Chi perde un amico, trova…

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“DÙ AGN IN AMERICA”

Chi perde un amico, trova...

Titolo originale: "Chi pèrd ün amìs al tróa... "

Tutto avviene in un paese di trenta abitanti. Trenta anime che si trovano a spartire non proprio legalmente, una grossa vincita alla lotteria, lasciata in eredità involontaria dal vincitore legittimo: Giovanni Vivente. Costui era l'ultimo arrivato in paese... era il numero trentuno, e in questo paese, se si è in trenta, è meglio rimanerci ma, se si è in ventinove, è la cosa migliore... è la maledizione. Il proverbio "hai fatto trenta, arriva a trentuno" qui non funziona. Riusciranno i nostri trenta amici a dividersi la vincita?

Fanno da ripieno alla storia, dei personaggi grotteschi e divertenti, rendendo cosi questa commedia veramente esilarante.

Chi perde un amico, trova...

Commedia brillante in tre atti

Di: Guglielmo Antonello Esposito

                         Liberamente ispirata dal film "svegliati ned” (waking ned) di kirk jones.

Titolo originale (Chi pèrd ün amìs, al tróa...) Codice SIAE N°884547A

Personaggi:

Antonio.                                                                              

(protagonista e barista dell’unico bar del paese)

Teodoro Dilegno.                                                                       

(Per gli amici Teo. Amico di Antonio e sindaco del paese)

Pina.                                                                        

(moglie di Antonio)

Giovanni Vivente.                            

(eremita del paese)

                        

Caterina.                                                                           

(ragazza madre, figlia del meccanico del paese)

           

Ettore            .

(innamorato di Caterina e allevatore di maiali)

Don Matteo Matteo.                                                                                 

(giovane parroco)

Megretti.                                                      

(ispettore della Finanza)

Luisella “la fornarella”                                                   

(proprietaria del panificio del paese)

Candida.                                                                            

(strega del paese)

Ottone.                                                                    

(meccanico del paese)

Totò Regina            .                                                                    

(agente finanziario)

Perpetua.                                                                      

(zia di Don Matteo Matteo)

PRIMO ATTO

                        Gli avvenimenti si svolgono nella metà degli anni ottanta.

Esterno di un bar, c’è una radio accesa

Antonio sbragato su una sedia con lattina di birra in mano.

Sta ascoltando un programma radiofonico.

E’ estate: domenica pomeriggio.

Scena 1°

Pina sulla porta del bar sta mangiando una fetta di torta.

Pina: Questo paese è proprio un cimitero. Tra poco alla radio, ci sarà l'estrazione della lotteria, e appena si parla di soldi, si chiudono tutti in casa con la schedina in mano, e tante vane speranze. Rientra nel bar.

Antonio: con la schedina in mano. Portami fuori una fetta di torta per piacere.

 

Pina: dall’interno. Vieni dentro a prendertela! 

Antonio: Non posso! Devo ascoltare l'estrazione dell'otto.

   

Pina: allora, arrangiati! 

  

Antonio: Villana che non sei altro! Se vinco non ti do nemmeno una lira.

   

Inizia la voce radiofonica.

Radio Bene, bene, ora sta per iniziare il grande evento che molti aspettano. Chissà, se tra di voi, potrà esserci il fortunato vincitore di questa Lotteria Europea.  Cominciamo con l’estrazione dei numeri vincenti.   Primo numero estratto è il “sette.”

Antonio: Sette. Preso! C'è!

              

Radio: Numero “ventotto.”

Antonio: C'è pure questo! 

Radio: “Diciassette.”

Antonio: Diciassette! Preso anche questo! 

Intanto Pina, incredula, si avvicina col piattino della torta in mano.

Antonio: Me ne mancano due.

 

Radio: “Cinque.”

Antonio: Ho anche questo, sì!

              

Radio: l’ultimo numero è il “venticinque”

Antonio: Ho vinto! Sì! Ho vinto! Si! Si! Sì! Intanto spegne la radio, strappa la schedina e prende la torta dalle mani di Pina.

 Pina stravolta dall’emozione.

Pina: Non dirmi che hai appena stracciato la vincita?

  

Antonio: Non ho vinto niente ma, era l'unico sistema per farmi portare la torta.

  

Pina, inviperita, molla uno scappellotto al marito e rientra nel bar.

Scena 2°

Antonio: Che caratteraccio, senza il senso dell'umorismo. Da un morso alla torta. Pina? Ad alta voce per farsi sentire. Certo che sarebbe bello.

           

Pina:Voce da dentro il bar. Che cosa? Che vuoi ancora? 

Antonio: Pensa un po' se vincessimo davvero.  

Pina:Voce da dentro il bar.  Mangia la torta, cosi terrai impegnata la bocca e, la finirai di raccontare cretinate.

Antonio: Con i soldi della vincita per prima cosa, potremmo finalmente istallare la ringhiera sul terrazzino lì dentro.

   

Scena 3°

Pina riappare sull’uscio.

Pina: È stata tua l'idea di far costruire il terrazzino belvedere sul lago, col risultato che, sono finiti i soldi ed è rimasta solo una piattaforma con un salto di trenta sopra al lago, senza ringhiera, e vicinissima alla cabina telefonica.

 

Antonio: Per quelli che vogliono telefonare, gli ho messo a disposizione le cinture di sicurezza da indossare.

       

Pina: Sono d'accordo ma, presto arriverà la stagione fredda e, tu non puoi tenere i clienti all'esterno perché hai paura che cadano nel lago.

    

Antonio: Hai ragione! Questo problema va risolto al più presto.

       

Pina: Speriamo! Rientra.

Scena 4°

Arriva Teo con giornale sottobraccio, con fare circospetto.

  

Antonio: Guarda chi si vede. Ciao Teo. Che cosa ti succede? Mi sembri il Commissario Maigret. Che cosa vai cercando?

Teo: Porge un giornale ad Antonio. E il giornale di oggi. Da un'occhiata a quest'articolo.

        

Antonio: Che cosa dice? Il Birondo Bergamasco ha vinto il campionato di calcio?

       

Teo: Di più! Di più! Leggi!  

      

Antonio: Aspetta un momento che adesso io mi metto gli occhiali. Legge. L'estrazione della Lotteria Europeadello scorso Mercoledì assegna la vincita di trenta miliardi di lire, a un cittadino di Birondo Bergamasco, un ridente paesino di trenta abitanti sui dirupi del lago.

                Sconcertato, rimane a bocca aperta.

Teo: Allora? Che ne dici? Tu come gestore del bar avrai sicuramente capito chi può essere il vincitore. Avrai notato dei cambiamenti in qualcuno.

                 

Antonio: Non lo so ma, fammi pensare... scusa, ma a te cosa interessa?

                 

Teo: Io come sindaco ho il dovere di sapere chi è l'interessato. Non vorrei che il paese subisca dei cambiamenti... magari potrebbe capitar qui qualche malintenzionato, atto ad arricchirsi alle spalle di questo nostro concittadino.

      

Antonio: Hai ragione. Entriamo per ragionarci sopra un momento.      

Entrano all’interno del bar mettendo sulla porta il cartello “chiuso.”

Scena 5°

Entra in scena Caterina seguita affannosamente da Ettore.

Ettore: Aspettami Caterina... non possiamo continuare cosi! Ho pure comprato l'auto sportiva per portarti a spasso.

Caterina:Davvero? E con che soldi l'hai pagata?

   

Ettore: Col frutto del mio lavoro. Io, Moscafiera Ettore, ho firmato il contratto d'acquisto col mio sudore!

      

Caterina:Povera me! Mancava solo il sudore per completare l'opera.

   

Ettore: Con i soldi che ho guadagnato vendendo i maiali al salumificio.

      

Caterina:Questo è quello che ha rovinato il nostro rapporto, i maiali!Io non sopportol'odore dei maiali.

  

Ettore: Noi due però ci siamo sempre amati.

      

Caterina: È vero ma, tu hai sempre un odore con... come si può dire...  “un retrogusto suino.”

Ettore: Ho giusto acquistato e fatto il bagno con un sapone nuovo, ai lamponi. Io so che tu adori i lamponi.

     

Caterina: Avvicinandosi. Davvero?

Ettore: Davvero, Caterina.

Caterina:OhEttore I due siabbracciano,lei dapprima niente, lui sembra l’uomopiùfelice del mondo. Poi lei annusa si! I lamponi si sentono ma, fanno da ripieno al maiale.

 

Lei esce da una parte, lui dall’altra. In quel momento entra Candida urtata involontariamente da Ettore.

Scena 6°

Ettore: Mi scusi signora Candida.

Candida: Signora Candida un bel niente! Brutto villanzone che non sei altro! Acida almassimo.

Ettore: Non ho fatto apposta, per scusarmi la porto a fare un giretto con la mia auto nuova, indicando un punto quella la rossa!

  

Candida: Bella macchina. Davvero sarebbe la tua?

   

Ettore: Sì! È bella, vero?

  

Candida: Sì ma, prima di portarmi a fare un giro, va a casa a farti un bagno che ne hai proprio bisogno, almeno oggi che è Domenica. Senti che odore di fattoria reparto porcelli.

  

                     Candida esce.  Anche Ettore esce sempre più affranto.

Scena 7°

Antonio e Teo escono dal bar seguiti da Pina. Antonio toglie il cartello “chiuso”.

Antonio: Allora hai capito, vero?La festa comincerà qui fuori fra un'ora. Offre il bar!

 

Teo: Ho capito! Vado ad avvisare tutti.

       

Pina: Che festa? Per cosa poi?

Antonio: Te lo abbiamo detto prima! Per scoprire chi ha vinto i trenta miliardi alla lotteria qui a Birondo Bergamasco.

Teo: Esatto!

Pina: E chi pagherebbe questo ritrovo festoso?   

Antonio: Noi paghiamo!

      

Teo: Giusto!

Pina: Giusto un bel niente! Un paesano vince trenta miliardi, e in più gli offriamo da mangiare e bere.

  

Teo: Esatto!

Pina: Esatto niente! Tu poi, cosa c'entri?

Teo: Io come sindaco mi trovo a sovrintendere a questa inchiesta per il bene del paese, dunque, “offro il mio tempo.”

Pina: Tu offri il gargarozzo da lubrificare e la pancia da riempire!

     

Antonio: Va bene, adesso basta! Tu Teo va, e avvisa tutti, mi raccomando.

Teo: Esatto!  Avviandosi se ne va.

Scena 8°

Antonio:    Suvvia Pina. Comincia a preparare i tavoli imbanditi.

Pina: Antonio, sta calmo con gli ordini!

Antonio: Va bene. Potresti per favore, se ti aggrada, darmi una mano col ricevimento?             

Pina: Cosi va meglio ma, toglimi una curiosità. Perché dobbiamo pagare noi?

     

Antonio:  Perché è un investimento finanziario. Se noi invitiamo il vincitore, e gli facciamo capire che siamo dei bravi concittadini, lui prima di andare a investire i soldi fuori dal paese, ci penserà varie volte, e alla fine deciderà di tenere i trenta miliardi qui, e tutti avremo da guadagnarci.

 

Pina: Chi sarebbero gli invitati?   

Antonio:  In pratica un rappresentante per famiglia. In totale siamo in trenta, togli i bambini, il prete, Ettore e Candida che sono i due senza famiglia, in fin dei conti, saremo in cinque o sei. E sono esattamente le persone che avrebbero potuto giocare al lotto.

Scena 9°

Entra in scena Don Matteo Matteo, giovane parroco seguito da sua zia la perpetua.

Don Matteo Matteo: D'accordo bene zia, sarò puntuale per l'ora di cena.

Perpetua: Speriamo! Io vorrei essere la zia di un prevosto, e non di un ragazzotto scapestrato!  

Don Matteo Matteo: Anche nostro Signore vuole questo.

Perpetua: Sarebbe ora che tu maturassi! Oggi non l'hai proprio dimostrato, perche finita messa grande, non sei tornato per il pranzo per andare a giocare a calcio con i ragazzi, oggi pomeriggio finito catechismo sei andato a nuotare nel lago, con la conseguenza che non sei ancora tornato in canonica! Sono stanca di tutto questo!

  

Don Matteo Matteo: Le vie del Signore sono infinite, e un pastore per recuperare almeno una delle pecorelle, smarrite farebbe di tutto.

Perpetua:  Le vie del Signore sono infinite, le mie no! Se a cena non sei puntuale, io faccio le valigie e me ne vado!

 

Don Matteo Matteo: D'accordo zia. Va bene. La zia se ne va.

                                                                       Scena 10°

Antonio:Riverisco Don Matteo Matteo.

Don Matteo Matteo: Un po' abbacchiato. Macché “riverisco”, ditemi piuttosto “ciao Don Matteo”. Io sono soltanto un umile prevosto di paese e, scusate mia zia.

Pina: Di niente e, poi lei è troppo modesto Don Matteo Matteo.

 

Don Matteo Matteo: La verità è, che a volte mi domando se sono all'altezza di questa missione.

            

Antonio: Come mai?   

      

Don Matteo: A parte la mia perpetua cioè mia zia, c'è un'altra cosa che mi turba. Prima, nel cortile del meccanico, ho parlato con un ragazzino che mi ha lasciato di stucco.

            

Antonio: Ah, è Luigino! È il nipote del meccanico.

Don Matteo: Scusatemi ma, il meccanico ha soltanto una figlia, Caterina, che non mi pare sia sposata.

            

Antonio: Di fatto non è sposata. Luigino è il figlio di Caterina e di Ettore, il porcaio. Allora Ettore non lavorava ancora con i maiali e la loro relazione reggeva.

Don Matteo: Non capisco!

            

Pina: Non fa niente Don Matteo, è normale che non capisca, sono soltanto pochi giorni che è a Birondo, comunque Luigino è pure lui una creatura del signore.

 

Don Matteo: Certamente “lasciate che i pargoli vengano a me”. Di fatto, quel ragazzino mi ha fatto sbandare. Pensate, Mi ha chiesto per chi lavoravo, ed io gli ho risposto che opero per il Signore, allora lui mi ha domandato se non l'avessi mai visto, io gli ho risposto che lo incontrerò quando morirò e, poi mi ha chiesto se il Signore paga bene, io gli ho detto che lui non paga col denaro. Volete sapere cosa mi ha risposto? Solo un pazzo lavora per uno che non conosce, e per di più non ti paga!

Antonio: " La sciate che i pargoli vengano a me" cosi che possa dargli due ceffoni!

 

Don Matteo: No! Questo no, in fondo sono solo parole innocenti ma, notando i tavoli imbanditi che bella tavola imbandita! Che cosa state per festeggiare? Se non sono indiscreto.

      

Antonio: No assolutamente! È un ringraziamento che noi titolari del bar offriamo sotto forma di festa ai nostri concittadini.

Pina: Vuol fermarsi anche lei Prevosto? 

Don Matteo: No, vi ringrazio. Vado di fretta perché devo preparare l'omelia per la messa di stasera!

    

Antonio:Mi scusi Don Matteo, se mi permetto ma, non potrebbe ripetere le prediche fatte nelle messe del mattino?

Don Matteo: Come posso?

Pina: Semplice! La gente che ha partecipato alle messe del mattino, certamente non verrà alla cerimonia di stasera.

Don Matteo: Non è una brutta idea... grazie del consiglio, penso proprio che abbiate ragione. Adesso però devo andare, e grazie di nuovo.

Pina: Di niente signor Parroco e, arrivederci.

  

Don Matteo Matteo esce da scena, nel frattempo Pina e Antonio preparano il banchetto.

Scena 10°

  Entrano in scena Teo, Caterina, Ettore, Candida e Luisella “la fornarella”, La quale avrà atteggiamenti provocanti nei confronti di Teo.

Antonio: Benvenuti e grazie di aver accettato il nostro invito. Prego accomodatevi.       Tutti si accomodano.

Tutti assaggeranno la torta, tranne Candida che la riporrà sfacciatamente nella borsetta.

Caterina: Io partecipo in nome di mio padre, e mi siedo qui!

   Indicando un punto distante.

Teo: ha in mano una lista dei presenti. Do il benvenuto anche da partedell'amministrazione comunale, qui rappresentata dal sottoscritto Sindaco. Io come primo cittadino...

              

Scena 11°

  Appare la figura di un ambiguo personaggio "Totò Regina"

Totò: Bacio le mani a tutti, si potrebbe avere un caffè?

Antonio: Mi scusi signore ma, questa è una festa privata.

Totò: Scusate! Se è così, tolgo il disturbo ma, mi ripresenterò. Bacio le mani. Se ne va.

Scena 12°

Antonio: Qualcuno di voi conosce quel tizio?  

Tutti: a soggetto. No, mai visto, ecc, ecc.

Antonio: Va bene, allora Teo, adesso tu puoi continuare il discorso ai cittadini.

 

Teo: Stavo dicendo, che io, come primo cittadino e quindi sindaco del paese, ho deciso di offrirvi... èinterrotto.  

Antonio: Sono io che offro, e quindi parlo io! Cari amici, vi ho invitato a questa festicciola, per ringraziarvi di esistere... per condividere la nostra contentezza e... la signora Candida, lo interrompe.

  

Candida:Quale? Macché contentezza! Sono piena di dolori, e mi tocca pure ascoltarti! Sentire le tue cretinate!

Antonio: Sempre ironica la signora ma, a proposito di dolori, cara la mia Candida, se non sbaglio la prossima settimana, dovrebbe andare in pellegrinaggio a Lourdes, per domandare intercessione alla Madonna per i suoi dolori. Certo che è un viaggio lungo, con l'aereo e quindi molto costoso... di nuovo interrotto.

                            

Candida:acida.  Non so se il viaggio è costoso o no, perché non potrei permettermelo comunque, dato che di soldi non ne ho ma, dovresti però ricordare che, il pellegrinaggio me l'avete offerto voi con i soldi raccolti da una colletta. Tutto ciò, per mandarmi via un po' di tempo, con la speranza che non torni più!

 

Antonio: Rivolgendosi a Pina. Gliel'abbiamo pagato noi?

Pina: Sottovoce. Certo! Chissà che non succeda un miracolo veramente.Mima con lemani un aereo che precipita.

Candida: Guarda che ho sentito! Il miracolo sarebbe se voi spariste tutti quanti!      

Luisella:Perché signora Candida? 

      

Candida: Tu per prima! Per colpa tua non ho più un dente, a forza di mangiare il pane stantio che mi vendi, brutta imbrogliona!

Antonio: Calme! Calme signore, su...  avvicinandosi a Teo, e sussurrandogli. Cancella la Candida. Questa non ha vinto niente. Teo depenna.

             Antonio poi rivolgendosi a Caterina.Guardate com'è bella la nostraCaterina, vero Ettore? Ettore orgogliosamente. Fa segno di sì. Cara la mia Caterina, perché non è venuto tuo padre?

Caterina:Perchédeve per forza finire la riparazione di due macchine per domattina.

        

Antonio: Oggi però è Domenica.

             

Caterina:Sì!Questo è vero ma, lui dice che i soldi per mantenere Luigino e me, non sono mai abbastanza, e allora lavora pure durante le feste.

      

Antonio: Capisco. È tutto chiaro. Rivolgendosi a Teo, coprendosi la bocca. Un altro candidato in meno. Teo depenna. Antonio di nuovo a Caterina. Cara Caterina. Sarebbe ora che ti mettessi di nuovo con Ettore, hai visto che bell'automobile ha comprato?

 

Caterina: ma, non compra me con la sua bella macchina.Quando cambierà mestiere, lo sposerò. 

   

Antonio: Secondo me, il tuo Ettore ti meraviglierà. Vero Ettore? Chissà quanto ti è costata quell'auto, nevvero?

Ettore:Non m'è costata poco. Sai? Con la vendita degli ultimi maiali al salumificio, ho guadagnato bene, allora ho acquistato l'auto. 

       

Antonio: D'accordo, ma per mantenerla? Insomma, è una macchina di grossa cilindrata, importante! Chissà quanta benzina consuma.

                          

Ettore: Per mantenerla, non ho nessun problema! No!

                          

Antonio  Da sguardi d'intesa a Teo, il quale si sfrega le mani, i due pensano certamente, di avere individuato il vincitore.

Antonio e Teo: all'unisono. A no?

              

Ettore:No, perché gli ho fatto montare l'impianto a GPL!Con quello che costa la benzina oggi, è conveniente, e poi, non emette nessun odore.

        

Antonio:sottovoce, a Teo.  Cancella anche questo. Rivolgendosi di nuovo a Ettore. A proposito di odore, se vai in bagno, prova quel nuovo sapone che ho preso. È super concentrato all'albicocca. Gli strizza l'occhio alludendogli di Caterina ma, coprendosi il naso.

Ettore:Davvero? Vado subito a provarlo!Si alza ed entra nel bar.

Antonio: A Ettore. Fa attenzione al terrazzino!

            

Ettore: Voce da dentro.  Vado in bagno, non al telefono.

Antonio:Ed ecco qui, la mia bella,Luisella “la fornarella” come sta gustando la torta, allora? Ho saputo che fra poco andrai in crociera.

 

Luisella: Gentilissima. È vero ma, purtroppo da sola... a Teo. Signor Teo? Non gli piacerebbe accompagnarmi in questo viaggio?

Teo: Io sono delicato di stomaco e soffro il mal di mare, quindi, non ci penso nemmeno! Fa segno di  no con le dita.  Intanto rientra Ettore annusandosi le mani e le ascelle e va a sedersi più vicino a Caterina.

Antonio: Luisella, già avrai speso un mucchio di soldi per andarci tu in crociera, figurati se dovesse accompagnarti pure Teo, con quello che mangia e beve, chissà quanto altro denaro spenderesti. 

          

Luisella: E allora? Io i soldi li ho da parte!

         

Antonio: speranzoso.  A sì?

Luisella: Sì! Sono soldi che ho avuto dall'assicurazione sulla vite del mio povero Salvo, il mio caro marito deceduto nell'incidente di cinque anni fa.

       

Antonio: Povero Salvo... mi ricordo che non si salvò. Salvo.

            

Luisella: È già sospirando. I soldi li ho ricevuti settimana scorsa, e allora ho deciso di fare una bella crociera, per festeggiare il mio primo lustro di vedovanza.

 

Antonio: Magari per cominciare una nuova storia col mio amico Teo!  Teo fa sempresegno di no.

Luisella: sospirando.  Magari...

Antonio: sempre a Teo, sussurrandogli.Depenna anche questa! Chi è rimastoancora?

Teo: sottovoce. Nessuno! 

Antonio: rivolgendosi a tutti sbrigativamente.Bene, cari concittadini, la festa è finita.                                  Spero vi sia piaciuta.

 

Tutti sbigottiti commentano a soggetto mentre forzatamente si alzano per andarsene.Come?Se è appena cominciata?Ecc.

Antonio: Per forza, quando si sta bene assieme, il tempo passa velocemente.

Candida:si ferma arcigna davanti a Antonio e Teo con fare minaccioso. Pregherò per la vostra anima! Comincia a tuonare, è in arrivo un temporale.Candidagira sui tacchi ese ne va.

  

Antonio e Teo fanno gli scongiuri. Si lasciano cadere seduti e sconsolati, mentre Pina riporta piatti e posate all'interno del bar.

 

Scena 13°

       Antonio: Prende la lista degli invitati, nel frattempo Teo comincia a fissarlo sospettosamente, compiaciuto e sorridente. Allora, Il viaggio a Lourdes a Candida gliel'abbiamo pagato noi. Il meccanico padre di Caterina lavora anche di Domenica per mantenere la famiglia, e di conseguenza neanche Caterina può aver vinto. Ettore ha fatto istallare l'impianto a gas all'automobile per risparmiare. Luisella ha riscosso i soldi dell'assicurazione di suo marito. Insomma sembra che non abbia vinto nessuno! A Teo. Perché mi osservi strano?

 

Teo:Io credo di aver capito chi è il vincitore. 

              

Antonio: A sì? E che cosa aspetti a dirmelo?

           

Teo: Semplicissimo! Il vincitore... sei tu! 

              

Antonio: Io? Smettila di raccontare stupidate... e se invece fossi tu il vincitore? 

          

Teo: Io? Non pensarlo nemmeno! Tu sei il mio migliore amico, no ti racconterei mai frottole, e poi non sarei venuto da te per dirti della vincita. O no?

              

Scena 14°

Pina: esce dal bar con un piatto e una fetta di torta. Ragazzi? È avanzata una fettadi torta.

                                                                    

Antonio: Grazie ma, non ne ho voglia.

           

Teo:Anch'io sono apposto cosi, grazie.

 

Pina: Non avete capito niente! Avevo preparato le fette di torta contate, giusto il numero delle persone che dovevano partecipare al rinfresco, quindi: se è avanzata una porzione del dolce, vuol dire che qualcuno non s'è presentato.

                          

Antonio: Chi mancava? Teo, sei sicuro di aver invitato proprio tutti?

            

Teo: Mi sembra di sì ma, forse... e già, l'unico che non ho invitato è Giovanni Vivente, perché è a casa in carrozzella con la gamba ingessata e ho pensato che non fosse il caso di farlo venire fino a qui, già abita abbastanza lontano e...

Antonio: Esultante interrompe Teo. Il vincitore può essere solo lui!

S'intensificano i tuoni.

Antonio: Pina? Metti in frigo quella fetta di torta, perché Teo ed io, domattina andremo a trovare Giovanni.

FINE 1° ATTO

SECONDO ATTO

Il mattino dopo.

Il temporale non è ancora cessato. La scena è costituita dall’interno dell’abitazione di Giovanni. La scena è oscurata. Si vedrà lo schermo di un televisore acceso senza immagini.

 Giovanni seduto su di una carrozzella a ruote, dà le spalle al pubblico. Dall'esterno si sentono le voci di Antonio e Teo.

Scena 1°

Teo: Non so chi mi ha convinto ad ascoltarti!

        

Antonio: Suvvia, oramai siamo arrivati! Smettila di lamentarti!

Teo: Guarda te, se si può andare in giro con questo tempaccio. Non potevamo aspettare che smettesse di piovere?

        

Antonio: Vuoi scoprire se Giovanni ha vinto, o no?

Teo: Sì ma, vorrei poterlo raccontare a qualcuno, invece tu cosi mi farai prendere un infarto!

Antonio: Bussando alla porta.  Giovanni? Giovanni! Che cosa aspetta a venire ad aprire? Giovanni siamo noi, i tuoi amici Teo e Antonio.

 

Teo: La porta è aperta.

Antonio: Se cosi, noi possiamo entrare.

    

Teo: Prego, dopo di te.

 Antonio entra in casa, al buio, indossa una tela cerata. Ha in mano un piatto con la porzione di torta. Scivola perdendo il dolce.

 

Antonio: Santo cielo! Non ho visto il gradino. Rialzandosi e sistemandosisi accorgedel televisore acceso e di qualcuno seduto in poltrona.Giovanni? Non hai sentito che ti chiamavamo prima? Sei diventato sordo?

Teo: Mi sa che un fulmine ha preso l'antenna, perché non c'è segnale televisivo ma, Antonio? Dov'è l'interruttore della luce?

                 

Antonio:  Lo sto cercando! Eccolo!Accende le luci, dando ancora di spalle allascena e armeggiando con l’impermeabile e l’ombrello.

Teo: si accorge di Giovanni esanime e immobile in poltrona, un plaid in grembo, una gamba dritta ingessata, gli occhi spalancati, il braccio destro teso e fra le dita un foglio. Teo si spaventa. O Signore Santo, o Santa vergine Madonna o...

Antonio: ancora di spalle di spalle.      “Ora pro nobis!” Stai dicendo le litanie dei santi? 

Teo: Mi sa tanto che dobbiamo recitare un requiem!

Antonio: voltandosi, scopre il cadavere e si mette a urlare.  Giovanni! Teo! Giovanni!

Teo: “Orate pro no bis!” Scuote leggermente la coperta di Giovanni. Deve essere proprio morto! Nel frattempo porta la mano alla bocca annusandola consospetto.

Antonio:  Sei sicuro?

 

Teo: terrorizzato e piagnucoloso. Sicurissimo! Anzi, mi sa tanto che si sta già decomponendo. Sempre annusandosi la mano.

 

Antonio:Annusando a sua volta la mano di Teo. No! Non sta ancora marcendo. Ciò che hai toccato, e parte della torta che mi è scivolata cadendo.

 

Teo: Non l'hai messa in frigorifero ieri sera? È andata in malora! Senti come puzza.

                 

Antonio:portando l’attenzione alla mano tesa di Giovanni, nella quale tiene il biglietto vincente.Che cos'ha in mano? È il biglietto della lotteria! Leggi l'articolo di giornale con i numeri dell'estrazione.

Teo: impaurito. Prendi, guardaci tu. Porge l’articolo ad Antonio.

Antonio: Ecco perché è schiattato, gli è venuto un colpo quando ha visto che aveva vinto!    

Teo: Antonio? Ora che cosa facciamo? Come dobbiamo agire?

Antonio: Lasciami pensare, come risolvere questo problema. 

  

Teo: Bisogna chiamare i carabinieri! 

  

Antonio: No! Prima bisogna avvisare i suoi parenti.

    

Teo: Non ne ha di parenti. È solo da molto tempo, me l'ha detto l'ultima volta che ci siamo incontrati in municipio. Certo che, tutti quei soldi rimessi in ballo... che peccato.

      

Antonio intanto pensa.

Antonio: Non ha parenti hai detto?    

Teo: Certamente, e non è nemmeno mai stato sposato.

Antonio: Osserva la salma. Guarda come ride, è morto contento... povero Giovanni.     

Teo: Più che un sorriso, a me sembra una paresi.

      

Antonio: Certo che, è proprio un gran peccato. Ha vinto trenta miliardi di lire, e non può goderseli.

      

Teo: Proprio! Né lui, né i suoi parenti, perché non ne ha. Il governo dovrebbe fare una legge che, quando uno non ha parenti, i soldi vadano agli amici.

     

Antonio: Se ciò fosse, davvero cosi? 

     

Teo: Magari ma, non è possibile! 

     

Antonio: Mi è venuta una grande idea! Tu diventerai Giovanni Vivente detto Giovanni, e incasserai i soldi!

Teo: Tu sei pazzo! Questa sarebbe una truffa allo stato, ed io come primo cittadino, e sindaco... èinterrotto.

Antonio: Va bene! Scusami! Chiamo i carabinieri. Dov'è il telefono? Temporeggiando. Ah, eccolo! Va all'apparecchio prende la cornetta.

      

Teo:Tempestivamente. Certo che, Giovanni ha cercato la fortuna tutta la vita, eadesso che si è presentata, non sarebbe contento se la vincita tornasse nelle casse dello stato.

        

Antonio: sornione. Lo credi anch'io ma, noi siamo onesti, e allora chiamiamo icarabinieri.

     

Teo: Vuoi che si giri e rigiri nella tomba per l'eternità?

        

Antonio: L'avremmo sulla coscienza per tutta la vita, e una volta trapassati all'altra, magari lo incontriamo e... interrotto.

     

Teo: Aspetta! Metti giù il telefono! Lasciami pensare un attimo. Pensa. Intanto Antoniotamburella con le dita.  Va bene! Diventerò Giovanni.

Antonio: Quindici miliardi a me, quindici a te! Questo è il patto. Va bene?

                 

Teo: Va bene. D'accordo! Adesso però, bisogna far sparire il cadavere, e poi dovremo telefonare a quelli della lotteria per riscuotere il malloppo.

    

Antonio: guarda l’orologio. Sono le nove, saranno già operativi a quest'ora. Chiama subito il lotto e gli dici che sei, Giovanni Vivente, il vincitore.

 

Teo: Se per caso mi chiedono perché non ho chiamato subito Mercoledì scorso?

Antonio: Gli rispondi che non hai chiamato prima perché eri sotto shock, e anche per non insospettire la gente. Ora però telefona! Il numero è stampato sul biglietto della lotteria.

  

                Teo va al telefono e compone il numero.

Teo: Pronto, ufficio della Lotteria Europea? Balbettante e titubante.   Sì, io sono   Giovanni   Vivente vincitore di mercoledì scorso. Vorrei riscuotere i miei soldi!  Pausa.  Ero sotto sciocco… Chiede ad Antonio.  Che via è questa?

Antonio: Via del Tramonto n.47

Teo: Sì, pronto, Via del Tramonto 47 a Birondo Bergamasco. Pausa. Va bene. Va bene aspetterò. Tanti saluti. Posa la cornetta.Fra un'ora arriverà l'ispettore della finanza per assicurarsi che io sia il vero vincitore.

Antonio: Bisogna far sparire immediatamente Giovanni!

Teo: E come?

Antonio: Devo pensarci un momento...mi è venuta un'idea! Lo mettiamo nella vasca da bagno! Vai fuori nell'orto e cerca di procurarti un sacco di iuta e qualche vaso di fiori per coprire il nostro Giovanni, quando sarà adagiato nella vasca. Non si sa mai che all'ispettore gli venga un bisogno impellente. Io vado nella stanza da letto a cercare i documenti del defunto. Andiamo!

Si spengono le luci sul palcoscenico. Spingono la carrozzina con Giovanni fuori. Voci al buio.

Antonio: Dai suvvia! Forza, uno, due, e tre! 

  

Teo: Mamma mia quanto pesa.

      

Si riaccendo le luci simulando cosi il trascorrere di qualche minuto, Antonio ha in mano una busta con i documenti.

Antonio: Trovati! Tu a che punto sei?

    

Teo:da fuori. Vado a prendere l'ultimo vaso di fiori!  Si sente un’imprecazione.

Antonio: Che cosa stai facendo?    

Teo:da fuori.Sono scivolato!

Antonio: Be, rialzati e fai alla svelta!

Teo: Sono scivolato nel letame!

                 

Antonio: Allora muoviti! Lavati, fatti un bagno! 

 

Teo: Non posso farmi il bagno, c'è Giovanni nella vasca!

        

Antonio: Allora lavati li nell'orto con la canna dell'innaffiatoio! Guarda fuori dalla porta.Per fortuna il temporale è passato. Teo, allora ti muovi o no?

Teo: Ho quasi finito, nascondo i vestiti sporchi e arrivo! Si sente il clacson di un’auto.

Antonio: È arrivato l'ispettore! Muoviti! Teo rientra in casa in mutande di corsa.Nello stesso tempo, qualcuno suona il campanello d'entrata.

Teo: È arrivato! Non posso certo riceverlo in mutande.

      

Antonio: Lo riceverò io. Tu vai in stanza da letto e indossa qualcosa, metti i vestiti di Giovanni. All'ispettore, io dichiarerò la verità, cioè che sono il tuo migliore amico.

     

Teo esce da scena e va a cambiarsi. Antonio prende tempo, dicendo frasi del tipo "arrivo subito, Un attimo per favore." Rientra Teo con abiti evidentemente fuori taglia. A questo punto Antonio, apre all’ispettore.

Scena 2°

Antonio: Buongiorno, desidera?

            

Ispettore: Buongiorno a lei. Sono l’ispettore Megretti, della Finanza, agenzia per le Lotterie. Ho il piacere di conoscere il Signor Vivente?

Antonio: Non è più vivente! Cioè, volevo dire che il signor Vivente è di là a cambiarsi, sa? Ha appena fatto il bagno.

Ispettore: Lei allora, chi sarebbe?

Antonio: Sono Antonio, il miglior amico del signor Giovanni Vivente, detto Giovanni  Stringe la mano.

Ispettore: A proposito di bagno, potrei…

Antonio: Certamente, aspetti che vado a vedere se tutto è in ordine. Guarda nelbagno. Prego si accomodi. L'ispettore va in bagno.

                     Giovanni, sei pronto? C’è l’ispettore della Lotteria.

Teo: da fuori.  Ho quasi finito, sto abbottonando i pantaloni.

Ispettore:rientrando. Mi ha appena detto che il signor Giovanni ha fatto il bagno, come può? La vasca sembra una serra, è piena di fiori.

Antonio: I fiori vengono più belli nella vasca da bagno! Sa? Per via dell'umidità, e del caldo. Giovanni preferisce lavarsi nel mastello fuori nell'orto.

          

Ispettore: Ah… capisco!   Fisico vecchio stampo! Starnuto.

Antonio: Salute!

Ispettore: Grazie ma, non è niente, solo che quando lascio la città e vengo in campagna, mi prendo subito il raffreddore da fieno. Starnuto.

Scena 3°

Entra Teo rivestito.

Antonio: Eccolo qui il nostro Giovanni.

Ispettore: Piacer signor Vivente. Starnuto sulla mano destra, e poi la porge a Teoper la stretta. Teo schifato la stringe.

Ispettore: Bene, se adesso potessimo rimanere soli per sbrigare le procedure…

Antonio: Giusto! Giusto scusatemi. Intanto che l’ispettore armeggia con la valigettae scartoffie, Antonio va verso Teo dicendogli a bassa voce. Dove sono i documenti?

Teo: Li ho lasciati sul calorifero del bagno.

 Antonio esasperato, alza gli occhi al cielo e fa per uscire dicendo con tono di voce normale.

Antonio: Allora ispettore, arrivederci! Esce.

Scena 4°

Ispettore: Bene signor Vivente, posso vedere il biglietto? Starnuto.

Teo: Salute! Posso intanto offrirle un bicchierino?

Ispettore: No, grazie.

Teo: Io invece, ne ho proprio bisogno. Prende bottiglia di liquore e bicchiere,comincia a bere in modo evidente. Smodatamente.

Ispettore: Allora, il biglietto?

Teo: Qua... qua...  quale biglietto?

Ispettore: Spiritoso signor Vivente, il biglietto vincente.

Teo: Ah! Sì, eccolo qui.

Ispettore: Bene! Comincia a confrontare le carte. E’ proprio il biglietto giusto, lei signor Vivente, è un uomo fortunatissimo!

 

Teo: Grazie. Grazie. 

           

Ispettore: Le devo fare solo qualche raccomandazione, qualche consiglio. Starnuto.

Teo: Comincia a mostrare segni di ubriachezza.  Mi dica!           

Ispettore: Trenta miliardi sono una cifra enorme, lei ha già pensato a come investirli?

Teo: Lasci fare a me! Per primo gli do un po' di soldi ad Antonio, che cosi fa montare la ringhiera sul terrazzo del bar...

Ispettore: Non c’è bisogno che lo dica a me.  Starnuto.

Teo: È lei che me l'ha chiesto!

             

Ispettore: No, io volevo solo consigliarla di fidarsi dei veri amici, quelli che anche nei momenti difficili non si sono mai tirati indietro.

Teo: Biascica le parole.Ha ragionedirettore. Ha proprio ragione. C’è il mio Antonio che è il mio più amicone, e allora voglio mettergli su la ringhiera sul ballatoio.

Ispettore: Attento però! Quando si viene a sapere che una persona è ricca, tutti gli diventano amici, ma solo per interesse. Va bene. Adesso passiamo al lato burocratico, mi dia le sue generalità.

Teo: Si accorge di non avere i documenti di Giovanni.Mi scusi signore direttorema, avrei estremo bisogno del bagno, devo aver preso freddo facendo il bagno e allora...

Ispettore: Prego, prego. Teo si avvia in bagno, bottiglia in una mano e bicchierenell’altra.

Teo: Gliele detto da là, le generalità. Entra in bagno, lascerà la porta aperta, si vedrà l'interno del servizio e la tazza del water, Teo ci si siederà sopra, prenderà i documenti appoggiati nelle vicinanze. Teo poserà la bottiglia per leggere le generalità, ma non il bicchiere.

Ispettore: Quando è pronto detti!

Teo: Sono pronto!

Ispettore: Cognome e nome?

Teo: Vivente Giovanni.

Ispettore: Nato dove?

Teo: Birondo Bergamasco (BG)

Ispettore: Lì?

Teo: Non proprio qui, penso nella stanza.

Ispettore: Volevo dire. Giorno, mese e anno.

Teo: Ah! Trentuno dicembre del trentasette. Alle sette e quarantotto del mattino. Tre chili e seicentoottanta grammi.

 

Ispettore: Residente dove?

Teo: Birondo Bergamasco.

Ispettore: Numero carta identità?

Teo: Me la ricordo a memoria. AK 1224365

Ispettore: Che memoria, complimenti! Codice fiscale?

Teo: VEV GNN 37 a 9 BB 88 H

Ispettore: Penso che possa bastare.

Si sentirà lo sciacquone del water, e poi Teo rientra con la bottiglia e il bicchiere.

Ispettore: Un altro consiglio, se posso?

Teo: Mi dica!   

         

Ispettore: Se vuole godersi i soldi, la smetta con la bottiglia.

Teo: Ciò non è un problema, perché è vuota!

             

Ispettore: alzandosi.Bene, può incassare la vincita. Prima però, fra tre giorni, tornerò qui in paese, per pura formalità, per chiedere ai suoi concittadini che lei sia tale.

Teo: Concittadini? Tale che cosa?

Ispettore: Non si preoccupi, non ha niente da nascondere ai suoi compaesani. Stretta di mano. Allora, ci vediamo fra tre giorni. Esce.

Teo: si siede. Adesso che faccio?

Scena 5°

Entra furtivamente Antonio.

Antonio: Allora?  

  

Teo: Allora cosa?

      

Antonio: I soldi!    

Teo: Quelli ci sono.

     

Antonio: Bene! Sfregandosi le mani.

Teo: C'è solo un piccolo problema... prima di incassare il denaro, tutti i nostri "concittadini" dovranno dire all'ispettore che io sono "tale" Vivente Giovanni. L'ispettore mi ha detto che fra tre giorni tornerà per interrogare tutti i nostri paesani sulla mia identità.

Antonio: O Signore, e adesso?  Si lascia sedere affranto.

Scena 6°

Appare lo spirito di Giovanni tutto vestito di bianco. I due terrorizzati si abbracciano.

Antonio: Giovanni... ma, tu sei morto!

Teo: Un quarto d'ora fa eri nella vasca da bagno sotto i vasi di fiori. 

      

Antonio: Adesso sei qui tutto vestito di bianco!    

Teo: Quel vestito... non c'era nell'armadio... non l'ho notato quando cercavo di che vestirmi! 

     

Giovanni: Sono bianco perché sono morto! Sono lo spirito di Giovanni.

    

Teo: Mamma mia! Terrorizzato.       

Giovanni: Niente paura. Fra poco arriveranno tutti gli altri miei amici a farvi compagnia.    

Teo: No! “il ritorno degli zombi!” No!

Giovanni: Che cos'hai capito?

   

Teo: I tuoi amici, gli spiriti!       

Giovanni: I miei amici sono gli altri paesani di Birondo!    

   Antonio: Che cosa c'entrano gli altri paesani?

      

Giovanni: C'entrano! Ascoltatemi bene. Io voglio aiutarvi.

I due cominciano a calmarsi.

    

   Teo: Come Giovanni?

        

Giovanni: Io sono sempre stato da solo. Come amici ho sempre avuto solo i miei paesani, allora dico a voi due quello che dopo dovrete comunicare agli altri miei amici.

   Antonio: D'accordo ma, come fanno loro a sapere che devono venire qua?

Giovanni: Non è un vostro problema! Ci ho pensato io con l'aiuto di... indicando il cielo.

   

   Antonio: Noi allora cosa dovremmo comunicare?     

Giovanni: Dovrete dire la mia volontà. Quest'ultima è che la vincita, sia divisa tra tutti i trenta abitanti del paese.

   

   Teo: dalla paura all'irritazione. E no! Troppo facile, noi abbiamo escogitato tutto e...

       

Giovanni: Mi sembra che non abbiate un'altra scelta! O no? Eh furbetti?

    

   Antonio: È vero! L'ispettore interrogherà tutti, non c'è scelta, ha ragione Giovanni.

      

Giovanni: Non avevo dubbi! Un'altra cosa, senza di me, voi siete rimasti in ventinove, allora io, ho convocato anche il parroco, Don Matteo. Adesso me ne vado contento, la mia missione è compiuta. Vi saluto! Di sopra mi stanno aspettando. Indicando il cielo.

   Teo: Aspetta un attimo Giovanni! Vorrei chiederti l'ultimo piacere.

       

Giovanni: Dimmi.

   

   Teo:  Di la, nel bagno ho notato una confezione di sapone al  “pino silvestre”. Posso regalarla a Ettore? 

Giovanni: Ah... “la cura del corpo”… capirete quanto è inutile. Ricordate! “polvere eravamo e polvere ritorneremo.”

   Teo: Sì! Certo ma, intanto Ettore puzza! 

     

Giovanni: Che cosa volete che me ne faccia del sapone? Fatene quello che volete. Esce da scena.

 

Scena 7°

Teo: Dammi un pizzicotto Antonio! È vero ciò che abbiamo appena vissuto?

     

   Antonio: Fatico anch'io a crederci.   

Teo: Ci prenderanno per pazzi visionari!  O per ubriaconi.

   

   Antonio: Non c'è bisogno di dire che abbiamo visto lo spirito di Giovanni.

   

Teo: Allora che cosa diciamo alla gente?     

Antonio: Gli proponiamo la spartizione della vincita. Non credo che davanti a un miliardo si facciano tante domande.

    

Suona il campanello.

Teo: Sono arrivati. Vado a riceverli.

 

Apre la porta ed entra Pina seguita dagli altri.

Scena 8°

Pina: Ci siamo incontrati tutti per strada. Avevamo la sensazione che fosse successa qualche cosa a Giovanni e, allora siamo venuti su tutti assieme per capire.

  

Antonio: È successo davvero qualcosa di brutto. Vedo che c'è pure Don Matteo Matteo a condividere il nostro dolore.

 

Don Matteo: Ho avuto anch'io la sensazione forte che fosse successo qualcosa.

      

Candida: In fin dei conti, si può sapere cosa è capitato?

Antonio: Vuoi comunicarlo tu, sindaco, o parlo io?    

Teo: Parla tu!       

Si oscura la scena per far capire che passa del tempo. Dopo qualche secondo si riaccendono le luci. A parte Candida, le altre donne hanno fazzoletti in mano asciugandosi gli occhi dalle lacrime.

Antonio:Suvvia, basta pianti, noi adesso dobbiamo pensare alla fortuna che Giovanni ci ha lasciato andandosene. Allora? Pensateci attentamente. Lei Don Matteo vada in bagno a dare la benedizione a Giovanni. Mi scusi non vorrei imparargli il mestiere.

  

Don Matteo intanto si risveglia dal torpore e meraviglia della notizia.

Don Matteo: Mi scusi. Ha ragione. Va nel bagno.

Pina: rivolgendosi a Teo e Antonio. Io credo che voi due siate furbi o nascondiatequalche cosa, ma, penso che Giovanni sarebbe della stessa opinione. Io ci sto!Rimane un dubbio, come facciamo noi a sapere chi è l'ispettoredel lotto?

  

Teo: Starnutisce in continuazione!

         

Luisella: Oh povero Giovanni... era qualche giorno che non mi ordinava la consegna del pane... io non sospettavo che...

  

Candida: Se ha smesso di ordinare il tuo pane, vuol dire che era l'unico che capiva qualcosa!   

Luisella: Che cosa sta insinuando signora Candida?

Candida: Non insinuo niente! Io dichiaro solo la verità! Brutta ladra che non sei altro.

 

Antonio: La finite voi due di litigare? Allora Luisella, che cos'hai deciso?

Luisella: Sì! Per il bene di Giovanni ci sto! Adesso vi saluto e me ne vado. Esce.

Antonio: E tu Ettore?

     

Ettore: Io ci sto, cosi cambio mestiere e sposo Caterina, o no Caterina?

Caterina: Certo Ettore... a proposito signor Antonio.

Antonio: Si?

      

Caterina: Mio padre non è potuto venire ma, si fida di me e ci sta, e anch'io son d'accordo!

Antonio: Lo so che tuo padre si fida di te.

     

                

Caterina: Oh Ettore…

Ettore: Si Caterina?

Caterina: Un miliardo tu, un miliardo io e un miliardo il nostro Luigino, non male no?

 

Ettore: Io farei anche a meno dei soldi, mi basta avere te!

      

Caterina: annusa. Sì ma, prima cambia mestiere.Vi saluto. Esce.

Teo: Ettore? Ascoltami.

Ettore: Si?  

Teo: Porge la confezione di sapone che in qualche modo avrà recuperato prima dal bagno. Tieni, è sapone al “pino silvestre”. Provalo, è un regalo del povero Giovanni. 

Ettore: Grazie! Vado subito a casa a farmi il bagno allora. Vi saluto arrivederci.  Esce.

Antonio: E tu, Candida?

Candida: Non lo so, devo pensarci. So solo che se vi denuncio incasso il dieci per cento del malloppo. Questo è la legge che lo dice e, il dieci per cento di trenta è tre e, non uno!

Antonio: Avresti il coraggio di far questo ai tuoi paesani?

        

Candida: Non lo so! Ti darò risposta prima del funerale, fra tre giorni!   Esce.

Scena 9°

Rientra Don Matteo. In scena ci sono Teo, Antonio e Pina.

Don Matteo: Riposa in pace, Giovanni. Oh pover'uomo...

Antonio: Lei Don Matteo Matteo, cos'ha deciso? 

Don Matteo: La parrocchia ha sempre delle spese da fare, e i soldi non bastano mai, per finire, vorrei offrire un bel funerale al povero Giovanni. Ci sto!

 

Antonio: Bene! Allora fra tre giorni gli faremo un bel funeralea Giovanni ma, prima gli facciamo una bella festa di ringraziamento con discorso.

Don Matteo: Naturalmente in parrocchia!    

Antonio: In chiesa certamente ma, prima in un posto dove lui si trovava a suo agio da vivo.

  

Don Matteo: Dove?

   

Antonio: Al mio bar!  

FINE 2° ATTO

TERZO ATTO

Stessa scena del primo atto tre giorni dopo.

           

Scena 1°

In scena Antonio, Teo, Don Matteo. I tre sono seduti a un tavolino all'esterno del bar, dove stanno giocando animosamente a carte. I tre sono sorpresi dall'arrivo della perpetua, la zia di Don Matteo. Lei con sporta al braccio e impettita, interrompe il gioco.

Perpetua: Matteo! Guarda che adesso sono proprio stanca di te! 

Don Matteo: Per cosa zia?            

Perpetua: Per cosa mi chiedi? Sono andata a far spesa, e devo preparare da mangiare! Tutto ciò può andarmi bene ma, c'è da spazzare il pavimento della chiesa per il funerale, e almeno questo potresti farlo tu!

  

Don Matteo: Certo zia. Solo qualche minuto ancora e arrivo.

           

Perpetua: Speriamo! Perché è ora di finirla! Quando non giochi con i ragazzi, ti trovo al bar che ti trastulli con questi due perditempo! Che razza di prete sei?

  

Don Matteo: Zia, porta pazienza, “anche questo fa parte della mia missione.”

Perpetua: Che razza di missione? Mangiare bere e andare a spasso! Io sono stufa, hai capito? Se non torni subito in parrocchia, io faccio le valigie e ti do il benservito! 

 

Don Matteo: Va bene, zia. Quando torno spazzo la chiesa e lucido pure i candelabri, mi faccio aiutare da Luigino.

            

Perpetua: Luigino? Non fate diventare la chiesa in un campo da calcio! Luigino, bell'elemento! Ti aspetto, hai capito? Avviandosi.

 

Don Matteo: Certo, solo qualche minuto ancora.

            

Scena 2°

Don Matteo: Scusatemi per mia zia ma, per lei, io sono un problema.

     

Teo: Fossero tutti qui i problemi, saremmo apposto.     

Don Matteo: rivolgendosi a Teo. L'ha già detto al signor Antonio del “nuovo arrivo?”

Antonio: Sì, me l'ha detto. Questo sì che è un problema, e ci mancava solo questo. Chi sarebbe il “nuovo arrivo?”

Teo: L'abbiamo conosciuto domenica scorsa durante la festa qui al bar, il signor “bacio le mani.” Non ricordi?

Antonio: Ah, quello? E di cosa si occupa?      

Don Matteo: “Agente finanziario.” Si è presentato prima da me, dicendomi che avrebbe voluto conoscere anche la seconda autorità del paese, cioè il signor Teodoro.

Antonio: A Teo. Sei passato in seconda posizione "autoritaria del paese."

 

Teo: Non è il momento di scherzare. Quest'individuo si chiama: Totò Regina.

       

Antonio: Non mi spiego il perché ma, a me una persona con quel nome, non piace.

     

Don Matteo: Mi ha detto che vorrebbe stabilirsi qua, perché vorrebbe amministrare gli affari economici delle persone del paese.

      

Antonio: Proprio adesso che eravamo tutti d'accordo sulla spartizione.

     

Teo: C'è ancora candida da convincere, e non è finita qua, oggi arriva pure l'ispettore della Lotteria.

Antonio: Candida è il male minore, è Totò “bacio le mani” che mi preoccupa.

Don Matteo: Questo signore mi ha anche detto che stamane verrà qua al bar per conoscerne il proprietario.

     

Antonio: Ah sì?Si accende un barlume.

Don Matteo: Ora se volete scusarmi, dovrei andare in parrocchia per preparare la funzione funebre, altrimenti stavolta, la zia fa le valigie.

Antonio:Aspetti un momento solo! Mi è venuta un'idea! Bisogna che Totò sparisca prima che arrivi l'ispettore.

    

Teo: In che modo?      

Antonio: Bisogna che si spaventi! Sì! Un grande spavento. Don Matteo? Mi deve portare qui Giovanni!

  

Teo:Tu sei pazzo! 

Don Matteo: Non capisco. Giovanni è in sacrestia, nella casa da morto con il coperchio già chiuso e stagnato.     

 

Antonio: Lei don Matteo mi deve procurare una di quelle cassette da morto che ha in sacrestia. Quelle piccole per le ceneri. Mima la grandezzacon le mani.

Don Matteo: Una reliquia dei santi?

Antonio: Propriamente una di quelle.    

Don Matteo: Non so se posso, sono urne funerarie sacre.

      

Antonio: Serve per una causa giusta. Per il bene del paese.

    

Don Matteo: Il problema vero per me, è che se si accorgesse mia zia che ne manca una sola; guai grossi sono! Lei le tiene tutte in ordine e spolverate.

      

Antonio: Lasci stare sua zia adesso! Allora Don, lei tiene d'occhio il bar e, quando arriva il furbone, prende un'urna e viene qua.

     

Teo: Io non ho capito niente! Cosa ne faresti della casetta da morto?

       

Antonio: Farò finta che ci sia dentro Giovanni, e che l'abbiamo portato al bar per dargli l'ultimo saluto.

    

Teo: D'accordo ma, la funzione si farà in chiesa.

        

Antonio: Lo so ma, eravamo d'accordo che ci saremmo trovati tutti qua per fare un ultimo brindisi al nostro amico scomparso, o no?

    

Teo: Sì ma, senza la cassa da morto.

      

Antonio: Non è quella la sua cassa da morto! Con tutta questa messa in scena, voglio terrorizzare il furbone.   

Teo: Io non ho capito niente!       

Antonio: Teo, fidati di me. Io ho già tutto nella mente.

    

Don Matteo: Signor Antonio? Io cosa dovrei fare a questo punto?

       

Antonio: Quando sarà qui con l'urna, dovrà far capire chiaramente a Totò, che dentro ci sono i resti del nostro bravo concittadino.

    

Don Matteo: Va bene! Allora adesso vado. Ci vediamo dopo.  Esce da scena.

Scena 3°

Teo: Antonio? Giovanni non ci sta dentro l'urna.

Antonio: A questo punto devo ammettere che sei tardo. È tutta una farsa!

    

Rumore di un'auto che si ferma.

Antonio: Magari è lui e non deve vederti. Vai!    

Teo: Ci vediamo più tardi per fare l'ultimo brindisi al nostro amico scomparso.

 Esce da scena.

Scena 4°

Antonio si mette a pulire i tavoli per qualche istante, nel frattempo entra in scena Totò.

Antonio: Buongiorno, desidera? Intanto Totò saluta togliendosi il cappello.

Totò: Un caffè.

Antonio: Si accomodi pure che glielo servo subito. Entra nel bar, Totò si siede e siguarda attorno. Riesce Antonio dal bar con vassoio, tazzina e bicchiere d’acqua.

Totò: Grazie.

Antonio: Prego! Torna al suo lavoro.

Totò: Bel posto questo.

Antonio: Non ci si può lamentare.    

Totò: Posso presentarmi? Si alza e porge la manoSono Totò Regina. Stretta.

Antonio: Io sono Antonio.   

Totò: Bacio le mani, signor Antonio.

Antonio: Non ce n'è bisogno.    

Totò: Come dite, scusate?

Antonio: Non c’è bisogno di baciarmi le mani.

Totò: Risata.Che humour, che humour.  “bacio le mani” vuol dire che vi riverisco, che è un onore fare la vostra conoscenza.

Antonio: Cosi è meglio, senza insalivarmi le mani.   

Totò: Risata.Divertentissimo signor Antonio. Ho la certezza che mi troverò molto bene in questo paese.

Antonio: Cosa? Lei vorrebbe...  fiutandol’intrusione inopportuna addiritturastabilirsi qua? 

Totò: Sì, vorrei stabilirmi qui, definitivamente.

Antonio: facendo il disinteressato.Come mai?

Totò: Sono un agente finanziario ed ho saputo che in questo paese c’è stata una grossa vincita in denaro ed io vorrei consigliare, al fortunato vincitore, alcuni investimenti. Voi lo conoscete?

Antonio: sornione.Eh... sì, lo conoscevo.

Totò: Come lo conoscevate? Lo conoscete!

Antonio: Sì, certo.   

Totò: Lo conoscete bene, ma scusatemi, quanti abitanti ha questo paese?

Antonio: Trenta.

Totò: Allora, è ora che il paese aumenti la popolazione con la mia presenza.

Antonio: Non è possibile.   

 

Totò: Come no?

Antonio: Lei ha presente il proverbio "hai fatto trenta"...

Totò: Come no? Se hai fatto trenta, arriva a trentuno.  

Antonio: Qui a Birondo non si può! Qui se fai trenta, rimani a trenta ma, se è ventinove, è meglio. 

Totò: Non capisco, spiegatevi.

Antonio: Quasi sussurrando. C'è la maledizione! Sornione.

Totò: Come?

Antonio: ad alta voce. C'è la maledizione!

Totò: Oh!  Voi campagnoli… dimenticavo, siete tutti superstiziosi… ma, ditemi signor Antonio, cos’è questa maledizione?

Antonio: È il proverbio al contrario.    

Totò: Cioè?

Antonio: Quando invece di trenta diventiamo trentuno, succede sempre una tragedia, un incidente e, guarda a caso sempre all'ultimo arrivato. Scuote la testa,facendo finta di essere addolorato.

Totò: Non fatemi ridere ma, tornando al motivo del mio interessamento, come si chiama il vincitore?

Antonio: Giovanni, Giovanni Vivente.

Totò: Dunque, Vivente.

Antonio: Magari, povero Giovanni.

Scena 5°

Entra in scena Don Matteo Matteo con l’urna in mano.

Don Matteo: Buongiorno signor Totò.

Totò: Riverisco Don Matteo.

Don Matteo: Mi scusi Antonio, dove la poso? Mestamente?

Antonio: La appoggi sul tavolo, la porto dentro più tardi. Matteo la appoggia sultavolo di Totò.

Don Matteo: accarezzando l’urna. Adesso torno in parrocchia, per preparare il funerale al povero Giovanni.

Antonio: pure lui accarezza l’urna. Ah, sì. Povero e caro Giovanni.

Don Matteo: Tratti bene la sua ultima dimora.   

Antonio: Ci penso io all'ultima dimora dell'ex Vivente Giovanni.

 Totò comincia asentirsi a disagio.

Don Matteo: guardando il cielo e poi l’urna.Pace all’anima sua, e riposi in pace.

Antonio: Amen!

Don Matteo: Ci scusi signor Totò ma, il dolore per la perdita di Giovanni è troppo grande.

 

Totò: in imbarazzo. Prego, non preoccupatevi.

Don Matteo esce da scena mestamente.

Scena 6°

Totò: Scusatemi ma, quest’urna sarebbe di chi?

Antonio: mestamente.Del fu, Giovanni Vivente.

Totò: Allora non è più Vivente.

Antonio: E pensare che domenica scorsa, lui era il più vivo di tutti, Abbiamo fatto la partita di calcio, e Giovanni indossava la sua gloriosa maglietta numero "trentuno." Dopo, la maledizione ha colpito. Era l'ultimo arrivato in paese. Estrae ilfazzolettoasciugandosi gli occhi.

Totò: sempre più agitato e impaurito.Quello che rimane di lui, è tutto inquest'urna?Èstato cremato?

Antonio: No! Non è stato cremato.   

Totò: Allora come...    

Antonio: La maledizione questa volta è stata tremenda. Sì! È finito nella mietitrebbia!  

Totò: Mamma mia! E adesso, quanti abitanti rimangono?

Antonio:  Senza Giovanni, trenta!

Totò: si alza impaurito. Allora non ho più ragione di rimanere. Immagino che i soldi siano tornati allo Stato.

Antonio: Immagini, immagini.

Totò: frettolosamente. Il caffè! Subito, porti il conto del caffè, per favore.

Antonio: Il caffè? Offre la ditta.

Totò: Grazie, grazie. Esce frettolosamente da scena.

Antonio: guarda il cielo.GrazieGiovanni. Andiamo dentro a prepararci per l'ultimo brindisi.  Prende l’urna ed entra nel bar.

Scena 7°

Si sente la sgommata di un'auto che parte a gran velocità. Entra in scena il meccanico Ottone, con tuta da lavoro, chiave inglese e straccio in mano.

Ottone: Senti che maniera di trattare le macchine! Poi vengono da me perché non funzionano più, e mi riempiono di lavoro. Chiama ad alta voce. Antonio? Antonio? Antonio! Esce Antonio.

Antonio: Ciao Ottone, hai bisogno?    

Ottone: Sì! Ho bisogno che tu la finisca di mandarmi la gente a telefonare nella mia officina.

 

Antonio: Hai ragione Ottone, scusami pero cerca di capirmi, lo sai che dove ho il telefono pubblico è vicino al terrazzino su cui non ho ancora montato la ringhiera, ho paura che mi caschino i clienti nel lago.

    

Ottone: Montala sta ringhiera una volta per tutti! Io non sono il centralino della SIP, sono un meccanico!

 

Antonio: Appena mi arriva il denaro la monto subito. A proposito, quando ti arriveranno i soldi tu cosa farai?

    

Ottone: Io? Prima compro un ponte elevatore nuovo, e dopo metto su una bella insegna fuori dall'officina, con sopra scritto “da ottone il re del pistone”. L'ho già ordinata.

Antonio: Questo significa che continuerai a lavorare?

    

Ottone: Certo! Tutti dobbiamo continuare a lavorare, se no questo paese muore.

Antonio: Hai ragione ma, ora vai a casa a cambiarti d'abito. Fra un po' comincia la festa per Giovanni.

     

Ottone: Non posso. Fatela senza di me perché, io devo consegnare due auto per domattina. Giovanni lo sa che non ho tempo da perdere. Ti saluto.

  

Antonio: Allora entro a finire i preparativi. Entra nel bar.

Scena 8°

Ottone sta per andare ma, entra in scena Candida che lo incrocia.

Candida: Posso cosi aspettarla la mia bicicletta riparata, se quello che la deve aggiustare sta all'osteria!

Ottone: Non so neanche di averla in riparazione la tua bici, e se anche l'avessi in officina, la aggiusterà Luigino.       

Candida: Peggio che andar di notte! Tuo nipote è sempre in giro con Ettore a bighellonare, altro che aggiustarmi la bicicletta.

    

Ottone: Cosa c'è di male se bighellona con Ettore? Dopotutto è suo padre.

Candida: Sì! Padre illegittimo!   

Ottone: Hai la lingua che taglia il ferro. Quasi ti faccio la proposta di venire a lavorare da me, che almeno t'impiegherò per tagliare i bulloni, e la tua linguaccia servirà a qualcosa!

Candida: Come ti permetti? Ottone testone!    

Ottone: Allontanandosi e uscendo da scena.E tu?Candida rancida!

Scena 9°

Esce Pina dal bar.

Pina: Che cosa c'è da urlare? Guarda chi si vede, la signora Candida, ma che felice sorpresa.        

Candida: Adesso sarei diventata una felice sorpresa? Mi hai sempre chiamato: l'acida Candida, invece ora sono una felice sorpresa? 

  

Pina: Ma ho sempre scherzato. Chiama. Antonio? Antonio! È arrivata la nostra Candida.

Scena 10°

Esce Antonio, falsamente sorridente.

Antonio: Ma che bella sorpresa. Siediti pure Candida.

         

Candida: No!

Pina: Ti offriamo una bella fetta di torta e un caffè forte come piace a te.

 

Candida: Non starete per caso cercando di comprarmi voi due?

    

Antonio: Comprarti? Non pensarlo nemmeno! Siamo soltanto contenti di condividere la nostra fratellanza fa segno dei soldi, sfregandosi pollice e indice fra tutti i nostri paesani. Nevvero Pina?

Pina: Altro che!  Pure lei fa segno indice e pollice.

Antonio: Un gelatino Candida?          

Candida: Niente affatto!    

Pina: Un grappino? Per festeggiare, la tua condivisione con tutti noi. Sempre facendosegno i soldi.

Candida: Dico e ripeto, che io con voi, non condivido niente!

    

Antonio: Pensaci bene! Come farai a guardare negli occhi i tuoi concittadini? Con che coraggio?

          

Candida: Per questo non c'è nessun problema, perché voi tutti sarete al fresco in galera!      

Pina: Acida e rancida!         

Antonio: Strega! Megera!  Entrando ambedue i coniugi nel bar.

Candida: Andate all'inferno!    

Scena 11°

Entrano in scena Teodoro e Luisella.

Teo: No Luisella! Non se ne parla nemmeno un istante!

                

Luisella: Oh Teodoro, immagina che bello... tu ed io sulla nave “love boat.”

Teo: No, e poi no! Si accorge di Candida e cambia atteggiamento. Con la mia Candida invece andrei volentieri a fare un bel viaggetto, per festeggiare assieme il nostro “patto d’alleanza.”

Candida: Meglio che tu vada in crociera con quella lì ma, sul Titanic!

        

Luisella: Signora Candida, noi siamo sempre gentili con lei, invece...

Candida: Gentili? Proprio tu che continui a rubarmi i soldi!

Luisella: Io rubargli i soldi? A me non risulta, anzi.

        

Candida: Sì, proprio! Anche stamattina mi hai fornito pane stantio, ed io non te lo pago!       

Teo: Cara la mia Candida, sai cosa faccio per te?

              

Candida: Che cosa faresti tu? Sentiamo!        

Teo: Per onorare la nostra alleanza e amicizia, per un mese e, non sto scherzando, per un intero mese il pane te lo porterò io. Bello e caldo, appena sfornato e non ci crederai alle tue orecchie, pagherò io, il sindaco in persona!

          

Candida: Io dovrei vedere il tuo muso, tutte le mattine di buonora?

         

Teo: Ebbene sì! Pomposamente e con gran sorriso.

Candida: Lascia perdere! Il mio pane me lo pago io. Adesso, andate a buttarvi tutti due nel lago.

  

Teo: La nostra amicizia? Il nostro “patto d’alleanza”? Facendo segno i soldi.

Candida: Quale amicizia?   

Teo: coprendosi la bocca come per non farsi sentire da altri. Un trentesimo di trenta miliardi.

Candida: Sai cosa ti dico? Io vi denuncio tutti e mi prendo il dieci per cento come prevede la legge. Due piccioni con una fava! Voi tutti in galera ed io sola e beata.Esce da scena.

                                                                       Scena 12°

Luisella: Povera donna, lei sempre cosi addolorata!

      

Teo: Cosa? Luisella, tu non capisci, quella i dolori li procura a noi altro che addolorata lei!             

Luisella: Il mio caro Salvo me lo diceva sempre: La Candida è cosi perché gli manca il bastone della vecchiaia.

    

Teo: Glielo do io il bastone della vecchiaia a quella! Sul filone della schiena!

          

Luisella: Teodoro, non voglio sentirti esprimere cosi, altrimenti non mi piaci più!

Teo: Io non pretendo di piacerti Luisella...

Luisella: Che cosa? Tu... tu non pretendi di piacermi? Rattristandosi, cominciaad asciugarsi gli occhi con il fazzoletto.

Teo: accorgendosi di aver ferito Luisella. Cioè, volevo solo dire che, c'è il tuoSalvo nel tuo cuore.

Luisella: Per forza, finché nessuno occupa il suo posto...

    

Teo: Non è un po' troppo presto per questo?           

Luisella: Sono passati cinque anni dalla sua scomparsa, e il minimo sindacale di vedovanza l'ho fatto.

   

Teo: Non intendevo parlare di te, dicevo di me!           

Luisella: Teodoro, ti ricordo che hai quasi cinquant'anni.

Teo: Certo ma, io mi sento ancora un ragazzo.

           

Luisella: ammaliante. È per questo, che mi piaci.

Teo: Non è finita! Sono anche un po' selvaggio.

           

Luisella: Adesso Teodoro, basta scherzare. Si accorge dell’arrivo del Don Matteo.

                     Riverisco Don Matteo.

Scena 13°

Entra in scena il Don Matteo, un po' triste scuote la testa.

Don Matteo: Buongiorno a tutti. Scusatemi ma, sono un po' turbato.

    

Teo: Per che cosa Don Matteo?

Don Matteo: Sa signor Teodoro, a volte credo di aver sbagliato la missione della mia vita.

   

Luisella: Non dica cosi, e per che cosa poi?

Don Matteo: Stavo dando due calci al pallone con Luigino, quando ho visto arrivare di gran carriera e tutta impettita la signora Candida. A quel punto Luigino ha preso il pallone, è saltato in sella alla bici ed è scappato via di corsa.

           

Teo: Per forza. Luigino è un bell'elemento, avrà combinato qualcosa.

Don Matteo: Non ha proprio combinato niente, stavamo solamente facendo due tiri al pallone ma, la signora Candida s'è messa a urlare che la bicicletta era la sua.

          

Teo: Immaginavo che avesse combinato qualcosa quel briccone ma, lei Don che cos'ha a che fare, con tutto questo?

              

Don Matteo: Non lo so ma, lei mi si è parata davanti ed io l'ho salutata “Buongiorno signora Candida.”

Luisella: Oggi non è proprio un bel giorno per Candida.

      

Don Matteo: Cosi sembrerebbe, infatti, è scoppiata come un pallone, dicendomi che condivido il mio tempo con i ladri, e di vergognarmi. Io gli ho detto che Luigino è figlio del Signore come tutti noi. Sapete cosa mi ha risposto? Che il ragazzo è frutto della lussuria di Caterina ed Ettore e quindi anch'io sono lussurioso. Per finire mi ha dato del corrotto come tutti gli abitanti di Birondo, e di andare all'inferno! Poi se n'è andata. Ecco perché sono turbato.

Teo: Non ci faccia caso. Candida è arrabbiata perché tutti noi condividiamo i trenta miliardi della vincita, mentre lei non è d'accordo.

        

Don Matteo: Io voglio condividere per essere solidale con voi tutti, per dare un po' di soldi alla parrocchia e alle missioni.

Luisella: Ed ha fatto benissimo! Non dia peso alle parole della signora Candida, sono dettate dal suo dolore.

    

Don Matteo: A me sembrava stesse benone.

Luisella: Si sbaglia, Candida, non sta per niente bene, perché gli manca il bastone della vecchiaia. Lei comunque Don, vada avanti con la sua missione.

   

Don Matteo: Grazie di cuore signora Luisella, adesso entro dal signor Antonio ma... sa cosa le dico? Perdono la signora Candida, anzi! Trovata geniale. Quando arrivano i soldi, il bastone della vecchiaia lo compro, e glielo regalo alla signora Candida! Entra nel bar.

Teo: Non ha capito molto Don Matteo.

Luisella: Per cosa?     

Teo: Per il bastone!             

Luisella: A proposito di bastone, ciò dimostra che ho ragione, tutti noi dovremmo aver bisogno del bastone della vecchiaia.

     

Teo: Io no!            

Luisella: E invece si! Tu più di me, perché io sono ancora giovane ma, tu mica tanto.   

Teo: Che cosa vorresti dire?           

Luisella: Prende a braccetto Teo. Teodoro, accompagnami un momento a casa che te lo spiego.

Teo: fintamente accigliato. Non allargarti troppo ora.            

Luisella: Teodoro, stai raggiungendo l'età in cui uno ha bisogno del bastone della vecchiaia, e no ti piacerebbe che io... insomma... occhi dolci.

Teo: Be, pensandoci bene alla tua proposta di domenica scorsa... insomma volevo dire che, io non sono mai andato in crociera col bastone, cioè, con un'altra persona.

Luisella: E allora andiamo, Tu ed io sulla nave sospiro sulla “love   boat.”                                    Si stanno avviando a braccetto fuori scena ma incrociano Caterina.

Scena 14°

Caterina: Ciao Luisella e buongiorno signor sindaco. Scusatemi ma, ero venuta in bottega per prendere il pane ma, ho trovato tutto chiuso, e allora...

Luisella: Scusa tu ma, ho incontrato Teodoro e non mi son più ricordata di aprire bottega ma, rimedio subito. Va pure a casa Caterina, il pane te lo porterà Teodoro più tardi “servizio a domicilio.”

Teo: Ricorda che io sono il sindaco e non il garzone di bottega.

            

Luisella: Teodoro! Ti prego, bisogna cominciare a collaborare se vuoi andare in crociera col bastone della tua vecchiaia. Si avviano fuori scena. Teoborbotta un po'. Caterina sorride scuotendo la testa. Quando Teo e Luisella sono usciti da scena, Caterina, si avvierà dalla parte opposta ma, in quel momento entra Ettore un po' affannato in tuta da lavoro.

Scena 15°

Ettore: Meno male, eccoti trovata! Sono arrivate le insegne e tu devi firmare la ricevuta.      

Caterina: Non può firmare mio padre?  

Ettore: No! Tuo padre ha detto che firma solo per l'insegna con, su scritto “ottone il re del pistone” e siccome tu sei la titolare del distributore, devi firmare quella con, su scritto “Caterina la regina della benzina.”

Caterina si avvicina a Ettore e annusa. Poi si allontana un po’.

Ettore: sconsolato. Oh no! Non dirmi, ora che ho venduto tutti i maiali, e mi son messo a fare il meccanico con tuo padre, che non ti va bene neanche questo!

Caterina: si avvicina, lo prende per la tuta da lavoro, annusa.Olio motore annusaancora gasolio come prima e un po' di diluente.

Ettore: Ti assicuro che mi sono lavato con “sapone ai lamponi super concentrato.”

Caterina: Allora la prossima volta lavati con un sapone neutro.

   

Ettore: Non capisco!      

Caterina: Gli odori che hai addosso...  

Ettore: Non dirmi che contrastano con il sapone ai lamponi super concentrato?

Caterina: Gli odori che hai addosso, sono quelli della mia vita, della mia esistenza.

  

Ettore: Di nuovo non capisco e...      

Caterina: Non capisci? Io sono cresciuta con questi odori, che sono quelli della fatica e del lavoro di mio padre, per tirare avanti, per mantenermi. 

Ettore: Sì ma, ora con i soldi della vincita, non si lavorerà più. Faremo lavorare gli altri e cosi metteremo da parte sacrifici e fatiche.

Caterina: No e poi no! Il lavoro bisogna che continuiamo a farlo noi del paese.

Ettore: Allora? A cosa è servita la vincita?      

Caterina: A cosa è servita? Per esempio, invece di comprare la michetta, dalla fornarella potrai prendere le baghette! Da Antonio berremo champagne anziché birra. Al posto di diecimila lire di benzina, potrai fare il pieno, e piuttosto che un'auto usata, la compreremo nuova.

Ettore: Ha ragione Luigino! In questo paese non cambierà niente. Odore di maiali o di olio motore, son sempre comunque odori di lavoro e di fatica.

    

Caterina: Invece no! Si avvicina. Per te e per me, è cambiato tutto.

Ettore: Ah sì? Come mai Caterina?     

Caterina: eccitata.Quando lavori, mi piacerebbe vederti con indosso una canottiera blu o nera.

Ettore: Sì! Ridendo. Come il meccanico dei “village people.”

Caterina: Sì... eccitata.

Ettore: Io cosi, tutto sudato, e con qualche macchia di olio sulle braccia.

      

Caterina: Sì...  sempre più eccitata.

Ettore: E con uno strappo nella canottiera.      

Caterina: Sì!  

Ettore: E magari...       

Caterina: Basta! Andiamo a casa a firmare la ricevuta e poi...

 

Ettore: Oh Caterina, andiamoci subito! Escono da scena.

Si oscura il palcoscenico.

Scena 16°

Si riaccendono le luci facendo intendere che è passata qualche ora. Entrano tutti in scena. Teodoro e Luisella a braccetto, Ettore e Caterina, Pina sta facendo qualche cosa ai tavoli.

Pina: Antonio? Sono arrivati! Esci! Escono dal bar Antonio e il Don Matteo.

Antonio: Ben trovati, prego accomodatevi. Tutti si accomodano.Bene, Vuol cominciare lei Don Matteo?

Don Matteo: D'accordo. Colpo  di  tosse. Siamo tutti qui riuniti, per  rendere omaggio all’anima del nostro caro Giovanni, per l’ultima volta in questo luogo di svago, prima di recarci in chiesa per l’estremo saluto. Io, come pastore di questo gregge, vorrei…

Antonio: Mi scusi Don Matteo, è meglio che la predica, la faccia sul suo posto di lavoro, cioè in chiesa. Qui parlo io. "Giovanni, noi vorremmo ricordarti nei tuoi tempi migliori, tu in sella alla tua moto commosso con i capelli buttati indietro dal vento, sempre sorridente."

Teo: È vero rideva sempre quando andava in moto, era felice ma, aveva sempre i moscerini sui denti.

Antonio: Per piacere Teo, non mi sembra il momento di scherzare. Anche se Giovanni avrebbe sempre voluto scherzare, addirittura il mese scorso quando è slittato con la moto ed ha rotto la gamba. In quell'occasione mi disse commosso "caro Antonio, forse sto invecchiando." Pausa a effetto. Che invecchiare! Giovanni, tu sei il migliore di tutti noi! Che uomo, e tutti noi... 

 

Scena 17°

Entra in scena l’ispettore che starnutisce. Tutti s'irrigidiscono e fanno per girarsi, ma un colpo di tosse di Antonio, richiama l’attenzione. L’ispettore se ne sta in disparte e osserva.

Antonio: E tutti noi sentivamo il calore della tua amicizia prende il fazzoletto ecomincia ad asciugarsi gli occhi. La nostra amicizia per me, era il dono più grandel'ispettore comincia a commuoversi sì, io rimpiango il mio amico Teo, Teodoro Dilegno, tragicamente mancato alla nostra compagnia. Sorpresa generale per l'improvvisazione, contenuta. Teodoro, Teodoro, tu mi mancherai. Intanto Teo si commuove. E mancherai anche al tuoamico Giovanni. Sì, il tuo amico Giovanni Vivente, qui accanto a me. Antonio abbraccia Teodoro e gli dice, suvvia Giovanni, al nostro Teodoro nonfarebbe piacere vederti piangere. Teo si ricompone. Sì Teodoro, tu ci mancherai, la tua bontà, la tua sincerità, queste ci mancheranno, perché noi abbiamo perso un grande amico. Il nostro Teodoro! Vero Giovanni? Teo annuisce commosso. Perché chi perde un amico, trova... non riesce adandar avanti. Pausa di concentrazione, starnuto dell’ispettore che si avvicina a Teo con l’assegno in mano. Anche l’ispettore è commosso.

Ispettore: A Teo. Signor Giovanni, mi scusi la mancanza di tatto ma, sono qui per consegnarle quest'assegno, con la speranza che attenui, in parte, il dolore per la perdita del suo grande amico Teodoro. Mi permetta di finire la frase del signor Antonio. Chi perde un amico come il signor Teodoro, troverà sempre il modo di ricordarlo, e a mio modesto parere, da quello che ho capito, lui vi ha lasciato una grande eredità morale.

L’ispettore porge l’assegno a Teo, gli stringe la mano ed esce da scena. Tutti in silenziosa concentrazione. Dopo qualche istante si sente il rumore di un motore che si accende e se ne va. Tutti si rilassano visibilmente. Teo è ancora commosso.

Antonio: Oh finalmente ma, ora che l'ispettore se n'è andato, Teo, mostrami quell'assegno.

      

Teo dà l’assegno ad Antonio che lo mostra platealmente a tutti. Si comincia in qualche modo a festeggiare, le donne entrano ed escono dal bar con i bicchieri e bottiglie, strette di mani fra tutti ecc.

Teo: confuso. È vero Antonio quello che hai detto su di me, cioè su Giovanni che sarei io ma, lui è morto ed io no, cioè...

Antonio: Tu sei il vero Teo, e non sei morto ma, ho notato che qualcuno ha aperto una breccia nel tuo cuore e allora facciamo un brindisi anche a questo, e penso che Giovanni sarebbe d'accordo.

Scena 18°

Entra Candida di gran carriera.

Candida: Vi siete dimenticati di me, brutti delinquenti! Già! Vado subito a telefonare alla polizia!  Parte di gran carriera ed entra nel bar.

Antonio: Stia attenta signora Candida, perché non c'è ancora la ringhiera, e potrebbe…

      

Si sente un urlo che si affievolisce fino a cessare. Tutti tacciono immobili, mani sulle bocche. Poi, pian piano scambi di sguardi.

Antonio per primo, dalla serietà passerà a un sorriso sempre più accentuato, silenzioso. Poi, anche sugli altri visi, si allargheranno degli ampi e silenziosi sorrisi che, diventeranno pacche sulle spalle e brindisi. Don Matteo con un gran sospiro, guarderà il cielo, e a mani giunte e farà il segno della croce.

Si chiude il sipario.

FINE

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