Chi ha paura di Virginia Woolf?

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HONEY (alzandosi di scatto) Le sarei grata se mi mostrasse dove

CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF?

diEdward Albee

PERSONAGGI:

Martha, un turbolento donnone di cinquantadue anni, che ne dimostra qualcuno di meno. Grossa ma non grassa

George, suo marito. Quarantasei anni. Magro, brizzolato

Honey, una biondina di ventisei anni, piuttosto brutta

Nick, suo marito. Trent’anni, biondo, ben messo, di gradevole aspetto

Il soggiorno di una casa sul terreno di un piccolo college del New England.



ATTO PRIMO

Giochi e divertimento

Buio. Rumore alla porta d’ingresso. Si sente la risata di Martha.La porta si apre e si accendono le luci. Entra Martha, seguita da George.

MARTHA¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ges√Ļ....
GEORGE       Sssst!
MARTHA       ...Cristo!...

GEORGE       Per l’amor del cielo, Martha, sono le due del...

MARTHA       Oh, George!

GEORGE       Be’, mi dispiace, ma...

MARTHA       Che balordo! Sei proprio un balordo!

GEORGE       E’ tardi, sai? Tardi.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (si guarda attorno. Imita Bette Davis) Che tugurio! Ehi, dov‚Äôera questa battuta? ¬ęChe tugurio! ¬Ľ

GEORGE       Come vuoi che lo sappia?

MARTHA       Su, andiamo! Dov’era? Devi saperlo...

GEORGE       Martha...

MARTHA       Dov’era, perdio?

GEORGE       (rassegnato) Dov’era che cosa?

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Te l‚Äôho detto, te l‚Äôho appena detto. ¬ęChe tugurio!¬ĽCapito? E adesso dimmi dov‚Äôera.

GEORGE       Non ne ho la minima idea...

MARTHA       Che tanghero! Era in qualche accidente di film con Bette Davis... in qualche dannato drammone della Warner...

GEORGE       Non posso ricordarmi tutti i film...

MARTHA       Nessuno ti ha chiesto di ricordarti tutti i dannati dram­moni della Warner... soltanto uno! Un solo piccolo drammo­ne! Alla fine Bette Davis si piglia la peritonite... Ha un brut­to parruccone nero che porta per tutto il film, e si piglia la peri­tonite, ed è la moglie di Joseph Cotten o di qualcosa del ge­nere...

GEORGE       ...Qualcuno...

MARTHA       ...qualcuno... e vuole continuamente andare a Chicago perché è innamorata di quell’attore con la cicatrice... Ma si sen­te male e si siede alla tavola da toletta...

GEORGE       Che attore? Che cicatrice?

MARTHA       Non ricordo come si chiama, accidenti. Ma qual è il ti­tolo del film? Voglio sapere qual è il titolo del film. Lei si siede alla tavola da toletta... e ha la peritonite... e cerca di farsi le lab­bra, ma non ci riesce.., e s impiastriccia tutta la faccia... ma decide lo stesso di andare a Chicago e...

GEORCE        Chicago! Si intitolava Chicago.

MARTEIA      Eh? Che... che cosa dici?

GEORCE        Il film... si intitolava Chicago...

MARTHA       Buon Dio! Ma non sai proprio niente? Chicago era un film rivista degli anni trenta con Alice Fave. Non sai proprio niente!

GEORCE        Be’, dovevo essere troppo giovane allora, ma...

MARTIHA     Piantala! Dacci un taglio! In quel film... Bette Davis torna a casa dopo una giornataccia in drogheria...

GEORCE        Lavora in una drogheria?

MARTHA       Ma no, è una massaia, e va a fare la spesa... torna a ca­sa con la roba, e entra nel modesto soggiorno del modesto villi­no in cui l’ha installata il modesto Joseph Cotten...

GEORGE       Sono sposati?

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (spazientita) Si. Sono sposati. Tra loro. Cretino! E lei entra, si guarda attorno, posa la roba e dice: ¬ę Che tugurio! ¬Ľ

GEORGE       (pausa) Ah!

MARTHA       (pausa) E’ insoddisfatta.

GEORGE       (pausa) Ah!

MARTHA       (pausa) Be’, come s’intitola quel film?

GEORGE       Non lo so proprio, Martha...

MARTHA       Pensaci, allora!

GEORGE       Sono stanco, tesoro... è tardi... e poi...

MARTRA       Non capisco perché dovresti essere stanco... non hai fatto niente tutto il giorno; non hai avuto lezioni né altro...

GEORGE       Comunque sono stanco... Se tuo padre non avesse la ma­nia di organizzare tutti i sabati sera queste maledette orge...

MARTHA       Be’, mi dispiace per te, George...

GEORGE       (borbottando) Comunque, è cosi che stanno le cose.

MARTIA        Non hai fatto niente; non fai mai niente; non sei socie­vole. Te ne stai li seduto e parli.

GEORGE       Cos’altro vuoi che faccia? Che mi comporti come te? Vuoi che passi la serata a sbraitare in faccia a tutti come fai tu?

MARTHA       (sbraitando) Io non sbraito!

GEORGE       (sommessamente) E va bene... non sbraiti.

MARTHA       (offesa) Non sbraito.

GEORGE       D’accordo. L’ho già ammesso che non sbraiti.

MARTHA       (imbronciata) Dammi da bere.

GEORGE       Eh?

MARTHA       (sempre in tono pacato) Ti ho detto di darmi da bere.

GEORGE       (avviandosi verso il mobile bar) Be’, in fondo un bic­chierino prima di andare a letto non dovrebbe farci male...

MARTHA       Andare a letto? Stai scherzando? Lo sai che abbiamo ospiti.

GEORGE       (incredulo) Cosa abbiamo?

MARTHA       Ospiti. Ospiti.

GEORGE       Ospiti!

MARTHA       Si... ospiti... gente... Stanno per arrivare.

GEORGE       Quando?
MARTHA       Adesso!
GEORGE       Buon Dio, Martha... sai che ora è... E poi chi deve ar­rivare?

MARTHA       Quei tali.

GEORGE       Chi?

MARTHA       Quei tali!

GEORGE       Chi quei tali?

MARTHA       Non so come si chiamano, George... Li hai conosciuti stasera... sono qui da poco... lui insegna alla facoltà di Matema­tica, mi pare.

GEORGE       Chi... chi è questa gente?

MARTHA       Li hai conosciuti stasera, George.

GEORGE       Non ricordo di aver conosciuto nessuno stasera...

MARTHA       E invece si... Vuoi darmi da bere, per favore... Lui inse­gna alla facoltà di Matematica... è sulla trentina, biondo e...

GEORGE       ... e bellino...

MARTHA       Già... e bellino...

GEORGE       Me l’immaginavo.

MARTHA       ... e la moglie è una donnina né carne né pesce, senza fianchi e piatta dappertutto. GEORGE             (vagamente) Ah!

MARTHA       Te li ricordi adesso?

GEORGE       Si, credo di si, Martha... Ma perché, in nome del cielo, devono venire qui proprio adesso?

MARTHA       (in un tono che non ammette repliche) Perché Papà ha detto di esser gentili con loro, ecco perché.

GEORGE       (vinto) Oh, Dio!

MARTEIA      Mi dai da bere, per favore? Papà ha detto di esser gen­tili con loro. Grazie.

GEORGE       Ma perché adesso? Sono le due passate e...

MARIFIA       Perché Papà ha detto di esser gentili con loro!

GEORGE       Sì. Ma non credo che tuo padre volesse farci passare la notte in piedi con questa gente. Voglio dire che avremmo potu­to invitarli una domenica, per esempio...

MARTHA       Be’, è inutile discuterne adesso... E poi è domenica. Da pochissime ore, ma è domenica.

GEORGE       Insomma... è ridicolo!

MARTHA       Comunque, ormai è fatto!

GEORGE       (rassegnato e esasperato) E va bene... Ma dove sono? Visto che abbiamo degli ospiti, sai dirmi dove sono?

MARTHA       Arriveranno tra poco.

GEORGE       Cos’hanno fatto finora.., sono andati a casa a schiacciare un pisolino?

MARTHA       Arriveranno tra poco!

GEORGE       Sarei contento se almeno una volta le cose me le dicessi prima... E se la smettessi di prendermi continuamente alla sprovvista.

MARTHA       Io non ti prendo continuamente alla sprovvista.

GEORGE       E invece si... proprio... mi prendi continuamente alla sprovvista.

MARTHA       (con amichevole condiscendenza) Oh, George!

GEORGE       Continuamente.

MARTHA       Povero Georgino che lo trattano sempre male! (Geor­ge è molto imbronciato). Auuuuu... cosa fai? Fai il broncio? EI? Lasciati un po’ vedere.., fai il broncio? E’ questo che fai?

GEORGE       (assai pacatamente) Lascia perdere, Martha...

MARTHA       Auuuuu!

GEORGE       Non t’impicciare...

MARTHA       Auuuuu! (Nessuna reazione). Ehi! (Nessuna reazione). Ehi! (George la guarda con indifferenza). Ehi! (Canta)

Chi ha paura di Virginia Woolf,

Virginia Woolf,

Virginia Woolf....

Ah, ah, ah, ah! (Nessuna reazione). Ma che ti succede... non lo trovi divertente? Eh? (In tono di  sfda) A me sembra formida­bile... formidabile! Non ti è piaciuto?

GEORGE       Non è male, Martha...

MARTHA       Ma se hai riso a crepapelle quando l’hai sentito alla festa.

GEORGE       Ho sorriso. Non ho riso a crepapelle... Ho sorriso, capi­sci?... Non era male...

MARTHA       (gli occhi fissi sul suo bicchiere) E invece hai riso a cre­papelle.

GEORGE       Non era male...

MARTHA       (con cattiveria) Era formidabile!

GEORGE       (pazientemente) Si, era molto divertente.

MARTIIA       (dopo un attimo di riflessione) Mi disgusti!

GEORGE       Come?

MARTHA       Uffa... mi disgusti!

GEORGE       (ci pensa un po’ su, e poi) Non è gentile dire queste co­se, Martha.

MARTHA       Non è cosa?

GEORGE       Non è gentile dire queste cose.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Mi piaci quando t‚Äôarrabbi. Credo che sia il momento in cui mi piaci di pi√Ļ... quando t‚Äôarrabbi. Sei cosi... cosi rimbambi¬≠to! Non hai neanche il... il coso, come si chiama?

GEORGE       Il fegato?

MARTHA       Le solite frasi fatte! (Pausa, poi entrambi scoppiano a ridere). Ehi, vuoi mettere ancora un po’ di ghiaccio nel mio bic­chiere? Non metti mai il ghiaccio nel mio bicchiere. Perché?

GEORGE       (prende il bicchiere di Martha) Lo metto sempre il ghiac­cio nel tuo bicchiere. E’ solo che tu te lo mangi. Hai sempre avu­to quest’abitudine... di mangiarti i cubetti di ghiaccio... come un cocker spaniel. Un giorno o l’altro finirai per spaccarti i denti.

MARTHA       Sono miei i denti!

GEORGE       Qualcuno... qualcuno.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Ne ho sempre pi√Ļ di te.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Due di pi√Ļ.

MARTHA       Be’, due sono tanti.

GEORGE       Forse è vero. E forse è anche un fatto eccezionale... te­nendo conto della tua età.

MARTHA       Smettila! (Pausa). Nemmeno tu sei tanto giovane.

GEORGE       (con gioia puerile) Ho sei anni meno di te... Li ho sem­pre avuti e li avrò sempre.

MARTHA       (accigliata) Si, ma stai diventando calvo.

GEORGE       Anche tu. (Pausa, poi entrambi scoppiano a ridere). Sal­ve, tesoro.

MARTHA       Salve. Avvicinati e da un bel bacione con la lingua alla tua mammina.

GEORGE       ... lascia perdere!

MARTHA       Voglio un bel bacione con la lingua!

GEORGE       (preoccupato) E io invece non voglio baciarti. Ma do­v è questa gente? Dov’è questa gente che hai invitato?

MARTHA       Si sono fermati a chiacchierare con Papà... Arriveran­no... Ma perché non vuoi baciarmi?

GEORGE       (un po’ troppo pratico) Vedi, tesoro, se ti baciassi, mi ecciterei... perderei la testa e ti prenderei con la forza proprio qui, sul tappeto del soggiorno, e proprio in quel momento arri­verebbero i nostri simpatici ospiti e... pensa un po’ che cosa ne direbbe tuo padre.

MARTHA       Porco!

GEORGE       (con arroganza) Ohi! Ohi!

MARTHA       Ha, ha, ha, ha! Versami ancora da bere... amore!

GEORGE       (prendendo il bicchiere) Dio mio, quanto trinchi!

MARTHA       (con voce da bimbetta) Ho ciete.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Ges√Ļ!

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (dondolandosi) Senti, dolcezza, se facciamo a chi beve di pi√Ļ, sono capace di farti finire sotto il tavolo tutte le volte che vuoi... Quindi non preoccuparti per me!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Sono anni, Martha, che ti ho ceduto il primato... Non c‚Äô√® gara a chi √® pi√Ļ ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† disgustoso che tu...

MARTHA       Se tu esistessi, divorzierei... te lo giuro...

GEORGE       Comunque, cerca di rimanere in piedi, non ti chiedo al­tro... Questi che devono arrivare sono ospiti tuoi e...

MARTHA       Non ti vedo nemmeno... Sono anni che non ti vedo...

GEORGE       ... se perdi i sensi, o vomiti, o qualcosa del genere...

MARTHA       ... sei una nullità, ecco, uno zero...

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† ... e cerca anche di non toglierti i vestiti di dosso. Non ci sono molti spettacoli pi√Ļ repellenti di quello che fai tu con un po‚Äô di liquore in corpo e la gonna alzata sopra la testa, dovresti saperlo...

MARTHA       ... un vuoto assoluto...

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† ... o pi√Ļ esattamente sopra le teste...

Suona il campanello dell’ingresso.

MARTHA       La festa! La festa!

GEORGE       (ferocemente) Non vedo l’ora che cominci, Martha...

MARTHA       (stesso tono) Va’ ad aprire.

GEORGE       (senza spostarsi) Vacci tu.

MARTHA       Ti ho detto di andare ad aprire. (George non si muo­ve). Se no, farai i conti con me...

GEORGE       (con finta noncuranza) Puah!

Di nuovo il campanello.

MARYHA      (urlando verso la porta) Avanti! (Tra i denti, a Geor­ge) Va’ ad aprire, ti ripeto!

GEORGE       (si sposta leggermente verso la porta con un lieve sorriso) E va bene, amore, quel che vuole il mio amore. (Si ferma) Sol­tanto, non cominciare con la solita storia, mi raccomando.

MARTHA       La solita storia? Quale storia? Che razza di discorsi fai? Di che cosa stai parlando?

GEORGE       Della solita storia. Non cominciare con la solita storia.

MARTHA       Per l’amor del cielo, stai forse facendo l’imitazione di qualche tuo studente? Dove vuoi andare a parare? Quale sto­ria?

GEORGE       Non cominciare con la solita storia del bambino, mi rac­comando.

MARTHA       Per chi mi prendi?

GEORGE       Per quella che sei.

MARTHA       (veramente in collera) Ah, sì? E invece io ne parlerò del bambino, se ne avrò voglia.

GEORGE       Lascia stare il bambino.

MARTHA       (minacciosa) E’ mio quanto tuo. E se ne avrò voglia ne parlerò.

GEORGE       Ti consiglio di non farlo, Martha.

MARTHA       Consiglia pure quello che vuoi. (Bussano). Avanti. Su, sbrigati, apri la porta.

GEORGE       Ti ho avvertita.

MARTHA       Ma sì.. certo. Apri, adesso!

GEORGE       (avviandosi verso la porta) D’accordo, amore... quel che vuole il mio amore. Ma non ti sembra bello che anche in tempi come questi ci siano persone cosi bene educate? Persone che in­sistono per introdursi nelle case altrui anche quando sentono dall’interno ululati di mostri subumani?

MARTHA       Va a farti fottere!

Mentre Martha dice questa battuta, George spalanca la porta.

Compaiono sulla soglia Honey e Nick. Breve pausa e poi...

GEORGE       (fingendo di essere contento per l’arrivo di Honey e Nick, ma in realtà lieto che abbiano udito l’esplosione di Martha) Ahhhhhhhhh!

MARTHA       (un po’ troppo forte, per rimediare) Ehi! Salve... Veni­te avanti!...

HONEY e NICK (a soggetto) Oh, eccoci qua... Salve.., ecc.

GEORGE       (in tono di constatazione) Voi dovete essere i nostri pic­coli ospiti.

MARTHA       Ah, ah, ah ah! Non badate a quel vecchio musone. A­vanti, ragazzi... e date al musone i cappotti e l’altra roba.

NICK              (senza espressione) Be’, forse non avremmo dovuto ve­nire...

HONEY          Si... è già tardi e...

MARTHA       Tardi? State scherzando? Mettete la vostra roba dove vi pare e venite dentro.

GEORGE       (vagamente, allontanandosi) Dove vi pare... sui mobi­li, sul pavimento... tanto qua dentro non fa differenza.

NICK              (a Honey) Te l’avevo detto che non dovevamo venire!

MARTHA       (stentorea) Ho detto di entrare! Su, entrate!

HONEY          (ridacchiando un poco mentre viene avanti con Nick) Oh! Dio!

GEORGE       (imitando i risolini di Honey) Ih, ih, ih, ih.

MARTHA       (voltandosi verso di lui) Piantala! Chiudi quella fogna!

GEORGE       (offeso e protestando la propria innocenza) Martha! (A Honey e Nick) Martha usa un linguaggio spaventoso, veramen­te spaventoso!

MARTHA       Ehi, figlioli... sedetevi.

HONEY          (sedendosi) Oh, com’è carino qui!

NICK              (meccanicamente) Si... è molto bello.

MARTHA       Oh, grazie.

NICK              (indicando un quadro astratto sulla parete) Di... di chi è?

MARTUA       Quello? Oh, è di un...

GEORGE       ... di un greco con i baffi che Martha ha aggredito una sera in...

HONEY          (per salvare la situazione) Oh, oh, oh, oh, oh!

NICK              In quel quadro c’è una... una...

GEORGE       Una pacata intensità?

NICK              Be’,no... una...

GEORGE       Ah. (Pausa). Forse una certa ribollente distensione?

NICK (ha capito benissimo dove vuole andare a parare George, ma si limita a sorridere con fredda cortesia) No, quel che intende­vo dire era...

GEORGE       Forse... uhm... una distesa intensità pacatamente ribol­lente?

HONEY          Ti sta prendendo in giro, tesoro.

NICK              (freddamente) Lo so.

Un momento di imbarazzato silenzio.

GEORGE       (sincero) Mi dispiace. (Nick muove il capo, come a in­dicare che gli perdona ma che nello stesso tempo si sente tanto superiore). In realtà è una rappresentazione pittorica dell’ordi­ne mentale di Martha.

MARTHA       Ha, ha, ha, ha! Offri da bere ai ragazzi, George. Che co­sa volete, figlioli? Cosa volete bere, eh?

NICK              Honey? Che cosa preferisci?

HONEY          Non lo so caro... Magari un goccio di brandy. Se non vuoi guai, non mescolare mai. (Ridacchia).

GEORGE       Brandy? Soltanto brandy? Semplice, semplice. (Si av­via al bar) E lei?

NICK              Bourbon on the rocks, se non le dispiace.

GEORGE       (preparando le bibite) Dispiacermi? No, non mi dispia­ce. Non credo che mi dispiaccia. E tu Martha? Alcool puro?

MARTHA       Certo. Se non vuoi guai non mescolare mai.

GEORGE       Per quanto riguarda i liquori, col passar degli anni i gu­sti di Martha si sono, come dire... semplificati... cristallizzati. Ai tempi in cui la corteggiavo... be’, non so se questa sia proprio la parola esatta... comunque ai tempi in cui la corteggiavo...

MARTHA       (allegramente) Piantala, dolcezza!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (tornando con i bicchieri di Honey e di Nick) Ai tempi in cui la corteggiavo, dicevo, ordinava le cose pi√Ļ strane! Non lo credereste mai, ma entravamo in un bar... un bar, dico... di quelli che servono whisky, bourbon e birra... e lei subito inco¬≠minciava a fare strane facce e a riflettere con tutte le sue forze, e poi veniva fuori con... brandy Alexander, frapp√© di crema di cacao, gimlet, punch alla fiamma... mai meno di sette liquori per bibita.

MARTHA       Erano buone... mi piacevano.

GEORGE       Vere e proprie bibite per signora.

MARTHA       Ehi, e il mio alcool puro?

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (tornando al bar) Ma gli anni hanno insegnato a Martha 1a lezione delle cose essenziali... il fatto che la crema √® per il caf¬≠f√®, il succo di limone per le torte... e l‚Äôalcool (porta da bere a Martha) puro e semplice.., ecco qui, angelo mio... per i puri e per i semplici. (Leva il bicchiere) Per l‚Äôocchio cieco della men¬≠te, per la tranquillit√† del cuore e per il tubo del fegato. Gi√Ļ tut¬≠to in un sorso!

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (a tutti) Cin cin carissimi. (Tutti bevono). Hai una na¬≠tura di poeta, George... qualcosa che mi ricorda Dylan Thomas e che mi colpisce nel punto pi√Ļ vitale del mio essere.

GEORGE       Non dire volgarità! Abbiamo ospiti!

MARTHA       Ah, ah, ah, ah! (A Honey e Nick) Ehi, ehi! (Canta, bat­tendo il tempo con il bicchiere. Honey le fa coro verso la fine).

Chi ha paura di Virginia Woolf,

Virginia Woolf,

Virginia Woolf,

Chi ha paura di Virginia Woolf...

Martha e Honey ridono; Nick sorride.

HONEY          Oh, com’è divertente! è proprio divertente...

NICK              (interrompendola) Si, certo.

MARTHA       Credevo che mi scoppiassero le budella, davvero... Cre­devo proprio che a forza di ridere mi scoppiassero le budella. A George invece non è piaciuto... Secondo lui non era per nulla divertente.

GEORGE       Buon Dio, Martha, ricominciamo con questa storia?

MARTHA       Angelo mio, sto solo cercando di infonderti un po’ di senso dell’umorismo facendoti vergognare. Nient’altro.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (a Honey e a Nick, con molta pazienza) Secondo Martha non ho riso abbastanza forte. Secondo Martha a meno che... per usare la sua raffinata espressione... non gli ¬ę scoppino le budel¬≠la¬Ľ, uno non si diverte. Capite? Chi non si comporta come un bufalo, manca di senso dell‚Äôumorismo.

HONEY          Be’, io mi sono divertita tanto... è stata una festa meravi­gliosa.

NICK              (cercando di mostrarsi entusiasta) Si... meravigliosa.

HONEY          (a Martha) E suo padre! Oh! Che uomo straordinario!

NICK              (come prima) Si... straordinario.

HONEY          Proprio tanto!

MARTHA       (sinceramente orgogliosa) èun tipo come ce ne sono pochi, vero? Come ce ne sono pochi.

GEORGE       (a Nick) E le consiglio di crederlo!

HONEY          (a George, come per redarguirlo) Ohhhhhhh! è un uomo meraviglioso!

GEORGE       Non ho la minima intenzione di criticarlo. E’un Dio, lo sappiamo tutti.

MARTHA       Lascia stare mio padre!

GEORGE       Si, amore. (A Nick) Quel che volevo dire è che... quan­do uno ha partecipato come me a tante feste del genere...

NICK (interrom pendolo) Mi è piaciuta parecchio. Voglio dire che, oltre a essermi divertito, sono anche molto soddisfatto. Ve­de, quando uno è nuovo in un posto... (George lo guarda so­spettoso). Per conoscere tutti, per essere presentato in giro... per stabilire rapporti con qualcuno... Quando insegnavo nel Kansas...

HONEY          Voi non lo crederete, ma ci è toccato far tutto da soli... vero, caro?

NICK              Be’, sì...

HONEY ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Tutto da soli, vi dico... Io, per esempio, dovevo andare dalle mogli... in biblioteca o al supermarket... e dire: ¬ę Salve, io sono nuova qui... lei deve essere la signora Tal dei Tali, moglie del dottor Tal dei Tali¬Ľ. No, non era per niente simpatico.

MARTHA       Be’, Papà ci sa fare.

NICK              (con non abbastanza entusiasmo) E’ un uomo notevole.

MARTFIA      Può dirlo forte.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (a Nick; in confidenza ma non sussurrato) Lasci che le confidi un segreto, figliolo. Per chi insegna in un‚Äôuniversit√†, ci sono al mondo cose pi√Ļ comode che l‚Äôaver preso in moglie la figlia del preside di questa universit√†. Ci sono cose pi√Ļ co¬≠mode.

MARTHA       (ad alta voce, senza rivolgersi a nessuno in particolare)Dovrebbe essere uno straordinario vantaggio.., per certi uomi­ni sarebbe anzi la grande occasione della loro vita!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (a Nick, con una solenne strizzata d‚Äôocchio) Ci sono co¬≠se pi√Ļ comode a questo mondo, mi creda.

NICK              Beh, capisco che possa provocare un certo... imbarazzo, for­se... questo è possibile, ma...

MARTHA       Certi uomini darebbero il braccio destro per un’occa­sione simile!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (pacatamente) Purtroppo, Martha, nella realt√† di solito si √® costretti a sacrificare una parte un po‚Äô pi√Ļ intima della pro¬≠pria anatomia.

MARTHA       (un ringhio conclusivo di disprezzo) Puaaaah!

HONEY          (alzandosi di scatto) Le sarei grata se mi mostrasse dove... (La voce si affievolisce).

GEORGE       (a Martha, indicando Honey) Martha?

NICK              (a Honey) Stai bene?

HONEY          Ma certo, caro, voglio soltanto... incipriarmi un po’ il naso.

GEORGE       (poiché Martha non si decide ad alzarsi) Martha, vuoi mostrarle dov’è... l’eufemismo?

MARTHA       Eh? Come? Oh, ma certo! (Si alza) Mi scusi, venga. Le faccio vedere la casa.

HONEY          Preferirei...

MARTHA       Darsi una rinfrescata? Ma certo.., venga con me. (Pren­de sottobraccio Honey. Ai due uomini) Intanto, voi due, fatevi una bella chiacchierata tra uomini.

HONEY          (a Nick) Torniamo subito caro.

MARTHA       (a George) George, mi stai proprio facendo venire i nervi!

GEORGE       (felice) Benone!

MARTHA       Dico sul serio, George.

GEORGE       Benissimo, Martha... Benissimo. E adesso... squagliati.

MARTHA       Dico sui serio.

GEORGE       Ti chiedo solo di non metterti a cicalare su... lo sai su che cosa.

MARTHA       (con sorprendente violenza) Parlerò di quell’accidente che vorrò, George!

GEORGE       E va bene, va bene. Sparisci.

MARTHA       Di quell’accidente che vorrò! (Trascinandosi letteral­mente oppresso Honey) Andiamo...

GEORGE       Sparisci. (Le donne escono). E ora che cosa prende?

NICK              Be’, non so... Resterò fedele al bourbon, penso.

GEORGE       (prende il bicchiere di Nick e va al mobile bar) Era que­sto che beveva su al Parnaso?

NICK              Al che?

GEORGE       Al Parnaso.

NICK              Non capisco.

GEORGE       Non ha importanza. (Gli dà il bicchiere) Ecco il bourbon.

NICE              Grazie.

GEORGE       E’ soltanto un giochetto personale tra la cara vecchia Martha e me. (Si siedono) (Pausa) Dunque... lei insegna alla facoltà di Matematica?

NICE              No... uh, no.

GEORGE       Cosi ha detto Martha. O almeno credo. (Senza troppa cordialità) Che cosa l’ha spinta a far l’insegnante?

NICE              Oh...  le stesse cose che... uhm... che hanno spinto lei, immagino.

GEORGE       E quali?

NICK              Prego?

GEORGE       Le ho chiesto quali erano. Quali erano le cose che hanno spinto me?

NICK              (ridendo imbarazzato) Non lo so di preciso.

GEORGE       Lei ha appena detto che le cose che hanno spinto lei era­no le stesse che hanno spinto me.

NICK              (leggermente irritato) Ho solo detto che lo immaginavo.

GEORGE       Ah! Davvero? (Pausa) Le piace questo posto?

NICE              (guardandosi attorno) Sì.. è... è grazioso.

GEORGE       Voglio dire l’università.

NICK              Ah... credevo alludesse...

GEORGE       Si... ho capito che cosa credeva. (Pausa). Volevo dire l’università.

NICK              Beh... mi piace... è un bel posto. (George lo guarda) Pro­prio bello. (George continua a guardarlo). Lei è qui da molto, vero?

GEORGE       (distrattamente, come se non lo avesse udito) Come? Ah... si. Da quando ho sposato... uh, come diavolo si chiama... ah si, Martha. E anche prima. (Pausa). Da sempre. (A se stesso) Speranze infrante e buone intenzioni. Buone, migliori, ottime, ottimissime. (Di nuovo a Nick) Che gliene pare di questa gra­dazione, giovanotto? Eh?

NICK              Mi scusi, signore, se noi...

GEORGE       (con una certa tensione) Lei non ha risposto alla mia do­manda.

NICK              Signore?

GEORGE       Non assuma con me quell’aria di superiorità. (Diverten­dosi alle sue spalle) Le ho chiesto un’opinione su questa grada­zione: buono, migliore, ottimo, ottimissimo. Capito? E allora?

NICK              (con un certo disgusto) Non so proprio che dire.

GEORGE       (con finta incredulità) Davvero non sa che dire?

NICK (decidendosi, con durezza) E va bene.., che cosa vuole che dica? Vuol sentirmi dire che è divertente, per darle modo di contraddirmi e replicare che è triste? O vuol che le dica che è triste per permetterle di ribattere che non è vero perché è diver­tente? Qualunque fosse la mia risposta, in questo giochetto vin­cerebbe sempre lei!

GEORGE       (fingendosi intimidito) Bravissimo! Bravissimo!

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (ancor pi√Ļ adirato) E quando torner√† mia moglie, credo che noi...

GEORGE       (sincero) Su, su, si calmi, ragazzo. Si calmi. (Pausa). Va meglio? (Pausa). Vuole un’altra bibita? Su, mi dia il bicchiere.

NICK              Ho già da bere. Credo proprio che appena mia moglie sarà scesa...

GEORGE       Me lo dia... Ci metto ancora un po’ di ghiaccio. Su, mi dia il bicchiere. (Lo prende).

NICK Quel che voglio dire è... che voi due... lei e sua moglie... sembrate avere in corso una specie di...

GEORGE       Martha e io non abbiamo in corso... niente. Martha e io ci limitiamo a... a fare esercizio... ecco tutto... ci limitiamo a cal­pestare quel tanto di personalità che ci resta... Non ci badi...

NICK              (incerto) Eppure...

GEORGE       (con un brusco cambiamento di ritmo) E adesso... vo­gliamo sederci e chiacchierare un po’?

NICK (di nuovo freddo) E’ che non mi piace... impegolarmi... (bre­ve pausa) uhm... negli affari altrui.

GEORGE       (come se consolasse un bambino) Be’, supererà tutto que­sto... la piccola università e il resto. Dalle nostre parti i letti mu­sicali sono il passatempo preferito della facoltà.

NICK              Signore?

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Ho detto che i letti musicali sono... Be‚Äô, non importa. Vorrei soltanto che lei non continuasse a dirmi ¬ęSignore¬Ľ in quel modo, o per lo meno non con il punto interrogativo dopo. Cosi, insomma: Signore? Lo so che vuol essere un segno di ri¬≠spetto per (con una smorfia) gli anziani... ma... uhm... come lo dice lei... Uhm... Signore?... Signora?

NICE              (con un vago sorriso) Non ci sono intenzioni irrispettose.

GEORGE       Quanti anni ha?

NICK              Ventotto.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Io quaranta e qualcosa. (Attende invano una reazione) Non la sorprende? Voglio dire... non le sembro pi√Ļ vecchio? Questi capelli grigi.., non le fanno pensare a un uomo che ha passato la cinquantina? Non sono di quelli che si dissolvono nell‚Äôambiente... che svaniscono tra il fumo delle sigarette? Eh?

NICK              (cercando con gli occhi un portacenere) Mi pare che lei ab­bia un aspetto... eccellente.

GEORGE       Sono sempre stato magro... Non sono aumentato di un chilo da quando avevo la sua età. Non ho nemmeno messo pan­cia... La sola cosa che ho... è questo piccolo gonfiore appena sot­to la cintura.., ma è carne soda, non grasso. Perché frequento molto i campi di pallamano. Quanto pesa lei?

NICK              Be’,io...

GEORGE       Settanta o settantadue chili a occhio e croce.., vero? E gioca a pallamano?

NICK              Be’, si... no... Voglio dire che non gioco molto bene.

GEORGE       Be’, allora.., giocheremo insieme una volta o l’altra. Martha è sui settantacinque... per quanto riguarda l’età. E il pe­so in chili è ancora superiore. Quanti anni ha sua moglie?

NICK              (un po’ sbalordito) Ventisei.

GEORGE       Martha èuna donna come ce ne sono poche. Suppongo che pesi sui quarantotto chili.

NICK              Sua moglie.., pesa...

GEORGE       No, no, ragazzo mio. La sua. Sua moglie. Mia moglie è Martha.

NICK             Si,lo so...

GEORGE       Se l’avesse sposata lei Martha, saprebbe che cosa signi­fica. (Pausa). Ma anch’io, se avessi sposato sua moglie, saprei che cosa significa... non è così?

NICK              (dopo una pausa) Si.

GEORGE       Martha dice che lei insegna alla facoltà di Matematica o qualcosa del genere.

NICK              (come se lo ripetesse per la centesima volta) No... non è vero.

GEORGE       Martha si sbaglia raramente.., lei forse dovrebbe inse­gnare alla facoltà di Matematica o qualcosa del genere.

NICE              No, sono un biologo. Insegno alla facoltà di Biologia.

GEORGE       (dopo una pausa) Oh! (Poi, come se si ricordasse im­provvisamente di qualcosa) Oh!

NICK              Signore?

GEORGE       Allora è lei! E’ lei che combinerà tutti quei pasticci... che ci farà tutti uguali, che riordinerà i cromozoni o come diavolo si chiamano. Non è cosi?

NICK              (con il solito sorrisetto) Non esattamente: cromosomi.

GEORGE       Sono molto depresso. Lei crede... (si agita sulla sedia) lei crede che la gente impari qualcosa dalla storia? Non che non ci sia qualcosa da imparare, voglio dire, ma la gente impara qualcosa? Io sono nella facoltà di Storia.

NICK              Be’...

GEORGE       Sono un dottore io. A. B. ... M. A. ... P.H. D.   ABMAPHID: c èchi crede che

Abmaphid sia una rovinosa malattia dei lobi frontali o una droga miracolosa. In realtà entrambe le definizio­ni sono esatte. Mi sento molto depresso. Biologia, dunque? (Nick non risponde: si limita ad annuire e a guardarlo). Ho let­to da qualche parte che i romanzi di fantascienza non sono per niente fantastici... che voi altri state riordinando i geni in modo che alla fine ognuno sarà uguale a tutti gli altri. E questo non mi piace! Sarebbe un... peccato. Voglio dire... Guardi me per esem­pio! Sarebbe davvero una buona idea... se tutti avessero qua­rant’anni e qualcosa e ne dimostrassero cinquantacinque? Lei però non ha ancora risposto alla mia domanda sulla storia.

NICK              Quella faccenda di genetica cui lei accennava...

GEORGE¬†¬†¬†¬†¬†¬† Oh, quella! (Un cenno della mano, come per considera¬≠re chiuso l‚Äôargomento). Si, √® molto sconvolgente... molto... de¬≠ludente. Ma la storia √® assai pi√Ļ... deludente. Io sono nella fa¬≠colt√† di Storia.

NICE              Si, me lo ha già detto.

GEORGE       Lo so che gliel’ho già detto... E probabilmente glielo ripeterò ancora parecchie volte. Martha mi dice continuamente che io sono nella facoltà di Storia... nel senso che non sono la facoltà di Storia.., cioè che non dirigo la facoltà di Storia. E in­fatti non dirigo la facoltà di Storia.

NICK              Be’, nemmeno io dirigo la facoltà di Biologia.

GEORGE       Ma lei ha ventun' anni!

NICK              Ventotto.

GEORGE       Ventotto! E forse, quando ne avrà quaranta e qualcosa e ne dimostrerà cinquantacinque, lei dirigerà la facoltà di Sto­ria...

NICK              ... di Biologia...

GEORGE       ... la facoltà di Biologia. Io ho diretto la facoltà di Sto­ria per quattro anni, durante la guerra, ma solo perché tutti era­no via. Poi però... sono tornati tutti... perché nessuno è rimasto ucciso. Ecco com’è il New England. Non è sbalorditivo? In tut­ta questa baracca non c’è stato nemmeno uno che ci abbia lascia­to la pelle. E’ piuttosto irrazionale. (Medita un poco) Sua moglie manca di fianchi.., vero?

NICK              Come?

GEORGE       Non voglio dire di essere un fanatico dei fianchi... E nem­meno di stravedere per le donne con misure da pin-up... Nossignore... proprio no. Mi piace che sia tutto proporzionato. Quei che intendevo dire è che sua moglie ha... i fianchi parecchio sottili.

NICK              Sì... è vero.

GEORGE       (guardando il soffitto) Che cosa staranno facendo di so­pra? Perché è lì che              dovrebbero essere.

NICK              (con finta cordialità) Sa come sono le donne.

GEORGE       (lo guarda a lungo con simulata incredulità; poi la sua at­tenzione si sposta) Neanche uno di quei figli di puttana e rimasto ucciso. Perché, naturalmente, nessuno ha bombardato Washington. No... non è giusto. Ha figli?

NICK              Uhm... no... non ancora. (Pausa). E lei?

GEORGE       (in un vago tono di sfida) Sono affari miei; lei può solo tirare a indovinare.

NICE              Ah?

GEORGE       Niente figli, dunque?

NICK              Non ancora.

GEORGE       La gente... uhm... deve avere figli. Questo volevo dire quando parlavo della storia. Voi altri invece contate di farli con le provette, vero? Voi altri biologi. I bambini. Cosi tutti.., o al­meno quelli che ne hanno voglia.., possono fottere finché gli pa­re. E che ne sarà delle detrazioni fiscali? Non ci ha ancora pen­sato nessuno? (Nick, non sapendo come reagire altrimenti, ridacchia). Ma lei conta di avere figli... A dispetto della storia.

NICE (evasivo) Si... certo. Adesso... preferiamo aspettare... un poco... finché non ci saremo sistemati.

GEORGE       E questa... (Muove la mano indicando non soltanto la stanza e la casa ma anche la campagna circostante) ... questa è la vostra terra promessa... l’Illiria... l’Isola dei Pinguini... Go­morra... Pensate di essere felici qui a New Carthage?

NICE              (leggermente sulla difensiva) Speriamo di poterci restare.

GEORGE       Sempre meglio non specificare troppo, eh? Be’, non è brutta come università, immagino. Voglio dire.., che può anda­re. Non è il Massachusetts Institute of Technology... né l’Uni­versità di California di Los Angeles... né la Sorbona... e nemme­no, tutto sommato, l’Università di Mosca.

NICK              Non intendo dire.., per sempre.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Be‚Äô, non lo dica troppo in giro. Al vecchio non farebbe piacere. Il padre di Martha esige fedelt√† e devozione dal suo... staff. Stavo per usare un‚Äôaltra parola. Il padre di Martha si a¬≠spetta che il suo staff... rimanga attaccato come l‚Äôedera alle pa¬≠reti di questa baracca.., che venga qui, ci invecchi‚Ķ e cada nell‚Äôadempimento del proprio dovere. Un tale, professore di Lati¬≠no e di Dizione, √® effettivamente caduto alla mensa mentre fa¬≠ceva colazione. Ed √® stato seppellito, come molti di noi in pas¬≠sato e molti altri in futuro, sotto il boschetto al di l√† della cap¬≠pella. Dicono... e non ho motivo di dubitarne... che costituia¬≠mo un concime eccellente. Ma il vecchio non verr√† seppellito sotto il boschetto... il vecchio non morir√† mai. Il padre di Martha ha capacit√† di sopravvivenza paragonabili a quelle di certe tartarughe della Micronesia. Corrono voci strane... che non bi¬≠sogna sussurrare davanti a Martha perch√© le schiuma la bocca... che il vecchio, suo padre, ha pi√Ļ di duecento anni. In tutto que¬≠sto probabilmente c‚Äô√® qualche sottinteso ironico, ma non sono abbastanza ubriaco per afferrarlo. Quanti bambini conta di avere?

NICK              Io... non so... Mia moglie...

GEORGE       Ha i fianchi sottili. (Si alza) Beve qualcosa?

NICE              Si.

GEORGE       Martha! (Nessuno risponde). Alla malora! (A Nick) Mi ha chiesto se so come sono le donne... Be’, una delle cose che non so sul loro conto è ciò di cui parlano quando gli uomini chiacchierano tra loro. (Vagamente) Bisognerà che lo scopra una volta o l’altra.

VOCE DI MARTHA Cosa vuoi?

GEORGE       (a Nick) Non è meraviglioso questo suono? Voglio di­re... di che cosa parlano secondo lei?... O non le interessa?

NICK              Di se stesse, immagino.

VOCE DI MARTHA George!

GEORGE       (a Nick) Le ritiene... sconcertanti, le donne?

NICK              Be’... si e no.

GEORGE       (annuendo come chi ha capito tutto) Ah, ah. (Si avvia verso il corridoio e si scontra quasi con Honey che sta rientran­do) Oh, be’, eccone almeno una.

Honey va verso Nick, George rimane in corridoio.

HONEY          (a George) Scenderà subito. (a Nick) Devi vedere che ca­sa, caro... una stupenda vecchia casa.

NICK              Si, io...

GEORGE       Martha!

VOCE DI MARTHA Non puoi aspettare un minuto, perdio2

HONEY          (a George) Scende subito.., sta cambiandosi.

GEORGE       (incredulo) Sta che? Cambiandosi?

HONEY          Si.

GEORGE       Gli abiti?

HONEY          Il vestito.

GEORGE       Perché?

HONEV ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (con un risolino nervoso) Be‚Äô, per star pi√Ļ comoda, im¬≠magino.

GEORGE       (con un’occhiata minacciosa verso il corridoio) Ah, è cosi?

HONEY          Be’, buon Dio, mi sembra che...

GEORGE       Lei non può sapere!

NICK              (mentre Honey sobbalza) Stai bene?

HONEY          (in tono rassicurante, ma nel quale è l’ombra di un gemi­to) Oh si, caro... sto benissimo.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (fremente) Sicch√© vuol stare pi√Ļ comoda, eh? Be‚Äô, la ve¬≠dremo.

HONEY          (a George allegramente) Fino a un minuto fa non sapevo che aveste un figlio.

GEORGE       (voltandosi di scatto) Eh?

HONEY          Un figlio! Non lo sapevo.

NICK Sono affari suoi e io posso soltanto tirare a indovinare. Be’, dev’essere piuttosto grande...

HONEY          Ventun'anni... ventun’anni domani.., è il suo complean­no domani.

NICK              (con un sorriso di vittoria) Ah!

GEORGE       (a Honey) Gliene ha parlato?

HONEY          (sconcertata) Be’, si. Voglio dire...

GEORGE       (incalzandola) Gliene ha parlato.

HONEY          (con un risolino nervoso) Si.

GEORGE       E dice che sta cambiandosi?

HONEY          Si...

GEORGE       E le ha parlato...

HONEY          (allegramente, ma con una certa perplessità) ... del compleanno di vostro figlio... si.

GEORGE       (quasi tra sé) E va bene, Martha... e va bene.

NICK              Come sei pallida, Honey! Vuoi un...

HONET          Si, caro... un po’ di brandy, magari. Appena un goccio.

GEORGE       E va bene, Martha.

NICK              Posso usare.., uhm... il bar?

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Eh? Oh, si... si... naturalmente. Bevete finch√© volete... ne avrete sempre pi√Ļ bisogno man mano che passano gli anni. (Rivolto a Martha, come se fosse nella stanza) Maledetta sgual¬≠drina...

HONEY          (per sai var la situazione) Che ora è, caro?

NICK              Le due e mezzo.

HONEY          Oh, come è tardi!... Dovremmo tornare a casa.

GEORGE       (con cattiveria, ma è troppo preoccupato per rendersene conto) Perché? C’è la babysitter?

NICK              (come per metterlo in guardia) Le ho già detto che non ab­biamo figli.

GEORGE       Come? (Riprendendosi) Oh, mi scusi. Non stavo nem­meno ascoltando... né pensando...

NICK              (a Honey, adagio) Ce ne andiamo tra poco.

GEORGE       (con impeto) Oh no, adesso... non dovete, Martha si sta cambiando.., e non si sta cambiando per me. Sono anni che non sì cambia per me. Se si sta cambiando significa che dobbiamo star qui per... giorni e giorni. Vi è stato concesso un onore, e non dovete dimenticare che Martha è la figlia del nostro ama­rissimo padrone. E’ la sua... palla destra, si potrebbe dire.

NICK Lei forse non può capirmi... ma le sarei grato se non parlas­se cosi davanti a mia moglie.

HONEY          Oh, via...

GEORGE       (incredulo) Davvero? Be’, in fondo ha ragione... Lasciamolo a Martha questo genere di discorsi.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (entrando) Quale genere? (Si √® cambiata e adesso ha l‚Äôaria di star pi√Ļ comoda e, soprattutto, di essere estremamente voluttuosa).

GEORGE       Oh, eccoti qua, cocca.

NICK              (si alza impressionato) Be’...

GEORGE       Ma Martha.., è il vestito che metti la domenica per anda­re in cappella!

HONEY          (con una punta di disapprovazione) Oh, è molto elegante.

MARTHA       (pavoneggiandosi) Le piace? Ne sono proprio conten­ta! (A George) Che cosa diavolo avevi per urlarmi in quel mo­do dalle scale?

GEORGE       Ci sentivamo soli, carissima... ci sentivamo soli senza il dolce suono della tua vocina.

MARTHA       (decidendo di non raccogliere la provocazione) Oh! Be’, allora trotta subito a quel bel baretto...

GEORGE       (nello stesso tono) ... e prepara alla tua mammina una gran bella bibita.

MARTHA       (ridacchia) Esatto. (A Nick) Be’, ve la siete fatta una bella chiacchierata voi due? Avete risolto, come fate sempre voi uomini, i problemi del mondo?

NICK              Be’, noi...

GEORGE       (subito) Quel che abbiamo fatto, se proprio vuoi saper­lo, è cercare di immaginare di che cosa stavate parlando voi due.

Honey ridacchia, Martha ride.

MARTHA       (a Honey) Non sono formidabili? Non sono un urlo questi... (in tono allegramente sprezzante) uomini? (A George) Perché non sei sgattaiolato di sopra a origliare?

GEORGE       Oh, non avrei origliato, Martha... avrei sbirciato.

Honey ridacchia, Martha ride.

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (a George, con finta cordialit√†) √ą una congiura.

GEORGE       E adesso non lo sapremo mai. Peccato!

MARTHA       (a Nick, mentre Honey è raggiante) Ehi, ma lei deve essere proprio in gamba per avere superato i suoi maestri a so­li.., quanti anni?.., dodici? Lo sapevi, George?

NICK Dodici e mezzo, per la precisione. Ma no, ne avevo dician­nove. (A Honey) Non dovevi dirlo, Honey... E’…

HONEY          Ohhhh... Sono cosi fiera di te...

GEORGE       (con serietà e insieme con tristezza) E' molto.., impres­sionante.

MARTHA       (aggressiva) Puoi dirlo forte!

GEORGE       (a denti stretti) Ho detto che ne sono impressionato, Martha. Divento addirittura giallo dall’invidia. Cos’altro do­vrei fare? Vomitare? (A Nick) E' davvero molto impressionan­te. (A Honey) E lei ha ben ragione di esserne fiera.

HONEY          (modesta) Oh, è proprio un caro figliolo.

GEORGE       (a Nick) Non mi sorprenderebbe se uno di questi giorni la nominassero preside della facoltà di Storia.

NICE              Di Biologia.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Gi√†, di Biologia.., naturalmente. Io ho sempre in mente la storia. Oh! Che battuta! (Si mette in posa, con la mano sul cuore, il capo levato e la voce stentorea) ¬ę Io ho sempre in men¬≠te la storia¬Ľ.

MARTHA       (mentre Honey e Nick sogghignano) Ha, ha, ha, ha!

GEORGE       (con un certo disgusto) Adesso credo che mi verserò qualcosa da bere.

MARTHA       Non è la storia che George ha sempre in mente... E’ la facoltà di Storia... E ce l’ha sempre in mente perché...

GEORGE       ...perché non è la facoltà di Storia, ma solo nella facol­tà di Storia. Lo sappiamo, Martha... ne abbiamo parlato a lungo mentre voi eravate di sopra... a farvi belle. Non c’è bisogno di ricominciare.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Hai ragione, cocchino... lasciamo perdere. (Agli altri) George √® infognato nella facolt√† di Storia. √ąuna vecchia fogna della facolt√† di Storia, ecco che cos‚Äô√®. Una fogna... un pantano... una palude. Ha, ha, ha, ha! Una palude! Ehi, palude! Ehi, pa¬≠ludina!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (riesce a controllarsi con un grande sforzo; poi, come se lei gli avesse detto semplicemente ¬ę Carissimo George ¬Ľ) Si,Martha? Posso far qualcosa per te?

MARTHA       (divertita) Be’... certo.., puoi accendermi la sigaretta, se vuoi.

GEORGE       (medita un poco, poi si decide) No... ci sono dei limiti. Voglio dire che si può accettare solo quel tanto che ci evita di scendere un piolo o due sulla vecchia scala dell’evoluzione... (a Nick) ... che è poi il suo campo, immagino... (di nuovo a Mar­tha) perché se no si sprofonda, Martha, ed è una strana scala... dove non si può tornare indietro.., cioè riprendere a salire una volta che si è scesi. (Martha gli manda un bacio pieno d’arrogan­za). Ora…sono pronto a tenerti la mano quando è buio e hai paura dell’orco o a portar fuori le tue bottiglie di gin dopo mezzanotte, in modo che nessuno possa vederle.., ma non ti accen­derò la sigaretta. E questo, come sul dirsi, è tutto.

Breve silenzio.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (sottovoce) Ges√Ļ! (Poi, subito, a Nick) Ehi, lei giocava al football, vero?

HONEY          (poiché Nick sembra immerso nei suoi pensieri) Caro...

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Oh! Si, si... ero un... terzino... ma ero molto pi√Ļ... abile... come pugile.

MAETRA       (con molto entusiasmo) Come pugile! Hai sentito, George?

GEORGE       (rassegnato) Si,Martha.

MARTHA       (a Nick con particolare intensità ed entusiasmo) Dove­va essere molto bravo... Voglio dire che dà l’impressione di non essere mai stato colpito al viso.

HONEY          (con orgoglio) Era campione universitario dei pesi medi per il suo Stato.

NICK              (imbarazzato) Honey...

HONEY          Ma è vero!

MARTHA       E anche adesso dà l’impressione di avere un corpo in perfetta forma... E’così?

GEORGE       (intensamente) Martha, la buona creanza vieta...

MARTHA       (a George, ma sempre guardando Nick) Zitto tu! (Di nuovo a Nick) Non è cosi? Si mantiene in forma?

NICK              (senza imbarazzo, e quasi per incoraggiarla) Abbastanza. Continuo ad allenarmi.

MARTHA       (con un mezzo sorriso) Davvero?

NICK              Già!

HONEY          Oh, si... ha un corpo molto.., solido.

MARTHA       (sempre con quel sorriso, una specie di messaggio perso­nale a Nick) Davvero! Oh, è proprio una bella cosa.

NICK (con un certo narcisismo, ma senza rivolgersi direttamente a Martha) Be’, non si sa mai... (Alza le spalle) ... lei capisce... una volta che uno ce l’ha...

MARTHA       ...non sì sa mai quando può servire.

NICK              Volevo dire... perché buttarlo via quando lo si ha?

MARTHA       Sono perfettamente d’accordo con lei. (Sorridono en­trambi: si è stabilito un rapporto di un tipo non ben precisato). Perfettamente d’accordo.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Martha, la tua oscenit√† √® pi√Ļ di quanto...

MARTHA       Il nostro George non ha molta simpatia per i discorsi sul corpo... vero, dolcezza? (Nessuna risposta). E soprattutto gli garba poco che si arrivi a parlare dei muscoli. Sapete... i ven­tri piatti, i pettorali...

GEORGE       (a Honey) Vuol fare una passeggiata in giardino?

HONEY          Be’, io...

GEORGE       (incredulo) Dunque si sta divertendo? (Alza le spalle) E va bene.

MARTHA       Il nostro pancione non è tanto contento quando la con­versazione si sposta sui muscoli. Quanto pesa lei?

NICK              Settanta chili, settantadue...

MARTHA       Sempre al limite dei pesi medi, eh? Mi congratulo. (Si volta) Ehi, George, raccontagli un po’ quell’incontro di pugila­to che abbiamo avuto noi.

GEORGE       (posando rumorosamente il bicchiere e avviandosi verso il corridoio) Cristo!

MARTHA       George! Raccontaglielo!

GEORGE       (con aria disgustata) Raccontaglielo tu, Martha. Sei tan­to brava in queste cose. (Esce).

HONEY          Sta... sta bene?

MARTHA       (ridendo) Chi? Lui? Ma certo! George e io abbiamo avuto unincontro di pugilato... Oh, Dio, sono già passati ven­t’anni.., un paio d’anni dopo il matrimonio.

NICK              Un incontro di pugilato? Voi due?

HONEY          Davvero?

MARTHA       Già.., noi due.., davvero.

HONEY          (con un risolino e un brivido d’anticipazione) Non riesco a crederlo.

MARTEA       Be’, come dicevo, èstato vent’anni fa, e non su un ring o qualcosa del genere, capite? C’era la guerra allora e Papà ave­va la mania della forma fisica... è sempre stato un ammiratore della forma fisica... Papi dice che l’uomo è fatto solo in parte di cervello.., ma ha anche un corpo e ha il dovere di tenere allenati tutti e due... capite?

NICK              Ah-ah.

MARTHA       Dice che un cervello non può funzionare se non funzio­na anche il corpo.

NICK              Be’, non è esattamente cosi...

MARTHA       Si, forse non è proprio cosi... ma qualcosa di simile. Co­munque... c’era la guerra e Papà pensò che tutti gli uomini do­vessero imparare il pugilato.., per difendersi meglio immagino, cosi quando i tedeschi fossero sbarcati, o qualcosa del genere, i professori al gran completo gli sarebbero corsi incontro e li avrebbero bombardati di pugni fino ad ammazzarli... o almeno credo.

NICK              Probabilmente era una questione di principio.

MARTHA       Può darsi. In ogni modo, una domenica Papà prese con se qualcuno di noi, e andammo in cortile dove lui si mise i guantoni. E’piuttosto forte Papà... Lo conoscete anche voi, del resto.

NICK              Si... si..

MARTHA       E chiese a George di battersi con lui. Maaaa... George non voleva.., probabilmente perché gli seccava far sanguinare il naso di chi gli dava da mangiare...

NICK              Capisco.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Fatto sta che George disse che non ci stava e Pap√† gli disse: ¬ęSu, giovanotto.., che razza di genero sei?¬Ľ e altre cose del genere.

NICK              Si.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† E allora, mentre stavano discutendo... non so ancora perch√© l‚Äôho fatto... mi metto anch‚Äôio un paio di guantoni... senza allacciarli, sapete... e in punta di piedi arrivo alle spalle di George, tanto per scherzare, e grido ¬ęEhi, George ¬Ľ e nello stes¬≠so tempo lascio partire un bel destro... tanto per scherzare, capite?

NICIC                         Ah-ah.

MARTHA       E in quel momento George si volta di scatto e piglia in pieno il diretto alla mascella... Pu! (Nick ride). Non era nelle mie intenzioni... Lo giuro. Comunque... Pu! Centrato in pieno alla mascella.., incomincia a perdere l’equilibrio.., deve essere stato proprio così... barcolla all’indietro di qualche passo, e poi, crasc, finisce per terra.., lungo disteso... in un cespuglio di mir­tilli. (Nick ride, Honey fa tsk, tsk, tsk, scuotendo il capo). Pro­prio una cosa orribile. Divertente ma orribile. (Riflette per qual­che istante, ed esce in una risata soffocata) Credo sia stato il mo­mento decisivo della nostra vita. Davvero! O per lo meno è una buona scusa. (Entra George, con le mani dietro la schiena). E’quella di cui si serve quando vuole spiegare come mai si è tanto infognato... e come mai non ha combinato niente. (George vie­ne avanti. Honey Io vede). E’ stato un incidente.., un maledetto incidente!

George imbraccia una carabina che teneva dietro La schiena e la punta contro la nuca di Martha. Honey strilla e si alza. Si alza anche Nick e, nello stesso istante, Martha volge il capo verso il marito. George preme il grilletto.

GEORGE       Pum!!! (Dalla canna della carabina esce un gran paraso­le cinese rosso e giallo. Honey strilla ancora, ma stavolta con meno vigore e soprattutto con sollievo). Sei morta! Bum! Sei morta

NICK              (ridendo) Buon Dio!

Honey non riesce pi√Ļ a controllarsi. Anche Martha ride, sin quasi a restar senza e la sua sonora risata rimbomba nella stanza. Infine George si unisce all‚Äôallegria ealla confusione ge¬≠nerale. Dopo un po‚Äô le risate si spengono.

HONEY          Oh! Santo cielo!

MARTHA       (gaiamente) Dove l’hai presa quella roba, bastardo?

NICK              (tendendo la mano verso la carabina) Me la fa vedere?

George gliela dà.

HONEY          Non mi sono mai spaventata tanto in Vita mia! Mai!

GEORGE       (leggermente distaccato) Oh, ce l’avevo da un pezzo! T’è piaciuto?

MARTHA       (ridacchiando) Bastardo!

HONEY          (desiderando che qualcuno le dia retta) Non mi sono mai spaventata tanto… mai.

NICK              Un bell’aggeggio.

GEORGE       (chinandosi su Martha) Ti è piaciuto?

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Si... piuttosto grazioso. (Pi√Ļ tenera) Vieni... dammi un bacio.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (indicando gli ospiti) Pi√Ļ tardi, dolcezza. (Ma Martha non si rassegna. Si baciano. George √® in piedi chino sulla pol¬≠trona di lei. Martha gli prende la mano e se la porta al seno. George si svincola) Oh-oh! E‚Äôquesto che vuoi, eh? Cosa voglia¬≠mo fare... un numero lascivo per i nostri ospiti? Eh?

MARTHA       (irritata e offesa) Sozzone!

GEORGE       (una vittoria di Pirro) Ogni cosa al suo posto, Martha... e ogni cosa al momento giusto.

MARTHA       (un insulto non detto) Sei un...

GEORGE       (a Nick che ha ancora in mano la carabina) Adesso le fac­cio vedere.., si fa cosi per ricaricarla. (Chiude il parasole e lo reinserisce nell’arma).

NICK              una trovata maledettamente ingegnosa.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (posa la carabina) E adesso, beviamo! Da bere per tutti! (Prende il bicchiere di Nick senza chiedergli nulla; poi s ‚Äėavvici¬≠na a Martha).

MARTHA       (ancora offesa e irritata) Non ho finito.

HONEY          (mentre George allunga la mano per prendere il suo bic­chiere) Si, credo proprio di averne bisogno.

George prende il bicchiere e va al mobile bar.

NICK              E’ giapponese?

GEORGE       Probabilmente.

HONEY          (a Martha) Non mi sono mai spaventata tanto in vita mia. E lei non si è spaventata? Anche soltanto per un secondo?

MARTHA       (cercando di soffocare la sua collera) Non ricordo.

HONEY          Oooooh!... Scommetto di si.

GEORGE       Credevi davvero che volessi ucciderti, Martha?

MARTHA       (con profondo disprezzo) Tu?... Uccidere me?... Que­sta si che è da ridere.

GEORGE       Be’, potrei anche farlo.., un giorno o l’altro.

MARTHA       Poco probabile.

NICK              (mentre George gli porge il bicchiere) Dov’è il gabinetto?

GEORGE       In fondo a quel corridoio.., e poi a sinistra.

HONEY          E non tornare con un fucile, mi raccomando.

NICK              (ride) Oh,no.

MARTHA       Lei non ha bisogno di quella roba, vero figliolo?

NICK              Ah-ah!

MARTHA       (in tono allusivo) Scommetto di no. Non sa che farsene dei finti fucili giapponesi, eh?

NICK (le sorride. Poi a George, indicando un tavolino all’imbocco del corridoio) Posso lasciar qui il bicchiere? (Esce senza at­tendere risposta).

GEORGE       Ma si... certo... perché no? In questa casa ci sono bic­chieri semivuoti un po’ dappertutto, dove Martha dimentica di averli lasciati... nel guardaroba, sulla sponda della vasca da ba­gno... una volta ne ho persino trovato uno nel freezer.

MARTHA       (divertita suo malgrado) Non è vero!

GEORGE       Ma si.

MARTHA       (c. s.) Non è vero!

GEORGE       (offrendo il brandy a Honey) Si che è vero. (A Honey) Non le fa venire mal di testa il brandy?

HONEY          No, basta non mescolare. E poi io non bevo molto.

GEORGE       (facendo una smorfia senza che lei lo veda) Oh... bene. Suo... suo marito mi diceva dei.., cromosomi.

MARTHA       Di che?

GEORGE       Dei cromosomi, Martha... dei geni o come diavolo si chiamano. (A Honey) Lei ha proprio un marito.., terrificante.

HONEY          (come se lui la prendesse in giro) Ooooooh...

GEORGE       Dico sul serio. E’ proprio terrificante con i suoi cromo­somi e tutto il resto.

MARTHA       Ma se è nella facoltà di Matematica!

GEORGE       No, Martha, è un biologo.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (a voce pi√Ļ alta) Ti dico che √® nella facolt√† di Matema¬≠tica!

HONEY          (timidamente) No, uhm... di Biologia.

MARTHA       (poco convinta) Ne è sicura?

HONEY          (con un risolino) Be’, credo di si. (breve pausa). Certo.

MARTHA       (di malumore) Allora dev’esser proprio vero. Chissà chi ha detto che è nella facoltà di Matematica?

GEORGE       Tu l’hai detto.

MARTHA       (un’irritata spiegazione) Be’, non posso ricordarmi tut­to. Mi presentano quindici insegnanti nuovi con le loro maledet­tissime mogli.., non mi riferisco ai presenti, naturalmente... (Honey annuisce con uno sciocco sorrisetto) ... e dovrei ricordarmi tutto? (Pausa). Sicché è un biologo? Buon per lui. La biologia è ancora meglio. E’ meno... astrusa.

GEORGE       Astratta.

MARTHA       Astrusa! Nel senso di oscura. (Mostra la lingua a Geor­ge) Smettila di correggermi. La biologia è ancora meglio. E’…proprio al centro delle cose. (Ritorna Nick). Lei, ragazzo, è pro­prio al centro delle cose.

NICK              (riprendendo il bicchiere) Ah si?

HONEY          (solito risolino) Credevano che tu fossi nella facoltà di Matematica.

NICK              Be’, forse dovrei esserci.

MARTHA       No, rimanga dov’è... rimanga al... centro delle cose.

GEORGE       Perché continui a ripetere quella frase, Martha? E’ brutta.

MARTHA       (ignorandolo; a Nick) Rimanga li. (Ride) Diavolo, an­che stando li può prendere la direzione della facoltà di Storia con la stessa facilità che in qualunque altro punto. Sicuramente, un giorno o l’altro, qualcuno dovrà assumerla la direzione della facoltà di Storia, e questo qualcuno non sarà certo il nostro caro Geordie... su questo non c’è il minimo dubbio. Non è vero, pa­lude?... Eh?

GEORGE       Per me, Martha, sei sepolta nel cemento sino al collo. (Martha ridacchia). Anzi no... fino al naso... è molto meno ru­moroso.

MARTHA       (a Nick) Il nostro Geordie dice che lei è terrificante. Perché è terrificante?

NICK              (sorridendo) Non sapevo di esserlo.

HONEY          (voce leggermente impastata) E’per i tuoi cromosomi, caro.

NICK              Ah, la faccenda dei cromosomi...

MARTHA       (a Nick) Quale faccenda dei cromosomi?

NICK              Be’, i cromosomi sono...

MARTHA       Lo so cosa sono, caro. E mi piacciono tanto.

NICK              Oh... be’... allora.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Martha li mangia sempre a colazione... li spruzza sui fioc¬≠chi d‚Äôavena. (A Martha) E‚Äô molto semplice, Martha, questo gio¬≠vanotto sta lavorando a un sistema per alterare i cromosomi... be‚Äô, non dico che ci lavori da solo.., probabilmente avr√† un paio di complici.., comunque se gli riesce finir√† per cambiare la com¬≠posizione genetica delle cellule spermatiche, per riordinarla... o pi√Ļ esattamente per ordinarIa.., determinando il colore dei ca¬≠pelli e degli occhi, la statura, il vigore sessuale... immagino.., la pelosit√†, i lineamenti, la salute.., e il cervello. Soprattutto il cer¬≠vello. Tutti gli squilibri verranno corretti ed eliminati, le ten¬≠denze alle diverse malattie scompariranno, e la longevit√† sar√† assicurata. Avremo una razza umana... concepita nelle provet¬≠te... nata nelle incubatrici... superba e sublime.

MARTHA       (impressionata) Oh!

HONEY          Davvero eccitante!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Ma c‚Äô√® un ma! Tutti saranno pi√Ļ o meno uguali... Tutti... e sono sicuro che su questo punto non mi sbaglio... assomiglie¬≠ranno pi√Ļ o meno a questo giovanotto.

MARTHA       Non sarebbe una brutta idea.

NICK              (spazientito) Be’, basta adesso...

GEORGE       Alla superficie sarà tutto piuttosto grazioso.., molto gra­zioso anzi. Ma naturalmente ci saranno anche i lati negativi. Sa­rà necessaria una certa organizzazione.., uhm... perché l’esperi­mento abbia successo. Occorrerà un buon numero di fiale di sperma.

MARTEA       Oh!

GEORGE       Milioni e milioni.., attraverso milioni di piccole opera­zioni che lasceranno cicatrici quasi invisibili nella parte inferio­re dello scroto (Martha ride), ma che garantiranno la sterilità degli imperfetti... dei brutti, degli stupidi... degli inadatti...

NICK              (seccato) Senta un po’...

GEORGE       E grazie a tutto questo avremo col tempo una stupenda specie umana.

MARTHA       Oh!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Temo che non ci sar√† pi√Ļ molta musica n√© molta pittura ma avremo in compenso una civilt√† di uomini snelli, biondi e al limite dei pesi medi.

MARTHA       Auuuu!

GEORGE       Una razza di scienziati e di matematici, ognuno dei quali dedicherà ogni sforzo alla maggior gloria della superciviltà.

MARTHA       Che bello!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Ci sar√†, immagino, come conseguenza di questo esperi¬≠mento, una certa... diminuzione di libert√†.., ma nessuno cerche¬≠r√† pi√Ļ di essere diverso. Culture e razze spariranno... le formi¬≠che diverranno padrone del mondo.

NICK              Ha finito?

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (ignorandolo) E io, naturalmente, sono piuttosto contra¬≠rio a tutto questo. La storia, che √® il mio campo... la storia, di cui sono una delle fogne pi√Ļ famose...

MARTHA       Ha, ha, ha!

GEORGE       ... perderà la sua splendida varietà e la sua imprevedibi­lità. Io e con me la... la sorpresa, la pluralità, il ritmo fluttuante della... storia saremo eliminati. Ci sarà ordine e coerenza... e io sono inflessibilmente contrario a tutto questo. Io non rinuncio a Berlino!

MARTHA       Ma si che ci rinunci, tesoro. Conti forse di difenderla col tuo pancione?

HONEY          Non capisco che cosa c’entri Berlino.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† C‚Äô√® un bar a Berlino Ovest con sgabelli alti un metro e mezzo. E la terra... il pavimento.., e... tanto pi√Ļ in basso di chi sta seduto. Io non rinuncio a cose come queste. No... non ri¬≠nuncio. La combatter√≤, giovanotto.., con una mano sullo scroto, tanto per non correre rischi.., ma con l‚Äôaltra mi batter√≤ con lei sino alla morte.

MARTHA       (con una risata di scherno) Bravo!

NICK              (a George) Appunto. E io diventerò la voce dell’avvenire.

MARTHA       Lo è già, figliolo.

HONEY          (a Nick, ormai ubriaca) Ma perché vuoi fare tutte queste cose, caro? Non me ne hai mai parlato.

NICK              (irritato) Oh, per l’amor di Dio!

HONEY          (offesa) Oh!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Il sintomo pi√Ļ profondo di un‚Äôinfermit√† sociale... √® l‚Äôas¬≠senza del senso dell‚Äôumorismo. Non esiste un monolito capace di stare allo scherzo. Legga la storia. Io la conosco abbastanza la storia.

NICK              (a George, cercando di sdrammatizzare la situazione) Ma non sa molto di   scienza, vero?

GEORGE       Comunque conosco abbastanza la storia. E so quando mi si minaccia.

MARTHA       (a Nick, con voce lasciva) Sicché diventeranno tutti si­mili a lei?

NICK              Ma certo. E io diventerò una formidabile macchina per fot­tere.

MARTHA       Non è cortese.

HONEY          (con le mani sulle orecchie) Non devi, caro... non devi... non devi.

NICK              (brusco) Scusami, Honey...

HONEY ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Un linguaggio simile. √ą...

NICK              Ti ho chiesto scusa. Va bene?

HONEY          (facendo il broncio) Si... va bene. (Breve risatina un po’sciocca. Poi a George) ...Quando arriva suo figlio? (Nuova ri­satina).

GEORGE       Come?

NICK              (con un certo disgusto) Ha detto qualcosa su suo figlio.

GEORGE       Su mio figlio!

HONEY          Quando.., quando viene a casa.., suo figlio? (Ridacchia).

GEORGE       Aaaah! (Eccessivamente gentile) Martha? Quando vie­ne nostro figlio?

MARTHA       Non ti riguarda.

GEORGE       Ma no... voglio sapere... sei stata tu, in fondo, a tirarlo in ballo. Quando viene, Martha?

MARTUA       Ho detto che non ti riguarda. Mi dispiace di averlo ti­rato m ballo.

GEORGE       Ah... Quando si farà vivo quel piccolo sciagurato? Vo­glio dire: domani non è il suo compleanno o qualcosa del ge­nere?

MARTHA       Non ho voglia di parlarne!

GEORGE       (con finta innocenza) Ma Martha...

MARTHA       Non ho voglia di parlarne!

GEORGE       Lo credo bene. (A Honey e a Nick) Martha non ha vo­glia di parlarne. Le dispiace di averlo tirato in ballo.

HONEY          (come un’idiota) Quando viene quel piccolo sciagurato? (Ridacchia).

GEORGE       Già, Martha... visto che hai avuto il cattivo gusto di tirarlo in ballo.., quando viene quel piccolo sciagurato?

NICK              Honey, non credi che...?

MARTHA       George parla male di quel piccolo sciagurato perché... be’, perché ha dei problemi.

GEORGE       Il piccolo sciagurato ha dei problemi? E quali?

MARTHA       Non il piccolo sciagurato... e smettila di chiamarlo cosi! Sei tu! Sei tu che hai dei problemi!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (con finto disdegno) Mai sentito niente di pi√Ļ ridicolo in vita mia.

HONET          Neanch’io.

NICK             Honey...

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Il problema pi√Ļ grosso di George, per quanto riguarda il piccolo.., ah, ah, ah, ah! ... volevo dire nostro figlio, il nostro figliolone, √® che nei pi√Ļ segreti recessi del suo essere non √® del tutto certo che sia proprio figlio suo.

GEORGE       (con estrema serietà) Sei perfida, Martha!

MARTHA       Ma te l’ho detto un milione di volte, tesoruccio... sei l’unico con il quale avrei potuto concepire... e lo sai bene, teso­ruccio.

GEORGE       Sei profondamente perfida!

HONEY          (abbandonandosi a un pianto da ubriaca) Ohi, ohi, ohi, obi!

NICK              Non mi pare un argomento per...

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Martha mente. E voglio che voi lo sappiate. Martha men¬≠te. (Martha ride). Sono pochissime le cose al mondo di cui so¬≠no veramente sicuro... I confini nazionali, il livello dell‚Äôoceano, le opinioni politiche, le regole morali.., sono tutte cose per le quali non sono pi√Ļ disposto a mettere una mano sul fuoco... ma la sola cosa in questo immenso mondo alla deriva di cui sono si¬≠curo √® la mia collaborazione, la mia collaborazione cromosomo¬≠logica alla... creazione del nostro... figliolo.., dai capelli azzurri e dagli occhi biondi.

HONEY          Oh, come sono contenta!

MARTHA       Bel discorso, George!

GEORGE       Grazie, Martha.

MARTHA       Sei stato all’altezza della situazione... Bravo.

HONEY          Bravissimo.

NICK              Honey...

GEORGE       Martha sa... La sa lunga lei.

MARTHA       (con orgoglio) Certo che la so lunga. Sono stata all’uni­versità come chiunque altro.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Martha √® stata all‚Äôuniversit√†. √ą stata anche in un collegio religioso, quando era ancora una bambinetta piccola piccola.

MARTHA       Ed ero atea. (Incerta) Lo sono ancora.

GEORGE       Non atea, Martha... pagana. (A Honey e a Nick) Martha è la sola pagana su questa riva dell’oceano.

Martha ride.

HONEY          Oh, che bella cosa! Vero che è una bella cosa, caro?

NICK              (per compiacerla) Meravigliosa!

GEORGE       E dipinge cerchi azzurri sulle sue cosce.

NICK              Davvero?

MARTHA       (sulla difensiva, per stare al gioco) Qualche volta. (In­vitante) Vuol vederli?

GEORGE       (in tono ammonitorio) Ta, ta, ta.

MARTHA       Ta, ta, ta sarai tu...vecchia baldracca.

HONEY          Non è una baldracca… non può essere una baldracca... è lei una baldracca. (Ridacchia).

MARTHA       (puntando un dito verso di lei) Stia attenta a quello che dice!

HONET          (allegramente) D’accordo. Vorrei un goccio di brandy, per piacere.

NICK              Mi pare che tu abbia bevuto abbastanza, Honey...

GEORGE       Sciocchezze! Da bere per tutti, immagino. (Prende i bic­chieri, ecc.).

HONEY          (facendo eco a George) Sciocchezze.

NICK              (alzando le spalle) Come vuoi.

MARTHA       (a George) Nostro figlio non ha i capelli azzurri.., e nem­meno gli occhi. Ha occhi verdi.., come i miei.

GEORGE       Li ha azzurri, Martha.

MARTHA       (decisa) Verdi.

GEORGE       (in tono di superiorità) Azzurri, Martha.

MARTHA       (con cattiveria) Verdi! (A Honey e a Nick) Ha dei ma­gnifici occhi verdi.., e non con riflessi bruni e grigi, sapete... noc­ciola... no, sono veramente verdi... di un verde puro e profon­do... come i miei.

NICK              (la fissa) I suoi occhi sono... castani, vero?

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Verdi! (Un po‚Äô troppo in fretta) Be‚Äô, con una certa luce possono sembrare castani, ma sono verdi. Non come i suoi pe¬≠ro... un po‚Äô pi√Ļ verso il nocciola. George invece ha gli occhi di un azzurro acquoso... di un azzurro latteo.

GEORGE       Deciditi, Martha.

MARTHA       Volevo concederti il beneficio del dubbio. (Di nuovo agli altri) Anche Papà ha gli occhi verdi.

GEORGE       Ma no! Tuo padre ha gli occhietti rossi... come un topolino bianco. Lo è un topolino bianco, del resto.

MARTHA       Se fosse qui, non oseresti dire una cosa simile. Sei un vigliacco!

GEORGE       (a Honey e a Nick) Sapete... con quella gran cascata di capelli bianchi e quegli occhietti rossi e lucenti... è davvero un grosso topolino bianco.

MARTHA       George odia Papà... e non perché Papà gli abbia mai fatto qualcosa, ma per le proprie...

GEORGE       (annuendo e concludendo la sua frase) ... insufficienze.

MARTHA       (allegramente) Esatto! Hai proprio fatto centro! (Ve­dendo che George sta per uscire) E adesso dove pensi di andare?

GEORGE       Abbiamo bisogno di un altro po’ di beveraggi, angelo.

MARTHA       Ah! (Pausa). Va’, allora.

GEORGE       (uscendo) Grazie.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† √ąun bravo barista.., un perfetto cameriere. Ma odia mio padre quel figlio di puttana. Lo sa?

NICK              (cercando di sdrammatizzare) Oh, andiamo.

MARTHA       (offesa) Crede che io scherzi? Non scherzo mai io... non ho il senso dell’umorismo. Ho il senso del ridicolo ma non quello dell’umorismo. (Con forza) Non ho il senso dell’umorismo!

HONEY          (felice) Neanch’io.

NICK              (indifferente) Ma si che ce l’hai... del tipo sornione.

HONEY          (orgogliosa) Grazie.

MARTHA       E vuol sapere perché quel figlio di puttana odia mio pa­dre? Vuole che glielo dica? D’accordo... Adesso le dirò perché quel figlio di puttana odia mio padre.

HONET          (mostrandosi vagamente attenta) Oh, bene!

MARTHA       (a Honey, con durezza) Certa gente gode delle disgra­zie altrui.

HONEY          (offesa) Non è vero!

NICK              Honey...

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† E va bene! Tacete! Tutti e due! (Pausa). Dunque, ve¬≠dete, la mamma √® morta giovane e io sono praticamente cre¬≠sciuta con Pap√†... (Pausa). Be‚Äô, sono stata a scuola e tutto il re¬≠sto ma pi√Ļ o meno sono cresciuta con lui. Ges√Ļ, come l‚Äôammi¬≠ravo! Lo veneravo addirittura.., si, lo veneravo. Ancora adesso lo venero. E anche lui mi era piuttosto affezionato, sapete? Ave¬≠vamo un vero... rapporto... un vero rapporto...

NICK              Si, si.

MARTHA       E’stato Papà a creare questa università.., voglio dire che ne ha fatto quello che è adesso... E’ tutta la sua vita. Lui èl’università.

NICK              Ah-ah!

MARTHA       E l’università è lui. Sa che dotazione aveva quando lui ne ha assunto la direzione, e che dotazione ha adesso? Vada a controllare, un giorno o l’altro.

NICK              Lo so… ho letto qualcosa.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Stia zitto e mi ascolti... (breve pausa) ... tesoro. Cosi, finita l‚Äôuniversit√† e tutto il resto, me ne tornai qui e per un po‚Äô di tempo non feci praticamente niente. Non ero sposata n√© nien¬≠te del genere. Beeee‚Äô, ero stata sposata... pi√Ļ o meno... per una settimana, quando facevo il secondo anno all‚ÄôAccademia femmi¬≠nile della signorina Muff... all‚Äôuniversit√† insomma. Una specie d‚Äôaccomodamento da Lady Chatterley minorenne, o almeno cosi and√≤ a finire.., quel matrimonio. (Nick ride). Lui falciava il prato dell‚ÄôAccademia, e se ne stava tutto nudo sulla grande

falciatrice meccanica falciando e falciando. Ma Pap√† e la signo¬≠rina Muff si misero d‚Äôaccordo e posero fine a questa storia... in un batter d‚Äôocchio... con un annullamento.., che √® proprio da ridere... perch√© teoricamente non si pu√≤ avere l‚Äôannullamento se il matrimonio √® stato consumato. Comunque mi trovai di nuo¬≠vo vergine, finii gli studi dalla signorina Muff... dove non c‚Äôera¬≠no pi√Ļ bei ragazzi a occuparsi del giardino, ed era veramente un peccato... e tornai qui senza far praticamente niente per un po‚Äô di tempo. Tenevo la casa a Pap√† e mi occupavo di lui... ed era... bello. Era molto bello.

NICII              Si, capisco.

MARTHA       Che significa quel si, capisco? Come lo sa lei? (Nick al­za le spalle non sapendo che cosa rispondere). Tesoro. (Nick sorride). E’  stato allora che mi èvenuta l’idea di sposare uno dell’università.., e non era poi un’idea tanto stupida come si è capito dopo. Papà, voglio dire, aveva il senso della storia.., del­la... continuità... Perché non viene a sedersi qui vicino a me?

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (indicando Honey che √® pi√Ļ di l√† che di qua) Non... non credo... che dovrei... Io...

MARTHA       Come vuole. Il senso della continuità.., della storia.., e in fondo aveva sempre pensato di... trovarsi un genero che po­tesse prendere il suo posto... un giorno o l’altro, quando lui si fosse ritirato. Un successore, capisce?

NICK              Capisco.

MARTHA       E’ abbastanza naturale. Quando uno costruisce qual­cosa, è naturale che voglia trasmetterlo a qualcuno. Cosi mi misi alla ricerca di... un possibile marito tra i nuovi arrivati. Di un principe ereditario. (Ride) Non era un’idea di Papà quella di farmelo sposare. Voglio dire che non ero l’esca... non c’era bisogno di prendermi per avere il premio, no, niente del genere. Era una cosa che era venuta in mente a me. Ma naturalmente molti dei nuovi arrivati avevano già moglie.

NICK              Già.

MARTHA       (con uno strano sorriso) Come lei, figliolo.

HONET          (un’eco distratta) Come te, figliolo.

MARTEA       (con ironia) E fu allora che arrivò George.

GEORGE       (rientrando con una bottiglia) E fu allora che arrivò George portando il whisky. Che cosa stai facendo, Martha?

MARTHA       Sto raccontando una storia. Siediti... e imparerai qual­cosa.

GEORGE       (rimane in piedi. Posa la bottiglia sul mobile bar) Ai tuoi ordini.

HONEY          Dunque lei è tornato!

GEORGE       Appunto.

HONEY ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Caro! √ątornato!

NICK              Lo vedo.

MARTHA       Dov’ero arrivata?

HONEY          Sono tanto contenta

NICK              Ssss!

HONEY          (imitandolo) Ssss!

MARTHA       Ah, si. E fu allora che arrivò George. George che era giovane.., intelligente... e... virile e... affascinante... se riuscite a immaginarvelo...

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† ... e pi√Ļ giovane di te...

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† ... e pi√Ļ giovane di me...

GEORGE       ... di sei anni...

MARTHA       ... di sei anni... Non ha nessuna importanza, George. E fu allora che arrivò bello e vispo alla facoltà di Storia. E sapete che cos’ho fatto io, da quella cretina che sono? Sapete che cosa ho fatto? Me ne sono innamorata.

HONEY          (sognante) Oh, che bello!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† E‚Äô vero. Avreste dovuto vederla. Di notte si sedeva sul prato davanti al mio alloggio e ululava e strappava l‚Äôerba a man¬≠ciate... Non riuscivo pi√Ļ a lavorare.

MARTHA       (ride sinceramente divertita) Si, mi innamorai di lui... di quello li.

GEORGE       Martha, in fondo, èuna romantica.

MARTHA       vero. Per questo mi innamorai di lui. E il matrimo­nio sembrava anche... pratico. Perché, come sapete, Papà stava cercando qualcuno che...

GEORGE       Un momento, Martha...

MARTHA       ... che potesse prendere il suo posto il giorno in cui a­vesse deciso...

GEORGE       (duro) Un momento, Martha.

MARTHA       ... di ritirarsi.,, e cosi pensai...

GEORGE       Basta, Martha!

MARTHA       (irritata) Che cosa ti prende?

GEORGE       (con estrema pazienza) Credevo volessi raccontare la sto­ria del nostro fidanzamento... Non sapevo che intendessi parla­re anche di quell’altra faccenda.

MARTHA       E invece si!

GEORGE       Al tuo posto non lo farei.

MARTHA       Ah... non lo faresti? Be’, non sei al mio posto!

GEORGE       Ti sei già lasciata scappare qualcosa su quel che tu sai...

MARTHA       Su che?

GEORGE       ... sulla pupilla dei nostri occhi.,. sul rampollo.. sul pic­colo sciagurato... su nostro figlio.., e se tocchi anche quest’altra faccenda, ti avverto, Martha, che mi arrabbio sul serio.

MARTHA       (ridendo) Ah si?

GEORGE       Ti avverto.

MARTHA       (incredula) Che cosa fai?

GEORGE       (molto pacato) Ti avverto.

NICK              Credete davvero che dobbiamo...?

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† E va bene, sono avvertita! (Pausa, poi a Nick e Honey) Cosi, dunque, sposai il figlio di puttana e tutto sembrava a po¬≠sto... Era il marito.., e sarebbe stato l‚Äôerede. Un giorno o l‚Äôaltro avrebbe assunto la direzione.., prima della facolt√† di Storia e poi, quando Pap√† si fosse ritirato, dell‚Äôintera universit√†... mi seguite? E‚Äô cosi che avrebbero dovuto andare le cose. (A George che, in piedi davanti al mobile bar, le volta le spalle) Ti stai ar¬≠rabbiando, cocchino? Eh? (Di nuovo a Honey e Nick) Cosi a¬≠vrebbero dovuto andare. Tutto molto semplice. E anche Pap√† sembrava considerarla una buona idea. Almeno per qualche tem¬≠po. Per un paio d‚Äôanni! (A George) Sei sempre pi√Ļ arrabbiato? (Di nuovo a Nick e Honey) Perch√©, dopo averlo tenuto d‚Äôocchio per un paio d‚Äôanni, incominci√≤ a pensare che in fondo non era un‚Äôidea tanto buona.., che forse George non aveva la stoffa... che non ce l‚Äôaveva proprio.

GEORGE       (sempre volgendole le spalle) Basta, Martha!

MARTUA       (con cattiveria trionfante) Basta un accidente! Vedete, George non aveva molta.., energia... non era particolarmente... aggressivo. Insomma era una specie di... (con violenza volgen­dosi verso George) ... di disastro! Un grande... grosso... e gras­so.., disastro!

Immediatamente dopo questa parola, George spacca una botti­glia contro il mobile bar e resta immobile, sempre volgendo la schiena agli altri, e tenendo quel che resta della bottiglia per il collo. Pausa. Tutti sono immobili. Poi...

GEORGE       (quasi piangendo) Ho detto basta, Martha.

MARTHA       (dopo una breve riflessione) Spero che fosse una botti­glia vuota, George. Faresti male a sprecare cosi il liquore.., con lo stipendio che guadagni. (George, sempre immobile, lascia ca­dere a terra la bottiglia rotta). Uno stipendio di professore incaricato. (A Nick e Honey) Voglio dire che non era capace... di raccogliere fondi ai pranzi dei finanziatori... Non aveva.., per­sonalità, capite? E questa per Papà, come potete immaginare, fu una delusione. Così ora, eccomi qui appiccicata a questo di­sastro...

GEORGE       (voltandosi) Smettila, Martha.

MARTHA       … a questo rifiuto della facoltà di Storia...

GEORGE       Smettila, smettila...

MARTHA       (alzando la voce per controbattere quella del marito)

che ha sposato la figlia del Preside, che doveva diventare qualcuno, e non un nessuno, un topo di biblioteca, un individuo così maledettamente contemplativo da non combinare mai niente di buono, un individuo senza nervi sufficienti a rendere qualcuno orgoglioso di lui. E va bene, George!

GEORGE       (prima in sotto fondo, poi urlando per coprire la voce della donna) Ti ho detto di smetterla. E va bene... e va bene. (Canta)

Chi ha paura di Virginia Woolf,

Virginia Woolf,

Virginia Woolf,

Chi ha paura di Virginia Woolf, ecc.

GEORGE e HONEY (che gli fa coro con voce da ubriaca) Chi ha paura di Virginia Woolf,

Virginia Woolf,

Virginia Woolf, ecc.

MARTHA       Basta!

Breve pausa.

HONEY          (alzandosi e avviandosi verso il corridoio) Sto male... Sto male... Tra poco vomito...(Esce).

NICK              (correndole appresso) Oh, per l’amor di Dio! (Esce).

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (li segue, ma prima di andarsene si volge a guardare Geor¬≠ge con disprezzo) Ges√Ļ!

Escono. George è solo in scena.

Sipario.

ATTO SECONDO

Walpurgisnacht

George èsolo in scena, Rientra Nick.

NICK (dopo una pausa) Credo.., credo che stia meglio. (Nessuna risposta). Non... non dovrebbe bere. (Nessuna risposta) E’ fragile. (Nessuna risposta). Ha... i fianchi sottili, come diceva lei. (Vago sorriso di George). Mi dispiace proprio.

GEORGE       (pacato) Dov’è il mio tesoruccio? Dov’è Martha?

NICE              In cucina.., a fare il caffè. Sta... Sta spesso male.

GEORGE       (preoccupato) Martha? Ma se Martha non èmai stata ammalata un giorno in vita sua, non contando il tempo che pas­sa nelle case di salute...

NICK (anche lui pacato) No, non Martha, mia moglie... è mia mo­glie che sta spesso male. Martha è sua moglie.

GEORGE       (con un certo rammarico) Si... lo so.

NICK              (affermativo) Non è vero che passa del tempo nelle case di salute.

GEORGE       Chi? Sua moglie?

NICK              No. La sua.

GEORGE       Ah! La mia. (Pausa). No, non è vero.., ma dovrebbe; vo­glio dire che se io... fossi lei... ce la manderei. Ma non sono lei... e allora non ce la mando. (Pausa). Mi piacerebbe però. Certe volte qui l’atmosfera è un po’ troppo vivace.

NICK              (freddo) Non ne dubito.

GEORGE       Ne ha avuto un esempio del resto.

NICK              Ho cercato di non...

GEORGE       Immischiarsi. E’ cosi, vero?

NICK              Sì... e così.

GEORGE       Me l’ero immaginato.

NICK              Mi è parsa una situazione.., imbarazzante.

GEORGE       (sarcastico) Ah, imbarazzante?

NICK              Si. Davvero. Certo.

GEORGE       (facendogli il verso) Si. Davvero. Certo. (Poi ad alta vo­ce, ma rivolgendosi a se stesso) E’ disgustoso!

NICK              Senta un po’! Non avevo niente...

GEORGE       Disgustoso! (Pacatamente ma con grande intensità) Cre­de che mi piaccia vedere quella... non so come definirla... scher­nirmi, e dilaniarmi davanti... (muove la mano in un gesto sprez­zante) ... a lei? Crede che mi faccia piacere?

NICK              (freddo, ostile) Be’, no... non credo che le faccia piacere.

GEORGE       Ah, non lo crede?

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (sempre pi√Ļ ostile) No... Non lo credo.

GEORGE       (sprezzante) La sua simpatia mi disarma... la sua... la sua compassione mi fa venir voglia di piangere. Grosse lacrime sa­late e antiscientifiche!

NICK (con grande disprezzo) Non capisco perché dobbiate impor­re agli altri tutto questo.

GEORGE       Io?

NICK              Se lei e sua... moglie.., volete azzuffarvi come due...

GEORGE       Io! Sono io che lo voglio!

NICIC                         ... bestie, non capisco perché non lo facciate quando non c’è nessuno...

GEORGE       (è in collera ma ride) Senta un po’ lei, piccolo, tronfio ipocrita...

NICK              (un’autentica minaccia) La finisca.., signore! (Pausa). Badi a quello che fa!

GEORGE       ... di uno scienziato!

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Non ho mai picchiato un uomo pi√Ļ anziano.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (breve riflessione) Ah! (Pausa). Lei picchia soltanto i pi√Ļ giovani.., e i bambini... le donne... gli uccelli. (Si accorge che Nick non sorride) Be‚Äô, ha ragione, naturalmente. Non √® un bel¬≠lo spettacolo.., quello di due persone mature che cercano di fe¬≠rirsi a vicenda, tutte rosse in viso e ansanti, e che sbagliano qua¬≠si tutti i colpi.

NICK Oh, voi due non sbagliate tanto spesso... siete piuttosto bravi. Impressionanti, addirittura.

GEORGE       E le cose impressionanti la impressionano, vero? Lei è... facilmente impressionabile... una specie di... idealista pragma­tico.

NICK (un sorriso appena accennato) No, è solo che qualche volta so ammirare cose che di solito non ammiro. La flagellazione, per esempio, non è il mio divertimento preferito, ma...

GEORGE       ... ma sa ammirare un buon flagellatore... un vero pro­fessionista...

NICK              Be’... si.

GEORGE       Sua moglie vomita parecchio, eh?

NICK              Non ho detto questo... ho solo detto che sta spesso male.

GEORGE       Ah, io avevo capito che...

NICK Be’, è proprio cosi...Mia moglie... vomita parecchio. Quan­do comincia.., non c’è praticamente nulla che possa fermarla... voglio dire che va avanti decisa.., per ore. Non continuamente, ma... con regolarità.

GEORGE       Come un orologio, eh?

NICK              Press’a poco.

GEORGE       Beve?

NICK              Certo. (Senza emozione, a parte una sfumatura di disgu­sto, mentre George s’avvicina col suo bicchiere al mobile bar) L’ho sposata perché era incinta.

GEORGE       (pausa) Ah? (Pausa). Ma mi ha detto di non avere figli... Quando gliel’ho chiesto... mi ha risposto...

NICK Infatti non lo era. Si trattava di una gravidanza isterica. Si è gonfiata e poi si è sgonfiata.

GEORGE       E quando era gonfia lei l’ha sposata.

NICK              Già, e subito dopo si è sgonfiata.

Ridono entrambi, un po’ sorpresi.

GEORGE       Oh... il bourbon è davvero buono.

NICE              Eh... già, il bourbon.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (al bar, immobile) Quando avevo sedici anni e andavo alla scuola media, durante le guerre puniche insomma, un grup¬≠po di noi aveva l‚Äôabitudine di trascorrere a New York il primo giorno di vacanza, prima che ci separassimo per tornare ognuno a casa sua, e alla sera avevamo l‚Äôabitudine di andare al bar del padre di uno di noi, un gangster , perch√© questo accadeva du¬≠rante il Grande Esperimento, o Proibizionismo come viene pi√Ļ spesso chiamato, ed erano brutti tempi per la lobby dei liquori, ma non per i malviventi e gli sbirri, andavamo dunque in quel bar, e bevevamo con gli adulti e ascoltavamo il jazz. E una volta, in questo nostro gruppo, c‚Äôera un ragazzo di quindici anni che qualche anno prima aveva ammazzato la madre con una fucilata. accidentalmente, del tutto accidentalmente, senza nemmeno una ragione inconscia, e su questo non ho il minimo dubbio, neanche l‚Äôombra di un dubbio, e quella sera questo ragazzo venne con noi, e ordinammo da bere e quando tocc√≤ a lui disse: ¬ęVoglio del bergin... datemi un po‚Äô di bergin, per favore... ber¬≠gin con acqua¬Ľ. Be‚Äô, ci mettemmo tutti a ridere.., era biondo e aveva un viso da cherubino, e ridevamo tutti e lui aveva le guan¬≠ce rosse e stava avvampando anche il collo, e allora l‚Äôaiuto-im¬≠broglione che aveva preso nota dei nostri ordini disse a quelli del tavolo vicino ci√≤ che il ragazzo aveva ordinato, e quelli ri¬≠sero, e poi lo ripeterono ad altre persone e le risate aumentaro¬≠no, sempre pi√Ļ persone e sempre pi√Ļ risate, e nessuno rideva pi√Ļ di noi, e nessuno di noi pi√Ļ del ragazzo che aveva sparato alla madre. Dopo un po‚Äô, nel bar conoscevano tutti il motivo di quel¬≠le risate, e tutti incominciarono a ordinare del bergin e mentre l‚Äôordinavano ridevano. Poi, naturalmente, le risate si quietaro¬≠no un poco, ma non cessarono del tutto se non molto tempo dopo perch√© ogni tanto a qualche tavolo c‚Äôera chi ordinava del bergin e si creava una nuova zona di ilarit√†. Bevemmo gratis quella notte, e la direzione ci offri anche lo champagne, o pi√Ļ esattamente ce l‚Äôoffri quel gangster padre di uno di noi. L‚Äôindo¬≠mani, ovviamente, ognuno stette male, tutto solo sul suo treno che si allontanava da New York, e ognuno aveva i suoi postumi di sbornia come un adulto... ma quello fu il pi√Ļ gran giorno del¬≠la mia... giovent√Ļ. (Porge a Nick il bicchiere).

NICK (in tono molto pacato) Grazie. E che cosa ne è stato del ra­gazzo... di quello che aveva sparato a sua madre?

GEORGE       Non glielo dico.

NICK              Come vuole lei.

GEORGE       L’estate seguente, su una strada di campagna, con la pa­tente di guida in tasca e suo padre seduto accanto a lui sul sedile anteriore, per evitare un porcospino deviò bruscamente e andò a sbattere contro un grosso albero.

NICK              No.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Naturalmente non rimase ucciso. E all‚Äôospedale, quando riprese conoscenza e si trov√≤ fuori pericolo, e gli dissero che suo padre invece era morto, incominci√≤ a ridere, mi hanno det¬≠to, a ridere sempre pi√Ļ forte, senza potersi fermare, e dovettero fargli un‚Äôiniezione al braccio, dovettero aspettare che per¬≠desse di nuovo conoscenza, per far cessare questa risata... E quando si riebbe dalle ferite tanto da poter essere trasportato senza danni nel caso che avesse tentato di ribellarsi, lo misero in manicomio. Questo succedeva trent‚Äôanni fa.

NICK              E... c’è ancora?

GEORGE       Oh, si. E mi hanno detto che in questi trent’anni. -. non... ha... emesso... un suono. (Lunga pausa: almeno cinque secondi). Martha! (Pausa). Martha!

NICK              Gliel’ho detto.. - sta facendo il caffè.

GEORGE       Per quella sua moglie isterica che si gonfia e si sgonfia?

NICK              Che si gonfiava e si sgonfiava.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Perch√© adesso non lo fa pi√Ļ?

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† No. Non fa pi√Ļ niente.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (dopo una pausa) La cosa pi√Ļ triste per gli uomini... be‚Äô, no, una delle cose pi√Ļ tristi √® il modo in cui invecchiano.., alcu¬≠ni, almeno. Lo sa invece che cosa succede ai pazzi? Dico a quelli tranquilli... Lo sa?

NICK              No.

GEORGE       Non cambiano.., non invecchiano.

NICK              Non è possibile!

GEORGE       Be’, col tempo probabilmente si. Ma non... nel senso abituale. Conservano una.., pelle compatta e liscia.., il... l’uso incompleto delle cose li lascia... praticamente intatti.

NICK              E lei li invidia?

GEORGE       No. Ma certe cose sono davvero tristi. (Nel tono di un imbonitore) Eppure bisogna farsi forza e affrontarle. Farsi for­za! (Pausa). Martha non ha gravidanze isteriche.

NICK              Mia moglie ne ha avuta solo una.

GEORGE       Già. Martha non ha gravidanze di nessun tipo.

NICK Be’, no... non direi... Avete altri figli? Non so, una bam­bina o qualcosa del genere?

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (come se fosse la cosa pi√Ļ buffa di questo mondo) Abbia¬≠mo cosa?

NICK              Avete altri.. - Voglio dire, avete avuto solo un... bambino... uhm... vostro figlio?

GEORGE       Ah... si, solo uno... un ragazzo... nostro figlio.

NICK              Be’.,. (alza le spalle) ... è bello.

GEORGE       Oh, oh, oh. Si, be’, è una... consolazione, un sacco di fagioli.

NICK              Un che?

GEORGE       Un sacco di fagioli. Sacco di fagioli. Non capisce? (Silla­bando bene le parole) Sac-co di fa-gio-li.

NICE              Ho sentito.., non ho detto di essere sordo.., ho solo detto che non capivo.

GEORGE       Non ha detto niente del genere.

NICK              Ma era sottinteso che non capivo. (A bassa voce) Per l’amor del cielo!

GEORGE       Sta diventando aggressivo.

NICK              (aggressivo) Mi scusi.

GEORGE       Ho solo detto che nostro figlio.., la pupilla dei nostri tre occhi, in quanto Martha è un ciclope... che nostro figlio è un sacco di fagioli, e lei mi diventa aggressivo.

NICK Mi scusi! E’ tardi, sono stanco, è dalle nove che bevo, c’è mia moglie che vomita e intorno sento solo gente che urla...

GEORGE       E cosi diventa aggressivo. Naturale. Be’... non si preoc­cupi. Tutti quelli che vengono qui finiscono per diventare... aggressivi. E’ normale... non se la prenda.

NICK              (aggressivo) Ma io non me la prendo!

GEORGE       Però è aggressivo.

NICE              Si.

GEORGE       Mi piacerebbe dirle la verità su una certa cosa... finché le signore sono via... Mi piacerebbe dirle la verità su quel che ha detto Martha.

NICE              Io non... non do giudizi e quindi non ce n’è nessun biso­gno, a meno che lei...

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Be‚Äô, e io invece voglio dirgliela. So che non le piace im¬≠mischiarsi... so che le piace conservare il suo... distacco scienti¬≠fico di fronte alla.., non riesco a trovare una parola pi√Ļ adatta... alla vita.., e a tutto il resto... ma voglio dirglielo lo stesso.

NICK              (un sorrisetto di cortesia) Sono un...ospite. Faccia pure.

GEORGE       (con ironia) Oh... grazie. Si, queste sue parole mi col­mano di calore e di entusiasmo.

NICK              Be’, se ha intenzione di...

VOCE DI MARTHA                         EHI!

NICK              ... di ricominciare su questo tono...

GEORGE       Attento! Rumori della foresta.

NICK              Eh?

GEORGE       Voci di animali.

MARTHA       (infilando dentro la testa) Ehi!

NICK              Oh!

GEORGE       Be’, ecco l’infermiera modello.

MARTHA       (a Nick) Ci mettiamo a sedere... ci pigliamo il caffè e poi torniamo qui.

NICK              (senza alzarsi) Ah... c’è niente che posso fare?

MARTHA       No. Se ne stia li e ascolti la versione di George. Si an­noi pure a morte.

GEORGE       Monstre!

MARTHA       Cochon!

GEORGE       Bête!

MARTHA       Canaille!

GEORGE       Putain!

MARTHA       (con un gesto di disprezzo) Giààààà! Be’, divertitevi voi due... noi veniamo subito. (Prima di uscire) Hai rimesso in ordine, George?

Martha se n’è andata. George parla al corridoio deserto.

GEORGE       No, Martha, non ho rimesso in ordine. Sono anni che cerco inutilmente di rimettere in ordine.

NICK              Davvero?

GEORGE       Davvero che cosa?

NICK              Davvero sono anni?

GEORGE       (dopo una lunga pausa, fissando Nick) Accomodamenti, malleabilità, compromessi... non sono queste le basi dell’esi­stenza?

NICK              Non cerchi di includere anche me nella sua categoria!

Pausa.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Oh! (Pausa). No, naturalmente no. Per lei le cose sono pi√Ļ semplici.., lei sposa una donna perch√© si √® gonfiata... mentre io, con la mia goffaggine all‚Äôantica...

NICE              Non è stato solo per questo!

GEORGE       Certo che no! Scommetto che aveva anche dei soldi!

NICK              (sembra offeso. Poi, dopo una pausa, con decisione) Si!

GEORGE       Si? (Felice) si! Vuol dire che avevo ragione? Che ci ho azzeccato?

NICK              Be’, vede...

GEORGE       Dio mio, che mira! E al primo colpo, anche! Che gliene pare?

NJCK              Vede...

GEORGE       C’erano anche altre cose.

NICK              Ecco.

GEORGE       Per compensare.

NICE              Appunto.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Ci sono sempre altre cose. (Vedendo che Nick reagisce male) Ne sono sicuro. Non l‚Äôho detto con... cattiveria. Ci sono sempre degli elementi in pi√Ļ... come nel caso mio e di Martha... Ora a prima vista...

NICK              Siamo praticamente cresciuti insieme, vede...

GEORGE       ... la nostra sembra una specie di relazione tirata un po’ troppo in lungo, ma solo a prima vista...

NICK Ci conoscevamo da... oh Dio, non so di preciso... ma da quando avevamo sei anni o pressappoco...

GEORGE       ... perché se torniamo indietro nel tempo, all’inizio di questa storia, quando io ero appena arrivato a New Carthage, be’, allora...

NICK              (con una certa irritazione) Mi scusi.

GEORGE       Come? Ah! No, no... Sono io che mi scuso.

NICK              No... non... non c’è di che.

GEORGE       No... dica pure.

NICK              No... prego.

GEORGE       Mi permetto di insistere... Lei è mio ospite. Dica prima lei.

NICK              Be’, mi sembra un po’ sciocco... adesso.

GEORGE       Non dica assurdità! (Pausa). Ma se lei aveva sei anni, la sua futura moglie doveva averne quattro, immagino.

NICK Be’, forse ne avevo otto... e lei sei. E... avevamo l’abitudi­ne di giocare... al dottore.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† √ąun buon inizio, sanamente eterosessuale

­NICK              (ridendo) Già.

GEORGE       Scienziato fin da allora, eh?

NICK (ride) Già. E la cosa è stata sempre... data come scontata... dalle nostre famiglie e, immagino, anche da noi. E... cosi l’ab­biamo fatto.

GEORGE       (pausa) Cosa avete fatto?

NICE              Ci siamo sposati.

GEORGE       A Otto anni?

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† No, naturalmente. Molto pi√Ļ tardi.

GEORGE       Ah! mi sembrava!

NICE              Non direi che ci fosse tra noi... una passione particolare, nemmeno all’inizio.., del matrimonio, voglio dire.

GEORGE       Be’, certo non potevano esserci sorprese sconvolgenti, dopo il gioco del dottore e tutto il resto.

NICK              (incerto) No...

GEORGE       E comunque è sempre la stessa musica... nonostante quello che dicono delle cinesi.

NICK              E sarebbe?

GEORGE       Mi permetta di versarle da bere. (Prende il bicchiere di Nick).

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Oh, grazie. A forza di insistere non √® che uno diventi pi√Ļ ubriaco, vero?

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Be‚Äô, forse si... ma √® diverso.., ogni cosa sembra muo¬≠versi pi√Ļ lentamente... ci si sente come storditi... a meno di non mettersi a vomitare.., come sua moglie... perch√© allora prati¬≠camente si pu√≤ ricominciare da capo.

NICK              Bevono tutti come spugne qui nell’Est. (Riflette un mo­mento) Anche nel Middle West bevono tutti come spugne.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Si, beviamo moltissimo in questo paese e ho l‚Äôimpres¬≠sione che berremo ancor pi√Ļ in avvenire.., se riusciremo a so¬≠pravvivere. Dovremmo essere arabi o italiani.., gli arabi non bevono e gli italiani si ubriacano soltanto nelle feste religiose. Dovremmo vivere a Creta o in qualche posto del genere.

NICK              (ironicamente) E naturalmente ciò farebbe di noi dei cre­tini.

GEORGE       (leggermente sorpreso) Già. (Tende il bicchiere a Nick) Mi parli dei denari di sua moglie.

NICK              (improvvisamente sospettoso) Perché?

GEORGE       Be’... e allora non me ne parli.

NICK              Perché vuol sapere dei denari di mia moglie? (Minaccioso) Eh?

GEORGE       Be’, pensavo che sarebbe stato divertente.

NICK              No, non è questo che pensava.

GEORGE       (ancora con finta gentilezza) E va bene. Voglio sapere dei denari di sua moglie perché... be’, perché mi interessa la me­todologia... gli accomodamenti pratici attraverso i quali voi, ragazzi della nuova ondata, vi disponete ad assumere il potere.

NICK              Ricomincia?

GEORGE       No, non ricomincio. Vede... anche Martha ha dei dena­ri. Voglio dire che suo padre sta depredando questa università da un mucchio di anni e...

NICK              No, non è vero.

GEORGE       Non è vero?

NICK              No.

GEORGE       (alza le spalle) Benissimo... Il padre di Martha non sta depredando questa università da un mucchio di anni e Martha non ha nemmeno un soldo. Va bene cosi?

NICK              Stavamo parlando dei denari di mia moglie.., non della sua.

GEORGE       D’accordo... parli pure.

NICK              No. (Pausa). Mio suocero... era un uomo di Dio, ed era molto ricco.

GEORGE       Di quale confessione?

NICK Lui... mio suocero... venne chiamato da Dio quando aveva pi√Ļ o meno sei anni, e da allora si mise a predicare, a battezzar la gente, a salvarla, a girare per il paese e divent√≤ piuttosto famo¬≠so... non come certi suoi colleghi, ma piuttosto famoso... e quan¬≠do mori aveva un mucchio di soldi.

GEORGE       Soldi di Dio.

NICK              No... suoi.

GEORGE       E i soldi di Dio che fine hanno fatto?

NICK Quelli li spendeva.., e metteva da parte i suoi. Costruì o­spedali, e fece salpare navi cariche di aiuti, e portò i gabinetti nelle case, e portò fuori la gente, al sole, e costruì tre chiese o come diavolo si chiamavano, e due di esse bruciarono... e finì piuttosto ricco.

GEORGE       (dopo breve riflessione) Be’, mi sembra molto bello.

NICK              Si. (Pausa. Ridacchia) Per questo mia moglie ha un po’ di soldi.

GEORGE       Non soldi di Dio.

NICK              No. Suoi.

GEORGE       Be’, mi sembra molto bello. (Nick ridacchia). Martha invece ha soldi perché la seconda moglie di suo padre... non la madre di Martha ma quella che lui ha sposato quando la madre di Martha è morta... era una vecchia signora con le verruche, molto ma molto ricca.

NICK              Una strega, insomma.

GEORGE       Ma una buona strega, che sposò il topolino bianco (Nick riprende a ridacchiare) .. con gli occhietti rossi.., e lui deve a­verle mordicchiato le verruche o qualcosa del genere, perché quasi immediatamente eccola che scoppia in una gran nuvola di fumo. Puf!

NICK              Puf!

GEORGE       Puf! E, a parte qualche medicina per le verruche, non ne rimase che un gran testamento... Una specie di enorme torta, con una fetta per la città di New Carthage, una fetta per l’uni­versità, una fetta per il papà di Martha e tanto cosi per Martha.

NICK (ormai incapace di controllarsi) Forse... forse mio suocero e la strega con le verruche avrebbero dovuto mettersi insieme; era un topo anche lui.

GEORGE       Davvero?

NICK (crollando) Certo... un topo di chiesa. (Ridono entrambi a lungo, ma è una risata triste; dopo un po’ smettono e riman­gono in silenzio). Sua moglie non ha mai parlato di una matri­gna.

GEORGE       (dopo breve riflessione) Be’, forse non è vero.

NICK              E forse si.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Forse che si... forse che no. Be‚Äô, la sua storia mi sem¬≠bra molto pi√Ļ bella... con quella mogliettina gonfiata e con quel suocero prete...

NICK              Non era un prete... era un uomo di Dio.

GEORGE       Già.

NICK              E mia moglie non è gonfiata... è scoppiata.

GEORGE       Già, già.

NICK              (ridacchiando) Tanto per metter le cose in chiaro.

GEORGE       Mi scusi... Davvero mi scusi.

NICK              Non c’è di che.

GEORGE       Si renderà conto, naturalmente, che ho voluto cavarle fuori tutta questa storia, non perché provassi qualche interesse per la sua movimentata esistenza, ma soltanto perché lei cost­ruisce una minaccia continua e diretta alla mia, ed è per questo che voglio batterla.

NICK              (ancora divertito) Certo... certo...

GEORGE       Voglio dire che.., l’ho avvertita.., che lei è avvertito.

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E va bene, sono avvertito. (Ride) Sono i tipi viscidi come lei, sa, quelli che mi preoccupano di pi√Ļ. Voi, figli di puttana e buoni a niente... siete i peggiori.

GEORGE       Si... lo siamo. Viscidi. Una gomitata nei suoi occhi az­zurri come l’acciaio.., una ginocchiata nel suo solido aureo in­guine... siamo i peggiori.

NICK              Già.

GEORGE       Be’, sono contento che lei non mi creda... So che ha dalla sua parte la storia e tutto il resto...

NICK No, no. E’ lei che ha dalla sua parte la storia... Io ho solo la biologia. La storia e la biologia.

GEORGE       Conosco la differenza.

NICK              Ma non si comporta come se la conoscesse.

GEORGE       No? Credevo che fossimo d’accordo sul fatto che lei a­vrebbe incominciato con l’assumere la direzione della facoltà di Storia prima di prendere in mano tutta la baracca. Un gradino alla volta.., capisce?

NICK              (stiracchiandosi compiaciuto e stando al gioco) Nooo... quel che pensavo di fare è... di insinuarmi in qualche modo, di guar­darmi un po’ in giro, di scoprire tutti i punti deboli e di puntel­larli, ma sempre mettendoci sopra ben chiaro il mio nome... di diventare una specie di dato di fatto e poi di trasformarmi in una.., come dire?

GEORGE       Inevitabilità?

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Esatto... Un‚Äôinevitabilit√†. Mi spiego... Sottrarre qualche lezione ai colleghi pi√Ļ anziani, costituire qualche gruppo specia¬≠le sotto la mia direzione... lavorarmi le mogli che contano...

GEORGE       Ecco l’importante! Può dare tutte le lezioni che vuole e radunare in palestra tutta la giovane élite che le garba, ma finché non incomincia a lavorarsi le mogli che contano, non potrà dire di aver messo in moto qualcosa. Per arrivare al cuore di un uo­mo bisogna passare dal ventre di sua moglie. Non se lo scordi.

NICK              Si... lo so.

GEORGE       E qui le donne non sono meglio delle putas, lebelle di notte del Sud America. Sa cosa fanno nel Sud America.., a Rio? Le putas? Lo sa? Gracidano... come oche... Girano per strada e ti gracidano in faccia... come un mucchio di oche.

NICK              Un branchio.

GEORGE       Eh?

NICK              Un branchio... un branchio di oche... non un mucchio... un branchio.

GEORGE       Be’, visto che vuoi essere preciso, in termini di ornito­logia si dice branco. . - branco, non branchio.

NICK              Branco?

GEORGE       Si, branco.

NICK              (mortificato) Oh!

GEORGE       Si. Be’, girano per la strada e ti gracidano in faccia come un mucchio di oche. Le mogli di tutti i professori, in piena New Carthage, che gracidano come un mucchio di oche davanti al supermarket. Questa è la strada per il potere: lavorarsele tutte!

NICK              Penso che abbia ragione.

GEORGE       Ma certo.

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E sua moglie dev‚Äôessere la pi√Ļ grossa oca del branco... Con il padre preside e tutto il resto!

GEORGE       Può scommetterci tutta la sua inevitabilità storica!

NICK Già. (Si frega le mani) E adesso farei meglio a portarmela in un angolo e a montarla come un cane, eh?

GEORGE       Sicuro che farebbe meglio.

NICK              (guarda George per qualche istante, con un’espressione leg­germente disgustata) Lo sa, quasi quasi sospetto che lei parli sul serio.

GEORGE       No, figliolo... il suo sospetto è che è lei a parlare sul se­rio, e questo le mette addosso uno spavento del diavolo.

NICK              (in un’esplosione di incredulità) A me!

GEORGE       (pacato) Si... a lei.

NICK              Sta scherzando!

GEORGE       (come un padre) Magari... Ora le darò qualche buon con­siglio se vuole...

NICK              Qualche buon consiglio? Lei? Oh Dio! (Ride).

GEORGE       Lei non ha ancora imparato... a prendere tutto quello su cui riesce a mettere le mani... Mi ascolti.

NICK              Lasci perdere!

GEORGE       Le voglio dare un buon consiglio.

NICE              Buon Dio!

GEORGE       Ci sono le sabbie mobili qui e lei finirà per sprofondarci e prima...

NICK              O Dio!

GEORGE       ... prima di essersene reso conto... sarà completamente risucchiato... (Risata beffarda di Nick). Lei per principio mi di­sgusta e personalmente la considero un presuntuoso figlio di puttana, ma sto cercando di gettarle un salvagente. MI ASCOL­TA?

NICE              (sempre ridendo) Certo che l’ascolto. Parla cosi forte che non posso proprio farne a meno.

GEORGE       Basta!

NICK              Ehi, calma.

GEORGE       (breve pausa, poi pacatamente) Basta... E va bene. Lei vuol fare a modo suo, eh? E tutto dovrà andare secondo le sue previsioni perché questo è il disegno della storia, eh?

NICK Ma sì... ma sì. Lei si occupi dei suoi ricami, nonnina. -. Me la caverò benissimo da solo.

GEORGE       (dopo una pausa) Ho cercato di... di raggiungerla... di...

NICK              (sprezzante) ... di stabilire un contatto?

GEORGE       Si.

NICK              ... di comunicare?

GEORGE       Si. Esattamente.

NICK              Ah... è commovente.., è... davvero straziante.., ecco che cos’è. (Con improvvisa violenza) Vada a farsi fottere!

GEORGE       (breve pausa) Eh?

NICK              (minaccioso) Mi ha sentito benissimo.

GEORGE       (a Nick, ma non rivolgendosi a lui) Ci si prende la briga di edificare una civiltà... di... di costruire una società basata sui principi del... del principio... ci si batte per estrarre un signifi­cato comunicabile dall’ordine naturale, una moralità dal disor­dine innaturale della mente umana... si inventano il governo e l’arte e ci si rende conto che sono, e non possono non essere, la stessa cosa.., si portano le cose al punto decisivo.., al punto dove c’è finalmente qualcosa da perdere... e poi all’improvviso, attra­verso la musica, attraverso i suoni sofferti di coloro che costrui­scono e che tentano, arriva il Dies irae. E che cos’è questo Dies irae? Che cosa suona questa tromba? Va’ a farti fottere. C’è un fondo di giustizia in tutto questo, dopo tanti anni... Va’ a farti fottere.

NICK              (breve pausa, poi applaude) Ah, ah! Bravo! Ah, ah! (Con­tinua a ridere).

Intanto rientra Martha con Honey che è pallidissima ma sor­ride coraggiosamente.

HONEY          (con molto stile) Grazie... grazie.

MARTHA       Eccoci qua, un po’ tremolanti ma ancora in piedi.

GEORGE       Bene.

NICK              Come? Ah... AH! Ciao, Honey... stai meglio?

HONET          Un pochino, caro... Ma forse mi converrebbe star seduta.

NICK              Ma certo... Su... siediti vicino a me.

HONET          Grazie, caro.

GEORGE       (quasi tra sé) Commovente.., commovente.

MARTHA       (al marito) Be’? Non chiedi scusa?

GEORGE       (con un’occhiata di traverso) Di che, Martha?

MARTHA       Ma di aver fatto vomitare la nostra piccola e graziosa ospite!

GEORGE       Io non l’ho fatta vomitare.

MARTHA       Ma si!

GEORGE       Ma no!

HONEY          (con un gesto degno di un papa) No... lasciate perdere.

MARTHA       (al marito) Be’, chi credi sia stato?... Il nostro Mister Muscolo? Credi sia stato lui a far star male la sua mogliettina?

GEORGE       Be’, tu fai star male me!

MARTHA       E’ completamente diverso!

HONEY          No, lasciate perdere. lo... io vomito... volevo dire, sto male... ogni tanto, di mia iniziativa.., senza alcuna ragione.

GEORGE       Davvero?

NICK              Sei.., sei delicata, Honey.

HONET          (con orgoglio) L’ho sempre fatto.

GEORGE       Come il Big Ben.

NICK              (minaccioso) Attento!

HONEY          E i medici dicono che non ho niente... organicamente, ca­pite?

NICK              Ma certo che non hai niente.

HONEY          Pensate che poco prima di sposarmi mi è venuta.., l’ap­pendicite... o almeno tutti credevano che fosse appendicite... ma poi risultò essere... un... (Breve risata) .. un falso allarme.

George e Nick si scambiano un’occhiata.

MARTHA       (al marito) Dammi da bere. (George va verso il bar). George fa star male tutti... Quando nostro figlio era ancora un bambino...

GEORGE       No, Martha...

MARTHA       ... vomitava continuamente, a causa di George... 

GEORGE       Ho detto di no!

MARTHA       Era ridotto al punto che tutte le volte che George en­trava in camera sua si metteva subito a vomitare e...

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† ... la vera ragione per cui nostro figlio.., vomitava conti¬≠nuamente era molto pi√Ļ semplice, non poteva sopportare che tu lo tormentassi in continuazione, che entrassi in camera sua con il chimono svolazzante, e riprendessi a tormentarlo gettan¬≠dogli addosso zaffate di liquore e passando le mani su tutto il suo...

MARTHA       Ah si? Allora è per questo che è scappato di casa due volte in un mese? (Agli ospiti) Due volte in un mese! Sei volte in un anno!

GEORGE       (anche lui agli ospiti) Nostro figlio scappava continua­mente di casa perché Martha aveva l’abitudine di aggredirlo.

MARTHA       (urlando) Non ho mai  aggredito in vita mia quel figlio di puttana.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (porgendo a Martha il bicchiere) Tutte le volte che arri¬≠vavo a casa mi correva incontro e diceva: ¬ęLa mamma viene sempre a molestarmi ¬Ľ. Ecco che cosa diceva.

MARTHA       Bugiardo!

GEORGE       (alzando le spalle) Be’, cosi stavano le cose... Tu lo mo­lestavi continuamente. A me sembrava molto imbarazzante.

NICK              Se davvero le sembrava cosi imbarazzante, perché conti­nua a parlarne?

HONEY          (redarguendolo) Caro!

MARTHA       Giusto! (A Nick) Grazie, tesoro.

GEORGE       Non volevo affatto parlarne... Sarei stato felicissimo di non toccare nemmeno l’argomento... Non ho mai voglia di par­lare di lui.

MARTHA       E invece si.

GEORGE       Quando siamo soli, forse.

MARTHA       Ma siamo soli!

GEORGE       Uhm... no, amore... abbiamo ospiti.

MARTHA       (con un’occhiata bramosa a Nick) Certo.

HONEY          Potrei avere un goccio di brandy? Credo che mi farebbe piacere un goccio di brandy.

NICK              Ti sembra una buona idea?

HONEY          Oh, sì... sì, caro.

GEORGE       (avviandosi di nuovo al bar) Ma si! Riempiamola!

NICK              Honey, non credo che...

HONEY          (con petulanza) Servirà a ritrovare l’equilibrio. Adesso mi sento un po’ squilibrata.

GEORGE       Diavolo, non si può avere il passo tanto fermo con mez­za bottiglia in corpo... è normale.

HONEY          Giusto. (A Martha) Mi piace il brandy... mi piace pro­prio.

MARTHA       (leggermente distratta) Buon per lei.

NICK              (rassegnato) Be’, se ti sembra una buona idea...

HONEY ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (sempre pi√Ļ petulante) So perfettamente quel che mi fa bene, mio caro.

NICK              (non precisamente amabile) Si... ne sono convinto.

HONEY          (mentre George le porge il bicchiere) Oh! Benissimo! Grazie. (A Nick) Ma certo, caro.

GEORGE       (pensoso) Una volta anch’io bevevo brandy.

MARTHA       Brandy e bergin.

GEORGE       (duro) Piantala, Martha!

MARTHA       (portandosi una mano alla bocca in un gesto da ragazzi­na) Oh!Oh!

NICK              (in tono vago: è scattato qualcosa) Eh?

GEORGE       (per chiudere l’argomento) Niente.., niente.

MARTHA       Ve la siete fatta una bella chiacchierata voi due, soli soli, eh? George le ha raccontato la sua versione, immagino. E scommetto che le son venute le lacrime agli occhi.

NICE              Be’, no...

GEORGE       No, quel che abbiamo fatto in realtà è stato.., una spe­cie di giro di valzer.

MARTHA       Ah si? Bello!

HONEY          Oh, a me piace ballare.

NICK              Non voleva dir questo, Honey.

HONEY          L’avevo capito! Due uomini adulti che ballano tra loro... buon Dio!

MARTHA       Davvero non le ha detto che senza Papà sarebbe diven­tato qualcuno? Davvero non le ha spiegato che il suo alto sen­so morale gli ha persino precluso qualsiasi tentativo di miglio­rare? No?

NICK              No...

MARTHA       E nemmeno le ha fatto una testa così su quel maledetto libro che stava cercando di pubblicare quando Papà glielo ha impedito?

NICK              Un libro? No.

GEORGE       Ti prego, Martha...

NICK              (insistente) Un libro? Che libro?

GEORGE       (supplice) La prego. Un libro qualunque.

MARTHA       (con ironica incredulità) Un libro qualunque!

GEORGE       Ti prego, Martha!

MAETRA       (quasi delusa) Be’, vedo che non gli hai raccontato tut­ta la tua triste storia. Che ti succede, George? Hai alzato le braccia?

GEORGE       (calmo, serio) No... no. E’solo che devo cercare un mo­do nuovo per combatterti, Martha. Forse i metodi della guerri­glia... o della sovversione interna.., non so. Qualcosa di diver­so, comunque.

MARTHA       Be’, continua a cercare e quando hai trovato fammelo sapere.

GEORGE       (allegramente) D’accordo, amore.

HONEY          Perché non balliamo? A me piace ballare.

NICK              Honey...

HONEY          Davvero! Mi piace ballare.

NICK              Honey...

HONEY          Voglio ballare! Voglio ballare!

GEORGE       E va bene...! Balliamo... perdio!

HONEY          (di nuovo dolcissima, a Martha) Oh, sono cosi contenta... mi piace proprio ballare. E a lei?

MARTHA       (con un’occhiata a Nick) Si... si, non è una brutta idea.

NICK              (realmente nervoso) Evviva.

GEORGE       Evviva.

HONEY          Io ballo come il vento.

MARTHA       (non è un commento) Davvero?

GEORGE       (scegliendo un disco) Martha una volta ha avuto la foto­grafia sul giornale.., oh, saran passati venticinque anni... Sem­bra avesse vinto il secondo premio in una di quelle maratone di ballo che duravano una settimana intera.., e nella foto era li con i bicipiti gonfi che sorreggeva il suo compagno.

MARTHA       Ti dispiacerebbe metter su un disco e star zitto?

GEORGE       No, di certo, amore. (A tutti) Come ci combiniamo? A coppie miste?

MARTHA       Be’, non crederai che io abbia voglia di ballare con te, spero?

GEORGE       (breve riflessione) Nooo... non con lui presente... poco ma sicuro. E nemmeno con questa Ginger Rogers sotto gli oc­chi.

HONEY          Sono pronta a ballare con chicchessia... Anche da sola.

NICK              Honey...

HONEY          Io ballo come il vento.

GEORGE       E va bene, ragazzi. Sceglietevi un compagno e dateci dentro.

Musica: il secondo movimento della Settima di Beethoven.

HONEY          (si è alzata e balla da sola) De, de de da da da-da de, da da-da de da... meraviglioso!

NICK              Honey...

MARTHA       Su, George... spegni!

HONEY          Dum, de de da da, da-da de, dum de da da da... Uiii...!

MARTHA       Spegni, George!

GEORGE       (fingendo di non aver udito) Cosa hai detto, Martha?

NICIK            Honey...

MARTHA       (mentre George alza il volume) Spegni, George!

GEORGE       Come?

MARTHA       (si alza e rapidamente si avvia minacciosa verso il mari­to) E va bene, figlio di puttana...

GEORGE       (ferma improvvisamente il disco. In tono pacato) Che cosa hai detto, amore?

MARTHA       Figlio di...

HONEY          (bloccata a metà nel corso di un movimento) Ha spento! Perché ha spento?

NICK              Honey...

HONEY          (al marito, in tono secco) Piantala!

GEORGE       Mi sembrava molto giusto, Martha.

MARTHA       Ah si, eh?

HONEY          Quando mi diverto un po’, non fai che rimproverarmi.

NICK              (cercando di controllarsi) Scusami, Honey.

HONEY          Ti chiedo solo di lasciarmi in pace!

GEORGE       Be’, perché non scegli tu, Martha? (Si allontana dal grammofono cedendo il posto alla moglie) Assume la direzione Martha... la nostra piccola e cara signora dirigerà personalmen­te la banda.

HONEY          A me piace ballare e tu non vuoi che lo faccia.

NICK              Ma anche a me piace che tu balli.

HONEY          Tu... tu lasciami in pace. (Si siede e beve).

GEORGE       Martha metterà su un motivo che è in grado di capire...Magari la Sagra della Primavera. (Va a sedersi accanto a Honey) Salve, bellona.

HONEY          (un risolino acutissimo) Oooooooh!

CEORGE        (risata beffarda) Ah, ah, ah, ah, ah! Scegli, Martha. Fa’ il tuo numero!

MARTHA       (concentrandosi sul grammofono) Ci puoi scommet­tere!

GEORGE       (a Honey) Vuol ballare con me, tette d’angelo?

NICK              Come ha chiamato mia moglie?

GEORGE       (beffardo) Oh, cielo!

HONEY          (petulante) No! Se non posso eseguire la mia danza inter­pretativa, non voglio ballare con nessuno. Me ne starò qui se­duta a... (Alza le spalle e beve).

MARTHA       (ha messo un disco: un ritmo lento molto orecchiabile) Ecco fatto, è partito, andiamo! (Afferra Nick).

NICE              Eh? Ah... Salve.

MARTHA       Salve.

Ballano lentamente, stretti l’uno all’altra.

HONEY          (facendo il broncio) E noi ce ne stiamo qui seduti a guar­dare!

GEORGE       Già!

MARTHA       (a Nick) Lo sa che èveramente forte?

NICK              Eh-eh.

MARTHA       Mi piace.

NICK              Eh-eh.

HONEY          Ballano come se avessero già ballato insieme.

GEORGE       un ballo familiare... lo conoscono tutti e due...

MARTHA       Non sia timido.

NICE              Non... lo sono...

GEORGE       un rito antichissimo, lo sfregamento dei capezzoli... antico quanto loro.

HONEY          Non.., non capisco cosa intende dire.

Nick e Martha si sono staccati e adesso ballano ai due lati del punto dove sono seduti gli altri due; si guardano in viso, e men­tre i piedi si muovono assai lentamente, i corpi ondeggiano secondo il ritmo... E’ come se fossero calamitati.

MARTHA       Mi piace come si muove.

NICK              E a me piace come si muove lei.

GEORGE       (a Honey) Sono soddisfatti di come si muovono.

HONEY          (che non ha capito bene) Che bello.

MARTI           A (a Nick) Mi stupisce che George non le abbia racconta­to la sua versione.

GEORGE       (a Honey) Non sono carini?

NICK              Be’, non me l’ha raccontata.

MARTHA       E’questo che mi stupisce. (La parole di Martha possi­bilmente secondo il ritmo della musica).

NICK Davvero?

MARTHA       Si... di solito lo fa... quando ne ha l’occasione.

NICK              Se lo dice lei...

MARTHA       E’ davvero una storia molto triste.

GEORGE       Hai delle brutte qualità, Martha.

NICK              Ah sì?

MARTHA       La farebbe piangere.

GEORGE       Delle doti naturali assolutamente odiose.

NICK              Oh, davvero?

GEORGE       Non la incoraggi.

MARTHA       Mi incoraggi.

NICK              Continui.

Avanzano ondeggiando l’uno verso l’altra e poi di nuovo indie­treggiano.

GEORGE       L’avverto.., non la incoraggi.

MARTHA       L’ha avvertita.., non mi incoraggi.

NICK              L’ho sentito.., vada avanti.

MARTHA       (parlando volutamente in versi)

Ecco, il nostro Geordie avea grandi ambizioni

                        benché nel suo passato ci fosser cose strane...

GEORGE       (pacato avvertimento) Martha...

MARTHA       Da cui il nostro Geordie cavò un bel romanzone

che, ahimè, fu destinato a non aver domani.

Ehi, Sono versi! Sono versi!

GEORGE       Attenta, Martha.

NICK              Si, sono versi. Continui, continui.

MARTHA       Ma papà die’ un’occhiata a quel bel romanzone...

GEORGE       Finirai per pigliarti un pugno in bocca... lo sai, Martha.

MARTHA       Non me lo dire...

e tutto ciò che lesse lo fe’ rabbrividire.

NICK              Davvero?

MARTHA       Si... davvero.. -

Era infatti la storia di un bambino cattivo...

GEORGE       (alzandosi) Non intendo sopportarlo!

NICK              (a George) Oh la smetta.

MARTHA       Ha, ha!... di un bambino cattivo che... uhm... che uccise la sua mamma e il padre fe’ morir.

GEORGE       Finiscila, Martha!

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† E Pap√† disse: ¬ęOh no, non puoi pubblicare questa co¬≠sa...¬Ľ

GEORGE       (si precipita verso il grammofono e ferma con violenza il disco) Ecco! Il ballo è finito. Ecco. Adesso puoi continuare.

NICK              Che diavolo sta facendo?

HONEY          (felice) Violenza! Violenza!

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (ad alta voce: una dichiarazione) E Pap√† disse: ¬ęSenti, figliolo, non crederai che ti permetter√≤ di pubblicare questa soz¬≠zura? No, di sicuro, bambino mio.., almeno finch√© insegnerai qui dentro... Pubblica questo maledetto libro e ti troverai a spasso... fottuto senza remissione¬Ľ.

GEORGE       Cessa! Cessa!

MARTHA       Ah, ah, ah, ah!

NICK              (ridendo) Ces...sa!

HONET          Oh! Violenza.., violenza.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† ¬ę Ma dico? Un insegnante di un istituto rispettabile e tradizionale come questo, in una citt√† come New Carthage, che pubblica un libro del genere? Se ci tieni alla tua posizione qui dentro, giovanotto dalle troppe pretese, devi assolutamente ritirare il tuo manoscritto... ¬Ľ

GEORGE       Non vi permetterò di ridere alle mie spalle!

NICK              Oh cielo! Non ci permetterà di ridere alle sue spalle! (Ri­de).

Honey si unisce alla risata, senza sapere bene perché.

GEORGE       No, non ve lo permetterò. (Gli altri tre continuano a ri­dere. Furioso) Il gioco è finito!

MARTHA       (insistendo) Pensare un po’. Un libro su un ragazzo che ammazza la madre e uccide il padre, e sostiene che è stato solo un incidente!

HONEY          (ha perso il controllo di se stessa. Con allegria) Un inci­dente!

NICK              (ricordando qualcosa) Ehi... un momento...

MARTHA       E sapete quale fu il colmo? Sapete cosa rispose a Papà il nostro prode Geordie?

GEORGE       No! No! No! No!

NICK              Un momento...

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Disse... ma Pap√†... voglio dire.., ah ah ah ah... ¬ę ma si¬≠gnore, non √® affatto un romanzo... ¬Ľ (Cambia voce) ¬ęNon √® un romanzo? ¬Ľ (Imitando la voce di George) ¬ęNo, signore.., non e un romanzo... ¬Ľ

GEORGE       (muovendo verso di lei) Non lo dire!

NICK              (intuendo il pericolo) Ehi!

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Accidenti se non lo dico! E tu sta‚Äô lontano da me, ba¬≠stardo! (Indietreggia un poco e imita di nuovo la voce di Geor¬≠ge) ¬ęNo, signore, non √® un romanzo... √® una storia vera... √® real¬≠mente accaduta... a me! ¬Ľ

GEORGE       (le è addosso) T’ammazzo! (L’afferra alla gola).

Lottano.

NICK              EHI! (Cerca di separarli).

HONEY          (selvaggiamente) Violenza! Violenza!

George, Martha, Nick lottano. Urla, ecc.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† ¬ę E‚Äô realmente accaduta! A me! A me!¬Ľ

GEORGE       Satanica bagascia!

NICK              Basta! Basta!

HONEY          Violenza! Violenza!

Gli altri tre continuano a lottare. Le mani di George stringono la gola di Martha. Nick lo afferra, lo stacca da Martha e lo sca¬≠raventa sul pavimento. Ora George √® a terra, Nick sopra di lui e Martha pi√Ļ in l√† con una mano sulla gola.

NICK              Adesso basta!

HONEY          (evidentemente delusa) Oh... oh... oh...

George si lascia cadere su una sedia. Sta male, ma pi√Ļ per l‚Äôumi¬≠liazione subita che per un dolore fisico. Tutti lo guardano. Pausa.

GEORGE       E va bene... va bene.., adesso staremo calmi... staremo tutti.., molto calmi.

MARTHA       (adagio, scuotendo lentamente il capo) Assassino. As... sas...sino.

NICK              (adagio a Martha) No... adesso basta.

Breve pausa. Tutti s’aggirano lentamente per la scena, un po’ imbarazzati, come lottatori che fanno flessioni dopo esser ca­duti.

GEORGE       (apparentemente è di nuovo padrone di sé, ma c’è nelle sue parole una grande tensione nervosa) Be’! Finito questo gio­co, che cosa facciamo adesso? (Martha e Nick ridono nervosa­mente). Su... pensiamo a qualcos’altro. Abbiamo giocato a Umi­liare il Padrone di Casa... e adesso che abbiamo finito.., che co­sa possiamo fare?

NICK              Eh... senta...

GEORGE       Eh senta! (In tono piagnucoloso) Eeeeh... seeeenta. (Vi­vace) Su, dico sul serio! Dei laureati come noi devono per forza conoscere qualche altro gioco... non possono esserci.., limiti al nostro repertorio, no?

NICE              Penso che forse...

GEORGE       Vediamo un po’... che cos’altro possiamo fare? Ci sono altri giochi. Che ne dite di... di giocare a... Saltare addosso alla Padrona di Casa? EH? Che ve ne pare? Che ve ne pare di Salta­re addosso alla Padrona di Casa? (A Nick) Vuoi giocare? Vuol giocare a Saltare addosso alla Padrona di Casa? Eh? Eh?

NICK              (leggermente spaventato) Su, si calmi.

Martha ridacchia.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† O conta di giocarci pi√Ļ tardi... montandola come un cane?

HONEY          (levando freneticamente il bicchiere come per invitare a un brindisi) Saltare addosso alla Padrona di Casa!

NICK              (a Honey, con durezza) Tu sta’ zitta... capito?

Honey obbedisce e resta col bicchiere a mezz’aria.

GEORGE       Sicché per adesso non volete farlo questo gioco? Volete lasciarlo per dopo? E va bene, ma allora a che cosa giochiamo? Dobbiamo pur trovarlo un gioco.

MARTHA       (pacatamente) Al Ritratto di un Uomo che Annega.

GEORGE       (deciso, ma senza rivolgersi a nessuno in particolare) Io non annego.

HONEY          (a Nick, sdegnata e piangente) Mi hai detto di star zitta!

NICK              (spazientito) Mi dispiace.

HONEY          (tra i denti) No che non ti dispiace.

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (ancora pi√Ļ spazientito) Mi dispiace.

GEORGE       (batte rumorosamente le mani) Ci sono! Vi dirò io a che cosa giochiamo. Abbiamo giocato a Umiliare il Padrone di Ca­sa... e almeno la prima mano.., l’abbiamo finita.., e non voglia­mo giocare a Saltare addosso alla Padrona di Casa... non anco­ra.., e allora so io quale gioco bisogna scegliere... Faremo una mano a Maltrattare gli Ospiti. Che ne dite? Che ne dite di una partitina a Maltrattare gli Ospiti?

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (leggermente disgustata) Ges√Ļ, George.

HONEY          Non mi piacciono questi giochi.

NICK              Già.,. mi pare che ormai abbiamo giocato abbastanza...

GEORGE       Oh no no no non è vero. Abbiamo fatto un gioco soltanto... E adesso ne facciamo un altro. Non potete ritirarvi dopo la prima partita.

NICK              A me pare che...

GEORGE       (molto autoritario) Silenzio! (Viene obbedito) E ades­so, come giochiamo a Maltrattare gli Ospiti?

MARTHA       Per l’amor di Dio, George...

GEORGE       Tu sta’ zitta! (Martha alza le spalle). Vediamo un po’.Vediamo un po’... (Riflette un poco e poi) Trovato; Be’... Martha... con la sua indiscrezione abituale... be’, indiscrezione non è la parola esatta, perché Martha in fondo è una candida...   Mar­tha comunque vi ha parlato del mio primo romanzo. Vero o fal­so? Eh? Voglio dire, è vero o è falso che sia avvenuta una cosa del genere? Ah! Ma Martha ve ne ha parlato... del mio primo romanzo, del... delle mie memorie.., e io avrei preferito che non lo facesse, ma, diavolo, quel che è fatto è fatto. Ma! Quello che non ha fatto... quello di cui Martha non vi ha parlato, è il mio secondo romanzo. (Pausa. Martha lo guarda incuriosita e per­plessa). Vero, Martha, che non ne sapevi niente? Dico del mio secondo romanzo. Vero o falso?

MARTHA       (sincera) Vero.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Vero. (Incomincia pacatamente, poi man mano il tono diventa pi√Ļ duro e la voce pi√Ļ alta) Be‚Äô, di fatto √® una allegoria, probabilmente, ma pu√≤ essere letto come una normale e piace¬≠vole storia.., e parla di una coppia che arriva dal Middle West. Una specie di bucolica mi capite? Questa giovane e simpatica coppia, dunque, arriva dal Middle West, e lui √® un biondo sulla trentina, uno scienziato, un insegnante, soprattutto uno scien¬≠ziato... e il suo topolino √®un tipo di mogliettina che tracanna brandy in continuazione.., e...

NICK              Un momento...

GEORGE       ... e sì sono conosciuti quando erano ancora piccoli pic­coli e avevano l’abitudine di andare sotto i tavoli e si intrufola­vano dappertutto, e...

NICK              Ho detto un momento!

GEORGE       E’ il mio gioco questo! Lei il suo lo ha già giocato.., con gli altri. Questo è il mio!

HONEY          (sognante) Voglio sentirla questa storia. Mi piacciono le storie.

MARTHA       George, per l’amor del cielo...

GEORGE       E il padre di Topolino, vedete, era un sant’uomo che di­rigeva una specie di baraccone viaggiante, basato su Cristo e sul­le ragazze, e attirava i fedeli... già... li attirava e basta...

HONEY          (perplessa) E’ una storia che non mi ènuova...

NICK              (con la voce leggermente tremante) Ma no!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† ... e poi mor√¨, il pap√† di Topolino, e gli aprirono la pan¬≠cia e ne schizzarono fuori denari di tutti i tipi.., denari di Ges√Ļ e denari di Maria... A mucchi!

HONEY          (perplessa, sognante) L’ho già sentita questa storia.

NICK              (con pacata intensità, per svegliarla) Honey...

GEORGE       Ma questo è solo l’antefatto, la prima parte del libro. Poi ecco che dagli stati delle pianure arrivano il Biondino e la sua signora. (Ridacchia).

MARTHA       Molto divertente, George...

GEORGE       Grazie... E si installano in una città simile alla nostra New Carthage...

NICK              (minaccioso) Non le consiglio di continuare, signore...

GEORGE       Ah no?

NICK              (meno deciso) No, io... io non glielo consiglio.

HONEY          A me piacciono le vicende familiari.., sono le migliori.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Ha proprio ragione. Ma in realt√† il Biondino era trave¬≠stito. A vederlo lo avreste preso per un inseguante, ma sulle eti¬≠chette del suo bagaglio c‚Äôerano scritte cose ben pi√Ļ grandi... I.S..! I.S.! Inevitabilit√† storica.

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Adesso non c‚Äô√® pi√Ļ bisogno che continui...

HONEY          (sforzandosi di trarre un senso da ciò che le viene raccon­tato) Ma lascialo andare avanti!

GEORGE       E ci andremo. Dunque il Biondino aveva con sé questo bagaglio e una parte del bagaglio aveva la forma del suo topolino…

NICK              Non intendiamo ascoltare oltre!

HONEY          Perché no?

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Ha ragione la sua sposa. E una delle cose del Biondino che nessuno riusciva a capire era il suo bagaglio.. E‚Äô il suo topoli¬≠no. Voglio dire che lo si vedeva, lui campione di nuoto di tutto il Kansas o di qualche posto del genere, con questo topolino di cui si preoccupava ben pi√Ļ di quanto l‚Äôintelletto umano riuscis¬≠se a capire... tenendo conto che, tutto sommato, lei era una spe¬≠cie di tonta...

NICK              Questo non è onesto da parte sua...

GEORGE       Forse no. Ma, come dicevo, il suo topolino tracannava brandy in misura smodata e passava metà del suo tempo a vo­mitare...

HONEY          (incominciando a capire) Io la conosco questa gente…

GEORGE       Davvero?... Ma tra le altre cose era un bagaglio pieno di soldi... Soldi di Dio strappati ai denti d’oro degli infedeli, un prolungamento pratico del grande sogno... e lei sopportava la...

HONEY          (un po’ spaventata) Non mi piace questa storia...

NICK              (sorprendentemente supplice) No... la prego, non…

MARTHA       Forse faresti meglio a smettere, George...

GEORGE       ... e lei sopportava la... Smettere? Ha-ha.

NICK              No... la prego, non...

GEORGE       Prega pure, figliolo.

MARTHA       George...

GEORGE       ... e... a questo punto c’è un flashback e si racconta Co­me Si Sono Sposati.

NICK              No!

GEORGE       (trionfante) sì!

NICK              (quasi gemendo) Perché?

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Come Si Sono Sposati. Be‚Äô, ecco come si sono sposati... Un giorno Topolino si gonfi√≤ tutta, e and√≤ a casa del Biondino, e sporse in fuori il suo gonfiore, e disse... ¬ęguardami ¬Ľ.

HONEY          (si è alzata in piedi, è pallidissima) Non... mi piace... que­sta storia.

NICK              (a George) Basta!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† ¬ęGuardami... sono tutta gonfia¬Ľ. ¬ęOh buon Dio¬Ľ, dis¬≠se il Biondino...

HONEY          (come se fosse lontanissima) ... e così si sposarono...

GEORGE       ...e cosi si sposarono...

HONEY          ..e poi...

GEORGE       ... e poi...

HONEY          (isterica) E poi che cosa?... Che cosa?

NICK              No! No!

GEORGE       (come se parlasse a un bambino) ..e poi il gonfiore spa­rì... come per magia... puf!

NICK              (sta quasi male) Dio mio!

HONEY          ... il gonfiore sparì...

GEORGE       (adagio) Puf.

NICK              Non volevo, Honey... davvero non volevo...

HONEY          Tu... glielo hai raccontato...

NICK              Non volevo... Honey...

HONEY          (inorridita) Tu... glielo hai raccontato! Glielo hai raccon­tato! Oooooh! Oh, no, no, no, no! Non è possibile... oh, noooo!

NICK              Non volevo, Honey...

HONEY          (portandosi le mani al ventre) Oooooh...

NICK              Honey... bambina... mi dispiace... non volevo...

GEORGE       (bruscamente, con un certo disgusto) Ed è cosi che si gioca a Maltrattare gli Ospiti.

HONEY          Mi… mi... viene la... nausea...

GEORGE       Naturale!

NICE              Honey…

HONEY          (isterica) Lasciami in pace... Mi... viene.., la... nausea. (Esce di corsa).

MARTHA       (scuote il capo seguendola con lo sguardo) Dio Onnipo­tente!

GEORGE       (alzando le spalle) Le leggi della storia.

NICE              (tremante) Non avrebbe dovuto farlo.., no, non avrebbe dovuto farlo.

GEORGE       (calmo) Odio l’ipocrisia.

NICK              è stata una cosa crudele... e cattiva...

GEORGE       Sua moglie la dimenticherà. . -

NICE              ... e dannosa!

GEORGE       Si riprenderà...

NICK              Dannosa per me!

GEORGE       (stupito) Per lei?

NICK              Per me!

GEORGE       Per lei?

NICK              Si!!!

GEORGE       Oh bella... oh bella. Perdio, le occorre solo un maiale per scoprire dove sono i tartufi. (Con molta calma) Be’, figliolo, de­ve soltanto raccomodare il suo matrimonio. Le basta raccoglier­ne i pezzi come meglio può... le basta guardarsi in giro e cercare di risolvere tutto nel modo migliore.., e vedrà che a poco a poco si troverà di nuovo in piedi.

MARTHA       (a Nick, in tono pacato) Vada da sua moglie.

GEORGE       Si... vada a raccogliere i pezzi e a escogitare qualche nuo­va tattica.

NICK              (a George, avviandosi verso il corridoio) Se ne pentirà.

GEORGE       si probabile. Mi pento di tutto.

NICK              Intendo dire che la farò pentire io.

GEORGE       (adagio) Non ne dubito. Una situazione molto imbaraz­zante eh?

NICK Giocherò secondo le regole che lei stesso ha fissato... Starò al gioco... E sarò quale lei dice che sono.

GEORGE       Lo è già... solo che non lo sa.

NICK No... Non è vero. Ma lo sarò, signore... le mostrerò qualco­sa che non era nei suoi progetti.

GEORGE       Vada a rimediare al disastro.

NICK              (pacatamente, intensamente) Aspetti e vedrà, signore.

Pausa. George sorride a Martha.

MARTHA       Molto bene, George.

GEORGE       Grazie, Martha.

MARTHA       Veramente bene.

GEORGE       Sono contento che ti sia piaciuto.

MARTHA       Voglio dire che... hai fatto un buon lavoro.., l’hai pro­prio sistemato.

GEORGE       Ah-ah!

MARTHA       Era un pezzo che non mostravi tanta.., vitalità.

GEORGE       Sei tu, tesoro, che riesci a far saltar fuori quel che ho di meglio.

MARTHA       Si... a mandarti a caccia di pigmei!

GEORGE       Pigmei!

MARTHA       Sei un vero bastardo.

GEORGE       Io?

MARTHA       Si, tu.

GEORGE       Bambina, se quel terzino è un pigmeo, è evidente che hai cambiato unità di misura. Che cosa vai cercando adesso... i giganti?

MARTHA       Mi disgusti.

GEORGE       Per te va tutto bene... Voglio dire che puoi stabilire le regole... muoverti come un arabo istupidito dalle droghe, detur­pare tutto quello che ti capita sotto gli occhi e, se ti garba, ferire mezzo mondo. Ma se qualcun altro ci si prova... nossi­gnore.

MARTHA       Sei un miserabile...

GEORGE       (beffardo) Ma, bambina, l’ho fatto solo per te. Pensavo che ti piacesse, dolcezza.., era in perfetta armonia coi tuoi gu­sti... sangue, carneficina e il resto. Pensavo addirittura che tut­ta eccitata.., ti saresti precipitata su di me ansando e sospirando e facendo sussultare i tuoi meloni.

MARTHA       Oh, hai rovinato tutto, George.

GEORGE       Martha, per l’amor di Dio!

MARTHA       Dico sul serio.., hai rovinato tutto.

GEORGE       (dominandosi a stento) Tu puoi startene seduta li in quella poltrona, con il gin che ti cola dalla bocca, e puoi umi­liarmi e dilaniarmi... Tutta la sera... e questo è perfettamente giusto... questo va benissimo...

MARTHA       Tu puoi sopportarlo!

GEORGE       No che non posso!

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Si che puoi! √ą per questo che mi hai sposata!

Pausa.

GEORGE       (calmo) E’una bugia disperatamente disgustosa.

MARTHA       Non lo hai ancora capito?

GEORGE       (scuotendo il capo) Oh... Martha.

MARTHA       Mi duole il braccio a forza di frustarti.

GEORGE       (la guarda incredulo) Tu sei pazza.

MARTHA       Per ventitre anni!

GEORGE       Sei un’illusa, Martha, un’illusa.

MARTHA       E non era questo che volevo!

GEORGE       Pensavo che almeno tu fossi... soddisfatta. Non sapevo. Non... sapevo proprio.

MARTHA       (decisamente in collera) Lo sono.

GEORGE       (come se avesse di fronte una specie di cimice) No... no... tu sei... malata.

MARTHA       (si alza urlando) Ti farò vedere io chi è malato!

GEORGE       Calmati, Martha... stai esagerando.

MARTHA       (di nuovo urlando) Ti farò vedere io chi è malato! Ti farò vedere io!

GEORGE       (la scuote) Basta! (La stringe sulla poltrona) Ho detto basta!

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (pi√Ļ calma) Ti far√≤ vedere io chi √® malato. (Pi√Ļ calma) Hai avuto una giornata campale, eh, ragazzo? Be‚Äô, ora ti acco¬≠modo io... e prima che io abbia finito con te...

GEORGE       ... tu e il terzino... contate di accomodarmi insieme?

MARTHA       … prima che io abbia finito con te, rimpiangerai di non esser morto su quell’automobile, bastardo che non sei altro.

GEORGE       (accompagnando le sue parole con il movimento dell’indi­ce) E tu rimpiangerai di aver parlato di nostro figlio!

MARTHA       (sprezzante) Sììì...

GEORGE       Ti ho avvertita.

MARTHA       Mamma mia che impressione!

GEORGE       Ti ho avvertita: non esagerare.

MARTHA       Ho appena incominciato.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (calmo, pratico) Sono abbastanza ottenebrato‚Ķ e non dal liquore, anche se esso pu√≤ avere in parte influito su questo graduale processo d‚Äôassopimento delle cellule cerebrali.., sono ormai abbastanza ottenebrato da poterti sopportare quando sia¬≠mo soli. Non ti ascolto.., o, quando ti ascolto, passo al vaglio o¬≠gni parola, riduco ogni cosa a una reazione riflessa, sicch√© di fat¬≠to non ti ascolto nemmeno allora, ed √® il solo modo in cui riesco a cavarmela. Ma tu, Martha, nell‚Äôultimo paio di secoli ‚ÄĒ cio√® da quando vivo con te in questa casa ‚ÄĒ hai preso una nuova rotta che sta rendendo tutto eccessivo.., si, eccessivo. Non m‚Äôimporta delle sporche cose che fai in pubblico.., o meglio me ne importa ma mi ci sono abituato... ma ormai ti sei trasferita armi e baga¬≠gli nel tuo mondo fantastico e hai incominciato a fare variazioni sulle tue storture e di conseguenza...

MARTHA       Sciocchezze!

GEORGE       Sì.,. è così.

MARTHA       Sciocchezze!

GEORGE       Be’, su questa strada puoi continuare sin quando vuoi. E quando avrai finito...

MARTHA       Ti sei mai ascoltato, George? Hai mai ascoltato le tue parole? Sei complicato... involuto... ecco che cosa sei. Parli co­me se stessi scrivendo uno dei tuoi stupidi saggi.

GEORGE       Di fatto sono preoccupato per te. Per le tue condizioni mentali.

MARTHA       Non preoccuparti delle mie condizioni mentali, dol­cezza!

GEORGE       Penso di farti rinchiudere.

MARTHA       Che cosa pensi?

GEORGE       (calmo, pronunciando bene le parole) Di farti rinchiu­dere.

MARTHA       (scoppiando a ridere) Ah, bimbo mio, sei impagabile!

GEORGE       Devo trovare un modo per fregarti veramente.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Mi hai gi√† fregato... non hai bisogno di far altro. Ventitre anni con te sono stati pi√Ļ che abbastanza.

GEORGE       Te ne andrai senza far storie, allora?

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Sai che cosa √® successo, George? Vuoi sapere quel che veramente √® successo? (Schiocca le dita) ti saltato finalmente per aria. Non io... lui. Il nostro compromesso. Una pu√≤ tirare avan¬≠ti... in eterno e tutto.., sembra potersi accomodare. Trova per se stessa giustificazioni d‚Äôogni genere... le conosci anche tu... questa √® la vita.., all‚Äôinferno tutto quanto... forse domani sar√† morto.., forse domani sarai morta... giustificazioni d‚Äôogni gene¬≠re. Ma poi, un giorno, una notte, accade qualcosa... e tac! Si spacca tutto. E non le ne importa pi√Ļ un accidente. Con te, ho cercato, mio caro... ho veramente cercato.

GEORGE       Piantala, Martha.

MARTHA       Ho cercato... ho veramente cercato.

GEORGE       (un po’ spaventato) Sei un mostro... ecco che cosa sei.

MARTHA       Sono rumorosa, sono volgare, e porto i pantaloni per­ché qualcuno deve pur portarli in questa casa, ma non sono un mostro. Non lo sono.

GEORGE       Sei viziata, intemperante, ostinata, malvagia, alcolizza­ta...

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Tac! ti saltato tutto in aria. Non tenter√≤ pi√Ļ di stabi¬≠lire un contatto con te... mai pi√Ļ. C‚Äô√® stato un momento, forse, un momento, un momento solo, in cui avrei potuto stabilire un contatto, in cui forse avremmo potuto superare tutto questo schifo. Ma quel momento √® passato e adesso non cercher√≤ pi√Ļ.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Una volta al mese, Martha! Ci sono abituato, ormai... una volta al mese abbiamo scambiato Martha per una brava ra¬≠gazza appena mascherata dai suoi occhiali, per una signorinella che un po‚Äô di gentilezza potrebbe far rifiorire. E ci ho creduto pi√Ļ spesso di quanto non voglia ricordare, perch√© non mi piace pensare di essere stato cosi ingenuo. Ora per√≤ non ti credo... non ti credo pi√Ļ. Non esiste un momento... non esiste pi√Ļ un momento in cui possa ancora essere possibile... un riavvicina¬≠mento.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Be‚Äô, forse hai ragione, bimbo mio. Non si pu√≤ riavvici¬≠narsi al nulla e tu sei il nulla! Tac! ti saltato tutto per aria stasera alla festa di Pap√†. (Con estremo disprezzo, e nello stesso tempo con furore e con smarrimento) Ero alla festa di Pap√†... e ti guar¬≠davo.., ti guardavo dove eri seduto e guardavo gli uomini pi√Ļ giovani che ti stavano attorno, quelli che sarebbero arrivati a qualcosa. E mentre stavo li a guardarti, mi sono accorta che tu non c‚Äôeri, ti cosi che √® saltato in aria! Che √® finalmente saltato in aria! E adesso voglio urlarlo, e non m‚Äôimporta un accidente di quel che possono dire: sar√† la pi√Ļ colossale esplosione che tu abbia mai udito.

GEORGE       (deciso) Provaci e ti batterò al tuo stesso gioco.

MARTHA       (speranzosa) è una minaccia, George? Eh?

GEORGE       è una minaccia, Martha.

MARTHA       (sprezzante) Ci rimetterai tu, piccolo.

GEORGE       Attenta, Martha... ti farò a pezzi.

MARTHA       Non sei abbastanza uomo... non ne hai il fegato.

GEORGE       All’ultimo sangue, allora?

MARTHA       All’ultimo sangue.

Pausa. Entrambi paiono sollevati, quasi euforici. Rientra Nick.

NICK              (fregandosi le mani) Be’... sta... riposando.

GEORGE       (divertito dal portamento calmo e disinvolto di Nick) Ah!

MARTHA       Davvero? E si sente bene?

NICK              Credo di si… adesso. Mi... mi dispiace molto...

MARTHA       Non ci pensi.

GEORGE       Succede sempre qui da noi.

NICK              Si rimetterà subito.

MARTHA       Si è sdraiata? L’ha portata di sopra? L’ha messa a letto?

NICK (versandosi da bere) Be’, non precisamente… Posso? è... in bagno... sul pavimento del bagno... si è sdraiata li.

GEORGE       Be’... non è molto comodo.

NICK              A lei piace. Dice che è... fresco.

GEORGE       Eppure non mi pare...

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (togliendo gli la parola di bocca) Se vuol sdraiarsi sul pavimento del bagno, lascia che ci si sdrai. (A Nick, seriamen¬≠te) Forse per√≤ starebbe pi√Ļ comoda nella vasca.

NICK (seriamente anche lui) No, dice che le piace il pavimento... ha tolto la stuoia e si è sdraiata sulle piastrelle. Sta... sta spesso sdraiata sui pavimenti.., davvero.

MARTHA       (pausa) Oh!

NICK Ha... ha spesso emicranie e disturbi del genere e allora si sdraia sul pavimento. (A George) C’è... del ghiaccio?

GEORGE       Eh?

NICK              Ghiaccio. C’è del ghiaccio?

GEORGE       (come se per lui fosse una parola nuova) Ghiaccio?

NICK              Si, ghiaccio.

MARTHA       Ghiaccio.

GEORGE       (come se avesse improvvisamente capito) Ah! Ghiaccio!

MARTHA       Bravo!

GEORGE       (senza muoversi) Oh si... andrò a prenderne un po’.

MARTHA       E allora va’. (Con un cenno d’intesa a Nick) Oltre tutto vogliamo star soli.

GEORGE       (andando a prendere il secchiello) Non mi sorprende, Martha... non mi sorprende affatto.

MARTHA       (come se fosse stata insultata) Ah, non ti sorprende?

GEORGE       Nemmeno un po’, Martha.

MARTHA       (violenta) No?

GEORGE       (violento) No! (Di nuovo calmo) Tenterai qualunque cosa, Martha. (Prende il secchiello del ghiaccio).

NICK              (per cambiar discorso) Il fatto è che mia moglie è molto... fragile e...

GEORGE       ... e ha i fianchi sottili.

NICE              (ricordando) Già.., esattamente.

GEORGE       (avviandosi verso il corridoio, in tono tutt’altro che gen­tile) ti per questo che non avete bambini? (Esce).

NICK  (a George) Be’, non so se questo... (la sua voce si affievoli­sce) se questo abbia a che vedere con.., il resto.

MARTHA       E anche se fosse, che importanza ha? Eh?

NICE Prego? (Martha gli lancia un bacio. Nick è ancora preoccu­pato per la frase di George) lo... Come?... Mi scusi.

MARTHA       Ho detto... (Gli lancia un altro bacio).

NICK              (a disagio) Ah... sì.

MARTHA       Ehi... dammi una sigaretta... amore. (Nick si fruga in tasca). Sei proprio un bravo ragazzo. (Nick le dà una sigaretta). Oh... grazie. (Mentre Nick gliel’accende. lei gli passa una mano sulle gambe, in qualche punto tra il ginocchio e l’inguine, poi comincia ad accarezzare la parte esterna della gamba) Ummmm mmmmmmm. (Nick sembra incerto sul da farsi, ma non si muo­ve. Martha sorride e sposta leggermente la mano) E ora, per di. mostrare che sei veramente un bravo ragazzo, puoi darmi un bacio. Su.

NICK              (nervoso) Senta.., non credo che dovremmo...

MARTHA       Su, bimbo... un bacio amichevole.

NICE              (ancora incerto) Be’...

MARTHA       ... Non ti faccio male, bambino...

NICK              Mica poi tanto bambino...

MARTHA       Lo credo bene. Su...

NICK              (incominciando a cedere) E se lui tornasse e... o...?

MARTHA       (mentre le sue mani continuano ad accarezzargli la gam­ba) George? Non preoccuparti per lui. E poi, chi mai potreb­be protestare per un bacetto amichevole? Si rimane pur sem­pre tra professori. (Ridacchiano entrambi, Nick con un certo nervosismo). Siamo come una famiglia qui.. Papà lo dice sem­pre... E Papà vuole che impariamo a conoscerci.., e per questo che ha dato la festa stasera. Vieni dunque... impariamo a cono­scerci un po’.

NICK              Non è che non lo desideri... mi creda...

MARTHA       Non è uno scienziato lei? E allora, su... faccia un espe­rimento... un piccolo esperimento. Un piccolo esperimento sul­la vecchia Martha.

NICK              (cedendo) Mica poi tanto vecchia.

MARTHA       è vero, mica poi tanto vecchia, e con tanta esperienza... un mucchio di esperienza.

NICK              Lo... lo credo.

MARTHA       (mentre si vanno lentamente avvicinando) Sarà un bel cambiamento anche per te.

NICK              Si, certo.

MARTHA       E poi potrai tornare dalla tua mogliettina tutto rinfre­scato.

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (pi√Ļ vicino, quasi sussurrando) Non si renderebbe conto della differenza.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Be‚Äô, non se ne renderebbe conto nessun altro. (Ora so¬≠no vicinissimi. Quello che sarebbe potuto essere uno scherzo di¬≠venta rapidamente una cosa seria, grazie all‚Äôiniziativa di Mar¬≠tha. Non c‚Äô√® nulla di frenetico in loro, piuttosto un lento intrec¬≠ciarsi che li avvinghia sempre pi√Ļ Martha pu√≤ essere ancora pi√Ļ o meno seduta sulla sua poltrona e Nick le √® accanto o si √® seduto sul bracciolo. Entra George, si ferma, li contempla per un attimo, sorride, ride silenziosamente, annuisce, si volta ed esce senza che i due si siano accorti della sua presenza. Nick, che gi√Ļ aveva una mano sul seno di Martha, la sposta all‚Äôinter¬≠no dell‚Äôabito). Ehi... ehi... Non montarti la testa, figliolo. Cal¬≠ma. Non cos√¨ in fretta.

NICK              (sempre con gli occhi chiusi) Oh, andiamo.. -

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (allontanandolo) No-no. Pi√Ļ tardi, bimbo... pi√Ļ tardi.

NICIC                         Sono un biologo.., te l’ho detto.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Lo so. E si sente. Pi√Ļ tardi, d‚Äôaccordo?

Si sente fuori scena George che canta ¬ęChi ha paura di Virginia Woolf? ¬Ľ Martha e Nick si staccano: lui si asciuga la bocca e lei si riassetta gli abiti. Qualche istante dopo rientra George con il secchiello del ghiaccio.

GEORGE

di Virginia Woolf,

Virginia Woolf,

Virginia...

Oh! Eccoci qua... ghiaccio per le lampade della Cina, con la Manciuria come soprappi√Ļ. (A Nick) Farebbe meglio a stare at¬≠tento a quei bastardi di gialli, cocco mio... non si divertono affatto. Perch√© non viene dalla nostra parte che li facciamo saltar tutti per aria? Poi facciamo a met√† dei soldi e ce li andiamo a spendere in bagordi. Che ne dice?

NICK              (che non è sicuro di aver capito bene) Be’... certo! Ehi! Ghiaccio!

GEORGE       (con un entusiasmo odiosamente falso) Benone! (A Mar­tha) Ciao, Martha... colombella mia... Sei proprio.., radiosa.

MARTHA       (assente) Grazie.

GEORGE       (allegramente) Be’, vediamo un po’. Ho qui il ghiaccio...

MARTHA       (sospettosa) Come mai sei cosi allegro?

GEORGE       (ignorandola) Vediamo un po’... Ho qui il ghiaccio. Pos­so versar da bere a qualcuno? Posso versar da bere a te, Martha?

MARTHA       Perché no?

GEORGE       (prendendo il bicchiere) Già... perché no? (Esamina il bicchiere) Martha! Hai mordicchiato il bicchiere!

MARTHA       Ma no!

GEORGE       (a Nick che è al bar) Vedo che lei ci pensa da solo a ver­sarsi da bere: è una bella cosa... una bella cosa. Lasci solo che dia un po’ di whisky alla nostra Martha e poi potremo inco­minciare.

MARTHA       (sospettosa) Incominciare che cosa?

GEORGE       (pausa per riflettere) Be’, non so. E’pur sempre una fe­sta, no? (A Nick che si è allontanato dal bar) In corridoio sono passato davanti a sua moglie. Voglio dire che sono passato da­vanti al gabinetto e, guardando dentro, l’ho vista.., E’ in pace... veramente in pace. Dorme profondamente... e si sta succhiando il pollice.

MARTHA       Auuuuuuu!

GEORGE       è tutta raggomitolata come un feto e non fa che suc­chiare.

NICK              (un po’ a disagio) Credo stia benissimo.

GEORGE       (espansivo) Ma certo! (Porge il bicchiere a Martha) Ec­co qui!

MARTHA       (sempre in guardia) Grazie!

GEORGE       E adesso uno per me. ti venuto il mio turno.

MARTHA       No, tesoro... non e mai il tuo turno.

GEORGE       (con eccessiva allegria) Oh, Martha, non direi questo.

MARTHA       Vuoi forse dire che anche i vermi ogni tanto cambiano direzione? Be’, sulla faccenda del verme, d’accordo... ti si adat­ta perfettamente, ma in quanto al cambiare direzione... uhm! Sei in un rettilineo, amico, che non porta in nessun luogo…(pausa) ... se non forse alla tomba.

GEORGE       (ridacchia e prende il bicchiere) Be’, tieniti questo pensie­ro, Martha... abbracciatelo bene... stringigli intorno le mani. Io intanto mi siederò li... se permettete... mi siederò il a leggere un libro. (Va a una poltrona lontana dal centro della stanza ma non dalla porta d’ingresso).

MARTHA       Che cosa conti di fare?

GEORGE       (calmo, deciso) Conto di leggere un libro. Leggere. Leg­gere. Mai sentita questa parola? (Prende un libro).

MARTHA       (in piedi) Ma perché devi metterti a leggere? Che cosa ti prende?

GEORGE       (eccessivamente calmo) Assolutamente nulla, Martha... Ho voglia di leggere un libro. Ecco tutto.

MARTHA       (stranamente infuriata) Ma abbiamo ospiti!

GEORGE       (pazientissimo) Lo so, mia cara (un’occhiata all’orolo­gio) ... ma sono le quattro passate e a quest’ora io leggo sempre... Tu intanto... (congedandola con un rapido gesto della mano) fa’ quel che ti pare... Io me ne starò qui zitto zitto.

MARTHA       Ma tu leggi nel pomeriggio! Alle quattro del pomerig­gio... non alle quattro del mattino! Nessuno legge alle quattro del mattino!

GEORGE       (assorto nella lettura) Su, su, su.

MARTFIA      (a Nick, incredula) Si mette a leggere un libro... Quel figlio di puttana si mette a leggere un libro!

NICE (con un leggero sorriso) Sembrerebbe, almeno. (Si avvicina a Martha e le cinge la vita con un braccio).

George naturalmente non può vederli.

MARTHA       (ha un’idea) Be’, possiamo divertirci noi, no?

NICK              Suppongo di sì

MARTHA       Adesso ci divertiamo, George.

GEORGE       (senza alzare gli occhi) Ah-ah! Benissimo.

MARTHA       Magari a te non farà piacere.

GEORGE       (c. s.) No, no... fa’ pure... intrattieni gli ospiti.

MARTHA       E intanto intrattengo anche me.

GEORGE       Bene... bene...

MARTHA       Ah-ah! Sei un bel personaggio, George.

GEORGE       Eh-eh.

MARTHA       Eh-eh.

GEORGE       Certo, Martha.

Nick prende Martha per una mano e la attira a sé. Breve pausa, poi si baciano piuttosto a lungo.

MARTHA       (dopo) Sai che cosa sto facendo, George?

GEORGE       No, Martha, che cosa stai facendo?

MARTHA       Sto intrattenendo. Sto intrattenendo un ospite. Sto sba­ciucchiando un ospite.

GEORGE       (apparentemente distratto, sempre senza alzare gli occhi) Oh, bene. E quale?

MARTHA       (livida) Oh, perdio, come sei spiritoso. (Si stacca da Nick e si porta nella visuale di George. Si regge male in equi­librio e inciampa o urta contro i campanelli della porta che inco­minciano subito a tintinnare).

GEORGE       C’è qualcuno alla porta, Martha.

MARTHA       Non preoccupartene. Ti ho detto che stavo sbaciuc­chiando un ospite.

GEORGE       Bene... bene. Continua pure.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (pausa. Non sa pi√Ļ che fare) Bene?

GEORGE       Ma si... bene per te.

MARTHA       (è infuriata; con durezza) Ah capisco dove vuoi arri­vare, piccolo sporco...

GEORGE       Finora sono arrivato a pagina cento e...

MARTHA       Smettila! Smettila, ti dico! (Urta di nuovo i campanel­li che di nuovo tintinnano) Maledetti sonagli!

GEORGE       Sono campanelli, Martha. Perché non riprendi a sba­ciucchiare e non la smetti di importunarmi? Ho voglia di leg­gere.

MARTHA       Ah, miserabile... adesso ti faccio vedere io.

GEORGE       (si volta a guardarla; con immenso odio) No... fa’ vede­re a lui, Martha... lui non ha ancora visto. (A Nick) Vero che non ha ancora visto?

NICK              (volgendosi altrove palesemente disgustato) Non... non ho alcun rispetto per lei.

GEORGE       E nemmeno per se stesso... (Indicando Martha) Non so che cosa ne sarà di questa giovane generazione.

NICK              A lei.., a lei nemmeno...

GEORGE       Importa? Ha ragione... non potrebbe importarmene me­no. Per cui prenda pure questo sacco di panni vecchi, se lo ca­richi sulle spalle e...

NICK              Lei è disgustoso.

GEORGE       (incredulo) Lei sta per fottere Martha e io sono disgu­stoso? (Scoppia in una risata beffarda).

MARTHA       (a George) Verme! (A Nick) Aspettami di là, d’accor­do? In cucina. (Nick non si muove. Martha gli si avvicina e lo abbraccia) Su, tesoro... ti prego. Aspettami... in cucina… come un bravo bambino. (Nick la bacia, getta un’occhiata a George che si è di nuovo voltato dall’altra parte e esce. Martha si volge verso il marito) E adesso, ascoltami.

GEORGE       Se non ti dispiace, Martha, preferirei leggere.

MARTHA       (la sua ira è ormai vicina alle lacrime, la sua frustrazio­ne al furore) Sì, mi dispiace. E adesso, sta’ attento a quel che ti dico! O ti decidi a cambiare atteggiamento o giuro su Dio che lo faccio. Seguirò quel tipo in cucina, e poi lo porterò di sopra, e poi...

GEORGE       (si volge di nuovo verso di lei. A voce alta, con odio) E con questo, Martha?

MARTHA       (riflette un momento; poi annuisce e indietreggia lenta­mente) E va bene... D’accordo... L’hai voluto.., e lo avrai.

GEORGE       (adagio, con tristezza) Senti, Martha, se desideri tanto quel ragazzo... prenditelo pure... ma fallo onestamente, capito? Non tirare in ballo cose che.. non c’entrano.

MARTHA       (disperata) Ti pentirai di avermi fatto venir voglia di sposarti. (Verso il corridoio) Ti farò rimpiangere il giorno in cui hai deciso di venire in questa università. Ti farò pentire di avermi ceduto. (Esce).

Pausa. George rimane immobile guardando fisso davanti a sé. Resta in ascolto ma non si ode alcun rumore. Apparentemente calmo, riprende a leggere per un attimo, poi alza gli occhi e ri­flette.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† ¬ęE l‚Äôoccidente, gravato da zoppicanti alleanze e appe¬≠santito da una moralit√† troppo rigida per potersi adattare al mutar degli eventi, finir√†.. un giorno.., per crollare ¬Ľ. (Ride triste¬≠mente per qualche istante e si alza con il libro in mano. Rimane immobile in piedi, e poi, improvvisamen-te, d√† sfogo a tutta la collera che aveva sinora contenuto. Trema. D√† un‚Äôocchiata al libro, e con un grido che sta tra il ringhio e il gemito lo scara¬≠venta contro i campanelli che cozzano uno contro l‚Äôaltro e pren¬≠dono a tintinnare freneticamente).

Breve pausa, poi entra Honey.

HONEY          (è in uno stato pietoso: assonnata, con lo stomaco in disor­dine, indebolita, barcollante; parla in tono vago come se si tro­vasse in una specie di mondo dei sogni) Campane. Che suo­nano. Ho sentito delle campane!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Ges√Ļ!

HONEY          Non potevo dormire... per le campane. Din-din-dong... Mi hanno svegliata. Che ore sono?

GEORGE       (con voce pacata ma sempre fuori di sé) Mi lasci in pace.

HONEY          (confusa e spaventata) Dormivo, quando sono incomin­ciate le campane... Rimbombavano! Erano come... le campane di Poe... Bing-bing-bong-BUM!

GEORGE       BumI

HONEY          Dormivo e stavo sognando... qualcosa... quando ho sen­tito quel suono e non sapevo che cosa fosse.

GEORGE       (non si rivolge mai esattamente a lei) Era il suono dei cadaveri...

HONEY          E non volevo svegliarmi, ma quel suono continuava...

GEORGE       Torni a dormire!

HONEY          ...e dopo un po’ mi sono spaventata!

GEORGE       (pacatamente a Martha, come se fosse nella stanza) T’ac­comodo io, Martha.

HONEY          E faceva tanto.., freddo. Il vento era... era cosi freddo! E io ero sdraiata in qualche posto e le coperte continuavano a scivolare via, e io non volevo che...

GEORGE       Non so ancora come, Martha.

HONEY          ... e c’era qualcuno li!

GEORGE       Non c’era nessuno li.

HONEY          (spaventata) E non volevo che ci fosse qualcuno... per­ché... perché ero nuda!

GEORGE       Lei non sa quel che sta succedendo, vero?

HONEY          (ancora assorta nel sogno) Non ne voglio... No!

GEORGE       Lei non sa quel che è successo qui mentre lei si faceva il suo pisolino, vero?

HONEY          No!… Non ne voglio.., non li voglio.., via.. (Incomincia a piangere) Non... voglio.., bambini... Non... voglio.., bambini. Ho paura! Non voglio soffrire... Per favore!

GEORGE       (assentendo col capo. Parla in tono compassionevole) Avrei dovuto capirlo.

HONEY          (richiamata bruscamente alla realtà) Eh? Che cosa?

GEORGE       Avrei dovuto capirlo… tutta questa storia... le emicra­nie... i gemiti... i...

HONEY          (terrorizzata) Di che cosa sta parlando?

GEORGE       (di nuovo con cattiveria) E lui lo sa? Lo sa quel... bel­limbusto che lei ha sposato?

HONEY          Che cosa dovrebbe sapere? Stia lontano da me!

GEORGE       Non si preoccupi figliola... non intendo... Oh, Dio, sa­rebbe proprio un bello scherzo! Ma non si preoccupi, figliola. Ehi! Come fa? Eh? Come li esegue i suoi piccoli omicidi segreti di cui il nostro bellimbusto non sa niente? Con le pillole? Con le pillole? Ha una riserva segreta di pillole? O che cosa? Mar­mellata di mele? Forza di volontà?

HONEY          Mi sento male.

GEORGE       E conta di vomitare di nuovo? E di sdraiarsi sulle pia­strelle fredde, con le ginocchia tirate su fin sotto il mento, e il pollice in bocca?

HONEY          (sgomenta) Dov’è?

GEORGE       Dov’è chi? Non c’è nessuno qui, figliola.

HONEY          Voglio mio marito! Voglio bere!

GEORGE       Be’, non ha che da strisciare fino al bar e servirsi da so­la. (Si sente da fuori scena una risata di Martha e un rumore di piatti rotti. George urla) Benissimo! Continua cosi!

HONEY          Voglio.., qualcosa...

GEORGE       Sa che cosa sta succedendo di là, signorina? Eh? Sente? Lo sa che cosa sta succedendo?

HONEY          Non voglio sapere niente.

GEORGE       C’è un paio di persone di là... (di nuovo la risata di Mar­tha) .. e sono in cucina... Si, proprio in cucina, con le bucce di cipolla e i fondi di caffè... una specie di... una specie di prova generale della nuova ondata.

HONEY          (sconvolta) Non... la... capisco.

GEORGE       (con odiosa esaltazione) Eppure è molto semplice... Quando una persona non sa accettare le cose come sono, ha da­vanti due strade.., o si... o si dedica alla contemplazione del passato, come ho fatto io, o si consacra a... modificare il futuro. E quando uno vuole cambiare qualcosa... incomincia subito il bang, bang, bang, bangl

HONEY          Basta!

GEORGE       E lei, puttanella smorfiosa.., lei non vuole bambini?

HONEY          Mi lasci... in pace. Chi.., chi ha suonato?

GEORGE       Eh?

HONEY          Che cos’erano quelle campane? Chi ha suonato?

GEORGE       Lei non vuol sapere, vero? Lei non vuole ascoltare, eh?

HONEY          (rabbrividendo) Non voglio ascoltare lei... Voglio solo sapere chi ha suonato.

GEORGE       Suo marito sta.., e lei vuol sapere chi ha suonato?

HONEY          Chi ha suonato? Qualcuno deve aver suonato!

GEORGE       (spalanca la bocca: ha avuto un’idea) Qualcuno...

HONEY          Deve aver suonato!

GEORGE       ... si... qualcuno... ha suonato.., sì...

HONEY          Hanno suonato... Le campane...

GEORGE       (sviluppando la sua idea) Hanno suonato le campane... e c’era qualcuno...

HONEY          Qualcuno...

GEORGE       (ora è a posto) ... qualcuno ha suonato.., qualcuno... con... ci sono! Ci sono, Martha!... Qualcuno con un telegram­ma.., e il telegramma diceva che... nostro figlio.., nostro figlio! (Quasi in un sussurro) Era un telegramma... le campane hanno suonato ed era un telegramma e diceva.., che nostro figlio.., e il telegramma diceva.., che.., nostro... figlio.., è... morto!

HONEY          Oh... no.

GEORGE       Nostro figlio è... morto... E... Martha non lo sa... Non l’ho ancora detto.., a Martha.

HONEY          No... no... no.

GEORGE       (lentamente, con decisione) Nostro figlio è morto e Mar­tha non lo sa.

HONEY          Oh, buon Dio.., no.

GEORGE       (lentamente, con decisione, spassionatamente) E lei non glielo dirà.

MONET          (in lacrime) Vostro figlio è morto.

GEORGE       Glielo dirò io... al momento giusto. Glielo dirò io.

HONEY          (con un filo di voce) Ho la nausea.

GEORGE       (si allontana; anche lui adagio) Davvero? Bene. (Di nuo­vo la risata di Martha). Oh, ascolti.

MONET          Sto per morire.

GEORGE       Bene.., bene.., faccia pure. (Adagissimo, in modo che Martha non possa assolutamente sentirlo) Martha? Martha? Ho   una... terribile notizia per te. (C’è sulle sue labbra uno strano sorriso). Riguarda nostro... figlio. E’ morto. Mi senti, Martha? Il nostro ragazzo è morto. (Incomincia a ridere piano piano; alla risata si mescola il pianto).

Sipario.


ATTO TERZO

L’esorcismo

Entra Martha, parlando tra sé.

MARTHA¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ehi, ehi... Dove siete? (√© evidente che non gliene im¬≠porta nulla). Ah, √® cosi? Mi avete piantata in asso, mi avete strappata via come un maledetto... come diavolo si chiama... rampicante, e adesso mi gettate ai cani come un paio di scarpe vecchie... George? (Si guarda attorno) George? (Silenzio). George! Dove sei finito? Ti sei nascosto? (Silenzio). George! (Silenzio). Oh, Cri... (Va al bar, si versa da bere ed esegue di¬≠vertita il numero che segue) Piantata! Abbandonata! Lasciata sola al freddo come un vecchio gattino! Ah! Posso offrirti da bere, Martha? Oh, grazie, George, sei molto gentile! Ma no, Martha, no, sai bene che farei qualunque cosa per te. Davvero, George? Be‚Äô, anch‚Äôio farei qualunque cosa per re. Davvero, Martha? Ma certo, George. Ti ho giudicata male, Martha. E anch‚Äôio ho giudicato male te, George. Dove si sono cacciati? Saltare addosso alla padrona di casa! (Scoppia a ridere e si la¬≠scia cadere su una poltrona; poi si calma, e disfatta dice adagio) Scarogna. (Ancor pi√Ļ adagio) Scarogna. (Con voce infantile) Pa¬≠parino? Paparino? Martha √® rimasta sola. Abbandonata ai suoi vizi alle... (Un‚Äôocchiata all‚Äôorologio) ... alle non so che cosa in punto del primo mattino. Pap√† Topolino bianco, davvero hai gli occhi rossi? Davvero? Fammi vedere. Oooooh! Ma si! Ma si! Hai gli occhi rossi, Paparino... Ma perch√© piangi continua¬≠mente, Paparino? Si, si, √® proprio cosi. Piangi continuamente. Conto ancora fino a cinque e poi, massa di bastardi, dovrete u¬≠sci re dai vostri nascondigli!!! (Pausa). Anch‚Äôio piango continua¬≠mente, ma cosi in segreto che nessuno mi vede. Si, piango conti¬≠nuamente. E anche George piange continuamente. Piangiamo continuamente tutti e due, e poi sai che cosa facciamo? Piangia¬≠mo e poi prendiamo le nostre lacrime e le chiudiamo in frigori¬≠fero, in quegli odiosi contenitori per il ghiaccio, (incomincia a ri¬≠dere) in modo che gelino bene (ride ancor pi√Ļ forte), e poi... le mettiamo... nelle nostre.., bibite. (Continua la risata, che √® an¬≠che qualcos‚Äôaltro. Una pausa per calmarsi, e poi) Su il drenaggio, gi√Ļ lo scarico, morti, spariti, dimenticati... Su lo scarico, non gi√Ļ lo scarico; su lo scarico, su lo scarico... (Con tristezza) Ho il ter¬≠gicristallo sugli occhi, perch√© ti ho sposato... bimbo!... Martha, fra un po‚Äô scriverai canzonette. (Scuote il ghiaccio nel suo bic¬≠chiere) Clink!... (Di nuovo) Clink!... (Ridacchia e ripete pi√Ļ vol¬≠te la stessa azione) Clink!... Clink!... Clink... Clink!

Arriva Nick dal corridoio, si ferma sulla soglia a guardarla, poi si decide a entrare.

NICK              Dio mio, sei impazzita anche tu!

MARTHA       Clink!

NICK              Ho detto che sei impazzita anche tu.

MARTHA       (breve riflessione) E’ probabile... è probabile.

NICK              Siete impazziti tutti; scendo e che cosa ti vedo...

MARTHA       Che cosa ti vedi?

NICK ... mia moglie al cesso, con una bottiglia di liquore, che mi strizza l’occhio... mi strizza l’occhio!

MARTHA       (con tristezza) Non ti aveva mai strizzato l’occhio; che peccato...

NICK è di nuovo sdraiata sul pavimento, sulle piastrelle, tutta raggomitolata, e sta cercando di staccare l’etichetta dalla botti­glia del liquore, dalla bottiglia del brandy...

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† ... cosi non riavremo pi√Ļ indietro il deposito...

NICK Le chiedo che cosa sta facendo e lei mi fa: ¬ę Ssst! Non lo sa nessuno che sono qui¬Ľ; e allora torno in questa stanza e ti trovo l√¨ seduta a fare: ¬ęClink, clink¬Ľ, Dio mio!

MARTHA       Clink!

NICK              Siete impazziti tutti.

MARTHA       Già. Triste ma vero.

NICK              Dov’è tuo marito?

MARTHA       Sparito. Puf!

NICK              Siete tutti matti: da legare.

MARTHA       (molto gigiona) Auuu, è questo il nostro rifugio quan­do l’irrealtà del mondo pesa troppo opprimente sulle nostre pic­cole teste. (Di nuovo con voce normale) Rilassati, rassegnati an­che tu. Non sei meglio degli altri.

NICK              (con voce stanca) Io credo di si.

MARTHA       (accostando il bicchiere alle labbra) Comunque, almeno in certi campi, sei un disastro.

NICK              (trasalendo) Prego?

MARTHA       (a voce altissima, senza che ce ne sia bisogno) Ho detto che almeno in certi campi sei un...

NICK              (anche lui, a voce troppo alta) Mi dispiace di averti delusa.

MARTHA       (ora sbraita) Non ho detto di esser rimasta delusa! Stu­pido!

NICK Dovresti mettermi alla prova un’altra volta, magari quan­do non avremo bevuto per dieci ore di fila, e forse.. -

MARTHA       (sempre sbraitando) Non parlavo del tuo potenziale, parlavo della tua maledetta esecuzione.

NICK              (adagio) Ah!

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (anche lei pi√Ļ adagio) Il tuo potenziale √® buono. For¬≠midabile. (Aggrotta le sopracciglia) Assolutamente formidabi¬≠le. Non vedevo da un pezzo un potenziale cosi formidabile. Ma per il resto, figliolo, sei un disastro.

NICK              Per te sono tutti un disastro! Tuo marito è un disastro io sono un disastro...

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (interrompendolo) Tutti siete un disastro. Io sono la Madre Terra e voi siete dei disastri. (Pi√Ļ o meno a se stessa) Mi disgusto. Dedico la vita a tradimenti meschini e completamente inutili... (Ride con tristezza) a pretese di tradimenti. Saltare addosso alla padrona di casa? Che risate! Una banda di tanghe¬≠ri ubriachi e... impotenti. Martha gli fa gli occhi dolci e i tan¬≠gheri ridacchiano e strabuzzano i loro begli occhioni e ridacchia¬≠no ancora, e Martha si lecca le labbra, e i tangheri fanno un sal¬≠to al bar per raccattare un po‚Äô di coraggio, e di fatto raccattano un po‚Äô di coraggio, e a loro volta strizzano l‚Äôocchio alla vecchia Martha che fa una piccola danza in loro onore e questo serve a scaldarli... mentalmente.., e fanno un altro salto al bar e rac¬≠cattano ancora un po‚Äô di coraggio, mentre le mogli e le fidanza¬≠te guardano in aria.., a volte anche oltre il soffitto.., e questo ri¬≠manda i tangheri al bar per raccattare ancora un po‚Äô di combu¬≠stibile, mentre Martha se ne sta l√¨ col vestito alzato sopra la te¬≠sta... a soffocare ‚ÄĒ non sai quanto si soffochi col vestito alzato so¬≠pra la testa ‚ÄĒ a soffocare, dunque! ad aspettare i tangheri; e al¬≠lora finalmente hanno raccattato tutto il loro coraggio... ma sol¬≠tanto quello, bimbo mio! Oh, certo, a volte capita qualche tan¬≠ghero di buon potenziale, ma buon Dio! Buon Dio! Buon Dio! (Allegramente) Comunque √® cos√¨ che vanno le cose in una so¬≠ciet√† civile. (Di nuovo a se stessa) Tutti quei bellissimi tanghe¬≠ri. Poveri bambini. (Ora a Nick, con seriet√†) C‚Äô√® stato soltanto un uomo in tutta la mia vita che mi ha... fatta felice. Lo sai? Soltanto uno.

NICK              Il... come lo chiami... ah, si... il falciatore, se non sbaglio.

MARTHA       No, quello l’ho dimenticato. E quando penso a quella storia mi sembra quasi di essere un voyeur. No, non alludevo a lui; alludevo a George, naturalmente. (Nick non dice nulla). Di­co George... mio marito.

NICK              (incredulo) Stai scherzando.

MARTHA       Lo credi proprio?

NICK              Per forza. Proprio lui?

MARTHA       Proprio lui.

NICK              (come se si trattasse di uno scherzo) Ma certo, certo.

MARTHA       Tu non mi credi.

NICE             (ironico) Sicuro che ti credo.

MARTHA       Ti accontenti sempre delle apparenze?

NICK              (beffardo) Oh, per l’amor di Dio...

MARTHA       ... George che è li fuori nel buio... George che èbuono è con me e che io insulto; che mi capisce e che io respingo; che sa suscitare in me una risata che io soffoco in gola; che sa tenermi stretta di notte tanto da scaldarmi e che io mordo tanto da farlo sanguinare; che sa sempre imparare i nostri giochi con la stessa rapidità con cui io ne cambio le regole; che può farmi felice, quando non voglio essere felice, e invece si, voglio essere felice. George e Martha: triste, triste, triste.

NICK              (sempre incredulo) Triste.

MARTHA       ... cui non perdonerò mai di esser venuto per restare; di avermi visto e di aver detto: si, si può tentare; che ha com­messo l’odioso, l’offensivo, l’insultante sbaglio di amarmi e per questo deve essere punito. George e Martha: triste, triste, tri­ste.

NICK              (sconcertato) Triste.

MARTHA       ... che sopporta, il che è insopportabile; che è gentile, il che ècrudele; che comprende, il che èincomprensibile...

NICK              George e Martha: triste, triste, triste.

MARTHA       Un giorno.., no, una notte...una qualunque stupida notte, imbottita di liquore.., andrò troppo in là... e gli spezzerò la schiena... o lo leverò di mezzo una volta per tutte... ed è quel­lo che mi merito.

NICK              Non credo che abbia ancora una vertebra intatta.

MARTHA       (ridendo) Ah, no? Non lo credi! Oh, bambinetto, tu te ne stai tutto il giorno ingobbito su quel tuo microfono...

NICK              Microscopio...

MARTHA       ... ma sì... microscopio… e non vedi niente. Cioè vedi tutto eccetto il pensiero; vedi qualunque piccola quisquilia, ma non vedi quello che succede, non è cosi?

NICK              So quando un uomo ha la schiena rotta; lo vedo.

MARTHA       Lo vedi!

NICE              Ci puoi giurare.

MARTHA       Oh... tu sai cosi poco. E vuoi diventare il padrone del mondo, eh?

NICE              Adesso basta...

MARTHA       Credi che un uomo abbia la schiena rotta perché si com­porta come un pagliaccio e cammina curvo? E’ tutto qui quello che sai?

NICK              Ho detto basta!

MARTHA       Oooooh! Lo stallone èarrabbiato. Il castrato è tutto sconvolto. Ha, ha, ha, ha!

NICK              (adagio, ferito) Tu... tu colpisci a caso, ecco che cosa fai.

MARTHA       (trionfalmente) Aah!

NICK              Dove.., dove capita.

MARTHA       Aah! Come una mitragliatrice. Hahahahaha!

NICE              Un massacro... senza scopo. Inutile.

MARTHA       Puah! Povero piccolo bastardo.

NICK              Ti basta colpire.

Suonano alla porta.

MARTHA       Va’ ad aprire.

NICK              (sbalordito) Che cosa hai detto?

MARTHA       Ho detto, va’ ad aprire. Sei diventato sordo?

NICK              Vuoi.., che io... vada ad aprire?

MARTHA       Proprio cosi, tangherone; che tu vada ad aprire. Deve pur esserci qualcosa che sai fare bene; o sei troppo sbronzo an­che per questo? Non ce la fai nemmeno a tirare il chiavistello?

NICK              Senti, non c’è bisogno di...

Nuova scampanellata.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (urlando) Apri! (Pi√Ļ adagio) Per un po‚Äô di tempo po¬≠tresti anche farci da cameriere. E puoi benissimo incominciare adesso.

NICK              Senta, signora, non sono il suo servitore.

MARTHA       (allegramente) Ma si che lo sei. Sei ambizioso, vero fi­gliolo? Non mi sei corso dietro in cucina e poi su di sopra per­ché spinto da una folle e irresistibile passione, vero? Pensavi un pochino anche alla tua carriera, no? Be’, in questa scalata puoi anche fare un po’ il cameriere.

NICK              Non ci sono limiti per te, vero?

Altra scampanellata.

MARTHA       (calma, sicura) No, bimbo mio, non ce ne sono. Va’ ad aprire. (Nick esita). Senti, figliolo, una volta che si ficca il naso qui dentro, non si può tirarlo fuori appena se ne ha voglia. Bi­sogna restarci per un po’. E adesso, sbrigati!

NICK              Futile... ingiustificato... inutile...

MARTHA       Su, su, su; fa’ quel che ti ho detto; mostra alla vecchia Martha che c’è qualcosa che sai fare. Eh? Fai il bravo figliolo.

NICK (breve riflessione, poi cede e s’avvia alla porta. Nuova scam­panellata) Vengo, Cristo!

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (battendo le mani) Ha, ha! Meraviglioso! Magnifico! (Canta) ¬ęSono un gigol√≤ e dovunque vo, la gente dice sem¬≠pre... ¬Ľ

NICK              Smettila!

MARTHA       (ridacchia) Scusami, bimbo; e adesso va’ ad aprire la porticina.

NICK              (con molta tristezza) Cristo. (Spalanca la porta).

Appare una mano con un gran mazzo di bocche di leone. Un at­timo di immobilità. Nick allunga gli occhi per scoprire chi c’è dietro i fiori.

MARTHA       Oh, che belli!

GEORGE       (appare sulla soglia con il viso nascosto dalle bocche di leo­ne; parla in un odioso, gracchiante falsetto) Flores; flores para los muertos. Flores.

MARTHA       Ah, ah, ah, ah!

GEORGE       (entra nella stanza; abbassa i fiori; vede Nick, s’illumina in viso e allarga le braccia) Figliolo! Dunque sei venuto a casa per il tuo compleanno! Finalmente!

NICK              (indietreggiando) Stia lontano da me!

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Ah, ah, ah, ah! √ą solo il cameriere, buon Dio!

GEORGE       Davvero? Non è Jim, il nostro figlioletto? Non è il no­stro piccolo americano al cento per cento?

MARTHA       (ridacchiando) Be’, spero di no; e se è lui si sta com­portando in modo terribilmente strano.

GEORGE       Ooooh! Ho capito! Cippi-cippi-cippi, eh? (Fingendosi imbarazzato) lo... io ti ho portato questi fiori, Martha, perché... ecco, perché tu... oooooh, all’inferno. Toh!

MARTHA       Viole del pensiero! Rosmarino! Viole mammole! Il mio bouquet nuziale!

NICK              (accennando ad allontanarsi) Be’, se a voi non dispiace, pre­ferirei...

MARTHA       Alt! Resta dove sei! E versa da bere al mio maritino.

NICK              Non credo che lo farò.

GEORGE       No, Martha, no; sarebbe troppo; è il tuo cameriere, non il mio.

NICIC                         Non sono il cameriere di nessuno.

GEORGE e MARTHA (cantano in coro) Non sono il cameriere di nessuno... (Scoppiano a ridere).

NICK              Cattivi...

GEORGE       (finendo la frase per lui) ... bambini. Eh? E’ così? Cattivi bambini che con i loro giochi troppo tristi entrano saltellando nella vita, eccetera, eccetera. E’questo che voleva dire?

NICK              Press’a poco.

GEORGE       Fottiti, bambino.

MARTHA       Non può. E’ troppo sbronzo.

GEORGE       Davvero? (Porge le bocche di leone a Nick) Prendi; in­zuppale in un po’ di gin.

Nick le prende, le guarda e le lascia cadere sul pavimento.

MARTHA       (fingendosi inorridita) Ooooooh!

GEORGE       Che modo terribile di trattare... le bocche di leone di Martha.

MARTHA       Ah? Sono bocche di leone?

GEORGE       Già. E io sono uscito al chiaror della luna a raccoglierle per Martha stasera, e per il nostro figlioletto domani, visto che è il suo compleanno.

MARTHA       (in formativa) Non ce n’è di luna, stasera. L’ho vista tramontare dalla camera da letto.

GEORGE       (con finta allegria) Dalla camera da letto! (In tono nor­male) E invece c’era la luna.

MARTHA       (troppo paziente e ridendo un poco) Non poteva es­serci.

GEORGE       E invece c’era. E c’è ancora.

MARTHA       Non c’è luna; è tramontata la luna.

GEORGE       C’è la luna; è sorta la luna.

MARTHA       (cercando di dominarsi) Temo che tu sia in errore.

GEORGE       (troppo allegramente) No, no.

MARTHA       (tra i denti) Non c’è nessuna maledetta luna.

GEORGE       Mia cara Martha... non avrei raccolto bocche di leone se non ci fosse stata la luna. Non sarei andato a incespicare al bu­io intorno al giardino di Papà.

MARTHA       E invece si... lo avresti fatto.

GEORGE       Martha, non raccolgo fiori al buio. Non ho mai deru­bato una serra senza una luce dal cielo.

MARTHA       (definitiva) Non c’è luna; la luna è tramontata.

GEORGE       (estremamente logico) Può darsi benissimo. Può benis­simo essere tramontata.., ma è sorta di nuovo.

MARTHA       La luna non sorge di nuovo; una volta che è tramonta­ta lo rimane.

GEORGE       (un po’ innervosito) Tu non sai niente. Se è davvero tramontata, allora vuol dire che è sorta di nuovo.

MARTHA       Testone.

GEORGE       Ignorante!

MARTHA       Senti chi dà dell’ignorante!

GEORGE       Una volta.,, una volta che navigavo davanti a Maiorca, e me ne stavo sul ponte a bere con un giornalista il quale mi parlava di Roosevelt, la luna è tramontata, poi ci ha pensato su per un po’... ci ha riflettuto, capisci che cosa voglio dire... e improvvisamente, pop, è saltata fuori di nuovo. Proprio cosi.

MARTHA       Non è vero! E’una spudorata bugia!

GEORGE       Non devi chiamare bugia ogni cosa. (A Nick) Non è così?

NICK              Be’, non capisco mai quando voialtri dite una bugia.

MARTHA       Lo credo bene!

GEORGE       E infatti non dovrebbe capirlo.

MARTHA       Giusto!

GEORGE       Comunque, mentre navigavo davanti a Maiorca...

MARTHA       Ma se non hai mai navigato davanti a Maiorca...

GEORGE       Martha...

MARTHA       Non sei mai stato in quell’accidente di Mediterraneo... mai.

GEORGE       Ma si che ci sono stato! Mi ci hanno portato Mamma e Papà come regalo di laurea.

MARTHA       Balle!

NICK              E questo è successo dopo che li aveva uccisi?

George e Martha si voltano a guardarlo. Breve pausa carica di tensione.

GEORGE       (con insolenza) Forse.

MARTHA       Già, e forse no.

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ges√Ļ!

George si china, raccoglie il mazzo di bocche di leone, lo passa come un piumino sul volto di Nick e si allontana un poco.

GEORGE       Aah!

NICK              All’inferno!

GEORGE       (a Nick) Verità e illusione. Chi può conoscere la diffe­renza, eh, cocchino! Chi la può conoscere?

MARTHA       Verità o illusione.., tu nel Mediterraneo non ci sei mai stato.

GEORGE       Se non ci sono mai stato, come ho fatto ad arrivare al­l’Egeo? Eh?

MARTHA       Per via di terra!

NICK              Ecco!

GEORGE       Non prenda le sue parti, cameriere.

NICE              Non sono un cameriere.

GEORGE       Senta! Lo conosco questo gioco! Lei non lo ha fatto per caso: lei è un cameriere.

NICK              Non sono un cameriere!

GEORGE       No? Be’, allora deve averlo fatto per caso. Si? (Il suo respiro è piuttosto pesante, e il suo comportamento piuttosto bizzarro) E’ cosi? Qualcuno qui sta mentendo; qualcuno non gioca secondo le regole. t cosi? Su, su: chi sta mentendo? Martha? Su!

NICK (dopo una pausa; a Martha in tono pacato ma intensamente supplichevole) Diglielo che non sono un cameriere.

MARTHA       (dopo una pausa, pacatamente e chinando il capo) No, non sei un cameriere.

GEORGE       (con grande sollievo intriso di tristezza) Capisco.

MARTHA       Verità e illusione, George; non si può conoscere la dif­ferenza.

GEORGE       No, ma dobbiamo comportarci come se la conoscessimo.

MARTHA       Amen.

GEORGE       (agitando i fiori) Via le bocche dei leoni! (Risatina poco convinta di Martha e Nick). E adesso facciamo un bel girotondo. D’accordo?

NICK              (a Martha, teneramente) Grazie.

MARTHA       Di niente.

GEORGE       (forte) E adesso, ho detto, facciamo un bel girotondo!

MARTHA       (spazientita) Si, si, abbiamo capito; via le bocche dei leoni.

GEORGE       (prende una bocca di leone e la getta come una lancia verso Martha) Via!

MARTHA       No, George.

GEORGE       (ne getta un’altra) Via!

NICK              No.

GEORGE       Zitto lei, bellimbusto!

NICK              Non sono un bellimbusto.

GEORGE       (ne getta una verso Nick) Via! E allora è un cameriere. Bellimbusto o cameriere? Chi è lei? Eh? Si decida! Uno o l’al­tro. (Gli getta un’altra bocca di leone) Via!... Lei mi disgusta.

MARTHA       Ti importa davvero, George?

GEORGE       (ne getta una verso di lei) Via! No, in verità non m’im­porta. In un modo o nell’altro... sono a posto.

MARTHA       Smettila di gettarmi quei maledetti fiori!

GEORGE       In un modo o nell’altro. (Gliene getta ancora uno) Via.!

NICK              (a Martha) Vuoi che... gli faccia qualcosa?

MARTHA       Lascialo in pace, tu!

GEORGE       Se sei un cameriere, figliolo, cerca di servirmi- se sei un bellimbusto cerca di difenderti. Una cosa o l’altra... Una cosa o l’altra in ogni cosa.

NICE              Oh, per l’amor...

MARTHA       (un po’ spaventata) Verità o illusione, George. Davve­ro non re ne importa... nulla?

GEORGE       (senza lanciare niente) Via! (Pausa). Ricevuta la rispo­sta, pupa?

MARTHA       (con tristezza) Ricevuta.

GEORGE       Cingiti i lombi dalle vene azzurre, ragazza. (Vede Nick che s’avvia verso il corridoio) E adesso ci resta ancora un gioco, che si chiama Come t’allevo il Pupo.

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (pi√Ļ o meno sottovoce) Oh, buon Dio!

MARTHA       George...

GEORGE       Non voglio chiasso. (A Nick) E neanche lei vuole scan­dali, vero, ragazzone? Lei non vuole buttar tutto all’aria, eh? Vuole che tutto proceda secondo i suoi piani, no? E allora si sieda! (Nick obbedisce. Ora George si rivolge a Martha) E lei,

graziosa signorina, non ama forse i giochi e i divertimenti? Non è forse un’allegrona fatta e finita?

MARTHA       (pacata, rassegnata) D’accordo, George, d’accordo.

GEORGE       (ora che li ha domati è tutto soddisfatto) Benoooone, benoooone. (Si guarda attorno) Ma non ci siamo tutti. (Schioc­ca un paio di volta le dita rivolgendosi a Nick) Lei, lei... uhm... lei; manca la sua piccola mogliettina.

NICK              Be’, ha avuto una brutta notte, vede; e adesso è al gabi­netto e...

GEORGE       Ma, bisogna che ci siano tutti per giocare. E’ la regola. Quindi occorre anche la sua mogliettina. (Ulula verso il corri­doio) Ooooooh! Ooooooh!

NICK              (mentre Martha ridacchia nervosamente) Basta!

GEORGE       (volgendosi verso di lui) E allora levi le natiche da quel­la sedia e vada a prendere la piccola ubriacona. (Nick non si muove). Su, faccia il bravo bambino. La vada a prendere, da bravo bambino, la vada a prendere. (Nick si alza, apre la bocca come se volesse dir qualcosa, poi ci ripensa ed esce). Un ultimo gioco.

MARTHA       (appena Nick se n’è andato) Non mi piace quello che sta per succedere.

GEORGE       (sorprendentemente tenero) Sai che cos’è?

MARTHA       (patetica) No, ma non mi piace.

GEORGE       Forse ti piacerà, Martha.

MARTHA       No.

GEORGE       Oh, è un gioco proprio divertente, Martha.

MARTHA       (supplichevole) Basta coi giochi.

GEORGE       (in tono di pacato trionfo) Ancora uno, Martha. Un ul­timo gioco e poi tutti a nanna. Ognuno raccoglie armi e bagagli e se ne torna a casina sua. Mentre tu e io, be’, torneremo ad ar­rampicarci su quelle vecchie scale.

MARTHA       (quasi piangendo) No, George, no.

GEORGE       (con dolcezza) Si, piccola.

MARTUA       No, George, ti prego.

GEORGE       Sarà tutto finito prima che tu te ne accorga.

MARTHA       No, George.

GEORGE       Non vuoi arrampicarti sulle scale con il tuo Geordie?

MARTHA       (come una bambina assonnata) Basta coi giochi... ti prego. Sono i giochi che non voglio. Basta coi giochi.

GEORGE       Ma si che li vuoi, Martha... una giocatrice nata come te, certo che li vuoi.

MARTHA       Li odio i giochi... li odio. E questo nuovo com’è?

GEORGE       (accarezzandole i capelli) Ti piacerà, bambina.

MARTHA       No, George.

GEORGE       Sarà uno spasso per te.

MARTHA       (con tenerezza; sta quasi per toccarlo) Ti prego, Geor­ge, basta coi giochi. lo...

GEORGE       (con una violenta pacca sulla sua mano) Non toccarmi. Serba le tue zampe per gli studenti. (Debole grido di Martha. George l’afferra per i capelli e le rovescia la testa) E adesso ascoltami, Martha; hai avuto la tua serata come la volevi.., la tua notte, anzi, e adesso non puoi troncarla solo perché la tua sete di sangue si è placata. Dobbiamo continuare, e ti ridurrò in modo tale che il tuo numero di stanotte sembrerà una specie di recita pasquale. Ti voglio sveglia, però. (La schiaffeggia leg­germente con l’altra mano) Voglio vederti vispa, mia ca-cara. (C.s.).

MARTHA       (dibattendosi) Basta!

GEORGE       (c. s.) Riprenditi! (C. s.) Ti voglio in piedi e dinamica, dolcezza, perché ho intenzione di buttarti a terra e per far que­sto ho bisogno di averti ben ritta. (C. s. Poi l’allontana con una spinta lasciandola libera).

Martha si riscuote.

MARTHA       E va bene, George. Che cosa vuoi?

GEORGE       Uno scontro alla pari, piccola, nient’altro.

MARTHA       Lo avrai!

GEORGE       Voglio vederti arrabbiata,

MARTHA       Lo sono!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Ancora di pi√Ļ!

MARTHA       Non preoccuparti!

GEORGE       Buon per te, ragazza; e adesso faremo questo gioco sino alla morte.

MARTHA       La tua!

GEORGE       Avrai delle sorprese. Oh, ecco qui i ragazzi. Stai pronta.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (cammina su e gi√Ļ; sembra proprio un pugile prima del¬≠l‚Äôincontro) Sono prontissima.

Rientrano Nick e Honey. Nick sorregge la moglie che tiene an­cora in mano la bottiglia di brandy e il bicchiere.

NICK              (a disagio) Eccoci qua.

HONEY          (allegra) Hip, hop. Hip, hop.

NICE              Sei un coniglietto, Honey?

Honey scoppia a ridere e si siede.

HONEY          Sono un coniglietto, Nick.

GEORGE       (a Honey) Be’, come va il coniglietto?

HONEY          Il coniglietto sta in modo perfetto. (Ride).

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (sottovoce) Ges√Ļ!

GEORGE       Il coniglietto sta in modo perfetto? Mi fa piacere per il coniglietto.

MARTHA       Su, George!

GEORGE       (a Martha) Honey è un coniglietto che sta in modo per­fetto!

Honey a forza di ridere arriva letteralmente a urlare.

NICK              Gesu...

GEORGE       (batte le mani) E adesso, pronti per l’ultimo gioco. Se­detevi tutti. (Nick si siede). Siediti anche tu, Martha. E’un gio­co per persone civili.

MARTHA       (sedendosi) Va’ avanti.

HONEY ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (a George) Ho stabilito di non ricordare pi√Ļ niente. (A Nick) Ciao, caro.

GEORGE       Eh! Come?

MARTHA       E’quasi l’alba, buon Dio...

HONEY ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (c. s.) Non ricordo pi√Ļ niente e nemmeno lei ricorda pi√Ļ niente. Ciao, caro.

GEORGE       Che cosa?

HONEY          (c. s. ma con una certa irritazione) Mi ha capito bene, niente. Ciao, caro.

GEORGE       (a Honey, indicando Nick) Sa che quello è suo marito?

HONEY          (con molta dignità) Certo che lo so.

GEORGE       (quasi all’orecchio di Honey) Sono solo alcune le cose che non riesce a ricordare, vero?

HONEY          (ride, poi a George con pacata intensità) Che non ricor­do, non che non riesco a ricordare. (A Nick, allegramente) Ciao, caro.

GEORGE       (a Nick) Be’, per l’amor di Dio, le parli alla sua piccola mogliettina, al suo piccolo coniglietto.

NICK              (adagio, imbarazzato) Ciao, Honey.

GEORGE       Oh, cosi va bene. Credo che questa sia veramente una... una bella serata… tutto sommato... Ci siamo seduti un po’ qua e un po’ là, ci siamo conosciuti meglio e abbiamo fatto giochi e di­vertimenti... quello per esempio di raggomitolarci sul pavi­mento...

HONEY          ... sulle piastrelle...

GEORGE       ... sulle piastrelle... Quello di strappar la bocca ai leoni...

HONEY          … quello di staccar le etichette...

GEORGE       Di staccare che cosa?

MARTHA       Le etichette. Staccare le etichette.

HONEY          (in tono di scusa sollevando la bottiglia del brandy) Sono io che stacco le etichette.

GEORGE       Tutti stacchiamo le etichette, dolcezza e quando si è arri­vati oltre la pelle, tutti e tre gli strati, e i muscoli, si gettan via gli organi (a Nick, come per una parentesi), quelli che ancora possono essere gettati via, (di nuovo a Honey) e si arriva finalmente alle ossa... e allora lo sa che cosa si fa?

HONEY          (estremamente interessata) No!

GEORGE       Quando si arriva alle ossa, non si è ancora alla fine. C’è ancora qualcosa dentro le ossa... il midollo…ed è a questo che si tende. (Uno strano sorriso a Martha).

HONEY          Oh, capisco.

GEORGE       Il midollo. Ma le ossa sono piuttosto elastiche, special­mente quelle dei giovani. Prenda per esempio nostro figlio...

HONEY          Chi?

GEORGE       Nostro figlio... il tesoruccio di Martha e mio!

NICK              (avviandosi verso il bar) Le dispiace se...

GEORGE       No, no, faccia pure.

MARTHA       George.

GEORGE       (eccessivamente gentile) Si, Martha?

MARTHA       Che cosa stai facendo?

GEORGE       Be’, amore, sto parlando di nostro figlio.

MARTHA       Non farlo.

GEORGE       Che tipo questa Martha! Siamo qui alla vigilia del ritor­no a casa del nostro ragazzo, alla vigilia del suo ventunesimo compleanno, alla vigilia della sua maggiore età... e Martha dice che non dobbiamo parlare di lui.

MARTHA       No... non farlo.

GEORGE       Ma voglio farlo, Martha! E’ molto importante che par­liamo di lui. Il coniglietto e... qualunque cosa sia quello lì... non sanno molto del nostro erede, e a me pare che dovrebbero es­serne informati.

MARTHA       No, non farlo.

GEORGE       (schioccando le dita verso Nick) Lei. Ehi, lei! Lei ci sta a giocare a Come t’allevo il Pupo, vero?

NICK              (appena cortese) E’ a me che schiocca le dita?

GEORGE       Esatto. (Lo ammaestra) Lei vuol sapere tutto del nostro figliolone.

NICK              (pausa, poi in tono secco) Si, certo.

GEORGE       (a Honey) E lei, mia cara? Anche lei vuol sapere tutto di lui, vero?

HONEY          (fingendo di non capire) Di chi?

GEORGE       Di nostro figlio, mio e di Martha.

HONEY          (nervosa) Ah, avete un figlio?

Martha e Nick ridono imbarazzati.

GEORGE       Ma certo; lo abbiamo sempre avuto! Vuoi parlarne tu, Martha, o ne parlo io? Eh?

MARTHA       (con un sorriso che è quasi un sogghigno) Non farlo, George.

GEORGE       E va bene. Dunque, vediamo un po’. E’ proprio un caro ragazzo nonostante l’ambiente familiare in cui vive; voglio dire che quasi tutti i ragazzi crescerebbero un po’ nevrotici con la nostra Martha che si comporta come si comporta: restando a letto fino alle quattro del pomeriggio, tiranneggiando continua­mente quel povero bastardo, cercando di sfondare la porta del bagno per lavarlo personalmente nella vasca quando lui ha già sedici anni, trascinando estranei in casa a tutte le ore...

MARTHA       (alzandosi) Piantala!

GEORGE       (fingendosi spaventato) Martha!

MARTHA       Adesso basta!

GEORGE       Vuoi continuare tu?

HONEY          (a Nick) Perché si dovrebbe aver voglia di lavare una per­sona che ha già sedici anni?

NICK              (sbattendo il bicchiere sul tavolo) Oh, per l’amor di Dio, Honey!

HONEY          (sottovoce) Be’, perché?

GEORGE       Perché è il suo cocco.

MARTHA       E VA BENE! (Meccanicamente, una sorta di declamazio­ne quasi lacrimosa) Nostro figlio. Vuoi nostro figlio? Lo avrai.

GEORGE       Vuoi bere qualcosa, Martha?

MARTHA       (patetica) Si.

NICK              (a Martha, con gentilezza) Non siamo obbligati ad ascoltar­lo... se non vuoi.

GEORGE       E chi lo dice? Crede di essere lei a stabilire le regole?

NICK              (pausa, poi a denti stretti) No.

GEORGE       Lei èun bravo ragazzo: farà strada. Su, Martha, avanti col tuo numero, per favore.

MARTHA       (lontanissima) Come, George?

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† (suggerendo) ¬ęNostro figlio...¬Ľ

MARTHA       E va bene. Nostro figlio. Nostro figlio ènato in una notte di settembre, una notte non diversa da questa, ventun an­ni fa... domani.

GEORGE       (il primo di una serie di pacati commenti) Vedete? Ve l’avevo detto.

MARTHA       Fu un parto facile.

GEORGE       Oh no, Martha. Tu hai sofferto... quanto hai sofferto!

MARTHA       Fu un parto facile... una volta che il nascituro venne... accettato dal mondo.

GEORGE       Si... si. Cosi va meglio.

MARTHA       Fu un parto facile, una volta che il nascituro venne ac­cettato dal mondo, e io ero giovane.

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† E io ancora di pi√Ļ... (Ride pacatamente tra s√©).

MARTHA       Io ero giovane e lui era un bambino sano, un bimbetto rosso e urlante con le membra solide e viscide…

GEORGE       ... Martha parla come se avesse assistito al parto...

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† ... con le membra solide e viscide e con una gran testa di capelli neri fini fini che pi√Ļ tardi, oh pi√Ļ tardi, sarebbero dive¬≠nuti biondi come il sole, nostro figlio.

GEORGE       Era un bambino sano.

MARTHA       E io lo avevo voluto un figlio.., oh se lo avevo voluto!

GEORGE       Un maschio o una femmina?

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Un figlio! (Pi√Ļ adagio) Un figlio. E ora lo avevo mio figlio.

GEORGE       Nostro figlio.

MARTHA       (con molta tristezza) Nostro figlio. E lo allevammo noi... (Breve risata amara). Si, noi; lo allevammo noi...

GEORGE       Con degli orsacchiotti e un’antica culla austriaca.., e sen­za bambinaia.

MARTHA       ... con orsacchiotti e pesci rossi trasparenti, e un letto celestino con un bastone dalla parte della testa, un bastone che fini per spezzare... con le manine... durante... il... sonno...

GEORGE       ... gli incubi...

MARTHA       ... il sonno... Era un bambino irrequieto…

GEORGE       (ridacchia adagio tra sé, scuotendo il capo con increduli­tà) Oh, Dio...

MARTHA       ... il sonno... e una tenda.., una tenda verdolina e il bric­co luccicante che fischiava sotto l’unica luce della stanza quella volta che si ammalò.., quei quattro giorni.., e le trombette, e l’arco e le frecce che teneva sotto il letto...

GEORGE       ... le frecce con la punta di gomma...

MARTHA       ... di gomma che teneva sotto il letto.. -

GEORGE       Perché? Perché, Martha?

MARTHA       ... per paura... per paura di...

GEORGE       Per paura. Punto e basta: per paura.

MARTHA       ... e ... e i sandwich la domenica sera e il sabato... (Com­piaciuta nel ricordo) ... e al sabato la bananiera, cioè la banana sbucciata, svuotata e imbottita di acini d’uva bianca, una dop­pia fila di acini d’uva bianca, e sui lati, fissate alla barca con de­gli stuzzicadenti, delle fette d’arancia...

GEORGE       E come remo?

MARTHA       (incerta) Una... carota?

GEORGE       O quello che c’era a portata di mano.

MARTHA       No, una carota. E i suoi occhi erano verdi.., verdi con... ma bisognava guardarli bene in profondità... in profondità... con aureole... aureole bronzee intorno all’iride.., com’erano ver­di i suoi occhi

GEORGE       ... verdi, azzurri, bruni...

MARTHA       ... e come amava il sole! ... Era abbronzato prima e do­po tutti gli altri.., e al sole i suoi capelli... diventavano.., lanosi.

GEORGE       ... lanosi...

MARTHA       ... un bel ragazzo, proprio un bel ragazzo.

GEORGE       Absolve, Domine, animas omnium fidelium defuncto­rum ab omni vinculo delictorum.

MARTHA       ... e la scuola.. - e il campeggio estivo.., e le corse in slit­ta... e le nuotate...

GEORGE       Et gratia tua illis succurrente, mereantur evadere iudi­cium ultionis.

MARTHA       (ridendo tra sé) ... e quando si èspezzato il braccio... com’era buffo... si, certo, gli faceva male!... Ma, com’era buf­fo... in un campo, la sua prima mucca; la prima che avesse mai visto.., e lui entra nel campo e va verso la mucca, che stava brucando, a testa bassa, tutta affaccendata... e si mette a muggire. (C. s.) Si mette a muggire e la mucca, tutta sorpresa, alza la te­sta e risponde con un muggito indirizzato proprio a lui, a lui e ai suoi tre anni, e lui, sorpreso, incomincia a correre e a un cer­to punto inciampa... cade... e si spezza quel povero braccio. (C.s.) Povero agnellino.

GEORGE       Et lucis aeternae beatitudine perfrui.

MARTHA       E George pianse. George... smarrito.., pianse. Lo por­rai io il povero agnellino. George mi veniva dietro tirando su col naso e io portavo il bambino, su una barella di fortuna da me costruita.. - attraverso quei grandi campi.

GEORGE       In Paradisum deducant te Angeli.

MARTHA       E quando crebbe... e quando crebbe... oh, era così as­sennato! ... camminava tra noi due... (Allarga le mani) ... tenden­do una mano a ciascuno e cercando ciò che potevamo offrirgli in fatto di appoggio, d’affetto, d’insegnamento, persino d’amore... e nello stesso tempo queste mani ci tenevano un po’ lontani, per proteggerci meglio, per proteggerci tutti da George... dalla sua debolezza... e dalla mia... forza necessariamente superiore.., per proteggere se stesso... e noi.

GEORGE       In memoria aeterna erit iustus: ah auditione mala non timebit.

MARTHA       Così assennato, cosi assennato.

NICK              (a George) Che è? Che cosa sta dicendo?

GEORGE       Ssst!

HONEY          Sssst!

NICK              (alza le spalle) E va bene.

MARTHA       Cosi bello, cosi assennato.

GEORGE       (risatina) Ogni verità è relativa.

MARTHA       Ma lo era! Bello, assennato, perfetto.

GEORGE       Si vede che è una madre a parlare.

HONEY          (bruscamente, quasi piangendo) Voglio un bambino.

NICK              Honey...

HONEY          (con maggior energia) Voglio un bambino!

GEORGE       Per principio?

HONEY          (in lacrime) Voglio un bambino. Voglio un figlio.

MARTHA       (aspettando che smetta e senza badarle) Naturalmente questa situazione, questa perfezione... non poteva durare. Non con George... non con George vicino.

GEORGE       (agli altri) Vedete? Lo sapevo che avrebbe cambiato le carte in tavola.

HONEY          Zitto!

GEORGE       (fingendosi spaventato) Pardon... mamma.

NICK              Non può proprio star zitto?

GEORGE       Dominus vobiscum.

MARTHA       Non con George vicino. Un uomo annegando fa anneg­are con sé chi gli sta accanto. E George ha tentato, ma, Dio come l’ho combattuto. Dio mio, come l’ho combattuto.

GEORGE       (con una risata soddisfatta) Aaaaaaah!

MARTHA       I mediocri non sanno sopportare chi gli è superiore. La debolezza e l’imperfezione protestano contro la forza, l’innocen­za e la bontà. Cosi George tentò.

GEORGE       E come tentai, Martha? Come tentai?

MARTHA       Come che cosa?... No! No... è cresciuto... nostro figlio ècresciuto...; e adesso ègrande e sta a scuola, all’università. E’ una bella cosa e va tutto bene.

GEORGE       (beffardo) Avanti, Martha!

MARTHA       No, ho finito.

GEORGE       Un momento! Non puoi interrompere una storia in quel modo, dolcezza. Stavi per dire qualcosa... e adesso devi dirla!

MARTHA       No!

GEORGE       E allora la dirò io.

MARTHA       No!
GEORGE       Vedete, la nostra Martha si èfermata proprio quando la storia si andava facendo

interessante.., proprio quando la storia si movimentava un po‚Äô. La nostra Martha, sapete, √®una povera bambina incompresa, davvero. Non soltanto ha un marito che √® una fogna... anche se √®una fogna pi√Ļ giovane di lei... ma oltre al marito-fogna ha anche un certo qual debole per le bevande alcoliche; √®come se non ne avesse mai abbastanza...

MARTHA       (senza energia) Basta, George.

GEORGE       ... e oltre a tutto questo, povera piccola vittima, ha un padre al quale non importa assolutamente nulla se lei sia viva o morta, no, non potrebbe preoccuparsi meno di ciò che accade al­la sua unica figlia.., oltre a tutto questo ha anche un figlio. Un figlio che l’ha combattuta in ogni attimo della propria esistenza, che non ha voluto diventare un’arma contro suo padre, che non ha voluto essere impiegato come una mazza tutte le volte che a Martha le cose non andavano per il loro verso!

MARTHA       (scattando in piedi) Bugie! Bugie!

GEORGE ¬†¬†¬†¬†¬† Bugie? E va bene. Un figlio che non voleva ripudiare suo padre, che andava da lui a chieder consigli, informazioni amo¬≠re un amore che non avesse niente di morboso ‚ÄĒ e tu sai che cosa voglio dire, Martha! ‚ÄĒ che non poteva sopportare quel ru¬≠dere urlante e aggressivo che si autodefiniva sua madre. Sua ma¬≠dre? Aah!!!

MARTHA       (gelida) L’hai voluto tu. Un figlio che si vergognava di suo padre tanto da chiedermi una volta se era vero quel che ave­va sentito dire, forse da qualche ragazzo crudele, cioè che non era nostro figlio; un figlio che non poteva sopportare quel me­schino e quel fallito di suo padre...

GEORGE       Bugie!

MARTHA       Bugie? Che non osava portare a casa le sue amiche...

GEORGE       ... perché si vergognava di sua madre.. -

MARTHA       ... di suo padre! Che scriveva soltanto a me!

GEORGE       Lo dici tu! E’ a me che scriveva! In ufficio!

MARTHA       Bugiardo!

GEORGE       Ne ho un fascio di lettere!

MARTHA       Non ne hai nemmeno una!

GEORGE       E tu ne hai?

MARTHA       Non ha nemmeno una lettera. Un figlio.., un figlio che trascorre altrove le sue estati... lontano dalla famiglia.., con qua­lunque pretesto.. - perché non sopporta quell’ombra di uomo che s’aggira per la casa...

GEORGE       ... che trascorre le sue estati altrove.., perché è vero... che trascorre le sue estati altrove perché per lui non c’è posto in una casa piena di bottiglie vuote, di bugie, di uomini che non conosce e di una vecchia strega che...

MARTHA       Bugiardo!!!

GEORGE       Bugiardo?

MARTHA       ... un figlio che ho allevato meglio che ho potuto in una situazione.., decisamente orribile, tra il fango della debolezza e delle vendette meschine...

GEORGE       ... un figlio che, nel suo intimo, rimpiange di essere nato...

Le due battute che seguono le pronunciano insieme.

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† Ho tentato, Dio se ho tentato... √® la sola cosa che ho ten¬≠tato di portare pura e incolume attraverso la cloaca del nostro matrimonio; attraverso le notti nauseanti e le giornate stupide e pietose, attraverso il ridicolo e, le risate.., Dio, le risate, attra¬≠verso una serie di fallimenti, ognuno per rimediare a quello pre¬≠cedente, e ognuno pi√Ļ disgustoso, pi√Ļ paralizzante del preceden¬≠te; la sola cosa, la sola persona che mai abbia cercato di proteg¬≠gere, di sollevare al di sopra del fango di questo ignominioso, opprimente matrimonio; la sola luce in tutta questa disperata... oscurit√†.., nostro figlio.

GEORGE       Libera me, Domine, de morte aeterna in die illa tremen­da; quando coeli movendi sunt et terra. Dum veneris iudicare saeculum per ignem. Tremens factus sum ego et timeo, dum discussio venerit atque ventura ira; quando coeli movendi sunt et terra. Dies irae, dies illa, calamitatis et miseriae; dies magna et amara valde. Dum veneris iudicare saeculum per ignem. Re­quiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis. Libera me, Domine, de morte aeterna in die illa tremenda: quando coeli movendi sunt et terra. Dum veneris iudicare sae­culum per ignem.

Ripresa del dialogo normale.

HONEY          (portandosi le mani alle orecchie) Basta! Basta!

GEORGE       Kyrie, eleison. Christe, eleison. Kyrie, eleison.

HONEY          Basta, ho detto!

GEORGE       Perché, bambina? Non le piace?

HONEY          (isterica) Non... può... farlo!

GEORGE       (trionfante) Chi lo dice?

HONEY          Iolo dico

GEORGE       Ci spieghi il perché, bambina.

HONEY          No!

NICK              E’ finito il gioco?

HONEY          Si! E’ finito.

GEORGE       Oh-oh! Niente affatto. (A Martha) Abbiamo una pic­cola sorpresa per te, tesoro. Riguarda il nostro adorato Jim.

MARTHA       Basta, George.

GEORGE       No!

NICK              La lasci in pace!

GEORGE       Sono io che dirigo lo spettacolo! (A Martha) Dolcezza, temo di avere una brutta notizia per te... per noi, anzi. Una no­tizia piuttosto triste.

Honey incomincia a piangere, nascondendosi il viso tra le mani.

MARTHA       (spaventata, insospettita) E sarebbe?

GEORGE       (con infinita pazienza) Be’, Martha, mentre tu eri fuori da questa stanza, mentre.., voi due eravate fuori da questa stan­za... voglio dire che non so dove foste ma, diavolo, in qualche posto dovevate pur essere... (Risatina). Mentre voi due eravate fuori da questa stanza, per un po’.., be’, la signora e io ce ne stavamo qui seduti a chiacchierare, sapete, una chiacchieratina amichevole.., e suonò il campanello...

HONEY          (sempre con la testa tra le mani) Trillò.

GEORGE       Trillò... e... be’, è difficile dirtelo, Martha...

MARTHA       (con una strana voce di gola) Dimmelo.

HONEY          No... la prego...

MARTHA       Dimmelo.

GEORGE       ... e... alla porta c’era... c’era la cara vecchia Western Union, un vispo fattorino sui settant’anni.

MARTHA       Un fattorino?

GEORGE       Si, Martha... un fattorino.., e aveva un telegramma, un telegramma per noi, ed è di questo telegramma che ti devo par­lare.

MARTHA       Perché non l’hanno telefonato? Perché lo hanno por­tato invece di telefonarlo?

GEORGE       Certi telegrammi si consegnano a mano, Martha; certi telegrammi non si telefonano.

MARTHA       (uno scatto) Che cosa intendi dire?

GEORGE       Martha... non so decidermi a parlartene...

HONEY          Non lo faccia.

GEORGE       Non vuole che lo faccia?

HONEY          (come se si difendesse da uno sciame di api) No no no no no.

GEORGE       (con un gran sospiro) Be’. Ecco, Martha... temo che il nostro ragazzo non verrà a casa per il suo compleanno.

MARTHA       Ma certo che verrà.

GEORGE       No, Martha.

MARTHA       Verrà certamente. Ti dico che verrà!

GEORGE       Non... può.

MARTHA       Può invece! Ti dico che può.

GEORGE       Martha... (Lunga pausa).... nostro figlio è... morto. (Pau­sa). E’ stato.., ucciso... nel tardo pomeriggio... (Pausa, una risa­tina appena accennata). Su una strada di campagna, con la sua patente di guida in tasca, ha sterzato, per evitare un porcospino, ed è andato a finire diritto contro un...

MARTHA       (furibonda) Non... puoi... farlo!

GEORGE       ... un grosso albero.

MARTHA       Non puoi farlo!

NICK              (adagio) Oh, Dio.

Honey piange sempre pi√Ļ forte.

GEORGE       (pacatamente, spassionatamente) Ho pensato che tu do­vessi saperlo.

NICK              Oh,Dio,no.

MARTHA       (tremando un po’ per la collera e un po’ per il dolore)

No! No! Non puoi farlo! Non puoi decidere questo da solo! Non te lo permetto!

GEORGE       Dovremo partire verso mezzogiorno, immagino...

MARTHA       Non ti permetterò di decidere queste cose!

GEORGE       ... perché ci sono le formalità dell’identificazione natu­ralmente, e c’è da dare disposizioni...

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† (balzando verso George, ma senza riuscire a raggiunger¬≠lo)¬† Non puoi farlo! (Nick si alza, afferra Martha e le immo¬≠bilizza le braccia dietro la schiena). Non te lo lascer√≤ fare! E tu, gi√Ļ le mani da me!

GEORGE       (mentre Nick continua a tenere immobilizzata Martha) Ho l’impressione che tu non capisca, Martha; io non ho fatto niente. E adesso riprenditi. Nostro figlio è morto! Vuoi cacciar­telo in testa?

MARTHA       Non puoi decidere tu queste cose!

NICK              La prego, signora...

MARTHA       Lasciami andare!

GEORGE       E adesso ascoltami, Martha; ascoltami bene. Abbiamo ricevuto un telegramma. C’è stato un incidente e nostro figlio èmorto. PUF! Proprio cosi! Chiaro?

MARTHA       (un urlo che si dissolve in un gemito) Noooooooooo!

GEORGE       (a Nick) La lasci andare. (Martha crolla al suolo). Si riprenderà subito.

MARTHA       (patetica) No, no, non è morto, non è morto.

GEORGE       Si che è morto. Kyrie, eleison. Christe, eleison. Kyrie, eleison.

MARTHA       Non puoi. Non puoi decidere tu queste cose.

NICK (chino su di lei, con tenerezza) Non ha deciso nulla, signo­ra. Non è colpa sua. Non ha il potere di...

GEORGE       Proprio cosi, Martha, non sono un Dio. Non ho potere di vita e di morte.

MARTHA       Non puoi ucciderlo! Non puoi farlo morire!

NICK              Signora... prego...

MARTHA       Non puoi!

GEORGE       C’è stato un telegramma, Martha.

MARTHA       (in piedi, affrontandolo direttamente) Fammelo vede­re! Fammi vedere quel telegramma!

GEORGE       (lunga pausa, poi deciso) L’ho mangiato.

MARTHA       (pausa; poi con la massima incredulità possibile, fram­mista a un po’ di isterismo) Che cosa hai detto?

GEORGE       (controllandosi a stento per non esplodere in una risata) L’ho.., mangiato. (Martha lo fissa per qualche istante e poi gli sputa in viso. (George con un sorriso) Buon pro ti faccia, Martha.

NICK (a George) Le pare bello trattarla cosi in un momento si­mile? Cavarsela con una battuta di pessimo gusto? Eh?

GEORGE       (schioccando le dita verso Honey) L’ho mangiato o no il telegramma?

HONEY          (terrorizzata) Si, si, l’ha mangiato... L’ho visto io... lo ha mangiato... tutto.

GEORGE       (suggerendo) ... come un bravo ragazzo.

HONEY          Si... come un... bbbbravo ragazzo.

MARTHA       (a George, fredda) Non credere di cavartela così.

GEORGE       (disgustato) Tu conosci le regole, Martha! Le conosci, Cristo!

MARTHA       No!

NICK              (che incomincia a capire ma non ne ha il coraggio) Di che cosa state parlando?

GEORGE       Posso ucciderlo, Martha, se voglio.

MARTHA       E’ nostro figlio!

GEORGE       Già, tu lo hai generato, ed è stato un buon parto...

MARTHA ¬†¬†¬†¬†¬† √ą nostro figlio!

GEORGE       E io l’ho ucciso!

MARTHA       No!

GEORGE       Si!

Lunga pausa.

NICK              (pacatamente) Credo di aver capito.

GEORGE       (c. s.) Davvero?

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (c. s.) Si, Ges√Ļ, credo d‚Äôaver capito.

GEORGE       (c. s.) Meglio per lei, amico.

NICK ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (violento) Ges√Ļ, credo d‚Äôaver capito!

MARTHA       (triste e smarrita) Non hai il diritto.., non ne hai nes­sun diritto...

GEORGE       (tenero) Ne ho il diritto, Martha. Solo che non ne ab­biamo mai parlato. Ma avrei sempre potuto ucciderlo quando l’avessi voluto.

MARTHA       Ma perché? Perché?

GEORGE       Perché hai violato le regole, bambina. Hai parlato di lui… hai parlato di lui a qualcun altro.

MARTHA       (piangendo) No. Non è vero.

GEORGE       Si, che è vero.

MARTHA       E a chi? A chi?

HONEY          (piangendo) A me. Ne ha parlato a me.

MARINA       (c. s.) Non ricordo! Qualche volta.., qualche volta di notte, quando è tardi e... e tutti gli altri stanno.., parlando... mi dimentico e sento.., sento il bisogno di parlare di lui... ma... re­sisto.., si, resisto.., anche se ne ho avuto voglia.., tante volte... Oh, George, hai esagerato... non ce n’era bisogno... non c’era bi­sogno di arrivare a tanto. Io ho parlato di lui... d’accordo.., ma non dovevi arrivare agli estremi. Non dovevi.., ucciderlo.

GEORGE       Requiescat in pace.

HONEY          Amen.

MARTHA       Non dovevi farlo morire, George.

GEORGE       Requiem aeternam dona eis, Domine.

HONEY          Et lux perpetua luceat eis.

MARTHA       Non ce n’era.., bisogno.

Lunga pausa.

GEORGE       (adagio) Tra poco sarà l’alba. Credo che la festa sia finita.

NICK              (a George, pacatamente) Non poteva averne...

GEORGE       Non potevamo.

MARTHA       (c’è nella sua voce un accenno di solidarietà) Non po­tevamo.

GEORGE       (a Nick e a Honey) A casa, bambini. L’ora della nanna è passata da un pezzo.

NICK              (tendendo la mano verso la moglie) Honey?

HONEY          (alzandosi e avvicinandosi) Sì.

GEORGE       (intanto Martha è seduta sul pavimento accanto a una pol­trona) Andate, voi due.

NICK              Si.

HONEY          Si.

NICK              Vorrei...

GEORGE       Buona notte.

NICK              (pausa) Buona notte.

Nick e Honey escono. George chiude la porta alle loro spalle, si guarda attorno, sospira, prende un bicchiere o due e li porta al bar. Quest’ultima scena molto adagio e molto lentamente.

GEORGE       Vuoi qualcosa, Martha?

MARTHA       (continuando a guardare altrove) No... niente.

GEORGE       Va bene. (Pausa). E’ora d’andare a letto.

MARTHA       Si.

GEORGE       Stanca?
MARTHA       Si.
GEORGE       Anch’io.
MARTHA       Si.
GEORGE       Domani è domenica; tutto il giorno.  
MARTHA       Si. (Lunga pausa). Dovevi.., dovevi proprio?

GEORGE       (pausa) Si.

MARTHA       Era davvero...? Dovevi proprio?

GEORGE       (pausa) Si.

MARTHA       Non lo so.

GEORGE       Era.., tempo.

MARTHA       Si?
GEORGE       Sì.

MARTHA       (pausa) Ho freddo.

GEORGE       E’ tardi.

MARTHA       Si.

GEORGE       (lunga pausa) E’ meglio cosi.

MARTHA       (c. s.) Non... lo so.

GEORGE       E’ meglio.., forse.

MARTHA       Non.., ne sono.., sicura.

GEORGE       No.

MARTHA       Solo.., noi due?

GEORGE       Si.

MARTHA       Non so, forse potremmo...

GEORGE       No, Martha.

MARTHA       Hai ragione. No.

GEORGE       Stai bene?

MARTHA       Si. No.

GEORGE       (le posa gentilmente una mano sulla spalla; Martha spinge indietro la testa ed egli le canta, molto adagio)

    Chi ha paura di Virginia Woolf,

                      Virginia Woolf,

                      Virginia Woolf,

MARTHA       Io... George...

GEORGE       Chi ha paura di Virginia Woolf...

MARTHA       Io... George... Io...

George annuisce lentamente. Pausa.

Sipario.

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