Come te nessuno mai

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COME TE NESSUNO MAI

di Gabriele Muccino, Silvio Muccino, Adele Tulli

(nota: trascrizione a scopo teatrale. NON è una trascrizione completa)

PERSONAGGI:

SILVIO adolescente

PONZI adolescente

MARTINO adolescente

VALENTINA adolescente

CLAUDIA adolescente

GIULIA adolescente

ALBERTO adulto, fratello di Silvio

CHIARA adolescente, sorella di Silvio

MAMMA di Silvio

PAPÀ di Silvio

Amici e amiche

SILVIO: Io non so cosa penserò dei miei sedici anni quando sarò come mio padre. Non so neanche cosa ci sarà dopo la morte. Ora mi sento come se non morirò mai. E penso che l'amore conta più di tutto. Conta più della paura di innamorarsi, più della paura di morire, più della paura di essere omologati e della voglia di fare qualcosa per cambiare questo mondo. E cambiarlo non è facile.

1

PONZI: E' pronto eh.

SILVIO: Comunque se l'hai pagato quindici euro è un bidone, è ufficiale.

PONZI: Oh è afghano, lo sai che significa che è afghano?

SILVIO: Che significa?

PONZI: Che mi devi passare una cartina.

PONZI: Alla fine la ragazza giusta noi dovremmo andare a cercarcela in libreria.

SILVIO: Una un po' intellettuale.

PONZI: Ma che le diciamo a una un po' intellettuale?

SILVIO: Dovremmo leggere di più.

PONZI: Non leggiamo mai un cazzo...

SILVIO: Guarda che io almeno ho letto "L'isola di Arturo".

PONZI: Silvio, sono due anni che me lo ripeti...

SILVIO: Ma tu come te la immagini la prima volta?

PONZI: Molto porca...

SILVIO: Lunga quanto?

PONZI: Cinque minuti almeno. Se duri di meno, secco secco fai la figura del ragazzino.

SILVIO: E lei passa ad un altro che ha più esperienza di te...

PONZI: Comunque se va avanti così la nostra prima scopata la facciamo quando siamo già maggiorenni.

SILVIO: Martino ci sta già avanti di tre mesi!

PONZI: Martino ha avuto la fortuna di incontrare Valentina che è stata sciolta e l'ha fatto subito. E' questione di chi si incontra, se becchi quella che crede nella verginità hai chiuso.

SILVIO: Se invece becchi quella che si innamora malamente c'è qualche possibilità in più.

PONZI: Se invece becchi una che l'ha già fatto vai liscio come l'olio.

SILVIO: Lo fai subito subito.

SILVIO: Che posto di merda...

PONZI: Pieno di figli di papà.

SILVIO: Che poi se ci pensi bene siamo figli di papà anche io e te.

PONZI: Perché dici così?

SILVIO: Perché non ci manca niente neanche a noi.

PONZI: Ma che saremo noi nella vita?

SILVIO: A me è venuta una mezza idea di prendermi il brevetto di pilota d'aerei.

PONZI: Troppo complicato!

SILVIO: Però se ci riesco, secca secca la svolta. Tutta la vita in giro per il mondo!

PONZI: Che figata! Io intanto c'ho mio padre che mi aiuta ad entrare in vaticano.

SILVIO: Che tristezza...

PONZI: Intanto lui lavora solo la mattina e il pomeriggio è a casa che non fa un cazzo!

SILVIO: Ho capito ma se non vuoi essere uno sfigato nella vita devi volere di più.

PONZI: Sempre meglio che vivere tutto l'anno con l'ansia di una steccatura.

SILVIO: Pensa che mia madre dice che non bisogna avere fretta di crescere perché la nostra è l'età più bella.

PONZI: Tua madre non ha mai capito un cazzo.

SILVIO: Mi sa anche a me.

2

(di sera in gruppo)

(maschi)

MARTINO: Il problema sono le luci della città, le stelle ci sono ma non si vedono.

: Senti ma tu oggi sei stato con Valentina?

MARTINO: Mh.

: Ci hai fatto tutto?

MARTINO: Chiaro.

: Ma tua madre non c'era neanche oggi pomeriggio?

MARTINO: Macché, tornava alle cinque e mezza, avevo cinquanta minuti di autonomia.

: E che hai fatto in quei cinquanta minuti?

MARTINO: Li ho sfruttati dal primo all'ultimo, prima siamo stati nudi ad accarezzarci dappertutto...

: L'hai subito toccata sotto?

MARTINO: Prima sopra.

: Chiaro.

MARTINO: Devi scaldare le donne prima, no?

: Chiaro.

: Ma perché dici chiaro, che ne sai? Non hai mai toccato una donna in vita tua.

: Neanche tu!

: Oh, non lo interrompete! Le scaldi e poi?

MARTINO: E poi quando vedi che proprio non ce la fanno, non ti levano neanche la mano, scendi giù.

: E a quel punto l'avete fatto?

MARTINO: Chiaro.

: E quanti minuti sei durato?

MARTINO: Dieci, più o meno, non è facile capirlo quando sei lì che lo fai.

: Eh, chiaro.

: Tu da quant'è che stai con Valentina?

MARTINO: Quasi cinque mesi.

(femmine)

VALENTINA: Quasi cinque mesi.

: E come va?

VALENTINA: Troppo geloso, mi toglie l'aria.

: E' afoso.

: E' per questo che non sei stata con lui stasera?

VALENTINA: Chiaro che è per questo.

: E con il sesso?

VALENTINA: Situazione stazionaria.

: Per me è perché è il primo ragazzo.

: E perché dura troppo poco.

VALENTINA: La media è di undici secondi, li ho contati.

(maschi)

: Io non so se riuscirò a durare così tanto.

MARTINO: E' questione di concentrazione.

: Cioè?

MARTINO: Cioè mentre lo fai devi pensare a qualcos'altro.

: Be', allora a cosa pensi?

MARTINO: A tua madre, tua nonna...

: Che schifo.

MARTINO: Ma se non pensi a qualcos'altro vieni subito.

: E la finite in un secondo secco.

(femmine)

VALENTINA: A mia sorella è successo che col primo che l'ha fatto non le è piaciuto per niente, si è messa con un altro e le è piaciuto subito tantissimo.

: Te l'ho detto, io, devi trovare un uomo vero.

: Infatti, sì.

CLAUDIA: E comunque bisogna comunicare tutto attraverso le sensazioni.

: In che senso?

CLAUDIA: Nel senso che devi sentire che lui è la persona giusta, quella che cercavi, dopo di che dev'essere buono, dolce, delicato...

: Sì, ho capito, nient'altro?

VALENTINA: Dev'essere capace.

: Sì. (ridono)

(maschi)

: Comunque, se io a diciotto anni non l'ho ancora fatto vado con una puttana, a lei se duro tanto o poco non frega niente.

: Con una puttana mi fa una tristezza infinita.

: E' pure pericoloso.

MARTINO: Bisogna riuscire ad aspettare.

: Sì, prima o poi il momento arriva, e deve arrivare.

(femmine)

CLAUDIA: E comunque tutte quelle che l'hanno fatto una volta poi non smettono più. Qualcosa vorrà dire.

(maschi)

: A che pensate?

: Che mentre noi stiamo qui a parlare di fronte alle stelle che non si vedono, a quest'ora quelli che hanno una ragazza ci stanno insieme.

MARTINO: Io la ragazza ce l'ho.

: Beato te.

: Tientela stretta.

: Stare senza è veramente brutto.

: Io voglio una che si innamori di me.

: Anch'io.

3

VALENTINA: Che c'è?

SILVIO: Te la posso dire una cosa?

VALENTINA: Cosa?

SILVIO: Quando Martino ci ha provato con te io ho sofferto un sacco.

VALENTINA: L'ho saputo. Tu però non me l'hai mai fatto capire che ti piacevo.

SILVIO: Non era per niente facile. Tu hai anche un anno più di me.

VALENTINA: Martino te l'ha detto che siamo in crisi?

SILVIO: Siete in crisi?

VALENTINA: Non vi parla di noi?

SILVIO: Sì.

VALENTINA: E cosa vi dice?

SILVIO: Non ce l'ha detto che siete in crisi, anzi. Lui ci dice che siete bene.

VALENTINA: Non stiamo bene. Non stiamo bene per niente. Che altro vi racconta?

SILVIO: Non lo so. Cioè sì lo so. Ci racconta di quando fate l'amore.

VALENTINA: Quando lo facciamo io e lui?

SILVIO: Entra nei dettagli.

VALENTINA: Non ci posso credere.

SILVIO: No, lo fa sempre.

VALENTINA: Stai scherzando.

SILVIO: Lo fa veramente.

VALENTINA: E' un pezzo di merda.

SILVIO: Anche secondo me.

VALENTINA: Non ci posso credere.

SILVIO: Infatti non è giusto che stai con lui. Io penso che non è giusto per niente. (la bacia)

VALENTINA: No ti prego, così mi confondi.

SILVIO: Anch'io sono già confuso. Martino è anche amico mio.

VALENTINA: Martino è un poveretto.

SILVIO: Poveretto. (la bacia)

VALENTINA: Dai fermati.

SILVIO: Non ce la faccio...

VALENTINA: Non lo devi dire a nessuno quello che è successo eh?

SILVIO: Chiaro.

VALENTINA: (sorride) Non ci credo, veramente.

SILVIO: Ci vediamo dopo.

PONZI: Ma dove eri finito?

SILVIO: Mi è successa una cosa pazzesca.

VALENTINA: Martino con me ha chiuso.

: Davvero?

VALENTINA: E' andato in giro a raccontare dei cazzi nostri, è un pezzo di merda, io lo odio.

: Hai ragione.

VALENTINA: Ho ragione sì. Stanotte voglio vedere se non mi piglia anche a me come alla sorella di Giulio, che col secondo le è anche piaciuto.

PONZI: Oh, se Martino lo viene a sapere scoppia un casino.

SILVIO: Lo so.

PONZI: Però c'è un punto a tuo favore.

SILVIO: E cioè?

PONZI: Ti ha detto che sono in crisi, è un'attenuante. Ti ha detto che sono in crisi e tu ci hai provato, è questa la tua attenuante no?

SILVIO: Questa è una cazzata.

PONZI: Va be' allora devi tenere la cosa nascosta fino a quando lei non lo lascia.

SILVIO: Oh, tu non ne parlare con nessuno eh?

PONZI: Chiaro.

SILVIO: Giura.

PONZI: Ma per chi mi hai preso?

SILVIO: Pernsi che abbia sbagliato a tradire Martino?

PONZI: Quando Valentina ti piaceva Martino non si è fatto nessun problema a provarci.

SILVIO: Infatti.

PONZI: Molto molto stronzo.

VALENTINA: Silvio cosa fai, dormi qua stanotte?

SILVIO: Stanotte? Non ci ho ancora pensato, perché?

VALENTINA: Noi andiamo a casa a prendere i sacchi a pelo. Vacci anche tu, no?

SILVIO: Sì, hai ragione. Ci vado.

PONZI: Lo sai cosa penso?

SILVIO: Cosa pensi?

PONZI: Che stanotte sfanculi la tua verginità.

SILVIO: Sì eh?

4

PONZI: Sai che a Silvio gli è successa una cosa assurda?

: Che cosa?

PONZI: Eh però non te lo posso dire. Gli ho promesso che non lo dicevo a nessuno.

: Dai dimmi solo l'argomento.

PONZI: Sesso.

: Sesso? E chi riguarda?

PONZI: Valentina.

: Ha messo le corna a Martino?

PONZI: Ma non lo devi dire a nessuno eh?

: Chiaro ma con chi gliele ha messe, con Silvio?

PONZI: Chi te l'ha detto?

: L'ho capito da solo.

PONZI: Ecco, bravo, io non ti ho detto niente eh?

: Ma dove è successo?

PONZI: Nell'archivio ma mi raccomando acqua in bocca.

: Chiaro.

PONZI: Ciao.

SILVIO: Ciao. Ti devo dire una cosa. Te la ricordi Valentina?

ALBERTO: No.

SILVIO: Come no, ti ho parlato di lei. Quella bellissima che si è poi messa con Martino, il mio amico. Hai capito chi?

ALBERTO: No. Be' non importa, e allora?

SILVIO: Ci siamo baciati stamattina.

ALBERTO: Stamattina?

SILVIO: Io e Valentina.

ALBERTO: Ah be' hai fatto bene. E lei c'è stata?

SILVIO: Lei c'è stata ma non so se ho fatto tanto bene.

ALBERTO: Perché?

SILVIO: Perché sta ancora con Martino.

ALBERTO: Da quanto ci sta?

SILVIO: Quasi cinque mesi.

ALBERTO: E allora hai fatto una cazzata.

SILVIO: Eccola là! E perché?

ALBERTO: Perché quando ci si prova con una che sta con un nostro amico ci sono due possibilità. Una è che lei ti dà buca.

SILVIO: E non è il mio caso.

ALBERTO: E l'altra è che lei ci stia.

SILVIO: E questo è il caso mio.

ALBERTO: Sì ma in entrambi i casi hai fatto una cazzata.

SILVIO: Dài!

ALBERTO: Se lei ti dà buca ci sono nove possibilità su dieci che lei racconti al tuo amico che ci hai provato con lei. Risultato ci fai una figura di merda che mezza basta. Rischi pure un pugno in faccia, e in più perdi l'amico.

SILVIO: Sì ma se sei ci sta?

ALBERTO: Se lei ci sta, novanta su cento sarà lei a pensare di aver fatto una cazzata. In questo caso lei ci ripenserà, ti dirà che non se ne fa più nulla. In compenso non dirà niente al tuo amico, ma si incasinerà tutto perché continuerai a vederli assieme. In più se li incontri per strada, lui con te farà l'amico, ti dirà "Cos'hai, perché non mi parli più?" Hai capito?

SILVIO: No, mi sono perso.

ALBERTO: Comunque questa è la teoria. La pratica qual'è.

SILVIO: E' che mi sento già mezzo innamorato.

ALBERTO: Eccola là. Quand'è che la rivedi?

SILVIO: Eh, sono venuto adesso a prendere il sacco a pelo, occupiamo la scuola.

ALBERTO: Papà non ti lascia.

SILVIO: A me non interessa, io ci devo dormire lo stesso.

ALBERTO: Fai bene. Ogni lasciata è persa.

(corridoio scolastico)

: Oh, è successa una cosa che non ci crederai.

: Cosa è successo?

: Silvio è stato con Valentina nell'archivio, sì sono stati proprio insieme.

: Chi te l'ha detto?

: Gliel'ha detto Silvio a Ponzi.

: Non ci posso credere.

: O siamo amici di Martino e interveniamo o non lo siamo. Le cose sono due.

: Ma siamo anche amici di Silvio.

: Ma da quant'è che conosci Silvio?

: Dall'anno scorso.

: E Martino?

: Già da scuola quando eravamo alle medie.

: Appunto!

: E' successa una cosa gravissima. Se vieni un attimo te ne parliamo.

: Oh, ma siete proprio sicuri che hanno scopato?

: Sicuri?

: Sapendo quanto le piace scopare a Valentina, è probabile.

: Probabile... Però mettiamogliela vaga a Martino.

(al telefono)

MARTINO: Sì?

: Sono Lollo.

MARTINO: Come va lì?

: Ci sono dei problemi, una questione un po' delicata.

: Delicata molto molto.

: Sei pronto? Siediti.

MARTINO: Sono già seduto, dimmi.

: Pare che Silvio abbia un qualche impiccio con Valentina.

MARTINO: Che impiccio?

: Eh, impiccio pesante.

MARTINO: Chi te l'ha detto?

: Ehm... Silvio lo sta dicendo un po' a tutti.

MARTINO: Ma io lo ammazzo. E Valentina che dice?

: Valentina? Non gliel'abbiamo chiesto.

MARTINO: Non chiedeteglielo! Trovate le sue amiche e chiedetelo a loro. E fatemi sapere. Se è così io li ammazzo tutti e due!

: Pronto? Pronto? Ha riattaccato.

: Come l'ha presa?

: Come cazzo vuoi che l'abbia presa! Se questa cosa è vera fa una strage!

: Perché vuole che lo chiediamo alle sue amiche e non a lei direttamente?

: Perché non vuole sollevare un casino inutilmente. Hai visto che tra di loro si dicono tutto?

: E allora?

: E allora se questa cosa è vera le amiche di Valentina lo sanno già. Se noi vediamo che la loro reazione è di vero imbarazzo, vuol dire che è una cazzata che ha sparato Silvio, e la cosa rientra. Se noi vediamo che cercano di coprirla, vuol dire che è vero, e si profila una tragedia.

: Una tragedia piena piena...

: Certo ha una bella mente Martino eh?

: Come facciamo?

: Tranquilli, ci penso io. Ciao Claudia.

CLAUDIA: Ciao.

: Sai niente di Silvio e Valentina?

CLAUDIA: Che c'è da sapere?

: Tipo che hanno trescato nell'archivio.

CLAUDIA: Dov'è che hanno trescato?

: Nell'archivio.

: Oh, ce l'ha detto Silvio.

CLAUDIA: Ve l'ha detto Silvio?

: Be' ormai lo sanno tutti, Valentina non ti ha detto niente?

CLAUDIA: Di che?

: Ma non è che stai cercando di coprirla?

CLAUDIA: Ma che cazzo dici? (se ne va)

: L'abbiamo fatta incazzare eh?

: Non sapeva nulla.

: E' sembrato anche a me.

: Abbiamo fatto la figura dei coyotes?

: Mi è sembrato...

: Sapete come la vedo?

: Come?

: Che Silvio si è inventato tutto.

: Era chiaro.

: Situazione sotto controllo.

5

CLAUDIA: E' vero?

VALENTINA: Che c'è?

CLAUDIA: Quello che Silvio sta raccontando in giro.

VALENTINA: Cosa sta racontando Silvio?

CLAUDIA: Che avete trescato nell'archivio.

VALENTINA: Ma c'è stato solo un mezzo bacio, ti pare. E poi a chi cazzo l'ha raccontato?

CLAUDIA: Sei una stronza, vaffanculo.

VALENTINA: Aspetta. Io non c'entro niente, ha fatto tutto lui. E poi non sapevo che ci stavi ancora sotto.

CLAUDIA: Infatti non me ne importa niente.

VALENTINA: Non me ne frega un cazzo neanche a me, eh? Povera deficiente.

GIULIA: Fino a ieri dicevi che ti era passata.

CLAUDIA: Mi sbagliavo.

GIULIA: E' la gelosia che ingigantisce tutto.

CLAUDIA: No. E anche se mi rode il culo per quella stronza puttana troia... ma il vero problema è che quando pensavo di essermelo tolto dalla testa mi sbagliavo, mi ero fatta tutto un film. Io gli voglio ancora bene.

GIULIA: E allora basta. Smettila finalmente di fare l'amica e digli chiaramente come stanno le cose.

CLAUDIA: Ma sei matta?

GIULIA: Non sono matta per niente. Non ci sono più vie di mezzo, bisogna prendere la situazione in mano.

MARTINO: Dove vai?

VALENTINA: Lasciami stare.

MARTINO: Mi è arrivata una voce assurda.

VALENTINA: A me invece è arrivata la voce che sei un testa di cazzo assoluto.

MARTINO: Che voce ti è arrivata?

VALENTINA: Lasciamo stare.

MARTINO: Ma sei impazzita?

VALENTINA: Non mi seguire.

MARTINO: Ma perché mi parli così?

VALENTINA: Perché gli parlo così, hai capito?

MARTINO: Ma che le ho fatto, oh, che ti ho fatto?

VALENTINA: Sei andato in giro a raccontare delle nostre scopate.

: Veramente penoso.

VALENTINA: Vaffanculo Martino.

MARTINO: Per quelle stronzate che ti ha raccontato Silvio. E tu gli credi ancora a quel deficiente. E' perché siete stati insieme, è per questo che adesso mi rigiri la frittata.

VALENTINA: Sei proprio un poveretto, non lo vedi?

MARTINO: Valentina! Se sei stata insieme a lui io mi ammazzo!

VALENTINA: E ammazzatevi tutti e due, no?

MARTINO: Valentina!

VALENTINA: Senti, stai facendo una figura di merda, vedi di calmarti.

MARTINO: Ma io ti amo!

VALENTINA: Sono io che non ti amo più, come te lo devo dire? Scordami, dimenticami, addio, vaffanculo.

6

(a casa)

SILVIO: Ciao papà.

PAPÀ: Ciao. Sono adato a prendere informazioni per iscriverti al San Michele. Stasera ci riuniamo con mamma e ne parliamo.

SILVIO: No. Guarda che io non ci vado al San Michele.

PAPÀ: Devi studiare se vuoi fare qualcosa nella vita. Hai capito Silvio? Che ci fai col sacco a pelo? (glielo prende e lo mette via)

SILVIO: Papà ti giuro che è soltanto per questa notte, ci dormono tutti. Papà non puoi farmi questo. Le avete fatte anche tu e mamma le occupazioni.

PAPÀ: Noi eravamo contro la guerra nel Vietnam, contro la borghesia. Noi combattevamo cose reali.

SILVIO: Ma anche noi abbiamo cose reali da combattere papà. Noi siamo contro le privatizzazioni, contro l'omologazione dell'individuo...

PAPÀ: Ma che dici?

SILVIO: Papà, io devo dormire là, per me è questione di vita o di morte, capisci papà?

PAPÀ: Tu devi pensare solo a studiare.

SILVIO: Se tu non mi lasci andare là papà io scappo, capisci? Io ti avverto.

PAPÀ: E scappa. Scappa.

SILVIO: Io scappo papà. Scappo. Non te ne frega un cazzo di me. Un cazzo.

PAPÀ: Silvio! Torna subito qui.

SILVIO: No .

PAPÀ: Sei ridicolo.

SILVIO: No. Siete ridicoli voi.

CHIARA: L'avete viziato da morire, è colpa vostra.

PAPÀ: Ah, è pure colpa nostra adesso. E dov'è che abbiamo sbagliato? Noi vi abbiamo educato nello stesso modo.

CHIARA: Non ci hai educato per niente allo stesso modo. Io con la scusa che sono femmina ci avete messo quindici anni prima di farmi tornare il sabato sera a mezzanotte, a Silvio questa libertà gliel'avete data a quattordici, e ad Alberto anche.

PAPÀ: Tu fai cose che Silvio non fa.

CHIARA: Tipo?

PAPÀ: Eh... il weekend fuori coi boyscout.

CHIARA: Appunto, scuola dalle suore e weekend coi boyscout, meno male che ci avete educato nello stesso modo.

PAPÀ: Tu non metti più il naso fuori di casa, hai capito?

SILVIO: Non è giusto!

PAPÀ: Sta' zitto! Inseguire con la catena un ragazzo invece è giusto.

CHIARA: Tu sei pazzo Silvio.

SILVIO: Io non avevo nessuna catena!

PAPÀ: Certo! Aveva il bastone lui!

MAMMA: Quale bastone?

CHIARA: Mamma, ha inseguito i fascisti con un bastone.

SILVIO: Era un ramo che ho trovato per terra, e tu non ti intromettere!

MAMMA: Non parlare così a tua sorella Silvio.

PAPÀ: Ma cosa pensi di dimostrare facendo questo?

SILVIO: Li picchiavate anche voi i fascisti quando eravate a scuola.

PAPÀ: Quelli erano fascisti veri.

SILVIO: E certo. Tutte le cose nostre rispetto alle vostre sono delle cazzate. Solamente voi l'avete fatta la storia. E pure i vostri fascisti erano più fascisti dei nostri. E quelli di tuo padre allora?

PAPÀ: Non alzare la voce.

SILVIO: Quelli sì che erano più fascisti dei tuoi. Quelli avavano anche le camicie nere.

MAMMA: Calma per favore. Ogni cosa è importante per chi se la vive.

SILVIO: Appunto.

CHIARA: Sì, per te è importante occupare scuola...

SILVIO: Tu pensa al tuo volontariato.

CHIARA: Meglio che fare il pecorone come te.

SILVIO: Ma stai zitta, hai 15 anni e non hai avuto ancora nessun ragazzo, non ti vuole nessuno, sei una sfigata!

CHIARA: Non sono una sfigata! Mamma gli dici qualcosa?

MAMMA: La vuoi smettere Silvio?

SILVIO: Mi volete ridurre come lei!

PAPÀ: Basta!

SILVIO: E ora mi volete anche iscrivere al San Michele.

MAMMA: Finiscila!

SILVIO: Io vi odio! (schiaffo) I veri fascisti siete voi.

7

GIULIA: Come sta tua zia?

CLAUDIA: La stanno continuando a riempire di morfina. Dorme sempre e non ci riconosce neanche più. Lo senti che senso di morte che c'è anche in questa casa?

GIULIA: La devi smettere con questi pensieri.

CLAUDIA: Se non ci hai mai pensato è facile non pensarci, ma se entri nel trip dei pensieri sulla morte, allora non smetti più. Tipo tu non te lo chiedi mai a quanti anni moriremo?

GIULIA: No.

CLAUDIA: Ecco, io sì. Prima di ammalarsi mia zia diceva sempre di sentirsi la morte dentro, noi tutti a dirle "ma che dici, ma che dici, figurati, figurati". Dopo qualche mese si è ammalata, e adesso è così. Io ora mi sento lo stesso. Mi sento la morte dentro.

GIULIA: Oh ma dai, abbiamo un sacco di cose belle a cui pensare noi.

CLAUDIA: E quali sarebbero?

GIULIA: Ma pensa a Silvio.

CLAUDIA: Sono sei mesi che ci penso a Silvio.

GIULIA: Anche Francesca e Stefano prima di mettersi insieme erano solo amici, poi le cose sono cambiate e se lo sono detti.

CLAUDIA: Ho capito ma io non ce l'ho il coraggio di dirgli che le cose sono cambiate.

GIULIA: Gli devi solo dire che lo pensi da sei mesi.

CLAUDIA: Ma sei pazza?

GIULIA: Ma, la devi sbloccare questa situazione, o la sblocchi con le buone o la sblocchi con le cattive.

CLAUDIA: Ho capito, ma se lui mi dice che mi vede solo come un'amica cosa faccio? Lo so io cosa faccio, entro in depressione e ci resto per un anno.

GIULIA: Be', se ti dice così, è un coglione. E comunque, pure se fosse, 'sti cazzi.

CLAUDIA: Come 'sti cazzi?

GIULIA: 'Sti cazzi: di quelli che mi hanno promesso la luna, mi hanno sbavato dietro, non me ne frega niente, me li sono dimenticati tutti. Luca invece io non me lo dimentico, anche se stava con un altra, e non mi ha mai voluto, rimane l'amore più grande della mia vita, soltanto perché l'ho amato fino in fondo, hai capito? Sono queste le cose che ci rimangono dentro.

CLAUDIA: Quindi se lui non mi vuole va bene lo stesso così?

GIULIA: 'Sti cazzi.

CLAUDIA: Guarda, non lo so proprio se questa volta hai ragione...

GIULIA: Ma con Silvio lo faresti l'amore?

CLAUDIA: Sì.

GIULIA: Subito senza aspettaere?

CLAUDIA: Subito senza aspettare. Questo mito della verginità mi ha rotto. E anche questa fissa, farlo solo con la persona giusta, solo dopo che ci stai da un po' di tempo, non me ne frega niente, se Silvio lo vuole lo faccio subito.

GIULIA: Grandi rivelazioni stasera.

CLAUDIA: Grandi rivelazioni.

PAPÀ: Non siamo contrari all'occupazione in quanto occupazione. Siamo contrari al fatto che diventi un pretesto per non andare a scuola.

SILVIO: Non è così.

MAMMA: Anche se fosse, quando noi scendevamo in piazza e gridavamo borghesi borghesi e ancora borghesi, non eravamo così diversi da loro.

PAPÀ: No, noi eravamo meno superficiali.

MAMMA: Loro saranno meno superficiali di noi in altre cose.

PAPÀ: Noi eravamo meglio. Forse non in tutto ma in politica eravamo meglio.

MAMMA: Fabrizio, pensavamo di voler cambiare il mondo. Siamo finiti a fare discorsi più reazionari di quelli che faceva tuo padre vent'anni fa.

PAPÀ: Non stiamo facendo discorsi reazionari. Pensi che stiamo facedno discorsi reazionari?

SILVIO: Penso che siete borghesi e combattevate la borghesia, dite che il comunismo è finito ed eravate comunisti. Ma che l'avete fatto a fare il sessantotto voi.

8

CLAUDIA: Com'è che tu e Ponzi venite qua?

SILVIO: Ci veniamo a pensare quando siamo depressi.

CLAUDIA: Non vi fa venire l'angoscia?

SILVIO: E' per quello che ci fa pensare. Poi quando siamo qua ti senti fuori dal mondo. Lo senti il silenzio che c'è?

CLAUDIA: Ma tu ci pensi mai alla morte?

SILVIO: Non lo so.

CLAUDIA: Io sì. Anche di notte, a volte mi sveglio e penso a quando sarò morta, e a come si distruggerà il mio corpo. Mi viene un'ansia pazzesca.

SILVIO: Non ci credi nell'aldilà?

CLAUDIA: Non lo so... mi viene solo l'angoscia che finisca tutto senza nessuna memoria.

SILVIO: Che memoria?

CLAUDIA: La memoria delle cose che viviamo.

SILVIO: In che senso?

CLAUDIA: Quando ti capita una cosa bella ci ripensi il giorno dopo?

SILVIO: Sì.

CLAUDIA: E' per quello che è stato bello viversela.

SILVIO: Sì.

CLAUDIA: Ma se il giorno dopo ti risvegli e non ricordi più niente, ma proprio niente, neanche come ti chiami, allora cosa ti è rimasto dentro? Niente.

SILVIO: Niente.

CLAUDIA: Sei stato felice e non lo saprai mai. E allora è stato tutto inutile. 

SILVIO: Hai ragione.

CLAUDIA: La stessa cosa vale con la morte. Se quando muori finisce tutto e fai blackout totale, tu hai vissuto, sei stato Silvio Ristucci e non lo saprai mai. E allora è come se tu non fossi esistito.

SILVIO: Allucinante.

CLAUDIA: Allucinante davvero. Alla fine aveva ragione Foscolo, che diceva che solo con l'arte si resta immortali. Però bisogna essere poeti o musicisti.

SILVIO: E se uno non è poeta o musicista cosa fa?

CLAUDIA: Muore e viene dimenticato. Così. Pensi che sono matta? E comunque guarda, non so perché ti sto asfissiando con questi discorsi. Io ti devo parlare di tutt'altra cosa.

SILVIO: Di cosa mi devi parlare?

CLAUDIA: E' una cosa difficilissima da dire. Non so se ce la faccio.

SILVIO: A fare cosa?

CLAUDIA: A dirtela. E' stata Giulia a dirmi che così non potevamo andare avanti.

SILVIO: Chi?

CLAUDIA: Io e te.

SILVIO: Io e te?

CLAUDIA: Sì. Io non ti vedo più come un amico. Faccio sempre finta di niente, ma saranno almeno sei mesi che ti voglio bene in un altro modo. E adesso che pensi?

SILVIO: Che non mi sono mai accorto di nulla.

CLAUDIA: Lo so.

SILVIO: E perché proprio io?

CLAUDIA: Non lo so. Queste cose capitano e basta. E' stato tutto un crescere da quella volta che siamo andati in quella libreria in centro, te lo ricordi? Tu mi hai regalato "L'isola di Arturo" e quando io l'ho letto ho pensato che se tu avevi un sacco di cose in comune con quell'Arturo, io avevo un sacco di cose in comune con te. E allora mi sono fatta tutto un film, ho iniziato a pensarti sempre, e alla fine ho pensato che magari potevamo stare bene insieme io e te. Ma sto parlando come una deficiente, scusami, andiamo via. Solo una cosa. Ora non so cosa penserai di me, ma se continuerai a vedermi come un'amica potremo comunque continuare a venire qui, potremo anche stare in silenzio a riflettere, va bene lo stesso per me, capito? Non ti preoccupare se mi devi dire che non ti piaccio, capito?

SILVIO: Sì. E' solo che così mi hai confuso da morire.

CLAUDIA: Lo so. Vuoi che andiamo?

SILVIO: Come rimaniamo?

CLAUDIA: Come vuoi. Se magari ti senti meno confuso chiamami.

SILVIO: Ciao.

CLAUDIA: Ciao.

9

SILVIO: Ciao. la mamma non è ancora tornata?

CHIARA: No.

SILVIO: Senti, te la posso chiedere una cosa?

CHIARA: Cosa?

SILVIO: Tu che hai detto che stai con uno, che faresti se un giorno un tuo amico ti dicesse che si è innamorato di te? Però tu non ti sei mai accorta di nulla? Lui un giorno ti prende e ti dice che sono sei mesi che ti vuole bene in un altro modo, proprio così, secco secco, tu cosa fai?

CHIARA: Boh, dipende...

SILVIO: Da cosa?

CHIARA: Da chi è questo amico.

SILVIO: E se è uno molto carino, che ci parli anche bene insieme?

CHIARA: Ma allora glielo dico.

SILVIO: Glielo dici? Che gli dici?

CHIARA: Che si può fare. Ma chi è questa che ti piace?

SILVIO: Non lo so ancora se mi piace.

CHIARA: Sei tu che piaci a lei?

SILVIO: Così mi ha detto. Ma io non mi sono mai accorto di nulla.

CHIARA: Devi capire se ti piace.

SILVIO: Devo capire se mi piace.

CHIARA: E quando lo capisci glielo devi dire subito.

SILVIO: Glielo devo dire subito.

CHIARA: Sì, non devi aspettare. Quando il treno passa passa, se lo perdi è finita. Capito?

MAMMA: Eccomi qua. Silvio, sei pronto? Silvio, mi cambio e usciamo. Non ti va di venire da Felli eh? L'ho capito. Sapessi quanto mi ha aiutato quando io e tuo padre stavamo per lasciarci. Se stiamo ancora insieme lo dobbiamo anche a lui.

SILVIO: Ma io non mi sto separando da nessuno.

MAMMA: Ti stai separando da noi. (Questi pantaloni non te li cambi da una settimana, fra un po' camminano da soli. Guarda che le ragazze ci tengono a queste cose). Dai, due minuti e via! Io sono pronta, andiamo? Allora?

SILVIO: Io non ci vengo da Felli.

MAMMA: No, tu ci vieni se non vuoi che mi arrabbi.

SILVIO: No.

MAMMA: Ma perché fai così, te l'ho chiesto per cortesia. Voglio che tu lo conosca, solamente una chiaccherata.

SILVIO: Io non ho nulla da chiaccherare con questo qua, mamma.

MAMMA: Ma non lo puoi sapere finché non lo conosci.

SILVIO: Senti, non rompere le palle e vattene.

MAMMA: Tu a me non rompere le palle e vattene non lo dici, capito? E adesso se non vuoi veder volare gli schiaffi andiamo.

SILVIO: No.

MAMMA: Ho detto andiamo.

SILVIO: Lasciami!

MAMMA: Silvio!

CHIARA: Ma dai se non vuole venire non lo puoi mica costringere.

MAMMA: Non lo posso costringere?

SILVIO: No, non mi puoi costringere!

MAMMA: Ma non lo capisci che lo faccio per il tuo bene?

SILVIO: Ma quale bene, non sapete nulla di noi, pensate di conoscerci e non ci conoscete per niente, non sapete nulla di quello che facciamo quando siamo fuori di qua.

MAMMA: E se non ce lo raccontate come facciamo a saperlo?

SILVIO: Noi delle nostre cose parliamo con chi ci capisce.

MAMMA: Ah. Perché noi non vi capiamo... E com'è che con Chiara ci capiamo?

CHIARA: Mamma guarda che di certe cose neanch'io te ne ho mai parlato.

MAMMA: Di cosa non ci parli Chiara?

CHIARA: Mamma, delle cose mie mie. Quello di cui ho veramente bisogno sta fuori di questa casa.

SILVIO: Ecco brava. Anche quello di cui ho bisogno io sta fuori di qua. Io esco.

MAMMA: Silvio aspetta dove vai? Silvio! Alberto, per favore diglielo tu che ci deve venire con me da Felli a farsi una chiaccherata.

ALBERTO: Ancora con questa storia di Felli...

SILVIO: Sì, pensa che sono matto, non l'hanno capito che ho solo bisogno di vivermi le mie storie in santa pace.

MAMMA: Nessuno lo pensa che sei matto, tesoro, ma solo che le tue storie te le vivi male.

SILVIO: Ecco, e ti pareva.

MAMMA: Ma, Alberto per favore, diglielo tu di quando sei venuto da Felli.

SILVIO: Ci sei andato anche tu?

ALBERTO: Eh, mi ci ha trascinato con la forza.

SILVIO: Eh. E ti è servito?

ALBERTO: Non mi sembra.

SILVIO: Ecco, appunto, lo vedi?

MAMMA: Ma che dici, non ti ricordi come eri depresso?

ALBERTO: Ero depresso perché mi ero lasciato con Arianna.

MAMMA: Ma poi ti sei ripreso.

ALBERTO: Sì, perché mi sono messo con Maddalena.

SILVIO: Eh, e adesso si è lasciato anche con Maddalena.

MAMMA: Si è lasciato con Maddalena? E quando? Aspetta, racconta, cosa è successo?

ALBERTO: Mamma, non c'è niente da raccontare, per piacere, non cominciare.

SILVIO: Dai non lo vedi che si è di nuovo depresso? Mamma...

MAMMA: Ma non ci parla più nessuno con me? E io cosa sto diventando, uno straccio vecchio da buttare via?

ALBERTO: E dai con questo straccio vecchio...

MAMMA: Ma è la verità. Io non servo più a niente.

CHIARA: Mamma, ma tu non è vero che non servi più a niente.

ALBERTO: Mamma, noi ti vogliamo tutti bene, solo che ogni tanto abbiamo i cazzi nostri anche noi, cerca di capirci no?

SILVIO: Aspetta Alberto.

MAMMA: Aspetta tu Silvio!

SILVIO: Ho da parlare con lui! (si chiudono in camera)

MAMMA: Va tutto a puttane in questa casa...

ALBERTO: Cos'altro è successo?

SILVIO: C'è una che forse mi piace. Non lo so, non l'ho ancora capito. Lei mi ha detto che le piaccio da sei mesi e altre cose che nessuno mi ha mai detto prima. Ma io non mi sono mai accorto di nulla.

ALBERTO: E' carina?

SILVIO: Sì. Anche molto, carina.

ALBERTO: E allora c'è soltanto una cosa che devi fare. Baciala.

SILVIO: Devo baciarla?

ALBERTO: Da un bacio si capiscono un sacco di cose. E' una cosa più intima di una scopata, hai capito?

SILVIO: Ah sì?

ALBERTO: Se ti piace il bacio, allora ti piace anche lei. Se invece ti fa senso, vuol dire che comunque lei è e resterà comunque un'amica. Capito, è semplice.

SILVIO: Devo andare lì e baciarla.

ALBERTO: E' la prova del nove.

SILVIO: Io ci vado.

ALBERTO: E vacci.

SILVIO: Ci vado ora?

ALBERTO: Vacci ora.

SILVIO: Va be'. Allora vado. Ciao. Grazie eh?

ALBERTO: Silvio. Non ti innamorare di questa tua amica. Diverticiti, fai quello che ti pare ma non ti innamorare. Ti fai soltanto male.

SILVIO: Okay. Ciao.

CHIARA: A che pensi?

MAMMA: Che ho tre figli e mi sento sola. Come se non ne avessi nemmeno uno.

CHIARA: Devi sempre esagerare.

MAMMA: Adesso anche tu te ne esci che hai i tuoi problemi e che non ce ne vuoi parlare.

CHIARA: Ho i problemi normali della mia età mamma. Niente di terribile.

MAMMA: Io vi adoro. Siete la cosa più bella che ho. Per voi farei qualsiasi cosa.

CHIARA: Anche noi.

MAMMA: Allora parlateci con me, non mi mettete da parte. Mi fate sentire inutile così. Stai diventando carina. Silvio dove andava?

10

SILVIO: Io non so cosa penserò dei miei sedici anni quando sarò come mio padre. Non so neanche cosa ci sarà dopo la morte. Ora mi sento come se non morirò mai. E penso che l'amore conta più di tutto. Conta più della paura di innamorarsi, più della paura di morire, più della paura di essere omologati e della voglia di fare qualcosa per cambiare questo mondo. E cambiarlo non è facile.

SILVIO: Ti devo dire una cosa.

PONZI: Cosa?

SILVIO: Tanto non ci credi.

PONZI: Dai.

SILVIO: Ho fatto l'amore con una.

PONZI: Non ci posso credere.

SILVIO: Con una a cui piacevo da sei mesi.

PONZI: Chi era questa, dove l'hai trovata?

SILVIO: Non lo so. Mi ha trovato lei. Mi ha trovato lei.

PONZI: Dio non ci posso credere. Silvio. Senti dimmelo... ma quanto è durato?

SILVIO: Che domande fai Ponzi?

PONZI: Come che domande faccio, abbiamo sempre detto che la cosa che conta di più è la durata.

SILVIO: Veramente questo eri tu che lo dicevi.

PONZI: No lo dicevamo insieme, comunque quanto hai resistito?

SILVIO: Non lo so, un po'.

PONZI: Un po' quanto?

SILVIO: Un po' ma ti giuro non è quello l'importante, fidati.

PONZI: Come no? Ma a lei è piaciuto?

SILVIO: A lei? A lei spero di sì.

PONZI: Ti sei anche innamorato?

SILVIO: Mi sono anche innamorato?

PONZI: Sì o no?

SILVIO: Mi sa di sì.

PONZI: Ecco fatto, adesso voi due starete sempre insieme e noi non ci vedremo più.

SILVIO: Mio fratello dice che non bisogna innamorarsi, che fa soffrire.

PONZI: Tuo fratello dice un sacco di cazzate. Oh, chissà a me quando mi tocca.

SILVIO: Ti toccherà un giorno che non te lo aspetti per niente.

PONZI: Sì infatti oggi è toccato a te, domani toccherà a me, tocca a tutti prima o poi no?

SILVIO: Infatti, sì.

PONZI: Oh, sei diventato grande, come ci si sente?

SILVIO: Uguale a prima.

PONZI: Che figata.

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