DELIRIO
AL
SETTIMO PIANO
Una commedia di
Corrado Vallerotti
Per contatti: Corrado Vallerotti
corradovallerotti@yahoo.it
PERSONAGGI
LUCA
MARTA Mamma di Luca
VICKY Aspirante attrice
ENRICA Amante di Luca
CARLO Marito di Enrica
DEBORAH Amante di Carlo
SERGIO Marito di Alice
LUISA Vicina di casa
ERNESTO Marito della vicina di casa
ALICE Amante del vicino di casa
TEN. GABARDELLA Secondo vicino di casa
LJUDMILLA Nipotina del tenente Gabardella
La vicenda si svolge in un salone in casa di Luca. Cinque ingressi: sul fondo lingresso di casa, sulla sinistra le porte che conducono in camera da letto e in bagno, sulla destra le porte che conducono nella camera degli ospiti e in cucina.
Al centro della scena un tavolo apparecchiato per due: si dovr immediatamente capire che sta per iniziare una cena a lume di candela, quindi sul tavolo dovranno esserci fiori, candele, tovaglia rossa lunga fino a terra, stoviglie eleganti.
Sul fondo a sinistra della porta un baule e sulla destra un ripostiglio praticabili.
Arredamento a piacere.
PRIMO TEMPO
Buio. Parte la musica,The stripper di David Rose. Si apre il sipario. Allinizio la scena vuota, poi dalla cucina appare Luca, vestito in maniera sgargiante, con una giacca rossa o blu elettrico. In mano tiene una bottiglia di vino e accenna qualche passo di danza tenendo la bottiglia come se fosse una donna. Dopo un po posa la bottiglia sul tavolo. Si sente lo squillo di un cellulare. Luca va allo stereo a spegnere la musica.
LUCA: Pronto? Ciao Mimmo, come va? Di merda anchio grazie. Sempre triste
perch tua moglie se n andata? Ah, sei triste perch tha detto che ritorna.
No, guarda, questa sera non ho proprio voglia di uscire, aspetto una persona,
non so se mi spiego. Ci sentiamo. (Riattacca ma come fa per allontanarsi
suona di nuovo). Ancora. (Risponde). Pronto? Ciao Carlo, come va? Di
merda anchio, grazie. Ehi, che brutta voce che hai. Che ti succede? (Con
tono scherzoso). Tua moglie ti ha mandato a cagare e se n andata di casa?
Ah, tua moglie ti ha mandato a cagare e se n andata di casa. Beh, non
prendertela, c di peggio. Un esempio? Beh, per esempio, era peggio se ti
avesse detto che se ne andava con un altro. Ah, ti ha detto come si chiama?
No? Beh, tu sai che Enrica sempre stata piuttosto impulsiva. Lo so che ci
aveva messo tre anni per decidersi a sposarti. Chi pensi che sia? Lo so
benissimo che lo sai chi Enrica, io ti chiedevo se sai chi lui. Ti ha detto
dove andava? Non te lha detto. Senti, vediamoci una sera e ne parliamo. Ciao
e salutami no, ciao e non salutarmi nessuno (Riattacca. Quasi subito
suonano alla porta). Eccola. Arrivo, tesoro. (Si avvia verso la porta poi si
ferma e si spruzza in bocca uno spray per lalito. Un lungo sospiro poi decide
di spruzzarsene un po anche sotto le ascelle). Pronta per entrare nella tana del
lupo cattivo? (Apre la porta con fare sexy. Fuori c Marta). Mamma?
MARTA: Ciao, Luca, sono venuta a trovarti.
LUCA: Ma che sorpresa.
MARTA: Disturbo? (Entrando).
LUCA: Ma figurati. Stavo per mettermi a guardare un film.
MARTA: Aspettavi qualcuno per cena?
LUCA: Io? No, perch?
MARTA: Perch vedo apparecchiato per due e pensavo stessi aspettando qualcuno.
LUCA: No, apparecchiato perch io lascio sempre il tavolo apparecchiato. Non si
sa mai.
MARTA: Non si sa mai cosa?
LUCA: Mi venisse fame di colpo non perdo tempo ad apparecchiare.
MARTA: Per due?
LUCA: Io ho sempre molta fame.
MARTA: Anche i fiori.
LUCA: Mi piace trattarmi bene.
MARTA: E le candele?
LUCA: Andasse via la luce Ma chi se ne frega della luce. Sei mica un tecnico
dellEnel. Anche perch in questo caso sareste in cinque.
MARTA: In cinque?
LUCA: Uno che lavora e quattro che guardano. Ma cosa fai qua di bello?
MARTA: Era tanto tempo che non venivo a trovarti e allora ho pensato di farti una
improvvisata. E poi era lora che venissi a conoscere la tua fidanzata.
LUCA: E ti sei sparata settecentotrenta chilometri per quello? Se volevi ti mandavo
una sua foto a facevamo prima.
MARTA: Ma smettila. Visto che quando telefoni me ne parli sempre con un tono cos
entusiasta, pensavo che potresti anche sposarti.
LUCA: Ottima idea. E quanto pensi di fermarti? Poco immagino, con tutto quello che
hai sempre da fare.
MARTA: Finch non avr conosciuto la tua fidanzata.
LUCA: Bene, che piacere.
MARTA: Sicuro? Dalla tua faccia non si direbbe.
LUCA: Perch? Che faccia ho?
MARTA: Hai la faccia di uno con le mutande di cartavetro.
LUCA: Ma cosa dici. Mamma, fai pure come se fossi a casa tua.
MARTA: Quando pensi che potr incontrarla?
LUCA: Chi?
MARTA: La tua fidanzata.
LUCA: Ah, lei. Beh, presto. Domani, credo
MARTA: E perch non questa sera?
LUCA: E quello che pensavo. Perch non questa sera?
MARTA: Dai, telefonale subito.
LUCA: Subito? Telefoniamo.
MARTA: Ma stai sempre vestito cos in casa?
LUCA: S, una giacca da camera. (Mentre Luca finge di telefonare).
MARTA: Sono proprio ansiosa di conoscere la sua fidanzata, perch conosco i tuoi
gusti e sono sicura che non avr sorprese, daltra parte tutti gli uomini della
nostra famiglia hanno sempre scelto bene, come tuo padre, che non si mai
potuto lamentare.
LUCA: Pi che altro ha smesso di lamentarsi. (Luca nel frattempo, fa sparire alcuni
oggetti che trova in giro, manette, perizoma).
MARTA: Limportante che sappia cucinare. E stirare le camicie. E che abbia un
alto senso della famiglia, che ti accudisca, che sia per te una seconda
mamma, che ti faccia sentire acceso il focolare domestico. Hai telefonato?
LUCA: S, ma era gi partita.
MARTA: E viene qua?
LUCA: Ehm, s, viene qua.
MARTA: Oh, allora devo andare a mettermi in ordine. Vado in bagno. (Esce).
LUCA: E adesso come faccio? Vicky non posso presentarla come la mia ragazza,
e la mamma non la deve vedere, potrebbe pensare che mia figlia.
(Picchiano alla porta).
LUCA: Ecco, ci mancava solo lui. Entri tenente, aperto. (Entra Gabardella vestito
con una divisa dellesercito).
Suonare il campanello mai, eh?
TENENTE: Campanello? Si vede che siete cresciuti nella bambagia. Altro che
campanelli, noi in Russia
LUCA: Lo so, mangiavate i topi. Me lha gi raccontato ottantasei volte.
TENENTE: E buoni che erano.
LUCA: Non ho tempo, tenente, mi dica cosa vuole?
TENENTE: Imboscato che non sei altro. Doveri quando difendevamo Leningrado?
LUCA: Non ero ancora nato.
TENENTE: Ed eri gi paraculo. I tedeschi che sparavano da tutte le parti, bombe
che esplodevano, morti, sangue, topi dappertutto. Dio, che mangiate.
LUCA: Senta, io aspetto una persona.
TENENTE: Infatti, proprio per questo che sono qui.
LUCA: No, proprio per questo che se ne deve andare.
TENENTE: Silenzio, recluta. In guerra non esistono n se n ma.
LUCA: A parte che la guerra finita da qualche tempo.
TENENTE: Ma come abbassi la guardia te lo ficcano
LUCA: Va bene, va bene, mi dica di cosa ha bisogno.
TENENTE: Ho bisogno che mi tieni un souvenir di Leningrado per qualche giorno in
casa. Una cosa temporanea.
LUCA: E non pu tenerselo in casa lei?
TENENTE: Impossibile. In casa mia c mia sorella. Temo si sia venduta al nemico.
LUCA: Ma non doveva tornare a casa sua la scorsa settimana?
TENENTE: Purtroppo i muratori non hanno finito i lavori per tempo. Rimarr qua
fino a luned. E quindi il mio souvenir di Leningrado dovr rimanere qua
fino a quella data.
LUCA: Che cos? Una scultura? Un quadro?
TENENTE: No.
LUCA: Spero non sia un bel topo.
TENENTE: No, ma una bella topa. Ljudmilla! (Entra Ljudmilla).
LJUDMILLA: Felicit.
LUCA: Ma che felicit.
TENENTE: Eccola qua.
LUCA: E questo sarebbe il souvenir?
TENENTE: Certo. E i souvenir sono importantissimi per tenere alto il morale della
truppa.
LJUDMILLA: E un bicchiere di vino con un panino.
LUCA: E appena arrivata e vuole gi mangiare?
TENENTE: No, che parla pochissimo litaliano. Quel poco lha imparato
ascoltando le nostre belle canzoni.
LUCA: Siamo a posto.
LJUDMILLA: Gelato al cioccolato.
LUCA: S, dolce e un po salato. E io dovrei tenerla in casa fino a luned? E
assolutamente impossibile.
TENENTE: (Lo prende per un orecchio). Recluta, chi la proprietaria di tutto questo
stabile?
LUCA: La signora Gabardella.
TENENTE: E chi la signora Gabardella?
LUCA: Sua sorella.
TENENTE: Sai fare due pi due?
LUCA: Va bene, pu rimanere qui fino a luned.
TENENTE: Mi piace quando la truppa risponde con entusiasmo. Mi raccomando,
bene che nessuno la veda, ti riterr direttamente responsabile di tutto
quello che le dovesse succederle.
LUCA: E in una botte di ferro.
TENENTE: A Leningrado ci tenevamo il cibo nelle botti di ferro. Dio, come
squittivano. Ora vado. Arrivederci. Arrivederci Lul. (Esce).
LJUDMILLA: Penso che un giorno cos non ritorni mai pi.
LUCA: Io lo spero.
LJUDMILLA: Io Ljudmilla. Tu?
LUCA: Io Tarzan.
LJUDMILLA: Bello.
LUCA: Tarzan bello?
LJUDMILLA: S, tarzanello.
LUCA: Ma che tarzanello. Senti, in questa casa c una situazione un po strana
questa sera, quindi tu adesso vai in camera mia e rimani l, intanto che
LJUDMILLA: Intanto il tempo se ne va e tu non sei pi una bambina.
LUCA: Appunto. Camera mia di l. Capito? E piccola ma ci starai comoda.
LJUDMILLA: Piccola. E fragile. Drupi.
LUCA: Drupi. Vai. (Ljudmilla esce in camera di Luca. Suona il telefono).
LUCA: Pronto? Ciao Carlo, come va? Di merda anchio grazie. Senti, non me ne
frega niente se Enrica ti ha tirato gi il telefono quando hai cercato di
chiamarla. Enrica tua moglie, non la mia. Ho problemi pi gravi io. Ma
non lo so dove possa essere andata, come faccio a saperlo? E non so
nemmeno cosa il suo amante possa avere pi di te. Capisco che hai
bisogno di parlare con qualcuno, ma questa sera non posso proprio. Anzi no,
aspetta, s, vieni pure. Parliamo. Per prima devi farmi un favore. Sta
venendo a casa mia una ragazza, unattricetta, una sciacquetta alla quale ho
promesso una carriera cinematografica mi spiego? Vieni subito qui, ho
bisogno che tu finga di essere suo marito. Ti prego. E per mia madre. E
venuta a trovarmi allimprovviso. Grazie, Carlo. Cinque minuti, giusto per
salvare le apparenze e mandarla via e poi parleremo tutta la sera di tua moglie
Enrica, te lo giuro. Grazie. Ciao. La sola che mi pu salvare Luisa. (Fa un
numero). Pronto, Luisa? Nella merda come sempre, grazie. Senti, ho di
nuovo bisogno che tu finga di essere la mia ragazza. No, questa volta non
per mandare via una donna troppo insistente, per mia madre. Va bene, vieni
appena puoi. Grazie, Luisa. Ciao. E sempre cos disponibile. Sarebbe una
donna da sposare. Per fortuna gi sposata. (Suonano alla porta). Oh Dio,
gi qua. (Entra Ljudmilla).
LJUDMILLA: Tanti auguri.
LUCA: Di che?
LJUDMILLA: A chi tanti amanti ha.
LUCA: Brava. E adesso siediti...
LJUDMILLA: Su quella seggiola.
LUCA: Nellaltra camera. (La spinge fuori poi v ad aprire la porta. C Enrica).
ENRICA: Ciao, amore.
LUCA: Enrica, tu?
ENRICA: Bella accoglienza, Enrica, tu. Avresti dovuto dire amore, come sono
felice che tu sia qua.
LUCA: S, va bene.
ENRICA: Avanti, dillo.
LUCA: Che cosa?
ENRICA: Amore, come sono felice che tu sia qua.
LUCA: Amore, come sono contento che tu sia qua, ma devi andare via.
ENRICA: Non contento, felice.
LUCA: S, sono felice. Ma cosa ci fai qua?
ENRICA: Ho lasciato Carlo.
LUCA: Perch?
ENRICA: Abbiamo litigato, e non lo voglio pi vedere.
LUCA: Ma non puoi stare qui.
ENRICA: Storie. Mi hai sempre detto che potevo venire a stare da te tutte le volte
che volevo. Amore.
LUCA: S, puoi venire tutte le volte che vuoi ma non questa sera.
ENRICA: Perch?
LUCA: Perch sta venendo qui
ENRICA: Oh, hai apparecchiato per una cena a lume di candela. Allora immaginavi
che sarei venuta.
LUCA: Infatti, leggo il futuro io. Ma adesso devi andartene perch sta venendo qui
ENRICA: E cosa hai preparato da mangiare?
LUCA: Niente. Non ho preparato niente.
ENRICA: Cos? Una cena del digiuno?
LUCA: Senti, Enrica, devi andare via subito
ENRICA: Ci sono anche le candele, e i fiori.
LUCA: Senti, se non te ne vai subito, i fiori ce li metteranno sulla tomba perch
sta venendo qua Carlo.
ENRICA: Carlo? E cosa viene a fare qua mio marito?
LUCA: A parlarmi del tuo amante.
ENRICA: Ma sei tu.
LUCA: Lo so benissimo che sono io, ma lui non lo sa.
ENRICA: Ma proprio qui deve venire?
LUCA: Certo, visto che sono il suo migliore amico.
ENRICA: Che palle.
LUCA: Comunque non ti deve trovare qui.
ENRICA: Oh, mio Dio, hai ragione, dobbiamo scappare subito.
LUCA: Non dobbiamo. Devi. Io devo rimanere qua.
ENRICA: Ma come? Non vieni con me?
LUCA: Non posso abbandonare la nave, io. (Vanno verso la porta. Entra Marta).
MARTA: Mi sembrava di sentire una voce femminile. Non dirmi che lei?
LUCA: Ecco Ma certo che lei.
MARTA: Oh, cara mia, che piacere conoscerti.
ENRICA: Il piacere tutto mio.
MARTA: Per al telefono la voce mi sembrava un tantino diversa.
LUCA: Era la linea.
MARTA: Io sono la mamma di Luca.
LUCA: Io sono Luca. Perfetto, presentazioni finite.
ENRICA: Ed io sono Enrica, la moglie del migliore amico di
LUCA: Del mondo Tutti mi chiamano cos. Il miglior amico del mondo.
ENRICA: Tutti chi?
LUCA: Tutti. Che ti frega di chi. Mica posso farti tutti i nomi.
MARTA: Ma hai detto moglie?
LUCA: Hai detto moglie?
MARTA: Ha detto moglie?
ENRICA: Ho detto moglie?
LUCA: Si sta allenando, per quando si sposer.
ENRICA: Ma io sono
LUCA: Stanca, tanto stanca che non sai pi quello che dici.
ENRICA: Gi, sono stanca.
MARTA: Per tornando al discorso di prima
LUCA: Prima quando?
MARTA: Prima, a proposito della moglie.
LUCA: Ah, prima quello. Io credevo proprio prima prima, quando sei arrivata.
ENRICA: No, io sono
LUCA: Stanca. Ma lhai gi detto, amore.
MARTA: Comunque, bando alle ciance, sono contenta di conoscere finalmente la
fidanzata di mio figlio.
ENRICA: La fidanzata? Ti sei fidanzato?
LUCA: Certo. Con te.
ENRICA: Ma davvero? Oh, tesoro.
MARTA: Io non capisco.
LUCA: Mia mamma venuta oggi a conoscere la mia fidanzata, cio te. Hai capito?
ENRICA: Ah s, ho capito.
MARTA: Dove vi siete conosciuti?
ENRICA: In discoteca.
MARTA: Ma Luca, non mi avevi detto che vi eravate conosciuti ad un cineforum?
LUCA: S. Ho detto quello. E se lho detto cera un motivo.
MARTA: Quale?
LUCA: Come dici?
MARTA: Quale motivo cera? Non cera niente di male a dirmi che lhai conosciuta
in discoteca.
LUCA: Appunto, quello che dico anchio. Non cera niente di male. E allora perch
non te lho detto se non cera niente di male?
ENRICA: Forse perch probabilmente dopo il cineforum siamo andati in discoteca
tutti insieme per finire la serata.
LUCA: Ecco. Ecco. Proprio cos.
MARTA: E chi ha fatto il primo passo?
LUCA: Il presidente del cineforum.
MARTA: Come?
LUCA: S, quando c da andare in discoteca sempre lui il primo a partire.
MARTA: Ma no, fra di voi.
ENRICA: Lho fatto io. Luca cos timido a volte.
LUCA: Gi, ho lasciato che facesse lei il primo passo. E anche il secondo. Poi ne ho
fatto uno io, altrimenti rimanevo indietro, voglio dire, mica potevo lasciare
camminare solo lei, anche perch camminare fa bene per a tutto c un
limite. Ma perch non andate a bervi qualcosa al bar? Ce n
uno bellissimo a ventisette chilometri da qua.
MARTA: Ma neanche per sogno. Non hai qualcosa di buono in frigo?
LUCA: Ma dai, Enrica, diglielo anche tu. Andate al bar, uscite un po, vedete un po
di gente, e che diamine, sempre chiusi in casa.
ENRICA: Ma s, una buona idea, cos nel frattempo Luca ci potrebbe preparare
una bella cenetta.
LUCA: Infatti. Ricordati che sta arrivando Carlo.
MARTA: Carlo chi?
LUCA: Ristorante da Carlo, specialit di pesce, prezzi modici, aperto tutti i
giorni anche a pranzo.
ENRICA: Infatti. Luca metti tutto a posto qua e poi ce ne andiamo tutti al ristorante
da Carlo.
LUCA: Specialit di pesce, prezzi modici, aperto tutti i giorni anche a pranzo.
MARTA: Va bene, andiamo al ristorante Da Carlo.
LUCA: Specialit di pesce, prezzi modici, aperto tutti i giorni anche a pranzo. (Vanno
verso la porta, suona il campanello). Ma perch spendere soldi al ristorante
quando in cucina abbiamo ogni ben di Dio? Mangiamo qua.
MARTA: Luca, stai male?
LUCA: E poi altro che prezzi modici quel Carlo.
ENRICA: Ma certo, io potrei cucinare.
LUCA: Allora, andate tutti in cucina a cucinare. (Escono Marta e Enrica. Entra
Ljudmilla).
LJUDMILLA: Cerco lestate tutto lanno e allimprovviso eccola
LUCA: L. Da quella parte. (La fa uscire nella stanza degli ospiti poi apre la porta.
C Vicky, vestita molto provocante, minigonna e tacchi vertiginosi).
VICKY: Eccomi qui.
LUCA: Eccoti qui.
VICKY: Cucu.
LUCA. Cucu.
VICKY: Settete.
LUCA: Settete. Ma che cazzo mi fai fare.
VICKY: Nervosetto il mio orsetto?
LUCA: Nervosetto? No.
VICKY: Ma la tua orsettina sa come farti passare il nervosetto.
LUCA: Se la mia orsettina se ne andasse il nervosetto passerebbe di sicuro.
VICKY: Oh, ma non essere sempre cos cattivello con la tua orsettina.
LUCA: Vicky, te lo chiedo per favore, non ho testa oggi.
VICKY: Emb. Alla tua orsettina glielo dici sempre che non ha testa.
LUCA: No, allorsettina dico sempre che non ha niente nella testa. E un po diverso.
VICKY: No, uguale. Massaggino?
LUCA: Senti, Vicky, perch non rimandiamo tutto a domani sera?
VICKY: Ma hai gi preparato tutto per la cena.
LUCA: Ti giuro che rimarr tutto cos fino a domani.
VICKY: Ma io ho famina.
LUCA: Ti do cinquanta euro e vai in pizzeria.
VICKY: Ma orsetto, manderai mica la tua orsetta in pizzeria da sola?
LUCA: Non sarai da sola di sicuro. In pizzeria a questora c un sacco di gente.
VICKY: Ma io voglio stare con il mio orsetto. Massaggino?
LUCA: Ti ho detto di no. Vicky, per favore, non sera. Non sto bene.
VICKY: Malatino? Giochiamo allorsetta infermiera.
LUCA: Vicky, se non te ne vai, lunico gioco al quale possiamo giocare quello
dellorsetta rompiballe.
VICKY: S, dai, giochiamo allorsetta rompiballe. Come si fa? Mi devo spogliare?
LUCA: Non devi fare assolutamente niente.
VICKY: Allora non mi piace. E un gioco noioso.
LUCA: Vicky, ti prego, sii seria un attimo solo. Ce la puoi fare?
VICKY: Non lo so.
LUCA: Un attimo solo in tutta la tua vita.
VICKY: Quanto dura un attimo, orsetto?
LUCA: Un attimo un po di tempo.
VICKY: Un po quanto?
LUCA: Ma che cazzo ne so di quanto dura un attimo.
VICKY: Ma se non so quanto dura come faccio?
LUCA: Vabb, dieci secondi, ti prego.
VICKY: Va bene, mi dai tu il via, orsetto?
LUCA: Ok. Via. Senti, Vicky
VICKY: Mi avvisi vero quando sono finiti i dieci secondi?
LUCA: (Pausa). Ma come cazzo faccio a parlarti seriamente in questo modo.
VICKY: Allora il gioco gi finito?
LUCA: S, Vicky, finito.
VICKY: Che gioco brutto. Adesso giochiamo allinfermiera. I giocattoli sono sempre
Nel baule? (Si avvia e lo apre).
MARTA: (Da fuori). Luca! (Luca d una spinta a Vicky che finisce nel baule. Lo
chiude e ci si siede sopra. Si sentiranno, durante la scena seguente, i
lamenti a soggetto di Vicky. Entra Marta). Luca, potremmo prendere la
bottiglia che c l sul tavolo per gli aperitivi?
LUCA: Altro che.
MARTA: Grazie. (Si sentono le urla di Vicky). Ma chi che urla?
LUCA: Senti urlare?
MARTA: Non senti? E la voce di una donna.
LUCA: Eh gi. E proprio la voce di una donna.
MARTA: E chi ?
LUCA: Chi?
MARTA: La donna che urla. Sentila.
LUCA: Ah, quella. La vicina.
MARTA: E si sente di qua? Avete muri molto sottili.
LUCA: Molto sottili. Queste case nuove e poi lei ha la voce molto potente.
MARTA: Ma cosa avr da urlare cos?
LUCA: E che sorda. Se non urla non si sente.
MARTA: Ma con chi ce lha?
LUCA: Sta litigando col marito.
MARTA: Ma non si sente la voce di lui.
LUCA: E che lui muto.
MARTA: Poverino. Muto?
LUCA: Gi. Urla in labbiale. Per quello che non si sente.
MARTA: Come sarebbe che urla in labbiale?
LUCA: Con le dita ti indica il numero di parole e poi tu devi indovinare gli insulti
che ti mima. Cos il litigio diventa anche un gioco. Molto terapeutico.
MARTA: Perbacco.
LUCA: E una nuova tecnica, rivoluzionaria.
MARTA: Certo che oggi la convivenza allinterno della coppia proprio difficile.
(Esce. Entra Ljudmilla).
LJUDMILLA: E le cicale, cicale cicale cicale.
LUCA: E la formica invece
LJUDMILLA: Non cicale mica.
LUCA: Brava. Il musichere di l. (La spinge in camera ed apre il baule).
LUCA: Ma si pu sapere coshai da urlare?
VICKY: E che era cos buio l dentro, non si vedeva niente.
LUCA: E per questo devi urlare?
VICKY: Avevo paura di essere diventata di colpo cieca. Ma perch mi hai chiusa
l dentro?
LUCA: E un gioco nuovo. Il gioco del baule.
VICKY: Bello. Come funziona?
LUCA: Funziona che io ti chiudo in un baule come questo e tu devi stare l zitta zitta.
E poi ti tiro fuori.
VICKY: Bello. Giochiamo di nuovo?
LUCA: Non il momento di giocare.
MARTA: (Da fuori). Luca.
LUCA: Giochiamo. (Entra Marta, Luca richiude Vicky nel baule). Luca, la tua
fidanzata ha preparato degli stuzzichini formidabili. E proprio una ragazza
straordinaria. Non fartela scappare.
LUCA: Scherzi? La tengo ben nascosta.
MARTA: Fai bene. Perch se i tuoi amici la vedono
LUCA: Uno, specialmente.
MARTA: Hai un amico molto geloso?
LUCA: In un certo senso s.
MARTA: Dai, vieni a mangiare.
LUCA: No, non aspettatemi. Cominciate pure. Io ne avr ancora per un po.
MARTA: Perch? Cosa stai facendo?
LUCA: Volevo quasi portar via questo baule.
MARTA: Perch?
LUCA: Sai, quando Enrica verr ad abitare qui avremo bisogno di pi spazio.
MARTA: E lo vuoi fare proprio adesso lo spazio?
LUCA: Cos almeno poi gi fatto.
MARTA: Tra laltro i tuoi vicini hanno smesso di urlare.
LUCA: S, i loro litigi durano sempre poco.
MARTA: Dai, ti aiuto a spostarlo. Dove lo vuoi mettere?
LUCA: Intanto potremmo metterlo fuori della porta. (Lo solleva da un lato).
MARTA: Va bene. Aspetta, sar meglio prima svuotarlo.
LUCA: No. (Molla il baule e ci si butta sopra. Vicky che evidentemente si fatta
male comincia a mugolare).
MARTA: Cosa fai?
LUCA: Stavo pensando che un lavoro inutile svuotarlo, portiamolo fuori cos.
MARTA: Ma cos sar pesantissimo.
LUCA: Hai ragione. Lasciamolo qua.
MARTA: Cos questo mugolio?
LUCA: Sempre i vicini. Staranno facendo la pace.
MARTA: Sempre mimandola?
LUCA: No, quella la fanno proprio.
MARTA: Allora con questo baule?
LUCA: Guarda, spostiamolo domani, inutile mettersi l adesso.
MARTA: Io vado a mangiare gli stuzzichini perch mi sembri impazzito. Quando
sarai tornato in te ne riparleremo. (Esce. Luca apre il baule).
VICKY: Ma sei impazzito? Mi sono fatta male.
LUCA: Non fa niente. Vieni fuori da l. (Esegue).
VICKY: Il mio ginocchio.
LUCA: Tanto ne hai due. Usa laltro.
VICKY: Ma come faccio ad usare un ginocchio solo con due gambe?
LUCA: Tanto fai un passo alla volta. Prima uno poi laltro. Ma cosa mi metto a
spiegarti queste cose.
VICKY: Mi fai un bacino sulla bua?
LUCA: Non c tempo. Domani.
VICKY: Ma io ho male adesso.
LUCA: Non ti preoccupare. Sono sicuro che domani starai ancora peggio.
VICKY: Se non mi fai il bacino sulla bua non me ne vado.
LUCA: E va bene. (Entra Enrica. Luca ricaccia Vicky nel baule).
ENRICA: Tua madre mi ha mandato a portarti uno stuzzichino della tua fidanzata.
LUCA: Grazie.
ENRICA: Secondo te la serata mi ha gi riservato tutte le sorprese e ce ne saranno
altre?
LUCA: Le prospettive non sono rosee. Trattieni mia madre in cucina, per favore.
ENRICA: Perch?
LUCA: Tu trattienila di l.
ENRICA: E va bene. (Entra Ljudmilla).
LJUDMILLA: Lasciatemi cantare con la chitarra in mano.
ENRICA: E questa?
LUCA: Questa non mia.
ENRICA: Ma usciva dalla tua camera.
LUCA: So benissimo che tutti gli indizi sono contro di me per (Picchiano alla
porta).
ENRICA: C una spiegazione?
LUCA: Sta bussando la spiegazione. (Luca apre, entra Gabardella).
TENENTE: Comodo, recluta.
LUCA: Tenente Gabardella, vuole spiegare a mio padre chi quella donna?
TENENTE. Diamine, che ne so io. E in casa tua.
LUCA: Per favore, mi aiuti. Le regaler un topo.
TENENTE: Che diamine dici? Un topo? Che schifo. Ha sentito? Un topo.
ENRICA: In effetti non un gran regalo, Luca, che schifo.
LUCA: Ma come che schifo i topi? Arrosto? Ai ferri?
TENENTE: Ai ferri dovrebbero mettere te, lavativo che non sei altro. Prendermi in
giro in quel modo.
LUCA: Ma io non prendo in giro nessuno.
ENRICA: Luca, smettila.
LUCA: Ma lui mangia i topi.
TENENTE: S, e lui caga i gatti. Che diavolo dici?
LJUDMILLA: Buongiorno Italia.
TENENTE: Buongiorno un paio di balle. Ragazzo, porta via quella donna. (Luca
e Ljudmilla escono in camera).
ENRICA: (Che lo vede in divisa) Lei ancora in attivit?
TENENTE: Altro che.
ENRICA: In quale corpo?
TENENTE: Tutti quelli che mi capitano a tiro. (Entra Luca).
LUCA: Ho controllato il souvenir tutto a posto. Pu tornare a casa.
TENENTE: Bene. Mi accompagnate allascensore?
ENRICA: Con piacere. (Escono tutti e tre. Entra Marta, poi Ljudmilla).
LJUDMILLA: Buongiorno Italia, buongiorno Maria.
MARTA: No, io mi chiamo Marta. Lei chi ?
LJUDMILLA: Io non posso stare ferma con le mani nelle mani.
MARTA: Oh, scusi, non volevo disturbare.
LJUDMILLA: Tante cose devo fare prima che venga domani.
MARTA: Ho capito, lei la donna delle pulizie. Come si chiama?
LJUDMILLA: Brava Giulia.
MARTA: Brava Giulia. Brava il cognome? Io stavo cercando Luca.
LJUDMILLA: Luca se n andato e non ritorna pi.
MARTA: Come se n andato? (Rientrano Enrica e Luca).
ENRICA: Eccoci qua.
LUCA: Enrica, perch non torni in cucina a preparare ancora qualche stuzzichino?
ENRICA: Forse meglio. (Esce).
MARTA: Luca, ho appena conosciuto
LUCA: Non come pensi tu.
MARTA: Ma non c niente di male.
LUCA: Come non c niente di male?
MARTA: Ma s, fai bene a tenertene una di quelle in casa.
LUCA: Una di quelle?
MARTA: Ma s, una che ti fa i piccoli lavoretti.
LUCA: Ma io questa signorina
MARTA: Lo so, mica puoi fare tutto da solo.
LJUDMILLA: Perch io da quella sera non ho fatto pi lamore.
LUCA: Zitta, non girare il coltello nella piaga. Ma di cosa stai parlando?
MARTA: Ma della donna delle pulizie.
LUCA: Ah s. Allora la riporto di l. Al lavoro. Mica la pago per stare ferma. Ah, c
Enrica che ti chiama.
MARTA: Non ho sentito.
LUCA: Dalla cucina. Vai. (Marta esce).
LJUDMILLA: Volare.
LUCA: S, dalla finestra, magari. (Luca rientra). E adesso portiamo via Vicky. (Apre
la porta irrompono dentro Ernesto ed Alice).
ERNESTO: Luca, per fortuna ci sei. Aiutami, ti prego. Sta arrivando mia moglie e io
mi devo nascondere, anzi devo nascondere lei. Luisa non torna mai a
casa a questora. Per fortuna mi ha telefonato prima per avvisarmi.
Qualche stronzo di suo amico lha chiamata per chiederle un favore e
lei sta correndo a casa.
LUCA: E non potete scappare?
ALICE: Impossibile.
ERNESTO: Questa mia amica non pu uscire da questo stabile.
LUCA: Cosha? Gli arresti domiciliari?
ERNESTO: No. Suo marito la sta pedinando.
LUCA: E cosa ci faceva a casa tua? Domanda stupida.
ERNESTO: La nascondevo da suo marito.
LUCA: Risposta ancora pi stupida. A casa tua la nascondevi?
ALICE: E che mio marito convinto che io abbia un amante. Se mi vede uscire di
qua capir che il mio ipotetico amante abita qua.
LUCA: Ipotetico.
ERNESTO: Andiamo, anche tu, non essere sempre cos pignolo.
LUCA: Non questione di essere pignolo.
ALICE: Cosa posso fare per convincerla?
LUCA: Niente.
ALICE: Io sono disperata. Sono disposta a tutto.
LUCA: Quasi niente.
ERNESTO: Andiamo, Luca, se Luisa la trova qui non si insospettir perch sarebbe
normale. Ma se la trova in casa nostra
LUCA: Vi ripeto che proprio impossibile.
ALICE: Per favore.
ERNESTO: E questione di dieci minuti, il tempo che Luisa se ne vada di nuovo via.
LUCA: Guardate, io gi sto vivendo una situazione al limite della fantascienza. (Si
sentono delle voci). E va bene, nasconditi da quella parte, nella mia camera.
(Esce Alice. Entra Enrica).
LUCA: Ah, sei tu.
ENRICA: Luca, per favore, vieni di l, io non so pi cosa raccontare a tua madre.
LUCA: Qualsiasi cosa andr bene.
ENRICA: Ci ha gi programmato tutta la vita fino alla pensione.
LUCA: Tu dalle sempre ragione. (Entra Marta).
MARTA: Luca, gli stuzzichini stanno finendo, ce li siamo mangiati tutti. Oh, un
tuo amico, lui?
LUCA: S, Ernesto, il mio vicino di casa.
MARTA: Piacere.
ERNESTO: Piacere mio. (Si apre il baule, compare Vicky).
VICKY: Senti, Luca, io mi sono stufata di
LUCA: Auguri, Ernesto, buon compleanno.
ERNESTO: Buon compleanno?
LUCA: Sorpresa. Volevamo fartela uscire dalla torta ma non abbiamo trovato una
torta abbastanza grossa e allora il baule
MARTA: Ma cosa succede?
ENRICA: Faccio altri stuzzichini?
LUCA: E il compleanno del mio amico Ernesto e allora ho pensato a questo regalo.
Una donna che esce da un baule torta.
MARTA: Luca, non sar mica una di quelle?
LUCA: No, figurati, Cosa vai a pensare.
ERNESTO: No, infatti, lei
LUCA: Ecco, lei
VICKY: La fidanzata
LUCA: Di Ernesto. La sua fidanzata.
MARTA: Ma che sorpresa se dal baule salta fuori la sua fidanzata?
LUCA: Infatti quello che dico anchio, ma che sorpresa ?
ERNESTO: Non lo so che sorpresa .
LUCA: E una sorpresa che fa schifo. Quindi, andate via e non ne parliamo pi. MARTA: Ma no, non fa niente se la sorpresa non andata a buon fine. Fermatevi
qui lo stesso. Festeggeremo il suo compleanno.
ERNESTO: Infatti, anche perch io non posso andare via con lei, Luca, sta arrivando
Luisa, ricordatelo.
MARTA: Luisa?
ERNESTO: S, mia moglie.
MARTA: Sua moglie?
LUCA: Sua Ernesto, ancora? Hai di nuovo smesso di prendere le pastiglie?
ERNESTO: Credo di s
LUCA: Lo sai che non devi.
MARTA: Quali pastiglie?
LUCA: Ernesto molto ammalato, soffre di turbe psichiche, lui convinto di avere
una moglie, tutte le donne che incontra lui pensa siano la moglie.
ERNESTO: E vero. Moglie mia
MARTA: Ma cosa
LUCA: No, Ernesto, lei mia madre, non tua moglie.
ENRICA: Tu non sei sposato Ernesto, ma hai questa deliziosa fidanzata.
ERNESTO: E vero. Come si chiama?
MARTA: Come si chiama?
LUCA: Si chiama Vicky.
ERNESTO: E vero, si chiama Vicky, ciao tesoro.
VICKY: Che bello, lo facciamo in tre?
MARTA: In tre cosa?
ERNESTO: Il compleanno.
LUCA: S, perch anche lei compie gli anni oggi.
MARTA: Che combinazione.
ENRICA: Gi, che combinazione. (Entra di botto Alice).
ALICE: Mi sono affacciata alla finestra ed ho visto mio marito oh, scusate.
LUCA: Unaltra paziente della clinica.
ERNESTO: Gi, lei per non vede mogli ma mariti.
ALICE: E poi cera una matta che recitava testi di canzoni.
LUCA: Follia allo stato puro.
MARTA: Non si preoccupi quella delle pulizie.
ALICE: Ma non stava pulendo.
LUCA: Pausa sindacale. Che ora ?
ERNESTO: Le dieci.
LUCA: Alle dieci fa sempre pausa sindacale.
ALICE: Ma lavora di sera?
LUCA: S, soffre dinsonnia e allora dorme di giorno.
ALICE: Ma se soffre dinsonnia.
LUCA: Di sera, perch dormendo di giorno (Suonano).
ENRICA: Carlo.
ERNESTO: Luisa. (Entra Giorgio con un bicchiere).
LUCA: Enrica, perch non andate tutti in cucina a farvi un aperitivo?
ENRICA: S, andiamo.
MARTA: S, cos parliamo un po.
LUCA: Il meno possibile. Mi raccomando. (Escono Marta, Vicky, Enrica,
Ernesto e Alice. Luca apre la porta. C Carlo).
CARLO: Ciao, Luca, ti disturbo?
LUCA: Figurati. Tanto ero a casa.
CARLO: Da solo?
LUCA: Abbastanza.
CARLO: Sono arrivato.
LUCA: Lo vedo.
CARLO: Ma mi hai chiesto tu di venire.
LUCA: Quando?
CARLO: Prima. Al telefono. Mi hai detto che avevi bisogno di una copertura.
LUCA: E vero. Me nero dimenticato. Comunque adesso tutto a posto e quindi te
ne puoi andare.
CARLO: A posto per te.
LUCA: Per te no?
CARLO: Tu mi hai telefonato e mi avevi detto che avevi bisogno di me ed io sono
subito venuto, ma adesso sono io ad avere bisogno di te.
LUCA: Ok. Allora telefonami domani ed io verr immediatamente da te.
CARLO: Ma io sto male adesso. Enrica.
LUCA: Dov?
CARLO: Non lo so dov.
LUCA: Scusami ma mi hai fatto spaventare. Credevo lavessi vista.
CARLO: Ma come potrei averla vista qui.
LUCA: Gi, come potresti averla vista qui. Per vederla qui lei avrebbe dovuto essere
qui, e invece.
CARLO: E qui?
LUCA: Chi?
CARLO: Enrica.
LUCA: Ma figurati, cosa sarebbe dovuta venire a fare qui?
CARLO: Non lo so.
LUCA: Ecco, appunto, se non lo sai che cosa dici. Stai zitto, piuttosto.
CARLO: Ho proprio bisogno di parlare con qualcuno e quand cos a chi puoi
rivolgerti?
LUCA: A chi puoi rivolgerti?
CARLO: A qualcuno che ti sappia ascoltare.
LUCA: Al telefono amico.
CARLO: Ma che telefono amico, puoi telefonare ad un amico.
LUCA: Infatti. Intendevo dire che telefoni ad un amico. Mi ero solo dimenticato di
metterci dentro le preposizioni. E di cosa vuoi parlare?
CARLO: Come di cosa voglio parlare? Ma di Enrica, no?
LUCA: Ah gi, Enrica.
CARLO: Come ti dicevo io non so proprio dove possa essere andata. Lho gi cercata
dappertutto, in tutti i posti che lei frequenta di solito.
LUCA: E non lhai trovata?
CARLO: Se lavessi trovata adesso non sarei qui. Almeno sapessi chi il suo amante.
E probabile che sia andata a casa sua.
LUCA: Beh, non detto, potrebbe essere andata a casa di unamica.
CARLO: Ho provato a chiamarle tutte.
LUCA: Dei suoi genitori.
CARLO: Niente.
LUCA: Parenti.
CARLO: Non ne ha.
LUCA: Ma sei proprio sfigato allora.
CARLO: Ma perch pensi che se ne sia andata?
LUCA: Come faccio a saperlo?
CARLO: Cosa pu avere il suo amante pi di me?
LUCA: Beh
CARLO: Beh cosa?
LUCA: No, voglio dire, non lo so.
CARLO: Mi piacerebbe averlo davanti agli occhi in questo momento.
LUCA: Perch proprio in questo momento?
CARLO: Perch quando dovrei avercelo davanti agli occhi?
LUCA: Non lo so. Un giorno qualsiasi.
CARLO: E allora mi piacerebbe averlo davanti agli occhi un giorno qualsiasi.
LUCA: Gi meglio. Se potessi anche essere un po pi preciso, preferirei.
CARLO: Luca.
LUCA: Va bene, come non detto.
CARLO: E dire che eravamo cos felici. Insomma. Quasi felici. Non litigavamo mai.
LUCA: Anche perch non vi parlavate da mesi.
CARLO: Non parlarsi il modo migliore per andare daccordo con una donna.
LUCA: Vabb, Carlo, adesso abbiamo parlato un po, vedo che stai molto meglio,
direi proprio che te ne puoi andare.
CARLO: Ma se sono appena arrivato.
LUCA: Beh, insomma, proprio appena arrivato no, sono almeno due minuti che sei
qui.
CARLO: Ma io sto male.
LUCA: E allora vai da un medico.
CARLO: Ma ho male al cuore.
LUCA: Cardiologo. Non sbagli.
CARLO: Ma io non so cosa fare, ho bisogno di un consiglio da te.
LUCA: Ma come faccio a darti un consiglio, io non ne conosco di cardiologi.
CARLO: Ma cosa posso fare con Enrica?
LUCA: Dimenticala. Vai in un bar e bevi finch stramazzi.
CARLO: Almeno vieni con me, ti prego.
LUCA: Ma come faccio E va bene, vengo.
CARLO: Posso usare il tuo bagno nel frattempo?
LUCA: Va bene, vai. (Carlo esce,entra Enrica).
ENRICA: Tua madre vuole che prenda le foto della tua prima comunione.
LUCA: Sono nella camera degli ospiti, nellarmadione, ma fai in fretta che c Carlo
in bagno.
ENRICA: Oh, mio Dio. (Esce nella camera degli ospiti, entra Carlo).
CARLO: Senti, mancano gli asciugamani nel tuo bagno.
LUCA: Te li porto io. Li prendo nel ripostiglio.
CARLO: Grazie. (Esce. Entra Enrica).
ENRICA: Qual larmadione?
LUCA: Quello di fianco al letto. (Si infila nel ripostiglio).
ENRICA: Grazie. (Esce nella camera degli ospiti. Entra Carlo).
CARLO: Luca, ne hai ancora per molto? Lascia stare mi aggiusto.
LUCA: (Da fuori). No, un attimo solo. (Suona il telefono di Carlo).
CARLO: Pronto? Ciao. Come vuoi che vada. Enrica se ne andata. Adesso sono a
casa di Luca. Sto parlando un po con lui, con il mio caro amico. Lui
sempre unico a tirar su di morale la gente. Ci Sentiamo pi tardi. Ciao.
(Carlo esce. Entra Enrica).
ENRICA: Nessuno. Oh Dio, che situazione. Io quasi quasi lascio le foto sul tavolo
e me la svigno. Che Luca si arrangi. (Va verso il tavolo ma non posa le
foto, sente la voce di Carlo, si nasconde sotto il tavolo).
CARLO: (Da fuori). Luca, questi asciugamani?
MARTA: Luca, la tua fidanzata andata a prendere le tue vecchie foto, perch non le
vieni a vedere anche tu? Nessuno. (Vede il ripostiglio aperto ma
non Luca. Lo chiude a chiave). Lascia sempre tutto aperto, Luca. E chiss
dove sar andato. (Entra Carlo).
CARLO: Mi sono aggiustato. Oh, buongiorno.
MARTA: Buongiorno, lei ?
CARLO: Un amico di Luca. Non sapevo che avesse ospiti, altrimenti non sarei
venuto a disturbare.
MARTA: Io sono la mamma di Luca.
CARLO: Il fatto che avevo bisogno di parlare con qualcuno. Mia moglie mi ha
lasciato.
MARTA: Che combinazione. Luca invece ci stava proprio presentando la sua futura
moglie.
CARLO: La sua futura moglie?
MARTA: Gi, una ragazza cos carina. Ma lei non sa niente?
CARLO: No, io non so niente, strano perch con Luca ci raccontiamo sempre tutto.
MARTA: Avr voluto mantenere il segreto per farle una sorpresa.
CARLO: S, Luca ama molto fare le sorprese.
MARTA: E andata a prendere delle vecchie foto. Appena arriva gliela presento.
CARLO: No, guardi, non sono dellumore adatto. Vede, mia moglie se n andata
proprio questa sera. Credo sia a casa del suo amante.
MARTA: Oh, quanto mi dispiace.
CARLO: E stato un fulmine a ciel sereno. Io ed Enrica eravamo cos felici fino a
ieri.
MARTA: Sua moglie si chiama Enrica?
CARLO: S.
MARTA: Che combinazione. Anche la fidanzata di Luca si chiama Enrica.
CARLO: Una combinazione davvero. Per strano.
MARTA: Che cosa strano?
CARLO: Tra le amiche e le conoscenti di Luca non mi viene in mente nessuna
Enrica.
MARTA: Strano davvero.
CARLO: Comunque Enrica davvero una ragazza piena di risorse, intelligente.
MARTA: Anche Enrica lo .
CARLO: Ma Enrica anche bella.
MARTA: Anche Enrica.
CARLO: S, per Enrica anche una grande cuoca.
MARTA: Anche Enrica.
CARLO: Enrica molto elegante, sa stare in tutti gli ambienti.
MARTA: Anche Enrica.
CARLO: Enrica ha un fascino unico.
MARTA: Anche Enrica.
CARLO: Ma allora sono uguali. E come se Enrica avesse una gemella.
MARTA: Di pi ancora. E quasi come parlassimo della stessa persona.
CARLO: Che stupidaggine.
MARTA: Gi. Per pensi che bello, due grandi amici come voi che hanno due
fidanzate praticamente identiche.
CARLO: Ci sarebbe da ridere.
MARTA: Gi.
CARLO: Peccato che non potrebbe succedere perch la mia Enrica davvero unica.
MARTA: Anche la mia, cio quella di Luca.
CARLO: La mia di pi
MARTA: Anche quella di Luca di pi.
CARLO: La mia la pi unica del mondo.
MARTA: Quella di Luca la pi unica delluniverso.
CARLO: La mia la pi unica di tutti gli universi del mondo.
MARTA: E basta, insomma.
CARLO: Adesso mi ha davvero incuriosito, quasi quasi accetto il suo invito e vengo
a conoscerla questa donna cos straordinaria.
MARTA: Non ne sar geloso quando vedr che la Enrica di Luca meglio della
sua?
CARLO: Ma figuriamoci. (Sentono bussare).
MARTA: Chi che bussa?
CARLO: Qualcuno che vorr entrare?
MARTA: Vado a vedere. (Apre la porta di ingresso). C nessuno?
TENENTE: (Da fuori). Chi va l?
MARTA: Niente, mi scusi.
TENENTE: (Da fuori). Fatevi riconoscere. Venite avanti con le mani alzate. (Marta
esegue). Va bene, ma non spari. (Sparisce. Entra Ljudmilla).
LJUDMILLA: Trottolino amoroso.
CARLO: Ah, tu devi essere Enrica.
LJUDMILLA: Du du du da da da.
CARLO: Du du du da da da.
LJUDMILLA: Respiri piano per non far rumore.
CARLO: Io?
LJUDMILLA: Ti vesti svogliatamente.
CARLO: Come fai a saperlo? (Rientra Marta).
MARTA: Eccomi qua. Ho dovuto contrattare uno scambio di prigionieri. Tu, torna
di l. (Ljudmilla esegue).
CARLO: Finalmente ho conosciuto
MARTA: Quella l? Non perde occasione per smettere di lavorare.
CARLO: Ah, lavete gi messa sotto.
MARTA: Per forza. Con quello che ci costa. (Si sente ancora bussare). Ancora.
Sembra venire dal ripostiglio.
CARLO: Ma chi pu bussare dal ripostiglio?
MARTA: Qualcuno che vorr uscire. (Apre la porta del ripostiglio, compare Luca).
Luca? Ma che cosa ci facevi nel ripostiglio?
LUCA: Secondo te cosa fa uno in un ripostiglio?
MARTA: Non lo so.
LUCA: Volevo starmene un attimo da solo. Tranquillo.
CARLO: Hanno fatto i cessi apposta per quello.
MARTA: E perch volevi restare un attimo da solo?
LUCA: Perch sono stanco.
MARTA: Quella povera donna della tua fidanzata, che cosa dovr affrontare con te.
CARLO: Anche lei per, poverina.
LUCA: (Va a sedersi al tavolo, Carlo si siede dallaltra parte). Se le va bene come
sono mi prende altrimenti pu anche andarsene.
MARTA: Non il modo migliore per cominciare un rapporto.
CARLO: A proposito, perch non me lhai detto che ti eri fidanzato?
LUCA: Io?
CARLO: S, me lha detto tua madre.
LUCA: Me ne sono dimenticato.
CARLO: E com Enrica?
LUCA: Come vuoi che sia, se non lo sai tu.
CARLO: Perch, dovrei saperlo?
LUCA: Dovresti saperlo?
MARTA: Ho detto al tuo amico che la tua fidanzata si chiama Enrica, e per puro caso
anche sua moglie si chiama cos.
LUCA: Gi, per puro caso. (Enrica da sotto il tavolo tira per i pantaloni Luca).
Cosa vuoi?
CARLO: Io?
LUCA: S, smettila di farmi piedino.
CARLO: Ma io non ti sto facendo piedino. (Luca guarda sotto il tavolo e vede
Enrica).
LUCA: Cosa ci fai qui?
CARLO: Chi, io?
LUCA: No, dicevo a lei.
MARTA: A me?
LUCA: No, a Carlo.
CARLO: Cos, mi dai del lei adesso?
LUCA: No S, infatti. Dicevo cosa ci fai qui mentre invece sono tutti di l che
aspettano di vedere le foto.
MARTA: Io sto aspettando che Enrica le trovi.
LUCA: Vai ad aiutarla a cercarle allora e perch non ci vai anche tu, Carlo?
MARTA: Ma s, venga anche lei cos le faccio conoscere la fidanzata di mio figlio.
CARLO: Ma lho vista prima.
LUCA: E chi se ne frega, valla a vedere di nuovo.
MARTA: Vieni anche tu, Luca, voglio che sia tu a presentargliela. (Enrica da sotto
il tavolo gli fa segno di andare).
LUCA: E va bene, allora vengo anchio.
CARLO: Ma dallaltra.
LUCA: Ma cosa dici. Vieni.
MARTA: Andiamo a cercare le foto. (Si avviano tutti e tre verso la camera degli
ospiti. Appena sono usciti Enrica va verso la porta dingresso ma suona il
campanello. Lei si spaventa e si nasconde nel baule. Entrano Ernesto e
Alice).
ERNESTO: Se ne sar andato tuo marito?
ALICE: Non lo so. Dalla finestra non lho pi visto.
ERNESTO: Facciamo una cosa, io provo ad andare in avanscoperta, e se tutto a
posto ti chiamo.
ALICE: Va bene. ma se arriva tua moglie?
ERNESTO: Limportante che non ci veda insieme. (Suonano di nuovo. Ernesto e
Alice si fanno prendere dal panico e si nascondono sotto il tavolo. Entra
Luca).
LUCA: E chi sar adesso? (Apre. C Luisa). Luisa.
LUISA: Ciao, Luca. Amore. (Ernesto sente e fa per uscire ma Alice lo
trattiene sotto il tavolo).
LUCA: Non serve pi, Luisa.
LUISA: Luca, amore, spero di non essere arrivata in ritardo.
LUCA: Ho risolto tutto.
LUISA: Finalmente potr conoscere tua madre. (Entrano Marta e Carlo. Tutti si
distraggono, dal baule spunta Enrica e d uno schiaffo a Luca).
MARTA: Io le foto proprio non le trovo.
LUCA: Ahia.
LUISA: E lei tua madre?
MARTA: Lei chi ?
LUISA: Io sono Luisa la
LUCA: Moglie di Carlo.
CARLO: Come mia moglie?
LUISA: La moglie di Carlo?
MARTA: Ma non si chiama Enrica la moglie di Carlo?
LUCA: E vero, beh, diciamo la verit, lui la fa passare per sua moglie ma in realt
la sua amante. (Enrica sbuca dal baule, e sempre non vista d uno schiaffo a
Carlo. Carlo pensa sia stato Luca).
CARLO: Ma sei impazzito? (D un pugno a Luca. Luca dolorante va a sedersi al
tavolo).
MARTA: Coshai da gridare, Luca?
LUCA: Niente, mi venuta voglia di fare Tarzan.
CARLO: Ma cosa stai dicendo, Luca?
LUISA: Gi, io sono la tua fidanzata.
LUCA: Come la mia fidanzata? (Appare di nuovo Ernesto, Alice lo trascina dentro
ma lui riesce a dare un pugno su un piede a Luca. Luca urla).
MARTA: Ancora?
LUCA: Era la seconda puntata.
MARTA: Mi sembra di essere finita in mezzo a un delirio.
LUCA: A chi lo dici.
MARTA: Per vorrei cercare di capire qualcosa. Si pu sapere chi lei?
LUISA: Io non ne sono pi completamente sicura.
MARTA: Luca?
LUCA: Ho male.
CARLO: Io non la conosco.
LUCA: Sentite, perch non ne parlate di fronte ad un bel bicchiere di vino?
Sono sicuro che riuscirete a chiarire tutto.
MARTA: Assolutamente no. Io voglio essere molto lucida per riuscire a capire
bene quello che sta succedendo qua dentro.
LUISA: Io un bel bicchiere di vino me lo farei volentieri.
LUCA: E allora andate. (Escono in cucina Giorgio, Luisa, Carlo e Marta).
MARTA: Io vorrei anche sapere dove diavolo finita Enrica.
CARLO: Ma di l.
LUCA: Oioioi che male. (Esce Enrica dal baule).
ENRICA: Stronzo. Chi sarebbe quella che appena entrata?
LUCA: Sarebbe molto lungo spiegarti tutto.
ENRICA: Mi piacerebbe davvero spaccarti la faccia. (Esce Ernesto).
ERNESTO: Posso essere utile?
ALICE: Ernesto, stai calmo.
LUCA: Ernesto, cosa ci facevi sotto il tavolo?
ERNESTO: Ascoltavo.
LUCA: Che cosa?
ERNESTO: Tutto.
LUCA: Quindi non c pi bisogno che ti spieghi niente.
ERNESTO: Assolutamente no.
ALICE: Ernesto, stai calmo, non vorrai mica spaccare la faccia anche a questo
signore?
LUCA: Come sarebbe a dire anche a questo signore?
ALICE: Ieri ha discusso con una persona.
ERNESTO: Mi stava guardando.
LUCA: In effetti molto grave, se vuoi non ti guardo.
ALICE: Sta di fatto che si arrabbiato ed hanno discusso.
LUCA: Molto?
ALICE: Abbastanza.
ERNESTO: Ma in modo molto educato, solo che improvvisamente ha sbattuto contro
un mio pugno.
LUCA: Ahia. Si fatto male?
ALICE: Ernesto no.
LUCA: E laltro signore?
ALICE: Prognosi riservata.
ENRICA: Bene, allora faccia il suo dovere, difenda una donna oltraggiata.
LUCA: Ma che cazzo dici?
ENRICA: Anche il turpiloquio? Avanti, lo picchi.
ERNESTO: Con vero piacere ma prima vorrei sapere cosa centri tu con Luisa.
LUCA: Lo vuoi sapere subito?
ERNESTO: S, perch dopo che avremo parlato non sarai pi in grado di
spiegarmelo.
LUCA: Niente, te lo assicuro.
ENRICA: Non gli creda.
ERNESTO: Vieni, qui, sii uomo. (Lo insegue. Luca scappa fuori di casa, Ernesto lo
insegue. Subito dopo compare sulla soglia Sergio. Alice si nasconde
subito sotto il tavolo).
SERGIO: Posso entrare?
ENRICA: Non casa mia questa.
SERGIO: Allora posso. Sto cercando una donna.
ENRICA: Ma allora una mania. (Nel vano della porta passano Luca inseguito da
Ernesto).
LUCA Aiuto!
SERGIO: Cosera?
ENRICA: Il giornalaio, credo. Unedizione straordinaria.
SERGIO: Comunque io sto cercando mia moglie. Lho vista infilarsi in questo stabile
e sono quasi sicuro che sia in questo appartamento. Lho scorta per un
attimo da una finestra.
ENRICA: Beh, qui di mogli ha solo limbarazzo della scelta.
SERGIO: In che senso?
ENRICA: Pu scegliere come la vuole.
SERGIO: Io voglio la mia, non mimporta delle altre.
ENRICA: Beh, ha anche delle pretese. Come fatta?
SERGIO: Beh, ha i capelli, due occhi vicini, sopra il naso.
ENRICA: Di che colore?
SERGIO: Il naso?
ENRICA: No, gli occhi.
SERGIO: Quando lho sposata mi sembravano castani, non so se poi nel frattempo
siano cambiati.
ENRICA: Et?
SERGIO: La mia?
ENRICA: No, quella di sua moglie.
SERGIO: Beh, non lo so, let di tutte le mogli.
ENRICA: Le assicuro che ce ne sono di tutte le et.
SERGIO: Sorprendente.
ENRICA: Altri segni particolari?
SERGIO: Ha le tette.
ENRICA: Grandi come?
SERGIO: (Fa due coppe con le mani). Cos.
ENRICA: Con questa descrizione dettagliata la troveremo di sicuro. (Entra Vicky).
VICKY: Che tipo simpatico, quel Giorgio. Mi ricorda tanto il mio orsetto.
ENRICA: Un pelouche?
VICKY: Ma no, il mio orsetto. Luchino.
ENRICA: Ah, lorsetto. Lavevo scambiato per una pantegana.
VICKY: Cos? Una macchina?
ENRICA: S, la macchina di topolino.
VICKY: Che bello, il mio orsetto la macchina di topolino, glielo devo dire.
ENRICA: Lo trova da quella parte, in bagno.
VICKY: Vado subito. Ma lei cosa fa nel baule? Ho capito. Sta giocando al gioco del
baule. Figo. (Esce. Enrica va a chiudere a chiave la porta de bagno).
SERGIO: La chiude dentro?
ENRICA: Le dispiace?
SERGIO: Affatto.
ENRICA: Non era questa sua moglie, immagino.
SERGIO: Immagina bene. (Luca ripassa davanti alla porta di ingresso rimasta
aperta). Di nuovo il giornalaio?
ENRICA: Sta cercando di battere il record sul giro.
SERGIO: Ne passa di gente strana da queste parti. (Si sente bussare).
VICKY: Aiuto! Mi sono per sbaglio chiusa in bagno.
ENRICA: Non preoccuparti un gioco.
VICKY: Figo, che gioco ?
ENRICA: Il gioco della donna chiusa nel bagno.
VICKY: E come si gioca?
ENRICA: Devi stare in bagno zitta.
VICKY: Bello. (Entra Luisa).
LUISA: Basta, che noia quella donna. Oh, buongiorno.
SERGIO: Buongiorno.
ENRICA: Il signore sta cercando moglie.
LUISA: Qui?
SERGIO: No, non sto cercando moglie, sto cercando mia moglie.
LUISA: E perch la cerca proprio qui?
SERGIO: Perch lho vista entrare con il suo amante.
LUISA: Luca?
SERGIO: Non so come si chiama. (Ripassa Luca).
LUISA: Era quello?
SERGIO: No, non mi sembra. (Passa Ernesto). Ecco, mi sembrava quello.
LUISA: Quello? Ma quello mio marito.
SERGIO: Suo marito?
LUISA: Maledetto. (Parte di corsa allinseguimento di Ernesto, subito dopo Sergio
la segue).
ENRICA: Avanti il prossimo. (Entra Carlo, Enrica si nasconde nel baule).
CARLO: Ma in che gabbia di matti sono finito? E intanto io non sono ancora riuscito
a trovare Enrica. (Vicky bussa di nuovo).
VICKY: E finito il gioco? (Carlo va ad aprire). Che gioco stupido.
CARLO: Gioco?
VICKY: Ma s, il gioco del bagno, quasi stupido quanto quello del baule.
CARLO: Perch come funziona il gioco del baule?
VICKY: Bisogna infilarsi in quel baule l, e stare dentro al buio. (Apre il baule).
Accidenti, anche occupato il baule adesso. Ma allora ci giocano anche
altri. Che bello, cos mi piace.
CARLO: Ti piace giocare?
VICKY: Oh s, soprattutto al gioco del dottore e dellinfermiera.
CARLO: Del dottore e del paziente.
VICKY: No, io non ho pazienza, voglio subito arrivare al sodo.
CARLO: Ma no, paziente nel senso di ammalato.
VICKY: No, allorsetto fa senso lammalato, preferisce farsi linfermiera. (Davanti
alla porta passano nellordine Luca, Ernesto, Sergio, Luisa).
CARLO: Ma cosa fanno?
VICKY: Non lo so, forse un nuovo gioco, voglio giocare anchio. (Parte di corsa
anche Vicky. Entra Marta).
MARTA:Ma dove sono finiti tutti?
CARLO: Alle Olimpiadi probabilmente.
MARTA: Oltre tutto ormai ho perso ogni speranza di riuscire a vedere le foto della
prima comunione di mio figlio. E sono anche arrivata in tempo per
scoprire che quella Enrica che sperava di farsi sposare da mio figlio non
era una donna per lui.
CARLO: Mai fidarsi delle Enriche.
MARTA: Infatti. Sparire in quel modo. Senza neanche vedere le foto. Ma io lavevo
detto subito che non era la donna per lui. Si vedeva. E una mamma non si
sbaglia mai nel giudicare la fidanzata del proprio figlio.
CARLO: Ma di l.
MARTA: Basta, me ne vado a dormire e domani mattina me ne vado da questa
casa.
MARTA: Credo proprio che mio figlio sia irrecuperabile. (Davanti alla porta
passano tutti i personaggi). Ma cosa sta succedendo? (Esce).
CARLO: Lho sempre pensato che con Luca non ci si annoia mai ma questa sera mi
sembra un tantino esagerato. (Entra Deborah).
DEBORAH: Permesso?
CARLO: Chi ? Ah, Deborah, sei tu.
DEBORAH: Tutto bene?
CARLO: Insomma. Ma cosa sei venuta a fare qui?
DEBORAH: Al telefono avevi una voce cos triste che ho pensato di fare un salto fin
qui a trovarti.
CARLO: Non dovevi disturbarti.
DEBORAH: Ma non un disturbo, anzi mi fa piacere.
CARLO: Sei gentile.
DEBORAH: Tua moglie?
CARLO: La sto cercando da questa mattina ma non ho idea di dove possa essere
andata.
DEBORAH: Io non so dove possa essere per spero ci rimanga il pi a lungo
possibile.
CARLO: Hai ragione, amore, ma sai, dovevo fingere di preoccuparmi un po almeno
per le apparenze. (Si siedono sul baule).
DEBORAH: S ma adesso non c nessuno in giro e quindi non ci sono pi apparenze
da salvaguardare.
CARLO: Hai ragione, tesoro.
DEBORAH: Quanto mi sei mancato.
CARLO: Anche tu mi sei mancata, te lo assicuro.
DEBORAH: Senti, hai impegni per il prossimo week end?
CARLO: Credo che dovr ancora mantenere un po di lutto. E poi potrebbe sempre
decidere di tornare.
DEBORAH: Credi lo farebbe?
CARLO: Quella donna capace di tutto.
DEBORAH: Ma dai, chiss dove sar a questora.
CARLO: E vero. Potrebbe gi essere a cento chilometri da qui.
DEBORAH: Potresti cambiare la serratura della porta. (Si sente bussare). Chi che
bussa?
CARLO: Non lo so, la porta di ingresso aperta.
DEBORAH: Vai a vedere in giro. E se fosse un ladro?
CARLO: E chi se ne frega, mica casa mia questa?
DEBORAH: Ma potrebbe anche essere un assassino.
CARLO: E se lo trovo?
DEBORAH: Lo ammazzi.
CARLO: Ma lassassino lui, mica io. (Bussano ancora, si sente anche la voce di
Enrica).
DEBORAH: Ma questa la voce di una donna.
CARLO: E anche una voce che non mi completamente nuova. (Si sente urlare,
dalla porta passa la fila di personaggi).
DEBORAH: E quelli?
CARLO: Non ti preoccupare, si stanno allenando.
DEBORAH: Di nuovo la voce.
CARLO: Accidenti, Ma viene dal baule.
DEBORAH: Dal baule?
CARLO: S, il ladro nel baule.
DEBORAH: Oh, mio Dio, scappiamo.
CARLO: No, stai ferma, finch stiamo qui sopra non pu scappare.
DEBORAH: Ma cosa ci fa il ladro nel baule?
CARLO: Ma che domanda, cercava qualcosa da rubare.
DEBORAH: Nel baule?
CARLO: Nel baule.
DEBORAH: Cosa facciamo?
CARLO: Intanto finch siamo qui sopra non pu uscire.
DEBORAH: Ma non possiamo rimanere qui sopra per sempre.
CARLO: Vado a cercare un bastone.
DEBORAH: No, non andare.
CARLO: Torno subito.
DEBORAH: E se esce?
CARLO: Non pu con te l sopra.
DEBORAH: Sei sicuro?
CARLO: Sicurissimo. Torno subito, non appena trovo un oggetto contundente.
DEBORAH: Fai in fretta. (Carlo lentamente si avvia). Carlo!
CARLO: Cosa vuoi?
DEBORAH: Non puoi cercarlo qui il bastone?
CARLO: Ma qui non ce n nessuno.
DEBORAH: Per almeno sei a portata di mano.
CARLO: Abbi pazienza.
DEBORAH: (Raccoglie qualcosa dietro il baule). Aspetta, prendi queste. (Sono le
manette di pelouche).
CARLO: S, e poi cosa faccio, gli faccio il solletico? (Carlo esce).
DEBORAH: Oh, mio Dio, ma perch sono venuta qua? Non potevo restarmene
tranquilla a casa? (Rientra Carlo con un mestolo).
CARLO: Sono qua.
DEBORAH: Tutto l quello che hai trovato?
CARLO: Non ho trovato niente di pi pesante.
DEBORAH: Ma con quello al massimo gli puoi girare il sugo.
CARLO: Stai zitta. E alzati piano piano. (Si muovono in silenzio. Dopo un po da
sotto il tavolo appare Alice).
ALICE: Sono andati via tutti? Non sento pi rumori.
DEBORAH: Aiuto, c un complice. (Balza in piedi).
ALICE: Chi ?
CARLO: Non far niente, prendete tutto quello che volete la lasciatemi andare via.
ALICE: Oh, mio Dio.
CARLO: Non dir niente alla polizia. (Si apre il baule, compare Enrica).
ENRICA: Beccati con le mani nel sacco.
CARLO: Enrica?
DEBORAH: Tua moglie diventata un ladro?
ENRICA: Un ladro no, ma un assassino lo potrei diventare molto presto.
ALICE: Io non ci capisco pi niente. (Inseguimento. Entrate e uscite dalle camere,
fuori della porta passa il corteo di persone che sta correndo, Carlo e
Deborah si accodano al corteo con Enrica che li rincorre.
ALICE: Ma questo un delirio. (Entra Ljudmilla).
LJUDMILLA: Champagne.
FINE PRIMO TEMPO
SECONDO TEMPO
(La scena riparte nel punto in cui si era interrotta nel primo tempo).
ALICE: Ma questo un delirio.
LJUDMILLA: Champagne.
ALICE: Ma cosa vuoi?
LJUDMILLA: Per brindare ad un amore.
ALICE: Da quella parte. In cucina. Vai a brindare a un amore, a un odio, a quello che
vuoi ma levati dai piedi per favore.
LJUDMILLA: Champagne. (Esce in cucina).
ALICE: Sono finita in una gabbia di matti. E adesso cosa faccio? Me ne vado. (Entra
Luca e chiude la porta).
LUCA: Aiuto!
ALICE: Aiuto!
LUCA: Chiedo scusa se lho spaventata, ma una situazione di emergenza, mi
nasconda Ma cosa diavolo mi scuso a fare, casa mia questa.
ALICE: Gi.
LUCA: Devo assolutamente nascondermi. Non mi devono trovare. Tanto chi
potrebbe immaginare che mi sono nascosto qui.
ALICE: Tanto solo casa sua questa.
LUCA: Lei ha qualcosa di importante da fare in casa mia?
ALICE: Io? No.
LUCA: Ecco, allora mi faccia la cortesia di andarsene.
ALICE: Era proprio quello che stavo facendo prima che arrivasse lei a trattenermi.
LUCA: Io? Ma io non la trattengo affatto. Se ne vada.
ALICE: Va bene. E stato un piacere.
LUCA: Cosa?
ALICE: Dicevo solo per dire.
LUCA: Ecco, allora faccia cos per fare e se ne vada.
ALICE: Con vero piacere. (Va verso luscita ma torna immediatamente indietro).
LUCA: (Tra s). Il ripostiglio.
ALICE: Ho cambiato idea.
LUCA: Sono contento, cominciava gi a mancarmi.
ALICE: Sta arrivando gente.
LUCA: Oh, mio Dio.
ALICE: Dove va?
LUCA: Nel ripostiglio, ho bisogno di stare un po da solo.
ALICE: E io?
LUCA: Francamente me ne infischio. Faccia quello che vuole. (Luca sparisce
nellarmadio, entra Gabardella).
TENENTE: Dov?
ALICE: Chi cerca?
TENENTE: Quel lavativo che si appena infilato qua dentro. Invece di custodire il
mio souvenir lui va in giro a perdere tempo. a Leningrado quelli come lui
li passavamo per le armi e diventavano cibo per topi. Che bei ricordi.
ALICE: A Leningrado?
TENENTE: Solo a pensarci mi viene fame. (Entra Ljudmilla).
LJUDMILLA: Nostalgia nostalgia canaglia.
TENENTE: S, cara anchio ho molta nostalgia. Ma fra due giorni, appena mia
sorella se ne sar andata, avremo tutto il tempo per noi.
LJUDMILLA: Soli. La pelle come un vestito.
TENENTE: S, piccola topina mia. Ti mangerei.
LJUDMILLA: Paese mio che stai sulla collina.
TENENTE: Per me lo stesso, cara.
ALICE: Io non capisco una parola di quello che dite.
TENENTE: Neanche lei. Dice frasi a caso e io le rispondo a caso. Non ci faccia caso.
ALICE: Allora io quasi quasi vi lascerei ai vostri appetiti e ai vostri casi e me ne
andrei. (Va verso la porta ma torna subito indietro). Cambiato idea.
TENENTE: Arriva gente?
ALICE: S.
TENENTE: Tesoro, in certi casi la cosa migliore una onoreovle ritirata. (Ljudmilla
e Gabardella escono nella camera di Luca. Entra Ernesto).
ALICE: Ah, sei tu?
ERNESTO: Certo che sono io. Chi pensavi che fosse?
ALICE: Chiunque.
ERNESTO: Dov andato?
ALICE: Chi?
ERNESTO: Luca.
ALICE: Nel ripostiglio.
ERNESTO: Maledetto. (Cerca di aprire ma Luca lo tiene chiuso da dentro). Esci
fuori, se sei un uomo esci fuori.
LUCA: Manco morto.
ERNESTO: Ti assicuro che sarai morto se riesco ad entrare. (Alice si avvicina e gli
da uno schiaffo). Cosa fai?
ALICE: Non ti meriti altro.
ERNESTO: Perch?
ALICE: Dimmi perch sei cos arrabbiato.
ERNESTO: Ma non hai sentito? Se la faceva con mia moglie.
ALICE: E con questo? Mi avevi detto che non te ne fregava pi niente di lei.
ERNESTO: Di lei no, infatti lui che voglio prendere.
ALICE: Mi hai sempre mentito. Tu sei ancora innamorato di lei.
ERNESTO: Ma cosa dici. E solo che
ALICE: Solo che?
ERNESTO: Solo che mi girano le balle, ecco tutto. (Picchiano alla porta). Oh mio
Dio, lei. Zitta. Cos magari crede che non ci sia nessuno.
ALICE: (Urlando). Cosa hai detto, Ernesto?
ERNESTO: Zitta.
ALICE: (Urlando). Non ti sento, Ernesto.
ERNESTO: Maledizione. (Scappa nel bagno).
ALICE: Magari se apro la porta riesco a sentire meglio. (Apre. Entra Luisa).
LUISA: Dov?
ALICE: Da quella parte. (Indica dalla parte del bagno, Luisa va ma entra nella porta
a fianco, Ernesto entra a va verso la porta ma Alice lo ostacola). Ma cosa
fai qui, Ernesto.
ERNESTO: Stupida. (Scappa ed esce dalla camera degli ospiti. Rientra Luisa col
tenente).
TENENTE: Fuori di qua. Difender Leningrado fino alla morte.
LUISA: Ma chi questo? La reincarnazione di Stalin? (Il tenente torna in camera,
Luisa va in bagno).
LUISA: Dove ti sei nascosto?
ALICE: Da questa parte. (Esce Luca, va verso luscita, Esce di nuovo Ernesto, vede
Luca che scappa di nuovo nel ripostiglio, Ernesto lo insegue ed entra anche
lui nel ripostiglio. Rientra Luisa).
LUISA: Tanto non puoi scapparmi. (Si sente rumore di colluttazione nel ripostiglio).
Che succede?
ALICE: E un ripostiglio dalle mille sorprese. (Sente il rumore di un pugno).
LUISA: Ernesto. Questo rumore lo riconoscerei tra mille. Esci da quel ripostiglio,
Ernesto, te lo ordino. (Il ripostiglio si apre e cade fuori Luca). Luca?
LUCA: Io.
LUISA: Fai uscire immediatamente Ernesto da quel ripostiglio.
LUCA: Mi ha detto di dirti che non c.
LUISA: Dopo tutto quello che io ho fatto per te tu mi tradisci in questo modo?
LUCA: Ernesto molto convincente.
LUISA: Non me laspettavo da te.
LUCA: Nemmeno io.
LUISA: Se tu fossi davvero un mio amico entreresti dentro quel ripostiglio e
picchieresti mio marito per vendicarmi.
LUCA: E proprio quello che avevo in mente di fare.
LUISA: E allora fallo.
LUCA: Lo faccio.
LUISA: Fallo.
LUCA: Io vado. Tu chiama il 118.
LUISA: Hai intenzione di ridurlo cos male?
LUCA: Tu chiamalo.
LUISA: Vai. (Luisa apre la porta del ripostiglio e lo spinge dentro. Riprende il
rumore di colluttazione). Che uomo coraggioso.
SERGIO: (Da fuori). Dove vi siete cacciati?
ALICE: Cielo, mio marito. (Scappa e va a nascondersi di nuovo sotto il tavolo). E
il mio destino di questa sera. (Entra Sergio).
SERGIO: Dove si cacciato?
LUISA: Chi sta cercando?
SERGIO: Lamante di mia moglie.
LUISA: E sua moglie sarebbe? Scusi se glielo chiedo ma in questa casa piuttosto
difficile tenere il conto delle presenze.
SERGIO: Mia moglie mia moglie. Di lei non me ne frega niente.
LUISA: Carino.
SERGIO: Lunica cosa che so che il suo amante abita su questo piano.
LUISA. Su questo piano ci sono soltanto tre alloggi, il mio quello di Luca, che
sarebbe questo e quello del tenente Gabardella. (Si apre la porta del
ripostiglio, cade fuori Luca piuttosto pesto). E questo Luca.
LUCA: Buonasera. Vado un attimo in bagno a darmi una lavata. (Esce).
SERGIO: Non lui.
LUISA: Bene, allora Un topo! (Entra Gabardella).
TENENTE: Chi mi chiama?
LUISA: E lui?
SERGIO: No, non lui.
LUISA: Falso allarme, tenente, vada pure.
TENENTE: Chiamatemi se il nemico avanza. (Esce).
LUISA: Allora Allora credo che lamante di sua moglie sia mio marito.
SERGIO: Suo marito?
LUISA: Gi. Ma non si preoccupi, Luca mi ha gi vendicata. E entrato nel
ripostiglio e lo ha picchiato di santa ragione.
SERGIO: E sicura che labbia proprio picchiato?
LUISA: E entrato apposta per quello. (Rientra Luca). Luca, hai picchiato Ernesto?
LUCA: Hai voglia. Gli ho dato un sacco di botte.
LUISA: Bravo.
LUCA: Prima lho lavorato un po ai fianchi e poi gli ho dato un sacco di colpi col
mento sui pugni. Finch non si stancato. Scusate. Sto per svenire. (Esce in
bagno).
LUISA: E cos sensibile. La vista del sangue lo sconvolge sempre un po.
SERGIO: Soprattutto del suo. (Entra Vicky).
VICKY: Cucu. Eccomi qua.
LUISA: Benissimo.
VICKY: Mi sono stancata di correre. Cambiamo gioco?
SERGIO: E a che gioco vorresti giocare?
VICKY: A me piace tanto giocare al dottore e allinfermiera.
SERGIO: Al dottore e alla paziente.
VICKY: No, io non ho pazienza.
SERGIO: S, intendevo al dottore e allammalata.
VICKY: Preferisco fare linfermiera. I malati allorsetto fanno un po impressione.
SERGIO: Che sensibile che sei.
VICKY: Vuoi giocare?
SERGIO: A dire il vero non mi sembra il momento pi opportuno.
VICKY: Meglio. E ancora pi eccitante.
LUISA: Non si dimentichi che deve ancora picchiare lamante di sua moglie ovvero
mio marito.
SERGIO: Certo che non me ne dimentico per
VICKY: Allora?
SERGIO: In fondo gi stato picchiato.
LUISA: S, ma non abbastanza.
SERGIO: Potrei farlo pi tardi.
VICKY: Io mi sto stancando di aspettare.
SERGIO: Al diavolo la vendetta. Cogli lattimo.
VICKY: Io ti aspetto di l. (Esce verso la camera degli ospiti).
SERGIO: Arrivo.
ALICE: (Esce da sotto il letto). Dove vorresti andare?
SERGIO: Alice?
ALICE: Proprio io. Stupito di vedermi?
SERGIO: Che cosa ci fai qui?
ALICE: Che cosa ci fai tu qui.
SERGIO: Io stavo cercando il tuo amante.
ALICE: Lo vedo come lo stavi cercando.
SERGIO: Non hai capito che era tutto un bluff per costringerti ad uscire fuori allo
scoperto?
ALICE: Un bluff?
SERGIO: Abbastanza.
ALICE: Se cos accomodati pure, nel ripostiglio.
SERGIO: Nel ripostiglio?
ALICE: Lo sai che io sono molto ordinata.
SERGIO: Vado. (Entra nel ripostiglio). E permesso?
ERNESTO: (Da dentro). Occupato. (Entra Vicky).
VICKY: Allora orsetto dottore, dove sei?
ALICE: E stato chiamato per una urgenza.
VICKY: E adesso?
ALICE: Se vuoi posso giocare io.
VICKY: Bello. Giochiamo alla dottoressa e allinfermiera?
ALICE: No, giochiamo al pirata della strada che ti investe con un camion a rimorchio
di botte. (La insegue, Vicky scappa in camera. Dallarmadio esce Ernesto
inseguito da Sergio, anche loro si infilano nella camera da letto. Esce Luca).
LUCA: Nessuno? Saranno andati via tutti?
LUISA: Che ne diresti di provare a spiegarmi cosa sta succedendo?
LUCA: E la fine del mondo.
LUISA: Possibile che ti devi sempre cacciare nei guai?
LUCA: E il mio passatempo preferito.
LUISA: Questa lultima volta che provo a darti una mano.
LUCA: Ma guarda il lato positivo della cosa.
LUISA: Ce n uno?
LUCA: Hai chiarito i rapporti tra te e tuo marito.
LUISA: Fantastico. Era quello che volevo. Prima potevo fingere di non sapere e
vivere la mia vita triste ma dignitosa, adesso invece non ho pi alibi.
LUCA: E non meglio?
LUISA: Crogiolarsi in una finta ignoranza sempre meglio.
LUCA: Ma non vero.
LUISA: Smettila, Luca.
LUCA: Parliamone. (Si sentono delle voci. Luca salta nel baule). Unaltra volta.
(Dalla camera da letto escono nellordine Sergio, Ernesto e Alice. Si infilano
in cucina).
ERNESTO: Ciao, cara.
LUISA: Torna indietro. (Li rincorre. Dopo che sono passati Luca esce di nuovo.
Entra Vicky).
LUCA: Oh, mio Dio.
VICKY: Bellissimo. Orsetto, vuoi giocare anche te a rincorrerci?
LUCA: Sto bene cos, grazie.
VICKY: Hai sempre un entusiasmo.
LUCA: E che sono un po stanco.
VICKY: Dove sono andati?
LUCA: Verso la cucina. (Vicky esce da quella parte). Che delirio. (Entra Marta).
MARTA: Basta, io non ce la faccio pi.
LUCA: Ciao.
MARTA: Luca. Credo tu mi debba dare qualche spiegazione.
LUCA: Ti cercavo proprio per quello.
MARTA: Dunque?
LUCA: Lo sapevi gi che hanno chiuso i manicomi vero?
MARTA: Certo, Luca, hai deciso di aprirne uno qui? E chi tutta questa gente che
corre per casa?
LUCA: Li hai visti anche tu?
MARTA: Come avrei potuto non vederli?
LUCA: E un nuovo sport. Si corre finch non ci si ferma.
MARTA: Luca.
LUCA: E una situazione piuttosto complessa, non so nemmeno io bene da che parte
cominciare.
MARTA: Provaci.
LUCA: Sono tutti amici miei.
MARTA: Questo lho capito, quello che non mi chiaro sono i rapporti che ci sono
tra loro.
LUCA: Si conoscono.
MARTA: E poi?
LUCA: Si frequentano.
MARTA: Che tipo di frequentazioni sono?
LUCA: Per lavoro, no?
MARTA: Per lavoro?
LUCA: No, dicevo, per lavoro no. Che lavoro sarebbe corrersi dietro.
MARTA: Sto aspettando.
LUCA: Cosa?
MARTA: La tua spiegazione.
LUCA: Ah, vero, me ne stavo dimenticando. Dovero arrivato?
MARTA: Allinizio.
LUCA: Strano, perch mi sembrava di essere gi un po pi avanti.
MARTA: Assolutamente no.(Entra Vicky).
LUCA: Questa Vicky, ma mi sembra che abbiate gi avuto modo di conoscerla.
MARTA: Infatti.
VICKY: Uffa, sono usciti fuori della finestra.
MARTA: Chi uscito fuori della finestra?
VICKY: Tutti.
MARTA: Ma siamo al settimo piano.
LUCA: Vicky, perch non li hai seguiti?
VICKY: Orsetto, lo sai che soffro di vertigini.
MARTA: Orsetto?
LUCA: Orsetto?
VICKY: Orsetto.
LUCA: Orsetto.
VICKY: Lui il mio orsetto.
MARTA: Luca, cosa dice questa ragazza? Non mi sembra Enrica, anche se su quella
Enrica che ci hai presentato ci sarebbero molte cose da dire.
LUCA: Molte.
MARTA: Perch ti chiama orsetto?
LUCA: Perch mi chiama orsetto? Ma ha detto proprio orsetto?
MARTA: Ha detto proprio orsetto.
LUCA: Perch a me era parso di sentire ti aspetto.
MARTA: Dove?
LUCA: Infatti era quello che mi chiedevo. Dove ti aspetto? Non aveva senso.
MARTA: Per non ha detto ti aspetto, ma proprio orsetto.
LUCA: Cos ha gi pi senso. Orsetto.
MARTA: Allora? Io aspetto.
LUCA: Anche tu?
MARTA: Come, anche tu?
LUCA: Anche tu hai detto ti aspetto.
MARTA: No, io sto aspettando una tua spiegazione.
LUCA: E vero, perch non te lho ancora data. (Entra Gabardella).
LUCA: Topo.
TENENTE: Chi a detto topo?
LUCA: Hai capito? In questo palazzo abbiamo tutti il soprannome di un animale.
Orsetto, topo.
TENENTE: Ho sentito parlare di topi.
LUCA: E che la chiamava sua sorella. Per cena.
TENENTE: Bene. Vado. Ragazzo.
LUCA: (Esce il tenente). Capito adesso? (Entrano Ljudmilla e
Ernesto dalla camera da letto).
LJUDMILLA: Io rinascer cervo a primavera. (Esce dalla camera degli ospiti).
LUCA: Sentito?
MARTA: Questa una gabbia di matti.
LUCA: Lhai detto.
MARTA: Luca, a me questa donna delle pulizie non piace per niente.
ERNESTO: Li ho seminati.
LUCA: Bravo orsetto.
ERNESTO: Orsetto?
LUCA: Anche lui abita qui. (Entrano Luisa dalla camera degli ospiti).
MARTA: Non mi piace questa cosa. Questa ragazza dovrebbe chiamare orsetto
soltanto lui visto che il suo fidanzato.
LUISA: Cosa?
ERNESTO: Mia moglie.
MARTA: Ah gi, questo quello pazzo. Certo, sua moglie. anche questa qui sua
moglie.
LUISA: Ma cosa sta dicendo?
ERNESTO: Ti assicuro Luisa che c una spiegazione molto semplice.
LUISA: Te la do io una spiegazione molto semplice.
LUCA: Ecco, io quasi quasi toglierei il disturbo e vi lascerei spiegarvi in santa pace.
ERNESTO: Ma dove credi di andare? (Luca scappa, Ernesto lo insegue).
LUISA: Tu, dove credi di andare. (Luisa li insegue. Luca scappa in bagno inseguito
dai due).
MARTA: Orsetto, eh? (Entra Sergio).
VICKY: Orsetto.
MARTA: Anche lui?
VICKY: Giochiamo orsetto?
SERGIO: Ma vai a cagare.
VICKY: Orsetto cattivo. (Entra Luca).
MARTA: Luca!
LUCA: Scusa mamma, ma non posso fermarmi, sono un po di corsa. (Esce
dalla cucina).
VICKY: Orsetto, aspettami. (Lo insegue. Entra Ernesto).
ERNESTO: Dov andato?
SERGIO: Ah, sei qui. (Entra Alice).
ALICE: Sei qui. Traditore.
SERGIO: Tu sei qui, traditrice.
ERNESTO: Siete qui entrambi, traditi.
SERGIO: Non c niente da ridere.
ERNESTO: Ma io non stato ridendo.
ALICE: Questo un problema nostro e tu non centri.
ERNESTO: Ma io (Entra Luisa).
LUISA: Ah, sei qui.
MARTA: Ma scusate, mi rendo conto che siete tutti qui, ma chi siete?
ERNESTO: Lei mia moglie.
MARTA: S, vero e anche lei (Indica Alice) sua moglie.
SERGIO: No, lei mia moglie.
MARTA: Oh, mio Dio, anche questo pazzo. S, e anchio sono vostra moglie, siamo
tutte mogli di tutti.
LUISA: Soltanto io sono sua moglie e lui mio marito.
MARTA: Certo, come no, suo marito.
ALICE: E lui il mio di marito.
MARTA: Ne ero certa.
SERGIO: Per
ALICE: Ma cosa dice?
LUISA: Credo non ci stia pi con la testa.
SERGIO: Adesso ho capito perch Luca si comporta cos.
ERNESTO: Con una madre in quelle condizioni.
LUISA: Assecondiamola.
ALICE: Certo, anche lui mio marito.
LUISA: No, il mio di marito.
MARTA: Ma allora pu essere il marito di tutte e due.
SERGIO: Gi, il marito di tutte e due.
ERNESTO: Eh s, in fondo cosa se ne fanno di un marito solo? Meglio averne due.
MARTA: E io di chi sono la moglie, allora? Io sono la moglie di tutti.
SERGIO: Poverino, una madre ninfomane.
LUISA: Eh gi, la moglie di tutti.
MARTA: Allora siamo tutti daccordo?
ERNESTO: E come no.
MARTA: Fantastico, e se dovesse ancora arrivare qualcuno sono sicura che potremo
avere un marito o una moglie in pi.
SERGIO: Eh certo.
MARTA: Dipende.
ERNESTO: Dipende.
ALICE: Ma certo che dipende.
MARTA: Se entra un uomo avremo un marito in pi ma se entra una donna avremo
una moglie in pi.
ALICE: Non c possibilit di errore.
ERNESTO: Assolutamente nessuna possibilit di errore.
MARTA: Certo che dura avere a che fare con i matti.
ALICE: Certo che dura avere a che fare con i matti.
LUISA: A chi lo dici.
ERNESTO: Povero Luca. E io che lho anche menato.
SERGIO: Dovresti vergognarti.
ERNESTO: Hai ragione. (Entra Luca con Vicky appesa al collo).
LUCA: Scusate se disturbo. Un trasloco. (Esce in camera).
MARTA: Oh, Luca che porta a passeggio sua moglie.
ERNESTO: Mia moglie?
LUISA: Gi, tua moglie.
MARTA: Devo inseguire mio figlio. Esigo da lui una spiegazione. (Esce Marta).
LUISA: Bene, dove eravamo arrivati?
ERNESTO: Quando?
LUISA: Prima, quando stavamo discutendo. E passata tua moglie sulle spalle di
Luca?
ERNESTO: Anche tu vedi mogli dappertutto?
SERGIO: Quella ragazzotta sua moglie?
ERNESTO: Ma vi pare che sia mia moglie?
SERGIO: La sua amante allora.
ERNESTO: Ma cosa dice.
SERGIO: Non neghi. Lei tradiva mia moglie.
ALICE: Ma cosa dici?
LUISA: Ernesto.
ERNESTO: E tu allora? Che te la facevi con Luca, un mio amico.
LUISA: Ma non vero niente.
ERNESTO: Non negare, vi ho sentiti prima.
SERGIO: Ma questo un bordello.
LUISA: Era solo una copertura. Mi ha telefonato chiedendomi di venire ad aiutarlo.
ERNESTO: Cosa? E lui che ti ha telefonato e ti ha fatta venire a casa?
LUISA: Certo. Perch aveva bisogno di una copertura.
ERNESTO: Maledetto.
LUISA: Cos, ti ha rotto le uova nel paniere?
ALICE: Dunque tutta colpa sua.
SERGIO: E merito suo, piuttosto. (Entra Carlo).
CARLO: Aiuto, devo nascondermi.
ERNESTO: Prego, da qualche parte credo ci sia ancora posto.
CARLO: Grazie. Ho una donna che mi insegue.
SERGIO: Io non ce la faccio pi.
ERNESTO: A chi lo dici.
CARLO: Per caso in giro avete mica visto mia moglie?
SERGIO: Dipende.
CARLO: Dipende da cosa?
SERGIO: Da come fatta. Ce ne sono parecchie in giro, credo abbia solo
limbarazzo della scelta. (Picchiano alla porta).
CARLO: E stato un piacere fare conversazione con voi ma mi sono ricordato di un
impegno urgente e devo proprio scappare.
ERNESTO: Si figuri. Anchio devo andare.
SERGIO: S, quasi quasi me ne vado anchio. (Ripassano Luca e Vicky).
LUCA: Scusate se non mi fermo a fare conversazione ma vado un po di fretta.
ERNESTO: Eccolo qua.
LUCA: Hanno bussato. Se magari qualcuno volesse aprire.
ERNESTO: Torna indietro che devo riprendere il discorso di prima.
LUCA: No, per favore, non posso nemmeno correre. Ho la zavorra sulla schiena.
VICKY: Vai, cavallo. (Escono Luca, Vicky, inseguiti da Ernesto).
CARLO: (Si infila nel baule). Arrivederci.
SERGIO: Ma dove va?
CARLO: Nellunico posto tranquillo di questa casa.
SERGIO: Ci voglio andare anchio.
CARLO: Occupato. (Si chiude dentro. Entra Marta).
MARTA: Dov andato?
SERGIO: Di l. (Esce nella camera segli ospiti, dallaltra porta rientra Luca
inseguito da Ernesto che ha Vicky sulle spalle. Ribussano).
LUISA: Chi apre?
ALICE: Ma siamo proprio obbligate ad aprire?
LUISA: In fondo non neppure casa nostra questa.
ALICE: Appunto. (Ripassa Vicky inseguita da Ernesto con Luca sulle spalle. Vicky
si ferma, Ernesto e Luca proseguono, appena fuori, in cucina, Luca rientra
e chiude la porta a chiave).
LUCA: Finalmente.
VICKY: Ma nessuno apre? (Lo fa).
LUCA: Abbiate piet di me. (Scappa verso la cucina).
VICKY: Aspettami. (Lo insegue ed esce con lui).
ALICE: Io quasi quasi mi nascondo.
LUISA: Perch?
ALICE: Non lo so, ma ritengo comunque sia meglio.
LUISA: Hai ragione. (Scappano in bagno).
SERGIO: E io dove mi nascondo? (Deborah riesce ad entrare, Sergio si butta nel
bagno).
DEBORAH: Carlo, dove sei? Nessuno. (Prova a cercare uscendo in una camera.
Rientrano Luca con Vicky sulle spalle).
VICKY: Vai, cavallo.
LUCA: Insomma, basta Vicky, non ne posso pi.
VICKY: Allora giochiamo a qualcos altro.
LUCA: Ma sono stufo di giocare.
VICKY: Io mi sto annoiando, un mortorio questa casa. Nessuno che vuole giocare,
siete tutti l, fermi.
LUCA: Vicky, ti prego.
VICKY: Voglio giocare.
LUCA: E va bene, allora giochiamo di nuovo al gioco del baule. (Apre il baule e
butta Vicky dentro). Non ne potevo pi. (Esce Luca in camera. Rientra
Deborah. Entra Marta).
DEBORAH: Buonasera.
MARTA: Ci conosciamo?
DEBORAH: Mi chiamo Deborah. Per caso c Enrica in giro?
MARTA: Quale?
DEBORAH: La moglie di Carlo.
MARTA: La sta cercando?
DEBORAH: No, lei che sta cercando me.
MARTA: Siete amiche?
DEBORAH: Diciamo conoscenti, oddio, condividiamo certi interessi.
MARTA: Non aggiunga altro.
DEBORAH: Comunque se la dovesse vedere
MARTA: Le dico che la cercava.
DEBORAH: No, le dica che non la cercavo, cio non le dica proprio niente.
MARTA: Star zitta.
DEBORAH: Come un pesce.
MARTA: Come un pesce spada.
DEBORAH: Oppure si inventi qualcosa.
MARTA: Ho capito. Come un pesce palla.
DEBORAH: Bravo. (Si apre di colpo il baule).
CARLO: E basta, non ne posso pi.
VICKY: Ma sei noioso anche tu.
DEBORAH: Carlo!
CARLO: Deborah!
MARTA: Visto che gi vi conoscete io non ho nulla da aggiungere, anzi ho una cosa
da togliere. La mia presenza. (Esce in cucina).
DEBORAH: Chi questa ragazza?
CARLO: Ti giuro che non lo so.
DEBORAH: E cosa ci faceva nel baule con te?
CARLO: Sono consapevole che qualunque cosa ti dicessi difficilmente sarebbe
convincente.
DEBORAH: Tu provaci.
VICKY: Stavamo giocando.
CARLO: Zitta.
DEBORAH: Ma no, lasciala parlare.
CARLO: E lasciamola parlare.
DEBORAH: A cosa stavate giocando?
VICKY: Al gioco del baule.
DEBORAH: E in cosa consiste il gioco del baule?
VICKY: Si entra nel baule e si sta dentro al buio.
DEBORAH: Molto divertente. E cosa si fa dentro al buio?
VICKY: Si aspetta di uscire.
DEBORAH: Mi sembra un gioco estremamente istruttivo.
VICKY: Vuoi entrare?
DEBORAH: No, grazie, non ho voglia di giocare.
VICKY: Ma siete tutti noiosi.
DEBORAH: Tuttaltro. Io ho in mente un altro gioco.
VICKY: Bello, posso giocare anchio?
DEBORAH: No, ci devo giocare con Carlo.
CARLO: Mi sembra che mi chiamino.
DEBORAH: No, non ti preoccupare, non c nessuno che ti chiama.
CARLO: Sicura? Perch a me sembrerebbe proprio
DEBORAH: Te lo direi.
VICKY: Voglio giocare anchio.
DEBORAH: Chiudi il becco per favore.
CARLO: Beh, allora vi lascio chiarirvi. (Scappa in cucina, Vicky lo insegue e
Deborah insegue Vicky. Entra Sergio).
SERGIO: Altro che linferno di Dante. Al diavolo mia moglie, io scappo. (Entra Gabardella).
TENENTE: Recluta, cosa volevi fare, disertare? Ti far mettere ai ferri come vero
che sono il colonnello Gabardella.
SERGIO: Ma che disertore.
TENENTE: Abbiamo bisogno di tutti gli effettivi. Difenderemo Leningrado fino
alla morte. (Sergio scappa in camera. Entra Carlo con Vicky sulle spalle)
CARLO: Ma cosa vuoi da me?
VICKY: Vai, furia. (La butta nel baule).
CARLO: Furia ha disarcionato il cavaliere.
VICKY: Di nuovo il gioco del baule?
CARLO: E cos divertente. (Chiude Vicky nel baule scappa in camera. Entra
Deborah).
DEBORAH: Dov?
VICKY: In camera.
DEBORAH: Grazie. (Esce in camera. Entrano Luca e Marta).
LUCA: Era un po che non ci vedevamo.
MARTA: Luca, noi dobbiamo parlare.
LUC A: E quello che dico anchio. E cos tanto tempo che non parliamo e questa
sera mi sembra proprio la sera giusta per farlo. Di cosa vuoi parlare?
MARTA: Secondo te?
LUCA: Del tempo?
MARTA: Non me ne pu fregare di meno.
LUCA: Anche a me. Quindi io andrei
MARTA: Luca, innanzitutto dobbiamo parlare del tuo impegno.
LUCA: Del mio impegno?
MARTA: S, mi rendo conto che tu hai sempre avuto un cuore grandissimo e questo
ti ha sempre portato a pensare pi agli altri che a te.
LUCA: Ma stai parlando di me?
MARTA: E di chi altrimenti?
LUCA: Va bene.
MARTA: Per non puoi continuare cos.
LUCA: Cos come?
MARTA: A raccogliere persone meno fortunate di noi da in mezzo alla strada e a
portarle in casa.
LUCA: Meno fortunate?
MARTA: Ma s, tutti i matti che hai raccolto e ospitato.
LUCA: Ah, i matti. Ma sai com, il mio cuore, io non posso fare a meno di aiutare
gli altri.
MARTA: E questo ti fa onore, si vede che hai proprio preso da me, ma a tutto c un
limite.
LUCA: Hai ragione, mamma. Questa volta credo proprio di avere esagerato.
MARTA: Diventa anche difficile gestirli.
LUCA: Molto difficile.
MARTA: Promettimi che smetterai.
LUCA: Te lo prometto.
MARTA: E poi quella tua fidanzata.
LUCA: La mia fidanzata?
MARTA: S, quella ragazza che ci hai presentato.
LUCA: Enrica.
MARTA: Enrica.
LUCA: E cosa vuoi sapere di Enrica?
MARTA: Io sono una mamma e certe cose le capisco al volo. Luca, quella ragazza
non fa per te.
LUCA: Cosa dici?
MARTA: Non mi piace. Ma hai visto come si comporta?
LUCA: Male?
MARTA: Malissimo. E sparita senza dire una parola e per di pi con lalbum delle
foto della tua prima comunione.
LUCA: Forse le voleva tenere per ricordo.
MARTA: Luca, non ci si comporta cos. Se fa cos adesso figurati come si
comporter quando sarete sposati.
LUCA: In effetti anchio avevo qualche dubbio.
MARTA: Lasciala, ti conviene.
LUCA: Ma s, quasi quasi faccio proprio cos.
MARTA: Sono sicura che ne potrai senza dubbio trovare unaltra.
LUCA: Impegnandomi un po.
GIORGIO: Tutto bene?
MARTA: Certo. Abbiamo parlato un po.
MARTA: Bene. allora la mia missione compiuta.
LUCA: E quindi Te ne puoi tornare a casa.
MARTA: No di certo. Hai appena lasciato la tua fidanzata e quindi hai
bisogno di avere qualcuno vicino. (Esce Vicky).
VICKY: Ma insomma, nessuno mi viene a cercare?
MARTA: Di nuovo la ragazza nel baule?
LUCA: S.
MARTA: Ma ormai lhai gi fatta uscire una volta. La sorpresa non c pi.
LUCA: Ma il mio amico ha poca memoria e quindi spesso gli facciamo due volte la
stessa sorpresa.
MARTA: Che originali. Per dopo la sorpresa.
LUCA: Certo. Dopo li mando via.
MARTA: Bene. Facciamogli ancora festeggiare il compleanno ma dopo
LUCA: Li mando via.
MARTA: Li mandi via.
LUCA: Tesoro, torna dentro che non ancora il momento.
VICKY: E quando sar il momento?
LUCA: Te lo faremo sapere.
VICKY: Va bene. (Torna dentro).
MARTA: Adesso per bisogna che telefoni ad Enrica e le dici che lhai lasciata.
LUCA: Ma credo lo possa immaginare.
MARTA: Ma come fa ad immaginarlo. Telefonale. (Entra Enrica).
LUCA: Hai visto? Basta la parola.
ENRICA: Dov?
LUCA: Non lhai ancora trovato?
ENRICA: Se lavessi trovato non ti chiederei dov.
LUCA: Ma te lho detto, nella camera degli ospiti. Nellarmadione.
ENRICA: Nellarmadione? E cosa ci fa Carlo nellarmadione della camera degli
ospiti?
LUCA: Ah, Carlo. Io credevo tu cercassi lalbum delle fotografie.
ENRICA: Ma cosa vuoi che me ne freghi dellalbum delle fotografie.
MARTA: Come ti permetti di parlare cos?
LUCA: Mamma, lascia che me la veda io. Tu vai in cucina.
MARTA: E poi perch sta cercando Carlo?
LUCA: Gli dovr parlare. Vieni andiamo. Magari prima controlliamo se in cucina c
qualcuno. Occupata. Il bagno. Occupato.
MARTA: Lasciami stare, io voglio parlare con questa donna.
LUCA: Oddio (Le d una botta in testa. Marta sviene).
Oh, mio Dio, non me lo perdoner mai.
ENRICA: Ma che cosa hai fatto?
LUCA: Non ti preoccupare, aveva sonno. Mettiamola nel ripostiglio. (Eseguono).
ENRICA: Ma le hai dato una botta in testa.
LUCA: Via, una botta, una bottarella.
ENRICA: Ma tu sei pazzo.
LUCA: Ho bisogno di bere qualcosa di forte. (Escono verso la cucina. Dopo pochi
istanti rientra Luca di corsa inseguito da Ernesto. Si infilano nel bagno.
Dopo un po entrano Carlo e Deborah).
ENRICA: Guarda chi si vede.
CARLO: Oh, Enrica, non sapevo fossi qui.
ENRICA: Ho pensato di farti una sorpresa.
CARLO: Hai fatto molto bene.
ENRICA: Non mi presenti la tua amica?
CARLO: Beh, amica. Conoscente. Lei Deborah. Enrica.
DEBORAH: Piacere.
ENRICA: Lo immagino.
CARLO: Io ti ho cercata dappertutto.
ENRICA: Lei ti ha aiutato?
CARLO: Infatti. Mi stata di grande aiuto.
ENRICA: Soprattutto morale immagino.
CARLO: Soprattutto.
DEBORAH: Andarsene in quel modo, senza neppure un perch. Con Carlo che non
riusciva proprio a darsi pace. Poveretto.
ENRICA: Gi, poveretto.
CARLO: Certo che soffrivo, perch pensavo tu fossi andata a casa del tuo amante,
e invece eri solo venuta da Luca.
ENRICA: Infatti.
CARLO: Luca.
ENRICA: Luca.
CARLO: Non che Luca No, non lo farebbe mai. Vero che non lo farebbe mai?
ENRICA: Cosa non farebbe mai?
CARLO: Luca?
ENRICA: Luca.
CARLO: Oh mio Dio, Luca il tuo amante.
ENRICA: Gi, lei invece cos? Croce Rossa?
CARLO: Ma cosa centra lei. Adesso stiamo parlando di te.
ENRICA: Ti chiamano. (Luca si volta, Enrica scappa).
DEBORAH: Sta di nuovo scappando.
CARLO: Torna indietro.
DEBORAH: Eh no, questa volta basta. Carlo, se mi ami lasciala andare.
CARLO: Ma mia moglie.
DEBORAH: Ed io sono la tua amante.
CARLO: Ma vaffanculo. (Carlo insegue Enrica).
DEBORAH: E va bene, lhai voluto te. Addio. (Poco dopo Luca attraversa il palco
inseguito da Ernesto, Enrica e Carlo. Vicky esce dal baule).
VICKY: Dove sono finiti tutti?
DEBORAH: E lei da dove arriva?
VICKY: Dal baule. Vuoi giocare?
DEBORAH: A che cosa?
VICKY: Al gioco del baule, le faccio vedere come funziona. (Si infila nel baule)
Bisogna infilarsi nel baule (Si sente ancora di sottofondo la voce di Vicky,
si capisce che sta ancora spiegando ma non riusciamo pi a distinguere le
sue parole).
DEBORAH: Che delirio. (Entra Gabardella).
TENENTE: Topina mia.
DEBORAH: Ignazio? Che cosa ci fai qua?
TENENTE: Oddio. I tedeschi. Leningrado persa.
DEBORAH: Ignazio.
TENENTE: Ciao, Deborah.
DEBORAH: Dovevo scommetterlo che se cera una gabbia di matti in giro mio
fratello lavrebbe frequantata.
TENENTE: Passavo di qua per caso. Ho sentito delle voci e sono venuto a vedere se
era successo quancosa.
DEBORAH: E quando la finirai di metterti quella divisa schifosa.
TENENTE: Questa una divisa gloriosa. La portavo quando cio, mi hanno detto
che originale dellassedio di Leningrado.
DEBORAH: Chi te lha detto?
TENENTE: Quello che me lha venduta su ebay.
DEBORAH: Adesso basta, ora di andare a dormire. Domani mattina devi portare
Luigino a scuola, quindi, via.
TENENTE: Va bene. Vieni anche tu?
DEBORAH: No, io devo ancora sistemare due cosette, vai pure.
TENENTE: Va bene, Deborah.
DEBORAH: Tra laltro domani torno a casa, i muratori finalmente hanno finito i
lavori.
TENENTE: Non c fretta, puoi rimanere da me fin quando vuoi. (Entra Ljudmilla).
LJUDMILLA: Finch la barca va lasciala andare.
DEBORAH: Come?
LJUDMILLA: Tu non remare.
DEBORAH: Ma che cosa sta dicendo?
TENENTE: Non so chi sia, questa top ragazza.
LJUDMILLA: Mi ricordo montagne verdi.
DEBORAH: Non ci capisco niente. Non sembra italiana.
TENENTE: No, di Len San Pietroburgo. Credo lavori, qui, da Luca.
DEBORAH: Ah, lavora qui. Peccato perch altrimenti potevamo assumerla per te,
poteva darti una mano con le pulizie.
TENENTE: Quel bastardo lha appena licenziata. Come si fa a lasciare su una strada
una poveretta come Lul.
DEBORAH: Lul? Sai gi anche come si chiama?
TENENTE: No, dicevo Lul cos, tanto per dire un nome a caso, ma in realt si
chiama Ljudmilla.
DEBORAH: Ah, ecco, non sapevi il suo nome.
TENENTE: No. Mai sentito prima.
DEBORAH: Avanti, tenente, porti via il prigioniero. (Gabardella e Ljudmilla
escono).
TENENTE: Novecento giorni di assedio. Ma alla fine abbiamo vinto.
LJUDMILLA: O partigiano portami via.
DEBORAH: Dove sar Carlo? (Esce. Vicky esce dal baule).
VICKY: Ecco, hai visto? Oh, non c pi nessuno. (Si sente picchiare dallarmadio).
Chi ? (Apre larmadio).
MARTA: Grazie, cara, devo avere avuto un mancamento e non so come sono finita
nellarmadio.
VICKY: Il gioco dellarmadio.
MARTA: Come dici?
VICKY: Il gioco dellarmadio. Ti chiudono nellarmadio e devi stare l dentro finch
non ti vengono ad aprire.
MARTA: E che gioco sarebbe?
VICKY: E vero, un po noioso. Preferisco giocare al dottore e allinfermiera.
MARTA: Al dottore e allinfermiera?
VICKY: A Luca gli ammalati fanno un po impressione.
MARTA: Luca!
VICKY: Bello, giochiamo in tre?
MARTA: Basta, questo troppo. Me ne vado.
VICKY: Vai gi via? Allora non si gioca.
MARTA: Non voglio restare in questa casa un minuto di pi. (Esce).
VICKY: Peccato. E adesso a cosa gioco io?
MARTA: Perch non giochi al gioco del baule? Vedrai che prima o poi qualcuno
verr a tirarti fuori.
VICKY: Va bene. (Vicky si chiude nel baule, Marta esce. Entra di corsa Alice, si
guarda attorno e poi si nasconde sotto al tavolo, entra di corsa Luca
inseguito da Ernesto, escono, rientra Ernesto, si guarda attorno e poi si
nasconde anche lui sotto al tavolo. Entrano di corsa Sergio e Luisa).
SERGIO: Basta, io sto per prendere un infarto.
LUISA: S, basta correre. Non mi ricordo neanche pi chi sto inseguendo.
SERGIO: Suo marito immagino. Nonch lamante di mia moglie.
LUISA: S, il problema che anche Ernesto stava inseguendo me.
SERGIO: Tutti due vi inseguivate. Ma allora chi scappava?
LUISA: Bella domanda.
SERGIO: Alla quale meglio non dare risposta.
LUISA: Gi. Sta di fatto che i nostri rispettivi consorti si frequentano.
SERGIO: E in maniera molto intima, anche.
LUISA: Siamo sulla stessa barca.
SERGIO: Che fa acqua da tutte le parti.
LUISA: Lei sa nuotare?
SERGIO: Poco. lei?
LUISA: Ho fatto qualche corso in passato.
SERGIO: Mi piacerebbe imparare ma ormai credo di non averne pi let.
LUISA: Ma figuriamoci, si pu imparare a tutte le et.
SERGIO: Lei dice?
LUISA: Ma certo, limportante trovare il maestro giusto.
SERGIO: E lei sarebbe un maestro giusto?
LUISA: Non ho mai insegnato per
SERGIO: In fondo chi se ne frega
LUISA: Di cosa?
SERGIO: Dei nostri rispettivi equipaggi.
LUISA: Gi.
SERGIO: Lei sarebbe disposta ad insegnarmi a nuotare magari questa sera a cena?
LUISA: Mi faccia pensare Perch no?
SERGIO: Ottimo.
LUISA: Andiamo?
SERGIO: Andiamo. (Escono. Da sotto il tavolo escono Alice ed Ernesto).
ALICE: Andati, finalmente.
ERNESTO: Gi, finalmente.
ALICE: Non ne potevo pi.
ERNESTO: Nemmeno io.
ALICE: Che bello, siamo liberi.
ERNESTO: S, liberi.
ALICE: Ma non sei contento?
ERNERSTO: Certo che sono contento.
ALICE: A vederti non si direbbe.
ERNESTO: E che sono andati.
ALICE: Appunto.
ERNESTO: Insieme.
ALICE: E allora?
ERNESTO: Ma lei mia moglie.
ALICE: Insomma, Ernesto, finiscila. Sei con me, no?
ERNESTO: Certo che sono con te e sono felice, per mia moglie con tuo marito.
ALICE: E con questo? Come nel pi normale e trasgressivo scambio di coppie.
ERNESTO: Finch mi scambiavo io andava bene ma adesso che scambia anche lei
onestamente mi girano un po le balle.
ALICE: Sei il solito maschilista.
ERNESTO: Non questione di essere maschilisti.
ALICE: Ah no? E che cosa , allora?
ERNESTO: Sono geloso.
ALICE: E allora vai, vattene pure, stronzo. Ma sappi che se esci da quella porta non
mi vedrai pi.
ERNESTO: E chi se ne frega. Luisa! (Esce. Alice gli va dietro. Dopo un po entrano
da ingressi diversi Carlo, Enrica e Deborah. Entrate ed uscite a
soggetto senza mai incontrarsi, finch appariranno tutti e tre
contemporaneamente sul palco, provenienti da ingressi diversi).
CARLO: Eccoci qua.
ENRICA: Gi eccoci qua.
CARLO: Bella serata, vero?
DEBORAH: Splendida.
ENRICA: Sicuramente da ripetere.
CARLO: Vi siete gi presentate, vero?
ENRICA: S.
DEBORAH: S.
CARLO: Bene. (Le due donne si avvicinano a Carlo). Che bello essere qua tutti
insieme.
ENRICA: Fantastico.
DEBORAH: Non vedevo lora.
CARLO: Ma s, tardi, io quasi quasi andrei a casa.
ENRICA: Quale casa?
DEBORAH: Gi quale casa?
CARLO: Come quale casa?
ENRICA: E giusto che decidi. O vieni via con me o vai via con lei.
DEBORAH: Scegli.
CARLO: In ogni caso
ENRICA: S, in ogni caso.
DEBORAH: In ogni caso.
CARLO: Io ho gi deciso.
ENRICA: Cosa hai deciso?
CARLO: Quello che sceglierebbe ogni uomo al mio posto.
DEBORAH: E sarebbe?
CARLO: (Indicando un punto lontano). Laggi. (Le due donne si voltano, lui fa loro
un gestaccio). Arrivederci. (Scappa fuori della porta. Le due lo inseguono.
Prima di uscire si fermano.
DEBORAH: Perch ti sei fermata?
ENRICA: Perch ti sei fermata tu.
DEBORAH: Stavo pensando.
ENRICA: Anchio.
DEBORAH: Tu che pensi?
ENRICA: Certo non ho imparato da te a farlo. E a cosa pensavi?
DEBORAH: Che questa storia troppo piccola per tutte e due.
ENRICA: E quello che pensavo anchio.
DEBORAH: Quindi giusto che una delle due se ne vada.
ENRICA: Giusto. Ma quale?
DEBORAH: Forse giusto che me ne vada io.
ENRICA: Perch?
DEBORAH: Come perch?
ENRICA: Io credo sia giusto che vada via io.
DEBORAH: Ma tu sei la moglie.
ENRICA: E chi se ne frega.
DEBORAH: Lui ti ama.
ENRICA: E me ne frega ancora meno.
DEBORAH: Ma rifletti. Pensa a tutte le cose belle che ci sono state tra voi.
ENRICA: S, vero, tipo
DEBORAH: Tipo?
ENRICA: No, era non mi ricordo.
DEBORAH: Cosa ti ha fatto innamorare di lui?
ENRICA: E tu?
DEBORAH: Ma adesso stiamo parlando di te.
ENRICA: Chi se ne frega, dimmi cosa ti ha fatto in namorare di lui.
DEBORAH: E che era Insomma, stato lui
ENRICA: Oh mio Dio.
DEBORAH: Oh mio Dio.
ENRICA: Forse vero che la storia era troppo piccola per tutti e tre.
DEBORAH: Ma la cosa migliore che ne esca lui.
ENRICA: E vero. Io non lho mai amato.
DEBORAH: nemmeno io.
ENRICA: Ma io me lo sono anche sposato.
DEBORAH: Cos fan tutte.
ENRICA: Andiamo. Aspetta. Luca.
DEBORAH: Luca?
ENRICA: Beh, insomma, Luca Ma chi se ne frega. (Escono).
(Entra Luca).
LUCA: Che silenzio irreale. E come se in casa non ci fosse pi nessuno. Mamma!
Carlo! Enrica! (Si guarda attorno). Nessuno mi risponde, nessuno mi mena.
Nessuno mi insegue. Nessuno! Nessuno! Oh, mio Dio, ti ringrazio. Giuro che
da domani cambio. Giuro. Basta donne, basta avventure, metto la testa a
posto. Basta cos. Ho imparato la lezione. (Si va a sedere al tavolo). E non ho
neanche mangiato. Fa niente. Non ho neanche pi appetito. Smetto anche di
bere. Basta. Non mi ubriaco pi. Da domani nasce un Luca nuovo, basta
cazzate, da domani sar un uomo perfetto, un uomo da sposare. Giuro, basta
giocare. (Vicky salta fuori dal baule).
VICKY: Sorpresa. Hai detto giocare?
LUCA: Vicky?
VICKY: A cosa vogliamo giocare?
LUCA: Vicky, dove dirti una cosa importante. Io sono cambiato.
VICKY: Ma no, sei sempre vestito uguale.
LUCA: Ma non intendevo quello.
VICKY: E che cosa intendevi?
LUCA: Infermiera. Scherzavo. Prepari la sala operatoria.
FINE
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