Conchiglia

CONCHIGLIA

Commedia in tre atti di Sergio Pugliese

PERSONAGGI

Giovanna

Paolo

Alfredo

Zia Ernestina

Zia Luigi

LInnamorato

LInnamorata

LA Dattilografa

Un Cliente

Ugo

ATTO PRIMO

L'ufficio di Alfredo Girodi, borghesemente confortevole. Nessuna traccia di modernit. Mobili scuri, brutti quadri alle pareti. Un grande vaso posato su di uno scanno alto, in fondo, vicino alla finestra. Porte a sinistra e a destra. All'aprirsi del velario, Alfredo, quarantanni, seduto alla sua scrivania sta congedando un cliente.

Alfredo - E no, caro signore, niente da fare. Questa la terza dilazione che mi chiedete...

Il Cliente - Signor Girodi, le assicuro, entro quindici giorni...

Alfredo - Basta! O la vostra ditta provvede al ritiro della tratta, o Alfredo Girodi passer gli atti al suo legale. E la vostra ditta sa che Alfredo Girodi ha una sola parola.

Il Cliente - Ma...

Alfredo - I tempi sono duri, mio giovane amico. Occorre ora in commercio avere una precisa coscienza dei propri doveri.

Il Cliente - Non credo che sia esattamente un dovere per voi negarci quindici giorni di respiro.

Alfredo - Il mio preciso dovere oggi quello di costringervi a pagare e d libe rare la Casa che rappresento da un cat tivo cliente.

Il Cliente - Non il nostro primo contratto questo con voi. Vi abbiamo procurato degli ottimi affari. Dimenticate, per esempio, la fornitura di cioccolato per il carnevale d Nizza e le gallette per i consolati inglesi.

Alfredo - S, giusto. Infatti allora s'andava perfettamente d'accordo. Contento io di voi, voi di me. Ma da due anni camminate zoppicando. Le forniture diminuiscono, questo sarebbe ancora spiegabile, e soprattutto, ecco il male, non pagate pi.

Il Cliente - Ma s, l'altro semestre...

Alfredo - No, no, non pagate, e s'andr sempre peggio! Il commercio fatto di fiducia, d'accordo. Se io avessi la sensazione che voi poteste sollevarvi, vi darei non quindici giorni, ma tre anni di credito. Il male che voi siete esattamente alla fine. E incasso finch rimane qualche briciola.

Il Cliente - Le vostre affermazioni sono gratuite e offensive per la indiscussa solidit della mia ditta e possono...

Alfredo - Le mie affermazioni rimangono tra me e lei, e non gettano alcun discredito sulla vostra ditta, specialmente se, entro domani, sar pagato. Nessuno vi impedir poi, nei tre mesi che vi separano dal fallimento, di pescare un numero inverosimile di ingenui e di aumentare prodigiosamente la cifra dei vostri affari, cio dei vostri debiti. Dunque, siamo intesi, a domani.

Il Cliente - (secco) Va bene, lei domani avr il suo saldo.

Alfredo - Ecco, precisamente quello che volevo.

Il Cliente - Potete cancellare il nostro nome dai registri dei vostri clienti, per!

Alfredo - Gi fatto. Buongiorno.

Il Cliente - (sulla soglia di destra) Buongiorno.

Alfredo - (richiamandolo) Eih, giovanotto! Lei un uomo sveglio, che sa il suo mestiere, l'ho visto fare del buon lavoro! Vuole accettare un consiglio da Alfredo Girodi?

Il Cliente - Dica.

Alfredo - Lasci la ditta che ora serve! marcia sino all'osso.

Il Cliente - Esagera...

Alfredo - Ormai, caro ragazzo, il colpo con me andato male, inutile insistere.

Il Cliente - S, ammetto, vi sono delle difficolt...

Alfredo - (ridendo compiaciuto) Eh!... bravo!... bravo!... Volevate farla ad Alfredo Girodi, eh? difficile caro!...

Il Cliente - Riconosco che difficile.

Alfredo - Mi siete simpatico. Ancora un consiglio. Una ditta vostra concorrente cerca un rappresentante per la Lombardia.

Il Cliente - La Vassar?

Alfredo - Precisamente. Firma sempre solida quella! Pochi affari, ma buoni. Presentatevi gioved, parler di voi al Rappresentante Generale. Intesi?

Il Cliente - La ringrazio signor Girodi. Intesi. Prover. Grazie. Arrivederla. (Esce a destra).

Alfredo - ( soddisfatto. Una fregatina alle mani. Siede alla scrivania. Suona. Alla dattilografa apparsa a destra) C' ancora gente?

Dattilografa - Un signore.

Alfredo - Chi ?

Dattilografa - Non lo conosco.

Alfredo - Che cosa vuole?

Dattilografa - Non ha voluto dirmelo.

Alfredo - Glielo chieda.

Dattilografa -Desidera parlare personalmente con lei.

Alfredo - Com' vestito?

Dattilografa - un bell'uomo.

Alfredo - Non m'interessa. vestito pulitamente?

Dattilografa - S.

Alfredo - Introduca. Dattil. (esce e introduce Paolo). Paolo (ha una borsa voluminosa sotto il braccio. incerto, non per timidezza, ma perche, evidentemente, non si trova a suo agio. Espansivo, alla dattilografa che esce) Grazie, molto gentile. (Ad Alfredo, con un sorriso, per darsi un contegno disinvolto) Carina, eh?

Alfredo - (sostenuto) Come dice?

Paolo - La piccina.

Alfredo - Che piccina?

Paolo - La... sua dattilografa.

Alfredo - Se lei venuto a cercare la mia dattilografa, potr attenderla all'uscita. Durante l'orario di lavoro non sono ammesse visite d'amici, corteggiatori o fidanzati al personale femminile dell'Ufficio.

Paolo - No, veramente io sono qui per avere un colloquio con lei, per ammetto che il suo un buon consiglio. Aspetter la signorina all'uscita. indubbiamente una cara ragazza.

Alfredo - Non ho il piacere di conoscerla.

Paolo - (stupito) Lei non conosce la sua dattilografa?

Alfredo - (severo) Dico che io non ho il piacere di conoscere lei.

Paolo - Ah! Neanch'io!

Alfredo - (freddissimo) Allora?

Paolo - (soddisfatto) Ho capito!

Alfredo - Che cosa?

Paolo - Lei appartiene alla categora B.

Alfredo - Signore?

Paolo - Perfettamente, alla categoria B. (Quasi a memoria) Con i clienti della categoria B occorre mostrarsi seri ed austeri, poche parole, vocabolario scelto e forbito, se non si conclude nei primi dieci minuti, inutile insistere.

Alfredo - Non capisco che cosa lei voglia.

Paolo - Niente, le spiego. Vede, io sono nuovo del mestiere, ho incominciato solo stamane. Un amico, pratico del ramo, mi ha fornito una specie di prontuario professionale. Gli eventuali clienti vi sono divisi in dodici categorie: il bonaccione, il finto tonto, l'uomo difficile, eccetera, e per ogni categoria vi indicato il comportamento da assumersi. Psicologia professionale.

Alfredo - Signore, credo opportuno avvertirla che il mio tempo prezioso.

Paolo - Capisco, ma creda, anche per lei, che in commercio, sarebbe utile dare un'occhiata al manuale del mio amico.

Alfredo - 1 risultati non mi sembrano brillanti.

Paolo - No, il manuale d degli ottimi consigli, sono io che da stamane non faccio che infilare un errore sopra l'altro.

Alfredo - Si pu sapere alla fine che vuole concludere qui?

Paolo - (malcontento) S che si pu sapere.

Alfredo - Allora?

Paolo - (con fatica) Ecco, io sono venuto, sono venuto, (d'un fiato) per proporle l'acquisto della Storia Universale in 12 volumi in folio, del professor Zacchi, rilegati tutto cuoio, carta giapponese, ottanta tricromie fuori testo, 200 illustrazioni. Prezzo dell'intera opera, compreso i dodici astucci di protezione, lire settecento... si accettano pagamenti rateali... (Prende la sua borsa di cuoio e ne estrae rapidamente un grande volume, lo mette a forza tra le braccia di Alfredo, poi, con un sospiro di sollievo, si volge indietro e guarda la dattilografache entrata a deporre alcune carte. Piano) A che ora esce, signorina

Dattilografa - Alle sette, signore.

Alfredo - (che ha posato il volume) Io non so che cosa farmene della Storia Universale!

Paolo - (rassegnato) Eh...

Alfredo - (reciso) inutile insistere, signore.

Paolo - (fa nuovi cenni alla dattilografa che sta uscendo a destra).

Alfredo - Ha sentito? Le ho detto che inutile insistere.

Paolo - S, va bene, stavo parlando con la dattilografa.

Alfredo - Vedo. Lei spera forse di arrivare al padrone per mezzo dell'impiegata? Le dico subito che il personale d'ufficio non ha nessuna influenza sulle mie decisioni.

Paolo - Non ci penso neanche. Era per mettere in pratica quel suo consiglio... all'uscita...

Alfredo - Allora?

Paolo - Sembra che la cosa si metta bene.

Alfredo - Bene? Le ho detto che non so che farmene della sua Storia.

Paolo - No, dicevo per la dattilografa.

Alfredo - Riprenda il suo volume.

Paolo - Subito.

Alfredo - (lo guarda stupito) Non aggiunge altro?

Paolo - Io no.

Alfredo - Non insiste?

Paolo - Dal momento che non sa che farsene...

Alfredo - (con uno stupore rabbioso) Beh, ha un ben strano modo lei di vendere la sua merce! Ho conosciuto migliaia di commessi viaggiatori, piazzisti, rappresentanti, ma un tipo come lei mai. (Offeso nella sua esperienza professionale, infervorandosi) Lei ignora i primi principi della sua professione! un guasta mestiere, ecco che cosa lei! Ah, crede che un affare si possa combinare cos? Eh... lei non ha idea di cosa sia il commercio! In venti anni non vender un volume di questa sua malefica Storia Universale.

Paolo - Ho l'esperienza di un giorno solo, ma incomincio a crederlo anch'io.

Alfredo - E in tutte le visite si comporta cos ?

Paolo - No, stamattina ero pi infervorato. Nel pomeriggio mi sopravvenuta una forma di scetticismo.

Alfredo - Non sar io certo ad incoraggiarla. Riprenda il suo volume.

Paolo - (rinchiudendolo nuovamente nella borsa) Ecco, ora, in sincerit, posso dirle che ha fatto benissimo.

Alfredo - A far che cosa?

Paolo - A non lasciarsi caricare questa Storia Universale.

Alfredo - Ah, s? difficile farla ad Alfredo Girodi!

Paolo - Le illustrazioni sono di un gusto spaventoso. Il testo una raffazzonatura incomprensibile della vecchia storia del Giovin. Le tricromie fuori testo non oserei appenderle nemmeno nella sala convegno delle Guardie Municipali. Non ho mai visto delle oleografie cos disgustose. (Guardandosi intorno) vero che lei non le troverebbe cos brutte...

Alfredo - (severo) Parlando in questo modo, tradisce la fiducia che la sua casa ha riposto in lei.

Paolo - Non tradisco nessuno. Dopo un giorno d'esperienza, rinuncio, cedo il mandato. Ah, basta, sono stanco di trascinarmi questo libraccio. (Mette la cartella sotto il braccio, la riposa) Anzi, un'idea! Mi permetta di chiamare la sua dattilografa. (S'affaccia alla porta di destra) Signorina! (La dattilografaentra) Signorina, se lei permette, le faccio dono di questo magnifico volume. Guardi, tutta pelle, sbalzi in oro, carta fina. Lo vuole?

Dattilografa - (stupita) Grazie, signore.

Paolo - Brava, vedr che ci sono tante illustrazioni. Peccato che questo sia il primo volume! Se sapevo prendevo l'ultimo. Nelle tricromie avrebbe trovato bei soldati di Napoleone, i ricevimenti a Corte di Luigi XIV, poteva leggere la Storia della Grande Caterina, quella che ha visto al cinematografo...

Dattilografa - E in questo che cosa c'?

Paolo - Eh, siamo meno fortunati. Le illustrazioni rappresentano... (sfogliando il volume) Tracce fossilizzate del Periodo Mesozoico , Il Pithccanthropus erectus ossia Eoan-tro-po , ricostruzione di fantasia. Simpatico questo antenato! Sono preso da scrupoli, signorina, la prego, non apra mai questo volume. Lo metta sul tavolino del suo salotto, far un'ottima figura, e lo lasci sfogliare tutt'alpi al suo fidanzato, quando non si comporta come un bravo ragazzo. (Ad Alfredo) Buona sera, signore, lei ha perduto del tempo prezioso per causa mia, vorr perdonarmi. Buona sera, signorina, spero di avere occasione di rivederla. (Si avvia verso la soglia).

Alfredo - (mentre Paolo parlava ha continuato a fissarlo intensamente, quasi fosse colpito da una rassomiglianza) Un momento, signore. Lei pu andare signorina.

Dattilografa - (esce salutando gentilmente Paolo e portandosi il volume) Allora grazie. Arrivederla. (Piano) Tra mezz'ora chiudo l'ufficio.

Paolo - (fermandosi, ad Alfredo) Che cosa c'? Non vorr mica, ora che ho liquidata l'azienda, dirmi che compra la Storia Universale?

Alfredo - Qual' il suo nome?

Paolo - Scusi, ha ragione, non mi sono presentato. Paolo Romiti.

Alfredo - Paolo Romiti... il nome non nuovo, il viso neanche.

Paolo - Romiti, gi! Ho una memoria di ferro, io!

Paolo - Bravo.

Alfredo - E sono fisionomista come pochi!

Paolo - Bene.

Alfredo - Io mi chiamo Alfredo Girodi.

Paolo - Lo so. L'ho letto sulla porta. Rappresentanze Biscottifici Riuniti.

Alfredo - Non le dice niente il mio nome?

Paolo - Ho una pessima memoria.

Alfredo - E il mio viso?

Paolo - Dopo un viaggio di una settimana, stenterei a riconoscere mia moglie alla stazione, se fossi sposato.

Alfredo - Eppure la sua maniera di parlare, di gestire non mi e nuova. Non posso sbagliarmi. Deve proprio essere lei!

Paolo - S, io sono io.

Alfredo - Non ha fatto il Liceo a Fano, lei?

Paolo - Bravo, s, questo lo ricordo, ho fatto il Liceo a Fano. Ho anche ripetuto la seconda liceale.

Alfredo - II professore di filosofia era piccolo, grasso, e sempre ubriaco. Aveva una figlia molto beila, alla quale lei faceva la corte, con grande invidia di tutta la classe.

Paolo - vero! S, Giuliana. L'ho rivista tre anni fa in India. Ha sposato un ufficiale inglese. Sempre bella. Un po' ingrassata. Ma come fa, scusi, a sapere queste cose?

Alfredo - Sono Alfredo Girodi!

Paolo - (senza capire) Ah!

Alfredo - Siamo stati compagni di scuola. Otto anni.

Paolo - Alfredo Girodi...

Alfredo - Girodi,.. Ah... Aspetta... (lo guarda, scoppia a ridere) Ah, come, lei sarebbe quell'Alfredo Girodi, mio compagno di scuola, che soffriva di foruncolosi, e portava un buffo paio di occhiali?

Alfredo - (secco) Non ricordo se soffrivo di foruncolosi, in quanto agli occhiali li porto ancora.

Paolo - vero! ma non sono pi quelli! Caro, caro Girodi, sei molto cambiato, ed in meglio sai! Bravo! Chi avrebbe mai immaginato una simile trasformazione!

Alfredo - Gi, allora ero un povero ragazzo, che pagava le tasse con il sussidio del Comune, mentre tu avevi un tutore che ti amministrava le tue ville e le tue case e ti spediva, gi allora, mi ricordo, quasi mille lire al mese.

Paolo - Bei tempi!

Alfredo - Eri ricco tul

Paolo - Eh...

Alfredo - Ed io un povero diavolo! Mi davi cinque lire quando ti passavo il compito di matematica.

Paolo - Hai veramente una buona memoria.

Alfredo - Ricordo tutto io! E ti ho riconosciuto subito, appena ti ho osservato un po' attentamente.

Paolo - Riconosco che sono stato meno bravo di te.

Alfredo - Naturalmente. Come potevi riconoscere tu Alfredo Girodi, uno dei trenta che ti facevano corona? Tu cri l'idolo, eh, sul piedestallo, il pi ricco, il pi elegante, il preferito dalia figlia del professore di filosofia...

Paolo - Me ne serbi ancora rancore?

Alfredo - (guardandolo) No. Sai, non sono pi quello. La mia strada l'ho fatta. A costo di molto lavoro, di molta intelligenza, me lo sono costruito il mio posto nel mondo, e abbastanza confortevole, abbastanza comodo. (Getta intorno uno sguardo di padrone soddisfatto) Qui, quest'ufficio, le anticamere, l'impiegata, il fattorino tutta roba mia.

Paolo - Complimenti.

Alfredo - E sotto, hai visto un'automobile grigia, nuova, l'ho comprata un mese fa!

Paolo - Bravo.

Alfredo - la quarta macchina che cambio. Sono ormai sette anni che io ho raggiunto questa, ammetterai, discreta posizione.

Paolo - Sono contento per te.

Alfredo - E tu?

Paolo - Che cosa?

Alfredo - Come va?

Paolo - La salute? Non c' male...

Alfredo - Che cosa vuol dire quella...

Paolo - Vuoi parlare della a Storia Universale ?

Alfredo - S.

Paolo - semplice. Un infelice esperimento di chi incomincia un po' tardi a guadagnarsi la vita.

Alfredo - Che vuoi dire?

Paolo - Che non ho pi un soldo.

Alfredo - (compunto) Gi, capisco, la crisi...

Paolo - Veramente la crisi nel mio caso non ha che fare. Me li sono mangiati, io, semplicemente. Sono ormai tre anni che cerco di vivere lavorando.

Alfredo - Non facile.

Paolo - Lo so.

Alfredo - Che hai fatto in questi tre anni?

Paolo - Molte cose. Ultimamente ero bibliotecario all'Ambrosiana.

Alfredo - Hai sempre avuto la mania dei libri, tu! Quando eri giovane passavi il tempo facendo all'amore o leggendo dei romanzi.

Paolo - Il vizio m' rimasto, specialmente il primo. Ma all'Ambrosiana erano gli altri che leggevano e sorridevano alle studentesse, io correvo su e gi per le scale. Mi sono stancato. Stamane ho voluto iniziare una carriera commerciale. Come vedi, l'esito non stato brillante.

Alfredo - Ed ora che farai?

Paolo - Tenter qualche cosa altro.

Alfredo - Hai la mia et, vero, quarantanni?

Paolo - Due anni di meno.

Alfredo - Mi sembra che tu abbia sciupato alquanto la tua vita.

Paolo - Non sci il primo ad affermarlo.

Alfredo - Avevi incominciato con molti punti di vantaggio su di me.

Paolo - Non ho mai incominciato.

Alfredo - Eri ricco, allora, indipendente...

Paolo - Questo il male.

Alfredo - (trionfando) Ed io povero, legato ad una misera famiglia, senza appoggi, senza relazioni. Ti no risalito piano piano... Non e stato una cosa facile, sai!

Paolo - Lo credo.

Alfredo - Mai un colpo di fortuna, non ho mai vinto una lotteria, nemmeno una macchina da cucire ad una pesca di beneficenza. Tutto da solo. Eppure ho l'automobile, un ufficio come questo, una bella casa, undici camere, t'inviter a vederla. Non andarlo a ripetere al Procuratore delle Imposte, ma, anche quest'anno, sono riuscito a chiudere il bilancio con un utile netto di novantamila lire... Una bella cifretta eh, per i tempi che corrono:

Paolo - Senza dubbio.

Alfredo - Che cosa guadagnavi come bibliotecario?

Paolo - Seicento lire al mese.

Alfredo - Ti sei mangiato tutto, proprio tutto sul serio?

Paolo - Proprio tutto.

Alfredo - Come hai fatto? Eri molto ricco!

Paolo - Sempre colpa della mia deficenza in matematica. Ho continuato a non saper far bene i conti.

Alfredo - Ma come possibile disperdere un patrimonio come il tuo?

Paolo - pi facile spendere un patrimonio come il mio, che costruirne uno come il tuo! Si viaggia, si fa correre dei cavalli, si comperano dei bei quadri, dei bei libri...

Alfredo - (con un sorriso cattivo) ...delle donne...

Paolo - Anche quelle.

Alfredo - Volevo ben dire! Te ne hanno mangiati molti, eh?

Paolo - Abbastanza. (Con un sospiro) L'ultima specialmente...

Alfredo - Ti ha rovinato?

Paolo - No. Mi ha aiutato, con molta buona volont, a disperdere gli ultimi avanzi. Abbiamo fatto insieme il giro del mondo. Un bel viaggio, due anni.

Alfredo - L'avrei giurato. Voi giovani brillanti, finite tutti cos. Spolpati, bruciati da una donna!

Paolo - la regola. Un uomo che desidera possedere una donna deve sempre prima pagarne il prezzo d'acquisto. La natura del pagamento varia secondo le donne e secondo i casi. Ma si paghi in denaro, in tempo, in lavoro, sempre un contratto di compravendita.

Alfredo - Il tuo non un contratto, un fallimento.

Paolo - I patti tra amanti sono raramente onesti, c' sempre, dunque, chi guadagna e chi perde.

Alfredo - Se non sei un uomo abile! Io per esempio, anche in questo ho avuto ragione. Sono sposato da tre anni.

Paolo - Bravo. Hai bambini?

Alfredo - No.

Paolo - Peccato! l'unica cosa per la quale sarei stato tentato di sposarmi.

Alfredo - Non ho bambini, ma sono felice lo stesso. Ed anche questo per merito mio.

Paolo - Se non hai bambini? Non ti fai un complimento.

Alfredo - No, se sono felice. Mi sono sposato con la testa sul collo, io.

Paolo - Beato te, tutto quanto fai ben fatto.

Alfredo - Non so se faccio tutto bene, ma certo il mio matrimonio e stata la cosa meglio riuscita nella mia vita. Ci sono uomini ambiziosi pi di me, lavoratori come me, che trafficano per anni con ogni scaltrezza per riuscire, per crearsi una posizione e poi sciupano tutto con un cattivo matrimonio, la prima donnetta che li abbindola.

Paolo - E senza di quella la vita ci sembrerebbe priva d senso.

Alfredo - Priva di senso se fai una sciocchezza! Prima di sposarmi ho meditato pi che se avessi dovuto firmare un contratto di cento milioni.

Paolo - Se hai trovato la vera tua donna, vale molto di pi.

Alfredo - Non faccio per dire, veramente una moglie...

Paolo - Ideale?

Alfredo - La parola sembra eccessiva, ma corrisponde alla verit, esattamente.

Paolo - Da quanto tempo hai detto di essere sposato?

Alfredo - Quattro anni.

Paolo - Ah!... E va proprio d'accordo... con te?

Alfredo - D'accordo poco.

Paolo - Mi piacerebbe conoscerla. Quanti anni ha?

Alfredo - Ventitr.

Paolo - Ah! Giovane!

Alfredo - Mi tiene la casa come uno specchio, spende il mio denaro con giudizio, onesta fino allo scrupolo! E a queste solide qualit, aggiunge una intelligenza non comune, e una cultura fine ed equilibrata. Legge tutti i libri che le porto.

Paolo - Ora comperi anche dei libri?

Alfredo - Per lei, ma li scelgo di mio gusto.

Paolo - E lei li legge?

Alfredo - S. Non esce di casa se io non l'accompagno, religiosa senza essere bigotta. Se andiamo a cenare al ristorante, mi fa fare anche un'ottima figura, perch bella.

Paolo - (incredulo) S?

Alfredo - (confidenziale) E poich siamo tra vecchi compagni di scuola, posso anche confidarti che innamoratissima!

Paolo - Anche?

Alfredo - Gelosa, poi, come una gatta!

Paolo - Di te?

Alfredo - Gi di me, suo marito. Esagera perfino. Un altro uomo, meno serio, finirebbe col trovare importuna questa sua gelosia. Io non me ne lamento. felice se pu seguirmi dappertutto. Quando giro per affari in citta, vuole sempre accompagnarmi. Mi aspetta chiusa nella macchina, leggendo uno dei miei libri. Ma tu avresti dovuto vederla, se hai notato la mia automobile al portone! l dentro! Anche oggi mi ha seguito nel mio giro, ora attende che chiuda l'ufficio, per accompagnarmi a casa.

Paolo - Sul serio?

Alfredo - Ti sembra che io possa scherzare su queste cose?

Paolo - Incredibile!

Alfredo - Naturalmente io so meritarmi questa sua devozione.

Paolo - S'intende.

Alfredo - Mia moglie sa benissimo che difficilmente potrebbe trovare un uomo che la faccia pi felice, che possa sostituirmi. Io le ho dato tutto. Un'agiatezza solida e tranquilla, una bella casa, dei bei mobili, la macchina. L'accontento nei suoi capriccetti...

Paolo - Ah, perche anche una donna come la tua ha dei capriccetti?

Alfredo - Oh, Dio, sai, bisogna essere indulgenti se si scopre una piccola debolezza.

Paolo - E la debolezza di tua moglie?

Alfredo - Per esempio, ho indovinato che ha la mania delle porcellane, delle ceramiche...

Paolo - Ah!

Alfredo - Ebbene io, ogni tanto, ritorno a casa con una statuetta, con un bel vaso...

Paolo - (indicando l'orribile recipiente che troneggia in fondo) Come quello?

Alfredo - (serio) Gliene ho comperato anche dei pi grandi.

Paolo - E lei ne contenta? Li trova di suo gusto?

Alfredo - Ogni dono aumenta la sua gra titudine verso di me. Ieri le ho regalato un magnifico tappeto... come si chiama, un Bu...

Paolo - Bukra.

Alfredo - Ecco, bravo.

Paolo - Autentico?

Alfredo - Proprio autentico no, ma quasi. Felice, era. Son denari questi che spendo volentieri, sempre qualche cosa che rimane in casa, che aumenta il patrimonio.

Paolo - Ho capito! (Alzandosi) Caro Giro-di, sono molto contento di averti incontrato...

Alfredo - Vuoi andartene? No, aspetta, facciamo cos! La mia giornata di lavoro finita. Tu hai detto che avresti conosciuto volentieri mia moglie, anch'io desidero presentartela (suona).

Paolo - Guarda, lascia, un'altra volta, ora debbo andarmene...

Alfredo - Ma niente affatto, hai detto di tenerci, ti voglio accontentare.

Paolo - Ormai inutile, me l'hai descritta cos bene che mi par di vederla.

Alfredo - No. (Alla dattilografa comparsa a destra) Scenda dalla signora, in macchina, la preghi di salire.

DATT. - Va bene signore. Dopo, posso andarmene? Sono le sette e un quarto.

Alfredo - Di gi? Va bene. Vada pure. Chiuderemo noi la porta. (Dattilografa esce).

Paolo - La disturberemo...

Alfredo - Chi?

Paolo - Tua moglie. Star leggendo uno dei tuoi libri...

Alfredo - Non la disturberemo. Sar felice di potermi compiacere. Io non ho mai dato un ordine a mia moglie, lei che interpreta sempre i miei desideri.

Paolo - (tra due toni) La felicit se la meritano le coppie come voi.

Alfredo - Ora te la presento. Poi sai che si fa? Vieni a pranzo con noi. Io di solito sono restio ad avere estranei in casa, ma, questa volta, trattandosi di un vecchio compagno di scuola, faccio uno strappo. Ho molto piacere che tu possa vedere il mio appartamento, i mobili, la raccolta di porcellane...

Paolo - Il Bukra quasi autentico...

Giovanna - (entra da destra, va dijfilato verso suo marito, senza guardare Paolo. una bella e giovane signora, vestita semplicemente, con gusto. S'indovina in lei un senso di fresca ingenuit, di essere nuovo, primitivo quasi, che la vita borghese d' Alfredo non e ancora riuscito a soffocare) Mi hai chiamato, Alfredo?

Alfredo - S, cara! Volevo presentarti un mio amico, un compagno di scuola. (Presentandolo)

Paolo - Romiti.

Giovanna - Ah! (si volge, d la mano a Paolo, gentilmente indifferente).

Alfredo - Che cosa abbiamo questa sera per pranzo?

Giovanna - (dopo un istante di riflessione, seria) Pur con crostini, carne in umido, come piace a te, pesce lessato, in salsa bianca, frutta...

Alfredo - (a Paolo, con intimo sorriso di compiacenza) Ti puoi accontentare?

Paolo - Certamente.

Alfredo - Come vedi, anche se presi alla sprovvista... (a Giovanna) Il mio amico cena con noi.

Giovanna - (timida) Ma...

Alfredo - (duro, fissandola sorpreso) Che cosa?

Giovanna - Volevo...

Alfredo - Va benissimo cos! Il men di pieno gradimento del nostro ospite, vero?

Paolo - Figurati.

Alfredo - Possiamo andare?

Paolo - Siete molto gentili. Vi ringrazio, se volete per che possa accettare il vostro invito, dovete lasciarmi libero un piccolo quarto d'ora. Ho un impegno. Devo trovare di questa sera un amico, quello che mi ha affibbiato la Storia Universale. Gli rimetto i bollettari e l'incarico. Il volume di saggio lo tengo come premio.

Alfredo - Allora ti aspettiamo.

Paolo - Se mi date l'indirizzo di casa vi raggiunger.

Alfredo - No, passa a prenderci qui. Io intanto finisco una lettera. Andremo a casa insieme, in macchina.

Paolo - Inteso. Perdonatemi, signora. Addio Girodi, a pi tardi. (Esce a destra).

Alfredo - (aspro) Che cosa volevano dire tutti quei ma, quei se...

Giovanna - (incerta) Non la sera pi adatta questa, Alfredo, per avere degli ospiti.

Alfredo - E perch? Non capisco cosa siano tutte queste obiezioni! La nostra cena magnifica. un povero diavolo quello! Sar un pezzo che non gli capita una simile cuccagna!

Giovanna - (cauta) Questa sera io ho assoluto bisogno di rimanere sola con te.

Alfredo - Che cosa c'?

Giovanna - Non posso rimandare, credi, occorre che ti parli, che ti dica... domani non ne avrei pi il coraggio, questa sera sono decisa.

Alfredo - (guardandola stupito) Si pu sapere che cosa hai?

Giovanna - necessario che io ti parli.

Alfredo - Incominci a meravigliarmi sul serio. Parla. Andiamo.

Giovanna - Non cos... qui...

Alfredo - ridicolo tutto questo.

Giovanna - (umilissima) Non sono quella che credi, Alfredo!

Alfredo - Che vuoi dire? Hai fatto qualche sciocchezza? Mi stupisco, tu...

Giovanna - (accenna confusamente di s).

Alfredo - Hai rotto il vaso cinese?

Giovanna - Oh, Alfredo, tu non puoi immaginare!

Alfredo - C' una nota dalla sarta?

Giovanna - No.

Alfredo - Ti sei comprata una pelliccia nuova?

Giovanna - No, no, Alfredo, tu non potrai credermi... eppure devo dirtelo, e questa sera...

Alfredo - Ma si pu sapere che cosa hai fatto?

Giovanna - (sempre timida, ma con una certa tranquillit) Sono indegna di te, Alfredo.

Alfredo - Che cosa vuoi dire?

Giovanna - Non sono pi degna di starti vicino! (Pausa) Ho commessa la pi grave delle colpe... Non sono pi una donna onesta!

Alfredo - Tu sei pazza!

Giovanna - S. (Serena) Sono una miserabile!

Alfredo - (un silenzio, si alza, la guarda. Un nuovo silenzio. Furioso) Ma che cosa vuoi farmi credere?

Giovanna - cos!

Alfredo - Taci! Se ti prendessi sul serio, a quest'ora ti avrei gi scaraventata gi dalla finestra!

Giovanna - Sta calmo. Ascoltami. Ti racconto tutto...

Alfredo - Tu questa sera hai la febbre. Presto, a casa, a letto.

Giovanna - No, ascoltami. Quindici giorni fa, esattamente, un gioved, sono uscita a far delle compere. Ho girato qua e l, in diversi negozi...

Alfredo - Ebbene?

Giovanna - Lasciami dir tutto. Verso le quattro entro da Lovatti, il bazar del Corso, volevo comprare un paio di cravatte per te...

Alfredo - (impaziente) Va bene...

Giovanna - Avevo notato, cos, di sfuggita, che un uomo mi seguiva insistentemente.

Alfredo - Un uomo?

Giovanna - S. Indugio a lungo nel negozio, per liberarmene. Osservo una dozzina di scatole di cravatte, prima di uscire d una occhiata attraverso la vetrina. Non c'era pi!

Alfredo - Se n'era andato?

Giovanna - Non faccio dieci passi, ed ecco che me lo sento alle spalle, mi affretto, lui mi inscgue, mi oltrepassa, mi si ferma di fronte.

Alfredo - Che ti ha detto? Che hai fatto?

Giovanna - (sempre calma) Non so, non so pi. Da quel momento io ho cessato di essere la Giovanna che conosci. terribile!

Alfredo - Ti ha fermata, e poi, su, parla... non fare la sciocca!

Giovanna - Si e presentato, mi ha guardata con degli occhi freddi, grigi, che mi hanno rimescolato il sangue.

Alfredo - L'hai lasciato fare?

Giovanna - S, ti ho detto, non ero pi io!

Alfredo - Poi?

Giovanna - Mi ha accompagnata, sapeva chi ero, dove stavo, tutto.

Alfredo - Poi?

Giovanna - Ad un certo punto siamo passati innanzi ad un bar; c'era un'orchestrina. Mi ha invitato a prendere un t.

Alfredo - Hai accettato?

Giovanna - S, quando mi e vicino non ho pi volont!

Alfredo - L'hai ancora rivisto?

Giovanna - S. Tre volte.

Alfredo - Quando? Dove?

Giovanna - La prima siamo ritornati in quello stesso bar, la seconda abbiamo passeggiato per il Corso. Ieri, ieri... mi ha aspettata a casa sua...

Alfredo - Ci sei andata?

Giovanna - (con un filo di voce) S. tremendo, lo so.

Alfredo - ( talmente sbalordito che non trova nemanco la forza di scattare) Tu sei pazza... tu sci pazza...

Giovanna - Sono pazza.

Alfredo - (dallo sbalordimento, incomincia a passare all'ir) Chi e?

Giovanna - Si chiama Olindo Fazicnda.

Alfredo - Olindo Fazienda? un nome d'uomo questo?

Giovanna - Si chiama cos! Un nome notissimo del resto! un campione nazionale di nuoto. Non l'hai mai sentito nominare?

Alfredo - Tu menti.

Giovanna - Guarda! No, purtroppo!

Alfredo - Che cosa fa, dove sta?

Giovanna - Suo padre e un Argentino. Ha una fabbrica di cappelli a Cordova.

Alfredo - (frenetico) Voglio sapere tutto. Parla! di passaggio in Italia?

Giovanna - No, sta qui. Sua madre Italiana. Divorziata dal marito, ha una villa a Tivoli.

Alfredo - Ah! Dunque vero, anche tu! Questo a me, a me?

Giovanna - Perdonami.

Alfredo - (terribile. Subito) Esci da questa casa! Esci, disgraziata! E non rimetterci mai pi piede. Vai... vai con il tuo campione di nuoto... trascinati per le strade...

Paolo - (entra allegro da destra. Si ferma stupito. I due esagitati e convulsi non avvertono la sua presenza. Li guarda un istante immobile. Poi tranquillo e cauto, s'avvia di nuovo, in punta di piedi, verso la porta).

Giovanna - Calmati, Alfredo, vado, non mi vedrai pi! (Si dirige all'uscita).

Alfredo - Dovevai?

Giovanna - Da lui, mi aspetta. Sa che questa sera ti avrei parlato. Me l'ha ordinato lui...

Alfredo - (con un urlo) Ah.... basta! (Fa per scagliatesi contro. Giovanna - viene a trovarsi vicino a Paolo. Si ripara istinti-vamente dietro a lui. Paolo va incontro ad Alfredo, lo ferma. Giovanna sguscia rapida dalla porta). Alfredo, liberato da Paolo, rimane immobile, paralizzato dallo sdegno e dallo stupore. Gli escono parole smozzicate dalla bocca, in tono basso. Non si rende ancora ben conto di quanto successo) Vergogna! Fare questo a me, proprio a me, ad Alfredo Girondi, una donna come quella... sgual...

Paolo - (ha attraversato la scena, sempre silenzioso. Prende il grande vaso di ceramica al fondo, si avvicina ad Alfredo, glielo porge) T, prendi, butta gi! Forte! un rimedio. Fa bene! (Alfredo guarda il vaso) Non preoccuparti, intanto, bruttissimo.

Alfredo - (si scuote, afferra il vaso, lo butta a terra violentemente, frantumandolo).

Paolo - Va meglio?

Alfredo - Incredibile... incredibile!

Paolo - (sereno) Sai, con le donne... (si guarda intorno, in cerca di qualche altro oggetto fragile da porgere ad Alfredo, mentre scende la tela).

FINE DEL PRIMO ATTO

ATTO SECONDO

La saletta di un piccolo caff. Un sof corre lungo la parete di fondo. Davanti al sof, con simmetrici intervalli, tre tavolini. Al centro seduto Paolo, a destra la coppia d'innamorati. (All'aprirsi del velario i tre sono silenziosi. Paolo legge il giornale. La coppia guarda mestamente per aria).

LInnamorata - Beh, sono stufa di star chiusa qui dentro! Andiamo!

LInnamorato - (incerto) Dove?

LInnamorata - Che ne so io? I programmi dovresti farli tu.

LInnamorato - Si potrebbe andare al Corso...

LInnamorata - (sprezzante) Un altro caff?

LInnamorato - Pi grande, c' l'orchestra.

LInnamorata - Fammi il piacere! Sta zitto.

LInnamorato - Ma...

LInnamorata - Ma, niente. In un altro caff non ci vengo, ecco!

LInnamorato - Che cosa facciamo?

LInnamorata - La solita domanda. Sembra impossibile. Sospiri tutta la settimana il pomeriggio del sabato, se io ritardo cinque minuti, pare che ti manchi la terra sotto i piedi, e poi, ecco, che cosa facciamo? Finiamo in un caff, dinnanzi ad una tazzina vuota, non si pu dire che tu sia un uomo di risorsa.

LInnamorato - (dolente) Cesarina!

LInnamorata - (rifacendolo) Carlo!

LInnamorato - Ma che ti accade oggi?

LInnamorata - Niente! Con te non mi accade mai niente! Paga.

LInnamorato - Si. (Chiamando) Cameriere!

LInnamorata - Vado a casa.

LInnamorato - No.

Ugo - (il cameriere, apparendo da sinistra) Hanno chiamato?

LInnamorata - Quanto fa?

Ugo - I signori vanno gi via?

LInnamorata - S.

Ugo - Forse i signori vogliono sentire un po' di musica? C' il radiofonografo nuovo!

LInnamorato - (con un filo di speranza) Eh?

LInnamorata - No.

Ugo - Un cappuccino, un caff, una brioche. Quattro e ottanta.

LInnamorato - (pagando) Ecco. (Con una improvvisa ispirazione) Oh, sai che facciamo? Conosco in barriera un cinematografo che apre alle tre. C' un film di Clark Cable, quello che non abbiamo visto al Palazzo !

(L'innamorata e linnamorato escono a sinistra).

Ugo - (mestamente) E... per noi finita!

Paolo - Per voi chi?

Ugo - Per noi tenitori di piccoli caff, di piccoli caff onesti! I giovani d'oggi non sanno pi fare all'amore! Che cosa saprebbero dire alla loro compagna, se dovessero star seduti due ore?

Paolo - Perch, secondo te, l'arte d'amare consiste nell'arte d stare seduti?

Ugo - Certo, signore, lo affermo! Una volta era cos! Il suo viso non mi nuovo, dev'esserci venuto anche lei, qui da Ugo!

Paolo - S, qualche volta, Ugo, tanti anni fa!

Ugo - Ah, bravo! (Con molta speranza) Ed ora aspetta una donna?

Paolo - S, Ugo.

Ugo - (animandosi) Oh, benissimo! Aspetta da un'ora! Quale giovane, oggi, saprebbe aspettare per un'ora la sua donna?

Paolo - Non aspetto la mia donna.

Ugo - Allora chi?

Paolo - Aspetto la moglie di un altro.

Ugo - (con malizia) Ah... signore...

Paolo - Ma aspetto anche il marito! Bisogna che ti rassegni, vecchio Ugo! Una delusione di pi! Neanch'io sono qui per quanto tu speri! Aspetto, per incarico del marito, una moglie che scappata con un amante. Faccio da tramite, ti rubo il mestiere!

Ugo - A vero dire, signore, a me non mai piaciuto lavorare con coppie adultere!

Paolo - Hai ragione! la prima volta che mi occupo di simili faccende. Non lo far pi. Perdonami! Lui, il marito, un mio vecchio compagno di scuola, e poi, momentaneamente, non avevo altra occupazione!

Ugo - Di l, arrivato da qualche minuto, un signore solo, con gli occhiali, potrebbe essere i! marito che lei aspetta!

Paolo - Ah! Tu te ne intendi! Ha la faccia di un uomo la cui moglie pu scappare con un amante?

Ugo - (dopo un minuto di riflessione) S, signore.

Paolo - Allora va a dirgli che Paolo - Romiti lo attende di qua.

Ugo - Vado. (Fermandosi) Preferivo per, almeno per lei, poter fare una commissione di diverso genere...

Paolo - A chi?

Ugo - (sdegnato) Non ad un uomo, si capisce!

(Esce a sinistra, rientra dopo qualche istante accompagnando Alfredo Girodi).

Ugo - Eccolo! (Esce nuovamente a sinistra).

Paolo - Addio Alfredo.

Alfredo - (precipitoso, andando verso il tavolino) venuta?

Paolo - Non ancora.

Alfredo - (disilluso) Ah!

Paolo - Aspetto da un'ora! Siedi.

Alfredo - Era la pi puntuale e precisa delle donne!

Paolo - Meno male.

Alfredo - Quell'uomo la render un rottame umano, senza dignit, senza principi!...

Paolo - (sorridendo) Sai, i principi!.

Alfredo - Ma sei sicuro che venga?

Paolo - Credo. Ti ho detto. Lei stessa mi ha fissato l'appuntamento per lettera.

Alfredo - E se non viene?

Paolo - Mah!

Alfredo - Saremo al punto di prima! In tre settimane non sei stato capace di combinare nulla, al solito. Non hai saputo darmi una notizia precisa su quell'uomo, dove stia, che cosa facciano, come vivano. Hai girato mezza Italia per niente.

Paolo - Sono per riuscito a farmi fissare un colloquio da lei.

Alfredo - Gran cosa! Ma dove abiti ora mia moglie non lo sai!

Paolo - Il recapito, che mi ha dato l'amica sua, quello di un albergo ove tua moglie si fermata ventiquattro ore, poi scomparsa di nuovo. Nessuna traccia. Se non viene all'appuntamento di oggi, puoi rinunciare.

Alfredo - Mi rivolger alla questura.

Paolo - una soluzione.

Alfredo - La posso far arrestare, un'adultera, (amaro, masticando la parola) Un'adultera! (Piano) Mia moglie! Potessi almeno sapere chi quell'avventuriero, quell'uomo infernale che l'ha corrotta, che l'ha trascinata nel fango!

Paolo - Perche ti preme tanto sapere notizie su di lui?

Alfredo - (chiuso) Cos!

Paolo - Ho ancora da capire che cosa vuoi che chieda a tua moglie! (fissandolo) Di ritornare?

Alfredo - No.

Paolo - Se rintracci lui, vorresti vendicarti, un duello?

Alfredo - (con sprezzo) Sei sempre il solito uomo dalle idee strambe! Un duello?

Paolo - Allora?

Alfredo - (testardo) Voglio sapere.

Paolo - Senti, fa una cosa. Io sono stanco di occuparmi di questa faccenda e non ti ho accontentato. Rimani qui tu. Io me ne vado, se tua moglie arriva, le chiederai tutto quello che desideri sapere.

Alfredo - No. Non voglio vederla. E poi con me non parlerebbe!

Paolo - Gi, forse! Allora fai un'altra cosa, l'opposta. Scappa. Se tua moglie ti vedesse qui, capace di ritornare indietro.

Alfredo - Speri ancora che venga?

Paolo - Non si sa mai.

Alfredo - Va bene, passer a prenderti tra un'oretta.

Paolo - troppo.

Alfredo - Se al mio ritorno non saprai darmi qualche notizia pi precisa, o mi dirai che mia moglie non venuta, dovr giudicare molto male le tue capacit.

Paolo - Il tuo intimo giudizio su di me non mai stato molto lusinghiero.

Alfredo - Certo siamo diversi, molto. Io credo di essere sulla strada giusta, tu mi sembri sulla falsa. In ogni modo riconosco che in queste settimane sei stato un amico caro e quasi un uomo di giudizio. Alfredo Girodi mantiene le sue promesse. Se mi saprai dare le notizie che ti chiedo, ti trover un buon impiego e potrai sistemarti finalmente una volta.

Paolo - Le mie sistemazioni non durano mai molto.

Alfredo - Dovrai ascoltare i miei consigli.

Paolo - S. Ma ora vai. Mi dice il cuore che tua moglie sta per arrivare, (guardando l'orologio) con un'ora e un quarto di ritardo.

Alfredo - Vedremo. In ogni modo aspettami, intesi?

Paolo - Intesi. Addio.(Alfredo s'avvia per uscire, a sinistra; entra Ugo, gli sbarra la strada).

Ugo - Prego signore, l'uscita da questa parte! (Lo conduce verso destra).

Alfredo - Ah, perch? Non si pu uscire dalla porta per cui si e entrati, qui dentro?

Ugo - (austero) Una tradizione del locale, signore. (Lo fa uscire a destra, ridiscendendo verso Paolo) Di l, (indicando a sinistra) c' la signora che lei attende.

Paolo - Come fai a saperlo?

Ugo - Gliel'ho chiesto, ma avrei anche saputo indovinarlo. Per questo ho fatto uscire il marito dall'altra parte.

Paolo - (ridendo) Sei testardo, Ugo, ti ho detto che non ci sono misteri.

Ugo - Sar! Ad ogni modo il mio occhio mi ha suggerito: meglio che quei due non si incontrino! Glie la vado a prendere, eh!

Paolo - Bravo, corri. (Mentre Ugo esce, Paolo si alza e va incontro a Giovanna, verso sinistra).

Ugo - (introducendo) Ecco, signora.

Paolo - La ringrazio d'essere venuta, signora.

Giovanna - In ritardo.

Ugo - (ha tirato le tendine che corrono lungo la vetrata, sopra il sof) I signori staranno molto tranquilli. Nessuno verr a disturbarli.

Paolo - S'accomodi, signora.

Giovanna - La prego di scusarmi, aspetta da molto?

Paolo - Non fa nulla.

Ugo - (sulla soglia) Se ho da ritornare per il servizio, busser.

Paolo - (secco) Non ce n' bisogno!

Ugo - (scettico) Sar. In ogni modo busser ugualmente. (Esce).

Paolo - La signora mi riconosce ancora?

Giovanna - S. Lei quel compagno di scuola di mio marito, vero?

Paolo - Precisamente.

Giovanna - Che doveva venire a cena da noi, quando...

Paolo - Ecco.

Giovanna - Lei ha tenuto compagnia a mio marito durante questo periodo?

Paolo - Gi. Ho cercato di distrarlo. Ha voluto che andassi ad abitare con lui. L'ho accompagnato qua e l. Con scarso suc-cseso per. Non abbiamo gli stessi gusti.

Giovanna - Ha sofferto molto?

Paolo - Certo il colpo stato duro.

Giovanna - Povero Alfredo!

Paolo - E soprattutto imprevisto. La signora dovr ammettere, per quanto so della vostra casa, che suo marito poteva aspettarsi tutto, meno questo.

Giovanna - (serena) vero.

Paolo - Mah! Il temperamento di Alfredo pieno di risorse, di sicurezza, passer...

Giovanna - Ecco, quello che

Paolo - E poi...

Giovanna - Che cosa?

Paolo - Niente. Un'idea prematura.

Giovanna - Mio marito l'ha incaricata di trattative con me?

Paolo - S.

Giovanna - La separazione legale?

Paolo - Non se n' parlato.

Giovanna - Cercher un avvocato.

Paolo - Se la signora ha l'intenzione di separarsi legalmente, certo necessario.

Giovanna - Credo sia questo il desiderio di mio marito.

Paolo - Non lo so.

Giovanna - (ferma) Non c' altra soluzione.

Paolo - Mah!

Giovanna - Allora?

Paolo - Signora, io avrei bisogno da lei di qualche informazione. Naturalmente se le dispiacer rispondermi...

Giovanna - Dica.

Paolo - Lei scomparsa misteriosamente, pi nessuna traccia. Per un vero miracolo sono riuscito a scovare l'indirizzo dell'albergo che l'ha ospitata per un giorno, ove le ho indirizzata la mia lettera.

Giovanna - Lo so.

Paolo - Per incarico di suo marito ho cercato di avere delle notizie su di lui...

Giovanna - Chi?

Paolo - L'uomo con cui...

Giovanna - Ah!

Paolo - Dovevo riferire ad Alfredo chi , che cosa fa, dove sta, che tipo sia. Si fissato in quest'idea.

Giovanna - Ormai...

Paolo - Non pensa ad altro.

Giovanna - Mi sembra inutile.

Paolo - Forse. Su quell'uomo non sono riuscito a saper nulla, indubbiamente valgo poco anche come detective . Ha ragione suo marito, non ho nessuna capacit.

Giovanna - Gli ho io stessa detto tutto di lui.

Paolo - Non gli basta. (Estraendo un foglio di appunti) un campione di nuoto, non e vero? Ebbene, ho fatto il giro di tutte le Societ, di tutti i Clubs di nuotatori, di tutte le piscine: nessuno lo conosce.

Giovanna - Ah!

Paolo - Sua madre un'italiana sposata ad un argentino, ha una villa a Tivoli? Sono stato a Tivoli, nessuna traccia della signora Fazienda.

Giovanna - Forse...

Paolo - Il padre di lui, divorziato dalla moglie, ha una fabbrica di cappelli a Cordova. Il Console mi ha risposto negativamente. (La guarda, Giovanna - tace) Non vorrei signora, che lei si fosse affidata ad un avventuriero... o peggio...

Giovanna - Mio marito teme questo?

Paolo - Non so se lo teme, certo lo suppone. In ogni modo, se suo marito insiste nell'idea d'averne notizie, dovr rivolgersi alla Polizia, io rinuncio.

Giovanna - (decidendosi) Le dar io stessa tutte le informazioni!

Paolo - Ma no, signora, lasci stare. Sono contento d'averla messa al corrente del nostro sospetto, nel suo interesse. Perch mai lei dovrebbe raccontare ad un estraneo cose intimamente sue?

Giovanna - No. meglio: lei incaricato da mio marito. Intanto la cosa un giorno o l'altro si deve sapere. Mi fa un piacere, la prego.

Paolo - Come lei vuole.

Giovanna - (una pausa) Lei non ha trovato nessuna traccia dell'uomo che cercava, semplicemente perch impossibile trovarne.

Paolo - Come?

Giovanna - Olindo Fazienda non esiste.

Paolo - Un nome falso?

Giovanna - No.

Paolo - Eh!

Giovanna - Gi.

Paolo - Allora?

Giovanna - un uomo inventato da me.

Paolo - L'ha inventato lei?

Giovanna - S.

Paolo - (trasecolato) Non un campione di nuoto?

Giovanna - Se non esiste.

Paolo - La povera madre a Tivoli?

Giovanna - Fantasia!

Paolo - Il padre argentino? La fabbrica di cappelli?

Giovanna - Le ho detto.

Paolo - (inebetito) Ah, il colmo! E perch?

Giovanna - Non ho mai avuto un amante.

Paolo - No?

Giovanna - No.

Paolo - (una pausa) In compenso per ha dell'immaginazione!

Giovanna - un'idea che ho meditato per tre anni, ho avuto il tempo di costruirmi per benino il mio Olindo Fazienda.

Paolo - Olindo Fazienda! Perch poi chiamarlo proprio Olindo Fazienda!

Giovanna - Capir! pi facile dar vita attendibile ad Olindo Fazienda, mancato fabbricante di cappelli, campione di nuoto, con un padre a Cordova, una madre a Tivoli, che ad un signor Rossi o a un signor Bianchi, ragionieri alle Assicurazioni Generali!

Paolo - vero.

Giovanna - Un signor Rossi o un signor Bianchi, inesistenti, non avrebbero mai preso una consistenza reale davanti agli occhi di mio marito. Invece Olindo Fazienda vissuto subito, di colpo.

Paolo - E come! Anche per me. L'ho rincorso per una settimana da Tivoli a Torino. Me lo vedevo gi dinnanzi...

Giovanna - Com'era?

Paolo - Alto, magro, bruno...

Giovanna - Bravo! cosi!

Paolo - Come, cos?

Giovanna - Voglio dire, cos che anch'io l'ho immaginato.

Paolo - Con delle lunghe braccia da nuotatore.

Giovanna - Ecco!

Paolo - Delle grandi mani, secche e forti, un po' pelose...

Giovanna - (meravigliata e contenta) S.

Paolo - Abbastanza brutto.

Giovanna - S, s, brutto!

Paolo - Vestito a quadrettini.

Giovanna - Benissimo.

Paolo - Un naso...

Giovanna - (entusiasta) S, una piccola cicatrice a sinistra tra il labbro e il mento...

Paolo - Veramente alla cicatrice non avevo pensato...

Giovanna - Ce l'ha!

Paolo - Non avevo fatto attenzione.

Giovanna - Perfetto!

Paolo - (salutando qualcuno) Signor Olindo Fazicnda, buongiorno!

Giovanna - Lo lasci andare per la sua strada, un tipaccio.

Paolo - Va bene, lei lo conosce meglio di me. Per fortuna non ha sentito, scantona adesso all'angolo.

Giovanna - Meno male.

Paolo - Ed ora, signora, che se ne andato, e non pu pi sentirci, mi dica, per quale ragione ha avuto bisogno di dar vita a questo bel tipo?

Giovanna - il mio liberatore, gli voglio molto bene.

Paolo - Non capisco.

Giovanna - lui che mi ha fatto fuggire!

Paolo - Gi, ma...

Giovanna - Senza di lui, io non avrei mai saputo liberarmi!

Paolo - Da che cosa?

Giovanna - Dalla vita che conducevo...

Paolo - (meravigliato) Da suo marito, dalla sua casa?

Giovanna - S.

Paolo - Oh, ma non eravate felici?

Giovanna - (con il tono sincero della colpevole) No, signore, da quando sono sposata.

Paolo - Ma come? Non era innamoratissima di suo marito?

Giovanna - (vergognosa) No, signore.

Paolo - Eppure, per tre anni, lei stata la moglie ideale di Alfredo, in comunit di gusti, di abitudini, di principili

Giovanna - Alfredo sbagliava.

Paolo - Come possibile?

Giovanna - f. mia la colpa! Qualunque altra donna al mio posto sarebbe stata felicissima.

Paolo - Questo non poi sicuro.

Giovanna - Oh, s, signore. Lo so. Non avrei mai dovuto sposarmi io! Se ho sofferto tanto la causa unicamente mia.

Paolo - Sofferto?

Giovanna - (scria) Molto.

Paolo - Eppure Alfredo mi disse d'aver fatto di tutto per renderla la pi fortunata delle donne, e la credeva tale.

Giovanna - (desolata) S. Se l' cacciato in testa fin dal primo giorno. D'altronde qualunque uomo avrebbe ragionato come lui!

Paolo - Avevate una bella casa...

Giovanna - Io mi ci si sentivo soffocare. Vedevo il sole un'ora al mattino, dietro ai palazzi di Via Durini, e per vederlo dovevo alzarmi alle sette.

Paolo - Alfredo l'accontentava nei suoi piccoli capricci... le regalava delle ceramiche...

Giovanna - Aveva deciso che le ceramiche dovevano essere il mio debole! Purtroppo io non ho mai potuto soffrire quegli orribili vasi.

Paolo - Eppure la casa era ammobigliata secondo il vostro comune gusto: il salotto impero, la sala da pranzo rinascimento, l'anticamera stile inglese... i tappeti...

Giovanna - Oh, signore! Dopo tre anni, non avevo ancora fatto l'abitudine a sedermi su quelle sedie dalle piccole gambe sottili e a convincermi che negli armadi della sala si potessero ritirare sul serio delle vivande. I tappeti poi, erano la mia ossessione. Sempre pieni di polvere...

Paolo - Ah! (Una pausa, la osserva con interesse) Ma, e le letture che faceva con suo marito, i libri che le portava a casa?

Giovanna - Non me ne parli. Un incubo. Trattati di economia domestica, terribili libri di sociologia, di morale, la filosofia spiegata al popolo. Saranno stati bellissimi, ma io non li capivo, signore. Sono molto ignorante. Dovevo leggerli per, Alfredo, dopo, m'interrogava.

Paolo - Incomincio a capire

Giovanna - Una volta sola mi ha dato un libro che mi ha interessato, era un libro di botanica, con tanti bei fiori, come quelli del mio giardino a Capriano.

Paolo - La signora prima di sposarsi abitava in campagna?

Giovanna - S. Anche il libro di botanica fin per diventare un oggetto di tortura! Durante le rare passeggiate, Alfredo voleva che sapessi dirgli i nomi delle piante in latino.

Paolo - Tuttavia mi sembrato che lei ri cercasse assiduamente la compagnia di suo marito. Non lo lasciava mai solo. Lo aspettava chiusa nella macchina.

Giovanna - Oh, questo, poi! Pretendeva che io fossi gelosa. Le assicuro di no. Lui, quando doveva uscire, mi diceva: vieni con me, ti convincerai che sono in giro per affari . Ci credo, ci credo, Alfredo, mi sforzavo di convincerlo, ma lui niente: No, no, altrimenti ti resta poi un sospetto, chiuso dentro, che ti fa male, ti conosco cara. Su, ti permetto di seguirmi... e mi trascinava sull'automobile, ed io vi restavo chiusa per delle ore. Rientrando a casa mi chiedeva allegro: sei contenta ora? sei convinta? ci vuole una pazienza come la mia per sopportare la tua gelosia! .

Paolo - Ah! In ogni modo certo che Alfredo era un marito fedele!

Giovanna - Purtroppo! Se non lo fosse stato, forse non sarei scappata.

Paolo - E perch?

Giovanna - Lei non pu immaginare che cosa fossero per me le mattinate di domenica, quando mio marito non andava all'ufficio e s'alzava a mezzogiorno! (Arrossisce, accorgendosi di aver alluso a cosa sconveniente).

Paolo - S, signora, posso immaginare benissimo!

Giovanna - No, lei non pu immaginare, perch non sa come sono fatta io!

Paolo - (si diverte e azzarda un complimento di cattivo gusto) Molto bene, signora, per quanto appare!

Giovanna - (senza afferrare il gioco, semplice) No, molto male. La colpa mia, glie-l'ho detto. Io non sono come le altre, queste cose non le posso sopportare. Sono negata ad essere una moglie. Una ripugnanza invincibile. Stavo male fino alla domenica successiva.

Paolo - Molte donne, sposate ad un marito come Alfredo, credono queste cose.

Giovanna - No, no, penso d'essere l'unica! Io non ho amiche, ma anche le poche conoscenze, le poche signore che ho frequentate mi sembrano molto diverse da me!

Paolo - Secondo...

Giovanna - Lei non pu capire, sono rimasta orfana a due anni...

Paolo - Povera piccola.

Giovanna - Mi hanno allevato gli sii, che abitano in Brianza, a Capriano. Sono cresciuta con loro. Vedesse quanto bella la nostra casa! Con un giardino grande, pieno di fiori, dietro c' l'orto, poi la vigna, poi il grano... Lo zio mi ha insegnato a potare le piante, la zia a far crescere le rose, la vecchia Luisa a innaffiare l'orto. Mi alzavo presto al mattino, correvo tutto il giorno, saltavo come un maschiaccio, cantavo fino a sgolarmi... (Pensierosa) Oh, sono stata molto felice! (Scuotendosi) Ora spero di ritornare ad esserlo! Da tre settimane sono gi un'altra.

Paolo - Lei ritornata laggi?

Giovanna - (sorpresa) Naturalmente! E dove voleva che andassi? Sono scappata per questo!

Paolo - Ecco perch non si riusciva a rintracciarla!

Giovanna - Non doveva essere difficile!

Paolo - E come era possibile immaginare che lei fosse andata a nascondersi, con Olindo Fazicnda, nella casa degli zii?

Giovanna - Un simpatico signore questo Olindo Fazienda!

Paolo - Incomincio a crederlo anch'io! Mi dica, un giorno e venuto Alfredo - a Capriano...

Giovanna - S, tre anni fa. Faceva un giro d'affari. Mi ricordo, d'estate. Io ero in giardino, stavo bisticciando con Cesare, che quel giorno aveva un umoraccio.

Paolo - Ah, c'era anche un giovanotto in villa, un cugino?

Giovanna - Ma no! Cesare il mio cane. Un danese, grande cos, quanto caro! Lo vedesse! (Una pausa) Veramente ora meglio che non lo veda, invecchiato il mio povero Cesare! (Triste) quasi cicco, e sta in piedi solamente dieci minuti al giorno, ho controllato con l'orologio.

Paolo - (ride) Continui con la storia di Alfredo.

Giovanna - S, ha arrestato la macchina, si fermato a guardare dal cancello. Cesare ha incominciato ad abbaiare, io a ridere!

Paolo - Un successone!

Giovanna - Alfredo ritornato la settimana dopo, si fatto presentare a mio zio. Alla fine del mese mi chiedeva in moglie.

Paolo - E lei?

Giovanna - Io ho rifiutato, non volevo sposarmi. Gli zii hanno insistito: quando non ci saremo pi, che farai? Milano tu non la conosci, ci sei stata tre o quattro volte per mezza giornata. Vedrai quanto bella. Ci sono dei giardini pi grandi del nostro, delle case piene di sole, sicuramente, come qui. E i teatri, i cinematografi, il passeggio in galleria, la gente elegante, l'alloggio di lusso....

Paolo - E non ha trovato tutto questo?

Giovanna - Oh no! Il sole nella casa di Via Durini non entra mai, e se passeggi nei prati del parco le guardie ti fanno la contravvenzione, il mio alloggio si riempito di brutti tappeti, di coppie di quadri, di false ceramiche, da non potercisi pi muovere.

Paolo - E i teatri, i cinematografi?

Giovanna - Ci s'andava di rado, e poi, le confesso, mi annoiano. Sono tanto sciocca io! Capisce ora perch ho dovuto inventare Olindo Fazienda? L'ho cresciuto in silenzio per tre anni, l'unica speranza di salvezza, senza mai avere il coraggio di presentarlo. Ho trovato la forza una sera, di colpo, disperatamente. La zia m'aveva scritto che nel giardino era cresciuta una nuova grande pianta di rose. (Rassegnata) Lei non pu capire!

Paolo - S, signora. E vedo ancora pi in l, oltre Olindo Fazienda.

Giovanna - Che cosa?

Paolo - Ora lei che non pu ancora capirmi. (Bussano forte alla porta di sinistra) una mania! Mi perdoni signora, se il nostro colloquio si e svolto in questo piccolo caff un poco equivoco, ma lei stessa mi ha fissato l'appuntamento.

Giovanna - Ho cercato un indirizzo qualunque, nella guida telefonica.

Paolo - Se lei mi invitava a Capriano avrei capito tutto pi facilmente. (Ad Ugo. che ha bussato ancora pi forte) Avanti!

Ugo - (entrando affannato) - ritornato il marito della signora! La signora pu uscire di qua, in fretta.

Paolo - Che ti prende Ugo?

Ugo - Capir, pu entrare da un momento all'altro!

Paolo - (tranquillo) Va a dirgli di non entrare, poich c' ancora sua moglie con me.

Ugo - (istupidito) Eh?

Paolo - Su, muoviti!

Ugo - Devo dir questo? a lui? al marito?

Paolo - (arrabbiandosi) Vai, ti ho detto.

Ugo - Oh, se Io dice, ci vado, ci vado... (scandalizzato) Ma che tempi, che tempi! (Esce a sinistra).

Giovanna - (si alza) Scappo! Non lo voglio incontrare. Lei, signore, gli spieghi tutto, cos come le ho detto. Le sar molto grata.

Paolo - Si figuri!

Giovanna - Chiss che cosa dir!

Paolo - Sar contento.

Giovanna - Crede?

Paolo - Penso che un marito debba apprendere sempre con piacere di non essere stato...

Giovanna - La ringrazio di tutto, signor...

Paolo - Romiti. Speravo che lei ricordasse il mio nome.

Giovanna - Ho una cattiva memoria. (Dandogli la mano) Vado. Non so se avremo ancora occasione di rivederci.

Paolo - Me Io auguro.

Giovanna - difficile. Mi rinchiudo a Capriano. (Una pausa) In ogni modo ancora grazie, signor Romiti, lei stato molto gentile. Mi raccomando a lei per tutto. Buongiorno. (Esce a destra).

Paolo - (rimane un istante solo, in piedi, volto perso la porta ove scomparsa Giovanna, si scuote, chiama ad alta voce) Ugo!

Ugo - (appare a sinistra, vede che la signora uscita, ha uno sguardo smarrito) Introduco il marito?

Paolo - S.

Ugo - Va bene. Che robe! (Esce scrollando il capo).

Alfredo - (entrando da sinistra) Dunque venuta?

Paolo - S. andata via ora.

Alfredo - Che ha detto? Hai saputo?

Paolo - Molte cose. Siediti. Stai tranquillo!

Alfredo - Dunque?

Paolo - Ci sono delle novit, grandi novit!

Alfredo - Che cosa?

Paolo - Ti spiego.

Alfredo - Hai saputo chi lui, dove Pha nascosta ?

Paolo - S.

Alfredo - Oh! Bravo! Dimmi!

Paolo - Un momento, procediamo con ordine. Tua moglie ora a Capriano.

Alfredo - Dagli zii?

Paolo - S.

Alfredo - (trionfante) Lui l'ha gi piantata, eh?

Paolo - No.

Alfredo - Come?

Paolo - Ecco, ti spiego. Non molto semplice.

Alfredo - Parla.

Paolo - In breve: tua moglie non ti ha mai tradito.

Alfredo - Eh?

Paolo - S, Alfredo, una cosa confortante per te, cos!

Alfredo - Ma.... ma, se scappata di casa!

Paolo - Sola.

Alfredo - Sola?

Paolo - - Sola. Olindo Fazienda non esiste.

Alfredo - Non esiste?

Paolo - - No. una sua invenzione!

Alfredo - Che cosa dici?

Paolo - Se l' inventato lei, dal nulla. Nome, cognome, il padre argentino, la madre a Tivoli, il campionato di nuoto... tutto il resto! Una magnifica fantasia!

Alfredo - (sbalordito) Allora? Non capisco.

Paolo - Se l' inventato per poter fuggire di casa.... perche tu non potessi trattenerla.

Alfredo - Per fuggire di casa? E perch voleva fuggire, se non aveva un amante, se non esiste quest'uomo che l'ha stregata?

Paolo - Tua moglie era molto infelice.

Alfredo - Infelice?

Paolo - S. Vedi, tua moglie molto diversa da come tu la giudicavi.

Alfredo - Diversa?

Paolo - S. Oh, ora io credo di averla compresa benissimo! una bambina quasi, piena di vita, d'ingenuit, di freschezza. Ha ventitr anni? No, ne ha sempre diciotto, come quando la vedesti nel suo giardino a Capriano, mentre giocava con il cane, e non aveva ancora conosciuto nessun uomo, tranne lo zio. Oh! Una cosa squisita. Un miracolo raro! La sua vita, la sua esperienza e ancora tutta protesa verso questa sua adolescenza, un po' selvaggia, nella quale sono racchiuse le sue uniche sensazioni di gioia. Mi capisci?

Alfredo - (aspro) No!

Paolo - (esaltandosi) Ecco, vedi, come una conchiglia ancra chiusa. Non conosce il desiderio, una donna senza amore, ignora il vero senso della vita, ne e impreparata e lontana. Bisognerebbe condurvcla piano piano, ridendo con lei, giocando con le sue ingenuit, felici della sua spensieratezza, innamorandola poco a poco, innamorandotene subito. Ma per far questo occorrerebbe avere vent'anni, come lei...

Alfredo - (mentre Paolo parla, lo guarda torvo da alcuni istanti. Con voce aspra, rabbiosa) Finiscila!

Paolo - (interrompendosi sorpreso) Che dici?

Alfredo - Smettila! Per chi mi hai preso? Credi che bastino queste quattro parole per intontirmi, per farmi ingoiare quanto ti farebbe comodo che io credessi?

Paolo - Che vuoi dire?

Alfredo - Che inutile il tuo sforzo. Non tanto facile darla ad intendere ad Alfredo Girodi! Non credo una parola di quanto hai detto!

Paolo - Non credi?

Alfredo - (forte) No, non credo.

Paolo - Non credi a me, o a tua moglie?

Alfredo - Non credo a te, a te. Tu mia moglie non l'hai nemmeno vista! Non venuta. Ma per prendermi in giro, per carpire la mia buona fede, per ottenere il posto che ti ho promesso, tu, ti sei accordato con il cameriere, mi hai fatto attendere di l, ed ora cerchi di collocarmi questa bella panzana.

Paolo - Ah, la prendi cos?

Alfredo - S. Non sono uno sciocco. Ho gli occhi aperti io, anche se mia moglie fuggita con un amante! Che cosa vorresti farmi credere? Che una donna, povera, orfana, senza mezzi, abbandoni cos, per un capriccio, un marito, un uomo serio come me, che lavora per lei, che le vuol bene, che le assicura un'esistenza confortevole, l'agiatezza, il lusso anche, per rifugiarsi in una casupola persa tra i boschi, avendo per unici compagni due vecchi settantenni?

Paolo - Eppure...

Alfredo - Taci. Fugge dopo aver vissuto per tre anni l'esistenza che io avevo saputo prepararle, senza un motivo, senza una causa? Questo vorresti farmi credere?

Paolo - (netto) Le ragioni ci sono, non le potrai mai capire.

Alfredo - Gi, ci sono. Per forza! Il gesto pazzesco di mia moglie esiste. un fatto incontestabile. Ma chi l'ha portata a questo? Chi ha sconvolto la sua vita? Quell'uomo, l'essere losco ed infame, che l'ha soggiogata, ipnotizzata quasi, che le avr fatto mille promesse di gioia e di ricchezza, (cattivo) che far tra poco lui stesso le mie vendette, maltrattandola, facendole stentare la vita, abbandonandola.

Paolo - (mentre Alfredo parla lo ha guardato a sua volta, a lungo, con compatimento. Ha sorriso lievemente, si ricomposto subito. L'inutilit d'ogni sforzo per far intendere ad

Alfredo - la verit evidente. Vi rinuncia) Alfredo, basta! Hai ragione! Capisco anch'io che perfettamente inutile cercare di nasconderti la verit. Sci troppo avveduto tu...

Alfredo - Dovevi saperlo. Dunque, confessi d'aver mentito?

Paolo - S, ho pensato di farlo per cercare di consolarti un poco, per placare il tuo orgoglio ferito, capisco che non il giusto mezzo.

Alfredo - A placare il mio orgoglio ferito ci penser lui stesso, l'uomo che ha insidiato la mia felicit! Mia moglie capir assai presto che cosa ha perso, abbandonando me!

Paolo - stata anche questa la mia impressione poco fa.

Alfredo - Ah... venuta sul serio?

Paolo - Alfredo, per chi mi prendi? Ti ho detto!

Alfredo - (fissandolo) Ti credo. D'altronde io non ti ho mai parlato di Capriano, te l'ha detto lei che ci siamo conosciuti laggi?

Paolo - S.

Alfredo - Dunque? La verit, ora. Dimmi che hai saputo. Parla chiaro, senza reticenze, sono un uomo forte io.

Paolo - Hai indovinato quasi tutto. Olindo Fazienda un avventuriero, un uomo losco...

Alfredo - La picchia?

Paolo - Non ancora, ma prevedo non tarder molto.

Alfredo - Dove sono andati?

Paolo - Qua e l. A Torino, a Roma, nascosti in piccoli alberghi di terz'ordine...

Alfredo - Ah...

Paolo - Miserie! Lui ha una faccia che non promette nulla di buono.

Alfredo - (stupito) C'era anche lui qui?

Paolo - No. Ho visto una fotografia che aveva con se tua moglie. alto, magro, nero, un lungo naso, una cicatrice sul labbro sinistro...

Alfredo - Quell'uomo l'ha stregata!

Paolo - Povera donna!

Alfredo - E lei che impressione ti ha fatto? Ha capito quale individuo sia colui che le sta vicino?

Paolo - Non completamente. Si illude ancora.

Alfredo - Ah! Che aspetto aveva?

Paolo - Un po' sciupata.

Alfredo - (contento) S, eh? Pallida?

Paolo - Pallida.

Alfredo - Dimagrita?

Paolo - Dimagrita. Un piccolo viso sofferente.

Alfredo - Ecco! E i vestiti? Come era vestita?

Paolo - Non so. Certo non era gi pi la signora elegante che ho conosciuta in casa tua. Un atteggiamento stanco, trascurato...

Alfredo - (alzandosi, battendogli una mano sulla spalla) Bravo Paolo! Ti sono grato per le informazioni che mi hai dato. Sci stato abile, lo riconosco, sci riuscito a sapere pi di quanto era prevedibile! Bravo! Manterr anch'io le mie promesse. Vedrai!

Paolo - Lascia stare, non il caso, ho fatto cos poco io...

Alfredo - No. E dove sono andati adesso?

Paolo - Olindo Fazienda e tua moglie?

Alfredo - S.

Paolo - Non ha voluto dirmelo...

Alfredo - (una pausa) Non importa. Vuoi scommettere? Ti do tempo quindici giorni, e sar alla mia porta a chiedermi perdono.

Paolo - E tu che farai?

Alfredo - Non lo so! (Sublime) Ma potrebbe darsi, vedendola conscia dell'enorme errore, e giustamente punita dal suo stesso peccato, che fossi anche capace di perdonarle! Tu non approverai questa mia generosit, capisco, ma vedi, Alfredo Girodi fatto cos!

FINE DEL SECONDO ATTO

ATTO TERZO

L'atrio della casetta di Giovanna , in Brian-za. Una scala di legno sale a sinistra al piano superiore. L'ambiente serve da sala di ritrovo e forse anche da sala da pranzo. A destra un pianoforte. In fondo il giardino. Chiara giornata estiva. All'aprirsi del velario sono in scena zia Ernestina e zio Gigi.

Ernestina - (a zio Gigi che abbandonato su di una poltrona si asciuga il sudore con un grande fazzoletto) Cos la gita a Milano e stata inutile?

Gigi - Inutile.

Ernestina - Non sei riuscito a trovare Alfredo?

Gigi - No. Non hai idea del caldo che faceva a Milano!

Ernestina - Dov'era?

Gigi - Il caldo? Ma dappertutto, cara!

Ernestina - Ma no. Gigi, stai attento, parlo d'Alfredo. Dov'era andato?

Gigi - Ah! Fuori citt.

Ernestina - Dove?

Gigi - Non lo so, cara. Me la dai ora, una spremuta di limone fresca?

Ernestina - Non ancora. Sei sudato. Che cosa decidiamo?

Gigi - Niente.

Ernestina - Bisogna pur prendere una decisione !

Gigi - Scusa, ma perch bisogna prendere una decisione? Tu senti sempre la necessit di decidere qualche cosa!

Ernestina - Come, vuoi andare avanti cos? Vuoi che Giovanna continui a vivere qui, separata da suo marito?

Gigi - E che male ci sarebbe, scusa, in fondo in fondo? Se sta pi volentieri con noi!

Ernestina - (con rimprovero) Gigi!

Gigi - Non fa piacere anche a te che Giovanna sia qui?

Ernestina - Che domande! Ma non giusto, capisci? Una moglie deve vivere con il proprio marito.

Gigi - Se non vuole, puoi obbligarla? Se ci soffre?

Ernestina - E la gente, che direbbe la gente? Uno scandalo!

Gigi - Lasciala dire la gente.

Ernestina - Sai anche tu che non possibile. Giovanna deve ritornare con suo marito, presto o tardi.

Gigi - Perch deve? Certo se la mandiamo via...

Ernestina - Alle solite, fai apposta a non capire, voglio bene come te io a Giovanna. Vorrei poterla tenere con me, sempre, fosse vero, ma mi rassegno, perch Giovanna - ha una casa sua...

Gigi - Dalla quale scappata...

Ernestina - Una sua famiglia...

Gigi - Le solite esagerazioni! Alfredo diventa tutta una famiglia per te! Nemanco un nipotino sono stati buoni a combinarci quei due.

Ernestina - Anche il Parroco, me ne ha parlato, domenica. Una donna sposata, per qualsiasi ragione, non deve mai cessare di coabitare con il proprio marito.

Gigi - Non vero!

Ernestina - Come?

Gigi - Se rimane vedova...

Ernestina - (spazientita) Uffa, Gigi!

Gigi - Beh, ti avverto subito che io, con questo caldo, a Milano non ci torno.

Ernestina - Andr io da Alfredo.

Gigi - Che bisogno hai di andarci tu? E non c' qui da una settimana quel suo amico, il signor Romiti, incaricato da

Alfredo - per le trattative?

Ernestina - Prima che quello combini qualche cosa!

Gigi - Mi sembra un bravo figliolo.

Ernestina - Non dico di no, ma se Alfredo aspetta che gli riporti a casa

Giovanna - sta fresco !

Gigi - E perch? venuto per questo!

Ernestina - Ormai una settimana che qui e che cosa ha concluso? Gi, in albergo, tutte le sere si fa preparare le valigie, paga il conto, consulta l'orario e al mattino rimanda la partenza.

Gigi - Chi te l'ha detto?

Ernestina - La padrona dell'albergo.

Gigi - Ecco, appunto, non vuole partire senza aver concluso qualche cosa! (Convinto) Lasciamo fare a lui Ernestina.

Ernestina - Ad Alfredo preferisco parlare io....

Giovanna - (entra di corsa da sinistra, veste un abito chiaro, da giovinetta quasi) Oh, zio Gigi, sci tornato?

Gigi - S, cara.

Giovanna - E dove sci stato?

Gigi - (a Ernestina, incerto) Dove sono stato?

Ernestina - Gigi, lo chiedi a me dove sci stato? A Como sei stato, per il vivaio di piante.

Gigi - Gi, sono stato a Como.

Giovanna - (con una carezza) Ciao zio, scappo.

Gigi - Dove vai?

Giovanna - In giardino. Il signor Paolo mi aspetta. Abbiamo disegnato un'aiuola nuova, intorno al cedro. Vedrai! (Esce dal fondo).

Gigi - qui il signor Paolo?

Ernestina - Puoi immaginare! Da stamattina alle otto.

Gigi - Simpatico, per!

Ernestina - S, s.

Gigi - Allegro.

Ernestina - Per questo!

Gigi - (timido) Me la dai ora la spremuta?

Ernestina - S. Andiamo di l. (Esce a sinistra).

Gigi - Oh, brava! (Si alza).(Paolo e Giovanna entrano dal fondo chiacchierando animati).

Paolo - Buongiorno, signor Luigi. Buona gita?

Gigi - S.

Paolo - Caldo, eh!

Gigi - Un forno! (Contento) Adesso per Ernestina mi fa bere una bibita fresca! Vado, prima che cambi idea. (Scompare sulla scala).

Giovanna - (allegra) Allora, intesi, far crescere un'altra aiuola al posto del nespolo del giappone.

Paolo - Bene! Una pianta antipatica quella. Chiss poi perch deve chiamarsi nespolo del Giappone!

Giovanna - Probabilmente perch viene dal Giappone!

Paolo - (sedendosi vicino al pianoforte) -Non si fidi, signora. La regola opposta. Non c' crepe marocaine nel Marocco, non si trovano cappelli panama a Panama, fratelli siamesi nel Siam, acqua di colonia a Colonia.

Giovanna - (ridendo) Ne sicuro?

Paolo - Sicuro. Ho fatto un viaggio apposta per controllare.

Giovanna - Lei ha viaggiato molto?

Paolo - Ho girato.

Giovanna - Dev'esser bello viaggiare, veder paesi nuovi, strani...

Paolo - S'assomigliano tutti. Oggi domenica? Ebbene, in tutte le citt del mondo le strade della periferia sono piene di ciclisti curvi sul manubrio, colle maglie rosse e verdi, gialle e blu, e nei cinematografi di tutto il mondo si proietta lo stesso film della Garbo. A Londra, in Hide Park, le famigliole degli impiegati fanno la passeggiata, i bambini davanti, i genitori dietro, un po' stanchi, il bambino pi piccolo gioca con la canna del pap. Cos al Bois de Boulognc, cos a! Prater, cos a Buda, tale e quale come al Parco a Milano.

Giovanna - Ci sar un paese pi bello degli altri?

Paolo - S, il nostro. Viaggiando s'apprende almeno questo.

Giovanna - Si proveranno emozioni, sensazioni improvvise...

Paolo - No. S'impara semplicemente a fare dei paragoni.

Giovanna - Mi racconti qualche avventura.

Paolo - Non ce ne sono.

Giovanna - Dove ha provato la pi forte emozione di viaggio?

Paolo - Sul tram Milano-Monza, quando mi sono accorto di essere senza biglietto, e senza denari per pagarlo.

Giovanna - (divertita) Ci sono tanti uomini come lei?

Paolo - Ma! Perch? Simpatico? Antipatico?

Giovanna - Simpatico, strano, per! (Una pausa) Quali sono le donne pi belle del mondo? Lei se ne intende, vero?

Paolo - Le Italiane

Giovanna - Sul serio?

Paolo - Naturalmente! Vuole per caso che preferisca le Lappone unte di grasso, le Senegalesi dal labbro pendente, le Giavanesi che i parenti ingrassano nei pollai e vendono a pesoP

Giovanna - Mi piacerebbe viaggiare, se non fosse altro per vedere tutti i giardini, tutti i fiori del mondo! Lei per deve avere ragione! Sono sicura anch'io che niente pi bello...

Paolo - ...di un giardino di Roma.

Giovanna - O di un prato del Montesiro, qui, in alto, sopra a Capriano, quando fioriscono le genziane. Ha mai visto lei un prato fiorito di genziane?

Paolo - (da qualche istante ha aperto il piano forte, e ne ricava degli accordi vaghi) -Vede, come sono ignorante, a che cosa sono serviti i miei viaggi? Lo confesso umilmente: ho bevuto tante volte la tisana di genziana, ma non so riconoscere le genziane. (Provando degli accordi, colpito dalla cadenza della frase che ha pro-nunciat) Ho bevuto tante volte la tisana... si potrebbe farne una canzone, la mia canzone... (e trovato il motivo, canticchia) Ho bevuto tante volte - la tisana - di genziana - non conosco le genziane. - E l'allodole ho mangiato - tuttavia non so volare... - Se io amo, giusto fato, - la mia donna non sa amare.

Giovanna - Non c* male. Forse questa era la sua vocazione!

Paolo - Che cosa?

Giovanna - La musica.

Paolo - No. Non ho vocazioni, purtroppo! Fare il musicista? Mi piace la musica, e vero, ma mi piace anche guidare l'automobile, farei per questo il conduttore di tassi ?

Giovanna - Che strano uomo! Ma lei sempre cos, vive sempre cos?

Paolo - Ma s.

Giovanna - Anche quando con mio marito?

Paolo - Perch dovrei cambiare?

Giovanna - E mio marito che dice?

Paolo - Abbiamo qualche divergenza di idee.

Giovanna - Ha mai pensato lei a sposarsi?

Paolo - Molte volte.

Giovanna - Perch non l'ha fatto?

Paolo - Quando volevo io, lei non voleva, e quando voleva lei ero io che non volevo.

Giovanna - Sul serio, lei avrebbe potuto sposarsi?

Paolo - (scandalizzato) Signora, che cosa questo sospetto?

Giovanna - Voglio dire, per sposare occorre essere degli uomini, come gli altri.

Paolo - Eh!

Giovanna - Come Alfredo, serio, con un ufficio.

Paolo - Comprare delle false ceramiche... avere l'alloggio con l'ascensore... amare la moglie il sabato sera. No, anche gli altri possono sposare. (Semplice, senza affettazione, sorridendo) Pensi, Giovanna,che ci sono degli uomini che vivono per dipingere un quadro, per scrivere una poesia, per scoprire una stella, per scindere un atomo e si sposano lo stesso e sono amati dalla loro moglie, ed hanno dei bambini, con le manine di ciccia, con le fossette ai lati della boccuccia, dei bambini che fanno pip, come gli altri, e la notte questi uomini astrali rovesciano il calamaio, urtano il microscopio, scendono dalla specola per passeggiare l'erede che mette i dentini.

Giovanna - (pensierosa) Crede che io avrei dovuto sposare uno di questi uomini?

Paolo - (serio) S. Purch quest'uomo sapesse diventare il suo compagno e il suo complice.

Giovanna - Il mio complice?

Paolo - Soprattutto questo. L'amore fatto d'intimit. L'intimit amorosa di complicit.

Giovanna - difficile.

Paolo - Secondo. Pu anche essere la cosa pi facile!

Giovanna - Alfredo ed io avremmo dovuto essere due complici? E in che cosa?

Paolo - In molte cose, in una soprattutto.

Giovanna - (ingenua) In quale?

Paolo - (con un sorriso riservato) In quella.

Giovanna - (dandosi un'aria saputa) Ah, gi, in quella!

Paolo - Mi ha capito?

Giovanna - (superiore) S, s, ho capito!

Paolo - (scettico) No.

Giovanna - (ribellandosi) Beh, ora mi sembra che lei esageri! Me lo ripete dieci volte ai giorno! Io non posso capire, io non so niente, io sono una scioccherella, una conchiglia vuota...

Paolo - (sorridendo) Chiusa. Ho detto una conchiglia chiusa.

Giovanna - Una donna per nulla interessante, insomma! Lei mi crede proprio una piccola sciocca, non degna di alcun interesse ?

Paolo - Come sbaglia!

Giovanna - Eppure dovrei anch'io avere una certa esperienza. Ho avuto un marito, un amante...

Paolo - Olindo Fazienda!

Giovanna - Vale un altro!

Paolo - Se fosse esistito 1

Giovanna - (un tempo) E chi le ha detto che non sia esistito?

Paolo - Come?

Giovanna - Le chiedo, chi le assicura che non sia esistito veramente?

Paolo - Lei me lo ha detto!

Giovanna - (ambigua) Io potrei aver avuto moke ragioni per lasciar credere questo!

Paolo - Scusi, ma...

Giovanna - Sempre sicuri, eh, voi uomini? Il vostro intuito, la vostra esperienza?

Paolo - (che la fissa dubbioso) Non capisco...

Giovanna - Una volta per uno!

Paolo - Olindo Fazienda?

Giovanna - Lui o un altro?

Paolo - Esiste o non esiste?

Giovanna - Anche lei, come mio marito, preso dalla smania di sapere, di avere dei particolari?

Paolo - Non esiste!

Giovanna - Forse. (Pensierosa) Anzi, sicuramente, non esiste. Strano, non mai stato tanto inesistente come oggi! (Cercando) Non riesco nemmeno pi a ricordarmi il suo volto, che pure conoscevo quanto il mio! (Un tempo) E va bene! Olindo Fazienda gi un fantasma svanito! Non potrebbe per essere stato il simulacro, il comodo paravento di un altro uomo, un uomo vero, in carne ed ossa, anche senza la cicatrice sul labbro?

Paolo - (colpito, malgrado se stesso) Perch vuol farmi credere questo?

Giovanna - Non potrei essere fuggita di casa con un amante vero, ed essermi servita di Olindo Fazienda per sviare le ricerche?

Paolo - Lei non fuggita con un amante, e venuta qui, dagli zi, nella sua casa di bambina, ove io l'ho trovata!

Giovanna - Lei venuto a Capriano un mese dopo la mia fuga, e questo mese sicuro lei che io l'abbia passato qui dentro?

Paolo - Ma...

Giovanna - (alzandosi, allegra, sorridendo) -Ci pensi un po' su, signor Paolo! Veda anche lei di capire! Tenga gli occhi bene aperti. Qual' la verit? Questa, quella? Mah! Io vado in giardino, sotto il nespolo, che non del Giappone, come non sono del Siam i fratelli siamesi! (Scappa ridendo, dal fondo).

Paolo - (chiamandola) Signora! (Fa per inseguirla, zia Ernestina, che scesa dalla scala, viene a trovarsi sulla sua strada) Oh, buon giornol

Ernestina - Solo?

Paolo - S.

Ernestina - E Giovanna?

Paolo - in giardino. Vado a raggiungerla.

Ernestina - Un momento. Approfittiamone per chiacchierare un poco noi due. qualche giorno che desidero farlo. Le dispiace?

Paolo - Si figuri!

Ernestina - Sieda.

Paolo - Ecco.

Ernestina - (che si pure seduta, fissandolo) Allora, signor Paolo?

Paolo - (incerto) Allora, che cosa?

Ernestina - Giovanna ritorna o non ritorna da Alfredo?

Paolo - Non lo so, signora.

Ernestina - Parliamoci chiaro, signor Paolo.

Paolo - Ma s!

Ernestina - Lei deve capire le preoccupazioni di questa povera vecchia, e vorr perdonarmi.

Paolo - Come, no?

Ernestina - Bene. Dunque, lei ha avuto da Alfredo il preciso incarico di iniziare le trattative per riportare a casa Giovanna. cos?

Paolo - S.

Ernestina - Le sembra d'aver fatto tutto il possibile per assolvere il mandato?

Paolo - Certo. Giovanna, la signora Giovanna rifiuta.

Ernestina - Lei l'ha invitata a ritornare a casa, chiaramente?

Paolo - Pi volte, nei primi giorni.

Ernestina - Ed ora?

Paolo - Ora non so nemmeno pi io che debbo consigliarle. sicura lei, zia Ernestina, che facendo ritornare la signora Giovanna a Milano, contro il suo istinto, si collabori alla sua felicit?

Ernestina - E distaccandola definitivamente da suo marito, lei sicuro che noi si faccia il suo bene?

Paolo - Nessuno la distacca. fuggita da sola, esasperata, perch non poteva vivere cos come si voleva farla vivere, perche l'hanno lasciata chiusa di sensi, vuota di anima, mentre qui ritrovava il beato suo mondo di fanciulla...

Ernestina - Crede che si senta proprio felice ora che ritornata?

Paolo - Certo.

Ernestina - (triste) No, anche tra noi non pi felice. Me ne sono accorta. Specialmente da qualche giorno a questa parte. Sono una povera vecchia, ma certe cose le capisco, forse perch non c' donna che non le abbia provate.

Paolo - E che dovrei fare io?

Ernestina - Non giochiamo signor Paolo. Lei venuto qui per riportare Giovanna ad Alfredo. - Santo Dio che idee quell'uomo! - O eseguisce il mandato, la persuade, o...

Paolo - ...se ne va! Ha ragione, zia Ernestina.

Ernestina - Lei mi perdoni, devo parlare cosi!

Paolo - Stia tranquilla. Il mio compito termina in Questo istante. Lei stessa nofr parlare tra noco direttamente con Alfredo.

Ernestina - Quando?

Paolo - Oppi Alfredo verr qui. Si stancato di aspettare.

Ernestina - Era ora! Quando arriva?

Paolo - Mi ha scritto che sarrhKe giunto alle tre. un uomo preciso. Sar gi in albergo ad aspettarmi.

Ernestina - Lo sa Giovanna?

Paolo - Non ancora. (Scusandosi) Volevo dirglielo ora, fuggita.

Ernestina - L'avverta subito.

Paolo - S. Io parto questa sera, non ho servito a niente, come al solito, ma anche

Alfredo - sar venuto inutilmente! La signora Giovanna non ritorner mai con quell'uomo!

Ernestina - (inquieta) Lo crede?

Paolo - (reciso) Ne sono sicuro.

Ernestina - Sarebbe per lei un gran male.

Paolo - Ora avverto la signora Giovanna, poi vado a prendere Alfredo, e me ne parto. Zia Ernestina io la ringrazio e per a sua ospitalit e per la sua franchezza. Mi permetta ancora di rivolgerle una domanda. Quando arrivata la signora Giovanna, qui a Capriano?

Ernestina - Era la festa di Gigi, il 21 giugno, un mese e dodici giorni fa.

Paolo - (contento) Ah! scappata di casa il venti! Volevo ben dire!

Ernestina - Perch mi chiede questo?

Paolo - Niente!

Ernestina - (s' avvicinata alla terrazza) Giovanna sale, le dica subito della venuta di Alfredo. Io vado a cercare Gigi, poi le parleremo.

Paolo - S.

(Ernestina esce a sinistra, Giovanna entra a destra).

Giovanna - (canticchiando) Non ricordo pi la sua canzone! Com'? Ho bevuto... che cos' che lei ha bevuto?

Paolo - La tisana.

Giovanna - Gi. Di genziana. (Cantando) Ho bevuto tante volte la tisana di genziana...

Paolo - (melanconico) Non conosco le genziane...

Giovanna - (al pianoforte, cercando il motivo sulla tastiera) Dunque ha risolto il dubbio amletico? Esiste o non esiste un vero Olindo Fazienda?

Paolo - Che domande! Non esiste.

Giovanna - Sicuro?

Paolo - Lei venuta a Capriano la mattina del ventun giugno!

Giovanna - Chi glie lo ha detto?

Paolo - Zia Ernestina.

Giovanna - (con disappunto) Ah! (Contenta) Intanto ha dovuto informarsi... chiedere! Per poco ci credeva, eh?

Paolo - Sono uno sciocco.

Giovanna - (preoccupata) poi tanto assurdo pensare che io abbia avuto sul serio un amante?

Paolo - S. (Un tempo) Signora Giovanna, da stamane io devo darle una notizia. Non ho ancora trovato l momento opportuno. Prevedo che la cosa non le far molto piacere.

Giovanna - Sentiamo.

Paolo - Alfredo oggi viene qui.

Giovanna - Ah!

Paolo - Lo vuole ricevere?

Giovanna - (dopo un silenzio) S.

Paolo - Viene per portarla con s!

Giovanna - Lo so.

Paolo - E lei che intenzioni ha? (La guarda stupito, un silenzio) D'andarci?

Giovanna - (pensierosa) Forse.

Paolo - Come? Ritorner con suo marito? (Una pausa, arrabbiandosi) Dopo aver inventato un amante per liberarsene, per fuggire da lui, dopo avermi ripetuto cento volte che non voleva pi saperne, che era un essere insopportabile?

Giovanna - (recisa) Non ho mai detto queste cose! Fin dal primo momento le ho confessato che i torti erano unicamente miei, che io ero una donna diversa dalle altre, inadatta a condividere la vita con un uomo... Questo credevo...

Paolo - Ed ora che cosa crede?

Giovanna - Non so pi.

Paolo - Che cosa pu averle fatto mutare pensiero?

Giovanna - Niente. Tutto. (Tormentata) Sono ritornata nella mia casa, per riprendere la mia vita serena di un tempo, non posso pi, mi manca qualche cosa... non va....

Paolo - (sottolineando) Chi manca?

Giovanna - I miei due cari sono qui, ...l'unica persona, oltre a loro, che abbia partecipato alla mia vita Alfredo...

Paolo - E allora?

Giovanna - (dopo un silenzio) Non sono contenta, non mi ritrovo, cerco qualcuno... (studiandosi) non manca che lui! Forse ho sbagliato, non dovevo fuggire. Sono una povera sciocca, che non sa che cosa vuole!

Paolo - Ah! (Amaro) Aveva ragione zia Ernestina! Lei deve ritornare con suo marito!

Giovanna - (incerta) Crede?

Paolo - S.

Giovanna - Prover.

Paolo - (con ira) Ah no, ci vada e ci rimanga! Non le consiglio di ritentare l'esperienza! Basta! Tutto ha un limite! Anche l'illogicit femminile!

Giovanna - Che cosa le prende?

Paolo - Niente mi prende. Che c'entro io? Io? Io vado di corsa a cercare Alfredo, all'albergo, ecco quello che devo fare io. E mi precipito prima che lei cambi idea!

Ernestina - (entra da sinistra. A Giovanna) Dunque, il signor Paolo ti ha detto? Lo mandiamo a chiamare Alfredo?

Paolo - (fuori di s, le va incontro) Ma s che lo mandiamo a chiamare! La signora ritorna con suo marito! Questa e l'ultima decisione! Ora le sembra di incominciare ad amarlo, anzi lo ama, lo adora! Vado a cercarlo questo fortunato marito! (Paolo s dirige rapido verso la terrazza. Zia Ernestina e Giovanna s guardano incerte. Paolo giunto sulla terrazza s'imbatte in zio Gigi che entra affannato).

Gigi - Sapete chi ho visto al cancello? Chi ho visto?

Ernestina - Alfredo?

Gigi - Lui! Ma come fate a saperlo? (Addolorato) Non riesco mai a dare una notizia nuova io!

Ernestina - Vallo a prendere, fallo salire.

Paolo - Vado io, vado io! Sono io il plenipotenziario. Gli dar io la fausta novella! (Esce dal fondo).

Gigi - Mi aspetti, vengo anch'io, meglio che ci sia anch'io, pi delicato... (Gli trotterella dietro affannato. Un silenzio. Zia Ernestina e Giovanna rimangono sole).

Ernestina - Hai fatto bene, Giovanna! Tu devi ritornare nella tua casa!

Giovanna - Non so, zia.

Ernestina - necessario, per te. Tu qui, sola con noi, non sapresti pi vivere.

Giovanna - Perche dici questo?

Ernestina - Lo sento, lo indovino.

Giovanna - (tormentata) Eppure, zia, tutto come prima, come quando io stavo con voi ed ero tanto felice, vero?

Ernestina - S, Giovanna .

Giovanna - Voi mi volete bene, come un tempo, vero, zia Ernestina?

Ernestina - Lo sai.

Giovanna - E allora perch non sono felice?

Ernestina - (triste) Vedi?

Giovanna - S, zia, lo hai indovinato, te lo confesso. Non sono pi la vostra Giovanna, non mi capisco pi. E perch? Quando sono fuggita di casa, quando mi sono liberata, sono venuta qui e mi e sembrato di ritornare in paradiso. Ho ritrovato tutto quello che avevo lasciato, tutto quello che sognavo da quattro anni...

Ernestina - Poi?

Giovanna - Non so, in questi ultimi tempi...

Ernestina - Da due settimane...

Giovanna - Mi sono sentita nuovamente inquieta, cerco qualche cosa che non trovo, che mi manca. Lo credi, zia, passo delle notti insonni, piene di dubbi, d'incertezze...

Ernestina - Quali?

Giovanna - Mi tormento. Penso a quanto ho fatto. Alia stranezza della mia condotta. Per giustificarmi cerco di ricostruire la vita che ho voluto tuggire, che mi aveva esasperata! Nulla ha pi il valore di prima. Non so spiegarmi perch certe cose mi offendessero, perche altre mi apparissero opprimenti. Non ritrovo nemanco pi me stessa, quella che ho sempre creduto di essere,' negata a certe cose...

Ernestina - (recisa, in fretta) Devi ritornare con Alfredo.

Giovanna - Ecco, per esempio, Alfredo! Quando penso a lui, non lo vedo pi come un tempo.

Ernestina - (preoccupata) Come lo vedi?

Giovanna - Mi sembra pi caro, meno noioso...

Ernestina - (sollevata) S?

Giovanna - Prima tutti gli altri uomini mi sembravano come Alfredo, ora

Alfredo - mi sembra come tutti gli altri uomini...

Ernestina - (stupita) Che cosa vuoi mai dire? Non lo stesso?

Giovanna - No. difficile spiegarti. Prima pensavo che tutti gli uomini fossero, su per gi, come Alfredo, ora che ne ho conosciuto degli altri, anche

Alfredo - mi sembra diverso.

Ernestina - Hai conosciuto altri uomini?

Giovanna - S. Il signor Paolo, per esempio.

Ernestina - Ah!

Giovanna - Tra lui e Alfredo c' molta differenza...

Ernestina - (convinta) Indubbiamente.

Giovanna - Eppure... (Si ferma, segue tra s il suo ragionamento. Ernestina l'osserva. Riprende a parlare, passata gi, per concatenazione d'idee, ad altro pensiero) E anche Alfredo, in fondo, veramente un brav'uomo!

Ernestina - Certo, certo.

Giovanna - Lui crede ancora, che io abbia avuto un amante sul serio, eppure viene a riprendermi, disposto a perdonarmi. Non un atto generoso questo?

Ernestina - S. Per tu non devi lasciarlo con questa convinzione. Gli dimostrerai con i fatti che non c' stato nulla.

Giovanna - Col tempo si convincer. Il signor

Paolo - glie ne ha parlato pi volte.

Ernestina - Io glie l'ho anche scritto...

Giovanna - S? Non me lo avevi detto!

Ernestina - E vuoi proprio che noi si diventasse i tuoi complici, lasciando credere una simile sciocchezza, cara?

Giovanna - Ma se sar infelice come prima, se mi sentir di nuovo soffocare, se non resister?

Ernestina - Ebbene, ritornerai qui. Noi ti aspettiamo sempre, Giovanna. Gigi (entrando agitato dal fondo) qui, qui...

Alfredo - (compare, dopo un istante, sulla soglia della tei razza, dietro di lui Paolo. Si ferma).

Giovanna - (ha un moto spontaneo, affettuoso, per corrergli incontro, abbracciarlo, bastata per l'effettiva presenza di Alfredo per paralizzare questo suo slancio. Fermandosi a qualche passo da lui immobile) Oh... Alfredo!

Alfredo - (avanzandosi, magnanimo) Puoi abbracciarmi, ti perdono.

Giovanna - (incerta) Come stai... Alfredo?

Alfredo - Vieni. (L'attira a s). So perdonare, io! So anche dimenticare.

Giovanna - (sciogliendosi) Ti trovo bene, hai un bel viso.

Alfredo - Eppure ho passato molte notti insonni.

Giovanna - Povero Alfredo.

Alfredo - Pensando a te, allo scandalo, al danno morale e materiale, tuo e mio...

Giovanna - Ah!

Alfredo - Sapevo per, che avrei vinto! Ora vieni via, subito! Il tuo posto nella nostra casa! (lui sua voce vibra per un istante di una sofferenza sincera) Non si pu fare a meno di te laggi! (Rude) Anch'io! (il solito Alfredo Girodi) E poi, occorre soffocare lo scandalo. Siamo ancora a tempo. Non bisogna pcidere un istante di pi! Ho detto ai conoscenti che t'avevo mandato un mese a riposare in campagna dagli zii...

Giovanna - la verit, Alfredo.

Ernestina - stata sempre qui, con noi.

Gigi - arrivata il giorno del mio onomastico, il ventun giugno!

Alfredo - (burbero) S... s... me l'ha detto qui Paolo, e ho ricevuto la sua lettera zia Ernestina. Ma per il momento meglio non parlare di tutto questo. Ci sono molte cose che non capisco, che mi sfuggono. Ne discuteremo domani a Milano, verrete gi anche voi zia Ernestina e zio Gigi.

Ernestina - Io ti conosco caro Alfredo, ho conservato delle prove. Ho il biglietto della spedizione dei bagagli di Giovanna, con la data.

Alfredo - (interessato) S?

Gigi - Tutto il paese ha visto arrivare Giovanna!

Alfredo - Va bene, ne parleremo! State sicuri, non sono un uomo da lasciare in me e negli altri incertezze, io! Voglio chiarire sempre fino in fondo. Ma per il momento continuo a non capire parecchie cose. Vedremo. L'importante ora di ritornare subito a Milano. Qui mi brucia la terra sotto i piedi. A casa mia discuteremo di tutto.

Ernestina - Vuoi far partire cos, Giovanna, subito?

Alfredo - (reciso) Subito. Senza aspettare un minuto di pi!

Gigi - Ma...

Alfredo - Le sue valigie, la sua roba la porterete poi voi due a Milano, questa sera stessa, se credete, mando la macchina a prendervi. Ora

Giovanna - deve venir via con me!

Gigi - Che furia, Alfredo!

Alfredo - cos! Vero Giovanna, partiamo subito?

Giovanna - Non parto.

Alfredo - Come?

Ernestina - Giovanna!

Giovanna - Non parto, se prima non ben stabilito anche per te, che io non ho mai avuto un amante!

Alfredo - Ho detto, parleremo di tutto questo a Milano.

Giovanna - No. Subito. L'idea che si possa credere che io sia fuggita con un tipo come Olindo Fazienda mi diventata insopportabile!

Alfredo - Ma se hai fatto di tutto per farmelo credere!

Giovanna - Prima!

Alfredo - Prima di che cosa?

Giovanna - (vaga) Prima... (Aggressiva) Ti sembra possibile che io sarei potuta fuggire con un tipo come Olindo Fazicnda?

Alfredo - Certo, non avresti dovuto, ma...

Giovanna - Come si pu pensare che una donna, volendo farsi un amante, si scelga un uomo simile! (Per darsi un contegno si avvicinata al pianoforte, e, sempre parlando, con una mano ripete sui tasti il motivo della canzone di Paolo) So io come dovrebbe essere un amante!

Ernestina - Giovanna!

Giovanna - S, lo so. Sento che lo so. Un amante dev'essere un compagno, un complice... (Con una gran voglia di piangere) Vero che dev'essere un complice, signor Paolo?

Paolo - (turbato) Signora Giovanna!

Giovanna - Oh non sono tanto sciocca quanto credete voi, e non sono nemanco una bambina! So che ci sono degli uomini che piacciono e degli altri no! S, lo so, so tutto! E se mi fossi scelto un amante sarebbe stato un uomo come voglio dir io, allegro, semplice, gaio, un compagno di gioco quasi, che sapesse vivere e cantare, un poeta magari, o uno scienziato, s, uno scienziato di quelli che cercano le stelle, ma che sanno capire una donna e sono capaci di rovesciare un microscopio per tenere in braccio un bambino... S, cos, non c' niente da ridere... (E finalmente l'eccitazione si scioglie in pianto. Piccoli singhiozzi trattenuti, di bambina corrucciata, che piange perch non sa che cosa le hanno fatto, perch sente intorno a s un'ingiustizia e non sa quale. 'Za Ernestina, zio Gigi, Alfredo le sono d'intorno diversamente preoccupati. Paolo sempre pi turbato).

Ernestina - Su, Giovanna, che cosa hai?

Gigi - Non piangere. Giovanna. Non vuoi andare a Milano, Giovanna?

Alfredo - Non ha mai fatto cos, non sta bene, dev'essere ammalata. La far visitare!

Gigi - Vuoi rimanere con noi?

Alfredo - Incomincio a capire. Tutto si spiega. Queste crisi strane tante volte dipendono da un cattivo funzionamento organico. I reni, per esempio...

Ernestina - (seccata) Ma s, i reni! Bravo! Certe cose le puoi dire solamente tu!

Giovanna - Andiamo via, andiamo via...

Alfredo - Dove?

Giovanna - (appoggiandosi a lui) A casa.

Alfredo - Brava, brava. Ti porter da uno specialista... La macchina pronta... vieni.

Gigi - Ma...

Ernestina - Lasciala.

Giovanna - Ho vergogna...

Alfredo - Di che cosa?

Giovanna - D'aver pianto.

Alfredo - Passer. Andiamo.

Giovanna - S.

Ernestina - Zio Gigi va a prenderti un soprabito e il cappello. (A Gigi) Vai, corri, nella sua camera, porta tutto nella macchina. (Lo spinge fuori).

Alfredo - (a zia Ernestina) Ci rivedremo tutti a Milano. Mander l'automobile a prendervi.

Giovanna - Venite subito, zia, subito...

Ernestina - S, Giovanna, verremo.

(Alfredo, sostenendo Giovanna, scende nel giardino. Zia Ernestina si ferma, si appoggia alla vetrata, li guarda allontanarsi).

La voce di Alfredo - Vedrai, Giovanna, ho comprato due altri vasi, sono sicuro di aver indovinato il tuo gusto...

Paolo - (s'avvicina a Ernestina, timido, dice le parole con difficolt, la voce un po' roca) Zia Ernestina!

Ernestina - (scuotendosi) Ah! lei?

Paolo - Non la lasci andare cos! Non giusto. Lo capisce? Soffrir ancora...

Ernestina - (pensierosa) Eh?

Paolo - Giovanna si illude, crede di incominciare ad amare suo marito. Non lo ama.

Ernestina - Lo so.

Paolo - Ma allora, sar come prima...

Ernestina - (guardandolo fisso) No. Meglio o peggio, secondo. Dipende da lei!

Paolo - Da me?

Ernestina - S. Mi capisce?

Giovanna - non pi una conchiglia chiusa, come lei diceva, ha imparato molte cose, ama, o per lo meno ha capito che si pu amare. Alfredo? Un altro? Non lo sa. Ma se questo qualcuno non suo marito, e scompare prima ch'ella s'accorga d'amarlo, andr verso Alfredo, fatalmente, e potr essere una moglie felice.

Paolo - (si seduto, nascondendo il volto nelle mani. Alza il viso) Ma, se anch'io... anch'io la amo?

Ernestina - Per la felicit di Giovanna, lei deve promettermi di non rivederla mai pi! (Un silenzio) Me lo promette?

Paolo - (dopo una pausa, torbido) S. (Dal giardino giunge il suono prolungato di un clacson , poi la voce rasserenata di Giovanna).

Voce di Giovanna - Signor Paolo, signor Paolo!

Voce di Alfredo - Paolo, vieni, c' un posto anche per te, ti portiamo a Milano!

Paolo - (ha un attimo d'incertezza, guarda zia Ernestina).

Voce di Giovanna e di Alfredo Su, in fretta!

Gigi - (entrando dal giardino, bonario) L'aspettano, c' un posto...

Paolo - (evitando lo sguardo di zia Ernestina, che fa un gesto per trattenerlo) Vado! (e scappa rapido dal fondo). (Zia Ernestina e zio Gigi rimangono soli in piedi, sulla soglia, verso il giardino. Il motore dell'automobile di Alfredo acceso; l'acceleratore, nel gioco dell'avvio, fa giungere crescenti e decrescenti ondate di suono).

Gigi - (cercando di farsi animo) Partono...

Ernestina - Addio, Giovanna!

Voce di Giovanna - (quasi allegra) Arrivederci zia, ciau zio!

Gigi - Addio cara, addio... (La macchina si muove).

Ernestina - Giovanna... (Un silenzio, il rumore del motore si affievolisce).

Gigi - (scuotendosi) Coraggio Ernestina! (Curvandosi verso di lei, piano) Glie l'ho detto sai, mentre Alfredo non sentiva! Glie l'ho detto, se non te la senti, se non ti va, ritorna, noi ti aspettiamo sempre...

Ernestina - (girandosi verso di lui, triste e affettuosamente compassionevole) Povero Gigi, non capisci tu! Non capisci! Giovanna non ritorna pi!

FINE

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