CONTAGIO
Commedia in 2 atti
di Enzo Ferrara
Personaggi:
Stefano, anarchico
Aldo, comunista
Daniela, liberale
Giovanni, infermiere
INIZIO.
Un grande spazio come un atrio da cui si affacciano 4 porte dalle quali si accede ad altre stanze o si esce. Un tavolo anonimo come da infermeria, delle sedie, ecc.
Voci, trambusto. La porta centrale si apre e un uomo vi viene scaraventato dentro.
Stef.(visibilmente arrabbiato) ... vigliacchi, maledetti, servi dei padroni, aprite questa porta cosa credete di fare io ho i miei diritti, vi denuncio tutti
(gridando come uno slogan da manifestazione)
Ne Dio, ne stato, ne servi ne padroni
Ne Dio, ne stato, ne servi ne padroni
Ne Dio, ne stato, ne servi ne padroni
(inizia a cantare una canzone anarchica)
Da una porta laterale entra Giovanni linfermiere. Il personaggio deve essere la rappresentazione delluomo semplice e alla buona; si pu, per caratterizzarlo meglio, farlo parlare in dialetto)
(Giovanni entra e guarda con approvazione Stefano e quando smette, applaude)
Giov.: Bravo, bravo, bravo. Bella, bella canzone, complimenti. Lha scritta lei? Complimenti! Qual il titolo? Compro subito il disco. Cos un CD?
Ste.: Macch Cd e Cd... questa una canzone anarchica.
Giov.: E non c il CD?
Ste.: Ma cosa importa se c o non c il CD. Non simprigiona in un disco unemozione, un ideale di libert.
Giov.: Peccato! No perch se cera il Cd io lo compravo subito. Io sono un appassionato di musica sacra...
Ste.: Sacra?
Giov.: Volevo dire: popolare... jazz... blues... operistica... rock... ma che caspita di musica ?
Ste.: Questa, musica dello spirito!
Giov.: Aaah! Uno spiritual! E questa una musica che a me mi piace assai.
Ste.: Ma che fai? Mi prendi per il culo?
Giov.: Me ne guarderei bene. Io facevo un apprezzamento.
Ste.: Ma chi sei tu, un secondino?
Giov.: Secondino? Ma perch stiamo in galera? Io sono un infermiere. Mi chiamo Quagliarulo Giovanni, mi potete chiamare Giovanni: infermiere specializzato, 7 livello per lesattezza.
Ste.: E non ti vergogni!
Giov.: Mi vergogno? E perch, mi dovrei vergognare? Ma voi lo sapete quanto ho faticato per avere il 7 livello? Dieci anni: corsi, concorsi, denunce al TAR... una volta mi sono pure incatenato ai cancelli dellospedale.
Ste.: Ed questo lerrore della classe operaia: incatena se stessa quando dovrebbe incatenare i padroni. Ci dovremmo unire e spezzare le catene dellinfamia e della tirannia.
Giov.: Qui vi devo dare ragione. Noi tutti, specialmente quelli del settimo livello, ci dovremmo unire e combattere per avere lottavo livello. Di pi no, per il nono livello ci vuole la laurea.
Ste.: Eccolo qua il rappresentante di una umanit schiavizzata e asservita al potere. Cosa! Cosa possiamo fare per elevarvi al rango di uomini liberi! Perch voi, anche se non lo sapete, non siete uomini liberi.
Giov.: E vero. In questo vi do ragione: io non sono un uomo libero. Ma lo sono stato. Fino a dieci anni fa ero un uomo libero, liberissimo, poi... la disgrazia: mi sono sposato e... finita la libert. Caro signore quando uno si sposa, passa dallo stato di attore a quello di spettatore. Tu non te ne accorgi perch ti sembra che stai continuando la tua storia, e invece no. La tua storia finita. Perch ogni storia ha bisogno come posso dire dellintreccio amoroso. E infatti, come finiscono le storie? Con i due che si sposano. E dopo? Non si sa mai niente. E vissero felici e contenti! Ma chi lha detto? Eppoi di questi tempi, altro che felici e contenti. Comunque voi non vi dovete preoccupare perch io, qui sono nelladempimento del mio dovere delle mie funzioni; quindi se mi lasciate fare il mio lavoro...
Ste.: Quale sarebbe il tuo lavoro?
Giov.: Sono addetto alla cura della vostra persona.
Ste.: Ma io sto bene non ho bisogno di nessuna cura.
Giov.: Questo se permettete lo devono dire i medici e loro hanno detto che voi siete sotto osservazione.
Ste.: Ma osservazione di chi?
Giov.: Ma scusate voi dove vivete? Non lo sapete di questo virus che sta combinando tutta questa epidemia? E un fatto no eclatante, eclatantissimo, mai si visto una cosa del genere. Vi ricordata lasiatica? Quella era una sciocchezza. Questa la peste bubbonica al confronto. E tutto per un coso piccolo, ma cos piccolo che manco si vede. Un virus.
Ste.: Virus? Ma di quale virus stai parlando?
Giov.: Ma voi non li leggete i giornali?
Stef.: I giornali del potere, delle corporazioni, dei mentitori, degli ingannatori del popolo. No grazie. Menzogne per spaventare il popolo e soggiogarlo ancora di pi.
. Giov.: Macch spaventare, Quello, il virus, pericoloso. Ma voi lo sapete quante persone abbiamo ricoverato nellultima settimana? Non ci sono pi posti letto disponibili. Abbiamo messo pazienti nei corridoi, nei magazzini, nelle cucine, nelle astanterie, abbiamo dovuto mettere pazienti anche nella cappella mortuaria; che difatti i parenti si sono lamentati. Credetemi una cosa cos non si mai vista nemmeno ai tempi della spagnola, ve la ricordate la spagnola?
Ste.: Ma che spagnola e spagnola, io sono in perfetta salute.
Giov.: Ma quello non un fatto di salute. Allora non avete capito niente? Questo virus trasmette una malattia che peggio delle malattie fisiche normali, questo virus trasmette la ideologia, le proprie convinzioni, le proprie credenze religiose, politiche insomma: le proprie fissazioni. Per esempio voi siete, solo per esempio ah, non voglio dire che voi siete... per carit, ma ammettiamo solo per esempio che voi siete... anarchico...
Ste.: Ma io sono anarchico!
Giov.: ...per esempio...
Ste.: Ma che esempio e esempio! Io sono ANARCHICO INDIVIDUALISTA! E ne sono orgoglioso!
Giov.: Appunto... voi quando parlate delle vostre idee, mentre parlate trasmettete anche dei bacilli che contagiano le persone che vi ascoltano.
Ste.: Bellissimo, magnifico: potremo diffondere il bacillo della libert, della giustizia, della verit. Fatemi uscire! Tiranni, oppressori, schiavisti!
Ne Dio, ne stato, ne servi ne padroni
Ne Dio, ne stato, ne servi ne padroni
(riprende a cantare la canzone di prima)
Giov.: Zitto! Per carit che quelli sentono Pu essere bellissimo per voi; ma qui c la paralisi... ci sono vescovi che predicano la guerra santa contro gli infedeli cattolici; in parlamento: lopposizione non si oppone alla maggioranza e la maggioranza si oppone a se stessa. Un Imam mussulmano andato a pregare sulla tomba di San Francesco, I lavoratori manifestano contro gli aumenti di stipendio; sta succedendo un casino.
Ste.: Meglio, molto meglio. Solo dal caos pu nascere un nuovo ordine per fare gli uomini liberi. (riprende a cantare la canzone di prima)
Giov.: Oh, Ges, Ges, statevi buono per piacere che se no quelli mi fanno il cazziatone a me... (si mette una mascherina e zittisce Stefano mettendogli la mano sulla bocca)
Ste.: (liberandosi) Ma cosa vorreste cucire la bocca a tutti i liberi pensatori? Quanti chilometri di bavaglio dovrete usare per tappare la bocca a tutti gli uomini; meglio sarebbe per voi eliminarci tutti, distruggerci per non correre il rischio, perch finch avremo un filo daria nei polmoni grideremo la nostra sete di libert.
Giov.: Madonna, qui meglio che io mi metto la mascherina prima che ricoverano anche a me. Adesso vi spiego. Voi adesso siete in osservazione perch devono studiare il vostro virus per isolarlo e trovare il vaccino. Avete capito?
Ste.: Mostruoso! Un vaccino contro la libert di pensiero
Giov.: Mi rimetto la mascherina? Allora non avete capito! Il vaccino per fare in modo che ognuno abbia le sue idee e non quelle che un altro gli trasmette, contro la sua volont. Adesso mi permettete di prendere un po di sangue che devono fare le analisi?
Ste.: Fai quello che devi. La mia non collaborazione ne approvazione, lo faccio solo perch rispetto te che non hai colpa. Tu non sai di essere uno strumento nelle mani dei tiranni. (Si avvicina e gli preleva un po di sangue dal dito con un vetrino).
Giov.: Come disse Ges sulla croce: Signore perdona loro perch non sanno bene quello che stanno facendo. Secondo voi io sarei uno strumento? Che sono una chitarra, un violino, un contrabbasso...
Ste.: Che sciocchezze! E poi smettila di darmi il voi. Chiamami Stefano.
Giov.: Non so se mi posso permettere...
Ste.: Stefano!
Giov.: No, io dicevo...
Ste.: Stefano!
Giov.: Va buo! Stefano. Oh, senti Stefano io adesso vado che porto questo in laboratorio; ma se tu hai bisogno di qualcosa... sigarette... caff, io sto qui fuori, tu basta che mi chiami; se devi telefonare...
Ste.: Ma mi hanno tolto il telefonino.
Giov.: E lo so! Quello se lo possono disinfettare, oppure lo devono distruggere. Perch oramai troppo pieno di bacilli, chiss quante chiacchiere politiche chai fatto. Ma non ti preoccupare, ti posso affittare il mio... basta che non ci fai discorsi politici, allora me lo rovini. Se devi chiamare tua moglie, tuo figlio, tua figlia...
Ste.: Non ho ne moglie, ne figli.
Giov.: la tua ragazza
Ste.: Non ho ragazza.
Giov.: Tua madre, tuo padre
Ste.: Non ho ne padre ne madre.
Giov.: Ah! Eeee... comunque se ti serve di parlare con qualcuno, chiamami. Ciao Stefano, ci vediamo pi tardi, se ti vuoi stendere in quella stanzetta c un lettino. Fai come se fossi a casa tua. Stefano... e non ti preoccupare che qualche giorno... e poi vai a casa dai tuoi... dai tuoi amici.
(esce Giovanni)
(Si apre una porta ed entra una donna: Daniela)
(Rappresenta la tipica donna in affari)
Dan.: ...ma ma potrei almeno sapere quanto tempo dovr stare qui? Io ho lagenda piena. Fatemi parlare col direttore. (gli viene chiusa la porta in faccia) ...ma perch non prendete unaltra persona... il mio tempo denaro, non posso mica stare qui a perdere denaro... (si accorge di Stefano) Buon giorno, anche lei stato sequestrato? Ma si rende conto? Si preleva una persona, e non uno qualunque, ma una che come me continuamente impegnata e la si chiude in unquesto posto... avessero preso un altro, un lavoratore qualunque... un dipendente... che tanto a quello si figuri se gliene frega di stare in ospedale... tanto... tutto pagato, ma a me io se non produco non mi pagano mica. Io me lo devo sudare il mio guadagno...
(Stefano la guarda con un misto di curiosit, sdegno e disprezzo)
Dan.: ... permette: Daniela Santacroce. (gli porge un biglietto da visita che Stefano prende con sufficienza senza guardare) Promotore finanziario della Mediaconsult S.p.a..
(Stefano guardando Daniela negli occhi strappa con volutt il suo biglietto da visita, ne butta i pezzetti in aria e va nella sua stanza)
(Entra Giovanni)
Giov.: Buon giorno signorina...
Dan.: Senta ma si pu sapere dove sono... Chi quel maleducato che andato via? Che posto questo? Perch io sono stata prelevata da un signore molto distinto, che devo dire con molta gentilezza mi ha spiegato che era richiesta una mia consulenza per un affare di stato; ora io mi aspettavo di essere condotta in un ufficio in cui avrei potuto parlare del problema e anche delle mie spettanze. Le mie consulenze sono di altissimo livello e anche, diciamo, carucce. Anche perch il mio Knou how di altissimo livello... e invece mi ha portato in una entrata secondaria... in un posto che non so... sembra uninfermeria di ospedale...
Giov.: Vede... dottoressa... lei dottoressa?
Dan.: Laurea alla normale di Pisa, e alla Massachusetts University, specializzazione alla Bocconi, e alla Luiss
Giov.: Madonna... e come la devo chiamare: dottoressa basta o...
Dan.: Basta, basta. Mi dica dove siamo, per favore.
Giov.: E... qui siamo in un... osservatorio.
Dan.: Astrofisico?
Giov.: Astrofisico? No! Osservatorio nel senso che qui teniamo sotto osservazione le persone e poi i medici dicono quello che si deve fare...
Dan.: Ma allora mi faccia parlare con il primario.
Giov.: E non si pu.
Dan.: Perch?
Giov.: E perch non si pu... che lordine questo: lei se vuole comunicare con qualcuno lo pu fare tramite... me.
Dan.: Lei? Ma lei il portavoce?
Giov.: Portavoce porta..ntino, porto un po tutto. Ma non si deve preoccupare, deve stare qui solo qualche giorno il tempo di fare le analisi e poi va via. Come si dice: toccata e fuga!
Dan.: Alcuni giorni? Ma follia! Io ho un mare di cose da fare... Voglio parlare subito con il responsabile di questo posto, lo esigo, un mio diritto... (Va alla porta e comincia a picchiare) Fatemi uscire, c nessuno...
Giov.: Dottoressa per carit, non faccia cos. Nessuno lha sequestrata e poi un fatto di pubblica utilit... come si dice... un caso di forza maggiore... il virus.
Dan.: Il virus? Quale virus? Ma... cosa centro io con il virus?
Giov.: E... anche quel signore (indicando la stanza in cui c Stefano) qui per questa ragione...
Dan.: Vuol dire che io e... quel... quello li siamo qui per lo stesso motivo?
Giov.: Precisamente. Questo ve lo dico in via confidenzialmente, per carit non dite niente a nessuno che allora mi fate licenziare; un mio collega che sta alla accettazione ha letto della cosa in sala fotocopie... di nascosto. Praticamente si prendono persone che hanno una forte componente ideologica in campi diversi e... si mettono insieme.
Dan.: Insieme... a far che?
Giov.: E... questo non lo abbiamo capito. E un esperimento per trovare una soluzione a questo problema che sta procurando nu sacco e guai a tutti quanti.
Dan.: Ma assurdo, inconcepibile, a parte il fatto che io non ho nessuna forte componente ideologica; io sono una democratica, apolitica, aconfessionale... per dirla in breve a me non me ne frega niente della politica. Io penso solo ai soldi. Punto e basta.
Giov.: Ah: Voi quindi non siete... anarchica come quellaltro? Siete comunista, fascista...
Dan.: Macch fascista, comunista, io sono una liberal!
Giov.: Ah, una liberale?
Dan.: No, LIBERAL!
Giov.: LIBERAL! Ma siete comunque anti... qualcosa.
Dan.: Anti... anti... non amo certo i regimi totalitari, dove non c libera concorrenza, libero mercato; dove lindividuo non pu esprimere la sua voglia di crescere e di produrre. Perch questo limperativo: produrre, produrre, produrre. E poi vendere, vendere, vendere, per cui bisogna consumare, consumare, consumare. Scusi, ma secondo lei, esiste forse unalternativa reale e non demagogica al mercato?
Giov.: Non saprei. Io, per carit... di produrre, io... nel mio piccolo io produrr, produtt... insomma la mia produzione la faccio, non molta... ma vendere... a chi la vendo? Oggi la gente non vuole comprare. Io ho il passeggino di mio figlio, che non uso da 6 anni, ancora nuovissimo, non lo vuole comprare nessuno. Ho messo lannuncio in bacheca allospedale, sul giornalino degli annunci economici, lo detto agli amici, ai parenti: niente. Anche questo un problema.
Dan.: Ma guardi oggi vendere pi facile di quanto non si creda, bisogna avere solo strategia. Perch la vendita una scienza e come tale va affrontata. Se non si vende perch non si sa fare bene il proprio mestiere.
Giov.: Allora io ho sbagliato strategia? Non lo dovevo mettere in bacheca?
Dan.: Adesso io non voglio fare il suo caso personale, ma prendiamo lazione del vendere nella sua esplicazione, quella che gli americani chiamano timeline.
Abbiamo un prodotto ed abbiamo un mercato, giusto?
Giov.: Giusto!
Dan.: Qual il problema?
Giov.: Non lo so. Qual il problema?
Dan.: Fare incontrare il prodotto al suo acquirente. E qui sta la magia della vendita. Perch fare incontrare il prodotto con il suo acquirente come fare incontrare dopo tanta separazione una madre e un figlio, un innamorato ad uninnamorata, un amante al suo amore. E come mettere ordine nel caos, ad ognuno il suo prodotto questa la sintesi della vita.
Giov.:Ma ma dottoressa, ma questa la cosa pi bella che io ho mai sentito. Ad ognuno il suo prodotto, bellissimo. E a me il mio prodotto chi me lo da?
Dan.: Nessuno. Vede nel dualismo: domanda-offerta, il gioco soggetto a regole ben precise. Se una delle due componenti, mettiamo la domanda, sale; laltra componente, lofferta, scende. Bisogna, perci, stare attenti alle oscillazioni di questa altalena e imprimere una spinta che sia conveniente per noi: al ribasso o al rialzo. Chiaro!
Giov.: Cioe per tornare al discorso del prodotto si ricorda ad ognuno il suo prodotto; io, il mio prodotto dove lo trovo?
Dan.: Il prodotto non si trova. Si va a prendere. E lei che lo deve prendere. Va in un supermarket, in uno shopping center, uno store e lo acquisisce.
Gio.: Ma gli devo dire il mio nome? Io vado in questo store e gli dico: Io sono Giovanni Quagliarulo datemi il mio prodotto. E loro me lo acquisiscono!
Dan.: (Lo guarda con sospetto e fa una breve pausa) Ma lei, per caso, mi sta prendendo per il culo?
Gio.: Ma ci mancherebbe dottoressa io chiedevo come fare. Io sono un semplice infermiere, 7 livello non ho la sua preparazione ma non le mancherei di rispetto per carit.
Dan.: Allora guardi, lei faccia il suo lavoro che io faccio il mio.
Giov.: Giusto. Io se lei mi permette, dovrei fare un prelevamento, piccolo piccolo
Dan.: Vada in banca e prelevi quello che vuole.
Giov.: Nooo quant simpatica la dottoressa. Io parlavo del prelevamento di sangue, una goccia appena, per fare le analisi.
Dan.: E se io mi rifiutassi?
Giov.: Ma proprio una goccina che le costa. Non sentir niente una punturina piccolapiccolapiccola. Guardi le faccio vedere. (prende con molta circospezione e delicatezza la mano della donna e la punge su un dito. Poi prende un vetrino e glielo appoggia su.) Ha visto? Ha sentito niente? Comunque dottoressa, quella la sua stanza; se ha bisogno di qualunque cosa mi chiami. Vuole avvisare il suo fidanzato, suo marito, un caff
Dan.: Non ho fidanzato, ne marito, io sono single.
Giov.: Fa bene! Dottoressa se lo lasci dire: meglio single che male accompagnati.
Dan.: Ma io devo fare telefonate di affari, devo spostare o disdire appuntamenti e mi hanno tolto il mio telefonino.
Giov.: Ma a quello ci penso io. Per non lo dica in giro se no mi cacciano. Ho un cellulare a tre bande, penultimo modello; solo perch lei mi sta simpatica glielo faccio per dieci euro.
Dan.: Dieci euro?
Giov.: Al giorno, pi gli scatti. Facciamo noleggio part time.
Dan.: Va bene. Me lo dia. Ecco a lei i 10 euro.
Giov.: (esce dalla tasca un cellulare e glielo da con circospezione) Mi raccomando dottoressa: niente discorsi politici.
(mentre lei componendo un numero di telefono si avvia verso la porta)
Giov.: Ah, dottoressa se mi permette la confidenza: Io la penso come lei. A ciascuno il suo prodotto!
(Esce Daniela ed entra Stefano)
Ste.: Chi quella sporca capitalista?
Giov.: Ma come fai a dire che capitalista Che ce lho aveva scritto in fronte?
Ste.: Peggio. Loro emanano un odore particolare, anzi un lezzo disgustoso, un misto di alterigia e superbia, di disprezzo e odio. Io i capitalisti li sento a naso.
Giov.: Sei come un cane da tartufo, appena ne senti uno, tu subito lo percepisci.
Comunque, si chiama Daniela, a me non mi sembra cos sporca e puzzolente anzi faceva un buon profumo e non era da buttare, e soprattutto, non fidanzata.
Ste.: E allora? Sempre una della razza padrona, la pi spregevole.
Giov.: Stefano, ma tu non puoi mettere la politica in tutto. Guarda che con le donne la politica non attacca. Quella te lo dice il sottoscritto: ci sta.
Ste.: E allora?
Giov.: E allora Stefanino, tu bisogna che ti svegli figlio mio. Quella sola, tu sei solo che ti devo fare il disegnino?
Ste.: Ma va (esce scuotendo la testa)
(Entra un altro personaggio. Si chiama Aldo)
Ald.: (Entra e si guarda attorno. Vede Giovanni e gli si avvicina) Sei tu Giovanni Squaglia guagliarello
Giov.: Quagliarulo! Sono io.
Ald.: Mi hanno detto di presentarmi a te. Sono Aldo Rizzotti. Di cosa si tratta?
Giov.: Non lo so di cosa si tratta?
Ald.: Ue giovanotto non mi vorrai mica prendere per il culo a me?
Giov.: Un altro! Ma perch vi siete fissati che io devo prendere qualcuno per il culo oggi. Questo il terzo. Aldo Rizzotti, io non ti voglio ma non so che cosa vuoi.
Ald.: Tu sei Giovanni Quaglirino
Giov.: Qua glia ru lo!
Ald.: Quagliarulo. Mi hanno detto di presentarmi a te per il test. Di cosa si tratta compagno?
Giov.: Compagno compagno?
Ald.: Non sei un lavoratore come me? Perci sei un compagno.
Giov.: Ho capito. Compagno nel sensoAvanti popolo alla riscossa
Ald.: (Cantando) bandiera rossa trionfer.
Giov.: Ah! A te ti devo presentare laltro cantante; insieme potete fare un duo: Simone e Garfunchel.
Ald: Senti, io ho preso 10 giorni di ferie. Dovevo decidere se fare le piadine alla festa dellUnit o venire qui. Con il segretario della sezione abbiamo fatto unassemblea e allunanimit abbiamo deciso che io venissi qui, dato che si tratta di un fatto di pubblica utilit. Perch noi compagni siamo sempre in prima linea quando si tratta di solidariet.
Giov.: E che vuoi che ti faccio i complimenti? Alla festa dellUnit quanto di davano?
Ald.: Guarda che noi compagni lavoriamo gratis per il partito; non siamo mica come quei vigliacchi e bastardi dei capitalisti fascisti. Noi siamo democratici: Siamo per una societ multi multicosa insomma mi hai capito no?
Giov.: Aldo, nessuno ti pu capire pi di me. Io sono un lavoratore come te. Io, (abbassa la voce) lo dico a voce alta io ho sempre votato a sinistra.
Ald.: Ma perch abbassi la voce?
Giov.: No e che mi venuta un colpo di raucedine e poi non posso parlare di politica con te. Poi ti spiego. Io comunque ti devo prelevare un po di sangue.
Ald.: Guarda per il paese: tutto il sangue che vuoi.
Giov.: Non esageriamo. Mica facciamo una carneficina. (Gli fa il prelievo come agli altri) Aldo, ma tu le piadine le fai bene? Che ci metti? La mozzarella gliela metti?
Ald.: Le piadine non sono mica le pizze.
Giov.: Perch hai qualcosa contro le pizze?
Ald.: Bisogna distinguere. Ci sono le pizze borghesi e le pizze proletarie.
Giov.: Ah si? E quali sono le pizze proletarie?
Ald.: Le pizze al taglio, perch sono uguali per tutti. Nella pizza al taglio non ci sono favoritismi, disparit di trattamento. Quello che mangio io mangi tu.
Giov.: La pizza democratica.
Ald.: Democratica e nello stesso tempo rivoluzionaria. Rivoluzionaria perch ha sancito un principio socialista: la pizza uguale per tutti.
Giov.: Come la legge.
Ald.: Esatto! Perch nella condivisione degli ingredienti che avviene la distribuzione egualitaria e cooperativistica.
Giov.: Si, va be per c sempre qualcuno pi in alto che decide che cosa mettere nella pizza. E allora finisce la democrazia pizzaiola.
Ald.: Forse nelle altre pizzerie ma da noi, i compagni pizzaioli hanno un comitato che decide a maggioranza cosa mettere come condimento.
Giov.: E se non si mettono daccordo?
Ald.: Se non si raggiunge lunanimit si sorteggiano gli ingredienti, che sso funghi, tonno, mascarpone, salame, peperoni, mozzarella
Giov.: Che schifezza di pizza. Aldo meglio che sei venuto qui dai retta a me.
Ald.: Ah, senti se viene un ragazzo un giovane a cercare di me digli che non ci sono non mi conosci
Giov.: E chi questo giovane?
Ald.: Un tipo strano con orecchini da tutte le parti lo riconosci subito insomma tu digli che non mi conosci. Va bene!
Giov.: Chi un parente un amico (laltro lo guarda di traverso) Va buo! (esce)
(entra Daniela)
Dan.: Scusi anche lei qui per il virus?
Ald.: Non saprei io sono qui perch mi ha mandato la segreteria della sezione.
Dan.: La sezione?
Ald.: La sezione People house. Che poi sarebbe: la casa del popolo. I compagni dicono che bisogna aggiornarsi con il linguaggio mah! Io gli avrei conservato il vecchio e glorioso nome: Sezione Piazza rossa. Ma dicevano con la caduta del muro meglio cambiare nome. Ma il cuore resta sempre rosso.
Dan.: Benissimo! Un comunista da un lato e un anarchico dallaltro. Ma cosa centro io con questi io continuo a non capire. Cosa ho a che fare io con questi fossili queste cariatidi della societ? Ah, no no io devo andare via da qui non possibile (bussa alla porta) qualcuno? C qualcuno che mi apre?
Ald.: Senti cara non so cosa sei tu
Dan.: Io per sua norma e regola sono la dottoressa Santacroce, ho due lauree, un master e specializzazioni varie che non le sto a dire perch tanto non capirebbe; perci cominci a darmi del lei.
Ald.: Senti lei tanto per cominciare fossile con la carie lo dici a tuo fratello. Il sottoscritto consigliere comunale ad Albizzate di sopra, eletto con ben 127 voti nella lista del Partito. E poi cos questa storia del virus? A me nessuno ha parlato di questo virus nella segreteria della sezione
Dan.: (continua a bussare sempre pi forte alla porta) Qualcuno mi apra Se entro 20 secondi non mi aprite io comincio a urlare.
Ald.: Questa pazza, pazza, pazza.
Dan.: 12,13,14,15,16,17,18, 19 20! Aaahh! (lancia un urlo)
(esce Stefano)
(I due uomini si avvicinano tentando di calmarla. Daniela li guarda atterrita)
Dan.: Aiutoooo! Mi vogliono violentare!
Stef.: Ma che violentare. Stia calma, nessuno la vuole violentare.
Ald.: Ma questa scema
Dan.: Vi conosco voi di questa specie voi siete quelli che con la scusa della rivoluzione violentate le donne, vi eccitate come bestie col pretesto della lotta di classe e abusate delle donne con quella bandiera rossa che agitate come delle bestie vi sentite tutti dei tori da monta ahhhh! Ma con me vi sbagliate. Io sono cintura nera di Aikido, Kung Fu e Ju Jtsu... (si mette in posa di combattimento) fatevi sotto, avanti
Stef.: Signorina ascolti si calmi, noi io almeno, non voglio violentare nessuno
Ald.: Come sarebbe: io? Perch io la voglio violentare? Ueh! Testun tutti e due.
Stef.: Ha visto? Nessuno la vuole violentare. Stia calma. Dobbiamo stare insieme alcuni giorni perci cerchiamo di comportarci con civilt. Ora ci calmiamo, facciamo un bel respiro e ci presentiamo. Io mi chiamo Stefano.
Ald.: Io mi chiamo Aldo.
Dan.: (Silenzio. Guarda con sospetto i due)
Stef.: Vuoi che ti diamo il tu o vuoi che ti chiamiamo dottoressa?
Dan.: (si rilassa) Daniela.
Ald.: Sentite ragazzi, io ancora non ho capito perch siamo qui.
Stef.: Loro parlano di un virus che c in giro, tu non ne sai niente?
Ald.: No.
Stef.: Questo virus, dicono loro, si trasmette fra le persone quando parlano di politica, di religione. In sostanza, se tu ti metti a parlare della tua idea politica con un fascista quello, il fascista, pu diventare comunista.
Ald.: In primis io con i fascisti non ci parlo; io ai fascisti gli meno e poi non ci credo a queste baggianate. Se cosi fosse perch il giornale del partito non ne ha parlato? Secondo me qui c puzza di imbroglio reazionario e borghese. Loro sono maestri a fare queste cose come stato per la legge truffa e
Dan.: Ma allora cosa centro io? Io non faccio politica. Non sono iscritta a nessun partito, non leggo giornali politici, non faccio niente di politico.
Stef.: Lo credi tu. Forse non te ne rendi conto ma tutto ci che tu fai politico. Magari non nel senso che tu credi sia politico.
Dan.: Lo so cosa vuoi dire. Vuoi dire che quando compro azioni in borsa per conto di clienti o li vendo iofaccio un atto politico.
Stef.: Si!
Dan.: Ma questa una storia che si raccontavano i miei genitori nel 68. Via, stiamo ancora a fare queste menate. Io faccio tutto quello che oggi normale, legale e negli interessi di tutti
Ald.: Vuoi dire: nei tuoi sporchi interessi di capitalista a discapito dei lavoratori.
Dan.: Ahhh! Basta! Basta con questa storia dei lavoratori schiavi, sfruttati, sottomessi ai padroni. Basta! Non se ne pu pi.
Ald.: Basta lo dobbiamo dire noi Bah meglio che io vado via, se no va a finire che qui succede un 48.
(Aldo esce mandando al diavolo Daniela)
(I due restano soli. Daniela cerca di smaltire la rabbia. Stefano in silenzio)
Stef.: (con calma) Non te la prendere. Lui stato allevato a slogan e dottrina.
Dan.: E tu? Tu no?
Stef.: Io ho una sola verit e si chiama: libert. Io sono un anarchico individualista. Io so solo che in pochi hanno molto, in molti hanno poco; ma se i molti che hanno poco prenderanno coscienza, allora saranno cazzi amari per i pochi che hanno molto.
Dan.: Senti io non so che cosa vuol dire poco, molto... io ho quello che mi basta e non ci sto, non ci sto a sentirmi in colpa perch faccio quello che faccio. Ho la mia vita, che non sar entusiasmante ma la sola che ho e la difender con le unghie e i denti la difender!
Stef.: Il Liberismo economico affama e rende schiavi; finche l'egoismo sar radicato come valore indissolubile gli sfruttatori continueranno a dormire sonni tranquilli, le masse continueranno ad essere sfruttate, e le risorse naturali depredate.
Dan.: E allora?
Stef.: Come sarebbe e allora allora bisogna fare prendere coscienza a tutti gli uomini della propria realt. Quanto tempo ancora dovremo attendere per rompere le catene che ci tengono prigionieri in un mondo non libero, non uguale, dove lecito lo sfruttamento degli uomini da parte di uomini?
Dan.: Giusto, quanto tempo dobbiamo ancora aspettare per mettere al rogo preti e padroni che affamano la maggioranza degli abitanti del pianeta
Stef.: Vogliamo un mondo senza sfruttati ne sfruttatori. Un mondo senza recinzioni ne fili spinati dove ci che tuo mio e ci che mio tuo
Dan.: un mondo non inquinato da discariche e cimiteri industriali e consumistici
Stef.: dove non ci sono bisogni artificiosi, dove gli alimenti sono sani e non contaminati
Dan.: dove luomo vive di poesia e di aria sana, e non esiste pi lignoranza e la miseria
Stef.: dove lamore libero e Ma ma ma ti ho contagiato? Allora vero? Ti ho trasmesso il virus tu la pensi come me
Dan.: (Dondola la testa)
Stef.: Ma allora se vero possiamo contagiare tutto il mondo. Lumanit intera libera del giogo dei sfruttatori
Dan.: Ma quanto sei scemo! Ma quanto sei scemo Non ti accorgi nemmeno quando ti si prende in giro.
Stef.: Ma tu hai detto
Dan.: Ma che ho detto? Tutte quelle sciocchezze che ci sono nei vostri librettucoli da 4 soldi, che leggete come se fossero testi sacri. Lascia che ti dica una cosa, anarchico individualista del cazzo: io queste cose li dicevo quando avevo 16 anni, hai capito 16 anni. Allora non conoscevo niente del mondo. Li ho fatti anchio le manifestazioni, le pietre, i bastoni, gli sputi alla polizia, ma avevo, 16 anni! Poi ho visto che il mondo migliore come lo volevate voi a me non piaceva e non mi andava di aspettare che tutta lumanit si svegliasse e facesse la rivoluzione. Io ho fatto la mia rivoluzione e la sto vincendo. Hai capito ANARCHICO COGLIONE!
(Esce lasciando Stefano inebetito)
FINE PRIMO ATTO
ATTO SECONDO
(Giovanni sta sistemando alcune cose. Canticchia)
(Entra Stefano)
Giov.: Ueh, Stefano! Come stai? Hai bisogno di qualcosa?
Stef.: No. Non ho bisogno di niente. Grazie.
Giov.: Ma ci sono problemi?
Stef.: (Silenzio)
Giov.: Stefano, se ci sono problemi ne possiamo parlare. Io sono amico tuo fra amici
Stef.: Amici! Compagni! Fratelli! Ci riempiamo la bocca di queste stronzate. (come citando con enfasi) Dobbiamo essere uniti sentirci fratelli marciare insieme Che stronzate.
Giov.: Stefano. Ce lhai con qualcuno in particolare o
Stef.: No si ce lho con qualcuno
Giov.: Con me?
Stef.: No! Con me! Perch io sono un cretino
Giov.: Eehhh, esagerato. E che sar mai che hai fatto. Ma che hai fatto?
Stef.: Niente! Non ho fatto niente! Va bene!
Giov.: Vabbuo. Non ne vuoi parlare e non ne parliamo. Ah, Stefano, lo sai che oggi io vado via prima, perch oggi lanniversario del mio matrimonio e il compleanno di mio figlio. Pensa che mio figlio nato lo stesso giorno del mio matrimonio perci noi festeggiamo anniversario e compleanno tuttinsieme. Cosi risparmiamo, con una torta facciamo due festeggiamenti, hai capito.
Stef.: (Silenzio)
Giov.: Vabbuo.
(Entra Daniela)
Giov.: Dottoressa! Buon giorno! Come sta? La vedo bene.
Dan.: (Silenzio)
Giov.: (pausa) Abbiamo unaltra chiacchierona. Ah, dottoressa lo sa che oggi il mio anniversario di matrimonio, perch io mi sono sposato esattamente dieci anni fa
E pure mio figlio nato nello stesso giorno, no, no di dieci anni fa no, no; lui nato dopo due anni. Si chiama Gaetano, come mio padre vuole vedere la fotografia?
Dan.: (Silenzio)
Giov.: Ho capito! Va be, io vado in segreteria voi mi raccomando non parlate troppo. (esce)
(Dopo una pausa di silenzio e di ostentata indifferenza i due iniziano a parlare insieme)
Stef.: Daniela ti devo parlare.
Dan.: Dimmi.
Stef.: Ecco non so come iniziare
Dan.: Puoi iniziare citando Baukunin.
Stef.: Visto! Non si pu! Non si pu parlare normalmente con voi.
Dan.: Voi? Chi sarebbero questi voi?
Stef.: Voi, voi voi della classe agiata; voi, i manager con i biglietti da visita, con i cellulari ultimo grido, con i vestiti firmati, le carte di credito internazionali
Dan.: Gi, invece con voi, con i capelli sempre in disordine, con le vostre sciarpe a scacchi, con i vostri slogan di battaglia in rima. Noi, almeno le nostre cose le ostentiamo tranquillamente, voi, invece le nascondete. I vostri cellulari da manovra militare, le carte di credito degli spacci aziendali. Questa la differenza: che noi le mostriamo, mentre voi le nascondete.
Stef.: Io non nascondo niente. Tutto alla luce del sole. Vuoi vedere il mio portafogli (Svuota il portafoglio nel tavolo) ecco guarda vedi: carta di identit, patente, codice fiscale, la foto di (la prende e nascondendola la ripone nel portafogli)
Dan.: La foto di
Stef.: una cosa personale
Dan.: Cos? Ti vergogni a far vedere la foto della tua ragazza?
Stef.: Non la mia ragazza. Non ho tempo per queste cose.
Dan.: Dimenticavo. Tu devi salvare lumanit da se stessa, non hai tempo per lamore. E questo foglio che cos? (lo prende)
Stef.: Dammelo dammelo
Dan.: (Riparandosi dagli assalti di Stefano comincia a leggere evitando di farglielo prendere) A Loredana Mi guardo allo specchio e non mi vedo invisibile a me stesso, come nebbia che tutto avvolge sento la tua presenza e in essa precipito. I tuoi occhi diventano i miei occhi
Stef.: (Riesce a toglierla dalle mani di Daniela)
Dan.: Una poesia! Una poesia damore un anarchico individualista che scrive poesie damore Per chi era per la tua ragazza?
Stef.: Una vecchia storia. Una storia di cui non intendo parlare. Quello di cui ti voglio parlare, invece, questo: (Si guarda con circospezione attorno) Ci stai a scappare da qui?
Dan.: Scappare? E come?
Stef.: Non lo so ma dobbiamo tentare. Tu ci stai o no?
Dan.: Beh bisogna vedere, calcolare i rischi e le possibilit.
Stef.: Che rischi vuoi che ci siano? Non siamo mica in galera. Eppoi voglio vedere cosa mi faranno io appena fuori da qui, far scoppiare uno scandalo
Dan.: Senti se tu vuoi un pubblico processo in cui sentirti tanto Sacco e Vanzetti a me non interessa. A me interessa solo uscire e riprendermi la mia vita.
Stef.: La tua vita. Solo quella esiste per te. Degli altri te ne freghi.
Dan.: E tu? Tu non vuoi riprendere la tua vita, e lo sai perch? Perch la tua una vita insulsa. Tutto il giorno a parlare di giustizia e di uguaglianza, ma poi, quando arrivi a casa, sei solo. Nessuno con cui parlare, nessuno con cui fare lamore o scambiare una carezza, un pensiero.
Stef.: Romanticume, rifiuti di letteratura rosa da sottosviluppati Io sto bene da solo, non ho bisogno di nessuno.
Dan.: E di Loredana?
Stef.: Senti (minaccioso) se tu non la smetti io (La prende per le spalle e la scuote. Si ferma e la guarda negli occhi) io
Dan.: Tu? (i due si guardano negli occhi)
(Entra Aldo)
Ald.: Ehi ragazzi! Ma che fate? E tu Stefano che fai: fraternizzi col nemico?
(I due si scuotono)
Stef.: Ti devo parlare.
Ald.: Cosa c?
Stef.: Anzi, ti dobbiamo parlare.
Ald.: Di che si tratta?
Dan.: Si era pensato a scappare.
Ald.: Come sarebbe: scappare?
Stef.: Sarebbe scappare, andare via, fuggire.
Ald.: Ma non saprei ma poi perch scappare. Glielo diciamo, gli diciamo: egregi signori noi vogliamo andare via ci siamo stufati di stare qui e arrivederci e grazie.
Stef.: Macch arrivederci e grazie Non lo hai ancora capito? Io lho capito adesso, che cretino che sono stato a non accorgermene prima. Noi siamo le cavie di un esperimento genetico!
Ald.: Esperimento genetico? Ma che cosa sarebbe?
Dan.: Mi sembra una esagerazione, dai.
Stef.: Ah si? E allora spiegami perch la stampa non parla di noi? La televisione, la radio, niente!
Ald.: Gi. Neanche il giornale del partito. Appena esco gli scrivo una bella lettera al compagno direttore e gliene dico quattro
Dan.: Ma Giovanni, linfermiere, ha detto che era solo per alcuni giorni
Stef.: Ne sono passati gi tre. Avete visto qualcosa? Qualcuno di noi ha contagiato qualcun altro? No!
Ald.: Ma guarda io a questa storia del contagio non ci ho mai creduto. Secondo loro dopo trentanni di militanza nel partito veniva un uno qualsiasi e mi doveva far cambiare idea. La morte si, il tradimento: mai! Come pensi di agire compagno.
Stef.: Ho un piano. Ma fammi un favore: chiamami Stefano
Ald.: Va bene, se non vuoi essere chiamato compagno, ti chiamo Stefano.
Dan.: Quale sarebbe il piano?
Stef.: Allora, Daniela, tu fai finta di sentirti male, hai mal di pancia, di testa, hai le mestruazioni
Dan.: E perch io?
Ald.: Le mestruazioni chi vuoi che ce li abbia?
Dan.: Puoi fingere tu di avere una colica renale uno svenimento
Stef.: Ascolta, non facciamo ostruzionismo; devi essere tu perch io e Aldo immobilizziamo Giovanni appena lui entra
Dan.: Cosa gli vuoi fare?
Stef.: Ma niente! Lo immobilizziamo lo leghiamo e imbavagliamo e gli prendiamo le chiavi e poi usciamo.
Dan.: Non mi piace. Troppo semplice e troppo violento. Solo in un film di serie B riuscirebbe una cosa del genere.
Stef.: Sentiamo, allora, proponi tu un piano.
Dan.: Non lo so non ci ho pensato
Ald.: Lo blocco io, come facevamo coi crumiri davanti ai cancelli delle fabbriche. Mentre voi lo distraete con una sciocchezza io gli giro attorno e zacchete lo blocco.
Dan.: Ma riuscite a partorire solo gesti violenti? Oggi la persuasione si fa con il linguaggio, con la seduzione. Io ho un master in Ipnosi Comunicativa. Lasciate fare a me. Mi basta averlo davanti per 2 minuti.
Ald.: Ma per piacere hai due lauree e credi ancora a queste cose
Stef.: Non mi sembra il caso di fare giochetti di prestigio.
Dan.: Ma non un giochetto di prestigio, questa una tecnica scientifica. Sempre meglio di pugni e assalti allarma bianca
Stef.: Non sono daccordo. Il tuo piano non mi sembra abbia molte possibilit di riuscita.
Ald.: Mettiamo ai voti! Democraticamente.
Stef.: Ma noi dobbiamo fuggire, non dobbiamo approvare una legge.
Ald.: Allora non se ne fa niente.
Dan.: Tu vuoi democrazia? Allora mettiamo ai voti. Chi vuole votare la mozione Persuasione ipnotica alzi la mano.
(Daniela da sola alza la mano)
Stef.: Sei in minoranza. Votiamo la mia proposta: Diversivo e assalto.
(Solo Stefano alza la mano)
Ald.: Allora si vota la mia di proposta: Placcaggio democratico. Chi vuole stare con me alzi la mano.
(Da solo Aldo alza la mano)
Dan.: E per questo che io non credo nella democrazia rappresentativa.
Ald.: Facciamo al tocco.
Dan.: Com questo tocco?
Ald.: Dimenticavo che lei giocava con le bambole
Stef.: E una specie di pari e dispari in piu persone.
(si mettono in cerchio e tirano, si contano, tocca ad Aldo.)
Ald.: Allora, voi chiamate Giovanni, e con qualche scusa vi mettete a parlare con lui, io arrivo alle spalle e, tacchete lo blocco, tu Stefano gli metti un bavaglio per non farlo gridare e poi lo leghiamo, gli prendiamo le chiavi ed fatta.
Stef.: Bene. Chiamo Giovanni. (Si avvicina alla porta e chiama ad alta voce) GIOVANNI!
(entra Giovanni e si dirige subito verso Aldo e gli si mette davanti)
Giov.: Aldo io ti devo parlare di una cosa importante
(Mentre gli altri cercano ma non trovano lattenzione di Giovanni, Aldo intanto gli comincia a girare attorno per prenderlo alle spalle. Giovanni gira anche lui rendendo la situazione imbarazzante)
Giov.: lo so che tu me lo avevi detto ma io lho fatto perch mi ha fatto pena sono ragazzi, possono sbagliare ma perch non stai fermo? Quello che ti volevo dire ma si pu sapere perch mi giri attorno? ... e che non me la sono sentita di dirgli di no.
Ald.: (Bloccandosi) Ma dire di no a chi?
Giov.: A lui.
Ald.: E venuto?
Giov.: Eh si!
Ald.: E tu tu glieli hai dati?
Giov.: Si duecento euro. Ma che dovevo fare. Mi ha fatto pena stava malissimo
Ald.: Disgraziato, delinquente adesso quello corre a comprarsi altra roba Ma lo sai quanto abbiamo penato io e quella santa di mia moglie per toglierlo dal giro? E scappato dal centro di disintossicazione, andato in carcere per furto per comprarsi la roba e adesso tu (lo afferra per il collo) maledetto
(Gli altri due si precipitano e li dividono)
Giov.: Ma tu sei impazzito ma come si fa dico io come si fa
Stef.: Ma che successo? Che ti piglia
Giov.: (riprendendosi) Niente. Niente. Non successo niente E stata colpa mia gli ho detto che che quelli del partito non non capiscono niente di pizza. E lui si offeso. Aldo, ma io scherzavo. Anche nel partito ci sono pizzaioli bravi. Non dicevo sul serio.
Stef.: Ma ma mai possibile per una sciocchezza simile lo aggredisci a quel modo? Aldo ma sei impazzito?
(Aldo visibilmente turbato si allontana e si chiude nella sua stanza)
Stef.: Ma Aldo, Aldo ma come te ne vai?
Giov.: Lascialo stare. E un po nervoso
Stef.: (guardando Daniela a bassa voce) E adesso?
Giov.: Allora ragazzi io vado a portare questo in astanteria, perch poi devo andare via che oggi lanniversario Ah, ma gi ve lo avevo detto. (esce)
(I due rimasti in silenzio si guardano)
Dan.: Che si fa? Si attua laltro piano?
Stef.: Il mio. Tu fai finta di sentirti male io lo chiamo e appena lui si avvicina a te io con questo (mostra un tubo che aveva nascosto addosso) lo colpisco e gli prendiamo le chiavi
Dan.: Ma con quel coso rischi di spaccargli la testa; sei pazzo?
Stef.: Non picchier forte stai tranquilla
Dan.: Questa storia non mi piace.
Stef.: Allora far tutto io. Tu mettiti la in vista io far tutto io.
(Stefano fa sedere Daniela su una sedia quasi forzandola, lui si mette il bastone dietro la schiena e bussa alla porta)
Stef.: (a voce alta) Giovanni, Giovanni presto C uno che si sente male presto
(Giovanni entra da unaltra porta e si avvicina alle spalle di Stefano che continua a gridare.)
Giov.: Stefano! Sto qua. Che c che successo? Chi si sente male?
Stef.: (Stefano si volta e tenta di nascondere il bastone che ha in mano. Vorrebbe indicare Daniela ma vedendo che la ragazza ha un atteggiamento di non partecipazione) Io io mi sento male.
Giov.: Che chai? Vieni siediti dammi stu bastone che ci fai con questo bastone in mano dammelo, te lo conservo io. Che ti senti? Chiamo il dottore?
Stef.: No, no! Non niente di grave un giramento di testa
Giov.: Ma quella la malattia! Stefano tu, con la malattia che chai non ti devi innervosire, che poi ti senti male. La pressione aumenta e tu con il problema che hai nelle arterie, pu succedere che ti viene un infarto tu devi capire che sei a rischio.
Stef.: Ma ma come come sai della mia malattia
Giov.: Come sarebbe: come lo so? Abbiamo la tua cartella clinica. Stefano la tua non una brutta malattia, per bisogna essere cauti. Adesso ti faccio una iniezione e ti passa tutto.
Stef.: No, non voglio nessuna iniezione! Sto bene mi passato tutto.
Giov.: Sei sicuro? Mi posso fidare?
Stef.: Si, si.
Giov.: Allora io vado. Ah, dimenticavo il tuo bastone. Tieni!
Dan.: (avvicinandosi ai due) Che succede?
Giov.: No, niente. Stefano ha avuto un piccolo giramento di testa, niente di grave; deve essere la tensione. Tutto a posto? Allora io vado no perch stasera il mio annivers Ah, gi ve lho detto. (esce)
(Daniela guarda Stefano con aria interrogativa)
Dan.: Si pu sapere che cosa sta succedendo?
Stef.: Niente! Non sta succedendo niente! (esce)
Dan.: Ma Stefano che fai? (pausa) E questi, sarebbero i rivoluzionari! Ma roba da pazzi. Questi parlano, parlano, ma la rivoluzione non la faranno mai. E ora?
(Daniela cerca, muovendosi nervosamente, una soluzione. Poi prende una decisione)
(Chiama Giovanni bussando alla porta. Giovanni entra)
Giov.: Mi dica dottoressa? Ha bisogno di qualcosa?
(In tutta la scena Daniela avr un atteggiamento come di ammaliatrice, parler lentamente muovendo le mani in maniera seducente e simbolica)
Dan.: Giovanni, ma perch mi chiami dottoressa. Siamo tu ed io persone, con uguale dignit e condizione esistenziale. Insieme, anche se separati, peregriniamo nel mondo alla ricerca del significante della nostra vita. Chiamami Daniela e dammi il tu, ti prego.
Giov.: Dottoressa Daniela grazie. Ti ringrazio per sono confuso Vabbuo! Danie che ti serve?
Dan.: Niente. Volevo solo parlare con qualcuno. Tu sei una persona di esperienza conosci perci, gli uomini, le donne, sai quali sono i desideri, le ansie e i problemi che si agitano dentro ognuno di noi. Dimmi, tu, ti senti affine a me, senti questo legame che ci unisce
Giov.: (confuso per quello che sembra un approccio di tipo sentimentale, risponde con una mimica simile a quella usata da Daniela) Daniela oggi lanniversario e compleanno del nostro matrimonio cio lanniversario di mio figlio e il compleanno del mio matrimonio mi sono confuso in realt tutto al contrario Scusa Daniela, possiamo cominciare tutto daccapo.
Dan.: Vuoi che cominciamo dalla tua infanzia? Fin dove vanno i tuoi ricordi? Rammenti quando avevi due anni?
Giov.: Addirittura quando avevo due anni. Ma io a malapena mi ricordo quando avevo dieci anni.
Dan.: Cosa ricordi di quando avevi dieci anni. Concentrati. Tu in questo momento hai dieci anni, sei a casa e ti guardi intorno, cosa vedi.
Giov.: (come se fosse in stato ipnotico) Vedo vedo mia madre
Dan.: Bene, tua madre stata importante nella tua vita, va bene. Cosa sta facendo tua madre?
Giov.: Sta cantando.
Dan.: Bene, e cosa sta cantando?
Giov.: (cantilenando sulle note di Reginella) Ti si fatta na veste scullata, nu cappiello co e nastri e cu e rose
Dan.: Bene continua
Giov.: stivi miezzo a tre o quattro e non mi ricordo pi le parole stivi miezzo a tre o quattro
Dan.: sciantose
Giov.: sciantose
Dan.: e parlavi o francese accussi
Giov.: e parlavi o francese accussi fui lautru ieri che taggiu ncuntrata, fu lautru ieri a Toledo gnorsi
Giov./Dan.: (cantando insieme) Taggiu vulutu bene a te, tu mha vulutu bene a me, mo nun camammu chiu, ma e vote tu distrattamente pienze a me
(Daniela viene presa dalla musica e come se fosse lei ad essere stata ipnotizzata si lascia prendere la mano da Giovanni che sulle note della canzone la trascina ad un ballo. E mentre la musica cresce i due si mettono a ballare mentre le luci si attenuano fino al buio).
(in scena Aldo e Stefano)
(Sono in silenzio, palpabile il loro disagio dopo i fatti accaduti che hanno messo in luce i loro problemi personali)
(Aldo ha perso la sua sicurezza di comunista militante. E visibilmente abbattuto)
(Stefano irrequieto. Avverte il desiderio di esplodere; sente che qualcosa sta cambiando in lui. Passeggia nervosamente avanti e indietro)
Ald.: Ti vuoi fermare che mi stai facendo innervosire anche a me.
Stef.: Non sono nervoso.
Ald.: No? Comunque lo sembri.
Stef.: (silenzio. Fa ancora due volte avanti e indietro nella stanza, si ferma.)
Ald.: Cos che ti rode?
Stef.: E a te?
Ald.: Affari miei.
Stef.: E i miei? Ti interessano?
Ald.: (silenzio)
Stef.: Devo uscire da qui. Ho bisogno di aria tu no?
Ald.: Ma per me figurati. Qui o al lavoro, non e che cambia molto.
(entra Daniela. Non ha pi latteggiamento distaccato di prima. Qualcosa cambiato in lei.
Dan.: Ragazzi una buona notizia: domani si va via!
Ald.: Domani? Perch?
Dan.: Come: perch? Non sei contento?
Ald.: (poco convinto) Si.
Dan.: Questo si che entusiasmo. E tu Stefano?
Stef.: Perch domani? Unaltra giornata stupida da passare qui.
Dan.: Almeno sappiamo che domani non ci saremo. Tu cosa farai?
Stef.: Io?
Dan.: Si tu!
Stef.: Non so forse mi ubriacher.
Dan.: E tu, Aldo?
Ald.: Io? Mi piacerebbe anche a me ubriacarmi, ma sono astemio.
Dan.: Ragazzi, ma cosa vi prende sembrate appena usciti da un funerale. Animo! La vita continua!
Ald.: Purtroppo.
Dan.: Non capisco. Ieri eravate disposti a tutto pur di andarvene e adesso, fate quelle facce.
Stef.: Ma la vuoi smettere di parlare. Cosa ci vuoi vendere? Coshai da propinarci? Che prodotto ci vuoi imbonire?
Dan.: (pacata) Stefano non c ragione che tu mi tratti cos. Volevo solo essere gentile.
Ald.: Non te la prendere. E nervoso.
Stef.: Non sono nervoso, sono incazzato, e sono incazzato perch sono incazzato, perch non vorrei essere incazzato e invece lo sono.
Ald.: Mi sembra chiaro.
Dan.: Io invece ho capito. Prova a rilassarti, (gli si avvicina) rilassati Stefano, (suadente) rilassati.
Stef.: Non voglio rilassarmi, voglio esplodere, voglio mandare al diavolo tutti: quei maledetti che mi hanno rinchiuso qui; i profeti che ci hanno indicato la via e poi se ne sono andati senza spiegarci perch; al diavolo tutti gli imbonitori di verit assolute che conoscono a menadito la mappa della felicit. Voglio mandare allinferno chi mi ha lasciato solo, chi ha preso la mia vita e la messa in un posteggio e li lha lasciata vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo.
(Alla fine dello sfogo Stefano si lascia andare in singhiozzi)
(Daniela che lo ha seguito con partecipazione quasi materna gli si avvicina e amorevolmente lo abbraccia)
La luce si abbassa fino al buio.
(Aldo entra in scena e si mette a leggere il giornale)
(Entra Giovanni)
Giov.: Aldo, ti devo parlare.
Ald.: (non risponde e continua a leggere il giornale)
Giov.: Aldo, c di la il ragazzo. Lo so che per te non piacevole parlarci ma sempre tuo figlio
Ald.: (lanciandogli una brutta occhiata)
Giov.: Che vogliamo fare? Lo vogliamo buttare, lo vogliamo lasciare solo stu guaglione? Io adesso non voglio sindacare, per carit, ma se certi ragazzi prendono certe strade, la colpa un po e anche nostra. Guarda che io parlo anche per me, che sono padre anchio Io lo capisco uno deve lavorare per mandare avanti la famiglia, e senza volerlo, trascura un po i figli poi anche la societ non aiuta questa societ cos cos accussi strunza. Tuo figlio la personificazione di questa societ. Guarda io te lo dico come la penso: per me questa societ fa schifo. Aldo io se avessi la possibilit, io farei saltare tutto allaria. Bombe dappertutto metterei. E questo te lo dico a prescindere da questo virus e mmerda, che dicono ci sia in giro. Tuo figlio come si chiama?
Ald.: Saverio.
Giov.: Saverio il risultato di questa societ e cos, come non si aggiusta questa societ, non si aggiusta tuo figlio. Bisogna guardare in faccia la realt io sono per togliersi il dente quando cariato. Un bel colpo e via. Aldo mi vuoi ascoltare: tu adesso prendi questo berretto che tuo figlio se scordato allingresso e glielo porti, lui gi nella tua stanza che ti aspetta Io ti sto mettendo qui il suo berretto decidi tu se glielo vuoi dare o non glielo vuoi dare. Decidi con calma. Io adesso vado di la e mi metto tranquillo.
(Giovanni esce)
(Aldo lentamente si alza si avvicina al tavolo, guarda il berretto, lo prende e si accorge che sotto c un coltello. Prende le due cose e si avvia verso la porta)
BUIO
(Le luci si riaccendo lentamente per mettere in scena Stefano e Daniela)
Stef.: Mi hanno detto che fra unora possiamo andarcene.
Dan.: Sarai contento?
Stef.: Sai, questi giorni che ho trascorso qui mi hanno fatto riflettere.
Dan.: Su cosa?
Stef.: Un po su tutto; sulla vita e sul senso che noi diamo ad essa. Per esempio sui sentimenti. Ho sempre pensato, sempre da quando avevo 18 anni quando cominciai a fare politica, pensavo che limpegno politico, la lotta facesse parte di me, come un cromosoma, che fosse nel mio DNA, e che mai sarei riuscito a concepire la vita senza tutto questo.
Dan.: E ora?
Stef.: Ora penso che mi sbagliavo. Il mondo va verso il suo destino, lumanit percorre la sua strada e non puoi fare niente per cambiarla. Io, piccolo uomo, non posso fare niente per modificarne il percorso. Posso per cercare la mia felicit e dividerla con chi mi vicino.
Dan.: Stai diventando umano.
Stef.: Si. Mi voglio tuffare in questa umanit senza farmi domande, senza teorizzare impossibili utopie. Voglio vivere.
Dan.: Mi piacerebbe condividere con te questa scoperta.
Stef.: Ti ricordi quella poesia? Quella per cui mi hai preso in giro? Beh, ho telefonato a quella ragazza Loredana. Gli ho chiesto di vederci e lei ha detto di si, e, se lei mi accetta sono anche disposto a perderla la mia libert.
Dan.: (turbata, incollerita) Bene. Finalmente hai svelato il tuo volto: egoista e pusillanime. Non hai rispetto per chi ti sta vicino. Le persone che ti vogliono bene
Stef.: Ma che dici proprio tu mi fai questi discorsi tu che mi prendevi in giro
Dan.: Tu e quelli come te non hanno mai capito niente. Guardate gli altri, quelli oltre la barricata e vedete solo i simboli del vostro odio. Non riuscite a mettere a fuoco, le paure, le angosce, il terrore di sentirsi inadeguati di fronte alle sfide che, loro, gli odiati, ogni giorno sono costretti ad affrontare. Banali! Siete banali!
Stef.: Ne ho abbastanza di discorsi, di proclami, di dibattiti. Sono stanco. Io voglio una mano da stringere, un corpo da abbracciare, una lacrima da asciugare; voglio cose e non parole.
Dan.: E io? Non sono una cosa io ti posso offrire carezze per le tua fronte, baci per le tue lacrime, sorrisi per le tue collere
Stef.: Smettila mi metti in imbarazzo io non provo niente per te
Dan.: Perch ti ho combattuto, ma ora non pi; voglio stare al tuo fianco, lottare con te: Ti sembrer strano ma io sento che tu hai bisogno di me. Voglio essere la tua certezza
Stef.: Come sei cambiata. Ma ti sbagli io non ho bisogno di te ne di nessun altro: Ho commesso anchio lerrore di credermi utile agli altri: io il possessore della verit e gli altri poveri stupidi da guidare verso le mie sciocche certezze. La libert, luguaglianza
Dan.: Non sono sciocche certezze, sono la nostra stella polare, i nostri punti cardinali. Stefano io e tu, insieme, fianco a fianco possiamo raggiungerle.
( Daniela si aggrappa a Stefano)
Stef.: Daniela non questo quello che voglio lasciami
Dan.: Ti prego insieme
(Stefano si divincola dallabbraccio di Daniela e la butta per terra)
(Daniela furente prende il bastone che Stefano voleva usare prima per Giovanni e si scaglia su di lui colpendolo. Stefano giace a terra, ma Daniela piena di rabbia lo colpisce ancora. La musica sottolineer i colpi mentre la luce si attenua fino al buio)
Il buio sar accompagnato da una musica intensa e drammatica.
Le luci si accenderanno lentamente per illuminare Daniela e Aldo che sono ammanettati. Con alterigia e sfrontatezza essi si proporranno al pubblico. Hanno in mano un foglio di carta da cui leggeranno:
Aldo
Ieri, alle ore 12 un nucleo armato della costituita cellula anarco-comunista Lotta per la rivoluzione permanente ha giustiziato i traditori Stefano Grandini esponente di terzo livello della componente Anarchico individualista e Saverio Rizzotti, parassita della societ; colpevoli di aver tradito le aspettative della loro parte politica, abbracciando con spirito corrotto e antidemocratico lideologia borghese imperialista. La classe dominante, rappresentata dal WTO, dallONU, e dalle oligarchie petrolifere terzomondiste, si sono coalizzate per contrastare la lotta di classe dei movimenti antiglobalizzazione. Fin dalla loro nascita a Seattle e proseguendo per Genova e poi fino a Porto Allegre il popolo dei manifestanti pacifisti e democratici ha portato listanza primaria di sovvertire le condizioni di vita della popolazione ampiamente al di sotto dei livelli di sussistenza. Una iniqua e indegna scala di valori aveva assegnato ai sentimenti una collocazione marginale e antistorica.
Daniela
Leliminazione dei soggetti: Stefano Grandini e Saverio Rizzotti, ha rimesso ai primi posti della scala umana lamore, storicamente riservato alle classi benestanti. Il proletariato rivendica il diritto al sentimento, inteso come espressione del senso della vita e nutrimento dello spirito.
La nostra azione rivoluzionaria vuole sovvertire i cardini della dinamica borghese che assegna titoli di nobilt ai moti dellanima e di materialit ai bisogni primari. Noi combattiamo tale dicotomia e ne ribaltiamo i valori. Il marxismo ha storicamente privilegiato la ripartizione dei mezzi di sussistenza nelle societ industriali attraverso un meccanismo di divisione paritario e omologante. Una evoluzione di tale teoria ha ragion dessere oggi nel quadro di una decadenza delle su menzionate societ. Questa evoluzione assegna ai dirigenti, non pi classe dominante, il compito di ugualmente distribuire a tutti: sentimenti, moti dellanima, affetti, passioni, ed altro in quanto pertinenza del cuore.
BUIO
Luce su Giovanni che chiama al telefonino.
Giov.: Pronto pronto Mari io smonto fra un ora ti devo portare qualcosa? Il pane fresco, un po di sedano? E dove lo trovo stu sedano Mari e va buo! Compriamo il sedano. E Gaetanino che fa? Sta giocando? Passamelo che lo voglio salutare Ueh! Gaetanino, bello di pap che fai? Stai giocando? E come giochi? Con il fucile a raggi laser che ti ho regalato? Bravo a pap. E con chi stai giocando? Da solo? E va buo, mo viene pap e ti insegna come si fa. Facciamo la guerra ti piace quando facciamo la guerra e spariamo a tutti i cattivi si bello di pap spariamo a tutti i negri quelli brutti tatatatatatata e poi spariamo a tutti i tuoi compagni di scuola cattivi.tatatatatatatata. Si bello di pap ammazziamo a tutti quelli che non ti piacciono, al tuo compagnetto quello come si chiama Abdul, a quellaltro Mohamed tatatatatatata. Si contento bello di pap, ammazziamo a tutti. Tatatatatatatata. Sei contento?
Crepitio di mitragliatrice.
FINE
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