Delirio all’ufficio postale

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DELIRIO ALL’UFFICIO POSTALE

di Alfredo Balducci

Personaggi:

LUIGI

IL GENERALE

PASQUALE

CLIENTE, solo voce

SILVIA

Nota: I quattro ruoli maschili possono essere interpretati anche da un solo attore.

Scena:

Interno di ufficio postale, reparto raccomandate. Al centro, sacchi di corrispondenza; di fronte un pannello divisorio. A sinistra, due armadietti guardaroba. Lo sportello di accettazione delle raccomandate è di fianco, vicino al proscenio.

ATTO UNICO

All’aprirsi del sipario, Luigi è davanti al suo armadietto: si toglie la giacca e indossa una vestaglia. Silvia entra con passo stanco e si siede su uno sgabello al centro.

LUIGI - (voltandosi e accorgendosi di Silvia) Ah, sei già qui! Non ti avevo sentita… un po’ giù stamani, eh?… Capita anche a me quando mi alzo.

SILVIA - E la voglia di vomitare, la mattina, ti viene mai?

LUIGI - Dipende da cosa ho mangiato la sera.

SILVIA - Non arriva di qui… (si tocca lo stomaco) …ma di qui… (si tocca la fronte)

LUIGI - (gridando a qualcuno in un altro reparto) Mancano cinque minuti all’apertura!

SILVIA - Io non ero nata per questa vita.

LUIGI - A chi lo dici! Pensa che sarei potuto essere in banca.

SILVIA - E non sarebbe lo stesso?

LUIGI - Eh, no: ci sarebbe una bella differenza.

SILVIA - Mi pare di sentire Pasquale.

LUIGI - Cosa c’entra tuo marito?

SILVIA - Siete senza fantasia, voi uomini. Sai che Pasquale invidia il mio posto a quello sportello?

LUIGI - È naturale. Dev’essere dura andarsene in giro tutto il giorno a fare il commesso viaggiatore.

SILVIA - E così, con lui non parlo neanche più, per non finire a leticare.

LUIGI - Guarda che fra due minuti si apre.

SILVIA - (andando verso il suo armadietto) Si chiude, Luigi, fra due minuti… anche l’ultimo spiraglio sul mondo, si chiude…

LUIGI - Si può sapere che cosa vorresti fare, tu?

SILVIA - E chi lo sa… l’esploratrice, magari… o la stella del cinema…

LUIGI - Mica male l’idea, avendo il fisico adatto. Hai visto il film di ieri sera in TV?

SILVIA - L’ho sentito.

LUIGI - Sentito?!

SILVIA - Sì, la sera, davanti alla televisione, ho i calzini di Pasquale da rammendare.

LUIGI - Ah, i calzini…

SILVIA - Tu non hai idea di come li consumi… due paia al giorno… con buchi grossi così…

LUIGI - Sfido io, con tutto quel camminare che fa! (gridando nell’altro reparto) Francesco, puoi aprire!

SILVIA - Sai come lo vedo il mondo, io, Luigi?

LUIGI - Come me, penso: una scatola buia piena di insetti che sbatacchiano qua e là, senza sapere dove andare.

SILVIA - Sì, è una scatola, ma a forma di calzino… e non è buia, perché ha un buco sul calcagno… (alza la ghigliottina del suo sportello) …questo!

LUIGI - (superando il pannello di separazione) Buon lavoro!

SILVIA - (incomincia a lavorare) Telegrammi sportello accanto… qui solo raccomandate… manca il numero di codice… (astraendosi) Sì, per diventare una diva del cinema ci vorrebbe il fisico adatto… La bellezza è un aiuto, qualunque cosa tu faccia… (prende dalla borsa uno specchietto e si esamina il viso) …ma la personalità è ancora più importante… Giovanna d’Arco, per esempio, era bella o era brutta? Doveva esser bella, altrimenti come avrebbe fatto a convincere i suoi contemporanei di essere stata incaricata da Dio… Ma va là… Stai a vedere che Dio si rivolge a una bruttona come lei… Con tutte le pulzelle che ci sono!… Era bella: è chiaro…

CLIENTE - Allora, questa raccomandata?!

SILVIA - (prende una lettera) Chiaro bisogna scrivere… Che cos’è, Pescara, questa? Perché non adopera lo stampatello?… (sbrigando il lavoro) Se proprio non era bella, doveva almeno avere un viso particolare, un’espressione ascetica: “Delfino di Francia, le voci mi hanno detto che devi prendere le armi per liberare la patria…” Macché bella o brutta: altra gente, altri tempi!… Te l’immagini oggi?… “Signor Presidente, le voci mi hanno detto che devi prendere le armi…” “Pronto?… Un’ambulanza urgente qui alla presidenza…”

CLIENTE - Come ha detto?

SILVIA - Non parlavo con lei, ma col Presid… A chi tocca?… Raccomandata espresso?

CLIENTE - Espresso soltanto.

SILVIA - L’espresso solo lo prende al bar: qui dev’essere anche raccomandato.

CLIENTE - Faccia lei.

SILVIA - (a se stessa) E così, per la centomillesima volta, ho detto la mia battuta. Che spirito!… Forse neanche Pasquale, quando va dai clienti… Ma perché me la prendo sempre con lui, povero uomo?… Sì, è un po’ limitato, ma mi vuol bene… mi dà tutto quello che può… anche se io avrei bisogno di ben altro… la mia vita si consuma in solitudine… inaridisco in un angolo, come una pianta senz’acqua… avrei bisogno di contatti umani, di scambi spirituali…

LUIGI - (apparendo dal divisorio) Hai da cambiare diecimila?

SILVIA - Da cambiare con cosa?

LUIGI - Come… Con cosa ?… Dieci fogli da mille… o cinque da duemila…

SILVIA - Scusa. Luigi, stavo pensando a un’altra cosa… (cambia il biglietto) …quattro… cinque… stamani non riesco ad ingranare.

LUIGI - A chi lo dici!… grazie… (sparisce oltre il divisorio)

SILVIA - Eccolo il mio dramma: l’incomprensione… Quando qualche mattina dico: “stamani non mi sento”, Pasquale pronto: “te l’avevo detto ieri sera di non mangiare i carciofi!”… E così ho imparato a non dire più niente… (si alza e si muove con atteggiamenti da attrice vecchio stile) Sì, signori: ho imparato a soffocare dentro di me ogni impulso, ogni anelito verso quella libertà dello spirito che ogni essere umano ha bisogno di raggiungere…

CLIENTE - Chi me la fa la raccomandata?

SILVIA - Che succede?

CLIENTE - È un’ora che sono qui.

SILVIA - Un’ora ? E io è tutta la vita che… insomma, un momento per respirare me lo darete no, va bene soffocare ogni impulso, ogni anelito … ma c’è bisogno anche di respirare, no? (torna a sedere) Dia qua… ma questo è un contrassegno… e a questo sportello i contrassegni non si fanno: c’è il cartello qui fuori… qui si fanno solo le raccomandate… niente telegrammi, né vaglia, né pacchi postali… e nemmeno i servizi di conto corrente… leggeteli questi benedetti cartelli! (di nuovo astraendosi) E se fosse così anche per me? Tutta una serie di cartelli che nessuno legge: sentimento… immaginazione… sensibilità… tenerezza… sensualità… (torna al lavoro) Manca l’indirizzo del mittente… e anche il numero di codice… (astraendosi) E se fosse proprio per quello… se questi messaggi non fossero arrivati perché mancava il numero di codice?!… Sarebbe il colmo!… Per tutta la vita hai aspettato la risposta a una lettera che non è mai arrivata…

CLIENTE - E dov’è andata a finire?

SILVIA - Che cosa?

CLIENTE - La lettera… che cosa ne avete fatto?

SILVIA - (punta sull’orgoglio professionale) Fatto cosa?… Qui non c’è niente che scompare!… Della posta si può dire di tutto: ritardi, disguidi… ma niente va perso. Quante volte veniamo a sapere di una lettera che dopo venti o trenta… o quarant’anni… (astraendosi) Così, magari, un giorno potrebbe capitare… (Cerchio di luce di un proiettore verso il pannello divisorio. Allegra nota di una marcetta militare. Appare un signore con capelli e lunghi baffi candidi: veste una fantasiosa e pittoresca divisa militare. Il nuovo arrivato saluta militarmente, compiendo un leggero inchino).

GENERALE - Generale della riserva Filiberto de Savignac… solo ora ho avuto notizia della sua esistenza, signora… Solo ora mi rendo conto che in questa parte del mondo esisteva una creatura dolce e soave come lei, la mia anima gemella, la donna che ho cercato invano per tutta la vita. Eccolo, dopo quarant’anni, l’essere accanto al quale avrei potuto vivere felice!… Quanto tempo sciupato!… Mentre la cercavo disperatamente, signora, ho consumato la mia carriera da sottotenente a generale di corpo d’armata; ho messo al mondo sette figli con l’aiuto delle due donne che, per un crudele scherzo del destino, hanno occupato, una dopo l’altra naturalmente, quel posto accanto a me che spettava a lei…

CLIENTE - (risentito) Guardi che ora tocca me!… (Generale, luce e musica scompaiono)

SILVIA - (trasognata) E perché dovrebbe toccare a lei?

CLIENTE - Sono il primo della fila.

SILVIA - C’è il generale prima di lei!

CLIENTE - Quale generale?… Io non l’ho visto.

SILVIA - Era qui un attimo fa…

CLIENTE - Ma se è un’ora che sono qui!

SILVIA - Un’ora?… Ma faccia il piacere!… Lui sono quarant’anni che aspetta!

CLIENTE - Beh, se davvero aspetta da quarant’anni, allora è arrivato prima di me.

SILVIA - (si alza e gira per l’ufficio) Generale! Dov’è andato, generale?… (Si riaccende il riflettore sul divisorio dove appare un uomo di schiena. Silvia fa un passo verso di lui) Ah!… È tornato!… (l’uomo si volta: è Pasquale con le valigie del campionario) Pasquale! Tu ?! …che… che cosa fai qui?!

PASQUALE - Cerco un paio di calzini… Dove li hai ficcati?

SILVIA - (smarrita, disperata) I calzini… quali calzini…. Come i calzini?!…

PASQUALE - …i calzini, sì, cosa c’è di strano?!… Posso andar fuori senza i calzini?! (mostra i piedi nudi)

SILVIA - Li ho rammendati ieri sera… sono nel primo cassetto… dove li metto da quarant’anni…

PASQUALE - Quali quarant’anni, se siamo sposati da cinque?

SILVIA - E io sono quarant’anni che rammendo calzini… quattrocento… quattromila anni!… Cassetti pieni di calzini… armadi… montagne di calzini! (Pasquale sparisce; Silvia torna al suo posto affranta. Prende in mano un pacchetto) …i calzini!

CLIENTE - Guardi che dentro non ci sono calzini.

SILVIA - E invece ci sono!

CLIENTE - Ma se l’ho fatto io il pacchetto!

SILVIA - (riprendendosi) Scusi… mi ero distratta un momento… (si astrae di nuovo) …e tutto per uno scherzo del destino… (colpisce col timbro a guisa di pugnale) Muori, destino atroce… muori, infame!

CLIENTE - Ma cosa fa col timbro, scusi?

SILVIA - Come?… (riprendendosi) Lo vede cosa faccio… timbro!… Ogni ricevuta che esce da un ufficio postale deve essere timbrata…

CLIENTE - Ma lei mi ha timbrato anche le mille lire di resto!

SILVIA - …beh, … così, se risultano false, lei sa chi gliel’ha date. (Le luci si affievoliscono, quindi tornano a rialzarsi)

LUIGI - (apparendo dal divisorio) Vuoi fare gli straordinari? È ora di chiusura.

SILVIA - Ah, sì?… (ad alta voce) …si chiude! (abbassa la ghigliottina dello sportello, quindi resta seduta a guardare Luigi che si toglie la vestaglia fischiettando)

LUIGI - Giornata dura, oggi…

SILVIA - Non mi sembri troppo depresso, però.

LUIGI - È il pensiero di quello che mi aspetta a casa a tirarmi su… la Juve stasera gioca in Olanda e trasmettono la partita in Tv… (fischietta)

SILVIA - Ah!

LUIGI - …peccato che a te il calcio non piaccia.

SILVIA - Tanto, anche se mi piacesse, davanti al televisore…

LUIGI - Già… i calzini

SILVIA - (quasi piangendo) Anch’io, però, sono allegra, sai…

LUIGI - Non si direbbe.

SILVIA - Figurati che ho visto una persona che avrei dovuto incontrare quarant’anni fa…

LUIGI - Ma se quarant’anni fa non eri ancora nata!

SILVIA - Che c’entra… lui mi cercava lo stesso!… Fa piacere, sai, sapere che qualcuno… Il mondo sembra persino diverso…

LUIGI - C’è poco che cambia: la solita scatola buia, attraversata ogni tanto da brevi raggi di luce.

SILVIA - Le partite della Juve in Tv, magari.

LUIGI - Ecco.

SILVIA - Una mia lontana parente, anni fa, sposò un tenente colonnello… generale di corpo d’armata è più di tenente colonnello?

LUIGI - Eh, sì… un bel po’ di più.

SILVIA - Sì, forse hai ragione: una scatola buia e qualche raggio di sole ogni tanto… (È pensierosa mentre Luigi continua a fischiettare. La luce si affievolisce e torna ad alzarsi: è una nuova giornata. Luigi sta indossando la vestaglia. Entra Silvia con passo stanco)

LUIGI - Ciao, Silvia… Come va stamani? (Silvia alza le spalle) Io ho un diavolo per capello.

SILVIA - La Juve ha perso ieri sera?

LUIGI - All’ultimo minuto… un maledetto rasoterra… uno a zero!

SILVIA - E così, ora nella scatola non c’è che buio, vero?

LUIGI - Fino a martedì prossimo.

SILVIA - E che cosa succederà martedì?

LUIGI - C’è la partita di ritorno… E quella non si gioca in Olanda, ma qui.

SILVIA - E che cosa cambia?

LUIGI - Tutto cambia… altra musica!… E tu, invece?

SILVIA - Beh, anch’io me la cavo… Ieri mi hanno detto che sono una creatura dolce e soave.

LUIGI - Accipicchia che complimento! Non è stato Pasquale a fartelo, per caso?

SILVIA - Non c’è pericolo! Come fa lui ad accorgersi di qualcosa che non è nel suo campionario?

LUIGI - “Una creatura dolce e soave”… fa venire a mente le opere liriche.

SILVIA - E perché?

LUIGI - Come, perché… è linguaggio da opere quello… (con gesto e timbro di tenore) “Oh, soave fanciulla…”

SILVIA - Sai anche cantare?

LUIGI - Una volta, quand’ero ragazzo… Avrei dovuto studiare canto… eh, sì, se mi avessero fatto studiare, chissà dove sarei adesso… (riprende con maggiore impegno) “Oh soave fanciulla, fulgido a te si schiude un radioso avvenir…”

SIPARIO

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