Constance Lloyd in Oscar Wilde

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Constance Lloyd in Oscar Wilde

adattamento teatrale e dialoghi  di   Mario Bagnara

da  “ la Rivolta dei Girasoli ”

un lavoro  di Pino Flamigni, Marina Fogliazza, Mario Flamigni

Personaggi

Constance Lloyd

Evelyn Morris

Oscar Wilde

Lord Alfred Douglas (“Bosie”)

Il dottor Bossi

Carson

Un Cameriere

N.B.  -  Carson è una figura-simbolo che copre via via il ruolo di diversi personaggi, dando una sola voce e tanti volti  alla morale vittoriana.

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Bogliasco, Villa Elvira

CONSTANCE ‑ Scusate se non mi alzo, miss....

EVELEYN ‑ Morris. Evelyn Morris.

CONSTANCE ‑ Vi immaginavo meno giovane.

EVELYN ‑  Spero che questo, Lady Holland....

CONSTANCE ‑ Regolatevi, cara. Da qualche tempo la mia schiena mi procura dolori molto fastidiosi. Sono una donna scontrosa e intrattabile. Non sopporto la compagnia di nessuno.

EVELYN ‑ E tuttavia....

CONSTANCE ‑ Per voi ho fatto un'eccezione. Mi ha incuriosito il vostro modo di presentarvi. Era un biglietto abbastanza sfacciato.

EVELYN ‑ Ho espresso soltanto il desiderio di conoscervi e di riuscire a diventarvi amica.

CONSTANCE ‑ Non credo alle amicizie sbrigative.

EVELYN ‑ Pensavo che la visita di una connazionale vi avrebbe fatto piacere.

CONSTANCE ‑ Siete irlandese anche voi?

EVELYN ‑ Parzialmente. Mia madre era di...

CONSTANCE ‑ Cara: vivere sola mi espone a molte debolezze, ma non crediate di poterne approfittare. Datemi quel bastone per favore. Chi siete e che cosa volete da me?

EVELYN ‑   Faccio il mestiere della giornalista.

CONSTANCE ‑ Brutto punto di partenza. In quale campo, se è lecito? Pettegolezzi? 0 consigli per il giardino?

EVELYN   -  No. Non quel genere.

CONSTANCE ‑ Siete una donna.

EVELYN ‑ Sono anche battagliera.

CONSTANCE ‑ Combatterete soltanto battaglie perdute.

EVELYN ‑ E se la causa fosse giusta?

CONSTANCE ‑ Nessuna causa perduta è mai giusta. Siete graziosa, sposatevi e fate dei figli. Il resto della fortuna verrà. Se avrete anche la furbizia di evitare il matrimonio con un uomo affascinante....

EVELYN ‑ Lo pensate davvero... Signora Wilde?  Ma sì, so benissimo chi siete: Constance Lloyd in Oscar Wilde.

CONSTANCE ‑ (irritata) E' questa,  l'amicizia che mi proponete?

EVELYN ‑ Vostro marito è un grande artista, Lady  Constance. Io sono qui perché lo ammiro. Temo che voi mi fraintendiate.

CONSTANCE ‑ E io temo che voi mi sottovalutiate. Diciamo le cose come stanno: essere moglie del grande Oscar Wildeè diventato un disonore.

EVELYN ‑ Se questo può darvi una consolazione, non è stato affatto facile trovarvi.

CONSTANCE ‑ Ho girato mezza Europa, ho cambiato nome, ho trovato rifugio qui a Bogliasco, anche perché a differenza della nostra migliore borghesia, i pescatori, di norma, sono brave persone. Avete riflettuto, Miss Morris, che se una donna si nasconde con tanta cura probabilmente non ha piacere di fare notizia sui giornali?

EVELYN ‑   Signora, non è come pensate. A Londra, un gruppo di intellettuali vuole riabilitare Oscar Wilde.

CONSTANCE ‑  Bravi. Lodevole progetto. Ma sarà un buco nell'acqua, credetemi. Né io né Oscar abbiamo un destino fortunato

EVELYN ‑ Il mio editore si è impegnato a finanziarci. Cercheremo di ottenere una revisione del processo e rendere possibile, per vostro marito e tutti voi, un dignitoso ritorno in patria.

CONSTANCE ‑   Non vi illudete, è troppo tardi. Quella sentenza ci ha privato di qualunque dignità: i sequestri hanno ingoiato i nostri beni,  e Oscar ha già scontato la condanna fino all'ultimo giorno. Non si ripagano due anni di carcere duro, né al prigioniero, né alla sua famiglia.

EVELYN ‑ Ragione di più per protestare. Fu una sentenza iniqua.

CONSTANCE ‑ Fu una sentenza pesante.  Ma va detto: corrispondeva alla Legge e al rigore morale.

EVELYN ‑ Usare la Legge per difendere la morale, rassicura i benpensanti, ma è un insulto alla libertà.

CONSTANCE ‑ Cara, per amor di Dio, niente comizi: libertà e progressismo hanno rovinato la nostra vita - fanno invecchiare precocemente. Mio marito è uno scrittore che non scrive più e io sono una mogIie disgustata.

EVELYN ‑ Dobbiamo avervi dalla nostra parte. Saremo molto più ascoltati.

CONSTANCE ‑ Io non sono dalla parte di Oscar. Non più. Mi dispiace. Siete venuta per nulla.

EVELYN ‑ Ho fatto un lungo viaggio in treno fino a Genova, poi nove miglia di carrozza, dalle colline di Albaro, per raggiungervi, senza nemmeno sapere se mi avreste ricevuta. Siete mai stata in Albaro?

CONSTANCE ‑ Non vado a Genova quasi mai, e non frequento la comunità inglese. Sto bene qui.

EVELYN ‑ Vi capisco. Bogliasco è bellissima.

CONSTANCE ‑ Posso offrirvi una tazza di té?

EVELYN - Non disturbatevi.  Grazie. (Realizza il suo tono più gentile. Sorride. ricambiata. Torna verso Constance) Dove l'avete conosciuto?

CONSTANCE ‑ A Londra. Poi lui partì per l'America.

Oscar Wilde parla su un podio da conferenziere

(Musica di una banda in sottofondo)

WILDE ‑ Sono rimasto assai deluso dal Niagara. Quasi tutti rimangono delusi dal Niagara. Molto più interessante è il Colorado. In cima alle montagne c'e una citta chiamata Leadville, che è la piu ricca del mondo. Ha anche la reputazione di essere la più violenta. e ogni uomo porta la pistola. A quei minatori, gente che lavora i metalli, lessi qualche brano dell'autobiografia di Benvenuto Cellini, e sembrarono entusiasti. Però mi sgridarono dall'Auditorio, perché non lo avevo portato con me. Spiegai che era ormai morto da parecchio tempo e ciò sollecitò la domanda: 'Chi gli ha sparato?'

Bogliasco,  Villa Elvira

CONSTANCE ‑ Quando si è giovani, innamorarsi è la migliore delle cose: per questo avviene in fretta. A1 suo ritorno dall'America, ci rivedemmo a Dublino. Quando i miei lo invitarono in casa, tremavo tutta, e invece lui li affascinò. Sì,  un mio cugino mi derise, perché mi ero innamorata di uno che vestiva come un guitto. Ma quelle stravaganze non nascondevano soltanto un dandy. Oscar sosteneva delle idee, e c'era tutto un universo di bellezza dentro di lui.

EVELYN ‑ (leggendo una lettera)

  “Cara e amatissima Constance,

ti ho appena salutata e dietro l'angolo mi è sembrato di

esserti così lontano: fato esecrabile che impedisce alle

nostre bocche di baciarsi, benché le nostre anime siano una.

I messaggi degli dei non sono scritti con la penna e con

l'inchiostro, e veramente la tua presenza fisica qui con me

non ti renderebbe più reale. Perché sento le tue dita nei

capelli e la tua guancia che sfiora la mia. L'aria è piena

della musica della tua voce, la mia anima e il mio corpo non mi

appartengono più, ma sono fusi con te in un'estasi squisita.

Senza te mi sento incompleto. Per sempre e in eterno,

il tuo Oscar."

CONSTANCE ‑ Entrai nella sua luce, si divertiva a trasformarmi. Mi vestiva da dea greca, da regina Enrichetta, da pastorella. Le regole del gioco le inventava lui. Non era facile corrispondere alle sue attese, ma ero felice, non chiedevo altro.

Londra, ufficio dell’Editore Lippincott.

Carson è qui nei panni dell’Editore.

WILDE ‑ Le donne non si rendono mai conto di quando è calato il sipario. Vogliono sempre un secondo atto, e appena il dramma ha finito di essere interessante, propongono di allungarlo. Non si può essere eternamente innamorati. Di conseguenza, sarebbe meglio non sposarsi.

CARSON – Prendete, mio caro Wilde, brindiamo. Avete vinto la scommessa. Io dubitavo delle vostre capacità di romanziere,  ma quando ho letto "Il Ritratto di Dorian Grav" ne ho ricevuto, come dire, un pugno allo stomaco.

WILDE ‑ E' un complimento?

CARSON ‑ Certo che è un complimento. Però di segutito mi sono chiesto: come lo accoglieranno i nostri lettori? Sinceramente, è un bel problema.

WILDE ‑ Non scrivo per il gusto dei lettori, preferisco il mio.

CAkSON ‑ Sapete quante persone, mister Wilde, giudicherebbero sconveniente il vostro romanzo?

WILDE ‑ Sicuro, ma non è colpa mia. Circondare Dorian Gray di un'atmosfera di corruzione era necessario. Senza di essa la storia non avrebbe avuto significato.

CARSON ‑ Ecco, però... alla luce di questo libro i vostri atteggiamenti, così eccentrici, ostentati, ambigui... insomma, certe cose saranno anche di moda a Parigi, ma a Londra si vive di pregiudizi. Sarebbe un grosso rischio, fare il "début" con uno scandalo.

WILDE ‑ E invece facciamolo, e accantoniamolo, renderà interessante la vecchiaia.

CARSON ‑ Ma i personaggi del racconto, hanno o non hanno qualche... attinenza con la vostra vita?

WILDE ‑ La vita sciupa  il materiale dell'arte. Col suo realismo.  Io invento, signore, non faccio cronaca. Quali siano i peccati di Dorian Gray nessuno lo sa: li ha portati colui che li trova.

CARSON ‑ Nessuno in Inghilterra può sfidare senza danno la morale vittoriana.

WILDE ‑  No, un brutto libro scritto male è riprovevole. Questa è immoralità. Non la Bellezza.

CARSON ‑ Posso darvi un consiglio?

WILDE ‑ Cioè?

CARSON ‑ Allontanatevi. Sparite, per qualche tempo. Trovate casa fuori Londra.

WILDE ‑ Dio, ma siete uno spasso! Dovrei autoesiliarmi?

CAR80N ‑ Santo cielo, che parola! Autoesiliarvi!  No, ma lasciarvi un po' dimenticare, sotto gli aspetti più frivoli. Provvederanno le opere che scriverete in quella pace,  a moltiplicare la vostra fama.

WILDE ‑ Sareste un buon predicatore: però dovreste immaginare paradisi più geniali. A una farfalla come me, suggerite di chiudersi in casa? E' insensato.

CARSON ‑ Non sarà poi così sgradevole. Avete due bambini e una moglie incantevole.

WILDE ‑ Quando mi sono sposato, mia moglie era incantevole. Ora non più, la sua grazia è svanita. Dopo il secondo figlio è diventata troppo grassa.

CARSON ‑ La natura è crudele.

WILDE ‑ Porta via la bellezza, prende il corpo che adoravamo e lo deturpa. In queste condizioni, come si può onestamente parlare di amore?

Bogliasco,  Villa Elvira

CONSTANCE ‑ Volete passarmi quel flacone, per favore?

EVELYN ‑ (Guarda il flacone. Lo trattiene) Ne fate un uso frequente?

CONSTANCE ‑ Quando non posso farne a meno. Date qua.

EVELYN ‑ Contiene oppio.

CONSTANCE ‑ E' efficace per questo.

EVELYN ‑ Perché i vostri figli non sono con voi?

CONSTANCE ‑ Sarei una madre troppo triste e una pessima educatrice. Invece Cyril studia a Heidelberg e Vyvyan a Monte Carlo. Cresceranno come devono, senza bisogno di buoni esempi in famiglia. Volete passarmi quel flacone, per favore?

EVELYN ‑ Credevo che in Italia vendere questi farmaci fosse proibito.

CONSTANCE ‑ Sì, infatti lo è. Me lo procurano da Londra. E ci mancherebbe, che gli inglesi bandissero l'oppio. Abbiamo fatto tre guerre, per assicurarcene il monopolio. Sono i vantaggi dell'Impero.

EVELYN ‑ Chi è il vostro medico?

CONSTANCE ‑ Il dottor Bossi. Un genovese.

EVELYN ‑  E lui che ne pensa?

CONSTANCE  -  Dell’Impero?

EVELYN  -  Dell’oppio.

CONSTANCE ‑ Esattamente come voi.

EVELYN ‑  E voi perché non lo ascoltate?

CONSTANCE ‑ Perché ho dolori terribili, amica mia e non saranno le prediche a farli passare. (Beve) E che Dio salvi la Regina Vittoria.

Dovunque, nella memoria di Wilde

CARSON ‑ Siamo puniti per quello che noi rifiutiamo a noi stessi, ogni impulso che tentiamo di soffocare germoglia nella mente e ci intossica. Il corpo pecca una volta e il peccato è finito. L'unico modo di liberarsi da una tentazione è di abbandonarsi ad essa. Vivete, vivete la meravigliosa sensazione che è in voi. Nulla deve andare perduto per voi. Cercate continuamente nuove sensazioni. Non abbiate paura di nulla. Gioventù, gioventù. Non c'è niente al mondo che valga la gioventù.

In un Club londinese.

( Il nominato “Bosie”  è  il giovane Lord Alfred Douglas)

WILDE ‑ Ditemi, caro. cosa vi ha spinto a volermi incontrare? Di fronte a voi mi sento così vecchio. Non temete di annoiarvi?

BOSIE ‑  Al contrario.  Volevo conoscere il famoso autore del  “Ritratto di Dorian Gray”.

WLDE – Il  mio romanzo vi è piaciuto?

BOSIE ‑  Molto.

WILDE ‑ Vedete i casi della vita, Lord Douglas? O meglio, dell'arte: io immagino il personaggio di Dorian Grav e adesso, dopo, conosco voi; che non sapete, non potreste, quanta…  rassomiglianza fisica…

BOSIE ‑ Sì?

WILDE ‑ E le altre mie opere vi sono piaciute?

BOSIE ‑ Certo.

WILDE ‑  Ah, come sono felice, amico mio, che lo diciate. E non temete, mi accontento,  non è necessario che lo pensiate.

BOSIE ‑ Andiamo, mister Wilde, non fate il modesto, non vi si addice.

WILDE ‑   E voi tenete sempre a mente che la modestia non è una virtù. (Gli gira intorno. Lo esamina più da vicino)  Da quanto so e da quel che vedo, ci sarebbe da entusiasmarsi: siete giovane, siete bello, siete nobile, a Oxford studiate Lettere antiche ‑ è una notevole sequenza di valori.

BOSIE ‑ Il rovescio della medaglia è che le Lettere mi piacciono,  ma sono un pessimo studente. Vado un po’ meglio nello sport. Questa spalla, ad esempio: l'ho quasi fratturata giocando a rugby. Quanto ai diritti del mio sangue, anche se avessi una gamba sola,  o risultassi la persona meno colta del Regno Unito, sarei ugualmente l'orgoglio dei Marchesi Queensberrv. Ma tutto ciò non rappresenta una sequenza di valori.

WILDE ‑   Adesso voi fate il modesto.

BOSIE ‑ Lo devo. E' tutto scritto. Nell'Annuario dei Pari d’lnghilterra, la bellezza di  trentadue pagine sono dedicate alla mia famiglia.

WILDE ‑ Sì, lo conosco, quell'Annuario, è una miniera di scoperte esilaranti. Nel campo delle Lettere, è decisamente miglior cosa che sia mai stata scritta in inglese. E vostro padre, ottavo Marchese di Queensberry, che tipo è?

BOSIE ‑ Nel bene o nel male?

WILDE ‑ Cominciamo dal bene.

ROSlE ‑ Ha un pessimo carattere, è un puttaniere e ama la boxe. Ha lui gli undici articoli che regolano il pugilato. Naturalmente le sue puttane, di massima, sono di ottimo livello. Ho l’impressione che secondo lui mia madre e noi figli dovremmo esserne orgogliosi.

WILDE ‑ Non è così?

BOSIE ‑  Non direi. Lo detestiamo tutti.

WILDE ‑ Avete riccioli angeilici, ma siete molto passionale.

BOSIE ‑ Questo non mi avvicina a certe... mete, mister Wilde.

WILDE ‑ E chi lo sa? Mi hanno detto, ad esempio,  che componete dei versi.

BOSIE ‑   E’ vero.  E sono orribi1i.

WILDE ‑  Se sono orribili è un buon segno. L'importante è che non siano mediocri. Posso avere il piacere di leggerli?

BOSIE ‑ E perché lo fareste? Io sono uno studentello,  con tutti i difetti meno nobili della nobiltà.

WILDE ‑ Ricco, capriccioso e fatto per essere adorato.

BOSIE ‑  Mentre voi siete un genio,  mister Wilde.

WILDE ‑   E con ciò? Naturalmente io sono un genio, ma chi può sapere se dietro a un titolo altisonante come il vostro non si nasconde un artista altrettanto vitale?

BOSIE ‑ Voi lo pensate?

WILDE ‑ E' possibile. Che io lo pensi, voglio dire.

BOSIE ‑ Mi ingannate.

WILDE ‑ No, e sia ben chiaro, che ad eccezione di me stesso non inganno mai nessuno. Non sono forse arte questi capelli, queste labbra, la vostra bellezza un po' infantile? Volete dirmi quale intuito ha preceduto i miei pensieri? I1 soprannome che vi hanno dato, Bosie, ragazzo di rosa, è perfetto e ha il suono di una vecchia ballata celtica. Chi l'ha inventato?

BOSIE ‑ Mia madre, quand'ero piccolo. E a me questo nome non è mai piaciuto; ma adesso voi,  che siete un poeta, me lo fate apprezzare. Signore, a Oxford ho un appartamento, in High Street. Venitemi a trovare, una volta o l'altra, se troverete un po' di tempo. E se vorrete.

Genova, in un vicolo del centro storico

CAMERIERE ‑ Cose ghe porto, sciô mëgo? Paste assortíe? Meringhette? Doì marron glaçé?

BOSSI ‑ Graçie. Son chì che aspëto 'na scignöa. Tornae ciù tardi, ve despiaxe?

CAMERIERE ‑ Servo vostro.

(Arriva EVELYN)

EVELYN ‑ Il dottor Bossi?

BOSSI ‑  Sì.  Bene arivata, Miss Morris, accomodatevi. Sono felice di vedervi. Mi era rimasto qualche scrupolo di avervi dato appuntamento qui. Ci si può perdere, nei nostri vicoli.

EVELYN ‑   Ad ogni svolta domandavo indicazioni. A quanto pare non esiste un genovese che non sappia dove si trova la Pasticceria Romanengo.

BOSSI ‑ L'abbiamo tutti nel cuore.

EVELYN ‑ Lo definite un sentimento? Immaginavo che fosse per golosità.

BOSSI ‑ Non sono cose incompatibili. Giudicherete di persona.

EVELYN ‑ Sono ansiosa.

BOSSI ‑ Siete disposta a tradire la patria e a non prendere un té?

EVELYN ‑ Governerò i miei rimorsi. Oual'è l'alternativa?

BOSSI ‑ Cioccolata con panna.

EVELYN ‑ "Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni."  E chi l’ha scritto?

BOSSI ‑ Oscar Wilde.

EVELYN ‑ Oscar Wilde.

BOSSI ‑    Che dolci gradite?

EVELYN ‑ Pigmalione siete voi.

B0SSI ‑ (chiamando)   Doe ciccolate co‑a panna e un vassoietto de pastinn‑e,  un pö de misto. Speciali, eh?  me raccomando.  Dovemmo fa bonn‑a figua. Perché ridete?

EVELYN ‑  Il vostro dialetto genovese una buffa cadenza. Lo parlate usualmente?

BOSSI ‑   Non solo, ma mi procura dei vantaggi. I miei pazienti, per esempio, si spaventano meno. In certi casi è terapeutico, e nell'ambiente famigliare rende i rapporti piu sinceri.

EVELYN ‑ Avete moglie?

BOSSI ‑ Cercate marito?

EVELYN ‑   Senza urgenza.   Per adesso mi accontento delle paste.

BOSSI ‑   Allora ditemi il motivo per il quale avete chiesto questo incontro.

EVELYN ‑ Lady Holland vi ha parlato di me?

BOSSI ‑ So che siete una giornalista.

EVELYN ‑ E cos’altro vi ha detto?

BOSSI ‑ Che andate spesso a visitarla e che parlate bene insieme. E’ positivo, è terapeutico, per lei, sta così sola... Ma non sarebbe affatto contenta di sapere che ci incontriamo di nascosto da lei.

EVELYN ‑  Non lo saprà, tranquillizzatevi. Non sto facendo un'intervista e tanto meno intendo essere indiscreta. Il mio rispetto per Lady.... Holland è pari al vostro.

BOSSI ‑ Mi fa piacere. E tanto vale chiarire subito.... Oh, ecco qua la merenda.

EVELYN ‑ Merenda? Dio del cielo! Ma è un banchetto!

CAMERIERE ‑ Scià ghe digghe che ê mange con carma, se no ghe fan mâ.

EVELYN ‑ Traduzione?

BOSSI ‑  Non ingozzatevi.  Coraggio, su,  provate quella.

EVELYN ‑ Mmmmh, deliziosa.

BOSSI ‑ E queste? Sapete cosa sono? Violette. Glassate appena colte perché non perdano il profumo. Anche la vostra Regina, mi dicono, ne va matta. E' una cliente affezionata.

EVELYN ‑ La Regina Vittoria? Mangia violette? Ma pensate! Ecco il segreto della sua moralità!

BOSSI ‑   Provate voi stessa se volete esserne certa.

EVELYN ‑ E diventare più virtuosa?

BOSSI ‑ Provate con una. Senza eccedere..

EVELYN ‑ Esì, è ragionevole. Ci provo.

BOSSI ‑   Dunque, cos'e che vi sta a cuore? La salute di Lady.... Wilde? (Tronca la sua reazione con un gesto) Sappiamo entrambi chi é. Non fingiamo fra noi.

EVELYN ‑ (Annuisce) Allora?

BOSSI ‑ I1 suo stato va peggiorando. Anche perché si lascia andare, non combatte contro il male.

EVELYN ‑ Voi  che cosa consigliate?

BOSSI ‑ Un intervento.  Alla colonna vertebrale. Di questo passo finirà inchiodata su una poltrona. Quanto agli aspetti psicologici, penso che voi possiate aiutarla più di me.

EVELYN ‑ Io sto cercando di coinvolgerla...

BOSSI ‑ Sì, mi ha parlato, brevemente,  della vostra iniziativa.

EVELYN ‑ L'adesione di Lady Constance avrebbe un enorme peso morale.

BOSSI ‑ E vorreste che io vi aiutassi a convincerla?

EVELYN ‑ Avete detto che un motivo per combattere le gioverebbe alla salute.

BOSSI ‑ Era un'ipotesi.

EVELYN ‑ Sembrate scettico.

BOSSI ‑   E’ così. I suoi rapporti col marito, attualmente,  sono pessimi a dir poco, e   non mi sembra che mister Wilde, dopo il carcere, conduca un genere di vita in linea con quanto le aveva promesso.

EVELYN ‑  Segue uno strano destino.

BOSSI ‑   Non segue un destino, segue un uomo. Vi sentireste di approvarlo?

EVELYN ‑  Io non lo giudico, e il problema è tutto qui: se un grande artista, un genio, debba essere o no riconosciuto come tale, quale che sia la  vita privata che conduce.

BOSSI ‑ I1 genio è raro,  miss Evelyn. Non è un diritto, è un regalo del cielo, e da come lo si usa… beh, molte cose ne derivano. Specie se altri ne soffrono. Giusto?  Nel nostro caso c'e una donna , che non sa più come gestire la propria vita: esi è creato un problema così profondo e così... perverso che non ha solo rovinato la sua esistenza,  ne minaccia la salute. E a questo io mi ribello, come uomo e come medico. Dunque cerchiamo di capirci: non si tratta di moralismo, ma di giustizia, che è molto diverso.

In un Club londinese

BOSIE ‑   (leggendo)  ‘ Giovinetto soave

dimmi, perché ti aggiri sospirando mesto

in questi regni di delizia?

Chi sei? Qual è il tuo nome?

Disse: "I1 mio nome e Amore"

Allora il primo a me si volse

e gridò: '.Mente! il suo nome è Vergogna.

Sono io Amore

e mio soltanto era questo giardino

finché egli arrivò,

non chiamato e notturno:

io sono il vero Amore

che incendia a giovane e fanciulla

il cuore di reciproca fiamma"

Allora sospirando disse l'altro:

"Sia

come tu desideri: io sono l'Amore

che non osa dire il proprio nome.’

WILDE ‑ E volevi bruciarla? E' cosi fresca, Bosie! Deliziosa! Dammela. voglio conservarla.

BOSIE ‑ Non mi piace.

WILDE ‑ Andiamo! Se sono versi dedicati a me, non hai diritto di privarmene. Bandisci l'incostanza, se vuoi essere un poeta. Mai dubitare dell'Arte e delle sue capacità.

BOSIE ‑ Anche mio padre non ha dubbi su se stesso, e io detesto il risultato.

WILDE ‑ Smettila, Bosie, hai l'ossessione di tuo padre. Lascia andare.

BOSIE ‑ Adesso è lui l'ossessionato, a causa tua. Non sopporta la nostra amicizia.

WILDE ‑ Lo so.

BOSIE ‑ Diamogli una lezione, Oscar. Tu, se volessi, lo potresti fare.

WILDE ‑ Preferisco ignorarlo. Credimi, è la più dura delle lezioni.

BOSIE ‑ Ma lui ne approfitta! Oltrepassa ogni limite. Sparla di te senza pudore, con chiunque.

WILDE ‑ Bosie,  non merita altro che disprezzo.

BOSIE ‑ E lui disprezza chi lo teme.

WILDE ‑ Io non ho detto che lo temo.

BOSIE ‑ Senti la lettera che mi ha spedito.

WILDE ‑ Bruciala.

BOSIE ‑ Puoi trascinarlo in Tribunale, per diffamazione.

WILDE ‑ Ti prego. non guastarmi la serata. Andiamo a cena.

BOSIE ‑ Leggerò solo qualche brano. "...Alfred, devo dunque pensare che tu, dopo aver lasciato Oxford senza la mia approvazione e con notevole discredito,  non intendi fare altro che spassartela dedicandoti all'ozio più assoluto?"

WILDE ‑ Che c'entro io con una lettera da padre a figlio? E in quanto al contenuto,  tu sai benissimo come la penso, secondo me in queste cose tuo padre ha ragione.

BOSIE ‑ " … e vengo adesso alla tua infame relazione  con quell'uomo, Wilde. La vostra amicizia deve cessare, subito, o sennò guai a te. Ti taglierò tutti i viveri,  e ti cancello dal mio testamento. Bada, non voglio neanche analizzarla. questa vostra intimita' ma ti ho gia detto e ti ripeto che, per me, in certe cose posare è lo stesso che essere. Chiaro? Il tuo disgraziatissimo cosiddetto padre  Queensberry"

Bogliasco, Villa Elvira

EVELYN ‑ E così, mentre tutta Londra spettegolava sulla loro relazione, voi non sospettavate?

CONSTANCE ‑ No. Ancora oggi io non sono così certa della natura iniziale del loro rapporto. Oscar interpretava la sua vita come arte e la sua arte come scandalo, provocazione. Era lui il primo ad accentuare certe ....ambiguità. A me, sua moglie, nessuno veniva a dire niente. Quali sospetti avrei dovuto avere? Eravamo sommersi dal benessere, dalle crescenti occasioni di mondanità. Le sue commedie trionfavano, la nostra casa di Tite Street era frequentatissima: editori, impresari, grandi attrici. Che cosa c'era di strano nella presenza di un ragazzo che cercava di qualificarsi comesuo allievo prediletto?

EVELYN ‑   E a voi, quel ragazzo, che impressione  fece?

CONSTANCE ‑  Aveva tante doti, bellezza, intelligenza, classe.  A me, lo confesso, fece un’ottima impressione.

EVELYN ‑  Io riesco solo a immaginarlo come un giovane viziato.

CONSTANCE ‑ Certo,  viziato e volubile,  opportunista se volete, ma tutto questo non significa vizioso. Conobbi anche sua madre,  cominciai a frequentarla,  amava il figlio quanto odiava il marito. Specie dopo il divorzio.   E lo aizzava contro il padre.

EVELYN ‑  E così, dapprincipio, Bosie poté contare sulla vostra simpatia?

CONSTANCE ‑ Avrei dovuto risentirmi perché Oscar lo aiutava? Era fatto così,  aperto e generoso con tutti.

EVELYN ‑ Voi, siete generosa.

CONSTANCE ‑ Non pensatelo.  Non ho per lui più la minima stima. Per me Bosie  è stato il principale responsabile delle disgrazie che ho sofferto.

EVELYN ‑ Non intendevo riferirmi a Bosie. Ma al vostro istinto di difendere, comunque sia, vostro marito.

CONSTANCE ‑ Oscar ha molte colpe e molti addebiti da farsi, ma non è un uomo gretto. Questo gli va riconosciuto.

EVELYN ‑   Sì, ma lasciatemi dire, secondo me lo amate ancora.

CONSTANCE ‑ Mia cara, il problema non è se io lo amo ancora o no. E’ stato lui a non amare me. Cosa dovrei rispondervi?

EVELYN ‑ La verità: che in cuor vostro sperate che torni.

CONSTANCE ‑ Siete molto romantica.

EVELYN ‑ Però ho ragione.

CONSTRNCE ‑ Avrei dovuto irrigidirmi fin da allora. Ribellarmi, ogni volta che abbandonava la famiglia per viaggiare: Francia, Italia, Nord Africa, seguiva quel ragazzo dappertutto, sperperando cifre incredibili. Spesso, quando tornava da me, lo sentivo umiliato. Ma non riusciva a staccarsene, e io non sapevo intervenire. Quante occasioni perdute.

Algeri, in una stanza d’albergo

BOSIE ‑ Cosa fa il mio lumacone bianco?

WILDE ‑ Lo vedi bene cosa faccio, aspetto.

BOSIE ‑   Ah sì? Aspetti cosa?

WILDE ‑   Aspetto te! Da cinque giorni!

BOSIE ‑ Oscar, ma santo Dio.

WILDE ‑ Non bestemmiare.

BOSIE ‑    Sei tu che bestemmi: col sole che c'è, passi il tuo tempo in questo fetido alberguccio a far l'offeso, come un bambino capriccioso.

WILDE ‑ Allora puntualizziamo: primo, in Africa il sole non è un pregio, dà fastidio, picchia troppo.

BOSIE ‑ E dai, finiscila: tirati su.

WILDE ‑ Secondo,  non mi sembra carino da parte tua definire fetido questo albergo. Ammetto che non è lussuoso,  ma un mese di vacanza, anche qui in Algeria, fa quattro settimane ‑ e se non sbaglio, come al solito, sto pagando tutto io.

BOSIE ‑ Me ne vado.

WILDE ‑ Non ho finito. Terzo: era nei patti che le avremmo trascorse insieme, queste vacanze. Giusto? E invece ti eclissi. Te ne vai per cinque giorni senza neanche dirmi crepa!

BOSIE ‑ E perché, dove sono, io, adesso? Con te. Quasi uccidevo di fatica il mio cavallo, per raggiungterti più in fretta.

WILDE ‑   Ti fosse morto veramente fra le stambe, quel cavallo! All'esperienza del deserto avresti aqgiunto una passeggiata. Non ridere. Parlo sul serio. Dove sei stato?

BOSIE ‑ A Biskra.

WILDE ‑ Per incontrare chi?

BOSIE ‑ Vuoi un rapporto o i particolari?

WILDE ‑ Voglio sapere chi c'era.

BOSIE ‑ Ali.

WILDE ‑ Lo stesso A1ì che frequentavi a Blidah?

BOSIE ‑  Sì, lui.

WILDE ‑ Ho conosciuto l'inferno, in questi cinque giorni, Bosie! E per cosa? Quel ragazzo non valeva un cinquantesimo delle ansietà che mi hai dato!

BOSIE ‑ Oscar, non essere ridicolo.

WILDE ‑ Cosa, è ridicolo? Sto male!

BOSIE  -   Non hai niente, sei solo geloso.

WILDE ‑ Di Alì? Che sciocchezza! Di quanti giovani diversi abbiamo già goduto? Le mie sterline sono state il materasso dei tuoi piaceri, è vero o no? Cosa di meglio, per un degenere figlio di Lord, con un padre che non  lo mantiene? Ho tralasciato arte e famiglia per soddisfare i tuoi capricci, e tu mi accusi di egoismo?

BOSIE ‑ Sei disgustoso.

WILDE ‑ Tu! sei disgustoso. Ti ha mai sfiorato il dubbio che io possa avere un orgoglio? Sono indignato, non geloso! Del tuo sadismo di terz'ordine! Tu provi gusto, a maltrattarmi!

BOSIE ‑ Mi hai rotto le scatole, Oscar!  Ma cosa pretendi? Che ti segua passo passo? Che mi accontenti di ammirarti?

WILDE ‑ Faresti meglio. Sono un poeta.

BOSIE ‑ No, sbagli.  Quando non sei su un piedistallo non sei più niente.

(Wilde, avvilito, non replica. Si sforza di nascondere la sua umiliazione)

WILDE ‑ In questi giorni ho rivisto André Gide. E' stato molto carino, con me.

BOSIE ‑ E allora, se avevi buona compagnia, non lamentarti.

WILDE ‑  Abbiamo parlato anche di te. Male, se vuoi saperlo.

BOSIE ‑ Non  dubito. E' sempre stato il tuo forte, spettegolare. Non è forse per questo che sei famoso?

WILDE ‑ Ora esageri, Bosie.

BOSIE ‑   Vogliamo uscire? Andiamo insieme a visitare la città?

WILDE ‑ No, qui si parla meglio.

BOSIE ‑ E' un quarto d’ora che ti sfoghi.

WILDE ‑  Mi spiace, Algeri non fa più per me. Domani parto. Torno a Londra.

BOSIE ‑ Ottima idea. Stanno aspettandoti per divorarti. Mio padre e tutto un grande esercito di moralisti. Già pregustano il momento della tua crocifissione.

WILDE ‑ Mettono in scena la mia ultima commedia. Devo andare.

BOSIE ‑ Ah si? Buon viaggio.

Bogliasco, Villa Elvira

CONSTANCE ‑ "L'Importanza di Chiamarsi Ernesto'' ebbe un enorme successo. Oscar sembrava appagato - rilassato. Ma quando Bosie ricomparve, tutto ricominciò peggio di prima.

EVELYN ‑ E voi?

CONSTANCE ‑  Ero confusa. Avessi avuto da combattere contro una donna... Ma nei confronti di un uomo, come potevo regolarmi? Io... mi sarei vergognata di mostrarmene gelosa.

EVELYN ‑ Dimostreremo che l'amore di una moglie è molto più lungimirante di una legge repressiva.

CONSTANCE ‑ Lungimirante? Non direi, a giudicare i risultati. Prima è finito in prigione, e adesso è un uomo alla deriva.

EVELYN ‑ Proprio per questo gli potete essere utile.

CONSTANCE ‑ No, non gli sono mai servita a niente. Ero stata un fiore da mettere all'occhiello, un ornamento per una giornata d'estate. Dopo, fui solo un impiccio. La sua luce era altrove.

EVELYN ‑ Ma ''Dorian Gray" lo scrisse prima di conoscere Lord Douglas.

CONSTRNCE ‑ Cara, non sono stata certo che gli ho ispirato quel romanzo.  Nella migliore delle ipotesi, fu un'improvvisa percezione delle proprie debolezze.

EVELYN ‑ O il desiderio di combatterle.

CONSTANCE ‑ Non mi risulta che lo fece.

EVELYN ‑ Voi, lo faceste, rimanendo al vostro posto senza essergli nemica.

CONSTANCE ‑ Ne aveva già abbastanza, di nemici: e il peggiore lo aveva vicino. Fu Bosie a spingerlo contro suo padre, e lo convinse a trascinarlo in Tribunale. Oscar procedette per compiacerlo, si rovinò per difenderlo. Contro la Legge e certe ignobili testimonianze, l'intelligenza e la prontezza di parola non potevano bastare. Perse il primo processo e da querelante si trovò ad essere imputato. Non solo io, ma gli amici pi Ct cari, e grandi artisti che stimava, Lautrec, Shaw, cercammo invano di convincerlo a fuggire in Francia.

EVEL7N ‑   Perché non lo fece?

CONSTRNCE ‑ Non so. Anche quando le cose si misero al peggio, non seppe decidersi. Ha sempre avuto un difficile impatto con la realtà.  O forse affrontare quel processo gli sembrava un eroismo. L'idea di esserne il protagonista lo tentava.

Londra.  In tribunale

Qui Carson è nei panni di Sir Lockwood, rappresentante dell’Accusa

CARSON ‑ Ci risulta che Lord Douglas si trova a Parigi. Avete rotto i rapporti?

WILDE ‑ No. Gli ho suggerito io di partire. Ma la nostra amicizia è molto solida.

CARSON ‑ Non lo mettevo in dubbio. (G1i mostra un foglio) Questa è una lettera abbastanza singolare. Dico per me, naturalmente.  Era un esempio dello stile che usavate per rivolgervi a lui?

WILDE ‑ Era una specie di poesia in prosa.

CARSON ‑ "Mio diletto fanciullo..." Per quale motivo avete scelto questo inizio?

WILDE ‑ Perché Lord Douglas è molto più giovane di me. Si trattava di un'iperbole, un'espressione letteraria.

CARSON ‑ Mi chiedo se, in questi termini in cui la scriveste, fosse una lettera opportuna.

WILDE ‑ E perché no, signore? Mi rivolgevo a un giovane di buona cultura.

CARSON ‑ "... ed è un miracolo che quelle tue labbra, rosse come petali di rosa, siano state fatte non meno per musica di canti che per follia di baci". Simili cose scritte a un ragazzo da parte di un uomo, a me non sembrano decenti.

WILDE ‑   Che abbiate opinioni personali, signore, mi sembra una cosa positiva. Ma a me non risulta che lo studio della Legge produca esperti di Letteratura.

CARSON ‑  "... Giacinto, che fu amato così follemente da Apollo, eri tu,  ai giorni dei greci".    Alludevate all'amore fra uomini?

WILDE ‑  Significava che Bosie è un poeta, come Giacinto. Nient'altro.

CARSON ‑   "... con eterno amore, tuo Oscar". Non è una lettera un po'… spinta?  Insomma, fuori dal comune?

WILDE ‑ Infatti. E' unica.

CARSON ‑ E dedicandovi con tanta dedizione all'Arte, signor Wilde,  siete venuto a conoscenza del fatto che gli atti di libidine fra uomini e la corruzione dei minori sono delitti, per la nostra Legge?

WILDE ‑ Certo che lo sapevo.

CARSON  -  E ne avete compreso anche il significato?

WILDE  -  Chiedete  a me se comprendo il significato delle parole?

CARSON ‑   Parole e azioni, soprattutto. Quante volte Lord Douglas venne a stare con voi all'Hotel Savoy?

WILDE ‑ Tre volte, mi pare.

CARSON ‑ Eravate voi due soli?

WILDE ‑ Sì

CARSON ‑ Sapevate che suo padre era contrario alla vostra amicizia?

WILDE ‑  A quell'epoca, no.

CRRSON ‑   E Lord Queensberry, più tardi, quale accusa vi ha rivolto?

WILDE ‑ Di posare a sodomita.

CARSON ‑   Posare a sodomita? Curioso termine. Forse era un tentativo di espressione artistica anche il suo.

WILDE  -  Questo è impossibile.

CARSON  -  Perché?

WILDE ‑ Una calunnia non può mai essere arte.

CARSON ‑ Se risulta fondata, non è una calunnia.

WILDE ‑  Ma quella lo era, era infondata.

CARSON ‑    Parliamo un po' di Taylor, vostro coimputato, e dei ragazzi che frequentavate a casa sua. Sapevate che quei giovani andavano abitualmente a letto con lui?

WILDE ‑ Se erano poveri e Taylor divideva il suo letto con loro, mi sembra un atto di carità.

CRRSON ‑ Non apprezziamo le spiritosaggini, in questa sede, signor Wilde.

WILDE ‑ Me ne rammarico per voi, ma prendo nota.

CARSON ‑ Rispondete alla domanda.

WILDE ‑ A me non risulta che fra loro ci sia mai stato qualcosa di male.

CARSON ‑ E' vero che in occasione del compleanno di Taylor voleste offrire una cena al ristorante Kettner e lo invitaste a portare con se tutti gli amici che voleva?

WILDE ‑ Non gli dissi di portarne un reggimento, se questo  è ciò che intendete.

CARSON ‑  Fu allora una pura coincidenza che la tavola fosse preparata per quattro e che Taylor avesse portato i due fratelli Parker?

WILDE ‑ Ma no, perché una coincidenza? Fu un invito che Taylor fece a nome mio.

CARSON ‑ Kettner è un buon locale.

WILDE ‑ Sono lieto che approviate la mia scelta.

CARSON ‑   Approvo il ristorante, non il genere di commensali. Vi risultava che i due Parker erano un servo e uno stalliere?

WILDE ‑ No, ma pure sapendolo, non mi sarei formalizzato.

CARSON ‑ Le differenze sociali per voi sono prive di senso?

WILDE ‑ Sì, assolutamente.

CARSON ‑ Fra quei due giovani, preferivate Charles?

WILDE ‑ Non avevo preferenze.

CARSON ‑ Ma il  più sveglio, non era Charles? A me lo è sembrato.

WILDE ‑ Può darsi.

CARSON ‑ E dunque, vi piaceva di più.

WILDE ‑  Si direbbe che a voi, sia piaciuto di più.

CRRSON ‑ Offriste loro del vino?

WILDE ‑ Potevo offrire della birra? Da Kettner, di norma, si beve champagne.

CARSON ‑ Non riconoscete le differenze sociali, però bevete champagne?

WILDE ‑  Vedete, ho un fatto personale con le prescrizioni del mio medico. Direi che adoro disattenderle, ed è per questo che le chiedo.

CRRSON ‑ Quella sera, dopo cena, non portaste Charles Parker all'Hotel Savoy?

WILDE ‑ No.

CARSON ‑ Ma il personale del Savoy vide un ragazzo,  nel vostro letto. Potete forse negare che le lenzuola fossero macchiate?

WILDE ‑  Non ho l'abitudine di esaminare le mie lenzuola quando mi alzo. Non sono una cameriera. E protesto. Soffermarsi pubblicamente sopra dettagli come questi è scorretto e tendenzioso. Morboso. Infamerebbe chiunque, per quanto innocente.

CARSON ‑ Anch’io detesto le sconcezze, mister Wilde. E' proprio per questo, che siamo qui. (Sembra avere terminato, poi ci ripensa)   Scusate un’ultima domanda:  avete mai baciato il servitore di Lord Douglas, ad Oxford?

WILDE ‑ Ma andiamo! Era cosi brutto.....

CARSON ‑ Capisco. E se fosse stato carino?

Bogliasco, sulla passeggiata a mare

EVELYN ‑   E voi, al posto di quel giudice, lo avreste assolto o condannato?

CONSTANCE ‑   Secondo la Legge era colpevole.

EVELYN ‑ E vale dunque così poco, in Inghilterra, essere un uomo di cultura? Qualunque feccia, facilissima da comprare e portata sul banco dei testimoni, può prevalere sui suoi meriti? Vedete, che dobbiamo combattere?

CONSTANCE ‑ Cara, io so che normalmente una battaglia viene vinta dal più forte. O quantomeno, da chi è più spietato. Ma quando una delle parti, come proprio simbolo, assume i gigli, o i girasoli, che potenziale avrà il suo esercito? Io non intendo criticare la Legge.  Io sono stata e sono vittima di un uomo egoista che l'ha infranta.

EVELYN ‑ Ma perché la Giustizia non perseguì anche Lord Douglas? Aveva fatto la stessa vita, compiuto le stesse azioni. Appartenere a una famiglia nobile cambia le regole della morale?

CONSTANCE ‑ Perché se Bosie si fosse trovato accanto a Oscar sul banco degli imputati, il verdetto sarebbe stato diverso. Quella,  fu la vera ingiustizia.

EVELYN ‑ E la condanna?

CONSTANCE ‑ Non so. L’impunità probabilmente lo avrebbe spinto a comportarsi ancora peggio. L'espiazione poteva essere positiva.

EVELYN ‑ Siete mai andata a trovarlo in prigione?

Londra.  Prigione di Reading

Carson è qui nei panni del Maggiore Isaakson, carceriere di Wilde

CARSON ‑ C 3.3.! In piedi!

WILDE ‑ Che cosa c'è?

CARSON ‑ Che cosa c'è   'signore' !

WILDE ‑ Che cosa c'è, signore?

CARSON ‑ Sapete quel che manca in questa cella? Una bella specchiera... un lampadario da teatro...

WILDE ‑ Perche venite a tormentarmi?

CARSON ‑ A tormentarvi? Siete ingiusto. La mia presenza, almeno oggi, vi dovrebbe rallegrare. Avete una visita.

WILDE ‑ Di chi?

CARSON ‑ Di una donna. Spero che cio non vi deluda.

(Constance entra nella luce)

WILDE ‑ Constance! Non mi guardare, sono spaventoso.

CONSTANCE ‑ Oscar!

WILDE ‑  No, stai lontana. Puzzo. Sono sporco. Ripugno a me stesso. Non mi è concesso di cambiare vestito.  Naturalmente,  il disagio maggiore è nell'anima.

CONSTANCE ‑ Smettila, Oscar.

WILDE ‑ Perché porti  il bastone?

CONSTANCE ‑  Ho mal di  schiena. Il viaggio era lungo.

WILDE ‑ Da dove?

CONSTANCE ‑ Genova.

WILDE ‑ E' cosi dolce, l'Italia. Sei venuta a parlarmi di cose importanti?

CONSTANCE ‑ Si.

WILDE ‑ Constance, non e da oggi che sei bella, ma all'interno di una prigione, ti giuro, ti vedo come… o forse lo sei davvero un angelo.

CONSTANCE ‑ Oscar, ti prego.

WILDE ‑ In fondo, ero uno scrittore.  Mi sarà almeno consentito di nominare gli angeli in una normale conversazione. Vuoi convincermi a divorziare?

CONSTANCE ‑ No.

WILDE ‑ I miei amici lo sconsigliano, ma se tu lo desideri, non mi opporrò. Farò come vuoi.

CONSTANCE ‑ No, non è questo.

WILDE ‑   Se tu sei qui… Cos’è accaduto, Constance?  Dimmelo.

CONSTANCE ‑ Devo darti una notizia.

WILDE ‑   Uno dei nostri figli?

CONSTANCE ‑ No. Tua madre. E' morta.

WILDE ‑ Oh Dio!

CONSTANCE ‑ Aveva chiesto che tu potessi andare da lei. Voleva dirti il suo amore un'ultima volta. Hanno negato il permesso.  Ti voleva molto bene. Ti stimava.

WILDE ‑ Anch'io.

CONSTANCE ‑ Alzati. Fatti coraggio.

WILDE ‑ Lei e mio padre avevano entrambi fatto onore al nostro nome, e così me l'hanno trasmesso, nobile e luminoso agli occhi di tutti. Io l'ho sporcato, per sempre. Ne ho fatto zimbello per il popolino. L'ho consegnato nelle mani di individui brutali, lasciando che lo violentassero, ho consentito che i pazzi lo trasformassero in un sinonimo di follia. Dio, Constance, che vergogna!

CONSTRNCE ‑ Ti ha sempre difeso, contro tutti. Solo una cosa non ti avrebbe perdonato. Che tu ti fossi lasciato andare cosi.

WILDE ‑ I nostri figli lo sanno?

CONSTANCE ‑ Si.

WILDE ‑ Mia madre aveva molta tenerezza, per loro.

CONSTANCE ‑ I ragazzi sono molto coraggiosi. Mi hanno dato conforto.

WILDE ‑ Che cosa pensano di me? Fanno domande?

CONSTRNCE ‑ Certo.

WILDE ‑ Hai detto loro la verità?

CONSTRNCE ‑ Ho detto che non stai bene; e che hai avuto molti problemi. Non pretendono particolari. Sono due bravi figlioli.

WILDE ‑ E allora sia lode al cielo, non mi assomigliano.

CONSTANCE ‑ Io prego il cielo che abbiano tutte le tue virtù.

WILDE ‑ Constance, tu dovrai essere per 1 oro padre e madre, non solo madre, è pericoloso. Ricorda 1 'esempio di Bosie.

CONSTANCE ‑ (Ha uno scatto) Non voglio parlare di lui.

WILDE ‑ Scusa, neanch'io voglio parl arne, ma non devi dimenticare. Una madre troppo madre e un padre mostro, non voglio che ai nostri figli accada la stessa cosa. Tirali su in modo tale che, se si macchiassero di sangue innocente, vengano da te a dirtelo, e tu, prima, laverai loro le mani, e dopo,  gli insegnerai come 1avare 1 'anima attraverso 1a pena e l'espiazione. E se hai paura di affrontare da sola la responsabilità della loro vita, ricorri a qualcuno che ti aiuti. Qualunque scelta farai, ti approverò.

CONSTANCE ‑ Ho già scelto una volta, Oscar.

(Si stacca da lui. Posa il bastone. La sua andatura tornata normale, la sua espressione trasfigurata e più serena  mentre va a mettersi da parte, anticiperanno la notizia della sua morte)

Genova, nel cimitero degli Inglesi, a Staglieno

Davanti alla tomba di Constance

DOTTOR BOSSI ‑ Un banale incidente. Una carrozza  l'hascontrata e l'ha fatta cadere. Quando me l'hanno portata era già in pessime condizioni. Io ho fatto del mio meglio, ma  il cuore  ha ceduto.   (Porge a Evelyn una lettera)   Mi ha dato questa per voi.

EVELYN ‑ (Legge) "Mia cara amica, sento lo scrupolo di non avere corrisposto alle intenzioni della vostra iniziativa, che senza dubbio è nobilissima,  e non vorrei che dubitaste ch'io ne sia convinta. Ho amato molto l'artista che era in mio marito,  e se qualcuno, come voi, intende combattere la negazione dei suoi meriti, la cosa può solo rallegrarmi. Ma non ritengo opportuno, e non voglio, dare altro scandalo attraverso il nome mio, perche già scandalo abbastanza è stato fatto sul nome di Oscar. Non ho il diritto di sfidare un'opinione pubblica che, francamente, condivido in molte cose, per avallare una battaglia in  favore suo. Ve l'ho già detto: di ogni sbaglio che lui ha commesso, non la società, che è forte e lo ha dimostrato, non la morale, che nei secoli sopravvive a ben altro, ma io, sono stata la vittima principale: e con le unghie e le poche forze che mi restano, intendo perseguire un solo scopo: restituire i miei figli alla normalita più rigorosa del mondo al quale appartengono. Questo è un diritto che hanno loro. Perciò vi tengo impegnata, Evelyn cara, anche se ciò può dispiacervi, a non usare in alcun modo le mie confidenze: e vi prego, strappate subito questa lettera. L'ho scritta soltanto per un atto di amicizia che vi devo, dopo la vostra calorosa assiduità: e perché tengo moltissimo alla speranza che mi comprendiate. Vostra affezionatissima,

                                                                                                                          Constance”.

(Evelyn, dopo un ultimo saluto alla tomba di Constance, se ne va. Rimane solo il dottor Bossi, sconsolato. Uno stacco di musica marcherà il salto di tempo che ci divide dalla scena  successiva)

Sempre davanti alla tomba di Constance.  Un anno dopo

(Arriva Oscar Wilde, agitatissimo)

WILDE ‑ Leggete un po' quella scritta? Sapete chi sono io?

BOSSI ‑ No, signore.

WILDE ‑ Sono Oscar Wilde, suo marito. Volete vedere un documento?

BOSSI ‑   No,  grazie.

WILDE ‑  Insisto per essere identificato. Ecco il mio passaporto. Leggete .

BOSSI ‑ (Lo respinge)   Signore mi spiace, sono presbite. Ma vi credo sulla

parola.  Siete Oscar Wilde.  Ho capito.

WILDE ‑  E allora osservate quella lapide e ditemi - ditemi - se vi trovate il mio nome.

DOSSI ‑ No. Non lo vedo.

WILDE ‑ Neanch'io. L'hanno sepolta col suo nome di ragazza, come se io non esistessi.

BOSSI ‑ Vero. E' un disguido increscioso e deplorevole. Avete tutte le ragioni.

WILDE ‑ Suo marito di fronte a Dio, padre dei figli che lei ha messo al mondo,

semplicemente eliminato,  e non a causa di un disguido, caro amico, ma di un colpo di spugna, meditato e proditorio, per cancellarmi dalla mente di tutti coloro che nei secoli passeranno davanti a questa tomba e le daranno almeno un 'occhiata .

BOSSI  ‑ (Lo guarda)    Io veramente, signore, e ve lo devo proprio dire, credo che non abbiate nessun merito, nei suoi confronti,  e non ne avete come padre.

WILDE ‑ D'accordo. Sì, d'accordo. Cancelliamolo pure, quell'uomo: ma non Oscar Wilde. Chiaro?  Lui, ricordatelo, signore, può rimanere accoppiato per sempre al nome di Constance Mary Lloyd.

BOSSI ‑ (Scrolla la testa, si alza)   Vi lascio solo. (Se ne va)

WILDE ‑ Provvederò personalmente a fare aggiungere qui le parole che mancano:

(Passa una mano sulla tomba, come una carezza, e scandisce bene le parole)

"MOGLIE DI OSCAR WILDE"

(Crescono musica e luce. Tutti i personaggi vengono al centro della scena e si compongono in gruppo, per consegnarci una bella immagine  finale.

Si immobilizzano. La musica diventa molto forte.

Nel luogo in cui si trovano e dove noi li salutiamo, ci appaiono radiosi, sorridenti e finalmente riappacificati)

FINE