Cronaca di un tradimento

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Personaggi

CRONACA DI UN TRADIMENTO

Due atti

di

Leo Augliera

Personaggi

GIUSEPPE

MOGLIE DI GIUSEPPE

LIBERO                                                                               Il rapinatore

COMMISSARIO MARTINI                                                          Commissario di polizia

GIUSEPPE GIOVANE

FIDANZATA DI GIUSEPPE GIOVANE

SECONDO GIOVANE

UFFICIALE DELLA MILIZIA FASCISTA

MILIZIANO FASCISTA

UOMO DEL TELEFONO

MARZIO

SPEAKER DELLA RADIO

La vicenda è dei primi anni ’80 e del periodo della seconda guerra mondiale. Il luogo è Roma.

Trattasi di un dramma che si svolge in due momenti storici: il periodo della guerra post-armistizio e L’ inizio degli anni ’80.

Il protagonista degli anni ’80 è un anziano che vive a Roma. Un giorno, che sembra essere come tutti gli altri, incontra un giovane rapinatore che s’introduce con la forza nel suo appartamento. Questo provoca nella persona anziana un turbinio di ricordi che lo riportano al periodo della guerra, in cui era diventato partigiano in una Roma pronta ad essere liberata. Catturato dai fascisti, la paura della morte lo spinse a tradire i compagni.

Un desiderio di riscatto per quel gesto infame, convince il vecchio ad aiutare il rapinatore, ma anche questa volta non può far altro che denunciarlo alla polizia, perpetuando la sua condizione di traditore.

ATTO PRIMO

La scena è divisa in due parti. Una metà raffigura il salotto di una casa piccolo borghese, con finestra sullo sfondo e porta sulla destra. L’altra metà è invece spoglia.

SCENA PRIMA

Giuseppe, Uomo del telefono, Marzio.

Al levarsi della tela i riflettori illumineranno soltanto la metà arredata. Giuseppe (uomo di circa sessant’anni) sta seduto in una poltrona e legge il giornale. Si sente la radio che scandisce le notizie del giornale radio.

RADIO (si sente il segnale orario) Sono le ore 9,30… Giornale radio… Politica interna. Il Ministro del Lavoro, in un incontro congiunto con sindacati ed imprenditori, ha discusso la vertenza riguardante la categoria dei metalmeccanici. Tale intervento, richiesto da entrambi le parti, dovrebbe garantire il rinnovo del contratto… Politica estera. Il Segretario di Stato americano, nel suo giro di consultazioni con i Paesi del Mediterraneo, oggi si è incontrato con il Primo Ministro israeliano; i colloqui, che si presume verteranno sulla situazione medio-orientale, sono ancora in corso…Cronaca. Un flash d’agenzia ci avverte che pochi minuti fa, a Roma, un solitario ha tentato di rapinare un ufficio postale del centro. All’intervento tempestivo di un poliziotto, che passava di lì per caso, il bandito non ha esitato a far fuoco, ferendo la stessa guardia ed un cliente che in quel momento stava dentro l’ufficio. Il rapinatore solitario è riuscito a dileguarsi a piedi, ma è attivamente ricercato da polizia e carabinieri, che hanno istituito posti di blocco nella zona… Ancora cronaca. Sette gemelli hanno visto la luce in un ospedale di…

Squilla il telefono. Giuseppe spegne la radio ed alza la cornetta. (Radio e telefono stanno su un mobiletto accanto alla poltrona, quindi Giuseppe fa le mosse restando seduto)

GIUSEPPE Pronto?!

VOCE TELEFONICA (la voce deve essere sempre ascoltata dalla platea) Ciao Giuseppe, sono io! Come va?

GIUSEPPE Così, non mi lamento.

VOCE TELEFONICA Io invece ho un diavolo per capello!… Non puoi immaginare quello che mi è successo! Guarda, a solo pensarci divento verde dalla rabbia!… Ti racconto! (si abbassano le luci. Un occhio di bue illumina Giuseppe. Un altro occhio di bue illumina un uomo nella parte spoglia, che passeggia lentamente) Stamattina sono uscito presto da casa; sai, la notte non ero riuscito a chiudere occhio ed alle prime luci sono saltato giù dal letto con l’intenzione di uscire a fare quattro passi!… E’ incredibile il senso di libertà che si prova a camminare per le strade a quell’ora del mattino! Praticamente ero solo, felice di quella quiete che mi stava ripagando del nervosismo accumulato durante la notte. Non ho fatto in tempo a bearmi di quella tranquillità, perché lo sai chi t'incontro?… (un altro occhio di bue illumina, nella parte spoglia, un uomo, Marzio, che si avvicina al primo) Prova ad indovinare, se ci riesci?!

GIUSEPPE (spazientito) Come posso sapere chi hai incontrato stamattina!

VOCE TELEFONICA Ma si, in fondo è più facile di quanto credi!

GIUSEPPE Ti dico che non lo so!

VOCE TELEFONICA Va bene, va bene, allora te lo dico io! Ti ricordi di Marzio, quello dell’ufficio progetti?… Sì che te lo devi ricordare! Era basso e magro, con un gran naso da sembrare un corvaccio del malaugurio! Ebbene, a quell’ora del mattino, quando non s’incontra neanche un cane a cercarlo, non te lo vedo che viene verso di me?! Non puoi immaginare la mia sorpresa nel vedermelo parato lì davanti, con quell’aria da pipistrello, che mi scrutava come se volesse saltarmi addosso da un momento all’altro. Finì che ci abbracciammo; (i due uomini della parte spoglia si abbracciano) e dopo avere ricordato i vecchi tempi, sai con quale sparata se ne esce fuori?… Prova ad indovinare!

GIUSEPPE Non mi proporre continuamente indovinelli!

VOCE TELEFONICA Allora te lo dico io che cosa pretendeva quell’imbecille!

MARZIO (nella parte spoglia) E’ imbarazzante chiederteli dopo tanti anni, ma mi dovresti restituire le diecimila lire che ti ho prestato cinque anni fa!

VOCE TELEFONICA Capisci?! Voleva le diecimila lire che, secondo lui, mi aveva prestato almeno cinque anni fa!… Io, mi devi credere, sono caduto dalle nuvole. Non ricordavo neanche che lui mi avesse prestato una tale somma; e poi, Santo Dio, dopo tanti anni che non vedi un collega, il primo pensiero che hai è di chiedergli indietro nientedimeno che diecimila lire!

UOMO DEL TELEFONO (nella parte spoglia) Ma non mi fare ridere! Non avrei saputo che farmene delle tue diecimila lire! E poi, figurati se le chiedevo a te, se ne avessi avuto veramente bisogno! (esce dalla scena. L’occhio di bue che illumina Marzio si spegne.)

VOCE TELEFONICA E l’ho piantato lì in asso!… Che dici, gli ho risposto bene?

GIUSEPPE Forse avresti…

VOCE TELEFONICA (interrompendolo) E già, te lo dico io che quello fa così con ogni ex collega che incontra, e tra tanti trova sempre qualche fesso disposto ad assecondarlo! Ma con me ha trovato pane per i suoi denti!… Beh, ora che mi sono sfogato, mi sento meglio!… Ti saluto! Oggi sembra proprio la giornata adatta per non concludere niente! Ciao!

GIUSEPPE Ciao. (ripone la cornetta del telefono e riprende a leggere il giornale)

SCENA SECONDA

Moglie di Giuseppe, Detto.

La parte del salotto s’illumina. Entra in scena, dalla porta destra, la moglie di Giuseppe (donna sulla sessantina), ha indosso il cappotto e la borsetta tra le mani.

MOGLIE (distrattamente, mentre cerca qualcosa dentro la borsetta) Io esco, devo andare da Giulia!

GIUSEPPE (senza alzare gli occhi dal giornale) Farai tardi?

MOGLIE (con tono seccato) Non lo so, dipende da tua figlia!… Pare voglia farmi impazzire a tutti i costi!

GIUSEPPE (guarda la moglie) Problemi con Paolo?

MOGLIE Al solito! Non fanno altro che litigare e poi tocca a me fare da paciere! Quei due non riescono proprio a godersi la vita! Ah, ma questa volta sarò chiara, non intendo più fare la spola tra casa mia e la loro! Almeno servisse a qualcosa, dopo due giorni siamo nuovamente al punto di partenza!

GIUSEPPE Forse dovremmo fare qualcosa per…

MOGLIE (interrompendolo) Abbiamo fatto tutto quello che era possibile fare! Devono essere loro stessi a capire gli sbagli ed a porvi rimedio. Santo Dio, in fondo si tratta di due persone adulte e responsabili!

GIUSEPPE Ero convinto che il bambino avrebbe risolto in qualche modo i loro problemi.

MOGLIE Per me li ha aggravati! Sono ancora più nervosi di prima!

GIUSEPPE Eppure ci deve…

MOGLIE (interrompendolo) E’ inutile che ti sforzi, tanto tu non troverai mai una soluzione!… (guarda l’orologio) Devo andare! In frigo c’è qualcosa di pronto, basta dargli una riscaldata!

GIUSEPPE Dai un bacio a Giulia ed al piccolo da parte mia!

MOGLIE Mi raccomando, se esci controlla che tutte le luci siano spente!

GIUSEPPE (ritorna a leggere il giornale, con tono seccato) Va bene, va bene!

La moglie esce da scena da sinistra. Dopo qualche attimo si diffonde la voce della radio.

RADIO Mamma! Vuoi che tuo figlio faccia una colazione gustosa, vigorosa, portentosa? Ed allora non c’è che latte Orsa Maggiore, il latte che ti da ogni mattino il buon’umore! Puoi trovarlo intero, parzialmente scremato, scremato, ed ora anche super scremato, per chi ha problemi di linea! Garantito dalla cooperativa latterie riunite! (breve stacco) CLIENTE Ah, dopo questo pranzo mi ci vuole un amaro!… Cameriere, un amaro! CAMERIERE Prego, signore! (rumore di chi sta bevendo) CLIENTE Però, buono questo amaro! Cos’è? CAMERIERE E’ china Giocondi, signore! CLIENTE Ah, china Giocondi! Bravo, ottima scelta! CAMERIERE Grazie, signore! Noi offriamo sempre china Giocondi ai nostri ospiti di riguardo! (breve stacco e segnale orario) Sono le ore 10,30… Giornale radio… Politica interna. Il Ministro del Lavoro, in un incontro congiunto con sindacati ed imprenditori, ha discusso la vertenza riguardante la categoria dei metalmeccanici. Tale intervento, richiesto da entrambi le parti, dovrebbe garantire il rinnovo del contratto… Politica estera. Il Segretario di Stato americano, nel suo giro di consultazioni con i Paesi del Mediterraneo, oggi si è incontrato con il Primo Ministro israeliano; i colloqui, che si presume verteranno sulla situazione medio-orientale, sono ancora in corso…Cronaca. Ancora infruttuosa la ricerca del rapinatore solitario che questa mattina ha tentato la rapina in un ufficio postale della Capitale. All’intervento di un poliziotto che passava di lì per caso, il bandito non ha esitato a far fuoco, ferendo, per fortuna non gravemente, la stessa guardia ed un cliente che in quel momento stava dentro l’ufficio. Il rapinatore si è dileguato a piedi ed è ancora attivamente ricercato da polizia e carabinieri… Altre notizie di cronaca…

Squilla il telefono e Giuseppe spegne la radio.

GIUSEPPE (alza la cornetta) Pronto?!

VOCE TELEFONICA Ciao Giuseppe, sono nuovamente io! Non ci crederai, ma oggi capitano proprio tutte a me!

GIUSEPPE (con insofferenza) Che cosa c’è ancora?!

VOCE TELEFONICA Lo so, lo so che oggi ti sto scocciando troppo, ma se non parlo con qualcuno io scoppio! Ti ricordi quello che ti ho raccontato di Marzio, vero?! Quello, te lo dico io, ha deciso di non darmi tregua! Non più di dieci minuti fa mi ha telefonato! Capisci? Ha avuto la spudoratezza di telefonarmi!… A proposito, non riesco a capire chi può avergli dato il mio numero!… Tu ti ricordi di Marzio, vero?

GIUSEPPE Si. si… Ora credo di ricordarlo.

VOCE TELEFONICA E non sai chi può avergli dato il mio numero?!

GIUSEPPE (spazientito) Come posso saperlo?!

VOCE TELEFONICA Mah. Tanto alla fine lo scoprirò!… Allora, come ti dicevo, quel villano ha avuto la faccia tosta di telefonarmi! Quasi piangeva, sai?! Insisteva nel dirmi che lui quei soldi me li aveva prestati e che io, in nome della nostra vecchia amicizia, dovevo restituirglieli! Capisci?! Mi ha proprio detto: in nome della nostra vecchia amicizia!… “Ma chi ti ha mai considerato un amico!” Gli ho gridato in faccia… Mi devi credere, per più di un minuto non l’ho sentito fiatare, tanto che ho pensato subito che avesse riattaccato. Ad un tratto ti sento un sibilo, sai, come quando uno cerca di parlare ma non ci riesce per un attacco di nervi o chissà che diavolo?! Bene! Ho capito subito che stava per avere un attacco isterico e questo, ti confesso, mi divertiva!

GIUSEPPE (sorpreso) Come ti divertiva?!

VOCE TELEFONICA Andiamo, Giuseppe, non ti scandalizzerai per questa fesseria che ti sto raccontando?! Che ci posso fare, ho dovuto fare uno sforzo enorme per non scoppiare a ridere in faccia a quell’imbecille!… Ebbene, non mi tira in ballo la moglie che sta male e che ha bisogno di cure costose?! A questo punto, guarda, non ho più resistito e gli scoppio a ridere in faccia! Sai, una di quelle risate che ti vengono dal profondo del cuore e che non riesci a frenare. Sentivo lui che piangeva e non potevo fermarmi più! Mi facevano male i fianchi dal gran ridere! Alla fine, quando sono riuscito a calmarmi un poco, gli ho chiesto serafico: “Che fai, piangi?” “Si.” Ah! Ah! Ah! Mi ha risposto si! Ah! Ah! Ah! Allora gli ho detto serio: “Ma non ti vergogni di piangere alla tua età e per diecimila lire?!” E lui, con la voce rotta dai singhiozzi: “Certo che mi vergogno, ma non ne posso fare a meno!” Capisci? Mi ha detto che non ne poteva fare a meno! Un vecchio di sessant’anni non può fare a meno di piangere per diecimila lire!

GIUSEPPE Forse ne aveva veramente bisogno!

VOCE TELEFONICA Balle! Come si può avere bisogno di diecimila misere lire?! La verità è che quello vuole specularci sopra! Si vede che ha messo da parte ogni residuo di dignità e ad ognuno che incontra racconta, tra una lacrima e l’altra, la storiella della moglie malata, fatta su misura per i fessi che ci vogliono credere!

GIUSEPPE Possibile che tu debba essere così diffidente? Può darsi benissimo che la moglie di quel poveretto stia male sul serio e che lui abbia veramente bisogno di quei soldi!

VOCE TELEFONICA (con tono sorpreso) Non sapevo che avessi un cuore così tenero!

GIUSEPPE Non capisci, è il principio che mi da fastidio!

VOCE TELEFONICA Ma quale principio?! Non pretenderai che dia dei soldi ad ogni sconosciuto che me li chiede!

GIUSEPPE Ma che c’entra! Non hai detto tu stesso che quell’uomo ha lavorato con noi per trent’anni? E’ una persona che conosci, che hai frequentato per tanti anni, che ti è familiare!

VOCE TELEFONICA No, no, no, io non mi piego! Non vedo perché devo dare dei soldi a quell’uomo quando lui non ha mai dato niente a me!

GIUSEPPE E’ importante questo?

VOCE TELEFONICA Ma dove vivi. Giuseppe?! Non riesco a capire come sei arrivato a sessant’anni senza che ti abbiano sbranato!

GIUSEPPE (sorride) Vuol dire che fino ad ora sono stato fortunato.

VOCE TELEFONICA (sorride) Va là che mi fai questi discorsi solo per il gusto di contraddirmi! Mi ricordo, sai, che qualche volta in ufficio mi facevi arrabbiare, per questa tua mania di contraddirmi sempre. Ed ora che ci penso, non so perché ti racconto sempre i fatti miei!

GIUSEPPE Via, non ti sarai offeso ora!

VOCE TELEFONICA Non sono offeso, ma sentirmi dire che sbaglio, mi scombussola tutto il sistema nervoso!

GIUSEPPE Non ci pensare più e fai come credi!

VOCE TELEFONICA Certo che faccio come credo, non penserai di avermi convinto?!

Si sente suonare insistentemente alla porta.

GIUSEPPE Ti devo lasciare, suonano alla porta!

VOCE TELEFONICA Non ha la chiave tua moglie?

GIUSEPPE Certo che ce l’ha!… Sarà uno dei soliti venditori di cerotti!

VOCE TELEFONICA Oggi sembra proprio una giornata nera!… Ciao!

GIUSEPPE Ciao! (risuona il campanello con più insistenza. Giuseppe ripone la cornetta, si alza e va verso sinistra) Vengo! Vengo! (esce di scena. La sua voce si sente fuori scena) Chi è, cosa vuole?!

LIBERO (fuori scena, con tono minaccioso) Mi faccia entrare!

GIUSEPPE (fuori scena) Ma chi è lei, io non la conosco!

LIBERO (fuori scena, con rabbia) Sbrigati, altrimenti t’ammazzo!

SCENA TERZA

Giuseppe, Libero.

Giuseppe rientra in scena da sinistra, seguito da un giovane con giubbotto e jeans, ha in mano una pistola e la punta contro Giuseppe.

LIBERO (guardandosi intorno) Sei solo in casa?

GIUSEPPE (spaventato) Si, sono solo!

LIBERO E gli altri? Chi abita con te?

GIUSEPPE Mia moglie.

LIBERO E dov’è?

GIUSEPPE E’ andata da nostra figlia.

LIBERO Quanto tempo starà fuori?

GIUSEPPE Non lo so, forse rientrerà stasera.

LIBERO (sospettoso) Ne sei certo?

GIUSEPPE (nervoso) Non lo so! Non lo so! E’ probabile!

LIBERO (conservando la pistola dentro il giubbotto) Non abita nessun altro con voi?

GIUSEPPE No, viviamo da soli, io e mia moglie!

LIBERO (si guarda attorno) Voglio crederti! (si siede in una poltrona ed indica la poltrona vuota a Giuseppe) Siediti li! (lo fissa per qualche attimo) Hai una sigaretta?

GIUSEPPE No, il medico mi ha proibito di fumare.

LIBERO Cristo, che giornata! Oggi non me ne va proprio bene una!

GIUSEPPE (impaurito) Mi dispiace di non…

LIBERO (con rabbia) Zitto! Devi stare zitto!

GIUSEPPE Va bene, va bene.

Libero si alza, si affaccia alla finestra e guarda fuori, poi si avvicina alla porta di destra, la apre e vi guarda dentro.

GIUSEPPE Vuoi qualcosa da bere? Ti potrei dare dell’ottimo cognac, se solo sapessi come ti chiami!

LIBERO(con rabbia) Che cazzo te ne frega sapere come mi chiamo io?!

GIUSEPPE(impaurito) Se resti qui, ti dovrò chiamare in qualche modo!

LIBERO Libero, mi chiamo Libero!… Ora sei contento?!

GIUSEPPE Libero? Hai un bel nome.

LIBERO Mi prendi per il culo?!

GIUSEPPE Scusami, non volevo…

LIBERO(interrompendolo) Io lo odio!… (ride istericamente) T’immagini uno che si chiama Libero in galera? Ogni volta che vado a finire dentro, sono sfottuto da tutti i bastardi che riempiono quel cacatoio!… Quell’animale di mio padre aveva il senso dell’umorismo!

GIUSEPPE Succede spesso che le colpe dei padri…

LIBERO (interrompendolo) Ehi, ehi, non ti mettere idee strane in testa, mio padre era una persona a posto!…(ride istericamente) Talmente a posto che ha fatto, (con tono pomposamente ironico) nientepopodimeno, la resistenza!… L’imbecille era talmente orgoglioso dei macelli che aveva combinato, che non perdeva occasione di mostrare le ferite che i porci nazisti gli avevano fatto in guerra! Le mostrava come si mostrano le reliquie, convinto che la gente fosse in debito con lui, che tutti quanti gli dovessero qualcosa per quello che aveva fatto!… Povero stronzo, parlando con gli altri cercava di convincere soprattutto se stesso!

GIUSEPPE (sorpreso) Tuo padre ha fatto la resistenza?

LIBERO Già, e per regalo lo hanno fatto vivere come un miserabile!

GIUSEPPE (pensoso) Anche io sono stato partigiano.

SCENA QUARTA

1° giovane, 2° giovane, ragazza.

I riflettori oscurano la metà arredata ed illuminano la metà spoglia. Ci sono il 2° giovane ed una ragazza. L’abbigliamento è del periodo della seconda guerra mondiale.

1° GIOVANE (entra in scena agitato, il 2° giovane e la ragazza lo fissano sorpresi) Gli Alleati sono sbarcati ad Anzio!

2° GIOVANE (con entusiasmo) Allora dobbiamo avvisare i compagni, presto arriveranno a Roma e le azioni di disturbo ora sono più necessarie che mai!

RAGAZZA Non sarebbe più giusto aspettare che gli Alleati entrino in città?

1° GIOVANE Dobbiamo dare una mano anche noi!… E poi, non dispiacerà a nessuno dei nostri compagni prendere finalmente a pedate nel culo quei maledetti e cacciarli dalla città!

RAGAZZA Ma parecchi ci rimetteranno la vita senza ragione!

1° GIOVANE Una ragione c’è sempre!… (sorride) Non avere paura, vedrai che i tedeschi faranno poca resistenza, se sanno che alle porte della città ci sono gli Alleati, pronti a saltargli addosso!

2° GIOVANE (sorride) Si, magari se la fileranno di notte, senza sparare un colpo!

RAGAZZA Scherzate voi, ma io non ci trovo nulla da ridere!

2° GIOVANE (abbraccia la ragazza) Su piccola, l’incubo sta per finire! Vedrai che poi tutto sarà completamente diverso!

1° GIOVANE Io vado, devo passare dalla tipografia per i volantini!

2° GIOVANE (sorpreso) Li hanno già stampati?

1° GIOVANE Sono quasi pronti!

2° GIOVANE Allora si fa sul serio!

1° GIOVANE Hanno fatto un miracolo per poterli stampare!

2° GIOVANE (sorride) T’immagini la faccia dei fascisti quando li leggeranno?

1° GIOVANE Diventeranno verdi dalla rabbia! Loro che sono presi in giro da un pugno di ragazzi!

RAGAZZA Sono ancora forti e questa bravata li farà inferocire di più!

2° GIOVANE Devono capire che ormai è finita! Tutti quanti lo devono capire!

1° GIOVANE Ragazzi, io vado! (esce da destra)

RAGAZZA (rivolta al 2° giovane) Sono inquieta, ho la sensazione di essere sorvegliata. Anche quando sto chiusa in casa ho la strana sensazione di avere due occhi addosso, come se avessero il potere di spiarmi attraverso i muri!

GIOVANE (da ora in poi il 2° giovane sarà definito soltanto “giovane”) Cerca di stare calma, vedrai che alla fine riusciremo ad uscire da quest’inferno a testa alta!

RAGAZZA Vorrei avere la tua sicurezza, ma li sento ancora troppo forti! Sono dappertutto, li incontro in ogni angolo di strada, e mi fissano come se avessero capito tutto, come se sapessero chi sono e che intenzioni ho!

GIOVANE Ormai è questione di giorni, vedrai! Gli Alleati stanno per arrivare e con loro tutto sarà diverso!

RAGAZZA (con improvvisa felicità) Veramente pensi che le cose cambieranno?!

GIOVANE (invaso dalla stessa felicità) Certo, cambieranno tante cose! La fantasia più sfrenata non può immaginare neanche lontanamente quante cose non si riconosceranno più!

SCENA QUINTA

Giuseppe.

La scena resta al buio. Un occhio di bue si riaccende ed illumina Giuseppe, nella metà arredata, seduto sulla poltrona. La sua voce è registrata, come se stesse pensando, il tono è greve.

GIUSEPPE Volevamo acchiappare la libertà a tutti i costi, ecco la cosa che ci faceva andare avanti!… L’inseguivamo come forsennati!… Dovevamo dimostrare a tutti i costi ai nostri aguzzini che esisteva veramente, che non era una nostra invenzione! Volevamo gridarglielo in faccia: “Il mondo che ci aspetta è un mondo dove voi non avete motivo di esistere!” E vedere lo stupore in quei visi, tanto avvezzi alla vista del dolore che non immaginavano neanche potesse esistere niente che prescindesse da esso!… (squillo del telefono) La vista del dolore… (squillo del telefono, la voce è più fievole) La vista del dolore… (squillo del telefono, Giuseppe alza la cornetta e parla. Un occhio di bue continua ad illuminare Giuseppe) Pronto?!

VOCE TELEFONICA (con tono mesto) Ciao Giuseppe.

GIUSEPPE (meravigliato) Ancora tu?! Che c’è questa volta?

VOCE TELEFONICA Ci ha riprovato!

GIUSEPPE (sorpreso) Chi ci ha riprovato?

VOCE TELEFONICA Come chi ci ha riprovato?! E’ una giornata che ti parlo di quel farabutto di Marzio e tu mi chiedi: “Chi ci ha riprovato?!”

GIUSEPPE (imbarazzato) Si, scusami, il fatto è che…

VOCE TELEFONICA (interrompendolo) Che hai, ti senti male? Hai una strana voce.

GIUSEPPE No, no, sto benissimo, il fatto è che mi ero appisolato!… Sai, sono solo e la noia mi ha giocato questo brutto scherzo.

VOCE TELEFONICA Tua moglie deve ancora rientrare?

GIUSEPPE (con tono nervoso) Infatti! Te l’ho detto, sono solo.

VOCE TELEFONICA Ma che hai?! Mi sembri nervoso.

GIUSEPPE Nervoso io?! E perché dovrei essere nervoso?!

VOCE TELEFONICA Già, non c’è motivo che tu debba essere nervoso, tu non hai Marzio che ti assilla con le sue maledettissime telefonate!

GIUSEPPE Ma perché non la fai finita una buona volta e glieli dai questi soldi?!

VOCE TELEFONICA Lo denuncio piuttosto! La deve finire di tormentarmi con le sue pretese assurde!

GIUSEPPE (con tono conciliante) Ma dai, in fondo diecimila lire non sono una pretesa assurda!

VOCE TELEFONICA E’ diventato arrogante e questo mi da fastidio!

GIUSEPPE Ma come, fino a poco fa piangeva come un bambino!

VOCE TELEFONICA Si vede che ha cambiato tattica! E’ arrivato perfino a minacciarmi!

GIUSEPPE (spazientito) Senti, non ti posso ascoltare, ho un mucchio di cose da fare e…

VOCE TELEFONICA (interrompendolo) Ma se hai detto che sei solo e che dormivi per la noia!

GIUSEPPE (imbarazzato) Hai ragione, ma…

VOCE TELEFONICA (interrompendolo) Guarda che se vuoi essere lasciato in pace dimmelo tranquillamente, tanto lo sai, io non mi offendo!

GIUSEPPE Non è questo, il fatto è che…

VOCE TELEFONICA (interrompendolo e con voce allegra) Dai, dai, che in fondo ti fa piacere che ti telefoni, che ti faccia compagnia quando sei solo!… Allora, vuoi che ti racconti quello che mi è successo, oppure riattacchiamo e non se ne parla più?!

GIUSEPPE (rassegnato) E va bene, che cosa ti è capitato questa volta?

VOCE TELEFONICA Per me Marzio è pazzo da legare! L’arterosclerosi deve avergli mangiato quel barlume d’intelligenza che aveva in gioventù! Fa discorsi sconnessi, senza né capo né coda, come se quello che dice se lo inventi, ma con poca fantasia, capisci?!

GIUSEPPE (sottovoce) Povero Marzio.

VOCE TELEFONICA Come dici?

GIUSEPPE Niente, niente, pensavo.

VOCE TELEFONICA Guarda che ho sentito benissimo, sai?! Quell’individuo spregevole ti sta impietosendo!

GIUSEPPE Ma non dire sciocchezze!

VOCE TELEFONICA Guarda che se vuoi posso dargli il tuo numero di telefono! Se sei tanto tenero puoi regalargliele tu le diecimila lire!

GIUSEPPE Ma cosa dici?!

VOCE TELEFONICA Scusa, io ti racconto tutto sperando che tu mi dia ragione e tu non fai altro che commiserare quel fannullone!

GIUSEPPE Va bene, va bene, ti prometto che non aprirò più bocca!

VOCE TELEFONICA Aprila se vuoi, ma per dire cose sensate!… Dunque, dove eravamo rimasti?… Ah si, ecco!… Ti ricordi di quell’ammanco che si verificò parecchi anni fa in ufficio e non si riuscì a scoprire il colpevole?

GIUSEPPE Mi pare… Si, ora ricordo, si trattava di una discreta somma per quei tempi. Mi pare che a rimetterci fu il capoufficio!

VOCE TELEFONICA Già, proprio così. Sai che cosa sostiene invece Marzio? Che a creare quell’ammanco sono stato io! Capisci? Roba da mandarlo in galera!… Te l’ho detto, quello ormai è buono soltanto per una clinica di malati di mente!

GIUSEPPE Ricordo che allora i sospetti caddero un pò su tutti, anche su di te.

VOCE TELEFONICA E su di te, non dimenticarlo! Ma come si fa a non sospettare di tutti se in un ufficio manca qualcosa?!

GIUSEPPE Hai ragione, ricordo che la polizia c’interrogò come se fossimo tutti quanti colpevoli.

VOCE TELEFONICA E’ come dico io, perbacco! Ma quel che è peggio, sostiene che ne ha pure le prove!

GIUSEPPE Questo non me lo avevi detto!

VOCE TELEFONICA Non mi dire che ci credi?! Come può avere quell’imbecille le prove, dopo tanti anni e per giunta, te lo ricordi, lavorava in tutt’altro ufficio!

GIUSEPPE Già, è strano che a distanza di tanti anni si sia ricordato di quell’episodio che non lo ha interessato direttamente!

VOCE TELEFONICA Quanto sei ingenuo, mi sembra chiaro il suo disegno! Avrà creduto di trovare in me la gallina dalle uova d’oro e sta tentando di tutto per farmele fare!

GIUSEPPE Ma come mai ha rivangato quell’episodio?!

VOCE TELEFONICA Per me c’entra pure lui in quel furto!

GIUSEPPE E’ assurdo, se fosse come dici tu, avrebbe tutto l’interesse a non tirarlo nuovamente in ballo!

VOCE TELEFONICA E’ pazzo, ti dico! Sicuramente la sua mente malata tenta di scaricare sul groppone degli altri tutte le sue malefatte!

GIUSEPPE E tu che cosa hai deciso? Potrebbe veramente avere delle prove contro di te!

VOCE TELEFONICA Ma ti sei ammattito pure tu?!

GIUSEPPE Volevo soltanto metterti in guardia!

VOCE TELEFONICA Ma ti rendi conto che mi stai accusando di essere stato io a commettere quel dannato furto?!

GIUSEPPE Io non ti sto accusando di niente! Volevo solo dirti che potrebbe avere veramente delle prove, magari false, ma che ti potrebbero dare infiniti fastidi!

VOCE TELEFONICA Assurdo!

GIUSEPPE E poi, se non ricordo male, sei stato tu il maggiore indiziato!

VOCE TELEFONICA Ricordi male, perché tutto si risolse con la mia completa riabilitazione!

GIUSEPPE Ti scagionarono perché non trovarono sufficienti prove contro di te!

VOCE TELEFONICA Con te oggi non si può discutere! Ed io cretino che continuo a telefonarti!

GIUSEPPE Scusami, non volevo offenderti.

VOCE TELEFONICA Invece mi hai offeso, ed anche molto!… E’ meglio che riattacchi e che con Marzio me la sbrighi da solo!

GIUSEPPE Oggi è una giornata storta e siamo tutti quanti un po’ nervosi.

VOCE TELEFONICA Va bene, va bene. Ciao!

GIUSEPPE Ciao. (ripone la cornetta ed assume un aspetto pensoso)

SCENA SESTA

Libero, Detto.

Si accendono i riflettori sulla metà arredata. Libero è inpiedi e lo fissa minaccioso.

LIBERO Chi era?!

GIUSEPPE (soprapensiero) Come?

LIBERO Ti ho chiesto chi era!

GIUSEPPE Oh, era soltanto un amico… un amico che certe volte mi fa paura!

LIBERO Ed allora perché ci parli?

GIUSEPPE Non lo so, ma credo che debba farlo.

LIBERO Non puoi essere costretto a fare una cosa che non vuoi!… (sorride ed appoggia la mano sulla tasca dove tiene la pistola) A meno che non hai una pistola puntata contro!

GIUSEPPE Hai ragione, ma non riesco a liberarmene lo stesso!

LIBERO (sorride) Vuoi prendermi in giro?!

GIUSEPPE Credi che non abbia provato a dirglielo? Tutto è stato inutile!… Il fatto è… Il fatto è che mi telefona nei momenti meno opportuni!

LIBERO (alza le spalle) Ah, ci rinuncio!… (va in fondo alla scena, dove c’è la finestra. Si affaccia e guarda sotto) Cazzo, questa non ci voleva! Quei figli di puttana sono già qui!… Stanno circondando il palazzo!

GIUSEPPE (sorpreso) Non è possibile che siano qui!

LIBERO (guardando sempre attraverso la finestra) Qualche stronzo di vicino mi avrà visto entrare!

GIUSEPPE (impaurito) Che vogliono fare? Non possono perquisire tutto il palazzo!

LIBERO E chi glielo potrebbe impedire?!… (Guarda l’orologio) Apri la radio, voglio sentire che cosa dicono di me!

Giuseppe apre la radio.

RADIO …che impegna le parti in causa da più di due mesi… Politica estera. Il Segretario di Stato americano, nel suo giro di consultazioni con i Paesi del Mediterraneo, oggi si è incontrato con il Primo Ministro israeliano; i colloqui, che si presume verteranno sulla situazione medio-orientale, sono ancora in corso…Cronaca. Si stringe la morsa attorno al rapinatore solitario che questa mattina ha tentato il colpo in un ufficio postale del centro di Roma. All’intervento di un poliziotto, il bandito non ha esitato a far fuoco, ferendo, per fortuna non gravemente, la stessa guardia ed un cliente che in quel momento stava dentro l’ufficio. Il rapinatore si è dileguato a piedi ed è ancora attivamente ricercato da polizia e carabinieri…

GIUSEPPE (spegnendo la radio) Perché non ti consegni alla polizia? Sei ancora giovane, potrebbero tenere in considerazione il fatto che…

LIBERO Ehi, ehi, che cosa stai dicendo?! Io non mi consegno a nessuno! Non ci tengo a marcire in galera,  piuttosto mi faccio ammazzare!

GIUSEPPE Non puoi dare anche questo dolore a tuo padre!

LIBERO Mio padre è morto!… (ride istericamente) L’ho fatto morire di crepacuore, ma non mi è dispiaciuto, tanto mi stava sui coglioni!

GIUSEPPE Sei un gran figlio di puttana!

LIBERO (ride istericamente) E’ vero, hai proprio ragione! Quella troia ci ha lasciati quando ancora mi cacavo addosso!

GIUSEPPE (con rabbia) Tuo padreavrebbe dovuto farti affogare nella merda!

LIBERO (minaccioso) Non approfittare troppo, vecchio! Non ci metto molto a romperti quella faccia di cazzo!

GIUSEPPE Perché hai tanto veleno in corpo?!

LIBERO Ehi, non vorrai farmi il sermone?!

GIUSEPPEIl sermone? Non sono il tipo più adatto per fare sermoni… Ma una cosa la potrei fare… Potrei aiutarti ad uscire da questa situazione!… Si, ti potrei aiutare in nome di quel padre che tanto disprezzi!

LIBERO (sorpreso) Che cosa vuoi dire? Mi prendi in giro? Non vedi che gli sbirri hanno circondato il palazzo?

GIUSEPPE (pensoso) In giro? No, non voglio prenderti in giro.

LIBERO Ehi, Non starai mica pensando a qualche trucco per incastrarmi?!… E poi, che cosa t’importa di me?!

GIUSEPPE (fissa Libero con aria pensosa) Che cosa m’importa di te?… (sorride) Che cosa mi può importare di un delinquente che s’introduce a casa mia di prepotenza, puntandomi una pistola addosso e che mi minaccia di continuo?…Nulla, non m’importa nulla di te, ma m’importa di tuo padre e quindi ti voglio aiutare lo stesso!

LIBERO (rivolge lo sguardo alla finestra e parla distrattamente) Così vorresti aiutarmi?… E come? Nascondendomi nel cesso?

GIUSEPPE (sorride) Già, questa potrebbe essere una soluzione!… Quando arriveranno i poliziotti dirò che non ti ho visto!

LIBERO E pensi che la berranno?

GIUSEPPE Perché non dovrebbero?!

LIBERO Perché quella è gente che sa il fatto suo e possono benissimo pensare che tu parli sotto la minaccia di un’arma!

GIUSEPPE (deluso) Già, questo è possibile, ma non possiamo fare altro, dobbiamo provarci lo stesso!

LIBERO Non si fideranno e ti perquisiranno la casa!… E poi non mi convinci!

GIUSEPPE Non credo tu abbia molta scelta, se non accetti il mio aiuto, finirai sicuramente nelle mani della polizia!

LIBERO (fissa Giuseppe per qualche attimo) Se mi scoprono saranno guai grossi anche per te!

GIUSEPPE (irato) Ti sto dando l’ultima possibilità, non essere tanto stupido da rifiutarla!

LIBERO (sospettoso) E’ questo che non mi convince, questo tuo improvviso cambiamento!

GIUSEPPE (sorride) Hai paura? Cosa può capitarti di peggio di quello che ti capiterà se non accetti il mio aiuto?!

LIBERO (minaccioso) Già, che cosa può capitarmi di peggio?

GIUSEPPE Non essere stupido! Lo faccio perché in fondo anche io non ho nulla da perdere. Lo hai detto tu, posso sempre dire di avere parlato con la minaccia di una pistola puntata alla schiena!… (si sente una voce esterna, lontana: “Voi perquisite quella, io penso a questa!”) Sono già qui, ormai hai poco da scegliere!

Si sente il campanello suonare insistentemente.

LIBERO Ma si, in fondo hai ragione tu, nessuno di noi due ha molto da perdere!

GIUSEPPE (con aria soddisfatta) Vedrai che riusciremo a farli fessi! (il campanello risuona. Giuseppe si alza) Vai là dentro, presto! (indica a Libero la porta di destra. Libero la apre, esce e la chiude. Si risente il campanello)  Vengo, vengo! (Giuseppe va verso sinistra ed esce di scena)

SCENA SETTIMA

Giuseppe, Commissario.

GIUSEPPE (fuori scena) Chi è lei, che cosa vuole?!

COMMISSARIO (fuori scena) Sono della polizia! Commissario Martini!… Posso entrare?

GIUSEPPE (fuori scena) Veramente non…

COMMISSARIO (fuori scena. Interrompendolo) Non si preoccupi, non è per lei che sono qui!… Ma non vorrà che le spieghi tutto sul pianerottolo!

GIUSEPPE (fuori scena) Mi scusi, ha ragione. Si accomodi!

Giuseppe rientra in scena, da sinistra, seguito dal commissario (uomo della stessa età di Giuseppe, alla fine della carriera)

COMMISSARIO (guardandosi attorno) Non sa perché sono qui?

GIUSEPPE (fingendo sorpresa) No, veramente non…

COMMISSARIO (interrompendolo, indicando la radio) Non ascolta i notiziari alla radio?

GIUSEPPE (sorpreso) I notiziari?… Non capisco!

COMMISSARIO (sorride) Ha ragione, mi scusi. Dopo tanti anni non mi sono ancora abituato all’idea che la gente che interrogo può anche non avere le mie stesse abitudini. A me piace ascoltare la radio e non riesco ad immaginare qualcuno che ne possa fare a meno!

GIUSEPPE Le devo confessare che anche a me piace ascoltarla!

COMMISSARIO (falsamente sorpreso) No! Non mi dica che pure lei non farebbe altro! Mia moglie dice che io sono un caso a parte e che nessun altro ha questo mio “vizio”!… Già, perché lei lo definisce un vizio!… Sarà quello che vuole, ma a me riesce a stendere i nervi!

GIUSEPPE (gli indica una poltrona) La prego, si accomodi!

I due si siedono, l’uno di fronte all’altro.

COMMISSARIO (sorride) Il fatto è che siamo vecchi!… Noi vecchi stentiamo a sopportarci l’uno con l’altro.

GIUSEPPE (sorride) Lo sa che ha proprio ragione! Arrivati ad una certa età dovremmo vivere ognuno per conto nostro!

COMMISSARIO Parole sante! E’ quello che dico sempre a mia moglie, ma lei fa finta di non capire!… (i due ridono) Beh, credo proprio sia giunto il momento di spiegarle perché sono qui!

GIUSEPPE Aspetti ancora un minuto, voglio offrirle qualche cosa da bere! (si alza, prende una bottiglia e due bicchieri)

COMMISSARIO (lo fissa falsamente stupito) Ma lo sa che lei è proprio simpatico! Come ha fatto a capire che mi piace anche bere ogni tanto?

GIUSEPPE (gli porge un bicchiere) Non mi dica che non beve perché è in servizio, mi darebbe una grossa delusione!

COMMISSARIO (piglia il bicchiere) L’intera bottiglia non riuscirebbe a farmi perdere la lucidità!

Giuseppe riempie i due bicchieri e torna a sedersi. Bevono in silenzio per qualche attimo.

COMMISSARIO (con tono soddisfatto) Mi ci voleva proprio!… Dunque, torniamo alla ragione della mia visita!

GIUSEPPE Sono tutt’orecchi!

COMMISSARIO (fissa per qualche attimo Giuseppe) Ma noi non ci conosciamo già?

GIUSEPPE (sorpreso) No, non mi pare d’averla incontrata prima d’oggi!

COMMISSARIO Strano, eppure sono convinto di averla già vista da qualche parte!… Comunque, il motivo per cui sono qui è che stiamo cercando un rapinatore!

GIUSEPPE (falsamente sorpreso) Un rapinatore?!… Ci sono! Il rapinatore dell’ufficio postale!

COMMISSARIO (sorride) Bravo, ha indovinato!

GIUSEPPE Commissario, lei lo viene a cercare proprio in casa mia?!

COMMISSARIO Ha ragione, ma stiamo setacciando tutto il palazzo!

GIUSEPPE (falsamente sorpreso) Il palazzo?! Quello a quest’ora chissà dov’è fuggito!

COMMISSARIO No, abbiamo motivo di credere che sia entrato proprio in questo palazzo!

GIUSEPPE Ah si?! Cos’è che vi da tanta sicurezza?

COMMISSARIO Intanto è fuggito a piedi, e qui siamo abbastanza vicini all’ufficio postale!… E poi una telefonata anonima ci ha comunicato movimenti sospetti proprio in questo palazzo!

GIUSEPPE (sorride) Non riesco ad immaginare un rapinatore che fugge a piedi!

COMMISSARIO Già, sicuramente abbiamo a che fare con uno sprovveduto e, mi creda, sono i più pericolosi!

GIUSEPPE Bene… Come vede qui non c’è nessuno!

COMMISSARIO Vedo, vedo, ed è un vero peccato!

GIUSEPPE (sorpreso) Dice sul serio?!

COMMISSARIO Proprio così, questa è una delle ultime case!

GIUSEPPE Gliel’ho detto, quello a quest’ora sarà al sicuro chissà dove!

COMMISSARIO Comincio a credere che lei abbia ragione!… (si guarda attorno) Quante stanze ha questa casa?

GIUSEPPE (sorpreso) Perché mi fa questa domanda?

COMMISSARIO (sorride) Oh nulla, curiosità, semplice curiosità!

GIUSEPPE Tre stanze! Sono tre stanze più i servizi! Io e mia moglie viviamo da soli!

COMMISSARIO (sorpreso) Vivete soli?! Strano, eppure ero convinto che qui ci fosse la presenza di un giovane!

GIUSEPPE (sorride forzatamente, con tono nervoso) Un giovane?! Cosa glielo fa pensare?

COMMISSARIO Non lo so, ma… (si alza in piedi) Sicuramente mi sbaglio!

GIUSEPPE (alzandosi) Comunque se vuole, può fare perquisire la casa!

COMMISSARIO Non credo sia necessario!… (va verso sinistra) Almeno per il momento! (si gira di scatto) Ah, volevo ringraziarla per il cognac, era di ottima qualità!… (fissa Giuseppe) E’ sicuro che non ci siamo già visti da qualche parte?

GIUSEPPE Io sono abbastanza fisionomista, mi sarei ricordato di una persona come lei!

COMMISSARIO (tende la mano a Giuseppe) La ringrazio per la collaborazione! (si stringono la mano ed il commissario esce da sinistra, seguito da Giuseppe)

GIUSEPPE (fuori scena) Addio commissario! (si sente sbattere una porta)

SCENA OTTAVA

Giuseppe, Libero.

Giuseppe rientra in scena da sinistra e Libero dalla porta di destra.

LIBERO Non mi piace!

GIUSEPPE L’ho convinto, vedrai che non ritornerà più!

LIBERO Sei proprio un ingenuo, quello per me ha capito tutto!

GIUSEPPE Ed allora perché non ha voluto perquisire la casa?

LIBERO (pensoso) Non lo so, non riesco a capire che cosa ha in mente.

GIUSEPPE Non ha capito niente! Avresti dovuto vederlo, sembrava un impiegato del catasto!

LIBERO Sono la peggiore specie! Sembrano innocui e fanno di tutto per apparire simpatici, ma al momento giusto, quando meno te lo aspetti, escono gli artigli!

GIUSEPPE Sciocchezze! Stai calmo e vedrai che tutto andrà bene!

LIBERO (si siede in una poltrona. Parla con imbarazzo) Io volevo dirti che… Ecco, volevo dirti grazie.

GIUSEPPE (sorride, con tono ironico) Che fai ora, cerchi di farmi commuovere?!

LIBERO (sorride) Hai ragione, forse avrei dovuto essere più gentile con te fin dall’inizio.

GIUSEPPE (sorride) Gentile sin dall’inizio?! Ma cosa dici?! Hai mai visto un rapinatore che entra in casa di estranei con gentilezza?!

LIBERO (sorride) E’ la prima volta che mi succede di dovermi fidare di qualcuno, senza che questo tenti di fregarmi… Quel poliziotto non mi convince!

GIUSEPPE Ti ripeto che non c’è da preoccuparsi.

LIBERO (con rabbia) Non mi convince! Come non mi convinci tu! Che cosa volete da me?!

GIUSEPPE Che cosa può volere uno come me da uno come te?!

LIBERO (fissa Giuseppe) Già, che cosa vuoi?

GIUSEPPE Te l’ho detto, lo faccio per tuo padre, perché mi sento in obbligo con lui!

LIBERO (sorride) In obbligo con mio padre?! Ma se non lo hai nemmeno conosciuto!

GIUSEPPE Ho conosciuto tanta gente come tuo padre!…Fantasmi che m’inseguono da tanti anni… Già, fantasmi a cui non sei degno neanche di pensare, ma che hanno voluto che aiutassi uno come te, un delinquentello che si diverte a rapinare gli uffici postali!

LIBERO (sorpreso) Ma di che cosa parli?!

GIUSEPPE Non ti sforzare di capire, questa è una storia che riguarda solo la gente della mia generazione!

LIBERO (sorride) Sei matto! Non puoi essere che matto!

GIUSEPPE (sorride) Te l’ho detto, voi giovani queste cose non potete capirle!

SCENA NONA

Ufficiale fascista, Miliziano fascista.

La scena resta al buio. Dopo qualche attimo si accendono i riflettori sulla parte spoglia (c’è, questa volta, soltanto uno specchio ad altezza d’uomo). Un giovane, vestito da ufficiale fascista, sta impiedi davanti allo specchio, si abbottona la divisa e si osserva compiaciuto. Un grammofono suona un’aria dell’epoca. Si sente bussare.

UFFICIALE FASCISTA Avanti!

MILIZIANO FASCISTA (entra da destra e fa il saluto fascista) Il prigioniero è stato portato nella camera degli interrogatori, signor tenente!

UFFICIALE FASCISTA Bene!…(mentre si abbottona la divisa) Mi raccomando, voglio restare solo con lui!… Sembra un ragazzo malleabile e penso che, facendogli un pò di paura, mi dirà pure quello che non voglio sapere!

MILIZIANO FASCISTA Agli ordini, signor tenente! (saluta col saluto fascista ed esce da destra)  

SCENA DECIMA

Giuseppe.

La scena resta al buio. Un occhio di bue si riaccende ed illumina Giuseppe, nella metà arredata, seduto sulla poltrona. La sua voce è registrata, come se stesse pensando, il tono è greve.

GIUSEPPE Avevo con me un pacco di volantini… Mi presero con le mani nel sacco, come un bambino intento a rubare la loro marmellata! Per lo stupore di quello che stava succedendo non ebbi la forza di reagire; mi feci trascinare via docilmente, senza neanche tentare di alzare un dito contro di loro. Fui chiuso in una cella sporca ed umida, dove la fievole luce che penetrava dalla finestra non riusciva a rallegrare nemmeno un poco quel luogo infinitamente squallido, orrendamente saturo di dolore. Ma ero troppo giovane, troppo preso dalle mie idee di rivoluzione per accorgermi che stare in galera è la cosa peggiore che possa capitare ad un uomo!

SCENA UNDICESIMA

Ufficiale Fascista, Giovane.

La scena resta al buio. Dopo qualche attimo si accendono i riflettori sulla parte spoglia. Il giovane sta seduto su una sedia, il fascista è impiedi.

UFFICIALE FASCISTA (con tono complice) Lo vuoi capire che parlare risolverebbe tutti i tuoi problemi?! Sei in un mare di guai e guai grossi! Per il tuo gesto corri il rischio di essere fucilato!

GIOVANE (con tono pacato) Non ho niente da dire!

UFFICIALE FASCISTA Guarda che la mia pazienza ha un limite!

GIOVANE Non mi frega niente della vostra pazienza!

UFFICIALE FASCISTA Bravo, sei pure arrogante! (con tono complice) Non fare lo stupido, dimmi i nomi dei tuoi complici e vedrai che non ti succederà nulla! Pensaci: ti basta dire qualche nome e ritorni libero, libero di fare quello che vuoi, come un uccel di bosco!

GIOVANE (si tappa gli orecchi con le mani) Non conosco nessuno, ho fatto tutto da solo, senza che nessuno mi aiutasse!

UFFICIALE FASCISTA Vorresti farmi credere che i volantini li hai stampati tu con le tue mani?!

GIOVANE (alza la testa e fissa il fascista) Già, proprio così.

UFFICIALE FASCISTA E dove sarebbe questa fantomatica tipografia?

GIOVANE Non ricordo… Non lo so!

UFFICIALE FASCISTA Hai detto di averli stampati tu i volantini, no?! Quindi saprai dov’è questa maledetta tipografia!

GIOVANE Io non lo so, non conosco bene la città, vengo da fuori.

UFFICIALE FASCISTA E perché sei a Roma?

GIOVANE Sono uno studente.

UFFICIALE FASCISTA Uno studente?! Vorresti farmi credere che con tutto questo casino hai anche il tempo per studiare?!

GIOVANE (con rabbia) Non so niente! Vi ho detto che non so niente!

UFFICIALE FASCISTA (afferra il giovane dal bavero) Così dovrei credere al fatto che pur vivendo in una città che non conosci, riesci a stampare dei volantini in una tipografia che non sai dov’è!

GIOVANE (isterico) Si, si, è così!

UFFICIALE FASCISTA Ma mi hai preso per un fesso?! (con tono complice) Pensaci bene, dimmi i nomi dei tuoi complici e sarai libero, potrai ritornare al tuo paese, andare dove vorrai senza che nessuno te lo impedisca!… Lo so che sei un bravo ragazzo, che in fondo hai fatto questa sciocchezza solo perché sei stato trascinato dai cattivi compagni. Dì la verità! Era la prima volta che facevi una cosa del genere, magari per fare un favore ad un amico a cui non hai potuto dire di no. Ne ho conosciuti a centinaia di giovani come te. Si trovano in situazioni come la tua senza neanche rendersene conto. Ma per fortuna riusciamo a fermarli in tempo, a recuperarli prima che commettano una sciocchezza ben più grossa. Scommetto che tuo padre non immagina nemmeno in che guaio ti sei ficcato, vero?! (il giovane abbassa la testa) E tua madre? Che cosa direbbe tua madre se sapesse che suo figlio è un criminale, un sovversivo che ha tentato di nuocere alla Patria?! Pensi che ne sarebbe orgogliosa? Pensi che potrebbe andare a testa alta a dire che suo figlio ha tradito la nazione, in un momento come questo?! Tu saresti fucilato e loro morirebbero di vergogna!

GIOVANE (si tappa gli orecchi con le mani) Basta!

UFFICIALE FASCISTA (con rabbia) Non pensare che finisca così! I traditori sappiamo come farli parlare! I nostri metodi, te lo assicuro, hanno fatto parlare gente molto più dura di te! Ti farò strappare la carne pezzo a pezzo, fino a quando sarai tu ad implorarmi! Me li dirai quei maledetti nomi! Mi dirai anche quello che non voglio sapere!… (lo afferra per il bavero) Vuoi che arriviamo a questo? Credimi, sarebbe molto più semplice per me, non starei qui a perdere tempo ed i risultati sarebbero gli stessi! (con tono complice) Ma ti voglio dare un’ultima possibilità, un’opportunità che ti eviterà un mucchio di problemi!

SCENA DODICESIMA

Giuseppe.

La scena resta al buio. Un occhio di bue si riaccende ed illumina Giuseppe, nella parte arredata, seduto sulla poltrona. La sua voce è registrata, come se stesse pensando, il tono è greve.

GIUSEPPE Volevamo combattere e vincere, questo contava in quell’inferno! Era come se tutti gli altri sentimenti si fossero lacerati, messi da parte per inseguire soltanto quella chimera. Quante volte avevamo sognato un mondo nuovo, un mondo a noi sconosciuto. Questo contava e null’altro! Che cos’era la paura della tortura, perfino della morte, di fronte a ciò che dovevamo conquistare? Non ammettevamo che simili angosce potessero oscurare il nostro orizzonte!… Quanto eravamo pazzi! Mille volte pazzi nel credere che potesse essere possibile!… In quella cella umida e sporca, per la prima volta avevo la sensazione che tutto stesse per crollarmi addosso! Volevo ribellarmi, ma sentivo svanire a poco a poco tutti quelli che erano stati i miei sogni di gloria; il coraggio stava per franare, cedendo il posto a ciò che non avrei mai creduto potesse succedermi: avevo paura!

SCENA TREDICESIMA

Giovane.

La scena resta al buio. Dopo qualche attimo si accendono i riflettori sulla parte spoglia. Il giovane è solo, seduto e con espressione terrorizzata.

GIOVANE (sussurrando) Dio… Dio mio, che cosa devo fare?… Ho paura! (si nasconde il viso tra le mani)

CALO SIPARIO

ATTO SECONDO

Scenografia uguale a quella del primo atto.

SCENA PRIMA

Giuseppe, Libero.

Al levarsi della tela, Giuseppe e Libero stanno seduti, nella parte arredata, l’uno di fronte all’altro.

GIUSEPPE Eravamo giovani, pieni d’entusiasmo. Si, penso che avevamo più o meno l’età che hai tu ora. La guerra ci aveva trasformati in veri combattenti, preparati a tutto!… (sorride) Sembrava fossimo nati con le armi in pugno, tanto era la familiarità con cui le trattavamo!

LIBERO (si alza nervoso, si avvicina alla finestra e guarda fuori) Porci bastardi, stanno ancora qua sotto!

GIUSEPPE Stai calmo, prima o poi se ne andranno!

LIBERO Se ne andranno, dici?! Quel maledetto sbirro ha sicuramente capito tutto!

GIUSEPPE Ti dico che non ritornerà più!

LIBERO (guarda la radio) Accendi la radio, sentiamo cosa dicono!

Giuseppe accende la radio.

RADIO …di consultazioni con i paesi del Mediterraneo, oggi si è incontrato con il primo ministro israeliano; i colloqui, che si presume verteranno sulla situazione medio-orientale, sono ancora in corso… Cronaca: sembra ormai avviata alla conclusione la vicenda del rapinatore solitario, che questa mattina ha tentato il colpo in un ufficio postale del centro della Capitale. All’intervento di un poliziotto, il bandito non ha esitato a far fuoco, ferendo, per fortuna non gravemente, la stessa guardia ed un cliente che in quel momento stava dentro l’ufficio. Il rapinatore si era dileguato a piedi ed ora, da indiscrezioni, si è potuto apprendere che è stato individuato in un appartamento dello stesso quartiere. Non si hanno ancora notizie sulla sua cattura…

Giuseppe spegne la radio.

LIBERO (nervoso) E’ finita! Hanno scoperto che mi nascondo qui ed ora giocano come il gatto col topo!

GIUSEPPE Stai calmo, è tutto un bluff! Neanche loro sanno dove ti trovi e ti vogliono provocare per farti fare una mossa sbagliata!

LIBERO Io non resisto più, ora vado fuori e la faccio finita! (va verso sinistra. Giuseppe lo insegue e lo ferma)

GIUSEPPE Ma sei pazzo?! Vuoi che arrestino pure me?!

LIBERO Non ti ho chiesto io di aiutarmi!

GIUSEPPE Bravo! Stai facendo di tutto per farmi pentire di averti dato una mano!

LIBERO (imbarazzato) Io non volevo…

GIUSEPPE (interrompendolo) Ormai siamo sulla stessa barca e se affondiamo, affondiamo insieme! Vai in camera da letto a riposare un poco… vedrai che la faremo in barba a tutti quanti!

Libero va verso destra lentamente, apre la porta e scompare. Contemporaneamente squilla il telefono, Giuseppe alza la cornetta nervosamente.

GIUSEPPE Chi parla?!

VOCE TELEFONICA Sono io, Giuseppe. Scusami, ma ti dovevo telefonare per dirti una cosa importantissima!

GIUSEPPE (nervoso) Ma perché non rompi l’anima a qualche altro?!

VOCE TELEFONICA (pausa di qualche attimo) Ma che hai, ti senti male?

GIUSEPPE No! E’ che mi sono scocciato di sentirti! E poi, se lo vuoi proprio sapere, mi dà fastidio che parli male di Marzio, in fondo era anche amico mio!

VOCE TELEFONICA Ma se hai detto che non ricordi neanche la faccia che ha!

GIUSEPPE Ed ora invece me lo ricordo! Era alto!… Si, era alto ed aveva la carnagione scura!

VOCE TELEFONICA (sorride) Ma cosa dici?! Se non supera il metro e sessanta ed ha la carnagione talmente bianca da sembrare un cadavere!

GIUSEPPE (imbarazzato) Si, si, hai ragione, ora lo ricordo benissimo!

VOCE TELEFONICA Che voce strana hai, Giuseppe! Sembra che la rapina di questa mattina ti abbia scombussolato il cervello!

GIUSEPPE (sorpreso) Quale rapina, che cosa ne sai tu?!

VOCE TELEFONICA Come, la radio ne parla da una mattinata! E poi, non ti sei accorto della polizia che ha invaso il quartiere?

GIUSEPPE No, non mi sono accorto di niente!

VOCE TELEFONICA Che strano!… Ho saputo che stanno perquisendo dei palazzi vicino casa tua!… Da te non sono venuti?

GIUSEPPE (imbarazzato) No, non si è visto nessuno!

VOCE TELEFONICA Strano, veramente strano!… Bah, avranno le loro buone ragioni! Comunque, sembra che non vogliano mollare. Dicono che si tratti di un delinquente pericolosissimo, che non ha esitato a sparare!… Certo che se mi capitasse sotto tiro lo denuncerei alla polizia! Chissà, potrebbero anche darmi una medaglia!… Tu cosa ne pensi?

GIUSEPPE Come dici?

VOCE TELEFONICA Ma cos’hai oggi, Giuseppe, sembri proprio tra le nuvole! Stavo parlando di quel rapinatore. Tu che cosa ne pensi?

GIUSEPPE A quest’ora l’avrà fatta franca!

VOCE TELEFONICA Non credo! Non credo proprio! Certo è molto strano che fino ad ora non siano riusciti ad acciuffarlo!… A meno che… A meno che non ci sia qualcuno che lo protegge!

GIUSEPPE (sorpreso) Non capisco dove vuoi arrivare!

VOCE TELEFONICA Lo sapevi che Marzio abita nel nostro stesso quartiere?

GIUSEPPE No, non lo sapevo.

VOCE TELEFONICA Conoscendo il tipo non me ne meraviglierei per niente!

GIUSEPPE (innervosito) La vuoi smettere di parlare ad enigmi?!

VOCE TELEFONICA Ma certo, il bandito sarà capitato a casa sua e lui avrà deciso di aiutarlo!

GIUSEPPE Tu devi essere pazzo!

VOCE TELEFONICA Quello è capacissimo di fare questo ed altro!

GIUSEPPE Non hai proprio nessun limite!

VOCE TELEFONICA Che fai, ricominci ad offendere?

GIUSEPPE Non capisco perché continuo ad ascoltarti!

VOCE TELEFONICA Semplice, perché in fondo i miei discorsi t’interessano!

GIUSEPPE Ma cosa dici?!

VOCE TELEFONICA No, no, non ti scandalizzare, sono convinto d’avere ragione: tu ed io, caro mio, in fondo siamo uguali!

GIUSEPPE Io assomiglierei a te? Ma non farmi ridere!

VOCE TELEFONICA Andiamo Giuseppe, non cercare di negare l’evidenza!

GIUSEPPE (con rabbia) Che cosa dovrei negare, di che parli, che cosa ne sai tu?!

VOCE TELEFONICA (ironico) Che fai, ti arrabbi? Su, tutti abbiamo le nostre colpe e non per questo ce ne dobbiamo vergognare!

GIUSEPPE (sorpreso) Ma di che colpe parli?!

VOCE TELEFONICA (attimo di pausa) Niente, niente. Non ti ho telefonato per parlare di te, ma di Marzio… Voglio un consiglio!

GIUSEPPE Che cosa ha combinato questa volta?

VOCE TELEFONICA Nulla! Ed è per questo che mi preoccupa. Sembrerebbe che abbia deciso di lasciarmi finalmente in pace!

GIUSEPPE E non sei contento?!

VOCE TELEFONICA Hai ragione, dovrei, ma non ci riesco!

GIUSEPPE Perché non ci riesci? Non era questo che volevi?

VOCE TELEFONICA Mi preoccupa, questo silenzio mi preoccupa maledettamente! Non vorrei che avesse in mente qualche carognata delle sue!

GIUSEPPE Fino ad ora mi pare che si sia limitato ad impietosirti.

VOCE TELEFONICA Ed a minacciarmi, non dimenticarlo!… E’ proprio questo che mi dà da pensare!

GIUSEPPE Ma se lo hai detto tu stesso che Marzio è un povero Cristo! Che cosa pensi ti possa fare?!

VOCE TELEFONICA Si, un povero Cristo! Quello è un diavolo, te lo dico io!

GIUSEPPE Ma non può aver deciso di smetterla, visto che non ha ottenuto nulla da te?!

VOCE TELEFONICA Non ci credo! Quello starà escogitando qualche cosa per danneggiarmi! Magari starà incaricando qualcuno per farmi la pelle!… Già, che sciocco sono!… Il rapinatore!

GIUSEPPE (sorpreso) Chi?!

VOCE TELEFONICA Ora capisco tutto! Quello ha dato protezione al rapinatore ed in cambio gli avrà chiesto il favore!

GIUSEPPE Ma di quale favore parli?!

VOCE TELEFONICA Ma di farmi fuori, per Dio! Si, dev’essere proprio così!

GIUSEPPE Ma sei impazzito?! Marzio avrebbe assoldato un sicario per ucciderti, solo perché non hai voluto dargli diecimila lire?! Non posso credere che tu sia convinto di quello che dici, è semplicemente assurdo!

VOCE TELEFONICA Con Marzio niente è assurdo! Quello ammazzerebbe la madre per molto meno!… Devo trovare il modo d’incastrarlo!… Devo trovarlo… Ci sono! Telefono alla polizia e racconto tutto!

GIUSEPPE Tutto cosa?!

VOCE TELEFONICA Come cosa! Che il rapinatore si nasconde in casa di Marzio, così li arrestano tutti e due ed io mi levo un peso dallo stomaco!

GIUSEPPE Ma come puoi denunciare quel poveretto se non ne sei sicuro?!

VOCE TELEFONICA E’ così ti dico! Quello ha architettato tutto il piano per eliminarmi, ma io sono più furbo di lui! Lo fregherò, prima che lui freghi me!

GIUSEPPE E se la polizia non trova niente?

VOCE TELEFONICA Lo troverà! Sono sicuro che quel delinquente si nasconde a casa sua! Anzi, lo sai che cosa faccio? Non mi voglio perdere neanche un attimo dello spettacolo! Mi apposterò lì vicino, così potrò vedere quel maledetto finalmente ammanettato, pronto per uscire definitivamente dalla mia vita!… Si, credo proprio che farò così!… Devo telefonare alla polizia, prima che sia troppo tardi! Scusami Giuseppe, ma devo proprio chiudere!

GIUSEPPE Sei sicuro di quello che stai per fare?

VOCE TELEFONICA Non ho scelta, cerca di capirmi, o la sua pelle o la mia!… Beh, ciao!

GIUSEPPE Addio! (ripone la cornetta)

La luce dei riflettori si abbassa gradatamente, fino a raggiungere la penombra. Giuseppe resta immobile. Dopo qualche attimo si sente suonare il campanello. I riflettori si riaccendono. Giuseppe si alza ed esce da sinistra.

SCENA SECONDA

Giuseppe, Commissario.

GIUSEPPE (fuori scena) Commissario, come mai ancora qui?

COMMISSARIO (fuori scena) Disturbo?

GIUSEPPE (fuori scena) Si accomodi, commissario! (Il commissario entra in scena da sinistra, seguito da Giuseppe) Ancora alle prese con quel rapinatore?

COMMISSARIO Infatti! Ma comincio a temere che ce l’abbia fatta sotto il naso!

GIUSEPPE (con falso stupore) Veramente?! Non eravate sicuri di averlo incastrato?

COMMISSARIO Già, eravamo certi di averlo sotto tiro ed invece temo che tutto stia svanendo come una bolla di sapone!… Pochi minuti fa abbiamo ricevuto una telefonata anonima. Ci segnalava il rapinatore nascosto in un appartamento qui vicino!

GIUSEPPE (falsamente sorpreso) Nascosto in un appartamento qui vicino? E da chi?!

COMMISSARIO Un certo signor Marzio. Sa, un poveretto che sembra abbia problemi seri. Pare che la moglie stia poco bene. Ah, ma se pesco lo sciacallo che ha fatto la telefonata, giuro che gli torco il collo! A momenti a quella poveretta della moglie veniva un infarto!

GIUSEPPE Ma la prego, si sieda! (indica al commissario una poltrona)

COMMISSARIO Grazie. (si siede)

GIUSEPPE Qualche cosa da bere?

COMMISSARIO No, no, questa storia mi ha fatto passare pure la voglia di bere! Accidenti che giornata! Meno male che tra un mese esatto me ne vado in pensione e chiudo definitivamente con questa vita da cani!

GIUSEPPE (si siede di fronte al commissario) Così è stato un anonimo a segnalarle la casa di questo signor Marzio?!

COMMISSARIO Proprio così! Però, le assicuro, è stato un bene per lui, perché se avessi saputo chi era, finita la perquisizione della casa di quei due poveretti, lo avrei sbranato!

GIUSEPPE Il mondo è pieno di gente in malafede!

COMMISSARIO Ha proprio ragione!… Mi creda, in tutti questi anni ne ho viste di tutti i colori!

GIUSEPPE E’ un mestiere ingrato avere sempre e comunque a che fare con tutti i rifiuti umani!

COMMISSARIO (fissa intensamente Giuseppe) Lo sa perché sono ritornato?

GIUSEPPE No, francamente non riesco a capire…

COMMISSARIO (interrompendolo) Un tentativo, un ultimo tentativo prima di chiudere questa sporca faccenda!

GIUSEPPE Di cosa si tratta?

COMMISSARIO Nonostante tutto, sono quasi convinto che il rapinatore si nasconde ancora in questo palazzo!

GIUSEPPE Come fa ad esserne così sicuro?

COMMISSARIO Attenzione, ho detto: quasi convinto!

GIUSEPPE Non può essere quasi convinto, come dice lei, sulla base di semplici supposizioni!

COMMISSARIO (sorride) Ha ragione, infatti, quelle su cui mi baso, non sono semplici supposizioni.

GIUSEPPE Ha in mano qualcosa di concreto?!

COMMISSARIO Già… Lo sa che lei sarebbe stato un ottimo poliziotto?!

GIUSEPPE Anche lei lo è, comincio a rendermene conto.

COMMISSARIO Abbiamo qualcosa di più che delle semplici supposizioni!

GIUSEPPE Vale a dire?

COMMISSARIO Come le ho detto all’inizio, un testimone ha visto entrare un giovane dall’aria sospetta in questo palazzo!

GIUSEPPE (sorride) Commissario, chi le può garantire che sia l’uomo che cercate? Potrebbe essere stato benissimo un ragazzo che abita qui!

COMMISSARIO Giustissimo! E’ quello che ho pensato pure io all’inizio, ma c’è un particolare che mi ha fatto pensare: sembra che in questo palazzo ci abitino soltanto persone che hanno superato abbondantemente la mezza età!

GIUSEPPE E allora?! Può benissimo essere stato un visitatore occasionale!

COMMISSARIO Anche questa è una valida osservazione!… A proposito, lei conosce ragazzi sui vent’anni che oggi sono venuti a farle visita?

GIUSEPPE No, non mi pare…

COMMISSARIO (interrompendolo) E’ strano, ma sembra che neanche gli altri inquilini del palazzo oggi abbiano ricevuto visite da ragazzi di vent’anni!

GIUSEPPE Neanche questo le dà la certezza che…

COMMISSARIO (interrompendolo) Lo sa che lei è proprio pignolo?

GIUSEPPE (con tono rassegnato) Arrivati a questo punto non credo ci siano molte cose da fare.

COMMISSARIO Lei che cosa mi consiglierebbe?

GIUSEPPE Beh, se fossi al suo posto farei perquisire nuovamente tutti gli appartamenti del palazzo!

COMMISSARIO Bravo! E’ proprio quello che ho fatto!

GIUSEPPE (imbarazzato) Ah si, ha già provveduto a perquisire gli appartamenti?!

COMMISSARIO Già.

GIUSEPPE E che cosa ha scoperto?

COMMISSARIO Nulla.

GIUSEPPE (falsamente sollevato) Ha visto? Purtroppo l’informazione che avete avuto era sbagliata!

COMMISSARIO Ha ragione, ma ancora non possiamo chiudere il caso!

 

GIUSEPPE Non capisco.

COMMISSARIO Diciamo che non tutto il palazzo è stato perquisito!

GIUSEPPE Ah no?!

COMMISSARIO Resta soltanto un appartamento.

GIUSEPPE E quale sarebbe?

COMMISSARIO (sorride) Andiamo, non faccia finta di non capire!… Lo sa perché l’ho conservata per ultimo? Perché lei mi è simpatico e voglio evitarle la scocciatura di una perquisizione. Basta che mi dica che il rapinatore non è in questa casa ed il discorso è chiuso!

GIUSEPPE Io non…

COMMISSARIO (interrompendolo) No, no, non sia precipitoso! Spesse volte rispondere precipitosamente può essere dannoso! Diciamo che le voglio dare un tempo ragionevole, che la faccia riflettere bene, senza conseguenze spiacevoli per nessuno… Tranne che per il rapinatore, naturalmente!

GIUSEPPE Perché sta facendo questo?

COMMISSARIO Gliel’ho detto, lei mi è simpatico.

GIUSEPPE Non basta, ci deve pur essere un altro motivo!

COMMISSARIO Chissà, se lo inventi lei!… Sarà forse perché abbiamo più o meno la stessa età, o perché lei mi ricorda qualcuno.

GIUSEPPE Chi?!

COMMISSARIO Non lo so, forse un fantasma, un fantasma che mi perseguita da tanti anni!

GIUSEPPE Da quanti anni?

COMMISSARIO Lo sa? In guerra potevo avere sì e no l’età che ora ha quel ragazzo.

GIUSEPPE (mesto) Anche io avevo la sua età.

COMMISSARIO Già, anche lei era giovane… Io ci credevo… Fin da quando ero nato mi avevano inculcato i concetti di Patria, di famiglia, del fascismo, come se fossero le uniche cose che contassero veramente… E mi ritrovai a difendere tutto questo fino alla fine!… (sorride) Non so perché le sto raccontando le mie prodezze giovanili!… (si alza e va verso sinistra) Si ricordi allora, se ha qualcosa da dirmi, io aspetto sotto!… (sulla soglia si ferma e fissa Giuseppe) A proposito, mi levi una curiosità! Lei in guerra, dopo l’armistizio, da che parte stava?

GIUSEPPE (fissa il commissario per qualche attimo) Sono stato partigiano.

COMMISSARIO (sorride) Ci avrei giurato. (esce da sinistra)

SCENA TERZA

Giovane.

La scena resta al buio. Un solo riflettore si riaccende ed illumina il giovane, nella parte spoglia.

GIOVANE Mi vogliono torturare, strappare le carni pezzo a pezzo!… (come se volesse giustificarsi per quello che intende fare) Quanto tempo riuscirei a resistere? Un’ora, due, o neanche un minuto? E che cosa avrei concluso? Mi processerebbero assieme agli altri e mi condannerebbero!… Oppure, nella migliore delle ipotesi, mi lascerebbero andare… Ma in che stato?! Mi ridurrebbero una larva umana, costretto a strisciare, tra lo scherno ed il disprezzo di tutti!

SCENA QUARTA

Giuseppe, Detto.

Un altro riflettore si accende ed illumina Giuseppe, nella parte arredata, seduto sulla poltrona. La sua voce è registrata, come se stesse pensando, il tono è greve.

GIUSEPPE Ricordi il giorno in cui cadesti dalla grossa quercia?

GIOVANE (sorride) Si, mi ricordo… Era un albero talmente grande che sembrava volesse inghiottire la nostra casa!

GIUSEPPE Che spavento per papà e mamma!… Ricordi? Eri poco più di un bambino! Papà ti raccolse col cuore in gola e ti adagiò sul letto, pensando la peggiore delle cose… Ricordi la sua gioia quando il medico gli disse che non c’era nulla di grave?

GIOVANE Povero papà, pianse perfino! Per festeggiare lo scampato pericolo, quando mi ripresi portò tutta la famiglia in paese!… Ricordo che c’era un circo, uno di quei circhi molto piccoli, che battevano i paesi di campagna, dove il pagliaccio faceva pure il domatore di vecchi leoni rinsecchiti dai troppi stenti… (sorride) Quanto mi divertii quel giorno!

GIUSEPPE E dopo lo spettacolo andammo tutti a cena da Bartolo, la trattoria del paese!

GIOVANE (sorride) Si, Bartolo, che diceva di conoscere papà da quando era in fasce; e gli voleva bene come si può voler bene ad un figlio!

GIUSEPPE Poveri vecchi, quanto dolore proverebbero se ti vedessero in questo stato, pronto a tradire!

GIOVANE (sorpreso) Tradire, dici?!… Come sarebbe bello potersi permettere il lusso di scegliere! Si, camminare a testa alta e schifare tutte quante le debolezze umane, sicuri che non ci potranno mai contaminare!… (implorante) Ma per me è diverso, capisci?! Chiuso qui dentro, tutte le debolezze ti si aggrappano addosso senza darti un attimo di respiro, spogliandoti dell’orgoglio che pensavi non potesse mai venirti meno… Bambini! Ecco che cosa si diventa qui dentro! Bambini in cerca di protezione, pronti a fare qualsiasi nefandezza pur di ottenerla!

GIUSEPPE Tu sei forte, non puoi ritornare ad essere un bambino!

GIOVANE (sorride) Già, credevo di essere forte!… Lo hai sentito pure tu che cosa mi ha detto quell’aguzzino! Mi spezzerebbe le ossa pur di ottenere quello che vuole!

GIUSEPPE E’ ritornato, dopo tanti anni quell’aguzzino è ritornato! Che destino infame il mio, costretto al tradimento ad ogni costo!

GIOVANE Ed allora perché resistere?! C’è chi nasce eroe e chi traditore, i nostri destini sono già scritti prima ancora di venire al mondo, è inutile cercare di cambiarli, riusciremmo soltanto a renderci ridicoli oltre che spregevoli!

SCENA QUINTA

Giuseppe.

Si sente squillare il telefono. Si spegne il riflettore sul Giovane, mentre la parte arredata è illuminata per intero. Giuseppe alza la cornetta e risponde.

GIUSEPPE Pronto?!

VOCE TELEFONICA (mesto) Ciao Giuseppe, sono io… Sei ancora arrabbiato?

GIUSEPPE No, non sono arrabbiato.

VOCE TELEFONICA Meno male, avevo una gran paura che ti stessi scocciando!… Hai saputo di Marzio?

GIUSEPPE La polizia è venuta pure da me e mi ha raccontato tutto. Certo, hai esagerato!

VOCE TELEFONICA Tu pensi che lo abbia fatto perché io l’ho denunciato?

GIUSEPPE Denunciare così ingiustamente quel poveretto! La polizia, dopo la perquisizione nella casa di Marzio, è venuta da me ed il commissario mi ha confessato che, se ti avesse avuto tra le mani, ti avrebbe torto il collo!

VOCE TELEFONICA Non gli avrai detto che sono stato io a telefonare, vero?!

GIUSEPPE Stai tranquillo, non gliel’ho detto.

VOCE TELEFONICA Meno male! Pensavo che se la polizia venisse a sapere che sono stato io a denunciare Marzio, sicuramente mi darebbe delle noie!

GIUSEPPE (sorride) Avresti dovuto vedere la faccia del commissario!

VOCE TELEFONICA Certo, la vista di un morto schiacciato al suolo dà sempre il voltastomaco!

GIUSEPPE (sorpreso) Ma di che morto stai parlando?!

VOCE TELEFONICA Ma come, mi avevi detto che sapevi tutto!

GIUSEPPE So che hai denunciato Marzio alla polizia e che questa ha fatto un buco nell’acqua!

VOCE TELEFONICA Non sai che cosa è successo dopo?!

GIUSEPPE (spazientito) Non lo so! Non lo so! Quante volte lo devo dire?!

VOCE TELEFONICA Dio mio, che cosa orribile!

GIUSEPPE Cristo! Ma vuoi parlare una volta per tutte?!

VOCE TELEFONICA Marzio, dopo avere ricevuto la visita della polizia… si è buttato giù dal balcone di casa sua!

GIUSEPPE (mesto) E’ morto?

VOCE TELEFONICA Mentre lo portavano in ospedale!

GIUSEPPE Povero Marzio.

VOCE TELEFONICA Già, povero Marzio… Però, a pensarci bene, in fondo se l’è cercata!

GIUSEPPE Ma non hai un briciolo di pietà?

VOCE TELEFONICA Pietà? Si, certo che ne ho, per chi mi hai preso?!

GIUSEPPE Pensi… pensi che si sia ucciso per via della polizia?

VOCE TELEFONICA E chi lo sa! Marzio era un tipo strano, te l’ho detto!… Sicuramente era al limite di un esaurimento nervoso. Sai, quelle richieste strane, quell’insistere così ossessionante per delle banalità, mi avevano insospettito; ed ora ne ho avuto la conferma!

GIUSEPPE Già, chi si ammazza non può che essere pazzo!

VOCE TELEFONICA Ma certo, non può essere che così! Non dobbiamo attribuirci colpe che non abbiamo!

GIUSEPPE Fai presto a liberarti la coscienza, tu!

VOCE TELEFONICA (con rabbia) Io non ho bisogno di liberarmi la coscienza, perché non ho nulla da rimproverarmi!

GIUSEPPE Le bassezze che commettiamo hanno sempre una giustificazione, vero?!

VOCE TELEFONICA Io l’ho denunciato perché pensavo di essere nel giusto! Non ho fatto altro che il mio dovere di cittadino!

GIUSEPPE Scommetto che stavi appostato davanti al suo portone, ossessionato dal desiderio di vederlo ammanettato!

VOCE TELEFONICA (imbarazzato) Beh si, in effetti, ero passato da lì, ma solo per vedere se i miei sospetti erano fondati!

GIUSEPPE Avrai provato una grossa delusione nel vedere uscire i poliziotti a mani vuote!

VOCE TELEFONICA (imbarazzato) Beh si!… Ma perché vuoi costringermi a dire le cose che non penso?! Se lo vuoi proprio sapere, quando li ho visti a mani vuote mi sono tolto un grosso peso dallo stomaco!

GIUSEPPE (ironico) Non mi dire che aver visto Marzio scagionato ti ha fatto gioire!

VOCE TELEFONICA Ed invece si! Subito dopo aver telefonato alla polizia, me ne sono pentito ed ho sperato che Marzio non c’entrasse con tutta quella storia!

GIUSEPPE Non ci credo! Ora hai paura e vuoi cambiare le carte in tavola!

VOCE TELEFONICA Paura io?! Perché dovrei aver paura?!

GIUSEPPE Si ha sempre paura quando si è colpevoli!

VOCE TELEFONICA Colpevoli di cosa?! Io non ho mai fatto male ad una mosca!

GIUSEPPE Pensa se la polizia venisse a sapere che sei stato tu a fare la telefonata anonima! Cosa credi che farebbero?

VOCE TELEFONICA Ci ho pensato, Cristo! Il solo pensiero che lo vengano a sapere mi fa star male!

GIUSEPPE Potrebbero anche accusarti d’istigazione al suicidio! In fondo sei stato tu ad aggiungere la goccia che ha fatto ammattire completamente Marzio!

VOCE TELEFONICA Non possono saperlo, non possono arrivare a me! Nessuno sa che sono stato io a telefonare!… Non avrai mica intenzione di denunciarmi?!

GIUSEPPE (sorride) Sembra un destino sempre uguale il mio: essere arbitro delle esistenze altrui!

VOCE TELEFONICA Ma no, non posso credere che faresti una cosa simile a me, al tuo migliore amico!

GIUSEPPE Anche Marzio, forse, ti considerava un amico!

VOCE TELEFONICA Andiamo, non vorrai mettere Marzio tra noi! Noi ci conosciamo… ci conosciamo da sempre!

GIUSEPPE Già, da troppo tempo.

VOCE TELEFONICA Hai visto che cominci a ragionare?! Noi due ci conosciamo da troppo tempo! Io per te ormai conto quanto un fratello! Si, è vero, ogni tanto ti faccio arrabbiare, magari su alcune cose non la pensiamo allo stesso modo, ma alla fine resto sempre il tuo migliore amico!… Vero Giuseppe? E’ vero che la pensi così?

GIUSEPPE (sorride) Povero amico mio! Che fai, hai paura? Sento che stai tremando come una foglia.

VOCE TELEFONICA Hai ragione, tremo come una foglia… Ho una paura fottuta!

GIUSEPPE Non avere paura… Lo hai detto tu stesso, no? Sono o non sono il tuo migliore amico? Non ti tradirò, stai tranquillo, almeno tu non sarai tradito da me.

VOCE TELEFONICA Perché mi dici questo, Giuseppe, non capisco!

GIUSEPPE Non importa, non importa, in fondo non c’è niente da capire, ti basti sapere che io sono sempre il tuo migliore amico!

VOCE TELEFONICA Grazie Giuseppe, sapevo di poter contare su di te. Non immagini neanche il peso che mi sono tolto!

GIUSEPPE Stai tranquillo, ormai è tutto finito.

VOCE TELEFONICA Già, è tutto finito… Addio Giuseppe, ti devo lasciare.

GIUSEPPE (mesto) Non ci pensare, ormai è tutto finito. (ripone la cornetta)

SCENA SESTA

Giovane, Ragazza

La scena resta al buio. Dopo qualche attimo si accendono i riflettori sulla parte spoglia. Il giovane e la ragazza sono abbracciati.

RAGAZZA Il tenente è stato gentile a farmi parlare con te.

GIOVANE (ironico) Già, mi copre di mille attenzioni!

RAGAZZA (si guarda attorno) Ti trattano bene?

GIOVANE Con i guanti gialli, almeno per ora. Mi hanno perfino messo in una cella da solo, mentre gli altri non hanno neanche lo spazio per respirare!

RAGAZZA Che cosa vogliono da te?!

GIOVANE Quel maledetto si è messo in testa che sono un traditore e vuole da me i nomi dei compagni!

RAGAZZA In cambio di cosa?

GIOVANE Mi ha promesso che mi lascerà libero subito dopo averli catturati!

RAGAZZA E tu che cosa hai deciso?

GIOVANE (con tono disperato) Non lo so! Non lo so!… Ho una gran paura, non so se riuscirò a resistere!

RAGAZZA (abbraccia forte il giovane) Povero amore mio! Sappi che qualunque cosa tu decida, io sarò sempre al tuo fianco!

GIOVANE Non ti faccio schifo?!

RAGAZZA Io ti amo ed è questo che conta!… Sono teste calde, se non lo fai tu, finiranno lo stesso male! L’altro giorno uno di loro per poco non ammazzava Romolo: gli era partito accidentalmente un colpo dalla pistola!… Sono soltanto ragazzini che giocano a fare la guerra. Una strigliata di capo non gli farebbe male!

GIOVANE (staccando la ragazza da sé) E’ questo che mi consigli? Anche tu mi vuoi convincere a tradire i miei amici?!

RAGAZZA (afferra il giovane) Ascolta Giuseppe, se non lo farai il tenente è deciso a fucilarti! Hanno premura, ormai è questione di giorni, gli Alleati presto arriveranno a Roma e loro saranno costretti a sloggiare, capisci?! Presto se ne andranno, ma hanno intenzione di non lasciarsi testimoni alle spalle!

GIOVANE Stanno bluffando, non avranno il coraggio di fucilarci tutti quanti!

RAGAZZA Gli altri non lo so, ma tu certamente sarai il primo della lista! Quando me lo ha detto, non credo che il tenente scherzasse!

GIOVANE Vuole farmi paura!

RAGAZZA Me lo ha detto! Odia i ragazzini che giocano a fare la rivoluzione, dipendesse da lui li fucilerebbe tutti quanti!

GIOVANE (implorante) Che cosa devo fare?

RAGAZZA (abbraccia il giovane) Pensa Giuseppe, gli Alleati stanno arrivando a Roma! Abbiamo vinto! Li abbiamo sconfitti! Potremo vivere finalmente, toccare con mano la libertà che abbiamo tanto sognato!

GIOVANE (piange) I miei compagni moriranno! Moriranno prima che quest’inferno finisca!

RAGAZZA Quanta gente credi morirà ancora, prima della fine?! Non possiamo farci niente, è questa maledetta guerra che ci fa diventare tutti quanti egoisti! Che cosa credi, che se avessero preso un altro al posto tuo, questo non ti avrebbe denunciato? La vita in guerra vale meno di un pezzo di pane nero!

SCENA SETTIMA

Giuseppe.

La scena resta al buio. Un occhio di bue si riaccende ed illumina Giuseppe, nella parte arredata, seduto sulla poltrona. La sua voce è registrata, come se stesse pensando, il tono è greve.

GIUSEPPE E’ inutile resistere. L’illusione di un atto giusto, degno di un’umanità alla quale non appartengo, mi aveva accecato completamente! Il destino non vuole che sia un essere umano ed ha già deciso per me, relegandomi per sempre tra le più infami delle bestie!

SCENA OTTAVA

Giovane, Detto.

Un occhio di bue illumina anche il giovane, nella parte spoglia. E’ solo. Nel dialogo con il giovane, Giuseppe continuerà a parlare con la voce registrata.

GIOVANE (si tiene la testa tra le mani) Perché a me? Perché?!

GIUSEPPE Che cosa importa! Noi non siamo che un piccolo ingranaggio, povere pedine di un gioco inventato apposta per dilaniarci!

GIOVANE Già, un gioco infame che ha distrutto la mia esistenza!

GIUSEPPE Tu sei giovane, le ferite fanno presto a rimarginarsi.

GIOVANE Non basterà una vita intera per dimenticare quello che sto per fare!

GIUSEPPE Dimenticherai, vedrai. Finita la guerra e l’odio che ognuno ha in corpo, ogni cosa sarà dimenticata e le atrocità di tutti saranno rinchiuse in un cassetto che non verrà mai più riaperto.

GIOVANE Non illuderti, tu non hai dimenticato! Dopo tanti anni il rimorso ancora ti fa star male!… (implorante) Aiutami a resistere! Devi convincermi a non tradire! Aiutami a ricominciare tutto daccapo, trova il coraggio di cancellare la tua misera vita!

GIUSEPPE Ricominciare tutto daccapo, tu dici? Ci ho provato sai, ma non posso. Non capisci che deve finire come è finita, senza via di scampo né per te né per me!

GIOVANE (con rabbia) Sei un ipocrita, inaridito dall’egoismo e dalla paura!

GIUSEPPE Egoismo e paura fanno parte della vecchiaia maledetta, che ci riporta sempre alla realtà, anche quando vorremmo volentieri farne a meno!

GIOVANE (sorride) Povero vecchio, ti sei risvegliato finalmente, vero? Che cosa dirà quel ragazzo di te quando si accorgerà che lo vuoi consegnare alla polizia?!

GIUSEPPE (mesto) Capirà, anche lui come gli altri capirà!

GIOVANE Ah! Ah! Ah! Capirà?! Che cosa vuoi che capisca, vecchio rincoglionito?! Ti giudicherà per quello che sei sempre stato: un bastardo traditore!… E il papà, la mamma?! Te li ricordi i tuoi genitori, o sei diventato troppo vecchio anche per ricordare loro?! Che cosa direbbero di loro figlio che è stato votato al tradimento, mentre loro sognavano un eroe?!… Un giuda al posto di un angelo!

GIUSEPPE Non fare lo sciocco, pensa alla vita, a quello che ti aspetta! Finirà presto la tua maledetta guerra e poi tutto sarà più facile, mille volte più bello di quello che immagini! Hai ancora vent’anni, non puoi buttarli via per il capriccio di un aguzzino!… Pensa, venti anni! Il mondo sarà tuo, potrai finalmente fare tutto quello che hai sognato! Parteciperai al risveglio di un paese da troppo tempo assopito! Non puoi perderti tutto questo!

GIOVANE Devo vivere! Si, devo uscire da questa maledetta cella! Sento che altrimenti impazzirei!… (si copre il viso con le mani) A venti anni non si può che vivere, a qualsiasi costo!

Si spegne il riflettore che illumina il giovane. Si riaccendono tutti i riflettori della parte arredata. Giuseppe alza la cornetta del telefono e compone il numero della polizia. La sua voce non è più registrata.

GIUSEPPE Pronto, polizia?… Vorrei parlare con il commissario Martini!… Si, grazie!… Pronto, è lei commissario?… Si, sono io. Dovrei parlarle!… Si trova nella macchina che sta qua sotto? Bene, l’aspetto!

SCENA NONA

Giuseppe, Commissario.

Giuseppe ripone la cornetta, si alza e va lentamente alla finestra. Guarda fuori. Dopo qualche attimo si sente suonare il campanello. Giuseppe esce dalla scena da sinistra.

GIUSEPPE (fuori scena) Si accomodi, commissario! (rientra in scena seguito dal poliziotto) Si sieda pure, le devo parlare di una cosa estremamente importante!

COMMISSARIO (si siede) Mi dica.

GIUSEPPE (fissa per qualche attimo il poliziotto) Il rapinatore che cercate è qui!

COMMISSARIO (si guarda attorno lentamente, senza stupore) Dov’è?

GIUSEPPE (indica la porta di destra) E’ in quella stanza, probabilmente si sarà assopito, era sfinito… Immagino che debba darle delle spiegazioni!

COMMISSARIO Penso proprio di si.

GIUSEPPE (imbarazzato) Ecco, potrei raccontarle la storiella che mi teneva sotto tiro con la pistola, ma temo che lei non ci crederebbe.

COMMISSARIO No, da come sono andate le cose, non posso crederci.

GIUSEPPE E va bene, sarò sincero con lei, la verità è che ho voluto aiutare quel ragazzo! Tutto qui… Ora non le resta che arrestarmi, così la facciamo finita!

COMMISSARIO Perché lo ha fatto?

GIUSEPPE Perché l’ho fatto? Non lo so, non so dove volevo arrivare veramente, (sorride) forse pensavo di avere un altruismo che invece non mi è mai appartenuto… Ma ora tutto è a posto, i ruoli si sono ristabiliti!… (sorride) Come vede, sono tornato ad essere quello che tutti vogliono: un bravo cittadino, pronto a fare il suo dovere!

COMMISSARIO Vedo, vedo, e per questo mi congratulo con lei.

GIUSEPPE Lei lo sapeva fin dall’inizio che il ricercato si nascondeva qui, vero?

COMMISSARIO Si, l’ho sospettato quasi subito!

GIUSEPPE Ed allora perché non ha perquisito l’appartamento?!

COMMISSARIO Per prudenza! Ci troviamo di fronte ad un rapinatore disposto a tutto. Se avessi ordinato la perquisizione, non avrei mai potuto prevedere la sua reazione, che poteva essere disperata. Avrebbe potuto tentare il tutto per tutto, cercando di aprirsi un varco sparando. Perciò ho preferito prendere tempo!

GIUSEPPE Quindi… non lo ha fatto per me?!

COMMISSARIO Per lei? Non capisco!

GIUSEPPE Ma lei non ha detto di conoscermi?!

COMMISSARIO Si, è vero, ma non…

GIUSEPPE (interrompendolo) Si, ha detto che in guerra era stato dalla parte dei repubblichini, mentre io le dissi che ero stato partigiano, ricorda?

COMMISSARIO Si, ricordo… E’ vero, dopo l’armistizio ho aderito alla Repubblica di Salò, però…

GIUSEPPE (interrompendolo) Ha detto anche che si ricordava di me, di avermi incontrato in quel periodo infame!

COMMISSARIO E’ vero, le ho detto che mi ricordava qualcuno che già conosco, ma poi mi è venuto in mente che lei assomiglia ad un mio lontano parente, con il quale ci vediamo di rado!

GIUSEPPE Quindi il fatto che io sia stato partigiano…

COMMISSARIO (interrompendolo) L’ho buttata lì, tanto per dire qualche cosa!

GIUSEPPE Ma lei, in guerra, non stava a Roma?

COMMISSARIO A Roma? No, ero al nord, a Milano!… Beh, ora devo andare! (si alza e va verso sinistra)

GIUSEPPE (fissa sorpreso il poliziotto) Che fa, se ne va?! E quel ragazzo, il rapinatore?

COMMISSARIO (si ferma e fissa Giuseppe per qualche attimo) Il rapinatore è già stato arrestato!

GIUSEPPE (sorpreso) Arrestato?! Se non è uscito da lì! (indica la porta di destra)

COMMISSARIO Ha tentato di calarsi dalla finestra, per la grondaia! Sarebbe riuscito a farla franca se in quel momento non fosse passata per caso una macchina della polizia da quella strada, che non era più presidiata! Tutto è successo qualche minuto prima che lei chiamasse. Stavamo per andarcene!

GIUSEPPE E’ fuggito… Ed io che credevo…

COMMISSARIO (interrompendolo) Come vede, voleva svignarsela senza neanche salutarla!

GIUSEPPE Ed io?! Si è scordato che sono stato suo complice?!

COMMISSARIO Farò finta di non sapere niente… Le prigioni sono talmente piene, che è inutile riempirle ancora di più con gente come lei!… E poi, nessuno ha visto il ragazzo da quale finestra si è calato!… (va verso sinistra, ma si ferma sulla soglia. Si volta e fissa Giuseppe per qualche attimo) Addio, partigiano! (esce da sinistra)

SCENA DECIMA

Ragazza.

La scena resta al buio. Dopo qualche attimo si accendono i riflettori sulla parte spoglia. La ragazza è sola.

RAGAZZA Oggi sono ritornata da quei maledetti! Ho chiesto di Giuseppe, ma loro non mi hanno risposto. Anzi, mi hanno fatto strane domande, hanno voluto sapere se conosco le persone che hanno arrestato oggi!… (pensosa) I nostri compagni, tutti quanti arrestati d’un sol colpo!… Ma io non mi sono tradita, sono riuscita a mantenere la calma ed a dire che per me tutta quella gente era sconosciuta!… Poi mi hanno chiesto se voglio bene a Giuseppe. “Certo!” Ho risposto. Le loro labbra allora si sono contratte in un sorriso strano, come se avessero voluto dirmi qualcosa che non potevano, qualcosa che già sapevo!… E giocavano con gli sguardi, con le loro smorfie odiose!… Infine uno di loro mi ha detto che Giuseppe è sano e salvo, libero di andare dove gli pare!… E’ già libero, pronto ad accogliermi a braccia aperte!… Povero amore mio, starà cercandomi per tutta la città come un pazzo! Ora avrà bisogno di me più che mai, ne sono sicura!

SCENA UNDICESIMA

Giuseppe.

La scena resta al buio. Un occhio di bue si riaccende ed illumina Giuseppe, nella parte arredata, seduto sulla poltrona. La sua voce è registrata, come se stesse pensando, il tono è greve.

GIUSEPPE Pensava che, appena libero, l’avrei cercata!… Non volli più vederla, preferii fuggire, nascondermi da tutti, smaltire in solitudine i miei rimorsi!

SCENA DODICESIMA

Giovane.

La scena resta al buio. Dopo qualche attimo i riflettori si riaccendono ed illuminano la parte spoglia. Il giovane è solo, si guarda attorno smarrito.

GIOVANE (guarda in alto) Il cielo è talmente limpido da accecarmi!… (sorpreso) Quanti uccelli ci sono… Sì, volano da un albero all’altro senza neanche accorgersi di me… (grida) Ehi, non vedete che anch’io sono libero?! Libero come voi di andare dove voglio!… Magari a mille chilometri di distanza!… Perfino in capo al mondo, senza che nessuno mi possa dire niente! Senza che nessuno possa azzardarsi ad impedirmelo!… E sapete perché lo posso fare? Perché io la mia libertà me la sono conquistata! (sorride) Si, proprio così, io la mia libertà l’ho pagata a caro prezzo!… Così mi hanno detto: “Tu, ragazzo, la tua libertà te la sei guadagnata, fanne buon uso!”… Ed io, statene certi, ne farò buon uso!… (si nasconde il viso tra le mani) Li hanno massacrati tutti!… Ed hanno voluto che assistessi alla loro fucilazione!… “Per ricordartelo in futuro!” Mi hanno detto!… Quelle facce stupite, che mi fissavano senza capire perché non fossi lì, assieme a loro!… No, non avevano paura per quello che stava succedendo, ma solo sgomento!… Ad un tratto uno di loro mi gridò: “Traditore!” Disperatamente, con tutta la rabbia che aveva in corpo!… Allora tutti gli altri fecero lo stesso: sputavano e gridavano, impazziti dalla consapevolezza di morire per mano di uno di loro, di uno di cui si fidavano… Non resistetti e mi portai le mani agli orecchi per non sentirli, ma fu inutile: gridavano talmente forte che li sentivo, sentivo la loro disperazione penetrarmi dentro e dilaniarmi l’anima!… Una scarica di spari fece calare improvviso il silenzio! Sentii per qualche attimo ancora soltanto i lamenti dei feriti, lamenti che venivano smorzati dal colpo di grazia che il capo plotone infliggeva a quelle vittime, una per una, senza pietà, fino a quando il silenzio non scese in quel posto di morte!… Cristo, quanto orrore c’era in quei volti!

SCENA TREDICESIMA

Giuseppe.

La scena resta al buio. Un occhio di bue si riaccende ed illumina Giuseppe, nella parte arredata, seduto sulla poltrona. La sua voce è registrata, come se stesse pensando, il tono è greve.

GIUSEPPE Sono riuscito a liberarmi di quella scena infame! Si, a poco a poco la mia mente si è liberata di tutti quei morti, fino a fare sembrare tutto quanto un brutto sogno! Sono riuscito perfino a tornare alla normalità: mi sono sposato, ho avuto dei figli ed ho lavorato onestamente, senza che nessuno potesse lamentarsi del mio operato!… (si alza e va in mezzo alla scena, seguito dal riflettore. Guarda il pubblico e la voce non è più registrata) Dovete credermi! Ho lavorato onestamente e non ho mai dato fastidio a nessuno! Domandatelo a mia moglie, lei può dirvi quanto la tratti con rispetto!… Non posso rievocare all’infinito quei fantasmi! (mesto) Ormai è passato troppo tempo e la mia mente è vecchia. (sorride) Me lo dicono anche i miei figli che non ragiono più tanto bene!… Che cosa volete che faccia?! Che corra fuori a gridare alla gente che sono un traditore?! Che per colpa mia sono morti tanti innocenti?! Sapete che cosa mi direbbero? Che sono un pazzo! Un vecchio rimbecillito dalla vita!… La vita… non è essa fatta di mille visioni di massacri! D’inutili spargimenti di sangue che rendono un po’ tutti traditori?!

Si sente la voce fuori scena dello speaker della radio. Giuseppe resta immobile, col capo chino.

SPEAKER … Cronaca: dopo una brillante operazione, la polizia è riuscita a mettere le mani sull’uomo che stamattina aveva tentato di rapinare da solo un ufficio postale della Capitale, ferendo un poliziotto ed un avventore. Indiscrezioni hanno indicato come decisiva la collaborazione di un cittadino, di cui ancora s’ignora il nome!…

Si sente fuori scena la voce telefonica.

VOCE TELEFONICA Ciao Giuseppe, sono ancora io! Volevo ringraziarti per non aver detto niente di me alla polizia!… Lo so quello che pensi, sono sicuro che mi approvi, che in fondo anche tu avresti agito come ho fatto io!… Ci dobbiamo difendere da questi sciacalli, altrimenti è la fine!… Capisci, Giuseppe? Altrimenti è la fine!

SCENA QUATTORDICESIMA

Giovane, Detto.

Un altro occhio di bue  illumina il giovane alle spalle di Giuseppe.

GIOVANE (parla alle spalle di Giuseppe, senza che questi si volti) E’ inutile che t’illuda, che cerchi giustificazioni, sai benissimo di non aver mai potuto dimenticare! Gli incubi ti torturano ogni notte e non ti rendi conto che è rimorso, un rimorso che in realtà non ti ha mai lasciato! Avresti voluto riscattarti con quel ragazzo, ma non ci sei riuscito! Non si può cancellare così la morte di tanti compagni!… Vero, Giuseppe? Non puoi aver dimenticato!

GIUSEPPE (mettendosi le mani negli orecchi e senza voltarsi) No! Non sono stato io a tradire! Tu, sei tu il traditore! (grida) Non puoi incolpare me! Eri giovane, hai avuto paura, più giovani si è e più la sofferenza fa paura, d’accordo, (grida) ma non scaricare su di me le tue colpe!

GIOVANE (sorride) Povero Giuseppe! E’ vero, sono stato io a tradire, li ho mandati io a morire. Ma come fai a non capire? Io appartengo a te!

GIUSEPPE No! Io non ho più niente di te! Le tue paure, i tuoi rimorsi, non mi appartengono più! (mesto) Io ormai sono arido, non ho più sentimenti. (si spegne il riflettore sul giovane) Sono troppo vecchio per dare ascolto ai rimorsi!… (si sente la sirena di una macchina della polizia che passa e si allontana) Eccoli, ritornano!… No, non ci casco! Ho capito il loro gioco, ma non ci casco! Vorrebbero che impazzissi, che perdessi la testa! Ma io devo continuare a vivere, a lottare! Non possono farmi arrendere!… Sarebbe facile, (grida) ma non voglio! Non voglio che vincano loro! Proprio ora che comincio a sentirmi forte!… La pace che ho tanto cercato è così vicina che mi basterebbe allungare la mano per afferrarla! (tende la mano, ma cade in ginocchio e si rannicchia su se stesso)

CALO SIPARIO

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