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DALILA

Commedia in tre atti di Ferenc Molnar

Traduzione dall' ungherese di Ignazio Balla e Mario De Vellis

(Prima rappresentazione al "Pesti Szinhaz" di Budapest il 17 settembre 1937)

 

PERSONAGGI

VIRAG

MARIANNA, sua moglie

ELENA

BERENYI

IL GARZONE

UN AVVOCATO

UN SENSALE DI CASE

UN PIAZZISTA DI AUTOMOBILI

UN CAMERIERE

Nella "Osteria dei Signori" sulla strada che conduce al lago Balaton, a quindici chilometri da Budapest.  - Epoca presente.

ATTO PRIMO

« L'Osteria dei Signori » nelle vicinanze di Budapest, sulla strada che conduce al Lago Balaton: è una piccola ed elegante osteria con giardino che ha anche un distri­butore di benzina. Principio dell'estate. Mat­tina. Sole luminoso. La scena rappresenta il giardino dell'osteria, delimitato a destra e a sinistra da una bassa grata di legno coper­ta di rampicanti. Al fondo la facciata della casa che ha soltanto il pianterreno, con una porta sempre aperta. A destra alberi e cespu­gli; a sinistra il cancellato di accesso al giar­dino, al di là del quale, in lontananza, si intravede il panorama di un paesaggio ri­dente. Nel giardino, verso sinistra, due tavo­li coperti da tovaglie bianche, discosti l'uno dall'altro; un terzo tavolo a destra. Altri ta­voli ammucchiati in disparte. L'Osteria è fre­quentata quasi esclusivamente la sera all'ora di cena; a mezzogiorno capita raramente qualche avventore. In sostanza si tratta di un grazioso locale in voga, secondo l'uso francese, sulle grandi strade percorse da au­tomobili. Ad uno dei tavoli a sinistra seg­gono il Sensale di case e il Piazzista di au­tomobili, ciascuno dei quali ha dinnanzi a sé sul tavolo una borsa di pelle. Fra i due; in piedi, sta Virag, il proprietario dell'Osteria; un uomo sulla cinquantina impetuoso e pas­sionale. Di bell'aspetto, e ben curato, è anzi addirittura un uomo elegante.

Virag                      - (nervoso, un po' eccitato) Rias­sumiamo, signori, riassumiamo... (siede tra i due) Pretendereste di essere venuti a persuadermi? No. Parliamoci franca­mente... voi siete qui per torturarmi... per scorticarmi...

Piazzista                 - Ma stimatissimo signor Virag...

Virag                      - No, no! Mi state proprio scorti­cando. Lei, « stimatissimo »  signor Sensale, mi tortura per farmi comprare que­sta casa che ho in affitto per la mia piccola modesta osteria... e lei, « stimatis­simo » signor Piazzista, mi tortura per farmi comprare un'automobile. E tutto questo perché?

Sensale                   - Perché...

Virag                      - Pardon... la domanda l'ho fatta io... dunque sono io che devo rispon­dere. Tutto questo succede perché voi avete fiutato...

Sensale                   - (offeso) Fiutato...?

Virag                      - Sicuro! Avete fiutato che nella mia casa qualche" settimana fa è entrato un po’di denaro.

Sensale                   - Non c'era bisogno di « fiutare », scusi... lo sanno tutti!

Virag                      - Lo sanno tutti e tutti esagerano. (Eccitato) Non è neanche la metà di quanto si dice. Io non ho vinto che un ottavo del premio della lotteria e anche su questo mi hanno fatto una tale tratte­nuta che mi sono rimasti solamente 38 mila miserabili pengo. Posso anche mostrarveli... tanti sono... niente di più. Il libretto di risparmio è qui nell'armadio... non è stato ancora toccato. (Mon­tandosi) Ecco perché non ho più un mo­mento di tregua, prego! Tutti vengono 3ui per scroccare... mi invidiano... cercano i lusingarmi... mi ronzano attorno se­dicenti banchieri e falsi rappresentanti (i due hanno un sussulto) cioè... magari autentici rappresentanti... Credetemi, si­gnori, voi non siete i primi... siete i cen­tesimi... e tutti volano su me, parola d'onore, prego, anche delle signore... sì, sedicenti signore. Mi scrivono perfino delle lettere col loro nome cognome e indirizzo. No, signori miei... io sono un uomo al quale si dà la caccia... ma tutto è inutile. Non compro nulla... né titoli, né case, né automobili, né radio, né don­ne. Quel denaro grazie a Dio non ci occorreva. Non abbiamo figli e questa modesta trattoria, frequentata soltanto da veri signori, col suo bravo distributore di benzina... benché piccola va avanti onestamente. Noi nel nostro genere... è vero che abbiamo copiato dai francesi... siamo i migliori... abbiamo la più fine osteria di strada provinciale per automo­bilisti fini. Il posto non potrebbe essere più favorevole, prego... sulla strada del Balaton, a soli 15 chilometri da Buda­pest... Siamo appoggiati dai nostri an­tichi padroni, gli aristocratici... siamo un locale per signori... siamo di moda! Sia­mo gente modesta, signori miei, ma la­voriamo e guadagnamo. Non guadagna­rne più di quanto è necessario per la nostra vita semplice... ma ci basta. Non ave­vamo bisogno di cjuesta vincita... che il diavolo se la porti!... ma poiché è ve­nuta... requiescat in pace... rimanga pure alla Banca. La teniamo da parte, come dicono i tedeschi, « fùr alle Falle »... per il caso, Iddio ci scampi, che ci capitasse qualche disgrazia. I  due agenti (subito animati) Iddio ci scampi!

Virag                      - No, signori miei. È inutile affa­ticarsi. Io non faccio speculazioni. Non tocco il libretto di risparmio. Neanche se mi torturaste ancora di più... per quella miseria dei 38 mila pengo!

Sensale                   - Oh signor Virag... non è una miseria... oggi e una somma enorme!

Virag                      - (impaziente) Dunque, finiamola. Non ve ne abbiate a male ma io ho altre cose da fare... non devo soltanto lottare con voi. (Al piazzista) Rispondo prima a lei signor Piazzista. Prenda nota che a me non serve un'automobile. In automobile ci sono già andato abba­stanza... se proprio vuol saperlo, io, per dieci anni, ho fatto l'autista... e allora se­devo al volante; per altri dieci anni, poi, ho fatto il cameriere... e allora sedevo « ac­canto » al volante...

Piazzista                 - Lo sappiamo, lo sappiamo... Lei era il maggiordomo... il « butler », come dicono gli inglesi... del conte Esterhazy...

Virag                      - Non del « conte » Esterhazy... del « principe » Esterhazy, a Londra!

Piazzista                 - Benissimo... Dunque lei non la vuole. Ma lei ha una moglie giovane, signor Virag! (Mostra un catalogo) Quin­di una piccola vettura sport a due posti... una macchina slanciata per la slanciata piccola signora... per venire di mattina in città a fare le spese... elegantemente...

Virag                      - Mia moglie non ha bisogno di tanti fronzoli! Protesto contro il suo to­no! Mia moglie non è una « piccola si­gnora slanciata»!... è una donna onesta e seria. Non è il tipo della vamp! Re­spingo! Mia moglie è stata educata in un palazzo principesco, come me, caro signore, a Londra, nello stesso palazzo principesco, dai principi Esterhazy, caro signore, a Londra!

Piazzista                 - Lo sappiamo, lo sappiamo. Era dama di compagnia.

Virag                      - Non esageriamo, prego. Era came­riera. La prima cameriera della principessa. Lo sa lei che significa una situa­zione simile?

Piazzista                 - Posso capirlo. Una specie di dama di corte.

Virag                      - Quasi. Quindi è inutile che lei esageri cercando di abbellire le cose. E una donna educata in un ambiente si­mile ha un altro modo di vivere. Per lei la vita non consiste nell'andare in macchina «elegantemente»... con chic!... perché, mi scusi, se ne infischia! Noi in Inghilterra, in un paese serio, in un pa­lazzo principesco, abbiamo vissuto per anni! E là si impara ad essere modesti. Nella migliore società! (Urlando) E a Londra, caro signore, a Londra...

Marianna                - (dalla casa) Don't be excited, darling, isn't worth while, isn't worth while!

Virag                      - Your are right, sweetheart, please, do excuse me!

Sensale                   - È la sua gentile signora?

Virag                      - Appunto. La mia gentile signora la quale, come sempre, anche adesso cerca di calmarmi. Non c'è da stupirsi, cari si­gnori, se sono eccitato... perché in que­sta settimana... non meno di venti rap­presentanti... io li ho messi tutti... eh eh...

Sensale                   - Abbiamo capito, non si disturbi, prego.

Virag                      - (al Sensale) E a lei, signor Sensale di case, rispondo la stessa cosa che ho detto al suo collega automobili. Non compro Questa casa. Perché dovrei com­prarla dal momento che ho un contratto di affitto vantaggioso e a buon prezzo? Chi  l'ha mandata da  me?

Sensale                   - Gli eredi Stegl, i proprietari della casa.

Virag                      - Allora dica agli eredi Stegl che cerchino un altro merlo. Io ho un contratto di affitto per dodici anni... e con una pigione irrisoria... ridicolmente ir­risoria...

Sensale                   - È appunto perciò che vogliono vendere...

Virag                      - Allora vendano ad un altro!

Sensale                   - Signor Virag... con tutte le terre annesse e così vicino a Budapest... è un'occasione divina! In contanti bastano i 38 mila pengo... il resto a rate...

Virag                      - Si capisce! Contrarre debiti! Assu­mere obblighi! Andare alla rovina! Es­sere messo all'asta! Tornare a servire! (Eccitato ma con sincero compiacimento) Lo sa lei, caro signore, che grande sod­disfazione è aver potuto realizzare il pro­prio sogno e diventare padrone di sé stessi? (Urlando) A questo non rinunzie      - rei neanche per cento case! (Marianna viene dalla casa ed entra. È la moglie di Virag; distinta, fine, calma, con modi molto signorili. È rimasta « la cameriera della principessa ». Ha un abito scuro, ele­gante ma semplice, all'inglese. Non è una « ostessa » ma una fine distinta signora che si comporta come una signora fine e distinta. Quando entra, il Sensale e il Piazzista si alzano in piedi).

Marianna                - Tesoro... perché parli così ad alta voce? Hai forse qualche dispiacere?

Virag                      - (subito ammansito) No, cuor mio... soltanto, questi signori sono venuti an­che loro a torturarmi (Li presenta) Il signor... Sensale di case... Piazzista di automobili... mia moglie... (/ due si in­chinano)

Marianna                - (a Virag) Don't be excited, dar­ling, it isn't worth while. Please, do send them away quietly.

Virag                      - You are right, sweetheart. Please, excuse me, for having been so violent. But it is no wonder. (Ai due) Oramai, si­gnori miei, devo pregarvi di sloggiare... quanto più presto è possibile. Basta! Non avete altro da dirmi... (A voce pia alta) Con me non si fa business!

Piazzista                 - Un'ultima parola, signor Virag: compri una motocicletta.

Virag                      - (urla) Ah no!

Piazzista                 - Un'ultimissima parola: compri almeno una semplice bicicletta.

Virag                      - No! Non compro nulla! Sloggiate! Siete veramente come le mosche! Si, siete mosche  che  si  attaccano allo  zucchero!

Piazzista                 - (con dignità) Prendo atto del­l'insulto. Siamo mosche. Ma mi sia le­cito osservare, anche a nome del mio collega, che le mosche non si attaccano soltanto allo zucchero. I miei rispetti! (Virag fa l'atto di slanciarsi contro dt lui).

Marianna                - (calmandolo) Ma no... no... (/ due escono a testa alta da sinistra)

Virag                      - (dopo che si sono allontanati, nervo­so, urlando) ... e questo perché tutti vogliono muover la lingua! Qui intorno non si parla d'altro... che ho vinto alla lotteria... che io...

Marianna                - Don't be excited, darling, it isn't...

Virag                      - (stizzito) Smettila col tuo inglese! È strano! Quando vado in collera mi parli sempre in inglese. Vorrei proprio sapere perché. (Siede).

Marianna                - (molto calma) Prima di tutto per ricordarti che sei stato educato a Londra fra aristocratici. E in secondo luogo perché, non avendo mai imparato a bestemmiare in inglese, non puoi... (Con un sospiro) È tremendo... come sei diventato nervoso, come sei diventato ira­scibile!

Virag                      - Che c'è da meravigliarsi? (Bron­tola) Ce l'hanno tutti con me... Sono tutti contro di me... tutti mi torturano...

Marianna                - (lo accarezza) E poi dormi ma­le... Ti alzi così presto... e bevi anche un po' troppo...

Virag                      - Ma no, scusa...

Marianna                - (con dolcezza) Calmati! Sei di­ventato un leone... una vera belva... Cal­mati, caro. Nel pomeriggio andrai un pò" a Budapest alle corse. Così almeno ti svagherai...

Virag                      - Mi tratti come... come se fossi una domatrice.

Marianna                - Tesoro mio, è il mio orgoglio, questo. Tutti tremano dinnanzi a te... ma dicono che basta soltanto un mio sguardo perché tu di colpo divenga un agnellino... In questi ultimi tempi però non sempre mi e riuscito... Ti guardo e tu continui ad essere violento... selvag­gio... come un leone che non riesce a contenere la propria forza.

Virag                      - (di nuovo in collera) Ti prego, smettila di dire...

Marianna                - (lo interrompe dolcemente) Don't be excited, darling, don't be exci­ted!

Virag                      - (si placa brontolando) È vero che... (Sempre pia mansueto perché Marianna gli accarezza la testa)... è vero che... che qualche volta si perde... (Ammutolisce. Marianna lo accarezza. Breve pausa. Lui le bacia la mano) Che angelo! Sempre così indulgente con me...

Marianna                - Tesoro mio... perché ti amo. È talmente semplice! Non sono un angelo... ti amo da dieci anni... ed è questo che fa diventare indulgenti.

Virag                      - (commosso) Spesso mi domando per quale motivo merito tanta bontà... un amore così grande... Non ho fatto una brillante carriera... non sono buono... non sono un uomo perfetto...

Marianna                - Non è questo che conta, tesoro mio. Se contasse questo tutte le donne sarebbero innamorate del Papa. Non ti lambiccare il cervello. Per una donna do­cile e tranquilla come sono io, la feli­cità è costituita da un uòmo selvatico e violento come sei tu. La mia passione è di far da mamma... e tu per me non sei soltanto il mio buon marito, ma an­che (con molta tenerezza) il mio cattivo figliuolo.

Virag                      - Mammina cara... è vero... come sono cattivo qualche volta!

Marianna                - È quello che ci vuole per me, tesoro mio! Un leone per una domatrice è una vera gioia! Figurati come mi annoierei accanto ad un agnellino! (Dalla casa viene Elena. Porta un ampio vas­soio di legno con piatti, bicchieri e posate. Ha 22           - 25 anni. Vestito nero, cresta bianca sulla testa e grembiulino bianco. Molto bel­la, vivace, piccante, civetta. È la kellerina del locale e la sera va in giro con la « Pasticceria »).

Elena                      - Bacio le mani... Sono le undici e mezzo.  Posso apparecchiare?

Marianna                - Puoi apparecchiare, Elena.

Elena                      - Solo questi due tavoli, come al solito?

Marianna                - Solo questi due. Non mi fa piacere quando viene gente a mezzogior­no. Non sono clienti per noi. Il nostro e un ritrovo serale per veri signori... (Elena dispone sui due tavoli i piatti i bicchieri e le posate).

Virag                      - (continua a brontolare) Eh già... proprio cosi... tutti ci volevano bene... Si viveva tranquilli, ma dopo quella ma­ledetta vincita la pace è finita. Siamo « gente ricca » ! Non ne abbiamo nessun vantaggio, anzi ne risentiamo tutti i danni.

Marianna                - (con un sospiro) Proprio così! (Rientra in casa)

Elena                      - (apparecchia lentamente e sospira. Ipocrita)  È terribile, sì, signor padrone... Veramente terribile! Io non sono che una semplice ballerina, eppure posso capire i dolori dei miei padroni. Lei, signor Virag, è già tanto nervoso che veramente... Lei è molto nervoso, signor Virag.

Virag                      - (dà intorno una rapida occhiata per vedere se sono soli. Poi, piano ma con assione) Perché neanche questa notte o potuto chiudere occhio.

Elena                      - Perché non ha chiuso occhio?

Virag                      - E me lo domandi? Lo sai benissi­mo, ma vuoi sentirmelo dire ancora... Va bene, sì... pensavo a te... ti desideravo... strega! Perciò sono nervoso... non per quei due seccatori...

Elena                      - Non mi dica così... se sapesse quanto mi fa male! (Abbassando gli oc­chi, falsa) Dovrei esserne soddisfatta e invece mi fa tanto male veder soffrire per me un bell'uomo come lei.

Virag                      - E allora non farmi soffrire... Invece di adularmi, soccorri un poveretto che soffre... deciditi finalmente, cara... cara...

Elena                      - Oh se fossi libera, mio caro, mio bel signor Virag... già da un pezzo noi due saremmo felici... (Con un profondo sospiro) Ma sono fidanzata! (Va a destra e si dà da fare all'altro tavolo)

Virag                      - (con passione) No, no... così non si può più andare avanti! È questo che mi fa diventare matto! È questo... questo tor­mento... sì... è questo tormento che non sopporto! (Le si avvicina) Che c'è di nuovo col tuo fidanzato, con quel simpa­tico Berenyi?

Elena                      - Nulla.

Virag                      - Hai rotto con lui, ieri?

Elena                      - No.

 Virag                     - Eppure me l'avevi promesso... sem­brava già cosa fatta...

Elena                      - Non è stato possibile!

Virag                      - Insomma... oggi viene di nuovo qui.

Elena                      - Sì.

Virag                      - Perché non l'hai piantato?

Elena                      - Non mi torturi, caro signor Virag! Non è una cosa da farsi così... su due piedi... Per ora ho rimandato di nuovo il matrimonio. Era fissato per domani a mezzogiorno... È la quinta volta che lo rimando... per lei!

Virag                      - Insiste sempre per sposarti?

Elena                      - Si capisce! È il mio fidanzato uf­ficiale! Anzi, ora, ha più urgenza...

Virag                      - Per conto mio, punto e basta! Devi smetterla con questa commedia. Non posso più tollerare che rimandi e riman­di... Devi troncare definitivamente. Te lo ordino!  Hai capito?

Elena                      - Ho capito. Ma come si fa con quel povero ragazzo?

Virag                      - Mi pare che tu mi faccia ballare sulla corda col pretesto di... « quel povero ragazzo » !

Elena                      - Oh signor Iddio! Come può pen­sare una cosa simile?!

Virag                      - Quel caro fidanzato me lo vedo venire qui due volte al giorno, con quel­l'accidenti di motocicletta. Denaro non ne ha, impiego non ne ha... il signor Berenyi ha soltanto delle belle cravatte e una mo­tocicletta a rate. Ha anche il vitto... que­sto sì... perché ogni giorno mangia qui da me, a colazione e a pranzo... E tu ogni notte, dopo la chiusura del locale, balzi sul seggiolino e te ne voli via in moto­cicletta con lui... Dio sa dove!

Elena                      - A casa, a casa... Mi riporta dalla mamma!

Virag                      - O altrove. Insomma, quell'uomo non lo voglio più vedere. Basta! Mi fa ribrezzo... e lui ogni giorno viene qui, due volte... a mangiare.

Elena                      - Se è abbonato... per due pasti al giorno...!

Virag                      - Abbonato... cioè non paga due volte al giorno! Io lo avrei già messo alla porta, ma mia moglie lo protegge... (Va a spiare verso fuori e continua piano) Mia moglie vorrebbe che ti avesse già por­tata via. E si capisce... è una donna in­telligente... non dice nulla ma credo che si accorga di tutto... perfettamente. Vi­ceversa tu, la sera, quando sei di là nel            - 1*« office » a preparare il vassoio dei dol­ci, tra una fetta di torta e l'altra, te lo baci... Il signor Berenyi te lo baci a scop­pio contìnuo!

Elena                      - Sono la sua fidanzata... «devo  farlo»!

Virag                      - Per me è terribile vedervi andare a casa insieme la notte... Tu siedi con lui sulla motocicletta... e io continuo a guar­darti dietro... Dio lo sa dove andate!

Elena                      - (civetta) È geloso?

Virag                      - Molto! Ma ora non ne posso più. Quel mascalzone...

Elena                      - Non dica così. È un ragazzo onesto e tranquillo. Non ne parli male. Pove­rino! Oramai anche lui sa che le voglio bene...

 Virag                     - E che ne dice?

Elena                      - È disperato!

Virag                      - E tu? Lo ami o non lo ami?

Elena                      - Non mi torturi. Lei sa benissimo chi amo io...

Virag                      - Si dice che sei la sua amante!

Elena                      - È una calunnia! Sono la sua fi­danzata !

Virag                      - Ed è proprio questo che non tol­lero più. Se è vero che mi ami, allora... (Elena ha un brivido) Che c'è?... che hai?

Elena                      - Pensavo al bacìo che mi ha dato ieri sera quando ci siamo lasciati... Mi sento ancora fremere! (Con finta passione contenuta) Demonio!

Virag                      - Strega! Se è vero che mi ami, al­lora... (Il Garzone entra venendo dalla casa: è un contadino sulla cinquantina furbo e intelligente, senza giacca, col grembiule e le maniche della camicia rim­boccate).

Garzone                 - Hanno portato la birra.

Virag                      - (nervoso) Falli aspettare. (Il Gar­zone esce. Elena sospira profondamente e asciuga i piatti) Non permetterò più che tu lavori come una serva. Non posso più  vederlo.  Non  sei  nata  per questo!

Elena                      - Non è vero? Come ha ragione lei! Che buon osservatore!

Virag                      - Mi fa male assistere ad una cosa si­mile... un lavoro tanto volgare per una donnina così fine, così graziosa... E la sera specialmente, quando vai in giro col vassoio dei dolci, sentirti chiamare dai clienti... «Quii Vieni qui! Ehi!... pastic­ceria » !

Elena                      - Anche lei è convinto che non è bello... non è vero?

Virag                      - Tu sei nata per essere una donna di lusso... una piccola fine donna di lus­so... come quelle che ho visto a Parigi. Basterebbe regalarti dei bei vestiti.

Elena                      - Tutta verità! Tutta verità!

Virag                      - ... farti vivere soltanto per la tua bellezza... e per l'amore... per rendere felice un uomo... un uomo che dovrebbe coprirti delle cose più belle. Ah! impaz­zisco al pensiero di vederti sdraiata tra i merletti e le sete... E sarò io quell'uomo che... ah! mia fata! mia piccola fata!

Elena                      - E io, io... oh, come saprei vivere per l'amore! Farmi bella per un uomo... Merletti, sete, imprimés, « combinés »... e décolletés! Come sarei capace di farti im­pazzire... tu, tu, sensuale... (Si stringe a lui, civetta) E dimmi, dimmi, gioia mia mi regaleresti anche una piccola automo­bile?

Virag                      - Naturalmente! Una piccola vettura sport a due posti... una macchina slan­ciata tutta per te, mia slanciata piccola donna!

Elena                      - E mi insegnerà a guidare?

Virag                      - E come!

Elena                      - Oh che pazza fantasmagoria!

Virag                      - Perché « fantasmagoria » ? Può di­ventare realtà in ogni momento... non ti costa che una parola. Basta che ti licen­zi... poi sparisci... e avresti subito una piccola casa tua... e ogni giorno ci incon­treremmo clandestinamente. Non ho mai tradito mia moglie... tu sarai la prima!

Elena                      - Non posso diventare la sua aman­te, signor Virag! No no! Non sono una di quelle... il mio fidanzato...

Virag                      - (la interrompe) Non voglio sentir più questa parola! Oramai comincio a credere che tu, in fondo al cuore, sei sua, non  mia !

Elena                      - Non è vero! Per ora non sono an­cora di nessuno dei due. Sono come sospesa in aria... in volo piane...

Virag                      - Che fai?

Elena                      - Mi mantengo in volo piane... Sarò di chi mi sposa. E siccome lei non può sposarmi, alla fine, malgrado tutto, sarò sua... di quell'altro. Se non proprio do­mani alle dodici, purtroppo un altro gior­no... più tardi...

Virag                      - Vuoi patire la fame? Per una vita intera vuoi sedere dietro di lui sulla mo­tocicletta ?

Elena                      - Che posso fare? È povero, sì, ma mi sposerà. E questa è una gran bella cosa... è la cosa più grande della vita. È lo scopo finale di ogni donna, signor Virag! (Virag tace, abbattuto. Entra Ma­rianna. Elena esce).

Marianna                - (siede ad un tavolo e controlla delle fatture) 12 e 4, 16... Quella lì poi esce sempre quando io entro. Non te ne sei accorto?

Virag                      - No.

Marianna                - (continua il suo lavoro) 16 e 5, 21.. (Entra il Garzone).

Garzone                 - Ho già detto che hanno portato la birra. Non vogliono aspettare più (Non riceve risposta e rientra in casa).

Marianna                - Quella ragazza da un po' di tempo mi guarda come una nemica.

Virag                      - E perché dovrebbe guardarti così?

Marianna                - Mah!... lo sa «lei». (Sorride con affabilità) Però se facessi un leggero sforzo di cervello potrei saperlo anch'io.

Virag                      - Cos'è... un'allusione, forse?

Marianna                - Una piccola modestissima allu­sione.

Virag                      - Che colpa ne ho io se la kellerina ti guarda così o così? (Entra il Garzone portando una botticella di birra che ap­poggia a terra al muro di fondo).

Garzone                 - Quelli della birra si sono stufati. Se ne vogliono andare.

Virag                      - Quelli della birra?... chi sono?

Garzone                 - Quelli che hanno portato la birra poco fa.

Virag                      - E perché non me l'hai detto?

Garzone                 - L'ho detto due volte, non una •sola.

Virag                      - Niente affatto. Non contraddire. E poi che significa che « si sono stufati»?

Garzone                 - Sì, sì... è così!

Virag                      - Ora li servo io! (Esce di furia verso la casa)

Garzone                 - (a Marianna) Qui si deve fare qualche cosa, cara padrona... anima mìa... Scusi se un povero garzone mette bocca... ma tutta questa porcheria un bel momento scoppierà e allora, buona notte! Sarà troppo tardi! (Smette di parlare e rimane in ascolto perché di fuori si sente Virag gridare).

Marianna                - Cosa c'è?

Garzone                 - Ora se la piglia con quelli della birra... (Ascottano le grida che vengono dalla casa).

Marianna                - (con un sospiro) Come è ner­voso!

Garzone                 - Sono disperato. Non lo posso vedere! Quel povero diavolo è così inna­morato! Perciò è sempre furioso. Strilla con tutti... solo quando parla con quella lì è come un violino. Scusi se un povero garzone mette bocca, ma secondo me fi­nirà con un grosso scandalo. Anche « pri­ma » il padrone le stava attorno e le met­teva le mani addosso... la pizzicava... ma lei non gli dava retta. Era innamorata di quel morto di fame del suo_ fidanzato... « Adesso », invece, adesso quella faccia tosta gli dice sempre che lo ama... capi­sce?... che lo ama!

Marianna                - Così gli dice?

Garzone                 - Io la sento ogni volta. E poi gli parla sempre del fidanzato... e lui si imbestialisce!

Marianna                - Naturale... da quando ha vinto alla lotteria...

Garzone                 - Ecco... proprio da allora. Quella lì è furba... quella è una sgualdrina con l'amor proprio... Vuol fare strada. E quando dice al padrone che gli vuol bene, il padrone se la beve. E sa perché se la beve così facilmente?

Marianna                - Perché?

Garzone                 - Perché di donne gliene sono corse dietro tante e tante... e lui ha fatto sempre il gallo... Scusi se un povero... (Ma­rianna lo interrompe con un gesto) Darla a bere a un Don Giovanni come lui è la cosa più facile del mondo! A me lo rac­conterebbe inutilmente che mi ama... In­vece il padrone dice fra sé : « Perché non mi dovrebbe amare anche lei? » Però... (Abbassa la voce) una vera relazione, fra loro due, non c'è...

Marianna                - Non c'è?

Garzone                 - Non c'è. Metto la mano sul fuoco.

Marianna                - Lo dici per confortarmi?

Garzone                 - No no... solo per farla stare tranquilla... Vedo che sta diventando matta! Io sì che veramente le voglio bene, anima mia... e mi sento spezzare il cuore a vederla in quello stato! Mi creda... non c'è una relazione!

Marianna                - Ti dico di sì. Non offendere mio marito! Lui ha tutte le donne che vuole!

Garzone                 - Quella no. Lo giuro!

Marianna                - (spaventata) Oh Dio! Sei pro­prio sicuro? Come lo sai?

Garzone                 - Anch'io per un pezzo ho cre­duto che tra loro ci fosse... (Con aria misteriosa) Ma stanotte all'una, dopo la chiusura del locale, ho sentito come si lasciavano...

Marianna                - (nervosa) Dunque... e allora? Che cosa hai sentito?

Garzone                 - Era l'una dopo mezzanotte. Lei, anima mia, era già andata a dormire da un pezzo, lì padrone era rimasto al­zato perché qui c'era il conte Ludi con tutta la sua comitiva che bevevano cham­pagne. Elena si era vestita per andarsene a casa. Fuori, sulla strada, l'aspettava il  fidanzato con la  motocicletta. Allora, quando sono stati vicini alla porta, loro uè si sono messi a parlare piano piano... però non ho potuto capire quello che dicevano...

Marianna                - Loro due, chi?

Garzone                 - Il padrone e Elena. (Con aria di mistero) Poi il padrone l'ha baciata in mezzo alla bocca... e allora ha detto: « Oh come è buono! Mi ha fatto fermare il cuore in petto tanto era buono! »

Marianna                - Chi ha detto questo?

Garzone                 - Elena!

Marianna                - Terribile!

Garzone                 - Non è poi tanto terribile. Ora sentirà. Il padrone l'ha baciata di nuovo e ha detto: «Mi fai diventar pazzo! Abbi pietà di me! Non tirare sempre in ballo che sei innocente! » E Elena ha risposto: «È impossibile! È impossibile! Questo è il mio unico tesoro, la mia in­nocenza! » Il padrone ha detto: «Non ci credo che sei ancora... non ci credo! » E lei ha detto: « Ma sì, ma sì, lo sono! lo sono! E Berenyi sarà il primo! » Al­lora il padrone ha detto : « E perché luie non io? Perché lui e non io? » Essa ha risposto: « È destino! » E il padrone ha detto : « E perché proprio Berenyi e non io, invece? Che vada all'inferno Be­renyi! » Ecco. Queste sono state le parole del padrone. Dopo, quando la ragazza se n'è andata, il padrone mi ha dato un pugno sulla schiena... perché era allegro... aveva bevuto un po'... e mi ha doman­dato : « Tu ci credi che Elena è vergi­ne? » Ecco. Questo mi ha domandato. Dunque, se l'ha domandato a me... scu­si... allora vuol dire che neanche lui lo sa... e se non lo sa... eh! eh!... (sogghigna maliziosamente)

Marianna                - È andata proprio così? Parola per parola?

Garzone                 - Parola per parola! Lo giuro!

Marianna                - (spaventata) Allora è un guaio! Un guaio grosso!

Garzone                 - Perché?

Marianna                - È un vero disastro!

Garzone                 - Che fra loro due non c'è niente?

Marianna                - Sì, sì, proprio!

Garzone                 - Non capisco...

Marianna                - La sposerà!

Garzone                 - E come fa se è già sposato?

Marianna                - Pianterà me... me... e sposerà lei. Non ti stupire, Giovannino mio. Le cose stanno così!

Garzone                 -  Ma  no!

Marianna                - Sì, sì!

Garzone                 - Dopo dieci anni?

Marianna                - È proprio allora che si pianta la moglie! È il momento giusto!

Garzone                 - Scusi, cara padrona... lei non conosce gli uomini. L'uomo è fatto così: se la donna si fa pregare troppo, l'uomo si stufa di essere portato per il naso e la manda a spasso. Anch'io sono fatto così. Io dico sempre: «Se vuoi venire, bene... se no, vattene! »

Marianna                - Mio marito non è fatto così.

Garzone                 - Sì, sì... dia retta a me...

Marianna                - Basta, ti dico! Vuoi che non lo conosca ?

Garzone                 - Ma...

  Marianna              - (nervosa) Smettila di chiacchie­rare! Perché credi che mi abbia sposata? Perché gli ho resistito... È così. Ecco! (il Garzone si gratta la testa. Breve pau­sa) Proprio cosi.

Garzone                 - Allora bisogna fare qualche cosa. Bisogna muoversi. Forse sarebbe bene che lei si compiacesse di minacciarlo con un suicidio.

Marianna                - No, no... macché!

Garzone                 - E invece sarebbe una cosa buo­na! Anzi si dovrebbe adattare a prendere un po’ di veleno... Solo per farlo spa­ventare, si capisce!

Marianna                - Sei pazzo!?

Garzone                 - E allora che vuol fare?

Marianna                - Non lo so ancora. Ma puoi stare tranquillo  che  qualche  cosa  succederà.

Garzone                 - Eh, lo so che cosa succederà... succederà uno scandalo... uno scandalo grosso!

Marianna                - Questo poi no! fn nessun caso!

Garzone                 - (disperato) Ah misero me! Dove andrò a finire io se la mia cara padrona mi lascia solo? Sono un povero orfanello senza padre e senza madre... Per me lei è tutto, cara anima mia!

Marianna                - (con dolcezza) Ho capito. Debbo controllare meglio i tuoi conti, perché quando tu mi vuoi tanto bene c'è sempre sotto qualche porcheria.

Garzone                 - Gesù, Gesù... che brutta cosa la signora mi ha fatto l'onore di dirmi! (Commosso) Io però le voglio bene lo stesso... anima mia!

Marianna                - Va, va, scimunito! (Dietro le quinte a sinistra si sente un improvviso scoppiettare di mitragliatrice. Davanti ai cancello si ferma una motocicletta. Entra Berenyi, il giovane fidanzato di Elena. È un ragazzo povero e gentile che come di solito è venuto a mangiare)

Berenyi                  -  Bacio le mani, gentile signora!

Marianna                - (nervosa) Buon giorno! Mi di­ca: perché la sua motocicletta fa quel rumore  così  rabbioso?

Garzone                 - Perché non è stata ancora pa­gata! (Via in casa. Marianna gli getta un'occhiata da incenerire).

Berenyi                  - (modesto) È lecito chiedere con tutto il rispetto che cosa c'è da mangiare?

Marianna                - (siede) Senta, caro figliuolo... Giovannino mi ha dato una bella noti­zia allarmante!

Berenyi                  - (le siede accanto) Anch'io ne ho una dello stesso genere, gentile signora! Avevamo stabilito di sposarci domani ed Elena ha rimandato di nuovo il matri­monio !

Marianna                - Era prevedibile...

Berenyi                  - Purtroppo è così. Oramai è inu­tile farsi illusioni. Non dobbiamo nascon­derci che il guaio si fa sempre più gros­so. Ecco, io... io mi attacco alla corda della campana d'allarme, gentile signora. Qui succederà una catastrofe immensa! Il suo caro marito oramai è inferocito come un leone maschio!

Marianna                -  Che intende dire?

Berenyi                  - Mi guarda come se volesse sbra­narmi! Non mi rivolge più neanche la parola e intanto terrorizza la mia fidan­zata.

 Marianna               -  E  la sua fidanzata?

Berenyi                  - Io l'amo ardentemente... ma ora mi sono accorto che è una donna falsa. Quel denaro! quel maledetto denaro! Da « allora » non si può più combattere con lei!  Non la riconosco più! Fino a quel giorno mi aveva reso felice... canzonava suo egregio marito, lo menava per il naso... per gioco... per vanità... ma mi rendeva felice. Le giuro, signora, mi ren­deva felice, giorno e notte, spiritualmente e sensualmente!

Marianna                - Grazie, non entriamo in par­ticolari! E oggi, invece, che accade?

Berenyi                  - Mi ama anche oggi, lo so. Ne sono convinto. Ma quel denaro l'ha fatta impazzire. Mi parla in un tono assoluta­mente diverso. Mi insulta perché sono povero... e quando tutto va bene mi si getta al collo e piange e singhiozza di­cendo che è l'ultima delle donne perché ama un mendicante. Io oramai non ho che questo terrore... di vederla un giorno o l'altro saltar via definitivamente.

Marianna                - E dove salterà?

Berenyi                  - Tra le braccia del suo egregio marito.

Marianna                - Ma se mi ha detto or ora che ama lei?

Berenyi                  - Sì. Continuerà ad amarmi lo stesso ma mi pianterà.

Marianna                - La pianterà?

Berenyi                  - Sicuro, mia gentile signora. E come! È il romanzo d'un giovane po­vero... una tragedia della metropoli. Pro­prio così! Uno fra mille! Accade tutti i giorni... Non è nemmeno interessante. Ma io non potrò sopravvivere. Ne morirò, gentile signora. Oramai il vecchio.., par­don, il suo egregio marito... è ad un punto tale di cottura che è diventato pro­prio selvaggio!

Marianna                - E lei perché lo tollera?

Berenyi                  - Cosa posso fare io? Con me Elena sospira e recita la parte della vittima.

Marianna                - E che dice?

Bereny                   - Dice sempre la stessa cosa e !a dice piangendo: che il suo amore sono sempre io... che il suo corpo e la sua anima appartengono a me... ma che' lei deve seguire il « richiamo della vita »... e non può lasciarsi sfuggire un'occasione simile. Anzi, dà una grande prova di onestà ad essere così sincera e a confessare tutto...

Marianna                -  ...  piangendo...

Berenyi                  - Appunto... piangendo... (// Gar­zone fa capolino dalla casa con un sifone di seltz in mano).

Garzone                 - E al padrone invece racconta... piangendo... che il suo amore è sempre ui... ma che non vuol lasciarsi sfuggire « lei »,  perché  « lei »  la  vuole  sposare.

Marianna                - Tu stai sempre con l'orecchio teso!

Garzone                 - Sempre! (Sparisce a destra in giardino).

Marianna                - È chiarissimo. La sua gentile fidanzata punta sul matrimonio... ma non con lei, caro figliuolo... con mio marito, invece.

Berenyi                  - Crede?

Marianna                - Sicuro che lo credo!

 Berenyi                 - O piuttosto... non punta su una relazione?

Marianna                - No no. È troppo furba per contentarsi di questo. Vuol farsi sposare da mio marito.

Berenyi                  -  Certo?

Marianna                - Certissimo.

Berenyi                  - È tremendo!

Marianna                - Naturale che è tremendo! (Si alza) E un fidanzato che tollera tutto questo... sa che cos'è?... Mi scusi, io, di solito, non adopero parole simili, ma ora non me ne viene in mente un'altra... Un fidanzato che tollera tutto questo è un idiota! (Siede a un altro tavolo).

Berenyi                  - È lecito chiedere come si dice idiota in inglese?

Marianna                -  Idiot.

Berenyi                  - Grazie. In avvenire, la prego, me lo dica piuttosto in inglese...

Marianna                - (disperata) Preferirei scassinare l'armadio e bruciare quel maledetto libretto di risparmio.

Berenyi                  - (si alza) Avrebbe il coraggio di farlo? Tanto denaro!

Marianna                - Anche se fosse il doppio... an­che se fosse dieci volte tanto... lo farei con gioia! Bruciarlo! Gettarlo nel Danu­bio! Allora quella ragazza lo lascerebbe subito in pace! Tutti i nostri guai deri­vano dal denaro... e ora anche questa ca­tastrofe familiare!

Berenyi                  - Così come mi vede sono dispe­rato, gentile signora! Qui bisogna agire e agire immediatamente. Secondo me non c'è che un rimedio...

Marianna                       - Quale?

Berenyi                  -    Via... via... mandi via...

Marianna                     - Chi?

Berenyi                  -    La mia fidanzata.

Marianna                - Già... perché poi mio marito Je corra dietro... Così almeno li ho sotto gli occhi!

Berenyi                  - E allora che cosa pensa di fare?

Marianna                - Certo che qualche cosa si deve fare... Sono giorni e giorni che mi lam­bicco il cervello.

Berenyi                  - Se permette me lo lambiccherò anch'io.

Marianna                - Per amor del cielo! Lo lasci in pace, il suo cervello! Lei potrebbe aiutar­mi soltanto se fosse un giovanotto ener­gico, risoluto... ma purtroppo non è così.

Berenyi                  - Scusi, signora... al mondo esi­stono anche uomini timidi, con un animo gentile...

Marianna                - E lo vedo fino a che punto arrivano!

Berenyi                  - Non mi faccia male, cara signo­ra... ora noi due soffriamo insieme e ap­punto perciò dobbiamo allearci. Non abbia paura... neanche io permetterò più che Elena faccia di me quello che vuole. Lei ha ragione: sono stato un idiota anche nella nostra lingua... e anche in inglese. Ma oramai basta! Lei mi ha aperto gli occhi. Accetto la sfida... fino alle ultime conseguenze. E se non c'è un'altra soluzione, mi rincresce, gentile si­gnora... ma ammazzerò il suo egregio marito.

Marianna                - Con che cosa?

Berenyi                  - Con una rivoltella. O con un veleno di effetto immediato.

Marianna                - Finché vuole ammazzarlo con qualche cosa che costa denaro sono tranquilla.

Berenyi                  - Ecco... di nuovo la mia povertà! Dunque ora anche lei... (Siede ad un tavolo e rimane assorto, torvo, con lo sguardo fisso nel vuoto).

Marianna                - (con amarezza) Da che mondo è mondo sempre un altro ha vinto il primo premio! e ora doveva toccare proprio a noi... Che disdetta eccezionale! Breve pausa) Figliuolo mìo, lei non deve disperarsi: ci sono anch'io! Per ora ci sono anch'io!

Berenyi                  - (con energia) No no! Andrò fino in fondo a questa storia!

Marianna                - Mi dia retta... se lei non se ne occupa affatto è meglio. L'affidi a me, invece... (Quasi piangendo) E ora lascia­mo da parte tutta questa faccenda. Che m'aveva chiesto prima? Cosa c'è da man­giare? (Sta per rompere in pianto ma si domina. Si calma, si asciuga gli occhi e riacquista la sua voce serena benché un po' tremante) Abbiamo minestra in brodo e salsiccia con lenticchie... (Esce. Berenyi ora va a sedere di fronte al pubblico al tavolo di destra apparecchiato. Elena en­tra con una scodella, cambia il piatto di Berenyi, mette le posate davanti a lui e fa per uscire).

Berenyi                  - (le afferra la mano) Elena! Non mi saluti neppure?

Elena                      - Buon giorno... (Esce e torna su­bito portando una brocca d'acqua che mette sul tavolo di Berenyi. Vuole uscire).

Berenyi                  - (le afferra la mano) Elena, per­ché sei così cattiva con me? Sei nervosa?

Elena                      - Lasciami in pace! (Vuol tirar via la mano).

 Berenyi                 - (non la lascia) Dunque siamo giunti a questo?... non mi è neanche più permesso di prenderti la mano?

Elena                      - Non mi torturare!

Berenyi                  - (le guarda la mano) Che signi­fica? Le tue unghie sono laccate di rosso?! Terribile! Quando le hai fatte lac­care?

Elena                      - (liberando la mano) Stamattina. E se dici ancora una parola mi faccio lac­care anche quelle dei piedi! (Esce e torna con una tazza di metallo con la minestra che versa nella scodella del giovane).

Berenyi                  - Sei veramente cattiva, con me, mentre sai benissimo che ti adoro.

Elena                      - (nervosa) Anch'io ti adoro... ma, ti prego, rispondimi in coscienza: in vita tua me l'hai comprato mai un vestito di seta?

Berenyi                  - Appena avrò un po' di denaro...

Elena                      - Me l'hai comprato o non me l'hai comprato?

Berenyi                  - Non te l'ho comprato.

Elena                      - Ecco... vedi? Allora aspetta a di­ventare un uomo anche tu... e fino a cjuel giorno, scusami, sai... ti adoro ma ti prego di lasciarmi in pace. Caro mio, sappi che... che io...

Berenyi                  - Che tu...

Elena                      - Che... Insomma... la vita mi chiama!

Berenyi                  - Chi ti chiama?

Elena                      - La vita! La vita! (Esce. In lonta­nanza comincia a suonare la campana del mezzogiorno. Berenyi spiega il tovagliolo, si asciuga una lacrima in ogni occhio e se lo lega dietro il collo. Trae un pro­fondo sospiro, vuota macchinalmente quasi tutta la saliera nella scodella e piangendo comincia a prendere la minestra a cuc­chiaiate. Brevissima pausa. La campana suona sino alla fine dell'affo).

 Marianna               - (dalla casa) La campana... è mezzogiorno. Andiamo a mangiare. (Ma­rianna e Virag vengono dalla casa e pren­dono posto al tavolo di sinistra. Marianna siede dirimpetto al pubblico e Virag alla sua destra in modo da trovarsi di fronte a Berenyi).

Berenyi                  - (Si alza e senza muoversi dal suo posto saluta Virag) Buon giorno... (Siede e continua a mangiare).

Virag                      - (Brusco) Buon giorno! (Dopo una breve pausa entra Elena che porta su un vassoio due scodelle e due tazze. Cambia i piatti, versa la minestra ai coniugi Virag poi passando dietro di loro si avvicina lentamente a Berenyi fermandosi a sini­stra di lui. Ora tanto Berenyi che i co­niugi Virag, muti, prendono la minestra a cucchiaiate. Poi Berenyi alza gli occhi dal piatto, guarda con amore Elena e con la sinistra le prende la mano. Elena lascia fare, anzi ora gli sorride con civetteria. Virag, che se ne accorge, smette di man­giare, alza gli occhi dal piatto e fissa geloso la scena. Di questo si accorge Marianna che a sua volta guarda verso Berenyi. Berenyi allora immediatamente abbandona la mano di Elena e spaventato si rifugia nella scodella. Marianna allora fissa Virag che appare ancora stupito e ora anche lui china di colpo la testa rifu­giandosi spaventato nel suo piatto. Ma­rianna getta ancora un'occhiata ai due ze­lanti mangiatori, poi anche lei riprende a mangiare. Ora di nuovo tutti e tre, muti, prendono la minestra a cucchiaiate. Elena // guarda sorridendo. In lontananza, dol­cemente, continua a suonare la campana).

Elena                      - (sorridendo si avvia verso l'uscita passando per il centro della scena e in­tanto dice verso il tavolo dei coniugi Virag) Buon appetito!

SIPARIO

ATTO  SECONDO

La stessa sera. Una sala interna della pic­cola « Osteria dei Signori ». In fondo nella penombra attraverso la finestra e la porta ve­trata si intravedono le lampade coi paralumi rossi del giardino e la vita notturna del lo­cale. La finestra è situata al centro della pa­rete di fondo; la porta, verso l'angolo di de­stra. A sinistra, in secondo piano, anche nella penombra, una porta che dà nell'anti­cucina. Gli avventori che sono nel giardino rimangono invisibili. Di tanto in tanto giun­ge in sordina la musica discreta degli zigani. Virag è seduto solo davanti ad uno dei tre o quattro tavoli apparecchiati. È in smoking e beve whiskey and soda. Si sente la musica. Dopo un po' Elena entra dal giardino col vassoio della pasticceria.

Virag                      - Fino a quando devo ancora aspet­tarti?

Elena                      - Come è impaziente, signor Virag! Ho avuto da fare. Eccomi... Ora sono tutta per lei... (Posa il vassoio dei dolci sul tavolo).

 Virag                     - Dunque... prima di tutto avvici­nati... ho qualche cosa per te... (Si fruga in tasca).

Elena                      - Di nuovo beve whiskey...

Virag                      - Sì. Di nuovo bevo whiskey... (Le dà un biglietto di banca) Tieni. Mettilo via.

Elena                      - (col biglietto di banca in mano) Che cos'è questo?

Virag                      - Non starlo a contemplare. Mettilo via. Ti possono vedere.

Elena                      - (lo mette via) Cinquanta pengo?

Virag                      - Oggi alle corse ho puntato per te due pengo e ne hai guadagnati cinquanta.

Elena                      - Non è vero.

Virag                      - Sicuro che è vero. Il conte Sigi­smondo mi ha dato un buon consiglio. Ha vinto il suo cavallo.

Elena                      - Grazie, gioia mia. È un patrimo­nio! Ma la scongiuro, caro signor Virag, stia attento alle corse...

Virag                      - Non aver paura per me. Gioco pochi filler...

Elena                      - Perché va sempre alle corse?

Virag                      - (con  un sospiro) Perché...  perché soltanto lì posso incontrare il mio vecchio mondo... il principe Paolo... Sua Eccellenza Stefano... il conte Sigismon­do...

Elena                      - Tutti signoroni che vengono qui da noi! A loro piace l'Osteria dei Signori perché è veramente un'osteria signorile. Anche oggi il giardino è rutto pieno... (Tocca la spalliera della sedia) ... toccando legno, anche oggi abbiamo una magnifica serata. E che pubblico scelto! (Guarda verso fuori).

Virag                      - Che c'è davanti alla casa?

Elena                      - Una Rolls... una Packard di 12 ci­lindri... due Packard di 8 cilindri... tre Fiat... una vecchia Mercedes... una pic­cola Steyr... due tassì e una motocicletta.

Virag                      - (si alza) Che il diavolo se la porti, la motocicletta!

Elena                      - Ricomincia di nuovo?

Virag                      - Figliuola mia, io non ricomincio. Io finisco. Ti ho detto stamattina che avrei messo fine a questa situazione. Dunque, ora si avvicina il momento decisivo... per­ciò bevo whiskey se proprio vuoi saperlo. Puoi fermarti qui?

Elena                      - Un po'. Ora stanno mangiando il pollo e l'oca. Per la torta c'è tempo ancora. Che numero ha questo whiskey?

Virag                      - Oramai non li conto più. E la colpa è tua... e di quella motocicletta. Oggi a mezzogiorno mi si è fermato il brodo in gola quando ho visto quello lì che comin­ciava a prenderti la mano così sfacciata­mente. Proprio quando sonava mezzo­giorno... Se mia moglie non fosse stata presente sarebbe scoppiato uno scandalo. E poi non se n'è andato neanche dopo colazione. È rimasto qui da allora per sorvegliarti. Ecco... questo non lo posso più tollerare. Oggi è stata l'ultima volta. Oggi accadranno grandi cose! Baciami, strega... Stasera sei così bella che... che bisogna fare delle pazzie!

Elena                      - (guarda intorno. Si baciano) Oh!.,, come sai baciare, tu! Mi fai impazzire... (Si preme la mano sul cuore).

Virag                      - Eppure stanotte saresti capace di montare di nuovo sulla motocicletta del signor Berenyi e di volartene via con lui... Dunque, ascoltami. Tu non volerai via con lui. No, cara mia figliuola, perché oramai ti devi decidere: o io o lui! Sta­notte, adesso, subito, sceglierai... altri­menti picchierò qualcuno in modo tale che mai più sarà un uomo. Hai capito?

Elena                      - Ho capito.

Virag                      - È ancora qui quel disgraziato?

Elena                      - È qui. Caro signor Virag, le con­fesso che comincio ad aver paura di lui...

Virag                      - Perché?

Elena                      - Oggi quel ragazzo è sospetto. Cre­do che esploderà.

Virac                      - Che farà?

Elena                      - Esploderà come un vulcano. È se­duto in rondo al giardino, davanti ad un tavolo piccolo... ha gli occhi che sfavillano e tutte le volte che gli passo accanto mi afferra...

Virag                      - Non posso insultarlo finché lo riconosci per tuo fidanzato. Rompi con lui e nell'attimo seguente lo faccio vo­lare. Però... se lo ami...

Elena                      - (falsa) Il signor Virag sa benissimo chi è che amo io!

Virag                      - Allora decidi subito.

Elena                      - Non so decidermi. Neanche se mi ammazza. Titubo...

Virag                      - (stupito) Come?

Elena                      - Titubo. Sì. Le parlo francamente: lei è l'amore, lui è il matrimonio. Il guaio è che oramai lui non vuol più aspettare. E me lo spiego benissimo... ha il presen­timento del pericolo. È spaventato. Non è affatto stupido... vede tutto e capisce tutto.

Virag                      - E tu?

Elena                      - Temo che lo sposerò.

Virag                      - Che dici?

Elena                      - Lo so che adesso questo le fa male... ma dovevo dirglielo.

Virag                      - Mi fai impazzire! Mi fai perdere la ragione! Che hai detto? Che vuoi spo­sarlo?

Elena                      - Devo, devo sposarlo. La miseria, la miseria... che importa la miseria? An­che se dall'apparenza... forse perché sono un tipo piccante... sembro una donnina leggera, io sono la figlia onesta di una buona famiglia! E poi, anche nell'erotica c'è un lato puro. Io non sono nata per essere una di quelle alle quali basta rare un cenno... io sono nata per essere mo­glie... e Berenyi non mi vuole per aman­te, come lei... ma vuole che diventi la sua brava moglie fedele. E questa è una cosa che la fa impazzire? Perché?

Virag                      - Perché sono innamorato di te. So­no istupidito per causa tua. Sono affo­gato in te fino agli orecchi e non ne posso più... non ne posso! Non ti cedo ad un altro.

Elena                      - Non lo sposo per amore... lo sposo per interesse... per interesse morale. (Si commuove) Che colpa ho io se non posso fare un matrimonio d'amore perche (fra le lacrime) ... perché amo un uomo am­mogliato!? (Dall'ombra a sinistra emerge il Garzone.  Avanza).

Garzone                 - Chiamano la pasticceria... (Elena prende il vassoio ed esce verso il giardino) Signor padrone...

Virag                      - Che c'è?

Garzone                 - Scusi se un povero garzone met­te bocca... Il signor padrone si fa l'infelicità con le sue stesse mani.

Virag                      - (calmo) Ti caccerò via.

Garzone                 - Lo so, signor padrone. Non si lasci mettere i piedi sul collo...

Virag                      - (c. s.) Ti caccerò via.

Garzone                 - Il signor padrone è menato per il naso. Non si faccia menare per il naso come un minchione!

Virag                      - (c. s.) Ti caccerò via. (Elena torna).

Elena                      - (al Garzone) Siete un mascalzone. Nessuno mi aveva chiamato,

Garzone                 - Può darsi. (Scomparisce a sini­stra).

Elena                      - Berenyi adesso mi ha di nuovo afferrato la mano con tanta forza che pareva me la volesse rompere. Ha gli occhi iniettati di sangue. Tiene una mano sem­pre in tasca... e ho paura... che abbia la rivoltella... e che domani dovrò fare il matrimonio come era fissato. Non ne pos­so più di questa continua agitazione... lo sposo... e allora ti perderò per sempre. (Si asciuga le lacrime).

Virag                      - Non mi perderai neanche allora. Lascia fare a me. Che colpa ne abbiamo se il destino vuole così? Metterò su per te una piccola casa segreta... e là ci incon­treremo ogni giorno.

Elena                      - (indignata) Come? Che dice mai? Tradire mio marito! Ma che pensa lei di me? Che volgarità è questa? Se di­verrò sua moglie sarò il campione della fedeltà! Peuh! Dire una cosa simile! An­zi... supporre di me una cosa simile! Del resto subito dopo il matrimonio partiamo per Miskolcz... andiamo ad abitare dai suoi genitori. Oh mio bell'ideale! Mi hai perduta per sempre! (Si stringe a Virag) immi per sempre addio. Non mi resta che il dolce ricordo di tutti i baci ardenti che mi hai dato... Com'erano buoniI An­che ora ho i brividi quando ci ripenso! (Chiude gli occhi) Oh tu come sai ba­ciare in modo raffinato! E io sono tutta giovinezza e tutta un fremito! Morirò per te, lo so. Ma morirò per te da si­gnora Berenyi!

Virag                      - (con impeto selvaggio) Tu non sa­rai la signora Berenyi.

Elena                      - Debbo esserlo per forza!

 Virag                     - (c. s.) Non lo sarai!

Elena                      - Una signora... cocotte, non sarò di certo! Mai!

Virag                      - Allora... allora sarai un'altra cosa.

Elena                      - (con gli occhi scintillanti) Sarò un'al­tra cosa?

Virag                      - (cupo) Mi rodo sempre su questo!

Elena                      - (raggiante) È proprio vero? Ti rodi su questo?

Virag                      - Giorno e notte! Solo su questo!

Elena                      - (ansiosa) Oh! che sarò io?

Virag                      - Non sarai la signora Berenyi. Sarai un'altra cosa.

Elena                      - (con gioia) Che sarò io?

Virag                      - (tormentato) Sarai... (Con uno sfor­zo) ...sarai felice!

Elena                      - Come « che »... sarò felice?

Virag                      - Come... come Elena.

Elena                      - Come ragazza?

Virag                      - Come... come... Elena.

Elena                      - Non come signora?

Virag                      - (in pena) Forse... come signora!

Elena                      - Come signora Berenyi?

Virag                      - No. Questo poi no!

Elena                      - E allora come... come...

Virag                      - Come... come...

Elena                      - (si stringe provocante a lui offrendo­gli le labbra) Chi mi farà felice?

Virag                      - Io.

Elena                      - Come ti chiami?

Virag                      - Virag!

Elena                      - E io come « chi » sarò felice?

Virag                      - (con aria stupita) Che significa?

Elena                      - Come mi chiameranno quando sarò felice? (Bacio) Chi sarò io?

Virag                      - (finalmente butta fuori) Sarai la si­gnora Virag. Ecco!

Elena                      - Svengo!

Virag                      - No. Non svenire! Non si deve sve­nire!

Elena                      - Ma è possibile?

Virag                      - Lascia fare a me.

Elena                      - Che cosa è questo? Un sogno?... o una promessa positiva?

Virag                      - Per ora... non dobbiamo dimenti­carlo... mia moglie deve ancora dire !a sua parola. Ecco un altro punto sul quale mi rodo il cervello notte e giorno. Ecco perché non dormo! Come dirglielo? Ci vuole una forza immensa!

Elena                      - No, no. È una donna così dolce!

Virag                      - Appunto perciò ci vuole una forza immensa! Ah, se fosse una donna vio­lenta!

Elena                      - Pensa a me mentre glielo dici e così sarai forte.

Virag                      - Proverò a seguire la via diritta. Le dirò tutto francamente. È così buona e generosa... piena di giudizio...

Elena                      - E poi le vuole tanto bene! Oh, caro tesoro mio! Sarò la tua moglie fedele. Sarò la tua moglie appassionata. Sarò la tua mogliettina ardente!

Virag                      - E... sarai la mia moglie ricca! Ve­stiti, pellicce, volpe azzurra, piccola au­tomobile! Spenderò per te quel miserabile libretto di risparmio. Per te, tutto! Tut­to! Anzi fin da ora ti farò una carta scritta!

Elena                      - Peuh! Carta scritta! A me basta la tua parola!

Virag                      - Mi fa piacere che mi conosci così bene! Io sono cresciuto fra veri signori!

Elena                      - Fa male solo a sentirlo nominare quel denaro! Peuh! Peuh! Insozzare il mio amore! Magari non lo avessi quello schi­foso denaro!

Virag                      - Scusami, cuor mio. Ma credi... non ti posso immaginare diversamente che con delle toilettes magnifiche, in automobile, in ambienti sfarzosi... Solo così ti posso immaginare... E presto, ancora prima che finisca Testate, partiremo per il Lido in viaggio di nozze. Andremo nell'albergo più bello, più chic...

Elena                      - (felice) Mio Dio!

Virag                      - (con animazione) ...e voglio che la sera, quando olezzante di profumo pari­gino entri nel salone scintillante di luci, col tuo bel vestito décolleté... voglio che tutti guardino te sola... che mi invidino tutti questa divina piccola strega! (Le si vuole gettare addosso. Dall'ombra avanza il Garzone).

Garzone                 - Sono arrivati il principe e la principessa Lichtenstein.

Virag                      - Ohe! Allora... scusami, cuor mio... corro... (Mentre esce) ... devo... unico mio amore! Ah! Il principe... (Le getta baci con la mano) Tu, mio unico... (Sulla so­glia) Il principe! (Esce in fretta nel giar­dino).

Garzone                 - (a Elena, tranquillo) Sei una gatta molto furba, tu!

Elena                      - Io?

Garzone                 - Tu!

Elena                      - Avete fatto la spia?

Garzone                 -  Sempre!  Sei  una gatta  furba! Però sei una gatta molto carina!

Elena                      - Carina? Protesto! Sono una acerba bellezza moderna.

Garzone                 - Allora sta attenta alla tua pelle, acerba bellezza!

Elena                      - Perché poi?

Garzone                 - Perché stasera qui succederà il finimondo. Te lo assicuro io! (Via a sini­stra. Elena col vassoio si avvia verso la porta del giardino ma sulla soglia appare Berenyi che selvaggiamente le sbarra il passo).

Elena                      - Lasciami passare! Mi chiamano!

Berenyi                  - No.  Tu  rimani qui!  Ho visto uscire or ora il signor Virag... aveva la bocca sporca di rouge!

Elena                      - E lo racconti a me?

Berenyi                  - Non vorrai dirmi che si è sba­ciucchiato col garzone!

Elena                      - No. Con sua moglie, forse...

Berenyi                  - Sua moglie è fuori, in giardino. Sei una bugiarda! Sei on'imbrogliona! Ec­co... ho in tasca tutte le carte... la di­spensa di matrimonio... Tutto. Domani a mezzogiorno dovremmo sposarci... e tu ti baci con un uomo ammogliato. Per me non è una novità. Si chiariscono molti punti... tu hai sempre rimandato il nostro matrimonio per lui. Ora basta! Domani andremo in Municipio!

Elena                      - Perché tanta fretta? Lasciami pas­sare! Ho da    fare, adesso... (Vuol andar via).

Berenyi                  - Non ti lascio andare!

Elena                      - Vuoi sposarmi qui subito, su due piedi?

Berenyi                  - No. Domani a mezzogiorno.

 Elena                     - Non precipitare... aspetta... Mi hai detto che hai buone speranze di avere un posto a Miskolcz... Allora perché tutta questa furia?

Berenyi                  - Perché il signor Virag vuol por­tarti via. Tu hai perduto la testa per quel miserabile denaro.

Elena                      - Io amo te... lo sai.

Berenyi                  - Anche a lui dici così. O non glielo dici quando lo baci?

Elena                      - Peuh! Che sporca fantasia! Ora mi hai offesa talmente che non lo dimenti­cherò mai. Sì. Ti amo, ma sono capace di dominarmi. Non sono come te. Sono una bella ragazza... un tipo interessan­te... e dovrei passare la mia gioventù la­vorando come un'umile serva? Dovrei la­varti le camicie? No! No! Soffro... ma mi padroneggio. Sappi dunque che finalmente no deciso. Sì... mi si spezzerà il cuore... ma non ti sposo. È deciso. Ho rinunziato a te. Il nostro fidanzamento è già rotto... è andato a monte... Tutto è finito! Addio! Lasciami passare... (Vuole uscire in giardino).

Berenyi                  - (le sbarra il passo) Un momento! Un momento! La cosa non è tanto sem­plice! (Ha la mano destra in tasca).

Elena                      - Non ti agitare! Non essere così ner­voso! Lo so che hai una rivoltella... ma non mi fai paura! Togli la mano di ta­sca! (Berenyi eseguisce) Oh! così! E ora anc}ie tu fa tacere il tuo cuore come fac­cio io... « Zittiti cuor mio! »... E adesso, addio! (Vuole uscire).

Berenyi                  - (c. s.) Alt! (Agitato) Hai pronun­ziato parole di rottura?

Elena                      - Sì. Le ho pronunziate!

Berenyi                  - Vuoi diventare l'amante di Virag?

Elena                      - Mai! Calunniatore!

Berenyi                  - E allora?... che cosa vuoi fare allora?

Elena                      - I miei progetti sono tutti onesti.

Berenyi                  - Insomma ti sei cucinato il vec­chio fino al punto che ti ha fatto una promessa concreta?

Elena                      - Sì.

Berenyi                  - Quando?

Elena                      - Adesso. Proprio adesso.

Berenyi                  - Divorzia o ti sposa?

Elena                      - Precisamente come dici tu.

Berenyi                  - Ora? Tutt'a un tratto?

Elena                      - La colpa è tua!

Berenyi                  - Mia?!

Elena                      - Sei stato tu a farlo eccitare tanto! Per causa tua si è spaventato al punto....

Berenyi                  - Sono stato io a farlo eccitare? Sei stata tu!

Elena                      - No! Tu. Tu. Solo un uomo è ca­pace di ridurre un altro uomo in quello stato di esasperazione. Ti mostravi gelo so... non mi davi tregua... quindi ha avu­to paura di perdermi e si è deciso.

Berenyi                  - Insomma, sono io che te lo fac­cio sposare?

Elena                      - Proprio tu. Cerca di capirmi: io ti amo ma mi padroneggio... e con­cludo un matrimonio di interesse. Ho il diritto di vivere! Ho il diritto di avere vestiti, pellicce, volpi azzurre, una pic­cola automobile e il Lido! Soffrirò, sì; ma lo merito se ho avuto la disdetta di dare il mio cuore ad uno straccione. Non te­mere però... il mio amore è eterno. Lui è il matrimonio; tu sei l'amore! (Si strin­ge a lui) E io apparterrò sempre a te... e come una signora benestante ti aiuterò!

Berenyi                  - Insomma mi proponi di diventare un gigolò!

Elena                      - Mai! Amore eterno!

Berenyi                  - Che bella situazione! (Entra il Garzone).

Garzone                 - Chiamano la pasticceria.

Elena                      - Lo giurate?

Garzone                 - Si capisce! (Elena esce in giar­dino col vassoio. Marianna entra da sinistra. Berenyi si accascia dinanzi al ta­volo e guarda disperato davanti a sé) Lei e la donna più giudiziosa del mondo, ani­ma mia!

Marianna                - Perché, caro Giovannino?

Garzone                 -  Perché  aveva ragione...

Marianna                - In che cosa avevo ragione?

Garzone                 - La sposa. Glielo ha promesso!

Marianna                - Come lo sai?

Garzone                 - (si tocca le orecchie) Se lo dico!... (Via).

Marianna                - (a Berenyi) Ha sentito?

Berenyi                  - Lo sapevo già. Glielo ha pro­messo. E la colpa è mia!

Marianna                - Sua?!

Berenyi                  - (amaro) Elena dice così... ma io Io so che la vera colpevole è lei!... E ades­so, gentile signora, siamo qui, noi due...

Garzone                 - (la sua voce di dentro) Noi tre!

Berenyi                  - Le avevo detto che sarebbe suc­cessa una catastrofe? Ora che facciamo?

Marianna                - Lei, nulla. Farò io. Per spo­sarla deve prima divorziare. E in questo ho una parola da dire anch'io. Non abbia paura.

Berenyi                  - Ma il suo egregio marito diven­terà violento... selvaggio...

Marianna                - Nemmeno allora avremo paura. Vada, vada... Dica a Elena di consegnare il vassoio dei dolci a Màriska e di venire subito qui. (Berenyi esce in fretta dal giardino).

Garzone                 - (emerge dall'ombra) Per amor di Dio, non ci abbandoni, cara padrona!

Marianna                - Per il momento ci sono ancora. E ora vattene, caro Giovannino... voglio parlare con quella... signorina. Va, Gio­vannino mio... tanto per te fa lo stesso rimanere qui o fuori, perché sei sempre in ascolto.

Garzone                 - Questo è certo! Bacio le mani! (Esce a sinistra. Marianna siede al prosce­nio. Brevissima pausa. Elena entra dal giardino e si ferma sulla porta).

Elena                      - Ho fatto la consegna dei dolci a Màriska. Che significa questo? Che sono cacciata via?

Marianna                - No. Significa che voglio parlare con te. C'è qualche cosa che bisogna met­tere in chiaro.

Elena                      - (avanza  preoccupata) Eccomi.

Marianna                - (si alza e le si avvicina lenta­mente. Energica ma calma) Tu non indietreggi di fronte a nulla. Tu qui, da qualche settimana, manovri sfacciatamen­te tra mio marito e il tuo fidanzato. Ba­sta! È ora di finirla: o di qua o di là. Dimmi subito in coscienza chi ami dei due. Ti avverto che non sono una stu­pida... e del resto sai che ti leggo nel­l'anima. Avanti! Chi ami?

Elena                      - Devo mentire o rispondere?

Marianna                - Rispondi!

Elena                      - Uno in un modo e l'altro in un altro.

Marianna                - Insomma... uno Io vuoi sposare e all'altro vuoi bene.

Elena                      - (stupita della calma di Marianna) Come?... ma... non c'è forse un equivoco?

Marianna                - Quale equivoco potrebbe esserci?

Elena                      - Che io voglia sposare... Berenyi?

Marianna                - Lo so, lo so che non è lui. Tu vuoi sposare mio marito. Gli hai fatto talmente perdere la ragione...

Elena                      - Scusi. È stato lui che ha cercato di farla perdere a me!

Marianna                - Allora non c'è riuscito... per­ché, tu, pazza non sei davvero! Tu vuoi un marito... ma il pazzo è lui che vuole sposarti!  '

Elena                      - Che avrei potuto fare contro un si­mile seduttore? Sono una ragazza povera, debole... e non ho potuto resistere alla sua grande forza!

Marianna                - Oh piccolo innocente agnellino!

Elena                      - Che avrei potuto fare? Mi ha cir­cuita, mi ha allettata, mi ha persuasa... Si può resistere a lui? Lei stessa, distinta signora, lo sa meglio di tutti che è impos­sibile!

Marianna                - Lo ami?

Elena                      - Ha sconvolto tutto il mio fidanza­mento, vuol divorziare, vuole sposarmi, mi promette una vita di lusso... Si figuri che vuole perfino picchiare il mio fidan­zato... e non dovrei amarlo?

Marianna                - E il tuo fidanzato?

Elena                      - Amo anche lui.

Marianna                - Anche luì? Che dici mai? Come è possibile?

Elena                      - (fra le lacrime) Sono un mostro, distinta signora. Ne amo due!

Marianna                - (pacata) Tu non ne ami due... e non sci un mostro... sei un'altra cosa.

Elena                      - (con aria di sfida) Che cosa sono?

Marianna                - Non mi provocare, altrimenti te lo dico.

Elena                      - Avanti! Lo dica dunque!

Marianna                - Sei... quella... sì, figliuola mia    - proprio quella!

Elena                      - La signora vuole dire che sono una...

Marianna                - Appunto, figliuola mia!

Elena                      - E perché sarei «una»?... perché amo il mio fidanzato?

Marianna                - Una donna non è mai « una »... perché ama qualcuno ma perché « non » ama qualcuno!

Elena                      - (indignata) E chi non amo io?

Marianna                - Mio marito.

Elena                      - Però...

Marianna                - Lo so. Tu ami due uomini. L'ho già sentito... e ti credo. Tu ami «veramente » il tuo fidanzato... e ami mio marito « per denaro ». Per il suo libretto di risparmio!

Elena                      - Non è per questo che lo amo. Le due cose sono distinte. Io lo amo... e lui ha un libretto di risparmio. Che colpa ne ho? Io sarei diventata volentieri an­che la sua amante... ma che ci posso fare se vuole sposarmi ad ogni costo?... Get­tar via una fortuna simile? Non amare un uomo simile?... E poi la mia coscienza è tranquilla, perché lei, gentile signora, è fine... distinta... non ha bambini e ha dinanzi a sé tutta una vita!

 Marianna               - Grazie. C'è tempo ancora per confortarmi... Puoi ancora aspettare. Ti di­rò io quando sarà il momento di farlo!

Elena                      - È così, prego, e non in altro modo. La mia situazione è questa! È abbastanza triste... ma che posso fare? (Entra Virag dal giardino e si ferma stupito sulla so­glia).

Marianna                - Che cosa puoi fare? (Si accorge di suo marito) Per ora vattene via... (Ele­na esce verso sinistra. Marianna si avvi­cina al marito) Dimmi, caro... i Lichtenstein non hanno più bisogno di nulla? Sono stati serviti?

Virag                      - Sì, cuor mio. Tutto è a posto.

Marianna                - (molto gentile) Allora ti dedi­cherai un poco a me, adesso. Va bene? (Lo conduce ad un tavolo) Siedi qui.

Virag                      - (siede) Sono ai tuoi ordini, cuor mio.

Marianna                - (gli siede accanto. Parla sempre pacatamente e con molta semplicità) Ti ricordi che cosa ti dissi a Londra quando ti ingelosisti tanto perché quel tale Alfredo Holway mi faceva la corte?

Virag                      - Sì.

Marianna                - Ti dissi: Non temere per me. Non ti tradirò mai. Se amerò un altro uomo te lo dirò e me ne andrò via.

Virag,                     - Sì.

Marianna                - E aggiunsi : La stessa cosa aspet­to anche da te. E tu mi rispondesti: È naturale. Rimanemmo d'accordo che non avremmo mai messo ostacoli sulle nostre strade. Chi ama un altro se ne può an­dare.

Virag                      - Sì.

Marianna                - Allora non tergiversiamo più. Oggi si presenta il caso. Finora non ne abbiamo parlato, ma abbiamo visto e non ignoriamo nulla... Dunque, ti domando: É questo il caso?

Virag                      - Sei così corretta che anch'io ti devo la massima sincerità. Sì, cuor mio. È il caso!

Marianna                - Allora, caro... e... dunque... hai da dirmi qualche cosa?

Virag                      - Naturale... ma è così difficile.

Marianna                - Parla francamente. Sai che in questo mondo hai un solo amico... e sono io. Parla, cuor mio, e non temere. So già perfettamente che cosa mi dirai. Non oc­corre cercare delle belle frasi... basta es­sere sinceri. Parla con me come se non fossi tua moglie ma tua madre. Dunque, parla... unico, caro, vecchio figliuolo mio.

Virag                      - (piano) Marianna... io... io sono in­namorato... amo un'altra...

Marianna                - Avanti, amor mio, perché que­sto lo so, lo vedo, lo osservo già da un pezzo. È un amore brutto e sensuale!

Virag                      - Già. Ma alla mia età questo è un pericolo... solo questo! È un pericolo di morte! Da quando mi innamorai di te... a Londra... da allora... da dieci anni... nessun'altra donna... solo questa, adesso... mi ha interessato. Ma di lei... di lei... ne ho fatto una malattia! Te lo confesso sinceramente. Lo so che essa non lo me­rita e so anche che sono ridicolo. Ma è una catastrofe... una malattia erotica... Si vede che comincio ad invecchiare perché mi struggo tanto per una ragazza! Non posso più vivere senza quella... senza quella... (Ad un tratto si accorge che Ma      rianna si asciuga gli occhi) Cuoricino mio ... m'avevi detto di parlare come se parlas­si con la mia mamma...

Marianna                - (asciugandosi le lacrime) Sì sì. Parla come con la tua mamma... ma per­metti che io ti ascolti come tua moglie.

Virag                      - Cara Marianna... ti giuro che ti amerò sempre... solo te... sempre. Puoi comprenderlo ?

Marianna                - Sì, cuor mio. Lo so e lo credo.

Virag                      - Ciò che accade... questo... non è altro che una inaspettata catastrofe degli elementi. Un incendio! Un terremoto!

Marianna                - Lo vedo perfettamente... e vedo con chiarezza in te, in me e anche in lei... Il terribile però è che... (Ammuto­lisce).

Virag                      - ... Che?

Marianna                - ... che quella ragazza ti ama davvero!

Virag                      - (sorpreso) E sei tu che me lo dici?

Marianna                - Sì sì... io.

Virag                      - (felice) Oh che meravigliosa, ma­gnifica creatura! Fra cento mogli, novantonove avrebbero detto che non mi ama, che è interessata, calcolatrice, che vuole speculare su me...

Marianna                - Non posso dire altro che quello che penso. Ora noi due siamo in un mo­mento molto serio. Può darsi che m'in­ganni... ma non credo. Ho parlato ades­so, a lungo, con lei... Ti ama.

Virag                      - Non t'inganni, cuor mio. Hai ra­gione.

Marianna                - Dunque?

Virag                      - (imbarazzato) Dunque... Mio Dìo...

Marianna                - Dunque?

Virag                      - Parla tu, cuor mio... pronunziale tu quelle parole... aiutami!

Marianna                - Tu vuoi divorziare. (Virag chi­na la testa e tace) Vuoi sposarla.

Virag                      - (tace. Poi scoppia in pianto e dice fra i singhiozzi) E cosa rispondi tu, cuor mio, al tuo povero pazzo marito? (Si getta sul tavolo singhiozzando).

Marianna                - (si alza) Calmati... calmati... (Gli accarezza la testa) È terribile vederti in questo stato! Poverino!... Si capisce che hai dovuto soffrire troppo in questi ultimi tempi... Su su, riprenditi. Non ci man­cherebbe altro che qualcuno ti vedesse così. Tu, il famoso leone!...

Virag                      - (le afferra la mano piangendo) Eter­namente... eternamente ti amerò... cara, buona mammina mia... (A stento si ri­prende).

Marianna                - (pacata) Allora, cuor rrjio, ti risponderò... e ti risponderò come ti attendi da me. Acconsento. Che altro potrei fare? Non sbarro la strada alla tua feli­cità. Sbarrare la strada ad una passione così selvaggia... sarebbe come stendersi davanti ad un treno. Ed è una brutta fine! Preferisco sacrificarmi diversamen­te... in modo che tu possa serbare di me un bel ricordo... ed io possa continuare ad amarti. Vedi... ora... ora sono così calma soltanto perché tutte le mie forze le adopero per dominarmi.

Virag                      - Mia cara... mia unica... lo sapevo che ti saresti comportata così... ma vederti tanto calma... tanto remissiva... que­sto mi mette in soggezione... questo... questo...

Marianna                -  Ti sorprende?

Virag                      - No, ma...

Marianna                - Per me una sola cosa ha im­portanza: che tu sia felice, caro tesoro mio...

Virag                      - Angelo disceso in terra!

Marianna                - ...E lo sarai, sì! Quella ragazza sembra superficiale, ma è piena di cuore, piena di sentimento. Ti ama sul serio.

Virag                      - Tra cento mogli, novantanove a - vrebbero detto che mi ama per il mio denaro... Che volgare sciocchezza! Perché? ... è inverosimile che una così graziosa, dolce piccina impazzisca per un uomo se­ducente, passionale, anche se ha 50 anni?

Marianna                - Anzi! Hai perfettamente ragio­ne! Lo so meglio di chiunque che una donna può impazzire per te se ti pro­poni veramente di conquistarla. Quella poveretta è così innamorata come una vol­ta lo ero io! Credi forse che divorzierei se non ne fossi convinta? Che ti gette­rei tra le unghie di una piccola gatta cal­colatrice? Ti voglio troppo bene per far­lo! Se sapessi che ti ama soltanto per il denaro...

Virag                      - No! No!

Marianna                - Lo so, lo so. E ora voglia il buon Dio che tu sia felice. (Piange e va verso il proscenio a destra. Dal fondo en­tra il Cameriere).

Cameriere               - (piano) Scusi, signora...

Marianna                - (asciugandosi le lacrime) Cosa c'è, Antonio?

Cameriere               - Il conte Kèlemèn ha ordinato una marmittina...

Marianna                - E poi?

Cameriere               - ... preparata secondo il solito, ha detto. Ma io non so come sia questo solito. Marianna          - (lottando col pianto) Doppia orzione di patate al sugo con sopra abbondante paprica verde a fettine... e su tutto un grosso cucchiaio di panna. Im­mediatamente dopo, in un piattino, il bi­carbonato di soda.

Cameriere               - Benissimo! (Esce a sinistra. Bre­ve pausa. Marianna siede ad un tavolo).

Virag                      - Il tuo modo di comportarti mi ha... affascinato... nello stretto senso della pa­rola.

Marianna                - Francamente ci contavo.

Virag                      - (si alza) E ora, poiché anch'io sono cresciuto fra veri signori... e conosco il mio dovere... ora parliamo della parte materiale... (Le si avvicina).

Marianna                - No, no!

Virag                      - (le siede accanto) Invece sì. Non puoi andare a chiedere l'elemosina! Per dieci anni sei stata una moglie fedele e laboriosa. Verso di te ho dei doveri!

Marianna                - Lasciamo andare per ora!

Virag                      - No, no.

Marianna                - Mi fido di te. Sei sempre stato un gentiluomo!

Virag                      - Lo sono stato e lo sono! Caro cuor mio, ora sì che sarò energico. Dimmi su­bito a  quali condizioni  materiali...

Marianna                -  Insisti  proprio?

Virag                      - Lo esigo! Dimmelo subito e sarò a tua disposizione.

Marianna                - Veramente è una cosa molto semplice... avrei già qualche idea... ma mio Dio! sono così turbata!... D'altra parte tu dici che non posso andare a chiedere l'elemosina...

Virag                      - No, cuor mio. Voglio essere un vero gentiluomo. E tu lo meriti, un gentiluomo!

Marianna                - Oh caro!... Dunque!... mio Dio... di che cosa ho bisogno io? A me basta una vita semplice, modesta...

Virag                      - Quanto al mese?

Marianna                - Niente al mese. Per te sarebbe una preoccupazione avere un debito... È meglio una somma, una volta tanto...

Virag                      - Una somma? Quanto?

Marianna                - Questo viene da sé, cuor mio... è una cosa quasi naturale... Mi darai il libretto di risparmio. (Virag la guarda con gli occhi spalancati. Marianna china lo sguardo) È semplice, no?

Virag                      - (sbigottito) Come?... Questa è la tua condizione?

Marianna                - Oh angelo mio... sei stato tu che mi hai costretta a dirlo...

Virag                      - Il libretto... di risparmio?... Quei trent... trentottomila pengo?

Marianna                - Sì sì.

Virag                      - (si alza) Proprio audio, vuoi?

Marianna                - Sì... Tu lo oaii tanto, quel de­naro!

Virag                      - Ti darò un appannaggio, cuoricino mio. Ti firmerò un documento... faremo un contratto... tutto...

Marianna                - Non è necessario, cuoricino mio! A me basta solo il libretto di risparmio, cuoricino mio!

Virag                      - Me lo vuoi portar via?

Marianna                - Portar via? Oh! che parole so­no queste! Un mese fa non lo avevi nep­pure... Fa conto che avessi voluto divor­ziare un mese fa e non ti avrei chiesto nulla. È precisamente la stessa cosa. No? Oppure, fa conto di non aver vinto... E poi hai sempre detto: «Lo teniamo da parte per il caso, Dio ci scampi, che ci accada una disgrazia ». Ecco. Ora la di­sgrazia è accaduta... vuol dire che è ac­caduta a me!

Virag                      - E... e senza il libretto non divorzi?

Marianna                - Sentite! Come puoi dire una cosa simile? Ho bisogno di una piccola base per ricostruire la mia vita... di un modesto capitale per iniziare qualche co­sa... per non dover tornare a fare la serva.

Virag                      - Ma un appannaggio! Un bell'ap­pannaggio I (Siede di nuovo accanto a lei).

Marianna                - (gentile) Sarebbe un peso trop­po forte per il tuo esercizio, unico cuor mio! Non permetto che esageri nel fare il gentiluomo e ti carichi di troppe preoccupazioni. No, cuor mio. Preoccupazioni nella tua bella testa? No, non lo tollero! Invece quello puoi darmelo facilmente... non ne sentirai la mancanza... È tutto denaro trovato!

Virag                      - E senza... « quello »... non divorzieresti?

Marianna                - Io no, cuoricino mio. Mai! (Una pausa molto lunga).

Virag                      - (rauco) E... e devo dartelo dopo il divorzio?

Marianna                - No, caro, unico tesoro mio. Pri­ma del divorzio.

Virag                      - Ma si fa sempre così!

Marianna                - Ah sì? Interessante... Io invece faccio così. Però avrai la mia firma. Firmo tutto... davanti al notaio... ma voglio prima il denaro, angelo mio... perche il tuo avvocato è un cattivo soggetto e mi potrebbe spogliare di tutto. Non tu, ca­ro, che sei l'onestà in persona... ma il tuo avvocato. Voglio essere sicura. Non posso andar via di qui con la sola camicia... senza un pengo... nel mondo... sola! ( il Cameriere entra da sinistra).

Cameriere               - Il lord inglese è andato nel sa    - lottino con una signora.

Marianna                - (senza rispondere al Cameriere) Dunque? Qual è la tua risposta? Sì o  no?

Virag                      - Si capisce... sì... sì... Soltanto... (Si alza).

Marianna                - Soltanto?...

Virag                      - Lasciami prender fiato, angelo mio! (Siede a un tavolo a sinistra).

Marianna                - (si alza) Giustissimo, angelo mio! Prendi fiato! (Al Cameriere) Vengo subito! (// Cameriere esce) Prendi fiato... mentre io vendo all'inglese due bottiglie di champagne che fanno pure trenta pen­go. Trenta qua, trenta là... con molti trenta si fa molto... Non morirete di fa­me, sta tranquillo! Dunque... a che ti servirebbe quel miserabile libretto se con esso puoi comprarti la libertà? Devi esser contento di poterla ottenere così a buon mercato... e ti consiglio di comprartela subito subito, perché lì fuori sta seduta la concorrenza con una rivoltella in una tasca e la dispensa di matrimonio nel­l'altra! (A bassa voce al proscenio, par­lando verso il pubblico) Giovannino mio, garzoncello mio, non ti vedo e non so neppure dove sei... ma è certo che stai ascoltando in qualche posto con l'orecchio teso. Dunque, abbi la bontà di correre giù in cantina e di portarmi subito su­bito due bottiglie di champagne! (Alza di botto la mano all'orecchio e se ne fa padiglione aspettando la risposta).

Garzone                 - (la sua voce di fuori, squillante) Sissignora!

Marianna                - Torno subito, cuoricino mio! (Esce in fretta verso sinistra. Breve pausa. Virag si versa whis^cy and soda e beve un lungo sorso. Elena entra dal giardino col vassoio).

Elena                      - (stizzita getta dei fogli sul tavolo) Ecco! Me le ha messe per forza in mano Berenyi in questo momento. Sono tutte le carte che occorrono per il matrimonio. Questa è la dispensa! Dice che non vuol più neanche aspettare fino a domani a mezzogiorno... che mi sposa subito... adesso! Stanotte! Vuol fare alzare dal letto l'ufficiale dello Stato Civile! E che domattina partiamo per Miskolcz. È ad­dirittura impazzito! Ma oramai è finita! L'ho finita io con quel povero diavolo! Però ho una gran paura che si suiciderà. Ha la mano sempre in tasca... (Civetta) Farò di tutto per calmarlo, poverino, se mi portarà a casa dopo la chiusura, in motocicletta.

Virag                      - (si alza) Non ri può più portare a casa! Non andrai più a cavallo su una mitragliatrice! No, figliuola mia... Ora­mai il tuo fidanzato sono io... e oramai non puoi più essere una serva nemmeno per un attimo. Anche auesto è finito! Consegna il vassoio a Màriska e va su­bito a casa. Tornerai domattina e allora definiremo tutto.

Elena                      - (gli si getta al collo) Hai già par­lato con tua moglie, gatto mio?

Virag                      - Solo qualche parola...

Elena                      - E dunque?...

Virag                      - C'è... c'è speranza.

 Elena                     - Solo speranza?

Virag                      - No no... acconsentirà.

Elena                      - Oh felicità! Felicità! Gatto mio! Mi sembri così nervoso... È stato diffìcile?

Virag                      - No, no... non è stato difficile... (Bre­ve paura. Come a conclusione di un suo pensiero) Beh! fa lo stesso! (La accarezza) Ora, non è vero? mi farai molto, molto felice...

Elena                      - (come una solenne promessa) Te lo puoi figurare!

Virag                      - (con un sorriso forzato, fingendo di fare uno scherzo) Dimmi, cuoricino mio ... vorrei farti una domanda... mi è bale­nata or ora in mente... Volevo chiederti, solo per... No no, non ti domando niente...

Elena                      - Di che si tratta?

Virag                      - È uno scherzo, un'idea stupida. Vo­levo chiederti se... Che ne diresti se ti dicessi che il denaro non c'è più?

Elena                      - (spaventata) Quale denaro?

Virag                      - Il premio. I trentottomila pengo...

Elena                      - Ah! quello? (Nervosa) Ma quello c’è!

Virag                      - Supponiamo che non vi sia. Fac­ciamo conto che, poco per volta, si sia liquefatto alle corse...

Elena                      - (fingendosi indignata) Non è bello neanche come scherzo! Perché lo ha det­to? Crede forse agli invidiosi? Che io l'ami per il suo denaro?

Virag                      - No, no!

Elena                      - Allora che cosa intendeva fare? Vo­leva mettermi alla prova?

Virag                      - No... era soltanto... un'idea im­provvisa...

Elena                      - (di colpo) E tu ti torturi con simili idee perche non riesci a persuaderti che una donna giovane, una ragazza moderna possa innamorarsi soltanto di uomini co­me te! Questo è il nostro ideale... un uo­mo così... maturo, esperto, bello... sì! Que­sto è l'ideale della vita! Questo è l'ideale dell'amore!... e non quei terribili giova­notti di oggi! Puoi gettarlo ai cani il tuo denaro! Non mi interessa! Perdilo, get­talo via, ma amami! (Lo abbraccia. Entra il Garzone).

Garzone                 - Chiamano la pasticceria!

Virag                      - (entusiasta, senza badare al Garzone) Adorato mio tesoro... tu... tu... angelo mio! (Le copre il volto di baci).

Elena                      - (fra le sue braccia) Non mi fare impazzirci Baci come un demonio!

Garzone                 - (a voce pia alta) Chiamano la pasticceria! (Via).

Virag                      - (lascia Elena) « Chiamano la pa­sticceria »!... Oramai è finita! Va, cuor mio... ora vattene subito a casa e arrive­derci a domani.

Elena                      - Arrivederci! (Via nel giardino. En­tra Marianna da sinistra).

Virag                      - (nuotando nella gioia) Ho riflettuto, cuor mio. Ho deciso!

Marianna                - Così presto? Per me non è tanto urgente...

Virag                      - È urgente per me! Vado, prendo il libretto e te lo do subito. (Si avvia).

Marianna                - Adesso, subito?

Virag                      - Adesso, subito. Il libretto è già tuo.

Marianna                - Sei il più perfetto gentiluomo del mondo! (Gli bacia la mano).

Virag                      - (patetico) Lo sono stato e lo riman­go! (Le bacia con gesto elegante la mano e corre via felice).

Marianna                - Dunque, anche questa è fatta! Fin qui siamo arrivati... (Sorridendo con furberia) Ora posso bere un whiskey an­ch'io! (Versa in un bicchiere ma non beve perché dal giardino entra Berenyi il quale senza dire una parola allunga la mano verso le carte che Elena poco prima aveva lasciato sul tavolo) Che cosa sono?

Berenyi                  - (amaro) Le mie carte... Che bella figura faccio io! Non ne avrò più biso­gno, di queste carte... Domani l'ufficiale dello Stato Civile aspetterà inutilmente... Elena è andata a casa... (sospira) col tram... Mi hanno messo fuori della porta a pedate, gentile signora. Sono un fidan­zato vedovo. Mi dica... ma è veramente una cosa terribile!... lei ha acconsentito al  divorzio?

Marianna                - Come lo sa?

Berenyi                  - E me lo domanda anche? Da chi si possono sapere le cose se non dal gar­zone? Ma è vero?

Marianna                - È vero. Conosco mio marito. Non c'era che quest'unico modo per far­lo allontanare da me senza scandali, da buon amico. Perché, per andarsene, se ne sarebbe andato via in ogni caso... e chi sa in che modo terribile!

Berenyi                  - Sono finito, gentile signora!

Marianna                - Macché! Non è finito affatto, figliuolo mio... Anzi, lei, comincia solo adesso...

Berenyi                  - Lei era la mia ultima speranza! Sapevo benissimo che il suo egregio ma­rito mi avrebbe vinto. È così forte! La sua immensa forza...

Marianna                - Quella per ora gliePabbiamo tolta, figliuolo mio... la sua immensa forza! Anche Sansone era forte, ma Dalila scoprì in che cosa consistesse la sua forza e gliela tolse!

Berenyi                  - Di chi parla la gentile signora? Conoscenti di Londra?

Marianna                - Lei non sa chi era Sansone e chi era  Dalila?

Berenyi                  - No.

Marianna                - Non fa nulla. Cerchi più tardi nell'Enciclopedia... Ora si riprenda le sue carte, vada a casa tranquillamente, non faccia nessuna tragedia, e invece mi ascolti bene. Domani mattina, alle otto precise, si trovi dal mio avvocato, dottor Kovacs, via del Palatino, 9. Tutto il resto lo sa­prà lì. Lì le diranno che cosa deve fare.

Berenyi                  - Ma... gentile signora... che signifi­ca tutto questo?

Marianna                - Faccia ciò che ho detto e non sia curioso. Avvocato Kovacs, via del Palatino, q. Alle otto precise. Mi racco­mando la puntualità.

Berenyi                  - Sì... non dubiti... ci sarò! (Cu­rioso) È lecito domandare se...

Marianna                - Non è lecito! Vada, vada! Però le devo dire ancora che la rivoltella che ha in tasca può venderla stasera stessa, tranquillamente.

Berenyi                  - (stupito) Chi ha detto mai alla gentile signora che ho una rivoltella in tasca?

Marianna                - E me lo domanda anche? Chi poteva dirmelo se non il garzone, figliuolo mio?! E ora vada, che Iddio la benedica.

Berenyi                  - (sulla soglia, agitato) Non riu­scirò a chiudere occhio tutta la notte. La signora progetta certo qualche cosa di grande. Secondo me...

Marianna                - Non se ne va ancora?

Berenyi                  - Sì, sì... bacio le mani! (Via di corsa per il giardino).

 Marianna               - Giovannino... (Entra il Gar­zone).

Garzone                 - Comandi, anima mia!

Marianna                - (allegra) Portami una bottiglia di  champagne...  del  mio  champagne... Roederer carte bianche. Non guardarmi a bocca aperta... fila! Mettila in ghiaccio e portamela...  marsch!  ( il Garzone  esce, entra Virag).

Virag                      - (col libretto in mano) Ecco il li­bretto, dolce cuor mio. (Lo mette sul tavolo e poi lo apre). Ecco la somma! Come puoi vedere è ancora intatta e vergine.

Marianna                - (lo esamina con attenzione ma lo lascia aperto sul tavolo). Siedi qui accanto a me...

Virag                      - (siede accanto a lei) Mia cara...

Marianna                - (molto gentile ma un po' turba­ta) Cuor mio... ho ordinato Io champa­gne perché ora ci diremo addio.

Virag                      - Ci diremo addio? Adesso, subito?

Marianna                - Non crederai forse che dopo quanto è accaduto io rimanda ancora in questa casa... dove tu mi hai amata tan­to... e dove io... (Turbata) ti ho amato... e ti amo tanto...

Virag                      - Mia cara Marianna... (Entra il Garzone che porta in un secchiello lo champagne e due bicchieri già colmi di spumante).

Marianna                - (al Garzone) Va, vecchio mio e di' allo zigano che suoni la mia canzone...

Garzone                 - Gliel'ho già detto. (Apre la fi­nestra. Indica fuori sogghignando di dove giunge la musica. Poi esce a sinistra. Ora attraverso la finestra aperta si sente la musica degli zigani i quali suonano con molto sentimento ma molto piano. L'or­chestrina non si vede).

Marianna                - (alza il bicchiere) Ci diamo l'addio, swectheart! Ancora una volta, per l'ultima volta, beviamo insieme una bottiglia di champagne... e... (Scoppia in pianto)... ora piango «io»... e domani mattina vado via per sempre!

Virag                      - Angelo mio, non piangere.

Marianna                - (col bicchiere alzato) Prosit!

Virag                      - Prosit, swectheart! (Toccano, be­vono).

Marianna                - (piangendo) Kiss me, darling!

Virag                      - With the greatest pleasure, sweet heart! (Bacia sua moglie).

Marianna                - (lo abbraccia e lo bacia ripetuta­mente con amore. Poi lo lascia e allunga la mano verso il libretto di risparmio) Posso metterlo via, questo libretto?

Virag                      - Si capisce, cuor mio. Oramai è   - tuo! (Marianna bacia il libretto di risparmio e lo nasconde in seno). Ti fa proprio tanto piacere?

Marianna                - Tanto! Tanto! Anzi... ancora di più! (China la testa sulla spalla del marito e comincia piano, graziosamente e furbescamente, a ridere).

Virag                      - Che c'è? Poco fa piangevi e adesso ridi?

Marianna                - (ancora con la testa chinata sulla spalla del marito) La vita è così, cuoricino mio... (Ride di nuovo). Qualche volta piangiamo... (Comincia a piangere e dice piangendo)... e qualche volta ri­diamo... (Continua a piangere gettandosi sulla spalla del marito. La musica suona in sordina).

SIPARIO

 

ATTO  TERZO

 La mattina dopo. La stessa scena del primo atto. Dietro il tavolo al quale i coniugi Virag hanno mangiato nel primo atto, sono due bauli chiusi, due grandi valigie e una cap­pelliera. Marianna entra venendo dalla casa: ha in mano un'ampia scatola di cartone, che posa su un baule, nella quale sono oggetti vari, piccoli pacchi involti in carta da gior­nale, scatolette diverse ecc. In scena vi sono tre persone: Marianna che si dà da fare coi pacchetti summenzionati, aprendoli, richiu­dendoli, mettendoli sul tavolo o di nuovo nella scatola ecc.; - muovendosi fra il ta­volo e il baule mette in ordine la sua roba minuta - Virag che la guarda e il Gar­zone, in fondo, che piange silenziosamente.

Marianna                - (al Garzone) In questa casa da ieri hanno già pianto tutti, ad eccezione di te. Ora cominci anche tu?

Garzone                 - (indica i bauli) Scusi se un po­vero garzone si permette di fare due lacrime. Ma è terribile vedere questo spet­tacolo! Chi lo avrebbe creduto solo ieri mattina?! Perché ci vuol piantare con tanta furia, cara padrona?

Marianna                - Devo, Giovannino mio... devo farlo! (// Garzone entra in casa piangendo).

Virag                      - (dopo breve pausò) Devi? Non c'è bisogno di tanta premura! Ci siamo messi d accordo appena appena ieri sera e stamane vuoi già andartene?

Marianna                - Perche rimanere? Continuerei a torturarmi... Meglio non restare neanche un minutò più del necessario.

Virag                      - (molto commosso) Già, già... ma ora che ti vedo portar via la tua roba ti confesso sinceramente che mi sento spezzare il cuore. Che sarà di me?

Marianna                - Sei tu che l'hai voluto. Io non ho fatto altro che obbedirti.

Virag                      - Oh se almeno sapessi che mi ca­pisci... che credi a quello che ti ho detto e ti dirò sempre: qualunque cosa possa accadere... io te... solo te... amerò eter­namente!

Marianna                - Lo so, cuor mio. Ti capisco. Sono cose che si sentono... Mi rendo conto con precisione del tuo stato d'animo at­tuale. Quando ti guardo mi fai venire in mente il conte Emerico... anche lui era così quando divorziò da sua moglie. Proprio come te.

Virag                      - (con un sospiro) Lo so, lo so... Di tutto quanto accade io un giorno mi pen­tirò assai! Ma che posso farci?... cuor mio, sono dannato! Non ti posso dire al­tro! Questa, per me, è una catastrofe... terremoto... incendio... uragano...

Marianna                - Non affaticarti a spiegare, cuor mio. Tutte le mogli conoscono queste disgrazie quando i mariti cominciano ad invecchiare. (Piccolo gesto di Virag che si sente offeso). Vi sono uomini che rie­scono a cavarsela; ve ne sono altri che ri­mangono impaniati. Ecco: io ho avuto una disdetta. Mio marito è passionale, pieno di temperamento, di sangue sel­vaggio... mio marito è rimasto impania­to!  Non  c'è  bisogno  di  spiegazioni... comprendo meglio di te. E sono felice di aver avuto tanto buon senso e tanta forza da non ostinarmi a combattere con­tro il destino.

Virag                      - (sincero) Se almeno sapessi che c'è la speranza... che col tempo... non dico ora, subito... ma col tempo... riuscirai a tranquillizzarti... ti rassegnerai...

Marianna                - Tranquillizzarmi? Ma tran­quilla sono già da adesso!

Virag                      - ... che... che sarai felice...

Marianna                - Oh, per questo non c'è spe­ranza! (Senza il minimo sentimentalismo). Sai che senza di te per me non esiste felicità! Dunque non dire sciocchezze! (Pausa. Marianna si dà da fare coi suoi pacchetti).

Virag                      - E... e che cosa ti proponi di fare?

Marianna                - (con tono leggero mentre sistema la sua roba). Prima di tutto cercherò di sposarmi.

Virag                      - (si alza)  Che dici?  E perché?

Marianna                - Per principio. Una donna per bene deve avere un marito.

Virag                      - E chi sarà?

Marianna                - Sta tranquillo che farò una scelta molto accurata. Cercherò" un altro leone...

Virag                      - Non c'è già, per caso?

Marianna                - No. Ma ci sarà.

Virag                      - Interessante! Come sai parlare con leggerezza di questo argomento...

Marianna                - Dimmi, cuor mio, a che ser­virebbe piangere e imprecare, ora?

Virag                      - È vero... hai ragione... Hai tutto il diritto. Accetto. Ma ti invidio per la tua calma e intelligente serenità. Tu non hai nervi.

Marianna                - Sono una povera donna... non posso permettermi il lusso di avere dei nervi... (Un'altra pausa. Marianna conti­nua a impacchettare).

Virag                      - E... che farai con quel denaro?

Marianna                - L'investirò.

Virag                      - L'investirai? In che cosa? Per amor di Dio, non fare speculazioni! Marianna   - Perché no?

Virag                      - No! Questo poi no!

Marianna                - Perché tanta paura? Oramai non è più denaro tuo.

Virag                      - Non è più mio, ma continuo sem­pre a pensare con amore a quel denaro lontano!

Marianna                - Lascia fare a me. Ho già ideato un investimento molto buono...

Virag                      - Oggigiorno non vi sono buoni in­vestimenti!

Marianna                - Vedrai, vedrai... (Dalla casa en­tra Elena. È vestita di nero col grembiule bianco come negli atti precedenti).

Elena                      - (a Virag) Buon giorno. Sono un po' in ritardo. Ma oggi non sono più ve­nuta in motocicletta... ho preso il tram... (Si accorge di Marianna). Pardon! (Si volge indietro e fa per tornare in casa).

Marianna                - Dove scappi? (Elena si ferma). Vieni qui... O non vuoi neanche dirmi addio? Vieni qui... (Elena si avvicina, timida). Non temere! Non ti morderò il naso! Perché dovremmo rimanere in cat­tivi rapporti? Non avrebbe nessun senso. Non sono in collera con te... perché do­vrei esserlo?... Perché vuoi far felice mìo marito?

Elena                      - (commossa) Oh cara... cara, distinta signora! (Le bacia la mano).

Marianna                - Lasciamoci in buon accordo. Io do molta importanza al fatto di rimanere in perfetta amicizia con mio marito dal quale mi divido pacificamente. La gente per bene fa così! (A Virag). Ricor­derai che il conte Emerico, anche dopo il divorzio, rimase il migliore amico della sua ex moglie. (A Elena). E tu, qualche volta, mi scriverai.... Mi racconterai che c'è di nuovo qui nell'osteria...

Virag                      - (molto commosso) Angelo terrestre! (Elena comincia a piangere).

Marianna                - Che significa? Anche tu parte­cipi al pianto generale? Anche tu mi compiangi ?  Interessante!

Elena                      - Oh, io non posso nemmeno dire quanto la compiango, distinta signora! Non sono così cattiva come crede! (Sin­cera). A me fa tanto male il cuore per la gentile signora!

Marianna                - Non soffrire! Sei stata proprio tu a dirmi che sono fine, distinta, e che ho dinanzi a me tutta una vita! (Elena singhiozza). Non piangere, sciocchina! Puoi vedere tu stessa che non sono triste!

Elena                      - (piangendo) Oh la distinta signora è capace di « reprimersi » così bene!...

Marianna                - Qui non c'è nulla da reprimere, figliuola mia. Non ti disperare a quel modo per me! Vieni, vieni... ti confor­terò io.. Non sono tanto da compian­gere. Mio marito mi ha reso facile l'av­venire. È un caro gentiluomo... non ne esiste al mondo un altro simile! Io non devo temere per l'avvenire: lui ha prov­veduto per me. Mi ha regalato il libretto di risparmio... i 38 mila pengo... tutto! (Elena di colpo smette di piangere. Guarda stupida e stupita Marianna. Virag si gratta la testa e comincia a passeggiare su e già. Pausa durante la quale Ma­rianna canticchiando allegramente con­tinua a mettere in ordine i pacchetti e le scatolette. Elena guarda assorta dinanzi a sé. Virag va su e giù in pena).

Elena                      - (ancora intontita) Dunque... per­ciò ieri sera mi ha detto... che il denaro non c'era più...

Marianna                - Te l'ha detto? (Canticchia). Beh! questo è bello da parte sua! (Canticchia). Onesto... (Canticchia). E tu... che cosa hai detto, tu?

Elena                      - Io?... io credevo che fosse uno scherzo! Credevo che volesse mettermi alla prova... che scherzasse...  (Pausa).

Marianna                - Ecco. Oramai vedo che ti sei un po' confortata. Non mi compatisci più tanto.

Elena                      - Non tanto più! (Breve pausa. Elena guarda davanti a sé con lo sguardo fisso. Virag siede e osserva acutamente Elena).

Marianna                - (mentre si dà da fare) Ma tutto questo non ti colpisce molto, non è vero?

Elena                      - No. Me no. Piuttosto colpisce lui.

Virag                      - Non mi colpisce affatto! (In pena). Anche un mese fa non c'era... era denaro trovato!  (Elena  ricomincia a  piangere).

Marianna                - E ora, perché piangi di nuovo?

Elena                      - Ho paura che succeda qualche cosa. Ho una gran paura...

Marianna                - Di che?

Elena                      - Sono infelice...

Marianna                - Perché?... mio marito ti ama...

Elena                      - Ma così... dopo tutto questo... non mi amerà più!

Marianna                - « Dopo tutto questo » ?

Elena                      - Sì. Così non gli piacerò.

Marianna                - « Così »? In che modo?

Elena                      - Senza denaro non mi vorrà!

Marianna                - (stupita) Come?

Elena                      - (sempre pia eccitata) Lui... lui mi immaginava sempre ben vestita... in pel­liccia... al volante di una macchina... co­me una piccola donna di lusso molto chic! Ma « così » non mi vorrà. Lo so. Come donna lavoratrice?... che se ne farebbe di me?

Virag                      - (in imbarazzo) Bambina!

Elena                      - (nervosa) No, no. Oramai non sarei più come lei mi aveva immaginata.

Marianna                - E tu che ne pensavi?

Elena                      - Questo non ha importanza. Impor­tante è come « lui » mi pensava.

Virag                      - Mia cara figliuola...

Elena                      - (eccitata) Non insista! Non parli! Mi ha detto chiaramente che non mi po­teva vedere in un modo diverso... Al Lido... nell'albergo più bello... nel salone illuminato... dove tutti avrebbero guar­dato solo me... (A Marianna, sempre più nervosa). Lui era capace di amarmi sol­tanto così. Una donna sfarzosa... in dé­colleté... E ora non dovrà avere che una miserabile ostessa?! Oh povere sue spe­ranze deluse!... (Tra le lacrime). Povero, povero signor Virag!

Marianna                - Insomma, ora è lui che com­piangi !

Elena                      - Sì. Le sue illusioni!

Marianna                - Che animo tenero hai tu! È veramente commovente!

Elena                      - Povero signor Virag! Lui si aspet­tava da me un profumo di Parigi e non l'odore della cucinai

Marianna                - Lui lo aspettava da te? Forse eri « tu » che l'aspettavi da « lui » !

Elena                      - Che importa stabilire chi lo aspet­tava? Adesso... adesso il profumo Io ha « lei » !

Marianna                - Ah! è questo che ti scotta?

Elena                      - Si capisce che mi scotta! (Con sin­cerità, commossa). E poi mi dispiace an­che... mólto... che oramai non potrò più aiutare finanziariamente quel povero ra­gazzo che soffre tanto per me! Il nostro matrimonio era fissato per oggi a mezzo­giorno... Me lo figuro come soffre!... E io volevo compensarlo per la sua infelicità!

Marianna                - Attenuare col denaro... le soffe­renze?

Elena                      - E perché no? Se si potevano atte­nuare col denaro anche quelle della distinta signora...

Marianna                - Come fai a sapere che si atte­nuavano? (Elena piange).

 Virag                     - (molto turbato, ad Elena, dopo breve pausa) Guarda... io ora qui... dinanzi a mia moglie... non posso parlare libera­mente... Ma credimi, figliuola mia...

Elena                      - (gli grida irritata fra le lacrime) Non credo a nulla! E lei stia zitto! Si levi dai piedi! (Con un singhiozzo). La mia vita e andata in fumo!

Marianna                - Oh! finalmente delle parole sin­cere! (Virag nell'andare su e giù passa dinanzi alle due donne. Si ferma verso il proscenio e si dà due schiaffi, a destra e a sinistra. Poi siede dinanzi ad un ta­volo con la schiena verso le due donne. Pausa. Marianna, con allegria ostentata, canticchiando, accudisce alle valigie. Dal cancelletto a sinistra entrano Berenyi e l'avvocato. Salutano. Berenyi ha un'aria raggiante. A Berenyi). Come mai non abbiamo sentito la raffica della mitraglia­trice? Oggi non è venuto in motocicletta?

Berenyi                  - (le bacia la mano galantemente) No, gentile signora. Il signor avvocato mi ha accompagnato qui con la sua auto­mobile. (A Virag con un inchino). Buon giorno... (A Elena). Ciao, Elena. Che cos'hai, cara? Hai pianto?

Elena                      - A te non deve interessare!

Berenyi                  - Ma che c'è? È accaduto qualche cosa?

Elena                      - Tu qui non c'entri affatto! (Si volge altrove). Avvocato (ha in mano una borsa. A Virag, presentandosi)  Sono il dottor  Kovacs, avvocato della signora.

Virag                      - Virag.

Avvocato               - (si inchina verso Elena) Avvo­cato Kovacs.

Virag                      - (A Marianna) Che significa questo, scusa? Un avvocato? Diggià?

Marianna                - Fin da stanotte gli ho telefonato. Bisogna liquidare la faccenda nel più bre­ve tempo possibile! Non voglio tirarla per le lunghe. I documenti sono pronti?

Avvocato               - Tutto è pronto... come lei mi ha ordinato (fa l'atto di aprire la borsa).

Marianna                - (fermandolo col gesto) Per ora non è necessario... Ha parlato con quella persona?

Avvocato               - Sì... sono le undici... ci aspetta a mezzogiorno.

Marianna                - Benissimo! Si accomodi. (Guarda Berenyi sorridendo).

Berenyi                  - (molto commosso, quasi balbettan­do, con aria felice) Stimatissima signora... io veramente non trovo parole... non so come ringraziarla...

Marianna                - Macché! Non ne vale la pena!

Berenyi                  - No, no... una cosa simile non era mai accaduta in questo mondo.

Marianna                - Non esageriamo, figliuolo mio!

Berenyi                  - Tanta magnanimità! Marianna   - Non ho fatto che il mio dovere umano.

Berenyi                  - Ma...

Virag                      - Di che state parlando? Non capisco una parolai

Marianna                - Ho cercato di ricompensare il signor Berenyi. Ha perduto la sua felicità... per colpa mia. Ieri ancora, poverino, diceva che io ero la « sua ultima speran­za ». Dunque, gli dovevo qualche cosa perché era stato deluso nella sua « ultima speranza ».

 Virag                     - Che cosa dovevi « tu » a lui?

Marianna                - Un po' di aiuto materiale. Anche Elena ha detto poco fa che voleva aiutarlo!

Berenyi                  - Però tanto denaro, gentile signo­ra... tanto denaro!

Elena                      - (comincia a tendere l'orecchio) Quanto?

Berenyi                  - Non oso neanche dirlo. Tanto!

Marianna                - Rothschild ne ha di più!

Berenyi                  - Non molto di più!

Elena                      - (nervosa) Quanto hai avuto?

Berenyi                  - (A Marianna) Posso dirglielo?

Marianna                - Naturale! (Berenyi si preme la mano sul cuore, incapace di parlare).

Elena                      - Parla! Quanto hai avuto?

Berenyi                  - Aspetta! Non è così facile pronun­ziarlo. Domandamelo ancora una volta!

Elena                      - Quanto hai avuto?

Berenyi                  - Tre... trentottomila pengo. Tren tottomila pengo!

                               - Virag      - (con un grido) Non è vero!

Marianna                - È vero!

Virao                      - Gli hai regalato tutto?

Marianna                - Sì.

Virag                      - Ma è uno scherzo !

Marianna                - Non è uno scherzo. Te lo giuro : è vero!

Virag                      - (disperato) Non è valido! Non può esser valido! (All’Avvocato, urlando) Non ha valore! Non ha nessun valore!

Marianna                - Avvocato...

Avvocato               - (cavando dei fogli dalla borsa) Valevole e legale... ricco il regolare atto di donazione... compilato secondo tutte le norme di legge... È un campione di atto legale! Io, come avvocato...

Virag                      - (fuori di sé) Qui non occorre un av­vocato ma un medico! Tu sei pazza! (Si getta su una sedia).

Marianna                - Forse non sono tanto pazza come credi... (all’Avvocato) Caro avvocato, le posso offrire qualche cosa?

Avvocato               - Se mi è lecito... chiederei un bic­chiere di birra.

Marianna                - (A Berenyi) E lei?

Berenyi                  - Gentile signora... in casa c’ è aspi­rina ?

Marianna                - Naturale che c'è.

Berenyi                  - Allora io chiederei una compressa di aspirina. Mi è scoppiata una terribile emicrania... con tante emozioni...

Marianna                - (con voce normale, come se par­lasse a persona presente) Giovannino mio... un bicchiere di birra e un bicchiere d'acqua. (Dalla grande scatola tira fuori un tubetto) Ed eccole l'aspirina. Le fa molto male?

Berenyi                  - Certo... in proporzione della som­ma, gentile signora (prende l'aspirina. Il Garzone entra con un bicchiere di birra ed uno di acqua e li posa su un tavolo, poi scoppia in pianto).

Marianna                - Giovannino... piangi di nuovo?

Garzone                 - (indicando /'Avvocato) Vedo un avvocato! Come potrei non piangere?

Marianna                - E poi?

Garzone                 - Che ne sarà di me, anima mia?

Marianna                - Va, va!

Garzone                 - Sono un povero orfanello! (trio).

Avvocato               - (alza il bicchiere verso Marianna) Alla sua salute! (Beve. Berenyi prende l'aspirina. Virag ed Elena sono rimasti im­mobili e rigidi come due statue. Elena non ha tolto gli occhi di dòsso a Berenyi. Virag continua a guardare sua moglie).

Virag                      - (tornando in sé) È una pazzia! (Ur­lando) Cosa hai fatto! Cosa hai fatto!

Marianna                - (con calma) Don't be excited, darling!

Virag                      - Questa è una pazzia! Ti farò visi­tare da un medico! Metterò il fermo sul libretto!

Marianna                - (calma) Avvocato...

Avvocato               - Oramai sarebbe impossibile. Il libretto non esiste più. Con l’autorizzazione della signora ho prelevato la somma per versarla in contanti al signor Berenyi  (Elena, muta, lentamente, con un sorriso ambiguo scivola verso Berenyi e si stringe a lui) Trentottomila pengo. S'intende che qualcosa è stato dedotto...

Marianna                - Perché?

Avvocato               - Signora... viviamo in un paese ci­vile... governato da leggi... quindi sempre, da ogni cosa, si toglie sempre qualcosa... Il denaro l'ho qui in deposito (st batte sulla tasca del petto. A Virag) Desidera vederlo? (Apre la giacca, allarga un po' la tasca in­terna e mostra un pacco di biglietti da mil­le che fanno capolino. Poiché Elena, curio­sa, continua sempre pia ad allungare il col­lo, a lei lo fa vedere in modo particolare).

Elena                      - Oh santo Dio! (Si stringe le mani, siede su un tavolo e si porta rapidamente una mano al cuore).

Berenyi                  - (con tenerezza) Ti senti male, cuor mio? (Tenendo lui il bicchiere le fa bere un sorso d'acqua).

Elena                      - Grazie... mi è già passato, caro an­gelo mio... Ti ringrazio eli essere cosi pre­muroso con me... (Beve ancora un sorso) Solo tu sei capace di essere così premuro­so, tu, unico cuor mio! (Lo guarda come in estasi. Berenyi la bacia. Elena sussur­ra) Oh come sai baciare tu!

Virag                      - (A Marianna con voce roca) Fra noi... fra noi due... ecco ciò che devo os­servare... non è stato firmato nessun do­cumento... Io... io...

Avvocato               - (sorridendo) Fra loro non occorre carta scritta. Tra moglie e marito non oc­corrono documenti. E un regalo tra co­niugi, da mano a mano. (Illustra col ge­sto) Tieni... prendo... È valido ed è legale.

Virag                      - (disperato) Non mi resta che rivol­germi ad uno psichiatra! (Lunga pausa).

Marianna                - (calma, ad Elena) Dunque, fi­gliuola mia, vestiti.

Elena                      - Perché? Mi caccia via?

Marianna                - Togliti il grembiule. Prendi il cappello. Hai da fare.

Elena                      - Dove?

Marianna                - In città.

Elena                      - In città? Che da fare posso avere io... in città?

Marianna                - Beh... indovina!

Elena                      - (stupita) Non ne ho la minima idea.

Marianna                - Allora te lo dirò io. Vai a spo­sarti in città. A sposarti. (Guarda Virag).

Elena                      - Io?...

Marianna                - Sì, tu. Vai a celebrare il tuo ma­trimonio.

 Elena                     - Con chi?

Marianna                - Con colui che ami (Poiché Ele­na, incerta, guarda i due uomini, essa indi­ca Berenyi) Con questo qui. Come mi ri­sulta il matrimonio era fissato per oggi, no?

Berenyi                  - Sì. A mezzogiorno.

Marianna                - (A Elena) Poco £a hai sentito che c'è una persona che vi aspetta a mez­zogiorno. Questa persona è l'ufficiale del­lo Stato Civile (Guarda Virag. Elena guarda i presenti incerta. Non sa ancora se sogna o se è desta) Avanti! Avanti! An­diamo! Vi porterà l'avvocato con la sua macchina. Avanti! Avanti! A sposarvi!

Elena                      - (indica Berenyi, incerta) Con lui?

Marianna                - Con lui. Non guardare a quel modo, figliuola mia... Non è una cosa tanto sorprendente. È accaduto anche al­tre volte che una ragazza abbia sposato il suo fidanzato. Avanti! Via quel grem­biule!

Elena                      - (timida) Ora, subito?

Marianna                - Sì, sì.

Elena                      - Ma, scusi... mi lasci riflettere un mo­mento...

Marianna                - Perché?

Elena                      - Perché... ieri sera ho rotto con lui... Pho licenziato... gli ho detto che...

Marianna                - Non Io ami più?

Elena                      - Lo amo... lo amo... ma... (guarda Virag).

Marianna                - Non guardarlo, figliuola mia. Non occorre. Già da un pezzo non occorre più. Ti ha dato il suo consenso. O non lo senti? Io lo sento... Fa conto che quel de­naro ti sia stato dato da lui... (Getta uno sguardo sorridente verso Virag) Voleva farti felice... « questo » ti aveva promesso. Dopo quanto è accaduto ha visto chiara­mente che tu puoi essere felice soltanto così. È il più perfetto gentiluomo del mondo.

Elena                      - Sì,... ma la mia parola... la mia pro­messa... la mia...

Marianna                - O vuoi gettar via una fortuna simile? Sei ancora titubante? Bada... .se non vai subito a sposarti, Berenyi me lo sposo io!

Garzone                 - (mette fuori la testa dalla porta) Per carità! No, no, anima mia! No! (Spa­risce).

Marianna                - Dunque... sì o no?

Elena                      - Ma io... (Fa un passo verso /'Avvo­cato. Breve pausa. Virag oramai non guarda pia verso di lei).

Avvocato               - Ritengo mio dovere, signorina, spiegarle perché il denaro (gesto) t qui e non l'ho ancora consegnato al signor Be­renyi. Il signor Berenyi riceverà la som­ma soltanto dopo il matrimonio, immedia­tamente dopo. Ecco perché vengo con lo­ro. Alle dodici il matrimonio... alle dodici e trenta (gesto di chi consegna) la somma ! (Un silenzio penoso. Ora Virag li guarda. Elena guarda ora Virag ora Marianna, poi comincia a slacciarsi il grembiule).

Virag                      - (vedendo questo si alza e fa per en­trare in casa. Davanti alla porta si ferma e grida con dolore selvaggio) Trentotto­mila ! (Elena spaventata si riallaccia in fret­ta il grembiule e guarda titubante verso Marianna. Virag di colpo è ammutolito. Si padroneggia,  si ricompone e  piano,  calmo, con un inchino elegante dice a Ma­rianna) Please... excuse me... (via in casa).

Marianna                - (a Berenyi) Ha i biglietti fer­roviari?

Elena                      - (spaventata) Per Miskolcz?

Berenyi                  - Macché! (Li mostra). Lido! Viag­gio di nozze! Albergo di prima categoria! Andata e ritorno! « Viaggio in co­mitiva. Otto giorni a Venezia»! (Elena getta via il grembiale).

Marianna                - Oh! finalmente!

Elena                      - Mio Dio... e che cosa diremo al povero signor Virag?

Marianna                - Lo compiangi?

Elena                      - Molto... molto... Lei, distinta si­gnora, non può immaginare quanto lo compiango!

Marianna                - Sei veramente tutta cuore! Beh, ora andate, e per il resto fidati di me. Penserò io a fargli le tue scuse. Avanti! Avanti!

Berenyi                  - (in tono di comando e con supe­riorità inaspettata) Andiamo! Avanti 1 Avanti! Poche chiacchiere e niente com­passione!

Elena                      - (lo guarda stupita) Che c'è? Hai anche il coraggio di parlare? Tu proprio dovresti tacere!

Berenyi                  - E perché poi?

Elena                      - Con te ce l'ho più che con qua­lunque altro.

Berenyi                  - Perché?

Elena                      - Perché mi hai scacciata!

Berenyi                  -  (stupefatto)  Io???

Elena                      - Sì, tu. Mi lasciavi andar via vi­gliaccamente... e questo equivale a scacciare. Perche non mi hai trattenuta con violenza brutale? Perché non ti sei di­mostrato uomo... un maschio virile?

Berenyi                  - Io non sono stato...?

Marianna                - (a Elena, interrompendo) Non fargli male, figliuola mia. Credimi, senza denaro è difficile essere virile! Da ora in poi uomo lo sarà, vedrai! Dunque, andatevene... (Ad un gesto di Elena). Che vuoi?

Elena                      - Distinta signora... vorrei soltanto chiederle...

Marianna                -  Coraggio!

Elena                      - Sia buona... ci benedica.

Marianna                - E perché no? (Piccolo gesto della mano). Abbiatevi la mia benedi­zione.

Avvocato               - (che forma gruppo con la gio­vane coppia, facendo col dito un gesto circolare) Anch'io sono compreso, gen­tile signora?

Marianna                - (scuote il capo, con un sorriso) Anche lei... anche lei...

Avvocato               - Grazie mille. Bacio le mani. (Elena bacia la mano a Marianna).

Berenyi                  - (bacia l'altra mano di Marianna. Melodrammatico) E ancora una volta, con tutto il cuore...

Marianna                - (lo interrompe) Basta, figliuolo mio. Il resto lo so già. Niente oratoria! Andate... sono le undici e mezzo...

Berenyi                  - E la prego di porgere al signor Virag... i miei più caldi... i miei... i miei...

Marianna                - Va bene, va bene. Porgerò, por­gerò... (Li spinge fuori. Berenyi, Elena e /'Avvocato escono dal cancello del giardino. Si sente allontanare l'automobile. Marianna riprende il grembiule che Elena ha buttato a terra, lo scuote, poi lo piega con cura e lo mette su un tavolo. Sempre pia allegra, a voce sempre più alta can­ticchia la marcia nuziale del Lohengrin. Si dà da fare coi pacchetti e con la sca­tola di cartone. Breve pausa).

Virag                      - (entra barcollando. Guarda intorno e vede che gli altri se ne sono andati. Siede accasciato su un tavolo lontano con la schiena verso sua moglie. Poi, affranto, comincia a parlare piano) Dimmi, fi­gliuola mia... dov'è quella... quella tran­quilla casa di cura della quale ieri mi hai parlato?... Qui vicino, nei boschi di Kamara...

Marianna                - Non fa per te, figliuolo mio. È un sanatorio per tubercolotici... (Breve pausa. Virag tossicchia con discrezione).

Virag                      - (ora guarda verso sua moglie) Che fai?

Marianna                - Le valigie.

Virag                      - E perché?

Marianna                - Mantengo la parola. Vado per la mia strada...

Virag                      - (guarda fisso davanti a sé) Che ne hai fatto di me!

Marianna                - Di te? Nulla!

Virag                      - (ha un moto di ribellione) Ma perché... perché gli hai dato tutto quel...

Marianna                - Col mio denaro faccio quello che mi piace! Ti ho detto che progettavo un buon investimento... una speculazio­ne... (Mette il coperchio sulla scatola e prende dalla cappelliera il cappello). Dun­que, caro cuor mio... addio!

Virag                      - Che c'è?

Marianna                - Me ne vado, figliuolo mio.

Virag                      - Senti, Marianna... non devi, non c’è bisogno di scappare. Rimani ancora un momento... Spiegami almeno, perché altrimenti impazzisco... perché mi hai tolto... il libretto?

Marianna                - Cuor mio... perché sapevo che senza il libretto la ragazza non ti avrebbe voluto. Tu stesso lo hai potuto constatare.

Virag                      - Già... Ma allora perché non te lo sei tenuto tu?

 Marianna               - Avrei fatto un lavoro a metà. Dovevo agire a colpo sicuro... Scusami... si trattava della mia vita. Di Berenyi dovevo fare un buon partito... proprio come eri tu fino a ieri... perché il gira­sole si voltasse verso di lui.

Virag                      - (giocherella distrattamente col grem­biule di Elena) Sì sì... è un girasole. È una piccola gatta calcolatrice... Bella... appetitosa... cattiva... una gattina calcola­trice... (Si accorge di avere in mano il grembiule e lo getta via). E tu hai avuto il coraggio di dirmi che mi amava!

Marianna                - Se non ti avessi detto così tu non avresti mai avuto il coraggio di seperarti dal tuo libretto. E anche così te ne sei separato a stento... Dimmi, cuor mio, ora cominci a sentir dolore per tutto quel denaro?

Virag                      - Io? Io no! Il diavolo ce l'ha man­dato e il diavolo se Tè portato! Forse a te duole?

Marianna                - Senti... te lo confesso... a me duole terribilmente... Non puoi sapere quanto mi rincresce di non averlo più. Ma in questo mondo nulla si ottiene gra­tis. Ogni cosa ha il suo prezzo. Forse, nel gran listino dei prezzi del buon Dio, la salvezza della mia felicità era segnata precisamente con quella somma! Un po’ caro... ma ne valeva la pena!

Virag                      - Io non sono capace di rimpiangere quel miserabile denaro. Credimi, vera­mente non lo rimpiango... ma c'è una cosa che mi fa rabbia : che tu hai reso ancora più felice quella piccola strega.

Marianna                - Io... se si tratta dei mìei in­teressi egoistici... sono così spietata che non m'importa nemmeno di far felice un altro.

Virag                      - (la guarda lungamente) Ora, dopo tutto questo, non so se devo picchiarti o inginocchiarmi davanti a te...

Marianna                - Io ti chiederei di far tutte e due le cose.

Virag                      - E perché?

Marianna'               - Perché le merito tutte e due.

Virag                      - (la guarda con affetto. Poi, con sin­cerità) Eternamente... eternamente ti amerò.

 Marianna               - (accarezzandogli i capelli col so­lito gesto) Credimi... è la cosa più saggia che tu possa fare!

Virag                      - (sorride amaramente. Con ironia) Terremoto... incendio...  uragano...!

Marianna                - (continuando ad accarezzarlo, co­me se raccontasse una favola) Il terre­moto finisce... l'incendio si spegne... l'ura­gano si placa... (// Garzone comparisce al fondo senza far rumore. Si ferma e sogghigna, muto. Marianna dopo avere ancora un po' accarezzato il marito si volge indietro e vede il Garzone). Che vuoi?

Garzone                 - Ora non piango più... oramai sorrido.

Virag                      - (cinge con un braccio la vita di Ma­rianna che gli sta accanto. Al Garzone)

                               -    Giovannino mio...

Garzone                 - (viene avanti con passo militare)

                               -    Comandi, signor padrone!

Virag                      - Giovannino, tiprego, fammi il pia­cere... riporta in soffitta quei bauli.

Garzone                 - (felice) Sicuro che li porto!,., e subito! (Getta un bacio verso Marianna). Anima mia, se sapesse come sono felice! Scusi se un povero garzone è felice! (Af­ferra le due valigie. Sente che sono vuote. Sorpreso, le scuote). Ma che significa? Sono vuote? (Solleva il coperchio di uno dei bauli). Anche questo è vuoto? Ma­rna allora lei non aveva fatto le valigie?

Marianna                - (molto calma, accarezzando i ca­pelli del marito) Perché avrei dovuto fare le valigie... per disfarle dopo? (Virag alza la testa in su e guarda Marianna. Marianna abbassa il capo e sorride con af­fetto al marito. Virag le prende la mano e gliela bacia).

Garzone                 - (che intanto si è avvicinato alle spalle di Marianna) Non c'è al mondo un'altra donna come lei, anima mia! (Le prende la mano libera e quasi ingi­nocchiandosi gliela bacia. Marianna senza staccarsi dal marito volge la testa in già a guardarlo). Scusi se un povero garzone si permette di essere innamorato!

SIPARIO

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