Convivenze

CONVIVENZE

Commedia in due atti di Mirko Di Martino

Personaggi:

ALBERTO

NAN

MAX

SAMPEI

SILVIA

GENNI

ERICA

LAURA

Tutti giovani di et intorno ai venticinque anni. Genni e Alberto hanno qualche anno in pi, Silvia e Laura qualcuno in meno.

Scene:

Due stanze: la prima a sinistra la cucina dellappartamento di Alberto, la seconda la camera da letto di Silvia, in un altro appartamento al piano di sotto dello stesso palazzo.

La prima stanza arredata con mobili antichi: a sinistra c la porta della camera da letto, sul fondo ci sono la porta del bagno e la porta dingresso. Larredamento consiste in un divano, con un tappeto ai suoi piedi, un tavolo con sopra un centrino e una coppa dargento, un cucinotto con cassetti vari, una credenza piena di piatti e bicchieri, un comodino e, su di esso, la foto della nonna di Alberto, illuminata da una candela, e un telefono. Questa stanza deve trasmettere un senso di noia e tristezza, con gli oggetti ordinati maniacalmente per conservare la memoria di chi ci abitava, proprio come quelle case-museo degli uomini illustri che si trovano un po dappertutto.

Laltra stanza, invece, che abitata da studentesse, deve trasmettere una sensazione opposta a quella della prima. ravvivata da piccole cose come posters, pupazzi, ecc. Ci sono due letti, due armadi, una scrivania e un telefono su un comodino. Sul fondo c la porta della camera che d sul corridoio. Sulla destra c un balcone che d su un piccolo terrazzo visibile al pubblico.

PRIMO ATTO

Allalzarsi del sipario la prima stanza illuminata, laltra al buio. Alberto in cucina, in piedi: passeggia e ripete ad alta voce ci che sta imparando. Sul tavolo ci sono un libro aperto e vari fogli di appunti.

ALBERTO - allora, le tonsille: le tonsille sono organi linfoepiteliali... s... costituiti da introflessioni della mucosa faringea... Hanno funzione difensiva e sono situate al livello della faringe... Le introflessioni, chiamate anche cripte, che sono profonde pochi millimetri, sono circondate da un accumulo di elementi linfatici, linfociti e plasmacellule. Tra le cripte e al di sotto di esse si trovano i... si trovano i... Che si trova al di sotto di esse? Boh... (Va a controllare sul libro ma non fa in tempo a verificare perch squilla il telefono e va a rispondere) Pronto? Ciao, mamma... S, stavo studiando... Abbastanza bene... No, no... Le tonsille... S, sono un po preoccupato, per ho ancora tutta la notte per studiare... No, non mi manca molto, per devo ancora fissare bene alcuni concetti... No, mamma, te lho gi detto, non puoi parlarci tu con il professore No, mamma, non insistere. Ogni volta la stessa storia Lo so che a scuola ci parlavi sempre, ma qui non siamo pi a scuola. Sono anni ormai che non sto pi a scuola, renditene conto E dai, non ti offendere, adesso Ma no, dicevo cos... S, s, non ti preoccupare... Fernando? No, non ancora arrivato... S, doveva venire oggi... Non lo so, forse verr domani... Gli dir tutto, s... s, s, me lo ricordo quello che gli devo dire... No, non c bisogno che gli parli tu... Ma non vero che voglio lasciarti fuori dalla mia vita, che posso farlo da solo Ma no, non devi credere che No, mamma, non dire cos, perch non che... E va bene, gli parlerai per telefono. Comunque sembra un ragazzo tranquillo, serio, non ci saranno problemi (Suona il campanello della porta) il campanello, forse lui... Mi richiami pi tardi, daccordo. Ciao. (Riattacca e va ad aprire) Ah, sei tu, ciao. Ti aspettavo. Entra.

NAN - (entra con difficolt, reggendo uno scatolone e un borsone che poi posa a terra) Ciao... uff ma perch gli ascensori sono sempre rotti ogni volta che ho dei pacchi da portare su? Sembra che aspettano me per rompersi.

ALBERTO - stata dura?

NAN - dura? Mi sono fatto sei rampe di scale con otto quintali di roba addosso. Per i prossimi venti anni non sposter nemmeno un pacchetto di sigarette.

ALBERTO - qui in casa non si fuma. La portiamo di l questa roba? Ti do una mano.

NAN - s, subito. Tu porta lo scatolone, io prendo il borsone (Alberto prende lo scatolone e lo porta nella stanza. Nan si sdraia sul divano)

ALBERTO - (rientrando) Uff pesante, eh? E il borsone?

NAN - s, anche quello mio, grazie. (Alberto prende il borsone e lo porta nella stanza. Nan mette i piedi sul divano)

ALBERTO - (rientrando) Te ne sei portata un bel po di roba... ehi, attento! Le scarpe!

NAN - le scarpe? Beh? Coshanno le mie scarpe?

ALBERTO - le hai messe sul divano. Mettile gi, per favore, si sporca.

NAN - ah, s, scusami. che sono distrutto. Ho anche dormito poco, questa notte. Sai, lultima festa nella vecchia casa prima di trasferirsi... Che sonno. (sbadiglia) Avevo chiesto ad un mio amico di venire ad aiutarmi a portare la roba, ma non si fatto vedere. (si toglie il cappotto e lo butta sul divano)

ALBERTO - capita senti, Fernando...

NAN - chiamami Nan.

ALBERTO - Nan?

NAN - s, un diminutivo di Fernando. Mi chiamano tutti cos.

ALBERTO - daccordo. Senti, Nan, dovrei dirti...

NAN - il tuo nome invece Roberto, vero?

ALBERTO - Alberto.

NAN - ah, s, Alberto, giusto Ah, mamma mia mamma mia, che stanchezza

ALBERTO - senti, Nan, prima che cominci a sistemarti dovrei dirti alcune cose molto importanti. Allora, innanzitutto devi avere molta attenzione per questa casa perch, vedi, qui ci abitava mia nonna.

NAN - (distrattamente) Davvero? E ora dov?

ALBERTO - beh... ora di sicuro in un posto molto migliore di questo, pieno di pace e di tranquillit.

NAN - (c. s) Che bello. E dove?

ALBERTO - come, dove? Beh... ecco... io intendevo dire che mia nonna ... deceduta.

NAN - ah! Mi dispiace. Scusami. Cio, non avevo capito che volessi dire che... cio che fosse... dicendo che cio...

ALBERTO - non importa.

NAN - e da quanto tempo che...?

ALBERTO - da pi di un anno. A un certo momento il cuore non le ha retto pi.

NAN - anche a mia nonna successe cos.

ALBERTO - accaduto in maniera dei tutto inaspettata.

NAN - mica tanto. Era alcolizzata e pesava 150 chili.

ALBERTO - eh, s, ma il Signore ti chiama a s quando meno te laspetti.

NAN - ma se aveva avuto gi tre infarti!

ALBERTO - ma no, era sempre stata benissimo in salute.

NAN - mia nonna?

ALBERTO - no, la mia.

NAN - ma io parlavo di mia nonna.

ALBERTO - era una gran donna.

NAN - mia nonna? La conoscevi?

ALBERTO - no, no, sto parlando di mia nonna.

NAN - infatti mi sembrava strano che conoscessi mia nonna.

ALBERTO - le volevi molto bene?

NAN - a tua nonna?

ALBERTO - no, alla tua.

NAN - ah, alla mia insomma, mica tanto. Quanti anni aveva quando morta?

ALBERTO - non lo so, non la conoscevo.

NAN - non conoscevi tua nonna?

ALBERTO - no, non conoscevo la tua.

NAN - e perch avresti dovuto conoscerla?

ALBERTO - per nessun motivo, ma tu mi hai chiesto quanti anni aveva quando morta.

NAN - s, ma mi riferivo a tua nonna! Era giovane, tua nonna?

ALBERTO - abbastanza. Aveva ottantatr anni.

NAN - giovanissima.

ALBERTO - eccola qua mia nonna. (prende la foto) Nel pieno del suo vigore, proprio poco prima che ci lasciasse. Povera nonna. (pausa) Scusami, ma ripensare a lei mi fa diventare sempre molto triste.

NAN - (sempre pi assonnato) Eh, s. Le nonne fanno questo effetto.

ALBERTO - le ero molto affezionato. Dopo che lei dopo che lei ci ha lasciati questa casa non stata pi la stessa. rimasta vuota, troppo vuota, ed per questo che la mia famiglia ha deciso che potevo abitarci io per studiare e che potevo affittarla ad un altro studente. Tu sei il primo che viene ad abitare qui. Veramente eravamo molto indecisi se affittarla o no, perch capisci? un estraneo, non sai mai chi ti metti in casa. Senza offesa per te, naturalmente, anzi, sono contento che sia stato tu il primo a venire qui. E poi stata Silvia a farmi il tuo nome, mi ha detto che sei una persona seria, a posto. Ma a che serviva tenerla chiusa? Questa casa deve ricominciare a vivere. Con questo non voglio dire di voler cancellare il ricordo di mia nonna, anzi, proprio per questo che devi fare la massima attenzione: la casa devi conservarla cos com. Quello che c qui in cucina quasi tutta roba sua, e anche in camera da letto. Vieni di l, che ti faccio vedere alcune cose. (Alberto va in camera, ma poich Nan, che si appisolato, non lo ha seguito, rientra) Nan? Nan!

NAN - (c. s) proprio vero.

ALBERTO - ...per la casa

NAN - eh? Che c?

ALBERTO - dormivi? Non mi hai ascoltato?

NAN - s, s... la casa... tua nonna... s...

ALBERTO - scusa, lo so che sei stanco, ma dovresti venire di l un momento, che devo farti vedere delle cose.

NAN - ah, s, vengo. (Entrano in camera)

Camera di Silvia e Erica. Silvia seduta alla scrivania ed rivolta verso Genni, che invece seduta sul letto di Silvia e ha in mano una gonna che osserva attentamente, da vicino.

GENNI - non lo trovo. Dov?

SILVIA - l, guarda bene quando ha detto che si sarebbe trasferito?

GENNI - oggi.

SILVIA - volevo dire a che ora.

GENNI - non lo so. Oggi. E poi perch lo chiedi a me? Sei tu che hai fatto tutto.

SILVIA - sono quasi le otto. Dovrebbe essere gi arrivato, se no poi diventa tardi.

GENNI - lo sai che Nan non sa nemmeno cosa significa la parola tardi non riesco a trovarlo. Si pu sapere dov?

SILVIA - qui. (le mostra un punto sulla gonna) Vedi?

GENNI - mmm S, beh, questo proprio un taglio.

SILVIA - te lho detto, devo aver acchiappato con la gonna in qualche cosa: una puntina, un ferro sporgente

GENNI - un paio di forbici.

SILVIA - dici?

GENNI - mi sembra evidente che questo un taglio, non uno strappo. piccolo, daccordo, ma qui stato tagliato.

SILVIA - pensi che sia stata lei?

GENNI - no, Babbo Natale. venuto gi dal camino che non abbiamo, ha preso un paio di forbici di marzapane, e zac zac zac.

SILVIA - allora anche il buco sulla maglia me lo ha fatto lei?

GENNI - te lo dissi anche allora che quello era un taglio, ma tu niente. I vestiti non devi pi lasciarli in giro per la stanza.

SILVIA - ma dove li metto?

GENNI - potresti indossarli tutti insieme, per esempio, oppure potresti fare unaltra cosa, che per molto pi complessa e insolita: potresti metterli nel tuo armadio e chiudere a chiave.

SILVIA - ma non abbiamo le prove che sia lei.

GENNI - prove? Dove siamo, in un telefilm del maresciallo Rocca? Qui in casa siamo in tre: tu e io possiamo escluderci. Non resta che lei, che oltretutto ne capacissima.

SILVIA - ma perch fa cos? Che le ho fatto?

GENNI - vedi, io ci ho pensato molto e alla fine sono arrivata a questa conclusione: pazza.

SILVIA - (ridendo) Ma dai, smettila... (seria) Dici sul serio?

GENNI - guarda che quella fortunata che hanno chiuso i manicomi, se no gliela trovavo io una bella stanza singola, accogliente, con tutte le pareti imbottite, cos non sente niente e nessuno la disturba, visto che le d fastidio tutto. Per la colpa anche tua, scusa: perch con me non si mai permessa di farmi un dispetto di questo tipo?

SILVIA - ti ha messo lacqua nel latte.

GENNI - va beh, non la stessa cosa.

SILVIA - ti ha macchiato le scarpe con la candeggina.

GENNI - s, ma non la stessa

SILVIA - ti ha messo lacetone nello shampoo!

GENNI - va bene, va bene, basta! Li fa anche a me i dispetti, vero, ma io so farla stare al suo posto. Tu invece no, sempre l a sorridere, a chiederle scusa ma tira fuori gli artigli, una buona volta!

SILVIA - chiuder larmadio a chiave, hai ragione.

GENNI - e non dare sempre ragione a tutti. Fai sempre cos. Ce le hai le tue idee diverse dagli altri, no? E allora dille.

SILVIA - hai ragione.

GENNI - vedi? Mi hai dato di nuovo ragione.

SILVIA - ma come faccio a dirti che hai ragione a dire che do sempre ragione a tutti se non ti dico che hai ragione? (Entra Erica. Silenzio. Va alla scrivania, prende una penna, aspetta un po, indecisa se parlare o meno, e poi esce)

GENNI - scommetto che ci stava ascoltando.

SILVIA - ma no, dai. Questa anche camera sua.

GENNI - ti dico che ci ascolta continuamente.

SILVIA - e dai, mi sembri tu la paranoica, adesso. Doveva solo prendere una penna, hai visto.

GENNI - s, come no? Sei tu che non vedi. Ci manca solo che adesso la pazza sono io. Vado a prendere un po di caff. (Si alza e esce)

SILVIA - penso che sia arrivato, ormai.

GENNI - (fuori scena) Chi?

SILVIA - Fernando. Sar arrivato.

GENNI - Fernando? (rientra con la caffettiera e due tazzine) Ah, Nan! Incredibile. Sei lunica che si ostina a chiamarlo Fernando. Perfino la madre ha smesso di chiamarlo con questo nome da quando si accorta che ogni volta che lo chiamava cos lui non si girava mai. Vuoi un po di caff? (si versa il caff e beve)

SILVIA - no, grazie. Che ne dici di andare a vedere se Fernando arrivato?

GENNI - ma no! Allora non capisci! A Nan gli hai trovato tu la casa al piano di sopra, no? Quindi lui che deve venire da te e non tu da lui.

SILVIA - hai ragione.

GENNI - e smettila di darmi ragione!

SILVIA - ve bene, allora hai torto, sono io che devo andare da lui! Contenta? Forse Nan non viene perch impegnato.

GENNI - scaccolarsi il naso ventiquattro ore al giorno non un grande impegno.

SILVIA - ma star sistemando la sua roba, i vestiti...

GENNI - quei quattro stracci che indossa! Hai notato che si mette sempre le stesse maglie? Due o tre in tutto. Comincio a credere che ha solo quelle. E comunque non che Max, solo perch suo amico, lo trovi l. Non vive mica con lui.

SILVIA - non era per Massimo.

GENNI - Max! Fernando si chiama Nan, Massimo si chiama Max.

SILVIA - non era per Max.

GENNI - certo, come no! Ma se pensi sempre a lui.

SILVIA - non vero Non sempre.

GENNI - s, unora s e unaltra pure. Senti, lascialo perdere quello. Non mi piace, ti prende in giro.

SILVIA - non vero, non ricominciare.

GENNI - ce lha gi la ragazza, no? E allora?

SILVIA - ce lha, ma le cose non vanno tanto bene e lui vuole lasciarla.

GENNI - quanto tempo che ti dice che vuole lasciarla?

SILVIA - stavolta diverso.

GENNI - lei che vuole lasciare lui?

SILVIA - ma no.

GENNI - e allora che c di diverso?

ALBERTO - (rientra seguito a fatica da Nan, evidentemente assonnato e annoiato) e la stessa cosa vale anche per la cucina. Vedi la credenza, ad esempio? Questi piatti, questi bicchieri, li regalarono a mia nonna il giorno del suo matrimonio. Questi non li devi toccare, ovviamente. Lei ci teneva molto, non li usava mai per paura che si graffiassero. Fai attenzione anche al divano e al tappeto, che fatto a mano ed persiano.

NAN - come il mio gatto. Lo odio quel gatto: crede di essere lui il padrone di tutto. Non fa altro che mangiare e dormire, mangiare e dormire... Adesso che ci penso non lo odio, lo invidio: quella dei gatti si che vita!

ALBERTO - mi ascolti, per favore?

NAN - certo, scusa per adesso capisco perch si dice che vita da cani, ma nessuno dice mai che vita da gatti.

ALBERTO - s, daccordo, ma vedi questo centrino? (indica quello sulla tavola) Questo lo fece lei stessa. Le piaceva lavorare alluncinetto, ed era anche brava, come puoi vedere. Massima attenzione.

NAN - (distratto) a-ah.

ALBERTO - questa coppa dargento, (indica quella sul centrino)invece, apparteneva addirittura alla mia bisnonna. Infine unultima cosa: cerca di non far venire qui troppa gente, cio, intendo amici e soprattutto amiche.

NAN - perch?

ALBERTO - disturbano. Io ho bisogno di tranquillit per studiare, perch lo studio viene prima di tutto. Tu che sei studente lo sai: bisogna evitare la confusione, e avere gente per casa crea confusione. Le donne in particolare, poi Uneccezione per si pu fare per la fidanzata, ma intendo la fidanzata vera, non una cos. importante, questo, perch a mia madre non piace come vanno queste cose, oggi, e nemmeno a me: ci si prende, ci si lascia, tutto cos. Non ci sono pi i princpi di una volta. Mia nonna stette fidanzata dodici anni.

NAN - (distrattamente) e poi con chi si spos?

ALBERTO - con mio nonno, ovviamente. Con chi si doveva sposare?

NAN - con tuo nonno, ovvio no, che non avevo capito.

ALBERTO - ma la colpa tutta delle ragazze di oggi.

NAN - infatti!

ALBERTO - mia madre me lo dice sempre: lascia perdere le donne, che sono superficiali e infedeli.

NAN - per anche tua madre una donna.

ALBERTO - e che vuol dire questo?

NAN - niente, dicevo per dire che

ALBERTO - non vuol dire nulla.

NAN - nulla, nulla.

ALBERTO - mia madre diversa dalle altre donne. Magari fossero tutte come lei.

NAN - sarebbero tutte mamme! (ride, ma si arresta subito, fulminato dallo sguardo di Alberto) Scherzo... di mamma ce n una sola! (Ride di nuovo e di nuovo si arresta)

ALBERTO - comunque dopo le dieci di sera non deve venire assolutamente nessuno, nemmeno la fidanzata.

NAN - dopo le dieci nessuno, daccordo. E a che ora si spengono le luci? (tenta ancora di far ridere Alberto, ma non ci riesce)

ALBERTO - si intende che il divieto per le donne non vale per le mamme.

NAN - si intende, certo. Non preoccuparti.

ALBERTO - tua madre pu venire a trovarti quando vuole.

NAN - mi sento molto pi sereno adesso che me lo hai detto, grazie.

ALBERTO - bene, ti ho detto tutto. Ora credo che meglio che ti sistemi. Io intanto continuo a studiare.

NAN - fa pure. Io vado in camera. (Va in camera da letto)

SILVIA - Massimo un ragazzo meraviglioso. Non capisco proprio come fai a dire il contrario.

GENNI - e io non capisco come fai tu a dire che meraviglioso.

SILVIA - tu non lo conosci bene.

GENNI - invece tu si che lo conosci bene! Ma insomma, c mai stato niente tra di voi?

SILVIA - in che senso?

GENNI - nel senso se vi siete mai scambiati le figurine di Candy Candy! Come, in che senso? Tra uomo e donna esiste solo un senso, e anche bello grosso, se capisci quello che voglio dire.

SILVIA - lo so che vuoi dire, ma che no, non c mai stato niente, in quel senso, ma che centra? secondario. Quello che conta che gli piaccio, lui non me lo ha mai nascosto.

GENNI - certo, come no? Lo vedo quanto ti corre dietro.

SILVIA - deve solo liberarsi di quella strega che lo fa sempre soffrire.

GENNI - se avesse voluto liberarsene davvero lo avrebbe gi fatto. Gli uomini non ci mettono niente a scaricarti.

SILVIA - lui non come gli altri. molto sensibile.

GENNI - s, come la tavoletta del cesso. Non esistono uomini sensibili.

SILVIA - non essere sempre cos cinica.

GENNI - e tu non dire sempre sciocchezze.

SILVIA - sai sempre tutto tu, vero? Tu s che conosci gli uomini! Tu s che sai come prenderli! Forse per questo che a quasi trentanni non hai ancora nessuno! (pausa) Scusami, non volevo offenderti.

GENNI - dovresti tenere a freno la lingua. Non sono tua sorella.

SILVIA - appunto.

GENNI - che vuoi dire?

SILVIA - niente, scusa. che mi fai innervosire quando parli male di Massimo.

GENNI - lo vedo Mi fa piacere che almeno hai tirato fuori i famosi artigli... (Entra Erica)

ERICA - scusatemi, ragazze, chi che ha usato il bagno, poco fa? Ci sono capelli dappertutto e non sono capelli miei.

GENNI - li hai controllati uno per uno?

SILVIA - lho usato io il bagno, ma era gi sporco.

ERICA - no, scusa, non era sporco. Lho lavato io stamattina, nel mio turno, e adesso non posso pulirlo di nuovo.

GENNI - allora dovremo tenercelo cos.

ERICA - una di voi due dovrebbe pulirlo.

GENNI - il mio turno domani, lo sai.

ERICA - e allora? Se il bagno sporco ce lo teniamo sporco solo perch il tuo turno domani?

GENNI - sei tu che hai voluto i turni, ricordi? Ora bisogna rispettarli.

SILVIA - io adesso non posso pulirlo, devo uscire.

ERICA - ah, va bene, non importa... Lo pulirai quando rientri. (esce)

GENNI - oh, guarda che quando ti ho detto di tirare fuori gli artigli non ti ho detto di farlo solo con me. Perch non lhai mandata a quel paese? Hai visto come si approfitta di te?

SILVIA - ma che ci vuole a pulire il bagno? Faccio in un momento.

GENNI - ma non centra! Il problema non il bagno, il problema che... Ah! tutto fiato sprecato con te, non c nulla da fare.

ALBERTO - allora, le tonsille. Dunque, le tonsille sono organi linfoepiteliali, hanno funzione difensiva, sono situate a livello della faringe e sono costituite da introflessioni della mucosa faringea. Queste introflessioni, chiamate anche cripte, che sono profonde pochi millimetri, sono circondate da un accumulo di elementi linfatici, linfociti e plasmacellule. Tra le cripte e al di sotto di esse si trovano i... ah, gi, qui che mi sono fermato prima... (Va a controllare sul libro. Nan rientra con in mano una gruccia rivestita di stoffa decorata)

NAN - fantastico! Dove le hai prese?

ALBERTO - cosa? Ah, le grucce. Mia nonna le rivestiva a mano una per una.

NAN - fantastico Mia nonna non lo ha mai fatto. Lunica cosa che rivestiva con la stoffa era il bastone con cui mi picchiava. Lo faceva per non lasciarmi lividi troppo grossi. Mi voleva bene, tutto sommato... Sai, quando Silvia mi ha detto che qui cera un posto libero ero perplesso per il fatto che il padrone di casa, cio tu, abiti qui insieme a me, sai? Perch comunque non ti senti libero, sei un po controllato. Voglio dire

ALBERTO - non preoccuparti: con me sei libero di fare quello che vuoi. Fa come se fossi a casa tua.

NAN - bene daltronde adesso questa casa mia, no? (ride) Il fatto che avevo un amico che abitava con un signore che

ALBERTO - scusami, Nan. Vorrei restare a parlare con te per conoscerci meglio, ma domani ho un esame molto importante e molto molto difficile, e sono anche un po indietro. Perci vorrei studiare.

NAN - certo, capisco. Anchio devo studiare, ho lesame fra due settimane. Ti lascio in pace, daccordo? (Pausa. Alberto tenta di rimettersi a studiare) Mi piace qui: pulito, ampio, e soprattutto si paga poco. Mio padre mi ha minacciato: mi ha detto che spendeva troppo per mantenermi alluniversit e che i risultati erano troppo scarsi. Sai, i genitori non si rendono conto di che vuol dire fare lUniversit. Comunque pap mi ha detto: o ti cerchi unaltra casa che costa meno o ti trovi un lavoro. Ovviamente io mi sono cercato unaltra casa. Non che non mi piace lavorare, ma facile dire trovati un lavoro Lavori, tu?

ALBERTO - no, non lavoro.

NAN - visto? O studi o lavori e poi non c lavoro, si sa una volta andai a cercare lavoro da un amico che aveva

ALBERTO - scusami, Nan, ma ti prego veramente di lasciarmi studiare. Vorrei andare avanti, se ci riesco, perch mi sono bloccato sulle tonsille.

NAN - allora fattele togliere! (ride ancora ma di nuovo Alberto non apprezza la battuta) Daccordo, messaggio recepito, comandante. Ti lascio solo. (entra in camera)

ALBERTO - allora, le tonsille: le tonsille sono organi linfoepiteliali con funzione difensiva, situati allaltezza della faringe. Sono costituite da introflessioni della mucosa faringea, chiamate anche cripte, profonde pochi millimetri che sono circondate da un accumulo di elementi linfatici, linfociti e plasmacellule. Tra le cripte e al di sotto di esse si trovano i... (Suona il campanello della porta. Alberto va ad aprire. Entra Max)

MAX - ciao. qui che abita Nan?

NAN - (uscendo dalla camera) oh, chi si vede! Il nostro Max. Ma sbaglio o dovevi venire ad aiutarmi a portare la roba?

MAX - s, scusa, ma successo un casino, poi ti dico.

NAN - intanto ho dovuto fare tutto da solo e mi sono ucciso di fatica per colpa tua. Fai sempre cos: ogni volta che ti chiedo un favore

MAX - (di scatto) oh, ma ti ho chiesto scusa! Che cazzo vuoi?

NAN - ehi, sta calmo. Non si pu dire niente? E che cazzo! Lasciamo perdere, va. Ti presento il padrone di casa: Max, Roberto.

ALBERTO - Alberto. Piacere.

MAX - piacere. (si toglie il cappotto e lo getta sul divano)

NAN - (a Max) lui studia medicina, sai?

ALBERTO - s, infatti, e domani ho un esame molto importante, veramente molto importante e devo studiare. Perci, Nan, se proprio volete fare due chiacchiere dovreste andarvene in camera da letto, cos almeno non mi disturbate.

NAN - ah, s. Vieni di l, Max, cos ti faccio anche vedere la camera. (Nan e Max vanno in camera)

GENNI - gli uomini sono fondamentalmente egoisti. E stupidi. Ci considerano come una specie di trofeo che devono conquistare e che una volta che ci riescono possono buttare via. In compenso sono piuttosto prevedibili: bisogna solo sapere come fare e ti cascano tutti ai tuoi piedi.

SILVIA - che vuoi dire?

GENNI - che pi tu sei disponibile e pi loro ti trattano male. Invece bisogna tenerli sempre sulle spine, questo lunico modo. Devi fare sempre un passo indietro tu se vuoi che ne fanno due in avanti loro. Tu ti mostri troppo innamorata, e non va bene, e Max infatti non ti chiama nemmeno. Mostrati fredda, indifferente, anche un po scocciata, senza esagerare, per, e vedrai lui come ti correr dietro.

SILVIA - mah non so io credo che bisogna essere sempre sinceri. Se non ti mostri come sei veramente come fai a trovare lanima gemella?

GENNI - la mia anima gemella in questo momento star in qualche locale sfigato a scolarsi un paio di litri di birra e a ruttare in faccia alla cameriera.

SILVIA - io credo che bisognerebbe essere spontanei, senza maschere, cos che un altro pu vedere come sei fatta dentro. Senza sincerit non si costruisce nulla, ognuno dovrebbe essere quello che .

GENNI - ma proprio perch gli uomini sono quello che sono che sono degli stronzi. proprio qui il problema. E che cosa puoi aspettarti da uno stronzo?

SILVIA - non lo so... che non sono tutti cos... E comunque io non sono capace di fare queste cose.

GENNI - e che ci vuole? Te lo insegno io. Ascolta: pu darsi che in questi giorni Max verr a trovare il suo amichetto di sopra. Se passer a chiamarti tu non gettarti ai suoi piedi, ma trattalo con distacco, anzi, proprio con fastidio, e soprattutto sbadiglia.

SILVIA - devo sbadigliare?

GENNI - esatto. Gli uomini non sopportano che tu sbadigli quando stai con loro, perch credono che in quel momento tu devi essere per forza al settimo cielo. Allora tu, mentre lui parla, sbadiglia, cos quello si incazza; e non appena sta per scoppiare e mandarti a quel paese, allora tu gli fai un sorrisino e una carezza, magari sotto il mento, che sembra pi intimo, e quello ritorna da te tutto docile come un gattino. A quel punto tu rincominci a sbadigliare. Allora vedrai che cambiamento! Allora s che lui (Entra Erica che va verso la scrivania, chiaramente senza un motivo preciso. Silenzio) Vieni, Silvia, andiamocene a parlare nella mia stanza.

ERICA - ma no, perch? Restate pure. Anzi, scusatemi per prima, ma ero un po nervosa. Adesso per mi sono rilassata e potremmo fare quattro chiacchiere tutte insieme. parecchio che non ne facciamo.

GENNI - no, per carit! Questa la tua stanza, forse ti vorrai riposare.

ERICA - no, no, non sono stanca, anzi...

GENNI - non possiamo disturbarti con le nostre sciocchezze. Andiamo, Silvia.

ERICA - ma no, non mi disturbate (Genni e Silvia escono) affatto.

ALBERTO - allora, da capo, le tonsille: le tonsille sono organi linfoepiteliali con funzione difensiva, collocati al livello della faringe. Sono costituiti da introflessioni della mucosa faringea, chiamate anche cripte, profonde pochi millimetri e circondate da un accumulo di elementi linfatici, linfociti e plasmacellule. Tra le cripte e al di sotto di esse si trovano i...

MAX - (esce dalla camera velocemente. Ha in mano il suo telefonino che squilla. Nan lo segue) Pronto? Quella volta che sono uscito con Moira? S, mi ricordo, e allora? Io e Moira non eravamo soli, eravamo in quattro No, non eravamo due coppie Ma quali orge Eravamo tre uomini e una ragazza Pervertito a chi? Non me ne frega nulla Ma quando mai? Che vuoi che mi importi? Ma vattene, va! (riattacca)

NAN - era Rosa?

MAX - s. Stamattina abbiamo litigato. Era questo il casino che ti dicevo.

ALBERTO - posso sapere perch vieni in cucina per rispondere al telefonino? Io sto cercando di studiare! Vi avevo chiesto di restare in camera, si pu sapere da che parte volete stare? Di l o di qua? Decidete.

NAN - mah... non so... indifferente.

ALBERTO - di qua, allora, restate di qua. Io me ne vado a studiare in camera. Ma per favore, non venite di l, daccordo? (prende il libro e gli appunti e fa per andare)

MAX - (indicando la foto) Chi la vecchia?

ALBERTO - la signora mia nonna.

MAX - (ad Alberto) infatti vi somigliate, tu e la vecchia.

ALBERTO - ti prego di non chiamarla cos, ti ho detto che mia nonna. (entra in camera)

MAX - sar pure la nonna, ma sempre vecchia .

NAN - abitava qui, prima. Ora morta.

MAX - brrr! Se era cos brutta da viva figurati da morta!

NAN - vabb, ma l aveva ottantanni

MAX - e se li portava proprio male! Senti, ma la vecchia dormiva di l?

NAN - credo di s.

MAX - e sar morta in quella stanza?

NAN - non so, pu darsi.

MAX - allora forse morta nel tuo letto.

NAN - che cazzo dici?

MAX - no, il tuo sembra nuovo, devono averlo messo dopo. Sar morta nellaltro letto.

NAN - s, deve essere morta nel letto di Roberto.

MAX - terribile! Per quello ce lha proprio la faccia di uno che fa queste cose.

NAN - hai ragione... Senti, ma perch avete litigato tu e Rosa?

MAX - perch una troia. Marted sera uscita con un altro.

NAN - che stronza! E con chi uscita?

MAX - con uno che si chiama PierMaria.

NAN - PierMaria? Che razza di nome! E chi ?

MAX - non lo so, non lo conosco.

NAN - che stronza.

MAX - e mi vuole dire che ci uscita solo come amica.

NAN - tutte cos.

MAX - figurati, come amica!

NAN - con uno che si chiama PierMaria, poi! proprio umiliante!

MAX - gi. E ora mi telefona per rinfacciarmi le volte in cui anchio sono uscito con delle altre.

NAN - e che centra questo?

MAX - vallo a capire.

NAN - come se fosse la stessa cosa.

MAX - infatti.

NAN - non la stessa cosa.

MAX - infatti.

NAN - sai che devi fare? Devi ripagarla con la stessa moneta.

MAX - cio?

NAN - esci anche tu.

MAX - con unaltra?

NAN - no, con Piermaria! Certo, con unaltra. Esci con unaltra.

MAX - ma quello che ho sempre fatto.

NAN - ma stavolta a Rosa glielo fai sapere.

MAX - glielo faccio sapere? E perch?

NAN - perch finora non glielo hai mai detto per non farla soffrire e adesso...

MAX - ...e adesso glielo dico proprio per farla soffrire.

NAN - giusto.

MAX - cos impara.

NAN - c Silvia che ti sbava ancora dietro.

MAX - abita proprio qui sotto!

NAN - esatto. Falla venire qui.

MAX - ma non me ne frega nulla di lei. Mi annoia, sono mesi che mi annoia.

NAN - ma non per te, per Rosa, per punirla. Pi ti comporti bene e pi lei ti piglier per il culo.

MAX - vero. Che stronza!

NAN - chiama Silvia.

MAX - vado subito.

NAN - ma no, non c bisogno, aspetta. (chiama) Roberto Roberto...

ALBERTO - (entrando) Alberto! Ti ho ripetuto un minuto fa che mi chiamo Alberto, non Roberto. Cerca di non sbagliare pi, per favore.

NAN - scusa, vero, Alberto. Senti, Max dovrebbe fare una telefonata urgente.

ALBERTO - ma s, fa pure, purch mi lasciate studiare! (rientra in camera. Max telefona. Nellaltro appartamento risponde al telefono Erica)

ERICA - pronto?

MAX - pronto, c Silvia?

ERICA - Silvia? No, non c. Deve essere appena uscita.

MAX - accidenti. E dov andata?

ERICA - non lo so proprio, forse (entra Silvia seguita da Genni) oh, eccola qui. Te la passo. (a Silvia) per te. (passa la cornetta a Silvia e fa per allontanarsi, ma resta ad ascoltare)

SILVIA - pronto?

MAX - pronto, Silvia?

SILVIA - Massimo, ciao, come stai?

MAX - io bene, e tu?

SILVIA - sto bene, grazie.

MAX - eri uscita?

SILVIA - no, non mi sono mossa da casa

MAX - quella che ha risposto prima mi ha detto che eri uscita.

SILVIA - ah era Erica, si sar confusa. (Erica esce)

MAX - che stavi facendo?

SILVIA - beh, veramente niente di particolare. Chiacchieravo un po con Genni.

MAX - Genni? l con te quella rompipalle?

SILVIA - s, qui. (a Genni) Max ti saluta.

MAX - io sono al piano di sopra, alla nuova casa di Nan.

SILVIA - ah, si gi trasferito?

MAX - s, si trasferito. Perch non ci raggiungi e vedi un po com?

SILVIA - raggiungerti? Ora? (Genni fa cenno a Silvia di dire di no)

MAX - s, ora.

SILVIA - beh, veramente non so se posso che ho un po da fare

MAX - non puoi?

SILVIA - sono un po impegnata... non so se...

MAX - se non puoi allora non fa niente. Ci sentiamo, ciao.

SILVIA - no, no, aspetta, arrivo subito. (Genni disapprova)

MAX - allora vieni. Ti aspettiamo.

SILVIA - a fra poco. Ciao. (riattacca)

MAX - ciao. (riattacca) Arriva subito, il tempo di prepararsi.

GENNI - beh, almeno ci hai provato.

SILVIA - oh, insomma, lasciamo perdere! Massimo da Fernando, mi ha invitata a vedere la casa, andiamo.

GENNI - veramente ha invitato solo te.

SILVIA - dai, non formalizzarti, andiamo... accidenti, non ho il tempo per prepararmi a dovere... Vado in bagno a truccarmi. (esce)

GENNI - (ad alta voce) e per invitarti ad andare di sopra ti fa una telefonata? Che ci perdeva a fare due passi per venire a chiamarti? io non ci vengo, non ne ho voglia. (Entra Erica)

ERICA - Silvia esce?

GENNI - s, esce.

ERICA - e tu no?

GENNI - s, esco anchio, usciamo insieme.

ERICA - ah Mi sembrava di aver capito che non uscivi, perch hai detto io non ci vengo.

GENNI - ti sbagli, cara, ho detto io ci vengo. (pausa)

ERICA - sai, ci sarebbe limmondizia da andare a buttare.

GENNI - vedi, il fatto che non andiamo in gi, andiamo in su, quindi non...

ERICA - allora andate qui sopra! Lo conosco anchio Alberto, il ragazzo del piano di sopra.

GENNI - ah, s?

ERICA - s, abbastanza bene (pausa) Tu lo conosci?

GENNI - non molto.

ERICA - un bravo ragazzo. Mi ha invitata ad andare a trovarlo, qualche volta.

GENNI - ah s?

ERICA - s, ed anche troppo insistente: ogni volta che mi vede mi dice che devo andare a trovarlo. Credo che ha una cotta per me.

GENNI - come mai non ci vai mai, allora?

ERICA - sai, lo studio non mi lascia tempo.

GENNI - certo, lo studio. (pausa)

ERICA - qualche volta potremmo andarci insieme, se volete.

GENNI - ma sai, se hai tanto da studiare...

ERICA - oh, figurati, se si tratta di accompagnarvi...

GENNI - grazie scusami, sai, ma devo andare in camera mia a prepararmi.

ERICA - vi accompagnerei volentieri di sopra anche adesso, ma devo studiare.

GENNI - certo. Non ti disturbare.

ERICA - per, se volete, vi accompagno lo stesso.

GENNI - oh, no, no, resta pure qui, andiamo da sole.

ERICA - come vuoi... Allora limmondizia quando la buttate? Pi tardi?

GENNI - certo, pi tardi. Prima puliamo il bagno e poi buttiamo limmondizia. Servizio di pulizia completo. (esce)

Squilla il campanello della porta.

NAN - e chi ora?

MAX - di sicuro non Silvia. (Nan va ad aprire. Entra Sampei con due bottiglie di vino in mano che poi poser sul tavolo)

NAN - ehi, Sam, ciao. Anche tu qui?

SAMPEI - dovevo venire a vedere la tua nuova tana, no? Come ti va, fratello?

NAN - vecchio drogato, in gamba eh? (Entra Alberto)

SAMPEI - ciao, Max, brutto porco, ci sei anche tu?

MAX - certo. Che hai portato?

SAMPEI - un po di benzina, ragazzi.

ALBERTO - piano con gli alcolici, per favore.

SAMPEI - chi questo? Un Testimone di Geova?

NAN - vero, non vi ho presentati. Lui Sampei e lui Roberto.

ALBERTO - Alberto! Alberto! Te lavr detto gi quattro o cinque volte!

NAN - s, Alberto.

ALBERTO - cos difficile? incredibile! un nome normalissimo, mica come il suo. (a Sampei)

SAMPEI - veramente il mio un soprannome che mi hanno messo. (si toglie il cappotto e lo getta sul divano)

NAN - (a Alberto) te lo ricordi chi era Sampei? Quel cartone animato giapponese di quel ragazzo pescatore

ALBERTO - ho capito, e lui va a pesca.

NAN - no, ma va in giro con delle canne grosse cos!

SAMPEI - giusto, fratello!

ALBERTO - canne? Ah, stupefacenti.

SAMPEI - (canzonandolo) gi! Stupefacenti! Droga!

ALBERTO - sia chiaro: in questa casa niente droghe.

SAMPEI - niente alcolici, niente droghe, dove siamo, dalle suore? Come facciamo a divertirci? Tanto valeva restarmene a casa!

ALBERTO - non fate mica uso di droghe, voi?

NAN - noi? No, assolutamente!

SAMPEI - io ho fatto anche parte dei Boy-scout. Finch non mi hanno espulso.

NAN - dai, non preoccuparti, ci sappiamo controllare.

SAMPEI - possiamo sempre tirar fuori il vecchio Monopoli e lottare fino alla morte per il possesso di Parco della Vittoria! O troppo eccitante?

NAN - (a Sampei) che sagoma che sei! Allora, ti piace la casa?

MAX - qui ci abitava una vecchia che...

ALBERTO - ti ho detto che non una vecchia, mia nonna.

SAMPEI - ma sempre vecchia .

MAX - (indicando Alberto) e la vecchia morta nel suo letto.

ALBERTO - cosa? Non morta nel mio letto. Chi te lo ha detto?

SAMPEI - che sballo! Dormi nel letto di una vecchia morta?

ALBERTO - non morta nel mio letto!

SAMPEI - che sballo! Sei uno di quei tipi decadenti, dark, vero?

NAN - era la padrona di casa. Tutte queste cose erano sue.

SAMPEI - (prende una maglia di Alberto poggiata su una sedia) guarda qua! Ci sono ancora i vestiti della vecchia.

ALBERTO - quella roba mia! (strappa la maglia dalle mani di Sampei)

SAMPEI - sul serio? Mi sa che devi un po rinnovare il guardaroba. Perfino quella mummia di mio padre direbbe che quella maglia lo fa sentire vecchio.

ALBERTO - sono fatti miei. Senti, Nan, qui comincia ad esserci troppa gente e troppa confusione. Capisco che sei appena arrivato, ma insomma... cercate almeno di non fare rumore, finora non sono riuscito per niente a studiare.

NAN - guarda, hai veramente ragione. Sta tranquillo, non ti daremo fastidio.

ALBERTO - lo spero. (va in camera)

SAMPEI - senti, Nan, ma a me quello mi sembra che non sta tanto bene.

NAN - ma no, un bravo ragazzo. solo un po nervoso perch domani deve fare un esame.

SAMPEI - e allora? Anchio domani devo fare un esame, e allora?

MAX - che centra? A te non ti frega nulla delluniversit.

SAMPEI - ehi, che cazzo dici? Guarda che io la faccio seriamente. Ho fatto gi dieci esami.

NAN - in otto anni.

SAMPEI - erano difficili.

NAN - ma vattene, va! Vieni di l, piuttosto, che ti faccio vedere la mia camera da letto. (Vanno tutti e tre in camera da letto)

SILVIA - ( agitatissima e sta sistemando le ultime cose prima di uscire. Poi chiama Genni) Genni... Genni, allora, sei pronta?

GENNI - (rientrando) s, s, sono pronta... vuoi calmarti? Stai rilassata, e quando saremo l ricordati di non dargli troppa confidenza.

SILVIA - ma s, ma s, uffa! Possiamo andare, adesso, per favore?

GENNI - s, andiamo aspetta. Accidenti, come ti sei truccata male!

SILVIA - davvero?

GENNI - davverissimo! Guarda qua, hai messo troppo rimmel. Ti sei fatta gli occhi pesanti, spenti. E poi labbinamento di colori che hai scelto proprio tremendo.

SILVIA - vabb, non fa nulla. Andiamo.

GENNI - ma perch non hai chiesto a me di truccarti? Ti avrei fatta diventare uno splendore.

SILVIA - s, ma ormai fatta. Andiamo.

ERICA - ah, ragazze, tornate subito?

GENNI - perch?

ERICA - per sapere quand che posso usare la cucina.

GENNI - ma cara, non ci hai mai chiesto quand che potevi usare la cucina. Perch ce lo chiedi ora?

ERICA - no, niente Era per non affollarci inutilmente a cucinare tutte insieme.

SILVIA - non lo sappiamo, ma penso che un po di tempo lo perderemo. A dopo.

GENNI - tu goditi pure la casa, ce lhai tutta per te. (Silvia e Genni escono)

ERICA - hai ragione, cara mia. Adesso vedrai quello che faccio. (Esce e rientra subito con un contenitore di sale, uno di peperoncino tritato e uno di sapone liquido) Vedi, cara Genni, tu che sai sempre tutto, non sai che il tuo caff ha un sapore migliore con un bel po di sale dentro. (Mette un po di sale nella caffettiera) E non sai che il tuo sapone pulisce molto meglio con un bel po di peperoncino. (Mette un paio di cucchiaini di peperoncino nel sapone) Certo, brucer un po, ma tanto tu sei superiore a tutto e tutti, no? Ecco, adesso si che sei a posto, cara Genni. (Esce portando via il sale e il pepe)

ALBERTO - (esce dalla camera, nervoso, con in mano il libro e gli appunti. Si siede al tavolo e riprende a studiare) allora, calma... Tutto ci che conta riuscire a concentrarsi allinizio, poi non mi accorger nemmeno di quello che succede intorno a me. Concentrazione... (si concentra in silenzio) Dunque, le tonsille: le tonsille sono organi linfoepiteliali, hanno funzione difensiva, sono situati al livello della faringe e sono costituiti da introflessioni, chiamate anche cripte, profonde pochi millimetri e circondate da un accumulo di elementi linfatici, linfociti e plasmacellule. Tra le cripte e al di sotto di esse si trovano i... (Nan rientra con Max e Sampei)

NAN - non male questa casa, no?

SAMPEI - mah che ti devo dire? Certo che il letto dov morta la vecchia fa impressione.

ALBERTO - (molto irritato) mia nonna non una vecchia e non morta in quel letto, daccordo? (Squilla il telefonino di Max)

MAX - Pronto? Ma quando? Con chi? Ma quando mai ma se non mi piaceva nemmeno E allora? E allora? Non stavamo insieme in quel periodo No, non stavamo insieme Potevo uscire con chi mi pareva S, con chi mi pareva! Stronza! (riattacca)

SAMPEI - ha litigato con Rosa.

NAN - gi.

SAMPEI - di nuovo? Ma litigate sempre?

MAX - una stronza.

SAMPEI - ma litigate sempre!

NAN - uscita con un altro.

SAMPEI - ma allora una stronza!

MAX - attento a come parli!

SAMPEI - ma se lhai detto tu che una stronza.

MAX - ma tu non lo devi dire. la mia ragazza.

SAMPEI - hai una ragazza stronza.

ALBERTO - mi fate studiare, per favore?

NAN - uscita con uno che si chiama PierMaria.

SAMPEI - PierMaria? Che razza di nome! Ma allora vuole proprio sfotterti. E chi questo?

ALBERTO - (a voce alta) per favore, mi fate studiare? Mi fate studiare? Non ci riesco con voi qui!

NAN - scusa, hai ragione (a Sampei) studia medicina.

SAMPEI - wow, che sballo! Ma allora conosci gli effetti delle droghe. Senti com che a me il fumo afghano non mi fa nulla?

ALBERTO - che ne so io, e comunque qui non si fuma, non si fuma niente, n sigarette n altro! E niente droghe, capito? Sono vietatissime.

SAMPEI - strano, no? Posso fumare chili di afgano e non mi fa nulla.

ALBERTO - mi ascolti? Non mi interessa quello che fai fuori di qui, ma in casa mia non si fuma. Nan, per favore, decidete da che parte volete stare e restate l. Prima mi hai detto che volevate stare di qua, poi siete venuti di l e mi sono spostato io, poi di nuovo di qua, poi di nuovo di l, insomma, basta! O di qua o di l! Anzi, ve lo dico io come facciamo: io me ne vado in camera mia e voi restate qui, daccordo?

NAN - daccordo, s.

ALBERTO - ma dovete restare qua! E in camera non ci dovete venire per nessuna ragione, capito?

NAN - capito, s.

ALBERTO - per nessuna ragione! Nessuna!

GLI ALTRI TRE - S, s, capito.

ALBERTO - e parlate a bassa voce! (squilla il campanello della porta) Chi altro arrivato, adesso? (Nan va ad aprire. Entra Silvia e subito dopo Nan richiude la porta in faccia a Genni, non essendosi accorto di lei)

SILVIA - ciao a tutti.

NAN e SAMPEI - ciao.

ALBERTO - ah, Silvia, sei tu. Ciao. (Squilla il campanello. Nan apre. Entra Genni)

GENNI - salve a tutti. Nan, sei stato veramente molto gentile a chiudermi la porta in faccia, sono veramente lusingata.

NAN - non ti avevo vista.

MAX - perch hai portato anche quella?

GENNI - ma che bella accoglienza! Se volete faccio ancora in tempo ad andarmene.

NAN - no, resta. Tanto ormai sei qui.

GENNI - ma che gentile! Io me ne vado.

SILVIA - ma no, resta, dai. E voi, non siate scortesi.

NAN - anzi, saremo cortesissimi. (a Genni e Silvia) Volete darmi i vostri cappotti, signore? (Silvia e Genni gli danno i loro cappotti. Nan li butta sul divano) Che gliene pare della mia reggia, signora contessa?

GENNI - molto carina, signor maggiordomo. Soprattutto vivace, allegra... Chi ci viveva qui? Dracula nei suoi momenti di depressione?

SAMPEI - no, una vecchia. morta nel suo letto.

ALBERTO - non una vecchia! Era mia nonna, e non morta nel mio letto! Per la miseria!

SILVIA - ma che importa? Anche se morta nel suo letto

ALBERTO - ma non morta nel mio letto! Lo volete capire che non morta nel mio letto? morta allospedale. Aveva una malattia che in poco tempo... ma non sono fatti vostri!

SILVIA - scusami, non volevo offenderti, volevo solo dire che non importa.

NAN - solo un po nervoso perch domani deve fare un esame importante.

SAMPEI - studia medicina e sa tutto delle droghe.

ALBERTO - non so nulla delle droghe, per vero che studio medicina, perci vi pregherei di non disturbare. Io studio nella camera a fianco, quindi

NAN - a proposito, venite di l, vi faccio vedere la mia camera da letto. (si avvia, ma viene fermato da Alberto. Si ferma anche Sampei, mentre tutti gli altri escono)

ALBERTO - Nan, scusa un momento. Che ci fanno quelle ragazze qui? Le hai invitate tu, per caso?

NAN - ma no, non mi sarei mai permesso. Max ha invitato solo Silvia, prima, al telefono.

ALBERTO - al telefono? Innanzitutto perch mi hai detto che era una telefonata urgente quando ti bastava fare qualche passo per andare a chiamarle? E poi ti ho detto che non voglio donne in giro e tu inviti proprio delle donne!

SAMPEI - perch non vuoi donne in casa? Sei gay?

ALBERTO - non sono gay, ci mancherebbe anche questo.

SAMPEI - perch, coshai contro i gay?

ALBERTO - nulla, per carit, solo un disordine morale. Ma io non sono gay.

SAMPEI - io ho un sacco di amici gay. Con Nan invece faccio solo sesso, vero tesoro?

NAN - ma vaffanculo.

SAMPEI - proprio quello che voglio, maschione.

ALBERTO - smettetela. Non sono gay, ma non voglio donne per casa, n donne n uomini.

SAMPEI - ma perch?

ALBERTO - questi sono fatti miei, se permetti.

NAN - sta tranquillo, se ne vanno subito, non ti preoccupare.

ALBERTO - no. Se ne devono andare adesso!

SAMPEI - ma restano solo cinque minuti.

ALBERTO - adesso!

NAN - e dai... e poi oggi il mio primo giorno, normale che i miei amici vengono a trovarmi, su! il mio primo giorno!

ALBERTO - e va bene, possono restare, ma solo perch oggi il tuo primo giorno. Per se ne devono andare subito, chiaro?

NAN - chiaro, si.

ALBERTO - e poi insieme alle ragazze se ne vanno anche gli altri due, daccordo? Che devo studiare e non ci riesco!

SAMPEI - va tranquillo. Saremo cos silenziosi che dovrai venire a controllare se ce ne siamo andati via. (Rientrano tutti)

MAX - (indicando la foto) guardate: questa la vecchia che morta nel letto.

ALBERTO - ma non morta nel (rassegnato) ma fate come vi pare!

NAN - venite, vi faccio vedere il bagno.

ALBERTO - ma dove andate tutti? solo un bagno, non ci entrate nemmeno (Vanno tutti al bagno, tranne Max e Silvia)

SILVIA - non mi hai chiamato pi.

MAX - volevo chiamarti.

SILVIA - credevo che ti facesse piacere sentirmi.

MAX - mi fa piacere, infatti.

SILVIA - e allora?

MAX - pensavo che Rosa mi volesse bene, e invece...

SILVIA - e invece? (Rientrano tutti)

ALBERTO - va bene, avete visto tutto. Ora, per favore, fate due chiacchiere, in silenzio, vi salutate e poi ve ne andate! Tutti! (fa per andare in camera da letto)

NAN - (ad Alberto) aspetta un momento. Giacch ci sei, perch non porti questi cappotti di l, cos facciamo un po di spazio? (prende i cappotti sul divano e li butta addosso a Alberto, che va in camera)

Erica in piedi, molto nervosa. Impreca tra i denti contro le altre due. Prende un paio di forbici e comincia a tagliuzzare una gonna di Silvia.

LAURA - (fuori scena) permesso? Silvia, ci sei? (entra. Erica, sorpresa, cerca di nascondere la gonna e le forbici dietro la schiena) Ciao, Erica. Silvia c?

ERICA - oh, Laura, sei tu. Come hai fatto a entrare?

LAURA - la porta era aperta... che fai con quella gonna e quelle forbici in mano?

ERICA - queste? Oh, niente, una sorpresa per Silvia.

LAURA - che carina che sei. Tu s che sei unamica. Io cercavo proprio Silvia.

ERICA - non c, uscita. Adesso se puoi scusarmi io dovrei... (Tenta di spingere via Laura)

LAURA - ma un momento, dov andata?

ERICA - insieme allaltra sua grande amica a casa di amici presso cui, molto gentilmente, non sono stata invitata. Addio.

LAURA - ma posso sapere

ERICA - (spinge fuori Laura e poi rientra. Dopo un attimo ci ripensa e corre a richiamarla) Laura, aspetta (Laura ritorna e Erica la fa accomodare nella stanza) Che stupida sono stata. Ma ti ci posso accompagnare io. Entra.

LAURA - ma non voglio disturbarti.

ERICA - figurati. Ma quale disturbo? Per te faccio questo e altro.

LAURA - ho un sacco di cose da dire a Silvia... lontano dove dobbiamo andare?

ERICA - non molto. qui sopra.

LAURA - sai, ho avuto unofferta di lavoro strepitosa: parteciper a uno show della RAI, finalmente. Cio, devo ancora fare il provino, ma il mio agente mi ha detto che cosa fatta. Devo presentarmi fra due giorni allo studio televisivo e poi... (Erica intanto ha preso il cappotto e quasi tira via Laura, che continua a parlare senza che laltra le badi affatto. Spengono le luci e escono)

NAN - Allora, che ne dite di mangiare qualcosa?

TUTTI - S!

NAN - bene, e allora mangiamo! Solo che io non ho nulla da mangiare, mi sono appena trasferito (chiama) Roberto Roberto!

ALBERTO - (entrando) Alberto! Il mio nome Alberto! Ma com possibile che ancora continui a sbagliare? Lo fai apposta! Ormai sicuro: mi stai sfottendo.

NAN - ma no! Che dici? Scusa, che mi confondo. Ho un amico che si chiama Roberto e quindi scambio i vostri nomi. Non lo faccio apposta, scusa.

ALBERTO - che vuoi?

NAN - senti, posso prendere un po della tua roba da mangiare? Io non ho niente e vorrei offrirgli qualcosa.

ALBERTO - ma non potete mangiare. Non possono nemmeno restare.

NAN - ma s, dieci minuti, un quarto dora al massimo. Mangiamo solo uno spuntino.

ALBERTO - ma non se ne parla nemmeno! (Suona il campanello della porta. Alberto va ad aprire) Chi , ora? (Entrano Erica e Laura)

ERICA - ciao, Alberto, come va?

ALBERTO - ci conosciamo?

GENNI - ma come, non ti ricordi di lei? Vi incontrate continuamente per le scale.

SILVIA - Erica, abita con noi.

LAURA - ciao a tutti.

SILVIA - Laura! (corre ad abbracciarla) Ciao, tesoro.

LAURA - Silvia, non sai quello che mi capitato: andr in TV, finalmente. successo che mi ha chiamato il mio agente e mi ha detto che...

ALBERTO - (a Nan) hai invitato anche queste altre?

ERICA - no, veramente io ho accompagnato qui Laura, che era venuta a trovare la sua carissima amica.

ALBERTO - certo! Adesso anche lamica dellamica! (a Erica) Hai per caso unaltra amica, tu, che deve venire a trovarti? Perch puoi darle appuntamento qui, nel mio appartamento. Ne sarei felicissimo!

LAURA - ce le ho io un sacco di amiche! Le posso chiamare anche subito, cos potremmo fare una grande festa.

ALBERTO - ci manca solo questo, adesso.

SILVIA - lei Laura. Si trasferita da qualche settimana nellappartamento di fronte al mio e abbiamo fatto amicizia.

ALBERTO - e che bisogno cera allora che venisse a cercarti qui? Tra cinque minuti potevate vedervi a casa vostra.

LAURA - le devo chiamare le mie amiche?

NAN - (a Erica) hai fatto benissimo a portarla. (a Laura) Ciao, io sono Nan.

SAMPEI - io sono Sampei.

MAX - e io sono Max.

LAURA - sono molto contenta di conoscervi.

NAN, MAX e SAMPEI - anche noi.

LAURA - io voglio fare amicizia.

NAN, MAX e SAMPEI - anche noi.

GENNI - ma che bel coro! Ci siamo anche noi altre, se ve ne siete dimenticati.

NAN - (a Laura) datemi i cappotti (Laura e Erica si tolgono i cappotti e li danno a Nan, che li butta sul divano)

LAURA - allora, le chiamo o non le chiamo le mie amiche?

NAN - chiamale.

ALBERTO - no! Adesso state proprio esagerando. Dovete andarvene via tutti.

NAN - ma ormai sono qui. Non vuoi mica mandarli via sul serio?

ALBERTO - s!

ERICA - perch? Siamo appena arrivate.

ALBERTO - via tutti! Fuori!

LAURA - su, non essere cattivo. (si avvicina ad Alberto)

NAN - dai, solo dieci minuti.

LAURA - solo dieci minuti. Non ti daremo fastidio.

MAX - non ti daremo fastidio.

LAURA - anzi (accarezza Alberto sotto il mento)

GENNI - (a Silvia) occhio alla carezza!

ALBERTO - (imbarazzato) e va bene, ma solo dieci minuti.

GENNI - (a Silvia) visto? Funziona sempre.

ALBERTO - poi via tutti, perch devo studiare e non ci riesco con tutta questa confusione!

LAURA - grazie. (d un bacio a Alberto)

NAN - (a Alberto che stava per andare) Ah, senti, dov la tua roba?

ALBERTO - che roba?

NAN - la roba da mangiare. Possiamo mangiare qualcosa, no? ora di cena.

ALBERTO - va bene, prendi pure qualcosa della mia roba, un po di che ne so biscotti. Guarda l, nello sportello sulla cucina. (va in bagno)

NAN - grazie. Si mangia! (cerca la roba) Ma dov?

LAURA - (a Silvia) ti stavo dicendo, Silvia, che il mio agente mi ha detto che devono organizzare uno spettacolo che...

NAN - (chiamando) Alberto Alberto

LAURA - Silvia, mi ascolti?

SILVIA - certo, Laura...

NAN - ma che fa in bagno?

LAURA - insomma, si tratta di un provino in cui dovr ballare, per non solo questo, perch poi dovr...

MAX - lo chiamo io. (chiama) Alberto...

SAMPEI - ma guarda che si chiama Roberto, non Alberto. Te lo ha detto prima, non lo fare arrabbiare.

MAX - (bussando alla porta del bagno) Roberto... Roberto...

ALBERTO - (uscendo dal bagno) ma che cosa avete tutti? Vi siete messi daccordo per prendermi in giro o siete proprio cos stupidi? Mi chiamo Alberto, Alberto! Non Roberto!

MAX - e che sar mai! Roberto, Alberto... che fa?

ALBERTO - e non posso stare un secondo in pace nemmeno al bagno?

NAN - scusa, ma non trovo la roba.

ALBERTO - nello sportello non l, qua, sulla cucina. Ti ho detto sulla cucina qua ecco, tutto qua (Nan rovista nel cassetto)

MAX - (intanto sta telefonando dal telefono fisso) pronto? Sono a casa di Nan e vuoi sapere chi c? c Silvia S, proprio quella Silvia Ah, non te ne frega nulla? Bene, bene (sottovoce) allora me la scopo tutta la notte alla faccia tua (riattacca)

ALBERTO - (irritato) fa pure, telefona pure ogni volta che vuoi, non ti fare assolutamente il problema di chiedermi il permesso.

MAX - scusa, ma era una telefonata urgente. Comunque era urbana.

ALBERTO - unaltra telefonata urgente! E sono due. (fa per andare)

NAN - aspetta! Giacch ci sei, porta un po di l questi cappotti. (prende i cappotti sul divano e li butta addosso ad Alberto, che se ne va in camera sconsolato)

LAURA - sapete, ragazzi, una cosa veramente molto importante, strepitosa. Dovr fare questo provino a casa del regista della trasmissione e poi...

SILVIA - (a Max) a chi hai telefonato?

NAN - ma qui c della pasta! Allora, vi va un po di pasta?

LAURA - certo! Io adoro la pasta, mangio piattoni di pasta, perch mi servono carboidrati, anche se in genere la sera mangio soltanto un po di frutta. Faccio la dieta dissociata.

SAMPEI - io intanto faccio qualche canna.

GENNI - sempre casa e chiesa, tu, eh?

ERICA - io non fumo, per. Non insistete per farmi fumare che tanto inutile.

LAURA - insomma, Silvia, ti ricordi di quando ti dissi che cera quel tale che mi aveva visto ballare e che poi...

SILVIA - (a Max) a chi hai telefonato?

MAX - stronza. Non tu, Rosa. Ci ho litigato, sai? (si siede accanto a Silvia)

NAN - perch lei uscita con un altro.

SAMPEI - con uno che si chiama PierMaria. Ma allora vuoi proprio sfottere!

NAN - (prendendo le bottiglie di vino) e guardate qui: vino! Lo ha portato Sampei. (a Laura) Ti piace il vino?

LAURA - tantissimo! Il vino fa sangue, lo sai, no?

NAN - lo so, eccome se lo so!

ERICA - io non bevo alcolici. Non insistete.

NAN - (a Laura) lo sai che hai degli occhi davvero splendidi?

LAURA - grazie. Me lo dicono tutti. Sono molto grandi, sono fotogenici. Vengo molto bene in TV.

NAN - sono neri come la notte.

LAURA - che uomo galante! Mi piacciono i gentiluomini.

NAN - se per questo gli amici mi chiamano il marchese.

MAX - (a Silvia) anche Silvia ha dei bellissimi occhi. (le si stringe addosso goffamente)

GENNI - tieni a posto quelle mani, tu.

MAX - ma chi sei, sua madre? (a Silvia) Perch hai portato anche lei?

GENNI - non poteva lasciarmi sola a casa, ho paura. (Squilla il telefono)

NAN - (chiama) telefono!

ALBERTO - (entra e va a rispondere) pronto? Chi cerca? Max.

MAX - s?

ALBERTO - al telefono.

SILVIA - chi che ti chiama qui?

MAX - pronto? Cosa? Ah, non mi credi? Ragazzi, potete farvi sentire tutti un attimo? (Tutti salutano) Sentito? E adesso tu. (a Silvia)

SILVIA - ma perch? Chi al telefono?

MAX - sentito? Sei tu che sei una stronza! (riattacca)

LAURA - che bello! (ride) Chi che abbiamo salutato? Era uno scherzo? A volte li ho fatti anchio gli scherzi col telefono, ma pi spesso li fanno a me. Mi chiamano e fanno dei rantoli con la voce, cos (fa dei rantoli da maniaco telefonico) Altre volte invece non dicono nulla e riattaccano subito. Alcuni li conosco, altri no. Mi chiamano in tantissimi, ma non riesco a capire come fanno ad avere il mio numero. (a Nan) A proposito, ce lhai il mio numero, tu?

ALBERTO - (a Max) posso sapere per quale motivo ti chiamano sul telefono di casa mia?

MAX - boh? Sar uscito questo numero sul telefonino di Rosa, la ragazza che ho chiamato prima, e ha richiamato qui.

ALBERTO - hai chiamato sul telefonino? Ma tu prima hai detto che era urbana.

MAX - infatti, Rosa in citt.

ALBERTO - ma che centra? Chiami comunque sul telefonino e sul telefonino costa troppo!

ERICA - ma a questora tariffa serale.

ALBERTO - (a Max) e perch non ti richiama sul tuo telefonino? pazzesco! veramente pazzesco! (torna in camera)

SILVIA - perch Rosa ti ha richiamato?

MAX - una stronza. (a Erica) Mi passi il posacenere? (indicando la coppa sul tavolo. Erica gliela passa, mentre lui si accende una sigaretta)

NAN - (a Laura) Ti faccio assaggiare un po di vino, rosso come le tue labbra. (apre una bottiglia e versa da bere a Laura)

LAURA - grazie, signor marchese. Da adesso in poi ti chiamer sempre cos: signor marchese.

MAX - Rosa una grandissima stronza. Ormai gi da un po volevo rompere. Mi sono stancato di lei, mi sono veramente stancato.

GENNI - non gli credere, non la prima volta che dice cos, e tu lo sai.

MAX - vuoi stare un po zitta?

ERICA - ma di chi state parlando?

GENNI - non la conosci.

MAX - (a Silvia) Perch non mi fai vedere un po casa tua? Cos ti dico tutto.

SILVIA - beh... s, certo, vieni.

GENNI - ti prende in giro. Lascialo perdere!

MAX - e sta un po zitta! Che rompipalle! (Silvia e Max escono. Max porta via la coppa che aveva in mano e che stava usando come posacenere)

LAURA - buono questo vino.

SAMPEI - perch non gli deve credere?

NAN - (a Laura) bevi ancora. (le versa da bere)

SAMPEI - si stancato di lei, normale. Le donne diventano noiose dopo un po.

GENNI - ma sta zitto.

ERICA - non vero, dipende dalle donne. Alcune sono noiose e altre no.

LAURA - (continuando a bere) a me mi hanno sempre detto di essere divertentissima, e infatti mi invitano sempre a tutte le feste.

SAMPEI - in generale le donne non capiscono nulla.

GENNI - sei tu che non capisci nulla.

SAMPEI - sto parlando in generale!

GENNI - e io sto parlando specifico. Tu non capisci specificamente nulla.

ERICA - molte donne per vero che sono noiose.

GENNI - per fortuna non il tuo caso.

LAURA - indovina che lavoro faccio?

NAN - non lo so... il camionista?

LAURA - che simpatico! No, faccio la cubista.

NAN - wow! sempre stato il mio sogno conoscere una vera cubista. Perch non ci fai vedere come balli?

LAURA - serve la musica. Non c un po di musica? Che festa se non balliamo?

NAN - musica? (chiama) Alberto... Alberto...

ALBERTO - (Entrando) sono contento che questa volta almeno hai indovinato il mio nome. Che c ancora?

NAN - ce lhai uno stereo per mettere un po di musica? Lei una cubista.

ALBERTO - musica? Ma tu sei matto. No, non ce lho, e comunque niente musica.

SAMPEI - ma lei una cubista.

ALBERTO - dovete andarvene via, lo capisci o no?

NAN - daccordo, daccordo, niente musica, era solo unidea. Cinque minuti e se vanno via.

LAURA - oh, perch? Io voglio ballare...

ALBERTO - cinque minuti! (rientra in camera)

NAN - sentito? Niente stereo, niente musica.

ERICA - veramente ce lho io uno stereo portatile.

SAMPEI - e perch non lhai detto subito?

ERICA - posso andare a prenderlo, faccio in un momento.

SAMPEI - che aspetti? Vai a prenderlo.

ERICA - vado. (esce)

NAN - adesso arriva la musica, contenta?

LAURA - oh, s! Evviva la musica! Io sono molto brava, sapete? Il mio agente dice che mi far sfondare in TV.

GENNI - e te lo dice prima o dopo che gli togli i pantaloni?

LAURA - i pantaloni? Non lo so, non ci ho mai fatto caso.

SILVIA - (Entra, seguita da Max) e questa la mia cameretta.

MAX - carina. Con chi dormi?

SILVIA - con Erica. (vede la gonna che Erica stava tagliuzzando e la prende)

MAX - pensavo dormissi con Genni.

SILVIA - con Genni? No, per carit. Miss sottutto-io dorme sola, ovviamente Che ci fa questa, qui? Boh? (Mette via la gonna)

MAX - non ti simpatica? Sembrate cos amiche.

SILVIA - s, siamo amiche, ma lei mi sta sempre attaccata addosso a criticare tutto quello che faccio. Uff, che noia

MAX - infatti. Hai visto prima?

SILVIA - non so perch fa cos, ma esagera. Non possibile che per lei io non ne faccio una giusta. Quando mi trucco poco sembro una monaca, quando mi trucco un po di pi sembro una prostituta, i miei vestiti sono tremendamente orrendi, le cose che dico sempre banali, le mie amiche sono tutte stupide, oche, noiose, superbe, invidiose, antipatiche, quelli che mi piacciono sono tutti brutti e insignificanti.

MAX - allora anchio?

SILVIA - tu, poi, sei il peggiore. Erica strana, per almeno non pretende di organizzarmi la vita come Genni, che fosse almeno riuscita a organizzarsi bene la sua, di vita: una mezza fallita, non ha un ragazzo, non ha amici, non studia, non ha un lavoro...

MAX - c ancora un po di caff?

SILVIA - credo di s, per ora sar freddo... Genni non si rende conto di esagerare. Figurati che continua a entrare in camera mia dal balcone.

MAX - come dal balcone?

SILVIA - s, perch il balcone unico per la camera mia e quella di Genni. Allora Genni esce da camera sua dal suo balcone e entra nella mia dal mio balcone.

MAX - (beve il caff e lo sputa immediatamente) Che cazzo? orribile! salatissimo!

SILVIA - salato? Ma no, lo ha bevuto Genni, prima.

MAX - fa schifo, ti dico... assaggialo se non mi credi... Guarda qui, mi sono pure sporcato tutto, ho le mani e la faccia piene di caff.

SILVIA - puoi andare in bagno a pulirti.

MAX - per forza ci devo andare. Ma tu guarda che... (va al bagno. Silvia assaggia il caff. Max urla, fuori scena) Che cazzo ? Brucia tutto! (rientra. Ha le mani sugli occhi e continua a urlare) Brucia tutto, porca puttana!

SILVIA - che c, che succede?

MAX - gli occhi bruciano, bruciano!

SILVIA - ma fai vedere. Che hai fatto?

MAX - ma niente, che ho fatto? Mi sono lavato il viso col sapone liquido. Cazzo come brucia!

SILVIA - fai vedere.

MAX - sta ferma, ferma! Non mi toccare... si calma da solo, non mi toccare... Porca puttana come brucia!

SILVIA - mettici un po dacqua.

MAX - ma che acqua! Ferma, non mi toccare! Cazzo! Si calma da solo, ti ho detto! Ma che cera nel sapone?

SILVIA - ma non lo so, non capisco... fammi vedere

NAN - non mi toccare!

SILVIA - e va bene, non ti tocco vado in bagno a vedere che successo. Aspetta qui. (va al bagno)

MAX - dove vuoi che vado? Aspetta qui! Non riesco nemmeno a tenere gli occhi aperti... porca puttana troia... (Esce sul balcone e si allontana verso il lato della stanza di Genni)

ERICA - (entrando) Silvia? Silvia?

SILVIA - (dal bagno) s, Erica, sono in bagno, che c?

ERICA - niente, sono solo venuta a prendere il mio stereo. Esco subito. (Prende lo stereo e, trovato il balcone aperto, lo chiude e poi esce. Max ritorna al balcone, lo trova chiuso e chiama Silvia, che per ancora in bagno e non lo sente. Max continua a chiamare, mentre si chiude il sipario)

SIPARIO

SECONDO ATTO

Max ancora chiuso fuori sul balcone e sta chiamando Silvia, che per continua a non sentire. Mentre Max si allontana per provare ad entrare dal lato di Genni, Silvia rientra in camera e non trova Max. Lo chiama ma, non avendo risposta, esce per cercarlo nelle altre stanze proprio mentre Max ritorna a bussare di nuovo al balcone.

SAMPEI - comunque preferisco mille volte fumarmi una canna che stare due ore di seguito con una donna.

LAURA - dipende dalle donne. Per stare due ore con me c gente che farebbe di tutto. Una volta un tizio ebbe la sfacciataggine di offrirmi cinquecentomila lire per passare una notte con me, ma io ovviamente rifiutai e gli diedi anche uno schiaffo. Cinquecentomila lire per una notte! Per chi mi ha preso? Ci vorrebbe almeno qualche milione.

SAMPEI - le donne ti fregano sempre. Tu vedi per strada una con un culo paradisiaco e pensi che faresti qualunque cosa per poterglielo toccare ogni volta che vuoi senza che lei ti dia un calcio nelle palle. Prima butti via tutti i tuoi soldi e tutto il tuo tempo e tutta la tua dignit e quando finalmente ci riesci sei costretto ad ascoltare uninfinit di cazzate una dietro laltra: e ti chiede se sei innamorato, quanto sei innamorato, se pi bella lei o la ragazza a cui hai dato il primo bacio, se cucina meglio lei o tua madre, qual la sua qualit migliore, se la trovi ingrassata, e se le dici si si offende e se le dici no ti dice che sei un bugiardo, se le stanno meglio i colpi di sole o lo smalto color prugna o la gonna che le arriva al ginocchio o i pantaloni lunghi e tutto quello che dici non va mai bene perch avresti dovuto dire sempre esattamente il contrario! E tutto questo solo perch per un momento ti venuta unassurda voglia matta di toccarle il culo!

LAURA - vero che ai ragazzi gli vengono queste voglie, poverini. Non posso pi camminare per strada perch appena sono passata si voltano continuamente a guardarmi il sedere.

NAN - ti d fastidio che te lo guardino?

LAURA - no, mi fa piacere. Quello che mi d fastidio che non posso vedere la faccia che fanno. Per sento i commenti. Alcuni sono dei veri poeti, sapete?

SAMPEI - allora io dico: lasciate perdere le donne e datevi alle droghe, perch quelle almeno ti fanno sballare, non ti rompono i coglioni e non ti tradiscono mai.

GENNI - dici solo stronzate. (Suona il campanello. Nan apre. Entra Erica con lo stereo in mano, che d a Nan)

ERICA - ecco lo stereo.

LAURA - ol, che bello. Adesso balliamo! (Entra Alberto. Nan nasconde lo stereo)

ALBERTO - chi altro arrivato adesso?

NAN - no, nessuno. Erica Erica che era che eriche Erica che cherica lei era uscita un momento.

ALBERTO - va bene, ora basta. Andatevene.

TUTTI - (fragorosamente) ma no... dai... non sono passati cinque minuti... un minuto solo... ce ne andiamo subito... un momentino solamente...

ALBERTO - va bene, va bene! Ma solo altri due minuti, poi via tutti, che non sto combinando nulla! (rientra in camera)

LAURA - voglio ancora un po di vino. (Nan le riempie il bicchiere e lei beve)

SAMPEI - certo che ce ne sono di donne che sono dei veri cessi.

GENNI - vanno bene per te, allora, che sei uno stronzo.

SAMPEI - come sei divertente! Mi fa male lo stomaco per quanto sei divertente! Guarda che anche tu sei molto vicina ad essere un cesso.

LAURA - io invece penso che Genni molto bella.

NAN - eccole qua. Sempre pronte a dire delle altre che sono carine.

SAMPEI - le donne quando dicono di unaltra donna che carina vogliono dire che un mostro. Tu gli dici certo che quella proprio racchia, e loro ti rispondono ma no, dai, che carina, mentre sanno benissimo che uno scorfano.

GENNI - ma quante belle teorie che hai sulle donne, tu!

ERICA - non vero. che voi in una donna guardate solo il seno e il sedere.

SAMPEI - cio le tette e il culo.

GENNI - quanto sei volgare.

LAURA - e che altro dovrebbero guardare?

NAN - fantastica questa ragazza. Perch non ti ho conosciuto prima?

Max sta ancora chiamando Silvia ma, poich lei non lo sente, si allontana di nuovo proprio mentre Silvia rientra e telefona al piano di sopra, dove squilla il telefono.

NAN - (chiama) telefono!

ALBERTO - (entra e va a rispondere) pronto?

SILVIA - pronto, Alberto, sono Silvia. Senti, Massimo li da voi?

ALBERTO - qui? C Massimo qui?

NAN - Max? No, con Silvia.

ALBERTO - Silvia, Max l con te cio, non lo so dov, ma non qui.

SILVIA - ah, va bene. Grazie. (riattacca. Anche Alberto riattacca e rientra in camera)

NAN - chiss che stanno combinando quei due?

SAMPEI - anche Silvia ha un culo niente male.

ERICA - ma sei proprio fissato con il sedere delle donne.

SAMPEI - ecco fatto. Un capolavoro! (tiene in mano lo spinello come un trofeo. Lo accende. Dopo qualche tiro lo passer a Nan)

NAN - ci avete mai fatto caso? Il sedere. Cio, il sedere un verbo, sedere, no? Cio, io mi siedo, tu ti siedi

GENNI - lui si siede. Vuoi declinarcelo tutto? Va avanti.

NAN - e noi con un verbo chiamiamo una parte del corpo. Cio, il culo lo chiamiamo il sedere perch col culo io mi siedo.

LAURA - vero. Non ci avevo mai pensato, prima.

GENNI - non avevi mai pensato prima che ti siedi col culo?

SAMPEI - il pisello come lo dovremmo chiamare, allora?

GENNI - fai schifo.

LAURA - ma ha ragione, per. Come lo dovremmo chiamare? Cio, io di nomi ne ho sentiti tanti. Ognuno dei ragazzi che ho avuto lo chiamava a modo suo, e sapeste che nomi che usavano! Alcuni ci parlavano come se fosse una persona, altri invece...

ERICA - (a Sampei) attento, la cenere sta cadendo per terra.

SAMPEI - cavolo. Il posacenere se l preso Max. Ma non ci sono altri posacenere in questa casa? Come faccio? (dopo essersi guardato intorno, va a prendere un bicchiere dalla credenza) Prendo un bicchiere. Poi lo laviamo.

ERICA - certo meglio chiamarlo sedere che chiamarlo fondoschiena.

LAURA - s, fondoschiena non mi piace proprio. Cio, non che il sedere il fondo della schiena.

GENNI - perch, a te dove sta, sulle spalle?

SAMPEI - bella questa.

LAURA - che centra? La schiena una cosa, il sedere unaltra, o no? Sono attaccati, vero, ma sono due cose diverse, o no?

SAMPEI - ma chiamalo culo, cos chiamiamo le cose con il loro nome.

GENNI - allora a te ti dovremmo chiamare idiota! Dammi retta, tu hai dei seri problemi con il sesso. Hai bisogno di uno psicanalista.

SAMPEI - s, ma solo se ha due bocce cos! (ride, con Nan)

Silvia sta per uscire dalla stanza. Max ritorna e la chiama. Silvia si spaventa ma poi, vedendo Max, gli apre.

MAX - finalmente! mezzora che ti chiamo!

SILVIA - Max! Eri sul balcone? Perch ti sei chiuso fuori?

MAX - ti pare possibile che posso chiudermi fuori da solo visto che il balcone si chiude dallinterno? Mi hai fatto proprio un bello scherzo, complimenti.

SILVIA - non ti ho chiuso fuori io, te lo giuro.

MAX - ah s? E chi stato allora?

SILVIA - non lo so... forse Erica, quando entrata. Io ero al bagno. Ma tu perch non mi hai chiamato subito?

MAX - ti ho chiamato, non mi sentivi e mi sono spostato. Ho cercato di entrare dal balcone della stanza di Genni, ma era chiuso pure quello e cos sono tornato e ti ho chiamato di nuovo. Ma tu guarda che cazzo di serata! Prima il caff, poi il sapone e ora il balcone. C qualcuno che si diverte a farmi gli scherzetti, oggi... Mi sembra di essere un personaggio di una commedia. (Silenzio. Si guardano e scoppiano a ridere. Poi Max tira a s Silvia e la bacia) Era molto che aspettavo questo momento Rosa non mi ha mai voluto veramente bene, non mi sono mai sentito veramente capito. Tu, invece, lho sempre saputo che mi ami sul serio.

SILVIA - s, ti amo tanto, ti ho sempre amato, e non mi pare vero che adesso siamo qui.

MAX - anche tu mi piaci tanto.

SILVIA - e Rosa?

MAX - con lei ormai tutto finito. C stata lultima goccia che ha fatto traboccare il vaso.

GENNI - ti ha... ti ha tradito?

MAX - (punto nellorgoglio) non mi ha tradito, non mi ha mai tradito nessuna, a me. uscita con un suo amico senza dirmelo. Poteva dirmelo, ecco tutto. Non sono geloso: la mia ragazza pu benissimo uscire con gli amici, basta che mi dice con chi esce, quando esce, dove va, cose cos. Per correttezza.

SILVIA - io ti dir sempre tutto.

MAX - lo so. (bacia Silvia)

NAN - (passando la canna a Laura) fuma un po tu, buona.

LAURA - a me veramente lerba mi fa subito effetto.

SAMPEI - meglio, cos ne consumi di meno e ne resta di pi per noi.

LAURA - (fumando) buono... sa di asparagi.

SAMPEI - te ne intendi, eh?

NAN - fuma, che tanto ce n.

GENNI - di questo non mancano mai. (a Laura) Fai fumare un po anche me, va.

SAMPEI - non sapevo che fumavi.

NAN - neanchio.

GENNI - ci sono un sacco di cose che non sapete. E non dico solo di me, ma proprio in generale, ci sono un sacco di cose che non sapete. (Entra Alberto)

ALBERTO - ragazzi, mezzora che state qui e vi avevo detto solo cinque minuti. Ora dovete veramente andarvene. Mi spiace, ma... State fumando? Cos questodore? Che state fumando? Asparagi? Vi ho detto che non si fuma!

GENNI - ma solo qualche tiro.

ALBERTO - vi ho detto che non si fuma! Insomma, basta, dovete andarvene.

NAN - solo altri cinque minuti.

ALBERTO - non se ne parla. Io devo studiare.

ERICA - un momento solo.

LAURA - un momento solo, pisellino mio.

ALBERTO - pisellino? Ehi! Dov la coppa che stava sul tavolo?

NAN - la coppa? Boh? Noi non abbiamo preso niente.

ERICA - lho vista gi, in camera mia.

ALBERTO - cosa? E come arrivata l?

SAMPEI - ah, ho capito! Il posacenere. Lha preso Max. Sta tranquillo, te lo riporta.

ALBERTO - non un posacenere. In questa casa non si fuma, non ci pu essere un posacenere in una casa dove non si fuma. la coppa dargento della mia bisnonna. (a Nan) Ti avevo detto di starci attento.

NAN - ma lha presa Max, mica io.

LAURA - che ti frega del posacenere? Te ne ruber uno dalla mia discoteca.

ALBERTO - non un posacenere, ti ho detto! Erica, scusa, puoi accompagnarmi un momento a casa tua? Devo riprenderla immediatamente.

ERICA - s, certo, con piacere. Andiamo. (Alberto e Erica escono)

SAMPEI - (a Nan) lho detto io che quel tipo strano. (a Genni) Ehi, vacci piano. Vuoi fumartela tutta? Da qua. (le strappa via lo spinello)

GENNI - ehi! Che modi!

LAURA - e adesso musica! (Accendono lo stereo e ballano tutti)

Max continua a baciare con sempre pi foga Silvia, che comincia a sottrarsi.

MAX - vorrei proprio vederla adesso, Rosa.

SILVIA - smettila di pensare a lei. Adesso non ti far pi soffrire.

MAX - che cazzo dici? A me non mi fa soffrire nessuna, hai capito?

SILVIA - perch ti arrabbi? Scusa. che lei cio, tu stesso mi hai detto che non la sopporti pi.

MAX - e che vuol dire? Non sono uno che soffre per queste stronzate. Mi fa incazzare, mica mi fa soffrire.

SILVIA - scusa.

MAX - ma tu guarda un po lo sai che sei molto bella? Vieni qua, togliti la camicia. (Comincia ad aprirgliela, ma Silvia resiste, anche se senza troppa forza)

SILVIA - no, dai, aspetta aspetta un momento. (si sottrae a Max e si alza)

MAX - che c?

SILVIA - niente... usciamo un po sul balcone? Qui fa troppo caldo.

MAX - era per quello che volevo toglierti la camicia. (Escono sul balcone)

SILVIA - bello qui.

MAX - che c di bello? solo il cortile interno di un palazzone di periferia.

SILVIA - s, per di qua puoi osservare la vita quotidiana di tante persone. Sai, ogni vita si somiglia allaltra, ma ognuna ha anche qualcosa di diverso. bello guardare la gente quando non sa di essere vista. Mi sembra come se scoprissi ogni volta qualcosa di particolare, di privato... qualcosa di poetico

MAX - anche in quel grassone in mutande che si gratta il culo?

SILVIA - (ride) s, anche in quello l, ma c di meglio... vieni, andiamo sul lato di Genni che si vede di pi (Si allontanano verso la camera di Genni. Entrano Alberto e Erica)

ERICA - Silvia? Ma non c nessuno? Dove sono andati? Boh? Hanno lasciato tutto acceso... E il balcone sempre aperto. (chiude il balcone)

ALBERTO - grazie. Andiamo.

ERICA - no, aspetta.

ALBERTO - che c?

ERICA - vai di fretta? Potremmo restare un momento qui, a fare due chiacchiere. Per conoscerci meglio.

ALBERTO - ecco, io dovrei studiare.

ERICA - s, certo, lo so, ma che ci incontriamo spesso per le scale ma non sappiamo niente luno dellaltro per avrei sempre voluto chiederti di ecco conoscerci un po per magari

ALBERTO - per?

ERICA - s, beh tu sei un ragazzo interessante ogni volta che ti incontro sulle scale io tu sei un ragazzo serio, si vede... cio, potremmo fare due chiacchiere, cos poi noi due cos.

ALBERTO - cos? Ah, cos! S, io, ecco non che tu cio, si incontrano un sacco di persone per le scale, ma. non che si possono conoscere tutte, ci vorrebbe un sacco di tempo... e poi mia madre non vuole che il fatto che non ho tempo, anzi, ora devo studiare, devo tornare su, scusa. (quasi scappa via. Erica, delusa, lo segue poco dopo)

MAX - (Ritornano con Silvia) se ne vedono per di cose strane. Soprattutto quella che (trova il balcone chiuso) Il balcone chiuso! Non possibile! di nuovo chiuso! (Vi picchia contro e chiama. La stessa cosa fa Silvia) Ehi! Chi c di l? Ehi! Ci avete chiusi fuori! Ma che succede stasera? Aprite!

SILVIA - ma chi lha chiuso? Non cera nessuno Aprite! Aprite!

In cucina ballano: Laura sta ballando sul tavolo, Sampei sul divano. Entra Alberto.

ALBERTO - fermi! Che combinate, siete pazzi? Scendi da quel tavolo! Tu scendi da quel divano! (Tutti lo ignorano. Lui spegne lo stereo) Siete impazziti? Scendi subito dal tavolo, ti ho detto!

LAURA - (scendendo dal tavolo) oh, rovini tutto! No, balliamo.

SAMPEI - non si pu nemmeno ballare in questa casa? Cazzo, che palle!

LAURA - non spegnere, su, Pisellino mio... (Squilla il campanello della porta)

ALBERTO - chi ? Chi , accidenti? (Mentre Alberto apre a Erica, Laura riaccende lo stereo e salta a ballare sul divano) Fermi, smettetela, smettila! (spegne lo stereo) Scendi dal divano, smettila di saltare dappertutto! Adesso avete veramente esagerato. Basta! In questa casa non si pu ballare!

Silvia e Max sono ancora chiusi fuori sul balcone e stanno ancora chiamando, ma nessuno gli risponde.

SILVIA - non c nessuno. Siamo chiusi fuori. E adesso?

MAX - incredibile. veramente incredibile. C qualcuno che porta sfortuna, qui, sicuro! Deve essere colpa di Rosa: adesso si star sicuramente impegnando con tutta lanima per farmi andare tutto storto. (Squilla il suo telefonino) Ma guarda un po: parli del diavolo... (risponde) Rosa! Che coincidenza! Non faccio lo stronzo, piuttosto tu che hai fatto? Lo so io di che parlo. Ti stai impegnando, vero? D la verit Lo so io, ti ho detto Certo che sono con Silvia, e sono anche in camera sua Che sto facendo? Prova a immaginare Non me ne frega nulla di quello che pensi Vaffanculo tu! Stronza! (riattacca)

SILVIA - Rosa per continua a chiamarti. Allora non vero che avete rotto?

MAX - ma s che abbiamo rotto, cerca di non rompere tu, adesso! Con Rosa ho chiuso, basta! Vediamo come uscire di qui, piuttosto.

SILVIA - potresti chiamare su da Alberto con il telefonino.

MAX - ho solo quattrocento lire di credito, non bastano.

SILVIA - ce la puoi fare, se parli in fretta.

Max telefona e squilla il telefono a casa di Alberto.

ALBERTO - pronto?

MAX - pronto, Alberto, sono Max, ho pochi soldi, devo parlare di fretta. Senti, scusa, ma io e Silvia siamo rimasti chiusi fuori sul balcone di camera sua. Potreste venire a ho finito i soldi. Spero che ha capito.

ALBERTO - pronto? Pronto? caduta la linea. Era Max. rimasto chiuso con Silvia sul balcone di camera sua.

LAURA - sono chiusi fuori? Ah, ah, ah, che cosa assurda! E come hanno fatto?

ALBERTO - (a Erica) forse quando hai chiuso il balcone.

GENNI - li hai chiusi fuori? Ma perch non guardi prima di chiudere?

ERICA - pensavo che erano al bagno.

GENNI - ma come al bagno? C il balcone aperto e tu lo chiudi senza guardare chi c fuori?

ERICA - ma perch, tu guardi fuori ogni volta prima di chiudere il balcone?

GENNI - sei veramente incredibile. Ma come fai a

ALBERTO - basta! Mentre voi litigate quei due stanno chiusi fuori. Volete andare ad aprirli?

ERICA - vado io. (a Alberto) mi accompagni?

ALBERTO - ma io devo studiare

ERICA - per favore. Facciamo in un attimo.

ALBERTO - ma io devo studiare.

ERICA - ma solo un secondo.

ALBERTO - ma io non...

SAMPEI - e accompagnala!

ALBERTO - va bene, andiamo, purch ci sbrighiamo. (Erica e Alberto escono)

LAURA - voglio fumare ancora.

SAMPEI - aspetta un attimo, ne accendo unaltra. (prende un altro spinello e lo accende)

NAN - vediamo se nel frigo c qualcosa di buono. (apre il frigorifero e prende un boccale di rag. Lo apre e lo controlla. Sampei passa la canna a Laura, che fuma) E questo? rag. Va bene per tutti il rag?

LAURA - benissimo! Io adoro il rag!

NAN - allora rag! (appoggia il boccale aperto sul piano della cucina)

LAURA - (giocosamente sensuale) lo sai che il rag afrodisiaco?

NAN - wow... come le cozze? Le cozze sono afrodisiache.

GENNI - quelle sono le ostriche.

NAN - perch non vieni un po di l con me? Ti faccio vedere il letto dove morta la vecchia che abitava qui prima.

LAURA - ma certo, che bello! Voi ci scusate un attimo? (mostrando lo spinello) Questa viene con me! (Nan e Laura vanno in camera da letto)

SAMPEI - per! Certo che la tua amica simpatica.

GENNI - solo una puttanella che venuta dal paese in citt perch vuole fare la ballerina, ma lunica cosa che sa fare andare a letto con tutti e parlare senza fermarsi un momento delle cose pi stupide.

SAMPEI - ah! Meno male che tua amica.

Erica e Alberto entrano in camera di Silvia e aprono il balcone.

MAX - finalmente! la seconda volta che finalmente perch la seconda volta che resto chiuso fuori sul balcone nello spazio di mezzora.

ERICA - ma allora anche prima quando?

MAX - cosa?

ERICA - no, no, niente. Scusatemi, ma capitato. Vi ho chiusi io fuori, ma per sbaglio. Ho trovato il balcone aperto e

MAX - e non hai resistito allimpulso. Che cazzo di serata.

ALBERTO - scusate, ma io devo tornare su, perci

ERICA - no, Alberto, scusa se te lo chiedo di nuovo, ma perch non resti qui cinque minuti? Andiamo in cucina, ti offro qualcosa e poi

ALBERTO - no, Erica, devo studiare, non posso...

ERICA - ma ti offro solo qualcosa da bere.

ALBERTO - veramente non posso, scusami, devo tornare...

ERICA - ma aspetta, solo cinque minuti. Facciamo due chiacchiere per conoscerci meglio e poi...

ALBERTO - lo vuoi capire che non voglio fermarmi qui con te? Non voglio conoscerti meglio, voglio solo che mi lasci in pace! E che cavolo! (esce)

ERICA - (ha accusato il colpo ma si sforza di far finta di niente) volevo solo offrirgli qualcosa, ma lui ha creduto che io invece... volevo solo offrirgli qualcosa. (esce)

MAX - incredibile. Oggi proprio una giornata in cui va tutto storto. tutta colpa di Rosa, sicuro.

SILVIA - a te Rosa piace ancora.

MAX - ma che dici? Ma come ti viene in mente? Proprio non mi vuoi credere, allora? Vieni qua, siediti vicino a me, che ti dimostro chi che mi piace veramente. E poi dopo tutto questo casino me lo merito un premio, no? (cerca di nuovo di aprirle la camicia)

SILVIA - ma no, Max, adesso proprio non mi va pi.

MAX - su, non fare tante storie.

SILVIA - no, smettila ti ho detto di smetterla, su smettila.

MAX - che ti prende? Tu sei innamorata di me, no? E allora?

SILVIA - scusa. che tu vai troppo di fretta

MAX - di fretta? Ma se mezzora che siamo qui. E poi sono mesi che ci conosciamo, e adesso mi dici che vado di fretta?

SILVIA - s, per... ecco, mi sembra che tu lo fai solo per fare un dispetto a Rosa.

MAX - ma no! Basta con questa storia di Rosa, basta! Non ti fidi di me?

SILVIA - s, ma...

MAX - e allora? Dai, su, togliti la camicia. (cerca di nuovo per toglierle la camicia, con pi irruenza)

SILVIA - no, fermo, smettila.

MAX - dai, su... e forza... alla faccia di Rosa.

SILVIA - (spinge via Max) no! Ti ho detto di no!

MAX - (con violenza) oh, insomma, basta! Mi hai proprio scocciato! Ma che ti credi, che io posso perdere il mio tempo con te? Che vengo qui, che lascio i miei amici di sopra, che ascolto tutte le tue stronzate, che mi bevo quel caff di merda, che per poco divento cieco, che resto due volte chiuso fuori dal balcone solo per qualche bacetto e qualche toccatina? Per chi mi hai preso, per un quindicenne segaiolo?

SILVIA - ma, Massimo... perch dici cos?

MAX - sono anni che mi rompi le palle e adesso ti fai anche pregare? Coshai tra le gambe, una specie in via destinzione? Vuoi sapere la verit? Tu non mi piaci, non mi sei mai piaciuta, anzi, mi hai sempre annoiato a morte. Mi servivi solo per punire Rosa e per passare una serata in allegria, ma non sei stata buona nemmeno a questo. Che serata terribile che ho passato! Credevi veramente che potevo innamorarmi di te? Ma per carit!

SILVIA - (comincia a piangere) non vero, non lo pensi veramente. Tu hai detto che mi ami, hai detto che... che mi ami...

MAX - quando mai? Non te lho mai detto. E adesso coshai da piangere? Ecco qua, subito le lacrime. Sei proprio una scocciatura, lo sapevo. Uffa, che palle!

SILVIA - mi avevi detto che mi amavi.

MAX - non te lho mai detto! Ma vaffanculo, va. Lo sapevo che quellidiota di Nan non poteva darmi un buon consiglio. Figurati, non mi ha mai dato un buon consiglio in vita sua, mai!

SILVIA - no, non te ne andare, aspetta. Io mi dispiace, non volevo farti arrabbiare, aspetta ti chiedo scusa (Max va via. Silvia resta a piangere) aspetta aspetta...

GENNI - se proprio dobbiamo mangiare allora mettiamo un po la tavola. Sam, aiutami, prendi un po di roba, forchette, bicchieri, piatti

SAMPEI - accidenti! Ma sono stanco. tutto il giorno che faccio canne.

GENNI - va bene, li prendo io. (prende le posate e i bicchieri) I piatti e i bicchieri non bastano per tutti.

SAMPEI - e come si fa? Prendine qualcun altro l. (indica la credenza)

GENNI - sicuro che possiamo prenderli, quelli?

SAMPEI - certo. Nan ha affittato la casa, no? Perch non potremmo prenderli? (Genni prende dalla credenza piatti e bicchieri e li mette sulla tavola. Rientra Alberto)

ALBERTO - siete rimasti solo voi due? Dov Nan?

GENNI - in camera tua, con Laura.

ALBERTO - con Laura in camera mia? E che fanno?

GENNI - prova a indovinare.

ALBERTO - ma questo assurdo! Adesso ha veramente passato il limite! (Suona il campanello) Ancora il campanello! Ma che succede oggi? (va ad aprire. Entra Erica)

ERICA - mi hai di nuovo chiuso fuori. Stacci attento.

NAN - (esce dalla camera urlando verso linterno) tu sei pazza, sei completamente pazza! (a Sampei) Mi ha dato uno schiaffo, ti rendi conto? Ma forte!

ALBERTO - come ti viene in mente di chiuderti in camera con una ragazza? Che stavate facendo?

NAN - ma niente, questa completamente matta! Ci ho provato e mi ha dato uno schiaffo! Prima mi si struscia addosso e poi...

LAURA - (Rientra, ubriaca e fatta derba) porci! Siete tutti uguali, tutti cos, sempre ad allungarmi le mani addosso. Anche in discoteca: io ballo e voi vi buttate addosso. Tutti cos. Una vi fa un sorriso e voi volete portarvela a letto. Tutti cos. Anche tu sei come loro, tutti uguali. (scoppia a piangere) Ma che volete da me? Perch non mi lasciate in pace? Io voglio solo ballare. Tutti cos. Che volete da me? Voglio solo essere lasciata in pace! Ma no, devi fare questo, devi fare quello, devi lasciarli fare, devi sorridere... lasciatemi stare!

ALBERTO - perch piange? Che le hai fatto?

NAN - ma niente! Sono io quello che le ha prese.

LAURA - (scoppia a ridere istericamente) chi se ne frega! Vi piaccio, eh? Dite la verit che vi piaccio! Mi piace che mi guardate! Ti piaccio, bello mio? E a te, pisellino, ti piaccio? Devo andare a casa, per, adesso... No, balliamo un altro poco... Ti ho fatto male, prima, marchese? Scusa, ma tu mi sei saltato addosso... anche tu mi hai ferito, mi hai ferito il cuore. Mi hai ferito il cuore! (continua a ridere)

SAMPEI - cazzo! Le ha preso proprio brutto il fumo a questa qui.

ALBERTO - (a Sampei, che sta fumando una sigaretta) Ti ho detto che non si fuma, smettila di fumare!

SAMPEI - okay, calma, la spengo subito. (spegne la sigaretta nella coppa)

ALBERTO - fermo! Non la spegnere.

SAMPEI - ma se mi hai appena detto di spegnerla.

ALBERTO - ma non nella coppa.

SAMPEI - ma un posacenere.

ALBERTO - non un posacenere!

SAMPEI - (prendendo il bicchiere che ha usato come posacenere) ma di sicuro meglio di questo bicchiere.

ALBERTO - il bicchiere! Oddio! Questo uno di quelli di mia nonna! (notando i piatti sul tavolo) E anche questi sono quelli di mia nonna!

LAURA - voglio ballare! Io sono una ballerina, ho fatto tre anni di danza moderna, sono bravissima....

ALBERTO - che avete combinato? Nan, questi non si potevano prendere!

LAURA - Non ci voglio pi tornare in quello schifo di discoteca... ho le mani di tutti addosso, sono tutti sudati, non ci voglio pi tornare...

ALBERTO - (a Sampei) Come ti venuto in mente di prendere questo bicchiere per buttare la cenere?

SAMPEI - non sapevo dove buttarla.

ALBERTO - ti avevo detto che non si fuma!

SAMPEI - ma lho preso perch non potevo buttare la cenere per terra.

ALBERTO - non dovevate prenderli! Nan, ti avevo detto di starci attento!

NAN - ma io non ne so nulla.

ALBERTO - se lo viene a sapere mia madre

LAURA - mi sento male... non voglio tornare in discoteca... stavo bene a casa mia, mi volevano tutti bene, ma era un paese troppo piccolo, era troppo piccolo per ballare... mi sento male...

ALBERTO - (vedendo il boccale di rag) Quello il mio rag. Avete preso il mio rag? (va a prendere il boccale) Ti avevo detto di prendere i biscotti, non il rag, il mio rag!

LAURA - mi sento male mi sento male... (Suona il campanello. Alberto posa il boccale di rag e va ad aprire)

ALBERTO - chi , ora? (Max rientra)

SAMPEI - ehi, sei tornato, finalmente, eh?

GENNI - e Silvia?

MAX - boh? rimasta di sotto.

GENNI - come mai?

MAX - e io che ne so? Tutto a una volta si messa a piangere boh?

GENNI - si messa a piangere? Lhai fatta piangere?

MAX - ma che ne so io? Che palle!

GENNI - se lhai fatta piangere

LAURA - mi viene da vomitare (prende la coppa, che era vicino a lei, e vi vomita dentro)

GENNI - ecco, lo sapevo, lavete fatta sentire male.

ALBERTO - non vomitare l dentro!

GENNI - dove vuoi che vomiti, per terra?

ALBERTO - ma quello era della mia bisnonna! dargento!

SAMPEI - ma non niente. A me capita tutte le sere.

ALBERTO - portatela nel bagno!

NAN - (a Genni) portala nel bagno.

GENNI - portala tu, visto che colpa tua. Io vado da Silvia. (a Max) E guai a te se hai fatto quello che penso.

MAX - non rompere!

ALBERTO - portatela nel bagno!

NAN - Sam, portala tu al bagno, che te ne intendi.

SAMPEI - per niente. Io sono sempre quello che vomita, mai quello che regge la testa agli altri, non lo so fare.

ALBERTO - (urlando) portatela al bagno!

ERICA - la porto io. (a Laura) Vieni nel bagno, forza. (Alberto ha tolto a fatica la coppa dalle mani di Laura. Erica trascina Laura in bagno. Squilla il telefono)

MAX - questa Rosa. (si precipita a rispondere)

ALBERTO - rispondo io, fermo. (posa la coppa e cerca di precede Max, inutilmente)

MAX - pronto? no, signora, no, ha sbagliato... no, ha sbagliato le dico di no... non insista! E che cavolo! (riattacca)

ALBERTO - chi era?

MAX - hanno sbagliato.

ALBERTO - ma chi era?

MAX - una donna. E insisteva pure! Incredibile.

ALBERTO - ma chi cercava?

MAX - ma non lo so... cercava il figlio, mi pare.

ALBERTO - era mia madre, era di sicuro mia madre, idiota!

MAX - ehi, sta calmo. Che ne sapevo che cercava te? Ha detto voglio parlare con mio figlio, mio figlio chi? Poteva essere la madre di chiunque.

SAMPEI - (ride) che sagoma che sei, Max.

ALBERTO - era sicuramente mia madre!

MAX - poteva dirmelo che era tua madre.

ALBERTO - e adesso che le dico? (Nan fa cadere il boccale di rag che finisce sul tappeto) Che hai fatto?

NAN - lavevi messo male, era in bilico. Volevo prendere la bottiglia e lho toccato, ma lavevi messo male. (Max si sdraia sul divano, indifferente a quello che succede)

ALBERTO - guarda che hai combinato. (si accorge del tappeto) Oddio, il tappeto di nonna.

SAMPEI - (continua a ridere, sempre pi divertito) il tappeto della nonna!

NAN - non niente

SAMPEI - (c. s) solo un po di rag. Se caliamo la pasta facciamo ancora in tempo a buttarcela sopra e a mangiarcela.

NAN - lo porteremo in lavanderia.

SAMPEI - (c. s) risparmiamo pure i piatti!

ALBERTO - (a Sampei) ma che hai da ridere tanto? Vuoi stare zitto?

NAN - aggiusteremo tutto, non c problema.

ALBERTO - presto, bisogna pulire subito, prima che il danno sia irreparabile. Ci vuole ci vuole dellacqua. Vado a riempire il secchio in bagno. (va al bagno, ma lo trova chiuso e bussa forte contro la porta)

SAMPEI - ma a che ti serve il secchio? Devi pulire subito. Prendi uno straccio qualunque.

ALBERTO - uscite un momento, svelte, devo prendere il secchio. Uscite! (Squilla il telefono) Rispondo io! (si precipita a rispondere, ma Max lo anticipa di nuovo)

MAX - pronto? S, sono il ragazzo di prima...ma no, non sono un maleducato, che non avevo capito che lei era... Pronto? Pronto? Ha riattaccato.

ALBERTO - era di nuovo mia madre? Ma perch non fai rispondere me? casa mia, questa! il mio telefono, questo! Rispondo io! (ritorna a bussare al bagno)

MAX - e va bene, e che sar mai? tua madre che ha riattaccato subito, io glielo stavo spiegando. E che maniere sono? Poi dice a me che sono maleducato.

ALBERTO - (picchiando contro la porta) allora, volete uscire s o no? (Squilla il telefono) Rispondo io! (si fionda a rispondere, anticipando Max) Pronto, mamma? S No, prima non hai sbagliato numero S, lo so, lo so che ti ha richiuso il telefono in faccia, ma no, no, non frequento certa gente. un amico di Nan, non aveva capito... Chi Nan? quello che ha affittato la casa... Ma no, non un altro, sempre lo stesso, Fernando che si chiama Nan, il diminutivo Poi ti spiego, ora non posso Mamma, no, ora non ho tempo, ho da fare S, scusa, scusa, ma No, non c nessuna donna, ti assicuro non c nessuna donna! (Erica esce dal bagno sorreggendo Laura e la fa sedere) Queste voci? (Nan va in bagno a prendere il secchio) no, no, non sono donne... Cio, si, sono donne, ma la televisione... S, vero, io non ce lho la televisione, ma... lha portata Nan... S, tutto a posto Basta, mamma! Poi ti spiego tutto, va bene? Ma no, mamma, non ti offendere No, no, scusa... non fare cos, dai, non volevo trattarti male, solo che Pronto, mamma? Pronto? Ha riattaccato (riattacca. Si volta verso il bagno e si scontra con Nan che stava uscendo con il secchio e la scopa. Il secchio si rovescia e bagna il pavimento)

NAN - attento! Che fai.

ERICA - ma che fate? Bagnate tutto!

ALBERTO - che hai combinato? Ma ti avevo detto che lo prendevo io il secchio.

NAN - ma tu eri al telefono.

ALBERTO - ma ti avevo detto che lo prendevo io!

NAN - ma tu eri al telefono!

LAURA - mi viene da vomitare.

ERICA - aspetta, andiamo al bagno. (trascina Laura in bagno. Alberto non se ne accorge)

ALBERTO - va bene, calma. Ora puliamo prima il tappeto, poi asciugheremo qui. Dammi il secchio. (prende il secchio e va verso il bagno che per trova di nuovo chiuso)

NAN - ma lui era al bagno.

ALBERTO - (Urla e picchia violentemente contro la porta) ma chi c ancora al bagno? Uscite, accidenti, che devo riempire il secchio. Uscite!

Silvia sul letto, affranta e singhiozzante, e non vede Genni che entra.

GENNI - Silvia accidenti, ma che successo? Silvia.

SILVIA - (dopo averle lanciato unocchiata) Va via, per favore.

GENNI - stato Max, vero? Ha fatto il porco, sicuro Te lavevo detto che non bisogna mai fidarsi degli uomini, ma tu hai voluto fare di testa tua. Quando prima ti diceva tutte quelle sciocchezze ti ho detto lascialo perdere, ma tu niente.

SILVIA - va via, per favore. Voglio stare sola.

GENNI - io lo sapevo che sarebbe finita male, che credi? colpa tua, te lo meriti, sei troppo disponibile. Te lavevo detto che gli uomini bisogna tenerli a distanza, ma tu questo te lo sei addirittura portato in camera tua Ha fatto il porco, vero? E tu ovviamente gli hai detto di no e quello ti ha mandato a quel paese, vero o no? Comunque che ti aspettavi? Che Max veniva qui per togliere un po di polvere dai mobili? Che ingenua che sei.

SILVIA - (urlando) va via, ti ho detto!

GENNI - ecco la ricompensa a voler essere gentile! Ecco la ricompensa a interessarsi degli altri, delle amiche! Sai che ti dico? Che te lo meriti proprio! Perch non sei in grado di capire chi ti vuole veramente bene e chi di te se ne frega. E allora te lo meriti! E non venire a cercarmi, dopo. Io ho la mia vita e tu la tua, e se non sai gestirtela da sola peggio per te (Va via sbattendo la porta)

ALBERTO - (sta ancora picchiando alla porta del bagno) volete uscire s o no? Venite fuori!

ERICA - (uscendo con Laura) un momento. E che cavolo! (vanno a sedersi sul divano. Alberto entra in bagno)

SAMPEI - (a Alberto) ma ti ho detto che inutile il secchio. Basta prendere uno straccio, un qualcosa che assorbe ecco, questo(prende il centrino sul tavolo e lo usa per pulire) Che ci vuole? ecco, tante storie per un po di vomito

NAN - (a Max) certo che potresti almeno dare una mano.

MAX - non lho fatto io questo casino, mi pare.

NAN - che bastardo che sei.

MAX - senti, se ti dico tutto quello che mi capitato stasera non mi credi. E in pi quella cretina di... come si chiama? Silvia, mi ha fatto gi abbastanza incazzare e sei tu che mi hai detto: chiamala, te la palpi un po e via. A lei piace. solo per vendicarti di Rosa. Ti divertirai. Col cazzo! Mi ha solo rotto le palle, perci vedi di non rompermele anche tu!

ERICA - che bastardi! Avevate organizzato tutto! Sei un verme. Di Silvia non ti importava niente, lhai solo usata fregandotene di quello che lei poteva provare per te! Sei uno schifoso! Siete due vermi schifosi!

NAN - ma vaffanculo! (Alberto esce dal bagno e posa il secchio per terra. Sampei sta ancora usando il centrino per pulire, ma Alberto non se ne accorto)

ALBERTO - (A Sampei) bene, cos, cerca di raccogliere tutto ehi, aspetta, ma che stai usando? (gli strappa il centrino di mano) il centrino di mia nonna! Sei un pazzo! Tu sei un pazzo assassino!

SAMPEI - perch? Era questo che bisognava fare subito. Guarda come pulisce bene. (glielo riprende e ricomincia a pulire)

ALBERTO - sta fermo! (glielo strappa di mano di nuovo) Che che hai combinato? Ma come ti viene in mente, come? Guarda che hai fatto! Sei uno un idiota, idiota! Siete tutti un branco di idioti!

SAMPEI - oh, ma vaffanculo. Puliscitelo da solo questo cazzo di tappeto! (Squilla il campanello)

ALBERTO - che c ancora? Che c? (apre la porta ed entra Genni)

SAMPEI - io gli do una mano a pulire e quello si incazza.

GENNI - dov quello stronzo? Ma che successo qui?

ALBERTO - calma, sto esagerando. La situazione ancora recuperabile. Non toccate nulla, non fate altri danni. Io vado a pulire questo. (va in bagno a pulire il centrino)

GENNI - (a Max) Ah, sei qui, tu? Che hai fatto a Silvia? Sta piangendo davvero. Che le hai fatto?

MAX - che rompipalle che sei!

GENNI - che le hai fatto?

MAX - ti ho detto di non rompermi le palle! Basta!

ERICA - e lascialo stare. Vieni ad aiutare Laura, piuttosto, che non si regge in piedi. Me lhai mollata a me e te ne sei andata a fare i fatti tuoi. Ma che brava.

GENNI - tu sta zitta! Ti ci metti anche tu, vero? Ci godi che Silvia piange, vero?

ERICA - non fare tanto la santarellina, cara la mia Genoveffa. Lo so che se c una a cui fa piacere quella sei tu, perch cos puoi dire che lo avevi detto. Tu, sempre con quella tua finta aria da sorella maggiore, che vuole proteggerla, vuole insegnarle come va la vita, proprio tu, che nella tua vita non hai combinato mai niente di buono!

SAMPEI - questo s che si chiama parlare!

GENNI - che ne sai tu della mia vita?

ERICA - sei solo invidiosa.

LAURA - zitti, state zitti, mi scoppia la testa...

GENNI - io sono invidiosa? E tu allora? Senti chi parla. Io almeno non mi metto a origliare dietro le porte, non rovino le gonne delle altre con le forbici, non gli macchio le scarpe con la candeggina, non gli metto lacqua nel latte

SAMPEI - (a Erica) wow! Sei una vera criminale!

MAX - allora sei tu che hai messo il sale nel caff e il peperoncino nel sapone di Silvia!

SAMPEI - altro che criminale, sei una psicopatica!

ERICA - non vero.

MAX - porca puttana, che stronza! Mi stavi facendo diventare cieco.

ERICA - falso!

GENNI - sei pazza!

LAURA - state zitti, mi fa male la testa, mi fa tanto male la testa...

ERICA - non vero nulla! Sei perfida e bugiarda! A te non ti sopporta nessuno, e io nemmeno, e nemmeno Silvia. per quello che sei sola. Sei sola come un cane!

GENNI - stronza! (afferra la foto della nonna di Alberto e la tira contro Erica)

ALBERTO - (uscendo dal bagno) la foto di nonna! (si precipita a recuperare la foto)

ERICA - sei scema? (si lancia contro Genni)

SAMPEI - cos si fa ragazze! Sotto!

NAN - Forza, ragazze! Dai cos!

ALBERTO - basta! Smettetela! Ferme! Nan, aiutami, presto. (cerca di separarle con laiuto di Nan, in verit non molto attivo)

SAMPEI - no, fermi, lasciatele picchiare, che sono forti. uno sballo! (Spingendosi luno con laltro urtano il secchio e rovesciano lacqua sul pavimento)

ALBERTO - (che riuscito a separare le ragazze) e finitela, ora, basta! Guardate che avete combinato! Adesso tutto bagnato! Che casino. Avete rotto anche la foto di nonna!

GENNI - non mi venire pi davanti.

ERICA - ma chi ti vuole vedere! Me ne vado! (va in camera a prendere il cappotto)

GENNI - (ad alta voce) sei una stronza! Ma te la far vedere io! Tu te ne vai da casa, hai capito?

ERICA - (rientrando) e chi mi caccia, tu?

GENNI - s, io.

ERICA - ah, ah! Mi fai ridere. Stai attenta tu, piuttosto.

GENNI - cos una minaccia? una minaccia?

ERICA - lo vedrai! (va via)

GENNI - (le grida dietro) pazza! Sei una pazza! Fatti ricoverare, cos hai pure un posto dove andare, perch da casa te ne vai, hai capito? Te ne vai! (va in camera a prendere il suo cappotto)

SAMPEI - uno sballo questa serata, ragazzi.

LAURA - mi viene da vomitare. (vomita di nuovo nel secchio)

ALBERTO - ancora?

SAMPEI - ma cosa sei? Un idrante? (Genni rientra)

ALBERTO - ma non vomitare l! (alle ragazze) fuori, fuori da questa casa!

GENNI - me ne stavo gi andando. Chi vuole restare qui con questi stronzi! (a Max) tu poi sei il peggiore di tutti, qui in mezzo, sei veramente un verme!

MAX - ma vattene via, rompipalle! Ha detto bene la tua amica: a te nessuno ti vuole. E non illuderti, che nemmeno Silvia ti sopporta, me lha detto lei stessa.

GENNI - non vero! Siete voi che me la mettete sempre contro. Io ho un sacco di amiche, e Silvia la mia migliore amica, e voi voi non

ALBERTO - fuori! (prende il secchio e va in bagno. Nan lo segue)

GENNI - forza, Laura, ce la fai?

LAURA - il mio cappotto... dov il mio cappotto?

SAMPEI - vado a prendertelo.

MAX - vengo anchio a prendere il mio. (Sampei e Max vanno in camera)

GENNI - puoi dormire da me questa notte, se sei stanca, e domani andrai a lavorare nella tua discoteca.

LAURA - non sono una cubista. Devo solo servire ai tavoli e sorridere, sorridere... devo sempre sorridere, anche quando quelli mi toccano dappertutto... per loro non sono nessuna, sono solo un passatempo... e non posso dire niente, perch devo solo sorridere...

GENNI - ma adesso hai il provino, potrai andare in Tv. Ti accompagner io, eh?

LAURA - ah, gi, il provino... il mio agente aveva il contratto in una mano, e con laltra mi accarezzava i capelli... voleva solo che io gli dicessi di s... non ne ho avuto il coraggio, non ci sar nessun provino... non c niente... non c niente. (Max e Sampei rientrano. Sampei ha indossato il proprio cappotto e d a Laura il suo. Max telefona dal telefono fisso)

GENNI - ma ci sono io. Ci dobbiamo frequentare di pi. Possiamo diventare delle ottime amiche, io e te (prende Laura e, sempre sorreggendola, la porta via. Alberto e Nan rientrano)

MAX - Pronto? Rosa...

ALBERTO - smettila di telefonare dal mio telefono!

MAX - un momento solo... Tesoro, scusa Mi dispiace, sai, io mi manchi tanto S, s, ti credo. Sono io che sono uno stupido S, non importa Ma no, sono io che ti perdono No, con Silvia non c stato niente S, te lo giuro Ti voglio bene S, vengo subito. (riattacca) Ragazzi, fantastico, ho fatto pace con Rosa. Mi ha detto che per lei sono lunico, veramente un tesoro... cio, in fondo non ha fatto niente di male uscendo con quel tipo, no? Era solo un suo amico. Vado subito da lei. Ci vediamo, eh?

NAN - ma aspetta un momento, resta un po per aiutarmi a pulire

MAX - vorrei, ma non posso. Rosa mi aspetta, e adesso non voglio proprio farla arrabbiare.

NAN - ma te ne vai cos?

MAX - ci vediamo, ciao. (esce)

SAMPEI - io non lavrei mai perdonata la mia ragazza se fosse uscita con uno che si chiama Piermaria. I nomi sono tutto, nella vita... Beh, stata una bella serata, tutto sommato. Adesso per vado via anchio.

NAN - ma aspetta, almeno tu dammi una mano a pulire qui.

SAMPEI - scusami, ma devo tornare a casa. Devo studiare un po perch domani ho un esame, proprio come il nostro Pisellino. E poi mia madre avr gi chiamato i carabinieri, a questora, e sai, i carabinieri sempre meglio evitarli: hanno la mania di perquisire la gente.

NAN - ma solo un momento, cinque minuti. La stanza lhai sporcata anche tu.

SAMPEI - guarda che prima mi ero messo a pulire e questo qui si incazzato. Comunque se potessi lo sai che ti aiuterei, ma proprio non posso stata uno sballo questa festa. (a Alberto) Hai veramente una bella casa, pisellino mio.

ALBERTO - (urla) fuori! (Sampei esce. Alberto e Nan restano per un po in silenzio, uno per lo sconforto, laltro per limbarazzo)

NAN - non poi cos grave... aggiuster tutto io. Adesso comincio a pulire il tappeto e poi

ALBERTO - no, non farai nulla pulisco tutto io

NAN - no, dai, pulir io, ti porto il tappeto in lavanderia...

ALBERTO - pulisco io, non mi porti il tappeto in lavanderia e domani te ne vai.

NAN - me ne vado? Vuoi dire che

ALBERTO - che te ne vai via da questa casa e non ci rimetti mai pi piede!

NAN - ma no, dai non esagerare capisco che adesso sei nervoso, ma sono cose che capitano ti chiedo scusa

ALBERTO - domani te ne vai. Basta.

NAN - mi dispiace io capitato

ALBERTO - io non ti conoscevo fino a oggi non mi ricordo nemmeno come ti chiami veramente e domani ho un esame importantissimo e oggi non ho combinato nulla e hai preso i bicchieri i piatti e tutto bagnato e mia madre arrabbiata con me e hai rotto la foto di mia nonna e hai sporcato il tappeto il pavimento i muri la coppa dargento il divano! Tutto! Tutto!

NAN - ma capitato.

ALBERTO - silenzio! Domani ho lesame e devo studiare devo solo studiare certo, sono fermo ancora alle tonsille, ma se mi concentro posso ancora farcela. La notte lunga.

NAN - lunghissima. Vedrai che tutto si aggiuster

ALBERTO - lo so che tutto si aggiuster: quando te ne andrai! Ora pulisco velocemente e poi devo studiare. Quindi, almeno adesso, ti prego, lasciami in pace.

NAN - ma posso almeno pulire il

ALBERTO - (urlando) lasciami in pace!

NAN - s, certo, scusami dai, vedrai che domani di notte sembra tutto pi grave, ma domani ti sembrer addirittura tutto divertente e ci faremo un sacco di risate... sai che faccio, adesso? Se proprio non vuoi che ti aiuto mi metto a dormire, perch sono molto stanco.

ALBERTO - ecco, bravo, dormi. Vai di l, ti infili nel letto, e dormi. Daccordo? (Nan va in camera. Alberto inizia a pulire)

Poco dopo. Silvia distesa sul letto. Erica, ancora nervosa, si sta preparando a mettersi a letto anche lei. Genni bussa.

GENNI - (da fuori) Silvia, posso entrare? (Silvia non risponde) Silvia (continua a bussare. Erica le apre) Scusa, Erica, puoi lasciarmi un momento sola con lei?

ERICA - no. (fa per chiudere la porta, ma Genni la ferma)

GENNI - aspetta... Solo un momento.

ERICA - perch dovrei?

GENNI - per favore. Non un grosso favore che ti chiedo.

ERICA - non ci penso nemmeno.

GENNI - un minuto solo, daccordo?

ERICA - quando riuscirai a sbattermi fuori potrai entrare liberamente nella stanza, ma per ora questa stanza ancora mia.

GENNI - (con evidente sforzo) senti, scusami, sono stata un po troppo impulsiva, prima... non le penso veramente quelle cose che ti ho detto... su, un minuto solo.

ERICA - (pausa) va bene, ma un minuto solo.

GENNI - grazie. (Erica esce) Senti, Silvietta, mi dispiace per prima, sono stata un po... aggressiva, non volevo scusa vuoi dirmi che successo? non hai voglia di parlare, capisco. Per in questi momenti fa bene confidarsi con qualcuno Ho riaccompagnato Laura a casa sua. Si ubriacata, sai? Sapessi che risate che ci siamo fatte insieme... Max ti ha detto che non gli interessi? Che non gli piaci? Ti ha messo le mani addosso? Possiamo fargliela pagare, se vuoi, ci sono un sacco di modi per farlo. Basterebbe anche una telefonatina anonima alla sua cara Rosa, per esempio... Perch non mi dici che successo? Lo so che non vuoi parlare, per potresti sentirti meglio aprendoti con la tua pi cara amica io sono sempre la tua migliore amica, vero? Vero?

ERICA - (Rientra) il minuto passato.

GENNI - un minuto dorologio preciso.

ERICA - cos avevamo detto.

GENNI - stanca, lasciala riposare. Ciao, Silvia, cerca di dormire. Domani usciamo a fare spese insieme, va bene? Andiamo a comprare qualche vestito, come ti ho promesso, daccordo? Io e te da sole A domani, allora. (Genni esce. Erica resta un po in silenzio. Silvia continua a singhiozzare a bassa voce)

ERICA - (con un leggerissimo velo di dolcezza) smettila di piangere, per favore. Non sopporto le ragazze che piangono vai in bagno, se proprio non riesci a smetterla in fondo che ti successo di cos brutto? Ti ha deluso Max, e allora? Quante volte al giorno ci deludono le persone che conosciamo?

SILVIA - (pausa) sono stata una stupida. Lui da me non voleva niente che non potevo dargli. normale che uno continua a pensare alla sua ex, se si sono appena lasciati... ci vuole tempo per queste cose... sono stata una stupida. Non avevo fatto altro che aspettare che accadesse quello che accaduto oggi, e quando finalmente successo ho buttato via tutto. Lui era l, era con me. Potevo stringerlo, baciarlo, toccarlo, era tutto per me, e lho respinto... (piange) che stupida sono una stupida

ERICA - (si siede accanto a Silvia) ehi, non sei una stupida. Tu hai fatto quello che sentivi giusto, e hai fatto bene. Max voleva solo usarti, non gli importava niente di te, niente.

SILVIA - no, non vero, io gli piaccio, la colpa mia, solo mia, sono io che...

ERICA - svegliati! Quello che ti ho detto vero, credimi! Lho sentito io mentre lo diceva. Lo so che brutto, ma la verit, credimi Le persone si comportano sempre male, ti feriscono senza preoccuparsene affatto, e ci provano pure gusto tu vorresti solo essere amica di tutti, vorresti solo trovare qualcuno che ti voglia bene sul serio, e tutti ti fanno del male, e allora sei costretta a comportarti male anche tu perch ti vuoi vendicare, per poi ti senti male lo stesso... ma a che serve piangere? A niente che vadano tutti a quel paese! anche a me qualche volta mi viene voglia di piangere, solo qualche volta ma sciocco per ci sono delle volte che non ti resta altro, che tutto ti pare nero, che ti senti cos sola. E allora non c niente da fare ti senti sola ti senti cos sola anchio certe volte perch bisogna stare cos male? ma piangere non serve a nulla non serve a nulla. (abbraccia Silvia affettuosamente)

La cucina stata sistemata alla meglio. La camera da letto ha la porta semi-aperta ed al buio. Alberto posa il secchio nel bagno, d unocchiata in camera da letto per assicurarsi che Nan dorma, si siede al tavolo e ricomincia a studiare.

ALBERTO - allora, ricominciamo da capo: le tonsille. Le tonsille sono organi linfoepiteliali costituiti da introflessioni della mucosa faringea. Hanno funzione difensiva e sono situate allaltezza della faringe. Queste introflessioni, chiamate anche cripte, che sono profonde pochi millimetri, sono costituite da un accumulo di elementi linfatici, linfociti e plasmacellule. E fin qua ormai lo so a memoria. Tra le cripte e al di sotto di esse si trovano i...

NAN - (entra in mutande e T-shirt) Roberto?

ALBERTO - Roberto! daccordo, chiamami pure Roberto, tanto ormai che c?

NAN - senti, io c una cosa che ti devo dire... importane...

ALBERTO - senti, ormai ho deciso. Te ne devi andare da questa casa perch non possibile che

NAN - no, non per quello, di quello ne parliamo domani.

ALBERTO - ti ho detto che non c niente da parlare e tu domani te ne vai.

NAN - s, s, certo, ma ora per unaltra cosa. Mi dispiace disturbarti ancora, ma cio, lo so che devi studiare, che hai lesame, ma... ecco, non perch voglio darti fastidio...

ALBERTO - insomma, che vuoi?

NAN - vedi, io non riesco a dormire con la porta della stanza chiusa perch mi sento come se fossi in trappola, soffoco.

ALBERTO - e allora? aperta, tienila aperta. Non mi vorrai dire che russi?

NAN - no, il problema un altro. che, vedi, io non riesco a dormire se c luce, e con la porta aperta mi arriva la luce della cucina proprio in faccia e non riesco a dormire.

ALBERTO - (ormai rassegnato) non riesci a dormire perch ti arriva la luce della cucina in faccia?

NAN - esatto.

ALBERTO - e non puoi chiudere la porta perch ti senti soffocare?

NAN - giusto.

ALBERTO - e quindi vorresti che io spegnessi la luce, vero?

NAN - cos.

ALBERTO - (sullorlo di una crisi, con un evidente sforzo per non scoppiare) certo! Se non riesci a dormire con la luce accesa io non studier pi, tanto domani devo solo fare un esame difficilissimo. E comunque che bisogno c che continuo a studiare? Ho studiato tutta la sera, no? Le tonsille, poi, le conosco a memoria. Certo, ancora non so che cosa si trova tra le cripte e al di sotto di esse, ma non importa, potr sempre inventarmelo. Limportante che tu dormi, quindi spegner la luce. (va a spegnere la luce) Va bene cos?

NAN - s, grazie, benissimo. Buonanotte.

ALBERTO - buonanotte. (pausa)

NAN - Alberto?

ALBERTO - che c?

NAN - scusa, potresti riaccendere la luce un momento? (Alberto riaccende la luce) Grazie. Non riuscivo a trovare la camera, al buio. Buonanotte.

ALBERTO - buonanotte. (Nan entra in camera. Alberto spegne la luce)

SIPARIO

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