Ci che non si pu dire
Il racconto del Cermis
Di
Pino Loperfido
Per gentile concessione delle Edizioni Curcu &
Genovese - Trento
Scena 1
Che strano... Non pensavo fosse tanto difficile. Sapete, sono un po
allantica. Prima di parlare voglio sempre essere certo di quello che sto per
dire. per evitare le figuracce. Non per altro. Di solito conto fino a cinque
prima di proferire parola; fino a sette-otto nei casi pi seri.
Non so cosa vi abbia portati fin qui: la curiosit, forse. Non sapevate come passare
la serata. Oppure siete animati da qualcosa di pi profondo: una voglia
sconsiderata di sapere, di ascoltare, di capire... Ed io cercher di non
deludere le aspettative.
Paul Newman .... Paul Newman! Io lho incontrato Paul Newman, non ci crederebbe
nessuno, ma una volta lho incontrato! S, proprio lui, il mio idolo. Ho
conosciuto Paul Newman. Al piccolo cinema dellOratorio avevo visto tutti i
suoi film: Lass qualcuno mi ama, La Stangata, Butch Cassidy, Lo
spaccone.
Indovina un po chi abbiamo oggi a bordo?, mi fa un giorno lo chef.
E siccome conosceva la mia grande passione cinematografica, lo chef mi ha
lasciato cucinare il pranzo di Paul Newman, roba da non credere. Gli ho fatto
delle penne allarrabbiata che devono averlo colpito. Mi ha fatto chiamare. Io
mi ero preparato carta e penna per un autografo con dedica che avrei senzaltro
mostrato a tutti a Cavalese.
Tu bravo cuoco italiano, mi fa.
Sono trentino
Oh, trentino... trenette col pesto!
S, buona notte!
Bisogna dirle subito le cose. Tenersele dentro faticoso e fa male. E dovevo
dirglielo che le trenette al pesto sono genovesi e non trentine.
Paul Newman... Chi che non ha mai sognato di fare lattore? Da bambini si
fanno sempre pensieri strani. Anche da grandi, daccordo... basta poco a fare
sogni di gloria grandi cos. Se chiedi a un bambino, diciamo di quattro o
cinque anni...
Eh! Bocia! Cossa te voi far da grant?
Miii?! L pilota, no?!
Non lo trovi mica quello che vuol fare il contadino o loperaio. No, sono concetti
astrusi.
E io volevo fare lattore. Volevo essere come Paul Newman.
Cossa te piaser de quel l. Te sarai miga n recion?!
Perch al mio pap pure sto dubbio gli era venuto.
Passavo delle ore davanti allo specchio a cercare un indizio, uno straccio di
somiglianza. Facevo smorfie, pronunciavo improbabili frasi in vero inglese
della val di Fiemme. Il pap tornava dai boschi mi vedeva in quello stato e
scuoteva il capo, io gli puntavo indice e pollice tutto contento, gli urlavo
frasi da copione che non esistono: Arrenditi, maledetto! oppure Sei fregato,
amico! Lui alcune volte stava al gioco e si buttava per terra fingendosi
colpito a morte, altre volte
Ehi! Paul Newman, nem a portar su la legna!
Scena 2
Casse da venti e anche da trenta chili, possono essere un bel peso per un
ragazzino! Ma pap non voleva sentir ragioni. Fermo come una statua, il mio
pap. Aveva nevicato da poco. Era il nove di marzo 1976. Beh, insomma, quel
pomeriggio sono l che fatico sulla legna e a un certo punto, sento un tuono.
Poggio la cassa. Mi raddrizzo. Mi volto verso pap e gli dico Pap sar meglio
muoversi. Lui non dice nulla. A pensarci adesso, non si muoveva neppure.
Poi, sento leco. Era un tuono con leco. Mi sposto di qualche metro e guardo
verso il Pr dei Laresi: non si vede niente di strano. Eppure il rumore... non
vorrei sbagliarmi, ma sembrava... aspetta un momento... sembrava proprio quello
di una frusta. S, ecco.
Oh, matel, desbranete con quele casete.
Ho un presentimento. Unangoscia profonda che mi prende dentro.
Francesco, Francesco!
La mamma. Mi sta chiamando.
Siamo abbastanza distanti da casa, eppure riesco a sentirla. Corro fino al
limitare del bosco, giro dietro allultimo tronco e riesco a vedere la casa.
Francesco!, mi richiama, Francesco! Questa volta sento molto meglio. E la
vedo pure, che si sbraccia come a dirmi Vei, corri!.
Inizio a correre. A testa bassa. Respiro con la bocca spalancata Cosa c,
cosa c?! E poi, siccome lei continua a gridare, comincio a farlo anchio:
Mammaaa, mammaaaa! Francesco, corri Francesco! Mammaaa!
Qualcosa deve essere successo. Per forza. Non si metterebbe a urlare cos, la
mia mamma. Forse capitato qualcosa al nonno.
Ci sono, sono quasi arrivato. Ecco la mamma. Adesso le vedo la faccia. Lacrimoni
grossi cos. E chi laveva mai vista piangere, prima?! Le piombo con violenza
tra le braccia. Che c?! Che succede? Il nonno?
Lei apre la bocca, ma proprio non ce la fa a parlare.
Alzo gli occhi e vedo il nonno affacciato al poggiolo. Con una mano tiene la
pipa, con laltra indica un pezzetto di cielo vuoto.
Lei vegnuda z!.
Ecco cosera quel rombo, la funivia... La funivia era precipitata.
La gente comincia a correre per le strade, urlano i nomi della Madonna e di
tutti i santi del Paradiso. intravedo il pap in fondo bosco.Incapace di
muoversi. Atterrito dalla paura. Piantato nella neve come un fantasma, come una
visione.
Le braccia della mamma mi stringono forte, mi soffocano quasi.
A volte ti insegna di pi una cosa cos che tanti discorsi.
9 marzo 1976.
Scena 3
Una cosa che non ho mai capito, invece, sono le coincidenze. Quelle cose che ti
capitano quando meno te laspetti e ti fanno dire: Oh, ma guarda te che
coincidenza!
Chess, vai a Parigi e, proprio sotto alla Torre Eiffel, chi ci incontri? Il
tuo vicino di casa. Una roba pazzesca!
Oppure se andando in auto, buco una gomma - diciamo - a Predazzo, in una
determinata via di Predazzo, allaltezza del civico quaranta. Se mi succede
questa cosa qui, in virt di tutte le leggi statistiche delluniverso, sono
sicuro che per tutto il resto della mia esistenza automobilistica mai pi
forer in quel punto. Casomai al civico quarantadue, ma non al quaranta.
una questione di calcolo delle probabilit, di casistica.
Eppure la stessa funivia cade due volte.
Le coincidenze...
Quando una tragedia ti sfiora in maniera tanto ravvicinata, non penseresti mai
di doverci ripassare.
Ho avuto un incidente. Sul lavoro. Niente di grave. Fisicamente, almeno. Poi
dipende dai punti di vista.
Mi hanno riconosciuto linvalidit temporanea al lavoro. Hanno detto che lo
shock da paura subito nellambiente di lavoro pu essere considerato un
infortunio e come tale d diritto al risarcimento da parte dellistituto di
previdenza. Bene. gi qualcosa. Quando ti capita un fatto cos in genere ti
riempiono di solidariet, belle parole, incoraggiamenti, pacche sulla spalla.
Ma di soldi non se ne parla quasi mai.
Arrivano i giornalisti: Ti sei fatto male? Cosa hai provato?.., ti domandano
le cose pi stupide. Tutti fanno a gara per tirarti su il morale, per aiutarti
a dimenticare.
Eh s, per alla fine, alla sera, rimani da solo. Il campanile batte le due.
Presto batter le tre. Poi, le quattro, le cinque. E cos tutte le notti. Puoi
conoscere mille indirizzi, avere duecento amici, ma, alla sera, nel tuo
letto... l che ti torna in mente tutto. Ti giri e ti rigiri, disperatamente
tenti di addormentarti, ci provi in tutte le maniere, ma non dormi nemmeno se
conti tutte le pecore del mondo. E allora tutte le schifezze del mondo ti
passano per la testa.
Perch devo dimenticare? Perch d fastidio? A chi? C qualcosa che non si
deve ricordare? Ci che non si pu dire...
Io lho vista la morte, era l, mi ha toccato sulla spalla... ci sono talmente
tanti modi per morire. Si dice se c la morte non c la vita, e invece, io
posso provarlo, non cos. Non cos semplice. Per morire non occorre andare
al camposanto. Basta poco.
Chi non mai stato innamorato? C lei, bella, la ami pi di te stesso, te la
vedi gi sposata, madre dei tuoi figli, e poi basta. Lei se ne va. Quando
quella ti lascia... come ti senti? Non forse morte quella?!
O un figlio... un figlio che improvvisamente non c pi. Fine della storia...
Per morire non occorre andare al camposanto. Basta poco. Un aereo, ad esempio.
Un aereo da guerra e una funivia.
Scena 4
Ho letto che le funivie le hanno inventate i giapponesi. Seicento anni fa un
imperatore del Sol Levante, fuggendo davanti al nemico, super un vallone
servendosi di una specie di teleferica. Allora queste macchine erano una
questione di sopravvivenza: come li affrontavi metri di dislivello per andare a
trovare il cibo, a cacciare gli animali. Poi, quando cibo e animali li potevi
comprare in bottega, si pens di utilizzarle per spostare materiali ed evitare
inutili sforzi alle persone.
E chi ci pensava allora di usare una teleferica per divertimento?! Solo noi. E
gli sci? A chi gli poteva venire in mente di usare gli sci nei week-end per far
colpo sulle ragazze? Solo a noi. Eh s, perch a un certo punto, non si sa
come, un paio di questi attrezzi ginnici deve essere arrivato qui da noi.
Varda ch che roba.
Gli sci. Roba nuova vedrete che rivoluzione. Quanti ne arriveranno per poterli
provare. Perfino gli alberghi dovremo costruire.
Cosa l?
Come? Ma sono gli sci... In Scandinavia sono usatissimi per scendere a valle...
Come se i dropa?
Beh, semplice. Ci metti i piedi su, leghi le cinghie...
I sar pericolosi?
Cosa?! Ma volete scherzare. un gioco da...
Insomma, non so se ce ne fosse davvero bisogno, ma fu presto creato un nuovo
divertimento: lo sci.
Bello, bellissimo!
E mentre vieni gi, se riesci a evitare cadute, congestioni o principi di
assideramento, per rendere meno monotona la cosa, fai cos. Destra e sinistra,
sinistra e destra.
Bello, bellissimo!
E quando arrivi in fondo ti metti di traverso e sollevi una nuvoletta bianca
davanti alle signorine che prendono il sole.
Bello, bellissimo!
E adesso?
Adesso si torna su.
E come si fa a tornare su?
Problemino tecnico.
Problemino tecnico lo chiama sto qui... Un paio di palle, problemino tecnico!
Chi se li fa mille metri di dislivello a piedi per poi poter ridiscendere?
Mi no te porto su!
...Ma certo, che stupido! Come ho fatto a non pensarci prima. Hai presente la
teleferica?
Zerto che la gho presente... e alora!?
Prendiamo due funi dacciaio e ci appendiamo un vagoncino, quattro pareti,
tetto, pavimento, finestre... la funivia. Sai che divertimento! E vedrai che ci
facciamo pure una barca di soldi!
Noi fiammazzi i turisti li amiamo: portano soldi... E poi sono tanto di
compagnia.
Ariva i foresti!, gridava il nonno quando con lo sguardo incrociava i
torpedoni tedeschi o austriaci. Per cossa i vegnir tuti ch...
Ma, nonno, il turismo, vengono a divertirsi, a sciare, a riposarsi.
Cosselo sto turismo?
Come? Cos il turismo, campeggi, agritour, pensioni, alberghi, residences,
piscine, campi di pattinaggio, palazzetti dello sport. un affare, un
lavoro, unattivit che rende molto di pi di tante altre!
S, certo.
Il mio povero pap non sarebbe daccordo.
Mi pare di vederlo quando nei giorni della festa incontrava la maestra.
Sbuffava come una locomotiva.
Cossa la capir quela studiada...
E quella che si pavoneggiava, mi metteva sugli altari.
Francesco, vieni alla lavagna, fai vedere a tuo pap come spieghi bene il
turismo della Val di Fiemme.
La Val di Fiemme situata nel Trentino nord-orientale, confina a nord-est con
la Val di Fassa e a sud-ovest con la Val di Cembra. racchiusa tra la catena
del Lagorai, le Pale di San Martino, il Latemar e il Corno Nero. Ottomila anni
fa era disabitata, deserta, silenziosa. Un vero e proprio Giardino dellEden.
Finch un gruppo di misteriosi esseri umani cominci a scendere dalle montagne,
dal Latemar, dal Lusia, per fare scorta di cibo e di pelli di camoscio. A un
certo punto ebbero unidea. Ma visto che qui isolato e protetto, ci sono
selvaggina e acqua e a noi ci tocca scendere un giorno s e uno no... che ne
direste di stabilirci qui una volta per tutte?
Cos, questi progenitori, presero le famiglie e fondarono i primi villaggi
fiammazzi.
Gente indipendente, noi fiammazzi. Agricoltori, boscaioli, pastori, artigiani,
minatori. Una magnifica comunit, come si dice ancora oggi. Uno dei pochi posti
dove la gente ha tutto il necessario per sopravvivere e si amministra da sola.
Sem usadi cos, diceva il mio pap.
Una grande famiglia, noi fiammazzi. Gente forte. Abituata a far da s, a far
fronte alle necessit, a fare tutto assieme: sopportare il dolore o gioire dei
lieti eventi, a far festa e a far le cose per i turisti.
Fu dopo la guerra che si cominciarono a vedere i primi turisti. Tedeschi,
soprattutto, ex-connazionali.
Noi manciare... Scaldeghe i canederli
Noi dormire Faghe su en albergo
Noi sciare... Faghe su, faghe su... sa farghe su ancora?!
La funivia...
Scena 5
La prima volta in funivia mi ci ha portato pap. Una mattina dinverno.
Un freddo cane fuori dalla coperte. Appena sveglio, butto fuori una gamba, poi
la ricopro allistante. No, no. Io da qui sotto non mi muovo.
Francesco! Nem.
Dove?
Sula gabina.
Vuoi vedere che al pap tornato il senso dellumorismo?!. Abbozzo un
sorriso.
Francesco! Nem.
Dove?
Sula gabina.
Ma non vorrai mica...
Lui fa di s con la testa. Serio. Prendo tempo.
Vei, te digo! Nem sula gabina.
Ma pap...
Vei, no sta a discuter con mi!
Ma io ho paura, sono morti in tanti lass, mi ricordo ancora il botto. No, no
io resto qui. Vai tu. Io ho paura, non ci metter mai piede su quellaffare.
Dillo alla mamma che forse ha voglia di venire con te.
Vei, Francesco. Doven farne pasar la paura...
Cos mi ha trascinato fino alla stazione di valle come un sacco di patate.
Facciamo i biglietti circondati da sci, bastoncini, berretti, occhiali da sole
e qualche essere umano. Noi non solo siamo senza sci, ma pure senza scarponi e
giacche a vento. Ci guardano come fossimo marziani. Che ci si va a fare sulle
piste di sci senza sci? Il manovratore ci ha fatto due occhi cos.
Varda che sta ch la va allalpe (ha detto sollevando gli occhiali sulla
fronte).
l so.
Allalpe se va a siar.
Fermo come una statua il mio pap.
l so.
Fu cos che cominci quel viaggio di iniziazione. Per il mio sospetto che il
pap compisse quel gesto pi per se stesso che per me. I grandi sono sempre
troppo orgogliosi per ammettere la paura.
Comunque. Entriamo in questa cabina assieme a tutti gli altri. Si chiudono le
porte (imita il sibilo seguito da un botto) mi sento mancare il fiato.
Clang!
Chiuso. Ci siamo. Da qui non scappa pi nessuno.
(imita il rumore della cabina che sale)
Varda l Molina
Varda l Panchi
Madonna che alteza, e se...
Coooossa! Naltra volta?! Va l, bigol!
E perch no?!
Perch per en fatto de coincidenze no la pol tornar a vegnir z. Naltra
volta, voi dir.
S, per... a pensarghe ben...
A met percorso la cabina si arresta. Routine tecnica, certo. Che diamine!
Nessun pericolo.
Clang! Cabina ferma. Sospesa nellaere della Val di Fiemme.
Io sono paralizzato. Cho il pensiero fisso a quel pomeriggio. Quarantadue
morti, un solo superstite, una studentessa di Milano, salvata dai corpi dei
suoi compagni di classe. Il rumore del tuono.
Rifugio Paiooon!
Siamo in cima. Sono ancora tutto intero. La cosa non pu non meravigliarmi. Io
e il pap scendiamo senza una piega, per lo meno esteriore. Tutti gli sci e i
bastoncini ci osservano immobili. Attendono. Vogliono vedere cosa diavolo ci
facciamo adesso lass senza mezzi. Semplice! Prendiamo la corsa in discesa.
Subito. Nemmeno un bianchetto al bar si fa il pap. Gi di corsa.
E la discesa, chiss per quale strano motivo, fa meno paura della salita. La
cabina vuota, io, il pap e il manovratore che ci osserva imbarazzato.
Beh, senza quel viaggio iniziatico non avrei mai accettato il posto di
manovratore stagionale su quella stessa funivia.
Scena 6
Ti te sghizi ch e se ghe qualcosa te ciami.
Con questa semplice ma precisa raccomandazione comincia il mio primo giorno di
lavoro. Perch alla fine, aveva voglia la maestra a menarla con gli studi e
madonna comero bravo: un altro stipendio in famiglia faceva troppo comodo.
Primo viaggio: bello, bellissimo. Secondo viaggio: bello, bellissimo. Terzo
viaggio: gi stufo. No. Non quello che si dice un lavoro interessante. Cosa
vuoi? Gi e su, su e gi. Per si guadagna bene.
No. bella la montagna, certo. Dei posti cos, e dove li trovi? LItalia come
dovrebbe essere, sicuro. Un paradiso, non c dubbio.
Ma un paio di mesi dopo, al bar del paese, ho conosciuto un ufficiale di marina
che era l in vacanza con la famiglia. Aveva alzato il gomito e parlava,
parlava. Aveva girato il mondo. Era stato in posti talmente strani che era
problematico perfino immaginarli. Pesci giganteschi, terre che non trovi su
nessuna carta, uomini con le squame, donne leopardo, citt senza tramonto:
lufficiale aveva visto di tutto.
Io lo ascoltavo. E pi lo ascoltavo pi non potevo fare a meno di paragonare il
suo girovagare al mio star fermo, al mio immobile su e gi e gi e su, l al
Cermis. Bevvi anchio. Poi gli parlai.
Guagli - mi disse - e perch non ti vieni a fare un giro gi dalle mie parti.
Per noi marinai sempre un problema trovare gente disposta a navigare mesi e
mesi.
Ma... Non lo so. Non lo so.
E tutti ad ascoltare, partecipi. Tutti che volevano andare a Napoli.
Ma ero mi, quelo!
El gha reson
Scoltelo al Napoli
Se lestate non sai cosa fare...
Beh, veramente
Daghe reta al sior!
Tutto il bar tifava per me.
Io il mare non lavevo mai visto.
Ndov che te vai, Francesco?
Al mare, mama.
Ndo, a Jesolo? E te devi portarte drio tuta sta roba?!
Ma no, mamma. Non vado al mare in quel senso l. Mi imbarco. Lavorer in
cucina. Cuoco di bordo.
Ma no te stevi ben ch? Ntei boschi?
Il mare, mamma.
Ndov che te vai, n Teronia?
S, beh, l c limbarco, ma poi... si va via, in giro per il mondo.
Sulloceano.
Gi, proprio cos. Pu sembrare strano che uno come me, montanaro da
generazioni, preferisca il mare, eppure cos. E il perch chi lo sa? Me lo
dicono in paese che sono strano. Il marinaio mi chiamano.
Una vita completamente diversa; quando sono l, in cucina, penso che stiamo
attraversando lOceano Indiano e mi sembra di essere unaltra persona, quasi
che la Valle fosse abitata da un altro me, diverso, montanaro, forse pi
ingenuo.
A ottobre si torna a casa. Bello abbronzato. Faccio il primo viaggio della
stagione. E stai a vedere che forse sto lavoro non poi cos noioso come me
lo ricordo. Chiusura delle porte. Clang! Non mi abituo mai al rumore. Okay alla
partenza. Sganciamento freno di stazionamento. Via... Primo viaggio: bello,
bellissimo. Secondo viaggio: bello, bellissimo. Terzo viaggio: gi stufo.
Scena 7
Francesco, leva su che l le sette
Solo una mamma sa svegliarti a quel modo, senza farti rizzare i capelli in
testa. Quel tono di voce riesce a non farti pesare la fine dei sogni. Il fatto
di dover abbandonare il caldo piumone invernale per tuffarsi nella neve a
portare turisti su allalpe.
Gh en sol che par ist
Ah. ...Sa ghelo, mama?
Nient, nient. Stago ben.
L per 1 pap? L so che l dura, mama...
No l per quel...
Ma come? dal d che l mort el pap che no te fai altro che pianser. E
alora? Sa ghe?
Nient, nient
Varda che mi vago, mama
Ndov che te vai?
Come dove? Al lavoro... alla funivia...
Gh en sol che par ist, Francesco
Aveva ragione. Quello era l. Accecante e duro, ostinato, ma soprattutto pieno
di strani presagi.
E andando verso il lavoro, camminando a testa china verso limpianto... chiss
perch, di solito non lo faccio mai. Voglio dire, di solito esco di casa e vado
dritto, guardando davanti a me, faccio un cenno di saluto ai vicini, ma non mi
volto. Quel giorno, invece, lho fatto. La mamma era ancora l, sulla porta,
con il fazzoletto in mano. Lo agitava come fa quando parto per imbarcarmi, a
primavera.
Io mi fermo. La guardo. Agito la mano per salutarla unaltra volta. E pi la
guardo, la mamma, pi non riesco a capire se sta guardando me o quel sole
strano che sfiorava il Paion.
Scena 8
Sono entrato in cabina per la milionesima volta. Tre di febbraio.
Millenovecentonovantotto.
Chiusura delle porte. Clang! Non mi abituo mai al rumore. Okay alla partenza.
Sganciamento freno di stazionamento. Via.
Ho alzato gli occhi verso la montagna. Bella lAlpe del Cermis. Bello. Aria
pura. Altezza. Guardali come si agitano e sculettano. Visti da qui gli sciatori
sembrano tante formiche. Non sono mai riuscito a spiegarmi che cosa diavolo ci
trovino di tanto divertente. Ma abbiamo creato il bisogno del divertimento e
adesso... Cosa vogliamo fare? Mandare tutto a remengo perch uno si messo a
ragionare un po troppo?
Un sole da non credere. Un sole mai visto, un sole triste. Dieci anni, dieci
anni che faccio questo mestiere e mai visto niente di simile. Un sole cos. Mai
visto.
Certe volte mi sento come lautista dello scuolabus. Come questi pur non
essendo pi giovanissimi sono ancora come i bambini. Si divertono a darsi
pizzicotti, tirarsi dietro i soprannomi, leggere le targhette della cabina:
Portata oraria 428 persone. 306 metri di dislivello nel primo troncone.
Lunghezza 2565 metri. Velocit 10 metri al secondo. E severamente vietato
compiere movimenti che possano in qualsiasi modo arrecare problemi alla
stabilit della cabina.
Loro sono fatti cos. Si danno pacche, spintoni...
Ma c un fatto...
Accade allincirca a met percorso: improvvisamente, come dincanto, avviene
qualcosa. I discorsi si spengono di colpo: una raffica di vento, uno sguardo
verso la valle, uno scossone pi forte degli altri e nella cabina scende un
silenzio totale.
Stanno tutti zitti.
Come se le parole potessero in qualche maniera turbare lequilibrio della
funivia, il miracolo meccanico.
Ma bastano pochi metri di cavo in su, ed tutto finito. Si ricomincia a
ridere, a pensare alla discesa, alla sciolina, alla neve che stamattina
fantastica!
Nel 76, un attimo prima del fattaccio, accadde una roba del genere. Uno
scossone, un rombo. Un tedesco disse qualcosa di spiritoso, tutti i germanofoni
risero e fu lultima cosa che fecero nella loro vita.
Ma siccome per il discorso delle coincidenze che facevo prima un evento non pu
verificarsi due volte nello stesso punto e con le stesse modalit, la nostra
cabina giunge a destinazione.
Loro scendono, corrono verso il divertimento con il giornaliero appeso al
collo e chi s visto s visto.
La corsa di ritorno a Cavalese me la faccio sempre da solo. Capita che mi
faccia compagnia uno che si sentito male o che ha dimenticato gli scarponi in
albergo. Ma tranne la sera, quando gli atleti ne hanno avute abbastanza, da
solo che vado verso la stazione di valle. Schiaccio il naso sul vetro e con lo
sguardo cerco di bere tutta la val di Fiemme.
Scena 9
No, non lo sapevo, non avevo la minima idea di cosa fosse il pericolo. Faccio
il mio mestiere cos come ognuno fa il suo: senza pensare a quanto pu essere
pericoloso. Un ragioniere potrebbe cadere dalla scala mentre cerca una pratica
in archivio. Eppure non ci si pensa. Ed giusto che sia cos. Altrimenti chi
guiderebbe un treno, un aereo, una nave... o una funivia, una maledetta cabina.
Sarebbe come uno che siccome sa di dover morire si rifiuta di vivere... E non
sempre facile dargli tutti i torti.
E poi c la questione delle coincidenze. Volete che non sapessi cosa accadde
al Falzarego qualche anno prima?
Passo Falzarego, a Cortina, provincia di Belluno. 27 luglio 1987. Un Aermacchi
Mb-326 dellAeronautica militare italiana, in volo di addestramento, spezza la
fune traente da ventidue millimetri della funivia. Fortunatamente, allora, la cabina
aveva percorso solo quattrocento metri e and a schiantarsi contro il cuscino
ammortizzatore della stazione di valle. I venticinque che erano a bordo se la
ricordano ancora, se la cavarono con ferite e molto spavento.
Za suzed. Za vist
Uno che fa il mio mestiere, sente certe storie e, in un certo modo, si
tranquillizza. Per forza. Non buchi a Predazzo se lhai gi fatto una
volta.
Un aereo ha tranciato i cavi della funivia: gi di per s una cosa rarissima.
Come cadere due volte con lo stesso volo di linea. Magari alla stessa ora.
Ma no, non pu capitare!
Come? Che fine hanno fatto i piloti? Quelli di Falzarego? Si sono lanciati col
paracadute, ovvio. Cosa dovevano fare, precipitare con la cabina? Dieci anni
dopo sono stati assolti in Tribunale.
Ghera na turbolenza... Te capissi no? Avem dov sbassarne ncin.
Cosa vuoi? Si pu capire... o no?!
Pensa che nel 44 un P-38 americano pass sotto i ponti di Roma. Ladrenalina
in circolo a volte fa brutti scherzi.
Scena 10
Potevano essere le tre, tre e un quarto. Ero in cabina, stavo salendo. A
prendere i bambini e riportarli a casa. Guardavo quel sole e pi lo guardavo
pi mi dicevo che non era possibile un sole cos.
Era il 3 febbraio 1998.
Quante cose si possono pensare quando si da soli in cabina. Se ne immaginano
discorsi da fare alla sera con gli amici al bar dopo una giornata passata tra
la valle e la cima, e tra la cima e la valle. Si immagina, si sogna, si annusa
il vento.
E lo avrei raccontato agli amici nel caldo del bar che avevo visto un sole
strano quel pomeriggio, un sole mai visto. Loro avrebbero riso, certo. Va l
marinaio! E forse mi sarebbe passato di mente. Non ci avrei pensato pi.
A met percorso, come sempre, ho incrociato quelli che scendevano a Cavalese.
Facce stanche, scottate dal sole, ma felici. Una bella giornata passata sulla
neve. Ho alzato un braccio. Mi hanno sorriso. Beati voi che siete in
compagnia, diavolo cane, mi sono detto. Al Luigino gli ho fatto un segno col
dito, che voleva dire ci vediamo dopo, al bar.
Luigino lo conosco da una vita. pi grande di me, ma come se fossimo
coetanei. Lui mi ha insegnato ad avere pazienza. Mi spiegava che la vita come
il pane: per farlo buono devi lasciar lievitare la pasta; lo so che mentre
quella cresce bruci dalla voglia di schiaffarla in forno... Per fare bene le
cose ci vuole tempo.
...ci vediamo dopo, al bar, gli ho fatto segno. E lui ha sollevato il pollice
per dire che andava bene.
Forse sarebbe meglio non pensarci pi...
E io invece ci penso, ci devo pensare. Che testardo, eh?! Non riesco proprio a
stare zitto. successo quello che successo... Va bene, oramai andata
cos... Cosa vuoi farci? Il tempo aggiuster...
No. Il tempo non aggiusta un bel niente. Io voglio parlare, e dire ci che non
si pu dire.
Tra noi ci sono uomini che al di sopra di ogni possibile dubbio si proclamano
uomini: forti, furbi, giovani da fare invidia, sani da fare rabbia. Si credono
uomini. Poi nella loro vita interviene il caso, la stupidit. Cos, un soffio
del destino... E questi uomini, guardandosi allo specchio, quel giorno, si
scoprono per quello che sono veramente: delle bestie.
Scena 11
Avis. Aviazione.
Aviano un nome che ho sentito la prima volta quando dovevo partire militare.
Ci sono nomi di certi paesi che diventano squallidi solo perch ospitano
caserme. Ti mandano ad Aviano era una specie di sentenza, il peggio che
poteva capitarti se dovevi andare sotto naia. Il fatto che il Friuli, quella
parte del Friuli, il brodo di coltura delle forze armate: Cordenons,
Spilimbergo, Codroipo e compagnia bella. Giri per le piazze, le sale giochi, i
bar, le osterie e non vedi altro che teste rasate.
Di fronte al Bepis Bar sostano Cadillac lunghe come un vagone ferroviario.
Ovunque campeggiano cartelli con la scritta We speak English e nei ristoranti
si pu pure pagare in dollari.
dal 1955 che laviazione americana ha in concessione laeroporto di Aviano.
Novemila stranieri che tentano di trapiantare una cultura, un modo di vivere.
La maggior parte della popolazione favorevole alla presenza americana. I
porta tanti schei, dicono quelli di l. Tanto anche a volersi ribellare,
contro chi ti metti?
Aviano, aviazione. Che a pensarci bene con un nome cos non si poteva farci
altro che un aeroporto.
Scena 12
Tre febbraio 1998.
Alle 14,36 un aereo del corpo dei marines degli Stati Uniti dAmerica di
supporto alloperazione Deliberate Guard. Un EA-6B, Prowler - il predatore
- decolla dalla base di Aviano per una missione addestrativa di navigazione a
bassa quota.
A bordo, lequipaggio: il pilota, il navigatore - come nei rallies - e altri
due con mansioni secondarie. Quattro ragazzoni yankee cresciuti a vitamine e
corn-flakes.
Pare che tra i piloti americani che operano nelle nostre basi militari ci sia
questo modo di dire: Sotto i cieli delle Alpi ci sono le palme. Chiaro, no?
Sotto le loro carlinghe non c nulla; non abeti, non strade, non paesi, non
cavi delle funivie...
Il Prowler un aereo piccolo, 16 metri per 18, attrezzato per la guerra
elettronica. Acceca i radar nemici con impulsi che fanno scomparire qualsiasi
segnale.
Io non ho proprio nulla contro lAmerica. Ce lho con limbecillit.
E limbecillit, oltre a non avere sesso, non ha patria.
Quando mor la nonna, i miei decisero di prendere il nonno a stare da noi. Gli
davamo ospitalit e lui ci contraccambiava con la sua compagnia. Certe storie
raccontava! Ma il nonno non si sarebbe mai sognato di fare cazzate in casa del
proprio figlio senza prima averne chiesto il permesso.
Invece io degli accordi bilaterali Italia-Usa, 1954-1956, oltre alle date e ai
nomi delle controparti non so un emerito accidente. Che Segreto di Stato
sarebbe senn!?
Sotto i cieli delle Alpi ci sono le palme. Eh no! Sotto questi cieli c
qualche millennio di storia con la esse maiuscola!
Cosa hanno in comune un aereo che decolla da Aviano alle 14,36 e una corsa del
primo tratto della funivia del Cermis che parte attorno alle 15?
Niente.
Se solo il Prowler avesse rispettato il piano di volo, nulla. Il piano di volo
o la quota di sorvolo. Duemila piedi, seicento metri.
Una direttiva dello stato maggiore dellAeronautica, del 21 aprile 1997, vieta
i sorvoli al di sotto di quellaltezza. Eppure decine di voli furono
autorizzati a scendere fino a 500 piedi, cio 150 metri. Autorizzati da chi? Da
mio padre, da mio nonno? Perch?
Me piaseria saverlo anca mi.
Liter previsto il seguente: gli americani presentano il piano di volo al
comandante italiano dellaeroporto il quale, dopo averlo esaminato, lo inoltra
al Roc, il Regional operational command, per ottenerne il definitivo
ok. Pare che gli americani siano sempre stati contro la burocrazia. Masa robe,
temp trat via. Il comandante italiano? Non serve. Piano di volo direttamente
al Roc. E dal 1998 il Roc viene assorbito dal Coacom, sede Martina Franca, in
Puglia. La musica non cambia.
Ma come? No. Se c una successione da rispettare, la rispetti, per favore. Se
svolgi una funzione matematica non lo puoi saltare un passaggio, lo diceva la
mia maestra, non ci capisci pi nulla, dopo.
Niente. Ma davvero il comandante italiano non pu fare nulla? Non pu dire: Ma
veramente... a me sembrerebbe che...? Cos, solo un passacarte? Stiamo
dicendo che conta come il due di coppe a briscola quando la briscola non
nemmeno di coppe?
E se qualcuno si azzarda a protestare per un volo troppo basso ritornano loro:
gli accordi bilaterali Italia-Usa, anni Cinquanta, Segreto di Stato. Che poi
questo Segreto di Stato come la balena di Giona, come un sacchetto di
patatine al formaggio con dentro non una sorpresa, ma due, tre, quattro...
Ustica, Ramstein, Casalecchio e adesso il Cermis.
Scena 13
Il Luigino mha fatto segno. Ci vediamo dopo.
(cambio luce)
(Al pubblico) Adesso, per, dimenticate di essere qui ad ascoltarmi. Immaginate
di fare parte della storia. Noi siamo la storia. Ognuno di noi - diciamo - un
albero. Gi. Uno degli alberi di quella zona vicino al Pr dei Laresi dove
successo tutto questo macello. E gli alberi sono spettatori silenziosi,
discreti, ma attenti. Madonna se sono attenti! Le cose che vedono se le
ricordano, se le tengono scritte addosso per non dimenticarsele.
(cambio luce)
Non ho guardato lorologio, non lo faccio quasi mai; lora ce lho nella testa,
io. Saranno state le tre, tre e un quarto, tre e venti al massimo. In funivia,
il giorno non passa mai, per questo che una cosa del genere non puoi
dimenticarla. Se pure facessi il mestiere pi divertente del mondo, non
potresti dimenticarla. Non la dimenticheresti in ogni caso. E come si fa a
togliersela dalla testa? Un rumore cos, prima piccolo, dolce, quasi.
cominciato tutto con questo strano rumore.
Tante volte ho visto, pure da casa mia, gli aerei militari.
Ghe laeroporto a Cavalese?
No. Nessun aeroporto. Eppure in certi giorni ci sono pi voli che a Linate. Li
ho visti spesso, sbucare silenziosi, talmente vicini alle pareti e al
fondovalle, cos bassi da permettermi di distinguere la sagoma dei distintivi
sui caschi dei piloti. Poi, allimprovviso un rumore assordante. Il muro del
suono che va in frantumi...
Una volta ho visto il Latemar, la montagna di roccia che separa la Val di
Fiemme dal passo di Carezza, ho visto questo gigante scaricare pietre sui
sentieri al passaggio di un jet che mi aveva sorpreso alle spalle.
Za suzes. Al Falzarego, ventani fa. No ghe pericol
Eh gi, perch se buchi a Predazzo...
Qualcuno comincia a non poterne pi e si mette a fare la voce grossa. Scrive a
Verona, al Terzo Stormo dellAeronautica Militare Italiana. E siccome le
lettere rimangono senza risposta, si passa al telefono.
Pronto, s, chiamo dalla Val di Fiemme. Guardate che qui volano bassissimi, a
velocit assurde!
S, va bene, ma che sigla avevano?
La sigla? La sigla, ho capito bene?!
Eh, ogni velivolo riporta sulla fusoliera una sigla di riconoscimento
Dio mio, vi sto dicendo che se uno di questi bolidi sbaglia di un metro la
rotta qua succede il finimondo
Senza la sigla non possiamo muovere un dito
Ma porca miseria, non sto parlando di una Panda che non si fermata al
rosso... Cosa prendo la targa di un aereo che va a mille allora?
Si racconta di evoluzioni da circo, aerei visti passare sotto ai cavi.
Addirittura qualcuno parla di un vero e proprio Club della funivia tra i
piloti che girano da queste parti.
Insomma, si malsopporta fino a che la Giunta provinciale non arriva a chiedere
ufficialmente al Ministro il divieto di sorvolo sulle zone abitate, il 22
agosto 1996.
Signor Ministro, intervenga, faccia qualcosa. Qui la gente ha paura.
Adesso siamo veramente vicini alla soluzione di tutto questo casino, si sono
mossi i politici!
L11 dicembre arriva la risposta. Definitiva e inappellabile. Lattivit di
volo alle basse quote rappresenta una forma di addestramento di fondamentale
importanza e lelevata densit demografica del nostro Paese rende praticamente
impossibile effettuarla senza sorvolare i centri abitati. Distinti saluti.
Punto. E a capo.
Eh, gi. La colpa vostra, Fiammazzi testardi, che avete voluto abitare la
Valle di Fiemme. Avete voluto abitare qui, adesso non vi lamentate.
Se cade un F16, pure nel deserto, fa un casino che non ti dico. Figuriamoci se
dovesse piombare diritto sopra duemila anni di storia.
Per fortuna la direttiva dellaprile 1997 pone il limite dei 600 metri per i
voli di addestramento.
Inoltre un telegramma dellAeronautica militare italiana ai comandi
dellAlleanza Atlantica a Bruxelles proibisce il volo di addestramento agli
aerei in transito, come il Prowler della Marina Usa, attrezzato per la guerra
elettronica.
Sotto i cieli delle Alpi ci sono le palme...
Scena 14
Erano le quindici, dodici minuti e trentadue secondi. Posso affermarlo con
certezza perch il sismografo ha registrato un violento movimento tellurico
otto secondi dopo.
Il Prowler si infilato dove si infilato, la fune che sosteneva il carrello
carico si trovava almeno venti metri al di sotto di quanto segnalato sulle
carte che di solito riportano solo la quota superiore dellostacolo.
Quellaereo inciampato in un filo. Poverino. Ha pure rischiato di farsi la
bua e radere al suolo le frazioni di Cavalese, ma per fortuna ha ripreso quota,
lasciando un nuvoletta bianca come biglietto da visita.
Secondo il piano di volo laereo avrebbe dovuto volare fino a Cortina, a 3500
piedi.
E fino a Riva del Garda la missione viene condotta come previsto dal piano di
volo. Ma poi, in direzione Marmolada, il Prowler devia di circa 9 km sulla
rotta pianificata. Passa su Mattarello. Sorvola lautostrada del Brennero...
infine, la Valle di Fiemme...
Cori, vei, laereo lha butt zo la funivia!
Ma no, no pol eser
Vei te dico, movete diaolo porco!
Madona!
Nen, cori! Ciama i vigili
Madona, lei vera... Oh, Dio!
Qualcuno l dentro deve aver alzato gli occhi per un attimo verso lalto, forse
ha fatto appena in tempo a intravedere la sagoma dellaereo. Poi, una botta
tremenda, tutti che sbattono a destra e a sinistra. E lultimo pezzo di corsa:
la caduta. Gi.
Sbatto con la faccia sulla mia di cabina, che la mia rimasta su. Ma come...
Da dove venuto quel maledetto aereo?! Ha tranciato un cavo e laltro no?! Non
lhanno vista la funivia sulle carte? Le hanno guardate le carte? Ma poi,
Cristo santo, siamo a ottanta metri da terra, un aereo non pu volare cos
basso! Non possibile! Se anche la funivia non fosse segnata, quellaereo
americano neanche cento metri sopra le case di un paese che esisteva prima
della scoperta dellAmerica.
E Luigino... No. Non me lo dire che non verr stasera al bar. A trecento metri
dalla stazione. A trenta secondi dalla salvezza...
E quel cavo spezzato, ballerino, si prende gioco di me, danza sibilando, mi fa
segno di no, mi dice che non verr.
Porco di un diavolo! Maledizione! Allora voi state precipitando... Ma perch
non sento nulla? E quanto ci mettete a cadere, quanto?! Cos questo tempo che
non passa?!
Ma come? Ancora? Unaltra funivia. Ma gi successo ventanni fa, a Salanzada.
E poi al Falzarego, te lo ricordi?! Non puoi bucare due volte a Predazzo... me
lo avevi promesso.
Ges Cristo, dove siete finiti?! Dove? Dove siete andati, tutti? E cos che
attendo, adesso? Cos questo presagio? Questo cuore spaccato? Dio, dio, dio,
dio, dio.
Otto secondi dopo venne uno di quei momenti in cui si desiderano le cose pi
impensabili. Gi, in quel preciso istante avrei voluto solo una cosa: essere
sordo. Lo schianto. Trenta quintali, cento metri di caduta libera, una velocit
enorme. Il boato, Cristo! Perch?
Sti venti disgraziati erano l nella cabina, tranquilli, sorridenti. Hanno
sentito un rumore. Otto secondi channo messo a morire. Cosa diavolo fai in
otto secondi? Che Dio preghi? Non fai in tempo nemmeno a farti il segno della
croce. E io ero l, appiccicato alla morte. E il rumore, mio Dio, quel
rumore...
Alle quindici e qualche minuto. Non ho visto niente. Alberi, neve e poco altro.
Dove siete? Non vi vedo, non vi vedo pi. Cristo, perch? Luigino!
La cabina oscilla. Sopra di me il sole; sotto di me la neve sporca di sangue.
Mi tocco le gambe, la pancia, la faccia. Ci sono, sono tutto intero. Non ho
neppure un graffio. Dentro, per, dove gli occhi degli altri non possono
arrivare, gi nel profondo, negli abissi dellanima mi sono spaccato. Il cuore
mi andato in frantumi. Uno schiacciasassi sopra un calice di cristallo.
La cabina piano piano si stabilizza. Cerco con lo sguardo la bestia volante. Ed
stata una fortuna per lei che fosse gi troppo lontana: sottratta in extremis
al mio odio, allodio che mi gonfia la faccia. Il mio odio. E si parla di
perdono in certi casi, di porgere laltra guancia, ma in casi come questo,
quando il colpevole si porta scritta la colpa sulla fronte, di odio che si
deve parlare, di odio e basta. Io ti odio macchina volante.
Il silenzio. Puro, immenso, incomparabile. Un silenzio di morte.
C un vento leggero. E il sole, quel sole strano non c pi.
Tremo come una foglia, piango, i denti cominciano a stridere, a limarsi tra
loro, provo a calmarmi, ma non ce la faccio. Respiro a lungo, incrociando le
braccia e stringendole forte, ce la metto tutta per rimanere lucido. Sta
calmo, mi dico. E come faccio a stare calmo?
Aiuto! Aiuto! Sono qui!
Nessuno sa ancora niente, tranne me. Qualcuno avr sentito quello schianto!
Madonna! che rumore, Signore onnipotente.
Io... io sono vivo.
Dove sono? Che ci faccio quass?! Nei boschi il Salvanel, eccoli qui sotto gli
spettri, le streghe e i folletti. LOmbrione e anche lOmo de lErario che
minaccia i boscaioli... E il Pata co la so cagnoleria... le tredici streghe a
cavallo di scope, gatti e rocche da filare. Tutti qui sotto. A cercare la
vendetta.
Ogni di d na vaca, ogni di d na lima.
Varda de averla pronta
che ve lhai dito prima!
Ciao mamma! Rimboccami le coperte, per favore. Ho tanto sonno.
Ciao, Paul, com che dici in quel film? C il buio nei miei occhi...
Ogni di d na vaca, ogni di d na lima.
Varda de averla pronta
che ve lhai dito prima!
( rumore delle pale di un elicottero in avvicinamento)
Eeeeehhii!
S, sto bene, ma, Ges Cristo, e gli altri?... Laltra cabina?... S, s, son
calmo. Son calmo!
Brava gente, quei vigili; bravi ragazzi della Valle di Fiemme...
Ho visto una mano lontana dalla cabina, la testa... e un corpo senza...
Morti. Sono morti tutti.
Scena 15
E laereo?
Che ne stato del Prowler dopo limpatto?
Innanzitutto un lungo black-out. Silenzio radar. I primi notiziari parlavano di
un aereo precipitato. La prima dichiarazione del pilota parlava di un grosso
uccello. Gi, un uccello preistorico. Archeopterix contro Prowler. E poi,
laereo era danneggiato, bisognava fare subito ritorno a casina. Pilota,
navigatore e gli altri due sono giunti ad Aviano in pochi minuti. Atterrano.
Abbandonano il velivolo di corsa, talmente di corsa che uno dei quattro nel
saltare fuori dalla carlinga si frattura lavambraccio.
Ma forse quei quattro non centrano. stato lui il responsabile. Il mostro,
il predatore, non quei quattro membri dellequipaggio. La giustizia una cosa
seria. Ai membri dellequipaggio c gi chi ci pensa, e non mi riferisco certo
alla giustizia di quaggi. Ma a qualcosa che non dar loro tregua fino alla
fine.
Colpevoli o innocenti, duecento anni di galera o unallegra assoluzione, i
venti morti restano morti.
Non mi interessa quasi niente di quaggi, adesso; a parte il mare, forse, mia
madre, certo.
Forse il ricordo, il desiderio di tenere viva nella mia memoria questa vicenda allucinante.
inevitabile aveva detto il Ministro. La densit della popolazione troppo
alta ed inevitabile che i voli debbano passare di qui. colpa nostra se
siamo fiammazzi. Adesso, per, vengano a spiegarlo a tua moglie che quei
quattro ragazzoni dovevano inevitabilmente fare ci che hanno fatto. Vengano
a dirlo a tua figlia che suo pap non c pi a causa di un incidente, una
guerra in tempo di pace.
Adesso me ne andr. Via. Sul mare. Voglio navigare, vedere le citt, conoscere
quanta pi gente possibile, ascoltare attentamente le loro storie e dopo
raccontare a tutti loro la mia. Questa.
Bisogna dirle subito le cose. Perch qualcuno fra dieci, venti o cento anni
ancora si ricordi di quei venti nomi cancellati dallanagrafe. E poi per tenere
vivi due concetti che non si dovrebbero dimenticare mai: la vita non insegna
nulla agli uomini che non vogliono imparare.
E, secondo, le coincidenze sono una grossa cazzata, perch se buchi una gomma a
Predazzo, ti pu capitare di ribucarla a Predazzo, non una, ma dieci, cento
volte. Non sta scritto da nessuna parte che non debba essere cos.
Sono stanco. Adesso.
Ciao, Luigino. Non ti preoccupare che, alla fine, ci vediamo lo stesso al
bar. Arrivo qualche anno dopo di te, ma alla fine ci vengo anchio in quel
bar.
(Sullo sfondo vengono proiettati i nomi delle vittime del Cermis:
Marcello Vanzo, Edeltraud Zanon, Maria Steiner, Ewa Strzelczyk, Filip
Strzelczyk, Rosemarie Eyskens, Sebastian Van Den Heede, Hadewich Anthonissen,
Stefaan Vermander, Stefan Brekaert, Danielle Groenleer, Anton Voglsang, Sonja
Maria Weinhofer, Annelie Urban, Harald Urban, Michael Poetschke, Dieter Frank
Blumenfeld, Marina Renkewitz, Egon Uwe Renkewitz, Juergen Wunderlich).
fine
- Questo copione è stato visto:


