Delitto sul nilo

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DELITTO SUL NILO

DELITTO SUL NILO

(Murder  on  the  Nile)

di AGATHA CHRISTIE

(Traduzione di Ida Omboni)

Personaggi:

LO STEWARD

LA SIGNORINA FFOLIOT- FFOULKES

CHRISTINA GRANT

WILLIAM SMITH

IL DOTTOR BESSNER

LOUISE

KAY MOSTYN

SIMON MOSTYN

IL CANONICO PENNEFATHER

JACQUELINE DE SEVERAC

MCNAUGHT, commissario di bordo

Epoca: anni Trenta

ATTO PRIMO

Il salone panoramico di prua del battello Lotus, sul Nilo, a Shellal. Tardo pomeriggio. Dai finestroni che cingono la sala si scorge un ampio tratto del paesaggio fluviale. Due porte, ai lati del proscenio, danno accesso ai ponti di passeggiata. Di fianco alle porte altre due finestre permettono di vedere chi sta per entrare prima che varchi la soglia. Si deve supporre che i due ponti corrano lungo le fiancate della nave ma non s'incontrino a prua. Le cabine si trova­no a poppa. La passerella d'imbarco (non visibile) è sulla destra, per cui tutti i nuovi arrivati entrano da quella parte.

Il salone è arredato come la hall di un albergo, con gruppi di tavoli e poltroncine di vimini. Su un tavolo più grande, al centro, sono sparse alcune riviste. Alle pareti, volantini e poster turistici disposti con un certo gusto. Tra due finestre, al centro, la lista dei passeggeri.

Lo steward nubiano, nero come il carbone, è in fez e tunica bianca. Lo steward è un ragazzotto gentile, che sorride sempre e capisce circa un quarto di quel che gli dicono i passeggeri.

Entrano la signorina ffoliot-ffoulkes e Christina Grant. La signorina ffoliot-ffoulkes è una zitella sulla sessantina, snob e di pessimo carattere. È in tailleur ed elmet­to coloniale. Christina è una bella figliola simpatica e giudiziosa, dotata di una serenità a tutta prova. Porta il soprabito e la valigia della signorina ffoliot-ffoulkes e va a deporli su un tavolino.

STEWARD     Buongiorno, signore, buongiorno. Benvenute sul Lotus.

FF0LLIOT-FFOULKES          (allo steward) Signorina ffoliot-foulkes e si­gnorina Grant.

STEWARD     Oh, sì. Ho due ottime cabine per le signore. Numero quindici e numero sedici. Le più otti­me cabine di battello.

FF0LIOT-FFOULKES            Portateci a vederle, prego. Christina! Non avrai fatto cadere il mio soprabito, spero! (Ve­dendo che lo steward cerca di prendere l'indu­mento) Non lasciare che lo tocchi. Portalo tu.

CHRISTINA    (avviandosi a/la porta) Sta tranquilla, zia.

STEWARD     (alle signore) Da questa parte. (Esce da sinistra seguito dalle due donne.)

Entra Smith;è un giova­notto in pantaloni grigi e camicia sportiva, dall'aria notevolmente trasandata e popolare, ma la sua voce fa a pugni con il suo aspetto.

Entra Louise, una cameriera francese molto bellina.

Rientra la signorina ffoliot-ffoulkes seguita da Christina che porta ancora il soprabito e la valigia. Louise se ne va con aria compunta.

FFOLIOT-FFOULKES           (marciando verso una poltroncina al centro e mettendosi a sedere) Quella la miglior cabina del battello? Assurdo! Non ci credo assoluta­mente. Christina, non avrai dimenticato la mia valigetta, spero.

CHRISTINA    No, zia Helen, eccola qui. (Si siede a sua volta.)

Smith si accomoda a un tavolino e si mette a sfogliare una rivista. La signorina ffoliot-ffoulkes in forca gli occhiali e dà un'oc­chiata circolare al salone. Il suo sguardo sfiora il giovanotto come se fosse un insetto vagamente disgustoso.

FFOLIOT-FFOULKES           Credo che i gitanti passino molto tempo in questa sala. (Con intenzione) Riservata ai viaggiatori di prima classe, immagino.

SMITH            C'è classe unica, su questo battello.

FFOLIOT-FFOULKES           Ho visto un altro salone, sul retro.

SMITH                        (correggendo) A poppa.

FFOLIOT-FFOULKES           (alzandosi e awicinandosi a una finestra) Ma da qui si gode la vista migliore. (Scopre un cartoncino appeso ad una colonnetta) Ah, l'elen­co dei passeggeri! Fa piacere sapere con chi si viaggia. Su un guscio di noce come questo non si può sfuggire al prossimo. Quindi, bisogna stare molto attenti.

SMITH            (allegramente) Se no si rischia di venire conta­minati. 

La signorina ffoliot-ffoulkes lo fulmina con un'occhiata, poi stacca l'elenco dal gancio e tornaa  

sedersi. Christina si mette vicino a lei. Smith sprofonda beatamen­te nella sua poltrona e tuffa il naso nella rivista.

FFOLIOT-FFOULKES           (leggendo) Vediamo... Canonico Ambrose Pen­nefather... Molto soddisfacente... chissà se è un Pennefather dello Yorkshire? Dottor Bessner... Uhm! Uno straniero. Signor William Smith...

SMITH            Una vera nullità!

CHRISTINA    (reprime un risolino)

FFOLIOT-FFOULKES           Oh, santo cielo! Hanno scritto il mio nome con la effe maiuscola

SMITH            Lesa maestà!

FFOLIOT-FFOULKES           Signorina Christina Grant. Signor Simon Mostyn e signora, con cameriera. Peeerò! Cre­do proprio che si tratti di Kay Ridgeway!

CHRISTINA    Davvero? Oh, zia Helen, che emozionante! Co­sa dici? Sarà proprio lei?

FFOLIOT-FFOULKES           In viaggio di nozze, immagino.

CHRISTINA    Eh, sì, si son sposati quindici giorni fa. Ho letto tutta la cronaca sul Tatler, all'albergo.

FFOLIOT-FFOULKES           Beh, devo ammettere che è piuttosto interes­sante. Dicono che lei abbia abbandonato lord Edgbaston, per sposare il giovane Mostyn. Lui è un Mostyn del Devonshire, povero in canna. (Vedendo entrare lo steward) Boy! Venite un po' qui! La mia cabina non mi piace.

STEWART      (si avvicina sorridendo) Ottima cabina. Molto comoda, molto. Prende tutto sole di pome­riggio.

FF0LIOT-FFOULKES            Ed è appunto questo che non mi piace. Farà troppo caldo.

STEWARD     No, no... bellissimo vento, quando battello va. Molto delizioso.

 FFOLIOT-FFOULKES          Voglio due cabine su questo lato del battello. (Indica a destra.)

STEWARD     Benissimo. Ora io mostro. (Precede la signorina ffoliot-ffoulkes verso la porta. Christina fa per seguirli)

FF0 LIOT-FFOULKES           Tu rimani qui, Christina. Non voglio che la mia roba resti incustodita. (Allo steward) L'ac­qua è pura, su questo battello? La fate bollire? (Esce con l'inserviente.)

SMITH                        (dopo una pausa) E’ un vero peccato che abbia­no scritto il cognome di sua zia

con la effe maiuscola.

CHRISTINA    Oh, succede continuamente... Ma non ha mol­to senso, a pensarci bene, scrivere un nome proprio con due effe minuscole.

SMITH            Doveroso omaggio ai nobili antenati francesi decapitati durante il Terrore... (Una pausa) Fate la gita Wadi-Haifa e ritorno o proseguite per Kartum?

CHRISTINA    No, solo la gita.

Dall'esterno, viene un certo tramestio.

CHRISTINA    (avvicinandosi a una finestra, sulla destra) Sta salendo qualcuno a bordo. Chissà se è lei?

SMITH            Aspetta un'amica?

CHRISTINA    No, intendevo la signora Mostyn. È in luna di miele. Avrà letto sui giornali: Kay Ridge­way, la figlia del grande finanziere. Dicono che sia la ragazza più ricca d'Inghilterra.

SMITH            Poveraccia. Dev 'essere una gran seccatura, per lei.

CHRISTINA    E non solo è ricca, è un vero splendore. E ha fatto un matrimonio così romantico... (Estati­ca) Ma pensi... Essere bellissima, ricchissima e avere tutto quello che si desidera al mondo...

SMITH            Preferirei non pensarci. Mi dà la nausea.

CHRISTINA    C'erano le sue fotografie su tutti i giornali.

SMITH            (alzandosi e passeggiando su e giù, furioso) E perché le stampano!? Che senso ha!? Perché la gente dovrebbe guardare le foto­grafie di una ragazza viziata e inutile che non ha mai fatto un'ora di lavoro in vita sua? Bella roba! Perché non pubblicano le foto di qualche brava operaia che va in officina?

CHRISTINA    (divertita) E chi le guarderebbe? Io no.

SMITH            (aggressivo) Lei disprezza i lavoratori?

CHRISTINA    Nemmeno per idea. (Sedendosi su un angolo del tavolino) Sono una lavora-trice anch'io; stenodattilografa a Edimburgo. Ma non spenderei mai i miei soldi per guardare le fotografie delle operaie e delle stenodattilografe.

SMITH            Lei non ha il senso della dignità del lavoro!

CHRISTINA    Perché? Lei è uno che si ammazza di fatica?

SMITH            (lievemente sconcertato) Al momento, sto stu­diando quel che offre il mercato. Ma ho inten­zione di lavorare come un intero branco di muli.

CHRISTINA    Beh, forse allora capirà che nella vita occorro­no anche il sogno, la fantasia... E quando una ragazza ricca come Kay Ridgeway, che avreb­be potuto sposare un principe, sposa un giova­notto bello come un dio ma senza un centesi­mo, e viene a passare la luna di miele proprio qui, sul nostro battello... beh, è troppo ecci­tante!

SMITH            Vedo. Lei ha una mentalità da romanzetto rosa, come si diceva una volta.

CHRISTINA    (placida) Non è il caso di essere maleducato.

Entra il dottor Bessner. E’ un uomo di mezz'età, tozzo, grosso con gli occhiali, e parla con un forte accento tedesco.

BESSNER      (A Smith, batten­do i tacchi) Lei permette? Dottor Bessner.

SMITH                        William Smith. (Il dottore s'inchina e guarda Christina) La signorina…

CHRISTINA    ... Grant.

BESSNER      Il dottor Bessner le fa un compitissimo inchino, studiandola con aria di appro-vazione. È la prima volta che fa questo viaggio sul Nilo?

CHRISTINA    È la prima volta che metto piede in Egitto.

BESSNER      (didascalico) Ci sono molte cose interessanti da vedere, in Egitto. L'antica civiltà era estre­mamente raffinata, e grazie alla sabbia e al clima asciutto molto ci è stato tramandato. Il battello farà varie fermate e visiteremo dei templi interessantissimi. (Con un largo sorriso alla ragazza) Se lo desidera, sarò a sua disposizione.

SMITH            Un'offerta elettrizzante.

CHRISTINA    (a Bessner) La ringrazio infinitamente. Lei è molto gentile.

Entra Louise; si guarda attorno ed esce di nuovo lanciando uno sguardo provocante a Smith

SMITH            Ah, procaci fanciulle dall'occhio adescatore. Sono contento che qualcuno mi apprezzi.

FFOLIOT-FFOULKES           (entrando) Adesso la mia cabina è molto migliore. Lo sapevo che quello steward cercava d'imbro­gliarmi. (A Christina che le va incontro) La tua cabina è piuttosto piccola, ma per te andrà benissimo

BESSNER      (alla ragazza) Mi presenti, prego.

CHRISTINA    (piuttosto nervosa) Ehm... il signor Bes­sner, mia zia.

BESSNER      Dottor Bessner.

La signorina ffoliot-ffoulkes gratifica il dottore di un'occhiata di gelo e di un impercettibile cenno del capo, poi gli volta le spalle.

FFOLIOT-FFOULKES           (puntando verso un tavolino) Non sono affatto convinta di quello che ha detto lo steward dell'acqua. Non credo che la facciano bollire. Ho ordi­nato dell'acqua di Evian... Ma a volte mi viene il dubbio che riempiano le bottiglie diretta­mente dal rubinetto. Dovrai farmene bollire un po' sulla spiritiera, Christina.

CHRISTINA    Sì, zia Helen.

FFOLIOT-FFOULKES           E dopo puoi disfare i miei bagagli.

CHRISTINA    Vado subito.

FFOLIOT-FFOULKES           Guardatene bene! È più sicuro tenere le vali­gie chiuse a chiave fin dopo la partenza.

CHRISTINA    Come vuoi, zia. (Si siede a sua volta.)

Lo steward attraversa il salone e la signorina ffoliot-ffoulkes lo fissa come un basilisco.

FF0LIOT-FFOULKES            Qui sono molto più neri che al Cairo..

BESSNER      (amabile e professorale) Qui vivono i nubiani; non sono della stessa razza. I popoli della Nubibia…

FF0LIOT-FFOULKES                        (ignorandolo) Vuoi darmi il mio libro, Christina?...  E dove hai ficcato i miei occhiali?... Ah ecco! Li avevo in borsetta.

Entra Kay Mostyn seguita da Simon. Simon è un bel giovanotto di ventott'anni, dai modi semplici e cordiali. Kay ha ventiquattro anni. È bellissima, veste con costosa semplicità e si comporta con la sicurezza di chi è nato per il comando.

SIMON            (seguendo Kay) Beh,eccoci qui.

STEWARD     (entrando) Signor Mostyn, signora, benvenuti sul Lotus. Vogliono vedere loro cabine?

STEWARD     Ca-me-ne-ra? Oh sì! E arrivata mezza ora fà con bagaglio.

Entra Louise a passo svelto.

KAY                 Oh, eccovi qui, Louise.

LOUISE          Bonjour madame. Tutto è pronto per madame.

SIMON            (avvicinandosi alla ragazza) Nessuna difficol­tà, per venir via?

LOUISE          (sorridendogli, con un'ombra d'insolenza) Oh, no, monsieur. Tutto è andato bene. Non è il caso che monsieur stia in pena.

SIMON            (asciutto) Bene.

LOUISE          (insinuante, sempre con una cert'aria d'intesa) Ho fatto esattamente come monsieur mi aveva ordinato.

SIMON            (brusco) Allora tutto è a posto. (A Kay) Voglia­mo andar a vedere le cabine?

KAY                 Sì, meglio controllare che vadano bene. Pren­dete, Louise. (Porge il soprabito alla cameriera.)

Lo steward esce da destra, precedendo Kay e Simon. Louise sifa da parte per lasciarli passare, poi li segue facendo smorfie.

SMITH            (parlando all'aria circostante) Una vera testa coronata...

CHRISTINA    Oh, non è deliziosa?

SMITH                        Peccato che abbiano dimenticato il tappeto rosso.

Entra lo steward.

BESSNER      (andando verso di lui) Vorrei vedere la mia cabina. Numero diciannove, dottor Bessner.

STEWARD     Benvenuto sul Lotus. (Gli fa strada verso la por­ta di sinistra) Ottima cabina.                      Prende tutto sole di pomeriggio.(Il dottor Bessner lo segue ed escono insieme)

FFOLIOT-FFOULKES           (a Christina) Figliola mia, ti prego! Cerca di avere un briciolo di savoir faire! So che hai avuto un'educazione molto... economica ma la prima cosa da imparare è di non attaccar discorso con gli sconosciuti. Gli stranieri, in particolare, sono estrema­mente molesti. Ci mettono molto più tempo degli inglesi a capire quando sono di troppo.

Dall'esterno si sentono dei rumori.

SMITH            Chissà chi è il nostro compagno di viaggio.

Compare sulla soglia il canonico Pennefather, un imponente prela­to di mezz'età.

SMITH            Oh, acci­denti! Un prete! (Se ne va, seccatissimo.)

FFOLIOT-FFOULKES           Che giovane screanzato! (il canonico si guarda in giro sorridendo. Poi si avvicina alla finestra centrale e osserva il panorama. La signorina ffoliot-ffoulkes gli lancia occhiatine d'approvazione e quando finalmente lui si volta, è pronta all'arrembaggio) Che caldo, vero?

CANONICO    (cortese) Eh sì, un pomeriggio decisamente afoso.

FFOLIOT-FFOULKES           (tutta zucchero e miele) Poiché saremo compa­gni di viaggio, credo mio dovere presentarmi. Sono la signorina ffoliot-ffoulkes. E questa è mia nipote Christina.

CANONICO    Eh sì, su questi vaporetti si vive come in fami­glia... Io sono il canonico Pennefather.

FFOLIOT-FFOULKES           Dei Pennefather dello Yorkshire?

CANONICO    No. Ramo dello Shropshire. (Una pausa) Go­dremo di un paesaggio stupendo, nel risalire il Nilo.

CHRISTINA    Ottima idea, questi saloni panoramici. Mi piacerebbero di più, se non avessero il tetto.

CANONICO    Li troverebbe insopportabili, cara signorina, Col sole a picco sulla testa...

Entra e si avvicina al canonico.

STEWARD     (entra e si avvicina al canonico) Il canonico Pennefather? Benvenuti sul Lotus. Io mostro sua cabina. Più ottima cabina di battello.

FFOLIOT-FFOULKES           Prende tutto il sole del pomeriggio. (Alzando­si) Christina, vado nella mia cabina. Portami il soprabito e la valigetta.

Esce da destra. Christina si alza. Lo steward esce da sinistra e il canonico lo segue.

CANONICO    (voltandosi, sulla soglia, cerimoniosamente, a Christina) Au revoir, signorina Grant. Ci vedia­mo più tardi.

CHRISTINA    (raggiungendolo in fretta e parlandogli a bassa voce) Il giovanotto che era qui quando lei è entrato... non voleva offenderla, sa. Non aveva cattive in­tenzioni. E’ il suo modo di fare.

CANONICO    A certa gente dà fastidio avere un prete a bor­do. Si dice che porti sfortuna alla nave... Ma non credo che la superstizione valga per la nostra bagnarola.

FFOLIOT-FFOULKES           (chiamando, da fuori) Christina! Christina!

La ragazza esce frettolosamente. Il canonico se ne va dalla parte opposta. Una pausa, poi Kay entra lentamente e si sofferma un attimo sulla soglia, guardando verso la riva. Poi dà un sospiro di sollievo e avanza nel salone. Si avvicina alla finestra centrale, guarda fuori e consulta l'orologio. Entra Simon, con una bibita in mano. Va a deporre il bicchiere su un tavolino, si avvicina a Kay e le posa le mani sulle spalle, da dietro.

SIMON            (con voce sommessa, carezzevole) Contento, il mio tesoro?

KAY                 Sì, sì... (Dà un sospiro) Me la godrò, questa crociera.

SIMON            Anch'io. (Una pausa) La mia adorabile mo­gliettina... (Si guarda rapidamente in giro e le dà un bacio.)

KAY                 Hai domandato se aspettano altri passeggeri?

SIMON            Sì. Sono arrivati tutti.

KAY                 Allorà il battello potrebbe salpare. Vai dal capitano; digli di levar subito l’anco-

ra.

SIMON            Manca mezz'ora, alla partenza.

KAY                 Storie, basta dare una mancia. È solo que­stione di prezzo, come sempre.

Il canonico Pennefather entra da sinistra e si sofferma sulla soglia ad osservarli. I due giovani non se ne accorgono.

SIMON            (avviandosi alla porta di destra) Non mi va di chiedere una cosa simile...

KAY                 (seguendolo) Non fare lo zuccone, tesoro. Vo­glio partire al più presto.

Il canonico si ritira.

SIMON            Va tutto bene, Kay. Me l'ha assicurato Louise.

KAY                 Louise è meno furba di quel che crede.

SIMON            (dopo una pausa) Contenta, del tuo viag­gio di nozze?

CANONICO    (da fuori) Grazie, grazie! (Entra da sinistra)  

KAY                 (riponendo lo specchietto) Beh, io vado... (Si volta, vede il canonico e rimane di sale) No! Zio Ambrose!

CANONICO    (altrettanto sbalordito) Kay! Bambina cara! Questa sì che è una sorpresa!

Smith entra quietamente e si mette a un tavolino con una rivista.

KAY                 Credevo che tu fossi in Palestina.

CANONICO    Ci sono stato fino alla settimana scorsa.

Smith gli lancia un' occhiata in tralice.

KAY                 Ti ho scritto, all'Hotel Re David di Gerusa­lemme. Non hai ricevuto la mia lettera?

CANONICO    Ho cambiato programma.

KAY                 Allora non sai...

CANONICO    Che cosa non so?

KAY                 Che mi sono sposata.

CANONICO    Sposata!?

KAY                 (ridendo, confusa) Sì,con Simon. (Si volta ver­so il marito e lui si fa avanti) Simon Mostyn. Simon, questo è il mio tutore. Il più caro ami­co di papà. Detto "zio Ambrose" per ragioni affettive.

SIMON            Ho sentito parlare molto di lei, monsignore. (Stringe la mano al canonico con un sorriso cordiale).

CANONICO    Noi non siamo mai stati presentati, ma io l'ho già vista.

SIMON            (con aria vaga) Davvero? Così, lei non sapeva niente, del nostro matrimonio?

CANONICO    (sedendosi al tavolo centrale) Dev'essere stata una cosa improvvisa, eh, Kay?

KAY                 (sedendosi a sua volta, con aria un po' colpe­vole) Beh, non abbiamo perso tempo... Spero che tu non sia offeso, zietto, se non abbiamo aspettato te per officiare la cerimonia. Ma, vedi... io non sapevo quanto sarebbe durato il tuo

viaggio in Terra Santa... E poi sono maggiorenne: non ero tenuta a chiedere il tuo consenso legale... E in ogni caso ti ho scritto una bellissima lettera. Tutta fatica sprecata, a quanto pare, visto che non l'hai ricevuta.

CANONICO    Un giorno o l'altro mi arriverà.

KAY                 Però, che coincidenza tro­varti qui, sullo stesso battello...

CANONICO    Io non credo al caso, lo sai.

KAY                Beh, comunque, è magnifico che tu sia qui. (Con fermezza) E adesso, tu e Simon bevete qualcosa insieme e fate amicizia. Io vado a cambiarmi. Ci vediamo più tardi. (Se ne va).

SIMON            (suonando il campanello) Che cosa prende, monsignore? A quanto mi dice

Kay, lei non è astemio.

CANONICO    No. Io sono un prete moderno, che apprezza le buone cose della vita. Il mio

motto è: “Un goc­cio d'acqua santa per là salute dell'anima e un goccio di vino

per la salutedel corpo”. (fà una risatina convenzionale.)

SMITH            (sbuffando, furioso) Questa è buona! (Scatta in piedi e se ne va.)

Una pausa. Simon accende una sigaretta.

SIMON            Io... io spero che non le dispiaccia se ho sposa­to Kay, monsignore. Voglio dire... spero che mi giudichi degno di lei... anche se in fondo non lo sarò mai. E’ una creatura così straordi­nana

CANONICO    Come le dicevo, io l'ho già vista, signor Mostyn.

SIMON            Temo di non ricordare dove... Ma mi dia del tu, vuole?

Entra lo steward.

STEWARD     Il signore ha suonato?

SIMON            Che cosa prende, monsignore?

CANONICO    Mah... facciamo un gin fizz.

SIMON            (allo steward) Due gin fizz.(lo steward esce) (al canonico) Mi stava dicendo...

CANONICO    Stavo dicendo che una volta ti ho visto, a Londra, in un piccolo ristorante. Eri al tavolo accanto al mio, insieme a una ragazza che faceva colpo... una bruna. E parlavate della vostra imminen­te luna di miele... In Egitto.

SIMON            (con un lungo sospiro) Ah, capisco. E lei pensa Che le dovrei una spiega-zione?

CANONICO    (studiando lo con occhio penetrante) Francamente, sì. Non è stato molto tempo fa.

SIMON            (con uno scatto) Adesso, lei penserà che io ab­bia sposato Kay per denaro. Bene, si sbaglia! Avrei rincorso Kay fino in capo al mondo an­che se non avesse avuto un centesimo. (Fa una pausa e cambia atteggiamento) Tutto somma­to, sono contento che ci abbia visti, così mi sarà più facile raccontarle tutto... E sa Iddio se ho bisogno di parlare con qualcuno...

CANONICO    (incoraggiante) Sì?

SIMON            La ragazza che ha visto con me era Jacqueline de Severac. Ero fidanzato con lei. E lei era la migliore amica di Kay.

CANONICO    Capisco.

SIMON            Non mi fraintenda. A quei tempi non avevo mai visto Kay, anche se Jackie mi aveva parla­to molto di lei. Erano state compagne di scuo­la, in un collegio molto snob, a Parigi. Poi lei e Kay si sono un po' perse di vista. Però si scrivevano e Kay continuava a voler bene a Jackie come prima.

Entra lo steward con le due bibite. Simon firma il conto. Il canoni­co beve un sorso. Simon prende il suo bicchiere e si mette a girellare per il salone. Lo steward esce.

E così, eccoci là, io e Jackie... Fidanzati e pove­ri come due topi di chiesa...

Io, per giunta, ero disoccupato. Le prospettive erano tutt'altro che rosee. Poi un giorno Jackie è venuta a sapere che l'intendente di Kay era morto. Era un lavoro fatto apposta per me... io me ne intendo di queste cose: sono venuto su in campagna. Così Jackie si è precipitata da Kay e Kay, generosa com'è, ha detto subito che il posto era mio. (Alza il bicchiere) Salute.

CANONICO    (beve) E poi?

SIMON            (emozionato) È proprio questo che vorrei farle capire, monsignore... Nell'istante in cui ho vi­sto Kay, Jackie non è più esistita. Sarò un disgraziato, un mascalzone, non discuto. Ma è andata così. Jackie l'avevo anche amata, a mio modo... Ma quando è comparsa Kay è successo come quando sorge il sole: la luna non si vede più.

CANONICO    Mica male, come similitudine.

SIMON            E’ andata così. Io ho cercato di resistere, ma non c'è stato niente da fare. E quando ho capito che lei mi ricambiava... (S'interrompe e scuote il capo: non trova le parole.)

CANONICO    E la signorina de Severac?

SIMON            Jackie l'ha presa male... molto male. Certo, l'ho trattala indegnamente, lo so.

CANONICO    Non solo lei. Anche Kay.

SIMON            (ansioso) Kay non c'entra. Non è stata colpa sua. Io mi sentivo... irrequieto, scontento. Ho incontrato Kay e ho perso la testa.

CANONICO    (annuendo, pensoso) Capisco.

SIMON            Io e Kay abbiamo pensato che era inutile tra­scinare le cose. Prima ci sposa-vamo, meglio era. Eravamo convinti che Jackie si sarebbe ripresa prima, con un taglio netto.

CANONICO    Una convinzione molto comoda. E si è ripresa?

SIMON            Beh, ha fatto delle minacce, naturalmente.

CANONICO    (vivamente) Minacce?

SIMON            (con aria di scusa) Vede... e mezza francese. Sangue latino. Ha detto un mucchio di scioc­chezze melodrammatiche, ha giurato che ci avrebbe uccisi tutti e due. E, onestamente, non mi sarei meravigliato, se mi avesse tirato una revolverata. Ma non avrei mai pensato che reagisse così.

CANONICO    Così come?

SIMON            (riprendendo a girellare nervosamente) La sto raccontando malissimo, questa storia... Dun­que: io e Kay siamo partiti in viaggio di nozze. Siamo arrivati a Venezia, e la prima cosa che abbiamo visto, entrando al Danieli, è stata Jackie, seduta nel salone. Per un momento ho temuto il peggio, ma lei è stata cortesissima. Si è mostrata sorpresa di vederci e ha detto che era una straordinaria coincidenza. Natu­ralmente ho pensato a una coincidenza an­ch’io; un colpo di sfortuna. Comun­que, io e Kay abbiamo deciso di proseguire subito il viaggio e abbiamo preso la prima nave che partiva da Trieste. E appena abbia­mo messo piede a bordo, ecco Jackie. A quanto pareva, anche lei andava in Egitto. E’ stato un imbarazzo tremendo, mi creda, monsignore.

CANONICO    Posso immaginarlo.

SIMON            Beh, per venire al punto, appena sbarcati sia­mo andati alla Mena House, vicino al Cairo. Jackie aveva detto che avrebbe proseguito per Luxor. Ma quando siamo scesi a cena, la pri­ma sera, eccola là.

CANONICO    Molto originale. E molto intelligente.

SIMON            Le confesso che ho visto rosso. Dopo cena l'ho affrontata e l'ho accusata di seguirci di propo­sito. E lei, fresca come una rosa, ha sorriso dolcemente e ha osservato che era davvero strano che scegliessimo sempre la stessa de­stinazione. Io le ho urlato che doveva pian­tarla.

CANONICO    E lei? Cos'ha risposto?

SIMON            Ha detto: "Non esiste una legge che m’impe­disca di scendere allo stesso

albergo". E con questo mi ha inchiodato. Kay continua a ri­petere che bisogna

prendere provvedimenti, ma io non vedo proprio che cosa potremmo fare.

CANONICO    Poco fa mi hai detto che tu e Jackie erava­te poveri come topi di chiesa. E allora come fa, secondo te, ad affrontare le spese del viaggio? Non devono essere indifferenti.

SIMON            Lei è molto acuto. Sa? Non ci avevo mai pen­sato. Jackie è veramente a secco: ha meno di duecento sterline l'anno.

CANONICO    Allora presto non avrà più un soldo. (Simon sembra a disagio) Il pensiero ti disturba?

SIMON            Beh, non posso farci niente. La colpa non è mia se lei si ostina in questa pazzia... Ma non si rende conto della figura che fa? Non ha un po' d’orgoglio? Un po’ di dignità?

CANONICO    Orgoglio e dignità sono virtù che tendiamo a raccomandare agli altri.

SIMON            Ma cosa crede di ottenere inseguendomi dap­pertutto e dando spettacolo di sé?

CANONICO    E’ già riuscita a procurare un sacco di fastidi a te e a Kay, no?

SIMON            Kay ha i nervi scoperti. Per questo... (S'inter­rompe bruscamente.)

CANONICO    Sì?

SIMON            Jackie ci ha seguiti a Luxor, e poi ad Assuan. Kay non ne poteva più. Così abbiamo stu­diato un piano: abbiamo detto in giro che domani saremmo andati al Cairo in piroscafo. E così oggi siamo partiti per una gita turistica; nel frattempo la cameriera di Kay è sgusciata fuori dall'albergo coi nostri bagagli, ha preso una macchina ed è venuta qui ad aspettarci. Fino a stasera dopo cena, Jackie non si accorgerà che siamo spariti... e allora il nostro battello sarà già in navigazione.

CANONICO    Molto complicato.

SIMON            Quindi, vede, Jackie non potrà farci niente. Anche se scoprirà dove siamo andati potrà seguirci solo col prossimo battello. L'idea di Kay è di prendere un aereo a Kartum e di raggiungere l'Africa Orientale, o magari Città del Capo.

CANONICO    (scrutandolo attentamente) E tu sei d'accordo?

SIMON            (sbottando) No. Per niente. In pratica è una fuga. Io sarei per tener duro e affrontare la situazione. Ma Kay...

CANONICO    Kay...

SIMON            (lentamente) Kay ha i nervi in pezzi. Vuol spa­rire a tutti i costi. (Una pausa) Sono contento di averle raccontato tutto, monsignore... Temo che lei non mi giudicherà molto bene: Kay meri­tava di meglio, lo so. Ma io l'adoro, Farei qua­lunque cosa, per lei.

CANONICO    No, no, guardatene bene, giovanotto. Kay l'ha sempre avuta vinta, nella vita. Tu devi tenerle testa.

Entra Kay, di buon umore. Si è cambiata d'abito.

KAY                 Eccomi qui. C'è un beveraggio per me? (Si avvicina al tavolo. Simon suona il

campanello) Caro, hai persuaso lo zio Ambrose che sei il marito ideale per me?

SIMON            Lui dice che dovrei prenderti a sculacciate.

KAY                 (al canonico) Molto sagace, il mio zietto. (Va a guardar fuori da una finestra) Ah, come sarà bella, questa crociera! I tramonti, da queste parti, sono meravigliosi. Non c'è quasi nessuno a bordo. Bassa stagio­ne. Avremo praticamente il battello per noi. Potremo Fare tutto quello che vogliamo.

CANONICO    Questa non è una novità per te, vero Kay?

Entra lo steward.

SIMON            (a Kay) Cosa prendi?

KAY                 Sherry.

SIMON            (allo steward) Uno sherry e due gin fizz.

CANONICO    Oh, non credo che dovrei...

SIMON            Ma sì, coraggio!

CANONICO    Beh, proprio per stavolta.

SIMON            (allo steward) Sherry e due gin fizz.

Lo steward esce.

CANONICO    A proposito, Kay, vorrei mille sterline.

SIMON            Mille sterline?

CANONICO    (allegramente) Il denaro della coscienza.

KAY                 (al marito) Non essere così sorpreso, caro. Zio Ambrose fa continuamente di queste cose. E’ una specie di gangster morale.

SIMON            Non capisco.

CANONICO    Kay ha decisamente troppi soldi, per il suo bene, e tanta gente ne ha troppo pochi. Io cerco di ristabilire l'equilibrio. (A Kay) Su, uno cheque. (Kay si siede al tavolo) Io non chiedo mai l'elemosina... la pretendo. E’ un sistema molto più efficace. (Porgendo una stilografica a Kay) Penna. (A Simon) Il ricco firma un assegno e poi va a colazione al Berke­ley con una luce interiore che gli favorisce la digestione. Ha la piacevole sensazione di aver prenotato un po­sto di prima fila in Paradiso.

KAY                 Sei il prete più cinico che conosca. Non dici mai neanche grazie.

CANONICO    E perché dovrei? Ti aiuto a fare un ottimo investimento.

Entra lo steward e serve le bibite.

STEWARD     Tra un momento si parte. (Agitando le mani) Bellissimo paesaggio!

KAY                 (alzando il bicchiere con un sospiro di sollievo) Alla nostra gita!

Tutti e tre bevono.

CANONICO    Su, Kay, firma.

KAY                 (protestando con scarsa convinzione, mentre ti­ra fuori il libretto degli assegni) Mille sterline sono ùna bella cifra!

CANONICO    Non farà molto, ma a qualcosa servirà.

KAY                 (a Simon) Lo zio Ambrose ha un progetto me­raviglioso per rigenerare l'Inghilterra: una serie di comunità e di industrie autosufficien­ti... Una specie di soviet cristiano, a quanto ho capito.

CANONICO    Tu non hai capito niente perché la cosa non t’interessa. Ma hai comunque una parte nel mio progetto. La più pedestre: quella del fi­nanziatore.

KAY                 Non capisco come tu possa raccogliere tanti soldi, villano come sei.

CANONICO    Questo, bambina mia, dimostra che sei negata per la psicologia. (Dà un' oc-chiata all'asse­gno) Come? Cinquecento sterline?

KAY                 Il cinquanta per cento di quanto mi hai chie­sto. E’ una bella fetta.

CANONICO    (intasca l'assegno e alza il bicchiere) Beh, tutto fa brodo.

Entra Jacqueline de Severac. E tranquilla, padrona di sé e ha un'aria vagamente divertita. Ma è chiaro che si rende conto dello choc che provoca il suo ingresso.

JACKIE           (con meraviglia lievemente esagerata) Salve, Kay! Ma che sorpresa! Credevo

che tu e Simon aveste preso il piroscafo per il Cairo! Non avrei mai

immaginato di trovarvi qui!

KAY                 (agghiacciata) Io... tu non...

SIMON            (balzando in piedi, furioso) Dammi retta, Ja­ckie... (S'interrompe di colpo).

JACKIE           (soave) Sì, Simon? Ma che aria accaldata, hai... Eh già, si soffoca, qui dentro.

KAY                 Sì... Dev'essere il sole sui vetri... la stanza di­venta un forno...

Simon si avvicina alla moglie, apparentemente dimentico del canonico Pennefather che osserva la scena con profondo interesse.

SIMON            (a Jackie) Così, continui col tuo giochino, eh?

JACKIE           Non ti capisco. Ma tu e Kay non dovevate andare al Cairo? Lo dicevano tutti,

all'albergo.

SIMON            Capita, di cambiare programma. Jackie, non puoi continuare con questo scherzo! E così... così irragionevole!

JACKIE           Sai che non ti capisco, Simon? (Fa qualche passo guardandosi intorno) Niente male, que­sto battello. Me la godrò questa crociera  ... (A Kay) Tanto più che ho trovato degli amici a bordo. Be', devo andar a vedere dov'è la mia cabina.

Entra lo steward.

STEWARD     La signorina de Severac? Benvenuta sul Lo­tus. Da questa parte, prego.

Jackie esce accompagnata dallo steward.

KAY                 (alzandosi) C'è ancora tempo, Simon. Se sbar­cassimo subito...

SIMON            Lei ci seguirebbe. Vorrei poterti convincére che scappando facciamo il suo gioco. Dobbia­mo tener duro, batterla con le sue stesse armi. Altrimenti, se si accorge che ci ha scosso i nervi, fa ancora peggio.

KAY                 Sì, sì, è vero. (Riflette un momento e guarda il canonico Pennefather, poi si avvicina a Simon e gli dà una piccola spinta autoritaria) Vai via, tesoro. Va' in cabina oppure nell'al­tro salone, a poppa. Voglio parlare con lo zio Ambrose.

SIMON            Sa già tutto. Gliel'ho detto io (sospingendolò verso la porta)                                      . Su, vai, caro. Mi metti in imbarazzo.

Simon esce, piuttosto riluttante. Kay avvicina la sua poltrona a quella del canonico. Ha un'aria molto decisa.

KAY                 Zio Ambrose, devi aiutarmi.

CANONICO    E come?

KAY                 Simon ti ha parlato di questa... di questa in­credibile persecuzione. Jackie si sta rendendo ridicola. Bisogna fermarla. Devi fermarla tu. (marcando le sopracciglia)

CANONICO    Davvero? E che cosa dovrei fare, secondo te?

KAY                 Parlale. Convincila che sta facendo una figura da idiota. Minacciala. Dille che

le intentere­mo causa.

CANONICO    Ha perfettamente diritto di viaggiare su que­sto battello, Kay.

KAY                 Beh, rimettiti a lei. Fai appello al suo orgoglio, alla sua dignità. Falle capire com'è indecoro­so correre dietro ad un uomo che non vuol sa­perne di lei.

CANONICO    E perché, secondo te, dovrebbe ascoltarmi?

KAY                 Tutti ti ascoltano. Tu hai qualcosa che induce la gente a darti retta.

CANONICO    Perché te la prendi tanto, Kay?

KAY                 (alzandosi e girellando nervosamen te) E chi non se la prenderebbe? E’ esasperante. Non ci resisto.

CANONICO    Non c'è via d'uscita. Puoi prenderla bene o puoi prenderla male, ma non puoi

sottrarti. La realtà è quella che è.

KAY                 Appena arriveremo a Wadi Haifa noleggio un aereo. Andremo in un paese lontano, irrag­giungibile...

CANONICO    Una fuga. (Kay tace, a disagio) Vieni a sederti, Kay. (La ragazza obbedisce) Da che cosa stai scappando?

KAY                 Ma lo sai!

CANONICO    Sì, io lo so. E sto aspettando che tu te ne renda conto.

KAY                 Non ho la più pallida idea di quel che vuoi dire.

CANONICO    Davvero? Ti ripeterò la domanda: perché te la prendi tanto?

KAY                 Perché è... è intollerabile!

CANONICO    Infatti. Eppure ci sono altri modi di conside­rare la situazione. Potresti essere semplicemente irritata. Oppure potresti aver pietà per un'amica alla quale volevi bene e che è stata ferita tanto profondamente da buttare a mare tutte le convenienze. Invece non sai darti pace. (Si alza e si avvicina alla ragazza) Tu stai fuggendo da te stessa, Kay. Tu hai avuto una vita felice. Sei stata buona e generosa e hai avuto tutte le ragioni per pensare bene dite stessa. E natural­mente non ti piace sentirti colpevole.

KAY                 (in collera) Che cosa intendi, per colpevole? (pausa) Simon e Jackie non erano fatti l'uno per l'altra. Lui se n’è reso conto non appena ha conosciuto me. Che cosa avrebbe dovuto fare, in nome del Cie­lo? Sposarla ugualmente? Rendere infelici tre persone? Perché non avrebbe potuto far felice Jackie, se fosse stato infelice lui.

CANONICO    È quel che si pensa in queste circo­stanze. Molto comodo. (pausa; fissandola) Come sei giovane, Kay.

KAY                 Beh? Che ho detto di male?

CANONICO    Niente. (Riprende a girellare) Tu hai sempre voluto bene a Jackie, vero?

KAY                 Sì. Era la mia migliore amica. Le sono sempre stata legatissima.

CANONICO    E lei a te?

KAY                 Anche.

CANONICO    E un giorno lei è venuta da te e ti ha pregata di aiutarla, di dare un lavoro

all’uomo che amava per poterlo sposare.

KAY                 Sì.

CANONICO    (tornando ad avvicinarsi alla ragazza) Tu hai sempre ottenuto tutto quello che desideravi, vero, Kay? Non c'era motivo perché non l'ot­tenessi. Ma stavolta un motivo c'era.

KAY                 Cosa stai cercando di dire? Dai tutte le colpe a me!

CANONICO    Sto dicendo che tu hai visto Simon e ti è piaciuto. Lui è rimasto ab­bagliato da te. Ma tu avresti potuto tirarti indietro, Kay. Avresti potuto dire a te stessa: "Questo è l'uomo di Jackie e io sono l'amica di Jackie". Tu avevi tutto. La tua amica aveva una cosa sola: lui. Ma Kay doveva avere a tutti i costi quel che desiderava.

KAY                 Sei terribilmente ingiusto!

CANONICO    Simon Mostyn è un debole, si vede a occhio nudo. Io credo che l'iniziativa sia partita da te.

KAY                 Beh, che importanza ha, ormai? Non si può tornare indietro. Il passato è passato.

CANONICO    Esatto. Ma il passato condiziona l'avvenire.

KAY                 E allora che devo fare?

CANONICO    Mia cara bambina, devi rassegnarti.

KAY                 E tu non mi aiuterai?

CANONICO    Temo di non averne molta voglia. È un'altra, la persona che vorrei aiutare.

KAY                 Non capisco.

CANONICO    Solo una domanda, per pura curiosità. Per­ché, dal momento che stai fuggendo... (Kay fa un gesto di protesta e il canonico ripete a voce piu alta) ... dal momento che stai fuggendo perché non hai noleggiato uno yacht?

KAY                 Ci ho pensato, certo. Non sono completamen­te idiota. Ma è per via di Simon. Non hai idea di quanti fastidi mi ha dato. Fa un chiasso incredibile solo perché i soldi li ho io. Come se avesse importanza.

CANONICO    Ma ha importanza, cara, dal punto di vista maschile.

KAY                 Beh, in ogni caso Simon ha fatto un mucchio di difficoltà. Non sopporta l'idea di vivere alle mie spalle, come dice lui. Il solo modo di quie­tarlo è stato permettergli che il viaggio di nozze fosse "la sua beneficiata", per usare un'altra delle sue espressioni. Così ho ceduto e lui non mi ha mai permesso di spendere un centesimo. Possedeva dei titoli, o qualcosa di simile, e li ha venduti... Povero angelo, ne è così fiero che non ho avuto cuore di protesta­re. Ma uno yacht non può permetterselo, è fuori questione. E io semplicemente non oso proporgli di pagarlo con i miei soldi.

CANONICO    Con questo, devo dire che il tuo Simon mi è diventato più simpatico.

KAY                 Beh, io invece penso che è molto stupido. Come se i soldi contassero qualcosa!

CANONICO    Naturalmente non contano, per te. Ne hai da buttare.

KAY                 Ma perché mi sei così ostile? Sei proprio cattivo!

Kay se ne va nervosamente. Il canonico si siede a un tavolino scotendo il capo. Entra Smith e gira per il salone fischiettando e lanciando ogni tanto qualche occhiatina al canonico.

SMITH            Piuttosto diverso, qui, dall'Hotel Re David, vero?

CANONICO    Abbastanza.

SMITH            Immagino che laggiù se la sarà spassata pa­recchio, eh? L'ho vista, al Re David... o forse era un suo sosia... seduto vicino a una colonna (sottoli­neando le parole) che apriva un gran fascio di lettere.

Il canonico lo guarda. Improvvisamente c'è un clima di battaglia, tra i due.

CANONICO    Lei è molto osservatore.

SMITH                        Di solito riconosco le facce... e forse non ha capito dove yoglio arrivare.

CANONICO    Ho capito perfettamente. E’ stato cristallino.

SMITH                        Voi preti siete tutti uguali. Non vi sopporto.

CANONICO    Voi giovanotti siete tutti uguali. Ma io riesco a sopportarvi benissimo.

SMITH            Beh... devo ammettere che ha un bel corag­gio! (Se ne va.)

Dal minareto, viene l'invito alla preghiera. Il canonico l'ascolta un momento, poi si alza e si avvicina alla finestra centrale. Dopo qualche istante entra Jackie.

CANONICO    Tra qualche minuto si parte. E ci aspetta l'o­rizzonte segreto, come lo chiamano gli arabi.

JACKIE           (pensosa) L'orizzonte segreto...

CANONICO    Vorrei dirle qualcosa, signorina de Severac.

JACKIE           Non ne dubitavo. (Si siede a un tavolino) For­za, cominciamo. Io so chi è lei, naturalmente: Kay me ne ha parlato spesso. A quanto si dice, lei ha il dono dell'eloquenza. (Una pausa) Avanti, sto aspettando. Perché non faccio la brava e non smetto di perseguitare la povera, piccola Kay? Voleva dir questo, vero?

CANONICO    Io la metterei in un altro modo.

JACKIE           Ma certo, lei sarebbe molto meno brutale.

CANONICO    Crede di sapere quel che sto per dirle?

JACKIE           Ne sono sicura.

L'invito alla preghiera termina.

CANONICO    Ho i miei dubbi. Comunque, quel che volevo dirle è questo... (con forza) Seppellisca i morti!

JACKIE           (trasalendo) Eh?!

CANONICO    Seppellisca i morti. Dimentichi il passato. Guar­di all'avvenire. Quello che è fatto non si può disfare, e non è certo l'amarezza che l'aiuterà a disfarlo. Lei è giovane. Il tempo la guarirà.

JACKIE           (sorridendo) Si sbaglia di grosso. Io non sto soffrendo. Mi diverto. Ha visto le loro facce, quando sono entrata, stasera? (Tranquilla­mente) Oh sì, mi diverto.

CANONICO    È questo l'aspetto più sinistro della cosa. Comportandosi così non fa del male                    a Kay, ma a se stessa.

JACKIE           Alla mia anima?

CANONICO    La parola le fa paura? A me no. Ha ancora qualche minuto: lasci questo battello. Si crei una nuova vita.

JACKIE           (alzandosi) Lei non capisce. La mia vita è Si­mon. Noi ci amavamo.

CANONICO    So quanto gli era legata.

JACKIE           (passeggiando nervosamente) Ci amavamo, le dico. E io mi fidavo di Kay. Era la mia miglio­re amica. Non ero mai stata invidiosa di lei, anche se aveva tutto e io quasi niente. Kay aveva sempre potuto comprarsi quel che vole­va, non si era mai negata nulla. Così, quando ha visto Simon l'ha voluto. E se l'è preso. Tutto qui.

CANONICO    E lui le ha permesso di... farsi comprare.

JACKIE           No, non è vero! Simon non ha sposato Kay per denaro... Però esiste una specie di fascino che viene dal denaro. (Si avvicina a una finestra e indica il cielo) Guardi, presto sorgerà la luna. Limpida, chiara. Ma quando sorge il sole la luna non si vede più. Io ero la luna. Quando è sorto il sole, Simon non mi ha più vista. E’ rimasto abbacinato. Poteva vedere soltanto il sole: Kay.

CANONICO    Dunque lei la spiega così?

JACKIE           Fascino. Gli è andato alla testa. Pensi alla disinvoltura di Kay, alla sua aria di comando. Simon è stato un debole, forse, ma è un ragaz­zo tanto semplice... Avrebbe amato me e sol­tanto me se non fosse comparsa Kay.

CANONICO    Così le piace pensare.

JACKIE           Così è. Simon mi amava... e mi amerà sempre.

CANONICO    Ma l'ama, in questo momento?

JACKIE           (trasale e cambia espressione. Poi, con amarez­za) Un punto a suo favore. Colpisce duro, eh?

JACKIE           Ho paura per lei.

JACKIE           Paura?

CANONICO    Sì. Quel che sta facendo è pericoloso.

JACKIE           Ma meno pericoloso di quel che volevo fare. Sa che cos'ho pensato, quando è successo il disastro? (Prende una minuscola pistola dalla borsetta e la porge al canonico.)

CANONICO    (studiando l'arma) I lungo, esse: le sue ini­ziali...

JACKIE           Sembra un giocattolo ma ucci­de. E io sono un'ottima tiratrice. (Riprende la pistola e la soppesa sul palmo della mano) Avevo intenzione di uccidere o l'uno o l'altra. Tutti e due no; non mi avrebbe dato soddisfazione. Poi, invece, ho pensato che sarebbe stato più divertente aspettare, pregustare, fare progetti... (Il suo viso si trasforma, mentre assapora la vendetta) E d'un tratto mi è venuta l'idea di seguirli. (Passeggian­do su e giù) Dovunque fossero arrivati, anche nel posto più sperduto, avrebbero trovato me. E ha funzionato. Ha scosso malamente i nervi a Kay. A questo punto ho cominciato a divertirmi. E lei non può farci niente. Io sono sempre educata e gentile. E avveleno tutto, a quei due, tutto l'amore, tutte le gioie! (Si siede e scoppia in una risata isterica)

CANONICO    (le si avvicina rapida­mente e l'afferra per un polso) Basta! Basta, le dico! Così ride il diavolo. (pausa) Mi ascolti, Jackie, non apra il suo cuore al male, perché se lo fa il male vi entra!

JACKIE           Lei non mi può fermare.

CANONICO    No, non posso.

JACKIE           Anche se volessi uccidere Kay non potrebbe fermarmi.

CANONICO    (con profonda tristezza) No.

JACKIE           Ma è davvero peccato uccidere la persona che ci ha rubato tutto quello che

avevamo al mon­do? Mi dica: è peccato? E’ peccato!?

CANONICO    Sì!

Jackie lo fissa un istante. Poi ride e la tensione si allenta.

JACKIE           Lei dovrebbe approvare il mio piano di ven­detta, perché fin che funziona non userò quella pistola. Ma ogni tanto ho paura.

CANONICO    Di che cosa?

JACKIE          Ogni tanto vedo rosso. E vorrei fare del male a Kay. (Con passione) Vorrei piantarle un coltel­lo nel cuore... (Sottolineando le parole coi gesti) Vorrei puntarle la mia bella rivoltellina alla tempia e premere il grilletto... Così.

Da fuori vengono degli ordini in arabo e lo stridore della catena dell'ancora.

CANONICO    Stiamo per salpare. E per l'ultima volta la prego, non per la pace di Kay, ma per la sua pace, per la sua futura felicità... scenda da questo battello! Rinunci al viaggio!

JACKIE           (con infinita stanchezza) Vorrei poterlo fare.

CANONICO    Ma può farlo! C'è sempre un momento in cui si può tornare indietro, prima che sia troppo tardi. E questo è suo il momento.

Si sente lo sciacquio della ruota del battello che si avvia. Compare lo steward e rimane sulla soglia, guardando a terra.

STEWARD     Si parte. Bismillah er-rahman er-ranin. (Guar­da i due sorridendo e se ne va.)

JACKIE           Che cos'ha detto?

CANONICO    Quello che dicono quasi tutti i maomettani iniziando un viaggio. “Nel nome di Allah (con intenzione) Allah il pietoso, il compassionevo­le”... E lei? Potrebbe dire queste parole, all'ini­zio del suo viaggio?

JACKIB           Vorrei che lei non fosse mai venuto a bordo!

KAY                 (entrando, agitata) Non ce la faccio più!

SIMON            (seguendola) No, Kay. Dobbiamo andare fino in fondo.

JACKIE           (cambiando completamente espressione) Sì. Tutti dobbiamo andare fino in

fondo!

 

 Buio

  - Sempre nel salone del Lotus, tre giorni dopo... E’ sera, dopo cena. Le finestre sono chiuse ma le tende non sono accostate. Tutte le lampa­de sono accese. Fuori si scorge il tempio di Abu Simbel al chiaro di luna.

Il canonico Pennefather, la signorina ffoliot-ffoulkes, Simon e Kay stanno giocando a carte al tavolo centrale. Entra lo steward e spruzza in giro un po' di flit. Si sentono ululare gli sciacalli in lontananza e, ogni tanto, qualche sparo. Una nenia araba accom­pagna tutta la scena.

CANONICO    …e le altre sono tutte mie. (Mette in tavola le sue carte) Abbiamo vinto. Mano e partita.

KAY                 (Si alza e va a mettersi alle spalle del canonico) Zio Ambrose, sei un vecchiaccio diabolico.

SIMON            Lei è nato per le carte, monsignore.

KAY                 La faccia del bluffatore ce l'ha.

FFOLIOT-FFOULKES           Caro canonico Pennefather, credo proprio che dobbiamo congratularci della nostra tattica.

KAY                 (Sbadi­glia. Prendendo un libro da un tavolino) Oh mamma mia, devo proprio andare a letto. (Si avvia alla porta di destra.)

SIMON            Sono tutte quelle gite che ti stancano.

KAY                 Sì, ma Abu Simbel era così bella... Non me la sarei persa per tutto l'oro del mondo. Avrem­mo dovuto tornarci stasera con gli altri, per vederla alla luce artificiale.

FFOLIOT-FFOULKES           (Si alza e si guarda in giro) Dov'è andata a finire la mia sciarpa di velluto? Chri­stina! Dov'è Christina?... Ah, già, è scesa a terra. Piccola sconsiderata! Che ne sapeva, lei, di quel che avrebbe potuto occorrermi, duran­te la serata? Ah, questi giovani! Non pensano che al piacere. (il canonico Pennefather si alza e si mette a cercare la sciarpa) Oh, grazie, caro canonico! Prima di cena l'ave­vo, ne sono certa. Ero seduta qui... (Si avvicina ad un tavolino) Non riesco proprio ad immagi­nare... (Simon si alza e si unisce alle ricerche) Oh, grazie signor Mostyn. Ma la prego, non si disturbi... E’ di velluto... velluto amaranto. Chissà se questi steward nubiani sono onesti? Hanno una faccia così nera... (Simon torna a sedersi e si mette a fare un solitario)

CANONICO    Speriamo che il candore della loro anima sia inversamente proporzionale.

FFOLIOT-FFOULKES           Lei è così arguto, caro canonico...(frugando qua e là) Oh cielo, ma dove sarà finita la mia sciarpa? È davvero increscioso che Christina non l'abbia custodita a dovere. Non pare anche a lei, caro canonico, che i giovani d'oggi non abbiano il minimo riguar­do per i loro maggiori e migliori?

CANONICO    A volte. E altre volte mi pare che i maggiori e migliori abbiano pochissimo riguardo per i giovani. (Dall'esterno vengono delle voci e un certo tramestio)

Mi pare che i nostri gitanti stiano rientrando.

FFOLIOT-FFOULKES           Christina avrebbe dovuto starsene tranquilla a bordo con me. Tanto più che quello spaven­toso giovanotto socialista faceva parte della comitiva. E’ così atrocemente plebeo... E così invadente, poi...

Entrano Jackie e il dottor Bessner.

CANONICO    Com'era il tempio al chiaro di luna?

BESSNER      Meraviglioso. E completamente diverso. Le scene alle pareti sono interes-santissime... La marcia dell'esercito egizio a Kadesh, guidato da Re Ramsete... Il re che offre un gruppo di prigionieri al dio Harakhte... E il tempio, na­turalmente, è dedicato ad Harakhte e ad Amun Ra, Dio di Tebe...

CANONICO    Grazie, Herr Doktor!

Entrano Christina e Smith.

FFOLIOT-FFOULKES           Mentre tu eri in giro a divertirti, Christina, io ho dovuto affronta-re disagi non indifferenti. Dov'è finita la mia sciarpa amaranto?

CHRISTINA    L'avevi prima di cena, zia, in questa stanza.

FFOLIOT-FFOULKES           Bene, adesso non c’è.

CHRISTINA                Sarà nella tua cabina.

FFOLIOT-FFOULKES           A quanto mi risulta, le sciarpe non hanno gambe. Io l'ho portata qui.

CHRISTINA    Forse lo steward l'ha riportata giù mentre mangiavamo. Vado a vedere. (Si avvia alla porta.)

FFOLIOT-FFOULKES           Non precipitarti fuori in quel modo. Prendi il mio lavoro a maglia... i miei occhiali... e il mio scialletto. Non vedo perché dovrei portare tutto io.

Christina prende gli occhiali e lo scialle dal tavolo centrale.

SMITH                        Lo dico sempre, io: se hai un galoppino fallo correre.

FFOLIOT-FFOULKES           (gelida a Smith) Forse mi farà la finezza di togliersi dal mio lavoro a maglia. Ci sta seduto sopra.

SMITH                        Oh, scusi. (Si alza.)

Christina prende anche il lavoro a maglia e si dirige verso la porta.

FFOLIOT-FFOULKES           L’inferiorità sociale rende così goffi... (Se ne va insieme a Christina.)

SMITH            Brutta pu... puzzona!

KAY                 (si alza sbadigliando) Devo proprio andare a letto.

CANONICO    Un momento, K.ay. Hai detto che stasera avre­sti firmato queì trapassi di proprietà. Li ho portati qui.

KAY                 Oh, zietto, non possono aspettare fino a do­mattina?

CANONICO    Stamattina hai domandato se non potevano aspettare fino a stasera. Ci metterai un minu­to, e così potrò spedirli da Wadi Haifa.

Il canonico prende una cartelletta di pelle da una poltroncina accanto al tavolo centrale, l'apre e posa dei documenti davanti a Kay, indicandole dove deve firmare. La ragazza si siede. Il canonico le dà una stilografica. Simon va a guardare al di sopra delle spalle della moglie. Kay, sempre sbadigliando, prende i fascicoli e comin­cia a leggerli dalla prima pagina.

SIMON            Non vorrai leggerli da cima a fondo!?

KAY                 Leggo sempre tutto, prima di firmare. Me l'ha insegnato papà. Diceva che, spostando una virgola, possono farti certi scherzi da prete...

SMITH                        Scherzi da prete... Buona, questa!

CANONICO    Kay è un'ottima donna d'affari.

SIMON            Io non ho mai letto un contratto; se mi provassi non lo capirei. Mi limito a firmare sulla linea punteggiata...

CANONICO    (osservandolo pensoso) Però!

SIMON            Beh, non si può campare pensando che tutti cerchino sempre d'imbrogliarci. Io ho scoper­to che conviene fidarsi del prossimo.

KAY                 Papà non si fidava di nessuno. Zio Ambrose era l'unica eccezione. Per questo l'ha nomina­to mio tutore e amministratore dei miei beni fino al matrimonio o al mio venticinquesimo compleanno.

CANONICO    Melhuish Ridgeway era un affarista abile e astuto... (udendo il nome citato dal canonico il dottor Bessner trasale, si siede a un tavolino e si mette a fissare Kay)  Un autentico asso della finanza, ma aveva poca fiducia nei suoi fratelli in umanità.

SMITH            Forse non a torto.

KAY                 Ora che sono sposata credo di essere entrata legalmente in possesso del mio patrimonio, zio Ambrose. (fà un risolino) Forse dovrei fare testamento e lasciare tutto alla tua crociata per un'Inghilterra migliore.

CANONICO    Certo, che potresti. Ma sono sicuro che non ti lascerai convincere ad investire così vantaggio­samente il tuo denaro.

KAY                 Chissà che cosa si prova ad essere poveri... ma proprio poveri?

SIMON            (con un 'ombra di amarezza) Non preoccuparti, amore, non lo Saprai mai.

SMITH            Ne siete tutti così sicuri? La pazienza del pro­letariato non durerà in eterno. (Va a sedersi un tavolino più in là.)

KAY                 Oh, non cominciamo con le barbe politiche! (Sbadiglia.)

CANONICO    Sì, cara, forse è meglio rimandare questa roba a domani. (Ripone i documenti nella cartelletta)

KAY                 Non capisco più niente... (Si alza, e dà un bacio al canonico) Buonanotte zio Ambrose. È stata una giornata meravigliosa. (Sottovo­ce) Avevi ragione tu, circa l'affrontare le cose. Mi sono fatta passare la mia stupida crisi di nervi... (Si avvicina a Jackie, fa una pausa, poi in tono affettato) Buonanotte, Jackie. (Un'altra pausa) La vita è un paradi­so su questo battello, vero?

Jackie non risponde. Simon va alla porta di destra e la tiene aperta. Kay ha un attimo di esitazione, poi esce.

CANONICO    (avvicinandosi a Jackie) Buonanotte, Jacqueline.

La ragazza tiene gli occhi fissi sulla porta da cui è uscita Kay. Il canonico rimane in attesa. D'un tratto Jackie, si rende conto che aspetta una risposta, alza gli occhi su di lui quasi con ferocia e gli mormora con voce carica di tensione.

JACKIE           Non gliene importa più niente. Né a lui né a lei. Mi sono sfuggiti di mano. Se ne infischia­no, se ci sono o non ci sono. Non riesco più a ferirli.

CANONICO    Desidera ancora farli soffrire?

JACKIE           Non devono essere felici insieme! No! Troverò il modo d'impedirlo!

CANONICO    Non avrebbe dovuto venire su questo battello.

JACKIE           (con voce improvvisamente stanca) Ha ragione... Sì, credo che abbia ragione. Ma è troppo tardi, ormai. Non posso tornare indietro. De­vo continuare... continuare... (Stringe i pugni.)

CANONICO    (con gentilezza) Lei è molto stanca. E’ stata una giornata lunga e soffocante. Vada a letto e si riposi.

JACKIE           Non potrei dormire. (Si dirige impulsivamente verso la porta.)

CANONICO    (seguendola) Sì, vedrà che può.

JACKIE           No, l'aria è troppo calda, troppo immobile. È la tipica notte in cui succede qualcosa.

Il canonico scuote blandamente il capo ed esce.

JACKIE           (chiamando) Boy! (Entra lo stevvard) Un doppio brandy.

Jackie si avvicina alla finestra centrale e guarda fuori. Simon le lancia una rapida occhiata. Lo steward esce.

BESSNER      (avvicinandosi a Simon) Domando scusa, ma sua moglie è la figlia di Melhuish Ridgeway?

Smith alza la testa, interessato. Jackie comincia a canticchiare; “Frankie and Johnny” a bocca chiusa.

SIMON            Sì.

BESSNER      Non lo sapevo...

SIMON            Perché avrebbe dovuto saperlo?

BESSNER      La prego di scusarmi, ma vede, quell'uomo... quell'uomo...

SMITH            Mi sbaglio, o lei è stato danneggiato in qual­che modo dalle imprese finanziarie di Mel­huish Ridgeway?

Entra lo steward col brandy. Jackie prende il bicchiere e va a sedersi ad un tavolino senza curarsi degli altri. Guarda fisso dinnanzi a sé e canticchia sempre più forte "Frankie and Johnny".

BESSNER      Scusatemi, signori, ma sono sconvol­to... (Turbato fino all'incoerenza) Al mio paese, in Europa... oh, un paese piccolo, oscuro... quell'uomo ha comprato i politici, ha corrotto il governo... Ma quelli che hanno ottenuto la concessione mineraria, non è che volessero sfruttarla, capite... al contrario. E gli operai, il popolo minuto, hanno sofferto la fame... Ma il nostro minerale sarebbe stato in concorrenza col suo, quindi guai... Così, tutto è rimasto fermo, inerte... (Gesticolando animatamente) E noi, che gli abbiamo creduto, abbiamo per­so tutto. Finiti. Kaputt. Mio padre, un vecchio ormai debole e stanco, è morto di crepacuore. Ma non per il mancato progresso, per l'indu­stria mai nata. Per... per... Voi mi capite, vero?

SMITH            Francamente, no. Però ho afferrato il concetto. La grande finanza internazio-nale ha tessuto una delle sue solite trame e il vecchio Ridge way, spaparan-zato nel suo ufficio di Londra, col sigaro in bocca, era il ragno velenoso al cen­tro della ragnatela. Senza offesa, Mostyn, ma tutti conoscono i metodi di Melhuish Ridge­way.

SIMON            Oh, per me... Io, mio suocero non l'ho mai visto. Era morto da anni, quando ho conosciu­to Kay. Mah, credo che i famosi magnati ope­rino un po' tutti ai margini della legge.

BESSNER      (ancora molto scosso) Un povero diavolo lo manderebbero in prigione, ma un gran signore può rubare, ingannare e rimanere nel giusto...

SMITH            Ma non sarà sempre così!

Entra Christina.

BESSNER      Ma anche la gente come lui dovrà soffrire... Sì, soffrire! Domando scusa: sono fuori di me.

CHRISTINA    (guardando Smith con aria d'accusa) Che Cos'ha detto al povero dottor Bessner per farlo inquietare tanto?

SMITH            Io!? Non ho detto un bel niente. E si può sapere perché lei lo difende?

CHRISTINA    E’ uno straniero, e gli stranieri sono molto vulnerabili. E’ facile ferire i loro

sentimenti.

SMITH            E i miei sentimenti, allora? Stasera sua zia mi ha rinfacciato molto duramente

la mia infe­riorità sociale.

CHRISTINA    Deve perdonare zia Helen. Ha avuto una giornata faticosa.

JACKIE           Boy!  (Entra lo steward) Un altro brandy.

SMITH            A me un gin rosa. E a lei, Christina?

CHRISTINA    Gradirei una limonata.

SMITH            Troppo insulsa... Prenda un gin fizz. Anche lei, Mostyn?

SIMON            No, grazie.

Lo steward esce.

JACKIE           (canterellando) He was her man, and he done her wrong... (traducendo, con ironia) Era il suo uomo e la tradì...

CHRISTINA    (a Jackie) È una notte incantevole. C'è un me­raviglioso chiaro di luna.

JACKIE           Già. Proprio una notte da luna di miele.

Simon si dimena a disagio sulla poltroncina, poi si alza e si allonta­na con la sua rivista.

Una pausa. Entra lo steward e serve le bibite.

JACKIE           Venga a sedersi con me, Christina. Berremo insieme. Voglio che mi racconti tutto di sé.

CHRISTINA    (sedendosi accanto a lei) Non c'è molto da rac­contare.

JACKIE           (alzando il bicchiere) Beh su, un brindisi al de­litto. (Allo steward) Un altro brandy.

Simon fa un vago gesto di protesta, Jackie lo guarda e ride. L'inser­viente esce;

SMITH            (a Christina) A proposito di delitti, credo che bisognerebbe provvedere a sua zia. Non                   so, una piccola dose d'arsenico...

CHRISTINA    Lei è molto sgarbato, povera zia!

SMITH            Non mi dica che quella... creatura le piace!

CHRISTINA    E’ molto buona con me, fa tante cose per me...

SMITH            Ad esempio la tratta come una schiava. Ma non ha un po' di spina dorsale?

(Jackie riattacca “Frankie and Johnny") Non si rende conto che lei vale quanto la sua signora zia?

CHRISTINA    Oh no! Non è vero!

SMITH                        La sola differenza, fra voi, è che lei è povera e sua zia è ricca.

CHRISTINA    Nemmeno per idea. Zia Helen ha avuto un'e­ducazione raffinata, una profonda cul­tura...

SMITH            Bah! Educazione! Cultura! Contano dallo zero in giù!

CHRISTINA    Sa una cosa? Credo che sia un problema di digestione. Tempo fa alla zia

hanno ordinato una pepsina straordinaria. Vuole che vada a prendergliene un

po'? Forse gioverebbe al suo umore. E anche ai suoi modi.

SMITH                        Cosa c'è che non va nei miei modi?

CHRISTINA    (serafica) Sono semplicemente abominevoli.

SMITH                        In tal caso, le auguro la buonanotte.

CHRISTINA    Buonanotte. Vado a letto anch'io. (Si alza e si avvia alla porta.)

JACKIE           (un po’ brilla) Non può andare a letto. Glielo proibisco. Venga qui e mi racconti

la sua storia.

Entra lo steward col brandy. Jackie gli va incontro e mentre passa accanto a Christina le domanda.

SMITH                        Vuole un altro beveraggio?

CHRISTINA    (a disagio) No, grazie, devo andare a letto. Sono molto stanca.

Lo steward esce. Jackie canticchia un paio di versi di "Frankie and Johnny". Smith prende una rivista, le dà un'occhiata poi se ne va a passo strascicato.

JACKIE           Le proibisco di andare a letto. Mi racconti la sua vita. Mi racconti tutta la sua vita.

CHRISTINA    Non c'è molto da dire. Sono nata e vissuta a Edimburgo. Ho una sorella e due    fratelli. La­voro in un'agenzia d'assicurazioni. Ho sem­pre desiderato vedere il mondo. Quando zia Helen mi ha portata con sé, in questo viaggio, sulle prime quasi non ci credevo... Era come un sogno che s'avverava... E anche adesso, ogni minuto è una gioia.

JACKIE           Lei è un tipo solare, eh? Dio, come vorrei esse­re in lei!

CHRISTINA    Ma sono certa che... Volevo dire...

JACKIE           Che cosa voleva dire?... Devo raccontarle la storia della mia vita? (Simon

sfoglia rumorosarnente la sua rivista. Jackie si volta, gli dà un'occhiata e ride)

Simon preferirebbe di no. (Simon si alza e si avvia alla porta) Hai intenzione di scappare, Simon?

SIMON            (imbarazzato, sedendosi a un tavolino) Si sta facendo tardi.

JACKIE           E’ l'ora giusta per raccontare le storie malin­coniche. O magari quelle a lieto fine, come la storia di Christina... Mi piaci, Christina. Mi piaci molto. Non an­dartene, ti prego, non lasciarmi. Sono molto giù, stasera. Ho bisogno di parlare con qual­cuno. Non mi lasci, vero?

CHRISTINA    (sempre più imbarazzata) Credo che tutti ab­biamo bisogno di un po' di riposo... 

JACKIE           (canticchia un altro brano di "Frankie and Johnny". Poi, aspramente) Boy! Chiamami lo steward per favore, Simon. Voglio un altro brandy.

SIMON            Lo steward è andato a letto. E’ mezzanotte passata.

JACKIE           Voglio un altro brandy, ti dico!

SIMON            Hai bevuto abbastanza, Jackie.

JACKIE           La cosa ti riguarda, per caso?

SIMON            No, no.

JACKIE           (osservandolo, con un risolino di scherno) Che succede, Simon? Hai paura?

Simon si alza ostentatamente, va a scegliere un'altra rivista poi torna al suo posto e si mette a leggere.

CHRISTINA    (facendo l'atto di alzarsi) Devo proprio...

JACKIE           (fermandola) No. Non devi. Sai di cos 'ha paura Simon? Che ti racconti la storia della mia vita.

CHRISTINA    (imbarazzata) Davvero?

JACKIE           E’ una storia molto triste... Vedi, io e lui erava­mo fidanzati... (Canticchiando) He was her man and he done her wrong. Eh sì, lui mi ha tradita piuttosto indegnamente... Non è vero, Simon?

SIMON            (in collera) Vai a letto, Jackie. Sei ubriaca.

JACKIE           Se sei imbarazzato ti conviene andartene. Io resto qui.

CHRISTINA    (alzandosi) Devo proprio... E così tardi...

JACKIE           (trattenendola per un braccio) Ti proibisco di andartene. Devi star qui e ascoltarmi.

SIMON            Jackie, stai rendendoti ridicola. In nome del cielo vai a letto.

Dalla spiaggia viene il rullo dei tam tam.

JACKIE           (velenosa, parlando a mitra glia) Hai paura che faccia una scenata, eh? Già, sei così riservato, così inglese... Vuoi che mi comporti con deco­ro, eh? Con decoro... Bene, ti conviene filartela alla svelta, perché ho intenzione di parlare a fiu­me. Maledetto imbecille! Credevi di trattarmi come mi hai trattata e di farla franca? (Simon si alza e si avvicina al tavolo centrale. Fa per parlare poi cambia idea e si siede in una poltroncina lì accanto e sfoglia la sua rivista. Jackie gli si pianta davanti, urlando) Rispondimi! Sei muto? Rispondimi! T'avevo detto che t'avrei ucciso piuttosto di cederti a un'altra. Tu non m'hai presa sul serio, eh? Beh, ti sbagli. Sto solo aspettando. Tu sei il mio uomo, capito? Tu appartieni a me! (Prende la pistola dalla borsetta senza che Christina se ne accorga) T'ho detto che ti avrei ucciso e non scherzavo! Rispondimi, che Dio ti maledica! Rispondimi!

SIMON            Smettila di fare pagliacciate e vai a letto. Sei ridicola.

JACKIE           Ah, sono ridicola? Sì.

JACKIE           Ti ammazzo! Ti ammazzo come un cane! Il miserabile cane che sei! (Gli punta la pistola contro.)

Simon balza in piedi. Jackie preme il grilletto. Christina dà un grido soffocato. Simon ricade a sedere sulla poltroncina, trae di tasca un fazzoletto e se lo preme su un ginocchio. Dal tessuto filtra una macchia rossa. Jackie rimane immobile, come paralizzata. Poi si avvia alla porta barcollando. La pistola le scivola dalle dita. La ragazza cammina lentamente, trasci-nando i piedi. Christina sta per correre fuori ma Jackie la blocca e le rimane aggrappata dondo­lando avanti e indietro.

JACKIE           Simon... Simon... non volevo...

Smith entra di corsa e si avvicina al ferito.

SMITH            Ehi! Cosa combinate qui?

STEWARD     (entrando) Cosa successo?

SIMON            (allo steward, con una risatina forzata) Niente, niente... stiamo divertendoci... Uno scherzo... Molto buffo capisci? (Ride. Lo steward sorride con aria dubbio-sa) Vai via. E non tornare. Ca­pito? Non tornare!

Lo steward accenna di sì col capo ed esce.

SMITH            Allora? Cos'è successo, qui?

JACKIE           (lasciandosi cadere su una poltroncina, in tono isterico) Gli ho sparato. Oh

Dio, gli ho sparato.

CHRISTINA    (avvicinandosi a lei) Zitta, cara, zitta.

SIMON            (a Smith) Per l'amor di Dio, la porti via di qui. Dobbiamo mettere tutto a tacere, capisce? (Smith fa segno di sì e si avvicina a Jackie) La porti via. Poi vada a svegliare Bessner. Gli dica di darle un sedativo e dopo me lo mandi qui.

SMITH            D'accordo.

JACKIE           (singhiozzando) Oh Simon... Simon..: Mi uccido!

SIMON            (a Christina) Non la lasci sola.

SMITH            (a Simon, mentre aiuta Christina a tener buona Jackie che si dibatte) Lei come sta, Mostyn?

SIMON            (con la faccia contratta dal dolore) Bene, bene... Solo, sanguino un po' e non

riesco a muovere la gamba.

CHRISTINA    (a Jackie) Venga, cara.

Smith e Christina escono, reggendo Jackie che continua a dibatter­si e a piangere convulsa-mente. Avanzano adagio perché la ragazza oppone resistenza.

SMITH                        (da fuori) Buona, Jackie, buona...

Simon si appoggia allo schienale della poltroncina, esausto. Il fazzoletto che si preme sul ginocchio è ormai tutto rosso. La nenia araba e il suono dei tam tam, sulla riva, continuano a pieno volume per tutto l'intervallo      Secondo tempo

 

  - Cinque minuti dopo. Simon è accasciato sulla poltroncina, esatta­mente come alla fine della prima scena. Tiene ancora il fazzoletto premuto sul ginocchio. Adesso la finestra di sinistra è aperta e la rivoltella non è più sul pavimento. Louise, seminascosta, osserva Simon dalla porta di destra. Ha un'aria vagamente furtiva. Da fuori si sentono le voci di Smith e del dottor Bessner che si avvicinano. Louise sguscia via.

BESSNER      (entrando con la sua valigetta) Dov'è? (Scorge Simon e corre da lui) Ach!

LOUISE          (accorrendo) Mon Dieu, che c'è? Cos'è suc­cesso?

SIMON            Accidenti!

LOUISE          Ho sentito uno sparo e son corsa qui più in fretta che potevo.

Il dottor Bessner s'inginocchia accanto a Simon, apre la valigetta e durante la scena che segue improvvisa una medicazione d'emer­genza.

SMITH                        (a Louise) Su, su calmatevi. C'è stato un picco­lo incidente.

LOUISE          Un incidente? A monsieur?

SIMON            (trasalendo lievemente dal dolore> mentre il dot­tore lo medica) Niente, scene, capito, Louise?... Ahi!

LOUISE          E’ brutta... una ferita molto brutta... Devo chiamare la signora?

SIMON            (con forza) No!

SMITH            (prendendo Louise familiarmente per un brac­cio) Datemi retta, figliola, non è

assolutamen­te il caso di agitarsi. Chiaro? Dovete fare la brava. Sono sicuro che siete una ragazza di buon senso.

LOUISE          (sorridendogli con aria svenevole) Oh monsieur! Ho avuto una tale paura! Ho pensato che gli arabi facessero la rivoluzione, che venissero qui ad ammaz-zarci tutti! Avevo il cuore in gola!

SMITH                       (battendole una mano su una spalla) Su, su, è una cosa da niente. Stavamo...

ehm... stavamo scherzando con la pistola, senza renderci con­to che era

carica. Siamo stati idioti, ma che volete farci?

LOUISE          Oh, sono così pericolose le pistole!

SMITH                       Altro che.

BESSNER      E’ una brutta ferita. L'osso è scheggiato. Sarà meglio portare il signor Mostyn nella mia cabina. Ci sono due cuccette, almeno sarò più comodo per curarlo. (A Srnith) Bisognerà dire in cuci­na che facciano bollire dell'acqua, così potrò sterilizzare i ferri. (Trova il proiet-tile incassato nella poltroncina) Ach! Meno male! Così non dovrò estrarre la pallottola!

SIMON            Ehi, è allarmante! Sembra che debba farmi una laparatomia!

BESSNER      Non precisamente. (Rialzandosi) Però posso rattopparla alla meno peggio. Lei capisce, vero? Deve andare all'ospedale... Per due o tre settimane la terranno immobile, ma poi tornerà a camminare come prima (Dà una manata rassicurante sulla spalla a Simon e va a deporre la sua valigetta sul tavolo centrale.)

SIMON            Bel modo di passare la luna di miele! Meno male che Kay non si è svegliata. Inutile che lo sappia fino a domattina.

BESSNER      Neanch'io ho sentito lo sparo... ven­gono tanti rumori da terra, per non parlare degli ululati degli sciacalli e dei tam tam.

LOUISE          Devo andare a prendere la roba di monsieur nella sua cabina?

BESSNER      Sì, grazie. Il pigiama e il necessaire da toilette. Attenta a non svegliare mada-me.

LOUISE          Farò piano, monsieur. (Esce.)

SIMON            Come sta Jackie?

BESSNER      Le ho fatto un'iniezione di sedativo molto for­te. Si è già calmata. Tra mezz'ora dormirà.

SIMON            Meno male. Non sapeva quel che faceva. Era ubriaca fradicia.

SMITH            Possiamo inventare qualche frottola.. Pecca­to che la francesina si sia sve-gliata. E’ chiaro che ha fiutato qualcosa, ma penso che trovere­mo il modo di chiuderle la bocca.

SIMON            Prima di dimenticarcene, nasconda la pistola, Smith, le dispiace? E’ da qual-che parte, lì, dove sta lei.

SMITH            (cercando in giro) Non la vedo.

SIMON            Dev'esserci. Forse è finita sotto un mobile.

SMITH                        (chinandosi a guardare) Niente pistola.

SIMON            Ma dev'esserci per forza. Ho visto io Jackie che la lasciava cadere. Ho sentito il tonfo.

SMITH                        Beh, adesso qui non c’è. Forse l'avrà raccolta Christina.

SIMON            Non credo. (Riflettendo) Sono quasi certo che non l'ha presa. Teneva ferma Jackie.

SMITH            Beh, qualcuno deve averla raccolta. Forse Ja­ckie stessa.

SIMON            No, lei no.

Le nenie e i tam tam sulla riva finalmente tacciono.

BESSNER      (avvicinandosi a Simon e prendendo lo per un braccio) Adesso la portiamo nella mia cabina, signor Mostyn. Signor Smith, lei si metta dal­l'altra parte e gli passi un braccio sotto l'ascel­la. Bene. Ora lo sollevi. Lei deve tenere le braccia sopra le nostre spalle, signor Mostyn.

Smith e il dottor Bessner fanno alzare Simon. In quella, dall'ester­no, viene un grido di Louise, poi la ragazza entra di corsa, stravolta, sempre urlando.

LOUISE          Oh Dio... Dio! Madame...

SMITH            Buona, buona. Non fate chiasso.

LOUISE          Ma madame... madame è morta! E là, morta, sul suo letto.

SIMON            (con un urlo) Cosa?!

LOUISE Le hanno sparato... alla testa.

Simon scatta avanti, cercando di correre, e crolla a terra.

BESSNER      Ma è pazzo? Lei non può assolutamente cam­minare! Capito? (Fa sedere di nuovo Simon sulla poltroncina e si pianta al suo fianco.)

SMITH            (avvicinandosi a Louise e scotendola per le spalle) Avanti, sentiamo.

LOUISE          Ero andata in camera di monsieur a prendere il pigiama.  Ho cercato di far piano, per non svegliarla. Poi ho sentito un odore... (fiuta l'aria) lo stesso che c'è qui dentro. L'odore di una pistola che ha appena sparato...

BESSNER      E poi? E poi?

LOUISE          Sono entrata. Mi sono avvicinata al letto: madame era sdraiata su un fianco. Pareva che dormis­se... ma non ho sentito il respi­ro. Così ho acceso la luce e ho visto... ho visto madame con un buco nella testa. Un piccolo buco rotondo, qui. (Indica la tempia. Poi si abbandona su una poltroncina.)

Entra il canonico Penne father seguito dallo steward. È ancora co~?ipleta mente vestito.

CANONICO    Che c'è? Cos'è successo? Chi ha gridato?

SMITH                        Hanno sparato alla signora Mostyn.

CANONICO    Sparato?!

Lo steward corre fuori.

SIMON            Jackie ha ucciso Kay.

BESSNER      Dobbiamo andare a vedere. (Al canonico) Vie­ne con me?

CANONICO    Subito!

Il canonico e il dottore escono. Simon affonda il viso tra le mani.

SIMON            Kay... Kay...

Entra McNaught, il commissario di bordo, accompagnato dallo steward.

MCNAUGHT Che succede? Hanno veramente sparato a qualcuno?

SMITH            Sì. Alla signora Mostyn.

MCNAUGHT Ed è morta?

SMITH            Il dottore è andato a vedere.

MCNAUGHT Brutta faccenda. Non ci era mai successo, pri­ma d'ora. Non ho idea di quale sia la giusta procedura.

SMITH            Lei è il funzionario responsabile?

MCNAUGHT Sì. Ma come le dicevo, non ci è mai successo niente di simile. La signora Mostyn è un per­sonaggio importante, e questo non facilita le cose. (Dà un'occhiata a Simon, poi si avvicina a Smith) Si sa chi ha sparato àlla signora?

SMITH            Purtroppo si.

MCNAUGHT  Capisco. Stavo appunto per farle osservare che non poteva trattarsi di un malvivente ve­nuto da fuori. Teniamo in permanenza un uo­mo di guardia sulla banchina.

SMITH            Allora vi aspettate che succeda qualcosa?

MCNAUGHT No. Al massimo qualche furtarello. Ma sta di fatto che, con la guardia, nessuno può essere salito a bordo inosservato.

Entrano il canonico e il dottore con aria grave.

SMITH                        E allora?

il canonico si avvicina a Simon e gli posa una mano sulla spalla. Il dottore scuote lentamente il capo.

CANONICO    Le hanno sparato alla tempia destra.

BESSNER      E’ successo poco fa. Dai cinque ai venti minuti al massimo. Le hanno appoggiato la pistola alla testa. Si vede chiaro: la pelle è bruciacchiata.

McNaught e lo steward escono.

SIMON            Kay voleva sbarcare... Se solo l'avessi ascolta­ta! Se avessi fatto come voleva lei! Invece l'ho convinta ad affrontare la situazione...

CANONICO    Non tormentarti. Non potevi immaginare che cosa sarebbe successo.

SIMON            Ma conoscevo Jackie.

CANONICO    Sei proprio sicuro che sia stata lei a ucciderla?

SIMON            (sorpreso) E chi, se no? Non vorrà dire che... Non può esser stato un suicidio! Kay non avrebbe mai...

CANONICO    Non è stato un suicidio. Kay è stata uccisa con una rivoltella di piccolo calibro e l'arma è scomparsa.

BESSNER      Probabilmente, la stessa pistola che ha spara­to questo (mostra la pallottola) ... il proiettile che ha attraversato la gamba del signor Mostyn e si è incastrato nella poltrona.

CANONICO    Jacqueline dov'è ora?

BESSNER      In camera sua. Il signor Smith è venuto a chiamarmi. Mi ha detto che la signorina aveva sparato al signor Mostyn e poi le era venuto un attacco di nervi. Siamo andati nella sua cabina e l'abbiamo trovata insieme alla signorina Grant, che cer­cava di calmarla. Le hp fatto un'iniezione di sedativo molto forte e...

CANONICO    Abbastanza da farla dormire?

BESSNER      Sì, ma non subito. Nel giro di mezz 'ora. Prima si sarebbe calmata, poi avrebbe cominciato ad appisolarsi...

SIMON            Già. E immagino che appena sola sia corsa a poppa e abbia sparato a Kay... Non è responsabile delle sue azioni. Ha bevuto per tutta serA. Non ragionava più, povera ragazza... No! E’ tutta colpa mia! Sono io il solo colpevole!

Da destra, entra la signorina ffoliot-ffoulkes. Indossa un negligé alquanto bizzarro e ha un'aria molto dignitosa.

FF0LIOT-FFOULKES                        (veleggiando verso il centro del salone) È succes­so qualcosa?

SIMON            (rifacendole il verso, istericamente) È successo qualcosa? E’ successo qual- cosa? Ah, è comi­co! E proprio comico!

BESSNER      (avvicinandosi al giovane) Calma signor Mo­styn, calma. (Gli dà un'energica stretta a una spalla)

SIMON            Grazie, Bessner. E mi scusi.

BESSNER      Tutta questa agitazione le fa molto male. Adesso le faccio un'iniezione. SIMON     Nemmeno per idea! Crede che voglia dormire?

FFOLIOT-FFOULKES           Insomma, Che cosa c'è?

CANONICO    (avvicinandosi a lei) Hanno ucciso la signora Mostyn. Le hanno sparato alla testa.

FFOLIOT-FFOULKES           Le hanno sparato? Nella sua cabina? Ma è vicino alla mia! Avrebbero potuto assassinare me!!

SMITH                        Infatti. C'è stato un errore.

FFOLIOT-FFOULKES           E’ scandaloso! Assolutamente scandaloso! Biso­gnava prendere le dovute precauzioni! Proibire agli indigeni d'intrufolarsi a bordo, la notte!

SMITH                        Nessuno è salito a bordo, signorina ffoliot­-ffoulkes.

FFOLIOT-FFOULKES           Nessuno?

SMITH                        Nessuno.

FFOLIOT-FFOULKES           Ma allora...

CANONICO    Se la sua cabina è adiacente a quella della signora Mostyn lei avrà senz'altro sentito lo sparo.

FFOLIOT-FFOULKES           Io non ho sentito niente.

CANONICO    Vedo.

FFOLIOT-FFOULKES           Dov'è Christina? (Va a sedersi al tavolo centra­le) Il minimo che potesse fare, mi sembra, era correre a prendersi cura di me. Avrei potuto avere una grave crisi di cuore per lo choc. Potevo venire assassinata... Insomma, dov'è Christina? Dov'è quella sventata?

CANONICO    Non è nella sua cabina?

FFOLIOT-FFOULKES           No.

CANONICO    Dottor Bessner, le dispiace andare dalla si­gnorina de Severac e pregarla di venir qui?

BESSNER      Subito.

FFOLIOT-FFOULKES           Suppongo che mia nipote sia stata assassina­ta e che abbiano buttato il cadavere nel fiume.

CANONICO    Forse c'è una spiegazione meno melodram­matica della sua assenza.

FFOLIOT-FFOULKES           Allora doveva venire immediatamente ad accudirmi. Il suo egoismo è inescusabile.

FFOLIOT-FFOULKES           Probabilmente Christina non sa ancora che c'è stato un delitto a bordo. (A Louise) Voi dove dormite?

LOUISE          (trasalendo) Pardon?

CANONICO    Je vous demande, mademoiselle, ou est votre cabine.

LOUISE          Ma cabine, monsieur, è vicino a quella di ma­dame Mostyn.

CANONICO    Porta a porta? E non avete sentito lo sparo?

LOUISE          Oh oui, monsieur, l'ho sentito e mi sono sve­gliata. Ma non ho capito cos'era. Sono uscita sul ponte a vedere e qui ho trovato monsieur ferito alla gamba. Così, naturalmente ho pen­sato che lo sparo…

CANONICO    E non avete sentito nessuno muoversi davanti alla vostra cabina?

LOUISE          No, non ho sentito niente.

CANONICO    E non avete visto niente?

LOUISE          (con un 'occhiata eloquente) Cosa avrei dovuto vedere, monsieur?

CANONICO    Lo domando a voi.

FFOLIOT-FFOULKES           Io ho sentito dei passi davanti alla mia cabina. Dei passi

leggeri, veloci...

CANONICO    Ma se m'ha detto adesso di non aver sentito niente...

FFOLIOT-FFOULKES           Sì, lo so, ma...

Entra il dottor Bessner con Jackie e Christina. Jackie è pallidissima e sbadiglia continua-mente. Sembra mezzo addormentata. Il dotto­re e Christina la fanno sedere su una poltron-cina e le rimangono accanto.

CHRISTINA    Zietta...

FFOLIOT-FFOULKES           Ragazzaccia disutile e senza cuore! Dove sei stata?

JACKIE           (con voce atona, sbadigliando cavernosamente) Cos'è successo? Che c'è, ancora?

CHRISTINA    Mi dispiace, zia Helen, ho dovuto restare con la signorina de Severac. Non stava bene e non me la son sentita di lasciarla sola.

SMITH            Per quanto tempo è rimasta con lei?

CHRISTINA    (vagamente sorpresa) Non l'ho mai lasciata, da quando io e lei l'abbiamo portata nella sua cabina. Le ho fatto compagnia mentre lei an­dava a cercare il dottor Bessner, poi, dopo l'iniezione, pareva che avesse paura a star so­la e così sono rimasta.

SIMON            (trasformato) E’ vero? Oh Dio, è vero?

CHRISTINA    Io non ho l'abitudine di dir bugie, signor Mostyn.

SIMON            Non si offenda, Christina. Lei non può capire, ma è d'importanza vitale. Quando Kay è an­data a letto Jackie era qui nel salone, vero?

CHRISTINA    Sì.

SIMON            E non si è mai mossa finché non è uscita con lei? (Christina annuisce) E dopo lei non l'ha mai lasciata, nemmeno per un momento. E’ esatto?

CHRISTINA    Esatto.

SIMON            Sia ringraziato Iddio.

JACKIE           Ma che succede? Di che state parlando?

CANONICO    (avvicinandosi a lei) Hanno sparato a Kay.

JACKIE          (facendogli eco, con voce atona) Hanno spara­to... Vuoi dire che è morta? (Assimilando la notizia lentamente) Capisco... Pensavate che l'avessi uccisa io. Ma io non... Io non...

CANONICO    Sappiamo che non è stata lei.

JACKIE           Non riesco a capacitarmi... la mia testa... Ho un sonno tremendo... Simon! Simon! Non ho ucciso Kay!

SIMON            Va tutto bene Jackie cara. Va tutto bene...

I due si guardano intensamente.

JACKIE           E’ a te che ho sparato...

SIMON            Sì, ma non ha importanza. Senti, Jackie, resta sveglia un minuto. Cerca di ricordare. Che ne hai fatto del revolver, dopo avermi sparato?

JACKIE           L'ho lasciata cadere... lì... (Indica la soglia del­la porta a destra.)

Tutti si guardano.

BESSNER      (a Christina) La riporti in cabina e la metta a letto. Non si regge più.

CHRISTINA    (facendo alzare Jackie) Venga con me, cara.

Le due ragazze escono. Il dottor Bessner si avvicina a Simon.

BESSNER      E adesso, signor Mostyn, insisto perché si la­sci fare un'iniezione.

SIMON            No! Le dico di no! Ma non capisce? Mia moglie è stata assassinata! Assassinata! Dobbiamo scoprire chi è stato. Qualcuno su questo bat­tello l'ha uccisa. E’ incredibile, è fantastico, ma è vero. Qualcuno ha sentito la scenata fra me e Jackie e ha pensato di far ricadere su di lei la colpa della morte di Kay, povera picco­la! (Appellandosi al canonico) E’ così, vero, monsignore? Ho indovinato?

CANONICO    Sì. E ci troviamo di fronte ad un nuovo proble­ma, molto grave. Ma tu stai male, Simon  arabo allo steward ed esce con lui.)

FFOLIOT-FFOULKES           Tutto questo è veramente deplorevole, caro canonico.

CANONICO    (freddamente) Ben detto: deplorevole.

FFOLIOT-FFOULKES           E poiché io qui non posso far nulla, penso che tornerò in cabina a cercar di riguadagnare un po' del sonno perduto. (Alzandosi) E per favo­re, mandatemi Christina.Mah... Non riesco a immaginare perché si senta in dovere, di pren­dersi cura di una conoscenza occasionale. (Si avvia alla porta.)

CANONICO    Un momento, signorina. Tutto quello che ab­biamo visto e udito, stanotte, è della massima importanza. Lei diceva di aver sentito qualcu­no correre sul ponte. Ha un'idea dell'ora?

FFOLIOT-FFOULKES           Non glielo saprei dire.

CANONICO    E in che direzione andava? Verso poppa o verso prua?

FFOLIOT-FFOULKES           Non glielo saprei dire. (Lo fissa completamente inespressiva.)

CANONICO    Mille grazie, buona notte.

La signorina ffoliot-ffoulkes esce velocemente da destra.

BESSNER      (accomodandosi al tavolino di sinistra) Ach, che corrente! Sono fredde, le notti del deserto! (Chiude la finestra e si siede.)

SIMON            E se fosse stata quella vecchia a uccidere Kay?... Ma no, impossibile. Per che motivo, poi?

CANONICO    (tentennando il capo) Secondo me, ciascuno di noi dovrebbe raccontare che cos'ha fatto esattamente stasera, dopo che la signora Mostyn ci ha lasciati per andare a dormire.

SIMON            Io sono rimasto qui. Bessner è andato a letto poco prima di lei, seguito quasi subito da Smith.

CANONICO    Dottor Bessner?

BESSNER      Sono andato direttamente in cabina, mi sono spogliato ed ero già a letto quando il signor Smith è venuto a chiamarmi, dicendo che il signor Mostyn era stato ferito e che la signori­na dé Severac aveva un attacco di nervi.

CANONICO    E non ha mai lasciato la sua cabina?

BESSNER      No.

CANONICO    Non è uscito sul ponte, dal lato dell'imbarca­dero?

BESSNER      Assolutamente no.

CANONICO    La ringrazio. Signor Smith?

SMITH                        Un autentico giudice istruttore, eh?

CANONICO    Purtroppo, non ne ho i poteri.

SMITH            (piantando un piede su una poltroncina) Beh, concedendole, per il momento, il diritto divino d'interrogare il prossimo, le dirò che ho lasciato il salone circa cinque minuti prima che Jackie facesse il numero della pistolera. Si stava preparando accuratamente lo spirito, a suon di cicchetti e di ballate sentimentali... La faccenda era diventata imbarazzante e così ho preso il largo... Da quella porta (la indica). Ma non mi sono precipitato a poppa a sparare a Kay Mostyn per la buona ragione che il revolver lo teneva ben stretto Jackie. Ho fatto quattro passi sul ponte, ho ascoltato gli sciacalli ululare e i beduini cantare... e non so chi facesse il baccano più orrendo... Poi ho sentito un gran trambusto qua den­tro, e sono corso qui. Dopo di che ho un alibi, perché sono stato sempre con Christina, Jackie e il dot­tor Bessner.

CANONICO    La ringrazio, signor Smith.

SMITH            Io non ho diritti divini, ma potrei nvolgerle la stessa domanda? Dov'è andato, canonico Pen­nefather, quando ha lasciato il salone?

CANONICO Nella mia cabina.

SMITH            Come il dottor Bessner?

CANONICO    Precisamente.

SMITH            Però non è andato a letto.

CANONICO    No, mi sono messo a leggere. (A Sirnon) Dove ha lasciato cadere esattamen-te la pistola, Jac­queline, dopo averti sparato?

SIMON            (facendo segno a destra) Là, sulla soglia. (Il canonico va verso la porta) Ecco,

proprio dov'è lei ora.

Il canonico esamina la soglia e allunga lo sguardo sul ponte. Poi rientra e va a sedersi.

CANONICO    La gamba ti doleva molto, vero Simon?

SIMON            Sì.

CANONICO    Hai chiuso gli occhi o li hai tenuti aperti?

SIMON            Ero stordito e avevo un po' di nausea. Mi sono appoggiato allo schienale della poltrona e ho chiuso gli occhi. E ‘stupido, ma la vista del sangue mi dà allo stomaco.

CANONICO    Capisco. Quindi, nei pochi minuti in cui sei rimasto solo, qualcuno può essersi avvicinato furtivamente alla porta e aver preso la pistola senza che tu te ne accorgessi.

SIMON            Oh, sì, senz'altro.

CANONICO    Qualcuno che si trova sul ponte aveva sentito tutti i discorsi che hanno portato all'esplosione finale. (Posa lo sguardo su Louise.)

LOUISE          Monsieur?

CANONICO    Venite qui, Louise.

La ragazza si fa avanti senza fretta.

CANONICO    Ci avete detto la verità?

LOUISE          Oh rnonsieur, può dubitarne?

CANONICO    Eh sì, ne dubito. Che ne sapete, voi, di questo delitto?

LOUISE          Niente, monsieur. Niente di niente. Perché mi accusa? Sono una brava ragazza! E le giuro che...

CANONICO    Pas tant d'histoires, Louise. Il faut dire la verité.( Il canonico la fisserà

intensamente per tutta la tirata)

LOUISE         Ah, monsieur l'abbé, ne vous doutez pas de moi! Cette pauvre madame Mostyn, elle avait tout d'esprit, tout de beauté... tout le monde l'amait. Qui donc aurait pu tuer une femme comme sa, jeune et belle?

CANONICO    (scattando in piedi) Allons, pas des blagues! (Louise si zittisce di colpo) Che cos'avete visto e sentito, stanotte!?

LOUISE          (con intenzione, sottolineando le parole) Cos'a­vrei dovuto vedere? Naturalmente, se avessi guardato fuori al momento giusto, avrei visto l'assassino lasciare la cabina di madame Mostyn... e allora saprei chi è. Ma così che posso dire? Che posso fare?

CANONICO    Ragazza mia, non fate la sciocca. Nessuno pensa che voi abbiate visto o sentito qualcosa, se ci assicurate che non è vero. Nessuno vi accusa di niente. Siete in una botte di ferro. Penserò io a voi.

LOUISE          Monsieur è troppo gentile!

SIMON            Diteci esattamente che cos'avete fatto stasera. È tutto quello che il canonico vuol sapere.

LOUISE          Madame mi aveva detto che potevo andare a dormire. Non aveva bisogno di me, perché forse sarebbe rimasta alzata fino a tardi. Così, verso le dieci, sono andata nella mia cabina. Mi sono preparata una camomilla, come al so­lito. Ma aveva un sapore strano, amarognolo... sarà stato il caldo... e l'ho buttata via. (Una pausa) Dopo un po' sono andata a letto, ma non ho dormito. Faceva troppo caldo e i moscerini della sabbia non mi lasciavano in pace. Ho spruzzato un po' di flit e, di nuovo, ho cercato di dormire.

CANONICO    E dopo?

LOUISE          Dopo niente. C'era troppo baccano. Ces sales arabes, pare che non dormano mai...

CANONICO    Voi odiavate la vostra padrona, Louise?

LOUISE          Io, monsieur? Io ero devota a madame! (avvicinandosi a Simon) Mi protegga lei, mon­sieur! Lo zio di madame sta cercando d'insi­nuare che l'ho uccisa io!

CANONICO    Forse l'avete fatto.

LOUISE          (con voce stridula) E’ un insulto! E’una vergo­gna! C'est infame!

SIMON            Ora calmatevi Louise! Andate a dormire. Par­leremo di nuovo domattina.

LOUISE          Come vuole monsieur. Buonanotte monsieur. (Avvicinandosi al canonico) Quello che mi ha detto... è stato uno scherzo, vero? Certi scherzi sono molto divertenti... ma quello non lo era.

CANONICO    Certi scherzi sono pericolosi.

LOUISE          Sì, molto pericolosi. (Se ne va.)

Simon dà un gemito e si affloscia svenuto sulla poltroncina.

BESSNER      (accorrendo) Che cosa vi avevo detto? E’ lo choc. (A Smith) Mi aiuti. Dobbiamo portarlo nella mia cabina.

SMITH                        (chiamando dalla porta a sinistra) Ehi, boy! (Lo steward entra di corsa)

L'aiuterà lui, dottore. Io vorrei fare due chiac­chiere col canonico Pennefather.       

Il dottore e lo steward portano fuori Simon di peso. Una pausa. Il canonico e Smith si studiano.

CANONICO    Ebbene, signor Smith?

SMITH            Speriamo che Mostyn non abbia niente di gra­ve. (Con intenzione) A lei non farebbe comodo che tirasse le cuoia, vero?

CANONICO    Che cosa intende, giovanotto?

SMITH            Intendo che la signora Mostyn leggeva tutti i documenti da cima a fondo, prima di firmarli, mentre Simon Mostyn è un tipo fiducioso, che si contenta di firmare sulla linea punteggiata.

CANONICO    Non la capisco, signor Smith.

SMITH                        No? Non deve credere che io non sia serio, solo perché faccio il buffone. In                      questo momento sono serio. I delitti non mi divertono.

CANONICO    Ne sono lieto.

SMITH            Mi sono sbagliato, sul suo conto: credevo che fosse il solito prete mondano, ipocrita e melli­fluo, invece è qualcosa di più. Lei è un fanati­co... Lei crede davvero alla sua nuova Gerusa­lemme. Ma una nuova Gerusalemme ha biso­gno di fondi e a lei è passato molto denaro per le mani... il denaro di Kay Mostyn.

CANONICO    (sorridendo) Ma dico, signor Smith! Tutto que­sto è puerile!

SMITH            Ricorda che le ho detto di averla vista all'Hotel Re David mentre apriva un gran fascio di lettere? Ebbene, monsignore, io sostengo che lei sa­peva del matrimonio di Kay e che la sua gran sorpresa, incontrandola qui, era tutta scena.

CANONICO    Lei è molto perspicace, signor Smith. Ha per­fettamente ragione.

SMITH                        (lievemente sconcertato) Oh! Dunque lo ammette?

CANONICO    Lo ammetto.

SMITH                        E allora?

CANONICO    E allora, signor Smith?

 

Buio

Sempre nel salone, la mattina seguente. Dalle finestre si scorge il tempio di Abu Simbel. Il canonico Pennefather è seduto al tavolino di sinistra. Davanti a lui, un involto su un vassoio. Entra il dottor Bessner.

CANONICO    Come va il suo paziente stamani, dottore?

BESSNER      (avvicinandosi alla finestra centrale) Ho fatto tutto il possibile, ma bisogne-rebbe portarlo all'ospedale al più presto. La ferita è molto infiammata e gli è salita la febbre... Continua a far domande e rifiuta i sedativi.

CANONICO    Questo è naturale. Lo choc per la morte della moglie dev 'essere stato tremendo.

BESSNER      (avvicinandosi al tavolino) Che cos'ha, lì?

CANONICO    Questa roba è stata ripescata all'alba da due barcaioli. Evidentemente qualcuno l'ha but­tata dal battello e il fagotto si è inca­gliato nella melma.

BESSNER      (frugando nell'involto) Ach... un pezzo di vellu­to... anzi, una sciarpa di velluto... un fazzolet­to... un flaconcino e... oho! una pistola. E’ la pistola giusta?

CANONICO    E’ quella con cui Jacqueline de Severac ha sparato a Simon Mostyn ieri sera. (Indicando le iniziali) I lungo, esse. (Porge la rivoltella al dottore.)

BESSNER      Ed è anche l'arma con cui hanno ucciso la signora Mostyn.

CANONICO    Ne è sicuro?

BESSNER      No, non si può essere sicuri, son cose per la polizia... per gli esperti balistici.

Soltanto loro possono dire con certezza se un proiettile è uscito da una determinata arma. Però il calibro corrispon­de. (Aprendo il caricatore) E come vede, son stati sparati due colpi.

CANONICO    Sì. A quanto pare non c'è dubbio.

BESSNER      Ma forse non dovrei maneggiarla...

CANONICO    Non possono esserci impronte digitali. E’ stata a bagno tutta notte nel fango

del fiume.

BESSNER      (posa la pistola annuendo e prende la sciarpa) Ah, questa sì che è interes-sante! (Sollevandola) Guardi i fori del proiettile. L'hanno avvolta intorno alla rivoltella... così... (Mostra come) Il colpo è stato sparato attraverso la stoffa. Per soffocare l'esplosione, immagino.

CHRISTINA    (entra e va verso il dottore) Toh! Ma quella è la sciarpa di mia zia... quella che non riusciva a trovare ieri sera! Era così stizzita con me. Diceva che avrei dovuto custodirla meglio.

BESSNER      Ach, ma non è colpa sua... Lei è tanto coscien­ziosa, l'ho notato più di una volta! (Le dà una manatina su una spalla, con un largo sorriso, poi riconsegna la sciarpa al canonico.)

SMITH            (entrando) Dottore, Mostyn chiede di lei. È molto agitato. Vuole assolutamente che lo vestiamo e lo por­tiamo qui.

BESSNER      Questo gliel'ho espressamente vietato! Ha la febbre, deve stare tranquillo. Dovrò essere se­vero, molto severo!

Il dottore esce frettolosamente. Il canonico si alza e si avvia verso le finestre. Ha la sciarpa di velluto in mano e l'osserva accigliato, senza badare a Smith e a Christina.

SMITH            Pare che il nostro Esculapio col pancione si sia preso una cotta per lei, Christina... Dia retta a me, lo lasci perdere.

CHRISTINA    Il dottor Bessner è molto intelligente. Sa tante cose. E’ uno psicologo.

SMITH            Ah, li chiamano così adesso?

CHRISTINA    Non capisco che cosa intenda. In ogni caso il dottore è molto istruito. Ed è gentile

SMITH            Oh che ragazza! Le sono simpatici tutti! Chri­stina Grant, lei è la sola donna a posto che abbia mai conosciuto. Vuole sposarmi?

CHRISTINA    (placida) Non faccia lo stupido.

SMITH            Non è il modo di rispondere a un'onorevole proposta di matrimonio. Fatta davanti.a testi­moni, per giunta. Le ho offerto deliberata­mente il matrimonio, contro tutti i miei prin­cipi,perché so che non accetterebbe niente di diverso. Quindi, se nozze hanno da essere, nozze siano. Coraggio, Christina, dica di sì. Dovrebbe vergognarsi della sua frivolezza.

CHRISTINA    Il guaio è che lei non è mai serio.

SMITH            La mia offerta è serissima!

CHRISTINA    Alludevo al suo carattere. Lei ride di tutto. Dubito molto che darebbe affida-mento, come marito.

SMITH            E che importa? Lei, come moglie, darebbe affidamento per due.

CHRISTINA    Su, la smetta.

Entra la signorina ffoliot-ffoulkes. Smith si scosta un po' dalla ragazza.

FFOLIOT-FFOULKES           Ah, eccoti qui, Christina... Come al solito, quando ho bisogno dite, sei da un'altra parte. (avvicinandosi)

CANONICO    Buon giorno, signorina ffoliot-­ffoulkes. Questa non è per caso la sciarpa che cercava ieri sera?

FFOLIOT-FFOULKES           Quella che Christina ha smarrito... Ma è un'indecenza! E’ tutta bagnata e piena di fango! Chi l'ha ridotta così?!

CANONICO    Qualcuno l'ha usata per uccidere.

FFOLIOT-FFOULKES           La mia sciarpa? Che impertinenza!

CANONICO    Ehm... certo. Ricorda quando l'ha usata l'ulti­ma volta?

FFOLIOT-FFOULKES           L'avevo qui ieri sera, prima di cena. Christina non avrebbe dovuto permettermi di dimenti­carla.

CANONICO    Questo fazzoletto non è suo, vero, signorina?

FFOLIOT-FFOULKES           (con disgusto) Certo che no! E’ da uomo. Un volgarissimo fazzoletto di cotone.

CANONICO    È un normale fazzoletto dei grandi magazzi­ni. Senza iniziali.

FFOLIOT-FFOULKES           E ora penso di poter riprendere possesso di ciò che mi appartiene, anche se è in condizioni pietose. Farò causa alla società di naviga­zione.

CANONICO    No. Prima questi oggetti devono essere esami­nati dalla polizia.

FFOLIOT-FFOULKES           (vivamente) La polizia?

CANONICO    La lancia degli agenti sta per arrivare. Sarà qui a momenti.

FFOLIOT-FFOULKES           (sedendosi) Ah. Vedo.

Il canonico si allontana fissando accigliato la sciarpa e il fazzo­letto.

SMITH                        (facendosi avanti) Speravo di trovarla sola, signorina ffoliot-ffoulkes.

FFOLIOT-FFOULKES           Davvero signor... ehm... Smith? Non riesco a immaginare

perché.

SMITH                        Niente di speciale. Voglio sposare sua nipote.

FFOLIOT-FFOULKES           Dev'esserle dato di volta il cervello, giova­notto.

SMITH                        Nemmeno per idea. Sono deciso a sposarla. Gliel'ho già chiesto.

FFOLIOT-FFOULKES           Ah sì? E Christina l'ha mandata a spasso, im­magino.

SMITH                        Effettivamente, mi ha rifiutato.

FFOLIOT-FFOULKES           (soddisfatta) Naturale.

SMITH            Non è affatto naturale. E io ho intenzione di continuare a chiederglielo finché non mi dirà di sì.

FFOLIOT-FFOULKES           Posso assicurarle, signor Smith, che prenderò provvedimenti perché mia nipote non abbia a subire indebite persecuzioni.

SMITH                        Su, andiamo, che cos'ha contro di me?

FFOLIOT-FFOULKES           Mi pare lapalissiano, signor... signor...

SMITH                        Il mio nome è Smith, degli Smith dello Smith­shire.

FFOLIOT-FFOULKES           Signor Smith. Un'idea simile è assolutamente fuori questione.

SMITH            Vuol dire che non sono degno di Christina? E in che senso, non ne sarei degno? (La signorina ffoliot-ffoulkes non gli risponde) Su, andiamo... Ho due gambe, due braccia, un discreto cervello e una salute di Ferro. Cosa c'è che non va, in tutto questo?

FFOLIOT-FFOULKES           Esiste anche qualcosa che si chiama posizione sociale.      

SMITH            La posizione sociale è un'immonda baggiana­ta. (Scorgendo Christina che entra) Venga qui, Christina. Sto chiedendo la sua mano secondo tutte le dovute forme.

FFOLIOT-FFOULKES           Christina, tu hai incoraggiato questo giova­ne?

CHRISTINA    Io... no. Naturalmente no... O per lo meno, non esattamente...

FFOLIOT-FFOULKES           Che cosa intendi dire?

SMITH            Non mi ha incoraggiato. Mi sono incoraggiato da me. Christina, sua zia dice che non sono alla sua altezza. Il che naturalmente è vero, ma non nel senso che intende lei. Le mie doti morali, ovviamente, non uguaglieranno mai le sue... ma quel che sua zia mi rimprovera è la mia abissale infe­riorità sociale.

FFOLIOT-FFOULKES           Di cui Christina è perfettamente consapevole, oserei dire.

SMITH            Davvero? (Scrutando intensamente la ragazza) È per questo che non mi vuole sposare?

CHRISTINA    No. Se… se lei mi piacesse, la sposerei, chiun­que fosse.

SMITH                        Ma non le piaccio?

CHRISTINA    Io... io penso che lei è una creatura impossibi­le. Le cose che dice! E come le dice! Io... io non ho mai conosciuto nessuno che le somigliasse nemmeno lontanamente... Io... io... (Scappa fuori a precipizio.)

SMITH            (sedendosi) Niente male, come inizio. (Si ap­poggia allo schienale della pol-troncina, fischiet­tando) Credo che la chiamerò zia.

FFOLIOT-FFOULKES           Canonico Pennefather, vuol ordinare a questo giovane di lasciare la stanza immediatamen­te? (A Smith) Se non se ne va sui due piedi suono per lo steward e la faccio buttar fuori.

SMITH            Ho pagato il biglietto. Non può farmi estromettere dal salone pubblico. (Alzandosi) Ma voglio accontentarla... zietta. (Se ne va.)

FFOLIOT-FFOULKES           Oh cielo! Sono tutta scombussolata. Quell'or­ribile giovanotto! Così insolente!

CANONICO    (avvicinandosi a lei) Un po' eccentrico, forse. Quasi tutti nella sua famiglia lo sono. Sempre pronti a battersi contro i mulini a vento. Per questo lui non usa il titolo, naturalmente.

FFOLIOT-FFOULKES           Il titolo?

CANONICO    Oh sì, non l'ha riconosciuto? È il giovane lord Dawlish. Come dicevo, tutti gli Hargrave­ Smith sono eccentrici. Lui nasconde il titolo e si fa chiamare sem-plicemente Smith. Credo che sia iscritto al partito comunista. Ma in realtà è ricco sfondato, naturalmente.

FFOLIOT-FFOULKES           Davvero... ehm... davvero? (Alzandosi) Le so­no obbligatissima per quest'informazione, ca­ro canonico. Credo che dovrò dire due parole a Christina... (Esce frettolosamente.)

Entra Simon, sostenuto dallo steward e dal dottor Bessner. Ha un'aria abbattuta e febbrici-tante. Smith rientra con loro. Fanno sedere Simon su una poltroncina e il dottore si piazza al suo fianco con la valigetta.

CANONICO    Ah, Simon. Va meglio stamattina?

SIMON            Oh, sto benissimo.

Lo steward va alla porta e si sofferma sulla soglia aspettando ordini.

BESSNER      (in collera) È una pazzia, le dico, una pazzia! Vuole ammazzarsi, signor Mostyn? Tutta questa agitazione, questo movimento le fanno malissimo, creda! Mi permetta almeno di far­le un'iniezione! (Apre la valigetta.)

SIMON            (accennandogli di scostarsi) Non capisce che non posso starmene placido in cabina a farmi trattare come un invalido? Hanno ammazza­to mia moglie, ieri sera, se ne rende conto? Ma non mi succederà niente, stia quieto; sono forte come un toro. Devo stare al centro dell'azione, seguire gli avvenimenti... Devo scoprire... (E’ preso da un'improvvisa vertigine.)

BESSNER      Ecco, vede? (Si avvicina a Simon con una si­ringa.)

SIMON            Porti via quel sedativo. Quel che mi occorre e un goccio di brandy.

BESSNER      Il brandy fa malissimo, per le ferite.

SIMON            Boy! Un doppio brandy!

Lo stewart esce.

BESSNER      Lei è intrattabile. Basta! Me ne lavo le mani! (Se ne va furioso.)

SIMON            Mi dispiace, ma non sopporto di essere tratta­to come un malatino che va curato, coccolato e isolato da tutto. Voglio sapere che cosa suc­cede. Jackie non ha ucciso Kay. E allora chi è stato? Ci stiamo avvicinando alla soluzione?

SMITH                        (lanciando un'occhiata al canonico) Sì, credo di sì.

SIMON            Avete visto Jackie, stamane?

SMITH                        No, è ancora nella sua cabina.

SIMON            Devo parlarle. Devo parlarle assolutamente. Smith, sia gentile, vada a dirle di venir qui.

Smith accenna di sì ed esce.

CANONICO    (avvicinandosi a Simon) Questa roba è stata ripescata dal fiume stamattina: una sciarpa, un fazzoletto, un flaconcino con l'etichetta “estratto di ribes", e questa... (Mostra la pi­stola.)

SIMON            La rivoltella di Jackie?

CANONICO    Sì. E son stati sparati due colpi.

SIMON            Quindi, ieri sera, qualcuno si è avvicinato alla porta senza farsi notare e l'ha presa. Qualcuno deciso ad usare Jackie come capro espiatorio. E’ questo che mi fa bollire il sangue: incastrare Jackie... la povera Jackie che non farebbe ma­le a una mosca.

CANONICO    (guardandogli. la gamba ferita) Mio caro Simon!

SIMON            Oh, questa! Ma è diverso... Praticamente me la son voluta io.

Entra lo steward col brandy, serve Simon ed esce.

CANONICO    Chi ha sparato a Kay, secondo te? Louise?

SIMON            (lentamente) Mah... non credo che sia stata lei. Il suo modo di fare, ieri sera, era strano, a dir poco.

CANONICO    Sì, qualcosa sa. Questo glielo concedo. E pen­so che riuscirò a farglielo dire.

Entra Jackie, impetuosamente. E’pallida e sconvolta.

SIMON            Jackie cara!

JACKIE           (correndo a inginocchiarsi accanto a lui) Si­mon, Simon, potrai mai perdonar-mi? Devo esser stata pazza! Pazza da legare! (Scoppia in singhiozzi.)

SIMON            (a disagio) No... non pazza, solo un po' brilla. Tutto qui.

JACKIE           (singhiozzando) Avrei potuto ucciderti!

SIMON            (allegramente) Non con quel giocattolino.

JACKIE           E la tua gamba? Forse non camminerai mai più!

SIMON            Dammi retta, Jackie, non fare tragedie. Appena arriveremo ad Assuan mi faranno i raggi ics, ve­dranno dov 'è il guasto e mi rimetteranno in piedi in un batter d'occhio. Perciò non disperarti. Pen­savo che fossi un po' preoccupata, ma...

JACKIE           (tra il pianto e il riso) Un po' preoccupata... Oh, Simon!

SIMON            Va tutto bene. Sei sempre stata un po' impul­siva.

JACKIE           Sono un demonio. Ecco che cosa sono, un de­monio. Però non ho ucciso Kay. Tu lo sai, vero?

SIMON            Lo sanno tutti, grazie al cielo. Ascolta, Jackie. Credo che ci sia modo di arrivare alla verità per mezzo di Louise.

JACKIE           (scossa) Louise?

SIMON            Sì. Io e il canonico abbiamo notato che si comportava in modo strano, ieri sera. E pen­siamo che sappia qualcosa.

JACKIE           Ma cosa può sapere?

SIMON            (lentamente) Secondo me, ieri sera deve aver guardato fuori dal suo oblò e aver visto qual­cosa. (Una pausa) O qualcuno.

JACKIE           (accigliandosi) Ma allora, perché non lo dice?

SIMON            Perché si prepara a un ricatto.

JACKIE           E’ d'accordo, monsignore?

CANONICO    Tutto sta ad indicarlo.

SIMON            Secondo me, c'è un solo modo per farla parla­re: comperarla. Comperarla a caro prezzo.

JACKIE           Non capisco.

SIMON            Se Louise dice quello che sa, qualcuno finisce sul patibolo. (Una pausa) Di conseguenza, lei spera di estorcere un mare di soldi, a questo qualcuno. Hai capito, ora?

JACKIE           Sì. Che creatura indegna!

SIMON            Ho sempre pensato che fosse pericolosa. Ascolta, io avrei inten­zione di pagarla più del colpevole. La farò venire qua e metterò le carte in tavola: le offrirò una cifra così sostanziosa che si metterà a cantare a squarciagola. (Con forza) E’ la nostra occasione. Non dobbiamo la­sciarcerla sfuggire.

JACKIE           Bisogna proprio farlo?... Non mi piace.

SIMON            La situazione va risolta al più presto. Dobbia­mo agire subito. (Fissa Jackie intensamente. Poi, al canonico) Lei è d'accordo, monsignore?

CANONICO    (alzandosi) No. Non approvo l'idea di prezzo­lare i testimoni. Sono d'accordo

con Jacqueli­ne: non mi piace.

SIMON            Ma se otterremo dei risultati...

CANONICO    E’ il principio che è sbagliato.

SIMON            Mi creda, soltanto il denaro può sciogliere la lingua a quella ragazza.

CANONICO    Come fai a sapere che ti dirà la verità?

SIMON            La dirà, se le rende bene. Dipende da noi.

JACKIE           Ditemi, Kay è stata uccisa con la mia pistola? Ne siete sicuri?

CANONICO    Il proiettile era dello stesso calibro. Ne sare­mo sicuri solo dopo i controlli della polizia.

JACKIE           Forse, qualcun altro a bordo ha una pistola.

SIMON            Bessner ha un revolver, ma è un calibro nove.

CANONICO    La tua idea non mi va proprio, Simon.

Jackie esce da destra.

SIMON            Mi dispiace, monsignore, ma son deciso a ten­tare ugualmente.

CANONICO    Io non voglio averci niente a che fare. (Si avvia alla porta.)

SIMON            Non se ne vada. Rimanga almeno a sentire come va.

CANONICO    No. Non voglio collaborare in nessun modo.

SIMON            Beh, almeno mandi qui Bessner. Un testimo­ne ci vuole. Altrimenti, dopo, Louise può ri­mangiarsi tutto. E l'avverta che desidero vederla.

Il canonico esce.

CANONICO    ([uori scena, chiamando) Smith!

SMITH                        (entrando) Beh, cosa bolle in pentola?

SIMON            (sorridendo) Insubordinazione e corruzione.

SMITH                        Bene, perbacco.

SIMON            Il canonico è contrario per ragioni di princi­pio. Spero che lei non lo sia.

SMITH                        Io non ho principi.

SIMON            Meno male. Allora si metta laggiù, in disparte. (Indica il tavolino di destra) e ascolti tutto quello che diremo senza farsi notare.

SMITH            Diventerò parte dell'arredamento. (Va al tavo­lino indicato, si siede e prende una rivista.)

Entra Louise. Ha un'aria cauta e diffidente.

LOUISE          Monsieur voleva vedermi?

SIMON            Sì, accomodatevi. (La ragazza si dirige al tavolino di sinistra. Simon le indica

una poltroncina a destra del tavolo centrale) No, lì.

Louise si siede, sempre in guardia.

SIMON            Sigaretta? (Le porge l'astuccio.)

LOUISE          Oh, no monsieur.

SIMON            Su, coraggio.

LOUISE          Monsieur è troppo gentile. (Prende una siga­retta)

SIMON            Voi siete una ragazza molto intelligente, Loui­se. L'ho sempre pensato.

LOUISE          La ringrazio, monsieur.

SIMON            Per questo chiedo il vostro aiuto per risolvere questa triste faccenda.

LOUISE          (sospirando) Eh sì, molto triste. Madame era così giovane, così bella, così

ricca...

SIMON            Dobbiamo scoprire chi l'ha uccisa, Louise. E’ molto importante.

LOUISE          Ma certo, monsieur

SIMON            Voi mi darete una mano, vero?

LOUISE          (con una lieve nota di scherno nella voce) Mon­sieur desidera il mio aiuto per scoprire chi ha ucciso madame?

SIMON            Sì. Voi non siete ricca, vero, Loui­se? Vi piacerebbe esser ricca?

LOUI5E           (con una rapida occhiata a Smith, trincerato dietro un giornale) Che domanda,

monsieur! La risposta è sì, naturalmente. Ma non è probabi­le che lo diventi... (Sospira)

SIMON            Io invece credo che sia molto probabile. Vi sto offrendo del denaro... in cambio della verità.

LOUISE          (in tono ambiguo) Della verità?

SIMON            Credo che c'intendiamo.

LOUI5E           (sorridendo, compunta) Non la capisco proprio.

SIMON            Se ieri notte aveste guar­dato fuori dal vostro oblò, magari svegliata da uno sparo... non quello che ha ferito me, quello che ha ucciso mia moglie... avreste visto... Sentiamo, che cos'avreste visto?

LOUISE          Me lo dica lei!

SIMON            Io propongo che lo diciate voi.

LOUISE          Quello che ho visto, sempre che abbia visto qualcosa?

SIMON            Precisamente. Forse, avete visto una persona.

LOUISE          Forse... Però non dico di averla vista.

SIMON            Ma lo dico io. E tenete la vostra informazio­ne per voi per venderla al maggior offerente. Vendetela a me, Louise.

LOUISE          (a disagio) Non la capisco, monsieur

Dalla finestra di destra spunta la canna di un revolver.

SIMON            (protendendosi verso di lei) Quanto volete? Mille sterline? Duemila?

Il revolver spara. Louise si affloscia sul pavimento.

SMITH                        (balzando in piedi) Signore Iddio! (Si precipita verso la ragazza.)

SIMON            (cercando di alzarsi e ricadendo a sedere con un gemito di dolore) Maledetta

gamba!... E’ ferita gravemente?

SMITH                        Sanguina a fiumi... (Correndo alla porta) Dot­tore! Dottor Bessner!

Il dottore entra da sinistra.

BESSNER      Was ist das?

Bessner e Smith accorrono da Louise. Jackie entra da destra.

JACKIE           Simon! Simon! Stai bene? Oh! (Sollevata) Cre­devo che avessero sparato a te!

(Si avvicina a Simon, che le passa un braccio intorno alla vita.)

Il dottor Bessner visita Louise. Il canonico Pennefather entra da sinistra.

CANONICO    Che cos'è successo?

SMITH                        Le hanno sparato da quella finestra... (Corre fuori, quasi travolgendo la

signorina ffoliot­-ffoulkes che entra da destra con Christina. La signorina ffoliot-ffoulkes lo dardeggia con uno sguardo di puro livore che, repentinamente, si trasforma in un sorriso soavissimo.)

BESSNER      Respira ancora, ma sta morendo.

CANONICO    (avvicinandosi alla ragazza ferita) Può parlare?

BESSNER      Impossibile. Se mi aiuta, la portiamo nella sua cabina e vediamo che cosa si

può fare... ma credo che non servirà a nulla.

Il canonico e il dottore portano fuori Louise. Simon e Jackie fissa­no la signorina ffoliot-ffoulkes che è rimasta assolutamente impas­sibile.

FFOLIOT-FFOULKES           Tutto questo cancan è un'indicibile seccatura. (Va a sedersi a

un tavolino) Christina, il mio lavoro a maglia.

Christina le porta lana e ferri.

JACKIE           Una seccatura! (Scoppiando in una risata iste­rica) Due morti, una seccatura!

SIMON            Buona, Jackie. Controlla i nervi.

JACKIE           E’ tutto così orribile!

SIMON            Lo so, lo so... Ma adesso è finito.

JACKIE           (voltandosi a guardarlo) Simon, tu stai male! Hai una faccia spaventosa. (Gli si avvicina egli prende le mani.)

SIMON            Tutto questo trambusto non è che mi faccia bene. Ma stai quieta, Jackie. Ho solo un po' di febbre.

JACKIE           Le mani ti scottano. Hai dei dolori?

SIMON            Mi gira la testa... Ho le idee confuse. E non devo avere le idee confuse finché tutto non è finito.

Jackie distoglie il viso, con un singhiozzo. Entra il canonico Pennefather. Ha un'aria molto grave.

JACKIE           Come... come sta?

CANONICO    E’ morta.

FFOLIOT-FFOULKES           Che truffa, questa crociera! Ed io che c’ero venuta cercando un po' di distensione! (Alzan­dosi e piantando il lavoro a maglia in mano alla nipote) Andiamo, Christina.

Le due signore escono, incrociando il dottor Bessner che rientra.

JACKIE           (andando gli incontro) Dottore, Simon sta ma­le. Ha la febbre alta.

BESSNER      (avvicinandosi a Simon) Certo che ha la feb­bre! Avrebbe dovuto starsene tranquillo nella mia cabina, e invece... (Gli tasta il polso) adesso ha un febbrone. Questa è mania suicida...

JACKIE           Suicida?... Non morrà, vero?

BESSNER      (stizzito) Certo che no, signorina! (Chiamando) Boy! (A Simon) Adesso m'incarico io di lei, giovanot­to.. E non le permetterò di fare altre pazzie.

JACKIE           Posso venire con voi?

Entra lo steward.

BESSNER      No.

JACKIE           La prego...

BESSNER      No. E’ il mio paziente e non voglio che sia disturbato.

Jackie fa un gesto di sconforto. Il dottore e lo steward portano fuori Simon. Jackie li segue. Entra Smith.

BESSNER      (da fuori) Gli farò un'iniezione.

SMITH                        Vuol sempre fare iniezioni a tutti. Gli propor­rò di farne una letale alla mia

                        futura zia.

CANONICO    Probabilmente, signor Smith, scoprirà che la signorina ffoliot-ffoulkes ha

cambiato opinio­ne sul suo conto.

SMITH                        Sarebbe a dire?

CANONICO    E’ venuta a sapere che Smith non è il suo solo cognome.

SMITH                        E chi gliel'ha detto?

CANONICO    Io.

SMITH            Ne ho visti, di ficcanaso, ma... (Christina mette dentro la testa, vede Smith e si ritira) Ehi, Christina! (Corre fuori, inseguendo la ra­gazza.)

Il canonico Pennefather si siede sulla poltroncina dove Simon è stato ferito la sera prima. Rigira tra le mani la sciarpa di velluto, studiandola. Riflette, scuote il capo e d'un tratto, evidentemente, gli balena un'idea. Guarda fuori dalla finestra. Avvolge lentamente la pistola nella sciarpa e l'impugna. Si appoggia allo schienale della poltroncina chiudendo gli occhi. Poi annuisce lentamente, tira fuori dal fa gotto il flaconcino, ne svita il tappo e versa una goccia di liquido sul fazzoletto. E’ rossa. Il canonico scuote di nuovo il capo e depone il flaconcino sul tavolo. Si alza, va alla porta di destra e guarda fuori, verso poppa. Poi va a mettersi nel punto in cui stava Jackie la sera prima, quando ha sparato a Simon e fissa la poltron­cina. Comincia a cercare lì attorno e finalmente, con un'esclama­zione di trionfo, trova un proiettile incassato nel pavimento, accan­to alla poltroncina di Simon. Lo scalza fuori col temperino, si rialza e lo tiene sul palmo della mano, fissandolo. Entra Jackie con aria abbattuta.

JACKIE           Simon sta tanto male. (Con un'occhiata al ca­nonico) Che cos'ha lì?

CANONICO    Un proiettile. (Glielo mostra, sulla mano aperta)

Jackie trasale. Poi, lentamente, alza gli occhi dal proiettile al viso del canonico.

JACKIE           Dove l'ha trovato?

CANONICO    Là. Incassato nel pavimento.

JACKIE           Ed è... importante?

CANONICO    Sì. (Annuisce gravemente) Ora so com'è stata uccisa Kay.

JACKIE           Non capisco.

CANONICO    Questa sciarpa è stata avvolta intorno alla pistola ed il colpo è stato sparato attraverso il velluto. E’ evidente, dai fori e dalle strinature. (Glieli indica e Jackie annuisce) Si era pensato che l'assassino l'avesse fatto per soffocare il colpo che ha ucciso Kay. Ma il dottor Bessner, ieri sera, ha affermato categoricamente che intorno al foro nella tempia di Kay c'erano delle bruciature. Quindi, evidentemente, la pistola era stata appoggiata contro la pelle. Così, il colpo che ha ucciso Kay non è stato sparato attraverso questa sciarpa. Mi segue?

JACKIE           Sì.

CANONICO    Sono stati sparati i due colpi: quello che ha ucciso Kay e quello che ha ferito                      Simon. E lei non aveva certo avvolto la sciarpa intorno alla pistola.

JACKIE           Ovviamente no.

CANONICO    Quindi dev'esserci stato un terzo colpo.

JACKIE           Capisco, ma...

CANONICO    (interrompendola) Ora, se esaminiamo la pi­stola, vediamo che mancano due proiettili... ma è possibile che sia stato sparato un terzo colpo e che qualcuno abbia rimesso un proiet­tile nel caricatore per far credere che i colpi sparati fossero soltanto due. In tal caso, quan­do è stato sparato il terzo colpo? E contro chi?

JACKIE           Non riesco a immaginarlo.

CANONICO    Ora, prendiamo la francesina, Louise. Ieri se­ra, davanti a quattro persone, a Simon, a Bes­sner, a Smith e a me, ha fatto di tutto per insinuare che sapeva qualcosa. Ha persino la­sciato capire, molto chiaramente, di aver visto l'assassino. Perché?

JACKIE           Ricatto?

CANONICO    Ricatto, senz'altro. Perché una dichiarazione pubblica davanti a quattro persone? Perché non ha pre­so da parte l'interessato, o l'interessata, di­cendo: "So tutto. Quanto mi dai per il mio silenzio?". C'è una sola spiegazione: non poteva.

JACKIE           Sarò stupida, ma non ci arrivo.

CANONICO    Louise ha buttato là la sua velata minaccia davanti a quattro persone. Ma, chiaramente, era destinata a una sola di loro.

JACKIE           Vedo.

CANONICO    Louise avrebbe potuto avvicinarmi mentre ero solo. Avrebbe potuto prendere in disparte Bessner e Smith. Una sola persona non avreb­be potuto mai trovare da sola... un ferito che aveva sempre qualcuno intorno ad accudir­lo: Simon Mostyn.

JACKIE           (alzandosi di scatto) Simon? Simon? Ma lei è pazzo!

CANONICO    Quella canaglia con la faccia da bravo ragazzo, Simon Mostyn... Quel lazzarone sul quale ave­vo già sentito tante storie poco rassicu­ranti! Quando a Gerusalemme ho ricevuto la lettera di Kay in cui mi diceva d'averlo sposato, mi sono precipitato qui, per vedere coi miei occhi come stavano le cose e per cer­car di proteggere la ragazzina che il mio vec­chio amico m'aveva affidata. Ma non ci sono riuscito, e mi sento disperatamente colpe­vole...

JACKIE           (impetuosamente) Ma è' impossibile... assoluta­mente impossibile! Simon non è mai uscito da questa stanza, dopo che Kay è andata a letto, ieri sera. E rimasto qui finché gli ho sparato, e dopo non avrebbe potuto più muovere un passo. L'ha detto chiaro, il dottor Bessner.

CANONICO    (annuendo) Sì. La successione dei fatti sembra completa... ma non lo è. Lei ha sparato, ma il proiettile non è entrato nella gamba di Simon, si è incastrato nel pavimento. Simon è ricadu­to all'indietro e si è premuto contro il ginoc­chio un fazzoletto intriso di un liquido rosso. (Le mostra il flaconcino) Dopo, mentre lei, Smith e Christina eravate all'altro capo del ponte, Simon ha avuto tutto il tempo di racco­gliere la pistola e di correre nella cabina dove dormiva sua moglie... drogata, senza dubbio. Simon ha ucciso Kay, è tornato qui a precipi­zio, ha inserito una nuo­va pallottola nel caricatore, ha avvolto la pi­stola nella sciarpa, per evitare di strinarsi la pelle, e si è sparato alla gamba. Poi ha fatto un fagotto con sciarpa, fazzoletto e flacone e l'ha buttato nel fiume. E ha avuto ancora il tempo di premersi un altro fazzoletto sul ginocchio. Così Smith e Bessner l'hanno ritrovato nella stessa posizione in cui Smith l'aveva lasciato cinque minuti prima.

JACKIE           E’ fantasioso!

CANONICO    Fantasioso, ma vero. Simon ha avuto un solo colpo di sfortuna. Louise non ha bevuto la sua solita camomilla, che senza dubbio era stata opportunamente drogata. La ragazza era sve­glia. Ha sentito lo sparo nella cabina accanto, ha guardato fuori, e ha scorto il nostro amico. L'ha seguito fin qui e probabilmente l'ha visto spararsi alla gamba. A questo punto, ha deci­so di ricattarlo; lui ha accettato, davanti a tutti, e noi non ce ne siamo accorti: "Siete in una botte di ferro, Louise, penserà io a voi". Ma ricattandolo Louise ha firmato la sua con­danna a morte.

JACKIE           Sciocchezze! Simon non ha sparato a Louise!

CANONICO    No. Ha dovuto affidarsi alla presenza di spiri­to di un'altra persona: la sua complice. (Improvvisamente, con forza) E’ stata lei a uccidere Louise, Jacqueline!

JACKIE           Non è vero!

CANONICO    (prendendole la mano destra e tenendola stretta) Ha mai sentito parlare del guanto di paraffina?

JACKIE           (sgranando gli occhi) Il guanto di paraffina?

CANONICO    Se una persona spara, nella pelle penetrano delle particelle infinitesimali di cordite che si possono rilevare rivestendo la mano con un sottile strato di paraffina calda.

Con la mano sinistra, Jackie agguanta la pistola. Il canonico le blocca il polso. L'arma cade a terra. I due rimangono un momento a fissarsi, poi il canonico getta la ragazza a sedere su una poltronci­na, si china a raccogliere la pistola e se la mette in tasca.

JACKIE           (piena d'orrore e di disperazione) Sì... sì... L'ho uccisa. Non mi è sembrato grave uccidere Kay... Kay che aveva cercato di rubarmi Si­mon. E Louise era un'arpia, un'ignobile ricat­tatrice. Quando si è ucciso una volta si uccide ancora, ancora, e ancora. E’ così, vero?

CANONICO    E’ così.

JACKIE           Prima non volevo ucciderla, lei è stato buono... Ha cercato di aiutarmi, la prima sera. E io, per poco non sono sbarcata e non ho lasciato perdere tutto.

CANONICO    Se solo l'avesse fatto....

JACKIE           Quel che le ho raccontato l'altro giorno, era vero. Simon cercava lavoro. E io ho convinto Kay ad assumer lo. Povero Simon... Ha sem­pre desiderato tanto aver denaro ed è sempre stato così disperatamente povero... Ed ecco Kay; che gli offriva tutto quel che voleva, solo a chiederlo. Io ho capito che cosa provava... Così, gli ho consigliato di rinunciare a me e di sposare lei. Ma lui mi ha risposto che fare il principe consorte di una milionaria non gli piaceva. E poi, amava ancora me. E ha ag­giunto: Se questo fosse un romanzo, io spose-rei la ragazza ricca e lei morrebbe entro l'anno". A questo punto ho visto... ho letteralmen­te visto l'idea nascergli nella mente. Gliel'ho detto, lui ha riso e ha ribattuto: "Lascia fare a me". Ma io ero terrorizzata. Simon è così inge­nuo, così ottimista. Sapevo che avrebbe com­binato un pasticcio tremendo, così ho dovuto aiutarlo. Non capisce? Sono stata costretta ad aiutarlo!

Il canonico distoglie il viso.

JACKIE           Il piano l'ho ideato io. E mi pareva ingegnoso... assolutamente infallibile. Simon l'ha messo a punto: io che li seguivo dappertutto... lui che fingeva di odiarmi. Avevamo studiato anche i minimi particolari... E adesso lei mi ha inchiodata. Non avevo mai sentito parlare del guanto di paraffina.

CANONICO    E stata la sua coscienza a inchiodarla. Il guan­to di paraffina, nel suo caso, non avrebbe si­gnificato niente, perché ieri sera lei ha sparato un colpo di pistola. Ma nel caso di Simon sarà decisivo perché, secondo la sua versione, ieri sera lui non ha mai toccato la rivoltella.

JACKIE           (alzandosi) Vuol dire che lo impiccheranno? (Allontanandosi di qualche passo) Oh Simon... Simon!

CANONICO    “Quando splende il sole, la luna non si vede... Eppure c'è ancora”. L'avete detto tutti e due, quasi con le stesse parole. Avrei dovuto capirlo allora, che eravate d'accordo.

JACKIE           (appassionatamente) Vorrei che Kay fosse vi­va. Lei è padrone di non credermi, ma è vero: le volevo bene... Era così alle­gra, affettuosa; altruista... Oh, se potessi tor­nare indietro!

CANONICO    Invece deve proseguire. Non c’è scampo. Una via d'uscita c'è: facile e rapida. Ma non deve prenderla.

JACKIE           Lei non mi può fermare.

CANONICO    Togliersi la vita è una colpa, come toglierla ad un altro.

JACKIE           Anche quando ormai è una vita perduta?

CANONICO    Lei non può disporre della sua vita. Può sol­tanto viverla, fino all'ora segnata.

JACKIE           Lei è crudele.

CANONICO    No. Sto cercando di aiutarla. Esistono valori spirituali che lei non conosce. Le prossi­me settimane saranno d'importanza cruciale per lei.

JACKIE           (con una certa ironia) Per la mia anima?

CANONICO    (serio) Per la sua anima.

UNA VOCE    (da fuori) Ehi, del Lotus! Qui è la polizia!

JACKIE           Non vuoi rendermi la mia pistola?

Lentamente il canonIco le porge l'arma. La ragazza la prende.

JACKIE           Non ha intenzione di fermarmi?

CANONICO    No. La scelta sta a lei.

JACKIE           Capisco. La scelta sta a me. (Una pausa) E va bene. Ha vinto. (Depone la pistola sul tavolino.)

Le voci, all'esterno, si fanno più forti. Il canonico prende per mano la ragazza e rimangono immobili, fianco a fianco, ad aspettare l'ufficiale della polizia egiziana che entra e saluta militarmente.

SIPARIO

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