Coppie scoppiate

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COPPIE SCOPPIATE

(Two and Two Together)

di

Derek BENFIELD

Traduzione di

Maria Teresa Petruzzi
 

PERSONAGGI:

FRANK: un giovanotto inseguito da Rachel

RACHEL: moglie di Victor, che corteggia Frank

VICTOR: un uomo d’affari che sta facendo la corte a Georgina

GEORGINA: la moglie di Henry, corteggiata da Victor

HENRY: un attore ignaro dell’infedeltà della moglie

PROCTER: un uomo - con un cane - che osserva

S.ra CAPSTICK: una donna delle pulizie che ascolta

 

Gli eventi si svolgono in due case, nella stessa strada, nei sobborghi di una grande città; una appartiene a GEORGINA e HENRY e l’altra a RACHEL e VICTOR.

ATTO PRIMO: un giovedì sera d’estate

ATTO SECONDO: la mattina dopo alle dieci

ATTO PRIMO

Gli ingressi di due case, una appartenente a Georgina e Henry; l’altra a Rachel e Victor. Le case sono a poca distanza una dall’altra, nella stessa strada, nei sobborghi di una grande città. Il palcoscenico è diviso in due: a destra c’è la casa di Georgina e Henry, a sinistra quella di Rachel e Victor. Sono completamente diverse nella disposizione e nell’arredamento. È un giovedì sera d’estate e c’è il sole.

Le porte principali di entrambe le case sono al centro. In quella di Georgina e Henry c’è una porta che va alla cucina, sulla destra e un arco sulla destra che porta alle scale e alle camere da letto. In quella di Rachel e Victor, una porta a sinistra conduce in cucina e l’altra a destra conduce al corridoio e alle camere da letto, con un sedile tra quella porta e la porta d’ingresso. Ogni casa ha un divano in stile diverso, attaccato a quello dell’altra casa. Ognuno ha un tavolino. Georgina e Henry hanno una piccola poltrona sulla destra con un piccolo tavolino da salotto, e uno sgabello vicino alla porta della cucina e una cassettiera sulla parete centrale. Una scaffalatura a muro, un armadio a muro a destra della porta principale dove tengono gli alcolici e lo stereo; a sinistra della porta principale c’è un portaombrelli. Rachel e Victor hanno un armadietto per gli alcolici contro la parete al centro; una tavola a mezza luna vicino alla porta della cucina con un cestino sotto; un tavolino vicino al divano.

Le luci illuminano la casa di Georgina ed Henry. Qualcuno da fuori bussa. Frank, un uomo timido, sui trent’anni, guarda dalla cucina. Indossa un grembiule da donna ed è un po’ agitato.

FRANK - Avanti! (Frank ritorna in cucina. Bussano di nuovo. Riappare Frank un po’ più agitato) Avanti, avanti. (ritorna in cucina. Bussano ancora più forte. Frank guarda e grida forte) È aperto! Spingi, spingi! (torna in cucina. La porta principale si apre e Rachel si precipita dentro senza fiato. È una donna attraente sui 40 anni; indossa una tuta, scarpe da ginnastica, e cappello con la visiera di dietro. Ha una borsa sportiva che butta per terra, mentre chiude la porta principale. Frank entra e non indossa più il grembiule. Rachel lo guarda preoccupata)

RACHEL - Non sei mica di cattivo umore, vero?

FRANK - No… (con fermezza) No! (ma non è vero)

RACHEL - Sì, che lo sei, ti conosco. Hai urlato tre volte.

FRANK - Be’, la porta era aperta, non c’era bisogno di bussare.

RACHEL - Non pensavo che avresti lasciato aperto. (si sdraia sul divano, esausta)

FRANK - Ero in cucina.

RACHEL - Che ci facevi?

FRANK - (a disagio) Stavo cucinando.

RACHEL - (sorridendo, incredula) Cucinando?

FRANK - Io so cucinare!

RACHEL - Sì, quando sei a casa. Ma non hai mai cucinato qui.

FRANK - Qualche cosa, per accompagnare l’aperitivo.

RACHEL - Tutto qui? Qualche cosa, per un aperitivo?

FRANK - Sai quello che voglio dire!

RACHEL - Certamente, un aperitivo è la prima cosa che prendi.

FRANK - Già.

RACHEL - Prima di... (lei sorride incoraggiandolo)

FRANK - Sì…

RACHEL - Qualche cosa, un aperitivo e poi … (ridendo per il suo imbarazzo)

FRANK - (all’improvviso) Oh, mio Dio!

RACHEL - Che c’è?

FRANK - Le mie cose staranno per bruciare!

(Frank corre in cucina. Mentre Rachel si alza e toglie il sopra della tuta si sente una musica vivace e si vede il sopra di un vestito. Poi lei si toglie i pantaloni, e vediamo che il vestito è arrotolato intorno alla sua vita. Lei lo lascia cadere e la musica si ferma. Frank torna con un piatto di tartine: salsicce piccole, mini rustici, ecc. Lui fissa il piatto mentre si avvicina e quindi non ha ancora visto il cambio d’abito di Rachel)

RACHEL - Sono sopravvissute le tue cosine?

FRANK - Non ne sono sicuro. (alza gli occhi e vede il suo vestito. La sorpresa la fa sussultare e gli cade il piatto) Ahhaaa! (si inchina e velocemente inizia a raccoglierli) Mi hai spaventato. Perché ti sei vestita così?

RACHEL - Non ti piace? (lei fa un piccolo giro)

FRANK - (sorridendo) Le scarpe da ginnastica ci combinano poco. (Rachel scappa via verso la borsa sportiva e le sostituisce con un paio di scarpe con i tacchi alti. Torna da lui in modo elegante)

RACHEL - È meglio adesso?

FRANK - (guardandola con ammirazione) Sì. Sei fantastica.

RACHEL - Va bene, allora. (si siede di nuovo) Bene, non me ne offri una?

FRANK - Scusa?

RACHEL - Una delle tue cose.

FRANK - Oh, sì, giusto. (le porge il piatto con le tartine. Rachel ne prende una ed inizia a mangiarla) Ti piace?

RACHEL - Mmmm, molto saporite. Non sapevo che il tappeto avesse un sapore così buono.

FRANK - Vado a prendere da bere.

RACHEL - Benissimo.

FRANK - (cercando di fare colpo) Abbiamo… lo champagne.

RACHEL - Davvero, perché?

FRANK - Be’, è un’occasione speciale.

RACHEL - Davvero?

FRANK - Stiamo facendo questo da tre settimane.

RACHEL - Pensavo che non avessimo fatto niente, ancora.

FRANK - Ci siamo incontrati qui, stiamo imparando a conoscerci!

RACHEL - Oh, quello sì…

FRANK - Allora ho preso la champagne, pensavo che fosse più romantico.

RACHEL - Scusa?

FRANK - (un po’ scocciato) Non sai cosa vuol dire?

RACHEL - Certo che lo so. Ma avremmo potuto fare la stessa cosa giù al Club. Non c’era bisogno di tutto questo sotterfugio.

FRANK - Credevo che ci fosse qualcosa da festeggiare.

RACHEL - (sorridendo calorosamente) Sì, Frank, certo che c’è.

FRANK - (rallegrato) Ok, aspetta qua. (Frank corre verso la cucina e ritorna con un secchiello di ghiaccio e con due bicchieri da champagne. Li appoggia sul tavolo dietro il divano e con grande cerimonia tira fuori un bottiglia piccolissima di champagne da dentro il secchiello. Rachel cerca di avere un aspetto entusiasta. Frank apre la mini bottiglia e riempie i due bicchieri. Ne porta uno a Rachel poi va sedersi sulla poltrona poco lontana da lei) Buon anniversario!

RACHEL - Scusa?

FRANK - Tre settimane…

RACHEL - Oh, sì. Cin cin. (alzano i bicchieri e bevono. Frank sospira felice)

FRANK -È molto gentile la tua amica a prestarti la casa, ogni tanto.

RACHEL - Be’, Georgina ed io andavamo a scuola insieme. Abbiamo fatto amicizia durante le lezioni di biologia ed ora lei farebbe qualsiasi cosa per me.

FRANK - E che cosa fa lei, stasera?

RACHEL - Penso che andrà al cinema. Ma è importante? Lei non è qui, ma noi sì. Ed è quello che importa! (lei gli sorride incoraggiandolo)

FRANK - E suo marito? Non è che arriverà, vero?

RACHEL - Te l’ho detto, è un attore. Lavora in teatro tutte le sere. Torna a casa sempre tardi.

FRANK - (rilassandosi) Meglio così. (sorseggia lo champagne)

RACHEL - Frank…

FRANK - Sì?

RACHEL - Perché non vieni a sederti qua?

FRANK - (senza espressione) Scusa?

RACHEL - Dopo tre settimane puoi anche sederti accanto a me.

FRANK - Oh, sì, bene. (si alza e va a sedersi accanto a lei)

RACHEL - Meglio, adesso ti posso tenere d’occhio. (Frank si alza di nuovo e Rachel cerca di fermarlo) Dove vai?

FRANK - A chiudere la porta.

RACHEL - L’ho chiusa io.

FRANK - Oh, d’accordo. (si siede di nuovo poi di nuovo si alza. Di nuovo lei cerca di fermarlo)

RACHEL - Frank!

FRANK - Forse non l’hai chiusa a chiave.

RACHEL - (un po’ impaziente) Sì, l’ho fatto. Dài, siediti. (lui si siede di nuovo accanto a lei. Una pausa. Lui raccoglie il piatto)

FRANK - Ne vuoi un’altra? (Rachel ride e abbandona la lotta)

RACHEL - No, grazie. Ne prenderò una di quelle con il pesce. (ne prende un’altra e la mangia con gusto. Frank ne prende una e la mangia pensieroso)

FRANK - Ma lui crede davvero che stai remando?

RACHEL - (mangiando) Scusa?

FRANK - Victor, tuo marito. Davvero crede che stai remando?

RACHEL - Be’, certamente non immagina che sto mangiando tartine.

FRANK - Ma non lo troverà un po’ strano?

RACHEL - Perché dovrebbe?

FRANK - Be’, vai a remare e poi torni a casa con un vestito sotto la tuta.

RACHEL - Non essere stupido, non tornerò a casa con addosso il vestito. Non è vero?

FRANK - No?

RACHEL - Presumibilmente lo toglierò prima? Non è vero?

FRANK - Vero?

RACHEL - C’è ancora champagne in quella bottiglia? (Frank velocemente prende la piccola bottiglia e cerca l’ultima goccia senza successo. Guarda la bottiglia vuota, deluso. Rachel gli sorride, si alza e comincia ad uscire con il suo bicchiere vuoto) Dai, vieni?

FRANK - Dove andiamo?

RACHEL - Vediamo se riusciamo a trovare qualcosa di più grande in cucina.

(Rachel cammina spedita verso la cucina. Frank butta la bottiglia vuota nel secchiello e la segue mentre… le luci si abbassano fino al buio. Ora si illumina la casa di Rachel e Victor. Qualcuno suona alla porta. Victor, un bell’uomo d’affari sui cinquanta anni arriva dalla cucina, raccogliendo velocemente la sua giacca e la indossa prima di aprire la porta. Georgina è lì con una piccola borsa da sera. È una signora carina, piuttosto agitata, della stessa età di Rachel)

VICTOR - (calorosamente) Georgina! (gli stende le braccia. Lei passa veloce davanti a lui ignorando il suo abbraccio di benvenuto. Victor chiude la porta e la guarda con apprensione) Non è che sei di cattivo umore, vero?

GEORGINA - No… (con fermezza) No! (ma non è vero)

VICTOR - Sì, sei di cattivo umore, io ti conosco, hai suonato tre volte.

GEORGINA - Be’, perché non hai lasciato la porta aperta? Mi sentivo così stupida là fuori in pieno giorno. Chiunque avrebbe potuto vedermi.

VICTOR - Che c’è di male? Non stavi mica cercando di entrare con la forza.

GEORGINA - Supponiamo che qualcuno mi avesse visto e mi avesse chiesto cosa ci facevo qui, non gli potevo mica dire la verità, no?

VICTOR - Potevi inventare qualcosa. In questo tipo di situazioni, la gente inventa.

GEORGINA - Non riesco ad inventare. Non sono abituata a questo genere di situazioni.

VICTOR - (cercando di rassicurarla) Hai bisogno solo di un po’ di pratica.

GEORGINA - Sono veramente stufa…

VICTOR - Sì, me ne sono accorto. (Georgina si siede sul divano abbattuta)

GEORGINA - Pensi che questa sia una buona idea?

VICTOR - Finché non la proveremo, non potremo saperlo.

GEORGINA - Voglio dire, io, che vengo qui, a casa tua. (è ancora più abbattuta) Non funziona, è meglio che vada. (si alza e fa per avviarsi. Victor la ferma, divertito dal suo comportamento)

VICTOR - Allora, chi ti ha visto entrare, ti potrebbe vedere uscire.

GEORGINA - Non importa, sono stata qui solo un minuto. Cosa vuoi che accada in un minuto. (ispirata) Potrei averti consegnato un dépliant. (lui sorride soddisfatto)

VICTOR - Vedi che stai già imparando?

GEORGINA - (soddisfatta del suo progresso) Bene. Dirò quello. (Fa per uscire. Victor l’afferra)

VICTOR - No!

GEORGINA - No?

VICTOR - (come se parlasse con una bambina) Un dépliant lo avresti messo nella buca delle lettere.

GEORGINA - Oh… sì. (fiduciosamente) Un pacco, allora?

VICTOR - (ridendo) No, no! Chi ti ha visto entrare avrebbe notato che non avevi un pacco con te.

GEORGINA - (disperata) Che devo fare, allora?

VICTOR - Rimanere, così beviamo qualcosa insieme.

GEORGINA - Dovrei?

VICTOR - L’idea era questa. (ride e va a cercare qualcosa da bere) Gin e tonic?

GEORGINA - Sì, d’accordo.

VICTOR - Ghiaccio e limone?

GEORGINA - Sì, grazie. (si siede sul divano, Victor prepara da bere. Georgina lo guarda e nota qualcosa) Sei veramente elegante!

VICTOR - Sì, sono andato al lavoro. Vesto sempre così quando vado al lavoro. È solo di sabato e domenica che non mi vesto con abiti eleganti. (pronto ad aiutare) Se vuoi mi tolgo i pantaloni?

GEORGINA - (ridendo) Penso che sia meglio bere, prima.

VICTOR - Non puoi dire che non mi sia offerto. (ritorna con le bevande e si siede accanto a lei) Cin-cin.

GEORGINA - Cin-cin. (bevono)

VICTOR - È proprio la nostra giornata fortunata, eh?

GEORGINA - Scusa?

VICTOR - Tre settimane fa.

GEORGINA - (un po’ persa) Oh, cosa è successo, allora?

VICTOR - Rachel ha cominciato a remare.

GEORGINA - Tre settimane fa?

VICTOR - Sì.

GEORGINA - Me l’ero dimenticato.

VICTOR - E allora perché non abbiamo cominciato tre settimane fa?

GEORGINA - Forse non ci avevamo pensato allora.

VICTOR - Oh, sì. Ci avevamo pensato.

GEORGINA - Ci avevamo pensato?

VICTOR - Be’, io sì.

GEORGINA - Pure io.

VICTOR - Ma non abbiamo concluso niente.

GEORGINA - Hai ragione. (un po’ scocciata) Allora stiamo con tre settimane di ritardo.

VICTOR - Scusa?

GEORGINA - Be’, lei lo fa da tre settimane, e questo è soltanto il nostro primo tentativo. (Victor ci pensa un attimo)

VICTOR - Sì, ma Rachel sta solo remando!

GEORGINA - (velocemente) Ah, sì. Sì, lo so. Sta facendo proprio quello. Sta remando.

VICTOR - Be’, però noi non stiamo remando, questa è la differenza.

GEORGINA - Stiamo sempre con tre settimane di ritardo.

VICTOR - Allora è meglio se cerchiamo di recuperare, non trovi? (posa il bicchiere. Prende quello di lei e lo posa. Le si avvicina e la guarda negli occhi. Rimangono così per un attimo, Georgina è titubante)

GEORGINA - Lo sai che non ne ho voglia?

VICTOR - Ma abbiamo solo due ore! Quanto tempo pensi che ci voglia per farti sciogliere?

GEORGINA - Adesso ti sei arrabbiato?

VICTOR - Non sono arrabbiato. Eri tu che dicevi che eravamo in ritardo di tre settimane.

GEORGINA - Forse starò meglio quando avrò finito di bere il mio gin. (riprende il bicchiere e beve. Victor sorride, divertito della sua innocenza e anche lui si mette a bere. Poi ride per qualcosa che gli è venuta in mente) Che hai da ridere?

VICTOR - Stavo pensando: se Rachel dovesse tornare presto dalla sua lezione, e ci trovasse qui, non crederebbe mai che non è successo niente.

GEORGINA - (fiduciosa) Non tornerà presto!

VICTOR - Che ne sai?

GEORGINA - (sorridendo) Ne sono sicura…

VICTOR - Come?

GEORGINA - Be… la gente che rema non smette per tornare a casa.

VICTOR - Se stanno affondando, sì. Se sta facendo questa scuola solo da tre settimane forse non ha ancora capito come si fa. Potrebbe stancarsi e rinunciare.

GEORGINA - (ridendo al pensiero) Oh, io credo che lei sia molto più brava di quello che pensi.

VICTOR - Spero proprio di sì.

GEORGINA - Non ti preoccupare, non tornerà presto.

VICTOR - Bene, allora mi spoglio. (si alza e toglie la giacca)

GEORGINA - No!

VICTOR - Che c’è?

GEORGINA - Ma non hai parlato di mangiare?

VICTOR - Quando?

GEORGINA - Al telefono, hai detto che probabilmente prima avremmo mangiato.

VICTOR - Io ho detto questo?

GEORGINA - Sì.

VICTOR - (guardando l’orologio) Be’, non è che abbiamo molto tempo.

GEORGINA - (delusa) Non abbastanza per mangiare?

VICTOR - Credo che non abbiamo niente.

GEORGINA - Niente nel frigorifero?

VICTOR - Temo di no.

GEORGINA - Pensavo che fossi un esperto di certe cose.

VICTOR - (impacciato) No… in ogni caso io ho organizzato la sistemazione. Non credo che tocchi a me anche preparare da mangiare.

GEORGINA - Potevi chiedermi di prendere qualche tramezzino, prima di venire qui.

VICTOR - (felicemente arrendevole) Va bene, vieni. (le prende la mano e la porta in cucina) Forse troveremo un po’ di cioccolato.

(Georgina e Victor vanno in cucina e lentamente si spengono le luci. Adesso le luci illuminano la casa di Georgina ed Henry. Qualcuno fuori bussa alla porta. Rachel esce dalla cucina e va alla porta titubante.)

RACHEL - Chi è?

PROCTER - È la vigilanza del quartiere, aprite!

RACHEL - Oh mio Dio…! (apre la porta. Procter è un uomo grosso sulla sessantina; ha un cane che non si vede; gli tira il guinzaglio e si sente abbaiare. Rachel lo guarda con impazienza) Cosa vuole?

PROCTER - Sono qui per aiutarla.

RACHEL - Non ho bisogno di aiuto.

PROCTER - Tutto bene?

RACHEL - No…

PROCTER - Lo immaginavo. Forse è meglio se entro. (si sente il cane abbaiare)

RACHEL - Lo lasci fuori. Non voglio cani in casa.

PROCTER - Oh, va bene. (al cane) Seduto, seduto. Bravo. Stai lì, stai lì. (posa il guinzaglio ed entra. Rachel chiude la porta e lo segue)

RACHEL - Cosa è venuto a fare qui?

PROCTER - Stavo passando.

RACHEL - Allora doveva continuare ad andare.

PROCTER - Mi chiamo Procter.

RACHEL - E allora?

PROCTER - Faccio parte, con entusiasmo, dei vigilanti. (si sposta nella stanza guardando con entusiasmo)

RACHEL - (seguendolo, agitata) Non c’è niente da guardare, qui!

PROCTER - (guardando i suoi appunti) Dalla mia lista risulta che lei stasera aveva impegni.

RACHEL - Credo che ci sia un errore.

PROCTER - Esattamente. Lei non è impegnata mentre avrebbe dovuto avere impegni. Stavo camminando con il cane quando abbiamo visto qualcosa che si muoveva.

RACHEL - Muovere? Dove?

PROCTER - Qui dentro. Così abbiamo pensato che fosse meglio controllare. (si sposta qua e là) C’è un ladro qui dentro?

RACHEL - No.

PROCTER - (sorpreso) Non c’è un ladro?

RACHEL - Assolutamente no, sono qui da sola.

PROCTER - Ma io ho sentito delle voci.

RACHEL - Stavamo ascoltando la radio. (correggendosi velocemente) Io stavo ascoltando la radio. (Procter non capisce la sua ansia e continua a cercare. Si avvicina a lei e sussurra)

PROCTER - Non abbia paura. Se c’è qualcuno nascosto, mi indichi dove si trova. Sono abbastanza competente in questo tipo di emergenze. Ero nella SAS (Servizi Assistenza Speciale).

RACHEL - (sussurrando) Ma non c’è nessuno!

PROCTER - (ad alta voce, per il ladro che non si vede) È sicura che non c’è nessuno?

RACHEL - (anche lei ad alta voce) Sicurissima!

PROCTER - (sussurrando ancora) Bene. È molto brava. Gli ha fatto capire a quel delinquente che è tutto a posto. Adesso lo chiami. E quando arriva, io gli salterò addosso.

RACHEL - Ma non c’è nessun delinquente.

PROCTER - (deluso) Nessun delinquente?

RACHEL - No.

PROCTER - Peccato. Sono settimane che non salto addosso a nessuno.

RACHEL - (a bassa voce) Neanche io…

PROCTER - Le chiedo scusa per il disturbo. Ma dobbiamo essere sicuri. Spesso ci sono degli intrusi nascosti. Allora lei non rischia di essere violentata?

RACHEL - (dolente) Non credo… purtroppo… (Procter all’improvviso nota qualcosa e la guarda attentamente)

PROCTER - Un attimo. Non la conosco?

RACHEL - … Non credo… (gira la testa per nascondere la faccia)

PROCTER - (la segue per guardare di nuovo la sua faccia) Sìi… ecco…

RACHEL - (impaurita) Che cosa?

PROCTER - La signora Parker!

RACHEL - È…. è…

PROCTER - Non mi dimentico mai un volto. Nella SAS ci hanno addestrato a non dimenticare mai un volto.

RACHEL - Non potrebbe fare un’eccezione, nel mio caso?

PROCTER - Lei abita al numero dieci.

RACHEL - Ehm… sì?

PROCTER - Ma lei adesso non è al numero dieci, vero?

RACHEL - Noo?

PROCTER - Questo non è il numero dieci.

RACHEL - Non è il numero dieci?

PROCTER - (con orgoglio) Questo è il numero trentacinque.

RACHEL - Davvero? (lui le fa vedere gli appunti)

PROCTER - Vede? La signora Brent - trentacinque.

RACHEL - Ecco perché non riuscivo ad accendere la TV.

PROCTER - (sospettoso) Mamma mia, mamma mia… mi è venuta in mente un’altra cosa…

RACHEL - Allora dimentichi l’altra cosa. Prenda il suo cane e continui a passeggiare. (cerca di convincerlo ad uscire)

PROCTER - Forse è lei l’intrusa!

RACHEL - No, no!

PROCTER - Lei abita al numero dieci, ma è entrata con la forza al numero trentacinque. Questo è quello che vedo.

RACHEL - Certamente non lo è.

PROCTER - Devo cercare le prove, per capire come ha fatto ad entrare.

RACHEL - Non troverà niente.

PROCTER - Forse è meglio se chiamo la polizia. (prende il suo cellulare)

RACHEL - Nooo!!!

PROCTER - (ragionevole) Lei non può andare in giro ed entrare nelle case degli altri, signora Parker.

RACHEL - Ma non l’ho fatto. (afferra il suo braccio cercando di trattenerlo)

PROCTER - Attenzione signora, il mio cane è fuori, devo solo fargli un fischio ed in sessanta secondi lui butterà giù la porta.

RACHEL - (disperata) Sto facendo la baby-sitter.

PROCTER - La baby-sitter?

RACHEL - La casa-sitter! Sì, sto facendo la casa-sitter per la signora Brent. Lei non c’è così sto facendo la casa-sitter. Ci sono state diverse rapine qui, ultimamente.

PROCTER - Sì, lo so; perché pensa che io sia così in allerta. Lei è molto elegante per essere una casa-sitter.

RACHEL - Ah, questo vestito… l’ho preso alla Caritas. Lavoro molto per il Terzo Mondo. (Frank arriva all’improvviso dalla camera da letto con un paio di boxer coloratissimi ed una canottiera azzurra)

FRANK - Sono pronto, adesso! (Procter e Rachel lo guardano sorpresi. Frank vede Procter, si irrigidisce inorridito. Procter pensando al peggio, si getta sull’intruso e iniziano a lottare a terra. Frank è spaventato da questa cosa inattesa. Rachel guarda con orrore i due che si azzuffano)

RACHEL - No, no, lo lasci stare! (Procter si ferma, ma continua a tenere forte Frank, mentre guarda Rachel)

PROCTER - Lei conosce questa persona?

RACHEL - Certo che la conosco.

PROCTER - E non è un ladro?

RACHEL - Certo che non è un ladro!

PROCTER - Non si può mai essere sicuri. (rilascia Frank e tutti e due si alzano. Procter si rimette a posto i vestiti e guarda l’abbigliamento di Frank. Frank si sposta nervoso)

FRANK - Lei non è il marito, vero?

RACHEL - Certo che non è mio marito!

FRANK - Meno male!

RACHEL - Stava camminando con il suo cane.

PROCTER - Lei non ha mai sentito parlare dei vigilanti del quartiere?

FRANK - Sì…

PROCTER - Be’, io sto vigilando. (guarda Frank arrabbiato)

RACHEL - Il suo nome è Procter.

FRANK - Il cane?

RACHEL - No, lui…!

FRANK - Oh! (Procter si sposta verso Rachel sospettoso)

PROCTER - Allora, signora Parker - lei sta trascorrendo la serata nella casa di un’altra persona in compagnia di uno sconosciuto, in mutande.

RACHEL - Non è uno sconosciuto.

PROCTER - Per me lo è. (guarda Frank arrabbiato)

FRANK - (ritrovando il coraggio) Non ha nessuno diritto di venire qui a fare domande!

PROCTER - Nella vigilanza collaboriamo con la polizia.

FRANK - (di nuovo agitato) Davvero?

PROCTER - Oh, sì. Sono sicurissimo che la mia collega appuntato Weaver sarebbe molto interessata di sapere quello che ho visto stasera…

FRANK - Non glielo andrà mica a dire, vero?

PROCTER - Potrei, o forse… (Frank si siede, disperato. Rachel prende velocemente il piatto e lo offre a Procter)

RACHEL - Vuole una salsiccetta?

PROCTER - Spero che non stia cercando di corrompermi.

RACHEL - Con una salsiccetta?

PROCTER - Da dove vengono?

FRANK - Le ho cucinate io. (Procter lo guarda ancora più insospettito)

PROCTER - Lei?

FRANK - (modestamente) Qualche cosa.

RACHEL - Io posso consigliarle le tartine con il pesce.

PROCTER - (prendendone una) Ma lei cucina sempre in mutande?

FRANK - Be’… fa caldo in cucina. (Procter con sorpresa apprezza molto questa tartina)

PROCTER - Ehmm, molto buona. (a Rachel) La signora Brent sa che lei sta facendo la casa-sitter in compagnia di un cuoco mezzo nudo?

RACHEL - Sì, che lo sa.

PROCTER - (stupito) E a lei non dispiace?

RACHEL - No.

PROCTER - (Procter li guarda molto insospettito) Forse intuisco un po’ d’immoralità? A me sembra che ci sia un’atmosfera godereccia nell’aria.

RACHEL - Quelle sono le tartine.

PROCTER - Per caso ho scoperto un luogo malfamato?

RACHEL - No, c’è una spiegazione molto semplice.

FRANK - C’è?

PROCTER - (guardando Frank con arroganza) Pronto per che cosa? (Frank per un attimo non riesce a capire)

FRANK – Scusi?

PROCTER - Quando ci ha sorpreso con la sua apparizione improvvisa ha gridato ”Sono pronto, adesso!”

FRANK - Ho detto questo?

PROCTER - Nella SAS ci addestrano a ricordare cosa dicono le persone.

FRANK - (a Rachel) La SAS?

RACHEL - Era nella SAS.

FRANK - Avrebbe potuto uccidermi.

PROCTER - (con la voce funesta) Pronto per che cosa?

FRANK - Be’… ehm… ehm… (Rachel gli viene in aiuto)

RACHEL - Jogging.

PROCTER - Jogging?

FRANK - (spaventato) Jogging?

RACHEL - Ma non ha visto quanta gente corre? Qui vicino lo fanno sempre. Un due - un due - un due. Lui si stava cambiando mentre lei è arrivato.

PROCTER - (a Frank) È vero, lei stava andando a correre?

FRANK - Be’, sì.

PROCTER - Cucina qualcosina poi va a correre.

FRANK - Sì.

PROCTER - Lei va a correre sempre a stomaco pieno?

RACHEL - Oh, lui non ha mangiato.

PROCTER - Scusi?

RACHEL - Qualcosina, ha cucinato per me. Non è gentile? È sicuro che non ne vuole un’altra signor Procter? (lei gli porge il piatto)

PROCTER - Non pensi che mi faccia sedurre da una salsiccetta.

FRANK - (alzandosi speranzoso) Allora è tutto OK, vero?

PROCTER - Che cosa è OK?

FRANK - Adesso lei sa cosa sto facendo qui, così non c’è di che preoccuparsi.

PROCTER - (con riluttanza) Ehm… Suppongo che se va bene per la signora Brent deve andare bene anche per me.

RACHEL - Allora lei e il suo cane potete continuare la vostra passeggiata.

PROCTER - Va bene. (si gira verso Frank) Forza, allora!

FRANK - Scusi?

PROCTER - Non voglio trattenerla. Vedo che lei è ansioso di partire, come un segugio.

FRANK - Cosa?

PROCTER - Correre! Un, due - un, due.

FRANK - Pensavo di iniziare dopo.

PROCTER - (Spingendolo verso la porta) Non può stare in giro vestito così.

RACHEL - Sì, vai Frank, vai!

FRANK - Che cosa?

RACHEL - Non è che vuoi che il signor Procter pensi che non stavi davvero andando a correre!

FRANK - Non c’è pericolo…

RACHEL - Allora vai. Un, due - un, due.

FRANK - Oh mio Dio… (Frank apre la porta e corre fuori nella notte. Il cane abbaia)

PROCTER - Temo che sia piuttosto emotivo.

RACHEL - Be’, non è abituato ad essere guardato mentre corre.

PROCTER - … il cane.

RACHEL - Oh - sì.

PROCTER - Allora la lascio a godersi le sue cose.

RACHEL - (cortesemente) Grazie della visita signor Procter.

PROCTER - È tutto compreso nel servizio! (va via Procter chiudendo la porta. Il cane abbaia mentre se ne vanno. Rachel, stanca, sospira e porta il piatto in cucina, mangiando tristemente del cibo. Le luci si abbassano lentamente e si riaccendono nella casa di Victor e Rachel)

VICTOR - (arriva dalla cucina tenendo per mano Georgina. Lei si trattiene) Che cosa c’è che non va?

GEORGINA - Dove stiamo andando?

VICTOR - Dove pensi che stiamo andando? Non vogliamo mica sprecare altro tempo, vero? (vedendo la sua mancanza di entusiasmo) Che c’è? Hai mangiato un’intera scatola di Ferrero Rocher. Ti deve andare per forza, adesso.

GEORGINA - I Ferrero Rocher non sono poi così romantici. Il salmone affumicato sarebbe stato meglio.

VICTOR - Me lo ricorderò per la prossima volta. (si avvia) Vieni, andiamo?

GEORGINA - Che c’è di là?

VICTOR - (cercando di essere paziente) Il corridoio e le scale.

GEORGINA - Le scale portano alle camere da letto?

VICTOR - Sì, certo.

GEORGINA - Lo immaginavo!

VICTOR - Dài! (Victor sorride, va nel corridoio lasciando la porta leggermente aperta. Georgina esita, si guarda nelle specchio per controllare se è tutto a posto, prende un pettine da borsa e si aggiusta i capelli. Rimette il pettine nella borsa e cerca di farsi coraggio. Sta per seguire Victor quando suonano alla porta. Georgina si blocca inorridita, poi sussurra con voce piccola e impaurita)

GEORGINA - Victor… (suonano di nuovo alla porta. Georgina lascia la sua borsa sul tavolo a mezza luna, vicino alla porta della cucina e va vicino alla porta del corridoio. Sussurra di nuovo con un po’ più di urgenza) Victor!… (Victor ritorna dal corridoio, senza i pantaloni e la cravatta con la camicia che gli copre appena le gambe nude. La guarda spaventato)

VICTOR - (sussurrando con urgenza) C’è qualcuno alla porta!

GEORGINA - Sì!

VICTOR - Chi è?

GEORGINA - Che ne so!

VICTOR - Be’ chiunque sia, non deve trovarti qui. Vai a nasconderti al piano di sopra! (Victor spinge Georgina verso il corridoio, bruscamente e chiude la porta. Suonano di nuovo alla porta. Victor sta per aprire la porta quando si rende conto che è senza i pantaloni. Si guarda un attimo in giro poi prende un tappetino scozzese e lo avvolge intorno alla vita. Apre la porta cercando di nascondere la parte inferiore del corpo. È Henry, un bell’uomo sui cinquant’anni; vestito casual, come un attore. Victor lo guarda con orrore) Henry!!!

HENRY - Sì?

VICTOR - Ma tu non abiti qui, tu abiti al numero trentacinque.

HENRY - (sorpreso per l’impeto di Victor) Sì, lo so.

VICTOR - Tu non sei di solito a casa a quest’ora.

HENRY - (con pazienza) Victor… posso entrare?

VICTOR - È urgente?

HENRY - Sì. A dire la verità, sì.

VICTOR - Oh, d’accordo. (Henry entra. Victor rimane con la porta ancora aperta per nascondere la parte inferiore del suo corpo. Henry si volta e vede Victor che si nasconde dietro la porta.)

HENRY - Ma non chiudi la porta?

VICTOR - Hai deciso di rimanere, allora.

HENRY - Per qualche minuto, sì, è un problema?

VICTOR - No, no, no…

HENRY - Allora chiudi la porta. (si siede sul divano. Victor chiude la porta ed entra nella stanza molto imbarazzato per il suo abbigliamento. Henry sta guardando da un’altra parte, e ancora non l’ha visto) Sono stato fortunato a trovarti a casa.

VICTOR - Sì… (una pausa)

HENRY - Potevi stare da un’altra parte.

VICTOR - Sì… (pausa)

HENRY - Al pub, per esempio.

VICTOR - Sì… (pausa)

HENRY - Ma non sei al pub.

VICTOR - No… (pausa)

HENRY - Allora è la mia serata fortunata?

VICTOR - (a bassa voce) Vorrei che fosse la mia!

HENRY - (girandosi verso Victor) Il problema è - Victor… (vede Victor avvolto nel tappeto scozzese. Victor si sposta molto imbarazzato. Dopo un po’ inizia ad eseguire un ballo scozzese, poi ci rinuncia disperato e si siede accanto ad Henry. Ha grosse difficoltà a mantenere il suo senso del pudore, perché non è abituato a quel tipo di abbigliamento)

VICTOR - Scusa, ci vuole molto? Stavo per uscire.

HENRY - Vestito così?

VICTOR - Ehm…. Sì… avevo tolto i pantaloni.

HENRY - Per qualche particolare motivo?

VICTOR - Avevo intenzione di stirarli.

HENRY - Stirare i pantaloni?

VICTOR - Sì. Avevano bisogno. E così stavo per farlo.

HENRY - E poi uscire?

VICTOR - Sì, dopo averli stirati. Io… non aspettavo una tua visita.

HENRY - No, immagino di no. (Victor parla ad alta voce in modo da farsi sentire da Georgina che si è nascosta)

VICTOR - Henry, sei un attore, per l’amor del cielo.

HENRY - (perplesso) Sì…

VICTOR - Un - attore - di - successo - Henry!

HENRY - Grazie. (perplesso) Vuoi un mio autografo?

VICTOR - Non in questo momento. Ho altre cose a cui pensare.

HENRY - Come stirare i pantaloni?

VICTOR - Sì…

HENRY - (all’improvviso) È stata qui Georgina stasera?

VICTOR - Cosa? No, mai, perché?

HENRY - (indicando) Be’ quella mi sembra la sua borsa. (Victor si alza di scatto e va prendere la borsa di Georgina quasi perdendo il tappetino. Prende la borsa e la nasconde sotto il braccio)

VICTOR - No, questa è di Rachel. È assolutamente di Rachel. La lascia sempre in giro.

HENRY - Che coincidenza. Georgina ne ha una uguale.

VICTOR - Davvero? Mamma mia, questa è la dimostrazione di quanto sono comuni. Tutti ce l’hanno. Ne compererò un’altra per Rachel. (butta via con sdegno la borsa nel cestino. Henry è piuttosto sorpreso da questo atteggiamento verso una borsa innocua. Victor ritorna tenendosi il tappeto) Ma io pensavo che stessi recitando a teatro…

HENRY - Sì, è vero.

VICTOR - (ferocemente) E allora perché non sei lì, non dovresti essere qui.

HENRY - Si è bloccato il sipario.

VICTOR - (senza espressione) Scusa?

HENRY - Il sipario di ferro, quello di sicurezza. Va su e giù, l’hanno mandato giù, ma non sono riusciti a farlo risalire, così ci hanno mandato tutti a casa.

VICTOR - Vi hanno mandato a casa perché non sono riusciti a farlo alzare.

HENRY - Sì.

VICTOR - (ora aggressivo) Non potevate recitare con il sipario di sicurezza tirato giù?

HENRY - È inutile, gli spettatori non potevano vederci, e non era mica possibile far salire sul palcoscenico altre cinquecento persone.

VICTOR - Hai ragione, sarebbe stato un po’ troppo affollato.

HENRY - Così ci hanno mandato tutti a casa.

VICTOR - E sei venuto a farmi visita? Molto gentile da parte tua - qualsiasi altra sera sarebbe andata benissimo - ma stasera ho altre cose da fare. Così, se - se potessi - sai - (cerca di convincere Henry ad andarsene)

HENRY - Ah, non sono qui per socializzare.

VICTOR - (agitato) Noo?

HENRY - Oh, no, è una cosa molto seria.

VICTOR - Davvero?

HENRY - Sì.

VICTOR - Quanto seria?

HENRY - Molto seria.

VICTOR - Questione di vita a di morte?

HENRY - Potrebbe essere.

VICTOR - Oh, mio Dio…!

HENRY - (all’improvviso ride) Non è buffo che sei qui senza pantaloni?

VICTOR - Davvero. Bene. (perplesso) Ma lo spettacolo che fai… è una commedia?

HENRY - Ho visto un uomo per strada.

VICTOR - Be’, a quest’ora in genere c’è sempre qualcuno in giro.

HENRY - Un uomo senza pantaloni, proprio come te. Aha aha aha.

VICTOR - (scioccato) Un uomo, in questa strada, senza i pantaloni?

HENRY - Sì. Proprio mentre scendevo dal taxi. Calzoncini colorati e canottiera blu. Correva come un pazzo.

VICTOR - Davvero? Mamma mia. (perplesso) Ma sei venuto a dirmi questo?

HENRY - Oh, no! No. Temo di aver fatto una cosa molto stupida.

VICTOR - (a bassa voce) Pure io…!

HENRY - Ho dimenticato la chiave.

VICTOR - La chiave?

HENRY - Sì, sai… (imita come se dovesse aprire qualcosa con una chiave)

VICTOR - La chiave del portone.

HENRY - Sì.

VICTOR - L’hai dimenticata in teatro?

HENRY - No. A casa.

VICTOR - Al numero trentacinque?

HENRY - Sì. Quando sono uscito questo pomeriggio. Così non posso entrare. Georgina non c’è.

VICTOR - Lo so che non c’è.

HENRY - Come lo sai?

VICTOR - L’hai appena detto.

HENRY - Così non posso entrare.

VICTOR - Al numero trentacinque?

HENRY - Sì, a causa di… (imita di nuovo il movimento per aprire con la chiave) Ecco perché sono qui.

VICTOR - (perplesso) È una soluzione?

HENRY - Spero di sì. Non dirmi che Georgina non te l’ha data.

VICTOR - (un attimo perso) Scusa?

HENRY - Pensavo che fosse una normale procedura.

VICTOR - (ridendo nervosamente) Procedura?

HENRY - Be’, è molto comodo per me, non è vero?

VICTOR - Sì?

HENRY - Certo. Se torno a casa inaspettatamente - come stasera - e non riesco ad entrare, allora so dove l’ha lasciata.

VICTOR - Dove l’ha lasciata?

HENRY - La chiave di riserva.

VICTOR - Ah, ho capito, no.

HENRY - No che cosa?

VICTOR - Nessuna chiave di riserva, per quello che ne so io.

HENRY - Forse ne sa qualcosa Rachel?

VICTOR - Scusa?

HENRY - Dove si trova la chiave di riserva. Le donne sanno queste cose. (ci pensa per un attimo) Ah, ma forse nella sua borsa? (va verso il cestino)

VICTOR - No!! (corre per arrivare prima al cestino, e nel tentativo gli cade il tappetino scozzese) Non mi piace spiare nelle borse delle donne. Non si sa mai cosa trovi.

HENRY - Be’, io non ho questi problemi. Dammela, guardo io.

VICTOR - No, no, è di mia moglie! Se c’è qualcuno che la deve aprire, quello sono io.

HENRY - Allora aprila.

VICTOR - (fruga nel cestino, dando le spalle ad Henry, apre la borsa e guarda dentro. A bassa voce) Mamma mia, non sapevo che avesse una di quelle cose!

HENRY - Allora?

VICTOR - No, niente chiave. Te l’avevo detto. (getta la borsa di nuovo nel cestino e riprende il tappetino scozzese)

HENRY - Aspettavi Rachel tra poco?

VICTOR - Spero di no…!

HENRY - Che cosa?

VICTOR - Penso di no, sta alla darsena. Ha cominciato a remare. (mima il movimento, e perde di nuovo il tappetino scozzese)

HENRY - Allora sei qui tutto solo?

VICTOR - (ferocemente) Certo che sono qui tutto solo. Sto uscendo. Non sopporto di stare solo.

HENRY - Forse sarebbe meglio se vado giù alla darsena, allora.

VICTOR - (contento) Che bell’idea. Certamente la troverai là, altrimenti sarà in pizzeria.

HENRY - Quella chiave dovrebbe stare qui per le emergenze.

VICTOR - (a bassa voce) Eh già…

HENRY - Potremmo perquisire la casa.

VICTOR – No...!

HENRY - Che cosa?

VICTOR - Non la troveremo mai.

HENRY - Possiamo provarci.

VICTOR - Non la troveremo.

HENRY - Non ne puoi essere sicuro. Probabilmente è nella tua camera da letto. (va verso la camera da letto)

VICTOR - (inseguendolo) No, no, è molto meglio se vai alla darsena. (lo spinge verso il portone) Per quanto ne sappiamo, potrebbe avere la chiave con sé.

HENRY - Perché dovrebbe avere la chiave di casa mia con sé, quando va a remare?

VICTOR - E che ne so io. Per tenerla al sicuro? Comunque anche se non l’avesse con sé, ti potrà dire dov’è. (apre la porta)

HENRY - Certo. Poi posso tornare qui a prenderla.

VICTOR - (dubbioso) Sì… (Henry fa per andare) Non fare troppo in fretta. (Henry torna alla porta sorridendo)

HENRY - Se fossi in te, metterei i pantaloni prima che torni Rachel. (Henry se ne va contento. Victor chiude la porta e corre verso il corridoio)

VICTOR - Va bene, è andato via. (non ha risposta, è perplesso) Georgina… (ancora silenzio. Victor va nel corridoio e torna quasi subito) Dove diavolo è andata! (Si abbassano le luci. Ora le luci illuminano la casa di Henry e Georgina. Qualcuno bussa alla porta. Rachel corre dalla cucina, ansiosamente, ed apre la porta. Frank esausto, entra barcollando)

FRANK - È uscito?

RACHEL - Chi?

FRANK - Quello della SAS.

RACHEL - Oh, sì.

FRANK - Grazie a Dio! (poi si butta sul divano) Quel maledetto cane mi ha rincorso per tutta la strada.

RACHEL - Immagino che stesse cercando di fare amicizia.

FRANK - Amicizia? Era come un pitbull inferocito!

RACHEL - Va bene, ora è andato via. (Rachel corre in cucina, mentre Frank si massaggia i piedi doloranti)

FRANK - (chiamandola) Pensi che tornerà?

RACHEL - (si sente solo la voce) Il pitbull?

FRANK - No, il signor Procter.

RACHEL - (f.s.) Spero di no. (torna dalla cucina con una bottiglia di vino e due bicchieri, sorridendogli. Frank, ancora senza fiato, vede il suo sguardo romantico e la guarda preoccupato. Rachel posa i bicchieri e versa il vino. Felice) Allora è tutto ok?

FRANK - Scusa?

RACHEL - Ora siamo di nuovo soli.

FRANK - Ah, sì.

RACHEL – (si siede accanto a lui) Allora possiamo continuare da dove avevamo lasciato.

FRANK - (non molto entusiasta) Possiamo?

RACHEL - (gli porge un bicchiere di vino e sorride incoraggiandolo) Buon anniversario!

FRANK - Scusa?

RACHEL - Tre settimane… ricordi? (lei alza il bicchiere)

FRANK - Oh, sì… (bevono. Lui senza entusiasmo, lei tutta pimpante. Lei posa i bicchieri e si avvicina a Frank, mettendo la sua faccia vicino a lui e guardandolo negli occhi) Ehm… È mica rimasto qualcosa? (Rachel si allontana da lui di scatto)

RACHEL - Come puoi pensare al cibo in momenti come questi?

FRANK - Ho fame! Ho corso! (si sente un rumore improvviso al piano di sopra. Pieno di gratitudine per la scusa, le salta al collo)

RACHEL - C’è qualcuno di sopra! Potrebbe essere un ladro. Vai a cercare il signor Procter.

FRANK - (terrorizzato) Preferirei affrontare il ladro.

HENRY - (f.s.) Ciao, c’è qualcuno?

RACHEL - Oh mio Dio, è Henry! (si alzano in preda al panico. Rachel corre a prendere la tuta)

FRANK - Chi è Henry?

RACHEL - Il marito di Georgina. (Frank corre a raggiungerla)

FRANK - Che ci fa qui?

RACHEL - Lui abita qui.

FRANK - Sì, ma non doveva essere qui. (Rachel sta per infilarsi i pantaloni della tuta, si rende conto che non c’è abbastanza tempo e velocemente mette la tuta sotto il divano. Arriva Henry e li vede. Naturalmente è molto sorpreso)

HENRY - Rachel!

RACHEL - Henry! (Henry guarda Frank con uno strano sguardo)

FRANK - (con voce debole) Frank…

HENRY - Mi pareva di aver sentito qualcuno. (li guarda con sospetto) Be’, qualcuno sa dirmi cosa sta succedendo?

RACHEL - Henry, so quello che stai pensando.

HENRY - E hai ragione.

RACHEL - E allora, ti sbagli.

HENRY - Spero di sì.

RACHEL - Come sei arrivato al piano di sopra?

HENRY - La finestra della camera da letto era aperta. Sono venuto a cercarti alla darsena.

RACHEL - Ehm… e non c’ero?

HENRY - No. Neanche in pizzeria. E non pensavo certamente di trovarti a casa mia, insieme a un giovanotto in mutande. (guardando Frank) Non ti ho già visto da qualche parte?

RACHEL - (cercando di convincerlo) Henry, lo so che sembra brutto, ma c’è una spiegazione ragionevole.

FRANK - Davvero?

RACHEL - (andando verso di lui) Certo, dài, su.

FRANK - Scusa?

RACHEL - Ti ho dato dei soldi, e adesso devi continuare a correre e a bussare alle altre case. (apre la porta di casa)

FRANK - (inorridito) Cosa?

RACHEL - Dài, su, un, due - un, due.

FRANK - Ma io… oh mio Dio! (Frank corre via. Rachel chiude la porta e torna da Henry)

RACHEL - Sta facendo una corsa di beneficenza per gli scout.

HENRY - (ricordando) Ah, ecco dove l’ho visto! Che correva come un pazzo.

RACHEL - Non credi che queste persone siano meravigliose?

HENRY - Mi sembra mezzo morto. (si siede sul divano)

RACHEL - Forse non è molto allenato, ma è lo spirito che conta, no? Sei veramente stupido, Henry. Se avessi suonato ti avrei aperto la porta.

HENRY - Be’, non pensavo di trovarti qui.

RACHEL - Ma non avevi la chiave?

HENRY - No, questo è il punto. L’ho dimenticata qui, quando sono andato a teatro.

RACHEL - E perché non sei a teatro?

HENRY - Hanno cancellato lo spettacolo.

RACHEL - (preoccupata) Mio Dio, è morto qualcuno?

HENRY - No, no. Non sono riusciti ad alzare il sipario di sicurezza, così ci hanno mandato a casa.

RACHEL - Perché sei andato a cercarmi alla darsena?

HENRY - Per prendere la copia della chiave.

RACHEL - (diffidente) La copia della chiave?

HENRY - Tu hai la copia della nostra chiave, no?

RACHEL - Be’… sì. Ma non pensavo che lo sapessi.

HENRY - Certo che lo sapevo. Me l’ha detto Georgina che te l’ha data.

RACHEL - Come mai te l’ha raccontato?

HENRY - (perplesso) Lo dovevo sapere, no?

RACHEL - Non pensavo che ne fossi al corrente.

HENRY - Perché? Non è mica una cosa così importante…

RACHEL - (si allontana da lui) Be’… in realtà non è importante, ma lo poteva essere. Quando te l’ha detto?

HENRY - Non me lo ricordo, ma è importante? Circa due mesi fa, credo.

RACHEL - Due mesi? Tre settimane!

HENRY - Scusa?

RACHEL - Non ci posso credere che ti ha raccontato tutto.

HENRY - Be’, è naturale, tutti lo fanno.

RACHEL - Davvero?

HENRY - Certo. Tutti lasciano una copia della chiave ad un vicino di casa, per una qualsiasi emergenza.

RACHEL - Che tipo di emergenza?

HENRY - (con pazienza) Come accade spesso a me che dimentico la chiave, e non riesco ad entrare in casa. Così sono passato prima a casa tua, naturalmente.

RACHEL - Davvero?

HENRY - Sì. Ho scambiato due parole con Victor. Sono stato fortunato a trovarlo a casa, per la verità.

RACHEL - Davvero?

HENRY - Sì. Stava uscendo. (ride) L’ho trovato senza pantaloni.

RACHEL - Dove diavolo stava andando senza pantaloni.

HENRY - Non lo so. Immagino ad un ballo scozzese. (Rachel sembra perplessa)

RACHEL - Un ballo scozzese?

HENRY - Forse speravi di trovare qui Georgina.

RACHEL - Georgina? (è grata per il suggerimento) Ah, sì, hai ragione.

HENRY - Ma lei non c’era.

RACHEL - No.

HENRY - Mi ha detto che andava al cinema con un’amica.

RACHEL - (con innocenza) Be’, a lei piace molto il cinema.

HENRY - Allora perché c’è una bottiglia di vino con due bicchieri, sul tavolo?

RACHEL - (corre per vedere e rimane inorridita) Che cosa? Ah sì, ho dato un bicchiere di vino a quel corridore.

HENRY - (dubbioso) Ah sì?

RACHEL - Mi faceva pena, poverino. Era esausto.

HENRY - Sì, l’ho visto.

RACHEL - Così gli ho dato un bicchiere. Sapevo che non ti sarebbe dispiaciuto. Lui è stato molto contento.

HENRY - Senz’altro. Se in ogni casa gli danno un bicchiere di vino, i suoi piedi non toccheranno mai per terra. Così hai bevuto insieme a lui per fargli compagnia.

RACHEL - Be’, mi sembrava brutto farlo bere da solo.

HENRY - Allora hai trovato l’apri bottiglia! A volte lo devo cercare per ore.

RACHEL - Ah, sì, grazie. (ansiosa di andare via) Be’, è meglio se me ne vado.

HENRY - (pensieroso) Rachel…

RACHEL - Sì…

HENRY - So che sembrerà ridicolo, ma sono un po’ confuso.

RACHEL - Confuso?

HENRY - Solo un po’. Sei venuta qui dalla darsena… dopo che hai remato…

RACHEL - Sì.

HENRY - È questo che trovo strano. Ti vesti sempre così quando vai a remare?

RACHEL - (cerca di sorridere) Sapevo che me l’avresti chiesto.

HENRY - Te lo sto chiedendo.

RACHEL - C’è una spiegazione molto semplice…

HENRY - Lo immaginavo.

RACHEL - (bisognosa di coraggio) Potrei avere un altro bicchiere di vino?

HENRY - Prego.

RACHEL - Grazie. Bevi anche tu?

HENRY - No, grazie. È meglio se rimango nel pieno possesso delle mie facoltà. (rimane seduto aspettando la spiegazione. Rachel beve un sorso di vino e siede accanto a lui prima di iniziare)

RACHEL - Ecco… stavo remando.

HENRY - Sì, lo so.

RACHEL - In una barca.

HENRY - Sarebbe utile.

RACHEL - Sul fiume.

HENRY - Era una bella serata.

RACHEL - Sì, hai ragione.

HENRY - Ideale per remare.

RACHEL - Sì.

HENRY - Non potevi aver scelto un momento migliore.

RACHEL - Esattamente. Ero lì.

HENRY - Sul fiume.

RACHEL - Sì. Andavo abbastanza veloce, a dire la verità.

HENRY - Non pensavo che si potesse andare veloci.

RACHEL - Ah, sì. E lo sto facendo solo da tre settimane.

HENRY - Ovviamente, apprendi velocemente.

RACHEL - Sì. (si alza a prendere dell’altro vino prima di sedersi di nuovo)

HENRY - Allora eri lì che remavi lungo il fiume…

RACHEL - Sì. Ed è successo proprio in quel momento.

HENRY - Che cosa?

RACHEL - Un temporale.

HENRY - Temporale?

RACHEL - Sì.

HENRY - Ma non era una bella serata?

RACHEL - Sì. Fino a prima del temporale.

HENRY - Non sapevo che ci fosse stato un temporale. Non mi sono accorto di niente.

RACHEL - Ma forse era più una bufera.

HENRY - Ah, una bufera improvvisa.

RACHEL - Sì. Molto all’improvviso.

HENRY – Ehm… ho capito. Stavi remando da sola? (lui mima chi rema)

RACHEL - All’improvviso mi sono trovata nel bel mezzo di una bufera, e visto che questo sport lo sto facendo solo da tre settimane, non ho molta esperienza.

HENRY - Anche se apprendi velocemente.

RACHEL - Esattamente. Ecco come sono finita nel fiume.

HENRY - (la guarda inorridito) La barca si è capovolta?

RACHEL - Sì.

HENRY - Mamma mia! (pausa) Meno male che sai nuotare bene.

RACHEL - Oh sì, non ero in pericolo.

HENRY - Che sollievo. E la barca?

RACHEL - Scusa?

HENRY - La barca. O ancora galleggia sul fiume?

RACHEL - No, no. L’hanno recuperata.

HENRY - Ah, meno male.

RACHEL - Allora. Ero lì completamente zuppa…

HENRY - Lo immaginavo. (Rachel si prepara a dargli il colpo di grazia)

RACHEL - E poi all’improvviso, mi sono ricordata che avevo la copia della tua chiave nella borsa. (sorride trionfante)

HENRY - Ma non avevi la tua chiave di casa?

RACHEL - No. Victor ha perso la sua, così ha preso la mia. Altrimenti sarei andata direttamente a casa.

HENRY - Così sei tornata qui ad asciugarti.

RACHEL - Sì. (Henry è molto pensieroso)

HENRY -Allora dovresti parlare con la direzione del Club.

RACHEL - Scusa?

HENRY - Be’… dovranno migliorare i servizi al Club. Se quando cadi nel fiume devi asciugarti in una casa privata...

RACHEL - (sorridendo da brava eroina) Sapevo che l’avresti capito.

HENRY - Non voglio mica che muori di polmonite, vero?

RACHEL - (prende l’ultimo bicchiere di vino) Ecco perché ho messo uno dei vestiti di Georgina. (Henry la guarda sorpreso) Non avevo niente per cambiarmi. Così ho preso in prestito questo, da Georgina.

HENRY - (guardando il vestito con attenzione) Non credo di averlo mai visto prima.

RACHEL - Immagino che sia nuovo. Sai com’è Georgina. Ed in ogni caso sei un attore di successo. Te lo puoi anche permettere. (prende in fretta la borsa sportiva e si accinge ad uscire) Allora, ti lascio. (inizia ad uscire)

HENRY - (andando verso di lei, pensieroso) Rachel…

RACHEL - (esitando) Sì…

HENRY - Non me la dài, prima di andare via?

RACHEL - Scusa?

HENRY - La copia della chiave.

RACHEL - Ah - sì. Allora, dove l’ha messa. (correggendosi velocemente) Dove l’HO messa. Oh, mamma mia, non mi ricordo…

HENRY - Be’, una volta che sei entrata, l’hai appoggiata da qualche parte.

RACHEL - (agitata) Ero zuppa. Ero caduta nel fiume. Mica stavo pensando a dove mettevo la chiave.

HENRY - (divertito) Va bene. Non fa niente. Sono qui. Adesso. Quindi non importa. Te lo ricorderai domani.

RACHEL - Sì. Penso di sì. (apre la porta, ansiosa di andare via)

HENRY - Rachel…

RACHEL - Sì…

HENRY - Non dimenticare di ridare a Georgina il suo vestito. (ride)

RACHEL - No, non ti preoccupare. (Rachel esce barcollando e chiude la porta. Henry scuote la testa sorridendo. Prende la bottiglia ed i due bicchieri e va in cucina mentre le luci si spengono. Le luci ora illuminano la casa di Victor e Rachel. Qualcuno è fuori che sta suonando alla porta)

VICTOR - (arriva dalla camera da letto. Ha di nuovo messo i pantaloni. Va di nuovo alla porta speranzoso. C’è Procter, con il cane tirato al guinzaglio che abbaia. Il cane non si vede) Lei cosa vuole?

PROCTER - Sono qui per aiutarla. Posso entrare?

VICTOR - No, non con quel cane.

PROCTER - Rimane fuori.

VICTOR - Meglio così.

PROCTER - (al cane) Fermo, fermo. Bravo, bravo. (getta via il guinzaglio ed entra)

VICTOR - (chiude la porta e segue Procter impaziente) Allora, che cosa è successo?

PROCTER - Io sono il signor Procter.

VICTOR - Mi può interessare?

PROCTER - (sorridente) È interessante per la signora Procter. Io faccio parte della Vigilanza del Quartiere.

VICTOR - (senza entusiasmo) Ah, sì?

PROCTER - Noi cerchiamo di controllare quello che succede.

VICTOR - Ci posso scommettere.

PROCTER - E stanno succedendo molte cose, stasera.

VICTOR - (con aria colpevole) Qui non sta succedendo niente.

PROCTER - Tanto per iniziare, c’è un uomo fuori che sta correndo in mutande.

VICTOR - Ah, l’ha visto anche lei? Allora ci devo guardare anche io. (va per guardare alla finestra. Procter si siede comodamente)

PROCTER - Ora, io ho il sospetto che lei sia stato vittima di una rapina. (Victor ritorna dalla finestra ed è sorpreso nel vedere l’ospite seduto)

VICTOR - Che cosa le fa sospettare una cosa del genere?

PROCTER - Ho visto una donna che scappava.

VICTOR - Una donna?

PROCTER - Sì. È passata da una finestra aperta giù per la grondaia, e via. Lei andava in una direzione e quello che correva nell’altra. Era affascinante.

VICTOR - Lo immagino. L’ha riconosciuta?

PROCTER - No. Era troppo veloce.

VICTOR - Meno male.

PROCTER - Comunque ho avvertito l’appuntato Weaver con il mio cellulare. (prende il cellulare e glielo mostra)

VICTOR - L’ha detto alla polizia?

PROCTER - Certo. È inutile che la vigilanza controlli le case senza denunciare i probabili delinquenti.

VICTOR - Credo che lei si sbagli. Sono stato qui tutta la sera. Se ci fosse stata una rapina me ne sarei accorto. Le posso assicurare che non ci sono segni di scasso.

PROCTER - (mette via il cellulare. Si alza dal divano e cammina pensieroso) Ho capito. In quel caso forse c’è un altro motivo per far scappare una giovane donna giù per la grondaia.

VICTOR - Che cosa intende dire?

PROCTER - (annuendo con le spalle) Non sono nato ieri. Queste cose succedono sempre.

VICTOR - (un po’ offeso) Non sempre. (negando con forza) Per lo meno, non succedono a me. Allora è meglio se prende il cellulare e chiama l’appuntato Weaver e gli dice che c’è stato un malinteso.

PROCTER - Mi dispiace, ma non posso farlo. Una volta che io mi metto in contatto con Weaver le pratiche vanno avanti, e ho già mandato il tutto tramite il mio filofax. (vede qualcosa) Ma lei sapeva che c’è una borsa da donna nel cestino? (Victor lo guarda per un attimo senza espressione)

VICTOR - Che cosa? (corre verso il cestino e lo prende abbracciandolo, spingendo Procter da una parte. Guarda dentro il cestino) Mio Dio, eccola!

PROCTER - Scusi?

VICTOR - L’ho cercata per tutta la sera, ed è stata sempre lì, mamma mia!

PROCTER - È un posto strano per tenere una borsa. (va di nuovo a sedersi)

VICTOR - Sì, ehm, ha ragione.

PROCTER - Ma sua moglie tiene tutte le sue borse nei vari cestini della casa?

VICTOR - (ancora abbracciando il cestino) No, no certamente no. (ci pensa per un attimo) A dire la verità, signor… - ehm…?

PROCTER - Procter.

VICTOR - Signor Procter, mia moglie e io abbiamo fatto… (sorride imbarazzato) dei giochetti, stasera.

PROCTER - (subito sospettoso) Che tipi di giochetti sarebbero, signore?

VICTOR - A nascondino.

PROCTER - Nascondino?

VICTOR - Sì, io chiudo gli occhi e conto fino a dieci e lei nasconde qualcosa. Una cosa piccola, e poi la devo cercare. (posa il cestino vicino al divano)

PROCTER - E quanto tempo ha a disposizione per cercarlo?

VICTOR - Quanto tempo, ehm, dipende. Non ci sono delle regole fisse.

PROCTER - Vuol dire che lei continua a cercare finché non la trova e finché lei non rinuncia.

VICTOR - Sì, le regole sono abbastanza flessibili.

PROCTER - Presumibilmente non c’era un limite di tempo per cercare la borsa.

VICTOR - (guardandolo senza espressione) Scusi?

PROCTER - Be’, lei presumo che stesse ancora cercando, quando io ho trovato quello che ho trovato nel cestino.

VICTOR - Ah, sì, ehm, sì. (prende il braccio di Procter e l’accompagna alla porta) Così vede, signor…

PROCTER - Procter!!

VICTOR - Signor Procter anche se per la strade stasera c’era molto movimento, nella tranquillità delle nostre case tutto è stato molto banale.

PROCTER - A parte l’intrusa.

VICTOR - Scusi?

PROCTER - Giù per… ehm…

VICTOR - La grondaia.

PROCTER - Sì.

VICTOR - Ah, quello, sì… (i suoi pensieri corrono) Questo sembrerebbe molto strano per un uomo come lei, ehm…?

PROCTER - Procter!

VICTOR - Signor Procter, un uomo come lei, con un cane, entrambi i piedi per terra, ma il nostro gioco del nascondino è andato un po’ oltre stasera.

PROCTER - (sospettoso) Quanto oltre?

VICTOR - Be’… (facendo finta di essere divertito) Vede, nell’ultimo giro del gioco - poco prima che lei arrivasse, per dire la verità - mia moglie - e lei avrà difficoltà a credermi adesso - mia moglie ha deciso di nascondere se stessa.

PROCTER - (stupito) Nascondere se stessa?

VICTOR - Sapevo di sorprenderla. In ogni caso, lei mi stava imbrogliando.

PROCTER - Imbrogliando?

VICTOR - Sì. Non c’è da stupirsi, perché non la trovavo. Vede, il gioco doveva rimanere dentro i confini della casa, ma lei è uscita dalla finestra della camera da letto ed è sparita lungo la strada.

PROCTER - (ci pensa per un attimo) È sicuro che fosse sua moglie, signore?

VICTOR - (ridendo) Certo che ne sono sicuro. Conosco mia moglie. Così è meglio che lei dica all’appuntato Weaver che era tutto un equivoco.

PROCTER - Lo farei, lo farei. C’è un unico problema. Questa sera sua moglie stava facendo la casa-sitter al numero trentacinque. (Procter esce. Il cane abbaia forte. Lui rimprovera il cane. Victor chiude la porta molto perplesso e va verso il corridoio, mentre le luci si spengono. Le luci illuminano la casa di Henry e Georgina. La porta si apre ed entra Georgina in modo furtivo, non è sicura di trovare Henry, e si rende conto che è vestita con eccessiva eleganza per essere andata al cinema e decide di togliere velocemente il vestito. Prende una camicia ed un paio di pantaloni dall’armadio. Mette la camicia e sta per mettere i pantaloni. Arriva Henry e la vede. Georgina esagera la sorpresa)

GEORGINA - Henry!

HENRY - Mamma mia - che benvenuto! Vengo a casa presto e cominci a spogliarti.

GEORGINA - Non sapevo che fossi qui.

HENRY - Chi stavi aspettando allora, il postino?

GEORGINA - Mi stavo mettendo qualcosa di sportivo. (si allaccia i pantaloni)

HENRY - Vuoi dire che ti eri vestita tutta elegante solo per andare al cinema?

GEORGINA - No, no. Avevo caldo, perché ho corso verso casa.

HENRY - Hai corso?

GEORGINA - (velocemente) Stavo camminando, stavo camminando, verso casa. (mette via il vestito nel cassetto e lo chiude)

HENRY - Deve essere stato un film molto breve.

GEORGINA - Scusa?

HENRY - Forse un cartone animato?

GEORGINA - No, no. Ma l’avevo già visto. (cambia argomento e con aria sorpresa) Non dovevi essere in teatro?

HENRY - Hanno cancellato lo spettacolo. Così sono venuto a casa ed ho sorpreso tutti. Vuoi bere?

GEORGINA - (con gratitudine) Oh, sì. Grazie.

HENRY - Immagino che ne hai bisogno, dopo che hai camminato fino a casa, e ti sei cambiata di corsa. (sistema i bicchieri) Non puoi immaginare quello che è successo stasera.

GEORGINA - (a bassa voce) Neanche tu.

HENRY - (ridendo) Sono dovuto entrare dalla finestra.

GEORGINA - Davvero? (ride divertita dalla coincidenza, poi subito cambia espressione) Davvero, perché?

HENRY - Avevo dimenticato la mia chiave, così ho fatto un salto da Victor per vedere se lui aveva la nostra di riserva.

GEORGINA - Ehm, l’aveva?

HENRY - No, ecco perché sono dovuto entrare dalla finestra. (arriva con i bicchieri)

GEORGINA - Grazie. (ne prende uno e si siede sul divano)

HENRY - Cin-cin.

GEORGINA - Cin-cin. (Bevono. Henry ride)

HENRY - Victor si comportava in modo molto strano stasera. (Georgina beve, ma gli va di traverso)

GEORGINA - Davvero? In che modo?

HENRY - Quando mi ha aperto la porta era senza pantaloni.

GEORGINA - Che cosa?

HENRY - E aveva un tappetino scozzese intorno alla vita.

GEORGINA – Perché?

HENRY - Non lo so. Mi ha detto che doveva stirare i pantaloni. Ma penso che dentro ci fosse una donna. (Georgina sta di nuovo per strozzarsi)

GEORGINA - Victor? Non essere ridicolo. Victor non farebbe mai una cosa del genere.

HENRY - È quello che pensavo pure io. Ma - o aveva una donna là dentro, oppure ha bisogno di uno psichiatra. A proposito. Rachel ha preso in prestito uno dei tuoi vestiti.

GEORGINA - (sorpresa) Uno dei miei vestiti?

HENRY - Sì. Dopo che è caduta nel fiume. (si side accanto a lei e beve. Georgina è totalmente confusa)

GEORGINA - Allora l’hai vista Rachel.

HENRY - Sì. Era qui quando sono entrato dalla finestra.

GEORGINA - Oh, vedi, io ti posso spiegare.

HENRY - Tu? Non mi devi spiegare niente.

GEORGINA - Davvero? Meno male. Rachel sarà stata molto sorpresa nel vederti.

HENRY - Eh già.

GEORGINA - Come ha fatto ad entrare?

HENRY - Con la copia della nostra chiave. Gliel’hai data tu, vero?

GEORGINA - Sì. Certamente. C’era un buon motivo.

HENRY - Lo so.

GEORGINA - Davvero?

HENRY - Be’, lei tiene la nostra chiave di riserva per qualsiasi emergenza, no?

GEORGINA - Ah, sì, certamente.

HENRY - Sfortunatamente, non l’ho trovata alla darsena.

GEORGINA - Scusa?

HENRY - Aveva portato la chiave con sé alla darsena. Ma quando sono arrivato io, era già andata via.

GEORGINA - (facendo finta di essere perplessa) Ma cosa stava facendo qui?

HENRY - È tornata ad asciugarsi dopo essere caduta in acqua. E si è cambiata con uno dei tuoi vestiti.

GEORGINA - Posso avere un altro gin tonic?

HENRY - (sorpreso dal fatto che lei abbia bevuto tanto velocemente) Subito. (prende il suo bicchiere e va a riempirlo. Georgina è all’oscuro di quello che è successo davvero) E un’altra cosa!

GEORGINA - Non mi dire che c’è qualcos’altro.

HENRY - Sì. Questa è la parte migliore. (ride mentre ritorna con il bicchiere) Non è che l’hai visto?

GEORGINA - (beve velocemente) Visto chi? Io ero al cinema!

HENRY - Quando stavi tornando a casa. Non hai visto un uomo che correva su e giù in mutande?

GEORGINA - (inorridita) No…!

HENRY - A quanto pare stava passando porta a porta a raccogliere soldi.

GEORGINA - In mutande?

HENRY - Sì.

GEORGINA - Per che cosa?

HENRY - Per gli scout.

GEORGINA - E Rachel gli ha dato qualcosa?

HENRY - Oh, sì. E gli ha dato anche un bicchiere di vino.

GEORGINA - Vuoi dirmi che quest’uomo, questo uomo in mutande, era qui, quando sei entrato dalla finestra?

HENRY - Sì. (ride) Rachel l’avrebbe invitato dentro casa mentre andava a prendere il portafoglio, poi gli ha dato un bicchiere di vino e l’ha mandato in un’altra casa.

GEORGINA - (sollevata) Allora, è tutto a posto.

HENRY - (finisce di bere. Mette giù il bicchiere ed inizia ad avviarsi) Credo che adesso mi farò un bel bagno caldo. Dopo tutte queste emozioni, mi sento un po’ stanco. (Si avvia)

GEORGINA - Amore?

HENRY - (esitante) Sì?

GEORGINA - Non dirai nulla a Victor di stasera, vero?

HENRY - Probabilmente già lo sa.

GEORGINA - Come?

HENRY - Be’, questo corridore per beneficenza sarà già arrivato lì, adesso. Lui busserà a tutte le case. (ride) E pensare che se lo spettacolo non fosse stato cancellato mi sarei perso tutto. (Henry esce ridendo. Georgina è pallidissima. Finisce di bere velocemente. Raccoglie il bicchiere e va in cucina mentre le luci si spengono. Le luci illuminano la casa di Victor e Rachel. La porta si apre di scatto. Entra Rachel barcollando. Butta per terra la sua borsa sportiva e chiude la porta. È contenta di essere arrivata a casa. Ha bisogno di bere. Va a prendere un bicchiere di whisky. Suonano alla porta. Perplessa Rachel mette giù il bicchiere di whisky e va ad aprire. Frank ancora in mutande entra nella stanza cercando di riprendere fiato.)

FRANK - Sono stato fuori - nascosto dietro un portone, ad aspettarti.

RACHEL - Non puoi entrare.

FRANK - Be, mica posso prendere un autobus vestito così. E per di più sono senza soldi. (ansiosamente) Non è che tuo marito è in casa, vero?

RACHEL - No. È fuori. (perplessa) Pare che sia andato ad un ballo scozzese.

FRANK - È tutta colpa tua.

RACHEL - Sì, lo immaginavo.

FRANK - Non dovevi dire a tutti che stavo correndo.

RACHEL - Bè, mica potevo dire quello che veramente facevi. (si rende conto solo adesso) Perché non sei vestito?

FRANK - (disperatamente) Perché i miei vestiti sono al piano di sopra. Al numero trentacinque.

RACHEL - E allora valli a prendere.

FRANK - Non posso, la tua amica e suo marito sono lì. Mi devi prestare qualcosa.

RACHEL - Non puoi mica prendere l’autobus con un vestito mio?

FRANK - (vedendo la borsa sportiva) Potrei prendere la tuta. (va verso la borsa sportiva)

RACHEL - (all’improvviso, ricordando) Oh mio Dio!

FRANK - Che c’è?

RACHEL - Non ce l’ho.

FRANK - Dov’è?

RACHEL - Sotto al divano al numero trentacinque.

FRANK - Allora mi devi prestare qualcosa di tuo marito.

RACHEL - Come faccio?! Se ne accorgerebbe.

FRANK - (disperato) Potresti dirgli che hai portato in tintoria uno dei suoi completi. (Frank spinge Rachel nel corridoio. Comincia a tremare. Corre verso la porta. L’apre un pochino e guarda fuori per vedere se è tutto tranquillo. Chiude la porta e cerca di non tremare. Rachel corre dentro con un completo di Victor e va verso Frank)

RACHEL - Ecco! Ho preso la prima cosa che ho trovato. (gli porge un completo)

FRANK - (guardandolo senza entusiasmo) Ma non hai preso una camicia?

RACHEL - No, non l’ho presa.

FRANK - Non posso mettere un completo senza camicia.

RACHEL - Allora, cerca di salire sull’autobus vestito così.

FRANK - Va bene. (inizia a mettere i pantaloni. A quel punto Victor esce dal bagno in accappatoio e vede Rachel con indosso un vestito provocante, in compagnia di un uomo strano in mutande)

VICTOR - Che diavolo sta succedendo? (Frank nasconde velocemente il completo dietro la schiena)

RACHEL - (inorridita per un attimo) Credevamo che fossi fuori.

VICTOR - Non ero fuori. Stavo facendo il bagno; finché non ti ho sentito far baccano nella camera da letto.

RACHEL - Allora hai deciso di non andare al ballo scozzese?

VICTOR - Di che cosa stai parlando? Qualcuno mi può spiegare tutto questo?

RACHEL - Victor… so quello che stai pensando.

VICTOR - E hai ragione.

RACHEL - Be’, ti sbagli.

VICTOR - Spero di sì.

RACHEL - C’è una spiegazione perfettamente ragionevole. Lui stava correndo.

FRANK - (agitato) Sì, sai… un, due - un, due - un, due.

VICTOR - Non c’è bisogno che me lo dimostri. È solo che non credevo che la gente lo facesse dentro casa.

RACHEL - Ma si è fermato solo un attimo. Per riprendere fiato.

VICTOR - (rendendosi conto) Ah, tu sei quello che stava correndo su e giù fuori.

FRANK - Sì. Temo di sì.

VICTOR - (fissandolo sospettoso) Sei una specie di esibizionista?

FRANK - No, no, io…!

RACHEL - Lo sta facendo per beneficenza.

VICTOR - Be’, non poteva mica farsi pagare. (guarda male Frank)

RACHEL - Le corse sponsorizzate! Lui passa di casa in casa a raccogliere soldi per gli scout.

VICTOR - E sei venuto per questo? A prendere i soldi?

FRANK - Sì. Solo per questo.

VICTOR - E mia moglie ti ha dato qualcosa.

FRANK - Sì.

VICTOR - È meglio che te ne vada, ora. Ci sono tante altre case ancora da visitare. (si sposta e si siede sul divano)

FRANK - (sussurrando a Rachel con urgenza) Ho bisogno di soldi.

RACHEL - (sussurrando) Cosa?

FRANK - (sussurrando) Per l’autobus.

RACHEL - (sussurrando) Ah, sì. (Prende dei soldi dalla borsa sportiva e glieli dà, dicendo ad alta voce a Victor) Gli ho dato due sterline!

VICTOR - (senza entusiasmo) Oh, va bene.

RACHEL - (a Frank con urgenza) Dài, su. (spinge Frank fuori della porta. Frank sparisce con in mano il vestito. Rachel chiude la porta sollevata e va verso Victor.)

VICTOR - Ti ha trovato Henry? Gli ho detto che eri alla darsena.

RACHEL - Oh, sì.

VICTOR - Il suo arrivo ti ha colto di sorpresa, forse?

RACHEL - Certamente. (cambiando argomento) E tu che facevi stasera?

VICTOR - (apprensivo) Cosa?

RACHEL - Ha detto Henry che hai aperto la porta in mutande.

VICTOR - Pensavo che fossi tu. Che tornassi a casa presto.

RACHEL - (sorridendo, contenta) Così, hai tolto i pantaloni? Di solito non lo fai.

VICTOR - Stavo uscendo.

RACHEL - Senza i pantaloni? Ah certo, per il ballo scozzese. Così non ne avevi bisogno.

VICTOR - Stavo per stirarli, per uscire, ma non sono uscito.

RACHEL - Henry pensava che fossi con una donna, qui dentro….

VICTOR - Non essere ridicola. La signora Capstick non viene a pulire di giovedì sera.

RACHEL - Non credo che intendesse la signora Capstick.

VICTOR - (arrabbiato) Non devi dare retta ad Henry. È un attore. Tutta la sua vita è una finzione. (fa per andare via per evitare ulteriori domande)

RACHEL - Dove stai andando?

VICTOR - Vorrei andare a letto presto. Sono un po’ stanco. (la guarda dalla porta, confuso) Amore?

RACHEL - Sì?

VICTOR - Ti vesti sempre così quando fai la casa-sitter? (Victor esce. Rachel è perplessa. Non riesce a capire di cosa stia parlando Victor. Prende il suo bicchiere di whisky, si siede sul divano e inizia a sorseggiarlo. Poi vede qualcosa. Lentamente guarda nel cestino. Incuriosita tira fuori la borsa da sera di Georgina… Si illumina la casa di Georgina ed Henry. Henry indossa un accappatoio; entra dal piano di sopra pensieroso. In mano ha la camicia e i pantaloni di Frank. Si siede sul divano con gli indumenti in mano. Rachel guarda la borsa perplessa… Henry guarda i pantaloni e la camicia, molto perplesso; entrambi guardano in su, completamente assorti nei loro pensieri e chiamano contemporaneamente, con uno sguardo indagatore, in direzione dei rispettivi coniugi)

RACHEL e HENRY - (insieme) Amore?

FINE PRIMO ATTO

ATTO SECONDO

La stessa scena. Le dieci della mattina seguente. È illuminata la casa di Rachel e Victor, il cestino è di nuovo al suo posto. La signora Capstick è vicino al divano con l’aspirapolvere, che emette un rumore spaventoso. Victor esce dalla camera da letto indossando l’accappatoio. Non è molto soddisfatto e guarda male la signora Capstick.

VICTOR - Signora Capstick… (più forte) Signora Capstick! (lei questa volta lo sente e lo guarda. Urlando) Deve proprio fare tutto quel rumore!

CAPSTICK - (anche lei urlando) Non sono io, è l’aspirapolvere!

VICTOR - (urlando) Allora lo spenga!

CAPSTICK - (urlando) Non raccoglierebbe la polvere se lo spegnessi! (Victor lo spegne. C’è una pace stupenda. Lei lo guarda un po’ persa) Perché l’ha spento?

VICTOR - Perché stavo ancora riposando, e con tutto quel baccano non era proprio possibile.

CAPSTICK - Riposando? Sono le dieci di venerdì. Perché non è andato al lavoro? Di solito lavora di venerdì. Non l’ho mai visto prima, il venerdì, mentre passavo l’aspirapolvere.

VICTOR - Ho preso un giorno di ferie.

CAPSTICK - Ho capito. Adesso si lavora solo quattro giorni la settimana? Pensavo che lei lavorasse per una società di pubblicità.

VICTOR – Davvero?

CAPSTICK - Lavorando solo quattro giorni alla settimana non si può fare molta pubblicità.

VICTOR - La settimana prossima lavorerò sei giorni. (si avvicina) Mi stia a sentire, signora Capstick.

CAPSTICK - Non mi si avvicini vestito così. Io so tutto delle persone che alle dieci del mattino sono ancora vestite così.

VICTOR - Manterrò le distanze.

CAPSTICK - Bene.

VICTOR - Mi stia a sentire, signora Capstick. Lei fa anche il numero trentacinque, vero?

CAPSTICK - Sì. Faccio tutte e due le case. Numero trentacinque e numero dieci.

VICTOR - Le dispiacerebbe fare l’altro, prima?

CAPSTICK - Il numero trentacinque, prima del numero dieci?

VICTOR - Sì, per favore.

CAPSTICK - Non posso. Non posso andare prima al numero trentacinque. Io devo arrivare al numero trentacinque a mezzogiorno in punto.

VICTOR - Ma solo per una volta. Non può cambiare l’orario?

CAPSTICK - (dubbiosa) Cambiare l’orario?

VICTOR - Il trentacinque adesso. Il numero dieci a mezzogiorno.

CAPSTICK - Numero dieci a mezzogiorno? Impossibile. Io devo rispettare gli orari. Lei non può interferire con il mio orario.

VICTOR - (molto arrabbiato) Non sto interferendo. Le chiedevo solo di cambiarlo per una volta.

CAPSTICK - Non alzi la voce. Non sono qui per sentir urlare!

VICTOR - (abbassando la voce) Perché non mi viene incontro?

CAPSTICK - Io ho sentito che una volta, una donna, alla quale è stato chiesto di collaborare da un uomo in vestaglia, alla fine ha dovuto dare le dimissioni dal club di bocce.

VICTOR - (cercando di essere paziente) Mi stia a sentire. Mi farebbe un favore.

CAPSTICK - Anche quello le aveva detto così.

VICTOR - Per favore, signora Capstick, solo questa volta. Adesso vada al numero trentacinque e torni qui a mezzogiorno.

CAPSTICK - Non posso. Anche volendo non posso.

VICTOR - Perché no?

CAPSTICK - Perché a pagarmi sono le donne del numero trentacinque e del numero dieci, non gli uomini. Le donne non gli uomini. (Victor sospira frustrato e tira fuori un biglietto da dieci euro dalla tasca della vestaglia)

VICTOR - Tenga. Le darò una mancia.

CAPSTICK - (andando verso di lui sospettosa) Una mancia?

VICTOR - Le sto offrendo dei soldi.

CAPSTICK - Anche a quella donna furono offerti dei soldi.

VICTOR - Non ci sono secondi fini, signora Capstick. Mi creda, non le sto le chiedendo nulla in cambio dei soldi.

CAPSTICK - Sì, invece. Mi sta chiedendo di cambiare dal numero trentacinque al numero dieci e viceversa. Quanto?

VICTOR - Che cosa?

CAPSTICK - Quanto mi offre?

VICTOR - Dieci?

CAPSTICK - No.

VICTOR - Venti?

CAPSTICK - Va bene. (La donna afferra i soldi ed esce. Rachel entra dalla cucina)

RACHEL - Dove è la signora Capstick?

VICTOR - Oh, è uscita un attimo.

RACHEL - Io non la pago per uscire.

VICTOR - Torna fra poco.

RACHEL - Lo spero. Ha lasciato l’aspirapolvere in mezzo al corridoio.

VICTOR - Vado a spostarlo.

RACHEL - (inseguendolo) Non serve.

VICTOR - Perché no?

RACHEL - Perché hai detto che torna fra poco.

VICTOR - Be’. Un paio di minuti. Forse un’ora, un’ora e mezza. (sposta l’aspirapolvere) In ogni caso, io torno a letto.

RACHEL - Non mi dire che sei ancora stanco. Anche stamattina. Sei andato a letto prestissimo, ieri sera. Quando sono venuta su, sembravi morto.

VICTOR - Sì. Dormivo, dormivo.

RACHEL - Immagino che fossi molto stanco dopo tutti i tuoi sforzi.

VICTOR - (apprensivo) Quali sforzi?

RACHEL - Ieri sera, quando non c’ero.

VICTOR - Se non c’eri come fai a sapere dei miei sforzi?

RACHEL - Ho fatto due più due, naturalmente.

VICTOR - Ma quale due più due.

RACHEL - Non devi fingere.

VICTOR - Sto cercando di ricordare… ho bevuto un piccolo gin tonic… a parte questo la mia serata è stata abbastanza tranquilla.

RACHEL - Victor, so tutto.

VICTOR - Cosa?

RACHEL - Non sono una stupida. Sei un uomo molto attraente.

VICTOR - (compiaciuto) Grazie, molto gentile da parte tua. Non è che mi dici queste cose molto spesso. Cosa ho fatto secondo te?

RACHEL - Non vuoi che ti racconti tutti i dettagli, vero?

VICTOR - Quali dettagli?

RACHEL - Il racconto dei tuoi imbrogli, minuto per minuto!

VICTOR - Mamma mia. (Rachel va a prendere la borsa nel cassetto, dove l’aveva messa la sera prima e l’appoggia sul tavolo vicino al divano. Prende la borsa e gliela sbatte sotto al naso) Che cosa è questa?

RACHEL - È una borsa.

VICTOR - Ah!

RACHEL - Una borsa da donna. Una borsa da sera, da donna.

VICTOR - (sorpreso) Davvero, mamma mia!

RACHEL - E non è la mia.

VICTOR - Non è neanche la mia.

RACHEL - Allora com’è che era in casa nostra?

VICTOR - Era in casa nostra?

RACHEL - Sì. E non c’è nessun’altra donna che vive qui, vero?

VICTOR - (pensieroso) Be’, io ho messo il nome di una sola donna nel mio stato di famiglia.

RACHEL - Presumibilmente appartiene ad un’altra donna. Victor, sei stato con un’altra qui, ieri sera, vero?

VICTOR - Sìii? (si sposta velocemente da lei)

RACHEL - Ecco perché non avevi i pantaloni, quando è arrivato Henry. Lei chi era?

VICTOR - Non so di che cosa stai parlando. Ero solo, ieri sera. A parte quando mi ha fatto visita Henry.

RACHEL - Immagino che l’hai mandata via. E nella fretta si è dimenticata la borsa. È andata così?

VICTOR - (apparentemente offeso) Veramente mi sorprendi, Rachel. Sono sorpreso ed offeso. Tu pensi davvero che io inviterei un’altra donna quando tu non ci sei?

RACHEL - Sembra veramente così. Per quale motivo si troverebbe una borsa da donna, qui dentro? E lo sai dove stava? Nel cestino! Più pervertito di così!

VICTOR - (la fissa per un attimo, rendendosi conto di qualcosa) Nel cestino?

RACHEL - Sì.

VICTOR - (andando verso il cestino) Questo cestino?

RACHEL - Sì.

VICTOR - (sorridendo. All’improvviso, tranquillo) Oh, è quella borsa!

RACHEL - Cosa?

VICTOR - Non sapevo che era quella.

RACHEL - (seguendolo) Allora sapevi che c’era una borsa?

VICTOR - Certo. L’ha dimenticata la signora Capstick.

RACHEL - La nostra signora Capstick?

VICTOR - Sì.

RACHEL - Quella che stava…?

VICTOR - Pulendo. Sì.

RACHEL - (ridendo) Amore, non essere ridicolo. Perché la signora Capstick avrebbe messo la sua borsa nel cestino?

VICTOR - (con tanta naturalezza) Perché non la voleva più.

RACHEL - Non la voleva più?

VICTOR - Sì. Mi ha detto questa mattina: “Sono stufa della mia vecchia borsa, signor Parker, ce l’ho da troppo tempo e non la voglio più, così l’ho gettata nel cestino”.

RACHEL - (pensando per un attimo) Ti ha detto così questa mattina?

VICTOR - Sì.

RACHEL - Ma l’ho trovata nel cestino ieri sera.

VICTOR – Scusa?

RACHEL - L’ho vista lì ieri sera.

VICTOR - (sbattendo con una mano sul tavolo) Ah, sì, pure io l’ho vista lì per la prima volta. Ma ce l’ha messa la settimana scorsa. Mi stupisco che nessuno di noi l’abbia vista prima, ma siamo sempre così indaffarati. Andiamo sempre di corsa. Almeno io, non ho mai un momento libero. E certamente non ho tempo di andare a frugare nei cestini e controllare se qualcuno ha buttato via delle borse.

RACHEL - Pensi davvero che io creda a tutto quello che mi stai dicendo?

VICTOR - (con aria innocente) Perché non dovresti?

RACHEL - La signora Capstick non avrebbe mai acquistato una borsa di quel genere, è troppo elegante.

VICTOR - Io non capisco, probabilmente, sotto al grembiule, è molto elegante.

RACHEL - Lei avrebbe comprato qualcosa di un po’ più pratico.

VICTOR - (con un’idea improvvisa) Ah, lo so.

RACHEL - Davvero?

VICTOR - Sì, spero di sì. L’ha comprata, probabilmente, per quando va a ballare.

RACHEL - (perplessa) Ballare?

VICTOR - Sì, il ballo liscio. Non si può andare al ballo, con una vecchia borsa qualsiasi.

RACHEL - Non sapevo che la signora Capstick ballasse il liscio.

VICTOR - Sì, come no. Ha vinto dei premi, per il tango. È strano che non te l’abbia mai raccontato.

 RACHEL - No, non mi ha mai detto niente.

VICTOR - Ah, forse, perché è così modesta. Mi ha detto di non dirlo a nessuno. Così sarebbe meglio, se magari, non le dicessi niente. Non vorrei metterla a disagio. Si potrebbe distrarre dalle pulizie. (lui sospira felice, e va via pensando che sia tutto a posto) Così, è tutto a posto, allora?

RACHEL - Cosa è tutto a posto?

VICTOR - Be’, la storia della borsa. Adesso sai come è arrivata lì, dove l’abbiamo trovata. (gli sorride)

RACHEL - Oh, amore! (corre verso di lui)

VICTOR - (allarmato) Che cosa?

RACHEL - (abbracciandolo) Scusami, non avrei dovuto esser così sospettosa. Chi ci avrebbe mai creduto che avevi un’amante.

VICTOR - (non è sicuro che sia una cosa lusinghiera) Scusa?

RACHEL - Be’, è ridicolo.

VICTOR - È ridicolo?

RACHEL - Certo.

VICTOR - Ma hai appena detto che sono molto attraente.

RACHEL - Ma non sei così, amore. Scusami, avrei dovuto aver fiducia in te.

VICTOR - Certo.

RACHEL - In futuro, sarà diverso. (lo bacia e va verso la porta)

VICTOR - (sottovoce) Grazie a Dio. Vai a fare la spesa?

RACHEL - Vado a prendere un caffè con Georgina.

VICTOR - (subito in allerta) Al numero trentacinque?

RACHEL - Be’, lei abita lì.

VICTOR - Ora?

RACHEL - (divertita) Non credo che abbia traslocato da ieri.

VICTOR - Voglio dire, ci stai andando adesso?

RACHEL - Non ti dispiace, vero? Avevi detto che saresti tornato a letto. Io torno subito. (sorride calorosamente) Scusa, di nuovo.

VICTOR - Non fa niente.

RACHEL - Sono sicura che tu sei tanto fedele a me come io a te. (esce. Victor non è sicuro delle sue ultime parole. Prende il cellulare e comincia a fare un numero freneticamente, mentre torna in camera da letto. Le luci si spengono. Le luci illuminano la casa di Henry e Georgina. La signora Capstick è vicino al divano e sta passando l’aspirapolvere, che fa un rumore spaventoso. Henry arriva dalla camera da letto con una vestaglia di seta molto colorata, con il cellulare in mano. È tutt’altro che contento e guarda male la signora Capstick)

HENRY - Signora Capstick. (urlando) Signora Capstick. (impaziente, stacca la spina. La signora Capstick sobbalza, e lo vede)

CAPSTICK - Oh mio Dio, un altro!

HENRY - Che?

CAPSTICK - Un altro uomo in vestaglia.

HENRY - Di solito non è mai qui, a quest’ora.

CAPSTICK - C’è stato un cambio di programma. Faccio voi adesso e il numero dieci a mezzogiorno. (accende l’aspirapolvere, ma Henry le toglie la spina)

HENRY - Ma questi non sono i nostri accordi. Non può venire qui, quando io sono a letto.

CAPSTICK - Oh, un altro che sta riposando?

HENRY - Che cosa?

CAPSTICK - Tutti gli uomini qui vicino, sembra che trascorrano la metà della loro vita a letto.

HENRY - Ma io sono un attore. Io lavoro in teatro, e la sera faccio tardi. Intrattengo il mio pubblico, così credo di avere diritto di riposare un po’ di più la mattina. Almeno credo. Lei doveva essere qui a mezzogiorno, non ora.

CAPSTICK - Così, ha il tempo di vestirsi, vero tesoro?

HENRY - (guardandola malissimo) Questo è per lei. (le porge il cellulare)

CAPSTICK - (commossa) Ma non doveva farmi un regalo.

HENRY - (cercando di essere paziente) Il cellulare è il mio, la chiamata è per lei. (le porge di nuovo il cellulare)

CAPSTICK - Una chiamata? Per me?

HENRY - Sì. (le mette il telefono in mano)

CAPSTICK - In genere non ricevo chiamate, quando faccio le pulizie per una delle mie signore.

HENRY - Se fossi in lei, risponderei. Probabilmente ha vinto qualcosa. (Henry porta l’aspirapolvere in cucina. La signora parla agitata al cellulare)

CAPSTICK - Pronto? Sì, sono io. (delusa) Oh, è lei. Pensavo che stesse dormendo. (non troppo contenta) Cosa? Al numero dieci ora… e al numero trentacinque a mezzogiorno?... Ho capito, d’accordo. (torna Henry e lei gli restituisce il cellulare) C’è stato un altro cambiamento di programma. Farò il numero dieci ora e il numero trentacinque a mezzogiorno.

HENRY - Oh, fantastico. Queste sì che sono buone notizie. Grazie, signora Capstick. (abbraccia la stupita signora Capstick e ritorna al piano di sopra.)

CAPSTICK - (lo chiama) Torno a mezzogiorno in punto. Così ha tempo di vestirsi. (va ad aprire la porta. Rachel è appena arrivata.) Va bene. Va bene. Sto arrivando. (fa entrare Rachel che è molto perplessa)

RACHEL - C’è la signora Brent?

CAPSTICK - No, è andata al supermercato. E lui è a letto. (comincia ad andare)

RACHEL - Signora Capstick.

CAPSTICK - (esitando) Sì?

RACHEL - Almeno adesso sappiamo cosa regalarle per Natale.

CAPSTICK - Scusi?

RACHEL - (sorridendo) Una nuova borsa. (completamene confusa la signora Capstick sparisce chiudendo la porta. Rachel guarda ansiosa verso le camere da letto. Poi velocemente va vicino al divano. Cerca di prendere la tuta che aveva nascosto sotto. Non riesce a raggiungerla con la mano. Si mette in ginocchio e ci riprova. Non ci riesce. Va alla porta a prendere un bastone e ritorna al divano, si mette di nuovo in ginocchio e cerca di tirare fuori la tuta con il bastone. In quel momento Henry entra e la vede)

HENRY - Rachel?

RACHEL - (lo vede e si blocca con il bastone il mano) Pensavo che dormissi…

HENRY - Stavo cercando di dormire. Che diavolo stai facendo lì? (Rachel cerca di inventare qualcosa)

RACHEL - Ehm, sto cercando un orecchino.

HENRY - Con un bastone?

RACHEL - Ne ho perso uno ieri sera, e così lo stavo cercando. (si rimette a cercare)

HENRY - Non mi dire che portavi gli orecchini mentre remavi.

RACHEL - Quando sono tornata. Li ho messi quando sono tornata.

HENRY - Ah, dopo che hai messo uno dei vestiti di Georgina.

RACHEL - (alzandosi da per terra) Sì, esattamente. Quel vestito aveva bisogno di un paio di orecchini.

HENRY - Che, per caso, avevi con te.

RACHEL - Oh, no, gli orecchini erano di Georgina.

HENRY - Allora hai preso in prestito sia gli orecchini che il vestito di Georgina.

RACHEL - Sì. (va a portare il bastone dove l’ha preso)

HENRY - Le scarpe? Hai preso in prestito anche le scarpe?

RACHEL - Sì.

HENRY - Sembra che tu abbia frugato in tutto il suo guardaroba. Hai preso in prestito i suoi orecchini e poi uno l’hai perso?

RACHEL - Sì. Mi sarà caduto.

HENRY - Come è successo? Stavi facendo una lotta? O eri soltanto emozionata dopo aver visto il corridore di beneficenza in mutande? (Rachel ritorna da lui cercando di prenderla a ridere)

RACHEL - Non essere ridicolo Henry, che c’entra il corridore di beneficenza?

HENRY - Comincio a farmi delle domande. Prendi un po’ di caffè. Georgina non tarderà. (Fa per andarsene poi si ferma) A proposito, ho trovato i tuoi vestiti bagnati.

RACHEL - Scusa?

HENRY - Quelli che hai tolto dopo che sei caduta nel fiume.

RACHEL - Li hai trovati tu?

HENRY - Sì. Al piano di sopra.

RACHEL - Scusa?

HENRY - Un paio di jeans e una camicetta. Avrei detto che erano un po’ grandi per te. Ma li ho fatto vedere a Georgina e mi ha detto che erano i tuoi.

RACHEL - Georgina ti ha detto così?

HENRY - Sì.

RACHEL - Allora sono i miei.

HENRY - Erano quasi asciutti a dire la verità. Li hai forse messi per un attimo nell’asciugabiancheria?

RACHEL - Sì, sì, solo per un attimo.

HENRY - E poi li hai lasciati ammucchiati sul letto?

RACHEL - Be’, avevo fretta.

HENRY - Ci potrei scommettere. L’unica cosa che mi incuriosisce, è perché tu indossavi i pantaloni e una camicia mentre remavi. Non c’è da stupirsi allora, che sei caduta in acqua. (Henry sorride e sparisce al piano di sopra. Rachel disperata corre in cucina mentre le luci si spengono. Le luci illuminano la casa di Victor e Rachel. Suonano alla porta. Victor arriva dalla camera da letto. Ora è in abiti sportivi. Apre la porta. La signora Capstick entra molto arrabbiata.)

CAPSTICK - Vorrei tanto che lei si decidesse.

VICTOR - Sì, mi dispiace, ma ho avuto un contrattempo.

CAPSTICK - Be’, almeno si è messo i pantaloni, è già qualcosa. Io non voglio assolutamente avere niente a che fare con uomini senza i pantaloni.

VICTOR - Lo so benissimo.

CAPSTICK - Così, se ho capito bene, siamo punto e a capo. Adesso il numero dieci dopo il numero trentacinque.

VICTOR - Sì, è così.

CAPSTICK - Allora le devo restituire la mancia?

VICTOR - No, no, per carità.

CAPSTICK - Va bene, allora mi metto al lavoro. (va a prendere l’aspirapolvere)

VICTOR - Signora Capstick?

CAPSTICK - (esitante) Sì?

VICTOR - (con un caloroso sorriso) Non c’è fretta, vero?

CAPSTICK - Scusi?

VICTOR - Non c’è fretta.

CAPSTICK - (sospettosa) Che cosa succede, adesso?

VICTOR - Perché non si siede un attimo? (lui si siede sul divano)

CAPSTICK - Dove vuole arrivare?

VICTOR - Da nessuna parte, signora Capstick. Pensavo che le sarebbe piaciuto sedersi a chiacchierare per un po’. (con un gesto la invita a sedersi)

CAPSTICK - Chiacchierare? Con lei?

VICTOR - Perché no?

CAPSTICK - Di solito non chiacchiero con i mariti delle mie signore. Non è nel mio stile.

VICTOR - Non potrebbe fare un eccezione, per me? (indica il posto accanto a lui) Per favore. (i suoi occhi la fissano. Lentamente la signora si siede, mantenendo le distanze)

CAPSTICK - Che cosa significa, tutto questo?

VICTOR - Vorrei che mi facesse un favore.

CAPSTICK - (alzandosi di botto) No, no, no. Niente da fare. Solo perché mi ha dato una mancia, non vuol dire che le sia permesso tutto.

VICTOR - No, no, no, non è così.

CAPSTICK - Sicuro?

VICTOR - Sicurissimo.

CAPSTICK - Allora, va bene. (si siede di nuovo, guardandolo diffidente. Victor prende la borsa e gliela porge. Lei guarda la borsa ma non riesce a capire niente) Che cosa è questa?

VICTOR - È la sua borsa.

CAPSTICK - Scusi?

VICTOR - Questa è la sua borsa.

CAPSTICK - Ma non è Natale.

VICTOR - (perplesso) Scusi?

CAPSTICK - Lei me la sta regalando?

VICTOR - No.

CAPSTICK - Non me la sta regalando.

VICTOR - Ufficialmente no.

CAPSTICK - (di nuovo sospettosa) Vuol dire che non vuole che sua moglie venga a sapere qualcosa. Io me ne vado.

VICTOR - No, signora Capstick, ha capito male.

CAPSTICK - Se un signore regala qualcosa ad un signora senza che la moglie lo sappia, ha solo una cosa, in mente. (inizia ad andare)

VICTOR - No, no.

CAPSTICK - (esitando) No?

VICTOR - La prego di accomodarsi.

CAPSTICK - (addolcita) Certamente lei ci sa fare, signor Parker. (si siede di nuovo)

VICTOR - Allora, il problema è questo. Mia moglie ha trovato questa borsa qui, ieri sera, e non è la sua, così… (lascia la frase in sospeso)

CAPSTICK - Allora ha pensato che appartenesse a qualcun’altra. (sospirando annoiata) Capisco.

VICTOR - (sorpreso) Lei mi capisce?

CAPSTICK - Sì, sì. Io leggo molte riviste scandalistiche. Così sua moglie pensa che lei stia facendo il birichino, mentre sua moglie è fuori casa.

VICTOR - Be’, lei è una donna di mondo, signora Capstick. Lei sa benissimo come sono le donne. Vedono le cose e fanno due più due.

CAPSTICK - Ehm, quale dovrebbe essere il mio ruolo?

VICTOR - Ho detto a mia moglie che la borsa era la sua.

CAPSTICK - Adesso capisco. Allora, è tutta questione di fingere.

VICTOR - Esattamente.

CAPSTICK - Presumibilmente ha i suoi vantaggi.

VICTOR - Be’, sì.

CAPSTICK - (contempla la situazione) Non è per caso che questa finzione potrebbe comportare una mancia in più, per caso? (Lui con pazienza tira fuori altri soldi) Bene. (con pazienza, prende i soldi e va via con la borsa in mano. Victor si alza di scatto e la rincorre)

VICTOR - Non può portare via quella borsa!

CAPSTICK - Ma non mi ha detto che era la mia?

VICTOR - No, no, questa è la finzione. Il vero proprietario la vorrà indietro. (la riprende)

CAPSTICK - (dubbiosa) Io non ne sono tanta sicura. (Victor le dà altri soldi) Va bene. Vado a pulire in camera da letto. (esce. Victor sorride, sollevato. Velocemente mette la borsa in una busta di plastica, mentre le luci si spengono. Le luci si accendono nella casa di Georgina e Henry. Si apre la porta ed entra Frank, prudentemente. Indossa un completo di Victor, senza camicia. Può essere o troppo piccolo o troppo grande. Entra nella stanza guardandosi intorno, con apprensione. Rachel entra dalla cucina con delle tazze di caffè. Vede le spalle di un apparente sconosciuto e rimane senza fiato)

RACHEL - Aah!

FRANK - Aah! (si gira verso di lei sorpreso)

RACHEL - Frank. Che stai facendo qui?

FRANK - Sono venuto a prendere i miei vestiti.

RACHEL - (sussurrando) Non puoi. Il marito di Georgina è su.

FRANK - Cosa?

RACHEL - Shhhh.

FRANK - Perché non è al lavoro?

RACHEL - È un attore. E gli attori sono come pipistrelli. Appaiono soltanto col buio.

FRANK - Oh mio dio!

RACHEL - Come hai fatto a entrare?

FRANK - Con la chiave di riserva, che era sotto lo gnomo in giardino.

RACHEL - Vuol dire che l’hai rimessa lì, dopo che sei entrato, ieri?

FRANK - Certo, faccio sempre così. Tu che cosa stai facendo qui?

RACHEL - Sono tornata a prendere la mia tuta, ma non la trovo.

FRANK - Oh, no. (va in giro agitatissimo. Rachel si rende conto del completo che non gli va, e inizia a ridere) Perché ridi?

RACHEL - Be’, non è che ti stia proprio bene, vero? (continua a ridere)

FRANK -Naturalmente. Non è il mio.

RACHEL - (andando verso di lui) Allora, perché ancora lo porti? Te l’avevo prestato per andare a casa.

FRANK - Non sono riuscito ad entrare, in casa.

RACHEL - Come mai?

FRANK - Perché la mia chiave sta nei miei pantaloni. E i miei pantaloni sono al piano di sopra.

RACHEL - E allora, dove hai trascorso la notte?

FRANK - Sulla panchina della fermata dell’autobus. (Rachel ride) Non è buffo. La polizia mi ha cacciato due volte.

RACHEL - Allora sei tornato a prendere la chiave e i vestiti.

FRANK - Certo. Mica potevo andare al lavoro vestito così.

RACHEL - E non hai fatto colazione?

FRANK - No. Mi sono fermato a un bar con il resto delle due sterline che mi hai dato, ma non volevano servirmi. Pensavano che fossi un barbone.

RACHEL - Oh, Frank, poverino…

FRANK - (disperato) Come diavolo posso prendere i vestiti e le chiavi se il marito di Georgina è su! Lui non li deve vedere.

RACHEL - Troppo tardi. Li ha già visti.

FRANK - Che cosa?

RACHEL - Li ha trovati ieri sera.

FRANK - (inorridito) Oh mio Dio!

RACHEL - C’è anche di peggio. Georgina gli ha detto che erano i miei.

FRANK - I tuoi?

RACHEL - Sì.

FRANK - (più sollevato) Allora va bene. Non sospetterà di me.

RACHEL - Può andare bene per te, ma non va bene per me. Henry pensa che stavo remando lungo il fiume vestita da uomo. (si apre la porta ed entra Georgina con varie buste e una giacca appena ritirata dalla tintoria. Chiude la porta e va verso la cucina, apparentemente senza aver visto Rachel e Frank. Vedendoli le cade la spesa dalle mani e li fissa)

GEORGINA -Rachel, che ci fai qui?

RACHEL - Sto bevendo un po’ di caffè, va bene. (Georgina guarda Frank incuriosita) Ah, questo è Frank.

GEORGINA - Ah, tu sei Frank! (divertita) Mi hanno detto che stavi facendo una corsa di beneficenza.

FRANK - Quella era una sua idea.

RACHEL - Be’, stavi in mutande, mi dovevo inventare per forza qualcosa.

GEORGINA - Poverini. Henry doveva essere in teatro. Deve essere stato un terribile shock per voi.

FRANK - Eh già.

GEORGINA - Ma perché siete entrambi qui, adesso? Non potete ricominciare questa mattina. Henry è in casa.

RACHEL - Sì, lo so.

FRANK - Io sono venuto a riprendere i miei vestiti.

GEORGINA - Mi domandavo perché indossassi quel completo.

RACHEL - È di Victor.

GEORGINA - (ridendo) Non ti sta bene per niente.

FRANK - Era un’emergenza.

RACHEL - Perché hai detto a Henry che i vestiti di Frank erano i miei?

GEORGINA - In quale altro modo potevo spiegare che nella nostra camera per gli ospiti c’erano vestiti da uomo?

RACHEL - Tu non pensi che Henry possa avere dei sospetti di me, e di Frank?

GEORGINA - Spero proprio di no.

RACHEL - No - perché forse lo potrebbe dire a Victor.

FRANK - (allarmato) No, non lo farebbe, vero?

GEORGINA - Non ne sono tanto sicura. Tu sai come sono gli uomini, chiacchierano.

FRANK - Allora è meglio che me ne vada. (comincia ad andare)

RACHEL - Non puoi andare. Non hai né la chiave né i vestiti. (a Georgina) Dove li hai messi?

GEORGINA - In cucina.

RACHEL - (a Frank) Allora vai a cambiarti.

FRANK - Non posso cambiarmi in cucina.

GEORGINA - Allora che vuoi fare. Vuoi andare al piano di sopra e affrontare mio marito…

FRANK - Mi cambierò in cucina. (va in cucina)

RACHEL - (si siede sul divano con il suo caffè) Sono quasi sicura che a Victor non dispiacerebbe.

GEORGINA - Che cosa?

RACHEL - Di me e di Frank.

GEORGINA - Ma certo che gli dispiacerebbe!

RACHEL - Be’, si comportava in modo molto strano questa mattina.

GEORGINA - Davvero?

RACHEL - Sì, in modo molto strano.

GEORGINA - In che modo?

RACHEL - Era furtivo.

GEORGINA - Strano e furtivo?

RACHEL - Sì.

GEORGINA - No, non è possibile. Victor non è un tipo furtivo.

RACHEL - Pare che ieri sera abbia detto a Henry che andava ad un ballo scozzese.

GEORGINA - (stupita) Victor?

RACHEL - Sì. Non è mai andato ad un ballo scozzese. Io penso che stesse cercando di coprire qualcosa.

GEORGINA - Che cosa?

RACHEL - Ieri sera ho trovato una borsa da donna nel nostro cestino.

GEORGINA - Che cosa?

RACHEL - Ero sicura che la cosa ti sorprendesse.

GEORGINA - Una borsa da donna?

RACHEL - Sì. Naturalmente mi sono insospettita.

GEORGINA - Naturalmente.

RACHEL - All’inizio ho pensato che fosse stato con una donna.

GEORGINA - (esagerando) Victor!?

RACHEL - Be’, la borsa non era mia.

GEORGINA - E allora di chi era?

RACHEL - Non puoi immaginare.

GEORGINA - No?...

RACHEL - Era della signora Capstick.

GEORGINA - (sorpresa) La nostra signora Capstick?

RACHEL - Sì.

GEORGINA - Quella che viene a fare le…

RACHEL - Pulizie?... Sì. (ridono insieme)

GEORGINA - (sollevata) Allora è tutto a posto. È molto improbabile che qualcuno abbia una relazione con lei, non è vero? Così non c’è bisogno di sospettarlo, Victor non farebbe mai una cosa del genere.

RACHEL - Lo credo bene! (Arriva Henry dal piano di sopra. Ora è vestito. Rachel e Georgina, si scambiano degli sguardi, entrambi ansiosi per chi è in cucina)

HENRY - Ancora qui, Rachel?

GEORGINA - Henry. Credevo che stessi riposando!

HENRY - Stavo cercando di riposare, ma non è molto facile, con tutte queste chiacchiere che state facendo qui sotto. (a Rachel) Hai trovato quello che cercavi?

RACHEL - Ehm… No.

HENRY - (a Georgina) Purtroppo Rachel ha perso uno dei tuoi orecchini, amore.

GEORGINA - (perplessa) Scusa?

HENRY - Non te l’ha detto? Ieri sera ha preso un paio dei tuoi orecchini, per abbinarli al tuo vestito e alle tue scarpe e ne ha perso uno. Forse è meglio se ci mettiamo tutti a cercarlo. (si mette in ginocchio e cerca disperatamente, spostando le gambe di Rachel)

GEORGINA - Non essere ridicolo, Henry, non importa. (lo tira su)

HENRY - Sei sicura?

GEORGINA - Sicurissima.

RACHEL - Probabilmente mi è caduto quando sono arrivata a casa.

HENRY - Ah bene, la signora così l’avrà succhiato con l’aspirapolvere. Immagino che tu abbia riportato il vestito.

GEORGINA - Amore. Non essere così maleducato.

HENRY - Ma stavo solo chiedendole se aveva riportato il vestito.

RACHEL - Lo riporto più tardi.

HENRY - E non ti dimenticare delle scarpe. (ricordando qualcosa) Ah, a proposito di scarpe... (va a prendere le scarpe da ginnastica di Frank da un cassetto e le porta in trionfo a Rachel) Eccole. (Rachel e Georgina sorprese fissano le scarpe) Dài, prendile.

RACHEL - Scusa?

HENRY - Be’, sono tue, no?

RACHEL - Mie?

HENRY - Le ho trovate al piano di sopra insieme alle altre tue cose, ieri sera. Le tue cose bagnate. (a Georgina) Ti ricordi amore, mi hai detto che erano di Rachel, vero?

GEORGINA - Mi ricordo dei pantaloni e della camicia, ma non mi ricordo se c’erano anche delle scarpe.

HENRY - Certo che c’erano delle scarpe. Non poteva mica andare in giro per la darsena a piedi nudi. Eccole. (porge le scarpe a Rachel. Rachel fissa le scarpe desolata) Che c’è? Pensi che non siano della tua misura?

RACHEL - Be’, io…

HENRY - È meglio che le provi. (si inginocchia vicino a lei) Forza, dammi un piede. (riluttante, Rachel alza un piede. Henry lo prende e le toglie la scarpa, guardando Georgina con un sorriso) È proprio come la favola di Cenerentola, vero? (mette una delle scarpe sul piede di Rachel, ma naturalmente è troppo grande. Rachel è molto imbarazzata) Non ti va per niente bene, vero? (molto perplesso) Non riesco a capire. Dopo essere caduta nel fiume, uno immagina che si sarebbero ritirate, non allargate. (prende la scarpa, si alza e mette tutte e due le scarpe sul tavolo di fronte al divano) Io le riporterei al negozio, se fossi in te. (va verso la cucina)

GEORGINA - Dove stai andando?

HENRY - In cucina. (Rachel e Georgina sono in preda al panico)

RACHEL e GEORGINA - No!!!

HENRY - Che cosa?

GEORGINA - Non puoi andare lì.

HENRY - Perché no. Io vivo qui.

GEORGINA - Sì, ma…

HENRY - Stavo andando a preparare un caffè.

GEORGINA - Non c’è.

HENRY - Non c’è il caffè?

GEORGINA - No.

HENRY - (indicando la tazza di Rachel) Ma lei lo sta bevendo.

RACHEL - Era l’ultimo rimasto.

GEORGINA - Sì e adesso è finito.

HENRY - Ma hai appena fatto la spesa. Non mi dire che alla GS è finito il caffè? Non importa, mi preparerò un tè. (va di nuovo verso la cucina)

GEORGINA - Non c’è l’acqua.

HENRY - Scusa?

GEORGINA - C’è stata poca acqua ultimamente. Non l’hai letto sul giornale?

HENRY - (perplesso) Era sul giornale?

GEORGINA - Sì, e l’hanno detto anche alla radio, questa mattina. Si presume che ci sarà un periodo di siccità. Così hanno chiuso l’acqua per precauzione.

HENRY - Be’, immagino che ce ne sia ancora un po’ nel bollitore, per una tazza di tè. (cerca di andare di nuovo in cucina)

RACHEL - No, l’ho usata io.

HENRY - Be’, sei stata un po’ egoista, questa non è neppure casa tua. (a Georgina) Ma non ci hanno avvertito.

GEORGINA - Scusa?

HENRY - Che sarebbe mancata l’acqua. Avremmo potuto riempire qualche pentola. In genere si fa così. Hanno messo una fontana per strada? Potrei andare a prenderla con un secchio.

GEORGINA - Penso di no.

HENRY - Che peccato. Mi andava proprio un caffè. (all’improvviso) Ah!! Ecco!

GEORGINA - Che cosa?

HENRY - (a Rachel) Faccio un salto a casa tua. Sono convinto che Victor ha riempito qualcosa con l’acqua. (Henry esce velocemente. Georgina e Rachel si guardano spaventate. Georgina va velocemente verso la cucina.)

GEORGINA - (chiamando) Frank?! (sparisce in cucina e ritorna quasi subito) Non c’è. Sarà uscito dalla porta di dietro.

RACHEL - Grazie a Dio! Forza, è meglio far sparire il completo di Victor prima che torni Henry.

(Rachel e Georgina corrono verso la cucina mentre le luci si spengono. Le luci ora illuminano la casa di Rachel e Victor. Qualcuno fuori suona alla porta. Victor entra dalla cucina con un tazza di caffè e apre la porta e trova Henry)

HENRY - Posso entrare?

VICTOR - Certamente. (Henry commina per la stanza con un faccia molto seria. Victor chiude la porta e lo segue perplesso) C’è qualcosa che non va?

HENRY - Esattamente! Direi una specie di crisi.

VICTOR - Che crisi?

HENRY - Georgina mi ha appena detto tutto.

VICTOR – (con aria colpevole) Te l'ha detto?

HENRY - Ecco perché sono qui.

VICTOR - Perché?! Io non c’entro niente.

HENRY - Certo che c’entri! Non puoi scappare da questo. Abitiamo nella stessa strada.

VICTOR - Oh, mio Dio! Cosa ti ha detto esattamente?

HENRY - (notando il caffè di Victor, sorpreso) Vedo che te la sei fatta.

VICTOR - (perplesso) Scusa?

HENRY – Ti sei fatto una tazza un caffè. Un caffè.

VICTOR - E che c’è di strano? Comunque da come vanno le cose, avrei bisogno di più di un caffè.

HENRY - Di che cosa stai parlando?

VICTOR - Spero che si possa escludere la violenza.

HENRY - Dipende da quanto tempo impiegano a mettere una fontana per strada.

VICTOR - Ma come è uscito fuori tutto questo?

HENRY - Non è uscito fuori niente! Il problema è questo.

VICTOR - Se non è uscito fuori niente, come hai fatto a saperlo?

HENRY - Perché me lo ha detto Georgina.

VICTOR - Non riesco a capire perché te l’abbia detto!

HENRY - Era inutile tenermelo segreto. Prima o poi l’avrei scoperto.

VICTOR - Ed è per questo che sei venuto a trovarmi?

HENRY - Certo. Sono venuto appena l’ho saputo.

VICTOR - Be’, è naturale immagino. Come l’ha presa Rachel?

HENRY - (perplesso) Naturalmente è turbata come tutti.

VICTOR - Sì, suppongo di sì. Poverina. Venirlo a sapere in questa maniera.

HENRY - Ma lei aveva già avuto il suo.

VICTOR - Scusa?

HENRY - Aveva già finito il suo.

VICTOR - Finito? Non sapevo neppure che avesse iniziato! Non ho mai saputo niente!

HENRY - Neanche io. È stata una sorpresa anche per me. Uno non può mai immaginare che possano accadere queste cose in un sobborgo civile.

VICTOR – Infatti, mi devi scusare. Avrei capito se mi avessi voluto menare.

HENRY - Menarti? Certo che no. Non possiamo mica avere un caso di disubbidienza civile di una cosa del genere, voglio dire, non è una cosa così seria, vero?

VICTOR - No, certamente, non lo è.

HENRY - (ridendo) Non è poi la fine del mondo.

VICTOR - Be’, apprezzo molto che tu l’abbia presa in questa maniera. L’apprezzo veramente molto.

HENRY - Mi domando perché la signora Capstick non lo sapesse.

VICTOR - Meno male, altrimenti adesso sarebbe stato sulla bocca di tutti.

HENRY - Apparentemente lo è.

VICTOR - Che cosa?

HENRY - Georgina ha detto che l’hanno detto alla radio questa mattina.

VICTOR - Ma come diavolo hanno fatto a saperlo?

HENRY - Be’, loro le devo sapere queste cose.

VICTOR - (molto serio) Henry, sono contento che tu sia così civile e comprensivo.

HENRY - Scusa?

VICTOR - La cosa importante, per noi, adesso, è di costruire dei ponti.

HENRY - Non c’è bisogno dei ponti se il fiume è a secco.

VICTOR - Sei molto filosofico. (con rimpianto) Ma non sarebbe dovuto accadere.

HENRY - Non sarebbe accaduto se quel maledetto Comune fosse stato più attento. Scriverò una lettera.

VICTOR - No, no, non c’è bisogno. Non credo che dovremmo coinvolgere il Comune.

HENRY - Ma la responsabilità è la loro.

VICTOR - Veramente?

HENRY - Ma è scritto nello statuto municipale.

VICTOR - Mamma mia!

HENRY - Comunque sei riuscito a riempire un paio di secchi?

VICTOR - (lo guarda ma non riesce a capire) Scusa?

HENRY - (sorridendo, con aria saputa) Hai riempito la vasca, vero?

VICTOR - (perplesso) Riempito la vasca? No.

HENRY - Non mi dire che non hai riempito neanche il maledetto bollitore.

VICTOR - Che cosa?

HENRY - Prima che chiudessero.

VICTOR - Ma di che stai parlando?

HENRY - Hanno chiuso l’acqua. È questo che ti stavo dicendo.

VICTOR - Chi?

HENRY - Chi gestisce l’erogazione dell’acqua. L’hanno chiusa. Non abbiamo acqua. Sono venuto qui per vedere se tu ne avevi un po’. Perché volevo un caffè. (Victor ci mette un po’ a capire. Ma cerca di andare avanti con questo terribile malinteso. Ride nervoso)

VICTOR - (con entusiasmo) Certamente, vado a farti un caffè subito. (corre verso la cucina) Vuoi un biscotto, un pezzo di torta? (va in cucina. Henry ride felice per un attimo. Poi inizia a chiedersi di che cosa stavano parlando)

HENRY - Victor?... (va in cucina. Le luci si spengono. Le luci illuminano la casa di Georgina ed Henry: c’è qualcuno fuori che bussa alla porta. Georgina e Rachel entrano dalla cucina. Rachel rimane vicino alla porta della cucina mentre Georgina apre. C’è Procter, e il suo cane che non si vede, che abbaia e tira il guinzaglio.)

GEORGINA - E adesso? Lei cosa vuole?

PROCTER - Ho trovato un uomo che si arrampicava sulla recinzione del giardino. (prende Frank e lo spinge dentro la stanza. Frank adesso indossa i propri vestiti, ma è senza scarpe. Procter, al cane) Siediti, siediti, bravo. (lascia cadere il guinzaglio e chiude la porta.)

FRANK - (a Georgina) Tuo marito è andato via?

GEORGINA - Sì, è andato giù da Victor.

FRANK - Grazie a Dio!

PROCTER - (dopo aver chiuso il portone e indicando Frank) Lo stavo guardando. Noi vigilanti di quartiere osserviamo.

GEORGINA - Sì, immagino di sì.

PROCTER - Specialmente persone come lui. Persone furtive.

FRANK - Senta, le posso spiegare.

PROCTER - Senti giovanotto, so tutto di queste cose. Ho guardato negli occhi dei delinquenti tante di quelle volte che riesco a riconoscerli.

FRANK - Non sono un delinquente.

PROCTER - E allora perché stavi scavalcando il muro del giardino senza scarpe?

RACHEL - Sono sicura che c’è una spiegazione logica.

FRANK - (vedendo le sue scarpe da ginnastica) Oh, eccole. (si siede sulla poltrona e le indossa. È sollevato)

PROCTER - (vedendo Rachel) Signora Parker, allora è tornata di nuovo.

GEORGINA - (a Rachel) Ma vi conoscete voi due?

RACHEL - Ieri sera.

GEORGINA - (divertita) Oh, no.

PROCTER - Allora, è stata fortunata che non abbia più approfittato di lei.

RACHEL - Sì. Immagino di sì. (scambia un sorriso con Georgina. Procter, andando verso Frank)

PROCTER - Ho sospettato di lei, dal momento che le ho messo gli occhi addosso.

FRANK - Sì. Lo so.

PROCTER - (a Rachel) Temo che lei sia stata presa in giro da un comune truffatore.

FRANK - Io non sono così!

PROCTER - (con uno sguardo severo a Frank) Io so quello che è successo qui ieri sera!

RACHEL - (a bassa voce a Georgina) Io so quello che non è successo ieri sera!

PROCTER – L’ha fatta stare tranquilla cucinando quelle piccole cose, mentre non aspettava altro che saltarle addosso.

RACHEL - Davvero, Frank? Non me ne ero accorta. (Rachel e Georgina sghignazzano)

PROCTER – La corsa era solo una copertura, per giungere poi al sodo.

FRANK - Giungere al sodo?

PROCTER - Sì, ehm… a rubare le cose degli altri.

FRANK - Che cosa?

PROCTER - L’ho visto entrare al numero dieci e andare via più tardi con in mano un completo da uomo. Un completo che lei presumibilmente ha rubato al marito di questa signora.

FRANK - Ma l’ho solo preso in prestito.

PROCTER - E poi è andato dentro un portone a muoversi furtivamente, in modo sospetto, mentre indossava il completo rubato. L’appuntato Weaver sarà molto interessato: gente che si muove furtivamente dentro i portoni alla luce del giorno a vestirsi…

FRANK - Molto meglio così che spogliarsi.

PROCTER - E senza dubbio l’altra intrusa al numero dieci era la sua complice.

RACHEL - Quale altra intrusa?

PROCTER - Ho visto una signora che usciva da una finestra aperta.

RACHEL - Al numero dieci?

PROCTER - Sì, scendeva dalla grondaia, e correva via.

GEORGINA - (agitata) È riuscito a vederla bene?

PROCTER - No, andava troppo veloce.

GEORGINA - (a bassa voce) Grazie a Dio!

RACHEL - Forse si è sbagliato.

GEORGINA - Certo che si è sbagliato. Signor Procter la sua fantasia sta galoppando.

PROCTER - Era la donna, che galoppava!

RACHEL - Ma Victor è rimasto in casa tutta la sera. Si sarebbe accorto che c’era qualcuno, non è vero, Georgina?

GEORGINA - Certamente. E non c’era nessuno.

PROCTER - (prendendo il cellulare) In ogni caso è meglio che comunichi all’appuntato Weaver che ho preso un potenziale delinquente. (inizia a fare il numero. Frank si alza velocemente e va verso Procter)

FRANK - Ma le posso spiegare!

PROCTER - Ha lasciato questa casa attraverso il muro del giardino. È una cosa facile da spiegare, non è vero?

FRANK - Stavo… stavo facendo una visita…

PROCTER - Una visita? Un mio ospite non è mai uscito dal giardino di dietro.

RACHEL - Signor Procter, lei ha capito male. Questo signore è un amico mio e della signora, un amico di entrambi, vero Georgina?

GEORGINA - Sì. (a bassa voce. A Rachel) Più amico dell’una che dell’altra.

PROCTER - (incredulo) Mi state dicendo che non correte pericoli, con questo intruso?

RACHEL - Assolutamente no. (riluttante, Procter mette via il cellulare e si prepara per uscire)

PROCTER - Va bene. Devo portare il mio cane da un’altra parte. Alla ricerca di delinquenti. (sulla porta si gira e guarda molto male Frank) Ti terrò sempre d’occhio! (Procter esce. Fuori il cane abbaia, mentre spariscono lungo la strada)

GEORGINA - (a Frank) È meglio che te ne vada prima che torni Henry!

FRANK - (triste) Ma non potrei mangiare qualcosa? Non ho ancora fatto colazione. (Georgina e Rachel ridono)

GEORGINA - Oh, d’accordo. (Georgina e Rachel portano Frank in cucina, mentre le luci si spengono. Le luci illuminano la casa di Rachel e Victor. Henry entra dalla cucina con una tazza di caffè. Si siede sul divano e sorseggia il caffè. Victor lo segue con apprensione con un vassoio di biscotti.)

VICTOR - Sei sicuro di non volere un biscotto?

HENRY - Sicurissimo. Grazie.

VICTOR - Li abbiamo di tutti i gusti. (esaminando i biscotti) Al cioccolato, integrali, al burro, ecc…

HENRY - Non li voglio, i biscotti.

VICTOR - D’accordo. (posa il vassoio. Henry sorseggia il caffè) C’è abbastanza zucchero?

HENRY - Il caffè è buonissimo.

VICTOR - Sono contento. Ma c’è qualcosa che ti preoccupa, vero?

HENRY - Sì.

VICTOR - Lo immaginavo. (si siede accanto un po’ agitato) Immagino che vuoi parlarne.

HENRY - Con piacere. Perché avrebbero chiuso l’acqua a casa mia e non a casa tua?

VICTOR - (sollevato) Oh, ehm… ehm… Forse abbiamo un circuito diverso.

HENRY - Circuito? Stiamo parlando di acqua, non di luce.

VICTOR - Ma non è lo stesso tipo di sistema?

HENRY - Non direi, sarebbe abbastanza difficile erogare l’acqua attraverso un filo.

VICTOR - Be’, sì, hai ragione.

HENRY - Tubi.

VICTOR - Scusa?

HENRY - Tubi. Per l’acqua usano i tubi.

VICTOR - Ah, sì.

HENRY - Immagino che ne abbiano uno grosso che va lungo tutta la strada. Con quelli più piccoli che partono da quello grande e vanno in ognuna delle nostre case.

VICTOR - Mi sembra una cosa logica.

HENRY - Però sono riusciti a togliere l’acqua a noi, ma non a te.

VICTOR - (alzando le spalle) Ecco la tecnologia moderna. Difettosa.

HENRY - Sì, hai ragione. Ti dispiace prestarmi un paio di brocche d’acqua? Georgina sicuramente sta morendo dalla voglia di bere un caffè.

VICTOR - Prego.

HENRY - Grazie. (all’improvviso ride) Però, in un certo senso sono molto contento che non hanno chiuso la tua acqua.

VICTOR - (ridendo) Perché non avresti potuto avere il tuo caffè.

HENRY - No, no, è per una cosa più importante.

VICTOR - Più importante del caffè? Che cosa è?

HENRY - Be’, è ovvio. Diventi abbastanza irrequieto quando si parla di utenze pubbliche.

VICTOR - (ci pensa per un attimo) Davvero? Non mi sembra di essermi agitato quando abbiamo parlato di gas e luce.

HENRY - E dell’acqua?

VICTOR - (ridendo) E dell’acqua.

HENRY - Ma ti sei agitato.

VICTOR - Scusa?

HENRY - Ti sei agitato molto, quando abbiamo parlato dell’acqua.

VICTOR - Sì?

HENRY - Mamma mia! Veramente. Hai persino suggerito di venire alla mani, per questo motivo.

VICTOR - A causa dell’acqua?

HENRY - Sì.

VICTOR - (rendendosi conto che tutto questo è a suo vantaggio. Comincia a calcare la mano) Be’, sì, ehm, sì… Ho delle cattive opinioni sull’argomento. Molto cattive. Non sopporto che queste utenze vengano gestite in questo modo. Mi fa bollire il sangue.

HENRY - (divertito) Ma non l’acqua. (ridono. Henry diventa pensoso) È triste, però, che una mancanza d’acqua possa far scatenare una violenza tra i vicini di casa.

VICTOR - Be’, questo fa parte della fragilità umana

HENRY - Sì, suppongo di sì. (ride) Per un attimo, ho creduto che pensassi che io stavo parlando di un’altra cosa.

VICTOR - Non dell’acqua?

HENRY - No, qualcosa di più importante dell’acqua.

VICTOR - Non c’è niente di più importante dell’acqua, quando uno ha voglia di un caffè. (sorride) Quale altra cosa potrebbe essere?

HENRY - Be’… sai… I soliti guai.

VICTOR - Oh, ehm… ma quali soliti guai?

HENRY - Lo sai. Le donne.

VICTOR - Oh, loro, sì. Possono essere una fonte di guai, vero?

HENRY - Ah, tu avevi creduto che stessi parlando di quello.

VICTOR - (esagerando) Davvero. Mio Dio, no. Niente del genere.

HENRY - Solo acqua, niente donne?

VICTOR - Esattamente. (ridono insieme. La signora Capstick entra dal piano di sopra)

CAPSTICK - Ma è possibile che state seduti tutta la mattina? Io non posso pulire qui dentro se voi uomini state seduti.

HENRY - Signora Capstick. Per caso ha trovato un orecchino, qui, stamattina?

CAPSTICK - Un orecchino?

HENRY - Sì. Un orecchino.

CAPSTICK - Non pensavo che a lei interessassero gli orecchini.

HENRY - Non è mio. È di mia moglie.

VICTOR - (agitato) Di tua moglie?

HENRY - Sì.

VICTOR - Di Georgina?

HENRY - Io ho solo lei come moglie.

VICTOR - Perché ci dovrebbe essere uno degli orecchini di Georgina, qui? Georgina non è stata qui ieri sera.

HENRY - No, non era Georgina che li portava.

CAPSTICK - Allora chi era?

HENRY - (indicando Victor) La moglie di lui.

VICTOR - Rachel?

HENRY - Sì. Li ha presi in prestito ieri sera.

VICTOR - Ha preso in prestito un orecchino?

HENRY - Be’, due, effettivamente. Uno per ogni orecchio. E uno l’ha perso. Naturalmente, non un orecchio, ma un orecchino. Lo stava cercando nella nostra casa, ma non l’ha trovato. E pensava che forse le era caduto quando è arrivata a casa.

CAPSTICK - Ma perché sua moglie indossa gli orecchini della moglie di un altro uomo?

HENRY - Forse perché gli occorrevano degli orecchini da abbinare a quel vestito.

VICTOR - Quale vestito?

HENRY - Il vestito che Rachel indossava ieri sera. Quello che ha preso in prestito da mia moglie.

VICTOR - Vuoi dire che ha preso un vestito e gli orecchini…

HENRY - Sì, e anche un paio di scarpe.

VICTOR - Ma perché era si è dovuta vestire così, per badare a una casa vuota?

HENRY - (non riesce a capire) Scusa?

VICTOR - Il signor Procter mi ha detto che ieri sera Rachel stava facendo la casa-sitter per te, al numero trentacinque.

HENRY - Chi gli ha fatto intendere questo?

VICTOR - (perplesso) Ma non era andata a remare?

CAPSTICK - Con un vestito e con gli orecchini?

HENRY - Signora Capstick, le dispiacerebbe continuare a pulire?

CAPSTICK - Io non posso lasciare questa conversazione, è troppo interessante. (si siede accanto a loro. Entusiasta)

HENRY - (a Victor) Stava remando!....

VICTOR - È quello che credevo.

HENRY - Soltanto che è andata a finire in acqua.

VICTOR - È andata a finire in acqua?

HENRY - Sì. C’è stato un temporale, ed è finita in acqua.

CAPSTICK - Io non mi ricordo di un temporale, ieri sera.

VICTOR - Neanche io.

HENRY - Ha detto che c’è stato qualcosa come… una bufera…

CAPSTICK - Allora, ha lasciato la darsena. È tornata al numero trentacinque, ed ha preso il vestito e gli orecchini di sua moglie?

HENRY - Non dimentichiamoci delle scarpe.

VICTOR - (rendendosi conto, all’improvviso) Oh mio Dio! C’era la possibilità che tornasse qui.

HENRY - (guardando Victor, pensoso) Ma ti agiti per le cose più strane, come mai? Mancanza d’acqua, persone che cadono nel fiume…

VICTOR - Quello che voglio dire, è il perché, sia andata a casa tua.

CAPSTICK - Perché era zuppa.

HENRY - Grazie signora Capstick. (a Victor) Era zuppa.

VICTOR - (a bassa voce) Per fortuna non è venuta direttamente a casa.

HENRY - Cosa?

VICTOR - (sta cercando di coprire quello che ha detto in precedenza) Perché non è venuta a casa? Non avrebbe avuto bisogno di chiedere in prestito gli abiti di altri.

HENRY - Sembra che non avesse la sua chiave.

VICTOR - Ma aveva la tua.

HENRY - Sì, ti ricordi? Georgina aveva lasciato la nostra chiave, per un’eventuale emergenza.

CAPSTICK - Come cadere nel fiume?

HENRY - Che cosa? Ah, sì. Comunque è meglio se porto un po’ d’acqua a Georgina così si potrà fare un caffè. (velocemente finisce il caffè e porta la tazza vuota in cucina)

CAPSTICK - (perplessa) Porta l’acqua a casa? (guarda incuriosita Victor)

VICTOR - Non si preoccupi, signora Capstick, è una lunga storia. (Henry torna sorridendo, con la busta di plastica con dentro la borsa di Georgina)

HENRY - La borsa di Rachel si trova nei posti più impensati.

VICTOR - (agitato) Cosa?

HENRY - Prima l’ho trovata nel cestino. Adesso è dentro una busta di plastica in cucina. (tira fuori la borsa)

VICTOR - Ah, sì.

CAPSTICK - Questa non è la borsa della signora Parker. È la mia.

HENRY - La sua?

CAPSTICK - (afferrando la borsa) È definitivamente mia, non è vero signore? (sorride a Victor orgogliosa)

VICTOR -Ah, sì. Giusto.

HENRY - (perplesso) Ma non mi avevi detto…

VICTOR - Mi sono confuso.

CAPSTICK - Il signor Capstick me l’ha regalata lo scorso Natale. (va verso la porta)

VICTOR - (alzandosi) E adesso dove sta andando?

CAPSTICK - Sto tornando al numero trentacinque.

VICTOR - Che cosa?

CAPSTICK - Non posso continuare a pulire con voi due tra i piedi.

VICTOR - (agitatissimo) Perché deve portare la sua borsa? La può lasciare qui, nella sua busta di plastica, finché non avrà finito.

CAPSTICK - Ah, non posso signore, qualcuno la potrebbe rubare. (la signora Capstick gli fa l’occhietto, lasciando Victor disperato)

HENRY - (perplesso) Tutti hanno scelto la stessa borsa.

VICTOR - Sì, te l’ho detto, è molto comune. La puoi comprare ovunque. Ce l’avranno un centinaio di persone. Vado a prenderti dell’acqua. (va verso la cucina)

HENRY - Sì. Perfetto. (seguendolo) Victor?

VICTOR - Sì.

HENRY - Posso riportare anche il vestito di Georgina?

VICTOR - Sì. D’accordo. (Henry e Victor spariscono in cucina, mentre le luci si abbassano. Le luci illuminano la casa di Georgina ed Henry. La signora Capstick entra con la borsa in mano mentre Georgina sta uscendo con il caffè)

GEORGINA - (sorpresa) Signora Capstick, lei dovrebbe essere al numero dieci.

CAPSTICK - C’è stato un altro cambiamento di programma. Faccio voi adesso e a mezzogiorno il numero dieci.

GEORGINA - (guardando agitata verso la cucina) Be’, non è molto conveniente.

CAPSTICK - Nessuno pensa se conviene a me? (posa la borsa e va verso le camere da letto)

GEORGINA - (vedendo la borsa sorride felicemente) Benissimo. Ha ritrovato la mia borsa, signora Capstick! Come sono contenta!

CAPSTICK - (esitando) La sua?

GEORGINA - Sì.

CAPSTICK – Ma, non è proprio sicura che questa sia la sua.

GEORGINA - Certo che ne sono sicura. (andando verso di lei) Dove l’ha trovata?

CAPSTICK - (incerta) Trovarla? Non l’ho trovata. Ero… Oh, mio Dio, non posso stare qui a chiacchierare, lei mi paga per lavorare, non per perdere tempo a parlare di borse. Vado a pulire le camere da letto. (va verso le camere da letto. Georgina rimane confusa dal suo comportamento. Si apre la porta e arriva Henry con due brocche d’acqua, seguito da Victor)

HENRY - Eccoci qui!

GEORGINA - Cosa sono queste?

HENRY - (alza le brocche sorridendo) Acqua! Acqua!

GEORGINA - (che ha dimenticato) Perché abbiamo bisogno dell’acqua?

HENRY - Scusa?

GEORGINA - Perché hai due brocche d’acqua?

VICTOR - Henry ha pensato che stavi morendo dalla voglia di bere un caffè. (si guarda intorno, cercando la borsa)

HENRY - Sì, ho appena bevuto un caffè con Victor. Non c’è niente di strano nella sua acqua. (Victor vede la borsa e la prende velocemente) Ma ce l’hai già! (girandosi verso Victor) Victor? (Victor non gli da ascolto) Victor!! (Victor si gira agitato nascondendo la borsa dietro la schiena)

VICTOR - Scusa?

HENRY - Georgina ha già in mano il caffè. (Victor lo nota)

VICTOR - È vero! (apre furtivamente il cassetto del tavolo)

HENRY - (a Georgina) Come hai fatto a prepararlo? Pensavo che Rachel avesse utilizzato l’ultima goccia d’acqua che era rimasta. (Victor fa cadere la borsa nel cassetto e lo chiude bruscamente. Henry sente il rumore) Che cos’è?

VICTOR - Non ho sentito niente. (si sposta con aria innocente)

HENRY - Vado a mettere queste in cucina. (va verso la cucina con le due brocche)

GEORGINA - No!

HENRY - Cosa?

GEORGINA - (bloccandolo) Non puoi entrare!

HENRY - Perché cerchi sempre di tenermi fuori della cucina.

GEORGINA - Ci puoi entrare più tardi.

HENRY - Ma ci voglio andare adesso. Non posso andare in giro con due brocche d’acqua.

GEORGINA - Ma noi non abbiamo bisogno dell’acqua.

HENRY - Scusa?

GEORGINA - Ne abbiamo tanta d’acqua.

HENRY - Non è vero. Sei stata tu a dire che l’hanno chiusa.

GEORGINA - E adesso è tornata.

HENRY - Veramente!

GEORGINA - Sì, l’hanno rimessa.

HENRY - Chi?

GEORGINA - Gli stessi che l’hanno chiusa. Così adesso non abbiamo più bisogno di quelle due brocche.

HENRY - Eh già. (guardando Victor) Allora non ce n’era bisogno, vero Victor.

VICTOR - (deluso) No.

GEORGINA - Sei stato molto gentile, Victor. Ma ora non ne abbiamo più bisogno. (a Henry) Poi portare quest’acqua a casa di Victor.

VICTOR - Ma io abito al numero dieci.

GEORGINA - Sì, lo so.

VICTOR - Non puoi pretendere che Henry debba portare due brocche d’acqua fino a casa mia.

GEORGINA - Allora le può svuotare nel giardino. Dopo tutta questa siccità, le piante ne saranno contente.

HENRY - (confuso) Perché non lo posso svuotare in cucina? (Rachel esce dalla cucina e vede Henry con due brocche d’acqua)

RACHEL - Perché hai due brocche d’acqua? Sta forse andando a fuoco la casa?

HENRY - Pensavamo che stavate morendo dalla voglia di prendere un caffè. Così Victor, gentilmente, mi ha dato dell’acqua.

GEORGINA - (esagerata) Ma adesso che è tornata l’acqua, Henry vorrebbe buttare l’acqua di Victor in cucina. Ti va bene?

HENRY - (guardando Victor) E perché non dovrebbe andarle bene? Questa non è la cucina di Rachel, ma la nostra.

RACHEL - Certo che mi va bene, Henry.

GEORGINA - (con ansia) Ne sei sicura?

RACHEL - Sì, sicurissima. (rassicurandola) È una bella cucina grande e vuota. E c’è tanto spazio.

VICTOR - Ma lui deve andare a svuotare due brocche d’acqua, non credo che abbia bisogno di tanto spazio.

HENRY - (a Georgina) Devo capire che ora mi stai dando il permesso di svuotare queste brocche in cucina?

GEORGINA - Sì, amore.

HENRY - Grazie. (Henry la guarda stralunato e va in cucina. Victor si avvicina a Rachel molto preoccupato)

VICTOR - Amore, perché non me l’hai detto?

RACHEL - Che cosa?

VICTOR - Prima ho poi l’avrei scoperto. (le mette le braccia intorno alle spalle e vanno verso il divano)

RACHEL - Ehmm, scoperto che cosa?

VICTOR - Che sei caduta in acqua.

RACHEL - (sollevata) Oh, quello!...

VICTOR - Ma non mi hai detto niente, ieri sera. (si siedono sul divano)

RACHEL - Non volevo farti preoccupare.

VICTOR - Ma non sei mai caduta in acqua prima.

GEORGINA - Eh be’, dopo solo tre settimane uno non può essere perfetto. (sorride a Rachel)

VICTOR - Meno male che le avevi dato la tua chiave di riserva, Georgina.

GEORGINA - Per fortuna. (guarda Rachel)

VICTOR - Quello che ancora non riesco a capire, è perché il signor Procter era convinto che tu facessi la casa-sitter, qui ieri sera. Ti aveva visto qui, allora, ieri sera.

RACHEL - Ah, sì. Lui pensava di aver sentito dei ladri. E visto che fa parte della vigilanza del quartiere, è venuto a fare delle domande.

VICTOR - (pensando) E tu gli hai detto che stavi facendo la casa- sitter.

RACHEL - Be’, sì.

VICTOR - Perché non gli hai detto il vero motivo per cui ti trovavi qui?

RACHEL - Oh, non potevo.

GEORGINA - (a bassa voce) Certamente non potevi.

VICTOR - Perché no?

RACHEL - Sarebbe sembrato così stupido dirgli che sono caduta nel fiume. Avrei fatto una brutta figura. Il signor Procter faceva parte della SAS.

VICTOR - Ma io l’avrei potuto sapere. Io non faccio parte della SAS.

CAPSTICK - (venendo dal piano di sopra li vede) Ah! Adesso state tutti qui? Sono cambiati di nuovo i programmi? E io devo tornare al numero dieci, vero?

GEORGINA - No, signora Capstick, può finire qui.

RACHEL - (sorridendo scherzosamente) Mi hanno raccontato tante cose di lei, signora Capstick.

CAPSTICK - Ed io ho sentito tante cose di altre persone! (la signora Capstick guarda male Georgina ma lei non riesce a capire)

RACHEL - Da quanto tempo lo sta facendo?

CAPSTICK - Scusi?

RACHEL - Non sia timida. So che ha vinto anche dei premi.

CAPSTICK - Dei premi? Per cosa?

RACHEL - Per il ballo liscio. (la signora Capstick la guarda completamene confusa; Victor si blocca)

CAPSTICK - Scusi?

RACHEL - Mi hanno detto che lei è molto brava a ballare il liscio.

CAPSTICK - Ah sì?

RACHEL - (a Georgina) Tutti, in città, parlavano di come ballava il tango.

GEORGINA - Che bello. (alla signora Capstick) Non ci ha mai detto niente.

CAPSTICK - Lo so. (a Rachel) Chi gliel’ha detto? (Victor si alza agitato)

VICTOR - Sono stato io, signora Capstick.

CAPSTICK - Lei?

VICTOR - Sì. Mi dispiace. (arrabbiatissimo. A Rachel) Ti avevo detto di non dire niente, Rachel! Sapevo che lei si sarebbe sentita molto a disagio. Mi deve scusare signora Capstick. So che non l’avrei dovuto dire. Avrei dovuto rispettare la sua privacy. Ma ero così entusiasta, che dovevo pur dirlo a qualcuno. (a Rachel) Ti ho detto di mantenere la massima riservatezza.

CAPSTICK - (scioccata) Non so di che cosa state parlando.

VICTOR - Sì, che lo sa. Ne abbiamo parlato questa mattina. Non se ne ricorda?

CAPSTICK - Non me ne ricordo!

VICTOR - Sì che lo ricorda! Io le avevo detto che il ballo liscio era una cosa meravigliosa, e che ne doveva essere molto orgogliosa. E che era una cosa in più nella sua vita.

CAPSTICK - Lei mi ha detto così?

VICTOR - Sì.

CAPSTICK - Una cosa in più?

VICTOR - (annuendo con la testa) Sìì. (immediatamente la signora Capstick prende Victor e iniziano a ballare un tango. Rachel e Georgina guardano stupite. Henry arriva dalla cucina e vede questo spettacolo sorprendente)

HENRY - Che diavolo sta succedendo? (la signora Capstick e Victor smettono di ballare. Senza farsi vedere dagli altri, Victor le dà un po’ di soldi che lei nasconde nella tasca del grembiule. Victor si butta nella poltrona esausto)

RACHEL - La signora Capstick stava facendo vedere a Victor qualche passo di danza.

HENRY - Mi stavo chiedendo cosa stessero facendo.

CAPSTICK - Be’, adesso, forse, posso continuare a pulire in cucina. (fa due passi e poi le viene in mente qualcosa) A proposito, signora Brent, ho trovato la sua tuta e l’ho messa qui. (prende la tuta di Rachel dallo sgabello e la dà a Georgina. Tutti guardano la tuta. Rachel si alza con apprensione)

HENRY - (perplesso) Una tuta? (la sfila dalle mani di Georgina per darle un’occhiata) Non sapevo che avessi una tuta, amore.

GEORGINA - (a bassa voce) Neanche io. (guarda Rachel)

CAPSTICK - Anche io sono rimasta sorpresa, devo dire. Un posto strano per nascondere una tuta.

HENRY - Dove l’ha trovata?

CAPSTICK - (indica col dito) Sotto il suo divano. (esce ridendo)

HENRY - (guardando incuriosito Georgina) Non ti ho mai visto con una tuta, amore.

GEORGINA - Be’, non è che la metto spesso.

HENRY - (ridendo) Non sapevo neanche che tu la mettessi. Hai iniziato a fare sport di nascosto, per caso?

GEORGINA - Be’, tu vai a teatro tutte le sere.

HENRY - Allora lo fai la sera? (Victor stava fissando la tuta. Ora si alza per guardarla meglio)

VICTOR - Un attimo. Ma non è la tua, amore?

RACHEL - Be’, sono tutte un po’ simili.

VICTOR - Ma di colori diversi.

HENRY - Sì. Alcune sono rosse, altre sono blu…

VICTOR - Alcune anche verdi….

HENRY - Sì.

RACHEL - Ma non è la mia.

VICTOR - Sìii, la riconosco.

HENRY - Certo, probabilmente l’hai dimenticata qui ieri, dopo che sei caduta nel fiume. (adesso capisce) Allora stavi cercando quella?

RACHEL - Scusa?

HENRY - Questa mattina. Quando ti ho trovato in ginocchio davanti al divano, pensavo che fosse strano usare un bastone per cercare un orecchino.

VICTOR - Non riesco a capire perché hai messo la tua tuta sotto il divano di Henry.

RACHEL - Non l’ho fatto.

HENRY - Be’, la signora Capstick l’ha trovata lì.

VICTOR - Ma non avevi addosso una tuta quando sei caduta nel fiume, non è vero?

RACHEL - No.

HENRY - No. Avevi addosso quella camicia colorata e un paio di pantaloni, non è vero?

VICTOR - (sorpreso) Una camicia e un paio di pantaloni, per remare?

GEORGINA - Per favore, smettetela di fare domande a Rachel. La farete sentire come una criminale.

HENRY - Siamo solo un po’ curiosi. (qualcuno bussa alla porta. Henry va ad aprire. È Procter. Ha sempre con se il cane che non si vede ma che abbaia) Quel cane non può entrare!

PROCTER - Lo lascerò fuori.

HENRY - Meno male!

PROCTER - (al cane) Seduto, seduto. Bravo, bravo. (Procter lascia cadere il guinzaglio e entra trascinando Frank)

HENRY - Mamma mia! È quel corridore di beneficenza! (chiude la porta)

PROCTER - È la seconda volta questa mattina che sorprendo questo signore che scavalca il muro del suo giardino.

HENRY - (a Frank) Sei stato qui già due volte?

FRANK - Temo di sì.

PROCTER - (prendendo il cellulare) È meglio se chiamo l’appuntato Weaver. Lui vorrebbe essere informato della situazione.

RACHEL - Ha soltanto scavalcato il muro di un giardino.

PROCTER - Ben due volte.

GEORGINA - Non c’è niente di strano. La gente, spesso, fa così quando va di fretta.

PROCTER - Soltanto se c’è un incendio. (continua a fare i numeri di telefono)

VICTOR - (ridendo) Almeno questa mattina è vestito, vero Henry?

HENRY - (anche lui ridendo) Sì, e gli stanno molto meglio di come sarebbero stati a Rachel se li avesse messi.

FRANK - Di che cosa state parlando?

HENRY - (indicando) Questi sono i vestiti che Rachel indossava quando è caduta nel fiume. E invece di diventare più piccoli sembra che si siano allargati. (ride. Godendo nel vedere il disagio di Rachel. Georgina cerca di convincere Procter ad andarsene)

GEORGINA - Vede che non c’è da preoccuparsi, signor Procter. La prego di portare a spasso il suo cane. (Georgina spinge Procter verso la porta, ma lui non ne vuole sapere)

PROCTER - Un attimo.

GEORGINA - E adesso?

PROCTER - C’è qualcosa che vorrei vedere prima di andarmene.

GEORGINA - E sarebbe?

PROCTER - (affronta Frank molto sospettoso) Vorrei vedere un po’ dei soldi che lui ha raccolto per beneficenza. (Frank rimane in silenzio) Allora?

FRANK - Non ho soldi!

PROCTER - Non ha soldi? E allora dove sono?

FRANK - Non stavo facendo una raccolta di beneficenza.

PROCTER - (ora si sente forte) Ora, se non stava facendo una raccolta di beneficenza, cosa stava facendo qui, al numero trentacinque ieri sera; poco vestito, a cucinare, a bere vino con la signora che vive al numero dieci? (c’è immediatamente un silenzio spaventoso. Tutti si rendono conto di cosa stesse facendo Frank. Persino il signor Procter, che si sente molto imbarazzato sapendo che ha fatto scoppiare un putiferio) Scusatemi, penso che il mio cane abbia bisogno di fare una passeggiata. (esce dal portone. Il cane abbaia)

VICTOR - (pensoso) Rachel?

RACHEL - Sì, Victor?

VICTOR - Questo è quello che succede sempre alle persone che vanno a remare e cadono in acqua?

GEORGINA - Sono sicura che c’è una spiegazione.

RACHEL - (a bassa voce) Magari.

VICTOR - Henry, ho bisogno di un whisky.

HENRY - Buona idea. Anche io.

FRANK - (alzando nervosamente un braccio) Potrei avere un whisky anch’io? (Henry guarda Victor incerto. Victor accenna ad un sì)

HENRY - Va bene. (va a versare il whisky)

FRANK - (a Victor) È molto calmo.

VICTOR - Be’, il whisky non è mio.

FRANK - No, io voglio dire… ehm…

RACHEL - (fuori di sé) Perché non lo picchi?

VICTOR - Perché dovrei farlo?

RACHEL - Be’, in genere gli uomini fanno così.

FRANK - Io non voglio che lui mi picchi.

VICTOR - Lo so, Frank. Siamo troppo civili per fare una cosa del genere.

HENRY - Sì. Victor si scalda solamente quando si parla delle Utenze Pubbliche. (arriva con i tre bicchieri) Whisky, Victor.

VICTOR - (prendendolo) Grazie.

HENRY - (a Frank) Whisky, Frank.

FRANK - (prendendolo) Grazie.

HENRY - Whisky, Henry, grazie. (bevono insieme. Rachel sbuffa guardando male Victor)

RACHEL - Penso che ti dovresti vergognare.

VICTOR - (perplesso) Scusa, ehm… Ho perso un attimo il filo… Non eri tu che eri in torto?

RACHEL – Sì, e tu dovresti essere furioso!

VICTOR - Non vedo il perché.

RACHEL - E non sei neanche geloso.

VICTOR - (con calma) Sì che lo sono.

RACHEL - Allora perché non lo picchi?

FRANK - Non continuare a dirgli così!

VICTOR - Non ho alcuna intenzione di picchiarlo.

RACHEL - Perché no?

VICTOR - Ha appena preso un whisky.

CAPSTICK - (entra dalla cucina portando le due brocche vuote) C’è uno strano paio di brocche in cucina.

VICTOR - Solo le nostre, signora Capstick. (appoggia il bicchiere e prende le brocche)

CAPSTICK - Allora dovrebbero essere al numero dieci e non al numero trentacinque.

HENRY - Le ho prese in prestito a casa di Victor perché qui non veniva l’acqua.

CAPSTICK - Non sapevo che non veniva l’acqua. Scusate, ma non vi sembra presto per bere gli alcolici?

HENRY - (calmo) Siamo in mezzo a una crisi.

CAPSTICK - Lo immaginavo. (torna in cucina)

VICTOR - (bruscamente) Allora, forza Frank!

FRANK - (agitato) Dove dobbiamo andare?

VICTOR - A riportare queste brocche a casa mia. Tu ne prendi una e io prendo l’altra.

FRANK - Oh, va bene. (poggia il bicchiere e prende una delle brocche)

VICTOR - E lo sai cosa succederà allora, vero?

FRANK - (lo guarda apprensivo) No.

VICTOR - (sorridendo felice) Prenderemo un altro whisky. (comincia ad avviarsi. Frank lo segue incredulo)

FRANK - Non riesco a capire perché sei così comprensivo.

VICTOR - (sorridendo) Non mi credesti se te lo raccontassi. (Victor sorride a Georgina ed esce con Frank. La signora Capstick rientra dalla cucina. Ha in mano la giacca che Georgina ha riportato dalla tintoria)

CAPSTICK - La porto su, signore?

HENRY - Scusi?

CAPSTICK - La sua giacca a quadri.

HENRY - Ah, benissimo, grazie, signora Capstick.

CAPSTICK - È tutto tranquillo adesso. Direi che la crisi è finita. Non è durata tanto. Se c’è una crisi a casa nostra, va avanti per giorni. (si avvia)

GEORGINA -A proposito, amore. Quella della tintoria ha trovato una chiave nella tasca.

HENRY - Veramente? (insegue la Capstick) La prendo io, signora Capstick.

GEORGINA - Ma non la chiave della nostra porta, però.

HENRY - Noo?..

GEORGINA - No. L’ho provata.

HENRY - Oh, mamma mia!

GEORGINA - (con crescente sospetto) Henry?!...

HENRY - Ehmm.

GEORGINA - C’è qualcosa che non riesco a capire.

HENRY - Davvero?

GEORGINA - Se quella chiave non è la chiave della nostra porta, di quale porta è?

HENRY - (sorride enigmaticamente) Scommetto che ti piacerebbe saperlo. (cerca di nuovo di avviarsi)

GEORGINA - Henry!!!. (lui si ferma) Dove stai andando!

HENRY - A ballare con la signora Capstick. (Henry esce portando la signora Capstick con sé. Rachel e Georgina sono sole, tutte e due pensierose. Rachel è seduta sul divano triste)

RACHEL - Be’, è tutto qui? Immagino che Victor l’avrebbe scoperto, prima o poi.

GEORGINA - Sì, immagino di sì.

RACHEL - Non credo che io sia tagliata per questo tipo di situazioni.

GEORGINA - Remare?

RACHEL - No, uomini!

GEORGINA - Oh!

RACHEL - E tu?

GEORGINA - (distratta) No, non credo. (si guarda in giro cercando di ricordare qualcosa)

RACHEL - Cosa stai cercando?

GEORGINA - La mia borsa da sera. Era qui un attimo fa. (guarda nel cassetto e la trova) Ah! Eccola! (si siede accanto a Rachel. Rachel vede la borsa e le viene in mente qualcosa. La guarda attentamente.) Cosa ti è successo?

RACHEL - Quella è la tua borsa.

GEORGINA - (allegra) Certo, perché?

RACHEL - Non è la prima volta che la vedo.

GEORGINA - Be’, è da tanto che ce l’ho.

RACHEL - (fredda) Voglio dire, ieri sera!

GEORGINA - Che… che cosa?

RACHEL - (ora capisce tutto) Come diavolo è finita la tua borsa nel cestino di casa nostra, quando tu dovevi essere al cinema.

GEORGINA - Ci sarà sicuramente una spiegazione.

RACHEL - (ora sa la verità) Georgina…. (Georgina si alza e cerca di correre via. Rachel la segue furiosa) Georgina!! (si sente la musica di un tango, mentre Rachel insegue Georgina verso la porta. Henry e la signora Capstick scendono dal piano di sopra e vedendole correre via si guardano sorpresi.)

HENRY e CAPSTICK - Uhmuuu….! (iniziano a ballare il tango. Le luci illuminano la casa di Rachel e Victor. Frank e Victor stanno uscendo dalla cucina ognuno con un bicchiere di whisky. Georgina si precipita dentro la porta seguita da Rachel. Georgina corre tra i due che la guardano con sorpresa e fanno cin-cin. Rachel corre verso il divano per bloccare la fuga di Georgina. Georgina corre di nuovo tra i due uomini spingendo Frank sul divano. Victor alza le spalle e si siede accanto a Frank divertito. Rachel rincorre Georgina fino al portone, ma vengono bloccate dal signor Procter che le respinge dentro. Entra per osservare il disastro, mentre Georgina cade indietro sul divano tra i due uomini e Rachel sulle ginocchia di Victor, tutte e due a gambe in su. Contemporaneamente nell’altra casa Henry cade sul divano con la signora Capstick sopra di lui con una gamba in su. In questo momento la musica si interrompe. Buio)

FINE DELLA COMMEDIA

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