Da Quarto al Volturno
dal romanzo di Giuseppe Cesare Abba
riduzione di Danisa Mariani
1)Sabrina
Alla Vigilia del grande evento
Parma, 3 maggio 1860. Notte.
Le
ciance saranno finite. Se ne intesero tante che parevano persino accuse. -
Tutta Sicilia in armi; il Piemonte non si pu muovere; ma Garibaldi? -
Trentamila insorti accerchiano Palermo: non aspettano che un capo, Lui! Ed egli
se ne sta chiuso in Caprera? - No, in Genova. - E allora perch non parte? -
Ma Nizza ceduta? dicevano alcuni. E altri pi generosi: - Che Nizza? Partir
col cuore afflitto, ma Garibaldi non lascier la Sicilia senza aiuto.
I pi generosi hanno indovinato. Garibaldi partir, ed io sar nel numero dei
fortunati che lo seguiranno.
marianna
Parma, 7 maggio. Alla stazione.
Gli
ho contati. Partiamo in diciassette, studenti i pi, qualcuno operaio, tre
medici. Di questi uno, il Soncini, vecchio, della repubblica Romana. Dicono
che nel treno di Romagna troveremo altri amici, fiore di gente. Ne verranno da
tutte le parti.
Si fanno grandi misteri su questa partenza. Ma intanto tutti sanno che
Garibaldi a Genova, e che andr in Sicilia.
2)
ERIKA DA QUARTO A MARSALA:
Genova nelle ore supreme fu ammirabile. Nessun chiasso: silenzio, raccoglimento
e consenso. Alla Porta Pila, verano delle donne del popolo che, a vederci
passare, piangevano.
In mare. 6 maggio mattino.
Navigheremo di conserva, ma
intanto quelli che montarono sul Piemonte furono pi fortunati. Hanno
Garibaldi. I due legni si chiamano Piemonte e Lombardo; e con questi nomi di
due provincie libere, navighiamo a portare la libert alle provincie schiave.
Noi del Lombardo siamo un bel numero. Se ce ne sono tanti sul Piemonte,
arriveremo al migliaio. Chi potesse vedere nel cuore di tutti, ci che sa
ognuno della nostra impresa e della Sicilia!
MICHELA
Si odono tutti i dialetti dellalta Italia, per i Genovesi e i Lombardi devono
essere i pi. Allaspetto, ai modi e anche ai discorsi la maggior parte sono
gente colta. Vi sono alcuni che indossano divise da soldato: in generale veggo
faccie fresche, capelli biondi o neri, giovent e vigore.
E POI ECCOLI LA GLI ESULI SICILIANI TUTTI AFFOLLATI A PRORA. IN QUESTO MOMENTO NON VIVONO CHE CON GLI OCCHI.SARANNO UNA VENTINA DI TUTTE LE Et.
MICHELA
In mare, 7 maggio
Fu fatto fare silenzio. Da poppa a prora tacemmo tutti, e la voce potente di Garibaldi risuon alta come una tromba.
STEFANO
Patrioti della Giovine Italia vi chiamerete Cacciatori delle Alpi. Non ambizioni non cupidigie ma la Grande Patria sovra ogni cosa. Io non offrir n gradi n onori ma fatiche pericoli e battaglie e poi per tenda il cielo, per letto la terra e per testimonio Iddio
MARIA LAURA
Talamone, 7 maggio.
Vedevamo lontano un villaggio, una torre svelta, sottile, lanciata al cielo; una bandiera su quella agitata dal vento. Bandiera italiana, villaggio toscano. Era questo di Talamone, sulle coste maremmane.
SABRINA
11 MAGGIO
La Sicilia! La Sicilia! Pareva qualcosa di vaporoso laggi nellazzurro tra mare e cielo, ma era lisola santa
Eccola l
Marsala, le sue mura, le sue case bianche, il verde de suoi giardini, il bel
declivio che ha innanzi. Nel porto poco naviglio.; una nave da guerra sta alla
bocca.
- Pronti, figliuoli - grida Bixio, i siciliani ci aspettano.
3)
3 )
ERIKA
quale furore ! ora MARSALA nostra . dal porto alle mura corremmo bersagliati di fianco. Nessun male . Il popolo ci applaudiva per le vie :frati dogni colore si Squarciavano la gola gridando : donne e fanciulle dai balconi ammiravano. beddi beddi si sentiva dire da tutte le parti . .
Qui a Marsala Garibaldi dett il seguente proclama :
stefano
"Siciliani!
Io vi ho guidato una schiera di prodi accorsi all'eroico grido della
Sicilia - resto delle battaglie lombarde. - Noi siamo con voi - e noi non
chiediamo altro che la liberazione della vostra terra. - Tutti uniti, l'opera
sar facile e breve.
- All'armi dunque; chi non impugna un'arma un codardo o un traditore
della patria. I Municipi provvederanno ai bimbi, alle donne e ai vecchi derelitti.
- All'armi tutti!
MICHELA
Salemi: 14 maggio
Il generale ha percorsa la citta a cavallo: Il Popolo vede lui e piglia fuoco. Magia dellaspetto e del nome, non si conosce che lui.
La Sicilia insorta, squadre di picciotti arrivano da ogni parte , a cavallo, a piedi, a centinaia . nella notte sono arrivati a squadre molti insorti, armati di doppiette da caccia. tutti paiono gente risoluta e si sono messi con noi.
SABRINA
15. MAGGIO
CALATAFIMI
Fra pochi minuti si parte. Avevamo scoperto il nemico. Non vera che da salire il colle l presso, e lavremmo avuto in faccia
Avanziamo ..Dopo breve tratto vidi la nostra bella bandiera portata al centro della settima, quel centinaio e mezzo di giovani quasi tutti dellUniversit di Pavia, fior di Lombardi e di Veneti, la compagnia pi numerosa e pi bella
Poi
comparve il Generale, le trombe squillarono, lasciammo la strada consolare, ci
mettemmo pei campi e su per la collina brulla, una compagnia incalzando
laltra. Di lass scoprimmo il nemico.
Il colle in faccia sfolgorava tutto armi, pareva coperto di diecimila soldati.
.
Ci ponemmo a giacere, ed erano quasi le undici ma la prima schioppettata non
fu tratta che alluna e mezza dopo mezzod.
I cacciatori napoletani scesi lunghi lunghi, gi per quelle filiere di fichi dIndia, tirarono primi.
- Non rispondete, non rispondete al fuoco! - gridavano i Capitani; Si ud un
colpo, un altro, un altro; poi fu suonata la diana, poi il passo di corsa: era
il trombetta del Generale.
MARIALAURA
Ci levammo, ci serrammo, e precipitammo in un lampo al piano. L ci copersero
di piombo e due cannoni dal monte gi tutto fumo, cominciarono a trarci
addosso furiosamente. La pianura fu presto attraversata, la prima linea di
nemici rotta; ma alle falde del colle chi guardava in su!...
L vidi Garibaldi a piedi, colla spada inguainata sulla spalla destra, andare
innanzi lento e tenendo docchio tutta lazione. Cadevano intorno a lui i
nostri, e pi quelli che indossavano camicia rossa. Bixio corse di galoppo a
fargli riparo col suo cavallo, e tirandoselo dietro alla groppa,
gli
gridava : Generale cos volete morire?
- Qui si fa lItalia O si Muore - rispose il Generale.
Il primo, il secondo, il terzo terrazzo, su pel colle, furono investiti alla
baionetta e superati: ma i morti e i feriti, che raccapriccio!
Marianna
A quellora mancavano gi dei nostri molti, che intesi piangere dai loro amici:
e vidi l presso, tra i fichi dIndia, un giovane bello, ferito a morte,
sorretto da due compagni.
Bixio
compariva da ogni parte, come si fosse fatto in cento, braccio di ferro del
Generale. Lass lo rividi vicino a lui un altro istante.
- Riposate, figliuoli, riposate un altro poco; - diceva il Generale - ancora
uno sforzo e sar finita!.
ERIKA.
I Napoletani morti, che piet a vederli! Morti di baionetta molti;
Quando i borbonici i cominciarono a ritirarsi protetti dai loro cacciatori, rividi il Generale che li guardava e gioiva.
Ci pareva miracolo aver vinto.
MARIA LAURA
Si pu benissimo dire
che su quel campo di Calatafimi fu inaugurata l'unit d'Italia.
Ecco la lettera scritta da Garibaldi il giorno dopo
STEFANO
Calatafimi, 16 maggio 1860
Caro Bertani,
Ieri
abbiamo combattuto e vinto.Il nemico cedette all'impeto delle baionette dei
miei vecchi Cacciatori delle Alpi,- ma combatt valorosamente e non cedette le
sue posizioni che dopo accanita mischia corpo a corpo. I combattimenti da noi
sostenuti in Lombardia furon certamente assai meno disputati che non lo fu il
combattimento di ieri. I soldati napoletani, avendo esaurite le loro cartucce,
scagliavan sassi contro di noi da disperati.
Domani
seguiremo per Alcamo; lo spirito delle popolazioni si fatto frenetico, ed io
ne auguro molto bene per la causa del nostro paese. Vi daremo presto altre notizie.
Vostro
G.
Marianna
Il giorno successivo alla battaglia.
Ora,
di qui, io veggo il colle quieto e deserto. Ieri fin le pietre parevano l vive
ad aiutarci! I nostri morti che giacciono su quei dossi, sono pi di trenta.
Gli ho quasi tutti dinanzi agli occhi, come erano due giorni or sono, baldi,
confidenti, allegri
ERIKA.
Meno da rimpiangere i morti, perch i poveri feriti, raccolti in quel misero
villaggio di Vita, soffrono Dio sa come, soli, senza cure, senzaltra difesa
che la loro impotenza. .
Tramonta il sole. Gi nella citt le bande empiono laria di suoni.
In quel fitto di boschetti laggi vedo Alcamo,. Il Golfo di Castellamare chiude la scena e par che sfumi nel cielo,
MARIA LAURA
25 MAGGIO:
DOPO LA VITTORIA DI CALATAFIMI PALERMO ASPETTA GARIBALDI E SPERA CHE QUELLE SIANO LE ULTIME ORE DELLA SUA SERVITU..
fra mezzora si partir per Palermo. Bixio lo ha detto: O
a Palermo o allinferno!.
Si dice che i siciliani hanno chiesto dessere fatti marciare i primi.
A PALERMO , A PALERMO. LA SICILIA LIBERA.
4) SABRINA
31 maggio Palermo nel convento di san Nicola .
Dopo la mezzanotte eravamo nella pianura, lontano poche miglia da Palermo. I cani latravano dai casali sparsi per la campagna e sulla nostra destra sentivamo il rumore del mare. . A sinistra sulle alture di Monreale splendevano fuochi innumerevoli, dinanzi a noi, nelloscurit, udivo il passo pesante della colonna che ci precedeva.
Tre giorni dur la bufera infernale che scatenammo sopra Palermo e ..immensa gioia ! non si pensa piu alle case cadute, alle centinaia di cittadini sepolti sotto. I regi se ne andranno, la capitolazione fatta. Ma si potuto far tanto ? mi par di sentire qualcosa nellaria, come il canto trionfale del passaggio del mar Rosso.
MARIA LAURA
dopo Palermo fu la volta di Catania, Milazzo e Messina e superato lo stretto Garibaldi risale liberamente la Calabria mentre lesercito borbonico si disfaceva.
5)
STEFANO
E il 7 settembre in trionfo entra a Napoli. Francesco secondo fuggito a Gaeta
.Terreno dellultima battaglia sar il Volturno dove Garibladi arriva a schierare le riserve dei suoi volontari per difendere lesercito di
Vittorio Emanuele .
MARIA LAURA
1 ottobre. Caserta. Nella piazza del Palazzo Reale.
Eccoci qui di riserva, quasi tutta la Divisione Trr. La battaglia infuria, su duna tratta, che a segnarla ci vuole tutto il gesto del braccio largo quanto si pu farlo. Noi qui non si muore ancora, ma si provano delle angoscie come a essere nel Limbo.
E da Maddaloni una Guida volando... Dov, dov il generale Trr. Bixio domanda aiuto! - Aiuto Bixio? Dunque devessere agli estremi. O sole che vedesti tante cose orrende nel mondo, o Dio, non lasciate perir lItalia, oggi... qui...* * *
stefano
Primo battaglione, prima e seconda compagnia, pigliate larmi, fianco destr,
via. Tocca a noi. Portiamo a Bixio questi quattro petti; sgriccioli che andiamo
in aiuto dellavvoltoio.
Maria laura
E poi venimmo salendo il
monte, volgendoci sgomenti a guardare dietro di noi Caserta, e pi lontano
Santa Maria e la campagna, tutto fumo e scompiglio. Dal di l dei monti
Tifatini venivano dei rimbombi che parevano echi ed erano battaglia. E ben
presto, sul versante opposto a quello per cui salivamo, avremmo scoperto il
campo di Bixio. Al tuonar dei cannoni pareva chegli indietreggiasse. Ma
arrivati alfine in cima, allora che vista! Gi gi per i pendii a sinistra, sul
gran ponte, sotto ed oltre, un formicolo di rosso fra nembi di fumo e delle
grida che parevano di centomila. PIU BASSO DELLE TINTE NERE CHE SI
ALLONTANAVANO; BORBONICI VINTI , PASSI AMARI DI FUGA.
SABRINA
Verso sera.
Si principia ad aver delle notizie, ma vaghe. Non si ode pi il cannone. A Santa Maria, a SantAngelo, a San Leucio, su tutta la linea, vittoria, dopo dieci ore di battaglia. Qua, a sinistra, tra quelle gole di Castel Morrone, il maggior Bronzetti, con un mezzo battaglione, tenne la stretta contro i borbonici, sei volte pi numerosi dei suoi. Mor, morirono, ma il nemico non pot passare. - Ora come si devono sentire uomini quelli che hanno fatto tanto! Ma chi sa dove sono andate lanime dei nostri morti?;
MARIANNA
arrivano i soldati di Vittorio Emanuele con lui in persona, discendono dallAbruzzo per la via di Venafro.
E allora in marcia per incontrare il Re.
SABRINA
LINCONTRO DI TEANO
26 OTTOBRE
oggi un popolano, valoroso come... cosimporta dirlo?, GIUSEPPE GARIBALDI?
in nome del popolo strappa la corona al re di Napoli e dice a Vittorio Emanuele: tua! -
Ecco ricordo il Dittatore a piedi; dei pioppi gi pallidi lasciano venir
gi le foglie morte, sopra i reggimenti regolari che marciano verso Teano, i
vivi sotto gli occhi, e nella mente i grandi morti
A un tratto, non da lontano, un rullo di tamburi, poi la fanfara reale del Piemonte, e tutti a cavallo
. . un rimescolio nel polverone che si alza laggi, poi un galoppo, dei comandi, e poi: Viva! Viva! Il Re! Il Re!
Mi venne quasi buio per
un istante; ma potei vedere Garibaldi e Vittorio darsi la mano, e udire il
saluto immortale: Salute al re dItalia!.
Eravamo a mezza mattinata. Il Dittatore parlava a fronte scoperta, il Re stazzonava il collo del suo bellissimo storno. Forse nella mente del Generale passava un pensiero mesto. E mesto davvero mi pareva quando il Re spron via, ed Egli si mise alla sinistra di lui, e dietro di loro la diversa e numerosa cavalcata.
Ma allora, se cos fosse come si susurra, ogni cosa sarebbe spiegata! Re Vittorio fu freddo nellincontro con Garibaldi.
E Ieri il Dittatore non and a colazione col Re. Disse di averla gi fatta. Ma poi mangi pane e cacio conversando nel portico duna chiesetta, circondato dai suoi amici, mesto, raccolto, rassegnato. A che rassegnato? Ora si ripasser il Volturno, si ritorner nei nostri campi o chi sa dove; certo non saremo pi alla testa, ci metteranno alla coda .
MARIANNA
Napoli, 3 novembre.
Il giorno dei Santi, poi
quello dei Morti, poi quello delle medaglie a noi, terza festa nella malinconia
della stagione.
L in faccia alla reggia, dove tutto dice che i Borboni non torneranno pi, la
piazza di San Francesco di Paola era parata di bandiere. In mezzo, un seggio,
delle dame, dei generali, dei grandi intorno al Dittatore che ancora aveva il
cappello di Marsala..
A un certo Punto il Dittatore si alz, e venne verso noi dicendo con la sua voce limpida ed alta:
STEFANO
- Soldati della indipendenza italiana, Veterani bench giovani dellesercito liberatore, vi consegno le medaglie che il Municipio di Palermo, decret per voi. Comincieremo dai morti, i nostri morti...
MARIANNA
E allora un ufficiale cominci a chiamare a nome i morti che rispondevano in noi, con limprovviso ritorno della loro visione. Ma passato questo giorno non saranno ricordati solennemente mai pi?.........................
Erika
Caserta, 9 novembre. Sera.
Oggi il Palazzo reale guatava il viale che gli si protende dinanzi lontano lontano, e pare che voglia arrivare sino a Napoli; guatava le file dei battaglioni rossi distese sotto i grandi alberi immobili e cupi sotto il cielo basso. Doveva venire il Re a passare in rassegna tutto lesercito garibaldino, un dodicimila che stavamo con larmi al piede, in ordine di parata. Si aspettava! Il Re sarebbe arrivato verso le due, lo avrebbe annunziato il cannone..
Sabrina- (a memoria )
Attenti... il
Re!
I battaglioni si
composero, si allinearono, i cuori battevano, chi amava, chi no. Poi venne gi
una cavalleria trottando... Ah! quello che cavalcava alla testa non era il Re:
era Lui col cappello ungherese, col mantello americano, e insieme a Lui tutte
camicie rosse. Quel cappello calcato gi sulle sopracciglia segnava tempesta.
Vennero, passarono, lasciando un grande sgomento, arrivarono in fondo al viale, diedero di volta, ripassarono come un turbine, sparirono. E poco appresso i battaglioni furono messi in colonna di plotoni.... pareva che si dovesse marciare a qualche sbaraglio, tutti si era pronti... Cos si and verso il Palazzo reale, a sfilare dinanzi al Dittatore piantato l sulla gran porta, come un monumento. E si sentiva che quella era lultima ora del suo comando.
Veniva la voglia di andarsi a gettar a suoi piedi gridando: Generale, perch non ci conducete tutti a morire? La via di Roma l, seminatela delle nostre ossa! -
Il Generale, pallido come forse non fu visto mai, ci guardava. Sindovinava che
il pianto gli si rivolgeva indietro e gli allagava il cuore Ora odo dire che
il Generale parte, che se ne va a Caprera, a vivere come in un altro pianeta; e
mi par che cominci a tirar un vento di discordie tremende.
Dal romanzo di Giuseppe Cesare Abba Da Quarto al Volturno.
Riduzione per una LETTURA RECITATA
- Questo copione è stato visto:


