Corti 2.0

Corti 2.0

Corti sociali

di

Antonio Sapienza

Turri Lifu, dicembre 2012

La cinquina

Personaggi:

Agatinopostino;

Tano. Collega di Agatino

Allapertura del sipario c in scena Agatino Speranza, un uomo di circa quarantanni, alto, biondiccio, vestito con la divisa da postino, sdraiato su un lettino. Su una sedia, vi seduto Tano, un amico di Agatino, postino pure lui. Musica adatta.

Aga. ( sul lettino, con un fazzolettone allacciato sotto il mento) Voglio morire, voglio morire. (prima sussurrato, poi sempre pi forte) Cosa ci campo a fare? Basta, la mia vita finita!

Tan. (Alzandosi e avvicinandosi al lettino) Ma che dici, Agatino, vuoi morire, la tua vita finita, che campo a fare?, ma che minchiate dici!-

Aga.- (alzandosi a sedere di scatto) Ah, per te sono minchiate? Secondo te non dovrei morire? (poi, sconsolato, mettendosi seduto sul lettino con le gambe poggiate sul pavimento) Naturale, non toccato a te? E allora spariamo pure sentenze!-

Tan.- E va bene, toccata a te questa sorte di sfortuna, ma la vita continua. ( detto come una battuta da telenovela)

Aga.- Per chi? Per chi continua? Per te, che sei un animale selvaggio, che non hai altri scopi nella vita che abbuffarti e scoreggiare. Ma per uno come me-

Tan.- nobile decaduto intellettuale incompreso. Ma dai! E comunque morire non dipende da noi, questo sicuro.-

Aga.- E l che ti sbagli! Dipende da noi, sissignore! Quando uno non sa pi cosa farsene della propria vita, bene, vuol dire che finita, che deve andarsene, che deve morire, che deve tirare le cuoia, che deve schiattare! Ora a me non resta altra scelta(con tono lamentoso, ristendendosi sul letto e sistemandosi il fazzolettone sotto il mento) Voglio morire, voglio morire-

Tan.- (avvicinandosi per confortarlo) Fatti forza, certo, la fortuna non ti stata amica-

Aga.- (balzando dal letto) Amica? Mi stata matrigna! Vedi? Per me un terno era un sollievo, una quaterna la felicit, ma la cinquina era il Paradiso! (sconsolato) E, invece eccomi qua, ancora allinferno! Quellinferno che vive un separato in casa, con una moglie sciattona, con tre figlie insaziabili, con uno stipendiuccio da postino, pieno di cambiali, e per giunta, con forti debiti con Pinu lusuraio.-

Tan.- Coraggio-

Aga.- E ce ne vuole tanto, caro Tanu, ma tanto tanto, per continuare ad andare avanti (si alza e passeggia) Vedi? Prendo milleduencento euro di stipendio, ne d a quella sciattona duecentomila per le sue spesucce, e quattrocentomila per i figli, debbo pensare alla spesa giornaliera, e alla rata del mutuo e della Seicento. Cosa mi resta? Cinquanta, sessanta euro, per me. Va bene che ho il pasto principale assicurato. (breve pausa) Vedi, secondo laccordo, io porto la spesa alluna precisa; alle due pranziamo tutti insieme; e alle tre, a scelta, posso andare nella mia stanzetta, cio in purgatorio, oppure, come dice quella ( indica la porta, come se dietro ci fosse sua moglie), andare a farmi rompere le corna fuori di casa. Per fino a mezzanotte, perch se ritardo un solo minuto la strega mette il paletto nel portoncino.-

Tan.- Certo che non vita, questa-

Aga.- E cosa ti dicevo, prima? Che vita mai questa? Il bagno per me dalle sei alle sette, se sgarro mi tocca uscire senza essermi lavato; dalle sette alle sette e mezza, di Lucia, che va al liceo; dalle sette e mezza alle otto di Michelina e Tinuzza, che vanno allelementare, e dalle otto, fino a che Dio vuole, della sciattona. (pausa) Ora con quella sorta di cinquina secca sulla ruota di Palermo, che mi dette in sogno mio padre, buonanima, io avrei risorto tutta la situazione e magari magari (cenno con la mano per dire tanto tanto) e se ne risolvevo soltanto met, per me sarebbe stato ugualmente il Paradiso ma no, quella sorte cornuta e buttana, non lha voluto! Voglio morire, voglio morire ( si rimette a letto come sopra).-

Tan.- Hai ragione, stata veramente un colpo di jella inaudita-

Aga.- (rialzandosi) Uno solo? Diecimila colpi di jella insieme, contemporaneamente, in concorso di evento, allunisono, sulla mia testa! Ma come? Ma come? E perch, perch?-

Tan.- Perch chi nasce jellato, muore jellato, Agatino mio.-

Aga.- Si, hai ragione sar proprio cos E i debiti crescono Mi feci prestare duecentocinquata euro da Pinu, lusuraio, per giocarmeli secchi sulla ruota di Palermo, come mi raccomand la buonanima salute c qua MaPino tentenn, si fece pregare, alla fine mi disse: Caro Agatino, mi devi gi quattromila euro e sei ampiamente scoperto, e me ne chiede altri cinquecento? No, non ti posso pi aiutare E sai cos era tutta la storia?-

Tan.- Cosera? Dimmela tu.-

Aga.- E certo che te lo dico io, bestiazza. La storia era che quel maledetto usuraio voleva raddoppiare linteresse. (sedendosi) Quando lo capii gli dissi: Va bene, quanto volete? Beh- mi fa- facciamo che ti do le duecentocinquanta euro e tu, luned mi restituisci cinquemila euro tondi. Era sabato mattina, la cinquina era fresca fresca, tu cosa avresti fatto?-

Tan.- Mi sarei giocato pure i maroni.-

Aga.- E cos feci io perlomeno cos volevo fare, perch, prima di andare al lavoro, mi recai subito alla ricevitoria del lotto, ma trovai scritto sopra la porta: chiuso per sciopero. Miseria ladra! mi dissi, anche lo sciopero si ci mette?-

Tan. Perch hai qualcosa contro i diritti sindacali? Lo sciopero e sacro!-

Aga.- Lo so, lo so, scopristi lAmerica. Lo so, lo sciopero sacro e inviolabile, ma perche proprio a ridosso della mia cinquina? (pausa, si alza) Bussai e don Vito, della ricevitoria, mi apr e mi disse: C sciopero, ma se il signor ministro molla e accetta le nostre richieste, pu darsi che venga revocato. Revocato? gli dissi, e allora fatemi una cortesia, io vi lascio i numeri per la giocata e i soldi. Se lo sciopero non si fa, voi me la giocate, altrimenti pazienza.-

Tan.- Ma allora, come f-

Aga.- e aspetta che premura. Dunque, dissi cos e cos, ma quel vecchio rimbambito non si volle prendere la responsabilit di farmi lui la giocata! (scimmiottando don Vito) Sai caro Agatino, io il favore te lo farei, ma se poi dimenticassi di giocartela questa benedetta cinquina - sai nella confusione, sabato, con lo sciopero revocato- insomma non posso impegnarmi. Per, nel caso, se ti sbrighi, fatti vedere. Ce tempo fino a mezzogiorno. E io feci il mio giro pi velocemente che potei, fecifecifeci ancheinsomma, tu lo sai, la pubblicit a chi vuoi che interessi -

Tan.- e la gettasti nel cassonetto della spazzatura -

Aga.- esatto. Ma nonostante tutta la mia buona volont, quel giorno tutti gli italiani avevano qualcosa da dirsi e da spedirsi: Avevo il borsone pieno fino a scoppiare, ero carico come un asino.( tormentando il fazzoletto) Si fece luna e ancora dovevo completare il giro. Beh, pensai: in fondo lo sciopero sciopero. Quindi andai a fare la spesa, pranzai, mi feci una piccola pennichella, e poi scesi gi al bar a prendermi un caff. Entro nel bar, mi faccio la mia brava chiacchierata con gli amici, e poi ordino il mio caff. Nellattesa che il banconista mi faccia un caff come dico io, mi reco in bagno per fare una lunga pipi. E stavo proprio li li per terminare, quando dalla finestrella del bagno che da sulla stradella, vedo don Vito che appende i numeri estratti. E leggo nella ruota di Palermo, la mia bella, la mia adorata, la mia promessa cinquina, di quelle che capita una sola volta in tutta la vita o della morte di un padre che faceva bella nostra di se, l nel tabellone beffardo. E mi venne una sincope. Mi trovarono svenuto con le testa nella tazza del cesso. Voglio morire, voglio morire. (c.s.).

Tan.- Bella sfortuna, per (non sapendo pi che dire)-

Aga.- (saltando gi dal letto) Bella sfortuna? No caro mio quella jella allo stato puro, anzi allo stato selvaggio! (pausa) E quando mi portarono, a braccia, a casa, quella sciattona (indica ancora la porta) non disse ai baristi: E chi fu? Che ubriaco? Vuoi vedere che ora, oltre che scansafatiche e jellato, risultato pure ubriacone? (pausa, tormentandosi le mani)-

Tan.- Cose da pazzi. Roba da non credere, eppure succedono certe cose che uno potrebbe dire: impossibile!-

Aga.- Hai visto? Ed ora, ti rendi conto di cosa la mia vita? Che sorte di malasorte ho addosso? Separato in casa, pieno di debiti e ancora nelle grinfie di quella strega! Capisci perch voglio morire? -

Tan.- E si. Condoglianze.-

La lotta

Personaggi:

Cosimo con un braccioboscaiolo;

Il Castagnazzo.Castagno centenario;

don Alfioboscaiolo.

Sulla scena stato ricostruito linterno di una casupola, nel cui lato destro si vede un grosso fusto di castagno.

Cosimo, un boscaiolo di mezza et, con un solo braccio perch laltro glielo ha staccato la sega circolare, sta sdraiato su una brandina, fuma e guarda il soffitto. Ad un tratto, la sua attenzione viene presa da una piccola fenditura che si intravvede nel soffitto. Egli si alza e la va ad esaminare attentamente.

Cos.- Non fuliggine, maledizione, non fuliggine...e nemmeno ragnatela. ( esamina ancora, tocca il soffitto, tasta la fessura) Questa ... questa una crepa, una dannatissima fessura! Malanova a me! ma guardate: parte dal castagnazzo e arriva netta netta, bella saettante, fino all'altro capo della stanza. Beddamatri, questa una brutta, bruttissima faccenda. Come dire: l'inizio della mia fine. Ecco qua: Sono rovinato! ( Cosimo, sconvolto, scende gi da tavolo ) Sono rovinato. Questa cosa cos miserabile, cos insignificante, cos traditrice, ha il potere di sconvolgere la mia vita (passeggiando e riflettendo al alta voce). Questo significa che nel giro di pochi mesi, ma che dico! nel giro di pochi giorni, 'sta miserabile mi avr spaccato la casa in due: pulita pulita! netta, netta! Ed io come far? Non ho certo gli stessi anni di quando mi costruii questo delizio di casetta, - con le mie mani, portando il materiale dal paese fin quass sulle spalle, come un mulo -. Non ho pi la stessa forza, la stessa salute d'allora... eppoi, ammesso che ce la facessi ancora, dove li prendo i quattrini? - dove li vado a trovare i soldi per costruire un'altra casa? Ma com' successo, santo diavuluni, com' stato possibile? - Il castagnazzo, non c' dubbio, il responsabile! E qui non ci piove! (sale di nuovo sul tavolo, va a controllare la fessura). Certo lui! (scende e riprende a passeggiare). Castagnazzo del mio cuore, la situazione e veramente delicata, e volenti o nolenti, la dobbiamo esaminare per trovare le responsabilit reciproche e le possibili soluzioni. Tu lo sai che sei il sostegno della mia casa, quindi della mia vita - che sono ormai la stessa cosa. Sai pure che ti voglio bene, che ti ammiro perch sei forte, superbo, dritto, pieno di salute e di vigore. Ed per questo che ti scelsi tra tanti. I tuoi pampini mi hanno protetto dalla calura estiva, i tuoi rami mi hanno dato riparo dalla neve e dalla grandine. Il vento, grazie a te, diventa brezza per me. Sai anche che sono fiero di te e che ti rispetto come rispetterei mio padre buonanima, il tuo ex padrone. Ma ora, guardiamoci in faccia! ora stai minacciando la mia casa e me stesso. Capisci? mi stai demolendo la casetta che finora hai protetto. Ed io che faccio? che posso fare? posso restare a guardare impotente, il tuo tristo operato? Posso assistere, con le mani in mano, a questo delitto, commesso, per di pi dal mio migliore amico? E che amico sei se mi scassi la casa? Non sei pi un amico! Allora mi sei nemico! Sei un'anima nera! un traditore! una cosa fitusa! (accalorandosi, per poi calmarsi) Certo, tu potresti dirmi

Cas.- ( voce del Castagnazzo, molle, suadente) E a te chi te lo disse di costruire la casa addosso a me? Bella schifezza che hai fatto Cosimo! Bella schifezza! E adesso che pretendi? che lo paghi solo io il tuo errore?-

Cos.- Ma quale errore! Non ti lasciai un po' di gioco?-

Cas.- E vuol dire che fu poco. Non sai che gli alberi crescono e s'ingrossano? E che noi castagni siamo piante secolari?-

Cos.- Scopristi l'America! E fu per questo che mi appoggiai, fiducioso a te: Confidavo nella tua protezione. E fu anche per buon augurio, sissignore! E, se sei onesto, devi ammettere che ti fece pure piacere.-

Cas - Piacere? Scoppiai dalla gioia! Eccome! Mi feci anche pi dritto per assecondarti; alzai i rami per non infastidirti; e ammonii tutti intorno: Non disturbatelo! E si! Mi feci commuovere dal tuo gesto: il figlio del mio amato padrone cercava la mia protezione. - altrimenti avrei dovuto impedirtelo. Non fu saggio! Decisamente non fu una cosa saggia! Devo ammetterlo.-

Cos.- Parole sante, Castagnazzo. E adesso che facciamo?-

Cas.- Questo non lo so proprio. Certo , che me ne hai dette di tutti i colori, e che mi hai pure ripudiato per amico. Che scelta abbiamo? Quali soluzioni ci restano?-

Cos.- Poche castagnazzo: o tu oppure io.-

Cas.- Ma dici sul serio? (pausa) Francamente non pensavo proprio che questa storia ci potesse mettere l'uno contro l'altro - accidenti!: La tua casa contro la mia vita, se ho ben capito...-

Cos.- Perfetto! E non ci resta che batterci: io per difendere la mia casa, tu per non morire!-

Cas.- E ti sembra giusto? Non ci sarebbero altre soluzioni?-

Cos.- E quali? Io non ne conosco! Qua, ripeto, le cose sono due: o tu o io!-

Cas.- Ma ne sei proprio sicuro? Hai proprio deciso? Dev'essere per forza lotta?-

Cos.- Sicuro! deciso! e sentenziato! Lotta dev'essere!-

Cas.- E tu saresti il famoso "homo sapiens"?-

Cos.- Che dici castagnazzo! Non ti capisco! Che fai, per caso, lo spiritoso? pensa, invece a preparare la tua anima - che meglio - perch domani inizier la lotta.-

Cas.- Ma dai Cosimo, non essere impulsivo. Ragiona consigliati con don Alfio, il tuo principale.-

Cos.- Quello capisce solo di segheria, non un vero boscaiolo. Poi, a questo punto, c poco da ragionare: mi stai scassando la casa, quindi mi stai rovinando, per cui ti debbo abbattere per salvarmi!-

Cas.- Cosimo, pensa alla nostra amicizia! torna in te, ti prego.-

Cos.- Basta! Non essere patetico. Ed ora non c altro da dire!-

Cas.- Allora debbo pensare che per forza vuoi la lotta?-

Cos.- Sissignore. Lotta devessere e lotta sia!-

Cas.- E pazienza - lotta sar...-

Con effetti luminosi e musica adeguata, lattore, con una scure nellunica mano, dovr mimare la lotta con castagnazzo. (potrebbe essere una coreografia per un ballerino) Tre minuti di effetti e poi su udr un forte rumore, come dun tronco che cade. Quando riprende la scena, illuminata da un occhio di bue, ci sar Cosimo sotto il grosso tronco.

Cos.- (dolorante) Castagnazzo, che mhai combinato? Mi hai schiacciato.-

Cas.- Cosimo, mi dispiace.

Cos.- Mi hai conciato per le feste. Sono tutto rotto!-

Cas.- Sono proprio dolente, ma io non sto certo meglio di te. Mi hai abbattuto sono finito. La mia vita attaccata solamente ad un pezzetto di corteccia e si sta alzando il vento. Che sciagura. Addio Cosimo con un braccio.-

Cos.- Addio? No, arrivederci, perch, se me la cavo, il prossimo anno, vedr i tuoi virgulti di almeno due metri d'altezza.-

Cas.- Li avrei avuti se tagliavi il tronco dove avevi deciso prima. Ma hai voluto strafare, mi hai tagliato l'anima, ti sei portato via la vita. Per me finita Cosimo.-

Cos.- (si ode un forte sibilo di vento, Cosimo grida) Castagnazzo no!-

Il tronco, sospinto dalla raffica di vento, coprir del tutto lattore. L'occhio di bue intanto si restringer su di esso. Pochi secondi e si spegner, mentre la sinfonia andr di nuovo in sottofondo, senza terminare. Il tutto durer un minuto, un minuto e mezzo. Quindi riprenderanno le luci con l'occhio di bue sul tronco del castagnazzo, dove sta seduto Alfio a destra. Fine musica.

Alf.- ( come se parlasse con qualcuno che non si vede in scena, o agli spettatori) ... a voi sembrer chissacch, ma i boscaioli dicono che quel giorno, per tutta la montagna, si ud' l'eco di un forte urlo, come se fosse il grido di un gigante - dicono. E forse era il Castagnazzo che urlava acute accuse alla natura e folli implorazioni al cielo. (intanto si alza e incomincia a uscire dal cono di luce). E quando scoprimmo il fatto (accenna al tronco), qualcuno fece notare che il tronco era contorto, quasi avvitato su se stesso. E questo - dicono - perch il Castagnazzo aveva tentato, fino all'ultimo, di schivare Cosimo con un braccio. - dicono. Mah, chiss... si dicono tante cose... si dicono ( e lentamente esce dal cono di luce e dalla scena).-

Musica che riprende per mezzo minuto e luci che calano.

Fine.

Giugnetto, barelliere di i^ classe

Personaggi:

Giugnettobarellieri di 1^ classe;

Modesto. Professore e luminare.

All'apertura del sipario c' un uomo in camice bianco sgualcito e macchiato, appoggiato al muro, vicino alla barella, che si pulisce le unghie: E` Giugnetto, barelliere di I^ classe, permalosetto e un po credulone. Squilla il telefono.

Giu.- Hai voglia di squillare, io non ti rispondo, perch sono barelliere, non telefonista. Ho una qualifica io. ( sempre impassibile) Io sono qui, pronto a tutto, pronto agli ordini del Primario, lillustrissimo professore Scecconi. (poi come se si rivolgesse a qualcuno fuori scena) Sono sempre sul pezzo-io! E qui ognuno dovrebbe fare il proprio lavoro (gridato verso linterno), invece...no! Ecco, per esempio: il telefonista dovrebbe stare qui, invece a giocarsi la schedina; l'altro barelliere bada all'ossigeno del nr 40, al posto dell'infermiere addetto, che andato a casa del professore Scecconi a riparargli il rubinetto del bagno; Linfermiere capo Ingrassia assente per motivi famigliari; il dottor Saccuni invece di stare al reparto a farsi una visita domiciliare a pagamento... e anche Scecconi, il primario, per la verit, passa pi tempo presso il suo studio privato che qui in ospedale... E intanto va tutto a rotoli. E` uno sfascio! ASL? e che vuol dire? vuol dire: lavoratori sempre assenti! E gli ammalati? Ma perch ci sono pure loro? e cosa c'entrano 'sti scocciatori? (breve pausa) Santa pazienza... Eppoi oggi, per completare lopera, ci voleva anche questa benedetta visita fiscale, e con Ingrassia assente, toccato a me, il fesso della situazione, di fare il piantone, anzi la sentinella, pronto a ricevere il grande professore, il luminare della scienza, accademico dei lincei, vicepresidente dell'ordine dei medici, eccetera eccetera - che sta per arrivare, per fare sta benedetta visita fiscale al commendatore Sansevero cos non va in carcere- si dice in giro. Certo il mio contratto sindacale non prevede questo incarico, ma per il primario ... ma pazienza sono tutti assenti meno io!

Suona di nuovo il telefono, questa volta Giugnetto, sia pure con riluttanza risponde.

Giu.- Prontoooo Ah, il barbiere che deve sbarbare Sansevero? No non arrivato. Come? sta per arrivare? Ed io qui sto, sul posto, in attesa, appena arrivo lo inoltro... (Suona il citofono, Giugnetto, lascia il telefono e ancora pi riluttante, borbottando, risponde) ci voleva anche la portineria: Pronto, che vuoi? C uno venuto per il commendatore Sansevero... (guardando fuori) Ah, lo vedo, il barbiere, fai passare. (chiude il citofono).

Entra in scena il professore Modesto, porta la ventiquattrore.

Modesto: Buon giorno, sono Modesto, il professore Sceccono?-

Giu.-( sottovoce) E chi se ne frega se sei modesto. ( poi ad alta voce) Prego Scecconi, professore Scecconi, il primario, che occupatissimo. Ma voi dovete andare da Sansevero (Modesto annuisce) Vi serve qualcosa?. -

Modesto- Non vi disturbate, per quello che debbo fare mi basta che mi portiate direttamente da Sansevero.-

Giu:- portare per piacere-

Modesto:- per piacere, certo.-

Giu:- Allora seguitemi.-

Modesto: -Grazie.-

Giu:- Prego (armeggia come se chiamasse lascensore, nellattesa parla) Vedete, senza offesa per i barbieri, ma io non mi faccio forte coi deboli e debole coi forti. Dovete sapere che qui, nessuno, dico nessuno, mi chiede qualcosa per favore. (poi permaloso) Giugnetto, fai questo, Giugnetto di l, Giugnetto di l insomma, io sono barelliere di 1^ classe e non fctottummo. Ora mi tocca accompagnare voi dal commendatore truffatore; poi, dovr ricevere un certo professorone, sempre per Sansevero, che viene per la visita fiscale (parlando confidenzialmente) Sapete quel commendatore piantonato qui perch, per non andare in galera, si finge ammalato il professore Scecconi gli ha trovato una bella malattia adatta, ed eccolo qua a fare il pasci. Ma qualcuno, l, al tribunale ha mangiato la foglia e ha chiamato quel professorone. E speriamo che lincastri.-

Modesto- Ma davvero?-

Giu.- Gi lo spero: sapesse com antipatico, com esigente con noi come se fossimo ai suoi ordini.-

Modesto- Ma il primario?-

Giu.- Quello? Quello nel libro paga di Sansevero, costruttore, corruttore, evasore. Eh, caro il mio figaro, le cose si sanno la gente mormore e i giudici fanno il resto. Senonch-

Modesto- Senonch, ci sono gli Sceccono a proteggerli.-

Giu.- Scecconi, prego! Comunque, sante parole.-

Modesto- Ma state tranquillo, non tutti i medici sono come Scecconi sapete? Ho limpressione che il vostro Sansevero, oggi passer una brutta giornata.-

Giu.- Sssi, va bene, e che gliela fate passare voi, barbiere? Che gli fate uno sfregio in faccia?-

Modesto- No, lo rimando in galera!-

Giu.- Bum! Un barbiere che si montato la testa. Solo il professore Modesto, il luminare potrebbe fare tanto.-

Modesto E quello sono io.-

Giu.- Voi il luminare che aspettavamo?-

Modesto- Gi proprio io.-

Giu.- Non vale! Doveva arrivare prima il barbiere, dopo voi. Uffa, oggi la giornata delle cose storte Sono un barelliere sfortunato io. Mammaggia a me!-

Modesto- E non vi avvilite, che sar mai...-

Giu.- Gi, voi mi dite : Giugnetto non vi avvilite. Ma voi non sapete quant grande la mia sfortuna: Pensate, stamattina Ingrassia, il capo sala, nonch mio futuro suocero mi telefona e mi dice: Giugnetto, sto per diventare nonno. Complimenti, gli dico, sua figlia Giulia sar contenta. No, mi fa lui, non mia figlia Giulia che sta per diventare madre, ma mia figlia Clara. Clara? Accidentaccio, dico io!-

Modesto- Perch accidentaccio?-

Giu.- Perch Clara la mia promessa fidanzata ed io, garantito, non sono il padre del nascituro, ecco perch!-

Modesto- Cose che capitano, caro amico. Poi, ve lassicuro, voi siete un inconsapevole mezzo eroe.-

Giu.- Un inconsapevole mezzo eroe ospedaliero?-

Modesto- (solleticando la sua vanit) Di pi! Un inconsapevole mezzo eroe della societ civile (gli batte sulla spalla). Ed ora, per piacere, andiamo da Sansevero; poi, se non vi dispiace e sempre per piacere, accompagnatemi dal vostro primario.-

Giu.- Gli farete la (furbescamente) barba pure a lui?-

Modesto- No, a lui barba e capelli!-

Escono a braccetto come se entrassero in ascensore.

Due santi e un ragazzo

Personaggi:

Un ragazzo.in crisi;

Santa Caterina in effigie:

San Gennaro.in effigie.

Sulla scena viene ricostruita una scenografia, molto schematizzata di interno di una chiesa, essa avvolta nella penombra e nel silenzio pi assoluto. Nelle pareti laterali, su piccoli piedistalli vi sono due statue: Santa Caterina e San Gennaro. Parte una musica, e dall'ingresso principale - che si spalanca lentamente - in controluce, entra un giovane adolescente, che, lentamente, si porta al centro della navata centrale e, in piedi, resta in raccoglimento.

Ragazzo: - ma, infine, che vita mai la mia? Tradito da tutti: genitori, ragazza, amicinessuno escluso. Cosa vivi a fare? Per che cosa? Tu ci hai insegnato che bisogna amare il prossimo nostro- gli altri - ma non ci hai detto cosa dobbiamo fare se questi rifiutano il nostro amore. Cosa possiamo fare, allora? Lo chiedo a te! (pausa) Io ho dato tutto il mio amore di figlio, poi quello dinnamorato, infine ho cercato di amare tutti gli uomini, e cosa ne ho ricavato? Tradimenti, menzogne, illusioni. Ma perch sono nato? Perch mhanno messo al mondo? Solo per soffrire? Lo sai vero? I miei genitori si sono separati e se ne sono andati ognuno per i fatti propri, infischiandosene di me, che ancora ho necessit dessere aiutato almeno fino alla laurea. La mia ragazza mi ha piantato per un aspirante attore. I miei amici, sono tutti ipocriti e buffoni e nessuno mi ha teso una mano. Che faccio allora? Dimmelo tu! Perch, io, la finirei oggi stesso con questo mondo falso e ipocrita...-

Cenno dintesa tra le due statue, che si sono animate man mano che il ragazzo parlava, quindi Santa Caterina parla a San Gennaro naturalmente il ragazzo non sente nulla e resta come in raccoglimento.

Caterina: - Gennaro e qui bisogna fare qualcosa per questo ragazzo.-

Gennaro: E cosa possiamo fare noi?-

Caterina: Non lo so, ma qualcosa bisogna pur farla inventiamoci unidea, ma dobbiamo aiutare questo ragazzo prima che commette qualche gesto inconsulto.-

Gennaro: Esagerata. Poi, Caterina mia, noi siamo santi e, perdippi, vissuti centinaia di anni fa, cosa ne sappiamo di questo mondo moderno? E quindi, che aiuto possiamo dare a questo guaglione?-

Caterina: Te lho detto: inventiamoci qualcosa ecco, per esempio, perch non vai al confessionale e lo confessi, con questa scusa potresti tentare dalleviare il suo dolore; possibilmente facendolo parlare, sfogare, e magari, poi, potresti dargli qualche consiglio-

Gennaro: Ma tu mi vuoi inguaiare? Che consiglio posso dare io ad un giovane del duemila?-

Caterina:- I giovani in fondo sono uguali in tutto il mondo e in tutte le epoche. E in crisi e noi dobbiamo alleviare le sue pene e, possibilmente, farlo desistere da eventuali propositi funesti. Dai, vai in confessionale che io tento di mandartelo.-

Gennaro : Sei capa tosta. Cater. E levati dalla testa quei pensieri cattiviqui non si far male nessuno. Comunque, va buono, facciamo come dici tu e speriamo inDio.-

Gennaro scende dal piccolo piedistallo, si siede su una sedia e si mette la stola. Caterina scende e va verso il giovane. Sempre musica adatta.

Caterina:- Sia lodato Ges Cristo. ( e intanto si affaccenda come se stesse accendendo candele. Il ragazzo la guarda appena) Giovane signore, mi aiuterebbe ad accendere quelle candele in alto?-

Ragazzo: - (malvolentieri esegue) Ecco fatto, sorella.-

Caterina: Grazie(continuando le sue faccende) Giovane signore, se desidera confessarsi, l c padre Gennaro.-

Ragazzo :- No grazie.-

Caterina:- Come desidera per, sa, padre Gennaro di una saggezza tutta speciale, simmagini che ieri, proprio a questora, ha confortato una ragazza che si voleva buttare dalla scogliera. E lo sa? Quella ragazza ci ha rinunziato.-

Ragazzo: - Ma davvero (ironico)-

Caterina : Davvero. Se lei vuole-

Ragazzo :- Non ora, comunque grazie lo stesso sorella. Ed ora mi scusi, ma debbo andare.-

Caterina: Peccato comunque sa? mi dispiace per i suoi genitori, si sono separati, chiss che dolore-

Ragazzo:- Per chi? I miei genitori? E lei come lo sa? Eppoi che cosa le importa? -

Caterina: Nulla, nulla, mi scusi. ( fa per allontanarsi)-

Ragazzo: Un momento sorella( tenta di parlarle)-

Caterina : No, no, parli con lui. (indica Gennaro) Io debbo preparare per la messa. (esce)-

Ragazzo: Con lui? (dubbioso, poi deciso) E va bene, cosa ci rimetto.-

Il ragazzo si avvicina a Gennaro, poi prende una sedia e si siede accanto a lui.

Ragazzo: Allora frate, come fa quella monaca a sapere i fatti miei?-

Gennaro: Mah, mistero caro figliolo, cose che solo il cielo sa - cose da santi.-

Ragazzo : E non potrei saperlo anchio in fondo sono solamente linteressato (ironico).-

Gennaro: Le vie del signore-

Ragazzo: - sono infinite (con sopportazione)-

Gennaro: - ma se vuoi parliamo.-

Ragazzo: - (prima riottoso, poi quasi con decisione) V bene, siete tutti uguali voi religiosi. (quasi tra se) Poi, in fondo cosa ho da perdere? Tempo? ne ho anche troppo. (breve pausa) Di cosa dobbiamo parlare frate?

Gennaro : N guagli, io sono Vescovo.-

Ragazzo: Allora, Vescovo, di cosa parliamo?-

Gennaro: Comunque puoi chiamarmi semplicemente Gennaro. Vediamo un po: che ne diresti di parlare del Napoli?-

Ragazzo:- Del Napoli? Vuoi dire della squadra di calcio del Napoli?-

Gennaro Certo del Napoli, che ti fa schifo?... di Maradona-

Ragazzo: Ma dove vivi Gennarino? Maradona non giova pi col Napoli da almeno ventanni.-

Gennaro: E o vero?-

Ragazzo: Garantito.-

Gennaro: Si vede che mi sono perso qualcosa in questi anni-

Ragazzo: - (divertito) E mi pare di si. Ma tu te ne intendi di Calcio?-

Gennaro: E come no. Devi sapere che io sono il primo tifoso del Napoli e nume tutelare della societ partenopea e della Citt.-

Ragazzo:- Bum! Lhai sparata grossa, Gennarino.-

Gennaro: O vero. Comunque il Napoli sempre nel mio cuore.-

Ragazzo: Io invece tengo per il Catania, e gli voglio bene assai.-

Gennaro: Mai quanto il bene che ho io per il mio Napoli.-

Ragazzo: No, mi dispiace, ma tu non puoi averne di pi di quanto non ne abbia io, per il Catania. Figurati, io sono stato giocatore nella giovanile.-

Gennaro Sei un giocatore? E perch non me lo hai detto prima? Io per i calciatori tengo sempre pronte tre assoluzioni: Una per quelli che si pentono e laltra per quelli che non si pentono...-

Ragazzo E la terza?-

Gennaro Quella per i fessi come te!-

Ragazzo Bella questa. E perch?-

Gennaro Perch unassoluzione speciale, diciamo una specie di condono che oggi di moda - per i peccati pensati e non attuati. Giuvin, prenditi stassoluzione e vai in pace.-

Ragazzo Ce ne sono matti in questa chiesa, vero? Tu, quella monaca-

Gennaro:- e tu.-

Ragazzo:- Io? E perch?-

Gennaro:- Perch pretendi di sapere tutto e di giudicare tutti. Compreso i tuoi genitori, i loro amori e la tua ex ragazza.-

Ragazzo: Ah, e cos sta storia? Tu e quella monaca l, sapete i fatti miei?-

Gennaro: Solo nu pocherillo. Come ti dicevo, sappiamo dei tuoi genitori, che stanno divorziando e meno male, perch altrimenti si scannerebbero a vicenda. E sappiamo anche di una certa ragazza che ha preso una sbandata per un attore, ma che ora le sta gi passando e vuole tornare con te. E sappiamo di un cocciutello ragazzino che si crede un martire, invece solo un adolescente che si sta affacciando alla vita. -

Ragazzo: Gennaro, adesso mi spieghi tutto.-

Gennaro: Tutto?-

Ragazzo: Tutto!-

Gennaro: Ma proprio tutto?-

Ragazzo: Proprio tutto.-

Gennaro: E non ti impressionerai?-

Ragazzo: Non sono un bambino.-

Gennaro : Questo lo dici tu. Allora, sentimi bene e non minterrompere, senn mi perdo: allora, devi sapere che in questa chiesa ci sono due santi: Santa Caterina e San Gennaro, il quale sarei io-

Ragazzo: (divertito) e Santa Caterina la monaca-

Gennaro: - esattamente.-

Ragazzo E io dovrei crederti? Ma che sono scemo?-

Gennaro : Nu poco, solo nu poco. Allora noi siamo quelle statue l (accenna le pareti), ma qualche volta scendiamo qui(entra Caterina)-

Ragazzo: E io sono quello l in croce, e qualche volta scendo qui.-

Gennaro e Caterina allunisono: -Scostumato! -

Gennaro: Catar dagli una dimostrazione.-

Caterina: Con grande piacere.-

Caterina va al centro della scena e fa degli effetti di luci e di rumori, a scelta della regia, sbalordendo il ragazzo. Quando finiscono gli effetti, Caterina e Gennaro, sono di nuovo statue.

Ragazzo: -(che si era coperto la testa con il maglione, togliendoselo piano piano, e vedendosi solo) Oggi ho le traveggole! ( confuso, non ricorda ci che successo prima, quando parlava coi santi. Poi si guarda ancora attorno) Mi sembrato che quelli l (accenna ai santi) credo che mi abbiano parlato Ma no, sto diventando veramente scemo Ma, in effetti forse ma va, meglio che entri a scuola (guarda lora) prima che chiudano il portone Addio e, comunque grazie. (cenno di saluto ai santi, esce di corsa)-

Fine

Una questione da discutere

Personaggi:

Calogeroun anziano quasi filosofo:

Una donna vestita di nero. Immaginate un pochi .

Sulla scena simmagina uno scorcio di giardinetto di una casupola con un albero di fico sulla destra.

Sulla sinistra c Calogero, un anziano di circa settantanni, che si apparecchia il suo desco per desinare. Egli canticchia una canzone in voga, oppure si sentir una musica adatta.

Un minuto ed entra in scena da dietro il fico, dove si vede una staccionata e un cancelletto, una donna in nero. E la morte. Il regista la rappresenter secondo il suo talento.

Calogero non se ne avvede subito, ma quando la vede resta sorpreso.

Cal.- (impacciato) Buonbuongiorno signora, scusate, non vi avevo sentita entrare. Cosa posso fare per voi? Una riparazione di scarpe? (la donna fa cenno di no col capo) No? Forse una pentola da stagnare? Niente? E allora? Scusate ( la donna apre il mantello e si mostra) Ma voi chi siete? Io non vi conoscocosa volete? (intanto, guardandola meglio la riconosce) Ma voima voi sietesareste(la donna annuisce) Che stupido! Avrei dovuto riconoscervi subito. ( la donna gli fa cenno di seguirla) Andiamo? (la donna annuisce) dobbiamo andare? (la donna fa cenno di si) Dovremmo, semmai. (la donna fa cenno che ineluttabile) Un momento, un momento. Calma. Ragioniamo (scandisce le parole). Suvvia sedetevi (quasi supplichevole e la donna si siede) Ecco, cos va bene. State comoda? (la donna fa cenno di si) Sono contento. Vuol dire che io mi arrangio con questa. (prende la sedia sgangherata e si siede. Durante il proseguo del monologo, lattore avr la possibilit di fare dei movimenti scenici a soggetto) Dunque, a noi! (poi conciliante) Sentite, cara signora, voi dovete aver pazienza, ma la questione da discutere, eccome! Perch, quando c in ballo la vita, il parere degli interessati importante, anzi, importantissimo; e voi non potete non tenerne conto. Perch, se cos fosse, il vostro che mestiere sarebbe? Tutti potremmo dire: Beh, oggi faccio la Morte, tanto vado, prendo il primo che mi capita e buonanotte! Evvero? Ma invece la cosa non cos semplice eh, nevvero?

Vedete, per me il vecchio detto popolare secondo cui la Morte capricciosa sbagliato. Sbagliatissimo!

Capricciosa ma quando mai Per me voi siete di una seriet, di una compostezza, di una dignit, direi unica. No! E tutto sbagliato. I proverbi non ci azzeccano.

Fare la Mortessie che vi pare? (accenna a ipotetici ascoltatori) Fare la morte Ma fare la morte assumersi grandi responsabilit, prendere gravi decisioni in fondo giustizia! E questo, in confidenza, non di tutti, nevvero?(pausa e intanto la guarda per vedere un cenno dassenso) Ed ecco, quindi, perch nellespletamento del vostro gravoso compito, per una questione di correttezza, oserei dire professionale, voi avete il dovere di sentire gli interessati. Nevvero? (la donna resta impassibile) E allora sentite me!

In primisi in primisi, quando nacqui, ero settimino, quindi avevate tutto il diritto di venirmi a prendere. Invece non lo faceste. Perch? eh, qui mi dovete una chiara risposta!

Secondo: Ho fatto due guerre, di cui una mondiale: sono stato due anni al fronte, fui ferito, per poco non congelai laggi in Russia, e voi niente!

Terzo: Ritorno a casa, trovo mia moglie buonanima a letto con lamante, il quale, per paura mi spara, mancandomi, e voi niente! (la donna resta impassibile) Continuiamo? (la donna fa cenno come per dire: come vuoi).

Quarto: Ebbi la peritonite, fui nelle vostre mani per vari giorni. Vi attendevo di ora in ora, ma voi niente! nisba ! nein! non ceravate!

Ora che mi sto godendo la vita con una vecchiaia serena, senza problemi, in pace col mondo e con me stesso, ora venite voi e mi dite: Calogero Buscemi, andiamo!

E no, cara signora, mi dispiace, ma non ci siamo. Questo non sono discorsi degni della morte- nossignore! Questi sono ragionamenti da uomini, perch noi uomini siamo frivoli, vanitosi, stolti e sciocchi: mentre voi siete seria, austera, solenne!

Ma, insomma, abbiate pazienza, mi volete spiegare perch dovrei lasciate tutto e venire con voi? Per gli anni? Ma quelli non sono poi tanti. Per la salute? Eh, mia cara, quella e ottima. Perch giunta la mia ora? Ma quale ora? Chi lha detto? Perch? Abbiate pazienza: dico io, se questora fu segnata fin dalla nascita, che senso avrebbe allora listinto di conservazione? Se la pallottola che mi fu sparata non era quella giusta per morire, perch me la feci addosso? E mi dite, di grazia, perch se un automobile mi sfiora, dallinterno mi salgono milioni di spilli sulla pelle? Infine, perbacco, perch gli uomini vi temono? Ecco, se mi dite perch, fine della discussione, prendo fagotto e vi seguo. (aspetta pazientemente una risposta che non arriva)

Non mi rispondete? E allora vuol dire che ho ragione io: Ci vuole il consenso degli interessati!

E naturale dico io. (breve pausa) Voi venite, si discute la faccenda, si vagliano le situazioni, si danno i pareri, e dopo le necessarie valutazioni, si procede, con prudenza, verso un giudizio decisionale meglio se non vincolante. (attende una risposta)

Non siete daccordo? No? Beh, allora che posso dirvi? Mi dispiace, avete fatto un viaggio a vuoto, perch, cara signora, io non sono, diciamo cos, disponibile per il momento. Pazienza, che volete farci? ( sia avvia verso il cancello, per accompagnarla fuori) Vuol dire che ve ne ritornerete senza di me da sola. Certo, un giorno o laltro ci rivedremo sicuro, sicuro ma quel momento arriver quando avr dato (breve pausa) il mio consenso!

Statevi bene, signora, esenza rancore. (apre il cancelletto).-

La donna dopo essersi alzata, fa un leggero inchino, e si avvicina al fico. (musica adatta) Quindi si siede sulle pietre poste sotto il tronco, assumendo una posizione dattesa. Calogero la guarda sottecchi, per controllarne le mosse, poi, quando si assicura che la donna se ne sta tranquillamente seduta, entra in casa, prende un fiasco di vino e dei bicchieri e li dispone sulla tovaglietta del tavolo, apparecchiandosi la mensa. Appena terminata loperazione, si siede con la faccia verso la donna seduta.

Cal.- Scusatemi signora, ma se non vi dispiace, io vorrei consumare il mio modesto e frugale pasto, qui, allaperto. Vi do fastidio? (la donna fa cenno di no) Grazie, grazie assai, siete veramente gentile. (la donna fa un leggerissimo inchino) Vedete signora, noi uomini abbiamo grossi difetti e tante piccolissime debolezze. Io, per esempio, con una bella giornata di primavera, come questa, non resisto alla tentazione di pranzare allaperto. Faccio male a qualcuno? No evvero? (la donna annuisce, Calogero fa una breve pausa) Volete accomodarvi alla mia modesta tavola? Senza complimenti, favorite. Vi prendo una sedia anche per voi? Eh, ve la prendo? (la donna fa cenno di no) E a me dispiace. Veramente mi dispiace vedervi seduta su quei sassi. Cosa direbbe la gente di me? Calogero Buscemi quando venne a trovarlo la Morte, non le dette neanche una sedia per sedersi comodamente. Passere per villano! Non accettate? (cenno negativo della donna) proprio no? Come volete voi. Allora buon appetito.-

Calogero inizia a mangiare, mentre la donna si alza e gironzola per lorto, curiosando qua e l, sempre tenuta docchio da Calogero. Musica adatta. Il vecchio tenta anche di offrirle del vino che la donna rifiuta con un garbato gesto. Quando Calogero avr terminato il suo pasto, si alzer e si sieder sotto il fico, appoggiato al tronco.

Cal.- Col vostro permesso, signora, vorrei distendermi sotto il mio fico. Sapete, i vicini credono che io dorma, invece io medito, penso, rifletto e, perch no? anche fantastico.-

La donna gli sorride e si dirige, lentamente, verso il cancelletto. L giunta, fa un gesto di scatto, come se volesse avvolgere nel mantello nero e Calogero, che si stava assopendo, fa uno scatto e urla.

Cal.- Ahi! Botta di sangu! Mi ha punto una vespa! (dimena le gambe) In questa stagione sti insetti sono veramente fastidiosi, molesti! Poi questo doveva essere quanto o Liotru; mi sembrato di sentire le sue zanne entrare nella mia carne. Bonu va, ho finito di pensarefine della meditazionemi sta venendo un sonno dolce dolce mi sento la palpebra pensantissimae va bene, Calogero Buscemi, fatti sta panzata di sonno e futtatinni!-

Calogero si assopisce, piega la testa e lascia andare le braccia lungo il corpo. La donna resta immobile vicino al cancelletto. Luci che cambiano. Poi con un movimento dolce del mantello, Calogero si sveglia, la guarda meravigliato, si alza a fatica, si pulisce i pantaloni, e, quindi, lentamente si avvia verso la donna. Giunto al cencelletto, lo apre e, galantemente le cede il passo. La donna esce e Calogero, lemme, lemme, la segue, intanto d unultima occhiata al suo giardinetto e fa un gesto, come dire: Ti debbo lasciare, e pazienza

Fine

Il poeta

Personaggi:

Il vecchio.. Poeta;

Paolo.. Giornalista

Seduti su una panchina di giardino pubblico vi sono un vecchio poeta e un giovane giornalista che si chiama Paolo.

Poeta: (declamando) Ero solo, aspettai a lungo la Vita, ma quando giunse era in compagnia della Morte.-

Paolo: Bella, molto bella, anche se un po pessimista manifesta il suo stato danimo

Poeta: Eh, si! Comunque ti piace? (Paolo annuisce) Sono contento ora che ti ho esaudito, lasciami andare a fare ci che debbo.-

Paolo: Deve proprio?-

Poeta: Paolo, cerca di capire il mio gesto. Ascoltami bene, forse mi darai ragione: la mia vita stata tutta malinconia, solitudine e vuoto attorno a me. In giovent pensavo a grandi imprese, ma mi scoppi sotto la guerra europea; nella maturit osai coltivare una speranza di sprazzi luminosi e mi rovin addosso la guerra mondiale. Poi d'un tratto, mi sono trovato vecchio e solo. Unico conforto: la Poesia. Questa vita mi ha defraudato moltissimo. E non ancora finita: ora mi sta derubando anche dell'ultima sua parte: la vecchiaia. (pausa) Sai Paolo, mio nonno era veterinario e mi insegn tantissime cose: a cavalcare, a pescare, a cercare funghi ed erbe commestibili, a riconoscere le stelle, a stabilire l'ora guardando il sole, a fare zufoli. Insomma imparai molte cose, anche a conoscere gli animali ed ad amarli. In quel tempo ci capivamo io e mio vecchio nonno. (pausa) Ma oggi i tempi sono cambiati. Chi siamo noi vecchi? Siamo poveri relitti umani sbattuti dalle onde ribollenti di questa esistenza. Siamo inutile peso per la societ, fastidio e impedimento per molti. Spesso, mi pare di vedere nello sguardo degli uomini un muto rimprovero per la pensioncina che ancora ricevo, come se mi dicessero: Ma come sei ancora vivo? (pausa) Paolo, i vecchi non hanno pi niente da insegnare a ai giovani di oggi. Ci che sappiamo o non li interessa o gi sorpassato. Poi non parliamo pi la stessa lingua, non ci intendiamo pi. No, i ragazzi non hanno nulla, ma proprio nulla da imparare da noi. Eppoi le professioni, i mestieri non sono pi gli stessi. I giovani, ora, imparano dai cosiddetti Mass-media che li informano, li impegnano, li usano, li violentano e talvolta anche li uccidono. Si, vero, oggi si tenta di recuperare il vecchio; adesso lo chiamano anziano; hanno inventato la terza et' - e forse anche la quarta; hanno fatto anche dei sindacati figurati; ma caro Paolo, non si pu recuperare quello che si irrimediabilmente perduto: la saggezza! La saggezza del vecchio nonno, della zia anziana, dell'amico vegliardo. Se rimasto un rapporto dei giovani con gli anziani, se questi lo dispongono, solo quello del denaro - specie in questi tempi.-

Paolo: Caro Poeta, sentirsi inutili capita a tutti. Mi sembra troppo pessimista..-

Poeta: Forse, forse. Ma tu sei giornalista. Bene, allora prova a parlare con altri vecchi, sentirai cosa avranno da dirti. Ma ti prego, non intervistare i vecchi-bambini...-

Paolo: I vecchi-bambini? Forse non ho capito bene.-

Poeta: (con pazienza) I vecchi bambini, secondo me, sono quei vecchi che hanno trascorso la loro esistenza, senza averla vissuta. La vita gli scivolata via, sulle spalle, senza che essi se ne siano accorti: quindi restando, bambini nello spirito, bambini nel carattere, nel comportamento. Ti faccio un caso: Ti mai capitato dessere in coda alla cassa di un supermercato e daver incrociato un vecchio che cerca di eludere la fila? Ebbene quello il classico vecchio-bambino. E, sicuramente avrai notato, qualche volta, un vecchio che si atteggia a giovincello- velleitario? oppure, peggio, magari occhieggiando una ragazza, come se potesse fare con lei chiss che cosa? Quello un altro tipo di vecchio-bambino. Comunque, tornando al discorso: Facendo il servizio, faresti un'interessante esperienza, amico mio, e forse prenderesti il Pulizer. (vedendo che Paolo sta per protestare) Va bene, scherzavo. (breve pausa) Certo, non lo nego, qualche vecchiaia diversa ci sar, le eccezioni ci sono sempre, ma per la generalit... ( allarga le braccia come per dire: E` cos!)-

Paolo: Qualche servizio simile lho gi fatto. Una volta andai in un Asilo cio in una struttura per anziani e vi trovai una signora ricoverata, una donna ancora in gamba, colta, che in quel momento, figurati, stava leggendo Bertrand Russell, la quale mi fece un bel quadretto della loro situazione: Disastrosa!-

Poeta: Quindi adesso mi capisci meglio? (breve pausa) Come ben sai io non ho famiglia, e allora mi ricoverai in una tale struttura, come tu la chiami, e ti posso dare la mia esperienza di prima mano in qualit di (tono altisonante) ospite parzialmente pagante. Ti potr servire professionalmente. (breve pausa) SapessiTutti i giorni, me ne stavo per ore seduto su una poltrona; in una stanza che dividevo con un altro ospite, in un ospizio che condividevo con altre cento povere creature; ebbene, prova ad immaginare te stesso, al posto nostro - al posto mio - ancora nel pieno del mio vigore intellettuale e creativo, affossato in quello... stavo per dire lazzaretto, ma sarei ingiusto verso le religiose che pazientemente ci accudivano. Per rispetto nei loro confronti, sarebbe bene dire: ricovero per vecchi poveri; ancora un lapsus: volevo dire: geriatrico, pi elegante, abbandonati dai propri congiunti che si lavano la coscienza facendo le loro sporadiche visite - lasciati in mezzo alla sofferenza e, qualche volta, alla disperazione o alla pazzia dei compagni pi sfortunati; pensati come oggetti ingombranti; con la sola visione della libert attraverso la morte, che avviene in forma riservata, silenziosamente, di notte, per non turbare gli ospiti; e questo disagio, questa sofferenza, questo patire, questo morire! di tutti noi- giorno dopo giorno, monotono, incessante, senza scampo, -ineluttabile! (pausa) Ci pensi tu, Paolo? L per me, per noi, non esisteva neppure uno sprazzo appena accennato di speranza. L c'era disperazione! Il mio compagno di stanza era diventato quasi ebete, e trovava un solo conforto: prendermi la mano e tenermela ben stretta nella sua (pausa) Sai? ebbe questo bisogno dallultima volta quando vennero a trovarlo i suoi figli, e litigarono per la quota parte di non so che cosa. Lui, senza che quelli se ne accorgessero, si alz, venne da me, in silenzio, mi prese la mano e da quella volta non ha pi parlato.-

Paolo: Certo in quelle condizioni-

Poeta: (pensoso) Sai, era una persona mite ed era anche lui un poeta, e nel suo ambiente lo chiamavano " U Fruscagghiaru", cio colui che non produce nulla, solo fumo di trucioli di legno, in dialetto: fruscagghi. Nei primi tempi gli inservienti gli dicevano: Caro Professore - lo chiamavano cos, ironicamente perch scriveva - gli uomini vogliono maccheroni e bistecche, che riempiono la pancia non fumo; e accennavano alla poesia che, in quel momento, stava scrivendo. E lui abbozzava, sorrideva docilmente e tentennava il capo rassegnato. Ma, spero, che le sue fruscagghiate, le sue poesie, possano ristorare ancora gli spiriti di tante persone, come hanno ristorato il mio.(poi risoluto) E sono letteralmente fuggito! Per non morire dentro quellorrido lazzaretto.

Ma basta Paolo, io ero un sognatore, una forte quercia adesso sono vecchio, sono solo un povero pezzo di tronco secco, quasi marcio, nemmeno buono da ardere. (alzandosi faticosamente) Ti volevo salutare e lho fatto. Ora, ora, ( quasi perentorio) se permetti, vado a fare ci che debbo. Addio, amico mio.-

Paolo: Addio poeta!-

GIALLO PAGLIERINO, QUASI OCRA

Personaggi: Nina. Vacanziera;

Gino. Villeggiante.

La vicenda si svolge presso la ringhiera di un lungomare.

In scena c Nina che contempla il mare, entra Gino.

Gino: Ciao Nina, come va?

Nina: (sorpresa) Ciao Gino, va benone e sono felice, sto trascorrendo una grande vacanza: Abito a pochi passi dal mare e faccio bagni meravigliosi in tutte le ore del giorno, in questo splendido mare sempre blu...

Gino: Sempre blu?

Nina: Beh, quasi sempre blutrannetranne

Gino: quando la corrente viene da Nord allora, lacqua lambente la spiaggia, diventa di un colore indefinito, diciamo giallo paglierino, quasi ocra, con tracce evidenti di schiuma grigiastra - sospetta e strani galleggiamenti.

Nina: E proprio cos. Non sar la foce del vicino fiume a immettere fanghiglia in mare?

Gino: Non fanghiglia, mia cara, ma prosaici rifiuti organici.

Nina: Ma come? E me lo dici cos?

Gino: E come vorresti che te lo dicessi, a rate?

Nina: No dico: sei un amico, non potevi avvertirmi prima che prenotassi qui?

Gino: Intanto ero alloscuro della tua prenotazione; poi la gentile signorina deve sapere che questo fattaccio lho appurato da poco tempo (ironico).

Nina: OK, ti credo. Rifiuti organici? Bene, adesso vado dal Sindaco e glielo faccio sapere.

Gino: Brava, scopristi lAmericaquello lo sa gi.

Nina: Lo sa gi? E perch non provvede?

Gino: Perch, secondo lui, questo fenomeno dovuto alle navi, specialmente ai traghetti che collegano lisola al continente. Ti dir: Ma lei lo sa in un giorno quanti passeggeri attraversano lo Stretto e fanno i loro bisogni fisiologici nei cessi delle navi? ( poi, puntandole il dito) Dai, forza, prova a indovinare tu.

Nina: Quanti tremila? (Gino fa cenno di non col dito) Quattromila(Gino idem) diecimila?

Gino: Trentaseimila!

Nina: Ma v

Gino: Gi, figurati lha calcolato il signor Sindaco in persona (ironico). Egli ha considerato il numero dei traghetti, le corse che fanno e i mezzi che trasportano; quindi immaginando due occupanti per auto, il totale farebbe proprio trentaseimila passeggeri- che ogni giorno, eccetera eccetera. Poi la corrente farebbe il resto - dice lui.

Nina: ( sbalordita) E possibile lho fatta anchio, venendo qui. (riflessiva) Certo plausibile

Gino: E plausibile, ma non vero!

Nina: Ma che? mi vuoi minchionare?

Gino: Ti ho riferito quello che ti direbbe il Sindaco. Ma la verit unaltra.

Nina: E dilla!

Gino: La verit? (pausa) Una sera me lha detta un pescatore in vena di confidenze: Mi ha riferito che da diversi anni, c sul litorale ionico, verso Nord, un Comune - che per una questione diprudenza non mi ha nominato - col depuratore fognario difettoso, il quale quando si guasta e si guasta molto spesso -, riversa il liquame traboccante direttamente in mare e la corrente, come direbbe il Sindaco, fa il resto.

Nina: Accidenti! Questo un comportamento delittuoso! E i Carabinieri, la magistratura, le associazioni ambientaliste, potrebbero intervenire

Gino: Dovrebbero intervenire! ( allarga le braccia) Ma nessuno lo fa.

Nina E perch?

Gino: Gi, perch? Questo il Mistero! Addio cara. (esce)

Nina: ( frastornata, quindi annusandosi le braccia) Ciciao Gino.

Come va la salute?

Personaggi:

Bastianoil vecchio;

Lupercolo.il fantasmucolo;

Mollica..padrone di casa

In scena c Bastiano che si prepara il caff. Musica adatta. Dopo un minuto entra Lupercolo.

Bas.- Vivo da solo e va bene, sono tranquillo, nessun disturbo, niente noiese non fosse per quello l (indica le quante a sinistra) che mi rende difficile le vita quel fantasmucolo di serie C.-

Lup.- (esce il fantasma di un anarchico) Io sarei un fantasmucolo di serie C? Bada Bastiano-

Bas.- Che fai? Mi minacci?-

Lup.- Ioio, non so chi mi frena.-

Bas.- La tua bestiualit!-

Bussano alla porta.

Bas.- Chi sar a questora?-

Lup.- Semplice, vai e apri.-

Bas.- ( da unocchiataccia a Lupercolo, poi si reca, malvolentieri ad aprire) Vengo, vengo...mizzica, di prima mattina? ( Bastiano apre e entra il cav. Mollica, il padrone di casa) Oh, cavaliere Mollica, quale buon vento...-

Mol.- Buon giorno don Bastiano, posso entrare?-

Bas.- Ma certo, certo, accomodatevi.-

Mol.- Forse vi ho disturbato? Io sono sempre cos mattiniero...-

Bas.- Ma quale disturbo, prego sedetevi cavaliere. ( offre una sedia).Tenete in testa, prego.-

Mol.- ( lasciandosi il cappello in testa) Grazie don Bastiano, voi siete veramente gentile. Io me lo toglierei lo stesso il cappello dalla testa, per riguardo a voi, ma sapete, ho i reumatismi che mi tormentano. E, parola mia, se non fosse per questi maledetti dolori, ci abiterei io in questa reggia. Sissignore, io! Invece sono costretto a vivere in una casetta moderna, tutta piena d'aggeggi infernali, aria condizionata che spacca i polmoni, termosifoni che soffocano l'aria, moquette a terra che fa le cimici, insomma una tortura, credetemi. Invece voi, ve ne state in questo paradiso... ah, beato voi.-

Lup.- Ma che bugiardoo, questo ha una grande e meravigliosa villa al mare e ci sta benissimo, lui.-

Bas.- Mi dispiace cavaliere se volete possiamo fare cambio.-

Mol.- No. Non importa, io so sacrificarmi... perch in questa casa mi sarei sentito un Re. ( Luperchico sta per mollargli un cazzotto in testa. Bastiano lo ferma)

Bas.- ( facendo finta i nulla) Lasciate stare i Re, cavaliere. Piuttosto a cosa debbo l'onore?-

Mol.- Don Bastiano, io, in questa casa, ai bei tempi, ci stavo da Pasci... eh santa pazienza... Dunque, don Bastiano, forse vi siete dimenticato che oggi il primo del mese? Insomma oggi, se siete comodo, dovreste pagarmi l'affitto di questo paradiso.( Lup. freme)-

Bas.- E` vero, che sbadato. Abbiate un minuto di pazienza, cavaliere, vado di la a prendere i soldi.-

Intanto il cavaliere si alza e gironzola per la stanza come se volesse accertarsi del buon stato di manutenzione del locale. Spesso si abbassa per guardare meglio, e in quei momenti, Luperchico tenta di assestargli un calcione, ma va sempre a vuoto perch Mollica si sposta in tempo. Rientra Bastiano.

Bas.- Ecco i soldi, cavaliere, e scusatemi se v'ho fatto aspettare.-

Mol.- ( contando i soldi) Ma... ma sono li stessi del mese scorso?-

Bas.- Crecredo di si, perch, non dovrebbero essere?.-

Mol.- Manca l'aumento, ecco cosa manca.-

Bas.- Scusate, quale aumento?-

Mol.- L'equo canone, don Bastiano, equo canone.-

Bas.- ( a Luperchico) Chi dissi?-

Mol.- ( con accondiscendenza) Caro don Bastiano, voi dovete sapere che esiste una legge, chiamata equo canone che stabilisce gli aumenti dei fitti dei locali in base alla inflazione, alla salita del dollaro, al deficit pubblico, alla scala mobile, al socof, al tikett, alla borsa valori di Milano, Nuova York, Tokio, Londra, e...

Bas.- Canicattini bagni! Cavaliere, ma che mi raccontate a me?-

Mol.- Vi racconto, che in virt di quanto sopra, dovrete sganciarmi altre, diciamo ( fa un calcolo mentale) duemila lire in tutto.-

Bas.- Duemila lire? Sangue di Giuda vedovo e martire, ogni giorno aumenta qualcosa... e va b, la legge legge, vado a prendervi il resto, con permesso.-

Lup.- ( fermandolo) Bastiano, questo ti sta truffando. A te, come previsto dalla legge, nr 17 emendamento B del 15 Agosto, e al successivo decreto nr 137 bis, l'equo canone non applicabile, perch hai un reddito inferiore al minimo previsto.-

Bas.- ( tornando indietro e facendo segno a Luperchico d'aspettare) Cavaliere, cavaliere sentite: A causa della legge ... comandamento approvato con discreto L'eco cannone non appiccicabile all'inferiore minimu ca vistu?-

Mol.- Don Bastiano, ma che cavolate state dicendo?-

Bas.- Un momento cavaliere, abbiate pazienza... ( si avvicina a Luperchico, come se stesse riflettendo. Luperchico gli suggerisce le parole della battuta precedente, che Bastiano recita a pappagallo)-

Mol.- ( sbalordito) Ma... ma siete... sicuro?-

Bas.- ( ripetendo le parole di Luperchico) Consultate la gazzetta ufficiale del l maggio corrente anno, a pagina 22, primo capoverso, che recita cos: Qualora il reddito minimo previsto e` inferiore percentualmente...-

Mol.- ( in imbarazzo) Vi credo, vi credo...Don Bastiano, mi basta la vostra parola ( vedendo che il colpo non gli riuscito) voi siete un galantuomo...( tra se) Ma dove diavolo si sar informato? Forse ha un avvocato ( a Bastiano, che intanto si congratula con Luperchico) Don Bastiano, allora io me ne vado ah, a proposito, vi volevo solo chiedere un'ultima cosa: Come va la salute?-

Bas.- Benissimo cavaliere.-

Mol.- Siete sicuro?-

Bas.- Sicuro che io sappia. E, grazie per l'interessamento.-

Mol.- Ma che dite, tra di noi (poi tra se) E sicuromah. (poi a Bastiano) Bene allora tolgo il disturbo, buona giornata don Bastiano. (lo squadra dalla testa ai piedi)-

Bas.- ( accompagnandolo) Arrivederci cavaliere e statevi bene.-

Mollica esce.

Bas.- Luperchico non ti diro pi fantasma bestia. Ti sei riscattato... Senti ma dove hai imparato la legge? Non ti sapevo cos ferrato.-

Lup.- Neanche io.-

Bas.- Come sarebbe; neanche io. E quelle cose che hai detto?-

Lup.- Tutto inventato! Tanto ero sicuro che quello ti voleva truffare.-

Bas.- Tutto inventato? Tintu bummaru, mi vuoi fare litigare col padrone di casa?-

Lup.- Calmati, ne`?-

Bas.- Un cavolo mi calmo! Quello mi sfratta!-

Lup.- Quello non si nuove. La legge lo vieta.-

Bas.- La legge? Quale legge, quella che non conosci?-

Lup.- La legge naturale, sissignore, quella la conosco, e come!-

Bas.- Ca comu! Ora per causa tua e della tua legge naturale, vuol dire che prossimamente dormir all'aperto: Sotto gli archi della Marina.- ( si dispera)

Lup.- Stai calmo, non potr farti nulla. Quello potr disporre di questa topaia solamente alla tua morte. Ed venuto proprio per questo, per vedere come stai in salute...-

Bas.- ( fa le corna) Tie`, iettatore!-

Lup.- A me?-

Bas.- No a quello! ( indica la porta da dove uscito Mollica)...alla mia morte ma guarda che cose(scrolla la testa malinconico)-

Lup.- Ma dai, non ci pensare pi. Avanti, prendi le carte che ci facciamo un terziglio.-

Bas.- Ma se siamo solo due.-

Lup.- Ce lo facciamo col morto.-

Bas.- Che saresti tu.-

Lup.- Io? No tu secondo il cavaliere. Dai gioca.-

fine

E ora andiamo a farci due risate

Personaggi:

Filippo Moncada..la vecchia volpe;

Giuliaarchitetto e futura nuora.

Don Crispinotrasportatore.

Sulla scena c Filippo Moncada seduto su una sedia a rotelle che sonnecchia. Intorno ci sono varie casse, per un trasloco. Entrano Crispino e Giulia.

Cri.- Possiamo portare via anche questi? (indica dei pacchi)-

Giu.- Potete, potete. E ditemi, il rigattiere stato avvisato? (quasi tutto il dialogo che segue, verr fatto sottovoce)-

Cri.- Certamente, ci aspetta. Ma, scusatemi lintromissione, il signor Moncada lo sa? (accenna a Filippo)-

Giu.- Lo sa, non lo sa, e chi lo sa? (indica linfermo) Lui non parla piOrmai non c pi (indica la testa), e anche fisicamente: infatti stiamo aspettando lambulanza per trasportarlo allospizio. L star benissimo e non dar fastidio.-

Cri.- Scusate a chi darebbe fastidio?-

Giu.- Ma a me, che ho progettato la grande villa per ricavare anche il mio grande studio sapete sto affermandomi mi sto facendo un nome.-

Cri.- Ma la villona di chi ?-

Giu.- Per adesso del vecchio rincoglionito, ma presto sar mia, tramite quel tramite suo figlio Carlo-

Cri.- Chi? quel signore che rimasto gi, perch non se la sente di salire?

Giu.- Si.-

Cri.- E vi sposerete?

Giu.- Sposarci? No, per adesso conviviamo, poi, in funzione a come si metteranno le cose, si vedr. Ed ora procediamo, don Crispino.-

Cri.- Procedo. Per, con tutto il rispetto, architetto, ma non vorrei avere guai dopo.-

Giu.- E che? forse da oggi che ci conosciamo? Non vi preoccupate, comunque grazie per il cortese pensiero.-

Cri.- Io non mi preoccupo, ma(indica ancora Filippo)-

Giu.- Chi quello? Ancora? Ma insomma, vi ho detto che ormai (fa cenno come per significare: non conta nulla). Procedete. (poi confidenzialmente) E, ditemi, col rigattiere come avete fissato il prezzo di tutti i mobili?

Cri.- A forfet.

Giu.- E quanto sarebbe questo forfait?

Cri.- Giusto la spesa del trasloco.

Giu.- Pi il costo di quello scrittoio del XIX secolo che tanto carino.

Cri.- forse

Giu.- Sicuro! Sicuro che mi porterete fino a casa.

Cri.- pu darsi

Giu.- vedremo.

Cri.- Vuole che ci rimetta io?

Giu.- E chi io? Ma andiamo, don Crispino, in questo affare non ci rimette nessuno.

Cri.- Va bene, demonio in gonnella, ma ci rimetto veramente.

Giu.- ci rimette! chi ci crede cornuto. ( sta per uscire, poi vede il ritratto di Caterina, la moglie defunta di Filippo e, con disprezzo lo prende e lo getta nello scatolo dei rifiuti) Pussa via! (quindi ancheggiando esce)-

Cri.- ( seguendola con lo sguardo) Gi, chi ci crede cornuto o magari buttana!

Fil.- ( girando la sedia e alzandosi) Ben detto amico mio, ben detto.

Cri.- (sbalordito) Signor Moncada ma ma parlatecamminateil miracolo! Il miracolo!

Fil.- E vero, il miracolo! e me lo ha fatto san Crispino e santa Caterina.

Cri.- (uscendo di corsa) Il miracolo, Signorina Giulia architetto signor Carloil miracolo!

Fil.- Chiama, chiama avvisali! e sbrigati, perch si cambia itinerario! Non pi allospizio (si china e prende il ritratto della moglie e lo pulisce con la manica). Ti ha buttata via! E Caterina mia, sei sorpresa anche tu? Vero? Ho finto! e ti chiedo scusa, cara. Sai, per il colpetto lho effettivamente avuto e qualche giorno dospedale me lo sono fatto veramente. Poi, nellozio forzato, m venuto il sospetto ho aguzzato lingegno, e ho agito. Ho simulato sissignore! ho simulato la grave malattia, e grazie a degli amici, ho fatto finanche il moribondo, ma stata legittima difesa! solo per uscire illeso da quelle sabbie mobili in cui mi ero cacciato: Bedda matri, mi stavano affossando in senso metaforico e fisico. Sapessi, mavevano convito lei, larchitetto e quel balordo di tuo figlio, a vendere questa casa per costruire una villa in periferia l starai bene, aria pura, sole, tranquillit E gi spese, e debiti eppoi le prime difficolt per la mia sistemazione. E sai comera finita la storia? Che loro lavrebbero abitata, lei si sarebbe fatto lo studio, e io allospizio - non c posto per me; lei -lei- dopo il mio piccolo colpetto ( fa cenno alla testa) non aveva tempo per accudirmi diceva a tuo figlio, che ubriaco di sesso, sbavava e diceva sempre si. Ora ti chiedo nuovamente scusa se non sano stato sincero con te, ma lho fatto per essere perfettamente credibile nei panni dellacciaccato grave sai, una sola parolina, e avrei potuto tradirmi e rovinare tutto. E io dovevo assolutamente appurare con certezza quali erano le loro intenzioni - e provvedere. E sai, ce lho messa tutta, (sussurrato) arrivando anche al punto, come di ho detto, di dover fingere il malanno- e me ne vergogno. Ma ora, salaratu Diu, so tutto! E so anche cosa debbo fare adesso. Avanti cara, nu baciuzzu ( bacia la foto, mentre la posa sul tavolinetto). Certo ne ho dovuto inventate di balle: il medico Cocuzza? Era il Ragioniere Capo in pensione Geg Filogamo, mio ottimo amico, che mi teneva compagnia e mi aggiornava su tutti gli avvenimenti esterni; il fisioterapista? Era Alfio, il garzone del barbiere, che, oltre a sbarbarmi, mi organizz la palestra da camera per fare attivit fisica; linfermiera? Era Agata, la nipote del portiere, che mi faceva la spesa e da paravento per le mie attivit casalinghe: cucinare, fare le pulizie, ecc. ecc. Ora, dopo questa mia avventurosa malattia , con le idee chiare chiarissime - ho preso le giuste decisioni: Quali? Torno al paesello, cara Caterina, proprio come mi suggeristi tu. Come faccio? Semplice: Per telefono ho contattato lavvocato Privitera, lattuale proprietario della vecchia casa che fu di mio padre- l, a Solarino - e gli ho proposto un affare - vantaggioso economicamente per lui, liberatorio per me. Privitera che conosco fin da bambino, ha capito la mia situazione, ed ha accettato di concludere laffare, inclusa la clausola di un mio eventuale ripensamento dellultima ora che adesso, dopo quello che ho saputo, sicuramente non ci sar! Dopodicch, raggiunto laccordo di massima, tramite unAgenzia Immobiliare, abbiamo impostato il compromesso di permuta, che ora ora (ampio gesto per significare: dopo quanto ho visto e saputo), firmeremo proprio qui, in questa casa - questa sera. Ed ecco laffare: la mia nuova casa, cio la villa, cos com, con tutti i miei debiti che ho dovuto fare, contro la sua vecchia casa, cos com, pi una piccola differenza a mio favore. E che ne sai, Caterina mia, mi ha detto che nella terrazza c ancora la mia vecchia voliera E ora andiamo a farci due risate. (prende la giacca ed esce)

Tela.

Indice:

La cinquinapag. 2

La lotta 7

Giugnetto, barelliere di 1^ classe.. 12

Due santi e un ragazzo. 16

Una questione da discutere. 22

Il poeta 27

Giallo paglierino, quasi ocra 31

Come va la salute?............................................................................... 34

E ora andiamo a farci due risate 39