Delitto a villa Roung

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ACHILLE CAMPANILE

ACHILLE CAMPANILE

DELITTO A VILLA ROUNG

I.

~

PERSONAGGI

Olga

                 Trismegian

                       Fabricius

                  Chrisis

                  La Didascalia

 Mister Roung

                  John

                       Brown

                 Mortimer                        »
                                                                  Dottor Scottles
                 Margareth
                 Filiberto
                 Lo Sconosciuto

                  Eva

Olga, Trismegian, Fabricius, Chrisis, la Didascalia, ecc.

OLGA    Signori, vogliamo passare a prendere il caffè sulla terrazza?

TRISMEGIAN  E’un’idea eccellente, con questa splendida serata, mia cara futura suocera. Non si

direbbe mai che siamo nei din­torni di Londra.

OLGA   E voi, Fabricius, andate a prendere mister Roung, che, co­me sapete, è paralitico e circola per

mezzo d’un seggiolone a ro­telle spinto a mano.

FABRICIUS  Vo, o vado; si può dire in tutt’e due i modi. (S’inchi­na ed esce).

OLGA   Chrisis, volete aprire la radio?

CHRISIS   Subito, lady Olga. (Esegue).

LA DIDASCALIA  (in veli; cala dall’alto mediante corde) Tutti pas­sano sulla terrazza, meno

Chrisis, che è presso l’apparecchio ra­dio, e Trismegian, che s’indugia ad arte. (Viene risollevata e

scompare).

TRISMEGIAN Ma chi è questa?

CHRISIS  La Didascalia. L’Autore ha voluto che apparisse in iscena, perché è inutile scrivere delle

belle didascalie, che poi il pubblico non sente. Ma tu fingi di non vederla e facciamo la nostra scena.

Trismegian e Chrisis, la Didascalia; poi mister Roung.

TRISMEGIAN (a Chrisis, con voce soffocata) Ebbene, che cosa vuoi? Mi mandi dei biglietti

minatori?

CHRISIS  Nessun biglietto minatorio. Ti ho pregato di darmi il modo di parlarti, altrimenti faccio

uno scandalo.

TRISMEGIAN  Che vuoi dirmi? Presto.

CHRISIS  Tu ti fidanzi con Eva.

TRISMEGIAN  Che scoperta! Lo sanno tutti. Stasera daremo l’an­nunzio ufficiale. Ho fatto apposta

un viaggio di due giorni.

CHRISIS  Vigliacco, mi hai disonorata. Avevi promesso di spo­sarmi. Già, avrei dovuto immaginarlo.

Sposare una governan­te. Quando si può fare il colpo di sposare la padroncina, che è miliardaria.

TRISMEGIAN  Sai bene che il mio patrimonio è tale, che nessuno può pensare ch’io faccia un

matrimonio d’interesse. Amo Eva, ecco tutto.

CHRISIS  Ma sappi che Eva ama, riarnata, suo cugino Victor, che è un uomo capace di tutto. Bada a

te. Forse questa volta non la passi liscia. Egli non sopporterà queste nozze.

TRISMEGIAN   Infatti, mi ha mandato un biglietto di minacce, ma me ne infischio.

DIDASCALIA    (c. s.) Sotto la porta di sinistra appare il vecchio Roung paralitico, nel seggiolone a

rotelle spinto da Fabricius, che lo lascia e si ritira. Il vecchio fissa con occhi terribili i due che gli

voltano le spalle. (Scompare c. s.).

CHRISIS  Eva subisce la volontà di suo padre, mister Filiberto, che tu hai in pugno, perché sei a

giorno d’un segreto la cui divulgazione lo porterebbe alla forca.

TRISMEGIAN  Taci.

CHRISIS  T’ho visto poco fa nella biblioteca, mentre gli mostravi il documento, e mister Filiberto è

impallidito.

TRISMEGIAN  Ma vuoi tacere? Non siamo soli. C’è il vecchio pa­ralitico.

CHRISIS  E’ sordo come una campana.

TRISMEGIAN  Ma ci vede.

CHRISIS  Non può parlare né scrivere.

TRISMEGIAN  Non ti fidare, ha una brutta faccia.

CHRISIS  Ce l’ha sempre. (Con voce fremente) Bada, ho sentito con le mie orecchie, quando sei

uscito, che mister Filiberto di­ceva di te: « Il maledetto mi ha ricattato! » Sono certa che mi­ster

Filiberto mi vendicherà. Sta’ in guardia.

TRISMEGIAN  E due. Poco fa mi dicevi di stare in guardia dal cu­gino di Eva, ora anche da suo

padre.

CHRISIS   Tu non sposerai Eva! (Dà un sonoro pugno sulla testa del paralitico).

TRISMEGIAN  Che modo è questo? Per dar forza al discorso. bat­ti il pugno sulla testa del

paralitico?

CHRISIS  Tanto non può muoversi.

TRISMEGIAN  Ma non credere d’intimidirmi. Batto anch’io il pu­gno. Sulla testa del paralitico.

(Esegue).

CHRISIS   Ti dico che non sposerai. (Altro pugno c. s.).

TRISMEGIAN  Taci, maledetta! (Pugno c. s.).

CHRISIS  Bada a te. La vendetta d’una donna ingannata è terri­bile.

DIDASCALIA  (c. s.) Chrisis via sulla terrazza, spingendo con rab­bia la carrozzetta del paralitico,

mentre entra dalla sinistra lady  Olga. (Scompare c. s.).

Trismegian, Olga, Fabricius; poi John.

OLGA  (entrando con Fabricius) Trismegian!

TRISMEGIAN  Mia cara futura suocera.

OLGA  Io ce l’ho con voi!

TRISMEGIAN  Anche voi... Cioè, volevo dire: perché?

OLGA   Non ci avevate annunziato l’arrivo di vostro nipote. E’ ar­rivato in questo momento John

Blakson e domanda di voi.

TRISMEGIAN   (vivamente contrariato) Ecco una visita che non a­spettavo né desideravo. E’ un

poco  di buono. Permettetemi di liberarmene subito. (A Fabricius) Fatelo passare, prego.

OIga va sulla terrazza.

JOHN (entrando) Caro zio... (Si spegne la luce). Oh, siamo rimasti al buio?

TRISMEGIAN S’è spenta la luce. Fabricius, delle candele!

Detti, Chrisis, Eva e Filiberto.

Rumori di passi precipitosi, un urlo, un rantolo; di nuovo passi affrettati.

                                  

DIDASCALIA  (c. s.) Si accende la luce. In iscena sono: sulla porta di sinistra Fabricius e John, su

quella di destra Olga e Chrisis, su quella della terrazza Eva e Filiberto. Al centro accasciato in una

poltrona, è Trismegian, immobile, il capo ripiegato sui petto.

JOHN   Zio! (Lo scuote. Il capo di Trismegian ciondola inerte).  Morto! Pugnalato nella schiena.

Mormorio di terrore.

DIDASCALIA (c. s.) Dalla terrazza entra Margareth, sorella di Eva e figlia di mister Filiberto, che

spinge la carrozzetta col vec­chio paralitico.

OLGA    Bisogna avvertire subito la polizia. (Telefona, con sempli­cità) Pronto? Commissariato?..,

qui Villa Roung... Si sono io... Non c’è male, grazie, e lei?... Ho piacere. Che mi racconta di bello?...

Eh, io immagino, io immagino... I suoi tutti bene?... Mi fa piacere... I miei così così... Si vivacchia.

Meno il mio ex futuro genero, che non vivacchia più, perché è moracchiato. Anzi, volevo dirle:

potrebbe mandare un ispettore? Oh, una cosetta da niente, in famiglia, alla buona... Si, assassinato...

Pu­gnalato nella schiena... Viene? Grazie infinite. (Riattacca il ri­cevitore; ai circostanti) Viene subito.

Che cara persona!

Detti, Brown, Mortimer; poi Mortimer via.

FABRICIUS (annunzia) L’ispettore di polizia James Brown e il suo aiutante, sergente Mortimer.

OLGA Hanno fatto prestissimo a venire.

BROWN (entra seguito da Mortimer) Fermi tutti. Nessuno abban­doni la casa. Mortimer!

MORTIMER Comandi.

BROWN Un agente di guardia ad ogni uscita della villa.

FILIBERTO C’è una sola uscita.

BROWN E noi un solo agente abbiamo. Ci sono uscite segrete?

FILIBERTO No.

BROWN Meno male, perché, per le uscite segrete ci vorrebbero a­genti segreti. (A Mortimer) E

chiamate il medico.

MORTIMER State poco bene?

BROWN Il medico legale!

MORTIMER Bene. (Saluta battendo i tacchi, e via).

BROWN Tutti in casa al momento del fatto?

FILIBERTO Tutti.

BROWN E nessun altro?

FILIBERTO   Nessuno. Non c’è nessun altro in casa. La cuoca è in vacanza a Biarritz. (Mentre

Brown esamina Trismegian) Mio caro mister Brown, non si vive pi6 tranquilli. Non c’è riunione

familiare, a Londra, che non sia funestata da un caso del gene­re: a un certo punto, si spegne la luce e

poi si trova che è stato assassinato qualcuno. Bisognerebbe reclamare con la società e­lettrica.

BROWN  Riceviamo continue chiamate per casi del genere. E che tatto ci vuole per le indagini in

questa specie di delitti! Non av­vengono che nella buona società.

OLGA   Ormai è un giuoco di società: s’uccide uno della famiglia, si chiama la polizia e comincia il

giuoco: trovare l’assassino.

FILIBERTO (puerilmente) Oh, si, si, facciamolo!

BROWN   In molte famiglie viene adottato come passatempo per le lunghe serate invernali. E,

quando si spegne la luce, non c’è mai qualcuno che abbia un fiammifero.

Detti e il dottor Scottles.

MORTIMER Mister Brown, c’è il medico.

BROWN Avanti, dottor Scottles. La solita chiamata.

SCOTTLES Ormai ci sono abituato. Immagino che la vittima sia questa. (Esamina Trismegian) Già.

O pugnale, o veleno. Anco­ra non si può dire.

MORTIMER Come non si può dire, se c’è ancora il pugnale con­ficcato?

SCOTTLES Già, è vero, non ci avevo pensato. Sicuro, sicuro, pu­gnale senz’altro. Del resto potrebbe

esserci anche il veleno, oltre  il            pugnale. (Esamina) Già: o suicidio, o delitto.

MORTIMER Credo che il suicidio si possa escludere; il pugnale è conficcato nella schiena.

SCOTTLES  Verissimo. A meno che... (Ai circostanti) La vittima non era contorsionista?

FILIBERTO  Che io sappia, no.

JOHN  Lo escludo senz’altro.

SCOTTLES  Allora, niente suicidio. Delitto. Buona notte, signo­ri. (S’avvia per uscire. Sulla porta si

volta) Per ora, fategli un clisterino. (Via).

MORTIMER  (piano al poliziotto) Avete capito chi è il colpevole?

BROWN  Non me lo dite.

MORTIMER  Io l’ho capito subito.

BROWN  Va bene, ma non me lo dite.

MORTIMER   Avete ragione. Guai se si viene a sapere troppo pre­sto chi è il colpevole. Il dramma

perde ogni fascino.

BROWN  Riprendiamo gl’interrogatori. (A Fabricius) Voi dite d’essere il domestico. Badate di non

fuorviare la giustizia con false dichiarazioni. Vi rendete conto della responsabilità che assumereste?

Siete veramente il domestico?

FABRICIUS (che è in livrea) Sissignore.

BROWN Guardate che una menzogna verrebbe presto scoperta. Potete asserire con tutta tranquillità

d’essere proprio il dome­stico?

FABRICIUS Ve lo giuro. Vorrei cecarmi.

BROWN Allora portatemi un wisky. E intanto rispondete alle mie domande: non sapete se, per caso,

il signor Trismegian stasera abbia avuto una discussione un po’ vivace con qualcu­no? Cercate di

ricordarvi.

FABRICIUS   A tavola c’è stata una discussione a proposito dei topi.

BROWN (con intenzione) Dei topi, eh?

FABRICIUS Sissignore. Il giardiniere ha fatto sapere ai padroni che nella villa di Cannes ci sono i

topi, ed ha mandato a chiede­re le chiavi per mettere un gatto, o l’arsenico, credo.

BROWN Mortimer, avete sentito? L’arsenico.

MORTIMER un potente veleno.

BROWN   Continuate, Fabricius, vi prego. (Volutamente fatuo) Il vostro racconto m’interessa

enormemente.

FABRICIUS  A tavola, il signor Filiberto ha detto: « Per i topi, è meglio il gatto» e la signora è saltata

sulle furie. Così hanno cominciato a litigare.

BROWN  Ma io parlavo di litigi col signor Trismegian.

FILIBERTO  No, col signor Trismegian non posso servirlo.

BROWN  Ne so abbastanza. (A Filiberto) Perdonate, mister Fili­berto, io sono vergognosamente

curioso. A voi piace viaggiare?

FILIBERTO  Dio mio, abbastanza. Ma non mi pare il momento di far questi discorsi.

BROWN Vedo che cercate di sfuggirmi. Allora, rispondetemi: pare che vi accingiate a fare un

viaggio in Italia. Si può sapere lo scopo di questo viaggio?

FILIBERTO  (prontamente) Studiare la perfetta organizzazione del teatro italiano.

MORTIMER Scusate, capo. (Dice qualcosa all’orecchio di Brown).

OLGA (a parte) Che educazione, però.

BROWN    (a Mortimer) No. Ho il mio sistema. Io le situazioni le capisco a volo. E perché tu non

debba credermi dotato di pote­ri soprannaturali, ti dirò che queste situazioni si ripetono con caratteri

pressocché identici. Soltanto, l’assassino a volte è uno, a volte un altro. Per esempio, giurerei che in

questa casa c’è un’istitutrice.

CHRISIS  Eccola.

BROWN  Scommetto che siete stata ingannata dal signor Trisme­gian, che aveva promesso di

sposarvi.

CHRISIS  A servirvi.

BROWN  Poco fa dev’esserci stata fra voi una scenata. Voi gli a­vete rivolto oscure minacce.

CHRISIS  Per l’appunto.

BROWN   Tutte così. Si potrebbe pensare che siate voi l’assassina.

CHRISIS Si potrebbe pensare, ma...

BROWN  Si potrebbe pensare, ma non siete voi. Non ho difficoltà ad ammetterlo. Sarebbe troppo

semplice. Abbiamo poi miss Eva, che stasera doveva fidanzarsi col Trismegian. Giurerei, si­gnorina,

che voi non lo amavate.

EVA  Lo confesso.

BROWN  Piegavate il capo alla volontà di vostro padre.

EVA  E voi volete insinuare che io avrei ucciso Trismegian?

BROWN  Me ne guardo bene. Finora, non è mai accaduto un caso simile. Vostro padre era tenuto in

pugno dal Trismegian. Un novizio del mestiere penserebbe: « Allora è mister Filiberto che ha ucciso».

Io no.

MORTIMER  Ma allora...

BROWN Già, allora chi è l’assassino? (Piano a Mortimer) Secon­datemi. (Forte) Mortimer!

MORTIMER Comandate!

BROWN Fa molto caldo, qui. (Con affettata disinvoltura) Che ne direste d’una passeggiata in

giardino?

MORTIMER Mi pare strano. Invece di cercare il colpevole, volete andare a passeggio.

BROWN   (gli strizza l’occhio insistentemente; piano) Secondatemi, imbecille!

MORTIMER (riprendendosi) Ah, si, scusate, non avevo capito. (Forte) Perché no? E’ una

buonissima idea. Andiamo a fare u­na passeggiata in giardino.

BROWN   (a tutti di casa) Signori, circolino pure liberamente per le altre stanze. Questa sola resti

deserta. Noi andiamo a fare due passi in giardino.

Tutti escono, meno lui e Mortimer.

Brown e Mortimer, poi Margareth, ecc.

BROWN   (a Mortimer) Attenuate le luci e nascondiamoci dietro questo mobile. Il colpevole non

tarderà a cadere in trappola, venendo qui a nascondere qualche traccia. (Si nasconde) In guardia,

Mortimer!

MORTIMER (nascosto) In guardia sto!

BROWN  (piano) La porta si schiude lentamente.

MORTIMER  (piano) Entra qualcuno.

BROWN  (c. s.) Margareth. Si crede sola. Cautissima, s’avvicina al cadavere. E’ il momento di

mostrarsi. (Tossicchia e si mostra)  Signora, qual buon vento?

MARGARETH (sussulta; con imbarazzo) Cercavo.., il fazzoletto...

BROWN (le o/Ire il proprio con galanteria) Permette? Usi il mio.

MARGARETH Oh, grazie.

BROWN  Ma, prima di tutto, lasci che l’alleggerisca di questo gin­gillo. (Le tira fuori dallo scollo

della camicetta una rivoltella).

MARGARETH   Una rivoltella? Non sapevo che fosse qui. Chi ce la può aver messa? Giuro che

sono innocente.

BROWN  Ne sono convinto. Passi di là.

Margareth via a sinistra.

Brown, Mottimer, Lady Olga, poi Filiberto.

MORTIMER   E’ evidente che l’assassina è lei.

BROWN Garantito. (Piano) Ma guardate: un quadro della parete gira su se stesso e appare lady Olga

che entra e si dirige furtiva verso l’assassinato. (Forte, uscendo dal nascondiglio) Lady Olga!

OLGA    (con un salto)  Che paura m’avete messo. Cercavo.., il mio... fazzoletto.

BROWN  Prendete il mio e passate di là.

Olga via.   

MORTIMER   E’ evidente che l’assassina è lei.

BROWN Matematico. (Piano) Ma guardate: qualcuno ha infran­to i vetri della finestra, due mani

s’aggrappano al davanzale...  (Forte)   Oh, signor Filiberto, come mai da queste parti?

FILIBERTO  (saltando agilmente nella stanza) Cercavo...

BROWN Il fazzoletto. Prenda questo.

MORTIMER (con ammirazione) Ha la cava dei fazzoletti.

Tutti.

BROWN   Riaccendete la luce. (Forte) Signori, potete rientrare. (Rientrano tutti). Volete prendere le

posizioni che avevate quando la luce s’è riaccesa dopo il delitto? (Tutti eseguono. Brown fissa John,

poi, a bruciapelo) Mister Blakson, perché a­vete ucciso vostro zio?

JOHN  Io? Ma voi siete pazzo. Non mi sono mosso dalla porta. Può attestarlo il domestico, ch’era

vicino a me.

FABRICIUS     Verissimo.

BROWN     Allora, voi, Fabnicius, perché avete ucciso Trismegian?

JOHN    Ma se vi dico che nessuno dei due s’è mosso!

FILIBERTO Scusate, mister Brown, ma così chiunque sa fare il poliziotto. Voi vi buttate a

indovinare.

BROWN      Tenete per voi i vostri apprezzamenti. (Fissandolo) Mi­ster Filiberto, perché avete ucciso

Trismegian?

FILIBERTO   (con lo stesso tono) Mister Brown, voi prendete un granchio. Non l’ho ucciso.

BROWN Non ci credo.

FILIBERTO  Ma perché dovrei dire una cosa per un’altra?

BROWN (a Olga) Lady Olga, perché avete ucciso Trismegian?

OLGA  Ero con l’istitutrice, e nessuna delle due s’è mossa. Ma perché avrei dovuto uccidere il

fidanzato di mia figlia? Non mi pareva vero che avesse trovato marito.

BROWN  Ma qualcuno deve averlo ucciso, no?

MORTIMER  Effettivamente, capo, mi sembra che voi vi buttiate un po’ troppo a indovinare.

BROWN E’ il mio sistema, Mortimer. V’hanno poliziotti che de­ducono. Altri procedono per

induzione. Io mi butto a indovi­nare.

MORTIMER   E’ un sistema anche questo. Tuttavia mi pare strano che, durante una festicciuola per

un fidanzamento, la famiglia  uccida proprio il fidanzato.

BROWN  Pare anche a me. Ma allora chi può averlo ucciso?

MORTIMER  Vattelappesca.

BROWN  Il vecchio paralitico è stato interrogato?

FABRICIUS     Non mi pare. E’ sordo e muto. Comunque sarebbe opportuno farlo cantare.

FILIBERTO   Eh, si, se ci si riuscisse, sarebbe una bella cosa.

BROWN   (al paralitico)  Mister Roung, ho il dovere di prevenirvi che tutto quello che direte, da

questo momento, potrà essere u­sato contro di voi.

PARALITICO   Cretino!

FILIBERTO   E’ inutile tormentarlo, povero papà, non può muo­versi. (Con naturalezza, dopo aver

cercato con lo sguardo un momento un posto dove accendere un fiammifero, lo stropiccia sulla testa

pelata del paralitico e, alla fiammella, accende la pi­pa, mentre il paralitico, con s/orzo abbozza una

smorfia di do­lore).

BROWN (indicando ognuno) Allora, voi non siete stato, voi nep­pure, voi no, voi no, voi no, voi no,

voi no, voi no...

TRISMEGIAN (dalla poltrona) Adesso va a finire che I assassino sono io.

BROWN Ma che c’entrate voi?

TRISMEGIAN Scusate, io sono il più interessato di tutti, in que­sta faccenda.

BROWN Voi siete l’assassinato. Mettetevi li e non muovetevi.

TRISMEGIAN Ma qualcuno me l’avrà data la pugnalata, si o no?

BROWN Adesso lo troveremo. State al vostro posto e abbiate pa­zienza.

TRISMEGIAN Ma vorrei veder voi nei miei panni. Si trovi il mio assassino, o faccio il finimondo.

BROWN Oh, insomma, basta, o vi dichiaro in arresto.

TRISMEGIAN Che modi! (Si rimette giù).

Si sentono i vagiti del poppante.

MARGARETH Oh, il mio bambino che s’è svegliato. Con permes­so. Vado a dargli il latte.

BROWN Mister Filiberto, m’avevate detto che in casa non c’ era­no altre persone. M’avete celato la

verità. Mortimer! Introdu­cete il poppante.

Mortimer via.

FILIBERTO   Mister Brown,non vorrete, spero, sospettare d’un’in­nocente creatura.

MORTIMER   (rientra col poppante; a parte) In realtà, mi sembra poco probabile che il poppante

abbia qualche parte in questo  misterioso affare.

BROWN  Comunque è l’unico che non abbia prodotto un alibi. Il poppante resti a disposizione.

TRISMEGIAN  Ma come volete che un poppante...

BROWN   Voi state qui e non muovetevi. Siete o non siete l’assas­sinato?

TRISMEGIAN Santa pazienza!

BROWN A meno che l’assassino non sia io. Ma mi sembra poco probabile. Mortimer, ispezioniamo

la casa.

Detti meno Brown e Mortimer. In più, lo Sconosciuto.

LO SCONOSCIUTO (entrando) Buonasera, signori.

FILIBERTO  Ma voi chi siete?

SCONOSCIUTO   Sono Brown, il poliziotto a cui avete telefonato. Son corso qui appena ho potuto.

FILIBERTO  Ma se Brown è uscito un minuto fa?

SCONOSCIUTO  E’ l’assassino che finge d’esser me. Non lo fate scappare. Dov’è andato?

FILIBERTO Di là.

SCONOSCIUTO Miserabile! (Via a destra).

FILIBERTO Era un falso Poliziotto. Ma guardate chi c’è là! Lui, il falso Brown.

Detti e Brown.

Brown è apparso sulla porta di sinistra.

BROWN   Ma che falso Brown! Il falso Brown è quello arrivato un minuto fa. Ve lo siete lasciato

sfuggire. E’ l’assassino che stava nascosto, non potendo scappare, e, quando ha sentito che ispe­

zionavo  la casa, ha giocato il tutto per tutto. E’ uscito dalla de­stra? Corro ad acciuffarlo. E, se torna,

fingete di  credergli e trattenetelo con pretesti fino al mio ritorno. (Via a destra).

FILIBERTO Z  itti: sento un passo che s’avvicina dalla sinistra.

SCONOSCIUTO  (entrando da sinistra) Nessuna traccia del falso poliziotto. (Vedendo che tutti

tacciono e lo guardano sgomen­ti) Ho capito. E’ stato qui durante la mia assenza e v’ha detto che

l’assassino sono io.

FILIBERTO   Scusate, chi ci assicura che siate James Brown? Ave­te qualcosa per farvi riconoscere?

BROWN   Mister Filiberto, avetei capelli bianchi esembrate natoieri. Ma come volete che un

poliziotto famoso abbia qualcosa per « farsi riconoscere»? Non avrà che cose per « non farsi ri­

conoscere». Guai se si fa riconoscere. Potrei dire che l’incogni­to è la nostra carta d’identità. Provate a

chiedere all’altro se ha carte d’identità. Se le ha, sono false, perché un poliziotto che si rispetti non

tende che a mascherare la propria identità.

FILIBERTO  E se i due fossero una persona sola? Non li abbiamo mai visti contemporaneamente.

FABRICIUS   No, no, guardate là: sulla porta di destra è apparso l’altro Brown. Lasciamoli soli.

Via tutti, meno Brown e lo Sconosciuto.

Brown e lo Sconosciuto.

SCONOSCIUTO V’ho messo in un bell’impiccio, signor James Brown.

BROWN   James Brown? C’è un equivoco, caro. James Brown sie­te voi.

SCONOSCIUTO  Siamo soli, posso dirvelo: nemmeno per sogno.

BROWN  Questa è curiosa. Nessuno di noi due è Brown.

TRISMEGIAN  (alzandosi) Fermi tutti. Signore! Signori! (Tutti rientrano). James Brown sono io,

che mi sono finto assassinato, per poter arrestare l’assassino.

FILIBERTO  Ma scusate, voi non eravate Trismegian, il fidanzato di mia figlia?

TRISMEGIAN Mi fingevo Trismegian, al solo scopo d’arrestare il mio assassino. Era un’operazione

che preparavo da lunga pez­za. Trismegian non esiste.

FILIBERTO E vostro nipote?

TRISMEGIAN E’ il mio migliore agente. E’ lui che ha spento la lu­ce, entrando, giusta le mie

istruzioni.

TUTTI   Ma bravo, rallegramenti, felicitazioni!

FILIBERTO  (a Trismegian) Tuttavia, mister Brown, spiegatemi una cosa: se voi vi siete finto

assassinato per arrestare l’assas­sino, l’assassino chi è?

TRISMEGIAN (colpito) Già, è vero, l’assassino non esiste. Non ci avevo pensato.

FILIBERTO   Poco male, poco male. Del resto, non si può pensare a tutto, no?

TRISMEGIAN   Proprio così. E tutto è bene quel che finisce bene. Si dia principio alle danze.

TUTTI      Viva il dramma poliziesco, che si sente al caldo e al fresco e ti fa rabbrividir. Viva.

Sipario.

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