Che genio

Stampa questo copione

Che genio

Che genio!

due atti

di

Paolo Cappelloni

Da un’idea di Silvana Ianniello


Personaggi:

Fortunato

Evelina (sua moglie)

Giovenale (il Genio)

Iris (vicina di casa)

La scena rappresenta un comune soggiorno con una comune. All’aprirsi del sipario la scena è vuota.

TUTELA SIAE

L'uso senza permesso da parte di chiunque, in qualunque forma, è assolutamente vietato.

Per eventuali comunicazioni contattare l'autore.

cell: 338 9 338 116

e mail: paolocappelloni@yahoo.it

Nel caso di rappresentazione dichiarare alla SIAE il titolo originale.

Sinossi

È primavera, è tempo di pulizie in casa; Fortunato intende fare anche un po’ d’ordine gettando vecchie cose ormai in disuso, come un vecchio vaso da notte che ricorda di tenere sotto il letto da tempo immemorabile... quasi un ricordo d’infanzia. È un gesto spontaneo quello di strofinarlo per togliergli la patina di polvere che lo ricopre ma quel gesto fa sì che dal vaso da notte fuoriesca Giovenale, il genio dell’orinale: un genio nostrano che ora è costretto ad esaudire tre suoi desideri. In questo alone di magia viene coinvolta anche Evelina, moglie di Fortunato, che viene letteralmente ammaliata dalla galanteria e dal savoir faire di Giovenale. Il genio, però, non può essere visto da nessun altro, altrimenti le sue magie non funzioneranno (ecco perché egli verrà tenuto nascosto ad Iris, la dirimpettaia che ogni tanto viene a trovare Evelina).

Ma Fortunato si accorge che i primi due desideri non hanno avuto un esito proprio felice e diventa abbastanza scettico nei confronti del genio; si è inoltre accorto dell’infatuazione di Evelina quindi, quando Giovenale rivela una sua mezza volontà di restare fra gli “umani”, decide di usare il terzo desiderio per farlo tornare definitivamente nel vaso da notte; desiderio che il genio, sia pure a malincuore, è costretto ad esaudire. Sembra tutto risolto, soprattutto per il fatto che Evelina, come predetto dal genio, non ricorda più nulla di tutto ciò che è accaduto. Ma Iris, la dirimpettaia, entra per confidarsi con Evelina circa uno strano fatto accadutole in giardino: vi ha trovato infatti un vecchio vaso da notte che ha voluto ripulire per piantarci del prezzemolo...


Primo atto

Evelina -                   (Entrando con uno scialle sulle spalle) Brr! Sarà anche primavera ma è ancora un freddo cane! (Canticchia mentre va alla credenza per prendere due tazzine) “È primaveraaa/svegliatevi bambine/alle cascine messer Aprile/fa il rubacuooor!” (Tra sé) Mah, io non ho mai capito cosa sono queste “cascine”! Saranno le “fascine”! Perché è in mezzo a quelle che in primavera si andava a... (Esce canticchiando) Mah, “... quante forcine si troveranno tra i prati in fiooor!” (Rientra con le due tazzine piene di caffè chiamando ad alta voce) Fortunato!! Vuoi il caffè? Fortunato! Sbrigati ché si fredda!

Fortunato -               (Entra e va a prendere la tazzina dalle mani di Evelina con un moto di soddisfazione) Ah!!! Che bello! Se la mattina non prendo subito un caffè resto nervoso per tutta la giornata! (Sorseggia il caffè insieme alla moglie) Si fredda...! Ma ‘sto caffè è gelato!! Quando l’hai messo su??

Evelina -                   L’ho fatto un’ora fa, poi l’ho spento e fra una cosa e l’altra me lo sono dimenticato sul fornello.

Fortunato -               Allora non dire “si fredda”! Di’ che invecchia!

Evelina -                   (Ironica) Sì, in tazze di rovere.

Fortunato -               Insomma, sai che a me il caffè piace bollente che mi deve scottare le labbra! (Lo finisce e porge la tazzina alla moglie) Mamma mia che schifo!

Evelina -                   (Uscendo) Allora la prossima volta lo farai te!

Fortunato -               (Rimasto solo, si siede e sfoglia il giornale canticchiando) “È primaveraaa/ma è un freddo birichinooo/con lo scaldino ai piedi avrei/ un po’ più calooor!”

Evelina -                   Invece di fare il canterino solitario non potresti approfittare di questi giorni in cui sei a casa per fare un po’ di pulizie di primavera? Se non sbaglio è dall’anno scorso che volevi fare un po’ di repulisti! C’è il vecchio frigo ancora sul terrazzo che s’è arrugginito del tutto!

Fortunato -               Infatti avevo pensato di portarlo via ma mi sono accorto che lo stai adoperando come scarpiera!

Evelina -                   Per forza! Quella che ho si è squinternata tutta ed è da cambiare!

Fortunato -               Ah, quindi è da buttar via anche quella.

Evelina -                   Eh già!

Fortunato -               Però ti ha fatto comodo usare il frigo come scarpiera!

Evelina -                   Solo perché nello scomparto con i buchi, quello per le uova, posso mettere le mie scarpe col tacco alto! Ma non si può andare avanti così!

Fortunato -               Stavo pensando anch’io che questa casa sta diventando una discarica!

Evelina -                   Ah, ci stavi pensando! Allora vedi di pensare di fare un po’ di raccolta differenziata!

Fortunato -               Cioè?

Evelina -                   Non so... il frigo fra la roba arrugginita, la scarpiera fra quella squinternata e te fra quella scalcinata!

Fortunato -               (Ironico) Quanto sei simpatica!

Evelina -                   (Preparandosi ad uscire) Insomma vedi di fare qualcosa perché qui mi pare di stare in una discarica abusiva!

Fortunato -               Dove stai andando?

Evelina -                   Vado qui sotto a prendere un po’ di verdura! (Esce)

Fortunato -               (Rimasto solo) Ecco, è sempre così, nella vita. A me i lavori pesanti e lei... va a raccogliere le erbette! Io devo fare lo spazzino e lei sparisce come la polvere! E va bene, mi tocca anche questo! (Canticchia) “Che fretta c’era...” (Si guarda intorno) Dai... cominciamo dalle cose più pesanti. (Esce e rientra subito con una pacco di vecchi giornali) ‘Questi giornali li metto nella scarpiera squinternata così faccio un tutt’uno. (Si avvia ad uscire finendo di canticchiare)“... maledetta primavera!”

Voce di Iris -            (Da fuori, canta) “... che fretta c'era...”

Fortunato -               (Si ferma ad ascoltarla con aria maliziosa) Senti quella fringuella di Iris, la mia dolce dirimpettaia, come risponde ai miei gorgheggi? (Esce canticchiando per farsi sentire da Iris) “... lo sappiamo io e teeeeee!” (Esce e torna subito con in mano un vecchio vaso da notte) Ecco, pensa te: sotto il letto teniamo ancora quest’affare! Chi lo usa più, ormai? È ancora quello di quando ero piccolo! Può essere anche un ricordo ma sarà meglio ricordarsi di cose più gentili e gradevoli! (Lo appoggia su di un mobile e lo osserva con una certa nostalgia) Però... quante ne abbiamo fatte, insieme, eh...? Oddio, ne ho fatte più io. Il tuo contributo era passivo. Guarda lì, hai la polvere dei secoli e non si capisce più nemmeno di che colore sei! (Lo prende e gli da una spolveratina strofinando la manica della giacca che poi osserva) Porca paletta, se mi vede mia moglie...! (Prende un fazzoletto dalla tasca e lo spolvera strofinandolo ancora un po’. All’improvviso, intorno a lui, si alza una colonna di fumo) Ossignore! Alla faccia della polvere! E questo cos’è?? (Da dietro al fumo esce un uomo vestito con un vecchio frac e un cappello a cilindro. Fortunato lo vede e si allontana, spaventato)Oddio! E tu chi sei? (L’uomo continua a guardarlo) Oh detto: chi sei??

Giovenale -               Non aver paura, non sono un fantasma!

Fortunato -               (Spaventato) Non sarai un fantasma ma... ma nemmeno una persona normale!!

Giovenale -               Lascia che mi presenti, mio padrone, io sono... Giovenale, (Inchinandosi) il genio dell’orinale!

Fortunato -               Chi sei??

Giovenale -               Suvvia, Fortunato, non fingere di non capire. Tu hai strofinato questo vaso da notte e automaticamente mi hai permesso di uscire.

Fortunato -               Oh Signore! Come il genio di...?

Giovenale -               (Indispettito) Sì, sì, come il genio di Aladino. Anche se io, quello, non l’ho nemmeno mai conosciuto. Io sono stato sempre qui.

Fortunato -               Nell’orinale?

Giovenale -               No, in Italia!

Fortunato -               Ah!

Giovenale -               Però era tanto che stavo lì dentro tutto raggomitolato!

Fortunato -               Proprio come un... (Non trova la parola cònsona) un serpente.

Giovenale -               (Si sgranchisce facendo delle artistiche contorsioni) Sì, bravo, proprio come un serpente.

Fortunato -               E adesso cosa stai facendo, la danza del ventre? I geni ballano sempre così? Alla... turca?

Giovenale -               No, mi sgranchisco. Prova tu a stare tutto rannicchiato per anni e anni e anni e anni e anni e anni e anni...

Fortunato -               (Lo interrompe) Dì un numero preciso così facciamo prima!

Giovenale -               Non ricordo di preciso ma sono davvero tanti! Comunque tu sei fortunato di nome e di fatto perché ora che mi hai liberato sei il mio padrone ed io sono obbligato ad esaudire tre tuoi desideri!

Fortunato -               Come il genio di...?

Giovenale -               (Scocciato) Sì, sì! Come quello!

Fortunato -               Oh, Signore!

Giovenale -               Già, hai capito la fortuna che hai avuto?

Fortunato -               Non me ne rendo ancora conto!

Giovenale -               È normale. Allora...?

Fortunato -               Allora cosa?

Giovenale -               Coraggio! Esprimi il tuo primo desiderio!

Fortunato -               Aspetta, aspetta! Ho bisogno di un po’ di tempo per pensarci.

Giovenale -               Ah, ma io sono tutto contento! Più tu ci pensi più tempo ho io per restare fuori da quel vaso!

Fortunato -               D’a... d’accordo, allora adesso, non appena torna mia moglie mi confronterò con lei...

Giovenale -               (Misterioso) No! Questa è l’unica cosa proibita! Per tutto il tempo che sto qui non potrò farmi vedere da nessuno all’infuori di te! Altrimenti la magia non funziona ed io non posso fare più niente!

Fortunato -               Ho capito.

Giovenale -               Intanto comincia a pensarci un po’ da solo. (Si mette in posa) Quale potrebbe essere il tuo primo desiderio, mio padrone?

Fortunato -               Dunque, vediamo un po’...

Giovenale -               Fai, fai...

Fortunato -               ... Mi sembra che, non so... mi pare che la cosa più importante sia la salute.

Giovenale -               (Subito) È il tuo primo desiderio??

Fortunato -               Aspetta!! Ti ho detto che ci sto pensando!

Giovenale -               Allora non confermi?

Fortunato -               Ancora no! Non confermo!... Oh, genio... non è che stai cercando di fregarmi? Che io dico una cosa così tra me e me e te subito... trac! La esaudisci!?

Giovenale -               No, no, stai tranquillo.

Fortunato -               Eh! Sono cose delicate, queste!

Giovenale -               Fai pure con comodo, mio padrone.

Fortunato -               Mh. Allora, dicevo: (Sottolineando la frase con il tono della voce, guardando Giovenale) “Potrebbe essere”... la salute.

Giovenale -               Bè, sì, potrebbe essere una buona idea, anche se non te la posso garantire in eterno!

Fortunato -               Ecco, cominciamo già con le clausole restrittive!

Giovenale -               Eh, ma non ti posso dare mica l’immortalità!

Fortunato -               Volendo... sarebbe un desiderio come un altro.

Giovenale -               Lo so ma io non sono il Padre Eterno! Io sono semplicemente un genio venuto fuori...

Fortunato -               (Lo interrompe)... da un orinale! Figuriamoci...!

Giovenale -               Pensaci ancora, dai, che qualcosa rimediamo.

Fortunato -               (Riflette) Ci sarebbero i soldi...

Giovenale -               (Subito) Confermi??

Fortunato -               Aspetta! Eh la miseria che fretta!

Giovenale -               Chiedevo solamente. (Tentatore) Certo che... un bel sacco di soldi... un milione...

Fortunato -               (Riflette)... di milioni...

Giovenale -               ... di milioni...

Fortunato -               (Riflette)... di milioni di euro...

Giovenale -               (Subito) Confermi??

Fortunato -               E smettila! Ti ho detto che sto pensando ad alta voce!

Giovenale -               Era solo per sapere, mio padrone.

Fortunato -               (Torna a riflettere) Va bè che tanto sono tre, i desideri; tra tanti sogni basterà scegliere quelli che per me sono i più importanti.

Giovenale -               È giusto.

Fortunato -               Ma... toglimi una curiosità...

Giovenale -               (Subito) È un desiderio?

Fortunato -               No! È una curiosità!

Giovenale -               Non confermi?

Fortunato -               No! Non confèrmo!

Giovenale -               Allora dimmi pure.

Fortunato -               Insomma: come hai fatto a finire... là dentro?

Giovenale -               (Restìo a parlarne) Oh, è una storia lunga! Diciamo che è stata... una specie di punizione.

Fortunato -               Cosa avevi combinato?

Giovenale -               (Imbarazzato) Niente... Avevo fatto uno scherzo ad un altro genio che stava in una lampada...

Fortunato -               (Incredulo) Aladino??

Giovenale -               (Scocciato) No!!... T’ho detto che quello non l’ho mai conosciuto! Era uno di queste parti. Insomma: per fargli uno scherzo gli avevo messo dentro un po’ d’olio e l’avevo accesa!

Fortunato -               Oh, Signore! Ha preso fuoco! E per punizione...

Giovenale -               Mi hanno mandato...

Fortunato -               A cag... (Si corregge) in quell’orinale!

Giovenale -               Sì. Adesso però torniamo a noi...

Fortunato -               Sì. (Si sentono dei passi) Cielo! Mia moglie!

Giovenale -               Accidenti! Devo nascondermi subito altrimenti la magia se ne va a ramengo!

Fortunato -               (Prendendo il vaso da notte) Dai, torna dentro!

Giovenale -               Ma lì posso tornare solo dopo i tre desideri! Adesso mi sono materializzato!

Fortunato -               Si guarda attorno, impaurito, alla ricerca di un nascondiglio) Porca miseria! Allora??

Giovenale -               (C.s.) Eh, allora mi devi trovare un buco adatto dove mi possa nascondere!

Fortunato -               Potresti andare in bagno... tanto sei abituato...

Giovenale -               (Lo interrompe) Ma se poi ci entra tua moglie??

Fortunato -               Già, è vero! Allora... (Si guarda attorno, nota la grande credenza, vi si dirige e la apre) Ecco! Qui dentro c’è abbastanza spazio!

Giovenale -               (Ci guarda dentro) Va bene, però fammi riuscire non appena rimani solo, eh?

Fortunato -               Certo! Dai, presto che sta arrivando!

(Giovenale entra nella credenza e Fortunato si mette in posa, cercando di essere naturale e facendo l’indifferente)

Evelina -                   (Entra, ha in mano una busta con verdure. Annusa l’aria) Che strano odore c’è qui dentro... chi è venuto?

Fortunato -               (Fingendo indifferenza) Chi è venuto?... Nessuno!

Evelina -                   Sarà...

Fortunato -               (C.s.) Hai raccolto le erbette?

Evelina -                   Non sono andata a raccogliere le erbette! Ho comprato un po’ d’insalata mista, qualche pomodoro e due cipolline fresche... (Annusa ancora) Ma... hai bruciato qualcosa?

Fortunato -               No!

Evelina -                   Sarà... (Nota il vaso da notte appoggiato in bella vista) E quel vaso da notte? Cosa ci sta a fare lì sopra?

Fortunato -               Ah, niente, era sotto il letto da non so quanto tempo...

Evelina -                   Allora hai pensato di usarlo come soprammobile!

Fortunato -               No, no, adesso lo metto via.

Evelina -                   Non sarà meglio buttarlo addirittura?

Fortunato -               (Prendendolo) Ehm, ancora no. Lo appoggerò da qualche parte poi vedremo. (Lo ripone sotto un mobile)... Stammi a sentire, Evelina, siediti un momento, accomodati.

Evelina -                   (Sedendosi) Vedi che qualcosa di strano c’è? È la prima volta che mi dici di accomodarmi; cos’hai combinato?

Fortunato -               Niente, stavo solo pensando: (Indifferente, prendendola alla larga) Metti il caso che te... che noi avessimo la possibilità di farci esaudire... un desiderio... tu cosa sceglieresti?

Evelina -                   Che razza di domanda è??

Fortunato -               Niente, così, pura curiosità! Bada a rispondere.

Evelina -                   Che ne so!... (Riflette controvoglia) Un desiderio...

Fortunato -               Sì.

Evelina -                   Mah... la salute!

Fortunato -               Brava!

Evelina -                   Grazie!

Fortunato -               È proprio quello che ho detto a... cioè: è quello che avevo pensato io!

Evelina -                   Bene, adesso posso andare a sciacquare l’insalata?

Fortunato -               Aspetta. E... a parte la salute?

Evelina -                   (Spazientita) Oh mamma mia! A parte la salute... i soldi!

Fortunato -               Brava!

Evelina -                   Grazie!

Fortunato -               (Euforico) Milioni di...

Evelina -                   (Minimizzando) Milioni...! A cosa servono i milioni? A me basterebbe quel tanto che mi permettesse di vivere tranquillamente, senza strafare!

Fortunato -               (Riflettendo) Sì, hai ragione. Anche se a volte ci tocca tirare un po’ la cinghia non abbiamo mai patito la fame! Io lavoro, te tiri su qualcosa con quei lavoretti di sartoria... Ci basterebbe giusto una sommetta in più che ci desse un po’ di tranquillità economica.

Evelina -                   Eh, mi sembra giusto. Adesso, però, fammi andare tranquillamente a lavare ‘st’insalata, eh?

Fortunato -               Sì, vai a lavare... (Ci ripensa) no, aspetta...

Evelina -                   Cosa c’è?

Fortunato -               Dinne un altro.

Evelina -                   Di cosa?

Fortunato -               Di... di desiderio.

Evelina -                   Oltre la salute e i soldi?

Fortunato -               Sì.

Evelina -                   Ma cos’è, un gioco a quiz?

Fortunato -               Sì, è un passatempo.

Evelina -                   Già, tanto tu non hai niente da fare...!

Fortunato -               Dai, pensaci...

Evelina -                   (Ci pensa) Un altro desiderio...

Fortunato -               ... il terzo.

Evelina -                   Sì, ho capito! (Ci pensa) Allora: la salute... i soldi... Un marito...

Fortunato -               Come, un marito...??

Evelina -                   No, dico: un marito ce l’ho... Ho te ma insomma, mi accontento.

Fortunato -               Grazie.

Evelina -                   Perciò, come terzo desiderio... (Ci pensa) non so... mi sarebbe tanto piaciuto avere una sorella.

Fortunato -               (Senza rifletterci) Ma senti che discorsi! Non potrò mica chiedere una cognata!

Evelina -                   Ma tu cosa c’entri?

Fortunato -               Eh? No, dicevo così... (Fingendo) Sì, sì... bella risposta! Una cognata!

Evelina -                   Allora, cosa ho vinto?

Fortunato -               Dove?

Evelina -                   Hai detto che era un gioco! Non si vince niente?

Fortunato -               No, questa è... la prima manche!

Evelina -                   (Perplessa e sospettosa, si alza) Fortunato... tu, o hai battuto la testa da qualche parte... o mi stai nascondendo qualcosa.

Fortunato -               (Allargando le braccia in segno di trasparenza e assoluta innocenza) Cosa vuoi che ti nasconda, Evelina? Sono innocente e puro come acqua sorgiva!

Evelina -                   M’immagino...! (Alzando il sacchetto con la verdura) Vado a fare questo lavoro, (Esce annusando di nuovo)... Comunque per me... qui dentro c’è stato qualcuno.

Fortunato -               (Appena Evelina è uscita si accosta alla credenza. Parla sottovoce) Ehi!... Come va lì dentro? (Ascolta con l’orecchio attaccato alla credenza) Eh, lo so, ma sarà sempre meglio dell’orinale! (Ascolta) Sì, è pieno di tazze e di bicchieri perciò vorrei che stessi attento se no mi fai un mucchio di cocci! (Ascolta) No! Non è il primo desiderio! Questo è un ordine che ti do se no andiamo a finire male tutti e due! (Ascolta) No, non posso farti uscire perché lei è in cucina e potrebbe venire da un momento all’altro! Abbi pazienza! Adesso approfitto per andare a far due passi così mi schiarisco le idee e rifletto con calma riguardo ai desideri, va bene? Stai buono lì eh?... Mi raccomando! (Chiama ad alta voce) Evelinaaa! Vado a fare due passi!

Evelina -                   (Si affaccia) Ma non dovevi fare le pulizie di primavera?

Fortunato -               Sì, sì, le faccio. Prima però fammi pensare da dove posso cominciare! Dovrò pur stendere un piano di lavoro! (Esce)

Evelina -                   (Annusa di nuovo l’aria) Mh! C’è del puzzo, in questa casa... (Esce)

Fortunato -               (Rientra furtivo, va alla credenza la inchiava e si mette la chiave in tasca, poi batte leggermente la mano su un fianco della credenza a mo’ di incoraggiamento ed esce)

(Evelina si affaccia per vedere chi è entrato, non vede nessuno e si ritira in cucina. La scena rimane vuota. Suona il campanello d’ingresso)

Evelina -                   (Entra, pensando che sia Fortunato) Cos’hai lasciato, le mollette per stendere il piano di lavoro?

Iris -                          (Da fuori) Sono Iris!

Evelina -                   Ah...(Va ad aprire e rientra con Iris)

Iris -                          Tuo marito non è andato a lavorare?

Evelina -                   (Si ferma un secondo a fissarla poi le porge la laconica domanda) Perché?

Iris -                          Niente, così... L’ho visto per le scale.

Evelina -                   Ah, no. Ha preso qualche giorno di permesso. Siediti.

Iris -                          (Sedendosi) Certo che è un gran simpaticone!

Evelina -                   Chi??

Iris -                          Tuo marito.

Evelina -                   (Ironica) Sì, come una carie!

Iris -                          Ogni volta che m’incóntra ha sempre una parolina dolce!

Evelina -                   (Ironica) Sì, lo so, è sempre stato un po’ imbecille.

Iris -                          No! Perché? Anzi, ad una donna può far piacere!... Senza malizia, s’intende!

Evelina -                   (Fissandola) S’intende, senza malizia. A proposito... tu, tuo marito non lo senti più per niente?

Iris -                          No, da quando col divorzio mi sono liberata di lui, preferisco stargli il più lontano possibile. Però, sai, Evelina, la solitudine si fa un po’ sentire, ecco perché ogni tanto vengo a scambiare due parole, se non ti disturbo.

Evelina -                   No, no! (Con fare indifferente le si avvicina, le passa dietro e, furtivamente, l’annusa) Anzi, mi fa piacere ma... sei passata qui anche prima?

Iris -                          Prima quando?

Evelina -                   Boh, una mezz’oretta fa.

Iris -                          No, perché?

Evelina -                   Così, perché ero andata a prendere qualche foglia d’insalata.

Iris -                          Tuo marito non è andato a lavorare?

Evelina -                   No, ha preso qualche giorno di permesso. Vuoi un caffè... “dolce dirimpettaia...”?

Iris -                          Eeeeh! Mi hai chiamata proprio come mi chiama tuo marito quando m’incontra per le scale!!

Evelina -                   Già... te l’ho detto che è un po’ imbecille! Lo vuoi ‘sto caffè?

Iris -                          Sì, grazie, lo prendo volentieri.

Evelina -                   (Si dirige verso la credenza poi ci ripensa) Ah, no, aspetta, ho già due tazzine in cucina. (Esce)

Iris -                          (Ad alta voce) Certo che sei fortunata ad avere un marito così.

Evelina -                   (Compare immediatamente) In che senso?

Iris -                          Nel senso che mi pare un uomo affettuoso...

Evelina -                   (Tornando in cucina) Mh, e poi...?

Iris -                          (Ad alta voce) Gli piace curare la casa...

Evelina -                   (Da fuori) Mh, e poi...?

Iris -                          Poi è ancora un bell’uomo...

Evelina -                   (Compare immediatamente, con tono asettico e tagliente) Quanto zucchero vuoi?

Iris -                          Due, grazie.

Evelina -                   (Riuscendo) Ti piace il dolce...

Iris -                          (Ad alta voce) Eh, la vita è tanto amara...!

Evelina -                   (Rientra con due tazzine di caffè) Già...

Iris -                          E così...

Evelina -                   E così... (Approfitta di porgerle la tazzina per ripassarle vicino ed annusarla di nuovo. Poi, con indifferenza) Che profumo usi?

Iris -                          Oh, pensa che sto ancora usando una boccetta avuta dal mio ex marito tre anni fa! È un profumo orientale, non ricordo nemmeno il nome!

Evelina -                   (Sospettosa) È un profumo particolare...

Iris -                          Sì, ma non deve essere di gran qualità! Pensa che non l’aveva nemmeno comprato!

Evelina -                   (Con finto interesse) Ah, no?

Iris -                          Macché! L’avéva avuto in omaggio quando andò a comprare il nécessaire da barba! Aspetta che ora mi viene in mente... Si chiama... (Ci pensa) “Languidamente furtivo e segretamente inconfessato desiderio d’Oriente”, ecco!

Evelina -                   (Sospettosa, ripete) Ah! “Languidamente furtivo e segretamente inconfessato desiderio d’Oriente”... Ecco. E quale sarebbe...?

Iris -                          Cosa?

Evelina -                   Il desiderio furtivo e inconfessato.

Iris -                          (Ridendo) Ah, non lo so proprio! Probabilmente sarà quello di non puzzare più di tanto!

Fortunato -               (Entra e vede Iris) Oh, buongiorno Iris! (Getta un’occhiata alla credenza) Ci rincontriamo!

Evelina -                   (Con fare indagatore) Perché, quando vi siete visti?

Fortunato -               Eh? Ah sì, prima per le scale!

Evelina -                   (Sospettosa) Ah, già, uomo simpatico e affettuoso...

Fortunato -               (A Iris) Con permesso. (Sgattaiola ed esce verso la cucina)

Iris -                          (Ad Evelina) Perché mi hai chiesto del mio profumo? Si sente troppo? Pensi che sia troppo sfacciato?

Evelina -                   No, no, è che... mi pareva un odore conosciuto. D’averlo insomma già sentito.

Fortunato -               (Rientra con una bolletta in mano) Evelina, c’è da andare a pagare questa bolletta senza meno perché scade domani.

Evelina -                   (Alterata) Non potevi approfittare per andare a pagarla quando sei uscito?

Fortunato -               Eh, non m’è venuto in mente!

Evelina -                   Allora esci di nuovo!

Fortunato -               Ma devo fare le pulizie di primavera!!

Evelina -                   (Scocciata, gli strappa la bolletta dalle mani. Fortunato torna verso la cucina) Dammi questa bolletta...

Iris -                          Le pulizie di primavera!! (Ad Evelina) Allora ho ragione io a dire che hai un marito d’oro!

Evelina -                   (Indossando il soprabito per uscire) Sì, quello delle civette!

Iris -                          Bè, allora approfitto per tornare a casa. (Resta seduta)

Evelina -                   (Dopo aver atteso qualche secondo) Allora...?

Iris -.                         Allora cosa?

Evelina -                   Hai detto che approfitti per tornare a casa tua...?

Iris -                          (Alzandosi) Ah, sì. (Entrambe escono)

Fortunato -               (Rientra, furtivo,e si dirige verso la credenza su cui bussa) Ehi... (Nessuna risposta. Bussa di nuovo) C’è nessuno? Disturbo? (Bussa di nuovo. Nessuna risposta) Giovenale! Non mi far bussare più forte se no sbattono le tazze con i bicchieri... (Bussa ancora) Oh genio!! (Prende la chiave ed apre) Cosa hai fatto?

Giovenale -               Niente, mio padrone, m’ero addormentato! (Torna a sgranchirsi facendo delle artistiche contorsioni)

Fortunato -               Allora: ho pensato al primo desiderio!

Giovenale -               Dimmi, mio padrone.

Fortunato -               Si tratta della salute!

Giovenale -               Benissimo! Dimmi tutto...

Fortunato -               Eh, cosa ti devo dire? Se ti dico che voglio la salute vuol dire che voglio star bene!

Giovenale -               È giusto, è giusto. Allora... aspetta un momento perché è tanto che non faccio più le magie.

Fortunato -               (Tra sé) Andiamo bene...!

Giovenale -               Ecco, sono pronto! (Assume una posizione accovacciata, poi si concentra sforzandosi)

Fortunato -               Cosa stai facendo?

Giovenale -               Eh, mi sforzo! Non è mica una cosa semplice fare le magie!

Fortunato -               (Tra sé) Mi doveva capitare anche un genio con la magia stitica!

Giovenale -               (Con atteggiamento ispirato, alzandosi lentamente)

Potenze infinite/del bene e del male,

porgete l’orecchio/ché son Giovenale!

Io vengo da lungi...

Fortunato -               (Tra sé)... da quell’orinale!

Giovenale -               Sta’ zitto! Se no non funziona la magia! (Riprende)

Arrivo da lungi/per il desiderio

richiesto da esso/(Indica Fortunato) con tanto criterio.

Infatti lui vuole/perché è il mio padrone,

che d’ora in avanti/stia sempre benone.

Adesso v’è nota/la prima volontà,

per dir la seconda/ci sentiamo più in qua.

                                 (A Fortunato) Come ti senti?

Fortunato -               Bene.

Giovenale -               Vedi? Funziona!

Fortunato -               Ma io a stavo bene anche prima!

Giovenale -               E cosa vuol dire? Può essere che magari ti stava per venire un colpo! Invece sei ancora qui!

Fortunato -               (Facendo le corna) Ma vuoi andare a quel paese!

Giovenale -               Comunque gli effetti si vedranno in futuro, no?

Fortunato -               Stiamo a vedere...!

Giovenale -               Dai, mio padrone, adesso il secondo.

Fortunato -               Aspetta, aspetta! T’ho detto che ci voglio pensare bene... Vorrei fare le cose con la calma.

Giovenale -               È il secondo desiderio?

Fortunato -               No! Era una mia riflessione!

Giovenale -               Non confermi?

Fortunato -               No, non confermo! (Tende l’orecchio) Ssst! Porca paletta sta tornando mia moglie! Torna dentro e stai attento ai bicchieri! (Giovenale torna nella credenza e Fortunato richiude a chiave, quindi si rimbocca le maniche fingendo di essere in pieno lavoro)

Evelina -                   (Entra) Alla Posta non c’era nessuno e ho fatto in un lampo. (Annusa l’ambiente) Cos’hai fatto?

Fortunato -               Niente!

Evelina -                   Me ne sono accorta! Cosa aspetti, l’autunno per fare ‘ste pulizie di primavera?

Fortunato -               (Evasivo e misterioso) Sì, chissà dove saremo, in autunno!

Evelina -                   (Sospettosa) Perché?

Fortunato -               (C.s.) Eh, perché possono succedere tante di quelle cose, nei prossimi giorni...!

Evelina -                   (Tesa) Cosa vorresti dire, Fortunato?

Fortunato -               Solamente che nella vita non si sa mai cosa può capitare!

Evelina -                   (Sospettosa) Te, Fortunato, non me la racconti giusta. (Si guarda intorno annusando ancora l’ambiente) È tornata Iris?

Fortunato -               No, cosa c’entra Iris?

Evelina -                   (Con sguardo duro) È quello che vorrei sapere io!

Fortunato -               A proposito, Evelina... qual era il tuo secondo desiderio...?

Evelina -                   Stai parlando del gioco di prima?

Fortunato -               Sì.

Evelina -                   Allora: Prima avevo detto “i soldi” ma adesso ho cambiato idea.

Fortunato –              E sarebbe?

Evelina -                   Che non facessi più l’imbecille!

Fortunato -               (Ammettendo qualcosa) Guarda che questo non è per niente un gioco!

Evelina -                   È proprio questo che mi spaventa! (Dirigendosi verso la credenza) Fammi prendere due piatti, va.

Fortunato -               (Ponendosi fra lei e la credenza, preoccupato) Dove??

Evelina -                   (Si sposta a sinistra per passare) Come, dove? Nella credenza!

Fortunato -               (Si sposta a sinistra per sbarrarle la strada) Non si può!

Evelina -                   (Si sposta a destra per passare) E perché non si può?

Fortunato -               (Si sposta a destra per sbarrarle la strada) Ehm... perché è chiusa a chiave!

Evelina -                   (Si sposta a sinistra cercando di oltrepassare Fortunato) La schiaverò!

Fortunato -               (Si sposta a sinistra per sbarrarle la strada) Non si può!

Evelina -                   E perché?

Fortunato -               Perché... ho perso la chiave!

Evelina -                   (Allunga il collo per guardare la credenza) Fortunato... chi c’è là dentro?!!

Fortunato -               (Alza le braccia per impedirle di guardare) Nessuno!

Evelina -                   (Pone il palmo della mano davanti a lui) Dammi quella chiave!

Fortunato -               Non ce l’ho!

Evelina -                   Sì che ce l’hai!

Fortunato -               (Cerca di sfuggirle frapponendo fra lui e lei tutto ciò che gli capita: sedie, il tavolo, poltrona, ecc.) No che non ce l’ho!

Evelina -                   (Lo insegue cercando di superare i vari ostacoli messi da Fortunato) Sì che ce l’hai!

Fortunato -               (Continuando a sfuggirle) No che non ce l’ho! (Evelina lo raggiunge e gli fruga addosso) Smettila che mi fai solletico!

(Evelina trova la chiave, Fortunato corre verso la credenza e si pone a scudo di essa con tutto il suo corpo e con le braccia spalancate)

Evelina -                   Togliti da davanti, brutto fedifrago e traditore!

Fortunato -               (Senza muoversi, con tono drammatico) Non è come tu pensi!

Evelina -                   Ma smettila! Lazzarone che non sei altro! (Grida verso la credenza credendo, naturalmente, che ci sia Iris all’interno)... Te e quella sciacquetta là dentro! (Sposta Fortunato con uno strattone e apre la credenza)

Fortunato -               (Grida) No!!

Giovenale -               (Esce dalla credenza) Oh! Qual magica visione! Buongiorno, signora!

Evelina -                   (Sorpresa ed allibita, guardando alternativamente Fortunato e Giovenale che si sta sgranchendo di  nuovo con le sue artistiche contorsioni) E questo?? Cosa ci fa, qui?

Fortunato -               Fa... le magie!!

Evelina -                   (C.s.) Che cosa???

Giovenale -               (Con un inchino) Permette, signora? Io son Giovenale, il genio dell’orinale!

Evelina -                   (Ironica) Sì, e io sono Evelina, la maga della latrina!

Fortunato -               (Ad Evelina) Ti posso spiegare tutto!

Evelina -                   Sono tutta orecchi!

Fortunato -               Evelina, non c’è niente tra noi!

Evelina -                   Vorrei pur vedere...!

Giovenale -               (A Fortunato) Lascia fare a me. (Ad Evelina, con fare galante, mentre Fortunato, sfinito, si accascia su di una sedia) Come avran già udito le sue deliziose orecchiette, mia graziosa apparizione, il mio nome è Giovenale e mi permetta di dirle che sono completamente scombussolato nell’ammirare, dopo anni e anni e anni e anni e anni e anni e anni...

Fortunato -               (Lo interrompe) Insomma un tot di anni!

Giovenale -               Sì... nell’ammirare una siffatta beltà!

Evelina -                   (Piacevolmente colpita e imbarazzata) Oh mamma mia!

Giovenale -               Io non sono che un semplice genio che suo marito ha evocato strofinando...

Evelina -                   ... strofinando...?

Giovenale -               ... strofinando quel grazioso vasetto notturno che tenevate riposto sotto il talamo nuziale...

Fortunato -               (Lo interrompe) Sotto..?

Giovenale -               (A Fortunato)... sotto il letto! (Ad Evelina) Ma non tema, mia eterea visione, io e quel prosaico oggetto non abbiamo nulla in comune!!

Evelina -                   Meno male!

Fortunato -               Sarà...

Giovenale -               In breve, ora lui è il mio padrone finché non avrò esaudito tre suoi desideri.

Evelina -                   (Rivolta a Fortunato che sta dando dei colpetti di tosse) Oh mamma mia!... E perché me lo tenevi nascosto?

Fortunato -               Perché lui mi ha detto che se lo avesse visto qualcun altro non avrebbe potuto più esaudire i desideri! (A Giovenale) È vero?

Giovenale -               (Guardando Evelina in maniera seducente) Sì, l’ho detto ma... con i parenti stretti si può fare anche uno strappo... (Galante) Soprattutto se la parente stretta è un fiore dal delicato aroma i cui petali si stanno graziosamente spampanando nel pieno del loro sboccio! (Fortunato dà qualche colpetto di tosse)

Evelina -                   (Incerta ma lusingata) Va bene ma adesso non esageriamo!

Giovenale -               Sicché il primo desiderio gliel’ho già esaudito.

Evelina -                   E quale sarebbe?

Fortunato -               (Tossendo) La salute.

Evelina -                   (Ironica) Si sente...!

Giovenale -               (A Fortunato) Ed ora son pronto ad esaudire il secondo! (Ad Evelina, con galanteria) Ma mi dispiace di non poterlo esaudire a lei, leggiadra creatura celeste. Avrei fatto scintille!

Evelina -                   (Lusingata e vezzosa) Bè... dispiace anche a me, misterioso uomo che vieni dall’orinale.... ma per quanto tempo è stato chiuso lì dentro?

Fortunato -               (Rialzandosi) No! Non chiederglielo!!

Giovenale -               Oh, sapesse... sono stato lì, tutto rannicchiato, per anni e anni e anni e anni e anni...

Fortunato -               Va bè, tagliamo corto... (A Giovenale) Stammi a sentire, Giovenale: (Colpetto di tosse) Riguardo ai soldi stavo pensando che... Sì, so che fanno comodo, ma a me basterebbe solamente quel tanto per poter vivere tranquillamente, senza problemi.

Giovenale -               (Subito) Confermi?

Fortunato -               Aspetta! T’ho detto mille volte che prima ci devo riflettere!

Evelina -                   (A Giovenale, sempre vezzosa) È sempre stato un tipo tentennante, mio marito.

Giovenale -               (Sempre galante) Invece a volte occorre chiudere gli occhi e tuffarsi a volo d’angelo nell’ignoto mare dell’avventura, mia sgusciante sirena! (Campanello. Allarme di Fortunato)

Evelina -                   (Con atteggiamento sognante) Ed ora chi squilla al portone?

Fortunato -                (Ad alta voce) Chi è?? (Tossisce)

Iris -                          (Da fuori) Sono sempre Iris!

Fortunato -               (Spingendo Giovenale verso la credenza) Accidenti! Questa non è una parente stretta!

Giovenale -               È vero! (Rivolto ad Evelina mentre entra nella credenza) A presto, mia giovane rosa dal gambo affusolato!

Evelina -                   (Va ad aprire come camminando sulle nuvole e rientra con Iris con la quale ha ora un atteggiamento completamente diverso) Dimmi, gioia, cosa t’è successo?

Iris -                          Niente, volevo prepararmi una minestrina ma mi sono accorta ora che ho finito il sale.

Evelina -                   (Andando in cucina) Te lo porto subito, stella.

Iris -                          (A Fortunato) È successo qualcosa?

Fortunato -               (Tossendo) No, perché?

Iris -                          Eh, non so ma Evelina la vedo un po’ strana. Stamattina m’ha trattato come una pezza da piedi, adesso è tutta uno zucchero...

Fortunato -               Eh, cosa vuoi farci, sarà la primavera! (Si avvicina ad Iris) Sai come fa la primavera, no?

Iris -                          No, come fa la primavera?

Fortunato -               (Facendosi ancora più vicino ad Iris) Vedi: ogni anno, quando arrivano i primi tepori, c’è tutto un ringaluzzimento della natura! I fiori sbocciano, gli uccellini cinguettano, le farfalle...

Evelina -                   (Rientrando col sale) Adesso sono curiosa di sapere cosa fanno le farfalle...

Fortunato -               (Allontanandosi da Iris) Niente, loro stanno zitte.

Evelina -                   Ah, ecco... (A Iris, porgendole il sale) Non lo stare a sentire, Iris, che quando lui fa il farfallone... svolazza un po’ intorno, poi si posa... e tutto finisce lì!

Fortunato -               (Ad Iris, tossendo e uscendo verso la cucina) Non la stare a sentire, Iris, lei parla solamente per sminuirmi!

Evelina -                   Ma va’... più sminuito di così...! (Ad Iris, andando verso la credenza) Vuoi un goccio di aperitivo, Iris? (Realizza e si blocca) Ehm, accidenti l’ho finito!

Iris -                          Non fa niente. (Si alza) Vado a preparare questa minestrina.

Evelina -                   Va bene, cocca. Buon pranzo. (Iris esce. Evelina si assicura che Iris si sia allontanata e che non ci sia Fortunato, quindi, cautamente, va alla credenza, vi bussa delicatamente e chiama sottovoce) Giovenale... Giovenale... (Buio)

Fine del primo atto


Secondo atto

Fortunato -               (Entra con uno scialle sulle spalle e un fazzoletto in mano; sta dando dei colpetti di tosse. Tra sé) Brr! Venisse un accidente a lui e alla sua magia! Guarda qui: Ho passato tutto l’inverno senza nemmeno un raffreddore o un po’ di tosse! E dire ch’è stato anche freddo! Appena gli ho chiesto di farmi stare in salute... trac! Senti qui che po’ po’ di roba m’è venuta fuori! Sono tutto incimurrito! D’altronde cosa potevo pretendere da un genio che mi viene fuori da un orinale? (Tossisce) Se mi fossi ammalato prima mi sarei messo in malattia, invece di prendere i giorni di permesso! (Tossisce) Stanotte me lo sono anche sognato, quell’imbecille! Nel sogno mi sbucava da sotto il letto, mi tirava le coperte e mi chiedeva: “Allora? Confermi? Confermi?” E io che gli rispondevo: “Aspetta un momento!” Poi gli chiedevo: “Ma da quanto tempo sei lì sotto?” E lì è cominciato l’incubo perché lui ha risposto: “Sono anni e anni e anni e anni e anni... “ ed è andato avanti per tutta la notte! Finché, sempre nel sogno, da sotto il letto è sbucata anche mia moglie che s’è messa a dire: “Lo confermo! Lo confermo!”... Chissà cosa voleva dire, quel sogno! (Chiama) Evelinaaa!

Giovenale -               (Entra) Padrone...

Fortunato -               Sei Evelina, tu??

Giovenale -               No, padrone mio.

Fortunato -               Allora lei dov’è?

Giovenale -               (Evasivo) Non lo so.

Fortunato -               (Sospettoso) Giovenale... Vedi di rigare dritto perché tu sei al mio servizio e io sono il tuo padrone eh! Ricordatelo bene! (Tossisce)

Giovenale -               Certo! Allora, il secondo desiderio...?

Fortunato -               Intanto parliamo del primo! Guarda qui! T’avevo chiesto la salute e mi ritrovo un catorcio! (Tossisce)

Giovenale -               (Minimizzando) Ma cosa vuoi che sia un po’ di raffreddore e qualche colpetto di tosse! Le malattie sono tutta un’altra cosa! Coraggio, Fortunato! Non vedi che sei un fiore?

Fortunato -               Eh!! (Tra sé) Speriamo che mi passi quest’infreddatura!

Giovenale -               (Subito) È il secondo desiderio?

Fortunato -               Imbecille!! Questo è quello di prima che dovevi esaudire con la grazia!

Giovenale -               Non confermi?

Fortunato -               No! Non confermo perché prima sono stato troppo generico! Per il secondo voglio essere più preciso!

Evelina -                   (Entra camminando come sulle nuvole) Allora?

Giovenale -               (Annusando l’ambiente con soddisfazione e con fare galante) Oh! La sventolata del suo profumo ha anticipato l’entrata di questa olezzante creatura! (Inchino)

Evelina -                   È sempre una goduria sentire dei dolciumi del genere infiltrarsi sottilmente nelle mie orecchie!

Fortunato -               (Sarcastico) Posso interrompere il vostro idillio?

Evelina -                   (A Fortunato) Allora vogliamo decidere per questo secondo desiderio?

Fortunato -               È quello che volevo dire io! (Tossisce)

Evelina -                   Hai deciso poi per i soldi?

Fortunato -               Sì ma non li voglio direttamente da lui perché non mi fido per niente!

Giovenale -               (Offeso) Come sarebbe a dire?

Fortunato -               Sarebbe a dire che è facile che tu mi fai arrivare una montagna di soldi magari fuori corso, o addirittura fasulli che non posso spendere!

Giovenale -               (C.s.) Ah! Hai una bella considerazione del tuo Genio! Allora...?

Evelina -                   Digli che vuoi vincere al Superenalotto!

Giovenale -               O preferisci il Totocalcio?

Evelina -                   O un biglietto della Lotteria?

Fortunato -               No, no. Io voglio essere subito sicuro d’aver vinto, non voglio aspettare! (Ad Evelina) Evelina, quanto si può vincere con i grattini?

Evelina -                   Quelli dei parcheggi? Un’ora di sosta!

Fortunato -               (Tossisce) Evelina! Voglio dire... i “gratta e vinci”!

Evelina -                   Ah! Se uno è fortunato anche delle cifre abbastanza alte!

Fortunato -               Hai sentito, Giovenale? Se uno è fortunato...!

Giovenale -               Certamente!

Fortunato -               Allora vada per il “gratta e vinci”!

Giovenale -               (Subito) Confermi?

Fortunato -               Io confermo ma tu hai capito bene cosa voglio? Dì insieme a me: Voglio vincere...

Giovenale -               ... Voglio vincere...

Fortunato -               ... una cifra sostanziosa...

Giovenale -               ... una cifra sostanziosa...

Fortunato -               ... col “gratta e vinci”!

Giovenale -               ... col “gratta e vinci”!

Fortunato -               Ci senti da quell’orecchio?

Giovenale -               Ci senti da quell’orecchio?

Fortunato -               No, questo lo dico solo io!

Giovenale -               Va bene, ho capito, padrone mio. (Assume la posizione accovacciata ed inizia a concentrarsi sforzandosi)

Evelina -                   Cosa sta facendo?

Fortunato -               Si sforza per far venire la magia... A lui viene così.

Evelina -                   (Guardando Giovenale) Succede anche a me delle volte... che quando sono in quella posizione mi concentro meglio.

Fortunato -               (Schifato, guardando Giovenale) Certo che fa un non so che...

Giovenale -               (Con atteggiamento ispirato, alzandosi lentamente)

Potenze infinite/del bene e del male

Porgete l’orecchio/chè son Giovenale!

Siam giunti al secondo/(Indicando Fortunato) dei suoi desideri,

son scelti con calma/perché sono seri!

Davvero vedremo brillare i suoi occhi

se scender farete...

Fortunato -               (Lo interrompe)... il latte ai ginocchi.

Giovenale -               Non dire le stupidaggini se no lassù s’arrabbiano! (Riprende)

se scender farete/a pioggia i baiocchi.

Badate che io/sono un genio e non scherzo,

se questo è il secondo/chissà cos’è il terzo!

(A Fortunato) Adesso devi correre subito prima che puoi e prendere il “gratta e vinci”.

Fortunato -               Quanti ne devo prendere? (Tossisce)

Giovenale -               Non te ne basta uno? Quanto vuoi vincere?

Evelina -                   (A Fortunato) Ingordo!

Fortunato -               (Dubbioso, a Giovenale) Mh. È che mi fido molto poco di te. Sei sicuro che vinco al primo colpo?

Giovenale -               Se vuoi, anche al secondo, ma così useresti il terzo desiderio.

Fortunato -               Sei proprio un genio fiscale e truffaldino!

Evelina -                   (A Fortunato) Sbrigati! Giovenale t’ha detto di correre subito prima che puoi! (A Giovenale) Ma cos’è, una magia con la scadenza?

Giovenale -               Bè, proprio con la scadenza no ma dovrebbe fare una cosa in giornata.

Fortunato -               (A Giovenale) Posso andare in una rivendita qualsiasi o in una in particolare?

Giovenale -               No, no, quella che vuoi tu.

Fortunato -               (Guardando entrambi) Allora io vado...

Evelina -                   Sì, dai!

Fortunato -               Da quanto l’ho devo prendere, il “gratta e vinci”? Da un euro, da cinque euro o da più?

Giovenale -               La magia non fa caso al prezzo del biglietto.

Fortunato -               (Guardando entrambi) Allora io vado...

Evelina -                   Dai, ti aspettiamo qui.

Fortunato -               (A Giovenale) Deve essere un “gratta e vinci” particolare?

Giovenale -               Puoi scegliere quello che vuoi tu.

Fortunato -               (Guardando entrambi) Allora io vado...

Evelina -                   (Sbotta) Vai, vai ma sei sempre qui!

Fortunato -               (Esce tossendo) Ci vediamo fra poco...

Giovenale -               (Rimasto solo con Evelina e dopo essersi assicurato che Fortunato sia uscito) Oh, Evelina! Ora che ti ho conosciuta capisco quel che ho perduto in tutto il tempo rimasto acciambellato là dentro!

Evelina -                   (Vezzosa) Oh, Giovenale! Ora che ti sei... srotolato avverto anch’io come un senso... di sollievo

Giovenale -               Oh, Evelina! Forse è stato il destino a far dare una strofinatina a quel delizioso vasino da nottina!

Evelina -                   Oh, Giovenale! Ma il destino non poteva farlo strofinare a me?

Giovenale -               Il destino è sempre un po’ malandrino, mia cara Evelina!

Evelina -                   Come è vero, Giovenale!

Giovenale -               Che desiderio avresti espresso?

Evelina -                   Oh, Giovenale! Queste tue domande mi fanno arrossire!

Giovenale -               Oh, Evelina! Il rosso è il colore della passione e ti dona come ad una rosa sta bene il suo colore.

Evelina -                   Sì, ma non c’è rosa senza spina!

Giovenale -               Non temo le spine delle rose se queste spuntano da un gambo di fiore come te!

Evelina -                   (Svenevole) Dalle parole che adoperi si capisce subito che sei abituato a frequentare ambienti raffinati!

Giovenale -               (Nostalgico) Un tempo sì. Poi una potente magia mi ha fatto rotolare là dentro.

Evelina -                   Oh, ma tu ti meriti ben altro, Giovenale!

Giovenale -               (Con fare da viveur) Chiamami Giovi.

Evelina -                   (Svenevole) Con la “i” lunga?

Giovenale -               Come ti viene meglio.

(Si sente il campanello d’ingresso)

Evelina -                   (Sognante ma contrariata) Chi sarà mai che viene a romperci le scatoline sul più bello?

Iris -                          (Da fuori) Evelina! Ci sei??

Evelina -                   Cielo! Iris!! (Ad alta voce) Sì, Iris! Un momento solo che arrivo!

Giovenale -               Mi devo celare!

Evelina -                   Sì. Giovi, (Aprendo la credenza) celati imbucando lì dentro! (Appena Giovenale è entrato nella credenza va ad aprire la porta e rientra con Iris) Scusa ma stavo... stavo rifacendo il letto.

Iris -                          (Guardandosi attorno) Non c’è Fortunato?

Evelina -                   No, è andato un momento in tabaccheria. Perché? Avevi bisogno di lui?

Iris -                          No, no. (Ci pensa su) Ma tuo marito fuma?

Evelina -                   No, è andato a prendere un “gratta e vinci”

Iris -                          Ah, ecco, vuole tentare la fortuna!

Evelina -                   Già. Hai bisogno di qualcosa?

Iris -                          Sì, Evelina. Sono venuta perché ho portato a casa dei campioni di stoffa per rifare le tende della cucina e volevo un tuo suggerimento. Wanda m’ha dato da provarne tre tipi ma sono indecisa nella scelta...

Evelina -                   (Appoggiandosi alla credenza con nonchalance) Che campioni ti ha dato?

Iris -                          Dunque: uno è di lino grezzo con in fondo tutta una gran frappa di pizzo macramè.

Evelina -                   Sì.

Iris -                          Un’altro è più sbarazzino: una garza gialla con delle pesche stampate sopra.

Evelina -                   Delle pesche…

Iris -                          Sì, e un’altra di cotone beige con degli inserti all’uncinetto... Cosa dici...?

Evelina -                   Mah, bisognerebbe provarli su e vedere che effetto fanno; comunque quello di lino con la frappa in macramè mi pare eccessivo per una cucina.

Iris -                          Non s’intona tanto bene, vero?

Evelina -                   Mi pare proprio di no.

Iris -                          Stammi a sentire: vieni a vederle un momento così le proviamo appoggiandole alla finestra.

Evelina -                   (Guardando la credenza) Adesso?

Iris -                          Eh, se non hai niente da fare...

Evelina -                   (Guardando la credenza con nostalgia) Bè, dovrei fare... comunque vengo due minuti a dare un’occhiata. (Ad alta voce, per farsi sentire da Giovenale) Vengo un momento da te ma solo un salto perché devo tornare subito!

Iris -                          Va bene, non c’è mica bisogno di gridare! (Escono entrambe)

(La scena resta vuota per qualche istante, quindi entra Fortunato zoppicando)

Fortunato -               Ecco, ho preso anche una storta! Quella magia sta facendo un effetto prodigioso! (Tossisce e chiama ad alta voce) Evelinaaa!

Giovenale -               (Da dentro la credenza, con voce cupa e lontana) Non c’èèèèè!

Fortunato -               (Non sapendo che Giovenale è nella credenza, risponde allo stesso modo, guardando il vuoto) E dov’èèèèèèè?

Giovenale -               (C.s.) Da Iriiiiisssssss!

Fortunato -               (C.s.) Grazieeeeee!

Giovenale -               (C.s.) Pregooooo!

Fortunato -               (C.s.) Ma tu chi seiiiii?

Giovenale -               (C.s.) Sono Giovenaleeeeeee!

Fortunato -               (Con voce normale) Ma che ti venisse un accidente! Dove sei?

Giovenale -               Nella credenza, padrone mio!

Fortunato -               (Va ad aprire, zoppicando e tossendo) Non potevi uscire da solo?

Giovenale -               (Uscendo dalla credenza) S’era incastrato il gancetto dentro!

Fortunato -               Perché ti sei nascosto?

Giovenale -               Perché c’era Iris!

Fortunato -               Ho capito.

Giovenale -               Allora?? Sei contento?? Adesso sei ricco sfondato!

Fortunato -               Non lo so. Ancora devo grattare! (Tossisce)

Giovenale -               Allora gratta!

Fortunato -               Aspetta! (Estrae dalla tasca tre “gratta e vinci”) Per sicurezza ne ho presi tre.

Giovenale -               Sei proprio un malfidato!

Fortunato -               Sì! Perché ho pochissima fiducia in te!

Giovenale -               Dai, gratta, padrone mio!

Fortunato -               Aspetta! Questo è il primo...

Giovenale -               Quello fortunato!

Fortunato -               Questo è tutto da vedere! Dunque... (Osserva il biglietto e tossisce) Qui c’è il disegno d’una stella, d’una campana e d’un bicchiere... (Legge il regolamento dietro al biglietto) Se, grattando, viene fuori la stella che brilla, la campana che suona e il bicchiere pieno... si vincono centomila euro.

Giovenale -               Senti lì...??

Fortunato -               (Continua) Se viene fuori la stella che brilla, la campana che suona e il bicchiere vuoto... si vincono diecimila euro.

Giovenale -               Roba da nababbi!

Fortunato -               (Continua) Se viene fuori la stella spenta, la campana che suona e il bicchiere pieno... si vincono cinquemila euro.

Giovenale -               Non è il nostro caso!

Fortunato -               (Continua) Se viene fuori la stella spenta, la campana che non suona e il bicchiere pieno... si vincono mille euro.

Giovenale -               Continua...

Fortunato -               (Continua) Se viene fuori la stella spenta, la campana che suona e il bicchiere vuoto... si vincono cento euro.

Giovenale -               Poi...?

Fortunato -               (Continua) Se viene fuori la stella che brilla, la campana che non suona e il bicchiere vuoto... si vincono dieci euro.

Giovenale -               C’è nient’altro?

Fortunato -               Se la stella non brilla, la campana non suona e il bicchiere è vuoto... ce la prendiamo in saccoccia e non si vince niente! (Tossisce)

Giovenale -               Va bene! (Si mette in posizione accovacciata di concentrazione e si sforza) Ora io mi concentro, mi sforzo... e tu ti gratti.

Fortunato -               Pensa te che bella accoppiata facciamo...! (Gratta) La stella... brilla!!

Giovenale -               (Sforzandosi) Dai!!

Fortunato -               (Gratta) La campana... della campana c’è solo il battacchio!

Giovenale -               (Sforzandosi) Vai avanti!

Fortunato -               (Gratta) Il bicchiere... è vuoto!

Giovenale -               (Sollevandosi) Quindi...?

Fortunato -               (Arrabbiato) Quindi sei un genio da quattro soldi!! Ho vinto solamente dieci euro!

Giovenale -               Cosa si può comprare con dieci euro?

Fortunato -               (C.s.) Un paio di pifferi! Sei proprio un genio sbrindellato! (Tossisce)

Giovenale -               Prova con gli altri due, dai!

Fortunato -               (C.s.) Sì ma non ti sforzare più, che tanto non viene fuori niente! Provo da solo! (Gratta il secondo biglietto) Stella spenta... (Gratta) Campana che suona!... (Gratta) Bicchiere vuoto... Cento euro! T’ho fregato!

Giovenale -               (Per scusarsi) Magia tardiva...!

Fortunato -               (Prendendo il terzo biglietto) Ti do io la magia tardiva...! (Gratta e tossisce) Stella spenta... (Gratta) Campana che suona! (Gratta) Bicchiere vuoto... Altri cento euro!

Giovenale -               Vedi? Qualcosa hai tirato su! Adesso potrai stare tranquillo!

Fortunato -               Ma vuoi andare a quel paese! Tu e le tue magie! Tu fai come quei gradassi che dicono “io qua... io là...” ma alla fine sono solamente dei grandi imbroglioni! Tu sei uguale e sei bravo solo a parole, per infinocchiare gli altri! (Allusivo) Capiscimi bene...!

Giovenale -               Cosa vorresti dire?

Fortunato -               Eh! Credi che sia stupido del tutto? Credi che non mi sia accorto che con i tuoi salamelecchi sei riuscito a far girare la testa a mia moglie che ha preso una mezza fissa per te?

Giovenale -               (Falso) No, non me ne sono accorto per niente! Comunque non aver paura, per questo, Fortunato, perché quando me ne sarò andato via, lei non si ricorderà più niente di tutto quello ch’è successo: né di me né di tutta questa storia.

Fortunato -               Davvero?

Giovenale -               (Serio e compunto) Parola di genio!

Fortunato -               Ed io? Me lo ricorderò?

Giovenale -               Tu sì.

Evelina -                   (Entrando, a Fortunato) Oh, sei tornato?

Fortunato -               Sì.

Evelina -                   Allora?? Hai grattato?

Fortunato -               Sì, sì, ho grattato ma il prurito è rimasto!

Evelina -                   Perché?

Fortunato -               (Arrabbiandosi di nuovo) Perché questo testa di genio qui, anche sforzandosi non ce l’ha fatta!

Evelina -                   Non ce l’ha fatta a far cosa??

Fortunato -               La magia!! (A Giovenale) Io vorrei tanto sapere chi è quel testa di cavolo che t’ha fatto genio, a te!

Giovenale -               È il terzo desiderio...?

Fortunato -               No!

Giovenale -               Non confermi?

Fortunato -               No! Non confermo!

Giovenale -               Comunque sono sicuro che il terzo sarà un successone!

Fortunato -               Me lo immagino! (Tossisce)

Evelina -                   (Difendendo Giovenale) Se dice così vuol dire ch’è vero!

Giovenale -               (A Fortunato) Su, pensaci...

Fortunato -               Ci penso ma se tanto mi da tanto... Con la salute è andata com’è andata... con i quattrini non ne parliamo! Cosa potrei rischiare ancora??

Evelina -                   Io, come terzo desiderio, volevo una sorella...

Fortunato -               Ci mancherebbe...! Pensa che razza di cognata verrebbe fuori, con la magia di Giovenale!

Giovenale -               Invece potrebbe venir fuori una cosina fatta bene! (A Fortunato) Confermi?

Fortunato -               (Alterato) Cosa confermo? Cosa confermo? (Tossisce)

Giovenale -               Allora cosa decidi, padrone mio?

Evelina -                   Cosa decidi, Fortunato?

Fortunato -               Ma cosa avete, una gran fretta, tutti e due?

Giovenale -               Io no di sicuro! Anzi, sto tanto bene qui!

Fortunato -               Si vede!

Giovenale -               Anzi, m’era venuto addirittura un certo pensiero...

Fortunato -               (Sospettoso) Che pensiero?

Giovenale -               Bè, stavo pensando che quasi quasi potrei decidere di non tornare più là dentro...

Evelina -                   (Speranzosa) Sarebbe...?

Fortunato -               (Sospettoso) Cosa vorresti dire...?

Giovenale -               Insomma mi piacerebbe restare libero come voi umani! E fare tutte le cose che potete fare voi: avere le stesse speranze, gli stessi desideri... le stesse passioni! Penso che sarebbe bello... restare sempre qui!

Evelina -                   (Non contiene l’entusiasmo) Giovi!

Fortunato -               (Cupo) E lo potresti fare davvero?

Giovenale -               Rinunciando ai miei poteri, sì.

Evelina -                   Sarebbe davvero bello!

Fortunato -               (Imperscrutabile) Ho capito. Ma prima dovrai esaudire il mio terzo desiderio.

Giovenale -               Certo! Sono obbligato ad esaudirtelo! L’hai pensato?

Fortunato -               Credo di sì.

Giovenale -               Forza, allora! Dimmi tutto, padrone mio!

Evelina -                   Cosa hai pensato?

Fortunato -               Ho pensato alla soluzione finale.

Evelina -                   Sarebbe...?

Fortunato -               Voglio che... Voglio che Giovenale ritorni e rimanga nel suo orinale!

Evelina -                   (Sconcertata) Cosa??

Giovenale -               (Spaventato) Non puoi farlo!

Fortunato -               Perché? È un desiderio come un altro! Così la finirai di portare scompiglio tra la gente per bene!

Giovenale -               (Drammaticamente sconfitto) Ebbene sia... Sei ancora il mio padrone e se questo è davvero il tuo terzo desiderio...

Fortunato -               Sì. (Tossisce)

Evelina -                   Non farlo, Fortunato!

Giovenale -               (A Fortunato) Confermi?

Fortunato -               (Deciso) Confermo.

Giovenale -               (Ad Evelina, romanticamente triste) Evelina...

Evelina -                   (A Giovenale, romanticamente triste) Giovenale...

Giovenale -               (C.s.) Potevamo essere come due falene nella notte...

Fortunato -               (Ironico, a Giovenale) Come due...?

Giovenale -               (A Fortunato) Falene nella notte!... (Ad Evelina) ...come due gabbiani nel cielo azzurro...

Fortunato -               (Ironico) Sì...

Giovenale -               ... come due delfini in mezzo al mare blu...

Fortunato -               (Ironico) Sì...

Giovenale -               ... invece... Addio, mia bella signora... (Intona la canzone) “... lasciamoci così...”

Fortunato -               (Termina la strofa) ”... come due grosse quaglie in mezzo al prato verde.

Evelina -                   (Esce guardando romanticamente Giovenale)... Addio!

Fortunato -               (Rimasto solo con Giovenale, recita la formula magica)

Potenze infinite/di tutto il creato

drizzate le orecchie/chè son Fortunato!

Il terzo volere/è che Giovenale

ritorni per sempre/in quell’orinale

perché lui è un genio/in buona sostanza,

che tutti dobbiamo...

Giovenale -               ... dar molta importanza!

Fortunato -               Stai zitto! (Continua)... che tutti dobbiamo/tenere a distanza!

Se siete d’accordo/con la mia volontà

usate i poteri/e cacciatelo di qua!

(Zoppicando va a prendere l’urinale e lo mette in mano a Giovenale) Adesso vai via e non farti più vedere! Sparisci e... tira giù l’acqua! (Giovenale esce mestamente con l’orinale in mano. Fortunato resta solo in scena) Oh!! Finalmente!! Ce l’ho fatta! (Rivolto verso il punto da cui è uscito Giovenale) Accidenti a te e alle tue magie fasulle! (Tra sé) Vedi, a volte, cosa vuol dire togliere la polvere dalle cose vecchie e malandate? Rovistare tra le cianfrusaglie del passato? Mi ci mancava solo il genio “faccio tutto io”... quando invece le cose bisogna conquistarle da soli, non con le formule magiche o affidandosi a qualcun altro per avere la pappa già fatta! E già! Che poi, invece di migliorare la situazione fanno anche peggio!... Vedi... andato via lui m’è passata anche la tosse! (Rivolto di nuovo verso l’uscita di Giovenale) E visto che sei tornato lì: ti venisse la cagarèlla a spruzzo!... e confermo!

Evelina -                   (Entra, è serena, ormai dimentica di tutto quanto è accaduto) Con chi ce l’hai, Fortunato?

Fortunato -               Come sarebbe a dire con chi ce l’ho? Con quel cavolo di...

Evelina -                   ... di chi?

Fortunato -               (Ricorda che Evelina avrebbe dimenticato tutto con la scomparsa di Giovenale; la osserva) Evelina... ma davvero non ricordi più niente?

Evelina -                   Cosa mi dovrei ricordare? Che ancora non hai messo mano al frigo e alle altre cose che dobbiamo sbrogliare!

Fortunato -               (Rilassato e soddisfatto) Sì, hai ragione, Evelina! Le pulizie di primavera! È giusto!

Evelina -                   Ce la farai a portar via quel cassone e la vecchia scarpiera mezzo andata?

Fortunato -               Eh, non sarà facile, sono pesanti (Mette le mani in tasca e trova i biglietti del “gratta e vinci”; li guarda) Evelina... sai cosa faccio? Siccome ho vinto duecento euro col “gratta e vinci”... li useremo per pagarci una ditta di pulizie!

Evelina -                   Una bella pensata! Che genio, sei, Fortunato!

Fortunato -               Grazie, Evelina! (Esce zoppicando) Li vado subiti a preparare!

Evelina -                   (Uscendo a sua volta) Aspetta, vengo a darti una mano!

(La scena resta vuota per qualche istante, quindi si sente suonare il campanello)

Evelina -                   (Entrando) Chi è?

Iris -                          (Da fuori) Sono Iris!

Evelina -                   (Va ad aprire e rientra con Iris) Cosa c’è, stellina?

Iris -                          (Con aria sognante) Evelina…

Evelina -                   Dimmi, Iris.

Iris -                          Posso sedermi? (Si siede) Devo raccontarti un fatto che m’è successo!

Evelina -                   (Sedendosi a sua volta) Dimmi pure.

Iris -                          Prima ero nel cortile qui sotto a stendere i panni...

Evelina -                   Sì.

Iris -                          ... d’un tratto ho inciampato in un vecchio vaso da notte lasciato in terra non so da chi...

Evelina -                   Sai che la gente non ha un minimo di educazione nel gettare via la mondezza!

Iris -                          Sì, lo so... comunque ho pensato subito che poteva farmi comodo per piantarci il prezzemolo e tenerlo sul terrazzo.

Evelina -                   Eh sì, sarebbe grazioso...

Iris -                          Solo che nel dargli una ripulita l’ho strofinato un po’ con una scopetta e da dentro è venuta fuori una colonna di fumo!

Evelina -                   Mamma mia!

Iris -                          Sì! E da quel fumo è uscito... uno!

Evelina -                   Uno...?

Iris -                          Sì, uno!

Evelina -                   Uno chi...?

Iris -                          Un genio!

Evelina -                   Un genio?? (Si blocca un attimo,si alza, poi reagisce come se tutto le tornasse alla mente con le sue emozioni) Giovenale!!

Iris -                          (Sorpresa) Perché?? Lo conosci???

Evelina -                   Sì!! (Sottovoce, con fare complice) Ma che resti fra noi, altrimenti la magia non funziona!

Buio

Sipario


Arredi di scena

Una credenza, con serratura e chiave, in cui si possa nascondere una persona.

Uno scialle per Evelina

Due tazzine da caffè

Un giornale

Un pacco di giornali

Un vaso da notte

Una busta di plastica con verdure

Una bolletta

Un bicchiere con del sale da cucina

Uno scialle ed un fazzoletto da naso per Fortunato

Tre biglietti del “Gratta e vinci”

--------------------------------------------------

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 1 volte nell' ultima settimana
  • 5 volte nell' ultimo mese
  • 41 volte nell' arco di un'anno