Corpo d’altri

Corpo daltri

di

Giuseppe Manfridi





Personaggi:

TERESA
VERONICA



Nota:

Recitazione mai eccessiva, pure nei punti di maggiore pathos. Certo in Teresa dovr apparire unansia che non si potr dissimulare, a renderla, per, basteranno cenni, tremiti. Interpretare lemozione, non la passione. E per Veronica lo stesso: ci che racconta (la propria tragedia) non deve mai prendere il dominio su ci che sente (il proprio dramma). Nessuna delle due creatura di questo mondo. Recitare le loro parti come se fossero quelle di due morte. Di due morte pagane. 


ATTO PRIMO



SCENA:

Una visione di smalto. Il pontile di una nave da crociera. Sulla destra, di squarcio, due pareti bianche a spigolo e lingresso ai locali interni. Campite nelle pareti alcune finestrelle cieche per le quali, secondo quanto suggerito dal dialogo, dovrebbero giungere fuori luci, suoni e segni di una chiassosa festa. Di fatto, le finestrelle rimarranno buie, spente e silenziose per tutta la durata dello spettacolo e, nonostante uno dei personaggi insista nello spiare dentro raccontando di una misteriosa folla danzante, nulla di vivo si pu immaginare oltre di esse.
Al centro della scena, con gli schienali contrapposti, due lunghe panchine a liste di legno. A limitare lo spazio, un parapetto bianco e sottile, guarnito nella cinta pi alta da una rinforzatura di legno scuro. Il mare, dintorno, fauci, labbra: un intestino gelido e nero. Figure e colori lucidissimi e freddi. Pure nellombra. Che siano i colori, questi, e le forme di una realt esaltata, trasfigurata. Come fossimo allOlimpo, o gi nellAde, dove non sta pi il mondo delle forme e delle figure bens piuttosto una quintessenza di quello. Quintessenza finanche dei particolari. Gocce di vermiglione squillante e accecanti turchesi, azzurri profondi e profondissimi chiarori. Su tutto ci, ad apertura di sipario, un sole radiante; subito poi, le penombre del crepuscolo e poi la notte.
Sotto un cielo, allora, pregno e tumefatto.
Questa mia ansia nel dire che voglio, in tutte le maniere, mascherare la vita (ovvero: le tracce di realt in cui la vita si trasforma e manifesta) ad altro non serva che a inventare - come sempre nel teatro avviene - una forma di vita esagerata. Vita esagerata: matrice di morte. Come spesso nella vita avviene. Come in certe malattie.
Sul fondo, spalle al pubblico, appoggiata con i gomiti al parapetto, una figura alta e snella sta fieramente fumando da una massiccia pipa di radica. Indossa unabbondante giacca blu di stoffa pesante. Lalto bavero, alzato a schermare il trequarti del volto, scosso da lente raffiche di vento. Per quello che della nuca si vede: capelli castani, corti e ben tagliati.
In primo piano una donna non pi giovanissima, bella e sottile, si tiene daccosto alla porta che conduce ai locali interni del piroscafo. Ha un volto minuto, di porcellana, e capelli doro a boccoli sulle spalle. Indossa un vestitino chiaro e lucente che le lascia le spalle nude, la stringe alla vita e si apre, fino allaltezza delle ginocchia, in una gonna vaporosa.
Calza un paio di scarpette fini, senza tacco, dello stesso colore del vestito. Una delicata silhouette da ballerina.
Passa per la scena un rombo ventoso, e sfuma via. La donna che sta in primo piano parla con lo sguardo puntato innanzi a s; la sua voce accorata, sconfortata. Mentre lei parla si dissolvono le luci del giorno, il cielo si oscura e, a contrasto, si accende, sul ponte, il brillio di lucenti globi di cristallo.


TERESA: Ma fa come vuoi, io non ti chiedo niente!... Preferisci cos, e fa come vuoi. Questo si era detto subito: basta che non sia un martirio, n per me, n per te. Niente eroismi. Ti piace cos, e per me sta bene, benissimo. Non c bisogno che ti giustifichi - ma logico, naturale... anzi, non lo sopporterei, sarei la prima a non volerlo... sarebbe la cosa peggiore se adesso, per colpa mia... cio, se dici che per me, ecco... che una cosa la fai oppure no. Io... io non ho bisogno di niente, di niente!...


Si passa una mano tra i capelli portando indietro la testa. E un gesto altero in cui cerca di ritrovare unespressione sicura, indifferente alloffesa che sembra abbia ricevuto.
Si scosta dalla porta, ma senza voltarsi. Maldestramente arretra verso il centro scena, in direzione della panchina su cui sono poggiati una borsa di pelle chiara e un sottile, raffinato bastone nero, decorato allimpugnatura con due anelli dorati - come due vere nuziali. Questo bastone, oltre quegli stentati passi, avvertono che Teresa cieca. Per carit: niente occhiali scuri; ch non sembri la cieca ma solo una cieca. Segue una pausa. La donna si siede. Con un gesto un po confuso della mano cerca alla sua destra prima la borsa, poi il bastone, che scivolato in un interstizio tra le assi del sedile. Con qualche sforzo delle unghie le riesce di tirarlo via, ma loggetto, malamente impugnato, le sfugge e cade in terra. Ancora una breve pausa. Il cielo si fa vieppi turgido e nero, carico di pioggia. Allorizzonte una stria di limpido viola lultima resistenza della luce a una notte di temporale.
La figura vestita da marinaio, che se ne sta sul fondo a fumare la sua pipa, si scuote distratta dal rumore delloggetto caduto in terra. Lenta si volta. E una donna. Veronica. Saccorge dellimbarazzo dellaltra privata del suo sostegno e che pure non si azzarda a chiedere aiuto. Va a raccogliere il bastone e nuovamente lo deposita sulla panchina, affianco di Teresa.


VERONICA: Tenga.

TERESA: Grazie.

VERONICA: Oh... si figuri. (Si scosta di qualche passo e torna a scrutare il mare, spalle alla platea)

TERESA: (Quasi a trattenerla con estrema cordialit) Sembra sia bello dentro. Sembra... che ci si diverta molto.

VERONICA: Cosa?...

TERESA: Mah, la festa che hanno organizzato.

VERONICA: Ah, non so.

TERESA: A lei non piace?

VERONICA: Cos... non troppo. Preferisco qui.

TERESA: (Chiamandola, perch si avvicini) Signora, scusi!...

VERONICA: S?...

TERESA: Senta, mi dica... (Abbassando leggermente il tono della voce) credo debba esserci qui vicino, da qualche parte, un signore che fuma la pipa. Sento il profumo del tabacco, mi sbaglio?

VERONICA: Sono io che fumo.

TERESA: No... no, io dico proprio una pipa.

VERONICA: S, appunto! Sono io.

TERESA: (Stupita) Davvero? Lei?... 

VERONICA: (Espira lieve una sottile boccata accostandosi al volto dellaltra; poi, sorridendo) Sente?... sono io.

TERESA: (Divertita) Ah, gi... proprio!

VERONICA: Perch vuole sapere di chi fuma la pipa?

TERESA: Per un consiglio. Avrei bisogno di un esperto, capisce... di un vero fumatore.

VERONICA: Se posso esserle utile...

TERESA: Stamane a terra ne ho comprata una... s, una pipa, che vorrei portare in regalo a mio nipote. E un appassionato lui, sa... Ecco, il fatto che io ho scelto un po cos... non dico a caso, ma insomma... Non me ne intendo, non so giudicare - e magari se potessi sapere... capire se vale qualcosa o se proprio... (fa un cenno per dire brutta, scadente) Io credo di no... ma certo il parere di uno che se ne intende sarebbe unaltra cosa.

VERONICA: Ce lha con s?

TERESA: S, qui.

VERONICA: Me la faccia vedere.

TERESA: Oh, grazie... subito. Aspetti, eh... (frugando nella borsa, mentre laltra pure si siede sulla panchina, ma tenendosi a una certa distanza, in attesa di avere loggetto) E tutta incartata ma non importa... poi il pacchetto... (e cerca) il pacchetto si pu rifare, con un po di attenzione... Ah, eccola!... Tenga, la scarti, la scarti pure!...


(Azione lenta, di gesti precisi, attenti, misurati. Veronica tira fuori da un astuccio di pelle la pipa nuova fiammante e la osserva con infinita attenzione, a lungo, in silenzio. Infine, il primo giudizio.)


VERONICA: E molto laccata.

TERESA: Cio?

VERONICA: Senta come liscia... la tocchi.

TERESA: E questo che significa?

VERONICA: Una buona pipa non dovrebbe esserlo. Quando la radica sana non c bisogno di trattarla cos. La lacca nasconde le deformit e toglie respiro al legno.

TERESA: Ah, cos!...

VERONICA: La virt di un buon fornello sta proprio nella sua capacit di conquistare profumo - s, come di... trasformare, e digerire, il tabacco che brucia, e non solo di consumarlo. E questa radica, mi dispiace dirlo, ma non perfetta. (La osserva ancora e meglio) E no... i suoi piccoli difetti ce li ha tutti... (Da un paio di boccate) Comunque costruita discretamente: tira abbastanza bene, gi questo importante.

TERESA: (Con un soffio di garbata mestizia) Ma dice che forse avrei potuto scegliere meglio...

VERONICA: Avessi potuto consigliarla... (Con un minimo di costernazione) Poi, insomma... senta qui!

TERESA: Cosa?

VERONICA: Allattaccatura. Sente che fa come... come un piccolo gradino?...

TERESA: (Toccando dove laltra le dice) Qui?...

VERONICA: E gi. Lo sente?

TERESA: Un pochino, s.

VERONICA: Pure questo un difetto. E una cosa importante da controllare, sa!

TERESA: Ma io penso che tutte, una pi una meno, non che possano essere perfette!

VERONICA: Lei mi chiede un consiglio, io glielo do.

TERESA: E tanto scadente?

VERONICA: (Pi per educazione che altro) No, scadente proprio non direi.

TERESA: Via, lo dica!... Lei, se gliela regalassero, non la fumerebbe mai!...

VERONICA: Oh, prima di sceglierla un pipa io!

TERESA: Mi dica sinceramente: se pensa che ci faccio una figuraccia...

VERONICA: Stia tranquilla! Che sia un oggetto di qualche ambizione mi sembra evidente. (Si alza; vorrebbe allontanarsi. E chiaro: aspetta, impaziente, lopportunit di tornarsene sola mentre laltra continua a trattenerla con le sue chiacchiere)

TERESA: Io ho chiesto una delle migliori. Sintende: a un certo prezzo.

VERONICA: Oh b... i negozianti si sa come fanno. Poi dipende: suo nipote un gran fumatore?

TERESA: Come lei, dice?...

VERONICA: (Quasi a schermirsi) S, un fumatore?...

TERESA: Non direi. Ha cominciato da poco, veramente da poco. Con passione per, questo s.

VERONICA: E giovane?

TERESA: Ventanni.

VERONICA: La trover meravigliosa.(Infine, a dissipare lincredulit dellaltra...) Glielo giuro.

TERESA: Adesso mi vuole consolare.

VERONICA: Nemmeno per sogno! Sono cose sacre per me queste: sacre!

TERESA: (Riprende loggetto e sorridendo, dolcissima...) Ma che rabbia!... Averla conosciuta prima!... (Poi, disturbata da rumori che il pubblico non sente) Dio, il baccano che fanno! Deve essere proprio una gran confusione l dentro. Ah, sapesse, invece, il piacere che mi d questaria... non pu immaginarlo!

VERONICA: (Volgendosi nuovamente al mare) C profumo di pioggia.

TERESA: Non mi dica che laspetta anche lei...

VERONICA: Forse!...

TERESA: Se non cambia il vento saremo accontentate.

VERONICA: Non abbiamo il diritto di sperarlo. Non si pu essere tanto egoisti.


(Segue una pausa che sembra mettere in crisi la conversazione. Nervature di smeraldo nel cielo. Un fragore lontano. Silenzio. Veronica, di nuovo al parapetto e spalle al pubblico sul fondo della scena, riaccende il tabacco e riprende a fumare.)


TERESA: (Pi che altro per tornare a parlare, con grande affabilit, quasi seducente) Sa, mi ha fatto venire desiderio di una cosa... Vorrei chiederle di assaggiare la sua pipa.

VERONICA: Ha mai provato?

TERESA: No.

VERONICA: (Dopo una leggera esitazione, riaccostandosi allaltra) Tenga. Non aspiri, mi raccomando.

TERESA: (Succhia una robusta boccata; qualche colpo di tosse; infine, riprendendosi...) E buono... ma il profumo sembrava pi dolce.

VERONICA: Non mai la stessa cosa. (Recuperata la pipa torna al suo solito angolo. E sempre pi evidente che parla, ma non chiede di parlare)

TERESA: Come ha cominciato lei?

VERONICA: C chi mi ha insegnato.

TERESA: E chi?

VERONICA: Il gran fumatore, in casa, era mio marito.

TERESA: Ah, lui!...

VERONICA: Io, al confronto, non so nulla. Comincio oggi.


(Breve pausa.)


TERESA: Viaggia sola?

VERONICA: Io? S.

TERESA: Io no. Sono con unamica. Marisa. Lha conosciuta forse. E una figura che si nota: rossa, alta... della mia et; ci rassomigliamo quasi. Oh, molto bella. Abbiamo organizzato insieme questo viaggio. Cio: io e lei per ragioni diverse. Marisa era tanto che desiderava vedere questi posti. Io... io per me che lo faccio. Poi... starmi vicino le fa piacere, e allora... abbiamo combinato cos. Per... un rischio che non consiglierei a nessuno. Uno magari crede... cio due credono di conoscersi bene, tanto da scambiarsi il cuore in petto, poi nemmeno tre giorni e gi certe litigate!... Oh, questo stato lerrore: unamicizia troppo rapida. Ci si illude con una sveltezza che davvero spaventa, e ci si chiama sorelle, amiche da sempre... poi si soffre - cio... dispiace - perch uno, di una cosa che poteva sembrargli tanto sicura, non vorrebbe poi trovarsi cos, a giudicare male... e a dirsi che stupida! non capirlo subito, non immaginarlo!...
Questo brutto!... E ora, le confesso, il guaio per me che... insomma, potessi almeno dormire da sola!... Ma via, non mi faccia dire! Affari miei, no!...

VERONICA: Forse la sua amica ha un carattere difficile.

TERESA: (Con leggera veemenza; sicura di quello che dice, come di cosa su cui abbia riflettuto a lungo) Ma dentro siamo tutti difficili! Lei non crede?... E allora, avessimo almeno pi sopportazione! Ma niente... ci corrono dentro certe rabbie che noi mica le vorremmo, e ci si sente come davvero non vorremmo essere: amareggiati, gelosi, invidiosi...

VERONICA: (Buttando lo sguardo per una di quelle finestrelle cieche dietro le quali si dovrebbero immaginare i locali interni, e la festa) Mi sembra di intravederla la sua amica, sa!...

TERESA: Ha un abito chiaro, bianco... (dopo una breve esitazione) credo.

VERONICA: Sta ballando.

TERESA: (Lieve) Certo... so. (Pi veloce, come a distrarsi da qualche suo malumore) B, daltronde... in una sera come questa, potendo scegliere, curioso starsene fuori... Vede, dobbiamo essere ben strane davvero noi due!

VERONICA: E perch?... Molti amano la solitudine.

TERESA: Ma altro per noi. Sar unimpressione, ma sono sicura che lei mi capisce. Io, per dire, non amo la solitudine. E nessuno la ama. Perch negarlo? Come pensare che non sia cos?... Poi sa cosa ho scoperto?... che non ... non dalla solitudine che ci si difende quando si smania tanto, un po come io con lei, ad adescare la gente - no: non dalla propria ma dalle altrui solitudini ci si difende: guai se si confondono con la nostra. Si ha bisogno di sapere che chi ci sta vicino - le persone intorno, ecco... bisogna saperle sane, pi sane di noi, sapere che quelle, forse - se proprio il male ci opprime - forse potrebbero compiere uno sforzo di volont e salvarci. Riuscirsi loro se noi, da noi, non sappiamo farlo. Ma questo penoso. Come si pu amare la solitudine?... Forse che lei la ama?

VERONICA: Con questi pensieri che ha, se le confessassi di amarla mi fraintenderebbe. Dovrei usare una parola che non esiste.

TERESA: E dica! Tenti!


(Pausa. A questo richiamo dellaltra Veronica saccorge di essere stata presa, suo malgrado, nella seduzione del dialogo. Prima che lo volesse, prima che avesse il modo di difendersi, una sua qualche intimit gi stata rivelata. Si volta a scrutare la sua interlocutrice con un cenno di ostilit, di inimicizia.)


VERONICA: La parte di me pi vera a mostrarsi si stanca. Ecco il fatto. La parte di me pi profonda. Dovrebbe spiegare tante cose di s per non essere fraintesa che rinuncia subito allimpresa, e questa rinuncia le d la quiete. Una quiete, per me, irrinunciabile.

TERESA: E non la spaventa?

VERONICA: No. Preferisco cos, che il mio pudore mimpedisca di arrischiare, e di dire, di spiegare quello che sono.

TERESA: Quello che la sua vita.

VERONICA: Io! Quello che sono io.

TERESA: Si vergogna di s?

VERONICA: Per carit, no! (Piano, con cautela: a trovare le espressioni pi giuste) E presunzione piuttosto. Perch io, tra me e me, penso che essere fraintesa sarebbe di sicuro lo stesso che essere... sminuita.
(Si distrae. Pensa ad altro. Guarda per la finestra) E bella davvero la sua amica! E s, le rassomiglia proprio. Non fosse per i capelli potreste davvero sembrare sorelle.

TERESA: Ch, la vede?

VERONICA: Credo sia lei. Una signora alta, slanciata...

TERESA: Rossa?... Capelli rossi?

VERONICA: S. Porta un abito lungo bianco, e dei guanti.

TERESA: Rossi. Rossi anche i guanti. E gi, un mio regalo quello. Erano miei. Oh, lei ha una passione per questeleganza sfacciata. Ma non sbaglia secondo me, no. Molte altre a combinarsi cos sarebbero volgari, Marisa invece si sa rendere attraente con certi suoi eccessi. (Riponendo la pipa che deve portare in dono e cambiando discorso) Io, allora, questa pipa dice che posso azzardarmi a regalarla?...

VERONICA: Dio mio, quante preoccupazioni che le ho messo! Non volevo.

TERESA: Ma appunto le ho chiesto un parere. Non ci capisco nulla.

VERONICA: Signora, le ho detto: se dovessi pensarla mia sarebbe una cosa... ora, per, per suo nipote, per un giovane, ci giurerei, perfetta.
(Sorridendo) Che poi... se pu sembrarle che io sia un po esagerata a giudicare, a vedere... a stare su tante piccole cose che potrebbero sembrare da poco - bah... non pu immaginarsi cosa fosse mio marito!... Oh, era uno spettacolo, le garantisco... una commedia ogni volta che doveva comprarne una. E stato capace di fare pazzie, di spendere cifre da capogiro, per questo.

TERESA: (Incredula) Per le pipe?

VERONICA: Gi.

TERESA: E addirittura possono essere tanto costose?

VERONICA: Ah, non dubiti. Alcune s che possono. Ma quelle veramente buone proprio questione di saperle trovare, di avere la fortuna... come per tutte le cose rare. Per non dire poi, di quella, senza pi prezzo, che ogni grande fumatore dovrebbe possedere. La sola, lunica che sappia soddisfarlo, come nessunaltra, per lui, potrebbe.

TERESA: (Stupefatta, ammirata) E strano... davvero strano che si possa amare qualcosa di cui in fondo, ma s, via... si potrebbe anche fare a meno. E che si possa amarla cos: con tanta fantasia... da inventarsi smanie, sofferenze, e gioie tanto grandi... Ma come pu capitare? C una maniera per farlo accadere?

VERONICA: Vorrebbe imparare a fumare?

TERESA: Ma no, non questo.

VERONICA: E allora?

TERESA: Amare, amare come lei ama. Sentirsi cos legati a una cosa di cui, altrimenti... ma che bisogno ne avrebbe?... E riuscire a riempire di questo la vita - farne la propria vita stessa! E cos?... un pezzetto di legno vuoto, una pipa! Ah, mi sembra un miracolo davvero.

VERONICA: Il suo fu miracolo. Non il mio.

TERESA: Dice di suo marito?

VERONICA: S. Il suo... se si meraviglia di me!... Ma niente!

TERESA: E cosa mai?... che poteva essere?

VERONICA: La interessa?

TERESA: B, s.

VERONICA: Perch?

TERESA: E cos straordinario!...

VERONICA: Un pezzetto di legno?...

TERESA: Appunto! Che sia per questo.

VERONICA: Le sembra stupido?

TERESA: Oh, non mi faccia dire quello che non penso.

VERONICA: A stare con lui, anche per poco e senza conoscerlo, si capiva subito: era un uomo... incompleto, che non bastava a se stesso. Sa che intendo?

TERESA: Posso immaginare...

VERONICA: Dico come... come di chi non sa vivere solo di s. Lo avverti il suo bisogno, e se questo gli manca tu sai che, ma di qualsiasi cosa quello ti parli, non pu esserci altro che questo nei suoi pensieri. Ma le tue pipe - dicevo io - le tue pipe... quelle che lasci a casa quando parti... loro, loro - dicevo - come faranno a resistere, loro, senza di te?... e lui sorrideva, e davvero lo pensava, e carezzava le capoccette di radica vuote come testoline vuote, come... come... creaturine... vive, vere! Vivissime. E se poteva amarle tanto, e con tanta potenza che avrebbe stordito una donna!... Abbandonarle gi gli dava la gioia di quando le avrebbe ritrovate. Ah, ci furono momenti che la cosa tanto folle mi sembrava che gliele avrei bruciate tutte!

TERESA: Ne era gelosa?

VERONICA: Molto. Ma cos... quello che poi ci accade non si pu sapere. (E con grande cura apre la pipa e inizia a pulirla. Dietro una frangia di nuvole massicce stentatamente affiora unopaca falce di luna. Veronica alza gli occhi a guardarla) La luna!...

TERESA: La luna? Com possibile?

VERONICA: Oh, stato un attimo. Uno squarcio tra le nuvole. Gi non si vede pi.


(Torna, possente, una coltre di nubi tonanti a minacciare pioggia. Un ventre colmo, maestoso, mosso da unagitazione lenta che lo fa mutare daspetto, dombre e di colori. A tratti si ha la percezione dellorizzonte lontano e sembra allora che quella vlta tormentata sia quasi specchio delle invisibili masse oceaniche.)

TERESA: (Scuotendosi dal suo imbarazzo, e azzardando...) Insomma, sarebbe stata come... una specie di... eredit, per lei, questa passione.

VERONICA: Certo non avrei mai cominciato senza di lui.

TERESA: Ma cominciato... dopo.

VERONICA: (Con spavento) Perch dice dopo?

TERESA: So come succede... davvero. So come... immagino come si possa adorare tanto, sino a tali punte di follia... (e subito correggendosi, come se questultima parola le fosse sfuggita suo malgrado) dolcissima follia.

VERONICA: (Dura) Non dovrebbe azzardarsi ad affrontare cos la gente, a scivolarle dentro con tanta presunzione, signora! Non tutti gradiscono.

TERESA: Mi perdoni. Ha ragione, vero, ha ragione. Ma difficile tenere le distanze quando fanno da guida certi penseri, per cui... le apparenze sono svanite dalla mia vita. Ho dimestichezza con le intimit. Male, male!... A parlare, cos, uso criteri, certo, poco educati. Non me ne voglia. Ma subito, subito glielho detto: invidio questa forza di amare tanto, s... e fino a riuscire in simili imprese!...

VERONICA: Non si metta in testa misteri che non esistono.


(Pausa. Una raffica leggera di vento. Teresa ha un brivido di freddo.)


TERESA: Ahim, cambia il vento. La pioggia si allontana.

VERONICA: Si avvicina, invece... pu star sicura.

TERESA: Sintende di venti?

VERONICA: Abbastanza... di venti, e di mare. Mio marito era ammiraglio.


(Pausa. Teresa, sempre seduta al centro della scena, batte con la punta dei piedi il tempo di una musica che solo lei sente. E canticchia qualcosa a fior di labbra, come se le giungesse alle orecchie il motivo di una canzone conosciuta; sono gesti teneri, volutamente infantili.)


TERESA: Questa bella. La conosce? ... se la ricorda, s?... (E batte il tempo, canticchia)

VERONICA: Mmh...

TERESA: No? Non la conosce?... Dio, come la stanno rovinando!


(Pausa. Come se la musica fosse cessata dimprovviso.)


TERESA: (Piano, pi assorta) No, forse non se la ricorda. Impossibile che non la conosca.


(Ancora una breve pausa. Veronica, in una zona dove la luce pi pallida e confusa, appare come unombra scontrosa e distante.)


TERESA: Anchio amo molto il mare. Il mare stato il sogno di tutta la mia infanzia, lho veduto la prima volta che ero piccina piccina, poi non ci sono pi tornata per anni, e quando si voleva ottenere da me qualcosa mi si prometteva... il mare. S, sii buona, che se fai questo e questo e se stai brava ti portiamo a vedere il mare!... Ora m tanto dolce traversarlo, viverci, starci dentro, asciutta - fuori, ma dentro... tenuta dal mare. Tutto ci che in terra mi fa premura qui dissolve. E nemmeno ho mai saputo nuotare, ci crede?... Per me, il mare, loltremondo, laldil. Io lo sento cos. (Pi direttamente allaltra) Dico queste cose un po per convincerla che se mi permetto di presumere qualcosa di lei... b, c caso che io possa capirla. (Dopo una certa esitazione, dimprovviso, come espellendo un doloroso segreto...) Mi fa venire i brividi, signora... i brividi!

VERONICA: (Dallombra) Io?... a lei?

TERESA: S, a me. Lei. Non sfuggirei alla sua compagnia, adesso, per nulla al mondo.

VERONICA: E le faccio venire i brividi?...

TERESA: Di gioia!... (Reclina il volto sul palmo della mano; quindi, con qualche leggero sforzo...) Ricordo mia nonna che fece cos quando mio nonno mor. Cera un angolo della loro casa - ah, era una casa piccola, ma molto graziosa... che lui ci aveva fatto il suo studio. Teneva un diario che avrebbe voluto pubblicare: i suoi ricordi di guerra, la storia come laveva vissuta lui. E regnava, in quellangolo, tra cumuli di carta e matite tutte perfettamente temperate, un ordine sovrano. Quando rimase sola, mia nonna guardava a quella scrivania e diceva - giuro: lho sentita io: Lei... lei, pi di me quasi, meriterebbe di averlo ancora vivo!... Quanto lo abbiamo amato!... Quanto ci ha amato! cos: Quanto ci ha amato! ... E lei, confusionaria nel profondo dellanima, impar a sedersi, a riposare, e a leggere... l, a quella scrivania... tra quei fogli che si facevano pesanti per la polvere, e allora poi... a tenere tutto con un ordine, di una pulizia... come faceva lui, identico! Lei... che in tanti anni non si era mai azzardata!... Il tagliacarte, e le forbici: lustrate allo stesso modo, con la stessa pezzuola tenuta nei cassetti. E le matite pure... che fossero sempre a posto, perfette - e guai, guai a sfiorarle, a toccarle! Cos arriv fino... fino a sfogliare il suo manoscritto - e pensi che ne aveva sempre un po riso quando mio nonno era vivo... e si mise a leggerlo, e a correggerlo. Quasi, se avesse saputo farlo... quasi si sarebbe messa a scriverlo lei per terminarlo. Una vestale divenne. La sacerdotessa di tanti piccoli riti - cose che erano state - dietro a quel tavolo, a quella sedia - i gesti e gli usi quotidiani del suo sposo. Ah, che tenerezza! E come, a me bambina, tutto ci apparve di una forza inumana, e quellangolo, e quel tavolo, si mutarono in unimmagine sacra, come l fosse, per me che maccorgevo di come lei lo avvertisse... il centro del mondo. (Alzandosi in piedi. Pi direttamente allaltra) Non mi domandi il perch ma... mi entusiasma averla qui!... mi crede?

VERONICA: (Commossa) E non cera ritegno, in sua nonna, per questo?

TERESA: Ritegno?

VERONICA: S... e orgoglio, vanit.

TERESA: Non quanto me ne mostra lei a parlare di s.

VERONICA: (Facendo un passo verso la luce) E se il mio amore fosse stato pi grande?

TERESA: Io non posso dirlo. (E quasi si avventura per il ponte a cercarla)

VERONICA: (Nervosa, scansandosi per evitare di essere raggiunta) Poi, se lo vuole sapere, non mi piacciono queste cose. Si fatta lidea, mi sembra, di chiss quali magie che non centrano per niente.

TERESA: (Procedendo lenta, implacabile) magie?

VERONICA: (c.s.) Magie, s!... A patire le sofferenze che io ho patito comprenderebbe altro che queste... che questi pezzetti di legno!

TERESA: (c.s.) Non si allontani... non si allontani.

VERONICA: (c.s.) E lei non si muova, signora. Non mi venga vicina.

TERESA: Ma davvero, guardi...

VERONICA: (Secca) Senta... quella pipa andr benissimo per suo nipote. Benissimo. Non me ne voglia se questa conversazione, cos, mi rende inquieta.

TERESA: (Fermandosi) Sembra che io voglia strapparle a forza la verit, segreti che non desidero. E sgradevole questo, apparire tanto screanzata... (Sorridendo) Io, a scuola, avevo il mio professore di matematica che era un accanito fumatore. Un omone! Avevo una grande simpatia per lui, sa... E per quel suo fumare!...

VERONICA: (Ora accostandosi di poco allaltra, pi calma) Stia seduta, signora. Comprender la mia reazione... Stia seduta!

TERESA: (Si siede. Poi, dopo una breve pausa) Come si muove leggera! Ma cammina a piedi nudi?... viene vicina che nemmeno la sento. Amo tutto ci che segno di leggerezza. Forse perch da bambina io - ah, quante cose le dico di quando ero piccola!... io... era un po paffutella e ci soffrivo tanto. Sognavo di poter essere questo: non pi di unala nel vento, di un pesce nellacqua. Eppure pensi come mi sarebbe ostile il mondo se fosse tutto come io lo amo: silenzioso e furtivo... sarei persa. Chiunque potrebbe venire a farmi del male se cos fosse. Non potrei difendermi da nulla. E in nessun luogo starei sicura e non saprei dove dirigermi, seppure solo con la voce quando parlo. (Piano, dopo una pausa, con un sorriso) Per me ci vuole che il mondo sia molto pesante e rumoroso.


(Pausa.)


VERONICA: (Freme. Ormai le impossibile tornare sola come stava prima) Insomma, che vuole sapere?... Cosa le interessa di me?... Ce ne sta un gran numero di donne che fumano la pipa. Non lo sapeva?...

TERESA: (Con un leggero accento di trionfo nella sua voce) Ma non mi sogno nemmeno di chiedere. Davvero le ho dato questimpressione: che io parlassi per curiosit?

VERONICA: Sa lei per cosa!

TERESA: Le giuro, no!

VERONICA: Ma questo quello che ha detto.

TERESA: Oh, non dia retta alle mie fantasie!...

VERONICA: Esattamente quello che ha detto. (Pausa) Lui se ne and lasciandomi le sue creature in casa. In un angolo della sua stanza... sparse a schiere, a mazzi - nei loro bravi barattoli dargento, l, sospese - marionette coi fili spezzati. Mi torturava, parlava, esisteva - quella muta di cuccioli... quel palcoscenico di minuscoli spettri muti e fermi. E che potevo farne? Questo! - Amarle per non essere odiata.

TERESA: (Con un baleno di eccitata veggenza negli accenti, nellespressione) Ecco, ecco - s!... Avevo inteso, dunque!

VERONICA: Ma una storia mia questa, e che altro ci trova?

TERESA: Che altro?...

VERONICA: Mi ha capito benissimo.

TERESA: Niente proprio.

VERONICA: Quello che aveva inteso, avanti!

TERESA: Forse...

VERONICA: Forse?...

TERESA: ... ci che qui... che...

VERONICA: Cosa?

TERESA: ... E come se avesse un suo principio.

VERONICA: Quale?

TERESA: Da questo.

VERONICA: Ma che?

TERESA: (Sempre con estrema furbizia, a salvaguardare questo fragilissimo dialogo) Io non domando, io non voglio sapere. Mi limito ad ascoltarla... con tutta me stessa.

VERONICA: E in nome di cosa... dico, perch vuole mettere tanta fatica a parlare, e con una che nemmeno conosce?

TERESA: E che fatica? Affatto!... Le dico: sssssh, sto zitta - muta!... non voglio sapere nulla. Vede, si fida?... Ma resti... oh, per piacere, resti... se non le sgradevole trascorrere questa serata insieme.

VERONICA: Che bisogno ha di me?

TERESA: E cos?... Lho offesa, forse, a sentire quello che mi ha detto?... Non pu mica essere, e allora?...

VERONICA: Allora non dica mistero, n prodigio: la mia vita, per quello che io ho voluto farne, e per ci che appare. Se le sembra fuori del comune, straordinaria, e bella... mi lusinga - e so che questo ! S!... Niente di meno. Ma non un prodigio, non un miracolo. Di pi. Nessun dio mi ha regalato nulla. C tanta paura ad essere cos... ma tanta paura che si pu sopportare solo... o almeno solo... (Interrompendosi, non trovando le parole) Ah, ma che vuol capire lei, cosa?... senza aver vissuto una vita identica, identica alla mia!

TERESA: (In un soffio di voce) Paura?... mi meraviglia. Paura...

VERONICA: S.

TERESA: Non capisco. Davvero.

VERONICA: E chi potrebbe? Nessuno pu. Dio, perch le ho detto?... Ah, ecco! Adesso ho rabbia, rabbia! perch lei non sa e forse si immagina che io voglia farle credere di me cose tali... da stupire, da starne ammirate.

TERESA: (A minimizzare) Cosa vuole che pensi? Che vive di memorie, s... con tutta se stessa. 

VERONICA: No! E cos una memoria: acqua, aria, pane - che ci fa vivere?... E nebbia - niente! Non ha vita e toglie vita. Io, piuttosto, di altro che mi riempio e vivo, di quello che sono e di quello che . Realmente . Oggi, qui, in questattimo presente, ! Di lui, di lui in me!


(Unintensa pausa. Laltra, per il freddo e per lemozione, raggriccia seduta sulla sua panchina. Si stringe in un abbraccio che dovrebbe riscaldarla, e con forza, - ma piano, lenta - si massaggia le spalle, le braccia nude.
Veronica, sempre lontana dal perdere il dominio di s, attende che le giunga piena fiducia, e complicit quasi, da quella donna, a tratti, tanto pi enigmatica di lei. Un turbine di fluidi tentacoli verdastri si muove, immenso, per le viscere grigioazzurre delle nuvole e manda, sulla scena, sinistre radiazioni. Si spande una luce nebbiosa, colorata, satura dacqua marina.)


VERONICA: Riuscissi a dirle tutto, lei forse nemmeno pi crederebbe a quel poco che, di me, le ho fatto credere... se cos . (Tace. Quasi si aspetta una conferma che non arriva) E la sua diffidenza sarebbe leffetto della verit, nuda. Dovrei, Dio sa come, mentirle e farle sembrare che almeno qualcosa di me, non tanto ma che solo qualcosa di me sia ancora... umano... sano. E non esagero. No. Si spaventerebbe, sangoscerebbe, cara mia, a sapere: senza ragione, ma ne sentir il dovere e dovr farlo!... Mi prender per un braccio a scuotermi e a dire: no, questo non si pu! non si pu! ... E io rider, sorrider di quel che per lei possibile e impossibile. Sapesse cosa, dentro di me, fa norma, fa legge!... Ecco, appunto: mentirle, ma non posso, perch quello che sono - e che la stupirebbe! - tutta la gioia, lorgogliosa gioia, che dalla vita ancora potessi ricavare e che ho covato in questo sforzo dellanima che mi ha reso moglie come nessuna donna pi di me stata mai.
(Esita, distratta da qualche altro pensiero; china lo sguardo. Poi lieve, con tenerezza...) Dovrei tacere e non voglio. Vede quante stupida lanima che ci soffre, ci soffre a farmi parlare, e poi me lo chiede. (Ancora con pi trepidazione) Ma allora mi capisca, la supplico!... Subito! subito!... capisca quello che . Io non sempre... non sempre posso vivere come vivo... serenamente - e ne soffro invasata a essere... non pi solo me stessa. E chiaro questo?... ma lui pure in me. Il suo cuore che mi stringe per quanto io lo stringo. E con grande dolore, questo. Con grande sofferenza.


(Laltra si alza. Si muove con passi lenti ma sicuri stavolta. Veronica arretra. Teresa, non trovando il contatto umano, procede fino al parapetto, l si appoggia e alza il volto incontro al vento notturno.)


TERESA: Che baccano! Che chiasso!... Non mi piace questa musica che fanno, e non capisco come li possa divertire tanto. Ballano?...

VERONICA: Ballano.

TERESA: Avrei voluto... pi silenzio stasera, e nessuno... tranne noi due.

VERONICA: Siamo sole.

TERESA: Ma nessuno proprio; nessuno vicino. Tremo solo al pensiero che qualcuno, da un momento allaltro, possa venirsene fuori a prendere una boccata daria. Non voglio. (Respira con forza, con avidit) Questaria, forse, vale quanto il suo buon tabacco.

VERONICA: Comincia a piovere.

TERESA: Ha sentito qualche goccia?

VERONICA: Mi sembra.

TERESA: (Con un cenno di preoccupazione) Preferisce rientrare?

VERONICA: Ma come?... era quello che aspettavamo.

TERESA: Rimane volentieri? Davvero?...

VERONICA: Poi... se non cinteressa la festa, non avremmo nemmeno dove metterci.

TERESA: Se vuole... posso invitarla da me, in cabina. Ci prepariamo un buon t... se vuole; ne ho comprato oggi a terra: un t finissimo, dicono... di questi strani, orientali. Ci scaldiamo un po dacqua, che ci vuole... e facciamo le signore... allinglese.

VERONICA: Le dico di no, sinceramente. Sto con piacere qui fuori, adesso... c unaria, lha detto, che vale forse il mio miglior tabacco.

TERESA: Allora non diceva per dirlo. Davvero, come me... davvero anche lei aspettava che piovesse. E coraggiosa.

VERONICA: Via, per poche gocce!... (Dopo un lungo sguardo lanciato sul mare) In fondo, cos che lo voglio: il mare di mio marito questo, il mare di un marinaio. Poi ha gi smesso. Ma quando verr gi, sa che tempesta! Sar il finimondo sulla nave. Le auguro di non soffrire il maldimare.

TERESA: Ah, non so. Non mi mai capitato. Ma ho un po paura che... insomma, qualcosa farei meglio a prenderla. E credo di averne con me... nella borsa. Dovrebbe stare l, sulla sedia... se me la passa un attimo, per piacere!... (Laltra le porta la borsa e Teresa comincia a frugarci dentro) Dunque... aspetti, mi pare... oh, che confusione!... Mi pare... mi pare sia questo! (Tentando di riconoscere qualcosa al tatto) S s s, proprio!... Posso offrirle un cachet ?

VERONICA: Non ne ho bisogno, davvero.

TERESA: Glielo consiglio, non si sa mai. E leggero, ma sembra sia miracoloso.

VERONICA: (Con pi fermezza, indiscutibile) No, grazie.

TERESA: (Mandando gi una pillola) Le ho rubate a Marisa. Non fossi perfida dovrei andare dentro a fargliele prendere. Lei il mare grosso lo soffre terribilmente. Ma no... non lo voglio fare, se non se ne ricorda da s. (Una breve pausa) Riesce ancora a vederla?

VERONICA: I suoi guanti vedo. Su una sedia.

TERESA: Se li sfilati. Impazzisce per quei guanti ma non riesce a sopportarli pi di dieci minuti. Ma sono tanti in sala?

VERONICA: E pieno. Tutti, direi.

TERESA: Lei lo seguiva spesso quando viaggiava suo marito?

VERONICA: Mai. Non si poteva. Cio, una sola volta, appena sposati. Ma pochi giorni. Praticamente mai.

TERESA: E ora, da sola, ne approfitta!...

VERONICA: Oh, questo viaggio, sa!... Mica tanti.

TERESA: (Tornando verso la panchina. Poggia la borsa. Controlla dove sia il suo bastone. Ma ancora restando in piedi) Io me lo sono dovuta imporre invece.

VERONICA: Ma se dice che il mare...

TERESA: No! Imporre, proprio!

VERONICA: Perch?

TERESA: Perch non volevo. Avevo paura.

VERONICA: Di cosa?

TERESA: Di non farcela, e me lo sono imposta. A tutti i costi. Mi sono detta: Teresa, devi farlo! Devi!... Ti va? Fallo! e mi sono decisa... s, per dimostrarmi che se voglio, da sola, non ho bisogno di niente, e che posso fare tutto... tutto posso fare, da sola... tutto. Daltronde debbo. Io sono sola. Debbo imparare, per forza. Anzi, cos mi conviene: dimostrarmi... convincermi che non ho proprio nulla da imparare, e che gi mi riesce bene a curarmi da me, e a proteggermi. E forse meglio adesso di prima.


(Pausa. Teresa scivola a sedere e mormora la battuta che segue quasi tra s e davvero sembra che Veronica nemmeno lascolti.)


TERESA: Non ci si abitua a ci che si perde ma a ci che resta, e con quel poco alcuni sanno compiere miracoli. Meraviglie sanno fare, e dopo quasi non si cambierebbe pi.


(Pausa. Vento.)


TERESA: (Discorsiva, facendo capire che si riferisce alla pipa) Quante ne ha?

VERONICA: Le sue. Non una di pi.

TERESA: E quante?

VERONICA: Centinaia.

TERESA: Centinaia?...

VERONICA: Centinaia, s.

TERESA: Una fortuna.

VERONICA: Pi o meno.

TERESA: E riesce a fumarle tutte?...

VERONICA: Oh, io no...

TERESA: E lui ci riusciva?

VERONICA: (Con un cenno di stanchezza) Signora, non si pu spiegare, mi creda...

TERESA: Oh, la prego, me ne parli ancora!

VERONICA: Cosa vuole che le dica?... Non ne vale la pena.

TERESA: Per un estraneo, forse!... cio, pensa: per me. Ma si sbaglia, e non mi faccia questo torto di non capire. La supplico, me ne parli ancora!

VERONICA: Mi domandi lei cosa vuol sapere...

TERESA: (Con rinnovata vivacit, dando nuovo piglio alla conversazione) Ecco, mi dica... fra tante ce ne sar una che le sembrer pi bella di tutte!...

VERONICA: Oh, non si pu dire la pi bella. Per una pipa la bellezza in s e per s quasi lultima cosa.

TERESA: Esisteranno, per, dei criteri oggettivi per giudicare!

VERONICA: (Con leggero entusiasmo crescente) Ah, sicuro. Solo per questo s. Ce ne sono di pi e di meno preziose. Allora s, se per questo noi ne abbiamo alcune che davvero varrebbe la pena di vedere. Pi vanto di collezionista, per, che di fumatore. Ne abbiamo una, per dire - ecco, forse la pi bella... fantastica: ungherese. Di schiuma. Con la vera di corno e corallo tarsiati, e come base una conchiglia... unenorme conchiglia che pare un fiore. Il fornello ci sta incassato dentro come un soldo in un tocco di lava. Bella senza discussioni. Per... troppo da museo! No... non tiene il profumo, e il tabacco lo brucia senza gusto, come fosse sabbia. E tanto sicura di s, tanto presuntuosa che si contenta della sua bellezza e basta. Non concede altro. (Quindi, accorgendosi del suo entusiasmo forse eccessivo mentre laltra lascolta sorridendo...) La faccio ridere, eh!... che si possa davvero ragionare cos!...

TERESA: S, mi diverto. Ma come si diverte lei. La capisco benissimo.


(Breve pausa di assoluto silenzio.)


VERONICA: Questa era la sua prediletta.

TERESA: Quale?

VERONICA: Quella che stavo fumando prima.

TERESA: Ah... che sarebbe allora una di quelle... non belle, ma belle!...

VERONICA: Di pi.

TERESA: Quella senza pi prezzo?...

VERONICA: Quella. 

TERESA: E pure per lei la sua prediletta?

VERONICA: S. Ma per fumare, ahim, ormai debbo preferirne altre. Tutto, in questo tocco di legno, segno di lui. Carne viva come pi non si potrebbe. Stanca - oh, stanchissima... ma felice e viva. Perch lei cos - cos! - come lui, negli anni, fumandola, lha formata.

TERESA: (Senza capire) Cio... sarebbe?

VERONICA: Cos, con il proprio respiro.

TERESA: Respiro?...

VERONICA: Con il suo respir, s.

TERESA: (Sinceramente impressionata dal tono di queste ultime parole) Oddio, ma cosa vuol farmi immaginare con queste cose che mi racconta?...

VERONICA: Immaginare? Io?... Non dica sciocchezze!

TERESA: ... che addirittura voglia... ma che voglia...

VERONICA: (Come sentendosi tradita) Oh, basta!... e lo ammetta che in fondo se ne stupisce solo perch sono una donna! Lo dica!

TERESA: E ancora pu pensare questo?... Ma io lammiro... sinceramente.

VERONICA: Ah, e sembra voglia succhiarmi lanima a scovare chiss quale mia follia.

TERESA: Oh, per carit! Usa certe parole...

VERONICA: E le uso come vanno usate! Con facilit, forse, ma non a caso!

TERESA: Non mi sfiora nemmeno lidea di questa follia che dice.

VERONICA: Io credo... credo che debba essere una sua mania questa di domandare, e di sapere!

TERESA: Ma cosa vuole che le confessi?... O Dio santo, ma guarda tu che discussioni!...

VERONICA: Gi, perch ha la presunzione di credersi un libro aperto, lei... tutto chiaro, senza segreti, senza misteri!

TERESA: Ma se mi accusa di cose che francamente non capisco...

VERONICA: Che si diverte un mondo con la mia vita, ecco!... con le mie angosce, con le mie... con le mie manie, s!

TERESA: No! no!... Nemmeno per sogno! E che manie, poi?...

VERONICA: E lo dica, s!

TERESA: Le giuro, no!

VERONICA: No?... eppure dovrebbe? Tutto nasce da loro, e per ognuno di noi; anche per lei, sicuro!

TERESA: Per me?...

VERONICA: (Pi calma, ma sottile, fredda) Lei, che sbalordisce tanto per gli altri, s... ma potrebbe dirlo quanta parte della sua vita sia stata... voluta, e riempita, dalle sue manie?

TERESA: Mie... di me?...

VERONICA: Sue, sue!

TERESA: Non me ne riconosco molte.

VERONICA: Accadr. E mi comprender.


(Pausa.Laria per la scena si addensa, a confondere le figure, a mutarle in delicati orrori e le donne, quasi, in due sottili fantasmi. Colori appannati, diversi. Tutto, e cos fino al termine dellatto, che appaia sempre pi incorporeo e lieve. La vlta del cielo si fatta come pi alta e sontuosa. Le nuvole, un largo panneggio dombre bluastre e di pi profonde e vaste masse lattiginose. Ancora rumore di vento. E onde lente, pesanti.)


TERESA: (Dopo aver atteso invano che laltra riprendesse a parlare) Mi aiuti. Se pu me lo dica. Quali sarebbero queste manie che mi vede addosso?

VERONICA: Io? Sono i nostri segreti quelle.

TERESA: Solo un esempio!

VERONICA: Lasci perdere, via!

TERESA: Un esempio, la supplico... per capirla.

VERONICA: (Pi incerta, ma dominandosi con forza e costringendosi a dire quello che dice) Se mi permette di essere un po... (sinterrompe) se mi permette, ecco... le far un esempio che comprender benissimo. (Una breve pausa) Posso?... (Laltra annuisce con una leggera scossa del capo) Negherebbe che la prima cosa, la prma in lei, ecco sia... la sua cecit?

TERESA: (Sorpresa, quasi computando le sillabe) La prima per me, o per gli altri?

VERONICA: Per se stessa! E cieca, e la cecit fa di lei ci che vuole. E sta prima di ogni scelta, di ogni desiderio. Tutta la sua natura ne presa e lei non possiede nulla di pi intimo, e di pi forte. (Pausa) E anche la simpatia, posso chiamarla cos?, che tanto facilmente ha nutrito per me, quella lha voluto! E li che sta chiuso il suo cuore: l in fondo, l dietro!... dietro questa mania che ha di essere cieca!... Dietro questo tarlo, questi occhi - l dietro! e ogni altra cosa viene dopo - dopo! - trasformata, condizionata... e cos diversa da come sarebbe stata altrimenti! Ma che questo accada lei neppure se ne accorge e non lo dice... e si sente libera, e non sente le distanze, le vertigini che corrono ad ogni sua parola. E mania questa, e della peggiore specie!

TERESA: O pi semplicemente... sono io, con le mie inclinazioni, e i miei pensieri...

VERONICA: Lei dice: semplicemente. Io dico: tragicamente.

TERESA: Ma sono io! La persona che dice sono io! Umana e imperfetta come ogni essere umano.

VERONICA: Lei, ma attraverso una parte di s: i suoi occhi.

TERESA: La prego, non insista cos!...

VERONICA: (Rendendosi conto di avere esagerato) Sono una stupida. Ha ragione. Ma chi me lo ha messo in testa questo discorso?... Sono mortificata.

TERESA: (Ad alleggerire limbarazzo, sorridendo) Per... se volessi vendicarmi, potrei dire le stesse cose, io, tali e quali, parlando delle sue pipe.

VERONICA: Loro?... oh, per carit di Dio, no!... le lasci perdere. Povere anime innocenti! Altro che quelle!

TERESA: B, che siano un po la sua, di mania!...

VERONICA: No, non si lasci ingannare.

TERESA: Ma in qualche modo, s... potrebbero esserlo!

VERONICA: No, non loro.

TERESA: Qualcosaltro, allora?

VERONICA: Come lei, piuttosto!

TERESA: In che senso?

VERONICA: Lo stesso, uguale quasi. Come lei!

TERESA: Cio, sarebbe come quello che mi vede addosso?... Come quello che vede nei miei occhi?

VERONICA: Una parte di me che mi contiene tutta, e che mi fa vivere... (ripete sorridendo) vivere!... e ragionare. E decidere, e fare. Essere quello che sono, insomma! (Con sottile ferocia) Un organo, come i suoi occhi, che la mia mania... proprio!

TERESA: Una parte di s, un suo organo?... e quale? Non cieca, n sorda, n muta...

VERONICA: Lindovini! Ci provi.

TERESA: Oh, cos... potrei dire a caso.

VERONICA: Una parte di me, del mio corpo. Ci provi. Una parte del mio corpo attraverso la quale parlo, vedo, ascolto, penso, mangio, dormo, mi sveglio...

TERESA: Veramente non saprei.

VERONICA: Ci provi!

TERESA: E che potrebbe essere: il cuore, la testa... oppure le mani, le gambe, le braccia?... Sembra un gioco...

VERONICA: Il mio esofago.

TERESA: (Con ovvio sbalordimento) Lesofago?... ho capito bene?...

(Pausa. Veronica si avvicina, silenziosa, allaltra donna e la tocca con una carezza tra i seni, sul petto, allaltezza dello sterno. La tocca sulla pelle nuda. Teresa ha un brivido: non si aspettava questo contatto.)


VERONICA: Lesofago... qui.

TERESA: (Con un tremito nella voce) S, certo.

VERONICA: Dietro lo sterno... qui.


(Pausa. Solo dopo alcuni istanti Veronica ritrarr la mano, e sar chiaro allora quanto questo gesto sia stato impudico, eccessivo.)


TERESA: (Ancora tremando) Suo marito... di questo che morto?... (Un lampo, in cielo, lontano. Teresa salta s, terrea) Ges, un lampo! (Segue il tuono)

VERONICA: (Costernata) Come ha potuto vederlo?... Come ha potuto dire che mio marito sia morto cos?...
(Teresa ricasca a sedere, si volta da un lato prendendosi il volto tra le mani)

TERESA: Mi dica se vero... mi dica se vero!

VERONICA: S, vero!

TERESA: (Pianissimo, quasi tra s) O Ges, ma che succede?... che succede?... io, ma lo vede?... potrei giocarmi lanima stasera, io...

VERONICA: Che dice?

TERESA: ... a parlare con lei.

VERONICA: Non chiederebbe di meglio.

TERESA: (Sollevando il volto asciutto e con accento sicuro) E vero. (Dopo una breve pausa) Dunque... questo sarebbe!...

VERONICA: Non dica cosa!

TERESA: E freddo!... (Stringendosi in un abbraccio a proteggere le spalle nude) Freddo...

VERONICA: Vuole coprirsi con la mia... (Sta per togliersi la giacca e offrirla allaltra ma subito fermata da un ripensamento)

TERESA: S?... cosa?

VERONICA: Niente, niente.

TERESA: Si decidesse a venire questa benedetta pioggia... almeno scalderebbe un po.

VERONICA: Ha molto freddo?

TERESA: No, io no. Laria, per, si sente che gelida.

VERONICA: Se ne sta pure a braccia nude!...

TERESA: Riavessi i miei guanti!... Avrebbe anche potuto lasciarmeli... Li usasse almeno!... Stanno ancora l?

VERONICA: S... vuole che glieli vada a prendere?

TERESA: (Dopo averci pensato un attimo) Mi farebbe un piacere, grazie. E lei... sta sempre in sala?

VERONICA: La sua amica?... non lo so. C sempre pi gente. Ma vado... torno subito.

(Mentre laltra sta per uscire Teresa si alza di scatto, scossa dalla paura)

TERESA: Signora!

VERONICA: S?...

TERESA: Ritorni! E... pure se non la trova, non si preoccupi di starla a cercare. E un freddo che posso sopportare benissimo.

VERONICA: Un minuto, solo un minuto!...

(Veronica sta per uscire ma si arresta un passo prima della soglia, come in un fotogramma bloccato. E cos Teresa, che tornata lentamente a sedersi e che ora tiene le pupille fisse innanzi a s, sul pubblico. Un pulviscolo doro, lunare, penetra per la nebbia che, morbida, si dirada. Si smorzano le luci. Vento. Onde.) 


ATTO SECONDO





SCENA:


La stessa. Laria tornata pi limpida ma il cielo sempre oscuro. Veronica seduta, accucciata quasi, in un angolo verso il fondo; il volto tra le mani. In penombra. A tratti solleva lo sguardo poi subito di nuovo lo abbassa e lo nasconde.
Teresa, in piedi, in prossimit del proscenio, si sta infilando un lungo guanto rosso, laltro in terra ai suoi piedi; lo cerca strusciando, attorno a s, il palmo della mano sul legno del ponte.


TERESA: E adesso dov finito laltro?... ma dove...? (E cerca) Ah, eccolo! Lho trovato... (Si infila anche il secondo. Torna a sedere. Sentendosi un poco a disagio...) Non credevo che lavrebbe presa cos... Mi dispiace. Sono imbarazzata... Che le avevo detto?... Le sembra possibile che ci si possa andare daccordo per tutto un viaggio?... Ora che fa? E rientrata?

VERONICA: (Guardando dentro) S.

TERESA: Figurarsi... per lei queste cose non contano niente. Bah, almeno sto un po pi calda!... Mi dispiace, mi dispiace davvero!

VERONICA: Ma dice per me?

TERESA: (Continuando) E non guarda in faccia a nessuno!... No, questo non dovrebbe proprio. Vorrebbe che tutti... che tutti fossero l ai suoi comodi... e poi uno si trova in certe situazioni!... insopportabili. Ah, ma le pare che ci si possa mettere a urlare, a fare certe scenate cos!... Niente... una selvaggia!

VERONICA: Lasci stare.

TERESA: Le giuro che stanotte, piuttosto che tornare in cabina, mi ficcherei a dormire in una scialuppa. (Una breve pausa) Ma s, che mimporta! tanto... pochi giorni ancora e poi... bah, meglio saperlo, tutto sommato!... meglio saperle in tempo certe cose, almeno una si regola. Va bene, chiuso! finito!... Daltronde... non lho detto io. Giusto, giustissimo. Eh?... Non le sembra?... Non faccio bene cos?... (Nessuna risposta) Signora?...

VERONICA: (Piano, di malumore) S, s...

TERESA: Ma c qualcosa?... Non si sente bene, cos? (Ancora silenzio) Signora... signora mi risponda! (Con altro tono, pi estroverso) Ma che egoista che sono, io che la sto annoiando con queste mie sciocchezze!...

VERONICA: Ma no, perch?...

TERESA: Ma s, invece! E lei che davvero vive di una vita dinnanzi alla quale... ma mi sento... talmente povera, misera...

VERONICA: (Con un filo di voce) Stia zitta, non lo dica.

TERESA: Ma s, io penso, sento, una storia in lei che urla!...

VERONICA: (Quasi impercettibile) Attenta! Non esageri. Attenta!...

TERESA: Ma dov?... (Muovendo qualche passo) Dove sta? Dove si messa?... Le posso venire vicino?... Mi dica... s?...

VERONICA: No, la prego... no.

TERESA: Perch?... Ma le faccio tanta impressione?

VERONICA: E non dica queste cose che lo sa. A parlarmi cos... s che minfastidisce. Io... non sopporto che nessuno mi tocchi. Nessuno! E lei poi... che tanto svelta nel venire addosso, senza badare a quelle distanze che tra due persone, cerchi di capirmi... ci vogliono!... E lei sa cos che intendo!

TERESA: O Ges, adesso non mi dica addirittura che le metto paura.

VERONICA: Stia l, l!...

TERESA: In fondo stata lei che mi ha voluto raccontare.

VERONICA: (Quasi dimprovviso) Come ha potuto dire che mio marito sia morto... che sia morto cos?

TERESA: (Si tocca dove laltra lha toccata prima) Questo?...

VERONICA: Io stavo parlando di me, e perch ha pensato a lui?... Come?


(Pausa. Un tumulto di bagliori elettrici allorizzonte. Luce bianca, guizzante che d rapide fosforescenze agli smaltati colori della scena. E luce, comunque, non troppo potente: segnale di una tempesta ancora lontana.)


TERESA: (Decidendosi infine) Ad ascoltarla mi si apre lanima... e capisco, sento, vedo... tutto quello che lei dispera di gridarmi e che non mi vuole dire.

VERONICA: Non sia tanto presuntuosa.

TERESA: Per niente, anzi!... ma cos forte, e chiaro, lodore della morte.

VERONICA: (Alzandosi brusca) E dove lo sente adesso?

TERESA: Gi, la morte... cos com. (Forzatamente discorsiva) Diciamolo... una brutta cosa.

VERONICA: Sbaglia. Non tanto orrenda invece! Non sempre!... e non tutto si perde. (Con foga, schioccando le dita) E ci sono alcuni... forse lei non ci creder, ma alcuni che sanno... sanno... oh, non sempre... ma non tutto si perde!

TERESA: Certo... alcuni...

VERONICA: Ecco, se ne convinca!

TERESA: (Con un tremito nella voce, ma sicura di quello che dice) E questo sarebbe... (indica la pipa) un regalo che le viene da loro?

VERONICA: S, ma non come lei pensa!

TERESA: E perch no?

VERONICA: Perch troppo facile come lei pensa... e non facile invece, no!... E la volont: vuole che questo sia e questo !... che io, insomma... abbia cominciato a fumarle cos... e che le ami quanto oggi le amo. Non per niente facile... ma cos umano, e cos bello!

TERESA: (Enigmatica, fredda) Non ne dubito. (Si allontana di qualche passo in direzione del proscenio)

VERONICA: (Con forza) E non si giri adesso! Mi ascolti!... Ma come si permette di trattarmi in un modo che prima sembra... sembra pagherebbe per curiosarmi dentro, e poi non ha il minimo rispetto!

TERESA: (Sedendosi) Lascolto - ma parla un linguaggio difficile; se ne accorge, vero?...

VERONICA: (Affranta, con voce lenta) S, dal profondo di me le sto parlando. E mi sembrava che con lei... potessi farlo.


(Si siede anche Veronica, ma dallaltra parte della panchina su cui sta Teresa. Dopo un lungo silenzio...)


TERESA: Creda, si sbaglia. Non lho tradita. Non la tradisco. (Sorride)

VERONICA: Allora furba. Molto furba. (Pausa) Scusi il mio sfogo. (Teresa ha un gesto a minimizzare laccaduto. Veronica si gira, sporge il volto a fissarla, solleva un braccio e lo tende verso di lei; vorrebbe carezzarle i capelli, esita, e cos continua) Lei... (e sorride) ma davvero ha qualche potere. Davvero. (Pure laltra sorride) Io le dico... le racconto, a forza, quasi... e non so... non so: sono io che non ho diritto a parlare, o lei che non avrebbe diritto a chiedere - e nemmeno... nemmeno a sentirmi, quando parlo?... (Una pausa. Veronica, infine, quasi di scatto ritira la mano e si alza, si muove per il ponte; si ferma al parapetto) Sa che spesso... si possono vedere i delfini che vengono appresso alla nave?... che ci seguono!...

TERESA: Pure adesso?

VERONICA: Oh, no. Cio... anche buio. (Pi rapida, vivace) E un pesce che gira il mondo il delfino.


(Una pausa molto intesa. Teresa in attesa. Veronica, presa da un suo tormento, cerca un equilibrio che la convinca a dire. Inizia, lenta, a caricare la pipa.)


VERONICA: Ah, cara signora... sono orrendi i miracoli che si possono compiere quando il cuore lo comanda!... quasi crimini, misfatti!... (Con altro tono, pi diretta) Ha capito insomma dove?

TERESA: S, certo. (Dopo un attimo) Mi sembra.

VERONICA: Ma perch l?... e perch cos?... C un motivo, sa! Molto preciso. Perch le assicuro... non doveva accadere, no - ma mio marito ne aveva un tale terrore... che riusc a farlo accadere.

TERESA: Terrore di cosa?...

VERONICA: Del cancro.

TERESA: E perch?

VERONICA: Perch... perch... (Si volta, fronte al pubblico) ognuno di noi potrebbe impazzirci dietro a una certa idea...

TERESA: Quella di morire?

VERONICA: Di come si possa morire! E lui... se nera convinto - s, convinto, proprio! Senza che niente ci fosse - ma niente!... lui se lera messo in testa. E poi lo sapeva... lo sapeva che pi ci pensava e pi avrebbe potuto essere. Anche forse... che suo padre era morto cos, certo... e allora si era fissato che per lui sarebbe stato lo stesso. Che loro due erano sempre stati identici, diceva. Ma si figuri che ci sono stati periodi che io dovevo mettere sottosopra la casa e fargli sparire, dalle borse, dai cassetti, certi libri, e riviste - mi capisce?... dove saccaniva, con questo pensiero ossessivo, per sapere e per leggere... e ci correva a quelle cose come un assetato alla pozza dacqua.

TERESA: Sintendeva di medicina, ne sapeva qualcosa?

VERONICA: Niente!... e pensi lei cosa poteva inventarci sopra! Per... ci fu pure un momento che sembrava si fosse rasserenato, e che non vivesse solo di questo. E io anche ripresi a vivere. La catastrofe avvenne il giorno in cui ricoverarono suo fratello. Sembrava niente, o almeno quasi, e quello invece aveva lo stesso male, qui, di suo padre - trentanni dopo. Oh, come lo seppi... non pensai neppure un attimo a quel poveretto che era gi condannato, ma a lui, a mio marito - a cosa sarebbe stato, a che inferno... e il mondo mi croll addosso - tanto mi fu chiara la fine, e senza rimedio.

TERESA: (Incredula) Perch lei davvero pensava... davvero era convinta che fino a questo punto avrebbe potuto arrivare?

VERONICA: Ma niente sapevo - per ci credevo a quello che sarebbe successo. Lui gi era di unaltra vita ormai. E lo vedevo che si guardava morire, e che non aveva mani con cui arrivare a toccarsi, a fermarsi. E piangeva, come un bambino piangeva... di un pianto senza consolazione.

TERESA: Ma che ragione cera?... perch spaventarsi? Lei: di cosa aveva paura lei?... Poteva rendersi conto, capire... Cos, no?... Forse... forse perch lui soffriva, allora? Per questo?

VERONICA: No, non era per questo. Avrei voluto fosse per questo. E speravo fosse per questo.

TERESA: Insomma... gli credette!...

VERONICA: (Quasi con orgoglio) S. Io credetti che lui... avrebbe saputo crederci fino al punto da morirne.


(Pausa.)


VERONICA: (Ascoltando la solita misteriosa musica che dovrebbe giungere da dentro) Un walzer...

TERESA: Che?...

VERONICA: Sente?

TERESA: Non un walzer.

VERONICA: S che un walzer.

TERESA: Gi, un walzer.

VERONICA: Com?... non sintende molto di musica che non riconosce un walzer?

TERESA: Mah, cos confuso... e alle prime battute...

VERONICA: B, ma un walzer!...

TERESA: (Infastidita) Pu capitare.

VERONICA: Non che io abbia un orecchio particolare, ma certe cose...

TERESA: Oh, la smetta!

VERONICA: Ci piaceva ballare. A me piace.

TERESA: E allora, proprio stasera... perch ha rinunciato?

VERONICA: Piaceva. Non da sola.


(Silenzio. Teresa si porta il bastone sulle ginocchia e lo carezza con gesti morbidi, lenti. Il cielo una muraglia compatta di nuvole nere.)


VERONICA: Non penser che labbia presa in giro, vero?...

TERESA: No, difatti. Non lo penso.

VERONICA: Ma forse che ho esagerato s.

TERESA: No. Nemmeno.

VERONICA: E la prima volta che racconto queste cose. E pur io, ascoltandomi, sa...

TERESA: Sciocchezze!

VERONICA: La prenda come vuole, ma questo . Certo che gli credetti. Io lo conoscevo mio marito. E le sue fantasie... fino a cosa potevano arrivare, lo sapevo. Avrebbe dato vita a... a... alle pietre, agli oggetti, ci crede?... Solo che lo volesse. Con quella sua fantasia! (Dopo una breve pausa, piano ma intensa) Lesofago era diventato per lui una cosa con un suo cervello, con unanima, e con una coscienza che lo faceva essere crudele... e malvagio, vivo! E le sue pipe?... non erano vive, quelle? La cosa che lui si era messo in testa! Pipe... pezzi di legno. Vive. E vere.

TERESA: Forse ancora mi un po difficile capire...

VERONICA: O crederci?

TERESA: Capire, capire. E poi... uno si pu anche immaginare il vero, e un altro che non sa dice che follia, fissazione...

VERONICA: (Con veemenza) E dovrei essere io laltro che non sa?... Io?

TERESA: Ma no, cerco solo di capire la storia che mi racconta... e di convincermi, se la capisco...

VERONICA: Ma se non ha fiducia che con le idee si possano compiere prodigi che per unanima diventano il suo destino stesso: ci che per essa vero, reale!...

TERESA: (Con impeto) E allora mi spieghi in nome di cosa pu avvenire questo!

VERONICA: In nome di cosa?... ma di come certe emozioni possono sbranarci, ecco in nome di cosa!... e sostituirsi a noi - prendere il nostro volto, le nostre braccia e tutto il nostro corpo in pegno del bisogno che... che mi spinge ad essere solo questemozione - tragica! ma che mi lega alla vita, al mondo - e in ci che per essere amato da me ha bisogno di terrorizzarmi, di possedermi con la paura. (Pausa) Dice in nome di cosa?... Certo. E giusto domandarsi in nome di cosa, e io davvero potrei darle una risposta molto, molto precisa. (E si gira verso il mare) 

TERESA: (Con foga) Ma di chi mi parla? Eh?... Di chi? (Laltra, a questo richiamo, si volta brusca a scrutare nel volto la sua interlocutrice. Breve pausa) Della paura di chi?... (Pi piano, quasi tra s) E qui... qui che mi perdo e non so davvero... non distinguo pi... di chi mi parla? Le piace confondere cos le cose... con certe allusioni, certi toni...

VERONICA: (Rapida) Impressioni sue.

TERESA: Sar forse, non so, per qualcosa che non vuole farsi sfuggire, e che la fa stare... attenta - troppo attenta che non mi sfiori chiss quale idea!... Eh?... Mi dica se sbaglio! - Cos avanza e si nasconde dietro a una storia che mi sbalordisce. (Altro tono, meno interiore) S, certo, si sa delle cause psichiche di certe malattie...

VERONICA: Si sa... appunto: si sa. E che importa? Saperlo peggio. Tutti ne siamo convinti, e tremiamo scoprendo quanto facilmente il nostro pensiero partorisca orrende cose, e quanto sia difficile governarlo - ma ci sfugge come un animale furbo, veloce, che almeno vorremmo acchiappare per la coda.
E mai noi pensiamo ci che davvero vorremmo - mai! cio, dico: ci che desideriamo. No, piuttosto: quello che ci spaventa. Idee maligne che teniamo in grembo giorno e notte, a dividere il nostro tempo, a dimorare in noi, a farci da guida... mutando a loro misura la realt che ci viene incontro. Cos, per esse, noi abbiamo paura - paura che la nostra paura da sola basti a procurarci ci di cui maggiormente abbiamo... paura. E solo per questo! Poich noi ne abbiamo... paura. Ah, capisce che torbido bisticcio di specchi! Ma quanto vero! Pi vero che a dirsi, sicuro! che cos sembra solo uno scherzo, le pare?... uno scioglilingua... (Le due si fronteggiano, come se negli occhi dellaltra fosse tornata la luce della vista) Ma... riesce a vedermi, signora?...

TERESA: (Piano) Cosa?... vederla?...

VERONICA: Mi sta guardando...

TERESA: La vedo... un poco. Con quei pensieri... con quei pensieri che dice.


(Veronica si scosta silenziosa da un lato. Laltra rimane, per alcuni istanti, col volto fisso ad appuntare lo sguardo dove non c pi nessuno; poi, guidata da unintuizione, muove gli occhi a cercare quelli di Veronica; fino a che li trova.)


TERESA: (Lieve, emozionata) Insomma, vuol farmi capire che ... che sarebbe come contagioso...

VERONICA: Pu esserlo.

TERESA: Cio... non per suo marito...

VERONICA: Dico che pu esserlo.

TERESA: Gi. (Altro tono) E cosa... le sar costato!

VERONICA: In che senso?

TERESA: Combattere contro questa cosa orribile.

VERONICA: Non si poteva.

TERESA: Oh, questo pu dirlo adesso...

VERONICA: Adesso, s.

TERESA: Se cerco di figurarmi, al suo posto...

VERONICA: Senta... sono stata spettatrice di cose che pochi al mondo sanno. Mi permetta di essere... presuntuosa per quello che ho conosciuto. La paura di un uomo. Un paesaggio... che nemmeno un dio potrebbe immaginarselo se non lo vedesse. (Si alza il vento, Veronica si stringe nella sua giacca) Ora vorrebbe scongiurarmi, vero, come mille volte io ho fatto con lui, vero?... (Nessuna risposta) Ma non si azzardi! Lui era diverso. Era solo, lui... povero amore mio! Il terrore arriv a fargli fare cose che nessuno potrebbe immaginarsi. (Teresa stringe, angosciata, il suo bastone e quasi sembra sia lei a ricordare quello che laltra dice) E mentre suo fratello stava morendo, e agli altri che sapevano tutto faceva credere di non sapere niente... ma anche quello: ah se laveva capito cosa fosse! Ecco, mio marito - che pure lamava, ladorava quel fratello!... (Brusca) E lasci stare quel bastone, mi ascolti!... mio marito non riusciva a trattenersi, e ogni giorno doveva andare da lui, disperato, senza rispetto, a interrogarlo, a torturarlo, su cosa si sentisse... e... e comera cominciata, e da quanto tempo... E pretendeva - beninteso! - che le descrizioni fossero precise, perfette. Delle cartelle cliniche. E che gli dicesse tutto, tutto quello che a lui serviva di sapere - e sinquietava se laltro, fraintendendo, gli rispondeva come pensava di dovergli rispondere: da fratello a fratello... minimizzando, rassicurando. E lui che insisteva. Ma quante volte nello stesso giorno? E dove? E come? E quanto pi di ieri, e dellaltroieri? Ma fammi vedere dove! e come! e dove!... Cos quello che laltro, martirizzato, gli raccontava di s e del suo male, diventava poi peggio di un ferro rovente tra le mani di un carnefice. Lui, senza piet, si misurava addosso ogni sintomo, ogni doloretto... pronto a nutrirsi dei pi piccoli segnali che il suo corpo gli offriva, e non capiva che cos, lui... insomma... innaffiava le sue piantine e le faceva davvero crescere e venir s dal niente - e lo sapeva, ma non ci voleva credere.

TERESA: (Ripete piano) S dal niente...

VERONICA: Dal niente.

TERESA: E ora?... come suo marito, lei?...


(Pausa. Veronica si sposta alle spalle di Teresa, in una chiazza di luce offuscata, giallastra, sul fondo.)


VERONICA: Anchio. Lo stesso. Ormai.

TERESA: (Si porta, lenta, le mani alle orecchie a non sentire) Non sento quello che dice.

VERONICA: Ho imparato. Ho visto... imparato come sia possibile.

TERESA: Non sento quello che dice.

VERONICA: Io morir, signora: morir.

TERESA: Che pazzia!

VERONICA: Morir.

TERESA: Non vero, lo sa. Non lo dica.

VERONICA: Io lo so invece, s!

TERESA: Quello che immagina!...

VERONICA: Che avviene!

TERESA: Ma da pazzi!

VERONICA: E cos, pure per me.

TERESA: Perch se lo immagina, per questo!

VERONICA: E questo baster! Ad avere la forza, questo s!

TERESA: Oh, lavevo capito io cos che si teneva dentro!... Lei con quelle sue storie l, con quelle sue manie!...

VERONICA: Io, s! Io... che non so essere in nessuna parte di me me stessa quanto riesco ad esserlo qui: nel mio esofago.

TERESA: E un gioco, questo s, ma non mi dica di pi!

VERONICA: Certo, lo vedo da me. Che gioco! Io lho imparato e glielo potrei insegnare. (Si accosta di poco allaltra. Pausa. Durante il monologo che segue Veronica, nonostante la concitazione sintattica di alcuni passaggi, manterr toni estremamente casti, come per ammaliare, e per sedurre) Importante vedere come il cibo, mangiando, va gi. Questa la prima cosa, e allora bisogna farci attenzione. E se ci penso, e sto attenta a controllarmi, a osservarmi... appena mangio che subito sento un conato di vomito. Un conato che mi fa rigettare. Vero! Cos come deve essere - che io lo penso, lo temo, e cos accade. Sintomi. Qui le regole, il trucco. Nei sintomi. E mai come adesso, mai, mi sembra davere mai dominato con tanta forza me stessa, il mio corpo. E spietatamente: senza volerlo, ma solo potendo farlo. Solo per questo. Davvero si pu! E con che precisione, poi, i sintomi, si danno vigore lun laltro, e covano, crescono e si avverano - mentre, dietro di essi, sorge unaltra vita che mai sembrerebbe a dirsi: la malattia! Deglutisco, allora il mio esofago urla il suo male. E vomito. E tutto cos, appresso a questo, io lo so, proceder di conseguenza... fino a dove, poi, mi facile intravederlo. 

TERESA: E pu davvero... davvero, se potesse, vorrebbe condannarsi a una simile pena?

VERONICA: (c.s., con toni molto misurati) Identico. Uguale. E vedo, ora, per me, quello che lui, con la stessa chiarezza, previde per s... con tutto che io lo scongiuravo, e piangevo, che quelle erano stupidaggini, incubi - quando invece mentivo. Combattevo la mia inquietudine come mio marito la sua, e non dovevo farmi vedere che pur io... che anche a me tutto sembrava possibile - Veronica, zitta... che due pazzi per casa sarebbero troppi!... E parlavo cos, da sola, e mi scuotevo come davvero ci si tocca da soli, ci si tappa la bocca e ci si scuote per le mani e per le braccia... contro se stessi, a non voler essere quello che si divenuti, e ci si vede cos: nuovi, diversi - e veri! E realmente uno si figura tante strane cose che pure per questo io me le sento tutte le mie colpe. Da quando cessai di resistergli e lo presi per quello che voleva essere. Da quando cominciai a mostrargli tutte quelle premure... tutte... (Tentenna. Per un istante si chiude, commossa, in se stessa) tutto quel sinistro amore che solo in certi casi si usa: con una carezza o con un bacio imprevisti al risveglio... con una telefonata improvvisa, falsamente gioiosa, e con quella rapidit a esaudire tutti i desideri senza che lui nemmeno avesse bisogno di chiedere. S, ha capito che dico... una mogliettina, in tutto e per tutto! Mio marito, allora, davvero se ne accorse di essere malato. E pur io me ne accorsi: mentre mi scoprivo a fare quello che facevo - cos... tanto solerte, commossa, e spaventata!

TERESA: E chi si comporterebbe nello stesso modo adesso con lei, a convincerla?...

VERONICA: Io stessa!... Da soli ci si pu stringere di una tale tenerezza, di una tale struggente passione che ci dovrebbe allarmare. Per questo mi trova qui. E un regalo questa crociera. Un regalo che ho voluto farmi.

TERESA: Sarebbe quel sinistro amore...

VERONICA: Me lo dica se pensa che la stia prendendo in giro.


(Pausa.)


TERESA: Stavolta lo riconosco... (E si alza mentre il cielo si apre a un imprevisto chiarore) un walzer.

VERONICA: E la prima volta che io... (Un fischio lontano)

TERESA: Unaltra nave?

VERONICA: (Con pi forza) E la prima volta che racconto di me cos, e non facile. Ora che lho fatto poi... vorrei sparire!

TERESA: Ma che dice?

VERONICA: (Con durezza) S, unaltra nave.

TERESA: Se ne vergogna?

VERONICA: Di averle parlato, s... ma se intende di me - b, per piacere... non pu pensarlo questo - proprio lei... che io mi vergogni! Di me!

TERESA: Del male che si fa.

VERONICA: E che male? Amare chi ho amato e amarlo fino a morirne...

TERESA: (Secca) Non ci credo allamore, io! Che possa davvero essere cos. Non esistono queste cose. Se limmagina e allora lo pensa. Che lei abbia la forza di essere tanto spietata con se stessa s, ci credo - ma che sia per amore no!

VERONICA: (Vorrebbe, allistante, avere una reazione furente, poi si trattiene e la sua voce, nel rispondere, giunge calma e controllata) E se anche non ci crede, cosa dovrei fare? Rinascere e vivere della sua verit?... Evidentemente ho conosciuto cose che ignora. Forse non sar niente pi di lei, io, ma la mia vita... la mia vita s che lo . Mi sente?... la mia vita s!

TERESA: (Improvvisa) Si uccida.

VERONICA: (Interdetta) Cosa?

TERESA: Se ne tanto sicura... si uccida!

VERONICA: Uccidermi? Io?...

TERESA: S, proprio!

VERONICA: Ma scherza?

TERESA: O anche lei vuole guardarsi morire? Eh?... Lo sopporterebbe?

VERONICA: Ha esperienza di queste cose che si permette di consigliarmi?

TERESA: Di certe parole s che ho esperienza, e di come gliele sento pronunciare: lamore...

VERONICA: E non quella giusta, ha ragione. E poco. Si hanno troppe idee dellamore che facile sbagliare. E riderci.

TERESA: No, riderci no.

VERONICA: Riderci s, invece! (Scivola, come premuta da un peso insopportabile. Scivola in terra, in ginocchio. Ma scivola leggera. Una foglia.)

TERESA: Cosha?... (Silenzio. Stelle in cielo, poche e pallide)

VERONICA: Oh, Dio!... Ma che ci si guadagna?... Se ne accorge? Niente. Davvero non per lei che lho fatto, ma solo per me - ... Mha preso dun tratto la voglia che qualcuno sapesse - e pure, le confesso, che si sentisse costretto a... (Si frena. Non sa concludere la frase, o ne ha pudore)

TERESA: Ad ammirarla?

VERONICA: Non me.

TERESA: La sua passione, allora?...

VERONICA: Questo miracolo.

TERESA: Ma morire!... Si rende conto? Morire!...

VERONICA: Appunto!

TERESA: Ah!... E chiunque, pensa, accetterebbe con tanta gioia?

VERONICA: Oh, gioia... addirittura!...

TERESA: Cos sembra.

VERONICA: N gioia, n dolore. Nemmeno minteressa convincerla dellenormit che sta in me. Cerchi di pensarmi come penserebbe un mare, un lago, un fiume - che, a figurarseli, ne pu conoscere solo la superficie, la levit, il pelo dellacqua. Ma la potenza delle masse sommerse, delle profondit, no. Quella deve cercarla nella sua anima. E l che sta la profondit del mare. Nelle profondit della sua anima.

TERESA: (Dopo una pausa, chinando il capo, come una scolaretta) Dice che devo fidarmi, eh... (Laltra tace. Teresa, affranta, reclina il capo contro una parete. Va alla sua panchina. Ricasca inerte nel peso del suo corpo seduto. Con un gesto distratto della mano scosta qualcosa di fianco: un oggetto che tenta di riconoscere al tatto. E una busta di tabacco) C qualcosa di suo qui...


(Veronica va a prendere il tabacco, poi ancora al parapetto, verso il mare.
Teresa, lenta, porta una mano sul volto. Quasi a schermarlo. Si sfiora la fronte con la punta delle dita e cos sta. Vorrebbe, forse, abbandonarsi tutta in quel palmo aperto, che tiene, in un brivido, a pochi centimetri dal viso; ma non lo fa. Resiste. Il suo sguardo cieco non vola lontano ma picchia contro lostacolo rosso del guanto e non va oltre. Veronica accende la sua pipa. E unoperazione periziosa, difficile. Poi getta in mare qualcosa: la busta del tabacco ormai vuota.)


TERESA: (Ripetendo in un soffio) Gi... fidarmi... Questo vuol dire. Gi. Ha ragione. Daltronde... s, giusto. Bisogna. Non cos?... bisogna. (Silenzio) Sa, forse vero che molti la vorrebbero una cosa simile - una storia come la sua. Forse vero. (Breve pausa) 

VERONICA: (Guardando per la finestra) Spengono.

TERESA: Hanno finito?

VERONICA: Direi. Sono rimasti in pochi.

TERESA: Marisa se ne andata?

VERONICA: Non lho pi vista. Non la vedo. Non so.

TERESA: E chiss... quei walzer, che idea! Con la musica che hanno fatto! (Pausa) Ma lei... non ha amici qui sulla nave?

VERONICA: Conoscenze di viaggio.

TERESA: Come la nostra. Conoscenza di viaggio...

VERONICA: In fondo si pu chiamarla cos.

TERESA: Strana per...

VERONICA: Strana.

TERESA: Colpa nostra.

VERONICA: Quello che abbiamo voluto. Non se la prenda. 

TERESA: Io?... Scherza! Essere un po strani mica... non mica... (Interrompendosi) s, poi... ma strano... tutto un po strano, strano pure il tempo, no! Questaria di pioggia che viene e non viene, quella buffa festa... E il tempo che passa strano. Io... non aspetto altro che questo viaggio finisca, e per questo i giorni che restano mi sembrano eterni - poi, allo stesso momento, vorrei pure che questa serata non finisse mai, non vorrei pi il giorno - s, per questo invece non vorrei pi domani, ma restare qui, con lei... capisce?... E curioso, perch io desidero una cosa e laltra - e come si pu? In fondo... non sono due, una sola, la stessa, e io che ci vivo dentro... un po impaurita da quello che desidero, un po da quello che temo. Ecco, lei che ne sa tanto... questo cos: un fatto di immaginazione o di volont?

VERONICA: Non so niente io. Per favore non mi prenda in giro.

TERESA: Mi scusi. Non intendevo offenderla.


(Pausa.)


TERESA: (In piedi, improvvisa, fremente) Cio, insomma... ho capito, sa!...

VERONICA: (Interdetta) Ha capito?...

TERESA: S che ho capito, quello che mi ha detto. E io dovrei credere che lei avrebbe i giorni contati...

VERONICA: Come certi malati.

TERESA: Ah!... Ma di che mostruoso amore pu amare lei? Di che mostruoso amore?... Anche solo pensando...

VERONICA: (Fredda, distaccata) Ha dei meravigliosi capelli, lo sa?...

TERESA: (Senza capire) Dei?...

VERONICA: S, meravigliosi.

TERESA: (Si carezza con la punta delle dita alcune ciocche) Perch pensa ai miei capelli adesso?

VERONICA: Pure i suoi guanti sono bellissimi.

TERESA: (Scivola a sedere) Se non vuole pi parlarmi... Allora se ne vada, no! Che aspetta?

VERONICA: E se volessi passarci la notte qua fuori?

TERESA: E allora... e allora me lo chieda! Mi chieda di andarmene e la lascer sola. Me lo chieda!

VERONICA: Ma faccia quello che vuole!

TERESA: Non le sar troppo difficile, ormai non siamo pi due estranee... (Nessuna risposta. Teresa, interpretando questo silenzio, prende la sua borsa, il bastone e si alza) Per avrei preferito sentirglielo dire. (Si avvia, con cautela, a cercare la porta) 

VERONICA: (Fermandola) Ha davvero sonno? (Laltra, spalle a Veronica, si arresta e sorride felice) Gioca sempre cos con le persone, lei? Usa sempre questi trucchi?

TERESA: (Voltandosi) Speravo che non volesse, e, s... di non darle fastidio. Ma non era un trucco. (Alza la destra, un po infantile) Giuro!

VERONICA: Sarebbe umiliante se ci lasciassimo cos. Per tutte e due.

TERESA: (Minimizzando) No, umiliante, addirittura...

VERONICA: Sembrerebbe, tutto questo, un cumulo di falsit che domattina vorremmo dimenticare.

TERESA: Dice per me?

VERONICA: S che dico per lei - Io quello che lo so. E, cos, domani si pentirebbe di avermi ascoltato, e forse anche un po creduto. Non riuscirei nemmeno a salutarla. E nemmeno lei potrebbe. Ci sfuggiremmo. Ci vergogneremmo.

TERESA: Come eccessiva nelle sue emozioni!

VERONICA: So quello che sarebbe.

TERESA: Allora non la prima volta che ne parla a qualcuno...

VERONICA: La prima!...

TERESA: E come pu scommettere su quello che penser domani?... Non sicura di niente. Vuole e non vuole. E quasi peggio di me. Sono disposta a qualsiasi giuramento se pu rassicurarla.

VERONICA: Ecco, rifiuta lamore e crede nei giuramenti!

TERESA: Il suo amore rifiuto! Questo che mi racconta, e che non giusto... Che la fa soffrire!

VERONICA: Non si azzardi!... Non si azzardi pi!

TERESA: Invece s che mi azzardo!...

VERONICA: Zitta!

TERESA: Malato, morboso...

VERONICA: Zitta! Non mi interessano i suoi consigli: stia zitta!

TERESA: Invece s! E pure lei lo pensa, vero?... Vero che lo sa? (Silenzio, poi pi quieta, dimessa) Mi dica... sono le stesse frasi che ha tentato con lui, ci giurerei... s, dire che da pazzi, che tutta uninvenzione... ma non so trovare altro.

VERONICA: E saccorge di quanto siano sciocche... inutili?...

TERESA: Per comunque falso. Tutto questo falso, e lo capisce da s che falso!

VERONICA: (Con fierezza) Cosa importa la verit? Sta altrove il nostro destino. Il mio sta altrove.

TERESA: Ah, la prima a dirlo. Lo ammette: falso!

VERONICA: Ma se dico che non c differenza...

TERESA: Per lei non c differenza!

VERONICA: E chi vive della mia vita? Un altro, forse?

TERESA: Dio, ma davvero le piace questo?...

VERONICA: Non ha nemmeno idea di cosa stia parlando!

TERESA: S, stare come la vedo... carcerata tra mura orrende!

VERONICA: (Secca) La prendo a schiaffi se lo ripete!

TERESA: Gi, perch invece orgogliosa, se ne vanta...

VERONICA: Non lo ha ammesso anche lei che in fondo le piacerebbe?...

TERESA: No, non la seguo pi. Insomma, dovrebbe capirlo che uno che lascolta... uno che lascolta trema, sbalordisce, e vorrebbe strapparla a questo suo supplizio!

VERONICA: E la smetta! Il suo fu supplizio, non il mio. Per lui, che morire fu solo morire. Contarsi il tempo, la vita che mi scompare attorno. Ogni oggetto, ogni gesto... e i posti dove vado, che vedo... per ciascuno un numero, e ogni volta che quelloggetto lo tocco, che su quella poltrona mi siedo e che questo mare lo guardo... il numero diminuisce; tutto corre a finire. Allo zero. Tutto. Anche la cosa pi inutile scompare.

TERESA: Ho sentito bene. Prima dice del suo supplizio, e poi dice: la mia... nella mia vita!

VERONICA: E lo stesso. Perfettamente lo stesso.

TERESA: Una volta lo stesso, unaltra no. Nemmeno lei lo sa. E un orrore, eppure lo cerca... anzi, si rifiuta di esistere senza questorrore. Gli d vita da s, cos... Ma nemmeno una martire!

VERONICA: Non lo dica tanto per ridere!

TERESA: Gi, ha le sue stimmate lei...

VERONICA: Stimmate, s. E le mie delizie.

TERESA: (Ripete a fior di labbra) Delizie...


(Si siede. Una pausa. Prende tra le mani il bastone, lo accarezza. Sfiora con i polpastrelli le due vere doro che sono tarsiate appena sotto lo sbalzo dellimpugnatura fatta a ricciolo.)


VERONICA: Un ricordo?...

TERESA: Il mio bastone?... Oh, una necessit piuttosto. (Ancora un fischio lontano, un rombo attutito di motori. Una sfocata parete di luci variopinte scivola maestosa sul fondo) Eccola... la nave di prima.


(Lentamente, in un tempo di attesa, le luci passano. Un velo di nubi diradate su un cielo che appare pi fresco e stellato. Allorizzonte, per, ancora cumuli temporaleschi.)


VERONICA: Deve tranquillizzarsi, mi creda. Sbaglia a vedere in me una sofferenza che non esiste. Io vivo oggi come mai ho vissuto prima. Tutto mi penetra e si conclude in me. Ed lui, capisce... Ovunque, lui. Io sono un tempio dove si consumano queste mie pi profonde nozze. Io che me lo porto dentro cos. Terribilmente anche. Come le racconto. N pi n meno. Cos. E dolcemente. Cos.

TERESA: No, non posso credere a questa beatitudine da matti! E proprio che non vuole pi vivere, ma non questo!

VERONICA: Non vero. Io voglio vivere! Certo che lo vorrei, come chiunque.

TERESA: E allora combatta contro questidea che le si fissata in testa! Se la levi di dentro!

VERONICA: Sapesse con che forza resiste!

TERESA: Se ne liberi!

VERONICA: Nessuno potrebbe!

TERESA: Vede! Si tormenta da s.

VERONICA: La pi sicura condanna tormentarsi da s.

TERESA: Ma chi era questuomo per averla presa cos? Nessun ricordo, ma nemmeno il pi... il pi meraviglioso dei ricordi potrebbe giustificare lossessione che andata a cercarsi!

VERONICA: Chi era questuomo?... Chi era, s... se lo domandi!... (E si volta tornando al suo parapetto)


(Teresa, presa da una frenesia improvvisa, si muove disordinata per la scena. Trema, sconvolta. Tenta a fatica di controllare leccitazione che la domina. Picchia malamente contro il parapetto. Lurto, non troppo violento, la fa comunque vacillare. Quasi scivola in ginocchio. Si tira s, dolorante, con grande sforzo. Laltra, sempre girata a fissare la profondit notturna, nemmeno sembra far caso a tutta questagitazione, e ripete piano qualcosa di impercettibile a fior di labbra.)


TERESA: (Ora sembra pi calma, in realt unintensa inquitudine vibra ad ogni sua parola. Tenta un sorriso) Poi... io giudico, consiglio - ma che sciocca presuntuosa!... quando la verit che lho capito subito, e lho subito invidiata. (Pausa) Vorrei averlo avuto io tutto questo amore che sente. Ogni donna la invidierebbe, lo so... davvero! E per questo... per questo che non mi sento troppo colpevole. Glielo confesso perch mi sembra tanto naturale e logico. Poi ha compreso benissimo. Lo sa... come io lo so - che nella sua vita c tanta bellezza. Per me, invece, solo immagini confuse, qualche memoria che mi porto appresso come un mio piccolo bagaglio. Ce lho... ma senza amarle n odiarle - stanno con me, e sono tutto quello che ho vissuto... ma sarebbe ben altro quello che avrei voluto vivere.

VERONICA: E cos che avrebbe voluto vivere?

TERESA: E cattiva a domandarmelo.

VERONICA: Avanti, cosa?

TERESA: Mi vuole mettere in imbarazzo. Ora ci faccio una gran brutta figura.


(Si mette a sedere, mani congiunte tra le gambe.)


VERONICA: Sentiamo...

TERESA: Ma s, quello che ha avuto lei. Un compagno come il suo, forse... (Silenzio) Deve essere stato davvero un matrimonio straordinario il vostro... (Nessuna risposta) B, io credo... da quello che sento, almeno...

VERONICA: Un matrimonio. E nel senso che molti intenderebbero: tante giornate inutili, tante senza di lui e tante altre con lui e che avrei voluto non ci fosse. (Incalzano nuovamente le nubi, il cielo si copre ed oscura) Ma oggi... oggi - io sono moglie, sposa, quanto unaltra donna - con la stessa, concreta sicurezza - potrebbe dirsi vedova. (Lampi improvvisi segano di bianche sferze il nero del cielo. Giunge, smorzato, il fragore dei tuoni) E una tempesta elettrica. Non piover.


(Una pausa.)


TERESA: Ho preso la pillola contro il maldimare e andiamo lisci che sembra di navigare su un lago. Nemmeno unonda. Meglio cos. Venga!... si sieda vicino a me, la prego.

VERONICA: (Presa da unimprovvisa inquietudine) Perch?

TERESA: Un minuto solo.

VERONICA: Abbiamo fatto molto tardi...

TERESA: Un minuto e poi ce ne andiamo a dormire. Pure domani sar dura.

VERONICA: Ma lei scende a terra?

TERESA: Certo che scendo. Perch non dovrei?... C tanto da conoscere per il mondo!... Mica che faccio questo viaggio solo per starmene in nave. Allora... venga - si sieda!... Ci siamo dette tante cose... un po di confidenza, via! (Veronica va a sedersi vicino a Teresa, ma, come sempre, badando a non starle troppo accostata. Insomma: che non si tocchino) Ecco... grazie. Si convinta!...

VERONICA: (Con molta diffidenza) Sono stanca, e comincio ad avere un po di sonno.

TERESA: Anchio. (Pausa) Cos proprio sicuro, dice?... Quel fatto l - proprio sicuro?

VERONICA: Certo che lo .

TERESA: Ma nessuno glielha detto. Dunque sarebbe la sola a saperlo... oltre me, naturalmente!...

VERONICA: No, ancora nessuno.

TERESA: Nessun medico...

VERONICA: No.

TERESA: Ma questo non avrebbe importanza...

VERONICA: Per niente.

TERESA: Ah!... Insomma sarebbe in balia di ci che pensa, che si figura...

VERONICA: Desideri e paure sono gi di per s cose vive.

TERESA: E addirittura tanto potenti?

VERONICA: Potenti n pi n meno come tutto ci che esiste.

TERESA: Come un tumore?...

VERONICA: Anche!

TERESA: E dunque davvero non c salvezza?

VERONICA: E molto cara lei, ma... no! Parla davvero come se dipendesse da me, come se fossi io a volerlo, e si convinca che non cos. La cellula malata gi esiste - non si pu negarla... come non si potrebbe dire: Ora evitiamo che questa nave sia! Che esista!... Lei potrebbe?...

TERESA: (Respira profondamente. Tace. Accetta la risposta dellaltra come una sentenza che non ammette repliche; poi, dopo una breve pausa...) Non fuma pi?...

VERONICA: Meglio di no parlando.

TERESA: E facile che si spenga, vero?

VERONICA: A volte. Dipende.

TERESA: Potrei... averla un attimo la sua pipa?... Vorrei carezzarla, toccarla... questa meravigliosa pipa. (Laltra esita) Solo un attimo.


(Ancora una pausa di incertezza, infine loggetto passa dalluna allaltra. Veronica non tranquilla e osserva inquieta: lazione lenta, allarmante, e i suoi nervi la sopportano a stento. Teresa, quasi leggesse al tatto i messaggi del legno, muove veloce le dita a toccare, a sentire, a decifrare. Poi, dimprovviso, scatta in piedi e si lancia verso il parapetto. Laltra intuisce con un attimo di ritardo le sue intenzioni e con un balzo inutile e goffo cerca di fermarla. Ma questione di pochi istanti. La cieca, dopo un urto violento contro i legni del ponte, lancia la pipa in mare, e con tutta la forza che ha nel braccio: lontana, lontanissima... quasi voglia scaraventarla fino allorizzonte. Veronica, urlando disperata, le rovina addosso, le passa sopra e vola a gettare un ultimo sguardo a quel feticcio che scompare nelle tenebre.)


VERONICA: (Come fosse stata trafitta, ringhiando, tanto scossa da tremiti che quasi sembra presa da paralisi) Perch lha fatto, disgraziata?... Perch?... Perch?...

TERESA: Oh, mi perdoni... mi perdoni!... Ma mi capisca, io... per lei... capisce, vero?... Per te!... Per te!... 


(Non pi una parola ancora. Solo rantoli disperati e singhiozzi. Veronica sconvolta da una crisi incontenibile, aggredisce laltra con la ferocia di uninvasata. Le due donne rotolano in terra dibattendosi in una zuffa avvilente, scomposta. Labito di Teresa sconciamente strappato via. Le unghie furibonde dellaltra la denudano e la feriscono. I due corpi guizzano e sinfalcano in una morsa dolorosa. E Veronica morde, graffia, stringe. Poi, estenuata, oppressa dal suo isterismo, ricasca sul seno dellaltra che, a fatica, tira s la schiena contro il parapetto, riprende respiro e saccorge, infine, di quel corpo esaurito, vuoto, che le pesa addosso. Allora, con infinita piet, lo stringe a s, lo protegge e con amore lo accarezza e, accarezzandolo, poco a poco saccorge daltro: di quella giacca da marinaio, di quei capelli tanto corti, e di quel berretto da marinaio che le rimasto affianco. Abbraccia, accarezza, portandosi gli occhi sul palmo delle mani a vedere, a scoprire quello che laltra davvero divenuta. Accarezza e trema, mentre Veronica come un fagotto senza vita umana, come una povera cosa scossa da un pianto sottile e sordo.
Lampi. Non un tuono. Vento.)

SIPARIO

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