Cresi Palmiro!

Giuseppe Pelosi

CRESCI PALMIRO!

commedia in tre atti


personaggi in ordine di apparizione

Iacopo, amico di Martino, padre di Loris, genitore irresponsabile

Martino Pelizzi, il padre di Palmiro, un tipo allantica

Orfea Pelizzi, madre di Palmiro, una tipa moderna

Guendalina Pelizzi, sorella di Palmiro, ventenne, tipo grunge

Palmiro Pelizzi, ritratto di giovane doggi, principe viziato

ragionier Silvano Mereghetti, un vicino di casa, sportivo

Elisabetta, la vicina di casa, una strega

Maurizio Pelizzi, fratello di Martino, trasformista

Loris: figlio di Iacopo, amico di Palmiro, scioperato come lui

Gaspare: nella parte del maresciallo dei carabinieri, amico di Maurizio

Loredana, barbona, amica di Maurizio, interpreta la parte della prof.

Ufficiale Sanitario: graziosa signorina

12 personaggi (7u - 5d)

ogni riferimento a fatti, persone o altro, non da considerarsi del tutto casuale; lautore confessa di aver approfittato di quasi ventanni di professione come insegnante per delineare il profilo dei personaggi pi giovani di questa commedia. Insomma, tutto vero magari no; ma molto s. Purtroppo.
PRIMO ATTO

La scena rappresenta la sala da pranzo di un appartamento: tavolo con sedie sulla destra, divano e tavolinetto sulla sinistra, mobili di vario genere sullo sfondo, quadri generici alle pareti, una lampada a stelo. Telefono e televisore, impianto stereo compatto su qualche ripiano. A sinistra la porta di ingresso, a destra la porta che conduce alle camere e alla cucina.

Allapertura del sipario sono in scena Martino e Iacopo, parlano tra di loro.

Iacopo: (Vestito elegante, come da ufficio, giacca cravatta e ventiquattrore; sta sorseggiando un caff che gli stato offerto). Ma perch, scusa, quanti anni ha?

Martino: (Veste da casa, ha gi bevuto il suo caff e la tazza vuota davanti a lui. Appare irritato dal discorso) Ossignore! Pi andiamo avanti in questo discorso pi mi pento di averlo iniziato!

Iacopo: Ma ho solamente chiesto quanti anni ha...

Martino: E come al solito hai fatto una domanda che ti potevi risparmiare... Scusa, non era in classe con Loris? E allora son coetanei, no?

Iacopo: Ah, giusto, come Loris... Ma allora ha 26 anni! E allora, non capisco, di cosa ti lamenti?

Martino: Io? Io mi lamento del fatto che tu sei tonno! Lho detto che non lo dovevo iniziare, questo discorso...

Iacopo: Martino non ti inquietare! A me 26 anni paiono tanti per certi versi e pochi per certi altri, a dire il vero... Quello che volevo dire che non puoi aspettarti niente di diverso da un ventiseienne, oggi come oggi...

Martino: (sempre pi esasperato) E perch, scusa, oggi come oggi? E cosa cambiato da... ieri come ieri? Ma tu ti ricordi come eravamo noi a 26 anni? Ti ricordi cosa facevamo?

Iacopo: Bh, io avevo gi due figli, a 26 anni...

Martino: (quasi interrompendo) Ecco, bravo: tu avevi gi due figli, io avevo gi lui e sei anni dopo sarebbe arrivata pure Guendalina. Avevamo gi fatto il militare, avevamo gi finito lUniversit. Eravamo gi sposati. Lavoravamo gi da qualche anno, e ci preparavamo a raggiungere le nostre attuali posizioni. A 26 anni noi avevamo gi fatto delle scelte, avevamo gi commesso i nostri sbagli, ci preparavamo a commetterne altri, ma sapevamo gi quali erano i nostri obiettivi. E tutto ci accadeva quando noi avevamo 26 anni, e cio parecchi anni fa!

Iacopo: Martino, cosa vuoi che ti dica? Sei vecchio!

Martino: Ma come: sono vecchio?!

Iacopo: No, non vecchio det, sei vecchio dentro! Ti stai a lamentare perch tuo figlio a 26 anni non ha ancora fatto tutto quello che hai fatto tu. Ma oggi non come allora! I tempi sono diversi...!

Martino: (interrompendo scocciato) E non ci son pi le mezze stagioni e qua una volta era tutta campagna! Iacopo, diamine! Cosa cavolo stai dicendo? A me non interessa che Palmiro non abbia ancora fatto tutto quello che avevo fatto io alla sua et, mi basterebbe che avesse fatto qualcosa! Allora: ha 26 anni, lUniversit non lha finita; una fidanzata fissa non ce lha, ogni sabato una diversa e al di l dellaspetto morale della questione, non che cos si metta su famiglia, vero? Il lavoro non sa neanche cosa sia, e beato lui! Ma quello che io voglio dire che alla sua et dovrebbe almeno avere una sorta di idea di quello che un concetto base della vita di un uomo, se un uomo! Responsabilit. Sei un uomo quando ti assumi le tue responsabilit. Lui non riesce ad essere responsabile neanche del suo mazzo di chiavi di casa: tre paia ne ha perse, il mese scorso... Eh!, ma io son vecchio...

Iacopo: Vecchio e brontolone, se posso aggiungere... Scusa, Palmiro che tu sappia, ruba? Si droga? Ha ucciso qualcuno? Allora assolutamente responsabile. Almeno, nella media del concetto di responsabilit che vige al giorno doggi...

Martino: (la stizza lo sopraff: si morde la lingua per trattenersi dallo sbottare, ma dopo una breve pantomima, esplode) Tonno! Visto? Cosa ti avevo detto?! Non lo dovevo iniziare questo discorso! Per te tutto normale! Alleviamo dei figli che sembrano amebe, e per te tutto secondo la logica dei tempi. Iacopo, ascoltami: me ne frego, dei tempi! Io sono preoccupato per mio figlio, va bene?

Iacopo: (perplesso, quasi senza parole) Eh... va bene... Solo che non capisco tutta questa preoccupazione, ecco... E poi, secondo te, di chi sarebbe la colpa se le cose stanno cos? Noi genitori possiamo mica farci niente, no?

Martino: Ma come no? proprio nostra, la colpa, non vedi? La colpa dei genitori concilianti, che viziano i figli, che li deresponsabilizzano, gliele danno tutte vinte, e non gli insegnano come dura in realt la vita! Ecco di chi la colpa! Se lo vuoi proprio sapere, fuor di metafora, che cos lo capisce anche un tonno come te!, la colpa soprattutto delle madri! S, le brave, buone, affettuose mamme italiane, che non chiedono ai loro figli neanche di farsi il letto! E almeno questo una volta si imparava a militare, adesso neanche pi... La colpa delle madri iperprotettive, che ingozzano i loro figli di merendine e ne fanno degli obesi gi a sette anni... (di colpo, proprio in mezzo a questo sfogo, entra Orfea, che afferra la coda del discorso nonostante il tentativo di Martino di coprire) ... La colpa del governo!

Iacopo: Oh, Orfea! Come stai?

Orfea: Niente male, grazie... (si stringono la mano, mentre Martino si irrigidisce perch teme di essere stato sentito da Orfea).

Iacopo: Stavamo parlando, con Martino, di quale grave influenza siano, per i giovani doggi, le ma... (viene interrotto da Martino)

Martino: Le marmellate! S, le marmellate hanno uninfluenza gravissima, sulle nuove generazioni... Ah, pazzesco: acne, obesit, e... tossicodipendenza...!

Orfea: (Scettica, non crede una parola anche perch in realt ha fatto in tempo a sentire, ma lo sapremo solo tra qualche battuta, perch inizialmente sta al gioco) Caspita! Davvero gravi problemi... E soprattutto, permettetemi, problemi che non si risolvono mica a parlarne! O no?

Iacopo: Ma sai che forse hai ragione? Oltretutto doveva essere una discussione al di l della mia portata, perch io avevo capito che stavamo parlando di ma...

Martino: Mascalzoni! Eh, la delinquenza un grosso problema, al giorno doggi, eh!, davvero... Quasi come le...

Orfea: (sovrapponendosi a lui, con cenno di chi ha capito tutto) ... Le marmellate...

Martino: Sicuro!, le marmellate... (breve pausa di silenzio imbarazzato)

Iacopo: Urca! Si fatto tardi! Devo scappare!

Martino: Ecco, bravo: vai!

Iacopo: Orfea, Martino! Ciao, ci si vede! (esce)

Orfea: Ciao, ciao! (Non appena Iacopo esce, inizia a girare intorno al tavolo, in silenzio, come se avesse da fare mestieri; anche Martino silenzioso e imbarazzato. Dopo poco, continuando a lavorare) Ho sentito tutto...

Martino: Cosa?

Orfea: Ho detto che ho sentito tutto. Che discorsi sarebbero questi della marmellata? Credi veramente che io li abbia creduti? Guarda, o fai torto alla mia intelligenza, o fai torto alla tua...

Martino: E cosa sarebbe questa novit? Mi riconosci unintelligenza?

Orfea: Caro, ma io non te lho mai negata, la tua intelligenza... Sei tu, semmai, a ritenere di avere una moglie idiota...

Martino: No, guarda, idiota, proprio, no! A dir la verit, ben altro quello su cui ho da ridire, non la tua intelligenza! Ho da ridire sul modo in cui tu educhi i tuoi figli!

Orfea: Oh, ecco: hai ritrovato il coraggio di dire ci che pensi... E dunque si parla dei figli. Tesoro, i miei figli, come li chiami tu, sono i tuoi figli...

Martino: Diciamo che sono miei solo quando fa comodo a te, e sono tuoi tutte le altre volte, che, per inciso, sono anche la maggior parte...

Orfea: Senti, guarda, ho gi sentito questo discorso... Se hai qualcosa da ridire dillo chiaro, e basta! (inizia ad apparecchiare la tavola, comportandosi con indifferenza nei confronti di Martino)

Martino: Ma perch, non lho detto chiaro, ora? Ho molto da ridire: io credo che tu sia troppo protettiva nei confronti dei tuoi... dei figli! Che tu non li aiuti ad assumersi le loro responsabilit! Che tu sia troppo permissiva! E tutte le volte che te lo faccio notare, fai finta di niente!

Orfea: (Che continua a darsi da fare intorno alla tavola) Senti, scusa, per favore, mi prendi i bicchieri di l in cucina?

Martino: (esce per poco di lato mentre parla: parte della seguente battuta pronunciata in scena, parte urlata dalla quinta) Ecco! Questo voglio dire! Ma mai possibile? Abbiamo un figlio di 26 anni e una figlia di 20, e non uno dei due che abbia una parvenza di vita avviata! (rientra) Capito cosa ho da ridire?

Ma tu, che sei la madre, cosa fai? Li difendi! E se dico qualcosa, mi sembra sempre che tu faccia finta di niente!

Orfea: (sempre apparecchiando) Le posate, grazie...

Martino: (mette le posate continuando quello che ormai diventato un soliloquio) E non dico solo fuori di qui, ma anche qui, in casa loro! Serviti e riveriti, manco il letto si fanno! Senza contare il fatto che non danno mai una mano neanche ad apparecchiare la tavola, per esempio! (breve pausa di silenzio riflessivo, o alla ricerca di altri argomenti) Ma so benissimo che non la prima volta che parliamo di tutto ci. Solo che tu rifiuti sistematicamente il confronto, su questo argomento, tu fingi che non ci siano problemi, ignori il mio ragionamento, eludi le mie preoccupazioni!

Orfea: (completa le ultime operazioni. Breve silenzio) Finito?

Martino: Ma come finito?!? Ma insomma! Ti sto dicendo delle cose! Cavolo, dimmi se sei daccordo con me o no, dimmi cosa ne pensi! Tu mi mandi ad apparecchiare...! Cio, cos non si pu neanche litigare, diamine! Eh!, ma scusa...!

Orfea: Ecco, bravo. Finisci di apparecchiare. (esce di verso la cucina)

Martino: (basito, replica dopo qualche istante urlando verso la quinta) Manca solo il centro tavola! Ma non ti preoccupare, lo faccio io! (detto questo, allarga le braccia e le dispone a cerchio restando immobile al centro del palco in una posa poco naturale)

Orfea: (rientrando veloce dalla quinta lo vede) Bh? Cosa fai?

Martino: Faccio il centrotavola! Tanto io in questa famiglia non sono se non un soprammobile! (entra Guendalina, la figlia ventenne; veste aggressivo, con un casual molto poco casuale, grunge o hip-hop; nonostante abbia ventanni, bamboleggia molto; non si avvede minimamente del padre se non dopo un po)

Guendalina: Ah!, ciao, mamma! Bacino... (bacia la mamma, che un po subisce, sulla guancia) Senti, secondo te sta bene questa maglietta con questi pantaloni? O meglio quella grigia con la scritta gialla? Tipregotipregotiprego, devi troppo dirmelo, se no vado in para... (vede finalmente il padre) Ah, ciao pa, ci sei anche tu?

Martino: (sconsolato, andando a sedersi sul divano) Meno, di un soprammobile! Molto meno! I soprammobili sono pi considerati, in questa casa!

Guendalina: (guardandolo di sbieco) Pa, dormito male?

Orfea: Non preoccuparti, tutto normale, tuo padre stava parlando con me...

Guendalina: (con uno strillo) Uh! Vi devo chiedere una cosa! Un consiglio! S, papi, anche a te! Sono molto indecisa e mi serve una mano... Mamma, ascolta! Allora, vorrei farmi un piercing, solo che non so dove: secondo voi meglio allombelico o tra pollice e indice? Eh?

Martino: Il piercing tra pollice e indice? Ma stai scherzando? A parte il fatto che a me fa male solo lidea, figuriamoci ad averlo veramente, ma ti sembran cose da fare?

Guendalina: Oh, pap! Non iniziare, su!

Martino: Ma come non iniziare?! Ma rimasto qualcuno con un po di senso del ridicolo, in questa casa? Il piercing, pure... Senti, perch non te lo fai al naso, il piercing, che cos vai bene anche a tirare gli aratri?!

Guendalina: Pap, sei vecchio. Mamma?

Martino: (Alzandosi in piedi) Giusto! Mamma? Non dici niente, tu? Ah, gi!, che tu hai abbracciato la tecnica buddista del dominio delle emozioni! Ma ti pare normale che tua figlia ci chieda dove pu massacrare pi impunemente il suo corpo?

Orfea: Oh, via! Massacrare il suo corpo... Ha chiesto solo dove farsi il piercing!

Martino: Solo? Eh, gi: solo... In fin dei conti non ha mica chiesto se poteva rapinare una banca... Di che mi lamento?!

Guendalina: Pa, guarda che se fai cos me lo faccio sulla lingua!

Martino: Ah! E se te lo fai sulla lingua, c caso poi che tu debba stare zitta almeno per qualche giorno? Allora fallo l! Visto che non c speranza di sentir dire cose intelligenti, in questa casa, chiss!, magari!, almeno un po di silenzio...!

Guendalina: (reagisce stizzita andando a sedersi imbronciata sul divano)

Orfea: Oh, basta, adesso! Le cose intelligenti le dici solo tu! Non serve che le diciamo anche noi, no?! Tua figlia vuole farsi un piercing! Oggi se lo fanno tutti! Non mi sembra che sia un reato! Non capisco dunque il perch di tutta questa tua indignazione!

Martino: (annaspa: non trova una risposta pronta ed preso dallira; dopo un brevissimo smarrimento, sbotta) Il perch e il perch...!

Guendalina: (uscendo di colpo dal suo mutismo imbronciato e infantile) E allora quando tu hai fatto riverniciare la macchina di verde???

Martino: Ma cosa centra! Una macchina una macchina, diamine!, e poi lavevo ammaccata!

Guendalina: S, ma lhai fatta verde pisello!

Martino: Era il 1960! Non parlare di cose che non conosci solo perch te le ha raccontate tua madre!

Guendalina: Era il 1960? Sei vecchio!

Orfea: (perdendo decisamente la pazienza e finendo per strillare pi ancora di quanto gi non strillassero marito e figlia) Smettetela! Ve lho gi detto! Tutto ci ridicolo! E urlando cos finirete per svegliare Palmiro, cavolo!

Palmiro: (entra dalla parte notte, in maglietta e calzoncini, spettinato, visibilmente stato svegliato da poco, si sfrega le mani sugli occhi e cammina lentamente. La lite smette di colpo e tutti si mettono in silenzio) Eh, ma cavolo... Che casino che fate...! (si dirige come uno zombie verso il divano)

Martino: Oh! Si svegliato il principino...!

Orfea: Martino, smettila, eh! Lascia stare tuo figlio! Non ti basta di averlo svegliato?

Martino: Per carit, chiedo scusa a Sua Maest!

Palmiro: (ignorando i sarcasmi paterni e sedendosi sul divano) Ahia... Mal di testa... Mamma, posso avere la colazione?

Orfea: Ma caro, quasi luna... Sto preparando il pranzo...

Palmiro: Come il pranzo? Io voglio la colazione!

Orfea: Ma non vuoi mangiare un po di pasta, come noi...?

Guendalina: Mamma, se ha detto che ha il mal di testa, preferir un latte caldo, no?

Orfea: (rivolgendosi a Palmiro) Preferisci il latte caldo?

Martino: (irritato dalle attenzioni che moglie e figlia rivolgono al figlio) O forse preferisci della pappa reale?

Orfea: Martino!

Martino: Perch, non gli piace la pappa reale?

Palmiro: Va bene il latte caldo... Con un po di biscotti!

Orfea: Te lo preparo subito... (esce)

Guendalina: E io vado a prenderti i biscotti! (esce)

Martino: (quasi tra s e s) E s che la pappa reale cibo da principini... Mah.

Palmiro: (appena uscite le donne, si sdraia sul divano e sfoglia una rivista)

Martino: (gli gira intorno desiderando provocarlo; dopo un po se ne esce cos)

Allora, come andata al lavoro, stanotte?

Palmiro: (che non coglie lironia) Ma non sono andato al lavoro, stanotte...

Martino: Ah, no? E ma allora dove sei stato?

Palmiro: In discoteca!

Martino: Ah, scusa! In discoteca... E allora come andata al lavoro ieri mattina?

Palmiro: Ma non sono andato al lavoro, ieri mattina...

Martino: Ah! Neanche ieri mattina?!... E, scusa, ma quando saresti andato al lavoro?

Palmiro: Ma pap: io non lavoro ancora...!

Martino: Ah, tu non lavori ancora! Ma quanti anni hai, per non lavorare ancora?

Palmiro: Pap, ho 26 anni...

Martino: (scaldandosi di colpo) 26 anni!? E non lavori ancora?! un indecenza!

Palmiro: E perch, scusa?

Martino: Ma come perch? Lo domandi pure!

Palmiro: Certo che lo domando... Siccome non capisco, lo domando, no?

Martino: E gi!, per te tutto normale! Lo domanda, lui...!

Palmiro: Boh... Io non capisco cosa ci sia di strano a domandare... Perch sei cos nervoso?

Martino: (sbottando) Sono nervoso perch hai 26 anni, non hai finito luniversit, non hai un lavoro, non hai una fidanzata, non hai il senso di responsabilit, non hai maturit, non hai niente di quello che si dovrebbe avere a 26 anni!

Palmiro: (pausa) Bh, ho la macchina...

Martino: (lanciando un urlo di rabbia) E non hai nemmeno dignit! (esce infuriato)

Palmiro: (lo osserva uscire) Bh...

Orfea: (entra con la tazza del latte, seguita da Guendalina che ha i biscotti su un piatto) Ma dove andato tuo padre?

Palmiro: Ma che ne so... uscito... Si arrabbiato con me perch ho detto che ho la macchina...

Guendalina: E perch, scusa? vero che hai la macchina! Te lha regalata lui!

Palmiro: Ma che ne so, cosa cha... Per me vecchio!

Orfea: Ma lascialo perdere, dai...

Guendalina: Eh, ma mamma! Guarda che pesante, quando fa cos!

Palmiro: Io gli ho solo chiesto una cosa, perch non avevo capito... Cio, lui si arrabbiato anche prima, perch io stanotte non sono andato al lavoro ma in discoteca... Ma io non capisco... Come facevo ad andare al lavoro, se sono ancora uno studente? Bho.

Orfea: Ragazzi, sapete com vostro padre: ha la fissa delle responsabilit! Secondo lui voi non vi assumete abbastanza le vostre responsabilit! Non riesce a capire, lui, che oggi i tempi sono diversi, che i giovani anche giusto che si divertano... Insomma, non ci manca niente, giusto che dei genitori diano ai loro figli la possibilit di vivere la loro giovinezza senza preoccupazioni, no?

Guendalina: Eh, ma secondo lui no! Oh, io sono giovane, voglio divertirmi...!

Palmiro: Cio, e poi pesante... Voglio dire, non pu pretendere che gli altri siano come vuole lui! Io ho la mia identit, le mie idee... E poi, scusa, non che studiare sia pi leggero che lavorare! Io faccio fatica, ho un sacco di professori che non capiscono niente, rischio la mia salute mentale ogni volta che preparo un esame... Cosa vuole, un figlio frustrato e insicuro?

Orfea: Va bene, va bene, dai...! Cambiamo discorso. Come va lo studio?

Palmiro: Oh, mamma?! Ti ci metti anche tu?

Orfea: Ma no, volevo solo sapere, scusa...!

Palmiro: Eh, lo sai, sto preparando un esame importante, molto grosso.

Guendalina: (quasi venendo in soccorso al fratello) Ma poi, voglio sapere, a lui cosa interessa cosa facciamo noi? Eh?

Orfea: Guendalina non dire sciocchezze! sempre tuo padre!

Guendalina: E con questo? Chi si crede di essere? Non siamo mica parenti!

Orfea: Ah, no?

Palmiro: Bh, cosa centra...? Anche se siamo parenti, lui non deve mica approfittarsene...

Orfea: Ma di che cosa?! Guardate che anchio inizio a non seguirvi, vero?

Palmiro: Oh, insomma! Noi siamo giovani, abbiamo diritto alla nostra libert!

Guendalina: (impertinente) S!, vero! E se lui non ce la concede, sai cosa vuol dire?

Orfea: Sentiamo!

Palmiro e Guendalina: (in coro) Che vecchio!

Martino: (rientra esattamente in quel momento, e coglie la battuta finale. Breve pausa di silenzio imbarazzato dei presenti. Schiarendosi la voce) Ehm, stavate parlando di me?

Palmiro e Guendalina: (lo ignorano e vanno a sedersi a tavola) Mi passi il sale, per favore? Toh!, tieni... (ad lib. Mangiano solo pezzi di pane, e Palmiro beve dalla sua tazza)

Orfea: (a Martino) Ti verso la pasta?

Martino: Grazie, volentieri... (Orfea esce, Martino va a sedersi... Non appena si siede, i ragazzi si alzano e fanno per andarsene) Ma come?, non mangiate?

Guendalina: Ma ho mangiato...!

Palmiro: S, anchio... Ho fatto anche colazione...

Martino: Ah. E adesso uscite?

Palmiro: Bh, vado a prepararmi, ma dopo esco... Ciao Pa!

Guendalina: Vado anchio! Ciao ciao...

(si dileguano entrambi, lasciando Martino solo in scena stranito)

Orfea: (rientrando con una pentola)Ma dove sono andati?

Martino: A vestirsi, pare... Ma forse invece a farsi un piercing sulla lingua... O un corso di bungee jumping... O magari a farsi un elettroshock, o una lobotomia... Eh, i giovani doggi passano cos il loro tempo. Io non capisco, ma la colpa mia... Gi: sono vecchio.

Orfea: E allora siediti, prima che invecchi anche la pasta...

Martino: Ma tu non mangi?

Orfea: La pasta non la mangio mai, lo sai! Chiamami quando arrivi al secondo, vado di l... (si avvia alluscita)

Martino: (alle sue spalle) ... a giocare al solitario col computer...

Orfea: Come?

Martino: Niente, niente... Ti chiamo dopo, vai... (inizia a mangiare, lentamente, di mala voglia. lo sguardo fisso davanti a s, triste; pausa) Ma cosa c di pi triste di un uomo che mangia da solo? (innervosendosi) Un padre di famiglia, che mangia da solo! Bah. (prende il piatto e lo porta di l; rientra, afferra il giornale e si mette sul divano a leggere, visibilmente arrabbiato; suona il campanello; Martino non si muove; risuona il campanello; Martino alza la testa dal giornale e guarda verso le camere; nessuno appare; risuona il campanello; Martino, stizzito, si alza e va alla porta; con rabbia) Chi !?

Mereghetti: (da fuori la porta) Sono il ragionier Mereghetti!

Martino: (stupito, non ha riconosciuto il nome, ma apre) Buongiorno.

Mereghetti: ( completamente vestito da ciclista, si ferma sulluscio, finch Martino non gli cede il passo e lo invita ad accomodarsi) Buongiorno, sono il ragionier Mereghetti, sono il vostro nuovo vicino di casa! Sa, son venuto a presentarmi!

Martino: Ah, ma prego! Mi scusi, sa, ma non avevo proprio capito il nome...

Mereghetti: Mereghetti. Silvano Mereghetti! Mi scusi la tenuta, ma sono appena rientrato dalla mia passeggiata mattutina, e ho pensato che avrei trovato qualcuno, allora di pranzo... Ma disturbo?

Martino: Ma si figuri, nessuno disturbo... Tanto come se fossi solo in casa!

Mereghetti: Magari deve ancora pranzare?

Martino: No, ho gi mangiato...! Ma mi dica: lei si appena trasferito?

Mereghetti: Precisamente, sono arrivato da una settimana, e dunque ho pensato di venire a presentarmi... Tra laltro, le dir la verit, avevo intenzione di chiedere anche a lei la sua opinione su alcune situazioni che ho riscontrato nel condominio...

Martino: Guardi, di solito mia moglie che si occupa di queste cose, ma temo che adesso sia occupata, per cui se vuole accennarne a me, poi riferir...

Mereghetti: Niente di che, in realt... In sostanza, io amo molto occuparmi dei regolamenti condominiali. So che solitamente sono cose che annoiano tutti, ma io invece ho una specie di passione... Mi piace che le cose funzionino bene, e dunque me ne occupo con cura, capisce...

Martino: Perfettamente!

Mereghetti: Dunque, appena trasferito, ho subito notato la situazione condominiale a proposito dellantenna parabolica, ha presente?

Martino: Dico la verit: per nulla. Come le dicevo, di solito se ne occupa mia moglie...

Mereghetti: presto detto: sa che dopodomani prevista una assemblea condominiale per approvare listallazione dellantenna parabolica, no? Ecco, io ho intenzione di votare contro. Non ho il televisore, non intendo pertanto pagare una spesa per me inutile, non trova? Credo che su questo argomento, sia giusto che ognuno si arrangi da s...

Martino: Capisco. Ma credo che lantenna unica eviterebbe che ognuno si metta la sua antenna sul balcone, che se ognuno si mette la sua, capisce, anche limmagine...

Mereghetti: Ha perfettamente ragione! Per questo, io voter contro.

Martino: No, scusi, forse non mi ha capito...

Mereghetti: No, ho capito benissimo. Ecco. Dunque io sto raccogliendo le deleghe, per coloro che non potranno essere presenti, e che la pensano come me! Dunque lei ha intenzione di esserci o magari mi da la delega?

Martino: Veramente, come le dicevo, mia moglie che...

Mereghetti: Facciamo una cosa: lei ne parli comodamente con la sua signora. Poi, prima di dopodomani, se non viene, mi porta la delega, va bene?

Martino: E facciamo cos, allora...

Mereghetti: Unaltra cosa: volevo proporre un po modifiche al regolamento condominiale, lei daccordo?

Martino: Guardi, in linea di massima io sono daccordo per natura, ma come le dicevo, mia moglie che si occupa del condominio e poi, forse le sembrer una posizione un po bizzarra, la mia, ma vorrei magari sapere quali modifiche intende proporre...

Mereghetti: Nooo, lei ha perfettamente ragione...! Allora: io pensavo: perch non costruiamo una bella pista ciclabile che colleghi le quattro scale del condominio...? E che poi porti direttamente ai box, dagli ingressi delle singole scale? Okay, io ho la passione della bicicletta, ma non sono mica lunico, dico bene? E allora...!

Martino: No, non male... Come, per dire, lidea di costruire delle grandi autostrade per i giovani...

Mereghetti: E allora, se lei daccordo con me, vede?, meglio se mi da la delega, no? E poi: la raccolta differenziata. La dobbiamo fare tutti. Ma qualcuno non la fa mai. E comunque, un po una noia, se posso esprimermi liberamente... Allora, io ho avuto, come dire, una intuizione... Mi son detto: Perch non cambiamo metodo? Ognuno si raccoglie i suoi rifiuti senza differenziare, mi spiego? E poi, a turno, una settimana a testa, un condomino si occupa lui di differenziare tutti i rifiuti degli altri... Eh, lo so: quella settimana l sar un po scomoda, ma tutte le altre non deve neanche differenziare i rifiuti a casa sua...! Ecco, a me sembrata una bella intuizione, quella che ho avuto...

Martino: Magnifica.

Mereghetti: Ah, le piace? (scoppia a ridere) Ma che simpatico, che lei, sa? Proprio simpatico... Allora: lei ne parli alla sua signora, va bene? E poi io magari passo, tipo domani sera, a prendere la delega. Daccordo?

Martino: Daccordo! Ma, guardi: non si disturbi, che passo io senzaltro, se nel caso...

Mereghetti: Bh, se riesce a venire allassemblea meglio, perch confesso che non le ho detto tutto, vero? Ho ancora qualche idea per dei cambiamenti... Ma cosa vuole farci? Sono un tipo vulcanico, io! Cos! Mi vengono le idee...! (ride)

Martino: (ride anche lui, meno convinto) Va bene, allora ci vediamo...! Grazie mille, arrivederci! (saluti a soggetto; non appena uscito il Mereghetti, Martino si chiude la porta dietro le spalle con un sospiro ed esclama) Urca... (entra Orfea)

Orfea: Ma suonato il campanello?

Martino: Ah s? Non so, non mi sembrato... (si dirige al divano, mentre suona il telefono, Orfea va a rispondere)

Orfea: Pronto? Ah, s, Giovanna: te lo passo subito! (mano sulla cornetta, chiama verso la quinta) Palmiro! C Giovanna al telefono!

Martino: (seduto sul divano con il giornale di fianco, commenta ad alta voce prima di mettersi a leggerlo) Giovanna? Ma non si chiamava Paola?

(entra di corsa Palmiro, precipitandosi al telefono; Orfea dopo aver passato la cornetta a Palmiro, esce)

Martino: (c.s.) Giurerei che settimana scorsa si chiamava Paola...

Palmiro: (al telefono) Ciao! Niente, mi son svegliato da poco... S. No, figurati, ho anche un po di mal di testa...

Martino: (commenta ad alta voce mentre legge il giornale) In effetti pi che un principe pare una principessa... Ha anche il mal di testa...

Palmiro: (sempre al telefono) Quando, oggi pomeriggio? Mah, non so... Devo sentire Loris...

Martino: (c.s.) Loris, la dama di compagnia...

Palmiro: S, ti faccio sapere... Ma per il resto, come stai? Davvero? (si fa improvvisamente languido) Anche tu...

Martino: (come anticipando la conversazione) No, pi tu!

Palmiro: (c.s.) No, pi tu!

Martino: (c.s.) No, dai, prima tu!

Palmiro: (c.s.) No dai, prima tu!

Martino: Ecco perch il telefono fa tu-tu: prende in giro gli innamorati!

Palmiro: Va bene, insieme: ciao ciao! (riattacca e rimane per un momento con una faccia dubbiosa, il sopracciglio aggrottato)

Martino: Uh, principessa! Qualcosa non va?

Palmiro: Ma no, pa... Cho solo dei dubbi...

Martino: Vestito chiaro o vestito scuro? Ad ogni modo ascolta pap: non baciare mai al primo appuntamento! (risuona il telefono, Palmiro che l prende prontamente)

Palmiro: Pronto? Paola! Ciao, stavo per chiamarti!

Martino: E questa non una bugia: aveva gi la cornetta in mano!

Palmiro: Per non so se lavrei fatto... In fin dei conti, non vorrei cosarti...

Martino: (alzando gli occhi dal giornale, perplesso) Cosarti?

Palmiro: (sempre al telefono) Mass, cosarti, cio asfissiarti, farti sentire priva della tua libert...

Martino: Ah! Cosarti in quel senso... Praticamente come puffarti una puffa...

Palmiro: Cio, sai com... Tu mi piaci, ma non che perch ci siamo cosati adesso ci ammanettiamo...

Martino: Giuro che in questo ultimo passaggio mi sono un po perso...

Palmiro: Non so se sei daccordo...

Martino: (si alza: quasi un a parte, rivolto al pubblico, un po inquieto) Ha detto che si sono cosati?

Palmiro: Cio, ti giuro: senn mi manca laria...

Martino: (sempre nella sua inquietudine) Ma cosati in che senso?

Palmiro: Ma no, guarda che anchio sto bene con te... Ma non vorrei che diventasse una cosa seria...

Martino: (come in un a parte) E perch no? Perch non dovrebbe diventare una cosa seria? E poi, tanto per sapere, cosati in che senso? E comunque, a mio modo di vedere, in qualsiasi modo due si sono cosati non che gi (con intenzione) diventata una cosata, volevo dire, una cosa seria?

Palmiro: Tant che volevo chiederti se ti va di andare al cinema, stasera... Per non solo noi due, che fa troppo manetta... Potremmo portarci anche Loris e Giovanna... Conosci Giovanna? S, Giovanna... Guarda che cho una mezza storia con lei...

Martino: Ma come? Cos si dice? Senza spudoratezza? Si tengono i piedi in due scarpe, e lo si dice anche alle scarpe? E poi cos quello, un cinema o le notti di Cabiria? Ma io non so...

Palmiro: Ah, okay, allora... Passo a prenderti tra poco! (riattacca e esce)

Martino: (basito) Ma io non so cosa dire... Giuro, non ho capito tutto quello che ho sentito, ma quello che ho capito, mi ha fatto proprio cosare le cose! (con un espressivo gesto delle mani, mosse a cerchio come a svitare due manopole. Furente, si avvia a sedersi, e si abbandona esausto sul divano mentre entra Guendalina)

Guendalina: Ma pap, cosa fai, ascolti le telefonate di Palmiro?

Martino: Chi, io? No, per nulla. E poi comunque, stai tranquilla: non c nessun pericolo, sono pi muto di un soprammobile, io...

Guendalina: Hai visto la mamma?

Martino: La mamma? Chi la mamma? Ah, tu dici quella signora carina, non tanto alta (descrizione ad lib. secondo chi interpreta Orfea) che ogni tanto gira anche lei per queste stanze? No, non lho vista, e francamente... (sta per dire ne sono contento quando Orfea entra) ... ne sento molto la mancanza! (disinvolto) Ma hai provato a guardare in sala? Forse l...

Orfea: Molto spiritoso... Guarda che ti becco sempre...

Martino: (riprende il giornale ostentando indifferenza e parlando con tono stizzito) Sfido: un soprammobile fermo, sai che fatica beccarlo... Comunque il soprammobile adesso cambia stanza e vi lascia ai vostri discorsi di donne... (guarda di sottecchi la figlia) Si fa per dire... (esce).

Orfea: (ignorandolo) Bh, dimmi, Guendalina: avevi bisogno?

Guendalina: Mamma, esco con Silvia: andiamo a fare un giro in centro... Mi dici come mi vesto?

Orfea: Come mi vesto.

Guendalina: Ma no!, dai! seria!

Orfea: Guendi?! Hai ventanni, vero? E vestiti come ti pare, no?

Guendalina: (che pare non aspettasse altro) Okay, ma se pap rompe dico che me lo hai detto tu...! (esce di corsa)

Orfea: (rimanendo un momento immobile in mezzo al palco) Mi sa che mi ha fregata! (esce)

(il palco rimane vuoto soltanto per un attimo. Entra Palmiro. Sta per uscire, dunque si prepara: pone sul lettore un cd e lo spara a tutto volume. Intanto balla in maniera comicissima, e si veste: laccato, elegante, un casual per niente casuale. Il brano : Sei cos semplice degli Estra (cover di The passenger di Iggy Pop). Tre minuti di tempo circa per vestirsi e ballare. Quando il brano sfuma, Palmiro torna nella parte notte, come se avesse dimenticato qualcosa. A quel punto entra Guendalina. Guarda il cd nel lettore. Non le piace, lo cambia. Mette un brano di Blondie, Call Me, e allo stesso modo del fratello inizia a prepararsi, e contemporaneamente balla, con mosse non prive di comicit, anche lei finendo nel ridicolo. Oltretutto veste in maniera stravagante e alternativa, un po da madonnara, vestiti stracciati, molto grunge. Tre minuti per la pantomima, poi si accorge di aver dimenticato i trucchi di l in camera, e va a prenderli. Il palco rimane vuoto per un istante. Dopodich suona il citofono. Rientra di corsa, con il rossetto in mano, nero. Risponde al citofono)

Guendalina: Chi ? (attende la risposta) La signora Elisabetta? (ponendo la mano sul citofono per non farsi sentire) Oddio!, la strega! (di nuovo nel citofono) Un momento solo! (chiamando di l) Palmiro! (Palmiro arriva dalle camere, con passo veloce) Per te! (gli cede velocissimamente la cornetta e fugge via, uscendo di scena)

Palmiro: (giungendo, come tra s) Orca, sono gi qui? (al citofono) Pronto? (attende la risposta) La signora Elisabetta? (ponendo la mano sul citofono per non farsi sentire) Oddio!, la strega! (di nuovo nel citofono) Un momento solo! (chiamando di l) Pap! Al citofono!

Martino: (entra a passi veloci e domanda al figlio) Ma chi ?

Palmiro: (sornione) per te! (cede il citofono ed esce di corsa)

Martino: (al citofono) Pronto? (attende la risposta) La signora Elisabetta? (ponendo la mano sul citofono per non farsi sentire) Oddio!, la strega! (di nuovo nel citofono) Un momento solo! (chiamando di l) Orfea! Al citofono!

Orfea: (giunge a passettini veloci e avvicinandosi domanda a Martino) Ma chi ?

Martino: Rabarbarorabarbaro (mormora qualcosa di incomprensibile, tipo supercazzola, mentre porge la cornetta, poi fugge come gli altri)

Orfea: Chi?? (afferra il citofono) Chi ? Ah, la signora Elisabetta! Un momento! (voltandosi verso la quinta da dove sono usciti gli altri) Maledetti! (di nuovo nel citofono) Ma venga su un momento, dai! (ripone la cornetta e alza gli occhi al cielo, affranta. Quasi subito si sente bussare alla porta. Orfea apre) Prego, si accomodi!

Elisabetta: ( una signora di mezza et che cerca di nascondere il trascorrere del tempo; ostenta una popolare eleganza, da classica portinaia snob milanese) Uh! Sembra di dover entrare al Parlamento, qua cos? Cosa c, vi dan fastidio le visite? (senza attendere risposta da Orfea, che perde lattimo per parlare) Ah, bh, meno male... Scusi, sa, se mi son permessa, ma... La disturbo? (c.s.) Ah, bh, meno male... No, perch volevo proprio chiedervi una cosa, proprio a voi, come famiglia Pelizzi... Ma non c nessuno? Voglio dire: c solo lei? (c.s.) Ah, bh, meno male... Insomma, dovevo dirle: abbiamo un grosso problema condominiale, come si dice, sa? Eh, s! Lei ha presente il nuovo condomino, quello che ha appena traslocato?

Orfea: Ma chi, il Mereghetti, intende?

Elisabetta: Brava!, proprio lui...! Lha presente? Ecco. Bh, guardi... Non si pu mica andare avanti cos, vero? Eh, no! Una cosa... che non le dico!

Orfea: Ma cosa ha fatto, in fin dei conti?

Elisabetta: Stella, cosa ha fatto, mi chiede... Ma non ne ha mica fatta solo una, vero? Per esempio, lasciando perdere che, se ti incontra nei box, non ti lascia mai aperta la porta delle cantine, ma vabb, questo si sa... C poi il fatto della parabolica!

Orfea: Ah, la parabolica... Anche questa mi pare di averla gi sentita...

Elisabetta: Ah, bh, meno male...! Ma le pare? Insomma, andiamo in contenzioso, vero? Eeeeh, ma non finisce mica qui, saaa...!

Orfea: E dove finisce, scusi?

Elisabetta: Dove finisce, mi chiede...! Stella! Ma finisce in assemblea condominiale, dove vuole che finisca? E l gliela facciamo vedere tutti...! Gi, proprio...! Anche voi!, vero? Perch gi lo so che, come al solito, n lei n suo marito vi farete vedere allassemblea, ma almeno stavolta, la delega, me la vuole firmare? Eh, s! Cara la mia stella... Non si pu sempre fregarsene, vero? Bisogna anche prendere una posizione, una buona volta! (conduce questo attacco assolutamente sorridente; piccola pausa a sottolineare il disorientamento di Orfea) Bello questo vestitino che ha su, stella! Lha preso al mercatino dellusato?

Orfea: Ma veramente io...

Elisabetta: Ah, bh, meno male...! Ah! E senta, gi che ci sono... Dica a sua figlia, che se la becco ancora a fumare nellascensore, gliela faccio mangiare, la sigaretta, va bene, stella?

Orfea: Ma mia figlia non fuma!

Elisabetta: E io sono un tram, cunt la pertegheta... Guardi che se glielo dico io, c poco da sbagliarsi, vero? O pensava che si mettesse su quel profumo da supermercato per leleganza? Ma guardi che ai giovani doggi, delleleganza, non gliene frega proprio niente... Ma ha visto come portano i pantaloni, che si vedono tutte le mutande? Se poi lei vuole farmi credere di essere una mamma che non sa quello che fanno i suoi figli, quella unaltra storia... Ma non credo che sia cos, vero?

Orfea: Ma se posso...

Elisabetta: Ah, bh, meno male! A meno che... Lei non sappia veramente cosa fanno i suoi figli! Per esempio, ho visto bene quel ragazzo che la Guendi si porta a casa quando voi non ci siete... Chi , per caso suo cugino?

Orfea: Ma quale ragazzo?!

Elisabetta: Ma come, non lo sa? Stella..., non lo sa, lei... Ed la mamma! (allusiva) Allora mi sa che non suo cugino... Ma basta, le ho gi rubato fin troppo tempo... (avviandosi alla porta sotto lo sguardo basito di Orfea e fermandosi poco dopo) Ah! Unaltra cosa, gi che ci sono... Suo figlio Palmiro, lei, ogni tanto, lo vede?

Orfea: Ma certo che lo vedo, abita qua!

Elisabetta: Ah, bh, meno male... Perch con gli orari che fa lui, mi immaginavo che neanche lo vedesse... Eh, lo so, com, il Palmiro... Ha confuso la notte con il giorno! Solo che non un neonato, vero? come il Jovanotti, e la gente della notte, e mi chiamo Jovanotti, faccio il dj, non vado mai a dormire prima delle sei... Bh, gli dica al Palmiro che alla fine anche il Jovanotti ha smesso di fare, come si dice, il pirla e adesso canta le canzoncine alle sue figlie... Insomma, per capirci: se lo becco unaltra volta che rientra alle cinque della mattina e sbatte la porta di ingresso, gli rompo quella zucca vuota che si ritrova al posto della testa, ha capito? (sorrisone) Arrivederci, e tante cose! (si dirige verso la porta)

Orfea: (mortificata, impotente) Arrivederci...!

Elisabetta: Ah, scusi! E non finga di non vedere, vero? Sa cosa penso io, veramente? Che certi genitori fanno finta di non sapere cosa combinano i figli, per non doversi confrontare con loro, per non doverli contrastare... Vado! (ennesima inversione) Ops, che sciocca! Quasi dimenticavo: passato il postino con un telegramma, ho pensato di ritirarglielo io, cos per farle una cortesia? Ho sbagliato? Ah, bh, meno male... Eccolo qua (lo estrae da una tasca e glielo consegna, poi si fa circospetta, guardandosi intorno un paio di volte e abbassando il volume della voce) Secondo me... sono grane! Arrivederci, e si ricordi la delega! (esce)

Orfea: (si dirige come un sopravvissuto a un tifone, in trance, verso il divano, su cui si lascia cadere afferrandosi la testa tra le mani e guardando dritto davanti a s) Una strega... Una vera strega! (Martino si affaccia dal lato camere e avanza cautamente verso Orfea)

Martino: Amore? Tutto bene?

Orfea: S, ottimamente! Come dopo uno tsunami!

Martino: Ah. Bh, poteva andare peggio...

Orfea: Ah, s?! Tua figlia fuma e porta a casa ragazzi di nascosto, e tutto il condominio sa che tuo figlio rientra alle sei tutte le mattine...

Martino: (non polemico, solo per sottolineare un discorso gi fatto) Ehm, scusa: tua figlia, e tuo figlio...

Orfea: (sguardo perplesso, poi capisce e desiste dal continuare la litigata) E come se non bastasse, arrivato un telegramma!

Martino: (quasi tra s e s) Poteva andare peggio: per esempio poteva piovere...

Orfea: Hai sentito, Martino? Un telegramma...

Martino: (come riavendosi) Un telegramma, dici? Allora forse non poteva andare peggio...

Orfea: Fai che non sia quello che temo...

Martino: E se quello? (cambiando bruscamente registro, dal timoroso al coraggioso, quasi si fosse ripreso e intendesse mostrare una forza che non ha) Ma va bene, comunque: non cominciare! Non detto che sia quello che temi, vedrai... E comunque sai bene che prima o poi quel telegramma arriver! E ricordati che pur sempre mio fratello!

Orfea: Martino, abbiamo i bambini...!

Martino: I bambini hanno ventanni!

Orfea: S, ma bisogna ugualmente preservare la loro innocenza!

Martino: Ma linnocenza di chi? Di Jovanotti e di Madonna? E poi smettila! Ti ho detto che non sar un telegramma di Maurizio!

Orfea: E come puoi dirlo?!

Martino: Lo dico e basta! Io ho una specie di sesto senso, per certe cose... Stai assolutamente tranquilla, e vedrai che sar un telegramma di qualcuno che si sposa!

Orfea: (poco convinta) E chi si sposa pi, al giorno doggi...

Martino: Noi, per esempio, noi! Noi ci siamo sposati e oggi quasi me ne pento! Ti ho detto che sar un telegramma di matrimonio! Fidati! Che telegrammi vuoi che arrivino di sabato? E oggi sabato, no?

Orfea: Ci sono altri telegrammi, che arrivano di sabato... (rientra Guendalina, mentre Orfea ha passato a capo chino il telegramma a Martino)

Guendalina: Cosa voleva la strega? Ah, ha portato un telegramma per te, pap?... (curiosa alle sue spalle mentre Martino armeggia per aprirlo, non senza un certo nervosismo)

Martino: (avvedendosi di essere spiato, smette di scartare e si rivolge a Guendalina) La corrispondenza privata privata! Fila in camera tua, di corsa!

Guendalina: Ehi! Che modi! Scusa, un telegramma qualcosa che riguarda tutti! Tanto cosa vuoi che sia?

Martino: Un telegramma di nozze!

Guendalina: Di nozze? E chi si sposa pi, oggi? Vedrai che sar un telegramma di qualcuno che morto, piuttosto...

Martino: (la guarda stupito prima di risponderle con forza) Ragion di pi perch tu te ne vada nella tua camera fino a quando non sapr di che si tratta! Fila, e senza replicare!

Guendalina: Seee, figurati: senza replicare... E che cosa sono, una bambina? Guarda, me ne vado ma giusto perch devo uscire... Tanto poi me lo dice la mamma... (esce)

Martino: Ma hai sentito? Hai sentito cosa ha detto tua figlia?

Orfea: Uff! Ma lascia perdere tua figlia e guarda quel telegramma, diamine!

Martino: (finisce concitatamente di scartare il telegramma e lo legge, dopodich abbandona affranto le braccia lungo il corpo)

Orfea: Allora? Me lo dici tu o verr a saperlo dai giornali?

Martino: (esitante) di Maurizio: dice che esce domani. E si sposa.

Orfea: (rimasta senza parole) ... eh?

Martino: (le passa il telegramma)

Orfea: (sconvolta, andandosi a sedere) Ma terribile...

Martino: (sconsolato, andandosi a sedere di fianco a lei) Gi.

Orfea: E cosa facciamo?

Martino: Boh. Un bel regalo, forse...? Ma se lo conosco bene, vedrai che non vero che si sposa... Oggi come oggi non si sposa pi nessuno, del resto. Ma che esce domani sar pur vero... E vedrai che viene qui. Per forza.

Orfea: Ma dobbiamo impedirglielo!

Martino: Orfea! pur sempre mio fratello! Come puoi chiedermi questo!

Orfea: Ma quanto tempo che... S, insomma: quanto rimasto dentro?

Martino: Sette. Sette anni.

Orfea: Oh santo cielo... Sette anni.

Martino: Gi...

Orfea: Non bisogna assolutamente che si sappia, Martino! I ragazzi: non devono saperlo!

Martino: Okay, sono sostanzialmente daccordo con te, ma non vorrei che tu ingigantissi la situazione, vero?

Orfea: Come ingigantire? Si sta pur sempre parlando di uno che stato in carcere!

Martino: Non si sta per parlando di uno qualsiasi, si sta parlando di mio fratello!

Orfea: Ma ragion di pi! Insomma, ti detto le mie condizioni: lo accogliamo in casa, perch pur sempre tuo fratello, e sono sette anni che ... via: non avr dove andare, dunque lo ospitiamo noi finch non si sistema. Ma esigo che non si faccia parola dei suoi trascorsi con i ragazzi!

Martino: Direi che sono daccordo con te. Non opportuno che i ragazzi sappiano. vero che ogni famiglia ha i suoi scheletri negli armadi, ogni famiglia ha la sua pecora nera, vero?, ma effettivamente difendiamo i ragazzi da questa brutta realt, se possiamo...

Orfea: Allora daccordo! Silenzio su tutto, coi ragazzi.

(appaiono di colpo Palmiro e Guendalina da dietro le quinte)

Guendalina: Cos sta storia?

Palmiro: Chi che sarebbe uscito di prigione?

sipario

fine primo atto


SECONDO ATTO

In scena Orfea: guarda dallo spioncino della porta di casa, trepidante, in attesa di qualcuno. Alle sue spalle arriva silenzioso Martino, Orfea si volta e fa cenno di no con la testa, poi torna a guardare dallo spioncino. Martino cammina nervosamente su e gi per la stanza. Si intuisce che i due stanno aspettando molto preoccupati larrivo del fantomatico Maurizio. Martino va a sedersi sul divano. Orfea si volta e gli fa cenno di venire lui allo spioncino. Cambio di posti: Martino allo spioncino, Orfea sul divano, seduta in punta, protesa verso Martino e la porta. Martino si volta dopo poco e fa un cenno di diniego verso Orfea, che spazientita si alza e va anche lei allo spioncino. Pretendono di guardare tutti e due, ma ovviamente faticano. Quando finalmente trovano una sorta di posizione condivisa, alle loro spalle, cio dalla zona notte, appare Maurizio. vestito in maniera molto stravagante: treccine rasta, pantaloni larghissimi stile clown, blusa larga, ha un look un po da centro sociale. Si avvicina di spalle a Orfea e Martino, non visto e pronto a fare un bello scherzo...

Maurizio: Bu!

(Tutti gridano di spavento: prima Martino e Orfea, poi lo stesso Maurizio, un po facendo il verso, un po come se fosse lui stesso spaventato dagli strilli degli altri due)

Martino: (rivolto a Maurizio) Maurizio! Ma sei matto?!

Maurizio: (voltandosi a guardare alle sue spalle) Ah!, parli con me?

Orfea: Potevi farci venire un infarto!

Maurizio: (con leggero imbarazzo) Tu dici? (poi come per scusarsi) Eh, ma di qualcosa si deve pur morire...!

Martino: E da dove sei entrato, poi?!

Maurizio: Eh? Io? Ma da l! (fa segno verso le camere)

Martino: Ma come da l? Non ci sono porte, di l!

Maurizio: Ah, no? E sar stata una finestra, cosa vuoi che ti dica?!

Orfea: (con leggera inquietudine) Ma abitiamo al quinto piano...

Maurizio: Ah! Bella vista, infatti... E comunque la finestra era aperta... (Si volta verso Martino allargando le braccia come per abbracciarlo) Carissimo! Anchio sono contento di vederti dopo tutto questo tempo! (parte per ad abbracciare Orfea, con molte effusioni)

Orfea: Okay, okay, Maurizio! Basta che scodinzoli, non c bisogno che mi lecchi anche la faccia...

Maurizio: (andando a sedersi sul divano) Oh, l! Dopo tutto questo tempo, casa!

Orfea: Come casa, scusa?

Martino: (che rimasto indietro con la riflessione) Sei entrato da una finestra al quinto piano...

Orfea: (prende una scusa per togliersi di torno) Ehm, scusate: io vado di l a prepararvi dei tramezzini... Avrai fame, no?, Maurizio?

Maurizio: Abbastanza, grazie! Ma vengo con te a darti una mano! (fa per alzarsi)

Orfea: No! No, grazie, me la cavo da sola... E poi meglio se parli un momento con Martino, no?

Maurizio: No. (vede la faccia contrita di lei) Ma se insisti...

Orfea: Insisto. Ecco, bravo. (Orfea esce. Martino e Maurizio rimangono un sensibile attimo in silenzio, imbarazzati)

Martino: ... Maurizio...

Maurizio: S?

Martino: Ecco, io...

Maurizio: S?

Martino: No, volevo dire...

Maurizio: S?

Martino: No.

Maurizio: Come, no?

Martino: Eh, scusa, se continui a farmi il coro di s, basta, non dico pi niente, cavolo! Gi difficile, cribbio! Maurizio, sono sette anni che sei... diciamo via! Era difficile anche quando eri in giro, diciamocelo! No, ti ho sempre voluto bene come a un fratello. Cio, sei mio fratello, ovvio... Per non credere che fosse facile! Come dire, tu sei sempre stato un po... (si rivolge con un gesto della mano verso Maurizio come per ricevere un suggerimento)

Maurizio: S?

Martino: Ma vai al diavolo! Ma scusa, sembra che lo fai apposta! Cio, capisci cosa sto cercando di dirti? Io ti ho sempre voluto bene, e ho sempre cercato di fare quello che potevo per te! Ma non sempre stato facile! Anche perch, diciamocelo, tu non ti sei mai fatto molto aiutare!

Maurizio: (Come per celare un suo imbarazzo)Beviamo qualcosa? (senza aspettare risposta si alza per servirsi dal mobile di fondo)

Martino: (alzandosi in piedi e avvicinandosi a Maurizio, ma un po a capo chino) Maurizio, io non so se sono riuscito a dirti quello che volevo, ma il senso di tutto questo mio impacciato discorso che... Ti voglio bene, e sono contento che tu sia qui!

Maurizio: (corre ad abbracciarlo, in maniera anche goffa e un po eccessiva, che desta limbarazzo di Martino) Ah!, Martino! Sappi che anche tu sei come un fratello, per me! Anzi, sei proprio un fratello! Io darei tutto, per te, ma guarda, proprio quello che vuoi, una mano, un braccio, io darei il cuore! Un rene! Ti serve un rene? A pensarci bene, spero di no, perch ho paura che i miei non siano messi molto bene, guarda... Per: una gamba! Ecco, quella veramente te la do volentieri! (Fa un gesto intorno alla gamba, come per svitarla. Pausa imbarazzata di Martino).

Martino: Maurizio?

Maurizio: S?

Martino: Mi dici che cavolo stai facendo?

Maurizio: (ricomponendosi) Ti do una gamba...

Martino: Eh? (pausa breve di silenzio, nel tentativo di riguadagnare una compostezza nel discorso) Proprio non ce la fai a fare un po il serio, eh?

Maurizio: (ricomponendosi, ma solo per un attimo, anche lui) Non facile, sopravvivere a questo mondo, prendendo le cose sul serio... Io faccio cos perch sono cos... E sono cos perch se fossi diverso, morirei... (pausa breve) Ma parliamo un po di noi! (va a sedersi al divano, seguito da Martino) Come va, eh? Come va?

Martino: Io bene... Tu sei il solito, nonostante... No, dico, nonostante tutto, no?

Maurizio: Ah, ma lo sai, come sono io... Non cambio mai! Ma dimmi, Orfea lho vista, mi sembra stia bene, no?

Martino: Direi di s, davvero...!

Maurizio: E tra di voi? Tutto bene?

Martino: (imbarazzato) Mass, figurati...

Maurizio: E dimmi: i ragazzi? Come stanno Palmira e Guendalino?

Martino: Palmiro e Guendalina... Ma quanto tempo che non li vedi?

Maurizio: Oh, dal battesimo! Vanno gi a scuola?

Martino: Ma come vanno gi a scuola?! Ma Palmiro ha 26 anni! Come fai a non saperlo?

Maurizio: A dir la verit, se proprio te lo devo dire, non che tu mi abbia lasciato molto frequentare i tuoi figli o anche il resto della tua famiglia... O per lo meno, io ho sempre avuto questa impressione...!

Martino: Senti... Forse non hai tutti i torti... Ma devi anche capire! Con quello che hai fatto, scusa... E poi, c Orfea...

Maurizio: Non mi devi spiegare nulla! Daltronde se tu non capisci me, non puoi pretendere che io capisca te, no? Comunque dicevi che i ragazzi si son fatti grandi: e parlami un po di loro, dai! Come sono? Son bravi ragazzi?

Martino: Ah, guarda, su questo non posso proprio dire niente... Sono bravissimi! Guendalina una ragazza seria, non un grillo per la testa, aiuta in casa, rispettosa...

Maurizio: Ah, bene!

Martino: Ah, s!, guarda: una ragazza allantica, mai uno screzio con i genitori, mai un capriccio...

Maurizio: Senti: e Palmiro?

Martino: Palmiro... (come cercando le parole) Bh, Palmiro diverso... Intanto un maschio! Per anche lui, guarda... Non gli si pu dire niente! Studia! S, studia ancora, per bisogna dire che spesso fa tardi la sera, dunque poi chiaro che fa pi fatica... Ma fa tardi la sera perch lavora! S, lavora, in una discoteca, per pagarsi gli studi, sicch... E poi ha un sacco di amici, e anche amiche, vero... Un ragazzo doro, socievole, poi bravo... Tanto buono, Palmiro... (guarda finalmente negli occhi Maurizio e dopo poco scoppia a piangere)

Maurizio: Ma, Martino?! Cosa c?

Martino: (si blocca di colpo, guarda Maurizio in faccia e poi scoppia di nuovo, pi forte di prima, progressivamente si quieta) Ah, Maurizio... Se tu sapessi, Maurizio... La verit... Io non so pi cosa fare, questa la verit... Maurizio: abbiamo dei seri problemi educativi con i nostri figli!

Maurizio: Oh, no...! Ma che peccato... Martino, parlamene senza esitare: io sono un esperto di educazione, e di rieducazione...

Martino: E non posso nemmeno dare la colpa a qualcuno, perch colpa nostra! Oddio, pi di Orfea che mia, ad essere onesti...

Maurizio: Immaginavo! E poi scommetto che un po di colpa ce lha anche la societ, vero? E il governo. Per non parlare degli insegnanti!

Martino: (un po sorpreso: intuisce che Maurizio lo sta celiando) Eh? Ah, ma vedi... Anche tu non capisci...

Maurizio: E questo pu dipendere anche dal fatto che... Non mi hai ancora spiegato niente!

Martino: La faccio breve: Palmiro irresponsabile, ha ventisei anni e non ha combinato ancora niente nella vita, vive alle spalle dei genitori, finge di studiare e non ha uno straccio di progetto... Guendalina uguale, con in pi il fatto che fuma...

Maurizio: Urca! C del marcio, in Danimarca, vero...?

Martino: Ecco. Lo dicevo: non capisci. Del resto, cosa mi aspettavo?, parlo a te di responsabilit?

Maurizio: No, alt un momento: guarda che io le mie responsabilit me le sono sempre assunte. Il mio problema che non mi riconosco nelle responsabilit che gli altri mi vogliono attribuire, ma quelle che mi assumo da me, le porto fino in fondo...

Martino: Mah, in fin dei conti hai ragione: le porti fino in fondo e le sconti per sette anni... Ma lasciamo stare: qui il problema non sei tu, sono i miei ragazzi!

Maurizio: Hai mai provato a cercare una soluzione?

Martino: Eh, come si fa?... Non so nemmeno da dove cominciare... Abbiamo sbagliato tanto!

Maurizio: Puff! Esagerato... E allora io cosa dovrei dire? No, fidati: non avete sbagliato tanto: avete sbagliato tutto!

Martino: Ecco, lo vedi?

Maurizio: Gi. Ma se il problema lassunzione di responsabilit, io unidea ce lavrei...

Martino: (facendosi attento) E quale?

Maurizio: Hai detto che Palmiro non si assume le sue responsabilit. Bene. Obblighiamolo. Facciamo in modo che le sue responsabilit lo vengano a trovare tutti i giorni. Costringiamolo noi a fronteggiare quello che non fronteggia da solo. Maometto non va alla montagna? E la montagna gli frana addosso!

Martino: Sembra interessante. Ma come intendi fare? E non dimenticare che Orfea non la pensa cos... O meglio: credo che la pensi cos anche lei, ma mamma, non ce la fa a contrapporsi...

Maurizio: Eh, gi: perch tu sei pap, e ti sei imposto, vero...? Ma smettila: anche tu sei stato capace solo di parlare, e non di far rispettare le regole che tu stesso imponevi... Ascoltami, piuttosto. A Orfea non diciamo niente. Ma ho bisogno della tua piena collaborazione.

Martino: Se quello che hai in mente, legale, allora ci sto...

Maurizio: (quasi risentendosi un momento per lallusione) Per quello che ho in mente, mi aiuteranno un po di miei amici, se sei daccordo...

Martino: No, aspetta: che genere di amici? Perch io un po li conosco, i tuoi cosiddetti amici...

Maurizio: Ma niente, i soliti, dai...

Martino: I soliti barboni, fuori di testa, artisti falliti e quella gente l?

Maurizio: (decidendo dopo un attimo di non raccogliere la provocazione) Eh? S, quelli l... Ma ascolta! Ci sar anchio!

Martino: Ma non so se questo mi fa stare pi tranquillo...

Maurizio: Ah, bh, allora non se ne fa niente...

Martino: No, no, ti prego! Solo che vorrei sapere qualcosa di pi, insomma...!

Maurizio: Non posso dirti di pi! Ne va del successo delliniziativa! Ti devi fidare, e mi devi aiutare!

Martino: (dopo un attimo di riflessione) Cosa dovrei fare?

Maurizio: Cominciamo da Palmiro. A Guendalina penseremo in seguito... Dunque toglimela dai piedi. Lei e Orfea.

Martino: Impossibile. E poi scusa, ma cos va a finire che la parte difficile del lavoro la faccio io! Posso allontanare per qualche attimo Guendalina, ma non posso fare niente per Orfea... (quasi riflettendo tra s e s) O forse il contrario: non ho molto ascendente, su Guendalina, mentre con Orfea posso sempre inventarmi una balla... Insomma, non facile, hai capito?!

Maurizio: Fa niente, mi arranger...!

Martino: Perch quando tu dici mi arranger io sento un buco nello stomaco?

Maurizio: Ma perch ancora non ti fidi! Guarda che se non ti fidi fermiamo tutto, capito!

Martino: No, no, va bene, ho capito! Dimmi tutto.

Maurizio: I ragazzi non mi hanno visto. E se mi vedono, non sono in grado di riconoscermi. Non sanno che sono il loro zietto caro. Inoltre io conosco qualche trucco di travestimento... E, ah!: ti ringrazio per il gentile invito, ma non mi fermer a dormire per qualche giorno; a questo punto mi arranger alla mia maniera...

Martino: Maurizio, lo sai che qui sei sempre il ben venuto! Non vorrai mica dormire in stazione, vero?

Maurizio: Ma quale stazione? No, fidati: ho delle risorse. Ma tu, ascolta bene cosa faremo... (lo prende sotto braccio e inizia a parlare camminando verso la porta duscita, non facendo sentire ci che dice. Le luci sfumano fino alla penombra; pausa; si rialzano abbastanza di colpo; vediamo Palmiro che sta facendo entrare in casa lamico Loris; si battono cinque e si fanno altri gesti di saluto con le mani e battute ad libitum)

Loris: Oh, ma i tuoi?

Palmiro: Boh, sono usciti con Guendalina, che mio padre voleva fare qualcosa, ma non ho mica capito cosa...

Loris: Ah... Bh, meglio, raga... Siamo pi liberi! (si stravacca sul divano)

Palmiro: Gi, cos possiamo fare quello che ci va senza menate... (si toglie le scarpe e si infila un paio di ciabatte; si stravacca anche lui da qualche parte; breve pausa di silenzio)

Loris: Almeno possiamo stare qui a parlare di quello che ci pare... (pausa di silenzio pi lunga, gli sguardi di entrambi che si fissano su particolari insignificanti dellarredo)

Palmiro: Gi. (pausa di silenzio lunga)

Loris: bello stare qui a parlare... (pausa lunghissima)

Palmiro: Bellissimo. (pausa lunga; suona un cellulare: di Palmiro che si precipita ad estrarlo e guarda sul display)

Loris: Chi ?

Palmiro: Giovanna, mi ha fatto uno squillino...

Loris: Ah... Ma ci devi parlare, ti deve dire qualcosa?

Palmiro: No, lei mi fa gli squillini e basta, ma non che ha niente da dirmi...

Loris: Ah... (pausa lunghissima) Mica come noi che parliamo un sacco... (pausa lunghissima) Belle quelle ciabatte l, son nuove...?

Palmiro: (dopo una pausa sensibile) Come? Ah, le ciabatte... No, ce le ho gi da un po... (pausa lunghissima; quasi come una liberazione, suona il citofono) Il citofono? Oh, non saranno mica tornati i miei... (si alza a rispondere)

Loris: Ma di gi? (guarda lora) Ah, per... proprio vero che quando si chiacchiera volentieri, il tempo vola...

Palmiro: Chi ? (mostra una faccia sbalordita verso Loris) Ma sicuro di non aver sbagliato? (attende risposta) Ah. La faccio salire. (apre con il pulsante del citofono e si gira con volto dubbioso verso Loris)

Loris: Ma chi ? Guarda che se la tua vicina me ne vado...

Palmiro: Il maresciallo dei carabinieri? Dice di essere il maresciallo dei carabinieri... E cerca proprio me, ha detto... Mah, adesso stiamo a sentire cosa vuole... (bussano alla porta, Palmiro va ad aprire: entra un uomo sulla cinquantina, in divisa, distinto, dallaspetto marziale e serioso, che risulter per essere una posa: si tratta di un amico cleptomane di Maurizio; insieme a lui vi un appuntato, in divisa, ma anche questo un travestimento: si tratta in realt di Maurizio travestito, con baffoni finti o altro)

Gaspare: (colpo di tacchi, poi si rivolge a Loris) Lei il signor Palmiro Pelozzi?

Palmiro: Veramente sono io, ed Pelizzi...

Gaspare: Ah, mi scusi. Questo per lei. (porge un foglietto, come una cartolina)

Palmiro: Ma di cosa si tratta, io... non capisco.

Gaspare: (mentre parla, continua a guardarsi intorno, si avvicina ai mobili, se crede di non essere visto apre i cassetti, si intasca soprammobili e quantaltro) Se lei legge bene, una cartolina precetto.

Palmiro: Come??

Gaspare: Una cartolina precetto, ohib...! Non sa cosa sono?

Palmiro: (che intanto sta scrutando il documento tra le sue mani) Ma se non c pi, il militare!

Gaspare: Ma infatti questo non il servizio di leva, giovanotto! Precettazione obbligatoria a servizio dello stato... Appuntato: legga qui al giovanotto di cosa si tratta...

Maurizio: (con accento irriconoscibile e camuffato, estrae un foglio dalla divisa, lo spiega, e inizia a leggere) Articolo 51: bench abolito lobbligo del servizio di leva, lo Stato e lEsercito Italiano si riservano il diritto di richiedere ladempimento di un anno di servizio militare e/o civile coatto a ogni cittadino in et compresa tra i 18 e i 27 anni, da svolgersi in attivit di seguito descritte: missioni di pace; missioni di protezione civile; missioni di missionari; missioni impossibili. Il non adempimento dellobbligo comporter lintervento delle forze dellordine...

Gaspare: (interrompendo) Che siamo noi. Tutto chiaro?

Palmiro: Ma come, chiaro? Ma scusi! Quale sarebbe il motivo per cui mi tocca una cosa di questo genere? Con che criterio?

Gaspare: Appuntato...

Maurizio: (c.s.) I precettati verranno scelti sulla base delle loro occupazioni al momento in cui si verifichi la necessit di precettarli; saranno esentati i giovani regolarmente impiegati; quelli regolarmente iscritti allUniversit...

Palmiro: (interrompendo con veemenza) Io! Io sono iscritto allUniversit!

Maurizio: (continuando dopo uno sguardo stizzito) ... che abbiano sostenuto almeno due esami nellanno solare relativo alla precettazione...

Palmiro: (c.s.) No! Son tre anni che non do esami!

Maurizio: (c.s.) ... e per finire i giovani che siano gi a capo di una famiglia e possano provarlo.

Loris: Porca paletta...!

Palmiro: E cosa dovrei fare, adesso?

Gaspare: Salutare tutti i suoi cari, caro ragazzo...

Palmiro: Urca! Ma quand che diventa operativa, questa chiamata?

Gaspare: Caro il mio Pelizzi, gi operativa... Lei deve presentarsi tra una settimana alla caserma indicata sulla cartolina, pronto a partire...

Loris: E anche porca trottola, se mi permesso di dirlo...

Palmiro: Mi scusi, non mi sento tanto bene... (va a lasciarsi cadere sul divano) Maremma, che botta...!

Gaspare: Su, non faccia cos... Uno o due anni di militare, non hanno mai fatto male a nessuno, prima che fosse abolito, via! Senta, giovanotto, mi occorrerebbe la sua firma di ricevuta, su questo foglio qui... (gli porge un foglio)

Palmiro: Ah, s, firmo... (estrae una penna, firma)

Gaspare: (dopo aver intascato la penna) Bene! Le formalit sono a posto! Vedr che sar fiero anche lei di poter contribuire al servizio della patria! Insomma, avr anche lei un senso civico, no?! Ecco, la ringrazio e la saluto. (batte i tacchi e si avvia alluscita)

Maurizio: Per finire le ricordo che non le servir nulla, tutto le verr fornito in caserma, dal vestiario agli altri generi di necessit. Ad ogni modo, le permesso portare con s non pi di una valigia delle dimensioni di cm. 21 per 29 e 7. (anchegli si avvia alluscita e esce con Gaspare)

Loris: (dopo una sensibile pausa di silenzio, rivolto alla porta ormai chiusa) E buona giornata anche a voi...! (rivolto a Palmiro) E adesso cosa fai? Diserti?

Palmiro: Diserto??? Ma sei scemo?! Poi mi tocca scappare attraverso tutta Europa e va a finire che per non farmi beccare devo arruolarmi nella Legione Straniera, che allora tanto valeva partire con questi qui... (fa segno verso la porta)

Loris: Allora parti?

Palmiro: Parto??? Ma sei scemo?! Vuoi che me ne stia un anno a fare il soldatino di bronzo?

Loris: Piombo. O stagno. Solo la faccia, di bronzo. Tu. Bh, ma se non diserti e non parti, cosa fai? Ti suicidi?

Palmiro: Ecco, questa la pi intelligente che hai detto... Cribbio, Loris! Che cavolo vuoi che ne sappia? Cio, dammi il tempo di pensarci, no? Tu cosa faresti, diamine, se fossi in me? Ah, giusto! Come sei messo tu con gli esami?

Loris: No, bh, per quello... Urca! (spaventato) Ho dato lultimo quasi due anni fa! Mi sa che tra poco chiamano anche me!

Palmiro: (sardonico) Ah, ecco! E allora cosa fai? Parti? Non parti? Scrivi? Telefoni? Dillo, dai!

Loris: Porca menta, proprio una brutta gatta... Era meglio una caduta dalle scale...

Palmiro: S, per me era meglio se tu cadevi dalle scale...

Loris: Gi... Per ci sei caduto tu...

Palmiro: Loris! Mhai rotto! Non hai niente da fare? E non andare a farlo da unaltra parte, cavolo! Io sto inguaiato, e tu bellaiuto mi dai...! (suona il citofono)

Loris: I tuoi, mi sa... Adesso vedrai che bellaiuto ti danno loro...

Palmiro: (gli tira un cuscino, che Loris prontamente para) ... Comunque quello che spero: magari mio padre conosce qualcuno e mi fa riformare... Una volta si faceva cos!

Loris: Ah, s? A me sembra che mio padre e tuo padre, il militare lhanno fatto, senza farsi riformare... E non perdono occasione per menarla...

Palmiro: (alzandosi e prendendolo, lo porta verso luscita) Loris! Mi fai una cortesia? Vai allo zoo, e pulisci un po le orecchie alle giraffe! (lo porta fuori di casa in maniera spiccia) E portati una scala! (mentre gli urla questa frase dalla porta arrivano Martino, Orfea e Guendalina) Ah, ciao pa... Guarda qua, abbiamo un problema! (gli porge la cartolina, mentre Martino la guarda, le donne gli si fanno intorno)

Martino: Cos questa? (leggendo) Una cartolina di precetto? Ma se lhanno abolito, il militare?!

Guendalina: Palmiro che parte per militare???

Palmiro: Palmiro non va da nessuna parte, aspetta un momento: parliamone!

Orfea: Appunto: dicci che diavolo successo.

Palmiro: Son venuti i carabinieri, sono stato precettato per un servizio militare o civile a favore dello stato. una cosa che ti becca a caso, cos, e mhan beccato a me...!

Martino: (alzando le mani al cielo) Ma allora la c, la Provvidenza!

Orfea: Cosa diavolo stai dicendo, Martino?

Martino: Sto dicendo che un po di militare non pu che fargli bene, a questo principino!

Palmiro: (quasi senza parole, mortificato, disorientato e spaventato dallidea di dover effettivamente partire) Ma pa! Ma come... Ma io volevo chiederti se conosci qualcuno che possa farmi riformare, non so, una scorcia, una gabola, una dritta, una raccomandazione...

Martino: Che cosa? (alzando la voce) Che cosa?! Noi queste cose non le abbiamo mai fatte! Siamo gente onesta che non cerca imbrogli! Chi ti ha messo in testa queste idee? Il furbo, vuole fare...

Palmiro: Ma se oggi come oggi fanno tutti cos...

Martino: (sempre accalorato) E noi no!

Guendalina: Fosse per tuo padre, te ne potresti andare anche sulla forca...

Martino: E tu stai zitta, sai!

Orfea: E su, ragazzi! Lo sapete com pap: scherza! Adesso, da bravi: andate un momento di l, che noi cerchiamo di capire... Magari facciamo un paio di telefonate e sistemiamo le cose, tranquilli...

Palmiro: Mah...! Vedete voi...! (esce, insieme a Guendalina)

Martino: Orfea: non ho assolutamente intenzione di fare niente, mi hai inteso?

Orfea: Bh, io s...! E gi che ci sono, ti dico anche come la penso: perfettamente inutile che tu provi a fare il padre autoritario adesso! Non lhai fatto per ventanni, non sei credibile ora! Quindi, consiglio mio, non provarti pi a dire a Guendalina di stare zitta o altri rimproveri fasulli!

Martino: Oddio, ho toccato i suoi tigrotti e la tigre sfodera le unghie! Bh, e se io avessi deciso che finita la pacchia? Che da ora in poi si fa come dico io, prendere o lasciare, cari i miei tigrotti, che a ventanni per quel che mi riguarda ve ne potreste anche andare di casa, se non vi stanno bene le regole?

Orfea: Faresti questo ai tuoi figli? Ma non hai un po di cuore? Non gli vuoi un po di bene?

Martino: Cara mia! proprio perch gli voglio bene! Sono disposto, io, a rinunciare al mio egoistico volergli bene, pur di consentire loro che imparino a costruirsi la loro vita!

Orfea: Come sarebbe a dire?

Martino: Sarebbe a dire, che con la scusa che tu gli vuoi bene, questi non sono capaci di allacciarsi le scarpe da soli! Ecco perch sono convinto che il militare possa solo fargli bene, a Palmiro...

Orfea: Giusto! Non cambiamo discorso, come tuo solito: il militare! (Martino getta gli occhi al cielo perch non gli pare di aver cambiato discorso ma di essere rimasto sempre sullo stesso...) Telefona a qualcuno, sbrigati! (con inspiegabile solerzia, Martino parte verso il telefono, e forma un numero)

Martino: Pronto, sono Martino Pelizzi, mi passi il Ministero della Difesa! Immediatamente! per il militare di mio figlio Palmiro, che diamine...! (a questo punto Orfea capisce che la telefonata finta)

Orfea: Bravo! Ti senti spiritoso? Ma io non sto ridendo! Chiama qualcuno vero! Informati, fai dei controlli! Verifica innanzi tutto che non sia uno scherzo di qualche amico idiota di Palmiro, per esempio!

Martino: (inizialmente scettico, poi illuminato, ma quasi a parte) Ma figurati, uno scherzo... E chi vuoi che faccia uno sch... (presa di coscienza, a parte) Ma che mi venga un colpo: Maurizio! A momenti ci casco per davvero...!

Orfea: (che non ha sentito) Come dici scusa?

Martino: Ci penso io! Non preoccuparti, faccio un po di telefonate, fidati. No, dai, sono serio: effettivamente, meglio se, a questo punto, cerca di finire gli studi, no?

Orfea: ( sorpresa e insospettita dal repentino cambiamento) Ma ti senti bene? Cio, non capisco questo improvviso cambio di opinione... Non da te, oltretutto, che quando ti fai unidea, sembra che lhai fatta con una betoniera, in cemento armato...

Martino: (conciliante) Orfea, luomo saggio, cambia opinione...

Orfea: Appunto per questo non ti riconosco...

Martino: Ho detto: fidati! Dai, vai di l e di a Palmiro che provo a pensarci io... Solo, lasciamele fare da solo queste telefonate, che senn mi incasino, dai, sono cose delicate, capiscimi...!

Orfea: (sempre perplessa) Mah. Non ti riconosco mica, in questa parte del risolutore di problemi, ma mica mi dispiace troppo, sai...? (esce)

Martino: (corre al telefono, cerca un numero e lo fa; parla al ricevitore a bassa voce) Maurizio? Sono io, Martino! Senti, ma dimmi: lo scherzetto del militare, sei stato tu? Ah, fantastico! Ci sono cascati tutti! S, anche io, per un attimo... Ma senti, adesso cosa facciamo? Ah, okay, io resto in attesa. Come dici? Non finita? Ah, diavolo di un uomo... Cosaltro hai in mente? Okay, okay, ho capito: non mi dici niente. Va bene, dai. Ma io cosa devo fare? Urca, sempre la parte pi difficile... O forse no: domani mattina puoi? Io e Orfea non ci siamo, perch siamo fuori per lavoro, ma Palmiro e Guendalina sono a casa; s, a studiare, dicono loro... un problema se c anche Guendalina? Okay, perfetto, allora! Pensaci tu! (Martino riattacca e avanza verso il proscenio con uno sguardo intimamente soddisfatto; si ferma in mezzo al palco, mentre le luci si affievoliscono: quando buio, esce. Dopo qualche istante le luci si rialzano, velocemente, e appaiono in scena Guendalina e Palmiro: passato un giorno; Guendalina sul divano, semisdraiata, sfoglia una rivista di moda; Palmiro al tavolo, sta facendo colazione, che al solito si svegliato da poco)

Guendalina: Palo, posso chiederti una cosa?

Palmiro: No.

Guendalina: Ma dai!, Palino... Non fare cos

Palmiro: Ho detto no.

Guendalina: Uff...! E io te lo chiedo lo stesso: mi presti la tua felpa grigia?

Palmiro: (alzando appena la testa dalla scodella) Prendila.

Guendalina: Ho sentito bene? Mi hai detto che posso prenderla? E come mai tutta questa generosit?

Palmiro: Lultima volta che lho messa ci ho vomitato.

Guendalina: Ma che schifo, Palo... Dai!

Palmiro: Stavo facendo footing, ho corso troppo, e avevo mangiato da poco... Per non chiedermi dove lho messa: era talmente sporca che me la sono tolta direttamente al parco ed tornata a casa da sola... Se la chiami magari viene.

Guendalina: Smettila! Perch devi fare cos?

Palmiro: E tu perch non ti compri delle felpe tutte tue? Io ti chiedo forse di mettermi i tuoi reggiseni?

Guendalina: No, non me lo chiedi. Ma che ne so io che magari non te li metti di nascosto?

Palmiro: Ma sei scema?

Guendalina: Ah, gi!, perch saresti il primo... Comunque ti ho solo chiesto in prestito la felpa, non ho intenzione di indagare sulle tue inclinazioni... E dovresti anche ringraziarmi che te le chiedo, le cose, io... Un sacco di sorelle prendono le cose dei fratelli e neanche le chiedono!

Palmiro: (alzandosi per portare la scodella in cucina, riappare immediatamente, con un dito puntato) Provaci. Comunque va bene: io ti presto la mia felpa grigia, tu mi presti la tua amica Ilaria.

Guendalina: Ma sei scemo? E poi, scusa, non hai gi Paola?

Palmiro: Giovanna. Okay, s, Giovanna e Paola, ma che centra?

Guendalina: Come che centra? Ah, ho capito: sei proprio innamorato...

Palmiro: Poi lei non guarda le mie inclinazioni... Comunque va bene: ti presto la mia felpa. Per tu mi presti il tuo spazzolino da denti.

Guendalina: Ma sei scemo? Che te ne fai del mio spazzolino da denti?

Palmiro: Lo uso! Il mio caduto nella tazza del water...

Guendalina: Ma che schifo...! Palo, fai schifo!

Palmiro: Io? E che centro io?

Guendalina: Guarda, fai schifo. Fai schifo tu, il tuo spazzolino e anche la tua felpa... E non toccare il mio spazzolino!

Palmiro: Okay, risultato ottenuto... (sorride appagato, si allontana un momento)

Guendalina: (gli urla dietro mentre esce) Caino!

Palmiro: (torna con una pigna di libri molto voluminosi: paiono libri da universit; poi, rivolto a Guendalina) Lucrezia Borgia!

Guendalina: Ma vai al diavolo!

Palmiro: (inizia a disporre i libri con arte davanti a s, sul tavolo da pranzo) Ecco, cos dovrebbe andare bene...

Guendalina: Che fai, studi?

Palmiro: (si siede dietro al tavolo, indossa un paio di cuffie da stereo di quelle voluminose, ed estrae un paio di bacchette da batteria) S! (fa partire il lettore cd dietro di lui e batte un ritmo con le bacchette sui libri, usati come fossero parti di una batteria)

Guendalina: Ah, studi batteria... (si rituffa nella sua rivista mentre il fratello picchia sui libri; dopo poco rialza la testa e si inserisce in una pausa tra le battute di Palmiro, che un po la segue, un po continua) Sai a cosa stavo pensando? Allo zio Maurizio... Quello che abbiamo sempre sentito nominare e non abbiamo mai visto, la pecora nera della famiglia prima che arrivassi io, ... Sai, laltro giorno, quando arrivato il telegramma e mamma e pap parlavano di qualcuno che usciva di prigione, bh secondo me era lui... Mass... Tutto sto mistero, mamma e pap che non ne parlano pi... Altrimenti chi poteva essere? E come mai prima arriva un telegramma e poi non se ne sa pi niente? chiaro che i tuoi hanno messo a tacere la cosa, per non turbare la nostra innocenza... Secondo me, tuo padre gli ha dato dei soldi per non farsi pi vedere. Eppure, sarei proprio curiosa di sapere che fine ha fatto lo zio Maurizio... E son curiosa anche di sapere cos che ha fatto, alla fin fine... Uno non va a finire in carcere perch ha dato una sberla ad un cavallo... E quanto stato dentro? Perecchio, mi sa. Ma vedi? Noi non ne sappiamo niente... Ci hanno tenuto alloscuro di tutto! (suona il citofono) Oddio! La strega! Palo, vai tu, che io sto studiando...!

Palmiro: Ma smettila... (va a rispondere) Chi ? Eh? Ma chi cerca, scusi? Eh, sono io, ma non capisco proprio... E va bene, salga: quinto piano.

Guendalina: Non era la strega?

Palmiro: No. Era una che dice di essere unispettore scolastico. (commenta sbalordito) Unispettore scolastico?

Guendalina: Chi???

Palmiro: Unispettore scolastico. Ma che diavolo vorr da me unispettore scolastico?

Guendalina: Bho! Probabilmente arrestarti! Se unispettore...

Palmiro: Pi probabile che mi voglia interrogare per sapere chi ingorg i cessi del Liceo Beccaria con la carta igienica...

Guendalina: Non nominare quella storia! Bada che se ti scappa qualcosa davanti ai tuoi...

Palmiro: Diciamo che non sappiamo che cosa ha fatto lo zietto per buscarsi la galera, ma sappiamo benissimo perch la daranno a te... (bussano alla porta, Palmiro va ad aprire)

Palmiro: Prego si accomodino... (entrano: Loredana, amica di Palmiro, forse una senzatetto, a giudicare dai modi un po schietti; qui per vestita con falsa eleganza, da professoressa allantica, con occhialini da cui spesso guarda da sotto in su; Maurizio, travestito da donna, anchegli con una eleganza daltri tempi e cappellino stile regina Elisabetta)

Loredana: (si guarda intorno, scruta tutto lambiente con attenzione e sembra giudicare tutto con sufficienza; esamina anche lambiente, insomma; solleva un cuscino, lo guarda attentamente, lo ripone sotto gli occhi stupiti dei due ragazzi; Maurizio emette un leggero colpo di tosse) Eh? Ah!, s... Palmiro Pelizzi?

Palmiro: Presente!

Loredana: Ah, bene...! (osserva i volumi sul tavolo, ne solleva anche uno, poi si siede, e Maurizio si siede di fianco a lei) Vedo che stava cercando di prepararsi... Bene. Ma adesso vedremo: prego, si accomodi. (fa cenno ad un posto intorno al tavolo, di fronte a lei: a questo punto la sistemazione sembra quella per un esame orale, cosa che in effetti ...)

Palmiro: Ma, scusate, non capisco...

Loredana: Non capisce? Iniziamo bene... Senta, mi risponda piuttosto a questa domanda... Mi parli... Ecco: mi parli del pessimismo esistenziale in Giacomo Leopardi.

Palmiro: Giacomo Leopardi?

Loredana: Giacomo Leopardi. Lha mai sentito nominare?

Palmiro: Oh, come no, un sacco di volte... Ma lei mi ha chiesto il pessimismo esistenziale, cio, se ho capito bene...

Loredana: Esattamente! Lha mai sentito dire, che Leopardi era pessimista?

Palmiro: S! No, questo lho sentito dire, anche in televisione... Cio, per dire, no, lo so! (cerca aiuto da Guendalina che assiste alla scena senza parole, poi cerca di improvvisare) Del resto, tutti sanno che Leopardi era pessimista e le ragioni sono ben note... (guarda Guendalina, che suggerisce)

Guendalina: (sottovoce e mimando, ma facendosi sentire) Era gobbo!

Palmiro: S! Leopardi era pessimista perch era sordo!

Guendalina: (c.s.) Gobbo!

Palmiro: Gobbo! Volevo dire sordo! Cio, era gobbo e sordo, e aveva anche un po di raffreddore, cio, proprio non si sentiva bene (e infatti lho detto che era sordo...) e... cos, appunto per questo, praticamente, era pessimista!

Guendalina: (sbracciandosi quasi per far giungere il suggerimento) No! No, scemo...!

Palmiro: (in totale confusione) Scemo! Era pessimista perch era anche un po scemo...!

Guendalina: Ma no, che cavolo dici, casinista...

Palmiro: Interista! Era pessimista, perch era interista, ecco! (panico: sguardo a Guendalina sconsolata) No?

Loredana: (guardandolo da sotto in su) Ma lei si rende conto di quello che mi ha detto?

Palmiro: No. Cio, s!

Loredana: La sua risposta disdicevole...

Palmiro: (a capo chino) Eh, me ne rendo conto... Ma non che la domanda fosse poi cos precisa, se posso...

Loredana: Le do unaltra possibilit! (Maurizio si china verso di lei e le sussurra qualcosa)

Palmiro: LInfinito di Leopardi lo so!

Loredana: Davvero? E me lo enunci...

Palmiro: Leopardare.

Loredana: (inorridisce) Si vergogni! Passiamo a Storia! Cercher di aiutarla con una domanda che non pu non sapere, dato che tutti noi abbiamo una coscienza civica che ci porta ad amare il nostro paese. Dunque, mi parli delle tappe dellUnit dItalia.

Palmiro: (sguardo disperato a Guendalina, perplessa) Ah, bh, le tappe della cosa, l, sono tante... C il Mortirolo, sempre, c anche la Milano-Sanremo... E cos via.

Loredana: Le tappe dellUnit, non del Giro dItalia...!

Palmiro: Ah, mi scusi! Devo essermi confuso! Ah, no, allora la so. Dunque, un momento che riordino le idee... (guarda ancora Guendalina, da cui riceve un cenno di impotente diniego. A quel punto decide di giocare il tutto per tutto e improvvisa spudoratamente) Allora: lItalia una repubblica fondata sul lavoro degli altri. una nazione molto importante, e si dice che il suo sia un popolo di grandi poeti, santi... e calciatori. Infatti ha vinto diverse volte il campionato del mondo di calcio. Per, come si dice, non sempre stata unita. No, una volta era tutta separata, che sembrava proprio... sembrava... praticamente... sembrava tutta separata, no? Ecco. Poi hanno iniziato, finalmente, a costruire il ponte sullo stretto, e alla fine anche lItalia sar unita...

Loredana: Ma cosa diavolo sta dicendo? LUnit dItalia, le ho chiesto! Cavour! E le guerre di Indipendenza, suvvia...!

Palmiro: Ah! Ho capito! Mi scusi, sa... Mi son confuso un attimo. Allora: lUnit dItalia inizia, praticamente, da Cavour. Poi per un ruolo importante gioca anche, come si chiama, l, Gianni Rivera. S, Gianni Rivera, che con il suo gioco preciso e le sue geometrie registiche merit il soprannome di Grande Tessitore. S, praticamente una Singer, per lUnit dItalia... Ecco, a partire da qui, quindi, si fecero le guerre di Indipendenza. Che furono pi di una. Ma meno di dieci. Quante furono? Eh!, bella domanda... Me lo dica lei, me lo dica!

Loredana: Ma che cosa sta dicendo?

Palmiro: Ah! Non lo sa neanche lei! Ma bene!

Loredana: Ma la smetta! Non si rende conto che lei si copre di ridicolo? Oltretutto lei ha fatto le peggiori battute di spirito che io abbia mai sentito: leopardare... Ma va, va...! Purtroppo devo dirle che da questo breve esame, le informazioni che ci erano giunte in Provveditorato si sono rivelate tristemente vere...

Palmiro: Quali informazioni?

Loredana: Come, non ne sa niente?

Palmiro: Ma non so niente di cosa, scusi, che siete entrate, vi siete sedute e avete iniziato a interrogarmi senza neanche spiegarmi cosa volevate?

Loredana: (consulta con uno sguardo Maurizio) Allora forse lispettrice qui presente, la professoressa... Pederlizzi, potr spiegarle.

Maurizio: (parlando con voce camuffata) S, precisamente... Come diceva la mia collega, la professoressa Marini, si tratta di una nuova disposizione del Ministero. Avendo riscontrato numerosi casi di analfabetismo di ritorno, si provveduto ad istituire una commissione apposita, atta a verificare il permanere delle nozioni di base e del livello primario dellistruzione.

Palmiro: Eh?

Loredana: Cara collega mi permetta... (rivolta a Palmiro) Glielo ridico con parole sue: siccome che c in giro un sacco di ignoranti, abbiamo fatto su una bella commissione di professoroni che va in giro a interrogare la gente per vedere se si ricordano qualcosa del livello proprio il pi basso...! T cap, testun?

Palmiro: Ah.

Maurizio: Grazie mille, esimia collega... E dunque, come le stavo dicendo e come le ha meglio esplicato la mia collega, la commissione itinerante si reca in giro, direi proprio a porta a porta, e, dopo un preliminare colloquio, stabilisce se sussista o meno la necessit di sostenere nuovamente lesame di maturit.

Palmiro: Eh??

Loredana: Andiamo, giovanotto: questo non era difficile, via! Ha detto che, siccome che sei ignorante, devi rifare lesame di maturit!

Palmiro: Rifare lesame di maturit? Ma una follia!

Loredana: No, sei tu che sei ignorante!

Palmiro: Ma poi, scusi tanto: io ho gi dato dieci esami allUniversit!

Maurizio: Decaduti!

Palmiro: Ma come decaduti?

Maurizio: A motivo del fatto che si riscontrata limpreparazione di base, non si pu ritenere valida la formazione pi recente, mancando quella pregressa! Quando avr sostenuto con successo il nuovo esame di maturit, potr utilmente ridare gli esami relativi al suo corso universitario... A motivo della sua frequenza universitaria, per, le verr riconosciuto un credito formativo, da utilizzarsi liberamente in tutti i negozi di libri della citt.

Palmiro: Ma come possibile?! Allora, se non ho capito male, il mio attuale titolo di studio riconosciuto e valido ...

Loredana: La licenza media! Te lavevo detto che te sret ignurant...

Palmiro: (basito e impotente) Ma come la licenza media...?

Loredana: Uh, ma non sei solo ignorante, sei anche tarlucco, ve!

Palmiro: Eh, ma io, allora, cosa devo fare...?

Maurizio: Credo che la cosa migliore sia studiare per lesame di maturit... La sessione straordinaria di recupero prevista tra un mese esatto! (le professoresse raccolgono le loro carte e si preparano ad andare; Palmiro raggiunge il divano e si rivolge a Guendalina)

Palmiro: Scusa, potresti alzarti, che devo svenire un momento? (non appena Guendalina si alza, esegue lo svenimento; Maurizio e Loredana giungono alla porta, Guendalina accenna ad accompagnarle)

Maurizio: Ehm, grazie signorina... E, mi raccomando: gli dia una mano lei, almeno per matematica...

Guendalina: (un po confusa anche lei) Senzaltro! (richiude la porta; si avvicina a Palmiro, lo osserva, scuote la testa) Allora, vuoi che ti dia una mano in matematica?

Palmiro: (si tira su) Ma sei scema?

Guendalina: E allora cosa hai intenzione di fare? Studi?

Palmiro: Ma sei scemissima?? Non ho nessuna intenzione di studiare! Intanto, lasciatelo dire, la cultura fuori moda, e probabilmente, anche quando era di moda, si trattava di un fenomeno assolutamente sopravvalutato... A cosa diavolo mi serve la cultura, oggi? Naaa: non studio un bel niente.

Guendalina: E ma allora come fai?

Palmiro: Si va di Cepu, tranquillo! Non me ne frega niente, pago. Pago, vedrai che mi fanno anche laureare a breve. Quello che mi rompe che dovr magari usare i soldi che avevo tenuto da parte per comprarmi la moto nuova, ma al limite poi quelli me li faccio dare da pap...

Guendalina: S, certo... Ti dar i soldi quando zio Paperone regaler il deposito a zio Paperino...

Palmiro: Vedrai. Anche con il militare diceva cos, poi hai visto se non si mosso...

Guendalina: E cosa ha ottenuto?

Palmiro: Bh, ancora niente, ma devi dargli un po di tempo... (la luce sfuma, Guendalina e Palmiro escono; quando le luci si rialzano, abbastanza di colpo, in scena c Martino, al telefono)

Martino: Maurizio? Guarda che non sta mica andando tanto bene, sai? No, qui non successo nulla! Palmiro non si minimamente spaventato delle professoresse! E anche il militare non lha smosso pi di tanto, perch pensa che io sistemi la cosa. Ti dico che ci siamo inguaiati! Senti: ma quand che gli riveliamo tutto? Mai? E come facciamo? Gi mi immagino il casino quando dovr dire anche ad Orfea che le mie telefonate non hanno risolto nulla, poi, cio, non possiamo mica farlo partire veramente per una missione militare o fargli sostenere veramente un esame di stato, no? Ah s? E come? Maurizio, ti prego! Sai che sono allergico alle cose illegali...! Eh!, in effetti, hai ragione anche tu: tra finti carabinieri e finti ispettori, qui siamo gi nei guai, a voler vedere... Ah. Ho capito. Cio, tu dici che, di preciso, Palmiro non dovr mai sapere niente? E va bene. Ah, okay: poi, quando, finalmente, la paura ha fatto il suo effetto, magari salta fuori un telegramma che disdice momentaneamente la chiamata, o lesame, cos, giusto? Okay. E se la paura non fa il suo effetto? E va bene, dai! Speriamo...! E allora! Vai con quellaltra carta! Ci sentiamo, ciao, ciao... (riattacca e si accomoda al tavolo a sbrigare la corrispondenza: apre buste, legge, prende appunti su un blocco, azioni ad lib.; dalle camere entrano Guendalina e Orfea: stanno parlando, quasi animatamente)

Orfea: Guendi?! Caspita, ti ho detto che ci andiamo domani, no? E che diamine, perch devi insistere?

Guendalina: Ma perch io ne ho bisogno per stasera, ecco perch! Te lavevo detto che dovevo uscire! C la festa di Serena, lo sai!

Orfea: E non puoi andare con quelle che hai?

Guendalina: No! Te lho gi detto, sono troppo pesanti! Mi servono quelle pi leggere! Ma dai, cosa ti costa portarmi? Cavolo, son cinque minuti, in macchina...!

Orfea: Uffff! Se tu avessi fatto la patente...! Eh?!

Guendalina: Eh, ma allora...! Anche tu, se ti ci metti, cavolo! Cinque errori, ho fatto... Per uno!

Orfea: Eh! Per uno, guarda che roba, sei qui a rompere le scatole a tua madre...!

Martino: (alzando la testa dai suoi fogli e inserendosi nel discorso) Problemi? Posso dare una mano?

Orfea: Tua figlia vuole andare al centro commerciale a comprare un paio di calze e vuole che laccompagni...

Guendalina: S! Papi, diglielo anche tu, dai... Stasera ho la festa di Serena, cavolo!

Martino: E non hai gi delle calze da metterti senza far intervenire la fata Smemorina, o mia Cenerentola?

Guendalina: S, ce le ho! Ma quelle che ho io sono pesanti, mi servono pi leggere... Mi servono delle calze da trenta denari, hai capito?

Martino: Calze da trenta denari? Ah, le calze di Giuda...

Orfea: Martino, la puoi accompagnare tu?

Martino: A dire il vero, pensavo che potevamo andare tutti insieme: un salto veloce, cos, Guendalina compra le sue calze e noi vediamo quel tavolino che volevamo prendere...

Orfea: Ah, giusto...! Va be, dai: facciamo cos... Palmiro vuol venire anche lui?

Guendalina: Non credo: aspetta Loris... (suona il citofono) Ecco, sar lui... (entra Palmiro che si dirige al citofono)

Orfea: Palmiro, noi usciamo: facciamo un salto al centro commerciale... Se facciamo tardi, dai un occhio allorologio e metti su lacqua a bollire, okay?

Palmiro: Ma non se ne parla neanche... Figurati se ho voglia di far da mangiare io per tutti... Compra un pollo allo spiedo! (Martino alza gli occhi al cielo e esce senza una parola, lo segue Guendalina)

Orfea: Va be, non importa... Ciao! (esce anche lei, Palmiro risponde al citofono e grida dietro a sua madre)

Palmiro: Lascia aperto, che sta salendo Loris...! (al citofono) Chi ? Come? Dai, Loris, non fare scherzi... Non Loris? (guardando il pubblico e coprendo il ricevitore) No. Non possibile. No, no, no... Ancora? (al citofono) Vi apro: quinto piano... (riattacca il citofono, e dopo poco si sente bussare; va ad aprire; entrano Gaspare: vestito da vigile urbano; Maurizio: vestito da vigile urbano; Loredana: vestita da vigile urbano, nella scena che segue, Palmiro ha latteggiamento rassegnato di chi sa gi che gli porteranno qualche brutta notizia sul tenore delle precedenti; dunque asseconda, quasi per allontanare il momento della botta...) Prego, accomodatevi... (saluti a soggetto) In che cosa posso esservi utile?

Gaspare: Ah, s, perbacco... Senta, scusi se mi permetto: non avrebbe per caso qualcosa da bere?

Palmiro: Ma glielo prendo subito, aspetti un momento... (esce e torna con un bicchiere dacqua, mentre i vigili si sono accomodati e continuano una conversazione tra di loro)

Maurizio: Capito? Insomma, non stato facile, giuro... Intanto le noci bisogna raccoglierle a fine giugno, non prima, perch senn sono troppo avanti...

Loredana: Ah! Ci vogliono un po indietro?

Maurizio: S, meglio... (rientra Palmiro con lacqua)

Gaspare: Grazie mille...

Loredana: Mi scusi, non ne avrebbe uno anche per me, se non disturbo...?

Palmiro: Ma si immagini, arrivo subito (esce di nuovo)

Maurizio: Poi si mettono in infusione, in acqua... Devono prendere sole, per, e stanno gi cos anche un mese o due...

Gaspare: Eh, per! Ma senza nientaltro?

Maurizio: Bh, lo zucchero... Si mette un cucchiaio di zucchero per ogni litro dalcool che ne vuoi ricavare. Almeno, io faccio cos...

Gaspare: Ah, ho capito. E le tieni cos per due mesi circa... (rientra Palmiro che da lacqua a Loredana)

Maurizio: Anche meno, in realt... (a Palmiro) Scusi: ne porterebbe uno anche a me? La ringrazio molto...

Palmiro: Ma si figuri! Vado e torno...!

Maurizio: E dopo, bisogna mescolare bene il tutto, per esser sicuri che lo zucchero si sia ben amalgamato, come dire...

Loredana: E poi si unisce allalcol, vero?

Maurizio: Bh, s, a questo punto filtri il tutto e lo unisci allalcol, imbottigliando... (arriva Palmiro con il bicchiere dacqua)

Palmiro: Prego... (si ferma quasi in disparte ad ascoltare)

Maurizio: O, grazie mille... Poi, mi raccomando: lasci le bottiglie ben chiuse, con tappo di sughero, in luogo fresco e poco illuminato, per almeno due, tre mesi... Eh, ma cos viene un signor nocino, altroch... Ma dopo, per, stammi attento a non servirlo col ghiaccio, vero?, che senn me lo rovini...

Loredana: Col ghiaccio? Ma chi che lo pu servire col ghiaccio? Oh!, il ghiaccio acqua, eh!

Gaspare: Io non li ho mai capiti, quelli che servono anche magari il whisky, con il ghiaccio... Bah!, che barbara usanza...

Loredana: Senti, e invece per il lemoncello cosa fai?

Maurizio: Praticamente uguale... (rivolgendosi a Palmiro) Mi scusi se mi permetto, ma non avrebbe, non so, delle patatine, delle noccioline, qualcosa da sgranocchiare?

Palmiro: Patatine, dice? Non so, provo a vedere un attimo...! (esce)

Maurizio: Prima di tutto i limoni... Ce ne vuole un chilo per ogni tre bottiglie, circa, poi dipende da quanto lo vuoi forte...

Loredana: Ah, una volta ne ho assaggiato uno, in un posto, che sembrava limonata... Scusa, se lo chiami lemoncello, non pu essere una bibita, no? E allora mettigli sto alcool... (rientra Palmiro)

Palmiro: Ecco quello che sono riuscito a trovare... (porge delle patatine in una coppa di vetro, tutti se ne servono) Serve qualcosaltro, magari un analcolico, o un prosecco, un aperitivino...?

Gaspare: Bh, un prosecco non si rifiuta mai, vero...?

Loredana: S, grazie anche a me...

Maurizio: Ottimo, veramente...

Palmiro: Provvedo subito... (esce)

Maurizio: Dicevamo del lemoncello... Un chilo di limoni: li sbucci, ma senza la parte bianca, eh?!, solo le bucce... Poi le metti a bagno, in alcool per liquori, e le lasci l per un giorno, circa... Dopo aggiungi lo zucchero e lasci l, un tre mesi, mescolando di tanto in tanto...

Loredana: Tre mesi, hai detto? E che ci fai poi, anche le molotov? (rientra Palmiro con tre flte di prosecco su un vassoio, tutti si servono senza neanche ringraziare; Palmiro si mette in disparte ad ascoltare) Va che tanto, tre mesi...!

Maurizio: Ma hai detto tu prima che senn viene una bibita! Se piace bello secco, bisogna lasciarlo gi anche pi di tre mesi...!

Gaspare: Va bene, va bene, lasciamo stare... Ma dimmi: tu, la birra, come la servi?

Maurizio: La birra? Ma tu mi tocchi su un punto, guarda... La birra va servita fredda ma non gelata, e va servita con la schiuma, punto. Tutti questi giovani doggi che fanno i grandi, in birreria e chiedono la birra ghiacciata e senza schiuma, non capiscono proprio niente! Deve essere fredda, ma non ghiacciata, per non perdere laroma del luppolo; e devi lasciare che faccia la sua schiuma, che, a parte che il suo buono, ma serve a far respirare la birra stessa... (si rivolge a Palmiro, quasi sorpreso dallessere interpellato) Per esempio, lei, giovanotto: come la beve la birra?

Palmiro: Io? Ma io come ha detto lei...

Maurizio: Come? Fredda ma non gelata e con la schiuma...?

Palmiro: No, gelata e senza schiuma...

Maurizio: Ecco, cosa vi avevo detto? Ah, signori... Questi sono i tempi in cui viviamo! Cosa abbiamo insegnato, ai nostri giovani? Forse a bere birra? No, signori... Non glielo abbiamo proprio insegnato!

Gaspare: Hai veramente e pienamente ragione, sai... Ah, che tristezza... E pensare che una volta eri considerato adulto quando ti bevevi il tuo primo grappino... Adesso mettono la coca cola anche dentro il rum...

Loredana: No, no, no, avete ragione... veramente una cosa indicibile! Ma, dico io: la civilt del bere? Che fine ha fatto? Ma lo sapete che la maggior parte dei giovani doggi, invece che a sangiovese e gutturnio, pasteggia a gazzosa?

Gaspare: Guarda: neanche nei vizi, capiscono qualcosa, i giovani doggi!

Palmiro: (leggero colpo di tosse) Ehm...

Maurizio: Ah! S?

Palmiro: Chi, io?

Maurizio: No, mi era parso che volesse dire qualcosa...

Palmiro: No... Solo che mi domandavo...

Maurizio: S?

Palmiro: No, dico...

Maurizio: Dica, dica!

Palmiro: Ecco... Voi siete una qualche squadra di reclutamento per sommellieres, o in realt avete qualcosaltro da dirmi? Cio, volevo sapere: oltre a mangiarvi tutte le mie patatine, avete anche un altro motivo per essere qui, o no? Senza offesa, eh?!

Maurizio: O cielo! Credo che il giovanotto abbia ragione! Non gli abbiamo ancora detto il motivo della nostra visita!

Loredana: Giusto! Gaspare, leggi tu il verbale?

Gaspare: Subito! (estrae un foglietto e legge) Verbale di contravvenzione n. 1713: Infrazioni contestate al signor Pelizzi Palmiro... lei?

Palmiro: Ma certamente...

Gaspare: Certamente... Infrazioni contestate al signor Pelizzi Palmiro: la sera del 17 novembre ultimo scorso, il Pelizzi, alla guida della sua automobile, entrava nel distributore di benzina di via Girardengo lato via Comasina contro il senso di marcia; dopo aver effettuato rifornimento, partiva in retromarcia e colpiva in pieno una vettura parcheggiata a bordo distributore; non si fermava n lasciava i suoi estremi a vantaggio della vettura sinistrata, ma si immetteva contro marcia sulla superstrada/via Enrico Fermi; resosi conto dellerrore nel senso di marcia, compiva inversione a U e rientrava nel distributore di benzina, investendo di striscio un animale di propriet dellesercente del distributore, identificato come un gatto soriano di cinque anni, che nellurto riportava la microfrattura della zampa anteriore destra (guarir in quindici giorni); in questa circostanza ometteva soccorso e passava davanti alla telecamera di sorveglianza del distributore, facendosi riprendere mentre cantava Sono un italiano di Toto Cutugno e nel contempo parlava al cellulare... La telecamera, che consentiva la sicura identificazione del Pelizzi, rivelava anche la guida senza cintura...

Palmiro: (che sta prendendo la cosa quasi come un grosso scherzo) Ma i pantaloni mi stavano su lo stesso!

Loredana: Ma stia zitto! Lei non capisce forse la gravit delle sue imputazioni! Alcune di queste infrazioni ricadono nel penale, sa? E poi, mi perdoni, ma lei ha lo spirito di una birra analcolica... Sa cos che mi fa veramente ridere di lei? Non le sue battute, ma come si veste, ecco... (Palmiro si mortifica; pausa)

Maurizio:Pelizzi, che cosa mi combina...? Tutte queste infrazioni, e senza neanche una vittoria nel campionato del mondo di calcio a giustificarle...

Palmiro: Ho unattenuante! Devo essere stato ubriaco!

Gaspare: Ah! (ritocca il verbale a penna, e riprende a leggere velocemente) facendosi riprendere mentre... e nel contempo... cellulare... cinture, e compiva tutte queste azioni in stato di ebbrezza.

Maurizio: un aggravante, sa...?

Loredana: Soprattutto se pensiamo che, facilmente, lei era ubriaco di qualche schifezza di voi giovani doggi... Non so, cosa beve lei di solito?

Palmiro: Boh, una caipiria, magari...

Loredana: Ecco, bravo. Bevi la tachipirigna che cos ti passa anche la febbre... Ma cos, stavi male, quando hai combinato tutto quel macello?

Palmiro: Io... Immagino di s... Il fatto che... Non ricordo pi niente di quel che mi dite! (in questultima frase quasi scoppia a piangere)

Maurizio: Non faccia cos, non c nessun problema. Il totale delle infrazioni contestate costa 187 punti di penalizzazione sulla patente. Il che equivale al ritiro. Dovr rifare lesame per riottenere una licenza di guida e il ripristino dei punti. Ma potr farlo quando vuole... Nel frattempo, se volesse favorire la sua patente e conciliare...

Palmiro: (piagnucoloso) Ma io come faccio, senza la patente... (estrae dal portafoglio il documento, che del tipo nuovo, a forma di bancomat, ovviamente)

Maurizio: Ah, ecco...! Bene. Grazie mille. La contravvenzione relativa le giunger a casa via raccomandata, ma la potr pagare in un qualsiasi ufficio postale... Per il resto... Si riguardi bene i quiz per lesame di guida e quando si sente pronto si presenti! Arrivederci, e grazie per il prosecchino, vero...? Quello era proprio buono! (escono; Palmiro li guarda uscire inebetito, poi emette un lungo sospiro, si siede sul divano, poi, ancora, emette un urlo disperato; si lascia cadere sul divano e da sdraiato tuona un)

Palmiro: Ma porca vacca! (si alza, va alla libreria, prende un libro e si siede al tavolo dopo aver spostato tutti gli altri; con il libro aperto davanti, gomiti sul tavolo e mani appoggiate alle tempie, si mette nellinequivocabile posizione di chi sta studiando seriamente; la luce si abbassa progressivamente e si rialza abbastanza di colpo; Palmiro nella stessa posizione in cui lo abbiamo lasciato, anche se passato un giorno... Dalle camere entra Orfea, che attraversa il palco passando davanti a Palmiro, che non alza la testa; giunge al mobile, raccoglie qualcosa, mette in ordine, emette dei leggeri rumori)

Palmiro: Ssssst! (Orfea riesce in punta di piedi; dopo poco entra Martino, il giornale sotto braccio; si accomoda sul divano, ma non appena apre il giornale ed emette rumore di fruscio di pagine...)

Palmiro: Ssssssst!! (Martino si alza velocemente e esce verso le camere; dopo poco entra Guendalina, che non si accorge della presenza di Palmiro e va verso il lettore cd, fa per accenderlo, ma vede il fratello)

Guendalina: Ti da fastidio se ascolto un po di musica?

Palmiro: Ssssssssssst!!! (Guendalina esce quasi di corsa; dopo qualche istante rientra Orfea con uno spolverino per i mobili e si accinge a fare la polvere in punta di piedi; dopo poco entra Martino con un libro di piccolo formato, che va a leggere sul divano, senza far rumore quando gira le pagine; a breve rientra anche Guendalina, con le cuffie e un lettore mp3, va anche lei sul divano; i tre rimangono indaffarati nei loro mestieri, allungando di tanto in tanto un occhio a questa scena poco familiare per loro, di Palmiro che studia; dopo poco Martino fa come per aprire bocca verso Orfea che subito lo tacita)

Orfea: Sssssst!

Palmiro: (alzando finalmente la testa dai libri) Proprio non ce la fate, vero?, a fare un po di silenzio? E poi, com che siete tutti qui? Cosa devo fare, chiudermi in bagno, per studiare con un po di tranquillit? (raccoglie i libri ed esce sotto gli sguardi allibiti degli altri)

Guendalina: Ecco: adesso lavete fatto arrabbiare...

Martino: Ah, noi! Tu piuttosto!, con quelle cuffie che si sente tutto anche fuori!

Orfea: Non ricominciate a beccarvi, voi due! Basta, non successo niente: Palmiro andato a studiare di l, e via.

Guendalina: E io far lo stesso! (esce)

Martino: E io invece resto qui!

Orfea: E stacci, bravo, va! (esce anche lei; immediatamente Martino si porta al telefono e chiama Maurizio)

Martino: Pronto, Maurizio? No, tutto okay! Volevo solo aggiornarti! Pare che i vigili abbiano funzionato di brutto! da ieri sera che Palmiro studia! Stavolta si deve essere proprio spaventato... la patente che gli sta a cuore davvero! Grazie! Oltretutto, cos la pianter di prendere in giro la sorella perch stata bocciata allesame di guida... Mi spiace solo che tutti questi fatti non sembrano aver preoccupato Guendalina neanche un po... Ho paura che con lei sar pi tosta... No, okay, certo: una cosa alla volta... Senti, ma adesso, che facciamo? Niente? Come niente? Ah, aspettiamo... Ma se questo una volta che ha ripreso la patente, non si mette comunque a cambiar sistema? E gi... Come dire: noi ci abbiamo tentato... E io cosa devo fare? Il solito, ho capito... (riattacca; poi, rivolto verso le camere) Orfea! Guendalina! Andiamo a comprare quel tavolino al centro commerciale, dai! (si abbassano le luci, Martino esce di scena; le luci si rialzano di colpo e in scena ci sono Palmiro, con i suoi libri che studia; dopo un po suona il citofono)

Palmiro: (alzando gli occhi al cielo) Cavolo! Mai un po di pace, in questa casa! (alzandosi per rispondere) Giuro che se la strega la cuocio a bagnomaria... (al citofono) Chi ? E checcavolo vuoi? Va be sali, ma non rompere che sto studiando! (si rimette ai libri dopo poco entra Loris, dopo aver bussato e aver atteso che qualcuno gli aprisse)

Loris: Permesso? Ah, ciao... (va ad accomodarsi sul divano, osservando attentamente Palmiro che non si mosso dai suoi libri di scuola guida; pausa) Se vuoi, quando sei pi avanti nello studio, ti porto io a fare un po di guide...

Palmiro: (alzando la testa dai suoi libri con uno sguardo di fuoco, tuona) Ma se tu sei il peggior guidatore che io conosca? Se tu fai fatica a trovare la retromarcia e guidi sempre e costantemente con una marcia sola, la terza? Vuoi venire a farmi le guide, tu?

Loris: Bh, a me non hanno ritirato la patente...

Palmiro: Per forza! Non guidi mai, perch non sai manco tirare fuori la macchina dal box!

Loris: (pausa) Come siamo suscettibili...

Palmiro: Sfido che sono suscettibile! Tu sei sveglio come un pitone! Scusa, ma te ne rendi conto? Devo partire per militare, rifare lesame di maturit e sono senza patente! Riesci a capire che razza di periodo per me? (si rimette sui libri; Loris rimane in silenzio, sconsolato; dopo un po suona il citofono; Palmiro reagisce eccessivamente) AAAAAARRRRGH! (mette a croce le due matite che ha sul tavolo, come fosse uno scongiuro, e le rivolge al citofono)

Loris: Forse meglio se rispondo io... (si reca al citofono) Chi ? Ah... Scendo subito! (a Palmiro) Dice che c un pacco da ritirare...

Palmiro: Ma chi ? Postino? Corriere?

Loris: Ma non lha mica detto. Ha detto solo che c un pacco da ritirare.

Palmiro: E per chi ? Per me?

Loris: Ma non ha mica detto neanche questo! Ha detto solo C un pacco da ritirare! Senti, vado a prendertelo io! (esce dalla porta di casa; Palmiro rimane a studiare; dopo poco riappare, con in mano un foglietto; si lascia la porta di casa aperta alle spalle)

Palmiro: Bh?

Loris: Ho trovato questo biglietto, credo che sia per te... Non firmato. C scritto solo: Assumiti le tue responsabilit: il bambino anche tuo.

Palmiro: Ma che diavolo vai dicendo? Quale bambino?

Loris: (torna alla porta di casa esce e rientra immediatamente con una carrozzina) Immagino sia questo... (si sente un rumore di pianto di bimbo)

sipario

fine secondo atto
TERZO ATTO

La scena la stessa degli altri atti, ma vi un insolito disordine: giocattoli da bambino dappertutto, peluches sparsi, biberon in giro e altri segni della presenza del bimbo. Il disordine permane per tutto latto, e frequentemente i personaggi in scena saranno costretti a spostare oggetti per avere spazio. In scena c Martino, telefono in mano, che passeggia su e gi per il palco nervosamente, scavalcando i giocattoli sparsi.

Martino: (irato ma trattenuto, parla quasi sottovoce per non fare rumore) Lutente non momentaneamente raggiungibile... Altro che momentaneamente! Son due giorni che non si raggiunge! Pare Arsenio Lupin, pare, da tanto non si raggiunge... Ma perdiana, cosa si deve fare...?! Qui un disastro... E rispondi benedettuomo! Ah!, ecco, squilla...! (Maurizio si trova in fondo al teatro, in mezzo alla platea; condurr la sua telefonata da l, camminando al massimo fino a met sala e non guardando mai direttamente Martino)

Maurizio: Pronto?

Martino: Ah, eccoti... E dove diavolo ti eri cacciato? Guarda che qui siamo in un gran pasticcio, altro che... E da due giorni!

Maurizio: Ah s?! E perch? Ha scoperto qualcosa?

Martino: Ma no, non ha scoperto niente... Ma, il bambino?

Maurizio: Adesso non fare anche tu come Orfea... Il bambino grande, dai!

Martino: Ma come grande? Ma tu sei fuori... Vieni subito qui, cavolo!

Maurizio: Vorrei, ma non posso, adesso... Sono impegnato in teatro, sto provando con la compagnia e... (si guarda intorno e formula una battuta in relazione alla platea) c anche qualche spettatore occasionale... S, non ridono molto, per cui penso che siano occasionali... Parenti e amici ridono molto di pi di solito...

Martino: Ma cosa fai, reciti, adesso?

Maurizio: Naaa... Scrivo! Ho scoperto che lo fanno ma proprio tutti, e allora ho scritto una commediola per dei miei amici... Poi quando siamo pronti invito anche te alle prove... O magari vuoi anche recitare?

Martino: Ma quale recitare, noi abbiamo bisogno di te, subito!, per sistemare... quella cosa... che sai!

Maurizio: Ti ho gi detto che non gli diciamo niente, fidati... Comunque, appena ho finito qui faccio un salto... E se cambi idea, dimmelo, che cerchiamo sempre qualche attore con una faccia buffa come la tua, dai...! (riattacca e scompare verso il foyer o da dove possa raggiungere i camerini e le quinte)

Martino: Faccia buffa come la mia? Ma si visto la sua? Ma senti che roba... No, stavolta me lha fatta grossa... Un bambino cos piccolo! Ma che piccolo: appena nato! (si rende conto di aver quasi urlato, guarda in quinta preoccupato, e ridice la battuta verso il pubblico ma pi sottovoce, nel mentre entra Orfea) Appena nato!

Orfea: Perch parli sottovoce?

Martino: (sorpreso) ... Ma per il bambino...

Orfea: Ma il bambino sveglio. Non dormono mai, quando stai attento a non svegliarli. quando te ne dimentichi, che stanno dormendo...

Martino: Ah. Dunque non dorme. E cosa sta facendo? (si sente un pianto)

Orfea: Ecco! Cosa vuoi che stia facendo? Piange, no? E ci credo: ha fame.

Martino: Come, ha fame...? Palmiro non lo sta allattando?

Orfea: No. Non lo sta allattando. Ti rivelo un segreto: non in grado. E te ne rivelo un altro: quando si tratta di figli, gli uomini sono assolutamente inutili. Tant che non sanno nemmeno allattare. Fosse per voi, i figli non nascerebbero e non crescerebbero.

Martino: Ah. Allora colpa tua, se abbiamo due figli cos, una che vuole il piercing tra pollice e indice e laltro che semina bambini in giro! (entra Guendalina)

Guendalina: Allora, mamma? Il latte?

Orfea: Eh, se tuo padre si risparmia il suo sarcasmo, e si degna di rendersi utile...!

Martino: Ma come? Non sai che noi uomini siamo completamente inutili se si tratta di bambini?

Orfea: Uuufff! Martino: farmacia, latte in polvere, una scatola, e di corsa, che il bimbo ha fame! Vai tu, che tanto qui non servi a niente!

Martino: Una volta si diceva: tutti siamo necessari, nessuno indispensabile. Qua si potrebbe dire: tutti sono necessari, ma quelli indispensabili, sono proprio i cosiddetti inutili...! Vado! E comunque non preoccupatevi: tra poco sar tutto sistemato! (esce sotto lo sguardo curioso delle donne)

Guendalina: Sar tutto sistemato? Alludeva al latte o a qualcosaltro?

Orfea: (pensierosa) Ma sai che non lo so? Il tono in cui lha detto, ha fatto venire il dubbio anche a me... Non credo che fosse solo per il latte... Ma allora cosa avr voluto dire?

Guendalina: Secondo me convinto che una volta che gli hai preso il latte un bambino poi cresce da solo... O forse, conoscendolo, voleva dire che lo fa mettere in collegio, cos almeno non gli da pi fastidio e anche il buon nome della famiglia salvo...

Orfea: Guendalina! Non esser cos cinica, alla tua et! E credimi: del buon nome della famiglia se ne frega anche tuo padre, mentre a modo suo si gi affezionato al bimbo, dunque non essere severa, con lui, almeno quando non se lo merita...

Guendalina: E quando mai non se lo merita?... Comunque, ci gioco quello che vuoi: non Palmiro il padre...

Orfea: Ma?!, che discorsi sono?

Guendalina: Fidati, ma. Non stato lui.

Orfea: Ma che ne sai tu, zabetta?

Guendalina: Oh, ma, una sorella certe cose le sa...!

Orfea: Nessuno!, nessuno dovrebbe sapere certe cose!, men che meno una sorella...!

Guendalina: Senti, ascolta: lo so: Palmiro babbo. Ma fidati, non cos babbo da combinare una cosa del genere. E poi, nove mesi fa, Palmiro rimbalzava...

Orfea: Rimbalzava? E che diavolo vuol dire?

Guendalina: Che lo aveva chiesto a Giuditta, ma che lei gli ha detto nisba! Fidati: non lui.

Orfea: E fidati, fidati, fidati! Mi sa che dovevo invece fidarmi un po meno, di voi due! (suona il citofono, entrambe saltano dallo spavento) Ma perch da un po di giorni a questa parte, in questa famiglia, se suona il citofono tutti si spaventano? (va a rispondere) S? (terrorizzata, verso Guendalina) No! La strega! (di nuovo al citofono) S, venga su!

Guendalina: Mamma...! Vado a vedere se Palmiro ha bisogno...! (esce; bussano alla porta con estrema veemenza)

Orfea: O cielo! Mi butta gi la porta... Avanti! (va ad aprire) Prego, si accomodi...

Elisabetta: (entra con gli occhi a lama, visibilmente alterata, e a stento trattenuta) Ma noi, come eravamo rimasti daccordo...?

Orfea: Oh! buongiorno, signora Elisabetta... Daccordo? Noi? Ma, in che senso, non capisco...?

Elisabetta: Io, un paio di giorni fa, sono venuta a trovarla, si ricorda?

Orfea: Un paio di giorni fa, dice? A trovarmi? Ma, esattamente, cos, su due piedi, io non posso dire di...

Elisabetta: Ah, bene! Meno Male! E cosa le avevo detto, quando son venuta a trovarla, se lo ricorda?

Orfea: Io... veramente... Se me lo ricordo? Ecco io credo...

Elisabetta: Il Mereghetti.

Orfea: Ah, s, abbiamo parlato del Mereghetti...

Elisabetta: E della riunione condominiale.

Orfea: La riunione condominiale... Oddio! La delega...

Elisabetta: Gi. La delega.

Orfea: Signora Elisabetta, mi scusi, io sono mortificata... Ho paura che ci siamo dimenticati di firmarle la delega...

Elisabetta: Brava! E lo sa come andata a finire, a causa del fatto che lei non ha firmato la delega?

Orfea: Come andata a finire...? No, io non credo di avere unidea, di come pu essere andata a finire? Ma perch, doveva andare a finire in qualche modo?, io non so...

Elisabetta: andata a finire che... Cos questo rumore? (in realt non si sentito ancora niente...)

Orfea: Quale rumore?

Elisabetta: Mi era sembrato... Bh, andata a finire che il Mereghetti ha portato tutti dalla sua parte! E sul riscaldamento lha avuta vinta lui! E sulla cassetta condominiale per la pubblicit lha avuta vinta lui! E sulla parabolica lha avuta vinta lui! Su tutto! E tutto perch lei, signora, e la sua famiglia, si son dimenticati di firmarci la delega!

Orfea: Sa, son stati dei giorni un po particolari per noi... (ora si sente chiaro, bench basso, il vagito di un bimbo)

Elisabetta: Un momento! Adesso ha sentito?

Orfea: (che ha sentito benissimo) Sentito? Cosa? Ah!, forse il gatto dei vicini...

Elisabetta: (affilata) Il regolamento condominiale proibisce gli animali domestici... Anzi: proibiva.

Orfea: Proibiva?

Elisabetta: S. Il Mereghetti riuscito a farlo cambiare, laltra sera... (ora si ode chiarissimamente un pianto di bimbo)

Orfea: (cercando di coprirlo) Ah, lha cambiato, dice? E mi dispiace tanto, che mi sembra di capire che lei non avrebbe volut...

Elisabetta: (interrompendo con un gesto perentorio) Ma non mica un gatto, questo...

Orfea: Come dice, scusi...?

Elisabetta: Niente. Ho capito tutto. Mi scusi se ho disturbato. Arrivederci. (esce)

Orfea: Ahia. Non so perch, ma quando se ne va cos, mi fa ancora pi paura di quando arriva... (entra Guendalina)

Guendalina: (quasi sottovoce) Si addormentato...

Orfea: Oh, bene. E Palmiro?

Guendalina: No, Palmiro che si addormentato. Il bimbo l che gioca con i suoi capelli, non capisco come faccia a non svegliarsi... (suona il campanello) Ecco: adesso si sveglier... (va ad aprire)

Orfea: Ma chi sar stavolta? Guarda che la porta, non il citofono...

Guendalina: S, ho capito... Chi ? (si pone in ascolto ma non intende) Bho, io apro...

Ufficiale Sanitario: (da sulla porta) Ehm, la famiglia Pelizzi?

Guendalina: questa.

Uff. San.: Sono lufficiale sanitario, potrei parlare con il signor Martino Pelizzi? (interviene Orfea)

Orfea: mio marito, ma al momento non in casa... Ma entri, la prego...

Uff. San.: (entra una graziosa signorina, elegante, professionale) Grazie, ma non vorrei disturbare... Solo che ho qualche domanda da farvi...

Orfea: Dica pure... Ma prego, accomodatevi! (si pongono intorno al tavolo)

Uff. San.: Vengo subito al dunque... Sapete che reato non denunciare un bambino appena nato?

Orfea: Ma voi... Ecco, io... Come le ho detto, mio marito non in casa!

Uff. San.: Ho capito. Ma lui il padre del bambino?

Orfea: No!

Uff. San.: E lei la madre?

Orfea: No, assolutamente!

Uff. San.: Capisco: deve essere questa fanciulla, la madre... (indica Guendalina)

Guendalina: Uff! proprio fuori strada... Guardi, io non so fare una torta, si figuri se so fare un bambino...

Uff. San.: E allora? Chi sono i genitori del bambino? La denuncia spettava a loro, sa?

Orfea: Ma voi come fate a sapere del bambino?

Uff. San.: Oh!, il paese piccolo...

Guendalina: Pi che altro il condominio, piccolo... (si rivolge alla madre) Scommetti che stata la strega?

Orfea: Ma chiedo scusa, signora... A dir le cose come stanno, noi abbiamo trovato questo bimbo fuori dalla porta di casa, non sappiamo chi siano i genitori...

Uff. San.: Ecco, ragione di pi per denunciarlo, non trova? O intendete adottarlo?

Orfea: No, a dire il vero noi intendevamo capire chi fossero i genitori e, insomma, farci unidea del perch fosse stato lasciato proprio fuori da casa nostra...

Uff. San.: Ah, s, capisco... Capisco benissimo. Mi creda signora, non deve difendere suo marito, se non vuole...

Orfea: Ma non sto difendendo mio marito, creda!

Uff. San.: Ah. Davvero non ne sa niente? Mi dispiace... Ma mi creda: certe situazioni sono frequentissime...! Sa cosa le dico? Guardi, non le dico niente: si arrangi un po lei, ecco... Questi sono i moduli da compilare, grazie!

Orfea: Ma se non so neanche di cosa si tratta...

Uff. San.: il modulo per la denuncia della nascita, no?

Orfea: Ma scusi: la denuncia della nascita non spetta ai genitori?

Uff. San.: Ovviamente.

Orfea: E se sto tentando di spiegarle che non sappiamo per certo chi siano i genitori, lei perch insistete?

Uff. San.: Ma il bambino va denunciato!

Orfea: S, ma lo devono denunciare i genitori! E noi al momento stiamo cercando di capire chi siano!

Uff. San.: (insinuante) Neanche un vago sospetto?

Orfea: No! Cio, veramente, uno labbiamo... Ma molto vago! Insomma... Voi non potreste tornare tra un paio dore, che noi cerchiamo di chiarire la questione?

Uff. San.: No, guardi, facciamo cos: voi venite a denunciare questo bambino entro un paio dore, altrimenti noi vi mandiamo i carabinieri...!

Orfea: Ah. Mi sembra che non ci siano alternative, comunque...

Uff. San.: Giusto. Dunque arrivederci. (si alza e se ne va)

Guendalina: No, no, ho proprio capito come stanno le cose in questo mondo... Tutti parlano tanto di fecondazione assistita, ma in realt nessuno ti assiste dopo la fecondazione, che quando ne avresti pi bisogno...

Orfea: Guendalina, non dire sciocchezze!

Guendalina: Infatti... Non sono sciocchezze. (dalla porta di casa appare Martino, carico di borse da farmacia, pieni di prodotti per bambini: si intravedono biberon, ciucci, omogeneizzati, confezioni di pannolini, giocattolini e altro, ma tipo per sette gemelli)

Martino: Eccomi! Ho fatto prima che ho potuto...

Orfea: (osservando i sacchetti) S, ma hai svaligiato il negozio...!

Martino: Ma cosa dici... Ho preso solo due cosine...

Guendalina: E scommetto che ha dimenticato il latte...

Martino: Toh!, ecco il latte... (lo porge a Orfea, mentre Guendalina inizia a rovistare tra i sacchetti, estraendone le cose pi improbabili)

Guendalina: Omogeneizzati...

Orfea: Ma quelli si cominciano dai sei mesi!

Martino: S, ma erano in offerta...

Guendalina: Un tiralatte...

Orfea: Martino? Cosa pensi che sia un tiralatte?

Martino: Eh, una cosa che quando non hai il latte... te lo tira fuori... No? Insomma, tu hai detto che Palmiro non allatta!

Orfea: Ma Martino? Ma non ti ha spiegato proprio niente la mamma? E s che hai anche avuto due figli...!

Martino: (rendendosi conto di aver sbagliato qualcosa) Ecco! Questa la riprova che *tu* hai avuto due figli...! Io ero un semplice spettatore...!

Orfea: Ha parlato San Giuseppe!

Guendalina: Pap, che cos questo? (estrae un vasino)

Martino: Oh, Guendalina! E cosa ti sembra? Bh, proprio quello!

Orfea: Mamma mia... Ma Martino! Quel coso non gli occorrer prima di due anni!

Martino: Ah, non la fanno la... No, dico, prima...?

Orfea: S che la fanno! Ma nei pannolini!

Martino: (estrae lui stesso una confezione di pannolini) Ho preso anche quelli! E comunque mi sono portato avanti!

Guendalina: (alla madre) Controlla che non gli abbia gi preso anche i libri di scuola...

Orfea: (estrae senza parole ma con sguardi interrogativi verso Martino, tutta una serie di giochini per bambini; i primi giochi estratti sono effettivamente per bambini piccoli, ma lultimo gioco estratto una pistola che brilla e fa rumore, e lo sguardo interrogativo di Orfea plateale)

Martino: (che non sa pi cosa dire) Bh, in una casa di rompiscatole come questa, un povero bambino avr diritto a divertirsi un po, no? Quando vi conoscer, gli verr il magone anche a lui...!

Guendalina: S, ma mai come quello che gli verr quando sapr che il nonno gli ha comprato un tiralatte per suo pap...

Orfea: E questi cosa sono?

Martino: (estrae dal sacchetto e mostra) Ciuccio per la notte: si illumina...; poi: sonaglietto pop: suona tutte le canzoni dei Beatles, ideale per farlo addormentare...; dopo ho preso un pettinino per bambini...

Orfea: Ma pelato!

Martino: ... Scarpine...

Orfea: Ma sono enormi!

Martino: S, ma queste son quelle che si illuminano quando cammini, sono bellissime...; e ovviamente, un pallone da calcio.

Guendalina: E il piccolo chimico, non glielo hai preso?

Martino: Ho comprato anche il passeggino, ma lho lasciato gi in box, per il momento...

Orfea: No, bravo: hai fatto bene... Aaaaaaaaargh! (esce stizzita mentre Guendalina raccoglie un paio di sacchetti e la segue; restano comunque dei sacchetti per terra; Martino, rimasto in scena da solo, si guarda intorno circospetto, poi a passo leggero si reca alla porta e la apre)

Martino: Dai, entra, ma fai piano... (appare Maurizio, di nuovo vestito da alternativo) Meno male che ti ho trovato sul pianerottolo... Dai, vieni, adesso... Orfea di l a sistemare le borse...

Maurizio: Le borse?

Martino: S, ho comprato qualcosa, per rendere pi credibile il tutto. Oh, mi costato una fortuna, ma almeno ti ho coperto, no?

Maurizio: Ehm. No. Cio, non ho capito...

Martino: Maurizio? Hai bevuto?

Maurizio: No, sono assolutamente sobrio! Solo non capisco cosa stai dicendo? Su cosa mi dovevi coprire, di grazia?

Martino: Ma sul bambino, no? Tra laltro: secondo me hai davvero esagerato, diamine... Un bambino cos piccolo...

Maurizio: Ma, ancora con questa storia del bambino... Gi mi hai detto qualcosa per telefono, ma io non ho mica capito, sai? Di che diavolo di bambino stai parlando?

Martino: Ma come di quale? Quello che hai lasciato fuori dalla porta, no? Per responsabilizzare Maurizio!

Maurizio: Io non ho lasciato nessun bambino da nessuna parte.

Martino: Come? Stai scherzando, vero...?

Maurizio: No. Nella maniera pi assoluta. Ribadisco: non so di cosa stai parlando.

Martino: (pausa) O santo cielo. (sguardo verso il cielo) O santo cielo! Ma allora?

Maurizio: Se non troppo disturbo, puoi spiegarmi cosa successo?

Martino: E la fai semplice, tu! No, non posso spiegarti cosa successo, perch speravo che me lo spiegassi tu, speravo! Abbiamo trovato una carrozzina, con dentro un bambino, fuori dalla porta.

Maurizio: (agitandosi) Un bambino? Calma! Manteniamo la calma! Non si pu scherzare con i bambini! Come hai potuto anche solo pensare che potessi essere stato io? No, guarda che la cosa grave! Bisogna rimanere calmi, prima di tutto! Un bambino... Bh, non c fumo senza arrosto... Voglio dire: non c bambino senza mamma.

Martino: E senza pap...

Maurizio: E senza pap. (che ha ripetuto ma senza aver compreso) E senza pap?

Martino: Sulla carrozzina cera un bigliettino: assumiti le tue responsabilit, il bambino anche tuo.

Maurizio: Occavolo.

Martino: In realt, n cavolo n cicogna...

Maurizio: Vuoi dire che...

Martino: No, non voglio dire niente. Non lo so! So solo che il riferimento alle responsabilit mi aveva fatto pensare che potessi essere stato tu! Ma son contento che non sia cos. Da una parte. Dallaltra, ho una gran paura che, se non sei stato tu, non restino molte alternative...

Maurizio: Palmiro.

Martino: Palmiro.

Maurizio: Guarda che sarebbe ben comica, sotto un certo aspetto... Noi che fingiamo tutto quel complotto per dargli le sue responsabilit, e le responsabilit lo raggiungono per davvero...

Martino: Gi. Ma non sempre cos, la vita? Chiss, forse questa cosa vuole proprio dirci che... Bh, che ho sbagliato. Che per quanto io mi sia sforzato, in buona fede, intendiamoci, comunque non ce nera bisogno. Sono le contraddizioni dei genitori: da una parte vogliono che i figli crescano, dallaltra vogliono conservarli bambini. Solo che... Non si pu. I figli crescono, che tu lo voglia o no. E inevitabilmente affrontano le loro responsabilit.

Maurizio: Ascolta: c forse del vero, in quel che dici, ma dimentichi una cosa: se inevitabile che prima o poi affrontino le loro responsabilit, insegnargli ad affrontarle da piccoli, da giovani, fa s che siano pronti ad affrontare quelle pi grosse quando sono grandi! Adesso, onestamente: Palmiro, non lo vedo tanto pronto per la paternit. E se la dovr cavare lo stesso. Lo avresti aiutato di pi se gli avessi insegnato come vanno le cose nella vita prima!

Martino: Gi. Ho paura che tu abbia ragione. Per, adesso cosa facciamo?

Maurizio: Giusto. Il bambino. (alterandosi ancora) Intanto manteniamo la calma! Ho detto di rimanere calmi, okay! Bisogna non farsi prendere dal panico! Intanto dobbiamo essere sicuri che Palmiro sia il padre...

Martino: Mater certa est, pater unquam...

Maurizio: La madre sempre certa, il padre, mai, lo so anchio il latino... Giusto! La prima cosa da fare trovare la madre! (entra Orfea)

Orfea: Maurizio! Ma che fine hai fatto? Non ti ho pi visto da che sei uscito di... Insomma, da che sei riapparso! Ma perch neanche una sera a cena, cos, per vedere i ragazzi?

Maurizio: Orfea, ti giuro: non stata colpa mia!

Martino: Quello che vuole dire Maurizio che...

Maurizio: (interrompendo) No, voglio dire che i carabinieri, le professoresse, i vigili, s: li ho ideati io, ma il bambino no!

Martino: Bum. Ecco fatto.

Orfea: Scusa?

Maurizio: (guardando con aria interrogativa Martino) Ma, non le avevi detto niente?

Martino: Chi, io? (perdendo improvvisamente la calma) Ma se son tre giorni che mi dici non diciamo niente, non diciamo niente...!

Maurizio: E ma allora perch glielo hai detto?

Martino: Io? Io?? Ma tu, glielo hai detto!, adesso adesso!

Orfea: Alt! Fermi tutti! In realt nessuno mi ha detto niente. Ma qualcosa mi dice che avete davvero qualcosa da dirmi! Dunque, fuori il rospo! (Martino si gira da una parte, Maurizio dallaltra, Orfea in mezzo) Allora?

Maurizio: Ha proposto tutto lui!

Martino: Lho fatto a fin di bene! (a Maurizio) E poi non ho proposto niente, io...!

Maurizio: Mi ha chiesto di occuparmene io!

Martino: Credevo di fare un favore a Palmiro! (a Maurizio) Ma poi sei stato tu a offrirti...!

Maurizio: Non voleva che dicessimo niente!

Martino: Volevo che Palmiro crescesse un po! (a Maurizio) Ma, uh!: eri tu che volevi che non dicessimo niente!

Maurizio: Ha finto che dovesse andare a militare!

Martino: Era per maturare il senso civico! (a Maurizio) Ma se sei tu che hai inventato la storia dei carabinieri, che diamine...

Maurizio: Mi ha costretto a travestirmi persino da professoressa!

Martino: Ma perch capisse limportanza della cultura! (a Maurizio) Io non ti ho costretto proprio a niente...

Maurizio: E si inventato un falso verbale dei vigili!

Martino: Perch imparasse a guidare la sua vita, che caspita! (a Maurizio) Oh, la smetti? Guarda che ti sei inventato tutto tu, giuda!

Orfea: Alt! Ho capito tutto. Quasi tutto. Ho capito che Palmiro in realt non deve partire per militare, non deve rifare lesame di maturit, non deve riprendere la patente.

Martino: E cos. Volevo spaventarlo un po, smuoverlo...

Orfea: No, no, no: ho capito. Ma ho capito anche che, invece, con il bimbo voi non centrate.

Maurizio: cos! E non voleva dirtelo...

Orfea: No, no, no: e ma allora di chi sto bimbo?

Martino: Non lo sappiamo.

Maurizio: Ma abbiamo paura di indovinarlo... (si ode un forte grido provenire dalle camere: Palmiro)

Orfea: Oddio! Si svegliato Palmiro! (corre di l)

Martino: (perplesso, dietro a Orfea che esce) Che comunque rimane il vero bambino di questa storia... Ah! (guarda Maurizio) Insieme a qualcun altro...

Maurizio: (in forte imbarazzo, guarda lorologio) Urca, che tardi che si fatto! Mi aspettano in teatro, dunque se non c bisogno di me, e non c, io andrei...!

Martino: Fermo.

Maurizio: S?

Martino: Che razza di scena ignobile hai recitato, prima, eh? E ha fatto tutto lui, e io non volevo, e son stato coinvolto, eh? Ma non eri tu, quello che si assume le sue responsabilit? E di cosa abbiamo parlato allora?

Maurizio: Martino... Perch ti arrabbi cos? Il fatto che... Vedi: io di fronte a Orfea... Ecco... Hai capito? lei che mi fa una paura bestiale!

Martino: Ma come ti fa paura? Ma Orfea?

Maurizio: Orfea! Mi ricorda la mia insegnante di Educazione Tecnica delle medie!

Martino: E credi che io me la beva, questa?

Maurizio: Bh, io mi sono bevuto questa e molte altre...

Martino: Ma smettila. Adesso cosa facciamo?

Maurizio: Mi pare chiaro. Cerchiamo la madre. E magari proviamo a sapere da Palmiro se ha qualche idea...

Martino: Mah!, conoscendolo, dubito molto...! (entra Orfea, con Guendalina e Palmiro) E il bambino?

Orfea: Dorme. Appena Palmiro si svegliato e ha lanciato quellurlo, si addormentato. Meglio cos. Bisogna che facciamo un discorso, tutti noi...

Martino: Giusto. (a Palmiro) Allora, principino... Abbiamo trovato lerede, o si tratta di una vile truffa ai tuoi danni?

Orfea: (prendendo in mano la situazione) No, basta sarcasmi. Adesso facciamo un discorso serio. Palmiro: cosa ne sai di questo bambino?

Palmiro: Neanche il nome...

Orfea: Okay, a questo penseremo poi, va bene? Voglio dire se hai unidea di quale possa essere, diciamo cos, la sua provenienza!

Palmiro: Escluderei che possa averlo portato una cicogna...

Maurizio: (intervenendo) E cos facciamo notte... Palmiro: c caso che tu possa essere il padre del bambino?

Palmiro: (ci pensa un po) Bh, non nellultima settimana...

Martino: Palmiro! I bambini ci mettono nove mesi, a nascere, cavolo! E questo lo so anchio! Quindi la domanda chiara : avevi, nove mesi fa, una fidanzata, che potrebbe essere rimasta, sventuratamente!, madre di tuo figlio?

Palmiro: Io... Ecco... Non lo so!

Orfea: Ma come non lo so?!

Palmiro: Diciamo che io, quando esco con gli amici, non sempre sono presente a me stesso...

Martino: (occhi al cielo) Disgraziato... Io lo ammazzo!

Orfea: Ascoltami, Palmiro: devi essere presente a te stesso adesso. Tra qualche istante, da quella porta, entreranno dei carabinieri mandati dallufficiale sanitario perch il bambino non stato denunciato. E non stato denunciato perch non son noti i genitori. Palmiro, se tu sei il genitore, o meglio, se c anche solo una remota possibilit che tu non lo sia, ecco, lo devi dire!

Palmiro: Ma io non lo so...!

Maurizio: Allora c poco da fare. Se non sei in grado di dire che non lo sei, allora per la legge sei tu. Fidati, lo so. (suona il campanello)

Martino: Se sono i carabinieri, siamo al punto di prima...!

Guendalina: Vado io! (apre la porta, entrano Loris e suo padre Iacopo, saluti a soggetto)

Iacopo: (a Martino) Uh, nonno! Siamo venuti a vedere la creatura! (si guarda intorno, vede tutti gli altri che lo fissano e si fa prendere da un dubbio) Ma disturbiamo? Se un momento sbagliato andiamo via subito, eh?

Orfea: Nessun problema, Iacopo, solo che stiamo cercando di capire se davvero centriamo in qualche modo con questa paternit...

Iacopo: Ah, perch sussistono dubbi? (pacca e sorriso a Martino) Non tutto il ritratto del nonno? Ah, nonno! Che bella parola! Hai visto, per? Te lo avevo detto che eri vecchio!

Martino: Iacopo... Vedi di darci un taglio, va bene?

Loris: In effetti, ora che ci penso, sul biglietto che ho ritrovato mica cera il nome del destinatario... Comunque, ma sto bimbo? Dai che lo vogliamo vedere, anche se Martino non dovesse essere il nonno!

Orfea: Adesso veramente sta dormendo ed meglio non disturbare... (suona il campanello) Come non detto! (Guendalina va ad aprire entra la signora Elisabetta)

Elisabetta: O buonasera a tutti, disturbo? Ah, bh, meno male... Son venuta a vedere il patanin! Com, biondo? O pelato? Eh, ma se ha preso dal nonno, sar pelato...

Martino: Non sono pelato, io...! E non sono neanche il nonno, forse...

Elisabetta: Ah, no? Ah, non un parrucchino, quello l? Pensi che ho sempre creduto che fosse un parrucchino...

Orfea: Signora Elisabetta, mi scusi, ma sa, per noi questo un momento un po particolare...

Elisabetta: E allora? Disturbo? Ah, bh, meno male... (suona ancora il campanello)

Guendalina: Ma il citofono non funziona, oggi?

Elisabetta: No, che il Mereghetti, nellultima assemblea condominiale, ha ottenuto che fosse lasciato aperto il portone per due ore al giorno... Sa, per i postini, la pubblicit, i testimoni di Geova... Almeno non citofonano.

Guendalina: Mica una brutta idea, tanto devono venire tutti qui... (apre, entra lufficiale sanitario)

Uff. San.: Buongiorno a tutti... (a Orfea) Allora?

Orfea: Allora niente!

Uff. San.: Allora chiamo i carabinieri...

Orfea: No! Aspetti un momento! Stiamo cercando di capire!

Uff. San.: Ma ancora? E che sar mai? Basta, adesso ci penso io! Mettetevi tutti in fila! Tutti! (fa schierare tutti i presenti) Alzi la mano il padre del bambino! (nessuno si muove) Ah. Facciamo i duri, vero? E allora iniziamo linterrogatorio! (li interroga uno a uno, da sinistra a destra, come specificato; inizia da Iacopo) Lei, in che rapporto di parentela si trova con il bambino?

Iacopo: Sono amico del nonno!

Martino: Nonno un cavolo!

Uff. San.: Silenzio! Comunque, un amico del nonno non pu essere il padre! Lei scagionato! (a Guendalina) E lei?

Guendalina: Vuol sapere se sono il padre?

Uff. San.: No! Lei forse la madre?

Guendalina: E lei forse Godzilla?

Uff. San.: Ah, ah, ah! Capisco la sua aggressivit! Lei non la madre, ma le piacerebbe esserlo... Con questa risposta, lei scagionata!

Maurizio: ( giunto il suo turno) Io sono il maggiordomo! Non sono mai il colpevole se non proprio nei gialli pi scontati...

Uff. San.: Sar. Comunque mi segno la sua faccia... Per il momento la iscrivo nel registro dei sospetti.

Maurizio: E ti pareva...

Uff. San.: E lei? (a Martino)

Martino: Io sarei... il pap del presunto pap.

Uff. San.: Ah! Il nonno.

Martino: S, in carriola...

Uff. San.: ( giunta a Elisabetta) Ah, buongiorno, signora! Noi ci conosciamo gi!

Elisabetta: Buongiorno! Tutto bene? Ha visto che roba?

Uff. San.: Eh, non me lo dica... (giunge a Orfea) E lei, signora? Difende sempre suo marito?

Orfea: S, non fosse altro per il fatto che non pu essere padre e nonno allo stesso momento, no?

Uff. San.: Giusto. Ma allora, non ci restano molte alternative! (squadra i due rimanenti, Loris e Palmiro)

Palmiro: Palmiro Pelizzi. Non ne so niente.

Uff. San.: Gi, dicono tutti cos! (rivolta a Loris) E lei?

Loris: Sono amico del padre. E ne so meno di lui.

Uff. San.: Signori! Il numero dei sospetti diminuito di molto! Sono prossima a trovare una risposta! (suona il campanello)

Guendalina: Signor commissario Godzilla, scusi: posso andare ad aprire?

Uff. San.: Prego!

Guendalina: (alla porta) S? (al di l della porta, dato che non gli ancora stato concesso lingresso, si trova il Mereghetti. Vestito da cacciatore, ma senza fucile)

Mereghetti: Signorina, sono Mereghetti, il vicino di casa... C il pap...

Guendalina: Guardi, ci sono tutti, ci sar anche lui... Entri. (cede il passo)

Mereghetti: Oh, ma non vorrei disturbare... Buonasera a tutti, signori... Ah, signora Elisabetta, buonasera... (laltra si volta con sdegno) Ma state facendo una qualche riunione condominiale (ride) No, perch se cos, guardate che io sono pratico... (ride)

Martino: Signor Mereghetti, posso fare qualcosa per lei?

Mereghetti: Ah, s, scusi. No, guardi, forse posso fare io qualcosa per voi... Stavo appunto svolgendo il mio turno di portineria... A proposito: ve lha detto, vero?, la signora Elisabetta, che lassemblea condominiale dellaltra sera ha deliberato che le mansioni di portineria ricadano a turno su tutti i condomini, eh?

Martino: Signor Mereghetti! No, non ce lha detto, la signora...! Ma lei vuole dirci quel che deve?

Mereghetti: Subito! Ah, e scusatemi tutti per la divisa, ma sono appassionato di caccia, e oggi ho fatto unuscita... Eh, sono un tipo molto sportivo, io... (ride) Stavo dicendo: ero appena arrivato nella guardiola, e difatti non mi ero ancora cambiato, quando mi si presentata una fanciulla, giovane, avr avuto poco pi di ventanni, e mi ha lasciato un biglietto per la famiglia Pelizzi... Siete voi, no? (ride)

Martino: Certo che siamo noi, ma... Un biglietto, dice?

Mereghetti: Certo. Devo averlo qua da qualche parte. (cerca nelle tante tasche della sua tenuta da cacciatore) Ah, eccolo qua... A chi lo do? O lo leggo io? (ride)

Martino: Lo dia a me, lo dia... (legge a mente) O caspita e caspitina! O cosa leggo...! (ride nervosamente quando Orfea gli strappa il biglietto, e inizia a leggerlo, pi distaccata, ma intorno a lei sale il brusio dei presenti. Alla fine della lettura anche lei si lascia andare a una risatina)

Orfea: Scusate un momento! Silenzio vi prego! Credo che in questo bigliettino ci sia la soluzione di tutti in nostri dubbi... Dov Godzilla? Ah, eccola! Credo sia giusto che lo legga lei a tutti i presenti... (cede il bigliettino allUff. San., che, con un po di sconcerto, legge a voce alta)

Uff. San.: Gentile famiglia Pelizzi, mi chiamo Serena De Rossi...

Palmiro e Loris: (guardandosi tra di loro con sommo stupore) Serena???

Uff. San.: Conoscete questa Serena?

Loris: S, una nostra amica, ma...

Uff. San.: Proseguo. ... Mi chiamo Serena De Rossi, e vorrei chiarire una spiacevole situazione che si venuta a creare per un banale malinteso. Sono la mamma del bambino che avete trovato fuori di casa e vi chiedo scusa per lincomodo che vi siete presi. In verit cercavo un modo di far sapere al padre del bambino, e non mi venuto in mente niente di pi diretto che fargli trovare il bimbo. Desidero adesso farmi carico delle mie responsabilit, come spero faccia il padre. Che, forse non vi chiaro, non Palmiro, ma il suo amico Loris, cui era destinata la carrozzina...

Iacopo: (scoppia a ridere) Ah ah ah! Buona questa... (sviene)

Loris: Veramente buona... (sviene anche lui, mentre, con battute a soggetto, ci si affanna per metterli sul divano, seduti, ancora svenuti)

Uff. San.: Scusatemi, ma non credo di aver capito... Se il padre Loris, perch il bambino stato lasciato fuori di casa vostra?

Guendalina: Loris era qua, quando Serena ha lasciato il bambino... Pensava che Loris avrebbe capito che la carrozzina era per lui, no?! (i due svenuti iniziano a dare segni di ripresa con mormorii)

Orfea: Iacopo...? Su, dai...! (padre e figlio aprono gli occhi nello stesso momento, si tirano su e si ritrovano a guardarsi fissi)

Loris: Pap!

Iacopo: Loris...! Disgraziato, io ti ammazzo...! (gli salta addosso, i presenti intervengono a separarli con battute a soggetto)

Martino: Iacopo, non fare cos, su...!

Iacopo: Ma come, no...!? Io lo ammazzo, altro che... Irresponsabile!

Martino: Ma cosa pretendi? Son giovani... Dai! Oggi le cose vanno cos, lo sai... Perch te la prendi, eh?! Coraggio... Nonno!

Iacopo: (pianta gli occhi in faccia a Martino) Loris, prendi il bimbo, e andiamo! (Loris esegue, rientra con la carrozzina; Iacopo si affaccia tenero sul bambino) Andiamo da questa Serena, e vediamo chi il vero padre di questa creatura...! (poi si rivolge allUfficiale Sanitario) Ah,non finisce mica qui, vero? Voglio le prove! E quanto a lei... Passeremo domani per le formalit, va bene... (si avviano sotto gli sguardi di tutti verso luscita) Bh, scusate lincomodo, e grazie a tutti... Arrivederci! (escono)

Martino: Ciao nonno!

Uff. San.: A questo punto, e con piena soddisfazione, credo di aver fatto il mio dovere. Con permesso, me ne andrei!

Orfea: Alt, un momento! Le voglio lasciare un ricordino di tutta questa avventura, son sicura che le far piacere...! (prende uno dei giocattoli che per tutto il terzo atto sono rimasti in scena, e lo offre alla signorina che sorride, ringrazia ed esce)

Elisabetta: Credo che sia meglio che me ne vada anchio... Tra laltro (guarda il Mereghetti), laria si fatta irrespirabile! (fa per andarsene ma Orfea la ferma)

Orfea: Ah! ah!, non si dimentichi il souvenir! (porge un altro giochino, Elisabetta esce)

Mereghetti: Ma ce lha con me, quella signora l...? Mah. Non capisco... (ride stranito) Comunque, credo di dover togliere il disturbo anchio... (Orfea gli consegna un giochino) Grazie! Arrivederci, allora: torno alla mia guardiola... (ride ed esce)

Maurizio: Credo che tocchi a me, adesso... Potrei avere la pistola a raggi?

Orfea: Eh, no!, caro Maurizio! Calma! Tu non vai da nessuna parte! Qui qualcuno ha bisogno di te!

Maurizio: Dici? Ah, vuoi che spieghi tutto a Palmiro, giustamente...

Orfea: (sorprendendo i due uomini, che si guardano) No no no! Non c niente da spiegare, a Palmiro! Palmiro, che per questa volta non centrava, ha comunque delle prove da sostenere, mi pare... (ammicca a Maurizio e Martino) Volevo chiederti, dato che a guidare te la cavi, come cultura hai letto pi libri di tutti e anche di vita in caserma, o posti simili, hai una certa esperienza... Insomma, volevo chiederti se gli puoi dare una mano! Intendo a studiare, a prepararsi, insomma, per lesame di guida, per la maturit, per tutto...!

Martino: (stupito) Ma come?

Palmiro: Oh, gi! E io dovrei prendere ripetizioni da quello l? Cos, scuola di ladri?

Martino: Ma come ti permetti? Chiedi subito scusa!

Maurizio: No, Martino, lascia dire, non importa. Tanto se davvero mi occuper di lui, me le far lui spontaneamente le sue scuse... (si avvicina, a muso duro, a Palmiro; minaccioso, quasi; Palmiro si intimorisce)

Martino: Ah! Abbiamo trovato quello che ti domer, perbacco...! E dopo, sotto laltra...!

Guendalina: Dici che mi insegna a rubare nei supermercati?

Maurizio: (con leggero imbarazzo) Io vedo che tutti sanno da dove arrivo, ma nessuno sa bene quali siano le mie vere colpe...

Martino: Maurizio, non devi certo spiegazioni a questi due!

Maurizio: Ma non ho problemi a darle! Volete sapere perch sono stato in carcere? Ho dato una sberla a un cavallo. (reazione di stupore di Guendalina e Palmiro) E adesso, fuori di qui! Si comincia! (conduce fuori i due ragazzi; Martino si avvicina ad Orfea)

Martino: Ma Orfea...

Orfea: Ssst! Una mamma sa che cosa meglio! E se non lo capisce subito, non vuol dire che non lo possa capire dopo! Chiaro? Ho chiesto io una mano a Maurizio! O hai da ridire anche questa volta?

Martino: Io? Da ridire? Ma lo sai, tu, che i soprammobili non parlano?

Sipario

finito il 19 agosto 2006