Croma
CROMA
Dramma in tre atti
Di
Antonio Sapienza
Croma dramma in tre atti anno 1985 personaggi: sette maschili, tre femminili.
Trama: Croma, serva di Archimede da Siracusa, rievoca la caduta della citt per opera dei romani, e la morte della figlia (avuta dallo scienziato) e del grande inventore stesso.
Catania, 8 settembre 1984
Seconda stesura: febbraio 2010
Personaggi:
Anna..turista contemporanea;
Giannigiovane siracusano contemporaneo;
Custode .accompagnatore gruppo turisti;
poi:
Croma serva di Archimede;
Archimede..genio siracusano;
Iela..figlia di Archimede;
Gammagenerale siracusano;
Giurovice di Gamma;
Midioaiutante di Giuro;
Il Tiranno..signore di Siracusa;
Soldato romano..uccisore di Archimede;
Un messaggerosoldato siracusano
E, inoltre:
soldati, servi, popolani e turisti.
Parte prima
Sulla scena, possibilmente nuda pietra di teatro greco o similare, a destra stato posto un piccolo piedistallo in pietra. Rannicchiata su di essa, ci sar una donna abbigliata in modo tale da sembrate tuttuno col piedistallo stesso. E Croma.
Quando lo spettacolo inizia, possibilmente nellora crepuscolare e con un sottofondo musicale adatto, dal pubblico, vocianti e invadenti, entreranno in scena dieci-quindici comparse, abbigliati secondo la moda corrente. Tra loro vi il custode dei monumenti. Gli attori, a soggetto, faranno esclamazioni di meraviglia di fronte ai ruderi dellantico teatro.
Cus.- Ecco signori, il monumento pi famoso della citt. Qui, circa duemilacinquecento anni addietro, i nostri antenati, seduti su questi stessi gradoni, assistevano in riverente silenzio, alle rappresentazioni di quelle tragedie classiche che ancor oggi si suol mettere in scena ogni due anni. Tragedie che illustri uomini scrissero per il diletto e leducazione e, perch no, per la catarsi collettiva della popolazione.
Vedete quelle gallerie alle estremit della scena? Ebbene da esse uscivano gli attori: Da destra quei personaggi che arrivavano dalla campagna, da sinistra invece quelli che provenivano dalla citt. La scenografia era articolata e manovrata da macchinari e da complicati sistemi idraulici tale da permettere lentrata in scena, in forma spettacolare, agli attori che rappresentavano gli deiSignorina, (ad una ragazza che stava toccando le pietre) signorina, mi scusi, ma vietato asportare o toccare le pietre di questo luogo. Mi scusi, ma sono regole rigide. Grazie.
Dicevo allora( continua ad illustrare il monumento a soli gesti e ne, frattempo, seguito dalle altre comparse, meno la ragazza suddetta, esce, momentaneamente, fuori di scena).
La ragazza, che si chiama Anna, si aggira attorno al piedistallo dove si trova lattrice che rappresenta Croma, e la esamina attentamente. Musica adatta. Un minuto.
Ann.- Shasbarth, sar la suggestivit dellambiente, ma ho limpressione che questa grossa pietra rassomigli ad una donna in preghierao in piantoee sembra che sia viva, che palpiti(sta per allungare una mano per toccarla, quando rientra la guida).
Cus.- Signorina! Prego.-
Ann.- (sorpresa
dallimprovviso parlare della guida) Accidentiva bene, daccordo, vengo.
(poi rivolto alla pietre) Pietra sei materia inerte osei viva!-
Cus.- Signorina, prego, si unisca a noi.-
Ann.- Vengo, vengo(indietreggia lentamente, guardando sempre la pietra).-
Cus.- (rivolto ai turisti) Ecco! vedete? La vostra amica stata affascinata dalla straordinaria espressivit di queste antiche pietre che i venti, le piogge, il sole, hanno levigato, graffiato, logorato, screpolato, e direi, quasi scolpito.
A volte capita che la rassomiglianza di queste pietre con delle figure umane, sia impressionante (pausa, pensieroso).
Sapete, spesso oso pensare che tutte le antiche passioni dei nostri padri, vi si siano in esse, calate e conservate E vi dir di pi: in una zona archeologica, non lontana da qui, tra vecchie pietre, resti di antichissime necropoli, a volte, alcuni turisti particolarmente sensibili, hanno avuto la sensazione di vedere donne velate di nero, sciolte in lacrime, abbracciare quei resti di antiche tombe, come se abbracciassero il loro congiuntomorto? O no?
(confidenziale) E adesso vi confido un segreto: un giorno quella sensazione la ebbi anchio che non sono un pivello e faccio la guida turistica da trentanni . Essa si verific anni fa, in primavera, durante un particolarissimo momento felice dellora crepuscolare, intanto che dal mare si levava una leggera e dolce brezza, che sembrava portare leco di antiche battaglieforse fui suggestionato ma intanto scoprii che ero attorniato da donne velate che gemevano di dolore su quei sassila sensazione dur pochi attimi e, come venne, altrettanto velocemente si dilegu, lasciandosi dietro un fruscio di arbusti ed una palpabile scia di profumi aromaticiSolo sensazioni? Mah, sar(con decisione, come svegliandosi da una visione beata) Bene! Signori, se volete seguirmi, adesso vi mostrer una grande, favolosa opere delluomo e della natura. Una grotta famosa. Prego, per di qua. (escono di scena).
Silenzio in scena. E il crepuscolo: Arrivano le prime ombre della sera. Riprende la musica.
La roccia sul piedistallo incomincia ad animarsi. Luci irreali. Movimenti lenti della donna. Poi, improvviso, un colpo di gong, nel contesto Croma. Ella si aggirer tra i ruderi osservando il cielo e, poi, guardandosi attorno. I movimenti coreografici faranno presagire la triste storia della donna.
Cro.- Violenta sera, nemica degli afflitti, complice degli assassini, ruffiana degli amanti, causa del mio pianto, ecco che vieni ancora una volta a portare il ricordo di quel triste giorno, quando questa citt assapor il fiele della tua perfidia.
Vieni notte selvaggia, vieni a portare la rimembranza del lutto che colp i figli di questa terra!
Vieni tenebra insidiosa, vieni e conduci con te le orde nemiche attraverso i varchi che iniqui traditori fecero nelle nostre mura! (poi si calma, e si dirige verso la quinta da dove sono usciti i turisti seguiti dalla ragazza che parl alla roccia) Giovane e delicata fanciulla, che nella incerta luce del crepuscolo assumesti le sembianze della mia piccola amata Iela, e che tentasti di leggere nel mio volto la tragedia che porto incisa nel cuore - duro come la pietra, cosparso di spine, rugoso di vecchie cicatrici, dove porto in serbo ricordi di amori e di pene - perch venisti a me? A me, che se il ricordo di quel massacro mi ghiaccia il sangue, quello della morte della mia piccola Iela, mi impietrisce il cuore? E tu me la ricordi!
Frecce romane, centrate il mio cuore! Bronzee daghe, dilaniate la mia carne! Lance lucenti, bevete il mio sangue, saziatevi di mee, abbiate piet del mio uomo e della mia giovane figlia! (pausa)
Ecco, leterno martirio avanza e si posa sulle mie stanche e povere ossa. Ecco, la feroce sera s appressa portando con se la impietosa rievocazione del martirio. Odo gi le voci a me famigliari, avverto nellaria di primavera di quei giorni, i rumori della gente forte e laboriosa che fa di questa citt il naturale baluardo contro la barbarie.
Li sento sempre pi distintamente savvicinanoeccoli.-
Entrano in scena uomini e donne dellantica Siracusa. Parlano tra di loro a soggetto, e si sparpagliano sulla scena facendo attivit varie. Chi mostra stoffe, chi pesa, chi tesse, chi lavora il legno, chi recita, chi suona, chi parla da un podio ecc.
Ci sar un chiasso da mercato, alternato a musica di flauto e di voce solista femminile; rumore di martello, declamare di poesie, richiamo di bimbi.
Croma passa da un gruppo allaltro, interessandosi delle loro attivit. Durante le questa attivit, alcun i porteranno fuori scena gli elementi scenografici per sostituirli coi suppellettili cui sotto, e da una finestra che d su un giardino.
Quindi, pian piano, man mano che cade la sera, tutti gli attori- comparse lasceranno la scena.
Uscir anche Croma.
Buio.
Quando riprendono le luci sar gi giorno. Le luci saranno adeguate per simulare unalba.
Musica adatta.
In scena ci sar un tavolo da lavoro, una mensola e una seggiola. Sulla mensola ci saranno moltissimi modellini e altrettanto rotoli di papiro. Sul tavolo, oltre a rotoli e pergamene, ci sar un comparso, un modellino di una macchina da guerra, e, in un angolo, un piatto di coccio con degli avanzi di cibo.
Seduto sulla seggiola e con la testa appoggiata al tavolo, ci sar un uomo sui cinquantanni.
Quando la musica sta per sfumare, entrer in scena Croma, che, badando di non far rumore, mette in ordine la stanza.
Si ode parlare fuori scena e si sentono dei passi decisi.
Entra Gamma, generale (stratega) siracusano. Egli indossa una piccola corazza, porta la corta daga al fianco, e lelmo nella mano sinistra.
Gam.- (invadente) Salute Archimede, posso avere il privilegio di rubarti un minuto della tua indaffarate giornata?-
Cro.- (facendogli segno di tacere) Zitto Generale, per favore, sta ancora dormendo (accennando ad Archimede).
Gam.- (sbigottito) Madorme sempre cos? (indicando il tavolo).-
Cro.- SpessoDa quasi una settimana, forse di pi, sta chiuso nello studio e lavora giorno e notte. Temo, se continuer cos, che si ammaler. (poi chinandosi su Archimede e parlandole dolcemente) Mio signore, mio signore, svegliati, c il generale Gamma che venuta a trovarti-
Gam.- Se non fosse importanteme ne andreilo lascerei dormire-
Cro.- Mio signore, mio signore(lo scuote leggermente, finch Archimede non mostra di svegliarsi).
Arc.- Che succede? Cosa vuoi Croma-
Cro.- C il generale Gamma che vuole parlarti.-
Arc.- Gamma? (alzando la testa e, poi sollevandosi a sedere) Gamma, sei sempre cos mattiniero?-
Gam.- Chi, io? Archimede, sappi che il sole gi sul nostro zenit.-
Arc.- Ah, mi sar riaddormentato sul tavolo. Salute Gamma, quale buon vento-
Gam.- Gli dei siano sempre con te Archimede. Ti debbo parlare con urgenza.-
Arc.- Con urgenza? Che altro pasticcio avete combinato tu e il tuo Tiranno?-
Gam.- Nessun pasticciosiamosono venuto per chiederti aiuto.-
Arc.- Croma, Croma, porta del vino per in nostro poco gradito ospite, e due bicchieri.-
Gam.- Sempre caustico, scienziato!-
Cro.- Al tuo ospite porto del vino, per te del latte col miele. Non puoi bere vino a digiuno.-
Arc.- (rassegnato) Fai come vuoi donnatanto a che serve protestare?-
Gam.- La tua serva, questa volta ha ragione.-
Arc.- (sempre rassegnato) Si, si, ha ragione, avete tutti ragione.-
Gam.- Se non ti dispiace vorrei approfittarne per salutare tua figlia.-
Arc.- (borbottando, poi sottovoce) Ci mancava anche questa. (a voce normale) Certamente. Appena ritorna Croma, la faccio chiamare.-
Entra Iela, la figlia di Archimede. Ella una giovane e bella donna sui ventanni.
Iel.- Non necessario che Croma mi chiami, stavo passando, ho sentito che avevi visite e sono venuta. Salve Gamma, che onore averti qui.-
Gam.- Afrodite di d, ogni giorno di pi, parte della sua bellezza, Iela.-
Iel.- Adulatore.-
Gam.- Adulatore io? Dillo tu Archimede, dillo tu, non forse cos?-
Arc.- (infastidito) E cos. Proprio cos. Ogni giorno di pi.-
Iel.- Ho capito uomini, ho capito. Siete tutti in vena di complimenti. Ma vedo che forse dovete parlare di affari di Stato. Mi ritiro, ma dopo, prima che Gamma vada via, desidero risalutarlo. A Dopo.-
Gam.- (con un leggero inchino) Sar un piacere anche per me. A pi tardi, Iela.-
Arc.- (prendendo un rotolo) Ah, Iela, dai unocchiata a questa formula e controllami i calcoli, dopo mi farai sapere cosa ne pensi.-
Iel.- (prendendo il rotolo) DaccordoSalute uomini.(esce).-
Rientra Croma con un vassoio.
Cro.- Ecco il vino e il latte. (poggia il vassoio sul tavolo) Se ti serve dellaltro, chiamami signore.-
Croma esce e i due uomini devono lentamente le bevande.
Arc.- Allora, Gamma, quale buon vento-
Gam.- Ho bisogno di te, scienziato. Devi aiutarci, non puoi rifiutarti!-
Arc.- Ci risiamo (con rassegnazione)-
Gam.- Senti Archimede, tu, tu non puoi sottrarti. E il tuo preciso dovere di cittadino che te lo impone. La citt ha bisogno di te!-
Arc.- Gamma, ascoltami tu attentamente: Io con te e le tue battaglie non voglio avere nulla a che fare. Non mi riguardano!-
Gam.- Le mie battaglie sono anche le tue. Siracusa deve pur difendersi, deve proteggere i suoi possedimenti, deve pensare allincolumit dei suoi cittadini. Questo significa che proteggiamo anche te, tua figlia, i tuoi beni, e e anche la tua scienza.-
Arc.- A quella lascia che ci pensi io. Comunque tu non proteggi nessuno, tu conquisti!-
Gam.- E se cos fosse, in nome di chi?-
Arc.- Tuo e del tuo Tiranno!-
Gam.- Che poi sarebbe anche il tuo, se non mi sbaglio-
Arc.- Io non mi riconosco di nessuno-
Gam.- Per gli hai giurato fedelt-
Arc.- Avevo ventanni-
Gam.- i giuramenti no0n hanno et.-
Arc.- (sbottando) Tutti i giovani siracusani, a ventanni, prestano giuramento al Tiranno, nessuno escluso. Ma dimmi: che valore ha un giuramento di massa?-
Gam.- Lo stesso di un giuramento fatto singolarmente, se il giovane animato del senso dellonore e della fedelt.-
Arc.- (pazientemente) Vedi Gamma, gi da un pezzo ho superato quel livello. Ormai sono al di sopra del vostro senso dellonore e della fedelt. Eppoi, sappi, caro generale, che io appartengo si - alla citt, ma anche a tutta lumanit e solo ad essa devo essere fedele e riservare la mia intelligenza.
Per che cosa pensi che gli dei me labbiano data? Per me? Per te? Per il Tiranno, per la sola citt? No! No, mio caro, essi me lhanno data per il bene di tutto il genere umano, nella sua interezza!
Gam.- Noi siamo una fetta di quel genere umano che tanto vuoi servire, dacci dunque il tuo aiuto!-
Arc.- (con calma) Infatti ve lho dato. Non credi che con le mie invenzioni io non abbia alleviato le vostre fatiche? Hai visto gli architetti come utilizzano la mia macchina col grande braccio? E i contadini? Li ai visto come puliscono il grano appena raccolto? Ti sembra che non allevi le loro fatiche? (mostra i due modellini)-
Gam.- (indignato) Non stai parlando con un muratore o un zappaterra! Stai parlando con un soldato, un condottiero siracusano che utilizzer le tue invenzioni per la grandezza della patria!-
Arc.- (con sopportazione) Credo che adesso puoi andartene, generalese vuoi, poich penso che non abbiamo pi nulla da dirci.-
Gam.- Bada Archimede, sei un grande scienziato, ma attento a non provocarmi-
Arc.- Sai bene che non ti temo.-
Gam.- Sia io che il Tiranno pensiamo che la tua arroganza stia superando tutti i limiti.-
Arc.- La tua insistenza supera tutti i limiti!-
Gam.- E va bene. Va bene. Se con le buone non ci riusciamo, troveremo senzaltro un modi per abbattere la tua alterigia. Troveremo un sistema. Addioscienziato.-
Esce velocemente.
Arc.- Addio, addio. (rassegnato e infastidito, rimette al loro posto i modellini)-
Entra Iela.
Iel.- (guardando un rotolo) Padre, vedo che questi calcoli(alzando lo sguardo) mama dov Gamma?-
Arc.- (immerso nelle sue carte) Se n andato.-
Iel.- Senza salutarmi?-
Arc.- (asciutto) Cos pare.-
Iel.- (dopo un attimo di perplessit) Avete di nuovo litigato, vero?-
Arc.- Vero. Sai cosa vuole da me.-
Iel.- (contorcendosi le mani) Lo so, lo so. Per, padre, non ti sembra di esagerare un pochino? In fondo Gamma vuole utilizzare le tue invenzioni per la grandezza della citt-
Arc.- (scandalizzato, interrompendola) Iela, che dici mai?-
Iel.- Dico che a volte bisognerebbe essere pi, picomprensivi, ecco!-
Arc.- Ma cosa ti succede? Cos questa comprensione per Gamma? Non ti avevo mai sentito parlare cos-
Iel.-padre non sono contro di te! (col slancio) (breve pausa) non sono contro le tue idee e i tuoi principi - ci mancherebbe - e credo pure che tu non abbia del tutto torto, (decisa), ma neanche del tutto ragione.-
Arc.- (pensieroso, tentennando la testa) Quando avrai la mia et, quando avrai raggiunto i miei livelli- e sono sicuro che li raggiungerai presto allora capirai le mie motivazioni.-
Iel.- Pu darsi che, nel frattempo, io non vivr abbastanza per capirli, se non aiuti la citt.-
Arc.- Sei catastrofica oggi. Ma dimmi, perch li dovrei aiutare, che pericolo corre, oggi, la citt?-
Iel.- (in lieve imbarazzo) Oggi nessuno, ma pi i l, forse-
Arc.- (guardandola con ironia) Beh, allora ne riparleremo pi in l. E adesso scusami, ma debbo scendere in laboratorio.-
Iel.- E questi calcoli?-
Arc.- Tienili. Ne riparleremo dopo.-
Archimede esce di scena, Iela, rimasta sola, si aggira per il palcoscenico passandosi le mani sul viso e sui capelli. E evidentemente irrequieta.
Entra Croma.
Cro.- Hanno litigato di nuovo?-
Iel.- Come al solito.-
Cro.- Io certe cose non le capisco, ma se tuo padre cos irremovibile, avr i suoi buoni motivi.-
Iel.- Lui ha i suoi, Gamma i propri, ed io? Eh? Non ho io anche dei buoni motivi?-
Cro.- Certo che si. Ma dovrai ancora pazientare, cara.-
Iel.- Pazientare? Ma fino a quando? Fino a quando dovr tacere, fino a quando dovr soffocare i miei sentimenti? Croma, io lamo! Croma, lo capisci? lamo!-
Cro.- Lo so, piccola Iela, Gamma il tuo primo amore. Ma dovrai pazientare lo stesso. Vedrai, le cose saggiusteranno - prima o dopo si aggiusteranno perch loro due, o prima o poi dovranno mettersi daccordo immancabilmente. Poi, io tuo Gamma, ti potr chiedere in sposa, mia piccola Iela.-
Iel.- Vorrei che le tue parole fossero oracolo degli dei. Ma, purtroppo, temo che continueranno a confrontarsi duramente. (con tristezza) E, nel frattempo, prima che riescano a fare uno straccio di accordo, temo che io sar gi vecchia.-
Cro.- Non disperanti, cara, vedrai che una soluzione presto ci sar-
Iel.- (avvicinandosi e abbracciando Croma) Oh, Croma mia, come vorrei che tu avessi proprio ragione. Come vorrei che domani stesso essi si conciliasseroe chiss-
Cro.- (accarezzandole i capelli) Ecco, cos va bene. Bisogna essere ottimisti. Ed ora vieni, prepariamo il pasto per tuo padre, sono giorni che mangia disordinatamente, e temo per la sua salute. ( stanno per avviarsi verso luscita, quando Iela la ferma).-
Iel.- Croma, ti debbo dire una cosa.-
Cro.- Cosa cara?-
Iel.- Tu ci credi ai sogni?-
Cro.- I sogno? Certo che ci credo. I sogni sono messaggi degli dei.-
Iel.- Allora sono perduta!-
Cro.- Perduta? E perch?-
Iel.- Sono tre notti che faccio sempre lo stesso terribile sogno. Un incubo! Ed tanto orribile che mi sveglio piangendo.-
Cro.- (incuriosita, preoccupata) Raccontami.-
Iel.- Il sogno ricorrente questo: Una grande aquila scende da alti cieli, e assale, alle spalle un grande cavallo bianco. Quindi, con il potente becco adunco, gli squarcia il forte collo, mentre una pantera giace per terra immota.-
Cro.- Possenti dei! Che dici mai?-
Iel.- E la verit, Croma. Ti ho raccontato la verit.-
Cro.- (tormentandosi le mani) Taci! Taci! E non parlarne ad alcuno! Non dire nulla! nulla!- hai capito?-
Iel.- Ho capito, ho capito, non far parola con nessuno. Ma non vedo cosa-
Crfo.- Taci! Tocca a me leggere nei sogni, non a te! Il tuo non un incubo. Questo un sogno ed assai funesto! Ci sar lutto in questa casa e la morte arriver da lontano!-
Iel.- Ehi, ehi, non vorrai spaventarmi pi dellincubo? ( poi con un moto dorgoglio) Io sono una donna di scienza, e non mi lascer spaventare dalle tue interpretazioni oniriche. Sono solo sogni. Sogni di donnicciola inappagata, sogni bugiardi, sogni assurdi! Assurdi, si, senza significatoBrutti sogni di fanciulla inesperta e basta.-
Cro.- (fra se) Vorrei tanto che lo fossero. ( a Iela) Comunque tu stai zitta lo stesso. Non fare parola con nessuno con nessuno! Intesi?-
Iel.- (derisoria) Non lo far, stai tranquilla, non voglio passare per una sciocca femminuccia senza cervello.-
Cro.- Tu di cervello ne hai anche troppo. Sei tutta tuo padre.-
Iel.- (a bruciapelo) Parlami di mia madre!-
Cro.- (sorpresa) Tua madre? Tua madre (imbarazzata) tua madre morta nel darti alla luce.-
Iel.- Questo lo so. Ma tu devi dirmi qualcosa di pi tu lhai conosciuta.-
Cro.- Si, naturalmentecerto che lho conosciuta. Ero la sua servatua madre era bellissima, dolce e buona. Proprio come te ed amava tuo padre, tanto, tantissimo. (poi bruscamente) E adesso andiamo!-
Iel.- Ma perch tutte le volte che ti chiedo di parlarmi di mia madre, tu tergiversi, cambi discorso, sei reticente?-
Cro.- Chi, io? Forse sembra a te. Io non so parlare bene come te. So dire solo poche cose, e quelle dico!-
Iel.- Va bene, va bene, non tinquietare, mia buona Croma. Ora ti prego di scusarmi, prepara solo tu il pranzo. Ho da controllare questi calcoli e, poi, forse, raggiunger mio padre (esegue, poi esce).-
Cro.- (non appena Iela sar uscita, tormentandosi, aggirandosi per la scena, durante la tirata, piano piano le luci caleranno creando un effetto di sogno, aiutati dallattrice che tira le tendine della finestra. Quando ella sta per dire lultima battuta, si accoccoler per terra e rimarr ferma al quasi buio. Musica adatta.) Parlami di mia madre! Da quanti anni sopporto questa terribile tortura: parlami di mia madre! Ma cosa posso dirle? Come posso dire a quella fiera fanciulla che sua madre era una plebea che Archimede, innamorandosene, prese da un bordello alessandrino?
Ebbero una figlia. Una figlia bellissima. Pur amandola, lui, nobile siracusano non poteva sposare una prostituta alessandrinama non la voleva neppure abbandonare. E, quando fu costretto a ritornare a Siracusa, invent la storia della moglie, principessa alessandrina, morta nel dare alla luce la bambina, la quale fu affidata poi alla fedele serva: a Croma!
A Croma, che partor Iela tra lacrime di gioia e di dolore; a Croma che lha accudita e amata badando sempre di non scoprirsi mai! A Croma che ama luomo pi intelligente del mondo, e deve solo accontentarsi di servirlo con umilt e fedelt.
Ed io taccio! Taccio tra le lacrime amare. Taccio e ottengo il suo bene.
Come potrei sconvolgere la vita e la fierezza di Archimede e della nobile sua creatura, di fronte alla nobilt siracusana? Ed ora pi che mai: perch ama un suo pari, un nobile e coraggioso condottiero: Gamma.
Gli dei mi vollero bella e povera, destinandomi al postribolo. Io ho disubbidito al mio destino e mi sono attirata la loro punizione pi atroce: Vivere accanto alla propria figlia senza poterle dire: Figlia mia; e senza provare la felicit dessere chiamata madre.
E come aiutarla, adesso, in questo momento assai difficile? No! No! Ella forte, sapr vincere! Perch, se da suo padre ha preso lintelligenza e la nobilt danimo, da me, sua madre, ha preso il coraggio e la caparbiet di lottare per lamore.
Dovr scegliere mia figlia. Dovr scegliere tra il padre e Gamma, tra scienza e amore - e sar una scelta difficilissima la sua. Scelta dolorosa, di pianto e di morte!-
Rientra Iela, le luci sono sempre basse.
Iel.- (avvertendo la presenza di qualcuno e sobbalzando) Croma, sei tu?-
Cro.- (le luci, gradatamente riprendono) Si, Iela, sono io, stavo riflettendo al buio. Iel.- E mi hai spaventatacome una donniciola. Che stupida.-
Cro.- Perch dici questo? Capita a tutti di sobbalzare quando si immersi nei propri pensieri. E tu eri perduta tra pensieri pi grandi di te.-
Iel.- Ecco, al solito, mi trattate come se fossi ancora una bambina. Poi mio padre non si accorge neanche che sono diventata adultaanche se sono una donna infelice.-
Cro.- Io lo so che sei gi donna. E devi essere paziente, te lho gi detto.-
Iel.- Ma io ci lho la pazienza, anche se devo forzare la mia natura. Ma Gamma, il mio Gamma, non ne pu pi. Dice che non ha pi la pazienza daspettare il consenso di una persona testarda come mio padre. Temo che far qualche imprudenza.-
Cro.- Ed invece dovr avere molta prudenza. Anche in battaglia la prudenza e unarma di vittoriosa. Poi, sono sicura che tuo padre, prima o poi, capir.-
Iel.- Mio padre capirebbe? Oh dei! E quando? E come? Ci vorrebbe un vero miracolo. Perch lo sai benissimo che non sopporta Gamma.-
Cro.- Non che non sopporta il tuo generale, che odia ci che lui rappresenta: la guerra.-
Iel.- Ma il mio uomo nato per fare la guerra. E un condottiero per volere degli dei, come Archimede uno scienziato, comecome-
Cro.- io sono serva.(piano)-
Iel.- Coshai detto?-
Cro.- Niente, dicevo che gli uomini sono cos superbi, perch non sanno che ci che loro sono, fanno o che subiscono, non avviene per loro proprio merito o volont. Ah, se lo sapessero-
Iel.- Croma, lascia perdere il tuo Fato e suggeriscimi cosa debbo fare?-
Cro.- Te lho gi detto: Per prima cosa devi armarti di pazienza e prudenza. Poi vai a parlare con tuo padre. Affrontalo serenamente. Forse lo convincerai. Ma, attenta, non fare nulla di irrazionale, prima daver tentato tutto il possibile per convincerlo.-
Iel.- Grazie saggia Croma, far come mi suggerisci. (la bacia).-
Cro.- ( sentendo arrivare Archimede) Ecco, arriva tuo padre, che gli dei ti siano propizi. Io vado di l. Mi raccomando. (esce)-
Iel.- Lo spero anchio.-
Esce Croma. Entra Archimede.
Iel.- Salute padre, hai un po di tempo da dedicare a tua figlia?-
Arc.- Salute mia piccola, ma certo che ho tempo per te. Di cosa si tratta, hai scoperto qualcosa?-
Iel.- Non si tratta di lavoro, padre, ma della mia vita.-
Arc.- Cosa significa cara? E forse in pericolo la tua vita?-
Iel.- No, non ci che pensi. Sto bene, anzi benissimo. Si tratta invece della mia vitafutura.-
Arc.- Ed cos importante da parlarne proprio adesso?-
Iel.- (seria) Si, padre.-
Arc.- (sedendosi) E allora parla.-
Iel.- (prima esitante, poi decisa) Padre, io amo un uomo e voglio sposarlo.-
Arc.- (sbalordendo) Cosa? Ma se sei ancora una bambina.-
Iel.- Ho quasi ventanni, e sono una donna, nel corpo e nella mente.-
Arc.- Vedo, vedoAccidenti, come passa il tempo. Mi sembra solo ieri quando, a fatica, ti arrampicavi sulle mie ginocchia. E vero (guardandola seriamente) sei gi donna! E, chi sarebbe questuomo fortunato?-
Iel.- (di getto) Gamma!-
Arc.- Gamma? Il generale?-
Iel.- Si.-
Arc.- Gamma il sanguinario? Mama cosa abbiamo a che fare, noi due, con quel macellaio?-
Iel.- (fredda) Tu niente. Io si, perch lamo.-
Arc.- Tu lami? Tu lami? Oh santi numi, tu lami. Ma no, non possibile, c troppa differenza tra di voi.
Ma ti rendi conto dellabisso che ti separa da lui? Tu sei una scienziata, una donna di pensiero, sei una ricercatrice, unindagatrice della natura. Tu lavori e sei al servizio della vita, del genere umano, per il suo bene, mentre lui al servizio della propria ambizione, della sua superbia, eecol Tiranno, della morte! Che affinit potrete avere voi due?-
Iel.- Quella dellamore, padre. Poi, se me lo permetti, egli al servizio della citt, di tutti noi, me, te e Croma compresi. Lui la difende dai nemici con le armi, perch ama la sua gente. Poi coraggioso ed nato per fare il condottiero (appassionata).-
Arc.- (conciliante) Va bene, va benecredo di dovermi spiegare meglio: Vedi, io non ce lha con lui come persona, ma con ci che io aborrisco, cio la guerra! Le morti, le distruzioni, le rovineSai, penso che se sulla terra non esistessero tipi come lui, il mondo sarebbe pi vivibile, forse pi buono, e, spererei, anche pi giusto.-
Iel.- Padre, la tua utopia non ha limiti. Ma stiamo con i piedi a terre, ti prego: Se non ci fosse lui e le sue idee - che porta avanti con coraggio e competenza, forse non ci saremmo neppure noi, perch qualche altro popolo bellicoso, ci avrebbe gi conquistati e resi schiavi. Ed io, alla schiavit, preferisco la morte.-
Arc.- (allarmato) Ma cosa ti successo Iela, cosa sono questi funesti discorsi? Tu mi spaventi!-
Iel.- No, niente di particolare. Volevo solo essere esplicita. (poi conciliante) Padre, ascoltami, per favore: io non sono come te, e i tuoi principi non debbono essere necessariamente i miei.
Ti prego, metti da parte i tuoi pregiudizi, le tue idee. Sii buono, sii comprensivo, fammi feliceconsentimi di diventare sua sposa.-
Arc.- Tutto farei per te, lo sai. Ma quello che mi proponi non posso concedertelo. Come? Mia figlia sposa di un volgare guerriero? No! Non posso! Come? Ma ti rendi conto di cosa mi proponi? Di abiurare alle mie idee, alla mia etica, alla mia missione ea collaborare alla tua rovina. No! Sarebbe la fine della mia stessa esistenza.-
Iel.- Non starai esagerando?-
Arc.- Come ti permetti?-
Iel.- Allora preferisci perdere la figlia?-
Arc.- Cosa significa? una minaccia?-
Iel.- No, non mi permetterei, Per ti dico che io ti lascio. Andr a vivere con luomo che amo. Mi dispiace, padre, mi dispiace moltissimo.-
Arc.- Ti dispiace? Ti dispiace? No! Non ti dispiace affatto! Tu sei una cagna in calore, e come una cagna in calore corri appresso al maschio! Dilla la verit! Dilla finalmente! Dillo che la femmina ha avuto il sopravvento sulla donna razionale. Dillo! (gridato)-
Iel.- (calma) Pre, padre, sei in te? Sai cosa stai dicendo?-
Arc.- Sono in me e so anche che oggi mia figlia morta! Vattene pure, corri appresso al tuo macellaio!-
Iela esce di corsa. Archimede si rimette a studiare le sue carte e, intanto, bofonchia.
Arc.- Torner, sicuramente torner. E impulsiva come sua madretorner.
Ed ora, con calma controlliamo questo postulato: Sento che la soluzione vicina, avverto la sua presenza come un lieve fruscio sulla mia pelle, la sento intorno a me, che aleggia su questa stanza, ma inafferrabile.
La percepisco con lintuito, ma non col ragionamento. (si alza) E come , come come nel sogno: tu lafferrino, che tenti dafferrare loggetto dei tuoi desideri e ti sfugge! (passeggia) Ma quelloggetto, sia pure in sognando, lhai visto, esiste. E se esiste in sogno, vuol dire che c anche nella realt.
La chiave! Debbo trovare la chiave per scardinare questo enigmae la trover vicina a me, basta guardarmi attorno. Pu esseri quio ltra queste cartein quei modellini - mi sta attorno la maledetta, senza farsi trovare.
Ma il postulato giustomi serve ancora del tempo (si china, prende un comparso, fa misurazioni, poi si siede e simmerge nei suoi calcoli).
Entra Croma, seguita da un messaggero.
Cro.- Mio signore, c un messaggero per te-
Mas.- Salute nobile Archimede. (Archimede non risponde)-
Cro.- Signore, questo soldato ha un messaggio per te. (Archimede idem) Senti soldato lascia a me il messaggio, glielo consegner dopo.-
Mes.- Non posso donna. Devo consegnarlo personalmente al nobile Archimede.-
Cro.- (insistendo) Mio signore, c un messaggio per te. E personale-
Arc.- (come riemergendo da un sogno) Ah, che dici?-
Cro.- C un messaggio(indica il soldato)-
Arc.- (tornando ai suoi calcoli) Fattelo consegnare.-
Mes.- E personale, con risposta immediata. E del nostro Tiranno.-
Arc.- (squadrando con occhio inquisitore il soldato) Vieni avanti, dammi quel messaggio. (il soldato gli porge un rotolo).-
Arc.- (prendendo il rotolo con noncuranza) Croma, dai da bere a questuomo (intanto apre il messaggio e legge).-
Mes.- Grazie, ma non posso: devo aspettare la risposta.-
Arc.- (gettando il rotolo sul tavolo) Di al Tiranno che domani sar da lui.-
Mes.- (inchinandosi) Domani sarai da lui. Benissimo. Salute a te nobile Archimede.-
Cro.- Vieni taccompagno alluscita.-
Escono Croma e il messaggero. Archimede si rimette a studiare. Buio
Fine del primo atto.
Atto secondo
Sulla scena stata ricostruita lo studio del Tiranno. Due tavoli, diverse seggiole, uno scaffale pieno di rotoli. Grande finestra che da sul mare.
Buio in scena. Musica adatta. Poi sulla sinistra del palco, un cono di luce, man mano, illumina Croma, prostata.
Cro.- Nozze velate di malinconia, nozze bagnate di lacrime, nozze che bruciano il cuore, nozze che preparano il bagno di sangue: La tragedia!
Ah, Fato bizzarro, cos vuoi giocare con gli uomini? In balia dei tuoi truci capricci?
Hai tramato la tua tela, e ora ci accalappi nelle tue viscide maglie.
Ecco, Roma alle porte; la guerra vicina; la morte mieter la sua messe!-
Luce che lentamente si spegne a sinistra, per accendersi a destra. Dal buio si passa allalba, con musica adatta.
In uno dei tavoli c seduto Midio che scrive su di un papiro, allimpiedi, vicino a lui, c Giuro.
Giu.- E cos che gli dei dispensano i suoi favori, amico Midio: a chi tutto e a chi niente. A lui lonore del comando supremo dellesercito siracusano, e la nobile e bellissima Iela in sposa e a me il comando della feccia del popolo: a guardia delle mura della citt Dei che scorno vedere la donna che ambivo avere, andare in sposa alluomo che ha usurpato il mio ruolo di comandante supremo.-
Mid.- Mio generale e ottimo amico, la fortuna gira come una ruota, alternando i suoi favori. Oggi lui in auge, domani potresti essere tu.-
Giu.- Io? No, non sar mai-
Mid.- E chi lo sadelle volte arriva una notizia, una proposta, che so iodei favori, delle alleanze, dei patti-
Giu.- A me non arriva mai niente. Da quando in carica il Tiranno, tutti i favori sono per Gamma.-
Mid.- Spesso i capi sono degli ingratinon capiscono le vere qualit di un uomo di un condottierocome te, per esempio. Ma ci possono essere altri uomini che le apprezzerebbero e saprebbero ben pagarli. E delle volte anche benein oro, argento, cariche importantiprestigio-
Giu.- Magari avessi questa fortuna.-
Mid.- Non sempre la fortuna viene da una sola partepu venire anche dallaltra partechiss-
Giu.- Il discorso si fa interessante: dimmi, per esempio, da quale parte potrebbe venire questa fortuna?-
Mid.- Le parti sono due: se non viene dalluno, potrebbe venire dallaltra.-
Giu.- Interessante (tra se) per quando verranno i giorni di magra-
Entra Gamma.
Giu.- (sorpreso) Mio generale-
Mid.- Salute generale (alzandosi)-
Gam.- Giuro, cosa c di cos importante da cercarmi qui, nello studio del Tiranno?-
Giu.- (impacciatissimo) Ecco volevopensavoinsomma volevo rallegrarmi di persona per le tue nozze anche se non mi hai invitato.-
Gam.- (interrompendolo bruscamente) E lasci i tuoi uomini di guardia sulle mura, per queste frivolezze di cortigiani?
Giu.- Ma perch mi tratti cos duramente? Non sono un tuo pari?-
Gam.- Tu sei un mio pari e il mio vice, ma sei pure un cialtrone! Vai sulle mura a vigilare sullincolumit della nostra citt. (calmandosi) Sai che i romani sono vicini, dunque allerta! Questo il nostro dovere di comandanti. ( a Midio ) arrivato il messaggero per il Tiranno?-
Mid.- Si, arrivato, ha dato la risposta al nostro signore proprio allentrata.-
Gam.- E dov ora il nostro signore?-
Mid.- Sta nellatrio.-
Gam.- Lo raggiungo. Giuro, cosa aspetti ad andare? (intanto esce)-
Giu.- Vado, vado(appena esce
Gamma) Accidenti a me! Ogni volta che sono in sua presenza, carico di rancore e
di velleit, poi balbetto e sembro un ragazzino, uno scolaretto, Accidenti!-
Mid.- Non ti disperare, pu darsila fortuna-
Giu.- Ma al diavolo! La fortuna! (esce di corsa)-
Entrano il Tiranno e Gamma.
Tir.- Midio, per favore, lasciaci soli.-
Mid.- Come desidera il mio signore(esce).-
Gam.- Allora sta per arrivare?-
Tir.- Si.-
Gam.- Con tutto il massimo rispetto, mio signore, credi di farcela a convincerlo a collaborare?-
Tir.- Sta tranquillo Gamma, sapr convincere quel quellaquella testa tra le nuvole.-
Gam.- Sto tranquillo, mio signore, ma sarei ancora pi tranquillo, se le navi romane si dirigessero verso Cartagine; oppure che invece di trasportare le legioni, trasportassero vino e grano.-
Tir.- Quei barbari non ci hanno mai fatto paura! Sono solo degli arroganti e presuntuosi. Stanne certo, mio caro Gamma, li batteremo. Useremo la forza, ma anche lastuzia; gli uomini e la natura; il braccio e lingegno.
La tradizione e la nostra civilt sono dalla nostra parte.-
Gam.- Preferirei che anche la scienza fosse con noi.-
Tir.- Lo sar!-
Gam.- Lo spero. Mio signore, devi chiedere, perentoriamente, di inventare qualche marchingegno che ci permetta di distruggere, definitivamente, la flotta nemica.-
Tir.- (ironico) Vuoi nientaltro? Sei uno stratega formidabile, Gamma.-
Gam.- Mio signore, Siracusa debole sola dalla parte del mare, perch ha troppa costa da difendere da un eventuale sbarco. E se posso danneggiare la flotta nemica, senza impegnare il grosso della nostra flotta, con la superiorit che ne otterr distrugger il nemico in modo definitivo!-
Tir.- Ho capito, ho capito(ironico) in modo definitivo dici? Ti servono grosse catapulte?-
Gam.- No, le catapulte hanno poca gittata e non servono a granch per i motivi che ti ho detto prima. Ci vorrebbe, invece, qualcosa di ingegnoso e di grande gittata, qualcosa di mai visto, per disorientarli e colpirli cos impreparati. Demoralizzarli e distruggerli in modo definitivo!-
Tir.- Ci proverma ti prego, non considerare Roma come qualcosa che si pu battere definitivamente. Sarebbe un grossa sbaglio di valutazione politica e strategica.
Pensaci. -
Gam.- Ci penser.-
Entra Midio.
Mid.- Mio signore, il nobile Archimede chiede di vederti.-
Tir.- Fai passare. ( a Gamma) Tu vai e aspetta i miei ordini.-
Gam.- Vado. (esce da sinistra).-
Entra, da destra Archimede.
Tir.- (alzandosi e andando incontro allospite) Archimede, che piacere, vieni, entra, accomodati (offre una seggiola).-
Arc.- (indifferente alle finte gentilezze) Mio signore-
Tir.- Ti trovo in perfetta forma e salute, scienziato, ti alleni sempre in palestra?-
Arc.- Non pi. Sono anni, ormai, che non frequento pi lambiente.-
Tir.- Peccato. Perch quando le frequentavi, specialmente da giovane, te ne ho date lezioni nellarena. Ah, bei tempi-
Arc.- Lhai detto: bei temi quando si gareggiava solo per divertimento.-
Tir.- Tu non sai come vorrei tornare ai nostri tempi spensierati e dedicarmi alla cultura fisica. Invece, ora, debbo occuparmi di problemi importanti, ma noiosi, e carichi di grande responsabilite spesso assai pericolosisai il governo della citt
un grande fardello-
Arc.- Non mi avrai fatto venire fin qua per parlarmi del peso del governo dello stato, spero.-
Tir.- No, certamente no. Ma permetterai che un vecchio amico si sfoghi col suo pi antico grande rivale nei giochi dellarena. Eppoi, se non si parla con distensione coi propri coetanei, coi vecchi amici, con chi altro ci resta, ormai, di parlare? Con chi mi sfogo? Qui tutti mi temono e nessuno mi parla sinceramente-
Arc.- Falla breve, ti conosco troppo bene per abboccare alla tua esca. Dunque parla, cosa ti serve?-
Tir.- Sempre lo stesso carattere incisivo e spigoloso che mi faceva andare in bestia.
E va bene, ti dir il motivo della tua visita: Si tratta della possibile ipotesi che Siracusa venga attaccata dal nemico, dalla parte del mare-
Arc.- (interrompendolo) Sono uno scienziato, non uno stratega, cosa centro io? Chiama Gamma.-
Tir.- Calma, calma, nobile scienziato, adesso arrivo al punto.-
Arc.- Forse quel punto lo conosco gi, ed ho detto di no.-
Tir.- Ah si? Guarda un poma dici davvero?-
Arc.- Sai recitare sempre bene la parte dello sprovveduto.-
Tir.- Gi, vero, forse sono veramente uno sprovvedutooppure recito? Chiss. Comunque, in ogni caso, questo il problema che tu, grande scienziato, dovrai risolvere: Voglio che le mie navi possano distruggere la flotta nemica, come dire? Ecco, ci sono: a distanza, senza entrare in contatto, insomma senza scontro. Solo questo ti chiedo.-
Arc.- Ma sei proprio modesto: solo questo mi chiedi. Caspita, non sar che let ti ha cambiato?-
Tir.- Tu che ne dici? - Allora?-
Arc.- Scordatelo, Tiranno!-
Tir.- Cittadino Archimede, osi disubbidire al tuo signore?-
Arc.- Lo sai che con me non attacca; io non ho signori, e tu lo sai bene.-
Tir.- Ti posso far rinchiudere nelle mie prigioni, e l farti marcire.-
Arc.- E il popolo? Ti scordi come mi vuol bene? Credi che lapproverebbe?-
Tir.- Allinferno il popolo e pure tu, pazzo testone.
Ascoltami, mi serve qualche tuo aggeggio, scienziato, e lo avr, con le buone o con le cattive. E sai che non scherzo! (poi calmandosi) La nostra potenza in difficolt, lespansionismo di Roma ci preoccupa. Forse anche la nostra stessa citt in grave pericolo. Abbiamo chiesto aiuto a Cartagine, ma come conseguenza abbiamo la flotta Romana in viaggio verso Siracusa. Ed io ho il dovere di tentare tutte dico tutte -le vie possibili affinch la citt possa resistere e vincere.
Mi sono spiegato?-
Arc.- Affari tuoi.-
Tir.- E allora ascoltami bene: credi che il Tiranno di una citt debba essere informato su tutto ci che riguarda i suoi cittadini pi in vista? Ma certo, penso proprio di si. (pausa) Ora stai attento a ci che ti dico: so tutto di te e di quellaprincipessa alessandrina. So del postribolo, della tua serva, di tua figlia.
Hai afferrato il concetto, genio?
Sono quasi ventanni che pur sapendo, sto zittonaturalmente per tutelare il tuo onore. (pausa)
Ora te lo dico con riluttanza non vorrei farlo, ma tu mi obblighi ora, per il bene della nostra patria, sar costretto a colpire basso: a rivelare il tuo segreto alla citta te forse non interesserebbe, ma sarebbe un grave nocumento per tua figlia. Pensai bene. Ti do qualche minuto per rispondermi - se collabori oppure no. E se, come dici, vuoi bene a Iela, accetta, questo il mio consiglio. Accetta perch sarebbe la sua rovina! Che ne dici, scienziato?-
Arc.- Dico che sei stato sempre perfido, ma adesso stai superando te stesso...-
Tir.- Per il bene della patria.-
Arc.- E un volgare ricatto!-
Tir.- per la patria.-
Arc.- Sei vile e spregevole!-
Tir.- Sono la patria! Ed ho il dovere di difenderla! Non posso permettere che la citt cada in mano nemica. Non posso permettere che i miei uomini vengano trucidati. Non posso permettere che le donne e i bambini vadano schiavi dei romani. E se la nostra citt verr distrutta, anche la nostra civilt perir.-
Arc.- Corsi e ricorsi della storia dellumanit.-
Tir.- Certamente tu, che sei distaccato, riesci ad analizzare e a giudicare la guerra per quella che , ma io, Gamma, lesercito, tutto il popolo non possiamo essere freddi e distaccati, perch noi le viviamo la storia al presente, e siamo destinati a subirne tutte le conseguenze e le traversie che linfausto evento ci imporr.
E nel giorno fatale, saranno fortunati coloro che cadranno in battaglia.
E in questi tempi, senza essere profeti, questa malaugurata ipotesi potrebbe accadereforse anche presto.
Ecco perch chiedo il tuo aiuto con insistenza. E tu devi aiutare la tua citt.-
Arc.- Sai che appartengo allumanit tutta, nella sua interezza, e non soltanto a Siracusa.-
Tir.- Sei uno di noi, per gli dei!-
Arc.- Dammi una spada e far il mio dovere di cittadino.-
Tir.- La spade a te non serve. Tu hai la scienza. E quella la tua formidabile arma.-
E adesso che abbiamo chiarito le nostre posizioni, attendo con impazienza un segno della tuabuona volont.
Ed ora la tua risposta!-
Il Tiranno, si concentra a controllare alcuni dispacci, mentre Archimede, nervoso, si reca verso la finestra e guarda verso il porto. Musica adatta. Un minuto.
Arc.- (girandosi) Le mie invenzioni non possono servire per uccidere altri uomini.-
Tir.- E chi ha parlato duccidere? (cambiando registro)
Senti Archimede, tu mi devi dare qualcosa per distruggere le loro navi, non gli uomini.
Dai sforzati, un punto dincontro lo si pu trovare-
Arc.- (esitante) Se ti permettessi ad esempio di incendiare le navi, risparmiando gli uomini, tu, accetteresti?-
Tir.- Ma certo! Farei salti di gioia! Ringrazierei gli dei con una festa lunga un mese.
(avidamente) Dimmi, cos che hai in mente?-
Arc.- Ho sperimentato degli specchi ustori. Possono incendiare le navi a media distanza.-
Tir.- Luce dei miei occhi! Sei un vero genio! (va per abbracciarlo)-
Arc.- (fermandolo col gesto) Te li dar, per voglio una tua promessa solenne: Risparmierai i soldati nemici che si tufferanno in mare. Anzi, che li salverai!-
Tir.- (frettolosamente) Promesso, promesso solennemente promesso. Ora parlami di questo specchi.-
Arc.- Sono delle parabole di bronzo che concentrano i raggi del sole verso un solo punto, provocandone la combustione e, quindi, lincendio naturalmente se il materiale colpito combustibile. Per sono pesanti, e per manovrarli saranno necessari ampi spazi, e non credo che possano essere imbarcati sulle nostre navi.-
Tir.- Tu dacceli! Penseremo noi ad utilizzarli nel modo migliore.-
Arc.- Te li dar, ma ricordati della promessa: niente morti-
Tir.- Sta bene, sta bene, niente morti.(andando verso luscita di sinistra) Gamma, vieni, ho grandi notizie per te.-
Entra Gamma.
Gam. Salute nobile Archimede.-
Arc.- (freddamente) Salute, salute.-
Tir.- Gamma, ascoltami bene: Archimede ci mette a disposizioni degli specchi ustori atti a incendiare la navi nemiche da lontano. Per sono pesanti e poco maneggevoli.-
Gam.- Non sar un problema.-
Tir.- (indicando Archimede) Lui dice di si, non si possono imbarcare.-
Gam.- ( ad Archimede) Quale la distanza massima della loro efficacia?-
Arc.- Tre, forse quattrocento braccia dipende dal sole.-
Gam.- Dal sole? E cosa centra il sole?-
Arc.- Ho gi spiegato al nostro signore che gli specchi concentrano i raggi del sole. Pi forte il sole, pi sono efficaci.-
Gam.- (pensieroso) CapiscoQuattrocento bracciaMi basta! Ascoltami signore: far piazzare questi specchi allimboccatura del golfo, ben mimetizzati; poi disporr la nostra flotta in due gruppi: uno con le navi pi grandi lo schierer dentro il golfo, laltro con quelle pi piccole che sono pi maneggevoli e pi veloci, lo dislocher dietro il promontorio, avendo cura, quindi, di nasconderli al nemico.
Quando la flotta nemica entrer nel golfo, per dare battaglia, la intrappoler tra le navi grandi e quelle piccole, che nel frattempo saranno giunti alle loro spalle. Poi (fregandosi le mani), poi col fuoco le distrugger!
Mio signore, la nostra sar una vittoria memorabile.-
Tir.- Geniale, mio caro Gammaper, sentimi bene: il nostro Archimede desidera che non si facciano vittime inutili. Capito? Inutili! Insomma. ti comando che i nemici che abbandoneranno le navi, debbano essere risparmiati. (pomposamente) Questo il mio ordine.-
Gam.- E sar eseguito! (poi a bassa voce) Naturalmente nei limiti del possibile.-
Tir.- (annuendo soddisfatto, rivolto ad Archimede) Genio, sei soddisfatto?-
Arc.- No. Per mi accontento. E adesso permettimi di licenziarmi.-
Tir.- Certamente, vai pure egrazie per la collaborazione spontanea.-
Arc.- (inchinandosi lievemente) Mio signore-
Tir.- Salute genio.-
Gam.- Salute nobile Archimede, e ti prego daccettare anche i saluti da parte di tua figlia.-
Arc.- Di Iela? E tu cosa-
Tir.- Ah, che distratto! Dimenticavo di informarti che, avvalendomi delle mie facolt e dellautorit che rappresento, e sentito il parere degli interessati, ho disposto che la nobile siracusana Iela, figlia di Archimede, sposi il comandante in capo del mio esercito, generale Gamma. Salute e lunga vita agli sposi!-
Arc.- (balbettando) IeIelae e..luiGamma-
Gam.- Non ti crucciare Archemede, io e Iela ci vogliamo bene, saremo felici. Tra di noi non ci sono problemi. Tutto liscio come lolio-
Arc.- (pensieroso, annichilito) senza il mio consenso-
Tir.- Suvvia scienziato, non te la prendere, queste sono solo formalit. Oggi si sposano! E tu fai ancora i n tempo a dare il tuo consenso se proprio ci tieni.-
Arc.- (crollando a sedere) Senza il mioconsenso-
Tir.- Vedi? sempre lo stesso: intrattabile! Tutto dun pezzo! Uffa, che seccatura (guardando infastidito Archimede) Vieni Gamma, andiamo a prendere un po daria in terrazza, intanto che il nostro testone si rimette (ironico) da da cotanta notizia.-
Escono. Entra Iela.
Iela.- (scorgendo Archimede e accorrendo premurosa) Padre, padre-
Arc.- (seguendo i suoi pensieri) senza il mio consenso-
Iel.- (bloccandosi) Padre mio.-
Arc.- Senza avvertirmi(si alza e si avvia verso luscita destra)-
Iel.- (rimanendo in mezzo alla stanza con le braccia protese) Padre-
Arc.- (uscendo lentamente)una pugnalata al cuore-
Iel.- (abbassando le braccia sconsolata e rassegnata) Padre-
Arc.- e una alla schiena.- (esce)
Fine secondo atto
Terzo atto
La scena buia. Con una musica adatta, la luce riprende a sinistra. Nel cono di luce c Croma.
Cro.- E il Fato gir il sua ago, e lago segno: Roma!
Roma, forte, crudele, barbara, ingorda! Roma che non riuscendo a vincere la nobile resistenza di Siracusa che la tenne in scacco per molto tempo, col valore dei suoi soldati - Roma ricorse alla perfidia e al tradimento.
Uomini indegni complottarono la rovina della citt. Uomini odiosi tradirono il proprio sangue. Uomini vili uccisero gli inermi.
E cos le mura, prima solide e imprendibili, divennero teneri come il burro, sguarniti di soldati e piene di piccole brecce.
I traditori, col favore della tenebre, sgozzarono guardie sonnolenti e ubriache.
E la soldataglia romana dilag tra pietre millenarie che ricordavano ben altra civilt.
Giuro cadde per mano di Midio, che lo pugnal alle spalle; e Midio per per mano di Gamma che lo trafisse al petto.-
E la soldataglia romana dilag per le strade che avevano visto giochi infantili, canti di baldi giovani, e danze di giovanette.
Marcello, il romano, ordin che il mio signore, il grande Archimede, fosse preso vivo.
E la soldataglia romana dilag nelle case che odoravano di pane appena sfornato e di recenti amplessi.
Le perdite, per entrambi gli eserciti, furono tali che i cadaveri vennero bruciati nelle cave di pietra - ammonticchiati gli uni sugli altri dove amici e nemici furono uniti in un informe mucchio di ossa bianche!
Buio a sinistra. Esce Croma. Studio di Archimede, che sta seduto al tavolo e lavora.
Entra Croma trafelata.
Cro.- (andando verso la finestra e indicano ad Archimede il golfo) Guarda mio signore, le navi nemiche entrano nella rada: sono tante, tantissime.
Ed ecco Gamma che ordina di azionare i tuoi specchi ustori le navi nemiche bruciano le nostre avanzano da tutte le partilaccerchiamento totalei nemici sono in trappola. Ecco, abbandonano le navi in fiamme si tuffano in cerca di scampo.
(tristemente) Ma non c scampo per i superstiti. Gli arcieri li infilzano come tonni. Il mare si arrossa del loro sangue.
E iniziata la grande mattanza! Che fine atroce per i baldanzosi romani. Guarda mio signore, guarda.-
Arc.- Quello spettacolo non di mio gradimento. (poi fra se, continuando ad esaminare le sue carte) Li sta facendo uccidere.
( a Croma) Croma, manda un servo a Gamma, deve dire che gli ricordo la promessa del Tiranno: I superstiti debbono essere lasciati in vita. Vai Croma! (Croma esce rapidamente) Anche questa volta il Tiranno mi ha ingannato. Li stanno massacrando.
(affacciandosi) Poveri ingenui uomini, siete in trappola e morirete.
Morirete perch altri uomini superbi, ambiziosi, ricchi e crudeli, vi hanno mandato qui, lontani dalle vostre case, per conquistare per loro ricchezze, gloria e fama. Poi vi chiameranno eroi e vi innalzeranno un monumento. E le vostre donne piangeranno. (pausa) Poi tutto ricomincer come prima- daccapo!
Spero solo che qualcuno di voi riesca a salvarsi, e, forte di questa esperienza, opponendosi agli ordini distruttivi e maligni, possa indicare ai proprio compagni la via della pace e della conoscenza.
(scuotendo il capo) Luomo, questa pazza creatura, con le sue assurde lotte offusca larmonia universale.
Dei, dei, questo massacro anche opera mia: attraverso le mie invenzioni, esso si realizzato.
Mama cos questo? (esamina attentamente dei calcoli, li ricontrolla, se li parta alla fronte, quindi fa scivolare per terra la pergamena) la soluzione. Ho trovato la soluzione al mio postulato. Lavevo sotto gli occhi, tutti i giorni e non la vedevo. Possenti deiho scoperto la forza che sostiene la materia mi stata rivelataproprio orain questo giorno funesto. (si siede avvilito) Ed ora il percorso inverso alla mia portata. Potrei anche riuscire a liberare la potente forza della materia. No, lespansione della materia la farebbe deflagrare. E spaventoso! (allibito) La fine del mondo(pausa, poi risolvendosi energicamente) Non dar in mano a degli uomini impreparati codesta terrificante possibilit. No, non potrei! E allora? E allora distrugger tutto. Tutto, perch questo massacro che si sta perpetrando la fuori si fa anche per colpa mia, per le mie invenzioni.
Ma sar lultimo massacro al quale assister, perch, per gli uomini, lo scienziato Archimede, da questo momento morto!
Si, morto!
Distrugger, brucer tutti i miei progetti! (prende i rotoli) Ecco, qui c un millennio di progresso umano, che brucer tra poco nel focolare della mia casa!
Ho inventato e scoperto tutto ci che si poteva inventare e scoprire; ho ideato marchingegni inusitati, ho enunciato quasi tutte le leggi della natura. Ed ora, con questa decisione, lumanit impiegher molti secoli per riappropriarsi delle mie scoperte. E alcune, forse, non i conoscer mai!
Croma, Croma, donna fedele, vieni e metti nel tuo fuoco il frutto dei miei anni migliori! Brucia tutto. Tutto!-
Cro.- (entrando allarmata) Hai chiamato, mio signore? Ma coshai? Stai male?-
Arc.- Si Croma, sto male. Sono queste cartacce che mi danno la nausea. Bruciale tutte, brucia tutti i modellini, i progetti, i rotoli. Tutto! Non lasciare traccia alcuna- fai come se non fossero mai esistiti. Tutto sul fuoco. Brucia!
(sconsolato) Tutto sciupato, una vita sciupata da una testa fra le nuvole.
Brucia Croma-
Croma, lentamente prende le carte e i modellini, e si avvia verso sinistra.
Buio su Archimede. Luce su Croma, intenta a distruggere i lavori di Archimede. Entra Iela.
Cro.- (trovandosela davanti) Iela? Iela! Tu qui?-
Iel.- Mia buona Croma, come stai?-
Cro.- Bebenecome sono felice, (labbraccia).-
Iel.- (la lascia fare, poi la scosta) Stai benissimo. E mio padre?-
Cro.- E nel suo studio molto abbattuto per quello che ha visto nel golfo. Figurati che mi ha detto di bruciare tutti i suoi lavori. Eccoli.-
Iel.- Ma non pu essere! Non si pu permettere un simile sacrilegio. Quei progetti appartengono a tutta lumanit! Non pu distruggerli!-
Buio a sinistra, luce a destra. Archimede pensoso, seduto nello scranno. Entra Croma.
Cro.- Mio signore, vuoi che ti prepari qualcosa da mangiare?-
Arc.- (distrattamente) Non ho fame.-
Cro.- Scusami se insisto, ma sono giorni e giorni che non tocchi cibo allinfuori di un po dacqua-
Arc.- Ed anche troppo.-
Cro.- (avvicinandosi alla finestra guarda le fasi di una battaglia) Sono ostinati questi romani. Pi navi perdono, pi ne scendono in campo. Quando si attaccano allosso sono come molossi non lo mollano.-
Arc.- (infastidito) Chiudi quella finestra, donna.-
Cro.- (sta per eseguire, quando nota qualcosa di strano) Ma ma cos quel mostro? Dei aiutateci, sceso in campo un drago!-
Arc.- (alzandosi e guardando gi) Coshai visto, donna?
Cro.- Guarda tu stesso, con i tuoi occhi.-
Arc.- Mamaquella la mia macchina per sollevare pesi. Guarda cosa hanno combinato: se ne servono come un gigantesco maglio per sfondare le navi romane. Colpiscono di punta e di tagliosfondanofracassano. - Ma come avranno avuto il mio progetto? Croma! Non ti avevo detto di bruciare tutto? Rispondimi per gli dei!-
Cro.- Perdonami mio signore, ma intanto che mi accingevo a bruciare tutto, come mi avevi comandato arrivata arrivata tua figlia-
Arc.- Iela? Qui?-
Cro.- Si, mio signore, voleva sapere come stavi.-
Arc.- E allora?-
Cro.- E allora ella ha detto che era un sacrilegio bruciare tutte le tue invenzionie, intanto che bruciavome ne ha sottratte alcune-
Arc.- E quanto sarebbero questealcune?-
Cro.- Tre, forse quattro. Perdonami se non ti o ubbidito come dovevo, se sono stata negligente.-
Arc.-Ed ecco i risultati della tua negligenza! Guarda come quella grossa tenaglia, manovrata dagli uomini dietro le mura, come sventrano e maciullano navi e uomini.
Ecco come il mio popolo usa le mie invenzioni. Avevo inventato quelle macchine per alzare grossi pesi ed alleviare la loro fatica e quellaltra per mietere velocemente il grano, e quellaltra ancora per trovare lacqua sottoterra. Ed eccole l, maciullano corpi-
Cro.- Ma sono dei nemici.-
Cro.- Io non ho nemici n amici, io ho solo gli dei ai quali debbo rispondere per il dono del mio genio, e il genere umano al quale debbo consacrarlo!-
Si odono grida dallesterno. Archimede si affaccia alla finestra-
Arc.- Ma quelli sono soldati romani, e da dove sono entrati? Dove hanno sfondato? (poi quasi gridando) Per gli dei: Iela! Croma, corri a casa di Gamma, prendi Iela e portala qui! Corri donna!-
Cro.- Volo signore! (esce).-
Arc.- Possenti dei! Che massacro! Ecco l Gamma, con la sua fedele guardia. Che si fa strada tra i soldati nemicimac Iela con luila fa entrare qui, in casa e si ributta nella mischia: Gamma, come soldato sei valoroso ecco, si perde nella battaglia (chiude la finestra).
Dei, che soccorre quegli uomini morenti? Chi lava quelle strade dal loro sangue? Chi muore per te, o Ares!
Sommo Zeus, guarda, commuoviti e incatena, rendi innocuo quel pazzo di tuo figlio sanguinario!
Entra Croma.
Cro.- Mio signore, tua figlia qui, lha scortata Gamma, personalmente.-
Arc.- Ho visto tutto dalla finestra. Falla passare.-
Cro.- Corro! (esce)
Arc.- Corri, mia buona Croma, corri e fai passare quella figlia, forte, generosa, testarda maprofetica.-
Si ode la voce di Iela, come nel ricordo del padre.
Iel.- Io, Gamma, il popolo tutto non possiamo essere cos freddi e distaccati, dinanzi alla guerra, come lo sei tu. Noi viviamo questa storia al presente e siamo destinati a subirne le traversie.
Meglio morti! Meglio morti. Perch ai superstiti verr destinato lutto, dolore e schiavit.
Ed io sono la prima che voglio morire pur di non perdere la mia libert!
Entra Croma sorreggendo Iela.
Arc.- (accorrendo) Iela, sei ferita? (labbraccia).-
Iel.- (staccandosi dallabbraccio) No padre, non sono ferita nelle carni, ma nel mio spirito.-
Arc.- Sono ferite che anchesse guariranno-
Cro.- Mio signore, tua figlia incinta.-
Arc.- (guardandola bene) Incinta? E da quando? E perch non me lo hai detto?-
Iel.- Volevo dirteloma temevo che non mi volessi pi rivedere. E se fossi venuta, non ti avrei ancora una volta supplicato di aiutarci? Anche in nome del mio bambino-
Arc.- Come pu una figlia pietire col padre? Mia figlia fiera, non superba.-
Iel.- Tua figlia stata sciocca, femmina senza cervello. Ho pensato solo a me, alla mia felicit con Gammaal quale volevo tanto dare un figlio che egli ardentemente desiderava.-
Arc.- Sei coraggiosa e saggia, figlia mia, ma adesso stai serena, sei qui, e con me nulla potr accaderti.-
Iel.- Come posso stare serena e vedere la mia citt distrutta? Il mio sposo ferito ed esausto, la mia gente uccisa?
Sai perch sono qui?-
Arc.- Perch sono tua padre, perch ti protegger.-
Iel.- Si, proprio cos. Ma non come pensi tu: non perch sei un uomo forte, ma perch sei uno scienziato di chiara fama.
Gamma ha saputo che Marcello ha dato lordine di non ucciderti, quindi ha pensato che anche tutti coloro che si trovano sotto il tuo tetto debbano essere protetti o perlomeno, al sicuro della morte.-
Arc.- Questo ha stabilito Marcello?-
Iel.- Questi sono gli ordini per i suoi soldati.
E sai perch ho accettato di venire? Per salvare il mio bambino che Gamma vuole vivo. Altrimenti sarei rimasta al fianco del mio spososino alla fine.-
Cro.- (che si trovava presso la finestra e guardava fuori) Iela, Iela, hanno preso Gamma, lo portano presso il carro di Marcello.-
Iel.- (accorrendo alla finestra) Gamma, Gamma, mio sposo e mio signore, come pu questa tua indegna sposa sopportare la vista della tua sconfitta? Come potr vivere i suoi giorni nel ricordo di te, insanguinato e lacero, legato al carro del vincitore? Csa dir al figlio che nascer? Gamma! Rispondimi!-
Cro.- Ecco lo legano, lo trascinano. Fermi! Barbari!-
Iel.- Gamma! Ucciditi! Ucciditi!!!-
Archimede viene presso la finestra, intanto Iela, con uno scatto esce dalla scena, sorprendendo tutti.
Arc.- (a Croma) Fermala, fuori di se!-
Croma esce di corsa, Archimede va alla finestra. Ritorna Croma.
Cro.- E riuscita ad uscire in strada(corre alla finestra) eccola! l!
Corre verso il carro di Marcelloha un pugnale in mano. Vuole uccidere il romano!
No!!! Va verso Gamma e lo pugnala! Gamma cade morto! (Archimede si accascia sulla sedia, col la testa fra le mani) No! No! Nooo!!! (grida disperate di Croma)-
Arc.- (alzando la testa) Cosa succede?-
Cro.- Iela s uccisa! Si uccisa con lo stesso pugnale. Cade sul corpo di Gammala folla viene dispersa.
Un romani si china sui loro corpi: E Marcello. E gli rende onore.
Onore, dopo la morte di mia figlia (scivola lentamente per terra).-
Arc.- Alzati Croma, vai da Marcello, digli che voglio i loro corpi! Corri! Vai!-
Cro.- ( con uno sforzo si alza, rassegnata) Vado, mio signore. (esce)-
Arc.- (sempre sorreggendosi la testa) Ma cosa m i succede? Cos questo peso che sento allo stomaco? Non sar rimorso? Dovevo forse aiutare la citt a difendersi?
E forse salvare anche mia figlia?
Chi doveva prevalere? Luomo, il cittadino, il padreoppure lo scienziato
Ma perch faccio questi pensieri? Forse perch il lutto mi ha colpito duramente perdendo la persona che mi era pi cara al mondo?
Oh dei! Oh dei! Che dovevo fare?
Iela, mia piccola Iela, perdonami donna coraggiosa, lucido ingegno, perdonami, giovane donna morta per lamore e la libert.-
Buio su Archimede, luce su Croma.
Cro.- (che sorregge il corpo di Iela) e la grande aquila scende dal cielo sogni di donnicciola, sogni bugiardi, assurdi e senza significatobrutti sogni e basta!
Ed io vorrei che fossero tali, figlia mia adorata, figlia che finalmente posso chiamare figlia.
Ma il sogno era funesto, preannunciava lutti e rovine provenienti da lontano.
Buio e poi luce su Archimede.
Archimede resta in silenzio, annichilito. Entra un soldato, lo scienziato capisce chi ,ma resta immobile.
Soldato- Vecchio, sei tu Archimede?-
Silenzio.
Soldato- dico a te. Sei Archimede?-
Silenzio.
Soldato Avvicinandosi con la spada in pugno- Se tu Archimede? No? E allora muori!
(lo colpisce al collo. Archimede cade senza un gemito)
Entra Croma.
Cro.- Mio signore, mio signore(scorgendo il soldato e Archimede che sta riverso dietro il tavolo privo di vita, chinandosi e poi rialzandosi di scatto) Signore, mio signoreLavete ucciso! Barbari, lavete ucciso! Avete ucciso luomo pi grande che sia mai esistito sulla terralavete ucciso(piange)
No, non pu essere! Anche il mio signore E invece vero veroE tu, ominicchio, non avevi lordine di non uccidere il grande Archimede?-
Sol.- Donna, per ben tre volte gli ho chiesto: Chi sei! senza ottenere risposta. E la guerra non pu aspettare che un vecchio si decida a rispondere.-
Cro.- Ditemi uomini, ditemi: come si pu sopravvivere a questo strazio? Eh? Ditemi! Parlate! Perch restate muti di fronte a questo sacrilegio? Siete forse di pietra? (gridato)-
Nel frattempo, tra un buio e laltro, sar riportata in scena la stessa scenografia del primo atto. Croma, lentamente si pone sulla pietra.
Cro.- e il romano rese onore ai loro corpi, e a me concesse di seppellirli; ma, mentre mi accingevo al triste ufficio, vennero i becchini, me li presero e li portarono laggi, nella cava, dove furono buttati su mucchi informi di cadaveri puzzolenti e poi bruciati!
E il fumo si lev bianco, nauseabondo, leggero, e, come un ricordo, si disperse nel mondo.
Poi i miseri resti furono cosparsi di calce e di loro rimasero solo povere ossa imbiancate al sole.
Nessun mortale poteva resistere a quellatroce dolore nemmeno gli dei avrebbero potuto sopportare la vista di quel vilipendio.
E pregai pregai tutti gli dei affinch dessero giusta morte anche a me.
Ma, imprudentemente, da blasfema, lancia loro queste accuse: Perch a una donna destinata al postribolo, avete dato la fortuna di amare luomo pi grande del mondo, il pi buono, il pi caritatevole ed esserne ricambiata, ma facendola vivere nella sua ombra: da serva!
Perch mavete concesso una figlia meravigliosa senza poterla mai chiamare figlia; e mi avete concesso quel privilegio solo davanti al suo cadavere; perch non ho mai avuto la gioia dessere chiamata mamma; perch mavete imprigionata in un corpo da serva, con sentimenti nobili - da padrona? (lunga pausa)
E fui punita ancora una volta: la morte per me non giunse mai: fui condannata alleterno martirio vissuto notte dopo notte.
Di giorno pietra, di notte anima - per rivivere eternamente la morte delle persone amate e di provarne latroce dolore, e sempre! con la stessa grande intensit.
Oh Fato, o dei, perch non avete piet per questa donna derelitta, le cui lacrime inondano, da secoli, queste aride pietre?
Perch, perch!-
Lentamente la scena si fa buia, poi da destra la luce lentamente riprende. Entrano in scena, prima Anna, poi Gianni, i due turisti del primo atto. Luce lunare. Musica adatta.-
Entra in scena Anna, la ragazza che aveva sfiorato la pietra di Croma. Ella si aggira fra le rovine e si ferma davanti a Croma di pietra. Lammira silenziosa. Alle sue spalle sopraggiunge Gianni, un ragazzo locale. Sentendo i passi alle spalle Anna sobbalza.
Gia.- Mi scusi signorina, non volevo spaventarlanon sapevo che ci fosse qualcun altro, allinfuori di me tra questi ruderie non mi sarei fatto notare se non lavessi vista cos interessata a questa grande pietra. -
Ann.- Non mi ha spaventata, sono sobbalzata per la sorpresasi, sono attratta da questo ruderesembra che mi chiami.-
Gia.- Strano. Succede anche a me dessere attratto. E questo mi accade ormai da anni, La prima volta fu una sera come questa, col chiaro di luna che fa splendere queste pietra bianche. E da allora, quando sale la luna nuova, io vengo quia meditare-
Ann.- Che stranoora che mi ci fa pensarecredo checredoinsomma - non mi derida e non mi giudichi pazza, ma ho la sensazione dessere gi stata in questi luoghi...non saprei precisare quando, ma essi mi sono famigliarieppure vivo a mille chilometri da qui.-
Gia.- Io qui ci vivo da quando sono nato. E la stessa sensazione sua anche la mia. Per, come dicevo, io sono della zona, possono ricordi infantili chiss.-
Ann.- Lei crede alla reincarnazione?-
Gia.- Non ci credo, ma ci penso. Vede questo luccichio alla base di questa pietra? Ebbene, guardi, la pietra che bagnata. E non rugiada, n il sereno della notte.-
Ann.- A me sembra che pianga. Non saranno lacrime?-
Gia.- Lacrime? Ma stiamo scivolando vero il metafisico, la sa?-
Ann.- Lo so. (si rivolta verso la pietra e laccarezza)
Entra la guida.
Cus.- Signorina, sempre il solito vizio.-
Ann.- (sorpresa come una scolaretta, nasconde la mani dietro la schiena) Scusi, stato pi forte di meaccidenti alle mie sensazioni.-
Gia.- E alle mie.-
Cus.- Volete dire alle nostre, perch anchio le avverto-
Ann.- Anche lei? Ecco, allora non vuole che la tocchi perch geloso (ironica).-
Cus.- Sicurosicuro-
Gia.- Fa lo stesso se mintrometto anchio? Le avverto pure io.-
Cus.- E siamo tre.-
Ann.- Ioiolho uditaparlare...-
Gia.- Anchio...-
Cus.- e tanto per non essere bastian contrario, pure io.-
Ann.- A me ha detto: figlia. Cos almeno credo.-
Gia.- A me mi ha chiamato generale, figuratevi, io, che sono stato riformato alla visita di leva-
Cus.- (serio) A me: mio signore. Ora o siamo pazzi tutti e tre, oppure qui c qualcosa di soprannaturale.-
Gia.- Davvero?-
Ann.- Per favore, non corriamo troppo. Si, io ho creduto che mi chiamasse figlia, ma potrebbe essere stata suggestione. Sapete io ho perso mia madre da recente-
Gia.- Anchio non metterei la mano sul fuocofiguratevi: generale. Doveva essermi sopraggiunto un colpo di sonno improvviso.-
Cus.- E allora mi associo: suggestione personale e, insieme, collettiva. In fondo veramente suggestivo questo posto, a questora, con questa luna.-
Gia.- Io sono incantato da questo luogo, per, per non inoltrarci su piani trascendentali, ai quali non siamo abbastanza preparati, suggerirei dandarci schiarire le idee in una pizzeria e, possibilmente, dimenticare queste strane suggestioni con un buon boccale di birra. Signorina, lei?-
Ann.- Ci sto. Ma chiamami Anna.-
Gia.- Io sono Gianni almeno credo.-
Cus.- Io sono Ciccio e ne sono sicuro - e mi accodo a voi. Per voglio offrire io, c un posticino qui vicino che tutto un programma. Si chiama trattoria del paradiso.-
Gia.- E andiamoci, per, paghiamo alla romana.-
Ann.- Per favore, chiss perch, ma non vorrei pi sentire parlare di Roma e di romani.-
Gia.- Giusto. Allora paga lui.-
Cus.- (cerimonioso) Con piacere (allusivo) miei cari-
Gia.- Miei cari? Non ricominciamo!-
Ann.- (ironica e scherzosa) Mio generale, che fai comandi?-
Cus.- Ehi, voi due, non che incominciate a pizzicarvi come due innamorati?-
Ann.- (inchinandosi goffamente) Mio signore, non sarai mica geloso?-
Cus.- Ma va l-
Escono dalla scena ridendo.
Buio che cala lentamente. Musica adatta. Croma tenta di muoversi, ma non ci riesce. Alla fine diventa definitivamente pietra.
Cro.- Oh dei! Grazie per ci che ho visto e udito. Ora sento che, in pace, la mia anima potr raggiungere lAde.-
Buio completo. Musica che sfuma.
Fine