commedia brillante in tre atti
di
Kramer Moggia
S.I.A.E. Autori N 88397-31/12/89 Qualifica D.O.R.
Reg. Coran..89 Prot: 2/101033/gn 31/12/89
Kramer Moggia
Nasce a Casalmaggiore il 6 luglio 1933.
Da sempre appassionato di Teatro e nei primi anni 70 tra i fautori della rinascita del Teatro casalasco e tra i fondatori della Compagnia Filodrammatica di Casalmaggiore costituitasi poi in Cooperativa per l'animazione e il Teatro, in data 26/11/84.
E appunto per la Filodrammatica che scrive la sua prima commedia dialettale NA SIA C'AS SA MIA AT CHI L'A SIA dopo un'esperienza come traduttore di testi dall'italiano al dialetto.Questa prima commedia rivela da subito la felice vena creativa del Moggia e rappresentata dalla Compagnia, riscuote vivi consensi di pubblico e critica sia localmente sia a livello interregionale allorquando la Filodrammatica partecipa con questa commedia al concorso dialettale <<Rina Govi>> a Milano vincendo il primo premio per la regia e per il miglior attore. In seguito ha composto <<La Lna La Ls>>; <<Coran... 89~> <<Clemente La Salma professione menagram>> cd altre commedie non ancora rappresentate.
La commedia <<Coran... 89>> e stata composta e messa in scena in occasione dell'inaugurazione del Teatro Comunale di Casalmaggiore nell'anno 1989.
Moggia Kramer non e un autore prolifico, almeno fino ad ora, ma nelle sue commedie riesce a ricreare il clima e l'ambiente di Casalmaggiore del tempo passato.
Ma non dobbiamo credere che nelle sue commedie ci sia solo un elogio per i bei tempi che furono: c'e sempre presente lo sforzo di attualizzare la vicenda e di vivificarla con l'inserimento di personaggi casalaschi realmente esistiti pur se non sempre coevi alla vicenda.
Si pu dire in ultima analisi che in ogni commedia l'autore cerca di rappresentare una vicenda umana con personaggi sempre positivi nel loro agire; I'amicizia, la bont d'animo, l'amore paterno e coniugale sono sempre i grandi protagonisti delle vicende che si svolgono avendo come sfondo ideale un enorme affresco della vita di Casalmaggiore. Nei testi d Kramer e sempre presente lo sforzo di <<nobilitare>> il nostro dialetto; non si eccede mai in gratuita volgarit, cosa purtroppo assai spesso presente in altri autori dialettali e l'attenzione del pubblico sicuramente pi attratta dalla vicenda rappresentata che non dalla battuta, non vi e insomma la ricerca della battuta fine a se stessa. E proprio per questo il pubblico, ritrovandosi nelle vicende rappresentate e rivivendo squarci di vita casalasca, ha sempre tributato all'autore grandi consensi.
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CORNA 89 Commedia brillante in tre atti : italiano/ dialetto di Casalmaggiore U=8 D= 4
Trama: Anni 30. L89 il numero che la cabala assegna ai cornuti,che il falegname sogna insieme ad altri numeri. Il cornuto secondo il sogno lamico barbiere assai geloso. Il dilemma: se quei numeri uscissero? Si debbono giocare! La battuta chiave della commedia : che si vinca o non si vinca la nostra vita, cambia fino allestrazione? No! Perci, fino a quel momento illudiamoci di vincere e facciam baldoria. Ma se si vince il sogno vero, per cui figaro cornuto. Per la sua serenit, fortunatamente non vincono. Quei giorni, per, per gli amici degli amici fu un vero sollazzo. E proprio vero che: la vera amicizia ed una illusione ogni tanto rendono la vita felice.
( Questa commedia ha inaugurato dopo quarantenni, il restauro e linaugurazione del Teatro Comunale di Casalmaggiore)
PERSONAGGI:
CARLO barbiere
CLARA sua moglie
VIOLETTA sua cognata
NESTORE suo padre
FABIO sarto
ALDA ua moglie
CLEODIMONTE falegname
MARCHINI cliente
MARESCIALLO
FRA CIRCOTTONE
VEDOVA MORDACCI cliente
PROLOGO
SCENA: ( unica ) Parete di destra: piena con camino
Frontale:porta comune con tenda
Sinistra: porta reparto notte
EPOCA: anni trenta
MOBILIO: tavola con sedie
Buffet
Poltrona da barbiere ( alla ribalta di Sx )
Sedia a rotelle
Arredo da cucina ( parete di Dx)
Secchio con acqua, mestolo e porta secchio.
La scena deve rappresentare una cucina che serve anche come negozio di barbiere-
Allinizio del primo atto, su una sedia, v un cartello,che dovr essere poi esposto fuori dalla stanza.
BARBIERE
Specialista in pedicure
SERVIZIO A DOMICILIO
ATTO PRIMO
mattino presto.
( Sipario chiuso)
PROLOGO (Entra e con uno sguardo abbraccia sorridendo il pubblico)
Quando una persona giunge ad una certa et, la mia tanto per dire, anzich volgere lo sguardo in avanti, lo volge indietro: magari spaparanzato su una bella poltrona, davanti ad un camino dal fuoco scoppiettante, con una pipa in bocca fumante tabacco profumato e perche no; una dolce melodia dal giradischi.
Egli pensa alla sua giovent; al suoi ricordi che nemmeno l'impiegato dell'Ufficio Imposte pu controllare.
Sulle ali della fantasia va a rivivere avvenimenti assai vecchi, di gente di tanti anni fa. Quei ricordi gli scaldano ii cuore e credetemi: glielo scaldano davvero.
Per voi giovani , sono solo nomi senza volto, che magari vi faran ridere, ma che per noi vecchi, sono di persone che abbiamo conosciute ed amato.
Ci che mi accingo a raccontarvi e successo;- non saprei esattamente dire- circa cinquanta anni fa, in via Baldesio, e per essere pi esatti, in Casa Melzi, di propriet della Saccarifera. In essa abitava tutta la gente di questa storia: una storia di fantasia....ma nemmeno molto. Forse...
( mentre sfuma la luce il PROLOGO esce di scena)
(Si apre il sipario).
SCENA PRIMA- Carlo, Violetta
CARLO. ( si appena alzato da letto. Va a ravvivare i1 camino. Fa un po' di toeletta, canticchia a soggetto)
VIOLETTA: ( di rientro dalla chiesa, entra in scena)
CARLO: Ti sei alzata prima tu, o le galline?
VIOLETTA: E' una novit che Io vada alla prima?
CARLO: Dimmi: invece di alzarti al mattino presto per andare in chiesa, perch non vai addirittura a letto con Don Rodolfo cos al mattino sei la prima ad aprirgli bottega.
VIOLETTA Fai pure lo spiritoso. Quando giunger la tua ora abbasserai anche tu le ali e ti morderai le dita per non aver dedicata qualche ora al Signore
CARLO: La mia croce ce l'ho nel trascinare questa barca.
Quando sar al Suo cospetto per tirare le somme, sta sicura che sul libro di san Pietro sar in credito.
VIOLETTA: Ma non dire sciocchezze! Dico: ma non ti vergogni?
CARLO: Beh, ma non capisci che scherzo ? Vuoi che il Signore non mi perdoni quelle tre stupidaggini che sto dicendo?
VIOLETTA: Sar opportuno che tu abbia un po' pi di rispetto, se non voi essere gettato nella " Geenna" a soffrir le pene dell'inferno.
CARLO: Sei proprio convinta che ci sia l'Inferno ?
VIOLETTA. Perch ne dubiti ?
CARLO Tu credi che Dio sia cos cattivo? Cara Violetta... ii Signore e un buon uomo. Lui s, che capace di perdonare e capire i nostri torti. Dico: non siamo tutti suoi figli?. Un padre non dona se stesso per i figli?. Se uno nasce con la testa di delinquente, ne ha qualche colpa ? Oppure, se nasce con la vocazione de1 santo ne ha il merito?... Noi siamo nati da un suo atto d'amore e non possiamo che ritornare al Suo amore infinito.
VIOLETTA: Invece di dirle a me; perch non vai a esprimerle direttamente a Casa Sua queste tue idee?
CARLO: Hai ragione Per dire la verit sono un po' pigro; per ricordati che quando guardi negli occhi la tua famiglia, i tuoi amici,e poi anche tutti gli altri che non conosci; in quegli occhi vedi Lui. ( cambiando tono ) E poi che discorsi mi fai fare al mattino presto ? che sono ancora assonnato?!
VIOLETTA: Veramente non sono stata io a cominciare.
CARLO: Si. .si. Smettiamola!
VIOLETTA: Lascia pur stare che qui ci sono dei bei eretici. Anche a tua moglie non c'e pericolo che le cada la chiesa in testa: le poche volte che ci va, per vedere chi si sposa, per controllare se lei ha ii vestito bianco o se vestita in qualche maniera perch deve fare le cose in fretta.
CARLO: Vedi?, voi figlie di Maria cosa andate a pensare Tu, forse, non vai per sentire le ultime notizie della notte? Cos, per tutto ii giorno, hai gli argomenti per spettegolare con quel peperoncino di mia moglie.
( Violetta esce )
SCENA_SECONDA: Carlo,Marchini.
MARCHINI: ( entra canticchiando l'aria di Figaro dal " Barbiere di Siviglia") Figaro qua...Figaro la. Figaro su. Figaro gi. OLE Figaro!, sei pronto per radermi?
Carlo: Eccolo qua! Parla del Diavolo...
MARCHINI: Perch ? stavate parlando di me ?
CARL0: No. Stavo dicendo: quando guardi negli occhi un amico vedi un certoBeh, lascia perdere. Certo che in questa tua faccia un po' difficile vedere Lui.
MARCHINI: Lui.. chi .. Perch
CARL0: Beh... Non ti vedi come sei brutto?
MARCHINI: Ma guarda te stesso ! Lascia stare che non hanno Scelto nemmeno te per fare la fotografia del bel avanguardista.
CARL0: Di... per piacere! Non andare a tirar in ballo delle cose che mi fan subito girar le... scatole.
MARCHINI: Beh...ma non capisci che scherzo? Lo so bene di che colore vai vestito.
CARL0: (cambiando discorso)Cosa fai qui a questora? Non sei ancora andato in ufficio ?
MARCHINI: S... in ufficio...Ti sei scordato che oggi debbo andare a far da testimone per la promessa di matrimonio del figlio di " Tacco in punta" il calzolaio e di Pesce il pescaiolo?
CARL0: Ma vero!...Sono venuti ieri... Prima l'uno e poi l'altro per non incontrarsi, per via di quella lite che hanno avuto per quella zia che non si sa di chi sia...
MARCHINI: Fin che dura, per noi va bene!. Sia il calzolaio che il pescatore per accaparrarsi amici che diano ragione all'uno o all'altro, offrono da bere a tutti: cosi intanto che noi ci bagnamo il becco a loro spese, ne approfittiamo per fare sane risate.
CARL0: (cambiando discorso)Si, per, dico: non potevi far qualche ora al fiume?
MARCHINI: Lidea era quella... Ma ieri pomeriggio dovevamo tirare la barca fino all'imboccatura del torrente, quando, davanti alla chiesa di San Rocco, il cavallo ha perso un ferro; quindi ho dovuto portarlo dal maniscalco. L; non ti vedo Antonio!?... Figurati: ci siamo messi a cantare. Immaginati poi: si e unito alla compagnia Metello, Bertinelli, Manara.... morale della favola: e andata a finire che siamo andati all'osteria della Scaletta. DA L all'osteria del Bersagliere.
CARLO: Si! Questo per ieri pomeriggio; io ti sto chiedendo di questa mattina.
MARCHINI: Si... con quella scimmia che ho presa ieri. Dimmi tu come riuscivo a farla passare cos presto... E poi dico... Se Bottoli il muratore vuole la sabbia, la vada a prendere da Formis...
CARLO: Te lo figuri se ti sentisse tuo fratello?...
MARCHINI. Lascia perdere, che anche a lui fare qualche ora di riposo non gli fa schifo...
Mentre io sono andato dal maniscalco, lui e i suoi amici capitati li per caso, hanno acceso il fuoco della stufa sul barcone, ci hanno messo a bollire un paiolo di acqua di Po, e quando era l l per bollire ci hanno buttato due sassole di maccheroni. In attesa che cuocessero,trangugiarono dei lul di vino dei Lamari tanto che non han controllata la cottura. Morale: i maccheroni sono diventati grossi come tubi da stufa. Tu, credi che li abbiano gettati?... Hanno condita anche l'acqua,tanto e diventata densa.
CARLO: D! Sai che a forza di sentirti parlare di sabbia mi si e impastata la bocca... Dici che non meglio annaffiarla?
MARCHINI: Si, hai ragione. ( stando al gioco) Poi c'e un'aria cos asciutta...
CARLO: Vuoi un bel bicchiere di vino bianco?
MARCHINI. ( scherzosamente indeciso) Mah, al mattino presto non vorrei che l'alcool mi facesse male... forse meglio un grappino.
CARLO: ( ha solo un tipo di grappa )Vuoi una " Della Morte " o una Della Morte?
MARCHINI. Mah, sai che quasi quasi gradirei una " Della Morte".
CARLO: Si, anche perch non ho altro. ( serve da bere)
MARCHINI: ( bevendo fa il gesto di essersi bruciata la gola)Cavoli, se forte!
CARLO: Non andare vicino al fuoco altrimenti prendi fuoco.
MARCHINI: ( cambiando discorso) Veramente io sarei venuto con lintenzione di farmi radere.
CARLO: Hai fretta?
MARCHINI: No, anche perch abbiamo cominciato bene la giornata... Per
CARLO: Siediti sul seggiolone allora.
MARCHINI: ( va a sedersi ) Carlo, toglimi una curiosit: perch metti fuori tutti i giorni ll cartello "SERVIZIO A DOMICILIO" ? Ma come... servizio a domicilio... ma se debbo venire sempre qui.
CARLO: Ascoltami, Marchini: io faccio ii barbiere qui o in bottega?
MARCHINI: Qui la bottega non l'hai nemmeno
CARLO: E questo non il mio domicilio ? E quindi servizio A DOMICILIO "
MARCHINI: Ma va a farti friggere!
SCENA TERZA ( Detti e poi Violetta )
CARLO: ( va alla porta di sinistra e chiama)Violetta, vieni. C'e un servizio da fare.
VIOLETTA: ( entrando } Mi volevi ?
CARLO: Perch sei venuta ?
VIOLETTA: Perch mi hai chiamato.
CARLO: E...allora.
MARCHINI: ( canticchiando ) La Violetta la va la va la va la va
VIOLETTA: Si! a farsi benedire!
CARLO: ( rivolto a Violetta ) Ragazzo, insapona questo baldo giovine...Che io vado a prendere il giornale. ( a Marchini) ) E lei signore, non tocchi le chiappe al giovanotto.
VIOLETTA: Ma smettila!
MARCHINI: ( rivolto a Carlo ) Veh, non fare come l'ultima volta che mi hai lasciato qui ad aspettarti tutto un pomeriggio.
CARLO: Vado e torno come un folletto. ( a Violetta ) E tu non farti palpeggiare: che il giovane ha la mano morta. ( esce )
MARCHINI: Va la che tuo cognato un bel pezzo dl prugna.
VIOLETTA: Dih, ma cosa dici ?
MARCHINI: Volevo dire di prugna nel senso di sagoma.
VIOLETTA: ( sistema Marchini per fargli la barba)
MARCHINI: Violetta, perch non hai mai pensato di farmi la corte ?
VIOLETTA: Questa e proprio nuova.
MARCHINI: Non sono pi un ragazzo diciamo cosi: " di primo pelo ma le mie cose le ho tutte a posto. (intanto le tocca il sedere )
VIOLETTA. ( respingendo la mano energicamente )Lo credo che siano a posto! Ecco perch dico che stiano al loro posto.
MARCHINI: Tu tergiversi Vaiolet.
VIOLETTA: Guarda che al giorno d'oggi e proibito "Motteggiar straniero
MARCHINI: Nemmeno tu sei Shirley Temple, ed un pensiero credo che tu debba farlo.
VIOLETTA: E chi ti dice che non l'abbia gi fatto?
MARCHINI: Eh, lo so: che nei tuoi sogni non appaio nudo...
VIOLETTA: Si, perch hai un bel fisico..
MARCHINI: Certo che non sono attraente come Cleodimonte, il falegname, ma, almeno, io sono disponibile sulla piazza.
VIOLETTA:_ ( con una fitta al cuore ) Cosa c'entra ora Cleodimonte, ( cerca di portare il discorso su di lui )
MARCHINI: Dicevo cos...perch mi e sembrato...
VIOLETTA: Cosa ?
MARCHINI: Mah, da certi discorsi che faceva il falegname
VIOLETTA: Perch Cleodimonte, ha fatto qualche pettegolezzo per caso?
MARCHINI: No.. no. L'altro giorno il discorso caduto su di te.
VIOLETTA: A me non interessano le chiacchiere che si fanno all'osteria.
MARCHINI: Vino veritas "
VIOLETTA: ( preoccupata) Perch? Si ubriacato?
MARCHINI: La sbornia costa
VIOLETTA: Perch, lui non avrebbe i soldi secondo te?
MARCHINI_ Nono. E' che si lava con i pugni. ( fa il gesto)
VIOLETTA: Forse lui crede che si possano spendere meglio i soldi.
MARCHINI: Si ..si. buttala di li.
VIOLETTA: Pu darsi che lui abbia voglia di risparmiare, non so: forse per accasarsi.
MARCHINI: Pu darsi... certo che mi sembra di aver capito che a 1ui piacciano le donne piuttosto... disinvolte... non so se mi spiego ?
VIOLETTA: In una donna si deve capire ci che ha qui, ( indica il cuore ) e qui. ( indica la fronte )
MARCHINI. Si, ma anche il resto non puzza. Anzi. E ci che colpisce prima l'occhio.
VIOLETTA Voi uomini siete sempre i soliti: pensate sempre alla solita cosa.
MARCHINI: E voi donne, quando non sapete cosa dire, dite sempre le solite cose.
SCENA_QUARTA: Detti, Alda
Alda: ( entrando ) Beh ma non qui ?
VIOLETTA Chi?
ALDA: Mio marito.
VIOLETTA: Io, questa mattina non l'ho ancora visto.
ALDA: E' uscito di casa con le braghe del signor Montali, per venir qui a finirle e a tener compagnia a Carlo
VIOLETTA: E lui appena uscito per andare a prendere il giornale.
MARCHINI. Allora si sono visti. Ho capito! oggi viene mezzogiorno.
ALDA: Dove saranno andati?
MARCHINI. Se indovini, te ne do un goccio.
ALDA: Di gi?
VIOLETTA. Sembra cha sia la prima volta.
ALDA. Veh, sono gi adulti...devono sbrigarsela da soli. (cambiando discorso) E Clara... dov'e?
VIOLETTA. E' di sopra che sta facendo i letti.
ALDA. Tua sorella se non fa passare le stanze ad unghia di gatto, non sta bene.
VIOLETTA: Infatti, continua a pulir per terra e non vede le ragnatele in aria.
ALDA: Oh, quelle ragnatele!.. Sembra che gli unici che li vedono, siano quelli che ti vengono in casa mi danno un fastidio... Sembra che siamo degli sporcaccioni.
MARCHINI: Ada. come va 7
ALDA: Come vuoi che vada?... Tu piuttosto: che hai del Gin gin d'amore "
MARCHINI. Si, Un "Gingin d'amore". Che sgobba dal mattino alla sera come un mulo. Gli altri vanno in spiaggia al mare, ed io vado sulla spiaggia a caricare barelle di sabbia.
ALDA: Perche ti lamenti? Non prendi anche tu il sole?
MARCHINI: Smettila va la.... Stavo per dirne una...
SCENA QUINTA: Detti, Clara.
CLARA: ( da dentro ) Carlo!...Ma e mai possibile che ti debba seguire sempre come un bambino? Continui a lasciare i vestiti sparsi per la stanza... E io che ti seguo come una schiava negra...Ti dico io: che mi hai presa per una serva...fai finta di niente tu, sai... Senti. ( entra e si guarda attorno ) Beh, ma dov?
VIOLETTA: E' andato all'edicola.
ALDA: E mio marito gli tiene la mano.
CLARA: Oh... ma se sei qui Alda.
ALDA: Tu cercavi il tuo, ed io cercavo il mio.
CLARA: Ma se c'e qui anche Marchini.
MARCHINI: Son venuto a farmi sbarbare un po' in fretta perch
debbo andare...
CLARA: Ah, sei sistemato anche tu.
ALDA: Sai... deve andare dalle parti della fabbrica del vetro
CLARA: ( scherzosa ed insinuante) Dalle parti della Fabbrica del vetro?
ALDA: (ammiccando) Eh,.. dalla biondina...
CLARA: Chi ..? La nipote della maestra?
ALDA: Si, lei.
CLARA: Davvero? Ma sa ha un mento che sembra una sassola.
ALDA: Avr virt nascoste.
CLARA: Ma non mi sembra. Non credo che sia bionda.
ALDA: Non saranno molto puliti.
MARCHINI: Io non esco con nessuno!
CLARA: Ma se e cos carina...cos timorata
ALDA: Anche troppo. Io credo che l non ci sia niente da raccogliere. L si va a mola asciutta.
CLARA: ( schiarendosi la voce ) C'e nuvolo.
ALDA: Come?
CLARA Non siamo soli. ( indicando Violetta )
ALDA: Beh, non ho detto niente di male...Certo che anche a te quando vengono certi pruriti...
CLARA: ( incisiva ) C'e nuvolo... Va a finire che piove.
VIOLETTA: ( cercando di cambiare discorso ) Non ho sentito a che ora e tornato Carlo.
ALDA: ( rivolta a Marchini } Mi hanno riferito che ti hanno visto in quel vicolo che proprio non porta in chiesa.
CLARA: Alda..Alda.. per favore! Ci sono orecchie innocenti.
VIOLETTA: ( vergognandosi cerca di cambiar discorso }Si vede che mi sar addormentata, perche non l'ho sentito aprire la porta.
ALDA: Da qualche parte dovr pur vuotare il bottiglino.
CLARA: (A Violetta nell'intento di allontanarla } Prova vedere
se c da ravvivare il fuoco.
VIOLETTA: ( va a controllare il camino )
CLARA: (intanto che Violetta va verso il camino ) Guarda che mia sorella non e smaliziata come te.
ALDA: Vedrai che quando sar il tempo... anche lei...
VIOLETTA:_ ( ritorna ad insaponare Marchini)
MARCHINI: Violetta, guarda che a forza di insaponarmi, ci ho la pelle lisa. Hai un pennello che sembra la spazzola del maniscalco.
VIOLETTA: ( innocentemente ) Sei tu, che hai una barba che sembra quella spazzola.
MARCHINI: Cosi facendo riesci a sciogliermela senza raderla... e poi: quando arrivi vicino al naso, potresti girarci attorno invece di andar dritto. fra s ) Io, in certi posti faccio meno d'andarci. Io ho i miei indirizzi, le mie poste.
SCENA SESTA: Detti, Fra Cercottone.
FRATE: (fuori scena) C' qualcuno in casa? ( entra ) Pace e bene a tutti buona gente!
CLARA: Oh... ma guarda chi c'e?. Fra Cercottone.
ALDA: Beh ma cosa dici Clara?
CLARA: Ma lascia perdere che non si offende.... Padre?
FRATE: Se doveste chiamarmi con il mio nome non vi risponderei
nemmeno tanto l'ho scordato. Allora buona gente e la volta buona?
CLARA: Non e che siamo tirchi, e che qui purtroppo, c'e poco da rosicchiare. Per il mangiare: il pane non invecchia certo. Per i vestiti; li giriamo e li rigiriamo che fanno a tempo ad ubriacarsi.
FRATE: Non so se vi ho gi raccontata la storia di fra Galdino.
ALDA: Oddio, ci siamo.
CLARA:_ (compiacendo il frate)Mah mi sembra di no.
VIOLETTA: Io invece credo...
CLARA: (riferendosi alla barba di Marchini)Tu pittura!
FRATE: Cera una volta
CLARA: ( facendo segno di stringere ) Magari veda di stringere. Fra poco torna mio marito.
FRATE: Il mangiapreti? Cane che abbia non morde! Carlo ha un'anima buona anche se vuol far credere che...Dicevo che: fra Galdino,- che era un frate con il mio stesso incarico, un giorno passa davanti ad una casa, dove il padrone stava tagliando un noce: perche erano ormai tanti anni che non dava pi noci. Fra Galdino era considerato un santo...
MARCHINI: Pensate che questo racconto lo conosco anch'io.
CLARA: Lasciaglielo raccontare, che gli piace.
ALDA: Tanto non fa mica fatica; chiss quante volte l'ha raccontato.
PRATE: ...Allora il frate gli dice: Non tagliarla, perch vedrai che quest'altr'anno dar buoni frutti. Trascorre l'anno ed il frate ..Ah, mi scordavo. Il frate aveva detto al proprietario del noce:Se produrr, met del raccolto sar per il convento, e cosi noi frati, mangeremo: pane e noci che e un mangiare da sposi, e tu mangerai: noci e pane che e un mangiare da cane.
CLARA: (senza farsi sentire dal frate) Ridete per quel che ha detto, che gli fa piacere!
( tutti ridono compiacenti )
FRATE: L'anno successivo, dicevo: il frate ripassa per ritirare la sua parte di noce, perch era pi che sicuro che ci sarebbero state. Ma purtroppo, il padrone della pianta,durante l'inverno, mori. Il figlio era uno speziale come... i preti...
ALDA: ( ai presenti) Non qui che c' da ridere?
CLARA: Si. Ridiamo.
VIOLETTA: Figurati come c'e da ridere...?
FRATE: Facevo vo cosi per ridere! Il figlio non ha voluto dare niente al frate. Passa un giorno... passano due giorni...
CLARA: Ne passano tre...
ALDA: Ne passano quattro...
FRATE: Il figlio va in soffitta. (pausa breve) E vede che tutte le noci si sono trasformate in foglie!
ALDA: Nooo!
ClARA: Non ditemelo!
FRATE: Avete compresa l'antifona?
CLARA: Non e per cattiveria, ma non saprei cosa darle.
VIOLETTA. C la giacca del padre di Carlo.
CLARA: Ah, si. ma chiss dove l'ho messa.
VIOLETTA: Si, per non l'abbiamo gettata di sicuro.
CLARA: _ Sar un po' tarolenta.
FRATE: Non e la cosa donata che conta, ma il cuore con cui si dona. Perci ne avrete fortuna. Ora vi lascio, perch i miei calzari altra polvere debbono calcare.
VIOLETTA: Padre: possiamo Offrirle qualche cosa?
FRATE: No...grazie. state in pace. ( esce}
CLARA: Padre stia attento allo scalino, che e rotto. ( da fuori, rumore di caduta } Ecco fatto! ( riferendosi al frate ) Pensate quanti anni sono che ci viene per casa.
ALDA: Io lo farei santo. Chiss quanti magoni avr dovuto sopportare con certa gente.
CLARA: E', che lui con quella fola 1, li incanta tutti.
MARCHINI: Per dire la verit sta perdendo qualche colpo. Non la racconta bella chiara come una volta.
CLARA: Alda, facciamo una scappatina a vedere la figlia del pescatore, che si sposa?... Si, insomma....fa le promesse questa mattina? ( escono )
MARCHINI: Io son venuto a farmi radere, perch sono il testimone.. se far a tempo. Sai ... con quella spinta qu...
VIOLETTA: Ml sembrava... Volevi che non ci andassero a curiosare?!... Marchini fammi un piacere: datti qualche pennellata di qui, che si e gi seccato il sapone; mentre io vado a dare un'occhiata a Nestore... se si gi alzato. (esce)
MARCHINI: Va... va pure. Intanto io mi strappo la pelle.
SCENA SETTIMA: Detto, Carlo e Fabio.
( i due amici entrano reduci dalla osteria) Fabio ha sotto i1 braccio i calzoni di Montali. (Cantano un duetto uomo/donna. Iniziano da fuori)
MARCHINI: Ti decidi, figlio di buona donna? di radermi questa benedetta barba ?
CARLO: Noi siamo presi dall'arte. Se hai fetta, vai in piazza che dei barbieri ce ne sono tre.
FABIO ( prende il giornale e legge ad alta voce ) In visita ufficiale a Roma, il ministro della difesa della Germania
MARCHINI. Ma quei tedeschi li, non potrebbero starsene a casa propria
CARLO: Non dirlo a me: ne ho avuto anche troppo durante la guerra. Comunque ascolta questa: Quando ero prigioniero dei tedeschi, stavamo andando per una capezzagna. L c'era un ometto su un carro tirato da un asino. Un bel asino come quello ...dei Dovara. Davanti c'era un cagnolino che correva di qua e di l. Ad un certo punto, arriva dal cielo un aeroplano; era uno dei primi che si vedevano. Viene gi a candela.... e da una mitragliata al carretto. Il cagnolino, poverino viene ferito, ed 1 1 per morire. L'asino, anche lui, era stato preso in pieno ed era 1 in ginocchio. All'omino, una mitragliata gli aveva portato via un braccio. Il tedesco che ci accompagnava, per non fare soffrire quelle povere bestie, agguanta la " Mauser" e spara prima al cagnolino e poi all'asino. Poi. guarda i'ometto; evidentemente per aiutarlo. Figurati l'omino. Spaventatissimo, prende il suo braccio troncato e se lo mette sotto l'ascella di quello sano e poi dice al tedesco: se mi credi, caro il mio tedesco.... io non mi sono mai divertito tanto come oggi.
FABIO: Ma fatti friggere!. Se credo a questa me ne racconti un'altra pi fresca. Ma dove vai a pescarle?
CARLO: Perche, non a bella?
FABIO: Di, piuttosto... perch non sei uscito ieri sera che ti abbiamo aspettato ?
CARLO: Ti ho gi detto che e venuto prima ll calzolaio e poi il pescatore; e poi la signora aveva il morbino... ( Carlo finisce la rasatura a Marchini ) Ecco il signore servito di barba e capelli. Ragazzoooo.......spazzola! Ragazzo ringrazia per la mancia.
MARCHINI: A proposito; questa barba potrei... ( con il gesto indica se potrebbe pagarla un altro giorno )
CARLO: ( che ha compreso, ad alta voce) Il signor Marchini pagher un'altra volta, perche oggi ha solo pezzi grossi.
MARCHINI. { uscendo ) Vi saluto ( a Fabio) Saluta la tua gente.
CARLO: Sta attento al gradino.
MARCHINI ( Da fuori, inciampa e cade)
CARLO: E ci dimostra il detto...
FABIO. " Chi ha debiti inciampa " Marchini, per, buono e simpatico.
CARLO: Pensa quanto lavoro fa quel 'uomo 1.
FABIO: Sono rimasto senza filo. Lo vado a prendere.
CARLO: Fattelo dare da mia moglie.
FABIO: Ma no. Vado e vengo.
SCENA OTTAVA: detto e Nestore.
NESTORE: ( entra di soppiatto e corre a sedersi sulla sedia a rotelle. Corre come pu correre una persona colpita da paresi. Si copre con una coperta che e appoggiata allo schienale della sedia ) Ecco fatto!
CARLO: ( ha osservato il padre costantemente dal momento in cui entrato. Lo sgrida energicamente ma non con cattiveria) Quante volte te lo debbo dire di non entrare da solo?!
NESTORE: Come debbo entrare?
CARLO: Devi chiamare. Qualcuno ti porta il carrettino.
NESTORE: Non sono impotente.
CARLO: Ma per la gente, lo sei. Abbiamo fatto di tutto perch ci passassero linvalidit per prendere la pensione tu vai ad arrischiare di mandare a monte baracca e burattini.
NESTORE: Ma vai sulla forca!
CARLO: Pensa se mentre tu entravi. ci fosse stato Fabio a vederti.
NESTORE: Quante balle. Fabio e uno di casa.
CARLO: Prima di tutto non e di casa. Cio, non un parente, ma solo un amico. E non si sa mai dalla vita alla morte cosa pu capitare. Si potrebbe litigare. sar difficile ma potrebbe succedere. E poi perch in questa faccenda coinvolgere un amico.
NESTORE: Ma smettila!
CARLO: Abbiamo fatto un sacco di sotterfugi perche testimoniasse in modo da fregare la Mutua e prendere la pensione.... che oltre tutto non lo voleva fare perch sua moglie aveva delle storie...
NESTORE: Oh... come la fai lunga.
CARLO: Ad un amico certe cose non devi chiederle, altrimenti che razza di amico sei... Almeno che creda che sia vero: Cos lui lo fa in fiducia e tutti i santi vanno a finire in gloria.
NESTORE: Di: hai dormito con i piedi fuori questa notte?
CARLO: Sai che sei una bella zucca? Abbiamo il maresciallo che abita proprio qui; che entra sempre di soppiatto che sembra un ladro...e senza chiedere permesso o almeno bussare... come se volesse prenderci in castagna...che ci fa prendere certe paure da farcela addosso... Se non ci fosse stato lui a controfirmare il verbale, sul fico del prete che ti avrebbero data la pensione. Se fossimo altrove , sarebbe un'altra cosa, ma qui e diverso.
NESTORE: Che vada a farsi benedire anche il maresciallo!
CARLO: Di': ma sai che sei un po' troppo impertinente questa mattina? Hai la calata degli zuccheri?
NESTORE: Se tu credi che sia un bel vivere, stare seduto tutto il giorno su questo carrettino mentre i miei amici sono all'osteria...
CARLO: Ma se ti accompagniamo fuori quasi tutti i giorni... Ti fai spingere, e cos risparmi anche le scarpe. ( Cambiando discorso) Debbo raderti ?
NESTORE: No. Caso mai me lo far Violetta.
SCENA NONA: ~ Detti, poi Fabio.
FABIO: ( entrando ) Mia moglie non era in casa. Sar uscita con tua moglie.
CARLO: Se le donne stessero un po' pi in casa, sarebbe meglio! Non capisco cosa debbono andare a vedere fuori tutti giorni!
FABIO: Si, perch escono molto... Ma smettila, che abbiamo delle mogli come si deve. Non hai ancora perso il difetto di essere geloso? Dico: non e brutta, ma non e nemmeno Francesca Bertini... E poi tua moglie ha la testa a posto. ( rivolto a Nestore ) Ma se siete gi alzato anche voi!
CARLO: Chi geloso ama!
FABIO: Ma dove voi che vada a stare peggio di qui: che sei pieno di soldi come un maragi
CARLO: Ma va a farti friggere... che non ho nemmeno una lira da far ballare una scimmia; che se ce ne fossero un poco non puzzerebbero.
FABIO: Bisognerebbe vincere la lotteria di Tripoli.
CARLO: Prima dovremmo fare la lotteria per vincere i soldi per comprare il biglietto.
SCENA DECIMA: Detti poi Violetta e Cleodimonte.
VIOLETTA: ( entra con la scopa in mano e si mette a scopare la stanza. Porta la giacca del nonno che appende all 'attaccapanni
CARLO: Dove e andata tua sorella?
VIOLETTA: Dove voi che sia andata... a curiosare in casa del calzolaio.
FABIO: E mia moglie?
VIOLETTA. L'ha seguita Per tenerle su 1a coda.. tali mariti. tali mogli.
CARLO: E perch quella giacca 1?
_VIQLETTA_ Ma... niente...
NESTORE: Fammela provare...( Violetta gliela indossa)
CLEODIMQNTE. ( entra cantando ) Ba..ba... baciami piccina sulla bo.. bo.... bocca piccolina...dammi tanti baci in quantit... tari tari tara...
CARLO: Cosa fai?
FABIO: ... A quest'ora?
ClEODIMQNTE: Stavo andando a chiamare Vecchini per andare a berci il solito cappuccino dal Bersagliere; ma mi son fermato per raccontarvi il sogno che ho fatto questa notte.
CARLO: Hai bevuto il ciuccio della Pappona?
CLEODIMQNTE:_ Perch ci si deve ubriacare per sognare?
FABIO: E un bel sogno almeno?
CLEODIMONTE: Ascoltatemi! Dunque: voi sapete che a me piace leggere i libri di storia e forse per quel motivo che .. beh; lasciamo stare. Tu, ( rivolto a Carlo) tua moglie. Tu. ( rivolto a Fabio ) ed il sottoscritto; stavamo facendo una crociera sul TITANIC...
CARLO: E' proprio un sogno!
CLEODIMONTE: Ad un certo punto la nave affonda e noi ci troviamo naufraghi su un'isola del Pacifico. L'isola era un po' strana, perch sembrava piuttosto l'isola del nostro fiume. Davanti a noi vi era la nostra citt come si vede stando dalla parte di l del fiume.
FABIO: Questa e proprio bella!
VIOLETTA: ( mentre sta rigovernando, fra s ) Nave che affonda: Undici. Naufraghi: Ventidue. Mare: Uno.
CLEODIMONTE: La nostra citt era l.( indica con la mano) Ma noi non riuscivamo a raggiungerla. Passano i giorni. Il cibo non mancava: vi erano gli ananassi, le banane, le carrube. I tortelli di zucca erano appesi alle piante. Ma .. Chiss perch... L'unica cosa che mancava erano le donne! Veramente...(rivolto verso Carlo) c'era tua moglie. Ma era una donna con tre uomini! Anzi, eravate voi due. Perche io ero un negro. Non so il perch: ma io ero diventato un negro! Un negro con dei muscoli che sporgevano dappertutto! Sapete quei bei negroni che si vedono sui libri del Duce?... Un bel giorno - visto che l'uomo non e di legno- voi altri due, decidete di ... giacere con la Clara: a turno... Un giorno l'uno; un giorno l'altro. ( cambiando tono ) Per dire la verit: ( rivolto a Carlo) sembrava che tua moglie stesse pi volentieri con Fabio che con te. Infatti: c'e il detto che dice :" L'erba del vicino e sempre pi verde."
VIOLETTA: Marito tradito: Ventitre.
CLEODIMONTE: ...Ad un certo punto, salto fuori io. Io: il bel negarono. Salto gi da una banana saliciata... e mi strapazzo a volont la tua met!
FABIO: Perch, saliciata" , quella banana ?
CLEODIMONTE: Perch sembrava pi un salice di una banana ma lasciami finire! Tu, ( a Carlo) ti sei arrabbiato tanto da diventare un cervo! Sai, quei bei cervi con Quelle belle corna...
VIOLETTA: Corna: Ottantanove!
CLEODIMONTE. ...Poi: hai presa la valigia e Sei tornato a casa! (pausa) ( concludendo) Poi mi sono svegliato che sudavo come un maiale. ( durante tutto il racconto, Carlo, essendo geloso, dovr fare gesti di evidente insofferenza. Fabio, se ne accorge e senza farsi vedere, ne ride )
FABIO ( a Violetta ) Ma tu: come fai a conoscere tutti i numeri della Cabala ?
VIOLETTA: Quando ero una ragazzina, tutti i sabati dovevo andare a giocare al lotto per una mia zia, quindi ho imparato quasi tutti i numeri a memoria.
FABIO: ( a Carlo) Di'...E se noi li giocassimo?
CARLO: ( perch geloso ) Forse e meglio che aspettiamo quando il falegname si sogna tua moglie.
FABIO: Ma smettila! E' un sogno!
( in tutto questo tempo Violetta avr guardato Cleodimonte estasiata)
CARLO: ( a Claudimonte ) Non dovevi andare a bere il cappuccino?
CLEODIMONTE: Ah s. Vado.( esce)
CARLO: Sta attento al gradino.
CLEODIMONTE: ( da fuori perch cade ) Ma che male.Ma ma che male... Immagina se mi fossi rotta una gamba!~...
CARLO. Magari!
FABIO: ( riprendendo il discorso rivolto a Carlo) E allora?
NESTORE: (intervenendo) Io li giocherei.
FABIO: (sfiduciato) Io credo che siano soldi buttati al vento.
CARLO: E poi a me sembra che quel sogno l^ non abbia ne capo ne coda.
NESTORE: Cosa ti interessa?... L'importante e che i numeri siano quelli buoni.
CARLO: ( a Violetta ) Ma tu sei sicura che i numeri siano quelli giusti ?
VIOLETTA. Certo! Ti ho gi detto che ho fatta la spola da casa mia al botteghino per degli anni... e poi ..quei numeri l,sono i pi comuni la nave lacquasenza contare il marito tradito! Le corna
CARL0: Sei sicura che il numero delle corna corrisponda proprio al cervo e non ad un altro animale?
FABIO: Ma quale cervo e cervo quelle corna l erano le tue e poi il marito tradito eri tu mica ero io.
CARLO: Beh... cosa si sognato di sognarsi quel falegname del mal augurio di quel sogno. Non sarebbe stato meglio se si fosse sognato sua sorella ?
Fabio: Sarebbe stato un bello sporcaccione! ...E poi, perch tirare in ballo sua sorella, se c'era 1 comoda tua moglie?...
CARL0: ( con la curiosit del geloso) Perch cosha mia moglie?
Fabio: Niente. .. che ce l'aveva comoda.
CARL0: Beh, ma che discorsi fai? E poi... perch non si e sognata tua moglie?
FABIO: Si, proprio lei...che quando deve uscire dalla propria citt impazzisce... Voi farla andare anche in crociera ora? Proprio lei che se guarda camminare uno zoppo le vengono le vertigini... Figurati se la mandi su una nave... Rimette anche l'anima.
NESTORE: E ... allora ?
CARLO: Tu fai presto. . Guarda che per giocare, non sufficiente averne voglia o crederci... Occorre anche il vil denaro... e qu, pi che nuotare nell'oro; si nuota in qualche cosa d'altro.
Fabio: Certo che nella vita si deve anche tentare! Perch chi non risica, non rosica!" Guarda quelli del Placcato Oro: hanno cominciato quasi per scherzo a produrre orecchini e spille... e ora hanno una fabbrica che sembra un fabbricone. Ai Galuzzi, agli Raffaella, ai Moschini e a tutti gli altri, ci sarebbe da fare un monumento... Pensa a quanta gente hanno dato lavoro...
CARL0: Si..si... altro che farlo a Garibaldi che se avesse saputo quando partito da Quarto la scoperta che avrebbe fatto
Fabio: D? Non sarai un razzista ?
CARLO: Ma no!... Dicevo cos tanto per dire.
VIOLETTA: E allora?..~ Vi decidete a giocare questi benedetti numeri? Se non lo fate va a finire che poi chiudono il botteghino.
CARL0: Senti: se hai tanta fretta i soldi glieli metti tu e poi ti metti a correre.
VIOLETTA: Si... cadi proprio bene: con tutti i soldi che mi dai tu. Tu poi... sembra che te li vada a cercare nel gruppo dei bortoli i tuoi clienti... Non ne hanno uno che conti due. Quando debbono darmi la mancia, cominciano e grattarsi nelle tasche e tirano fuori: un chiodo, un pezzo di corda, la madonnina di san Francesco.... un bottone, dei chicchi di granoturco. . dei gran mozziconi di sigaretta... ma di palanche: zero! E allora rimediano con dei complimenti: uno pi volgare dell'altro.
CARLO: Non pagano me che sono il titolare... Figurati se pagano te, che sei il ragazzo di negozio.
NESTORE: Ma giocateli quei numeri!
CARLO: E le svanziche per giocarli?
FABIO: Io ho un bei Caurino.
CARLO: E lo, nemmeno quello.
VIOLETTA: Ci sarebbe la pensione del nonno
NESTORE: (preso alla sprovvista) Mah, secondo me... sono numeri fasulli.
_VIOLETTA. Ora che vi ho dati i numeri da giocare, immaginate se dovessero uscire... Vi rodereste il fegato fin che campate.
FABIO: E' vero. Un giorno mi son sognato mio padre che mi ha dati tre numeri. Non li ho giocati. Sono usciti tutti e tre!. Ora sarei un bel ricco. Ci ho pensato su tanto che mi e venuta perfino la febbre. Ho cercato di sognarmi ancora mio padre... ma invece di darmi i numeri, sapete cosa ml ha dato ~... del cretino mi ha dato!
CARLO: Ci vorrebbero almeno cento lire per vincere qualche cosa di consistente. Tu... papa: cosa dici? E' una vita che metti da parte la pensione,... l'unico della famiglia che e un signorino: sei tu. Pensa se dovessimo vincere. Ti compreremmo una sedia a rotelle nuova, magari con la maniglia per spingerla;i e poi,(allusivo) chi non mi dice che quando sarai ricco non camminerai.. Andresti all'osteria tutti i giorni da solo.
NESTORE. ( si sta convincendo ) Si, per... ( fa segno di fare uno scritto)
CARLO: Perch, non ti fidi?
NESTORE: ( fa segno di no)
CARLO: Non vorrai che ti firmi una cambiale?
NESTORE: ( fa segno di: S )
CARLO: Hai un bel coraggio sai!?
NESTORE: Dalla vita alla morte....
FABIO: Scusate se dico la mia. ( a Nestore ) Guarda in faccia tuo figlio. Ti sembra che...
NESTORE. ( suo malgrado )Scherzavo. ( toglie di tasca il portafogli e conta i soldi a soggetto)
CARLO: Sai che ci son rimasto male.
NESTORE: Ci che ti do ora, non prenderai dopo.
CARLO: Allora.. una bella cinquina secca su tutte le ruote' Undici,ventidue,ottantanove,uno, ventitre."
FABIO: Non e troppo una cinquina ?
CARLO: Se destino che dobbiamo vincere... Vinceremo!
FABIO: Aspetta un attimo, che me li segno anch'io su un pezzo di carta. ( li scrive)
CARLO: Violetta! Valli a giocare subito! Te li ricordi?
VIOLETTA: Certo! Undici, ventidue,ottantanove,uno, e, ventitre! Tutte le ruote ( esce di corsa)
FABIO: E se escono, vinci solo tu?
CARLO: Non fare lo stupido! (canta) " Amici in via e morte
VIOLETTA: ( fuori scena, cade )
CARLO _ Sta attenta al gradino...
FINE DEL PRIMO ATTO
ATTO_SECONDO: (Mattino molto presto) ( scena vuota )
SCENA PRIMA: Carlo, Clara.
CARLO: (entra dalla camera da letto in mutande; sudato arrabbiatissimo. Si siede su una sedia vicino al tavolo. Si alza. Va a mescersi un grappino. Guarda il bicchiere, ma non beve. Va invece a prendere un po' d'acqua col mestolo e beve. Va a sedersi di nuovo Si asciuga il sudore con la maglia. Si alza. Va al camino: con un piede smuove i pezzi di legna gi spenti. Si appoggia al camino con le mani volgendo la schiena al pubblico. Sta lentamente calmandosi )
( dialogo vivace)
CLARA: (entra in camicia da notte e immediatamente) saper cos'hai?
CARLO: Niente!
CLARA: Impossibile!
CARLO: Se ti dico che non ho nulla, ho nulla!
CLARA: Ma vallo a raccontare ai frati dalla fontana.
CARLO: E' necessario avere qualche cosa ?
CLARA: Perch; per te una cosa naturale alzarti a quella maniera ?
CARLO: Perch: come mi sono alzato?
CLARA: Ah non lo so
CARLO: E allora se non lo sai: taci!
CLARA: Non il caso di essere cos villano!
CARLO: Lasciami stare!
CLARA: Come faccio a lasciarti stare con quella faccia che hai ?!
Carlo: E' la mia faccia ,.. e basta!
CLARA: Insomma! Dimmi cos'hai.
CARLO: Ho detto...niente!
CLARA: Ne sono passati degli anni da quando Tino ci ha scritto: Che le vostre chiome imbianchino sullo stesso guanciale"
CARLO. Quello con le frasi da Grand' Hotel ne va pazzo.
CLARA: Vuoi che siano passati tutti quegli anni, senza avere imparato a conoscerli?
CARLO: Voi altre donne siete le uniche al mondo che capiscono sempre tutto.
CLARA: Io non capir tutto: ma certamente te: S!
CARLO: Proprio!
CLARA: Mi sembra di leggerti come su in libro.
CARLO: E allora, dimmi cos'ho.
CLARA: Guarda.... non lo dico perch spero di sbagliarmisarebbe troppo!
CARL: E' ci che pensi?
CLARA: Io me lo sentivo!
CARLO: Cosa?
CLARA: Ti sei girato e rigirato nel letto tutta notte. Giurerei che non hai chiuso occhio un attimo.
CARLO: E allora ?
CLARA: Dopo tutto ad un tratto Se non ne avevi voglia potevi fare a meno di cominciare.. .. Non te I'ha ordinato il medico.
CARLO: Non dire delle stupidaggini!
CLARA: Io non lo so... ma me lo sentivo.
CARLO: Cosa ?
CLARA: Ma smettila!.. Avevi una faccia!... Avevi gli occhi che sembravano spiritati
CARLO: E cosa debbo dire io? ...che ad un certo punto sembravi essere diventata una stecca di ghiaccio.
CLARA: Per forza...
CARLO: Perche ?
CLARA: Guarda che le donne quelle cose li; le capiscono subito. Questa gi la terza volta che me la fai.
CARLO: E quali sarebbero le altre due?
CLARA: La prima, quella volta al mare.
CARLO: Quella lasciala perdere. " Aspettami un attimo, Carlo; che accompagno alla porta la mia amica Elsa." E poi, invece, l'hai accompagnata all'angolo. E quel giovanotto? Cosa faceva l?
CLARA: Quel giovanotto voleva salutare l'Elsa, ma lei temeva chr le facesse delle avance.
CARLO: Non era la per te... per caso?
CLARA: E anche quella volta, sul pi bello... stecchito come una mummia!
CARLO: Se tu sapessi che cosa avevo sullo stomaco
CLARA: Tu, il magone, lo hai fatto venire a me per tutto il tempo che siamo stati al mare. Lascia perdere che me l'hai fatta pagare quella villeggiatura. Non mi hai lasciata sola per un attimo.. Non cl mancava altro che andassi in piazza con il cappotto.
CARLO: Quando si deve andare a fare la cura elioterapica.. si fa solo quella....e non quella.... dei giovanotti.
CLARA: Ma non ti vergogni? E si, dico...
CARLO: Va bene. E la seconda ?
CLARA: La tua bella recita dl qualche anno fa....quando mi hai portata in spiaggia... Hai fatto tanti preparativi... Giulietta e Romeo avrebbero dovuto vergognarsi nel nostri confronti... E anche quella volta sul pi bello... " Alto l " e sul conto mi hai anche lasciato andare un sberlone... E lo: l... senza nulla addosso... che non sapevo cosa fare... e senza nemmeno immaginare il perch.
CARLO: "Quando torni a casa, picchia tua moglie; tu non lo sai ll perch, ma lei certamente: Si."
CLARA: Ti sembra questo il momento dei proverbi? Se questa mattina avevi Delle recondite armonie "... bene. Ieri sera avrai mangiato qualche cosa che non hai digerito. . e allora: " Andarono per suonare, ma rimasero suonati " Nulla di grave: sono cose che possono succedere e che, data l'et, potrebbero succedede anche pi di sovente. Per; ci che mi stupisce... che le altre volte e successo dove c'era dall'acqua e della sabbia e invece questa volta sia successa qui in casa.
CARLO. E qui, invece, ti sbagli! Si, . cara la mia signora. Qui ti sbagli proprio... Eh ...si!... Perche anche ora c'entra l'acqua, e poi anche la sabbia... oh... se c'entra! E che acqua...Acqua di mare!
CLARA: Beh, ma non ti rendi conto dl ci che dici?
CARL: Oh.. altro che se me ne rendo conto! Cosa credi che mi sia scordato il sogno che ha fatto quel figlio dl un cane del falegname che abita l, gi in cortile?
CLARA: Beh... Cosa c'entra iL sogno ?
CARLO: Eh si! " In vino veritas!
CLARA: Ma se non beve nemmeno.
CARLO: Si fa per dire. Se lui ha fatto quel sogno .. e perch il suo cuore l'ha spinto a farlo... e tu gliene hai dato motivo. Uno non va a letto a sognarsi una cosa se da sveglio non gli ha fatto nessun effetto.
CLARA: Allora... gli hai fatto effetto anche tu a Cleodimonte?
CARLO: Cosa dici? Tu lo sai di che stoffa son vestito. E poi
non girare e rigirare la frittata con i'intento di cambiar discorso. Lasciamo perdere per un momento ci che hai fatto su quell'isola quando siamo naufragati sul Titanic... " La donna non e di legno ... ma i suoi obblighi li ha anche lei' Non hai pensato alla figura che mi hai fatto fare agli occhi dei miei amici?... Ml hai messe le corna, cosi... alla leggera ... almeno dico: se proprio proprio, fammeli con gente che non conosco! Dimmi tu ? cosa penseranno i miei amici di me ora.
CLARA: Sembra, che nella tua famiglia il difetto della gelosia sia ereditario... Guarda tuo padre, quante gliene ha fatte passare a tua madre... e si, dico.. se c'era una santa, quella era proprio lei....Ma che tu ora, debba essere geloso per dei sogni... questo e troppo! Facciamo finta che questa mattina sia successo quel che e successo perch ..non hai digerito...Perche il danaro che hai speso per il lotto ti e rimasti sullo stomaco.
CARLO: Ma se non sono ancora usciti i numeri.
CLARA: Beh, non so . Diamo la colpa a qualcuno, purch la smettiamo. ( si avvicina a Carlo e lo guarda amorevolmente ) E togliti quella espressione arcigna dalla faccia! che tua moglie ti vuole e ti ha voluto sempre bene. ( Lo accarezza e lui si lascia accarezzare)
CARLO: (con molta dolcezza ) Se tu sapessi che notte ho passata..
CLARA: ( altrettanto dolcemente) Pai a meno di dirmelo.
CARLO: ( spiritoso, alludendo al letto) Quasi...quasi... direi che... visto che alla lettere abbiamo fatto il cappello... dovremmo chiuderla in bellezza.
CLARA: Carlo, non so se ti sei accorto, ma il sole si e gi rimboccato le maniche.
CARLO: Appunto, cos possiamo andare... a fare il bucato. (stanno per uscire )
SCENA SECONDA: Detti,Maresciallo.
MARESCIALLO: ( entra all'improvviso ) Oh, ma che vedo. Questa una scena idilliaca. Ma signora Clara, la trovo...piuttosto...provocante, vestita, diciamo cos, di poco. Non l'avrei detto... che... sotto le sue usuali vesti, tenesse un cos gran tesoro.. non avrei mai...
CARLO: (interrompendolo) Mi scusi, signor maresciallo, le tende a casa sua, le ricama sua moglie?
MARESCIALLO: Perch ?
CARLQ: Immagino che a casa sua lei abbia solo 1e tende senza nemmeno una porta...
MARESCIALLO: Non capisco.
CARLO: No sa... perch non mi parso che prima di entrare lei abbia bussato.
MARESCIALLO: Non era chiusa.
CARLQ: ( insinuante alla moglie ) E perch non era chiusa ?
CLARA: L'avrai lasciata aperta tu quando sei rientrato... Sarai stato sopra pensiero ( indicando che poteva aver bevuto)
CARLO: Non a che tu ti sia alzata per aprirla?...
CLARA: Ma piantala ! ( esce)
MARESCIALLO: Mi sembra che la signora sia un po alterata...mi sembrava...
CARLO: Non ci fascia caso, le donne sono come il vento l'acqua.
MARESCIALLO: Signor Carlo debbo farle i miei complimenti. Ha una signora veramente deliziosa. Non riesco a capacitarmi come mai non mi sia accorto prima d'ora, e immaginarla " sotto mentite spoglie "
CARLO: Sar. Ma quando e entrato ha pronunciato quel " Signora" che forse era troppo marcato. Come se Volesse dire... beh, lasciamo perdere
MARESCIALLO: Coscia tornita. fianchi provocanti...petto superbo.
CARLO: Mi ascolti, signor maresciallo: non che si sia scordato che quella e mia moglie?...
MARESCIALLO: Anzi.
CARLO: No sa perch se Io fossi venuto a casa sua; prima di tutto non sarei venuto a quest'ora; poi avrei bussato alla porta...e poi per dirla chiaro: certi apprezzamenti su sua moglie Io non mi sarei permesso di farne.
MARESCIALLO: Ma lascia perdere! Lo sai che noi militari siamo "piuttosto loquaci in fatto dl donne"
CARLO: Si..si. Sar cos. Forse perch io sono di un'altra parrocchia...Sa: io vorrei che mia moglie me la lasciassero stare.
MARESCIALLO: Beh, non sarai geloso, per caso ?
CARLO: Nooo.
MARESCIALLO: Che tua moglie sia una bella donna, non ci piove. Ma perdonami se parlo chiaro. Ella non e il mio tipo. Io impazzisco per le donne magre. Pi sono magre, e pi mi piacciono. Anche se sono lisce...purch siano acciughe.
CARLO: Allora, siamo sicuri che a lei,mia moglie non piace?
MARESCIAllo: Scusami: No!Come mai e venuto a questa ora?
CARLO: Bene. meglio cos!
MARESCIALLO: Fra poco dovrei prendere servizio, con la barba rasata.
CARLO: Allora si accomodi qui che gliela faccio subito.
MARESCIALLO: ( si siede sulla poltrona )
CARLO: ( durante i discorsi che seguiranno, Carlo far il suo lavoro a soggetto comicamente )( indagando) Certo che il suo lavoro e molto pi interessante del mio. Pi vita; pi imprevisti. Chiss quanti casi curiosi le saranno capitati durante la sua carriera.
MARESCIALLO: Se dovessi scrivere le mie memorie non so quanti libri ne uscirebbero.
CARLO: Chiss quanti pedinamenti... spostamenti... per certe cose deve avere un naso...
MARESCIALLO: Direi proprio di: s. Dato che ci prendi contro sempre.
CARLO: Mi perdoni. Sono un po' nervoso.
MARESCIALLO: ( racconta ) Un giorno si presenta nel mio ufficio una signora disperata. Mi racconta che alla sua porta si presenta una signora molto distinta che, con la scusa di chiedere informazioni su una certa via, attacca come si suol dire; bottone. Figurati la mia, diciamo cos " cliente" che e peggio della Perpetua abbocca come un pesciolino. E cos, parlando del pi e del meno la signora dice di essere una chiromante. Naturalmente era pi che convincente. Beh, tanto per farla breve, la signora le dice che se vuole sapere sulla fedelt del marito dove mostrarle una fotografia del marito, e la camera da letto. Naturalmente vanno al piano superiore. L'istriona, le dice che per sentire meglio le vibrazioni dove tenere la fotografia in mano. Siccome la fotografia era rimasta gi, la signora prega l'ingenua di andarla a prendere. Figurati:lei corre gi. Mentre la chiromante fa man basso dei pochi gioielli che trova nel solito nascondiglio dei poveri: cio sotto la carta da parati del cassetto del com. Al ritorno le racconta tre o quattro stupidaggini e poi se ne va in tutta fretta. Io che gi sapevo delle imprese di questa signora, la faccio ricercare; portare in caserma... e 1 la spoglio.
CARLO: Era bella almeno?
MARESCIALLO: Ma cosa hai capito? l,ho fatta confessare.
CARLO: Oh, la peppa... com'e stato bravo. Si, per... io vorrei sentire qualche cosa ... Cerchi di capirmi... di pi piccante... si, insomma dove c'e il marito... la moglie... mi ha compreso insomma.
MARESCIALLO: Ah, come quella volta di quell' omarino che sembrava Macario, che non gli avresti dato un soldo, ma che manteneva un pezzo di figliola che non immagini nemmeno. Anche per quello, pedinamenti... appostamenti... intercettazioni... finche ho scoperto come riusciva ad avere tutti quei soldi: rubandoli dove lavorava.
CARLO: Ecco... Appunto. Io per vorrei chiederle un favore. Per deve promettermi di fare con una certa discrezione.
MARESCIALLO: Dimmi.
CARLO: Mia moglie l'ha vista anche lei; e una brava donna,donna dl casa...per, insomma... cosa vuole che le dica... C' qualche cosa che non mi convince.
CLARA: ( entra sente queste ultime parole e mostrando di non averle sentite, rivolta al maresciallo ) Ah ! ma quindi venuto per farsi radere...
CARLO: E tu invece cosa sei venuta a fare?
CLARA: Le pulizie.
CARLO: Lo sai che quando ho dei clienti non voglio che tu muova della polvere.
CLARA: Caspita, ragazzo mio... Questa mattina...( esce )
CARLO: Insomma, per farla breve: io vorrei saperne dl pi sul conto di mia moglie.
MARESCIALLO: Veramente io sono un maresciallo non un appuntato. Io mi occupo di cose, diciamo cos: pi importanti.
CARLO. S, questo lo credo. Ma favore... come amico.
MARESCIALLO: Ho capito. Quando c' un tarlo nella testa, o si toglie il tarlo o la testa.
CARLO: E' meglio uccidere il tarlo.
MARESCIALLO: Va bene. ( assumendo un'aria professionale ) Datemi la fotografia...l connotati del vostro coniuge.
CARLO: Beh: ma se l'ha appena vista ora. Anzi l'ha vista anche troppo bene.
MARESCIALLO: Ah, gi. Chi lui.
CARLO: Cl mancherebbe altro che ci fosse un "Lui'
MARESCIALLO: E allora ?
CARLO: Per ora credo che ci sia solo la tana del tarlo...ma il tarlo non so se c',. e per dire la verita non ho neanche piacere che ci sia. Per io voglio dormire i miei sonni tranquilli, e non avere qualcosa che ml rode dentro.
MARESCIALLO: Sl...sl. Ho capito. Non c'e peggior sordo di chi non
vuol sentire.
CARLO: Questa non l'ho capita.
MARESCIALLO: L'ho capita io.
SCENA_TERZA. detti, Nestore.
NESTORE. ( Tutto ci che Nestore dir, lo dir tutto a gesti)
(Entra in mutande spingendo la sedia a rotelle, magari portando in mano la borsa del catetere che sistemer a fianco della sedia. Prende la coperta che si trova sul bracciolo della sedia e va alla comune per vedere se sopraggiunge qualcuno. Indi alla credenza: prende la bottiglia della grappa e si versa da bere. Si schiarisce la gola. Fino a questo momento i due non si accorgono della sua presenza. Quando Nestore si schiarisce la gola, attira l'attenzione di Carlo che si volge a guardarlo. Lo stesso maresciallo tenta di voltarsi per vedere chi pu essere, ma Carlo glielo impedisce. Carlo muove la gamba come per dire a Nestore di andarsene.
Nestore: " Ma cosa vuoi?" (Carlo insiste).
Nestore: " Dai i numeri?" (Carlo gli fa segno che non son soli) Nestore non capisce. Carlo impedisce al maresciallo di volgere la testa. Nestore si avvicina ai due e scorgendo il maresciallo corre a sedersi sulla sedia e si copre le gambe con la coperta. Ma il maresciallo lo ha visto. )
MARESCIALLO: Oh: Nestore. Vi siete alzato molto presto. Si vede che un vizio di famiglia aggirarsi per casa al mattino presto in mutande.
NESTORE: (sempre con il gesto ) Eh...insomma..
CARLO: (cadendo dalie nuvole) dai ietto Oh, pap...ti hanno buttato gi dal letto?
MARESCIALLO: ( sopra pensiero ) Non riesco a capacitarmi. Ma ho l'impressione che questa mattina tuo padre abbia qualche cosa di diverso.
CARLO: { rimediando ) Sar forse, perche ieri lo abbiamo lavato. Gli abbiamo fatto il bagno e pu darsi che abbia perso un po' di colore.
MARESCIALLO: mah... direi di no. { cambiando tono) Ha qualche cosa di diverso che non riesco a focalizzare...mah.
CARLO: Anch'io a volte vedo uno per strada; mI sembra di conoscerlo,ma non so dove localizzarlo; poi a forza di pensarci riesco ad individuarlo.
MARESCIALLO: (sopra pensiero) Anche a me succede la stessa cosa. Allora mi scervello fino a che mi viene in mente; dopo di che sto bene. Nel mio lavoro poi particolarmente importante.
CARLO: Non sar perche stiamo ammucchiando qualche anno?
MARESCIALLO: ( pausa lunga ) ( esplodendo ) Ma Nestore cammina!
CARLO: (cadendo dalle nuvole ) Sa che sembrato anche a me!?
MARESCIALLO: Cavoli! Tuo padre cammina da solo!
CARLO: ( meravigliato, stando al gioco) Pap sia che cammini da solo?
NESTORE: (con il gesto ) Ma va a farti benedire!
CARLO: ( con eccessiva gioia ) Papa! Tu cammini! Questo e un miracolo! ( corre alla comune e grida ) Clara vieni qui! Corri! Mio padre cammina. Oh ma che bella soddisfazione. Ma chi l'avrebbe mai detto. Non sar stato tutto quei pepe che hai messo nell'olio dei rapanelli ieri sera?
MARESCIALLO: Ma cosa dici? Se fosse cos semplice; non sai quanto pepe mangerebbero quelli dell'ospizio...
CARLO: Allora sono state tutte quelle preghiere di Violetta.
MARESCIALLO: Si... raccontalo ad un altro.
CARLO: ( felice) Papa... ti rendi conto che ora puoi andare all'osteria con i tuoi amici?
NESTORE: ( sempre con i gesto ) Vai a farti friggere tu e loro.
MARESCIALLO: ( a Carlo, riflettendo ) Stai calmo... un attimo.
CARLO: ( sempre eccessivo ) Ma che calmo e calmo come si pu star calmi?
MARESCIALLO:(preoccupato) Ma non ti rendi conto delle conseguenze?
CARLO: Quali?
MARESCIALLO: La pensione: per esempio.
CARLO: ( falso) Cosa vuole che mi interessi, ora, della pensione?
MARESCIALLO: Stai calmo e non ti agitare!
CARLO: Perch?
MARESCIALLO: Ti rendi conto che se questa cosa viene a conoscenza la Mutua, perdete la pensione?
CARLO: E allora?
MARESCIALLO: Tu stai dando i numeri! Non solo perdete la pensione; ma magari dovete restituire tutto ci che avete percepito fino ad ora.
CARLO: ( calmandosi ) Cosa dice?
MARESCIALLO: Potrebbero fare un controllo. Siete in grado di
restituire tutto il maltolto?
CARLO: Direi proprio di no. Abbiamo speso cento lire anche ieri.
MARESCIALLO:: Per che cosa?
CARLO: ( preso alla sprovvista ) Per... le medicine.
MARESCIALLO: Vediamo di ragionare. Non si deve pensare che, perch tuo padre ha fatto qualche passo, possa continuare a camminare...Potrebbe essere stato un caso. Potrebbe avere una ricaduta e rimanere inchiodato l, su quella sedia... e per sempre. E poi... la parola...Se cammina potrebbe anche parlare. Prova a farlo parlare.
CARLO: Pap...parla.
NESTORE: (cerca di parlare ma non ci riesce)
CARLO: Prova dire:" mamma."
NESTORE: ( non ci riesce )
MARESCIALLO: Hai visto? Cosa ti dicevo!?
CARLO: ( deciso ) Ma io sono troppo onesto!
MARESCIALLO: Qui non si tratta di onest! Qui si tratta di fare le cose con calma.
CARLO: (compiacendolo) Dice?!
MARESCIALLO: E poi: ascolta. C'ero anch'io alla visita di controllo. Hai potuto constatare quanto siamo stati pignoli prima di concedere l'invalidit.
CARLO: Oh...si,si.
MARESCIALLO: E non puoi dire che l'ho fatto in malafede.
CARLO: Ah... per dirla giusta e stato anche troppo fiscale.
MARESCIALLO: Che figura farei io ora? Si potrebbe mettere in dubbio la mia parola.
CARLO: Questo proprio, no.
MARESCIALLO: E allora...
CARLO: E allora...e allora. Se si tratta di non farle fare la figura dello
MARESCIALLO: Beh
CARLO: ( si invertono le parti: Carlo che fa un piacere al maresciallo ) Volevo dire, insomma... Per farle un piacere... Se ritiene che sia meglio fare cos...Facciamo cos
MARESCIALLO: Se poi, tuo padre migliorer.. beh,si vedr.
CARLO: Io non posso fare altro che ringraziarla.
MARESCIALLO: Ma smettila! E' solo questione di buon senso. In fin dei conti non navigate nell'oro.
CARLO: Direi proprio di no.
( pausa, mentre entrambi pensano sul da farsi)
MARESCIALLO: Bene. Ora vado.
CARLO: Io non so come sdebitarmi.
MARESCIALLO : Non e affatto il caso.
CARLO: ( senza pensare a cosa dice ) Vorr dire che le mander a casa una barba.
MARESCIALLO: Cosa dici?
CARLO: ( accorgendosi della gaffe ) Mi perdoni, ma questa mattina non ho la testa...
MARESCIALLO: ( esce ed inciampa nel gradino )
CARLO: ( subito) Stia attento al gradino.
MARESCIALLO: Porco diavolo che storta!
CARLO: ( rivolto a Nestore, esplodendo arrabbiato) Dimmi tu cosa dovrei dirti ora?
NESTORE: Oh. . . ma quante balle
SCENA QUARTA: detti, Clara.
CLARA: (entrando) Ho visto il maresciallo che si grattava un ginocchio.
CARLO: ( tono calmo ) E' il solito gradino maledetto.
CLARA: Che faccia hai?
CARLO: (riprendendo la rabbia) Lasciami stare che non so cosa! Tuo suocero e peggio di un bambino!
CLARA: Cosa ha fatto ?
CARLO: (nervosamente polemico ) Ah... niente. Eh che correva per la stanza come un leprotto mentre c'era il maresciallo.
CLARA: Lii!
NESTORE: Oh...ma che due scatole!
CARLO: Meno male che il maresciallo l'ha bevuta. (pausa) Beh... ora vado a lavarmi.
CLARA: Bravo! Cosi intanto faccio i lavori. (si mette a rigovernare) Certo che l'avete fatta grossa. ( a Nestore ) E si, dico... vostro figlio non fa altro che dirvelo di stare attento...
NESTORE: Anche tu ti ci metti ora?
CLARA: A volte sembrate proprio un bambino. questa non solo una casa: anche una bottega. La gente qui, va e viene come sulla passeggiata in piazza.
NESTORE: Figurati!
CLARA: Voi la volete sempre vinta.
SCENA QUINTA: Detti,Alda.
ALDA:( entrando ) Indovina perche Sono venuta
CLARA: Perch
ALDA: Perch avevi una faccia che non mi piaceva affatto.
CLARA: Forse perch mi ero appena svegliata.
ALDA: Si vai a raccontarla ad unaltra. Se non ti conoscessi
CLARA: Mah... niente.
ALDA: (con amichevole rimprovero ) Se non vuoi raccontarmi niente, sei libera di farlo. Se hai dei segreti, non li voglio sapere.
CLARA: Ma niente...figurati.
ALDA: Guarda che le amiche non ci sono solo per spettegolare.
CLARA: Ma niente... E' che ho qualche cosa che mi rode qui
nello stomaco.
ALDA: Cos'e che ti rode?
CLARA: La solita roba... Carlo e la sua gelosia.
ALDA. Ti pareva!... Ti ha fatto le solite scenate?
CLARA. Se fosse solo per quel motivo... Ormai ci sono abituata.
ALDA. E allora?
CLARA Mah mi sbaglier ve' ma niente
ALDA: Se volevi far star male anche me; ci sei riuscita.
CLARA. Mi sembra una cosa talmente grossa
ALDA: Clara!Per piacere!
CLARA: Io sono convinta che Carlo abbia chiesto al maresciallo di pedinarmi... Si, insomma: di controllare ci che faccio.
ALDA: Di pedinarti? Ma impossibile! Queste cose accadono solo al cinematografo.
CLARA: Perch? Questo non un cinematografo?
ALDA: Ma dai... Vuoi che il maresciallo si presti...
CLARA: (racconta) Mentre gli radeva la barba, io sono entrata. Loro non mi han vista; poi quando si sono accorti della mia presenza, han cambiato discorso. Ecco perch sono andata a fare la spesa anche se era presto. Per quel che ho capito, non mi posso essere sbagliata.
ALDA : Ma sei proprio sicura?
CLARA: Certo!... Prova a chiederglielo.
ALDA: E, s, dico: se c'e una brava donna, quella sei proprio tu.
CLARA: Io so di avere la coscienza a posto.
ALDA: E si pu sapere dl chi e geloso?
CLARA: Io penso di nessuno in particolare.
ALDA: Non e possibile. Non e logico. Non ha senso essere gelosi dellaria.
CLARA: Io non so proprio dirtelo. La gente che viene per casa non tanta. S... ci sono i clienti...ma quelli vengono e vanno. Anzi, vengono e poi tornano ogni morte di vescovo. Figurati: sono tutti senza soldi,tanto che quando vengono per farsi i capelli debbono fare la colletta in casa.
ALDA: Di Fabio e impossibile. Ci mancherebbe altro! ... Di Marchini?... Mi vien da ridere.
CLARA: Penso di no. Per non si pu dire; quando uno geloso non e necessario che ci sia qualcuno che gli fornisca le prove... se le inventa lui le prove... e poi anche l'amante si cerca con la fantasia. Magari va a scegliere uno che piace alle donne. E allora si chiede. " Se piace alle altre; perch non dovrebbe piacere anche a mia moglie?" Magari uno con del soldi. Magari uno sbordaccino come Marchini.
ALDA: Non mi sembra che Marchini sia un uomo da cavare gli occhi alle donne.
CLARA: Dicevo cos, tanto per fare un nome.
ALDA: Cleodimonte!
CLARA: Mah.
ALDA: A tua sorella piace, va in brodo di giuggiole quando lo vede.
CLARA: Mah. Io non te lo so dire... Anche la faccenda di giocare al lotto...
ALDA: A proposito. Come ha fatto tuo suocero a farsi convincere di prestare i soldi?
CLARA: Si vede che era in dolo e non ha potuto dir di no.
ALDA: Fabio un po' tirchio ma visto che ha trovata la maniera di farseli prestare, c'e stato anche lui.
CLARA: Ci pensavo questa notte. Nessuno mi toglie dalla testa che Carlo abbia giocato al lotto per vedere se il sogno corrispondeva a verit. Pensa se dovessimo vincere?
ALDA: A me sembra che tu stia esagerando. Sar difficile che esca una cinquina secca; sarebbe come vincere un terno al lotto. Ad ogni modo sono convinta che, uno per un motivo, uno per un altro, siano convinti di vincere. Lo sai che da quando han giocato, mio marito non ha pi preso in mano un ago?
CLARA: Ah, se e per quel motivo, anche il mio uomo: salvo che radere la barba al maresciallo - perch non gli pu dire di no per via di quel favore che ti ho detto. Non ha pi preso in mano il rasoio.
ALDA: Sono tutti e due all'osteria a far castelli in aria e dato
che intanto mandan gi qualche bicchierino, non fan fatica a lavorare di fantasia.
CLARA: Va l, che siamo in una bella situazione!
ALDA: Cosa pensi di fare ?
CLARA: Ah, non so...Io non posso dire...fare...andare... se taccio: "Star pensando a qualcuno."(Nestore si alza) Se sto in casa: "Rimane in casa per vedere se si calmano le acque."...Se vado: "Chiss dove va". Io a volte mi chiedo cosa faccio (Nestore si alza e Clara va a tenerlo fermo) in questa casa.
ALDA: Fai quello che facciamo tutti. Portiamo pazienza e sopportiamo. L'abbiamo voluto, adesso ce lo teniamo.
(Nestore saluta}
CLARA: Si per e un bel rospo da mandar gi.
ALDA: C'e soltanto da sperare che passino i bollori ..Perch penso che un vecchio non possa essere geloso. Clara: scusami la confidenza; e per via del per via?... no; perch sai anche tu che quando tornano a casa per... ( si schiarisce la voce ) mangiare...se non ce n': danno i numeri. (ovviamente si sta parlando di sesso )
CLARA: Mia madre mi diceva sempre: "Litiga finche vuoi col tuo uomo; ma quando bussa va ad aprire.
ALDA: S, ma a volte si fa un po fatica. Cosa vuoi che ti dica: secondo me l'unica cosa aspettare gli eventi. Per intanto calmati un po'. Lo sai anche tu il detto: "Cuor contento il ciel l'aiuta".
CLARA: Sar...
ALDA: Vedrai che col tempo le cose si aggiusteranno.
SCENA_SESTA: Dette, Cleodimonte.
CLEODIMONTE. (entrando) Buongiorno belle signore (Alda controlla le espressioni di Clara e di C1eodimonte? Clara non cambia espressione mentre Cleodimonte appare per un momento a disagio; ci perch il pubblico creda che egli sia venuto per Clara)
ALDA: Cosa fai qui a quest'ora?
CLEODIMONTE: Passavo, ho visto che c'era gi aperto...
CLARA: Carlo non c', ma viene subito: e andato a lavarsi.
CLEODIMONTE: Si e gi alzato? Di solito a questora ancora a letto.
CLARA: Ha gi raso la barba al maresciallo.
CLEODIMONTE: Eh, a certa gente non si pu dir di no.
ALDA: Anche tu per ti sei alzato di buonora.
CLEODIMONTE: E' un po' di tempo che mi alzo presto...Sara perch cambiato il tempo. Stavo aspettando un cliente ma non ... passato. ( correggendosi ) Anzi, volevo dire non e venuto.
SCENA SETTIMA: Detti, Carlo.
CARLO: (entra deciso, convinto di trovare il padre e la moglie. Si ferma di scatto vedendo Cleodimonte. Questa deve essere solo un'impressione che deve avere lo spettatore, poich Carlo e geloso di Cleodimonte). (rivolto a Cleodimonte) Oh, ti hanno buttato gi dal letto?
CLEODIMONTE: Avete fatto la conta per farmi tutti la stessa domanda?... ( impacciato ) Sono qui... perch.. devo farmi radere.
CARLO: Proprio ora?
CLEODIMONTE: Perch, scusa, sei in ferie?
CARLO: Ma che ferie d'Egitto...e che ora non ho tempo.
{Alda controlla le espressioni dei tre)
CLEODIMONTE: Devi andare a spendere ci che non hai ancora vinto?
CARLO: Se proprio vuoi farti togliere la barba, vai in piazza Spagna da Figaro Qua, oppure vai in fondo alla strada da Figaro La'; o nel borgo da Figaro Gi; e se non ti piace nessuno dei tre va' da Figaro Su. Insomma nei quattro punti cardinali della citt.
CLEODIMONTE: (a Clara) Tuo marito questa notte ha dormito dalla parte del cuore?
CARLO: (impacciato )E' che...e' che....devo andare a prendere il giornale! Dopo vengono i clienti che vogliono leggere; e...non ho pi il tempo di andarlo a prendere.
CLEODIMONTE: Non volevo andare a prendere il caff. questa mattina me lhanno gi dato.
SCENA OTTAVA: Detti, Violetta.
.. ma per
VIOLETTA: (entra piuttosto curata nel trucco e nel vEstito) Buongiorno Alda. (da un'occhiata amorosa a Cleodimonte)
CARLO: E tu devi andare ad un matrimonio?
VIOLETTA: Perch?
Carlo: Guarda come ti sei conciata!
VIOLETTA: Oh ma non sai?!
CARLO: Beh io vado. (a Cleodimonte) Tu non vieni?
CLEODIMONTE: Io non ho fretta. I miei clienti il giornale non lo leggono.
CARLO: (Cambiando tono) Dai...prima ti ho dato il caff ed ora
ti offro un cicchetto al Cavallino Bianco.
CLEODIMONTE: Lascia pur stare! Del vino bianco al mattino presto! Vai pure: io rimango qui a fare quattro chiacchiere con le donne.
CARLO: Ma le donne devono fare i lavori.
CLEODIMONTE: Li faranno.
CARLO: (rivolto a Clara) Allora vieni via tu.
CLARA: Cosa?
CARLO: Si volevo dire...Non hai niente da fare?
ALDA: ( che ha intuito la gelosia di Carlo } Clara vieni a casa mia che ti debbo dare il "grogr" che mi hai chiesto ieri sera.
CLARA: Ma si. Intanto finisco la camicetta che da una settimana sotto la macchina da cucire.
(Clara e Alda escono)
CARLO: (calmatosi per lo scampato pericolo) Se vuoi star qui fai pure. Ti rader dopo. ( a Violetta} Intanto tu insapona! (esce) (anche lui inciampa nel gradino) Che venga un colpo a te e alla Saccarifera!
SCENA NONA: Detti
CLEODIMONTE: (Si siede sulla poltrona, Violetta si accinge ad insaponarlo.)
(LUNGA PAUSA IMBARAZZANTE)
CLEODIMONTE: (togliendosi l'asciugamano di dosso ed alzandosi) Per dire la verit non ne ho affatto bisogno di farmi radere.
VIOLETTA: Infatti non mi sembrava tanto lunga...anche se un uomo sta bene con la barba rasata.
CLEODIMONTE: ( accarezzandosi il mento per coprire il suo imbarazzo)
Non ti ho vista questa mattina!... Mi sono messo sulla porta ..ma non sei passata....perci sono venuto a vedere cos'e successopassi tutte le mattine non manchi mai...
VIOLETTA; Questa mattina mi e sfuggita l'ora della messa. Nestore questa notte ha avuto dei problemi...perci questa mattina non mi sono svegliata come al solito.
CLEODIMQNTE. Io. un po' di tempo che non dormo. .perci come vien chiaro, mi alzo.. anche perche debbo andare...sulla porta
VIOLETTA: Non andrai certo tutte le mattine alla porta... per vedermi passare quando vado in chiesa.
CLEQDIMONTE: Per vederti andare in Chiesa, no... ma per vedere te:S.
VIOLETTA: Quale onore.
CLEODIMONTE: Un tempo non vedevo l'ora che venisse sera; per andare all'osteria con i miei amici, e restare tutta notte. Ora, non uscirei nemmeno di casa... Se lo faccio e perch stare in casa da solo mi intristisco...mi prende qualche cosa qui allo stomaco...Non sono vecchio... Ma gli anni passano.
VIOLETTA: Eh se passano...Anzi puoi dire che volano. Io, se
debbo dirti la verit, qui non sto male... In fin dei conti, mio cognato e un buon uomo, anche se ogni tanto e un po noioso..per..questa.. non e la mia casa... sono un po' un ospite.
CLEODIMONTE: Quando si e giovani si un po' baldanzosi: "io qui... io l'... Gli altri si sposano; e tu rimani solo. Puoi pur dire:" Io amo la mia libert .. " La liberta di scordarsi ai cambiarsi le calze o la maglia!
VIOLETTA: Eh, certo che un uomo da solo ...Per una donna prepararsi ll pranzo ..fare i lavori di casa... una cosa naturale. Io ho imparato da bambina, anzi si pu dire che nata per quel compito. Una donna non maritata deve essere come una bambina. Deve essere innocente..fare finta magari di... Fin quando giovane pu farla passare come una punta dorgoglioMa quando giovane non la pi viene scambiata per una " rimbambina". Anche l'altro giorno... venuto Marchini per farsi radere...Mia sorella e l'Alda lo stuzzicavano con discorsi un po' volgari. E io dovevo far le finte di non sentire: un po' perch certi discorsi non mi piacciono, ma sopratutto perch mi vergognavo. Una donna non sposata deve tenere un particolare contegno. Mentre invece una donna sposata pu dire ci che vuole... tanto lei la " Prova del fuoco"... l'ha gi fatta.
CLEODIMONTE: Beh, non star a preoccupanti per quelle cose.
VIOLETTA: Sembrano sciocchezze. Ma hanno la loro importanza.
( mentre parlano si appoggiano al tavolo e piano , piano ,allungano le mani fin quasi a toccarsi)
CLEODIMONTE: Non saremo pi di primo pelo, ma anche noi abbiamo i nostri sentimenti... e forse, data l'et, anche pi profondi degli altri. ( pausa ) Io sono certo dl ci che desidero...In questi giorni ci ho pensato e ripensato anche a lungo.
VIOLETTA: (con un gran sospiro )" La vita e breve, ma pu essere piacevole se vissuta intensamente..."
CLEODIMONTE: Che pensiero profondo.
VIOLETTA: E io voglio viverla!
CLEODIMONTE: Ml vergogno perch sento che il cuore mi batte a martello!
VIOLETTA: Ed io tremo!
( Le mani finalmente si toccano. Essi si volgono uno verso l'altra e si abbracciano con grande intensit }
CLEODIMONTE: ( con un gran respiro ) Che sciocchi che siamo!
VIOLETTA: Puoi ben dirlo!
CLEODIMONTE: Se tu sapessi in che stato d animo mi trovavo in questi ultimi momenti. Perch fin quando una persona e giovane, pu anche sopportare di essere respinto, ma a questa mia et non ti so proprio dire come lavrei presa.
VIOLETTA: Ora te lo posso anche confessare. Quanto mi hai fatto soffrire quando entravi con quellaria da superuomo.
CLEODIMONTE: Mi comportavo Come quei tali, che per vincere la timidezza fischiano.
VIOLETTA: Cleodimonte; pensi che stiamo facendo una cosa giusta?
CLEODIMONTE: Proviamo venti o trent'anni, e se vediamo che vien bene, continuiamo.
NESTORE: ( Da fuori scena chiama Violetta )VIOLETTA?!!!
VIOLETTA: Ma proprio ora! dico! ( esce)
SCENA SETTIMA: Claudimonte, Carlo.
CARLO: ( da fuori, inciampando nel gradino) ~ Ti stramaledica gradino! { entra trafelato) ~ Dov'?
CLAUDIMONTE: Di l.
CARLO: E tanto che c andata?
CLAUDIMONTE: Appena ora.
CARLO: E Alda?:
CLEODIMONTE: Non saprei...Non e uscita con voi prima?
CARLO: E tu sei rimasto solo con lei?
CLEODIMONTE: Temevi che mi perdessi?
CARLO: Non mi sembra che sia il momento di fare dello spirito.
CLEODIMONTE: cavoli! Ti dei alzato proprio male questa mattina.
CARLO: Ognuno si alza come meglio gli aggrada.
CLEODIMONTE: Ss.
CARLO: Ma tu... non avevi altro da fare che stare qui tutta la mattinata?
CLEODIMONTE: (impacciato) Se son rimato qui e perch .. perch... ( risoluto )Non mi avevi pregato dl aspettarti?
CARLO: Per che cosa?
CLEODIMONTE: Non mi avevi promesso che ml avresti rasato?
CARLO: Si! Perch allora non sei gi insaponato? Avevo detto a Violetta dl cominciare.
CLEODIMONTE: Per dire la verit non avevo bisogno di radermi... poi vedi anche tu.
CARLO: E allora perche sei venuto?
CLEODIMONTE: E' stata una scusa.
CARLO: E me lo dici...cos?.. Con tutta tranquillit?
CLEODIMONTE: Avevo bisogno di parlarle!
CARLO: E ci sei riuscito?
CLEODIMONTE: Certo.
CARLO: Proprio qui sotto il mio tetto?
CLEODIMONTE: Perch dovevo andare in cortile?
CARLO: Ah non lo so. Certo che un po di tatto non guasterebbe.
CLEODIMONTE: Non riesco a capirti.
CARLO: Mi capisco io.
CLEODIMONTE: Avevo bisogno di parlarle. E se debbo dirti la verit: ho dovuto farmi coraggio. e anche un bel po.
CARLO: E allora?
CLEODIMONTE: E allora allora siamo giunti ad una spiegazione.
CARLO: Se tu mi avessi avvertito: sarei rimasto qui anchio a rinfrancarti.
CLEODIMONTE: Ora non esagerare! Certe cose un uomo deve essere capace di risolversele da solo.
CARLO: E com'e andata? Sempre se non sono indiscreto.
CLEODIMONTE: Se mI credi; in un primo istante ho creduto che non ne fosse convinta.
CARLO: Perche? era gi da un po' di tempo che ne discutevate?
CLEODIMONTE: In un certo senso:S. Ma non come credi tu!
CARLO: Sai che cosa hai di bello tu? Che non usi mezzi termini per spiegarti.
CLEODIMONTE: In fin del conti;non siamo dei bambini: ne lei; ne tanto meno io.
CARLO: Vorrei ben dire!
CLEODIMONTE: Insomma! Carlo! Debbo parlarti!
CARLO: Ml sembra che sia gi il momento che ti spieghi chiaro e tondo!
CLEODIMONTE: Se son rimasto qui ad aspettarti proprio per quel motivo. Lo so da me, come deve comportarsi un uomo!
CARLO: Ma ti rendi conto che mi stai facendo impazzire?
CLEQDIMONTE: Ora non esagerare.
CARLO: Certo... che se per te... una sciocchezza
CLEODIMONTE: Io, insomma; devo dirti una cosa!
CARLO: Sbrigati quindi!
CLEODIMONTE: Una cosa che mi sta veramente a cuore Credimi!
CARLO: Cerca di sbrigarti! Perch prima la finiamo, meglio !
CLEODIMONTE: In un primo momento ho creduto che non fosse d'accordo perche ha detto:" In fin dei conti da tanto tempo che sono in questa casa. e ora; anche se per dire la verit non e che stia male mi sento dl non appartenere a nessuno!"
CARLO: E io!! Chi sono io?! ! ! !
CLEODIMONTE: Tu?... ma cosa c'entri tu ora? Poi io le ho aperto il mio cuore lei ha aperto il suo Carlo: ( solenne) Io ti chiedo la mano di tua cognata Violetta!
CARLO: Vai a farti fottere!!!!!!!!! Mi hai fatto star male fino ad ora...hai trascinato il discorso ..che non finiva mai...mi hai fatto invecchiare di cento anni... Hai fatto tante marce avanti e marce indietro che mi sembrava di essere alle " Mille miglia" ..per dirmi che volevi sposare mia cognata! Ed io che credevo... Vai a farti benedire ancora!!!
CLEODIMONTE Ma cosa dici?CARLO:
CARLO: Ma perch non me lo hai detto chiaro e tondo subito!?
CLEODIMONTE: Cosa credi? che alla mia et sia facile fare certi ragionamenti? Se tu sapessi quante prove ho fatto a casa mia per riuscire a dirglielo e a dirtelo!...
CARLO: Se la vuoi, prenditela! O vuoi che te la incarti!
CLEODIMONTE: Io sono impazzito per cercare le parole che potessero essere appropriate.. e tu te ne esci con Queste esclamazioni!
CARLO: Se tu sapessi ci che io... Lascia pur stare! .. Non voglio nemmeno pensarci! Dimmi: quando ti sei sognato quel sogno, perch invece di mia moglie non hai messa su quella spiaggia la Violetta? Invece di farmi impazzire?
CLEODIMONTE: Ai sogni non ci si comanda! D'altra parte; il nero anzich essere io, poteva essere... che ne so?... Mazzola...Zinelli.. o magari Marchini! { ritornando al discorso iniziale) Beh; se ho ben capito: tu saresti daccordo?
CARLO: Ma certo!
CLEODIMONTE: E ora che ci siamo tolti questa spina da cuore..andiamo a brindare?
CARLO: ( diventa sempre pi serio e pensieroso, perch ripreso dalla gelosia ) No, magari... non so... Pi tardi!
CLEODIMONTE: Allora io vado! Comincer a festeggiare con gli amici che incontrer'~ Al cavallino' ( esce)
CARLO: (ripreso dalla gelosia) Marchini?...Tonino Mazzola~...Zinelli?...Ecco qua! Siamo ritornati daccapo!
SCENA UNDICESIMA: Carlo, Violetta.
VIQLETTA: (entra pimpante ) Cleo! Sono feli( delusa ) Ah; sei tu!
CARLO. Perch ci ti disturba?
VIOLETTA: No. Pensavo che ci fosse ancora Cleodimonte.
CARLO: L'arrotino? E' gi andato all'osteria a festeggiare con gli amici.
VIOLETTA: Cominciamo gi male! Non ha avuto tatto. Credo che dovessi essere io a dar l'annuncio in casa.
CARLO: A proposito: ( prende dalla tasca un fazzoletto e se Io avvolge alla mano destra e poi stringe la mano a Violetta)
VIOLETTA Cosa significa?
CARLO: Non vorrei tagliarmi!
VIOLETTA: Guarda che io quelle cose li non le ho mai fatte e penso di non farle fino quando sar il momento!
CARLO Sara meglio che tu ti dia da fare, prima che metta le ragnatele.
VIOLETTA: ( affettuosa ) Pensi che stia facendo una buona cosa?
CARLO: Non e possibile che ti sbagli,visto che ci hai pensato per quarant'anni.
VIOLETTA: Ho una gran paura!
CARLO: Certo che dovrai cambiare modo di pensare; perch le attempatelle vogliono sempre avere ragione, ed in un matrimonio c' da ingoiare dei gran magoni, e non e sempre l'uomo che cede.
VIOLETTA: Ah, ne sono sicura! Guarda mia sorella...
CARLO: Perche cos'ha da lamentarsi tua sorella ?
VIOLETTA: Lascia stare che a volte sei un bel giocattolino.
CARLO: Ognuno di noi sa del proprio.. Piuttosto:non so cosa dovr fare a proposito del mio lavoro, con tutti i clienti che debbo servire.
VIOLETTA: Ti dar un aiuto Clara.
CARLO: Se i suoi impegni glielo permetteranno,..
VIOLETTA: Figurati che impegni pu avere!
CARLO: Beh, insomma... quando giunger il momento ci penseremo!
VIOLLETTA: Ora faccio una corsa in chiesa.
CARLQ: Vai ad accendere un lumino?
VIOLETTA: Perch?
CARLO: Dovrai pur dargli la mediazione.
VIOLETTA: ( uscendo ) Non lo perdi proprio quel vizio!
CARLO: Il lupo perde il pelo ma non il vizio Mah
Stai attenta al gradino.
SCENA DODICESIMA: ~ Carlo, Fabio.
FABIO: ( entrando) Cos' che aveva tua cognata: agitata com'era Che non mi ha nemmeno salutato.
CARLO: E' venuto il falegname a far la richiesta ufficia}e.
FABIO: Nooo! Sul serio ?
CARLO: Altro che!
FABIO: Ti dico io!... Si e deciso finalmente! si deciso finalmente ad entrare nella squadra dei matti.
CARLO: Lo puoi dire. Non si reso conto di quanto stato bene fino ad ora. E adesso vuol ammalarsi anche lui.
FABIO: Per; cosa vuoi che ti dica. Noi cosa avremmo fatto se non ci fossimo sposati? Dimmi tu! ( cantando.dal Rigoletto ) Dimmi tu dove l'hanno nascosta? E' la, non e vero
CARLO: Ohi... Ti trovo molto allegro questa mattina. Ti va bene?
FABIO: Per curiosit son passato dal banco del lotto, e cosi tanto per fare... ho chiesto quante volte pagano una cinquina secca. Pensa; diecimila volte su tutte le ruote, e su una sola ruota un milione! Ma ci pensi? Ma ti rendi conto ?
CARLO: Ma tu; sei convinto di vincere?
FABIO: Non avremo giocato per perdere!? Te lo immagini quando ci chiameranno l, nella sede centrale del lotto e ci diranno:" Prendete! Queste sono un milione dl banane!" Noi cl abbracceremo (cantando) " Con le lacrime agli occhi" e ( cantando dal Don Giovanni ) " La ci darem la mano,l mi dirai di: s.."
CARLO: Non sar, che: pensando a mio padre, dovr cantare: (cantando -dal Rigoletto ) " Quel vecchio maledivami..."
FABIO: Ma com' che io Canto romanze Felici ( cantando - dalla Traviata - ) Di quell'amor..,quell'amore che palpita " E tu invece canti romanze da magone ( cantando - dal Trovatore- ) Di quella pira l'orrendo fuoco...'
CARLO: ( cupo ) Tu ridi. Ma non immagini perch ho giocato.
FABIO: Perch?
CARLO: Per verificare se il sogno era vero o no! Se vinciamo era vero; se perdiamo: no!
FABIO: Beh,.. non sarai impazzito!?
CARLO: Perch?
FABIO: Perch allora era meglio giocare un ambo Al meno ci sarebbe stata una migliore proporzione.
CARLO: ( ancora cupo ) Tu non immagini nemmeno cosa sto provando io in questi giorni!
FABIO: ( convincente ) Smettila dl fare lo sciocco! ( scherzando) Va bene che: ( cantando - dal Rigoletto - ) " La donna mobile..." (accorgendosi dell'espressione triste dell'amico il canto si smorza e diventa sempre pi triste ) Guarda che quella espressione che hai in viso, non mi piace proprio. Nemmeno un poco!
CARLO: Hai capito, finalmente, che non ho voglia di ridere?
FABIO: Io non ci posso credere! Un uomo in gamba come te: essere geloso per una cosa... Non ha senso! Se non ti conoscessi direi che stai per impazzire!
CARLO: Se tu sapessi cosa ho fatto?
FABIO: ( buffamente tragico)L'hai uccisa!
CARLO: Chi?
FABIO: Tua moglie.
CARLO: Allora sai qualche cosa anche tu?
FABIO: Cosa debbo sapere?
CARLO: Perch sei uscito con quella espressione ?
FABIO: Piantala! Io scherzavo! Ma dal i numeri?
CARLO: E dai con quei numeri! Il vero : che ho chiesto al maresciallo di tenerla docchio... dl fare delle indagini.
FABIO: Allora dovevi rivolgerti a" Charlie Cian" (pausa ) Mi sa, che l'hai fatta grossa, grossa assai!
CARLO: Credo proprio anch'io.
FABIO: Ah; ora capisco perche li maresciallo mi ha fermato per strada... e con la scusa di offrirmi da bere, mi ha chieste delle cose sul tuo conto... che mi sembravano un po' strane... Se non sei mai stato in una casa di cura...O se in giovent c' stato tuo padre... O se da piccolo sei caduto dal seggiolone... Poi mi ha chiesto anche su tua moglie... Ma perche qui, ma perch l..Aveva presa una spinta...
CARLO. Meno male che lo avevo pregato dl fare una cosa discreta. Non ci mancava altro che predisponesse dei quesiti con gi le risposte " Si" - " No" da lasciare sul tavolini delle osterie per fare come vanno di moda ora " Le proiezioni " sul tema: " CARLO IL BARBIERE, E' CORNUTO?" - " si o no ? "
FABIO: Ah, guarda! l'hai fatta proprio grossa! Comunque ci che voleva sapere gliel'ho detto io. E per ll bere e andata a finire che ho pagato io; come al solito. Lo sai che loro non sono molto..." disinvolti." Cambiando discorso, che e meglio. Sono venuto per raccontarti del calzolaio e del pescatore.
CARLO: ( ripresosi ) Cosa hanno combinato?
FABIO: Sono all'osteria con una sbornia sul muso.
CARLO: Di gi?
FABIO: S. Sembra che il calzolaio voglia fare il fotografo.
NESTORE: ( da dentro ) Violetta!... Violetta! Vuoi farmi morire sul water ?
CARLO: Oddio!... Mio padre!
FINE DEL SECONDO ATTO
ATTO TERZO
SCENA_PRIMA: Clara, Alda.
( Pomeriggio inoltrato. Le due amiche sono sedute attorno al tavolo e stanno lavorando. Clara sta confezionandosi una gonna a pieghe soleil. Alda un'altra cosa )
CLARA: (continuando il discorso )... L'ho vista ieri che stava andando verso la scala dell'argine. Era di schiena...
ALDA: Chi dici che era?
CLARA: La Bologni.
ALDA: Oh, si, si! E' ancora una bella danna; magari di viso non molto, ma ha un corpo che sembra una modella.
CLARA: Appunto. Certo che essere magre e un bel vantaggio, anche con uno straccetto, fai la tua figura.
ALDA. Lei ha anche un certo gusto, magari un po' appariscente...
CLARA: Indossa dei cappellini che sono una meraviglia; chiss quanti ne possiede perche ogni giorno lo cambia.
ALDA. Certo che per la faccenda del magro .. ora ci pensa lui... con la moda della autarchia...
CLARA: Si vede che a me giova anche l'aria che respiro.. guarda come sono
ALDA: Oh, dai: non sei magra, ma nemmeno grassa.
CLARA: Credi che questa gonna mi stia bene? Mi sa che mi ingrossi un poco i fianchi!
ALDA. Io direi di no, perch le pieghe tendono a smagrire.
CLARA: Certo che in giovent ero assai magra. Sai che prima di sposarmi ero quarantotto chili. E dico: non sono poi tanto piccola.
ALDA: Altro che se me lo ricordo! Ricordo anche che in molti ti
facevano la corte.
CLARA: Quando andavo a ballare nelle balere, mi mettevo sempre appoggiata alla balconata. Carlo mi veniva ad invitare a ballare e mi diceva di temere di spezzarmi quando mi abbracciava.
ALDA: Quanti balli, con quella pianola di barberia.
CLARA: Alla cintura avevo una fibbia di zeolite. Mi ricordo che dicevano che la zeolite la si ricavava dal formaggio. Chiss se era vero.
ALDA: A quei tempi portavo un golfettino di lana con una gran quantit di colori Io dicevo di esserne innamorata; ma la verit e che mia mamma me l'aveva confezionata con tutti i gomitolini di lana rimasta. Per...abbiamo trovato marito ugualmente!
CLARA: Prima di conoscere Carlo; mi faceva la corte coso...
ALDA: Fai a meno di dirmelo, perch so gi a chi ti riferisci.
CLARA: Pensa se mi fossi maritata con lui. Ora sarei una signora con campi e case. Pi case che campi.
ALDA: Eh... l'amore
CLARA: Eppure, cosa vuoi che ti dica.. Io sto bene anche cosi. Quello lavora dal mattino alla sera; non ha un attimo di pausa. Sua moglie poi. e pi sciocca di lui. Lavora come una negra. Si...faranno qualche viaggetto. Si danno delle arie perch sono ricchi. Ma ti dico io: quanti saluti romani debbono fare... Almeno, mio marito, e pi allegro; ha pi vita. Non pensiamo a questi giorni, che per dire la verit vien voglia di dargli delle sberle a due a due finche vengono dispari. Una volta per, non era cosi. Mah! Forse sar la menopausa!
ALDA: Mio marito, lo vedi come si comporta; a lui tutto va bene per fare baldoria. Con le parole lui ti incanta. Quando veniva a corteggiarmi, non faceva altro che chiacchierare ed illudermi su cosa avrebbe fatto da grande. Io, ci ho creduto. Dicevo. " Aprir un atelier; ed io andr vestita come una principessa", invece confeziona i vestiti: a Marchini, a De Antoni, a Vida .. S qualche volta capita che veste qualche ricco; ma ogni morte di vescovo. E non e perch non conosca bene il suo mestiere,ma perch dice che allosteria si trova meglio: l, c pi sincerit!
CLARA: Certo che se ci pensiamo su un po'; da giovani si proprio un po' stupide! L'amore... il taglio degli occhi... e basta! Se invece si pensasse di maritarsi un pochino meglio...beh la vita sarebbe pi piacevole. Non si dovrebbero fare degli studi giornalieri per combinare il pranzo con la cena.
ALDA: I nostri uomini sperano tanto nel lotto...Mah, non so io...
CLARA: Da quando han giocato, non hanno pi lavorato. Si sono convinti che quei numeri usciranno!
ALDA: Vedi come si comportano?... Sono tre o quattro giorni che stanno da papi. Vivono sognando.
CLARA: Si...si! Ma quei soldi, li debbono pur restituire a mio
suocero!
ALDA: Non sar una cosa semplice;ma alla fine glieli restituiranno. E, finita questa speranza, ne cercheranno unaltra E cos arriveranno al traguardo... Si: della vita, insomma! E avranno vissuto bene! Alla loro maniera ma bene.
CLARA E' S! Loro applicano la teoria di Albertino:" Il mio sogno di morire senza nemmeno una lira in tasca; con nemmeno un debito... ne una lira."
ALDA: E dici che sia sbagliato?
CLARA: Cos' quella teoria che devi ammucchiare per i tuoi figli e i figli per i loro figli. E un ritornello che non finisce pi! E nel frattempo stan male tutti!
ALDA. Eh..Si! Hai ragione! Ma bisogna saperlo anche mettere in pratica. Chi quel padre che non vorrebbe offrire un avvenire sicuro al figlio?
(Pausa )
CLARA: Quando ho finita questa sottana prendo una bella sbornia. Guarda quante pieghe!
ALDA. Ah...si!
CLARA: Temo che sembrer la reclame della Balilla!
ALDA: Quella sembra pi un uomo che una donna. Ha un passo che sembra voglia andare a conquistare l'Impero!
CLARA: Sar meglio che vada a fare delle calzine!
ALDA: Ora le donne hanno la mania di voler sembrare degli uomini. Ma restate donne: stupide!
CLARA: Che degli uomini stupidi ce ne sono anche troppi!
ALDA: Imparate a comportarvi come le donne del cinema: che stanno tutto il giorno appesa a delle tende, con certe occhiaie nere.. che sembrano.. non so cosa!
CLARA: E gli uomini che le guardano e sbavano come quando vedi mangiare un limone.
ALDA: Quelle si! che hanno compresa l'antifona! Altro che fare il passo dell'oca!
CLARA: Mah!
( Pausa)
ALDA: E tua sorella? con il suo matrimonio come va?
CLARA: Te lo puoi immaginare! A volte non sta nemmeno nella pelle; altre volte incerta come la luce di un cerino.
ALDA: Certo che: " Pesche, fichi e melone.. tutti i frutti alla propria stagione!"
SCENA_SECONDA: Dette, Vedova.
( Entra la vedova, non vista dalle due, che le voltano la schiena. La vedova oltre ad essere un po' pazza, ha la nomea di portar sfortuna, per cui nessuno la vuole in casa )
VEDOVA: ( entra gridando ) Madonna mia... Madonna mia che male!
CLARA e ALDA: ( insieme, spaventate ) Cosa C ?
VEDOVA: Ho un occhio di pernice fra le dita del piede che mi fa impazzire! ( Le due si guardano e con l'espressione sembra che vogliano dire " Non fa certo fatica!") E poi ci ho un callo proprio qui che non mi fa camminare, non riesco nemmeno a tenere la scarpa!... Guardate qua! ( fa vedere la scarpa con un buco da dove esce il callo )
ALDA: Nemmeno con la linosa?
VEDOVA: Ho provato, ma c'e da vedere 1e stelle!... Ho provato a metterci su in impiastro bollente: ci mancato poco che me la facessi addosso.
CLARA: E farlo segnare?
VEDOVA: Sono andata da Mantovani per farlo segnare, ma non mi ha voluta in casa.
ALDA: Eh... capisco.
VEDOVA: Non c'e tuo marito in casa, che provi a trapanare?
CLARA: Non e in casa; e poi non credo che sia disposto... se avr il tempo... con tutti gli impegni che ha...
ALDA: E non hai provato ad andare a sentire all 'ospedale?
VEDOVA: Brava! Aspettavo che me lo dicessi tu. Certo che ci sono andata! Ma l'infermiere invece di portarmi in ambulatorio mi ha accompagnato in una stanzetta, dicendomi che 1 c'era pi spazio... pi pulito... Per dire la verit vero. Cerano le sue belle piastrelle bianche... il suo bel tavolo di marmo...e poi pensa: chi avrebbe detto che all'ospedale c' gente cosi gentile. C'erano i suoi bei vasetti dl fiori finti... alla finestra le sue belle tende con il pizzo nero e la passamaneria
dorata. Sapete, per, cosa cera? Mah! mi membra una sanza un po' vuota... un po' triste...Mah! Sar stata una mia impressione!
(Clara ed Alda si guardano e ridono. Hanno intuito che si trattava della camera mortuaria. Lo fanno capire a segni)
CLARA: E l'infermiere cos'ha detto?
VEDOVA: Mi ha fatto sedere sul tavolo di marmo: ( esplodendo ) Oddio com'era gelato! Mi e venuta perfino la pelle dell'oca! Poi ha cercato di togliermi le calze; ma poi, mi ha detto: Attendete che vado a prendere i guanti. E mi ha lasciata da sola per cinque minuti abbondanti. Sapete che il freddo dalle chiappe mi andato su... su fino al cervello. Io, poi che ho la cervicale!...Ah, come stato gentile l'infermiere. E' andato a prendere i guanti! Pensate che finezza! ... Dei bei guanti di gomma...
ALDA: E poi?
VEDOVA: E poi mi ha guardata... e mi ha detto: Qui ci vuole uno del mestiere! E mi ha indirizzato qui! E qui son venuta!
CLARA: Eh, ma non so se mio marito...
VEDOVA: (cambiando discorso come fanno i pazzi) Per Gianone...
ALDA: Cos'ha fatto?
VEDOVA: Ma niente! .Mentre stavo venendo qui in Casa Melzi A proposito avete fatto riparare il gradino?
CLARA: No.
VEDOVA: Mi sembrato... Fa niente! Stavo venendo qui...ed ecco: nell'angolo dove abita Gianone, c'era una scala appoggiata al muro. Io non so come stato, ma sta il fatto che: ci ho preso contro e la scala e caduta. Beh, ma lo sapete?... In cima alla scala c'era Gianone che stava dipingendo le imposte. Cos quando la scala stava per cadere... Gianone per non cadere si aggrappato ad un'anta e sgambettava.
CLARA: E tu non hai fatto nulla?... non so, dargli un aiuto...
VEDOVA: Perdinci... 1 per aria!
ALDA: ...Non so... appoggiare ancora la scala contro il muro.
VEDOVA: Si... brava! cos dove mettevo la cervicale?
CLARA: ...Gridare... chiamare qualcuno.
VEDOVA: Veramente volevo farlo; ma Gianone Gridava cos tanto di gusto da solo, che mi sembrava una villanata interromperlo.
ALDA: E ora? Gianone cosa sta facendo?
VEDOVA: Penso che stia ancora sgambettando .. ( pausa. Gridando) Beh, lo sapete che faceva ridere vederlo cos a penzolone.
CLARA: Beh, ma lo hai lasciato cos per poter ridere?
VEDOVA: Figurati se avevo voglia di ridere, con il mal di piedi che ho. Piuttosto; cosa faccio io adesso?
CLARA: Tu vai a casa prima che torni Carlo!
VEDOVA: Cosa?
ALDA: La Clara dice che inutile aspettarlo.
VEDOVA: Bene! Ora io vado qui nella casa di fronte da una mia amica... e appena vedo Carlo che arriva, corro qui.
CLARA: E perch non vai da Vezzosi?
VEDOVA: Ma proprio, fino al borgo! Vado.... Ma che fitte... ma
che fitte! ( esce)
CLARA: Immagina se mio marito viene a sapere che ho fatto entrare in casa la vedova Mordacci. Ora che c'e in ballo il lotto.
ALDA: Certo che quella donna 1, e peggio di Clemente la salma il menagramo.
SCENA_TERZA: Dette, Cleodimonte.
CLEODIMONTE: ( da fuori; inciampa nel gradino ) Sacramento che storta! Ma senti che male! Dio ti maledica! Io non so quante volte ho percorso questa scala... E tutte le volte ci inciampo! Nemmeno se avessi dei debiti! ( entra)
ALDA: ( allacciandosi alla battuta di Cleodimonte ) ..Pu anche darsi Specialmente con noi, che ti abbiamo tenuto il moccolo per tutti questi anni con Violetta.
CLARA: Che cosa hai? che mi sembri preoccupato?
CLEODIMONTE: Ho appena presa una storta per il solito gradino.
ALDA: Non mi sembra che sia colpa del gradino. Non sar perch ti sei gi pentito per limpegno che ti sei preso.
CLEODIMONTE: No...no! Se fosse per quello, anzi vorrei avelo fatto prima.^g~ ~^O~ F~r ~u~119 ~ fatto pr^lma.
CLARA: E perch non lhai fatto?
CLEODIMONTE: Mah, perch quando si e giovani si anche stupidi.
ALDA: Lascia perdere... che hai fatto bene!
CLARA: Guarda noi, che ci siamo sposate giovani e della vita non abbiamo goduto niente.
ALDA: Puoi proprio dirlo! Ti sposi perch hai voglia di uscire di casa ed andare a star meglio, perch tuo padre ti ha tenuto sotto le proprie ali come fanno le chiocce; e poi invece, cadi dalla padella elle brace, e in pi ti cade addosso tutto il peso della casa.
CLARA: Io ricorder sempre il primo giorno da sposa. Ero capace di fare i mestieri di casa perch quelli li ho sempre fatti io... Ero capace di ricamare, perch mi e sempre piaciuto; ma in cucina..no! quella e tutt'altra cosa! Ho cominciato con una pasta asciutta, e visto che Carlo per non mettermi a disagio mi ha fatto credere di gradirla, ho continuato per un mese intero...fino a quando gli uscita dagli occhi. Lui ha resistito fin che ha potuto, ma poi scoppiato. Allora sono corsa da mia madre per farmi insegnare a cucinare il risotto. L'ho fatto. Cosa vuoi che ti dica? mi sar sbagliata; ma mi e venuto bene perci Carlo mi ha detto: Oh, finalmente si mangia qualcosa di buono! Non l'avesse mai detto! Risotto tutti i giorni! Una volta in rosso; una volta in bianco ma sempre risotto era. Beh, sai che anche ora, dopo tutti questi anni trascorsi mi rimasta l'ossessione della cucina?! Guarda: fammi fare qualsiasi cosa, ma non parlarmi di pentole!
ALDA: No. Per dir la verit, a me sempre piaciuto e tu Clara lo sai. Non mi mai costata fatica. Oh, sai piuttosto? Non so mai cosa cucinare. Io quando viene l'ora di preparare il pranzo o la cena non so dove battere la testa perch mi venga in mente qualcosa che non sia il solito.
CLEODIMONTE: Si vede proprio che e il difetto di tutte le donne; perch anche la mia povera mamma aveva lo stesso problema. E allora io le dicevo: A1 luned: fai una cosa. Al marted: un'altra. Al mercoled: uova . e cosi via. E allora lei poveretta: Perdiana! Ora al mio bambino dar sempre uova!?~
Fateci caso: questa frase la dicono tutte le madri. Per le mogli, non lo so ancora.
ALDA: Guarda per, che il matrimonio ha anche lati buoni.
CLARA Ci mancherebbe altro!~
ALDA: Per esempio: non devi sempre rintanarti come quanto eri fidanzata.
CLARA: Si...si! E poi quando sei giovane fai un'altro tipo di vita. Da giovane quegli anelloni che abbiamo ora al fianchi non c'erano. Quando eri giovane, spegnevi la luce perche farti vedere avevi vergogna; adesso hai vergogna farti vedere!
ALDA: Io non riesco a scusare quelle donne che fanno le corna al marito. Debbono far mosse da gatto per non far vedere all 'amante le proprie magagne. Con tuo marito questi problemi non li hai. Sar un po' sfatta io; ma anche lui non da meno, dico io.
CLEODIMONTE: Alla mia et, alla vita si da un altro peso. Si da pi importanza al sentimenti.
ALDA: Buttala di l! E' che ora se hai certi pruriti non e perch hai delle voglie... ma perch hai il fegato in disordine. Lascia stare, che alla nostra et, tutti i giorni c'e un ohim nuovo .
CLARA: (a Cleodimonte) Ma tu! sei proprio sicuro del passo che intendi fare? s perch non puoi illudere una ragazza come Violetta. Non credi che sarebbe meglio far passare qualche anno?
ALDA: S! cosi le fa un nido dl tarme!
CLEODIMONTE: Se voi sapeste quanti giri e rigiri ho fatto nel letto prima di prendere questa decisione...
ALDA: E poi... " I1 fiore che non colsi " se aspetti ancora un po' a raccoglierlo, va a finire che appassisce come un fico.
CLARA: Certo che tu Alda, non la vai a prendere tanto per le
lunghe...
ALDA: Beh, Clara; ma vuoi che si guardino solo negli occhi? Magari un occhio gli balla e l'altro fa ginnastica.
CLEODIMONTE: Beh, lo credereste? che mi sono sognato che...
CLARA: D, veh! Non tirare in ballo altri sogni!
CLEODIMONTE: No che... Beh mi sono sognato mio padre che mi ha detto: < Nano: ai proprio bene!> Ecco perch son venuto. Volevo dirlo a Violetta.
CLARA: Te la chiamo io.( va a chiamare Violetta) Giulietta .Giulietta... c il tuo Romeo.
ALDA: (a Cleodimonte} E mi raccomando di non strapazzarmela! Le prime volte, prendila su dolce.
SCENA QUARTA: Detti, Violetta.
VIOLETTA: ( da dentro ) Chi mi vuole?
ALDA: C'e qui Romeo che ha parlato con Don Abbondio, e sembra che faccia delle storie.
VIOLETTA: ( entrando ) Cos' successo?
CLRA: Nulla! C'e qui l'Alda che ne ha voglia di scherzare.
( Violetta e Cleodiomonte si guardano imbarazzati)
VIOLETTA: Ah... Sei tu!
CLEODIMONTE: Si... Sono io!
ALDA: Clara; guardali! Non sono una meraviglia?
CLARA: Certo che loro qualche novit l'hanno ancora...
CLEODIMONTE: Veramente ... io volevo... s, insomma... C il sole che sta andando a coricarsi sul fiume...
VIOLETTA: Veramente... io dovrei...
CLARA: ( comprendendo che i due vogliono restare soli ) Uscite sulla veranda che mentre vi godete i1 tramonto avrete modo di parlare delle vostre cose.
ALDA: ( scherzando ) Ha detto: parlare'...
( Violetta e Cleodimonte escono )
ALDA: Hai visto lui; come era imbarazzato?
CLARA: Beh... se proprio... proprio.. anche mia sorella
ALDA: Certo che a quella et; quella bella innocenza che c in giovent non c'e pi.
CLARA: Se non fosse che ho piacere che mia sorella si metta posto anche lei . quasi quasi mi dispiace.
ALDA: Consolati che va ad abitare qui sotto.
CLARA: Certo che: avrei preferito che prima lo chiedesse a me.
ALDA: Mettiti nei suoi panni. Te lo immagini quanti ripensamenti avr avuto prima di decidersi, alla sua et ?
SCENA QUINTA: Detti, Carlo, Fabio.
( da fuori scena i due amici giungono cantando un pezzo di musica lirica. Sono " allegri." Carlo ha un po' di sbornia di tipo "triste" mentre Fabio ce l'ha di tipo " allegro " Sempre da fuori, vedono i due fidanzati e fra una strofa e l'altra del canto...)
FABIO: Stai allerta Violetta perch quel ragazzo ha degli arretrati.
CARLO: Non farti sedurre. Digli di attendere.
( entrano cantando )
CLARA: Ditemi dove siete stati!
ALDA: Prova indovinare.
CARLO: Guarda, io non te lo dico. Vediamo se l'indovini. Mi copro gli occhi perch non voglio che tu creda che voglia suggerire (si mette una mano davanti agli occhi)
CLARA: Siete stati all'osteria.
CARLO: (a Fabio ) Le hai suggerito tu?
FABIO: Io non faccio la spia.
ALDA: Guardate come siete ridotti!
CARLO: Fabio, sono sporco? Ho il vestito strappato?
ALDA: Ma no! Io dico in faccia!
CLARA: Siete persino lividi.
ALDA: Dovreste Vergognarvi alla vostra et.
CARLO: (a Fabio) Tu: ti vergogni?
FABIO: Ahhh; io s!
CARLO: Si. Per non ti vergogni bene. Fammi vedere!
FABIO: Cosi? ( assume un'aria vergognosa )
CARLO: No! Cos sembri solo strabico. Per vergognarti bene devi fare cos ( prova lui )
ALDA: I vergognati non riuscite a farli bene, ma gli stupidi: s!
FABIO: Cosa sarebbero queste confidenze? O donna (cantando
" Donna non vidi mai...simil a questa...
CLARA: Era proprio indispensabile bere a quella maniera?
CARL0: Certo!"
FABI0: Dovevamo dare una prova di amicizia!
ALDA: Questa e bella!
CLARA: Chiss che fatica avrete fatta?!
CARL0: Tu non puoi immaginare che fatica abbiamo fatto. Ma per un amico si fa: ( cantando dal Rigoletto) " Questo e quello... per me pari sono...( dopo un po' Fabio lo segue )
CLARA: Per far baldoria, per voi tutti i santi van bene.
CARL0: E poi; noi dovevamo festeggiare le nostre cose.
CLARA: E quali sarebbero?
FABI0: La vincita del lotto!
ALDA: Ma se non sono ancora stati sorteggiati i numeri..
CARL0: Cosa vuol dire ci?! Seguimi nei miei ragionamenti: Clara si mette davanti a lui } Ho detto dietro! Non davanti! ( Clara si mette dietro a Carlo. Carlo le sta davanti piegandosi all'indietro) I casi sono due: o abbiamo vinto; o abbiamo perso. Oggi come oggi. ripeto: oggi come oggi sapremmo se abbiamo vinto?
ALDA: No!
CLARA: No.
CARL0: Mettiamo che abbiamo vinto!Ci consegnerebbero qui sui due piedi; i soldi?
ALDA: No
CLARA: No
CARL0: Perci la sbornia che abbiam presa, ce la siamo pagata noi. E visto che i soldi li avevamo, perch non farla?... Ditemi! In questo momento; non e come se avessimo vinto?... La sbornia l'abbiam presa?... Festeggiato.... abbiam festeggiato? E allora?!... Perch toglierci anche questa illusione. Non sempre la vita e quella che : ma ci che ti illudi che sia! A volte non vi capita di essere contenti, senza saperne il motivo? Cosa volete preoccuparvi di saperlo! Siete felici...e basta! E allora godetevela almeno in quel momento!
FABIO: Per ! a volte, capita anche il contrario. Sei gi di corda: ma non sai il perch.
CARLO: Vedi che ho ragione? Allora s! che devi meditarci su per capire il perch! E giri e rigiri fin quando hai afferrato il motivo! e se ti accorgi che ti scervellavi per nulla, ti passa ogni preoccupazione.
CLARA: " Ci disse il santo profeta Davide! " IL filosofo ha!
sentenziato!
CARLO: A voi donne e pi facile... beh; lasciamo perdere!
ALDA: Se siete cos sicuri di vincere; perch non aggiustate i conti?... Che poi non ci sia da litigare
CARLQ: Gli amici non litigano! Libeggiano!
ALDA: " I conti brevi fanno l'amicizia lunga!
FABIO: La signora si e messa a proverbiare!... Comunque, il sottoscritto Fabio- sarto in questa citt- qui sui due piedi non ha contante.
CARLO: Pazienza. Non e il caso di fargliene una colpa.
ALDA: Si! Per qualche cosa dovrete pur fare.
CARLO: Va bene! Facciamo un compromesso! Mettiamo nero su bianco
FABIO: E io ci sto!
CARLO: " Ci stateci pure, per me fa negutto, ma ci giuntate"
CLARA: I signori hanno riempito oltre l'orlo. Si sono dati i pugnetti sotto il naso. Che ne direste di essere un pochino pi serii?
CARLO: Va bene! Mi si dia carta e penna!
CLARA: ( a Alda) Tu cosa dici?
ALDA: Prendila.. prendila! ( Clara li cerca ma non li trova )
CLARA: In questa casa quando si cerca un pezzo di carta non la si trova mai, nemmeno a pagarla a peso d'oro.
FABIO: ( cantando dalla Boheme) " Cercar che giova, se al buio non si trova si ...
CARLO: Tu cerca!
CLARA: Io cerco.
FABIO: ( cantando ) " IQ cerco la Titina... Titina mia Titina. Io cerco e non la trovo. . . Titina dove sar? "
CLARA: Oh... finalmente! In questa casa la carta va a finire tutta al chiodo per la barba.
CARLO: ( a Fabio ) Siediti e scrivi!
FABIO: Tu detta che io scrivo.
CARLO: Scrivi. ( ci pensa un attimo poi ) Non fare il somaro' Qui la mano! Il contratto fatto!
FABIO: E ora che abbiamo stipulato il contratto lo si deve bagnare; altrimenti prende l'asciutto.
CARLO: Giusto! Le cose debbono essere fatte come Dio comanda. (alle donne ) Donne; procedete alla mescita!
CLARA: State attenti di non andare oltre il colmo...
PABIO: Lascia pur stare che siamo messi bene!
( Le due donne vanno a prendere la grappa e i bicchieri, ma si bloccano perch entra improvvisamente il maresciallo)
SCENA SESTA: Detti, Maresciallo.
MARESCIALLO: ( entra e come scherzo, grida con lintento di spaventare) Cosa succede qua?!
CLARA: Oddio che spavento!
ALDA: C'e mancato poco che mi facesse perdere il latte!
CLARA: ( al maresciallo) Quando voi entrate in una casa, fate sempre cos?
CARLO: Come sar sto fatto! Che quando entrate voi, non
sento mai bussare alla porta!
FABIO: Pu darsi che a casa sua abbia la pietra ( Un tempo nelle povere case, per che la porta si chiudesse da s, mettevano una pietra appesa ad un pezzo di corda fissata allo stipite, che scorrendo su una rotella posta sulla porta, dato il peso la chiudeva)
CARLO: E ora la pietra cosa c'entra?
FABIO: Mah. Volevo dire qualche cosa anch'io, ma non sapevo
cosa dire.
MARESCIALLO: ( a Carlo) Debbo parlarti!
CARLQ: Dite: qui sono tutti di casa.
MARESCIALLO: E una cosa personale.
( Tutti sanno il motivo della visita, per cui si crea un momento di gelo e di imbarazzo. Gesti a soggetto )
VIOLETTTA: ( entra) Faccio una scappata a casa di Cleodimonte. Deve farmi vedere la camera da letto che ha appena finita. E' una sorpresa.
CLARA ALDA- FABIO: Vengo anchio.
FABIO: Si, prima che gli venga la voglia del collaudarlo.
( Escono)
MARESCIALLO: E chiaro che ci che debbo dirti e una cosa nostra. Come si suol dire: " I panni si debbono 1avare in casa propria.
CARLO: Allora? che cosa ha scoperto?
MARESCIALLO: Purtroppo: robe grosse!
CARLO: ( spaventato )Davvero ?
MARESCIALLO: Davvero!
CARLO: Ma e sicuro?
MARESCIALLO: Se non fossi sicuro non verrei a portare zizzania in
una famiglia!
CARLO: Me 1o dica subito prima che svenga!
MARE5CIALLO: Premetto che le indagini che ho svolto, sono state fatte con la massima discrezione. E visto che si tratta di te; ho voluto farle personalmente. E' stata un'indagine fatta con scrupolo particolare, dato che non e rutine d'ufficio.
CARLO: Ho capito. Questo l'ha gi detto. E quindi?
MARESCIALLO: Dopo che mi hai chiesto questo favore, mi sono messo immediatamente piste di tua moglie ( scherzando)Mi sembrava di essere un cane da tartufo.
CARLO: ( fra s ) Fa anche lo spiritoso! Sis.. ho capito! Ma andiamo avanti!
MARESCIALLO: In quanti siete in famiglia?
CARLQ: In quattro.
MARESCIALLO: Mangiate molto pane?
CARLO: L'unico che mangia un po' di pane, in casa, sono io.
MARESCIALO: Lo supponevo.
CARLO: Ma cosa c'entra il pane ora?
MARESCIALLO: Senti! Tu sarai esperto nel tuo mestiere; e se permetti; io lo sono nel mio.
CARLO: Mi perdoni, ma ...io
MARESCIALLO: Le mie indagini sono partite da queste riflessioni- Perch la Clara compera cosi tanto pane? Non mi sembra che questa sia una casa che butta via il pane; di cani non ne hanno-.
CARLO: Ma quale cane e pane?!
MARESCIALLO: Allora, capisci che il mio dubbio era giusto? Mi sono chiesto: Se la Clara ^compera pi pane del necessario...qui! gatta cl cova!- E cos mi son messo a pedinarla. L'ho vista entrare pi di una volta in quel fabbricato di via Garibaldi chiamato "la vetreria" ed incontrarsi con un uomo sulla cinquantina: basso; tarchiato, con le gambe cavalline.
CARLO: Eh!... lo dicevo io!... che qualche cosa c'era sotto!...Eh... io non ml sbaglio quando sento un righino qui allo stomaco!.
MARESCIALLO: La sua permanenza l, non dava adito a dubbi!..Non era eccessivamente lunga... ma; sufficiente!
CARLO: Sufficiente?...Per cosa?!
MARESCIALLO: Questo lo puoi sapere anche tu, perche; sei un uomo di mondo.
CARLO: Eh.. ci voleva uno sciocco per non accorgersi che era troppo nervosa! Che aveva la mente chiss dove!...Le donne sono capaci di tutto!... Si lagnava lei, perch invece di starmene a casa,: con la scusa della pre-vittoria del lotto me ne andavo all'osteria!... Io andavo da una parte, mentre lei andava dall'altra! Bravo asino! Stai in casa a curare i tuoi interessi invece dl uscire a farti ridere alle spalle dai tuoi amici! Ignorante di uno stupido!
MARESCIALLO: Tu per, dovresti fare un esame di coscienza. Se la donna non sta in casa ... Avr altri interessi altrove.
CARLO: Ml dica il nome di quei delinquente!
MARESCIALLO: Dovresti conoscerlo, e di qua.
CARLO: Ditemi chi : che gli vado a dare una cornata' E poi...perch?... perche a lui?... Lui fa il suo interesse. E' colpa di quella svergognata di mia moglie! lei s! doveva pensare prima alla sua famiglia... che sempre andata all'onor del mondo! Che non si e mai fatta giudicare da nessuno! Specie in queste cose! E io... rimbambito:che andavo all'osteria ad appendere il cappello sulle corna di Bigio. E' proprio vero che uno prima di parlare dovrebbe stare zitto
MARESCIALLO: Invece...
CARLO: Come? invece?...
MARESCIALLO: " Non prima di parlare: ma invece di parlare. Questo e il punto! Prima di giudicare tua moglie - che per me e una santa- dovresti giudicare te stesso,caro il mio uomo! la tua gelosia, che ti porta a fare e pensare cose nemmeno da ripetere! Proprio tu,che sei un uomo intelligente non dovevi giungere a questo punto. Preso dal " dramma" non ti sei chiesto chi poteva essere quel'uomo? Un uomo piccoletto... tozzo... e sopratutto con le gambe cavalline... che abita nella" vetreria" ?- Chi poteva essere?; se non... tuo cognato?!
CARLO_ Suo fratello Dice sul serio?
MARESCIALLO: Direi proprio! Lo sai anche tu, che tuo cognato piuttosto sul rosso e in politica non e molto calmo.
CARLO: Certo che lo so! non e mica una novit! E so anche che in questi giorni non pu uscire perch voi altri glielo avete proibito, per quel gerarca che deve venire qui in visita. Per quel motivo mio cognato ~ pi in casa che sui lavoro.
MARESCIALLO: Hai capito come vi comportate voi gelosi? Non e indispensabile che ci sia un amante, perch anche se non c' provvedete voi ad immaginarvelo; e fate nascere delle situazioni che vanno contro li buon senso! Io credo che una persona sia gelosa di un'altra per un motivo di invidia. Le piacerebbe tanto essere quella, che crede addirittura che possa diventare l'amante della sua donna. Poveri gelosi...certamente andrete in Paradiso,perche l'Inferno lo vivete gi qui!
CARLO: Avrete anche ragione...Ma era proprio necessario farmi passare questi momenti d'inferno Non avreste fatto prima a dirmelo subito?
MARESCIALLO: E tu pensi che mi avresti creduto subito, se prima non avessi cercato di farti ragionare, e dimostrarti: scusami sai; sai;come sei sciocco?
CARLO: ( fra s ) Questo mi mena anche a spasso. ( rivolto al maresciallo) Ha proprio ragione signor maresciallo... a volte si fanno certe figure...Bastava che ragionassi solo un momento... e si dico: non e la prima volta che vado in casa di mio cognato, anzi, per dire la verit, ( Carlo si vendica sul maresciallo per i brutti attimi che gli ha fatto passare ) in questi giorni ci sono andato pi di una volta a portargli da mangiare... A proposito: avete anche voi dei parenti che abitano nella "vetreria"? Sa, perch vedo sempre vostra moglie che...
MARESCIALLO: ( preso egli stesso dalla gelosia, intervenendo prima che Carlo finisca la frase) In vetreria? Ah...si. Beh, io scappo perch ho un sacco di cose da sbrigare! ( fugge)
CARLQ: Ecco che fugge il predicatore! Scervellati un po' anche tu ora! ( da fuori il maresciallo si 1amenta per il gradino )
(Carlo, sta poco sopra pensiero e poi a soggetto mostra segni di gioia per lo scampato pericolo)
SCENA SETTIMA: Detto, Clara, Fabio, Alda.
CLARA: ( entrando) Lo sai che...
CARLO: ( interrompendo il suo dire ed abbracciandola) Tesoro perdonami per tutte le offese che ti ho rivolto.
CLARA: Che offese?
CARLO: Ah gi, non lo puoi sapere. Tu lo sai che ti voglio bene!
CLARA:Magari alla tua maniera, ma lo so.
FABIO:( entra ) E veramente bella.
ALDA: (entra) Chiss quante ore di Lavoro avr impiegate.
FABIO: E quanti cappuccini avr pagato a Vecchini per gli intarsi.
ALDA: ( vedendo che Carlo e Clara sono abbracciati ) Voialtri due state rinverdendo la luna di miele?
CLARA: Deve essere piovuta una gran acqua.
CARLO: Pi che una gran acqua mi e caduta in capo una gran doccia fredda, ma dopo che ho compreso il mio torto, ~ spuntato un sole che mi ha asciugato specialmente la testa.
FABIQ: A volte per asciugare la testa a te anzich il sole ci vorrebbe un bel martello.
CARLQ: Hai proprio ragione.
ALDA: Insomma sembra che le cose a poco a poco vadano a posto. Carlo ha ritrovata la via del senno... Violetta il marito...Ci mancherebbe che vinceste anche al lotto, e cos si avvererebbe anche il detto: " Non c'e il due senza il tre!"
FABIQ: Fammi vedere il biglietto che 1o bacio! Anzi, facciamolo baciare da Violetta che sembra in grazia di Dio.
CLARA: Perch lo chiedi a me il biglietto7 che quando avete giocato non c'ero nemmeno?
CARLO: Non l'ha dato a te Violetta?
CLARA: A me: no.
FABIO: Ma come?... Non lo avete messo in cassaforte?
CARLO: Quale cassaforte?...
FABIO: l, insomma... Non l'avete messo al sicuro?
CARLO: Veramente, no.
ALDA: . Cl mancherebbe altro che non lo trovassimo
CLARA: Questa sarebbe bella!
CARLO: Fammi il piacere: va a chiamare Violetta.
CLARA: Proprio ora? Aspetta che torni a casa. Hai aspettato tanto Attendi ancora un tantino.
CARLO: Tu vai a chiamarla!
CLARA: S s,vado. ( esce )
FABIO: ( a Carlo} In questi giorni non ti capitato sotto mano?
CARLO: No! Lo avr messo da qualche parte Violetta.
ALDA: Certo, che non credo che in questi giorni lo abbia vegliato molto
CLARA: ( entrando) Torna subito.
CARLO: Le hai detto di sbrigarsi?
CLARA. Ora viene.
VIOLETTA: ( da fuori, urtando contro ll gradino) Anche il gradino ci si mette ora! ( entra ) Cosa c?
CARLO ( con indifferente e controllata calma) Vai a prendere il biglietto.
VIOLETTA: Che biglietto?
CARLO: (controllandosi a fatica) Ma come? Quello del lotto!
VIOLETTA: Ah, ce l'ha il nonno. Ha detto che se ha messo i soldi almeno tiene il biglietto.
CARLO: Allora chiedilo a mio padre. A proposito: dov?
CLARA: Dove credi che sia? Nel suo regno, come dice lui. Dove pu fare ci che gli pare senza arrecare disturbo a nessuno.
CARLO: Allora vallo a prendere.
CLARA: (uscendo borbottando ) Guarda che roba?...Si era messa cos bene e ora guarda che trambusto.
ALDA: ( rivolta a Carlo) Ma tuo padre resta sempre 1?
CARLQ: Vi passa delle ore. Dice che l: " Si lascia andare di mente e di corpo."
CLARA: ( entra con Nestore sulla carrozzella )
CARLO: ( contenuto a stento, al padre ) Dove hai messo il biglietto del lotto7
NESTORE: Nella giacca.
CARLO: Ah... nella giacca.
CLARA: Oddio signore!... Nella giacca che ho dato a fra Circotone!
FABIO: Non guardi nelle tasche prima di dar via la roba?
CLARA: Cosa vuoi che abbia guardato? che sono cento anni che non la mette.
CARLO: ( esplodendo ) Ma si pu dar via della roba senza guardare prima nelle tasche!
CLARA: ( difendendosi attaccando ) Ascoltatemi uomini: secondo voi, noi donne dovremmo stare a guardare nelle tasche delle braghe e delle giacche tutto il giorno? ( esplodendo) Non ne ho anche troppo da fare tutto il giorno?! Loro, quando han finito il lavoro si prendono su ed escono! e non ti hanno nemmeno in nota!
PABIO: Guarda che discorsi ti tiran fuori ora!?
ALDA: ( in aiuto di Clara ) Sono discorsi giusti! Senti chi parla?! Che quando si spoglia c'e da seguirlo a raccogliere la roba come se fosse un bambino!
FABIO: Ti sembra che sia questo il momento di tirar fuori i bambini?
ALDA: S! Perch peggio dei bambini siete voi uomini!
CARLO: Non perdiamoci in chiacchiere ora. Andate a cercare fra' Circotone! E ditegli che venga immediatamente se non vuole che io...
CLARA: (interrompendo ) Stai calmo! che lui non ha nessuna colpa!
SCENA_OTTAVA: detti e fra' Circotone.
FRATE: ( entra ) Pace e bene a tutti.
CARLO: ( al frate)E voi....chi vi ha chiamato?
CLARA: ( al marito)Ma come? se un attimo fa volevi che lo andassi a chiamare?
CLARA: Beh, ma sei matta?
FRATE: Nessuno mi ha chiamato. E' che ho guardato nelle tasche della giacca che mi avete data, e ho trovato questo biglietto. Ho creduto che ve lo foste scordato e che poteva essere importante anche se...
CARLO: ( intervenendo sul suo dire e strappandogli il biglietto di mano ) Ml faccia vedere!...( guarda attentamente il biglietto ) Ma se non ci si capisce niente...
CLARA: Lo credo bene! L'ho lavata, prima di dargliela la giacca. Puzzava di chiuso che faceva schifo. Ho dovuto persino usare la cenere.
CARLO: E ora?
FABIO: Semplice! L'abbiamo presa nell'organo!
CARLO: Si potr pur fare qualcosa7 I numeri non si leggono, ma quelli di serie, s!...( rivolto a Fabio) Guarda.
FABIO: E con ci?
CARLO: L'avranno pure laltro pezzo.
FABIO: Mah.
CARLO:: ( a Violetta e Clara, fuori di s, gridando) E voi due disgraziate.. oltre a regalare giacche quasi nuove... sopra il conto le lavate anche!
VIOLETTA: ( al frate) Non lo ascoltisa. Lo sa di quale pelle va vestito
FABIO: ( al frate) Voi padre: dite qualche cosa. Non c' la maniera per risolvere questo problema?
PRATE: Una maniera c'e sempre (stendendo le braccia a mo' di preghiera ) Raccogliamoci in...
CARLO: ( intervenendo sul suo dire ) Padre facciamo una bella cosa! Quando io verr nelle vostra bottega, voi mi darete il vostro bel inginocchiatoio, per: quando venite in casa mia, io applico la regola della casa. ( a Clara ) Clara, dagli un bicchiere di quello buono... anche... anche se sarebbe stato pi opportuno che fosse venuto il prossimo mese.
( Clara va a prendere il vino, lo mesce e lo offre al frate, il quale si siede in un angolo e beve con molta discrezione)
CARLO: Eppure io sono convinto che qualche cosa si possa fare.
FABIO: Tutto sommato, ci stiamo rompendo la testa per nulla. Noi ci siamo inquietati come dando per scontato che abbiamo vinto. Alla fin fine non sappiamo che numeri sono usciti. L'unica cosa e attendere domani mattina, quando esporranno i numeri esatti.
SCENA_NONA: detti, Vedova.
VEDOVA: (da fuori ) E' tornato Carlo? Che gli venga un sacco di bene!
CARLO: Ma chi ?... Noo!... La vedova Mordacci!
CLARA: Era l che faceva la posta. Ha un mal di piedi che vede le stelle.
CARLO: Mi raccomando!... Non farla entrare! Guai se entra! Non ne abbiamo a sufficienza dei dispiaceri, sena che lei ne porti altri...
VEDOVA: Lo so che sei li dentro! Se ne avete voglia di giocare a rimpiattino, io ci sto Cuc cuc .
CARLO: (rivolta alla vedova Mordacci )io marito tornato, ma sta molto male. Ha la febbre.
VEDOVA: Ma guarda che robe...sono proprio sfortunata...Ho un mal di piedi che patisco le pene dellinferno e per giunta non sono nemmeno riuscita a beccare un numero del lotto! Ero sicura che il numero 34 sarebbe uscito e invece...
FABIO: Come fa a sapere che non uscito il 34 ? I numeri li espongono domani.
CARLO: E' gi.
VIQLETTA: Provate a chiederglielo.
CLARA: Ma tu... come fai a sapere stasera, i numeri del lotto?
VEDOVA: Io lo so, perche sono andata a bussare al botteghino del lotto. Volevo controllare i numeri che erano usciti la settimana scorsa.. lei... la Carmela..non mi ha voluto aprire, per mi ha fatto passare sotto la porta il bollettino delle uscite. (esplodendo in una risata ) Si e sbagliata! Mi ha allungato quello nuovo, perch loro lo ricevono il giorno prima,e allora io mi sono copiata tutti i numeri per controllarmeli a casa. Potete immaginare come ho fatto a trascriverli: con il mio mal di piedi.
CLARA: Dove l'hai?
VEDOVA: Attaccati alle gambe! Can della scala ! Dove vuoi che li abbia?
CLARA: Ma no!.. Dicevo i numeri.
VEDOVA: Quelli li ho in tasca.
( Clara guarda i presenti come chiedendo cosa deve fare)
TUTTI: Aprile!!
CLARA: Entra. Mio marito sta male; ma visto che tu stai peggio di lui, ti riceve.
VEDOVA: Che grazia mi fate!
CARLO: Andate a sedervi sul trespolo.
VEDOVA: Cosa?
CARLO: Su quel sedile.
VEDOVA: ( Si siede e si toglie le calze: naturalmente sono strabuche) Ma che dolore!... Non so se mi fa pi male il callo o l'occhio pollino.
CARLQ: ( comincia l'operazione ) (la vedova ha i piedi sporchi) Vedo che siete una bella signora. Avete terra e bestiame. ( fa vedere che ha qualche pulce nelle calze e terra fra le dita dei piedi )
VEDOVA: Ho sempre cercato di mettere da parte.
CARLO: Vedo.
FAbIO: Ma i numeri dove li avete?
VEDOVA: Li ho qui. ( prendendo il foglio dalla tasca e glieli fa vedere)
FABIO: Ma se non ci si capisce niente.
VEDOVA: Li ho scritti alla mia maniera per far prima.
FABIO: ( rivolto alla vedova con il foglio in mano ) Quello un otto?
VEDOVA: No! Quello e un sessantanove ! solo che i codini sono sopraddosso e si confondono con i cerchietti.
CARLO: E ora come facciamo a sapere quali sono i nostri numeri?
FABIO: Non ti ricordi che me li sono segnati anchio ? ( prende il foglietto dalla tasca)
CARLO: Allora guarda!
FABIO: ( imbrogliato per i due fogli che ha in mano e a disagio) C' l'undici?
VEDOVA: Dammeli qua! Che faccio prima a guardarli da me! (rivolta a Carlo ) E voi trattateli bene quei piedi li! Che non sono i piedi della nonna Ridolfa! ( prende il foglio che le ha allungato Fabio e legge mentalmente)
(durante questa scena, Carlo deve lavorare sui piedi della vedova in modo eccessivo e naturalmente ridicolo. Ci che dir la vedova si riferir a ci che sta facendo Carlo, mentre tutti gli altri credono che si stia riferendo ai numeri)
VEDOVA: Si... si.. No!... S...s...
FABIO: Allora?
CLARA: ( rivolta alla vedova) D qualche cosa.
ALDA: ( come sopra ) Parla!
VIOLETTA: ( come sopra ) Ebbene?
VEDOVA: Lasciatemi Leggere in pace! I numeri sono scritti talmente male che fan schifo!
ALDA: Quante storie! in fin dei conti sono sol a cinque!
CARLO: Quanto ci vuole per leggere cinque numeri?!
VEDOVA: Per voi sono cinque... ma per me sono novanta!
FABIO: E allora?
VEDOVA: ( arrabbiata ) Avete visto che il 34 non e uscito? Ml rode il fegato quel numero 1! Nemmeno fosse stregato!
CARLO: Senti chi paria!
VEDOVA: ( sempre riferendosi al lavoro che sta facendo Carlo) S...s..( finalmente Carlo ha finito il suo lavoro) Si,,SI!!!
CARLO. ( con grande speranza) Ci sono tutti?
VEDOVA: ( Guarda tutti per tenerli in ansia, poi categorica con una espressione da strega buffa ) NEMMENO UNO!!!
CARLO: (avvilito) Puoi immaginarti se quei numeri 1 potevano uscire dopo che li ha toccati lei!
VEDOVA: ( sorniona) Quanto vi debbo?
CARLO: ( deciso) Niente! Basta che ve ne andiate subito!
VEDOVA: ( andandosene ) Vi porter un bei mazzo d'aglio che li ho belli nellorto.
CARLO: Fate un impiastro di aglio e mettetelo sul callo. Per mi raccomando! non ritornate!
VEDOVA: E se volete un consiglio sul lotto Se volete vincere...Dovete mettere i numeri giusti. (con una risata satanica esce )
ALDA: Ecco cosa vuol dire festeggiare senza aver prima l'oca in mano!
FABIO: Che ti venga il languore a t' e al falegname!
V1OLETTA: ( decisa ) Il mio Cleodimonte non ha nessuna colpa!
FABIQ: ( come minaccia ) Pensa se fosse qui il tuo Cleo
CARLO: Guarda che scompiglio ha arrecato! Mi ha fatto impazzire con il sogno e mi ha fatto buttar via cento lire!
FABIO: ( intervenendo ) Cinquanta! Perch la parola di Fabio una sola!
( pausa )
CARLO: ( a Clara con tono affettuoso ) Lo sai tesoro che per un certo verso non mi dispiace tanto? Sa avessimo vinto mi sarebbe rimasto quel tarlo...Va bene che mi sarei consolato con una bella manciata di soldi
FABIO: ( sentenziando ) Per lui tutti i santi vanno a finire in gloria!(...) A proposito ( rivolto al frate ) Voi cosa dite?
FRATE: Ho ascoltato ci che avete detto. E penso che ora,ritorno al convento, entro nella mia cella e le d un braccio di catenaccio! L dentro non c'e niente... ma la pace..SI ! Quella c'!
CLARA: (rivolta verso il frate)E voi che avete detto che avreste portata fortuna
PRATE: E chi vi dice che non ve l'abbia portata !?!?
FINE DELLA COMMEDIA


