Condominio palazzo Tamburrino

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Condominio

Condominio

 palazzo Tamburrino

3Atti di Bruno Alvino

Personaggi (In o.a.)

Cristina

Eleonora

Isabella

Benito Del Duce

Severino Marte

Cristoforo Sagliocco

Federico Giglio

Lucilla Della Torre (vedova Tamburrino)

Ragionier Balestra

Ciro Scannapieco detto Rambo

La scena (uguale per entrambi gli atti)

Ci troviamo nell’atrio di  un palazzo, stile  “rinnovato ventennio” costruito intorno agli anni sessanta. Le pareti  in marmo opaco, come  era in voga in quel periodo. Al centro della parete di  fondo vi è  il finestrino della portineria con vetro scorrevole,  dietro il quale si intravede  un tavolino che funge da scrivania con oggetti poggiati , più in fondo una parete con qualche quadro. In alto, sul finestrino, il cartello: “Portineria”;  la porta che immette nell’abitazione di Benito Del Duce, portiere dello stabile di “palazzo Tamburrino” si immagina che sia a sx sul corridoio che dall’ingresso del palazzo immette nell’atrio, a sx  del finestrino, appesa alla parete, esternamente, una bacheca con tanti  piccoli settori dove il portiere mette la posta dei condomini, al suo fianco un’altra piccola bacheca a “quadro” con appesi alcuni avvisi;  davanti al finestrino un piccolo ballatoio delimitato da  un muretto di circa due metri  spostato circa un metro in avanti  dal finestrino, , vi è inoltre su uno dei due lati,  un tavolino con due sedie di fianco.  Sulla parete di sx vi è la porta , con tanto di insegna laterale, che immette nello studio del Dott. Sagliocco, tra questa parete  e la parete di fondo il corridoio che porta all’esterno del palazzo, Sulla parete di dx, invece vi è la porta dell’ascensore, in fondo,  si intuisce vi sia  scala con balaustra che porta ai piani. In alto su entrambi le pareti : un finestrone.

Primo Atto

Scena 1

Cristina, Eleonora, indi Isabella e Benito

 

(All’apertura del sipario, la scena è vuota e inortineria, casa Del Duce, il televisore, che dal pubblico si intravede, è acceso su un programma qualsiasi, chiaramente non “datato”. Dopo un po’ Cristina, giovane assistente del Dottor Sagliocco entra e si avvicina al ballatoio parlando verso l’interno della portineria.)

Cristina:              Buongiorno, signora Eleonora, mi piglio la posta.(prende e sfoglia)

Eleonora:            (da dentro. Il volume del televisore viene abbassato) Buongiorno Cristi, piglia. Vedi che ce sta pure ‘na raccomandata. Ha firmato Benito per la ricevuta.

Cristina:              Ho visto. Ho visto.

Eleonora:            ‘O duttore sta già dentro, è arrivato cinque minuti fa.

Cristina:              A sì? E non l’ho incontrato. L’ha fatto ‘ e notte. Vabbuo’ mo vado pur’io dentro incomincio ad aprire. Ci vediamo dopo.(si avvia)

Eleonora:            Il portone l’hai chiuso?

Cristina:              Sissignora. Se non ci credete, andate a controllare.

Eleonora:            Tu pare che è la prima volta ca ‘o lasci aperto l’ingresso.

Cristina:              Se  lo avessero aggiustato non lo potevo lasciare aperto perché si chiudeva da sé. A dopo. (si infila nello studio)

Eleonora:            (Dopo un attimo si affaccia dal finestrino. E’ la moglie di Benito Del Duce. Insieme al marito tiene il portierato del palazzo. Una bella donna, sulla cinquantina. Appariscente, ben vestita e sempre truccata vistosamente. Crede di avere capacità di veggenza, per questo pensa di poter leggere nella vita delle persone. Le piace canticchiare, cosa che farà spesso e che ogni tanto usa per  commentare i fatti con un motivetto appropriato, ma non sempre conosce il testo  e allora inventa..) Io non capisco, vuole avere pure ragione. Ma quanto è indisponente.

Isabella:              (Indossa una tuta, essendo in tenuta da casa; non più giovanissima ma ben curata. Gelosissima, impertinente, è la croce di Federico suo marito. Ha sempre un proverbio da citare, che spesso non ha attinenza col discorso. Sopraggiunge  dall’esterno di seguito a Cristina) Infatti. Mo’ ce vo’. Buongiorno  Eleono’.

Eleonora:            L’avete sentita? Tu pecchè ‘o purtone è scassato lo vuoi lasciare aperto. Ce è abbruciato che glie l’ho ricordato.

Isabella:              Ho sentito, ho sentito, io stavo dietro.E chillo comme se dice: ‘o serpe dice damme tutte e nun me da ‘ncapa. Quanno ‘a ripigliano le vanno strette ‘e scarpe.

Eleonora:            E chella poi è l’assistente del Dottor Sagliocco, se crede che tutto le è dovuto. (canticchia) <Se bruciasse la città, da te da te io me ne andrei>

Benito:                (Un uomo di oltre cinquant’anni,. Dotato di profondo acume e ironia, ama fare spesso esternazioni di tipo filosofico sui fatti e sulla vita in generale. Venendo dall’esterno.)Da te io correrei, ne cunuscisse una giusta di canzone. Buongiorno, sento che stamattina la copertina non è dedicata alla signora Lucilla, Come mai? Forse per via del lutto che l’ha colpita, avete deciso di tenerla un poco fuori dai…riflettori.?

Isabella:              Madonna e che abbiamo detto? Perché non è vero che è indisponente?

Eleonora:            Indisponente  e presuntuosa. Chella l’assistente fa, prepara ‘a seggia, pulezza ‘a machina ‘e l’ecografia, pulezza ‘e fierre, embè si parla co’ essa pare ‘nu miedeco laureato. Qualsiasi cosa dici, nun saccio…. ‘nu dolore, ‘nu fastidio a qualsiasi  organo del corpo, essa te fa ‘a diagnosi…

Benito:                Il dottor House…..(entra in portineria)

Eleonora:            Chella se trova dint’’o studio grazie alla buonanima,,

Isabella:              Ah sì?

Eleonora::           Certamente. Fuie l’architetto ca ce ‘a presentaie a’o duttore Sagliocco.  Pecchè nun ‘o sapive?

Isabella:              No!

Benito:                (affacciandosi al fianco della moglie)Vi è sfuggita…..

Eleonora:            Comme…, io ‘a mano ‘ncoppe ‘o fuoco nun ce ‘a metto. Però tengo ‘nu presentimento ca …vuie  capite a me….’a fosse mise a fatica’ dint’’o palazzo …pe’ nun ‘a perdere ‘e vista…

Isabella:              Nientedimeno? La buonanima? L’architetto Tamburrino….(fa il gesto per dire : era l’amante) co’ Cristina. Gesù, io nun ‘o crero proprio.

Benito:                (dall’interno)Chiso è ‘nu ‘nciucio o è una notizia che ti viene dai tuoi poteri di veggenza…?

Eleonora:            Ma qua’ veggente, cartomante e chiromante…, aggio ‘a vede’ si ‘a fernisce ‘e fa ‘o spiritoso su questa cosa…… Oh. (di nuovo a Isabella) Neh, signo’, che ne putimme sape’. Certo …… Chella ‘n’atu poco le po’ essere figlia…

Isabella:              Boh……e che volete fare..il mondo è bello perché è vario…

Eleonora:            Avetecapito l’architetto, e questo non è un condominio, ca stamme a Beutiful, l’architetto ca ‘a segretaria, ‘a mugliera ‘e l’architetto co ‘o duttore… fuochi incrociati…

Benito:                (uscendo di nuovo verso il portone d’ingresso con paletta per la spazzatura)Il silenzio è dei saggi! Isabe’ questo proverbio non lo conoscete?

Isabella:              Comme nun ‘o cunosco..?! Ma saccio pure ca …”Voce ‘e popolo è voce ‘e Dio.

Benito:                (dall’esterno)Ma noi questa voce l’ascoltiamo solo quando non ci tocca…, quando parla di altri il popolo… allora è voce ‘e Dio, se invece parla di noi allora… è sulo voce ‘e popolo, non è vero niente. (rientrando con scopa e paletta)Lo stesso proverbio, la stessa frase, lo stesso concetto lo usiamo per affermare e per negare. Fateci caso…..

Eleonora:            (canta) Finchè la barca va…lasciala andare…

Benito:                Ecco la canzoncina….

Scena 2

Severino, Eleonora, Isabella, Benito

Severino:             (dalle scale. Un uomo di mezza età, giacca, cravatta e borsa. E’ l’amministratore di palazzo Tamburino, nonché commercialista del defunto architetto Tamburrino. Tipo simpatico con un passato da attore comico, attività che evoca continuamente con nostalgia. Ha un parlare veloce da isterico)Buongiorno, buongiorno a tutti. Che facciamo? Adunata sediziosa? Uè uè questo è un condominio serio.

Benito:                Questo stavamo dicendo!(rientra in casa)

Isabella:              Quando maie, Severi’. Stammo facendo doie chiacchiere. Vedite  ca ‘a mugliera ‘e Bardella si è lamentata un’altra volta dell’ascensore.  

Severino:             Si lo so, l’ha detto pure a me.

Benito:                Lo disse  pure a me.(da dentro)

Eleonora:            Se è per questo l’avrà detto a tutto il palazzo. Severi’, quà si lamentano tutti di quest’ascensore che non si aggiusta, compreso ‘a signora Lucilla.

Severino:             Se lamentano o non si lamentano. Io ho fatto quel che è mio dovere. Ho chiamato la ditta, caspita se l’ho chiamata; quelli mi hanno detto che stanno aspettando un pezzo. Che devo fare? Che devo fare? Ditemi voi che posso fare! L’aggio accuncià’ io l’ascensore? Io faccio l’amministratore  mica il manutentore. Vuol dire ca fanno ‘nu poco ‘e ginnastica, compreso ‘a signora Lucilla.

Eleonora:            Se mantiene in forma. Quella da quando è morto  l’architetto non sta andando manco in palestra.

Severino:             Va be’ del resto domani fa un mese, ha tenuto da fare: …funerale, visite, si sa…

Eleonora:            A proposito, la messa di trigesimo è alle sei o alle sei e mezzo?

Severino:             Sei e mezzo. Fa caldo, ce l’aggio ditto  a’’a signora Lucilla, meglio una mezz’ora più tardi.

Benito:                No pecchè ‘o vuleva sape’ Petrocelli ‘o secondo piano.

Isabella:              Ma mo’ tutte ‘e pigioni vanno direttamente alla signora Lucilla?  Severino:                   E certo, non ci sono figli. ‘A signora Lucilla è erede diretta. Io già ….ho incominciato la pratica di successione di tutti i beni.

Eleonora:            ‘A villa ‘e Ravello,  i  terreni, tutto il palazzo…(Benito esce e va ad armeggiare vicino alla bacheca)

Severino:             Vabbe’ poi si vede…

Benito:                Si vede? Ma perché non le tocca tutto?

Severino:             Si, ….in un certo senso….              

Isabella:              Tutto, tranne ‘o studio ‘e Sagliocco. Quello è suo di proprietà, no?.

Severino:            Si, glie lo lasciò la buonanima della madre.

Eleonora:            Povera. donna morì così giovane. Ca po’ come se lo trovava quest’appartamento non l’ho  mai capito.

Benito:                Strano. Embè..la devi colmare  questa lacuna…

Severino:             Appartamento, ….. due stanze e accessori.

Eleonora:            Comunque per lo studio so’ più che sufficienti.

Isabella:              Adesso ci fa  lo studio, ma quelli ci hanno abitato pe’ tanti anni.

Severino:             Come se lo trovava, come se lo trovava,….ve la colmo io la lacuna…quella la madre di Sagliocco lavorava per la buonanima del padre dell’architetto, Giovanni Tamburrino, uomo buono…quando lei rimase incinta, ragazza madre insomma,  per aiutarla la mise in questo appartamentino a piano terra e se lo fece  scontare dagli stipendi senza interessi, Un opera buona per una ragazza madre, sedotta e abbandonata…

Benito:                Altri tempi. Le opere buone si facevano ancora e le case costavano pure poco .

Isabella:              Intanto,povera ragazza fece laureare il figlio, se ‘o crescette sola, senza padre.., quello Sagliocco è il cognome della madre, dice che il padre sparì e non lo volle neanche riconoscere. . non furono capaci di sapere che fine abbia fatto, eclissato!

Severino:             Infatti,…eclissato!

Isabella:              Erano così amici lui e l’architetto. Quante ne hanno fatte insieme quanno erano giuvane. Poi l’architetto si sposò co’ ‘a signora Lucilla, si calmarono un poco se sape, il matrimonio…

Eleonora:            L’architetto si calmò, ma il dottore…e che ce teneva. Ve site scurdata? Un uomo non offendendo bellissimo, simpatico, attraente…

Severino:             Un don Giovanni insomma?

Isabella:              Proprio, …. ma quelli ne hanno fatte di tutti i colori. Chillo nun vedite non ne parla più di Vittorio, il dolore lo porta dentro ma quello gli voleva bene come a un fratello.        

Eleonora:            Tutti e due figli unici, mo’ ce vo’.(a Severino) E quindi state facendo la pratica di successione?

Severino:             Caspita se la sto facendo, chi la deve fare se non io? Sono amministratore unico, amministratore  e amico fidato. Più che amico fidato.

Benito:                Va be’,  ma più di amico fidato nun ce sta niente.

Severino:             Conosco più segreti io dell’architetto che la moglie stessa.

Eleonora:            Sono quelli della moglie che non  conoscete.

Severino:             Che cosa?

Eleonora:            I segreti.

Severino:             Pecchè tene ‘e segreti  ‘a signora Lucilla?

Eleonora:            Uh, Gesù, e chi è che non ha …. Severi’.

Severino:             (perplesso)Già, ...... e comunque dicevo… amministratore unico….io tenevo un futuro da attore e invece l’architetto  mi volle a tutti i costi con lui a lavorare. Figuratevi che non mi ero neanche diplomato ancora.La laurea me la so’ presa mentre già lavoravo con lui.

Benito:                E mi pare che fece due cose buone: a voi vi evitò la…fame  e lui guadagnò un ottimo commercialista.

Severino:             Sul commercialista avete ragione, ma sulla fame dell’attore vi sbagliate, guardate che io ero bravo. Potete chiedere a Federico, ‘o marito d’’a signora Isabella, caspita se potete chiedere, nell’ambiente si parla ancora di me, caspita se si parla.. Attore comico e trasformista. Pe’ quanto riguarda l’ascensore, ad ogni modo, state tranquilli che s’aggiusta, s’aggiusta, caspita se s’aggiusta.

Isabella:              Pe’ me….po’ sta pure accussì l’ascensore, io abito a primo piano.

Benito:                Ecco vedete…. lo  spirito di condominio. Quà il proverbio non ce lo mettete? …<Sta bene il mio ventre sta bene tutta la gente> (rientra in casa)

Severino:             Ma quando maie, quando maie. L’aggiustiamo. Ma mo’ fatemi andare ca tengo a che fa’. Caspita se tengo da fare. ‘A signora Lucilla, po’,  mi ha chiesto pure di passare dalla tipografia per ritirare le pagelline, mo’ me ne scendo direttamente pe’ via Santo Stefano così mi trovo preciso a piazza Mercurio, accosto vicino ‘a tipografia piglio ‘e pagelline e me levo ‘o pensiero. Ci vediamo oggi alla messa.  (sospira) E chi se lo poteva mai pensare, un mese fa lo tenevamo con noi e oggi celebriamo la messa di suffragio, a dicere che la mattina ci sentimmo per telefono: <Vado un momento a Pomigliano, ci vediamo verso l’una>, e invece ….. Be’ io vado, arrivederci (esce)

Isabella:              Ci vediamo (esce)

Eleonora:            Quà stiamo (scompare in casa,  parte una musica,un tango che accompagna  le luci che si abbassano fino al buio per un attimo per poi tornare a luce piena a significare che passa un tempo.Cessa la musica, luce piena sulla scena vuota.)              

Scena 3

Sagliocco, Eleonora

Sagliocco:            (Distinto, piacente, brillante. Fa il ginecologo, E’ passato un mese. Da sx recando una pianta di ortensia) Sig. ra Eleonora? Benito? C’è qualcuno? (Attende)

Eleonora:            (dal finestrino) Dottore Sagliocco, buongiorno. Dite, che  vi serve? Che bella pianta di ortensia…

Sagliocco:            Infatti, l’ho presa mo’ proprio da Arturo qua fuori, è per la sig. ra Lucilla.

Eleonora:            E sì. Lo so, io tutto vedo, tutto so, a me nulla sfugge. E certo che v’aggio visto, v’aggio visto ‘e parcheggià’ ma  nello studio non siete entrato e mi sono domandata: o duttore addo’ va?

Sagliocco:            Brava, …’o duttore addo’ va? Sempre attenta. Subito vi siete fatta la domanda! E la risposta? No, dico la risposta ve la siete data?

Eleonora:            Sicuro che me la sono data. Embè’, io faccio la portiera. Voi  avete studio stamattina o me sbaglio?

Sagliocco:            E come, oggi è giovedi.

Eleonora:            (riferendosi alla pianta)Aspettate, mo’ esco e m’’a piglio.(esce dalla porta  a fianco. Prendendo la pianta.)Dunque, mi sono detta: se oggi è giovedì e il dottore  tiene studio ma nello studio non ci va ancora,  vuol dire ca ‘nu fatto d’’o suoio deve fare prima. Giusto?

Sagliocco:            Esatto.(le consegna l’ortensia e fa per andare)

Eleonora:            Ma vi devo dire la verità, per quante domande  e ragionamenti mi sono fatta, non so’ riuscita  a trovare la risposta.

Sagliocco:            Gesù e quanto mi dispiace sig.ra Eleonora., vi siete scervellata, me l’immagino, l’attesa…e io che nun turnavo, <E quanno torna ‘o duttore? E quanto tempo ci mette? E chi sa dove  è andato? E che cosa  è andato a fare>  Cosa ‘a se taglia’ ‘e vene, embè le vostre capacità divinatorie non vi hanno aiutata?

Eleonora:            Non è questo il campo. Comunque, solamente adesso vedennove cu’ ‘sta pianta ‘nmano riesco a dare  una spiegazione a tutte le mie supposizioni. Sagliocco:                  Meno male, avreste passato una giornata d’inferno se non foste riuscita a  soddisfare  la curiosità. Cristina è arrivata?

Eleonora:            Mo’ proprio. (appoggiando l’ortensia)

Sagliocco:            Grazie. (fa per andare)

Eleonora:            Prego. (canta)<Grazie, scusi  grazie, prego, scusi, tornerò…nza nza nza nzaà.> Ah ah aha….(riferendosi all’ortensia) Questa sarebbe proprio buona da leggere.

Sagliocco:            (torna curioso)L’ortensia? E che è ‘nu libro? Ma pecchè voi leggete pure fiori e piante?

Eleonora:           E certo, fiori, piante, alberi. Tutti gli esseri viventi che  hanno un linguaggio sconosciuto alle persone normali….

Sagliocco:            …invece……voi….che siete….anormale….voglio dire…una chiromante…

Eleonora:            ..diciamo veggente, per esempio in questa ortensia io ci vedo solo guai..

Sagliocco:            Guai? Per chi la riceve?

Eleonora:            Infatti, …purtroppo.

Sagliocco:            In questo caso la signora Lucilla. (divertito) E mo’ mi dispiace che regalando l’ortensia a Lucilla le offro inconsapevolmente una sorta di amuleto portatore di guai… io credevo che voi leggeste solo la mano…..invece pure fiori e piante?(fa per andare)

Eleonora:            (canta) <Prendi questa mia mano zingara, dimmi pure il destino che  avrò….. > (risatina) Spiritoso…’o duttore,.(curiosa)E come mai?

Sagliocco:            (alla porta dello studio)Come mai che cosa?

Eleonora:            No, dico, è un omaggio vostro? Che le devo dire?

Sagliocco:            Niente, del resto c’è il biglietto, ditele che l’ha lasciata il Dottor Sagliocco  per lei.(fa per entrare)

Eleonora:            Lei, …la padrona? Lei….la sig.ra Lucilla?

Sagliocco:            Sissignora.(c.s.)

Eleonora:            Ho capito, ……lei già sa….?!

Sagliocco:            (torna )Che cosa? Nun sape niente …che  deve sapere…..

Eleonora:            No, dico  ‘o mutivo…..di questo omaggio floreale….

Sagliocco:            Quale motivo, nessun motivo particolare. Parlando una volta disse che le piaceno l’ortensie, oggi è il suo compleanno….. e ho pensato di regalarle un’ortensia.

Eleonora:            (canta)  <Grazie dei fior, tra tutti quanti li hai portati a me…>

Sagliocco:            ‘N’ata canzona.. No signo’, lo so che scherzate, ma vi prego di non fare castelli su questa cosa.

Eleonora:            Ma ve pare?.... State tranquillo…., io mi faccio i  fatti miei , che poi io non capisco che ci sarebbe di male……, d’altronde è vedova…voi siete singolo…

Sagliocco:            Perciò, se sono single un motivo ci sarà?Non mi sono legato fino a questa età….

Eleonora:            Legato seriamente no, …ma quanti cuori avete infranto…..(dopo una pausa)Allora mo’ sai quante ortensie arrivano…..

Sagliocco:            Perché?

Eleonora:            No, dicomo’ i condomini sanno che le piaceno l’ortensie e va a finire che ognuno glie ne regala una…, sette inquilini, sette ortensie, o non lo sanno? Voglio dire  è una confidenza quella che vi ha fatto o  è di pubblico dominio?.....

Sagliocco:            Che ne so, …io lo so…., oh…voi lo sapevate?

Eleonora:            E che è …’nu  scioglilingua? No, io non lo sapevo, eppure mo’ so’ tant’anne che la conosco, ma che le piacevano particolarmente le ortensie non lo sapevo, devo chiedere un poco agli altri condomini.

Sagliocco:            Infatti. Fate un sondaggio, una statistica, i risultati poi li esponete in bacheca, così tutti possiamo sapere quante sono le persone nel palazzo a conoscenza del fatto che ‘a signora Lucilla le piaceno le ortensie.

Eleonora:            Esagerato,iammo dotto’, c’è bisogno d’’a bacheca? Io li vedo tutte le mattine i condomini, glie lo chiedo  direttamente, ah ah ah,….  sto scherzando,  ma ve pare che mi metto a chiedere a tutto ‘o palazzo ‘stu fatto ‘e l’ortensie…. ah sì? E così oggi è il suo compleanno. Guarda ‘nu poco voi lo sapevate e io che abito nel palazzo no.

Sagliocco:            Mi meraviglio, forse nella lettura vi è sfuggito qualche rigo?

Eleonora:            Voi fate ironia, lo so. Comunque,, io indovino quello che una persona dice col suo linguaggio offuscato, ad altri  sconosciuto. La data di nascita è una cosa a conoscenza di tutti  e leggibile attraverso il linguaggio formale. E  poi il compleanno è una cosa che nun fa parte della mia competenza, la mia specialità sono le malattie, i guai, il lavoro, …l’amore. Eppure dotto’ voi non mi avete dato mai il piacere….

Sagliocco:            Quale piacere?

Eleonora:            ‘E me fa leggere ‘nu poco ‘a mano vosta.

Sagliocco:            Nun ce sta scritto niente.

Eleonora:            Si, ‘o crero proprio. Col lavoro che fate….vorrei proprio leggere la vostra linea dell’amore.

Sagliocco:            E già, perché faccio il ginecologo…. Toglietevelo dalla testa, io le donne le visito e basta, mica me ne devo innamorare. E poi, alla mia età. Ma mi avete visto? (indica il suo corpo appesantito dall’età)

Eleonora:            (canta)<Non c’ ho l’età, non c’ho l’età per amare>….ah aha ah Questo è vero, ….

Sagliocco:            …che so’ vecchio?

Eleonora:            ..no, quando mai, non mi sarei permessa. Li portate così bene i vostri anni.  Non siete più giovane, certo, un po’ appesantito…certo…ma siete piacente, simpatico. No io dicevo : questo è vero, ‘o fatto dei ginecologi….  se volessero fare i zezi co’ tutte le donne che visitano……

Sagliocco:            Non avrebbero manco una cliente…

Eleonora:            Proprio,…. mo’ ce vo’…….. Però lo dovete ammettere….

Sagliocco::          Che devo ammettere?

Eleonora:            La vedova Tamburrino….la sig. ra Lucilla vi è particolare….non c’è mica bisogno delle mie capacità di veggente per capirlo.

Sagliocco:            Allora parliamo seriamente: a parte che voi non avete nessuna capacità di veggenza e questo ve lo dico non da adesso,…, se la sig.ra Lucilla mi fosse particolare ..cara Sig.ra Eleonora non lo verrei a dire a voi…..

Eleonora:            …perché sono la portiera e lo direi a tutto il palazzo. Ho capito.

Sagliocco:            Ma che avete capito. Io ho regalato semplicemente un’ortensia a……una mia cliente, a una mia amica,  ecco.. Del resto se ci fosse qualcosa…..non gliel’avrei fatta consegnare da voi l’ortensia…. Ma po’ …quanti fatti…., me pare che ne stiamo parlando pure troppo!

Eleonora:            Ah, pe l’ammore ‘e Dio.. si parlava,….così… del resto quella  da che  è  muorto  l’architetto, buonanima, mo’ so già due mesi, …me pare ‘o barbiere di Siviglia…

Sagliocco:            ‘O barbiere di Siviglia?

Eleonora:            Ae, sarà perché è ancora una bella donna, giovanile voglio dire, sarà perché si pensa,  ha ereditato tutto, senza figli… capite, … comunque tutti la vogliono, tutti la chiedono.   

Sagliocco:            E perciò, lo vedete? ‘A concorrenza sarebbe troppa. Vi saluto. L’ingresso esterno lo avete aperto?(si avvia)

Eleonora:            Sissignore. La signorina Cristina già sta dentro e ci sono quattro visite.

Sagliocco:            Allora ci vediamo più tardi pe’ o cafè. Mi raccomando non lo fate dolce, poco zucchero, poco zucchero. (Si avvia ancora una volta per lo studio) Eleonora:            (dopo un tempo, verso l’interno al marito) ‘Stu televisore, se non lo vedi pecchè nun ‘o stute? (Il televisore, finora in sottofondo, viene spento)

Benito:                (da dentro) Cercavo e sentì ‘nu telegiornale.

Sagliocco:            E c’è bisogno Don Beni’? Voi tenete vostra moglie….

Eleonora:            Spiritoso…(Rientra in casa con l’ortensia canticchiando la famosa strofa ) <…tutti mi vogliono, tutti mi chiedono,  tara ttattèro, tarattara, …sono un barbiere, sono un barbiere, …la qualità, la qualità>

Sagliocco:            La cantante dovevate fare, la cantante (ride; s’infila nello studio)

Scena 4

Federico, Isabella, indi Benito

Federico:             (Ha più di cinquant’anni, veste molto elegante, fascicollo e giacca  a doppio petto;  Nel parlare è molto pieno di sé. Vuole mostrarsi  grande impresario teatrale, ma alla fine fa il mediatore per le feste di piazza locali. Ama parlare bene,  ma non essendo poi molto istruito di tanto in tanto esibisce termini senza attinenza al suo discorso. Dalle scale, parlando alla moglie che è evidentemente sull’uscio) Isabe’ ti ho detto che non lo so. Tanto può essere che torno e tanto il contrario. Tanto che torno e tanto il contrario. Tanto che torno e tanto il contrario  (Entrando in scena, va verso la bacheca della posta)

Isabella:              (Da dentro) E quando me lo fai sapere? Mi fai uno squillo?

Federico:             Ae si, ti faccio uno squillo. (Prendendo una lettera dalla bacheca) E chesta che è?  (la guarda) La corrente. (Alla moglie)Tieni, scinne ‘nu mumento, pigliate ‘sta bolletta.

Isabella:              (Scendendo le scale.) La corrente? Noi mo’ l’abbiamo pagata. ‘O mese scorso. (la apre)

Federico:             Ma quando mai , Isabe’….Due mesi fa, due mesi fa, l’abbiamo pagata. ‘O mese scorso era il telefono. Un mese il telefono e un mese la corrente, è una vita …che è così: telefono e corrente, telefono e corrente….. (Alle moglie che intanto ha  aperto la busta) Quant’è?

Isabella:              (Legggendo) Centosedici euro. Poco.

Federico:             E certo. Quello era lo scaldabagni. Hai visto da quando lo abbiamo tolto non superiamo i centoventi euro di corrente..

Isabella:              ‘O scaldabagno sarebbe potuto restare se tu  non ti facessi due docce al giorno.

Federico:             Quello è il mio lavoro che me lo impone, il mio lavoro.

Isabella:              Ma che faie ‘o minatore. E po’ voglio ammettere ‘a sera, uno vene ‘a mieza ‘a via, se fa ‘na doccia, ma la mattina dimmi tu la mattina che c’azzecca ‘a doccia?

Federico:             Quella è corrosiva, la doccia del mattino serve per  caricarsi, per il primo scatto.

Isabella:              Se se, te ‘o faccio fa io ‘o scatto,  e già…. la sera è minatore e  la mattina fa’o fotografo. La verità è che esci sempre pulito e profumato perché  devi fare il zeza con le signorine. Ma io te l’ho detto: chi la fa l’aspetti.

Federico:             E chi non la fa se piglia ‘o GUTTALAX.

Eleonora:            Si, fa ‘o  spiritoso tu. …..Allora me lo fai lo squillo?

Federico:             Si, ti ho detto che te lo faccio…, se ti ho detto che te lo faccio, te lo faccio…

Isabella:              E a che ora me lo fai?

Federico:             E nun ‘o saccio Isabe’, dipende da come va la mattinata. Tengo tre quattro appuntamenti che potrebbero sembrare inservienti, ma ti dico a te sono appuntamenti letteralmente imparziali, non posso mancare. Quindi, dipende…se sono puntuali, se  si tira per le lunghe, se faccio presto presto, …. dipende…., Madonna tutti i giorni le stesse spiegazioni. E’ una vita…. tutti i giorni le stesse spiegazioni, tutti i giorni le stesse spiegazioni.

Isabella:              E ioè una vita cheaspetto indicazioni tue per cucinare, per mangiare, per uscire.  Aspettare e non venire è una cosa da morire. Lo sai tu, quello che vai facendo, mai un orario certo. Ogni giorno appuntamenti, ma io lo so co’ chi ce li hai gli appuntamenti.

Federico:             Ecco qua, Ecco qua Ecco qua, ‘n’ata vota, me facevo meraviglia, me facevo meraviglia, me facevo meraviglia che stavo quasi per uscire e ancora non avevi fatto la tua….  interazione…. quotidiana…  di gelosia.

Isabella:              Gelosia? Te la faccio vedere io la gelosia. Lascia che ti incoccio e ti faccio vedere tua moglie che si fira di combinarti: Occhio per occhio, dente per dente.

Federico:             Alla tua età? Alla tua età vorresti adulterarmi? E chi ti figura?

Isabella:              Ha parlato ‘o giuvenuttiello, e poi..che c’entra…gallina vecchia fa buon brodo.

Federico:             No, Isabe’ gallina vecchia prima o dopo muore, Isabe’, Isabe’ma io non ce la faccio con te, sempre le stesse cose, sempre le stesse cose, ma vedi un poco se a prima mattina nell’atrio del palazzo si devono fare certe discussioni,  e mamma mia, quanto sei imperturbabile. Io nun saccio chi mi da la forza di sopportarti.

Isabella:              E va be’ hai ragione tu…, i panni sporchi si lavano in famiglia, ma ricordati che chi di spada ferisce….(esce)

Federico:             …piglia 14 anni con la condizionale!!! (Vede Benito passare dal finestrino) Buongiorno Beni’

Benito:                (rientrando)Scusate non volevo sentire i fatti vostri, o meglio non li volevo sentire in diretta, perché da dentro si sentono bene, mancano le immagini ma l’audio è ottimo. …..

Federico:             Ma figurati Benì’, manco fosse una novità.  Mia moglie mi stava salutando come tutte le mattine con i suoi ….esternamenti ….assillanti di acredine e  gelosia.

Isabella:              (da dentro)Buongiorno Beni’, scusateci tanto.

Benito:                (da dentro)Assolutamente signora Isabella. Fate bene, fate bene, vostro marito deve essere tenuto al guinzaglio, è ‘nu mascalzone.

Federico:             E dalle, Beni’ chella ‘na vuttata vo’.

Benito:                (Sporgendosi dal finestrino) Ma quando mai, quella lo sa la signora Isabella che io scherzo. Signo’ io scherzo.

Isabella:              Vi saluto,permettete. A te,  fammi lo squillo. Di nuovo Benì’.(Esce),

Benito:                Fate, fate, chiudete. (dopo un attimo il rumore di una porta che si chiude)

Federico:             Un guaio passato, ….dico io, alla nostra età, figli sposati  e sistemati,  potremmo fare una vita serena, una vita serena, tranquilla, no, ogni giorno trova ‘nu mutivo pe’ fa’ storie. Ogni giorno, ogni giorno, dico io non puoi fare che so’ un giorno sì e un giorno no?  Niente da fare : ogni giorno.

Benito:                (affacciandosi)E quella è un’abitudine ormai che tiene, è come i galli .. tutte le mattine cantano e te scetano , ma loro non lo sanno, loro non cantano per svegliarti , cantano per loro stessi….per abitudine, per natura…Io ve lo dico sempre, col mestiere che fate frequentate troppe donne belle, e ‘a signora Eleonora se fa pigliare dalla gelosia.

Federico:             Lo so, lo so. E dico la verità, io le occasioni le tengo pure, del resto modestamente, faccio ancora la mia figura, faccio ancora la mia figura non sono da buttare, voglio dire…no Beni’?  Tu che pensi? Sono da buttare? (Benito, lo guarda e non risponde)Sono da buttare? (idem) Beni’, tu me guarde, ti ho chiesto se sono da buttare. Sono da buttare?

Benito:                .Ma voi queste domande, le venite a fare proprio a me?  Che ne so io se siete da buttare, che…. sono femmina?

Federico:             Ma io dicevo così per dire, un parere sconvolto, spassionato.(si aggiusta) Sono da buttare? (idem)

Benito:                Federi’ se proprio la volete sapere la verità,….io alla frase toglierei il punto interrogativo.

Federico:             Non ho capito.

Benito:                Voi avete detto: sono da buttare? Punto interrogativo. Togliete il punto…interrogativo….

Federico:             …sono da buttare…., ho capito, …..non me lo vuoi dire,…. comunque sappi che se volessi  la mia scappatella potrei farmela, la mia scappatella potrei farmela, ma  penso agli affari, io quando parlo con una attrice, una ballerina, una cantante, sai nel mio ambiente incontro persone di alto livello, artiste nazionali e internazionali, registe, attrici,che quelle sono persone che non hanno nessun preconcetto, nessun pregiudizio, nessuna occlusione, …, io ci parlo come se fossero alberi. Tu mi capisci?

Benito:                Ma perché parlate agli alberi?

Federico:             Ae, parlo agli alberi, e che so’ S. Francesco?

Benito:                Veramente S. Francesco parlava agli animali, agli uccelli, ..

Federico:             …che comunque stanno sopra agli alberi, ‘o vi’…..  , insomma voglio  dire che a me le belle donne, se parlo di affari, non mi fanno nessun effetto non mi fanno nessun effetto. (dalle scale viene la sig. ra Lucilla)

Scena 5

Lucilla e detti

Lucilla:                (E’ la sig. Della Torre vedova Tamburrino, personaggio eccentrico, tipo” oca giuliva”, per niente segnata dalla sua recente vedovanza, veste con un elegante tailleur di un colore chiaro. Giovanile sebbene ha un età intorno ai 45 anni. Uscendo dall’ascensore) Buongiorno Benito, buongiorno Federi’…

Federico:             (vedendola affrettata) Buongiorno. Buongiorno. Che è stato? Avete fretta?

Lucilla:                E quando mai io posso non avere fretta. Il tempo è sempre poco, non basta mai. La ragazza non viene oggi; io non capisco perchè il giovedi questa deve fare festa e io ho tante cose da fare. Alle undici mi devo trovare al circolo per la consegna del collare d'argento per il concorso del cane più bello, alla mezza devo vedere Romina e Veronique per prendere appuntamento per stasera a casa di Vittoria, all'una e mezza l'aperitivo e ccà ....'a jurnata avesse 'a essere quarantott'ore.

Benito:                E voi fate una domandaal ministero degli interni che mettono una legge che la giornata venga portata a 48 ore, così le settimane diventano di tre giorni, i mesi di quindici e l’anno dura 6 mesi, eh eh, signora Lucilla, non vi dannate, l’interpretazione serena dei nostri impegni è alla base dell'equilibrio psico-fisico che ogni essere umano, maschio o femmina, adulto, adolescente, bambino, deve avere per stare sempre in pace con se stesso e con gli altri.......il problema non è correre , non è avere fretta, il problema è: perché corriamo, perché abbiamo fretta?  Risposta: perché dobbiamo arrivare prima degli altri, e il premio qual è? Non lo sappiamo. L’importante è  solo arrivare primi, ma se tutti quanti vogliamo arrivare primi, mi dite chi è che arriva secondo? Ve pare? Un secondo ci deve essere se no neanche il primo è primo. Giusto?

Federico:             Lo vedete? Lo sentite signora Lucilla? Ti lascia senza parole. Per ogni argomento Benito  ha  un ragionamento saggio e razionato.

Benito:                Bravo. Ne diamo un poco a ciscuno……

Federico:             Che cosa?

Benito:                ‘O ragionamento, lo razioniamo…Federi’, forse volevate dire …saggio e razionale….

Federico:             Sì, e invece come ho detto?

Lucilla:                Saggio e razionato, ..ih ih ih

Federico:             Invece come si dice?

Benito:                Razionale, …saggio e razionale..

Federico:             E va be’ è ‘a stessa cosa, …ci siamo capiti.

Lucilla:                E comunque la buonanima lo diceva sempre, se Benito avesse studiato poteva raggiungere qualsiasi traguardo, altro che portiere…

Benito:                Il centravanti, il centravanti potevo fare. Invece io so’ cuntento accussì, so’ contento di arrivare secondo, terzo, … do spazio a quelli che  devono arrivare primi….., l’architetto Tamburrino, buonanima ..mi voleva bene, teneva una predilezione per me.

Federico:             Predizione, predizione si dice Beni’, però devo ammettere che nonostante tutto ti esprimi sempre bene.

Benito:                Nonostante tutto cosa?

Federico:             Che non hai studiato…..

Benito:                Ma chi ve l’ha detto che non ho studiato?

Federico:             Uh Gesù, l’ha detto mo’ la signora Lucilla, che lo diceva la buonanima del marito, ma nun ce sta mica da offendersi Beni’…

Lucilla:                Ma che cosa, Vittorio mio voleva dire che nonostante ne avesse le capacità, non aveva concluso i suoi studi non so… con una laurea….

Benito:                Infatti, Federi’ io tengo tanto ‘nu diploma  di  perito industriale. Mio padre s’era fissato che quella era la strada mia, ma a me piacevano gli studi classici.

Lucilla:                E guardate come mi fate fare tardi, poi  lo sapete che di Vittorio mio non ne voglio parlare, devo rimuovere ad ogni costo dalla mente il pensiero che lui non ci sia più. (scoppia in pianto accademico) Io glie lo dissi pure, ah se mi avesse ascoltato quella mattina, mo’ lo tenevo ancora con me. “Vitto’ telefona,” gli dissi”, ti conviene di andarci a posta  a  Pomigliano?  Quelli si saranno sbagliati”

Federico:             Eh, il fatto della fattura, che non si trovava. Quello l’architetto era un tipo preciso, ….insolente…

Lucilla:                Ehm…solerte forse volete dire, …e così fece, …..prese la macchina e andò,  e non l’ho visto più…senza poter saper che cosa sia successo quella mattina. (piange)

Federico:             Ma i carabinieri ? Vi hanno fatto sapere qualcosa?

Lucilla:                …e quelli manco loro ci hanno capito niente….l’infarto c’è stato, ma vai a capire se prima o dopo, se è stato causato dalla paura che la macchina non frenava più, se invece prima ha sbattuto e poi è sopraggiunto l’infarto, vai a capire…come si fa…come si fa…(piange)

Benito:                Si, ma mò’ smettetela di piangere, se no ve se squaglia ‘ o trucco e dovete tornare sopra a truccarve ‘n’ata vota. Il cane più bello vi sta  aspettando , glie lo volete consegnare questo collare d’argento?

Lucilla:                (improvvisamente smette di piangere) Ma pecchè mi si è squagliato ‘o trucco? Beni’ guarda bene…

Benito:                No il trucco ha retto, è intatto, ma ce l’avite fatta iusto iusto, un altro poco che piangevate e se ne scendeva la decorazione.

Lucilla:                Meno male, sa che soddisfazione quelle caìne…se mi presentavo col trucco sfatto. Già me le sento: l’hai vista a Lucilla Della Torre vedova Tamburrino? …. tutta sfatta, non curata…da quando l’è morto ‘o marito sta sfiorendo, se…l’aggio ‘a fa schiattà. Quelle questo aspettano, che la vedovanza mi fa appassire. Stanno come le iene per prendersi il posto di presidente del circolo…

Benito:                (ironico)Non sia mai, …il posto di Presidente…quello è vostro …e come ve lo tolgono?

Lucilla:                Ma se quello il giorno del funerale, nuie nun l’avimme manco atterrato a Vittorio mio, quella faccia di gesso della signora Terracciano,

Federico:    ….faccia di gesso?

Lucilla:                Si, …faccia di gesso, è quando una ha la faccia senza espressione, pallida  e senza espressione, capite?

Fedrico:               Si, pallida e senza espressione, faccia di gesso, una faccia ineluttabile, ho capito.

Lucilla:                … quella faccia di gesso non mi viene vicino, fintamente compìta

Federico:             Non si dice …compiuta?

Benito:                Compìta, compìta  Federi’….

Lucilla:                …..e me fa:< ….e col circolo mò come si fa?  Chi te la da la forza? Va a finire che devi passare la mano…> .tiè, te piacesse.  “Il dolore si porta nel cuore, non è una cosa che si esibisce”, le risposi, “ questa tragedia non mi distoglierà dai miei doveri di Presidente, troverò la forza per continuare e non far mancare la mia guida  ai soci” E va fa ‘ntripoli, va. Quanno ce vo, ce vo. Io po’ così so fatta. Quanno te l’aggio ‘a da ‘a risposta te la do, ma senza offendere mai.

Federico:             Ma si, senza mezzi terni.

Benito:                Si dice. senza mezzi termini. Federi’ che significa “mezzi terni”?

Federico:             Io ho detto sempre senza mezzi terni. “Mezzo terno”, Nel senso che ci vai vicino…ma il terno non lo fai….mezzo terno, perciò si dice: “senza mezzi terni”, cioè che le parole sono certe, sicure, quelle  e basta e no …che ci vai vicino.

Benito:                Oh, è convinto, io me credevo che si era sbagliato. Vabbe’ Federi’ la tua può essere una spiegazione, ma non si dice così. Si dice “senza mezzi termini”

Lucilla:                (scorgendo Eleonora all’interno.) Eleonora…..buongiorno, di’ la verità abbiamo interrotto qualche  lettura gialla, ih ihi hih, quanto so’ spiritosa,…qualche lettura ..gialla, romanzi gialli…lettura gialla…ih ih ih …

Scena 6

Eleonora e detti,

Eleonora:            ‘E romanzi gialli, a prima mattina? Niente affatto signora Lucilla. Ve pare che la mattina tenimmo ‘o tiempo ‘e leggere? So’ piaceri che non mi posso concedere. No, è che non vi avevo sentito, solo adesso ho sentito la vostra voce e  so’ uscita per farvi gli auguri. Oggi è il vostro compleanno?

Lucilla:                Uh quanto siete gentile. Ve siete ricordata? Come lo sapete?

Eleonora:            Io so’ tutto.

Federico:             Davvero? E allora tanti auguri signora Luci’(la bacia)

Benito:                Ah, il compleanno? Auguri.

Lucilla:                E sì. Ma non ho nessuna intenzione di festeggiare. Con quale capa mi viene di festeggiare….no,no, oggi è una giornata normale…

Benito:                Collare, Veronique e aperitivo…

Lucilla:                Infatti. ih ih ih

Eleonora:            (esce dalla porta di casa con ortensia)Qua ci sta pure un omaggio floreale per voi. (la bacia)

Lucilla:                Un’ortensia?

Eleonora:            Dice che ne andate pazza.

Lucilla:                Effettivamente. E chi me l’ha regalata? ih ih ih

Eleonora:            Leggete il biglietto.

Federico:             (anticipandola, prende il biglietto)Ecco a voi. Leggete.

Lucilla:                Davanti a tutti. Scusate, don Federi’, ma penso che questi siano fatti personali. Io mo’ devo far sapere a voi chi mi regala i fiori?

Benito:                Ecco qua, ti ha messo a posto. Un’altra espressione senza mezzi terni….

Eleonora:            Signora Luci’ ma..il datore del biglietto l’ha consegnata direttamente lui la pianta, a me, con le proprie mani, pregando  di farvela avere con i suoi migliori auguri. Per indi poi anche se il biglietto non lo leggete in presenza del pubblico, sappiate che almeno io sono a conoscenza dell’omaggiatore.

Benito:                E quindi tutto il palazzo….

Lucilla:                Embè? Lo sapete, non lo sapete…io nun tengo niente da nascondere. E poi penso che non ci sia nulla di male se qualcuno mi regala un ortensia nel giorno del mio compleanno. Ecco qua, mo’ apro il biglietto e lo leggo in presenza vostra.

Federico:             Ma no, signora Lucilla. Voi non avete nessun dovere, nessun obbligo. Mo ‘nce vo’ so’ fatti vostri, è una questione di ricercatezza.

Benito:                Infatti….una questione di (guardando Federico con intenzione) ri ser va te zza!!!!

Lucilla:                Ma qua’ riservatezza. Ecco qua: (legge)  <Con cuore sincero ti offro questi fiori, affinchè  possano lenire la tua sofferenza nel primo compleanno senza  l’amato sposo. Auguri . Umberto Sagliocco.> Ah, ‘o duttore , il dottor Sagliocco, quanto è gentile, che  bel pensiero .

Eleonora:            Che pensiero affettuoso…

Lucilla:                E certo, quello è il mio ginecologo da quando mi so’ sposata.Il ginecologo si sa, per una donna deve essere innanzitutto un amico …o no? ih ih ih E poi amico di lunga data co’ Vittorio mio,

Benito:                Signora Luci’, ma quante spiegazioni, (verso la moglie) quello mia moglie a volte crede di essere simpatica e dice cose che non le competono. Su, fate presto se no ‘o cane aspetta. L’ortensia ve la porto sopra?

Lucilla:                No, no, regalatela a  qualcuno, vedete chi la vuole. Poi mi spiego io col dottore.

Eleonora:            Non la volete?

Lucilla:                No, le ortensie non tanto mi piacciono.

Eleonora:            Ma se proprio adesso avete detto che ne andate pazza!

Lucilla:                Io?

Federico:             Infatti ! Eleonora ha detto: dice che ne andate pazza e voi avete risposto: effettivamente.

Lucilla:                Ah sì. Ma io volevo dire …effettivamente è un bel fiore…  ma  a me so’ fiori che mi ricordano troppo i crisantemi,  E mo’ fatemi scappare che veramente si è fatto tardi. Buongiorno a tutti, ci vediamo. (esce a sx)

Federico:             Pure io m’aggio ‘a spiccià’. Mo’ me ne vengo pure io. (salutando esce dietro Lucilla)A più tardi.

Eleonora:            (canta) <Straziami, ma di baci saziami….>Si spiega lei col dottore…. E già, si spiega lei…povero l’architetto che ha mise ‘e spalle ‘nterra….

Benito:                Ma vedi un poco se è cosa ca tu ti devi intrigare dei fatti privati della gente.

Eleonora:            (verso la pianta) L’architetto non se lo meritava….

Benito:                Ma questa è ‘na supposizione tua.

Eleonora:            Nessuna supposizione, io vedo lontano. Io vedo quello che tu non riesci a vedere.

Benito:                Ah già, la negromante.  Comunque tu qua sei la portiera, quello che vedi e quello che senti, vicino o lontano so’ fatti ca nun te interessano.

Eleonora:            Ma se quella per sviare il sospettoha detto che nun ce piaceno l’ortensie. (toccando i fiori)Vide ‘nu poco, chillo Sagliocco, quando me l’ha consegnata ha detto che ne va pazza.

Benito:                E pecchè nun po’ essere che è ‘o duttore a dire bugìe, magari per vantarsi di stare in confidenza della signora.  Il fatto è che tu vedi corna da per tutto, se fosse pe’ te questo condominio potrebbe essere una casa d’appuntamento.

Eleonora:            Tu la difendi perché pure a te non ti è indifferente.

Benito:                Chi?

Eleonora:            Chi? Madama Butterfly, la vedova inconsolabile. Una che da due mesi manco che le è morto il marito, pensa alla vita mondana, al circolo, agli amici…Io vorrei vedere se morissi tu…e io facesse ‘o stesso, che cosa diresti.

Benito:                Io? E che te dicesse; da morto che ti potrei dire?. Niente.. Anzi, non poter parlare con te sarebbe l’unico vantaggio che potrei ricevere in caso di morte.(rientra in casa)

Eleonora:            Guarda che non sei obbligato a parlare con me, neanche da vivo. Io mo’ di questa pianta che ne devo fare. Adesso vedo se ‘a vo’ ‘a signora  Isabella. (Si avvicina al finestrino e fa un numero dal telefono..) Signora Isabella, che state facendo? ….Ah sì? E potete scendere un attimo?....No niente, vi devo chiedere una cosa…., no, quando volete, …come no. Eh, vabbe’ io sto qua.(riaggancia e torna  alla pianta)         Guarda qua, quello questi petali parlano così chiaro       , si legge così chiaramente che chi li ha donati tiene un sentimento…

Federico:             (rientrando frettolosamente, ha urgenza di andare in bagno) Eleonora:           (vedendolo)Ah…. Proprio voi Federi’, e che è successo? Pecchè ‘sta pressa?

Federico:             (imbarazzato, non intende svelare il vero motivo della sua fretta)No, niente, ho dimenticato una cosa. (fa per andare)

Eleonora:            Aspettate un momento. Io mo’ proprio ho chiamato  ‘a signora vosta….

Federico:             Ah, si? E mo’ la faccio scendere…(fa per andare)

Eleonora:            E non c’è bisogno, state voi qua, adesso spiego a voi…

Federico:             D’accordo, io  subito scendo. (fa per andare)

Eleonora:            No, è meglio che vi spiego adesso, se no dopo dovete salire un’altra volta….

Federico:             Si, però in fretta….(fa per andare)

Eleonora:            E in fretta, ma si vuie nun ve fermate, ma che tenete? Dunque, apprimma, ‘o duttore Sagliocco ha portato questa pianta di ortensia per la Signora Lucilla, voi eravate presente al fatto, oh, avete sentito pure che però ‘a signora, Lucilla ha detto che le ortensie nun le piaceno.  (Federico continua comicamente  a contenersi)Io non so a chi credere di tutte e due. Voi a chi credete?

Federico:             Nun ‘o saccio, venite al dunque. (fa per andare)

Eleonora:            Addo’ iate? (prende l’ortensia) L’ortensia, …quella ha detto che non le piacciono? Ha detto che la potevo dare a chiunque? Lo ha detto? E io ho pensato di mandarla a vostra moglie. A vostra moglie le piaceno l’ortensie?

Federico:             (prendendo la pianta) Si. (fa per andare)

Eleonora:            Ma fa che dovete andare in bagno?

Federico:             Eleono’, secondo me da quando fate la chiromante questa è la prima volta che ci azzeccate. (Scappa)

Eleonora:            E lo potevate dire subito. Mamma mia, che male ci sta. (Canta) Mi scappa la pipì, mi scappa la pipì papà.(rientra).

Federico:             (dalle scale) No, non è quello. Peggio ancora, peggio ancora Eleono’ (rumore di porta, riparte la musica, sipario sul primo atto.)

Secondo Atto

Scena 1

Balestra , Benito

Balestra:              (Sulla quarantina. Indossa una giacca e un pantalone decisamente stretti, un maglioncino a “v” con camicia bianca e cravatta. Un cappello, una borsa sotto braccio e un paio di occhiali spessissimi, per via di gravi problemi alla vista, completano l’identità del personaggio. E’ il ragionier Balestra. Dall’ingresso principale) Buongiorno, (si gira intorno e poi avanza verso la portineria, urtando contro il muretto del ballatoio, quindi l’aggira  e arriva al vetro del  finestrino. L otocca) )Ma che è? Vuoi vede’ ca me so sbagliato, so entrato in banca. C’è qualcuno?

Benito:                (aprendo il finestrino) Buongiorno. Dite.

Balestra:              Siete il direttore?

Benito:                Dipende, in un certo senso, si!

Balestra:              In che senso, scusate?

Benito:                Che cosa in che senso?

Balestra:              Avete detto: <In un certo senso, si!>, Io vi chiedo:  in che senso…. in un certo senso: sì. Non so se avete capito il senso della mia domanda, perché io non ho capito il senso della vostra risposta.

Benito:                Ah,  nel senso che direttore vero e proprio non mi posso definire , ma tutto passa per le mie mani e soprattutto sotto i miei occhi e per le mie orecchie.

Balestra:              Ho capito siete il vice, e come in quasi tutti i casi il titolare non ha voglia di fare niente. D’accordo, allora scusate, e sapete dirmi dove sta palazzo Tamburrino?

Benito:                Palazzo Tamburrino? E’ questo!

Balestra:              Allora non mi ero sbagliato. E voi che ci fate?

Benito:                Io? Ci lavoro , scusate!

Balestra:              Quindi la banca si trova all’interno del palazzo?

Benito:                Quale banca?

Balestra:              La vostra. Voi siete il direttore, o meglio il vice?

Benito:                Io? No!

Balestra:              Gesù. E che fate in banca?

Benito:                Ma quale banca?

Balestra:              Questa, non è la banca?

Benito:                Nossignore, questo è  palazzo Tamburrino.

Balestra:              Ah, ecco qua. E me lo volete dire! Non ci eravamo capiti, la banca non c’entra, non ci sta.. E che direttore siete?

Benito:                Il direttore del palazzo intendevo dire. Io sono il portiere.

Balestra:              Ecco qua, chiarito l’equivoco, meno male, io ho detto:< vuoi vedere che so’ entrato in banca>

Benito:                E vi pare una banca questo? Scusate.

Balestra:              Effettivamente, poteva essere pure l’accettazione dell’ospedale, l’ufficio anagrafe, il botteghino del cinema, l’equitalia…

Benito:                Tutto tranne che unaportineria.!?!? Eppure c’è scritto  sopra.

Balestra:              (alza lo sguardo verso la scritta, tira fuori dalla borsa una grossa lente di ingrandimento e legge) Ah sì: portineria. Ma mo’ per quanto tempo ne vogliamo parlare.? E’ che  io avevo sentito il vetro sotto mano. Ma voi non vedete?  Dico, non avete visto che  non ci vedo…voglio dire non vedo bene.

Benito:                Infatti, vedo che avete rotto due bicchieri e vi siete fatto gli occhiali.

Balestra:              E quello se non fosse per questi due ….bicchieri…starei peggio di un cieco.

Benito:                Peggio di un cieco?

Balestra:              Nel senso che sarei cieco e senza cane.

Benito:                Senza cane?

Balestra:              Si, il cane per ciechi. Non lo potrei avere. Ho paura dei cani, non li posso nemmeno guardare.

Benito:                Lo credo bene. Comunque ditemi tutto (scompare dal finestrino per avviarsi alla porta dove riappare dopo un attimo)

Balestra:              (allungando la mano verso il finestrino) Giusto. Dunque io sono il ragionier Balestra.

Benito:                (uscendo dalla porta)Dite pure ragionie’

Balestra:              (voltandosi verso di lui) No, stavo parlando con il direttore, voglio dire col portiere, ma se ne è andato e mi ha lasciato comme a ‘nu fesso, ma io non capisco la gente, chisto ha da essere ‘nu tipo strano.

Benito:                Lui?

Balestra:              Si. Voi lo conoscete?

Benito:                E comme, è il mio fratello gemello.

Balestra:              Ah ecco, pecchè tenete la stessa voce. E non lo potete chiamare. Sapete io non vedo molto bene, riesco giusto ad individuare le sagome delle persone.

Benito:                (restando al gioco, apre la porta e parla verso l’interno) <Beni’ esci che ti vogliono.>  <E chi mi vuole? > < Un signore, dice che mo’ stavi parlando con lui e sei scomparso.> < Ah già, me l’ero scurdato, subito esco.>(entrando e riuscendo) <Eccomi dite.>

Balestra.              Ah voi state là.Però siete un bel tipo, mentre parlate con una persona scomparite, e po’ subito vi dimenticate. Io a bello e buono non vi vedo più….

Benito:                Non mi vedete più, perché prima sì?.

Balestra:              E’ inutile che fate dello spirito.Sapete, io le sagome le distinguo, ma l’occhio ha bisogno di un attimo in più per individuarle. Lo stesso  succede se una sagoma si sposta. Si chiama tempo di accomodamento. Quindi non è che non vedo bene, e poi, porto sempre  con me una lente di ingrandimento  e m’apparo. Ma vostro fratello se n’è andato?

Benito:                Sì.

Balestra:              ‘N’altro scostumato. Se ne va senza salutare. Comunque, .. dicevo: io sono il ragionier Balestra, piacere. Cercavo proprio voi, voi vi chiamate Benito del Duce, giusto?

Benito:                Giusto. Benito del Duce e vi prego di non fare battute scontate sul mio nome e sul mio cognome. Mio padre si chiamava Alberto del Duce di Benito,  è stato partigiano e mal sopportava il suo cognome, figuratevi quando nacqui io e mi dovette chiamare per forza Benito.

Balestra:              Per forza?

Benito:                Il padre glie lo fece promettere in punto di morte.

Balestra:              ….ho capito. Va be’ ma non ci sta niente di male. Che battute si possono fare?

Benito:                Io lo dico per prevenire.Sapete, siccome  sentendo il mio nome e cognome a ognuno le piace ‘e dicere ‘a parulella…

Balestra:              ….ma io non mi sarei permesso. Voi, poi, manco dovete fare di tutta l’erba…(si accorge troppo tardi di quello che sta per dire).un fascio. …Scusate, l’ho fatta, ma involontariamente. Allora, ….veniamo a noi, dicevo, sono il ragionier Balestra e lavoro per il notaio La Zoccola.

Benito:                ‘N’atu bellu cognome. Tiene figli?

Balestra:              Sì, due femmine: Iolanda e Patrizia, ma loro lo pronunciano con la zeta dolce, così si avverte meno. Iolanda La Zoccola, Patrizia La Zoccola… Mo’ statemi a sentire: voi siete Benito del Duce e siete il portiere di questo palazzo?

Benito:                Precisamente.

Balestra:              Presso l’archivio del notaio vi era depositato  questo documento (prende una lettera dalla borsa) da parte dell’architetto Vittorio Tamburino da consegnare a voi nel caso che il suo decesso avvenisse prima del vostro.. Dal certificato di aggiornamento delle mortalità, che noi ogni 6 mesi richiediamo all’ufficio anagrafe del comune, risulta che il Signor Tamburrino è deceduto il 29 luglio di quest’anno.

Benito:                Sì, un incidente, ma non si è appurato se c’è stato un infarto che ha causato l’incidente o l’incidente ha procurato l’infarto.

Balestra:              Ad ogni modo è morto di infarto. Io quindi, visto che  a quanto pare voi siete ancora vivo, adesso,  vi devo consegnare questa lettera, come volontà del defunto,  ce l’avete un documento?

Benito:                Una lettera? (tira fuori dal portafoglio la carta d’identità) Ecco quà.

Balestra:              Si, …dove ci possiamo appoggiare?

Benito:                (indicando) Qua, ‘o vedite ce sta ‘o tavolino.

Balestra:              Dove? (cerca con difficoltà il tavolino) Sarà una sagoma bassa.

Benito:                Infatti.Sta facendo il passo del giaguaro.

Balestra:              Chi?

Benito:                ‘O tavulino. Quà, quà, lo vedete

Balestra:              Ah si, mo’ l’ho inquadrato.(si avvicina e si siede. Legge con l’aiuto della lente e scrive) Il sottoscritto Benito del Duce …nato a Ravello il 31 maggio del 1956….riceve…….pra pa pa pa , …...ecco qua, una firma. Questa è la ricevuta per noi, che vi ho dato la lettera e che voi ve la siete presa.

Benito:                (firma e restituisce ) Ecco fatto.(vedendolo armeggiare con la sua lente di ingrandimento)  Ma come fate a fare il ragioniere con questo problema alla vista?

Balestra:              (riponendo la ricevuta) Ci riesco, ci riesco. Faccio di necessità virtù. La lente, l’esperienza….ma vi pare che se non ero in grado il notaio mi teneva nel suo studio  per venticinque anni. Lui senza di me è un notaio finito. Io sono il suo archivio vivente, il suo braccio destro, i suoi occhi.

Benito:                Voi i suoi occhi? Ma almeno il cane lui ce l’ha?

Balestra:              Eh eh, l’ho capita sapete. State tranquillo, nonostante il problema io riesco a vedere  anche per il notaio….Da venticinque anni al suo servizio. Una vita dedicata al lavoro.

Benito:                Male. Sbagliato. Vedete io penso che la vita sia il composto di quattro elementi: il lavoro, la famiglia, la salute  e il divertimento. Questi quattro elementi devono essere sempre equilibrati tra loro, guai se uno dei quattro predomina sugli altri, la vita si squilibra, gli altri tre elementi ne soffrono. Questo noi non lo vogliamo capire, o esageriamo nel lavoro o nel divertimento o troppo alla famiglia, o badiamo in modo spasmodico alla salute e ci dimentichiamo, ci priviamo degli elementi e facciamo, chi per un motivo, chi per un altro: una vita di merda!

Balestra:              Bella filosofia. Mi piace. Be’, dunque torniamo a noi. (rovista nella borsa e tira fuori il documento)Questo è il documento, allegato ci sta questo  foglio attaccato, staccatelo e datelo a me. (gli da il foglio e la lettera attaccati tra loro da nastro biadesivo) Fate piano, ci sta del nastro biadesivo, non fate strappare la lettera. (Benito esegue, restituisce il foglio e poggia la lettera sul tavolino) Ora datemi il foglio e  ascoltate quello che  ci sta scritto, (prende foglio e lente) è una  dichiarazione autografa, vedete è aperta, senza sigillare , perché non è l’atto, ma una comunicazione allo studio notarile, da parte del defunto architetto Tamburrino  che depositò presso di noi, noi l’abbiamo già letta : (servendosi della lente incomincia  a leggere) Il sottoscritto Vittorio Tamburrino, nato a San Giorgio a Cremano, etc etc..  nel pieno possesso delle sue facoltà mentali , dispone che la lettera sigillata e allegata alla presente dichiarazione, depositata presso  lo studio notarile La Zoccola,   venga consegnata in caso di mia morte, al signor Benito del Duce, portiere dello stabile Palazzo Tamburrino, mia attuale residenza, sito in via etc etc…… E’ mia volontà che  il signor Benito del Duce, legga il documento ricevuto e istruisca lo studio relativamente al suo contenuto, affinché lo studio La Zoccola  possa disporre secondo legge  per la successione dei miei beni. Ecco qua, adesso si rivolge direttamente a voi.  Caro Benito,  dice, ti starai chiedendo perché proprio tu.. Semplice: perché sei uomo saggio e giusto, ciò che io non sono stato, poi capirai perché,  tra tutti io mi fido solo di te. Tu sei neutrale ai miei interessi e sono sicuro che svolgerai quest’incombenza, cosa che io non ho e non avrò mai il coraggio di fare perché sono un vigliacco. E così? Dico, vi risulta? Era un vigliacco?

Benito:                Che ne so, nun me pareva… continuate….

Balestra:              Si, dunque allora…..Come mai non direttamente al notaio? Risposta: E’ una mia stravaganza, era stravagante?

Benito:                Questo sì. Un tipo bizzaro, imprevedibile.

Balestra:              (riprendendo) Dunque dove stavo, ah..ecco…. E’ una mia stravaganza e poi gli uomini sono corruttibili…tu no!  Un ultima cosa, se stai leggendo vuol dire che mi sei sopravvissuto e quindi ti domanderai: e se io fossi morto

Benito:                Io questo dico, e se io fossi morto?

Balestra:              (riprende) Giusto! Ecco lo ammette pure lui, …Giusto Lo dice, …. Be’ se tu fossi morto, al momento non lo so, spero di trovare nel tempo il coraggio di fare ciò che è mio dovere. Vedete, poi c’è la data, circa dieci anni fa… e la  firma, ecco quà….(gli mostra il foglio) Come avete capito, evidentemente le volontà  del defunto circa l’eredità sono diverse dalle norme previste per la successione diretta, cioè …o c’è un testamento olografo  o qualcosa di simile… noi lo dobbiamo sapere e voi ne sarete testimone a salvaguardia…della  nostra …corruttibilità. Mi sembra eccessivo:…..un notaio corruttibile? E che notaio sarebbe? Ma se  questa è la sua volontà…. E ora leggete la lettera e fatemi sapere.

Benito:                Adesso?

Balestra:              Se volete…sarebbe meglio, così risparmiamo telefonate  e tempo. Poi fate voi, là ci stanno scritti tutti i nostri recapiti. L’incombenza della consegna andava fatta di persona e io l’ho fatta.., leggete  e istruitemi..

Scena 2

Federico e detti

Federico:             (da dx con l’ortensia) Ue, Beni’…

Benito:                Dimmi tutto Federi’ (alzandosi)  Chiedo scusa ragionie’.(verso Federico)

Balestra:              Fate, fate, io aspetto. (comicamente rimette a posto le carte. Dopo di che si alzerà  passeggiando a tentoni  verso lo studio e ritorno,  Benito lo guarda con intenzione)

Federico:             Pìgliate ‘st’ortensia, mia moglie non la vuole.  Dice ca nun tene tempo di curarla. Me l’ha data prima Eleonora, io me credevo che le faceva piacere, me credevo e chella invece nun ‘ a vo’. Non la vuole..

Benito:                (a Federico) E va be’, appoggiamola un momento qua sopra, Dopo co’ mia moglie vediamo cosa ne dobbiamo fare. (Federico la poggia sul tavolino,  fa per uscire  e incrocia Balestra)

Balestra:              (a Federico) Ma nel palazzo quanti appartamenti ci sono?

Federico:             (sorpreso)Sette, più quello dellavedova Tamburrino otto più quello dello studio del Dottor Sagliocco fanno nove in tutto.

Balestra:              Più il vostro fanno  dieci. O no? Voi dove abitate?

Federico:             Quà.

Balestra:              Allora so’ dieci, l’abitazione  del portiere  non l’avete contata.

Federico:             Giusto, quella del portiere no.

Benito:                (facendosi notare)Ragionie, ragionie’, avete sbagliato bersaglio. Io sto qua. Lui non è il portiere.

Federico:             Infatti, sono un inquilino, io sono un inquiilino, …..volevo dire…….: Vuoi vedere che  ho avuto una mesamorf… una meramorto..

Balestra:              Metamorfosi.

Federico:             Bravo. Non la riesco mai a dire  questa parola.

Balestra:              Ma siete arrivato adesso?

Federico:             Mo’ proprio,  ho portato l’ortensia. A quanto pare non ci vedete tanto bene? Siete fortemente abulico?

Benito:                Che ce azzecca  abulico?

Federico:             Quando uno no ci vede bene!

Balestra:              Miope?

Federico:             Ah già miope. E comme m’è venuto: abulico?

Benito:                Stoqua,  ragionie’,mi avete perso di vista, stavo posando l’ortensia.

Balestra:              (meravigliato)L’ortensia?

Benito:                Ae, l’ortensia, e che ho detto di male?

Balestra:              E la lettera? No, dico voi dovete leggere la lettera vi mettete a coltivare le ortensie.

Benito:                Ma qua’ coltiva’ ragionie’ . Don Federico mi ha dato l’ortensia e io l’ho poggiata.

Balestra:              Ho capito, o meglio non ho capito che c’entra un’ ortensia a bello e buono. Questo signore è il fioraio o  è un inquilino?

Federico:             Quale fioraio? Inquilino, sono Federico Giglio.

Balestra:              E con questo cognome non fate il fioraio?

Federico:             No!

Balestra.              E che fate?

Federico:             L’agente teatrale! Mi occupo di distribuzione di spettacoli.

Balestra:              Spettacoli teatrali?

Federico:             Teatrali, musicali, insomma eventi spettacolistici in generale.

Balestra:              Ho capito, facite ‘o masto ‘e festa.

Federico:             ‘O masto ‘e festa?

Balestra:              E…che ci facevate con l’ortensia?

Federico.             La moglie di Benito l’aveva data  a mia moglie, però mia moglie non l’ha voluta.

Balestra:              Pecchè? Non le piacciono?

Federico:             Si , però non tiene il tempo di curarla.

Balestra:              E’ impegnata? E che fa?

Federico:             Si fa i cazzi suoi…oh,  e scusate..ma voi chi siete?

Balestra:              Chè? Vi siete incazzato?       

Federico:             E mi pare. Voi mi fate tutte queste domande.Tutte queste domande. Peggio della Santa Disquisizione.

Balestra:              Santa….disquisizione….?!?

Federico:             Eh! …. che l’appicciavano a tutti quanti….

Benito:                Ragionie’ lasciate stare…torniamo a noi…

Balestra:              Va bè, comunque non volevo essere impertinente, domandavo così,.. tanto per dire…. Signor Beni’ la lettera dove sta?

Benito:                Sta là. (indica il tavolino, contemporaneamente  Eleonora esce dalla porta)

Scena 3

Eleonora  e detti

Balestra:              (fa un gesto ad indicare la lettera allungando la mano inconsapevolmente verso Eleonora) Leggete!

Eleonora:            (facendo la sostenuta) Mo’ non tengo tempo , se aspettate un attimo, devo avvertire il dottore Sagliocco per il caffè. Ma chi ve l’ha detto? Mio marito?

Balestra:              (seguendo la sagoma) Chi è vostro marito?

Eleonora:            Benito, il portiere…io sono la moglie.

Balestra:              E che mi doveva dire?

Eleonora:            Che leggo la mano!

Benito:                (intervenendo)Se è per questo anche le ortensie. Ma c’è stato un equivoco ragionie’.

Balestra:              ‘N’ata vota l’ortensia?

Eleonora:            (vedendola)Sta ‘n’ata vota ccà?

Federico:             Si, mia moglie non la vuole, non tiene tempo di curarla.

Eleonora:            E a chi la devo dare ‘sta pianta?

Balestra:              Se non tenete che farne me la prendo io.

Eleonora:            Se la volete, ….ma guardate che vi ho letto nei petali segnali di guai .(si avvicina alla porta dello studio e bussa)

Balestra:              Se è per questo io non sono superstizioso. (va  a tentoni verso l’ortensia)                  

Federico:             Segnalidi guai?  E me ‘a vuliveve da a me?

Benito:                Federi’ i guai mia moglie li vede da per tutto, è un poco pessimista. E poi la gente se gli dai una previsione ottimistica non ci crede, è cchiù cuntenta se gli preannunci un guaio. Mia moglie va sul sicuro perché un guaio prima o poi lo  passano tutti.

Scena 4

Cristina e detti

Balestra:              Bravo, proprio così.

Cristina.              (dalla porta dello studio a Eleonora) E’ pronto il caffè?

Eleonora:            Si, se te lo vieni a prendere.(Cristina si avvia) Sta la guantiera in cucina. Il tuo e quello del dottore.

Balestra:              (incrociando Cristina) E allora me la posso prendere quest’ortensia?

Cristina:              L’ortensia? Che ne so io dell’ortensia.

Federico:             Ragionie’ non è lei, questa è la segretaria di Sagliocco non è la signora dell’ortensia. Avete preso una cartonata avete preso.

Eleonora:            L’ortensia ve la potete prendere.

Balestra:              E mi volete leggere la mano? Sono curioso.

Eleonora:            Con piacere. (gli prende la mano, gli altri osservano divertiti, Cristina entra in portineria) Voi fate il ragioniere?

Balestra:              Brava. Ci sta scritto pure questo?

Benito:                Ma nossignore, Federico vi ha chiamato ragioniere  e lei ha sentito.

Eleonora:            (osserva la mano)No questo non c’è scritto, l’ho sentito. Dunque…e bravo ‘o ragioniere….siete un donnaiolo?

Balestra:              Insomma… le donne…me piaceno, come piaceno a tutti immagino.

Eleonora:            No, è che io quà ne vedo due? Avete l’amante? Dite la verità.

Balestra:              L’amante? Impossibile, sono scapolo. Le due donne saranno mia madre e mia sorella nubile che vivono con me. Viviamo tutti e tre, insieme al cagnolino, teniamo pure un cagnolino. Di cani non ne parla?

Eleonora:            No, cani no.

Balestra:              Forse perché è piccolo, sapete quei cani piccoli piccoli..

Federico:             Ho capito,  lo gnocchi sciairo…

Balestra:              Si, lo….york shire…

Eleonora:            Ci sta pure che avete avuto un problema di salute…un  problema alla vista….

Benito:                E c’è bisogno ‘e leggere ‘a mano? (Cristina ritorna con un vassoio   con una tazzina di caffè) Ragionie’ la vogliamo sbrigare allora questa incombenza?

Balestra:              Sono subito a voi. (a Eleonora) Signo’ lasciamo stare (libera la mano) Magari un’altra volta cerchiamo di vederci più chiaro.

Eleonora:            Come volete. (A Cristina che passa) Il tuo te lo sei già preso?

Cristina:              E certo, questo è del dottore.

Balestra:              Un po’ di caffè per me non ci sta. Lo prendo volentieri.

Benito:                Come no. Un po’ di caffè ‘o ragioniere, Federi’ mo’ ti trovi pigliati una goccia di caffè.(Eleonora entra in casa)

Federico:             Si ma presto presto, me ne devo andare me ne devo, ho lasciato la macchina messa male e non vorrei acchiappare ‘na multa.

Balestra:              E che macchina avete?

Federico:             Perché?

Balestra:              Così, niente …domandavo…

Federico:             Così…tanto per dire….? Come l’interogatorio di prima? Comunque tengo una vecchia Opel Cesson Va, la tengo da quasi vent’anni, la comprai nuova,  ma la pagai quattro soldi, un affare,…era gratinata .

Balestra:              Gratinata?

Benito:                Il tetto rovinata dalla ……gratine…gratinata.

Balestra:              Ah, ho capito.

Eleonora:            (rientrando con il caffè)Ecco serviti, prendete.(I presenti si servono, dall’ingresso intanto arrivano Lucilla e Severino)

Scena 5

Severino, Lucilla e detti

Federico:    (preso il caffè) Vi saluto (esce)

Balestra:              (Preso il caffè) Beni’ allora che fate, questa lettera la volete leggere adesso o mi fate sapere?

Benito:                No, no, la leggiamo adesso, tanto che adesso ci stanno pure Severino e la signora Lucilla: l’amministratore  e la vedova ereditiera.

Severino:             Non ho capito, di che si tratta?.

Lucilla:                Una lettera? Che lettera. Chi è il signore?

Balestra:              (orientandosi comicamente fra le sagome) Mo’ siete diventati troppi, è difficile. ( Presentandosi ai due nuovi arrivati) Signora, sono il ragioniere Balestra, Emilio Balestra dello studio notarile La Zoccola e figli, presso di noi era depositato un atto relativo alla successione dei beni del fu architetto Vittorio Tamburrino che dovevo consegnare al sig. Benito Del Duce per volontà del defunto. Io l’ho consegnato, lui lo deve leggere e ci deve istruire.

Lucilla:                E quà ci sta Severino, lui è il nostro amministratore.Severi’ voi che dite? L’eredità? Ma voi non stavate facendo la pratica di successione?

Severino:             Si, caspita se la sto facendo, ma se c’è un testamento o qualcosa del genere la pratica si deve bloccare…….sentiamo questa lettera.

Balestra:              Però per me si è fatto tardi. Me ne devo andare. Beni’ leggetevi la lettera con calma  e …istruiteci, a quanto pare il defunto si fidava di voi. Aspettiamo vostre indicazioni, però dovete esibirci la lettera, noi ci fidiamo della parola ma p’’a legge serveno ‘e carte. (in giro comicamente) L’ortensia, dove sta?

Eleonora:            (le prende e glie la da)Eccola qua!

Lucilla:                L’ortensia?

Balestra:              Perché la volete voi?

Eleonora:            No, ‘a signora nun le piaceno le ortensie..(rientra canticchiando la famosa canzone di Caterina Caselli) ..e proprioall’improvviso arrivi tu…se bacio te.. sono bugiarda..bugiarda…lo so

Lucilla:                (turbata)Infatti, non mi piacciono.

Balestra:              Allora.Arrivederci a tutti (Comicamente esce)

Scena 6

Benito, Lucilla, Severino

Severino:             Beni’ dunque, leggiamo questa lettera.

Benito:                E quella sta quà. (indica il tavolino, vi si avvicina) No quà non ci sta. Ma io ce l’avevo in mano…l’ho poggiata quà sopra.(incomincia  a cercare)

Lucilla:                E voi una cosa così importante non vi ricordate dove l’avete messa?

Benito:                Quà stava signora Lucilla (continua a cercare) Eleono’, ma hai presa una lettera da quà sopra?

Eleonora:            (da dentro)Io non ho preso niente.

Severino:             E troviamola…quello il notaio mo’ blocca la successione…

Benito:                (lo osserva) Ma che è? Adesso la troviamo! Vi vedo preoccupato.

Severino:             Chi io? ….E perché? (parte una musica mentre la luce lentamente si abbassa per poi ritornare piena. Gli attori dapprima fanno azione di ricerca della lettera e al buio poi escono.)

Il giorno dopo

Scena 7

Lucilla e Sagliocco, indi Eleonora

Lucilla:                (dalle scale parlando al cellulare) No, Alessa’ non se ne parla proprio. Ti voglio bene non me lo chiedere. E’ un fatto di principio. (In scena-) Certo, certo,  se mi chiede scusa è un altro paio di maniche. Per quanto mi riguarda l’ha fatta grossa. (Vedendo Sagliocco entrare dal portone lo saluta) Buongiorno. ..

Sagliocco:            Buongiorno.

Lucilla:                No a te ho salutato… Cristoforo Sagliocco. (A Cristoforo) Aspetta…(Sagliocco si sofferma vicino alla porta dello studio) no a te, ce l’ho co’ lui…sto nell’atrio del palazzo. E comunque hai capito?  Non l’avesse saputo, una dice va be…non lo sapeva…ma io te ne ho parlato…te l’ho spiegato pure com’era fatto.  Lo sapevi che erano uguali, l’ha fatto apposta, ti dico l’ha fatto apposta …….. E comunque adesso ti devo lasciare (Ascolta) ma quando mai, …(civettuola)no, no, …nessuna possibilità, si, si, solo quello e basta… va be’ ti saluto  poi ne parliamo,…stupida…. non di questo…….del fatto di Magda. Ciao, ciao, ciao ciao. Un bacio.(Chiude)

Sagliocco:            Chi è che ti fa innervosire?

Lucilla:                Nessuno, stavo discutendo co’ Alessandra di un fatto che è successo ieri alla premiazione.

Sagliocco:            E che è successo? E’ un segreto?

Lucilla:                Nessun segreto. Segreti? Con te segreti? Niente, quella spudorata di Magda Barretta, ieri, alla premiazione, sì, che facemmo la premiazione del collare d’argento, né quella si è presentata con un vestito uguale identico al mio? Io glie lo dico..e quella mi risponde…sai co’ quella faccettina da chi-wawa che si ritrova: (imitandola)<Può darsi pure che sei tu che ti sei messa lo stesso vestito mio> Roba da …roba da… prenderla per i capelli. A parte che il vestito l’ho comprato prima io, ma po’ me lo so’ messo pure, l’hai visto…dice non lo sapeva…ma mo’ mi hai visto, vai a casa e vatti a cambiare. O no?

Sagliocco:            (divertito) Ma guarda un poco. Invece non si è andata a cambiare?

Lucilla:                Ma qua’, si è messa in prima fila…cafona…perché quella questo è …una cafona, si trova nel circolo grazie all’avvocato Tursi… ssttthh, se crede che nessuno lo sa….e il marito, chillu pachiochiero…non vede e non sente.

Sagliocco:            Va be’ dai…questo non si dice. Non ne sei sicura le apparenze possono ingannare.

Lucilla:                Che me ne importa….e poi…senza contare che io sono il presidente del circolo…il vestito se lo doveva cambiare lei..

Sagliocco:            Adesso non ci pensare più, allora che mi dovevi dire?

Lucilla:                Io?

Sagliocco:            Mi hai detto: <aspetta>.

Lucilla:                E sì. Ti volevo chiedere scusa per ieri. Tu poi mi vai a omaggiare dell’ortensia…ho dovuto dire che non mi piacevano le ortensie e l’ho regalata.

Sagliocco:            L’hai regalata?

Lucilla:                (abbassando la voce) Sì, per forza..quella fattucchiera di Eleonora, si mise a fare tante battute, insinuazioni..

Sagliocco:            E a te che te ne importa? Lasciala stare. E’ una vita che tiene il sospetto su di noi, fa battute. Pure con me quando la portai fece tante domande. E’ così che si alimentano i sospetti:negando l’evidenza! Non c’è niente di male  nel regalare un’ortensia ad un amica perché sai che le piacciono, l’ortensia te l’ho regalata, è evidente, tutti l’hanno visto…ma se tu neghi fai il loro gioco. A te … piacevano le ortensie?

Lucilla:                Si!

Sagliocco:            E allora? Perché non te la sei presa?

Lucilla:                Si, hai ragione, ma adesso è fatta. Ti chiedo scusa.

Sagliocco:            Ma figurati, quali scuse, è che bisogna sottrarsi da questo gioco, se no la gente continuerà sempre a pensare che un uomo e una donna non possono essere amici. Continuerà sempre a pensare che se un uomo e una donna stanno in confidenza sono amanti. Se la nascondi la confidenza, l’amicizia…fai il loro gioco: Non c’è niente di male Lucilla, io e te siamo amici…

Lucilla:                Si amici. Solo amici.

Sagliocco:            E non potremo essere altro. Ma se anche io mi fossi innamorato di te…non ci sarebbe potuto essere altro, perché tu sei la moglie di Vittorio Tamburrino, il mio migliore amico e l’amicizia per me è l’unico valore in cui ancora  riesco a credere.  C’è qualcosa al mondo più importante dell’amicizia? Luci..tu sei la moglie di Vittorio! (cambiando discorso) E allora? Che fine ha fatto quest’ortensia?

Lucilla:                Non lo so. Se la portò quel Balestra...’o ragioniere, che poi ha portato un altro impiccio.

Sagliocco:            Che impiccio?

Lucilla:                Non lo so…ha portato una lettera autografa di Vittorio depositata presso lo studio del Notaio La Zoccola, io non ne sapevo niente. Anzi due lettere, in una, quella autografa consegnava a Benito un’altra lettera che avrebbe dovuto leggere e poi istruire il notaio circa il contenuto.

Sagliocco:            Ah sì! Questa era la lettera? Ieri sera Eleonora mi chiamò a casa. Voleva sapere se avevo trovato una lettera. L’hanno trovata?  Benito, l’ha letta?

Lucilla:                Niente, non la riescono a trovare, sparita. Lui dice che l’aveva poggiata sul tavolino là, ma non si è stati più capaci di ritrovarla. Il bello è che siccome questa lettera autografa di Vittorio mio parlava di successione, , il ragioniere, che poi è l’assistente di La Zoccola, ha detto che loro sono obbligati a bloccare la pratica di successione. Hai capito?

Sagliocco:            Sì, cioè poco e niente. E adesso?

Lucilla:                E adesso non lo so, si deve trovare questa lettera, poi se lo vede Severino, io non ci capisco niente. Cristo’ adesso ti saluto,  devo scappare

Sagliocco:            Si ..e fammi sapere

Lucilla:                Sapessi quanti impegni, mamma mia parrucchiere, sarta, circolo. Non ce la faccio più…... Ci vediamo eh? Ma come mai quà? Tu oggi mica hai studio?

Sagliocco:            No, devo mettere a posto certe cose.(dal finestrino si vede passare Eleonora, che evidentemente è affaccendata in casa. Li vede e saluta con la mano)

Lucilla:                Ah ecco, volevo dire….Ciao, allora, ciao, eh’  ciao ciao ciao (esce giuliva  a sx. da dentro al voce di Eleonora che canta:)

Eleonora:            (da dentro) <Tu mi fai girar, tu mi fai girar,come se fossi una bambola, poi mi butti giù (sfuma)

Sagliocco:            (scuotendo la testa)Ciao. Ciao Luci’…

Scena 8

Sagliocco, Federico, indi Severino e poi  Benito

Federico:             (sopraggiungendo dalle scale) Dotto’ buongiorno.

Sagliocco:            Buongiorno Federi’.

Federico:             Che si dice?

Sagliocco:            Niente di nuovo. So’ venuto a mettere a posto un po’ di cose. Approfitto che non ho studio. Non ci sta mai  tempo.

Federico:             A chi lo dite. A chi lo dite! Sempre una corsa contro il tempo. Oggi è un’altra giornata campata…, per peggio di ieri, ieri, appuntamenti saltati, ritardi…il lavoro mio questo è… che ci volete fare…avere a che fare con gli artisti dottore mio è un guaio..

Sagliocco:            Immagino…be’ col vostro permesso (si avvia verso lo studio mentre  dall’ingresso sopraggiunge Severino)

Federico:             Fate, fate, buona giornata.

Severino:             (frettoloso)Buongiorno Federi’,  dottore illustrissimo…

Sagliocco:            Buongiorno, buongiorno.(esce)

Federico:             Severino…

Severino:             (avvicinandosi al finestrino chiama) Benito. Beni’ vi potete affacciare?

Benito:                (dall’interno) Si, Severi’ eccomi a voi.

Federico:             Chè? Pure voi di fretta?

Severino:             E quando mai, quando mai. La mia vita è tutta una corsa.

Federico:             Questo stavamo dicendo col dottore. Questo stavamo dicendo. L’ascensore? Novità?

Severino:             Nessuna novità.

Benito:                (dalla porta di casa, salutando)Severi’

Severino:             Né, Beni, l’avete trovata questa lettera?

Benito:                Ma che vuoi trovare, che vuoi trovare. Io non so più dove guardare.

Severino:             Ma cheste so’ cose ‘e pazze.

Benito:                Proprio. Io sto scemunenno.

Federico:             Ma avete perso qualcosa?

Benito:                Eh, ‘na lettera, che portò ieri quel ragioniere…Balestra, non so più capace di sapere addo’ è gghiuta  a ferni’…

Severino:             Ma se l’avesse pigliata isso ..’o ragioniere..per errore se l’è messa ‘n’altra volta in borsa.

Benito:                Niente, niente. L’ho telefonato ieri pomeriggio, ma dice che lui non ce l’ha.

Severino:             Embè, che ha detto?

Benito:                Dice che la dobbiamo trovare, aspetta fino a oggi… se non la troviamo loro devono fare comunicazione all’ufficio competente per bloccare la pratica.

Scena 9

Eleonora e detti

Eleonora:            (affacciandosi dal finestrino) La lettera è stata rubata.

Severino:             Rubata?

Benito:                E chi s’’a pigliava?

Eleonora:            Chi? Qualcuno che tiene interesse a che niente venga modificato….basta…io non ho detto niente!

Severino:             ‘A signora Lucilla? Ma per l’amor di Dio. Quella non ha ancora capito neanche bene di che si tratta…e po’ stava vicino a me.

Federico:             Ma che lettera era…che lettera era?

Benito:                Una lettera dell’architetto?

Federico:             E’ arrivata adesso? Un ritardo postale? Un ritardo?

Severino:             No, non si tratta di questo. E’ una cosa lunga….

Eleonora:            ‘A lettera comunque qua non ci sta!

Severino:             Beni’si deve trovare.

Benito:                E come? Dove devo vedere più? Ce vulesse ‘nu mago!

Federico:             Sim sala bingo…’a parola magica!

Eleonora:            Sim sala bim…Federi’,….comunque io ripeto…: non c’è bisogno del mago. Severi’, ma  a voi che ve ne importa?

Severino:             Caspita se mi importa. Io devo fare la pratica di successione. Devo curare gli interessi della signora.

Eleonora:            Della signora…mica i vostri. Embè non se ne importa lei..vi volete dannare voi?

Benito:                Ma po’ dico io, mettiamo che la lettera non si trova più, che l’hanno rubata , ..come dice lei…che cosa succede?

Severino:             Che succede. Che succede? Caspita che succede…il notaio blocca la successione e fa aprire un’inchiesta giudiziaria.

Benito:                E se manco con l’inchiesta giudiziaria si trova la lettera?

Severino:             Che ne so’ che ne so. I beni vengono congelati..e poi ….non lo so

Federico:             Vi andate a impegolarenelle sabbie mobili dei capilli giudiziari…

Severino:             ….a meno che…a meno che il notaio non volesse collaborare….

Benito:                Questo no! Mi dispiace ma l’architetto si è affidato a me perché teneva fiducia in me… perché mi stimava quale persona incorruttibile!

Severino:             E va be’ aspettiamo, se nessuno l’ha presa prima o dopo la lettera esce.

Benito:                Infatti.

Severino:             Allora Beni’ ci vediamo più tardi. (si avvia verso l’ascensore) Me ne salgo sopra.

Federico:             A piedi…l’ascensore …è guasto.

Severino:             Lo so……(via per le scale)

Eleonora:            (rientra canticchiando) <Sarà capitato anche a voi, di avere una musica in testa, (sfumando dall’interno mentre il marito rientra pensieroso) sentire una specie di orchestra…suonare suonare suonare suonare zum zum zum…

Federico:             Beni’ a proposito tieni il giornale di ieri?

Benito:                Si. Mo’  ve lo prendo.(entra in casa e dopo un attimo dal finestrino glie lo porge) Ecco qua tenete.

Federico:             Grazie Beni’ dopo te lo do. Stammi bene. (esce a sx)

Benito:                Lo potete pure tenere……(solo) come ve lo tenete tutti i giorni.Ca po’ io non lo so…questo si legge le notizie del giorno prima.(Scompare in casa)

Scena 10

Sagliocco,Ciro, indi Benito

Ciro :                           (entra nel palazzo e va  alla porta di Sagliocco e bussa. E’ il ragazzo del parcheggio di fronte al palazzo. Tipo strano, occhiali da sole e abbigliamento estremamente casual. A Sagliocco che dopo un attimo appare)Dutto’  vi ho messo a posto la macchina, ‘e chiave stanno ccà, tenite,  l’aggio sistemata.

Sagliocco:            (prendendo le chiavi)Va be’ grazie, ma io mo’ tra poco esco un’altra volta. Tieni (gli da degli spiccioli)

Ciro:                    (rifiutando) Lasciate sta dutto’ facciamo un conto dopo. Ve la devo cacciare?

Sagliocco:            Mo’ che esco vediamo..

Ciro:                    Aè’, uh ammena d”a miseria, aè…..aiere sera ‘o pulman nun è pattuto propio,  pecchè nun ce steve ‘o bigliettaio….……e  l’autista, cioè  ‘o conducente ‘e linea s’è  rifiutato ‘e pattì’….’a ggente era assai..e che è succieso….aè. Cose ‘e pazzi…

Sagliocco:            Benissimo, tutti a piedi.

Ciro:                    E che ne sapete?

Sagliocco:            Me li immagino! ….

Ciro:                    Ah ve lo immaginate? Io invece ho visto, stavo là.

Sagliocco:            Ah, stavi là? Bravo Ciro.

Ciro:                    Questi traspotti …so’ ‘na cosa insoppottabile. Mo’ l’atro giorno…..No, dico io…Cose ‘e pazzi, cose da pazzì…un treno che deve pattire alle undici e quarantadue, arriva nella stazione alle undici e  quarantatré…, e come fa a ripattire alle undici e quarantadue se è arrivato alle undici e quarantatré…?.

Sagliocco:            Guardate, da non credere.

Ciro:                    Dutto’ ha da murì mammà, azzo da no credere….io stavo là., dentro alla stazione..

Sagliocco:            Ti ci trovi sempre?

Ciro.                    In una stazione poi, di grande impottanza turistica, dove ce stanno centinaia di stranieri che aspettano ‘stu treno: inglesi, francesi, tedeschi, spagnoli, americani, giapponesi, ca loro so’ abituati a”a precisione…tu te presiente co ‘o ritardo…? ‘

Sagliocco:            Aggio capito. D’accordo, vabbe’ Ciro, ti saluto. Devo andare, non posso perdere altro tempo.

Ciro:                    E siccome faceva troppo ritardo io me ne iette ‘a pere, pecchè io cammino sempe a pere…. ‘o sapite comme me chiamamene a me? (mettendosi un coltello tra i denti) Rambo!

Sagliocco:            Ah, bravo. Non ti chiami più Ciro,  mo’ ti chiami Ambo.

Ciro:                    No Ambo, Rambo..

Sagliocco:            Ah, nun avevo capito…,  e che ti devo dire , tu fai ‘o  lampo e io faccio ‘o tuono.  Ma adesso devo andare.

Ciro:                   (Togliendosi il coltello) Ae, no….lampo…. cioè fulmine, …saetta, Rambo!.

Sagliocco:            Ah, Rambo,…. e tu parli co’ stu curtiello mmocca..

Ciro:                   E che faccio Rambo senza curtiello?  E chiedetemi : pecchè te chiammano Rambo?

Sagliocco:            Ciro, Ciro,io tengo da fare,

Ciro:                    E chiedetemi: pecchè te chiamano Rambo?

Sagliocco:            E che pacienza! Pecchè te chiammano Rambo?

Ciro:                    Pe’ ‘o fisico, …no?

Sagliocco:            Ah, già, ..pe’ ‘o fisico. Infatti, …. tieni ‘o fisico ‘e Tarzan…

Ciro:                    Ve pare o no? Ma pure pecchè io mi aRRambico Allora da arrambigare è benuto Rambo.

Sagliocco:            Ti arrampichi?

Ciro:                    No, no, mi arrambigo, e se no m’avesseno ‘a chiammà Rampo.

Sagliocco:            Giusto, quindi ti arrambichi? Come l’albinista? Come lo sgaladore?

Ciro :                            Ve pare o no? E comunque avete capito ‘o fatto d’’o treno? Questa è l’Italia….

Sagliocco:            E chesta è l’Italia….

Ciro:                    ….. siamo il paese ogganizzato  più disogganizzato del mondo, e chille veneno e se fanno ‘e risate ‘ncoppe ‘e spalle noste …Noi italiani nun tenimmo manco idea di come s’aspetta un treno, di come si campa all’estero, io ci sono stato…ho girato tutto il mondo: Londra Madrid, Barcellona, …tutto il mondo ho girato…sht! A Barcellona, io ce so’ stato a Barcellona, col treno però, pecchè ‘a piedi è troppo luntano, so’ stato pure a Crotone..

Sagliocco:            E che c’entra Crotone? ‘A cosa bella è che ‘o sto pure a sentì!

Ciro:                    Niente. Accussì….. So’ stato pure a Secondigliano,  ci andavo sempre a piedi:  da qua a Secondigliano 55 minuti..

Sagliocco:            Ua, e chi è Rambo?

Ciro:                    Appunto, ce so gghiuto tutta ‘a settimana…

Sagliocco:            A Secondigliano? E oggi nun ce putive i’?

Ciro:                    Si, ma  po’ aggio pensato, che cazzo  ce vaco ‘a fa tutte ‘e iuorne  a Secondigliano ? Ve pare, o no?  Comunque …stevo dicenno…All’estero quando un treno arriva in ritardo….  Ca nun arriva mai in ritardo, si no nun fosse l’estero ma  fosse l’Italia…, ‘a gente… aspetta e zitta, perché sa che c’è un motivo ca ‘o treno fa ritardo, invece nuie ccà  subito reclamammo…

Sagliocco:            Si, ma io mo’ ti devo lasciare, statte buono Ciro,.(avvicinandosi alla guardiola) Benito, Beni’ Beni’  vide si te puo’ tene’ ‘nu poco a Ciro. Stammatina se chiamma Rambo. Ciao Ciro, cia, ce vedimmo  (Di nuovo nello studio)

Ciro:                    (inseguendolo)Rambo e pure Ciro. Ciro Scannapieco.

Benito:                (apparendo dal finestrino)Rambo è solo il nome di guerra…?

Ciro:                    E si, pecchè Rambo è americano e gli americani teneno sempre ‘na guerra ‘a fa.

Benito:                E mica è colpa loro. Quelli  so provocati.…,

Ciro:                    Infatti, aè u anema d’’a miseria, ve pare o no? Piglia all’ iracheni, dich’io vuie site ‘nu popolo ca nun tene manco tremila anne ‘e storia, ‘e mericane cu’ tutta ‘a civiltà loro ve vonno ‘mparà ‘a campà,…. Vuie che facite…: “No vulimme campà a modo nuosto”

Benito:                ….allora vulite ‘a guerra?

Ciro:                  Ve pare o no?… Oh, è sempe accussi’, ‘sti poveri americani hanno i’ facendo guerra pe’ tutto ‘o munno, ca nisciuno ‘e vo sta sentere… Chille ‘e suddate americani, dice ca se drogano pe’ combattere, vuie site drogato?

Benito:                No, …

Ciro:                    E manco io, io nun so’ drogato…

Benito:                E chello ce ‘o vulesse a te,  pure ‘nu poco ‘e cocaina..

Ciro:                   Meglio ‘a coca cola…ve pare o no? All’estero se ci sta scritto:  non attraversare, nessuno attraversa;  se ci sta scritto: Pericolo di  motte … nessuno muore…, pecchè pericolo di motte significa…. che si muore , all’estero se uno si fa male, subito lo soccorrono, qua invece se uno si fa male subito corrono…a vedè che è succieso! (dall’esterno arriva balestra recando l’ortensia)

Scena 11

Balestra e detti

Balestra:              Buongiorno.

Benito:                (lo vede ) Uè ragionie’ mo subito esco (esce)

Ciro:                    (vede Balestra e gli si avvicina)Lo sapete come si chiama l'ultimo film con Dracula?

Benito:                Chi siete?  Scusate?..

Ciro:                    Endovena chi viene a cena...

Benito:                (dalla porta di casa)Endovena chi viene a cena..., bella questa. Ragionie’ non ci fate caso, è Ciro il ragazzo del parcheggio Le piace ‘e pazzià. Chè? Avete riportato l’ortensia? Avete cambiato idea?

Balestra:              Non io, mia sorella, dice che teniamo troppe piante in casa, che pare un vivaio. Quando l’ha vista si è messa a fare la pazza.

Benito:                E nun fa niente. Non ci sono problemi. Date a me. (prende la pianta) Ciro fa ‘na cosa, piglia ‘sta pianta e portala a‘o terzo piano, a Luparelli, dice: ve la manda Benito, poi vi spiega lui.

Ciro:                    (prendendo l’ortensia) Corro Beni’. (a Balestra) Ma vuie facite ‘o saldatore? Ah ah ah,

Balestra:              Se alludi ai miei occhiali giovano’ sappi che non sei affatto spiritoso.            

Benito:                Ciro!

Ciro:                    Schezzavo.

Benito:                E vai?

Ciro:                    Corro. (verso l’ascensore)

Benito:                E’ guasto.

Ciro:                    Ah già. (su per le scale con l’ortensia)

Balestra:              La lettera l’avete trovata?

Benito:                Io no e voi?

Balestra:              Scusate, se ve lo sto chiedendo a voi? Ve pare che io avevo trovato la lettera e ve chiedevo a vuie se l’avevate trovata?

Benito:                Giusto! No niente da fare.

Balestra:              (guardando comicamente un po’ da per tutto)Ma avete guardato bene? Dietro le piante, per terra, sotto ‘o tavulino?

Benito:                (correggendone continuamente la traiettoria)Ma ve pare? Da per tutto ho cercato, io, mia moglie, Severino. Niente!

Balestra:              E come si fa? Per quanto ci riguarda io tengo la firma vostra che la lettera ve l’ho data e voi l’avete ricevuta. .Come studio stiamo a posto, in una botte di ferro. Ma vi devo dire pure che agli atti abbiamo una copia del messaggio che vi ha scritto l’architetto Tamburrino e che voi avete letto. Quindi noi  come studio notarile sappiamo ufficialmente che il documento a voi consegnato contiene indicazioni che potrebbero variare i termini dell’eredità e per legge siamo obbligati a metterne a conoscenza l’ autorità giudiziaria che potrebbe ipotizzare un reato da parte vostra se il documento non esce! Chiaro?

Benito:                Si. Però fermateve ‘nu poco. Assettateve.

Balestra:              E sì. Ci pigliamo un altro caffè. Io tengo a che ffà! Che vi devo dire diamo un altro sguardo.(prende la lente dalla borsa)

Benito:                (ironicamente)E sì, può darsi che con la lente la trovate….(Parte una musica e le luci si abbassano, i due vanno alle scale  e salgono all ricerca della lettera. Buio , sipario su secondo atto.)

                  

Terzo Atto

Scena 1

Isabella, Cristina e detti

Isabella:              (sopraggiungendo con Cristina dall’esterno) Piccere’, vide ca ‘a signora Luparelli ha ditto ca aiere he lasciato ‘n’ata vota ‘o motorino annanze ‘a porta d’’o garage suoio. Ha fatto ‘a pazza. Non la finiva più, voleva pe’ forza chiamma’ ‘e guardie. Ma addo’ te ne iste? (salutando i presenti) Buongiorno.( i due continuano a guardare in giro)

Cristina:              Addo’ me ne iette. Dopo lo studio arrivaie un momento      a‘o quarto piano, aveva da’ ‘na canìmicetta a Rossella, ‘a figlia d’’a signora Patrizia, me la vide addosso l’altro giorno. <Uh e quanto è sfiziosa. Addo’ l’he accattata? Me ‘a piglio pure a me?>

Isabella:              Ah ‘o vi’, pecchè io chiammaie pure pe’ te ‘o fa spustà, ma lo studio era chiuso già. Buongiorno Beni’.Io ho salutato. ( a Balestra)Buongiorno pure a voi.

Balestra:             La voce non mi sembra di vostra moglie.

Benito:                Infatti. E’ la signora Isabella, ‘a mugliera ‘e Federico.

Balestra:              Ah, ‘o masto ‘e festa.

Isabella:              Agente teatrale! Prego.

Balestra:              Signora, non volevo essere  irriverente. Ieri ho conosciuto vostro marito e già mi ha spiegato il lavoro che fa. Beato a lui sempre circondato da belle ragazze. Vi dovete stare attenta.

Benito:                Ragionie’ per favore non toccate questo tasto.

Balestra:              E’ gelosa la signora? Non credo, del resto che si può aspettare, se il marito fa quel mestiere. Chi va pe’ ‘sti mare chisti pisci piglia.

Isabella:              A cielo sereno nun c’è paura ‘e trone.

Balestra:              Siete preparata?.

Cristina:              Un’enciclopedia.(a Isabella riprendendo il discorso interrotto)Ma pecchè, doveva uscire? Doveva entrare?

Isabella:              No, quella stava a piedi. Si stava ritirando.

Cristina:              E allora? Mamma mia quanto è pesante.

Isabella:              E’ pesante? Figlia mia, quella tutte ‘e tuorte manco tene,

Benito:                Metti che serve all’improvviso la macchina dal garage, che hanno ‘a correre ‘o spitale, che devono scappare pecchè se ne sta cadenno ‘o palazzo, che hanno i’ urgentemente a casa del suocero che sta morendo,…

Balestra:              E tutte ‘sti guaie hanno succedere proprio quanno ce sta ‘o motorino d’’a signurina annanze ‘o garage? E mamma mia come siete catastrofico..…

Cristina:              Mi bussa allo studio e glie lo sposto. Non lo so, però quanno se ce mette ‘o duttore con la macchina sua, non le da fastidio.

Isabella:              E che c’entra ‘o duttore è ‘o duttore. Tu comunque, comme se dice …<Nun leva’ ‘a coppola ‘a capa a’’o zelluso>

Crisitna:              Ecco qua,  vedete? ‘A signora Isabella un proverbio per ogni circostanza.

Isabella:              E se sape….. tu nun ce ‘o mettere cchiù ‘o motorino, ca io nun me fido d’’a sentere. Io non capisco  pecchè po’ chiamma a me.

Cristina:              Infatti… …., ma io non lo so, ma  chi ce lo mette mai. Quello chi sa comme è capitato due giorni di seguito. Mo’ l’ho messo di fronte, annanze ‘o tabaccaro. Speriamo che la signora Luparelli non deve comprare urgentemente le sigarette.

Isabella:              Tu te ne staie saglienno ‘e cape piccere’, … va, va. Buona giornata.(esce)

Scena 2

Ciro e detti, indi Eleonora

Ciro:                            (Dalle scale con ortensia a Cristina che si avvia) Cristi’ vuoi diventare la mia ragazza?

Cristina:              Ciro? Accussì? A bello e buono?

Ciro:                    Schezzavo!

Cristina:              Voglio sperare!(via nello studio)

Benito:                ‘N’ata vota l’ortensia?

Ciro:                    Non l’ha voluta?

Benito:                E vide si ‘a vo’ Veneruso.

Ciro:                    Già visto! Nun ‘a vo’!

Balestra:              Che peccato, chella è accussì bella. Ma l’hanno vista?

Ciro:                    Loro sì. Ah ah ah..

Balestra:              ‘Na’ata vota? Giovano’ ma tutta ‘sta confidenza?

Ciro:                    Schezzavo. Come siete pemmaloso.

Benito:                (chiamando all’interno) Eleono’, Eleonora?!?

Eleonora:            (da dentro) Che è stato?

Benito:                Che ‘n’avimme ‘a fa dell’ortensia?

Eleonora:            (uscendo dalla porta di casa)Pecchè Balestra non l’ha voluta? (vedendolo) Ragionie’ voi state qua?

Balestra:              Mia sorella dice ca nun è cosa e ve l’ho riportata.

Eleonora:            Embè vide Luparelli.

Ciro:                    Già visto e neppure Severino l’amministratore.. Nisba.

Benito:                (a Ciro)Fa ‘na cosa a Benito. Fatto tutto ‘o palazzo e vide si quaccheduno ‘a vo’.

Ciro:                         Ma che vulite fa attacca’ ‘e file ‘ncapo ogge cu ‘sta pianta?  E po’nun ce ‘a faccio cchiù!

Benito:                Ma comme? Rambo nun ce ‘a fa a se fa quatto scale?

Ciro:                    (toccato)Corro.Sapete perchè le donne stanno tanto al telefono?

Benito:                Madonna , nun ‘o saccio, dillo tu..(cerca di accompagnarlo verso le scale)

Ciro:                    Per mantenere la linea...… e  qual è il colmo per un meccanico?

Benito:                Rimanere a piedi…che ne so. Vai.

Ciro:                    No..

Balestra:              Farsi uno shampoo senza frizione.

Ciro:                    … sbagliato, aè  aè u anema d’a miseria…vi arrendete,?

Benito:                Si ,si, pietà…

Ciro:                   Il colmo per un meccanico è:  Mangiare un gelato nella Panda appena  montata…..e perchè i barboni per dormire preferiscono i cartoni della pasta ?

Benito:                Perché dove c’è Barilla c’è casa.

Ciro:                    (deluso)La sapevate?

Benito:                ‘A sanno tutti quanti. Vai.

Ciro:                    Corro.  Però facite accuncia’ l’ascensore. (via per le scale)

Balestra:              E qual è l’animale che fa: Muuuu Miaoo, chicchirichi bau bau e cip cip.

Benito:                Pure voi ragionie’?.

Balestra:              La mucca pazza, …

Benito:                Ragionie’, io rischio di andare in galera e voi vi mettete a scherzare.

Balestra:              La lettera non l’ho perduta io.

Eleonora:            Niente da fare?

Benito:                Niente. Balestra dice che se  non si trova rischio di passare un guaio.

Balestra:              E certo! Si può ipotizzare che voi occultiate un documento per favorire qualcuno.

Eleonora:            E chi?

Balestra:              Gli eredi legittimi.

Eleonora:            Ah,ho capito: Madama Butterfly . (vedendola sopraggiungere dall’ingresso) ‘A vedite llocco. (canta)<Donna felicità..non ha l’amore..donna felicità..si sente sola>

Scena 3

Lucilla e detti, indi Severino, Federico e Ciro

Lucilla:                Buongiorno. Ragionie’ pure voi qua? Novità? Avete trovato la lettera scommetto!.

Eleonora:            No, non si è trovata. E se non si trova Benito va in galera.

Lucilla:                Embè, Beni’ non vi preoccupate, le sigarette ve lo porto io.Ih ih ih

Benito:                Grazie. Non fumo.

Lucilla:                Ma voi veramente fate?

Benito:                Balestra così dice.

Lucilla:                Ma che cosa? Benito in galera?  Eleono’ chiamate a Severino fatelo scendere.

Eleonora:            (va verso l’esterno per parlare al citofono) Guardate che pure Severino è preoccupato…per la scomparsa di questa lettera (dall’esterno) Severi’ la signora Lucilla dice se scendete un momento. (riattacca)

Balestra:              Vedete signora Lucilla, il fatto è serio. Noi abbiamo una ricevuta firmata da Benito dove dice che ha ritirato il documento.

Lucilla:                E la strappate. Ih ih ih..

Balestra:              E la dichiarazione autografa dell’architetto?

Lucilla:                Strappate pure quella. Ih ih ih (improvvisamente addolorata emette un ridicolo lamento)Tanto Vittorio mio non torna più.

Eleonora:            E già. Così vi fate la pratica di successione e tutto a posto. Cacciate la lettera.

Lucilla:                (ricomponendosi immediatamente) Io? La lettera? Ma che dite?

Eleonora:            Si, voi e Severino.. tengo una premonizione.

Balestra:              Oltre a leggere la mano tiene pure poteri occulti la signora?

Severino:             (dalle scale verso Lucilla)Eccomi quà. Dite.

Lucilla:                Severino,… e qui la lettera non si trova, Balestra dice che Benito può andare in galera e la signora Eleonora sostiene che la lettera ce l’abbiamo noi.

Severino:             Noi? E che interesse teniamo? (a Eleonora)Scusate, se la lettera non si trova ‘a signora Lucilla non può ereditare. Anzi è nostro interesse, ….suo interesse che ‘a lettera esce.

Benito:                Ma sì Severi’,. mia moglie ha avuto ….una…premonizione sbagliata.., comunque io la lettera la poggiai sul tavolino, è potuta cadere a terra non lo metto in dubbio ..ma quà doveva stare.

Lucilla:                A meno che non l’ha trovata qualcuno…. E non ce l’ha detto ancora. Scusate non può essere?

Eleonora:            No, non può essere perché io personalmente ieri sera mi so’ fatta tutto il condominio palazzo Tamburrino, eh! Uno per uno a domandare;  nessuno l’ha vista. Ho telefonato pure a Sagliocco  a casa.

Federico:             (dall’esterno)Ma ci sta Ciro? Ciro sta ancora quà?

Benito:                Sì, sta nel palazzo, sta cercanno ‘e piazzà’ l’ortensia.

Federico:             In macchina, non trovo più la borsa. Io ci tengo i contratti dentro.

Benito:                E quello mo’ scende è salito da parecchio.

Federico:             Voglio chiedere se l’ha vista. Anzi (si avvia  all’esterno) mo’ busso a Isabella. L’avesse lasciata ‘ncoppe? E che ce vo’? Un’associazione all’idea  Tante volte.. uno crede di fare una cosa e non l’ha fatta, (fuori) Isabe’ ma per caso ho lasciato la borsa da lavoro sopra? (aspetta) Vedi e fammi sapere, sto giù. (rientra)

Lucilla:                Insomma vogliamo vedere di trovarla? Che cosa si deve fare? Io tengo mille impegni.

Eleonora:            (con sarcasmo) Poveretta.

Federico:             Mo’ la troviamo signo’,quella o sta sopra o stava in macchina.

Lucilla:                Ma chi, che cosa?

Federico:             ‘A borsa!?

Lucilla:                Ma quale borsa on Federi’. Noi non troviamo la lettera.

Eleonora:            Io dico che qualcuno la tiene. (intanto Ciro sopraggiunge dalle scale con l’ortensia)  

Federico:             (vedendolo) Hai visto la borsa?

Ciro:                    (affannatao)La tengo io! Vabbe’?

Severino:             La lettera?

Federico:             La borsa?

Scena 4

Ciro e detti indi Isabella

 

Ciro:          L’ortensia. Dico : nessuno la vuole, m’’a tengo io , basta ca nun me facite sagli’ e scennere cchiù,… se no accunciate ‘a ‘scensore…

Isabella:     (dalle scale con  la borsa) Ecco la borsa milordino. Vulesse sape’ a chi piense?

Federico:    Stava sopra? Io ero convinto ca l’avevo lasciata dint’’a macchina e qualcuno l’aveva rubata. (prende la borsa)

Isabella:     (osservando i presenti) Chè? C’è riunione di condominio stamattina?

Severino:   Come se fosse.

Ciro:          Però primma ca  accuminciate ‘a riunione pigliateve ‘sta cosa ‘a mano ca pesa.

Benito:                (prendendo la pianta dalle mani di Ciro) Damme a me

Ciro:                    E ditemi come si chiamano i pompieri in Giappone.

Benito:                Col telefono…

Ciro:                      Ma vuie ‘e sapite  tutte quante?

Benito:                 Si però mo’ devi andare, tieni ‘e  machine ‘a sistema’ ….

Ciro:                    Mo’ vaco, ma chelle stanno tutte a posto,                                 

Balestra:              Io nun saccio ‘a gente comme le da ‘a macchina ‘nmano...

Ciro:                    (uscendo finalmente) A me sapite comme me chiammeno? Me chiammeno Schumaker…

Balestra:             Schumaker? Bravo. E vai vai, che forse devi fare il pit stop. (Benito va verso lo studio di Sagliocco e bussa)

Lucilla:               Che fate?

Benito:                L’ortensia l’ha portata Sagliocco, voi non la volete  e Sagliocco se la riprende.

Balestra:             Voi pensate all’ortensia?

Benito:                Ragionie’ una cosa alla volta.

Scena 5

Sagliocco e detti, indi Cristina

Sagliocco:            (dalla porta dello studio) Beni’, ditemi.

Benito:                Dutto’ scusate se vi disturbo, ma  ci sta quest’ortensia che non sappiamo che fine la dobbiamo far fare. La signora Lucilla, nun ‘a vulette e ci chiese di regalarla  a qualcuno, ma dopo un lungo giro, constatato che  nessuno la vuole ho pensato di farla tornare al punto di partenza.

Sagliocco:            (prendendo l’ortensia) Nessuno la vuole?

Benito:                Nessuno!

Sagliocco:            (dopo una breve pausa beffardo)’A signora Lucilla nun ‘ a vulette?.

Eleonora:            Disse che le ortensie non le piacevano.

Sagliocco:            (con molta ironia)Lucilla, ma come non ti piacciono le ortensie? Ma se mi hai sempre detto che ne vai pazza?! Iammo confessa. Dillo che siamo amanti, ci amiamo segretamente da una vita ma che non potevamo svelare il nostro amore al mondo perché c’era tuo marito, ma adesso tuo marito è morto, anzi lo abbiamo ucciso e finalmente possiamo coronare il nostro sogno. Iammo, confessa, dillo che teniamo un figlio nascosto, anzi una coppia di gemelli, ‘a signora Eleonora, Isabella, tutto  ‘o condominio non aspettano altro. La città, il popolo non aspetta altro. Vogliono sapere se il dottore Sagliocco e Lucilla Della Torre sono amanti. E tu li vuoi deludere? Loro hanno sempre sostenuto questo, non li possiamo smentire. Giusto Eleono’? Isabe’ voi che dite?

Isabella:              Che ne saccio, tanto…, comme se dice: chello ca nun se fa nun se sape           

Eleonora:            Io? Io l’ho sempre saputo!

Sagliocco:            Lo vedi? Quella l’ha sempre saputo. Eravamo stati scoperti e non ce ne siamo accorti, continuavamo a parlare , a stare insieme..convinti che nessuno lo sapesse e che nessuno sospettasse. Invece il condominio, l’ha sempre saputo. Lo sapeva il mondo che eravamo amanti….solo noi non lo sapevamo.. Sì, perché il condominio è un microcosmo, è il mondo in miniatura. E’ vero Severi’?

Severino:             Caspita se è vero! Ma adesso non ci perdiamo appresso a questi pettegolezzi di palazzo. Dobbiamo trovare la lettera, caspita se la dobbiamo trovare, io penso che sia importante questo.

Lucilla:                Madonna Severi’ e quanta premura, la lettera mo’ la troviamo . Chè, vi mettete paura di perdere l’affare? Ih, ih, ih

Severino:             (sorpreso dall’ingenuità di Lucilla, rimane imbarazzato e cerca di minimizzare) L’affare? Io? L’affare…quale affare… eh eh eh…per l’amor del cielo…dite dite continuate dotto’….…

Federico:             Si, prego dotto’ mi piacevaquest’ecursione…sul condominio      

Sagliocco:            Vi piaceva eh? Ma io avevo finito. Niente…Il condominio sa tutto,  il condominio ti controlla, il mondo…. ci controlla, siamo tutti sotto controllo reciproco. Pure la storia di Cristina e Vittorio…. Vergognatevi…, sospettare un storia tra Cristina e Vittorio. Lo so, lo so, so pure questo., ma non è vero! Vi siete sbagliati, anche su questo.! Smettetela, smettiamola, liberiamoci dal controllo e viviamo liberi, liberi di essere e di mostrarci per quel che siamo. Senza la paura, ….. che le nostre azioni siano controllate, …controllate   e interpretate dal…. Dal condominio.

Benito:                Dotto’, dotto’…., non ve la prendete. E’ vero… il condominio è un piccolo mondo, ma il mondo è bello perché è vario. Come dice Isabella.  Lo dovete ammettere, al mondo c’è il nero ma c’è anche il bianco, c’è la bugia, ma c’è anche la verità , ma qual è la bugia, qual è la verità? Non si sa! C’è l’interpretazione dei fatti, e…ognuno se la fa  a modo suo. Per esempio io non ho mai sospettato che ci fosse qualcosa tra voi e la signora Lucilla e oggi voi me ne date ragione, ma può esser pure che mi sbagliavo, che aveva ragione Eleonora, Isabella, qualcun altro. E’ un gioco….un gioco che ci tramandiamo dall’eternità, l’interpretazione di ciò che vediamo  fa parte del gioco, le regole sono queste ma  è un’ eternità che non riusciamo a  cambiarle Non ve la prendete,…state al gioco…. Iammo…. Signora Lucilla, ….pigliateve l’ortensia.

Lucilla:                Ma sì pigliamoci quest’ortensia. Alla faccia di Eleonora…Ih ih ih,

Eleonora:            Alla faccia mia?  Signora Lucilla,  forse le parole di mio marito non le avete capite. E’ un gioco, voi giocate, io gioco, giochiamo tutti quanti e le regole queste sono. Il numero a volte esce e a volte non esce. Tutto qui..(canta)  <Bisogna sapere perdere…non sempre si può vincere>

Isabella:              Chi va pe’ chisti mari…chisti pisce piglia. Eh che ci volete fare..

Sagliocco:            Il proverbio non manca mai…

Federico:             Sono laricchezza dei popoli, un tesoroinguaribile.

Balestra:              Va be’, Federico voleva dire forse inestinguibile, comunque  scusate, io mi sono trovato non volendo in una riunione di condominio straordinaria, che spero sia servita a mettere un po’ ordine tra i condòmini, ma quà si sta facendo tardi e noi dobbiamo trovare una soluzione a questo fatto. Se la lettera non esce io devo procedere. (sente il segnale di sms al suo cellulare) Vediamo chi è? (Comicamente legge il messaggio)

Sagliocco:            Allora io vi lascio, Luci’ prenditi l’ortensia e tienila bene esposta…

Lucilla:                Dai a me. (nel prendere l’ortensia, mette una mano sotto la pianta e avverte la presenza di qualcosa)

Balestra:              ‘O vi’…era il notaio, mi chiede di sbrigarmi.

Lucilla:                Uh, che ci sta quà sotto? (mostra la lettera)

Benito:                La lettera?!? Ragionie’ guardate dove era  andate a finire la lettera.

Severino:             S’era azzeccata sotto l’ortensia.

Balestra:              Ve lo dissi pure che c’era il nastro biadesivo.

Isabella:              Vide ‘nu poco. Nessuno ci ha pensato,  da ieri sera ‘sta lettera avanti e indietro, a rischio d’’a perdere veramente.

Federico:             Guardate mo’ non me ne fate andare più.

Isabella:              E nun te na vai? Chi te tene?

Federico:             Che c’entra? So curioso ‘e sape’ che ce sta scritto.

Severino:             E già.. Mo’ mettiamo i manifesti, caspita. Questo è un documento che va letto nelle opportune sedi….penso.

Balestra:              Il defunto non lo specifica.

Lucilla:                Io non ci trovo niente di male.

Sagliocco:            Io vado dentro.

Severino:             Pure io…. me ne salgo……

Lucilla:                No, stai Cristo’, pure voi Severi’ ..aspettate…ci togliamo il pensiero….

Benito:                Posso leggere?

Tutti:                            (quasi in coro)Leggete, leggi…

Benito:                Dunque..(apre la lettera, è una lettera in una busta commerciale, scritta di pugno su un normalissimo foglio protocollo. Legge) <Carissimo figlio, non sono, e non lo sono mai stato, un uomo di grande fede. Ciononostante mi accorgo, nel momento in cui sto per lasciare questo mondo, che dentro di me, e penso dentro il cuore di ogni essere umano, alberga una gran paura della morte. Una paura che è capace di farci riconsiderare tutta la nostra vita, le nostre azioni, le nostre debolezze, una paura non della morte come momento di cessazione della vita, ma come il momento in cui si viene sottoposti al giudizio definitivo per il nostro trascorso. C’è chi teme il giudizio divino, chi dell’umanità, chi, come me, di se stesso, e quindi, se si teme per la fine della vita significa che per un verso o per l’altro ognuno ha fede in un’entità superiore, crede in qualcosa più grande di se stesso. Ti  accorgi in questi momenti che la vita, che pur sembra così lunga, dura un attimo.

Grazie a questo mio seppur tardivo ravvedimento non voglio andarmene senza avere, in piccola parte, riparato ad un mio grande errore. Ti prego, fallo tu per me, io non ne ho più il tempo né il coraggio.

Hai sempre saputo di essere il mio unico figlio, sei cresciuto nel bene e hai goduto di tutto ciò che sono riuscito a conquistare e a preservare. E’ stato giusto, ne avevi il diritto in quanto figlio inconsapevole. Oggi sento il bisogno di svelarti la verità: non sei figlio unico, hai un fratello: tua madre buonanima non me lo avrebbe perdonato, spero che tu possa farlo. Hai un fratello  che non conosce suo padre e da poco è rimasto senza madre: quel giovane dottore di cui sei amico, Cristoforo intendo. Sagliocco è il cognome della madre, come sai; lui è tuo fratello e dunque parimenti a te mio erede legittimo.

Nacque  da una breve storia d’amore, da un flirt come si dice adesso,  tra me  e la mia giovane segretaria. Sono riuscito a tenerlo nascosto a tua madre e a te per tutti questi anni, regalando alla mia giovane amante l’appartamento in cui viveva in cambio del suo silenzio. Un atto ignobile e vigliacco a cui spero tu oggi possa finalmente porre rimedio. Ho aspettato troppo e me ne pento. Ti affido  queste righe con la preghiera di recapitarle ad un notaio affinchè egli possa regolarizzare il vostro rapporto consanguineo anche davanti alla legge.  Io pagherò le mie colpe davanti ad un più alto tribunale, che mai come adesso spero che esista.

Mi sono testimoni alla firma Alberto il giardiniere di Ravello e sua moglie Caterina. Un abbraccio per te  e per Cristoforo.

Tuo padre

Giovanni Tamburrino, I testimoni: ( a fatica)Alberto Cardisio, Caterina Faldone   27 aprile 1982> Trent’anni fa?

Balestra:              Date a me. (prende la lettera che Benito gli porge, la controlla comicamente, mentre i presenti sbigottiti rimangono in silenzio) A quanto pare l’architetto non ha rispettato la volontà paterna. La lettera se l’è tenuta nascosta, da noi l’ha depositata solo due anni fa. Dotto’, ma voi avete capito? (Gli passa la lettera)

Sagliocco:           (cupo,amareggiato, estremamente provato dalla rivelazione)Come non ho capito. (dopo un gran sospiro, come a riprendere forza, con ironia) Evidentemente era vizio di famiglia tenersi il rospo in corpo. E bravo a ….a papà….e bravo….a Vittorio.

Lucilla:                Ma chi? Vittorio mio ha fatto questo? Non lo ha detto mai…neanche a me. Severi’ voi ne sapevate niente?

Severino:             Io? No, niente signora Lucilla.

Lucilla:                Dio mio. Io sono stata vicino a un uomo per tanti anni che teneva questo mariuolo in corpo?

Isabella:              Effettivamente. Tu capisci? Povera signora Lucilla. E va be’ comme se dice: < Non tutti mali vengono per nuocere>…

Federico:             …come dice il dottore per illudere il malato.

Eleonora:            La mia premonizione. L’avevo detto che l’ortensia portava guai.

Lucilla:                E adesso che si fa?

Balestra:              Che si fa, che si fa. La lettera per noi è un testamento olografo retroattivo. Si devono fare dei conti, risarcire il dottore di tutto: il mancato usufrutto dei propri beni, gli interessi, insomma un casino.

Lucilla:                E quindi Severi’ io non vi do più niente’ Non vi posso dare più niente!

Balestra:              Che c’entra  Severino?

Severino:             Infatti. Io questo dico: che c’entro?.

Lucilla:                No, perché Severino ..diceva che …nella pratica della successione si intestava la villa di Ravello a lui e lui faceva una dichiarazione che non avrebbe avuto più nulla  pretendere per la sua liquidazione.

Balestra:              La  liquidazione?

Severino:             (imbarazzato)E si, cioè,…siccome io lavoravo, lavoro ancora per gli interessi di Vittorio Tamburrino…allora..caspita…si era pensato….caspita

Balestra:              Da quanti anni?

Severino:             Diciotto anni!

Balestra:              E già volete la liquidazione? Una villa? Così senza valutarla, senza fare conti?

Severino:             Ma era un idea…solo un’idea…

Balestra:              Una bella idea. Non c’è che dire!

Benito:                Severi’, voi perciò avevate fretta di trovare la lettera. Se no perdevate l’affare?

Severino:             Ma no quando mai?  Le avrei fatto tutti i conti alla signora Lucilla. Caspita se li facevo, ma vi pare possibile….

Sagliocco:            Degno discepolo di…..mio fratello….,(gli sorride) fate aggiustare l’ascensore, invece di fare conti, (facendosi serio)imbroglione. Luci’ non dare niente a nessuno, pigliati tutto.

Lucilla:                Come tutto?

Sagliocco:            Si tutto. Io non voglio niente! (strappa la lettera)  Ecco qua, tutto come prima. Luci’ sei l’unica erede, io non esisto…come non sono esistito mai nella famiglia Tamburrino.

Benito:                Dotto’ ma che fate?

Balestra:              Che ha fatto?

Benito:                Ha strappato la lettera.

Balestra:              Uh Gesù, quella è l’originale, non ci sono copie.

Sagliocco:            E non fa niente ragionie’. Se questo è mio padre, se questo è mio fratello preferisco rimanere figlio di madre nubile. Cristoforo Sagliocco, il cognome di mia madre. Eleono’, questa premonizione qua non l’avete avuta? Avete visto quali sono le cose, i segreti veri? Questo è l’inganno, il tradimento vero: rinnegare il proprio sangue per …per… e chi lo sa perché. Non ci arrivo. Non voglio niente! Ma vi pare che dopo cinquant’anni uno trova il padre, un padre che lo ha nascosto, dimenticato…. e cambia tutta la sua vita? No! I figli sono di chi se li cresce. Tutti i beni, gli interessi,…. l’usufrutto ragionie’,….. ma secondo voi possono ripagare un uomo per la mancanza del padre? Per i pianti di sua madre a cui da piccolo non sapeva dare una spiegazione? E lei li giustificava dicendo che non si sentiva bene, che aveva mal di pancia, mal di denti, …mal di testa…. Chi, che cosa ti può ripagare per le notti intere passate a chiedere dove stava tuo padre? Che fine aveva fatto? E quello stava quà, dentro il palazzo. Quell’uomo che quando mi incontrava  mi diceva: uè guagliuncie’…era mio padre….Come ti possono ripagare, per aver dato, per tanti anni, fiducia, affetto, amicizia ad uno che parlava con te, che rideva con te…che beveva con te….e non ti diceva:Io sono tuo fratello. Ma vi pare poco?  (urla) No, dico : vi pare poco? (si calma)Pigliati tutto Luci’ non voglio niente.

Lucilla:                Madonna mo’ che lo sanno al circolo…..sai come vogliono ingrassare, non me lo doveva fare, questo , Vittorio, non me lo doveva  fare….

Benito:                (imbarazzato, timidamente)Si, scusate, forse non è il momento e se avessi la preparazione ‘d’’a signora Isabella citerei un proverbio per giustificarmi, …. ma adesso con questa lettera strappata, io come lo dimostro che ho eseguito la volontà del defunto? Cioè Ragionie’ so sempre candidato a passare un guaio?

Sagliocco:            (silenzio)La lettera? Si ricompone Beni’.(silenzio, mentre tutti lo osservano ammutoliti) Ragionie’ preparate un atto di donazione a favore di Lucilla della Torre, vedova Tamburrino, e…… per qualsiasi cosa, qualsiasi dichiarazione, io sto a disposizione,Beni’ non te lo faccio passare un guaio. Proprio a te? Comunque il proverbio poteva essere:<’e ciucce se appiccicano e ‘e barile se scassano> Che ne dite Isabe’?  Benito non c’entra niente. La lettera l’ho strappata io. (alza gli occhi verso il cielo) Guardate, guardate, si so’ affacciati tutti. Lo vedete?  Ragionie’ siete coperto…per testimone avete tutto…il condominio! (scompare nello studio. Buio in scena dopo un attimo riparte la stessa musica del primo atto sostenuta da una luce psichedelica che accellera le azioni  degli attori in scena i quali per tutta la durata  entreranno ed usciranno a soggetto   in un’ azione continua e frenetica  di andirivieni, di  saluti e capannelli, a significare il passare dei giorni. Cessa la musica, buio.)

FINE

13 settembre 2011

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