De poesia

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De Poesia

De Poesia

(Pagine di poesia, d'amore e mistiche, dal 1200 al 1500)


Testo e drammatizzazione a cura

di

Antonio Sapienza


Prima parte.

Buio in sala. In scena, a sipario aperto, rimane accesa la luce di servizio. Il palco e' vuoto, ci sono solamente delle piante sparse intorno e un fondale chiaro per le scene in trasparenza. Pochi secondi e da destra entra in scena il Regista, intento alla lettura di un testo teatrale.
Reg.- Certo, e' bello dire: "Mi metta in scena la Poesia... faccia un recital di poesie...oppure , meglio, uno spettacolo di poesie italiane....d'amore, religiose, epiche...e, tanto per iniziare, parta dalla nascita del Volgare fino ai nostri giorni, magari in tre-quattro serate"....Vuole nient'altro signor Direttore
Artistico? Vuole per caso anche la luna? (pausa) Per lui tutto e' semplice! "... Ecco, tre secoli di poesia nella prima serata...Una cosa da nulla, una sciocchezza... Un gioco da bambini,-dice lui-fare ascoltare venti e piu' poesie d'amore e mistiche, ad un pubblico scelto, attento, preparato... Qui c'e' il testo....Faccia cosi', faccia coli'..." Ma, se l'e' chiesto,- lui -come si fa ad inchiodare sulle poltrone, per un'ora abbondante di recital, " un pubblico scelto", senza rischiare, inesorabilmente, l’addormentarlo? (pausa e gesto di disappunto)
Ma tant'e', se si deve fare, proviamoci... dunque li', per ben iniziare, ci vorrebbe un leggio...(intanto
dalle quinte piazzeranno un leggio a sinistra della scena. Il regista accosta) poi si dovrebbe piazzare un
faro qui, sul leggio, un altro li'( indica il proscenio a destra) e due ai lati della scena. Poi ci vorrebbero
due fari sul fondale: uno giallo e uno rosso. Poi due tagli laterali azzurri. ( si accendono i relativi fari)
Bene cosi', per adesso, puo' anche andare...(cenno, e i fari si spengono, ad eccezione di quello del leggio, ove, intanto egli poggia il copione ed inizia a sfogliare e a leggere) Sono in bell'ordine...
benissimo.
Allora ...dunque...dunque...potrei iniziare da questa. Anonimo: Dai Memoriali dell'Archivio notarile di
Bologna: " Mamma, lo temp'e' venuto" . Lamento di una ragazza innamorata, e stanca del
controllo materno...
Vediamo a chi potrei farla dire...Certo, potrebbero dirla Katia e Paola.. cosi'... ( nel dire i due nomi,
contemporaneamente appariranno le due attrici, illuminate da due fari, al centro della scena.- Esse
indosseranno fuseau rossi su ampie camicie bianche. Gli attori, avranno i fuseau neri , il Regista, invece, sara' in normali pantaloni e girocollo.- Il faro del leggio lentamente si spegne. )
Paola:- Mamma, lo temp'e' venuto
ch'eo me voria maritare
d'un fante che m'e' si' placuto,
nol te podria contare.
Tanto me place 'l so fatto,
lo soi portamenti e i scemblanti,
che, ben te lo dico entrasatto,
sempre vorria aver davanti.
El drudo meo ad onne pacto
del meo amor voi che se vanti.
Madre, lo cor te se sclanti,
stu me lo voi contrariare.
Katia: - Eo te 'l contrario en presente,
figlola mia maledetta,
de prender marito en presente:
troppo me par c'aibi fretta.
Amico non ai ne parente
che 'l vogla, tant'ei picoletta.
Tanto me par garconetta,
non ei da cotai fatti fare.
Paola: - Matre, de flevel natura
te ven, che me vai sconfortando
de quello ch'eo sun plu segura
non fo per arme Rolando,
ne il cavalier sens paura,
ne lo bon duxo Morando.
Matre, 'l to dir sia en bando;
ch'eo pur me voi maritare.
Katia: - Figlia, lo cor te traporta,
ne la persona non ai:
tosto podriss'esser morta,
s'usassi con hom, ben lo sai.
Or, figla, per Deo, sii acorta;
ne no te gl'ametter camai.
Che a la ventura che sai,
morte 'n pudrisse portare.
Paola: - Matre, tant'o' lo cor acunto,
la voglia amorosa e conquisa,
ch'aver voria lo meo drudo
vixin plu che non la camixa.
Cun lui me staria tutta nuda
ne' mai non voria far devisa.
Eo l'abracaria en tal guisa
ch'l cor me faria allegrare.

Fine musica sottofondo e luci. Faro su leggio.
Reg.- Quest'altra e' bellina. Esprime una serena gioia di vivere. Madona, per vui canto. ( Musica sottofondo. Legge )
Madona, per vui canto
de fina voluntate,
che la vostra beltate
lu mi chomanda: canta.
E se canto per vui
de fina voluntate,
si' como a mi s'avene,
e nom saco per vui,
sguardando a dignitate
s' como a mi s'avene;
d'altro non me sovene,
se nom ch'i tegno a mente
quela che dulcemente
lu mi chomamda: canta.
E, madona, per vui canto
de fine voluntate,
che' la vostra beltate
lu mi chomanda: canta.
Fine musica sottofondo.
Reg.- Scuola siciliana. Jacopo da Lentini. Dolcie coninciamento: Tenera storia d'amore, di gelosia e
di ricordi.Questa potrebbero dirla Paola e Nanni.. -
Luce al centro della scena. Leggio al buio. Parte la musica. Entrano i due attori. Musica sottofondo.
Nan.- Dolcie coninciamento
canto per la piu' fina
che sia al mio parimento
d'Agri infino a Mesina,
cio' e' la piu' avenente.
O stella rilucente
che levi la maitina,
quando m'apare avanti,
lo tuo dolzi sembianti
m'inciendi la corina.
Pao.- Dolcie meo sir, s'enciedi,
or io che degio fare?
Tu stesso me riprendi,
se mi vei favellare.
Ca tu m'ai namorata,
a lo cor m'ai lancata
si' ca fori nom pare.
Nan.- Rimembriti a la fiata
quant'io t'ebi abrazata...
Pao.- ... a lo dolzi basciari...
Nan.- Ed io basciando stava
in gran diletamento
con quella che m'amava,
bionda...
Pao.- Bionda? ( si tocca incredula i capelli)
Nan.- ...viso d'argiento. ( apparentemente indifferente)
Presente mi contava
e non mi si cielava, ( con tono di bonario rimbrotto)
tuto suo convenente;
e disse:
Pao.- ... e disse: Io t'ameragio...
e non ti falleragio
a tuto suo vivente.
Nan.- Al mio vivente, amore..
Pao.- Al mio vivente, amore,
io non ti falleragio
per lo lusingatore
che parla in fallagio...
Nan.- Ed io t'ameragio...
Pao.- ... ed io t'ameragio;
per quello che salvagio
Dio li mandi dolore,
unqua non vengna a magio:
tant'e' di mal usagio,
che di stat' a gielore.

Fine musica sottofondo. Luci su leggio. Dalla sala sale Toty, faretto sulla destra.
Tot.- S'i fosse foco...(gridato) S'i fosse foco...(quasi tra i denti. Poi guarda cupo il regista ed esce da
sinistra. Il faretto si spegne.)

Il regista si comporta come se nulla fosse accaduto, e riprende il suo sfogliare.
Reg.- Federico II: Allegru cori, plenu. Canzoncina dialettale
Allegru cori, plenu di tutta beninanza
suvvegnavi s'eu penu per vostra inamuranza,
ch'il nu vi sia in placiri
di lassarmi muriri talimenti,
ch'iu v'amo di bon cori e lialmenti.

Fine musica di sottofondo.

Il regista sfoglia ancora.
Reg.- Odo delle Colonne messinese: Oi llassa, namorata. Tema tradizionale: il tradimento dell'amato.
Questa potrebbe dirla Katia.

Buio sul leggio. Luce al centro della scena, in fondo, dove gia' e' posizionata l'attrice. Musica adatta che dopo pochi secondi va in sottofondo.
Kat.- Oi llassa, namorata,
comtare volglio la mia vita
e dire ongne fiata
come l'amore m'invita;
ch'io sono sanza pecata
d'assai pene guernita
per uno c'amo e volglio
e noll'agio in mia balglia
si' com aver solglio;
pero' pato travalglia,
ed or mi mena orgolglio;
lo core mi sende e talglia.
Oi llassa, tapinella,
come l'amore m'a' prisa!
Che lo suo amore m'apella,
quello che m'a' conquisa;
la sua persona bella
tolto m'a' gioco e risa.
Ed ami messa im pene
ed im tormenti forte;
mai non credo aver bene
se non m'accorre morte;
aspetola che vene,
tragami d'este sorte.
Lassa! Che mi diciea
quando m'avea in cielata:
Reg.- Di te, oi vita mea,
mi tengno piu' pacata
ca ss'io avessi im ballia
lo monddo a sengnorata.
Kat.- Ed or m'a' a disdengnanza
e fami scanoscienza;
par c'agia d'altr'amanza.
O Dio, chi lo m'intenza?
Mora di mala lanza
e senza penitenza.
O ria ventura e fera,
trami d'esto penare;
fa tosto ch'io nom pera
se non mi dengna amare
lo mio sire, che m'era
dolze lo suo parlare.
Ed ami namorata
di se' oltre misura,
or'a' lo core cangiata,
saciate se m'e' dura;
si' come disperata
mi metto a la ventura.
Va, canzonetta fina,
al buon aventuroso;
ferilo a la corina
se 'l truovi disdegnoso;
no 'l ferire di rapina,
che sia troppo gravoso;
ma ferila chi 'l tene,
aucidela sen fallo.
Poi saccio c'a me vene
lo viso del cristallo,
e' saro' fuori di pene
ed avro' alegrezza e gallo.

Fine musica e luci.

Luci su leggio. Entra Toty, da sinistra e va a destra uscendo nuovamente.
Tot.- S'i fosse foco, s'i fosse foco, arderei 'l mondo!-

Reg.- Ed ecco lo Stilnovo: Mutato il contenuto, diverse le intenzioni, nuova e' la liberta' della fantasia. Guido Guinizelli: Io voglio del ver la mia donna laudare.
Io voglio del ver la mia donna laudare
ed esembrarli la rosa e lo giglio:
piu' che stella Diana splende e pare,
e cio' ch'e' lassu' bello a lei somiglio.



Verde river' a lei rasembro e l'are,
tutti color di fior, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

Passa per via adorna, e si' gentile
ch'abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa 'l de nostra fe' se non la crede;

e no'lle po' apressare om che sia vile;
ancor ve diro' c'ha maggior vertute:
null'om po' mal pensar fin che la vede.

Rientra Toty, riattraversa la scena, sosta alle spalle del regista, poi esce a sinistra.
Tot.- S'i fosse vento, s'i fosse vento, lo tempesterei;
s'i fosse acqua, 'l annegherei!-

Reg.- Gli occhi della donna e l'amore. Guido Cavalcanti: Voi che per li occhi mi passate 'l
core. Dino Frescobaldi: Donna, da gli occhi tuoi par che si mova. Lorenzo il Magnifico: Madonna, io veggo ne' vostri occhi belli.
Queste potremmo dirle Io e Nanni ( entra Nanni che si pone alle spalle del regista. Parte sottofondo)
Reg.- Voi che per li occhi mi passate 'l core
e destate la mente che dormia,
guardate a l'angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.

E' ven tagliando di si gran valore,
che' deboletti spiriti van via:
riman figura sol en segnoria
e voce alquanta, che parla dolore.

Questa vertu' d'amor che m'ha disfatto
da' vostr'occhi gentil presta si mosse:
un dardo mi gitto' dentro dal fianco.

Si giunse ritto 'l colpo al primo tratto,
che l'anima tremando si riscosse
veggendo morto 'l cor nel lato manco.

Il regista si porta a lenti passi, meditabondo verso destra, mentre Nanni va sul leggio e declama.

Nan.- Donna, da gli occhi tuoi par che si mova
un lume che mi passa entro la mente;
e quando egli e' con lei, par che sovente
si metta nel disio che vi si trova.



Di lui v'appare una figura nova
che si fa loba e trovasi possente,
e signoria vi tien si aspramente,
ch'ogni ferezza al cor par che vi piova.

Pieta' non v'e' ne' merze' ne' calere,
perche' si fa crudel com'ella puote
e disdegnosa della vita mia.

Li spiriti, che nol posson soffrire,
ciascun si tien d'aver maggior virtute
qual puo' dinanzi a le' partirsi via.

Il regista torna al leggio e declama a sua volta.

Reg.- Madonna, io veggo ne' vostri occhi belli
un disio vago, dolce e amoroso,
che Amor a tutti gli altri tiene ascoso,
a me benignamente lo mostra elli.

Questo gentil disio par che favelli
promettendo al mio cor pace e riposo:
questo afferma un sospir caldo e pietoso,
che Amor in compagnia per fede dielli.

Questo sospir porta al mio cor novelle
della pieta', che fuor del bianco petto
lo manda messaggier del vostro core.

Giunto alla bella bocca, pie e belle
parole forma si' dolce affetto,
che fa stupido star, non che altri, Amore.

Rientra Toty, declama:
Tot.- S'i fossi Dio, mandere'il nel profondo. (indica il regista ed esce)

Reg.- Il Poliziano! Pan ed Eco. Potremmo farla cosi':( Si accende il fondale e in trasparenza si vedra' Katia che fara' Eco.)
Che fai tu, Eco, mentr'io ti chiamo? - Amo
Ami tu dua o pur un solo? - Un solo.
Et io te sola e non altri amo - Altri amo.
Dunque non ami tu un solo? - Un solo.
Questo e' un dirmi: Io non t'amo - Io non t'amo.
Quel che tu ami amil tu solo? - Solo.
Chi t'ha levata dal mio amore? - Amore.
Che fa quello a chi porti amore? - Ah more!

Fine effetti di luce e musica.

Reg.- Dante e Beatrice, Petrarca e Laura: Proviamo a ricordarli cosi': (intanto che egli parla, dal lato
apposto della scena si porra' un altro leggio che sara' illuminato da un faro in verticale. Al leggio si
appressera' Nanni. I due attori declameranno i sonetti alternandosi o nelle strofe, o nelle quartine.)
Nan.- Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umilta' vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi si' piacente a chi la mira
che da' per occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la puo' chi non la prova:

e par che de la sua labbia si mova
uno spirto soave pien d'amore,
che va dicendo all'anima: sospira.


Reg.- Quando fra l'altre donne ad ora ad ora
Amor vien nel bel viso di costei,
quando ciascuna e' men bella di lei,
tanto cresce 'l desio che m'innamora.

I' benedico il loco e 'l tempo e l'ora
che si' alto miraron gli occhi miei,
e dico: Anima, assai ringraziar dei,
che fosti a tanto onor degnata allora.

Da lei ven l'amoroso pensero
che, mentre 'l segui, al sommo ben t'invia,
poco prezzando quel ch'ogni uom desia:

da lei vien l'animosa leggiadria
ch'al ciel ti scorge per destro sentero;
si ch'i' vo gia' de la speranza altero.

Quando i due attori saranno giunti alla seconda terzina, entrera' in scena e si portera' verso il proscenio, al centro, Toty, il quale, concludera' cosi':
Tot.- S'i fosse foco! S'i fosse Vento!
S'i' fosse Cecco, come sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
e vecchie e laide lasserei altrui.
( Chiaro accenno ai due attori che hanno appena letto. Nel frattempo, quando declamavano il regista e Nanni, saranno entrate Katia e Paola, le quali appressatesi ai due recitanti, come se fossero Beatrice e Laura, si pavoneggeranno discretamente, ignorati dai loro poeti. Poi, quando Toty dira' la sua terzina, esse, stufate, sdegnosamente lasceranno i loro uomini e si metteranno sottobraccio con Toty, e insieme lasceranno la scena, scambiandosi, gestualmente, effusioni. Fine sottofondo,
faro sul leggio di destra spento. Attenzione sul regista.)

Reg.- Ora servirebbe un finale per questa prima parte. Toh, il V Canto del Divin Poema: Paolo e Francesca. E cosa c'e' di meglio per concludere? Ma bisogna studiarlo bene...Potrebbero farlo Paola e Nanni, li farei uscire... dal fondo... cosi'.... (intanto parte una musica adeguata e iniziano i giochi di luce, sul telone trasparente, per simulare l'arrivo delle due anime. Un minuto, un minuto e mezzo, poi la musica va in sottofondo e luce sul leggio.)

Reg.- ... O anime affannate,
venite a noi parlar, s'altri non niega! (gridato)
Quali colombe, dal disio chiamate,
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l'aere dal voler portate; ( in trasparenza
cotali uscir della schiera ov'e' Dido, si intravvedono
a noi venendo per l'aere maligno, i due attori,
forte fu l'affettuoso grido. che,poi entrano
Pao.- O animal grazioso e benigno in scena )
che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,
se fosse amico il re dell'universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi ch'hai pieta' del nostro mal perverso.
Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a vui,
mentre che 'l vento, come fa, si tace.
Siede la terra dove nata fui (racconto)
sulla marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui.
Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui della bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer si' forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense.
Reg.- Queste parole da lor ci fur porte.
Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: Francesca, i tuoi martiri
a lacrimar mi fanno tristo e pio.
Ma dimmi: al tempo de' dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?
E quella a me:
Pao.- ... Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
nella miseria; e cio' sa 'l tuo dottore.
Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
diro' come colui che piange e dice.
Noi leggevamo un giorno per diletto
di Lancillotto come amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per piu' fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi bacio' tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno piu' non vi leggemmo avante. (fine giochi
Reg.- Mentre che l'uno spirto questo disse, di luce.Buio
l'altro piangeva, si che di pietade sulla sfondo
io venni men cosi' com'io morisse; dissolvenza.
e caddi come corpo morto cade.

Fine sottofondo, buio sul leggio.
Sipario.





Seconda parte


All'apertura del sipario, sempre con luce di servizio, rientra il Regista. Ha in mano il copione e un bicchiere di carta dal quale sorseggia qualcosa.
Reg.- (attraversando la scena e facendo segno di posizionare le luci come nella prima parte) E adesso viene il bello: Le poesie religiose... E speriamo che qui non caschi l'asino... (sistema il copione nel leggio) Dunque: Garzo dall'Incisa in Valdarno, lauda cortonese. Riduzione di: Ave, Vergene gaudente.
Questa potremmo dirla io e Nanni. (Nanni entra da destra, con un leggio, e si piazza nel proscenio. Le
strofe saranno dette alternativamente. Oppure, i prima tre versi da Nanni e il quarto dal regista. Le luci
giocheranno con essi. Inizia il regista. Parte musica sottofondo.)
Reg.- Ave, vergene gaudente,
madre de l'Onnipotente.

Nan.- Lo signor per maraviglia
de te fece madre e figlia,
rosa bianca e vermiglia
sovr'ogn'altro fiore aulente.

Reg.- Stella sovra la luna
piu' resplende che neuna,
in te Cristo, Virgo pura,
incarnoe, Dio vivente.

Nan.- Si digno' per noi venire
Iesu Cristo, nostro sire;
volle morte sofferire
per recomparar la gente.

Reg.- O Maria, Virgo pura,
molto fosti fort'e dura;
non fallasti per paura,
perche' tant'eri prudente.

Nan.- Ti s'e' fede, tu speranza,
da cui viene consolanza;
ben e' gioia ed allegranza
a chi del tuo dolzor sente.

Reg.- Onorata se' dal Padre,
di cui sei figlia e madre;
in Trinita' santa quadre,
in substanza luce ardente.

Nan.- Tu tesauro, tu ricchezza,
tu virtude, tu larghezza,
tu se' 'mperial fortezza
per corona respendente.

Reg.- O Maria, Virgo degna,
priega Cristo che ne tegna,
al Suo Regno ne sovegna:
Garzo canta laudente.

Fine sottofondo, Nanni va via portandosi il leggio.

Reg.- Cantico delle creature. Bello! Questo lo penserei cosi': ( la luce del leggio, lentamente si spegne e lo fondo viene innondato di luce. Parte una dolcissima musica. Pochi secondi e da sinistra entrano Katia e Paola che reggono, l'una una brocca d'acqua di ceramica, e l'altra una bacinella di rame. Esse si
portano al centro della scena e si inginocchiano sulle tavole, non per pregare, ma per fare la seguente
azione: Versare dell'acqua dalla brocca alla bacinella. Le due attrici, sui loro normali costumi,
indossano un ampio velo, che sotto l'effetto di un ventilatore, deve dare, al pubblico, la sensazione di
forte vento.
Da destra entrano Nanni, Toty e Edoardo. Toty regge un braciere opportunamente sistemato per dare, al momento giusto, la sensazione del fuoco ardente. Edoardo porta un cesto pieno di frutta. Nanni un bastone da pastore. I tre, anch'essi, si portano al centro della scena, posizionandosi , come le ragazze, a semicerchio, guardando la sala. Al centro verra' posto il braciere.
Le azioni sopra descritte,- unite all'effetto del sorgere del sole, del sereno e quello di notte lunare,
ottenuti sul telo trasparente,- saranno posti in essere al momento della recitazione del versetto
corrispondente all'azione.)
Reg.- (illuminato da flebile luce, solo al viso, per poi spegnersi del tutto.)
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so' le laude, la gloria e l'honore er onne
benedictione.

Edo.- Laudato si', mi' Signore per nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.

Nan.- Laudato si', mi' Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dai sustentamento.

Pao.- Laudato si', mi' Signore, per sor'acqua,
la quale e' utile et humile et pretiosa et casta.

Kat.- Laudato si', mi' Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual'e' iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu e' bellu e radiante cum grande splendore:
da te, Altissimo, porta significazione.





Pao.- Laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte
corporale,
da la quale nullu homu vivente po' skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovera' ne le tue sanctissime
voluntati,
ka la morte secunda no 'l farra' male.

Nan.- Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l'ai formate clarite et pretiose et belle.

Edo.- Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per
lo tuo amore et sostengo infirmitate et tribolazione.
Beati quelli ke 'l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

Tot.- Laudato si', mi' Signore, per frete focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
et ello e' bello et iocundo et robustoso et forte.

Reg.- Laudate e benedicete mi' Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

Buio in scena, fine musica. Escono gli attori, faro sul leggio.
Reg.- Compiuta Donzella. Lasciar voria lo mondo e Dio servire. Un lamento di donna costretta ad obbedire al padre, che si rifugia in Dio. Potrebbe dirla Paola. (intanto Paola entra da destra, col relativo leggio,)
Pao.- Lasciar voria lo mondo e Dio servire
e dipartirmi d'ogne vanitate,
pero' che veggio crescere e salire
matezza e villania e falsitate,

ed ancor senno e cortesia morire
e lo fin pregio e tutta la bontate:
ond'io marito non voria ne' sire,
ne' stare al mondo, per mia volontate.

Mambrandomi c'ogn'om di mal s'adorna,
di ciaschedun son forte disdegnosa,
e verso Dio la mia persona torna.

Lo padre mio mi fa stare pensosa,
ca di servire a Cristo mi distorna:
non saccio a cui mi vol dar per sposa.

Il faro si spegne, Paola torna tra le quinte. Luce sul Regista.

Reg.- Petrarca. Padre del ciel, dopo i perduti giorni. Dagli anni dell'amore per Laura, il poeta, stanco,
volge il suo animo a Dio.
Padre del ciel, dopo o perduti giorni,
dopo le notti vaneggiando spese
con quel fero desio ch'al cor s'accese
mirando gli atti per mio mal si' adorni;

piacciati omai, co 'l tuo lume, ch'io torni
ad altra vita ed a piu' belle imprese;
si' ch'avendo le reti indarno tese
il mio duro adversario se ne scorni.

Or volge, Signor mio, l'undicesimo anno
ch'io fui sommesso al disperato giogo,
che sopra i piu' soggetti e' piu' feroce.

Miserere del mio non degno affanno;
reduci i pensier vaghi a miglior luogo;
rammenta lor com'oggi fosti in croce.

Reg.- Petrarca: Il canzoniere. Riduzione di: Vergine bella, che di sol vestita. Questa potrebbe dirla Edoardo. ( Entra Edoardo, sempre da destra, luce su di lui, e si porta al leggio che Paola ha lasciato sul proscenio, a destra. Musica sottofondo.)

Edo.- Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti si' che 'n te sua luce ascose.
Amor mi spinge a dir di te parole;
ma non so 'ncominciar senza tu'aita
e di Colui ch'amando in te pose.
Vergine pura, d'ogni parte intera,
del tuo parto gentil figliola e madre,
ch'allumi questa vita e l'altra adorni;
per te il tuo Figlio e quel sommo Padre,
o fenestra del ciel lucente altera,
venne a salvarne in su li estremi giorni;
e fra tutt'i terreni altri soggiorni
sola tu fosti eletta,
Vergine benedetta,
che 'l pianto d'Eva in allegrazza tuorni.
Fammi, che' puoi, de la sua grazia degno,
senza fine o beata,
gia' coronata nel supremo regno.
Vergine, quante lacrime ho gia' sparte,
quante lusinghe e quanti preghi indarno,
pur per mia pena e per mio grave danno!
Il di' s'appressa, e non pote esser lunge
si' corre il tempo e vola,
Vergine unica e sola;
e 'l cor conscienzia or morte punge.
Raccomandami al tuo Figliuol, verace
omo e verace Dio,
ch'accolga 'l mio spirto ultimo in pace.

Fine musica e luce spenta, Faro sul regista.

Reg.- Il divino Michelangelo, come lo chiama il Vasari, e' stato grande anche nella poesia: Giunto e' gia' 'l corso della vita mia. (parte sottofondo)

Giunto e' gia' 'l corso della vita mia,
con tempestoso mar, per fragil barca,
al comun porto, ov'a render si varca
conto e ragion d'ogn'opra trista e pia.

Onde l'affettuosa fantasia,
che l'arte mi fece idolo e monarca,
conosco or bene com'era d'error carca,
e quel ch'a mal suo grado ogn'om desia.

Gli amorosi pensier, gia' vani e lieti,
che fien or, s'a due morti m'avvicino?
D'una so 'l certo, e l'altra mi minaccia.

Ne' pinger ne' scolpir fia piu' che quieti
l'anima, volta a quell'amor divino,
ch'aperse a prender noi in croce le braccia.

Fine sottofondo, Il regista scorre i fogli del copione, perplesso, come se qualcosa non fosse al posto giusto.
Reg.- Ma guarda un po'! Quella testa fra le nuvole dello autore, nella stesura cronologica dei brani, ha saltato il pezzo piu' bello. Questo, doveva essere il secondo, o forse il terzo brano. E' finito ultimo. Santa pazienza. Pero' glielo debbo dire.... Allora: Jacopo da Todi: Donna de Paradiso. Potrei farlo dire a Katia... vediamo come... forse cosi'...-( luce che dal regista passa al centro del palco, dove
c'e' gia' posizionata l'attrice, in silenzio, raccolta, illuminata flebilmente. Parte la musica. Inizio del gioco delle luci. Siccome ella fara' tutte le parti previste nel pezzo, le luci si dovranno adeguare alla recitazione. Saranno luci drammatiche, come drammatica sara' la musica, che spesso, andra'
in sottofondo a seconda della circostanza, mentre nel telone per le scene in trasparenza, si intuiranno le
varie fasi del dramma che la donna recitera'. Ella, di volta in volta, sara' di profilo destro o sinistro, a
seconda se recitera' le quartine proprie degli interlocutori; ma sara' rivolta verso il pubblico,
quando recitera' le quartine appartenenti a Maria.

1^Int.- Donna de Paradiso (concitata)
lo tuo figliolo e' priso,
Iesu Cristo beato.

2^int.- Accurre, donna, e vide (addolorata)
che la gente l'illide:
credo che lo s'occide,
tanto l'ho flagellato.

Mar.- Com'esser poria, (incredula)
che non fece follia,
Cristo, la speme mia,
om l'avesse pigliato?

1^Int.- Madonna, ell'e' traduto: (confidenziale)
Iuda si l'ha venduto;
trenta danar n'ha avuto,
tatto n'ha gran mercato.

Mar.- Soccurri, Maddalena! (disperata)
Ionta m'e' adosso piena:
Cristo figlio se mena.
com'e' annunziato.

2^Int.- Soccurre, donna, adiuta (addolorata)
ca 'l tuo figlio se sputa
e la gente lo muta;
holo dato a Pilato.

Mar.- O Pilato, non fare (supplichevole)
el figlio mio tormentare,
ch'io pozzo mustrare
como a torto e' accusato.

1^Int.- Cricifige, crucifige! (rabbiosa)
Omo che se fa rege,
secondo nostra lege
contradice al senato.

Mar.- Prego che me 'ntennate, (conciliante)
nel mio dolor pensate:
forsa mo vo mutate
de che avete pensato.

2^Int.- Traam for li ladruni, (dispreggiativa)
che sian suoi cumpagnuni:
de spine se coroni,
che' rege s'e' chiamato.

Mar.- O figlio, figlio, figlio, (amorosa)
figlio, amoroso giglio!
figlio, che da' consiglio
al cor mio angustiato?
Figlio occhi iocundi, (interrogativa)
figlio, co' non respundi?
Figlio, perche' t'ascundi
al petto o' si' lattato?

1^Int.- Madomma, ecco la croce, (allarmata)
che la gente l'aduce,
ove la vera luce
dei esser levato.

Mar.- O croce, e che farai? (indignata)
El figlio mio torrai?
Como tu ponirai
chi non ha en se' peccato?

2^Int.- Soccurri, piena de doglia, (allarmata)
ca 'l tuo figlio se spoglia:
la gente par che voglia
che sia martirizzato!

1^Int.- Donna, la man li e' presa, (addolorata)
ennella croce e' stesa;
con un bollon l'ho fesa,
tanto lo ci ho ficcato.

2^Int.- L'altra mano se prende, (allarmata)
ennella croce se stende
e lo dolor s'accende,
ch'e' piu' moltiplicato.

1^Int.- Donna, li pie' se prenno (addolorata)
e chiavallanse al lenno:
onne iontur'aprenno,
tutto l'ho sdenodato.

Mar.- E i' comenzo el corrotto: (rassegnata)
figlio, lo mio deporto,
figlio, chi me t'ha morto,
figlio mio dilicato?

Meglio averiano fatto ( quasi tra se')
che 'l cor m'avesser tratto,
che ne la croce e' tratto,
stace desciliato!

Figlio, che m'aio anvito, (gridata)
figlio, pate e marito!
Figlio, chi t'ha ferito?
Figlio, chi t'ha spogliato?

Figlio, questo non dire: (come se avesse udito
voglio teco morire; la voce del figlio)
non me voglio partire
fin che mo m'esce 'l fiato.

C'una aiam sepoltura, (Con decisione ai
figlio de mamma scura; presenti)
trovarse en anfratura
mate e figlio affocato!

Figlio, l'alma t'e' 'scita, (sconsolata)
figlio de la smarrita,
figlio de la sparita,
figlio attossecato!

Figlio bianco e vermiglio, (smarrita)
figlio senza simiglio,
figlio, a chi m'apiglio?
Figlio, pur m'hai lassato!

Figlio bianco e biondo, (incredula)
figlio volto iocondo,
figlio, per che t'ha 'l mondo,
figlio, cosi' sprezzato?

Figlio dolze e placente, (indignata)
figlio de la dolente,
figlio, hatte la gente
malamente trattato!

( L'attrice recitera', mimando, come se assistesse, di presenza, alla morte del figlio.)

Ioanni, figlio novello, (spossata)
mort'e' lo tuo fratello:
ora sento 'l coltello
che fo profitizzato.

Che moga figlio e mate ( decisa)
d'una morte afferrate:
travarse abraccecate (poi, vinta)
mate e figlio impiccato.

Fine effetti di luce e musica che sfuma. Buio. L'attrice esce. Faro sul leggio.
Reg.- Ecco, cosi'... forse ci sono... da domani iniziero' le prove. Elettricista, spegni tutto, per stasera abbiamo finito. Prende il copione e, sfogliandolo, lentamente, esce di scena. Faro del leggio che si spegne, luce di servizio, poi sipario.
Fine.

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