Cielo, mio marito!

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"CIELO,MIOMARITO!"

Voce fuori campo : e lui che mai da me non fu diviso, la bocca mi baciò tutto tremante

(urlo) : Cielo, mio marito !

Voce fuori campo : Signore e signori, benvenuti alla conferenza sul tema della Gelosia e dei suoi derivati. Un vero dibattito a più voci che vedrà impegnati il Prof, accademico Valter Monloso, la Prof.ssa Francesca Sedane, il Giornalista Luca di Pier, la Psicologa Cristina Gemi', l'Opinionista Marco Scarlatto, la Psicoterapeuta Barbara Mentina.

(Uno di loro annuncia 🙂

Assistente : Signori, ha inizio la conferenza. La parola al ProfessoìKTOtto De Mimo.

Professore : Grazie, grazie, troppo buoni. L'argomento in tema è vecchio quanto il mondo eppure sempre attuale anche se diversi sono i modi con cui si reagisce alla crescita delle cosiddette "protuberanze cervicali" si, per intenderci, "le corna". Questa ramificazione spontanea e, per la verità, piuttosto ingombrante, non è certo gradita ai suoi portatori i quali non sempre riescono a subirla con una alzata di spalle. C'è, addirittura, chi ha scatenato una guerra ... "che infiniti addusse lutti agli Achei ..." Eh si... reminiscenze letterarie. Con questo dibattito illustreremo con leggerezza ed un po' di ironia gli stereotipi dell'amore coniugato all'italiana : dal delitto d'onore, all'amante chiuso nell'armadio^, presentando un piccolo campionario, se vogliamo, tragicomico, di mariti e mogli traditori e traditi dando volutamente spazio a luoghi comuni permeati però di musica, verve artistica, considerazioni scientifiche e un po' di fantasia. Tutto cambia signori miei, ieri le stagioni erano quattro : primavera, estate, autunno e inverno, oggi sono due : estate e inverno e quel che è peggio, d'estate fa freddo, d'inverno fa caldo. Ieri l'adulterio era un reato, oggi non lo è più. Ieri l'amore senza gelosia non era amore, oggi la gelosia è considerata, da molti, segno di arretratezza e abbrutimento. Ieri, quando si sceglieva una ragazza, la si conosceva bene, oggi... chissà ! (Un congressista fa un cenno) Dica, Professore ...

Congressista : Il mio amico Asdrubale si è innamorato profondamente di una fanciulla, Claudia, bellissima, fresca come una rosa di Maggio e prima di essere da lei accettato, le ha fatto una corte serrata, come si faceva un tempo : lettere, poesie, messaggini, serenate, fiori. Poi, finalmente, il si tanto atteso. Asdrubale si reca al primo appuntamento con il cuore in gola per l'emozione e ne ritorna, ahimè, con il cuore alle ginocchia : la sua dolcissima Claudia era ... un Claudio.

Prof. : Scherzi dei tempi. Ma veniamo al nostro argomento. I miei assistenti inizieranno col darvi alcune definizioni scientifiche della gelosia. Prego !

Ass. : La gelosia è un sentimento doloroso che nasce da un desiderio di possesso  assoluto ed esclusivo nei confronti della persona amata nel timore che essa possa essere infedele.

Ass. : Questo sentimento può diventare morboso e sfociare nella patologia o in una condizione ansiogena che spinge il geloso a controllare nel proprio partner, ogni atteggiamento ritenuto sospetto e, quindi, pericoloso.

Prof. : Ne è un esempio la scena che vi presentiamo. Siamo in Sicilia. Donna Rosalia necessita di una visita medica e lo comunica al gelosissimo marito Don Mimi : ...


"Gelosia siciliana"

Rosalia : Mimi, calmati, nervoso mi sembri.

Mimi : Certo che sono nervoso. Lo sai benissimo che io sempre contrario fui all'idea di tua madre di farti visitare da un dottore.

Rosalia : Ma io male mi sento, Mimi. La notte non dormo, mangio di malavoglia, malinconica mi sento.

Mimi : Tutte fesserie sono, Rosalia tu benissimo stai, un fiore sei, un crisantemo. Quello che sta male, in questa casa, sono soltanto io.

Rosalia : E perché, che ti senti ?

Mimi : Che mi sento, che mi sento, mi viene il magone, mi viene ; un uomo ... un uomo potrà posare sopra di te il suo sguardo entrando da quella porta ... bedda madre, a me impazzire mi fa.

Rosalia : Ma quello, quello, sguardo professionale è.

Mimi : Speriamo eh !, speriamo, perché se in mezzo allo sguardo professionale io ci scopro anche uno sguardo di concupiscenza qui a schifio finisce. Tu sappiti regolare, compostezza, occhi bassi, e non parlare senza mia speciale autorizzazione, chiaro !

Rosalia : Va bene Mimi, (campanello) Deve essere lui !

Mimi : Lui ! Lo chiamasti lui ? E perché mai questo tono confidenziale eh ? Ma che vuoi scatenare la mia collera coniugale ?

Rosalia : Lui, il dottore, intendevo ! Perché non vai ad aprire ?

Mimi : Vado ad aprire Rosalia ma ricordati eh che io non sopporto inganni ... tu per mia come i carabinieri devi essere : "nei secoli fedele" (esce)

Dott. : Don Mimi, buongiorno !

Mimi : Venga, dottore, venga !

Dott. : (entra bendato) Ma non capisco Don Mimi che cos'è questa scena ?

Mimi : S'accomodi, s'accomodi (lo guida)

Dott. : Ma questa è una visita medica o una esecuzione ?

Mimi : Dipende ... poi si vedrà (gli toglie la benda)

Dott. : Finalmente ! Signora ... buongiorno !

Rosalia : Buongiorno dottore !

Mimi : Zitta Rosalia. Come ti permetti. Buongiorno lo dico io. Tu solo un muto cenno di saluto devi fare.

Dott. : Vorrei iniziare subito la visita, ho molta premura. Lei che fa, presenzia ?

Mimi : Certo, certo, presenzio, assisto, controllo ... mai vi lascerei soli ...

Dott. : Per me rimanga pure. Signora, mi scusi, posso vedere la sua anamnesi ?

Rosalia : Si, dottore.

Mimi : Fermi tutti ah ! Rosalia, ti proibisco di far vedere l'anamnesi qui, a un dottore.

Dott. : Ma lei sa cosa è una anamnesi ?

Mimi : Me lo immagino, sporcaccionissimi !

Rosalia : Ma Mimi, l'anamnesi sarebbe la storia delle mie malattie.

Mimi : (prende il fascicolo) Porca miseria ... a puntate è ... con calma eh, dottore ! (gli porge il fascicolo)

Dott. : Grazie ! (leggendo) Bene bene ... signora, la prego, si spogli.

Rosalia : Si

Mimi : Come ah ! ... come ? Ripeta un'altra volta questa frase e ... dottore ... morto lei è ! (tira fuori un coltello)

Dott. : Ma, mi dica, come faccio a visitare sua moglie se non si spoglia.

Mimi : La mia signora non si è mai spogliata nemmeno davanti a mia.

Dott. : Questo non posso crederlo.

Rosalia : Si, dottore, anche ne pochi momenti di massima intimità, tutto al buio si svolse.

Dott. : Molto interessante.

Mimi : Zitta, svergognata, ti proibisco di toccare certi argomenti peccaminosi.

Dott. : Insomma posso visitare ?

Mimi : Certo, la visiti, ma con circospezione eh !

Dott. : Grazie. Prego signora (cerca di aprirle la camicetta)

Mimi : Ehi, giovanotto, ma che sta facendo ?

Dott. : Chi, io ? Dovrei sentire ...

Mimi : Sentire ... cosa sentire ... e in che modo ?

Dott. : Così (batte sulle dita)

Rosalia : Mimi, mi vuole fare così (ripete il gesto)

Mimi : Non ti preoccupare Rosalia, ci sono qua io. Dottore parliamoci chiaro : così, alla mia signora, non ce lo fece mai nessuno.

Dott. : E allora io come la visito ?

Mimi : Non c'è preoccupazione. Così, alla mia signora, ce lo faccio io e dopo riferisco.

Dott. :    Voi ce lo volete fare ?

Mimi :    Certo, io, ce lo faccio io ... e chi se no ... ce lo volesse fare lei ? ... furbo eh!

Dott. :    Come volete, prego.

Mimi :    Scusa Rosalia cara, così ti debbo fare. Permetti ? (l'ausculta)

Dott. :    Più forte, più forte, più forte ! Cosa sentite ?

Mimi :    Dolore !

Dott. :    Dolore ?! ... e dove !

Mimi :    A queste due dita che mi sto massacrando, dottore.

Dott. :    Ma io devo sentire i polmoni, si faccia da parte e mi lasci auscultare.

Mimi : Dottore, dottore, ma lei chi è ... un dottore in cerca della malattia o un uomo in cerca di sensazioni ah ... morbose ?

Dott. : Ma quali sensazioni morbose ... è normale che un medico ausculti l'ammalata.

Mimi : E' norma ?

Dott. : E' norma !

Mimi : Allora se è la norma, non discuto (il dottore si china) ma l'orecchio alla mia signora ce lo appoggio io.

Dott. : E io dove ce lo appoggio ?

Mimi : Se proprio non potete fare a meno appoggiatelo a mia.

Dott. : E va bene.

Mimi: Permetti Rosalia ... ti debbo auscultare.

Dott.: Fatele dire 33.

Mimi : Rosalia, dici 33.

Rosalia : Lo posso dire Mimi ?

Mimi : Ti autorizzo io in nome della scienza.

Rosalia : 33 (ripetuto 3 volte)

Mimi: 33

Dott. : 33

Mimi : Dottore, non possiamo fare direttamente 99 ? Si fa prima !

Dott. : Ma che 99 ... avanti su facciamo i seri. Signora, per favore sospiri.

Rosalia : Posso osare Mimi ?

Mimi : Rosalia osa, sospira, ti autorizzo io, in nome della scienza.

Rosalia : (sospira) Ah! ... ah! ... ah! ...

Dott. : Ancora !

Rosalia: Ah! ... ah! ... ah! ...

Mimi : E basta ! Ma che cosa sono questi sospiri voluttuosi. Qui la cosa sta prendendo una brutta piega ... allora, dottore, avete capito o no chfe cosa la mia signora ?

Dott. : Ancora non posso dire niente.

Mimi : Omertà !

Dott. : Ma quale omertà ! Avanti su, sentiamo il cuore.

Mimi : Un momento ah ... che sarebbe questo sentiamo. Cos'è questo plurale ... che ci mettiamo a fare i numeri... le ammucchiate ah ... con la mia signora? Che sentiamo e sentiamo ... sento io e poi riferisco.

Dott. : E va bene, senta lei, prego.

Mimi : Scusa Rosalia, il cuore ti debbo sentire.

Dott. : Che ritmo ha ?

Mimi : Bossa nova, mi pare.

Rosalia : Ma Mimi che dici ? Il mio cuore bossa nova è ? ... ne sei sicuro ah ! Mimi : Certo, bom bom, bom bom ...

Dott. : Insomma basta Don Mimi, levatevi di mezzo che il cuore della signora lo sento io.

Mimi : Dottore, se vi è cara la vita (prende il fucile) l'unico cuore che potete sentire è il mio.

Dott. : E allora sapete che vi dico ? ... sentitevelo da solo perché io me ne vado.

Rosalia : Nooooo .... Non ve ne andate dottore, perché io malata sono. La notte non dormo, mangio di malavoglia, malinconica mi sento. Non ve ne andate.

Dott. : Donna Rosalia non preoccupatevi, mi sono già fatto un quadro della situazione.

Mimi : Hai sentito carta ... già si fece l'idea ...

Dott. : Non è niente di grave, Don Mimi, posso preparare la ricetta ?

Mimi : Certo dottore, faccia pure con tutto il comodo.

Dott. : (scrive) Ecco fatto. Posso Don Mimi ? (porge la ricetta a Rosalia)

Mimi : Prego, prego.

Dott. : Signora, Don Mimi, vi saluto.

Mimi : Prego (lo accompagna alla porta, Rosalia legge ... voce fuori campo) : Signora sono pazzo di lei, venga a fare l'amore con me due volte al giorno prima dei pasti.

Mimi : (rientra) Oh ... anche questa è fatta, ora sono sicuro che con questa cura tu benissimo starai !

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Ass. : La gelosia per Roberto Gervaso è un misto di amore, di odio, di avarizia e di orgoglio ma, al tempo stesso, come afferma La Rochefoucault, è infinita incertezza di sé.

Ass. : La gelosia è un fenomeno incontrollabile dell'individuo che nasce dal bisogno sociologico di realizzare stabilità nel nucleo relazionale.

Ass : E’mio personale parere, invece, che il geloso deve fare i conti con la propria immaturità affettiva. Ogni geloso, volendo, può crescere emotivamente e guarire dai suoi solipsismi narcisistici diventando più responsabile verso sé e verso il proprio mondo relazionale.

Ass : Cari colleghi, la gelosia è un sentimento legato alla natura stessa dell'essere umano che non vuole crescere né maturare psicologicamente ma vuole consolidare solo il suo bisogno di possesso confondendolo con l'amore che ne viene, così, denaturato nella sua essenza.

Prof. : Calma signori miei, calma, mai come oggi l'umanità ha bisogno di amore e l'amore senza un po' di gelosia può essere indice di disinteresse nella relazione con il partner perché la priva del fuoco della passione che da quel brivido divino.


'Se amore vuol dire gelosia" (ballo : tango)

"No, non è la gelosia" (canto)

Prof. : La gelosia cammina spesso sulla linea dell'invidia. Gelosia e invidia, quindi, nascono psicologicamente dalla stessa crisi di identità e dalla stessa nevrosi affettiva. Ne è un esempio la gelosia di Otello fomentata dall'invidia di Jago.


"Otello"

Desde : Emilia, credi tu che ci siano delle donne capaci di tradire i mariti in modo così grossolano ?

Emilia : Ce n'è, ce n'è !

Desde : La faresti una cosa simile tu, per tutto l'oro del mondo ? Emilia : Perché, voi no ?

Desde : No, per la luce del sole.

Emilia : Alla luce del sole neanche io, al buio, semmai. Mia signora, tutto l'oro del mondo è una somma piuttosto grossa.

Desde : No, io non credo che lo faresti.

Emilia : Si, invece, lo farei e lo rifarei, chi non metterebbe la corna a suo marito per farlo più ricco di un re?

Desde : Io, io non lo farei, neanche per tutto l'oro del mondo.

Emilia : Io però sono convinta che la colpa è sempre dei mariti se le mogli tradiscono. Sappiano i mariti, che le mogli sono di carne come loro, con occhi per vedere, naso per odorare e palato per il dolce e per l'amaro. Perché loro vanno a cercarsene un'altra ? Per divertimento, per uno slancio di simpatia, per fragilità umana ? Beh, anche noi sappiamo divertirci, sentire simpatia e cedere alla fragilità. E quindi imparino a trattarci a dovere !

Desde : Buona notte Emilia, Dio ci assista.

Emilia : Buona notte signora (esce ... Desde si addormenta ... musica)

Otello : No, non verserò il suo sangue ne segnerò di ferita questa sua pelle più bianca della neve ma deve morire o ingannerà altri uomini. Ma sei ti spengo, fonte di luce e poi mi pento, dove troverò più il fuoco prometèo per riaccendere la fiamma di vita che ora è in te ? Quando avrò colto la tua rosa non potrò più ridarle il suo vitale nascimento e dovrà per forza appassire. Voglio odorarti sullo stelo (la bacia) o, balsamico alito, ancora, ancora (la bacia) conserva questo tuo aspetto quando ti avrò uccisa. Ancora uno, l'ultimo, nessuno ne avesti mai più dolce e più mortale (la bacia).

Desde :   (si sveglia) Otello mio signore.

Otello :    Avete detto le vostre preghiere questa sera ?

Desde :   Si.

Otello :    E avete chiesto perdono per tutte le vostre colpe ?

Desde :   Ahimè, signore, cosa volete dire ?

Otello :    Che non voglio ucciderti l'anima.

Desde :   Uccidere avete detto ?

Otello :    Si, per tutti i tuoi peccati.

Desde : L'amore di voi è tutti i miei peccati. Perché vi mordete il labbro ? Una febbre di sangue vi scuote tutto, dite, che cosa vi tormenta ?

Otello : Quel fazzoletto che mi era tanto caro tu l'hai dato a Cassio.

Desde : No, sulla mia vita, sull'anima mia.

Otello : Guardati dallo spergiuro, sei sul letto di morte, confessa, perché negare non potrà soffocare questa certezza che mi strazia.

Desde : Abbiate misericordia, mai vi feci offesa, non ho amato che voi.

Otello : Spergiura, Cassio ha confessato ed ora è negli Inferi per mano di Jago.

Desde : Ahimè, lui tradito ed io distrutta. Ti prego, mio signore, non uccidermi, lasciami vivere almeno stanotte.

Otello : E' deciso, ora.

Desde : Il tempo di dire una preghiera.

Otello : Troppo tardi, (la soffoca)

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Prof. : Risolleviamo subito gli animi con qualcosa di leggero rispondendo ad alcune delle molte lettere ricevute che raccontano storie di persone vittime della gelosia del partner.

Ass : Scrive la signora AB da Genova : Ho sorpreso mio marito insieme a mia cugina Lucia. Dopo una scenata di gelosia egli mi ha promesso che sarebbe diventato un altro. Ma non sono sicura che egli con Lucia non si veda più. Che cosa devo fare ?

Prof. : Cara signora AB, sono convintissimo che suo marito sia veramente diventato un altro, il guaio è che a Lucia piace pure quell'altro.

Ass. : Il signor CD di Arezzo scrive : mia moglie è fissata di star male, non fa che chiamare il dottore. Mi piacerebbe conoscere il suo punto di vista.

Prof. : Caro signore spero che non le capiti quello che è successo a mio cugino. Anche sua moglie era fissata di stare male e chiamava sempre il dottore. Una volta ha accusato una leggera febbre e in tre giorni se n'è andata ... col dottore.

Ass. : La terza lettera è della signora EF di Torino : Mio marito è talmente geloso che mi ha fatto stampigliare sui reggiseni la frase "chi tocca muore". Cosa posso fare per vivere serenamente la mia libertà ?

Prof. : Cara signora, è molto semplice, si cerchi un amante analfabeta.

Ass. : Gianna da Imola : Mio marito mi tradisce con mia sorella. Si può chiamare marito un marito simile ?

Prof. : Certamente no, signora Gianna, meglio chiamarlo "cognato".

Ass. : Luisa M. da Novara : Stia bene attento, professore, e mi dia una risposta sincera : se mio marito è l'amante di una zia di mia cugina, il cui marito se la intende con la cognata di mio zio, la cui moglie è l'amica del fratello di mio cugino che è amico di una cognata della sorella di mio padre, io, rispetto a mio cugino, cosa sono ?

Prof. : Signora cara, con tutta la buona volontà, qui ci vuole una calcolatrice, si attrezzi.

Ass. : Ed ecco cosa scrive il ragioniere GP di Roma : Mia moglie mi perseguita con la sua gelosia asfissiante, scenate, interrogatori, perquisizioni, un inferno. Ogni gesto, ogni parola le forniscono appigli per infliggermi furibonde scenate. Sono disperato, sempre sul banco degli imputati, cosa posso fare ?

Prof. . Amico caro, lei non è il solo a subire tali angherie, il suo è un fenomeno molto diffuso, tuttavia c'è un rimedio : neghi, neghi sempre, si faccia coraggio e ... si consoli ascoltando cosa accade ad un suo collega vittima anche lui di una moglie arci super gelosa


AL RISTORANTE

(due sonatori cantano : "Arrivederci Roma")

Cameriere : Buona sera signore, prego si accomodi al tavolo a lei riservato. La sua signora ?

Lui : Si, la mia signora (si siedono) Cara, c'è qualcosa che non va ?

Lei : Lo sai bene che cosa ho !

Lui : No, non lo so.

Lei : E' per il cameriere.

Lui : Che cosa ha il cameriere ?

Lei : Ti ha salutato con troppa confidenza.

Lui : Ma cara, è semplice cortesia.

Lei : Cortesia un corno. Se ti ha salutato in quel modo è perché ti conosce g quindi sei già venuto con un'altra donna, (schiaffo)

Lui : Ma, Alice, cosa fai, una scenata di gelosia ?

Lei : Io ? figurati ! (schiaffo)

Lui : Ma che fai, sei impazzita ?

Lei : Zitto. Ci siamo capiti.

Sonatori : "Bambina innamorata", stanotte ti ho sognata, sul cuore addormentata e sorridevi tu ...

Lui :  ... e sorridevi tu ...

Lei : Adesso ti dai da fare anche nel sonno, mascalzone (schiaffo) Lui : Alice !

Lei : Mi ricordo sai, ... e sorridevi tu ... con Marisa a Viareggio nel 1961.

Lui : Se questa canzone ti ricorda un fatto spiacevole, cambiamo musica. Per cortesia un altro brano.

Sonatori : Subito : "Ba ba baciami piccina, sulla bo bo bocca piccolina, dammi tan tan tanti baci in quantità, ...

Lei : (schiaffo) Era il 1963 e tu facevi il cascamorto con la Giuseppina.

Lui : Ma se la conoscevo appena. Per favore suonate qualcosa di più moderno.

Sonatori : Subito : "Io ti amavo, ti odiavo, ti amavo, ti odiavo, ero folle di te, tu non eri ancor la mia ragazza e già soffrivo per te, e uno schiaffo all'improvviso ...

Lei : (schiaffo)

Lui : Ma perché !

Sonatori : Perché perché perché !

Lei : Perché tu, questa canzone di Celentano l'hai cantata la notte di San Silvestro nel 1965 alla cugina della Sara.

Lui : Un'altra canzone, per grazia di Dio !

Sonatori : Questa volta ne canteremo una vecchissima che non desterà alcun
sospetto : "Stretti stretti nell'estasi d'amor ...

Lui : Ah, no eh ... (si schiaffeggia da solo)

Lei : Ma, Aldo, cosa fai, ti colpisci da solo ?

Lui : Si, perché questa canzone l'ho cantata nel 1957 quando ti ho chiesto di sposarmi !

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Prof. : Nel quadro del rilancio della gelosia come sentimento non deteriore ma costruttivo vi segnaliamo la comunicazione del mio assistente, il giornalista
Di Piern, prego :

Ass. : Durante le nostre ricerche sulla gelosia, intesa come sentimento popolaresco folcloristico, abbiamo recuperato un reperto storico - musicale che pensiamo valga la pena di sottoporvi. Erano i tempi belli che Pinelli immortalò e molte delle "ciumachelle" romane, affette da pene amorose, cantavano la canzone che adesso ascolteremo : "Sò gelosa"... (canto)

"Sò gelosa"

Ma chi l'ha detto che la gelosia è un sentimento che te fa pena

Ma chi l'ha detto che è nà malattia che te potrebbe pure fa crepa.

E' stato certamente chi dell'amore nun capisce niente

Perché da quanno tu guardi quell'altra

Ho capito finalmente che nun m'eri indifferente

e qualcosa sé svegliato dentro me.

Sò gelosa, sò gelosa e mò l'amore è veramente n'altra cosa

Dentro al core c'ho na smania ma è na smania zuccherosa, lagnosa, favolosa.

So gelosa, so gelosa e la vita mò è per me meravigliosa

Dentro al core c'ho uno sfarfallio de petali de rosa

E sò gelosa, sò gelosa.

Gelosa di quello che tocchi

De dove te fermi co l'occhi

Gelosa dell'acqua che bevi, del pane che mangi,

gelosa se ridi, gelosa se piangi.

E' una cosa strepitosa

Finalmente ce lo so che sò gelosa Dentro al core c'ho una pena Ma è una pena deliziosa Sò gelosa, sò gelosa.

Prof. :   Davvero delizioso, io lo definirei l'inno nazionale della gelosia. Proseguendo con la nostra argomentazione dobbiamo rilevare che un tempo gli innamorati gelosi e timorosi di essere traditi, usavano la tecnica della investigazione informandosi continuamente con telefonate ad amici e conoscenti per tenere sotto controllo gli spostamenti del partner.

Ass. : Pronto, carissimi, sono Gianluca, per caso mia moglie è da voi ?

Ass. : Pronto, sono la dottoressa Rossi, mio marito è da lei ?

Prof. : Oggi si ricorre a tecniche molto più moderne, direi sofisticate, precisissime. Un mio amico mi ha riferito di avere qualche sospetto sulla moglie e di aver usato, addirittura, una micro radiospia inserita in una spilla gioiello per poter controllare da casa ogni spostamento della sua adorabile mogliettina, ogni qualvolta usciva da sola : ...


La radiospia

Lui :  Cara, un piccolo dono per te

Lei : Per me ? Ma ... Roberto ... è magnifica... perché ? ...

Lui : Perché voglio saperti felice, mia cara.

Lei : Grazie amore, sei così pieno di attenzioni da qualche tempo.

Lui : Perché tu sei sempre nei miei pensieri.

Lei : Ecco ... l'appunto qui.

Lui : Che fai, esci ?

Lei :  Si, vado a trovare la mamma/sai, non sta molto bene.

Lui : Vai, cara, vai. Salutamela tanto. vai, vai (lei esce). Adesso mi metto in sintonia e saprò tutto di lei. Tutto devo sapere, tutto. Ecco fatto : apre la macchina ... lo sportello ... perché non lo richiude ? Ah, ecco, ora parte, in seconda naturalmente ... Sh ... le cinque, l'ora del tradimento, fedifraga ! ... E' già arrivata ! 1 2 3 4 5 6. Sei scalini ... cosa è questa musica sacra .. Santo Dio, mia moglie è una pervertita, va alle messe nere.

Lei : Sia lodato Gesù Cristo.

Sac. : Sempre sia lodato. Da quanto tempo non ti confessi ?

Lei : Da un mese circa.

Sac. : Cosa è successo sorella ?

Lei : Non so come dirlo, padre.

Sac. : Coraggio, abbia fiducia in Dio, si rilassi.

Lei : Ecco, non amo più mio marito.

Lui : Non mi ami più, e perché ?

Sac. : E perché mai ?

Lei : E' successo un fatto nuovo.

Sac. : Qual è questo fatto nuovo ? Un capriccio, una passione carnale ?

Lei: Non è semplice da dire.

Lui : Noni è semplice eh ... traditrice !

Sac. : Figliuola, parla liberamente.

Lei : Padre, c'è di mezzo un'altra donna.

Lui : Un'altra donna ? ... Forse ho sbagliato frequenza !

Sac. : Un'altra donna ? Cosa le viene in mente ?

Lei : Vede, padre, ho scoperto che mio marito ha una relazione con la sua segretaria.

Sac. : Allora siamo nella norma, Dio sia benedetto. E allora come lo ha scoperto ?

Lei : Ho fatto una cosa orribile !

Sac: Che sarà mai?

Lei : Gli ho messo una micro spia nel porta sigarette.

Lui : A me ?... Una micro spia a me ! ... (apre il porta sigarette) E' vero ! Mi ha spiato, a me ... suo marito ! Ah ... non c'è più religione a questo mondo !

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Prof. : Se c'è un personaggio capace di suscitare la gelosia più passionale e tragica, al tempo stesso, questo è quello di Carmen, la sigaraia immortalata da Bizet Carmen, donna forte, volitiva, piena di fascino e di personalità. Carmen che vive l'amore come passione e libertà : ...

"Carmen" (canto : Habanera)

Prof. : Un certo Attilio Pitre, nel V° volume della storia delle tradizioni popolari, riporta una serie di proverbi dedicati alla gelosia e alle sue conseguenze. Ne cito uno toscano piuttosto stuzzichevole : "Se assieme al tuo ganzo tifai pescare, la migliore cosa è quella di negare !" ...


Contadino Toscano

Arturo : (si spoglia) Trallallero trallallà !

Caterina : Arturo, e che tu fai ? e che tu mi vieni a letto con le scarpe ? Artu. : Così se torna il Gano io filo via !

Cate. : Seh ... non aver paura che mio marito è fuori per la mietitura e fino a domani non ritorna.

Artu. : Sei sicura eh !

Cate. : E si ! E poi ricordati il proverbio : "Se assieme al tuo ganzo ti fai pescare, la migliore cosa è quella di negare".

Artu. : E ci hai ragione ! Bella, belluccia, amoruccio del suo amicuccio.

Cate. : Vieni su, non stare a biascicare tanto, vieni qui che ti voglio dare un bacino, bellino bellino.

Gano : (da fuori canta) "O bimbe belle, mi piase far l'amore" ... Apri Caterina, sono tuo marito.

Artu. :    Cielo, tuo marito !

Cate. :   Oh Dio ! le è il Gano ... è ritornato il Gano ... e che si fa ! ...

Artu. :    Oh ... che faccio ! ...

Cate. :   E' tornato prima ... presto va nell'armadio ! ...

Artu. :    Oh Dio ! ... le scarpe ! ...

Cate. :   Ah, già, le scarpe ... le scarpe ... arrivo ! ... arrivo ! ...

Gano :  Caterina, apri !

Cate. :   Arrivo ! (apre) E che, non si può neanche dormire in pace in codesta casa !

Gano :  Oeh ! bambina ce ne hai messo di tempo per aprire eh ! ... e adesso tu te mi spieghi perché ti sei serrata a chiave.

Cate. :   E ci avevo paura a sta sola.

Gano :  E me lo dici sulla faccia eh ! ... eh si eh, sulla faccia !

Cate. :   Ma va, vieni a letto.

Gano :  Dove lo hai messo, dove lo hai nascosto ?

Cate. :   E che tu vai cercando ?

Gano :  Lo so io che cerco ! ... dove lo hai nascosto ?

Cate. :   Ma chi ?

Gano :  E chi ha da essere ... Arturo, il tu ganzo.

Cate. :   Ah ... s'è capito ... e l'è per questo che tu sei tornato un giorno prima.

Gano :  Dove lo hai messo, nell'armadio ?

Cate. :   E te tu guardaci !

Gano :  E ci guardo si nell'armadio ... non ci sta ... non ci sta ... e qua ci sta !
Ciao Arturo ... e che tu fai ? Aspetti il tramvai ?

Artu. :    Dice a me ?

Gano :  E a chi lo devo dire ? Dai salta fuori e vieni a parlare.

Artu. : Ma guardi signore che io non sono Arturo.

Cate. : Ah Gano ... e che tu fai ... parli da solo ?

Gano : No che non parlo da solo, sto parlando con Arturo.

Cate. :   Arturo ... ? E ndo ie, poverello !

Gano :  Non mi di che sto ganzo non è Arturo.'

Cate. :   E te lo dico si, io non vedo nessuno ... vedo solo che te tu sei imbriaco e me
ne vo a letto.

Gano :  Veh, Arturo, Caterina non ti vede.

Artu. :    L'è naturale, la sua signora non può vedermi perché qui io non ci sono.

Gano :  Ma tu ci sei perché io ti vedo a te.

Artu. :    Lei mi vede ma gli altri no, capito caro ?

Gano :   Non mi dare del lei e non mi dire caro, che ti do un ceffone ...

Artu. :    Senta, la ragioni un pochino. Lei di chi è geloso ?

Gano :   Di te !

Artu. :    Non di me, di Arturo

Gano :  Ma che tu dici, te tu sei Arturo !

Artu. :    Ma no, io sono l'immagine di Arturo, e la sua gelosia che le fa immaginare
che Arturo sia qui. Le è tutta una immaginazione.

Gano :  Le ... Arturo, io sono becco ma non imbecille eh!

Cart. :    Insomma Gano, che tu stai a biascicare ... le orazioni ?

Gano :  Scusa cara ma l'è qui una cosa che non mi torna. Allora tu sei
l'immaginazione mia ?

Artu. :    Si !

Gano :  Ma allora io non ti vedo ?

Artu. :    No !

Gano :  Ti immagino ?

Artu. :    Si !

Gano :  Adesso ci ho le visioni come Bernadette ... ma santo Dio, io a te ti vedo ...

Artu. :    Mi immagina, è la gelosia che fa di codesti scherzi. Quando uno gli è geloso

vede il presunto amante dappertutto : e lo vede per strada ... e lo vede al supermarket.

Gano :  e lo vede nell'armadio !

Artu. :    e lo vede nell'armadio !

Gano :  in mutande !

Artu. :    soprattutto in mutande !

Gano :  Ma perché ?

Artu. :    Bisognerebbe domandarlo a Froide.

Gano :  Ma come devo fa pe non vederlo, perché mi da fastidio tenerlo davanti agli
occhi.

Artu. :    Provi ad immaginare che io mi vesto e vo via ... le è capace ?

Gano :  E so capace si.

Artu. :    Bene, allora segga qui e si concentri.

Gano :  Mi devo concentrare, si si si mi devo concentrare ...

Artu. :    Si concentri, si concentri forte forte ( inizia a vestirsi) è concentrato ?

Gano :  Si, si, si

Artu. :    E che vede ?

Gano :  Vedo che si è messo le su brache.

Artu. :    Bene ... e adesso ?

Gano :  Vedo che si sta mettendo la su camicia.

Artu. :    Bene ... e adesso ?

Gano :  Oh ... le mie scarpe no eh !

Artu, :    Si concentri, si concentri di più ... di più ... di più ...

Gano :  Non vorrei mi scappasse un rumorino ...

Artu. :    Bene ... e adesso come la mi vede ? (è tutto vestito)

Gano :  Bello mai eh ! Ma già tutto vestito !

Artu. :    Bravo ... adesso chiuda gli occhietti e immagini che io vo via, le è capace ?

Gano :  So capace si, ma poi tu torni ?

Artu. :    Dipende da lei ?

Gano :  Da me ?

Artu. :    Si, se sarà ancora geloso di Arturo la sua immaginazione mi riporterà qui.

Gano :  Per carità di Dio, non te voglio più vede, ma se tu non sei Arturo ma lì immaginazione mia, allora ci posso fare quello che mi pare ...

Artu. :    E certo, gli è sua !

Cate. :   Oh Gano, oh che tu fai ancora ?

Gano :  Un momento Caterina, devo fare qualcosa alla mia immaginazione ... (prende un piatto e lo rompe in testa ad Arturo) Ecco fatto !

Artu. :    Ohi ohi ohi ! (cade a terra)

Cate. :  Oh Gano, e che tu gli hai fatto ! ... Tu te l'hai ammazzato ! ...

Gano :  E che ti frega ... tanto era l'immaginazione mia !

ooo

Prof. : Una romanza mozzafiato in cui è racchiuso tutto il dolore di un uomo tradito, ferito nell'onore e costretto, suo malgrado, a ridere e a far ridere mentre ha la morte nel cuore. E' Tonio, protagonista dell'opera "Pagliacci" di Leoncavalli : ...

(romanza)

Prof. : Dal pianto al riso con una manciata di barzellette, in tema, per risollevare gli animi. Signori ecco a voi i Barzellettieri : ...


Barzellette

Ass. : Un insistente bussare alla porta della camera d'albergo disturba una coppia di amanti. "Oh, cielo, mio marito" esclama la donna, scendi subito dal letto e salta fuori dalla finestra, devi andartene immediatamente ! Ma cara, è impossibile, siamo al tredicesimo piano ! Salta lo stesso, replica la donna, non è certo il momento di essere superstiziosi !

Ass. : Confidenze tra due conoscenti ad una festa di fine anno. Il primo, pieno di se, si fa grande con l'altro :

-Le vede quelle due donne laggiù ?

-Si certo.

-Quella a destra è mia moglie, mentre l'altra, quella a sinistra, è la mia amante.

-Che curioso, risponde l'altro, per me è esattamente il contrario.

Ass. : L'altro giorno, confida una signora ad una amica, ho scoperto mio marito che stava abbracciando la cameriera. Ho fatto una scenata terribile, è lui, alla fine, mi ha regalato un collier d'oro. Benissimo, dice l'amica, almeno ti sei consolata. E la cameriera l'hai mandata via ? Non ancora, aggiunge la signora, adesso ho bisogno della pelliccia di visone.

Ass. : Un tale è sul cornicione di una finestra al decimo piano di un palazzo e minaccia di buttarsi di sotto. Un poliziotto tenta di convincerlo a rinunciare al suo insano proposito.

-Non farlo ! Prova a pensare per un attimo ai tuoi figli !

-Non ne ho.

-Pensa a tua moglie.

-E' proprio per colpa sua che ho deciso di buttarmi e farla finita.

-Allora pensa agli amici.

-L'unico che avevo è scappato con mia moglie.

Ass. : Il giorno del primo anniversario di matrimonio il marito domanda alla mogliettina :

-Cara se io dovessi morire ti risposeresti ?

-Penso di si, sai bene che ho il terrore della solitudine.

-E lasceresti dormire il tuo nuovo uomo nel nostro letto ?

-Naturalmente si.

-E gli lasceresti guidare la mia macchina ?

-Certo amor mio.

-Ma, allora, gli daresti anche i miei vestiti ?

-No, i vestiti no, perché è alto il doppio di te.

Ass. : Due amici si incontrano dopo tanto tempo. Esauriti i convenevoli uno domanda all'altro :

-Ceniamo insieme questa sera ?

-Non posso, c'è il concerto del maestro Tardovskij.

-Allora domani sera ?

-Mi piacerebbe ma è impossibile perché il maestro Tardovskij suona ancora.

-Ma come fa a piacerti tanto quel genere di musica ?

-Infatti non mi piace ma quando il maestro tiene un concerto io posso andare a casa sua a stare con sua moglie.

Ass. : Quagliozzi, intima il direttore dell'agenzia al nuovo investigatore assunto da poco, ho un compito per te : devi pedinare un tizio con la barba e con gli occhiali, per conto della moglie gelosa. Bene capo, ma ci vorrà qualche giorno prima che io inizi il pedinamento. E perché ? Il tempo necessario per procurarmi gli occhiali e farmi crescere la barba.

Prof. : Il famoso trio amoroso "Lui, lei, l'altra" daranno ora vita ad un episodio realmente accaduto a Roma : ...


Lui, leui, l’altra

Lui : (si prepara in camera - suona il campanello) La porta è aperta Flora.

Altra : (con una pelliccia di volpe bianca) Chiudi gli occhi caro.

Lui : Gli ho chiusi Flora.

Altra : Uno due tre. Apri gli occhietti amore.

Lui : Flora ... che meraviglia ... una favola ... ti sta a pennello. Sei contenta ora ?

Altra : Si caro.

Lui : Era quello che volevi ?

Altra : Si si si !

Lui : Le magiche volpi bianche della Groenlandia.

Altra : Si si si !

Lui : Hai speso tutto tutto ?

Altra : Si si si !

Lui : Bene, io ho mantenuto la mia promessa, e tu ? ... Altra : Anch'io.

Lui : Ah si ? Allora posso sperare ...

Altra : Certo, amore, sono qui tutta per te, finalmente tua. Ma ... lei ?

Lui : Lassù.

Altra : Morta ? Non me lo avevi detto ...

Lui : Ma no, che hai capito ? A quest'ora è in volo su Genova. M, non parliamo di mia moglie, non perdiamo tempo, sapessi quanto ti desidero ...

Altra : Anch'io, amor mio ... tanto tanto tanto ...

Lei : Caro ... Alfonso !

Lui : Cielo, mia moglie ! Che fare ... che dire ... presto Flora vai via di qua ... di là

Altra: Dove?

Lui : Nell'armadio !

Altra : Oh Dio Dio Dio ... si ... vado ... Oh Dio ... la pelliccia !

Lui : Prestooooo !

Lei : (apre la porta) Alfonso !

Lui : Ma come cara, non sei partita ?

Lei : Stavo per partire poi all'aeroporto ho incontrato Patrizia che mi ha detto tutto. Lui : Tutto ! ...

Lei : Tutto ! Non me lo dovevi fare Alfonso, questo tu non melo dovevi fare. Lui : Fare che cosa ?

Lei : Ma come cosa ? Ti ricordi quella magnifica pelliccia di volpi della Groenlandia ? Quella che abbiamo visto nella vetrina di Annabella e che tu non mi hai voluto regalare.

Lui : Si, mi ricordo. Beh !

Lei : Beh, c'è un cretino che la vuole comprare per regalarla ... indovina a chi ?

Lui : Ma che ne posso sapere io.

Lei :  A Flora, quella sciacquetta (lui le fa cenno di tacere) sgallettata di Flora.

Lui :  Ma perché parli così di quella povera ragazza ?

Lei :  Adesso la chiama povera ragazza ... con tutto quello che dici sempre di lei...

Lui:  Io?...

Lei :  Si, si, tu !

Lui :  Ma no !

Lei :  Ma si, proprio ieri hai detto che è una mantenuta da quattro soldi ...

Lui :  Ma per carità ...

Lei :  E hai aggiunto che è una ... guarda, certe cose non voglio neanche ripeterle
perché tu sai che io sono una signora.

Lui :  Certo cara !

Lei :  Alfonso, io voglio quella pelliccia.

Lui:  Si

Lei :  Quella pelliccia mi serve.

Lui:  Si

Lei :  Domani voglio andare al Gala del Nautilus con quella pelliccia. Dammi dieci
mila euro in assegno e vado di corsa a comprarmela.

Lui :  Ma il negazio non ce l'ha più.

Lei :  Come non ce l'ha più ... e cosa ne sai tu ... e come lo sai ?

Lui :  Ehm ehm ehm ... io ... non lo so, non so niente ... perché, ti ho detto che non
ce l'ha più ?

Lei: Si!

Lui : Ma no, volevo dire, forse ... chissà ... forse può darsi che quella pellicceria non ce l'abbia più. E poi, tu un'altra pelliccia ce l'hai già.

Lei :  Ma quale, il visone ?

Lui : Si, il visone !

Lei :  Ma se è ridotto uno straccio !

Lui :  Veramente non mi sembra proprio ...

Lei :  Ah, non ci credi ? Adesso te lo faccio vedere (va verso l'armadio).

Lui : Certo, si, si... nooooo (la allontana dall'armadio) Cara, ti amo talmente tanto, sei la mia vita !

Lei : Si, va bene, ma non mi dire che non ricordi come è ridotto il visone.

Lui : No... si ... me lo ricordo benissimo ... ma che scherzi, per carità. E' che, vedi, in questo momento io non posso ... si ... sto attraversando un momento difficile, credo di avere il conto in banca scoperto quindi non è possibile fare acquisti.

Lei : (si siede sul letto) Quanto mi dispiace, proprio mi dispiace. Non preoccuparti Alfonso, ne farò a meno, non si dirà in giro che sono una che rovina il proprio marito come quella sciacquetta di Flora ...

Lui : Sei un amore mia cara, grazie (si siede vicino a lei).

Lei : Adesso prenderò il mio visonazzo dall'armadio e lo porto a riparare (siialza e apre l'armadio).

Lui : Nooooo !

Lei : (urlo al vedere la pelliccia) Amore, adesso capisco perché non volevi che aprissi l'armadio.

Lui : (di spalle) Perdonami ...

Lei : Io ?... Ma sei tu che devi perdonarmi ! Lui : Io !

Lei : Volevi farmi una sorpresa (prende la pelliccia) ed io te l'ho rovinata. Lui : Beh ... si !

Lei : (la indossa) Ma guarda com'è bella ... dico io, come è potuto venire in mente a Flora di andare in giro con un capo simile ... all'animacela sua ... questa, mio caro, è fatta proprio per me. Guarda, guarda come mi sta bene (si pavoneggia per la stanza) di la verità, sono o non sono una signora eh ?

Lui : (precipitandosi a chiudere l'armadio) Oh Dio oh Dio oh Dio, certo cara, certo.

ooo

Prof. : La gelosia è nata con l'uomo. Si signori, sono sicuro che anche Adamo sarà stato geloso del serpente con quella popò di mela che offriva. Però bisogna riconoscere che è anche un sentimento di giovanile potenza, che fa sentire vivi, su di giri, anche chi non è più nel fiore degli anni. Eh si, non ci crederete ma c'è anche la gelosia della terza età, una gelosia mista a scarsa memoria e qualche confusione ma piena di tenerezza, come quella di Ersilia e Alberto. Sentite un po' ...


La terza età

Alberto : Io ti ho chiamato Ersilia.

Ersilia : No, mi hai chiamato Grazia.

Al. : No no, ti ho chiamato Ersilia, lo ricordo benissimo.

Er. : Non insistere, Alfredo.

Al. : Adesso perché mi chiami Alfredo quando sai benissimo che mi chiamo Alberto

Er. : Per ripicca. Tu mi hai chiamato Grazia che era il nome della tua prima moglie ed io ti chiamo Alfredo che era il nome del mio primo marito.

Al. : Ma Alfredo non era il tuo secondo marito ?

Er. : E anche se fosse ?

Al. : Trovo estremamente indelicato che tu mi voglia ricordare il tuo terzo marito.

Er. : Avevamo detto secondo.

Al. : Beh, è lo stesso.

Er. : Saresti geloso Antonio ?

Al. : Alberto ! Mia cara Grazia.

Er. :Mia cara Ersilia ! Comunque tu sei geloso, io invece non sono mai stata gelosa della tua seconda moglie Romagna.

Al. : Emilia, era Emilia.

Er. : Emilia, Romagna, siamo lì. Al. : Siamo in Romagna ?

Er. :Ma no, siamo a Roma.

Al. :   Ah ... Roma ... Quanti ricordi... Primo fra tutti il nostro viaggio di nozze.

Er. :   Il nostro viaggio di nozze era a Capri.

Al. :   Lo nego, Grazia.

Er. :   Ersilia, Giuseppe !

Al. :   Alberto, mia cara Grazia. Comunque io insisto per Roma.

Er. : Ed io insisto per Capri. Me lo ricordo benissimo. Alloggiavamo in quel bel albergo tutto contornato di palme, proprio davanti al Canal Grande.

Al. :   Sciocchina, il Canal Grande non è a Capri, è a Bologna.

Er. :   A Bologna ? Mah !

Al. :   Allora me lo dai questo cioccolato o no ?

Er. :   Al latte o al limone ?

Al. :   Limone.

Er. :   Va bene, adesso te lo faccio portare. Poi ti farai un bel pisolino ed io vigile e
premurosa starò lì accanto a te.

Al. : Adesso si che ti riconosco, mia cara Grazia.

Er. : Ersilia, Ersilia, Ersilia, mi chiamo Ersilia !

Al. : E va beh, ho capito, non strillare. Certo mia cara Grazia che ... che io e te ci siamo amati alla follia. Il nostro primo anno di matrimonio è stato un festival di lussuria. Che ricordi ! ... Pranzavamo persino nudi.

Er. : Ma io non ho mai pranzato nuda. A pranzare nuda era quella pop o di... della tua quarta moglie Adelina.

Al. : Ma Adelina era la mia gatta.

Er. : Era la gatta ?

Al.: Si !

Er. : Comunque pranzava nuda.

Al. : Per forza, le gatte fanno tutto nude.

Er. : Non sei affatto gentile a ricordarmi le tue performance amorose con le altre donne, Filippo.

Al. : Alberto ! Ah, ma allora sei gelosa anche tu, mia cara Ersilia o, scusa, volevo dire cara Grazia.

Er. : Dove dire cara Ersilia, comunque io gelosa non sono.

Al. : Adesso ... ma una volta ... eh ! ... Ti ricordi come ero io ? Aitante, focoso ... le donne mi mangiavano con gli occhi.

Er. : Si vede che frequentavi solo delle donne disappetenti.

Al. : Tu invece ... comunque eri bellissima lo stesso. Io mi ricordo come se fosse oggi, la prima volta che ti ho incontrato ... al corso.

Er. : No. La prima volta che ci siamo incontrati è stato ad un ballo cotillon.

Al. : Un ballo "cotillon" al corso ? Mia cara Grazia ti stai sbagliando, comunque eri vestita di voille e di schiffon.

Er. :   Ma se avevo la camicia di lino !

Al. :   E ti andava bene ?

Er. :   Che cosa ?

Al. :   La camicia di lino ... ma, scusa Lino non era il tuo quarto marito ?

Er. : Era il quinto, Gustavo.

Al. : Ma il quinto era Carlo : Carlo V ! Comunque io so soltanto che mi innamorai subito di te, mia cara Grazia.

Er. : Mia cara Ersilia.

Al. : Poi dopo trentanni senza vederti ... temendo che non ti avrei mai più rivista e preso da una struggente nostalgia di te, composi una canzone che poi cantò tutta l'Italia.

Er. : Era l'Inno di Mameli, Temistocle ?

Al. : Ma no, era "La Signora di trent'anni fa' ", Mariuccia, Ursula, Gioconda, come diavolo di chiami !

Er. : Mi chiamo Ersilia !

Al. : Ah, ecco, grazie Grazia !

(canto)

Il tempo passa e vola, la mente se ne va ...

Er. :   per strada chiacchiero da sola, e un chiodo fìsso ce lo qua : cosa facevo sotto le lenzuola, co sto signore di ottant'anni fa.

Al. :   Nel 1919 io ero un giovanotto di bon - ton

Er. :   ma ora cadi appena ti ci muovi,ti sei ridotto quasi un "cotillon".

Al. :   Ricordo quella sera favolosa, del nostro primo incontro a tu per tu,

Er. :   tu mi togliesti, non ricordo cosa,

Al. :   a quale scopo non ricordo più.

Er. :   Vestita solamente delle chiome, mi preparavo dietro un separé, poi ci abbracciammo, non ricordo come

Al. :   io non ricordo manco più il perché.

Er. :   In preda a mille sensazioni nuove, fremevo come canna di bambù tu mi toccasti ... non ricordo dove,

Al. :   ed io ti feci ... non ricordo più.

Insieme :        Però qualcosa ancora ci sovviene l'amore della nostra gioventù il nostro amore lo ricordo bene il nostro amore non lo scordo più.

ooo

Prof. : Siamo a Napoli, nel salotto della bellissima contessa Isotta Bisonti Di Moscone che aspetta con ansia l'arrivo del suo amante, il Barone Andrea Degli Espositi : ...


"Il veleno"

Isotta : Cosa c'era in quel fior che mi hai donato ... Forse un filtro, un arcano potere ...

Andrea : Isotta !

Iso : Andrea, già qui !

Andy : Un impulso insostenibile ... per voi dolcezza mia ... (le da dei fiori) Iso : (sospira)

Andy : Isotta, che tenete qualche preoccupazione ?

Iso : Si, si ... è stata una imprudenza invitarvi qui nella mia dimora. Se mio marito, il Conte Cefalo tornasse ...

Andy : Gesù Gesù, è cosa me ne cale ... se poi la vita non è vita ... l'amore non è amore ... io Andrea Degli Espositi, di nobilissimi natali, io che tengo carrrozze e cavalli, sono qui ai vostri piedi, pronto a morire per questo amore

Iso : Eh ... sempre esagerato, monellaccio.

Andy : Ah ... non mi credi ? E va bene, allora aprite la finestra ed io mi butto. Iso : Fareste questo per me ?

Andy : Questo ? Ma io faccio questo ed altro ... voi dite ed io faccio. Che volete che faccia, che vada sul Vesuvio a piedi, senza funicolare, e che mi butti nel cratere principale urlando il vostro nome all'infinito : Isotta, Isotta, Isotta. Voi lo dite ed io lo faccio.

Iso :  Oh no, per carità, non lo vorrei giammai, caro, caro, caro, (lo attrae a se)

Andy : Io mi butto, io mi butto, se volete io mi butto ...

Iso : Abbracciami amor mio, dammi gioia ...

Andy : Ed io mi butto ... Eccomi, mia divina ... (campanello)

Iso : Cielo, mio marito !

Andy : Gesù, il Conte !

Iso : Andrea, lo champagne !

Andy : Grazie mia cara ... sempre squisita ...

Iso : Ma no ... nascondetelo, presto nascondetelo ...

Andy : Ah, scusate, non avevo capito ... ma dove lo nascondo, dove ?

Iso : Sono qui caro.

Conte : Dove sei tesoro ?

Iso : Sono qui caro, con Andrea Degli Espositi (si sistema meglio sul divano - entra il marito)

Conte : Bon soir mon cherì (lebacia la mano) Com s'a van, sa va bien ... nes pà. Eh ... che bellezza, caro Andrea, come stai ?

Andy : Sempre bene in casa vostra !

Conte : Troppo buono, troppo buono.

Iso : E come mai, mon cherì, avete rinunciato alla Premiere del San Carlo ?

Andy : E come mai, come mai ...

Conte : Mi annoiavo ...

Andy : E che c'era di bello in cartellone ?

Conte : C'era l'Otello, sapete l'Otello, quell'opera di Giuseppe Verdi, dove il marito ammazza la moglie infedele (prende un porta sigarette e ne offre una alla moglie) ve lo ricordate ?

Iso : Mh ... (rifiuta ala sigaretta) vagamente ...

Conte : Ah si ... mi rifarò domani sera, danno una bella opera : La Cavalleria Rusticana. Sapete quell'opera di Mascagni, dove il marito ammazza l'amante (guarda Andrea) della moglie. Ve la ricordate ? (offre la sigaretta ad Andrea)

Andy : Mh ... vagamente ...

Conte : Anzi no, domani sera non ci vado, ci andrò post domani sera, fanno un'opera che mi piace assai, La Francesca da Rimini. Sapete, quell'opera di Zandonai, dove il marito ammazza la moglie infedele e l'amante, ve la ricordate ?

Andy : Né ma un'opera dove l'amante ammazza il marito non la fanno mai ?

Conte : No !

Andy : Ecco vedete se io fossi musicista la scriverei.

Conte : Ed io, perdonate non l'andrei a sentire.

Andy : E solo una questione di gusto personale (lei gli fa cenno di andare via - lui lo ripete) Io andrei (si inchina)

Conte : Andreste, Andrea ? E purquà, andreste Andrea ?

Andy : Purquà Andrea andrebbe ! (la porta è bloccata dal conte) Ma non andrà.

Conte : Andrea non andrà finché non avremo fatto un brindisi amicale (ride) Beviamo qualcosa, eh ? La gloriosa mistura Bisonti di nostra produzione (ride) La mistura va bevuta tutta insieme (prepara dei bicchieri) tutta insemble.

Andy : Quando parla straniero ...

Conte : E' un poco forte, per la verità, ma a me piace così (gli porge il bicchiere) spero anche a voi, prego ... prego (a lei) oh ... mi raccomando eh ... la mistura va bevuta tutta d'un colpo ... a la sante !

Iso : A la sante, Andrea a la sante ! ... (tossisce senza fiato) Disgraziato, mi ha bucato il palato (tra sé). In verità un poco forte è ...

Conte : E adesso, per cortesia, vi volete sedere ?

Andy : Grazie, sto bene in piedi, così digerisco.

Conte : Assettateve !

Andy : Ma perché m'aggio assetta, scusate ... (si siede)

Conte : Eh, perché ... perché ... penso che quello che sto per dirvi non vi permetterà di stare in piedi (poggia il bicchiere sul tavolino) io sono a conoscenza della vostra "storia d'amore", (in francese)

Andy : Come avete detto ? ...

Conte : Della vostra tresca, André !

Andy : La tresca ? ... Ma cosa dite ? ...

Conte : E quindi trovo più che giustificato il fatto di avervi servito due misture avvelenate. Morirete fra non molto con qualche lieve spasimo, perdonatemi cherì, nella mistura c'era un po' di curaro .

Iso : Mon cherì, se tun dua desser (?)

Andy : Scusate, non ho capito bene ...

Conte : Che cosa non avete capito André ?

Andy : Non ho capoto bene le ultime 26 parole ...

Iso : Ma come non le avete capite ... ci ha avvelenati...

Andy : Ah, ecco, ci ha avvelenati. Come ci ha avvelenati ? Ci ha avvelenati ?

Conte : Si, ma siccome alla mia vendetta basta uno soltanto di voi due (ride) ho qui un antidoto, un contro veleno che annulla completamente gli effetti del veleno. Una sola dose però, (mostra la pasticca) quindi basterà soltanto per uno di voi due (ride) ecco la metto acca (vaso di cristallo) la pillola della salvezza ! Fate voi, fate voi secondo coscienza o ... secondo l'amore, (ride ed esce)

Iso : (corre alla porta) Stefano, Stefano, Stefano ... Gesù, ha chiuso la porta a chiave ...

Andy : Uh ... davvero ... (ride)

Iso : Ma cosa avete da ridere ?

Andy : Isotta, scusatemi, ma questi vostri pensieri, questa vostre preoccupazioni, mi divertono. Gesù Gesù, ma voi, santa ingenuità, voi credete veramente alla mistura avvelenata, alla pasticca della salvezza ... Isotta non avete capito che questa è tutta una messa in scena per farci confessare ... Gesù che scherzo ridicolo ...

Iso: Voi dite?

Andy : Ma come, Isotta, la mistura avvelenata, come l'ha chiamata lui, l'ha bevuta insieme a noi, no ? ...

Iso : E già ! Io sono così suggestionabile ... e poi questa passione per voi (lo abbraccia da dietro) mi ha esaltata, sconvolta, voi invece avete capito subito che era uno scherzo. Ma che uomo ... che uomo che siete ... ah! ! ! (vede il bicchiere del marito pieno)

Andy :  State calma, sono solo un uomo ...

Iso : Ma, Stefano non l'ha bevuta (va verso il tavolo)

Andy : Cosa ?

Iso : La mistura avvelenata (alza il bicchiere).

Andy : Ahi, ahi, ahi ... come non l'ha bevuta ? ... Né, ma allora ci ha avvelenati veramente ... e ci ha lasciato solo cinque minuti di tempo (va di scatto verso la coppa di cristallo) e un solo antidoto ...

Iso : (lo abbraccia di spalle) E' come se non ci avesse lasciato niente.

Andy : Ma perché Isotta ...

Iso : Perché io vi amo troppo, voi siete tutto per me.

Andy : Grazie !

Iso : E quindi non la prenderei mai da sola ...

Andy : (allungando piano piano la mano sul tavolo) Voi non la prendereste mai da sola?

Iso : E nemmeno voi (anche lei allunga la mano su quella di Andrea) Andy : Ma perché Isotta ?

Iso : Perché voi siete un gentiluomo ed un gentiluomo dovrebbe ...

Andy : E un gentiluomo dovrebbe ...

Iso : Un gentiluomo dovrebbe, anzi deve ...

Andy : Ah ... deve ... e siccome io non sono un gentiluomo ... (allunga la niano ma lei lo anticipa) datemi la pillola Isotta, datemi la pillola ... (si inginocchia) non voglio morire ... Isotta ... tengo moglie e quattro figli !    

Iso : Ma ... non me lo avete mai detto !

Andy : Voi non me lo avete mai chiesto !

Iso : Che tristezza ... che tristezza ... sapete cosa faccio con questa pillola ... ?

Andy : Che fate Isotta, che fate ?

Iso : La prendo e la getto dalla finestra.

Andy : (la blocca) No, pazza, ma che fate, Isotta, non lo fate ! Facciamo metà per uno così moriamo metà per uno. Poi... non si può mai sapere ... un miracolo ... San Gennaro ... Isotta, vedi in fin di vita si può anche essere salvati mentre in fin di morte si sta dritti nella bara ... Isotta !

Iso : No no no, voglio che moriamo tutti e due. Pillola, io ti getto via ... lontano ... nel nulla (fìnge di buttarla in aria)

Andy : Isotta, dove l'avete gettata (si butta per terra a pecorella) Gesù Gesù, dov'è, ma vedete un po' che incosciente ...

Iso : Guardatelo lì... dov'è tutto il vostro coraggio ? ...

Andy : Eh ... quello lo cerchiamo dopo ... prima bisogna trovare la pillola (si ficca sotto il tavolo)

Iso : Ma che pena ... l'uomo che aveva detto : ordinate e mi butto dal cratere del Vesuvio urlando : Isotta, Isotta, Isotta !

Andy : E va beh, Isotta (con la testa fuori dal tavolo) era una iperbole, qui non si trova la pillola (si rificca sotto il tavolo)

Iso : E non la troverete mai !

Andy : Isotta, apri quella mano ...

Iso : Quale ? (con le mani dietro)

Andy : Quella !

Iso : (porge la sinistra)

Andy : Apri quell'altra !

Iso : Questa ? (dà la destra)

Andy : Apri tutte e due !

Iso : Cerchi questa ?

Andy : Non l'hai gettata la pillola, infamona !

Iso : Carogna !

Andy : Si, sono una carogna, mi chiamano Andrea, il carognone. A te come ti chiamano, Isotta la sciacalla ? (cerca di prenderle la pillola) Dammi la pillola, dammi la pillola (lei gli morde la mano ma lui riesce a prenderla e ad inghiottirla) Qua sta e qua rimane !

Iso : E io ? ...

Andy : E chi se ne frega !

Iso : Ma come ... mi lasciate così ... ve ne andate ?

Andy : Ma no, ma no, per carità, verrò al vostro funerale ... con permesso (va alla porta)

Iso : E' chiuso a chiave !

Conte : (apre la porta ed entra) Ah, lo sapevo ... (ride) l'avete presa voi...

Andy : Si, io.

Conte : Vi siete salvato voi ...

Andy : Ma perché, scusate, chi si doveva salvare ?

Conte : Visto, mon cherì, con quale verme volevate tradirmi ?

Iso : Oh Stefano, Stefano, non vuoi salvarmi ?

Conte : No, non ti salverò perché non c'è niente da salvare. Tu stai benissimo, prima ho detto una piccola bugia. Guardate qua, (prende il bicchiere) la mistura non era avvelenata (beve e ride) a la sante !

Iso : Oh Dio Dio Dio !

Andy : Ma, come, signor Conte, la mistura non era avvelenata ?

Conte : No ... (ride) è stato un piacevole scherzo.

Andy : Ma come siete simpatico ... ci ha fatto uno scherzo, uno scherzone, uno scherzacelo. Prima il veleno, poi il contro veleno ... e questo magari non era neanche contro veleno.

Conte :  No ... (ride) era veleno (ride)

Andy :    Era veleno ?! ... Ma come era veleno ... spiegatevi... com'è il fatto ?

Conte :  La pillola ...

Andy:    Si...

Conte :  L'antidoto ...

Andy :    Si...

Conte :  Il contro veleno ...

Andy :    Si signore ...

Conte :  Quello era il veleno, avete capito ?

Andy :    La pillola che ho preso io ?

Conte :  Si, proprio quella ...

Andy :   Allora io sono momentaneamente contravvelenato ...

Conte :  Direi di si, e con il curaro che è uno poco come me ... non perdona ..,

Andy :   (tremando in ginocchio) Gesù, salvatemi, fatemi uscire, vado in farmacia ...

Conte :  Se ci arriverete ...

Andy :   Perché ?

Conte :  Quello il curaro prende alle gambe. Vi sentite già una certa pesantezza ?

Andy :   E come no, sono pesanti, guardate, non riesco a camminare ...

Conte : Regolare, regolare, e non vedete anche delle palline bianche davanti agli occhi ?

Andy : E come no, certo che le vedo ! Conte : Più tardi diventeranno verdi. Andy : Ma io le vedo già verdi.

Conte : Benissimo, e quando diventeranno rosse verrà la morte.

Andy : Io vedo le palline bianche, rosse e verdi, viva l'Italia. Signor Conte, salvatemi ! Farò tutto quello che volete. Volete che vada a piedi sul Vesuvio senza funicolare, e che mi butti dentro il cratere principale urlando il vostro nome ripetuto dall'eco all'infinito : Stefano Stefano Stefano !

Iso : Vile impostore ! Abbiate almeno un po' di contegno !

Andy : Faccio tutto signor Conte ma salvatemi !

Iso : Guai a voi se lo salvate, Stefano !

Conte : Non lo salverò ... e un veleno che non perdona

Andy : Il curaro maledetto !

Conte : No, è bicarbonato, ho detto un'altra bugia.

Andy : Ma conte, quanto siete bugiardo !

Conte : Meglio due piccole bugie che un colpo di pistola. Se vi avessi ucciso sareste rimasto sempre nel ricordo di Isotta come un eroe e invece ora vi ricorderà per quello che siete, un piccolo verme. E' la vostra morte civile, Andrea. O re vuar ! (ride ed esce)

Andy : Contessa Isotta ... insomma io ... Andrea andrebbe ... ma ... scusate, voi che lo conoscete bene, sarà stato sincero questa volta, sarà veramente bicarbonato ? (fa un rutto) E' bicarbonato, è bicarbonato !

Iso : Dio che volgarità ! Allontanatevi dalla mia vista.

Andy : Grazie San Gennaro, mi hai salvato la vita !

Fine

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