: su a massima 160 e minima non po essiri ca 90. U 90va co 160, a so morti.
SIGNORA: auh signora Letizia, va vadda stu signori quanti ni sapi.
CARLO: e su u sapevu prima
SIGNORA: va beni allura ju mi ni vaiu. Signora Letizia tornu chi tardu pa spisa.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
LETIZIA: va beni, arrivederci.
La signora indossa le cuffie e ricomincia a ballare e cantare mentre esce.
SIGNORA:(ballando e cantando con un ritmo da discoteca)
unzi unzi unzi stuppa,
unzi unzi unzi stuppa,
unzi unzi unzi stuppa.
CARLO: sugnu un imbecilli. Ma cu mu fici fari? Ju ca non ho mai giocato. A disperazioni mi ficifari cunvintu ca a me sorti puteva canciari cu tri nummiraarrubbati sparti. Sugnu rovinatu, sugnu ruvinatu.
Scena VI
(Pitulla, Gaspare, Letizia, Carlo)
Entra un uomo in giacca e cravatta, i suoi modi sono gentili, quasi affettati.
PITULLA: (a Letizia che si trova davanti al suo negozio)buongiorno buona donna.
LETIZIA: ehil, a tiama comu ti permetti! Ma cu schifiu ti canusci! Comu ti arrisichi a dirimi amia buona donna. Ju ti pighiu e ti smuntu ausi lalberu di natali doppu a bifana; ju ti scippu i pila a carni viva ausi ceretta; ti fracassu ti pumpulati a dui a dui finu a quannu finusciunu co sparu.
PITULLA: signora mi scusi, sono spiacente ma credo che lei abbia leggermente frainteso. Io stavosolo salutandola con il massimo rispetto.
LETIZIA: a si?
GASPARE: a lassassi perdiri, non ci facissi casu ca chista una sguajata, fimmina zaodda, cosa dizoo.
LETIZIA: e ora chi centra Zorru ah!
GASPARE: si D'Artagnan. Mi dica signore che cosa ci aveva di abbisogno.
PITULLA: a dire il vero, cercavo il geometra Carlo Raccozzaglia.
GASPARE: il geomitra e dda assittato al tavolino. Ma lei chi avesse rappresentato?
PITULLA: io sono il ragioniere Pitulla, il perito della banca.
GASPARE: ah u piritu?
LETIZIA: e spruzzicci tannicchia di deodoranti.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
PITULLA: la ringrazio; con permesso(va verso Carlo).
LETIZIA: (a Gaspare)rrrrrrrtu sgnagnulatu, tarrisicasti e non tarrisicari chi a farimi fari stimali cumparsi, u capisti? (Gli d un sonoro schiaffo).
GASPARE: i punti, mi facisti scattiari i punti!(Corre dentro il suo negozio a mettere del ghiaccio).
PITULLA: buond. Il signor geometra Carlo Raccozzaglia?
CARLO: si, mi dica.(Ha limpressione di conoscerlo ma non ricorda perch).
PITULLA: son il ragioniere Pitulla, il perito della sua banca.
CARLO: ci mancava lei sulu, ora sugnu a postu.
PITULLA: mi seggo?
CARLO: ca si seghi, tantu chi scuru di menza notti non po fari. Ma mi dica, noi attri nicanuscemu?
PITULLA: no, non credo.
CARLO: intantu mi pari na facci canusciuta, non mi ricordu da dove, ma ju a lei a canusciu.
PITULLA: mah, forse mi avra visto in giro.
CARLO: (comincia a realizzare che somiglia allemissario)mi scusi ah, ma per caso chi havi unfratello gemello semantico?
PITULLA: non mi risulta.
CARLO: ma ne propriu sicuru, chi sacciu magari non siti gemelli e vi sbaghiati di unu, du misi.
PITULLA: non ho fratelli, ho solo una sorella.
CARLO: non ca so pattri era un tipo libertino, e ni stampavu na para i stissi pedi pedi ausifotocopi!
PITULLA: (assumendo per un attimo i toni di Pacifico)iiiih, zicca a forma di centu pedi, comu tipermetti ah!
CARLO: (saltando sulla sedia)allura non si un gemello, si tuPacificu.
PITULLA: (ritornando in s)no, no stia tranquillo. Non ha nulla da temere, venga qui.
CARLO: no mi scantu.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
PITULLA: ma non ha nulla da temere.
CARLO: ci dissi ca mi scantu.
PITULLA: (alla Pacifico)auh ti dissi assettiti.
CARLO: obbedisco(si siede).
PITULLA: lei non ha nulla di cui spaventarsi, io adesso sono venuto come perito della banca perconcordare un piano di rientro.
CARLO: ma ju non capisco. Prima vinni pi lamicu, ora pa banca
PITULLA: e sa com? Con questa crisi che c un povero uomo deve portalo il pane a casa, eallora faccio il doppio lavoro.
CARLO: ma sono due lavori completamenti allopposto.
PITULLA: (disilluso)lei crede! Comunque veniamo a noi. Vediamo cosa le posso pignorare se nonregolarizza il suo debito.
CARLO: e talia chi u dici cuntentu.
PITULLA: allora, a me risulta che lei possiede un pied--terre
CARLO: ma quali piede-a-ter e piede nda laria, ju chaiu un piedi nda fossa.
PITULLA: e la casa dove abita con la sua famiglia?
CARLO: ah chidda? Caru raggiunueri una catapecchia. Sdiroccata, brutta eumida. Ah, non pocridiri comu umidusa! Si deve raffigurare ca talmenti umida e fridda ca ndo mennu i bratti si venunu a curcari sutta o piumoni cu nuavutri.
PITULLA: e in estate?
CARLO: cauda, ma cauda. Si deve raffigurare ca i suggi po forti caudu si inchiunu a vasca dabagnu e fannu finta di essiri a Costa Azzurra.
PITULLA: ma cosa dice se lha costruita da appena cinque anni.
CARLO: (piagnucolando in falsetto)non ma livassi dutturi
PITULLA: sono ragioniere io.
CARLO: e su ragioniere allura ragioniamo. Su mi leva a casa ju non sacciu dove andare a stare.
PITULLA: e la casa al mare?
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
CARLO: (repentino)n purtusu. Chidda un buco portuso; la cabina di uno stabilimento balneare aconfronto e u castellu di versatili, chiddu de re di Francia.
PITULLA: a me risultano tre stanze e garage.
CARLO: no, ci sar stato un errore nella registrazione.
PITULLA: lei dice un refuso?
CARLO: in effetti ora ca mi ci fa riflettiri un poco di reflusso ndella vucca della larma, mu sentu.
PITULLA: ma che dice? Senta non mi faccia perdere altro tempo. Io ho constatato che i beni cisono, dunque o entro tre gironi comincia a pagare oppure inizio la proceduta di pignoramento.
CARLO: (lo supplica)ma per favore
PITULLA: non sento ragioni.
CARLO: (afferrandolo per un braccio)non mi rovini.
PITULLA: (vedendosi toccato reagisce alla Pacifico)iiiihhh, molla a presa o ti fracassu.
CARLO: auh e chi double phase? N corpu raggiuneri e nautru Pacificu. Pari comu a chiddu do
libbru ca si viveva a fialetta e si trasfurmava: u dutturi Jecchilo e misteri Aidi.
PITULLA: io vado. Addio(esce).
CARLO: ci mancava sulu a banca, ora si ca semu completi. Ci volu sulu ca mi casca una di ddistelli asteroestreusi nda testa e accuss a facemu finita.
Scena VII
(Carlo, Nello, Gaspare, Letizia, Signora, Felice )
NELLO: (uscendo dal bar)Fausto mettilu chi forti u televisori ca sta notizia minteressa.
CARLO: e a banca voli i soddi, don menza paloralamico voli i soldi, e u Fiscu voli i soldi. Matutti soldi volunu di mia? E i me inveci, chiddi ca avanzu, cu mi duna? Ma ju non ce la faccio chi; ju butto la spugna, la faccio finita. (Sale con i piedi sulla sedia e sta in piedi).
NELLO: no, fermo chi cosa sta fecennu? Ma chi pazzu?
CARLO: si pazzu sugnu, mi ficiunu impazziri. Ma non mi firmari, ju mi voghiu abbiari.
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
NELLO: ma chi mi sta cuntannu a mia? Si po sduvacari di unni voli e comu cridi, abbasta cascinni che pedi da seggia pirch sallodda!
Da fuori campo si sente una voce proveniente dal televisore del bar. Durante lascolto della notizia, Carlo, capendo che lestrazione della quale si parla quella nella quale ha puntato tutto il denaro, cambier espressione.
VOCE F.C.: bene, adesso passiamo ad una notizia di cronaca. La Guardia di Finanza ha scopertoun imbroglio nellestrazione del lotto dello scorso sabato. In particolare, alcuni lestofanti hanno truccato lestrazione della ruota di Venezia, dunque quellestrazione stata annullata. Davanti ad un notaio sono stati estratti i nuovi numeri che adesso elencher: 1, 27, 53, 60 e
CARLO: e
VOCE F.C.: e
CARLO: e
VOCE F.C.: e90. Ora le notizie rosa(la voce sfuma).
NELLO: ehtruffaturi!
CARLO: terno, terno. Nello, fici terno siccu!
Sentendo le urla di gioia di Carlo, accorrono Gaspare e Letizia.
GASPARE: (chi succidivu?) i uiiiu?
LETIZIA: mutu tu ca non si capisci nenti quannu parri. Chi succidivu?
NELLO: fici ternu, u signor Carlo fici ternu siccu.
LETIZIA: (felice)appiddaveru?
CARLO: si, terno secco su Venezia. Cari amici i mei problemi tirminanu, ora haiu i soldi pi pavaria tutti e mi narrestunu sparti.
Giubilo generale con urla, balli e trenini.
SIGNORA: (vedendo quella festa improvvisata).E chi oggi sabballa?
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Che botto col lotto delle otto 2 atti di Santo Capizzi
NELLO: si oggi c festa granni. U signor Carlo ha fatto il botto col otto delle otto. Un terno siccu aVenezia.
Ancora giubilo.
FELICE: (entra correndo)i attaccanu, i attaccanu a tutti.
LETIZIA: a cui?
FELICE: a don menza parola o so emissariu e macari o diritturi da banca.
CARLO: macari o diritturi?
FELICE: si erunu tutti complici, tutti complici.
CARLO: e allura sugnu riccu e liberu. Nello, porta na buttiglia di champagni ca si devefesteggiare. Anzi talia chi facemu, trasemu tutti ca a voghiu stuppari intra macari cu Faustu.
Tutti entrano nel bar tranne Signora e Nello.
SIGNORA: (un poco delusa)e certu, iddu vincivu e ju arristai allasciuttu. Eh Calogiru miu stavota fagghiasti. (A Nello) senti giovanotto mu sai diri quali nummira anzittavu?
NELLO: 1, 60 e 90.(Nello entra nel bar).
SIGNORA: bih i nummira ca crideva essiri da nfimmera? E ju pi sbaghiu mi jucai 1, 20 e 80; 120cu 80. (Pausa) ma allura a prissioni bona lavevu!
SIPARIO
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