Colpi di timone

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Istituto Comprensivo di Castell’Alfero

 


COLPI DI TIMONE

Commedia in tre atti

diEnzo la rosa

A cura di Serena Bassano e Mauro Montarese

PERSONAGGI

GIOVANNI BEVILACQUA armatore

PAOLA     sua segretaria

ROSY       dattilografa

PIETRO    fattorino

BONETTI          cassiere

LOLA

TERESA domestica

UN GIORNALISTA

CONTE TERZANI

CAPITANO NEGRI

AVV. BARATTI

COMM. LONGONI


Commedia formattata da

ATTO PRIMO

La scena: rappresenta un ufficio (scagno) messo con una certa proprietà. Fotografie e quadri di velieri grandi e piccoli vapori - Sopra uno scaffale un modello di veliero - Una grande carta geografica e quanto può dare colore ad un ufficio di un armatore. Nel centro una grande scrivania con telefono - A parte un tavolino con giornali e riviste e poltroncina. A fianco della scrivania un tavolinetto con macchina da scrivere - Nel fondo porta a vetri opachi che danno sulla scala, sui vetri si leggerà dall'esterno: GIOVANNI BEVILACQUA e sotto si vedrà una mano che segnerà un ingresso che non appare al pubblico e che sarà l'ingresso sia del pubblico (clienti) che per gli impiegati, giacché la porta a vetri, che si vede in scena, è l’ingresso privato del sig. Bevilacqua. A sinistra altra porta che darà nell'appartamento privato e a destra la porta che darà negli uffici. Una finestra in una parete qualsiasi darà sulla corte.

SCENA PRIMA

Paola                             - (al tavolo grande sta esaminando delle carte)

Pietro                            - (dalla destra) La posta, signorina

Paola                             - Posatela lì.

Pietro                            - Ha altri ordini?

Paola                             - No, grazie

Pietro                            - (sta per uscire)

Paola                             - Ah! Dite alla signorina Rosa...

Rosy                              - Rosy, prego (entrando)

Pietro                            - (ridendo esce)

Paola                             - Quella lettera?

Rosy                              - (con una smorfia) Pronta!

Paola                             - (scorrendola) Sarebbe meglio imparasse ad usare meno la gomma da cancellare.

Rosy                              - E allora lascerò gli sbagli.

Paola                             - No, impari a fare meno sbagli. Lo sa che al Commendatore piacciono poco le cancellature.

Rosy                              - (di nascosto) Uffa!

Paola                             - (timbra la lettera, sigla e la porge a Rosy) La faccia copiare e spedire subito per espresso.

Rosy                              - Va bene! (ed esce facendo segno ancora come per dire: che barba!)

SCENA SECONDA

Paola sola, poi Teresa

Paola                             - (forma un numero del telefono) Pronto? Banca Commerciale? Ufficio Bevilacqua. Mi favorisce la quotazione della sterlina? Grazie. (posa il microfono e prende nota in un taccuino - Forma un altro numero)

Teresa                            - Buon giorno, signorina.

Paola                             - Buon giorno, Teresa, come va?

Teresa                            - Oh, per me va benissimo. E’ il padrone che non mi piace.

Paola                             - Ma?!... E non c'è verso di convincerlo a farsi visitare?

Teresa                            - Quello lì?... Credo che l'unica volta che si è lasciato visitare è stato quando l'hanno preso a fare il soldato...

SCENA TERZA

Detti e Rosy

Rosy                              - Permesso?

Paola                             - Che c'è?

Rosy                              - (porgendoglielo) Un telegramma.

Teresa                            - Quando viene il padrone, per favore mi fa dare una voce?

Paola                             - Sì, sì, Teresa, andate tranquilla. (a Rosy che si accinge a uscire) Un momento, signorina Rosa.

Rosy                              - Rosy, prego...

Paola                             - Niente ... (dopo aver consultato il telegramma) Può andare...

Rosy                              - (tornando indietro) Ah, già che sono qui...

Paola                             - Dica.

Rosy                              - Ieri ho domandato un anticipo al Commendatore...

Paola                             - Solito.

Rosy                              - E, per forza, finché è solito lo stipendio...

Paola                             - C'è tanta gente che, anche per meno, lavorerebbe di più.

Rosy                              - Ma c'è anche tanta gente che prende di più lavorando di meno.

Paola                             - Beh, quando sarà qui il commendatore lei rifarà la sua brava domanda.

Rosy                              - E lui farà ancora finta di non capire.

Paola                             - E allora, che cosa pretende, che le dia io l'anticipo?

Rosy                              - No, ma che glielo dica lei a nome mio.

Paola                             - Io?

Rosy                              - A lei direbbe di sì...

Paola                             - E perché a me direbbe di sì?

Rosy                              - Così!...

Paola                             - Cosa intende dire? Si spieghi...

Rosy                              - Oh, niente...

SCENA QUARTA

Paola - Rosy - Giovanni

Giovanni                       - (rumore di chiavi alla vetrata che si confonde con parole incomprensibili che Giovanni indirizza alla chiave che non entra nella toppa)

Paola                             - (fa cenno a Rosy di tacere e avviandosi alla vetrata) è lei, commendatore?

Giovanni                       - (di dentro) No, è la chiave...

Paola                             - Lo vede se ho ragione a dire che va cambiata questa serratura?

Giovanni                       - (di dentro) La lingua delle donne, va cambiata...

Paola                             - (continua intanto il rumore della chiave) Ma passi dalla porta degli uffici o da quella dell'appartamento...

Giovanni                       - (d. d.) E io devo darla vinta a una chiave ... (tasta ancora) Vediamo un po’. Vediamo se conto più io o sta dannata di ... (la porta sotto pressione più forte si apre spalancandosi e appare Giovanni che va quasi a finire tra le braccia di Paola)

Rosy                              - (ride forte)

Giovanni                       - (a Paola) Scusi! (e poi a Rosy) E allora?

Rosy                              - Mi scusi Commendatore... ma vederla finire nelle braccia della signorina...

Giovanni                       - E’ una cosa che fa ridere, eh?

Rosy                              - Oh, no, … per quello anzi...

Paola                             - (per tagliar corto) S'accomodi, s'accomodi. Signorina Rosa (fa cenno di andare a destra)

Rosy                              - Rosy, prego...

Giovanni                       - (che intanto sarà andato all'attaccapanni e si sarà tolto il cappello a cencio per mettersi un berretto blu a visiera)

Giovanni                       - Rosin: cos'ha, cambiato nome?

Rosy                              - Rosy, Commendatore.

Giovanni                       - Rosy? (e poi a Paola) Mi dia un po' la domanda che a suo tempo ha fatto la signorina per entrare in ditta.

Rosy                              - Perché?, Commendatore, io non ho mica inteso...

Giovanni                       - E io cosa intendo? Vedere chiaramente come si chiama, per sapermi regolare quando la devo chiamare. Oh, dunque........ (leggendo la domanda che Paola gli ha passato) nella fiducia che la mia domanda ... (guardando Rosy) Rosa, dunque, noi la chiameremo signorina Rosa: o non le piace? E se proprio Rosa non le piace possiamo anche chiamarla signorina Tagliavacche (a Paola) Va bene?

Rosy                              - No, no Rosa, va bene Rosa.

Giovanni                       - D'accordo... poi, fuori di qui, si faccia chiamare Rosy, Fifi, Cucu, come vuole lei va bene (inchinandosi e accompagnandola) i miei rispetti.

SCENA QUINTA

Paola e Giovanni

Giovanni                       - Mah! Che tipi che ci sono al mondo! Però proprio antipatica non lo è, no?

Paola                             - Oh, no!

Giovanni                       - Anzi, vero?

Paola                             - Sì, sì...

Giovanni                       - Cosa c’è, è gelosa?

Paola                             - lo? E perché dovrei?... Vogliamo vedere allora qui Commendatore

Giovanni                       - Dica.

Paola                             - (leggendo il taccuino) La sterlina è salita di due punti.

Giovanni                       - Bello sforzo...

Paola                             - Il Capitano del "Paola" è stato avvertito e sarà qui...

Giovanni                       - Pelandrone, quello li: ancora questo viaggio, e poi voglio vederlo passeggiare per il lungomare a mangiare pistacchi e a rimirare i tramonti, altro che navigare...

Paola                             -   Perché? Anche se il "Paola" si è incagliato, danni non ce ne sono stati.

Giovanni                       - Si ricordi che l'uovo che non puzza oggi, può puzzare domani...

Paola                             - Bisognerebbe intanto assodare se la colpa è stata del Capitano.

Giovanni                       - Il Capitano quando è a bordo ha tutti i meriti, ma ha anche tutte le colpe. Se il carico arriva bene, quello è un gran Capitano anche se ha dormito tutto il viaggio, ma quando anche l'ultimo dell'equipaggio dovesse fare una sciocchezza per via magari di un occhio strabico che gli dava fastidio, la colpa è del Capitano: non doveva imbarcare uno con l'occhio strabico! E poi, lei, non mi dia torto, perché stamattina è una mattinata in cui ho bisogno di calma (alludendo al lavoro) su cominciamo...

Paola                             - Ha scritto il Commendator Longoni (estrae una lettera)

Giovanni                       - Ebbene?

Paola                             - Mi pare che...

Giovanni                       - Mi dia qui (prende la lettera e, dopo che avrà letto) Farabutto! Mettere sulla strada un povero giovane perché s'è approfittato di 5OOO lire, e lui? E pensare che io avrei i documenti per fargli passare tanta prosopopea...

Paola                             - E già, si metta in urto con il Commendatore Longoni, adesso...

Giovanni                       - E lo so, padrone di mezza Genova, non si può, e allora, mandar giù e virar di bordo, pelandrone... i cinque milioni che lui...

Paola                             - Sss... si calmi...

Giovanni                       - Vira di bordo, Giovanni, che c’é una secca. Sa, che navighiamo tra secche, imbroglioni, bugiardi, uomini, donne, tutti.

Paola                             - Non tutti...

Giovanni                       - Quasi tutti! Uomini e donne... si, poi... capirle le donne...

Paola                             - Sono io, adesso, che non capisco lei.

Giovanni                       - Oh, lo so che lei non mi capisce ... Ma già il mio posto non è qui: mi ci vuole l’odore del mare, il sale disinfetta, ammazza i microbi, qui invece bisogna viverci in mezzo ai microbi.

Paola                             - Ah! A proposito... mezz'ora fa è stata ancora qui quella signorina Lola Bacelli, mi pare, quella di ieri, tutta... con un cappellino rosso...

Giovanni                       - E’ stata qui? Che faccia!

Paola                             - Carina, però!

Giovanni                       - Carissima, lo domandi a mio fratello.

Paola                             - (al telefono) Pronto? Sì, un momento (a Giovanni, tenendo una mano sul ricevitore) è proprio lei.

Giovanni                       - Non ci sono.

Paola                             - Mi dice il Commendatore che non c'è. Mi ha lasciato detto... che, per oggi... provi a telefonare più tardi... come? Sì... lo... Pronto? Pronto (riappende il microfono).

Giovanni                       - Cosa ha detto?

Paola                             - Che è tutta colpa mia... e di che? E che verrà qui accompagnata dalla mamma.

Giovanni                       - Se mai ha un bel coraggio... fa la vittima, quando proprio ieri ne ho saputo delle belle sul suo conto, e la madre le tiene l'amministrazione. Che scemi sono gli uomini! E mio fratello, se non lo spedivo io un po' lontano... E bisogna tacere! Che potere… dire sulla faccia alle persone quello che si pensa... che soddisfazione sarebbe! Ma non si può…, lo so, non si può nemmeno dire ad una donna come quella li, che è... Se io faccio l'armatore, me lo possono dire: "armatore"; al salumiere, ognuno il suo mestiere... ma a una donna che fa la... è il mestiere... no, non lo puoi dire! E così bisogna mandare giù e virare di bordo. E’ come in mare: se, si potesse andare sempre dritti, sarebbe un paradiso navigare, invece, anche lì bisogna stare attenti e ogni tanto virare di bordo altrimenti sono falle nella chiglia e si va a bagno...

Paola                             - Ma forse è meglio così. Dire quello che si pensa? Saprebbe, lei, dire cose belle, se potesse dire quello che pensa?

Giovanni                       - Poche, qualcuna si; intanto direi che lei è buona, bella, intelligente e che io, pure avendo sempre detto: se vai in guerra prega una volta, se vai in mare prega due volte, se prendi moglie prega tre, penso anche che, quando uno non è ancora proprio vecchio, -io 55 anni non li ho ancora, li compio dopodomani-, dicevo che uno come me, se trova quell'essere che... può pensare anche a farsi una famiglia...

Paola                             - Eh! Lo credo.

Giovanni                       - Tanto più che il mio grande dispiacere sa qual'è? Che non ci sia un continuatore della ditta "Giovanni Bevilacqua"; va bé, mio fratello è giovane, sì, ma non è il tipo, e poi si chiama Filippo Bevilacqua, ma qui mi ci vorrebbe un Giovannino...

Paola                             - Poteva pensarci prima

Giovanni                       -  Ci ho sempre pensato, ma quando si è giovani non si pensa mica di diventare vecchi, e poi anche perché non avevo trovato quel tipo che... che... invece da quando è qui lei... Mi capisce?

Paola                             - ... no.... Commendatore... non...

Giovanni                       - ... non dovevo sbarcare. La mia casa è il mare, la mia famiglia è l'equipaggio, i pesci, le stelle. Là si parla col grande Architetto, e qui con la gente che non capisce, fai il tonno per non capire. (improvvisamente si comprime una mano al petto con una smorfia).

Paola                             - Le fa male?

Giovanni                       - ... Anzi , mi serve un po' da distrazione (è un tono amaro e ironico)

Paola                             - Perché non si decide a farsi visitare?

Giovanni                       - Eh, già! Per sentirmi dire: "Intanto prenda questo, e poi vedremo...

Paola                             - E poi perché continua a bere... scusi? Facendo così...

Giovanni                       - Farò come fanno tutti: tanto vivere o morire per me è lo stesso.

Paola                             - Sì, è facile a dirsi, ma...

Giovanni                       - Io?... Più vivo e più il mondo, la gente, mi si mostra con la faccia che ha; una brutta faccia. E poi, allora, per star qui a farmi del sangue cattivo, è meglio imbarcarsi per quel tale viaggio e andarsene a sentire un pezzo di musica classica suonata dagli angioletti... Tanto solo... come sono... senza nessuno che...

Paola                             - Solo no, non ha un fratello? E che le vuole bene

Giovanni                       - Può darsi...

Paola                             - E poi ci sono anch'io a volerle bene...

Giovanni                       - Lei? Che bene mi vuole lei?

Paola                             - Le voglio bene perché lei è buono, e perché lei per me è stato, ed è...

Giovanni                       - ... come un padre... (si comprime ancora la mano al petto)

Paola                             - Guardi che se non ci pensa lei, lo chiamo io un medico, anzi, lo faccio subito (prendendo l'elenco telefonico) così vedrà se c'è qualcuno chele vuol bene,

Giovanni                       - (togliendole l'elenco di mano) Ci sono già stato dal dottore... dal Prof. Mirende... mica per paura, sa... ma così, per curiosità...

Paola                             - Oh! Bravo, e...

Giovanni                       - Se lo vuol sapere mi ha anche fatto la fotografia.

Paola                             - La fotografia?

Giovanni                       - Si, interna, si, e sono anche andato a ritirarla, per vedermi un po' anche dentro.

Paola                             - Ma col Professore ha parlato?

Giovanni                       - Per telefono... perché era in partenza...

Paola                             - E le ha detto di stare tranquillo?

Giovanni                       - Sa come sono i Professori, si tengono sempre sotto vento ed è per questo che ho voluto la fotografia.

Paola                             - Me la faccia vedere.

Giovanni                       - Se ne intende di?...

Paola                             - No, ma, così, per curiosità.

Giovanni                       - No. No. Non ce l'ho nemmeno qui, dev'essere di là, e poi se vede tutto lo scafo, senza fasciame, sembra una barca in cantiere appena iniziata.

SCENA SESTA

Detti, Pietro e Baratti

Pietro                            - (affacciandosi) Permesso?

Giovanni                       - Avanti.

Pietro                            - (entrando) Ci sarebbe l'avvocato Baratti.

Giovanni                       - Gli hai detto che ci sono?

Pietro                            - Ma, io...

Giovanni                       - Fallo entrare.

Pietro                            - (via)

Giovanni                       - L'Avvocato Baratti. L'onestà in persona, eh? Ma bisogna...

Paola                             - (esce da destra)

Baratti                           - (entrando) Salute al commendator Bevilacqua!

Giovanni                       - Doppia razione a lei, di quella salute.

Baratti                           - Oh! Sempre di buon umore!

Giovanni                       - S'accomodi. Allora?

Baratti                           - Ieri sera l'abbiamo attesa. C'era l'assemblea.

Giovanni                       - Ah, si! O bella, e chi lo sapeva?

Baratti                           - Ma non gliel'ho detto ieri mattina io stesso?

Giovanni                       - E’ vero, peccato, l'assemblea ormai sarà finita, no?

Baratti                           - Vuol burlarsi di me commendatore; ma l'ho scusata io... lei è scusato...

Giovanni                       - Oh, grazie (ironicamente inchinandosi).

Baratti                           - (ha estratto da una borsa dei documenti e li ha posati sotto gli occhi del commendatore) Ecco qui, non c'è che da firmare.

Giovanni                       - (dopo aver osservato i documenti) Vedo, ma vorrei vederci meglio; con calma: una firma si fa presto a metterla, e una volta messa... insomma fare onestamente il mio dovere, come farebbe lei, no?

Baratti                           - Ma...

Giovanni                       - Lei non lo farebbe onestamente il...

Baratti                           - Ma che dice... lei è sindaco...il revisore dei conti

Giovanni                       - Appunto, e come sindaco il meno che mi resta da fare è sindacare un poco,no?

Baratti                           - Ma quando mai un sindaco?... Lei deve firmare, così è l'ordine, mi permetta, l'ordine del commendator Precordi quale amministratore delegato.

Giovanni                       - lo sono stato e starò sempre agli ordini, quando due e due fanno quattro, ma quando due e due possono fare anche ventidue...

Baratti                           - Commendatore, cosa dice?

Giovanni                       - Voci che corrono...

Baratti                           - Ma lei è troppo intelligente per dare retta...

Giovanni                       - No, qui non il caso di ungere; troppo intelligente non lo sono, ma non vorrei neanche essere troppo scemo, e così, se lei crede, mi lascia i papiri e io farò un poco il santo (a Baratti che non capisce) San Tommaso... (fare il gesto di infilare il dito)

Baratti                           - Non capisco, lei fino a ieri ha sempre firmato senza...

Giovanni                       - Perché ho sempre creduto di aver a che fare con persone quadrate.

Baratti                           - E chi le dice che... E poi una volta che lei ha firmato... qual'è quell'azionista che si permetterebbe di mettere in dubbio...

Giovanni                       - Insomma, se vuol lasciare, lasci (alludendo alle carte) e se no, non lasci...

Baratti                           - (raccogliendo le carte) Va bene, riferirò all'amministratore delegato (minaccioso) però, tengo a dirle che se questo suo ritardo a firmare dovesse portare, come porterà, pregiudizio, lei ne risponderà...

Giovanni                       - Benissimo. E poi, domani, non è venerdì

Baratti                           - Venerdì!

Giovanni                       - E dunque, al venerdì non c'è l'assemblea degli azionisti? Ci vedremo all'assemblea. E se quello che c'è da spartire è onesto, firmerò e spartiremo (e suona un campanello al tavolo: si ode la chiamata dall'ufficio)

Baratti                           - E sta bene (uscendo) Servo suo (esce)

Giovanni                       - Servo? No, no, mi basta (indicando l'appartamento) la Teresa come serva.

Baratti                           - (rientrando) Mi permette di fare una telefonata?

Giovanni                       - S'accomodi.

Baratti                           - (apprestandosi a comporre il numero) Grazie.

Giovanni                       - Guardi, per errore, di non chiamare la questura!

Baratti                           - (con un'occhiata preoccupata) Che dice? (parlando al telefono) Pronto? Sono l'avvocato Baratti. Il commendator Precordi per favore... pronto... commendatore, sono Baratti... già, appunto, ma non vuole firmare... ho già insistito... Sta bene! (rivolgendosi a Giovanni) Il commendator Baratti dice che il bilancio deve essere assolutamente firmato oggi.

Giovanni                       - Se lo firmi lui.

Baratti                           - (al telefono) No, non vuole firmare assolutamente... va bene! (rivolgendosi a Giovanni) Il commendatore vuole parlare con lei.

Giovanni                       - Lui... ma io no! (poi avvicinandosi al telefono) ad ogni modo... (prende in mano il microfono) Pronto... si, sono io... no: N-O (sillabando)... un motivo c'è!... un motivo c'è, sicuro: non ammetto che si aumenti il numero delle azioni quando invece dovrebbe esserci dell'utile, e perché non ammetto che si costringano gli armatori a servirsi della provveditoria, dove si paga cento quello che fuori dalla provveditoria si paga cinquanta, e questo per ingrassare chi? Non si sa. Ah: si sa,... e allora faccia lei... sì, sì... io sono pronto, anzi prontissimo a riscattare il pacchetto delle azioni e levarmi lei d'attorno! Sì, sì, parlo sul serio... anche subito.... guardi, aspetti un momento (preme il pulsante per chiamare Paola) e così, già che c'è qui il suo tirapiedi (segna Baratti che ha una espressione di stupore) consegno direttamente a lui l'assegno per tutta la cifra... e ce l'ho asciutta, asciutta, ci arrivo appena, ma gliela do’ volentieri.

Giovanni                       - (a Paola che sarà appena rientrata) Signorina... nel primo cassetto... il libretto degli assegni ... 5O.OOO.OOO all'ordine del commendator Precordi (parlando al telefono) Sentito, eh? Come? 15O.OOO.OOO? Cosa?... e da quando?... (e così dicendo volge ancora lo sguardo al Baratti)

Baratti                           - (col suo solito sorriso) Da ieri il commendator Precordi è uno dei maggiori azionisti della società... avendo assorbito le azioni del gruppo "Parodi & Marcenaro".

Giovanni                       - (è come annichilito, abbandona il microfono e si accascia al tavolo di lavoro)

Baratti                           - (trionfante, estrae dalla borsa il bilancio, prende una penna, la intinge nel calamaio e mette tutto sotto il naso di Giovanni)

Giovanni                       - (Afferra la penna e si appresta a firmare... rialza il capo, chiude il registro e lo dà a Baratti senza aver messo la firma) Voglio prima incontrarmi col Comm. Precordi... Sarò da lui questa sera alle sei.

Baratti                           - (richiudendo il fascicolo nella borsa) Sta bene, glielo dirò: (stendendo- gli la mano) Arrivederci. (esce)

Giovanni                       - (senza stringergli la mano) Buongiorno!

SCENA SETTIMA

Giovanni e Paola

Giovanni                       - Capito? La maggioranza delle azioni nelle mani di Precordi.

Paola                             - (preoccupatissima) E allora?

Giovanni                       - E allora... o trovare 15O milioni, o come mi propone lui, vendere le barche.

Paola                             - Non le conviene firmare?

Giovanni                       - Firmare vuol dire convalidare un furto; firmare vuol dire poter dare del ladro anche a Giovanni Bevilacqua! (riflette intensamente, quindi la sua espressione si illumina) Mi chiami il banchiere Rosasco.

Paola                             - (corre al telefono e fa il numero)

Giovanni                       - (passeggiando nervosamente borbottando) Farabutto!

Paola                             - (al telefono) Pronto, Rosasco? Qui l’ufficio del Capitano Bevilacqua... C'è il commendatore? Ah, un momento, prego... sì, ci sarà verso le tre.

Giovanni                       - Alle tre sarò da lui.

Paola                             - (sempre al telefono) Signorina, lasci un appunto per informare il commendatore che il Capitano Bevilacqua sarà da lui alle tre precise...sì, alle 15... grazie. (Poi, dopo aver posato il microfono) Credo di aver capito.

Giovanni                       - Se Rosasco mi procura quel che occorre, voglio vederlo in faccia quel farabutto di Precordi... farabutto e... (agita in alto la mano destra facendo il segno delle corna)

Paola                             - (Stupita e divertita nello stesso tempo) Ma... cosa fa?

Giovanni                       - Non ha visto?

Paola                             - No, non ho visto.

Giovanni                       - Guardi... (questa volta ripete il gesto delle corna con tutte e due le mani)... a Cesare quello che è di Cesare, a Precordi quello che è di Precordi... (torna a premersi il petto con la mano)

Paola                             - Ecco. Ma come può accudire al suo lavoro se prima non pensa seriamente... Ah!... (riprende l'elenco del telefono) Mi lasci fare.

Giovanni                       - E a chi vuol telefonare?

Paola                             - Ma a un dottore qualsiasi: non basta farsi fare una radiografia e come cura tenersela nel cassetto!

Giovanni                       - E già. Lei telefona a un dottore qualsiasi che magari poi è un ostetrico, e per di più devo pagargli anche il viaggio. Lasci, lasci...

Paola                             - E perché allora non chiama il professar Brunelli, quello che sta di sopra?Viaggi non ce ne sarebbero.

Giovanni                       - Quello di sopra è professore? Ma di scuola, no?

Paola                             - Macché, è primario all'ospedale.

Giovanni                       - O bella, io quando lo incontro per le scale ho sempre detto:... "buongiorno signor maestro"...

Paola                             - Ma cosa dice. (ritorna al telefono) Ora glielo chiamo.

Giovanni                       - Ma no, lasci perdere (toccandosi il petto) passerà! (estraendo la pipa) Gli metto sopra un’altra bella pipata. Piuttosto, mi dia la copia dell'ultimo bilancio de ... (accenna all'avvocato che c'era prima) e quella distinta che le ho dato ieri sera.

Paola                             - Va bene. è questione di pochi minuti. (via da destra)

SCENA OTTAVA

Giovanni                       - (come Paola è uscita, abbandona quell'aria da forte come quando è in presenza di qualcuno e si fa pensieroso. Si preme ancora una volta il petto, quindi prende l'elenco del telefono e si mette a sfogliarlo) Bra... Bra... Bre... Bri... Biru... Bru... Brunelli... 24.O7.23... (compone il numero) Pronto?... Parlo con il professor Brunelli? Quello di sopra?... Lei parla con il capitano Bevilacqua, quello che sta qui sotto... e si... avrei bisogno di parlare un poco con lei... posso venire io su... No, no, che disturbare... va bene... Ah, guardi, siccome si tratta di una cosa che... si, si... sa non entri dalla porta dell’ufficio, lei bussi alla vetrata dove c'è scritto Giovanni Bevilacqua... si, grazie. (posa il microfono e si accende la pipa).

SCENA NONA

Giovanni, Paola e Rosy

Paola                             - (rientrando) Ecco qui il bilancio, la distinta la sta terminando la signorina Rosa.

Giovanni                       - Rosy...

Paola                             - (ridendo) Già, a proposito la signorina Rosa insiste per un anticipo...

Giovanni                       - E’ pazza.

Paola                             - Desidera altro?

Giovanni                       - No, no...

Paola                             - (a Rosy che sta entrando) Pronta?

Rosy                              - (entrando) Prontissima.

Paola                             - (uscendo) Al commendatore.

Rosy                              - Non le serve più?

Giovanni                       - Cos’è?

Rosy                              - La distinta. (Gliela porge)

Giovanni                       - Ah! (la prende, poi si ferma ad osservare Rosy) Grazie.

Rosy                              - (che si è vista osservare) Prego. Posso andare?

Giovanni                       - Mi dica un pó... son proprio vecchio, io, sono vecchio?

Rosy                              - Vecchio lei? A me pare di no.

Giovanni                       - Quanti anni mi dà?

Rosy                              - Mah, non saprei... ma io la vedo ancora giovane...

Giovanni                       - Il soldato l'ho già fatto...

Rosy                              - Per dire, insomma... che se lei fosse proprio vecchio non verrebbero nemmeno delle belle signore a cercarla anche in ufficio (a Giovanni che non capisce) E non più tardi di stamattina una tutta vestita di rosso...

Giovanni                       - Sarà, ma allora quella non veniva per me.

Rosy                              - Sarà, ma allora quell'ingresso di contrabbando cosa ci sta a fare?

Giovanni                       - (Ridendo) Era già un po' che non ridevo... E brava signorina Rosy..........................

Rosy                              - Grazie! (alludendo al fatto che l'ha chiamata Rosy)

Giovanni                       - E... (dopo una pausa) Cosa diceva?

Rosy                              - lo? Di che?

Giovanni                       - Non aveva chiesto un anticipo?

Rosy                              - Ah! Sì... se...

Giovanni                       - Quanto?

Rosy                              - (sentendo bussare alla porta "privata", sta per andare ad aprire)

Giovanni                       - (trattenendola)No, vado io; e avverta di là che se non chiamo, nessuno venga a disturbarmi.

Rosy                              - (ironicamente)Eh! Contrabbando. (Si avvia, poi si volta) Eh, per...

Giovanni                       - Per l'acconto? Più tardi, eh?

Rosy                              - (andando)Grazie. E ... auguri!!

SCENA DECIMA

 Giovanni e Brunelli

Giovanni                       - (va ad aprire) Avanti (vedendolo) Professor Brunelli, vero?

Brunelli                         - E lei, Commendator Bevilacqua?

Giovanni                       - Piacere! (stringendogli la mano)

Brunelli                         - Onorato. Ci conoscevamo già come coinquilini...

Giovanni                       - E già... io sarei venuto, sa...

Brunelli                         - Non si preoccupi, stavo uscendo. E in che posso esserle d’aiuto?

Giovanni                       - (fissandolo attentamente) Dunque: ecco qui. Saranno circa tre mesi che ho fatto un viaggio con una delle mie barche, con una delle mie navi...

Brunelli                         - Una? Scusi: quante ne ha?

Giovanni                       - Oh, poca roba: un vapore e cinque velieri, ma roba modesta, né "Michelangeli" né "Raffaelli" (alludendo ai due grandi transatlantici)

Brunelli                         - Complimenti.

Giovanni                       - Oh, se ho un merito è quello che ho incominciato da zero: tanti come qui (Stendendo il palmo della mano vuota) Da mozzo a, come si dice, capitano-padrone. Sì, di quei capitani che gli è permesso di portare le loro barche su e giù per il Mediterraneo, e niente più.

Brunelli                         - E come mai?

Giovanni                       - E, perché io, e quelli come me, non abbiamo avuto nè tempo, nè mezzi per studiare... la Divina Commedia. Per andare per il mare, non c’è bisogno di libri: il mare bisogna studiarlo, impararlo... sul posto, sul mare, mi capisce?

Brunelli                         - E come no?

Giovanni                       - Velieri! Il nostro sì che è navigare, mica come adesso che toccan un bottone, un pulsante, e la nave parte, ne toccano un altro, e la nave vira, ne toccano un altro e la nave si ferma. Per fare il capitano a quel modo lì, a forza di toccare bottoni... allora... basta un sarto. no?

Brunelli                         - (ridendo) carina, questa!

Giovanni                       - Mentre il veliero è tutto un altro navigare. Lì, in coperta a darsi del tu col mare, sentirsi venire addosso gli spruzzi, tutto il giorno nell'acqua. Al mattino, uno può anche risparmiare di lavarsi!

Brunelli                         - Bellissimo, questo pensiero glielo rubo per farei una poesia.

Giovanni                       - Ah, perché lei fa delle poesie?

Brunelli                         - Sì, ma quelle, così, per ammazzare il tempo.

Giovanni                       - Ah, beh! Allora resta sempre nel lavoro suo, e se serve per qualche esperimento, non faccia complimenti perché io della morte...

Brunelli                         - Come tutti i marinai di razza.

Giovanni                       - Bravo. Ha tempo?

Brunelli                         - Sì, devo ancora passare da un ammalato, ma...

Giovanni                       - Due minuti.

Brunelli                         - Mi dica.

Giovanni                       - Oh, dunque, circa tre mesi fa 1'”Angiolina" era a La Spezia per scaricare, per poi venire a Genova. Dunque: con tre o quattro amici ci siamo detti: - se andassimo con il treno a La Spezia e poi tornassimo con l"'Angiolina"? Detto fatto. Si- arriva alla Spezia, si va a bordo e mentre si fa colazione la nave mette la prua verso Genova. Tempo bello, un pó di maretta e vento, quello che ci vuole. Mi segue?

Brunelli                         - Con interesse. Mi dica.

Giovanni                       - Dopo colazione mi prendono i cinque minuti di mettermi un pó al timone, e lì,... si leva un pó più di vento, ma poi il vento passa la misura, cambia in libecciata, il mare s'ingrossa e attacca un'acqua da non capire più se il mare era sotto o sopra. Mi segue bene, vero?

Brunelli                         - Benissimo, ma non capisco cosa...

Giovanni                       - Adesso capirà. Dunque, nel pieno di questo rimescolio di cielo emare... (si ferma e riflette)... un giovanotto che faceva parte della comitiva e che è mio figlioccio, studia da capitano... bene, insomma mi prega di cedergli un pò il timone. Io glielo cedo, ma le cose non andavano troppo bene pare, perché il capitano del brigantino mi dice:- Commendatore, a me il timone.

Brunelli                         - Ma come, scusi, lei non l'aveva già ceduto al figlioccio?

Giovanni                       - (visibilmente imbarazzato) Già, ma lui l'ha detto a me come padrone della nave... sa, mi pareva di mortificarlo, quello là, a togliergli il timone e ho detto: - No, no: chi ce l'ha lo tiene, e continuiamo la navigazione. – Quando un colpo di mare un po' più maleducato, strappa una vela e per conseguenza provoca un ritorno violento di barra... e questa mi batte proprio qui, nel mezzo dello stomaco...

Brunelli                         - A lei?...

Giovanni                       - A chi aveva il timone (sempre imbarazzato)

Brunelli                         - Ah, al suo figlioccio...

Giovanni                       - (aumentando lo stato di imbarazzo) Ecco...

Brunelli                         - Ho capito! E allora?

Giovanni                       - Allora, ecco dove c'entra lei. Io vorrei sapere se ci può essere pericolo, con quello pó pó di colpo, qui nello stomaco.

Brunelli                         - E... bisognerebbe anzi tutto che vedessi il paziente, il malato; capisce?

Giovanni                       - Ma che malato, sta benissimo, è sano come un pesce, solo che ogni tanto…, ma raramente sa, accusa un dolore, ma è cosa di un attimo e gli passa subito. Cosa ne pensa?

Brunelli                         - Caro commendatore, sarebbe imprudente da parte mia emettere un giudizio, così,... basandomi su quanto lei mi ha esposto, credo di capire che si tratti di una forte contusione interna... forse di una lacerazione muscolare. Speriamo, insomma, che non si tratti di peggio...

Giovanni                       - Peggio? sta bene, mangia di buon appetito, beve, fuma... (sempre in imbarazzo) La madre, per scrupolo, gli ha fatto fare la fotografia...

Brunelli                         - La radiografia... oh, bene, e che ha detto il radiologo?

Giovanni                       - Eh, sa come sono i professori ... sì... la madre mi ha detto che non ha capito troppo bene, ma io invece credo che quello non abbia parlato chiaro.

Brunelli                         - E’ anche probabile. Ma quando veramente c'è del grave, agli intimi…, a una madre, non è facile dirlo...

Giovanni                       - ... di grave, non credo. Ad ogni modo a me potrebbe dirlo...

Brunelli                         - Oh, a lei sì, tanto più che si tratta di un suo figlioccio, è quasi un doverenon nascondere la verità.

Giovanni                       - (alzandosi) Allora gliela faccio vedere?

Brunelli                         - La radiografia? L'ha lei?

Giovanni                       - Si, trattandosi d'un mio figlioccio, sa............... s'intende... mi interesso... Permette, la vado a prendere.

Brunelli                         - S'accomodi: da quella certamente potrò.................

Teresa                            - (entra da sinistra) Permesso? (scorgendo Brunelli) Oh!...

Giovanni                       - Cosa c’è? (mentre rientra dalla porta)

Teresa                            - Eh…, non so ancora cosa farle da colazione…

Giovanni                       - Ma, quello che volete (suona il telefono) Rispondete un pó voi: ma non ci sono per nessuno.

Teresa                            - (imbarazzata) Ma... io...

Giovanni                       - Avvertite la signorina (a Brunelli) Professore, le dispiace passare di qua?

Brunelli                         - Ai suoi ordini, commendatore (suona ancora il telefono)

Giovanni                       - (accompagnandolo alla porta di sinistra) Mezzo minuto, scusi.

Brunelli                         - (uscendo verso la stanza attigua) Ma s'immagini. (suona sempre il telefono).

Paola                             - (entrando da destra) Ma nessuno risponde, qua?

Teresa                            - Venivo proprio a chiamarla, perché io...

Paola                             - (al telefono) Pronto... ah, Merzario, sì, la polizza del "Paola"? (allude al nome del veliero) Sì, sì, se è pronta mandi pure per la girata, sì, sì... il commendatore c'è. Buongiorno.

Teresa                            - Ha detto di dire che non c'è nessuno...

Paola                             - Sì, sì, dov'è?

Teresa                            - E’ andato di là con un signore, quel professore che sta qui sopra.

Paola                             - Il professar Brunelli?

Teresa           - Ecco

Paola                             - Oh! Si fosse deciso!

Teresa                            - Dicono che è bravo quello lì... (suona il telefono)

Paola                             - (va al telefono)

Teresa                            - Non c'è per nessuno.

Paola                             - Sì, pronto: Bevilacqua, eh già signorina, sono sempre io, se non le spiace. Se vuole parlare proprio con lui, ritenti, non so che dirle. (posando il telefono) Riverita. Che insistenza!

Pietro                            - (entrando) Permesso, signorina ci sarebbe ancora l'avvocato Baratti che vorrebbe...

Paola                             - Il commendatore? No, no: vengo io.

Pietro                            - Buongiorno, Teresa.

Teresa                            - Pietro, buongiorno.

Pietro                            - Passata impiegata?

Teresa                            - E cosa dire!... (vedendo apparire Giovanni e Brunelli) E’ qui il padrone.

Pietro                            - Salve!

Giovanni                       - (esce dalla porta di sinistra con Brunelli. Dall'espressione abbattuta e preoccupata si deve intendere che il professore deve avergli dato una brutta notizia)

Brunelli                         - (consultando l'orologio) Mah! Risulta purtroppo, e lo ripeto senza tema di smentita; l'aneurisma dell'aorta, per cui intervenire con un'operazione sarebbero sofferenze inutili, anche se l'ammalato, come il suo figlioccio, è giovane e forte mi spiace avere data a lei questa notizia poco... Arrivederla.

Giovanni                       - Professore: per il disturbo?

Brunelli                         - C'è tempo…c'è tempo (scomparendo) Nuovamente.

Giovanni                       - Di nuovo

Teresa                            - Signor padrone allora: per colazione?.

Giovanni                       - Prosciutto e baccalà fritto.

Teresa                            - Ma... tempo fa mi ha detto che il baccalà fritto...

Giovanni                       - Tempo fa, ma il professore mi ha detto che posso mangiare quello che voglio.

Teresa                            - Allora va meglio?

Giovanni                       - ... fra tre o quattro mesi (ha parlato quasi a sé stesso, molto dolorosamente)... e allora, da oggi posso mangiare quello che voglio, bere quello che mi piace e... dire quello che mi fa piacere.

Teresa                            - Ah... si?

Giovanni                       - Di quella grappa piemontese, ce n’è ancora?

Teresa                            - 'Na bottiggia a gh'é ancon...

Giovanni                       - Chi a bottiggia! (in tono imperativo)

Teresa                            - Se ghe l'ha dito o professo... (ed esce svelta di scena)

SCENA UNDICESIMA

Giovanni, Paola, poi Teresa

Paola                             - Permesso?

Giovanni                       - Avanti.

Paola                             - (entrando) Ci sarebbe ancora l'avvocato Ba­ratti.

Giovanni                       - Non lo ricevo.

Paola                             - Io ho detto che c'era, ma se lei vuole...

Giovanni                       - Ha fatto benissimo: adesso vada di là, ri­peta che ci sono, che sono solo, ma oggi ricevo sol­tanto persone per bene; i delinquenti domani, dal­le 8 alle 10. Ripassi domani.

Paola                             - Eh?

Teresa                           - (entrando con la bottiglia della grappa ed un bicchierino) ecco chi...

Giovanni                       - (prendendo la bottiglia e vuotando un bic­chierino) Chi!

Paola                             - (in tono affettuoso e stupito) Ma che fa ades­so? Grappa?

Giovanni                       - Un bicchierino prima di ogni pasto (suona il telefono)

Teresa                           - Dixe che glie l'ha ordinou o professo (suo­na ancora il telefono)

Paola                             - (rispondendo) Pronto, chi?... la signorina Lo­la?... Non so, no, no, il commendatore non c'è...

Giovanni                       - Sì, ci sono (afferra il microfono) Ci sono e sono qui che bevo alla sua salute, signorina, e a quella di sua madre...

Paola                                        - (cercando di togliergli il microfono di mano) Ma commendatore...

Giovanni                       - Sì, di sua madre che con tanto amore la illumina, sì, le fa chiaro; e anche alla salute di quel tale che crede di essere l'unico a montare sulla bar­ca... e invece a Té pinn-a!..

Teresa                           - Ma sciò patlron...

Giovanni                       - (ancora al telefono) Sì, sì...sì, venga pure qui, che le dico la rimanenza... Caterina di Russia! (posa il ricevitore).

Paola                             - (preoccupata) Ma e impazzito?

Giovanni                       - No... mi sono levato il primo mattone dal­lo stomaco. Non occorre ciù vira de bordo, posso navegà comme veuggio, tanto sono un barco che va in demolizione! (Si beve ancora un bicchierino di grappa, mentre Teresa e Paola lo guardano e si guar­dano sbalordite).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Stessa scena del primo atto. Saranno passati due o tre giorni. La scena è vuota.

SCENA PRIMA

Paola e poi Teresa

Paola                                        - (entra da sinistra, si toglie il cappellino e i guanti, va al telefono per comporre un numero. Si ferma, va ad ascoltare alla porta dell'abitazione, ritorna al telefono e fa il numero) Pronto? Studio del pro­fessor Brunelli?... Son la signorina Paola, sì, del commendator Bevilacqua. Attendo, grazie. (Pausa. Occhiata ancora verso f abitazione) Professore?... SI, vorrei fare un passo da lei per... Scusi un momen­to, Professore, temo sia lui.

Teresa                           - (entra da sinistra) Scignorinn-a, za chi?

Paola                             - Già Teresa... e, lui?

Teresa                                      - È fuori.

Paola                                        - (riprendendo a parlare al telefono) No, è la Te­resa, lui è fuori... eh!... Come al solito... Oh, sì, man­gia e (Teresa fa cenno di bere) e... beve!

Teresa                           - (vorrebbe intervenire anche lei) E...

Paola                             - (le fa cenno di tacere) Regala quattrini per il piacere di dare, prende di petto chi non gli va a ge­nio, e finirà col provocare qualche guaio irrepara­bile... il fratello? Sì, l'ho avvertito e arriverà da un giorno all'altro. Allora a più tardi, su da lei. Di nuo­vo e scusi, (ripone il telefono) Ebbene? (alludendo al commendatore)

Teresa                           - Per questa mattina mi ha ordinato un'insa­lata di ravanelli, cetrioli, peperoni... e perla spesa mi ha aperto un cassetto pieno di biglietti da mil­le e mi ha detto: - Servitevi e senza fare conti, così per questi pochi mesi farete a meno di fare pacciughi sulla spesa. - Ha detto: - Facciamo un "for­fait" - (pronunciando ''forfeit")

Paola                             - E agli altri impiegati? A chi cinquanta, cen­to, duecentomila.

Teresa                           - O glie l'ha dati?

Paola                             - No, ma fra tre o quattro mesi, quando, se­condo lui, non ci sarà più.

SCENA SECONDA

Giovanni e dette

Giovanni                                 - (da fuori) Teresa?...

Paola                             - È tornato.

Teresa                           - Cercherà la grappa, ma ce l'ho nascosta!

Giovanni                       - (entrando, un po' spettinato, infilandosi la giacca) Oh, buongiorno, scignorinn-a (a Teresa) A grappa...

Teresa                                      - No, sciò padron, per oggi no ghe ne uaggo cui.

Giovanni                       - Allora da domani, i conti precisi della spesa.

Teresa                           - (resta male) Sci, sci, fino all'ultimo citto... ma grappa per oggi, basta!

Giovanni                       - (a Paola) Telefoni giù, al droghiere, che me ne mandi subito dodici bottiglie.

Paola                             - No, commendatore, no, io non...

Giovanni                                 - Repubblica completa? A serva ch'a no ser­ve, l'impiegata che... (andando verso il telefono) Te­lefonerò io...

Paola                             - Andate, Teresa.

Teresa                           - (ad un cenno di benestare di Paola) E va be­ne, ce la vado a prendere. (E si avvia)

Giovanni                       - (a Paola) Quella distinta per quelle cifre al personale?

Paola                             - Commendatore, ci ripensi; e perché poi met­tersi in testa un'idea simile?...

Giovanni                       - In testa? (allude alla radiografia),., sulla carta... le fotografie sono ancora di quelle cose che dicono pane al pane e vino al vino...

Paola                             - Ogni modo io vorrei ancora sottopormi ad una visita più accurata, interrogare altri profes­sori...

Giovanni                       - A tre professori l'ho già latta vedere, sem­pre la trovata del figlioccio, e una volta tanto tre professori si sono trovati d'accordo (a Teresa che en­tra con la bottiglia) Guardi l'amore di questa don­na: mi ha cambiato bicchiere, me ne ha portato uno più piccolo, che pensiero gentile! Però, mi ha por­tato la grappa, mica i conti della spesa...

Teresa                           - Oh, no, che mi son pronta...

Giovanni                       - (subito) Chi, chi (afferra la bottiglia e si ver­sa un bicchierino)

Paola                             - Commendatore, dia retta a chi le vuol bene...

Teresa                           - E sci, sciò padron...

Giovanni                       - (a Teresa) Voi, de là e un bello menestron pe questa seja... con un po' de pesto, anzi, faeme do pesto con un po' de menestron...

Teresa                           - (Uscendo) e, mi...

Giovanni                       - (a Paola) E quelle cifre? Ci sono tutti?

Paola                             - Tutti, sì, ad eccezione del ragioniere che sta­mane non c'era perché il sabato, lo sa, ha il lavoro in banca e sarà qui tra poco.

Giovanni                       - Allora... vuol dire che qui manca lui e an­che lei.

Paola                             - Io non voglio neanche sentirne parlare.

Giovanni                       - Per lei metterò io la cifra... E... sono ri­masti contenti?

Paola                             - Secondo loro, ognuno meritava più dell'al­tro, ma però credo siano usciti contenti: ad ecce­zione, bisogna dirlo, del vecchio Pietro.

Giovanni                       - Eh... Pietro! Quello l'avevo a bordo con mi. Gli altri...

Paola                             - Avrà la loro gratitudine, creda...

Giovanni                       - Ma gratitudine io non ne voglio. O l'è scemino quello che o spera nella gratitudine, e poi, de cose mi dovrebbero essere grati? Destinando quello che ci ho destinato, non faccio che il mio do­vere, bisogna pensare che intanto che io guada­gnavo cento, loro guadagnavano dieci.

Paola                             - Ma se non ci tosse stato lei a farci lavorare...

Giovanni                       - ...e se non ci toste stati voialtri a lavora­re per me?

Paola                             - Ma lei lavora più di noi, lei è la mente diret­tiva.

Giovanni                       - L'è pe' questo che io guadagno cento e voi dieci, senza contare che a fare il dipendente c'è sem­pre meno soddisfazione che a lare il padrone.

Paola                             - ... Ma ci sono anche meno preoccupazioni e meno fastidi.

Giovanni                       - Ed ecco allora che la partita pareggia... io non devo niente a loro e loro non devono niente a me.

Paola                             - Ma altro è mugugnare, e altro...

Giovanni                       - Hanno fatto dei discorsi? Ebben? O lé o mondo. Metta due persone insieme, legate da in­teressi, sia morali che finanziari: uno dirà sempre qualcosa de l'atro. Se uno fosse costretto a vivere solo, non potendo dire male di nessuno, si guarde­rebbe nello specchio per darsi del vecchio e dello stupido.

Paola                             - Sarà, ma io intanto vorrei andare un po' a fon­do a certi discorsi... a certe malignità...

Giovanni                       - Sbaglio! E sci, perché uno dirà: ma io l'ho sentito dire dal tale, lei chiede a quel tale: — ma io l'ho sentito dire dal tal'altro, e così lei avrà sem­pre in mano la coda della malignità, ma la testa non la troverà mai... e la malignità a riguarda mi, se ca­pisce.

Paola                                        - E anche me.

Giovanni                       - Del resto se la può prendere lei questa soddisfazione: lunedì, quando vengono (allude agli impiegati) veda un po' di andare in fondo.

Paola                             - L'ho già fatto stamattina.

Giovanni                       - E... ha trovato... la testa?

Paola                             - Finora no. Hanno finito col lare il nome di Bonetti, il ragioniere, giurando e spergiurando

Giovanni                       - ... perche Bonetti non c'era. Ma quando adesso verrà, provi un po' con Bonetti, e vedrà.

Paola                                        - E allora?

Giovanni                       - E allora, la cosa più bella è diventare sor­di ai discorsi della piccola gente, andare avanti per la propria strada e lasciare al tempo l'incarico di metter a posto le cose. Quello che è veramente sa­no, resta, quello che è marcio va a finire nel carro della spazzatura. Scià vedde lì, che lei mi la fare del­la filosofia alla vigilia di rendere i conti (si versa un grappino e rivolto a Paola): posso?

Paola                             - La smetta, commendatore, e vada di là a ri­posare un po'.

Giovanni                       - Dormire? Non vorrei neanche più dor­mire di notte, adesso che più dormo e più rubo del­le ore di vita... Lei ci può sguazzare e dormire quanto vuole, ma io...

SCENA TERZA

Bonetti e detti

Bonetti                          - (entrando) Permesso... m'ha dito o Pietro che...

Giovanni                       - ... che l'attendevo, s'accomodi... (a Bonetti che lo guarda con molta curiosità) Cos'ha da guar­darmi così?

Bonetti                                    - Mah...

Giovanni                          - Le hanno detto qualcosa? È la verità (ri-volgendosi a Paola) Io tra pochi mesi... me imbarchio per un lungo viaggio... 'na falla in ta chiggia, non c'è carpentiere che possa ripararla, posso lan­ciare l'S.O.S. più maiuscolo, che io devo andarme­ne a scadenza fìssa, come le cambiali: solo che quel­le hanno il beneficio del rinnovo, mi no. Scia no se commeuve tanto più che... avrà già sentito (fa l'at­to di lasciargli dei quattrini)... Biglietti da mille...

Bonetti                            - (quasi facendo l’atto di volerci rinunciare) Oh, ma...

Giovanni                          - Perché? Lei ci vorrebbe rinunciare... comme a scignorinn-a

Bonetti                            - Eh...

Giovanni                          - Scià l'accetta... comme a scignorinn-a... O ringrazio! Segni. Al signor Bonetti Gre duecento­mila... ghe pan pochi?

Bonetti                            - Eh... mi...

Giovanni                          - Scià no sa nemmeno cose dì: le rincresce, ma le fa piacere...

Bonetti                            - Oh, no! Che anzi quande o Pietro o m'ha comùnicou... mi ho subito dito: che meschinetto!!.

Giovanni                          - Meschinetto? E perché. Io almeno so che per tre o quattro mesi, se la salute mi assiste... ma lei che mi ha dato del meschinetto, è sicuro di vi­vere ancora tre o quattro mesi? E allora, come ve­de, io sono in una condizione privilegiata...

Bonetti                            - Ma io, prima di tutto spero che...

Giovanni                          - Lasci correre... quindi è per questo che ancora in piena lucidità di niente, pensando che se il timone di questa barca dovesse Unire in mano a mio fratello dovreste, anche in scagno, navigare con la cintura di salvataggio, allora meglio la barca in di­sarmo: a mio fratello tanto da vivere, il grosso alla "Casa dei marinai" e a chi mi e stato collaborato­re, nella proporzione ho assegnato al signor Bonetti... abbiamo detto... lire...

Bonetti                            - Duecentomila...

Giovanni                          - Ah, sì, duecentomila, a momenti dicevo trecentomila, confondevo lei con il Paganetto...

Bonetti                            - Ah, perché a-o Paganetto?...

Giovanni                          - Trecentomila, sa, mi sono basato anche un poco sugli anni, e poi...

Bonetti                            - Ma Paganetto o l'ha dui anni meno de mi de servizio. Mi me sposo tra dui o crei meixi...

Giovanni                          - Bene, e veda di non rimandare se no per­de il rcgallo de nozze...

Paola                                - Ma senti che discorsa...

Giovanni                          - Fatti, non discorse!, quande invece... a proposito di discorsa... veda un poco se riesce a tro­vare la testa, o l'è chi o sciò Bonetti...

Paola                                - Lasci perdere, adesso...

Giovanni                          - Come? Adesso che abbiamo in mano l'uomo. Dunque pare che i suoi amali colleghi, in merito a queste mie donazioni, per ringraziamen­to, sembra abbiano fatto delle malignità in sciò con­to da scignorinn-a e mio.

Bonetti                            - Ah!

Giovanni                          - E se fa, anzi, o so nomine come lanciato­re di questa malignità...

Bonetti                            - Mi? Commendato: giuro... giuro che io, non è per riportare, ma l'ho sentito proprio dire da-o Paganetto...

Giovanni                          - Quello delle trecentomila, se capisce... (a Paola) Vede? (Suona il telefono)

Paola                                - (rispondendo) Pronto? Sì, Bevilacqua... Chi? Il commendator Longoni?... Sì, attenda, per favo­re. (Copre il microfono e riferisce a Giovanni) Dice che ha ricevuto la raccomandata.

Giovanni                          - Ah, ha ricevuto la raccomandata? Dia a me, (prende lui il microfono) Pronto, parlo col si­gnor Longoni. No, il commendatore Bevilacqua non c'è. Ah, ha capito dalla voce che sono io... È in­telligente, sa... farà strada, ma si vede pure che non sa leggere... nella mia raccomandata c'è scritto che lei deve venire qui, e non telefonarmi... faccia quello che vuole, anzi... se lei non viene quasi preferi­sco, avendo da vedde a so faccia, e poi così farei una gita a Roma e mi leverei un bel mattone dallo sto­maco!... "Altro non le saprei narrare” e scusi se l'ho dovuta importunare! (Toglie la comunicazione)

Paola                                - (preoccupatissima)... ma quello solleverà mez­za Genova!...

Giovanni                          - Ho tanto da sotterrarlo io, prima che lui sotterri me. Ha già telefonato, e quella telefonata vuol dire: fifa! (rivolto a Bonetti)

Bonetti                            - Allòa... mi...

Giovanni                          - Lei può andare... quello che doveiva dì, l'ho dito... (Vedendo che Bonetti si avvia all'uscita senza dire nulla) Non mi dice neanche grazie?

Bonetti                            - Oh, sci, scià scuse,...grazie (è evidentemente contrariato)

Giovanni                          - (a Paola) Vede quello lì: se potesse navi­gare come adesso posso navigare io, direbbe: -Brutto d'un mondo, a mi duecentomila e a-o Paganetto trecentomila... che ghe vegnisse!... - direbbe lui (segnando Bonetti), ma non può, allora manda, giù e... vira di bordo... sono soddisfazioni che me le posso prendere io, io solo (facendo a Bonetti di an­dare pure) s'accomodi... s'accomodi... arrivederci a lunedì... (si preme la mano sul petto) Un pò1 di eli­sir di lunga vita (si serve la grappa mentre suona il telefono)

Paola                                - (gli fa cenno supplicandolo di non bere e ri­sponde al telefono, prima domandandogli) C'è, com­mendatore? (suona ancora il telefono)

Giovanni                          - No, non ci sono, non risponda nemme­no (a Paola) Quante volte chiamo io e nessuno ri­sponde, e adesso... (toglie il microfono e lo posa sul­la scrivania)... non rispondo io. À l’é 'na soddisfazion anche questa.

SCENA QUARTA

Pietro, Baratti e detti

Pietro                               - È permesso?

Giovanni                          - Avanti.

Pietro                               - (quasi piagnucolando) Ghe saieiva l'avv. Ba­ratti...

Giovanni                          - (versa un bicchierino di grappa) Chi, Pie­tro, sciù, sciù... che me pa che... (gli offre il bic­chierino)

Pietro                               - (non sa se accettare...) Ma?...

Giovanni                          - Sciù, sciù, lo so che mi volete bene, ma Pietro, mi sento meglio...

Pietro                               - (rincuorato) Ah! Piaxei... (Beve)

Giovanni                          - E avanti quello farabutto che ghe de là (a Pietro mentre esce) E diglielo: signor farabutto, s'ac­comodi...

Paola                                - (raccomandandosi) Commendatore...

Baratti                             - Permesso?

Giovanni                          - Avanti, eroe del gioco delle tre tavolette.

Baratti                             - Come?

Giovanni                          - Niente! Non ci faccia caso.

Paola                                - Io devo (vuole dire: devo ritirarmi)

Giovanni                          - (a Paola) Vada, vada di là, usiamogli que­sta delicatezza (allude a Baratti), ma vedrà come esce...

Baratti                             - Come: come esce?...

Giovanni                          - Una quaterna!... Dunque?

Baratti                             - (assumendo un'aria di importanza) Lei im­maginerà lo scopo di questa mia visita: vero?

Giovanni                          - No.

Baratti                             - Come no?!

Giovanni                          - Allora, sì.

Baratti                             - E che pensa di fare?

Giovanni                          - Prendermene un bicchierino (si versa da bere) Non gliene offro perché è di qualità che non se ne trova più.

Baratti                             - Non capisco.

Giovanni                          - ... e allora parli lei, vediamo se riesco a ca­pire io... però sia breve e chiaro... perché io sono di quelli che hanno i minuti contati... (si preme il petto).

Baratti                             - Ma commendatore, lei si sente male?

Giovanni                          - Niente, niente...

Baratti                             - Un colpo d'aria?

Giovanni                          - ... di timone, che me ne ha fatto dare un altro alla barca della vita per farla un poco naviga­re contro corrente...

Baratti                             - Non capisco, ma spero ci intenderemo ugualmente.

Giovanni                          - In merito?

Baratti                             - In merito alla seduta di ieri. Lei egregio commendatore, oltre mettere in imbarazzo la so­cietà con questo inspiegabile rifiuto di firmare, ha anche offeso gravemente l'amministratore delega­to. Lei ha quasi lascialo capire...

Giovanni                          - ... quasi? Ho detto che è un ladro, se no se intendemmo ciù a parla cosci, allora è inutile. An­zi, ce ne volevo dire un'altra parola, invece di ladro, che e poi la stessa cosa, ma mi è difficile a dirla: clep... cleptomane, vede, è difficile, e poi ho pen­sato: qualcheduno potrebbe anche non capire, e al­lora ho detto: ladro, e pur avendoci detto ladro, mi sento dire: - Quasi - Ma io ce lo scrivo, mi piac­ciono le cose chiare.

Baratti                             - Ma come... io vengo qui con tutte le buo­ne intenzioni per vedere di aggiustare la faccenda: incresciosa...

Giovanni                          - Aggiustarla??? Sarebbe come voler asciu­gare l'oceano con la carta assorbente...

Baratti                             - E si fosse limitato a cose di amministrazio­ne, ma lei prima, anziché chiamarlo Felice, come si chiama, lei parecchie volte, fingendo di non ricor­dare, l'ha chiamato commendatore Cornelio Pre­cordi; poi ha quasi fatto pensare...

Giovanni                          - Quasi fatto pensare? Sono proprio tutti scemi, va bene che c'era anche lei... Quasi ratto pen­sare? Prima l'ho chiamato Cornelio, poi ho fatto co­sì (fa il gesto delle corna) poi ho gridato in piena assemblea che è anche contento, più chiaro di così... e lui ha capito, perché dopo ho visto quello che è successo...

Baratti                             - E inaudito! E inaudito come lei...ma non sa... la cosa pare si sia risaputa: uno della stampa è venuto da me per... io naturalmente ho negato e...

Giovanni                          - E perché? Se veniva da me quello lì del­la stampa... fino il "Corriere dei Piccoli" ne avreb­be parlato!

Baratti                             - Ma non lo dica neppure per scherzo. Le posso dire che l'opinione della maggioranza è che lei voglia fare un ricatto

Giovanni                          - Noo?

Baratti                                         - Sì?

Giovanni                          - Me lo giuri!

Baratti                             - Glielo giuro.

Giovanni                          - Non me ne importa un fico secco...

Baratti                             - Insomma lei insiste a non voler firmare e neppure scusarsi con il commendator Precordi?

Giovanni                          - Bravo, lei incomincia a capire qualcosa.

Baratti                             - Ma facendo così, lei provocherà la catastrofe della nostra società.

Giovanni                          - E lo credo! E non è neanche difficile che qualcuno vada anche a dormire al fresco!

Baratti                             - Ma io penso che lei ne e sindaco!

Giovanni                          - No, lo pensa lei che ne è il consulente le­gale, e che forse se qualcuno porterà i sigari a Ma­rassi all'amministratore delegato (fa il segno delle corna), qualche altro li porterà anche a lei... caro amico, due o tre ci sarete a Marassi, e se ci sarò anch'io, faremo il "tresette" col morto.

Baratti                             - Ma se lei ha firmato i bilanci dell'anno scor­so?..

Giovanni                          - Farabutto anch'io, ma allora senza saperlo. Voialtri invece, farabutti consenzienti e re­cidivi.

Baratti                             - Ma lei firmando, eviterebbe...

Giovanni                          - E atro, no ghe rinunzio... Il timone l'ho io (fa l’atto di governare il timone) Ho misso a prua in sce quella secca, e aoa gh'andemmo a picca drento, andiamo a fondo, coliamo a picco, caro con­sulente legale, e si salvi chi può! Scia sfittacene al­le corna dell' amministratore delegato; se galleggia lui, galleggerà anche lei... (Preme il campanello che corrisponde all'ufficio)

Baratti                             - E sta bene, ma ci ripensi, so che il com-mendator Precordi in questo caso farà dei passi per la tutela del suo onore.

Giovanni                          - E coma fa a tutelarlo se non ce l'ha?!

Pietro                                           - (appare sulla porta)

Giovanni                          - Rimorchia un po' questo scignoro feua do porto (intanto che Baratti si accinge ad uscire) Che gen­te! Vuol dire che se io ritiro il "ladro" e il "Cornelio", l'amministratore delegato sarebbe soddisfatto?

Baratti                             - Certo, capirà, è consuetudine, codice ca­valleresco, cavalleria...

Giovanni                          - Cavalleria?... Io ero in marina ed è per quello che non me ne intendo. Pe'i ommi veri anche se ritiro il "ladro", ladro è e ladro resta, e il "Cor­nelio", becco è e becco resta. "Altro non vi saprei narrare", la prego di levarsi di qui da importunare. (a Pietro) rimorchialo feua do porto...

Pietro                               - (a Baratti, precedendolo) S'accomodi.

Giovanni                          - (borbottando qualcosa seguendo Pietro) Ah! Non capisce...

SCENA QUINTA

Giovanni                                     - (si accinge a bere il solito grappino)... Cos'a Té 'sta vitta?... 'Na scemata: a mattin ti te alzi, ti te lavi a faccia, due parolle con a Teresa perché magari le patate aumentano, e poi al lavoro, a lottare col mondo, poi a mangiare, solo, poi a dormi, e il giorno dopo... tacca, maestro, la solita scinfonia. E questo da 50 anni, senza nemmeno un Giovannino per continuare la Ditta. E allora?

SCENA SESTA

Giovanni, Paola, e poi Pietro

Paola                                - (entrando da destra) Ma commendatore, ma che ha fatto all'avvocato Baratti? Ho fatto di tutto per calmarlo, ma...

Giovanni                          - E brava, io mi levo dei mattoni, e lei se li vuole prendere: allora è inutile.

Paola                                - Un po' di prudenza, commendatore, un po' di misura...

Giovanni                          - Non ho tempo per misurare, vado giù a occhio, a "forfait"; e lei che ha ancora da vivere, im­pari, pensi sempre il peggio.

Paola                                - Ma no, non veda tutto così nero e tutto così grigio!

Giovanni                          - Tutti abbiamo qualcosa da farci perdo­nare: io ho anche offeso il nono comandamento. Ho tradito un amico... non l'ho mai dimenticato e adesso vorrei che tutto quello che c'è stato poco di buono nella mia vita, diventasse tutto pulito. (Si ver­sa un bicchierino dì grappa, la beve, sembra essersi un po' rasserenato, ma subito riprende amaramente) Nella vita per diventare più buoni, bisognerebbe poter morire almeno una volta!...

Pietro                               - Permesso? Ghe saieiva o commendato Lon­goni...

Giovanni                          - Eccolo qui, quello che fa tremare...

Paola                                - E adesso?

Giovanni                          - E adesso... ch'o l'aspéte (a Pietro) Che at­tenda un momento, che ho gente.

Pietro                               - Sta ben. (esce)

Paola                                - Ma commendatore!

Giovanni                          - (con soddisfazione) Quello che fa fare an­ticamera a delle personalità oggi o l'ascàda le a carega... Che marionette, però, che siamo! Stamatti­na ho incontrato uno nelle scale, o sciò Rimassa, che lo so che mi vuol male, mi ha detto, levandosi il cap­pello " Buongiorno" ed io calcando il mio sulla te­sta, ho risposto "n'accidente anche a lei" e quello non ha protestato, il che vuol dire che nel suo "buongiorno" c'era n'accidente anche per mi. Che marionette... Faccia accomodare quel... gentiluomo che è di là.

Paola                                - (andando verso destra) Mi raccomando!

Giovanni                          - E perché? In queste cose mi levo un mat­tone a faccio una buona azione, dunque...

Paola                                - (introducendo Longoni) S'accomodi.

Longoni                           - Buongiorno.

Giovanni                          - Buongiorno.

Longoni                           - Premetto che se sono venuto qui, è per­ché dovevo venire da queste parti.

Giovanni                          - Se no ci sarebbe lo stesso.

Longoni                           - La prego e la invito, per il suo bene, a mu­tare atteggiamento, se no...

Giovanni                          - Seno?

Longoni                           - Se no, lei sa benessimo che ad urtarsi con me, c'è tutto da perdere.

Giovanni                          - Già, ma quando non si ha più nulla da perdere, c'è tutto da guadagnare.

Longoni                           - Insomma, meno parole perché io non ho tempo da sprecare.

Giovanni                          - E io? Io ne ho meno di lei.

Longoni                           - (facendo tatto di andarsene) Ma se non do­vevo neppure salirle, queste scale...

Giovanni                          - Le ridiscenda, vuol dire che salirò io a Ro­ma le scale di qualche Ministero.

Longoni                           - E quando le avrà salite, le ridiscenderà con le pive nel sacco.

Giovanni                          - Non credo perche le salirò con certi do­cumenti che...

Longoni                           - E lei crede che io, con le aderenze che ho a Roma, non abbia già provveduto a parare il colpo?

Giovanni                          - Allora, posso andare?...

Longoni                           - S'accomodi: sono tranquillissimo, creda!

Giovanni                          - Se lei fosse tranquillissimo, non sarebbe nemmeno venuto qui.

Longoni                           - Ma, insomma? Che cosa desidera da me?

Giovanni                          - Che lei riprenda in servizio quel povero Prati.

Longoni                           - Eh?... Impossibile: lei saprà benissimo che quel figuro si è appropriato di...

Giovanni                          - ... di 5.000 lire, ma in quelle condizioni di famiglia, chi non perderebbe la testa... 5.000 li­re... sì, lo so, ma so anche di un altro figuro che si è appropriato di 5.000 lire con una processione di zeri, eppure questo mangia, beve all'ora del tè, sì, perché prende il tè, e se lei non lo conosce, questo tiguro, le dò uno specchio e lei lo conoscerà.

Longoni                           - Ma, dico,... ma lei non sa con chi parla...

Giovanni                          - Sì, con un fior di farabutto.

Longoni                           - L'avverto che se voglio a me basta...

Giovanni                          - ... un documento: quello dei silos grana­ri, basta quello, perché quel tale figuro che all'ora del tè prende il tè, se ne vada a fare vita tranquilla in qualche isolotto della nostra bella Italia: ecco co­sa basta. E adesso, se si sente sempre tranquillo, s'accomodi...

Longoni                           - Ma insomma, commendatore...

Giovanni                          - Dica, signore...

Longoni                           - Ci siamo sempre trovati d'accordo e non capisco...

Giovanni                          - Eh, già, perché allora, pel quieto vivere, sapevo, ma... (ripete il gesto del "virare di bordo")... ma adesso che ho rinunciato al quieto vivere, ho vo­luto levarmi la soddisfazione di guardarla in faccia per dirle ancora...

Longoni                           - Basta! Chi la capisce, lei? Lei mi sta fa­cendo una parte che davvero non comprendo.

Giovanni                          - La parte dell'Amleto, quello travaggio do­ve muoiono tutti, meno il suggeritore. "Essere o non essere" sa? Ebbene: io sono uno che vuol essere, proprio quando comincio a non essere.

Longoni                           - Ma insomma: che cosa si vuole da me?

Giovanni                          - Gliel’ho già detto e glielo ripeto per una seconda volta, l'avverto che alla terza, aumento la dose: che lei riprenda in servizio il Prati.

Longoni                           - Ho capito: è un ricatto.

Giovanni                          - Se mai un riscatto.

Longoni                           - E come dovrei fare?

Giovanni                          - Ce l'ha un suo biglietto da visita?

Longoni                           - (estraendolo dal portafoglio) Sì.

Giovanni                          - (porgendogli la penna) Penna, e due righe al suo capo del personale perché rimetta al suo po­sto il Prati.

Longoni                           - (mentre si accinge a scrivere) E sia.

Giovanni                          - Perdonare, quando si può, e tanto più non si ha il diritto di dettar legge... Perdonare è gioia.,.

Longoni                                      - (ha finito di scrivere e porge il biglietto a Gio­vanni)

Giovanni                          - (dopo aver letto) Benissimo, (prende una penna e cancella qualcosa, poi rivolto a Longoni che si era alzato per vedere) Ho cancellato "commen­datore"... sa, i titoli si fanno stampare per dar gua­dagno alle tipografie e poi sì cancellano per mode­stia, (si accinge a suonare il campanello per chiama­re Pietro poi guarda F orologio) Se deve andare a prendere il tè, non faccia complimenti...

Longoni                           - Ma... in merito a quei...

Giovanni                          - ... Quei documenti che... quelli dei silos? Li ho stracciati che saranno due anni!...

Longoni                           - (contento) Oh! (e riassume l'aria di pre­potenza).

Giovanni                                     - (estraendo dal cassetto delle carte) No, no, sono ancora qui e... non li mollo! (a Pietro che è apparso sulla porta) Rimorchia questo scignoro finna feua do porto.

Pietro                               - (a Longoni) Scia s'accomoda

Longoni                                      - (borbottando tra sé, fa per andare, ma rimane sulla soglia trattenuto dalle voci che giungono dall'interno).

SCENA OTTAVA

Paola, giornalista, Giovanni, Longoni, Pietro

Paola                                - (voce da fuori) Le ripeto che ha gente e non può ricevere.

Giornalista                       - (da fuori) Non si preoccupi, attendo.

Pietro                               - (sempre da fuori scena) Chi gh'é?

Paola                                - Ma anche se fosse libero, non la riceverebbe.

Giornalista                       - Sarebbe la prima volta che si chiude la porta al più accreditato giornale della città!

Longoni                           - Un giornalista? (evidentemente spaven­tato)

Giovanni                          - E, già! Un giornalista! Adesso facciamo una bella fotografia!

Longoni                                      - Mah...

Giovanni                          - Tranquillo (nasconde il biglietto) Passi da questa parte, che poi farò disinfettare (lo accompa­gna alla vetrata privata)

Paola                                - (sempre da fuori scena) E va bene, la tarò an­nunciare, ma...

Giovanni                                     - (parlando verso la porta di entrata) Avan­ti la stampa!

Giornalista                                  - (entra) Permesso?

Giovanni                                     - S'accomodi.

Paola                                - (non vedendo Longoni) Ma?... E dove?...

Giovanni                          - I Longoni? Me l'ho mangiato, (a Pietro) Voi, de là!

Paola                                - (piano, a Giovanni) Mi raccomando, non si comprometta più. commendatore!

Giovanni                          - ... Che s'appresente pure de' secche, che mi ghe vaddo dentro, e già che ci abbiamo "la stam­pa", per domani mi fa un avviso di quarta pagina: "Chi fosse sopraffatto da ricatti o porcherie di ge­neri diversi, rivolgersi al Commendatore Bevilacqua che pensa lui a mettere tutto a posto."

Giornalista                       - Benissimo: mi piace (prendendo nota)

Paola                                - Ah, basta! (a Pietro uscendo) Io vado su dal professor Brunelli. (Esce)

Pietro                               - Brava scignorinn-a. (Esce anche Pietro)

SCENA ULTIMA

 Giovanni e giornalista

Giornalista                       - E allora, commendatore: mi dica...

Giovanni                          - Che pratica le interessa?

Giornalista                       - Vorrei la sua parola sullo scandalo sor­to all'ultima assemblea della "Provveditoria Ligure".

Giovanni                          - Alla prossima assemblea, fare circonda­re il palazzo e con un furgone portarli tutti in pri­gione.

Giornalista                       - Lei adesso esagera, lei scherza!

Giovanni                          - Io non ho mai scherzato, e adesso quel po­co tempo che mi resta voglio adoperarlo tutto per dire la verità: sono finiti i tempi che se portavimo via o vento un con l'atro: ma anche allòa, quande navegavo, e qualche bastimento si metteva sopra­vento al mio per farmi cammino, viravo di bordo, sci, per non investirlo, ma poi a taera ean sberle...

Giornalista                       - Bellissimo. Questa nota di colore marinaro sarà, come diciamo noi, in gergo giorna­listico, il "cappello" dell'articolo.

Giovanni                          - Il?

Giornalista                       - Il "cappello" dell'articolo.

Giovanni                          - E adesso ci do il vestito.

Giornalista                       - Non domando di meglio: vedrà che pezzo, tanto più che qualcuno, pare, vorrebbe con­testare quanto lei ha dichiarato in assemblea.

Giovanni                          - E noi daremo delle cifre. Lei mi dà la sua parola d'onore che stamperà?..

Giornalista                       - Due colonne: ho già il titolo: - Lo scandalo della Provveditoria Ligure

Giovanni                          - Benissimo, in grosso, eh? E poi sotto: -Con accompagnamento di corni.

Giornalista                       - Corni?

Giovanni                          - Corni, che saranno forniti dall'Ammini­stratore Delegato della Provveditoria Ligure e cioè dal commendator Precordi.

Giornalista                       - (prendendo nota) Scusi, ma è Felice Precordi.

Giovanni                          - E Felice e contento: ma più che tutto è Cornelio (fa il segno delle corna) per via della mo­glie, ce lo mette questo sul giornale?

Giornalista                       - Ma... eh... sa...

Giovanni                          - Ci faccia un disegnino!

Giornalista                       - Eh... questo...

Giovanni                          - Allora niente cifre.

Giornalista                       - Beh, non dubiti che troverò la forma.

Giovanni                          - Bravo! Guardi che domani compero il giornale, e facciamo la cosa, come si dice, a punta­te, come il romanzo d'appendice: "continua". In­tanto la prima botta: lo scandalo, circondare il pa­lazzo alla prima assemblea, dichiarazioni in piena lu­cidità di mente di un consigliere d'amministrazio­ne, senza fare il nome, per adesso, uno che una vol­ta navegava e adesso non navega più, ma si diver­te ad andare contro corrente. E ne sentiremo del­le belle; quande poi quello che dice lei, contesterà, noi zù cifre! Andiamo a divertirci un mondo. In­tanto il titolo che diceva lei...

Giornalista                       - "Lo scandalo della Provveditoria Li­gure".

Giovanni                          - (continuando) Ovvero: i cinque corni del commendator Cornelio.

Giornalista                       - Cinque? Caso mai, due.

Giovanni                          - Cinque, perché pare che anche l'amica (rifà il gesto delle coma).

Giornalista                       - (divertendosi) Beh, allora quattro, se mai...

Giovanni                          - Cinque. Perché quando ci ho toccato quel tasto, lui si è alzato e mi ha tirato uno schiaffo...

Giornalista                       - E l'ha preso?

Giovanni                          - No, l'ha preso l'avvocato Baratti che si era intromesso...

Giornalista                       - E lei?

Giovanni                          - Io allora ho preso un calamaio e, bon (fa l'atto di lanciare qualcosa). L'avvocato Baratti si è scansato e Precordi l'ha preso qui (e si segna il ce/t­iro della fronte): ed ecco il quinto corno!

Giornalista                       - Ora capisco! !

Giovanni                          - (quasi cantando) "Altro per oggi non le sa­prei narrare", l'attendo domani ad importunare...

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Stessa scena del primo e del secondo atto. Sono pas­sati due giorni E lunedì,

SCENA PRIMA

Rosy e Pietro

(La scena è vuota, si sente trillare il telefono, dopo breve pausa il trillo si ripete)

Rosy                                - (fuori scena, mentre per la terza volta il telefono suona) Vengo! Vengo! Che lunedì movimentato! Vixite, telefonate, espressi (ancora il telefono) (pren­de il microfono e risponde) Pronto? O commen­dato?... no... no... o no gh'é... e mi còse ne so? A sci-gnorinn-a no, a no gh'é nemmeno le... Io? ... Io so­no l'altra signorina d'ufficio... E, ma? Ceno che da dui o trei giorni non è più lo stesso. Maleducato? Villano? Sa... lo è sempre stato (ride) No, non c'è più (perdendo la pazienza) No, no, non c'è!... e da-ghia! Se o no gh'è, non posso mica tialo feua da un cascetto! (posa il microfono seccamente) Che tipi che gh'è a-o mondo!

Pietro                               - (da destra) Un telegramma.

Rosy                                - Per me?

Pietro                               - Pe o commendato... O l'è miga le ch'o l'ha telefonou?

Rosy                                - Una voce femminile... Quarcòsa de donne o de­ve aveighe, chi o... atro che...

Pietro                               - Che linguasse... Donne? O commendato?

Rosy                                - E se mai... (sunna il telefono) Pronto? Ah, si­gnor Bonetti, mi dica... Cose? Non può venire in uf­ficio?... È indisposto?... (ridendo tra sé) E va bene, appena viene il commendatore... l'avverto... Auguri! (posa il telefono, poi a Pietro) Indisposto! (fa il ge­sto come di chi riceve un pugno) Botte con l'altro im­piegato... con Paganetto!

Pietro                               - Ali, l'è per quello che quell'atro stamattin o Tè arrivou in uffizio ranghezzando?... ma e pe' còse?

Rosy                                - ... e, per quello che han dito do padron con a scignorinn-a Paola... se son cacciae a colpa un con l'atro, e poi, zù botte!...

Pietro                               - Oh, Madonna santa... e... a scignorinn-a?

Rosy                                - Ma... so che ha Tè andaeta sciù da quello pro­fessò... per cose, poi? Non si sa mai...

Pietro                               - Oh!

SCENA SECONDA

Lola, Teresa, voce e detti

Lola                                 - (dall'esterno) C'è, c'è sicuro, mi fa dire che non c'è, ma c'è!...

Voce fuori scena             - Le assicuro che non c'è.

Lola                                 - (sempre fuori scena) Vuol vedere che c'è! (En­tra, elegante, possibilmente vestita di rosso. Rivol­gendosi a Rosy e Pietro) Il commendator Bevilac­qua?

Pietro                               - Non c'è...

Lola                                 - (Dirigendosi verso t appartamento) Si nascon­de, quel vigliacco! (E sparisce a sinistra)

Rosy                                - Cose dixeivo? Pacciùghi de donne... Avrà di­ritto anche lei all'eredità!...

Pietro                               - E o Tè o moddo se mai de intra in casa d'a­tri?

Teresa                              - (da fuori scena)... e che scistemi son... ghe diggo che o no gh'é.

Lola                                 - (rientrando in scena) Oh, c'è, si nasconde, ma ce!

Teresa                              - Ma vada anche lei a nascondersi, che è me­glio!...

SCENA TERZA

Giovanni e detti

Lola                                 - Di qui non me ne vado; voglio che mi renda conto... (sedendosi) se c'è, uscirà, (si ode il rumore della chiave nella vetrata privata)

Rosy                                - (contenta) O Té chi... (a Lola) è qui... è qui... (a Pietro) Chissà cose te va a succede...

Lola                                 - L'avevo detto che c'era (a Teresa).

Teresa                              - (pronuncia imitando Lola) Ma che c'era, non vede che entra adesso?!

Giovanni                          - (a Lola) Qui?

Lola                                 - Qui... e non mi muoverò fino a che...

Giovanni                          - (a Lola) Si accomodi che...

Lola                                 - (senza alzarsi) Grazie, ma ero già comoda.

Giovanni                          - Questione d'educazione...

Lola                                 - (tenta di iniziare un discorso) Dunque...

Giovanni                          - Un momento... (a Pietro) Novità?

Pietro                               - Gh'e un telegramma.

Lola                                 - Io...

Giovanni                          - Un momento: il telegramma ha sempre la precedenza. Chiamatemi la signorina Paola.

Rosy                                - Non c'è...

Giovanni                          - Non c'è? (Rivolto a Lola che impaziente di aspettare dà dei nervosi colpetti col piede sul pa­vimento) Ci sono dei malati sotto. (Rivolgendosi a Rosy) Non è ancora venuta?

Rosy                                - Oh, sci, ma a l'è andaeta sciù da o professò Bru­nello e a l'ha dito che sarebbe ritornata subito...

Lola                                 - Insomma!...

Giovanni                          - Momento... Lei?...

Rosy                                - Due o tre telefonate: ho preso nota (segnandogli un taccuino) e nint’atro.

Giovanni                          - E va bene.

Pietro                               - (con Rosy fanno per uscire)

Rosy                                - (ricordandosi) Ah, poi ha telefonato anche una signora, ma...

Giovanni                          - Che scignòa?

Rosy                                - II nome non l'ha detto.

Giovanni                          - E a dexiderava?...

Rosy                                - Mah...

Giovanni                          - Còse "mah...": avrà ben detto qualcosa?

Rosy                                - E atro che... scusi sa, ma si è permessa di dire "questo suo principale mi pare un bel maleducato, un gran villano..."

Giovanni                          - Alisei?

Rosy                                - Ma l'ho missa a posto: g'ho risposto che io non permetto che si parli così del mio padrone e che una maleducata sarà lei...

Lola                                 - Signorina, guardi che la signora del telefono ero io...

Rosy                                - E vuol negare, forse?

Lola                                 - No, no, confermo d'averle detto quello che lei ha riferito, alla qual cosa però lei ha risposto: Vil­lano? Maleducato? Quello lo è sempre stato...

Rosy                                - (vorrebbe difendersi) Commendato, non è...

Giovanni                          - (le fa cenno di tacere)

Teresa                              - (entra con bottiglia di grappa e bicchierino: mentre Rosy esce mortificata seguita da Pietro.)

Lola                                 - Grazie, ma non...

Giovanni                          - No, ma a l’é per mi. Dica...

Lola                                 - Io, in due giorni, oltre averle telefonato ripe­tutamente, mi sarò presentata per essere ricevuta non meno di sei volte e quell'idiota del suo fattori­no..

Giovanni                          - ...non l'ha fatta passare... ah! (preme il campanello da tavolo e da fuori scena giunge il suo­no di due chiamate prolungate) Adesso provvederemo... e, no, perché non è giusto che un fattorino...

Lola                                 - (con soddisfazione) Ah!

Pietro                               - (entrando) Comandi?

Giovanni                          - Pietro, guardate bene questa signora, e qualora la signora si presentasse e a qualsiasi ora, sia di giorno che di notte, ricordatevi bene... Io non ci sono: avete capito?

Pietro                               - Sciscignoro!

Giovanni                          - Potete andare (Pietro esce. Giovanni ri­volto a Lola) Va bene così?

Lola                                 - Ah, è il colmo!

Giovanni                          - II colmo è vederla qui lei: io credevo che dopo quanto le avevo detto al telefono lei non de­siderasse sapere altro.

Lola                                 - E invece è proprio per quello che sono qui.

Giovanni                          - E allora, mi dica. Ah. giusto: e non dove­va venire anche la genitrice? La "nave scuola", me la figuro con i baffi...ce l'ha?

Lola                                 - La prego di non burlarsi più di me, né di mia madre, e dirmi innanzi tutto dove si trova suo fra­tello.

Giovanni                          - A Barcellona, e ce l'ho mandato io a im­postare una cartolina urgente, e ce l'ho mandato per levarlo dalle sue grinfie, perché i miei biglietti da mille voglio che vadano a finire meglio. Vuol sape­re altro?

Lola                                 - Ah, sì? E tutto dovrebbe finire così, secondo lei? Ma sarebbe troppo comodo abusare di una si­gnorina, comprometterla, innamorarla e poi con l'aiuto del fratello maggiore, dileguarsi!

Giovanni                          - Comprometterla? Abusare? E non mi fac­cia ridere, brava, che non ce ne ho voglia. Mio fra­tello ha quarant’anni, ma è un bambino che beve ancora al biberon! Ma io non ho quarant'anni, e an­che quando ero bambino, invece che al biberon, be­vevo già al piron alla catalana, e anche se mi chia­mo Bevilacqua, bevo grappa (si versa il solito bic­chierino) Vede?

Lola                                 - E con questo? Cosa intende?...

Giovanni                          - Intendo dire, benedetta ragazza, che se parlo è perché ho preso le mie brave informazio­ni, e lei, donna navegata, dovrebbe averla capita: che so...

Lola                                 - Cioè?...

Giovanni                          - Che lei prima di venire a Genova stava a Torino, dove aveva marito, marito che per le gioie familiari che lei gli ha procurato, e finito furioso in manicomio. Dica un po' di no?

Lola                                 - Ebbene: anche se fosse, che c'entra?

Giovanni                          - Eh, stando così le cose: mio fratello ha abusato? Mio fratello l'ha compromessa? Lei ades­so è una povera creatura che soffre. Soffre? S'offre, ma con l'apostrofo... Non mi faccia ridere, brava... innamorata di mio fratello? Sa leggere? (intanto ha tirato fuori da un tiretto un foglietto che presenterà a Lola) Cinque!... E innamorata anche di questi co­me di mio fratello?... E che questo è il risultato del­le prime indagini, se lascio andare avanti le infor­mazioni, chissà che fila, e il bello e che ognuno di questi nomi, crede di essere l'unico! Come sono sce­mi gli uomini, e meno male che le donne non lo san­no fino a che punto sono scemi gli uomini!.. Dun­que vede che con i Bevilacqua è meglio fare chiu­sura.

Lola                                 - (che ormai vede inutile combattere) Eh, l'ave­vo già capito da lui pezzo che Pippo non era più per me...

Giovanni                          - Oh, brava, lei l'aveva chiuso dentro al suo orto, ma sono venuto io ad aprire il cancello...

Lola                                 - Già, già, così adesso potrà dedicarsi più facil­mente all'orto di casa, o meglio: d'ufficio!

Giovanni                          - Cioè?

Lola                                 - Non avrà mica solo lei il diritto di assumere informazioni, lei ha assunto le sue, io le mie: e del resto, io da tempo lo sapevo! Già, il suo fratellino con la signorina d'ufficio. No, non era preferibile lasciarlo passeggiare nel mio orlo? Nel mio non cor­reva pericoli, mentre quella monachina, tira al ma­trimonio, e credo, anzi, che il matrimonio sarà ine­vitabile...

Giovanni                          - Eh?... Ancora un po' che parla, mi farà nascere un bambino?

Lola                                 - E perché no?

Giovanni                          - Se scià no l'ha atre botte da spara, le con­siglio di tirare su bandiera bianca!...

Lola                                 - Per conto mio l'ho già fatto, e se il posto la­sciato libero da suo fratello nella lista (allude a quel­la lista mostratale prima da Giovarmi) volesse pren­derlo lei, ne sarei felice (garbatamente) l'indirizzo lo sa... (alzandosi per congedarsi).., e, in quanto all'or­to d'ufficio, vuole sincerarsene? Faccia alla signo­rina il nome di una strada: via Casaregis, e vedrà l'ef­fetto!

Pietro                               - Permesso?

Giovanni                          - Avanti!

Pietro                               - Ghe saieiva dui scignori, seri, vestiti bene...

Giovanni                          - ... a scignorinn-a: ch'a veglie subito chi.

Pietro                               - E quelli due? Han 'na faccia da funerale... che...

Giovanni                          - Che aspètan, e che intanto diggan un po' de rosaio...

Pietro                               - E va ben, mi gh'ou diggo... (ed esce)

Giovanni                          - Voiàtre donne quando decidete di rovi­nare una persona siete peggio di certi curatori di fal­limento.

Lola                                 - C'è sempre il concordato.

Giovanni                          - (a Rosy che entra) Venga qui, mi guardi un poco bene in faccia.

Rosy                                - (meravigliata guarda in faccia un po' Cuna e un po' l'altra, quindi si porta davanti a Giovanni e lo guarda fissamente).

Giovanni                          - (secco) Via Caseregis! (poi vedendo che Ro­sy non rimane per nulla intimorita, si rivolge a Lo­la) Mi pare che... (trionfante)

Lola                                 - E lo credo: non intendevo questa signorina, ma l'altra... la signorina...

Giovanni                          - ...Paola?

Lola                                 - Ecco: Paola, (e vedendo che Giovanni rimane ammutolito e Rosy molto sorpresa, si accinge a congedarsi dopo aver preso borsetta e guanti) E: con questo io mi ritiro...

Giovanni                          - (a Rosy) A scignorinn-a Paola à l’e-ritorna (accenna al piano di sopra)

Rosy                                - A l'è passa, anzi insieme con o professo, e a l'ha dito: "Se u commendatore domanda di me ritorno subito" e a l'è andaeta via sempre con professò e-a Tea ciuttosto nervosa...

Lola                                 - (che non si è ancora congedata definitivamente) Commendatore, ricordi che c'è un posto vacante nella lista.,.

Giovanni                          - Sci, sci, porterò anche degli amici... e tan­ti saluti alla mamma !

Rosy                                - (facendo passare Lola) Ma cosa c'è?

Lola                                 - (uscendo) Niente che ti riguardi, cara! (via).

Rosy                                - (con una smorfia) Rumenta, spazzatura (poi, a Giovanni) Devo fa passa quelli dui scignori che gh'é de là? (via)

Giovanni                          - Se han finio o rosaio, che vegnan....

SCENA QUARTA

 Giovanni, Terzani e Negri

Rosy                                - (fuori scena) S'accomodino.

Terzani e Negri                     - (entrano insieme, vestiti di nero, com­passati, sincroni nei movimenti come militari)

Terzani                             - II commendatore Giovanni...

Negri                               - ...Bevilacqua?...

Giovanni                                     - (fa un cenno di assenso)

Terzani                             - (presentandosi) Conte Giulio Terzani, pre­sidente del circolo della caccia.

 

Giovanni                          - Piacere: è già aperta la caccia?

Terzani                             - Come?

Giovanni                          - Oh, niente: e lei? (rivolto a Negri) mi pa­re di conoscerla...

Negri                               - (presentandosi) Enrico Negri.

Giovanni                          - ...eppure mi o conoscio!...

Terzani                             - Ecco qua (facendo Fatto di sedere) Per­mette?

Giovanni                          - Come vogliono, se vogliono anche stare in piedi, non tacciano complimenti.

Terzani e Negri                - (all'unisono) Grazie (si siedono en­trambi)

Terzani                             - Ecco qua: il nostro mandante, il commen-dator Precordi...

Giovanni                          - Li manda il commendator Cornelio Pre­cordi?...

Negri                               - .t- Felice Precordi... Felice... (per correggere Giovanni)

Giovanni                          - Sì, e contento...

Terzani                             - Ecco qua: durante l'ultima seduta del Consiglio di amministrazione della "Provveditoria Ligure", pare che lei abbia pronunciato verso di lui parole gravi...

Giovanni                                     - Giustissimo.

Negri                               - E a peggiorare la situazione c'è questo: che lei non si è accontentato di dargli apertamente del... (non vorrebbe dire)

Giovanni                          - ... del ladro?

Negri                               - Noh?!

Giovanni                          - sì, sì: del ladro.

Negri                               - No, dico, lei non si è accontentato di fare que­sto, no, ma ha anche fatto allusioni, sì, insinuazio­ni, nell'ambito familiare del Precordi.

Giovanni                                     - Protesto.

Terzani                             - Non è esatto?

Giovanni                          - Allusioni? Ho detto che Precordi è bec­co, non cambiamo le carte in tavola, allora è inu­tile...

Negri                               - Ma, commendatore?...

Giovanni                          - E andiamo, chi è che non lo sa! Il primo a saperlo intanto e lui, che o se gh'é faeto na posizion, loro, poi, se sono amici... (fissando ancora Negri) Ah, ecco che mi pareva di conoscerla (fis­sandolo insistentemente) E se mai, due mesi fa lei, era con la signora Precordi a Portovenere in un ho­tel de seconda mano, a fare colazione: dica un po' di no?...

Negri                               - (che è rimasto molto colpito) Ma io mi mera­viglio...

Giovanni                          - Si meravigli, ma era lei (a Terzani) E il bel­lo è che me lo manda proprio lui a tutelare il suo onore! Marionette!

Negri                               - La invito a ripensare meglio a quanto ha det­to, seno...

Giovanni                          - Mi manda un paio di padrini anche lei; faccia pure, io gli affari l'ho sempre fatti all'ingrosso. Posso anche essermi sbagliato!

Negri                               - Ah! Ecco!

Giovanni                          - ... ma era lei! (si versa un grappino)

Terzani                             - Beh, non confondiamo le cose: ecco qua. Noi, quali rappresentanti del commendator Pre­cordi, la invitiamo ad indicarci i suoi secondi... sì... i testimoni, con i quali stabilire le modalità dello scontro.

Negri                               - A meno che lei non intenda avanzare pubbli­camente delle scuse, ritirando quello che ha detto.

Giovanni                          - No, no, non ritiro un fico secco, anzi, se vogliono, ci faccio buon peso...

Terzani                             - E allora intende battersi?

Giovanni                          - Dobbiamo incominciare la mattina e fi­nire la sera.

Terzani                             - Attendiamo, allora, i suoi testimoni.

SCENA QUINTA

Pietro e detti

Pietro                               - (da fuori scena) Permesso?

Giovanni                          - Avanti (presentandolo ai due) Eccone qua uno.

Terzani                             - Di che?

Giovanni                          - Di testimone.

Negri                               - II fattorino?

Terzani                             - Ma noi non possiamo accettare che un fatt...

Giovanni                          - Io non mi fido che di lui (a Pietro) Còse gh'é?

Pietro                               - (porgendogli una lettera) Mandata a mano: dixe che se tratta de 'na còsa importantissima.

Terzani                             - (che nel frattempo si sarà consultato con Ne­gri) Ad ogni modo i padrini dovrebbero essere due.

Giovanni                          - Lo facciamo passare due volte, a meno che (chiamando Pietro che stava per uscire) Pietro, t'hae miga qualche conoscenza che abbia del tem­po da perdere? Chi, i scignori dixan che... hanno bi­sogno di uno...

Pietro                               - Ci sarebbe mio cognato, trei meixi che è di­soccupato, sarebbe tanta manna!

Negri                               - Ma chi sarebbe (poco convinto) questo co­gnato?

Pietro                               - Si chiama Cristoffa, faceva il carrozziere, ma da quando nei trasporti ci hanno messo le auto­mobili, è rimasto a spasso, e lui sono sicuro che...

Negri                               - Ma (poco persuaso)... trasporti di che?

Pietro                               - Era nelle pompe funebri...

Giovanni                          - ...o ghe mancava: andate Pietro, se oc­correrà le vostra presenza vi chiameremo.

Pietro                               - (uscendo) Me pa che vegnan tutti scemmi! (borbottando tra sé)

Negri                               - Ma è impossibile, noi non possiamo esporre il nostro rappresentato... veda se può metterci a con­tatto con persone... sia gentiluomo, come intende essere il suo avversario... E già, perché, pensi che pur essendo stato lui l'offeso, e pur avendo diritto alla scelta delle armi...

Giovanni                          - Scelga quello che vuole, che per me tut­to va bene: sciabole, pistole, cannone, bombe a ma­no, gas, luce elettrica, quello che vuole...

Terzani                             - Forse lei commendatore, non sa che il com-mendator Precordi è campione di pistola, e mal­grado questo, cede a lei il diritto. Apprezzi, com­mendatore...

Giovanni                          - Apprezzo. Siamo anzi stati a Natale as­sieme ai baracconi, e l'ho visto sparare, non sbaglia una pipa, ma sta bene la pistola.

Negri                               - E sta bene, d'altronde. E come località si sa­rebbe pensato a Quarto, nella villa del conte Terzani. Le va?

Giovanni                          - D'accordo.

Terzani                             - E allora rivoltella a venti passi. Un colpo a venti passi, secondo...

Giovanni                          - Un colpo a venti passi?... E scià ghe l'ha testa? Tanto remescio per un colpo, n'a balla solo a vinti passi? Sei balle a quindici passi, e ogni col­po che parte un passo in meno, e... fino a trovarci taccia a faccia...

Terzani                             - (che è rimasto allibito) Cosa?... Ma, e quan­do mai?...

Negri                               - Ma è impossibile.

Giovanni                          - Eppure... è così. O io, di meno, non posso.

Terzani                             - Riferiremo al nostro mandante: che dob­biamo fare?

Giovanni                          - Ecco, ma una cosa alla svelta perché do­podomani mi scade il porto d'armi (imitando Ter­zani)... E adesso non facciano complimenti, se han­no da fare (accompagnandoli) vadano pure (preme il campanello a tavolo per chiamare Pietro)

Terzani                             - E andiamo...

Giovanni                          - Condizioni di piazza, se mai (a Negri) per lei, se vuole, per la questione di Portovenere, pos­so praticarle condizioni di favore.

SCENA SESTA

 Pietro e detti

Giovanni                          - (a Pietro che sarà sulla porta) Pietro, ac­compagna fuori... chi, i... vostri colleghi (a Terzani e Negri che non capiscono) colleghi della nostra que­stione... (fa tatto di sparare)... pistolare...

Pietro                               - E per quel cognato?

Giovanni                          - Quello de pompe funebri? (segnando i due) Mettite d'accordo, son loro che n'han beseugno (e intanto sarà andato verso la scrivania a avrà ripreso la lettera che gli aveva portato Pietro)

Terzani                             - (sulla porta si volta) Di nuovo!

Negri                               - (pure lui sulla porta) Di nuovo!

Giovanni                          - (con un'occhiataccia) Di nuovo, nulla, per ora... (e intanto avrà aperto la busta della lettera) Oh, bella. "La Provveditoria"!

SCENA SETTIMA

Paola e Giovanni

Paola                                - (entrando piuttosto affannata) Buongiorno, commendatore.

Giovanni                          - Oh, credevo che, conoscendo le mie con­dizioni, fosse già andata a cercarsi un posto.

Paola                                - Mi voglia scusare, anzi, ma vorrei, almeno per il momento, non dirle dove sono stata.

Giovanni                          - Lei è libera di fare quello che vuole, e con chi vuole (sottolineando le ultime parole)

Paola                                - Ma perché lei non debba pensare male di me, glielo posso anche dire: sono stata ad occuparmi di lei. Il professor Mirende dato che lei si era ostina­to a non farsi visitare... volevamo...

Giovanni                          - Nessuno vi ha incaricato...

Paola                                - Dovere di professionista da parte del pro­fessore, e dovere ai impiegata affezionata da parte mia. li professor Brunelli è rimasto là ed io ho de­ciso di venirmene in ufficio, pensando che lei avrebbe potuto aver bisogno di me.

Giovanni                          - Difatti l'ho cercata più d'una volta.

Paola                                - Le occorreva sapere qualcosa?

Giovanni                          - Sì, una cosa che riguarda lei.

Paola                                - (con interesse)Mi dica.

Giovanni                                     - (vorrebbe parlare, ma non sa come inco­minciare e per prendere tempo porge a Paola la let­tera che ha ancora tra le mani) Mi legga questa let­tera.

Paola                                - (non capisce il perché) Subito! (legge) "L'as­semblea degli azionisti della Provveditoria Ligure, riunitasi d'urgenza in seguito alle rivelazioni di cui va debitrice alla S.V., ha sciolto il Consiglio d'am­ministrazione, in pari tempo, ed all'unanimità, ha eletto la S.V. Ill.ma ad Amministratore delegato. L'Assemblea si augura che la S.V. Ill.ma, che alle do­ti di ben conosciuta probità ed onestà, unisce quel coraggio..." Benissimo! Questa sì che è una bella vit­toria! (Sta per riprendere a leggere, ma Giovanni la ferma con un gesto)

Giovanni                          - Che marionetti!

Paola                                - Non le fa piacere?

Giovanni                          - Mi fa l'impressione di un'onorificenza... alla memoria!

Paola                                - E non accetta?

Giovanni                          - Io? (va verso la bottiglia e si versa un bic­chierino) Ci bevo sopra!..-

Paola                                - Fa male, ci ripensi. E questa (accenna alla let­tera)era la cosa che riguardava me?

Giovanni                                     - No...

Paola                                - E allora?

Giovanni                                  - (decidendosi)Quella signora vestita di ros­so che è stata qui l'altro giorno a cercarmi, la co­nosce?

Paola                                - Di vista, me l'ha indicata una volta suo fra­tello... sì, il signor Pippo.

Giovanni                          - Sì, e le ha detto come lui la conosceva?

Paola                                - Ma, non so se...

Giovanni                          - Su, dica dica...

Paola                                - Mi disse che la conosceva per via che si trat­tava di una "sua" conoscenza.

Giovanni                          - Sua, di chi?

Paola                                - Sua, di lei.

Giovanni                          - Mia? Due o ghe n'ha dito boxie, mica una, due! Una dicendole che era una mia conoscenza, e l'altra non dicendole che era una "sua" conoscen­za... e che conoscenza!

Paola                                            - (appoggiandosi alla scrivania, sconvolta, mor­mora) No?!

Giovanni                          - E allora capisco che è anche vero quan­to quella donna ha affermato: tra lei e mio fratello... E da quando?

Paola                                - ... Dopo un anno che ero qui.

Giovanni                          - Oh ! E io che credevo di veder lontano. Eh, gente di mare a no l'é faeta per vivere in ter­ra.

Paola                                - Avrei forse dovuto dirle qualcosa, le chiedo perdono. Sono sola al mondo» ho creduto... ho per­so la testa: quello che posso assicurarle che quan­to è accaduto non nascondeva in me nessun se­condo fine, nessun calcolo. Questo voglio che lei sappia. E prima che lui ritorni oggi, creda com­mendatore, tengo più alla sua considerazione che all'amore di suo fratello.

Giovanni                          - Mio fratello o l’é quello ch'o l'è, ma non è cattivo... e chissà...

Paola                                - No, è meglio che io non lo veda... è meglio che io...

Giovanni                          - (rabbuiandosi un po') Cosa? Sola com'è?...

Paola                                - (commossa, ma quasi sollevata) Sola? Forse no... Lavorerò e...

Giovanni                          - (che dubitava e adesso ne ha la conferma) Adesso sono io che non la lascio andare. E mio fra­tello farà il suo dovere, niente per forza però, farà il suo dovere se vorrà farlo.

Paola                                - (che non capisce) Ma...

Giovanni                          - Se riconoscerà il bambino, sposandola, la ditta passerà a lui e sempre col nome di Giovanni Bevilacqua, perché il bambino si chiamerà Gio­vanni.

Paola                                - La ringrazio, ma lui si sentirebbe obbligato e umiliato, perché dovrebbe a me, dovrebbe al bam­bino...

Giovanni                          - No, né obbligati, né umiliati, nessuno dei due, perché se uno dei due vuol rinunciare, la ba­racca si chiude e ne starà bene la casa degli orfani. Quindi la posizione se mai ve la fate uno con l'al­tro. Dunque tutti e due obbligati uno all'altro, e in mezzo il Giovannino continuatore della ditta.

Paola                                - Come è buono, commendatore, ma... e se non fosse un Giovannino?...

Giovanni                          - Vi darete tanto d'attorno fino a che ci sarà il Giovannino...

Paola                                - Ad ogni modo, ho il suo perdono?

Giovanni                          - (fermandola, va per versarsi un bicchierino) La conosco troppo bene per...

Paola                                - (accennando alla grappa) Commendatore...

Giovanni                          - E perché? Vedrà, io sono commendato­re, ma quando bevo mi sento Grand. Uff. (ed estrae la pipa) E con una pipata... (non trova la bor­sa del tabacco) A borsa do tabacco? (a Paola) Pe’ piaxei, dica alla Teresa... no. no, vaddo mi, lei non deve stancarsi... qui... comoda... (via)

SCENA OTTAVA

Paola e Brunelli

Brunelli                            - (sulla porta) È permesso?

Paola                                - (sentita la voce del professore, corre alla vetra­ta) Professore, è lei?... Ebbene?

Brunelli                            - (raggiante) Il commendatore, il commen­datore, dov'è?...

Paola                                - Di là, ma perché?

Brunelli                            - U commendatore sta benissimo, non cor­re alcun pericolo!

Paola                                - Mano?!

Giovanni                          - Hanno, per errore, consegnato a lui la ra­diografia di un altro...

Paola                                - (correndo verso l'appartamento) Commenda­tore? (ed entra)

Brunelli                            - (sedendosi sfinito, ma dandosi delle arie) Che soddisfazione, però, salvare qualcuno... (dall’appartamento giunge un vociare confuso, le voci di Paola e di Giovanni, concitate) Ma sì... Ma no... Glielo giuro commendatore... No femmo scherzi!....

Paola                                - (irrompe in scena seguita da Giovanni) Pro­fessore, glielo dica lei, Io ripeta, lo ripeta, perché non lo crede...

Brunelli                            - E la verità, commendatore, è la verità.

Giovanni                          - Non facciamo scherzi...

Brunelli                            - Scherzi? Dov'è la radiografia, quella che mi ha fatto vedere l'altro giorno?

Giovanni                          - A l'è là (segna la scrivania) In to primmo cascetto.

Paola                                - (era corsa e la trova) Eccola qua!

Brunelli                            - (a Paola) Qui, qui, a me (mentre osserva la lastra a tergo) Ci siamo, commendatore, (por­gendola a Giovanni) E questa la radiografia?

Giovanni                          - (dopo averla osservata) questa.

Brunelli                            - Guardi in trasparenza che cosa legge.

Giovanni                          - (osservando) Commendator Giovanni Benvenuto!...

Brunelli                            - (estraendo un’ altra dalla sua cartella) E adesso guardi questa. Che c'è scritto?

Paola                                - (prima di Giovanni, legge) Comm. Giovanni Bevilacqua!...

Giovanni                          - Ohimemi! Chi se non muoio per un ver­so, vegno scenimo per un altro! (indicando a Paola la grappa) Un cicchetto, un cicchetto, presto!

Paola                                - (a Brunetti) Posso?

Brunelli                            - Ma sì, sì (Paola versa un bicchierino che porge a Giovanni)

Giovanni                          - Professore, lei mi ha ridato la vita! Pro­fessore, lei è la mia seconda madre!

Brunelli                            - Eh, è la nostra missione: ma lei deve mol­to alla signorina (segnando Paola) non ho avuto pa­ce finché non mi ha trascinato dal collega Mirende...

Giovanni                          - Lo so che mi vuol bene. Mi sento pro­prio rinascere... e il bello è che da un giorno o due, non sento nemmeno più quel dolore qui... (segna il petto)

Brunelli                            - (dandosi un po' di arie) E spiegabilissimo.

Giovanni                          - Tutta la grappa che ho mandato giù...

Brunelli                            - Crede?

Giovanni                          - È proprio quella, non la dimentichi nel­la cura dei suoi malati (al professore) Qui, la mia ra­diografia, a me (osservandola e ridendo) E sci, sci, qui mi assomiglio di più... no?!

Brunelli                            - È contento eh, di non essere più quello lì! A proposito: il professore vorrebbe quella di ritorno. Manderà lui a ritirarla.

Giovanni                          - Un momento: ma adesso non verranno mica fuori a dire che si sono sbagliati nello scrive­re i nomi, e che la mia è un'altra volta quella lì?

Brunelli                            - No, stia tranquillo, venne poi chiaramente in luce che la radiografia rilasciata per errore a lei, era appunto del Comm. Benvenuto.

Giovanni                          - Mi rincresce per quello lì, ma sa...

Paola                                - Però certi errori! In un campo simile ci vor­rebbe un po' più di attenzione!

Brunelli                            - Cosa vuole, signorina, si piglia confiden­za a tutto, e l'equivoco in parte lo si spiega: com­mendatori tutti e due, tutti e due Giovanni, uno Be­vilacqua, l'altro Benvenuto... la conclusione è che adesso lei si può mettere l'animo in pace, pensare a vivere tranquillo. Io mi ritiro, contento che la co­sa abbia avuta questa soluzione.

Giovanni                          - Grazie, professore..,

Brunelli                            - La signorina ringrazi, lo merita più di me.

Giovanni                          - Lo so, lo so, e... per il suo disturbo?

Brunelli                            - Oh, c'è tempo...

Giovanni                          - Adesso speriamo di sì!

Brunelli                            - (che intanto si sarà diretto all'uscita) Nuo­vamente!

Giovanni                          - Riverito, e quando passa, scià l'intre che ci farà piacere, commendatore...

Brunelli                            - Grazie, ma non sono commendatore.

Giovanni                          - Sci, sci: l'ho fatto io!...

SCENA NONA

Giovanni e Paola

Paola                                - (contenta) Commendatore, è contento?!

Giovanni                          - E, che discorsci ! Mi rincresce che non po­trò più levarmi certe soddisfazioni: adesso co n'àtro colpo de timon, bisogna rimettere la prua sul­la giusta rotta, e... occhio alle secche!

Paola                                - E... certe verità...

Giovanni                          - Bisogna tenersele o se mai dire qualche verità oggi tanto per essere poi creduti quando si di­cono delle bugie (mentre Giovanni parla, squilla due volte il telefono)

Paola                                - Penso io: lei c'è?

Giovanni                          - Sì, ci sono.

Paola                                - (al telefono) Pronto? Sì, ed io? Chi? Conte Terzani?

Giovanni                          - (preoccupato, sottovoce) Si faccia dire lei...

Paola                                - (al telefono) Sì, sì, è qui. Io? Sì, la sua segre­taria. Sì, sì, dice il commendatore qui presente che lei può dire a me... (tappando il microfono, a Gio­vanni) Dice che il loro rappresentante si sente ob­bligato ad accettare qualsiasi condizione pur di ave­re soddisfazione, e che resta fissato per dopodomani mattina alle cinque nella località che verbalmente avevano accennata. Sta bene?

Giovanni                          - (annichilito e non sapendo che cosa rispon­dere allarga le braccia) Eh... va be!

Paola                                - (riprendendo la telefonata) Sì, il commenda­tore dice che sta bene. (Posa il telefono e vedendo Giovanni sconcertato) Che cosa c'è?

Giovanni                          - E... c'è che adesso che non dovevo mo­rire, forse mi toccherà morire lo stesso. Quello lì che ha telefonato, è uno dei padrini del commenda­tore Precordi! E capirà... dopo quello che gli ho detto in assemblea e sul giornale, o spararmi o sfi­darmi...

Paola                                - Un duello con il commendator Precordi?

Giovanni                          - Che per contentino è anche campione di pistola; bisogna vederlo tirare nelle pipe ai barac­coni: non sono mica una pipa, io?! E che condi­zioni: sei balle a chinze passi!... E...

Paola                                - Ma, bisogna in qualche modo impedire... lei, commendatore, non si deve esporre...

Giovanni                          - Eh ! Ormai in te questa secca g'ho piccou, no posso miga ciù vira de bordo!...

Paola                                - E se lei... virasse di bordo e... chiedesse scusa?

Giovanni                          - Sarebbero accettate, ma come posso adesso rimangiarmi: ci sono delle cifre, mi hanno of­ferto il posto di Amministratore delegato, e come posso?... E io, dopodomani alle cinque dovrei...

Paola                                - Alle cinque? Ma dove?

Giovanni                          - E... a Quarto... nella villa del conte...

Paola                                - Terzani?

Giovanni                          - E, za! Comprano le ville e poi ci manda­no gli amici a spararsi... Che se lo sapesse la que­stura passerebbe dei dispiaceri anche lui. (Gli vie­ne improvvisamente un'idea) E, già, se lo sapesse la questura non ci lascerebbe mica battere, ma, capirà, non posso mica io, andare in questura a dire: guar­date che dopodomani alle cinque nella villa tal dei tali... due gentiluomini genovesi si spareranno. Non posso, io...

Paola                                - Eh, capisco...

SCENA DECIMA

Pietro e detti

Pietro                               - (da fuori) Permesso?

Paola                                - Avanti...

Pietro                               - Ghc saieiva un da parte do professò... quel­lo da radiografia... me pà... Remendi...

Paola                                - Miranda.

Pietro                               - Per ritirare una faccenda...

Paola                                - Ho capito, ho capito. (Prende la radiografia) Eccomi.

Pietro                               - Commendato, scià scuse, eh! Alloa, per quel­lo parente da mette a posto?...

Giovanni                          - E, oua bezeugna un po' vedde. bezeugna alzarsi alle cinque...

Pietro                               - O s'adatta a tutto, o l'è, comme se dixe "a tut­to fare", scià vedià che scià restia contento... e quel­li dui scignori... mi parevano, anzi, ben disposti...

Giovanni                          - E, loro, anzi, se ghe divertan in scià pel­le di àtri...

Pietro                               - Comme?

Giovanni                          - E sci, fan presto a mettere un campion de pistola contro...

Pietro                               - ... a chi?...

Giovanni                          - Eh... contro a uno che...

Pietro                               - ... ma allòa chi, scia scuse commendato, ma allòa se tratta de un duello?

Giovanni                          - E, za!...

Pietro                               - E mi, còse gh'intro allòa?

Giovanni                          - Han bezeugno de due peronn'e che staggan lì a testimonia, per giudicare poi quale dei due rimane morto, ecco...

Pietro                               - E mi me tocchieiva?... Ah, no, scià l'agge pa­zienza, ma...

Giovanni                          - l'è per questo che... bezugnieiva in qual­che moddo impedire, anche perché quell'amigo o l’è na brava personn-a, che se o se salva o porrieiva poi le mettere a posto quello vostro parente, e per salvarlo o ghe saieiva un mèzo...

Pietro                               - Se mi posso...

Giovanni                          - E atro che! Ti vae de corsa in questua e ti ghe dixi che hai da fare una comunicazione im­portante. Te faian parla con o commissario, e ti ghe dixi: "Guardi, signor commissario, passando per via Luccoli, ho sentito due signori che dicevano: allo­ra il duello resta fissato per dopodomani". Ricor­ditelo, no te scorda o giorno, me raccomando (in­tanto gli scrive un promemoria) "dopodomani alle cinque, anzi: alle quattro e tre quarti, a Quarto, nel­la villa del conte Terzani. Si prega di non mancare." Cosci, ti capisci, quando quelli delle pistole arriva­no là, te ghe treuvan za o commissario con 'e guar­die, e resta sospeiza a cerimonia. Ti me capisci? Tè (glidà quanto aveva scritto). Intanto che ti vaé là, ti t'ou lèzi due o tre votte cosci ti l'impari a memoria: fai una bella figurona, ce lo dici a memoria e... poi ti ghe consegni o bigetto. O commissario, anzi, o te ringrazia della notizia. Sarvemmo un amigo e met­temmo a posto un parente.

Pietro                               - (prendendo il biglietto) Allòa devo andà?

SCENA UNDICESIMA

 Paola e detti

Paola                                - Commendatore, lei mi deve perdonare, ma, naturalmente senza fare neppure un nome, ho te­lefonato... (s’avvicina a Giovanni, parla sottovoce)... in questura... (data la presenza di Pietro non sa se proseguire)

Pietro                               - Allòa, commendato, mi vaddo?...

Giovanni                          - (a Paola) Ben pensato... (poi, a Pietro)... aspetta, forse non è il caso...

Pietro                               - Allòa?... (sta per andarsene e posa il bigliet­to sulla scrivania)

Paola                                - II commissario però era assente...

Giovanni                          - Pietro... ben pensato, saia mègio che...

Pietro                               - Capito! (e sta per riprendere il foglietto di ap­punti)

Paola                                - C'era però il questore...

Giovanni                          - E ha parlato con il questore?

Paola                                - Sicuro!

Giovanni                          - Pietro...

Pietro                               - (fermandosi di nuovo) Ciù ninte?

Giovanni                          - Pare di no (molto serio)

Pietro                               - (uscendo borbotta) E chi ghe capisce?...

Giovanni                          - (a Paola) E...

Paola                                - Insomma che il questore, neppure mi ha la­sciata finire, appena ho detto che si trattava di un duello a Quarto, lui mi ha soggiunto: "Precordi-Be­vilacqua? Grazie, ma siamo già informati".

Giovanni                          - E come lo sapevano?

Paola                                - Il commendator Precordi, si vede, mi aveva in qualche modo preceduta!

Giovanni                          - Che vigliacco!

FINE

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