Colpevoli

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COLPEVOLI

COLPEVOLI

di

Alessandro Varani



Ma quando il cielo odia, chi ne conosce la causa?
TAO TE CHING



Personaggi

BARBARA: una donna di trentaquattro anni, sulla sedia a rotelle.
IRENE: sua sorella, di quattro anni più piccola.
FRANCO CAPRI*: un uomo di quarant’anni.
GIANNI GIUDICE*: un uomo di quarant’anni.


Nel buio si sente un lontano motivo musicale: il tema della Colpa. Diciamo che ogni personaggio sarà caratterizzato da un diverso strumento ad arco e da una sua peculiare variazione sul tema iniziale. Gli strumenti - a seconda delle situazioni - intervengono solisticamente, in coppia, in trio, o tutti insieme a formare un quartetto d’archi.
Barbara: violino
Irene: viola
Franco Capri: violoncello
Gianni Giudice: contrabbasso


La scena è il salotto “borghese” della casa dei genitori di Barbara e Irene. La stanza è definita solo nei suoi contorni, con degli assi di materiale rifrangente (così da evidenziare lo scheletro cubico del salotto) o da un semplice quadrato luminoso sul palcoscenico. È preferibile un’ambientazione stilizzata che non conceda troppo al realismo o che comunque dia un senso di deteriore svuotamento interno (es. Delle poltrone modello Stokke Ekstrem e, sul fondo, delle opulente cornici dorate senza tele che pendono dall’alto). I colori che meglio si addicono alla “materia visiva” della pièce sono quelli autunnali. Questo scenario tende ad “uscire” durante la rappresentazione, nel senso che nei bui di cambio scena è come se il salotto venisse risucchiato nel buco nero del passato. Il movimento procederà da sinistra verso la quinta destra, scoprendo progressivamente il palcoscenico che apparirà completamente denudato solo nelle ultime situazioni.


IN COLPA

Nella parte di scena “scoperta”, GIANNI GIUDICE - disteso in un letto - con la testa rivolta verso la platea e i piedi verso il fondale. Uno specchio ingranditore inclinato sopra di lui permette al pubblico di guardarlo in faccia mentre parla. Buttato per terra e finito sotto il letto, c’è un giornale sgualcito.

GIUDICE (sottovoce). Dici di no?!
Dici di no?! Pezzo di idiota!
Non sentivi che il tuo passo...
Sì, il tuo passo...
puzzava già di morte...
molto prima che ti portasse a salire su quel cornicione...?!
(sarcastico). Ha lasciato scritto di sentirsi “infelice e lurido come uno straccio”...
Di essere stato minacciato con settecentotrenta lettere minatorie...
E si è lanciato...
Quattro piani nel vuoto.
Il povero Francesco Capri - rappresentante disoccupato - ci presenta il suo ultimo prodotto: PAFF! La sua pappa cerebrale.
(Ride).
Sì... lascia due piccoli.
Sì, due piccole creature.
Una bimba, di cinque... da consolare.
Il suo fratellino di soli tre anni...
da consolare, anche lui, per benino.
(Pausa. Si gira a pancia sotto cercando il giornale).
Dove sei...?
(Raccoglie il giornale da sotto il letto e legge sottovoce). Eccoti qua...!
Gli era stata ritirata la patente
a seguito di un grave incidente
(Pausa) Vedi, che fa anche rima...?
di cui era stato ritenuto colpevole e quindi scagionato
aveva perso il suo lavoro di rappresentante in viaggio per la penisola...
...i familiari e la moglie assicurano che era caduto in una forma di depressione autopersecutoria
(Pausa. Ripete fra sè). Depressione autopersecutoria...
...alla base delle continue liti con la moglie, sfociate nella separazione
(Pausa. Cambiando tono. Duro).
Chi te l’ha detto che dovevi essere felice?!
Tu hai preso la mia colpa!
Io ho preso la tua vita!



Ride e si contorce nel letto. Buio. Al tema musicale di Giudice si sovrappone quello di Capri...

SU QUELLA STRADA! (1)




FRANCO CAPRI - in proscenio, di profilo al pubblico, seduto come davanti a una scrivania, con la sua valigetta da rappresentante al fianco. Si rivolge a Toni, un suo ex-collega di lavoro.


CAPRI Sì, d’accordo... Mo non mi dire che non lo sapevi, però?
(Pausa. Annuisce).
Ma che Saraccini è uno stronzo, si sa! No?
Per queste cose io ho sempre parlato con Marchetti.
Ti devi rivolgere a lui, dammi retta, te lo dice Franco Capri..!
Sì, ti capisco, ma-
Eh, comunque non è la stessa cosa...
Scusami, tu lo facevi e zitto...!
Eh...
Sì, vabbe’, l’importante è che l’hai risolto... in un modo o nell’altro.
Figùrati, Saraccini... Quello non guarda in faccia se stesso neanche quando sta davanti allo specchio...!
Certo, dovrebbe farlo... Per sputarsi in faccia ogni mattina...!
(Pausa. Ridono).
Secondo me, qualche volta sei anche troppo preciso... Leale. Sai, non tutti-
No, te lo dico perché anche io qualche volta ho pensato che mi prendevi per il culo, in questo tuo modo gentile... quando ancora non ti conoscevo bene.
E certo, se fossi stato uno diverso, adesso non starei qui a chiederti questo favore...
Si tratta di un piccolo prestito... Come quello che m’hai fatto l’ultima volta.
Non è vero, questo sarà il terzo favore che ti chiedo da quando lavoravamo qui insieme.
Perché, dài, dimmi quale altro favore t’avevo chiesto prima?!
(Pausa). Quello che c’entra...?
Non c’entra...!
No-no, non è per niente la stessa cosa..!
Un prestito è un’altra cosa... Scusa, lì si trattava di un anticipo sulle provvigioni...?
Be’, è un’altra cosa.
E poi, mi sembra che te li ho ridati e strapagati pure bene, no?
Sì, mi riferisco al prestito. Te lo ricordi benissimo: t’ho dato trenta punti d’interesse di più.
Come, che voglio dire?
Trentacinque per cento! Sette volte il Tasso di Sconto, cazzo...! Non te lo ricordi?
Certo che lo so quanto chiedono gli strozzini...! Per questo m’ero rivolto a te...! A un amico...!
(Pausa). Una ventina, al trenta...
(Pausa). Allora, senti, facciamo una cosa...
Possiamo mettere che te li do prima rispetto all’altra volta.
Sei mesi...? Va bene?
(Pausa. Ascolta e riflette).
Come..? Ma-no, dieci al quaranta...? Su, Toni... Facciamo almeno quindici al trenta...?
(Pausa) Va bene, ok, dieci al trenta... in sei mesi.
No, a quattro mesi non ce la faccio.
(Pausa). Be’, se ci vedessimo prima sarebbe meglio...
A che ora? Perché venerdì pomeriggio lo sai, poi le banche chiudono... Giovedì?
Domani?
No, Mercoledì prossimo è un po’ lontano...
Va bene, allora restiamo per venerdì... Magari cerco di venire un po’ prima, durante la pausa pranzo, se non ti dispiace...
Vabbe’, al limite aspetto.
Sì, certo.
Eh, lo so, oggi è martedì. Anzi, scusami se t’ho fatto perdere un po’ di tempo, ma-
(Prende la sua valigetta e si alza). Ti ringrazio, Toni. Sei un amico. Sai, anche questo è un motivo per cui mi dispiace che non sto più qui a lavorare...
(Pausa). Sì, bene o male un lavoro lo ritrovo... Anche se preferivo qui...
Non lo so, ci ho passato quindici anni, mica uno, tu lo sai...
Sì, ho avuto un paio di proposte.
Discrete, sì... Ma non è facile dopo quello che è successo, capisci? Come fai senza patente...?
Sì, e spero che me la ridiano al più presto. Anche perché il mio lavoro lo so fare bene e non è che so fare tante altre cose.


Buio.
LETTERE ROSSE




BARBARA, a un tavolo, ritaglia con una forbice un articolo di giornale.
Si sente lo sbattere della porta di casa che si chiude.
Mette via tutto sotto lo stesso giornale che finge di leggere.
IRENE entra alle spalle della sorella, butta la sua borsetta su una poltrona e si sprofonda nell’altra sbuffando.


BARBARA Che t’ha detto...?
IRENE (guardando in alto davanti a sé) ...Che è plausibile, signora, che la tiroide si sia ingrossata, dopo tutto quello che le è successo... Lo stato d’ansia che mi ha procurato, eccetera.
BARBARA Ti ha dato delle medicine?
IRENE Delle pasticche e delle goccette da prendere prima di andare a dormire... Ma - ha detto - sarebbe meglio che cambiasse aria cercando di ricostruirsi una vita in un altro posto.

Barbara si avvicina alla poltrona di Irene.

BARBARA (Pausa). A me piacerebbe andare in un’altra città...
IRENE E dove?
BARBARA Non lo so...
IRENE Parli come se fosse facile cambiare tutto... nel tuo stato. (Pausa). Eppoi chi me lo dà un lavoro in un’altra città? Nessuno...
BARBARA Si potrebbe vendere questa casa...
IRENE (perplessa). Come, questa casa...?
BARBARA Venderla, sì.
IRENE (Pausa). Stai scherzando?
BARBARA No, perché..?
IRENE (Pausa). Ma come...? Abbiamo deciso di stare qui in casa nostra, dei nostri genitori... Abbiamo fatto apportare le modifiche alla casa su misura per te e adesso ce ne andiamo...?! No, non vendiamo proprio un bel niente...!
BARBARA Lo so, io ci sto bene... Ci sono tanti ricordi di quando stavo bene... Ma non è detto che in un’altra città non starei altrettanto bene.
IRENE Non capisco... Mi stai forse dicendo che ti andrebbe di viaggiare? Vuoi andare da qualche parte? Se ti va, organizziamo un bel viaggetto...
BARBARA No, vendere proprio tutto e ricominciare in un altro-
IRENE (interrompendola dura). Sì, ma io ho venduto la mia casa per venire a vivere qui, con te, in casa dei nostri genitori...! L’unico posto dove saresti stata meglio!
BARBARA Lo so, càlmati...! Te l’ho detto solo perché pensavo... Così, per seguire il consiglio del medico, capito? (Irene sbuffa, si alza e va verso il tavolo). Hai capito?
IRENE (si calma). Sì, ho capito.

Pausa. Sfoglia distrattamente il giornale, poi lo richiude e si avvicina per leggere la data. Sorride. Barbara la osserva in silenzio.

IRENE (incuriosita). È un quotidiano dell’altra settimana...!
BARBARA Lo so.
IRENE ...Lo stavi leggendo?
BARBARA C’era la notizia di un’altra auto civetta assassina... Madre e figlio stavano fermi a un semaforo e vengono presi in pieno da questo imbecille che va come un pazzo senza una ragione, approfittando del fatto che ha una sirena per superare il traffico...! Lui sta all’ospedale con una frattura, madre e figlio morti sul colpo.

Irene solleva il giornale e nota il ritaglio... Barbara si precipita verso il tavolo, ma non riesce a strapparlo dalle mani della sorella.

IRENE Proprio non vuoi finirla con questa mania!
BARBARA Mòlla!
IRENE Così non fai che peggiorare le cose!
BARBARA Dàmmelo! mi serve...!

Lottano per un po’ in silenzio... Alla fine, Irene molla il pezzo di giornale tutto sgualcito nelle mani della sorella.

IRENE Sì, tieniti il tuo livore! ...Mi raccomando: non fare nulla per migliorare le tue condizioni! Continua così e vedrai come starai tra un po’!
BARBARA ...Faccio quello che voglio!

Pausa. Barbara si appoggia il foglio sulle gambe e comincia a stirarlo con le mani. Mentre Irene segue l’operazione in silenzio, Barbara improvvisamente smette perchè si sente male.

IRENE Cos’hai? ...Ti senti male?
BARBARA ...Mi manca l’aria.
IRENE (si siede e fa scendere all’indietro, verso di sé, la carrozzella). Adesso ti scarico un po’?
BARBARA No, non è la pressione.
IRENE Aspetta, ti prendo qualcosa da bere.
BARBARA (rovistando nella borsa appesa dietro la carrozzella). Ho le medicine qui in borsa.
IRENE (dirigendosi verso il tavolo dove c’è un ampio vassoio con delle bottiglie. Prende un bicchiere e ci versa del liquore). Lascia stare... Manda giù un goccio di cognac e vedrai che ti sentirai subito meglio.
BARBARA Lo sai che non riesco a bere i liquori...
IRENE (mettendole il bicchiere sotto il naso). Bevi, su...
BARBARA No, voglio un po’ d’acqua...
IRENE Bevi. (Barbara manda giù tutto d’un fiato il cognac come se fosse una medicina. Irene se ne versa un po’ in un altro bicchiere e beve di gusto) ...Va meglio?
BARBARA Pare di sì... però mi dà il voltastomaco.
IRENE ...Anche a me il solo odore mi faceva vomitare, all’inizio. Poi, vivendo da sola, ci ho fatto l’abitudine... Posso dire che spesso mi aiuta più delle sigarette o della televisione, quando torno a casa sfinita.
BARBARA ...E che fai, ti ubriachi?
IRENE No, non mi ubriaco. Sto un po’ brilla, più allegra... rilassata. (Pausa). Ma non ci posso credere che alla tua età non hai mai assaggiato un liquore...
BARBARA No, mai.
IRENE Non bevi, non hai mai fumato... Povera sorellina mia...!
BARBARA Ho fumato, un periodo, non ti ricordi?
IRENE No.
BARBARA Come non ti ricordi...?
IRENE Non mi ricordo.
BARBARA Ho fumato per un paio di anni, subito dopo il matrimonio.
IRENE Forse era quando stavo a Londra...?
BARBARA ...Eh-sì, tu stavi a Londra in quel periodo. Fumavo le sigarette di Alessio, di nascosto...
IRENE Perché, non potevi comprartele?
BARBARA ...Non volevo prendere il vizio.
IRENE Be’, forse sarebbe stato meglio se te lo fossi preso il vizio.
BARBARA Ma che dici?!
IRENE Dico, sempre meglio che continuare con quei giochetti da ragazzina.
BARBARA Quali giochetti?
IRENE Quelli che hai sempre fatto.
BARBARA Invece di rallegrarti che non ho preso il vizio...!
IRENE Ecco il giochetto...! Come al solito, solo per sentirti dire che sei brava, che sei virtuosa...
BARBARA Fumavo - sì e no - sette sigarette al giorno...
IRENE ...Hai sempre fatto sentire quelli che non riuscivano a essere come te degli imbecilli.
BARBARA (Pausa. Scurita). Irene, io sono voluta tornare in questa casa insieme a te, pensando che tu mi volessi aiutare...
IRENE E lo sto facendo... Ti dico così perché trovo irritante quel tuo atteggiamento da eterna bambina, quando non lo sei affatto...! Ma la colpa, se ti comporti così, non è soltanto la tua...
BARBARA E di chi sarebbe?
IRENE ...Di papà.
BARBARA Di papà?
IRENE Sì, perché ti ha plagiata. E anche di mamma... per esempio, quando lui ti viziava, lei-
BARBARA (interrompendola). Smettila, con questa storia!
IRENE Non vuoi che parli di loro, vero?
BARBARA No! E non voglio nemmeno che assumi quell’aria da superdonna! solo perché hai fatto qualche viaggio all’estero più di me...
IRENE Qualche viaggio?! ...Ti ricordo che a diciotto anni io sono scappata da questa casa con quattro soldi che avevo messo da parte!
BARBARA (insicura, quasi fra sé) ...Come tante altre ragazze.
IRENE Soprattutto senza chiedere niente a nessuno! E non per fare la turista, ma per viverci all’estero!
BARBARA Nessuno ti aveva cacciata via...
IRENE Ah-no?!
BARBARA Almeno non esplicitamente, per quello che ricordo.
IRENE Infatti, magari fossero stati espliciti quei due con me...! Tu non sai che significa per un bambino sentirsi sempre inopportuno, indesiderato, inutile!
BARBARA Adesso esageri... Loro ti volevano bene, ma tu ti comportavi da irresponsabile... Facevi sempre il contrario di quello che ti si diceva.
IRENE Beh, avevo le mie ragioni... Forse lo facevo anche per attirare la loro attenzione... In quanti casini mi sono messa solo per attirare un po’ di affetto...
BARBARA Gesù, non essere patetica...
IRENE No, non sono la sola ad avere scontato una colpa che non mi appartiene... Se vedo quello che ognuno è capace di fare per guadagnarsi un briciolo d’affetto... Tutta una massa di mendicanti isterici, ossessionati dalla ricerca di questa parola liberatoria...
BARBARA Quale parola?
IRENE (guardando verso le cornici vuote). Una parola che pochi fortunati ascoltano sottovoce dalla bocca accaldata di chi li ama...
BARBARA (sbuffa. Pausa). Sono stufa di sentire stronzate.
IRENE Perché, secondo te queste sarebbero stronzate...?!
BARBARA Sì-no... Non lo so! Lasciami in pace!

Barbara si allontana verso la porta.

IRENE (la chiama prima che esca, con tono dolce). Barbara...?
BARBARA (si ferma sulla porta. Continuerà ad ascoltare e a rispondere restando di spalle). Che c’è?!
IRENE ...Io lo so che non siamo mai andate d’accordo ...anche se ci vogliamo bene. Sarà quest’ambiente a rendermi nervosa... Non lo so, ma sicuramente per me questa casa ha un significato diverso dal tuo.
BARBARA Sì, lo sento... Tu ci stai, così... senza...
IRENE Senza?
BARBARA Così, senza rispetto.
IRENE Se lo pensi davvero, nessuno ci obbliga a-
BARBARA (interrompendola). No, non fraintendere... È che tutte queste cose, tutti questi oggetti di mamma e papà a cui tu cambi posto in continuazione...
IRENE (agitata). Secondo te è mancanza di rispetto cercare di ricavarsi uno spazio in un posto dove una ci deve vivere?!
BARBARA È che loro non ci sono più e io non trovo giusto cancellare le loro memorie... tutto qui.
IRENE Classico atteggiamento che ti hanno inculcato quei due.
BARBARA Dici quei due parlando di tuo padre e tua madre anche dopo morti! Lo vedi?!
IRENE ...Vedo le difficoltà che ho sempre avuto a comunicare con loro, certo non per colpa mia!
BARBARA Ma alla fine sei tu che te ne sei andata, di tua spontanea volontà.
IRENE Può essere, ma non avevo ancora diciotto anni e nessuno di loro ha mosso un dito per farmi tornare.
BARBARA Saresti diventata maggiorenne il mese dopo... Conoscendo il tuo carattere impunito, non saresti tornata.
IRENE Un carattere impunito, verso il quale nessuno di voi ha mai fatto il minimo sforzo.
BARBARA (Pausa). Ho mal di testa.
IRENE Hai mal di testa quando tocco certi argomenti.
BARBARA No, è che non voglio che si arrivi alla storia dello stupro... Tu non sai quanto ci sono stata male questi giorni, dopo che me l’hai raccontato.
IRENE Figurati io, che me lo sono tenuto dentro tutti questi anni...!
BARBARA ...Lo so, mi sono chiesta come ha fatto a restare lo stesso in un paese straniero, in quelle condizioni..!
IRENE (Pausa). Sarebbe stato come ammettere la sconfitta della mia fuga, se fossi ritornata.
BARBARA (Pausa). Mi spaventa sentirti parlare così... però ti ammiro. (Pausa). Di’ la verità, stai con me perché in fondo pensi che sia una incapace a reagire, una che non ce la farebbe mai a cavarsela da sola... In un attimo... mi sono ritrovata da sola, perduta... senza Alessio, senza papà, senza mamma.

Pausa. Irene abbraccia Barbara.

IRENE Perderci è proprio quello che non dobbiamo fare... Massacrarci per colpa di un assassino... che ora se ne sta bello, libero, magari tranquillo con la sua famiglia dopo aver distrutto la nostra...!
BARBARA Il tribunale ha deciso così, che ci possiamo fare...?
IRENE Quale tribunale?! Me ne frego di un tribunale di rammolliti che lascia ingrassare gli assassini! So come farmi giustizia da me in questi casi...!
BARBARA Che vuoi fare?
IRENE Semplicemente continuare a mandargli le lettere, come ho fatto e sto facendo.
BARBARA Non eravamo d’accordo di smettere?
IRENE Sì, ma io ci ho ripensato... Se tu non vuoi, posso continuare a scrivergliele anche da sola.
BARBARA E se alla fine ci scoprono?
IRENE (dirigendosi verso il tavolo). Sono anonime apposta. Vieni...
BARBARA (Pausa. Si gira con la sedia verso di lei). Irene, non mi piace questa cosa che stiamo facendo...
IRENE Non ho mica detto che lo voglio uccidere. Ho detto che lo voglio mettere sotto torchio.
BARBARA (Pausa). Comunque, se penso che nemmeno venne al funerale...!
IRENE (cominciando a incollare dei pezzetti di carta sopra un foglio). Apposta.
BARBARA (si avvicina al tavolo) ...Nemmeno le condoglianze.
IRENE Vedi: ti serve sempre un pretesto per giustificare quello che dentro di te è già deciso... Hai bisogno d’incoraggiamento.
BARBARA Che devo fare?
IRENE Ritagliami un po’ di lettere da questo giornale, poi...
BARBARA ...Poi?
IRENE ...Ci faremo una passeggiata per imbucarle da posti diversi.
Buio.


IL TUO PASSO PUZZAVA GIÀ DI MORTE




S’illumina solo l’ultima cornice a destra, dietro la quale compare Giudice, in canottiera bianca, pigiama di raso nero e con un rasoio in mano. L’attore si comporta come se si stesse radendo davanti a uno specchio e voltandosi ogni tanto verso il pubblico.



GIUDICE (come se si preparasse per una recita).
Che lavoro faccio...? Che lavoro potrei fare...?
Il rappresentante, come Franco.
(Lunga pausa).
Eppoi, perché ero... Ero...
Sì, perché ero ubriaco...e solo.
Sì, ero ubriaco e solo... Totalmente...
Disperato...
(Pausa).
Oppure, pieno di debiti...
Anzi, quel giorno avevo scoperto che mia moglie mi tradiva...
con il mio migliore amico!



Buio.




UTERO ARIDO




Lo scenario è spostato verso destra, ma le attrici reciteranno comunque utilizzando tutto lo spazio, cioè anche quella parte di salotto che è passata nella quinta.
Barbara - avvolta in una vestaglia di seta giapponese nera a fiori - si versa da bere del liquore.
Irene - indossa un tailleur-pantalone - entra in salotto e trova la sorella con il bicchiere in mano. Subito si dirige verso il vassoio dei liquori sul tavolo. Solleva un paio di bottiglie e le “sente” vuote...


IRENE Te lo sei bevuto tu?!
BARBARA (allegrotta). Che cosa?
IRENE (mostrando la bottiglia quasi vuota). Il Bacardi.
BARBARA Perché?
IRENE ...Adesso cominci a bere anche prima di pranzo!?
BARBARA (Pausa, dandosi una grattatina in testa). Mi rilassa...
IRENE (Pausa. Si siede, mentre Barbara sorseggia). Ho fatto un po’ di spesa... Ma c’era un sacco di fila e non mi veniva in mente niente da cucinare... Ah, ti ho preso l’hamburger di vitella-
BARBARA (interrompendola, alzando il bicchiere come per brindare). Alla nostra dolorosa convivenza!
IRENE Smettila.
BARBARA (Pausa). Senti, io non mangio.
IRENE No, tu mangi.
BARBARA ...Mi ami?
IRENE (Pausa). Adesso ricominci con queste frasi.
BARBARA (disperata). Rispondimi!
IRENE Sì, ma abbassa la voce...! (Si alza e le sfila il bicchiere dalle mani). Ti calmi e mangi qualcosa, va bene?!
BARBARA (Annuisce. Pausa). Lo sai che cosa è successo?
IRENE No.
BARBARA Io guidavo la macchina e loro non dovevano esserci...
IRENE Oh-senti: basta, eh!? ...Vado di là.
BARBARA No, senti... una cosa te la voglio dire...
IRENE Che cosa?
BARBARA Un segreto.
IRENE Che segreto...?
BARBARA Ho fatto un aborto.
IRENE (Pausa. Perplessa). Quando?
BARBARA Non te l’aspettavi, vero?
IRENE ...No.
BARBARA È stata una decisione che ho preso da sola, senza dire nulla ad Alessio.
IRENE Perché?
BARBARA Perché lui un figlio lo voleva... Non avrebbe mai accettato che abortissi.
IRENE Ma quando?
BARBARA ...Circa quattro mesi prima dell’incidente, perché?
IRENE (Pausa. Quasi fra sé). Pochi mesi prima...?
BARBARA ...Perché t’interessa sapere quando? Non ci credi...?
IRENE (preoccupata) ...Perché non dovrei crederci?
BARBARA Pensi che io sia ubriaca e inventi tutto.
IRENE No, ti credo.
BARBARA E allora perché fai quella faccia...?
IRENE Quale faccia... stavo pensando.
BARBARA Pensi che una - cattolica come me - non abortisca senza un motivo valido... o che non prenda la pillola... Allora ti sbagli, perché ho fatto tutte e due le cose.
IRENE Ma tu non desideravi avere un figlio?
BARBARA Ricordi, quella sera che te ne parlai...?
IRENE Certo... era il Natale di tre anni fa.
BARBARA (commossa). Fu lui a convincermi... a prendere la pillola. (Pausa). Quella volta io lo volevo un bambino... Lui mi disse di no: che si sentiva insicuro anche del nostro rapporto.
IRENE Ma facevate ancora l’amore insieme?
BARBARA Non spesso... Il suo lavoro lo portava dappertutto, meno che a letto.
IRENE (Pausa). Fa caldo qui dentro... Non senti caldo?
BARBARA ...Irene, ti sto confessando delle cose intime - che non ho mai detto a nessuno - e tu mi rispondi che fa caldo...!
IRENE Scusa, ma ho mal di testa da stamattina...
BARBARA Anche tu? ...Bevi un bicchierino, può darsi che ti rilassi.
IRENE (Sarcastica). Sì, è proprio quello che ci vuole...! (sbracandosi in poltrona). Ci mettiamo tutte e due qui - col bicchiere in mano! - così abbiamo finito...!
BARBARA Non capisco... che hai?
IRENE Con mezza bottiglia di Bacardi in corpo, vorresti pure capire...!
BARBARA Sei nervosa... Mi dispiace, perché avevo proprio bisogno di parlarti di questa cosa. La colpa fu sua, capisci? ...Non starei così se avessi un bambino.
IRENE (coprendosi gli occhi con una mano). Scusa, ma non sono in vena di sentire confessioni di questo tipo a l’ora di pranzo... Tanto meno delle inutili accuse rivolte a chi non esiste più.
BARBARA Questo lo dici tu. Alessio esiste, eccome...! Ti posso assicurare che è ancora vivo e vegeto dentro di me... Di notte, nei sogni... Nei miei ricordi, di giorno... Niente riesce a scacciarli...!
IRENE Quello che non sopporto, è che se Alessio non fosse morto, non avresti fatto nulla per cambiare la facciata dell’eterna donna felice, contenta e realizzata...!
BARBARA E che cosa dovevo fare, la miserabile?! Mettermi a piangere davanti a tutti questa mia insoddisfazione?!
IRENE Se non stavate bene insieme... potevi lasciarlo andare.
BARBARA ...Ma che dici?!
IRENE Sì, un periodo di separazione come fanno tante persone... Lo vedi? È una cosa che non ti passa nemmeno nell’anticamera del cervello a te. E questo lui lo sapeva, perciò nemmeno te l’ha proposto...
BARBARA (Pausa). Qualche volta ho avuto l’impressione che stesse sul punto di dirmi qualcosa di tremendo...
IRENE Sei vigliacca... Avevi paura a stare senza di lui.
BARBARA ...Perché ti accanisci così contro di me?
IRENE Perché sei proprio tu, con la tua educazione, la causa dei tuoi guai... Non capisci? Sei stata infelice senza considerare lui, la persona che amavi... Gli hai mai chiesto se lui era felice con te?
BARBARA E tu che ne sai che non gliel’ho chiesto?!
IRENE ...Lo penso. E poi ti conosco: sempre proiettata su te stessa, il piccolo centro di tutta la famiglia... e di tutto l’universo, non è così?
BARBARA Tu mi porti rancore per colpa di papà e mamma, che mi consideravano in modo diverso da te.
IRENE E tu non li hai certo aiutati a cambiare.
BARBARA Non è vero, ci ho provato...!
IRENE Potevi fare di più, visto che gli sei sempre stata vicina.
BARBARA Non potevo fare nulla di più...! Non so perché loro non volevano capirti... Detestavano il tuo modo di essere.
IRENE Possiamo anche dire che mi odiavano.
BARBARA No, questo non l’ho detto.
IRENE Non hai il coraggio di ammetterlo, proprio come loro.
BARBARA (Pausa). Tu vuoi essere vittima a tutti i costi...!
IRENE ...Non sono stata certo io a darmi questo ruolo. (Pausa). Ho accettato questa convivenza anche per conoscerti meglio e capire attraverso te quello che di me non sopportavano...
BARBARA (Pausa). Era più forte di loro: quando ti vedevano cambiavano atteggiamento... Ricordo solo liti, quando capitavi a casa tu...
IRENE Scema io, che ricapitavo...!
BARBARA ...Gli stavi sempre contro, li prendevi sempre di petto. (Pausa). Il tuo carattere ti ha sempre danneggiata... L’ambizione di fare la giustiziera... Tu non sai essere diplomatica.
IRENE Vuoi dire che non so usare le armi femminili come hai sempre fatto tu...?
BARBARA Voglio dire che è sbagliato combattere contro il potere in quel modo... Se minacci apertamente gli altri, riveli solo la tua debolezza.
IRENE ...E come si combatte il potere, secondo te? fingendo di sottomettersi?!
BARBARA Il vero potere è indiretto... vince con calma, sorprende l’avversario solo dopo averlo sfiancato.
IRENE (Pausa. Guardando nel vuoto davanti a sè). Mi colpisce la lucidità di questa cosa che hai detto... quasi non ti ci riconosco.
BARBARA (c.s.) Anche io, vivendo con te, ho l’impressione che non ti conosco bene come pensavo...
IRENE (c.s.) Siamo state lontane tanto tempo...

Buio.


SPECCHI E FINESTRE (1)




Una luce illumina il volto di Barbara quando inizia a parlare, e un’altra quello di Irene quando toccherà a lei; entrambi i volti sono “incorniciati” nelle due cornici rimaste ancora in scena. Entrambe parlano da sole - cambiando anche tono di voce - e si comportano come se stessero struccandosi davanti a uno specchio immaginario.


BARBARA Pensa ai tanti capricci che eri capace di fare per ottenere quello che volevi... Capisci? Gli altri ti volevano così, sempre per tenerti legata...! Legata alla tua stessa vanità. Hai abbandonato le decisioni più importanti della mia vita nelle mani di chi ti assecondava di più e meglio... Lascia scegliere gli altri per avere qualcuno su cui scaricare le tue responsabilità, i tuoi errori...! Sei solo una vigliacca! (Pausa). Cosa avrei dovuto fare? (Pausa. Con tono enfatico). Riguadagnarti la tua libertà! Con le unghia! se necessario... anche coi denti! (Mostra i denti davanti allo specchio ipotetico. Rimane così, a guardarseli per un po’... e comincia a fare delle smorfie, infine assume una posa da diva e manda dei baci leziosi. Poi, come se recitasse il drammone di una telenovela). Mia cara, possibile che tu non voglia renderti conto di quello che ti è accaduto?! (Silenzio. Poi, a occhi sbarrati, enfatizzando un serioso accento tedesco). E léi, à ancora pfoglia di faren la spiritosetten?!

Rimane in fermo immagine.

IRENE Certe volte, morivo dalla voglia di dirle: Che ne sai?! Tu non l’hai mai capito! Lui non ti ama! Tu non sei innamorata di lui, ma del tuo matrimonio! (Pausa). Avevamo deciso di dirle tutto. A un certo punto si è stanchi di fuggire, di accontentarsi delle briciole... Anche se tutto era nato per dispetto e un po’ per gioco...

Buio. Entrambe si trovano in piedi di spalle al pubblico, davanti alle cornici. Parlano guardando in alto, come se stessero davanti a una finestra illuminata dai raggi lunari.

BARBARA Se c’era luna piena, come adesso, mi piaceva camminare scalza nel buio della casa, con quella che certi occhietti indiscreti potessero seguirmi... Avevo imparato a muovermi nella penombra senza fare rumore. Sfioravo tutto, senza mai toccarlo... Ho sempre amato sfiorare le cose, senza toccarle... Pensa che scema, speravo che senza accendere le luci avrei incontrato gli extraterrestri con più facilità...! (ride). Irene, invece - la fifona - quella cretina accendeva le luci...! Mi dava un senso di potere enorme quando ce le facevano spegnere per forza e lei piangeva nel buio. Da piccola ero più coraggiosa io. Le dicevo: Adesso se fai la buona... Se fai quello che io ti dico, ti faccio lo scudo contro gli extraterrestri e così puoi dormire tranquilla. Ma se mi fai arrabbiare...! E la cretina lì a implorarmi:
(imitando la voce di Irene bambina) No, per favore! per favore! ...Lo faccio! Sì, va bene, lo faccio.
(Pausa). Prima avvicinati bene e annusa. Che senti?
(c.s.) No, puzza di cacca, mi fa schifo!
Devi leccarmi lì.
(c.s.) NO!
E allora niente scudo!
(c.s.) Va bene... Sempre questa storia. Sei cattiva, però!
(Pausa). Brava, così... Lecca! fino a quando te lo dico io...

Lungo silenzio.

IRENE Per molto tempo ho pensato di essere stata adottata... Ricordo che mi mettevo davanti alla finestra della cucina e guardavo la casa di fronte, e mi dicevo: Perché io sono qua e non in quella casa...? E chiamo mamma una persona... come un’altra bambina che sta in quella casa. (Pausa). Nello stesso periodo, ricordo che avevo gli incubi per quella storia dello scudo spaziale contro gli extraterrestri. (Pausa. Sbadiglia guardando in alto) No, sto pensando al fatto che certe volte le cose si avverano... Mi sono capitate spesso delle coincidenze strane. (sbadiglia. Pausa). Sbadiglio alla tua facciaccia piena, luna noiosa...! E domani sbadiglierò in faccia pure a tuo fratello sole, se proprio lo vuoi sapere...! E a tutti quei figli di puttana che vagano per l’universo invece di starsene a casa loro! Sbadiglio agli opposti abbracciati in quest’eterna lotta! Aah! (fa una smorfia come se volesse liberarsi di qualcosa. Pausa. Si tocca, comincia a eccitarsi. Poi si gira verso il pubblico con uno sguardo invasato). Ti ricordi? quella volta che dissi: spero che quei due muoiano al più presto! ...Ti rendi conto? Sono terribile...?! Che strega...! (chiude gli occhi). Sì, l’avrò detto anche più di una volta... Chiamala superstizione, ma secondo me persone che lo desiderano ardentemente possono causare le disgrazie di chi odiano!

Buio.

SU QUELLA STRADA! (2)




Capri - in proscenio e in piedi di fronte al pubblico, bloccato come in un fermo immagine. Giacca e cravatta in disordine - fradicio di sudore, si tiene aggrappato alla sua valigetta da rappresentante. Intorno a lui, tante buste da lettera rosse.




CAPRI Non voglio nemmeno tornare a essere felice!
Voglio essere lasciato in pace!
Ridatemi la mia patente...! per piacere...!
Fatemi lavorare! Ho bisogno di lavorare...!
(Pausa. Si alza e si gira sulla destra. Si riaggiusta un po’. Parla sempre con Toni).
Sto avendo qualche problema in famiglia ultimamente... ma ti assicuro che la mia concentrazione è a posto.
Non è vero: ho un comportamento tendenzialmente ottimista...
Certo, che vado ancora bene con la gente...!
Lo sai, come ci so fare con le persone... So come vanno prese.
Ti ringrazio.
Non mi ferma nessuno a me, quando mi ficco in testa una cosa!
Sì, lo so...
Va bene, allora...! Datemi un motorino, cazzo...!
Be’, un motorino con il portapacchi...!
La merce è troppo ingombrante...
Ne mettiamo uno più grande...!
Chiaro, che è un problema mio, senza macchina... Ma lo posso risolvere, capisci? Ho delle trovate...!
Eccome, se lo posso risolvere!
Ecco! Cazzo, già mi viene un’idea!
Una bomba d’idea!
Sai cos’è?
Lo vuoi sapere cos’è?
Semplice: un sidecar!
Sì, posso andare con un sidecar!
Eh? che te ne pare? Non è stupenda, come idea...?
Potrebbe essere anche una trovata pubblicitaria, no?
Adesso, dimmi se tu per strada non ti volti - quando passa uno di questi trabiccoli - giusto?
Come non è quello...! Tutti per strada si girano quando ne passa uno.
No-no, guarda: è come una macchina...!
Cazzo santo! per caricare è identico!
Sicuro...! lo potrei usare in città.
I marciapiedi?! ...Quali marciapiedi?
Sì, ma non ci si potrebbe salire sui marciapiedi...
Ma-sì, certo, tutti ci salgono! ma-
Ma capisci, il discorso pubblicitario...? Soprattutto perché con quello che ci costano le-
BASTA CON QUESTI CAZZO DI MARCIAPIEDI! DOVE CI PASSANO SOLO QUESTI MOTORINI DEL CAZZO! L’HAI DETTO TU PRIMA CON I MOTORINI NON POSSIAMO PORTARE LA MERCE!? E ALLORA!?
NO, non perdo la calma! Ti sto parlando di una cosa che potrebbe avere una portata enorme per te e per tutta l’azienda! e tu m’interrompi con questi marciapiedi..!
Sì, sono calmo, non lo vedi?!
Mi controllo benissimo...!
Sì, ma con te non sto vendendo...!
Sono calmo... ma tu cerca di non dirmi stronzate! Va bene?!
(Con voce flebile, sconfitta). Certo, il patentino...
Toni, hai ragione... Sì, scusami... Non ci avevo pensato che ci vuole il patentino...
Capisci? Io ho bisogno di riprendere il mio lavoro...!
Che faresti te? se domani ti togliessero la patente senza una ragione e fossi costretto a perdere il tuo lavoro, eh? Dove ci hai sputato sudore e sangue per quindici anni...!?
Ma lo so che ce la posso fare...! È che sono affezionato a questa azienda, in qualche modo... Non trovo giusto il trattamento-
È senza una ragione! te lo posso giurare: non avevo bevuto...! Anche se non ci crede nessuno... (mimando la scena). Vado alla mia velocità abituale, tranquillo... Cento, centoventi, non più... In lontananza, arriva quest’ubriaco figlio di puttana che mi tiene i fari! Io glieli rifaccio! Niente! Dico fra me: Stronzo! Vuoi abbassare questi fari! Ma non faccio in tempo a finire la frase, che il bastardo è già passato nella mia corsia e punta contro di me! Capisci!? Ho i riflessi pronti, lo sai... Così, do subito una sterzata e - per schivarlo! - mi butto in curva nell’altra corsia! Ma lì, veniva l’altra macchina...! Cazzo di sfortuna! Niente... Quei poveracci non si sono nemmeno accorti di come gli è successo di morire, senza un motivo...!
No, non avevo bevuto niente! te l’ho giurato...
Sì, d’accordo... quella volta era colpa mia.
È vero, avevo bevuto e sono finito nella scarpata... Ho distrutto la macchina della ditta, eccetera-eccetera... Hai ragione, basta.
Ma l’avevo ammesso subito, ti ricordi?
No, vedi, il fatto è-
Sì, ma io sono quindici anni-
No. Ti ripeto: senza una ragione... Assolutamente sobrio..!
Perché adesso avrei dovuto mentirti... ?!
Questo bastardo mi tiene su i fari! Eppoi punta contro di me! Capisci?! Lo schivo solo perché - grazie a Dio! - ho i riflessi pronti..! Eh?
Che c’è? Perché mi guardi così?! EH?
Non ti fidi di me?! Dimmi?!
No, non ti fidi!
(Pausa).
Non c’è bisogno che ripeti tutto quello che è successo...! Lo so bene quello che è successo! ...Certo. Sì, lo so! Lo so perché C’ERA IL MIO DI CULO SU QUELLA MACCHINA! NON IL TUO, STRONZO!
(scoppia in un pianto isterico). Scusami, Toni. (Pausa). Ma perché c’ero proprio io su quella cazzo di strada...?! Sono mesi che me lo domando...
Perdonami, non so più che devo fare con questa storia...!
Mi sento sfinito, forse perché dormo poco...
(Pausa).
Sì... ti sto solo chiedendo un favore.
No, stavolta non voglio soldi.
Sì, personale... Ti conosco da dieci anni... e siamo sempre andati d’accordo, mi pare? No?
Io stavo qui già da cinque anni, quando sei arrivato tu... Anzi, sei.
Me lo ricordo ancora quel giorno... Perché fui io a spiegarti come funzionavano le cose qui dentro, te lo ricordi?
Sì, certo sono cambiate parecchie cose in questi dieci anni...
Anche a me sono volati... (scherzoso). E tu, con il tuo talento, sei volato sopra di me.
Come, non è vero? È normale... Hai talento da vendere, tu. Pensa che fui io il primo a dirlo al signor Marchetti: non si lasci scappare questo ragazzo!
Toni... Trovalo tu un modo per farmi lavorare...!
Te lo chiedo perché penso che tu sei l’unico che possa farlo... Perché Marchetti a te ti sta a sentire.
Eppoi mi sembra che ti ho dato un’idea che è una bomba...
Devi solo dirglielo... Di’ pure che è la tua, non importa. Va bene?
Sì, che è una bomba! Ma ti rendi conto la pubblicità?!
Funzionerebbe, dammi retta... Dài retta a Franchino..!
Non lo so?! ma esisterà pure una fabbrica che li costruisce quei cosi...? Noi la contattiamo... e il gioco è fatto. Fìdati!
Sì, io posso vendere nelle vicinanze della città... andare anche con l’autobus, o a piedi... quello che ti pare!
(Pausa). Oppure, cazzo, posso tenere un corso di addestramento, no?
Digli che affianco i principianti. Va bene?
Ne avrebbero cose da imparare da me, non credi? quei cornuti di saputelli.
Mi ci potrei divertire ed essergli utile, eh?
Cazzo, non fare quella faccia...! Rispondi...! Lo so, è difficile per voi, ma niente è impossibile...!
È la prima delle regole, ti ricordi?
No, non dirmi che è impossibile, perché io lo so che è possibile!
Conosco il mio lavoro, Toni. Lo conosco alla perfezione... Toni...
(perduto, come se si risvegliasse da un incubo). Toni...? Toni?! ...TONIIII!


Buio.



MISSIVA NERA




Sera invernale. Sul palcoscenico, è visibile all’incirca la metà del salotto iniziale, illuminato dalla sola luce giallognola di qualche lampione che penetra attraverso la finestra (cioè l’unica cornice rimasta in scena).
In questa penombra silenziosa, Barbara - bicchiere in mano, walkman e cuffiette - sta ascoltando “Hey you” dei Pink Floyd; canticchia e si muove sulla carrozzella a tempo di musica.


BARBARA (a voce bassa, ma enfatica). Hey You! out there in the cold... Getting lonely, getting old, can you feel me...? Hey you! standing in the aisles... Mm-mm-mm-mm-m-m-mm... can you feel me...? Hey you! don’t help them to bury the light... Don’t give in, without a fight...!

Smette di canticchiare, ma continua a muoversi a tempo. Sentiamo sbattere la porta di casa. Barbara non se ne accorge. Poi si accende improvvisamente la luce. Irene entra in salotto e va spedita verso il tavolo, senza notare la sorella. Barbara si affretta a nascondere il bicchiere sotto la carrozzella, mentre Irene appoggia la borsetta e tira fuori una busta da lettera nera.

BARBARA (seccata) ...Spegni!
IRENE (spaventata). Ah, stai qui...?!
BARBARA (si toglie le cuffiette). Sì, dove vuoi che vada!? Spegni questa luce!
IRENE E il fisioterapista...?
BARBARA Ma che ne so?!
IRENE Come, che ne sai?! Non doveva venire questo pomeriggio? Pensavo che fossi di là con lui...
BARBARA Gli ho telefonato... Sì, gli ho detto di non venire.
IRENE Perché...?
BARBARA Avevo da fare...! (si rimette le cuffiette, canticchiando) ...Open your heart! I’m coming home!
IRENE (Pausa. Si avvicina alla sorella). Barbie...? (Barbara la guarda sorridendo). Lo sai che le sedute sono importanti, il professore si è raccomandato, ha detto che devi-
BARBARA (Sovrapponendosi canzonatoria, ma con un fondo di disperazione, riprende a cantare). But it was only fantasy!
IRENE (stizzita). Barbara! Smettila!
BARBARA (c.s.) The wall was too high, as you can see!
IRENE (infuriata, sfilandole le cuffiette). HO DETTO BASTA!
BARBARA (Pausa. Rassegnata) Non posso nemmeno più ascoltare un po’ di musica in santa pace...!
IRENE Hai bevuto...?! Hai l’alito che ti puzza di alcol!
BARBARA ...Abbiamo fatto una festicciola.
IRENE Quale festicciola?!
BARBARA Sì... (ride). Io e miei ricordi... Posso? o devo chiederti il permesso anche per fare questo...! (con falso tono implorante). Sorellina, devo ricordare qualcosa... mi potresti accompagnare, per favore? non ce la faccio più!
IRENE Ho capito: dovrò fare sparire tutte le bottiglie...!
BARBARA Ecco, brava... E mi raccomando: chiudi bene anche tutte le finestre, chissà che a quel punto non mi venga la voglia di andarmi a fare un giretto qui sotto...?
IRENE (Pausa. Guarda la sorella con un misto di rabbia e rassegnazione). Proprio l’opposto della forza di volontà che ti ha detto di metterci il professore...!
BARBARA Ancora! con questo professore...! Non lo vuoi capire che sono stanca di tutto! e di tutti! ...Voglio starmene un po’ da sola! Ascoltare un po’ di musica...
IRENE (sarcastica). E ogni tanto... bere un goccetto!
BARBARA (tirando fuori il bicchiere da sotto la carrozzella). Sì, eccolo qui! contenta?! ...Stavo cantando e non stavo pensando a niente...! Capisci, che significa a niente!? Ma sei arrivata tu, a rompermi le palle!
IRENE ...Guarda, che non ti avevo nemmeno vista.
BARBARA A niente! significa quando finalmente dimentico me stessa! ...E ti assicuro che sono i soli momenti in cui mi sento bene! (Pausa). E adesso, vattene! per favore...

Pausa. Irene, contrariata, fa per uscire.

BARBARA Che cos’è quella cosa nera che hai in mano?
IRENE Una busta da lettera per mister Franco Capri.
BARBARA (Sorride amara) E che senso ha...? Ormai ci ha scoperte... Ce l’ha fatto capire.

Capri, con una bottiglia in mano, ubriaco e visibilmente provato, avanza lentamante dal fondo e si ferma dietro la cornice. Resterà lì, immobile e in silenzio ad ascoltare, cercando continuamente di rimettersi un po’ in ordine l’abito e i capelli sporchi.

IRENE Non è detto che sia stato lui.
BARBARA Ah, sì. Spiegami allora chi potrebbe mandarci una lettera rossa, identica alle nostre e vuota...!?
IRENE ...Solo lui, certo. Per questo ho deciso di continuare a spedirne delle altre... nere, stavolta!
BARBARA (Pausa. La guarda). Come...?
IRENE Con le solite minacce.
BARBARA ...Come fai a scriverci sopra il destinatario?
IRENE (con un sorriso di soddisfazione). Userò dei trasferibili bianchi.
BARBARA (ride amara). Sei proprio geniale, sorellina mia...! (riflessiva). E così implacabile... Non capisco bene perché.

Mentre Irene fa per uscire... si spengono le luci e il salotto rimane nella stessa penombra di prima. Barbara si rimette le cuffiette e... siamo nelle sue orecchie. Con la musica a tutto volume, riprende a ondeggiare sulla carrozzella. Capri, alle sue spalle, comincerà a cantare a squarciagola, anche stonando, disperato...

CAPRI HEY YOU! OUT THERE ON THE ROAD!... ALWAYS DOING WHAT YOU’RE TALKED! CAN YOU HELP ME!... HEY YOU! I’M BABY ON THE WALL!... BREAKING BOTTLES IN THE HALL! CAN YOU HELP ME!...
CAPRI E BARBARA (urlando in coro). HEY YOU! DON’T TELL ME THERE’S NO HOPE AT ALL!... TOGETHER WE STAND! DIVIDED WE FALL!!!

Mentre la canzone finisce... Buio.



ESSERE PER LA FELICITÀ




Luce su Giudice che si pettina davanti allo specchio (usa sempre una cornice).




GIUDICE Sono scappato...
E sono scappato, sì...!
Va bene. Perché saresti scappato..?
Sono scappato per viltà...!
(Pausa).
No, non dica così...
Se mi fossi fermato a soccorrervi...
- Io faccio il rappresentante -
m’avrebbero ritirato la patente...
immediatamente...!
Sì, e subito dopo... chiederai perdono.
Ho visto la macchina di Franco Capri...
che sbandava contro la vostra...
e in quell’attimo... Eccetera-eccetera...



Canticchia il suo tema musicale. Buio.



IL DESTINATARIO




La luce sale lentamente su Capri che si trova in proscenio, di profilo al pubblico. Fa il gesto di suonare alla porta immaginaria di casa delle due sorelle (al posto del campanello sentiamo un ripetuto stridìo d’archi). Entra in scena Barbara e si blocca con la carrozzella dietro alla porta immaginaria.


BARBARA Chi è?
CAPRI ...Sono Franco Capri, signora. (Pausa. Barbara, con sguardo basso resta immobile e in silenzio). Può aprirmi, per favore...? Devo parlarle. (risuona. Pausa). Signora, la prego...! è importante.

Breve buio. Risalgono le luci. Capri è entrato in casa. Sta in piedi vicino alla poltrona.

CAPRI Ed è sola, quindi, oggi...?
BARBARA (Pausa. Alza lo sguardo su di lui). Che cosa vuole?
CAPRI ...Sua sorella non c’è?
BARBARA È al lavoro... Senta, se è venuto qui per interrogarmi-
CAPRI (interrompendola imbarazzato). No, mi scusi... No... Va bene, allora le darò a lei... (tira fuori dalla tasca un mazzo di lettere rosse). Ecco: sono solo una piccola parte... Sa cosa c’è scritto e di chi sono?
BARBARA (Pausa). No.

Pausa. Capri gliele porge. Barbara le prende restando impassibile. Le scruta soppesandole con lo sguardo, poi fa il gesto di ridargliele indietro, ma lui non se le riprende.

CAPRI Legga pure... prego.
BARBARA Non m’interessa: sono indirizzate a voi, sono vostre.
CAPRI Esatto: vostre. Sono tutte lettere vostre. Tutte le vostre minacce schifose! (Pausa). All’inizio, pensavo che fosse roba di un paio di mesi al massimo... Ma oggi fanno due anni... Due anni, capisce? Non avete saltato nemmeno un giorno... Settecentotrenta lettere minatorie!
BARBARA (Pausa. Stizzita). Non capisco quello che dice, né cosa vuole da me...!
CAPRI (Pausa). D’accordo. Allora le dirò - anche se lei non ci crede - che capisco il vostro stato d’animo... Dall’inizio, sapevo che eravate voi a mandarmele, ma ho lasciato stare... Speravo che un giorno avreste capito l’inutilità del gesto!
BARBARA (dura). Non le basta quello che ci ha fatto! Con quale coraggio viene ad accusarci, in casa nostra?!
CAPRI No, non sono venuto ad accusare nessuno.
BARBARA (alterata). Roba da pazzi! il nostro carnefice ci accusa!
CAPRI (le si avvicina a pochi centimetri dal volto, affranto). Carnefice...? Mi avete spedito settecentotrenta lettere minatorie anonime!
BARBARA Ed è giusto, lurido criminale! ...Che pretendevi, che ti arrivasse un bigliettino con sopra scritto un bel Grazie di tutto?! Grazie per avermi annientato la famiglia!

Lungo silenzio. Barbara chiude gli occhi, fatica a respirare.

CAPRI Si sente male...?
BARBARA (Pausa. Lo guarda). Sì, mi aiuti a scaricare la pressione...
CAPRI Come...?
BARBARA Mi dovrebbe scaricare all’indietro. Venga dietro di me...
CAPRI (annuisce imbarazzato. Si mette dietro la corrozzella). E adesso? cosa devo fare...?
BARBARA (mentre blocca la carrozzella). Ti devi sedere sulla poltrona e farmi scendere lentamente all’indietro... Lasciarmi appoggiare la testa all’indietro sulla spalla...
CAPRI La mia?
BARBARA Certo. Pronto?
CAPRI ...Sì.
BARBARA Mi tiri giù, lentamente...
CAPRI (fa scendere all’indietro la carrozzella). Così, va bene?
BARBARA Perfetto, grazie... Bastano anche un paio di minuti.
CAPRI Ok, non ti preoccupare... Magari cerchi di respirare profondamente.
BARBARA Grazie, ma non è necessario.
CAPRI Penso che sarebbe comunque meglio.
BARBARA D’accordo.

Barbara inspira ed espira profondamente.

CAPRI Come va? Meglio?
BARBARA Sì, grazie. (Pausa). Se vuole può anche rimettermi giù...
CAPRI (persuasivo). Stiamo un altro minuto, eh?
BARBARA Se non le peso...?
CAPRI (come fra sé). No, che non mi pesa... anzi.
BARBARA (come se non avesse sentito l’ultima parola) ...Sta scomodo?
CAPRI No, le ho appena detto che non mi pesa. (Lunga pausa. A voce bassa). Voglio dirle una cosa, Barbara... Capisco la vostra condanna, il vostro sfogo... Un dolore per cui comunque dovevate punirmi... Ma forse le vostre maledizioni hanno raggiunto il loro scopo... La mia vita sta diventando uno straccio, lo sa, proprio come mi ha detto lei prima: lurido.
BARBARA (Pausa). La mia già lo è diventato.

Lunga pausa. Barbara lo guarda in silenzio. Gli accarezza una guancia. Poi gli allunga il braccio intorno al collo e... mentre cominciano a scambiarsi un lungo bacio passionale, buio.
Un pezzo per violino e violoncello. Un valzer struggente sul tema amore-morte.
Luce. Barbara la testa appoggiata sulla spalla di Capri, lo sta ancora baciando.

BARBARA (distaccata, ma senza ironia). Penso che puoi rimettermi giù, adesso...

Capri la rimette dritta. Dopo aver visto qualcosa di fronte a lei - nella parte di casa che il pubblico non vede - Barbara spalanca la bocca come se emettesse un urlo muto. Contemporaneamente al buio che cala improvviso, ascoltiamo la voce di Irene.

VOCE IRENE (incattivita). Maiale! Se ne vada! Non ci provi mai più a mettere piede qui dentro! (Pausa). HO DETTO: FUORIIII!

Rumore di una pesante porta blindata che sbatte. Sempre nel buio, come se fosse quello nella mente di Capri, sentiamo le voci dei personaggi che - con un effetto eco - ripeteranno le loro frammentarie battute, sovrapponendosi. Alla fine, le voci saranno sommerse dal volume crescente di un pezzo per quartetto d’archi.

VOCE CAPRI All’inizio le comprendevo... Forse era giusto così... No, non voglio denunciare nessuno.
VOCE IRENE Perché la condanna giusta avrebbe dovuto darla il tribunale!

VOCE CAPRI Speravo che mi avreste lasciato in pace.
VOCE IRENE No, noi non stiamo in pace!

VOCE CAPRI No, non avevo bevuto niente! te l’ho appena giurato.
VOCE IRENE HO DETTO FUORIIII!

VOCE CAPRI Mi piacerebbe rivederla...
VOCE BARBARA Grazie per avermi annientato la famiglia! Lurido!

Luce su Barbara. Capri entra in scena dal buio e si ferma alle spalle della donna. Le accarezza i capelli una sola volta e con due passi all’indietro sparisce di nuovo nel buio. Pausa. Barbara si passa una mano sulla testa, con la sensazione che qualcosa l’abbia toccata. Si volta per guardarsi alle spalle. Niente. Buio.




SPECCHI E FINESTRE (2)




L’unica cornice rimasta in scena separa Barbara e Irene, l’una di fronte all’altra, di profilo alla platea. Quando la luce si accende su l’una si spegne sull’altra. La cornice rappresenta una finestra dalla parte di Barbara e uno specchio dalla parte di Irene.
Voce di alcuni bambini che giocano in cortile. Luce di giorno su Barbara, che allunga il collo in avanti per affacciarsi.


BARBARA (a bassa voce, come fra sé). Sì, dico se io morissi...! Tanto non lascio niente. Tutto è bruciato dietro di me, e dentro di me. Ho solo consumato la mia vita, senza dare vita in cambio. - L’unica mia vita eravate voi...! - si disse, con un filo di voce che rimase come sospeso sul vetro gelato della finestra. Ora che la mia unica attività è ridotta alla nostalgica rievocazione dei fatti - pensò - posso dire di essere già morta. (Pausa. Si sposta a un angolo della finestra per seguire meglio qualcosa che sta uscendo dal suo campo visivo). Non avrò più figli...! Non voglio nemmeno avere un uomo.


IRENE (si tiene in equilibrio con un piede sollevato da terra. Sospirando di piacere). Sì, proprio lì... in mezzo... Aprili con delicatezza come fossero petali... e lecca... lecca, amore... Sì, adagio... Fai piano, ti prego... Mi piace se lo fai con decisione, ma piano... Sì... leccali uno per uno: tutti quanti... soprattutto in mezzo alle dita... Mi piace il caldo bagnato della tua lingua fra le dita... Bravissimo, così, amore...! (ride. Scherzosa). Stupido, certo che li ho lavati...! Ma quale acido...?! Il tuo cervello è acido...! Se proprio lo vuoi sapere, la cosa che più mi diverte - mi eccita da morire! - è il fatto che lo fai un po’ controvoglia... Solo-tutto-per me!


BARBARA (Pausa. Sorseggia da un bicchiere. Rivolta ai bambini). Anche voi, sì, sarete grandi... infelici! Ma non tutti... forse. (c.s.) Solo pensando a loro si sentiva soffocare... ma stava ore ad osservarli dalla finestra. Pensava a loro come vittime di un futuro che con troppa facilità avrebbe devastato il tavolino dei loro progetti, delle loro fatiche sognate. (c.s.) Passi tutto il giorno davanti a questa finestra, spesso aperta, con l’unico risultato che la casa ti si riempie di una polvere insopportabile, pensava... bevendo.


IRENE (come ripassando davanti allo specchio le cose da dire). Secondo me, tu non gli volevi così bene a tuo marito... Ma non facevi niente per cambiare le cose, anche se sapevi che non andavano bene. (Pausa. Si fissa. Pensa. Si schiarisce la voce). No, non eri innamorata di Alessio... Ti piaceva l’idea di essere moglie e forse di avere dei bambini... No. (Pausa. Si passa una mano nei capelli disperata). NON ERA INNAMORATA DI LUI!


Giudice compare nella parte “scoperta” del palcoscenico, seduto su un asciugamano da mare, con occhiali da sole, costume da bagno, mentre legge un giornaletto. Giudice si rivolge a un “complice” che gli sta sulla sinistra (pubblico).


GIUDICE Ti dico: questa ragazzina che tocca in modo strano le altre, che le comanda... mentre giocavano sul bordo della piscina. Mi aveva eccitato guardarla. La guardavo dalla mia sdraia e pensavo: Secondo me è lesbica. Una piccola lesbica. (Pausa). Esatto, è lei che stava con me quella sera... Aspetta, non t’ho detto come è successo che siamo diventati amici... Insomma, la vedo il giorno dopo che passa con la madre, una cicciona di quelle che pesano trecento-chili! (ridacchia). Che portano un parabrezza al posto degli occhiali e gli zoccoletti...! Sì, un paio di zoccoletti: tac-tac-tac-tac! Che dopo due minuti già ti mandano al manicomio...! Aspetta: il bello è che dopo - a voce alta - stavo dicendo tutte queste cose a Daniela... Dò della lesbica alla bambina. Definisco la madre una cicciona schifosa...! Gliela descrivo. Lei capisce di chi sto parlando e mi fa: “Sssh, Gianni..!” “Che sssh?! faccio io. Perché, sssh?” Allora si avvicina, mi dice, sottovoce: “Stanno alle nostre spalle..!” “Ah-sí, faccio io...” Alché, mi giro verso le docce che stavano proprio dietro di noi e non ti vedo la madre...? Stavano sdraiate tutte e due a un metro da noi: lei che leggeva Amica, la bambina che ascoltava musica con un walkman. (Pausa). Penso proprio che aveva sentito tutto...! Niente, non ha detto niente...! Per come avevo detto quello che avevo detto poteva anche spaccarmi qualcosa sulla testa e non ci sarebbe stato nulla di strano...! Invece, mi ha fissato con una faccia strana... come avvilita. Ha abbassato lo sguardo lei per prima... Poi, con un gesto delicatissimo ha rimesso a posto una ciocca di capelli sulla testa della sua piccola lesbica, che sembrava guardare lontano chilometri davanti a sé, bevendo la sua coca-cola con la cannuccia... E m’ha guardato di nuovo negli occhi, come per dire: Se il mondo fa sempre più schifo è perché c’è gente come te, cattiva ed egoista, senza mai una parola d’amore per gli altri, nemmeno per i bambini. (Pausa). Pensando a quelle parole m’è scattata la molla che mi ha spinto ad andare a chiederle scusa... e a dimostrarle il mio affetto verso la sua bambina. Così, siamo diventati amici io e la mia bambina...


BARBARA (rassegnata) ...Io nemmeno uno. Appena fai un figlio - da giovane, pensava - la tua vita è finita...! Adesso pensa che forse ne sarebbe cominciata semplicemente un’altra. Adesso è allergica alla vita dei bambini che le giocano sotto casa e le loro voci gioiose si deformano in ululati, provocando dolori lancinanti alle sue orecchie.


Buio.



NEMESI




Pomeriggio. A rappresentare il salotto è rimasta solo la poltrona, dove Irene - nervosa perché preoccupata - sta leggendo il giornale. Mentre lo sfoglia svogliatamente una notizia la colpisce. Esulta con un gridolino sordo. Subito si alza, va in quinta. Torna con un paio di forbici. Rilegge l’articolo. Mentre comincia a ritagliarlo, si sente lo sbattere della porta di casa che si chiude.
Entra in salotto Barbara, raggiante.


IRENE Ah, finalmente sei tornata... Roberto?
BARBARA È dovuto scappare, mi ha detto di salutarti.
IRENE Ma dove siete stati?
BARBARA (con tono quasi frivolo). Prima dal parrucchiere... Poi abbiamo deciso di andare al mare...
IRENE Al mare? Non potevi chiederlo a me, invece che al tuo fisioterapista...? Non aveva niente da fare?
BARBARA Evidentemente, no. Gli ho chiesto se gli andava di accompagnarmi... Volevo rivedere la casa.
IRENE Quindi siete stati insieme tutto il giorno.
BARBARA Mmh- Mmh.
IRENE Beh, almeno potevi avvisarmi.
BARBARA Sì, scusami. Ma ti assicuro che il tempo mi è proprio volato. (Pausa). Ma che stavi facendo? Non mi dire che adesso ritagli articoli d’incidenti, dopo che io ho smesso...?
IRENE Hai smesso? Da quando?
BARBARA (Pausa). Da quando è venuto qui Franco Capri. Non sei contenta?
IRENE (Pausa). Sì... direi proprio di sì. Comunque, questo penso che sia davvero l’ultimo. (porgendole l’articolo). Leggi!
BARBARA (non lo prende). Che cos’è? Leggilo tu!
IRENE ...Leggi!

Barbara prende il giornale, legge qualche riga, poi lo getta per terra.

IRENE Che ti prende...? Non ti senti bene?
BARBARA Sto benissimo.
IRENE ...Quell’uomo ha avuto quello che si meritava.
BARBARA No.
IRENE (sbalordita). Perché, no? È stato lui la causa delle nostre disgrazie... Qualcosa come una giustizia naturale alla fine ci ha vendicate.
BARBARA No, siamo state noi a spingerlo a farlo.
IRENE ...È stato quello che volevamo!
BARBARA Che volevi, tu...! Non io.
IRENE Cos’è? la tua coscienza cattolico-borghese che ti fa reagire così? ...Tu mi hai aiutata a compilare le lettere, l’hai già rimosso?
BARBARA No, io non volevo vendicarmi in questo modo.
IRENE Pensi di no...! ma in effetti non fai che manifestare meglio la tua ipocrisia, reagendo così!
BARBARA Non ti rendi conto di quello che dici...!
IRENE La mia coscienza è a posto. Non provare a contaminarla con questi pietosismi cattolici, ok?! (Barbara la guarda in silenzio). Per me, lo sai: vale il “Chi di spada colpisce, di spada perisce”.
BARBARA ...Ferisce, non colpisce.
IRENE (alzandosi di scatto dalla poltrona). È la stessa cosa! È morto! Va bene così! ...Tu chiamala provvidenza! Sì, possiamo dire che è stata la provvidenza a liberarci - qui su questa terra!- di un pericolo pubblico, un assassino...! Così, ti va meglio?!
BARBARA A me bastava che si pentisse... Qui, davanti a noi.
IRENE E l’ha fatto? Mi pare di no!
BARBARA Stava cercando di-
IRENE (interrompendola). Ma che stai dicendo? Stava solo cercando di comprarti... nel modo più schifoso! non l’hai ancora capito?!
BARBARA No, non mi stava comprando...! Gli si leggeva sul volto che-
IRENE (la interrompe adirata). Ah, la povera pecora pentita?! ...No, a me non mi fregano queste manfrine!
BARBARA Càlmati... Non vedo perché ti scaldi tanto.
IRENE Perché tu mi fai dei discorsi da deficiente! E ti comporti da deficiente!
BARBARA Ah, io?!
IRENE (con disprezzo). Sì, tu! Voglio che mi spieghi come ha fatto a sedurti quel giorno!
BARBARA (Pausa. Sorride). Nel modo più semplice.
IRENE (Pausa. La guarda). Sei stata tu...?
BARBARA Sì.
IRENE (confusa). Come...? Ma perché?!
BARBARA Mentre mi stava scaricando...
IRENE Ti sei fatta scaricare da lui, apposta...?
BARBARA Sì... Mentre discutevamo mi era passato vicino... Si agitava, stava sudando... Tu non ci crederai, ma l’odore della sua pelle era identico a quello di Alessio.
IRENE Che significa, identico?!
BARBARA Particolare.
IRENE Cioè, vorresti dire sensuale?
BARBARA Sessuale. Le donne lo fiutavano... Lui lo sapeva. Usava la sua pelle come arma di conquista. Anche tu te n’eri accorta...?
IRENE (Pausa). Un po’, sì.
BARBARA ...Quindi è vero.
IRENE Cosa?
BARBARA ...Che le donne lo fiutavano ...Anche tu.
IRENE Sì, qualche volta ricordo di aver avvertito la sensazione... quando ci salutavamo.
BARBARA Specialmente quand’era un po’ sudato...
IRENE (Pausa). Quella volta a Capodanno, che avevamo ballato a casa vostra i balli sudamericani, te lo ricordi?
BARBARA Certo.
IRENE Lì, l’avevo sentito.

Lunga pausa. Nella parte nuda della scena, Giudice s’incammina dal fondo fino a bloccarsi sul punto preciso dove si era fermato Capri, davanti alla porta immaginaria.

BARBARA Non so, se mi ha fatto bene rivedere la nostra casa al mare... Ci sono ancora troppe cose lì.
IRENE ...Anche se l’ultima volta avevamo portato via quasi tutto quello che ti serviva.
BARBARA Non so... Oggi pomeriggio, stando lì, m’era presa una strana smania di riordinare quelle cose... Tant’è vero che Roberto, mentre spostavo tutto in continuazione, aveva cominciato a guardarmi strano. Mi sono resa conto riordinando... che la prima cosa che si perde delle persone amate è la voce: “Ciao, micia!”
IRENE Non ti fa bene tornare in quella casa.
BARBARA Anche una porta che sbatte, ti manca... se a sbatterla è una persona che ti ama.
IRENE ...O che scappa via da te.
BARBARA Certo. Ma c’è anche la porta che sbatte più dolcemente di chi ritorna.
IRENE ...Comunque, non hai portato via nulla?
BARBARA Lì, oggi, mi è sembrato di sentirlo rientrare... Le chiavi buttate sulla consolle... Sentirmelo arrivare alle spalle, in cucina, che mi tocca il seno e mi abbraccia.
IRENE Spero che Roberto non c’entri niente con tutto questo che mi stai dicendo...?
BARBARA (stizzita). Non sei per niente spiritosa!
IRENE Scusami.
BARBARA Volevi sapere se ho portato via qualcosa...?
IRENE Cosa...?
BARBARA Allora ti devo confidare che poco prima dell’incidente Alessio mi aveva organizzato una sorpresa...
IRENE (incuriosita). Che sorpresa...?
BARBARA (guardando Irene negli occhi). Dovevamo andare a passare il week-end a Praga. (Tira fuori due biglietti aerei da una tasca. Mentre se li guarda). Allora non ci volevo credere, ma finalmente oggi li ho trovati davvero. Sì, una sorpresa... Avrebbe detto a tutti che sarebbe andato fuori per lavoro... e io l’avrei raggiunto in aeroporto.
IRENE E per quale motivo?
BARBARA Per ricominciare ad amarci... Voleva che fuggissimo, così, di nascosto, proprio come due amanti. Stavamo riprendendo ad andare d’accordo, lo sai? Nell’ultimo mese abbiamo fatto l’amore ogni notte...
IRENE (preoccupata). Be’, carino... Io sono stata un paio di volte a Parigi, in questo modo furtivo... ed entrambe le volte è stato eccitante, indimenticabile...!
BARBARA Certo, me lo ricordo. Tre anni fa, se non sbaglio?
IRENE Sì.
BARBARA Me lo ricordo... anche perché mi chiamasti. Mi ricordo che stavo a casa da sola quella notte... Alessio in quel periodo andava fuori spesso, per lavoro. Stavi con quello che abitava a Milano, giusto? Che fine ha fatto?
IRENE ...Ci siamo persi di vista.
BARBARA È tornato dalla moglie?
IRENE (Pausa. imbarazzata). Non lo so.
BARBARA Non ti va di parlarne.
IRENE Preferisco di no. (pensosa). E scusa, che c’entrano questi biglietti con la vostra casa al mare...?
BARBARA Li ho trovati lì, nello studio di Alessio.
IRENE (c.s.) Ah-sì?
BARBARA (glieli porge. Giudice solleva il pugno. Irene li prende). Tieni, leggi...! (con la voce rotta). Parigi! Andata e ritorno! ...CAGNA!


Giudice bussa forte e ripetutamente alla porta immaginaria. Le sorelle si voltano verso la porta. Buio.
Via anche la poltrona. Della casa non resta che il mezzo quadrato di luce che delimita il pavimento del salotto. Giudice sta accasciato sulle ginocchia proprio sul punto dove un momento prima c’era la poltrona. La situazione è come se si rianimasse da un fermo-immagine... Una doccia di luce illumina lentamente l’uomo che le due sorelle stanno ascoltando...


GIUDICE (affranto). Perché ero ubriaco e solo, totalmente... in preda alla disperazione. Quel periodo ero pieno di debiti... Quel giorno avevo scoperto che mia moglie mi tradiva con il mio migliore amico!

Lunga pausa. Silenzio. Le sorelle si guardano con nervosismo.

BARBARA Perché non si è lanciato con la sua auto nel vuoto? ...Perché voleva uccidere una persona innocente?
GIUDICE (Pausa). Volevo farla finita in quel modo... per dimostrare il mio patetico disprezzo contro la vita. Capite?! Contro la mia, contro quella di tutto il resto del mondo! Non potevo più abbassare i fari... quella macchina veniva per me! Mi ci dovevo schiantare?! E allora dovevo io andarle incontro nella sua corsia!
IRENE Perché non è venuto a dirlo al processo?!
BARBARA Se subito dopo si era pentito del gesto... Allora perché non si è fermato a soccorrerci?!
GIUDICE (Pausa). Sono scappato per viltà... Ho visto la macchina di Capri che sbandava contro la vostra e in quell’attimo è stato come risvegliarsi consapevoli di aver causato una tragedia inutile... Sono venuto a confessarvi tutto e a chiedervi di perdonare, dentro di voi - se non me - almeno quell’innocente...! Perché io non potrò più chiederglielo... Sento come di avergli usurpato la vita... Ho letto sul giornale che era caduto in una forte depressione dopo l’incidente... aveva perso il lavoro... la moglie l’aveva lasciato... Faceva il mio stesso mestiere.
IRENE (Pausa. Fissandolo). No, lei ha usurpato molto più di una vita... E le sue parole stanno portando in questa casa altro male! Se ne vada!
GIUDICE Vi chiedo perdono anche per questo. Lo so, è stato un dispetto terribile...! Ma volevo che non fossi io il solo a pagare... Odiavo l’intera razza umana in quel momento! La odiavo con tutte la mia forze! Riuscite a capire quello che intendo?!
BARBARA Lei è un mostro!
GIUDICE No, non dica così... Se mi fossi fermato a soccorrervi - e vi giuro che l’ho pensato! - a quel punto avrei anche detto la verità...! Se mi fossi fermato l’avrei detta, anche se m’avrebbero immediatamente ritirato la patente. Io faccio il rappresentante, sto in macchina almeno cinque ore al giorno... mi sarei ritrovato come Capri. E poi, ho avuto paura del processo per via di qualche mio piccolo precedente... Vidi tutto dallo specchietto... e quel fracasso di lamiere, quel rumore secco... ancora mi perseguita. No, non sono un mostro!



Buio.



SPECCHI E FINESTRE (3)




Questa volta senza nemmeno le cornici... Irene davanti allo specchio immaginario... Barbara davanti alla finestra immaginaria.


IRENE Sì, Irene, l’hai fatto solo per una rivincita: ormai era uno di quella maledetta famiglia! E smettila di guardarmi con quello sguardo idiota...! Lo so, pensi che sono ostinata... Che voglio sempre giudicare anche quello che non conosco. (Pausa). Sei la troietta perversa di casa! Ti sei fatta l’uomo di tua sorella...! Glielo hai strapazzato, per gioco...! (Pausa). No, io l’amavo quell’uomo! ...Amavi? Di’ che gli volevi bene, perché in fondo era uno della famiglia. (Pausa). A un certo punto, due che si amano alla follia trovano la forza di lasciare tutto per essere felici, costi quel che costi! E non la tua, Barbara, ma la faccia dei nostri genitori - rossa di vergogna! - avrei finalmente visto soffrire!


BARBARA Hai sempre saputo che la vita intorno a te era come una palla piena di merda...! che poteva scoppiarti addosso da un momento all’altro. (Pausa). Tratteneva sempre tutto, lei! Per dare l’impressione di essere forte, capace di reagire di fronte a tutto! ...La signora Barbara non sospettava minimamente che il caso - con il suo dito più fetido! - potesse mai toccarla.


IRENE È sintomatico come non sia mai riuscita a ricordare l’ora precisa della mia nascita... Di certo a quell’ora non ero desiderata...! (Pausa). E così, Irene non riuscì mai ad ottenere un oroscopo attendibile.


BARBARA Eppure è strano... Era strana questa voglia di mettere a posto le cose... Questa smania di riordinare che la invadeva... Andavano regolati anche i rapporti, sì. Voleva selezionare, emettere verdetti definitivi, precisi, per ogni persona della sua vita... Che posto dare a Franco Capri, adesso, dopo che lo aveva addirittura baciato?! Era morto... E suo marito? Era morto... E sua sorella? Era ancora viva... E quel Gianni Giudice...? Staccò lo sguardo dalla finestra e si voltò con calma... Irene - disse - pensavo che tu mi volessi aiutare, mentre mi sono resa conto che m’hai messa in trappola per processarmi e condannare insieme a me tutta la nostra famiglia! Anche Alessio volevi distruggere!?

Luce accesa su entrambe.

IRENE Irene si sente la gola paralizzata dopo quella frase... strattonata come una cagna con un collare di ferro, da un padrone suo, interiore. Allora la sorella la incalza e lei sbotta e le racconta il sogno che un giorno Alessio le avrebbe detto tutto della loro storia d’amore - sottolineando d’amore - e che sarebbe andato via da quella casa per andare a vivere con lei... felice.


Silenzio. Buio.
Luce stroboscopica su Giudice che avanza lentamente sulla scena deserta dal fondo al proscenio, in diagonale... La sua voce viene distorta quando pronuncia le parole sottolineate...


GIUDICE Con quella bambina accanto come potevi fermarti? Come potevi non infierire su quelle tenui, delicate guancette...? Come potevi non incidere su quella pelle - sottile come un velo - il tuo nome?! Sotto quelle manine lisce... Quelle ghiandoline sottocutanee che affioravano appena... Quella peluria appena accennata sul pube... intorno a quella cosina indifesa e pura! Mandare all’aria un progetto solo per un banale incidente? Mai! Non si devono trascurare cose più importanti per altre che non lo sono... Certo, soccorrere i feriti... Quali feriti? La bambina mi sarebbe sfuggita...! Forse m’avrebbe tradito gridando “Mamma” Mi dispiace... Bisognava terminare quella cosa... Le cose quando s’incominciano vanno portate a termine. Non ho perso la testa quella volta... non la perderò più. È stato eccitante in modo speciale agire con quel rumore di lamiere in testa, immaginando il sangue di quell’abitacolo, confuso al sangue del corpicino che mi scorreva fra le mani... Non puoi commettere errori se devi continuare a correre su questa piccola strada d’amore... Costa fatica cercare... Non è facile procurarsi questo tipo d’amore... Chi è disposto a capirti su questa strada? Chi potrebbe aiutarti senza chiederti nulla in cambio? ...Incominci una volta, e passi la vita intera a rifarlo. Con gioia immensa infierisci e taci in ascolto di quelle piccole, dolcissime note di dolore, che solo quelle tenere corde vocali possono emettere... È musica celestiale nelle orecchie dell’interprete, che sa come prolungarle... per goderne fino all’ultimo respiro. Senza quelle dolci note di sofferenza, l’obbiettivo sarebbe fallito... Un godimento brutalmente annientato per pochi attimi rabbiosi, quando il dilettante perde la calma... Deludente molto peggio della peggiore masturbazione... No, la tua piccola amica deve partecipare se vuoi godere...! Negli urli di bambine gli orgasmi del nostro comune piacere...! Del nostro riuscire a venire insieme... io verso la vita, lei verso la morte...! Prendere la forma di ogni splendida bambina. La sua breve vanità.... Prendere al fine di non farla consumare, di conservarla in uno stato di grazia. Sentirsi crescere dentro qualcosa, a ogni nuovo gioco della carne...


Buio.



DOPO LA POLVERE RIPOSA




In sottofondo, “Is there anybody out there?” dei Pink Floyd.
Senza nemmeno la luce che delimita il pavimento, la scena è ormai completamente nuda. Con un’unica particolarità: le due sorelle continueranno a muoversi come se ogni oggetto del salotto fosse lì, presente e reale. Per esempio, nel momento in cui Barbara si verserà qualcosa da bere, lo farà mimando tutta l’azione; così come adesso Irene entra in scena e va ad aprire la finestra ascoltando per un po’ in silenzio i bambini che giocano in cortile. Barbara, già presente in scena, la raggiunge e si ferma alle sue spalle. Irene si volta. Si guardano.


IRENE Ti ricordi quella volta che mi portasti con te al concerto dei Pink Floyd?
BARBARA ...L’unica volta che siamo andate insieme da qualche parte.
IRENE ...Quando mi sono messa a baciare quel ragazzo e tu mi hai detto puttana, davanti a tutti.
BARBARA Era un mio amico. Mettiti nei miei panni... Tu hai quattordici anni, mi volto e ti vedo che mi fai la svelta mettendoti a pomiciare come una pazza con questo più grande di te...
IRENE Ecco, tu non hai mai fatto una pazzia in vita tua...!
BARBARA Certe cose a me non mi vengono in mente.
IRENE ...Tranne che con Capri!
BARBARA (Pausa. Strofinandosi le braccia per il freddo). Chiudi quella finestra... per favore!
IRENE Cancelli ogni cosa, tu!
BARBARA (Pausa. Va verso la finestra). Fa freddo!
IRENE Annienti tutto!
BARBARA (chiudendo la finestra). Questi bambini fanno un casino dell’inferno!
IRENE (Pausa). Io non mi sono lasciata passare la vita sotto il naso, come te!
BARBARA (Pausa. La guarda trattenendo il pianto). Ci saresti dovuta stare tu al posto mio su quella macchina! per finire almeno su questa!
IRENE Ti viene da piangere?! ...Sai che non t’ho mai vista piangere...! Piangi! ti fa bene...! PIAANGI!

Barbara spalanca la bocca per urlare... e sentiamo l’urlo all’inizio di “Breathe” dei Pink Floyd. Contemporaneamente alla musica, buio sulle sorelle e luce su Giudice sdraiato nel suo letto con lo specchio ingranditore, come nella situazione di IN COLPA.


GIUDICE (pettinandosi). Gianni Giudice, a che pensi?
Penso a me che ti sto sognando...
(Pausa. Sottovoce).
Anche io stanotte sognavo di sognarti...
Sognavo quello che si ripete mille volte
in mille specchi
che si ripetono mille volte
in altri mille specchi...
Condannato a non uscire da me stesso...
Perso in queste mille gallerie trasparenti
sempre in vista, sempre più irraggiungibile...
Questo che sta qui, di fronte a te
che ti fissa negli occhi...
che ti chiede
un segnale umano, di fraternità...
(con effetto eco) non sei tu... non sei tu... non sei tu...

Ride. Buio su di lui... Luci sulle sorelle vicine alla finestra (la stessa luce giallognola di MISSIVA NERA).

IRENE Sì, è stato più forte di me...! quando l’ho visto alle tue spalle, che ti stava baciando!
BARBARA Hai visto...? Non era lui il nostro nemico!
IRENE Ma io dicevo poi, quando si è alzato... mi sembrava molto più vecchio dell’ultima volta che l’avevo visto al processo. Non so perché... forse il modo di camminare...
BARBARA Forse era già morto.
IRENE Chi?
BARBARA ...Forse stava pensando a come uccidersi.
IRENE (Pausa. La guarda). Forse.

Pausa. Barbara va verso il tavolo alle spalle di Irene e si versa del liquore in un bicchiere. Senza farsi vedere, si mette una pillola in bocca e beve tutto d’un fiato. Musica per violino solo, disperato.

BARBARA Io e Alessio non abbiamo mai litigato.
IRENE (Pausa). Eravate distanti.
BARBARA ...Avevamo paura l’uno dell’altra.
IRENE Può succedere.
BARBARA (Pausa). E gli amici? Che fine hanno fatto tutti i tuoi amici?
IRENE Quali amici?
BARBARA Tutti i tuoi amici maschi. Quelli che frequentavi a turno prima di Alessio.
IRENE ...Perché me lo domandi?
BARBARA (sarcastica). Per le malattie. (Pausa). Allora?
IRENE (Pausa. Offesa). Non lo so, li ho persi di vista!
BARBARA (Pausa. Beve). Sai, cercavo di capire cosa c’è dietro questo tuo debole per gli uomini sposati...
IRENE Che c’è da capire? Mi sono capitati.
BARBARA Non proprio... Sei tu che li attiri.
IRENE E come?
BARBARA (squadrandosela) ...Con la tua immaturità. Gli uomini sposati adorano le donne immature. Adorano la freschezza di chi non osa preoccuparsi del futuro... Una donna che ancora se ne frega del tempo che passa... che gli lascia sfruttare i propri anni.
IRENE ...A me piace così.
BARBARA No, in realtà non hai il coraggio di affrontare la quotidianità di un rapporto serio.
IRENE Se serio significa sprofondare nelle sabbie mobili della routine come succedeva a voi, non ci tengo ad avere quel coraggio!
BARBARA Certo, tu per loro rappresentavi un’oasi nel deserto della routine familiare...!
IRENE Puoi dirlo.
BARBARA ...Peccato che dall’oasi si ripassa al deserto. E si cammina... si cammina fino all’oasi successiva... ancora più bella e soprattutto più fresca dell’altra!
IRENE Mi stai odiando, vero?!
BARBARA Non più di quanto mi odi tu!
IRENE (Pausa. Scoppiando, con voce rotta e disperata). Basta! Mi sembra d’impazzire! ...Mi sento sprofondare in questa casa! Voglio andare via da qui! Non ce la faccio più a stare in mezzo a questi mobili, a questi quadri! Mi sento sprofondata nel passato...!
BARBARA No, il passato non c’entra... È la coscienza del passato a renderti il presente insostenibile.
IRENE No, questa casa è negativa! È sempre stata negativa!... Tu sei negativa, lo sento...! Ogni volta che ti si propone qualcosa di positivo il tuo stato d’animo - più nero dell’asfalto! - ci si riversa sopra e lo soffoca del tutto!
BARBARA (indifferente). Sono fatta così, che ci vuoi fare?!
IRENE Come, che ci vuoi fare!!? Non ti rendi conto che fino a oggi hai camminato sempre sola...! su una strada desolata!?
BARBARA (Pausa. distaccata). È possibile.
IRENE (Pausa. Stizzita). Sai che ti dico?! Ti dico che ho fatto bene a fare quello che ti ho fatto! Sì, che ho fatto bene! Così hai visto che significa rischiare, essere vivi, sentirsi vivi! ...Lo capisci che significa quando dico vivi!
BARBARA (indolente, guardando in alto). Certo... Vi-vi.
IRENE (scuotendola con rabbia disperata). No! Non vi-vi...! ma VI-VI! (quando la molla, Barbara si accascia sulla sua carrozzella mentre lei si allontana) ...Vivi!

Silenzio di morte. Cade il bicchiere dalle mani di Barbara... Irene si gira e trova la sorella accasciata su sé stessa in avanti.

IRENE (tirandola su, scuotendola). Barbara...? Barbara?! ...Barbie!

La soccorre piangendo, nel panico. Le tasta il polso. È morta. Musica. E mentre le luci scendono...

VOCE CAPRI Le urla, le colpe che ci schiacciano dentro e dietro nel tempo...
Ma quando il cielo odia, chi ne conosce la causa?
VOCE IRENE Le urla, le colpe che ci schiacciano dentro e dietro nel tempo...
Ma quando il cielo odia, chi ne conosce la causa?
VOCE BARBARA Le urla, le colpe che ci schiacciano dentro e dietro nel tempo...
Ma quando il cielo odia, chi ne conosce la causa?

Luce anche su Giudice nel letto.

VOCE GIUDICE Le urla, le colpe...che schiacciano dentro, dietro, nel tempo...
Ma quando il cielo odia, chi ne conosce la causa?


Buio.

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