CHI NON MUORE
SI RIVEDE
Due atti di Bruno Alvino
Personaggi in o.d.e
Guglielmo Perla (suonatore)
Letizia Perla (sorella di Guglielmo)
Gustavo Palladino (giudice in pensione)
Diana (figlia di Gustavo)
Don Gaetano Strozza (Parroco)
Paride
Cicerone
PRIMO ATTO
Sala di attesa di una piccola e inutile stazione ferroviaria abbandonata, dove non fermano pi treni.. La sala abitata e attrezzata con il necessario, da un uomo che si ritirato a vita privata: Cucinino, piccolo frigorifero, una minitivu, tavolo e tre sedie, una piccola scrivania con qualche pila di libri, altra mobilia di fortuna. In un armadio senza ante, sono allineati sulle mensole alcuni oggetti: ferri da stiro vecchi, antiche radioline, un mangianastri a cassette tanto in voga tra gli annio 70 e 80, un vecchi giradischi, vasi, e altro a piacere insomma oggetti fuori uso che sono in attesa di essere aggiustati, o sono gi stati riparati. Due brevi corridoi si intravedono in fondo a dx che immette al bagno e a sx nellingresso.Allapertura del sipario, la scena vuota e illuminata da due neon, la musica che ha accompagnato lapertura del sipario lentamente sfuma. Dopo un tempo Guglielmo, accompagnato da sua sorella Letizia fa ingresso in scena.
Scena 1^ (Guglielmo, Letizia)
Guglielmo: (uomo goffo, vestito con una divisa da suonatore di banda musicale visibilmente stretta. Porta gli occhiali in quanto astigmatico. Reca con se un borsone e un sacchetto che contiene il suo strumento: i piatti. Nel suo parlare, per niente forbito, inserisce continuamente la frase voglio dire ed ha un linguaggio sregolato quando prova a parlare litaliano. Osservando la sala) Ma questa, voglio dire, non la sala dellattesa. Tutto mi sembra a me fuorch la sala dellattesa di una stazione, voglio dire,
Letizia: (donna sulla cinquantina, vestita in modo bigotto. Terribilmente ansiosa. Ha bisogno di rassicurazione su tutto e il suo continuo interrogare mette pressione al fratello) Perch la stazione ti sembra una stazione? Mamma mia Non che abbiamo sbagliato? E se abbiamo sbagliato? Ges Guglie dove siamo capitati? Addo stamme?
Guglielmo: Addo stamme? Nella sala dellattesa della stazione! Addo stamme!! E una stazione sfrequenziata, voglio dire, come una chiesa dissacrata, non hai sentito il capotreno? Qu non ferma pi nessun treno. A maggior ragione, voglio dire, io la sala dellattesa me laspettavo sporca e dilaniatainvece questa proprio unabitazione.
Letizia: di fortuna
Guglielmo: Di fortunama ben curatapulita, voglio dire. (avvicinandosi al corridoio a dx) questo sar il bagnoinfatti, O vide?-W.C.- ci sta ancora la targhetta, e ci sta pure unaltra porta.. e dove porta (sparisce a dx) sar uno sgabuzzino (di dentro) uno sgabuzzino, voglio dire, ma ci stanno pure due lettini a castelletto.
Letizia: Comme a castelletto?
Guglielmo: (uscendo) a castellettoUno a coppa allato!
Letizia: Si dice: a castelletto? Non lo sapevoio sapevo...letti a cuccette
Guglielmo: E a stessa cosa.
Letizia: Io da sopra non ci dormo. Si vaco a vascio dinta nuttata? Me rompo na coscia? Na costola? E tu poi come mi ci porti allospedale. Nun sia maie. No, no! Tu dormi sopra e io sotto.Ci dormi sopra Guglie? Ci dormi?
Guglielmo: Si, si!Ma chi tha ditto ca durmimme cc? Sei sicura? Voglio dire!
Letizia: E allora addo durmimme? Madonna, nun durmimme cc? E che siamo venuti a fare? So le 11,25, facimme a nuttata? Putimme maie sta scetate fino alle 6,00 di domani mattina ca passa o pulmann?
Guglielmo: Comunque. Questo un posto abitato, tutto testimoniabile che ci vive qualcuno che mangia caca e dorme.
Letizia: E questo qualcuno se non sta qu a questora dove star? E po esce e lascia la luce accesa?
Guglielmo: Ma quello le luci si accendono da sole, saranno temporate, voglio dire
Letizia: Temporate?
Guglielmo:Tempizzate.
Letizia: Tempizzate?
Guglielmo: Ae, sappicceno e se stutano solo loro. Comunque vedimme e piglia o principio! Che facimme? Aspettiamo questo qualcuno? Io dicesse iammece a cucc , u questo un luogo pubblico voglio dire. Che fa? Si vene ce po dicere maie quacchecosa?
Letizia: Nun o saccio? Ci pu dire qualcosa Guglie?
Guglielmo: Mannaggia a capa toia. Nuie ievemo co a machina, a questora stavamo gi a casa. Nossignore, col treno!
Letizia: Tu che vuo, io mi metto paura con lauto!
Gulielmo: E te staie a casa. Nun sta scritto a nisciuna parte che devi venire appresso a me ogni volta che vado a suonare, voglio dire.
Letizia: Tu sei tu che me lo chiedi.
Guglielmo: lo so, ma tu puoi dire pure di no. Voglio capire quando la festa vicina, ..adesso tutta la banda gi sta a casa e nuie avimme vede dove dormire, se stavo solo mi potevo pigliare il passaggio co Beniamino o clarinetto, ma quelli erano gi in quattro..mi ha fatto pure la battuta:Sei venuto col treno? E col treno te ne torni!
Letizia: E quelli ci hanno secciato, so loro che hanno fatto scass o treno.
Guglielmo: Naltra mezzora ed eravamo arrivati, quello era pure in perfetto orario voglio dire.
Letizia: Infatti. Ma tu che vuo, io specialmente chillu trumbettierecomme se chiamma, Tristano, gi o nomme tutto nu programma, o tengo pe malo augurio.
Guglielmo: O trumbettiere?!, se dice trombettista..o meglio ancora semplicemente..la tromba. Mamma mia e pure sei una maestra scolastica, voglio dire.
Letizia: Che centra, mica insegno musica, so maestra elementare, e tu nella banda che sei O piattista? O piattiere? O piattaro?
Guglielmo: A, o robavecchia! Spiritosa, semplicemente <suonatore di piatti>, io sono suonatore di piatti. Ecco!
Scena 2^ (Diana, Gustavo e Don Gaetano)
Diana: (Giovane donna, ben vestita e appariscente. Parla bene, arrogante e saccente, non certo un tipo simpatico. Entra con qualche borsa/valigia dalla porta di ingresso insieme al padre Gustavo e don Gaetano; notando i presenti e laspetto di quella che credeva sala dattesa) Buonasera, scusate , ma questa la sala dattesa?
Guglielmo: Dovrebbe!
Diana: Invece?
Letizia: Non vedete? Cucinino, televisionedi l ci stanno pure due lettini. Se non fosse che la stazione abbandonata, si potrebbe pensare ca e ferrovie hanno pensato e mettere quacche comodit in pi nelle sale dattesae po chesta tutta mobilia vecchia e usata.
Guglielmo: Ma voi avete cambiato idea, voglio dire?
Diana: E si! Ci pigliamo pure noi lautobus di domani mattina e arriviamo a Santa Croce e poi di l con un taxi ci facciamo portare a casa. La circolazione dei treni non riprende, secondo me, prima di mezzogiorno, che dovevamo fare? Passavamo tutta la notte nel treno e pure la mattinata di domani?
Guglielmo: E avete pensato bene. Chillo po da Santa Croce a o paese vuosto che ce vo. Pure voi Don Gaeta?
Don Gaetano: (Abito da prete giaicia andracite con camicia e colletto bianco, reca con se solo una borsa da ufficio. Un paio di occhiali spessi da vista. Persona pratica, colta e arguta.) E certo! Se sto qu! Solo che, a quanto pare si va di male in peggio. Nel treno almeno stavamo seduti, invece qu ci stanno, solo due lettinia quanto sento
Guglielmo: (con intenzione)e tre sedie voglio dire, s due lettini.gi occupatitra laltro.sapete.chi tarda arriva ..non si alloggia.
Letizia: male alloggiaGuglie..
Guglielmo: No, io volevo dire proprio : non alloggia! Se dicevo : male alloggia, si poteva pensare ca ce astrignevemo, ca e lietti ce spartevemo.
Diana: Evviva la solidariet! E se i lettini, come dovrebbe essere, essendo una sala dattesa, non cerano proprio?
Guglielmo: Ci stavano le panche ma visto che i lettini ci stanno..
Letizia: Ce cuccammo nuie che simme arrivate primma.
Don Gaetano: E va bene. Vuol dire che ci arrangeremo su queste sedie, sono giusto tre, adesso non vale pi la pena rifare la strada sui binari di nuovo fino al treno.
Diana: Per voglio dire,..io tengo a mio padre, lo vedete, una persona anziana
Gustavo: (persona anziana, vestito per bene con giacca, gilet e cravatta. Soffre di una leggera forma di Alzheimer, per cui di tanto in tanto parla a vanvera. Molto severo nel parlare, autoritariocon la figlia . E un ex giudice di Cassazione, ma prematuramente in pensione per via della salute)Anziano!? Stai zitta. Chi sarebbe anziano? Io? Tu sei una cretina! Vergogna. Vergogna. Perch non dici piuttosto che sei tu ad agognare il giaciglio e che vuoi servirti di me, per crearti un movente, per dormire comoda, con la scusa che devi attendere ai tuoi doveri morali di figliolanza, badare a me durante la notte. ( Sedendosi) Scusatela signori. Mia figlia una cretina, unoca, una deficienteecco. Tu sei una deficiente. Ma come ti viene in mente , dico, di mettere me in mezzo per i tuoi piccoli e miseri trucchetti, che sempre usi quando devi ottenere qualcosa?!
Don Gaetano: Giudice, giudice, non mi sembra il caso di esagerare. Caspita, ma voi picchiate duro in fondo vostra figlia mezza parola ha detto e magari era veramente sua intenzione cercare di farvi riposare meglio.
Diana: Lasciate stare Padre, ve lho detto, pap soffre, ogni tanto sbrocca e dice cose senza senso.(rivolta al padre)La pasticca, non te la sei presa? (Gustavo, intanto, continua a mimare un suo ragionamento, confermando con questo il significato delle parole della figlia)
Gulielmo: Ma, quello che ha detto.qualche senso ce lo aveva voglio dire.
Diana: Del resto abbiamo solo trascorso un ora e mezza insieme nello stesso scompartimento; ci siamo messi a chiacchierare un poco, anche perch eravamo rimasti solo noi nel treno, non ci conosciamo, , mi sembra poco per aspettarsi, un gesto, ecco, nel momento che il treno si guasta in piena campagna alle 11 di sera e la circolazione viene interrotta fino al giorno dopo. Cose che , tra laltro, possono accadere solo in Italia. Io a stento so che il signore si chiama Guglielmo Perla e che suona i..piatti in una banda musicale, sua sorella si chiama Letizia e voi Don Gaetano siete il parroco di Pescasseroli.
Guglielmo: Sbaglio o c dellironia? I piatti..emb?
Diana: O strumento do pazziariello. Zum,zum, zum, lultima ruota del carro..in una banda musicale.
Guglielmo: Si vede che siete ignorante in materia. I piatti sono uno strumento importantissimo in una banda musicalesancisceno, ....scandisceno, voglio diredetermineno, .portano il tempo, voglio dire, la fine di una battuta
Diana: strumento inutilen solista, n di accompagnamento
Guglielmo: Ma che capite.
Letizia: E non la rispondere pi. Quella sta schiattando! In treno tutto bene mio e core mio..mo ha saputo ca ha dda durmi ncoppe a seggia(rivolgendosi a Don Gaetano) Voi fate il parroco a Pescasseroli? Non lo avevo capito. Ci venni una volta in campeggio da ragazzina, a Pescasseroli, con lazione cattolica.
Don Gaetano: Si, faccio il parroco, da ventidue anni. Pescasseroli ancora oggi meta preferita per campi scuola vengono un po da tutta lItalia.
Letizia: Ma siete nativo di Santa Croce.
Don Gaetano: Si, ma me ne andai dopo le superiori per frequentare il seminario e diventare prete.
Gustavo: I preti? Altra bella categoria. Fa bene il Papa che li condanna , li manda tutti allinferno. Sfaticati e mangiapane. Pedofili e concubini.
Guglielmo: E va be mo state facenno: zimpere e caprette una bulletta
Gustavo: A tutti piacerebbe fare il pretegrazie, non fanno niente dalla mattina alla sera
Diana: Pap? (Fa una risatina di occasione)
Gustavo: E ridi, ridi, che ridi? Sta cretina., come i medicinata bella razza.Vergogna. Si rubano i soldi della povera genteper farli morire, medici, parrucchieri, ferrovieripure e ferrovierigli gira la testa e fermano un treno(riprende il suo incessante mimare)
Don Gaetano: (Cercando di riderci sopra) Ma se quando siamo partiti avete detto che i ferrovieri erano una categoria di lavoratori precisi e scrupolosi
Letizia: (intervenendo) E va bene, Guglie, mo ce vulimme organizzare per andare a dormire? Che facciamo ? La notte di Natale? Ce ne siamo venuti dal treno per riposare meglioe stamme ancora allerta.
Guglielmo: E andiamo.
Letizia: Ges, Guglie, per. e si vene o ..patrone e casa?!
Don Gaetano: Io questo volevo direma,.sta sala di attesa abitata?
Guglielmo: Accuss pare!
Letizia: E se questo un delinquente? Ce accide dinta nuttata?
Guglielmo: Ma quale patrone di casaci verr di tanto in tanto qualche cacciatoree se l attrezzata pe ce pass qualche nottata, i cacciatori cosi fanno, voglio dire, trovano nu pertuso abbandonato e ci fanno il loro ricoveramento.
Letizia: E tutti questi oggetti? Mado a me me fanno venire in mente e film e Dario Argento
Guglielmo: Che ne saccio, .. sar un colllezionista che ce ne fottequanno vene o ssapimme! si vene!
Diana: Ma noi, almeno il bagno lo possiamo usare?
Guglielmo: Certo, sta qu ..c ancora la targhetta : w.c. (lo indica) di fronte allo sgabuzzino dove stanno i lettini.
Letizia: Infatti, chillo e nu sgabuzzino se tratta ve credisseve ca tenimmo a suite allexcelsior?
Guglielmo: Iate, iate primma vuie, intanto io e mia sorella ci incominciamo a mettere o pisciama. (incomincia a raccogliere le sue cose, tralasciando i Piatti. Quindi alla sorella) Trase, cuccammece tanto si vene cc ce trova e ce spiegammo, capace ca nun vene nisciuno e stamme tutta a nuttata ad aspettare, voglio dire,.. ! Dario Argento?!
Diana: (prendendo il borsone) E vieni pap, vuoi andare prima in bagno?
Gustavo: (alzandosi si avvia alluscita a dx) Larticolo 38 delle disposizioni di attuazione al codice civile, nel testo sostituito dallart. 3, comma 1, della legge 10 dicembre 2012, n. 219, applicabile ai giudizi instaurati a decorrere dal 1 gennaio 2013, attribuisce, in via generale, al Tribunale per i minorenni la competenza per i provvedimenti previsti dagli articoli 330 e 333 del codice civile.
Diana: ..Eccetera ecceteraiammo (indicando) di qu, andiamo prima in bagno. Che vuoi farci, abbiamo la schifezza delle ferrovie. Ma almeno mettete un pullman sostitutivo. (escono)
Guglielmo: Pe cinque persone, alle 11,00 di sera?
Letizia: Quello gi tanto ca te rimborsano o biglietto. E vero Guglie?
Guglielmo: Si Leti, vero! Don Gaeta, voi che fate?
Don Gaetano: Dovrei usare anche io il bagno ma aspetto che vi sistemiate tutti,. Intanto mi vado a fare un giretto pe qua fuori.
Letizia: Non ce la fate a trattenere?
Don Gaetano: Non questo. Che avete capito. Vado a farmi solo un giretto. In bagno ci vado dopo. Ma che avete capito? Ci vado dopo., che faccio come i cani?
Gulielmo:.Ci vediamo domani mattina allora.
Letizia: Buonanotte. (esce a sx insieme al fratello.)
Don Gaetano: Buonanotte. (esce a dx)
Scena 3^ (Paride e Guglielmo)
Paride: (la scena rimane vuota sostenuta da alcune note musicali. Dopo un tempo, un giovane sui trentanni entra da sx, indossa sopra i pantaloni e la camicia un logoro giubbino di Jeans. Reca con se uno zaino. Non esattamente una persona intelligente o pare di non esserlo, in quanto, comunque mostra una furbizia pratica. Entrando poggia il suo zaino sul tavolo e comincia a parlare come se parlasse a qualcuno che, lui pensa, sia gi nello stanzino a dormire.) Te si gghiuto gi a cucca? E se sapea te che te ne mporta che fine fa Paride? Ma dico, manco a te preoccupa..chisto nun veneche sar succieso? E se lhanno accise a Napoli? (toglie, tra laltro un ferro da stiro dallo zaino) Chisto lhai accuncia nata vota o vi! A signora ha ditto che non va bene, se blocca ancora. , io nun capisco pecch nun e ghiettene sti caccavelle vecchie, dico: pure si te si affezionato astipatello scassato e te ne accatte uno nuovo.. per, capisco pure ca si nun laccunciassene tu nun faticasse. ! (pausa) E vuo sape pecch aggio fatto tarde? La macchina, s fuso o motore. Non si pu aggiustare Ti devi procurare unaltra macchina vecchia nuovaio sono tornato co mezzi di fortuna. Oggi aggio vennuto tutta a borsa andata benemanco naccendino aggio purtato arreto. CiceroCicerone? E inutile ca faie finta e durmi(urla) Ciceroneeee!
Guglielmo: (timoroso, gi in pigiama da dx facendo capolino) Buonaseraio nun so Cicerone. Tu cerchi a Cicerone?
Paride: S a Cicerone e tu chi s?
Guglielmo: Guglielmo, Guglielmo.Perla!
Paride: Perna?
Guglielmo: Perla!
Paride: Perta?
Guglielmo: Perla. Perla! Ma nun ce siente?
Paride: S, comme nun ce sentoma ogni tanto me distraggoPerla?
Guglielmo: Bravo. Perla!
Paride: PerlaPerlaper la puttana della miseria io nun te capevostavo distrattotu parlave e io pensavo: che ce fa chisto cc? Che ce faie?..chi sei?..addo sta Cicerone? Aiza e maneno anze mettele dintt e sacchetanto a pistola nun a tengo. Per si faie na mossa o vide o fierro? (mostra il ferro da stiro)Te o scasso n capa. Anze te o fernesco e scassa n capa pecch gi scassato, Cicerone nun lha accunciato buono.
Guglielmo: (goffamente esegue) Si. Dunquena risposta alla volta.chi sote laggio ditto ..me chiammo Gulielmo Perlasuono i piattiin una banda musicale.. voglio dire.
Paride: E piatte? Che strumento e mmerda.
Gulielmo: Non detto, ma ne possiamo parlare.magare doppe posa stu coso, voglio dire, che ce faccio cca? Dunqueposso leva e mane a dinte sacche?
Paride: Pecch?
Gulielmo: No, accuss, me vulesse mettere e lente.
Paride: Levalee miette(poggiando il ferro da stiro)
Guglielmo: (prendendo gli occhiali dalla tasca del pigiama, li inforca) Sai com, so astigmato, i contorni non li vedo. voglio dire|
Paride: (alludendo alla stazza di Guglielmo) E cuntornema o primmo e o sicondo e vide buono a quanto pare e pure a frutta e o dolce.Spigate!
Guglielmo: Che ce faccio cc? Stiamo di passaggio..
Paride: Comme? .chi? ..stiamo? Sei pi di uno ? Sei pi di te? Co chi staie?
Guglielmo: Co mia sorella Letizia. Sta dentro..chella paurosa, ansiologa, ..sono uscito prima io ..per spiegarti..e po ce sta o giudice co a figlia in bagno..e Don Gaetano o parroco e Pescasseroli, voglio dire,..ca s gghiuto a fa nu giro. Ultima domanda.. Ciceronenuno saccio e nun saccio addo sta
Scena 4^ (Letizia, indi Gustavo e detti)
Letizia: (di dentro) Guglie posso usci? C pericolo?
Paride: (con atteggiamento goffamente minaccioso)Chi ?
Guglielmo: (incomincia a preoccuparsi) Letizia!
Paride: Ce sta pure tua Zia?
Guglielmo: No, mia sorella
Paride: E a chi zia? Tu si o nepote?
Guglielmo: No, il fratello!
Paride: E o nepote addo sta?
Guglielmo: La nepote. Mia figlia! Sta a casa con moglierema.
Paride: E essa addo sta?
Guglielmo: Chi?
Paride: La zia?
Guglielmo: Mia sorella? Te lho detto: sta qua!
Paride: Fatti capire!
Guglielmo: Io me aggio a fa capi?
Paride: E s! Tua zia o tua sorella?
Guglielmo: Mia sorella
Paride: E pecch dici che tua zia?
Guglielmo: Ho detto Letizia. Ma nun ce siente?
Paride: Si, ma me distraggo.
Guglielmo: E stai pi attento! (verso linterno)Leti trase, cio iesce, insomma vieni.
Letizia: (comparendo anchessa in vestaglia da notte) Guglie tutto a posto? E isso o patrone e casa?
Paride: Nossignore, nun so io! (a Guglielmo) E essa? La sorella? La zia? La zia della sorella? La sorella della zia?
Guglielmo: Si questa Letizia! Mia sorella!
Paride: Ah?! Se chiamma Letizia?
Guglielmo: E te o sto dicenne?
Letizia: Non siete voi? E chi ?
Paride: Che cosa?
Letizia: O patrone e casa!
Paride: No! E Cicerone! Addo sta?
Guglielmo: Cicerone? Non lo sappiamo. Quanno abbiamo entrato non gera nisciuno.
Letizia: Si chiama Cicerone il padrone di casa?
Paride: Nossignore, nossignore quando mai, per se chiamma Cicerone.
Letizia: Nun capisco se chiamma o nun se chiamma?
Guglielmo: Lascia sta Leti, o giovane un po distratto.
Letizia: E voi comme ve chiammate?
Paride: Paride! Ma chisto proprio o nomme mio.
Guglielmo: Cicerone e Paride., stamme a posto! Ma quellaltro, Cicerone.. comme a te? Voglio dire, ..pure distratto?
Gustavo: (comparendo) Adesso ci vuole unaltra ora prima che esca dal bagno. Che donna ..sempre in un bagno, chiusa dentro. Vergogna. Come i Norvegesi..i norvegesi stanno sempre chiusi in casa , non escono maiche ggente i norvegesi, fanno sempre le cose al contrario, aeee e norvegesi so peggio degli albanesi, chille po nun ne parlammeaeee lalbanesi? Vergogna. Vergogna.
Guglielmo: Chisto o giudice.(interrompendo)Giudice, giudice, aspettate, noi stiamo parlando con il padrone di casa..o meglio, cio, non ho ancora capito chisto chi ..
Paride: Io so Paride..laiutante e Cicerone, isso o padrone e casa. Mo' 'o vedite 'e veni'.....Io o saccio addo ghiuto! Ogge ha chiovuto gghiuto a truva e maruzze. Va pazzo pe maruzze. (rivolgendosi di scatto a Gustavo) Voi siete giudice?
Gustavo: In pensione! Larticolo 38 delle disposizioni di attuazione al codice civile, nel testo sostituito dallart. 3, comma 1, della legge 10 dicembre 2012, n. 219, applicabile ai giudizi instaurati a decorrere dal 1 gennaio 2013, attribuisce, in via generale, al Tribunale per i minorenni la competenza per i provvedimenti previsti dagli articoli 330 e 333 del codice civile.
Paride: Ma chisto nun sta buono ca capa?
Letizia: No, sbarea
Guglielmo: E sclerotico! Non si preso la pasticca.
Paride: (accennando alla nota canzone) Pigliate na pasticca siente a me..ah aha ah(al giudice)embe ve serveno doie penne? Siete giudice, na penna serve sempe. (apre lo zaino che aveva poggiato pocanzi e ne estrae alcune cose compreso un pacco di penne a scatto per dar vita alla sua tentata vendita) Guardate cc, cheste so penne , ma so penne speciali, teneno tre cose, uno : lappendino pe sa mettere dinta sacca da cammisa, guardate (fa il gesto), doie: tene o scatto, tac tac, guardate a punta, esce e trase (fa il gesto),tre: (svitando la penna) tene linchiostro e scrive. (rimettendo a posto e poi a velocit tale da rendere incomprensibile ci che dice e aiutandosi con le dita pronuncia il suo slogan) stateme a sent un pacco di penne , ce ne stanno 30, io nun vo o do pe cinque euro, no pe 4,50, no pe 4,00, no pe 3,50, no pe 3,00 nenanche pe 2,50 ..me date due euro
Letizia: Ma che ha ditto?
Paride: Signo ce stanno pure pe vuie.(ripete lo slogan) cheste so penne , ma so penne speciali, teneno tre cose, uno : lappendino pe sa mettere dinta sacca da cammisa, guardate (fa il gesto), doie: tene o scatto, tac tac, guardate a punta, esce e trase (fa il gesto),tre: (svitando la penna) tene linchiostro e scrive. Stateme a sent un pacco di penne , ce ne stanno 30, io nun vo o do pe cinque euro, pe 4,50, pe 4,00, 3,50, 3,00 neanche pe 2,50 ..me date due euro
Letizia: Due euro?E mo lo prendo nu pacco pe mia nipote, Guglie, tua figlia consuma tutte chelli penne. Piglio nu muumento e solde (Paride le porge il pacchetto e lei esce a dx)
Guglielmo: Ma pe collabora, cheste so penne che scrivono mezzora, voglio dire, e po nun so bone cchi..
Paride: Giudice, e vuie?
Gustavo: Nun e voglio, imbroglione e contrabbandiere, dici la verit sei tunisino, nordafricano
Paride: Niente affatto, italiano.
Gustavo: Li portate sulla coscienza , tutta quella povera gente ca vuttate a mare! Quanto vi prendete per portarli in Italia, su quei barconi tutti scassati? Vergogna
Guglielmo: Giudice, ma o guaglione non fa lo scafista.
Paride: Io ve vulevo vennere nu pacco e penne. Un orologio, io scafista? Nun saccio manco nuota..
Gustavo: ( continuando nella sua ennesima arringa) Vergogna, vergogna, tutta colpa di questo governo. S la colpa del governo, e certo, pecch quelli ci guadagnano, se pigliano a percentuale sullo scafoaeeee e che nun o saccio, io o saccio. Lo so! Vergogna, vergogna! Come la monnezza, un altro scandalo al sole, le discariche abusive che nessuno vede e tutti si chetano. Un mercimonio indegnoe la pesca proibitanisciuno parlaa tutti quanti piace o pesce frisco..Il pesce appena pescato. Vergogna..vergogna(e sedendosi continua il suo muto vaneggiare, poi guarda i suoi interlocutori) nun me rispondete? Pe forzasiete complici e collusi..vergogna(riprende ad inseguire i suoi pensieri )
Letizia: (ritornando) Giusto, giusto, li ho trovati spicci. Ecco i due euro.
Paride: (Prendendo le monete) Nun ve serve, niente cchi? Accendigas pe a casa? Sei paia e calzini?
Guglielmo: Niente, nun serve nientaltro. Vulesseme sape se possiamo dormire qu? Insomma chi Cicerone?
Paride: E comme, nun putite durmi! Qu no. A chellata parte ce stanno sei lettini sempe apparicchiate con lenzuola, coperte e cuscini, nun se po mai sape..Cicerone ci tiene.. Stanno nel depostito bagagli. Qu no. Qu no. Ce durmimme io e Cicerone.
Scena 5^ (Don Gaetano e detti)
Don Gaetano: (rientrando) Abbiamo un altro ospite?
Guglielmo: No, il padrone di casa, o meglio laiutante, da quanto ho capito, del padrone di casa. Nu certo Cicerone. E comunque c una notizia buona, di l, nel deposito bagagli ce stanno sei lettini e ci possiamo dormire tutti. Qu no, ci dorme lui e Cicerone.
Paride: E s! Ce sta pure nato bagno dinta biglietteria..,Cicerone tiene tutto pulito.. perci nessuno lo cacciatutti sanno e nisciuno sape..zitto chi sape o iuocolui taglia lerbacce, ogni tanto pitta, acconcia alle ferrovie fa piacere!(con scatto improvviso) Ma quante site? Tenite pure o zi preveto appriesso?
Letizia: In tutto siamo cinque: quelli che vedete pi la figlia del giudice, . ca sta ancora dinto bagno.
Don Gaetano: E si!Eravamo nello stesso scompartimento, gli unici viaggiatori, tra laltro, del treno per Benevento,
Paride: Che passa a cc alle 22,50s, s, 22,50.
Guglielmo: Aveveme quasi giunti, voglio dire, quanto a bello e buono s stoppato e non voluto pi ripartire, nchiummato comme a nu ciuccio, voglio dire, hanno dovuto chiamare soccorso e a nuie ce hanno ditto che fosse ripartuto domani nella mattinata e che se volevamo ce putevemo pigli o pulman pe Santa Croce alle sei domani mattina proprio fuori alla stazione.
Letizia: Avimme pensato: ..invece e ce sta dinto treno scomodi e che faceva pure freddulillo, vero Guglie ca faceva freddulillo? ..
Guglielmo: Si, vero!
Letizia: Mo ce ne iammo dinta stazione che avimme appena passato e ce arrangiamo dinta sala daspetto. Mai credevamo ca ce steva e casa quaccheduno.
Paride: E no, ce stamme io e Cicerone, Cicerone sta a primma, io so venuto ca ero ancora guagliunciello, ma Cicerone gi steva cc.. Primma durmevo nu poco cc, nu poco ll, insomma po o canuscette e me ne venette co isso.. Tutte dduie senza famiglia..
Don Gaetano: Come senza famiglia?
Paride: Senza famiglia ! Senza mamma, senza padre, senza sore, senza frate, senza zii, senza cugini.
Don Gaetano: Tutti morti?
Paride: Tutti chi?
Don Gaetano: Mammate, patete?
Paride: Muorte!
Don Gaetano: Fratete? Soreta?
Paride: Figlio unico.
Don Gaetano: Ziete, zieta, cugini, cugine? Morti pure loro?
Paride: Niente affatto. So figlio unico di figli unici morti, comme a Cicerone. Io so cresciuto co e suore Alcantarine, po me ne so gghiuto. Me vulevano fa fa o prevete
Don Gaetano: E non ti andava?
Paride: Dove?
Don Gaetano: A nisciuna parte. Io dico: non ti andava?
Paride: E io dico: dove? Chi andava?
Don Gaetano: Nisciuno. Voglio dicere: non ti andava? Nun te piaceva e fao prevete?
Paride: Scusate ma proprio vuie, me facite sti dumande? Comme si o prevete fosse nu mestiere. <Quanno si gruosso che te piacesse e fa? Lavvocato? O pizzaiuolo? O prufessore? O ferraro? O prevete?> Nientaffatto, pe fa o prevete ci vuole la vocazione! O no?
Don Gaetano: (dopo un attimo di imbarazzo) Bravo! Bravo! Volevo vedere proprio che rispondevi. E quindi hai preferito andare in cerca di fortuna
Paride: ..ca nun laggio mai truvata
Letizia: (interrompendo) Poverino. E invece o cumpagno vuosto?
Paride: Cicerone? Purisso, figlio unico di figli unici morti, senza pariente. Ma isso nun cresciuto co e suorea mamma e o pate so muorte quanno isso era gi gruosso. Isso ha studiato, prufessore da filosofia.
Letizia: Filosofia?
Guglielmo: E sta accampato dinta na sala dellattesa? Voglio dire..
Don Gaetano: Infatti, con uno stipendio da insegnante , se po permettere qualcosa in pi..
Paride: Ma chillo nun fa o prufessore. Aggio ditto ca prufessore ma nun fao prufessore..faceva o prufessore
Letizia: Oprufessore di filosofia?
Paride: Eh, signo ma che parlo giapponese? O prufessore e filosofiamo invece fa o scienziato
Guglielmo: O scienziato?
Paride: (indicando gli oggetti sulle mensole) E vedite tutte sti caccavelle? Isso e fa addiventa nove.
Don Gaetano: E questo il suo lavoro?
Paride: Eh! Ce sta nu sacco e ggente ca tene na caccavella e chesta scassata, ma nun a vo ietta pecch ci affezionata. Io a piglio e a porta a Cicerone. Io sono il suo braccio sinistro.
Guglielmo: Il braccio destro semmai, voglio dire..
Paride: Cicerone mancino!
Letizia: Mancino? Mancino e prufessore..? Di filosofia? (resta pensierosa)
Don Gaetano: E perch non fa pi il professore?
Paride: Mistero! Non lo dicenun ne parla maie.., dice ca isso ha vissuto due vitequesta la seconda
Guglielmo: ..E comunque, se permetti io e mia sorella ce ne iamme a cucca. ce vuo fa vede addo stannoe sei lettini?
Paride: Nun c bisogno. Guardate, facile. Ascite a cca, passate annanze a biglietteria, di fronte , ce sta scritto pure, >deposito bagagli<. A porta chiusa, ma mo ve dongo a chiave. (va a prenderla da un mobile)
Guglielmo: E ghiammo Leti, piglia nata vota o bagaglio e andiamocene a letto.
Paride: (tornando con la chiave) E comunque o pagamento anticipato. Dimane e matina io e Cicerone ce scetammo tarde, nun ve vedimme.
Guglielmo: O pagamento? Quale pagamento voglio dire?
Paride: A cuccetta!
Guglielmo: Si paga? Voglio dire!
Letizia: Si paga?
Guglielmo: Letizia, e gi ce laggio dimandato io.
Paride: E certo ca se pava. Voglio dire. Che ve credite ca nu dormitorio pubblico? Voglio dire.
Guglielmo: No quanno maie. Chillo nalbergo a 5 stelle.
Paride: Nun esagerammo mo. Chiammammelo ricovero.
Letizia: Uh Ges! Don Gaeta vuie sentite? Quello dice ca se paga!
Don Gaetano: Se pagaio credo ca se tratta di una offerta a piacere.
Paride: E che stammo a messa?
Don Gaetano: Non avrete mica una tariffa?
Gustavo: (intervenendo) I preti, i preti non tengono la tariffa per le messe? Vergogna, vergogna.
Paride: Bravo lavvocato.
Letizia: Giudice.
Don Gaetano: Ma non cos. Quale tariffa? Le offerte per messe, defunti e matrimoni servono per sostenere la parrocchia.
Paride: Si no se ne cade.
Scena 6^ (Diana e detti)
Diana: (scorgendo Paride) Ah, arrivato linquilino?
Don Gaetano: (in fretta) Ah ecco, il bagno libero. Mentre vi spiegate io ne approfitto. Con permesso. (esce a dx)
Guglielmo: Veramente so dduie, gli inquilini. Uno lui e laltro un certo Cicerone ca gghiuto a truva e maruzze. Le lumache, voglio dire.
Paride: Ne va pazzo.
Diana: E allora? Ce ne dobbiamo andare?
Letizia: No, anzi. Ci stanno pure altri sei lettini dallaltro lato.
Diana: Benissimo. Allora dormiamo tutti?
Guglielmo: Ma si paga.
Gustavo: (si alza e sempre vaneggiando si avvia alluscita di sx)
Diana: (lo vede) Pap, dove vai?
Gustavo: Sto qu fuori. Il processo si tira per le lunghe, devo riflettere un poco.
Diana: Non ti allontanare.
Gustavo: Vergogna, vergogna. (esce)
Diana: Non ti allontanare , hai capito non ti allontanare? ( a Guglielmo, riprendendo il discorso) Si paga? E che un albergo? Una pensione.
Paride: Un ricovero.
Don Gaetano: (rientra) Allora?
Paride: Gi avite fatto?
Don Gaetano: (leggermente in imbarazzo) E certo. Che mavevo a sta ll?
Guglielmo:(a Paride) Ma se non volessimo pagare?
Paride: (mostrando la chiave) Io nun ve do a chiave? (scomparendo un momento a sx) E chiudo pure queste. (rientra mostrando le chiavi)
Diana: E se noi chiamiamo i carabinieri?
Paride: Comme e chiammate? Ascite cc fore e ve mettite a alluccaCaaaraaabiniieriii?! Qu niente telefono. (un silenzio, Paride scorge i Piatti di Guglielmo e li tira fuori)
Diana: (tirando fuori il suo cellullare dalla borsa poggiata sul tavolo) Che problema c?
Paride: (con una battuta di piatti) Non c campo. Zero tacche.
Guglielmo: U, a te posa sti cosi. (Paride sfuggendogli continua a battere i piatti fino a che Guglielmo riesce a fermarlo. Lui tranquillo gli restituisce lo strumento)
Paride: He visto? Nun ce vo niente a suna.
Guglielmo: E gi pecch secondo te, hai suonato i piatti! Manco o pazziariello e sona accuss!
Paride: E famme vede tu.iamme, iamme.
Guglielmo: (si schernisce ma visibilmene tentato) Che te faccio vedere? Senza un ritmo, senza un armonia voglio dire..
Paride: Te o porto io o ritmo!
Guglielmo: Tu?...
Paride: Eh, comme a festa de gigli a Nola. taratarataratataratara.zum..(continua e Guglielmo ormai preso incomincia a battere i piatti, interrotto bruscamente da tutti)
Letizia: Uh Ges, Guglie Tu ti metti a suonare. S fatta quasi mezzanotte. E ghiammo decidiamoci. (Guglielmo ripone i piatti)
Don Gaetano: Infatti.
Diana: Quanto vuoi?
Paride: Guardate, cinque lettini, tengono lenzuola, cuscino, la rete, o materasso, tutto cose, per cinque lettini me date no 15 euri, no 14, manco 13, ne 12, 11,50,11,10,50 me date 10 euro e ve cuccate.
Diana: Chesto tutto? Vendete tutto a 2 euro?
Paride: Simme daccordo? (cerca di riprendere i piatti) E facimmece na sunata.
Guglielmo: (afferrando la borsa con i piatti) Lascia stare il mio strumento.
Letizia: E ghiamme arapite nata vota a porta cc, me piglio e borse.(Paride esegue e scompare con Letizia)
Diana: So due euro a persona. Mi credevo quanto voleva
Don Gaetano: Si, ma so cose da pazzi. Questi non solo stanno qu abusivamente, sulle spalle della societ, ci guadagnano pure.
Guglielmo: Infatti, non so i due euri, il principio voglio dire!
Paride: (ricomparendo, a Guglielmo) Tu vieni co meti mostro le stanzee ricordatevi, pagamento anticipato (si avvia a sx)
Guglielmo: (Seguendolo) Si, si, mo ti do i miei, iamme facci vedere la suitta. (i due escono a sx)
Scena 7^ (Diana e Don Gaetano, indi Letizia e Paride)
Diana: (poggiando il borsone sul tavolo, lo apre) Mo prendo pure i miei, dovrei averli spicci i 4 euro. (incomincia a cercare.)
Don Gaetano: Io non credo di averli 2 euro spicci.
Diana: (cercando nel borsone) Ma non vi preoccupate, quello il resto lo tiene. Li conosco bene questi chiattilli, piangono miseria, ma campano meglio di me e di voi e non fanno niente dalla mattina alla sera. Dove lho messo il borsellino.
Letizia: (rientrando) E Guglielmo?
Don Gaetano: Si avviato.
Paride: (da sx) Signora Diana, site vuie signora Diana?
Diana: Si.
Paride: Chillo ca sona e piatte ha ditto che vavevoa dicere ca o giudice fore nun ce sta.
Diana: Uh Ges, e addo se n gghiuto? (lascia il borsone e si avvia a sx)
Don Gaetano: (seguendola) Vi accompagno. Me sa che stanotte nun se dorme.
Letizia: Quello non sta bene con la testatu lo fai uscire da solo? Mo sperammo ca o trova. Mio fratello si avviato?
Paride: Si, sta gi a ll. E mi ha pagato pure. Voi non andate?
Letizia: Mo vado. Ma questo Cicerone non arriva? Ero curiosa do cunoscere
Scena 8^ (Letizia e Paride)
Paride: A Cicerone? Tipo strano. Quanno parla se capisce sulo isso. Quanno parla.pecch a maggior parte se sta zitto. Ma io o voglio bene, pe me comme a nu patre. Per, po a vote quanno tene voglia se mette e parla, parla, parlame dice e cose da filosofia. Se mette a parla e Seneca, Aristole, Palatone,
Letizia: Aristotele, Platone
Paride: E vabbuo io nun e saccio dicere, purisso me o dice sempe ma io tengo a capa tostame sbaglio o stesso, e vvote dice certi nomme ca sulo isso e sape dicereNiesc Socrate, Epicuro, nato tene o nomme comme o sciopero
Letizia: Schopenhauer
Paride: Azzo, ma vuie pure e ssapite
Letizia: Insomma.., quando ero giovanepure a me me piaceva a filosofiama po aggio fatto a maestra! Ma anziano?
Paride: Chi? Cicerone? E chi o ssape? Quanno laggio ncuntrato e capille bianche e teneva gi, certo nun nu gugliunciello, ma quantanne tene nun se sapenon lha maie ditto. E chi ce dumanda niente. Chillo quanno le faie na dumanda te risponne sempe.< i passi che hai fatto non li devi pensare pi, sono quelli che devi fare che ti interessano.
Letizia: Se vede ca ..filosofo..pe chesto se fa chiamma Cicerone., ma che bella coppia che facite: Cicerone e Paride, ma Paride proprio o nomme tuoio invece?
Paride: Si, piaceva a pap..
Letizia: Ma forse sar uno ca nun sta buono ca a capa?
Paride: Pazzo? Cicerone pazzo vulite dicere? Non vi permettete. Io pure mo crerette quanno o ncuntraie, ..eh eh, io parlavo , ca ce vulevo vennere na lente e ingrandimentoe isso me guardava e nun rispunneva..allora io ce dicette:> Scusate ma a vulite o no sta lentanun ve a do pe 5 euro, no 4,50, no 4 no 3,50, 3, 2,50 duie euro e ve dongo a lente. Me guardaie e dicette: < Non serve una lente dingrandimento per vedere meglio le cose, .basta guardarle con attenzione..> he capito? E vai vai..Cicerone! Ato che pazzo.
Letizia: E quindi quanti anni tiene non lo sai?
Paride: Niente affatto?
Letizia: E di dov?
Paride: Nun o saccio!
Letizia: E sposato? E stato sposato?
Paride: Nun o ddice! Nun dice niente? Allora nun capite?
Letizia: Si, si capisco. Ma com? Alto ? Basso? Gli occhi?
Paride: Signo ma che ve ne fotte?
Scena 9^ ( Don Gaetano, Diana e detti, indi Cicerone)
Don Gaetano: (rientrando con Diana, prendendo il suo borsone e parlando con Diana) Dovete avere pazienza.
Diana: Pazienza? Ne tengo fin troppa? La vita con mio padre stata sempre difficile, pure quando stava bene. Figuriamoci mo che lha pigliato larteriosclerosi. Non vi dico a casa. Con mio marito e i miei figli, una guerra tutti i giorni.
Paride: Lavite truvato o giudice?
Diana: Si, se nera andato unaltra volta sui binari.
Don Gaetano: Voleva denunziare il capotreno.
Letizia: E mo lavete messo a letto?
Diana: E speriamo. So venuto a piglia e borse, vostro fratello sta di l? Voi non andate?
Letizia: Si, adesso vado.
Paride: Mi dovete sganciare prima i 4 euro
Letizia: I miei ve li ha dati mio fratello?
Paride: Sissignore.
Don Gaetano: Io tengo 10 euro intere. (porgendo la banconota)
Paride: Nun ve ne curatequesti chiattilli o teneno sempe o riesto(esgue) vero signora Diana? O bursellino lavete trovatoSignora Diana?
Diana: Sissignore, tienete e miei.(esegue) Hai ragione ca mio padre malatose no ti facevamo vedere a te e a Cicerone
Paride: Ma pecch varrabbiate signora Diana? Diana, Diana, (enunciando)Diana dea talica, e romana, signora delle srve e dei boschi, a prutezione e lanimale servatichi e delle femmine. In Grecia invece dicevano ca era la Dea della caccia era ntussecosa e vendicativa e aveva fatto voto di essere vergine, lo sapevate?
Don Gaetano: Avete sentito quante cose sa il nostro Paride?
Paride: E quello Cicerone ne parla sempre!
Diana: Di Diana?
Paride: Eh, s, ma nun a po vede!
Letizia: E pecche?
Paride: E nun o saccio.
Diana: Sar un altro svitato pi svitato di lui.
Paride: (improvvisamente serio e minaccioso) Chi? Cicerone? Nun ve permettite o sa? Cicerone tene na capa ca na femmena comme a vuie pe ce parla avesse abbisogno da traduzione, signora Diana, ..Cicerone tene na cervella ca quanto o mare e a vosta a cunfronto na sardellasignora Diana.. ato ca svitatoCicerone..vuie manco o canuscite signora Diana
Cicerone: (Veste con originalit: pantaloni leggermente arrotolati, andato in cerca di lumache, che lasciano intravvedere il calzino, scarpe a stivaletto, camicia con farfalla, cardigan, impermeabile largo e basco. Il suo parlare delicato e arguto trasmette serenit e simpatia. Da sx entrando, reca un paniere. Alla vista delle persone rimane sorpreso.) Buonasera. Paride abbiamo ospiti?
Paride: (prendendogli il paniere) Truvate e maruzze?
Cicerone: Poche, mettile nella casseruola. (Mentre si sistema i pantaloni, Paride esegue)
Letizia: (riconoscendolo, tra commozione e sorpresa)Lo sapevo! Lo avevo capito. Me lero immaginato! Ma voi, tu sei Agostino?
Diana:(incredula, a stento) Il professor Surace? (A Letizia e Letizia contemporaneamente a Diana) Lo conoscete?
Letizia: Lo conoscete?
Paride: Ve canuscite?
Don Gaetano: Lui Cicerone?
Cicerone: (dopo una lunga pausa, si siede, osserva le donne e realizza il compiersi di un destino) Non c' niente da fare un venerd 17 nell'anno deve sempre capitare e questo per giunta venuto di novembre. Venerd 17 novembre...! (Pausa, le osserva ancora, sospira) Chi non muore si rivede! Il destino, ha fatto proprio un capolavoro. Diana? Letizia? Insieme? Vi conoscete?
Letizia: No. Ce simme ncuntrate dinto treno! Ma
Paride: S scassato o treno prima del passaggio a livello, devono dormire..ho fatto due euro a persona.
Cicerone: Mi trovate invecchiato, vero? Ingrassato? Pure voi per non siete rimaste le stesse. Diana, ti sei fatta bionda? I capelli ricci del liceo che fine hanno fatto? Ricci e castani. Adesso lisci e biondi.
Letizia: Allora sei tu? Sei Agostino?
Cicerone: No! Io sono Cicerone, Agostino non c picera ma se n andato, anzi rimastoa Regina Coeli. (a Diana) E paparino, il giudice, come sta?
Paride: Azzo, ma a cunusce buono Cicero. O giudice sta dinto deposito, ma sta fore e capa. E sclerotico Cicero.
Diana: (senza alzare lo sguardo) No, non arteriosclerosi. Soffre di una forma di alzhaimer.. Bruschi cambiamenti di personalit e di umore. Ma sta in cura, prende una pasticca e torna normale. Stamattina non lha voluta prendere,. (prendendo il borsone) B, io vado a dormire.
Cicerone: Resta. Non ci vediamo da tanto tempo,.sei sorpresa? Non devi, nulla ci pu sorprendere, l'imprevisto.... fa parte ormai del quotidiano....
Letizia: Agostino, ma tu, ioche fine hai fatto? E lei chi ? Comme a cunusce?
Cicerone: Diana? La signorina Palladino? Era una mia alunna al liceo.
Don Gaetano: A quanto pare, la veglia si prolunga. Io penso di essere superfluo, vado a dormire.
Cicerone: Al contrario, padre. Anzi, tornate utile, c un peccato da confessare. Diana, che dici? Il destino, ci da loccasione per spiegare finalmente tutto a Letizia. Ne ha il diritto. No? Ha il diritto di sapere perch Agostino fece perdere le sue tracce. Agostino, il professor Surace non c pi morto. Il suo cadavere rimasto sul portone del carcere in attesa di resurrezione. Non temere, non lo faccio riaprire il processo. Dopo 35 anni? A quale scopo? Ai vivi si devono dei riguardi, ai morti si deve soltanto la verit. (un silenzio, mentre una musica accompagna la chiusura del sipario sul primo atto.)
Secondo Atto
Stessa scena.
Scena 10^ ( Cicerone e Paride)
Cicerone: (solo, armeggia vicino ad un ferro da stiro)
Paride: (dopo un po rientrando da sx) La cassarola con le maruzze lho appoggiata sul muretto vicino a funtanella, cho messo un panno umido sopra.
Cicerone: Va bene.
Paride: Laggio miso prima a spurga e stasera e cucino.
Cicerone: Va bene.
Paride: E faccio in bianco o con la salsa?
Cicerone: Va bene.
Paride: Che ce azzecca ..va bene? Io ce dumando: E faccio in bianco o con la salsa? E chillo me risponne ..Va bene!
Cicerone: Non ti avevo seguito.
Paride:E dici ..va bene? Senza capi dici va bene? Si io per esempio tavesse ditto : ..e ghietto e maruzze? Tu dice : va bene! Io e ghittavo e tu doppe dicive : A ddo stanno e maruzze? Laggio iettato: E chi te lha detto Tu! Io quanno maie? Accuss succedeno lequivoce. Staie distratto!
Cicerone: Abbi pazienza: Con la salsa!
Paride: Va bene!
Cicerone: Me raccomando, poco peperoncino.
Paride: A me me piaceno forti.
Cicerone: Ma siccome me le devo mangiare pure io pi giusto che le cucini con poco peperoncino. Tu le riesci a mangiare scarse di forte , io no, se il peperoncino troppo significativo. Cos invece le mangiamo tutti e due. Ti pare? Non come lultima volta che non le potetti assaggiare e te le mangiasti solo tu.
Paride: Ma chillo comme faie a te regola, i peperoncini non so tutti uguali.
Cicerone: (scattando) E allora cucinale come vuoi e mangiatele solo tu.
Paride: (sorpreso da quello scatto, fa spallucce e prende a sistemare materiale nello zaino. Dopo un lungo silenzio durante il quale mimicamente lancia sguardi di ispezione a Cicerone) Che dici? A truvammo na machina vecchia nuova?
Cicerone: Mo vediamo!
Paride: E si deve vedere presto.
Cicerone: Mo vediamo.
Paride: Comme se fa senza macchina.
Cicerone: Come si faceva quando le automobili non cerano.
Paride: Co o cavallo? E nuie addo o pigliammo o cavallo?
Cicerone: Allora a piedi.
Paride: Fino a Napule? E io ci metto tre gghiuorne. Allora truvamme nu cavallo!
Cicerone: Pi semplice lautomobile. E pi facile trovare un automobile che un cavallo. E poi, quando trovi unautomobile trovi contemporaneamente minimo 600 cavalli.
Paride: Giusto!E po a machina, nun mangia e nun beve
Cicerone: Mangia, mangia! Mangia e beve.. lautomobile
Paride: Ma no comme a 600 cavalli! Certo:benzinameccanicotasse, no a tassa nun a pagammo, ma tu piense quanta biada se magnassero 600 cavalli e po che stalla ce vulesse, a machina invece bastano 3 metri, o cavallo lhai attacca se no se ne scappa, a machina basta caa firme, mica se ne fuie e si vecchia a puo lascia pure aperta ca nisciuno sa piglia. E po alla fine a machina a saccio guida. O cavallo no, chi lha maie purtato .
Cicerone: Enunciazione filosofica sul cavallo e lautomobile! Nella realt, al momento, non abbiamo n lautomobile n il cavallo, stiamo a piedi.
Paride: Eh, stamme a piedi
Cicerone: Mo vediamo.
Paride: Comme se fa?
Cicerone: Ci sono gli autobus.
Paride: Si, tre al giorno, mattina mieziuorno e sera e ce metteno doie ore a ghi e doie ore a veni..
Cicerone: E allora restatene qu, non ci andare a Napoli.
Paride: E che facimme, nun cunsignammo o lavoro? Nun vaco a vennere?
Cicerone: (scattando)E io cosa ci posso fare? Paride , lautomobile per adesso non ce labbiamo, fattene una ragione!!
Paride: (rimane mortificato per limprovvisa collera del compagno, resta per un attimo in silenzio) Stai nervoso? (dispiaciuto torna ad armeggiare)
Cicerone: (dopo un lungo silenzio scuote la testa) Ma io stavo cos bene.(di nuovo silenzio, osserva Paride che pare un cane bastonato, gli si avvicina, gli accarezza la testa)Il ferro da stiro pronto.
Paride: (dopo un attimo, lo guarda, gli sorride) Ma io ogge nun ce vaco a Napule, si e no me so fatto doie ore e suonne. Ce vaco dimaneco lautobus Dopo mangiato me ne vaco a durmi.
Cicerone: Ma pecch sei restato? Potevi andartene a letto.
Paride: E gi. Me ne ieve a cucca? Finalmente putevo sape che cazzo t succieso nella prima vitame ne ievo a cucca?
Cicerone: La curiosit! La curiosit la madre del sapere, Paride. Ma il sapere, sapere..non sempre un bene. Molte volte meglio non sapere. <Alla corte, figliolo, l'arte pi necessaria non di parlar bene, ma di saper tacere.>
Paride: Nato filososo.
Cicerone: Si, ma non ricordo di chi questa citazione. Quello che hai sentito stanotte per esempio, tienitelo per te. Non lo dire a nessuno. Potresti...trovarti nei guai. Hai sentito solo la mia versione dei fatti, la signora Diana, se ne andata a dormire..
Paride: Ma io te crere a te Cicero.
Cicerone: E non basta, non basta caro Paride. Quando lho vista ieri sera, ho pensato che finalmente il destino mi avesse offerto loccasione di affermare la verit e spiegare a Letizia il motivo della mia scomparsa.
Paride: Povera femmena. Ma tu per ce o putive spiega. Na telefonata.
Cicerone: Non mi avrebbe creduto. Tutto era contro di me. Ci conoscevamo poco. Due mesi. Io a Napoli, lei a Santa Croce. Non mi aveva neanche presentato in casa. Lavrei persa lo stesso con laggravante che mi avrebbe disprezzato. Sono scomparso, ho lasciato Agostino Surace sotto la porta del carcere e so diventato Cicerone. Come non ha creduto stanotte. Hai visto? A cosa servito parlarle, spiegarle? E rimasta in silenzio, assalita dal dubbio. Aveva bisogno di una prova, giustamente.
Scena 11^ ( Guglielmo e detti)
Guglielmo: (da sx) E permesso? Scusate. Buon giorno.
Paride: Buon giorno. Ve site iute a cucca aiere sera? Nuie avimme fatto a nuttata. A signora Diana..
Cicerone: (come a dirgli Taci) Paride!
Paride: A signora Diana nun s sentuta bona e alloraDon Gaetano a vuleva cunfessa..
Guglielmo: Uh Ges, proprio na cosa grave? Perci mia sorella venuta alle tre stamattina. Io po durmevo, nun aggio dumandato voglio dire.
Cicerone: (intervenendo) Ma quando maie., una fesseria.
Guglielmo: Comme, chillo a vuleva cunfessa, voglio dire..
Cicerone: Non lo pensate, Paride ogni tanto distratto.
Guglielmo: Me ne sono accorto. Aiere sera solo pe le fa capi o cugnome mio ce vulette o bello e o buono. E pure nun difficile, voglio dire. Io me chiammo Perla, Guglielmo Perla.
Paride: O frate da signora Letizia. Sona e piatte, eh eh
Guglielmo: Nata vota ..<sona e piatte co a resatella>. Te cumpatisco ca si gnurante da materia e non puoi stare a canuscenza dellimportanza dei piatti nella banda musicale. Ti volesse fare una lezione ma nun tengo tiempe,,,ho altro da farevoglio dire. (a Cicerone)Voi siete Cicerone, scommetto!
Cicerone: Proprio. Piacere (gli stringe la mano) I piatti hanno origine nel 2000 a.C. circa. Dimostrato dal fatto che una coppia preistorica di piatti custodita nella mummia di un musicista religioso egiziano, al British Museum di Londra. E uno strumento presente in tutti i generi musicali dal rock, al jazz,,nelle orchestre e nelle bande musicali.
Guglielmo: Siente, sienti. Voi siete prufessore vero? Ammacare doppe ngi canosciamo meglio. Mo vado un poco di pressa, aggio a i o bagno.. sapete io songo norologio! A matina comme metto e piedi nterra
Paride: Perci va e pressa, tene o piso dinta mutanda. E bagne ve laggio fatto vede! Sha dda sulo arapi lacqua. Mo vengo io.
Guglielmo: Si, ma manca la carta igienica, non c niente.
Paride: E vuie co duie euro che vuliveve?
Guglielmo: Uh Madonna, almeno a carta, voglio dire chillo ce sta pure o giudice che aspetta. A figlia dorme ancora. Ce laggio ditto io che ci prendevamo lautobus e mezzogiorno, Letizia mi aveva lasciato o biglietto, mi ha capito, abbastanza lucido, se vede che a primma matina, a rutella le gira bona, voglio dire chella a figlia o dicette: tutt ca se piglia a pasticca e stamme quieto fino a mezzogiorno.
Cicerone: Soffre di qualcosa?
Guglielmo: A capa a quanto sembra. (a Paride)Iamme, me a vuo da sta carta? Me attocca?
Paride: Mo te o piglio.(esce a dx)
Cicerone: Il fratello della signora Letizia?
Guglielmo: Si, ve lho detto. Vive con me; non sposata; non esce mai e allora, ogne tanto, quanno vaco a suna fore paeso essa si viene a fare una cammenata. Ed per questo, perci voglio dire, che mi trove in questa sala dellattesa. S, perch io potevo andare nella machina insieme al clarinetto, ma chillo teneva uno posto solo, essa: <voglio veni, voglio veni>. e per non lasciare a mia moglie a pero, che teniamo una ma che na sola, nci prendemmo noi il treno. <Guglie e che ngi vuole, un treno la matina e un treno la sera.> E eccheme cc. Meno male che songo riuscito a fare una telefonata a moglierema aiere sera voglio dire, si no, ... (facendo una smorfia di contenimento) Ma chisto quanno arriva co a carta. Qu nun ce steva nemmanco il campo e nemmanco il telefono. Ma vuie comme facite? Senza telefono, voglio dire.
Cicerone: A me non serve. Non devo chiamare nessuno e nessuno mi deve chiamare.
Guglielmo: Site sulo?
Cicerone: Solo! Paride, tiene un telefonino cellulare, ma gli serve pi per il lavoro, anche lui solo. Quando deve fare una chiamata necessaria se ne va vicino al segnale ferroviario qu fuori, a cento metri, da l riesce a telefonare.
Guglielmo: Aggio capito........ (ripete la smorfia) Ma chisto la carta a teneva nella stazione stessa o aveva ire proprio alla frabbica a prenderla?
Cicerone: E quindi non esce mai la signora Letizia?
Guglielmo: Maie?! Va a scuola, tutte le matine e poi sta nella casa, fa vedere le lezione alla nipote, mia figlia voglio dire, la dummeneca, tutte, non ne zompa una, ..la messa, a quello nci tiene, ma quella la colpa da soia. Nun s maie vuluta ammaretare. Quella da giovane era na femmena bellissima, teneve e spasimante a meliune..
Cicerone: Lo so.
Guglielmo: Lo sapete?
Cicerone: Me lo immagino.
Guglielmo: Ah? (contorcendosi) U, ma sta carta arriva o no? (di nuovo rivolto a Cicerone) Io so sicuro che teneva un nammorato ca l' ha lasciata , voglio dire, ma quella nun nha maie voluto parlare di questa argomento.
Cicerone: Lo so!
Guglielmo: Sapete pure questo?
Cicerone: Me lo immagino.
Guglielmo: Ma pure ca fosse, voglio dire, ce stanno tanti uommini, e chisto po si tha lasciato nun te merita.
Cicerone: Non cosi?
Guglielmo: E vuie ce ne sapite?
Cicerone: Me lo immagino.
Guglielmo: (perplesso)Tenite na bella macinazione, voglio dire. (Ormai stenta a trattenersi) Tenite nu giurnale? A carta do pane?
Cicerone: La Repubblica, ma dellaltro ieri.
Guglielmo: E che me ne fotte! Tanto nun laggio a leggere.
Cicerone: E che ne dovete fare?
Guglielmo: (esasperato) Cicerooo! Eppure o giovane ha ditto ca si nu scenziato, damme a Repubblica, O Matino.
Cicerone: Ah, ho capito!
Guglielmo: Finalmente!
Cicerone: La devo cercare.
Guglielmo: Pure? Ma Patroclo a ddo lha iute a piglia carta?
Cicerone: Paride, Paride, non Patroclo....
Guglielmo: Patroclo, Paride, Lancillotto, o comme divulo se chiamma, basta ca porta 'a carta igienica
Cicerone:(chiama ad alta voce) Paride. (e si mette a cercare)
Paride: (rientrando con una confezione di rotoli di carta igienica) Eeeehhheee! Eeeehhheeee! Tu che allucche?
Cicerone: Il signore, vuole la cartaha bisogno
Paride: Ho capito. E c bisogno?
Guglielmo: Certo che c bisogno!
Paride: No, io dico a isso, c bisogno dallucc?
Cicerone: E tu non tornavi pi, il signore ha bisogno per i suoi bisogni.
Paride: (mostrando la carta) Steva areto e detersivi, nun a putevo truva. O signore comunque se o putesse pure purta nu rotolo appriesso quanno viaggia. Nun se po maie sape.
Guglielmo: E gi, io saccio ca se scassa o treno, che aggio apassa a nuttata mieza na campagna e che me vaco a ricover dinta na locanda arremmeriata ca tene o cesso e nun tene a carta. Vide che fine e mmerda, voglio dire.
Paride: Vuie nun cercaveve a locanda, vuie cercaveve a sala dattesa.
Guglielmo: (strappandogliela dalle mani) E ma vuo da sta carta? Me staie facenno suda friddo.
Scena 12^ ( Gustavo e detti)
Gustavo: (da sx entrando) Insomma, lavete trovata questa carta? (cerca di prendergliela)
Guglielmo: E no!. Mo me serve a me. (esce veloce a sx)
Paride: (seguendolo) Aspettate, addo iate? Ve aggio arapi lacqua , chillo o scarico scorre, a tenimme chiusa.
Guglielmo: (dallesterno) Pure?
Cicerone: (al giudice che pare non lo abbia riconosciuto) Potete usare il nostro bagno se avete urgenza.
Gustavo: (perplesso) No, grazie. Posso aspettare.
Cicerone: Io sonoCicerone.
Gustavo: Il gestore dellalocanda?
Cicerone: (scherzosamente) Eh, eh, diciamo cos.
Gustavo: Locanda abusiva?
Cicerone: Abusiva? Non direi,ne farei un abuso se questa fosse ancora una sala dattesa. Labusivismo non altro che luso improprio di una cosa. Io non sto usando impropriamente una sala d 'attesa, cosa che non pi, ma sto usando propriamente e provvisoriamente uno spazio vuoto e abbandonato.
Gustavo: Provvisoriamente?
Cicerone: Se dovesse tornare ad essere una sala dattesa, la lascer.
Gustavo: Questa una interpretazione molto filosofica.
Cicerone: Che voi da giudice non potete accettare.
Gustavo: (con intenzione)Sapete che sono un giudice?
Cicerone: Me lhanno detto.
Gustavo: Lo sono stato.
Cicerone: Lo so. (Gustavo lo guarda perplesso)me lhanno detto.
Gustavo: (sorride)Non esattamente come sostenete. La filosofia troppo ambigua. La legge no, la legge precisa, giudica quello che appare.
Cicerone: Ah gi, la legge precisa, giusta. La filosofia invece interpreta quello che gli uomini non.vedono, o fanno finta di non vedere..o vedono ma non devono vedere. Che ne pensate?
Gustavo: Non vi seguo.
Cicerone: Sapete, io penso che siamo troppo abituati al fatto che gli uomini si fermino alla realt apparente delle cose, che non scavino, che non cerchino la verit.
Gustavo: Fate dei discorsi incomprensibili. Mancano di attinenza.
Cicerone: Voi dite?
Gustavo: Io dico!( i due si fissano)
Cicerone: Un poco di caff? E ancora caldo!
Gustavo: Grazie.
Cicerone: (servendolo) Accomodatevi.
Gustavo: (si siede). Vedete io dicendo che questa una locanda abusiva non volevo disprezzarvi.
Cicerone: Questo lho capito. La vostra una deformazione professionale, ..siete giudice!
Gustavo: E voi siete un filosofo. (si fissano ancora, per un tempo, senza parlare. Poi per dissimulare) O no?
Cicerone: ( regge il gioco) O Dio la filosofia mi ha sempre affascinato.
Scena 13^ ( Don Gaetano e detti e detti)
Don Gaetano: (da sx) Buongiorno.
Cicerone: Don Gaetano, giusto in tempo. Un poco di caff?
Don Gaetano: No, grazie, non prendo caff. Magari un bicchiere di latte.
Cicerone: (scherzando) Ma la colazione non compresa. Paride non ve lha detto? Eh,eh! Scherzo, adesso vi servo. Paride non se lo fa mancare mai il latte. (esegue)
Don Gaetano: (intenzionale) Stavate parlando?
Gustavo: Dissertazioni innocenti e inutilisul concetto dellabuso.
Cicerone: (servendolo) La religione come lo vede?
Don Gaetano: Cosa labuso?Etimologicamente luso eccessivo di qualcosa. Non so, di medicinali, di cibo. C poi luso illegale, improprio, illecito, come labuso edilizio o di ufficio, o di potere che poi il reato commesso da un pubblico ufficiale, o da un istituzione che approfitta della propria funzione per procurare a s o ad altri un indebito vantaggio.
Cicerone: peccato? Dico: l'abuso di potere, per esempio, per la religione peccato?
Don Gaetano: Certo!Tutto ci che arreca un male al prossimo o anche a se stesso peccato.
Cicerone: Questo lo dite come teologo o come uomo?
Gustavo: La teologia, che centrama se la teologia solo una collezione di risposte incomprensibili a domande senza senso
Don Gaetano: Come teologo, ..come uomo.., non fa differenza..
Cicerone: Ma io dico ..come religioso..come lo giudicate?.
Don Gaetano: Labuso?
Cicerone: Si parlava dellabuso di potere.
Don Gaetano: La religione non ha il compito di giudicare su questa terra. La religione dice: ama la verit, ma perdona l'errore.
Gustavo: Ipocrisia!La religione! La religione una cosa che esiste da quando il primo ipocrita ha incontrato il primo imbecille.
Cicerone: Juan Ignacio Ferreras in Antonio Lopez Campillo, Corso accelerato di ateismo
Gustavo: Preparatissimo! (i due si fissano ancora)
Don Gaetano: Non credo che quel filosofo abbia tutte le ragioni. Posso tollerare che si dica che la religione loppio dei popoli, che se non esistesse Dio bisognerebbe inventarlo, ma che sia ipocrisia no! Affatto! Dico invece che se gli esseri umani sono pi propensi a confessare un errore al prete e non ad un giudice e perch sanno che nella misericordia divina esiste il perdono.
Gustavo: E la legge non misericordiosa, la legge deve punire gli errori!
Don Gaetano: Assolutamente giusto. Guai se non fosse cos. La religione per, prevede la verit assoluta, essa necessaria non tanto per l'entit della pena, che nostro Signore non prevede, come dicevo, nella Sua Misericordia, quanto per il pentimento, per lespiazione dal peccato, per la guarigione dell'anima.
Cicerone: E un problema di coscienza dunque, la verit dovrebbe sempre trionfare, a dispetto del timore di Dio e della legge?
Don Gaetano: Infatti, ma che cosa la verit se non il riconoscimento della gravit del male arrecato con il peccato. Ricordiamoci che luomo non pecca contro Dio, ma contro una Sua creatura che sia il prossimo o se stesso. Rendersi conto della gravit del male ha una importanza primaria ed condizioneindispensabile per guarire. Il primo passo per guarire la coscienza di essere malato. Quando un malato avverte dei sintomi, che fa? Va dal medico che fa la diagnosi e gli assegna una terapia; ma non basta, c bisogno che il malato voglia guarire, cos come il peccatore debba voler cambiare, convertirsi per rendere la guarigione possibile. Non basta la diagnosi, anche se fatta dal pi grande luminare, perch possiamo sapere, ma, possiamo. non voler guarire.
Cicerone: Voi volete guarire , giudice?
Gustavo: (dissimulando) Che centro io?
Cicerone: No, dicevo cos, vi prendevo ad esempio.
Gustavo: Ad esempio? Gi!? Comunque Padre, la guarigione relativa alla ricerca del perdono. La legge non pu, perdonare, anche in caso di piena confessione, di pieno riconoscimento, si pu applicare una pena pi mite, prevista dal codice, questo s! Ma deve punire!
Cicerone: E come la mettiamo, quando il peccato, che poi la legge chiama reato, non c? Come la mettiamo, quando il reato frutto di una accusa falsa. In quel caso la verit.. la confessione non possibile. Pu un uomo confessare una colpa non commessa?
Don Gaetano: Assolutamente no! Commetterebbe peccato contro se stesso
Gustavo: Per il codice servono le prove, non bastano le parole dette a quattrocchi con un prete. Il delinquente o presunto tale deve esibire le prove di innocenza.
Cicerone: (incominciando ad alterarsi) E se questeprove..esistono solo nella mente, nel cuore, nellanima. proprio di chi ti ha accusato, come fa quel poveretto ad esibire le prove di innocenza?
Gustavo: Deve ottenere la confessione di chi gli ha fatto accuse mendaci , deve dimostrare che quella persona dice il falso.
Cicerone: Si deve affidare insomma alla misericordia(ormai urla) di una persona che non Dio, se questa persona non vuole confessare egli deve restarne ostaggio e non pu liberarsi? Non pu mostrare la sua innocenza?
Gustavo: Non vi capisco, perch vi alterate? Dove volete arrivare?
Cicerone: (fissandolo)Lo avete capito giudice Palladino! Lo avete capito benissimo dove voglio arrivare. Voi mi avete riconosciuto.
Gustavo: Ebbene s, Professor Surace.
Cicerone: E allora? Perch continuate a tergiversare, a dissertare sulla legge,..su quale legge? Quella legge che 35 anni fa avete usato per far condannare a 20 mesi di reclusione una persona innocente: il fu Agostino Surace, insegnante di filosofia presso il Liceo San Domenico, per violenza sessuale a danno della signorina Diana Palladino. Vostra figlia!
Gustavo: Prove e testimonianze contro di voi.
Cicerone: Allepoca il reato era ancor inquadrato come Violenza carnale e Atti di libidine violenta Vi ricordate giudice Palladino? Vi ricordate che usaste tutto il vostro potere e il vostro ascendente sul giudice Ruocco affinch condannasse quel professore?
Gustavo: (urlando anche lui) Affinch applicasse la legge!! Quel professore era colpevole!!(rimangono a fissarsi occhi negli occhi)
Scena 14^ (Guglielmo, Paride e detti, indi Letizia)
Guglielmo: (Improvvisamente entra da sx insieme a Paride. I due sono bagnati fradici paride addirittura e a dorso nudo e coperto da una asciugamano intorno alla vita.) Voi mi dovete risarcire a me: Guardate! Io mo vulesse sape comme faccio; chisto nu pazzo. Io ve faccio arrestare voglio dire, qua ce sta un giurece, vuie non site torizzati a spletare il mestiero di abbergo voglio dire.
Cicerone: (inviperito)Paride, cosa successo? Mi spieghi perch sei nudo? (Gustavo va in disparte pensieroso)
Paride: Niente, nu poco d acqua.
Guglielmo: Nu poco dacqua? Io me so nfuso da capa a o pere. Nun tengo na cambiata voglio dire. Come faccio?
Don Gaetano: Ho un pantalone in pi in valigia. Se volete
Cicerone: Qualche altra cosa ve la do io. Ma cosa successo?
Guglielmo: Che succieso? , succieso che io nun mero manco asseduto sulla tazza, voglio dire, stimbecille ha ditto : Mo vi apro lacqua per lo scarico! Quanno a bello e buono mi sento arravacare un ciummo di acqua addosso? Voglio dire?
Paride: Chillo o scarico scorre
Guglielmo: Scorre? La cascata del Niagata! Scorre?!
Don Gaetano: E va be cosa da niente.
Letizia: (intervenendo da sx)Guglie ma che stato?
Paride: S fatto a doccia co tutte e panne eh eh..
Guglielmo: Guardate , chillo sfotte e ride pure
Don Gaetano: Un piccolo incidente
Cicerone: Si rotto il tubo dello scarico mentre era in bagno.
Letizia: Ges, e se ti prendi una polmonite? E come li asciughiamo i vestiti?
Don Gaetano: Un pantalone glielo presto io.
Paride: E ghiammo, ia, io ti do quacche cammisa, maglione, vedimme che ce sta dinta stu mobile (si avvicina ad un mobile da dove incomincer a tirar fuori degli indumenti.)
Letizia: Ma guardate che va a succedere E voi Paride, pure vi siete bagnato?
Paride: E certo, pe salva a isso. Chillo sera chiuso dinto.
Guglielmo: Ma pecch tu che faie? Quanno vaie a gabinetto lasci a porta aperta voglio dire?
Paride: Aggio avuto a sfunna a porta!
Cicerone: Hai sfondato la porta?
Paride: E chillo nun arapeva.
Guglielmo: Nun arapevo? Il tempo e me sagli e cazune me lo vuoi dare?
Paride: ( A Guglielmo, offrendogli una camicia) Vide si te va chesta. Mo te trovo nu maglione.
Guglielmo: Nun me serve, lascia sta, tengo a giacca, quella si sarvata.
Paride: (di nuovo a Cicerone) Invece darapi, vuleva peforza nfila o tubo a o posto suoio.
Guglielmo: Io steve murenne affugato, nun saccio manco nuota, voglio dire
Cicerone: Ma potevi chiudere lacqua Santo Cielo..
Paride: (ripensandoci, candidamente) Ah, overo. Nun ce aggio pensato. Me songo distratto. E comunque aggio dato nu cauce dintta porta e laggio aperta. e con na sola mano aggio miso a posto o tubo.
Letizia: Una sola mano?
Paride: E s, pecch chellata a tenevo vicino o naso, o frato vuosto fete
Guglielmo: Ma pecch tu a faie a prufumo e gesummino?
Don Gaetano: Non credo sia necessario scendere nei dettagli, allora lo volete il pantalone.
Guglielmo: E comme, nuno voglio? Che aggio a fa? Comme ce vaco a casa. O cazone vuosto, sta camicia e a giacca. O vi? Faccio Pachialone.
Ciecerone: Mi dispiace signor Guglielmo.
Guglielmo: Ve dispiace? Io vi dovesse fare arrestare veramente, voglio dire.(si avvia a sx)
Letizia: (guardando teneramente Cicerone) Ma che colpa tiene il signor Cicerone. Non solo ci hanno dato i letti. Nun ve ne incaricate. (a Don Gaetano) Iammo Padre ce lo volete dare questo pantalone?
Don Gaetano: Certo! Un po lunghetto, ma andr bene. Andiamo, ce lho in valigia..(si avvia )
Cicerone: Don Gaetano, .. stavamo parlando.
Don Gaetano: Torno subito, ma.ricordate tutto condannabile, tutto perdonabile! A dopo! (esce)
Letizia: (c.s.) A dopo, ? (esce)
Cicerone: (resta a guardarla) A dopo.
Paride: Me metto quacche cosa ncuollo asciutto. (esce a dx)
Scena 15^ (Gustavo, Cicerone, indi Don Gaetano, poi Diana)
Cicerone: (Dopo un lungo silenzio durante il quale Gustavo gli da le spalle, sfinito dallo scatto, commosso) Voi non ve ne andate? (silenzio) Colpevole? Colpevole di che? Di aver messo un brutto voto ad una studentessa viziata e nulla facente che invece di studiare cercava di corrompere linsegnante con le sue grazie, la sua bellezza?
Gustavo: Vedo che il tempo non ha minimamente incrinato la vostra faccia tosta. Stessa versione, stessa linea difensiva. Eppure ormai avete pagato il vostro debito con la giustizia, il destino vi offre loccasione di chiedere perdono e non lo fate. Cercate vendetta, ma dimenticate che la vostra versione non fu creduta allora e non sar creduta adesso. Cera una testimonianza che vi inchiodava!
Cicerone: La signorina Olga Fabrocino, poveretta, malata, compagna di classe e amica intima di Diana.
Gustavo: Fu lei che vi scopr in classe dopo la fine delle lezioni mentre cercavate con la forza di approfittare di mia figlia, alla quale avevate strappato la camicetta e il reggiseno.
Cicerone: Era daccordo, aveva concordato tutto con Diana. Diana si trattenne in classe con la scusa di chiedermi dei chiarimenti sul compito svolto, rimasta sola si strapp lei stessa la camicetta e il reggiseno, mi si gett addosso e incominci ad urlare. Fu in quel momento che entr Olga, era fuori della classe, era tutto organizzato, aspettava il segnale, per vedere, per testimoniare, url anche lei, fece accorrere i bidelli, il Preside dal suo ufficio
Gustavo: Ancora Ancora con la stessa tesi? Olga Fabrocino non ammise mai la sua complicit.Colto sul fatto! Non aveste scampo. (vedendo Don Gaetano rientrare) Padre, lo sentite? Questuomo non vuole guarire, come far Dio a perdonarlo? Dopo 35 anni anni, racconta ancora la stessa storia. La sua verit.
Don Gaetano: (dopo un sospiro) Ho sentito, lho sentita gi questa notte.la sua verit.
Diana: (da sx . guardinga) E allora pap? Sei andato in bagno?
Gustavo: Non ancora. Sto discutendo col tuo insegnante che ancora sostiene, dopo tanto tempo, di essere innocente.
Diana: Ma caro professor Surace o se preferisce Cicerone ,vi avevo chiesto di non parlarne con mio padre. Di non rivelargli la vostra identit. E malato, confuso, il suo equilibrio mentale non deve essere alterato. Mi pare che ne abbiamo gi discusso abbastanza stanotte. Non vedo il motivo di discuterne ancora con mio padre.
Cicerone: Ma come fai? A perpretarenel tuo inganno. A sostenere ancora il falso. Posso capire, il danno che facesti fu grande, eri una ragazzina, non avesti il coraggio di ritrattare, saresti stata la vergogna di pap. Ma oggi, sono passati 35 anni, il destino ti porta, ti costringe al cospetto della tua vittima, hai la possibilt di restituire a questuomo la speranza nellumanit e invece neghi, continui a negare! (ora commosso, quasi piange) Tranquilla. Non voglio far riaprire il processo, ti giuro, a che servirebbe? Nulla mi pu ridare i venti mesi passati in carcere; soldi? No! Ho imparato a farne a meno. Ma come fai? A tenere questo segreto, questo peso, questo macigno? Una volta ho sentito che..il segreto come una bomba. Per disinnescarla bisogna rivelarlo. Sar bello, ti far bene, ti sentirai anche tu finalmente libera, anche tu che non sei, non puoi essere meno prigioniera di me. Dopo quello che mi fu fatto, ho trainato la mia vita fino a qu e mai avrei creduto di avere loccasione di affermare la verit, la verit assoluta. Dilla! (piange)Ne ho bisogno, per me stesso innanzitutto, per Letizia, ne hai bisogno tu per te stessa, per tuo padre. (nasconde ora il suo pianto tra le mani)
Diana: (Dopo un lungo silenzio. Fintamente commiserevole, gli si avvicina e lo accarezza) Il processo ha gi detto la verit. Non capisco professore perch vuole riaprire la ferita che lei stesso si inferto. La signora Letizia libera di credere ci che vuole. Se fu vero amore lha gi perdonata professore. Mio padre un uomo di legge e crede in una sola verit, quella processuale. Questaverit assoluta una cosa sua. Una sua invenzione.
Don Gaetano:(intervenendo) La veste che indosso mi impone di prodigarmi per la ricerca di essa, il destino ha voluto che mi trovassi a cospetto di una storia assurda, inspiegabile, dove il vero pu stare solo da una parte, ma non so da quale. Voglio dire che o il signore Cicerone o la signora Diana e lei signor giudice, qualcuno mente. Non in mio potere stabilire chi dei due lo stia facendo. Del resto la legge ha fatto il suo corso ai tempi del fatto e oggi il signor Cicerone, a quanto sento, approfittando del destino, auspica solo una verit assoluta che lo riabiliti e gli restituisca la speranza nellumanit. Come dicevo, tutto condannabile, tutto perdonabile. Se il nostro cuore lo vuole possiamo perdonare chi abbiamo condannato. Affidiamo al Signore il compito di leggere nellanima del malato che veramente vuole guarire. Mio caro Cicerone, mia cara Diana, mio caro giudice la verit assoluta non di questa terra. Voi non la dite ma il Signore la conosce.
Scena 16^ ( Letizia, Guglielmo, e detti, indi Paride)
Guglielmo: (comparendo, vestito goffamente, insieme a Letizia) Eccoci qua! Dite a verit, mi paro Sarchiapone? (nessuno gli risponde) ma ccaduto quacche cosa, voglio dire?
Diana: Signora Letizia, il signor Cicerone incoraggiato dal destino, che ci ha fatto incontrare in questa sala dattesa avrebbe desiderato dare a lei una spiegazione della sua scomparsa, ma non potendole rivelare la verit, auspicava, diciamo cos, una mia smentita dei fatti. Lei comprende, del resto ne abbiamo gi discusso stanotte, lei era presente, lei comprende che non posso assolutamente dire il falso. Io lho perdonato da tempo, epenso che lo possa fare pure lei.
Letizia: (guardando Cicerone che si asciuga le lacrime) Ma tu stai piangendo?
Guglielmo: Ma che succieso? Letizia? Ma che dice a signora Diana? Che ngi ngentri tu?
Letizia: Dopo ti spiego.
Paride: (rientrando da dx)State ancora cc? Ma voi dovete lasciare le cammere, se no pagate o supplemento. (silenzio, guarda Cicerone) Cicero, tranquillo?
Cicerone: (ancora con la testa fra le mani) Niente. Niente, tutto a posto.
Gustavo: Continuate a disperarvi. Non capisco. Dopo tanto tempo! Com Don Gaetano? Tutto condannabile, tutto perdonabile., , Diana era bella, giovane , desiderabile, non riusciste a contollarvi, la legge vi ha punito, tutto finito. Dichiararsi ancora innocente? Senza una prova?
Cicerone: (con uno scatto rabbioso) Ce lho la prova. Ce lho!!(tutti rimangono impietriti, Cicerone va ad un mobile, ne prende un cassettino, lo poggia sul tavolo, i presenti osservano, si sfila dal collo un laccio di cuoio a cui agganciata una piccola chiave. Con la chiavetta apre il cassettino e ne tira fuori una vecchia audio cassetta.) Paride, prendi il mangianastri.
Paride: Subito. ( dal mobile prende uno di quei vecchi registratori a pile col quale un tempo si ascoltavano le cassette) Ecco qu.
Cicerone: Ci sono le pile?
Paride: Sempre carico.
Cicerone: (passandogli la cassetta) Metti questa e falla sentire.
Letizia: (intervenendo prima che Paride avii lapparecchio.) Fermati Paride. Io non voglio sentire niente. Io non ho bisogno di prove.
Diana: Ma chi vuole prendere in giro con questa sua messa in scena, professore, . Scusi . Cicerone. In quella cassetta non c nessuna prova, se fosse cos.perch non lha esibita prima.
Cicerone: Se tu lascolti lo capirai.
Gustavo: (comprende che Cicerone dice il vero, si rifugia imbarazzato nella sua malettia)) Larticolo 38 delle disposizioni di attuazione al codice civile, nel testo sostituito dallart. 3, comma 1, della legge 10 dicembre 2012, n. 219, applicabile ai giudizi instaurati a decorrere dal 1 gennaio 2013, attribuisce, in via generale, al Tribunale per i minorenni la competenza per i provvedimenti previsti dagli articoli 330 e 333 del codice civile.. Vergogna, vergogna (esce a sx)
Diana: (in uno scatto cerca di prendere il registratore, Paride ritraendolo glielo impedisce. Si pente subito di quel tentativo che la condanna. Non sa che fare. Guarda Cicerone)
Cicerone: (a Diana) Non la user, tranquilla. Vai con pap o vuoi restare?
Diana: (lo guarda ma non riesce a sostenere lo sguardo che aspetta una risposta)
Cicerone: Non temere, non la user, non lho usata per tutto questo tempo. Non vuoi ascoltare?
Diana: No e non mi interessa, non so di che parla, lei professore sta bleffando, (imbarazzata, non sa dove guardare abbassa la testa e di scatto esce a sx).
Paride: Che faccio, o metto o play?(la sua domanda cade nel vuoto. Nessuno risponde)
Don Gaetano: (dopo una pausa, sospira) Io penso che non ci sia altro da aggiungere. Dunque, quasi mezzogiorno, tra poco arriva lautobus. Vado a prendere le mie cose. (si avvicina a Cicerone, lo abbraccia)Ricordate, tutto condannabile, tutto perdonabile.
Cicerone: Al contrario, niente condannabile e quindiniente perdonabile. Il malato deve voler guarire.
Don Gaetano: (perplesso scuote la testa) Vi saluto. (esce)
Scena 17^ ( Letizia, Guglielmo, Cicerone e Paride)
Letizia: (dopo un silenzio) Come hai potuto, amore mio, sopportare questo dolore,, per tutti questi anni?
Cicerone: Infatti non lho sopportato. Sono diventato Cicerone. Agostino non c pi proprio perch ucciso da quel dolore. Pu un morto avvertire dolore?
Paride: Ua Cicero chesta o massimo.
Letizia: E quindinon pu resuscitare Agostino?
Cicerone: Solo Diana gli poteva restituire la vita . E non lha fatto!
Guglielmo: Vabbuo, ma mo vedimme e nun perdere lautobus, voglio dire. Leti, (imbarazzato).. tu che fai?
Letizia: Mo vengo. Tu incomincia a prendere il borsone.
Guglielmo: Va be, ti aspetto sulla fermata!
Letizia: (guarda il fratello e poi guarda Cicerone)
Guglielmo: Aggio sbagliato lespressione, ci voleva o punto e interrogazione, voglio dire, : Va be ti aspetto sulla fermata??
Paride: Mo te dongo na mano!
Guglielmo: Io ce a faccio. Chillo nu borsone!!
Paride: (con intenzione)Mo te dongo na mano!! (lo spinge fuori uscendo insieme a sx)
Scena 18^ ( Letizia, Cicerone )
Cicerone: (dopo una pausa, si avvicina al mangianastri) E allora non vuoi sentire?
Letizia:No, te lho detto. E vero, siamo stati insieme solo due mesi, poi sei scomparso, ma in tutto questo tempo io ho continuato a credere, ad essere certa che un motivo pi grande di te ti avesse allontanato da me. Ieri sera, appena ti ho visto, appena taggio canusciuto, subito, in quellistante, ho capito che eri lo stesso . Gli stessi occhi, di quel ragazzo, di quel giovane professore che insegnava filosofia in un liceo a Napoli. Me li ricordo ancora , sai? Come mi gardavano mentre mi aiutavi ad alzarmi dopo una ridicola caduta. <Ti sei fatta male?> mi chiedesti. Non mi ero fatta niente, ma finsi di zoppicare, per ricevere ancora le tue premure. <Qui c un bar, avranno sicuro del ghiaccio. Un bicchiere dacqua, un caff ti far bene> Quando uscimmo dal bar, mi invitasti per una pizza, quella sera stessa. Ti confessai che non ero di Napoli e tu < Che problema c, ti accompagno io, ho la macchina> Era San Lorenzo e la sera mangiammo una pizza in una pizzeria allaperto. Io avrei voluto vedere una stella cadente e tu mi dicesti : <le stelle cadenti sono i mozziconi delle sigarette che gli angeli buttano dopo averle fumate di nascosto a Dio. Io ti credo Agostino, io credo a te, non ti devo perdonare niente. Non mi devi nessuna prova.
Cicerone: Mi fai felice, ma ti prego non chiamarmi Agostino. Quelluomo non c pi. Si arrese, sconfitto, forse vigliaccamente, senza lottare, quando cap che tutto era congegnato in modo perfetto e mai avrebbe potuto dimostrare la propria innocenza senza la confessione di quella ragazzina viziata. Tu dici che mi credi e mi avresti creduto pure allora, ma sono io che ho bisogno di cancellare qualsiasi ombra. E, .. solo Diana poteva farlo, con la verit, quella verit assoluta che viene dal cuore, senza costrizione. Agostino credeva in un mondo che non esisteva, basato sulla lealt, e invece gli uomini usano la bugia, la menzogna, anche quando non c n bisogno, anche per nascondere la pi stupida delle malizie. Agostino, mentre era in carcere ha aspettato, questa veritche non mai arrivata. Non ti chiam, non ti cerc per avvisarti, perch aspettava, povero ingenuo il trionfo della verit.., che scemo quellAgostino Tu amavi lui, ma lui non c pi. Adesso c Cicerone. (la guarda a lungo, poi sospira e si alza, le si avvcina, una mano sulla di lei, la accompagna verso luscita a sx )Vai , se no perdi il pulman
Letizia: (incredula, stordita, cerca di opporsi) Agosti..
Cicerone: (le mette una bano dolcemente sulla bocca) Sssshhh! Cicerone!
Letizia: (scoppia in pianto ed esce)
Scena 19^ (Cicerone, indi Paride, indi Letizia)
Cicerone: (rimasto solo, indugia per la stanza, poi siede dinnanzi al mangianastri, Paride sopraggiunge, in silenzio lo guarda, gli si siede a fianco)
Paride: Ce lhai fatto bello o bidone da cassetta. Channo creduto overo , essa e o pate ca tenive a prova..eehheheh, e shanno sgamate!
Cicerone: (lo guarda, gli sorridegli passa il mangianastri) Schiaccia play
Paride: (esegue)
Voce registrata: (una voce sofferta di giovane donna) Caro Professor Agostino Surace, sono Olga Fabbrocino, mentre registro questo messaggio mi testimone mia madre, Rita Sallustro, che glielo recapiter; sono le ore 14,50 del 6 giugno 1980. Come lei sa, una forte forma di leucemia mi ha colpito e a nulla valso combattere per tre anni contro questo male. Sono ai miei ultimi giorni di vita. Ho sentito il bisogno, prima di lasciare questa terra di liberarmi da un terribile segreto. Non lo faccio per lei, ma per me. I segreti sono come una bomba che pu scoppiarti dentro, per disinnescarla , si devono rivelare. Lo avrei potuto rivelare a chiunque, ma voglio che sia lei a decidere cosa fare di questa mia confessione. Certo non le restituir gli ormai trascorsi 20 mesi di vita in carcere, ma nel caso voglia fare giustizia, non esiti, io non ci sar pi, non avvertir lonta della vergogna. Lei a conoscenza della verit, come me e come Diana. Gli altri no, gli altri non sanno cosa accadde veramente quel giorno. Diana era, fortemente,inutilmente innamorata di lei. Amore adoloescenziale! Ma lei non la vedeva. Anzi, pi le si mostrava , pi lei era severo. Mi disse che voleva tirarle un brutto scherzo e mi chiese di fermarmi fuori dallaula e di entrare allimprovviso quando avrebbe urlato. Lo feci, non potevo immaginare che il preside avrebbe chiamato i carabinieri...e cos ebbi paura, paura di ammettere che era stato uno scherzo, un brutto scherzo, uno scherzo troppo grande. Fu cos che lasciai andare avanti quel gioco assurdo, colpevolmente continuai a testimoniare contro di lei sostenendo quella che poi avrei capito era la crudele vendetta di Diana. La mia malattia precipit, il processo si chiuse e rimasi prigioniera di questo atroce segreto. Ecco, le ho detto tutto , professore, chieder perdono a Dio, semmai mi volesse accogliere in Paradiso. Con sincero pentimento, Olga Fabrocino. (silenzio)
Paride: Mamma mia Cicero ma tuma comme? A quanto tiempo a tiene astipata ?
Cicerone: La cassetta? Da trentacinque anni, me la lasci Agostino Surace dicendomi di non usarla mai. La vendetta non sarebbe servita a niente, solo a rovinare la memoria di Olga Fabrocino, poveretta. Solo Diana avrebbe potuto farlo, ci avevo perso le speranze ma ieri sera quando lho vista ho pensato, ho sperato, che fosse inaspettatamente arrivato il momento.
Paride: E comme lhai avuta? Chi te lha data? Cio, insomma, aggio capitoma a Agostino Surace, cio a te ca per nun si cchi isso, chi ce ha dette?
Cicerone: La mamma , la mamma di Olga. Aspett il professore alluscita del carcere il giorno che usc. Una donna distrutta dal dolore. La figlia era morta apppena un mese prima.
Paride: E mo? Che fai? Ce tuorne addo Letizia o te rieste cc?
Cicerone: Letizia? No, vive nel mondo che Agostino Surace ha lasciato. No, resto, resto qua, meglio solo che male accompagnato!
Paride: Sulo? E io?
Cicerone: Giusto, tengo a te!(gli sorride, sospira) Posa, posa tutto,
Paride: (toglie la cassetta dal mangianastri e la ripone nella scatola che la conteneva, Cicerone chiude la scatola e si riappende la chiave al collo, il giovane rimette aposto la scatola e si risiede a guardarlo.) Certo ca e filosofe so proprio gente strana.(Silenzio)
Letizia: (da sx , impacciata)Disturbo?
Cicerone: Letizia, che fai , il pulman non lo prendi?
Letizia: Lo ha preso Letizia, io adesso so Terenzia.
Paride: E mo chi Terenzia?
Letizia: La moglie di Cicerone.
Cicerone: (Sorride)La prima moglie di Cicerone
Paride: Eh eh eh, e figli maschi ne tenevano?
Cicerone: Una femmina e un maschio. Tullia e Marco Tullio, matu resti Paride, mi piace di pi. ( di scatto, con nuovo entusiasmo corre al vecchio giradischi, tira fuori un vecchio disco nascosto tra i librie lo fa partire, torna da Letizia) Te la ricordi? Il professor Surace mi disse che eravate rimasti, o meglio che lui e Letizia erano rimasti a questa canzone!
Letizia: Pensi che un giorno li ritroveremo?
Cicerone: e chi lo pu dire. (abbassa il braccetto del giradischi, le si avvicina)Vuoi ballare?(Parte una canzone Innamorarsi di Ornella Vanoni, lui dolcemente la cinge e accenna ad un ballo. Paride, osservandoli esce a dx, mentre le luci calano lasciando i due in scena che lentamente si muovono sulle note della canzone)
fine
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