Come ammazzare la suocera

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COME AMMAZZARE LA SUOCERA

COME AMMAZZARE LA SUOCERA

                          (Situazioni  Comiche tratte dall’omonimo libro di Antonio Amurri)

                                                    Adattamento di Alessandro Lo Pinto

PROLOGO

DICITORE: Quando Dio cacciò Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre, comunicò all’uomo che si sarebbe guadagnato il pane col sudore della fronte, e alla donna che avrebbe partorito con dolore. Non poté, causa la particolare situazione, aggiungere quella che sarebbe stata la punizione più sottile e perfida: “E tutti e due avrete una suocera”.

Ciò non di meno, tale maledizione impossibile ricadde sulle generazioni successive.

Fin dalla notte dei tempi, la suocera sta al genere umano come il parassita alla vite, le sette piaghe all’Egitto, il pidocchio sui capelli e via dicendo.

Le suocere tendono a suocerizzare, tutto. Le loro corde vocali, non sono in grado di modulare semplici suoni come “si” e “no”: due importantissime sillabe che con un semplice uso, una suocera potrebbe, soltanto ed esclusivamente se interpellata, esprimere desideri, giudizi, intenzioni, perfino prese di posizione.

Nel loro striminzito elenco di osservazioni e rispostacce, le suocere usano soltanto parole come “Io”, “Me”, “Mio”, semplici espressioni come “Per me”, “A me”, “Sotto di me”, o frasette come “Hai sbagliato”, “Io non lo farei”, “Non insistere, brutta cretina”, “ Morte a te mentecatta”. “Ma va a morì ammazzata”… tutte rivolte alla nuora. Ma ce ne sono anche per il genero: “Contenta te”, quando la figlia glielo presenta la prima volta; “Ma te lo vuoi sposare davvero?”, “Si può sapere che cosa ci trovi?” o anche “L’imbecille resta a cena?”, durante il fidanzamento. E queste non sono fra le più ostili pronunciate dalla suocera con il suo tatto squisito!

Ogni suocera è la campionessa del “Se mi è permesso dirlo” (e intanto lo dice anche senza permesso), del “Se posso” (ma lo fa anche se non può), del “Non vorrei impicciarmi di cose che non mi riguardano” (e se ne impiccia specie se non la riguardano), del “Potrei chiederti un favore” (e ne chiede cento) e del “Non vorrei essere capitata in un momento delicato” (ed è appena entrata mentre la figlia sta facendo un’ iniezione al marito).

Chi, se non coloro che hanno convolato a “giuste nozze”, può non sostenere che con la suocera è una continua lotta che termina, il più delle volte, con la sua vittoria? (della suocera naturalmente). Si contano sulle dita di una o due mani, le volte in cui la suocera è stata d’accordo con voi o vi abbia detto grazie spontaneamente e non viceversa? Una suocera che non vi sopporta e che voi non sopportate, che vi costringe a uscire di casa quando viene a trovare vostra moglie, contro cui volentieri aizzate i suoi nipoti, se non ci pensa prima lei a farlo con voi. Chi ha desiderato più volte nella sua vita di mettere alla propria suocera una vipera dentro il letto? O una bomba dentro al water? O di murarla viva dentro il bagno (quello di servizio ovviamente)?

Bene, in questa commedia che vedrete fra poco, vi mostreremo almeno quattro profili delle suocere più letali, con relativi suggerimenti su come sbarazzarvene. Se poi vi salterà il ghiribizzo di seguire tali suggerimenti, decisione vostra. Il nostro solo e unico obiettivo, è quello di regalarvi una piacevole visione. (si inchina ed esce)

FUSTO

(pubblicità)

(la Figlia è davanti a un lavandino pieno di piatti sporchi)

MADRE: (sopraggiungendo) Dio mio Paola, quante stoviglie da lavare! Come farai?

FIGLIA: Niente paura mamma! Mi sono fatta un nuovo amico!

MADRE: (sorride maliziosa) E tuo marito … lo sa?

FIGLIA: Certo che lo sa. Lo usa anche lui.

MADRE: (scandalizzata) Cosa!?

FIGLIA: (tirando fuori un flacone di detersivo piatti) Senza dubbio, per i piatti “Giusto” il superconcentrato che lascia i piatti come nuovi!

(entra un aitante giovanotto)

FIGLIA: (sorpresa) E quello chi è?

MADRE: Il MIO nuovo amico anzi, il tuo!

(il macho afferra la Figlia e si nasconde insieme a lei sotto il lavello)

GENERO: (entra radioso con un mazzo di fiori) Paoletta, amore dove sei? (vede la moglie con l’intruso che escono dal nascondiglio svestiti) Disgraziata! Questo mi fai? (le sbatte i fiori in testa e se ne va)

FIGLIA: (fugge via disperata)

MADRE: (prendendo il macho sotto braccio) “Fusto” l’amico superdotato che lascia tua figlia come usata. Senza più traccia di genero!

(fine dello spot)

L’IPOCONDRIACA

PERSONAGGI:

LA SUOCERA ipocondriaca

LA NUORA

IL FIGLIO dell’Ipocondriaca

Il professor PETRUZZELLI

Alcuni invitati che non parlano

Due paramedici che non parlano

(la scena si svolge in un salotto, durante un piccolo ricevimento)

(All’alzarsi del sipario, lo spettatore può notare alcuni invitati che conversano e sorseggiano vino. La Nuora passa fra loro con un vassoio di antipasti, mentre dall’altro lato della scena, il Figlio e Petruzzelli sono impegnati in una discussione. La Suocera è seduta su una poltrona ostentando una solenne e contenuta sofferenza, sperando che qualcuno le chieda come sta.)

NUORA: (al marito, con discrezione) Caro, capisco che tu e il tuo amico avete un sacco di cose da dirvi, ma non dimenticare che ci sono anche gli altri ospiti.

FIGLIO: Tranquilla, so come si fa il padrone di casa. Antonio mi stava raccontando del suo ultimo paziente, affetto da una rarissima forma di…

NUORA: (impallidendo) Paziente? Hai detto proprio paziente? Ho capito male! Forse volevi dire … che ne so (cerca ansiosa un termine simile) … beh, non volevi dire paziente insomma!

FIGLIO: Cosa blateri? Sei sorda o hai un esaurimento? Paziente ho detto! E l’ ho detto perché così si chiamano le persone che vanno a farsi curare dal mio amico Petruzzelli: pazienti!

NUORA: Quindi è un medico! (sconsolata)

FIGLIO: Si, e anche bravo.

NUORA: ( angosciata) Perché lo hai fatto venire qui?!

FIGLIO: Perché è tornato in Italia dopo il suo corso di perfezionamento a Ginevra, ed aveva bisogno di trovare un amico. Così…

NUORA: (isterica, ma cercando di non alzare troppo la voce) Così l’ hai portato a casa nostra, bravo. Lo sai cosa accadrà quando si verrà a sapere…

FIGLIO: (ridendo) Non è mica un segreto. Lo sanno tutti…

NUORA: Anche tua madre?

FIGLIO: Mia madre?

NUORA: Si, tua madre. Sai quanto è interessata ai medici tua madre. E se non ha ancora saputo che Petruzzelli è un dottore, presto lo scoprirà e allora…

FIGLIO: (rendendosi conto solo ora dello sbaglio commesso) O me disgraziato! Che cosa ho fatto! Che errore imperdonabile! E adesso?

SUOCERA: (che li ha spiati solo quel poco che gli serviva, per scoprire che c’è un medico fra gli invitati, adocchia Petruzzelli e sogghignante, avanza verso di lui)

NUORA: (notandola) Non c’è più niente da fare ormai. È già entrata in azione, guarda. (indica la suocera)

FIGLIO: (disperato) Povero Antonio! È tutta colpa mia. Dovevo invitarlo a cena fuori. Cosa ne sarà di lui?!

NUORA: (terrorizzata) Guardala, guardala che belva che è tua madre. I suoi occhi sono rossi come quelli del demonio!

FIGLIO: E’ la congiuntivite.

SUOCERA: (accattivante a Petruzzelli) Lei è dunque il famoso professor Petruzzelli da Campobasso?

PETRUZZELLI: (sorridendo alla donna) Si signora, molto piacere. La madre di Filippo suppongo.

NUORA: (gesticola al medico dei segnali di s.o.s, ma si blocca quando la suocera si gira verso di lei ostile)

SUOCERA: Sa professore, ho un gran dolore alla gamba destra!

PETRUZZELLI: Faccia vedere.

SUOCERA: (mostra la gamba infortunata)

PETRUZZELLI: Non è niente. Una semplice slogatura alla caviglia. Come se l’è prodotta?

SUOCERA: Mentre salivo le scale per andare a farmi visitare da un dottore. Sono scivolata dall’ultimo gradino.

PETRUZZELLI: (divertito) Allora lei non andava da quel dottore per farsi vedere la gamba?

SUOCERA: No, infatti. Ci andavo per il ginocchio sinistro (si tocca il destro) è tutto gonfio.

PETRUZZELLI: Da molto tempo?

SUOCERA: Da ieri mattina.

PETRUZZELLI: S’è alzata col ginocchio gonfio?

SUOCERA: No, è dopo che mi sono alzata che s’è gonfiato.

PETRUZZELLI: Lo ha forse sbattuto in qualche spigolo?

SUOCERA: No, in terra, professore. Sono caduta perché ero molto debole. Erano due mesi che stavo a letto.

PETRUZZELLI: Due mesi a letto? Che cosa ha avuto?

SUOCERA: La febbre maltese.

PETRUZZELLI: E come l’ ha presa?

SUOCERA: (sospira) Per aver bevuto latte non bollito nel periodo in cui stavo in campagna, per rimettermi dall’esaurimento nervoso.

PETRUZZELLI: Esaurimento? E come se l’è preso questo esaurimento nervoso?

SUOCERA: Mangiavo troppo poco, professore. Perché dovevo stare a dieta.

PETRUZZELLI: Perché doveva stare a dieta?

SUOCERA: Per curarmi il fegato.

PETRUZZELLI: Ah. Sicché lei ha avuto anche il mal di fegato!!

SUOCERA: Certamente. M’è venuto perché sono stata costretta a nutrirmi di una quantità enorme di grassi, professore.

PETRUZZELLI: Costretta perché?

SUOCERA: Per rimettermi dalla broncopolmonite.

PETRUZZELLI: (sospira) Come l’aveva presa la broncopolmonite?

SUOCERA: Una corrente d’aria. Ero tanto debole. M’avevano fatto più di cento iniezioni di antibiotici.

PETRUZZELLI: Perché?

SUOCERA: Per combattere una febbre insorta in seguito a un infezione trascurata.

PETRUZZELLI: E dove si era prodotta questa infezione?

SUOCERA: Alla caviglia della gamba destra. Stavo andando da un medico, e sono scivolata sull’ultimo gradino ferendomi alla caviglia…

PETRUZZELLI: (innervosito) Alt, un momento. Perché andava da quel medico?

SUOCERA: Ma per farmi visitare.

PETRUZZELLI: Perché?

SUOCERA: Avevo un gran mal di testa.

PETRUZZELLI: Una semplice emicrania, immagino.

SUOCERA: Semplice? (ride beffarda) professore mio, nessuna delle mie malattie può essere classificabile come “semplice”!

PETRUZZELLI: (rassegnato) Troppo poco per lei no?

SUOCERA: L’avevo battuta, la testa!

PETRUZZELLI: Cadendo?

SUOCERA: In seguito a uno svenimento improvviso.

PETRUZZELLI: (spazientito) E come mai questo svenimento?

SUOCERA: Oh, era tanto che soffrivo di capogiri, professore mio.

PETRUZZELLI: (ridendo amaramente) Figuriamoci se non soffriva di capogiri.

SUOCERA: (minacciosa) Non mi chiede da cosa dipendevano questi capogiri?

PETRUZZELLI: No guardi, non mi interessa. Scusi devo andare… (fa per allontanarsi)

SUOCERA: (lo afferra per un braccio) Ero debole! Rimasi immobile per due mesi, costretta al riposo assoluto.

PETRUZZELLI: (allarmato) Capisco signora ma …

SUOCERA: Flebite!

PETRUZZELLI: Come ha detto scusi?

SUOCERA: La flebite mi tenne a letto! Postumi di un’operazione allo stomaco.

PETRUZZELLI: Pure lo stomaco!

SUOCERA: Era tanto che ne soffrivo!

PETRUZZELLI: Basta, non ne posso più! (tenta di nuovo di scappare)

SUOCERA: (lo afferra per il bavero della giacca e lo inchioda al muro) Avvelenamento, professore! Prodotto da un’iniezione guasta. E adesso prova a non chiedermi di che tipo di iniezione si trattava, provaci vigliacco! (gli punta un ginocchio sulla pancia)

PETRUZZELLI: (terrorizzato) La prego signora. Un po’ di contegno…

SUOCERA: CHIEDIMELO! Professore.

PETRUZZELLI: Che iniezione era. (boccheggia)

SUOCERA: Antitetanica. Me l’ero fatta per combattere un’infezione che era insorta dopo che ero scivolata sull’ultimo gradino di una scala mentre andavo da un dottore. (allenta la presa)

PETRUZZELLI: (tenta ancora una volta di fuggire)

SUOCERA: (rafforza di nuovo la stretta e urla minacciosa) Chiedimi perché andavo da quel dottore…

PETRUZZELLI: (implorante) No!

SUOCERA: Chiedimelo!

PETRUZZELLI: (c.s) No, la prego. Mi fa male!

SUOCERA: CHIEDIMELO! Medicastro da strapazzo… cioè, professore!

PETRUZZELLI: (disperato) Perché, perché…

SUOCERA: Per visitarlo.

PETRUZZELLI: (si ricompone sorpreso) Per visitarlo? Lei andava a visitare lui? Non andava da lui per essere visitata?

SUOCERA: (più tranquilla, molla la presa) Beh no … insomma, una visita si ma … di cortesia.

PETRUZZELLI: (sollevato, si asciuga il sudore sulla fronte) Il capolinea … è finita … è finita …

SUOCERA: (prende fiato) Si, perché lui era stato così gentile con me quando avevo avuto l’artrite che m’era venuta in seguito alla formazione di acidi urici per aver mangiato troppa carne  che mi era servita per una cura onde ristabilirmi dai postumi di una pleurite che m’era venuta per aver trascurato un’influenza …

PETRUZZELLI: Noooooooooooooooooooooooo! (sviene)

FIGLIO: (accorre) Poveri noi, è successo proprio quello che temevo. Chiamate un’ambulanza presto!

NUORA: E’ già qui. L’ ho chiamata prima per precauzione.

(entrano dei paramedici con una barella, e portano via Petruzzelli dalla scena)

NUORA: (ai paramedici) Mi raccomando, assicuratevi che non abbia avuto fratture alla clavicola, e controllate che non riporti trauma cranico!

SUOCERA: Parli proprio come un medico sai?

NUORA: (distrattamente) Lo sono. Ho studiato traumatologia a La Sapienza.

SUOCERA: Cosa? Ho avuto un medico in casa per tutto questo tempo, e nessuno me lo ha detto? Filippo (al figlio minacciosa)

NUORA: Filippo! (implorante)

FIGLIO: (se la squaglia) Vado da Antonio. Forse gli servirà un sostegno…

SUOCERA: Oh beh, dopo faremo i conti. (alla Nuora) Come dicevo prima al tuo collega, ho ancora questa maledetta influenza conseguente a un’infezione alla gola…

NUORA: Oh no!

SUOCERA: …che mi sono presa all’ospedale mentre mi ingessavano la caviglia della gamba destra che mi sono rotta scivolando sull’ultimo gradino di una scala mentre andavo da un dottore a farmi visitare …

NUORA: No, no, no! Questo a me no! (ai portantini) aspettatemi! Portatemi con voi, neanche io sto bene… (scappa dalla scena)

SUOCERA: (inseguendola) Aspetta. Non vuoi sapere perché andavo da quel medico?

(sipario)

L’IPOTESOMANE

PERSONAGGI:

ALDO, UN FIGLIO “TRADITORE”

UNA MADRE “TRADITA”

ELVIRA, MOGLIE DI ALDO, DI PASSAGGIO

(la scena si svolge nel salotto di casa, dopo pranzo)

(Si alza il sipario. Aldo è seduto comodamente su una poltrona. La madre sferruzza seduta sul divano accanto. Per alcuni attimi lo scruta sottecchi, guardando ogni tanto la porta che da sulla cucina, per accertarsi che la nuora non entri all’improvviso)

MADRE: (appoggia il lavoro a maglia, si avvicina di soppiatto al figlio che continua a leggere senza degnarle uno sguardo, e gli sussurra all’orecchio) Aldo … Aldo … (addolcisce la voce per richiamare di più l’attenzione del figlio) Alduccio … pulcino della mamma … paperotto … orsetto … cerbiattino … (non ottenendo alcuna considerazione, esplode in un urlo tutt’altro che dolce) ALDO!!!

ALDO: (sobbalza seccato) Uffa mamma, che vuoi?

MADRE: Non rispondevi… senti amore mio … dolce lupettino di mamma tua: se ti chiedessi di farmi un caffè, tu me lo faresti?

ALDO: Ma se lo sta già facendo Elvira?

MADRE: (risentita) Eh già. Non alzeresti neanche un dito per ME, che ti ho generato! Neppure per prepararmi un semplice caffè. Pensare che IO ho trascorso tutta la vita a prepararti caffè. Ma già, adesso c’è LEI che te li prepara meglio di me. (con tono recriminatorio, si allontana dal figlio) Avanti, dillo che io non sono più capace di fare nemmeno il caffè. E DILLO che io potrei anche essere sul punto di morire e tu mi faresti impartire il caffè santo da tua moglie, piuttosto che impartirmelo tu stesso. Aldo, stai pugnalando tua madre alla schiena!!! (si dispera)

ALDO: Dai mamma, non ricominciamo con la solita storia. Ogni volta una sceneggiata.

MADRE: (piangendo accorata) Ogni volta ho la conferma che ti ho perduto, che non sei più il mio coniglietto – paperotto - lupacchiotto, perché quella svergognata di là, che lava i piatti a tradimento, ti ha portato via da me!

ALDO: Abbassa la voce, ti potrebbe sentire!

MADRE: Che mi senta, quella donnaccia! Mi senta e goda, della sofferenza di una donna a cui ha strappato il figlio dal seno! (piange sempre più caricata)

ALDO: Ora non esagerare. Sono qui, accanto a te. Sei pure venuta ad abitare con noi per restarmi vicino quasi tutto il giorno (ripete quest’ ultima frase con il tono di : “ma chi me l’ ha fatto fare”.) perché continui a dire che mi hai perso?

MADRE: Perché è la verità, Aldo, frutto del mio unico e più grande amore, che possa bruciare all’inferno! Una volta facevamo tante cose insieme, eravamo uniti, fatti l’uno per l’altra e invece, adesso…

ALDO: Adesso sono sposato mamma. Però non vuol dire che ti ho messo da parte. Solo, non è più come prima.

MADRE: Che non era più come prima l’ ho capito giusto un minuto fa, quando ti ho chiesto di prepararmi un caffè e tu mi hai detto, traditore quale sei, “lo sta già facendo Elvira”…

ALDO: Ma cosa centra il tradimento mamma?! Scusa, se il caffè lo sta preparando Elvira, è inutile che mi metta a farlo io no?

MADRE: Lo vedi che non capisci niente, figlio snaturato? Era così per testare l’amore tuo per me! Ti chiedevo un caffè non perché lo volevo, ma per sapere se me lo avresti preparato, se in un giorno qualsiasi te lo avessi chiesto.

ALDO: Potevi spiegarti meglio! Tutta questa manfrina per un’ipotesi…

MADRE: (sarcastica) Eh già. Chiami manfrina la disperazione di tua madre, colei che ti ha dato la vita, che ti ha nutrito, vestito, coccolato, fatto studiare e…

ALDO: Va bene! Ho capito: si mamma si…

MADRE: Si cosa?

ALDO: Se mi chiedessi di farti un caffè, io te lo farei, contenta? (sbuffa rimettendosi a leggere il giornale).

MADRE: Bravo! Bravissimo! Sei proprio un figlio modello! Dai ragione a tua madre, perché così lei se ne sta zitta e tu puoi continuare a leggere in santa pace vero? Non hai pensato a rassicurarmi perché vedevi la disperazione nei miei occhi, o perché leggevi il dolore attraverso le mie suppliche e grida disperate di madre tradita e abbandonata. No! Non hai visto o letto un accidenti! Mi hai dato una risposta qualunque per tenermi buona e via. Egoista, sfruttatore, ipocrita e ingrato! Non te ne importa un bel niente di me!! (piange più di prima)

ALDO: (esasperato) Insomma mamma, vuoi finirla? Ti avevo detto che te lo avrei fatto il caffè se me lo avessi chiesto, e quindi basta, accontentati.

MADRE: Ma si, ma si, mi accontento. Dopotutto, quando hai allevato per anni un figlio, sacrificando te stessa in tutto e per tutto, donandogli ogni attimo della tua vita, non puoi certo pretendere che mostri un po’ di gratitudine, o spirito di sacrificio per te. (derelitta) Ma si, ma si, accontentiamoci di questa risposta acquietante. Anche se è solo dettata dallo sfinimento, e non dal desiderio di soddisfare la tua povera, vecchia mamma… (singhiozza)

ALDO: (sospira esausto) Non farmi sentire in colpa quando non serve. Perché non ti accontenti mai di una sola risposta, me lo spieghi?

MADRE: (sbotta risentita) Perché non ti credo! Mi fai delle promesse solo per farmi tacere.

ALDO: E a quanto pare non serve a niente…

MADRE: Lo vedi? Lo vedi che ho ragione io? Mostro!! (piange a dirotto)

ALDO: No mamma ti prego… non piangere… dai non dicevo sul serio… scherzavo…

MADRE: Non è vero, mostro, irriconoscente! Vattene via, lasciami in pace! Non ti voglio più vedere! Ti rinnego traditore!! (lo respinge)

ALDO: Mamma ti supplico, smettila. Te lo giuro, io ti voglio bene, anzi ti amo! Sei importantissima per me.

MADRE: Quanto importante? Più di tua moglie? Più di tua figlia?

ALDO: Non essere assurda. Non posso scegliere fra te, Elvira e Luisella. Siete importanti tutte e tre.

MADRE: Fammi una hit-parade!

ALDO: Ma non posso mamma, sii ragionevole! Non esistono primo, secondo e terzo posto negli affetti. Non me lo hai insegnato tu questo?

MADRE: Hai poca memoria. Io ti ho insegnato a portare rispetto a chi ti ha offerto la propria vita per allevarti, e tu adesso mi rinneghi! Traditore!

ALDO: Allora dimmi tu cosa devo dire o fare per dimostrarti che ti voglio bene, e che non dimenticherò mai e poi mai quello che hai fatto per me.

MADRE: Per esempio: Se ti chiedessi di portarmi al cinema anziché andare a ballare con i tuoi amici?

ALDO: Ti ci porterei.

MADRE: Se invece di andare venti giorni alle Mauritius tu venissi ad Abano a passare i fanghi con me?

ALDO: (reprimendo un senso di nausea) Ci andrei.

MADRE: Se me ne andassi a vivere per conto mio, tu soffriresti?

ALDO: Sarei felicissimo …(allusivo)

MADRE: Cosa?!

ALDO: (riprendendosi) Per te! Saresti libera di fare quello che vuoi. Avresti la tua privacy.

MADRE: E tu pure vero? Senza questa rompiscatole di tua madre, saresti finalmente in perfetta intimità con quella svergognata di tua moglie vero? Lo sapevo, lo sapevo che non mi volevi in casa con te. (piange)

ALDO: Ma no mamma, non era questo che volevo dire …

MADRE: Si invece, non farmi fessa Aldo. Tu vuoi liberarti di me. Non mi hai mai voluto in questa casa! Aspetti l’occasione giusta per mandarmi via. Magari desideri pure che io muoia!

ALDO: No mamma, questo no.

MADRE: E invece si!

ALDO: No ti dico.

MADRE: E se improvvisamente avessi un tumore, Aldo, mi cureresti?

ALDO: Di corsa mamma! (ironico)

MADRE: E se le tue fortune economiche subissero un tracollo e foste costretti a restringervi in una casa più piccola, mi chiuderesti in una casa di riposo o mi faresti dormire in cantina?

ELVIRA: (entrando, posando il caffè e tornando in cucina) La seconda soluzione non sarebbe male dopotutto…

ALDO: (alla moglie furioso) Ti ci metti pure tu adesso? (alla madre) Troverei comunque una sistemazione per tutti, senza scontentare nessuno.

MADRE: (con aria sufficiente) Si bravo, bravo. Continua a darmi ragione.

ALDO: Uffa mamma, dico sul serio. Non ti farei mai soffrire.

MADRE: Faresti qualunque cosa per me allora!

ALDO: Qualunque cosa!

MADRE: Anche… divorziare da Elvira?

ALDO: (scatta infuriato) Mamma!!

MADRE: (ritirandosi) Va bene, va bene, va bene… ho esagerato. Ma dico, Aldo: se mi buttassi dalla finestra, tu, mi seguiresti?

ALDO: (dopo un attimo di silenzio, la guarda dritto negli occhi) E tu avresti il coraggio di buttarti dalla finestra sapendo che io ti seguirei mettendo così fine alla vita che TU stessa m’ hai dato?

MADRE: (rimane a bocca aperta, senza replicare. Torna a sferruzzare, mentre il figlio sorseggia soddisfatto il caffè)

(buio. Poi luce. L’identica scena di prima, più scura, illuminata a tratti dai fulmini e scossa dai tuoni)

ALDO: (si aggira nella scena cercando a tentoni l’interruttore della luce. È appena tornato dal lavoro. Trova l’interruttore, ma la corrente è andata via.) Ci mancava solo questa stasera … (chiama ad alta voce) Elvira! Elvira! Luisella?! … Luisella?! Elvira! … ma dove siete? AHH!! (indietreggia terrorizzato, di fronte al viso inquietante di sua madre, illuminato da una torcia elettrica) Mamma!!!

MADRE: (con voce cavernosa) Aldo!

ALDO: (tenendosi il petto) Mamma, ti pare questa l’ora e il momento di fare scherzi cretini? Dov’è Elvira?

MADRE: (ride sinistramente)

ALDO: (angosciato) Perché ridi in quel modo? … mamma, dov’è Elvira. Cosa le hai fatto?!

MADRE: Tua moglie è al supermercato! (avanza minacciosa)

ALDO: (indietreggia) Con questo tempo? E Luisella?

MADRE: A studiare da un’amica … siamo solo io e te, in casa!

ALDO: Mio Dio!!

MADRE: Ora faremo una bella chiacchierata…

ALDO: (implorante) No mamma, ti supplico. Sono stanco, ho avuto una giornata terribile…

MADRE: Non mi sfuggirai questa volta! Ho aspettato tanto tempo per poterti finalmente chiedere…

ALDO: No, no, no … mamma no!!

MADRE: (punta la torcia in faccia a Aldo) ALDO!! Ascoltami attentamente: se tua moglie e io stessimo in una casa che sta bruciando, chi salveresti per prima?

ALDO: (balbettante) Cos’ hai detto?

MADRE: MI HAI SENTITO BENISSIMO!! RISPONDI!!!

ALDO: Tutte e due insieme!

MADRE: (ridendo sguaiatamente) Fammi ridere! Tutte e due insieme!

ALDO: Cosa c’è da ridere? Prenderei te per un braccio, Elvira con l’altro, e vi salverei.

MADRE: E il fisico?

ALDO: Perché, c’è da salvare anche un fisico?

MADRE: (gli ripunta in faccia la torcia) Non fare lo spiritoso in un momento così grave come un incendio! Intendevo il tuo, di fisico. Figuriamoci se ce la fai a salvare me e tua moglie, insieme, dall’ultimo piano di una casa in fiamme!

ALDO: Ultimo piano? Non l’avevi detto.

MADRE: Te lo dico ora. È un ultimo piano.

ALDO: Ma perché proprio l’ultimo? Non possiamo fare il piano terra?

MADRE: Bravo, al piano terra mi posso salvare anche da sola.

ALDO: (blocca in tempo un commento non troppo carino su sua madre)

MADRE: Allora? Tua moglie e io stiamo bruciando all’ultimo piano, Aldo. Fai qualcosa!

ALDO: Quanto ci impiegano i vigili del fuoco ad arrivare?!

MADRE: Non arrivano.

ALDO: Non arrivano i pompieri?! Ma come!

MADRE: Non arrivano perché nessuno li ha chiamati.

ALDO: (esasperato) Ma allora lo fai apposta mamma.

MADRE: Si, perché voglio sapere chi salveresti prima, se tua moglie o me.

ALDO: (alza gli occhi al cielo. Ci pensa un po’) State sempre all’ultimo piano. Non è che magari intanto siete riuscite a scendere un paio di piani di scala antincendio?

MADRE: Non ci sono, e le fiamme sono altissime.

ALDO: Sono alte? Allora sai che ti dico mamma? Morirò tra le fiamme nel tentativo di salvare entrambe.

MADRE: (compiaciuta) Ciò è molto carino da parte tua… ma con chi delle due avresti fatto il primo tentativo?

ALDO: (sbuffa sfinito, poi azzarda) Mamma, salverei prima te!

MADRE: (scandalizzata) E lasceresti una giovane donna indifesa come tua moglie a morire sola in mezzo alle fiamme? Ti facevo più generoso e intrepido figlio mio! Sono sicura che porteresti aiuto ai più deboli. Dopotutto, sono una donna forte e matura io.

ALDO: (imbarazzato) Hai ragione. Salverei prima Elvira…

MADRE: (tradita) Lo sapevo! È nel momento del pericolo che si misurano gli affetti. L’ ho sempre saputo che vuoi più bene a tua moglie che a me! (principia a piangere)

ALDO: (al limite della sopportazione) E allora vi salverei una alla volta, va bene? Prima prenderei te in braccio, mi farei tutte le scale di corsa… quanti piani sono?

MADRE: Otto.

ALDO: Cazzo!! Mi farei tutte le scale di corsa… l’ascensore naturalmente non funziona vero?

MADRE: No.

ALDO: Eh, quando mai! Allora, mi farei tutte le scale…

MADRE: Sempre con me in braccio?

ALDO: Si capisce. Poi ti adagerei sul marciapiede.

MADRE: Mi adageresti? Con la fretta che hai?

ALDO: Be ’, ti poserei…

MADRE: Figurati se con la fretta che hai stai lì a pensare di “posarmi”.

ALDO: (sempre più spazientito) Va bene se ti butto in mezzo alla strada!? Poi mi rifarei le scale di corsa per andare a salvare Elvira! (si asciuga il sudore) Che faticata. Sono tutto sudato…

MADRE: E perché salveresti prima me?

ALDO: (incerto, si sforza di trovare una buona motivazione) … Di mamma ce n’è una sola.

MADRE: (sarcastica) Perché di mogli, invece… Morta una, se ne sposa un’altra no? Sei un mostro Aldo! Un uomo che in caso di incendio, di fronte agli affetti più cari, riesce a ragionare su chi gli convenga salvare per primo, non è che un mostro!!

ALDO: (reprime il desiderio di sopprimerla) Ma insomma, è soltanto un’ipotesi… Si fa per ragionare… Probabilmente, all’atto pratico, di fronte a un effettivo pericolo, istintivamente, senza pensare, andrei verso la persona che mi è più cara…

MADRE: E qual è la persona che ti è più cara? (lo trapassa con uno sguardo truce)

ALDO: (intimorito) Ma tu, mamma, tu!

MADRE: (furiosa) Ah si eh? Allora sei un marito snaturato! E un egoista! Lasceresti morire tua moglie pur di conservarti la donna che ti rammenda i calzini, ti stira le camicie, ti fa tanti buoni mangiarini, senza farti scene se torni a casa tardi la sera, che non è gelosa della tua segretaria, non ti obbliga a portarla fuori dopo cena quando sei stanco e vuoi dormire, e che non ti chiede continuamente bacini bacini vero!? Mascalzone! (entra nella sua stanza, sbattendo la porta. La corrente ritorna)

ALDO: (rimane inebetito per un po’. Dopodiché accosta l’orecchio alla porta della camera della madre. Un sorriso diabolico si dipinge sul suo volto lentamente. Blocca la porta con una sedia. Prende da uno sgabuzzino dietro le quinte, una tanica di benzina, che comincia a versare per tutto il pavimento. Prende la giacca, la ventiquattro ore, e prima di chiudersi la porta d’ingresso alle spalle, appicca il fuoco.)

(Sipario)

PACE

(pubblicità)

(la Nuora sta inamidando la biancheria a mano)

SUOCERA: (entrando) Ciao cara, cosa fai di bello?

NUORA: (sorridendo) Non lo vedi? Inamido le camicie del tuo figliolo!

SUOCERA: (prende una delle camicie e la lacera in due)

NUORA: (sconvolta) Ma che fai? La camicia di seta di Enrico!

SUOCERA: Lo vedi cosa succede quando sbagli candeggio?

NUORA: Ma io  ho un detergente speciale contro le macchie. (tira fuori un flacone di detersivo) “Pace”

SUOCERA: (scettica) ma funziona davvero?

NUORA: Te lo mostro subito (prende un coltellaccio e vibra parecchi colpi alla Suocera, la quale si accascia sotto il lavello. La Nuora le prende la camicia imbrattata di sangue e la mostra al pubblico) Vedete? Basta immergere la camicia nella soluzione di acqua e Pace, e per magia, la camicia torna come nuova! (mostra l’indumento smacchiato)

“Pace” pulisce le macchie di sangue di suocera più ostinate. Senza danno … vostro!

(fine pubblicità)

“RECRIMINADORA”

PERSONAGGI:

GIOVANNA, ex-miss

IL MARITO di Giovanna

LA MADRE di Giovanna, suocera del marito della ex-miss

(salottino. La Madre di Giovanna è al telefono con una sua amica)

MADRE: Continua Mirella ti prego, voglio sapere tutto! … Oh! … Ah! … Eh! ... meraviglioso! .... stupendo ... favoloso… ma davvero? Oh cara, non poteva capitarti una cosa più bella! Sono così contenta per te! Ma pensa, la tua adorata figliola che sposa un barone! Un barone! Fosse capitato a me… (si oscura) eh, come vuoi che vada? Qui a casa è sempre la solita solfa: televisione, supermercato, messa la domenica. Pizza e cinema il venerdì, estate sul lungomare ostiense, Natale e Capodanno dai con suoceri… una vera noia! … si Mirella mia, Giovanna ormai si è rammollita. Sta bene così, con questa vita monotona e squallida, sposata a quel… quel… Oh! (trema di repulsione) e dire che dieci anni fa era stata lì lì per essere eletta terza damigella d’onore al concorso di Miss Eleganza Mondragone 1996. il suo piazzamento migliore in assoluto! Per lei sognavo la fama, la ricchezza, il tuffo nella gente che conta. E invece… puah! Quell’essere disgustoso che lei chiama “marito” me l’ ha trasformata in una volgarissima massaia! Ti rendi conto? Quel mostro fa vivere me e la mia bambina in una condizione da… da… trogloditi!! Sono stufa Mirella, sono stufa! Guarda, dopo quello che mi hai raccontato sul matrimonio di tua figlia, mi sono decisa. Faccio lasciare alla mia Giannina quel sottoprodotto della società, e la faccio mettere con un barone, proprio come la tua! Anzi, perché accontentarsi? Un duca o un conte sono mille volte meglio! … come farò? Mi conosci cara: quando voglio ottenere una cosa … ti devo lasciare. Mia figlia e quel “verme” stanno arrivando … si si, ti terrò informata. Ciao, ciao, ciao. (riaggancia)

(Giovanna e il Marito entrano in scena, la prima con un vassoio con del caffè, il secondo con il giornale sotto braccio, che apre per leggere appena si accomoda sul divano. Giovanna serve il caffè al Marito e alla Madre, la quale lancia occhiate commiserevoli alla figlia e di profondo rancore verso il genero. Durante queste azioni nessuno apre bocca.)

MADRE: (sorseggia il suo caffè in silenzio per alcuni istanti. Poi, rivolgendosi alla figlia) Sai chi ho incontrato ieri? Ettore!

GIOVANNA: (al Marito) Hai sentito amore? La mamma ieri ha incontrato Ettore!

MARITO: Ah, brava… e chi è?

GIOVANNA: (alla madre perplessa) Giusto, chi è Ettore mamma?

MADRE: Ma come chi è? Quello bellissimo che ti corteggiava ricordi?

GIOVANNA: (ci pensa un po’, poi fa cenno alla madre che non si ricorda)

MADRE: Ma si, dai. Ti ha fatto una corte spietata nell’estate del ’97, elezioni di Miss Maremma, a Grosseto …

GIOVANNA: Si, non mi ricordo neanche del ’97, figurati…

MADRE: Me lo ricordo io però. È ancora più ricco, lo sai? Ha ereditato dalla nonna duecento ettari (scruta con sufficienza il genero). La nonna di tuo marito invece cosa gli aveva regalato? Una collana di coralli mi pare … (con intenzione)

GIOVANNA: (sorseggia il caffè) Davvero?

MARITO: (risentito) Come davvero? Non te la ricordi neanche tu? Te la regalai il giorno che ti chiesi di sposarmi!

GIOVANNA: Ma si caro che me la ricordo, quella collana meravigliosa. È di questo … Ettore che proprio non …

MADRE:  M’ ha tanto chiesto di te. Pensa, è ancora scapolo!

MARITO: (sarcastico) Davvero? Giovanna invece è sposata.

MADRE: (altrettanto astiosa) Si, lo so… (alzandosi dal divano) Beh, io ho appuntamento dall’estetista fra un’ora, è meglio che vada. Vi auguro un piacevole pomeriggio cari. (a Giovanna) chissà, magari incontro un’altra volta Ettore. Se mi chiede di te che cosa gli dico?

GIOVANNA : Un ciao sarà sufficiente.

MADRE: (esce)

MARITO: (finge di leggere per un po’, poi alla moglie) Chi sarebbe questo Ettore?

GIOVANNA: (sbuffando) Ma che ne so, secondo me non è mai esistito. Non riesco proprio a ricordarmelo. Mia madre si sarà confusa.

MARITO: Dice che è sempre bellissimo.

GIOVANNA: Mia madre trova tutti gli uomini più belli di te, hai notato? (affettuosa gli si avvicina) io però, la mia scelta già l’ ho fatta. (bacia il marito)

(buio. Luci. La stessa scena, una settimana dopo. Giovanna, il Marito e la Madre, hanno appena finito di cenare)

MARITO: (sedendosi soddisfatto sul divano) Amore mio, stasera mi hai proprio fatto mangiare di gusto sai?

GIOVANNA: (sorridente) Eh si. L’arrosto di agnello non mi è mai venuto così bene.

MADRE: Già già, lo dici sempre, tutti i giovedì quando lo prepari. Indovina chi ho incontrato stamattina!

MARITO: (ironico) Ettore!

MADRE: (squadrandolo sardonica) No, Roberto. Roberto Anderlini, elezioni di Miss Laquaglia 1998. aveva perso la testa per te, ricordi cara? Veniva sempre a prenderti con la Rolls Royce.

GIOVANNA: (ride) Rolls Royce?

MADRE: O una Lancia, non ricordo bene. Però è certo che ti mandava un mazzo di rose rosse ogni giorno!

GIOVANNA: Ma scusa mamma, a Laquaglia non siamo state soltanto un giorno?

MADRE: Allora ti ha mandato un solo mazzo di rose, ma erano novantotto, questo lo ricordo, come a significare “Nel ’98 ti ho conosciuta e nel ’98 ti sposerò!”

GIOVANNA: Mamma, che cosa dici? Io non ricordo nessun Roberto.

MADRE: Lo credo, avevi legioni di corteggiatori. Comunque Roberto era il più ricco, il più attraente, il più elegante, il più alto, il più galante, il più abbronzato e il più scapolo! (fa il paragone con il genero)

GIOVANNA: Niente altro?

MADRE: Per ora … vado a letto, ho sonno … buona notte. (esce)

GIOVANNA: (al Marito, maliziosa) Andiamo anche noi a letto tesoro? Concludiamo alla grande questa bellissima serata. Ti va? Metto quel bel completino intimo che mi hai regalato e che ti piace tanto vedermelo addosso. (lo abbraccia e lo bacia)

MARITO: (che ha ascoltato turbato l’orazione della suocera) E’ un periodo che tua madre non fa che incontrare uomini bellissimi, ricchissimi e scapoli.

GIOVANNA: (scostandosi) E ci pensi proprio in questo momento?

MARITO: (sospettoso) Non dovrei?

GIOVANNA: (offesa) No!! (esce affranta)

(Buio. Luci. Identica scena di prima, ma un mese dopo. Mentre la radio diffonde una canzone soffusa, il Marito legge il giornale sul divano, Giovanna lavora a maglia, la Madre si lima le unghie. Alcuni attimi di silenzio)

MADRE: (a Giovanna) Oggi ha telefonato Stefano.

GIOVANNA: Stefano chi?

MADRE: Contini, dei Contini di Macerata. I conti Contini, ricordi?

GIOVANNA: No, per niente.

MARITO: (ironico) Cos’è, bellissimo e ricchissimo pure quello?

GIOVANNA: Naturalmente, come lo sai? Giannina, davvero non riesco a capire come puoi aver dimenticato anche Stefano, a Miss Ancona e Provincia, 1999! Aveva lo yacht ancorato nel porto, e fu lì che dette una splendida festa in tuo onore. C’era la migliore nobiltà delle Marche: i Leopardi, gli Antici, i Carotti di Montecarotto …

MARITO: E suppongo i Castelli di Castelfidardo!

MADRE: (entusiasta) Certo, anche loro! Ah, Giannina, ti pensa ancora con tanto amore! Eh se avessi sposato lui! Saresti contessa!

MARITO: (ironico, alla moglie) Eh, Giannina. Che grosso sbaglio hai fatto…

GIOVANNA: (seccata) Ma chi gli ha dato il nostro numero?

MADRE: Tu non sai che cosa non ha fatto per procurarselo. L’ ho sentito palpitante, romantico …

MARITO: E scapolo!

MADRE: Si, certo, è ancora scapolo. Non può dimenticarti, Giannina. Ricorda tutto di voi due.

MARITO: (allarmato) Tutto cosa?

GIOVANNA: Meno male che ricorda lui, perché io non ricordo niente. E ora se volete scusarmi, devo fare una corsa al supermercato. Ciao amore. (bacia il marito ed esce)

MARITO: (scruta attentamente la suocera, che non lo degna di uno sguardo. Poi, fingendo indifferenza, apre la finestra e si affaccia. Dopo un po’) Accidenti! No! Non ci posso credere! È proprio lui! (alla suocera) Mamma, indovina chi c’è qui sotto , in strada!

MADRE: (continua a limarsi le unghie indifferente)

MARITO: Il barone Tancredi dei conti Tancredi di Tancredonia!

MADRE: (interessata) Barone?!

MARITO: Un pretendente di Giannina, annata ’94, Miss Spoleto e Dintorni.

MADRE: (avvicinandosi alla finestra) Che colpo di fortuna! Ma Giannina è appena uscita!

MARITO: Già, che peccato! In ogni caso, siccome è bellissimo e ancora scapolo, perché non lo chiami tu e non lo fai salire un momento? Questione di cortesia.

MADRE: Credi?

MARITO: Ma certo! Presto, affacciati e chiamalo.

MADRE: Non mi sentirà dal settimo piano!

MARITO: Presto, altrimenti se ne andrà!

MADRE: (affacciandosi) Dov’è, non lo vedo!

MARITO: (dietro di lei) E’ quel bellissimo barone scapolo con trecento ettari di terreno che sta proprio sul portone. Sporgiti di più, sporgiti … di più!

MADRE: (si sporge per guardare meglio)

MARITO: (le solleva le gambe, buttandola giù dalla finestra. Poi, soffregandosi le mani, la chiude e torna a leggere il giornale.)

GIOVANNA: (rientrando) Ho scordato la lista della spesa. Dov’è  mia madre?

MARITO: (indifferente) E’ scesa al piano di sotto, strano che non l’ hai incontrata.

(sipario)

STUFATO DI SUOCERA

( sigla. Entra lo chef presentatore della trasmissione)

CHEF: Nuore e generi tele ascoltatori, buona sera! Benvenuti a questa nuova puntata di “Come ti cucino la suocera”! Oggi vi faremo conoscere un piatto prelibato, un primo squisito, da servire ai vostri cari. Lo “stufato di suocera”. Per prima cosa, prendiamo il nostro ingrediente fondamentale, l’alimento base di tutte le ricette che di solito, trattiamo nel nostro programma: la suocera. Quella che vi consigliamo oggi è del tipo che “come sa fare lo stufato lei, non sa farlo nessuno”, la classica rompitrice di fornelli.

Mi raccomando, per lo stufato è consigliabile solo questo tipo di suocera. Potete anche provare il tipo “d’assalto” o “moralistoide” ma vi assicuro, non otterreste lo stesso sapore.

Dunque, come si prepara questa gustosa ricetta? Si prende la suocera in questione (entrano due aiutanti dello chef trascinandosi dietro una suocera legata e imbavagliata) mi raccomando, legata ben stretta e imbavagliata perché non dia fastidio durante la preparazione. La si depila (gli aiutanti si nascondono con la suocera dietro le quinte  e da li in poi, mentre lo chef espone la ricetta, si sentiranno rumori sinistri e urla raccapriccianti della malcapitata) dopo la depilazione, lavatela con l’acido … pardon, con l’aceto, mondatela delle parti più dure e infilzatela… ehm, fissatela ben bene con una stecca e una cordicella, senza dimenticare il lardo, la pancetta e le foglie d’alloro. Fatela rosolare a fuoco alto su un fondo d’olio e burro, con sedano, carote e cipolle. Versare l’acido… pardon, l’aceto prima, le prugne poi, e il vino rosso per ultimo. Abbassate il fuoco e fate stufare la suocera per almeno ventiquattro ore. Per motivi di tempo, ne abbiamo già preparata una il giorno prima. (uno degli assistenti, porta un piatto con della carne simile all’arrosto) come vedete, l’abbiamo tagliata a fettine sottili e decorata con tante colorate verdurine. Va servita calda calda… un suggerimento: se doveste essere a corto di suocere in casa, potete sempre chiederne una in prestito ai vicini, sono sicurissimo che saranno felicissimi di accontentarvi.

Purtroppo il nostro tempo a disposizione è terminato. La nostra parentesi culinaria finisce qui, ma ci vediamo domani per la ricetta di spezzatino alla suocera con piselli. Buon proseguimento di serata.

(sigla di chiusura) Cos’è questo odoraccio?

ASSISTENTE: (allo chef) Maestro, la suocera che abbiamo ucci… cioè cucinato per la puntata si è bruciata!

CHEF: Poco male, la daremo al gatto. (escono)

LA SUPERIORA

PERSONAGGI:

LA SUOCERA che tratta il genero come un deficiente

IL GENERO che si sente un deficiente davanti alla suocera

LA MOGLIE del genero e quindi, la figlia della suocera

(la scena si svolge in una sala da pranzo)

(All’alzarsi del sipario, la scena si svolge nel dopopranzo. La Moglie sta piegando la tovaglia che ha appena tolto dal tavolo. La Suocera e il Genero siedono sui due lati opposti.)

MOGLIE: Ora vado a lavare i piatti mamma, poi usciamo d’accordo?

SUOCERA: Si, ma fai in fretta per favore.

(La Moglie esce di scena. La Suocera guarda fisso il genero per metterlo a disagio. La cosa le riesce perché l’uomo, cerca in tutti i modi di sfuggirle lo sguardo, fregandosi le mani nervoso e accavallando le gambe più volte)

SUOCERA: (sardonica) Allora! (il Genero sobbalza) Sentiamo: ti è piaciuta la minestra con le patate?

GENERO: (prontamente) Buona, buona, veramente eccellente.

SUOCERA: Sei un cretino!

GENERO: Cretino? Solo? Di solito …

SUOCERA: Cretino si, cretino. La minestra con le patate faceva schifo. Era ributtante. L’ ha fatta tua moglie. E dato che tutto quello che fa tua moglie va bene, l’ hai trovata ottima.

GENERO: Ma io non sapevo che l’aveva fatta Ernestina.

SUOCERA: Cretino doppio. A te bisogna mettere in tavola le minestre firmate, altrimenti non sai nemmeno se sono buone o cattive. E adesso sentiamo: il secondo com’era?

GENERO: Beh quello poi! Non mi sembrava una gran co…

SUOCERA: (sghignazzando) E abbiamo buttato fuori l’altra cretinata! Il secondo era ottimo, perché l’ ho fatto io.

GENERO: (imbarazzato) Infatti, stavo dicendo che non mi sembrava una gran cotoletta, perché era piccolina. Ma in quanto a sapore, era una signora cotoletta.

SUOCERA: (beffarda) Signorina prego. Era vitellina di latte. Ma già, figuriamoci se tu, cretino come sei, afferri queste finezze. (si alza da tavola rassettandosi il vestito)

GENERO: (offeso, con uno scatto improvviso) Si potrebbe fare così: segnare i miei piatti con un asterisco se mediocri, due asterischi se sono consigliabili anche ai cretini come me, tre asterischi se sono ottimi e quattro se l’ hai fatto personalmente tu. Per esempio, il caffè di poco fa quanti asterischi aveva?

SUOCERA: (riprende il sopravvento dopo il primo attimo di stupore) Queste cretinate conservale per i tuoi colleghi d’ufficio. Un caffè è solo un caffè.

GENERO: Volevo sapere se in Brasile quei chicchi li aveva colti un lontano parente tuo o …

SUOCERA: (commiserevole) Non c’è niente di peggio di un cretino che vuole fare dell’ironia. L’ hai bevuto piuttosto?

GENERO: Si, ed era amaro. Perché non ci avete messo lo zucchero?

SUOCERA: Perché sei un cretino. Visto che regolarmente te lo versi sui pantaloni, se c’era lo zucchero la macchia non se ne andava più. Invece così …

GENERO: Allora con questo ragionamento, dovrei fumare le sigarette senza accenderle perché sennò mi brucio la cravatta.

SUOCERA: Tu non dovresti fare assolutamente niente, sarebbe tanto di guadagnato per tutti.

GENERO: Se mi chiudo dentro una cassa di vetro coi serpenti , potrei fare il fachiro!

SUOCERA: Di vetro no, perché lo rompi. Quanto ai serpenti poi, protesterebbero alla protezione animali (ridendo beffarda, esce di scena per raggiungere la figlia).

GENERO:(fra sé) Invece ci faremmo tanta compagnia. Loro mi chiederebbero: “Come sta  quella vipera di tua suocera?”, e passeremmo il tempo!

SUOCERA: (rientra con un pacco regalo) Piuttosto, guarda cos’ ho comprato. (lo appoggia sul tavolo, lo apre e mostra al genero quello che c’è dentro: una maschera da sub). Ti piace?

GENERO: (guarda perplesso la maschera) Bello… brutto… mediocre… ma cos’ è?!

SUOCERA: Cretino, non lo vedi? È un respiratore subacqueo.

GENERO: (la guarda stupido)

SUOCERA: Guardalo! Sembra un tonno! Sveglia!! È il mio regalo per il tuo compleanno.

GENERO: E che ci faccio con quell’affare?

SUOCERA: Almeno quest’estate, visto che sei talmente cretino da annegare appena metti i piedi in acqua, con questo hai la speranza di salvarti. È inutile: più il tempo passa, più mi chiedo come ha fatto mia figlia a sposarti. E pensare che era piena di pretendenti!

GENERO: (ironico) Facevano la fila col tagliando!

(squilla il telefono. Il Genero fa per rispondere, ma la suocera arriva per prima)

SUOCERA: Pronto? … Cara Edvige! … si è rimesso? Sono contenta. Quando i nostri cari hanno qualcosa, anche se si tratta di una sciocchezza, è sempre preoccupante… no, il nostro sta bene, per fortuna… è buono, affettuoso, amante della casa… un vero tesoro. Io e mia figlia siamo proprio fortunate. Con quegli occhioni intelligenti è così caro… si Edvige, ci vediamo fra poco, stiamo uscendo… si, certo che lo portiamo con noi… ciao cara, ciao! (riaggancia)

GENERO: (commosso, crede che la suocera ha parlato di lui all’amica) Lo vedi che quando vuoi sai essere gentile, mamma cara? Nessuno mi ha mai fatto complimenti simili…

SUOCERA: (ridendo sguaiatamente) Aspetta e spera, povero mammalucco, povero deficiente, povero cervello di gallina! Parlavo del mio Boby, il mio adorato cagnolino! Quello è una creatura intelligente e affidabile! Un cane, doveva prendersi in casa mia figlia, non un marito. Ernestina, sei pronta?

GENERO: (fremente di rabbia si siede scontroso sulla sedia. Poi sente uno strano odore) Ma… c’è puzza di gas!

SUOCERA: Certamente. Tua moglie ha lasciato il rubinetto della cucina aperto.

GENERO: Perché?

SUOCERA: Perché siccome sei un cretino patologico, armeggiando intorno ai fornelli, saresti capace di aprirlo credendolo chiuso. Invece così, eviti di asfissiarti.

GENERO: (furioso) Brava! E se non me ne accorgevo in tempo?

SUOCERA: Ti salvavi lo stesso. I cretini come te non muoiono mai… purtroppo!

GENERO: Sei una criminale!!

SUOCERA: (provocante) Quindi?

GENERO: Come ho potuto mettermi in casa una come te?

SUOCERA: Sei cretino! Non c’è altro da aggiungere.

GENERO: (al massimo dell’esasperazione, esce di scena e rientra dopo poco con una rivoltella) Ora ti faccio vedere io di che cosa è capace un cretino come me. (punta l’arma contro la suocera minaccioso) La vedi questa eh? La vedi?

SUOCERA: (imperturbabile) La vedo, la vedo. È una pistola.

GENERO: Sai cosa ci faccio adesso?

SUOCERA: Come posso prevedere quello che farai con un’arma simile, cretino come sei?

GENERO: (le spara)

SUOCERA: (mette una mano al petto, e barcolla) Ecco… m’ hai colpita… lo sapevo… e adesso creperò, mentre tu… tu andrai in galera a vita… sei proprio un cretino! (crolla al suolo. Sipario

EPILOGO

Insomma, per concludere: cosa ancora ci serve da sapere sulla suocera, più di quanto (ahi noi) già sappiamo?

È gelosa del suo figliolone bello che quella brutta smorfiosa le ha portato via, ma che lei prima o poi si riprenderà.

Spignatta in cucina per preparare al suo bimbone, i piatti che gli cucinava quando vivevano insieme e non era ancora arrivata quella poco di buono a portarglielo via.

Lava e stira la biancheria del suo pupotto adorato perché quella sguaiatella che gliel’ ha portato via non ha nemmeno imparato a stirargli  le camicie-che-figuriamoci-lui-ci-tiene-tanto!

Non fa che incontrare le ex fiamme del suo maschiotto otto otto e ne informa puntualmente il figlio, in presenza della nuora, specificando quanto fossero belle, ricche e educate, e quante premure avessero per lei quando frequentavano la casa in cui abitava la felicità prima che piombasse quella spudorata a portarle via il suo figlioletto etto etto!

Trova sempre da ridire sui vestiti troppo scollati che indossa la nuora, e se ne lamenta col suo paperotto cicciotto notificandogli che nella loro famiglia sarebbe il primo a portare le corna, facendolo litigare con la moglie, in evidente contrasto con l’idilliaco menage che vedeva lei e il figlio al settimo cielo quand’erano una “vera” famiglia, prima che piombasse fra loro quella donnaccia a portarglielo via.

Si presenta con dei regali terribili, pretendendo di vederli esposti in casa se oggetti d’arredamento, o indossati dal figlio se capi di vestiario; e non si limita a farlo solo al compleanno o all’onomastico del suo pupacchione, ma anche quattro, tre, due domeniche prima delle fauste date, e anche sei, sette, otto domeniche dopo, come faceva quando il figlio era suo e soltanto suo, e non era ancora arrivata quella … quella! A portarglielo via!

Fino al fatidico giorno in cui Quella, la nuora per chi ancora non lo avesse capito, decide di farla finita e dice al marito, con voce ferma: “O me o lei!”

Il marito risponde: “Lei!” senza sapere esattamente cosa volesse dire la moglie.

Infatti, l’esasperata donna non intendeva: “Preferisci me o preferisci lei?” come ci si dovrebbe aspettare. Voleva dire: “O lei ammazza me, o io ammazzo lei!”

E infatti l’ammazza.

Com’è nell’ordine naturale delle cose. Come esige la più elementare etica comportamentale. Com’è logico e ovvio.

Perché dopo quanto avete visto stasera, dovrebbe ormai esservi finalmente chiaro che la suocera fu creata esclusivamente per offrirci la consolazione di abolirla.

FINE

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