Colpo di fortuna in casa Zanetti

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 COLPO DI FORTUNA IN CASA ZANETTI

Commedia brillante in 3 atti

di   GIOVANNI BUSATTO

Via Uruguay, 30/2  -  20151 – MILANO

tel. 333.78.09.345        e.mail – bubaff@fastwebnet.it

SCENA – unica per i 3 atti

TEMPO - attuale

PERSONAGGI – 5 uomini e 4 donne    Tutti hanno parti rilevanti.

                            (1u e 1d ventenni circa – 1u e 1d anziani – gli altri di mezza età)

trama:

Una famiglia piccolo borghese. Lui, Giulio, impiegato delle poste, senza ambizioni, pungolato dalla moglie, cerca in modo scorretto di aiutare la propria carriera in attesa che si realizzi un suo sogno ricorrente: l’arrivo di una lettera che risolverà per sempre la sua vita. Lei, Carla, casalinga appiattita dalla mediocrità, riceve una enorme, improvvisa quanto misteriosa eredità che ne risveglia i sogni di grandezza.

Così, mentre la vita di lui sembra crollare (perderà moglie, lavoro e casa), la vita di lei sembra avviata ad un brillante ingresso in società.

C’è però qualcosa che le provoca un profondo indefinito disagio di cui si renderà conto appieno solo ritrovando le lettere di quando erano fidanzati: la rottura dell’unione col marito.

Finalmente si avvera il sogno del marito e si capisce che il vero colpo di fortuna in casa Zanetti non è la montagna di soldi ma la presa di coscienza che la vita non può fare a meno di valori molto più profondi: “solo una dichiarazione d’amore ti può dire qual è il tuo posto giusto nella vita”.

Il modo è leggero e scanzonato, condito con un pizzico di sentimento, di mistero e di caricatura anche quando tratta i temi più seri come la vocazione personale, il rapporto di coppia e la vita familiare.

Do la mia esplicita autorizzazione sia alla pubblicazione del testo e alla rappresentazione da parte delle compagnie amatoriali.  

Il testo è pubblicato ma non è iscritto alla SIAE. Gradirei comunque essere informato delle eventuali rappresentazione anche per poter dare la relativa liberatoria.

Chiedo soltanto che le compagnie che dovessero rappresentarla, prevedano una donazione (dell’entità che riterranno opportuna) a favore della associazione

“AMICI DELLA FONDAZIONE FRANCO GILBERTI” ONLUS

C/C Postale N° 36598209 – causale: contributo liberale per le attività dell’associazione

che sostiene la FONDAZIONE FRANCO GILBERTI a Bahia (Brasile) –

Informazioni sul sito www.fundacaofrancogilberti.org.br

Colpo di fortuna

in casa Zanetti

Commedia brillante in 3 atti

di  Giovanni BUSATTO

don Giuseppe Buzzi

senza il quale non ci sarebbe

laCombriccola del Baffo

e quindi nemmeno questa commedia

 

Personaggi:

Giulio Zanetti                                  impiegato delle poste        

Carla                                                 sua moglie

Filippo                                              suo figlio       

Antonella                                         sua figlia

Elisabetta                                        sua madre

Roberto Isimbardi                         un collega

Giorgio Pasini                                 notaio e amico        

Viola                                                 sua moglie

Leone

L’azione si svolge nel soggiorno della casa di una famiglia piccolo borghese.

La scena è fissa per i 3 atti.

Primo Atto

La mattina di un giorno feriale. Quando si apre il sipario Giulio Zanetti dorme, sdraiato sul divano, in pigiama e vestaglia. Carla è al tavolo e sta facendo dei conti.

Antonella: (da fuori)  Mamma mi dai dei soldi? (entra, si ferma sulla porta e con un sorriso disarmante) sono rimasta a secco.

Carla: Ssst!  Non gridare! Tuo padre sta dormendo qui sul divano.

Anton.: (sottovoce)  Credevo fosse già al lavoro, come al solito. Un’altra nottataccia?

Carla: Erano le tre, stanotte, quando ha avuto il suo solito incubo.

 Anton.:  Sempre la stessa storia.

Carla: Sempre la stessa. E credo che si sia riaddormentato verso le sei, qui sul divano.

Anton.: Ha poi accettato di vedere il medico?

Carla: Finalmente sì.  Gli ho preso un appuntamento per domani pomeriggio.

Giulio: (svegliandosi di soprassalto)  Che ora è?

Carla: Quasi le dieci. Come stai?

Giulio: (allarmato)  E’ tardissimo!  Devo andare in ufficio!

Carla:  Calmati. Ho già telefonato che sei indisposto e che oggi non vai.

Giulio:  E cosa ha detto il capufficio?

Carla: Non ha fatto obiezioni; anzi, ha detto che preferiva darti un giorno di riposo  piuttosto che arrischiare ....

Giulio:  Per una volta che ho scambiato Salerno con Palermo.

Carla:  No. Ha parlato di due notti di lavoro  per trovare e correggere tutti gli errori che c’erano nella chiusura di    fine mese. Comunque, il tuo capufficio è stato molto gentile, anzi, (civettuola) perfino un po’ galante.

Anton.:  Anche per me è tardi, mamma! Mi dai dei soldi, allora?

Carla:  No, Antonella, non posso. Ti ho dato 50.000 lire ieri e ho anch’io giusto i soldi per la spesa. A proposito, Giulio, ricordati di andare in banca.

Anton.:  (capricciosa)  Ma mamma! Ho promesso a Federico che oggi sarei rimasta fuori a pranzo con lui.

Carla:  Bene! Allora lui farà il cavaliere e tu non avrai bisogno di soldi.

Anton.: Ai tuoi tempi, forse! Oggi si fa alla romana: ognuno paga per sé. E’ l’emancipazione della donna!

Carla: (sentenziosa)  Io l’ho sempre detto che l’emancipazione non era economica; ma noi donne (insinuante)  sappiamo ottenere l’uno e l’altro, vero?

Giulio: (ad Antonella)  Nella tasca dei miei pantaloni, in camera da letto, ci sono 50.000 lire: prendi quelle se ti bastano.

Anton.:  Le farò bastare. (esce velocemente)

Carla:  Smettila di viziarla! Ricordati che sei soltanto un impiegato delle poste e con lo stipendio che porti a casa non puoi permetterti tanta generosità.

Giulio:  Se basta così poco per farla contenta ... E’ giovane, lascia che si diverta, finché può.

Carla:  Già, però sono io poi a dover tirare la fine del mese; ed è sempre una gran fatica.

Giulio:  Che brontolona sei!  Ti lamenti sempre che guadagno poco e poi, quando faccio gli straordinari per arrotondare, ti lamenti che non sto abbastanza in casa.

Carla: (un po’ acida e un po’ canzonatoria)  Io sognavo un marito brillante, che mi facesse star bene, comoda e senza preoccupazioni, che mi portasse in società, di carattere forte ma tenero, gentile, premuroso (sospira con aria sognante).

Giulio: (divertito)  Carla, vieni giù dalla pianta! Per avere un marito così avresti dovuto sposare (pomposo) il notaio Giorgio Pasini, quello sì ...

Carla:  Già, e invece La mia “cara amica” Viola è arrivata prima di me e me lo ha soffiato sotto il naso ... come al solito.

Giulio:  Non te la prendere, vedrai che presto la lettera del mio sogno arriverà davvero. Me lo sento.

Carla:  Quella lettera dovrebbe essere una bella lettera di raccomandazione da qualcuno in alto al ministero, che invece non arriverà mai. Sei troppo sempliciotto! Non hai ambizioni! Se fossi io al tuo posto, l’avrei cercata con tutte le mie forze, a costo di scriverla io stessa. Ma tu la ricevi soltanto nei tuoi sogni, anzi, nei tuoi incubi.

Giulio:  Lo so cosa pensi, ma vedrai che sarà così: arriverà una lettera che risolverà per sempre tutti i nostri problemi.

Carla: (canzonatoria)  E vissero tutti felici e contenti! Guarda che è da tanto tempo che ci provo  ma non sono ancora riuscita a trasformare con un bacio (e indica Giulio) il rospo in principe.

Giulio:  Forse perché neppure tu sei la principessa delle favole.

(  suona il campanello della porta  )

Anton.:  (entra velocemente)  Questo è il “mio” principe. Grazie, papà (gli dà un bacio). Ciao mamma, ci vediamo stasera. (esce)

Carla:  Lei sì che è una principessa, innamorata com’è del principe ereditario Federico Pasini (sospira). Metti che la cosa tra poco diventi seria e che, alla fine, vogliano sposarsi! Ai Pasini di sicuro non mancherebbero i mezzi per fare le cose in grande. Ma noi? Che figura ci faremmo?

Giulio: Intanto Antonella è ancora così giovane, e poi siamo amici di Giorgio e Viola da quando andavamo a scuola: non ci metterebbero certo in imbarazzo.

Carla: (acida)  Ma se a Viola basta un vestitino nuovo per venire a pavoneggiarsi e a sventolarmelo sotto il naso per divertirsi alle mie spalle.

Giulio:  Il divertimento glielo procuri tu, con la tua invidia.

Carla:  Penso con tremore al momento del matrimonio di Antonella. Dobbiamo fare qualcosa; anzi, “devi” fare qualcosa.

Giulio: (sereno)  Non preoccuparti,  per allora la lettera sarà già arrivata e non avremo problemi.

Carla:  Smettila di parlare a vanvera. Per risolvere le cose ci vogliono i fatti, caro mio, altro che ...

Viola: (entra senza suonare alla porta)  Carla, ci sei?  (la vede)  Oh mamma mia, che spavento! Tornavo da fuori, ho visto la porta aperta e mi sono spaventata. Con tutto quello che succede oggi! Dovresti stare più attenta, non si sa mai.

Carla:  Dev’essere stata Antonella: è uscita così in fretta con il tuo Federico.

Viola: (che non ha ascoltato la risposta)  Ah, sai, ieri ho visto in centro un negozietto con certa roba!  Non ho proprio saputo resistere, così ho comprato un vestitino azzurro e anche una camicetta. Voglio proprio farteli vedere. Vieni di là.

(mentre Viola quasi la trascina fuori, Carla guarda Giulio come se cercasse aiuto)

Viola: (prosegue)  Oh,  ciao Giulio. Non ti avevo visto. Come mai non sei al lavoro?

(Giulio fa per rispondere qualcosa ma le due donne sono già fuori)

Carla: (da fuori)  Sì, è in casa, vada pure avanti.

Roberto: (entra)  Ciao Giulio.

Giulio:  Ciao Roberto, cosa fai da queste parti?

Roberto:  In ufficio mi hanno detto che sei ammalato e così, facendo il giro, sono venuto a portarti le novità:

Giulio:  Quali novità? E’ già arrivata la lettera del ministero?

Roberto:  No, non è  una notizia così piacevole, anzi.

Giulio:  Cos’è successo? Dai, non tenermi sulle spine:

Roberto:  Guarnieri.

Giulio: (ansioso)  Oh no! Che cosa ha saputo? Avevamo fatto tutto con tanta cautela!

Roberto:  Non so di preciso cosa abbia saputo ma appena è arrivato mi ha guardato con fare minaccioso, ha chiesto “dov’è Zanetti”, e si è infilato dritto nell’ufficio del capodivisione.

Giulio: (disperato)  Lo sapevo! Lo sapevo che questa faccenda sarebbe finita male.

Roberto:  Ma perché? Da sempre fa carriera solo chi ha raccomandazioni dall’alto; guarda te: apprezzato da tutti, anche dai capi, eri a un passo dalla promozione. Arriva Guarnieri che nessuno può sopportare, e con la sua letterina in tasca ti sta soffiando il posto solo perché è un intrigante.

Giulio:  Lo so. Il guaio è che io non ho un padrino in alto che agevoli la mia carriera.

Roberto:  E come no! Il Primo Dirigente dell’Ufficio Affari del Personale del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni; nientemeno.

Giulio:  Smettila di riempirti la bocca di paroloni! Questa volta l’abbiamo fatta grossa! Se si scopre (e chissà se Guarnieri è già venuto a saperlo) che la lettera del Primo Dirigente per la mia promozione l’abbiamo scritta noi, potrebbe essere il licenziamento di Antonio, che ha procurato la carta intestata del Ministero, tuo, forse, e sicuramente mio che ho falsificato la firma del Primo Dirigente.

Roberto: Oh, come la metti giù tragica! La firma era falsificata alla perfezione e poi, te la meriti o no questa promozione?

Giulio: Adesso non so. Forse non più! Capisci ora perché di notte ho gli incubi?

Roberto:  Tu sei troppo onesto! Sei talmente onesto e serio che ti meriteresti la promozione anche solo per questo. Siccome però tardava ad arrivare, le abbiamo dato una spintarella, ecco!  Tranquillizzati dai, e pensa a quanto sarà contenta tua moglie alla notizia della promozione e dell’aumento di stipendio.

Giulio:  Non parlarmi di mia moglie! All’idea che venga a sapere quello che abbiamo fatto, già mi tremano le gambe.

Roberto: Ma non avevi detto che lei stessa, involontariamente, te lo aveva suggerito più volte. Perché ora dici che non approverebbe.

Giulio: Perché so cosa direbbe se venisse a sapere che l’ho fatto io! Non solo direbbe che questa è un’azione immorale, disonesta e da codice penale, ma direbbe anche che è il modo di far carriera degli incapaci. E mi vedrei rovinato quel poco di stima che ancora ha per me.

Roberto:  Ah, quindi tua moglie non lo sa.

Giulio:  Non lo sa e non dovrà saperlo mai.

Roberto:  Bene, avvertirò subito tutti gli altri.

Giulio:  Come tutti gli altri?

Roberto: (imbarazzato vedendo il disappunto di Giulio)  Beh, sai, solo qualche amico fidato, tuo, mio, ...

Giulio:  E di Guarnieri! Che si è infilato subito nell’ufficio del capodivisione. Che disastro! Converrà che oggi pomeriggio venga in ufficio.

Elisabetta: (entra senza suonare)  Dove vai tu, oggi pomeriggio?

Giulio:  Devo andare in ufficio, mamma.

Elisab.:  (trattandolo come un bambino)  No, no, no. Tu sei malato e oggi tu non esci. La tua mamma è venuta apposta per curarti.

Giulio: (evidentemente a disagio)  Mamma, ho già più di quarant’anni, sono sposato, ho due figli grandi, ..

Elisab.: (lo interrompe)  E’ stata giusto tua figlia a dirmi che sei ammalato. L’ho trovata poco fa e, a quanto pare, aveva ragione. Sei così pallido! ... Mah, a quest’ora, ricevi ospiti in vestaglia?

Giulio:  Oh, scusa mamma! Non ti ho presentato Roberto Isimbardi, mio amico e collega.

Roberto: (a disagio per il modo di Elisabetta di trattare Giulio)  Piacere, signora. (da ora cercherà continuamente uno spiraglio nella conversazione per dire che vuole andarsene).

Elisab. (con distacco)  Piacere. (a Giulio) Amico può darsi, ma collega ... non direi: (squadra la divisa) tu non sei un portalettere, tu sei in ufficio e presto sarai “capufficio”  non appena si accorgeranno di quanto vali; vero Giulietto?

Giulio: (fino a quel momento, oltre all’evidente disagio di come è trattato dalla madre, fa di tutto per impedirle di notare un quadro alla parete)  Mamma, perché non prepari un caffè, così lo offro anche al mio amico?

Roberto:  Non si disturbi, signora, grazie, sto andando via.

Elisab.:  Tua moglie non c’è?

Giulio:  E’ andata un attimo di là con la signora Pasini.

Elisab.:  E ti ha lasciato solo! Così, ammalato! (scuote la testa in segno di disapprovazione).

Giulio:  Sto molto meglio ora.

Elisab.: Ma non ti farà male il caffè? Meglio che ti prepari un bel brodino con la cipolla: è un toccasana per tutto. Lo diceva anche la mia povera mamma ( alza gli occhi al cielo) buonanima.

Giulio:  Sì, e al mio amico offro il brodino con la cipolla? Mamma, ti ho detto che ora sto molto meglio.

Elisab.:  Va bene, va bene. Ci pensa la tua mamma. Faccio in un attimo.  (esce)

Roberto:  Davvero devo andare, sono in ritardo per il giro. Ti terrò informato sulla situazione. Comunque, se oggi pomeriggio vieni in ufficio è meglio.

Giulio: (lo accompagna) Sarò lì per il rientro dal pranzo. Ciao e grazie.

(Roberto saluta ed esce. Subito dopo Giulio si affretta a cambiare il quadro sulla parete con un altro bruttissimo che era nascosto lì vicino, appena in tempo per il rientro di Elisabetta)

Elisab.:  Eccomi, il caffè è sul fuoco. ... Ma il tuo amico dov’è?

Giulio:  Ha dovuto andare, era in ritardo per le consegne.

Elisab.: Senza salutare? Che maleducato!  ...  Beh, meglio!  Così potrai raccontare alla tua mamma che cosa ti fa stare così male.

Giulio:  Non è che stia male fisicamente. E’ che da un po’ di tempo faccio un sogno strano: sto aspettando con ansia una lettera, non so cosa ci sia scritto ma so che è decisiva per la mia vita perché risolverà per sempre tutti i miei problemi. Da qualche tempo, però, mi capita che, appena la prendo in mano per leggerla, prende fuoco lasciandomi tutte le mani ustionate e una grande agitazione in corpo.

Elisab.:  Oh, povero Giulietto mio!

Giulio:  Subito dopo mi sveglio di soprassalto, tutto sudato. Quando mi succede sono sfinito e con i nervi a pezzi. Per questo Carla, stamattina, mi ha lasciato dormire fino a tardi.

Elisab.: (sente il caffè)  Uh, è pronto il caffè. (esce velocemente e rientra poco dopo con due tazze e il caffè. Giulio nel frattempo raddrizza il quadro che nella fretta di prima era rimasto storto. Elisabetta siede rivolta verso il quadro bruttissimo)  Comunque, conosco io un bravo psicanalista che sicuramente ti spiegherà il significato del tuo sogno.

Giulio: Sì!  Quelli sono capaci di tenerti in analisi per degli anni senza ottenere altro risultato che la realizzazione dei “loro” sogni. Con quello che costano, non posso permettermelo, mamma, chi vuoi che me lo paghi?

Elisab.: (che nel frattempo si è messa a fissare il quadro bruttissimo sulla parete)  Tuo padre.

Giulio:  Ma mamma, papà è morto da cinque anni!

Elisab.:  No. Tuo padre, dicevo, è l’autore di questo quadro. Vedo che lo hai riappeso. Mi fa piacere  perché questo significa molte cose.

Giulio:  Cioè?

Elisab.:  Che hai buon gusto, per esempio; che ci tieni ancora alla tua famiglia e a far contenta la tua mamma; e che, finalmente, in questa casa comandi tu. (Giulio, di nascosto, commenta con smorfie, le affermazioni della madre)

Giulio:  Ma lo sai che anche Carla ha detto che, guardandolo proprio bene, si può trovarlo bello?  Lo trova però più adatto alla casa di campagna.

Elisab.: (allarmata)  Non vorrai portare questo “bel” ricordo del tuo papà in un posto così lontano, vero?

Giulio: No, no. Era solo un’idea, così ...

Elisab.:  Ma la lo vedresti così di rado!

Giulio:  Appunto! ... (occhiataccia di Elisabetta - Giulio cerca di rimediare alla gaffe)  Ehm, appunto per questo, dicevo, lo abbiamo appeso li, per vederlo sempre.

Elisab.:  Riporto queste tazze in cucina.

(Elisabetta esce, Giulio si mette a leggere il giornale, Carla entra tutta agitata)

Carla:  Cosa ti avevo detto? Tutto questo tempo a pavoneggiarsi con quel vestitino azzurro che si è comprata. Come se le stesse bene! Scommetto che sarebbe stato meglio a me ... e invece non me lo ha nemmeno lasciato provare. E pensare che l’avevo visto prima io in quel negozio. (s’accorge che Giulio continua a leggere senza ascoltarla)  Ehi,  sto parlando con te, sai?

Giulio: Sì, cara, che cosa c’è?

Carla: C’è che, ancora una volta, Viola è arrivata prima di me ... e mi ha soffiato una cosa che mi piaceva, ecco cosa c’è!  (vede il quadro sostituito)  Ma perché hai riappeso questa crosta infame, lo sai che non posso vederla.  (e fa per toglierlo)

Giulio: (scatta in piedi, la zittisce e glielo fa riappendere)  Lascialo dov’è, per favore.

Carla: (canzonatoria)  Ah, è arrivata la mammina. O dovrei dire la “regina madre”? Va bene, ma appena se ne va, si toglie, eh!

(squilla il telefono)

Carla:  Pronto? Ciao Giorgio ... no, non è successo proprio niente, perché? ... ma guarda che io non ho ricevuto nessun avviso di venire da te stamattina alle dieci. (appena sente Giorgio, Giulio esce velocemente e rientra subito dopo con una lettera che consegna a Carla)  Ah, sì. Giulio me l’ha data ora. Senti, mi dispiace, il tempo di cambiarmi ... Ah, bèh, se devi già venire a casa ... Sei sempre molto gentile. Allora ti aspetto qui. A più tardi, ciao.

Giulio: (come un bambino scoperto a fare una marachella)  Carla, scusami, l’avevo dimenticata un tasca della giacca.

Carla:  “Suma propi bin ciapà”, come direbbe la zia Isotta di Mondovì! Ho un marito che, non solo mi apre le lettere, ma non me le consegna neppure.

Elisab.:  Non strapazzarlo! Non vedi che non sta bene, poverino?

Carla: (subito ridimensionata e sottomessa)  Buon giorno, mamma. Come mai da queste parti?

Elisab.:  Sotto i portici ho incontrato due colombi che tubavano ... Antonella mi ha detto che il mio Giulietto stava poco bene e sono venuta a vedere. Gli ho fatto anche il caffè!  (sarcastica)  Ce n’è una tazza anche per te, se vuoi. E’ ancora caldo.

Carla:  No, grazie, sono già abbastanza nervosa per conto mio.

Elisab.:  Cosa farai da mangiare al mio Giulietto? Ho visto che il frigorifero è vuoto!

Carla:  Stamattina dovevo giusto andare a fare la spesa, ma poi ho avuto dei contrattempi ... Qualcosa aggiusterò.

Elisab.:  Cara, quando il mio Giulietto viveva con me, mi preoccupavo sempre prima di come farlo contento. Altro che aggiustare qualcosa.  (a Giulio)  Perché oggi non vieni a pranzo da me,  (sottovoce, tra i denti)  almeno mangerai qualcosa.

Giulio: Grazie mamma, ma oggi approfitto dell’assenza dei ragazzi per uscire a pranzo con Carla; è da tanto che glielo prometto e mi è sempre mancata l’occasione.

Elisab.:  Fai come credi, ma attento a quello che mangi! E non andare in uno di quei postacci moderni, pieni di ragazzini, dove si mangiano quei cosi con tutte quelle porcherie piccanti seduti in quattro ad un tavolino grande quanto un francobollo da 25 lire: come si chiamano?

Giulio: No, mamma, non ho intenzione di andare in un fast food.

Elisab.:  Ecco, bravo, quelli lì. Comunque, adesso io vado, così ho il tempo di preparare, nel caso tu cambiassi idea. Ciao Giulietto. Ciao Carla.  (bacia Giulio ed esce)

Carla:  Ciao, mamma. (poi, appena uscita Elisabetta, furibonda)  Quando fa così proprio non la posso sopportare. Ma perché mi tratta così; anzi, ma perché “ti” tratta così. Siamo sposati da più di vent’anni e sembra che, se non ci fosse lei ad accudirti ... da buona mamma ...

Giulio:  Abbi pazienza, lascia stare. E’ diventata così da quando non c’è più mio padre.

Carla:  A dir la verità è sempre stata molto altezzosa e di te si è sempre vantata, a proposito e a sproposito.

Giulio:  Pago il prezzo di essere figlio unico. Ma ora calmati, dai.

Carla:  A partire dal nome. In privato ti chiama  (e pronuncia con una smorfia di disgusto)  “Giulietto”, ma l’ho sentita io, in pubblico, chiamarti con il tuo nome per esteso: “Giulio Cesare”. Commetto che si vanta anche di chiamarsi Elisabetta come la regina d’Inghilterra.  (e sta per cambiare il quadro bruttissimo alla parete quando ...)

Elisab.: (riappare all’improvviso e con tono dispettoso ...)  In Inghilterra anche la Regina Madre si chiama Elisabetta, come me. Lo sapevi? Giulio, dimenticavo, appena stai meglio vieni a casa che devo spostare un mobile. Ciao.  (esce)

Carla:  Hai sentito? Cosa ti dicevo!  (fa per staccare di nuovo il quadro dalla parete, ma .non osa più)

Giulio:  Via, non te la prendere. Dopo tutto è la mia mamma.

Carla:  E pensare che sono vent’anni che la chiamo “mamma” anch’io. Se avessi saputo!

Giulio:Tu sei una persona gentile e hai pensato di farle piacere accettando il suo invito a farlo.

Carla:  E così è cominciato il suo dominio anche su di me. Comunque, lasciamo perdere. Dov’è quella lettera? Ah, eccola. Guarda che tra poco arriva Giorgio, sarà meglio che tu vada a vestirti.

Giulio:  Sì, vado subito.  (esce)

Carla: (rilegge la lettera per rendersi conto di preciso)  “Signora Carla Gervasini Zanetti, via ...  La signoria vostra è convocata presso questo studio il 13 ottobre corrente alle ore 10, per importanti comunicazioni che La riguardano. E’ indispensabile un documento di identità e il numero di codice fiscale. Notaio Giorgio Pasini.” ...    Accidenti! Era proprio per stamattina. Che figura abbiamo fatto. Meno male che Giorgio è nostro amico. ... “Indispensabile codice fiscale e un documento di identità“? Caspita! Giorgio mi conosce bene e non ha bisogno di documenti per sapere chi sono ... a meno che non debba trascriverne il numero su dei documenti ufficiali. E il codice fiscale?  Aspetta, al telefono ha parlato di cessione, successione o qualcosa del genere; qui ci devono essere in ballo dei soldi! (pensosa)  Dal suo tono non ho capito se tanti o pochi ... (si guarda intorno)  speriamo almeno che si possa sistemare un po’ questa casa, sposare Antonella come si deve, ...

(suona il campanello della porta)

Carla:  Chi è?

Viola:  (da fuori)  Viola.

Carla:  E’ aperto, vieni.

Viola:  Ciao cara, sto mandando la cameriera e l’autista a fare la spesa; ti serve qualcosa?

Carla:  Grazie, ma non ci ho ancora pensato.

Viola:  Dai, non fare complimenti; intanto che vanno o per me ...

Carla:  (irritata per il tono di affettata superiorità di Viola) Sei molto gentile, cara, per stamattina non mi serve niente, grazie:  (con intenzione) Giulio e io andiamo a pranzo fuori.

Viola: Festeggiate qualche ricorrenza?

Carla:  No, perché?

Viola: Che io sappia non siete grandi frequentatori di ristoranti. Ti lascio, cara, ho molto da fare.    (esce)

Carla:  (è furiosa, guarda la lettera che ha ancora in mano e riprende il suo ragionamento sotto l’influsso dell’invidia e dell’irritazione provocatale dall’amica)  Spero proprio che questi soldi siano tanti; mi prenderei certe rivincite: casa, cameriera, autista, ... (pensa come se cercasse mentalmente qualcosa, poi diventa raggiante per una trovata che la entusiasma) ...  Ecco, Viola non ha un  ...  (si tappa la bocca come a voler mantenere il più assoluto segreto) Se lo avessi prima di lei, morirebbe d’invidia; lo vorrebbe immediatamente anche lei , ma finalmente, per una volta, sarei arrivata prima io. (sognante) Sarei sistemata per sempre ... ma è quello che dice sempre Giulio parlando della lettera del suo sogno ... dev’essere questa la lettera che lui aspetta , solo che ha sbagliato destinatario. (chiama eccitata) Giulio, Giulio, è arrivata la tua lettera, quella del tuo sogno.

Giulio:  (entra semisvestito)  Cosa?

Carla:  E’ arrivata la lettera del tuo sogno, quella che ci sistema per tutta la vita, guarda.

Giulio:  Ma quella è la lettera di Giorgio, (la prende e la esamina) non mi pare dica niente di particolare, e poi non è nemmeno indirizzata a me. Bisogna parlare  con  lui prima di ...

Carla:  Ma non capisci? Importanti comunicazioni, documento di identità, codice fiscale, ci devono essere in ballo dei soldi.

Giulio:  Sì, comunicazioni “giudiziarie” , documento di identità per verificare che proprio tu non hai pagato le tasse: vedi “codice fiscale”. E poi: denunce, avvocati, tribunali,  arretrati, multe, interessi: andiamo in miseria e perdiamo anche quel minimo di reputazione che abbiamo. Ecco come questa lettera ci sistema per tutta la vita.

Carla:  (ridendo)  Dai, non scherzare. Prima di tutto quella catastrofe non sarebbe di competenza di un notaio. E poi, al telefono, Giorgio non aveva un tono così apocalittico, anzi, ha parlato di cessione, successione o qualcosa del genere.

Giulio:  E’ morto qualcuno dei tuoi parenti?

Carla:  No, che io sappia. ... Il nonno Ottavio, forse.

Giulio:  No, ha 96 anni ma neanche una lira. Forse tuo zio Eugenio ... No, non può trattarsi di lui, ha solo debiti.

Carla:  Magari la zia Isotta: lei ha dei terreni in Piemonte.

Giulio:  3 ettari, divisi in quattro comuni diversi e ci vivono sopra già in 10 persone. No, non è possibile. Meglio non farsi illusioni. Hai detto che Giorgio arriva tra poco?  Vado a finire di vestirmi, chiamami quando arriva.

Carla:  Ma la convocazione è per me! Forse mi aveva chiamata in ufficio proprio per  parlarmi ... da sola.

Giulio:  Ma non hai detto proprio tu, poco fa, che quella è la lettera del mio sogno? Mi sembra ovvio che sia curioso di saperne di più.

Carla:  Ne parlerò prima con Giorgio. (Giulio esce scrollando le spalle. Carla comincia a mettere in ordine la stanza ma solo per calmare l’agitazione, poi si ferma di colpo: )  No! Ho bisogno di bere qualcosa: un po’ d’acqua , sì, un bel bicchiere d’acqua fresca.  (ed esce risolutamente verso la cucina)

Filippo: (entra cauto e guardingo)  Finalmente, credevo che non se ne andassero più. Sono dieci minuti che aspetto qui in anticamera. (ha in mano un pezzo di motocicletta tutto sporco ed è lui stesso sporco le mani e il viso)  Se la mamma è così agitata sarà meglio che non mi faccia vedere così conciato e con la moto rotta ... credo proprio che andrebbe su tutte le furie. (fa per prendere un giornale in cui avvolgere il rottame ma non fa in tempo perché sente la voce di Giulio)

Giulio:  (da fuori)  Carla, sai dov’è la mia cravatta?

Carla:  In soggiorno, te la porto.

(Filippo si nasconde dietro il divano portandosi dietro il rottame, ma lasciando fuori posto il giornale. Carla entra con vassoio e bicchieri, lo lascia, prende la cravatta, vede il giornale, resta un attimo perplessa ma poi lo mette a posto ed esce senza accorgersi di Filippo che esce subito dopo dal suo nascondiglio senza il rottame)

Filippo:  Caspita, per un soffio. Devo sbrigarmi. (riprende il giornale e torna dietro il divano per avvolgere il rottame)  Accidenti che guaio! Ho sporcato tutto qui dietro; meglio che pulisca subito, prima che se ne accorga. Gli strofinacci sono qui in anticamera.

(mette il rottame col giornale dietro la poltrona ed esce appena in tempo per non essere visto da Carla che entra con delle bibite che appoggia sul tavolo. Filippo rientrando cerca di non essere visto e poi si mette a pulire  mettendosi in modo che Carla, rientrando subito dopo con dei tovagliolini e vedendone solo il sedere, non lo riconosca e si spaventi)

Carla:  (grida)  Ah! Giulio, c’è un uomo in casa!

Filippo: (si alza di scatto, anche lui colto di sorpresa)  Mamma, sono io.

Giulio:  (entra allarmato)  Che succede?

Carla:  (a Filippo)  E cosa fai lì, messo come un cane? E cos’è quel rottame lercio?

Filippo:  Un pezzo della mia moto, mamma, (candido)si è rotta.

Carla:  Ancora? E’ la terza volta in due mesi. Più che un mezzo di trasporto, quella moto è una falla nella fragile barchetta dell’economia di questa casa. (a Giulio) E tu, che sei il padre, non dici nulla? Non fai nulla?

Giulio:  Va bene se gli compro una moto nuova? Almeno non si romperebbe tanto spesso?

Carla:  (prima lancia un’occhiata fulminante a Giulio, poi dice a Filippo con tono che non ammette repliche)  Guarda come sei conciato! Vai subito a lavarti, che aspetto gente.  E portati via quel rottame!

Filippo:  Si, mamma.  (raccoglie il rottame ed esce. Anche Giulio fa per uscire)

Carla:  No, tu fermati che voglio parlarti. Tu la devi smettere di difenderlo quando lo sgrido. Dovresti, invece, essere tu a riprenderlo, a correggerlo: dopo tutto sei tu il padre.

Giulio:  Non dubitare che, se ce ne fosse bisogno, non mancherei di farlo. Ma non vedi? In fondo è un bravo ragazzo pieno di vita, ma senza grilli per la testa.

Carla:  Quella moto mi preoccupa: si rompe troppo; potrebbe farsi male ... e ci costa un sacco di soldi in riparazioni.

Giulio:  Abbiamo due fortune: gli piacciono le moto d’epoca, ed ha avuto quella Gilera del ’49, gratis, da mio padre.

Filippo:  (si affaccia appena)  E terza, le riparazioni le faccio io, artigianalmente.

Carla:  Ecco perché si rompe sempre! Tu torna di là, è da maleducati origliare alle porte.  (Filippo se ne va)  E poi non fa nulla tutto il giorno.

Giulio: Questo non è vero, si arrabatta come può: ogni tanto fa qualche lavoretto in giro. Lo sai com’è difficile trovare un posto fisso prima del militare.

Carla:  Comunque, ora vai di là e gli parli.

Giulio:  Ma cosa vuoi che gli dica?

Carla:  Parlagli della responsabilità, della partecipazione alla vita della famiglia ... Oh, insomma, sei tu il padre, no? Devi sapere tu cosa dirgli.

(Giulio esce mentre Carla ricomincia a riassettare la stanza, parlottando tra sé e guardando continuamente l’orologio con impazienza, finchè suona il campanello della porta. Va ad aprire.)

Carla:  Oh, Giorgio, finalmente.

Giorgio: Sono arrivato appena ho potuto, anche perché non ho molto tempo.

Carla:  E’ una cosa lunga?

Giorgio:  Più che lunga è complessa da chiarire nei particolari.

Giulio:  (rientra)  Ah, eccoti, mi pareva di aver sentito il campanello.

Carla:  (Carla lo prende in disparte) Giulio, ma non intenderai sul serio essere presente mentre parlo con Giorgio, vero?

Giulio:  E perché no, scusa!

Carla:  Giulio non fare il ficcanaso. La convocazione è indirizzata a me, vedi? “Carla Gervasini” . E se tu me la avessi data in tempo, a quest’ora sarei nell’ufficio di Giorgio ... senza di te.

Giulio:  E invece tu e Giorgio siete qui, a casa mia, dove sono anch’io.

Giorgio:  (che da questo momento comincia a dare segni di fretta)  Se non vi dispiace preferirei non perdere tempo in chiacchiere.

Carla:  Ma allora lui può restare?

Giorgio  In verità, la cosa riguarda te. Ma perché impedirgli di essere presente? Dopo tutto è tuo marito.

Carla:  Già, due cuori e un’anima sola.

Giorgio:  Stessa famiglia, stessa vita.  Resta pure, Giulio, la pratica non ti riguarda direttamente ma di sicuro ti interessa. Cominciamo.

Carla:  (lo interrompe)   Scusa, posso offrirti qualcosa di fresco, un caffè ...

Giorgio:  Niente, grazie, andiamo avanti.

Carla:  (lo interrompe di nuovo)  Ma perché mi hai mandato una lettera per convocarmi nel tuo studio? Non potevi dirmelo a voce?

Giorgio:  Perché la pratica prevede la convocazione scritta. Vogliamo cominciare ora?

Carla:  Si, certo. Dicevi che è una cessione o una successione; che differenza c’è?

Giorgio:  (sta per sbottare ma la sua buona educazione lo trattiene; però con lo sguardo e piccoli gesti chiede a Giulio di trattenerla)  Te lo spiego in un altro momento. Comunque questa è una specie di successione, ossia un’eredità.

Carla:  (che comincia a starnutire ripetutamente)  Oh, mio Dio! E’ morto qualcuno dei miei parenti? Io non ne ho saputo niente; chi è?

Giulio:  Carla, per favore, calmati e lascialo parlare. Se continui a parlare tu, come facciamo a sapere cos’ha da dirci?

Carla:  Hai ragione ... Scusa, vai avanti ... Anzi, no, aspetta. Giulio, vai a prendermi una bottiglia d’acqua.

Giulio:  L’aranciata non va bene?

Carla:   No, per calmare gli starnuti mi occorre l’acqua.

Giulio:  Va bene, va bene. Torno subito.  (esce)

Carla:  Ma deve proprio restare? Non è meglio che ...  (Giulio rientra con una bottiglia d’acqua)  ... Come hai fatto presto!

Giulio:  Giorgio ha fretta.

Giorgio:  Appunto. Dunque, dicevo, un’eredità che ti viene dal Canada, da un certo signor Carlo Donati.

Carla:  (lo interrompe)  Dev’essere quello zio morto in guerra in onore del quale mia madre ha voluto chiamarmi Carla.

Giulio:  Ma cosa dici! Come fa ad essere morto nella guerra del 15/18 se ti lascia un’eredità adesso.

Carla:  I tempi della burocrazia sono “molto” lenti.

Giorgio:  (imponendosi)   “Questo” signor Carlo Donati è emigrato in Canada per ragioni politiche durante il fascismo e là pare abbia fatto fortuna.

Carla:  Come “pare”, non è sicuro?

Giorgio:  (ha perso la pazienza)  Scusa, Carla, forse è meglio che venga in un altro momento, con più calma.  (e fa per alzarsi ed andarsene)

Carla:  (sbalordita)  E mi lasci con una notizia del genere a metà?

Giorgio:  Ma tu mi interrompi di continuo. Tra starnuti e domande non riesco neppure a cominciare.

Carla:  Hai ragione, scusami tanto. E’ che quando sono emozionata non riesco a trattenermi. E’ una reazione nervosa. Devo essere allergica alla fortuna.

Giorgio:  Me ne sono accorto.

Carla:  Comunque, ora me ne sto qui buona a d ascoltare.

(subito suona il campanello della porta. Giulio va ad aprire mentre Giorgio dà segni di impazienza)

Viola:  (entrando)  Mio marito è qui?

Giorgio:  (subito addolcito)  Sì, cara, eccomi.

Viola:  (rimproverandolo)  Ma è un quarto d’ora che sono pronta. Ho perfino telefonato in ufficio per sapere dov’eri.

Giorgio:  Ho ... una pratica da sbrigare con Carla.

Viola:  (come se dicesse a Carla: “Visto che vado anch’io fuori a pranzo con mio marito?”)  Ma caro, faremo tardi al ristorante; ho prenotato per la una. Non puoi smettere e continuare un’altra volta? Guarda, mi sono messa perfino il vestitino nuovo, tutto per te!

Carla:  (a Giorgio)  Non te ne andrai lasciando il discorso a questo punto, vero?  Giulio, diglielo anche tu.

Viola:  Ma cosa sarà questa cosa così importante: hai problemi col fisco? O hai vinto alla lotteria?

Carla:  (irritata)  Nessuna delle due cose.

Viola:  (decisa)  Dài, Giorgio, vieni. Sai che non mi piace far tardi.

Giorgio:  Lasciaci ancora qualche minuto; farò più presto che posso.

Viola:  D’accordo, ma sbrigati.  (esce nervosamente)

Giorgio:  Torniamo a noi.  Questo signor Donati, dicevo, era il titolare di un’industria ora liquidata del cui valore, secondo il testamento, tu sei l’unica erede.Facendo un calcolo approssimativo, credo che dopo le pratiche valutarie e fiscali rimarranno tra i venticinque e i trenta ... miliardi.

Carla e Giulio:  Miliardi !?!

Carla:  (ricomincia a starnutire rumorosamente ) E sarebbero nostri? Tutti? Oh, mi sento mancare. (finge di svenire)

Giulio:  (la soccorre)  Su, cara, non è niente. Non star male; non adesso! Stai tranquilla, cara, non ti lascerò da sola, affronteremo insieme la situazione.

Carla:  Giulio, vai a prendermi la medicina dentro la mia borsa in camera da letto.

Giulio:  Sì, cara, subito. (esce)

Giorgio:  Come ti senti, ora?

Carla:  (ben sveglia, tradendo la finzione dello svenimento) Hai sentito?  Te l’avevo detto che era meglio che “lui” non ci fosse.

Giorgio:  Ma perché?

Carla:  Perché ha già pensato di metterci le mani sopra: “Non ti lascerò sola; affronteremo insieme la situazione”.

Giorgio: (rimproverandola)  Carla, ma è tuo marito.

Carla:  Ma i soldi sono solo miei, vero? ... Oppure, per la legge della comunione dei beni ... Accidenti, ma perché non abbiamo scelto la separazione!  Oh, ma scommetto che facciamo ancora in tempo, vero?

Giulio:  (entrando)  In tempo per che cosa?

Carla:  (cambiando discorso)  Per ... per andare a pranzo fuori: bisogna festeggiare.

Giulio:  Certo che dobbiamo festeggiare.

Carla:  Hai trovato la medicina?

Giulio:  No.

Carla:  Ora ricordo, è sul mobiletto del bagno.

Giulio:  Va bene.  (esce)

Carla:  Allora cosa mi dici?

Giorgio:  Stai tranquilla. L’eredità è tua e solo tua.

Carla:  Ma da quando?

Giorgio: Occorrerà qualche tempo, ma non molto. Ti saprò dire.

Giulio:  (rientra con una scatola di medicinali)  Saprai dire che cosa?

Carla:  Ma come sei veloce oggi!

Giorgio: (preparandosi per andarsene) Quando potrete cominciare a godervi i vostri miliardi.  Ora devo proprio andare... Della carta d’identità e del codice fiscale ho già preso nota ... Ci saranno dei documenti da firmare ma vi avviserò man mano. Arrivederci.

(esce lasciando Carla e Giulio un po’ frastornati che si guardano con aria interrogativa mentre si chiude velocemente il sipario)

                                          

                                                      Fine primo atto

 

Secondo atto

(stesso ambiente con qualche modifica nei particolari - giorno - al posto del quadro bruttissimo ora campeggia un bel quadro con cornice raffinata - nessuno in scena,  suona il campanello della porta)

Leone:  (Il maggiordomo in livrea, sulla sessantina, va ad aprire attraversando tutta la scena. La battuta è detta fuori scena)  Buon giorno signora, si accomodi, prego. (rientra con Elisabetta)

Elisab.:  Grazie.  (guardandosi intorno come per verificare dove si trova)

Leone:  In cosa posso esserle utile?

Elisab.:  Ma ... se non ho sbagliato casa, lei chi è?

Leone:  Mi chiamo Leone, signora, e sono il maggiordomo che la padrona ha messo alla direzione di questa casa.

Elisab.:  Maggiordomo? Alla direzione di “questa” casa? Incredibile! Perché, c’è altra servitù?

Leone:  Naturalmente, signora, per il momento altre tre persone oltre me.

Elisab.:  Naturalmente? Per il momento? (canzonatorio, come per dire il massimo dell’assurdità)  Vuoi vedere che, magari, adesso abitano pure tutti qui!

Leone: (sorridendo pazientemente)  Non ancora, signora. Il servizio diventerà residenziale soltanto dopo il trasferimento nella nuova casa che la padrona sta cercando e che sicuramente prevederà un’ala riservata alla servitù.

Elisab.:  Caspita, non si bada a spese.

Leone: La padrona è molto generosa.

Elisab.:  La padrona è una gran spendacciona, io direi.

Leone: (imperturbabile)  Dipende dai punti di vista, signora.

Elisab.:  E da quando c’è stata questa rivoluzione?

Leone:  Sono soltanto pochi giorni, signora. Ma ora mi permetta di annunciarla alla padrona; chi debbo dire?

Elisab.:  (che intanto si guarda intorno per scoprire altri segni di cambiamento e vede un altro quadro al posto di quello del marito)  Leone, lei si chiama così, vero? Qui c’era un quadro diverso da questo.

Leone:  Esatto, signora ma ... quando le ho detto che “quel” quadro nuoceva allo stile e alla finezza di questa casa, la padrona è stata ben contenta di sostituirlo con questo che io stesso ho avuto il privilegio di poterle suggerire.

Elisab.:  E “quel” quadro, ora, dov’è?

Leone:  In questo momento si trova dietro l’armadio delle scarpe, in fondo al corridoio.

Elisab.:  (furente)  Il signor Giulio è in casa?

Leone:  Spiacente, signora, ma c’è la padrona. Se vuole avere la compiacenza di favorirmi il suo nome la annuncio subito. Lei ha un appuntamento?

Elisab.:  (sbotta)  Questo è il colmo. Io sono Elisabetta Zanetti e qui ci vengo senza appuntamento dato che sono “la madre del padrone di casa”.  E sarei entrata anche senza di lei, sa?, (sbatacchiando nervosamente il mazzo di chiavi che non ha potuto usare) se non avessero cambiato la serratura della porta!

Leone:  (imperturbabile)  Perdoni, signora, non mi avevano avvisato del suo arrivo. La annuncio subito. Con permesso.  (esce)

Elisab.:  Non fai in tempo ad andare due settimane a Rapallo che al ritorno ... niente, una rivoluzione! Chissà cos’è successo!?  E il mio Giulietto? E’ da stamattina  appena arrivata che lo chiamo in ufficio, senza trovarlo. Vengo qui e trovo: il maggiordomo, il quadro del mio povero Armando dietro l’armadio delle scarpe, quello lì che chiama Carla: padrona, servitù, ... Non ci capisco più niente! Neanche avessero vinto un sacco di soldi al totocalcio o alla lotteria!  Ma non mi hanno detto niente!?   (resta un attimo pensierosa)  Un momento! Quel pappagallo di un maggiordomo con il suo “chi debbo annunciare”  mi ha bloccata qui come se fossi un’estranea. Ma io, qui, sono di famiglia e adesso  vado io di là da Carla a farmi spiegare.  (si dirige con decisione verso la porta dove incontra Carla che la fa tornare indietro).

Carla:  (con tono affettato, formale e ironico per mettere distanza tra lei e la suocera)  Signora Zanetti. Che piacere rivederla. Come mai da queste parti? La credevamo ancora a Rapallo con le signore della terza età.

Elisab.:  (colta di sorpresa, quasi balbetta)  Ciao Carla, sono tornata stamattina e volevo salutarvi.

Carla:  Grazie, è molto gentile da parte sua.

Elisab.: Ma Giulio dov’è? L’ho cercato in ufficio ma mi hanno detto che non c’era.

Carla:  Ma non restiamo così in piedi! S’accomodi, la prego. ... Sì, il suo capodivisione ha affidato a Giulio un incarico fuori città; dovrebbe tornare domani.

Elisab.:  (riprendendosi)  Allora devo chiederlo a te: cos’è tutta questa messinscena?

Carla:  Quale messinscena?

Elisab.:  Come “quale messinscena”! Questa qui, no? Cosa è successo? Sono venuti i ladri?

Carla:  (con una risata)  Ma no! Che ladri?  Cosa c’entra?

Elisab.:  Non lo so. Lo sto chiedendo a te. E’ tutto così cambiato! Mi chiami “signora Zanetti” e mi dai del “lei”, c’è il maggiordomo e non so quanta servitù, hai messo il quadro del tuo povero suocero dietro l’armadio delle scarpe, hai perfino cambiato la serratura della porta! Ho la sensazione che manchi qualcosa di importante: sono venuti i ladri?

Carla:  Prima di risponderle mi permetta di offrirle qualcosa da bere; cosa gradisce? Un caffè, una bibita fresca, oppure vuol farmi compagnia con qualcosa di forte? (snob) Sa, questa è l’ora del mio whisky.

Elisab.:  Un bel bicchiere d’acqua andrà bene, grazie. Ho bisogno di calmarmi un po’ sono così in ansia.

(Carla suona graziosamente il campanello per chiamare il maggiordomo)

Elisab.:  E il mio Giulietto, come sta? Cosa dice della rivoluzione?

Carla:  Signora, non deve preoccuparsi. Il suo “Giulietto” sta bene e a questi cambiamenti dovrà fare l’abitudine anche lui. Comunque non hanno portato via nulla, anzi: qualcosa è arrivato.

Elisab.:  (tra sé, indicando il maggiordomo che in quel momento sta entrando)  Sì, il pinguino!

Leone:  Sì, signora.

Carla:  Leone, porta ... (si interrompe e si corregge per darsi un tono)  Ci porti il mio whisky e un bel bicchiere d’acqua fresca per la signora.

Leone:  Bene signora.  (esce e rientra dopo poco servendo in silenzio quanto richiesto)

Carla:  Effettivamente qualcosa è successo: una cosa che ha dato una svolta definitiva alla mia vita mettendola finalmente al livello che mi compete.

Elisab.:  Cos’è? Hai vinto a Telemike? Non so! (Carla sorride enigmatica) Hai fatto 13 al totocalcio? Hai vinto alla lotteria?  ... Cos’è successo?  (Carla continua a sorridere con superiorità - Elisabetta si blocca rendendosi conto)  Ma perché parli al singolare? Vuoi dire che quello che è successo riguarda solo te, e che il mio Giulietto e i ragazzi non c’entrano?

Carla:  (con sussiego)  In effetti la cosa riguarda solo me: ho ricevuto una forte eredità da uno zio che aveva un’industria. Certo che i ragazzi ne parteciperanno: sono miei figli; ma per Giulio si vedrà.

Elisab.:  (allibita)  Si vedrà? Che vuoi dire?

Carla:  Gli ho posto una condizione:  o diventa dirigente entro un anno, oppure ... non posso certo permettere che dicano che un semplice impiegato delle poste ha il maggiordomo.

Elisab.:  Sarebbe una carriera fulminea. La tua, comunque, è una condizione inaccettabile: in fondo è tuo marito.

Carla:  Appunto, non vorrei far ridere la gente. E poi, insomma, in mezzo a industriali, notai, banchieri, giudici, dottori, avvocati, finanzieri ... (con una smorfia) un impiegato delle poste.

Elisab.:  Ma potrebbe smettere di lavorare; non vi mancherebbero i mezzi, a quanto pare.

Carla:  Eh no! (con intenzione)  A parte il dettaglio insignificante che i soldi sono miei; lui deve dimostrare quanto vale per poter stare al mio fianco; cosa che, finora ...  E comunque, la cosa è meno impossibile di quanto non sembri:  pare che sia arrivata al suo capodivisione una lettera dal ministero e da allora gli danno degli incarichi di fiducia che potrebbero far pensare ad una promozione vicina. In questi giorni, infatti, è fuori città per questo.

Leone:  (rientra)  Mi permetto di ricordarle, signora, che tra mezz’ora ha l’appuntamento con il suo parrucchiere.

Carla:  Oh, che sbadata! Quasi me lo scordavo. Non voglio far tardi. E’ successo una volta e François  si è arrabbiato tantissimo. E poi, come si dice, la puntualità è la cortesia dei re, vero? E io non voglio fare tardi.

Leone:  Allora posso dire all’autista di preparare l’auto?

Carla:  Sì, grazie, gli dica che tra un quarto d’ora sarò giù.

Leone:  Benissimo signora.  (esce)

Carla:  Lei mi scusa, vero?

Elisab.:  Un’ultima cosa. Quel quadro che era appeso lì ...

Carla:  Sì?

Elisab.:  Trovi che il suo posto giusto sia dietro l’armadio delle scarpe?

Carla:  (canzonatoria)  Certamente no! Un ricordo così prezioso, un cimelio di famiglia ... Il fatto è che non ho una casa in “Australia” dove appenderlo. Così, come sistemazione provvisoria ... (allusiva)  A meno che ...

Elisab.:  Ho capito. Se me lo dai lo porto via subito. Per salutare i ragazzi,  magari telefonerò più tardi.

Carla:  Come desidera. Ora la saluto. Le manderò Leone con il quadro. Arrivederla. (esce)

(Elisabetta resta un attimo sola, si guarda in giro poi scuote la testa, perplessa, poi entra Leone con il quadro impacchettato)

Leone:  Ecco il quadro, signora Zanetti. Permetta che l’accompagni.

Elisab.:  Conosco la strada, grazie. A meno che non voglia controllare che io esca veramente.

(Leone alza il naso e se ne va sdegnosamente. Elisabetta fa per uscire ma si trattiene perché sente i nipoti che parlano da fuori)

Antonella:  Se dici alla mamma del voto io le dico quanto vuoi spendere per quella moto.

Filippo: Capirai che paura! Mi ha già dato lei i soldi. (entrano e vedono con sorpresa Elisabetta)  Ciao nonna.

Anton.:  Ciao nonna.  (e va a darle un bacio)

Elisab.:  Ciao ragazzi, come state? 

Anton.:  Bene, grazie.  E tu?  ...   Cosa fai qui, sola, in piedi e con quel quadro in mano?

Elisab.:  Stavo andando via e portavo in salvo il quadro del nonno: Qui non è più gradito, (parlando ad alta voce in direzione di Leone) Qui non è più all’altezza.

Filippo:  Beh, nonna, se non fosse per il valore affettivo ...

Elisab.:  Che ha la sua importanza.

Anton.:  Ma adesso abbiamo Leone che non è sensibile al valore affettivo di quel quadro.

Elisab.:  A proposito di Leone, volete finalmente spiegarmi che cosa è successo?

Anton.:  Semplice, la mamma ha ereditato una grossa fortuna da uno zio industriale canadese e ha deciso di cambiare tono di vita.

Filippo:  Ha preso in mano il comando di tutto comportandosi da padrona.

Elisab.:  E vostro padre?

Anton.:  (teneramente)  Caro papà, lo sai quanto è semplice e buono; subisce la situazione con calma, o almeno così sembra.

Filippo: Io dico che sta aspettando il momento più adatto per farsi sentire. In questo periodo la mamma è proprio intrattabile.

Anton.:  Anche noi dobbiamo stare molto attenti a quello che facciamo: da una parte, per noi,  spende un sacco di soldi; dall’altra, dobbiamo essere sempre all’altezza del nuovo rango.

Filippo:  (canzonatorio)  Figurati che l’ha portata per tutta una settimana in giro per i negozi del centro per rifarle il guardaroba: e borse, e scarpe, e collane, e orecchini ..

Anton.:  Tu stai zitto che ti ha comprato un hi-fi da capogiro, computer con stampante a colori e non so cos’altro. In camera nostra non c’è più un angolo libero.

Filippo:  Ma in tutta la casa non trovi un angolo libero. Non ha cambiato i mobili solo perché aspetta di vedere la casa nuova, altrimenti ...

Anton.:  Però ha voluto subito la servitù!  La sua amica Viola ha cameriera e autista, quindi ... ma stavolta ha veramente voluto strafare.

Elisab.:  Sì, l’ho visto, il pinguino. Infatti mi ha detto qualcosa, ma non molto.

Anton.:  E’ proprio lui la sua soddisfazione più grande perché, finalmente, è riuscita ad avere qualcosa prima della sua amica: prima non c’era riuscita nemmeno col morbillo.

Elisab.:  Ma quanta servitù c’è?

Anton.:  Dunque, in questa casa ...

Filippo:  Tre locali e servizi.

Anton.:  Abbiamo:  maggiordomo ...

Filippo:  Che hai già visto.

Anton.:  Cameriera, cuoca, ...

Filippo:  E meno male che abbiamo la cucina abitabile  (facendo il gesto per indicare una persona molto grassa)

Anton.:  Giardiniere e autista.

Filippo:  Che per il momento sono la stessa persona perché i sei vasi del nostro balcone  lasciano troppo tempo libero al giardiniere e ne occupano molto poco all’autista. Ma la mamma ha già detto che nella nuova casa ...

Elisab.: E voi cosa ne pensate?

Filippo:  Che ci deve essere una gran fame di lavoro per lavorare in queste condizioni, sempre pigiati in cucina; e meno male che l’autista se ne sta rintanato nel box: ci ha messo su casa, nel box.

Anton.:  Comunque in questa casa non ci si gira più!  Ieri, per esempio, volevo studiare qui, ma non ho potuto perché la cameriera stava pulendo l’argenteria.

Filippo:  Non deve averci impiegato molto:  è la terza volta in una settimana che la mamma le fa pulire quei sei cucchiaini da caffè, regalo di nozze. Dopo sì che sarà un problema, quando arriverà il servizio da 48 che la mamma ha ordinato.

Anton.:  E poi mi trovo a disagio. Non sono abituata a trovarmi continuamente qualche estraneo tra i piedi.

Carla:  (entrando all’improvviso mentre si prepara per uscire)  E tu mandalo altrove; dopo tutto è servitù, deve servirti, non impicciarti. Ah, ragazzi, quante cose avete ancora da imparare, ma vedrete che nella casa nuova sarà tutto più facile.

Anton.:  Esci, mamma?

Carla:  Sì, cara, vado da François, ne avrò per un paio d’ore. Se avete fame ditelo a Leone e comunque, al mio ritorno, voglio vedere che vi siete cambiati d’abito, tutti e due. Con tutto quello che vi ho comprato non capisco perché vi ostiniate a mettervi quella (con una smorfia di disgusto) roba.

Anton.:  A che ora torna papà?

Carla:  Torna domani, tesoro.

Filippo:  (insinuante)  Ci sarebbe bisogno di una firma.

Anton.:  (dà una gomitata a Filippo)  Non importa, mamma, facciamo poi quando torni, con calma.

Carla:  Sì, cara, meglio.  Se faccio tardi, François si innervosisce, mi fa la testa a cavolfiore e finisce che ci litigo. Io vado, ci vediamo, ragazzi. Di nuovo, signora. (esce)

(Antonella e Filippo parlottano tra loro lasciando involontariamente Elisabetta in disparte)

Filippo:  Ma quanto sei poco furba!  Questo era il momento ideale. Quando trovi di nuovo la mamma di buon umore, che esce in fretta per andare (le rifà il verso) da François dove il piacere di uno shampoo le avrebbe fatto smaltire l’arrabbiatura? Questa volta papà non farà in tempo a tornare a casa per toglierti d’impiccio.

Elisab.:  Ehi, ragazzi, cosa succede? Perché litigate?

Filippo:  Ha preso 3 in latino.

Anton.:  E lui vuole spendere trenta milioni per una moto vecchia.

Filippo:  Intanto si dice “d’epoca”,  e poi i soldi me li ha dati la mamma.

Anton.:  Chiamala come vuoi ma resta pur sempre una moto vecchia.

Elisab.:  Su, ragazzi, smettetela di litigare e raccontatemi tutto con calma.

(Leone va ad aprire. Mentre Leone e Viola parlano da fuori, Antonella e Filippo, a gesti, fanno capire ad Elisabetta che racconteranno tutto di là ed escono tutti insieme in silenzio. Elisabetta dimentica il pacco del quadro)

Leone:  (da fuori)  Buon giorno signora Pasini.

Viola:  Buon giorno Leone, la signora è in casa?

Leone:  La signora è uscita qualche minuto fa.

Viola:  Dobbiamo esserci incrociate con gli ascensori. (entrano. Viola ha in mano la borsetta, un sacchetto di negozio e un pacco identico a quello del quadro di Elisabetta)

Leone:  E’ Probabile, signora.

Viola: (cambiando tono  e appoggiando tutto quello che ha in mano perché è tutta eccitata)  Allora possiamo smettere di fare la commedia. Oh, signor ... (interrotta e zittita da Leone) quante domande vorrei farle. Mio marito mi ha detto che ...

Leone:  (interrompendola di nuovo con decisione)  Signora, la prego! Non siamo soli in casa ... non vorrei che ci sentissero.

Viola:  Ma io sono troppo curiosa, muoio dalla voglia di sapere.

Leone:  (irremovibile)  La prego!  Per il mio progetto c’è bisogno della massima segretezza. E’ pericoloso parlarne qui.

Viola:  Allora venga a trovarmi di là. Oppure troviamoci in un bar ... insomma esca da questo buco. La sua storia è troppo eccitante: mi dica qualcosa.

Leone:  Le dirò una cosa, ma poi desidero che si ritiri.

Viola:  D’accordo, d’accordo, mi dica.

Leone  Le citerò un antico proverbio inglese: “Nessun uomo è grande per il proprio domestico”.

Viola:  (la sua espressione passerà dall’eccitato iniziale al deluso -non avendo capito- e poi all’allarmato)  Ma è valido anche  per le donne?

Leone:  Naturalmente, signora.

Viola:  Oh, povera me!  Io ne ho due di domestici.

Leone:  Vuole dirmi, ora, per cortesia, il motivo della sua visita?

Viola:  (ancora smarrita) Sì ... ehm ...  Volevo chiedere a Carla se sa quando ci sarà il funerale  di un nostro vecchio insegnante morto ieri; ma gliene parlerò io stessa. Quando torna?

Leone:  Tra circa due ore, è dal parrucchiere.

Viola:  Allora torno più tardi. Buon giorno Leone.  (fa per uscire quando, sulla porta, si ricorda di tutto quello che aveva appoggiato e ritorna. Leone l’aiuta a prendere le sue cose ma prendono per sbaglio il quadro di Elisabetta)

Leone:  Arrivederla, Signora.  (la accompagna alla porta e poi si mete automaticamente a riassettare la stanza. Esce, quindi, portando con sé i bicchieri sporchi e il pacco del quadro rimasto, scuotendo la testa e commentando tra sé)  Mah!

(la scena resta vuota qualche secondo, poi entra Giulio, appoggia la valigetta dei documenti del suo lavoro e si accascia sul divano sfinito e depresso)

Giulio:  Finalmente qui non c’è nessuno. Eh no!  C’è (chiamando)  Leone.

Leone:  Buongiorno, signore, bentornato:

Giulio:  Grazie, Leone. Sono sfinito, portami le ciabatte, per favore.

Leone:  Il signore desidera anche qualcosa da mangiare o da bere?

Giulio:  No, grazie, desidero soltanto starmene da solo e in silenzio.

Leone:  Temo che sarà impossibile, signore, sono in casa entrambi i suoi figli e c’è anche la signora sua madre.

Giulio:  Vedo che l’hai già conosciuta! Beh, farò il possibile. (lo congeda) Grazie Leone.

(Leone esce mentre Giulio si toglie le scarpe e si stende sul divano. Un attimo dopo Elisabetta entra con le ciabatte in mano e grida in direzione di Leone) 

Elisab.:  Io, qui, sono la madre del padrone di casa e faccio quello che voglio, ha capito? (poi, a Giulio, cambiando completamente tono) Hai visto, Giulietto, quel pinguino non voleva lasciarmi entrare. Ecco le tue ciabatte, tesoro. (lo aiuta ad indossarle) Tesoro, ma che piedini freddi che hai!

Giulio:  Ciao mamma, cosa fai qui? Non eri a Rapallo?

Elisab.:  Le vacanze passano in fretta; tu, piuttosto, non avresti dovuto tornare domani?

Giulio:  Avrei dovuto!  Ma oggi è uno di quei giorni in cui preferiresti ...  lasciamo perdere. Ho bisogno di  riposare, mamma, ti spiace?

Elisab.:  E ti pare che una mamma, vedendo il figlio in queste condizioni, possa lasciar perdere? Racconta tutto alla tua mamma, Giulietto.

Giulio:  (cerca di fare resistenza)  Mamma, per favore!  (ma subito cede)  E va bene. Tanto per cominciare, stanotte ho avuto il mio solito incubo, tutto intero: dall’attesa delle lettera alle mani bruciate, all’agitazione e all’insonnia. Poi, proprio mentre sto uscendo dall’albergo, mi telefona il capodivisione: “Zanetti, oggi si prenda un giorno di permesso e vada a casa.”  Resto stupito.  “Dottore, ... ma oggi devo formalizzare ancora tre contratti”.  “Non si preoccupi - mi risponde - ho già provveduto io: farà Guarnieri.  Ah, ... e legga il Corriere a pag. 5, in alto a destra”.  Io ci sono rimasto come un baccalà ma, alla fine, rintronato com’ero, ho pensato che non era una cattiva idea fare un giorno di riposo. Comunque, compro il Corriere e leggo ... (dà il giornale alla madre)  a pag. 5, in alto a destra.

Elisab.:  (legge)  “Ancora corruzione nell’apparato burocratico: è la volta del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni - Primo Funzionario del Personale inquisito: avrebbe favorito alcune carriere in cambio di denaro.”  E questo è quello ... ?

Giulio: (sconsolato)  E’ proprio lui.

Elisab.:  E tu quanto hai pagato a questo pescecane?

Giulio:  Niente!  E come potevo? Con quel che mi gira per le tasche, avrei potuto offrire al pescecane al massimo qualche sardina; sai cosa se ne faceva.

Elisab.:  Se non hai pagato, allora non hai nulla da temere.

Giulio:  Non è ancora detto. Ora c’è l’inchiesta, gli interrogatori, gli accertamenti, ... e intanto mi hanno mandato a casa.

Elisab.:  Ah, no eh! Questa è un’ingiustizia! Dubitare di un dipendente così preciso e scrupoloso. Dammi il nome del capodivisione, ci vado io a parlargli.

Giulio:  (anche troppo deciso)  No, mamma. In queste cose non si sa mai, potresti peggiorare le cose.

Elisab.:  (sentenzia)  Una mamma non può mai peggiorare le cose.

Giulio:  Non si sa mai cosa ci sia sotto. Potresti avere delle brutte sorprese.

Elisab.:  Ma Giulietto, sono la tua mamma, devo aiutarti.

(entrano Antonella e Filippo il quale cercherà di far firmare il brutto voto di Antonella la quale però non se la sente di caricare Giulio di quest’altra sofferenza e fa in modo che Filippo non ci riesca)

Giulio:  Lascia stare, ti prego, è meglio: non ti lascerebbero neanche parlare e invece (piagnucolando)  faranno parlare me, questo è il guaio.  Che tragedia!  E magari perdo anche il lavoro!   

Anton.:  Via, papà, non mi sembra che la cosa sia così drammatica. Dopo tutto, ora la mamma ha tutti quei soldi e anche se perdi il lavoro ...

Giulio:  (ad Antonella)  Sì, brava, aggiungi legna al fuoco!

Filippo:  Vedrai che le cose si risolveranno per il meglio, e comunque sai che puoi contare su di noi.

Elisab.: Oh, povero Giulietto, vado subito a prenderti un bel bicchierone di acqua fresca. (esce)

Anton.:  Voglio dire che vostra madre è gelosa dei suoi soldi  e che io potrò stare con lei solo dopo averle dimostrato quanto valgo diventando dirigente nel mio ufficio, altrimenti ...Che tragedia! Ma ora, ragazzi, ho davvero bisogno di restare solo; vi spiace ...?

Anton. E Filippo:  Va bene, papà.  (escono)

(suona ripetutamente e nervosamente il campanello della porta e Giulio, che stava sdraiandosi sul divano pregustando un attimo di riposo, va ad aprire con evidenti segni di disappunto)

Viola:  (alterata, da fuori)  Ah, Giulio, sei in casa? Meglio così.

Giulio:  Cos’è successo? Vieni. (entrano, Viola ha in mano il quadro di Elisabetta) Perché sei così alterata?

Viola:  Sapessi, una vera tragedia! Non ci si può più fidare di nessuno.

Giulio:  A chi lo dici!

Viola:  Avevo comprato un quadro in una galleria d’arte: una vera bellezza, due milioni e mezzo.

Giulio:  E allora?

Viola:  Oggi sono andata a ritirarlo; arrivo a casa tutta contenta, tolgo la carta e ti vedo “questo”:  una vera bellezza, due milioni e mezzo.

Elisab.:  Visto? L’avevo detto io che era un quadro di valore.

Viola:  Macchè valore!  Figurarsi se io pago una cifra per questa schifezza! Deve esserci stato uno scambio alla galleria: questo non è il quadro che io ho comprato. Ho telefonato, naturalmente, ma loro negano. Eggià, negano! Due milioni e mezzo per questa crosta! Che tragedia!

(intanto che Viola parla senza, praticamente occuparsi di lui, Giulio si siede affranto sul divano)

Giulio:  Non parlare di tragedie qui, non parlare di corda in casa dell’impiccato.

Viola:  Eh?  Chi si è impiccato?

Giulio:  Nessuno, nessuno.

Viola:  Meno male. Ma via, Giulio, non buttarti giù così. Dopo tutti non stai arrischiando tu di perdere tutti quei soldi. Non è tua la tragedia.

Giulio:  Vuoi fare cambio?

Viola:  Ma dai, non fare quella faccia da funerale! A proposito, è tornata Carla?

Giulio:  Non ancora, ma che c’entra?

Viola:  Volevo chiederle se sapeva quando ci sarà il funerale del prof. Rubini. Te lo ricordi? E’ morto ieri sera.

Giulio:  Sì, ma non ne so niente.

Viola: Volevo anche avvertirla di questo scambio: lei ne ha comprato uno da tre milioni ... dovrebbero darglielo domani.

Leone:  (entra con in mano il quadro imballato)  Perdoni, signora, è forse questo il suo quadro?

Viola:  Vedo subito.  (lacera un poso la carta e controlla)  Sì, è proprio lui. Grazie Leone. Ma come fa ad averlo lei?

Leone:  Lo scambio è avvenuto poco fa quando è stata qui. Quel quadro è un’opera del defunto marito della signora e padre del signor Giulio.

Viola:  (imbarazzatissima)  Ehm, forse è meglio che torni di là ...  Allora nessuna tragedia ...torno più tardi per il funerale ... cioè, per chiedere a Carla del funerale. (indicando il quadro brutto)  Niente male! Sì, sì, proprio niente male.  (esce)

Leone:  Il signore ha bisogno di qualcosa?

Giulio:  Sì, Leone, ho bisogno di restare solo. Solo! Mi sono spiegato? (SUBITO suona il campanello della porta. Giulio si stende sul divano girando le spalle. Leone si avvia alla porta)

Elisab.:  Leone, io l’aspetto di là per imballare di nuovo il “mio” quadro. (esce con il quadro)

Leone:  (da fuori)  Buon giorno, desidera?

Roberto:  E’ in casa il signor Zanetti?

Leone:  No. Il signore non c’è.

Roberto:  Come “non c’è”? Il portiere mi ha detto di averlo visto salire.

Leone:  Effettivamente il signore è in casa ma in questo momento non può assolutamente riceverla.

Roberto:  E’ una cosa urgente e importantissima. Devo consegnare questa lettera nelle sue proprie mani (ed entra prima che Leone possa dire: )

Leone:  Dia pure a me.   (poi a Giulio) Perdoni, signore, non ho potuto trattenerlo.

Giulio:  Va bene, Leone, è un amico, grazie.   (Leone esce)

Roberto:  Ho fatto tutta una corsa. Stavo uscendo per il giro quando il capodivisione mi chiama:  “porti questa a Zanetti, lo troverà a casa”. “No, signore, - gli dico - è fuori città, lo ha mandato lei.” “Lei legge i giornali?”  mi chiede, “Certo, signore, tutto lo sport parola per parola” . Mi allunga il Corriere:  “pagina 5, in alto a destra.” Leggo, mi spavento, e allora gli dico: “Signor capodivisione, Zanetti non c’entra, è innocente. La lettera del Primo Funzionario a suo favore è ... è ...

Giulio:  Cosa?  Gli hai detto che l’abbiamo scritta noi?

Roberto:  Te l’ho detto, mi sono spaventato, così, quando ha voluto sapere i dettagli, glieli ho detti tutti.  L’ho fatto per salvarti. (sorride) Adesso sono più tranquillo perché, dopo, lui ha ripreso la lettera e mi ha detto: “Torni tra dieci minuti” e quando sono tornato mi ha dato quest’altra. Tieni, aprila.

Giulio:  (titubante)  Ho paura che mi si bruci in mano, come quelle del sogno.

Roberto:  Ma che sciocchezze!  Aprila, vedrai che sarà una lettera che dice di stare tranquillo e di parlare con loro prima di rispondere agli interrogatori. Sai come sono i politici: tutti immanicati tra di loro.

Giulio:  (non convinto, apre timorosamente la lettera e legge)  Non è proprio come dici tu. (gli dà la lettera perché legga anche lui e si accascia sul divano)

Roberto:  (legge)  “Avendo avuto inconfutabile conferma del già fortemente sospettato falso in atti d’ufficio da lei perpetrato, le comunico ufficialmente d’aver avviato presso la ripartizione del personale di questo ministero la pratica per il suo licenziamento immediato. Si ritenga, comunque, dalla data odierna, sospeso dal servizio fino a nuova comunicazione. Distinti saluti.” (si accascia anche lui sul divano vicino a Giulio)  Oh, Signore, che tragedia!  E chissà cosa succederà a me.

Elisab.:  (entra con una scodella di brodo)  Giulietto, ho pensato di farti un buon brodino caldo, vedrai che ti aiuta. Oh, buongiorno signor ... signor ...

Roberto:  Isimbardi, ... Roberto, ... collega ... ex-collega di suo figlio.

Elisab.:  Ah già!  Ex-collega ora che mio figlio ha avuto la promozione.  (a Giulio) Te lo metto qui, bevilo finché è caldo.

Giulio:  Mamma, ma non hai capito cosa c’era sul giornale?

Elisab.:  Certo che ho capito, caro, ma tu non c’entri, non hai pagato! (Giulio le fa vedere le lettera e lei la legge)  Licenziamento?!? Ma come? Ora ci vado io!

Giulio:  Ma dove vai, mamma?

Elisab.: A chiarir le cose con il capodivisione. Mi sentirà! Oh, se mi sentirà!

Roberto:  Si fermi, signora, cosa vuol fare?

Elisab.:  Lei non s’impicci, giovanotto. Io sono sua madre ed ho il dovere di fare di tutto perché gli sia resa giustizia

Giulio:  Mamma, ma è vero!

Elisab.:  Che cosa è vero?

Giulio:  Il falso.

Elisab.:  Il falso è vero? Ma che cosa stai dicendo? Povero Giulietto mio, tu lavori troppo, sei un po’ esaurito.  (decisa)  Dirò anche questo al capodivisione: non si può sfruttare fino all’esaurimento i propri dipendenti e poi, invece di dare loro una promozione, meritata, parlare di licenziamento. Non è giusto!  (raccoglie la propria borsetta e fa per uscire ma, sulla porta, incrocia Carla che sta entrando furibonda).

Carla:  Lei è ancora qui?

Elisab.:  Sì, perché, ti dispiace?

Carla:  Mi è assolutamente indifferente.

Elisab.:  Non si direbbe. Mi sembri un po’ su di giri.

Carla:  Non è per lei, è per François. Glielo avevo detto: mi dia un appuntamento in cui possa essere lei a pettinarmi. Sono lì che sta per cominciare  quando arriva una tipa con almeno otto etti di gioielli e lui ... sa che cosa fa? Mi pianta lì nelle mani di una lavorante e va da quella! ... Sono venuta via. Farsi piantare in asso dal proprio parrucchiere. Assolutamente inaudito! Indicibile! (si accorge dei due uomini)  Isimbardi, Giulio, cosa fate qui a quest’ora!

Giulio:  Sta’ tranquilla, non abbiamo avuto problemi con il parrucchiere. La cosa è un po’ più seria. (le fa vedere la lettera)

Carla:  (dopo aver letto)  Ma è vero?

Giulio:  Certo che è vero.

Carla:  Ma è vero anche il falso?

Giulio:  E’ vero anche il falso.

Elisab.:  Devono essere esauriti tutti e due.

Carla:  Ma che significa? Di che falso parla?

Giulio:  Hai presente la lettera del primo dirigente del ministero?

Elisab.:  (si intromette)  Il mio Giulietto è innocente. Non ha pagato niente a quel pescecane, neanche una sardina!  (e togliendo all’improvviso la lettera di mano a Carla)  E adesso vado io dal suo capodivisione a fargli ...

Giulio:  (perentorio)  Mamma, per favore!

Carla:  (a Giulio)  Va avanti!

Roberto: (timidamente)  L’abbiamo scritta noi.

Carla ed Elisab.:  Cosa?!?

Roberto:  (che sparirebbe volentieri)  L’abbiamo scritta noi.

Giulio:  E oggi sono cadute due tegole nella stessa pozzanghera.

Carla:  Smettila di parlare come la Settimana Enigmistica, vai avanti e parla chiaro.

Roberto:  Il primo dirigente è inquisito per corruzione:  (e fa vedere il giornale) avrebbe favorito delle carriere dietro ... bustarella.

Giulio:  E il capodivisione ha avuto “inconfutabile conferma”  (e indica Roberto)  che quella lettera  era un falso scritto da noi. Il risultato è questo!  (e sventola la lettera del licenziamento)

Carla:  E così, invece di diventare dirigente in un anno, sei diventato disoccupato in due mesi. Carriera fulminea!  Anzi, fulminante! ... Ma non credere di vivere alle mie spalle, sai? Se questo è quanto vali, ti licenzio anch’io!

Elisab.:  Non ti preoccupare, Giulietto, c’è sempre la tua mamma.

Giulio:  (reagisce e si dà un tono)  Un momento!  E’ vero che la situazione è precipitata, ma sono ancora ben in grado di riprendermi. In fondo sono temporaneamente disoccupato, non definitivamente morto.

Viola:  (entra all’improvviso)  Ah, Carla, mi pareva di averti sentita tornare. Volevo sapere quand’è il funerale.

Carla:  Ma cosa dici!  Non l’ho mica ammazzato, L’ho solo licenziato, licenziato, LICENZIATO!

                                                               Fine secondo atto

Terzo atto

(La scena è la stessa ma nel tipico disordine di un trasloco: scatole di cartone, fogli di giornale e oggetti vari sparsi ovunque. Sono in scena, indaffarati, Carla, Antonella, Filippo e Leone)

Carla:  (a Filippo)  Metti questo là dentro.

Anton.:  (facendole vedere dei libri in edizione economica)  Mamma, questi li portiamo?

Carla:   (Quasi scandalizzata)  Ma cara! Non vorrai che metta nella libreria dello studio delle edizioni economiche! Se vi interessano, prendeteli per le vostre stanze, oppure lasciateli qui, così vostro padre avrà di che passare il tempo nelle lunghe sere d’inverno.

Filippo:  Allora proprio non vuoi ripensarci?

Carla:  Ne abbiamo già parlato e non intendo ritornarci sopra: vostro padre potrà venire nella nuova casa solo se invitato. Giovedì mattina formalizzeremo la separazione consensuale, così tutto sarà chiaro.

Filippo:  E a noi non pensi?

Carla: Siete proprio degli ingrati!  Vi sto preparando una splendida casa, grande, bella, attrezzata, dove vivere comodi e serviti, vi farò frequentare persone che favoriranno il vostro ingresso in società, ... e dite che non penso a voi?

Filippo:  (insiste)  Ma noi vogliamo bene a papà e abbiamo bisogno di lui.

Anton.:  E soffriamo all’idea che resti solo.

Carla:  Anche di questo ho parlato molto con lui:  continuerete ad avere qui la vostra stanza e potrete venire quando vorrete. Ormai siete grandi e non serve impedirvelo. Ora basta. Andate in camera vostra a scegliere le cose da portar via.

(Antonella e Filippo escono)

Leone:  Signora, questa scatola è pronta.

Carla:  Allora la chiuda, prima però vada a prendermene un’altra di là.

(Leone, con un piccolo inchino, esce. Suona il campanello della porta. Carla va ad aprire)

Carla:  (rientrando con Elisabetta)  Buon giorno signora Zanetti, Giulio non è in casa.

Elisab.:  Lo so, l’ho visto poco fa dal giornalaio e mi ha detto che eravate qui, così ho approfittato per venire a chiedere una cosa a Leone.

Carla:  Cosa deve chiedere, lei, a Leone?

Elisab.:  Doveva confermarmi se stasera verrà a cena da me.

Carla:  Leone?

Elisab.:  Leone!

Carla:  Non me lo sarei mai aspettato.  Lei (come per dire: che si dà tante arie) in una cenetta intima con un “domestico”.

Elisab.:  Non essere maligna;  sarà soltanto un confronto tra cuochi e non una cenetta romantica (tra sé e sospirando di nascosto)  non stasera almeno. (forte) Ma tu cara, qualche volta, quell’uomo, l’hai visto?

Carla:  Ma che domande!  Ha i capelli bianchi ... no, brizzolati, ... (con evidente, crescente, disagio)  no ... è calvo.

Elisab.:  (incalza)  Gli hai mai parlato?

Carla:  (irritata)  Certo che gli parlo, di continuo.

Elisab.:  Dico come a una persona, non come a un domestico. Scommetto che non sai nemmeno il suo cognome.

Carla:  (con una sicurezza che svanisce subito)  Si chiama Leone ... Leone ...

Elisab.:  Ecco, lo vedi?  Per te è soltanto un servo ma lui è una persona, e che persona! Me ne sono accorta  dieci giorni fa quando Giulio è stato male: Tu eri troppo indaffarata con i mobili della tua casa nuova e lui, nel pomeriggio di libertà, è venuto a trovarlo e gli ha fatto compagnia in un modo così affettuoso che ne sono rimasta colpita.

Carla:  (tra sé, gelosa e indispettita)  Ma come si permette.

Elisab.:  Da allora ho cominciato a vederlo con occhi diversi e mi sono resa conto di quanto sia di animo sensibile e buono.  (tra sé)  Se non fosse per la mia età.

Carla:  (sprezzante)  Un maggiordomo!

Elisab.:  Così abbiamo cominciato a frequentarci e a fare amicizia. A proposito, dov’è?

Carla:  E’ di là che cerca delle scatole per questa roba: Comunque, abbiamo troppo da fare, stasera non potrà venire.

Elisab.  Questo voglio sentirlo da lui stesso.

Carla:  D’accordo, glielo chiamo.  Leone.

Leone:  (dopo un attimo entra)  Sì, signora. Oh, buon giorno signora Zanetti.

Elisab.:  Buon giorno Leone.  Volevo sapere se hai poi deciso di venire da me, stasera.

Carla:  (imperativa)  Leone, stasera avrò bisogno di lei fino a tardi, abbiamo molto da fare, qui.

Leone:  (con tono quieto ma deciso)  Quando mi ha assunto, signora, era chiaro che i giorni di libertà stabiliti non avrebbero dovuto essere condizionati dalle necessità della casa.

Carla:  Le ho detto che abbiamo molto da fare e stasera lei non avrà la serata libera.

Leone: (cominciando ad essere un po’ contrariato) Signora, non c’è nulla da fare qui, oggi, che non possa essere fatto domani.

Carla:  E lei lascerebbe fino a domani due case in disordine per andare a cena da mia suocera?

Leone:  (nervoso ma compìto)  Mi permetta di ricordarle, signora, che, per quanto io sia un domestico di questa casa, la mia vita privata non la riguarda.

Carla:  (esasperata)  Lei crede che io possa tollerare tanta arroganza?

Leone:  (a Elisab.)  Ci vediamo stasera alle sette.  (confidenzialmente)Vino rosso o bianco?

Elisab.:  Bianco secco: io cucino pesce; e tu, cos’hai in programma?

Carla:  (taglia corto)  Leone, cominci a portar giù queste scatole e le carichi in auto. Dobbiamo sbrigarci, se lei poi se ne va!

(Leone prende una scatola e fa per uscire)

Elisab.:  Esco anch’io, così finiremo di metterci d’accordo ... fuori di qui!

Leone:  Conosci la bouillabaisse à la marseillese?

Elisab.:  (incuriosita e allegra)  No.

Carla:  Quasi quasi lo licenzio, così non dovrò più sopportare quella sua arroganza così irritante.

Viola:  (entra senza bussare)  Ah, eccoti!  Sono tre giorni che ti rincorro senza riuscire a vederti.

Carla:  Hai ragione, cara, in questi giorni mi sembra di essere una trottola (pur avendo entrambe le mani occupate, si baciano sulle guance senza toccarsi)  tra i lavori nella nuova casa, i mobili, il trasloco e tutto il resto, ... guarda, arrivo alla sera stanca morta.

Viola:  Ti capisco, cara, so che è una faticaccia.

Carla:  Figurati che ho finito poi col comprare quella villa che abbiamo visto insieme, ricordi? Quella su due piani, con quel bel giardino grande e da dependance per la servitù.

Viola:  Veramente, con te ho visto solo una vecchia cascina malandata e piuttosto lontana.

Carla:  (che continua a lavorare mentre Viola cerca di sedersi ma non riesce a causa del troppo disordine)  Sì, è vero, ha avuto bisogno di ristrutturazioni, ma, ... intanto le case coloniche ristrutturate fanno molto chic, e poi ... dovevo tener conto anche del prezzo:  sai, le pratiche dell’eredità stentano a concludersi e la disponibilità è ancora limitata.

Viola:  Ma allora perché stai già traslocando? Non ti conveniva aspettare?

Carla:  Anche per questo ci sono diverse ragioni: la prima è la situazione con Giulio, che tu conosci bene. Poi, voglio sorvegliare da vicino i lavori: una parte è già finita, ora stanno sistemando le stalle ... ehm, la dependance.

Viola:  Certo che tutto questo ti occuperà molto.

Carla:  (gongolante)  Poi ho saputo che nella nuova zona residenziale lì vicino:  sai, quella dove per un soffio non sono riuscita a prendere quell’attico, abita un sacco di gente facoltosa ... e tu conosci il mio debole per quell’ambiente.

Viola:  Ti sei proprio lanciata, vedo. Comunque cara, comprati un telefonino: non riuscivo più a trovarti!  Ti muovi sempre!  Ma come hai saputo di quella casa?

Carla:  Tutto merito di Leone: aveva fatto tutta una ricerca e alla fine ha insistito tanto perché la prendessi che ho l’impressione che piacesse di più a lui che a me. Vedessi come segue i lavori!  Peccato che potrebbe non godersela.

Viola:  Perché?

Carla:  Sono sul punto di licenziarlo.

Viola:  Non posso crederci, cos’ha combinato di tanto grave?

Carla:  E’ diventato arrogante. Pensa che, poco fa, ha rifiutato di rinunciare alla sua serata di libertà anche se avevo bisogno di lui qui; e sai perché?

Viola:  Sentiamo.

Carla:  Perché ha un incontro “gastronomico” con mia suocera, capisci? Con mia suocera! Ho una voglia di licenziarlo!

(Leone entra senza che le due se ne accorgano)

Viola:  Ma sei matta?  Guarda che se lo licenzi tu, un minuto dopo lo assumo io. E poi, tua suocera ...

Leone:  (tra sé)  E’ una donna di carattere e di cuore; una persona davvero amabile.

Viola:  Leone, lei è qui?

Leone:  Sì, signora, e la ringrazio per l’apprezzamento.

Filippo:  (entra con una scatola in mano)  Mamma, io ho finito. Antonella, invece, è in difficoltà e vorrebbe il tuo aiuto.  Oh, buon giorno signora Pasini. Ha visto che confusione?

Viola: Tipico dei traslochi. L’unica cosa positiva e che si ritrovano un sacco di cose che non sapevi più dove fossero.

Carla:  (evidentemente colpita dalla frase di Viola) Perché dici così?

Viola:  Ma sì! Non ricordi la festa che ha fatto Laura quando, proprio traslocando, ha ritrovato in una vecchia scatola di scarpe gli orecchini di sua nonna a cui teneva tanto.

Filippo:  (a Leone)  C’è ancora posto in macchina?

Leone:  Sì, signorino.  (Filippo esce)

Carla:  (a Viola)  Io vado un attimo da Antonella. Tu non te ne andare.

Viola:  Ma certo, fai pure. (Carla esce) (a Leone) Lei ha sentito quello che ha detto Carla, vero?

Leone:  Solo in parte, ma non ne sono meravigliato. Mi scusi, signora, il notaio è in casa?

Viola:  Sì, stava preparandosi per uscire. Perché?

Leone:  Ho bisogno di parlargli al più presto.

Viola:  Ha finalmente deciso di mettere in atto il suo piano? (eccitata) Oh, signor ... (Leone la zittisce con un gesto deciso) se va di là subito lo trova.

Leone:  Se andassi di là ora, la signora Carla potrebbe insospettirsi ... Potremmo fare così: porti lei la signora Carla di là,con una scusa, e intanto dica al notaio di raggiungermi qui; basterà che la trattenga pochi minuti.

Viola:  D’accordo, ma è meglio che vada subito prima che esca.

(esce velocemente e rientra appena in tempo per non far accorgere Carla della sua assenza. Nel frattempo, Leone spia ansiosamente i movimenti fuori scena di Carla)

Carla:  (da fuori) Non mi coinvolgere nelle tue storie sentimentali: tu ha fatto la frittata e ora dovrai cavartela da sola. (entra)  Questi giovani, sembrano tanto forti e sicuri e poi, alla prima difficoltà seria ... Però, che bella età! Che tenerezza!  Ma torniamo a noi. Sai, per la villa ho grandi progetti: l’architetto mi sta disegnando il giardino: la parte più vicina sarà all’italiana con aiuole fiorite, siepi, ecc., il resto invece sarà a prato e alberi d’alto fusto. Ci vorranno un sacco di soldi, ma vedrai che bello.

Viola:  Sicuramente splendido. Molto meglio dell’attico. ... Adesso che ci penso ... ho una cosa per te, vieni, vieni con me.

Carla:  Veramente, non avrei tempo. Ho ancora un sacco da fare qui.

Viola:  Ma resterà Leone a finire, e poi ci sono i ragazzi. Via, datti un attimo di tregua, hai un viso così stanco!

Carla:  E’ vero, sono stanca. Una pausa mi farà bene. (a Leone)  Lei vada avanti più che può, dato che poi se ne andrà. Finisca quella scatola, la metta in macchina e la porti con le altre nella casa nuova.

Viola:  Bene, andiamo allora.

(mentre escono, Viola fa un gesto d’intesa a Leone che resta, impaziente e irritato in attesa del notaio. Poco dopo suona il campanello della porta e va ad aprire)

Leone:  Notaio buon giorno, si accomodi prego.

Giorgio:  Buon giorno signor Donati, ha chiesto di vedermi?

Leone:  Sì, e sono contento di poterle parlare subito.

Giorgio:  Ha dunque deciso qualcosa?

Leone:  Già, sono arrivato ad una decisione.

Giorgio:  Che sarebbe?

Leone:  Chiuda la borsa. Blocchi il conto dell’eredità. Carla non dovrà più toccare una lira di quei soldi.

Giorgio:  E’ una decisione drastica.

Leone:  E’ quanto ho deciso. Domattina stessa dia disposizioni alla banca. A Carla parlerò io stesso.

Giorgio:  Ma Carla ha già preso degli impegni, come farà ad onorarli?

Leone:  Trovarsi un po’ nei guai non può che farle bene: l’aiuterà a ridimensionare la sua follia.

Giorgio:  Però si creeranno delle vertenze legali alle quali, oggettivamente, non potrà far fronte senza quelle disponibilità: la casa per esempio.

Leone:  La casa la prenderò io e anche per il resto sto già pensando a delle soluzioni,

Giorgio:  Ha dunque deciso di annullare tutta l’operazione Carla?

Leone: No, è solo profondamente modificato. Ma ora non c’è tempo, una di queste mattine verrò da lei in ufficio e le spiegherò. Intanto, domattina parli subito con la banca; l’importante è che Carla non tocchi più i soldi dell’eredità.

Giorgio:  D’accordo, farò come ha detto. (guarda l’orologio)  Ora devo proprio andare. Allora l’aspetto in ufficio.

Leone:  Scendo con lei.  (prende una scatola ed escono)

Anton.:  (entrata mentre i due parlavano, senza che se ne accorgessero, era rimasta ad origliare in modo che solo il pubblico potesse intravvederla,  entra ora in scena tutta allarmata) Oh, povera mamma, questa è una congiura contro di lei ... Ma chi è in realtà, Leone per poter dire ad un notaio che mamma non deve più toccare i soldi dell’eredità?  ...  Devo avvertirla subito. Abbiamo in casa un impostore che sta per rovinarci. ... Ma dove sarà andata? ... Forse da Viola.  (esce, si sente bussare nervosamente, e rientra)   No. Da Viola non c’è.  E adesso cosa posso fare? ... Devo tener d’occhio ... accidenti! Adesso non so nemmeno più come chiamarlo. Forse non è ancora partito ... vado a vedere.  (esce) 

Carla:  (entra spolverandosi)  Ma per chi mi ha preso quella. (rifà il verso a Viola)  Mi dice:“vieni, vieni,  ho una cosa per te.” E  mi porta in solaio a vedere un vecchio secrétaire mezzo ammuffito che vuole vendermi per due milioni.  “Adesso hai una bella casa grande e una cosa così ci starebbe bene. Ha solo bisogno di un’aggiustatina, ma ... adesso ...i soldi non ti mancano.”  Che vipera!  Prima mi punzecchiava per alimentare la mia invidia, ma ora mi sa che è lei ad essere viola per l’invidia.   (si rimette a lavorare e, poco dopo, trova una scatola che era nascosta)  Ecco dov’erano finite le lettere di quando eravamo fidanzati!  (le appoggia; si rimette a lavorare ma subito si ferma come attratta dalle lettere e dai pensieri che queste le risvegliano. Riprende le lettere, comincia a guardarle  e a parlare tra sé come dando voce ai suoi pensieri che manifestano una presa di coscienza progressiva)  Chissà, forse ... senza saperlo ... stavo cercando proprio queste!  Da un po’ di tempo, in quella bella casa, grande, nuova, con tutto quello che voglio io, ... mi sentivo strana, a disagio, sola; forse la risposta è proprio qui. ... Ecco cos’era!  Mi mancava un pezzo della mia storia, un pezzo di me! (tira fuori due lettere pinzate tra loro e, guardandole, dice teneramente) Che sciocchi: unire le lettere delle nostre dichiarazioni d’amore; dicevamo che così non ci saremmo mai più separati. E questa poesia? L’avevo dimenticata! (legge in silenzio e si rende conto) ...   Che stupida! Che stupida! Quello che mi mancava davvero non è questa carta, ma lui: Giulio. Oh povero Giulio! Pensare di mollarlo a quel modo! Tanti anni insieme non si possono buttare così, come un cappotto vecchio! Buttavo una parte di me stessa e non me ne accorgevo. Poverino, quante gliene ho fatte passare! Oh, come mi dispiace! Devo fare qualcosa. Devo chiedergli di perdonarmi! Chissà se sarà ancora disposto a farlo. Io credo di sì, ma magari non subito ... avrà bisogno di pensarci un po’ sopra. Forse se ci pensa con le mie parole davanti gli sarà più facile! Allora gli scrivo! (prende carta e penna e comincia a scrivere dicendo ad alta ciò che scrive)  Caro Giulio, nella casa nuova ...  no, non va bene.  ...  Caro Giulio, mi dispiace molto ...  no. ... Ricomincio:  Caro Giulio, solo oggi ho capito perché nella casa nuova non riesco a sentirmi bene, a mio agio. L’ho scoperto rileggendo le lettere di quando eravamo fidanzati e quella piccola poesia che mi hai dato quando mi hai chiesto di sposarti. Ho capito ... (viene interrotta dal suono di una sveglietta) Oh, mamma! L’appuntamento dal dentista! Me l’ero scordato. ... Accidenti, ho detto a Leone di andarsene e senza macchina farò tardi. Se devo andare in autobus devo proprio sbrigarmi. Lascio tutto qui e la finisco appena torno.  (esce in gran fretta)

( buio per alcuni secondi )

Giulio:  (da fuori scena, con la voce falsata dal vaneggiamento)  Status quo ante ... ubi major  minor cessat ...

Roberto:  (imbarazzato e agitato)  Sta’ calmo, Giulio, sta’ calmo, ora siamo a casa.

Giulio:  Mala tempora currunt ... (entrando)  repulisti ... ipse dixit .

Roberto:  Vieni, Giulio, sdraiati qui. Adesso arriva tua madre, l’ho già mandata a chiamare.

Giulio:  Ad majora canamus ... minor cessat ... magna charta.

Roberto:  Scusa  Giulio, non riesco a capire bene: cosa vuoi?

Giulio:  Ad majora canamus.

Roberto:  Vuoi da bere?

Giulio:  Illo tempore.

Roberto:  Quando vuoi, Giulio. Dimmelo tu. Ma adesso mettiti lì bello calmo, eh! Sdraiati, su, sta’ calmo.

(Giulio sembra calmarsi, sdraiato sul divano. Intanto Roberto si versa da bere)

Roberto:  Speriamo che la madre arrivi presto; io devo andare.

Giulio:  Mala tempora currunt.

Roberto:  (fra sé)  Ho capito che ti fa male e che devi correre, e allora vai! (indicando la porta verso l’interno)

Giulio:  Ubi major minor cessat.

Roberto:  Ma devi andarci da solo! Come faccio ad accompagnarti io, dài, non puoi chiedermi questo.

Giulio:  Magna charta.

Roberto:  Di là ci sarà anche la carta, credo. ... (agitatissimo)   Ma cosa dici!?! ... Forse non vuole dire quello ... io non conosco il latino. 

Giulio:  O tempora, o mores.

Roberto:  (ancora più allarmato)  Oh, Signore!  No, Giulio, non morire adesso. Non vorrai mettermi di nuovo nei guai! ... Speriamo che sua madre arrivi presto. ... Se sua madre non arriva entro cinque minuti, chiamo un’ambulanza e lo faccio portare all’ospedale, così ci pensano loro. (si agita ancora un po’)  No! Non ce la faccio ad aspettare! (telefona)  Pronto? Guardia medica? C’è qui uno che ha urgentissimo bisogno di un medico ... i sintomi? Parla in latino. ... No, non è agitato; dice solo cose strane... mala tempora ... minor cessat ... in latino, sì, in latino ... Come, allora chiami un prete! ... D’accordo che, almeno, lui capisce quello che dice; ma non mi pare che ...  Ma sta male, vi dico! E’ fuori di testa: Ha bisogno di voi.

Elisabetta:  (entra senza bussare)  Lasci stare. Il mio Giulietto ha bisogno solo della sua mamma. Loro non possono capire.

Roberto:  Meno male che è arrivata; non sapevo più cosa fare.

Elisab.:  (vezzeggiandolo come un bambino)  Sono qui, Giulietto, c’è qui la tua mamma.  (a Roberto)  Gli prepari qualcosa di forte: lo aiuterà a riprendersi. Cosa è successo?

Roberto:  Che spavento!  In ufficio ho visto una raccomandata per lui e così gliel’ho portata. L’ho trovato al bar sotto i portici che si beveva una birra. Gli ho dato la lettera, l’ha letta, dopodichè si è messo a comportarsi in modo strano. A proposito, mi firma lei la ricevuta?

Elisab.:  Ma lasci stare la ricevuta! (e intanto dà da bere a Giulio che sembra riprendersi un poco)  Vada avanti.

Roberto:  Ha cominciato ad alzarsi e a sedersi, su e giù, su e giù diverse volte come un meccanismo inceppato e poi si è messo a parlare in latino. Diceva tante cose strane, che non capivo; ma quando si è messo a dire “ubi major, minor ... “ ho pensato che ... forse ... voleva andare in bagno e allora l’ho portato qui a casa sua, così magari gli era più facile... calmarsi.

Elisab.:  Ma che cosa c’era in quella lettera? E adesso dov’è?

Giulio:  Mater! Mater!

Elisab.:  Sono qui. Sono qui, tesoro, ecco la tua mamma.

Roberto:  (togliendola di tasca)  Eccola, l’aveva lasciata sul tavolino. Io non ho avuto modo di leggerla.

Elisab.:  (con tono di rimprovero)  E credo bene!  Dia qua!

Roberto:  Ma perché parla latino?

Elisab.:  (mentre legge)  Al paese, da piccolo, era molto affezionato al parroco ... (agitata) Ma è la lettera del padrone di casa che gli comunica lo sfratto.

Giulio:  (scatta in piedi e si risiede, ripetutamente)  Ipse dixit  ... status quo ante ... mala tempora currunt ...

Elisab.:  Calmo, calmo, Giulietto, la tua mamma è qui con te.

Roberto:  Ecco, vede?  Al bar faceva proprio così.

Elisab.:  Mi dia ancora del cognac.  (gli dà ancora da bere e Giulio si calma e sembra assopirsi)

Roberto:  Signora, se non ha più bisogno di me, io dovrei tornare in ufficio.

Elisab.:  Grazie per quello che ha fatto per mio figlio. Vada pure. Resto io ora.

Roberto:  Se non le dispiace, telefonerò per sentire come sta.

Elisab.:  Telefoni pure quando vuole. Arrivederla e grazie ancora.

Roberto:  Arrivederla.  (dà un’ultima occhiata a Giulio ed esce)

Elisab.:  (lo sistema un poco) Ora ti lascio qui solo, in silenzio, così ti riposi un poco mentre io vado a prepararti un bel brodino caldo.

(proprio mentre sta per uscire verso la cucina, SUONA IL TELEFONO)

Elisab.:  Pronto? .. Sì, casa Zanetti. ... No, non può venire a vedere l’appartamento! ... Non me ne importa niente di quello che ha detto il padrone di casa! ... No! Neanche domani! ... Neanche la settimana prossima e neppure l’ANNO prossimo. Qui c’è una persona malata, non azzardatevi a presentarvi. Sono stata chiara? Buon giorno! (sbatte giù il ricevitore) Sciacalli!  (a Giulio) Scusami caro, ora ti lascio riposare.

(proprio mentre sta per uscire verso la cucina, SUONA IL CAMPANELLO DELLA PORTA. Elisabetta, spazientita, va ad aprire e rientra con Filippo facendogli segno di fare piano)

Filippo:  (preoccupato)  Nonna, il custode mi ha detto che papà sta male; cosa è successo?

Elisab.:  Ha ricevuto un’altra lettera del suo incubo, di quelle che gli si bruciano in mano, ed è andato fuori di testa, come dite voi giovani.

Filippo:  Spiegati meglio.

Elisab.:  Era la raccomandata del padrone di casa che gli comunicava lo sfratto da qui, e mentre la leggeva ha cominciato a fare movimenti strani e a parlare in latino. Ora però sta già meglio, sta riposando. (lo porta in disparte)  A proposito, com’è andata, poi, con la firma di quel 3 in latino di tua sorella?

Filippo:  Eh ... a mali estremi, estremi rimedi.

Elisab.:  Cioè?

Filippo:  Ha falsificato la firma.

Elisab.:  Spero che non diventi un vizio di famiglia; anche se è innegabile che da tuo padre qualcosa deve pur aver preso. E i tuoi 30 milioni  per la moto “d’epoca”?  Non avrai preso le mani bucate di tua madre, spero.

Giulio:  (che aveva cominciato, non visto, a riprendersi - si alza)  Che cos’è questa storia di firme false?

Filippo:  Niente, niente papà. Non stancarti:

Giulio:  No, no! Dopo quello che è successo, voglio sapere tutto. Racconta!

Filippo:  E’ presto detto:  Antonella ha preso un 3 in latino, non osava farlo firmare dalla mamma, tu eri fuori città e così ...

Giulio:  Beh, pensavo peggio. Eventualmente la giustificherò io. E quell’altra faccenda? Non ho capito bene.

Filippo:  No, niente, papà. Sta’ tranquillo, riposa.

Giulio:  Ma come faccio! Avete parlato di trenta milioni per una moto, o no? Non avrai speso quella cifra per una moto, vero?

Filippo: Me li ha dati la mamma.

Giulio:  D’accordo, ma capirai, nella mia situazione: disoccupato, solo e adesso anche sfrattato, sentire che mio figlio fa spese di quel genere ...

Filippo:  Papà, avrei voluto parlartene in un altro momento ma vista la situazione, forse è meglio che lo faccia ora. Nonna, ti spiace?

Elisab.:  Cosa?

Filippo:  Vorrei parlare con papà, da solo.

Elisab.:  Ma io ... Mmmm! Cose serie!

Filippo:  Scusa, nonna, non te la prendere, vorrei ...

Elisab.:  Non hai niente da scusare. E’ giusto. Io intanto vado finalmente a scaldare il brodo per tuo padre.  (esce)

Giulio:  Perché hai mandato via tua nonna?

Filippo:  (timido e impacciato fino alla fine del colloquio)  Perché è una cosa un po’ delicata.

Giulio:  Hai perso l’assegno?

Filippo:  No, i soldi li ho ancora.

Giulio:  Non li hai usati per comprare la moto?

Filippo:  No, li ho tenuti per un’altra cosa.

Giulio:  Ma che faccia! E’ successo qualcosa?

Filippo:  Beh, ... sì!

Giulio:  Aspetta, non me lo dire subito. Voglio sedermi. Sai, se dopo aver perso la moglie, il lavoro e la casa, ora mi dici che sto diventando nonno, altro che parlar latino. L’infarto preferisco mi venga da seduto.

Filippo:  No, sta’ tranquillo, non è in arrivo nessun nipotino.

Giulio:  Ma allora cosa può essere successo. Dai, siediti qui vicino e racconta.

Filippo:  Preferisco restare in piedi, se non ti dispiace. Hai presente quella moto che avevo trovato sul giornale?

Giulio:  La Moto Guzzi del ’51?

Filippo:  Sì, quella.  Ero per strada che stavo andando a vederla per decidere se prenderla, quando mi becca un temporale. Ero in moto su una strada secondaria per evitare il traffico della statale e non c’era neanche un riparo: un ponte ... un bar, ... solo una chiesina un po’ diroccata, col portico davanti, tutta sola in mezzo alla campagna. Mi fermo e, intanto che sono lì a guardare la pioggia, mi vien voglia di entrare a curiosare. C’era un grande affresco e qualche quadro, neanche belli, fra l’altro, ma mi sono sentito guardato.

Giulio:  C’era qualcun altro?

Filippo:  Nessuno, solo un enorme crocifisso sopra un altare laterale.

Giulio:  Che guardava verso di te.

Filippo:  Non lo so, non mi ricordo! Ma era una sensazione strana.

Giulio:  E ci credo, sentirsi osservati e non sapere da chi!

Filippo:  No, non osservato. Guardato: Come quando incroci gli occhi di qualcuno che, da lontano, cerca di incrociare i tuoi per dirti qualcosa. Poi, mentre osservavo il tabernacolo, ho sentito la stessa sensazione di tenerezza di quando, da piccolo, mi abbracciavi e mi dicevi: “ti voglio bene testa di rapa”. Ti ricordi?

Giulio: E come no! L’avrò fatto almeno un milione di volte; testa di rapa!

Filippo:  Quella sensazione era così forte che non ho resistito: dopo un attimo, sono uscito e sono tornato a casa di volata, sotto il temporale.

Giulio:  Ah, è stata quella volta che sei arrivato a casa tutto bagnato e sei dovuto restare a letto per tre giorni con la febbre.

Filippo:  In quei tre giorni ho pensato molto e ho concluso che a quella tenerezza dovevo rispondere, e seriamente.

Giulio:  Non vorrai mica farti prete!

Filippo:  Non lo so ancora: può darsi di si o forse no; non lo so. Aspetto una Sua indicazione.

Giulio:  Di chi?  (Filippo indica verso l’alto)  Cosa c’entrano i signori Reggiani?

Filippo:  No.  (e allarga le braccia a mo’ di crocifisso)

Giulio:  Ah!

(Elisabetta entra con una tazza di brodo e un plaid; Filippo si ricompone come se fosse stato colto in flagrante)

Elisab.:  Allora, avete finito di confabulare, voi due? Mi fate freddare il brodo.

Giulio:  Mamma, ti do una bella notizia:  non sono diventato nonno.

Elisab.:  E meno male! Ci sarebbe mancato solo questo! E poi, non sono ancora pronta per diventare bisnonna. Comunque non strafare. Mi fa piacere di vederti sereno, ma adesso ti bevi un po’ del brodino della tua mamma (smorfia di Giulio) e poi ti fai un bel riposino qui sul divano.

Giulio:  (per allontanare il momento spiacevole del brodino)  Sai, è successo che ....

Elisab.:  No, no, no! C’è tempo dopo per raccontare.  (gli dà la tazza, lui beve qualche sorso e poi si corica mentre Elisabetta lo accudisce amorevolmente) Ora noi andiamo di là, così tu puoi stare qui in silenzio e riposare.

(sono sulla porta verso la cucina, quando suona il telefono. Elisabetta si precipita)

Elisab.:  (sottovoce)  Pronto?  ... Ciao Antonella ... No, la mamma non c’è ... non so dove sia andata e se torni qui ...

Filippo: E’ andata dal dentista, non so a che ora torni.

Elisab.:  Filippo dice che è andata dal dentista e non sa a che ora tornerà ...No, Leone non è qui ... Papà sta riposando ... Ma perché sei così allarmata? ... Va bene, ti aspettiamo qui. ... D’accordo, ciao. (a Filippo)  Ma, Leone non era con te?

Filippo:  Si è fermato a fare la spesa. Strano, dovrebbe essere la sua serata libera. Però ha detto che sarebbe passato di qua.

Elisab.:  (guardando l’orologio)  Speriamo non faccia tardi. (guarda Giulio) Dorme, andiamo. (escono verso la cucina)

(Giulio resta un attimo coricato, poi si alza di scatto, come se si svegliasse di soprassalto)

Giulio:  (quasi gridando) La lettera! E’ arrivata la lettera! (Poi, con un po’ di delusione che torna pian piano ad essere sicurezza)  Ho soltanto sognato, ... però questa volta non mi si è bruciata in mano. ... E non era Roberto a portarmela ma uno strano tipo vestito di bianco, sembrava un gelataio, ... Beh, non proprio! Aveva uno strano camicione bianco ... ma che importa! Sento che c’è davvero e dev’essere quella giusta, quella che stavo aspettando, tant’è vero che non mi si è bruciata in mano come le altre. (intanto comincia a guardarsi in giro e a cercare, emozionato)  E’ qui vicino, lo sento. Sì, dev’essere da queste parti. ...(trova la lettera di Carla) Eccola! L’ho trovata! E’ questa, sono sicuro! ... Euh, ma che roba! Mi aspettavo qualcosa di meglio: è interrotta dopo poche righe e non è neanche firmata! Però la calligrafia è di Carla, vediamo cosa dice: (legge) “Caro Giulio,  Solo oggi ho capito perché nella casa nuova non riesco a sentirmi bene, a mio agio. L’ho scoperto rileggendo le lettere di quando eravamo fidanzati e quella piccola poesia che mi hai dato quando mi hai chiesto di sposarti. Ho capito ...   (con nostalgia)  Quella poesia ... mi ritornava in mente giusto qualche giorno fa; vediamo se mi ricordo come fa:

         “ INSIEME  COME  IN  UNO,

           IO  VORREI

           GLI  OCCHI  E  LE  MANI,

           IL  SONNO,  IL  CIBO 

           E  L’ACQUA  E  L’ARIA

           CHE  CI  AVVOLGE  COME UNO “ .................

Carla:  (entrata giusto mentre Giulio diceva la poesia, si era tenuta in disparte, ora si fa avanti proseguendo la poesia) 

          “DOVE  LO  SGUARDO  PROFONDO

           UNISCE  I  CUORI

           CHE,

           INSIEME  COME  UNO,

           IO VORREI

           CON  TE.”

Giulio:  Tu sei qui?

Carla:  (umile, titubante)  Sì.

Giulio:  Ma non eri andata dal dentista?

Carla:  Alla fermata dell’autobus mi hanno detto che sei stato male, così sono corsa a casa, giusto mentre leggevi la mia lettera.

Giulio:  Così hai capito, eh?

Carla:  Sì, ho capito.

Giulio:  E cosa hai capito?

Carla:  Che non posso stare senza di te, perché tu e io siamo una cosa sola.

Giulio:  E ora, cosa ti aspetti che faccia?

Carla:  Che mi abbracci, sciocco!

Giulio:  Perché?

Carla:  Perché sei buono, mi ami e con santa pazienza hai aspettato in silenzio che io capissi.

Giulio:  E allora? Cosa fai là? Vieni qui, no? (Carla corre ad abbracciarlo) Me lo hai fatto penare questo momento!

Carla:  Mi spiace.

Giulio:  Ma io dicevo:  “Mia moglie è una donna intelligentee mi vuol bene; ha preso solo una sbandata, ecco. Non butterà via così vent’anni di vita insieme, due figli ...

(lo interrompe il CAMPANELLO della porta)

Antonella:  (da fuori, ansiosa, suona e chiama)  Nonna, nonna.

Giulio:  Appunto, dicevo, due figli che non ti lasciano mai un momento di intimità.

(Giulio va ad aprire ed entra Antonella tutta agitata)

Anton.:  Papà, meno male che ci siete, devo darvi una brutta notizia

Giulio:  Ah, no, eh! Basta. Da ora accetto solo buone notizie.

(entrano Elisabetta e Filippo)

Elisab.:  Chi è arrivato?

Anton.:  Ma è gravissima!

Giulio:  No. Un momento.  Prima voglio gustare con voi questo momento di grazia.

Carla:  Calmati Antonella, ascolta prima tuo padre: deve dirvi una cosa importante.

Anton.:  Vi dico che sta succedendo una cosa terribile.

Giulio:  A me, invece, ne è successa una meravigliosa e non permetterò che qualcosa la rovini. E dato che siete tutti qui, ve la voglio dire: finalmente ho ricevuto la lettera del mio sogno, quella giusta, quella che rimette a posto tutta la mia vita.

Anton.:  Che lettera è? Posso vederla?

Giulio:  Eccola qui.

Anton.:  Ma perché dici che rimette a posto la tua vita? In che modo?

Giulio: L’hai visto anche tu che il nostro matrimonio si era un po’ perso, dopo l’arrivo di quella “benedetta” eredità. Beh, ora si è ritrovato grazie a queste poche righe che sono una bellissima dichiarazione d’amore scrittami da vostra madre.

 Anton.:  Fammela leggere.

Giulio:  E no! Questa è riservata personale. (e sorride a Carla)

Carla:  (ad Antonella)  Gli lasceresti leggere le tue?

Anton.: Cosa vuoi dire, non capisco!

Giulio:  Vedi, piccola, SOLO UNA DICHIARAZIONE D’AMORE PUO’ DIRTI QUAL E’ IL TUO POSTO GIUSTO NELLA VITA.  Sai, anche tuo fratello ne ha appena fatto l’esperienza, non è così,  Filippo?

Filippo:  (un po’ contrariato)  Ma papà!

Giulio:  Non essere egoista: Regali come questo non vanno tenuti nascosti, ma vanno usati per far crescere anche gli altri.  (ad Antonella)  Forse se ne parlate insieme ti sarà più chiaro.

Filippo:  (evita il discorso cambiando argomento)  Questo vuol dire che vivremo tutti insieme nella casa nuova?

Carla:  Tutti insieme in quella bella grande casa.

Anton.:  Mi fa piacere che siamo tornati tutti insieme, ma scordatevi la casa nuova.

Giulio:  Da questa ci hanno sfrattati!

Carla:  Ma cosa state dicendo?

Anton.:  E’ un pezzo che cerco di dirvelo:  Leone non è Leone!

Filippo:  Oh bella, cos’è? Una giraffa?

Anton.:  L’ho sentito che diceva a Giorgio di chiudere la borsa; che tu non puoi più toccare un soldo dell’eredità e che la casa nuova la prende lui.

Carla:  Lo diceva a Giorgio? Ma quando? Perché non mi ha detto niente?

        (ad Antonella)  Va’ a chiamarlo.

Anton.:  Vado subito.  (esce)

Carla:  (a Elisabetta)  Tu ne sapevi qualcosa, mamma? .... Spero non le dispiaccia se torno a chiamarla così.

Elisab.:  Ne sono contenta, cara. No, non ne sapevo niente. Questa notizia ha sconcertato anche me.

Carla:  Stasera deve venire da te.

Elisab.:  Ma prima credo passi di qui e vorrò vederci chiaro; non intendo certo portarmi in casa un impostore.

(entrano Antonella, Giorgio e Viola)

Carla:  (a Giorgio)  Ah, eccoti!  (a Viola, con sorpresa) Viola, hai bisogno di qualcosa?

Viola:  No, no. Ma non voglio perdermi il colpo di scena. Altro che Beautiful! (o il nome di qualche altra telenovela famosa)

Carla:  (a Giorgio)  Allora, cos’è questa storia dell’eredità bloccata?  E chi è veramente Leone?

Giorgio:  Ecco, vedi, .... c’è un accordo fra lui e me che non posso rivelarti a causa del segreto d’ufficio. Effettivamente, l’eredità è bloccata ....

Carla:  (incalza)  Ma chi è dunque Leone e che cosa c’entra con l’eredità?

Giorgio:  Non posso dirtelo: sono bloccato dal segreto.

(suona il CAMPANELLO della porta, Antonella va ad aprire e torna di corsa, agitatissima)

Anton.:  Eccolo! E’ lui! E’ lui!

Leone:  Buonasera.  Ehila, quanta gente!

Carla:  E tutti in attesa di lei.

Leone:  E che facce da tribunale.

Elisab.:  Volevamo giusto farle alcune domande.

Leone:  Oh, è qui anche lei, notaio! Meglio, così potrà farmi da avvocato difensore. Forza, sono pronto.

Giulio:  Prima di tutto, lei chi è?

Carla:  E cosa c’entra con la nostra eredità?

Leone:  Bene, reggetevi forte.  Il mio nome è Carlo Donati e sono lo zio che dal Canada vi ha portato quella fortuna.

Carla:  (sbigottita come gli altri)  No .... Un momento .... Ma ....Ma allora, perché si è intrufolato in casa nostra a quel modo? Qual era il suo progetto?

Anton.:  Ma perché non è stato chiaro subito?

Carla:  E perché adesso ha bloccato l’eredità mettendomi nei guai?

Giulio:  Non penserà di cavarsela così a buon mercato!

Leone:  Calma, calma. Non ho cattive intenzioni. Se mi lasciate parlare vi racconto tutto. E il notaio, mi correggerà se sbaglio.

Elisab.:  Però vogliamo spiegazioni anche sulle cose non legali.

Leone:  D’accordo, darò spiegazioni su tutto, partendo dall’inizio quando, perdendo la famiglia, persi anche il gusto di vivere e di lavorare e così decisi di passare la mano. Siccome però mi dava fastidio che il risultato di tanti anni di lavoro finisse in mani sconosciute, volli effettuare subito il passaggio all’unica erede, tu Carla, occupandomene personalmente. Così, un po’ nella segreta speranza di ritrovare dei legami familiari, un po’ per conoscervi da vicino, decisi di frequentarvi, ma in incognito per non alterare la sincerità dei vostri comportamenti.

Anton.:  Come maggiordomo!

Viola:  Ecco cosa voleva dire con “Nessun uomo è grande per il proprio domestico”.

Filippo:  Che vigliaccata!

Giulio:  Insomma, per tutto questo tempo ci ha tenuti tutti, segretamente, sotto esame.

Carla:  E a quanto pare, siamo stati bocciati.

Giorgio:  Gli ho detto anch’io che non era corretto nei vostri confronti, ma non ha voluto sentire ragioni.

Leone:  E’ vero, sono stato un po’ scorretto, ma ho imparato una gran cosa.

Filippo:  Cioè?

Leone:  Che se uno arriva a voler bene pur conoscendo così a fondo, quello vuol bene sul serio. In quanto a voi ... beh, a voi mi sono affezionato.

Carla:  Tanto da metterci nei guai bloccando l’eredità.

Leone:  Un correttivo necessario, non credi?  Messo in atto proprio perché vi voglio bene. Comunque, per le conseguenze, ho già le soluzioni.

Carla:  Ora mi ha proprio incuriosito.

Elisab.:  Sì, ci parli un po’ dei suoi progetti per il futuro dato che, a quanto pare, ci riguardano.

Leone:  E’ presto detto:  Ritrovata, anche grazie a voi, la voglia di vivere e di lavorare, ho deciso di rilevare una piccola industria.  (scherzosamente)  Giulio, hai del tempo libero? Vorrei che mi aiutassi a dirigerla.

Giulio:  (sorpreso)  Io?  ....  Perché io?  Non ho nessuna esperienza.

Leone:  Perché sei capace e onesto e so che lo faresti bene.

Giulio:  Impiegato, disoccupato, dirigente:  carriera anomala ma fulminea.  Carla, hai visto? Sono diventato dirigente in meno di un anno, sei contenta?

Carla:  Questo sistema te, ma lascia nei guai me: per la casa, per esempio.

Leone:  Stai tranquilla, per quella subentro io:  In fondo l’ho scelta io e posso garantirvi che mi piace molto.

Elisab.:  Già, ma dopo lo sfratto da qui loro resterebbero comunque senza casa.

Leone:  Ma io non ho detto di volerci abitare da solo; sempre che voi siate d’accordo anche se, francamente, mi spiacerebbe che rifiutaste.

Carla:  E noi saremmo veramente degli ingrati. Tu, Giulio, cosa ne pensi?

Giulio:  Che rifiutare un’offerta tanto generosa e cordiale sarebbe proprio da sciocchi. Io ne sono felice e accetto.

Leone:  Allora faremo così. D’altronde ho già l’appuntamento col notaio per mettere a punto le modalità più convenienti. (a Giorgio)  Non è così?

Giorgio:  E’ vero, aveva già pensato a tutto e mi pare una buona soluzione.

Anton.:  Che bello! Potremo vivere tutti insieme, e con in più lo “zio Carlo”.

Leone:  Ad evitare ulteriori follie.

Carla:  Non ce ne sarà bisogno: Sono tornata in me e come prima cosa ho fatto pace con Giulio.

Viola:  Davvero?  Oh Carla, sono proprio contenta.

Giorgio:  Sì, la vostra situazione ci spiaceva molto e siamo contenti che si sia risolta per il meglio.

Carla:  Grazie.

Viola:  Sono così contenta che voglio farti un regalo:  Se vuoi puoi prenderti il secretaire che ti ho fatto vedere prima.

Carla: Sei gentile, cara, ma lasciamici pensare. Con tutte queste cose in ballo .... ne riparliamo al ricevimento che ho intenzione di fare per l’inaugurazione ufficiale della casa. Tenetevi liberi, non potete mancare.

Viola:  Sarai rinsavita, ma non ti smentisci. Comunque, hai ragione, c’è tutto il tempo.

Giorgio:  Bene, ora che è tutto chiarito, se permettete, noi ci ritiriamo.

(Giorgio e Viola escono accompagnati da Giulio e Carla)

Elisab.:  (in disparte - a Leone)  Toglimi una curiosità:  chi viene a cucinare a casa mia, stasera, Leone o Carlo?

Leone:  Quello che preferisci, sono entrambi degli ottimi cuochi.

Elisab.:  Io credo che Carlo sia un leone e quindi li invito tutti e due.

(SUBITO suona il TELEFONO)

Filippo:  Pronto? .... Buona sera .... ora sta bene, grazie .... sì, glielo passo. (a Giulio) Papà, è per te; Isimbardi.

Giulio:  (allegro)  Ciao, Roberto .... mai stato meglio di così: ho fatto pace con mia moglie, ho una casa nuova e sono diventato dirigente d’azienda e sai chi è il mio nuovo principale? Leone, o meglio il signor Carlo Donati, zio di mia moglie, che sono poi la stessa persona. .... Come dici?  Vuoi una raccomandazione per venire a lavorare da noi? Quanto mi dai? .... Non fare il tonto, non penserai di avere un posto di lavoro così senza passare una bustarella al primo dirigente.  (ride)  Possiamo parlarne, ma aspetta almeno che cominci a lavorare io. (ride di nuovo) .... Sì, ci vediamo domani, così ti racconto. Ciao.  (riappende)

Elisab.:  (prende dei soldi dalla borsetta)  Ragazzi, questa sera la nonna vi offre pizza e cinema.

Filippo:  (prendendo i soldi)  Grazie, nonna, ne faremo buon uso. Ciao a tutti.

Anton.:  Aspetta, potremmo telefonare a ....

Filippo:  (interrompendola)  Telefoniamo da fuori, vieni. Ciao.

Elisab.:  E, mi raccomando, (indicando, non vista, Giulio e Carla in atteggiamento affettuoso)  non tornate PRIMA di mezzanotte.

Filippo e Anton.: (dapprima restano sorpresi ma capiscono e, con un sorriso d’intesa verso la nonna) :  D’accordo.  (escono in fretta)

Elisab.:  (guarda l’orologio)  Sono quasi le sette e io ho un appuntamento al quale non voglio mancare.  (e si prepara per uscire)

Leone:  Me ne vado anch’io dato che è la mia serata di libertà ed ho anch’io un appuntamento che non voglio perdere. (a Elisabetta in tono scherzoso) Ho l’impressione che andiamo dalla stessa parte, posso offrirle un passaggio, madame? (e le offre il braccio)

Elisab.:  Molto volentieri, grazie.  (prende Leone sottobraccio e si avviano all’uscita) Ci vediamo, ragazzi.

Leone:  A domani.

Giulio:  Hai visto?  Siamo rimasti soli.

Carla:  Già!  Ed è quasi ora di cena.

Giulio:  In cucina ci deve essere ancora del brodino di mia madre.  (ride)

Carla:  (smorfia)  Anche se non siamo più ricchi, dici che possiamo permetterci di festeggiare con una cenetta romantica?

Giulio:  E poi? A casa tua o a casa mia?

Carla:  Dove vuoi tu, perché sarebbe comunque casa nostra.

(si abbracciano mentre il sipario si chiude)                                             F I N E 

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