Titolo: CHI LO HA LASCIATO
Autore: Antonio Vitale
Email: anthonyart.ph@gmail.com
Genere: Commedia brillante – Surreale – Filosofica in atto unico
Codice SIAE: 234087
Uomini: 4
Donne: 1
Generici: 0
CHI LO HA LASCIATO
di Antonio Vitale
© 2025 – Antonio Vitale
📌 PERSONAGGI
- Giacomo — nervoso, controllante, logico (ingegnere informatico)
- Fabio — rilassato, ottimista, curioso (coinquilino di Giacomo)
- Sara — sarcastica, meta-teatrale, filosofica (amica di Mario ed ex di Fabio, cameriera)
- Mario — enigmatico, osservatore, catalizzatore metafisico (informatico, collega di Giacomo)
- Valter — allegro, leggermente caotico (amico di tutti)
📌 Scena unica – Soggiorno di un appartamento moderno in un condominio. Tavolo al centro con sedie. Divano, poltrone, tavolino. Luce calda concentrata sul tavolo.
Note: ritmo serrato ma non urlato; i personaggi parlano mentre pensano e pensano mentre parlano.
Tono: misto comico-surreale intellettuale; serio nelle riflessioni, leggero nell’ironia e nei meta-commenti.
Clima: surreale, filosofico e comico.
Note: ritmo serrato ma non urlato; i personaggi parlano mentre pensano e pensano mentre parlano.
Tono: misto comico-surreale intellettuale; serio nelle riflessioni, leggero nell’ironia e nei meta-commenti.
Clima: surreale, filosofico e comico.
SCENA UNICA
📌 Un campanello suona con insistenza. Giacomo entra in scena inciampando in un tappeto.
Giacomo
Arrivo! Non serve abbattere la porta!
📌 Apre la porta. Non c’è nessuno. A terra, un pacco avvolto in carta da pacchi anonima e nastro adesivo.
Giacomo
Ma che diavolo…?
📌 Giacomo prende il pacco e lo posa sul tavolo. Luci sul tavolo. Giacomo in piedi, immobile davanti al pacco come un archeologo davanti a una reliquia egizia, poi si sposta a chiamare dal citofono.
Giacomo
(chiama dal citofono il portinaio) Sono Giacomo secondo piano, interno 2, qualcuno ha lasciato un pacco fuori la nostra porta, lo ha portato su lei?… Ah ok, ha visto qualcuno salire col pacco?… Ah ok, non ha visto nessun corriere entrare nel palazzo?… Ah, ok. Grazie lo stesso. Buona giornata.
📌 Giacomo ritorna al tavolo a fissare il pacco, entra Fabio con una tazza di tè in mano.
Giacomo
(serio) È arrivato.
Fabio
Chi?
Giacomo
Il pacco.
Fabio
Ah. (pausa) E perché lo guardi così?
Giacomo
Così come?
Fabio
Come se potesse risponderti.
Giacomo
Se potesse rispondere risolveremmo il problema in dieci secondi.
Fabio
Quale problema?
Giacomo
La sua esistenza.
Fabio
Esiste. Problema risolto.
📌 Giacomo lo guarda come se avesse appena assistito a un crimine logico.
Giacomo
Non è sufficiente. Perché esiste? Chi l’ha mandato?
Fabio
Magari è un regalo.
Giacomo
I regali hanno senso. Qui non c’è biglietto, non c’è mittente, non c’è occasione.
Fabio
Appunto: regalo concettuale. Elegante.
Giacomo
Tu rendi tutto troppo facile.
📌 Giacomo sospira, gira intorno al pacco come un detective.
Fabio
Stai guardando troppi gialli ultimamente.
Giacomo
Ho chiamato il portiere.
Fabio
Ahh il comitato di benvenuto del condominio?
Giacomo
Dice di non aver visto nulla e di non averlo lasciato lui.
Fabio
E di cosa ti meravigli? In due anni non l’ho mai sentito dire di aver visto qualcosa.
Giacomo
Eppure il pacco è qui!
Fabio
(sarcastico) Sembra di sì.
📌 Pausa. Giacomo si volta lentamente verso Fabio.
Giacomo
Mi aiuti a capire o vuoi restare lì a bere il tuo tè senza fare nulla?
Fabio
Posso fare entrambe le cose, ma non mi pagano per nessuna.
📌 Giacomo prende un metro da un cassetto e misura il pacco con precisione. Poi prende la scopa che è appoggiata alla credenza e col manico scuote il pacco.
Giacomo
Interessante!
Fabio
(sincero) Non credo sia radioattivo. Di solito brillano.
Giacomo
(puntualizza) La radioattività non brilla.
Fabio
Nei film sì.
Giacomo
Questo non è un film.
Fabio
Peccato, avevo una bella faccia da protagonista rilassato.
📌 Giacomo si siede sul divano, serissimo.
Giacomo
Se fosse una truffa?
Fabio
Le truffe richiedono un tornaconto.
Giacomo
E se il tornaconto fosse psicologico?
Fabio
Allora ti stanno truffando alla grande.
📌 Giacomo drizza la testa e si alza.
Giacomo
Dobbiamo aprirlo.
Fabio
Finalmente! Cosa aspettavi?
Giacomo
Il coraggio.
Fabio
Ed ora ti è arrivato?
📌 Fabio apre lo stesso cassetto di prima, tira fuori un taglierino.
Fabio
(porge il taglierino) Tieni, usa questo.
Giacomo
Grazie.
Fabio
Se esplode, voglio che al telegiornale dicano che eravamo amici.
Giacomo
Se esplode… per noi non ci sarà telegiornale.
Fabio
Ottimismo zero, budget narrativo zero.
📌 Giacomo va per aprire il pacco.
Fabio
Noooo…
Giacomo
Ma sei pazzo? Mi hai fatto venire un colpo!
Fabio
Non farlo!
Giacomo
Prima hai detto di farlo, ora non devo più?
Fabio
Devi scrivere il testamento, se moriamo a chi lascerai tutto?
Giacomo
A parte che non ho niente da lasciare a nessuno, ma poi come ti viene in mente?
Fabio
Volevo capire se c’ero anche io nel tuo testamento.
Giacomo
(lo guarda male) Aiutami…
📌 Aprono il pacco, dentro… un altro pacchetto più piccolo.
Giacomo
(quasi offeso) Un pacco dentro un pacco.
Fabio
Mistero con sequel. Bello.
📌 Giacomo toglie il pacchetto più piccolo e lo appoggia sul tavolo, il pacchetto più piccolo non viene aperto. Dentro al pacco grande c’è una busta per lettere.
Giacomo
Finalmente una traccia.
Fabio
Un biglietto, leggilo.
Giacomo
(apre, legge) “Se siete arrivati fin qui, vuol dire che siete curiosi. Continuate…”
Fabio
(entusiasta) Mi piace il mittente.
Giacomo
Non c’è il mittente. Non si firma.
Fabio
Non mi piace più il mittente.
📌 Giacomo guarda verso il pubblico, sospeso. Luci leggermente giù.
Giacomo
E adesso?
Fabio
(sarcastico) Adesso decidiamo se vivere una storia o rimetterci a guardare la tv.
📌 Giacomo lo fissa, lotta interiore evidente.
Giacomo
Hai notato che nel biglietto c’è scritto: “se siete arrivati fin qui”, al plurale! Sa che siamo in due!
📌 Le luci si abbassano mentre i due discutono a voce bassa. Si riaccendono, Giacomo in piedi che osserva il pacco, Fabio seduto sulla poltrona a bere ancora il suo tè.
Fabio
Secondo te ci sta osservando?
Giacomo
Impossibile.
Fabio
Perché?
Giacomo
(indicando la finestra) Le tende sono chiuse.
📌 Breve silenzio. Non ha senso, ma Giacomo lo dice con tono razionale.
Fabio
Non so se sei più terrorizzato o più ridicolo.
Giacomo
Le due cose possono coesistere.
📌 Giacomo estrae una seconda lettera più piccola dalla busta. La apre. Legge.
Giacomo
(leggendo) “Domanda numero uno: se non foste voi a scegliere, chi sceglierebbe per voi?”
Fabio
(pausa) La domanda è bella. Però già mi puzza di fanatico.
Giacomo
(più serio) O di filosofo.
Fabio
Peggio, il fanatico almeno sa cosa vuole. Il filosofo è ancora lì che pensa.
📌 Giacomo posa il foglio accanto all’altro foglio.
Giacomo
Il soggetto ci conosce.
Fabio
In che senso?
Giacomo
Fa domande calibrate. Non è un messaggio per chiunque. È per noi.
Fabio
Mha! Non mi spaventa l’idea che ci conosca.
Giacomo
E cosa ti spaventa?
Fabio
Il fatto che ci conosca bene da sapere che leggeremmo.
📌 Si sente un singolo e deciso bussare al campanello della porta. Secco, fuori tempo comico.
Fabio
(sussurra) Eccolo!
Giacomo
Non “eccolo”! Potrebbe essere chiunque!
📌 Secondo bussare, identico. I due si immobilizzano. Poi Fabio si schiarisce la voce.
Fabio
Chi è?
Voce fuori scena (Sara)
Aprite. Sono io.
📌 Silenzio. Nessuno dei due sa chi sia “io”. Giacomo indica a Fabio, come a dire: vai tu. Fabio non vuole andare ma poi va, apre la porta di pochi centimetri.
Sara
Avete intenzione di far entrare solo l’aria e lasciarmi fuori, o fate entrare anche me?
Fabio
Solo se porti prove o soluzioni.
Sara
Porto la prova che siete pazzi, e una bottiglia di vino.
📌 Fabio spalanca la porta per far entrare Sara, poi va verso il tavolo e inizia a fissare il pacco insieme a Giacomo, Sara resta un attimo ferma sull’uscio.
Giacomo
(senza alzare lo sguardo dal pacco) Vino? Ah ecco, chi non beve in compagnia o è un ladro o una spia. Prova inconfutabile. Chiudi la porta presto.
📌 Sara entra, zaino, giubbino, in mano una bottiglia di vino, sguardo stanco ma ironico. Nota immediatamente la scena del pacco con i due che lo fissano. Si ferma. Osserva.
Sara
Eh sì, una prova che prova che dovreste farvi curare. (guarda i due come se fossero alieni) Sono le 4 di pomeriggio, la porta è chiusa. Perché siete entrambi in piedi a fissare un pezzo di cartone come se fosse l’apparizione di Fatima?
Fabio
È anonimo ma con domande.
Sara
Sembra una scena di un crimine senza cadavere.
Sara
Per il momento?
Fabio
(sarcastico) Sì, oggi siamo in modalità giallo filosofico.
Sara
(Sbuffa, posa il vino sul tavolo senza guardare le lettere) Oh, fantastico. Il club del mistero per post-adolescenti annoiati. Apritelo e fatela finita.
Giacomo
Non è così semplice. C’è un’implicazione… una decisione dietro.
Sara
(si siede, apre il vino col tappo a filettatura e li osserva con sarcasmo) No, l’unica decisione qui è: tra voi che diventate adulti o io che finisco questa bottiglia da sola mentre vi guardo fare i detective del nulla. Non fatemi entrare nelle vostre paranoie, ne ho già abbastanza delle mie.
Giacomo
(Indica il tavolo con un gesto quasi solenne) Sara, guarda bene. Non è un regalo o solo “un pezzo di cartone”. C’è un biglietto. Dice: “se non foste voi a scegliere, chi sceglierebbe per voi?” Ti sembra una frase da pony express?
Sara
(si alza, va a prendere un calice, si versa il vino, sorseggia, senza guardare le lettere) Mi sembra la frase di qualcuno che ha troppo tempo libero e ha appena scoperto i biscotti della fortuna. Chi l’ha portato?
Giacomo
Nessuno. Il campanello ha suonato, ho aperto e lui era lì. Solo. Abbandonato al suo destino.
Sara
(Posa il calice con un rumore secco) Giacomo senti, tu dai nomi filosofici anche alle piante grasse che fai morire. È un pacco. Se era una bomba, saremo già morti perché siete qui a discutere da mezz’ora. Se invece è un regalo, lo state rovinando con l’ansia.
Giacomo
(Nervoso, cammina intorno al tavolo) Tu non capisci il paradosso…
Sara
(Lo interrompe) Il paradosso sai qual è? Che sei un ingegnere informatico. La tua vita è fatta di numeri. Questo pacco è uno “zero”, finché resta chiuso. Diventa un “uno” se lo apri. Fine della logica. Ora, spostatelo, devo bere il mio vino e non voglio che un cubo di cartone mi giudichi.
Giacomo
(Quasi tra sé) Forse il pacco è vuoto. E il vero contenuto siamo noi che litighiamo sulla sua vacuità.
Sara
(Si alza, prende il pacco con una mano sola, come se fosse un oggetto qualsiasi. Giacomo e Fabio sussultano, terrorizzati che possa cadere) Ecco, vedete? Pesa su per giù trecento grammi. Se fosse un “vuoto esistenziale” peserebbe molto di più, credetemi. Ho servito tavoli di poeti falliti tutto il pomeriggio e non voglio continuare la giornata con misticismo. Potrei suicidarmi entro sera!
Fabio
(Urlando quasi) Non scuoterlo! Potresti alterare l’equilibrio del contenuto.
Sara
(Lo guarda con pietà, rimette giù il pacco con noncuranza) L’unica cosa che state alterando è la mia pazienza. Se entro dieci minuti non avete deciso se aprirlo o farci un altare, lo prendo e lo butto nel bidone della carta. Almeno lì avrà un destino certo.
Fabio
(Si avvicina al pacco e lo accarezza, sospirando, come se avesse appena evitato un disastro nucleare) L’equilibrio… è ancora intatto, grazie al cielo.
Sara
(Lo guarda fisso) Fabio, l’unica cosa che non è intatta è la tua salute mentale. Ma va bene, giochiamo. Se è così importante, perché non lo avete ancora aperto? Avete paura che ci sia dentro una multa non pagata?
Giacomo
No, c’è un biglietto, ci sono delle lettere che direzionano la realtà. Capisci?
Fabio
(Entusiasta) È vero, è un regalo che esiste solo finché non esiste. Io penso che il movente sia farci pensare.
Sara
(Tornando subito acida) No, dai, non cominciare con i tuoi concetti da quinta elementare. Chi ha mandato questo pacco conosce la vostra paralisi decisionale. Giacomo, tu non compri nemmeno un paio di calze se non hai prima analizzato il coefficiente d’attrito del cotone.
Giacomo
È prudenza, Sara!
Sara
È una patologia. (Si avvicina di nuovo al tavolo, stavolta con una strana cautela. Non tocca il pacco, ma lo osserva da vicino, quasi con sospetto) Però… ammetto che la frase è scritta bene. È irritante. È come un prurito dietro la schiena dove non arrivi a grattarti.
Fabio
Lo senti anche tu, vero? Il richiamo?
Sara
(Cerca di ricomporsi) Sento che mi state trascinando nel vostro delirio. Però, pensandoci… se noi decidessimo che dentro c’è, che ne so, una vecchia foto di noi tre… e decidessimo di non aprirlo mai per conservare quel ricordo… quel ricordo diventerebbe reale per noi, anche se il pacco fosse pieno di polistirolo.
Giacomo
(Colpito) È esattamente il punto! La realtà nasce quando qualcuno decide.
Sara
(Scuote la testa, come per scacciare un pensiero) No, fermi. Sto parlando come voi. Sarà il vino. (Si siede di colpo) Comunque, se è uno scherzo di qualcuno, sicuramente adora vedervi girare a vuoto come criceti nella ruota della metafisica.
Fabio
Forse è qualcuno che vuole metterci alla prova?
Sara
(Guarda la porta, poi il pacco, poi i ragazzi. Per la prima volta il suo tono perde un po’ di sarcasmo e diventa quasi pensieroso) Non lo so. Ma se restiamo qui a guardarlo senza fare nulla, abbiamo già scelto la cosa più noiosa: l’attesa. E io odio aspettare i tavoli che si liberano, figuriamoci aspettare che un pacco mi spieghi chi sono.
Giacomo
Non so, la vedo troppo elegante per una trappola.
Sara
(Sara si rialza, gira attorno al tavolo come un detective amatoriale. Ragiona) Lettere anonime, domande filosofiche…
Fabio
Forse è un insegnante in burnout?
Sara
(ride) Oppure qualcuno che vuole capire una cosa che non può chiedere di persona.
Giacomo
Come quale?
Sara
Se vi fidate delle vostre scelte… o delle sue.
Fabio
E tu come lo sai?
Sara
Lo indovino. Le domande anonime le fa chi non ha il coraggio di fare quelle dirette (guardando Fabio).
📌 Sara si versa del vino.
Giacomo
Se chi ha scritto vuole sapere se ci fidiamo… allora ci sta manipolando.
Fabio
O mettendoci alla prova.
Sara
(Guardando Fabio fisso negli occhi, con un sorriso amaro) Di solito non c’è differenza. Ma tu, sei un esperto nel non distinguere le due cose.
Fabio
Non siamo qui per parlare di me.
Sara
È sempre quello che dici quando il discorso ti riguarda.
Fabio
No. Lo dico quando il discorso diventa personale.
Sara
Per me è la stessa cosa.
Fabio
Appunto. Ed è lì che non ci siamo mai capiti.
Sara
No. Ci siamo capiti benissimo. Sei tu che a un certo punto hai smesso di restare.
Fabio
Io resto sempre.
Sara
Sì. Finché non serve davvero.
Fabio
(Cambiando postura, a disagio) Siamo qui per il pacco, non per l’inventario dei miei fallimenti.
Sara
(sarcastica) Oh, ma il pacco è perfetto per te. È anonimo, non prende impegni e non risponde quando gli fai domande assurde. Praticamente è il tuo partner ideale.
📌 Giacomo prende nuovamente la lettera più grande. La gira. Sul retro c’è una scritta: “NIENTE È CASUALE”. Giacomo la legge ad alta voce, i due lo guardano.
Giacomo
Niente è casuale. (Cercando di riportare l’ordine) Ora possiamo tornare al punto? “Niente è casuale”, c’è scritto qui.
Fabio
Finalmente qualcosa di umile.
Sara
(Sempre a Fabio) Niente è casuale. Neanche il fatto che tu abbia scelto di vivere con Giacomo invece di… beh, invece di scegliere e basta. Ti sei rifugiato nella logica di qualcun altro perché la tua non ha mai avuto il coraggio di reggere un “noi”.
Fabio
(Tagliente) La mia logica funzionava benissimo, era la tua sceneggiatura che prevedeva un finale che io non avevo mai sottoscritto.
Mario
(Osservando la scena come un arbitro invisibile) Interessante. La decisione di non scegliere è stata la vostra prima opera d’arte. Questo pacco è il proseguo.
Sara
Qual è la parte che non vi torna?
Giacomo
Tutto.
Fabio
Niente.
Sara
(indica Fabio) Tu sei già nel gioco. (poi indica Giacomo) Tu, stai cercando ancora il regolamento.
📌 Le luci si abbassano leggermente. Atmosfera quasi da stanza di interrogativi, ma comica.
Giacomo
Quindi chi è il movente?
Sara
(sorseggia) La domanda migliore sarebbe chi sarà quando lo scoprirete.
Fabio
(a Sara) Quindi secondo te non è una persona?
Sara
Non ho detto questo.
Giacomo
Ma non lo hai nemmeno negato.
Sara
Le negazioni sono solo affermazioni con la coda tra le gambe, vero Fabio?
📌 Fabio scuote la testa, i due odiano la frase ma in modo diverso.
Giacomo
Se non è una persona, cos’è?
Sara
Può essere un qualcosa, un’entità o è soltanto una domanda.
Giacomo
Un enigma.
📌 Breve pausa. Sara beve.
Fabio
Ma perché noi?
Sara
Perché siete lenti.
Giacomo
(piccato) Lenti?
Sara
Sì, anche, con voi le idee non si consumano subito. Restano.
📌 Fabio guarda Giacomo, sinceramente incuriosito.
📌 Giacomo apre di nuovo la busta: nota una seconda lettera piccola piegata all’interno, sottilissima. La tira fuori.
Giacomo
Non finisce più.
Fabio
È un pacco che ti fa la manutenzione psicologica.
📌 Giacomo dispiega il foglietto.
Giacomo
(legge) “Domanda numero due: se la preferenza fosse un personaggio, da chi vorreste essere scelti?”
📌 I tre si zittiscono. È una domanda strana, elegante, leggermente disturbante.
Fabio
Questa non è una domanda normale.
Giacomo
È un messaggio in forma di provocazione.
Sara
È una scelta che vuole essere osservata, (guardando sempre Fabio) ma si sa voi non siete buoni osservatori.
📌 Silenzio. La tensione si addensa. Poi Sara rompe laconicamente.
Sara
Vino?
Fabio
Sì, grazie.
Giacomo
No.
Fabio
Ok, sì per tre.
📌 Sara va a prendere altri due calici dalla credenza e versa il vino. Fabio prende il suo bicchiere e beve, Giacomo no.
Fabio
Io ho una risposta.
Giacomo
Avanti, dilla.
Fabio
Vorrei essere scelto da me stesso.
Sara
Troppo democratico. Come al solito.
Giacomo
O troppo arrogante. Dipende da chi sei.
Fabio
O dipende se mi stimo.
Giacomo
E ti stimi?
Fabio
A giorni alterni. Come il traffico a Milano.
📌 Sara sorride. Giacomo riflette seriamente.
Giacomo
Io invece vorrei essere scelto da qualcuno che vede più in là, più lontano.
Fabio
Tipo?
Giacomo
Qualcuno che non è emotivamente compromesso.
Sara
Cioè, chiunque tranne noi.
Giacomo
(secco) Esatto!
📌 Fabio cerca con gli occhi la reazione di Sara.
Sara
Io vorrei essere scelta dal destino.
Fabio
(sbuffa) Filosofia premium.
Giacomo
(a Sara) Come dici?
Sara
Se la preferenza è un personaggio, magari non ha bisogno di motivi. Ha solo direzioni.
📌 Giacomo osserva la lettera, come se cambiasse forma.
Giacomo
E se lei stesse scegliendo noi?
Fabio
Ottimo. Ora siamo dentro un film d’autore.
Sara
E noi saremmo i protagonisti? Che film pessimissimo!
📌 Breve pausa. Si sentono dei passi fuori la porta. Nessuno si muove. Poi ancora. Un urlo.
Fabio
(rivolto a Giacomo) Dimmi che sei stato tu.
Giacomo
Ma sei scemo? Mi hai visto urlare?
Fabio
Dimmi che sei stata tu (rivolto a Sara).
Sara
Allora veramente sei scemo, non hai sentito che proveniva da fuori?
Fabio
Ditemi che è stato il vino. (impaurito)
Sara
Il vino non ha voce. Non urla.
Fabio
Ma ha un sacco di altre qualità però.
📌 Giacomo si avvicina alla porta lentamente, si avvicina con l’orecchio. Non sente nulla, ritorna al tavolo.
Giacomo
Non mi piace.
Fabio
Cosa, il vino?
Sara
Eh lo so, non è di qualità ma è l’unico che sono riuscita a prelevare dal ristorante, quelli buoni sono chiusi a chiave.
📌 Sara posa il bicchiere. Tono più basso.
Sara
Se fosse un personaggio… forse non sarebbe dentro al pacco.
Giacomo
Allora dov’è?
Sara
Dietro ogni decisione che stiamo prendendo.
📌 Giacomo si gira verso Fabio.
Giacomo
Ma lo abbiamo aperto perché volevamo sapere? O perché qualcuno voleva che lo aprissimo?
Fabio
Non cambia molto.
Giacomo
Cambia se l’intenzione non era nostra.
Fabio
(sereno) Se non era nostra, almeno è stata ben coreografata.
📌 Ancora silenzio. Poi un leggerissimo bussare al citofono. Si abbassano le luci.
📌 La stanza è sospesa dopo il piccolo “click” proveniente dal citofono. Nessuno parla. All’improvviso il telefono di Fabio vibra. È un suono comune, ma dopo tutto ciò risulta quasi minaccioso. Tutto sottovoce.
Fabio
(sottovoce) Shhhh, non rispondo.
Sara
Perché?
Fabio
Perché fa parte del gioco.
Giacomo
O è solo una telefonata.
Fabio
Appunto, troppo semplice.
📌 Il telefono continua a vibrare. Sara prende l’iniziativa e lo afferra.
Sara
Rispondo io (con tono normale).
Fabio
Sei sempre stata contro le mie decisioni.
Sara
Perché le tue decisioni erano decise con un piede in due scarpe. Decidere non aspetta il consenso.
📌 Sara risponde e mette in viva voce.
Sara
Pronto?
Voce (Mario)
Ragazzi? Siete in casa?
📌 I tre si guardano, come se la voce avesse violato la scena. È Mario, quarto amico.
Fabio
Mario?
Voce (Mario)
Io! Sì, sono sotto casa vostra. Mi aprite?
Fabio
Cosa vuoi?
Mario
Che domanda è? Vorrei salire!
Giacomo
(si avvicina al telefono) Perché sei qui?
Mario
Perché volevo vedervi.
Giacomo
Per cosa?
Mario
(pausa) Boh. Mi andava.
📌 Questa risposta semplice li disarma.
Sara
(sottovoce) Le scelte semplici fanno più paura di quelle complicate.
Fabio
Ah, quindi per questo tu hai sempre fatto scelte complicate?
Sara
Almeno io avevo il coraggio di farle (breve pausa).
Giacomo
(rivolto a Mario al telefono) Suona il citofono.
Mario
L’ho già fatto…
Giacomo
Appunto. Risuona.
📌 Sara e Fabio lo guardano perplessi.
Sara
Stai dirigendo la realtà?
Giacomo
No, la sto ordinando. È diverso.
📌 Si sente un breve silenzio al telefono, poi Mario accetta la richiesta.
Mario
Va bene, risuono.
📌 Fabio attacca. Ora i tre stanno immobili, in attesa del citofono. Il tempo sembra allungarsi. Poi finalmente… driiiii. Un suono comune, ma adesso densissimo.
Giacomo
Eccolo.
Fabio
Il portale dimensionale.
Sara
No! È solo il citofono. Apri?
📌 Fabio si avvicina al citofono. Si ferma. Guarda Sara.
Fabio
Sei tu che devi decidere.
Sara
Perché?
Fabio
Hai preso tu la chiamata.
Sara
(sospira) Ok, apri!
Giacomo
Noooo, non roviniamo il momento.
📌 Fabio sorride, apprezza la frase.
Sara
(con una smorfia) Allora rispondi solo al citofono.
📌 Fabio risponde al citofono.
Fabio
Chi è?
Mario
Ma come chi è? Sono Mario, mi aprite il portoncino?
Fabio
È Mario (rivolto agli altri).
Giacomo
E cosa vuole?
Fabio
Cosa vuoi?
Mario
Vorrei salire, mi aprite o no?
Fabio
Ok, ti apro. (Fabio apre il portoncino) Ho bisogno di bere (torna al tavolo per bere il vino).
📌 Suonano il campanello della porta.
Fabio
Hanno suonato il campanello.
Giacomo
Fermatevi, non muovetevi…
Sara
Perché?
Giacomo
Non facciamo rumore così penserà che non ci siamo e se ne andrà.
Sara
Ragazzi, siete troppo tesi. È Mario che è salito e ora vorrebbe entrare. Vado ad aprire.
Giacomo
Guarda dallo spioncino, potrebbe essere chiunque.
Mario
Ragazzi, mi aprite, o devo chiamare i pompieri?
📌 Sara va alla porta, guarda dallo spioncino.
Sara
Parola d’ordine.
Mario
Imbecilli.
Sara
Non è questa.
Mario
Dementi.
Sara
Non è questa.
Mario
Ragazziii! Sono Mariooo!
Sara
E potevi dirlo prima?
📌 Sara apre la porta. Mario entra e chiude la porta. Monospalla, aria tranquilla, come se non ci fosse nulla di strano in corso.
Mario
Ciao bella gente.
Fabio
Sei arrivato nel momento giusto…, o in quello sbagliato.
Mario
Di solito è sempre così.
📌 Mario nota il pacco, le lettere, il vino, l’atmosfera quasi investigativa.
Mario
Cos’è? Un test?
Fabio
Una domanda.
Giacomo
Un personaggio.
Sara
Un enigma.
Mario
(ride) Ottimo. Così non devo fare conversazione.
📌 Mario si toglie il monospalla lo appoggia sulla poltrona e siede sull’altra poltrona senza che nessuno glielo chieda. Come se fosse già dentro la scena.
Mario
Perché mi avete fatto suonare?
Giacomo
Volevamo capire cosa scegliessi.
Mario
Ho scelto di salire.
Fabio
E noi abbiamo scelto che tu suonassi.
Mario
Che scelte difficili. Quindi tutti felici?
Sara
O tutti manipolati.
Mario
Bhaa, non mi offendo. Sono manipolabile come tutti, e potrei essere anche corrotto.
📌 Giacomo si alza, gli gira intorno e lo osserva più attentamente.
Giacomo
Perché sei venuto qui?
Mario
Avevo voglia di vedere gli amici, ma se la cosa vi disturba posso andare.
Giacomo
Perché sei voluto davvero venire qui?
Mario
Perché voi sareste i miei amici e per vedere se oggi ero ancora io.
📌 Questa frase, detta con naturalezza, è un piccolo detonatore.
Giacomo
E lo sei?
Mario
(ci pensa) Non abbastanza da rispondere senza pensarci.
📌 Fabio applaude piano.
Fabio
Ottimo ingresso. Complimenti.
Mario
Grazie.
📌 Giacomo prende la busta e l’appoggia al centro del tavolino vicino alle poltrone davanti a Mario.
Giacomo
Leggi!
📌 Mario lo guarda.
Giacomo
Leggi!
📌 Mario legge le domande prima in silenzio, poi ad alta voce.
Mario
“Se non foste voi a scegliere, chi sceglierebbe per voi?”
Giacomo
Gira.
Mario
(gira la lettera e legge) “Se la scelta fosse un personaggio, da chi vorreste essere scelti?”
📌 Mario posa lentamente la lettera.
Mario
Belle domande!
Fabio
Non chiediamo l’estetica. Chiediamo il senso.
Mario
Mhaa, il senso non lo so, potreste dirmelo voi dato che le domande le state facendo voi a me. (Mario cambia posizione, come chi sta per dire qualcosa di più pesante) Potrei fare io una domanda a voi?
Giacomo, Fabio, Sara
Sì.
📌 Giacomo esce dalla comune e si dirige in bagno.
Mario
Siete impazziti?
Fabio
No, ma vogliamo il senso, la soluzione a qualcosa che non ha senso.
Mario
Oh mamma mia… da quanto tempo fate finta che le scelte siano vostre?
📌 Silenzio lungo. Molto più lungo di quelli comici.
Fabio
(cauto) Non ho capito se è un insulto o un invito.
Mario
Sinceramente non lo so nemmeno io.
📌 Fabio si appoggia allo schienale. Si concede un sorriso incredulo. L’atmosfera si addensa. Poi un piccolo dettaglio surreale: si sente lo scarico del bagno. Nessuno lo commenta. Nessuno lo ignora.
Fabio
Io non faccio finta.
Sara
No, tu fai passare tutto come se fosse più semplice di quello che è.
Fabio
È una forma di igiene mentale.
Sara
No, è una forma di censura. (ripensando al rumore) Ma cos’era quel rumore?
Mario
Sembrava lo scarico.
Fabio
Chi ha scaricato cosa?
📌 Giacomo rientra, non parla. Mario lo nota.
Mario
E tu?
Giacomo
Scusatemi, ero in bagno. Sarà stato il vino, o la tensione!
Mario
Tu, come gestisci le scelte?
Giacomo
Bhé, io faccio scelte. Punto.
Mario
(ride piano) Sì, certo. Ma solo dopo aver convinto te stesso che la scelta è quella giusta.
📌 Questa gli entra sottopelle. Giacomo non risponde, ma lo sguardo cambia. Si siede.
Fabio
Lo fa da sempre. Ha bisogno del permesso.
Giacomo
(secco) Del controllo, non del permesso.
Fabio
Il controllo è un permesso concesso dal cervello.
📌 Sara applaude ironica.
Sara
Bravi. Abbiamo diagnosticato Giacomo. Ora chi diagnostica chi?
Mario
L’enigma lo sta già facendo. (Breve pausa. Mario indica la lettera.) Una decisione che ti chiede «chi decide per te» è una decisione che si è già mossa.
Giacomo
Vai avanti ti seguo, ma cerca di non parlare come un guru.
Mario
Tranquillo. I guru non parlano con persone come voi.
📌 Sara ride. Poi si fa di nuovo seria.
Sara
Allora qual è la tesi?
Mario
Che nessuno sceglie davvero fino a quando non si accorge che potrebbe non essere lui a farlo.
📌 Silenzio. Sembra una frase semplice, ma ha strati. Fabio la mastica con lentezza.
Fabio
Quindi non è la scelta che conta…
Mario
…ma chi la stava facendo prima che tu te ne accorgessi.
📌 Giacomo si alza, nervoso, ma non rabbioso. Cammina verso il pacco. Lo guarda come un oggetto neutro.
Giacomo
Ma perché un pacco? Perché delle lettere? Perché non una mail? Un WhatsApp, una chiamata?
Sara
Perché il digitale è troppo facile da ignorare.
Mario
E il fisico pesa. E quando qualcosa pesa, gli dedichi spazio.
📌 Giacomo prende il pacchetto in mano, vorrebbe aprirlo ma non lo fa. Per ora lo osserva.
Giacomo
Ma questo pacco non vuole essere aperto?
Fabio
No. Vuole essere visto, discusso.
Mario
E abitato.
📌 Fabio si sporge.
Fabio
Abitato?
Mario
Sì. Le scelte non sono decisioni. Sono luoghi. Ci entri e poi ci rimani.
📌 Giacomo lo guarda male.
Giacomo
Questa è filosofia fatta con i biscotti.
Fabio
(ridendo) No! È filosofia fatta col vino.
📌 Breve pausa. Qui arriva la micro-espansione concettuale.
Sara
Quindi la decisione sta agendo attraverso di noi.
Mario
Esatto. Ed è per questo che non servono prove.
Fabio
E perché?
Mario
Perché le prove arrivano sempre dopo.
📌 Giacomo si blocca. Punta lo sguardo su Fabio.
Giacomo
Vi siete accorti che da quando è arrivato il pacco, stiamo facendo cose che non avremmo fatto?
Fabio
Tipo?
Giacomo
(contandole) Aprire, leggere, discutere, analizzare, chiamare, far suonare…
Mario
Tutto questo non è il pacco. È la scelta che ci attraversa.
📌 Sara si gira verso il pubblico — rottura della quarta parete leggera e naturale.
Sara
A volte la decisione arriva prima che qualcuno la prenda.
📌 Riporta lo sguardo agli altri, senza commentare l’inciso.
Fabio
E quindi il pacco non è un messaggio.
Mario
No. È il catalizzatore, il filtro…
Giacomo
Di cosa?
Mario
Di chi siete quando scegliete.
📌 Fabio beve. Giacomo resta in piedi. Sara prende una sigaretta dal pacchetto che non accende. La tiene tra le dita come gesto e non come vizio.
Sara
E quando lo scopriamo?
Mario
Quando smettete di pensare.
📌 Silenzio. Teso, ma non cupo. Il pubblico sente che manca ancora qualcosa.
Giacomo
E il finale quale sarebbe?
Mario
(sorride) Quello che non serve. Per una volta.
📌 Si abbassano le luci.
📌 Si riaccendono le luci. Continuano dal silenzio finale. Giacomo sempre in piedi, Fabio seduto, Sara con la sigaretta in mano, Mario rilassato.
Fabio
Quindi dobbiamo smettere di spiegare?
Mario
Sì.
Giacomo
E cosa dovremmo fare?
Mario
Essere.
📌 Giacomo odia risposte così, ma stavolta non interrompe. Si muove invece verso la finestra. Non la apre. La guarda.
Giacomo
Sembra che la stanza sia più piccola dal peso che ci opprime.
Sara
O siamo più grandi noi dalle idee che stiamo analizzando.
Fabio
O semplicemente ci siamo accorti che è una stanza.
📌 Questa battuta è metafisica sottile senza effetti. Mario annuisce, quasi impercettibile.
Mario
Non servono nuove informazioni. Serve consapevolezza.
Giacomo
Consapevolezza di cosa?
Mario
Di chi sta decidendo.
Giacomo
(arrabbiato) Ma cosa stai dicendo? (Giacomo si gira verso di lui) Tu sai qualcosa.
Mario
Tutti sappiamo qualcosa.
Giacomo
Tu sai qualcosa in più.
📌 Twist di ruolo. Sara e Fabio si voltano verso Mario.
Sara
È vero. Sei entrato troppo bene nella conversazione.
Fabio
Sì. Niente choc, niente meraviglia… solo contributi.
Mario
Perché dovevo arrivare qui.
Giacomo
Per cosa?
Mario
Per vedere fino a dove eravate arrivati senza di me.
📌 Silenzio. Tensione. Fabio si massaggia le tempie.
Fabio
Aspetta. Tu sapevi del pacco?
Mario
No.
Giacomo
Allora sai del contenuto?
Mario
Neanche.
Sara
Allora sapevi cosa?
Mario
Che sarebbe successo qualcosa oggi.
📌 Questa frase è perfettamente ambigua. Nessun soprannaturale, ma molto verosimile.
Fabio
E come?
Mario
Perché le scelte non arrivano mai da sole.
📌 Giacomo lo osserva come un detective che ha trovato una crepa nel racconto.
Giacomo
Da quanto lo sai?
Mario
Da stamattina.
Sara
Cosa è successo stamattina?
📌 Mario prende lo zaino, lo apre piano. Dentro non c’è nulla di spettacolare: un quaderno qualsiasi. Lo posa sul tavolo. Non lo apre.
Mario
Ho scritto.
Fabio
Cosa?
Mario
Quello che sarebbe successo.
📌 Fabio si irrigidisce.
Giacomo
Cosa vuol dire “quello che sarebbe successo”?
Mario
Che non ho scritto cosa volevo accadesse. Ho scritto cosa sarebbe accaduto se ci fossimo incontrati.
📌 Sara ora non scherza più.
Sara
Fammi vedere.
Mario
No.
Sara
Perché no?
Mario
Perché se leggete passate dall’essere alla previsione. E la previsione brucia la decisione.
Giacomo
Fammi vedere quel quaderno.
Mario
No. Ti ho già spiegato il perché.
Giacomo
Certo, la solita supercazzola sulla “previsione che brucia la scelta”. La verità è che ti piace avere questo potere su di noi. Lo hai sempre fatto, ci lasciavi credere di essere liberi di decidere, mentre tu avevi già previsto dove saremmo caduti.
Mario
Forse cadevate perché non guardavate dove mettevate i piedi, non perché io avessi una mappa.
Giacomo
Tu non avevi una mappa, tu avevi spostato il sentiero! Mi hai fatto passare per il maniaco del controllo per anni, ma il vero controllore qui sei tu. Quello silenzioso. Quello che non si sporca le mani ma scrive il finale degli altri.
Mario
No. Io il sentiero non l’ho mai spostato.
Giacomo
Allora spiegami perché mi sono ritrovato a camminare da solo.
Mario
Perché stavi guardando solo avanti.
Giacomo
Stavo guardando dove mi avevi detto di andare.
Mario
Io non ti ho mai detto dove andare.
Giacomo
No. Mi hai solo fatto credere che quella fosse l’unica direzione possibile.
Mario
E tu non hai mai pensato di fermarti a chiedere perché ti fidavi così tanto?
Sara
(Intervenendo) Incredibile. Fantastici, siete ancora qui a litigare su chi avesse ragione in una riga di codice di tre anni fa.
Giacomo
(A Mario) Dimmi solo una cosa: c’è anche il mio nome in quel quaderno? O sono solo “il Soggetto Alfa”?
📌 Questo è un punto perfetto: intensificazione psicologica. Giacomo si siede. È il primo segno di resa simbolica.
Giacomo
Va bene. Allora dillo.
Mario
Cosa?
Giacomo
Perché sei venuto davvero. Non il motivo poetico. Quello vero.
Mario
Avevo voglia di vedere gli amici.
Giacomo
(Si ferma, lo fissa) “Amici”. È una parola impegnativa per uno che è sparito dopo il progetto software. Sei mesi di lavoro, e poi te ne sei uscito dicendo che “la direzione non era quella giusta”. Senza spiegare quale fosse, la tua direzione.
Mario
(Calmo) Non era il momento di parlarne allora, e vedo che non lo è nemmeno oggi.
Giacomo
Per te non è mai il momento della chiarezza. Ti nascondi dietro i silenzi e oggi sei qui a fare il guru davanti a un pacco che…, guarda caso, sembra apposta per il tuo repertorio di enigmista.
Fabio
Ragazzi, non tiriamo fuori i fantasmi dell’ufficio passato, adesso…
Giacomo
Non si tratta di lavoro, Fabio. È metodo. Mario non sceglie mai, lui “lascia che accada” dopo aver tolto le castagne dal fuoco per sé stesso. (rivolto a Mario) Avanti non tiriamola per le lunghe, dicci la verità, sei qui per cosa?
📌 Mario prende fiato. Questa non è più una scena comica. Fabio lo guarda, serio.
Mario
Perché lo faccio da anni.
Fabio
Cosa?
Mario
Vengo da voi quando sto per cambiare qualcosa.
Sara
(Quasi tra sé) Almeno qualcuno ha il coraggio di cambiare qualcosa.
Fabio
Sara, basta. Sono passati due anni.
Sara
Due anni, tre mesi e un pacco misterioso, ma vederti ancora qui, a fare battute per non affogare, mi fa capire che non sei cambiato di un millimetro. Sei come questa scatola: incartato bene, ma se ti scuotiamo non si capisce se dentro c’è qualcosa di prezioso o solo aria compressa. E questa è la cosa che mi fa più impressione.
Fabio
Che io sia ancora qui?
Sara
No. Che tu sia identico.
Fabio
Coerente.
Sara
Intatto.
Fabio
Non è una colpa.
Sara
Lo è quando qualcuno si è spaccato per farti comprendere gli sbagli.
Fabio
Non ti ho chiesto di farlo.
Sara
No. Ed è questo il punto. Non hai mai chiesto niente.
Fabio
E tu sei ancora quella che deve analizzare tutto per sentirsi superiore. Hai portato il vino solo per avere una scusa per restare a guardarmi fallire di nuovo?
Sara
Ho portato il vino perché sapevo che con te la realtà è sempre troppo asciutta.
Giacomo
(Esasperato) Volete sbranarvi dopo? Abbiamo una crisi metafisica in corso e voi la state trasformando in una puntata di una soap opera mediocre!
Mario
Lasciali fare Giacomo. Il loro conflitto è la prova che il pacco sta funzionando. Non puoi scegliere il futuro se non hai ancora deciso cosa fare delle macerie del passato.
Sara
(cambia discorso) Mario, hai parlato di cambiamenti, ma cosa staresti cambiando?
Mario
Me stesso. (Silenzio lungo. Poi Mario continua, piano.) Pensavo che le scelte fossero cose come cambiare lavoro, lasciare qualcuno, iniziare qualcosa… poi ho capito che quelle sono solo conseguenze. La scelta vera succede prima. Quando nessuno la vede.
📌 Giacomo ora capisce, almeno in parte.
Giacomo
Quindi non sei venuto per il pacco?
Mario
No. Ma il pacco mi ha trovato comunque.
📌 Fabio lo guarda con affetto e preoccupazione insieme.
Sara
Cosa stai per cambiare?
📌 Mario sorride appena. Non dice.
Mario
Se lo dicessi, sarebbe una decisione. Io sono ancora nel dubbio.
📌 Silenzio. Molto bello. Molto carico. Nessuno si muove. Nessuno deve muoversi. Si abbassano le luci.
📌 Si accendono le luci, stessa stanza, stesso ordine. Nessuno si muove per qualche secondo. L’atmosfera è densa ma non pesante.
Fabio
(rompe il silenzio) Ok, fantastico. Quindi tu stai per cambiare, il pacco cambia le regole, e noi? … noi che cosa dovremmo fare esattamente? Applaudire? Firmare la ricevuta?
📌 Fabio è ironico, ma è la sua difesa.
Giacomo
(più rigido) No. Io voglio capire cosa ci viene chiesto. Perché c’è sempre una richiesta.
📌 Sara invece non distoglie lo sguardo da Mario.
Sara
Tu lo sai. O quantomeno ne hai un’ipotesi. Perché non la dici?
Mario
Perché non è la stessa per tutti.
Fabio
Quanto mi piace quando il mistero si traveste da eleganza.
📌 Giacomo lo ignora.
Giacomo
Allora facciamola semplice: cominciamo da te. (rivolto a Mario) Se non vuoi dire cosa stai cambiando… dicci cosa cerchi.
📌 Mario prende tempo. Guardare l’orologio è un gesto che lo umanizza.
Mario
Cerco una versione di me che non sia una reazione.
📌 Fabio si immobilizza. Quella frase lo tocca più del previsto.
Fabio
Una reazione a cosa?
Mario
Alle scelte degli altri. Al caso. Alla paura di deludere. (pausa) Alla narrazione in cui sono cresciuto. (A Giacomo) E tu? Tu che versione di te cerchi?
Giacomo
(Dopo una lunga pausa, con voce bassa e dura) Cerco la versione di me che non si sente un idiota per essersi fidato di te. Cerco la versione che non ha bisogno di prove, perché vive in un mondo dove le persone dicono quello che pensano, invece di lasciarti bigliettini anonimi o quaderni chiusi sul tavolo.
Mario
La fiducia non è un algoritmo, non puoi debuggarla. Io non ti ho mai chiesto di fidarti di me.
Giacomo
No, ma puoi tradirla, e questo è quello che fa più male.
Mario
Pensavo che la fiducia fosse una cosa che si sceglie, non che si pretende.
Giacomo
E io pensavo che il silenzio fosse solo una pausa, non una strategia.
Mario
A volte è l’unico modo per non imporre una scelta.
Giacomo
O per non assumersene il peso. E tu lo hai fatto con il tuo silenzio. Questo pacco…, questo gioco… è solo il tuo modo per non chiedere scusa. Preferisci mettermi davanti a un mistero universale piuttosto che ammettere di avermi lasciato da solo quando le cose si sono fatte difficili.
📌 Silenzio. Fabio è inquieto.
Fabio
Grandioso. Io invece cerco la versione di me che non crolla quando le cose non tornano.
📌 Sara non ha più la cintura ironica addosso.
Sara
Io invece cerco la versione di me che smette di spiegare e inizia a vivere.
📌 Giacomo non parla. Mario resta in attesa. Anche il pubblico.
Mario
(a Giacomo) E tu?
📌 Giacomo non risponde subito. Va alla finestra di nuovo. Stessa finestra, ma ora è diversa per lui.
Giacomo
Io cerco la versione di me che non ha bisogno di avere ragione per sentirsi vivo.
📌 Silenzio lungo.
📌 Silenzio dopo la dichiarazione dei desideri interni di ciascun personaggio. L’aria è densa, ma tutti respirano leggermente più pesante. Poi, all’improvviso, il telefono di Giacomo squilla. Non vibra: squilla. L’aria cambia.
Giacomo
(scuote la testa) Nooo… non rispondo.
Fabio
(sorridendo) Intrusione esterna. Sempre puntuale.
Mario
Intrusione esterna? Ma qui dentro c’è già troppa filosofia per sopportare un’estensione della realtà.
📌 Sara prende il telefono.
Sara
D’accordo, rispondo io. Solo perché voglio vedere chi osa interrompere il nostro illuminante dialogo.
📌 Sara mette in viva voce. La voce dall’altra parte è allegra, caotica.
Voce fuori scena (Valter)
Ehilà! Ragazzi! Sto suonando il citofono! Nessuno risponde, allora ho pensato: chiamo!
Fabio
Ehi! Ma stai facendo tutto in contemporanea! Campanello, telefono… siamo in un thriller o in una sitcom?
Mario
(ironico) Direi thriller-sitcom filosofico… categoria: sperimentale.
📌 Giacomo sbuffa. Sara ride.
Sara
Perfetto. Ora abbiamo un ospite che bussa dall’altro lato della realtà.
Giacomo
Io non sto ridendo.
Sara
Io sì. Perché non posso non ridere quando qualcuno bussa e telefona nello stesso momento… e dice “nessuno risponde”. (Sara alza le mani, teatralmente) Non possiamo ignorare la metafisica del tempismo. È una regola non scritta… credo.
📌 Mario prende il pacco e lo inclina leggermente verso il telefono, come se volesse “mostrare” qualcosa.
Mario
Guardate. La scelta sta agendo anche attraverso l’intrusione.
📌 Il telefono smette di squillare. Pausa brevissima. Poi il campanello: DIN DON. Tutti saltano leggermente.
Fabio
Ecco… la realtà insiste con puntualità.
Sara
(Pausa drammatica, poi rompe) Scommetto che se apriamo, ci sarà un tipo con un mazzo di fiori o un fattorino che non porta nulla.
Mario
No. La scelta non ha bisogno di mazzi di fiori. Ha bisogno di presenze… e osservatori.
📌 Fabio fa un gesto teatrale verso il pubblico.
Fabio
Penso che questo sia un esperimento sociale. Sì, una prova: “Vediamo le reazioni se chiudiamo in una stanza un pacco metafisico e amici filosofici.”
📌 Sara sorride. Giacomo scuote la testa.
Giacomo
Perché stai parlando al pubblico?
Fabio
Lo sto ammettendo. Benvenuti nel nostro laboratorio.
📌 Mario ride piano.
Mario
E proprio così… la scelta passa anche attraverso chi guarda.
📌 Tutti guardano la porta. Silenzio. Poi Fabio si avvicina e apre.
📌 Entra Valter, allegro, un po’ confuso, con uno marsupio e un cappello ridicolo. Si ferma a guardare i quattro.
Valter
Oh… wow. Non immaginavo fosse così intenso qui dentro.
Fabio
Benvenuto nella stanza del dubbio.
Valter
La stanza del dubbio? Pensavo fosse un soggiorno.
Fabio
Ora fai parte anche tu del meta-gioco!
Giacomo
O stai solo peggiorando la mia pazienza.
📌 Mario ride.
Mario
Entrambe le cose.
📌 Valter si guarda intorno. Nota il pacco.
Valter
E quello cos’è?
Fabio
Il catalizzatore della nostra esistenza temporanea.
📌 Valter fa un gesto teatrale verso il pubblico.
Valter
Quindi… tutti qui sono sospesi in un tunnel filosofico?
Sara
Esatto.
📌 Tutti ridono leggermente. L’atmosfera è alleggerita, ma la tensione filosofica resta.
Mario
Ed è proprio questo il bello: la scelta agisce anche attraverso chi arriva improvvisamente.
📌 Valter si siede senza chiedere, come se fosse sempre stato parte della scena.
Valter
Perfetto. Allora da dove cominciamo… a viverla?
📌 Si abbassano le luci.
📌 Si accendono le luci, il soggiorno è pieno di tensione sospesa: Giacomo in piedi vicino al pacco, Fabio sul divano, Sara con la sigaretta, Mario appoggiato al tavolo, Valter seduto a gambe incrociate. La luce è calda ma concentrata sul tavolo.
Fabio
Ok. Quindi… siamo tutti qui, tutti presenti, e ancora nessuno che ha esposto la vera domanda.
Giacomo
Perché ogni domanda vera è dentro, non fuori.
Sara
E il pacco?
Mario
Non è il pacco. È quello che il pacco provoca qui dentro.
📌 Valter cammina lentamente intorno al tavolo.
Valter
Aspetta… lasciatemi capire. Quindi questa… stanza… il pacco… le lettere… tutto è un modo per mostrarci cosa siamo?
Sara
Esattamente.
Giacomo
O per vedere quanto possiamo reggere senza scappare.
Fabio
Siamo al laboratorio della scelta.
Mario
E non è là fuori. È tra noi.
📌 Silenzio. Tutti si fissano a vicenda. Poi Fabio sorride ironico.
Fabio
Ok, allora propongo un altro gioco. Ognuno di noi dice cosa farebbe se non fosse lui a scegliere.
📌 Giacomo sospira. Sara annuisce. Mario sorride enigmatico. Valter sembra divertito.
Giacomo
Io? Probabilmente suggerirei a qualcuno la scelta. Ma sarei sempre me stesso… nel modo più fastidioso possibile.
Fabio
Io? Farei casino, ovviamente. Tanto se non sono io a scegliere… perché no?
Sara
Io cercherei di capire le regole… poi le ignorerei deliberatamente.
Mario
Io lascerei fare. Osserverei, senza interferire.
Valter
E io… improvviserei, perché sarebbe comunque una mia decisione anche non scegliere.
📌 Pausa. Tutti ridono piano, per la prima volta insieme davvero.
Fabio
Aspetta… stiamo parlando della scelta… ma non stiamo aprendo il pacco.
Mario
Esatto. Non serve aprirlo. È un catalizzatore metafisico, non un regalo vero.
📌 Sara indica il pubblico.
Sara
E se anche loro, seduti lì… guardano questa scena… anche loro fanno parte della scelta, e sono convinta che anche loro stanno metabolizzando cosa farebbero.
📌 Valter guarda il pacco e poi gli altri.
Valter
Quindi ogni azione qui dentro, anche il ridere o il respirare… è già scelta?
Mario
E la scelta più grande è riconoscerlo.
📌 Fabio prende il pacco, lo inclina leggermente verso sé stesso, poi verso gli altri.
Giacomo
Bene. Io scelgo di… non scegliere.
Fabio
Io scelgo di… restare.
Sara
Io scelgo di… spiegare meno e vivere di più.
Mario
Io scelgo di… osservare e lasciare che accada.
Valter
E io scelgo di… sedermi e vedere dove ci porta.
📌 Silenzio. Tutti si guardano. Poi, come un gesto collettivo, tutti toccano il pacco. Nessuno lo apre. Un momento surreale: il pacco sembra vibrare leggermente sotto le loro mani. Poi… nulla.
Fabio
Vedi? Non serve niente altro. È tutto qui.
Sara
La scelta non è il pacco. È ciò che facciamo mentre pensiamo che lo sia.
Mario
E chi lo osserva… (indica il pubblico) … diventa parte di essa.
Valter
Quindi siamo tutti dentro e fuori da essa.
📌 Risatina collettiva. Luci che calano lentamente, lasciando il pacco al centro, simbolo di tutte le possibilità.
📌 Le luci si riaccendono, tutti i personaggi sul proscenio rivolti verso il pacco ma vicini al pubblico.
Fabio
Strano… pensavo che sapere fosse la cosa più importante.
Sara
(con un mezzo sorriso) Forse alcune cose si tengono chiuse… per non distruggere quello che di forte è stato costruito.
📌 Nessuno risponde. Si spegne la luce sopra il tavolo, tutti si siedono sul divano comodamente a parlare sorridendo.
📌 Buio lento.
——— SIPARIO FINALE. APPLAUSI. ———


