Con la mano sul cappello
di FABIO POGGIALI
a tutti coloro che hanno un handicap
Il poeta un fingitore,
finge cos completamente,
che arriva a fingere che dolore,
il dolore che davvero sente.
F. Pessoa
Personaggi:
Walter
Il padre
La madre
Il fratello Alessandro
Tempo e luogo:
Oggi, in una casa, di una citt.
Siamo nella camera di Walter, un giovane che non dimostra i suoi 28 anni. Egli seduto sopra un letto singolo: alto, bello, il viso e il suo modo di fare rivelano grande sensibilit.
Fogli e libri dappertutto ammucchiati sopra uno scrittoio di fronte al letto. Uno stereo diffonde "Luccello di fuoco" di Stravinskij. Una sedia, a fianco del letto ricoperta di vestiti. Un televisore appoggiato per terra. Sulla destra del letto si scorge un cavallo a dondolo, uno di quei giochi per bambini, azionati a monetine, presenti nei Luna Park o nelle sale da gioco. Sulla testa del cavallo appoggiato un buffo cappello da fantino inglese.
Dopo alcuni istanti, Walter si alza, va alla scrivania e scrive. Si sente suonare alla porta. Entra il padre. Sui sessantanni, alto, capelli quasi grigi. Il suo sguardo rivela un carattere autoritario, ma al tempo stesso sottomesso e pieno di sensi di colpa. Assomiglia in modo impressionante al figlio.
Walter: Ciao, pap.
Padre: Oh...come va?.
Lungo silenzio imbarazzato tra i due. Si capisce che il padre non riesce a trovare le parole giuste per parlare al figlio.
Padre: Che t successo?
Walter: Te lho accennato al telefono, no?
Padre: Si, ma...
Walter: Vuoi un caff o un whiskino?
Padre: Quale whiskino, vorrei sapere cosa ti successo.
Walter: Adesso te lo dico, calmati per eh...
Il padre si toglie il cappotto e lo appoggia sulla sedia che funge da appendiabiti. Si siede sul letto del figlio e si accende una sigaretta. Il figlio in piedi davanti a lui. Spenge la musica.
Walter: Allora (gli porge un posacenere), ti dico subito che non c lho con te e che tutto quello che hai fatto per me qualcosa di incancellabile... che non riuscir a cancellare mai.
Padre: Non voglio che mi dici queste cose .
Walter: Lo so, ho bisogno di iniziare da qualche parte, per.
PAUSA
Il figlio apparentemente calmo e dimesso e nasconde la sua fragile emotivit con una smorfia di riso.
Walter: Pap, dopo quellepisodio che mi ha cambiato la vita, io non riesco pi a vivere e penso che non ne valga pi la pena. Ci ho provato, tu lo sai, ma qualcosa, dentro, mi ha logorato lanima. Io ti ho voluto vedere da solo, perch lo sai mamma com, fragile, sensibile... si metterebbe a piangere subito. Invece tra uomini... ecco io... ho ucciso un uomo e questo lo sai...
Padre: Mm.
Walter: Ma non sai quello che si prova dopo. C qualcosa dentro di me che ho cercato di analizzare. Ti mi hai consigliato di cercare di dimenticare, di andare avanti, di vivere nonostante tutto, ma io non ci riesco pi.
Padre: Senti Walter, io ti devo parlare...
Walter: (Interrompendolo) Anchio pap. Fammi finire. Voglio dirti la verit. Quel ragazzo che ho ucciso aveva un nome, si chiamava Pierre Coffinet, era francese, un attore, aveva fatto gi qualche film. Un giorno, il 14 febbraio, io chiamai lei, lo sai di chi parlo, e mi rispose invece questo ragazzo che mi insult e tra tante cose che mi disse, gli sfugg anche "figlio di puttana". Io questo non lho mai dimenticato. Allora quella sera, voi eravate partiti per Copenaghen, ti ricordi?, andai sotto casa sua e girai per tre ore come un folle con il motorino. Volevo vedere la sua faccia, ma soprattutto vedere chi era quel ragazzo che faceva lamore con la donna che amavo. Quando stavo per rinunciare e tornare a casa, lho incontrato per strada che passeggiava con un suo amico, un regista che mi conosceva: difatti, mi ha chiamato, io mi sono girato e quel ragazzo mi quasi saltato addosso. Ho cercato di difendermi, ma non riuscivo quasi a reagire. Per tutto il tempo che lei era stata con Marco, il suo fidanzato per cinque anni, io...insomma, mi ero ormai abituato a quel rivale. Quando, davanti a me, ho visto unaltra persona, non ho avuto la cattiveria necessaria per picchiarlo. Allora gli dissi "figlio di puttana!" anchio e poi me ne andai. Mi ricordo che, per, non tornai a casa, arrivai allospedale e mi dettero dieci giorni di riposo assoluto. Mi fasciarono il ginocchio che, cadendo dal motorino, avevo soltanto sgraffiato, e poi tornai a casa. Ero indeciso se denunciarlo o no, ma volevo cautelarmi. Non lho mai fatto. Ecco pap, questo episodio apparentemente banale, stupido, mi ha portato ad essere unomicida. Ti ricordi quando andai a Parigi, questestate, e ti dissi che partivo per un provino di cinema? Non era vero, avevo saputo dove abitava questo ragazzo. A Parigi comprai una pistola da un amico di Gerard e lo aspettai sotto casa sua. Per una settimana intera lo avevo seguito, ma non riuscivo ad essere pronto per quel gesto; avevo paura e avevo soprattutto paura delle conseguenze. Una sera, per, forse perch un negro quasi mi voleva picchiare, dopo che avevo parlato per un momento alla sua fidanzata, mi sono fatto coraggio. Ero deciso a vendicarmi di quelloltraggio. Sono entrato con lui dentro il portone del palazzo mentre rincasava, e l, nel momento in cui saliva le scale, lho chiamato, gli ho detto: "Hey! Ti ricordi di me? Figlio di puttana" e gli ho sparato due colpi. Lui caduto per terra schizzando sangue dalla bocca. Sono scappato via. Nessuno ha mai saputo niente su lautore di quel gesto; io sono partito due giorni dopo per Roma. Solo tu, pap, sai la verit e ti prego, ti scongiuro di non dirlo mai a nessuno, neanche a mamma, ad Alessandro, alla polizia, a nessuno. Me lo prometti?
Il padre non risponde.
Walter: Me lo prometti, pap?
Padre: Si, ma...
Walter: Grazie.
Il figlio va dal padre e fa per abbracciarlo. Il padre visibilmente commosso e si ritrae.
Walter: Ora sei lunico che conosce la verit. Da allora la mia vita cambiata. Non sono pi io, Walter, quello che accompagnavi agli allenamenti per vederlo giocare a pallone; quello che non ti parlava se era arrabbiato con te, ma dopo un po ci riusciva; quello che ha passato il capodanno con te e mamma fino a ventotto anni, te lo ricordi?; mentre tutti i ragazzi del mondo, magari, festeggiavano per le strade, alle feste, nelle discoteche, lunico ragazzo, forse, che passava il capodanno con i genitori ero io. Mah, chiss perch... Ora sono diventato unaltra persona. Lei ha sospettato di me, ma non mi ha mai detto nulla. Lho richiamata pi volte, mi ha sempre risposto: "non ho niente da dirti". Io, pap, vorrei che tu sapessi che sono stato forte, che anchio ho un orgoglio, un senso del dovere, unetica, una morale, ma tutto questo superato dal rimorso di aver ucciso un uomo che non mi ha fatto nulla di male, tranne quella parolaccia ed essere andato a letto con la donna di cui sono... ero innamorato.
Padre: Perch solo adesso hai deciso di parlarmene...? Ti avrei aiutato... mi avevi detto che si trattava di un incidente con la macchina e che non avevi mai saputo chi fosse...
Walter: E come? pap, tutto laiuto che mi puoi dare, capire che io ti voglio bene, come voglio bene a mamma e ad Alessandro. E proprio per questo ve lo voglio dire prima: per vedere le vostre reazioni. Non ci siamo sempre detti tutto, noi? Non ci siamo sempre scrutate le reazioni sui nostri volti? Ti ricordi, pap, come eravate felici il giorno della mia laurea alluniversit e tu orgogliosamente mi dicesti: "Il primo dottore della famiglia"; per, scherzando, mi dicesti anche, appena uscito dallaula della discussione della tesi: "Ma questi lo sanno che ti ho corretto i congiuntivi?". Noi ci siamo sempre detti tutto. Io non so se in unaltra famiglia stato cos.
Padre: E allora adesso cosa vuoi fare?
Walter: Ho deciso di farla finita, pap.
Padre: Farla finita come?
Walter: Farla finita. Mi uccido.
Padre: Ma che dici? Senti... perch non andiamo a fare una passeggiata, a prendere un po daria... ti far bene...
Walter: Pap, pap, sempre con le passeggiate. Ogni cosa che dici per me un ricordo. Mi ricordo quando venivo ad Ostia e facevano delle passeggiate in bicicletta insieme... che bello, vero? Io, ti confesso, dopo un po, mi annoiavo, per vedevo te che avevi un entusiasmo ed una forza incredibile e allora mi dicevo: <<anchio ce la devo fare>> e pedalavo per ore insieme a te. Pap, io ti ho ammirato tanto, questo lo devi sapere. Perch ti sei sposato giovane, a ventotto anni, alla mia et, perch hai avuto due figli, due case, con quella che mi hai comprato tre, perch hai sempre lavorato e non hai mai avuto peccati gravi su cui piangere... Grazie... per tutto...
Padre: E allora, proprio perch mi vuoi bene, dovresti finirla con questi discorsi... ascolta, io conosco quel professore di cui ti avevo parlato...Foglia...andiamo a parlare con lui...domattina ti prendo un appuntamento.
Walter: Pap non malinconia, o depressione; che io dopo aver ucciso quelluomo, non riesco pi a mangiare, a dormire, ad andare con una donna. Ce lho qua, in testa e la testa mi si gonfiata tanto che penso, da un momento allaltro, possa esplodere. Allora la faccio esplodere io, perch non resisto. Ma questo non vuol dire che non ti voglio bene, anzi, lo sai, volevo che lo sapessi. Senti... poi...per i funerali niente discorsi solenni, fiori, corone. Una sola, la vostra, bella grande. Per con poche persone e, per favore, lasciatemi, dentro la bara, qualche cosa di voi...e la bibbia. Alessandro sa dov. Pensa a tutto tu, mi raccomando, pap.
Il padre quasi in lacrime, si soffia il naso, si accende unaltra sigaretta che, poco dopo, spegne.
Padre: Ma a tua madre hai pensato?
Walter: Si, e non so se le dir tutto questo. Dovr inventarmi qualcosa e non so ancora cosa.
Padre: Vieni da me, stasera, mangiamo... stiamo insieme e vedrai che tutta questa malinconia che hai ti passa. Io non posso lasciarti qui, in questo stato, con queste idee....possibile che tu non riesca a capirlo...senti, capisco che quella storia sia stata difficile da digerire...il rimorso magari...ma non c solo il rimorso nella vita...si pu sbagliare...chiunque pu sbagliare...chiunque.
Il figlio osserva lorologio.
Walter: A mezzogiorno verr mamma. Vi ho chiamati a distanza di unora. Mi dispiaciuto molto che tu e mamma non stiate pi insieme. Ma che successo, porca puttana?
Padre: Niente, non successo niente, ma non mi ha voluto spiegare tutto quello che volevo.
Walter: Sei sempre il solito, ancora con quella storia. Ognuno di noi ha delle fissazioni e se laltra persona che sta con lui, o che vive con lui, non le condivide, non ci piace pi e ce ne distacchiamo. Perch? Quando tu e mamma tornavate insieme, io ero contento, telefonavo a lei, a quella ragazza che mi piaceva, e glielo dicevo. Dopo una settimana, voi eravate, di nuovo, ognuno per conto suo. Secondo me ha qualcosa a che fare col demonio.
Lungo silenzio tra i due interrotto da un sospiro nervoso del padre.
Padre: Senti, anchio quando ero giovane avevo deciso di farla finita, lo sai? Non te lho mai raccontato? Ero appena tornato dal militare e non so perch, io, una volta, offesi tua nonna. Le alzai le mani addosso. Poi, dopo, ero cos disperato che la notte piansi; decisi, anzi, di uccidermi. Lei se ne accorse, si svegli e mi fece una camomilla. Io tornai a dormire e quando mi alzai, la mattina dopo, la abbracciai e le chiesi scusa. E tutto fin cos.
Walter: Io ho ucciso, pap.
Padre: (frenetico) Anchio ho ucciso in tempo di guerra. Era un tedesco. Te lho raccontato, quando stava facendo violenza su zia Emilia ed io da dietro lo colpii con un sasso alla testa. La sua testa si apr come una noce di cocco... Avevo sedici anni...Avevo giurato a Emilia di non raccontare mai niente a nessuno...lavevo giurato su di te.. Lo buttammo nel fiume...Anche se ti macchi di qualcosa di indicibile, non per questo, poi, devi dare un dispiacere a tua madre e tuo padre, con un gesto insano, contronatura, sbagliato. Pensa a tua madre. Lei si getterebbe dalla finestra.
Walter: No, no, parler con Alessandro. Lo so, devo ancora trovare il modo per dirglielo, tu, per, mi hai giurato che non dirai mai niente a nessuno. quasi mezzogiorno, vuoi aspettare mamma, qua?
Padre: S... no, se la vedo ....
Walter: E allora dobbiamo salutarci, mi dispiace, pap... torna stasera, se vuoi. Alle sette ti va bene?
Padre: Stasera lavoro. Ascoltami, Walter, prendo qualche giorno di ferie e ce ne andiamo io e te, insieme, a fare un viaggio, da soli: a New York, Dallas, Los Angeles. Andiamo a giocare al casin. Ci divertiamo, vedrai.
Walter: Pap, quando uno, testardo come me, ha deciso una cosa, non c pi niente da fare. Potrei dirti: "daccordo preparo le valigie", ma una balla. Poi, tanto, un giorno ci rivedremo, no?
Padre: Tu fai finta di essere religioso, ti fai il segno della croce, frequenti Don Sergio... ma il suicidio non ammesso dalla Chiesa, dal papa, da Dio, lo sai questo no?
Walter: Se per questo neanche il preservativo...Dai, pap, quasi mezzogiorno; se non vuoi incontrare mamma, bisogna che adesso ci lasciamo.
Padre: Io ti devo dire molte cose, perch....
Walter: (interrompendolo): Lo so, pap, ma io devo parlare con mia madre e dirle qualcosa al riguardo, perch lei mi ha fatto nascere, no?
Padre :Se per questo, tutti e due tabbiamo fatto nascere. Guarda che il bene che ti vuole tua madre uguale al mio...anchio ho fatto tanto per voi...qualche volta mi avete fatto incavolare ma...quando hai deciso di andare a vivere per conto tuo, io credo di essere diventato vecchio...cos improvvisamente...ero abituato a te...ad Alessandro... anche se lui c stato poco a casa...non servivo pi... a farti la colazione la mattina... a comprarti i cornetti...a portarti il giornale...oh, io ti...voglio bene (lo abbraccia, cerca di toccarlo in viso, poi improvvisamente, cambiando tono ) Walter, Io non esco da qua, se tu, prima, non mi assicuri che non lo farai.
Walter: Pap, cos non risolvi nulla (si libera dalle braccia del padre). Io ho deciso ormai. Ci penso da due anni, tutti i giorni, tutte le notti, tutte le ore, i minuti, lo capisci? Sono quasi impazzito, non riesco pi a...pensare...a sorridere...a.... Ma che cosa ho fatto? Tutto per quella stronza! Maledetta puttana... Mha rovinato la vita.(prende a calci il divano dove seduto il padre) Scusami (al padre).
Padre: Non ci pensare pi a quella. Tho sempre detto, ma tu non vuoi mai darmi retta, di averne due, di ragazze, cos una di ricambio se le cose vanno male con la prima...Walter, vedrai che le cose si sistemano da sole. Stai tranquillo. Il tempo, tanto, cancella tutto... figurati cancella le emozioni, gli amori, gli affetti, i ricordi...cancella anche le giornate storte, le facce da dimenticare, lodio, la disperazione... E poi, penso che quasi normale...alla tua et si malinconici, depressi qualche volta...Poi basta che ti fai un giro...conosci qualche sventola che ti rif assaporare il gusto della vita... cos...sono stato anchio giovane, che ti credi...anche se erano altri tempi...che forse non torneranno mai pi...Senti Walter io...ho deciso di farti un regalo...una cosa bella, per eh, cosa ti serve? cosa vuoi?
Walter: Niente, non mi serve niente.
Padre: Ci sar una cosa che vorresti...una cosa a cui pensi sempre... che ti darebbe la felicit di averla...io te la voglio regalare...
Walter: Una cosa ci sarebbe...
Padre: Dimmi.
Walter: Mi vuoi fare un altro regalo...mhai comprato una casa, no?
Padre: Non ti serve proprio niente...
Walter: Non adesso...
Padre: E se prendessimo un teatro...
Walter: Un teatro? Dove lo trovi un teatro libero?
Padre: Beh, lo cerchiamo...alla fine salter fuori...
Walter: E poi?..
Padre: E poi ci reciti tu...hai detto che ti sei stufato di fare le tourne, ma la passione t rimasta, no?
Walter: Non lo so pi...
Padre: Potresti programmare una stagione intera...faresti il tuo spettacolo... che ne so...Romeo e Giulietta...
Walter: Gi lho fatto...
Padre: Lo rifai...Non lo puoi rifare?...poi chiameresti ...Silvana e Marco e Paola...insomma chi vuoi...i tuoi amici...
Walter: Non so pi se sono miei amici...Io non ho amici...
Padre: Io ti aiuterei...potrei fare lamministratore della tua compagnia...tanto fra poco andr in pensione...mi divertirei...
Walter: Perderesti un sacco di soldi per niente...
Padre: Tu non ti preoccupare di questo...intanto lavori...fai quello che vuoi...ospiti gli attori, le compagnie che stimi...e poi si vedr...pensaci, eh?...Se viene tua madre adesso non dirle quelle cose, la faresti impazzire...Io.. ti chiamo pi tardi dallufficio. Mi fai stare tranquillo, eh? A che ora viene tua madre?
Walter: Adesso... Dovrebbe essere gi qui...Perch avete deciso di non parlarvi pi? E per quella storia in America?
Padre: Quale storia?
Walter: Alessandro me lha detto...
Padre: Che tha detto?
Walter: Che tu sei andato a trovarlo in America con una donna...
Padre: Si, mb... era una mia amica...tua madre pu fare quello che le pare e io no?...
Walter: Non dire cazzate...Lo sai bene che mamma una donna seria...Perch sei dovuto andare a trovare Alessandro...Vattene in America con chi ti pare...ma senza farci entrare noi, no? a me non mi vieni a trovare con quella puttana... non la faccio entr...
Padre: Quando io ho cercato di parlare a tua madre, stata sempre evasiva...per me era fondamentale sapere certe cose...
Walter: Ancora con quella storia...come fai ad essere geloso di una persona che mamma ha conosciuto prima di conoscere te..."gelosia retrospettiva" si chiama... che avr visto s e no tre volte...andava a lavorare da lui e basta ...poi ha conosciuto te e tu sei stato il primo, no, non sei stato il primo?
Padre: E allora perch stata sempre restia a parlarmene?
Walter: Lhai fatta impazzire...io me lo ricordo quando lhai fatta piangere...quando le hai alzato le mani addosso...
Padre: io mi ricordo quando mhai denunciato...come Giuda...
Walter: Ti sbagli, ho soltanto accompagnato mamma alla Polizia perch me lha chiesto, ma poi non abbiamo fatto nessuna denuncia...
Padre: Sembra che siate contenti di questa situazione...nessuno fa niente...tutto tranquillo per voi...
Walter: Guarda...
Padre: Guarda che la colpa che io e tua madre ci siamo separati pure vostra...anzi soprattutto vostra...
Walter: Che avrei dovuto fare?
Padre: Saresti dovuto uscire di casa quando io e tua madre volevamo stare da soli...
Walter: Dove andavo? Per strada? A sedici anni...
Padre: No, ce ne avevi venti...
Walter: Potevate andare voi al mare...Hai la casa... potevate andare l...potevate farvi un viaggio insieme...la verit che hai torturato mamma per ventanni...
Padre: Che ne sai tu della mia vita...di mia moglie...?
Walter: Cos mha detto...
Padre: Cos mha detto...Cos mha detto...S confessata con te? Io non lo so se normale che due ragazzi a ventanni stanno sempre dentro casa...con la madre...
Walter: Dovevamo studiare...
Padre: E tuo fratello?
Walter: Pure...
Padre: S..., da quando ha avuto i pedicelli non pi uscito...
Walter: Avr avuto dei problemi psicologici...
Padre: Tutti possono avere dei problemi psicologici...meno che io...
Walter: Comunque adesso sei contento, no? Io sto qua, Ale sempre fuori, mamma da nonna...
Padre: S, s... avrete dei rimorsi per tutta la vita...ricordatevelo sempre questo...
Walter: Per quello che mi rimane da viv...
Il citofono suona. Walter lascia il padre sulla porta e va a rispondere:
Walter: S...Fra poco... Ciao...(al padre) E mamma...Se scendi per le scale non la incontri...
Padre: Beh, forse ti far bene parlare con lei...non fare cazzate...
Il padre cerca di nuovo di accarezzarlo, ma lui lo evita. Poi Walter lo abbraccia e gli sussurra:
Walter: Grazie, pap!
Padre: S,s...
Il padre prende il soprabito ed esce. Il figlio chiude la porta. Dopo alcuni istanti accende la televisione. Si sofferma sui cartoni animati. Poi accende lo stereo e inserisce un cd di Vangelis. Va alla scrivania e corregge dei fogli con un bianchetto. Esamina a lungo il foglio controluce. Si sente suonare il citofono.
Walter: E andato via...sali, ciao! (Chiude il citofono) Com difficile volersi bene...
Dopo alcuni istanti entra la madre. Walter abbassa il volume della musica e la bacia. una bella donna sui cinquanta, alta, bionda, estremamente materna e affettuosa dagli sguardi, dagli occhi, dai gesti, dalle parole.
Walter: Mammocchietta!
Madre: Eh, s... sceso per le scale... Lho visto dalla finestra del cortile...Che tha detto?
Walter: Niente... che mi doveva dire...Le solite cose...
Madre: Tha chiesto di me?
Walter: No, le solite cose...
Madre: Cio?
Walter: Lo sai, che la colpa nostra...che non siamo usciti...che tu non le hai ancora spiegato tutto...
Madre: Dopo tutto quello che mha fatto ancora ha il coraggio di...non ci posso pensare...
Walter: Non ci pensare.
Madre: Stai bene qua?
Walter: No, senza di te non sto mai bene.
Madre: E allora perch non torni a casa...da me?
Walter: E chi lo sa che un giorno non torner? Come stai?
Madre: Bene, stamani dovevo andare in ufficio ma ho chiesto un giorno di permesso. Quant che non ci vediamo?
Walter: Cinque giorni.
Madre: A me sembrano di pi....
Walter: Esagerata. Mammocchietta, che bel cappello che hai... quello che tho portato da Parigi, no?
Madre: S. Era da molto che non lo mettevo...mi sta bene, vero? (fa un giro su se stessa).
Walter: Divinamente...sembri Catherine Deneuve...
Tutte queste battute sono dette con apparente distacco e tranquillit. La madre allinizio non deve sospettare nulla sui propositi del figlio.
Madre: Allora, (passeggiando per la camera e sistemando le cose in disordine) mi hai chiamato perch ti devo stirare le camicie e lavare i panni sporchi? Dov la sacca ?
Walter: "La lavanderia rusticana". Ti ricordi? No, no. Devo parlarti, mammocchietta, siediti.
La madre si siede sul letto accanto a Walter
Walter: Nonna come sta?
Madre: Sempre uguale...mai che le fai una telefonata...
Walter: Lho chiamata, non risponde...
Madre: Quando lhai chiamata?
Walter: Ieri mattina...tu eri in ufficio...mamma, ti ho detto che avevo dei problemi seri, no?
Madre: Quali?
Walter: Fisici. Ti avevo detto che non mi sentivo pi bene... che avevo fatto delle analisi. Quelli sono i risultati. (Indica la scrivania) Mi dispiace mamma ma devo darti una brutta notizia.
Madre: Cio? Cosa c, parla.
Walter: Sono ammalato, mamma, ammalato di un male cattivo, che porta il fisico a distruggersi, a rovinarsi, a diventare brutto e ad essere una larva. Io non voglio diventare cos.
Madre: Ma che dici... fammi vedere i risultati delle analisi.
Walter: la verit, guarda anche tu, leggi qua.
Il figlio va alla scrivania, prende dei fogli, li osserva, poi li fa vedere alla madre.
Walter: Vedi c scritto positivo. E sai cos questa sigla H.I.V? lAIDS, la peste del secolo.
Madre: Ma che dici, Walter, ti prego non scherzare su queste cose...
Walter: Non scherzo, la verit, purtroppo...
Madre: ma che stai dicendo. Ci sar stato un errore, uno sbaglio, uno scambio di provette... non pu essere...tu sei sano...
Walter: Non c nessuno sbaglio. Le ho fatte due volte. Anzi tre. Sai cosa succede quando, al primo test, accertano che sei positivo? Ti richiamano e ti rifanno un altro test. Se anche questo positivo si procede con un ultimo test, molto sofisticato e preciso...si chiama il Western Blot. Questo il risultato dellultimo responso clinico: Il Western Blot: positivo.
Madre: Tu... ma che dici, Walter. (Lo abbraccia. Sta quasi per piangere, poi con voce inudibile) No, no, no.... Aiuto, Ges mio, aiuto, aiuto.... Ma come successo? Chi te lha trasmesso? Chiamo il dottor Molinari (va verso il telefono).
Walter: (Le attacca il telefono, labbraccia): mamma, mammocchietta, io devo dirti molte cose... siediti... siediti...
La madre, pian piano che il racconto del figlio va avanti, sembra una bambina ipnotizzata.
Walter: Tutto iniziato nel 1988. Ti ricordi che ti dissi che frequentavo quella ragazza, Eva, che poi arrestarono per droga. Io, naturalmente, a quei tempi non ne sapevo nulla. La vedevo, ci incontravamo e... beh stavamo insieme. Dopo un po, si seppe che faceva da tramite con il Sud America per traffici illeciti di droga: cocaina ed eroina. Io le chiesi, se anche lei facesse uso di queste sostanze, ma Eva mi ha sempre assicurato di no.
Madre: E allora?
Walter: Io le credevo. Infatti, non era lei, ma il suo vero fidanzato...o lamante; insomma, quellaltro che frequentava: uno che poi morto di eroina, che deve averglielo trasmesso e lei lha trasmesso a me. E come una peste, unepidemia. Forse lavremo fatto una volta senza preservativo. Io non mi sento male, adesso. Sto bene. Ma ho pochi mesi di vita normale prima dello sfacelo e del decadimento fisico e di conseguenza morale. Ho parlato con il medico delle analisi. Quando sono tornato e gli ho giurato che non facevo uso di sostanze tossiche, lui non ci credeva...Io sono svenuto quando ho appreso non solo di essere sieropositivo, ma di avere lA.I.D.S conclamata, come si chiama in termine medico...M crollato il mondo addosso...
Madre: Tu non sai quello che sto provando io. Avrei voglia di buttarmi gi dal balcone.
Walter: Se lo fai, non sei pi mia madre, mentre io voglio che tu ricordi tuo figlio anche se, qualche volta, stato cattivo con te.
Madre: Ma che dici, Walter?
Walter: No. No, qualche volta tho fatto arrabbiare. Lo so. Scusami adesso. Scusami anche se tardi, ora. Il rapporto tra una madre ed un figlio, penso che non si possa descrivere a parole. Quando una volta, mi chiedesti perch scrivendo sempre poesie ancora non ne avevo scritto una tutta per te, ti ricordi, cosa ti risposi? Che non potevo, perch tu eri dentro tutte le poesie che ho scritto e dentro tutto quello che ho fatto, ho detto, da quando sono nato fino ad adesso. Io ti devo... tutto. Io... mamma, volevo ringraziarti di avermi messo al mondo e di avermi fatto vivere per ventotto anni, sereno e tranquillo. Ora per arrivata questa disgrazia.
Madre: Ma ci sar un rimedio, una medicina, faremo dei controlli; vedrai che potrai stare meglio, curarti. Io far qualsiasi cosa per te. Fammi vedere quei fogli.
Walter: (Le consegna i fogli delle analisi) No. mi hanno proposto un sostegno psicologico allU.S.L., ma io non voglio che tu mi veda sfiorire. Voglio che tu pensi a me come a qualcuno che ti ha amato sopra ogni altra cosa al mondo e proprio perch ti vuole bene, non vuole che tu soffra vedendolo soffrire, giorno per giorno, fino alla fine... perch, mamma, purtroppo, devo morire. scritto.
Madre: Ma che dici, tu sei ancora giovane, sei sano, hai tutto unavvenire di fronte a te. Pap lo sa?
Walter: No, non lo sa. Sei lunica a cui lho detto. venuto prima... te lavevo detto, ma gli ho inventato unaltra storia. Promettimi che non dirai niente a nessuno. Sai com fatto pap... capirebbe chiss che cosa...direbbe magari che sono diventato frocio... promettimelo.
Madre: Non lo so... Io... non credo che tu...
Walter: Promettimelo.
Madre: S...
Walter: Grazie (Le bacia le mani, riprende la cartellina con i fogli, le passa il fazzoletto dalla borsetta e le asciuga le lacrime). Mamma voglio dirti una cosa. semplice. Piuttosto che vedermi morire, muoio di mia spontanea volont. Non pi bello, cos? Ho deciso di morire prima che questa malattia, che mi ha azzannato e non lascer la preda, mi uccida dentro e fuori. Tu vuoi vedermi quando sar brutto, senza denti, senza capelli, dimagrito, con la pelle del volto come una foglia secca, pieno di pustole su tutto il corpo? Io no. Ti ricordi quando avevo tutte quelle bolle ai piedi perch avevo la varicella e tu ci passasti sopra prima il rinfrescante, poi con i fazzoletti mi mandasti dellaria fresca sui piedi per darmi sollievo e poi, nonostante tutte quelle bolle, me li baciasti come quando ero bambino? Io non lo scorder mai. Ma immaginati tutte quelle pustole lungo tutto il corpo, la faccia, la pelle. Io non vorrei mai che tu mi vedessi in quello stato. Mai. Mi vergognerei troppo. E allora... ho deciso. Trover il modo, ma volevo dirtelo prima. Tu sai tutto di me o quasi. S, tutto. Io... ho immaginato molto di te, ma tho sempre voluto un bene che non era edipico, malato. Era un bene forte. un bene forte, sano, sincero, di un figlio verso una madre che gli stata sempre vicino, sia nei momenti migliori che nei momenti peggiori. Questo uno di quei momenti peggiori. Ma ce ne sono stati di momenti belli, no? Quando litigavo con te, stavo male tutta la notte e il giorno dopo, fino alla pace. Lo sai, non te lho mai detto, mi sforzavo di apparire duro, ma dentro ero di panna. Ti vedevo quando mi lavavi tutte quelle tute sportive, i calzoncini, le magliette per quando giocavo a pallone e che riportavo a casa sporche, piene di fango e che tu, pazientemente, mi lavavi, mi stiravi, mi cucivi. Ti vedevo e mi dicevo: "Quanto bene mi vuole, mamma". Tutte le volte che mi hai rimboccato le coperte, tutte le volte che mi hai cucinato, che mi hai aspettato che rientrassi a casa, tutte le volte che mi hai scritto i bigliettini: "non prendere il motorino quando piove, pericoloso" "il sugo pronto, devi solo scaldarlo" "chiudi bene casa" "non aprire a nessuno" " fatti la barba che sembri pi pulito"...io li conservo tutti..e le volte che mi hai aiutato a fare i compiti con pap e, insomma, tutte le volte che siamo stati insieme... a chiacchierare. Hai visto tutti i miei spettacoli. Tutti. Ti ricordi a Venezia...? cera anche Alessandro... Sai quante madri se ne fregano dei figli, vanno a ballare, a divertirsi, anche se i figli a sedici - diciotto anni avrebbero bisogno della loro presenza, del loro affetto. Quello che a me non mai mancato. Non ho sofferto mai, proprio perch ceri tu che risolvevi i miei problemi, che mi toglievi lansia, che mi davi sicurezza, che mi confortavi. Mi ricordo, mammocchietta, quando venivi a scuola, e tutti i professori, vedendoti, si innamoravano di te ed i miei compagni mi invidiavano perch nessuno aveva una madre bella come la mia e allora io me ne vantavo, ed era come se mi sentissi superiore a loro. Poi sono cresciuto. Ho imparato ad essere pi... umile. Mica tanto, per. Quando uscivamo insieme, ci prendevano per fidanzati; ti ricordi? Grazie per tutto quello che hai fatto per me. Per avermi accompagnato, seguito, incoraggiato. Ogni volta che mi dicevi: sono orgogliosa di te, io mi sentivo un groppo alla gola, come se ci fosse un rospo dentro. Magari... ma che fai, piangi? Dai..., mamma...
Madre: Come faccio a non piangere? Io non so se tu stai scherzando, se mi prendi in giro?
Walter: Io non ti prendo in giro. Ho deciso di morire, ti prego, per, perch la verit la conosci solo tu e quindi non la devi raccontare a nessuno... non ti crederanno.
Madre: (Smarrita) Cosa... io... che devo fare?
Walter: Mi devi giurare, anzi promettere, da madre, per tutto il bene che mi vuoi, di aiutarmi a fare questo passo doloroso per te, per me, per pap, per Alessandro, ma necessario. Io ho bisogno di morire in pace, senza soffrire. Poi penso proprio che tu ed io continueremo a parlare. Almeno io ci prover sempre. Star da qualche parte e ti chiamer: "mammocchietta...,mammocchietta... come stai? Tu sforzati di ascoltarmi, per, eh? (Walter con le lacrime agli occhi anche lui, ma si trattiene proprio perch vede la madre costernata ed indifesa). Devi essere forte. Pensa a quelle madri che perdono i figli di morte violenta. Il figlio la saluta, magari dopo pranzo: Ciao ma...ci vediamo dopo... e poi lo squillo dei carabinieri: <<c stato un incidente...ci dispiace...suo figlio... morto...>> Senza preavviso...senza aver pensato a guardarlo bene per lultima volta...senza spiegazioni. Io no, ho deciso di morire prima che la morte abbia il sopravvento e di dirvelo per non farvi soffrire pi di tanto perch lo. so che soffrirete... Cerca di capirmi, mamma.
Madre: Io cerco, ma non ci riesco.
Walter: Prega e abbi fiducia in me. Io, ovunque sar, cercher di mettermi in contatto con te per parlarti. Mi prometti che cercherai di ascoltarmi? Facciamo la mattina alle dieci...va bene, daccordo...ci sintonizziamo alle dieci, eh, tutte le mattine? La madre, disperata, annuisce. Grazie, mamma. Vuoi qualcosa da bere?. Un bicchiere dacqua?
La madre annuisce
Walter: Alessandro?
Madre: (Singhiozzando) Tornava oggi... da Ghedi... alluna...che ore sono?
Walter: L una e mezza. A momenti sar qua. Mamma ricordati che io non voglio che ne Alessandro, ne pap, sappiano di questa storia. Ad Alessandro gli parler con altre parole. Ti prego. Solo tu sai la verit.
Madre : Perch non vuoi?
Walter: Perch... Non lo so... penso che non capirebbero. Solo tu mhai capito nella mia vita... nessunaltra...
Il telefono squilla
Walter: S, pronto. Ciao, come stai? Che voce ho? normale. S, qua. Tutto bene. Dove sei? Ah, sei vicino, allora senti: ti va bene alle due? S. No. Mamma va via con la sua macchina. No, non ti preoccupare. Ti parler poi. Va bene. Ciao.
Madre: Che gli hai detto?
Walter: Chiamava dal telefonino. Sta arrivando. Gli ho detto che lo aspetto alle due, fra mezzora. Cos d anche a lui la possibilit di fare o dire qualche cosa, no? Se ci sei tu, come fa a parlarmi?
Madre: Walter, ascolta, io ho dei soldi in banca, se riusciamo a trovare una soluzione... fammici pensare, almeno... Magari c un dottore che ti pu aiutare. Ma perch non mi ascolti? Io sono tua madre ed ho il diritto di parlarti, di chiederti di pensarci e soprattutto di... senti, mi puoi dare quei fogli? Li faccio vedere al Dottor Molinari? a Michele? Vuoi?
Walter: No, i fogli rimangono qua. Anzi, ti dico subito che li brucer, proprio perch voglio che nessuno, tranne te, sappia niente del mio male. Figurati, pap che tragedia farebbe... Anzi, ecco... li brucio ora.
Walter prende un accendino e brucia i fogli. Poi esce da una quinta in fondo dove c il bagno. Si sente lo scroscio dellacqua del water. Walter riesce.
Madre: (Disperata) Io... Walter, vorrei dirti che non giusto quello che hai fatto, che dovresti cercare di parlare con.. tuo padre, con qualcuno... con Padre Sergio per esempio e vedrai che lui ti aiuter. Oppure con un medico. Vuoi che chiami Michele?
Walter: No, grazie mamma. Padre Sergio verr oggi alle tre. Io non ho bisogno di dottori. Io ho bisogno di tranquillit che non mi pu pi dare nessuno. Neanche te. Solo la morte.
Madre: Guardami in faccia, la verit quella che mi hai raccontato?
Walter: Mamma, ti voglio troppo bene per mentirti.
Madre: la verit o mi nascondi qualcosa? Tu, da quando hai conosciuto quella ragazza, non sei pi stato sereno. Ci vorrei parlare io con quella ragazza. Ci parler. Io riuscir a trovare il modo di aiutarti...riuscir ad aiutarti... (a poco a poco sembrer come se la madre-illuminata da un faro- parli da sola, in un delirio da shock)...non pu essere...non pu essere...mio figlio... la cosa pi importante della mia vita...pi sana... che non ha avuto mai malattie...solo gli orecchioni e la varicella... s ma quandera ragazzino...aveva quattordici anni...s mi ricordo che era andato con il padre alla partita della Lazio...Lui della Juventus, ma il padre della Lazio e allora tornando a casa mi disse, mammocchietta, ho un prurito ai piedi..Io allora gli tolsi le scarpe... poi i calzini...aveva tutte pustole, tantissime, ma solo sui piedi...ed allora io mi ricordo che tutta la notte stetti alzata vicino a lui e lo sventolavo...si, insomma gli facevo aria con un fazzoletto e lui soffriva, soffriva tanto...mi diceva: mamma tagliameli i piedi...ed io allora gli dicevo: e poi come fai a giocare a pallone? a giocare in serie A? Per lui il calcio era tutto...Voleva diventare un calciatore, era bravo, giocava a centrocampo...era il numero otto...ma non andava molto daccordo con gli allenatori...ce nera uno che lo chiamava Dossena...quello che poi aveva giocato in nazionale...una domenica il mister... dice a Walter, che il capitano: "non uscire dal cerchio del centrocampo, altrimenti ti faccio uscire..." Walter ha giocato tutta il primo tempo dentro quel cerchio...ad un certo punto per per fermare un avversario ha messo i piedi fuori di un metro, forse due...e allora lallenatore si alzato dalla panchina e lha fatto uscire...quando tornato a casa si rinchiuso in camera ed uscito solo la mattina dopo per andare a scuola...Walter unaltra volta mi raccont che lallenatore una volta invit tutta la squadra a casa sua... Era vestito di rosso...li fece entrare... in casa teneva dei soprammobili...degli accendini con le forme del sesso maschile...inizialmente Walter pensava a uno scherzo...poi invece lallenatore gli fece vedere il contratto firmato con una squadra di serie B...bastava inserire il nome del pi volenteroso...del pi accondiscendente...e sarebbe finito a giocare in serie B...a diciassette anni...Per questo Walter non fece carriera...Era pulito, sincero, come gli avevo insegnato io...mamma, mi diceva il calcio una mafia...poi ha cominciato a fare lattore...s tolto belle soddisfazioni...quando faceva le tourne tutti i giornali parlavano di lui...foto, recensioni, interviste...hanno scritto di lui come se fosse un talento naturale...ne ha fatti tanti di spettacoli...per quello che pi mi piacque e glielo dicevo sempre, era "La famiglia Lancaster"... lultima scena, con la madre...quando si abbracciavano e si rimproveravano a vicenda, ma perch si volevano bene...ogni sera in teatro quando usciva lui ai ringraziamenti cera un boato...come se avesse segnato un goal...mamma, mi diceva quando tornava a casa, stasera ho segnato...ho segnato ancora...e mi abbracciava...
Torna lilluminazione precedente, Walter sorride, la guarda teneramente. Poi le dice qualcosa allorecchio, che noi non ascoltiamo. La madre prende la borsa, i suoi oggetti ed esce molto lentamente, quasi inconscia per quello che sta facendo. Walter accompagna lazione della madre. Poi si gira verso il pubblico. Si ferma lungamente in silenzio. Si siede sul letto, poi si alza, va verso la scrivania. Apre il cassetto, prende la pistola, la osserva e la ripone. Prende un foglio, scrive qualche breve frase. Alza il telefono, compone un numero e riattacca. Si sente aprire la porta, con delle chiavi. Alessandro, in divisa da ufficiale di aeronautica. il fratello maggiore, alto, moro, con i capelli cortissimi.
Alessandro: Ciao, come stai?
Walter: Bene, bene.
Alessandro: Allora, come va?
Walter: Bene, tu?
Alessandro: Sono stanco morto, perch oggi ho volato alle sette di mattina. Poi il viaggio... Ieri sera ho studiato tutta la notte...
Walter: Per quellesame.
Alessandro: Quale?
Walter: Ingegneria.
Alessandro: Meccanica?
Walter: Eh, s.
Alessandro: No, quello ce lho il 17. Dovevo studiare perch sto preparando un elaborato. Mamma?
Walter: andata via, cinque minuti fa.
Alessandro: Laccompagnavo io, no? Perch non lhai fatta aspettare?
Walter: Aveva la sua macchina. Poi meglio cos.
Alessandro: Perch?
Walter: Ale, senti...
Alessandro: Mm (Si sdraia sul letto sfinito e accende la televisione).
Walter: Scusami (Gli spenge la televisione).
Alessandro: Perch? Voglio seguire il telegiornale. Hai saputo di quel F104?
Walter: S, purtroppo... dovrebbero rifiutarsi di volare con quelle "bare volanti"...Ti devo parlare.
Alessandro: Che c? Dimmi.
Walter: una cosa grave...
Alessandro: Cio?
Walter: Io te lo dico, ma tu mi devi giurare, come se giurassi alla bandiera o ad un tuo superiore, di conservare il segreto.
Alessandro: Che c?
Walter: Devi giurare di non dirlo a nessuno.
Alessandro: Cosa?
Walter: Quello che sto per dirti.
Alessandro: Va bene, giuro.
Walter: Giuri cosa?
Alessandro: Che non dir niente a... Dai, non fare il bambino.
Walter: Neanche tu. Oppure fallo. Non lo so. Ma per me importante che rimanga tra noi.
Alessandro: Giuro, te lho giurato, no? Che cosa successo?
Walter: Ho deciso di... suicidarmi.
Alessandro: Che cosa? (Si alza dalla posizione sdraiata e rimane seduto sul letto).
Walter: Non hai capito? Ho deciso di suicidarmi.
Alessandro: E perch?
Walter: Amo una donna.
Alessandro: E allora?
Walter: Lei non mi ama.
Alessandro: E allora? Chi se ne frega, se non ti ama.
Walter: Ho deciso di suicidarmi, perch non penso che io e lei potremmo mai stare insieme.
Alessandro: (Si alza) Walter, ascolta stronzetto, ma a mamma gli hai detto questo? (Lo prende per il collo della camicia).
Walter: Non esattamente.
Alessandro: Cosa vuol dire, non esattamente?
Walter: Non esattamente.
Alessandro: Cio?
Walter: Cio no.
Alessandro: Senti, che hai? Vuoi un prestito? Ti servono dei soldi? (Lo rilascia dalla presa).
Walter: S.
Alessandro: Quanto, ti serve?
Walter: Cento milioni. Me li puoi dare?
Alessandro: E che ci devi fare?
Walter: Mi devo comprare una bara doro.
Alessandro: S, va bene. Senti, stronzetto, pap lhai visto?
Walter: S, oggi e allora?
Alessandro: Allora cosa?
Walter: Perch mi chiedi di pap?
Alessandro: Che gli hai detto a pap?
Walter: Gli ho detto che non ce la facevo pi.
Alessandro: E ti volevi suicidare.
Walter: S.
Alessandro: E lui?
Walter: Lui cosa?
Alessandro: Che ti ha detto pap?
Walter: Niente. Senti, ti devo parlare...
Alessandro: Ascoltami tu (Aggressivo e minaccioso, gli si avvicina). Sono io che ti devo parlare. Io non so se scherzi o fai sul serio. Non mi interessa. A me interessa che tu stia bene. E che tu non faccia soffrire mamma e pap...i nostri genitori, che non sono pi ragazzini, hai capito? Allora, se quella ragazza non ti caga, peggio per lei. Pensa un po... (cerca le parole) e se ci facessi lamore e poi si rivelasse diversa da come te la immagini? E se... le puzzasse lalito, per esempio? E se non sapesse cucinare? E se ti tradisse? E se non fosse una brava ragazza? E se fosse una troia?
Walter: A me non interessano le brave ragazze. Non mi interessa nessuno. Io amo solo lei.
Alessandro: Ma che cazzo dici? (lo prende per il collo, inizia una colluttazione, Walter scivola, Alessandro cerca di rialzarlo e lo trascina quasi per terra, poi urlandogli sopra) Ami solo lei, perch da cinque anni stai chiuso in casa, senza vedere nessuno, non esci pi, non frequenti pi nessuno...coglione! (gli da uno schiaffo).
PAUSA
Walter(inebetito): Chi dovrei frequentare?.
Alessandro: Non lo so! Guardati attorno. Ci sar qualche ragazza carina che ti vuole, no?
Walter: Ale, io ti voglio bene.
Alessandro: Anchio, ma che cazzo centra questo?(si rialza e si ricompone)
Walter: Niente, volevo che lo sapessi.
Alessandro: Senti, scusa dai, mi fai incazzare, per.. (Cerca di cambiare discorso), vorrei che mi correggessi queste paginette, per quellelaborato che sto preparando. Ti va?
Walter: Fammi vedere. Poi, per, anchio dopo ho una cosa da chiederti. Alessandro prende dalla borsa dei fogli e glieli consegna. Poi inizia a leggere, evidentemente, delle fotocopie.
Alessandro: Quando dico: Le pubblicazioni didattiche vengono prodotte dalle scuole e dagli istituti di formazione della Forza Armata, Accademia Aeronautica, Scuola di Guerra Aerea, Scuola di Applicazione, ecc., che incaricano un esperto della materia da trattare. Secondo te, dovrei scrivere qui le varie ipotesi, cio compensi monetari, acquisizione dei diritti dautore, stipula del contratto, ecc. oppure li inserisco con una nota a pi di pagina?
Walter: Forse sarebbe meglio che le scrivessi dopo con delle lettere A-B-C-D. Per anche cos non male. Io lascerei cos. (Legge, in silenzio, il resto della relazione. Poi trova un errore) Qui al posto di verifica che hai gi scritto tre volte, direi un sinonimo: che so, controllo, esame. Vedi tu.
Alessandro: Mm. Va bene. Grazie. Per il resto?
Walter: Per il resto, tutto ok! Passo e chiudo. (Gli rid i fogli).
Alessandro: Grazie dottore.
Walter: Prego ingegnere.
Alessandro: E pensare che tu volevi fare il calciatore ed io il pianista.
Walter: E invece uno fa il pilota e laltro faceva lattore.
PAUSA
Alessandro: Come faceva?
Walter: Faceva. Direte faceva quando non ci sar pi.
Alessandro: Ancora con questa storia?
Walter: S, deciso.
Alessandro: Ma tu hai studiato, no? Sei laureato...me lo dicesti proprio tu, un giorno, anche Romeo, allinizio, non innamorato di Giulietta, ma di unaltra ragazza e freme damore per lei, vorrebbe suicidarsi; poi i suoi amici lo portano ad una festa, lo fanno divertire e l conosce Giulietta e dimentica la sua pena damore verso... quella puttanella che non ricambiava il suo amore...
PAUSA
Walter: Rosalina.
Alessandro: Rosalina, appunto.
Walter: S, ma alla fine, Romeo muore.
Alessandro: Beh, che centra, quella una tragedia.
Walter: Io sto vivendo una tragedia dentro di me, dentro il mio cervello, nel mio cuore. Ad una persona esterna, un amore non ricambiato pu essere una barzelletta, una commedia, una farsa, per me una tragedia.
Alessandro: E allora hai deciso di morire?
Walter: S, Ale ( molto serio in questa battuta).
Alessandro: Mamma lo sa?
Walter: S, lo sa, ma non le ho detto che per causa di una donna. Le ho detto che sono malato. Poi non solo per questo. Sono stufo di vivere. Una volta, lessi un poeta che scrisse che una donna pu ridurre un uomo come una gomma americana masticata. Ecco, mi sento cos, io, dentro.
Alessandro: Ho capito...stai scrivendo un romanzo e non sai trovare una fine interessante al tuo eroe...
Walter: No, non cos, credimi.... E che non trovo pi nessun interesse nella vita, nel lavoro, nel mangiare, nel dormire, nel fare lamore con qualsiasi altra donna.
PAUSA
Alessandro: Senti, il mio amico Carpiati, ha una sorella che fa la modella... Siamo andati da lei, una sera, a giocare a poker e tutti i miei amici sembravano che avessero la tarantola. Non riuscivano a stare fermi sulla sedia, dopo aver visto quella ragazza. Eleonora si chiama. Uno splendore. Solo che noi siamo tutti sposati e fedeli alla bandiera e alle mogli. Ma tu, no! Sei infedele e scapolo e allora te la potrei far presentare... bionda, alta, una gran... fica. Telefono a Carpiati e ti fisso un appuntamento con Eleonora.
PAUSA
Walter: (Offeso) Tu pensi che io abbia bisogno di qualcuno per avere un appuntamento con una donna? Io sono gi innamorato pazzo di una donna... ma sono ferito solo da lei; da quando lho incontrata, cinque anni fa, tutti i giorni penso a quella donna. Ora lei non mi vuole pi neanche vedere ed io penso che potrebbe avere anche le sue ragioni, anche se, non credo che quelle vere, le conosca. Comunque non mi vuole pi vedere, perch dice che sono malato, immaturo e mitomane. Io lamo nonostante tutto.
Alessandro: Sar lei malata e immatura. Ma perch le dai tutta questa importanza?
Walter: Tu sei felice con Carla?
Alessandro: S. Beh... qualche volta. Non sempre. Poi la felicit qualcosa che si prova poche volte nella vita.
Walter: Io sono stato orgoglioso e felice per te, quanto ti sei sposato, lo sai?
Alessandro: Quel giorno anchio ero felice. Eravamo tutti felici. Mamma, pap, tutti.
Walter: E una volta, invece, eravamo piccoli e stavamo litigando. Mi ricordo che stavamo litigando in salotto. Pap si stava facendo il bagno e sent le nostre grida. Io, ad un certo momento, ero arrivato a stare sopra di te e per far vedere a pap che ero io il pi forte, nonostante fossi pi piccolo, aspettai che corresse a vederci in quella posizione ed a dividerci. Mi ricordo che era nudo e che sgocciolava lacqua dappertutto sul divano. Ancora me ne vergogno. Scusami.
Alessandro: Io non mi ricordo bene che stavo sotto di te. Mi sa che ti sbagli.
Walter: No, vero. Stavi proprio sotto. Vuoi la rivincita? Fanno finta entrambi di picchiarsi e di iniziare una colluttazione, che poi svanisce nel nulla con un gesto cameratesco.
Alessandro: Resisti alla fame, alla sete, al sonno, ma non resisti al "disperato bisogno damore" (canta la strofa della canzone). "Senza una donna" (canta la strofa della canzone).
Walter: Senza la donna. Per me, lei, la donna. Ma tu sei mai stato innamorato cos come me? Sei innamorato pazzamente di Carla?
Alessandro: Se lho sposata, le ho voluto bene, no?
Walter: S, ma amarla pazzamente?
Alessandro: Le voglio bene.
Walter: Ecco, io invece, lamo cos profondamente, cos pazzamente che vorrei... distruggerla cos come lho immaginata... come se avessi della rabbia dentro di me, contro di lei, che mi impedisce di vedere le cose come stanno chiaramente. Lei stata fidanzata con un ragazzo per cinque anni che ha rovinato, poveretto. Poi con un francese che stato ucciso. Adesso non lo so, per io, piuttosto che distruggerla, mi uccido. Perch se vivessi, penso che le farei del male, visto che il bene, da me, non lo accetta.
Alessandro: Forse non lo accetta perch le sei stato troppo addosso... ossessivamente, come un maniaco e questo per lei qualcosa di sbagliato...stamattina un mio amico, il sergente Nogara, mha detto: secondo te le donne sono tutte masochiste? Io gli ho risposto: Beh, non tutte. E lui: Allora spiegami perch la donna si lamenta anche quando gode mentre luomo solo quando soffre.
PAUSA
Walter: Lo so, ma cos lamore se non una malattia morbosa che ti succhia lanima, ti rapisce le emozioni, i desideri, i piaceri, lorgoglio, per concederseli avidamente?
Alessandro: Dimenticavo che tu sei un poeta. Sono le tre e mezza...Va bene, senti, ne riparliamo...cerca di stare su...non ci pensare...perch non ti fai aiutare da uno psicologo...magari lo cerchiamo insieme, eh?.. Senti...ora devo andare, alle quattro torno a lavorare e devo arrivare fino a Pratica di Mare. Se parli con mamma, dille che stasera andiamo a cena da lei. Ti chiamo dopo, magari ti vengo a prendere? (scherzoso) Intanto resisti... e fatti un giro. Quante belle ragazze ci sono al mondo. Contemplale vecchio... contemplale...
Walter: Ciao. Ricordati che quello che ti ho detto la verit e che mi hai giurato di non dire nulla. Sei un ufficiale.
Alessandro: S. Daccordo. Ti chiamo stasera.
Walter: Ciao, fratellone. Oh, non f stronzate che i funerali costano, eh...
Alessandro: Ciao.
Alessandro esce e chiude la porta. Walter la apre di nuovo e gli grida:
Walter: Alessandro?
Alessandro: Oh?
Walter: Quando voli lass in alto, pensami.
Alessandro: (Da fuori) Come sei sentimentale oggi, eh?
Walter: S. Ciao.
Dopo aver richiuso la porta, Walter prende un aereoplanino dalla scrivania e lo fa volare come un bambino. Imita con il suono della voce il rombo dellaeroplano. Poi lo ripone sulla scrivania. Beve un bicchiere dacqua. Si mette in ginocchio e lo vediamo come se si concentrasse a trovare un dialogo con linfinito. Si alza, va al telefono, compone un numero.
Walter: Padre, sono Walter, volevo dirle che non c bisogno che venga qui da me oggi pomeriggio. Preferirei parlarle al telefono. S. No. Per me uguale. (Mette il vivavoce e si siede sulla sedia). Ecco io... non sento pi il male, Padre Sergio.
Padre Sergio: Spiegati figliolo.
Walter: Noi siamo stati messi al mondo, per capire cosa male ed evitarlo e per capire cosa il bene e cercare di manifestarlo, vero?
Padre Sergio: Beh, in qualche modo, s...
Walter: Ecco, ma se uno non riesce pi a distinguere il male dal bene e si divertito a fare del male ed ha solo pensieri e desideri malvagi e terribili, io non penso che sia pi utile su questa terra.
Padre Sergio: Questo pu dirlo solo Dio. Egli ha mandato il Figlio sulla terra per redimere luomo e Ges riuscito a combattere il male, concedendoci la sua sofferenza, per la salvezza del mondo.
Walter: Ma io non sono Ges! Scusi, Padre Sergio, volevo dirle che se io sapessi di fare del bene, pur soffrendo, soffrirei, ma io non soffro pi anche se faccio del male o del bene. come se tutto mi fosse estraneo. Ma come se il male mi attirasse di pi, perch tra i due il pi colpevole ed quello per cui sento pi indulgenza. Perch?
Padre Sergio: Figliolo, io avrei bisogno di vederti e magari di confessarti.
Walter: Non ci si pu confessare per telefono?
Padre Sergio: Non proprio lideale. Il nostro dialogo deve essere vero, sincero, diretto e spesso il telefono tradisce le nostre emozioni, i nostri pensieri.
Walter: (Concitato) S, Padre, ma io ho un estremo bisogno di confessarmi. Io... togliendomi la vita, desidero restituirla a colui che me lha donata, perch non riesco pi a capire la distinzione tra il bene ed il male. E quando vedo che muoiono bambini innocenti..."i bambini non possono morire..." e che vengono stuprate bambine di dodici anni, e quando sento parlare di guerra, di fame nel mondo, io non riesco pi a reagire, a commuovermi, a provare dolore. Anzi... c una parte dentro di me, che si compiace del male delluomo.... Padre Sergio, io mi sento colpevole di questo.
Padre Sergio: Tutti noi siamo colpevoli dellindifferenza verso gli altri esseri umani, verso i deboli, i poveri, gli emarginati.
Walter: S, ma, Padre ora ci sono io. Io. Soltanto io. Chiedo se mi pu dare una benedizione prima di morire, perch ho deciso di morire, Padre, ha capito (urlando), cazzo... Mi sembra come se tutti i pensieri, tutti i miei bisogni, i miei lamenti, i miei incubi, il male ed il bene siano stati divorati da una donna che amo e che, per questo, non posseggo pi una mia personalit, un carattere. Mi sento inghiottito da un tarlo. Mi sento come se non ci fossi...
Padre Sergio: Figliolo, ascoltami, sento che hai molte insicurezze nel tuo animo. Io ti invito a venire da me e parlarne. Quando vuoi venire?
Walter: Non posso venire. Ho deciso di morire oggi.
Padre Sergio: Tua madre e tuo padre lo sanno?
Walter: S, lo sanno. Padre Sergio: Tu sai che non permesso a nessuno di togliersi la vita?
Walter: S, lo so, ma io ho cercato di spiegarle i miei motivi. Sono innamorato ad un punto tale che non posso pi tornare indietro ne andare avanti. Mi sento lanima paralizzata. Non riesco pi a ragionare correttamente. A distinguere le cose. A vedere e saggiare le probabilit di riuscita di un problema, di un ostacolo. Vedo tutto nero e quello che terribile che mi crogiolo nel nero. Il mio cervello non vuole pi vedere bianco.
Padre Sergio: Walter, cerca di essere sereno. Nel pomeriggio verr io a trovarti e parleremo... Cercher di parlare con i tuoi genitori e....
Walter: Grazie, Padre (Riattacca la cornetta del telefono) Sar troppo tardi. Io sono lucidamente nero. Non riesco pi a volere bianco, ma sono... meravigliato di apprezzare il nero e non volere pi il bianco. Sento che tutto questo nero mi avvolge la testa, il corpo, il cuore, la mente, il cervello e sento anche la disgrazia di essere nato. Ho bisogno di bianco. Ho bisogno di una luce bianca che mi tiri fuori dal nero, ma sento come se ci fosse stato un corto circuito, un black-out e tutto si svolgesse al buio. Il buio detiene il potere...Ah Ah Ah (Ride. Spenge le luci. Chiude la finestra. Accende una candela sulla scrittoio e inserisce "Luccello di fuoco" di Stravinskij) Scusatemi tutti, mamma, pap, Alessandro... te soprattutto che non mi hai mai capito e mai mi capirai... Monique. (Prende una lettera e inizia a leggerla, poi sapendola a memoria, finir per recitarla).
Vorrei prenderti per mano creando una barriera tra noi e il mondo
Vorrei pettinarti una sera destate con la febbre a quaranta per unoccasione importante
Vorrei cucinarti un pranzo dautore ma poi rivelarti che lha preparato mia madre
Vorrei uscire di notte fremendo allaeroporto sapendo che arrivi con le valigie piene e cento indirizzi in pi
Vorrei liberarmi della mia aggressivit facendo lamore con unaltra donna solo perch tu mi vuoi spiare
Vorrei allacciarti il tuo vestito da sera e indossando lo smoking dimenticare i gemelli per guardare solo te
Vorrei massaggiarti sulla schiena e in quel momento pregare perch non ne sono capace
Vorrei morderti sul collo spalmato di nutella e leccarti la pelle fino a correre in bagno
Vorrei picchiare un maledetto che ti ha sfiorato le labbra e prenderne tante da maledire anche te
Vorrei studiare il modo di renderti felice leggendo tutti i libri in cui potrei conoscere qualcosa in pi
Vorrei misurarmi a correre con te in una notte piovigginosa al Palio di Siena dandoti un po di vantaggio
Vorrei che ogni giorno che passa trascorso con te lo ricordi dopo morto cos come andato
Vorrei presentarti i miei genitori e andare a cena insieme ed essere imbarazzatissimo per un equivoco nato
Vorrei rotolarmi con te sulla spiaggia e poi finire nellacqua ancora abbracciati
Vorrei piangere cos come sto facendo ogni volta che ti penso cos intensamente da immaginare che tu possa sentirlo
Vorrei sentirmi dire che faccio lamore come nessun altro uomo della tua vita e che... pazienza ci rifaremo domani
Vorrei scapicollarmi come ora faccio per vedere te solo fra ventanni e con qualche ruga in pi
Vorrei carezzarti piano dandoti la meravigliosa illusione di essere per me la prima cosa al mondo
Vorrei nasconderti il vestito perch troppo corto ma poi scoprire che ancora pi sexy quello che hai addosso
Vorrei vederti ridere ridere ridere ridere ridere ridere
Vorrei addormentarmi su di te ma poi digrignare i denti tutta la notte per la felicit ansiosa di saperti vicino
Vorrei recitare Romeo e ogni sera nella scena del balcone immaginare te che cuoci le patate arrosto
Vorrei essere insicuro di tutto il resto ma essere sicuro di amarti
Vorrei sgranocchiare pop-corn con te ed essere io a farteli mangiare non mettendone troppe nella mano
Vorrei non visto udire da te: Walter cos carino...
Vorrei che la prossima telefonata sia la tua e anche la prossima ancora
Vorrei raccontarti la mia storia ed ascoltare la tua e costruirne una terza
Vorrei stringere un patto di sangue con te e mischiare il tuo al mio
Vorrei tatuarti le mie iniziali sul tuo corpo e tatuarmi io con le tue
Vorrei che ci nascesse un figlio biondo con gli occhi azzurri e informarmi in clinica se effettivamente quello giusto
Vorrei che mi vedessi in questo momento come sono impegnato a non pensare a nientaltro che a te ed ho il viso bagnato di lacrime
Vorrei fidarmi di te come mi fido di mia madre ma perdonarti se mi hai tradito con il direttore della fotografia
Vorrei piangere piangere piangere piangere piangere di felicit sapendo che sei diventata mia moglie
Vorrei guardarti per unora di fila e non dirti niente e parlarti con gli occhi
Vorrei vederti dormire sul mio letto e prepararti la colazione tutti i giorni almeno per la prima settimana
Vorrei rubare un anello favoloso in dieci secondi dal momento che tu mhai detto: rubalo rubalo
Vorrei chiamarti amore con unintonazione meravigliosa che mi salti addosso appena entro in casa
Vorrei che sentissi per me unattrazione sessuale spasmodica ma che avessi la certezza del mio cuore romantico
Vorrei dirti Mon ti amo con unintonazione cos scadente che mi salti addosso dopo aver chiuso la porta
Vorrei che non mi considerassi un ragazzo diverso da quello che sono
Vorrei che la mia casa sia la tua che il mio trench sia il tuo che la tua spazzola sia la mia che il mio bicchiere sia il tuo che la tua tenacia sia la mia e che il mio candore sia il tuo e che il mio passaporto sia il tuo (eh no questo troppo!)
Vorrei baciarti con dolcezza e dirti ti amo Mon
Vorrei ringraziarti per essere passata quel pomeriggio per via Montenapoleone e per esserti fermata a parlare un po con me
Walter ripiega il foglio e lo appoggia sulla scrivania. Prende la pistola ed indossando il cappello da fantino, inserisce una moneta saltando sul cavallo a dondolo in scena. Il cavallo comincia a muoversi prima lentamente, poi sempre pi velocemente. Walter sembra divertito, ed inizia la sua corsa. Con una mano tiene le redini del cavallo e con laltra la pistola. Si guarda indietro come se stesse partecipando ad una corsa ippica.
Walter: Forza, bello...Yeah...Yeah
Il cavallo continua ad andare avanti e indietro, Walter impegnatissimo nella sua corsa.
Walter: quando c la morte non ci sei pi tu, quando c la morte non ci sei pi tu, Yeah! Yeah! Non ci prendono pi...Non ci prendono pi...Yeah! Yeah! (Walter ora tiene le redini con i denti e con la mano sinistra si tiene il cappello sulla testa) anche con la mano sul cappello...come i fantini pi bravi... con la mano sul cappello...Yeah! Yeah!...quando c la morte non ci sei pi tuuuuu...
Si ode un colpo di pistola. La scena si rabbuia. Il cavallo si fermato. Nella semioscurit in fondo alla scena, appaiono il padre, la madre e il fratello che occuperanno gli angoli della scena, con Walter, ancora sopra al cavallo che tiene il suo corpo abbracciato alla criniera. Un suono lancinante. Buio. Sipario.
FINE
- Questo copione è stato visto:


