Dedalus on

Stampa questo copione

MYOSOTIS

DEDALUS ON: in un ipotetico futuro un gruppo di attori si ritrova, dopo anni di fatiche e, perseguitati dalle forze del “Governo Centrale” (è vietata qualsiasi forma artistica che non sia attraverso un video o un computer e si è persa qualsiasi forma diretta di contatto umano), a rivivere, almeno per una sera, l’affascinante esperienza di recitare davanti ad un pubblico vero.

Il loro principale problema è costituito dal “Grande Mostro” la potente macchina televisiva che vive al centro del labirinto della comunicazione.

All’improvviso irrompe un incauto passante/attore che scambia la scena per un ufficio postale. Al malcapitato viene offerta l’opportunità di diven-tare famoso, di diventare un grande eroe, se accetterà di uccidere il mostro, artefice della rovina dell’umanità.

L’Eroe accetta ed il pubblico viene invitato a seguire le varie fasi della sua impresa; dovrà muoversi fisicamente e, attaccato ad una corda, si sposterà dalla platea ad una prima scena, esterna al teatro. Qui, gli attori tornano bambini ed invitano gli spettatori a giocare con loro. Successivamente si passa in un altro ambiente ove si svolgerà il “rito” dell’uccisione del mostro. Rito suggestivo ed altamente simbolico: con una mazza di legno, si manderà in frantumi il monitor di un vero apparecchio televisivo, posto al centro della scena. Un giornalista intraprendente celebra la grande impresa, ma come farla conoscere adesso?

A questo punto viene dato agli spettatori un foglio che dovrebbe spiegare il significato della rappresentazione. Il foglio è bianco e, in mano allo spettatore, diventa una palla di carta che, ad un cenno del protagonista Abacus, dovrà essere buttata contro l’Eroe. Quest’ultimo, ormai esaltato dal suo nuovo ruolo, si esibisce in una sgangherata canzonetta e, con la complicità di Abacus, viene rifiutato dal pubblico.

La commedia termina con l’esortazione di affidarsi meno alla tecnologia computerizzata e ad utilizzare di più, e meglio, la propria fantasia e la propria creatività.


DEDALUS ON

Commedia in due parti

di Giuseppe D’Addario

Personaggi

Abacus

Berik

Chiron

Daina

Eroe

Flora

Gaion

DEDALUS ON

Commedia in due parti di Giuseppe D’Addario

I PARTE

SCENA I

(In scena Abacus e Berik sono seduti, uno di fronte all’altro, davanti ad uno specchio e stanno finendo di truccarsi. Sul fondo della scena qualche sedia ed un appendiabiti.)

ABACUS: Quanto abbiamo incassato?

BERIK: Incassato?

ABACUS: Sì, l’incasso, il ricavato della vendita dei biglietti di questa serata.

BERIK: Ah! L’incasso… (Pausa)

ABACUS: Bè… e allora?!

BERIK: Niente.

ABACUS: Ma come, non c’è nessuno? Possibile che nessuno ha raccolto l’invito di una serata a teatro?

BERIK: Oh, se è per questo di gente ce n’è.

ABACUS: Ce né? E allora cos’è questa storia?

BERIK: È pieno ma non c’è stata nessuna riscossione di denaro, perché questa serata è gratuita.

ABACUS: …Gratis???

BERIK: Certo…!

ABACUS: Come sarebbe a dire gratis?! Vuoi dire che di tutta la gente che è entrata e di cui sento il brusìo dietro il sipario, nessuno ha pagato?

BERIK: Esatto!

ABACUS: Ma siamo impazziti? Ma chi è quell’imbecille che ha permesso ciò? È inaudito! Una serata di teatro gratis. Secondo te io devo parlare, agire, sudare senza prendere una lira?

BERIK: Parla piano potrebbero sentirti.

ABACUS: E chi se ne frega. Lo spettacolo non è ancora iniziato, quindi posso fare quello che voglio.

BERIK: Bè, insomma, non è fine per lo spettatore, a sipario chiuso, sentire gli schiamazzi degli attori che si stanno preparando.

ABACUS: E allora? Non me ne importa niente. Che vadano in un altro teatro, a pagamento, se qui non vogliono sentire gli schiamazzi.

BERIK: Piano, parla piano. Specialmente quelli delle prime file sono sen-sibili a queste cose. Anche perché, di solito, in quei posti che sono sempre i più cari, siedono le autorità o i personaggi più in vista della città.

ABACUS: Ma cosa dici? Questo potrebbe accadere con l’ingresso a paga-mento, ma quando non c’è differenza di prezzo, la qualità è livellata e cala inesorabilmente.

BERIK: Non ti metterai a fare di queste distinzioni.

ABACUS: Le faccio eccome… se le faccio. Vuoi mettere prepararti, truccarti con cura, con dovizia di particolari, seguendo un antico rito, per una serata importante. Piuttosto che prepararti in fretta e furia e buttar giù tre o quattro battute per una serata da poco. Bé, è tutt’altra cosa caro mio.

BERIK: Questo cosa vuol dire? Per un attore dovrebbe essere la stessa cosa recitare per un pubblico pagante o no. L’attore deve essere per tutti allo stesso modo. Si deve donare, sacrificare ugualmente sia per un pubblico d’élite che per gente comune. Non ci devono essere differenze.

ABACUS: Ah! Quanto poco capisci tu del nostro mestiere. È il danaro che fa il teatro. È lui lo straordinario oliatore che smuove i più incredibili ingranaggi. È lui la grande molla di interessi, che smuove anche le montagne. Prova ad assistere ad uno spettacolo in un grande teatro di centro cittadino, la stessa rappresentazione, torna a vederla in un tea-tro di provincia e, poi, mi saprai dire se l’attore ha impiegato lo stesso sacrificio, lo stesso amore, la stessa dedizione, tutte e due le volte.

BERIK: Ma questo non... (si gira e vede il pubblico).

ABACUS: Dimmi, hai mai fatto caso quando l’attore recita, come si muove e parla sul palcoscenico? Il suo sguardo gira, grava sulla scena con tutta la sua pesantezza. La bocca si apre alle parole dei poeti e i versi scaturiscono come una gorgogliosa cascata, cadono sul nudo legno del palco, per poi rimbalzare amplificati, come una spruzzata di fresca energia sugli spettatori. Il corpo si scioglie, flessuoso, elegante, per il grande godimento di chi guarda… pagante. Ma gratis no!! Ciò che vede l’attore, in una platea non pagante, è un teatro vuoto, senza nessuna consistenza, un volgare ambiente con sedie e poltrone vacanti. Che disperazione recitare per il pubblico che non esiste... Ma perché fai quella faccia? Che cosa sono quei gesti?!

BERIK: (Fa ampi gesti per indicare il pubblico)

ABACUS: Cosa mi indichi di guardare?

BERIK: Là... Là... Là...

ABACUS: Cosa là, là, là?

BERIK: Lì... Lì... Lì...

ABACUS: Là. là... Lì, lì. Ma che fai, sei impazzito? Piuttosto sistema tutto in scena che lo spettacolo comincia tra poco...

BERIK: Per questo... è già cominciato.

ABACUS: Già cosa?... non mi dire che questi...

SCENA II

DAINA: (Entra in vestaglia, cuffia in testa, lima per le unghie). Oh! Eccovi qua! Vi stavo cercando dappertutto! Abacus senti un po’ qua, c’è una battuta nel copione che...

BERIK: Ehm!... (Sottovoce) Daina... Daina!

DAINA: Per esempio... vediamo dov’è... Ah, eccola qui. Dunque la battuta è questa: “Per non perderti nei meandri di Dedalo, eccoti questo filo”. Io la vedrei così: (la recita a modo suo) il regista invece la vuole in modo enfatico e tradizionale, ma... bé cosa c’è? Avete perso la lingua? E questi signori cosa ci fanno qui? Non mi direte che loro sono...

BERIK: Sì, è proprio così...

DAINA: No... Sipario! Oh Dio! E voi avete avuto il coraggio di farmi entrare così, senza trucco, senza niente... (barcolla).

BERIK: (la sorregge) Sta per svenire, per forza, il colpo che ha subito è troppo per lei.

ABACUS: Bé poteva stare attenta. Doveva informarsi prima se il sipario era aperto o no.

DAINA: Oh che vergogna. Che disgrazia, entrare così a scena aperta. E voi non mi avete detto niente. Potevate almeno avvisarmi con un cenno, con qualsiasi cosa, pur di fermarmi.

BERIK: Ma a dire il vero non sapevamo niente neanche noi.

DAINA: Dio che assurdità! Scusate signori eh! eh! eh! per questo piccolo eh! eh! eh! inconveniente, eh! eh! eh! (dura) non ho trovato neanche un cane nei camerini o lungo i corridoi. Eh! eh! eh! Dovete perdonare eh! eh! eh!... (dura) Ma non state lì impalati, fate qualcosa, chiudete il sipario almeno!!

BERIK: Giusto, provvedo subito.

ABACUS: Ma no, lascia perdere, a che servirebbe ormai. E comunque, mia cara, non c’è da allarmarsi più di tanto. Su, coraggio, non disperare, vedrai che andrà tutto a posto.

DAINA: Tu dici? Chi sa che cosa penseranno di me... diranno tutti che sono una frana... Entrare in scena...

ABACUS: Niente di tutto questo. Diremo che lo abbiamo fatto di proposito. Che nel copione c’era scritto così. E poi che importanza ha un errore per questo pubblico?

BERIK: Ci risiamo!

DAINA: Bé, ha la sua importanza, mi pare!

BERIK: Brava!

ABACUS: Per un pubblico normale, sì, ma questo...

DAINA: Perché questo che cos’ha?

BERIK: Senti lì che discorsi.

ABACUS: Semplice, non è pagante.

DAINA: Cosa?

ABACUS: Non è pagante!!!

DAINA: Vuoi dire che nessuno di questi signori ha acquistato il biglietto d’ingresso?

ABACUS: Per l’appunto.

BERIK: E questo che vuol dire?

DAINA: Quindi questo teatro è da considerarsi vuoto!

ABACUS: Brava! Visto? (rivolto a Berik) Stesso identico ragionamento.

BERIK: Ragionamento sbagliato, perché...

DAINA: Cosa?.. (quasi urlando) e io dovrei stare qui a recitare, a sudare, a buttare il sangue, a sprecare il fiato per questi...

BERIK: Calma, calma, non esageriamo! Teniamo le parole a posto.

DAINA: Ma che a posto e a posto. E a me chi mi paga? Ho un cane da mantenere , povero Fifì, la mansarda in montagna e la villetta al mare da pagare. Il marito, l’amante, il mantenuto, la pelliccia, la fuoriserie, dimmi tu come faccio ad andare avanti.

BERIK: Insomma per una sera non è poi il finimondo.

DAINA: Ma sentilo questo. Ma che ne sai tu delle nostre esigenze? Oh! Povero Lulù.

BERIK: Chi è, un altro cane?

DAINA: Ma no, sciocchino, è il mio mantenuto. Dicevo, povero Lulù, perché gli avevo promesso, con il ricavato di questa serata, di portarlo alle Maldive, poverino, è così pallido in questo periodo, e invece... A proposito, chi glielo dice agli altri attori, adesso.

ABACUS: Giusto, gli altri attori, li avevo quasi dimenticati. Accidenti, e come faccio. Venti stipendi così, a vuoto. E perché? Perché a qualcuno è venuta la bella idea di fare questa serata gratis.

BERIK: Ma guarda che...

ABACUS: Basta! Non voglio sapere altro. Va’ nei camerini, di’ loro che possono andare a casa. Inventa una scusa, di’ quello che vuoi, che è serata di libera uscita, insomma mandali via.

BERIK: Ma poi resteremo senza attori, senza comparse! Non...

ABACUS: Chi se ne frega!!

BERIK: ...E lo spettacolo?!

ABACUS: Spettacolo! Spettacolo! Più spettacolo di questo che stiamo dando adesso. Andremo avanti noi.

BERIK: Sì, però, devi sapere che...

ABACUS: Ancora qui! Ho detto vai...

BERIK: MA non possiamo...

ABACUS: Va’ via, prima che gli attori finiscano di truccarsi.

BERIK: Però devi...

ABACUS: Fuori!!! E subito.

BERIK: (Esce di corsa) Cosa mi tocca fare.

DAINA: Speriamo che tutti accettino la serata di libertà!

ABACUS: Certo che l’accatteranno, non aspettano altro.

DAINA: Come sai, gli attori sono imprevedibili.

ABACUS: Si tratta solo di una serata. Non credo che qualcuno troverà niente da ridire.

DAINA: Già, ma intanto noi, senza gli attori, come faremo a portare avanti lo spettacolo?

ABACUS: In qualche modo faremo. Intanto ognuno di noi potrebbe interpretare più parti, oppure potremmo recitare monologhi o leggere poesie.

DAINA: Mmh! Questo di recitare monologhi non mi va affatto. C’è troppo rapporto diretto col pubblico. Si è soli in scena e in quel momento tutto il peso della scena grava su di te... e poi non c’è azione, non c’è contrasto fra una tematica e l’altra...

ABACUS: Niente di tutto questo. È pur sempre qualcosa, no? Prendiamo brani di commedie, li mettiamo in un certo ordine, che poi decideremo, ed abbiamo risolto la situazione.

DAINA: Ma così senza un filo logico? Dovrebbero almeno essere legati da una problematica comune. Dobbiamo creare un filo conduttore.

ABACUS: Ma certamente, non ti preoccupare. Noi scegliamo i brani, li recitiamo, e poi troviamo la logica spiegazione di ciò che li lega l’uno all’altro.

DAINA: Questo non è serio...

ABACUS: E perché? Fanno tutti così.

DAINA: Comunque non è cosa da fare...

SCENA III

CHIRON: (Entra e recita un brano) 

                           “ Irragionevol tema non vi turbi la mente: poco fa non

                           lasciaste quasi insensibilmente l’arguto cinguettìo, per

                           passar senza schianto dal sorriso al sospiro e dal sospiro

                           al pianto?”

DAINA: Ecco, lui non ha accettato la serata di libertà.

ABACUS: Già, si ostina a recitare. Per lui pagamento o no l’importante è recitare.

DAINA: Ecco chi rovina la nostra categoria.

ABACUS: Dovremo denunciarlo ai sindacati.

DAINA: Ma guardalo, non si cura nemmeno di noi. Non chiede neanche spiegazioni.

ABACUS: Lui, il grande attore non bada a queste cose. Tanto poi a fine mese viene da me a battere cassa.

CHIRON: È inutile continuare con il sottile inganno, anche se a fin di bene. Il tempo è ormai alle porte e l’amara verità non si può nascondere con alcuni versi farseschi. La sacra fiamma del teatro sta forse dando gli ultimi bagliori? A questo siamo ridotti, pur di chiudere occhi e orecchi alla realtà che ci circonda.

DAINA: Cosa stai dicendo? Perché vuoi smontare tutto così? Vuoi togliere anche l’ultima illusione?!

CHIRON: Siamo gli ultimi venditori di incantesimi. La magia dell’attore è l’unica che resiste ancora alla catastrofe che stiamo vivendo. È l’unica che possa scuotere il popolo dal torpore della sua coscienza.

ABACUS: Perché fai così?! Lo sai anche tu il motivo per cui queste persone sono qui (indica il pubblico).

DAINA: Non capisci che dicendo queste cose puoi rovinare tutto?!

CHIRON: Al contrario, anzi... con il pubblico abbiamo il dovere di non nascondere nulla. Dobbiamo dare allo spettatore l’impatto con la realtà...

ABACUS: Stammi a sentire, di tutti gli attori, tu sei stato l’unico che non ha accettato la serata di libertà che ho indetto questa sera. E’ incredibile! Non potevi andare con loro?!

CHIRO: E no! Se permetti io per questo spettacolo ho preparato la mia parte in modo del tutto particolare. Giorni e giorni di prove assidue. Ho impiegato me stesso in una dedizione assoluta alla buona riuscita del mio personaggio e della rappresentazione. E adesso che finalmen-te è arrivato il momento di confronto con il pubblico, un pubblico vero, ti faccio notare, mandi tutti a casa!?

ABACUS: Non credo che saltare una serata sia poi così grave. Se non è questa sera vorrà dire che sarà per un’altra volta.

CHIRON: No! Lo sai benissimo che non ci sarà un’altra rappresentazione. O almeno sarà molto difficile ripeterla. Ti rendi conto della fatica che hanno fatto queste persone per essere presenti alla commedia? Questa per noi e per loro è un’occasione unica. Chissà quando avremo la fortuna di ripetere una tale esperienza.

DAINA: Su questo gli do pienamente ragione.

ABACUS: Non ti ci mettere anche tu per favore.

DAINA: A no! Adesso basta! Ma lo sai da quanto tempo non recitiamo davanti ad un pubblico come si deve? Avanti rispondi!... Sì, lo sai anche tu, certo. Sono cinque anni. Cinque anni che ci trasciniamo, scappando da una città all’altra, con la speranza di fare qualcosa. Se poi togliamo l’ultima volta che abbiamo fatto quel tentativo, in quella lurida cantina, dove i topi superavano in numero gli spettatori... in tutto fanno otto anni. Otto anni di fughe, di irruzioni della polizia, braccati come cani assassini...

ABACUS: Ma cosa credi, che queste cose io non le sappia? Non ero forse con voi nelle cantine? Non c’ero anch’io nei massacranti interventi della polizia? Ricercati, perseguitati, solo perché portavamo la poesia al nostro pubblico... Che colpa ne abbiamo se il governo centrale ha proibito, da quindici anni ormai, qualsiasi forma di spettacolo che non sia attraverso un video. Stanno tentando praticamente di abolire l’arte in generale. Con una scusa o l’altra imprigionano attori, pittori, poeti, letterati, musicisti, tutti quelli che in un modo o nell’altro esprimono qualcosa di diverso da quelle che sono le direttive della grande macchina.

CHIRON: E adesso ne stiamo pagando le conseguenze.

ABACUS: Certo, il popolo non ha più memoria né coscienza collettiva. E’ una massa enorme di cervelli vuoti, senza idee.

DAINA: Sono tutti lì davanti a lei, la grande scatola magica. Fermi davanti a lei consumano la loro esistenza inermi, senza accorgersi di ciò che stanno subendo. E’ sempre presente nei loro pensieri. Essa succhia la loro immaginazione, ruba i loro sogni. Al centro della loro casa la lasciano parlare, agire... Ogni minima idea è risucchiata dalla scatola... Ma vi siete accorti di loro? Guardateli, sono assenti, il loro corpo è qui ma la loro mente è altrove... Vola, percorre i meandri più oscuri dell’immaginario.

CHIRON: Hanno gli occhi, come vuoti. Il loro pensiero è inesistente. Si comportano come se stessero ancora davanti alla grande macchina.

ABACUS: Zitto! Basta pronunciare il suo nome. Non ricordare la loro condizione.

CHIRON: E perché? Devono ricordare invece. Devono essere coscienti di ciò che fanno.

DAINA: Sì, sono d’accordo con te! D’altra parte li abbiamo invitati qui proprio per tentare di distoglierli dal loro stato di vegetali.

CHIRON: Ci vorrebbe qualcosa di forte. Qualcosa che li possa scuotere una volta per tutte dal loro torpore.

ABACUS: Infatti la scena provocatoria di poco fa non ha avuto nessun esito. Abbiamo tentato ma invano.

DAINA: Per forza abituati alla passività...

ABACUS: Ah! La voglia che avrei di distruggere quel mostro, la cosiddetta “grande macchina”.

DAINA: Questa è davvero una buona idea.

CHIRON: Sì, proprio buona non c’è che dire.

DAINA: Bè perché, non credi che in fondo è proprio questa l’unica soluzione?

CHIRON: Ottima direi... peccato che hai tralasciato qualche piccolo particolare.

DAINA: Sarebbe?

CHIRON: Dimentichi che per distruggerlo devi innanzitutto sapere dove si trova. Sapere qual’è il suo punto debole, attuare un piano strategico... E questo non è tutto anzi è il minimo. Ma...

DAINA: Ma?

CHIRON: Ma tutto questo non basta.

ABACUS: Come non basta! E’ già tanto direi se si riuscissero a scoprire queste cose. Poter sapere almeno dove si trova. Qual’è la sua dimora. Allora sì mi armerei del mio solito coraggio, e con tremila destrieri di cilindrata arroventerei l’asfalto pur di arrivare il più presto possibile alla sua tana.

DAINA: Oh! Ma non è divino? Che eroe!!!

ABACUS: Metterei l’orrendo mostro con le spalle al muro, guarderei il suo unico enorme occhio, brandirei la mia grande e fedele spada laser ultimo tipo, mi scaraventerei contro urlandogli in faccia: “E’ arrivata la tua ora, mostro infame! Hai finito di mietere vittime sacrificali. Da questo momento...”

DAINA: Sì! Sì! Dai uccidilo! Uccidilo!

ABACUS: Da questo momento tu...

DAINA: Coraggio! Fallo fuori! Lascialo per terra stecchito. Forza cosa aspetti?

ABACUS: Da questo momento tu hai finito...

DAINA: Sì! Sì! E’ tuo, l’hai braccato. Ficcagli nella gola la tua bella spada laser ultimo modello!

ABACUS: Eeeeeh! Me lo lasci ammazzare in santa pace sto mostro si o no?

DAINA: Ma certo è quello che voglio...

ABACUS: E allora lasciami andare, e non starmi così appiccicata. Mi fai star male.

CHIRON: Gli eroi non stanno mai male!

ABACUS: Che c’entra, io sono un eroe sensibile.

DAINA: Volevo solo darti una mano.

ABACUS: Non ho bisogno di nessuno. L’eroe solitario fa tutto da solo...

CHIRON: Quindi avresti intenzione di tentare l’uccisione del mostro?!

ABACUS: Io?!

DAINA: Sì!

ABACUS: No! Fossi matto!

DAINA: Come no! Ma se poco fa...

ABACUS: Che centra, il mio era solo un modo di dire.

DAINA: Ma... l’eroe, la spada laser ultimo tipo, l’uccisione del mostro...

ABACUS: Ma cara era solo una metafora. Parlando in prima persona, intendevo l’uomo in generale. Ho voluto dare una piccola dimostra-zione di come l’ipotetico eroe si dovrebbe comportare.

DAINA: E io che mi ero già innamorata... e invece...

CHIRON: Siamo al punto di partenza. Il problema è proprio questo, chi avrà il coraggio di presentarsi davanti a lui, e come potrà riuscire nel-l’impresa.

ABACUS: È vero, hanno tentato in molti, ed in vari modi, ma non c’è stato niente da fare.

DAINA: Bisognerebbe trovare la persona adatta.

CHIRON: È inutile farsi illusioni... gli eroi non esistono più. D’altra parte come potrebbero... Quando ormai tutti noi siamo abituati a condurre una esistenza, fredda, monotona e sedentaria. Con la fantasia tutti siamo eroi, ma poi quando si tratta di passare all’azione...

ABACUS: Hai ragione! Anche questo è vero... Bè adesso basta, pensiamo al nostro spettacolo.

CHIRON: Ah! Finalmente ti sei ricordato che abbiamo una commedia in corso, piuttosto come intendi proseguire a questo punto?

DAINA: Non lo sai? Vuole che si declamino brani di commedie scelte a...

CHIRON: Benissimo adoro recitare versi drammatici, presi qua e là da diversi autori. Questo è il mio genere preferito. A volte mi diverto a declamare alcuni di questi versi, in qualsiasi posto mi trovi.

ABACUS: Va bene. Comunque... visto che la prima scena; la storia del gratuito non ha funzionato... tentiamo con i monologhi, e qui... andia-mo sul sicuro. Hai già qualcosa di pronto Chiron?

CHIRON: Certamente, quando sono entrato poco fa, mi avete interrotto proprio sul più bello. Erano versi così...

ABACUS: Va bene! Va bene! Mentre voi iniziate io vado di là, nella nostra videoteca a trovare qualcosa di adatto per questa serata. (Esce). 

SCENA IV

CHIRON: Ma sentilo! Per recitare dei versi, lui ha bisogno di consultare i nastri e i video. Io invece ho tutto qui nella mia testa.

DAINA: Davvero? Oh! Che mente eccezionale!

CHIRON: Li so completamente a memoria. Anzi posso dire di conoscere meglio i personaggi che recito, di me stesso.

DAINA: Uhh! Ma che fenomeno che sei!

CHIRON: Di’, mi stai forse pigliando in giro?

DAINA: In giro? Ma cosa dici? Non vedi che sono ferma?!

CHIRON: Lasciamo perdere va’. A proposito dovresti farmi un favore.

DAINA: Dimmi pure sono a tua disposizione.

CHIRON: Il mio brano scelto, come avrai capito, è tratto dal Ciranò di Bergerac di Edmond Rostand, siamo al terzo atto, scena nona; la fa-mosa scena del bacio di Rossana.

DAINA: Oh! Dio! Com’è eccitante.

CHIRON: Già... Già... Ora ti chiedo questo: dovresti darmi le battute della protagonista femminile della commedia, Rossana per l’appunto. La parte la ricordi vero?

DAINA: Se la ricordo? La recitai per la prima volta tanti anni fa. Ho ancora in mente quella scena meravigliosa come se fosse ieri... o l’altro ieri... Un successo di pubblico e di critica... Ah, ricordo al termine della rappresentazione, nel mio camerino, allora c’erano ancora i camerini, sentivo gli incessanti applausi che il pubblico mi elargiva. Quando un bel giovanotto con mazzo di fiori in...

CHIRON: D’accordo. D’accordo, la tua è una storia molto interessante, ma visto il poco tempo, me la racconterai dopo.

DAINA: (tra sé) Antipatico...

CHIRON: Cominciamo... Un attimo di concentrazione per entrare nel personaggio... Ecco, vado...:

          “Irragionevol tema non vi turbi la mente: poco fa non lasciaste quasi     

            insensibilmente l’arguto conguettìo, per passar senza schianto dal     

            sorriso al sospiro e dal sospiro al pianto? Ancora un poco, un poco      

            solo ancora, vedrete: non c’è dal pianto al bacio che un brivido!

       (Aspetta la battuta da Daina – silenzio)  

            ...non c’è dal pianto al bacio che un brivido!”

       (Silenzio)  La battuta... la battuta...

DAINA: Eh? Come? La battuta? Tocca a me?

CHIRON: Certo, dì la tua battuta!

DAINA: Ah, scusa tu guardavi in alto, pensavo che aspettavi qualcosa da lì, dal soffitto. Perché volgi il tuo sguardo al cielo?

CHIRON: Oh. Dio! (pausa) Questa scena si svolge nel giardino dell’abita-zione di Rossana. Qui Ciranò è impegnato a sedurre per interposta persona Rossana. Lui è in giardino e lei è sul balcone, ecco perché guardavo verso l’alto.

DAINA: Ah, sì, sì, è vero, questo particolare non lo ricordavo più!

CHIRON: Andiamo avanti... anzi no aspetta. Per dare più verosimiglianza alla scena, è opportuno che tu salga sul tavolo... ecco, così sarà più semplice per tutti e due.

DAINA: Pensi che sia proprio necessario?

CHIRON: Senza dubbio, questo ci facilita il compito. La tua battuta è: “Tacete!” Sì. Dunque...

                           “...Ancora un poco, un poco solo, ancora vedrete: non c’è

                           dal pianto al bacio che un brivido!”  (Pausa)

DAINA: (fa per parlare) 

CHIRON: (suggerendo) Tacete... (pausa).  

DAINA: (fa per parlare)  

CHIRON:Tacete... (pausa) Ma ti vuoi decidere a pronunciare la tua battuta?

DAINA: Insomma devo parlare o devo star zitta. Sto per aprire bocca e mi dici “tacete”! Cosa devo fare?!

CHIRON: No, non è possibile! “Tacete” è la battuta che devi pronunciare! Sta diventando una farsa, non è più una commedia.

DAINA: Ah! È la battuta! Oh! che sbadata, avevo in mente un’altra scena!

CHIRON: Hai detto che la parte la ricordavi perfettamente a memoria. E poi una è battuta sola: “Tacete”... più semplice di così. Un’altra cosa... queste parole sono tra le più romantiche che un uomo possa aver scritto ad una donna, quindi cerca di sottolinearle con una certa partecipazione emotiva.

DAINA: D’accordo, farò del mio meglio.

CHIRON: Benissimo... “non c’è dal pianto al bacio che un brivido!”

DAINA: (con enfasi) Tacete!!!

CHIRON: “...Ma poi che cosa è un bacio? Un giuramento fatto

                         un poco più da presso, un più preciso patto,

                         una confessione che sigillar si vuole,

                         un apostrofo roseo tra le parole

                         “t’amo”; un segreto detto sulla bocca,

                         un istante...”

         (rivolto a Daina che per tutte le battute ha emesso gemiti di sospiro).

              Ma cos’hai ti senti male?

DAINA: No, sto benissimo!

CHIRON: E allora, tutti questi gemiti cosa vogliono dire?

DAINA: La partecipazione emotiva no? La forza del sentimento che sono insite nelle battute immortali del tuo autore.

CHIRON: Ma così esageri! Dici di volermi aiutare, ma in questo modo mi fai solo avvilire. Dare una partecipazione sentimentale, va bene, ma non con questi toni troppo accentuati. Dev’essere passionale ma senza enfasi.

DAINA: Uffa, basta! La vuoi capire che queste cose sono ormai superate, vecchi retaggi di un antico passato. A chi vuoi che interessino le scene o le battute languide e svenevoli come le tue... “un apostrofo roseo tra le parole t’amo” sciocchezze, non mi ci trovo a interpretarle, non posso appartenere ad un personaggio che non sento. (Scende dal tavolo)

CHIRON: Sciocchezze, tu le chiami sciocchezze. La poesia non è mai superata, non invecchia mai. La poesia ti dà il mezzo di esprimere la propria realtà.

DAINA: Ognuno a la propria realtà. O per lo meno la realtà che si merita.

CHIRON: Ho capito, lasciamo perdere. Grazie lo stesso, mi sei stata di grande aiuto.

DAINA: Non c’è di che caro. Lo sai quando hai bisogno di me, non hai che da chiamare. (Esce).

SCENA V

CHIRON:            “...un segreto detto sulla bocca, un istante.

                              d’infinito che ha il fruscio di un’ape tra le piante,

                              una comunione che ha gusto di...”

       Basta a cosa serve, ormai. La parola del poeta ha forse perduto il suo motivo di essere? No, finché esiste l’uomo, finché ci sarà un barlume di vita, la poesia sarà sempre presente. Ma come farlo capire, come può entrare nella nostra realtà. Già la realtà, ma quale realtà... Ho paura... ho paura della grande inesorabile macina del tempo che stritola schiaccia e butta via, ogni nostra illusione. il tempo, maschera inusitata di tutte le cose, ...le plasma, le trasforma a suo piacimento... Si nasce, si vive e si muore e tutto come in un soffio. E il tempo beffardo, dall’alto ti osserva con il suo ghigno finale, mentre il filo sottile che ti lega strenuamente alla vita si spezza inesorabilmente. E come un piccolo fiore...

SCENA VI

All’improvviso una finestra del locale si apre sbattendo e:

GAJON: Flora! Flora! Flora dove sei? Giorni e giorni in cerca della tua immagine! Flora la luna è già scesa, ha fatto il suo giro completo. Ha toccato il mio albero argenteo e le sue fragili foglie cadono a terra ad una ad una.

CHIRON: Chi è, chi urla in questo modo?

GAJON: Il tronco rinsecchito cerca nuova linfa. Vieni, ti prego, fatti vedere, fatti toccare, affinché anch’io possa tornare a vivere.

FLORA: Il mare, il mare infinito è sopra di noi, ci schiaccia con il suo tenero e fluido peso. Esso ha percorso i più oscuri meandri della nostra mente, si agita, si scuote e spumeggia sotto i nostri sospiri...

GAJON: Qual’è la condizione? Qual’è la grande prova?

FLORA: Morire per rinascere! Vivere per morire!

CHIRON: Chi siete? Cosa fate qui? …Ho la testa che mi scoppia! Basta non ne posso più, andate via… andate via!

GAJON: Qual’è la condizione? Qual’è la grande prova? (escono lenta-mente).

CHIRON:Cos’è accaduto… chi erano?

SCENA VII

ABACUS: (Entra) L’attore pazzo!

CHIRON: Cosa? Chi… ah! Sei tu, meno male… chi è il pazzo?

ABACUS: L’attore pazzo è il titolo del monologo che ho scelto. E’ un testo molto particolare. Una vera rarità.

CHIRON: Bravo, auguri! (Esce)

ABACUS: Il teatro contiene in sé una grande forza, una grande magia. Esso crea situazioni, personaggi, luoghi; cose che non esistono, ma che diventano consistenti attraverso le parole dell’attore e l’imma-ginazione del pubblico. Per esempio se l’attore dice: “Siamo all’in-terno di un antico palazzo, in un salone un po’ vecchio stile ormai malandato, i cui muri hanno l’aria di raccontare un glorioso passato. Immaginiamo anche qualche colonna, diciamo due a destra e due a sinistra” In tutti voi immediatamente si formerà la visione di questa immagine (indica il salone). Dunque siamo in un salone... perché proprio in questo spazio? Ma è semplice, perché è qui che il nostro attore pazzo ha riunito il suo pubblico... Sono entrati come ombre furtive, gli spettatori. Si sono seduti, silenziosi, mal celando un certo nervosismo per la curiosità delle novità che li ha portati in questo luogo strano. L’attore è seduto, li guarda ad uno ad uno, scruta i loro occhi, scava dentro di loro, poi, lentamente, si alza e comincia a parlare: “Sono un piccolo venditore di sogni, le parole dei poeti sono in me. So qual è il vostro dramma; trascinate la vostra esistenza in un orrido labirinto senza fine e senza scopo. Lontana è l’alba dell’uomo, lontana è la sua libertà...”Atterriti gli spettatori ascoltano i deliranti discorsi dell’attore. C’è silenzio, sente il pesante sguardo del pubblico su di lui. A questo punto torna a sedere. Tutti aspettano le sue parole... quando... all’improvviso...

SCENA VIII

EROE: (entra dalla porta d’ingresso del teatro) Uh! Quanta gente! Mi tocca fare la fila anche qui! Ah, un impiegato libero. Vediamo se posso evitare la fila. (arrogante) Raccomandata espresso, grazie.

ABACUS: Prego?

EROE: Una raccomandata espresso. Si sbrighi perché non ho tempo da perdere.

ABACUS: Se è per questo anch’io non ho tempo da perdere.

EROE: Ecco bravo, allora faccia in fretta.

ABACUS: Ma in fretta cosa?

EROE: Siamo sordi o facciamo i finti tonti? Ho detto una raccomandata espresso. Questi impiegati delle poste, sono proprio dei fannulloni. Non fanno niente dalla mattina alla sera, pretendono solo lo stipendio e fine mese.

ABACUS: Guardi che ci deve essere un errore.

EROE: Non mi dica che ho sbagliato sportello! E’ un’ora che faccio la fila e lei, solo adesso, mi viene a dire che c’è un errore e cioè che ho fatto la fila nello sportello sbagliato.

ABACUS: Non ho detto questo. Vede si tratta che...

EROE: E allora? Non stia lì impalato, mi faccia questa raccomandata espresso e io me ne vado. Sù, sù, che ho fretta.

ABACUS: Non ci siamo, non ci siamo. Possibile che non si rende conto della situazione... Si dia un’occhiata in giro, e poi mi saprà dire...

EROE: Ahhh! Ho capito!

ABACUS: Finalmente era ora! Adesso lei se ne...

EROE: Siete in sciopero!!! Porca miseria tutte a me devono capitare. Questi benedetti scioperi. E’ ora di finirla, perché poi alla fine ci andiamo di mezzo noi. Dovrebbero abolirli. Lo dico sempre anche alla mia portinaia. Proprio quando meno te lo aspetti... zac, eccoti lo sciopero. Comunque guardi, sciopero o non sciopero lei questo favore me lo deve fare! Io, conosco il nipote dell’amante della zia del capo postino, che è amico dell’assessore, sa quello amico dell’amico... Sì insomma come si chiama, sì del direttore, sì, ecco... Quindi chiuda un occhio mi faccia la ricevuta e spedisca questa lettera. Vedrà che...

ABACUS: Lei non ha capito niente! Non si è guardato intorno? Non ha ancora capito che...

EROE: Ho capito! Ho capito! Queste cose a uno come me non sfuggono. Mi faccia questo favore e vedrà che saprò ricompensarla come si deve. So che voi basta una piccola mancia... mi capisce vero? Perché deve sapere che sono amico del cugino del suocero di quella persona in vista...

ABACUS: Silenzio!!! Basta!!!

EROE: Ma...

ABACUS: Basta!!!

EROE: Ma come...

ABACUS: Zitto lì!!! Ma dico, si è guardato in giro quando è entrato in questo locale! Dove ce l’ha gli occhi? Possibile che non ha trovato niente di strano?  Non vede in questo luogo qualcosa di diverso?

EROE: Bè adesso che mi ci fa pensare... è vero c’è qualcosa che non va. Ouè hanno fregato gli sportelli... ah, no!! Hanno rapinato la posta e hanno portato via tutto, porca miseria, perfino gli sportelli. Hanno fatto piazza pulita, ehhh!?! Chi l’avrebbe detto una rapina...!

ABACUS: Nooo! Accidenti questo è peggio di un mulo... Non è una rapina. Non è vuota per una rapina.

EROE: No, no, qui non mi incanta lei. Lo so che per voi non è conveniente ammettere il fattaccio. E’ tutto chiaro e lampante, è proprio una rapina. Vi hanno ripulito per bene... e poi guarda quanta gente che c’è. Tutti curiosi naturalmente eh?! Quando capita un incidente o qualche disgrazia, eccoli tutti che corrono a frotte per vedere, curiosare e dire la loro.

ABACUS: No, non è così. Si vuole rendere conto che qui la posta non c’è.

EROE: Come non c’è?

ABACUS: Non c’è, le ripeto! Non c’è mai stata! Qui non c’è niente di ciò che lei dice. Vede forse sportelli?

EROE: ...No!

            (Entrano Chiron e Daina) 

ABACUS: Vede forse impiegati?

EROE: No!

ABACUS: Vede lettere?

EROE: No!

ABACUS: Pacchi?

EROE: No!

ABACUS: Telegrammi?

EROE: Ahh! Ecco bravo, mi ha fatto ricordare che devo spedire anche un telegramma, le sarei grato...

ABACUS: Vada via immediatamente da qui, altrimenti...

EROE: Euuuuhh!! Ma che caratteraccio che ha lei! Me ne vado, me ne vado. Prima però mi deve spiegare cosa fanno queste persone qui.

ABACUS: Sono spettatori.

EROE: Spettatori?

ABACUS: Esattamente. Qui è in corso uno spettacolo, che lei ignobilmen-te ha interrotto e ora...

EROE: In diretta? (contento).  

ABACUS:... bè sì, in un certo senso è in diretta, ma non...

EROE: Dov’è la telecamera?!

ABACUS: Quale telecamera... ?!

EROE: Dov’è, dov’è!? (chiama) Telecamera!!! Ah eccola! Ciao mamma, ciao italiani! Saluto tutti quelli della mia città, e specialmente del mio amato quartiere... Carlo, ciao Carlo, ciao Ambrogio, io sto bene e voi? Come sono contento. Ciao, ciao a tutti! Che bello essere visto da tutti. Vi parlo da si, proprio la città famosa in tutto il mondo... Siamo in diretta eh?!! Italiani... italiani... vi voglio tutti bene... come siete belli...

ABACUS: Ma cosa sta dicendo? La smetta...

EROE: Oh!! Che emozione, tutta l’Italia mi sta guardando... O siamo in Eurovisione?... Grazie, grazie... tra poco farò un film... e farò tanti soldini. Ciao Manuela, è la mia ragazza. Mi vedi? Eh? Dì, mi vedi?

ABACUS: La vuole finire o no? Fatelo star zitto...

(Entrano Chiron e Daina)

EROE: Come sto in TV? ...Senti ci vediamo domani al solito posto. Ah! Dì a Robertino che non vado più a lavorare... tanto... digli che mi hanno preso qua in TV!

CHIRON e DAINA: TV? Ma questo è matto da legare. (lo prendono per le braccia).

CHIRON: Basta, adesso stai esagerando, mi pare.

EROE: Sì, sì, tutti bene noi... e voi lì? Bè ecco è che sono un po’ emozionato sapete, è la prima volta e...

ABACUS e CHIRON: Venga qui, stia qui, fermo, calmo e soprattutto zitto!

DAINA: Che incosciente intromettersi così all’improvviso nel nostro spettacolo!

ABACUS: Mandatelo via, altrimenti non rispondo più delle mie azioni... Mi sta rovinando tutto lo spettacolo!

DAINA: Ecco così, si calmi. Stia quieto! Da bravo... Vedi Abacus, che questo è un bravo ragazzo dopo tutto?!! Adesso è tranquillo. Vero che starai buono, buono, eh?!!

EROE: Certo starò buono buono.

CHIRON: Ah? Finalmente!!

EROE: Quando c’è il quiz?

DAINA: Quale quiz, caro?

EROE: Bè in ogni trasmissione che si rispetti, oltre alle telenovelas, ci sono anche i quiz. Io sono molto bravo nei...

ABACUS: Te lo do io il quiz. Lasciatelo a me!

CHIRON: Calma, calma, cerca di stare calmo. Non è così che possiamo sistemare la cosa. (va verso Eroe) Egregio signore lei certamente involontariamente si è trovato in un grosso equivoco. Qui in questo spazio che vede si sta svolgendo una rappresentazione teatrale.

EROE: Teatrale?! Sarebbe a dire che qui state facendo del teatro?

CHIRON: Esattamente, ecco perché c’è stato un po’ di battibecco poco fa.

EROE: E dove sono le donnine?

CHIRON: Quali donnine?

EROE: Le donnine! Le ballerine, sa quelle con le...

CHIRON: Ho detto teatro non avanspettacolo. Il teatro è tutta un’altra cosa.

EROE: E allora il teatro non mi piace.

CHIRON: D’accordo però questo non vuol dire che...

EROE: E poi se proprio qualche volta mi trascinano, vado a Milano, non certo qui in provincia.

CHIRON: Perché, cosa c’è che non va.

EROE: Semplice non mi piacciono i teatri provincia lotti. Vuoi mettere Milano?! E’ tutta un’altra cosa, attori famosi, compagnie prestigiose, e poi si paga di più!

CHIRON: A certo! Adesso la qualità del teatro si valuta in base al biglietto d’ingresso!

EROE: Sicuro! Tutto si valuta in base al suo costo. E poi basta con questo teatro, le solite cose noiose, senza brio, senza niente. TV ci vuole, con la TV entri dappertutto.

CHIRON: Ma come fa ad asserire queste cose, se non ha mai visto spettacoli teatrali?

EROE: Cosa c’entra, la maggior parte dei nostri cittadini non hanno mai visto niente di teatro eppure dicono la stessa cosa anche loro. Non c’è niente da fare... siete troppo...

CHIRON: Ma come si permette, è incredibile che io debba sentire certe sciocchezze. io ti...

ABACUS: (che fino a questo momento ha parlottato con Daina) Calma, calma, adesso basta parlare di queste cose, eh! Guardalo Chiron, non trovi niente di particolare in lui?

CHIRON: Assolutamente no! non vedo cosa...

EROE: Che succede...?

DAINA: Ma come, il suo sguardo fiero... il suo fisico asciutto e atletico...

ABACUS: Le sue possenti braccia, per non parlare del coraggio... proprio perfetto!

CHIRON: Ma perfetto per che cosa?

DAINA: Hai già dimenticato? Ma l’eroe, il nostro Eroe che ucciderà il mostro.

EROE: Che cosa, io... Calma, un momento, cos’è questa storia? Fate tutto voi, volete dare una spiegazione anche a me?

DAINA: Stiamo cercando un uomo coraggioso, che si presti a concludere il nostro spettacolo con l’uccisione del mostro, e pensiamo che voi siate proprio la persona adatta.

EROE: Niente affatto, avete assolutamente sbagliato tipo. Se pensate che io...

CHIRON: Lo sapevo, con la faccia che si ritrova non è certo il tipo coraggioso!

EROE: Perché, che cos’ha la mia faccia che...

ABACUS: Ma và benissimo, anzi è perfetta direi, giusto quello che ci vuole! Allora và bene, accettato, tutto a posto, possiamo procedere.

EROE: A posto un accidente. Non voglio sapere niente dei vostri spettacoli, né tantomeno dei mostri. Ma per chi mi avete preso? Per il primo cretino che passa per la strada? Chi me lo fa fare di impegolar-mi in una faccenda come questa!

DAINA: Ma dài, tesoruccio, non fare così! Cosa ti costa compiere questa piccola azione... Fallo per me... Vuoi? E’ semplice sai? Tu poi sei così bello, alto e robusto, sarà una sciocchezza per te.

EROE: Ma... Io... veramente... non saprei... ecco. E poi che motivo avrei di uccidere qualcuno che non conosco?

ABACUS: Ma come che motivo...? Un motivo storico e sociale, perché con la sua fine tu libererai il mondo intero da una orrenda oppressione. Questo mostro sta distruggendo l’uomo.

EROE: Non so... non sono molto convinto.

ABACUS: Guardami, perché credi che tu sia entrato qui? Me lo sai spiegare?

EROE: Per spedire la raccoman...

ABACUS: Sciocchezze, a quest’ora così tarda? Tu sei stato trascinato qui da una forza misteriosa, il destino ti ha preparato questa avventura affinché tu potessi salire ai più alti onori, sulle ali della gloria.

EROE: Davvero...?

ABACUS: Certo... (lo prende in disparte) Pensa una volta compiuta l’azione il tuo nome sarà sulla bocca di tutti, diventerai famoso, tutti ti cercheranno, vorranno guardarti, parlare con te. Sarai richiesto da tutti, specialmente le donne...

EROE: Le donne...!

ABACUS: Sì, le donne, tante donne! Avrai proposte, offerte di lavoro favolose!

EROE: Farò anche i caroselli??

ABACUS: Eh?... i caroselli?... ah... certo, anche i caroselli se lo vorrai. Allora va bene?... E poi non sarai solo, ci saremo noi a farti compa-gnia, ad aiutarti nell’impresa.

EROE: Bè... è difficile decidere, così all’improvviso! Ma, credi che ce la farò?

ABACUS: Senza dubbio...

DAINA: Bravo, evviva il nostro Eroe!!

CHIRON: A cosa siamo ridotti!

ABACUS: Finalmente abbiamo trovato l’uomo adatto. Un applauso al nostro Eroe, che ha accettato la grande sfida...!

EROE: Grazie, grazie. Vorrei dire due parole a questo spettabile pubblico...

ABACUS: No, no, lasciamo perdere, parlerà dopo... E voi preparatevi al grande evento...

SCENA IX

ABACUS: Ha inizio l’alba dell’avventura. Il popolo ha riconosciuto nell’Eroe la sua anima collettiva. Le ombre del passato svaniscono per lasciar posto alle prime luci dell’alba. Il mare, il grande mare che tutto accoglie e tutto trasforma si è aperto e vi attende nel suo grande, dolce e profondo abbraccio. Vedete? Il nostro Eroe non è più pallido, la paura non è più in lui. Si prepara per il lungo viaggio, con la speranza del buon esito della sua avventura. Dovrà superare ostacoli, ma la sua mano è ferma ed il suo cuore è forte, perché dalla sua parte ha il pubblico che lo aiuterà nei passaggi e momenti più difficili.

DAINA: Per non perderti, nei meandri di Dedalo, eccoti questo filo che servirà anche agli spettatori, affinché possano seguirti e vederti.

ABACUS: (Al pubblico) Ora immaginate di sentire un dolce suono. (Da un lato del palco entra un suonatore di flauto e inizia la musica) Ecco, così… musica irresistibile che ci chiama e ci indica la strada da seguire. Il momento tanto atteso è giunto. Alzatevi tutti con calma e fermezza, e avviciniamoci all’ingresso del nostro itinerario... Entria-mo. (Il pubblico si alza e va verso la porta) 

DAINA: Andiamo, andiamo, non vedo l’ora di entrare!

EROE: Ma, la porta è chiusa?!

CHIRON: Questa è la prima prova che dovrai affrontare.

EROE: Come prima prova sembra semplice, la chiusura è di carta e quindi... (Alza una mano per rompere il foglio di carta. Fine musica)

CHIRON: Fermo! Non tentare di strapparla...

EROE: Ma... altrimenti come faccio ad entrare!

CHIRON: Il primo che può aprire la porta, dovrà essere uno al di fuori della commedia.

EROE: Chi sarà allora?

DAINA: Semplice, uno del pubblico, ecco chi.

ABACUS: Forza signori, vogliamo dare una mano al nostro Eroe?

EROE: Datemi una mano, altrimenti non potrò mai entrare.

CHIRON: Forza, signori... aiutiamo il nostro Eroe… Prego… così iniziamo il nostro viaggio! (Si invita uno spettatore a rompere la carta e, dando a lui il capo della corda, insieme all’Eroe, lo si porrà all’inizio della cordata. La cordata sarà formata da altri spettatori che vorranno seguire i due. Gli altri spettatori potranno seguire la scena dal proprio posto. Il flautista riprende a suonare e i primi spettatori vengono fatti scorrere fino ad uno spazio, dove vi sono dei giocattoli sparsi sul pavimento. Dopo qualche minuto Abacus fa se-gno al resto della fila di spostarsi nello spazio dei giocattoli, e avvi-cinandosi, gli attori, cominceranno a comportarsi come bambini.

SCENA X

CHIRON: Siamo al secondo ostacolo! Questa prova è un po’ più difficile della prima.

DAINA: La stanza dell’infanzia! Occorre stare attenti perché...

EROE: Ohh! Che bello, i giocattoli, i pupazzi, come quando ero piccolo...

CHIRON: Hei! Fermo, lasciali stare, non toccare niente!

EROE: No, fermo tu! Questa palla l’ho vista prima io.

CHIRON: Non fare il ragazzino, stai fermo.

DAINA: Andate... presto uscite da qui, altrimenti...

CHIRON: Che bello... il pupazzetto... la paletta... giochiamo?

EROE: No, è mia... solo mia...! Stà fermo, sennò chiamo la mia mamma.

CHIRON: Voglio giocare anch’io!

EROE: Eeeeeeehh! Mamma, mamma, questo cattivone non mi lascia giocare!!!

DAINA: Accidenti, lo sapevo, lo sapevo! Ci avrei scommesso che sarebbe finita così (al pubblico) Proseguite presto. Seguite il flautista, andate avanti altrimenti resterete bloccati anche voi qui.

(La fila scorre)

EROE: Mamma, mamma! Mi ha preso tutti i miei giocattoli!... Sì è stato lui!

CHIRON: Non è vero! Li ho visti prima io... voglio giocare anch’io.

EROE: Sei sempre il solito cretinetti, ecco, lo sapevo. Rovini sempre tutto. (Al pubblico) Piace? Signore... ehi signore piace? Vuole giocare con me? Lui no, perché lui cattivo cattivo.

CHIRON: Non è vero! Voglio giocare anch’io. Anch’io ecco!

       (La scena continua a soggetto)  

DAINA: Ora mi tocca portarli fuori di peso ad uno ad uno, sperando che questo strano effetto passi. (verso Chiron) Su forza, adesso basta voi due. Tu avanti vieni con me... Da bravo vieni qua.

CHIRON: No, vojo giocare anch’io. Lasciami stare.

DAINA: Se stai buono, buono e vieni via con me... calmo, stai calmo, ti do la caramellina che ti piace tant...

EROE: A me! A me la caramellina.

CHIRON: Se vengo mi dai anche i bomboncini?

DAINA: Certo, ma certo, anche i bomboncini, sicuro... guarda cosa mi tocca fare.

EROE: Anche a me. Vojo anch’io i bomboncini!

DAINA: Va bene, va bene! Anche a te, dopo però eh? Adesso aspettami qui da bravo (prende Chiron) E tu, devi alzarti e camminare con me, avanti.

CHIRON: Ma io volevo giocare ancora... Io mangio i bomboncini e tu nooo!!

       (Escono Daina e Chiron, nella spazio resta solo Eroe, che gioca con i giocattoli. Si nasconde dietro i pupazzi e gioca con gli spettatori. Quasi al termine della fila di spettatori entra:)

ABACUS: Da questa parte signori, da questa parte. Ma cosa fa per terra il nostro Eroe? Che gli è preso?

EROE: Ciaoooo Abacuccio, ciao io sono qua. Giochiamo insieme?

ABACUS: Ma cosa ti ha preso, sei impazzito, vieni subito via da lì!

EROE: Fossi matto! No, no è bello qui, io mi diverto a stare qua. Giochi con me?

ABACUS: Ma che giocare... ma guarda che bei giocattoli! Belli! Giochi!

EROE: Sì, sì!

ABACUS: Che bello, giochiamo insieme! Oh guarda che bei pupazzetti, tutti colorati. Uhh! Guadda quello glande com’è glande!

EROE: Fermo, non li toccare che sono tutti miei. Lasciali stare eh! Se no botte.

ABACUS: No, no, anche a me... anch’io giocattoli... E io te li plendo tutti, ecco. Ha, ha, ha! Tutti a me... a me.

EROE: Tanto io ci ho i bomboncini... e tu no... o ho i bomboncini e tu no...

ABACUS: Bomboncini?!... Anche a me i bomboncini, anche a me. Signore ci ha un bomboncino? Eh? Signore... bomboncino...

DAINA: (entra) Oh no, anche tu adesso. Ma è incredibile tutti ci sono cascati all’affetto di questa stanza. Sù da bravo il nostro Eroe, fai l’ometto eh. Adesso andiamo di là che c’è una bella cosa.

EROE: I bomboncini?

DAINA: Ma certo i bomboncini!

ABACUS: Anche a me i bomboncini... anche a me...

DAINA: Sì, sì, anche a te, ma sicuro a tutti i bomboncini.

EROE: Dove mi potti? Stavo così bene lì a giocare con mio amichetto. Mammina mi pottano via! Paparino dove sei? Paparini, aiutino, aiutino.

DAINA: (esce con Eroe) Dai ancora qualche passo e saremo fuori.

ABACUS: Mi ha lasciato solo... pecchè? Vojo i bomboncini! Signore vuole giocare con me? Ha visto i pupazzetti... belli... tutti colorati. Tutti miei!!! (continua a soggetto)

DAINA: (Rientra) Oh! L’ultimo finalmente! Adesso anche tu vieni con me, da bravo!

ABACUS: No, non vojo... Vojo giocare.

DAINA: Sì, va bene, va bene, ma di là nell’altra stanza ci sono altri giocattoli più belli. Non li vuoi gli altri giocattoli?

ABACUS: No!

DAINA: Ma cosa vuoi allora?

ABACUS: Jo i bomboncini... i bomboncini... senza i bomboncini non vado.

DAINA: E va bene se vieni di là con me, avrai tanti bomboncini, va bene?

(Escono, attraversano il corridoio e arrivano al salone dove attende una parte del pubblico. Dal salone si va direttamente in un altro spazio. In mancanza dello spazio, torneranno sul palco. Tutto il pubblico al seguito del flautista arriva nella stanza della “musica” dove in un angolo trovano un contrabbassista che dà le spalle agli spettatori. Il flautista va in mezzo alla stanza. Il pubblico viene fatto disporre a semicerchio, la corda viene ritirata. Il flautista riprende a suonare stavolta accompagnato dal contrabbasso).

SCENA XII

        Al termine della musica e del dialogo degli strumenti musicali, la scena si sposta nello spazio accanto. In mancanza del quale viene tutto effettuato sul placo. Il pubblico viene fatto accomodare ai lati. Al centro della spazio, ci sarà un foglio di carta per terra, due sedie ai bordi della carta e di fronte ad esse un tavolino con sopra un televisore. Berik e Diana si siedono davanti al televisore e restano incantati del video.

CHIRON: Siamo alla terza e ultima prova, quella decisiva.

       Abacus con Chiron coprono con dei rotoli di cellophan, gli attori seduti. Inizia la musica, Flora e Gajon, porgono ad Abacus uno un barattolo con all’interno tempera verde e l’altra tempera rossa. Abacus affonda una mano in un barattolo e, sollevando il braccio in alto, fa colare il colore per terra)

ABACUS: Lo spazio impercettibile dell’essere

       si trasforma in un’unica visione.

       Ecco che l’immagine ha preso il sopravvento sull’uomo; lo ha trasformato, lo ha addormentato, si perde ogni realtà.

       (affonda l’altra mano nell’altro barattolo e, sollevando il braccio in alto, fa colare il colore per terra)

       Chiusi gli occhi della tua mente.

       Inutile è la tua volontà.

       Inerme è il tuo corpo.

       Solo, in un’estasi infinita

       ti addormenti tra le braccia inutili del cosmo.

(Al termine della frase, si pulisce le mani sulla camicia bianca. Alza le braccia in alto. Inizia la musica): 

CHIRON: (Verso Eroe) Ora è giunto il tuo momento! Questa è la prova decisiva! Alzati e rivolgi la tua spada verso il mostro!...

       ( Eroe non dà segni di vita, all’improvviso Chiron prende un bastone e spacca il televisore. La musica si interrompe, Eroe e Diana man mano si svegliano e si alzano).

EROE: Cos’è successo? Dove sono?

ABACUS: Sei nel labirinto del mostro!

CHIRON: Hai ucciso il mostro! Finalmente abbiamo il nostro Eroe!

DAINA: Ohhh... Bravo, ci sei riuscito. Ma come hai fatto?

EROE: Ma veramente... non so... non ricordo... comunque se voi dite che...

ABACUS: Evviva il nostro Eroe!!! Un applauso all’uomo coraggioso!

        (Qui gli spettatori che hanno partecipato torneranno ai loro posti)

SECONDA PARTE

SCENA I

BERIK: Bene... vedo che sono arrivato in tempo. Signori  e signore eccomi giunto sul luogo dell’accaduto. Mi hanno appena comunicato dall’agenzia, di un fatto veramente straordinario. Sono qui per conoscere e farvi conoscere in anteprima tutti i risvolti della faccenda e soprattutto dell’uomo che ha compiuto incredibile impresa.

       Qui come potete vedere ci sono i personaggi che hanno aiutato il nostro Eroe nella sua spedizione. (A Chiron) Buona sera! Sono un telecronista, può spiegare ai nostri telespettatori che cosa è successo qui?!

CHIRON: Finalmente, dopo tanti vani tentativi, è stato ucciso il mostro.

BERIK: Ecco... appunto... qui siamo nelle vicinanze della tana del mostro, vero?

CHIRON: Certo, il nostro Eroe è riuscito a scovare il suo nascondiglio e ha fatto tutto il resto, insieme a loro (indica il pubblico).

BERIK: Ecco, sì, ci spieghi come è andata... tutto il resto, intendo.

CHIRON: MAH!... Lo sanno loro, chieda a loro.

BERIK: ...Ahh! Eccone un altro (ad Abacus) Mi scusi, lei... sì dico a lei... che ruolo ha avuto in tutta questa faccenda?!

ABACUS: Mio caro signore, io sono solo uno spettatore, passavo di qua per caso, mi sono incuriosito e...

BERIK: Ma, non sa spiegarmi, qualche particolare? Qualche accenno. Anche qualcosa di strano di scabroso... anzi soprattutto di scabroso... Sa i nostri ascoltatori vanno pazzi per questi particolari “piccanti”... aumentano l’ “audience”...

ABACUS: Gliel’ho detto, non le posso essere utile, sono arrivato da poco.

BERIK: Ohh! Abbiamo anche una donna. Pensate anche una donna ha partecipato all’impresa. Qualche parola anche per la...

DAINA: ...Daina, Daina la grande attrice, la grande diva di...

BERIK: Certo, certo...

DAINA: Lo dica, lo dica pure ai suoi cronisti la famosa attrice.

BERIK: Senza dubbio... senza dubbio... E lei cosa ci può raccontare, di tutta questa storia... Lei c’era vero? Ha visto tutto? E’ stata vicino al mostro?

DAINA: Certo, vicina, vicina.

BERIK: L’ha toccato?..

DAINA: Bè, toccato, proprio no. L’ho visto, questo sì... Ero proprio di fronte a lui quando è successo il fattaccio.

BERIK: Ecco, appunto, io sono qui per questo, ci descriva come sono andate le cose.

DAINA: ...ecco... posso dire poco... Mi sono, subito appena entrata, trovata in uno spazio strano. Ho avuto la sensazione di essere avvolta da un turbinìo di immagini... Di cose che si muovevano dentro e fuori di me. E ho provato uno strano senso di paura, che ha invaso tutto il mio essere... Poi, non so più... era tutto così confuso...

BERIK: Ci può descrivere com’era questo mostro?! E come è stato ucciso.

DAINA: Posso dirle solo... che era tutto confuso... non ricordo niente. Questo è meglio chiarirlo a colui che è stato il protagonista di tutta la vicenda, l’Eroe.

BERIK: L’Eroe è qui??!! Ma perché non l’ha detto subito... che colpo sensazionale. Posso intervistare l’Eroe!!! Chi è?? Dov’è??

EROE: State forse parlando di me. Sono qua, sono io.

BERIK: Ohhh!!! Finalmente, ecco il protagonista dell’impresa. Posso toccarla?!! ignori e signore, state per assister alla più sensazionale intervista mai realizzata.

       Non solo, ma tra pochi istanti potrete ascoltare dalla sua viva voce, dalla voce di colui che, sprezzante del pericolo, ha ucciso il mostro. Sentiremo, dicevo, la cronaca dell’avvenimento... Ha qualche dichiarazione da fare per il nostro pubblico televisivo? (porge il microfono all’Eroe, questi fa per parlare, ma) Ecco, attenzione alle prime parole dell’Eroe... (c.s.) Queste parole resteranno nella storia...

       ( c.s.) Ma dica, dica pure, non faccia attendere i nostri telespettatori...

EROE: (afferra il microfono) Ciao mama, sono contento di essere arrivato primo!!!

BERIK: E questo che c’entra??

EROE: ...così...

BERIK: Eh! Eh! Eh! Ma che bravo, che parole profonde. Sì, è proprio lui, guardatelo. Un primo piano all’intrepido, al coraggioso, all’inimitabile, all’inconfondibile Eroe.

EROE: Grazie! Grazie! Lei è troppo gentile, non merito tutte queste belle parole. Ha dimenticato il divino, però... ma non importa... Dopotutto per me è stato una sciocchezza... Una cosa da niente.

BERIK: Ma sentitelo! Signori e signore, per lui un’impresa così ardua e disperata è stata una cosa da niente. Proprio eccezionale... Ma dica, dica. Tutto il pubblico presente e i nostri telespettatori a casa sono smaniosi di conoscere, dalla sua viva voce, tutti i particolari... dica.

EROE: Sì, ecco... dunque... Ma questo sarà trasmesso al telegiornale? Quello della sera?!

BERIK: Certamente, vuole che una cosa importante come questa non venga trasmessa al telegiornale della sera?!!

EROE: Mi vedranno tutti allora!!!... (agli altri attori) Che bello sarò al telegiornale... al telegiornale... che bello... sarò più famoso di voi.

BERIK: Ha sofferto?!! Cosa ha provato in questo momento?

EROE: ... Bè... è stato afcile, credo... ero lì... e dopo un po’...

BERIK: Come non ha sofferto? Lei ha sofferto, vero? Tutti gli eroi soffrono.

EROE: A già, ho sofferto, uhhh! come ho sofferto?

BERIK: E ci dica, ci dica... Racconti ai nostri telespettatori com’era questa sua sofferenza, cosa ha provato quando ha vinto il mostro.

EROE: Com’era questa mia sofferenza?... Bè, ecco... è stata una cosa... come dire.

BERIK: Ha sentito come un vuoto dentro di sé. L’angoscia del vivere quotidiano.

EROE: Sì: ecco, un vuoto, l’angoscia... proprio come dice lei.

BERIK: Ohhh! come si esprime bene il nostro Eroe. Che belle  parole.

EROE: Eh! Eh! Modestamente.

BERIK: E adesso passiamo alla fase più interessante. Ci racconti come l’ha ucciso. Mi raccomando non tralasci nessun particolare.

EROE: Dunque: come l’ho ucciso... Ecco, è che...

BERIK: Sì, sì, avanti lo dica, non sia modesto!

EROE: Dunque... quando l’ho visto... Perché l’ho visto, sa?! Eccome se non l’ho visto. Di questo ne sono proprio sicuro. Allora, era lì davanti a me. Mi ha guardato, aveva già l’occhio acceso, mi sono seduto e...

BERIK: Com’era il mostro, com’era ce lo descriva.

EROE: Ahhh! Era bello, com’era bello!!! Con quel suo meraviglioso monitor che spaziava dappertutto. E le immagini... che belle... Vedevo tutto. Colori, forme, e sentivo i suoni era una cosa meravigliosa.

BERIK: Bello??! Come può un mostro essere bello? Ma cosa sta dicendo? Si sforzi di ricordare meglio. Ci pensi bene prima di rispondere.

EROE: Ma... a me era parso bello...!

BERIK: Ahhh, lo vede, lo vede?!... Era parso. Ma torni indietro con la mente. Non aveva per caso un enorme faccione, su un corpo orripilante... e magari con due enormi corna sulla testa?!!

EROE: Ma no, cosa dice? Era come una grande scatola che...

BERIK: Dall’apparenza... ma se ricorda bene, aveva un enorme faccione con due corna in testa... avanti lo dica...

Eroe: Mah!... un enorme faccione... con corna...

BERIK: Bravo, adesso va meglio. E due enormi occhi infuocati, con...

EROE: E no, un occhio solo, di questo ne sono sicuro.

BERIK: Due, due occhi. Un mostro ha sempre due occhi, se non tre. Perché con due occhi è brutto il doppio. Allora due occhi infuocati...

EROE: Due occhi infuocati...

BERIK: Con la bava che gli scendeva dalla bocca...

EROE: Uhhh! Che schifo, che schifezza... la bava...  dalla bocca.

BERIK: Esatto, così... Con ribrezzo e con terrore, si è avvicinato al mostro.

EROE: Con terrore mi sono avvicinato... E poi? E poi?

BERIK: Come l’ha ucciso?

Eroe: ...l’ho ucciso... l’ho ucciso con... (Guarda Abacus, che gli fa cenni) con un manico di scopa.

BERIK: Manco di scopa? Non si uccidono mostri con manici di scopa.

EROE: (Abacus fa cenni di spada) No... Non col manico di scopa. Ma con... con una racchetta da tennis... No, no, con la lucciola? La lampadina? Un bastone... luminoso...

BERIK: Allora?! Si decide ad esprimersi come si deve? Dunque?

EROE: Ah! Ecco, sì... con la barra laser. La barra laser ultimo modello! L’ho presa e con il mio pugno fermo...

BERIK: Continua, continua!

EROE: Con pugno fermo, ho trafitto il suo cuore... Zac, zac, l’ho fatto a pezzettini. E dopo il colpo finale è scoppiato come una bomba.

BERIK: Il sangue... il sangue...

EROE: Ah, sì, tutto sporco di sangue. Il suo sangue sgorgava dalla sua gola tagliata. Il pavimento e il muro sporco di macchie rosse e verdi...

BERIK: Bene! Bene! E cosa ha provato in quel momento... Pensava di più alla mamma o ai suoi giocattoli?

EROE: Che domanda... Perché fa domande così intelligenti?!!!

BERIK: Eh! Eh! Eh! Ma che simpatico, ma bravo il nostro Eroe. Adesso che è diventato famoso cosa farà? Cosa farà con i soldi che guadagnerà?

EROE: Bè, veramente per adesso... Mi hanno detto che farò del cinema, tanti spot pubblicitari. E aspetto le donne.

BERIK: Donne?

EROE: Certo mi hanno promesso che una volta famoso avrei avuto tante donne.

BERIK: Già, già... Bravo, bravo...

EROE: D’altra parte non è da tutti uccidere mostri! Solo pochi uomini, capaci e coraggiosi, possono arrivare a tanto. So che tutti voi volete ringraziarmi per quanto ho fatto, soprattutto le donne... le donne... le vedo già tutte agitate. Adesso sono famoso, per cui avrò tante donne...?! (Chiede, con cenni, conferma agli attori). Intanto che vi preparate ad accogliermi, ho qui per voi una bella sorpresa, che senz’altro sarà gradita a tutti. Ho ideato e composto una canzone. Una canzone...

DAINA e CHIRON: Ma no...???

EROE: Sì, una canzone per festeggiare l’esito felice delle mie grandi gesta.

ABACUS: Cosa... ma non...

EROE: Bè tutti gli eroi hanno una loro canzone, perché io no? Ecco a voi la canzone dell’eroe!!! Musica!!! ( Al pubblico ) Siete pregati, dopo ogni frase, di rispondere “Yes!” ( inizio musica ) Sono il vostro eroe!

ATTORI: Yes!

EROE: ( al pubblico ) Rispondete tutti “Yes”!

          Sono il vostro eroe                               Tutti:  Yes!

          Sono il grande eroe                              Tutti:  Yes!

          Sono forte e bello                                 Tutti:  Yes!

          Sono il più famoso                               Tutti:  Yes!

          Ho ancora il sangue che ribolle

          Ho ancora gli occhi con le bolle

          Tutti quanti mi han cercato

          e con gioia io ho accettato

         Tutti quanti mi hanno visto

         una mattina andare in pista!

         Tutti quanti hanno accertato

         che in lungo e in largo il mostro ho cercato

         ma soprattutto il terrore è stato

         quando il coltello nel cuore gli ho piantato!

         Ho ancora il sangue che mi bolle

         ho ancora gli occhi con le bolle

         Tutti quanti mi hanno visto

         una mattina andare in pista… Yes!!!

ABACUS: Bravo... bravo... bella canzone... e poi i testi.

EROE: Poetici, eh? Li ho composti, io, appositamente per il vostro spettacolo.

DAINA: Che caro ragazzo! Con queste doti farà senz’altro fortuna.

CHIRON: Cosa ci tocca sopportare.

ABACUS: Ora però il vostro Eroe vi saluta. Sì, è proprio lui che vi saluta. Lui, più famoso di...

EROE: ...dei Beatles!

ABACUS: Eh?... va bè, va bè, dei Beatles! Forte e coraggioso come...

EROE: ...Rambo... come Rambo!

ABACUS: ...come Rambo ...come Rambo! E adesso vi saluta e se ne va!

CHIRON: Era ora.

BERIK: Sì, adesso andiamo a firmare quel contrattino per la TV.

EROE: Certo, certo, andiamo subito. Ma... una domanda, mi scusi... Io ho ucciso il Mostro? La grande macchina vero?

BERIK: Ma certo, tutti lo sanno!

EROE: Appunto. Se ho ucciso il mostro... voglio dire adesso che la grande macchina non è più in funzione, come farete a trasmettere questa intervista al telegiornale. E come farò a diventare un attore televisivo, se non funziona più niente?

       (all’improvviso tutto si spegne, resta solo una lampadina accesa) 

BERIK: Cosa hai detto? Cosa hai combinato. Adesso si è messo anche a ragionare. Non poteva star zitto! Guarda cosa hai combinato. Non era meglio l’illusione?!

       (Escono tutti, buio. Poi rientrano Abacus, Chiron e Daina).   

SCENA II

ABACUS: “Lo so...”dice l’attore pazzo“...siete un po’ sconcertati da ciò che avete assistito. La nuova realtà del teatro porta a concepire un rapporto diverso con il pubblico. Si deve privilegiare un diretto contatto con la rappresentazione e con lo spazio che lo circonda. Comunque non preoccupatevi, perché ora vi verrà distribuito un foglio informativo in cui è specificato dettagliatamente il significato della commedia, affinché vi sia tutto più comprensibile e chiaro... via alla distribuzione.

       (Chiron e Daina distribuiscono fogli bianchi)  

CHIRON: Guardatelo bene e leggetelo attentamente, esso vi svelerà i segreti più arcani della vostra immaginazione.

DAINA: Dovete ammettere che in questo modo non si scontenta nessuno. Ognuno di voi può leggere nel foglio ciò che vuole, o meglio ciò che ritiene più opportuno vi sia scritto.

CHIRON: Il mostro è sconfitto, il popolo è libero dall’oppressione...

ABACUS: La gente esce dalle sue gabbie computerizzate, le strade si rianimano, riprendono a vivere...

DAINA: ...il nostro Eroe viene acclamato, osannato da tutti...

ABACUS: ...si sente importante, si sente un grande divo...

DAINA: ...e purtroppo è questo il suo guaio.

ABACUS: Ecco, il foglio che avete in mano ora assume una funzione ben precisa. Quando l’Eroe entrerà in questo spazio, nelle vostre mani il foglio si trasformerà in una palla grande come il vostro cuore. Ad un mio segnale, solleverò il cappello, e tutti voi getterete il vostro cuore di carta contro l’Eroe.

DAINA: Ricordatevi: quando solleverà il cappello.

ABACUS: Fate entrare l’Eroe!

CHIRON: Non vuole entrare!

ABACUS: E perché?

DAINA: Dice che vuole un’entrata degna del suo atto d’eroismo!

ABACUS: Visto? Che vi avevo detto? Si è proprio montato la testa, è incredibile... ma ci penseremo noi... Vuole l’entrata trionfale? E va bene, gliela faremo... Signori e signore ho il piacere e l’onore di presentare...

INSIEME: Il grande Eroe!!!

ABACUS: Un grosso applauso al nostro grande Eroe!

CHIRON: Evviva il grande Eroe!

DAINA: Guardatelo! Che meraviglia, con la sua aria fiera, da coraggioso.

CHIRON: I suoi muscoli possenti non temono nessun ostacolo.

EROE: Grazie! Grazie a tutti per la calorosa accoglienza. Siete troppo buoni. Non dovevate! Non dovevate! Ora vorrei finalmente dire a voi qualche parola... alcune cosette che sento nel mio animo e che vi dirò così come vengono in mente... spontanee... senza alcuna preparazione. (Estrae un foglio e legge). Ho ucciso il mostro, e questo lo sapete già, ma è meglio ribadirlo, perché a qualcuno magari sarà sfuggito, quindi in qualità di Eroe vi declamerò alcuni versi:

            “Ho ucciso il mostro, grande e grosso

            ho ficcato la mia spadona nel suo osso

            L’ho guardato nel suo unico occhio

            e ora è a terra disteso che mi sembra un ranocchio. (Risata)

CHIRON: Ma fatelo smettere! È inaudito!

DAINA: Ma sì, basta con questa pagliacciata!

ABACUS: Bravo, evviva il nostro Eroe! Al pubblico l’ardua sentenza! (Solleva il cappello. Il pubblico butta contro l’Eroe le palle di carta). 

EROE: Ma com’è possibile? Mi rifiutano... forse non capiscono i miei splendidi versi. Si sono tutti all’improvviso rivoltati contro di me? Ma perché fanno così? Non volevano essere liberati? Non ho forse fatto ciò che volevano?

CHIRON: Cosa ci vuoi fare? Questa è “l’opinione pubblica”. Ieri ti osannavano e oggi ti vogliono quasi morto.

DAINA: Vedi, molto probabilmente, stavano bene nella loro condizione primitiva... Senza il grande occhio ora si sentono smarriti... dagli tempo e vedrai che cambieranno.

CHIRON: Vieni, andiamo via, lascia perdere.

EROE: Ma... come... non è possibile, tutto finito... la mia fama, la mia gloria... e le mie donne...?

ABACUS: Ma quali donne, ma fammi il piacere. Andiamo va’, male che vada ti sei guadagnato un posto nel nostro spettacolo... Ti è andata bene, dà retta a me.

SCENA III

      

ABACUS: (entra, si mette in piedi dietro i ballerini). L’attore pazzo ha terminato il suo racconto e si accomiata dal suo pubblico con queste parole: “Siete usciti dalle vostre gabbie elettroniche, per mendicare ricordi e situazioni che non vi appartengono più... Lo so, non sopportate più le vostre anguste pareti computerizzate. Prigionieri in una stanza senza tempo col vostro grande occhio chiuso sul mondo. cercate con un divertimento artificioso di dimenticare per una sera le vostre angosce, ma che differenza c’è tra il riso e il pianto, quando l’animo è in agonia? Prima di tornare nei vostri appartamentini, nella vostra vita inutile, nelle vostre frenetiche scadenze e speranze dettate dalla grande macchina, ricordate che ci sarà sempre un bambino che, con la sua mano, traccerà un segno di libertà per voi”.

F I N E

  

    

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 0 volte nell' ultimo mese
  • 0 volte nell' arco di un'anno